Sei sulla pagina 1di 49

C. Nuti Dispense Ing.

Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

1.Sismicità regionale

Il territorio può essere suddiviso in regioni sismiche caratterizzate da avere probabilità costante che
un epicentro si verifichi nei vari punti della regione stessa. In Italia esiste un catalogo dei terremoti
storici che data circa 2000 anni.1

L’ampiezza della regione da considerare viene scelta in modo da comprendere tutte le potenziali
aree sismogenetiche la cui attività possa interessare il sito in questione .

Uno schema è illustrato nella figura 1

L2
S2

y H2

L1
S1

H1

Sito
x

Figura 1Fig.1-sorgenti sismiche interessanti il sito.

L’individuazione delle sorgenti sismiche (è questo un elemento di rilevanza essenziale ai fini della
determinazione del rischio sismico ,e sul quale sussiste spesso un margine di incertezza molto
elevato) viene ottenuta ove possibile su dati storici (localizzazione dei centri dei sismi avvenuti)
integrati da studi geologici e geofisici(modificazioni tettoniche recenti,faglie di accertata
attività,etc).

1
Istituto Nazionale di Geofisica, SGA storia geofisica ambiente. Catalogo dei forti terremoti in Italia dal 461 a.C. al
1990, Bologna, 1997.

1
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

L’attività sismica di ciascuna sorgente è definita dalla funzione: λ(m), che esprime il numero medio
annuo di sismi aventi magnitudo: M≥m.

Le espressioni più usate per la funzione λ(m) derivano, con modifiche di vario tipo, da quella
originariamente proposta da Gutemberg-Richter (1954):

λ (m) = α ∗ e − β ∗m 1)

diagramma nella figura 2

Figura 2Fig.2-Relazione frequenza magnitudo di Gutemberg-Richter

Dalla 1) e dalla fig. 2 si rileva che il parametro α rappresenta il numero medio annuo totale di sismi
(magnitudo ≥ 0 ) ed è quindi una misura dell’attività totale della sorgenti ; β definisce invece la
pendenza della retta (nella scala logaritmica adottata per ordinate ):λ = λ(t),e indica quindi il modo
in cui l’attività totale si ripartisce tra le diverse magnitudo.

Il valore di β risulta più basso per sorgenti caratterizzate da terremoti intesi :il campo di valori di β
è tipicamente compreso tra 1,75 e 2,75.

Nelle applicazioni la 1) viene solitamente modificata introducendo per le .magnitudo un limite


inferiore; mo, ed uno superiore: mu.

Il primo limite ha due motivazioni: i sismi di magnitudo molto bassa (ad es. m <3,5-4 hanno una
influenza trascurabile nella quantificazione del rischio; la considerazione degli eventi dì piccola

2
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

magnitudo nella elaborazione statistica dei dati storici rende meno precisa la funzione λ(m) nel
campo delle magnitudo di maggiore interesse.

Il limite superiore viene introdotto quando le informazioni di natura storica e/o geofisica portano ad
escludere per la sorgente in esame il manifestarsi di eventi più intensi di una certa soglia.
L'espressione 1) modificata per la presenza dei limiti inferiore e superiore è;

− β ( m − m0 )
⎡ 1− e ⎤
λ (m) = α ⎢1 − − β ( mu − m0 ) ⎥
⎣⎢ 1− e ⎦⎥ 2)

si controlla facilmente che il termine tra parentesi vale 1 per m = mu, e 0 per m = mo:.L'uso
dell'espressione più generale 2) non comporta variazioni concettuali rispetto all'uso della più
semplice espressione 1), a quest'ultima si farà riferimento negli sviluppi che seguono. E' importante
riconoscere che nella 1) è contenuta la legge di distribuzione delle magnitudo: FM(m), posto che un
evento accada. Si può infatti scrivere.

− βm
λ ( m) = α e = α ⋅ Pr( M ≥ m) = α (1 − FM (m)) 3)

da cui si ricava:
− βm 4)
FM (m) = 1 − e

La relazione Pr(M>m)=e-βm che compare nella 3) si giustifica direttamente notando che e-βm è
pari al rapporto: λ(m)/α ossia al rapporto tra il numero medio di eventi: (Ms-m) , ed il numero
totale di eventi, che corrisponde alla definizione frequentistica della probabilità : Pr(M>m).

Successione temporale degli eventi

La legge 1) fornisce indicazioni sul numero annuale medio o atteso degli eventi, e la probabilità
della loro intensità quando essi si verificano. Se oltre al numero medio degli eventi ha interesse
conoscere la probabilità del verificarsi di un numero qualsiasi di essi entro un prefissato intervallo

3
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

di tempo, è necessario introdurre, in aggiunta alla 1), un modello probabilistico che governi la
frequenza temporale degli eventi.

Il modello di uso più frequente negli studi di rischio sismico è il processo di Poisson. Si tratta come
noto di un processo “stazionario” e “senza memoria”: la probabilità di verificarsi degli eventi non
varia nel tempo, e non è influenzata dal numero e dalla intensità degli eventi già occorsi.

Nonostante le ipotesi alla base del modello appaiano in contrasto con il meccanismo fisico di
generazione dei terremoti solitamente ammesso, diverse ragioni ne giustificano l’uso: la riscontrata
adeguatezza se applicato a regioni sismiche relativamente estese, la insufficienza di dati per
sostanziare modelli più elaborati, la semplicità analitica.

Il processa di Poisson è definito da un solo parametro, la frequenza inedia degli eventi. Nel caso in
esame la frequenza media è data dalla λ(m), funzione della magnitudo: il processo prende nome di
processo di Poisson composto. La probabilità che in t anni il numero di eventi con magnitudo
superiore o uguale ad m: N(m) sia pari ad n è data dalla espressione:

(λ ( m ) ⋅ t ) n e − ( λ ( m ) ⋅t ) 5)
Pr( N (m) = n) =
n!

Se si vuole sapere quale è la probabilità di avere 0 eventi in t anni si ottiene:


(λ ( m ) ⋅ t ) 0 e − ( λ ( m ) ⋅t ) 5’)
Pr( N (m) = 0) = = e − ( λ ( m ) ⋅t )
0!

Questa espressione può leggersi come probabilità che il tempo di attesa tra due eventi di intensità
maggiore o uguale ad m sia maggiore di t, e quindi come complementare ad uno della legge di
distribuzione dei tempi di attesa tra gli eventi.

Se quindi si vuol ottenere il valore medio di tale tempo di attesa tra gli eventi si ottiene, per la
definizione di valore medio di una variabile aleatoria di densità di probabilità f():

∞ ∞ ∞
∂ 1 5’)
t = ∫ t f (t )dt = ∫ t (1 − e − ( λ ( m )⋅t ) )dt = ∫ tλ (m)e − ( λ ( m )⋅t ) )dt =
0 0
∂t 0
λ ( m)

4
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

2.2 Funzione di probabilità del picco di accelerazione

Il passaggio dalle grandezze macrosismiche M ed R alla grandezza locale a si effettua utilizzando le


così dette “leggi di attenuazione”.Sono delle correlazioni di origine empirica, ricavate elaborando
statisticamente i valori delle accelerazioni massime registrati a diverse distanze dall’epicentro in
occasione di diversi terremoti.

Oltre ad essere caratterizzate da un notevole grado di dispersione (il valore massimo locale di a(t) è
ovviamente molto sensibile alle particolarità sia del meccanismo focale sia del mezzo attraversato
,sia soprattutto delle caratteristiche locali del suolo),sono in molti casi affette da errore di tipo
”sistematico”.

Figura 3 Isosisme dei più importanti terremoti italiani nell’appennino meridionale sino al 1980 (Scandone 1987)

5
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Le leggi in uso tengono infatti conto solo della “distanza” epi/ipocentro-sito e non della direzione,
essendo invece ben noto che le isosiste reali hanno frequentemente forma allungata ,o a lobi, e
comunque lontana dalla circolare .Ciò appare con evidenza nella Figura 3,che contiene le isosiste
del terremoto dei più importanti terremoti verificatisi in Italia nell’Appenino meridionale prima del
1980.

Nonostante le limitazioni indicate,le”le leggi di attenuazione”di origine empirica sono ancor oggi
un anello necessario ed insostituibile nelle analisi di rischio sismico.

Una espressione largamente usata è la seguente:

log a = b1 + b2 ∗ m + b3 log R + ε

nella quale b1,b2,b3 sono costanti appropriate per la regione in esame ,ed ε è una variabile aleatoria
a distribuzione gaussiana e valor medio nullo.

Ciò equivale ad assumere che la 7) fornisca correttamente il valore medio di log a ( e quindi di a), e
che la variabile ε rappresentanti la dispersione attorno al valore medio.

Ricavando dalla 7) m in funzione delle altre variabili si ottiene:

1
m= (log a-b1-b3 log R -ε)
b 2

Per assegnati valori di R ed ε, la probabilità che nel sito l’accelerazione A sia ≤ a si ottiene allora
utilizzando la 4):

Pr{A ≤ a R, ε } = Pr{M ≤ m(a R, ε ) } = 1 − e − β ⋅m ( a R ,ε )


=
β β β ∗b3 β
− (log a −b −b3 log R −ε ) − ∗ R∗ ∗e∗ ∗ε
b2 ∗ln 10 b2 ∗ln 10
1− e =1 − c ∗ a
b2 b2
=
b1
β
(c = e b2
) 8)

6
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

La 8) fornisce la legge di distribuzione di A per ogni fissata coppia di valori (R,ε), ossia la
distribuzione di A condizionata ad (R,ε). Queste ultime sono in realtà grandezze aleatorie ,definite
ad es. mediante le rispettive funzioni di densità di probabilità.(*)

La probabilità marginale di A si ottiene quindi moltiplicando la 8) per le funzioni di densità di R e


di ε ed integrando rispetto a tali variabili.

Ponendo la 8) nella forma :

FA(a⏐R,ε) =1−c • a –k •g1( R) • g2 ( ε )


K = β/b2 • ln10
l’espressione che fornisce la densità marginale si scrive :

FA( a ) = R∫ ε∫ [1 − c ∗ a ∗ g 1 ( r ) ∗ g 2 ( ε ) ]
−k

∗ f R ( r ) ∗ f ε (ε ) drd ε 9)

La nove mette in evidenza che la doppia integrazione rispetto ad R e ad ε si effettua separatamente


,e che mentre quella rispetto ad R dipende dalla particolare configurazione sito-sorgenti ,quella
rispetto ad εne è indipendente e può eseguirsi in forma chiusa ,essendo:


∫ g 2 (ε ) ∗ f ε (ε ) dε =
−∞
ε ε2 β ∗σ
− ε2
∞ ∗ε 1 2σ 2 ( )
= ∫ e b2
∗( e ε
)dε = e b2

−∞ σ ε ∗ 2π 10)

Il risultato dell’ integrale 9) può infine essere posto nella forma:

−k
FA(a) = 1- c ∗ a 11)

Ossia nella stessa forma della probabilità condizionata ,con il valore c della costante ottenuto
moltiplicando c per il valore medio della funzione g1( R) e per l’espressione 10).

7
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Nella figura 4 è rappresentata la funzione 11) per i valori dei parametri indicati .Le curve si
riferiscono al caso di una unica sorgente posta alla distanza di 30 Km dal sito.

Figura 4–legge di distribuzione del picco di accelerazione del suolo.(da:[ Nuti,C., Pinto, P.E.,
1981] 2 )

Si osserva la notevole influenza della dispersione nella curva di attenuazione. A parità di


accelerazione del suolo e probabilità di superamento differiscono di un fattore pari circa a cinque.

2.3 Contenuto in frequenza del moto

Lo spettro di Fourier relativo ad un qualsiasi accelerogramma registrato presenta generalmente un


andamento molto disordinato : a titolo di esempio nella fig. 5 sono riportati gli spettri relativi alle
tre componenti della accelerazione registrate dalla stazione di Ancona-Rocca nel sisma del 1972.
Eventi sismici diversi registrati nella stessa stazione,come pure registrazioni dello stesso evento in
stazioni poco di- stanti, danno luogo a diagrammi spettrali apparentemente molto dissimili.
Tanto basta per concludere che le ordinate dello spettro di Fourier atteso in un generico sito sono
tipicamente delle grandezze disperse, e come tali modellabili mediante variabili aleatorie.

2
10) Nuti,C., Pinto, P.E., 1981. Un Modello per la Definizione Probabilistica dell'Azione Sismica
di Progetto. Giornale del Genio Civile n. 4

8
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Tale impostazione, che avrebbe il pregio di una fedele aderenza alla realtà fisica, comporta nel suo
sviluppo forti complessità analitiche, e difficoltà per insufficienza di dati statistici.

In molti casi si verifica che, eseguendo la media delle ordinate spettrali relative a sismi registrati
nella stessa stazione, o anche in stazioni diverse ma in condizioni analoghe per quanto riguarda le
caratteristiche del sito e del meccanismo focale (distanza dal sito, profondità, etc.), le irregolarità
dello spettro tendono a scomparire, e la sua forma a stabilizzarsi.

Nella fig. 6 è rappresentato lo spettro di Fourier ottenuto mediando 8 spettri relativi a sismi avvenuti
in California,registrati in stazioni in roccia o terreno duro.

Figura 5 – Forma spettrale media ricavata da 6 terremoti violenti in California.

La sua forma è molto regolare e ben rappresentata dalla espressione analitica:

(A) ω 4f + 4 ⋅ β f2 ⋅ ω 4f ⋅ ω 2
GKT = G0 ⋅
(ω − ω 2 ) + 4 ⋅ β f2 ⋅ ω 4f ⋅ ω 2 12)
2 2
f

che rappresenta la risposta di un oscillatore semplice di frequenza f e smorzamento f ad una


azione avente come spettro di Fourier un rumore bianco, cioè lo stesso valore G0 su tutte le
frequenze.

9
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Proposta originalmente da Kanai, e quindi da Tajimi 3 sulla base di considerazioni fisico


qualitative.
L’espressione è stata successivamente modificata da Clough e Penzien 4 :

( ) ( ) ( )
⋅ λCP
A A A
GKT-CP = GKT
(A) ω4 13)
λCP =
(ω 2
g −ω )
2 2
+ 4 ⋅ β g2 ⋅ ω g4 ⋅ ω 2

Questa è la risposta che si ottiene aggiungendo un secondo “filtro” di frequenza ωg e smorzamento


β g ad ottenendo che a frequenza nulla lo spettro di Fuorier abbia valore nullo a differenza della
espressione 12) ove vale G0. Valori della potenza diversi da 0 in corrispondenza della frequenza
nulla non hanno infatti logica fisica, e danno luogo a problemi nella valutazione degli spostamenti.
Lo spettro 12) è relativo alle accelerazioni, quello in spostamento si ottiene dividendo per 4
dando luogo a valori che tendono all’infinito in corrispondenza alla frequenza nulla, cosa non fisica.

Recentemente, analizzando i contenuti spettrali degli spostamenti del terreno, si è osservato che è
opportuno fare una ulteriore correzione dello spettro di Fourier :

(A) (A) (A)


Gmodified-KT-CP = GKT ⋅ λCP ⋅ λ0( A )
1 ⎡ 2 ⋅ ω − ωE − ωF ⎤ 14)
λ0( A ) = 0.5 + ⋅ atan ⎢ χ ⋅
π ⎣ ωE − ωF ⎥⎦

In questo modo lo spettro di spostamento tende a 0 tra le frequenze corrispondenti a Te e Tf , per


mantenersi nulla sino alla frequenza 0. Con la 13) viceversa, si tendeva al valore G0/ωg4 . Un
approfondimento dell’argomento si rimanda al [Nuti, Vanzi. 2004] 5

Il significato delle frequenze Te e Tf si trova nelle forme degli spettri ( in spostamento) quali quelle
indicate in Può accadere che per uno stesso sito siano da considerare due o più forme spettrali

3
Kanai, K., Semi-empirical formula for the seismic characteristics of the ground, University of Tokio Bulletin of
Earthquake Research Institute, vol. 35, pp. 309-325, 1957
Tajimi, H., A statistical method of determining the maximum response of a building structure during an earthquake,
Proceedings of the Second World Conference on Earthquake Engineering, Tokyo, Vol. II, 1960, pages 781-797

4
1. Clough, R. W., Penzien, J., Dynamics of structures, McGraw-Hill, Inc., New York, 1975, 634 pages
5
Nuti,C., Vanzi, I., 2004, Influence of Stpatial Variability on the Differential Displacements of Soil and Single Degree
of Freedom Structures. Rapporto di Dipartimento DIS N1, 2004

10
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

medie, conseguenza del fatto che il sito risente effetti di sorgenti a caratteristiche nettamente
distinte,oppure situate a distanze dal sito molto diverse.

Figura 6 Spettri di risposta in spostamento dati dalle normative (es EC8) per diversi tipi di suolo

I procedimenti oggi in uso per la determinazione del rischio sismico in un sito, e quindi anche della
azione sismica da usare ai fini del progetto, fanno ricorso a spettri di Fourier medi, ottenuti quando
possibile attraverso elaborazioni statistiche di registrazioni locali, altrimenti ricorrendo a forme
spettrali “standard”, che si diversificano solitamente in funzione del tipo di suolo (configurazione
meccanico-stratigrafica).

Nella fig. 7 sono riportate ad esempio le forme spettrali proposte da J.C.S.S. 6 per suoli di tipo
“duro”, “intermedio” e “soffice”.

I tre spettri in figura 7 sono normalizzati in modo da racchiudere aree uguali.

Si osserva dalla fig. 7 come i terreni “duri” trasmettano in generale (secondo lo schema semplificato
proposto) vibrazioni a potenza costante su una banda di frequenze più alte, concentrando così la
potenza entro campi più ristretti spostati verso le basse frequenze.

6
Joint Committee on structural safety “Basic Notes on Actions”, Lisbon, 1976.

11
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Figura 7 – Forme spettrali “standard” proposte da J.C.S.S.

NOTA – La funzione G(f) diagramma in Figura 7 è indicata con il nome spettro di potenza (o
“densità spettrale di potenza”) della funzione a(t), in quanto gode della proprietà:
1N ∞
∫0 a (t ) ∗ dt = ∑ Cn = ∫0 G ( f )df
D 2 2

W= 2 1
12)

Essendo la grandezza W definita “potenza” del segnala a(t).

L’integrale della G(f) sull’intero campo delle frequenze, oppure la somma dei quadrati dei termini
di Fourier divisa per 2, forniscono entrambi la misura della potenza W.

Il legame tra il generico termine discreto Cn e la funzione G(f) è quindi, come si rileva dalla 12):
1
Cn 2 = G ( f n) ∗ Δf n
2

(2)- Tornando al modello del moto sismico rappresentato dalla 6), sono stati finora chiariti il
procedimento per la determinazione probabilistica della accelerazione massima a ed i criteri per la
determinazione o la scelta dei coefficienti Cn.

Restano da definire i coefficienti di fase φn.

Nella rappresentazione matematica 6), essi regolano la sovrapposizione temporale delle diverse
armoniche. Ad esempio, se i φn fossero per ipotesi tutti nulli, all’istante iniziale (t=0) si avrebbe per
ogni n: cos(ωn ∗ 0+0)=1, e quindi l’accelerogramma assumerebbe il valore:
a(t=0) = a ∗ Σ C n

12
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Fisicamente, la sovrapposizione temporale delle diverse armoniche è il risultato del complesso


processo di trasmissione delle onde sismiche, e varia quindi da punto a punto con la distanza dalla
sorgente, ed in funzione delle caratteristiche del mezzo attraversato (in modo più accentuato in
presenza di stratificazioni, disomogeneità, fratture, etc.).
È spontanea la deduzione intuitiva, del resto confermata dalle elaborazioni sperimentali, che
l’insieme dei coefficienti φn sia caratterizzato da una grande variabilità, e che non sia possibile
individuare, attraverso operazioni statistiche, degli “spettri di fase” stabili come avviene per il caso
dei Cn.

Il carattere di variabilità irriducibile degli angoli di fase trova la sua possibilità di definizione in
termini probabilistici mediante un modello costituito da un insieme di variabili aleatorie ( gli N
angoli di fase φn), indipendenti tra loro e caratterizzate da una funzione di densità di probabilità
uniforme nel campo: 0÷2π, come mostrato nella fig. 8.

Fig. 8 – Densità di probabilità degli angoli di fase φn

Per riassumere, il modello del moto sismico rappresentato dalla 6) è un processo aleatorio così
caratterizzato:
- una variabile aleatoria, l’accelerazione massima del suolo, che definisce l’intensità dell’evento
- uno spettro di Fourier, assunto o ricavato, che descrive il contenuto di frequenza del moto atteso
- uno spettro di angoli fase, costituito da un sistema di variabili aleatori e indipendenti, a
distribuzione uniforme tra 0 e 2π.

Campioni di tale processo, ossia possibili realizzazioni di eventi sismici, si ottengono dalle infinite
combinazioni (N+1) variabili: (a,φ1,...,φN), che compaiono nella figura 6). È appena il caso di notare
che due campioni del processo, aventi lo stesso valore di a, ossia lo stesso valore massimo, possono
risultare anche molto dissimili, a causa del diverso combinarsi delle componenti armoniche.
È ora una modesta anticipazione degli sviluppi che seguiranno quella di prevedere che anche la
risposta dinamica di una generica struttura, sottoposta ad accelerogrammi dati dalla 6), tutti
caratterizzati dallo stesso valore di a, ma con diversi insiemi di φn, ed in particolare il valore
massimo di tale risposta dinamica, debba risultare in generale variabile da campione a campione.
Resta così fin d’ora stabilito che il valore massimo della accelerazione del suolo non può bastare da
solo a definire il valore massimo della risposta strutturale, essendo questa influenzata (in misura
non secondaria, come si vedrà dalle caratteristiche di dettaglio del moto del suolo.

3.Obiettividella progettazione antisismica

In misura più o meno consapevole ed in forma più o meno esplicita ,le norme tecniche per la
progettazione antisismica delle costruzioni si prefiggono il conseguimento di almeno due obbiettivi:
-un adeguato grado di sicurezza nei confronti dello stato limite di collasso dell’edificio ,cui è
collegato il rischio di perdite di vite umane .
13
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

-un adeguato grado di protezione degli edifici nei confronti dello stato limite di danno,al quale sono
associate perdite economiche dirette e indirette .

La definizione di livelli di sicurezza “ottimali” nei confronti di diversi stati limite comporta
problemi di natura sia concettuale che operativa .Se infatti la protezione “ottimale”rispetto allo s.l.
di danno può, almeno in via teorica derivare da un analisi costi-benefici,essendo gli uni e gli altri
esprimibili in termini monetari ,per s.l. di collasso tale tipo di analisi non è più sufficiente,data
l’impossibilità di definire direttamente il “costo” di una vita perduta.
Per una discussione di tali problemi si veda ad es. Esteva.(3)

(3)-“Uncertainty,reliability and decisions in structural engneering.


ICOSSAR3 , Trondheim Norway, Elsevier,1981
Sarà comunque assunto ,come è necessario ,che i livelli di sicurezza “ottimali” siano conosciuti
,non importa se ottenuti attraverso una impostazione formale del problema ,oppure da
considerazioni di analogia con i rischi alla vita e monetari accettati nei confronti di altri eventi
naturali o inerenti alle attività umane ,o anche più semplicemente quale risultato a posteriori di un
giudizio positivo circa il livello di protezione effettivamente offerto, alla prova del tempo, dagli
edifici costruiti secondo le normative sismiche via via succedutesi.
Il “livello di sicurezza” nei confronti di un generico stato- limite del comportamento strutturale si
intende misurato da un numero, il quale esprime la probabilità che tale stato-limite possa venire
superato entro un intervallo di tempo scelto come riferimento.

I concetti esposti in questo paragrafo sono illustrati in via schematica nella fig. 9).

Fig.9) – Progetto probabilistico agli stati-limite.

Si immagini che la risposta della struttura possa essere caratterizzata da una unica variabile; r, ad
esempio lo spostamento assoluto massimo, il massimo spostamento relativo interpiano, etc. Il
raggiungimento del valore r = rd definisca per ipotesi lo stato limite di danno, mentre r = rc
definisca il collasso. P c e P d siano rispettivamente le probabilità, ottimali di superamento dei
due stati-limite.

14
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Progettata la struttura in accordo con le Norme, definita quindi ogni sua caratteristica strutturale e di
resistenza, e nota la sismicità dell’ambiente cui essa è sottoposta, è possibile calcolare, come si
vedrà in seguito, la probabilità di superamento di ciascuno dei due stati-limite.
Queste possono risultare inferiori (struttura più “sicura”), superiori (struttura meno “sicura”) o
uguali a quelle ottimali:
in quest’ultimo caso l’obiettivo della progettazione può dirsi compiutamente raggiunto.

Di frequente accade che il soddisfare per uguaglianza uno stato-limite comporti automaticamente
una certa esuberanza di sicurezza nei confronti dell’altro o degli altri: ciò significa che il progetto è
condizionato da quell’unico stato limite, gli altri risultano di fatto “inclusi” in esso.
Nessuna normativa oggi in vigore per le costruzioni correnti richiede al progettista un confronto
esplicito analitico tra probabilità di superamento calcolata ed ammissibile. Le norme si limitano a
stabilire l’entità delle azioni da prendere in conto, i procedimenti di calcolo delle sollecitazioni, i
criteri di valutazione di resistenza da confrontare con le sollecitazioni.
L’impiego delle norme permette di progettare, e quindi di costruire edifici: se le norme sono ben
formulate e complete gli edifici che esse producono soddisfano i requisiti di sicurezza
implicitamente o esplicitamente dichiarati.

La progettazione antisismica si distingue da quella nei confronti di azione ordinaria per il maggior
rischio di gravi danni o di collasso che deve venire accettato. Non può sfuggire come questo fatto la
renda molto delicata ed impegnativa; eppure le norme sismiche sono in generale relativamente
semplici e non si discostano operativamente da quelle relative ad altri tipi di azioni .Il grado di
semplicità raggiunto dalle norme sismiche è in effetti il risultato di un consapevole e cauto processo
di “convenzionalizzazione”.
Tale semplicità non può liberare tuttavia il progettista dalla necessità di una conoscenza sia pure
sommaria e qualitativa della impostazione fisica del problema, e di come esso possa venire
semplificato ai fini del progetto di costruzioni di ben definita tipologia.Solo tale conoscenza infatti
può fargli acquisire ciò che nessuna norma di per se è in grado di trasmettere :la sensibilità per una
corretta impostazione della struttura in funzione antisismica.

4 . Azione sismica di progetto

4.1 Struttura di riferimento

In questo capitolo viene descritto il procedimento che,sulla base del modello del moto sismico
considerato in precedenza consente di ottenere ,per una generica struttura di date caratteristiche
dinamiche ,l’azione sismica di progetto (o di verifica )relativa ai due stati limite ,di danno e di
collasso .Per definizione l’azione di progetto assicura che le soglie della risposta strutturale che
definiscono i vari stati limite non siano superate se non con il corrispondente accettato vaore di
probabilità.

E’ ben noto l’aspetto essenziale che distingue i problemi di risposta statici da quelli dinamici : il
fatto che gli effetti prodotti da un’azione dinamica non dipendono solo da essa ,ma anche dalle
caratteristiche della struttura che la riceve ,o meglio ,dalle caratteristiche relative dell’una rispetto
all’altra .

L’azione sismica di progetto (talvolta semplicisticamente indicata come“terremoto di progetto”)


non può dunque venire definita senza riferimento alle caratteristiche di una struttura.

15
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

La struttura elementare che possiede tutti e soli i parametri necessari per evidenziare la natura della
risposta dinamica ,e permette quindi di generalizzare i risultati,è costituita dall’oscillazione
semplice rappresentato in fig. 10.

Fig. 10 – Struttura oscillante ad 1 grado di libertà.

Tale schema rappresenta direttamente con buona approssimazione un gran numero di casi reali; la
teoria delle vibrazioni mostra poi come anche i casi di sistemi complessi ad n gradi di libertà,
purchè elastici, possono venir trattati rigorosamente mediante sovrapposizione di altrettanti casi di
oscillatori elementari (analisi modale).
L’equazione dinamica dell’oscillatore soggetto ad azione sismica impressa alla base dalla forma 6)
si scrive:

m∗ x +d∗ x +f(x)=m∗a∗Σ C n cos(ωnt-φn) 14)

La funzione f(x) rappresenta la forza strutturale di richiamo, che assieme alle altre due forze: la
forza di inerzia del moto relativo: m∗ x , e la forza dissipativi viscosa: d∗ x equilibra ad ogni istante
la forza di inerzia di trascinamento a 2° membro.
Fintantoché la risposta della struttura si mantiene dentro il campo elastico, la funzione f(x) è data
dal semplice legame di proporzionalità:
f(x) = K∗x
in K è una opportuna costante di rigidezza.
L’uso di modello elastico è generalmente appropriato per lo studio della sicurezza nei confronti
dello stato-limite di danno, il quale viene spesso fatto coincidere con il limite superiore della
risposta lineare, oltrepassato il quale si può produrre ad es. lo snervamento dell’acciaio in qualche
sezione, la rottura di qualche elemento non strutturale: tramezzi, pannelli di facciata etc.

Per lo studio delle condizioni di collasso un modello lineare risulta ovviamente inadeguato: la
funzione f(x) rappresenta in tal caso un generico legame non-lineare, le cui caratteristiche devono
venire ricavate di volta in volta in base al comportamento dei materiali utilizzati,degli elementi da
essi formati, e dal modo in cui gli elementi sono assemblati nel contesto strutturale.
A titolo di esempio si riporta nella fig. 11 un modello forza-deformazione spesso usato nelle analisi
non lineari per il suo pregio di schematica semplicità, e la accertata sufficiente approssimazione nel
simulare il comportamento ciclico di elementi in c.a. soggetti prevalentemente a flessione.

16
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Fig. 11 – Modello forza-spostamento non lineare per le sollecitazioni flessionali alternate di


elementi in c.a.

Il modello è caratterizzato da 3 parametri: il punto di snervamento (Fy,δy) ed il “rapporto di


incrudimento”:
α = K2/K1.
Le proprietà e l’utilizzo del modello verranno discussi con maggior dettaglio nel seguito.
4.2Spettro di risposta

Il concetto di spettro di risposta, che è ora il momento di presentare, è alla base di uno strumento
classico dell’ingegneria antisismica, grandemente sintetico ed efficace.
Il concetto è applicabile indifferentemente ai sistemi elastici e a quelli non elastici, può quindi
essere utilizzato ai fini del progetto o della verifica nei confronti degli stati-limite sia di danno che
di collasso.

“Spettro di risposta” relativo ad uno specifico accelerogramma si definisce il luogo dei punti che
rappresentano la risposta massima di un oscillatore al variare del suo periodo T per un dato valore
del suo smorzamento.
Il termine risposta massima può indicare, a seconda dei casi, il valore massimo dell’accelerazione
assoluta,della velocità relativa, o dello spostamento relativo. Le tre relative funzioni del periodo si
indicano con i simboli:
Ra(T) = ⎮x(t,T)+a(t)⎮max
Rv(T) = ⎮x(t,T)⎮max
Rd(T) = ⎮x(t,T)⎮max
Si può dimostrare che le tre funzioni sono legate con ottima approssimazione dalle espressioni :

Sa(T) ≅ Sv(T) = ω∗Sv(T)
T

Sv(T) ≅ Sd(T) = ω∗Sd(T)
T

17
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

In fig.12 è rappresentato a titolo di esempio lo spettro di risposta calcolato per l’accelerogramma


registrato a Sturno il 23 Nov. 1980 (tre componenti del moto).

Fig.12 – Spettri di risposta in accelerazione delle tre componenti registrate a Sturno (sisma del 23
Nov. 1980)

18
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Il pregio di sintesi (ed in alcuni casi il limite) dello spettro di risposta consiste nel fatto che esso
elimina ogni informazione circa la storia della risposta dinamica, eccettuato il suo valore massimo,
nella implicita ipotesi che lo stato finale della struttura sia sostanzialmente condizionato da tale
grandezza. Ciò avviene di fatto nella maggioranza dei casi, anche se è facile immaginare situazioni
in cui non solo il valore massimo, ma anche il numero di volte in cui la risposta supera una o più
soglie inferiori al massimo, può avere importante influenza sulle condizioni (danneggiamento o
collasso) della struttura.

Per comprendere il possibile utilizzo dello spettro di risposta quale strumento di progetto si torni
alla figura 12 e si immagini che lo stesso terremoto cui lo spettro si riferisce abbia a ripetersi
identicamente in futuro.Data allora una struttura da dimensionare di cui sia noto il periodo: T:T , il
corrispondente valore dell’accelerazione massima cui essa andrà soggetta si ricava essere: Sa (T ),
da cui la massima forza di inerzia: Fmax = M∗Sa(T ), con M = massa della struttura ( ad un grado
di libertà o ridotta a tale).
La forza Fmax così ricavata può essere utilizzata per il progetto: a seconda del grado di protezione
sismica che si desidera si può dimensionare la struttura in modo che essa resista a tale forza senza
alcun danno, con danni lievi oppure accettando danni importanti, etc.
Il limite dell’operazione descritta stà, come è chiaro, nel fare riferimento ad un unico
accelerogramma particolare: cambiando quest’ultimo la risposta massima potrebbe cambiare anche
di molto.
Si osservino in fig. 13 gli spettri sovrapposti di tre scosse registrate durante il sisma in Val Nerina
del 19 Settembre 1979: la differenza della risposta massima, e quindi della eventuale forza di
progetto, differisce di più del 100% per molti valori di T.

Fig. 13 – Spettri di risposta del sisma in Val Nerina (1979).

La limitazione messa in evidenza può venire superata in modo razionale ricorrendo ad una
impostazione del problema in termini probabilistici. Questa fornisce come risultato spettri di

19
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

risposta da usare per il progetto ( brevemente: spettri di progetto), caratterizzati da una probabilità
di superamento prefissa e costante per ogni valore di T, e che per questa ragione sono indicati come
“spettri di progetto isoprobabili”.

4.3 Stato-limite di danno: spettro di progetto isoprobabile

Nell’ipotesi di comportamento elastico lineare l’equazione dinamica dell’oscillazione si scrive:


x +2ωv x +ω2x = a(t) = a∗Σ C n cos(ωnt-φn) 15)
espressione che si ottiene dalla 14) dividendo tutti i termini per m ed introducendo la nuova
d
grandezza : v = , alla quale si dà il nome di “rapporto di smorzamento”.
2ωm

La formulazione 15) rappresenta forse il più classico problema di dinamica aleatoria. Il secondo
membro è una funzione del tempo definita in termini probabilistici (d’ora in poi: un processo
aleatorio ) ; l’incognita funzione x, legata ad a(t) da un’equazione differenziale lineare, è di
conseguenza anch’essa una grandezza a carattere aleatorio. Il problema consiste nel passare delle
(note) caratteristiche di aleatorietà della eccitazione alle corrispondenti caratteristiche della risposta;
di quest’ultima interessano in particolare non i valori che essa può acquistare istante per istante,
bensì soltanto i valori massimi : interessa in definitiva la legge di distribuzione della proprietà dei
massimi di x in D, durata del fenomeno sismico.

La soluzione di questo problema, la quale conduce poi direttamente alla costruzione dello spettro
isoprobabile, viene ora sviluppata in via prevalentemente qualitativa, lasciando in nota le
derivazioni analitiche più specialistiche.
Si pensi in primo luogo di far variare parametricamente il picco di accelerazione del suolo: A,
attribuendo ad esso una serie discreta di valori.
Per ogni fissato valore; A= a ,lo spettro di Fourier (o di potenza) del processo a(t) diviene
completamente definito, con coefficienti non più normalizzati e di valore uguale ad ( a ∗ C n ).
Infiniti campioni del processo a(t) così definito si possono ora immaginare, ogni campione essendo
caratterizzato da un diverso insieme di angoli di fase φn.
Una strada concretamente percorribile per arrivare alla cercata funzione di distribuzione della
risposta massima, se non esistessero soluzioni alternative più dirette, è costituita dal procedimento
cosiddetto di simulazione, il quale comporta i passi seguenti:
a) si estraggono a caso ( con probabilità uniforme tra 0 e 2π)N valori degli angoli di fase φn,in
modo da realizzare un campione della a (t)
b) si calcola la risposta dinamica dell’oscillatore soggetto alla funzione ottenuta in a),e si
memorizza il valore massimo .
c) si ripetono i passi a) e b) un numero di volte sufficiente ad ottenere una statistica dei valori
massimi,e si approssima l’istogramma ottenuto mediante una legge di probabilità in forma
analitica ,come illustrato dalla fig.14.

20
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

fig.14 –istogramma e densità di probabilità della riposta max ottenuti per simulazione

La densità di probabilità fx(x) o la corrispondente legge di distribuzione : Fx(x)=Pr ∗ {X ≤ x}della


risposta massima di un oscillatore elastico possono in realtà essere ottenute ,sotto alcune ipotesi
restrittive riguardanti il processo a(t) ,in forma analitica chiusa :le relative espressioni sono riportate
nella appendice a questo paragrafo.
Il procedimento di simulazione resta invece l’unica possibilità nel caso che il legame forza-
spostamento dell’oscillatore sia di tipo non lineare ,come quello rappresentato ad esempio in figura
11,cui si farà riferimento per il progetto allo stato limite del collasso.

La funzione di probabilità delle risposta massima : Fx(x),deve ora essere ricavata per una serie
discreta di valori dell’ accelerazione massima del suolo (nel procedimento in forma chiusa ciò non è
necessario in quanto il valore di a compare esplicitamente nell’espressione di Fx(x)).
Si ottiene così una funzione di due variabili :x ed a ,la quale fornisce per ogni valore di A la
probabilità della risposta massima X;essa prende il nome di probabilità di X condizionata ad A, e si
indica con il simbolo:
FX(x|a)
Ricordiamo ora che l’accelerazione massima del suolo è una variabile aleatoria ,la cui legge di
distribuzione per un sito generico è stata ricavata al paragrafo 2.2.La densità di probabilità di A si
ottiene derivando rispetto ad a l’espressione 11):

fa(a) = c ∗ k ∗ a − k +1 16)

La probabilità dell’evento: {X ≤ x}per qualunque valore di A detta anche distribuzione marginale o


incondizionata di X è data quindi dall’espressione:

a max
Fx(x) = ∫ Fx ( x | ε ) ∗ f a (ε ) ∗ dε 17)
0

La funzione di FX(x) così ottenuta esprime la probabilità che risulti: {X ≤ x} posto che si verifichi
un evento sismico.Ciò in conseguenza del fatto che la funzione fA(a) nell’integrale 17)è stata
ricavata come probabilità dell’accelerazione massima del suolo posto che si verifichi un evento
sismico.

21
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Sia ora α il numero medio annuo di eventi sismici nella regione considerata (vedi espressione 1).
Il prodotto:
λ(x) = α(1-FX(x)) 18)
fornisce ,per la stessa motivazione esposta al paragrafo 1, il numero medio annuo di eventi in cui la
risposta massima risulta : {X ≥ x} .Nella ipotesi che la sequenza temporale degli eventi sia descritta
dal processo di Poisson ,λ(x) costituisce l’unico parametro : la frequenza media degli eventi,
necessario per definirlo.

Si calcoli allora ,in accordo con il modello di Poisson (espressione 5)la probabilità che in t anni non
si verifichi alcun evento in cui la risposta massima risulti: {X ≥ x},che è come dire la probabilità che

22
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

il massimo della risposta massima risulti: {X ≤ x}. Si ha dalla espressione 5):

23
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

0
− λ ( x )∗t

Pr {N ( x) = 0 } = F X max
( x) =
0!
(λ ( x ) ∗ t ) ∗ e
19) =e
− λ ( x )∗t

La FXmax(x) data dalla 9) è detta brevemente distribuzione dei massimi: rispetto alla Fx(x) il suo
contenuto di informazione è più ricco in quanto comprende la probabilità che nel periodo di t empo
considerato si abbiano diversi terremoti, e si riferisce all’effetto massimoche uno qualsiasi di esso
può produrre.

Per valori di λ(x)?t piccoli , inferiori ad esempio a 0.1, i quali risultano di fatto interessanti nei
problemi di rischio sismico, l’espressione (8) risulta ottimamente approssimata dal suo sviluppo in
serie arrestato alla derivata prima:
FXmax(x) ≅ 1-λ(x) ∗ t

Il completamento della FXmax(x) rappresenta naturalmente la probabilità di superamento della


soglia: X = x , in t anni. Si usa di frequente prendere come periodo di riferimento un anno, ossia t =
1. Così facendo l’inverso della probabilità di superamento viene a rappresentare il cosiddetto
periodo medio di ritorno: T(x), ossia l’intervallo di tempo che contiene in media almeno un evento
{X ≥ x } :
1 1
T(x) = ≅ 21)
1− F ( x) λ ( x)
X max
Il periodo medio di ritorno di un evento costituisce un’indicazione probabilistica espressiva
(univocamente legata, come si è visto, alla probabilità di superamento), entrata anche nel linguaggio
non tecnico per quantificare la possibilità più o meno remota del verificarsi di un generico
fenomeno.

Si pensi ora, in conclusione, di calcolare la FXmax(x) per un numero discreto di oscillatori semplici
di diverso periodo T (ed uguale smorzamento), ripetendo quindi il procedimento indicato in questo
paragrafo a partire dall’equazione di equilibrio dinamico (espr. 14), ponendo in questa
successivamente diversi valori di ω = 2π/T.
Il risultato di questi calcoli ripetuti è illustrato in via qualitativa nella figura 15.

Fig.15-Probabilità dei massimi annuali e corrispondenti periodi di ritorno per oscillatori di diverso
periodo T
24
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Diagrammando i valori equiprobabili di X in funzione del periodo proprio dell’ oscillatore si


ottiene il risultato nella sua forma definitiva ,che prende il nome di “spettro di risposta
isoprobabile”.
Lo spettro isoprobabile che si può ricavare dalla figura 15 è presentato in figura 16.
La figura 17 contiene invece lo spettro di risposta (in accelerazione calcolato con metodi
concettualmente analoghi a quelli esposti in questo paragrafo per la città di Tolmezzo
(Friuli),sulla base degli effettivi dati di sismicità propri di tale regione .
lo spettro ha la probabilità annuale di superamento pari a 0.02,ossia un periodo medio di ritorno di
50 anni.

Fig.16-Spettro di risposta isoprobabile (dalla figura 15)

L’impiego in linea generale degli spettri isoprobabili per il progetto delle strutture nei confronti
dei diversi stati-limite è stato chiarito in precedenza .
In primo luogo occorre scegliere il livello di protezione che si intende assicurare .Si supponga
ad esempio che,per lo stato limite di danno ,un periodo medio di ritorno di 50 anni (per il
superamento di tale stato-limite )si possa considerare “ottimale”.Occorre poi definire lo stato-limite
di danno:sia ad esempio il raggiungimento delle tensioni di snervamento nelle armature.
L’uso di uno spettro del tipo in figura 17 per garantire in sede di progetto la protezione ottimale
diviene allora immediato :la struttura deve essere dimensionata in modo tale che sotto l’azione delle
forze d’inerzia fornite dallo spettro,le tensioni di snervamento non siano superate in nessuna parte
di essa.

25
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Appendice
Legge di distribuzione della risposta massima di un oscillatore semplice soggetto ad un processo aleatorio.

L’oscillatore è caratterizzato dalle due grandezze: ω e ν. Il processo di eccitazione sia per ipotesi un
processo aleatorio stazionario, di durata s, caratterizzato dalle funzioni densità di potenza:
1 1
G(fn) = (a C n) 2 22)
Δf 2
Per semplicità nei passaggi successivi, conviene far riferimento ad una forma analitica continua per la G(f),
ed usare, al posto della variabile f, la pulsazione ω = (2π)∗f.
Sia quindi G(ω) la densità di potenza del processo (DP) ottenuta eseguendo il limite:

⎧ 1 1
G(ω) = lim ⎨ ∗ (a C n ) 2
} 23)
Δω →0 ⎩ Δω 2

26
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Un risultato di base della teoria delle vibrazioni aleatorie dei sistemi lineari afferma che la risposta
di un tale sistema ad un processo stazionario è anch’essa un processo stazionario, la cui DP è data
poi dall’espressione:
Gx(ω) = |H(ω)2|∗G(ω) 24)
La funzione H(ω) che compare nella 24) dipende dalle caratteristiche ω e ν del sistema, ed esprime
l’ampiezza della risposta del sistema quando l’eccitazione è costruita da un segnale di ampiezza
unitaria e frequenza ω. Per questo è indicata con il nome di “funzione di trasferimento”.
Se l’eccitazione è costituita dall’accelerazione di trascinamento del suolo, e la risposta dello
spostamento relativo della massa rispetto al suolo, la funzione H(ω) assume la forma:
1

H(ω) = (ω 2 − ω 2 ) 2 + 4υ 2ω 2ω 2 2 25)
La determinazione della funzione di probabilità dei massimi di un generico processo aleatorio
stazionario (nel caso in esame il processo x(t) caratterizzato dalla DP Gx( ) è un problema la cui
soluzione rigorosa non è ancora nota.
Sono disponibili soluzioni approssimate, che divengono asintoticamente esatte per i valori x→∞. La
soluzione riportata nel seguito è valida ( in approssimazione) per vibrazioni stazionarie di durata s
(ossia vibrazioni che non iniziano e non terminano prima e dopo l’intervallo s). Ciò è fatto a scopo
di semplicità: esistono soluzioni correttive per tener conto che la vibrazione ha inizio con partenza
dallo stato di quiete dell’oscillatore.

La soluzione è completamente definita dai primi tre “momenti” λi (i = 0,1,2) della funzione Gx(ω), i
quali sono dati dall’espressione:

λi = ∫ ω i G x (ω ) ∗ dω i = 0,1,2 26)
0

Riosserva in particolare che λ0 = ∫ G x (ω ) dω rappresenta la “potenza” del processo.
0
Calcolati i primi tre momenti della Gx(ω) si ottengono da essi le grandezze:
- frequenza centrale del processo:
1
Ωx = (λ2 / λ0 ) 2
27)
- fattore di dispersione del processo:
δe = (1 − λ12 / λ0 ∗ λ2 ) 0, 6 28)
- frequenza media di superamento (numero medio di volte al secondo) della soglia di risposta x:
− x2
Ωx 2 λ0
ν(x) = e 29)

ed infine la legge di distribuzione dei massimi:
1
x
1 − exp(−( ) 2 ∗ δ e ∗ x)
2λ 0
Fx(x) = exp(2ν ( x) ∗ s ∗ ) 30)
x2
1 − exp(− )
2λ0
_______________________________
L’espressione 30) è stata proposta da E.Vanmarke, v. ad es.: Structural Response to Earthquakes in
“Seismic Risk and Engineering Decisions”, Lomitz-Rosenblueth, Elsevier, 1977.

4.4 Stato-limite di collasso: spettro di risposta isoprobabile a duttilità assegnata

27
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Il procedimento ,oltre che l’obbiettivo ,è concettualmente del tutto analogo a quello discusso in
precedenza per ottenere l’azione di progetto “cautelativa”nei confronti dello s.l. di danno .Gli elementi di
indifferenza sono due :
-lo stato-limite di collasso è,per sua natura ,collegato ad un comportamento non elastico della struttura ,è
quindi necessario istituire un modello di risposta di tipo non lineare che possegga caratteristiche sia di
realismo che di sincerità.

-lo stato-limite di collasso è definito non più in termini di resistenza ,bensì di capacità di deformazione
oltre la fase elastica .La maggior parte delle strutture reali infatti,giunte al livello della loro resistenza
massima ( ≡ massima intensità del sistema di forze ad esse applicato cui le strutture siano ancora in grado
di resistere ),sono poi in grado,in misura maggiore o minore ,di continuare a deformarsi a carico
pressoché costante:il collasso si identifica con l’esaurimento della capacità deformativi alla quale fa
d’altronde frequentemente seguito,nelle costruzioni reali,una capacità di mantenere l’ equilibrio e quindi
un crollo di estensione limitata o globale.

Il rapporto tra deformazione ultima e deformazione di snervamento si indica con il termine di duttilità;
un elevato grado di duttilità ,specie se ottenuto senza dover ricorrere a particolari artifici e quindi oneri
costruttivi,è visto come un pregio nelle strutture antisismiche .La motivazione può trarsi dall’ esame del
legame forza –spostamento illustrato in figura 11.
E’ noto che l’area racchiusa da un percorso ciclico nel campo F-δ rappresenta l’energia dissipata;
dall’andamento delle curve cicliche disegnate in figura 11 appare chiaro che l’energia dissipata cresce
con la massima deformazione anelastica che la struttura può raggiungere,mentre sarebbe nulla per un
legame F-δ di tipo elastico indefinito.
Duttilità è quindi una caratteristica univocamente legata alla capacità di dissipazione anelastica di
energia ,ed è evidente come quest’ultima caratteristica possa essere di utilità essenziale ai fini della
sopravvivenza per una struttura sottoposta ad un continuo influsso di energia proveniente dal suolo.

Oscillatore elementare anelastico


Negli sviluppi che seguono si farà riferimento all’oscillatore semplice di figura 10 nel quale il legame forza-
spostamento sia costituito dal modello in figura 11 .La caratteristica particolare di tale modello ,che lo
differenzia ad esempio da quello elastico-plastico ideale,stà nel fatto che la rigidezza ( ≡ pendenza delle rette
F-δ)diminuisce al crescere della deformazione massima raggiunta.
La regola, come si vede dalla fig.11, è che gli scarichi avvengano parallelamente al tratto elastico iniziale,
mentre l’inversione del carico segua una retta che congiunge il piede del tratto di scarico con il punto di
deformazione massima raggiunti all’inizio del ciclo.
Questo schema intende riprodurre il fenomeno fisico sperimentalmente osservato che al crescere
dell’ampiezza dei cicli la rigidezza degli elementi in c.a. tende a diminuire, così come anche la qualità
relativa di energia dissipata. IL modello viene frequentemente indicato “a degradazione di rigidezza”.
Come già commentato al paragrafo 4.1., esso è completamente caratterizzato da 3 parametri: Fy, δy, ed il
rapporto tra le pendenze dei rami elasto-plastico ed elastico:α.
La valutazione dei parametri con riferimento alle caratteristiche particolari di singoli elementi o di intere
strutture in c. a. non viene discussa in queste note.

L’equazione di equilibrio dinamico dell’ocillatore elementare soggetto al modello adottato per l’azione
sismica , per una generica espressione della forza di richiamo f(x), è data dall’espressione 14). È utile
modificarla sostituendo ad x la nuova variabile:
x = x/ X y
essendo xy lo spostamento di snervamento; la nuova variabile rappresenta quindi la risposta in termini di
duttilità.

Dividendo tutti i termini dell’espressione 14) per xy si ottiene:

28
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

1 m
m ∗ x + dx + f ( x) = ∗ a (t ) 31)
xy xy
d
Dividendo ancora per la massa m, introducendo il rapporto di smorzamento: υ = ,ed esprimendo anche
2ωm
la f(x) in funzione di x si ottiene:
x + 2ωνx + ω 2 f ( x) = 1 ∗ a (t ) = ω 2 ∗ 1 a (t ) 32)
xy η

Nell’espressione 32) compare a 2° membro la nuova grandezza ,detta”coefficiente di progetto”:

Fy
η= ; 33)
a∗m

essa esprime il rapporto tra la resistenza della struttura :Fy e la forza di inerzia di trascinamento: a ∗ m

Il processo aleatorio che simula il moto del suolo : a (t ) ,compare nella 32)in forma normalizzata rispetto
alla accelerazione massima del suolo : a (t ) max = 1 .

Probabilità della risposta massima

Confrontando l’equazione 32) con la corrispondente equazione 15) relativa al problema elastico si osserva ,a
parte la differenza nel legame di richiamo: f (x ) ,la presenza di un parametro aggiuntivo : η .Che tale
parametro non sia presente nel caso elastico è naturale ,visto che in tal caso per definizione il comportamento
della struttura si assume lineare qualunque sia il livello raggiunto dalla risposta. Quando invece ,come caso
precedente , è accettato a priori che la risposta superi la resistenza massima per entrare nel campo delle
deformazioni anelastiche ,il valore conferito ad essa in fase di progetto non può non comparire nella
equazione del problema .
Per valori molto elevati di η (struttura molto resistente )la risposta massima della struttura rimarrebbe al
di sotto di Fy e quindi la 32) fornirebbe gli stessi risultati della 15); viceversa per valori di η molto bassi la
risposta raggiungerebbe facilmente la soglia Fy e la risposta massima ,ora in termini di duttilità ,ossia di
spostamento massimo relativi a limite elastico .risulterebbe molto elevata.

Il passaggio dalla aleatorietà del secondo membro della 32) a quelle della risposta , e precisamente la
valutazione della legge di distribuzione della probabilità dei massimi di x ,non può essere ottenuta altro
che con il procedimento di simulazione descritto al paragrafo 4.3.
Sia dunque fissato un oscillatore di caratteristiche:ω,ν,α, e si assegni al coefficiente di progetto η una
serie discreta di valori. Per ogni valore η = η si esegua il procedimento di simulazione, generando un
numero di accelerogrammi normalizzati sufficiente ad ottenere statistiche stabili relative alla risposta
massima dell’oscillatore. Si indichi per brevità con il simbolo μ il valore massimo della risposta di duttilità:
μ = x max
Il procedimento fornisce come risultato la funzione di distribuzione di μ:
Fμ(μ/η)
Condizionato al generico valore di η su cui si è operato. Il procedimento deve venire naturalmente ripetuto
per diversi valori di η sullo stesso oscillatore, e per oscillatori di diverso periodo, analogamente al caso
elastico.
Osserviamo ora dalla sua definizione 33) che il parametro η contiene due variabili: Fy ed m, relative alla
struttura e che sono o si possono considerare quantificabili con sufficiente accuratezza, ed una terza,
l’accelerazione di picco del suolo: A, che è una variabile aleatoria di nota distribuzione.

29
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

La funzione Fμ (μ/η) descrive quindi la variabilità della risposta strutturale per effetto delle diversità insite
nei vari accelerogrammi (diversità rappresentate, nel modello adottato, dalle aleatorietà degli angoli di fase
φn), fermo restando che tutti gli accelerogrammi hanno lo stesso livello di accelerazione massima. Questa
grandezza non compare tuttavia isolatamente, bensì nel suo rapporto con la resistenza della struttura (indice
η).
La fig. 18 mostra qualitativamente la funzione Fμ (μ/η) relativa ad un oscillatore di periodo T , calcolata per
diversi valori di η.

Fig. 18 – Probabilità di superamento della risposta in duttilità al variare del coefficiente di progetto.

Si osserva dalla figura che a parità di probabilità di superamento, le strutture dotate di maggior resistenza
relativa (η più grandi) sono soggette a richieste di duttilità inferiori; inversamente, se si fissa il valore di
duttilità gli oscillatori più “robusti” hanno una probabilità di superamento più bassa.
Le funzioni in fig. 18, calcolate per numerosi valori del periodo proprio dell’oscillatore, vengono ormai
classicamente utilizzate per una diversa rappresentazione, di uso più diretto, cui si dà il nome di spettri
isoprobabili di progetto a duttilità assegnata.
La costruzione di tali spettri avviene nel modo seguente:
- si fissa un valore per la probabilità di superamento (ad es: 0,16, frattile che corrisponde al valore
medio più una deviazione standard nella distribuzione Estrema tipo I)
- si raccolgono, per ogni valore del periodo T, i valori delle risposte in duttilità conseguenti ai diversi
valori del coefficiente di progetto b( vedi figura 18) ,e si ripete l’operazione per t6utii i valori di T .
- i punti ottenuti si riportano in diagrammi aventi in ascisse il periodo T della struttura e in ordinate il
coefficiente di progetto η;ogni diagramma è relativo ad un valore della duttilità massima richiesta .

Una serie di spettri isoprobabili al 84% ottenuti per un oscillatore anelastico del tipo in figura 11 e
per un moto sismico caratterizzato da uno spettro di coefficienti cn tipico di suoli “duri” è riportata
nella figura 19.
La curva superiore , relativa a η = 1,ossia ad una richiesta massima di duttilità che non comporta il
superamento del limite di elasticità, è di fatto uno spettro di progetto elastico. Alla possibilità di accettare
duttilità via via crescenti fa riscontro la possibilità di usare coefficienti di progetto sempre minori.

L’uso dello spettro in figura 19 ai fini del progetto-verifica dello stato limite di collasso comporta due
passi preliminari:
- la valutazione della duttilità massima che la struttura può offrire ,in funzione del tipo strutturale
e dei dettagli di armatura adottati per incrementarla .Sia,a titolo di esempio ,η = 5;per una
generica struttura esaminata .
- la valutazione dell’ accelerazione massima del suolo :a, per la quale si intende progettare .Ciò
comporta a sua volta due problemi :il passaggio dalla distribuzione di A posto che si abbia un

30
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

evento (data dall’espressione 11),alla distribuzione dei massimi di A in t anni ,e la scelta del
rischio accettabile.

Fig.19-Spettri di progetto isoprobabili (frattali 84%) per diversi valori di duttilità ammessa .

Nell’ipotesi che la successione temporale dei sismi segua il modello di Poisson ,la distribuzione dei
massimi si ottiene con il procedimento già esposto al paragrafo 4.3, che dà luogo al risultato (vedi
espressione 18-19-20-21):
FAmax(a) ≅ 1 − α (1 − FA ( a )) ∗ t ≅ 1 − λ (a ) ∗ t 34)

31
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Per t = 1 la espr 34) diviene la distribuzione dei massimi annuali, da cui il periodo di ritorno degli
eventi: {A ≥ a} :
1 1
T(a) = ≅ 35)
1 − FA max (a) λ (a)
La questione dei livelli di sicurezza “ottimali” nei confronti dei diversi stati-limite è stata già toccata al
par. 3.
Si supponga, ancora a titolo di esempio, che un periodo medio di ritorno di 200 anni (= probabilità
annuale di superamento = 0,005) possa essere considerata “ottimale” per un edificio di uso comune.
L’espressione 35) consente di ricavare il corrispondente valore di a valido per il sito di esame.
In conclusione allora, noti i valori della duttilità disponibile: μ, e della accelerazione del suolo: a, e nota
la massa della struttura, il corrispondente diagramma in figura 19 fornisce il valore della resistenza allo
snervamento:
Fy = η∗(a∗m) con cui la struttura deve essere progettata al fine di soddisfare il requisito di sicurezza
prefissato.

Per il modo con cui si è operato, conferire alla struttura tale resistenza significa accettare una probabilità
di collasso pari a quella insita nello spettro isoprobabile, (≡ probabilità della risposta massima
condizionata al generico valore di a), moltiplicata per la probabilità di superamento del valore di a
assunto a base del progetto. Con i numeri assunti a titolo di esempio la probabilità risulterebbe:
0,16x0,005=8x10-4.

4.5 Passaggio approssimato dallo spettro di progetto elastico (danno) a quello inelastico (collasso)

L’uso di due spettri di progetto distinti per gli stati-limite di danno e di collasso comporta oneri
notevoli ,per quanto riguarda sia la loro derivazione che il loro effettivo impiego .Almeno per le
ordinarie costruzioni civili ,appartenenti a tipologie ben definite dalle norme ,la duplice verifica può
essere evitata ,almeno in forma esplicita e rigorosa ,in virtù di un legame esistente tra i due spettri di
progetto ,legame che è di natura empirica e approssimata ,la cui approssimazione è però da ritenere dello
stesso ordine di grandezza delle altre cause di incertezza o variabilità presenti nel procedimento per la
valutazione del rischio sismico .

Il passaggio tra i due spettri è reso possibile dal seguente risultato empirico ,espresso qui nei termini
più semplificati e senza discuterne i limiti di validità(esistono delle formulazioni correttive di qualche
maggior precisione );
-nella media di numerosi casi ,gli spostamenti massimi raggiunti da due oscillatori di uguale periodo
proprio e soggetti alla stessa eccitazione ,di cui uno sia indefinitamente elastico,l’altro di tipo non lineare
isteretico,possono essere assunti uguali.

Le conseguenze di tale risultato si seguono con maggior facilità osservando la figura 20.
A sinistra sono rappresentati due spettri isoprobabili elastici i cui periodi medi di ritorno per il generico
sito in esame si suppongono adeguati per gli stati-limite rispettivamente di danno e di collasso .

32
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

Fig.20-a)spettri elastici isoprbabili per due valori di TR


-b)oscillatore elastico ed elasto-plastico

Con riferimento a quest’ultimo s.l.,nel diagramma a destra sono indicati la forza:Fe ed il corrispondente
spostamento massimo: x cui andrebbe soggetto un oscillatore indefinitamente elastico.
In virtù del risultato sopra esposto ,lo steso spostamento massimo può essere attribuito all’oscillatore
elasto-plasto rappresentato anch’esso in figura.
Il diagramma forza-spostamento di questo oscillatore è stato disegnato tale che il punto di
snervamento (Fy,xy) corrisponda all’azione definita dallo spettro di progetto per lo s.l. di danno.
Indicando rispettivamente con S1 ed S2 le ordinate spettrali relative ai due s.l. di danno e di collasso
vale evidentemente la relazione (vedi figura 20):

S2 x
γ= =
S1 x y
la quale può essere commentata in questi termini :
-un oscillatore che sia stato progettato allo snervamento per un’azione sismica di intensità S1,per effetto
di un’azione sismica γ volte maggiore: S 2 = γ ∗ S1 ,raggiungerà una deformazione massima anelastica
pari a : x = γ ∗ X y

Tale risultato può venire generalizzato e posto nella seguente formulazione di verifica :
-sia data l’azione di progetto “ottimale” per lo stato limite di danno:S1
-sia ρ il rapporto tra lo spostamento di snervamento :xy,e quello prodotto dall’ azione di progetto
S1(nella ancra usata progettazione “alle tensioni ammissibili”ρ rappresenta il cosiddetto “fattore di
sicurezza “; ρ = 1 se il progetto è fatto invece allo s.l. di snervamento)
-sia μ la massima propria duttilità della struttura nelle condizioni in premessa ,la massima azione sismica
cui la struttura è in grado di resistere ,alla soglia del collasso ,vale :

S 2 = ρ ∗ μ ∗ S1

La verifica della sicurezza nei confronti dello s.l. di collasso (per una struttura progettata in funzione
dello s.l. di danno ) si traduce allora nella verifica della disuguaglianza :

S2 ≤ S2

essendo S2 l’ azione sismica “ottimale”per la verifica dello s.l. di collasso.

33
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

34
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

1. L'AZIONE SISMICA SUGLI ELEMENTI DELLA RETE

1.1 Introduzione
Il modello di rischio sismico di un sito è definito da un sistema di relazioni matematiche capaci di
quantificare, in senso deterministico o statistico, la azione del terremoto.

I passi da definire, nello sviluppo del modello, sono:


1)determinazione delle proprietà dei terremoti in grado di interessare il sito in oggetto, e quindi:
1.1)definizione della posizione degli epicentri
1.2)definizione delle intensità
1.3)definizione delle frequenze degli eventi
2)definizione di una legge che determini la attenuazione della azione sismica nel passaggio
dall'epicentro al sito in oggetto

3)poichè spesso il passo 1.2) è definito sulla base di rilevazioni storiche di tipo qualitativo (la scala
Mercalli) è inoltre necessaria una legge di trasformazione delle dimensioni della intensità
dell'azione sismica.

Oggetto del paragrafo 6.2 è il passo 1); la definizione dei modelli per i passi 2) e 3) è invece nel
paragrafo 6.3.

1.2 Modello della attività sismogenetica


I terremoti italiani sono causati sia dalla brusca liberazione dell'energia accumulata nella faglie per
scorrimento (terremoti di origine tettonica) e dalla attività vulcanica (terremoti di origine
vulcanica).
La porzione del territorio sede dell'epicentro è, in quest'ultimo caso, individuata e ristretta. Il
sistema di faglie presente sul territorio nazionale è, invece, alquanto complesso giacchè esse spesso
si intersecano; sono inoltre profonde e fratturate.

Un caso opposto a quello italiano è, ad esempio, quello della regione della California (Stati Uniti)
dove i sismi sono in massima parte originati da una unica faglia, la faglia di Sant'Andrea,
superficiale e visibile, in molti tratti, ad occhio nudo.

Nel caso della California il luogo geometrico degli epicentri dei terremoti è identificato facilmente
(una curva che si svolge lungo la direttrice N-S ); nel caso dell'Italia, invece, occorre definire un
luogo geometrico più ampio, avente nel piano una dimensione in più, e parlare quindi di aree
sismogenetiche.

La divisione del territorio in aree sismogenetiche omogenee per natura e attività dei terremoti, è
operazione complessa e continuamente aggiornata.
Nella figura 6.1 si riporta la revisione del 1991 relativa alla localizzazione sul territorio nazionale
delle aree sismogenetiche (per riferimento la relativa tabella è riportata in appendice C):

35
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

fig. 6.1

All'interno di ciascuna area sismogenetica la ditribuzione dell'intensità posto che un evento accada e
la frequenza dei terremori sono assunte costanti; in altre parole le aree sismogenetiche individuano
una zona del territorio omogenea per tipo, frequenza e intensità dei sismi e mediano sull'area le
caratteristiche dei terremoti registrati nella storia.

Il modello sismogenetico adottato in questo studio per ciascuna area è quello proposto da Cornell
nel 1968.

La successione degli eventi è modellata come un processo di Poisson:

(λ ⋅ T )n ⋅ e −λ ⋅T
P(N T = n ) =
n!

che restituisce il valore della probabilità dell'evento N T = n cioè la probabilità che nell'intervallo
(temporale in questo caso) T siano osservati n eventi. λ è la frequenza media del processo ovvero il
valore atteso della variabile aleatoria N T =1. Si ricorda che i processi di Poisson sono costruiti a
partire dalle ipotesi che le probabilità di osservazione degli eventi, in un fissato intervallo
temporale, siano costanti rispetto al tempo (processo stazionario) e che siano indipendenti rispetto
agli eventi già occorsi (processo senza memoria).

Si riporta nella figura .6.2, a titolo di esempio, la distribuzione di Poisson per λ =5 e T=1.

36
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

probabilità
0.2

0.15

0.1

0.05

0 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16
n
fig.6.2

La intensità posto che un evento accada è modellabile con la distribuzione di Gutenberg-Richter


doppiamente troncata:

exp(− β ⋅ i ) − exp(− β ⋅ iMAX )


FI (i ) = 1 − ;
exp(− β ⋅ iMIN ) − exp(− β ⋅ iMAX )
exp(− β ⋅ i )
f I (i ) = β ⋅
exp(− β ⋅ iMIN ) − exp(− β ⋅ iMAX )
β = parametro di severità ;
iMIN [iMAX ] = estremo inferiore [superiore] delle intensità

I parametri che definiscono il passo 1) del modello di rischio sismico sono quindi i due valori
estremi dell'intensità, imin , imax , il valore del parametro di severità β e la frequenza media degli
eventi λ . I parametri sono stati elaborati utilizzando i dati del Catalogo Storico nella versione
curata da Postpischl (1985). Il catalogo contiene la rilevazione, dall'anno 1000 d.C. al 1980, per
ciascun evento, della data, delle coordinate geografiche, profondità dell'ipocentro e intensità nella
scala MCS.

I dati del catalogo che interessano l'area in istudio sono stati preventivamente filtrati, depurati cioè
degli eventi dipendenti da un evento principale, per rispettare l' ipotesi di indipendenza alla base del
processo di Poisson. Le registrazioni possono essere infatti suddivise in scosse isolate, periodi
sismici (successione di scosse di intensità diversa in cui si riconoscono alcune scosse principali,
precedute e seguite da scosse premonitorie e di replica) e sciami (successione di numerosi eventi di
intensità paragonabile). Individuato un periodo sismico, definiti convenzionalmente principali gli
eventi di intensità non minore della massima meno 1/2 grado della scala di intensità utilizzata, e
secondari i rimanenti, sono eliminati gli eventi (individuati dalle due coordinate rispetto all'evento
principale distanza spaziale dall'epicentro e distanza temporale) il cui punto rappresentativo ricada
all'interno del cilindro di raggio R (nello spazio delle distanze) ed altezza Ta (nel semispazio dei
tempi positivi) e Tf (nel semispazio dei tempi negativi). R, Ta e Tf sono riportati nelle figure 6.3 e
6.4.

37
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

fig.6.3

38
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

fig.6.4

I valorii di i min e i max sono ricavati dal catalogo considerando il minimo ed il massimo tra le intensità
registrate storicamente, diminuito ed aumentato rispettivamente di 1 grado della scala sismica
utilizzata.

Il valore di λ (imin ) è ricavato dividendo il numero di eventi registrati con intensità maggiore od
uguale ad i min per la ampiezza dell'intervallo di osservazione. Si assume, in genere, l'anno come
unità di misura del tempo. Va notato che, nell'applicare questa procedura, si incorre nel rischio di
considerare solo parte degli eventi effettivamente accaduti (incompletezza del catalogo). Possono
infatti presentarsi periodi particolari (pestilenze, guerre, emigrazione della popolazione dalla zona)
durante i quali gli eventi non sono registrati. Nella determinazione di λ , si segue quindi il
procedimento grafico noto come diagramma di Stepp.
N
Dalla definizione di frequenza media degli eventi, λ = , si ricava infatti:
T

ln λ = ln N − ln T

Su un diagramma che riporti sulle ascisse il logaritmo del tempo trascorso a partire dalla data finale
del catalogo verso la data iniziale e sulle ordinate il valore del corrispondente logaritmo della
39
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

frequenza media, si osserverà, in caso di incompletezza del catalogo, che i punti rappresentativi
degli eventi possono essere interpolati secondo l'andamento riportato schematicamente in figura 6.5

ln(N/T)

completezza incompletezza
del catalogo del catalogo

ln[Tc] ln[T]
fig 6.5

e si sceglierà come valore della frequenza media quello del periodo di completezza Tc del catalogo.
Per T>Tc (data di inizio di registrazioni sistematiche) si avrà infatti:

ln[λ ] = ln[N (TC )] − ln[T ]

che è, in scala doppiamente logaritmica, l'equazione di una retta con coefficiente angolare pari a -1.
Il valore di β è ricavato con il metodo della massima verosimiglianza minimizzando in senso
probabilistico lo scarto tra i valori della legge di Gutenberg-Richter alle varie intensità e le
corrispondenti rilevazioni sperimentali.
La probabilità che l'intensità ricada nella classe I i vale infatti :

e − βI i
qi =
∑e
− βI j

e la probabilità, pesata secondo il periodo di completezza Ti della classe I i

Ti ⋅ e − βI i
pi =
∑T
− βI
j ⋅e j

La probabilità che l'intensità ricada n1 volte nella classe I1, n2 volte nella I2 e così via vale, essendo
le estrazioni indipendenti, ∏ pini e quindi la funzione di verosimiglianza è definita come:
i

40
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

N !⋅∏ pin i
L(β / ni , I i , Ti ) = i

∏n !i
i

Il valore di β che massimiza la L(β / •) ,ovvero ,per convenienza matematica, il suo logaritmo è
definito implicitamente dalla equazione:

∑T ⋅ I ⋅e β
i i
− Ii
∑n i ⋅ Ii
i
= i

∑T ⋅e β
i
i
− Ii
N

1.3 Determinazione della accelerazione massima al sito delle stazioni


La analisi di fragilità nelle stazioni comporta la determinazione dello stato meccanico di ogni
macrocomponente (non collassato, collassato interamente o parzialmente);la probabilità di collasso
è espressa in funzione del valore dell'accelerazione massima al sito.

Noti il valore dell'intensità del terremoto e le coordinate geografiche dell'epicentro, il valore della
massima accelerazione al sito della stazione si determina:
1)dopo aver considerato la attenuazione dell'intensità del terremoto nel passaggio dall'epicentro alla
stazione
2)dopo aver trasformato il valore di intensità al sito della stazione dalla scala Mercalli ad
m
accelerazione espressa nel sistema MKS in 2 .
s
Ad entrambe queste operazioni sono ovviamente associati errori, modellati come variabili aleatorie
con legge di distribuzione normale, media nulla (i modelli della attenuazione e trasformazione sono
assunti privi di errore sistematico) e varianza nota.

• legge di attenuazione

Il terreno attraversato dalle onde sismiche, nel passaggio dall'ipocentro ad un sito generico, altera le
caratteristiche del moto sismico, filtrandone alcune frequenze ed aumentando o diminuendo i valori
di picco; muta, cioè, l'intero spettro di potenza del sisma.

Assumendo tuttavia che una unica quantità (ad esempio la accelerazione di picco o l'intensità
Mercalli) possa descrivere adeguatamente un terremoto, la legge di attenuazione diventa
semplicemente una funzione che lega la intensità Mercalli nell'ipocentro a quella nel sito generico
in dipendenza della loro distanza e della natura dei terreni attraversati.

Le leggi di attenuazione possono essere basate su considerazioni di tipo fisico o essere formulate in
forma empirica, ricorrendo quindi alla taratura dei parametri del modello sulla base di risultati
sperimentali.

Si è scelta questa seconda via. La forma funzionale del modello è (Giannini, 1984):

41
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

ΔI s (R, θ ) = a + b ⋅ (R + Ro ) + c(θ ) ⋅ log(R + Ro ) + ε


con :
c(θ ) = co + ∑ k =1 (c2 k −1 cos(kθ ) + c2 k sin (kθ ))
n

cioè la legge ha una attenuazione direzionale che tiene conto della diversa situazione degli strati di
terreno attraversati nelle diverse direzioni di propagazione.
Il termine a governa la funzione alle brevi distanze (R<3 Km); alle medie e lunghe (R>200 Km)
distanze i termini più influenti sono rispettivamente quello logaritmico e quello lineare in R.
Ro è introdotto per tener conto del fatto che la sorgente è non puntiforme sia perchè il meccanismo
di generazione del sisma può coinvolgere una porzione anche ampia di una faglia, sia perchè
l'ipocentro può essere profondo.

Per il procedimento di taratura della legge sulla base delle osservazioni sperimentali è utilizzato il
metodo della massima verosimiglianza.

Il problema della determinazione dei parametri del modello può essere così impostato (Giannini,
1984):

• dati :
le attenuazioni sperimentali, ordinate nel vettore Y ∗ ; a ciascuna delle quali è associata una
attendibilità, da valutare soggettivamente, misurata come deviazione standard di una v.a. con
media pari alla attenuazione misurata. Ad Y ∗ è quindi associato il vettore σ della loro
attendibilità. Le attenuazioni sono allora modellate come v.a. con distribuzione normale, media
pari a Y ∗ , e matrice di covarianza Σ Y . Poichè le attenuazioni sono assunte indipendenti, la Σ Y
sarà una matrice diagonale i cui valori saranno i quadrati delle deviazioni standard assegnate
alle attendibilità dei dati:

⎡σ 12 0 0 0 ⎤
⎢ ⎥
0 σ 2
0 0 ⎥
ΣY = ⎢ 2
⎢0 0 σ i2 0 ⎥
⎢ ⎥
⎢⎣ 0 0 0 σ N2 ⎥⎦

• modello:
esprimibile, in via generale, attraverso la funzione:

g [b, X ] + ε

in cui il vettore b contiene i parametri del modello da stimare, X le variabili da cui Y ∗ dipende
(in questo caso R,Θ ) e ε è un termine di errore, modellato come v.a. a distribuzione normale,
media nulla e deviazione standard σ ε incognita (da determinare).
Il modello sarà quindi determinato una volta ricavati i valori di b e σ ε .
Nell'ipotesi che la g(.) sia lineare in b essa può essere espressa, nei punti delle rilevazioni
sperimentali x nella forma A ⋅ b + ε .

42
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

• funzione di verosimiglianza dei parametri incogniti.


Le variabili di scarto tra i valori osservati e previsti dal modello sono allora distribuite secondo
una legge normale con distribuzione:

f (Δy ) =
1 ⎧ 1
[ T −1
] ⎫
exp⎨− Δy − Y ∗ + A ⋅ b ⋅ Σ Δ ⋅ Δy − Y ∗ + A ⋅ b ⎬ [ ]
(2π ) det[Σ Δ ]
n/2
⎩ 2 ⎭

essendo:

I = matrice unitaria
Σ Δ = matrice di covarianza degli scarti = Σ Y + I ⋅ σ eε

Assunta per convenienza negli sviluppi matematici la funzione di verosimiglianza pari al


logaritmo della densità di probabilità, si ha che :

L(b, σ ε ) = ln[ f (0)]

Dalla massimizzazione della L rispetto a b si ottiene il sistema di equazioni lineari in b:

AT ⋅ Σ −Δ1 ⋅ A ⋅ b = AT ⋅ Σ −Δ1 ⋅ Y ∗

Dalla massimizzazione di L rispetto a σ2ε si ottiene l'equazione non lineare in σ 2ε :

−∑
N
1
i =1 σ + σ ε
2 2
[ ]
+ Y ∗ − A ⋅ b ⋅ diag σ i2 + σ ε2
T
[( )−2
]⋅ [Y ∗
]
− A⋅b = 0
i

Il sistema di equazioni è risolto fissando un valore di tentativo per σ 2ε , risolvendo il sistema di


equazioni lineari in b , sostituendo nella equazione non lineare e determinando un nuovo valore per
σ 2ε . La soluzione è in genere ricavata con poche iterazioni.

• legge di trasformazione da intensità Mercalli ad accelerazione di picco

Sono leggi empiriche, non essendoci alcun ragionevole modello fisico nella trasformazione, tarate
secondo il metodo dei minimi quadrati.

Le leggi che legano il valore della accelerazione di picco (PGA, peak ground acceleration)
all'intensità Mercalli sono, in genere, di due tipi (Decanini et al., 1994):

43
C. Nuti Dispense Ing. Sismica 2004-5 Azione sismica locale e Filtraggio Catalogo Sismico (Tratto dalla tesi di Dottorato dell’Ing.
Ivo Vanzi):

PGA = f b, IM + ε
PGA = f b, IM , R + ε

cioè indipendenti o dipendenti dalla distanza epicentro-sito R; b contiene i parametri del modello
(da stimare), IM ed ε sono i valori dell'intensità Mercalli del sisma e l'errore connesso con la
operazione di trasformazione.

Per semplicità si è scelta la prima formulazione (indipendente dalla distanza R).


Decanini et alii (/ /), hanno elaborato la seguente legge di trasformazione per gli eventi dell'Italia
meridionale:

10 MCS ⋅ 0.237 − 0.594


[
a m/s 2
] =
100

con ε = errore=N(0; σ ε = 0.35 ). Questa legge è stata scelta per la applicazione numerica che sarà
illustrata nel capitolo 7.

44
Definizione dell’Azione sismica locale AA 2002 2003 Prof. C.Nuti

2. APPLICAZIONE: RETE ENEL AT DELL'ITALIA CENTRALE

2.1 Introduzione
La rete elettrica AT nazionale è gestita dall'E.N.E.L. ed è suddivisa in cinque compartimenti (cfr.
allegato 1) che fanno capo agli uffici di Torino (Italia nord-occidentale), Milano (Lombardia),
Venezia (Italia nord-orientale), Firenze (Toscana, Emilia Romagna e Sardegna), Roma (Italia
centrale), Napoli (Italia meridionale).
La corrente elettrica trasportata ha i due soli voltaggi di 380 e 220 KV, avendo l'ENEL anni orsono
unificato le tensioni.
La rete elettrica scelta per l'applicazione della procedura è quella AT dell'Italia centrale
(compartimento di Roma, cfr. allegato 2) .

2.2 Aree sismogenetiche: localizzazione e parametri


E' stata applicata la procedura di analisi del rischio sismico descritta nel capitolo 6. Le aree
sismogenetiche sono state empiricamente selezionate scartando quelle, tra le italiane riportate nella
fig.6.1 , i cui punti fossero più lontani di 100 Km da una qualsiasi stazione della rete.
Le regioni così scelte sono riportate nella figura 7.1:

1
5
2 4
3
9
6 78 12
10
11 13

fig.7.1

45
Definizione dell’Azione sismica locale AA 2002 2003 Prof. C.Nuti

La numerazione delle aree nella figura 7.1 e nel prosieguo è diversa da quella utilizzata nel
precedente paragrafo e nella appendice C. Esse sono infatti numerate consecutivamente a partire
dalla prima area selezionata (la numero 27 della numerazione globale).

I valori di β , λ , i min ed i max ricavati sono riportati nella tabella 7.1.


I calcoli della procedura di rischio sismico sono stati elaborati con l'ausilio del programma PSR ,
procedura di sismicità regionale (ENEL, Università de L'Aquila, 1991).

regione β λ imin imax


1 1.043 0.886 4.0 11.0
2 1.246 1.257 4.0 11.0
3 0.819 0.827 4.0 10.0
4 1.167 4.348 4.0 11.0
5 1.29 1.561 4.0 10.0
6 1.574 1.074 4.0 9.0
7 1.145 1.092 4.0 11.0
8 0.868 0.368 4.0 12.0
9 0.991 0.719 4.0 11.0
10 1.236 1.494 4.0 11.0
11 0.891 0.653 4.0 12.0
12 1.113 0.944 4.0 12.0
13 0.471 0.176 4.0 9.0
tabella 7.1

Nelle figure dalla 7.2 alla 7.27 si riportano le distribuzioni di Gutenberg-Richter così ricavate per le
13 aree sismogenetiche.

1.7
1 1

1.275
0.75
f i, i 0, i M, β
F i, i 0, i M, β 0.5

0.425
0.25
0
0 0
0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 4 5.625 7.25 8.875 10.5
i i i
0 M
i0 i iM

fig. 7.2 fig. 7.3


funz. di distribuzione per l'area 1 funz. di distr.cumulata della i per l'area 1
1.7
1.7
1 1
1.275
0.75
f i, i 0, i M, β 0.85
F i, i 0, i M, β 0.5
0.425
0.25
0
0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 0
0
4 5.625 7.25 8.875 10.5
i0 i iM
i0 i iM

fig. 7.4 fig. 7.5


funz. di distribuzione per l'area 2 funz. di distr.cumulata della i per l'area 2
46
Definizione dell’Azione sismica locale AA 2002 2003 Prof. C.Nuti

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.375 6.75 8.125 9.5 4 5.375 6.75 8.125 9.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.6 fig. 7.7


funz. di distribuzione per l'area 3 funz. di distr.cumulata della i per l'area 3

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 4 5.625 7.25 8.875 10.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.8 fig. 7.9


funz. di distribuzione per l'area 4 funz. di distr.cumulata della i per l'area 4

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.375 6.75 8.125 9.5 4 5.375 6.75 8.125 9.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.10 fig. 7.11


funz. di distribuzione per l'area 5 funz. di distr.cumulata della i per l'area 5

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.125 6.25 7.375 8.5 4 5.125 6.25 7.375 8.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.12 fig. 7.13


funz. di distribuzione per l'area 6 funz. di distr.cumulata della i per l'area 6

47
Definizione dell’Azione sismica locale AA 2002 2003 Prof. C.Nuti

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 4 5.625 7.25 8.875 10.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.14 fig. 7.15


funz. di distribuzione per l'area 7 funz. di distr.cumulata della i per l'area 7

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.875 7.75 9.625 11.5 4 5.875 7.75 9.625 11.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.16 fig. 7.17


funz. di distribuzione per l'area 8 funz. di distr.cumulata della i per l'area 8

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 4 5.625 7.25 8.875 10.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.18 fig. 7.19


funz. di distribuzione per l'area 9 funz. di distr.cumulata della i per l'area 9
1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.625 7.25 8.875 10.5 4 5.625 7.25 8.875 10.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.20 fig. 7.21


funz. di distribuzione per l'area 10 funz.di distr.cumulata della i per l'area
10

48
Definizione dell’Azione sismica locale AA 2002 2003 Prof. C.Nuti

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.875 7.75 9.625 11.5 4 5.875 7.75 9.625 11.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.22 fig. 7.23


funz. di distribuzione per l'area 11 funz.di distr.cumulata della i per l'area
11

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.875 7.75 9.625 11.5 4 5.875 7.75 9.625 11.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.24 fig. 7.25


funz. di distribuzione per l'area 12 funz.di distr.cumulata della i per l'area
12

1.7 1 1
1.7

1.275 0.75

f i, i 0, i M, β 0.85 F i, i 0, i M, β 0.5

0.425 0.25

0 0
0 0
4 5.125 6.25 7.375 8.5 4 5.125 6.25 7.375 8.5
i0 i iM i0 i iM

fig. 7.26 fig. 7.27


funz. di distribuzione per l'area 13 funz.di distr.cumulata della i per l'area
13

Sarà utile, nel commento dei risultati finali fatto nel paragrafo 7.6, disporre di indici sintetici che
permettano il raffronto tra la capacità, condizionata ad un evento o al periodo di osservazione di un
anno, di danneggiamento della rete da parte di ciascuna area.

49