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LETTERATURA ITALIANA – IL DUECENTO E IL TRECENTO

Cap 1- IL RITARDO E L’AFFERMAZIONE DELLA LETTERATURA ITALIANA

Fenomeno singolare: ritardo del manifestarsi della lett. Italiana e presenza di figure
esemplari quali dante, petrarca, boccaccio. Dal duecento a metà del trecento si
hanno formazione e affermazione della letteratura, quindi nonostante il ritardo si
ebbe una formazione simultanea all’affermazione. Ma non assume un ruolo
egemone perché continuano a predominare gli scritti latini e i testi in volgare,
ovvero adattamenti in volgare di testi latini “volgarizzamenti”,che mostrano
subordinazione al testo originario. Però il volgare inizialmente con il solo scopo
comunicativo comincia ad affermarsi al pari del latino nel duecento insieme alla
nascita della lett. Italiana. Motivi del ritardo: ragioni sociali e politiche, o la
resistenza del latino,o la frammentazione della penisola che non agevola la lingua
unitaria. (in francia la lett. Nasce quando l’aristocrazia rielabora in chiave laica
elementi religiosi e li diffonde in lingua d’oc in area provenzale e d’oil al nord della
loira, in italia l’esigenza del volgare si fa forte nell’età comunale). Quindi mentre in
francia Inghilterra spagna germania si producono opere letterarie come “la chansons
de geste” “beowulf” in italia si scrive in latino.

Primi documenti in volgare tracce di volgare si ritrovano in documenti antecedenti al


duecento e spesso si crea un impasto tra latino e volgare, nascono voci volgari
latinizzate per esempio.

Premesse francesi per la letteratura italiana:

⦁ Ciclo carolingio e ciclo bretone, la chanson de roland di turoldo celebra la


resistenza di carlo magno contro i saraceni, poema che avrà larga diffusione
in italia e avvia il ciclo carolingio. Il ciclo bretone si apre con re artù e i
cavalieri della tavola rotonda, autore che dà lustro a tale ciclo de troyes.

⦁ Lais e fabliaux, in area francese oltre ai poemi e ai romanzi si hanno le


narratio brevis di due tipi: lais poemetti amorosi in forma di elegia, i fabliaux
racconti in versi con contenuti erotici con linguaggio scarno e osceno.

⦁ Poema allegorico:roman de la rose in oltre 20.000 versi, prima parte


amorosa, seconda dottrinale e scientifica, due autori diversi.

I provenzali e l’amor cortese. Nella francia meridionale, in provenza, si sviluppano


poesia e lirica amorosa. La poesia provenzale occitanica in quanto scritta in lingua
d’oc, è la poesia dell’amor cortese cioè che ha origine nelle corti. Si canta la donna, e
si ha come presupposto l’extraconiugalità, si pensa che solo fuori dal matrimonio si
può avere l’amore vero, si ha l’etica mondana in opposizione con l’etica religiosa,
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l’amore si manifesta tramite rapporti di vassallaggio, di omaggio dell’amante
all’amata, l’innamorato grazie all’amore puà perseguire virtù e lealtà. L’amor cortese
è governato da regole che sono racchiuse nel “de amore” di cappellano. Si ha un
perfezionamento formale della poesia, i poeti dell’amor cortese sono chiamati
trovatori, da“trobar” , ovvero inventare tropi(figure metaforiche), essi infatti
ricercano una retorica accurata, artificio stilistico. Vari gli autori ma dante conferirà
l’eccellenza ad Arnaut che cita nel 26 del purg dicendo “soverchiò tutti”.

CAP 2- LE GARNDI AREE DELLA PRIMA LETTERATURA ITALIANA

L’italia settentrionale- i provenzali nell’italia del nord. I poeti provenzali venivano


ospitati nelle corti del nord italia e siavrà un fenomeno particolare, scrittori italiani
del nord che scrivono in lingua d’oc. Il primo testo lirico elaborato in volgare è
“quando eu stava in le tù catene”, trovato dal filologo stussi e risalente agli inizi del
duecento.

La letteratura didattica:

⦁ I proverbi, le noie, gli ammaestramenti morali: nasce un genere


moraleggiante(proverbi) e misogino, è stato cerato un elenco di persone
“noiose” tipo il traditore, il superbo, il rasoio che non taglia ecc.

⦁ Il mondo ultraterreno di giacomino da verona e bonvesin de la riva: lo


scenario dell’aldilà diventa argomento centrale dei poemetti in cui si
rappresentano paradiso e inferno(giacomino), bonvensin è un autore
didattico, scrive dell’aldilà ma anche un manualetto che contiene le buone
maniere da rispettare in società.

⦁ L’anonimo genovese: non ha identità, scrive della situazione politica ed


economica di genova.

L’area umbra- san francesco d’assisi e le laudes creaturarum( cantico delle creature
o di frate sole), testo di maggior rilievo agli albori della lett. Italiana. Nasce in
un’agiata famiglia della ricca borghesia, milita nell’esercito fino alla vocazione
religiosa, seguito dai farti minori trova consenso al papato, prima della morte riceve
le stimmate e risale a questo periodo il cantico delle creature i dialetto umbro. Il
cantico parte dalla premessa che il peccatore non è degno di nominare dio ma può
avvicinarsi a lui lodandone le creature(sole luna stelle), linguaggio semplice e chiaro
per diffondere il messaggio a tutti.

Iacopone da todi e le laude, nella seconda metà del secolo nasce il movimento dei
flagellati, uomini che univano alle punizioni corporali canti in volgare per celebrare
dio, appartenenti a confraternite, si diffondono le laude e vengono raccolte nei

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laudari. Con la lauda si esprime il francescano iacopone da todi, l’evento leggendario
o non che lo porta alla vocazione è la morte della moglie e la scoperta del cilicio,
abbandona la vita mondana e si unisce ai frati minori. Interessato dei fatti
ecclesiastici e politici viene scomunicato e incarcerato a vita per essersi opposto al
papa bonifacio ottavo. sono attribuibili a lui 92 laude, egli è asceta che si distacca dal
mondo e attua punizioni corporali per cancellare il peccato, e mistico perché si
immedesima con il divino. Nelle sue laude si ha il confronto tra terreno e divino,
vizio e virtù ecc, toni sprezzanti contro bonifacio, e impostazione letteraria ricca di
retorica che mostra la sua conoscenza del latino e della retorica, egli ha come
obiettivo la brevitas. Egli si pone in contrapposizione alla “misura” principio della
lett. Provenzale, egli è convinto che serva la follia per protendersi verso dio. Poi dato
che in corpo secondo i flagellati è sede di peccato si tende mortificarlo, e iacopone
nelle sue laude lo disprezza desiderando per il suo corpo mal di denti, ma di capo
ecc.

La poesia in sicilia- la corte di federico 2 e i siciliani, federico 2 imperatore del sacro


romano impero fino al 1250, interessato di filosofia, scienza e cultura, si propone
all’interno della sua corte la creazione di una poesia in volgare con finalità estetiche
e letterarie, come punto di riferimento si prende la poesia provenzale, ma a
differenza dei poeti provenzali che vivono solamente di poesia, i poeti della magna
curia(corte) sono funzionari imperiali:notai giuristi ecc,e usano la poesia per evadere
dalla realtà infatti nei loro testi non si trova politica. La poesia dei siciliani è
monotematica, solo e sempre l’amore, modello dell’amor cortese provenzale da cui
si recuperano i topoi. Ma oltre al recupero dei topoi le innovazioni siciliane sono la
ricerca della psicologia e spiritualità dell’amore, e al centro non sta la donna ma
l’esplorazione del desiderio. Non è destinata alla musica quindi non si creano canti
ma è destinata alla lettura, ma la musica viene creata all’interno dei versi con la
creazione di due strutture metriche: la canzone per cui si recupera il metro
occitanico e il sonetto è inventato di sana pianta dal membro della corte più
prestigioso, giacomo la lentini(il notaro). Nasce la poesia i volgare e quindi si eleva il
volgare a lingua esclusiva della poesia. Nasce il siciliano illustre formato da dialetto,
parlato ripulito e corretto con latinismi e provenzalismi. I testi originali in lingua
siciliana però sono andati quasi del tutto persi, abbiamo testi siciliani tradotti in
toscano.

Giacomo da lentini, il notaro, circa 40 componimenti, egli indaga sulla natura


dell’amore, egli sostiene che l’amore nasce dallo sguardo ma coinvolge tutti i sensi,
tema della contemplazione della bellezza esteriore della donna, sonetti:”io m’aggio
posto in core a dio servire” ecc.

cielo d’alcamo, si distingue dai poeti siciliani per la trattazione dell’amore affrontata

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in maniera più “bassa”. “rosa fresca aulentissima” battibecco tra corteggiatore e
contadina che dopo tanti rifiuti cede, non testo basso per argomento popolare ma
basso perché usa un registro particolare che mischia termini aulici a termini
popolari, proverbi e latinismi, lingua provenzale e siciliana.

CAP 3- LA POESIA IN TOSCANA

Letteratura didattica, enciclopedica, allegorica in versi- “il tesoretto” di brunetto


latini

Oltre a liriche amorose, in toscana si hanno anche testi con valenza moraleggiante e
didascalica che prestano attenzione alla realtà, in maniera comica e parodie.
Esponente brunetto latini, notaio, di parte guelfa è costretto a rifugiarsi in francia
fino a quando essi riprendono il potere. Egli è autore di un’enciclopedia in francese,
e autore di un poemetto sul tema dell’amicizia dedicato all’amico rustico di filippo
“il favolello” e autore del “tesoretto” scritto in francia nell’esilio. Il tema è tratto da
spunti autobiografici e sottoforma di racconto allegorico in settenari, lui che si perde
nella selva e ha una guida(come la commedia) e si confessa e dante lo pone nel
cerchio dei sodomiti e una serie di avventure con dei e personaggi di fantasia.

Tre poemetti anonimi sono accomunati oltre che dall’assenza dell’autore anche da
enciclopedismo e allegoria.

Agli inizi del trecento: francesco da barberino e la precettistica mondana, egli si


colloca quasi all’inizi del trecento, quasi coetaneo di dante. Opere didattico
allegoriche due, una delle quali è un prosimetro, testo in prosa e versi,libro
interessante per le notizie di costume, galateo e giornata tipo di una donna.

La lirica: dalla sicilia alla toscana- rimatori delle città toscane, nel 1250 muore
federico 2 e si perde l’importanza la magna curia e giunge al tramonto la poesia in
siciliano illustre. Ma i molte regioni, soprattutto in toscana rimangono la poesia e il
lessico amoroso siciliani. La toscana diventa ora il centro egemone dell’attività
poetica e si ha la riscrittura di testi siciliani in toscano quindi si perde la coloritura
del lessico originario, scrivono i “poeti siculo-toscani”. Bonagiunata orbicciani a
lucca, e altri poeti siculo-toscani decentrati da firenze prima che il primato passi a
firenze. Iniziano a introdurre nuovi temi oltre l’amore, come la natura etica e politica
quindi ciò li distacca dai siciliani e dagli stilnovisti.

Guittone d’arezzo dopo un periodo di riflessione abbandona moglie e figli per unirsi
ad una confraternita di frati gaudenti, dopo la conversione abbandona la tematica
amorosa e si dedica a temi morali e religiosi. Nel suo canzoniere i testi amorosi sono
firmati guittone, quelli religiosi frate guittone. Egli nelle poesie d’amore si stacca dai
temi provenzali che vedevano l’amore come utile al miglioramento, lui scrive

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manuali di come ci si debba comportare da libertino, l’arte della seduzione. Il suo
modo di far poesia è particolare in quanto usa molti artifici di retorica. Dopo la
conversione scrive della firenze che vede vicina alla crisi, denuncia e sdegno, la sua
diventa poesia della rettitudine poiché l’amore travia. Piglio perentorio e
dell’ammonimento, non concede che non si pensi come lui, usa spesso toni aspri e
oscuri.

I guittoniani sono autori che hanno seguito le norme di guittone. Seguiranno la sua
maniera anche guinizzelli, cavalcanti e dante stesso che prenderà da lui lì
abbandono della sola tematica amorosa per avvicinarsi ad altre.

La realtà e lo stile comico- la poesia giocosa o comico realista, oltre alle poesie
prodotte da guittone e dai guittoniani che erano di impegno sociale e della realtà, in
toscana c’è il genere giocoso o borghese o comico-realista nella seconda metà del
duecento. Comico perché il livello è più popolare(gergo del popolo) realista perché si
parla di esigenze reali. I temi sono la misoginia, la donna vista solo come corpo, vizi
ecc. anche dante guinizzelli e cavalcanti si cimentano in questo genere.

Rustico di filippo è il primo dei poeti comico realistici, scrive di cronaca cittadina
usando ritratti deformanti e caricaturali, l’avaro, la sporcacciona ecc. con linguaggio
osceno e degradante. Oltre al ritratto c’è pure il bozzetto narrativo che in 14 versi
racchiude la vicenda.

Cecco angiolieri, più noto esponente della rimeria giocosa, quasi coetaneo di dante.
Vita disordinata, dedita a vizi, debiti che nemmeno i figli alla sua morte si accollano e
rinunciano all’eredità. Le sue muse sono la donna, la taverna e il dado(gioco), e
inveisce contro la fortuna e contro il padre, è ossessionato dal denaro e avvolto dalla
malinconia che tramuta in sberleffo es. s’ì fosse foco, in cui la rabbia distruttiva si
tramuta in risata. Egli crea una parodia sulle poesie del dolce stil novo es. anche lui si
costruisce la figura della donna amata ma è l’anti- beatrice, si chiama becchina, parla
in maniera volgare ed è irraggiungibile non perché sia divina ma per motivi
economici.

Folgore da san gimignano, poeta di corone ovvero sequenze di sonetti legati tra loro
per tema. Rifiuta il linguaggio volgare per riavvicinarsi al provenzale, celebra i valori
dell’amicizia, l’amore la cortesia, la bella vita, la caccia. egli mira alla rinascita dei
costumi del mondo cortese ma è pessimista.

CAP 4-IL DOLCE STIL NOVO

Una nuova concezione dell’amore. Bonagiunta orbicciani lamenta il fatto che i versi
poetici stanno mutando: la lingua che sta rinnovando, e i temi che abbandonano
l’amor cortese per aprirsi verso la personalità dei poeti-amanti e scrive i suoi

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pensieri in un sonetto “voi c’avete mutata la mainera” indirizzato a guinizzelli. È
proprio bonagiunta che viene delegato da dante nel 24 purgatorio a definire con
“dolce stil novo” la poesia emergente che cantava l’amore in maniera disinteressata.
“novo” sta per movimento d’avanguardia e nuova concezione dell’amore, “dolce”
per contrapporsi all’asprezza di guittone e seguaci creando uno stile raffinato in
volgare illustre, lessico ricercato,prezioso, toni delicati. Temi mutati: l’amore
cantano nella sua interiorità, cioè l’esperienza d’amore, la donna adesso diventa
angelo, cantata per la sua bellezza sia etica che estetica che attraverso il suo
atteggiamento cortese fa innamorare, mediazione tra uomo e dio. I poeti stilnovisti
non considerano la gentilezza come nobiltà, rifiutano l’ereditarietà, la gentilezza è la
nobiltà d’animo. Si pongono l’obiettivo di creare una nuova corte che sia formata da
aristocratici di sangue ma da gente virtuosa e colta, gentile d’animo.

I poeti del dolce stil novo- il bolognese guido guinizzelli, il dolce stil novo ha il suo
epicentro a firenze, luogo d’origine bologna dove nasce guinizzelli. Dante nel
purgatorio lo considera il precursore dello stil novo, poche poesie composte. “al cor
gentil rempaira sempre amore” considerata il manifesto dello stil novo perché ne
enuncia alcune idee capitali: corrispondenza tra amore e cuor gentile, cioè la
rivalutazione della nobiltà del cuore contro la nobiltà di sangue, donna come
divinità. Il poeta immagina di trovarsi al cospetto di dio e si deve giustificare del
perché ha venerato una dona come se fosse dio stesso, si giustifica dicendo che lo
ha fatto poiché quella donna aveva sembianze angeliche. Lui quindi vede la donna
con sembianze d’angelo, dante invece dopo la considererà angelo. Guinizzelli in altri
sonetti loda la bellezza della donna sia con gli effetti positivi che essa avrà in chi la
guarda, sia negativi, come farà cavalcanti “lo vostro bel saluto e ‘l gentil sguardo che
fate quando v’incontro m’ancide”.

Guido cavalcanti, attivo guelfo bianco avverso al capo della fazione dei neri, corso
donati, al seguito di una rissa quale viene condannato e relegato a sarzana (dove di
ammala e un anno dopo muore)anche per decisione dell’amico dante. Boccaccio nel
decameron lo descrive iroso,ateo e materialista ma prima ancora la sua personalità
viene delineata da dante che incontra il padre di lui, cavalcante cavalcanti nel canto
10 dell’inferno in mezzo agli eretici, emerge un guido interessato solo all’altezza
d’ingegno(razionalità) non alla fede. Dante e guido amici da giovani tanto che dante
invia a guido il sonetto che poi diventerà il primo della vita nuova e lui gli risponde
con un altro sonetto. L’amicizia è palese nel sonetto “guido i’ vorrei che tu e lapo e
io”. Per dante la fase stilnovistica si conclude con la composizione di vita nuova ed è
il tempo del traviamento in cui dante e guido si perdono. Guido esaspera nella
ricerca delle motivazioni dell’amore, è un razionale che cerca il motivo del
fenomeno irrazionale dell’amore e lo vede doloroso e mortale. “donna me prega
perch’eo voglia dire” è una delle poesie più complesse della lett. Italiana, lessico

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filosofico, il primo a commentarla è stato un medico non un letterato, si pensa sia
una polemica alla vita nuova. Secondo i suoi ragionamenti la sede dell’amore è
nell’anima sensitiva quindi fuori dal controllo della ragione. La donna che si mostra
folgorante non permette all’uomo di crearsi un’immagine mentale e ciò crea
smarrimento e dolore. Egli imputa questi malesseri a “spiritelli” entità materiali che
si formano nel cuore e rendono visibile il dolore; amore-passione e processo
raziocinante. Questa è la dinamica amorosa cavalcantiana.

Dante stilnovista, l’amicizia tra dante e guido nasce per l’intenzione comune di
rendere vincente la nuova lingua, ma si staccano quando dante segue la linea
guinizzelliana,ovvero la donna angelo di cui lui si fa promotore. Dante e guinizzelli
vengono accomunati per le canzoni-manifesto “al cor gentil” guinizzelli e “donne
ch’avete” dante. Lo stilnovismo di dante viene ricollegato a tale canzone, sia nel
purgatorio quando parlando con bonagiunta egli lo individua come l’autor di donne
ch’avete, e poi è utile per individuare il periodo storico del dolce stil novo
considerare dante come l’esempio in tale canzone. Qui nasce la lode alla donna che
non gratifica chi la guarda se non con il semplice saluto. C’è una forte
interiorizzazione es. dante a bonagiunta per chiarire lo stil novo dice che registra
quando “l’amor gli ditta dentro”. Dante prende le mosse da guinizzelli e ne è
ulteriore esempio un altro sonetto della vita nuova dove nell’incipit cita il maestro
parlando delle doti angeliche della donna.

Cino da pistoia e altri stilnovisti: cino da pistoia giurista, prof all’uni di siena perugia
napoli, dove ha avuto tra gli allievi boccaccio, egli è un manierista e viene accusato
da cavalcantidi furto di modello. Simile a petrarca per il tema della lontananza, e
rimembranza. Altri autori: lapo gianni, gianni alfani, dino francobaldi.

CAP 5- LA PROSA DAL DUECENTO AL TRECENTO

Le “artes dictandi”- la centralità di bologna, la prosa in volgare nasce a bologna dove


era intensa l’attività notarile e giuridica e quindi si tenta di creare una prosa
autorevole. Figura di maggior rilievo guido faba “gemma purpurea” trattato di
retorica che mette in rapportò di parità latino e volgare. Altro scritto in cui si
presentano tre stili di latino, maior, minor, minima, da usare secondo le circostanze.

Il “disgrossatore” brunetto latini, egli era considerato un uomo che sapeva ben
parlare e quindi fare bene politica, nesso essenziale. Rapporto tra retorica e politica.
Egli si pone come insegnante di tale regola.

Le lettere di guittone d’arezzo, il primo epistolario significativo. Circa 30 e la maggior


parte indirizzate ai confratelli frati gaudenti, problemi religiosi e morali. Lo stile si
adegua all’argomento, elevato o sostenuto, rispetta le regole del cursus ovvero

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l’andamento ritmico della prosa.

I volgarizzamenti- dal latino, quasi tutta la prosa del duecento è frutto di


volgarizzamento. i testi latini sono trasferiti in volgare qualora siano di impegno
morale. Bono giamboni, a cui è attribuito il volgarizzamento del tresor brunettiano,
ha volgarizzato autori medievali, lingua e stile curati.

Dal francese, sia i volgarizzamenti di testi che riguardano il mondo arturiano, “storia
di merlino” ecc,sia la storia di troia.

L’enciclopedia e la prosa scientifica- il tresor di brunetto latini, autore che più di tutti
ha risposto alle sollecitazioni dei nuovi ceti sociali. Il tresor in francese, considerata
lingua comune a tutti, diversamente dal tesoretto il tresor è in prosa, non più
allegoria e linguaggio più comprensibile. È un’enciclopedia in cui rivela le sue
conoscenze, rielaborazioni di cose già note non sue scoperte. Il tresor è
un’innovazione in quanto ha una destinazione pratica. 3 libri, nel primo origine
dell’universo e scienze, nel secondo vizi e virtùù, nel terzo il problema della retorica
connesso alla politica. Opera laica.

Restoro d’arezzo, l’esigenza di una diffusione più larga sfonda la barriera del latino
come unica lingua, prima il tresor ora l’opera di restoro che studia cosmologia e
astronomia. Egli vede un sistema binario “il bianco non esiste senza il nero”,
dinamica degli opposti, anche la sintassi è ricca di contrapposizioni.

Le cronache, salimbene da parma “cronica”, in latino dialettale racconta la storia


italiana fino alla sua morte, realismo descrittivo racconta solo ciò che vede, ricco di
aneddoti, il raccontatore più piacevole prima di boccaccio.

Dino compagni, il maggior cronista, contemporaneo di dante. Nella sua “cronica


delle cose occorrenti ne’ tempi suoi” egli si concentra sull’attualità. Egli scrive di
avvenimenti che ha vissuto e si basa sull’esperienza diretta quindi originale, ma
riprende tecniche medievali come quella della testimonianza ai posteri oppure
anche l’intervento divino in aiuto. Egli si mostra accusatore della situazione politica
della firenze devastata dalle fazioni. Egli è guelfo bianco ed essendo di parte ha una
visione distorta. Egli anche se non obiettivo è molto passionale, mette pathos nella
sua opera e a volte invettive furenti nei confronti dei fiorentini traviati come fa
dante nella commedia.

La prosa narrativa, la narratio brevis: exempla e raccolte a carattere esemplare, nel


duecento non ci sono romanzi ma più che altro novelle, racconti brevi, legendae
agiografiche, exempla di predicazione morale,lais e fabliaux. “legenda aurea” di
jacopo varrazze raccoglie racconti di vite di santi, piacevole e di grande fortuna.
“disciplina clericalis” ammaestramento dello studioso, di pietro alfonso, esempio di

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letteratura eemplaristica. “libro dei sette savi” è una narratio brevis. “speculum
istoriale” è parte di un’enciclopedia di vincenzo di beuvais, aneddoti su filosofi
antichi. “conti di antichi cavalieri” in cui si propongono i modelli da imitare, simile al
“novellino” testo più significativo della novellistica.

Il novellino, titolo convenzionale nato dal modo in cui questa raccolta venne
chiamata in una lettera del monsignor della casa. Ha una struttura non ben definita,
si dubita su chi abbia raccolto le cento novelle. La raccolta descrive mentalità e gusti
della società di fine duecento, e il recupero dei valori del mondo cortese, valori
posseduti da personaggi illustri di ogni epoca: re,santi, cavalieri fino ai più moderni.
Le novelle hanno responsabilità morale, gusto narrativo e garbo comunicativo, non
come gli exempla. Si ha la brevitas, linguaggio colto, il racconto prima di insegnare
qualcosa deve essere bello.

Il racconto di viaggio: marco polo, celebre è “il milione”, dal soprannome emilione di
marco polo. Il lungo viaggio ha motivazione economica, con il padre e lo zio sotto il
regno dell’imperatore mongolo kublai khan. Il racconto nasce durante la sua
prigionia poiché catturato dai genovesi nella battaglia di curzola, detta i suoi ricordi
al compagno di prigionia che era letterato. Il suo intento è raccontare tutto quello
che ha visto in oriente,puntiglioso nei nomi dei luoghi, costumi, religione, usi ecc. lo
stupore accompagna la narrazione. Egli descrive il meraviglioso che è nella realtà
stessa. La sua è una testimonianza per i mercanti ma un documento per tutti.

CAP 6- DANTE ALIGHIERI

La giovinezza, firenze, beatrice. Nato nel 1265, riceve una buona istruzione nella
grammatica e nella logica, diritto, filosofia e forse medicina all’università di bologna.
Partecipa alle battaglie di campaldino e della caprona. Si innamora tra adolescenza e
giovinezza di beatrice portinari, sposata, quando nel 1290 lei muore egli scrive la
vita nuova.

La vita nuova- l’amore giovanile e il “libello” che racconta l’amore, la vita nuova è il
primo libro scritto da dante intorno al 1292 alla morte di beatrice, è la testimonianza
lirica e idealisticamente trasfigurata della sua esperienza amorosa giovanile. Beatrice
lo conduce al suo rinnovamento, da qui vita nuova, rinnovamento duplice: a livello
interiore produce un raffinamento umano e morale, e a livello letterario lo porta alla
dolcezza di stile,quindi vicenda d’amore e maturazione letteraria. Consta di 31
componimenti: 25 sonetti, 4 canzoni, una ballata e una stanza isolata di canzone. Le
poesie sono collegate mediante prosa che fornisce delle spiegazioni riguardo il
modo in cui sono state ispirate e spiega gli aspetti formali e retorici. La vita nuova è
quindi un prosimetro: misto di poesie e prosa, non è un vero e proprio documento
autobiografico, è un libello. Il tragitto percorso dal poeta lo porta a una progressiva

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acquisizione di una salvezza concessagli dalla donna angelica amata.

Dal “saluto” al “gabbo”, dante vede beatrice per la prima volta a 9 anni e poi 9 anni
dopo, insiste sul 9 poiché numero perfetto multiplo di 3 che indica la trinità. Poi si
passa al saluto ma non inteso come incontro mondano ma con il senso di
salvezza(poiché saluto ha tale etimologia latina) e beatitudine poiché beatrice
significa portatrice di tale dote. Egli se ne sente gratificato e espone le sue
sensazioni nel primo sonetto del libello “a ciascun alma presa e gentil core”, il saluto
lo dispone all’amore ma in segretezza poiché l’amor cortese ha tale regola. Quindi
cela la donna amata facendo credere di indirizzare il suo amore ad un’altra donna,
ma quando la donna dello schermo(la falsa amata) si allontana da firenze e lui ne
cerca un’altra. Le voci giungono a beatrice che gli toglie il saluto. Egli cade in un
stato di crisi e si passa al gabbo, derisione,(incipit del sonetto “con l’altre donne mia
vista gabbate”) sia da parte di beatrice che da parte delle altre donne che vedendolo
sofferente a una festa di nozze non mostrano compassione.

Lo “stilo de la loda”, la crisi viene superata con la soluzione trovata da dante. Dato
che egli non può sostenere lo sguardo della donna amata e lei non lo saluta, lui
decide di iniziare a lodarla prescindendo da ogni forma tangibile di corresponsione.
Inizia lo stile delle lode che lo fa stare bene perché lodando la donna egli trova
ricompensa alla dedizione amorosa. Così nasce la canzone manifesto dello
stilnovismo dantesco “donne ch’avete intelletto d’amore”, e poi altre rime tra cui
“tanto gentil e tanto onesta pare”. In questi sonetti si ha il presagio del ritorno di
beatrice al cielo che ne piange l’assenza, in un sonetto si ha il presagio della sua
morte in circostanze simili alla passione di cristo, poi vari parallelismi tra giovanna,
donna amata da cavalcanti, denominata primavera, e si ha una simmetria
particolare: primavera è rapportata a giovanni battista secondo un gioco di nomi
(primavera prima verrà, giovanni precede cristo) e beatrice viene identificata con
dio.

La “donna pietosa” e il ritorno a beatrice, dante non racconta la morte di beatrice, la


preannuncia, e quando accade comunica solo l’evento. La morte non cambia il suo
amore che può benissimo essere cantato senza la presenza ma basta la spiritualità.
Dato che beatrice è in cielo dante inizia ad essere tentato da insidie terrene, come la
donna pietosa che lo guarda dalla finestra e prova compassione per il suo dolore,
dante le scrive 4 sonetti fino a quando beatrice gli appare i sogno e lui sente
rinascere l’amore per lei. Il libello termina con la promessa di dante di non parlare
più di lei finché non ne sarà degno e di dirle ciò che non è mai stato detto ad alcuna.

Il percorso spirituale e il percorso letterario, forse dante con la promessa finale


intende già parlare della commedia, e poi la vita nuova pone le basi per la
commedia. Però la componente mistico-religiosa della vita nuova non deve oscurare
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la grandezza di stile, stile dato sia dalla preparazione letteraria e filosofica che si
denota nei versi, sia dal fatto che la vita nuova oltre a chiudere la fase della
giovinezza dell’autore ne pone le basi per la sua grandezza di autore con l’inizio della
rappresentazione di beatrice come la sua guida.

Le rime, tra guittone e cavalcanti, tutti i componimenti poetici scritti nel periodo
della vita nuova e mai ordinate i un libro ma poesie extravaganti costituiscono il
libro delle Rime. Dai temi simili a guittone artificiosi e tecnici dante passa ai temi
dell’amor cortese di guinizzelli e cavalcanti. Con cavalcanti è nota l’amicizia e il
sonetto già citato “guido i’ vorrei..”.

La tenzone con forese donati, i sonetti della tenzone appartengono al periodo del
traviamento dopo la morte di beatrice, sono 6, 3 per ognuno, in cui si scambiano
insulti e battute secondo lo stile comico. Dante accusa l’avversario di essere ghiotto
e lo porrà poi nel purgatorio.

Poesia allegorica e didattica, una canzone didattica è “poscia ch’amor” che espone il
concetto di leggiadria che consiste nell’unione tra sollazzo, amore e operazione
perfetta(cioè divertimenti sani, amore sano, e onestà). Egli sostiene che la bellezza è
finalizzata al piacere.

Le “rime petrose”, sono rime che precedono l’esilio e si ha la donna petra, dura e
crudele, contrapposta alla donna angelica. Anche lo stile, le immagini e il linguaggio
sono aspri come egli dice in “così nel mio parlar voglio essere aspro”. Non è amore
corrisposto, non eleva e non migliora perché è amore dei sensi. Egli se la prende con
la donna che non si concede, questa poesia è considerata uno dei vertici della poesia
erotica italiana.

(cercare vita di dante)

Poesie del tempo dell’esilio, un’aura di petrose si sente nella poesia denominata
“montanina” poiché scritta in mezzo alle alpi nel casentino con argomento l’amore
non corrisposto verso una donna del casentino “amor, da che convien pur ch’io mi
dolga”.o un altro sonetto “ tre donne introno al cor mi son venute” in cui racconta
della visita di tre donne che lo fanno riflettere sulla sorte malvagia che gli è toccata
ma poi lo riempiono di orgoglio.

Il fiore e il detto d’amore attribuiti a dante, sono due poesie attribuite a dante
precedentemente all’esilio, poichè compare due volte il nome chiamato “durante o
ser durante”, infatti dante è un ipocorismo, ovvero una forma abbreviata di durante,
il suo nome di battesimo. Due opere poetiche in volgare di argomento, lessico e stile
affini, collocate in un periodo cronologico che va dal 1283 al 1287, sono state
attribuite con una certa sicurezza a Dante dalla critica novecentesca, soprattutto a

11
partire dal lavoro del filologo dantesco Gianfranco Contini.

L’esilio e i trattati- dal priorato alla condanna, un altro evento importante oltre
l’amore per beatrice è l’esilio, culmine della sua vita politica nell’ultimo decennio del
duecento, egli era un guelfo bianco avversario della politica papale, fu nominato
priore per due mesi nel 1300, ma durante il suo incarico ci fu una violenta rissa tra
alcuni componenti delle fazioni e provoca il confino a perugia per sette capi della
parte nera e sette della parte bianca tra cui c’era cavalcanti e dante si trovò a
firmare l’atto di condanna a colui che era suo amico. Nel 1301 dante è un
ambasciatore fiorentino mandato a roma da bonifacio 8 per dissuaderlo da mandare
a firenze un paciere tra le fazioni francese poiché il timore era quello che venisse
favorita la parte filo papale ovvero quella dei neri. Il papa trattenne dante quando
carlo di valois fu mandato a firenze e favorì i neri, iniziarono i processi ai bianchi e
dante fu uno dei primi accusati, non trovandosi a firenze per l’accusa e non potendo
pagare l’ammenda la sua pena fu ampliata alla morte e dante preferì l’esilio a vita.
La condanna viene estesa ai suoi figli dopo il quattordicesimo anno di età, non gli
resta che l’amnistia, che cerca di guadagnarsi per meriti culturali scrivendo il
convivio e il de vulgari eloquentia.

Il convivio, anche se la vita nuova e convivio ci sono dieci anni di distanza hanno dei
collegamenti. Nella vita nuova dante esprime l’amore e ricorda gli anni giovanili, nel
convivio mostra la sua maturazione avvenuta dopo la morte dell’amata.
Dall’autobiografia amorosa si passa all’autobiografia culturale. A far da ponte c’è la
ripresa della donna pietosa, intesa come la filosofia che può consolare l’uomo che
ha perso l’amata. Convivio sta per banchetto, egli intende allestire una beata
mensa,un banchetto di sapere a beneficio dei non letterati, solo però quelli di cuore
gentile e con desiderio di conoscenza. Scrive in volgare per rivolgersi a un vasto
pubblico, anche donne, principi, baroni, cavalieri ecc. non scrive in latino, benché sia
la lingua superiore, perché sostiene che il volgare soppianterà il latino prendendone
la dignità. Il progetto del convivio vedeva 15 trattati ma solo 4 furono realizzati
probabilmente perché il progetto della commedia premeva. Ogni trattato esprime
concetti diversi, uno descrive i cieli, le forme angeliche e le virtù che un uomo
dovrebbe perseguire, un altro tratta i sensi in cui dovrebbero essere interpretate le
scritture, e un altro tratta il tema della nobiltà, tema dibattuto al tempo di dante in
cui vi era l’ascesa di nuove classi sociali, ridefinisce il concetto di nobiltà e dei valori.
Secondo dante la nobiltà non è fattore economico ma è data da valori personali.
Egli con quest’opera filosofica, originale, chiara e piacevole alla lettura, mostra come
si possano trattare argomenti scientifici e filosofici anche in volgare e che non è
necessario il latino.

Il de vulgari eloquentia è quasi contemporaneo al convivio, opera incompleta nata

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con l’intento di analizzare i problemi della lingua e giustificare la dignità del volgare.
Dato che l’opera era rivolta ai dotti, i chierici, coloro i quali erano dubbiosi sull’uso
del volgare, dante scrive in latino. Il suo intento è la creazione di un volgare illustre,
ovvero quel volgare che possa assumere l’importanza di lingua letteraria. È anche un
trattato di metrica, ritrova nel tragico e nella canzone a endecasillabi lo stile alto,e
nel comico lo stile popolare. Nel primo libro definisce i dialetti italiani cercando
quello che potrebbe imporsi come lingua, li trova tutti inadeguati ad eccezione del
siciliano e del toscano, scegliendo poi il toscano. Dante definisce volgare come la
lingua che il bambino impara dalla balia mentre la grammatica è il latino. Egli cerca
un volgare che sia illustre perché doveva dare lustro a chi lo parlava, cardinale così
come il cardine è il punto fisso attorno al quale gira la porta, allo stesso modo la
lingua deve essere il fulcro attorno al quale tutti gli altri dialetti possono ruotare,
regale e curiale perché dovrebbe essere degno di essere parlato in una corte e
in tribunale. L’opera fu presa come manifesto dagli italianisti che la pensavano come
dante, manzoni è contrario e sostiene che la lingua voluta da dante sia stata ideata
solo per la scrittura e non per essere parlata.

Opere latine degli anni dell’esilio- la monarchia, articolato in tre libri racchiude tre
idee del pensiero politico di dante, 1 l’impero è necessario per il benessere, 2 è il
popolo romano deputato alla scelta dell’imperatore, 3 i poteri papale e imperiale
discendono da dio e sono quindi autonomi quindi lì autorità imperiale non viene dal
papa, uno cura la vita terrena, l’altro prepara per la vita eterna.

Le epistole e le egloghe, le epistole sono 13 e tutte in latino, con scopo morale e


politico. L’epistola 13 è importante per interpretare la commedia, diretta a
cangrande della scala per annunciargli la dedica e inviarli il primo canto del paradiso.
Egli precisa in questa epistola l’obiettivo della commedia, spiega che ci sarà verità e
allegoria e chiarisce il fine morale e etico. Le egloghe sono 2, e rifiuta la proposta di
scrivere in latino, proposta fattagli da giovanni dal virgilio.

La commedia- gli anni di composizione, inizia la composizione a 40 anni circa e


termina alla morte, non si sa di preciso quando abbia iniziato a scrivere,
probabilmente l’idea l’ha avuta già da prima dell’esilio. Si pensa comunque all’inizio

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della stesura intorno al 1316 e la fine coincide pressappoco con la morte.

Il titolo, nell’epistola a cangrande dante designa la sua opera così “ incominciai la


commedia di dante alighieri, fiorentino di nascita non di costumi” (ovviamente in
latino). L’epiteto “divina” è dato da boccaccio nell’elogio della sua biografia dantesca
e aggiunto da ludovico dolce nell’edizione stampata a venezia nel 1555
probabilmente per mettere in evidenza l’argomento di cui si tratta. “commedia” il
titolo dato da dante è motivato sempre nell’epistola, perché la tragedia inizia bene e
termina male, mentre la commedia termina bene, e dato che il suo poema inizia
male ma termina bene è una commedia. Poi lo stile è perlopiù umile e piano, tocca a
volte picchi di raffinatezza nel paradiso. Il termine “commedia” appare solo due
volte nell’inferno, mentre nel paradiso si ha “sacrato poema”. Molte le
contraddizioni dovute al nome e al genere trattato, questo perchè anche lui era
confuso del nuovo genere in cui si stava cimentando.

Precedenti e fonti, la promessa nella vita nuova di lodare in maniera sublime la


donna dante l’ha mantenuta nella commedia. Visione e viaggio sono i due archetipi
di cui dante si serve nel suo lavoro. Le sue fonti, e ce lo dice pure lui man mano che
si legge, sono san paolo e enea e quindi l’apocalisse e l’eneide di virgilio (6 libro in
cui enea discende ai campi elisi per incontrare l’ombra del padre anchise). Anche i
viaggi narrati nelle metamorfosi di ovidio, il racconto della maga nella farsalia di
lucano. Il tesoretto di brunetto latini serve come modello per la struttura, egli si
serve di tendenze medievali accostate a quelle moderne.

L’architettura del poema, 3 cantiche di 33 canti ciascuna tranne l’inferno che ne ha


34,il primo introduttivo. Si ha il ritorno numerico di 3 e 10 e dei loro multipli, la
terzina incatenata e gli endecasillabi costruiscono i versi. L’inferno è costituito da un
vestibolo e 9 cerchi(9+1), luogo della dannazione eterna, le parti del purgatorio sono
9, cioè la spiaggia dove approdano le anime, l’antipurgatorio e le 7 cornici(7 peccati
capitali), e al culmine c’è il paradiso terrestre (9+1) dove si trovano coloro i quali
diressero il loro amore al male, amarono poco il bene e troppo i beni terreni. Il
paradiso è formato da 9 cieli più l’empireo (9+1) dove le anime si presentano
secondo le loro attitudini virtuose e sono spiriti secolari, attivi e contemplativi. In

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ogni cantica il canto 6 è di argomento politico con progressione da firenze all’italia
all’impero. L’incontro con personaggi avviene al canto 3, il vocabolo che chiude le
cantiche è “stelle”, poi i canti centrali, il 50esimo e il 51esimo cioè il 16 e il 17 del
purgatorio, affrontano le tematiche centrali del pensiero dantesco, ovvero l’amore e
il libero arbitrio, nella parte centrale del paradiso, nei canti 15 16 17, dante incontra
il trisavolo caccia guida dal quale apprende la giustificazione del viaggio e del
poema. Dante ricerca compattezza, parallelismi e simmetria nella sua architettura e
ciò rende il poema organico.

Il viaggio nei regni ultraterreni:

⦁ L’inferno, dante descrive in maniera realistica l’esperienza dell’oltretomba,


egli immagina di compiere il suo viaggio a 35 anni, il momento mediano della
sua vita, nel 1300. Il viaggio si compie in 7 giorni, stessi giorni impiegati da
dio nella creazione, comincia il 7 aprile che corrisponde al venerdì santo.
Dante smarrito nel peccato crede di poter trovare salvezza avviandosi verso
un monte illuminato. Il suo cammino è ostacolato da tre fiere: la lonza che
sta per lussuria e invidia, il leone è la superbia,e la lupa è la cupidigia. Dante
è spaventato soprattutto dall’ultima e torna indietro, ma gli corre in soccorso
virgilio inviatogli da beatrice e dalla vergine, virgilio lo esorta a continuare il
suo viaggio perché solo alla fine troverà la salvezza. L’inferno è una voragine
a forma di cono sotto Gerusalemme, voragine aperta da lucifero quando fu
cacciato dal paradiso poiché era un angelo ribelle. I dannati sono distribuiti
nei cerchi secondo un particolare criterio di valutazione delle colpe che si rifà
ad Aristotele nell’etica nicomachea. Sono condannati i violenti e i fraudolenti
a seconda del grado del loro male, e a mano a mano che si scende verso
lucifero e ci si allontana da dio cresce la gravità del male. Tutti i dannati
sottostanno alla legge del contrappasso che crea una correlazione tra colpa e
pena: le pene infernali trovano corrispondenza per similitudine o contrasto
dal peccato compiuto in vita. (es: i lussuriosi travolti dall’amore in vita,
adesso sono travolti da una bufera di vento). Il percorso di dante, dante
supera l’antinferno dove sono collocate le anime dei pusillanimi tra cui

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celestino 5, colui che per viltà ne fece gran rifiuto, facendo salire al trono
bonifacio 8 con la sua abdicazione. Dante e virgilio traghettano l’acheronte
guidati da caronte ed entrano nel primo cerchio, il limbo, dove si trovano le
anime dei bambini e degli uomini innocenti non battezzati. Vi è un nobile
castello dove si trovano gli “spiriti magni” che sono i sapienti, gli eroi,come
ovidio, omero, enea, socrate, platone ecc. Poi è la volta degli incontinenti,
quelli che furono accecati dalle passioni e dall’istinto, dal secondo al quinto
cerchio. In successione: nel secondo i lussuriosi, tra cui paolo malatesta e
francesca da rimini, nel terzo i golosi e dante vi pone ciacco che predice le
sventure che colpiranno firenze nel trecento a seguito degli scontri tra
bianchi e neri, nel quarto gli avari e i prodighi tra i quali ci sono gli
ecclesiastici, nel quinto immersi nella palude stigia ci sono gli iracondi e gli
accidiosi. Virgilio e dante raggiungono la città di dite e dei diavoli tentano di
non far passare i due ma vengono messi in fuga da un messo celeste. Entrano
e si trovano nel sesto cerchio dove c’è una pianura coperta di sepolcri
infuocati, qui vengono puniti gli eretici tra cui farinata degli uberti e poi
emerge la figura di cavalcante cavalcanti padre di guido. Nel settimo cerchio
ci sono i violenti ripartiti in tre gironi a seconda dell’oggetto della loro
violenza, prima ci sono i violenti contro la persona quindi gli omicidi, poi i
suicidi cioè violenti contro se stessi, poi i violenti contro dio e contro la
natura figlia di dio, quindi i bestemmiatori e i sodomiti tra cui vi è brunetto
latini, il suo maestro. Nell’ottavo cerchio ci sono i fraudolenti che sono
distribuiti in dieci bolge che formano l’area detta malebolge. I dannati sono
ruffiani e seduttori, adulatori e indovini, ipocriti ladri ecc. Nel nono cerchio ci
sono i traditori, coloro i quali hanno tradito che si fidava di loro, sono
conficcati nel ghiaccio di lago cocito, ripartito in 4 zone: la caina dove ci sono
i traditori dei parenti, l’antenora i traditori politici tra cui il conte ugolino, la
tolomea i traditori degli ospiti, la giudecca i traditori dei benefattori. Nella
parte estrema dell’inferno c’è il traditore di dio, lucifero, con tre facce. Dante
e la sua guida per terminare la discesa passano sopra il corpo di lucifero e

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giunti al centro della terra si capovolgono, attraversano la natural burella,
caverna nella roccia, giungono all’emisfero australe dove sorge la montagna
del purgatorio che si è formata con la terra uscita dalle viscere del mondo
alla caduta di lucifero.

⦁ Il purgatorio, ai piedi della montagna i due si imbattono in catone l’uticense,


guardiano del luogo, che esorta virgilio a pulire il viso di dante, coperto di
caligine infernale, e a cingerlo con un giunco simbolo di umiltà. Giunge con
un’imbarcazione leggera un angelo che fa sbarcare le anime condotte verso
l’espiazione. Si procede verso l’antipurgatorio, dove si trovano coloro che
tardarono a pentirsi. La prima schiera che incontrano è quella degli
scomunicati tra cui re Manfredi che chiede che il suo tempo di espiazione sia
abbreviato dalle preghiere della figlia costanza. Poi gli spiriti negligenti, le
vittime di morte violenta come pia de’ tolomei, i principi negligenti che
risiedono in una valle fiorita e dante vi accede scortato da sordello da goito.
Davanti la porta del purgatorio un angelo incide sulla fronte di dante 7 p,
indicano il peccato, che verranno cancellate man mano lui salirà le 7 cornici
che equivalgono ai 7 vizi capitali. Nelle prime tre cornici si espia l’amore
errato ovvero quello che ha causato del male, ci sono i superbi tra cui oderisi
da gubbio con cui dante dialoga riflettendo sui limiti della fama terrena, gli
invidiosi con gli occhi cuciti con filo di ferro, e gli iracondi immersi nel fumo,
tra cui spicca marco lombardo trattando il tema del libero arbitrio legandolo
alla teoria dei due soli, papato e impero. Nella quarta cornice ci sono gli
accidiosi ovvero quelli poco operativi, annoiati, i questo caso nell’amore.
Nelle ultime tre cornici ci sono quelli troppo attaccati ai beni terreni, gli avari
e i prodighi tra cui stazio che ha compiuto l’espiazione e si unisce a dante e
virgilio nell’ascesa al monte. Poi i golosi con il volto magro, tanto che dante
riconosce a stento forese donati con il quale rievoca la tenzone giovanile i un
clima di pace. Nella balza più alta ci sono i lussuriosi avvolti tra le fiamme,
tra cui guinizzelli, arnaldo daniello chesi rivolge a dante in provenzale.
Cancellatagli l’ultima p dalla fronte può salire al paradiso terrestre, gli appare

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al di là del fiume lete una donna, matelda, che rappresenta la felicità terrena.
Assiste a una processione simbolica aperta da 7 candelabri e chiusa da 7
vecchi che rappresenta la storia della chiesa. Finalmente sul carro trionfale,
avvolta da una nuvola di fiori, compare beatrice. Dante è smarrito, virglio si è
congedato da lui poiché rappresentava la ragione, adesso beatrice
rappresenta la fede e deve essere lei a guidare il cammino. Rimproverato per
le sue colpe viene immerso nel lete e dimentica il male, beve l’acqua
dell’eunoè che fa tornare alla memoria il bene compiuto. Adesso può
considerarsi puro e disposto di salire alle stelle.

⦁ Il paradiso, tutte le anime hanno sede nell’empireo, più o meno vicine a dio
secondo il grado di beatitudine di cui godono ma non soffrono della
differenziazione. Comunque arriva dante e tutte le anime si avvicinano a lui
secondo la tripartizione in secolari, attivi e contemplativi. Tra i secolari ci
sono le anime dei primi tre cieli(luna mercurio venere), sui quale giunge
l’ombra della terra e questo è il loro difetto, gli attivi sono quelli che hanno
vissuto a pieno e hanno tre virtù delle quattro cardinali: prudenza e scienza
sole, fortezza marte,giustizia giove, l’altra virtù, la temperanza, caratterizza
gli spiriti contemplativi di saturno. Salito al paradiso, nel primo cielo della
luna, compaiono a dante gli spiriti mancanti cioè quelli che mancarono ai voti
perchè vittime di violenza altrui, piccarda donati e costanza d’altavilla. Fra gli
spiriti attivi nel cielo di mercurio c’è l’imperatore giustiniano che delinea la
storia dell’impero. Nel cielo di venere si trovano gli spiriti amanti come carlo
martello. Nel quarto cielo del sole, ci sono gli spiriti sapienti, sottoforma di
corone luminose, prendono la parola san tommaso domenicano che esalta
san francesco, e san bonaventura francescano che esalta san domenico. Si
presentano come croce greca nel cielo di marte gli spiriti militanti tra cui
cacciaguida, trisavolo di dante, che dopo avere delineato la storia di firenze
profetizza a dante il suo esilio e la sua missione di poeta. Nel sesto cielo ci
sono gli spiriti giusti nel cielo di giove, poi gli spiriti contemplativi nel cielo di
saturno. L’’ottavo cielo è il cielo delle stelle fisse dove dante assiste

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all’apoteosi della vergine e al trionfo di cristo, poi supera tre prove alle quali
è sottoposto da san pietro, san giacomo e san giovanni. Nel nono cielo,
primo mobile o cristallino, sede delle gerarchie angeliche, dante compie
l’ascesa ultima all’empireo dove le anime formano una candida rosa, al poeta
estasiato si affianca san bernardo che ha preso il posto di beatrice, che ha
preso posto nella rosa e che offre alla vergine una preghiera affinchè aiuti
dante per accedere alla contemplazione di dio. La grazia viene esaudita e
dante ha la visione di dio e della trinità.

Caratteristiche delle tre cantiche, la parola “paura” è parola chiave nel canto
iniziale del poema, e dante pur avendo paura si pone l’obiettivo di compiere il
viaggio, spaventoso nel paesaggio e spaventoso per l’incontro coi dannati. È
decreto di giustizia che paolo e francesca siamo condannati tra i lussuriosi, ma lo
svenimento di dante alla fine del colloquio è riflesso di umana partecipazione.
Dante nel poema divide sempre piano umano e piano divino sostenendo che il
primo è subordinato al secondo, si ha un esempio con il racconto di ulisse nel 26
canto quando lui dice che il suo viaggio non è stato permesso come a dante per
intercessione divina ma ha dovuto sfidare dio. Dante è un uomo combattivo,
ama i magnanimi e ha ribrezzo per i pusillanimi. La politica è un argomento
portante, con profezie e invettive contro la chiesa o contro le fazioni in lotta. La
temporalità varia in quanto il paradiso e l’inferno hanno tempi fissi, i dannati e i
beati non lasceranno mai la loro sede, il purgatorio invece ha tempo variante
perché i dannati che espiano le loro colpe hanno la possibilità di accedere ai cieli.
Il paradiso non ha la compattezza e tangibilità dei luoghi infernali e del
purgatorio, ma è descritto secondo due fattori, luminosità e musica. E la vista del
poeta si perfezione man mano si avvicina alla vista di dio, alla contemplazione.
Anche nel paradiso ci sono elementi poltici, morali e civili come nel canto di
giustiniano, l’invettiva contro chi cerca di strumentalizzare l’impero.

La commedia come poema totale, in quanto in questa opera convergono le


esperienze cruciali della vita di dante e le sue idee. Temi vari: amore come eros e
come sublimazione, diatribe tra fazioni ma si prospetta la grande utopia politica,

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versi popolari e versi filosofici e scientifici, registri espressivi variegati:
drammatico, lirico, epico, polemico, ironico, sarcastico ecc. unione tra reale e
mistico. Tutti questi elementi sono inseriti in un’opera organica. Dante è autore,
regista e personaggio. Egli passa dal libello della sua vicenda amorosa(vita
nuova) al libro della conoscenza filosofica(convivio) alla summa risolutiva del
poema che recupera il passato unendolo con profezie, cultura, invenzione,
ragione e fede.

Tra autobiografia culturale e destinazione politica, la commedia è anche


un’aurtobiografia dantesca poiché ripercorre le tappe della sua evoluzione di
intellettuale e di uomo. Come dice Gianfranco contini “il viaggiatore
d’oltretomba è un uomo di lettere”. Egli canta l’amore per beatrice come i suoi
colleghi non erano riusciti a fare, la trasmuta in fede. L’obiettivo politico è quello
della restaurazione dei due grandi poteri del papato e dell’impero con il rispetto
reciproco, che possano portare la pace nella realtà segnata da conflitti tra
fazioni, corruzione del papato, debolezza dell’impero e arroganza delle
monarchie emergenti. Anche se le sue idee politiche non sono diventate
concrete è il suo impegno morale ad essere premiato oltre alla grandezza della
sua opera. Egli con i suoi versi si applica per sconfiggere le ingiustizie, è la
missione che gli viene assegnata da cacciaguida, il poema sacro farà conoscere il
male al mondo e sarà una guida per il bene. Il trisavolo investe dante della
dignità di poeta. Il poema di dante è combattivo, è un grido.

Il plurilinguismo, la varietà stilistica, il lavoro metrico, dante riserva 15 anni della


sua vita per la stesura della commedia, tanto che riferendosi all’opera dice “che
m’ha fatto per molti anni macro”. Padre della lingua italiana poiché con lui il
toscano vince e declassa ogni altra lingua italiana a dialetto. La lingua della
commedia è il fiorentino municipale al quale unisce termini di differenti
provenienze e realizza un plurilinguismo. Usa termini del luogo, dialettali, anche
il provenzale nell’intervento di arnaldo daniello, molti latinismi soprattutto nel
paradiso dove ci sono più discorsi dottrinali. C’è una progressione di linguaggio
dall’inferno in cui dante dice vecchio nel parlato, al purgatorio in cui dice veglio

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provenzale, al paradiso in cui usa il latinismo sene. In latino è il discorso di caccia
guida, l’eloquio di giustiniano e quello di san tommaso. Poche parole in greco, o
anche locuzioni inventate da dante come “papè satan” pluto. Egli è anche
creatore di parole, e mischia generi e stili differenti, dall’aulico al popolare, o
versi stilnovistici nell’inferno “amor ch’a null”, o caccia guida prima parla in
latino e poi dice “lascia pur grattar dov’è la rogna”. Poema allegorico, didattico,
simbolico.

CAP 7- FRANCESCO PETRARCA

Dalla formazione culturale alla corona di poeta, nato ad arezzo nel 1304 si
trasferisce ad avignone perché il padre aveva ricevuto un incarico alla corte del
papa clemente 5. Studia diritto e frequenta l’università di bologna. Dopo i suoi
studi torna ad avignone e il venerdì santo del 1326 avviene l’evento decisivo
della sua vita: incontra laura in chiesa. Egli intraprende la carriera ecclesiastica
ad avignone ma non ha l’obbligo del celibato, la tonsura e la recita di messa.
Amico del vescovo colonna diventa cappellano e dato che il suo impegno non è
oneroso può studiare, viaggiare e dedicarsi alle amicizie. Avviene in questo
periodo lo scambio epistolare con personalità importanti e riceve da frate dionigi
da borgo san sepolcro una copia delle confessiones di agostino. Scopre roma,ha
un figlio che morirà giovane, e inizia a scrivere poesie in volgare e il suo poema
latino “africa”. Si concentra su questo testo poiché alcuni brani riscontrano
successo ed egli vuole essere insignito della laurea di poeta che gli viene offerta
dall’università di parigi e dal senato di roma e lui sceglie roma, ma prima
petrarca si reca a napoli dove il re roberto d’angiò lo insignisce dell’alloro, e in
una cerimonia che si svolge al campidoglio nel 1341. Riceve la corona come
“magnus poeta et historicus”.

L’africa, poema in esametri in cui il poeta coltiva l’ambizione di far rinascere in


tempi moderni l’epica classica. Il modello di riferimento era l’eneide perché il
poema che ha di argomento la seconda guerra punica dal momento in cui
scipione l’africano sbarca a cartagine,vince a zama e viene onorato a roma,
avrebbe dovuto constare di 12 canti come l’eneide. Ma fu un’opera incompiuta

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in 9 libri di cui due lacunosi e resi pubblici anni dopo la sua morte. Nel poema le
due anime petrarchesche, quella dello studioso e quella dell’uomo
dall’interiorità complessa, invece di fondersi si fronteggiano. Mette in luce le sue
conoscenze maggiormente derivate da livio, e l’attenzione alle glorie del passato
si traduce in magnificazione delle sorti di roma. Il confronto tra passato e
presente fa riflettere sul confronto tra gloria umana e gloria celeste. La prima è
vana e caduca egli sforzi per ottenerla sono inutili, la seconda eterna. Egli non
racconta le guerre e le azioni ma si concentra sugli animi, i suoi eroi per una
volta non sono vincitori ma vinti, poiché dall’animo confuso e sofferente.

Le vicende biografiche dopo l’alloro, egli inizia a scrivere biografie di gente


illustre iniziando da scipione l’africano dopo africa. Ne scrive 23 da romolo a
catone il censore, “de viris illustribus”, anche gente della mitologia e biblici come
ercole e adamo. Poi francesco da carrara gli chiede del materiale storiografico su
36 figure da tradurre in pittura e petrarca mette mano a due redazioni
complessive del de viris. La sua vita e le sue opere sono in relazione in quanto le
subordina ai suoi impegni, es. andato a roma per la sommossa popolare alla
salita al potere di cola di rienzo, tribuno popolare, egli riduce il suo optimum
letterario sostenendo cola di rienzo poiché spera nella rinascita della repubblica
romana e rompe la sua amicizia con i colonna ma l’impresa del tribuno fallisce.
Nel 1348,l’anno successivo, è l’anno della terribile peste nera che si porta via
molti dei suoi amici e laura il 6 aprile. Dopo aver girato per avignone, milano,
padova, si trasferisce nel paesino di arquà dove viene accudito dalla figlia
francesca avuta dalla donna misteriosa da cui aveva avuto giovanni, e revisiona
le sue opere e scrive il canzoniere fino alla morte nel 1374.

Le opere in latino, le opere latine rappresentano gran parte del corpus


dell’autore e sono quelle per cui lui è stato acclamato. Scrive vari generi:
storiografia, filosofia morale, bucolica, invettiva e epistolografia.

⦁ le epistole, si deve proprio a lui la formazione del vero e proprio genere


letterario dotato di un suo statuto. È lui infatti che sistema

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organicamente le sue lettere, e prescinde dal destinatario,dedicando a
tutti discorsi filosofici e morali. Non hanno valore pratico ma sono
proiettate ai valori universali. La raccolta fondamentale è costituita dai
“familiarum rerum”, familiari, con 350 lettere. Egli utilizza le lettere per
scrutare la propria interiorità, ne è un esempio la lettere inviata a dionigi
del borgo san sepolcro a cui racconta l’ascesa al monte ventoux che
rappresenta la decisione di farsi monaco, in cui il fratello gherardo
procedeva speditamente animato dalla fede mentre il poeta era
allacciato alla vita mondana e la sua ascesa era lenta. Sono 19 le lettere
“sine nomine” ovvero dove vengono omessi i nomi dei destinatari, per
prudenza perché avevano contenuto politico o con forte polemica verso
il papato e la corte avignonese. Sono 120 le “seniles” di cui fa parte
un’epistola pariclare, “espistola ad posteros” autoritratto da trasmettere
ai posteri per essere imitato. Si ritrae uomo di lettere, omette alcuni fatti
politici come la sommossa per cola di rienzo, e si delinea la figura di
umanista, che usa solo il latino poiché lingua aulica, che non si fa
contaminare dalla contemporaneità e che si esprime solo nel poema
epico.

⦁ Gli scritti polemici, egli spesso si scaglia contro ideologie alle quali è
contrario.es. “invective contra medicum quemdam”, in cui contrappone
al lavoro pratico del medico quello più disinteressato del letterato. In
“ de suis ipesius et multorum ignorantia” si oppone al pensiero generale
che vede Aristotele un filosofo in quanto egli non lo vede tale ma anzi
pensa che la sua scienza sia inutile e inferiore agli insegnamenti di
seneca,sant’agostino,cicerone.

⦁ Le opere latine in versi, egli in versi latini no scrive solo l’africa ma anche
66 epistole in esametri raccolte nelle “epistole metrice”, quasi un diario
privato che mostrano a volte un dialogo interiore es. “ad se ipsum”.
Anche le “bucolicum carmen” sono in esametri latini, egli considera il
genere bucolico (rilanciato dalla corrispondenza tra dante e giovanni del

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virgilio) un genere ambiguo poiché impone il travestimento pastorale di
personaggi e che carica di allegoria. A volta è il poeta a fornire la chiave di
interpretazione poiché i testi sono molto oscuri.

⦁ Le opere storiografiche, “de viris illustribus”, egli anticipa la tendenza


umanistica e si rivela attratto dalle grandi figure del passato e le
ripropone per farle ammirare ai contemporanei come uomini virtuosi
oggi inesistenti. La sua è una storiografia dei ritratti più che degli eventi,
ricostruisce la figura per mostrarne la grandezza morale. Altra opera
“rerum memorandarrum libri” incompleta, intendeva compiere una
raccolta di aneddoti e avvenimenti esemplari ripartendoli secondo le
quattro virtù cardinali, e avrebbe dovuto seguire una sezione con i vizi
opposti.

⦁ Le opere morali, “de vita solitaria” in cui tesse l’elogio della vita solitaria
appunto, “de otio religioso” che celebra l’ideale monastico. L’opera
morale più articolata è “de remediis utriusue fortune”, riflette sui due
volti della fortuna, buona e cattiva sorte. Analizza da una parte le gioie
della vita e dall’altra le pene. In questo libro petrarca mette in luce il
compito dell’intellettuale moderno: la ricerca della felicità. Cioè
l’intellettuale sa che la vita è fatta di pene ma muta il pessimismo in fede
e cerca la felicità.

⦁ Il secretum, è qui che il poeta mette a nudo la sua anima con una forte
indagine introspettiva, il titolo completo è “de secretu conflictu curarum
mearum”, tre fasi di redazione intorno al 1350. Tre libri strutturati
secondo il genere delle visioni,al poeta appare una donna, la verità,
accompagnata da un vecchio, sant’agostino, che per tre giorni lo
sottoporrà ad esame. Nel primo libro agostino rimprovera il suo
interlocutore della debolezza della sua volontà, nel secondo analizza i
sette peccati capitali e attribuisce a petrarca l’accidia, nel senso di
impotenza, nel terzo libro agostino mette alle strette il poeta

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imputandogli i peccati per lui più rovinosi ovvero l’amore laura e il
desiderio della gloria. Non c’è assoluzione finle benché il poeta sia
pentito ma la vita terrena lo lega a sé non permettendogli di avvicinarsi al
cielo. La verità assiste muta perché il suo rappresentante è agostino, cioè
colui che liberatosi dal peccato ha acquisito la verità. Egli è il modello per
il poeta sia letterario che di vita e sa che non potrà mai diventare come
lui per via dell’accidia. Il secretum è quasi un racconto autobiografico.

Le opere in volgare: sono solamente due, il canzoniere e i trionfi. E comincia a


scrivere in volgare da studente fino alla morte, con molte fasi di rielaborazione.

Il canzoniere, “rerum volgarium fragmenta”: la fondazione del libro di versi, il


canzoniere è composto da 366 poesie, tra sonetti, canzoni, sestine, ballate e
madrigali. Petrarca per comporre tale opera si discosta dai generi precedenti, es.
la vita nuova in cui le poesie erano collegate e commentate. Egli infatti
costruisce un libro di versi, una serie di rime sparse, senza spiegazioni esterne e
commenti perché questo versi sono collegati da un sottile filo narrativo e sono
ordinate e organiche dal sonetto proemiale alla canzone conclusiva. Il canzoniere
è un contenitore di componimenti poetici e subito si impone come modello di
imitazione per i secoli a venire. Le componenti basilari sono due: una
contenutistica e una strutturale, alla prima appartiene la funzione di filtro lirico
dell’autobiografia che pone al centro l’io del poeta. Per il secondo aspetto il
canzoniere si qualifica come opera chiusa in quanto è immenso il lavoro che il
lettore deve fare per leggere l’opera e comprenderla in tutte le sue sottigliezze.
Il collegamento tra i singoli testi è dato da parole o immagini o addirittura di
componenti ritmiche, es. l’associazione di laura a dafne(5-6). La raccolta è divisa
in due parti,la prima dal 1 al 263 rime in vita di madonna laura, la seconda dal
264 al 366 i morte di madonna laura. Anche se la divisione non è così netta per
esempio nei sonetti 264 e successivi laura è rappresentata ancora viva
probabilmente per rendere più dolce il transito dalla vita alla morte. La
suddivisione rappresenta anche la diversa oscillazione psicologica dell’autore:
nella prima parte rappresenta l’amore colpevole per laura e per la gloria, nella

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seconda egli manifesta la consapevolezza dei suoi errori e tenta un riscatto
morale e purificazione spirituale.

I contenuti del canzoniere, il sonetto proemiale “voi ch’ascoltate in rime sparse il


suono” espone le componenti dominanti del mondo lirico dell’autore, è una
dichiarazione poetica. Egli valuta l’esperienza amorosa e le passioni “giovanile
errore” e si apre a una confessione con il lettore e mostra gli argomenti di cui
parlerà ovvero le speranze vane e i sospiri e il pentimento. Egli mostra l’anima in
perenne dissidio che sa “che quanto piace al mondo è breve sogno” ma che egli
stesso a tale sogno(vita mondana e passioni) non sa rinunciare, che conosce la
strada per la salvezza ma continua per la strada della perdizione come nella
canzone “i’ vo pensando e nel pensier m’assale”. Il canzoniere è una raccolta di
poesie d’amore dedicate alla ceratura che ne è ispiratrice, laura. Quindi parla di
questa storia d’amore unilaterale, ma non è un diario o un immediato racconto
autobiografico. Laura agisce a più livelli nei confronti del poeta: nel piano
sentimentale suscita i suoi affanni, sul piano conoscitivo provoca le sue
investigazioni psicologiche, sul piano poetico ispira questi versi. Laura non
possiede un’identità fisica perché la sua fisionomia è sbiadita nei tratti generici
dei “begli occhi soavi, dolce riso, capei d’oro” che costituiranno l’ornamento per
eccellenza della donna cantata nei secoli a venire, la donna brutta solo parodie.
Come la donna anche la natura viene stilizzata: i paesaggi sono sfumati, spesso
solitari prediletti dal poeta poiché possono essere luoghi di fuga dalle pene
d’amore, come “solo et pensoso i più deserti campi”, ma spesso neanche i luoghi
solitari liberano dalle sofferenze. L’amore cantato dall’autore vive nella
solitudine, intanto è rivolto ad un fantasma e poi non ha bisogno della vista ma
del rimpianto, del sogno. “chiare, fresche, dolci acque” che dentro una cornice di
idillio rappresenta laura in duplice aspetto: sognata del passato e immaginata
nel futuro, pietosa alla sepoltura del poeta. La non concretezza di laura non la
rende inesistente anzi è una creatura presene nell’essere assente. La morte non
modifica la sostanza della sua immagine ma ha un ruolo definitivo nella struttura
perché permette di ancorare a un evento preciso il pentimento e il rimorso e

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quindi iniziare la redenzione che passa dal sonetto in cui lei è consolatrice “né
mai pietosa madre al caro figlio” e alla fine nella celebrazione della vergine.
Laura si configura nel particolare sonetto”movesi il vecchierel canuto e bianco”
che parla di un uomo che faticosamente si reca a roma per contemplare il
sudario e serve da paragone al fatto che il poeta non ha appagato il suo
desiderio amoroso come dice l’ultima terzina “così lasso talor vò cercand’io,
donna, quanto è possibile in altrui la disiata vostra forma vera”. È la poesia più
erotica del canzoniere. Alcuni critici dicono che il vecchietto nelle vie per arrivare
a roma fosse andato a prostitute così come l’autore fa per sopperire al suo
desiderio. Petrarca è instabile mentalmente in quanto non riesce o a
dimenticarsi dell’amore o ad appagarlo, preferisce ricordarlo e soffrire. Il nome
laura richiama “laurea, lauro ecc”, quindi rappresenta l’altro grande peccato
giovanile ovvero la sete di gloria. Attraverso la figura di laura quindi il poeta
tocca nel canzoniere tutti i temi a lui cari o che lo fanno soffrire: paura della
morte, la memoria, la vanità delle cose terrene, fuga del tempo ecc. Egli mostra i
suoi dubbi esistenziali e si ha allora la caratteristica elegiaca(malinconica) della
poesia petrarchesca, con la trama di sospiri, lamenti, lacrime. L’esigenza
dell’autoanalisi è più forte nella seconda sezione del canzoniere cioè alla morte
di laura. Egli non ha la visione stilnovistica della donna che salva, lui non riesce a
conciliare umano e divino. La poesia conclusiva è “vergine bella, che di sol
vestita” invocazione alla vergine che si può rapportare alla preghiera di
intercessione della vergine nei confronti di dante formulata da san bernardo
nell’ultimo canto del paradiso. Il parallelismo è dato anche dal procedimento
ascensionale, e si chiude con la preghiera alla vergine appunto a cui petrarca si
rivolge umile e sofferente invocando la pace, pace è la parola conclusiva. E
questa parola chiude anche un testo civile del poeta “italia mia, benché il parlar
sia indarno” canzone politica per eccellenza che finisce con “i’ vo gridando pace
pace pace”. Per alcuni sonetti del canzoniere il poeta si rifà all’apocalisse di
giovanni e usa termini aspri, invocazioni cupe e indignazione come nei sonetti i
cui inveisce contro la corte avignonese es.114 e altri. Egli usa un lessico

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infiammato e mostra le sue ideologie politiche profetizzando donne lagrimose a
causa della roma avvilita dal ceto nobiliare emergente(spirto gentil). In “italia
mia” il poeta esorta i signori d’italia a promuovere la pace e che si può
raggiungere solo liberando l’italia dallo straniero. Egli si fa portatore di valori di
civiltà e moralità e si sente superiore all’uomo politico.

Lingua, stile, metrica del canzoniere. L’alta coscienza che l’autore ha del valore
della letteratura fa sì che le sue opere siano curate e perfette in scelte
linguistiche e stilistiche. Egli non si esprime liberando la pressione incontrollata
della propria sofferenza ma la mitiga con l’analisi. Ancora nel proemio gli
esempi: i “sospiri” dichiarano l’ispirazione malinconica, e “il vario stile in ch’io
parlo e ragiono” dichiarano l’atteggiamento di rimozione dei sentimenti sotto la
veste letteraria. Egli sostiene che solo la poesia concede quegli equilibri che la
vita non permette. Egli opera una severità selettiva che lo porta a un lavoro
estenuante per anni. Si differenzia da dante che invece mischiava generi, lingue,
dialetti. La sua poesia è pura ricerca interiore, non è altro. Egli usa quindi un
numero limitato di vocaboli depurando il fiorentino da elementi vernacolari e
espressioni extraletterarie. Dante plurilingista, petrarca il contrario,
unilinguismo. (gianfranco contini che ha detto che petrarcasi è chiuso in un giro
di inevirabili oggetti eterni sottratti alla mutabilità della storia). Dante nella
commedia ha usato 27.700 lemmi, petrarca nel canzoniere 3.275. petrarca
ricerca l’eleganza ed ecco l’abbondare di latinismi, e scarso uso di gallicismo di
cui dante si è molto servito. Ma anche lui si è fatto influenzare dalla poesia
oltralpe es. il senhal, cioè l’occultamento-allusione del nome dell’amata(l’aura in
petrarca). Nelle sue poesie predomina la valenza del suono di ogni singola
parola. Anche la metrica funge a questo compito, l’uso del sonetto in
maggioranza, e dà organicità e un perfetto equilibrio formale che racchiude la
dialettica contrastive dell’analisi psicologica del poeta. Anche gli endecasillabi
danno ritmo, e poi spesso l’accoppiamento di termini di stesso significato come
canuto e bianco, dittologie sinominiche. Uno dei procedimenti privilegiati è la
struttura binaria dei versi “poggia di lagrimar, nebbia di sdegni”, o con chiasmo

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“li occhi sereni e le stellanti ciglia”, molte antitesi “el riso el pianto”, come gli
incipit di due sonetti 224 e 230 “cantai or piango” e “piansi or canto”, usa
dicotomie “di pensie di pensier, di monte in monte”. Egli usa in maniera
persistente questi schemi compositivi quasi come una grammatica della lirica e
assieme al decoro letterario nasce il fenomeno del petrarchismo, modello
imitato nel cinquecento. La bipartizione e i contrasti della sua psiche sono
rappresentati così in questi parallelismi, simmetrie, dicotomie ecc. la poesia è
rappresentazione dell’anima e “cantando il duol si disacerba” ovvero allevia il
dolore della vita.

Il poema “i triumphi”, il canzoniere è un’opera composta da frammenti ma è


tutt’altro che frammentaria perché ha equilibrio interno. Egli però non è in
grado di rendere organico un discorso perché per lui è impossibile inquadrare il
reale entro regole fisse. È un esempio del suo fallimento l’opera i trionfi,
petrarca ha tentato di finirla per più di 30 anni. I trionfi svelano una tormentata
storia esterna che vede l’autore alle prese con un poema che non riesce. Si basa
sulla commedia soprattutto, e sull’amorosa visione di boccaccio, e usa la
terzina. Sviluppa la struttura in sei quadri che dovrebbero rappresentare sei
successivi trionfi i maniera ascensionale. Trionfo d’amore, di castità, della morte,
la fama, del tempo, l’ultimo è la celebrazione della gloria di dio. Emerge la
cultura, ma è un poema statico e che procede lentamente. Molti artisti
dell’umanesimo però lo considerarono importante. Le parti più partecipative
sono quelle in cui emerge l’io lirico ma sono poche es. l’evocazione di laura
morta. Per il resto è molto fissa come opera.

Cap 8- esperienze poetiche del trecento

Dopo dante- i commenti alla commedia, dopo la stesura della commedia è


fervido il lavoro dei commentatori che cercano oltre che di approfondire il
poema anche di interpretare i sereti coperti dalle allegorie. Jacopo alighieri ,
figlio del poeta, si limita a commentare solo l’inferno in volgare, poi altri sempre
alcune parti, fino a jacopo della lana che lo commenta integralmente. Anche un
altro figlio di dante, pietro, commenta la commedia mettendola a comfronto con

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testi classici per mostrare la cultura del padre, o un anonimo dell’accademia
della crusca che ricorre ad altre opere dantesche per l’esegesi del poema. Anche
boccaccio commenta i lavori danteschi, ne è prova il commento di benvenuto da
imola che si riconduce a boccaccio.

I poemi allgorico-didattici- tutte le opere che imitano la commedia oltre a non


esserne all’altezza appaiono inadatte perché il genere è ormai attardato.
L’allegorismo didattico cui dante si rifà è ripreso dal maestro brunetto latini ed è
jacopo alighieri a imitarlo nella maniera più consona. Fazio degli uberti con il
“dittamondo” crea un’enciclopedia di scienza e storia in terzine ma lascia il
lavoro incompleto alla sua morte, narra di un viaggio per il mondo. Così come
nel “quadriregio” federico frezzi immagina pure un viaggio attraverso regni dei
vizi e delle virtù. Un’opera di contestazione della commedia di francesco stabili
cnosciuto come cecco d’ascoli, egli è autore di opere scientifiche in latino e la
sua opposizione a dante culmina nell’invettiva in cui in nome dell’obiettività
scientifica contrapposta all’allegoria, afferma la superiorità della sua opera
dicendo “qui non se canta al modo del poeta che finge immaginando cose vane,
qui no si gira per la selva oscura”.

La traduzione lirica- la poesia in toscana, i poeti toscani del trecento sono di


poco rilievo che imitano i modelli dello stilnovo e scrivono di politica e morale.
Fazio degli uberti, matteo frescobaldi, gianozzo sacchetti che forse è il più
notevole, non raffinato ma aspro, parla di fortuna che è tema ricorrente nelle
poesie del trecento. Famoso anche il fratello franco sacchetti che scrive poesie
musicali in cui si prende gioco delle strane parole fiorentine. Anche la lezione
petrarchesca viene percepita, come da sennuccio del bene. Solo a fine secolo o
addirittura nel quattrocento si vede il modello petrarchesco a pieno, come in
buonaccorso da montemagro, cino rinuccini che crea un canzoniere simile al
petrarca.

L’area veneta e niccolò de rossi, egli è ammiratore di dante e contribuisce


all’espansione della letteratura toscana in area veneta.

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Poesia narrativa e poesia popolare- la letteratura franco veneta, nascono forme
poetiche che rilanciano avventure cavalleresche, che arrivano tramite la
diffusione francoveneta dalla francia. La lingua è un misto tra francese letterario
e veneto infarcito di francesismi. La corte d’este diventerà l’epicentro del poema
cavalleresco in seguito a metà quattrocento con i capolavori di matteo maria
boiardo e ludovico ariosto.

I cantari, nel trecentosi ha il gusto del narrare secondo il genere dei cantari
ovvero i giullari, o di corte o di strada. Usano l’ottava rima su cui si fonderanno i
poemi cavallereschi. La materia ei cantari è molto varia, gli argomenti sono
ricavati da romanzi bretoni, leggende carolinge, mitologia,fabliaux e anche
cronaca contemporanea. Esponente importante della letteratura municipale del
trecento è antonio pucci. Stile di questo genere: gusto del favolistico, intrecci
variegati, topoi descrittivi standardizzati, linguaggio convenzionale ecc.

La poesia e il rapporto con la realtà- l’inclinazione moralistica di bindo bonichi,


egli è autore di canzoni pedanti e monotone ma più arguti sono i sui sonetti in
cui tende a semplificare i problemi a volte banalizzandoli e usa espressioni
amare nei suoi lavori moralistici.

La poesia municipale di Antonio pucci, egli rappresenta il mondo della civiltà


comunale e si esprime in maniera seria per creare dei modelli di
comportamento, e arguto quando ritrae bozzetti di uomini come il pollaiolo
disonesto ecc. egli soddisfa il pubblico con le sue narazzioni semplici, crea quasi
uno zibaldone, “libro di varie istorie” che ha componimenti personali e passi di
altri autori. Per lui firenze è il centro del mondo infatti egli ha uno spirito
popolare, racconta avvenimenti cittadini con stile semplice e chiaro.

I poeti di corte, la realtà politica delle signorie favorisce l’espandersi dei poeti di
corte, cioè quei poetiche giravano di corte in corte e mettevano a servizio la loro
penna avendo in cambio imprecazioni contro la sorte malvagia ed è per questo
che venivano chiamati poeti disperati poiché le loro canzoni erano indirizzate
contro tutti e contro tutto e adulavano il signore. Esponenti: antonio da ferrara,

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francesco di vanozzo, il saviozzo. Sono poeti che hanno vite disordinate e spesso
muoiono suicidi. Il loro stile è un misto di aulico,dialetto,canzone, poesia.

La scelta del latino: i preumanisti padovani

All’inizio del trecento alcuni adottavano il latino vedendolo superiore, cioè


prefigura leistanze dell’umanesimo. L’epicentro è padova. Il maggiore esponente
del preumanesimo è albertino mussato.

Cap 9- giovanni boccaccio

La giovinezza e le opere del periodo napoletano- le rime, boccaccio nasce


probabilmente a firenze nel 1313, figlio di boccaccio di chellino detto
boccaccino, mercante. Il padre si trasferisce a napoli per lavoro e il figlio lo segue
iniziando l’attività di mercante ma mentre studia diritto canonico. Egli non
svolge tali compiti con piacere ma i corsi giuridici gli fanno conoscere cino da
pistoia, professore di diritto, che lo sensibilizza alla lettura di dante e dello
stilnovo ma egli oltre a questo continua i suoi studi dedicandosi pure alla
scienza, lettura di poeti latini,storici classici in particolare livio e romanzi
francesi, quindi formazione culturale caratterizzata da un forte eclettismo. Egli
scrive in prosa, versi, latino e volgare, e si concentra sul volgare. Egli ventenne
scrive le “rime” in volgare che si dice abbia bruciato in quanto inferiori alle rime
petrarchesche. La silloge, raccolta, delle sue rime, consta di 126 componimenti a
lui attribuiti e 41 di dubbia attribuzione. L’influsso petrarchesco si nota nel tardo
boccaccio in poesie sul tempo, sulla vergine, su dio. Boccaccio stesso colloca le
sue poesie in un ruolo marginale rispetto alle altre sue opere.

La vocazione narrativa- in prosa e in versi, la vocazione di boccaccio non è


l’ispirazione lirica ma la narrativa. La sua prima opera importante è il “filocolo” fatica
d’amore, un lungo romanzo in 5 parti. Primo romanzo avventuroso scritto in prosa
perché prima venivano scritti in versi. La materia è tratta dalla tradizione popolare:
le avventure di Florio e Biancofiore erano note in tutta Europa quanto quelle
di Tristano e Isotta, e solo in Italia per esempio esisteva un poemetto popolare
in ottava rima intitolato Cantare di Florio e Biancofiore, per non contare le varie

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versioni in francese che circolavano. Boccaccio però ne fece una personale
rielaborazione, inaugurando anche il nuovo stile in prosa. In questa opera
comunque Boccaccio fece una trattazione forse troppo erudita e retorica della
materia ingenua e popolare, tanto da appesantire spesso il testo con artifici della
retorica latina e svilire la freschezza della narrazione. Egli coniuga in questa opera la
cultura alta con la quale si era formato quindi scienza, natura, e la cultura bassa
della vita mondana, amori, svaghi giovanili. Egli cerca di approdare a una letteratura
“mezzana” per fare avvicinare alla lettura due fasce di pubblico opposte, dotti e
donne. Egli nel quarto libro tratta le questioni d’amore e si svolgono nel luogo
ameno, prediletto dal raccontatore, dove egli si cimenta nelle narratio brevis, che
anticipa lo schermo descrittivo del decameron, qui compare fiammetta e si discute
appunto su questioni amorose come se sia meglio amare una donna sposata o
vedova ecc. Poi boccaccio si dedica al “filostrato” vinto d’amore, poema in ottave
che per argomento risale al mondo omerico. Tra le avventure d’armi l’autore isola la
storia d’amore. In quest’opera c’è la tematica della separazione. Il testo è
importante in quanto inaugura l’ottava narrativa e significativo perché verrà
utilizzato da modello. Boccaccio ha la tendenza a sperimentare nuovi generi, autore
del primo romanzo in prosa, primo a utilizzare l’ottava e poi si cimenta in un poema
epico “teseida” volendo essere il primo a cantare di marte e delle sue fatiche. Egli
voleva rispondere a dante che nel de vulgari eloquentia aveva detto che nessuno
mai aveva scritto argomenti epici in volgare. Egli però che voleva l’equilibrio tra armi
e amore non ci riesce perché dà più importanza alle vicende amorose.

Le opere del periodo fiorentino- l’allegoria: la comedia delle ninfe fiorentine e


l’amorosa visione, a causa di problemi economici boccaccio deve lasciare napoli e
tornare a firenze nel 1341, e per farsi accettare inizia a scrivere secondo i dettami
fiorentini del 200-300. Scrive allora “la comedia delle ninfe fiorentine” nota pure
come “ninfale d’ameto”. Come la vita nuova di dante, l’ameto è un prosimetro cioè
misto di poesia e prosa e che usa la terzina dantesca nelle parti in versi e ciò ha un
motivo centrale, ovvero la forza purificatrice dell’amore. Infatti l’opera racconta del
pastore ameto, rozzo e brutale, che dopo aver conosciuto le sette ninfe che

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rappresentano le virtù cardinali e teologali acquista umanità e contemplazione
divina. L’autore mischia egloga pastorale, poemetto allegorico e novellistica (quando
le ninfe racconta nodi sé dentro la cornice del locus amoenus). Ancora più allegorica
è “l’amorosa visione”, poema di 50 canti in terzine, in cui boccaccio imita dante sia
nella metrica che nella concezione della visione divina. Racconta di un uomo perso
in un deserto al quale viene in aiuto una donna gentile, quindi esordio dantesco.

L’elegia di madonna fiammetta, narrazione in prosa in cui fiammetta si rivolge alle


innamorate donne per raccontare del suo amore extraconiugale per panfilo, infatti
lei è sposata. 9 capitoli sono articolati sulle avventure di panfilo che parte, l’amore
prima corrisposto per fiammetta, poi lui la tradisce ecc. è un discorso letterario
sull’amore non una semplice narrazione, è un lungo monologo preso da ovidio e
molte delle frasi della protagonista sono traduzioni letterali dai classici come la
medea e la fedra. L’autore inserendo i classici all’interno dell’opera fa notare come
quella di fiammetta sia una disperazione dotta e quindi valuta l’elegia uno stile alto
non come dante che lo considerava stile povero nel de vulgari. Infatti boccaccio per
eliminare il concetto che l’elegia sia umile mette come protagonista fiammetta che è
un’aristocratica e usa uno stile alto e prfezione retorica. L’elegia non ha un finale
risolto positivamente o negativamente come commedia e tragedia, in quest’opera
sia la storia d’amore che la storia del libro rimangono aperte.

Il ninfale fiesolano, poemetto di 473 ottave sulle origini leggendarie di fiesole, alle
quali si risale attraverso la storia di due innamorati, un pastore e una ninfa. Lei
sedotta dal pastore infrange il votodi castità, diana la punisce tramutandola in
fiume, il pastore muore, e il figlio nato fonda fiesole si impone come portatore di
civiltà e valori. Boccaccio ripropone l’ambientazione pastorale dell’ameto e crea un
poema eziologico ovvero sull’origine di un luogo. Oltre alle situazioni sentimentali
esplora la psicologia dei personaggi, poi dal mito si passa alla storia quindi alla
civilizzazione.

Il Decameron- la struttura del libro di novelle, è il capolavoro della narrativa in


forme brevi, scritto intorno al 1350. Il titolo richiama la lingua greca come alcune

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delle sue opere del periodo napoletano filocolo e filostrato, ed è ricalcato
sull’hexameron”, sei giornate, di sant’ambrogio. Consta di 100 novelle raccontate da
un gruppo, una brigata, di sette donne e tre giovani,che si allontanano da firenze
per sfuggire alla peste scoppiata nel 1348. Le novelle sono ripartite in 10giornate e
ogni giornata conta 10 novelle, raccontate a turno dai componenti della brigata.
Sempre a turno un componente è nominato re o regina della giornata e ha il
compito di indicare l’argomento al quale narratori devono attenersi. L’opera è
preceduta da un proemio in cui l’autore indica le donne come destinatarie
giustificando così il sottotitolo del libro “decameron galeotto”: così come galeotto
era disposto a favorire l’amore di lancillotto, così boccaccio si augura di poter
compiacere le donne innamorate con il suo libro scritto con i fini di diletto. Sempre
nel proemio anticipa che le sue storie saranno di generi diversi “cento novelle, o
favole, o parabole o istorie che dire le vogliamo”. Ma in realtà il termine novella
assorbe al suo interno istorie favole e parabole. Oltre al proemio c’è un’introduzione
in cui si descrive l’occasione storica, la peste, che fornisce il pretesto per raccontare.
Alla fine c’è la conclusione dell’autore in cui delinea alcuni punti della sua poetica es.
il linguaggio. Alla fine di ogni giornata c’è pure una conclusione fatta dal re o dalla
regina che è costituita da una ballata e fornisce la cornice da far interagire con il
corpus delle novelle per comprendere la complessità del libro. Boccaccio costruisce
un “novelliere” nel periodo in cui petrarca costruisce “il canzoniere”.

La peste, la fuga in contado, la scelta del narrare, boccaccio dichiara di dover iniziare
la narrazione “quasi da necessità costretto” ovvero la situazione di firenze devastata
dalla peste, e solo così trova giustificazione l’ingresso in scena della brigata che
decide di trascorrere nella letizia del narrare il tempo funesto. C’è il contrasto tra
mondo devastato e mondo pacifico in cui si ritrovano una cerchia di giovani
selezionati, giovani belli nobili e ricchi. Disordine, tormento e paura in contrasto a
equilibrio, serenità e moralità. La brigata vive seguendo la ragione, la trasgressione
si ha solo se concessa dalla brigata come a dioneo al quale viene lasciata la libertà di
esulare dai limiti tematici della giornata e di raccontare la sua novella per ultimo,
per il resto è tutto regolare e scandito da regole stabilite. La regolarità è vista come

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onestà, virtù dominante della brigata. La piacevolezza della convivenza e il sollazzo
sono il risultato dei racconti dei giovani che sono a turn produttori e ascoltatori.
Tutti i racconti sono smistati a seconda degli argomenti, il decameron diventa quindi
una scuola che insegna a raccontare, concreto esempio dell’arte del novellare. Le
norme da seguire nella tecnica del racconto non sono esplicate dall’autore ma sono
affidate a una novella: la prima della sesta giornata, la cui importanza è rimarcata
dalla sua esatta posizione centrale nell’opera, attraverso il racconto di madonna
oretta vengono fissate regole basilari. Questa è una metanovella poiché costituisce
una riflessione sul narrare ed è istruttiva per due ragioni: la prima perché dice che la
novella non deve avere fine didattico ma ludico, deve suscitare piacere; la seconda
perché rivela come il piacere non sia ottenuto attraverso il contenuto ma attraverso
la forma, la formalizzazione è l’atto risolutivo dell’arte del narrare.

Le dieci giornate del decameron:

⦁ La riprovazione del male, la fortuna, l’ingegno (giornate 1-3), nella prima


giornata per volere della regina pampinea “si ragiona di quello che più
aggrada a ciascheduno”,è un modo per saggiare i vari novellatori e viene
proposto e poi rimosso immediatamente il tema più scottante ovvero quello
inerente la fede, con la figura del primo personaggio memorabile, ser
capparello, definito “il peggior uomo che forse mai nascesse”. Quindi nella
prima giornata si vagliano i vizi e i mali insiti nella religione e si inizia con le
giornate a tema. Argomento della seconda giornata è la fortuna, ovvero “chi
da diverse cose infestato, sia oltre la sua speranza riuscito a lieto fine”. Nella
terza giornata l’argomento è l’ingegno, “chi alcuna cosa molto da lui
desiderata con industria acquistasse”. Ovviamente l’oggetto del desiderio è
l’amore e la soddisfazione erotica, ed è tale argomento che ha reso
boccaccesco come osceno.

⦁ Tragedia a lieto fine nell’amore (giornate 4-5), la terza e la quarta giornata


sono divise da una separazione più netta perché la quarta giornata è
preceduta da un intervento dell’autore che in prima persona difende le

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trenta novelle precedenti dalle critiche che vede boccaccio fin tropo
disponibile a compiacere le donne e lui per difendersi mostra con più forza la
sua convinzione che le pulsioni naturali siano più forti della razionalità, nella
“novella delle papere” centunesima novella quindi non fa parte dell’opera,
che racconta le vicende di un ragazzo che viene tenuto lontano da ogni
tentazione ma non resiste a quelle che il padre ha designato come papere, le
donne. Il quarto libro ha come argomento l’infelicità in amore e il
protagonista è filostrato che mostra il suo destino già dal nome. La giornata
si apre con la novella che ha per protagonista l’eroina tragica per eccellenza
del decameron, ghismonda, figlia di tancredi principe di salerno, la quale
vedova si innamora di guiscardo valletto del padre. Quando la loro storia
viene scoperta il padre lo fa uccidere e ghismonda prima di darsi la morte
anche lei rivendica al padre i suoi diritti. Al centro della giornata c’è la storia
comica di frate alberto che si traveste da angelo gabriele per sedurre una
donna, poi la storia di lisabetta da messina. La quinta giornata parla pure
dell’amore ma di quello felice, per esempio la storia di due amanti che
sorpresi a letto dal padre di lei vengono favoriti al matrimonio perché di
stesso rango, altri amori a lieto fine come quelli di nastagio degli onesti e
federigo degli alberghi al quale per la sua nobiltà d’animo è consentito di
sposare la donna che ama.

⦁ I motti e le beffe (giornate 6-8), nella sesta giornata si ragiona su chi è uscito
da una situazione imbarazzante con una battuta felice, es. il cuoco chichibio
o cisti il fornaio. L’eccellenza del motteggiare è assegnata all’illustre guido
cavalcanti che è protagonista della nona novella in cui mette insieme due
termini opposti “onestamente villania”. L’ultima novella della giornata è una
novella di pronto avvedimento, ne dà prova frate cipolla che non si perde
d’animo in una situazione ardua, cioè durante la predica ai cittadini di
certaldo era convinto di mostrare loro la penna dell’angelo gabriele invece
trova nella cassetta del carbone e rimedia subito dicendo che sono i carboni
con i quali fu arrostito san lorenzo. Egli è in grado di investire il suo uditorio

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con termini particolari, iperboli, giochi di parole, e ciò rende la novella
particolare. Una sottile distinzione differenziale novelle della settima e
dell’ottava giornata, ovvero la diversa modalità di impiego della beffa: la
beffa finalizzata a esiti pratici e vantaggiosi e la beffa come esercizio di
malizia gratuita. Nel primo caso, settima giornata, le artefici sono le
malmaritate, giovani donne insoddisfatte del loro matrimonio e si ha il
triangolo amoroso che si conclude paradossalmente con il rafforzamento
dell’immagine pubblica di donna onesta. Nell’ottava giornata c’è il beffato
per eccellenza calandrino che per la sua semplicità è vittima di beffa da parte
di bruno e buffalmacco.

⦁ Dalla libertà tematica all’esaltazione della magnificenza (giornate 9-10), nella


nona giornata non ci sono limitazione tematiche e ognun ragiona di ciò che
più gli aggrada. E ricompaiono argomenti non trattati a sufficienza o che
necessitano ancora spazio, si riparla della beffa con i personaggi già
conosciuti. Nella decima giornata il re panfilo invita i narratori a impegnarsi al
massimo e si crea una sorta di gara in cui ognuno cerca di superare chi l’ha
preceduto. La gara culmina nella penultima novella in cui si ha il cittadino
torello che ospita con umiltà il nobile saladino a dimostrazione del fatto che
sono più importanti i valori cavallereschi della stirpe. La novella conclusiva è
la novella di griselda, ma anche nota come la novella del marchese salluzzo
che mette alla prova la fedeltà di griselda. Salluzzo è noto non per la sua
virtù ma per la sua matta bestialità e incarna l’autoritarismo del potere
feudale.

I grandi temi: l’amore e il denaro, eros e economia, o meglio ancora le donne e i


mercanti. La tematica amorosa è trattata nei suoi plurali aspetti, e compaiono
varie figure di donne come la passionale o la passiva. Boccaccio si rivela dalla
parte delle donne che agiscono spinte dai sensi,e avverso a quelle che agiscono
per denaro. L’ultima novella dell’ottava giornata mette in contrasto eros e
denaro, cioè madama iancofiore e il mercante salabaetto, boccaccio fa vincere il

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mercante e ne delinea i valori, scaltrezza, capacità,ingegno,razionalità. Bocacccio
ne critica solo l’intraprendenza che porta al rischio e la voglia di ascesa sociale.

Le fonti e la parodia, le fonti sono varie: apuleio, letteratura romanza,poeti


provenzali, fabliaux, e due fonti italiane come “il novellino” e alcune questioni
della sua opera “filocolo”. Spesso i testi vengono rielaborati ed è frequente il
procedimento di ironizzazione, tutto il decameron è percorso da un filo della
parodia che ribalta al suo interno tutte le fonti alte.

Le scelte espressive, il realismo di boccaccio consiste nell’approssimarsi agli


eventi reali come un laico ovvero senza preconcetti, giudicando di volta in volta
man mano che avvengono,egli espone gli avvenimenti come problemi non come
esempi. Egli cerca il realismo e lo rappresenta usando nomi propri e toponimi, e
usa dialoghi e una lingua vivace del parlato e prulinguismo. In ogni novella a
seconda dell’ambientazione cambia il registro linguistico usando di volta in volta
il parlato del luogo. Quindi il linguaggio colorito dà espressività,inoltre egli crea
parole consone all’avvenimento.

Dopo il decameron:

⦁ Le opere in latino, incontro fondamentale di boccaccio è quello con


petrarca, il primo incontro avviene a firenze, poi lui va a trovare petrarca
a padova superata la crisi a seguito della decisione di petrarca di stabilirsi
alla corte di giovanni visconti, i rapporti si rinsaldano e continuano lo
scambio epistolare e gli incontri. L’epistolario boccacciano a differenza di
quello petrarchesco è più smilzo, costa di 26 lettere di cui la più
importante è quella rivolta all’amico esiliato pino de rossi per consolarlo
dicendogli che la solitudine è la condizione favorevole agli studi. Petrarca
diventa suo modello di vita e di letterato, infatti alla maniera del maestro
boccaccio riprende il genere bucolico nei “bucolicum carmen”,la più
importante è “olympia” dedicata alla figlia violante morta precocemente.
Sempre ad imitazione del maestro egli scrive alcune opere storiografiche

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come “de casibus virorum illustrium” che a differenza del testo di
petrarca privilegia gli avvenimenti piuttosto che i personaggi, egli infatti
ha un tratto narrativo. “de mulieribus claris” mostra figure di donne
illustri o conosciute per fatti nefasti come medea. L’opera erudita che
impegna maggiormente l’autore è “genealogie deorum gentilium” a cui
lavora fino alla morte. È una summa enciclopedica di testi classici e
poesie ed egli si ritiene il primo umanista ad essersi aperto verso il
mondo greco.

⦁ Le opere in volgare: il libello misogino “il corbaccio”, è l’ultima opera a


carattere narrativo,narra di una visione a lui che innamoratosi di una
vedova gli compaia l’ex marito esortandolo ad abbandonare le donne per
gli studi. Il titolo probabilmente viene da corvo che secondo la visione
medievale è identificato con l’amore che prima mangia gli occhi e poi il
cervello così come l’amore che rende ciechi e poi folli. O forse il nero del
corvo rappresenta il nero dell’abito della vedova e ciò alimenta la
radicale posizione misogina del testo. Qui si abbandona la tematica
amorosa, l’eros, e il pubblico femminile e si apre ad n pubblico di dotti
per far nascere i frutti dei suoi studi.

il culto di dante si nota nelle sue opere in volgare dopo il decameron,


“trattatello in laude di dante” e “esposizioni sopra la commedia” che sviluppano
gli appunti per le lettura pubbliche del poema ma il lavoro si interromperà con
la malattia che porterà boccaccio alla morte nel 1375. Egli però non capisce
spesso il significato profondo dei canti danteschi, es. vede francesca vittima di
un raggiro. Questo perchè egli indugia sugli aspetti stilistici e della lingua.

Cap 10- la prosa del trecento, i volgarizzamenti, anche nel trecento continua
l’attività dei volgarizzamenti, novità sono i volgarizzamenti in prosa di opere di
poesie della letteratura latin acme andrea lancia che si occupa di ovidio e virgilio. O

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ci si occupa pure di esopo producendo l’esopo volgare.

La letteratura religiosa:

⦁ Giordano da pisa “quaresimale fiorentino” opera importante perché dà


spiegazioni teologiche attraverso immagini della vita quotidiana e anche per
la lingua usata. domenico cavalca “vie dei santi padri” raccontando vicende
bibliche aggiungendo inserti narrativi per tenere l’attenzione viva, iacopo
passavanti “specchio di vera penitenza” analisi di vizi e virtù,è quasi un
trattato dei sogni perché li analizza. Colora la narrazione con tinte fosche per
mettere a paura a chi legge e farlo allontanare dal peccato, il racconto è un
exemplum di come viene punita la lussuria,l’eros.

⦁ La letteratura mistica: santa caterina, caterina da siena il massimo


esponente della prosa religiosa del trecento. 381 lettere indirizzate ad ogni
genere di persona, le sue lettere sono autobiografia mista a impegno morale
politico e spirituale. Il suo misticismo-ascetico le permette però l’impegno
pubblico. Lei per affermare le sue idee di carità e comunione dialoga da pari
a pari con i potenti, il suo obiettivo è la liberazione della chiesa da ogni
attaccamento ai beni, ripristino della centralità di roma e lei ritiene una sua
vittoria il ritorno della sede del papato a roma nel 1377. Il suo linguaggio
scritto risente delle sue emozioni, è infatti pacato a volte, impetuoso nel
discorso ai papi, affabile per dare conforto.

La storiografia:

⦁ La cronica di giovanni villani, egli è il maggior cronista del trecento, autore


della “cronica” in 12 libri che raccontano circa 2000 anni di storia, dalla torre
di babele alla calata in italia di carlo d’angiò nei primi sei libri, gli atri vanno
dal 1265 al 1348 morte dell’autore vittima della peste. Nella prima parte si fa
ricorso a più fonti, nella seconda a esperienza personale. Monotonia data
dalla scansione annalistica, prende dati statistici come il commercio, la
demografia ecc. è molto scrupoloso e attendibile. Poi inizia con donato

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velluti la cronaca fiorentina “cronica domestica” iniziando dalla sua famiglia
per poi arrivare alla firenze del suo tempo.

⦁ L’anonimo romano, “vita di cola di rienzo”, probabilmente l’autore è uno


studente di medicina a bologna che racconta gli avvenimenti di roma dal
1325 al 1357. Scritta inizialmente in latino poi redatta in volgare
romano,parlato vivace che si contrappone all’aureo fiorentino. Si ha una cura
dei dettagli nelle scene di morte dei personaggi e spesso come accade nella
morte di cola si passa al tragico al grottesco.

Un libretto pedagogico per i borghesi, conterraneo di boccaccio è paolo da certaldo


“libro dei buoni costumi” che è un manuale di istruzioni di come un buon borghese
debba comportarsi.

La narrativa: i romanzi e la novellistica, produttore di romanzi è andrea da barberino


sulle gesta dei paladini di francia e il suo repertorio sarà utilizzato per i poemi
cavallereschi. Anche bosone da gubbio scrive romanzi, ma è un genere che ha sì
fortuna ma non originale.

la novellistica:

⦁ Il “trecentonovelle” di franco sacchetti, più che nel romanzo è nella


novellistica che si creano opere originali, il libro a dispetto del titolo consta di
258 novelle ed egli ammirava boccaccio tanto che alla sua morte ha pianto la
morte della poesia stessa. Nel proemio della sua opera lo considera un punto
di riferimento. Ma non prende la struttura del decamerone infatti le novelle
non sono sistemante entro una cornice ma sono unite per argomento. Poi a
differenza del decameron dove ogni racconto è imbevuto di morale qui
invece è l’autore a intervenire con motti e moniti. Critica i costumi degradati
e rimpiange i tempi antichi. La sua novellistica non è avventurosa ma incline
all’aneddoto. C’è sempre a conclusione un motto risolutore che apre la
strada alla “facezia” che troverà riscontro nel secolo successivo. Il linguaggio
è vicino al parlato, ricco di termini dialettali, proverbi e motti. Divertente per

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chi legge e importante per i linguistiche lo considerano un documento
importante.

⦁ Altri scrittori di novelle: ser giovanni fiorentino riprende il sistema delle


cornici, è un giullare, scrive il “pecorone” racconta di un uomo e una monaca
che si incontrano di nascosto ogni sera per raccontarsi una storia a testa, in
tutto 50 novelle, su vari temi. Giovanni sercambi riproduce la situazione della
peste, ma si ha la variante del viaggio come chucer, e la sua particolarità è di
inserire la magia nei racconti.

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