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Beethoven e il suo tempo

Infanzia e giovinezza: Bonn 1770. Infanzia simile a Mozart, ma il padre di Beethoven era uno
scarso musicista, violento. All’età di 19 anni assunse le funzioni di capofamiglia in quanto il padre
era divenuto incapace di provvedere ai figli. Studiò prima col padre e altri musicisti della cappella
di Bonn, fu indirizzato allo studio del pianoforte, dell’organo, della viola e del violino. I primi
impieghi lavorativi furono presso la cappella e il teatro di corte come organista e violista. Qui poté
conoscere la musica d’opera, soprattutto Opéra comique e Singspiel.
Studi con Neefe: con lui studia composizione, pianoforte e basso continuo. Neefe era un
compositore di singspiel, appartenente allo stile sensibile di C.F.E. Bach. Fa conoscere il WTC a
Beethoven. Iniziò a farsi notare: gli furono commissionate due cantate celebrative per soli, coro e
orchestra. Fu lodato anche da Haydn.
Conte Waldstein: Protettore di Beethoven. Gli scrive delle lettere in cui gli consiglia di ereditare lo
stile classico, iniziato da Haydn, passato per Mozart. In quegli anni Beethoven stava andando a
studiare con Haydn.
Possibilità di Beethoven: Opera italiana: Poteva scegliere di entrare nel grande circuito dell’opera
italiana, diffusa in tutti i teatri d’Europa. Infatti Beethoven studiò con Salieri, massima autorità in
tale campo presente a Vienna. Opera Francese: Poteva scegliere di comporre opere francesi, che
aveva già avuto l’occasione di eseguire nel teatro di Bonn. Seppe apprezzare Cherubini e Gluck.
Non fece l’operista: l’unica sua opera fu il Fidelio, un singspiel in tedesco. Carriera Concertistica: Era
un pianista virtuoso e come molti altri al tempo poteva dedicarsi al concertismo. Sarebbe però
dovuto andare a Londra, epicentro della musica pianistica internazionale, dove gravitavano i
maggiori pianisti del tempo come Muzio Clementi. In effetti in un primo momento effettuo delle
tournée in Europa (Praga, Dresda, Berlino) dove eseguiva i suoi concerti per pianoforte e orchestra.
Fu però colpito dalla sordità (Dal 1798), e gli fu impossibile suonare. D’altronde non aveva mai
preso in considerazione di entrare nel mondo concertistico. Teoria del Contrappunto: Sarebbe
potuto divenire un esperto del contrappunto, studiò con Albrechtsberger, con il quale approfondì il
contrappunto, la fuga e il canone. Stile classico: Avrebbe infine potuto ereditare lo stile classico di
Mozart e Haydn, come aveva consigliato il conte Waldstein. Fu in effetti questa la scelta che fece.
Nel 1792 infatti prese lezioni da Haydn.
Vienna: Anni più sereni. Era già conosciuto e stimato come compositore, conteso fra le case
aristocratiche. Nel 1801 aveva già composto la prima sinfonia, tre concerti per pianoforte e
orchestra, sonate per pianoforte fino all’op.28, quartetti op.18. Lavoro compositivo: Scrittura di
abbozzi preparatori, e poi stesura dell’opera.
Inizio della sordità: Fra il 1801 e il 1802 la sordità si fece evidente. Si chiude in una vita solitaria per
non lasciar vedere agli altri la sua infermità. Sovente si innamorava delle donne di corte per cui
suonava o a cui dava lezioni, ma la disparità sociale non permetteva la relazione. Dedicava loro
delle sonate (op.27 a Giulietta Guicciardi). Nell’estate del 1802 passa il suo periodo più buio, in cui
tenta di suicidarsi molteplici volte per la misantropia aliena al suo carattere.
Nuova via del 1802: Gli ultimi sviluppi non appaiono nelle sue opere. Lui stesso, che intanto aveva
scritto la seconda sinfonia e le sonate fino all’op.31, dichiara di essere entrato in una nuova via.
Teoria dei tre stili: tre fasi rintracciabili in ogni compositore: la prima di appropriazione dei modelli
compositivi (1793-1802), un secondo periodo di maturità caratterizzato dall’inserzione del proprio
stile nelle forme compositive (1803-1815), una terza fase di superamento degli schemi e di
meditazione quasi astratta (1816-1827).
Teoria di Dahlhaus sulla “nuova via”: I lavori dal 1802 in poi sono difficili da analizzare e fuggono
dagli schemi della forma sonata. Manca in queste opere un tema principale: il primo non è
affermato abbastanza fortemente per essere un tema principale, il secondo è già appartenete alla
sfera dei secondi temi. Usa temi molto semplici e rudimentali (Quinta sinfonia) che gli permettono
di giocare sulle aspettative del pubblico, facendo sì che i temi possano essere riccamente sviluppati
in tutta la composizione. Accetta la sonata di Haydn e di Mozart, ma la sviluppa ulteriormente. Le
sottigliezze compositive, definite da Dahlhaus esoterismo, si coniugano con l’essoterismo, la
volontà di comunicare con il grande pubblico. A questo periodo corrispondono le opere più
conosciute e Romantiche, i temi eroici di Beethoven, le sinfonie dalla Terza all’Ottava (la Terza è
denominata l’Eroica), il Quarto e Quinto concerto per pianoforte e orchestra, il concerto per violino
e orchestra, sonate per pianoforte (Appassionata), quartetti per archi op.59.
Dualismo Tematico: l’essoterismo è applicato in un ampliamento delle composizioni e attraverso
l’uso del dualismo tematico. I temi primari (alla tonica) e quelli secondari (alla dominante) si fanno
sempre più contrapposti.
Rendite da tre principi: Nel 1808 ebbe il posto di maestro di cappella a Kassel da parte di Girolamo
Bonaparte. L’anno seguente l’arciduca Rodolfo, il principe Lobkowitz e il principe Kinsky garantirono
uno stipendio a Beethoven affinché rimanesse a Vienna, senza nessun obbligo verso di loro, se non
di qualche sporadica commissione. La figura dell’artista stava mutando, non più un fornitore di
servizi, ma una persona di cultura da stimare. Beethoven stesso si definì poeta dei suoni.
Composizioni dal 1810: Seconda parte della nuova via. Prima parte: temi eroici. Seconda parte:
estesa cantabilità. Quartetto op.74, Trio op.97, Sonate op. 78-90. Sonatismo pre-Haydniano. Scrisse
prevalentemente per formazioni cameristiche.
Terzo Periodo: Sordità completa, proseguì verso la sua personale ricerca musicale. Uso di forme
antiche: Fuga e variazione. Non scrisse direttamente musiche di questo genere, ma se ne
rintracciano i principi fondanti nelle sue composizioni: fugati e variazioni nelle sonate (Sonate op.
101, 106, 110, 109, 111). Maggiore pregnanza lirica, abolizione dei temi eroici. Trascura il rapporto
di aree di Tonica e Dominante, esplora altre aree, come quella di Sottodominante. Sperimentazione
armonica, coagulazioni dissonanti, audaci modulazioni.
Ultime composizioni: Ultime 32 sonate per pianoforte. Variazioni, che partono da un tema molto
semplice. Missa Solemnis, di grandi proporzioni. Ultima sinfonia, la nona. La musica che stava
scrivendo però non rispecchiava i gusti del grande pubblico, pertanto molte rappresentazioni
spesso non erano gradite, ritenute troppo complesse. La sua ultima soddisfazione il gradimento
della nona sinfonia. Molte opere venivano eseguite solo una volta, dopo la prima esecuzione
nessuno voleva più riascoltarle.
Beethoven muore a Vienna nel 1827 quasi nell’oblio. Al suo funerale partecipano più di 20000
persone, che si rendono conto di aver perso un grande personaggio della musica.