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Via

Crucis
Via Crucis
† Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo.

R. Amen

Preghiera
O Dio, rivolgi il tuo sguardo benevolo su di noi che, assieme a
Gesù, ci accingiamo a contemplare i misteri della sua Passione;
educaci alla scuola del dolore redentore, affinché sappiamo
scoprire e accettare la nostra croce, abbracciandola con amore.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen

I Gesù è condannato a morte.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono: "Via,


via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Metterò in croce il vostro re?".
Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all'infuori di
Cesare". Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. (19, 14-16)

Dio ha voluto condividere la nostra vita nel suo Figlio, ha rivelato


a noi il suo volto misericordioso, ma l’umanità fa fatica a
riconoscere il volto di Dio che si fa tenerezza, che si fa umanità;
così spesso giudichiamo tutto ciò che di Dio ci sembra da uomo
debole, come il perdono, usurpando e trasformando il posto che
aspetta a lui e non a noi, l’essere giudice. Egli, infatti, è il giusto
giudice che attraverso la sua morte ci ha resi giusti per amore, ma
l’umanità ferita dal peccato, spesso, giudica per condannare. In
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Gesù prendono volto tutti quelli che soffrono a causa della
discriminazione, della violenza, dell’ingiustizia, della corruzione, e
nel suo infinito amore gli accoglie e con loro si fa vittima di
ingiustizia.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

II Gesù è caricato dalla Croce.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù dice: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la
propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la
salverà”. (Lc 9, 23-24).

L’amore, l’obbedienza e la preghiera diventano gli elementi


fondamentali della vita del cristiano che, lasciando tutto,
soprattutto sé stesso, vuole fare suo l’amore che Dio stesso ha
per l’umanità. Questi elementi in Cristo sono ben presenti e
diventano il segno più evidente di fiducia nella potenza di Dio
che salva; Egli trasforma il suo dolore in compassione; Gesù,
infatti, soffrendo l’agonia del dolore al Getsemani, fa sue le
nostre sofferenze, ci accompagna nel dolore del peccato che
affligge l’umanità e che nel quotidiano si trasforma in angosce,
preoccupazioni, malattie, incomprensioni, guerre e violenza. Egli
soffre con noi, prende la sua Croce per noi, e ci invita a seguirlo
nel cammino verso il Calvario dove farà morire con Lui ogni
nostra iniquità.

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Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

III Gesù cade per la prima volta.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva


la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come
agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi
tosatori, e non aprì la sua bocca. (Is 53, 6-7).

Gesù, con la faccia a terra è l’esempio più perfetto di umiltà, Egli


si presenta a noi così, umile, povero, ed è così che vuole essere
accolto. Ma è sempre la vanità e l’attaccamento al potere che
confonde il cuore dell’uomo. Queste due realtà, la vanità e il
potere, voglio mettersi alla pari di Dio offrendosi all’uomo quale
compimento di sé. Tutti siamo esposti a queste realtà, infatti, non
si tratta solo di essere tentati da cose grandi, ma addirittura i
piccoli problemi di casa, la paura, e molte altre piccole difficoltà,
possono sviare la nostra attenzione e ci possono spingere a
cercare non solo l’approvazione degli altri a scapito di quella di
Dio, come fece Pilato, ma anche l’auto compiacimento e la
mancanza di fiducia in Dio ci possono portare al rifiuto della
presenza di Gesù in noi.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

IV Gesù incontra sua madre.

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Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la


rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una
spada trafiggerà l’anima. Maria, da parte sua, serbava tutte queste
cose meditandole nel suo cuore. (Lc 2.34-35; 1,38)

Anche la fede di Maria ha dovuto trovarsi faccia a faccia con il


Calvario di suo figlio, lei, la donna di fede per eccellenza, diventa
l’esempio di vita cristiana: tace davanti al mistero dando spazio
alla piena accoglienza dell’amore del Padre nel mistero della
Croce del Figlio; lei, con Gesù, soffre come soffrono i cristiani ma,
con la forza della fede, trasforma la sua sofferenza in un’autentica
risposta di amore a Dio.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

V Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene, che


veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare
dietro a Gesù. (Lc 23,26).

La sofferenza, che spesso ci fa impaurire, diventa in Gesù il luogo


di incontro e di solidarietà della vita cristiana. Egli, prendendo su
di sé i nostri peccati si mostra a noi quale Dio solidario che per
amore condivide tutti i nostri dolori, egli si fa specchio delle

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nostre ferite e ci invita ad essere coraggiosi e a prendere con Lui
la nostra croce, ma non solo, egli vuole essere anche il volto di
chi, nella disperazione, nella paura, nel dolore, non riesce a
portare la sua croce, anzi, egli ci invita anche ad accettare di
portare la nostra croce con i nostri fratelli, ad essere umili così
come egli stesso ha voluto essere nel portare la sua Croce nel
dolore.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

VI La Veronica asciuga il volto di Gesù.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non


splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli
uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno
davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne
avevamo alcuna stima. (Is 53,2 2-3).

Gesù ci chiama accanto a sé nella sua sofferenza, in essa vuole


consolarci, ma ci permette anche di guardare il suo volto
sfigurato perché come lui, anche noi, consoliamo chi è nella
sofferenza. Gesù oggi prende il volto di chi soffre, vuole essere
consolato nei nostri fratelli; in essi Egli imprime il suo sembiante e
rimane con noi quale segno di amore perenne che attende in noi
la pietà della Veronica che si trasforma in un atto di amore
davanti al dolore.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.
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VII Gesù cade per la seconda volta.
Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Come molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere


d'uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli
dell'uomo - così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti
a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi
raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. (Is 52,
14-16)

C’è chi della regalità di Gesù si fa beffa, deride Lui, che è per
terra, e coloro che lo seguono; l’umanità fa fatica a capire di
quale genere di regalità Gesù parlasse, quale re, infatti può
cadere così a terra? Sapere riconoscere Gesù vuol dire
riconoscere la sua grandezza che si manifesta nel suo amore
verso i più piccoli, i più deboli, questi, infatti, sono quelli nei quali
Gesù ha voluto rimanere quale Figlio, quale Pastore, quale Re; è
dunque nella loro accoglienza che egli si fa accogliere, ma è
anche in loro che spesso viene schiaffeggiato, deriso, calpestato,
torturato, bestemmiato.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

VIII Gesù incontra le donne di Gerusalemme.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il


petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le
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donne, disse: “Figlie di Gerusalemme non piangete su di me, ma
piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei
quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le
mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai
monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteli! Perché se trattano così
il legno verde, che avverrà del legno secco? (Lc 23, 27-31).

In quel immenso dolore Gesù sembra non curarsi della sua


sofferenza, ma vuole essere la consolazione delle donne, anzi,
soffre per loro, per il futuro dei loro figli. Sembra quasi che Gesù
veda al di là di quella realtà presente, quasi al punto di provare
angoscia per quelle generazioni che nella storia saranno sempre
messe al margine della società. Egli, caricando la Sua Croce,
prende il volto di tutta l’umanità che a motivo del suo nome
soffre giorno dopo giorno le pene che su di loro vengono inflitte,
come i nostri fratelli in Nigeria, Egitto, e in molte altre parti del
mondo dove i cristiani, generazione dopo generazione, sono
state vittime di violenza per il solo fatto di amare Cristo.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

IX Gesù cade la terza volta.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Noi che siamo i forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità


dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di
compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo. Cristo infatti non
cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: “gli insulti di
coloro che ti insultano, sono caduti sopra di me”. (Rm 15, 1-3).
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All’amore di Dio per l’uomo giunge in Cristo alla perfezione, Egli,
il Dio onnipotente, tocca la parte più profonda della nostra
miseria e, dimorando insieme a noi si rialza per sollevare la nostra
vita a una vita di dignità: quella di figli di Dio.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

X Gesù viene spogliato.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e


ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora
quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima
a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a
sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: “Si son divise tra
loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte”. E i soldati
fecero proprio così. (Gv 19, 23-24).

Così, come i suoi crocifissori, anche noi abbiamo più volte


spogliato Gesù; infatti, della nostra fede, con il peccato, spesso
facciamo un gioco di azzardo rinunciando così alla vita stessa che
Lui nella Croce diede in dono per noi; ma il cammino che Gesù
con la sua Croce tracciò ci chiede la coerenza di vita, la rinuncia al
peccato, una risposta autentica con una fede che sappia
confidare in Lui che tutto può.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

XI Gesù è crocifisso.
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Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il


luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e
con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel
mezzo. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di
sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora,
vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava,
disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo:
"Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella
sua casa. (Gv 19; 17-18, 25-27)

Ormai, lasciato quasi da solo, la sofferenza di Gesù giunge al


punto massimo, sembra che tutta la sua vita in terra venga lì
riassunta, ogni promessa prende forma e si appresta a un pieno
compimento nel grande passo di cui la crocifissione è l’inizio. È lì
che la pura prende consolazione, è il luogo da dove il modo
viene ricreato, guarito. È lì che Gesù voleva essere riconosciuto
quale Messia, quale Re. In quel posto si spoglia di tutto
addirittura ci dona sua madre quale madre nostra, come maestra
di fede, in quel momento Maria diventa la nuova Eva, colei che
attenderà nel silenzio, assieme ai suoi figli, il Cristo che nella
Croce splende di vera gloria.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

XII Gesù muore nella Croce.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.
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Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai
compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". Vi era lì un
vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in
cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver
ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo,
spirò. (Gv 19, 28 - 30)

Gesù, nel quale in molti avevano sperato, sembra essere


sconfitto. Anche oggi il cristianesimo sembra essere stato
sconfitto dall’ateismo, dalle false dottrine dette “cristiane”, dalla
razionalità che rifiuta la fede, perfino i cristiani stessi si sentono
sconfitti da un mondo sempre più in disordine, ma in realtà
questo mondo non fa altro che chiedere la presenza di Dio. Così,
come coloro che chiedevano a squarciagola la condanna a morte
di Gesù, anche oggi l’umanità, confusa dal peccato, non sa che
chi rifiuta è chi in realtà sta cercando, Gesù.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

XIII Gesù è deposto dalla Croce.


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

“C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona


buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato
degli altri. Egli era di Arimatea, una città di Giudei, e aspettava il
regno di Dio. Si presentò a Pilato, chiese il corpo di Gesù. E lo calò
dalla croce.” (Lc 23, 50-53)

Nel silenzio della morte brilla ancora la luce della fede; è sempre
il volto di Maria che ci fa riflettere questo mistero, il suo silenzio
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che diventa piena accoglienza della volontà del Padre nella morte
del Figlio; e la pietà di Giuseppe di Arimatea che ci fa capire come
la fede possa prevalere anche davanti al dolore, anzi, è proprio
nelle incomprensioni della vita che la fede può splendere sempre
più liberamente. Morendo, Gesù ci liberò dal peccato, ecco che
l’uomo deve aderire a questo atto di profondo amore: dopo
avere percorso il cammino verso il Calvario è ora invitato ad
abbandonare con Cristo la propria vita nelle mani del Padre, a
morire pienamente al peccato.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

XIV Gesù viene deposto nel sepolcro


Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua
Santa Croce hai redento il mondo.

“Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido


lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova che si era fatta
scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del
sepolcro, se ne andò”. (Mt 27, 59-60).

Nel sepolcro di Gesù ogni cristiano si unisce alla sua morte. È


questa l’immagine del nostro battesimo, è qui che, prima della
risurrezione, Dio attua in noi, non una purificazione ma, una
trasformazione completa della nostra vita. Con Cristo l’uomo
vecchio muore e nasce dall’alto un nuovo essere chiamato a
vivere pienamente la vita di Cristo; insieme a lui il nostro antico
essere viene deposto nel sepolcro inaugurando così un autentico
cammino di fede, illuminato da essa, nel passato, nel presente,

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nel futuro. Lì, insieme a Gesù attendiamo ciò di cui egli è il primo
tra noi: la risurrezione.

Santa Madre, deh! Voi fate che le piaghe del Signore siano
impresse nel mio cuore.

Preghiera
Padre Santo, dopo aver percorso il cammino della croce,
concedici la grazia di imprimere nella nostra mente e nel nostro
cuore l´immagine di tuo Figlio crocifisso in quell´atto supremo d
´amore con cui ha rotto l´amarezza e l´insensatezza del dolore,
convertendolo in dolcezza e mezzo indispensabile di salvezza e
santificazione. Che alla costanza del dolore nelle nostre vite,
sappiamo rispondere con la costanza dell´amore, e all´intensità
della sofferenza con l´intensità dell´offerta. Per lo stesso Cristo
Nostro Signore.

R. Amen

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Cappella Gesù Divino Operaio
Via Clodomiro Bonfigli 2
Roma, Italia.