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Osservatorio Statistico

dei Consulenti del Lavoro

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# L a v o r o ef u t u r o
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro 1

FOCUS LAVORO | giugno 2018

Giovani sottoccupati e sovra-istruiti*

SINTESI Note al lettore


Il Focus Lavoro su “Giovani sottoccupati e sovra- I dati presentati in questo focus derivano dalla
istruiti” mette in luce due gravi deficit rilevazione continua sulle forze di lavoro condotta da
dell’occupazione giovanile: l’aumento della Istat su base campionaria.
sottoccupazione e il fenomeno della sovra-
istruzione dei laureati rispetto all’occupazione che Il tasso di sovra-istruzione dei laureati rappresenta la
svolgono. Negli ultimi 10 anni i giovani occupati quota laureati occupati che svolge una professione
tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di circa 1,4 che non richiede la laurea.
milioni. La scomposizione di questo dato evidenzia
che i giovani perdono oltre 1,5 milioni di posti a La variabilità geografica del tasso di occupazione
tempo indeterminato e ne guadagnano 112mila nel giovanile vede una fortissima divaricazione fra Nord
tempo determinato. Dall’analisi emerge poi che gli e Sud del Paese. Ad esempio, Venezia (dove solo
attuali giovani occupati sono principalmente l’8,3% dei giovani fra i 15 e 24 risulta disoccupato)
assunti part time (il 30% in più del 2008). Inoltre, ha un tasso di disoccupazione giovanile di oltre 55
gli occupati laureati nella classe di età tra 20 e 34 punti percentuali in meno rispetto a Foggia. (Figura
anni (circa 1,2 milioni), il 28% (348mila), risulta 2)
sovra-istruito (overqualification rate), cioè occupa
una posizione professionale che in realtà non
richiede il livello di istruzione conseguito.

Figura 1 – Tasso di Neet (15-29 anni) per provincia – Anno Figura 2: Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) per
2017 (valori percentuali) provincia (prime e ultime 10) – Anno 2017 (valori percentuali)

Venezia 8,3
Bolzano 10,2
Treviso 12,5
Bologna 13,3
Modena 13,4
Belluno 13,5
Bergamo 14,1
Sondrio 14,3
Lecco 14,9
Firenze 16,4
ITALIA 34,7
Messina 56,2
Palermo 57,5
Enna 57,9
Taranto 59,4
Reggio di Calabria 60,1
Napoli 60,5
Crotone 61,7
Isernia 62,1
Cosenza 62,8
Foggia 64,1

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro - 20,0 40,0 60,0 80,0
su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
(*) A cura di S. Mustica Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

in collaborazione con
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro 2

La situazione economica italiana degli ultimi 10 anni ha sicuramente contribuito ad un aggravamento


del fenomeno della disoccupazione e di questo più volte si è parlato, letto e riletto, ma pochi hanno
considerato che la disoccupazione giovanile presenta dei disequilibri di carattere strutturale.
Possiamo affermarlo analizzando alcune serie storiche e confrontandole tra loro.
Negli anni, vediamo come nell’andamento dell’economia (prendendo come riferimento il PIL), il
tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) non sia mai sceso sotto la soglia del 20% e - se proprio
vogliamo trovare un possibile “collegamento” - possiamo osservare come la disoccupazione aumenti
in modo significativo in fasi economiche recessive, ma non migliori. Al contrario, si riscontra una
significativa “rigidità” in momenti di “ripresa” economica. Tra i diversi fattori che possono incidere
sugli elementi strutturali che gravano sulla disoccupazione giovanile, affrontiamo il tema del livello
di istruzione.

Figura 3 Andamento della variazione tendenziale del PIL in relazione al tasso di disoccupazione giovanile (anni
2004-2017)

50,0%

42,7%
40,0% 40,0% 40,3%
37,8%
35,3% 34,7%
30,0% 29,2%
27,9%
23,5% 24,1% 25,3%
20,0% 21,8% 20,4% 21,2%

10,0%
1,6% 2,0% 1,7% 1,5%
0,9% 1,5% 1,0% 0,9%
0,0% 0,6%
0,1%
2004 2005 2006 2007 2008-1,1%2009 2010 2011 2012 2013 -1,7%
2014 2015 2016 2017
-5,5% -2,8%
-10,0%

Pil (var% su A-1) % Disoccupazione giovanile

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

Figura 4 Andamento della disoccupazione giovanile (15-34 anni) per fasce di età (anni 2004-2017)
45,0%
42,7%
40,0% 40,0% 40,3%
37,8%
35,0% 35,3% 34,7%
30,0% 29,2%
27,9%
25,0% 25,3%
20,0% 21,2%
17,7% 18,6% 17,8% 17,7% 17,0%
15,0% 14,9%
10,6% 11,9% 11,7%
10,0%
8,9%
5,0%

0,0%
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

15-24 anni 25-34 anni

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
Livello di studio ed occupabilità

Tra la popolazione (25-64 anni) con un livello di studi medio basso (nessun titolo, diploma
elementare, scuola media), solo il 20,5% è occupato mentre, se consideriamo le persone con titolo di
studio di scuola secondaria superiore ed oltre, la percentuale passa al 45%.
Spostandosi sul capitolo “disoccupazione” delle fasce giovani, emerge che ci sono oltre 311mila
giovani tra i 15 e i 34 anni disoccupati da oltre 2 anni, e di questi solo il 9% è laureato. Il livello di

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istruzione gioca quindi un ruolo importante - ma ancora non risolutivo - relativamente al periodo di
disoccupazione.
Il tempo dedicato allo studio e alla preparazione accademica è l’elemento di base per trovare migliori
opportunità di lavoro e proposte remunerative, ma anche per ridurre la probabilità di rimanere
disoccupati troppo a lungo.
Questa riflessione evidenzia come abbia senso dedicare risorse e investimenti all’istruzione e alla
formazione per ridurre gli alti tassi di disoccupazione del nostro Paese, soprattutto in riferimento a
quella giovanile.

Figura 5 Disoccupati 15-34enni per durata della disoccupazione e livello di istruzione (media annua 2017).
DURATA DISOCCUPAZIONE PER TITOLO DI STUDIO
51,97%

51,78%

49,72%
38,52%
32,69%

Nessun titolo
28,08%

Licenza elementare
18,68%

Licenza media
12,80%

diploma

9,16%
Laurea
2,11%
1,72%
1,00%
0,92%

0,49%
0,35%

DA 0 A 1 ANNO DA 1 A 2 ANNI DISOCCUPAZIONE LUNGA


DURATA

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

Una serie di fenomeni congiunti, però, evidenzia come in Italia sia difficile poter migliorare la qualità
della formazione. I dati del PISA (Programme for international student assessment) del 2015
evidenziano come i giovani studenti delle scuole italiane abbiano un livello di preparazione
(competenze di base) più basso rispetto agli altri Paesi europei. L’Italia rispetto alla rilevazione
precedente, perde 2 posizioni passando dal 32° al 34° posto. Inoltre, la spesa in istruzione in rapporto
al PIL è tra le più basse in Europa, soprattutto se confrontata con Paesi economicamente equivalenti
all’Italia come la Germania o la Francia. Entrambi questi aspetti non hanno contribuito ad un
miglioramento della qualità dell’insegnamento e ad incrementare le competenze degli studenti utili
all’ingresso nel mondo del lavoro.

Problemi sulla formazione in Italia: il dato della sovra-istruzione

In riferimento alla situazione universitaria, invece, i laureati italiani nelle classi di età tra i 20 e i 64
anni sono pari al 18,7% (dato che nel 2016 si attestava al 17,7%), molto al di sotto della media europea
(dati Ocse) del 37%. Considerando la fascia di età tra i 25 e i 34 anni, la percentuale in Italia passa al
26,7% contro una media europea del 43%.
Se consideriamo la relazione fra laurea e qualifica professionale, emerge in Italia, più che in altri
Paesi, il fenomeno della sovra-istruzione (overqualification rate). Si tratta della quota di laureati
occupati in professioni che non richiedono il livello di istruzione conseguito. Nella classe di età tra
20 e 34 anni (circa 1,2 milioni), il 27% (320mila) risulta sovra-istruito.

I dati 2017 sui disoccupati indicano che 350mila laureati sono in cerca di occupazione e il 60%
(210mila) sono giovani tra i 20 e i 34 anni. Ci sono, inoltre, oltre 1 milione di laureati inattivi, di cui
il 57% (597mila) ha una età fra i 20 e i 34 anni.

in collaborazione con
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Il tasso di disoccupazione dei laureati nel 2017 in Italia è del 6,5% contro una media Ue del 4,6%
(dato italiano del 2008 pari al 4,6%, europeo del 3,8%). Numeri che fanno pensare che esiste un
disequilibrio tra la domanda di lavoro qualificato e la relativa offerta e questo provoca il perdurare di
un alto tasso di disoccupazione (14,4%) dei laureati nelle fasce più giovani (20-34), oltre ad una
elevata incidenza di sovra-istruzione, specie in determinati ambiti disciplinari (ad esempio i laureati
in lingue dove più di 1 giovane su 2 occupa un posto di lavoro non consono con il titolo di studio
conseguito).

Figura 6 Percentuale di occupati laureati (20-34 anni) over qualificated (sovra-istruiti) per gruppo di studio (2017)

Medicina 11,5%
Ingengeria 14,1%
Statistica 15,8%
Farmacia 16,0%
Architettura 20,4%
Scienze Fisiche, Chimiche e Matematiche 22,5%
Giurisprudenza 27,5%
Insegnamento 30,7%
Psicologia 35,0%
Scienze economiche 39,9%
Accademia (Artistica, Arte drammatica, Conservatorio… 43,1%
Scienze sociali 47,8%
Lingue 56,2%
0,0% 10,0% 20,0% 30,0% 40,0% 50,0% 60,0%

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

Analizzando i dati sulla quota degli occupati sovra-istruiti da un punto di vista territoriale, non si nota
un divario tra Nord e Sud del Paese. Come si potrà notare dalla Figura n. 4, in Sicilia e in Trentino
Alto Adige solo il 22,3% degli occupati laureati svolge mansioni che non richiedono un titolo di
istruzione elevato. Una quota superiore al 38% rappresenta i ragazzi sovra-istruiti del Molise e della
Sardegna, che si adattano a lavori ben al di sotto della formazione acquisita.

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Figura 4 Livello di sovra-istruzione per regione (2017)

SICILIA 22,3%
TRANTINO ALTO ADIGE 22,3%
LOMBARDIA 22,8%
PIEMONTE 24,1%
MARCHE 26,8%
BASILICATA 28,0%
FRIULI VENEZIA GIULIA 28,3%
CAMPANIA 29,1%
LIGURA 29,3%
LAZIO 30,1%
EMILIA ROMAGNA 31,0%
CALABRIA 31,4%
VENETO 31,8%
TOSCANA 32,9%
UMBRIA 33,2%
ABRUZZO 33,5%
VAL D'AOSTA 34,6%
PUGLIA 35,7%
SARDEGNA 38,1%
MOLISE 38,7%
0,0% 5,0% 10,0% 15,0% 20,0% 25,0% 30,0% 35,0% 40,0% 45,0%

Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

I giovani trovano meno disponibilità a incontrare un lavoro full time

Il numero di occupati prima (2008) e dopo (2017) la crisi è pari a 23 milioni di lavoratori. Tuttavia in
questi 10 anni sono mutate profondamente le condizioni di lavoro, in particolare per i giovani. A
distanza di 10 anni i giovani occupati tra i 15 e i 34 sono diminuiti di 1,4 milioni di unità.
Se analizziamo questa contrazione per carattere dell’occupazione, i giovani diminuiscono di oltre 1,5
milioni di posti a tempo indeterminato e aumentano di 112mila nel tempo determinato.

Tavola 1 Dipendenti 15-24enni e 25-34enni per carattere dell’occupazione (anni 2008-2017) valori assoluti in
migliaia e variazioni assolute
2008 2017 var. ass. 2017-2008
TEMPO DET. TEMPO INDET. Totale TEMPO DET. TEMPO INDET. Totale TEMPO DET. TEMPO INDET. totale
15-24 544 710 1.254 548 337 885 5 -373 -368
25-34 780 3.567 4.347 888 2.436 3.324 108 -1.131 -1.023
totale 1.324 4.277 5.601 1.436 2.773 4.210 112 -1.504 -1.391
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

Nello stesso periodo preso in considerazione, si è assistito ad un aumento del part time (il 30% in più
del 2008), che ha prodotto un incremento della sottoccupazione con la proliferazione di quello che
viene definito part time involontario (oltre 2,6 milioni di occupati sono coloro che hanno accettato
un contratto di lavoro part time pur cercando un lavoro a tempo pieno). Di questi, 890mila hanno tra
i 15 e i 34 anni, in aumento rispetto al 2008 di oltre 359mila unità. In termini percentuali, quindi, i
giovani che vorrebbero un lavoro full time e ne trovano solo a tempo parziale sono passati dal 48,3%
nel 2008 al 74,8% nel 2017.

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Figura 7 andamento % del part time involontario su totale part time classe di età 15-34 anni (2008 – 2017)

80,0% 79,2%
76,6% 76,4%
75,0% 74,8%
73,7%
70,0% 71,2%
65,0%
65,0% 64,6%
60,0%

55,0%

50,0% 48,3%
45,0% 46,2%

40,0%

35,0%

30,0%
2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)

La possibilità di trovare un lavoro a tempo parziale ed il fatto che questa tipologia stia crescendo a
dismisura rispetto agli anni precedenti diventa una caratterizzazione dell’occupazione nelle fasce di
età tra i 15 e i 34 anni.
La crescita del lavoro a tempo parziale in Italia è quindi una tendenza del periodo economico che il
nostro Paese sta vivendo. Basti pensare che tra la popolazione 15-34 anni il dato passa dal 15,8% nel
2008 al 23,3% del 2017 rispetto al totale degli occupati nella stessa classe di età. La stessa analisi
nella classe di età tra i 55 e i 64 anni mostra un incremento che va dall’11,8% al 14,3%. Ulteriore
conferma la si ottiene pensando che il 48% (quasi 1 occupato part time su 2 in Italia) rientra nella
classe di età tra i 25 e i 44 anni, ovvero in quella fase di vita in cui si deve pensare a costruire un
futuro, una famiglia e a creare delle sicurezze.
Se da sempre in Italia la "visione" del lavoro dei nostri padri e dei nostri nonni è stata quella del posto
fisso (o “lavoro standard”), oggi questi dati confermano che "volenti o nolenti" ci stiamo avvicinando
ad un nuovo e probabilmente "opposto" modello di lavoro al quale i giovani dovranno abituarsi: a
tempo determinato e part time (una delle tipologie di “lavoro non standard”).
Analizzando per genere si nota come le donne siano le più colpite dalla sottoccupazione. Infatti, più
di 6 lavoratrici su 10 sono occupate con contratto di part time involontario.
Se analizziamo il fenomeno del part time da un punto di vista del titolo di studio, nel 2008 i laureati
rappresentavano il 14% del totale dei part time; nel 2017 la percentuale passa al 20% con un
incremento di 375mila unità in valori assoluti. Interessante è l'andamento nel tempo dell'incidenza
del part time involontario rispetto al totale degli occupati a tempo parziale: si passa da un 41% nel
2008 ad un 62% nel 2017 di part time involontari (solo Cipro e la Grecia hanno percentuali più alte).

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