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Il Cinquecento: la musica vocale profana e sacra

Il corale: Si sviluppa in Germania a seguito della nascita del


protestantesimo. Non eseguito da cantori professionisti: il
protestantesimo era basato sulla partecipazione diretta dei fedeli,
traduzione della bibbia in tedesco. Si basavano su melodie gregoriane o
profane preesistenti con testi riscritti. Lutero sosteneva, da musicista, che
la musica potesse muovere gli affetti. Frasi marcate, intervalli semplici,
omofonia e omoritmia. Dopo l’affermazione della tonalità i corali vengono
adattati alle nuove necessità (riferimenti a Bach).
La musica della controriforma: Concilio di Trento, scissione fra sacro e
profano, si elimina l’impiego di melodie profane nel servizio liturgico
(messe parodia) e di tropi e sequenze. Non formò un nuovo stile, le
tendenze compositive non si arrestarono. La riforma prevedeva la
semplificazione della pratica religiosa al fine di mettere in luce il testo, di
ridurre le sperimentazioni compositive come le dissonanze. Cresce l’uso di
canti gregoriani. La controriforma attecchisce principalmente a Milano e a
Roma.
Palestrina e la Scuola Romana: Palestrina lavoro nelle basiliche papali a
Roma. Scrive solo materiale religioso, applica la controriforma: semplifica
la polifonia, chiarisce il testo, riduce le dissonanze e tratta morbidamente
quelle presenti (risoluzione di grado congiunto). Produzione vastissima
(1000 opere, tra cui 100 messe, 500 mottetti). Lavora a San Pietro, dotato
di un grande numero di cantori. Non usa strumenti, solo organo. Punto
all’intellegibilità delle parole, abolisce l’enunciazione simultanea di più
testi. Forte influsso del canto gregoriano. Tecniche compositive:
bilanciamento dei movimenti, a scale ascendenti seguono discendenti, a
salti ascendenti (mai più di una quinta ad eccezione di ottava e sesta
minore) seguono scale di grado congiunto discendenti. Ritmo: ascensione
al culmine e discesa fino alla fine della composizione. Nei generi che
richiedono spessore vocale usa la policoralità e la declamazione
omofonica. 104 Messe (51 parodia, 34 gregoriane, 11 profane) dove il
materiale preesistente è presentato integralmente e poi parafrasato lungo
la composizione. Melodie gregoriane frammentate in segmenti presentati
in maniera originale o rimescolati. Forte aderenza al testo. Stile imitativo.
Tomàs Luis De Victoria, allievo di Palestrina, continua la Scuola Romana in
Spagna. Subordina la polifonia alla funzione religiosa. Interrompe il
contrappunto con passi omoritmici per accentuare concetti e parole.
La Scuola Veneziana: Aderenza minore alla controriforma. Cappella di San
Marco: due cori, utilizzo sistematico della policoralità, contrasti timbrici
vocali e strumentali. Aumentano e rendono essenziale la pratica franco-
fiamminga dell’alternanza di contrappunto e omoritmia declamatoria.
Predilezione verso le voci acute di Soprano e Contralto. Uso di strumenti,
dapprima non dichiarando quali, poi dichiarati con Giovanni Gabrieli. Si
usava violino, tromboni, organo. Aderenza al testo. Andrea Gabrieli porta
l’antifonia policorale di Willaert ad un dialogo più animato, con
interruzioni, ripetizioni andamenti omofonici e omoritmici. Cromatismi
limitati. Andrea Gabrieli scrive tanto sacro quanto profano. Giovanni
Gabrieli segue ad Andrea suo zio, per il quale ha ammirazione e prende
spunto. Giovanni scrive una raccolta: “Concerti per voci, et stromenti
musicali”. Primo uso della parola concerto, indicante unione di voce e
strumenti. Primo uso di strumenti dichiarando quali. Porta avanti la
policoralità e unisce gli strumenti che eseguono parti d’intermezzo fra parti
vocali o sostegno armonico al coro. Ci sono anche parti di “tutti”. Le
composizioni non hanno una struttura a battute, sono regolate da
successioni dinamiche legate al testo. Giovanni usa per primo la dinamica,
conferisce espressività con i forte e i piano. Presenza di cambi bruschi alla
dinamica: a passi in misura binaria seguono passi ternari in stile
danzereccio. Uso di cromatismi armonici e melodici, uso di false relazioni.
Giovanni trascorse tutta la sua vita a Venezia a San Marco. Le sue
composizione ebbero vasta diffusione e furono più volte stampate.