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IL Lavoro Nella Sociologia

Sociologia del lavoro (Università degli Studi di Verona)

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IL LAVORO NELLA SOCIOLOGIA


A CURA DI MICHELE LA ROSA

PRESENTAZIONE ED INTRODUZIONE:
Il volume vuole dare allo studente una visione d insieme (una cassetta degli atrezzi). La proposta è quella di
una riflessione critica e significativa per chi si avvicina alla disciplina. Si pongono due livelli di esperienza in
campo: quella iniziale di attore del sistema organizzato d impresa e quella successiva per lunghi anni di
dcente e studioso della disciplina, affiancato per altro per un non irrilevante periodo a colleghi a cui si è
ispirato. Due premesse esplicative sull impostazione del volume : l una metodologica e la seconda di
merito. Le potenzialità e i limiti del patrimonio conoscitivo delle scienze sociali prevede alcune permanenti
dicotomie conoscitive proprie della stessa conoscenza scientifica. Ci si riferisce al rapporto che deve e può
intercorrere fra: teoria e prassi; totalità e specificità ovvero macro e micro; disciplinarietà ed
interdisciplinarietà. Il primocapitolo è introduttivo, il secondo è di inquadramento generale, mentre i
successivi 3 capitoli intendono delineare, a partire da quella che può essere considerata la nascita ufficiale
della disciplina socio-lavorista, le scuole manageriali statunitensi e anglosassoni che rappresentano uno dei
due filoni teorico- interpretativi della disciplina stessa. I successivi quattro capitoli danno ragione del
secondo orientamento teorico-interpretativo dominante, quello europeo, privilegiando la sociologia
francese e italiana. Gli ultimi capitoli , rendono ragione dei più recenti orientamenti sia teorici, sia di ricerca,
cenrati sul modello giapponese e delle sue derivazioni, i problemi connessi e sulle recentissime tematiche
del postfordismo. La disciplina specialistica nasce da fatti e dati oggettivi prima ancora che scientifici,
l industrializzazione e il passaggio dalla fase artigianale e paleo-pre-industriale dello sviluppo economico
alla fase industriale propria alla grande industria che assurge a rilevanza sistemica che richiesero interventi
radicali sull organizzazione produttiva. I due filoni di analisi all interno dei quali può ricomprendersi la
disciplina socio-lavorista: la sociologia industriale statunitense, anglosassone e la sociologia del lavoro
europea. Sociologia del lavoro: disciplina che studia la collettività, che presentino un minimo di stabilità,
pur assai diverse tra loro per dimensioni e per funzioni che si costituiscono in occasion del lvoro, delle
relazioni esercitate su di loro ai diversi livelli da parte delle attività di lavoro che sono continuamente
rimodellate dal progresso tecnico, delle relazioni estrerne, tra di loro, e di quelle interne tra gli individui che
le compongono. Una definizione friedmann-naviliana che non risente degli anni che hanno segnato la sua
formazione. L industrial sociology nasce prima (900) della sociologia del lavoro ( anni 50) mentre l industrial
sociology può essere analizzata a partire dai vari paesi in cui la stessa verrà proponendosi. Le principali
trasformazioni oggettive sono caratterizzate da: - finanziarizzazione dell economia mondializzazione dei
mercati sviluppo di un terziario avanzato introduzione di nuove tecnologie- differenziazione produttiva
con invecchiamento precoce dei prodotti- ridefinizione della struttura aziendale- emergenza di processi
comunicativi-sviluppo di nuovi lati atipici. Possiamo dunque affermare che per riferiento al tema del lavoro:
1 muta il senso del lavoro dipendente con un ampia ricerca di sempre maggiore autonomia, ma accanto a
non irrilevanti condizioni societarie potenziali sorgenti di nuove dipendenze 2 muta il significato attribuito
al lavoro con una ricerca sempre più incisiva 3 muta il rapporto vita-lavoro alla ricerca di migliori transazioni
che rendono sempre meno asimmetrico tale rapporto. Varie problematiche sono: - problema del siglinicato
del lavoro: prima vi era un accezione totalizzante del lavoro, mentre ora vi è un accezion emancipativa.
Rapporto tra il lavoro e le tecnologie il rapporto tra lavoro e sua organizzazione il lavoro e la sua qualità
lavori e ritmi temporali lavoro e occupazione.

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CAP 1 SCIENZE SOCIALI, SOCIOLOGIA E SOCIOLOGIA DEL LAVORO


-CONCETTI SOCIOLOGICI FONDAMENTALI DI WEBER

--IL CONCETTO DI “OCIOLOGIA E IL CONCETTO DI “EN“O DELL AGI‘E “OCIALE MAX WEBE‘

La sociologia è la scienza sociale che studia i fenomeni della società umana, analizzando le loro cause e i
L W
occup
sociale, interpretarlo, e spiegarne gli effetti. Le parole chiave sono: - INTENDERE, ossia cogliere i significati; -
INTERPRETARE; - “PIEGA‘E L agire sociale è un comportamento umano dotato di senso soggettivo, e si
L
C puramente reattivo, ossia

viene attribuito da un soggetto agente; si ha senso intenzionato soggettivamente quando ad attribuire
L
L

--FONDAMENTI DETE‘MINATI DELL AGI‘E “OCIALE

E W A AGI‘E IN
MODO ‘A)IONALE ‘I“PETTO ALLO “COPO de chiaramente il fine e combina
razionalmente i mezzi per il suo conseguimento; B. AGIRE IN MODO RAZIONALE RISPETTO AL VALORE: si ha

principio; C. AGIRE AFFETTIVAMENTE D AGI‘E


T‘ADI)IONALMENTE

--LA RELAZIONE SOCIALE

Affinchè si abbia relazione sociale è necessario che entrambe le parti che agiscono attribuiscono un minimo

-CATEGORIE SOCIOLOGICHE FONDAMENTALI DELL AGIRE ECONOMICO WEBER

--IL CONCETTO DI AGIRE ECONOMICO

Un agire deve essere detto economicamente orientato quando è diretto a soddisfare una richiesta di
determinate prestazioni di utilità. AGIRE ECONOMICO: esercizio in un potere di disposizione AGIRE
ECONOMICO RAZIONALE: un esercizio che sia orientato economicamente, in modo razionale rispetto allo
ECONOMIA IMP‘E“A
ECONOMICA

--L O‘IENTAMENTO ECONOMICO DELL AGI‘E

L può essere tradizionale o razionale (è stato condizionato anche da fatti e


avvenimenti non economici di natura straordinaria) rispetto allo scopo.

--MI“U‘E TIPICHE DELL AGI‘E ECONOMICO ‘A)IONALE

L gire economico razionale sono: 1 La distribuzione sistematica di quelle prestazioni di


utilità, sulla cui disposizione il soggetto economico può sempre contare; 2 La distribuzione sistematica delle
prestazioni di utilità disponibili tra diverse possibilità di impiego; 3 La produzione sistematica di quelle
prestazioni di utilità per tutti i mezzi necessari che si trovano sotto il potere di disposizione del soggetto
economico; 4 L

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prestazioni di utilità che si trovano sotto il potere di disposizione altrui, o che sono esposti ad una
L di disposizione può
avvenire: 5 Mediante la costituzione di un gruppo; 6 Mediante lo scambio. Il gruppo può essere costituito al

concorrenza produttiva (gruppo regolativo); oppure per istituire un potere unitario di disposizione, allo
scopo di amministrare le prestazioni di utilità che prima si trovavano divise (gruppo amministrativo). Lo
scambio rappresenta un compromesso tra gli interessi del contraente, con cui vengono ceduti dei beni o
delle possibilità come contropartita reciproca. Lo scambio può essere conseguito e concluso su una base
tradizionale, e non razionale economicamente, o sulla base di un orientamento economicamente razionale.

--TIPI DI DIVISIONE DELLE PRESTAZIONI ECONOMICHE (CONSIDERAZIONI GENERALI)

Ogni tipo di agire sociale orientato economicamente e di associazione economica comporta una particolare
divisione e connessione delle prestazioni umane in vista della produzione di beni. Le prestazioni umane di
carattere economico possono differenziarsi a seconda che siano disponesti oppure orientate in base a
P I
L 1 Dal
punto di vista tecnico; 2 Dal punto di vista sociale; 3Dal punto di vista economico.

-FRAMMENTO SULLE MACCHINE (KARL MARX)

Il mezzo di lavoro non si presenta più soltanto dal suo lato materiale ma anche come una particolare forma
di esistenza del capitale, determinato dal suo processo complessivo, come capitale fisso. Una volta inserito
nel processo produttivo del capitale, il
macchina o un sistema automatico di macchine, attivato da un automa; questo automa è formato da
numerosi organi meccanici ed intellettuali. Nella macchina, ma maggiormente nel macchinario come

L
presenta come mezzo di lavoro de L

L parti del macchinario.


L
posta anche dal lato materiale attraverso la trasformazione del mezzo di lavoro in macchine e del lavoro
vivo (svolto dagli operai) in semplice accessorio di tali macchine. Il lavoro oggettivato si presenta
direttamente non solo nella forma del prodotto ma della produttività stessa. Le macchine rappresentano la
forma più adeguata del capitale in
L
L
Il pieno sviluppo del capitale si ha quando il mezzo di lavoro viene determinato formalmente come capitale
L
I
I
necessario al suo consumo si presenta come un carattere proprio della parte del capitale circolante che
I
circolante. Il capitale fisso produce valore, cioè aumenta il valore del prodotto, sotto due aspetti: In
quanto ha valore, cioè è esso stesso prodotto del lavoro; In quanto aumenta il rapporto tra pluslavoro e
lavoro necessario. Il capitale riduce il lavoro umano ad un minimo. Solo dove è presenta sovrabbondanza di
forze di lavoro intervengono le macchine a sostituire il la “
macchine intervengono a soccorso del singolo operaio.

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2 “OCIOLOGIA DEL LAVO‘O E APP‘OCCI DI“CIPLINA‘I L APP‘OCCIO


“TATUNITEN“E E L APP‘OCCIO TEO‘ICO-SISTEMATICO EUROPEO
L O‘IENTAMENTO “TATUNITEN“E ella disciplina)

Favorisce i caratteri micro del lavoro industriale e ha un approccio metodologico estremamente pragmatico
DE MA“I
i, privilegia i temi operativo-organizzativi del lavoro ed ha una
EMPI‘I“MO L O‘IENTAMENTO EU‘OPEO Si sviluppa
F I L
non sociologia industriale. Amplia il suo oggetto di analisi di tutte le forme di lavoro in quanto attività
-sistematica (penalizzando a
volte la ricerca empirica). Ricerca connessioni e significatività più ampie; avanza problematicità di situazioni

-ORIGINI E SVILUPPO DELLA SOCIOLOGIA INDUSTRIALE NEGLI STATI UNITI FERRAROTTI

Il gruppo parte dagli elementi tradizionali (orari di lavoro, salari ecc.) e scopre che: non importano le
condizioni fisiche del lavoro, è un fattore misterioso a far aumentare la produzione: il FATTORE UMANO. Da
qui la scoperta di ELTON MAYO: la produttività non è semplicemente legate alle condizioni fisiche ma alla
motivazione verso il lavoro, a sua volta la motivazione è in funzione del morale e il morale è in funzione
MAYO
nuove ambiente di lavoro esaltandone le relazioni informali. Da qui nascono le numerose ricerche
empiriche successive e da qui nasce la sociologia industriale. La nuova sociologia industriale sostiene che il
metodo coercitivo insieme ad un comportamento autoritario dei dirigenti può rivelarsi meno produttivo
rispetto ad un comportamento fondato sulla solidarietà di gruppo e sulla comunicazione, si arriva così ad
I

società odierna, vittima dello stato di anomia (assenza o mancanza di norme). Per MAYO la fabbrica assume
un ruolo fondamentale nella riorganizzazione della società odierna. Il processo di industrializzazione
N
come si formano e delle loro
dinamiche. Nasce così la SECONDA FASE DI SVILUPPO della sociologia industriale negli Stati Uniti: basato
A G H
vi è maggiore attenzione ai fattori che agiscono al di fuori del gruppo e che incidono sul grado di coesione,
quindi sulla solidarietà ai fini produttivi. TERZA FASE DI SVILUPPO che allarga ulteriormente la prospettiva:
stessa e il suo tipico ordine sociale (i comportamenti a
livello aziendale e di gruppo sono considerati un continuo rispetto ai comportamenti extraziendali e
assumono grande importanza nella classificazione sociale), questa fase entra in polemica con la sociologia
MAYO C L
alla struttura del complesso produttivo e a come essa incide sul lavoro stesso fino ad arrivare a considerare
tutti importanti gli aspetti di una società industrialmente organizzata.

-OGGETTO E FUNZIONE DELLA SOCIOLOGIA INDUSTRIALE GALLINO

Oggetto e funzione della sociologia industriale variano in modo notevole a seconda che le sue origini
vengano collocate a questa o quella data.

-CHE COSA E LA SOCIOLOGIA INDUSTRIALE MILLER E FROM

I
realizza una struttura di relazioni sociali. Qualcuno assume il comando, altri diventano seguaci. Nel gruppo

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di lavoro (WORK GROUP) i lavoratori esercitano un lavoro comune, manifestando così comportamenti
comuni che diventano abitudini sociali. Folklore (FOLKWAYS) sono i tradizionali e attesi modi di comportarsi
dei gruppi. Tali comportamenti non sono obbligatori né sono predeterminati da sempre; sono pretesi dal
gruppo e regolarmente osservati. Alcuni devono essere osservati da tutti i componenti il gruppo di lavoro,
mentre altri sono propri solo ad alcuni in conseguenza al loro ruolo lavorativo. RUOLO LAVORATIVO: Il
I
lavora ma anche dal ruolo che egli gioca nel gruppo. LA “OCIETA INDU“T‘IALE L
organizzazioni umane. Molti ruoli lavorativi in essa sono svolti in piccoli gruppi, facetoface. Altri ruoli sono
svolti in gruppi più ampi, impersonali, nei c.d. gruppi secondari. La società industriale può essere
considerata come un modello complesso di relazioni sociali che esiste anche in qualsiasi industria. LO
STUDIO DELLA SOCIOLOGIA INDUSTRIALE: La sociologia studia il comportamento fra i gruppi, le situazioni di
status e di ruolo che gli individui assumono nel gruppo. La sociologia industriale in particolare applica i
metodi e i concetti del L
può essere definito come lo studio: Dei gruppi di lavoro e le relazioni di lavoro; Del ruolo che il
lavoratore assume nei gruppi di lavoro; D ociale della società industriale.

3 L O‘GANI))A)IONE “CIENTIFICA DEL LAVO‘O TAYLO‘ E FO‘D


I T
‘ a il sottosistema economico che vede
È
in assoluto di sistematizzazione scientifica, rappresenta il primo modello razionale del lavoro organizzato
che si fonda sul concetto di efficienza oggettiva e anonima (queste stesse caratteristiche ne evidenziano
però le sue debolezze). PRINCIPI SU CU SI FONDA: IMPLICITI ED ESPLICITI
IMPLICITI: fanno riferim

economico fondato sul libero mercato.

ESPLICITI: esigenza di organizzare scientificamente il lavoro sviluppando una scienza per ogni lavoro e una
selezione scientifica dei lavoratori; opportunità di dividere e articolare il processo lavorativo in mansioni
elementari; esigenza di una collaborazione cordiale tra direzione e lavoratori; urgenza di dare una gerarchia

e fuorvianti.

-L ORGANI))A)IONE SCIENTIFICA DEL LAVORO TAYLOR

Secondo Taylor esiste un solo sistema che rende uomini e macchine più produttivi ( assolutamente contro
TA“K MANAGEMENT I
dirigente deve fornire ogni possibile conoscenza, agevolazione e aiuto perché il lavoratore possa lavorare
nel migliore dei modi (no iniziativa del lavoratore); per far ciò la direzione deve conoscere ogni dettaglio del
lavoro. Ci sono tre motivi per cui questo è un buon sistema:

1. La selezione scientifica degli uomini: il materiale umano deve essere scientificamente selezionato e
sviluppato;
Q delle macchine è scientificamente esaminato e i risultato così ottenuti

3. È dovere della direzione far svolgere a ciascun lavoratore e a ciascuna macchina il suo lavoro secondo i
migliori metodi scientifici. Per dirigere i lavoratori bisogna applicare tre idee:
1. Dargli sempre degli obiettivi; 2. Essere duri; 3. Lavorare al loro fianco e intanto addestrarli e aiutarli. La
direzione deve studiare il miglior utilizzo della macchina, il lavoratore è affiancato da tre ispettori che lo
formano dettagliatamente più un quarto che si occupa dei rapporti disciplinari.

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4 LE RELAZIONI UMANE
Con la crisi del 1929 cade la fiducia nel mercato autoregolato ed autoregolatore e nello sviluppo senza
pause. Si passa così alla seconda fase nella quale il sottosistema politico-amministrativo diventerà soggetto
attivo, re distributore e riequilibratore rispetto alle differenze che il mercato aveva contribuito a disegnare.
Esempio principale di questa fase è il New Deal di Roosevelt. In questo contesto si sviluppano le Human
‘ oro e rappresentano un
I
H W E C L
nza delle condizioni ambientali sulla produzione. Elton Mayo quando iniziò le ricerche alla
WEC incentrò la sua attenzione sul nuovo ambiente sociale di lavoro che si era venuto a creare esaltando le
relazioni informali. Gli esperimenti di Mayo furono:

- TE“T ‘OOM L
D
vide che erano due i fattori determinanti della maggiore produttività: incentivo economico del gruppo e
clima favorevole creato dalla maggior integrazione tra operai e supervisore.

- MICA “PLITTING ‘OOM


di tipo I

E a aumentare la produttività.

- INTE‘VI“TE
lamentela/soddisfazione dei dipendenti.

- BANK WI‘ING OB“E‘VATION ‘OOM


del rallentamento
della produzione. Gli insegnamenti della Human Relations furono: - “
gruppo; - Impulso ad altre indagini empiriche; - I
fattore co-essenziale per raggiungere i fini I principi espliciti delle
H ‘

lavoro. I principi esplicit H ‘


complesso con altri sottosistemi; ricerca di maggiore flessibilità nella gestione aziendale. Per Mayo il lavoro
di un operaio dipende dalle sue capacità sociali, cioè stare in un gruppo.

-LE IMPLICAZIONI DEL FATTORE UMANO MAYO

N
D L oleva conoscere i fatti
Q
C M
Piaget per c E
principale difficoltà era costituita dal fattore umano.

-LE LEZIONI DIMENTICATE DEGLI ESPERIMENTI DI MAYO (BLUMBERG)

Blumberg vuole reinterpretare gli studi di Mayo, in particolare soffermarsi sul primo esperimento fatto alla
H T ‘ M
è collegabile al fatto che si sviluppino rapporti informali, interpersonali che possono o assecondare
“ B

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della Test Room svolgevano nella determinazione delle condizioni di lavoro. Le operaie, fin dagli inizi

diretto sulle loro mansioni e sulle condizioni lavorative. Ciò che effettivamente fu importante di quelle
“ B
cambiamenti fisici in sé stessi, ma il modo in cui questi furono introdotti: il metodo partecipativo.

-RELA)IONI UMANE E NUOVA PRATICITA ILLIBERALE MILLS

M
che una sociologia critica: in realtà è una sociologia che si pone al servizio del potere. Mills introduce il
I
oggettivo. Soggettivamente il morale potrebbe definirsi come la volontà di fare il lavoro assegnato, di farlo
di buon umore e magari di goderne. Oggettivamente vuol dire lavorare bene, ottenendo i massimi risultati
P
partecipa alle decisioni sul proprio lavoro ed è felice di questo. È A “
J W I
in relazioni umane è il morale del lavoratore che, pur non avendo alcun potere, è dotato di buona volontà.
Il morale delle Human Relations è il morale degli uomini alienati, che si sono adeguati ad aspettative di
N H Relations
hanno scoperto che: 1 A
di status che spesso cercano di proteggere i lavoratori opponendo resistenza alle autorità e che
o sfruttarle per i
loro fini stu Tendenza della società moderna a lasciarsi razionalizzare al

5 APPROCCIO SOCIO-TECNICO E RUOLO DEL TAVISTOCK INSTITUTE


Il Tavistock Institute pur essendo di stampo anglosassone pone un ponte verso la sociologia francese. È un
continuo delle Human Relations. Individua le condizioni che creano la struttura necessaria per una buona
produttività. Le caratteristiche essenziali di questo approccio sono un ripensamento del ruolo della
“ rincipi cui occorre ispirarsi: 1 L
I
fondamentale sono tre: i gruppi di medie dimensioni creano dei leader informali e troppi leader informali
fanno sorgere difficoltà; il piccolo gruppo può essere gestito più facilmente ed è più semplice comunicare e
coordinare il lavoro. 2 Tutti i membri di un gruppo devono essere remunerati sulla base dello stesso sistema
retributivo e devono godere delle stesse condizioni contrattuali. È necessario rimuovere tutte le barriere
che impediscono al gruppo di lavorare insieme. 3 Vanno massimizzati gli accordi flessibili di lavoro fra i
membri del gruppo stesso. 4 Ciascun gruppo dovrebbe far capo ad un leader formale ed essere guidato da

nica interpretazione). 5 Ciascun gruppo dovrebbe essere


responsabile, attraverso il suo capo, della pianificazione del proprio lavoro: principio di delega. 6 Ciascun
gruppo dovrebbe avere la possibilità di valutare i risultati del proprio operato e di paragonarli con degli
standard. 7 Ciascun gruppo di lavoro dovrebbe eseguire una serie di attività relativamente indipendenti e
significative che, raggruppate insieme, possano costituire un compito intero e completo.

-IL METODO DEL TRAVISTOCK INSTITUTE PER IL CAMBIAMENTO NELL ORGANI))A)IONE DEL LAVORO
SHUMACHER

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6 LA “CUOLA F‘ANCE“E E LA NA“CITA DELLA “OCIOLOGIA DEL


LAVORO EUROPEA
La scuola francese segna la nascita del movimento socio- E T‘AITE DE “OCIOLOGIE DU
TRAVAIL, curato da Georges Friedma P N Q
(non troviamo teorie organizzative ma tematiche più ampie), propone un forte legame interdisciplinare e
copre anche lo studio della collettività di lavoro non industriale, del commercio,
Q
U
interdisciplinare, cercare di riformare, cioè di preoccuparsi delle dinamiche interne ai siti industriali, e nello

lavoro sarebbe stata possibile nel momento in cui la tecnologia avrebbe raggiunto il suo massimo. Avevano
L
sociologia del lavoro non corrisponde in senso stretto alla sociologia industriale in quanto non si occupa
solo del lavoro in fabbrica ma vuole analizzare tutta la collettività del lavoro. Il primo capitolo redatto da
G F P N
Friedmann non è possibile dare delle definizioni metafisiche del lavoro che non tengano conto dei gruppi
sociali, etnici, dei contesti culturali entro cui si svolge. Il secondo capitolo a cura di Naville tenta di delineare
un percorso metodologico coerente alle problematiche della delineazione della sociologia del lavoro.

“ N

carico di tutto il mutamento del sistema. Friedmann (pur non opponendosi a Naville) è invece preoccupato
più che altro dal futuro del lavoro umano. Sente la necessità di una rivalorizzazione sociale e intellettuale
che, a causa di uno sviluppo capitalistico troppo rapido, non è stata tenuta in conto.

-PREFAZIONE AL TRATTATO DI SOCIOLOGIA DEL LAVORO (FRIEDMANN & NAVILLE)

La sociologia del lavoro affronta campi di studio sempre più numerosi e nello stesso tempo cerca di
sviluppare metodi di ricerca e adattare i suoi strumenti a disposizione. Questa opera è nata per presentare i
più recenti problemi che sono stati trattari solo superficialmente o comunque ancora non sono stati
affro L E O
A N È
A n ritardo nel processo di industrializzazione. La
sociologia del lavoro non presenta campi di studio con frontiere ben delimitate perché comunque essa
copre ogni aspetto del lavoro e quindi la collettività. La varietà dei problemi è una conseguenza della
varietà dei collaboratori: economisti, statistici, medici del lavoro, ecc.

-L OGGETTO DELLA SOCIOLOGIA DEL LAVORO FRIEDMANN

I
occupato dal lavoro. Il lavoro è un denominatore comune, la condizione di ogni vita umana in una società.
P C

P H B I
che
molti studiosi hanno cercato la definizione di lavoro. Per Marx infatti il lavoro è essenzialmente la

L natura è orientata verso un fine cioè la sua dominazione

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C M
processo si estingue nel prodotto.

-IL METODO NELLA SOCIOLOGIA DEL LAVORO (NAVILLE):

C è un metodo speciale nella sociologia del lavoro? È divenuto quasi banale oggi ricordare che esiste una
precisa azione tra l oggetto o il campo d una determinata disciplina scientifica ed il suo metodo di indagine.
Certo, esistono principi propri del determinismo e dell oggettività, come in particolare il principio di
classificazione o di misura, che hanno una portata scientifica universale. Ma vi sono talvolta determinati
campi di applicazione di applicazione, in cui queste regole generali si dimostrano inefficaci. I fatti sottoposti
ad indagine comportano spesso aspetti originali. Sono proprio questi asoetti originali che, se necessario,
spingono il ricercatore verso la scoperta di metodi diversi. Lo studio del lavoro fornisce in proposito una
prova esemplare: l osservazione minuziosa dei gesti d un lavoratore , per esempio, non ci fa apprendere
nulla quanto alla remunerazione consentita per l esecuzione di quei gesti. Lo studio di qeuesta
remunerazione necessità del ricorso ad altri metodi. Il funzionamento interno di un impresa non rispecchia
quello dell ecoomia nazionale. Ub gruppo di lavoro non ha mai delle funzioni puramente formali. Il lavoro,
considerato come il sostegno su cui poggia lo sviluppo della società, è il modo sociale più profondo di
perseveranza nell'essere. ed è per questo che la sociologia del lavoro deve essere considerata una branca
d importanza capitale nella sociologia. Potremmo dire che la sociologia del lavoro abbisogna di
combinazioni di metodi particolari, piuttosto che metodi specifici, essendo in questo simile alla sociologia
generale.

-PER UNA TRIPLICE VALORIZZAZINE DEL LAVORO FRIEDMAN

In definitiva, risulta dunque che l introduzione generalizzata del macchinismo nell industria delle società
capitaliste dall inizio del secolo scorso non minaccia irrrimediabilmente la dignità dell uomo in quanto
consumatore; nei confronti dell uomo come produttore, essa presenta invece, per il suo equilibrio psichico
e il suo avvenire spirituale, pericoli più difficili da superare. La prima condizione, molto importante, è che il
controllo fisiopsicologico del lavoro sia garantito in modo che l individuo non abbia a soffrirne nel corpo e
nello spirito. La rpotezione fisiopsicologica del lavoratore è in parte condizionata da fatti speciali, ma solo in
parte: ad esempio, l adattamento degli individui a ritmi obbligati dalla catena di montaggio non è un
problema puramente sociale come l è la lotta contro il cancro. La protezione del corpo e dello spirito
dell operaio dagli effetti del macchinismo s impone a tutti i paesi industriali. Ma è chiaro che le difficoltà
assumono portata diversa a seconda delle società delle armi. La salute fisica e psichica dell operaio è
salvaguardata: non soffrire del lavoro. Si tratta di sapere a quali condizioni l uomo potrebbe gioirne. Lo
studio del fattore umano e dei suoi limiti lascia intravedere come questa valorizzazione del lavoro potrebbe
realizzarsi in una società in cui gli ostacoli , fondamentalmente del profitto privato, fossero scomparsi:
valorizzazione triplice, insieme intellettuale, morale e sociale. Un nuovo valore intellettivo. Un lavoro così
arricchito e rinnovato si purificherebbe dalle principali tare del lavoro parcellare, ripetuto monotono.
Qualunque compito può:- agire da stimolo allla riflessione e da elemento formativo. Così mediante la
tecnologia, la visine d insieme, la partecipazione anche modesta alla vita globale dell impresa, l operaio può
superare l antinomia fatale. Da una parte, le strutture capitalistiche non permettono una vera e propria
rivoluzione nei modi di pensare, di educare, vivere: dall altra, il progresso tecnologico, suscitando ogni
giorno nelle officine lavori scomposti ee degradanti, priva numerosi operai, divenuti appendici di macchine,
di ogni rispetto ,per occupazion così mutevoli e fragili. Occorre che l operaio capisca il valore sociale del
lavoro. Bisogna che vi sia fra lui e i suoi compagni, fra lui e l azienda, cooperazione e adesione. Se si sente
compartecipe e responsabile della vita e della direzione dell impresa, se sente il suo lavoro inserirsi in una
collettività allora sarà garantita la triplice rivalorizzazione del lavoro: intellettuale sociale e morale.
Potrebbero apparire nuove forme di gioia di lavoro

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--UNA PROVA GIGANTE

Queste le principali conclusioni che, a nostro giudizio, l esame del macchinismo industriale comporta. Tra i
molteplici aspetti dell immensa evoluzione verso tecniche è questo che le scienze dell uomo hanno
cominciato a studiare. Le scienze dell uomo sembrano maturare a contatto con la realtà concreta della
fabbrica. Ci siamo convinti che ogni ambizione di comprendere scientificamente questi fenomeni è illusoria,
ficnchè non si confrontino e arricchiscano vicendevolmente le conclusioni delle diverse discipline. I fattori
tecnico, psicologico, fisiologico,sociale,sono inseparabili. S è riconosciuta, in questo settore privilegiato, la
coesistenza di prospettive e piani diversi, ognuno dei quali contiene un aspetto del reale, nessuno dei quali
rivela la realtà intera.

7 LA SOCIOLOGIA DEL LAVORO ITALIANA: IL CONTRIBUTO ALLA


“OCIOLOGIA LAVO‘I“TA DELL E“PE‘IEN)A OLIVETTIANA
L I L
del lavoro è stata meno accademica di quella francese. In Italia si è dato molto spazio a studi socio-lavoristi
L A O
ricerca empirica in ambito produttivo e divenne momento essenziale di diffusione delle opere di scienze
sociali nel nostro paese. Indelebile sia per la psicologia del lavoro che per la sociologia del lavoro.
Esperienza difficile da ricostruire perché le pubblicazioni sono state poche e parziali e volte più a
O “ F
non subisca M
-
culturali delle comunità in cu è sorta e si svilupp L
armonico di poteri controbilanciatisi è più un sistema costituzionale di controlli e compensi.

-LA PROBLEMATI))A)IONE DELLA STRUTTURA PRODUTTIVA L A)IENDA COME SISTEMA SOCIALE NELLA
SOCIOLOGIA DEL LAVORO ITALIANA FERRAROTTI

--L AZIENDA COME SISTEMA SOCIALE

L azienda industriale rappresenta uno dei centri focali dell analisi sociologica odierna (1966). Qusta
centralità dell azienda nell analisi sociologica viene ad essa da una molteplicità di aspetti che la definiscono
centro nevralgico della società industriale moderna. La stessa presenza fisica dell azienda industriale è
elemento di trasformazione delle istituzioni comunitrie e di rottura delle forme di comportamento
tradizionali. Non vi è aspetto della vita di comunità che non subisca una precisa influenza da parte
dell organizzazione industriale, ma è un influenza reciproca. Ogni aspetto della vita aziendale risente delle
condizioni socio-culturali della comunità in cui è sorta e sviluppata. L interazione non segue uno schema
armonico di poteri controbilanciatisi, vale a dire controlli e compensi, che garantirebbe di x sé,
meccanicamente e quindi indefinitamente nel tempo, uno stato di equilibrio sociale.

8 LA “OCIOLOGIA DEL LAVO‘O ITALIANA NON ACCADEMICA


L E“PE‘IEN)A DEI QUADE‘NI ‘O““I
I Q ‘
ancora oggi e perché il pensiero di colui che ne era il sostenitore (Raniero Panzieri) ha utilizzato due

tecnologia opposta a quella di Naville fra il 1962 e il 1966 escono 6 numeri dei quaderni rossi considerati
dagli stessi redattori strumenti di lavoro a carattere monografico. Il primo capitolo è dedicato alle Lotte
operaie e sviluppo capitalistico, il secondo tema Fabbrica e società, il terzo a Piano Capitalistico e classe
operaia, il quarto a Produzione, consumi e lotta di classe e il quinto Intervento socialista nella lotta operaia

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M L
za di recuperare un ritardo proprio delle elaborazioni della sinistra
che vietava di comprendere le trasformazioni in atto e quelle avvenute. Nel primo fascicolo Panzieri scrive
“ tesso è molto chiara: la
tecnologia non può esprimere nessuna potenzialità liberatoria o trasformatrice in quanto totalmente
I
capitalistica si stava trasformando quindi stavano cambiando anche quelle categorie classiche a cui la
sinistra faceva riferimento.

-SULL USO CAPITALISTICO DELLE MACCHINE NEL NEOCAPITALISMO RANIERO PAN)IERI

La cooperazione è una forma fondamentale per la produzione capitalistica. La cooperazione, il rapporto


reciproco tra gli operai comincia nel processo lavorativo, ma nel processo hanno già cessato di appartenere
E D
come operaio sociale è forza produttiva del capitale. Il processo produttivo capitalistico si sviluppa nei suoi
vari stadi storici come processo di sviluppo della divisione del lavoro, e il luogo fondamentale di questo
processo è la fabbrica. Lo sviluppo della tecnolog
capitalistico. Questa tecnologia insieme al sistema capitalistico distrugge il vecchio sistema della divisione
del lavoro e lo consolida come sfruttamento della forza-lavoro. La facilità del lavoro (specializzazione)

N I
capitalista, possibile attraverso le diverse fasi della razionalizzazione del lavoro.

-USO SOCIALISTA DELL INCHIESTA OPERAIA PANZINIERI

Panzieri fa qualche riferimento filologico: il marxismo nasce come sociologia; il Capitale rappresenta una
L
limitato di un particolare modo di funzionamento, e assume poi questo modo di funzionamento come il
migliore e quello naturale. Questa critica è rivolta esclusiva mento ad una specifica realtà che è la realtà

politica borghese. Se si deve dare una definizione generale del marxismo Panzieri afferma che è una
sociologia concepita come scienza politica, come scienza della rivoluzione. Si sviluppa
contemporaneamente a Marx il filone di Engels, il quale crea un sistema che appare poco fedele al pensiero
di Marx. Il limite è che la sociologia di Marx, in quanto nasc
una constatazione e osservazione sulla società capitalistica, la quale è fondamentalmente una società
dicotomica, una società nella quale la rappresentazione unilaterale della scienza che essa ha sviluppato,
I
lavoro soltanto come elemento del capitale, secondo Marx, provoca una limitazione al sistema che si
costruisce.

9 PROBLEMI E PROSPETTIVE DELLA SOCIOLOGIA DEL LAVORO IN ITALIA


OGGI
E

acqu

variegata esperienza empirica.

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-LA SOCIOLOGIA DEL LAVORO IN ITALIA MICHELE LA ROSA

T M L ‘
il secondo storico e teorico- -progettuale. Due
orientamenti sono riconoscibili nella disciplina socio-lavorista: due orientamenti che, di certo diversamente
connotati dal punto di vista formale, paiono essere in realtà caratterizzati altresì da peculiarità di oggetto e
di metodo sufficientemente differenti e sulle quali ormai esiste accordo fra L
incentrato sul lavoro aziendale e rivela una specificità essenzialmente pragmatica, empirica e specifica
(lavoro manageriale); il secondo focalizzato sul lavoro in quanto tale e comunque caratterizzato da una
tensione teorica fort “
studi statunitensi e quelli europei come appartenenti gli uni alla prima e gli altri alla seconda delle due
-metodologiche. Hanno infine assunto gli studi italiani e francesi come paradigmatici al

intellettuali fornite dalle correnti filosofico- mi della


società che dei problemi particolare di singole unità sociali al suo interno, evita di scindere i problemi sociali
dai problemi politici e dai problemi economici e considera suo compito conoscere la realtà sociale,
interpretarla, assai più che int L
disciplina socio-lavorista in Italia crediamo evidenzi senza ombra di dubbio detta caratterizzazione vuoi per
G
Sociologia del Lavoro e della organizzazione attraverso i suoi periodici ha poi strutturato la classificazione
delle tematiche da esaminare. Queste fanno riferimento a: Temi strutturali a prevalente livello
macrosociale; Temi strutturali a prevalente livello microsociale; Temi manageriali a prevalente livello
macrosociale; Temi manageriali a prevalente livello microsociale. Considerando le analisi del Ferrarotti
come quelle che hanno dato inizio alla sociologia industriale nel nostro paese, si può concordare con De
M

L
V nza temporale possiamo rintracciare almeno tre periodi della nostra
scienza socio-lavorista: 1 U
considerarsi avente termine agli albori del 1968, e che potremmo definire della sua istituzionalizzazione,
legittimazione e consolidamento; 2U
trasgressiva che dal 1968 giunge fino alla fine degli anni settanta; 3 Un terzo periodo, che è poi anche
quello attuale, caratterizzato dal dopo-
teso comunque a recuperare in forme il più possibile peculiari e feconde le potenzialità di una disciplina cui
o alla analisi sociologica più generale.
Possono riconoscersi caratteristiche costanti e specificità temporali diversificate su cui forse conviene
D M
s
specificità che abbiamo riconosciuto più sopra alla sociologia del lavoro europea sono tutte proprie anche
alla esperienza italiana. A differenza della F P
F B P G
Bonazzi sono i principali attori della fase costituente e possiamo ritrovare nei loro scritti gli elementi
caratterizzanti la disciplina di tale periodo. Le specificità di tale periodo sono volte a privilegiare i temi

realtà e sulla sua interpretazione più che sulle possibilità di intervento diretto per modificarla.

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10 QUALITA TOTALE QUALITA DEL P‘ODOTTO QUALITA DEL LAVO‘O E


NUOVE TECNOLOGIE: FINE DI UNA ANTINOMIA??
Due sono i fattori che decretano un forte momento di discontinuità. In tale prospettiva una reale ed
effettiva discontinuità sia sostanziale che formale si verifica allorchè si determinano due fatti: il mutamento
l

umane sia in termini quantitativi che qualitativi. Il fatto principale fu che

obsoleto. Si iniziò a poter parlare di qualità del lavoro nelle sue diverse dimensioni. Tutte queste

lavoro, ridefinendo le mansioni in termini del tutto nuovi. Da qui nascono nuovi modi di produrre e il job-
(re)design; quelle nuove forme di organizzazione del lavoro che ridisegnano la logica organizzativa della
produzione e iniziano un superamento rispetto al Taylorismo. Mentre per quanto riguarda la tecnologia si
vuole sottolineare come essa sia insieme strutturata e strutturante il processo produttivo e come quindi
anche lo stesso futuro dipenda sia dalla logica del processo di ricerca scientifica che si attua sia dal
L

messo in campo dagli individui, sia la natura stessa delle nuove tecnologie sarebbero in grado di mettere in
campo a tal punto da far ritenere possibile il superamento della tradizionale dicotomia fra qualità del lavoro

-AUTOMAZIONE E CONSEGUENZE SOCIALI POLLOCK

Automazione è una parola che può designare una quantità di cose, dalla produzione alle linee di montaggio
D
automazione indica uno sviluppo tecnico che sostituisce con le macchine la manodopera umana nelle
C
tecnico, di produzione e lavorazione automatica di beni, così come di raccolta e di elaborazione di
informazio I
sostituzione mediante macchine della forza-lavoro umana, nella funzione di servizio, comando e
sorveglianza delle macchine come pure nella funzione del controllo dei prodotti finchè al limite non una
I
essere impiegati sia per processi parziali che per un ciclo di produzione completo delle materia prima fino al
prodotto finito. Nel primo caso parliamo di automazione parziale nel secondo di produzione
M
n un processo complessivo continuo,
concatenato che viene eseguito per mezzo di sistemi combinati di macchine speciali e di macchine utensili
di estrema precisione tecnica e viene diretto e sorvegliato da apparecchi elettronici. Lo sbocco logico finale
del T
completamente automatico è caratterizzato da 4 punti: 1. Tutti i procedimenti di lavorazione del materiale,
di montaggio e di imballo, sono integrati e si svolgono automaticamente. Essi cominciano con la presa in
consegna delle materie prime e terminano solo a lavorazione compiuta. 2. I singoli processi lavorativi sono
I
vengono passati automaticamente da macchina a macchina. 4. Dopo ogni fase importante, il semilavorato
viene collaudato automaticamente, per accertare se risponde ai requisiti qualitativi prescritti. In caso
negativo, sempre automaticamente, vengono intraprese le necessarie correzioni nella macchina o nel

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processo lavorativo, oppu I


macchine utensili o speciali avvertono, prima ancora del superamento dei margini di tolleranza, se una
delle loro parti si è consumata sensibilmente. I mutamenti nella situazione sociale e nella coscienza degli
D

sua più perfetta espressione nel lavoro alle linee di montaggio; la tendenziale scomparsa di un numero
D
una categoria di specialisti altamente qualificati addetti alla sorveglianza e alla manutenzione dei
L
condannato a ripetere sempre le stesse operazioni esattamente prescritte. Gli apparecchi

Il sistema di produzione automatico, anche nel caso della sua massima


tria e della produzione di energia, così come ai

-VERSO L AUTOMA)IONE SOCIALE NAVILLE

A i sono
T

sono estesissimi: operazione in stretta sequenza e non additiva; operazione permanente; operazione
programmata e più o meno auto controllata. Il sistema operativo nel suo insieme rappresenta così una
simbiosi tecnica funzionale, nel senso cibernetico, e un linguaggio. Ogni sistema automatico riguardante la
materia morta può senza dubbio funzionare isolatamente, per esclusione voluta,, ma è fatto combinarsi
A I
una nuova forma di civiltà, i cui grandi principi, connessi ai sistemi autonomi di comunicazione, cominciano
L
C ni e delle cose in un
L

condizioni di lavoro, di produzione e di consumo. Sono proprio queste interferenze che generano oggi le
preoccupazioni di tutti, lavoratori e imprenditori. Ciò che produce questo mutamento è la potenza di
uomo una unità conchiusa, e
non più un mosaico di gruppi indipendenti. Attraverso la nuova tecnica, è la società stessa che si

-IL NUOVO JOB DESIGN CHIAROMONTE

L U“A
essenzialmente sulle tecniche di job rotation, job enlargement e job enrichment. JOB ROTATION
(ROTAZIONE DELLE MANSIONI): consiste nella rotazi
montaggio, essi così si alternano nello svolgere una serie di compiti. La rotazione può essere orizzontale o
JOB
ENLARGEMENT (AMPLIAMENTO ORIZZONTALE DEI COMPITI): consiste nel raggruppare le operazioni prima
parcellizzate e attribuirle ad uno stesso lavoratore il quale così realizza un maggior numero di operazioni
collegate da un punto di vista tecnico professiona L
maggiore varietà al lavoro. JOB ENRICHMENT (ARRICCHIMENTO VERTICALE DEI COMPITI): consiste in una
modificazione delle mansioni volte a migliorare la qualità ed il grado di impegno intellettuale del lavoratore.
Aumenta così la responsabilità del lavoratore. La prospettiva comune è aumentare la soddisfazione e
maggiore motivazione.

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11 IL LAVO‘O F‘A FLE““IBILITA E QUALITA TOTALE VE‘“O IL MODELLO


GIAPPONESE?
Sulle trasformazioni in atto che fanno riferimento sostanzialmente a un triplice ordine di fattori (le nuove
tecnologie e la flessibilità che ne sta conseguendo ai diversi livelli, la nuova cultura ed etica del lavoro, la
differenziazione funzionale propria ad una società complessa) si è innestata

L
prima t
E E
e debba accettare la sfida di una implementazione europea appunto delle tecniche e delle modalità di
produzione in auge oggi in quel paese. I capisaldi del modello giapponese sono il just in time e la

relazioni industriali e sindacati di livello aziendali e un sistema occupazionale che garantisce, ma a meno
I -macchina in tale situazione è molto
più attento alle esigenze del
attutisce enormemente il peso delle articolazioni gerarchiche.

-ATTORNO ALL ENIGMA GIAPPONESE GUIZZETTI

Il Giappone è un modello di società di frontiera. Il sistema esprime da un lato un ordine autocratico e

cora sancisce dei valori normativi che armonizzano autorità e potere. È plausibile che questo
modello sia frutto di una psicologia che, avvalendosi di un fecondo retroterra culturale, possa, per così dire,
metabolizzare in chiave moderna i suoi residui feudali; per la sua innegabile specificità, il modello è
I G
riconducibili a schemi capitalistici ortodossi o convenzionali. Si può parlare di capitalismo istituzionale, in
quanto si avvale di severe regole di controllo e di autodisciplina a livello di sistema, ma anche di capitalismo
post-industriale, in quanto applica modalità originali e realmente innovative. Estranea alla mentalità
giapponese è una concezione del
questi giudizi che il sistema attinge i suoi caratteri peculiari. È un fatto che il sistema può raggiungere i suoi
livelli di efficienza solo in virtù di comportamenti individuali e collettivi che si ispirano a un concetto di
U
in concreto della

spiegare i primati della superpotenza. Un pregiudizio è attribuibile alla capacità competitiva del sistema un
intollerabile costo sociale, un impulso aggressivo che scarta le pur proficue regole della moderazione, come

registrare processi di crescita senza paragoni. Un luogo com G

semplificazione di una sterminata popolazione di formiche governate da leggi che riproducono lo spirito del
samur U
economico- I
dovrebbero livellarsi; e non riconosce che, se il Giappone non disponesse della sua forza economica, nessun
paese tollererebbe che il suo sistema imperiale si attribuisse un qualsivoglia ruolo politico. Un luogo
comune presenta il Giappone come un paese economicamente progredito e socialmente arretrato,
espressione di
che frena i processi di distribuzione della ricchezza. Lo Stato ha contribuito in misura inadeguata alla

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formazione di un progredito sistema di sicurezza sociale. Non si può certo parlare di Welfare State. I
pubblici poteri hanno svolto piuttosto un ruolo di mediazione o moderazione fra le parti che da un lato ha

I G
proseguimento del Giappone di ieri. La sua storia recente non nasce da un distacco dal passato, neppure da
no, bensì dalla ricomposizione di una frattura interna.

-CONCETTI E PRASSI DEL MODELLO GIAPPONESE CORIAT

Ohno è un autore giapponese che si è formato nella scuola americana, ma si trova alle prese con dei
Ohno afferma che il metodo Toyota si fonda su due
-attivazione della produzione il resto, non è costituito che da tecniche
e da procedure applicative. Il metodo Toyota non va confuso con una tecnica di produzione
L T I T
bisogno particolare in cui si è trovato il Giappone di produrre piccole quantità di numerosi tipi di prodotti. Il
sistema Toyota si dimostra flessibile e si adatta facilmente alle condizioni di diversificazione. La ragione è
L
produzione in grande scala di prodotti rigorosamente identici contro piccole serie di prodotti diversificati.
L O D
però nascevano qualche difficoltà come il fatto di far aumentare la produttività quando le quantità
prodotte non aumentano. Per questo Ohno dice che p necessario trovare un altro punto di partenza per
P
differenziazione del prodotto, questo è lo spirito Toyota. Si presenta quindi il problema degli stock e da
questa nuova analisi della produzione partiranno due scoperte: L
la quale dietro lo stock ci sono quelli che hanno concorso a produrlo ossia la manodopera; in altri termini:

solvibile ed effettivamente soddisfatta. Per


capitale fisso. Da questa base si ha la prima scoperta di principio: partire dallo stock permette di individuare
e di localizzare i mezzi e i punti di intervento in cui è possibile ottenere degli incrementi di produttività.
Infatti eliminando gli stock si eliminano al tempo stesso la manodopera e la capacità produttiva esuberanti.
L
impiegati sono ridotti ai coefficienti strettamente necessari per far fronte alla domanda giornaliera o
settimanale. Per Ohno ci sono due modi per aumentare la produttività: il primo è collegato allo sviluppo del
Q
fabbrica minima dovrà essere anche una fabbrica flessibile, capace di assorbire con un numero ristretto di
dipendenti le fluttuazioni quantitative e qualitative della domanda. Dirigere con gli occhi: dal momento
liminare tutte le cose superflue. Serve

visibile tutto ciò di cui la fabbrica può essere alleggerita, tutto ciò quindi che non è necessario. Dirigere con
gli occhi significa essere in grado di esercitare in ogni momento un controllo diretto sui lavoratori
subordinati. Sommando questi due punti si arriva ad una fabbrica snella, flessibile e trasparente. Aoki
sottolinea alcune differenze importanti che J A Q
differenziazione avviene sulla base dei tre tratti seguenti: 1. Al livello delle officine, la divisione del lavoro si
A timentazione in funzione di
J
A
gerarch A
coordinamento J N
razione e di decentramento che caratterizzano la
maniera giapponese; delle procedure particolari di stipulazione del contrato assicurano anche in questo

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caso snellezza ed autonomia dei differenti contraenti. Inoltre Aoki insiste su due punti: 1. Il primo riguarda il

A
principio gerarchico è attuato attraverso procedure di incentivazione alla realizzazione di contratti impliciti
o espliciti che legano i differenti tipi di
2. Il secondo punto è il sottolineare che la struttura J
A Q
incontra grandi difficoltà a realizzare i suoi obiettivi.

Altri punti di diversità e di opposizione riguardano: 1 P


L J
A dei vincoli finanziari. 2Punti relativi alla divisione del potere fra le tre
serie di agenti rappresentati dai proprietari (o azionisti), dagli amministratori e dai lavoratori. La tesi

lavoratori.

--UNA DOMANDA P‘ELIMINA‘E BI“OGNA AUGU‘A‘“I IL T‘A“FE‘IMENTO DEL MODELLO


GIAPPONESE??

I I
già cominciato da tempo. E le cause di questo feno “
ovunque copiate e ricopiate, è perché esse corrispondono alla fase attuale di un capitalismo caratterizzato

--CONTRADDIZIONI E PARADOSSI

La questione del trasferimento dei metodi giapponesi solleva dei paradossi e delle difficoltà. La prima può
essere espressa facendo notare che: D
modello giapponese di gestione della produzione ci sia un insieme di condizioni molto specifiche, e che
vanno al di là della stessa impresa ohnista; D
zioni che teoricamente sembrano
perfettamente riproducibili. La prima contraddizione è quella che oppone il carattere singolare delle

risultati “
applicazione e la sua diffusione a livello internazionale avverranno necessariamente in condizioni sociali
ogni volta particolari, distinte le une dalle altre e distinte dalle condizioni che hanno visto la sua nascita in
Giappone. La scuola giapponese è riconducibile ad un insieme di innovazioni sia organizzative che
di
diversificazione dei prodotti, produttività e flessibilità, assicurando così in modo internalizzato la gestione

L

gruppo che tenda ad allontanarsi dagli obiettivi che gli sono stati assegnati o che si è liberamente posto.
L
come particolarmente economica, poiché meno dispendiosa delle tecniche che esigono la presenza fisica di
una burocrazia di quadri appositamente stipendiata per dedicarsi a compiti di controllo. Se si pensa alla
L
della negoziazione è indiscutibile. Una parte dei compromessi sono espliciti e fortemente regolati da
procedure istituzionali. Il coinvolgimento incentivato alla giapponese procede per importanti e significative
deconcentrazioni e decentralizzazioni del potere di comando, rispetto a serie significative di atti e di

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12I DILEMMI DEL POSTFORDISMO


Il fordismo nasce in America nei primi anni del Novecento. Tale teoria aveva come presupposti
e programmazione aziendale
e la massima scomposizione e semplificazione delle mansioni. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino
C
del sis
per soddisfare una domanda di mercato sempre più differenziata e soprattutto ci si rende conto che la crisi
è strutturale e duratura. Non viene quindi messo in discussione solo il processo di lavoro e il modo di
L
cominciano a produrre per piccoli lotti di prodotti differenziati. Dalla MASS PRODUCTION si passa alla LEAN
PRODUCTION, ovvero alla produzione snella. Dalle ECONOMIE DI SCALA si passa alle ECONOMIE DI SCOPO.
L F
operativa che viene ricercata sne
A
calizzazione. La tendenza è quella di
esternalizzare in favore di aziende collocate alle periferie del mondo, laddove è più facile ottenere vantaggi
C
all I

telecomunicazioni. A ciò si aggiunge il miglioramento dei trasporti. Accanto al processo di esternalizzazione



lla casa madre alle
L

produttivo. Nascono legami sia funzionali che operativi con imprese esterne di diverse dimensioni e know-
“ D
fordista, la fabbrica snella e la fabbrica integrata dunque la fabbrica globale che opera in collaborazione con
le aziende della rete che sono contiguamente vicine o de localizzate ai quattro angoli della terra.

--ELEMENTI DELL IMP‘E“A PO“TFO‘DI“TA

“ che e una struttura proprietaria

diventano: 1. I sistemi cognitivi di organizzazione del sapere condivisi anche fra imprese dislocate nel
mondo; 2. Le reti di subfornitura specializzate; 3. I linguaggi di comunicazione, che devono essere condivisi
per essere comprensibili e utilizzabili; 4. I modelli per la condivisione del rischio tra i partner della rete; 5. I
sistemi che garantiscono la divisione del lavoro di tipo cognitivo tra i nodi della rete; 6. Le regole
I
come parte integrante degli stessi prodotti, ma veri e propri oggetti virtuali: conoscenze, relazioni,
comunicazioni, rappresentazioni.

--COME CAMBIA IL LAVORO

Le condizioni classiche e consolidate di stabilità lavorative nella economia delle reti si trasformano per
lasciare posto ad una maggiore instabilità e precarietà e/o a maggiori opportunità di iniziativa e spazi di
autonomia, prima non concessi. Le istanze di sburocratizzazione dei grandi apparati aziendali, la fine di

aver creato da un lato condizioni idonee per affrontare meglio la competitività da parte delle imprese e
T
e del rischio con conseguenze profonde per i lavoratori

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dipendenti e indipendenti e non solo coloro che sul mercato risultano meno preparati e competenti. Il
lavoro cambia anche in termini di contenuti e modalità. Il contenuto del lavoro presenta caratteristiche
sempre più immateriali. Dal punto di vista delle modalità ai lavoratori si chiedono maggiore flessibilità,
prontezza, versatilità. Accanto a questo processo di responsabilizzazione e imprenditorializzazione del
ro versante, ad un processo di subordinazione dei lavoratori
indipendenti e di neo-taylorizzazione dei lavori ad alta prescrittività. Si tratta dei MCJOB i nuovi servizi in
serie, sinonimo di flessibilità e precarietà economica e sociale per i lavoratori e che spesso, per i dipendenti
adulti, rappresentano un rischio nella direzione di condizioni di povertà, per il basso livello delle retribuzioni
D o
per cui si lavora sempre di più in ore insolite e questo meccanismo tende a creare difficoltà ad incontrarsi, a
stringere rapporti sociali, a coltivare relazioni, a causa proprio di tale complicato intreccio. Si parla di part-
time orizzontale e verticale
L

-IL COSTO UMANO DELLA FLESSIBILITA GALLINO

Le imprese contemporanee hanno assoluta necessità, per poter reggere alla competizione internazionale,
I
lavoro flessibile può non piacere, alla luce di una concezione non puramente mercantile del lavoro, ma è
qui per restare a lungo, poiché è strettamente connaturato con i modelli organizzativi e le tecnologie delle
I escere la flessibilità
L
flessibile la differenza tra il numero dei nuovi occupati rilevato in un paese in un dato anno, e il numero di
coloro che sono passati da occupati a disoccupati o a inattivi nello stesso anno (job turnover netto),
sarebbe maggiore che non quando il mercato del lavoro è più rigido. Dei due argomenti si può asserire che
il primo si impone per la sua chiarezza, i lavori flessibili sono ciò che in tutto il mondo le imprese ormai
offrono, mentre il secondo soffre di debolezze. Ci sono situazioni nascoste quanto intrinsecamente
connaturate alle richieste di maggior flessibilità del lavoro, che per una volta tanto può valer la pena di
esporre L
di un attacco generalizzato al diritto del lavoro. I lavori flessibili sono visti con favore anche perché
contribuiscono alla frammentazione delle classi lavoratrici e delle loro forme associative. La deliberata
L
Il lavoro stabile, ben retribuito,
con buone prospettive di carriera e di gratificazione personale, non è destinato a scomparire. È piuttosto
destinato a diventare il privilegio di un numero limitato di eletti. Alla moltiplicazione dei lavori flessibili sono

pretendono da loro tassi di redditività fuori misura. Il peso attribuito alla flessibilità del lavoro ai fini dello
sviluppo finisce per rivelarsi un alibi che aiuta a non discutere di altri temi analogamente importanti.

-DIECI TESI PER LA DEFINIZIONE DI UNO STATUTO DEL LAVORO AUTONOMO BOLOGNA E FUMAGALLI

Per definire lo statuto del lavoro autonomo occorre individuare gli elementi costitutivi della prestazione e
le fondamentali relazioni sociali, che ne stanno alla base. Ho individuato dieci parametri (contenuto,
percezione dello spazio, percezione del tempo, identità professionale, forma della retribuzione, risorse

degli interessi, cittadinanza) sui quali costruire le basi per uno statuto del lavoro autonomo. Il primo
parametro riguarda il contenuto del lavoro autonomo. Il lavoro autonomo può essere un lavoro ad alto
contenuto di conoscenze tecnico-scientifiche e ad alto contenuto di sforzo fisico, cioè ad alta e bassa
qualificazione, intellettuale e manuale. Il contenuto del lavoro però cambia in rapporto al grado di
L
autonomo da quello salariato è il contenuto di operazioni relazionali e comunicative che esso richiede. Il

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lavoro relazionale dei lavoratori indipendenti è invisibile, non iscritto nel bilancio economico della società e
in definitiva non appartenente al contenuto del lavoro. Il lavoro autonomo, non avrà mai piena cittadinanza
finchè la sua componente relazionale continuerà a essere considerata una diseconomia esterna del
postfordismo. La prima caratteristica del lavoro indipendente è la domestication del luogo del lavoro, è

L
della vita privata. La seconda conseguenze è un cambiamento delle abitudini mentali rispetto a diverse
coordi I
L
tra lavoro salariato e lavoro autonomo consiste nella diversa organizzazione del tempo di lavoro. Il tempo di

senza regole.

-IL FUTURO DEL LAVORO E I SUOI POSSIBILI SCENARI

Il dibattito sul futuro del lavoro sembra un labirinto. Occorre distinguere due aspetti fondamentali: da un
I
vari modelli hanno in comune un aspetto: sono tutti a favore di riforme. Il problema non è la società del
lavoro che resta senza lavoro, e neppure la fine del lavoro salariato. Ciò con cui dobbiamo fare i conti è la
fine della società della piena occupazione. Il concetto di rischio, e di conseguenza anche il suo regime,
emana una luce ambivalente. Da un lato il rischio può essere inteso come principio attivatore che esalta
M
parte della civilizzazione e della civiltà. La società mondiale del rischio cerca di mantenersi in equilibrio al di
là del limite assicurativo (privato), che la prima modernità aveva creato per tenere sottocontrollo le
D edominio del regime del rischio spinge a

o
nuovo per conciliare sicurezza e libertà politica. Questa utopia della società politica dei cittadini potrebbe

originaria di politica e democrazia.

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