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Commentando il Vigyana Bhairava, testo chiave

dello shivaismo tantrico, Osho svela i segreti di


una disciplina antichissima e ancora inesplorata.
In questo libro il maestro, che più di ogni altro ha
saputo rendere accessibili al grande pubblico le
tradizioni orientali, spiega i misteriosi metodi
tantrici, una serie di tecniche finalizzate al
raggiungimento di una autentica dimensione
vitale. Il Tantra supera il dualismo tra anima e
corpo e considera il corpo come un tesoro di forze
nascoste, di possibilità misteriose in cui è celato
l’intero cosmo in miniatura.

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Osho è un Maestro di Realtà contemporaneo,
artefice di una ribellione fondata sul senso critico
e sul rifiuto di assumere qualsiasi norma di vita o
valore sociale solo perché comunemente accettati.
A Pune, in India, è fiorente il resort di meditazione
che si ispira alla sua visione di un nuovo stile di
vita, fondato su armonia, pace e quiete interiore.
Tra i suoi libri pubblicati da Bompiani: Il libro dei
segreti, I segreti del Tantra, I segreti della gioia, I
segreti del risveglio (testi che completano i
commenti al Vigyana Bhairava), Tantra: la
comprensione suprema, La Bibbia di Rajneesh, La
magia del semplice, Il candore della dignità, Il
sussurro della sorgente interiore, Lo sguardo fuori
dagli schemi, Dal sesso all’eros cosmico.

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OSHO

I SEGRETI DELLA
TRASFORMAZIONE
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini e Swami
Anand Videha
I LIBRI DI OSHO

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Titolo originale
THE BOOK OF THE SECRETS, VOLUME II
eISBN 978-88-58-76225-7
Tutti i discorsi di Osho sono pubblicati come libri, o sono
disponibili nel formato audio originale.
Diversi video, alcuni anche con i sottotitoli in italiano,
sono trasmessi su osho.com/webcasting
e visibili anche su: youtube.com/OSHO/International
Per un elenco completo, consultare la Online OSHO Library
su osho.com/library
© 1975 International copyright by Osho International
Foundation,
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© 1998 Italian translation copyright
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Copyright su licenza per l’edizione italiana
© 2000/2013 Bompiani/ RCS Libri S.p.A.
Via Angelo Rizzoli 8 - 20132 Milano
Per l’immagine di copertina:
Photo courtesy by OSHO International Foundation
OSHO® è un marchio registrato di proprietà della Osho
International Foundation,
osho.com/trademarks
VII edizione Tascabili Bompiani giugno 2013

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NOTA BIOGRAFICA
Osho nasce a Kuchwada, nel Madhya Pradesh,
in India Centrale, l’11 dicembre 1931. Fin dalla
più tenera età si pone di fronte al mondo come
spirito libero. Insofferente a regole e a norme
imposte, rifiuta perfino la fede della famiglia, di
religione giainista, e sfida sempre e comunque il
potere costituito e chi lo rappresenta.
La sua ricerca della verità raggiunge il suo
culmine all’età di ventun anni, il 21 marzo 1953.
Quel giorno, Osho vive nel proprio essere la più
alta vetta di consapevolezza, sperimentabile
dall’uomo: l’illuminazione. Descritta in Oriente
come “l’istante in cui la goccia si fonde
nell’oceano, nell’attimo stesso in cui l’oceano si
riversa nella goccia”, per noi è più facile
comprenderla come “la totale rottura e la caduta
delle maschere con cui comunemente ci si
identifica, per sopravvivere, e attraverso le quali
si vivono la propria vita e i rapporti con gli altri,
perdendo la capacità di mettersi in contatto con la
realtà dell’esistenza”.
Questo suo aprire gli occhi sulla realtà
dell’esistenza, quando non sia condizionata da
immagini mentali e non sia distorta da emozioni o
proiezioni, da desideri o speranze, lo spinge a
voler invitare gli altri esseri umani alla stessa
esperienza. Inizia quindi a viaggiare per tutta

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l’India, prima partecipando con spirito nuovo a
convegni e dibattiti, e successivamente (alla fine
degli anni Cinquanta), tenendo conferenze a
platee anche di centomila persone. Termina
comunque gli studi nel 1956, laureandosi in
filosofia, e prosegue la carriera universitaria come
professore al Sanskrit College di Rajpur prima,
quindi come rettore della cattedra di filosofia
all’università di Jabalpur.
Solo intorno al 1960 si sente pronto a
intraprendere un lavoro diverso: aiutare altri
esseri umani a vivere la stessa esperienza da lui
vissuta. E tenta di fare ciò che non può essere
fatto, di condividere ciò che non può essere
condiviso, di insegnare ciò che non potrà mai - per
sua stessa natura - essere insegnato.
Dalle folle che ascoltavano le sue conferenze,
emergono alcuni novellí “entronauti” che,
paradossalmente, si uniscono a lui proprio su
questa certezza, cioè che l’illuminazione non può
essere comunicata. Il bisogno e l’impegno di
questi individui va al di là del semplice ascoltare
parole di saggezza, e ben oltre le futili
controversie che queste possono scatenare; essi
vogliono intraprendere una ricerca reale, che li
porti a conoscere veramente il proprio essere,
senza intermediari. Per rispondere a questa
esigenza, nel 1964 Osho inizia a organizzare
Campi di Meditazione nei quali utilizza tecniche in
grado di aiutare a cogliere quel Silenzio oltre i
silenzi in cui la nostra vera natura si manifesta.

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Consapevole della diversa struttura mentale e
psicofisica dell’uomo moderno, Osho ha ideato,
negli anni, tecniche di meditazione più conformi al
tipo di “sonno psicologico” in cui oggi si vive,
facendo anche buon uso delle intuizioni della
moderna psicoterapia.
Nel 1966 abbandona la carriera universitaria e
alla fine degli anni Sessanta si stabilisce a
Bombay, dando vita a una “comunità spirituale”,
che viene trasferita a Puna il 21 marzo 1974, in
occasione del ventunesimo anniversario della sua
illuminazione.
Riconosciuto, da quanti vivono intorno a lui
come “Maestro di Realtà”, dopo un’esperienza in
America, conclusasi tragicamente con il suo
arresto e un avvelenamento, scoperto con analisi
mediche solo nel 1987, Osho torna proprio in
quell’anno a Puna dove, nella comunità di un
tempo, crea un “laboratorio di crescita” che nel
tempo si organizza in un Resort di meditazione il
cui impatto ancor oggi richiama da ogni parte del
mondo ricercatori del vero, consapevoli di trovare
in questo habitat, basato su un sottile equilibrio
tra dimensione interiore e mondo esteriore, quello
stimolo esistenziale in grado di scuotere il sonno
della coscienza e spostare il centro
dell’autoidentificazione dal senso di separatezza
che generalmente ci contraddistingue a una
profonda appartenenza alla vita.
Osho ha spiegato che il suo nome deriva dal

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termine “Oceanico” (pronunciato in inglese
“osheanic”). Questo termine, coniato dal filosofo
inglese William James, è usato per indicare
l’esperienza del “dissolversi nell’oceano
dell’esistenza”, comune alle varie forme
dell’esperienza religiosa.
“Ma ‘oceanico’ descrive l’esperienza”, egli ha
chiarito. “Come definire colui che fa
quell’esperienza della vita? Per definirlo usiamo il
termine ‘Osho’.”
Questo stesso termine era già utilizzato
nell’antico Giappone, quale segno di rispetto per i
Maestri della tradizione Zen. Per la prima volta fu
usato da Eka, nei confronti del suo Maestro,
Bodhidharma.
“O” significa “profondo rispetto, amore e
riconoscenza”, come pure indica “sincronicità” e
“armonia”.
“Sho” significa “espansione multidimensionale
della consapevolezza” ed esprime il “riversarsi
dell’esistenza da ogni direzione”.
Un suono, dunque, con forti eco nella nostra
coscienza, più che una figura storica… così Osho
ha voluto essere ricordato da quanti traggono
ispirazione e alimento dalla sua visione, espressa
nelle decine di migliaia di discorsi tenuti nel corso
degli anni e pubblicati in centinaia di volumi,
quasi a testimoniare che la ricerca del vero e
l’evoluzione della consapevolezza trascendono la
vita del singolo individuo, appartenendo
all’esistenza dell’uomo in quanto tale, nei secoli.

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In questo senso, è emblematica l’epigrafe che
lui stesso ha dettato per il luogo in cui sono state
deposte le sue ceneri:
Osho
Mai nato, mai morto
ha solo visitato questo pianeta Terra
11 dicembre 1931 - 19 gennaio 1990
A Pune, in India, il Resort che si ispira alla sua
visione di un Uomo Nuovo è ancora fiorente; qui
ha sede una “Multiuniversità dell’essere” che offre
Corsi e Programmi di Crescita Interiore. Ma
soprattutto, qui è possibile immergersi in un
contesto di salute globale che rende chiaro il
senso di un nuovo stile di vita fondato
sull’armonia, la pace e la quiete interiore. A
migliaia tutti gli anni, persone provenienti da ogni
parte del mondo, trascorrono in questa
dimensione alcune settimane, riconoscendo
l’importanza di un’intima connessione con il
proprio essere per cogliere e accettare quel nulla
e quel vuoto che sono il vero significato
dell’esistenza.

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PREFAZIONE
I segreti della trasformazione raccoglie i
discorsi tenuti da Osho dall’8 dicembre 1972 al 29
gennaio 1973 su un testo sacro indiano del V
secolo a.C., il Vigyana Bhairava Tantra, nel quale
in forma di dialogo amoroso tra Shiva e Devi,
maestro e discepolo, principio maschile e
principio femminile, vengono presentate le 112
tecniche di meditazione che formano il tessuto
della scienza interiore indiana.
I commenti di Osho si presentano come discorsi
spontanei la cui fluidità è forse anche la ragione
prima della loro attualità. Osho si limita a leggere
il sutra, cioè il versetto in cui la tecnica che Shiva
intende illustrare a Devi è racchiusa, oppure una
domanda postagli da un ricercatore, e poi con
squisita immediatezza sviluppa le diverse
sfaccettature e le tematiche implicite al tema
dominante, coinvolgendo il lettore in un processo
intuitivo di comprensione che lo fa partecipe e lo
aiuta a rendere attuale e utile ciò di cui parla.
È un percorso che si riallaccia alla tradizione
orale, nella quale sono più importanti l’intuizione
e l’esperienza, piuttosto che il pensiero e là logica:
l’ascolto, o la lettura del testo in cui i discorsi di
Osho sono stati fedelmente trascritti, hanno una
loro magia, proprio perché spontanei. Nel lavoro
di traduzione si è voluto conservare questo ritmo,

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affinché il messaggio reale non andasse perduto.
Siamo sicuri che l’estrema vitalità di queste
pagine giustificherà questa scelta redazionale: il
medium vivo, attraverso il quale le percezioni e le
intuizioni racchiuse in queste pagine hanno preso
vita, tornerà a vibrare nel cuore stesso del lettore,
in quanto il suo nome è “consapevolezza” ed esso
non è confinato nella presenza fisica dell’autore,
quanto piuttosto esiste, assopito, in ciascun essere
umano.
Scopo della vita, e scopo delle tecniche qui
proposte, è animare quell’intuizione e iniziare a
vivere e a percepire il Vivente per suo tramite. In
questo senso, quest’opera è assolutamente
pratica: la sua validità è data dall’esperienza dei
metodi presentati. Perciò il libro non si esaurisce
affatto nella semplice lettura; a essa è
consigliabile far seguire un po’ di esperienza con
il metodo che meglio si sentirà risuonare dentro di
sé.
L’assoluta fedeltà nella trascrizione rende
queste parole di saggezza libere da qualsiasi
interpretazione. E per rispettare anche lo spirito
del tutto non accademico che accompagna í
discorsi di Osho, si è deciso di non allegare alcun
glossario dei termini in sanscrito in quanto essi
sono tutti seguiti, nel testo, dal vocabolo
equivalente in italiano o da una semplice
spiegazione.
Una prima serie di discorsi in cui Osho

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commenta il Vigyana Bhairava Tantra è stata
pubblicata da Bompiani nel volume Il libro dei
segreti. Al lettore attento consigliamo di iniziare
con la lettura di quel libro, in quanto raccoglie
alcuni spunti introduttivi fondamentali per la
comprensione dello spirito del testo commentato e
diverse prospettive importanti sulle mille
sfumature che accompagnano la pratica delle
tecniche proposte da Shiva.

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Capitolo primo
ALCUNE TECNICHE DI ARRESTO
SUTRA

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Nell’attimo in cui senti l’impulso a fare
qualcosa, fermati.
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Quando un qualsiasi desiderio insorge,
consideralo. Poi, d’acchito, abbandonalo.
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Gira in tondo fino all’esaurimento e poi,
cadendo al suolo, in questo abbandonarti a terra
sii un tutto.

La vita ha due polarità: l’essere e il fare.


L’essere è la tua natura: è sempre con te, non devi
fare nulla per averlo. È qualcosa che esiste già,
che sei fin da ora; non è qualcosa che possiedi.
Non esiste nessuna distanza: sei già il tuo essere.
Il fare è una conquista. Ciò che fai non esiste
ancora: se fai qualcosa, accade, se non la fai, non
accade. E tutto ciò che ancora non è, non è il tuo
essere. Per vivere, per sopravvivere, devi fare

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molte cose, che finiscono a poco a poco con
l’ostacolare la conoscenza del tuo essere. L’attività
è la circonferenza, dove vivi e senza la quale non
puoi vivere, ma non è il centro: tu non sei la
circonferenza. L’avere è il risultato del fare: tutto
ciò che hai è il risultato di azioni. Ma, beni e
azioni alla fine soffocano e nascondono il centro.
La prima cosa da capire prima di addentrarci
in queste tecniche è che tutto ciò che hai e che fai
o puoi fare non è il tuo essere: l’essere precede
ogni azione e ogni possesso. Ma la mente è
sempre ossessionata dal fare e dall’avere, e
l’essere è al di là della mente, o al di sotto di essa.
Come raggiungere il centro è sempre stato
l’obiettivo della ricerca religiosa e di tutti coloro
che aspirano a conoscere la propria realtà
essenziale, il nucleo, il fondamento del proprio
essere. Per capire questi sutra, devi comprendere
a fondo la distinzione tra centro e circonferenza.
Perciò fai attenzione: tutto ciò che puoi avere,
come i soldi, la fama o il sapere, non sei tu: è
qualcosa che hai, sono tue proprietà, e quindi
altro da te. Inoltre, tutto ciò che fai non è il tuo
essere, perché puoi farlo oppure no. Ad esempio,
puoi ridere o non ridere, correre o non correre,
ma tu esisti indiscutibilmente: non puoi scegliere
di essere, perché sei già.
L’azione è una scelta. Puoi scegliere di farla o
di non farla, puoi diventare un santo o un ladro.
Ma essere santo o ladro sono entrambe azioni, è
una scelta che si può sempre cambiare: il santo

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può diventare ladro e il ladro santo. L’essere non è
queste cose: l’essere viene prima dell’essere santo
o ladro.
Ogni volta che devi fare qualcosa, devi essere
già, altrimenti non potresti farla. Chi sarebbe
infatti a correre, ridere, rubare o diventare santo?
L’essere deve precedere ogni attività. L’attività può
essere scelta, l’essere no. L’essere è colui che
sceglie, non la cosa scelta, e non si può scegliere
colui che sceglie: esiste già, non puoi farci nulla.
Ricorda: l’avere e il fare stanno a te come una
circonferenza sta al centro. Ma tu sei il centro.
Questo centro è il Sé, o l’Atman, o qualsiasi
altro nome si voglia. Questo centro è il punto più
profondo dentro di te. Se non lo raggiungi, non lo
conosci, non lo realizzi, non potrai conoscere la
felicità eterna, l’immortale, il Divino. Come fare
dunque a raggiungerlo?
Se questo centro non viene realizzato, si
resterà nel dolore, nell’infelicità e nella
sofferenza. La circonferenza è l’inferno e queste
tecniche sono gli strumenti per accedere al
centro.
La prima tecnica dice: “Nell’attimo in cui senti
l’impulso a fare qualcosa, fermati”.
In tutte queste tecniche si parla di
interrompere a metà un’azione. George Gurdjieff
le ha rese molto famose in Occidente, ma non
conosceva il Vigyana Bhairava Tantra. Le apprese
in Tibet, dai lama buddisti. Lavorò con esse in

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Occidente e moltissimi ricercatori arrivarono a
realizzare il centro grazie a esse. Le chiamò
“esercizi di arresto”, ma la loro fonte è il Vigyana
Bhairava Tantra.
I buddisti le impararono dal Vigyana Bhairava
Tantra, così come i Sufi presero a prestito i loro
esercizi da questo libro che è l’origine, la fonte
primaria, di tutte le tecniche conosciute in tutto il
mondo.
Gurdjieff le usò in modo molto semplice. Ad
esempio, diceva ai suoi studenti di ballare e un
gruppo di circa venti persone si metteva a ballare.
Poi improvvisamente ordinava: “Stop!”. In
quell’istante, non importava in che posizione
ciascuno si trovasse, bisognava fermarsi subito e
completamente. Non potevi più muoverti né
aggiustare la tua posizione. Se un piede era
sollevato da terra, dovevi restare così. Se cadevi
era un’altra cosa, ma non dovevi favorire la
caduta. Se gli occhi erano aperti, dovevano
restare così, senza chiuderli. Se si chiudevano da
soli era diverso, ma nella tua consapevolezza eri
immobile come una statua di pietra.
Accaddero miracoli, perché se ti fermi
improvvisamente durante un’attività come la
danza, si crea una frattura. L’arresto improvviso di
ogni attività ti divide in due, tu e il tuo corpo. Un
istante prima vi muovevate insieme, poi tu ti fermi
improvvisamente: il corpo vuole continuare a
muoversi, perché ha in sé un impulso di moto e
non era preparato a questo arresto improvviso; tu

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avverti la sua spinta a fare qualcosa, ma resti
fermo: in questo modo si crea una frattura in cui
senti il tuo corpo come qualcosa di lontano, con
un impulso a muoversi con il quale non cooperi, e
proprio perché non collabori più con quell’impulso
ne diventi separato.
Ma ingannarsi è facile. Basta collaborare anche
solo leggermente e quella distanza non si
verificherà. Ad esempio, ti trovi in una posizione
scomoda e l’insegnante dice “Stop!”: hai sentito,
ma prima ti metti comodo e poi ti fermi. In questo
caso non accadrà nulla, ingannerai solo te stesso e
non l’insegnante, perché avrai mancato
completamente il senso della tecnica. Quando
senti la parola “Stop!”, ti devi fermare subito,
all’improvviso, senza fare più nulla.
Anche se la posizione è scomoda e hai paura di
cadere e fratturarti un osso, non ti devi
preoccupare; se ti preoccupi di qualcosa, stai
ancora ingannando te stesso. In questo modo,
diventando improvvisamente simile a un
cadavere, si crea una rottura in cui il corpo si
ferma, e colui che lo ferma è il centro.
Circonferenza e centro sono separati, ma in
quell’arresto improvviso puoi sentire per la prima
volta il centro, cioè te stesso.
Gurdjieff usò questa tecnica per aiutare
tantissime persone. È una tecnica a molte
dimensioni, e può essere usata in vari modi. Ma
prima prova a capirne il meccanismo. È semplice:
ogni volta che sei in attività ti dimentichi

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completamente di te stesso, l’attività diventa il
centro della tua attenzione.
Ad esempio, se muore qualcuno, urli e piangi,
dimenticandoti completamente di te stesso. Il
centro diventa la persona morta e tu ti disperi,
piangi, urli e ti rattristi intorno a quel centro. Se
all’improvviso io dicessi “Stop!” e tu ti fermassi
completamente, verresti totalmente sottratto al
corpo e al regno dell’attività. Quando sei in
attività, ne sei totalmente assorbito; un arresto
improvviso ti fa perdere l’equilibrio, spingendoti
fuori dall’attività. Spingerti fuori in questo modo
dall’attività ti porta dritto al centro.
Cosa facciamo di solito? Passiamo da un’attività
all’altra, da A a B e da B a C. Quando ci svegliamo
al mattino cominciamo subito a essere attivi, e
resteremo attivi per tutta la giornata.
Cambieremo attività molte volte, senza restare
inattivi un solo istante. È difficile essere inattivi;
se ci proviamo, lo stesso sforzo per essere inattivi,
diventa un’attività.
Molte persone tentano di essere inattive. Si
siedono nella posizione del Buddha e cercano di
entrare nell’inattività. Ma come puoi tentare di
essere inattivo? Lo sforzo stesso è ancora
un’attività. Quindi puoi tramutare anche
l’inattività in un’attività! Puoi obbligarti a stare
calmo e immobile, ma questa imposizione è
un’attività della mente. Per questo tante persone
provano a entrare in meditazione senza arrivare
da nessuna parte, perché la loro meditazione è

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ancora un’attività. Questa attività si può
cambiare: se canti una normale canzone, puoi
sempre optare per un bhajan, un canto
devozionale; ora canti più lentamente, ma si tratta
sempre di un’attività. Durante il giorno puoi
correre, camminare e leggere: sono tutte attività.
Oppure puoi pregare: anche questa è un’attività.
Passi da un’attività all’altra finché ti addormenti.
E anche in quel momento l’attività continua: ecco
perché sogniamo, perché l’attività continua anche
nel subconscio, in cui continui a fare qualcosa, ad
andare di qua e di là, a guadagnare e a perdere
soldi. Sognare significa che, esausto, ti sei
addormentato, ma l’attività continua a essere
presente.
A volte, per pochi istanti (sempre più rari per
l’uomo moderno), i sogni cessano e sei
completamente addormentato. Ma in quel caso
l’inattività è inconscia. Non sei consapevole: sei
profondamente addormentato. L’attività è cessata
e la circonferenza non esiste più. Ora sei al
centro, ma totalmente esausto, morto e
incosciente.
Per questo gli indù hanno sempre asserito che
sushupti (il sonno senza sogni) e samadhi (l’estasi
suprema) sono la stessa cosa, con una sola,
fondamentale, differenza: la consapevolezza. In
sushupti, nel sonno senza sogni, sei nel centro del
tuo essere ma sei inconsapevole. Anche nel
samadhi, l’estasi suprema, lo stato ultimo della
meditazione, sei nel centro, ma sei consapevole. È

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una differenza essenziale, perché se sei
inconsapevole, essere al centro è del tutto
irrilevante. Ti rinvigorisce, ti dà nuova vitalità e ti
rimette in forze, così da farti sentire ritemprato e
soddisfatto al mattino, ma se sei inconsapevole,
nemmeno essere nel centro potrà cambiare la tua
vita.
Nel samadhi entri in te stesso totalmente
presente e consapevole. E una volta che sei nel
centro totalmente sveglio, non sarai mai più lo
stesso, saprai chi sei, saprai che i beni e le azioni
non sono la tua natura, bensì la tua periferia:
null’altro che increspature sulla superficie.
Il meccanismo di queste tecniche di arresto è
gettarti improvvisamente nell’inattività. Deve
accadere all’improvviso, perché se “provi” a
essere inattivo lo trasformerai in un’attività; per
cui non devi sforzarti, ma essere improvvisamente
inattivo. Questo è il senso dello “Stop!”. Se stai
correndo e ti dico “Stop!” “ non fare alcun
tentativo, fermati e basta, senza sforzi, o
mancherai l’obiettivo. Ad esempio, adesso sei
seduto qui, se ti dico “Stop“ ti devi fermare
immediatamente, senza esitare neppure per un
attimo. Se provi prima a sistemarti e poi dici:
“Okay, ora mi fermo“, avrai fallito l’obiettivo.
”Improvvisamente“ è la chiave, quindi non
compiere nessuno sforzo per fermarti. Fermati e
basta!
Puoi provare ovunque. Mentre stai facendo il
bagno, improvvisamente ordinati di fermarti:

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“Stop!” e immobilizzati. Anche se per un solo
istante, sentirai che dentro di te avviene qualcosa
di diverso: vieni ributtato al centro e
improvvisamente tutto si ferma, non solo il corpo,
dal momento che quando il corpo si immobilizza
totalmente, anche la mente si arresta. Quando
dici: “Stop!” non respirare. Lascia che tutto si
arresti. Non respirare, non muoverti. Per un
istante rimani immobile e ti accorgerai di essere
entrato a velocità supersonica nel centro. Anche
un semplice bagliore è in grado di fare miracoli e
rivoluzioni. Ti trasforma e con il tempo avrai
visioni sempre più chiare del centro. Ecco perché
l’inattività non deve essere praticata: devi entrarci
improvvisamente, mentre sei immemore.
Un insegnante può essere d’aiuto, dal momento
che si tratta di un metodo di gruppo. Anche
Gurdjieff operava in questo modo, perché se ti
imponi di fermarti da solo puoi ingannarti
facilmente. Rischi di metterti prima comodo per
poi darti l’ordine di arresto; infatti, anche se
consapevolmente non ti sembra di esserti
preparato, inconsciamente potresti averlo fatto.
Se è la mente ad affermare: “Ora posso
fermarmi”, e se lo hai pianificato, è tutto inutile: la
tecnica non sarà di alcun aiuto. Quindi è bene
attuarla in gruppo. Un insegnante che stia
lavorando con te dirà: “Stop!” e lo dirà nel preciso
istante in cui la tua posizione è davvero scomoda;
in questo modo avrai un’intuizione, un improvviso
bagliore di luce ti soprafferà.

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L’attività può essere praticata, l’inattività no. Se
la pratichi, diventa semplicemente un’altra
attività: puoi essere inattivo solo all’improvviso.
Può accadere mentre si guida: ti accorgi
improvvisamente che un’altra automobile si sta
avvicinando alla tua e in breve avverrà un
incidente. All’improvviso la mente si arresta,
smetti di respirare, tutto si ferma: è
frequentissimo che in incidenti del genere si
venga ributtati al centro. Ma anche in un
incidente potresti non cogliere l’occasione.
Una volta feci un incidente in macchina
davvero spettacolare. Viaggiavano con me tre
persone che, però, si lasciarono sfuggire
completamente questa occasione! Avrebbe potuto
essere una rivoluzione per la loro vita, ma persero
questa opportunità. L’automobile era precipitata
da un ponte e si era ribaltata nel letto di un fiume
in secca. Era completamente capovolta e le tre
persone che erano a bordo con me cominciarono a
piangere e a urlare.
La donna che si trovava proprio dietro di me,
gridava: “Sono morta! Sono morta!”. Le dissi: “Se
fossi morta, non potresti parlare così”. Ma lei
stava tremando e urlava: “Sono morta! Cosa
accadrà ai miei bambini!”. Anche dopo che la
tirammo fuori dalla vettura continuava a tremare
e a ripetere: “Cosa accadrà ai miei bambini! Sono
morta!”. Le ci volle almeno mezz’ora per calmarsi.
Quella donna perse quell’opportunità. Era una
situazione ideale: improvvisamente avrebbe

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potuto fermare tutto. E nulla poteva essere fatto:
con l’automobile che stava precipitando dal ponte,
l’attività di quella donna non era affatto
necessaria. Non si poteva fare nulla! Tuttavia la
mente può sempre dar vita a un’attività. Lei
rivolse il suo pensiero ai bambini e cominciò a
gridare: “Sono morta!”. Perse un momento
delicato, impercettibile.
In situazioni pericolose la mente si arresta
automaticamente. Come mai? Perché la mente è
un meccanismo che può lavorare solo in situazioni
a cui è abituata, ripetendo ciò che è stata
addestrata a fare.
Non puoi allenare la tua mente agli incidenti,
altrimenti non sarebbero chiamati incidenti. Se tu
fossi pronto, se avessi fatto delle prove, non
sarebbero incidenti. “Incidente” significa che la
mente non sa come reagire, non è pronta ad
affrontare ciò che accade. È un evento improvviso,
spunta dall’ignoto. La mente non può fare nulla,
non è pronta, non è allenata per affrontare ciò che
accade. È costretta a fermarsi, a meno che tu non
cominci a fare qualcos’altro per cui sia stata
allenata.
La donna che urlava, pensando ai suoi bambini,
non era affatto attenta a ciò che stava accadendo,
anzi non era nemmeno consapevole di essere viva.
Il fuoco della sua consapevolezza non era
indirizzato al momento presente. Si era
allontanata dalla situazione, dalla morte e da
qualsiasi altra cosa per fissarsi sui suoi bambini:

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era fuggita. Per ciò che riguardava la sua
attenzione, era completamente fuggita dalla
situazione che stava vivendo. In tale situazione,
non si poteva fare nulla, si poteva solo essere
consapevoli, qualunque cosa stesse avvenendo. Si
poteva solo essere consapevoli! Per ciò che
riguarda il momento presente, cosa puoi fare in un
incidente? E oltre le tue possibilità e la mente non
sa cosa fare. E se la mente non può funzionare, si
ferma. Ecco perché i pericoli esercitano
un’attrazione segreta, intima: sono momenti di
meditazione. Se corri in automobile a più di
centoquaranta chilometri all’ora, poi superi i
centosessanta, fino ad arrivare ai centottanta, c’è
un punto in cui tutto può succedere e tu non puoi
fare più nulla: la vettura è fuori da ogni controllo e
all’improvviso la mente non funziona più, perché
non è preparata a ciò che sta accadendo. Questo è
il brivido della velocità: un silenzio fa breccia e tu
vieni ributtato al centro.
Queste tecniche ti aiutano ad andare verso il
centro senza incidenti né pericoli. Ma ricorda, non
puoi “praticare” queste tecniche. Quando ti dico
che non puoi praticarle, cosa intendo? In un certo
senso è possibile praticarle, perché ti devi fermare
all’improvviso. Ma l’arresto deve essere
improvviso, non devi essere preparato; non
dovresti pensarci, pianificare e affermare: “Alle
dodici mi fermerò”. Lascia che l’ignoto ti accada
quando non sei pronto. Entra nell’ignoto, in ciò
che è inesplorato, senza alcuna conoscenza.

25
Una tecnica è questa: “Nell’attimo in cui senti
l’impulso a fare qualcosa, fermati”.
Ad esempio, senti di dover starnutire; senti che
lo starnuto sta arrivando e tra poco sarà
inarrestabile, accadrà. Ma immagina che
all’inizio, mentre ancora hai la sensazione di
essere sul punto di starnutire, nell’istante in cui
ne diventi consapevole, ci sia uno “Stop!”. Che
fare? Puoi fermare uno starnuto? Se ci provi
arriverà prima, perché lo sforzo di arrestarlo
renderà la mente più cosciente della sua
presenza, concentrerà tutta la tua attenzione su di
esso e aumenterà la tua sensibilità, rendendo lo
starnuto insopportabile. Non puoi arrestare uno
starnuto direttamente, ma puoi fermare te stesso.
Che cosa puoi fare? Hai la sensazione che stia
arrivando uno starnuto: “Stop!”. Non provare a
fermarlo. Fermati tu, invece. Non fare nulla. Resta
completamente immobile, senza nemmeno
respirare. Fermati per un istante e sentirai che
l’impulso se n’è andato, è svanito. E quando
l’impulso svanisce si libera un’energia sottile che
serve per arrivare al centro, poiché con lo
starnuto, come con ogni altro stimolo, espelli
energia.
L’“impulso” è uno stimolo che segnala il tuo
essere oppresso da un’energia che non puoi usare
né assimilare: vuole uscire ed essere espulsa.
Ecco perché dopo uno starnuto ti senti meglio,
provi una sottile sensazione di benessere. Non è

26
accaduto nulla, hai semplicemente scaricato
energia superflua, che ti era di peso e ora dentro
di te ti senti rilassato.
Per questo motivo fisiologi come Pavlov, B.F.
Skinner e altri, dicono che anche il sesso
assomiglia a uno starnuto. Secondo loro,
fisiologicamente non c’è differenza: fare sesso
equivale a starnutire. Sei sovraccarico di energia
e vuoi espellerla ; quando l’hai fatto, il tuo
organismo si rilassa e tu ti senti alleggerito. Per i
fisiologi questo benessere non è altro che una
liberazione, e per ciò che concerne la fisiologia
hanno ragione! Ogni volta che provi un impulso,
anche solo l’impulso a fare qualcosa, fermati! E
non solo con un istinto fisiologico, ma con tutti gli
stimoli che provi.
Ad esempio, stavi per bere un bicchiere
d’acqua. Hai preso il bicchiere, l’acqua, e
improvvisamente ti fermi: lascia la mano dov’è,
lascia la sete dentro di te e fermati
completamente. Il bicchiere è fuori, la sete
dentro, la mano e gli occhi sono sul bicchiere:
fermati d’acchito. Nessun respiro, nessun
movimento, come se fossi morto. L’istinto stesso,
la sete, sprigionerà un’energia che verrà usata per
andare al centro: sarai ributtato nel centro. Come
mai? Perché quell’impulso è un movimento
estroverso. Ricorda: “impulso” significa energia
estroversa.
E ricorda un’altra cosa: l’energia è sempre in
movimento, che sia rivolta all’esterno o

27
all’interno, non può mai restare ferma. Queste
sono le leggi; se le comprendi il meccanismo della
tecnica diventerà chiaro. L’energia è sempre in
movimento verso l’esterno o verso l’interno. Non
può mai restare ferma: se fosse ferma non sarebbe
energia, ma non esiste nulla che non sia energia.
Quindi, tutto si sta muovendo in qualche modo.
Quando provi un impulso l’energia è
estroversa. Ecco perché la mano tende al
bicchiere: ti sei spostato verso l’esterno, è sorto
un desiderio di azione. Tutte le attività sono
movimenti da ciò che è dentro di te, verso ciò che
è all’esterno; movimenti dall’interno verso
l’esterno. Quando ti fermi improvvisamente
l’energia non può restare immobile dentro di te: tu
ti sei fermato d’acchito, ma l’energia non può
farlo, e il meccanismo attraverso il quale si stava
muovendo verso l’esterno non è scomparso, si è
solo bloccato. Ebbene, cosa può fare l’energia?
Nient’altro che andare verso l’interno; non può
restare ferma. Si stava muovendo verso l’esterno
e tu l’hai fermata: il meccanismo è stato bloccato
ma continua a essere presente, può condurre
l’energia all’interno, quindi l’energia si muoverà
verso l’interno.
A ogni istante trasformi la tua energia e ne
cambi il verso senza saperlo. Quando vai in collera
e vuoi picchiare qualcuno o distruggere qualcosa,
prova ad agire così: prendi qualcuno, un tuo
amico, tua moglie, i tuoi bambini, chiunque e
abbraccialo, dagli un bacio. Quando sei arrabbiato

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e stai per distruggere qualcosa, precipitati ad
amare qualcuno. Non cadere preda dell’impulso
che ti porta alla violenza.
All’inizio potresti pensare che si tratti di una
recita; ti stupirai: “Come faccio ad amare se sono
adirato? Se in questo momento sono colmo di
rabbia non posso amare!”. Non sai come funziona
l’energia. In questo momento puoi amare
profondamente perché l’energia si è ridestata e
vuole essere espressa. E l’energia necessita di
movimento: devi solo cominciare ad amare
qualcuno e quella stessa energia si trasformerà in
amore e avvertirai un flusso di energia quale forse
non hai mai sentito.
Esistono persone che non sono in grado di
amare se non sono adirate o violente, che possono
amare intensamente solo quando la loro energia è
violenta. Forse non te ne sei accorto, ma accade
tutti i giorni: prima di fare l’amore spesso le
coppie litigano. Mogli e mariti litigano, si
accapigliano, diventano violenti e dopo fanno
l’amore, forse senza capire cosa sia successo. In
quei casi diventa un’abitudine meccanica. Ogni
volta che litigano fanno l’amore, e il giorno in cui
non litigheranno più, non riusciranno più a fare
l’amore.
Soprattutto nei villaggi indiani dove le mogli
vengono ancora picchiate, se un marito smette di
battere la moglie significa che non l’ama più.
Perfino le mogli si rendono conto che se il marito
non le percuote più, l’amore è finito. Se non la

29
picchia, vuol dire che non la ama.
Perché la lotta è associata all’amore? Perché la
stessa energia si può muovere, e si muove, in
dimensioni diverse. Puoi chiamarla
indifferentemente odio o amore. Sembrano
opposti, ma non lo sono così tanto: a muoversi è la
stessa energia. Quindi, secondo le tue idee
sull’amore, chi non può odiare non può amare. Chi
non sa adirarsi violentemente è incapace
dell’amore che tu conosci. Forse può amare in un
altro modo, ma non nel tuo. Un Buddha ama, ma il
suo amore è completamente diverso; ecco perché
il Buddha parla di compassione, non di amore. È
qualcosa che somiglia più alla compassione che
alla tua idea di amore, perché il tuo amore implica
odio, rabbia e violenza.
L’energia può muoversi e cambiare direzione,
può diventare odio oppure amore, ma è la stessa
energia. Ed è la stessa energia che può muoversi
verso l’interno, per cui ogni volta che provi
l’impulso a fare qualcosa, fermati! Non è una
repressione, non stai reprimendo nulla. Stai solo
giocando con l’energia e imparando come
funziona, come puoi rivolgerla verso l’interno. Ma
ricorda, l’impulso deve essere sincero e autentico;
altrimenti non accadrà nulla.
Se, ad esempio, ti avvicini a un bicchiere
quando non hai sete e ti blocchi all’improvviso,
non accadrà nulla, perché non c’è nulla che debba
accadere: l’energia non era in movimento.
Se stai provando un moto d’amore per tua

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moglie, tuo marito, un tuo amico: volevi
abbracciarlo, dargli un bacio… fermati! L’impulso
deve essere autentico e presente. Se non lo è, se
volevi solo essere di conforto a qualcuno e dargli il
bacio che voleva, fermandoti non accadrà nulla,
perché nulla si stava muovendo dentro di te.
Quindi ricorda, innanzitutto, che l’impulso deve
essere sincero. Solo se c’è un impulso reale
l’energia si muove… e se blocchi improvvisamente
un impulso reale, l’energia resta sospesa. Senza
una via d’uscita all’esterno, si volge all’interno: si
deve muovere, non può restare dov’è.
Ma noi siamo così falsi che niente sembra
essere vero. Mangi il tuo pasto solo perché guardi
l’orologio, perché è ora, non perché hai fame; in
questo caso se ti fermi, non accadrà nulla, perché
la tua fame non è un istinto vero, non c’è alcun
impulso. Nessuna energia era in movimento. Ecco
perché, se mangi all’una, a quell’ora ti senti
affamato. Ma è una fame falsa, una semplice
abitudine meccanica: il tuo corpo non è affamato.
Se non mangi avrai la sensazione che ti manca
qualcosa, ma se lasci passare un’ora te ne
dimenticherai e la fame si sarà placata.
Una fame vera tende ad aumentare, aumenterà
per forza. Se la fame era sincera, alle due sarai
più affamato; se era falsa, te ne sarai
completamente dimenticato. In realtà, a quell’ora
non avrai più fame: anche se volessi mangiare,
non ti sentirai affamato. Quella fame non era vera,
era solo un’abitudine; nessuna energia si stava

31
muovendo. È solo la mente che ti dice che a una
certa ora devi mangiare e quindi mangi.
Se hai sonno, fermati, ma deve essere una
sensazione reale; questo è il problema. Ed è un
problema per noi. Non lo era ai tempi di Shiva. Le
cose non stavano così quando il Vigyana Bhairava
Tantra è stato insegnato per la prima volta. L’uomo
era autentico, l’umanità pura e sincera… non
esisteva nulla di falso. Nella nostra epoca tutto è
menzogna. Fingi di amare, di essere arrabbiato;
continui a fingere finché ti dimentichi se stai
recitando o se c’è qualcosa di vero. Non dici mai
che cosa senti dentro di te; non lo esprimi mai.
Continui a esprimere cose che non esistono.
Osservati e te ne accorgerai.
Dici qualcosa, ma ciò che senti è diverso. In
realtà volevi esprimere l’esatto contrario, ma se
dici la verità diventerai un disadattato, perché in
una società completamente falsa puoi esistere
solo se sei falso. Più ti adatti e più sarai falso,
perché se vuoi essere sincero ti sentirai
disadattato.
Ecco come è nata la rinuncia: a causa di una
società falsa. Il Buddha dovette andarsene non
perché quella scelta avesse in sé un’implicazione
positiva, il suo significato era unicamente
negativo: in una società falsa non puoi essere
sincero. Altrimenti, a ogni istante devi lottare e
sprecare inutilmente energia. Abbandonare
l’irreale, il falso, per poter essere veri: questo era
il motivo fondamentale di ogni rinuncia.

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Osserva quanto sei falso, osserva la tua mente
ambigua. Fai un’affermazione, ma senti tutto il
contrario. Dici una cosa e contemporaneamente
ne pensi un’altra. Accade simultaneamente. In
questo modo, se arresti qualcosa di non vero, la
tecnica non ti sarà di alcun aiuto. Quindi trova
qualcosa che per te sia vero e prova a fermarti.
Non tutto è diventato falso. Molte cose sono
ancora vere. Per fortuna, ogni tanto tutti sono
sinceri. Fermati in quei momenti.
Ti senti adirato, e sai che è vero. Stai per
rompere qualcosa, per picchiare tuo figlio o chissà
cos’altro: fermati! Ma senza pensarci su. Non dire:
“La rabbia è un sentimento sbagliato, quindi mi
dovrei fermare”, no! Non dire: “Questo non è il
modo di aiutare mio figlio, quindi mi dovrei
fermare”. Non è affatto necessario pensarci su,
perché se cominci a riflettere, l’energia è confluita
nel pensiero. Questo è un meccanismo interiore;
se dici: “Non dovrei picchiare mio figlio perché
non è una cosa buona per lui, non va nemmeno
bene per me, inoltre è inutile e non servirà a
niente” la stessa energia che stava diventando
rabbia si è trasformata in pensiero. Ora hai
considerato l’intera situazione e l’energia si è
acquietata: è andata nella testa, nel pensiero. A
quel punto ti fermi, ma ora non ci sarà più energia
che possa muoversi all’interno. Quando senti di
essere arrabbiato, non fare considerazioni, non
pensare “bene” o “male”; non pensare affatto.
Ricordati d’acchito la tecnica e fermati!

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La rabbia è energia pura, né buona né cattiva.
Potrebbe diventare buona, potrebbe diventare
cattiva: questo dipende dal risultato, non
dall’energia. Può diventare cattiva se si dirige
verso l’esterno per distruggere qualcosa, se
diventa distruttiva. Potrebbe diventare un’estasi
meravigliosa se si muovesse verso l’interno e ti
ributtasse al centro; potrebbe trasformarsi in un
fiore. L’energia è solo energia: pura, innocente e
neutrale. Non pensarci su. Stavi per fare
qualcosa: non pensare. Fermati semplicemente e
resta immobile: in quell’arresto improvviso avrai
un’intuizione del centro interiore. Ti
dimenticherai la periferia e il centro si schiuderà
alla tua percezione.
Nell’attimo in cui senti l’impulso a fare
qualcosa, fermati. Provalo. Ricorda tre cose:
primo, provalo solo se c’è un impulso autentico.
Secondo, non fermarti a pensarci su: fermati e
basta. E terzo, aspetta! Quando ti sei fermato -
nessun respiro, nessun movimento - aspetta e
guarda cosa succede. Non fare prove. Quando ti
dico aspetta, voglio dire che non devi provare, in
quel momento, a pensare al centro interiore. In
quel caso te lo lascerai sfuggire di nuovo. Non
pensare al Sé, all’Atman. Non pensare che ora
avrai una visione, che sta arrivando una visione.
Non pensare. Limitati ad aspettare. Lascia che
l’impulso, l’energia, si muovano da soli. Se
cominci a pensare al Brahman, all’Atman e al
centro, l’energia si sarà spostata nel pensiero.

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Puoi sprecare questa energia interiore molto
facilmente. Basta un pensiero per imprimerle una
direzione, e poi continuerai a pensare. Quando
dico di fermarti, intendo dire che ti devi fermare
completamente: nulla si muove più, come se il
tempo si fosse fermato. Non c’è movimento;
semplicemente esisti! In quel semplice esistere,
improvvisamente il centro esplode.
La seconda tecnica: “Quando un qualsiasi
desiderio insorge, consideralo. Poi, d’acchito,
abbandonalo”.
Questa è un’altra dimensione della stessa
tecnica: “Quando un qualsiasi desiderio insorge,
consideralo. Poi, d’acchito, abbandonalo”. Provi
un desiderio di sesso, d’amore, di cibo, di
qualunque cosa: considera quel desiderio. Quando
il sutra dice di considerarlo, significa che non devi
prendere posizione pro o contro. Limitati a
considerarlo per ciò che è.
Quando un desiderio sessuale si affaccia alla
mente, tu dici: “Non va bene”. Questa non è
considerazione. Ti è stato insegnato che è male,
quindi non hai considerato il desiderio. Stai
consultando le Sacre Scritture, il passato, i rishi,
gli antichi saggi. Non stai considerando il
desiderio in sé, ma qualcos’altro. E a causa di quel
qualcos’altro — il tuo condizionamento, la tua
educazione, la tua cultura, la tua civiltà, la tua
religione - stai considerando un’infinità di cose,
ma non il desiderio.

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È sorto questo semplice desiderio. Non
coinvolgere la mente, il passato, l’educazione, il
condizionamento; non introdurre dei giudizi.
Considera semplicemente questo desiderio per ciò
che è. Se la tua mente potesse essere
completamente ripulita di tutto ciò che ti è stato
tramandato dalla società e dalla famiglia, da ogni
tipo di educazione e cultura, sorgerebbe il
desiderio sessuale. Spunterà fuori, perché quel
desiderio non ti è stato dato dalla società. È un
fatto biologico: è dentro di te.
Ad esempio, se nasce un bambino e nessuno gli
insegna a parlare, quel bambino non parlerà;
resterà senza linguaggio. La lingua è un fenomeno
sociale, deve essere insegnata. Ma al momento
giusto, il bambino avvertirà il desiderio sessuale.
Questo non è un fenomeno sociale; è qualcosa di
biologicamente innato. Al momento giusto,
sopraggiungerà il desiderio! Non è un fatto
sociale, ma biologico, più profondo. È incorporato
nelle tue cellule.
Poiché sei nato grazie al sesso, ogni cellula del
tuo corpo è una cellula sessuale. Sei fatto di
cellule sessuali e, a meno che la tua biologia non
venga completamente rimossa e cancellata, il
desiderio sarà presente. Sopraggiungerà; esiste
già. Quando un bambino nasce, il desiderio è già
presente, perché il bambino è il risultato di un
incontro sessuale. Arriva grazie al sesso. Tutto il
suo corpo è fatto di cellule sessuali. Il desiderio è
presente: occorre solo un po’ di tempo prima che

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il suo corpo diventi maturo per poterlo sentire ed
esprimere. Il desiderio sarà presente
indipendentemente dal fatto che ti sia insegnato
che il sesso è male o bene, inferno o paradiso,
questo o quello, perché entrambe sono
interpretazioni.
Le antiche tradizioni, le vecchie religioni, il
cristianesimo in particolare, predicano
continuamente contro il sesso. Le nuove credenze
degli hippy e non solo, vanno nella direzione
opposta. Sostengono che il sesso è bene, il sesso è
felicità, il sesso è la sola cosa vera al mondo.
Entrambe sono interpretazioni. Non considerare il
tuo desiderio secondo qualche insegnamento.
Limitati a considerarlo nella sua purezza, per ciò
che è: un fatto. Non interpretarlo.
Considerazione qui non significa interpretare,
ma semplicemente guardare alla cosa per quello
che è. C’è un desiderio: osservalo direttamente,
senza pregiudizi. Non mettere in mezzo i tuoi
desideri o le tue idee, perché nessun pensiero o
idea ti appartiene. Tutto ti è stato dato, ogni idea
è presa a prestito. Nessun pensiero è originale,
nessun pensiero può esserlo. Non tirare in ballo il
pensiero. Osserva semplicemente il desiderio per
ciò che è, come se non ne sapessi niente.
Affrontalo! Vagli incontro! Ecco cosa significa
“consideralo”.
Quando un desiderio qualsiasi insorge,
consideralo. Osserva semplicemente la realtà per
ciò che è. Sfortunatamente, è una delle cose più

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difficili. Paragonata a questa, raggiungere la luna
o scalare la vetta dell’Everest non è così difficile.
Raggiungere la luna è un’impresa assai
complessa, estremamente difficile. Ma paragonata
al restare presenti ai fatti della vita interiore, è
niente, poiché il coinvolgimento della mente in
tutto ciò che fai è sottilissimo, ed è sempre
presente. Fai caso alla parola: se io dico “sesso”,
prendi subito posizione pro o contro. Nello stesso
istante in cui dico “sesso”, dai un’interpretazione:
“È sbagliato. Il sesso è male”; oppure: “È giusto”.
Interpreti perfino le parole.
Quando fu pubblicato il mio libro Dal sesso
all’eros cosmico, in molti vennero a dirmi: “Per
favore cambia il titolo Dal sesso all’eros cosmico”.
La semplice parola “sesso” li aveva disturbati.
Alcuni non avevano letto il libro, ma altri che
l’avevano già letto mi chiedevano di mutare il
titolo.
Perché? La parola stessa ti fornisce
un’interpretazione. La mente è così intenta a
interpretare che se io dico “succo di limone”, ti
viene l’acquolina in bocca. Hai interpretato le
parole. Nelle parole “succo di limone” non esiste
alcuna bevanda, tuttavia ti viene l’acquolina in
bocca. Se io aspettassi qualche istante, ti
sentiresti a disagio perché dovresti inghiottire la
saliva. La mente è entrata in gioco e ha dato
un’interpretazione. Nemmeno con le parole riesci
a restare distaccato, senza interpretare. Sarà
assai difficile, quando insorge un desiderio,

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restare in disparte come un osservatore
imperturbabile, calmo e sereno, a osservare il
fatto, senza interpretarlo.
Se io dico: “Quest’uomo è un musulmano”,
nell’istante stesso in cui lo dico, l’indù ha pensato
che quest’uomo è malvagio. Se dico: “Quest’uomo
è un ebreo”, il cristiano ha deciso che non è un
brav’uomo. Basta la parola “ebreo” e nella mente
cristiana spunta l’interpretazione; la vecchia,
tradizionale idea riesplode. Non si considera la
persona in sé, gli viene imposta l’antica
concezione di ebreo.
Tutti gli ebrei e i musulmani sono individui
unici e diversi. Non puoi dare giudizi perché
“conosci gli indù”. Forse pensi che tutti gli indù
che hai conosciuto siano malvagi; ma, anche in
quel caso, questo indù non è una tua esperienza:
lo stai giudicando in base al tuo passato. Non
interpretare. Interpretare non è considerare.
Considerare vuol dire considerare questo fatto,
assolutamente questo fatto. Resta a questo fatto.
I rishi hanno affermato che il sesso non va
bene. Forse per loro era un male; tu non lo sai. Tu
hai un desiderio, un desiderio vivo, dentro di te.
Consideralo, osservalo, sii attento; poi, d’acchito,
abbandonalo.
Ci sono due parti in questa tecnica. La prima è
restare presenti al fatto in modo attento e
consapevole, essere semplicemente presenti a ciò
che sta avvenendo. Quando avverti un desiderio
sessuale, cosa succede al tuo interno? Osserva

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come diventi eccitato, come il tuo corpo comincia
a tremare, come impazzisci improvvisamente,
come ti senti posseduto da qualcos’altro. Sentilo,
consideralo senza esercitare alcun giudizio.
Muoviti semplicemente all’interno di questo fatto,
il desiderio sessuale. Non dire che è cattivo!
Se lo dici, la considerazione è cessata; hai
chiuso la porta. Non sei più rivolto verso il
desiderio, ma gli volgi le spalle. Te ne sei
allontanato. Hai perso un’occasione preziosa per
addentrarti nel livello biologico del tuo essere. Ti
aggrappi al livello sociale, che è il più
superficiale. Il sesso è più profondo dei shastra (le
Scritture) perché il sesso è biologico. Se tutti i
shastra potessero essere distrutti (ed è possibile: è
successo molte volte), la tua interpretazione
andrebbe perduta, ma il sesso resterebbe, perché
è più profondo. Non chiamare in causa cose
superficiali. Considera semplicemente il fatto e vai
dentro di te, senti cosa ti sta succedendo. Non è
importante cosa sia successo a un qualsiasi altro
rishi, a Maometto o a Mahavira. Cosa sta
succedendo a te in questo preciso istante? In
questo istante vivente, cosa accade a te?
Consideralo; osservalo. E poi c’è la seconda
parte, che è splendida. Dice Shiva: “Poi, d’acchito,
abbandonalo”. “D’acchito”, ricorda. Non dire:
“Questo è cattivo, lo abbandonerò. Non andrò
oltre con questa idea, questo desiderio. È male, è
peccato, quindi mi fermerò, lo reprimerò”. In
questo modo avverrà una repressione, non uno

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stato meditativo. E con la repressione crei dentro
di te, con le tue stesse mani, un essere ingannato
e una mente falsa.
La repressione è psicologica. Disturbi l’intero
organismo e reprimi energie che un giorno o
l’altro esploderanno. L’energia è rimasta; l’hai solo
repressa. Non si è mossa verso l’esterno né verso
l’interno. Si è solo spostata di lato; resterà in
attesa e si trasformerà in energia perversa: questo
è il problema fondamentale dell’essere umano.
Le psicopatologie sono la conseguenza di
un’energia perversa, allorché assume forme e
modi che non sono nemmeno immaginabili. In
quelle forme l’energia proverà ancora a
esprimersi, e quando viene espressa in forma
perversa porta a un tormento ancora più
profondo, perché non c’è soddisfazione in nessuna
perversione. E non puoi restare semplicemente
perverso. Devi esprimere quell’energia. La
repressione crea perversione. Questo sutra non
parla di repressione; non dice: “Controlla,
reprimi”. Dice: “D’acchito, abbandonalo”.
Come è possibile? Il desiderio è presente e lo
hai considerato. Se lo hai considerato, la seconda
parte sarà facile. Se non lo hai considerato,
osserva la tua mente. Starà pensando: “Magnifico,
si può abbandonare il desiderio sessuale
all’improvviso, che bello!”. Ti piacerebbe che
fosse così, ma ciò che vuoi non ha importanza. Ciò
che vuoi potrebbe non essere tuo, ma venire dalla
società; potrebbe non essere una tua

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considerazione personale, ma venire dalla
tradizione. Innanzitutto considera, senza
esprimere giudizi e preferenze. Limitati a
considerare, e la seconda parte diventerà facile:
potrai abbandonare il desiderio.
Come abbandonarlo? Quando hai considerato
una cosa totalmente, è facilissimo; è come lasciar
cadere un foglio dalla mano. “Abbandonalo”: cosa
accadrà? C’è un desiderio, non lo hai represso, sta
emergendo, sale, tutto il tuo essere ne è agitato.
In realtà, quando consideri un desiderio senza
giudicare, tutto il tuo essere diventa quel
desiderio.
Quando si manifesta il desiderio sessuale e tu
non sei pro o contro, non hai messo di mezzo la
mente, allora basta osservare il desiderio perché
tutto il tuo essere ne sia sconvolto. Un semplice
desiderio sessuale si trasformerà in una fiamma.
Tutto il tuo essere sarà concentrato su quella
fiamma, come se tu fossi diventato un essere
totalmente sessuale. Non sarà circoscritto al
centro sessuale, ma si diffonderà in tutto il corpo;
ogni fibra tremerà: la passione si sarà trasformata
in una fiamma. A questo punto, abbandonalo. Non
lottare, ma limitati a dire: “Lo lascio”.
Cosa accadrà? Quando riesci semplicemente a
dire: “Lo lascio” avviene una separazione. Il tuo
corpo colmo di passione e desiderio sessuale
diventa altro da te. Improvvisamente, in un
istante, tu e il tuo corpo diventate due poli distinti.
Il corpo freme di passione e sessualità, mentre il

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centro osserva in silenzio. Non c’è lotta, ricorda,
ma solo separazione. Nella lotta non c’è
separazione. Quando combatti sei unito
all’oggetto; quando lo abbandoni semplicemente,
ne sei separato. Adesso puoi osservarlo come se al
posto tuo ci fosse qualcun altro, non tu.
Un amico mi è stato vicino per molti anni. Era
un fumatore accanito, e aveva provato
ripetutamente, come molti fumatori, a smettere di
fumare. Una mattina improvvisamente diceva:
“D’ora in poi non fumerò più”, ma alla sera
riprendeva. Poi si sentiva in colpa e cercava scuse
per giustificarsi e nei giorni successivi non aveva
abbastanza coraggio per riprovarci. Dopodiché
dimenticava cos’era successo. E di nuovo, un
giorno, diceva: “D’ora in poi non fumerò più”, io
mi mettevo a ridere perché ciò era già accaduto
tantissime volte. Finalmente lui stesso si stancò di
questa situazione, di questo perenne circolo
vizioso.
Non sapeva cosa fare e si rivolse a me. Allora
gli dissi: “Non essere contro il fumo: questa è la
prima cosa da fare. Fuma con piacere. Per sette
giorni non opporti al fumo; fuma… ”. Lui ribatté:
“Cosa stai dicendo? Anche quando mi ci opponevo
non sono riuscito a smettere, e tu mi stai dicendo
di non essergli contro. In questo modo non
smetterò più”. Replicai: “Hai provato con un
atteggiamento negativo e hai fallito. Ora prova il
contrario, un atteggiamento positivo, amichevole.
Non opporti al fumo per sette giorni”.

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Subito chiese: “A quel punto riuscirò a
smettere?”, “Così hai ancora un atteggiamento
negativo” gli risposi. “Non pensare più di
smettere. Come si può pensare di abbandonare un
amico? Dimenticatene per sette giorni. Coopera,
fuma con la massima intensità e il massimo
piacere. Mentre fumi, dimenticati di tutto e
diventa il fumare. Sentiti totalmente a tuo agio, in
profonda sintonia con ciò che fai. Per sette giorni
fuma quanto vuoi, e non pensare più di smettere.”
Quei sette giorni si trasformarono in una
considerazione. Poiché non aveva più un
atteggiamento negativo, riuscì a osservare
direttamente il fumo. Se sei contro qualcosa o
qualcuno non puoi osservare direttamente. La tua
opposizione diventa un ostacolo, e non puoi più
considerare. Come puoi considerare un nemico?
Non puoi guardarlo negli occhi o stargli di fronte.
Puoi guardare in profondità solo negli occhi di chi
ami, in quel caso entri in lui, altrimenti gli sguardi
non possono mai incontrarsi.
Egli guardò profondamente dentro quel fatto e
lo considerò per sette giorni. Poiché non aveva un
atteggiamento negativo, l’energia e la mente
erano presenti, e la cosa si trasformò in
meditazione. Dovette semplicemente cooperare
con il fumo e diventare il fumatore. Dopo sette
giorni si dimenticò di venire a parlarmi. Io
aspettavo che mi dicesse: “Ora che i sette giorni
sono terminati, come faccio a smettere?”, ma lui si
era completamente dimenticato dei sette giorni.

44
Dopo tre settimane gli chiesi: “Ti sei
completamente scordato…?”. Lui mi rispose:
“L’esperienza è stata così bella che adesso non
voglio pensare più ad altro. È stupendo, per la
prima volta non lotto con la realtà. Sento
semplicemente cosa accade dentro di me”.
Allora gli dissi: “Ogni volta che senti il bisogno
di fumare, lascia cadere questo bisogno”. Lui non
mi chiese “Come?”: semplicemente, aveva
considerato l’intera situazione. Ed era diventata
una cosa così infantile che lui non faceva
nemmeno più resistenza. Per cui gli dissi:
“Quando senti di nuovo il bisogno di fumare,
consideralo, osservalo e abbandonalo. Prendi la
sigaretta in mano, fermati un istante, quindi
lasciala cadere. E mentre la sigaretta cade a
terra, lascia che anche il bisogno cada dentro di
te”.
Non mi chiese come farlo, perché la
considerazione ti rende capace di farlo. Ricorda,
se non ci riesci vuol dire che non hai considerato il
fatto. In questo caso, facevi opposizione, hai
passato tutto il tempo a pensare come smettere.
Così non puoi lasciarlo cadere. Quando
improvvisamente il bisogno è presente e tu lo lasci
cadere, tutta l’energia confluisce all’interno. La
tecnica è la stessa; solo la dimensione muta:
“Quando un qualsiasi desiderio insorge,
consideralo. Poi, d’acchito, abbandonalo”.
La terza tecnica: “Gira in tondo fino

45
all’esaurimento e poi, cadendo al suolo, in questo
abbandonarti a terra sii un tutto”.
È lo stesso! È la stessa tecnica! Gira in tondo
fino all’esaurimento. Corri in cerchio. Salta, danza
e corri ancora fino all’esaurimento, finché senti di
non poter fare un solo passo in più. Dovrai
renderti conto che la mente ti ripeterà
continuamente che sei esausto, tu non prestarle
attenzione. Continua a correre, a danzare e a
saltare. Continua senza darle attenzione! La
mente dirà che sei esausto e non puoi più
continuare; tu continua fino a quando “senti” —
non “pensi”, ma “senti” — che tutto il corpo è
esausto, che “Se faccio un solo passo in più,
crollerò a terra”.
Quando senti che stai per cadere e non ti puoi
più muovere, che il corpo è stremato e non ce la
fa più, a quel punto “cadendo al suolo, in questo
abbandonarti a terra sii un tutto”. A quel punto
cadi! Ricorda, sii così esausto che la caduta
avvenga da sola. Se persisti, cadrai. Il limite è
giunto; ora non puoi che cadere a terra. A quel
punto, dice il sutra, lasciati cadere e “in questo
abbandonarti a terra sii un tutto”.
Questo è il cuore della tecnica: mentre stai
cadendo, sii un tutto. Cosa significa? Per prima
cosa, non coinvolgere la mente. Non pianificare la
caduta, non provare a sistemarti per terra o a
sdraiarti. Cadi come un tutto, come se tutto il
corpo fosse una cosa sola che crolla a terra. Non
sei tu che lo lasci cadere, perché se così fosse

46
saresti scisso in due: tu che lo lasci cadere e il
corpo che cade. In questo modo non saresti un
tutto, ma saresti diviso. Cadi come un tutto,
lasciati cadere completamente. E ricordati,
lasciati cadere! Non sistemarti. Cadi come un
peso morto. “In questo abbandonarti a terra sii un
tutto.” Se riesci a cadere in questo modo,
avvertirai per la prima volta la totalità del tuo
essere, la tua totalità. Percepirai per la prima
volta il tuo centro indiviso, integro e unito.
Come può succedere? Il corpo ha tre livelli di
energia. Uno è per la vita di tutti i giorni e si
esaurisce facilmente. Serve solo per il lavoro di
routine. Il secondo è per situazioni di emergenza:
è un livello più profondo e viene usato solo in casi
di emergenza. Il terzo è l’energia cosmica, che è
infinita. Il primo si esaurisce facilmente. Se ti dico
di correre, farai tre o quattro giri e poi dirai:
“Sono stanco”. In realtà, non ti senti stanco: è il
primo livello che si è esaurito. Al mattino non si
esaurisce così facilmente; alla sera sì, perché l’hai
usato tutto il giorno e ora hai bisogno di riposo;
con un sonno profondo acquisterai nuova energia
dalla Sorgente Cosmica, quanta ne occorre per
lavorare. Questo è il primo livello.
Se in quel momento ti chiedessi di correre, mi
diresti: “Ho sonno, non ce la faccio”. Ma se arriva
qualcuno e dice: “La tua casa sta bruciando”
improvvisamente il sonno si dileguerà. La
stanchezza non c’è più, ti senti fresco e cominci a
correre. Cos’è successo, così, all’improvviso?

47
Malgrado la stanchezza, l’emergenza ti ha messo
in contatto con il secondo livello di energia, per
cui ora ti senti di nuovo riposato. Questo è il
secondo livello. In questa tecnica, bisogna portare
a esaurimento il secondo livello. Il primo si
esaurisce molto facilmente: ma basta insistere, e
anche se ti sentirai stanco, in pochi istanti
arriverà una nuova ondata di energia che ti
rinvigorirà, eliminando ogni stanchezza.
Moltissimi vengono a dirmi: “Sembra un
miracolo riuscire a fare tutte quelle cose in una
sola mattina di campo di meditazione: le
meditazioni caotiche, impazzire per un’ora… E poi
al pomeriggio ne facciamo un’altra, e la sera
un’altra ancora: per tre volte al giorno riusciamo a
fare meditazioni caotiche”. Molti arrivano a
sostenere che non è possibile, che non possono
continuare, che saranno stanchi morti e che il
giorno successivo non riusciranno a muovere un
dito. Ma nessuno si stanca. Tre sessioni al giorno
di uno sforzo così intenso e nessuno si stanca.
Come mai? Perché sono in contatto con il secondo
livello di energia.
Ma se provi a fare quelle stesse cose da solo
(sei solo, in cima a una collina a fare tutto ciò), ti
stancherai. Quando il primo livello sarà esaurito,
penserai: “Sono stanco”. Viceversa, in un gruppo
numeroso, con cinquecento persone che fanno
meditazione, ti sembra che nessuno sia stanco,
quindi pensi: “Dovrei andare avanti ancora un
po’”. Tutti pensano la stessa cosa: “Nessuno si

48
stanca, quindi devo andare avanti ancora un po’.
Se tutti stanno facendo meditazione con energia,
perché io dovrei sentirmi stanco?”.
L’energia del gruppo ti fornisce lo slancio per
raggiungere il secondo livello. E il secondo livello
è enorme, è un livello di emergenza. Quando
anche il livello di emergenza è esaurito, solo
allora sei in contatto con il Cosmico, la sorgente,
l’infinito.
Ecco perché è necessario tanto sforzo, al punto
da arrivare a sentire: “È oltre le mie forze”. Ma
quando lo sforzo va oltre le tue forze, non va oltre
te, ma solo oltre il primo livello. E quando il primo
livello è esaurito, ti sentirai stanco. Quando il
secondo livello è esaurito, penserai: “Se faccio
ancora un minimo sforzo, morirò”. Tantissimi
vengono a confidarmi che, ogni volta che
scendono in profondità in meditazione, arriva un
momento in cui si spaventano e dicono: “Ho
paura: mi sembra di essere sul punto di morire;
non posso proseguire oltre. La paura mi
attanaglia, ho la sensazione di morire… a quel
punto non potrò più uscire dalla meditazione”.
Quello è il momento giusto, il momento di farsi
coraggio. Basta un po’ di coraggio e accederai al
terzo, il livello più profondo, infinito.
Questa tecnica ti aiuta a cadere con facilità in
quell’oceano di energia cosmica: “Gira in tondo
fino all’esaurimento e poi, cadendo al suolo, in
questo abbandonarti a terra sii un tutto”. Quando
cadi a terra con totalità, per la prima volta sarai

49
integro, uno e indiviso. Non esisterà separazione
né divisione. La mente con le sue divisioni sparirà
e l’Essere uno e indivisibile apparirà per la prima
volta.

50
Capitolo secondo
RESTARE AI FATTI
DOMANDE:

1
Essere permissivi nelle proprie espressioni
aiuta a essere autentici?
2
Perché a volte ci si sente a disagio quando si
frena la rabbia, il sesso, ecc.?
3
Se quando insorge un impulso autentico si è
inconsapevoli, come si fanno a praticare le
tecniche di arresto?
4
L’iniziazione e la grazia del guru non sono forse
più importanti delle tecniche? E come si diventa
capaci di riceverle?

Prima domanda: “Ieri sera hai detto che la


rabbia, il sesso, la violenza, ecc. dell’uomo
moderno non sono più autentici. Sostieni che gli
studenti e i giovani indiani sono meno violenti

51
nell’espressione delle loro emozioni della gioventù
occidentale. Questo significa che i giovani
occidentali attualmente si esprimono in modo più
autentico? Esprimere liberamente il sesso e la
rabbia è un passo avanti verso l’espressione
sincera delle emozioni?”.
Vanno considerate molte cose. La prima: essere
autentici significa restare totalmente legati ai
fatti. Le ideologie, le teorie, gli “ismi” ti
deformano e ti forniscono una falsa “persona”: ti
ritrovi a indossare maschere senza essere mai ciò
che mostri; perdi ogni contatto con la realtà e
all’improvviso la tua vita diventa una recita
continua. La tua vita è sempre meno viva, e
sempre più una recita in cui interpreti una parte,
non la tua vera anima, ma la tua cultura, la tua
educazione, la tua società, la tua civiltà. L’uomo
può essere educato, ma più è educato meno è
autentico.
La realtà è il tuo Sé spontaneo, non manipolato
dalla società. Ma il rischio è che un bambino,
abbandonato a se stesso, non sia molto diverso da
un animale. Sarà autentico, ma animalesco; non
diventerà un uomo. Questo è inaccettabile, non è
un’alternativa possibile. Non possiamo lasciare un
bambino a se stesso; dobbiamo intervenire in
qualche mondo, anche se qualsiasi tipo di
intervento influenzerà il suo vero Sé. Il bambino
riceverà abiti, maschere, volti, diventerà un uomo
e un attore, ma non sarà più autentico.

52
Se lo lasci a se stesso sarà vero e autentico
come un animale, ma non sarà un uomo. Educarlo
è un male necessario; lo dobbiamo educare e
condizionare per farlo diventare un uomo, anche
se non sarà più autentico.
La terza possibilità è offerta da queste tecniche
di meditazione. Tutte le tecniche di meditazione
sono in realtà dei “decondizionamenti”. È
possibile eliminare tutto ciò che la società ti ha
dato senza regredire allo stato animale, ma
diventando qualcosa di più di un uomo: un
superuomo, autentico senza regredire allo stato
animale.
Come accade? A un bambino vanno date
cultura e educazione perché non è possibile
lasciarlo a se stesso. In quel caso infatti non
diventerebbe mai un uomo, resterebbe un
animale. Sarebbe autentico, ma non avrebbe
accesso al mondo e a quella dimensione di
consapevolezza disponibile all’essere umano. Per
questo ne dobbiamo fare un uomo, anche se
diventerà falso.
Come mai diventa falso? Perché l’uomo è
imposto solo dall’esterno. Dentro resta l’animale.
Imponiamo l’umanità dall’esterno. Il bambino si
divide; si scinde in due. All’interno vive l’animale,
all’esterno l’uomo. Per questo tutto quello che dici
o fai ha due aspetti. Devi conservare l’apparenza
che ti è stata data e soddisfare continuamente il
tuo animale: è una cosa complessa. Ciò è
complesso e la conseguenza è che tutti diventano

53
ipocriti. Più sei idealista, più dovrai essere
ipocrita, perché l’ideale ti dirà: “Fai questo”,
mentre l’animale vorrebbe fare l’esatto contrario.
Cosa si può fare allora? È possibile ingannare
gli altri e se stessi, mantenere una maschera e
continuare a vivere una vita animale, ed è ciò che
sta accadendo. La tua vita è immersa nel sesso,
ma non ne parli mai; parli di bramacharya, di
castità. La tua vita sessuale è respinta nel buio,
non solo dalla società, non solo dalla famiglia, ma
anche dalla tua mente conscia. La releghi in un
angolo buio come se non fosse parte del tuo
essere. Continui a fare cose a cui sei contrario
perché la tua biologia non può cambiare
semplicemente con l’educazione.
Ricorda: la tua eredità animale, le tue cellule
biologiche, la tua struttura non possono essere
cambiate semplicemente con un’educazione o
un’ideologia. Nessuna scuola o ideologia possono
cambiare il tuo animale interiore. Solo una
tecnica scientifica può cambiare il tuo essere
interiore. Semplici precetti morali sono inutili
senza una tecnica scientifica per cambiare l’intera
consapevolezza interiore. Solo in quel caso non
sarai diviso in due: diverrai un’unità.
L’animale è integro, indiviso; anche un santo è
integro e indiviso. L’uomo è scisso, perché si trova
esattamente tra i due, tra l’animale e il santo, tra
Dio e il cane. L’uomo è esattamente nel mezzo.
All’interno resta il cane; all’esterno finge di essere
Dio, il che genera tensione e angoscia, e tutto

54
diventa falso. Potresti cadere in basso e diventare
un animale; allora saresti più autentico di un
uomo, ma perderesti molto: perderesti la
possibilità di diventare Dio.
L’animale non può diventare Dio perché
l’animale non ha problematiche da trascendere.
Ricorda, l’animale non può diventare Dio perché
non c’è nulla da trasformare, l’animale è in pace
con se stesso. Non esistono problemi, conflitti,
trascendenza. L’animale non è nemmeno
consapevole: è solo inconsapevolmente autentico.
Nessun animale può mentire; è impossibile. Ma
non perché l’animale conservi una moralità: non
può mentire perché non conosce la possibilità di
essere insincero.
Gli animali sono condannati alla sincerità, ma
quella sincerità non è una scelta: è la loro
schiavitù. Un animale è inevitabilmente autentico,
non perché abbia scelto di esserlo, ma perché non
ha alternative. Non esiste per lui alternativa; può
solo essere se stesso. Non esiste la possibilità di
essere falso perché non conosce altre possibilità.
L’uomo è consapevole di avere alternative. Solo
lui può essere bugiardo. Questa è la crescita!
Questa è l’evoluzione! L’uomo può essere
insincero, per questo può essere sincero. L’uomo
può scegliere. Gli animali sono costretti a essere
sinceri. È la loro schiavitù, non la loro libertà. Se
sei autentico, la tua autenticità è una conquista,
perché potresti sempre essere insincero. La
possibilità esiste, ma non l’hai scelta; ne hai scelta

55
un’altra. È una scelta consapevole.
Per questo l’uomo è sempre in difficoltà.
Scegliere è sempre difficile e la mente vuole
scegliere qualcosa che sia facile, che richieda il
minimo sforzo. Mentire è facile, essere falsi è
facile. Apparire pieni d’amore è facile; essere
pieni d’amore è molto difficile. Creare
un’apparenza è facile; creare un essere è difficile;
per cui l’uomo sceglie ciò che è facile, semplice,
che non richiede sforzi né sacrifici.
Con l’uomo nasce la libertà, gli animali sono
solo schiavi. Con l’uomo, nascono la libertà e la
possibilità di scelta, e a quel punto sorgono
difficoltà e ansie. Con l’uomo nasce la falsità, ciò
che non è vero. Puoi ingannare. Fino a questo
punto è un male necessario.
L’uomo non può essere puro e semplice come
gli animali, ma può essere più puro e più
semplice, e più impuro e più complesso. Può
essere più semplice, più puro e più innocente, ma
non può essere altrettanto semplice, puro e
innocente quanto gli animali. La loro innocenza è
inconsapevole e l’uomo è diventato consapevole.
Ora può fare due cose: continuare con le sue
finzioni e la sua ipocrisia restando per sempre un
essere diviso e in conflitto con se stesso; oppure
diventare consapevole di tutto ciò che gli è
successo e gli sta succedendo e decidere di non
essere falso. Potrebbe abbandonare tutto ciò che è
falso. Potrebbe scegliere di sacrificare tutto ciò
che si guadagna con l’essere falsi. Allora

56
diventerebbe di nuovo autentico.
Ma questa autenticità è diversa,
qualitativamente diversa dall’autenticità di un
animale. L’animale è inconsapevole, non può fare
nulla, è forzato dalla natura a essere autentico.
Quando invece un uomo decide di essere
autentico, nessuno lo forza; al contrario, tutto ciò
che lo circonda lo spinge a essere non autentico:
la società, la cultura, tutto ciò che lo circonda lo
spinge a forza verso la falsità. Lui “decide” di
essere autentico. Questa decisione lo rende un
individuo e gli dà una libertà che nessun animale
e nessun uomo ipocrita possono raggiungere.
Ricorda, ogni volta che menti, inganni, sei
disonesto, sei costretto ad agire così. Non è una
vera scelta. Perché menti? Hai paura delle
conseguenze, temi la società: se dici la verità
soffrirai. Mentendo eviti la sofferenza.
In realtà, la società ti ha forzato a mentire; non
era una tua scelta. Se dici la verità, è una tua
scelta. Nessuno ti forza a dire la verità. Tutto ti
forza a mentire, a essere disonesto; è più
conveniente, sicuro, tranquillo. Ora ti sei messo in
pericolo, ma è una tua scelta. Con questa scelta,
per la prima volta consegui il Sé.
L’autenticità degli animali è quindi una cosa,
quella dell’uomo un’altra, qualitativamente
differente: è una scelta consapevole. Un Buddha è
di nuovo integro. È come un animale, con un’unica
differenza: è semplice, puro e innocente come un
animale, ma diverso perché consapevole. Ora ogni

57
cosa è una scelta consapevole. Egli è attento,
vigile.
Tu mi chiedi: “Questo vuol dire che la gioventù
occidentale sta diventando più autentica?”.
In un certo senso, sì. Sta diventando più
autentica perché sta cadendo verso l’animale.
Non è una scelta. Piuttosto, di nuovo, è la strada
più facile: cadere verso il basso. La gioventù
occidentale è più autentica di quella orientale nel
senso che in questo momento si sta avvicinando di
più all’animale. La gioventù orientale è falsa. Il
suo comportamento assomiglia a una maschera,
non è autentico, è una finzione. Ma in realtà non
sono queste le alternative.
La gioventù orientale è falsa, colta, educata,
costretta a essere qualcosa di non autentico. A
questo la gioventù occidentale si è ribellata,
volgendosi verso l’autenticità dell’animale. Ecco
perché sesso e violenza fanno sempre più presa
sui giovani occidentali. In un certo senso essi sono
più autentici, d’altra parte è andata persa la
possibilità più grande. Un Buddha è in rivolta e
così pure un hippy. Ma le rivolte sono diverse; la
qualità è diversa. Anche un Buddha si ribella
contro il condizionamento, ma va oltre, verso
un’unità più grande dell’uomo e dell’animale. Puoi
ribellarti e cadere verso l’animale. Anche così
andresti verso un’unità, ma sarebbe un’unità
situata in basso, al di sotto dell’uomo.
Però, per certi aspetti, ribellarsi è giusto,

58
perché quando l’idea della rivolta si affaccia alla
mente, non è lontano il giorno in cui arriverai a
capire che quel tipo di ribellione è solo una
regressione. Occorre una rivolta che vada in
avanti. E prima o poi la gioventù occidentale
potrebbe arrivare a comprendere che la sua
rivolta è giusta, ma è la direzione ad essere
sbagliata. A quel punto in Occidente potrebbe
nascere una nuova umanità.
In questo senso, l’ipocrisia degli orientali è ben
misera cosa, priva di qualsiasi valore. È meglio
essere autentici e ribellarsi, perché una mente
ribelle non impiegherà molto tempo a
comprendere che la direzione presa è sbagliata.
Ma una gioventù ipocrita potrebbe andare avanti
per millenni, senza nemmeno accorgersi che
esiste la possibilità di ribellarsi e proseguire oltre.
In ogni caso, nessuna di queste due strade è
valida: la terza alternativa è la via.
L’uomo deve ribellarsi al condizionamento e
andare oltre. Cadendo al di sotto dell’umano,
potresti anche provare il piacere di ribellarti, ma
la rivolta sarebbe distruttiva: non sarebbe
creativa. La religione è la rivolta più profonda, ma
forse non hai mai pensato a essa in questi termini.
Noi consideriamo la religione come la cosa più
ortodossa, la più tradizionale, la più
convenzionale. Non lo è. La religione è la cosa più
rivoluzionaria nella consapevolezza umana,
perché ti può portare verso quell’unità che sta più
in alto dell’uomo e dell’animale.

59
Le tecniche che vi sto presentando, trattano di
questa rivoluzione.
Quindi, quando Shiva suggerisce di essere
autentici, intende dire di non continuare a essere
falsi. Sii consapevole della tua falsa personalità,
dei tuoi vestiti, dei tuoi abiti, delle tue maschere e
sii autentico. Qualunque cosa tu sia, renditene
conto.
Il vero problema è che le nostre maschere
finiscono con l’ingannare noi stessi. Ad esempio,
in India tutti parlano molto di compassione e di
non violenza. Tutti pensano di essere non violenti,
ma quando osservi le azioni di una persona, i suoi
gesti, i suoi rapporti con gli altri, ti accorgi che,
anche se non ne è consapevole, è una persona
violenta. Si può essere violenti anche nella non
violenza. Tentare di costringere gli altri a essere
non violenti è violenza. Costringere se stessi a
essere non violenti è violenza. Essere autentici
non significa avere idee o principi, ma
comprendere a fondo qual è la propria realtà
interiore. Qual è lo stato reale della mente? C’è
violenza? C’è rabbia?
Questo intende Shiva quando dice di essere
autentici: conosci la tua realtà interiore, perché è
l’unica cosa che si può cambiare. Una finzione
non si può trasformare. Se vuoi cambiare, devi
conoscere la tua realtà, ciò che sei. Non puoi
cambiare una finzione. Se sei violento e pensi di
essere non violento, non è possibile alcuna
trasformazione; la tua non violenza non esiste,

60
quindi non puoi cambiarla. Invece esiste la
violenza, ma se non ne sei consapevole, come puoi
cambiarla?
Prima conosci i fatti per quello che sono. Come
si fa? Affrontandoli senza interpretazioni. È quello
che diceva il sutra di ieri: “considera”. Quando
viene il tuo domestico, considera come lo guardi.
Quando entra il tuo capoufficio, considera come lo
guardi. Guardi allo stesso modo il domestico e il
capoufficio? Il tuo sguardo è lo stesso o c’è
qualche differenza? Se esiste una differenza
qualsiasi, sei un uomo violento.
Non guardi all’uomo in sé, all’essere umano. Il
tuo sguardo è un’interpretazione: se la persona è
ricca la guardi in un certo modo, se è povera in un
altro. Il modo in cui guardi è una questione di
soldi, di interesse. Invece di guardare l’uomo che
hai di fronte a te, guardi un conto in banca. Se
l’uomo è povero, il tuo sguardo è offensivo,
degradante, sottilmente violento; se è ricco, nel
tuo sguardo c’è compiacimento e approvazione.
C’è sempre un profondo interesse in qualsiasi cosa
tu faccia.
Osserva il tuo interesse. Quando ti adiri con tuo
figlio o tua figlia, dicendo di farlo per il suo bene,
vai in profondità e considera se è vero. Tuo figlio è
stato disobbediente e tu ti adiri, sostenendo di
volerlo cambiare per il suo bene: guarda dentro di
te, e considera la verità. Stai pensando al suo
bene o sei semplicemente offeso perché ti ha
disobbedito? Sei urtato perché ti ha disobbedito.

61
L’ego è ferito per la disobbedienza di tuo figlio.
Questa è la verità, il fatto in sé, ma continui a
fingere che le cose non stiano così: stavi solo
pensando al suo bene, ecco perché sei adirato.
Altrimenti, come potresti adirarti? Sei un padre
così amorevole, non puoi affatto arrabbiarti. Come
potresti mai? Lo ami così tanto, ma siccome lui “si
sta incamminando per una strada sbagliata” e tu
“lo ami”, vorresti cambiarlo, ecco perché sei
arrabbiato. Vuoi solo aiutarlo.
È la verità? Stai veramente tentando di aiutarlo
o sei offeso perché ti ha disobbedito? E sei così
sicuro che qualsiasi cosa tu gli dica vada bene per
lui? Guarda profondamente dentro te stesso,
considera la realtà, e sii autentico. Se la verità è
che sei offeso dalla sua disobbedienza, devi essere
pienamente consapevole che è per questo che sei
arrabbiato. Questo è essere autentici.
Ora puoi contribuire in larghissima parte al tuo
cambiamento perché un fatto vero può essere
mutato, una finzione no. Scendi in profondità in
tutto quello che fai o pensi; porta alla luce la
realtà dei fatti e non permettere alle parole e alle
interpretazioni di alterarla.
Con questa considerazione, gradualmente
diventerai autentico. E questa autenticità non sarà
simile a quella di un animale; sarà come quella di
un santo, perché più sai quanto sei brutto e
violento, più conosci la verità e ti rendi conto
dell’insensatezza delle tue azioni, più questa
consapevolezza ti aiuterà. E a poco a poco la tua

62
bruttezza svanirà, si dissolverà, perché se ne sei
consapevole non può continuare.
Perché continui, non devi esserne consapevole,
e devi avvolgerla con una facciata di bellezza
apparente. In questo modo vedresti la bellezza,
mentre la bruttezza resterebbe nascosta, celata
agli sguardi diretti. Il problema è che la vedono
tutti gli altri. Il figlio vede che il padre non è
arrabbiato per il suo bene: è adirato perché ha
disobbedito, ferendolo. Lo sa. Non puoi
nascondere agli altri le tue brutture; puoi solo
nasconderle a te stesso. Il tuo sguardo rivelerà a
tutti che sei violento.
Puoi ingannare solo te stesso, dicendo che si
trattava di compassione. Ecco perché tutti
pensano di essere superiori, ma nessuno è
d’accordo con loro. Tua moglie non è d’accordo
che tu sia un essere superiore, i tuoi figli non sono
d’accordo che tu sia un essere superiore, i tuoi
amici nemmeno; nessuno è d’accordo con te che
tu sia un essere superiore.
In Russia esiste un detto: se ognuno rivelasse
completamente la propria mente, senza
nascondere nulla, non resterebbero quattro amici
in tutto il mondo. Impossibile! Qualsiasi cosa il tuo
amico pensi di te, non te lo dirà mai. È così che
sopravvivono le amicizie. Ma lui parlerà di te alle
tue spalle e tu dirai quello che pensi di lui alle sue
spalle. Nessuno dice onestamente quello che
pensa perché a quel punto non sarebbe più
possibile l’amicizia. Come mai? Nessuno sarebbe

63
d’accordo con te e la ragione è semplicemente
questa: puoi ingannare solo te stesso; non puoi
ingannare nessun altro. Solo l’autoinganno è
possibile.
E quando pensi di ingannare gli altri stai solo
ingannando te stesso. Forse sono gli altri che ti
stanno ingannando, facendoti credere che sia tu a
raggirarli, perché esistono occasioni in cui
conviene dare l’impressione di essere raggirati.
Potrebbe essere più conveniente fingere che sia
così. Stai dicendo a qualcuno quanto sei grande…
e tutti, direttamente o indirettamente, parlano
della propria grandezza, della propria superiorità.
Qualcuno, se lo ritiene conveniente, potrebbe farti
credere di pensarla come te, fingendo di essere
stato raggirato dalle tue parole, ma sotto sotto
saprebbe benissimo chi sei.
Non puoi ingannare nessuno che non sia
disposto a lasciarsi ingannare; quella è un’altra
storia. Per autenticità intendo: ricorda quello che
sei veramente. Fallo emergere sempre dalle tue
interpretazioni, eliminale e guarda la realtà del
tuo essere, così com’è. E non temere. Vedrai
brutture orrende. Se hai paura, non riuscirai mai a
cambiarle. Se sono presenti, accettale;
considerale.
Considerazione vuol dire: guarda alla cosa
nella sua totale nudità. Girale intorno; vai alle sue
radici; analizzala. Guarda perché è presente,
come l’hai aiutata, nutrita, protetta, come è
cresciuta fino a diventare un albero maestoso.

64
Guarda la tua bruttura, la tua violenza, il tuo odio,
la tua rabbia, come finora li hai protetti, come li
hai aiutati a crescere. Guarda le radici; osserva
l’intero fenomeno.
E Shiva dice che, se consideri totalmente
qualcosa, puoi lasciarla cadere d’acchito, in
questo stesso istante, perché sei tu che l’hai
sempre protetta. Sei tu che l’hai aiutata a mettere
radici in te. È una tua creazione. Puoi lasciarla
cadere immediatamente, proprio ora. Puoi
abbandonarla, senza bisogno di rivolgerle più uno
sguardo. Ma prima dovrai conoscerla per quello
che è, nella sua complessità, nel suo meccanismo;
prima dovrai arrivare a vedere come l’hai
costantemente sostenuta.
Se qualcuno ti dice qualcosa di offensivo, come
reagisci? Hai mai pensato che potrebbe avere
ragione? Osserva! Potrebbe essere nel giusto. È
più che probabile che ne sappia più di te sul tuo
conto, perché è distaccato, lontano; può
osservare.
Quindi non reagire. Aspetta! Digli:
“Considererò quello che mi hai detto. Mi hai
insultato, ora considererò questo fatto. Potresti
avere ragione. Se avessi ragione, ti ringrazierò.
Lasciami considerare la cosa. E se dovessi
rendermi conto che hai torto, te lo farò sapere”.
Ma non reagire. La reazione è una cosa diversa.
Se tu mi insultassi, invece di reagire, ti direi:
“Aspetta. Torna tra sette giorni. Considererò tutto
ciò che mi hai detto. Forse hai ragione. Mi

65
metterò al tuo posto e mi osserverò; creerò una
distanza. Potresti avere ragione, quindi lasciami
guardare al fatto per ciò che è. È molto gentile da
parte tua averlo messo in evidenza; ora
l’osserverò. Se sentissi che hai ragione, ti
ringrazierò; se mi accorgessi che hai torto, te lo
dirò”. Che bisogno c’è di reagire?
Ma di solito, se mi insulti, cosa succede? Ti
restituisco immediatamente l’insulto, senza
pensarci due volte. Invece di considerare,
reagisco: tu mi insulti, io ti insulto. Ma ricorda,
una reazione non può mai essere giusta. Non può
mai essere giusta! Se mi insulti, puoi farmi
adirare. E quando sono adirato non sono
consapevole. Dico di te qualcosa che non ho mai
pensato. In questo momento, a causa del tuo
insulto, reagisco in modo violento. Subito dopo
potrei pentirmi.
Non reagire. Considera i fatti per ciò che sono.
E se la tua considerazione è totale, puoi lasciar
cadere qualunque cosa. Dipende tutto da te:
quella situazione esiste perché ti ci sei
aggrappato; ma puoi lasciarla cadere
immediatamente, e senza repressione, ricorda.
Quando hai considerato un fatto, non ci sarà mai
alcuna repressione. O ti piace e lo mantieni, o non
ti piace e lo abbandoni.
Seconda domanda: “In base alla tecnica che
hai presentato ieri sera, quando rabbia, violenza,
sesso, ecc. insorgono, dovremmo considerarli e

66
quindi d’acchito abbandonarli. Ma facendo questo,
qualche volta ci si sente come indisposti e a
disagio. Quali sono le ragioni di queste sensazioni
negative?”.
Esiste solo una ragione: la tua considerazione
non era totale. Tutti vogliono abbandonare la
rabbia senza comprenderla. Tutti vogliono
abbandonare il sesso senza comprenderlo. Ma
senza comprensione non esiste rivoluzione.
Creerai solo più problemi e più infelicità a te
stesso. Non pensare a rinunciare, pensa solo a
comprendere: comprensione, non rinuncia. Non
devi abbandonare le cose, non è necessario
pensarci. Devi solo comprenderle nella loro
totalità; se lo fai, la trasformazione seguirà. Se per
il tuo essere qualcosa va bene, crescerà.
Altrimenti, sparirà. Il punto quindi non è
abbandonare: è comprendere.
Perché vuoi rinunciare alla rabbia? Come mai?
Perché ti è stato insegnato che la rabbia è male.
Ma tu hai compreso che è male? Sei forse
arrivato, attraverso tue profonde intuizioni, alla
personale conclusione che la rabbia è male? Se
sei arrivato a questa conclusione attraverso la tua
ricerca interiore, non ci sarà bisogno di
abbandonarla. Sarà già scomparsa. Il fatto stesso
di arrivare a conoscere che è veleno, è sufficiente.
A quel punto saresti un uomo diverso.
Invece continui a pensare ad abbandonare, a
lasciare, a rinunciare. Come mai? Perché la gente

67
dice che la rabbia è male e tu ti lasci influenzare
da qualsiasi cosa dicano gli altri. Quindi penserai
sempre che la rabbia è male e, quando arriverà il
momento, sarai sempre arrabbiato. Così si creano
divisioni nella mente: ti arrabbi, ma ogni volta
pensi che la rabbia sia male. Questo è essere non
autentici. Se pensi che la rabbia sia bene, allora
arrabbiati e non dire che la rabbia è male. Se
invece, pensi che la rabbia sia male, prova a
capire se si tratta di una tua realizzazione o se è
l’opinione di qualcun altro.
Tutti creano la propria infelicità con l’aiuto
degli altri. Qualcuno dice che questo è bene,
qualcuno che è male, ed essi ti impongono a forza
quelle idee. Lo fanno i parenti, lo fa la società e
un bel giorno ti ritrovi a essere un semplice
seguace delle idee altrui. Ma la tua natura e le
idee altrui generano una divisione: diventi
schizofrenico. Farai qualcosa credendo nell’esatto
contrario. Così si origina il senso di colpa. Tutti si
sentono in colpa. Non che tutti siano colpevoli:
tutti si sentono in colpa a causa di questo
meccanismo. Si dice che la rabbia sia un male.
Tutti ti hanno detto che la rabbia è male, ma
nessuno ti ha detto come fare per conoscere cosa
sia la rabbia.
Tutti dicono che il sesso è male. Insegnano in
continuazione che il sesso è male, e nessuno dice
cos’è il sesso e come fare per conoscerlo. Chiedi a
tuo padre, e lui si sentirà a disagio. Dirà: “Non
parlare di cose sporche!”. Ma queste cose sporche

68
sono fatti. Anche tuo padre non li ha potuti
evitare, altrimenti tu non esisteresti. Sei un fatto
concreto. E non importa quello che tuo padre
pensi del sesso, non ha potuto evitarlo. Ma se gli
fai delle domande si sentirà a disagio, perché
nessuno gli ha mai spiegato niente. I suoi genitori
non gli hanno mai detto perché il sesso è cattivo.
Come mai? E come fare per conoscerlo
profondamente? Non te lo dirà nessuno. Tutti
continueranno semplicemente a mettere etichette:
questo è buono, quello è cattivo. Questo
etichettare crea inferno e infelicità.
Una cosa quindi va ricordata e per un vero
ricercatore è una cosa fondamentale da capire:
attenersi ai fatti. Prova a conoscerli. Non
permettere alla società di importi la sua ideologia.
Non guardarti con gli occhi degli altri. Hai i tuoi
occhi, non sei cieco. E hai i fatti della vita
interiore. Usa i tuoi occhi! Ecco cosa vuol dire
considerazione. E se sei tu a considerare, non ci
saranno problemi.
Ma qualche volta, nel farlo, ci si sente come se
si fosse indisposti e a disagio. Se non hai
compreso i fatti, ti sentirai a disagio, perché
accettarli equivarrebbe a una sottile repressione.
Sai già che la rabbia è male. Se ti dico di
considerarla, la consideri solo in modo da potervi
rinunciare. L’idea di rinuncia è sempre là,
costantemente presente nella tua mente.
Un uomo di sessant’anni è venuto da me. È un
uomo molto religioso, non solo, è una guida

69
spirituale. Insegna a molta gente e ha scritto
diversi libri. È un moralista e ora, all’età di
sessant’anni, viene da me e dice: “Tu sei l’unica
persona a cui posso esporre il mio vero problema.
Come posso liberarmi dal sesso?”.
Io l’ho sentito parlare delle miserie del sesso,
ha scritto libri, ha torturato i figli e le figlie. Se
vuoi torturare qualcuno, la morale è il trucco
migliore, il più facile. Immediatamente generi
nell’altro un senso di colpa, è la tortura più sottile.
Parli di bramacharya e generi un senso di colpa,
perché è difficile essere un bramachari,
perfettamente casto. È così difficile che, se parli di
bramacharya a qualcuno che non riesce a essere
casto, si sente in colpa.
Una volta generato il senso di colpa, puoi
passare alla tortura. Hai reso l’altro un uomo
degradato, inferiore. Ora non si sentirà mai a suo
agio; sarà costretto a vivere la sua sessualità
sentendosi in colpa. E continuerà a pensare al
bramacharya senza sapere che cosa fare. Mentre
la mente penserà al bramacharya, il suo corpo
vivrà nel sesso. Allora comincerà ad andare contro
il suo corpo, comincerà a pensare: “Io non sono il
corpo. Questo corpo è una cosa malvagia”. Una
volta che hai creato la colpa in qualcuno, hai
distrutto una mente, l’hai avvelenata.
Quell’uomo anziano è venuto e mi ha chiesto
come liberarsi dal sesso. Io gli ho detto di essere
innanzitutto consapevole della realtà, anche se
aveva già perso diverse occasioni. A quel punto

70
della sua vita l’istinto sessuale era ormai debole e
la consapevolezza avrebbe richiesto più impegno.
Quando il sesso è violento, l’energia è presente e
l’età è giovane, puoi esserne consapevole molto
facilmente. È così potente che non è difficile
vederlo, conoscerlo e sentirlo. Quest’uomo, all’età
di sessant’anni, ormai infermo, debole, malato,
avrà delle difficoltà nell’essere consapevole del
sesso. Quando era giovane pensava al
bramacharya, ma non l’ha potuto vivere: ha
cinque figli… All’epoca pensava al bramacharya e
ha perso l’occasione. E adesso sta pensando a
cosa fare del sesso. Quindi gli ho detto di esserne
consapevole, di dimenticarsi dei suoi
insegnamenti, di bruciare i suoi libri e di non dire
niente a nessuno sul sesso che non derivasse da
una sua personale esperienza.
A quel punto mi ha chiesto: “Se provo a esserne
consapevole, in quanti giorni me ne sarò
liberato?”. Questo è il modo in cui funziona la
mente. Sarebbe anche pronto a esserne
consapevole, ma solo per liberarsene. Per cui gli
ho risposto: “Se tu non sei consapevole, chi decide
di liberarsi dal sesso? Come puoi concludere che
sia male? È dato per scontato? Non c’è bisogno di
scoprirlo in se stessi?”.
Non devi pensare di rinunciare ad alcunché.
Rinunciare vuol dire semplicemente essere forzati
dagli altri. Sii un individuo. Non permettere alla
società di esercitare troppo dominio su di te, non
essere uno schiavo. Hai gli occhi, hai la

71
consapevolezza, hai il sesso, la rabbia e altri fatti
reali. Usa la tua consapevolezza, usa i tuoi occhi.
Sii consapevole.
Immagina di essere solo. Non c’è nessuno che
ti insegni alcunché. Che cosa farai? Comincia
dall’inizio, dall’ABC, e vai dentro di te. Sii
totalmente consapevole. Non decidere, non aver
fretta, non concludere troppo presto. Se riesci a
raggiungere una conclusione attraverso la tua
consapevolezza, quella stessa conclusione
diventerà una trasformazione. A quel punto non
avvertirai alcun disagio, non ci sarà alcuna
repressione. Solo a quel punto puoi abbandonare
qualsiasi cosa. Non sto dicendo che devi essere
consapevole per abbandonare. Ricorda, sto
dicendo che se sei consapevole, puoi abbandonare
qualsiasi cosa.
Non fare della consapevolezza una tecnica per
abbandonare. Abbandonare qualcosa è solo una
conseguenza. Se sei consapevole puoi
abbandonare qualsiasi cosa, ma potresti decidere
altrimenti; non è obbligatorio. Se diventi
pienamente consapevole dell’istinto sessuale,
potresti non decidere di abbandonarlo. Se in piena
consapevolezza decidi di non abbandonarlo, il
sesso ha una sua bellezza. Se in piena
consapevolezza decidi di abbandonarlo, quella
rinuncia sarebbe ugualmente splendida.
Prova a capirmi. Tutto ciò che accade
attraverso la consapevolezza è meraviglioso e
tutto ciò che accade senza consapevolezza è

72
brutto. Per questo i vostri cosiddetti bramachari, i
monaci che vivono in castità, sono
fondamentalmente brutti. Tutto il loro stile di vita
è bruttura. La loro castità non è la conseguenza di
una trasformazione. Non è frutto della loro ricerca
personale. Prova a considerare una persona come
D.H. Lawrence. La sua sessualità è splendida, più
della rinuncia dei vostri monaci che vivono in
castità, perché ne è pienamente consapevole.
Attraverso una ricerca interiore è arrivato alla
conclusione che avrebbe vissuto il suo istinto
sessuale. Ha accettato la realtà. Di conseguenza
non esistono ostacoli né sensi di colpa, al
contrario, il sesso è diventato qualcosa di
grandioso. Quindi chi, come D.H. Lawrence, sia
pienamente consapevole della sua sessualità, la
accetti e la viva, possiede una sua bellezza.
Anche un Mahavira, pienamente consapevole
dell’evidenza dei fatti, che invece decide di
abbandonare la propria sessualità, ha una sua
bellezza. Sia D.H. Lawrence che Mahavira sono
splendidi! Ma la bellezza non sta nel sesso o nella
rinuncia a questo. La bellezza sta nella
consapevolezza.
Anche questo va costantemente ricordato: forse
non arriverai alle stesse conclusioni del Buddha o
del Mahavira, non è necessario. Se c’è qualcosa di
inevitabile, quella è solo la consapevolezza.
Quando sei pienamente consapevole, tutto quello
che ti succede è meraviglioso, è divino.
Guarda i saggi del passato: Shiva seduto con

73
Parvati. Parvati è seduta sulle sue ginocchia in un
profondo atto d’amore. Non puoi immaginare il
Buddha o Mahavira in una posa del genere. È
impossibile!
Per il semplice motivo che Rama viene dipinto
accanto a Sita, i giainisti non possono accettarlo
come un Avatara, come un’incarnazione divina,
perché sta ancora con le donne. È impossibile per
i giainisti concepirlo come un’incarnazione di Dio,
quindi dicono che è un grand’uomo, un
mahamanava, ma non un Avatara. È un
grand’uomo, ma ancora un uomo, perché c’è la
donna. Quando è presente la donna, non puoi
andare oltre l’uomo. C’è la controparte, quindi sei
ancora un uomo; naturalmente Rama era un
grande uomo, ma non era al di là dell’uomo,
affermano i giainisti.
Se chiedi agli indù, essi non hanno mai
neppure nominato Mahavira; non ne hanno mai
fatto cenno, neppure una menzione nei loro libri,
perché per la mente indù l’uomo da solo senza la
donna è una metà, una parte, non il tutto. Per
questo gli indù dicono “Sitarama”: mettono prima
la donna. Non diranno mai “Ramasita”, diranno
“Sitarama”; diranno “Radhakrishna”. Metteranno
prima la donna per una ragione fondamentale:
l’uomo è nato dalla donna e l’uomo da solo è una
metà. Con la donna diventa integro.
Per questo nessuna divinità indù esiste da sola.
C’è sempre l’altra parte, l’altra metà. Sitarama è
davvero il tutto; Radhakrishna è il tutto. Krishna

74
da solo è una metà. Rama non ha bisogno di
abbandonare Sita né Krishna di abbandonare
Radha. Come mai? Perché sono pienamente
consapevoli.
Non puoi trovare un uomo più consapevole, più
conscio di Shiva, eppure egli siede con Parvati
sulle ginocchia. Sorgono i dubbi. Chi ha ragione?
Ha ragione il Buddha o ha ragione Shiva? I dubbi
sorgono perché non sappiamo che la fioritura di
ognuno è individuale. Il Buddha e Shiva sono
entrambi totalmente consapevoli, ma al Buddha
accade che nella sua piena consapevolezza
abbandoni qualcosa. Così ha scelto. A Shiva
accade che accetti tutto, nella sua piena
consapevolezza. Sono entrambi allo stesso livello
di realizzazione, di consapevolezza, ma le loro
espressioni sono diverse.
Quindi non devi mai cadere in uno schema
qualsiasi. Nessuno sa cosa succederà quando
diventerai consapevole. Non decidere in anticipo
che abbandonerai questo e quell’altro. Non
decidere. Nessuno lo sa. Aspetta! Sii consapevole
e lascia sbocciare il tuo essere. Nessuno sa cosa
succederà. Per ognuno esiste una possibilità
ignota di fioritura e non è necessario seguire
nessuno, perché seguire è comunque pericoloso,
distruttivo; qualsiasi imitazione è un suicidio.
Aspetta!
Queste tecniche servono solo a renderti
consapevole. E quando sei consapevole, puoi
abbandonare o accettare qualsiasi cosa. Quando

75
non sei consapevole, ricorda cosa accade: non
puoi accettare, né abbandonare. Hai un desiderio
sessuale: non puoi accettarlo totalmente e
dimenticarlo, né abbandonarlo. Io dico: accettalo
e dimenticalo, oppure abbandonalo e dimenticalo.
Ma se non sei in grado di fare nessuna delle
due cose, le farai sempre entrambe. Prima accetti
e poi pensi di abbandonarlo. Questo è un circolo
vizioso. Dopo aver fatto l’amore, per qualche ora o
per qualche giorno penserai di non farlo più. In
realtà, non stai facendo altro che riaccumulare
energia e, una volta accumulata, penserai di
nuovo a fare l’amore: questo continuerà per tutta
la tua vita. È stato così per molte vite. Quando
diventi totalmente consapevole, puoi decidere. O
lo accetti e a quel punto l’accettazione porterà
bellezza; altrimenti l’abbandoni e anche
quell’abbandono sarà splendido.
Una cosa è certa, quando sei consapevole te ne
puoi dimenticare, in entrambi i casi. A quel punto
non è un problema. La tua decisione è totale e il
problema cadrebbe da sé. Ma se avverti qualche
disagio, vuol dire che non hai considerato, non sei
stato consapevole.
Dunque sii più consapevole. Considera
maggiormente qualsiasi cosa, in modo più
profondo, più personale, senza ricorrere alle
conclusioni altrui.
Terza domanda: “Se, quando insorge un
impulso autentico, si è inconsapevoli, come si

76
fanno a praticare le tecniche di arresto?”.
Questa è una domanda molto significativa. È
facile fermare qualcosa mentre sei falso ed è
difficile quando sei autentico. Quando la rabbia è
vera, ti dimentichi qualsiasi tecnica di arresto.
Quando la rabbia è falsa, te ne ricordi. Ma quando
la rabbia è falsa non ha senso. Non c’è energia.
Riesci a bloccarla, ma è inutile. Quando la rabbia
è vera, solo a quel punto l’energia è presente e se
ti fermassi quell’energia andrebbe all’interno.
Che fare dunque? Prova a essere consapevole,
non direttamente della rabbia, ma di cose più
facili. Ad esempio, stai camminando: siine
consapevole. Non cominciare con la rabbia,
comincia con azioni più facili. Mentre cammini sii
consapevole; è facile. Quindi interrompi
improvvisamente la tua passeggiata. Comincia
con cose semplici e poi continua con qualcosa di
più complesso. Non cominciare con cose
complesse, non saltare subito al sesso. È un
fenomeno più sottile, che richiede una
consapevolezza maggiore.
Quindi prima crea consapevolezza con cose più
facili. Stai camminando, stai facendo un bagno,
sei assetato, sei affamato: comincia con queste
cose, tutte cose molto ordinarie. Stavi per dire
qualcosa a qualcuno: fermati, anche nel mezzo di
una frase. Stavi per raccontare una storia che hai
già raccontato cento volte, annoiando tutti. Stavi
per cominciare un’altra volta: “C’era una volta un

77
re…”. Fermati!
Sulla tua testa c’è una mosca: stavi per
scacciarla con la mano… fermati! Lascia stare la
mosca. Lascia la mano a mezz’aria. Fallo con cose
semplici in modo da capire cosa significhi fermarsi
con consapevolezza. Quindi passa a cose
complesse.
La rabbia è una cosa molto complessa. Prendi
una cosa meccanica: ogni mattina scendi dal letto.
Hai osservato? Ogni mattina scendi nel solito
modo, se esce prima il piede destro, scenderai
sempre con il piede destro. Domattina, quando
metterai fuori il piede destro, fermati e tira fuori il
sinistro.
Farlo con cose semplici significa non dover
sacrificare altro che un’abitudine. Cominci sempre
la tua passeggiata con il piede destro: fermati! È
possibile usare qualsiasi cosa. Trova quella più
semplice: più è facile, meglio è. E quando hai
capito come si fa con le cose semplici, quando
riesci a fermarle e possiedi il tocco della
consapevolezza, scende su di te un’improvvisa
serenità. Per un istante, al tuo interno, avverrà
un’esplosione silenziosa.
Gurdjieff era solito allenare i suoi discepoli con
cose molto semplici. Ad esempio, se dicendo
qualcosa annuisci con il capo, lui avrebbe detto:
“Di’ la stessa cosa, ma senza annuire con il capo”.
È un’abitudine meccanica. Se dicendo una cosa
faccio un certo gesto con la mano, Gurdjieff
avrebbe detto: “Non fare quel gesto mentre dici

78
questa cosa; ricordalo. Fai qualsiasi altro gesto,
ma non quello. Siine consapevole”.
Usa qualsiasi cosa — qualsiasi cosa! Se cominci
sempre la conversazione con una frase
particolare, non usarla più. Se hai una risposta
automatica a un’affermazione di qualcuno, non
usarla, di’ qualcos’altro. Oppure, se hai
cominciato a pronunciare la vecchia frase di
sempre, fermati a metà. Fermati di colpo,
improvvisamente. Provalo e, quando ne avrai
padronanza, passa a cose più complesse.
Quello di saltare sempre a cose complesse, è
uno dei trucchi fondamentali della mente. Se lo
facessi falliresti e non ci proveresti mai più. Sai
che non si può fare. Questo è un trucco della
mente. La mente dirà: “Okay, ora sai che questa
tecnica di arresto improvviso non funziona quando
sei veramente arrabbiato”. A quel punto non ci
proverai più.
Prova con cose fredde, non emotive; non
passare a ciò che ti fa ribollire il sangue. E quando
riesci a farlo in tali situazioni, allora passa a
quelle calde. Saggia il terreno a piccoli passi,
senza fretta. Altrimenti non realizzerai nulla.
Ultima domanda: “Dopo aver sentito parlare di
tante tecniche di meditazione nel Vigyana
Bhairava Tantra, comincio a sentire che la porta
interiore non si può veramente aprire usando
delle tecniche, in realtà dipende più da cose come
l’iniziazione, la grazia del guru, ecc. Non è così? E

79
quando e come si diventa capaci di ricevere
l’iniziazione?”.
In realtà, anche la grazia del guru è una
tecnica. Cambiare le parole non serve a nulla. Il
punto è la resa. Puoi ricevere la grazia del guru
solo quando ti arrendi e arrendersi è una tecnica.
Se non sai come arrenderti, non riceverai alcuna
grazia. Quindi, in realtà, la grazia non è data: è
ricevuta. Nessuno può dare la grazia, ma tu la
puoi ricevere. Con un essere illuminato la grazia
fluisce continuamente, è presente, è la sua natura.
Proprio come una lampada arde e irradia luce,
l’essere illuminato irradia costantemente grazia.
Non è uno sforzo. È un fluire spontaneo. È
presente. Se la puoi ricevere, la ricevi; altrimenti,
se non puoi, non la ricevi.
Quello che dico potrebbe sembrare
paradossale, ma è la verità: la grazia non è data
dal guru. È ricevuta dal discepolo. Ma come
essere un discepolo? Di nuovo, è una tecnica.
Come abbandonarsi? Come diventare ricettivi?
Abbandonarsi, lasciarsi andare, arrendersi è la
cosa più difficile. Se non riesci ad abbandonare la
tua rabbia, la tua tristezza, come puoi
abbandonare tutto il tuo essere? Non riesci a
lasciar andare cose senza senso, non riesci ad
abbandonare le tue malattie, come fai ad
arrendere te stesso?
Abbandonarsi vuol dire lasciarsi andare
totalmente. Lasci ogni cosa al tuo insegnante, al

80
tuo Maestro. Dici: “Ora non sono più. Ora sei tu;
fai quello che vuoi”. E se rimani in attesa, senza
andare a chiedergli quando farà questo e quello, ti
sei arreso. Non c’è più nulla da chiedere. Al
momento giusto accadrà. Ma come farlo?
Anche questo richiederà una grande
consapevolezza. Di solito, la gente pensa che
arrendersi sia molto facile: questa è stupidità.
Pensa che andare a toccare i piedi di un Maestro
voglia dire arrendersi. Toccare i piedi potrebbe
voler dire essersi arresi, ma non credere che,
poiché hai toccato quei piedi, automaticamente ti
sei arreso. La resa è un atteggiamento interiore.
Vuol dire farsi da parte, dimenticarsi
completamente di se stessi. Solo il Maestro resta,
tu non sei più. Solo il Maestro esiste.
Lo si può realizzare solo con una
consapevolezza molto profonda. Che cos’è quella
consapevolezza? Quella consapevolezza arriverà
se, continuando ad applicare queste tecniche,
seguiterai a sentirti impotente. Ma non decidere
di essere impotente prima di averle fatte. Sarebbe
falso. Prima falle e falle sinceramente. Se la
tecnica ti aiuta, sarai trasformato, e non ci sarà
alcun bisogno di arrendersi. Se invece le fai
sinceramente, autenticamente, totalmente, senza
ingannarti, ma nulla accade, ti sentirai disperato,
impotente, senza speranza. Sentirai di non poter
fare nulla. Solo se questa sensazione va in
profondità dentro di te, sarai in grado di lasciarti
andare, non prima.

81
Ti senti disperato? Nessuno si sente disperato.
Nessuno! Tutti pensano: “Ce la posso fare: se solo
lo volessi, ce la farei; non ci riesco perché non
voglio”. Tutti pensano che, se lo desiderassero, se
lo volessero, ci riuscirebbero. Pensano: “Quando
lo vorrò veramente, ce la farò. Il solo motivo per
cui ora non ci riesco è che non lo voglio”.
Ma nessuno si sente disperato. Se qualcuno
dicesse che può succedere attraverso la grazia del
guru, penseresti di essere pronto in questo stesso
momento. Se si trattasse solo di fare qualcosa,
diresti che la puoi fare in qualsiasi momento lo
volessi. Ma se dipendesse dalla grazia, diresti:
“Okay! Se è possibile riceverla da qualcuno, io
posso riceverla in questo stesso momento”.
Non sei disperato. Sei solo pigro. E c’è una
grande differenza. Nella pigrizia non si può
ricevere alcuna grazia; solo nella disperazione si
può e questo non ha nulla a che vedere con la
pigrizia. La disperazione arriva solo a coloro che
prima fanno ogni sforzo per raggiungere, per
capire, per fare. Quando hai fatto di tutto e non
accade nulla, ti senti senza speranza. Solo allora
puoi abbandonarti, arrenderti a qualcuno. A quel
punto il tuo abbandono diventerà una tecnica.
Questa è l’ultima delle tecniche, ma la gente la
prova per prima. È l’ultima, l’estrema. Quando
nulla accade tramite l’azione, se esiste solo
disperazione, disperazione e disperazione, se hai
perso ogni speranza e il tuo ego è scosso alle
radici, a quel punto sai che nulla ti può riuscire.

82
Allora la tua mano raggiunge i piedi di un
Maestro.
Ora è diverso. Adesso lo cerchi disperatamente,
tutto il tuo essere è sospinto verso i suoi piedi. Sei
come un ventre pronto a ricevere.
A quel punto la grazia è disponibile. Non che
non lo sia mai stata: è sempre disponibile; in ogni
epoca, in ogni periodo ci sono esseri illuminati.
Ma se non sei pronto a perdere te stesso, non
entrerai in contatto con qualcuno di loro. Anche se
gli stai seduto esattamente dietro o al suo fianco,
non ci sarà alcun contatto.
Esistono tre tipi di distanze. Una è la distanza
spaziale. Tu sei seduto là e io sono seduto qui e
tra questi due punti c’è una distanza spaziale. Tu
potresti venire più vicino e la distanza
diminuirebbe; se mi tocchi, la distanza sarebbe
svanita, ma solo nello spazio.
Esiste poi un altro tipo di distanza: nel tempo.
Se muore una persona che ami, o un tuo amico,
nello spazio un punto sparisce completamente: la
distanza è infinita. Ma nel tempo sentirai il tuo
amico vicino a te. Se chiudi gli occhi, il tuo amico
è là. Nel tempo, potrebbe avvenire che la persona
seduta al tuo fianco sia più lontana del tuo amante
che non è più al mondo.
Ma esiste un terzo tipo di distanza, quella
dell’amore. L’amante è morto; per cui, a poco a
poco, la distanza temporale aumenterà. La gente
dice che il tempo lenisce le ferite. Quando il
tempo si fa sempre più remoto, la memoria

83
diventa sempre più fievole, fino a estinguersi.
Esiste una terza distanza, una terza
dimensione, che è l’amore. Se ami qualcuno,
anche se lui si trova su un’altra stella, nel tuo
amore sarebbe proprio accanto a te. Potrebbe
essere morto, potrebbero esserci secoli di distanza
tra te e lui. Ma in amore non esistono distanze.
Qualcuno può stare vicino al Buddha in questo
preciso istante. Venticinque secoli non vogliono
dire nulla, poiché la distanza è di amore. Nello
spazio non esiste alcun Buddha, in questo
momento: il suo corpo è scomparso. Nel tempo ci
sono duemilacinquecento anni di distanza, ma
nell’amore non c’è distanza. Se qualcuno è in
amore con il Buddha, tempo e spazio si
dissolvono. Egli sarebbe proprio qui, e tu potresti
riceverne la grazia.
Viceversa, anche se stai seduto accanto a un
Buddha, e nello spazio e nel tempo non c’è
distanza, senza amore la lontananza è infinita. Per
questo qualcuno potrebbe essere vissuto insieme
al Buddha senza esserne entrato in contatto,
mentre qualcuno proprio qui e ora potrebbe
essere in contatto con lui.
La grazia accade nella dimensione dell’amore.
Per l’amore ogni cosa è eternamente presente.
Quindi se sei in amore, la grazia può accadere.
Ma amore significa arrendersi. Amore significa
che ora l’altro è più importante di te. Che saresti
pronto a morire per la sua vita. Per permettere
all’altro di vivere, sacrificheresti te stesso. L’altro

84
è divenuto il centro; tu sei solo la periferia. A poco
a poco svanisci totalmente e solo l’altro resta. Al
momento giusto, la grazia viene ricevuta.
Non pensare quindi che il Maestro sia qualcuno
che può darti la grazia.
Pensa a come diventare un discepolo disperato,
totalmente arreso, in amore.
Il Maestro ti raggiungerà. Quando il discepolo
è pronto, il Maestro arriva sempre. Non è
questione di presenza fisica. Quando sei pronto,
da una dimensione sconosciuta di amore arriva la
grazia. Ma non credere che la grazia sia una fuga.
Poiché sto parlando di molte tecniche, so che
esistono due possibilità: o ne provi qualcuna, o ti
riempi di confusione, e quest’ultima è l’ipotesi più
probabile. Con centododici tecniche, quando ne
senti una, poi un’altra e poi un’altra ancora, ti
confonderai; penserai che sia oltre le tue
possibilità: ce ne sono così tante. Quali vanno
fatte e quali no?
Potrebbe venirti l’idea che è meglio ricevere la
grazia, Gurukripa, piuttosto che addentrarsi in
questa giungla di tecniche. Sarebbe troppo
complicato, quindi è meglio ricevere la grazia.
Ma se questo è il tuo modo di pensare non
accadrà nulla. Prova queste tecniche e provale
onestamente. Se fallirai, il fallimento stesso
diventerà la tua resa. E quella è la tecnica
suprema.

85
Capitolo terzo
UNA TECNICA PER
L’INTELLETTUALE E UNA PER
L’EMOTIVO
SUTRA

4
Immagina di venire gradualmente deprivata
della forza o della conoscenza. E in quell’istante di
deprivazione, trascendi.
5
La devozione libera.

Per il tantra, l’uomo stesso è la malattia. Non è


la mente a essere disturbata, la mente è il
disturbo. Non sei teso dentro di te, sei tu stesso la
tensione. Comprendi bene la differenza. Se la
mente fosse malata, la malattia potrebbe essere
curata, ma se la mente stessa è la malattia, la
malattia non può essere curata. Può essere
trascesa, ma non curata. Questa è la differenza
fondamentale tra la psicologia occidentale e la
psicologia tantrica e yogica dell’Oriente.
La psicologia occidentale pensa che la mente

86
possa essere sana, che la mente in quanto tale
possa essere curata e aiutata, perché nel pensiero
occidentale non esiste la possibilità di una
trascendenza, in quanto non esiste nulla oltre la
mente. La trascendenza è possibile solo se esiste
qualcosa al di là, in modo che dallo stato presente
si possa andare oltre. Ma se non esiste aldilà e la
mente è il limite, la fine, ogni trascendenza è
impossibile.
Se pensi di essere solo il corpo, non puoi
trascenderlo: infatti chi trascenderà e per che
cosa? Se sei solo il corpo, non puoi andare oltre il
corpo. Se puoi andare oltre, significa che non sei
semplicemente il corpo, ma qualcosa di più. Quel
“di più” diventa la dimensione in cui muoversi.
Allo stesso modo, se sei soltanto la mente e
null’altro, non è possibile alcuna trascendenza. In
questo caso potremmo curare casi individuali di
malattia. Se qualcuno è mentalmente malato,
possiamo curare la malattia. Non tocchiamo la
mente, ma curiamo la malattia e rendiamo
normale la mente. E nessuno si chiederà se la
mente normale in sé sia sana oppure no.
La mente normale non è altro che una mente
scettica. Freud dice che, considerando la
situazione in cui tutti si trovano, possiamo solo
riportare una mente malata alla normalità. Ma se
tutti siano sani o no, questo non si può chiedere.
Diamo per scontato che la mente collettiva, la
mente che è nella norma, vada bene. Quindi, ogni
volta che qualcuno va oltre quella mente, va da

87
qualche altra parte, deve essere riportato indietro
e rimesso a posto. Ecco perché tutta la psicologia
occidentale è stata uno sforzo teso al
riassestamento: si riadatta il paziente alla mente
ordinaria, la mente che è nella norma.
Esistono pensatori, in particolare uno davvero
acuto, Geoffrey, che sostiene che il genio è una
malattia perché il genio è anormale. Se la
normalità è lo stato di salute, il genio è malattia.
Un genio non è normale: in un certo senso è
matto. Ma poiché la sua follia potrebbe essere
utile, lo lasciamo vivere.
Un Einstein, un Van Gogh o un Ezra Pound,
poeti, pittori, scienziati, mistici, sono folli, ma la
loro follia è consentita per due ragioni: o è
innocua o è utile. Con la loro follia contribuiscono
al cammino dell’umanità con qualcosa a cui le
menti normali non possono arrivare. Poiché sono
folli si sono spostati verso un estremo e possono
vedere cose che una mente normale non può
vedere. Quindi possiamo tollerare questi matti, e
arriviamo perfino a dare loro il premio Nobel. Ma
sono “malati”.
Se la normalità è il criterio e lo standard della
salute, tutti coloro che non sono normali sono
malati. Geoffrey dice che arriverà un giorno in cui
cureremo scienziati e poeti nello stesso modo in
cui curiamo i matti. Li riassesteremo sullo
standard medio dell’intelligenza comune. Questa
prospettiva si basa sull’ipotesi particolare che la
mente sia il limite estremo e non esista nulla oltre

88
ad essa.
Completamente opposto è l’approccio
orientale. Noi diciamo che la mente in sé è la
malattia. Quindi, per quanto riguarda normalità e
anormalità, distinguiamo solo tra mente
“normalmente malata” e “anormalmente malata”.
Un uomo normale è normalmente malato, non lo è
al punto che la sua malattia traspaia all’esterno. È
nella media. Poiché tutti sono come lui, non si può
vedere che è malato. Anche lo psicoanalista che lo
ha in cura è “normalmente malato”. La mente in
sé è la nostra malattia. Ma perché affermiamo che
la mente è la malattia? Dovremo affrontare la
questione da una dimensione diversa, per capirlo
più facilmente.
Per noi orientali, il corpo si identifica con la
morte, è la morte; quindi non puoi rendere un
corpo perfettamente sano; altrimenti non
morirebbe. Puoi creare un certo equilibrio, ma il
corpo in quanto tale, poiché è mortale, è soggetto
alle malattie. Per questo la salute può solo essere
qualcosa di relativo. Il corpo non può essere in
perfetta salute. Ecco perché la scienza non ha
standard e definizioni per la salute. Può definire le
malattie, può definire una malattia particolare; ma
non può definire la salute, o al massimo può
definirla in negativo, come assenza di malattia:
quando una persona non ha una malattia
specifica, è sana.
Ma definire la salute per via negativa sembra
assurdo, perché in quel caso la malattia

89
diventerebbe l’elemento principale con cui
definire la salute. In realtà la salute non può
essere definita perché il corpo di fatto non può
mai essere veramente sano. In ogni istante il
corpo è solo in equilibrio precario, poiché la morte
avanza insieme alla vita: non sei vivo e basta,
nello stesso momento stai anche morendo.
Vita e morte non sono due estremi lontani l’uno
dall’altro. Sono come due gambe che camminano
insieme, ed entrambe ti appartengono. In questo
stesso istante stai vivendo e morendo allo stesso
tempo. Qualcosa in te muore a ogni istante.
Nell’arco di settant’anni la morte arriverà a
compimento. In ogni istante continui a morire, e
alla fine morirai davvero.
Hai cominciato a morire il giorno in cui sei
nato. Il tuo compleanno è anche l’anniversario
della tua morte. Se stai morendo a ogni istante - e
la morte non è qualcosa che arriva dall’esterno,
ma che cresce all’interno - il corpo non può mai
essere davvero sano. Come può esserlo? Se sta
morendo a ogni istante, come può essere davvero
in salute? Può solo essere relativamente sano.
Quindi se sei normalmente sano, è sufficiente.
Lo stesso vale per la mente. La mente non può
essere davvero sana, integra, perché l’esistenza
stessa della mente è tale da renderla
inevitabilmente malata, a disagio, tesa, ansiosa.
Questa è la natura stessa della mente, quindi
dovremo capire qual è questa natura.
Tre cose. La prima: la mente è un legame tra il

90
corpo e il non-corpo che esiste dentro di te. È il
legame tra il materiale e l’immateriale al tuo
interno. È uno dei ponti più misteriosi. Unisce due
cose del tutto opposte, contraddittorie: materia e
spirito.
Se ci riesci, immagina il paradosso: di solito
costruisci un ponte su un fiume quando entrambe
le sponde sono materiali. In questo caso, la mente
è il ponte tra una sponda materiale e l’altra
immateriale, tra il visibile e l’invisibile, tra il
perituro e l’imperituro, tra la vita e la morte, tra il
corpo e lo spirito, o in qualsiasi modo tu voglia
chiamare queste due sponde. Poiché la mente
collega cose così contraddittorie, sarà
inevitabilmente tesa. Non può essere rilassata.
È sempre in movimento dal visibile
all’invisibile, dall’invisibile al visibile. In ogni
istante la mente è in profonda tensione; deve
collegare due cose che non possono essere
collegate; ecco la sua tensione, la sua ansia. In
ogni istante sei in ansia.
Non sto parlando di ansie economiche o cose
simili: quelle sono ansie di contorno, di confine.
La vera ansia è quella del Buddha. Anche tu sei
preoccupato, ma sei così gravato dalle tue
preoccupazioni quotidiane che non puoi scoprire
l’ansia fondamentale. Quando la scoprirai,
diventerai religioso.
La religione riguarda quell’inquietudine
fondamentale. L’inquietudine del Buddha era
diversa. Non era preoccupato per l’economia, per

91
una moglie splendida, non era preoccupato per
qualcosa. Non esistevano preoccupazioni
ordinarie. Era al sicuro, era protetto: figlio di un
grande re, marito di una donna meravigliosa, tutto
gli era disponibile. Nell’istante stesso in cui
esprimeva un desiderio, lo realizzava. Poteva
ottenere qualsiasi cosa; ma improvvisamente
venne oppresso dall’inquietudine, da
un’inquietudine fondamentale, primaria. Vide un
uomo morto che veniva portato via e chiese al
conducente del suo carro cosa gli era successo. Il
conducente rispose: “Ora quell’uomo è morto”.
Era il primo incontro del Buddha con la morte,
quindi chiese immediatamente: “Tutti sono
destinati a morire? Anch’io?”.
Osserva la domanda. Forse tu non l’avresti
fatta. Avresti chiesto chi è morto e perché, o forse
avresti detto che era troppo giovane e che non si
muore a quell’età. Queste non sono angosce
fondamentali; non ti riguardano. Forse ti saresti
sentito toccato, rattristato, ma sono ancora cose
superficiali, di cui ti dimentichi in pochi minuti.
Il Buddha focalizzò l’interrogativo su di sé e
chiese: “Io morirò?”. Il suo cocchiere rispose:
“Non ti posso mentire. Tutti sono destinati a
morire. Tutti moriranno”. Il Buddha disse: “Allora
torna indietro. Se anch’io devo morire, che senso
ha la vita? Hai creato in me una profonda
angoscia. Se non si risolve, non sarò più
tranquillo”.
Cos’è l’angoscia del Buddha? È un’angoscia

92
fondamentale. Se diventi radicalmente
consapevole della reale situazione della vita, del
corpo e della mente, nascerà un’ansia sottile che
esisterà in te come un tremito costante e
continuo. Un’angoscia profonda sarà presente,
qualunque cosa tu stia facendo o non facendo. La
mente sta unendo un abisso, un abisso
impossibile. Il corpo muore e in te c’è qualcosa,
un fattore X, che è immortale.
Sono due cose contraddittorie. È come se tu
fossi ritto in piedi su due barche che navigano in
direzioni opposte. Ti trovi in un conflitto profondo;
tale è il conflitto della mente: si trova tra due
opposti. Questo è il primo punto.
Il secondo: la mente è un processo, non una
cosa. La parola “mente” è sbagliata, è una
nozione falsa. Quando diciamo “mente” sembra
che in noi ci sia qualcosa come una mente. Non
c’è nulla di simile! La mente non è una cosa, è un
processo. Quindi sarebbe meglio chiamarla
“mentare” e non mente. In sanscrito abbiamo una
parola, chitta, che significa mentare: non mente,
ma mentare, indica un processo.
Un processo non può mai essere silenzioso. Un
processo sarà sempre teso; processo significa
tumulto. E la mente è sempre in movimento dal
passato al futuro. Il passato grava su di lei come
un peso, quindi si deve muovere nel futuro.
Questo movimento costante è fonte di altra
tensione al tuo interno. Se ne diventi troppo
consapevole, impazzisci.

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Ecco perché siamo sempre occupati con
qualcosa; non vogliamo restare disoccupati. Se sei
disoccupato, diventi consapevole del processo
interiore, del “mentare”, e questo origina tensioni
strane e del tutto particolari. Per questo tutti
vogliono essere occupati, in un modo o nell’altro.
Se non c’è null’altro da fare, rileggi lo stesso
giornale più volte. Come mai? Non puoi stare
seduto in silenzio? È difficile, perché se ti siedi in
silenzio diventi consapevole della tensione
assoluta di questo processo al tuo interno.
Ecco perché tutti cercano una via di fuga.
L’alcool può dartela: ti rende inconsapevole. Il
sesso può dartela: per un istante ti dimentichi
completamente di te. La televisione, la musica,
qualsiasi cosa con cui puoi dimenticarti di te ed
essere così occupato da esistere, senza essere
presente, è una via di fuga. Questa continua fuga
da se stessi di fatto è dovuta a questo processo
che chiamo “mentare”: se non sei occupato a fare
alcunché (e questa assoluta disoccupazione è
meditazione), se sei assolutamente disoccupato,
diventerai consapevole dei tuoi processi interiori.
E la mente è il processo essenziale, dentro di te.
Ecco perché tante persone vengono da me,
dicendo che sono venute per meditare, ma quando
cominciano a meditare diventano più tese. Dicono:
“Prima non eravamo così tesi e preoccupati. Di
solito durante il giorno non siamo così
preoccupati, ma sedendoci in silenzio e
cominciando a meditare, i pensieri ci balzano

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addosso, si affollano. È un fenomeno nuovo”. A
quel punto pensano che i pensieri si affollano a
causa della meditazione.
Non è a causa della meditazione. I pensieri si
accalcano dentro di te in ogni istante della tua
esistenza, ma sei così occupato all’esterno che
non riesci ad accorgertene, non ne sei
consapevole. Ogni volta che ti siedi diventi
consapevole di qualcosa da cui fuggi
costantemente. La mente, il mentare è un
processo e un processo è uno sforzo. In esso viene
sprecata energia, è letteralmente dissipata. È
necessario: è necessario per la vita, è parte della
lotta per la sopravvivenza. È un’arma, e una delle
più violente.
È per questo che l’uomo è riuscito a
sopravvivere agli altri animali. Gli animali sono
più forti fisicamente, ma manca loro un’arma
sottile: il mentare. Hanno denti e artigli pericolosi;
sono più potenti dell’uomo. Possono uccidere un
uomo all’istante. Ma manca loro un’arma, il
mentare; con quell’arma l’uomo ha potuto
ucciderli e sopravvivere.
Quindi la mente è uno strumento di
sopravvivenza. È violenta, ma necessaria. La
mente è violenta; è parte della lunga via di
violenza attraverso cui è dovuto passare l’uomo.
Si è formata attraverso la violenza. Per questo
ogni volta che ti siedi, avvertirai una violenza
interiore: pensieri che corrono, pensieri violenti,
un tumulto come se stessi per esplodere. Ecco

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perché nessuno si vuole sedere in silenzio.
Tutti vengono a dirmi: “Dammi un sostegno, un
sostegno interiore. Non posso sedere
semplicemente in silenzio. Dammi un nome da
ripetere come Rama-Rama-Rama: dammi un nome
che io possa ripetere; allora riesco a stare seduto
in silenzio”. In realtà, cosa stai facendo? Stai
creando una nuova occupazione. Riesci a essere
in silenzio perché la mente è ancora occupata.
Ora sei focalizzato su quel Rama-Rama-Rama, sul
canto: la mente non è ancora disoccupata. La
mente in quanto processo non può che essere
sempre malata, è inevitabile. Non può essere così
equilibrata come richiede il silenzio.
Terzo: la mente è creata dall’esterno. Quando
nasci ne hai solo la possibilità, possiedi la
potenzialità di una mente, non hai la mente. È
solo una possibilità, qualcosa di potenziale.
Quindi, se un bambino cresce senza una società, il
bambino crescerà, avrà un corpo, ma non una
mente. Non potrà parlare alcun linguaggio; non
potrà pensare tramite concetti; sarà come un
animale.
La società porta in atto la tua potenzialità: ti dà
una mente. Ecco perché indù e musulmani hanno
una mente differente. Entrambi sono uomini, ma
la loro mente è diversa. Un cristiano ha una
mente diversa. Queste menti sono diverse perché
diverse società li hanno educati con diversi
obiettivi, diversi propositi.
Quando un bambino o una bambina nascono,

96
non hanno una mente. Hanno solo la possibilità
che la mente possa germogliare, può esistere e
tuttavia non è presente. È solo un seme. Poi voi li
educate: a quel punto il ragazzo sviluppa una
mente e la ragazza un’altra, perché li educate in
modi diversi. Un indù diventa diverso da un
musulmano, un teista è diverso da un ateo. Queste
menti sono allevate in te. Sono condizionate,
imposte su di te a forza.
A causa di questo, la mente in quanto tale è
sempre vecchia e conformista, non può esistere
una mente progressista, questa frase può
sembrare strana: “Non ci può essere una mente
progressista”. La mente è conformista poiché è un
condizionamento. Quindi i cosiddetti progressisti
sono altrettanto conformisti rispetto al loro
progressismo quanto qualsiasi altra persona
conformista. Osserva un comunista. Pensa di
essere molto progressista, ma Il Capitale di Marx
ha la stessa autorità su di lui del Corano su un
musulmano o della Gita su un indù. E se cominci a
criticare Marx, si sente tanto ferito quanto un
giainista se critichi Mahavira. La mente è
conformista perché è condizionata dal passato,
dalla società, dagli altri in funzione di obiettivi
specifici.
Perché ti rendo consapevole di questo fatto?
Perché la vita cambia in ogni istante e la mente
appartiene al passato. La mente è sempre vecchia
e la vita è sempre nuova: è inevitabile che si
creino tensione e conflitto.

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Ad esempio, sei di fronte a una situazione
nuova. Ti innamori di una donna, ma hai una
mente indù e la donna è musulmana. Per cui
sorgono un conflitto e un’ansia terribile,
inutilmente. La donna è musulmana, e la vita ti ha
portato a innamorarti di lei. La vita ti mette in una
nuova situazione, e la mente non sa cosa fare.
Non esiste un know-how, quindi sorge un conflitto.
Questo è il motivo per cui, in un mondo in
perenne cambiamento, la gente diventa sradicata;
la vita è preda dell’ansia, dell’angoscia. Non era
così nelle epoche passate. L’uomo era più
silenzioso, o almeno dava questa impressione
perché tutto intorno a lui era fermo, statico, e non
sorgevano grandi conflitti nella sua mente. Adesso
tutto cambia velocemente, e la mente non riesce a
tenere il passo. La mente si afferra al passato e
tutto cambia a ogni istante.
Ecco perché esiste tanta ansia in Occidente, in
Oriente meno. È strano, visto che l’Oriente deve
affrontare problemi più essenziali. Mancano cibo,
case, vestiti. La gente muore di fame, ma è meno
preoccupata degli occidentali. L’Occidente è ricco,
scientificamente sviluppato, tecnologicamente più
progredito, perché dunque tanta ansia? Perché la
tecnologia imprime alla vita cambiamenti così
veloci che la mente non riesce a stare al passo.
Prima che ti sia adattato a una cosa nuova, è già
diventata vecchia ed è stata sostituita.
Di nuovo una frattura! La vita forza nuove
situazioni e la mente prova sempre a reagire con i

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vecchi condizionamenti. Quella frattura continua a
crescere. Più grande sarà, maggiore sarà
l’angoscia. La mente è conformista, la vita no.
Queste sono le tre ragioni per cui la mente
stessa è la malattia. Dunque, che fare? Se si
dovesse curare la mente, esisterebbero metodi
facili. Uno è la psicoanalisi. Può durare molto
tempo e non aver successo, ma non è difficile.
Viceversa, la trascendenza della mente è difficile,
ardua, perché devi abbandonare completamente
là mente. Devi mettere le ali e andare oltre,
lasciando la mente così com’è, senza toccarla.
Ad esempio, questa stanza è calda. Posso fare
due cose: azionare l’aria condizionata… in questo
caso però devo vivere nella stanza e continuare a
intervenire con accorgimenti che la mantengano
fresca, ma ogni accorgimento andrebbe
controllato, creando nuove ansie e nuovi
problemi.
Oppure esiste un’altra possibilità: lasciare la
stanza e uscire.
Questa è la differenza. L’Occidente continua a
vivere nella stanza della mente, cercando di
accomodarla, facendo aggiustamenti, in modo che
vivere nella mente diventi almeno normale. Forse
non è una vita estatica, ma è sempre meno
infelice. Potrebbe non raggiungere una vetta, un
culmine di felicità, ma si è salvi dal dolore: la
sofferenza diminuisce sempre più.
Freud ha detto che non c’è alcuna possibilità
per l’uomo di essere felice. Al massimo, puoi

99
adattare la mente in modo da essere normale,
meno infelice degli altri; questo è tutto. Ma questa
è autentica disperazione. Eppure Freud è un
pensatore autentico e genuino, la sua intuizione
per certi aspetti è giusta, poiché non poteva
vedere oltre la mente.
Ecco perché in Oriente non si è davvero
sviluppata alcuna psicologia paragonabile a quella
creata da Freud, Jung o Adler. E questo è strano
perché l’Oriente parla della mente da almeno
cinquemila anni.
Con cinquemila anni di discorsi sulla mente, la
meditazione, l’andare al di là, come mai l’Oriente
non è riuscito a creare la psicologia? La psicologia
si è sviluppata molto recentemente in Occidente.
Perché l’Oriente non è riuscito a fare altrettanto?
Abbiamo avuto il Buddha che ha parlato dei livelli
più profondi della mente. Ha parlato del conscio,
del subconscio, dell’inconscio. Deve aver saputo.
Ma perché non ha sviluppato delle psicologie sul
conscio, il subconscio e l’inconscio?
La ragione è questa: l’Oriente non si è
interessato alla stanza. Parla della stanza solo
quanto occorre per trascenderla, per uscirne. Noi
ci siamo interessati della stanza solo per trovare
la porta, non per altro. Non siamo interessati ai
dettagli della stanza, non abbiamo intenzione di
viverci. Quindi l’unico interesse è stato sapere
dov’è la porta e come uscirne. Abbiamo parlato
della stanza solo per individuare la porta, così da
sapere come aprirla e uscire.

100
Questo è stato tutto il nostro interesse. Ecco
perché la psicologia non ha potuto svilupparsi in
India. Se questa stanza non ti interessa, non ne
farai una cartina, non misurerai tutti i muri e ogni
centimetro di spazio. Queste cose non ti
interessano. Ti interessa solo sapere dov’è la
porta, dov’è la finestra, in modo da poterne
saltare fuori. E quando ne sei fuori ti
dimenticherai completamente della stanza, perché
a quel punto sei sotto il cielo infinito. Non
ricorderai nemmeno che vivevi in una caverna,
mentre fuori c’era il cielo sconfinato, dove avresti
potuto uscire in ogni momento. Ti dimenticherai
completamente della stanza. Se riesci ad andare
oltre la mente, cosa accade? La mente resta la
stessa. Non operi alcun cambiamento nella mente,
ma vai oltre essa e tutto cambia.
A quel punto se ne hai bisogno puoi ritornare
nella stanza, ma sarai una persona diversa. Uscire
e rientrare ti avrà reso qualitativamente
differente. Un uomo che ha vissuto in una stanza e
non ha conosciuto cosa ci sia all’esterno non è
realmente un uomo: vive come uno scarafaggio,
come un insetto. Quando si sposta all’esterno,
sotto il cielo sconfinato, il sole, le nuvole e lo
spazio infinito, diventa subito diverso. Questo
impatto con l’infinito lo rende per la prima volta
un uomo, un essere consapevole.
Ora può anche fare ritorno alla stanza, ma sarà
cambiato. Adesso la stanza è solo un oggetto da
usare, nulla più. Non è più una prigione, è

101
possibile uscirne in ogni momento. Ora è
semplicemente qualcosa di utile, di funzionale.
Prima vi era imprigionato, ora no. Adesso è un
padrone e sa che fuori c’è il cielo: l’infinito lo sta
aspettando. E adesso anche questa stanza è parte
di quell’infinito, questo suo piccolo, angusto cielo,
racchiuso nella stanza, è lo stesso cielo che si
trova là fuori.
L’uomo può tornare a vivere nella stanza, a
usarla, ma non vi è più imprigionato. Si tratta di
un cambiamento a livello qualitativo.
L’Oriente ha un unico interesse: come
trascendere la mente, per poi tornare a usarla. Il
messaggio è: non essere identificato con la mente.
Infatti tutte le tecniche di meditazione mirano solo
a trovare la porta, a usare la chiave per aprirla e
uscire.
Oggi discuteremo due metodi. Il primo
riguarda il fermarsi in mezzo a un’azione. In
precedenza abbiamo discusso tre metodi di
arresto; rimane quest’ultimo.
Il quarto metodo: “Immagina di venire
gradualmente deprivata della forza o della
conoscenza. E in quell’istante di deprivazione,
trascendi”.
Puoi farlo in una situazione reale oppure puoi
immaginarne una. Ad esempio: sdraiati, rilassati e
senti che il tuo corpo sta morendo. Chiudi gli
occhi, comincia a sentire che stai morendo. Presto
sentirai che il corpo diventa pesante. Immagina:

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“Sto morendo, sto morendo, sto morendo”. Se la
sensazione è autentica, il corpo comincerà a
diventare pesante; avrai la sensazione che sia
diventato di piombo. Vuoi muovere la mano, ma
non ci riesci, è diventata pesantissima e come
morta. Continua a sentire che stai morendo,
morendo, morendo, morendo, morendo, morendo,
e quando senti che il momento è arrivato — basta
fare un salto e sarai morto - allora all’improvviso
dimentica il corpo e trascendi.
“Immagina di venire gradualmente deprivata
della forza o della conoscenza. E in quell’istante di
deprivazione, trascendi”: quando senti che il
corpo è morto, cosa vuol dire trascendere?
Osserva il corpo. Finora sentivi che stavi morendo.
Adesso il corpo è divenuto un peso morto.
Guardalo. Dimenticati che stai morendo e a quel
punto sii l’osservatore. Il corpo giace morto e tu lo
osservi. Ci sarà una trascendenza. Sarai fuori
dalla mente, perché un corpo morto non ha
bisogno della mente. Un corpo morto si rilassa al
punto che il processo stesso della mente si
arresta. Tu e il corpo siete presenti, ma la mente è
assente. Ricorda, la mente è necessaria per la
vita, non per la morte.
Se improvvisamente vieni a sapere che tra
un’ora morirai, cosa farai in quell’ora? Manca solo
un’ora ed è certo che tra un’ora morirai, un’ora
esatta. Cosa farai? Il pensiero cesserà
completamente perché esso riguarda
esclusivamente il passato o il futuro.

103
Stavi progettando di acquistare una macchina
o una casa, di sposarti o di divorziare. Stavi
pensando diverse cose, cose che ti ronzavano in
testa continuamente. Ora che resta un’ora sola,
matrimonio e divorzio non hanno più senso. Puoi
lasciare tutti i programmi a quelli che
continueranno a vivere. Con la morte programmi
e preoccupazioni cessano, perché ogni
preoccupazione è orientata verso la vita.
Domani devi vivere; ecco perché esiste la
preoccupazione. Ecco perché tutti coloro che
insegnano meditazione al mondo dicono sempre di
non pensare al domani. Gesù dice ai suoi
discepoli: “Non pensate al domani”, perché se
pensi al domani non puoi entrare in meditazione;
in questo caso ti sposti nelle preoccupazioni. Ma
noi ci siamo così affezionati che non solo
pensiamo al domani, ma pensiamo anche all’altra
vita; facciamo programmi non solo per questa
vita, ma anche per l’altra vita dopo la morte.
Un giorno passavo per una via e qualcuno mi
diede un opuscolo. Sulla copertina c’erano una
casa splendida e un bellissimo giardino. Era
incantevole, un amore. E a caratteri cubitali la
domanda: “Volete una casa così bella e un
giardino così bello? E senza nessuna spesa,
gratis?” Girai il foglio. Non era su questa terra.
Era un opuscolo cristiano. Diceva: “Se vuoi una
casa così bella e un giardino così bello, credi in
Gesù”, coloro che credono in lui riceveranno
gratuitamente case simili nel Regno di Dio.

104
La mente continua a pensare non solo al
domani, ma anche all’aldilà, preparandosi e
prenotando un posto per l’altra vita. Una mente
simile non può essere religiosa. Una mente
religiosa non può pensare al domani. Quindi,
coloro che pensano all’aldilà sono perennemente
preoccupati, si chiedono se Dio li tratterà con
giustizia.
Quando Churchill stava morendo qualcuno gli
chiese: “Sei pronto a incontrare il Padre nell’alto
dei cieli?”, Churchill rispose: “Non è quella la mia
preoccupazione. Da sempre sono preoccupato, mi
chiedo se il Padre Celeste sia pronto a
incontrarmi”.
Ma in entrambi i casi ci si preoccupa del
futuro. Il Buddha ha detto: “Non esiste paradiso,
né una vita dopo la morte”. E ha detto: “L’anima
non esiste e la tua morte sarà totale e completa;
nulla sopravviverà”. La gente pensava che fosse
un ateo. Non lo era. Stava solo tentando di creare
una situazione in cui tu possa scordarti del domani
e restare in questo stesso istante, qui e ora. Allora
la meditazione si accompagna a te con estrema
facilità.
Quindi, se stai pensando alla morte (non la
morte che arriverà o deve venire più tardi),
sdraiati a terra e giaci come morto. Rilassati e
senti: “Sto morendo, sto morendo, sto morendo”.
E non pensarlo solamente: sentilo in ogni arto, in
ogni fibra del corpo. Lascia che la morte si insinui
in te. Questa è una delle meditazioni più belle.

105
Quando senti che il corpo è un peso morto e non
riesci a muovere la mano, non riesci a muovere la
testa e tutto è diventato come morto, allora
all’improvviso osserva il corpo…
La mente non sarà presente. Puoi osservare!
Tu sarai presente, la consapevolezza sarà
presente. Osserva il tuo corpo. Non sembrerà tuo.
Sarà solo un corpo. L’intervallo tra te e lui sarà
evidente, limpido come un cristallo. Non ci
saranno legami. Il corpo giace morto e tu sei
presente, ritto in piedi, in piedi come un
testimone, non in esso: non in esso!
Ricorda, la sensazione di essere nel corpo è
dovuta alla mente. Questa sensazione di trovarti
nel corpo è dovuta alla mente! Se la mente non
fosse presente, non diresti di essere nel corpo o
fuori dal corpo: saresti semplicemente presente,
né dentro né fuori. “Dentro” e “fuori” sono termini
relativi, associati alla mente. Semplicemente,
sarai un testimone. Questa è trascendenza. Puoi
farlo in molti modi.
Qualche volta è possibile in situazioni reali. Ad
esempio, sei malato e senti che non c’è speranza:
stai per morire. Questa è una situazione molto
utile. Usala per la meditazione. Puoi provarla
anche in altri modi. Immagina che gradualmente
vieni privato della forza. Sdraiati e senti che tutta
l’Esistenza ti sta succhiando la forza; da ogni
direzione la tua forza viene risucchiata.
Rapidamente ti sentirai impotente, del tutto
privato di forza. La tua energia scorre via, presto

106
nulla resterà all’interno. La vita è così. Sei
risucchiato; tutto ciò che ti circonda ti sta
risucchiando. Un giorno sarai solo una pila
scarica; tutto sarà stato risucchiato. La vita se ne
sarà andata e sarà rimasto un corpo morto.
Puoi farlo anche in questo stesso istante.
Immaginalo: sdraiati e senti che l’energia viene
succhiata via. In pochi giorni possiederai il trucco,
intuirai come svuotarti di energia. E quando senti
che tutto è uscito, che dentro di te non resta nulla,
trascendi: “E in quell’istante di deprivazione,
trascendi”. Mentre l’ultima particella di energia ti
sta lasciando, trascendi. Sii uno spettatore;
diventa un semplice testimone. A quel punto
questo universo e questo corpo non saranno te. Tu
stai osservando il fenomeno.
Questa trascendenza ti porterà fuori dalla
mente. Questa è la chiave. E puoi farne pratica in
molti modi, secondo le tue preferenze. Ad
esempio, stavamo parlando della corsa. Corri fino
all’esaurimento. Non essere tu a fermarti; lascia
che sia il corpo a cadere. Quando ogni fibra è
esaurita, cadrai a terra. Mentre stai cadendo, sii
consapevole. Osserva semplicemente il corpo che
cade; a volte accade qualcosa di miracoloso. Il
corpo cade, ma tu resti in piedi e lo osservi. Puoi
osservare, come se solo il corpo fosse caduto e tu
stessi ancora in piedi. Non cadere con il corpo.
Scuotiti, corri, danza, esaurisci il corpo. Ma
ricorda, non devi sdraiarti, altrimenti anche la
consapevolezza ulteriore segue il corpo e si

107
sdraia.
Non devi sdraiarti. Continua fino a quando il
corpo non cadrà da solo - allora cadrà come un
peso morto. Immediatamente avvertirai che il
corpo sta cadendo e tu non potrai fare niente. Apri
gli occhi, stai attento, non perdere l’opportunità.
Resta vigile e guarda cosa sta accadendo. Forse
sei ancora in piedi e il corpo è caduto. E una volta
che lo hai visto, non potrai dimenticarti che sei
distinto dal corpo.
Questo “essere distinto” è il vero significato
della parola “estasi”. “Estasi” vuol dire essere
distinti. E quando puoi sentire che sei fuori dal
corpo, in quel momento non c’è la mente, perché
la mente è il legame, il ponte che ti dà la
sensazione di essere nel corpo. Se per un solo
istante sei fuori dal corpo, in quell’istante non c’è
la mente. Questa è trascendenza. Allora torna nel
corpo, torna nella mente, ma non potrai più
dimenticarti quell’esperienza. Quell’esperienza
sarà divenuta parte, porzione del tuo essere:
rimarrà per sempre. Fallo tutti i giorni e molte
cose succederanno grazie a questo processo così
semplice.
L’Occidente è sempre preoccupato a
conquistare la mente e cerca di trovare le vie più
diverse. Tuttavia, nulla funziona o sembra
funzionare. Tutto diventa una moda, che poi
passa. Adesso la psicoanalisi è morta; nuovi
movimenti si affacciano: gruppi d’incontro,
psicologia di gruppo, psicologia dell’azione e altri

108
ancora, ma tutti vanno e vengono come le mode.
Come mai? Perché dentro la mente puoi fare al
massimo degli aggiustamenti, che saranno
minacciati in continuazione. Fare degli
aggiustamenti all’interno della mente equivale a
costruire una casa sulla sabbia o a fare un castello
di carte. Traballa in continuazione, ed esiste
sempre la paura che da un momento all’altro
possa crollare. In qualsiasi istante può non esserci
più.
Andare oltre la mente è l’unico modo per
essere interiormente sani e felici, per essere
integri. A quel punto puoi tornare nella mente e
usarla, ma ora sarà diventata uno strumento con
cui non sei più identificato. Quindi, i casi sono
due: o sei identificato con la mente, e per il tantra
questa è una malattia; o non ne sei identificato, e
in quel caso la usi come uno strumento,
rimanendo sano e integro.
La quinta tecnica - semplicissima in un senso e
difficilissima nell’altro — è racchiusa in due sole
parole: “La devozione libera”.
Solo due parole: “La devozione libera”. In
realtà è una sola, perché “libera” è la
conseguenza della devozione. Che cosa si intende
per devozione? Nel Vigyana Bhairava Tantra sono
presenti due tipi di tecniche. Uno per coloro che
sono orientati verso la ragione, l’intelletto e la
scienza, l’altro per coloro che sono orientati verso
il cuore e le emozioni, verso la poesia. Ed esistono

109
due soli tipi di mente: quella scientifica e quella
poetica. Sono due poli opposti che non si
incontrano mai e non possono incontrarsi.
Qualche volta procedono paralleli, ma sempre
senza incontrarsi.
Ogni tanto accade che un singolo individuo sia
non solo un poeta ma anche uno scienziato.
Raramente, ma ogni tanto succede. In quel caso si
tratta di una personalità scissa. In realtà sono due
persone, non una sola. Quando è un poeta, si
dimentica completamente dello scienziato, che
altrimenti sarebbe un ostacolo. E quando è uno
scienziato, deve dimenticarsi completamente del
poeta e muoversi in un altro mondo, con un altro
bagaglio di idee - la logica, la razionalità, la
matematica.
Quando si muove nel mondo della poesia, non
esiste più la matematica, è presente la musica.
Non ci sono più concetti, ci sono parole, ma parole
liquide, non solide: una parola fluisce nell’altra e
può significare molte cose o nessuna. La
grammatica è andata perduta; solo il ritmo resta.
È un altro mondo.
Coloro che pensano e coloro che sentono:
questi sono i due tipi fondamentali.
La prima tecnica che ho insegnato era adatta a
una mente scientifica. La seconda, “La devozione
libera”, è per una mente poetica. Scopri a quale
tipo appartieni, e ricorda: nessun tipo è superiore
e nessuno è inferiore. Non pensare che il tipo
intellettuale sia superiore, né che sia superiore il

110
tipo sentimentale, no! Si tratta solo di modi di
essere. Nessuno sta più in alto o più in basso.
Quindi considera sinceramente qual è il tuo tipo.
Questa seconda tecnica è per coloro che
sentono. Come mai? Perché la devozione è rivolta
a qualcun altro ed è cieca. Nella devozione l’altro
diventa più importante di te: è una questione di
fiducia. L’intellettuale non può fidarsi di nessuno;
può solo criticare. Non può avere fiducia, può
dubitare, ma non può avere fede. E se qualche
volta un intellettuale arriva alla fede, non è mai
autentica. Prima di tutto prova a dimostrarla a se
stesso. Cerca prove, argomenti, e solo quando è
soddisfatto, allora crede. Ma non ha capito la cosa
fondamentale, perché la fede non è argomentativa
e non è basata su prove. Se ci sono prove, non c’è
bisogno di fede.
Non credi nel sole o nel cielo: sai. Come puoi
“credere” che il sole sorga! Se qualcuno dicesse:
“Io ci credo. Sono un grande credente”.
Risponderesti: “Il sole sorge; lo so”. Non è
questione di credere o meno. C’è qualcuno che
non crede nel sole? Nessuno. Fede significa
saltare nell’ignoto senza prove.
È difficile per un intellettuale, perché è una
cosa assurda, folle. Prima ci vogliono le prove. Se
dici che Dio esiste e che bisogna arrendersi a lui,
prima Dio va provato. Ma allora Dio diventerebbe
un teorema, ovviamente dimostrato, ma inutile.
Dio deve restare indimostrato, altrimenti non è di
alcuna utilità, perché la fede non avrebbe senso.

111
Se credi in un Dio dimostrato, il tuo Dio si riduce a
un teorema di geometria. Nessuno crede nei
teoremi di Euclide. Non è necessario, possono
essere provati. Ciò che può essere dimostrato non
può essere fatto oggetto di fede.
Uno dei più misteriosi santi cristiani,
Tertulliano, ha detto: “Credo in Dio perché è
assurdo”. Giusto. Questo è l’atteggiamento di
coloro che sentono. Egli dice: “Poiché non può
essere dimostrato, io ci credo”. Questa è una frase
illogica, irrazionale. Un’affermazione logica
sarebbe stata: “Queste sono le prove di Dio:
dunque, io credo”. Invece lui dice: “Poiché non
esistono prove e argomenti che dimostrino
l’esistenza di Dio, io ci credo”. E in un certo senso
ha ragione, perché fede vuol dire fare un salto
nell’ignoto senza alcun motivo, senza ragione.
Solo coloro che sentono possono farlo.
Dimentica la devozione. Comprendi prima
l’amore; allora sarai in grado di capire la
devozione. In inglese si dice: “cadere in amore”.
Perché? Non cade nulla, eccetto la testa. Cos’altro
cade in amore, a parte la testa? Sei tu che cadi
dalla testa; ecco perché si dice “cadere in amore”.
E questo perché il linguaggio è creato dagli
intellettuali. Per loro l’amore è una follia, una
pazzia. Se uno “cade” in amore, significa che ora
ti puoi aspettare di tutto da lui. È matto, nessun
ragionamento servirà, con lui non si può
ragionare. Puoi forse ragionare con qualcuno che
è innamorato? La gente ci prova.

112
Ti innamori di qualcuno. Tutti dicono che non
ne è degno, o che stai entrando in un territorio
pericoloso, oppure che ti stai dimostrando pazzo e
potresti trovare un partner migliore. Ma non serve
a nulla; nessun ragionamento funziona. Quando
sei innamorato, la ragione non serve. L’amore ha
le sue ragioni. Gli inglesi parlano di “cadere in
amore”: vuol dire che ora il tuo comportamento
sarà irrazionale.
Osserva due amanti, il loro comportamento, il
loro modo di comunicare. È irrazionale. Usano un
linguaggio infantile. Perché? Anche un grande
scienziato, se si innamora, parla come un
bambino. Perché non usare un sofisticato
linguaggio tecnologico? Perché usano questo
linguaggio infantile? Perché un sofisticato
linguaggio tecnologico non è di alcuna utilità.
Un mio amico si era sposato con una ragazza
cecoslovacca. Lei conosceva un po’ di inglese, lui
un po’ di cecoslovacco. Si sposarono. Era un uomo
molto istruito, un professore universitario, anche
lei era una professoressa. Ma lui mi disse (io
vivevo a casa sua): “Siamo in difficoltà perché io
conosco solo il cecoslovacco scientifico, i termini
tecnici, e lei solo l’inglese tecnologico, così non
possiamo fare chiacchiere infantili. È strano.
Sentiamo che il nostro amore resta superficiale.
Non può muoversi in profondità. Il linguaggio
diventa un ostacolo. Posso parlare, come un
professore, della mia materia e lei della sua, ma
l’amore non è assimilabile a quelle materie”.

113
Perché usi il linguaggio infantile? Perché la tua
prima esperienza d’amore è stata con tua madre.
Le parole che hai pronunciato per prime erano
parole d’amore. Non erano mentali: venivano dal
cuore; appartenevano al sentimento. Avevano una
qualità diversa.
Quindi, anche se possiedi un linguaggio molto
evoluto, quando ami torni di nuovo indietro: ricadi
nel linguaggio infantile. Quelle parole sono
diverse. Non appartengono alla categoria della
mente; appartengono al cuore. Forse non sono
così piene di significato e di espressione; tuttavia,
rispetto a una dimensione totalmente diversa,
sono anche più significative ed espressive. E solo
se sei profondamente in amore, cadrai in silenzio.
A quel punto non riuscirai a dire nulla al tuo
amato. Oppure, potete parlare incidentalmente,
ma in realtà non c’è alcuna conversazione.
Se l’amore diventa profondo, resti in silenzio
perché le parole diventano inutili. Se non riesci a
stare in silenzio con il tuo amante, sappi che non
c’è amore, perché è molto difficile vivere in
silenzio insieme a qualcuno con cui non si è in
amore. Con un estraneo cominci subito a parlare.
In treno o in autobus cominci subito a parlare,
perché stare seduti accanto a un estraneo in
silenzio è assai difficile, è imbarazzante. Non
esiste nessun’altra forma di contatto, quindi se
non stabilisci un contatto con le parole, non c’è
rapporto.
Non è possibile un contatto interiore con

114
quell’estraneo. Tu sei chiuso in te stesso e lui è
chiuso in se stesso, come due muri posti l’uno di
fronte all’altro. C’è la paura di scontrarsi e di
essere in pericolo, per questo stabilite un
contatto. Cominciate a parlare del tempo o di
qualsiasi sciocchezza vi dia l’impressione di
essere entrati in contatto e di comunicare. Due
amanti cadranno in silenzio e quando
cominceranno a parlare puoi essere certo che
l’amore è scomparso: sono diventati degli
estranei.
Va’ e osserva: mogli e mariti, quando si trovano
da soli, parleranno di qualsiasi cosa. Ed entrambi
lo sanno; entrambi sanno che non c’è bisogno di
parlare, ma è così difficile restare in silenzio.
Quindi qualsiasi sciocchezza andrà bene per avere
l’impressione che ci sia dialogo. Ma due amanti
cadranno in silenzio. Il linguaggio sparirà perché
appartiene alla ragione. Prima diventerà un
balbettio infantile, poi anche questo sparirà. A
quel punto saranno in comunicazione silenziosa.
Com’è la loro comunicazione? È irrazionale. Si
sentono sintonizzati su una differente dimensione
dell’esistenza e si sentono felici in quella sintonia.
E se chiedi loro di dimostrare cosa sia la loro
felicità, non ci riusciranno.
Nessun amante finora è riuscito a dimostrare
perché in amore è felice. Come mai? L’amore
implica molte sofferenze. Tuttavia, gli amanti sono
felici. L’amore ha in sé un dolore profondo, perché
quando diventi uno con l’altro è sempre difficile.

115
Due menti diventano una: non sono solo due corpi
a diventare uno. Ecco la differenza tra il sesso e
l’amore. Quando si uniscono solo i corpi, non è
molto difficile e non c’è dolore. È una delle cose
più facili. Tutti gli animali lo possono fare. È
facile.
Ma quando due persone si amano, è molto
difficile, perché due menti si devono dissolvere.
Due menti devono essere assenti. Solo allora si
crea lo spazio e l’amore può fiorire. Nessuno
ragiona sull’amore; nessuno può dimostrare che
l’amore dia la felicità. Nessuno può provare che
l’amore esiste. E ci sono studiosi, i
comportamentisti, i seguaci di Watson e di
Skinner, che sostengono che l’amore è solo
un’illusione. L’amore non esiste; sei vittima di
un’illusione. Senti di essere in amore, ma l’amore
non esiste. Stai solo sognando.
Nessuno può provare che si sbagliano. Dicono
che l’amore è solo un’allucinazione, un’esperienza
psichedelica. Non c’è nulla di vero: è solo la
chimica del corpo che ti sta influenzando, sono i
tuoi ormoni che determinano il tuo
comportamento e ti comunicano un falso
benessere. Nessuno può dimostrare che
sbagliano.
Ma il miracolo è questo: anche un Watson si
innamora. Anche un Watson si innamorerà, ben
sapendo che è solo questione di chimica. E anche
un Watson sarà felice. Ma l’amore non può essere
dimostrato, è così interiore e soggettivo. Che cosa

116
accade in amore? L’altro diventa importante, più
importante di te. Tu diventi la periferia e lui
diventa il centro.
La logica è sempre incentrata su di sé; la
mente resta sempre incentrata sull’ego. “Io” sono
il centro e tutto ruota intorno a “me” e per “me”.
Così funziona la ragione. Se segui troppo a lungo
la ragione, arriverai alle stesse conclusioni di
Berkeley, che affermava: “Io solo esisto e tutto il
resto è solo un’idea della mente. Come posso
ragionevolmente dimostrare che tu sei là, seduto
proprio davanti a me? Potresti essere solo un
sogno. Forse sto solo parlando nel sonno e
sognando; forse non sei affatto là. Come posso
dimostrare a me stesso che tu sei davvero là?
Naturalmente posso toccarti, ma anche in sogno ti
posso toccare; e anche in sogno lo sento quando
tocco qualcuno. Potrei colpirti e farti urlare, ma
anche in sogno, se colpisco qualcuno, lui urla.
Quindi come posso distinguere se il mio pubblico,
proprio qui presente, non sia sogno bensì realtà?
Potrebbe essere solo una finzione”.
Va’ in un manicomio e troverai gente seduta da
sola a parlare. Con chi stanno parlando? Forse
anch’io non sto parlando a nessuno. Come posso
provare razionalmente che voi siete davvero lì?
Dunque se la ragione va fino in fondo, al limite
della logica, a quel punto resto solo io e tutto
diventa un sogno. Così funziona la ragione.
Del tutto opposta è la via del cuore. Io divento
il mistero, e tu, l’altro, l’amato, diventi il reale. Se

117
ti muovi fino al limite estremo, questo si trasforma
in devozione. Se il tuo amore arriva al punto
estremo, per cui ti dimentichi completamente di
esistere, non hai più alcuna idea di te stesso e solo
l’altro resta, quella è devozione.
L’amore può diventare devozione. L’amore è il
primo passo. Solo a quel punto la devozione può
fiorire. Ma per noi anche l’amore è una realtà
lontanissima; solo il sesso è reale. L’amore ha due
possibilità: o si riduce al sesso e diventa un fatto
meramente corporeo, o si eleva nella devozione e
diventa una relazione spirituale. L’amore sta
proprio in mezzo. Sotto c’è l’abisso del sesso e
oltre c’è il cielo aperto, il cielo senza confini della
devozione.
Se il tuo amore cresce in profondità, l’altro
diventa sempre più importante, al punto che
comincerai a chiamarlo il tuo Dio. Ecco perché
Mira continua a chiamare Krishna “Dio”. Nessuno
può vedere Krishna e Mira non può dimostrare
che sia presente, ma lei non è affatto interessata a
dimostrarlo. Ha fatto di quel punto, Krishna, il suo
oggetto d’amore. E ricorda, non fa differenza se
fai di una persona reale o di una tua
immaginazione il tuo oggetto d’amore, poiché
l’intera trasformazione arriva attraverso la
devozione, non attraverso l’amato - ricordalo.
Krishna potrebbe non esistere affatto; è
irrilevante. Per l’amante è irrilevante.
Per Radha, Krishna è esistito realmente. Per
Mira, Krishna non è esistito realmente. Per questo

118
Mira è una devota più grande di Radha. Inoltre
Radha sarebbe stata gelosa di Mira, perché per
Radha, Krishna era davvero presente. Non è
difficile percepire la realtà di Krishna quando lui è
presente. Invece Mira viveva sola in una stanza,
parlava e viveva per Krishna, quando lui non era
più da nessuna parte. Ma per lei, lui è tutto e ogni
cosa. Non può dimostrarlo: è irrazionale. Eppure
ha spiccato un balzo ed è stata trasformata. La
devozione l’ha liberata.
Voglio sottolineare il fatto che l’importante non
è la presenza reale di Krishna o la sua assenza.
No! Questa sensazione che Krishna sia presente,
questo totale sentimento d’amore, questo
abbandono totale, questo perdersi in qualcuno che
potrebbe esistere oppure no, questo perdere se
stessi, fine a se stesso, è la trasformazione.
Improvvisamente si è purificati, totalmente
purificati, perché quando l’ego non è presente,
non puoi in alcun modo essere impuro: poiché
l’ego è il seme di tutte le impurità.
Il sentimento dell’ego è la radice di tutte le
follie. Nel mondo del sentire, nel mondo del
devoto, l’ego è la malattia. L’ego si dissolve in un
unico modo, e non ne esistono altri. Il solo modo
è: l’altro diviene così importante, così
significativo, che lentamente ti dissolvi e
scompari. Un giorno non sei più; resta solo la
consapevolezza dell’altro.
E quando non sei più, anche l’altro non è più
l’altro, poiché lo è solo quando tu sei presente.

119
Quando l’“io” scompare, anche il “tu” scompare.
In amore fai il primo passo: l’altro diventa
importante. Tu resti ancora, ma potrebbero
arrivare momenti più elevati in cui non sei più.
Quelle sono rare vette d’amore, ma di solito tu
rimani e l’altro è presente. Quando l’amato
diventa più importante di te, puoi morire per lui o
per lei. Se puoi morire per qualcuno, c’è amore.
L’altro è diventato il senso della tua vita. E solo se
puoi morire per qualcuno, puoi vivere per
qualcuno. Se non puoi morire per qualcuno, non
puoi vivere per qualcuno. La vita acquista un
significato solo attraverso la morte. Nell’amore,
l’altro è divenuto importante, ma tu sei ancora
presente. In alcuni momenti più elevati di
comunione potresti scomparire, ma poi tornerai
indietro; comunque quelli resterebbero solo dei
momenti. Quindi gli amanti possono avere bagliori
di devozione. Ecco perché, in India, l’amata
chiamava l’amante il suo Dio.
Solo sulle vette l’altro diventa Dio e l’altro
diventa Dio solo quando tu non sei più. Questa
esperienza può essere sviluppata. Se ne fai un
sadhana, una pratica spirituale, se ne fai una
ricerca interiore, se non ti limiti a giocare con
l’amore ma ne fai un mezzo per trasformare te
stesso, allora si tramuta in devozione.
Nella devozione ti arrendi completamente e
questa resa può essere a un Dio che può esistere
come non esistere nell’alto dei cieli, oppure a un
insegnante che può essere un Risvegliato come

120
non esserlo, o a un amante che può esserne
degno, come non esserlo; è irrilevante. Se
permetti a te stesso di dissolverti per l’altro, avrai
raggiunto la trasformazione.
“La devozione libera”: questo è il motivo per
cui solo in amore abbiamo intuizioni della libertà.
Quando ami, acquisti un’invisibile libertà. È
paradossale, perché tutti gli altri vedono che sei
divenuto uno schiavo. Se ami qualcuno, le persone
intorno a te penseranno che entrambi siete
diventati schiavi l’uno dell’altra. Invece avrete
bagliori della libertà. L’amore è libertà.
Come mai? Perché l’ego è la schiavitù: non
esiste altra schiavitù. Puoi trovarti in una prigione
senza possibilità di fuga, ma se arrivasse il tuo
amante, la prigione sparirebbe immediatamente.
Le mura ci sono ancora, ma non ti imprigionano
più, te le puoi scordare completamente. Potete
dissolvervi l’uno nell’altra e diventare l’uno per
l’altra un cielo in cui volare. La prigione è
scomparsa, non c’è più. Viceversa potresti stare
sotto il cielo aperto, completamente libero, senza
catene e senza amore, ma ti troveresti in una
prigione perché non avresti nessun posto in cui
volare. Questo cielo non servirebbe allo scopo.
Gli uccelli volano in questo cielo, ma non tu. Tu
hai bisogno di un cielo diverso, il cielo della
consapevolezza. Solo l’altro può darti quel cielo, il
primo assaggio di quel cielo. Quando l’altro si
apre per te e tu ti muovi in lui, puoi volare.
L’amore è libertà, ma non libertà totale. Se

121
l’amore diventa devozione, allora diventa libertà
assoluta. Ciò implica la resa totale, quindi, per
coloro che sentono, più che pensare, questo è il
sutra: “La devozione libera”.
Prendi Ramakrishna: se lo osservi penserai che
è solo uno schiavo della Dea Kalì, della Madre
Kalì. Non può fare nulla senza il suo permesso;
sembra proprio uno schiavo. Ma nessuno era più
libero più di lui. Quando per la prima volta fu
designato sacerdote del tempio di Dakshineswar,
cominciò a comportarsi in modo strano. Il
comitato che presiedeva il tempio si riunì e voleva
cacciarlo: “Quest’uomo si comporta senza
devozione”. Poiché, prima di posare un fiore ai
piedi della Dea, lo annusava: andava contro il
rituale. Un fiore annusato non può essere offerto
alla divinità, poiché è diventato impuro.
Prima assaggiava il cibo dato in offerta, poi lo
offriva alla Dea. E poiché il comitato gli chiese
spiegazioni, in quanto il rituale non lo consentiva,
Ramakrishna replicò: “Allora lascerò questo
incarico. Lascerò questo tempio, poiché non posso
offrire del cibo a mia madre senza assaggiarlo.
Mia madre lo assaggiava sempre. Ogni volta che
preparava qualcosa, prima lo assaggiava, poi lo
dava a me. E non posso nemmeno offrire un fiore
senza prima annusarlo. Se le cose stanno così me
ne andrò e voi non potete controllarmi, non potete
impedirmelo. Farò offerte ovunque andrò, perché
mia Madre è ovunque. Non è confinata nel vostro
tempio. Quindi ovunque sarò, farò lo stesso”.

122
Accadde che qualcuno, un musulmano, gli
disse: “Se la Madre tua è ovunque, perché non
vieni alla moschea?”. Lui rispose: “Va benissimo,
ci vengo”. Rimase lì sei mesi. Si dimenticò
completamente di Dakshineswar e visse in una
moschea. A quel punto i suoi amici gli dissero:
“Ora puoi ritornare”. E lui commentò: “La Madre
è ovunque”. Ebbene, si potrebbe pensare che
fosse uno schiavo, ma la sua devozione era tale,
che a quel punto la sua amata era ovunque.
Se tu non sei da nessuna parte, l’amato sarà
ovunque.
Se tu sei da qualche parte, l’amato non sarà da
nessuna parte.

123
Capitolo quarto
UN RESPIRO DELL’ANIMA
DOMANDE:

1
L’amore dovrebbe essere costante, quando si
tramuta in devozione?
2
Perché il tantra dà tanta importanza al corpo?
3
Puoi direi qualcosa sull’attaccamento e sulla
libertà?

Prima domanda: “Sembra molto difficile amare


qualcuno per ventiquattro ore al giorno. Come mai
l’amore dovrebbe essere un processo continuo? E
a quale stadio l’amore si trasforma in devozione?”.
L’amore non è un’azione. Non è qualcosa che
fai. Se lo fai, non è amore. L’amore non implica
alcun fare; è uno stato dell’essere, non un’azione.
Nessuno può fare qualcosa continuamente, per
ventiquattro ore. Se tu “facessi” l’amore, allora,
ovviamente, non potresti farlo per ventiquattro

124
ore. Ci si stanca e ci si annoia di qualsiasi azione.
E dopo ogni azione, dovrai riposarti. Quindi, se
stai “facendo” l’amore, dovrai riposarti nell’odio,
perché ci si può riposare solo nell’opposto.
Ecco perché il nostro amore è sempre
mescolato all’ odio. In un istante ami, in quello
successivo odi la stessa persona. La stessa
persona è l’oggetto sia dell’amore sia dell’odio;
questo è il conflitto degli amanti. Questa infelicità
è presente perché il tuo amore è un’azione.
Quindi, il primo punto da capire è che l’amore
non è un’azione; non puoi farlo. Puoi essere in
amore, ma non puoi “fare” l’amore. “Fare l’amore”
è un’assurdità. Ma non è tutto: l’amore non è uno
sforzo, perché se lo fosse ti stancheresti. È uno
stato d’animo.
Non pensare in termini di relazione. Pensa in
termini di stati d’animo. Se ami, è uno stato
d’animo. Potrebbe essere focalizzato su una
persona, o potrebbe non esserlo, rivolgendosi
verso il TUTTO. Quando è focalizzato verso una
persona, è riconosciuto come amore. Quando non
è focalizzato, diventa preghiera. Nell’ultimo caso
non ameresti qualcuno in particolare, saresti
semplicemente in amore, proprio come quando
respiri.
Se il respiro fosse uno sforzo te ne stancheresti,
dovresti riposarti, quindi moriresti. Se fosse uno
sforzo, a un certo punto potresti dimenticartene e
moriresti. L’amore è proprio come il respiro: è un
respiro di tipo più elevato. Se non respiri, il tuo

125
corpo morirà. Se non ami, la tua anima non può
nascere.
Pensa dunque all’amore come a un respiro
dell’anima. Quando ami, la tua anima diventa
viva, vigorosa, proprio come se stesse respirando.
Ma se io ti dicessi: “Respira solo quando sei vicino
a me e in nessun altro posto”, moriresti. E
allorché tornassi ad avvicinarti a me, saresti
morto e incapace di respirare.
Questo è accaduto con l’amore. Noi
possediamo l’oggetto d’amore e diciamo: “Non
amare nessun altro all’infuori di me”. Così l’amore
si atrofizza e diventa impossibile amare. Questo
non significa che devi amare tutti, ma che devi
essere nello stato d’animo dell’amore. È come per
il respiro: respiri anche quando è presente un
nemico.
Questo è il significato della frase di Gesù: “Ama
il tuo nemico”. Per il cristianesimo è un problema
comprendere questa affermazione: “Ama il tuo
nemico”. Sembra una contraddizione. Però se
l’amore non è un’azione, ma solo uno stato
d’animo, non si pone il problema dell’amico e del
nemico: tu sei in amore!
D’altro canto, alcune persone odiano di
continuo e ogni volta che provano a mostrare
amore devono fare sforzi enormi. Il loro amore è
uno sforzo, perché il loro eterno stato d’animo è
l’odio. Per questo è necessario uno sforzo. Ci sono
persone che sono sempre tristi; per loro la risata è
uno sforzo. Devono lottare contro se stesse, per

126
cui la loro risata è falsa, arrangiata, artefatta, non
spontanea, non interiore, ma artificiale.
Ci sono persone che sono sempre arrabbiate,
non verso qualcuno o qualcosa in particolare, ma
semplicemente arrabbiate. Per loro l’amore è uno
sforzo. D’altra parte, se l’amore è il tuo stato
d’animo, la rabbia sarà uno sforzo. Puoi provare a
generarla, ma non sarai arrabbiato. Dovrai crearla
artificialmente, sarà falsa.
Se un Buddha provasse ad arrabbiarsi, sarebbe
necessario uno sforzo immenso e anche in quel
caso la rabbia sarebbe falsa. E solo coloro che non
lo conoscono ne rimarrebbero ingannati. Quelli
che lo conoscono, saprebbero che quella rabbia è
falsa, artefatta. Non sorge in lui, è impossibile.
Un Buddha, un Gesù, non possono odiare,
devono fare uno sforzo. Per mostrare odio, lo
devono “fare”.
Ma tu non hai bisogno di nessuno sforzo per
odiare; hai bisogno di sforzo per amare. Cambia
stato d’animo. Come? Come essere amorevoli?
Non è questione di imparare a essere amorevoli
ventiquattro ore al giorno. Questa è un’assurdità.
La domanda è assurda.
Non è questione di tempo. Se riesci ad amare
per un solo istante è sufficiente, perché non puoi
mai avere due istanti contemporaneamente. Solo
un momento è disponibile. Se te ne lasci sfuggire
uno, c’è n’è un secondo. Hai sempre un solo
istante per volta. Se sai come amare per un solo
istante, conosci il segreto. Non hai bisogno di

127
pensare a ventiquattro ore o a tutta la vita.
È sufficiente un momento d’amore per sapere
come riempire ogni istante d’amore. Dopo ti verrà
dato un secondo momento e potrai riempire anche
quello di amore. Quindi ricorda, non è questione
di tempo; è questione di un istante solo e un
istante solo non fa parte del tempo. Un istante
solo non è un processo, è semplicemente l’adesso.
Una volta che sai come entrare in un solo
istante con amore, sarai entrato nell’eternità: il
tempo non esiste più. Un Buddha vive nell’istante,
tu vivi nel tempo. Il tempo è il pensiero del
passato o del futuro. E pensando al passato o al
futuro, il presente va perduto.
Sei alle prese con il futuro o il passato e ti
perdi il presente. Ma il presente è l’unica cosa che
esiste: il passato non è più e il futuro non è
ancora; entrambi non esistono, sono non-
esistenziali. Questo preciso istante, questo unico,
indivisibile istante, è la sola cosa che esiste, qui e
ora. Se sai come amare, conosci il segreto. E non
ti saranno mai dati due istanti
contemporaneamente, quindi non hai bisogno di
preoccuparti del tempo.
C’è sempre un istante solo e ha la forma di
“adesso”. Ricorda, nella realtà non esistono due
“adesso”. Questo istante è lo stesso del momento
che lo ha preceduto e di quello che lo seguirà, non
ne è affatto diverso.
Questo indivisibile “adesso” è sempre lo stesso.
Per questo Eckhart dice: “Non è il tempo a

128
passare. Il tempo resta lo stesso. Siamo noi che
passiamo”. Il tempo in sé resta lo stesso, siamo
noi che passiamo; quindi non pensare più a
“ventiquattro ore” e non avrai più bisogno di
pensare al momento presente.
Ancora una cosa: pensare richiede tempo,
vivere no. In questo preciso istante non puoi
pensare. In questo momento, se vuoi essere, devi
abbandonare il pensiero, perché il pensiero è
legato indissolubilmente al passato o al futuro. A
cosa puoi pensare nel presente? Nel momento in
cui pensi, il presente è divenuto il passato.
Ad esempio, dici che un fiore è meraviglioso.
Affermarlo significa non essere più nel presente. Il
presente si è tramutato in passato. Quando arrivi
ad afferrare qualcosa con il pensiero, il presente
diventa passato. Nel presente puoi essere, ma non
pensare. Puoi essere insieme al fiore, ma non puoi
pensarci su. Il pensiero ha bisogno di tempo.
Da un altro punto di vista, il pensiero è il
tempo. Se non pensi, il tempo non esiste. Ecco
perché, in meditazione, avverti l’eternità. Ecco
perché, in amore, avverti l’eternità. L’amore non è
pensiero: è cessazione del pensiero. Tu sei!
Quando sei con l’amato, non stai pensando
all’amore, non stai pensando all’amato. Non stai
pensando affatto. E se pensassi, non saresti con il
tuo amato, ma saresti da qualche altra parte.
Pensare significa essere lontani dal momento
presente.
Questo è il motivo per cui coloro che sono

129
troppo ossessionati dal pensiero non possono
amare, poiché anche se ci fossero, anche se
raggiungessero la Fonte Divina originale, anche se
incontrassero Dio, continuerebbero a pensarci su,
mancandolo completamente. Puoi continuare a
pensarci su e a ripensarci su, ma il pensiero non
sarà mai la cosa reale.
Un istante d’amore è un istante senza tempo.
Quindi non si tratta di pensare a come amare per
ventiquattro ore. Non ti viene mai in mente come
fai a vivere ventiquattr’ore su ventiquattro. O sei
vivo o non lo sei. Quindi, la cosa fondamentale da
capire non è il tempo, ma il momento attuale,
come essere qui e ora in uno stato d’amore.
Perché esiste l’odio? Quando senti odio,
scoprine la causa. Solo in quel caso l’amore può
fiorire. Quando senti odio? Quando senti che la
tua vita è in pericolo, che la tua esistenza
potrebbe venire annullata, allora improvvisamente
in te si scatena l’odio. Quando senti che potresti
venire distrutto, cominci a distruggere gli altri. È
una misura di sicurezza. Non è altro che una parte
di te che lotta per la sopravvivenza. Ogni volta
che senti che la tua esistenza è in pericolo, ti
riempi di odio.
Quindi, se non arrivi a capire che la tua
esistenza non può essere in pericolo e che è
impossibile ucciderti, non puoi essere colmo
d’amore. Un Gesù può amare perché è a
conoscenza di qualcosa che non muore. Tu non
puoi amare perché conosci solo ciò che appartiene

130
alla morte. E poiché la morte è presente a ogni
istante, a ogni istante hai paura. Come puoi amare
se hai paura? L’amore non può esistere se c’è la
paura. E la paura esiste, per cui puoi solo fingere
di amare.
E, di nuovo, il tuo amore non è altro che una
misura di sicurezza. Ami per non avere paura.
Tutte le volte che credi di amare, hai meno paura.
Per un istante riesci a dimenticare la morte. Si
crea un’illusione nella quale senti di essere
accettato dall’Esistenza, di non essere rifiutato.
Ecco perché c’è tanto bisogno di amore e di
essere amati.
Tutte le volte che sei amato da qualcuno, crei
intorno a te l’illusione di essere necessario
all’Esistenza, almeno per qualcuno. Se qualcuno
ha bisogno di te, non sei inutile, non sei
puramente accidentale; da qualche parte c’è
bisogno di te, senza di te l’Esistenza perderebbe
qualcosa. Questo ti dà una sensazione di
benessere. Hai uno scopo, un destino, un
significato, un valore.
Quando non sei amato da qualcuno ti senti
rifiutato, respinto, senza valore. In quel caso ti
sembra di non avere scopo o destino. Se nessuno
ti amasse e tu morissi, nessuno sentirebbe la tua
mancanza, nessuno si accorgerebbe che non ci sei
più. Nessuno saprebbe che una volta esistevi e
adesso non ci sei più.
L’amore ti dà la sensazione di essere
necessario. Ecco perché, in amore, ci si sente

131
meno spaventati. Ogni volta che non c’è amore, ti
spaventi e come protezione, ti riempi d’odio.
L’odio è una protezione. Dal momento che temi di
essere distrutto, diventi distruttivo.
In amore non ti senti come un ospite
indesiderato, ma hai la sensazione di essere
atteso, ricevuto, benvenuto, accettato e
l’Esistenza è felice che tu esista. Colui che ti ama
rappresenta tutta l’Esistenza, ma questo amore è
fondamentalmente basato sulla paura. È una
protezione contro la paura, la morte e l’inumana
indifferenza dell’Esistenza.
In realtà, l’Esistenza è indifferente, almeno in
superficie. Il sole, il mare, le stelle, la terra, sono
del tutto indifferenti nei tuoi confronti; nessuno ti
presta attenzione. E a prima vista è chiaro che di
te non c’è alcun bisogno, senza di te tutto
funzionerebbe ugualmente; nulla andrebbe perso.
Guarda come appare l’Esistenza in superficie:
niente, nessuno, si interessa a te. Forse non sono
nemmeno consapevoli della tua esistenza. Le
stelle non lo sono e nemmeno la terra che chiami
madre. Quando morirai, la terra non si rattristerà.
Nulla cambierà. Le cose saranno come sono e
come sono sempre state. Con o senza di te, non
c’è alcuna differenza.
Senti di essere una pura casualità. Non c’era
bisogno di te; sei arrivato senza essere stato
invitato, sei solo un caso fortuito. Questa
prospettiva fa paura. Kierkegaard la chiama
angoscia: una paura continua e impercettibile. Di

132
te non c’è bisogno.
Quando qualcuno ti ama, hai la sensazione che
nasca una nuova dimensione. Adesso ci sarà
almeno una persona che piangerà, si rattristerà,
sarà dispiaciuta: adesso c’è bisogno di te. Almeno
ci sarà una persona che, se muori, sentirà sempre
la tua mancanza. Almeno ora sei lo scopo e il
destino di qualcuno.
Ecco perché c’è tanto bisogno d’amore. E se
non sei amato, sei sradicato. Ma questo non è
l’amore di cui io sto parlando; è una relazione e
una reciproca illusione: “Io ho bisogno di te, tu hai
bisogno di me. Io ti do l’illusione che, senza di te,
lo scopo e il significato della mia vita andrebbero
perduti; tu mi dai l’illusione che, senza di me,
tutto andrebbe perduto. Stiamo reciprocamente
sostenendo le nostre illusioni. Stiamo creando un
mondo separato, privato, nel quale abbiamo un
senso, nel quale ci dimentichiamo tutta
l’indifferenza di questo spazio senza fine”.
Due amanti vivono l’uno nell’altra, creando un
mondo a parte. Per questo l’amore ha bisogno di
tanta intimità. Se voi non foste in intimità, il
mondo continuerebbe a intromettersi,
continuerebbe a dirvi che tutto ciò che fate è solo
un sogno e che questa è una reciproca illusione.
L’amore ha bisogno di intimità, perché così ci si
dimentica del mondo. Restano solo i due amanti e
la totale indifferenza dell’Esistenza viene
dimenticata. Hai la sensazione di essere amato,
accolto; senza di te nulla sarebbe lo stesso.

133
Almeno in questo mondo personale, tutto
cambierebbe, senza di te. Così la vita acquista un
senso.
Io non sto parlando di questo amore. Questo
amore è puramente illusorio: è un’illusione creata
ad arte. E l’uomo è così debole che non riesce a
vivere senza questa illusione. Coloro che ci
riescono, ne fanno a meno. Un Buddha può vivere
senza questa illusione e non la creerà. Quando
diventa possibile vivere senza illusioni, sorge una
seconda dimensione dell’amore, assolutamente
diversa. Non si tratta più di qualcuno che ha
bisogno di te: arrivi a comprendere di non essere
distinto da questa Esistenza che sembra così
indifferente. Ne sei parte, organicamente uno con
essa. Se un albero fiorisce, non è separato da te:
tu fiorisci nell’albero e l’albero diviene
consapevole in te.
Il mare, la sabbia, le stelle sono uno con te.
Non sei un’isola: sei organicamente uno con
quest’universo. L’universo intero è dentro di te e
tu sei tutto dentro l’universo. Se non arrivi a
capire, sentire e realizzare tutto ciò, non
raggiungerai quell’amore che è uno stato d’animo.
Se arrivi a realizzare questo, non avrai bisogno
di creare l’illusione personale di essere amato da
qualcuno. Il senso c’è e se nessuno ti ama, non va
perso. Allora non avrai più paura, perché
nemmeno la morte ti annullerà: potrà annullare la
forma, il corpo, ma non può annullare te, perché
tu sei l’Esistenza.

134
È ciò che accade in meditazione. A questo
serve la meditazione. In essa divieni una parte del
Tutto. Arrivi a percepire: “Io e l’esistenza siamo
uno”. Ora sei benvenuto, accolto, morte e paura
non esistono più; l’amore fluisce da te. Ora
l’amore non è uno sforzo. Puoi fare tutto, tranne
l’amore. A quel punto l’amore è come il respiro, in
profondità dentro di te inspiri ed espiri amore.
Questo amore cresce nella devozione. E alla
fine arriverai a dimenticartene, proprio come ti
dimentichi il respiro. Quando ti ricordi di
respirare? L’hai notato? Te ne ricordi solo quando
qualcosa non va. Quando senti qualche difficoltà,
allora sai che stai respirando, altrimenti non c’è
bisogno di esserne consapevoli. E se ne sei
consapevole, questo dimostra che c’è qualcosa
che non va nel processo del tuo respiro. Non c’è
bisogno di esserne consapevoli; continua in
silenzio.
Allo stesso modo, quando sei consapevole del
tuo amore, dell’amore come stato d’animo,
significa che c’è ancora qualcosa che non va. A
poco a poco anche questa consapevolezza verrà
meno. Ti limiti a inspirare ed espirare amore,
immemore di tutto, anche che stai amando. Allora
l’amore sarà divenuto devozione: questa è la
possibilità più elevata, la vetta suprema o come
altrimenti la vuoi chiamare.
L’amore può tramutarsi in devozione solo
quando anche questa consapevolezza è persa,
dimenticata. Non vuol dire che sei diventato

135
inconsapevole. Vuol dire semplicemente che il
processo è divenuto così silente che intorno a esso
non resta più rumore. Non ne sei inconsapevole,
ma non sei neppure consapevole. È un fatto
assolutamente naturale. È presente, ma dentro di
te non crea alcun disturbo, tanto è armonioso.
Quindi ricorda, quando io parlo di amore, non
parlo del tuo amore. Ma se provi a comprendere il
tuo amore, esso si trasformerà in un gradino verso
la nascita di un diverso tipo d’amore. Per questo
io non sono contro il tuo amore. Constato
semplicemente che, se il tuo amore si basa sulla
paura, non è diverso dall’amore degli animali.
Questo non implica alcuna condanna, alcuna
svalutazione: è solo una constatazione.
L’uomo è spaventato. Ha bisogno di qualcuno
che gli dia la sensazione di essere accolto, per non
aver paura. Hai bisogno di non tremare di paura
almeno con una persona. Questo va bene finché
dura, ma non è ciò che il Buddha o Gesù chiamano
amore. Essi chiamano amore uno stato d’animo,
non una relazione. Quindi va’ oltre la relazione e,
poco a poco, sii semplicemente in amore. All’inizio
non ne sarai capace, a meno che non cominci a
meditare. Se non arrivi a conoscere ciò che è
immortale dentro di te, se non senti una profonda
unità tra il mondo interiore e quello esteriore, se
non percepisci di essere l’Esistenza, sarà difficile.
Queste tecniche di meditazione ti aiutano a
crescere, per passare dalla relazione allo stato
d’animo. Ma non pensare più al tempo: il tempo è

136
irrilevante per l’amore.
Seconda domanda: “La maggior parte delle
tecniche che hai presentato usano il corpo come
strumento. Per quali motivi viene data tanta
importanza al corpo nel tantra?”.
Occorre comprendere molti punti
fondamentali. Il primo: tu sei il tuo corpo. In
questo momento sei solo il corpo e null’altro.
Forse hai alcune nozioni sull’anima, l’Atman, e
così via. Sono semplici nozioni, null’altro che idee.
Così come sei ora, sei solo un corpo. E non
continuare a ingannarti ripetendoti che sei
l’anima immortale, l’immortale Atman. Non
ingannare te stesso! È solo un’idea e anch’essa è
basata sulla paura.
Non sai se l’anima esista o no; non hai mai
raggiunto il centro più profondo, là dove si
percepisce ciò che è immortale. Ne hai solo
sentito parlare e ti aggrappi a questa idea perché
hai paura della morte. Sai che la morte è reale,
per questo desideri e speri sempre che in te ci sia
qualcosa di eterno. Questo è l’appagamento di un
desiderio.
Non sto dicendo che non esiste l’anima, non sto
dicendo che non esiste nulla di immortale. No,
non sto dicendo questo. Ma per ciò che ti
riguarda, tu sei solo un corpo con l’idea che esista
un’anima immortale. Questa esiste solo nella
mente e anche questa idea l’hai presa da qualche

137
parte, per paura. Per questo, più diventi vecchio e
debole, più crederai nell’anima immortale e in
Dio. Comincerai ad andare in chiesa, al tempio o
alla moschea. E se vai in quei posti, vi troverai
solo gli uomini più vecchi, in punto di morte.
La gioventù è fondamentalmente atea; è
sempre stato così: più sei giovane, meno credi in
Dio. Più sei giovane, più sei miscredente. Come
mai? Perché sei ancora forte, hai meno paura e
ancora non conosci la morte. La morte sta da
qualche altra parte, è lontana, remota. Tocca solo
gli altri, non te. Ma invecchiando, comincerai ad
accorgerti che toccherà anche te.
La morte si avvicina e si comincia a credere,
pertanto, tutti i credo si basano sulla paura. Tutti!
E colui che crede per paura in realtà si sta
ingannando. In questo momento tu sei il corpo: è
un dato di fatto. Non sai nulla di ciò che non
muore, conosci solo ciò che è mortale. Ma ciò che
non muore esiste e puoi conoscerlo. Credere non
servirà, solo conoscere può aiutare. Puoi arrivare
a percepire ciò che non muore, ma le idee da sole
non sono di alcuna utilità se non diventano
un’esperienza concreta.
Non farti ingannare dalle idee e non scambiare
professioni di fede e idee per esperienze. Ecco
perché il tantra comincia sempre dal corpo:
perché è un dato di fatto. Devi cominciare il
viaggio dal corpo perché tu sei nel corpo. Ma
anche questa frase non va bene, non è corretta:
per ciò che ti riguarda, tu sei il corpo, non sei nel

138
corpo. Non sai nulla di cosa si trovi nel corpo,
conosci solo il corpo. L’esperienza di qualcosa
oltre il corpo è ancora lontana.
Se vai dai metafisici o dai teologi,
cominceranno dall’anima. Ma il tantra è
assolutamente scientifico: comincia da dove sei,
non da dove puoi essere. Cominciare da dove puoi
essere è assurdo: non puoi cominciare da dove
puoi essere, puoi cominciare solo da dove sei.
Il tantra non condanna il corpo. Il tantra è una
totale accettazione delle cose per quello che sono.
I teologi cristiani e quelli delle altre religioni
condannano il corpo. Creano un dualismo, una
dicotomia, scindendoti in due e dicendo che il
corpo è il nemico, il male e va combattuto. Questa
dualità è fondamentalmente sbagliata: dividerà il
tuo animo in due e creerà una personalità scissa.
Le religioni hanno contribuito a rendere
l’animo umano schizofrenico. Qualsiasi divisione
va in profondità, scindendoti in due o perfino in
più parti: voi tutti siete una folla con divisioni
plurime, senza unità organica o un centro. Non sei
un “individuo” dal punto di vista del significato
letterale della parola. “Individuo” significa
indivisibile. Invece tu sei frammentato in molte
parti.
Non solo sono divisi la mente e il corpo: sono
divisi anche l’anima e il corpo. L’assurdità si è
spinta tanto oltre che anche il corpo è diviso: il
corpo inferiore è male e quello superiore è bene.
È stupido, ma è così. Nemmeno tu sei a tuo agio

139
con la parte inferiore del tuo corpo. Ci sono
divisioni su divisioni.
Il tantra accetta tutto. Qualunque cosa è
accettata con tutto il cuore. Per questo il tantra
può accettare totalmente il sesso. Per cinquemila
anni il tantra è stata l’unica tradizione che ha
accettato totalmente il sesso, la sola in tutto il
mondo. Come mai? Perché il sesso è il punto in cui
sei e qualsiasi movimento deve partire dal punto
in cui sei.
Tu sei nel centro sessuale; la tua energia è nel
centro sessuale e da lì si deve sollevare verso
l’alto, sempre più in alto. Se rifiuti quel centro,
puoi illuderti, dirti che ti stai elevando, ma è
impossibile: in quel caso rifiuti il solo punto da cui
sarebbe possibile partire. Per questo il tantra
accetta il corpo, accetta il sesso, accetta tutto. Il
tantra dice che la saggezza accetta tutto e lo
trasforma, solo l’ignoranza rifiuta. Anche un
veleno può diventare una medicina, ma attraverso
la saggezza.
Il corpo può divenire un veicolo per ciò che è
oltre il corpo e l’energia sessuale può divenire una
forza spirituale. Inoltre ricorda, quando chiedi per
quali motivi il tantra dà tanta importanza al corpo,
perché lo chiedi? Perché?
Sei nato come corpo; vivi in quanto corpo; ti
ammali in quanto corpo; vieni curato, ti vengono
somministrate medicine e cure in quanto corpo.
Raggiungi l’adolescenza in quanto corpo; invecchi
in quanto corpo; morirai in quanto corpo. Tutta la

140
tua vita è incentrata sul corpo, ruota attorno al
corpo. Ami, fai l’amore e dai vita ad altri corpi.
Cosa fai per tutta la vita? Conservi te stesso.
Cosa stai conservando con il cibo, l’acqua e un
tetto? Il corpo. Cosa fai quando generi dei
bambini? Riproduci il corpo. Tutta la vita, al 99,9
per cento, è orientata verso il corpo. Puoi
trascenderlo, ma il viaggio deve avvenire
attraverso il corpo, con il corpo e grazie al corpo.
Perché questa domanda? Il corpo è solo una
scusa. In realtà il corpo simboleggia il sesso.
Le tradizioni che sono contro il sesso sono
contro il corpo. Solo le tradizioni che non sono
contro il sesso possono essere favorevoli al corpo.
Il tantra è assolutamente favorevole al corpo,
infatti afferma che il corpo è sacro e santo. Per il
tantra, condannare il corpo è un sacrilegio: dire
che il corpo è impuro o che è peccato è un
nonsenso ed è venefico. Il tantra accetta il corpo,
non solo l’accetta, ma dice che il corpo è santo,
puro, innocente. Puoi usarlo e farne un veicolo, un
medium, anche per trascenderlo! Aiuta addirittura
a trascendere se stesso!
Ma se cominci lottando con il corpo, perdi in
partenza. Se cominci lottando con il corpo, ti
ammalerai sempre più. E se la lotta persiste, ti
lascerai sfuggire l’occasione di trascenderlo.
Lottare è negativo e il tantra è una trasformazione
positiva. Non combattere con il corpo, non è
necessario. È come se fossi seduto in macchina e
cominciassi a litigare con essa: non ti potresti più

141
muovere, perché invece di usare il veicolo, ci
litighi. E con la tua lotta lo distruggerai e
diventerà sempre più difficile muoversi.
Il corpo è un veicolo meraviglioso, molto
misterioso e complesso. Usalo, non lottarci contro;
aiutalo. Nell’istante in cui vai contro di lui, vai
contro te stesso. È come se un uomo volesse
andare da qualche parte, ma litigasse con le sue
gambe e le amputasse. Il tantra dice: “Conosci il
corpo e i suoi segreti”. Conosci le sue energie e
impara a trasformarle, a indirizzarle e a dirigerle
verso altre dimensioni.
Prendiamo ad esempio il sesso, che è l’energia
fondamentale del corpo. Di solito, l’energia
sessuale è usata semplicemente per la
riproduzione. Un corpo crea un altro corpo e la
cosa va avanti. L’utilità biologica dell’energia
sessuale si limita alla riproduzione, ma questo è
solo uno degli usi, il più basso. La stessa energia
può compiere anche altri atti creativi. La
riproduzione è un atto creativo fondamentale.
Ecco perché una donna prova un sottile benessere
quando diventa madre: ha procreato.
Gli psicologi sostengono che l’uomo, poiché
non è in grado di procreare come la donna,
avverte un certo disagio, per eliminare il quale
continua a creare altre cose. Dipinge, comunque
fa qualcosa che lo renda un creatore, una
“madre”. Una delle ragioni per cui le donne sono
meno creative degli uomini, è che le donne hanno
una dimensione naturale di creatività: diventano

142
madri e sono appagate dalla propria profonda
creatività biologica.
Il maschio, che non ha questo, da qualche
parte avverte uno squilibrio. Per creare si rivolge
a un surrogato: dipinge, canta, danza; fa qualcosa
in cui anche lui diventa madre. L’energia sessuale,
sostengono ora gli psicologi (e il tantra lo dice da
sempre), è la fonte di qualsiasi creazione. Per
questo accade che un pittore, profondamente
assorbito nella sua creazione, si possa dimenticare
completamente del sesso. Quando un poeta è
davvero coinvolto nella sua poesia, si dimentica
completamente del sesso. Non deve imporsi alcun
brahmacharya, nessun celibato.
Solo i monaci non creativi che vivono nei
monasteri devono imporsi il brahmacharya,
perché quando si è creativi, la stessa energia che
si muove nel sesso, si muove nella creazione. Puoi
dimenticarti completamente del sesso, senza
alcuno sforzo. Sforzarsi di dimenticare è
impossibile. Non si può provare a dimenticare
alcunché, perché lo sforzo stesso riporta sempre
alla mente ciò che si vuole dimenticare. È inutile
e, in realtà, suicida. Non puoi provare a
dimenticare nulla.
Ecco perché coloro che si impongono di vivere
in castità diventano solo dei pervertiti sessuali: il
sesso va tutto alla testa, vortica nella mente,
invece di stare nel corpo. Così è peggio, perché la
mente impazzisce completamente. Invece
qualsiasi attività creativa aiuterà il sesso a

143
scomparire.
Il tantra dice che, iniziando a meditare, il sesso
sparirà completamente. Può sparire
completamente. Tutta l’energia viene assorbita
nei centri più elevati e il corpo ha molti centri.
Il sesso è il centro più basso ed è lì che vive
l’uomo. Più l’energia si muove verso l’alto, più i
centri superiori cominciano ad aprirsi. Quando la
stessa energia arriva al cuore, diventa amore.
Quando arriva ancora più in alto, fioriscono nuove
dimensioni e nuove esperienze. E quando la stessa
energia è al punto più alto nel corpo, ha raggiunto
ciò che il tantra chiama sahasrar, l’ultimo chakra
posto sulla testa.
Il sesso è il centro più basso, il sahasrar il più
elevato, e tra questi due si muove l’energia
sessuale. Essa può essere rilasciata dal centro
sessuale. Quando viene rilasciata dal centro
sessuale riproduci qualcun altro. Quando la stessa
energia è rilasciata dal sahasrar, dalla testa
all’Universo, dai una nuova nascita a te stesso. È
ancora una riproduzione, ma non in senso
biologico: è una riproduzione spirituale. È la tua
rinascita. In India chiamiamo una persona simile
“nata due volte”: dwij. Ha riprodotto se stessa,
grazie alla stessa energia.
Il tantra non ha condanne, solo tecniche
segrete di trasformazione. Ecco perché parla
tanto del corpo: è necessario. Il corpo deve essere
compreso e tu puoi iniziare solo da dove sei.

144
Terza domanda: “Hai detto che l’amore può
rendere liberi. Ma in genere vediamo che l’amore
diventa attaccamento e invece di liberarci, ci
rende più schiavi. Puoi dirci qualcosa
sull’attaccamento e la libertà?”.
L’amore diventa attaccamento quando non è
amore. Era solo un gioco, un inganno. La realtà è
l’attaccamento; l’amore esisteva solo come
facciata. Quindi, ogni volta che ti innamori, presto
o tardi scopri di essere diventato uno strumento e
da ciò comincia tutta l’infelicità. Qual è il
meccanismo? Perché accade?
Proprio pochi giorni fa è venuto da me un uomo
che si sentiva molto in colpa. “Amavo tantissimo
una donna,” disse, “il giorno in cui è morta
piangevo e singhiozzavo, ma improvvisamente mi
sono accorto che dentro di me avvertivo una
libertà, come se mi fossi liberato di un peso. Ho
provato una profonda sensazione di sollievo, come
se fossi diventato libero”.
In quel momento era divenuto consapevole di
un secondo livello del suo sentimento. All’esterno
piangeva, singhiozzava e diceva: “Non posso
vivere senza di lei. Sarà impossibile, la vita non
sarà altro che una lenta morte”. Ma “in
profondità,” ha detto “sapevo di sentirmi molto
bene, finalmente libero”.
Poi, a un terzo livello cominciò a sentirsi
colpevole. “Cosa stai facendo?” gli venne da
chiedersi. Mi raccontò che davanti a lui c’era il

145
cadavere, e che aveva iniziato a sentirsi molto in
colpa. “Aiutami”, mi pregò, “cos’è successo alla
mia mente? Ho tradito mia moglie così?”
Non è successo nulla; nessuno ha tradito.
Quando l’amore diventa possesso, attaccamento,
diventa un peso, una schiavitù. Ma perché l’amore
diventa un attaccamento? La prima cosa da capire
è che se l’amore diventa attaccamento, ti stavi
solo illudendo che fosse amore. Stavi solo
fingendo. In realtà, avevi bisogno
dell’attaccamento. E se vai ancora più in
profondità, scoprirai che avevi anche bisogno di
diventare uno schiavo.
Esiste una sottile paura della libertà, per cui
tutti vogliono essere schiavi. Tutti, naturalmente,
parlano della libertà, ma nessuno ha il coraggio di
essere davvero libero, perché quando sei davvero
libero, sei solo. E solo se hai il coraggio di essere
solo, puoi essere libero.
Ma nessuno ha il coraggio necessario per
essere solo. Anche tu hai bisogno di qualcuno.
Perché? Hai paura della tua solitudine. Ti annoi di
te stesso. E, in realtà, quando sei solo nulla
sembra avere veramente significato. Con
qualcuno ti distrai, ti circondi di significati
artificiali. Non potendo vivere per te stesso,
cominci a vivere per qualcun altro. La stessa cosa
vale per l’altro: lui o lei non possono vivere da
soli, per cui si è alla ricerca di qualcuno. Quando
due persone che hanno paura della loro solitudine
si incontrano e cominciano a giocare all’amore, in

146
profondità sono alla ricerca di attaccamento,
prigionia, schiavitù.
E prima o poi tutti i desideri si avverano.
Questa è una delle più grandi disgrazie a questo
mondo. Qualunque cosa desideri si avvera, prima
o poi l’ottieni e il gioco di facciata scompare.
Esaurita la sua funzione, scompare. Quando siete
diventati moglie e marito, schiavi l’uno dell’altra,
l’amore scompare, poiché era solo un’illusione
grazie alla quale due persone hanno potuto
diventare schiave l’una dell’altra.
Non puoi chiedere direttamente di essere uno
schiavo; è troppo umiliante. Né puoi dire
direttamente a qualcuno: “Diventa mio schiavo”; si
ribellerebbe. Non potendo dire: “Voglio essere tuo
schiavo”, dici: “Non posso vivere senza di te”. Ma
il significato è lo stesso. E quando il vero desiderio
è soddisfatto, l’amore scompare. Allora cominci ad
accorgerti della schiavitù, delle catene e lotterai
per liberarti.
Ricorda uno dei paradossi della mente: se non
riesci a ottenere una cosa, la desideri fortemente;
se la ottieni, te ne annoi. Quando sei solo, aneli a
qualche tipo di schiavitù, e quando sei in
schiavitù, aneli alla libertà. In realtà, solo gli
schiavi anelano alla libertà, le persone libere
tentano di nuovo di essere schiave. La mente
oscilla sempre come un pendolo, si sposta da un
estremo all’altro.
L’amore non si tramuta in attaccamento.
L’attaccamento era il bisogno; l’amore era solo

147
un’esca. Eri alla ricerca di un pesce chiamato
“attaccamento”, per il quale l’amore era solo
un’esca. Quando il pesce ha abboccato, l’esca
viene gettata via. Ricordalo e ogni volta che fai
qualcosa, va’ in profondità dentro te stesso alla
ricerca della vera causa.
Se ci fosse amore vero, non si tramuterebbe
mai in attaccamento. In che modo l’amore si
trasforma in attaccamento? Nell’istante in cui dici
al tuo amato: “Ama solo me” hai cominciato a
possedere. E nell’istante in cui possiedi qualcuno,
lo hai insultato profondamente, perché ne hai
fatto una cosa, un oggetto.
Se io ti possiedo, tu non sei più una persona,
ma solo una voce sulla lista dei miei beni. Sei una
cosa da usare e poiché sei solo una mia proprietà,
non permetterò a nessun altro di usarti. È un
contratto nel quale io sono posseduto da te e tu fai
di me una cosa. E in base a questo contratto,
nessun altro ora può usarti. Entrambi i partner si
sentono legati e schiavizzati. Io faccio di te uno
schiavo e in cambio tu fai di me uno schiavo.
Allora comincia il conflitto: io voglio essere una
persona libera, e tuttavia voglio possederti; tu
vuoi mantenere la tua libertà e tuttavia
possedermi. Se ti possiedo, sarò posseduto da te.
Se non voglio essere posseduto da te, non devo
possederti.
Il possesso non dovrebbe mettersi in mezzo.
Dobbiamo rimanere individui e muoverci come
consapevolezze libere e indipendenti. È possibile

148
incontrarsi e fondersi l’uno nell’altra, senza che
nessuno eserciti alcun dominio, in questo modo
non ci sarà schiavitù, né attaccamento.
L’attaccamento è una della cose più orribili. E
dicendo così, non intendo solo da un punto di vista
religioso, ma anche estetico. Quando sei
attaccato, hai perso la tua solitudine, il tuo
isolamento, hai perso tutto. Solo per sentirti bene,
con qualcuno che ha bisogno di te e sta insieme a
te, hai perso tutto, hai perso te stesso.
Ma il bello è che tu provi a essere indipendente
e a possedere l’altro, mentre lui fa la stessa cosa
con te. Quindi, se non vuoi essere posseduto, non
possedere.
Gesù ha detto: “Non giudicate affinché non
siate giudicati”. È lo stessa cosa: “Non possedete
affinché non siate posseduti”. Non fare di nessuno
uno schiavo o diventerai uno schiavo.
I maestri, i cosiddetti maestri, sono schiavi dei
propri schiavi. Non puoi diventare un Maestro
senza diventare uno schiavo, è impossibile. Puoi
essere un vero Maestro solo quando nessuno è tuo
schiavo. Sembra paradossale, perché quando dico
che puoi essere un Maestro solo quando nessuno è
tuo schiavo, tu ribatterai: “Allora cosa vuol dire
essere Maestri? Come posso essere un Maestro
quando nessuno è mio schiavo?”. Ma io affermo
che solo in quel caso sei un Maestro. In quel caso
nessuno è tuo schiavo e nessuno proverà a
renderti schiavo.
Amare la libertà, provare a essere liberi,

149
significa fondamentalmente arrivare a una
profonda comprensione di se stessi. Adesso sai
che basti a te stesso. Puoi condividere con
qualcuno, senza dipendere. Posso condividere me
stesso con qualcuno. Io posso condividere il mio
amore, la mia felicità, la mia estasi, il mio silenzio,
ma si tratta di una condivisione, non di una
dipendenza. Se non ci fosse nessuno, sarei
altrettanto felice ed estatico. Se è presente
qualcuno, va altrettanto bene, solo in questo caso
posso condividere.
Solo quando realizzi la tua consapevolezza
interiore, il tuo centro, l’amore non diventerà un
attaccamento. Se non conosci il tuo centro
interiore, l’amore diventerà attaccamento. Se lo
conosci, diventerà devozione. Per amare devi
prima esserci, ma tu non sei.
Il Buddha stava attraversando un villaggio. Un
giovane gli si avvicinò e disse: “Insegnami una
cosa: come posso servire gli altri?”. Il Buddha rise
di lui e disse: “Prima sii. Dimenticati degli altri.
Prima sii te stesso e poi ogni cosa seguirà”.
In questo momento tu non sei. Quando dici:
“Quando amo qualcuno il mio amore diventa
attaccamento” stai dicendo che non sei. È assente
colui che fa, non c’è un punto interiore di
consapevolezza, per cui tutto quello che fai va
storto. Prima sii, dopo potrai condividere il tuo
essere e quella condivisione sarà amore. Prima di
allora, qualsiasi cosa tu faccia diventerà un
attaccamento.

150
Infine: se stai lottando contro l’attaccamento,
hai preso la strada sbagliata. Lottare è possibile:
lo fanno tantissimi monaci, eremiti e sannyasin. Si
sentono attaccati alle loro case, alle loro
proprietà, alle loro mogli, ai loro bambini, e hanno
la sensazione di essere in gabbia. Scappano,
lasciando le loro case, le loro mogli, i loro bambini
e le loro proprietà, si fanno mendicanti e fuggono
verso una foresta, verso la solitudine. Ma va’ a
osservarli: vedrai che si sono attaccati al loro
nuovo ambiente.
Ero andato a trovare un amico eremita che
viveva sotto un albero in una foresta molto fitta, in
cui vivevano anche altri asceti. Un giorno arrivò
un nuovo ricercatore, mentre il mio amico non
c’era. Era andato al fiume a farsi un bagno,
lasciando così il “suo” albero. Il nuovo sannyasin
cominciò a meditare proprio sotto il suo albero.
Quando tornò dal fiume, lo cacciò via da
quell’albero e disse: “Questo è il mio albero. Va’ a
cercarne uno da un’altra parte. Nessuno può
sedersi sotto il mio albero”. E quell’uomo aveva
lasciato la casa, la moglie, i figli! Ora l’albero era
diventato una proprietà, tanto che nessuno poteva
meditare sotto il suo albero.
Non puoi fuggire così facilmente
dall’attaccamento perché prenderà nuove forme.
Ti illuderai, ma sarà presente. Quindi non lottare
con l’attaccamento: prova semplicemente a capire
perché esiste e riconoscine il motivo profondo.
Poiché tu non sei, c’è attaccamento.

151
Al tuo interno, il Sé è tanto assente che provi
ad aggrapparti a qualsiasi cosa, per sentirti al
sicuro. Non avendo radici, provi a fare di qualsiasi
cosa le tue radici. Quando sarai radicato nel tuo
Sé, quando saprai chi sei, cosa sono questo essere
e questa consapevolezza dentro di te, allora non ti
aggrapperai a nessuno.
Questo non significa che non amerai. Anzi, solo
in quel caso potrai amare, perché solo in quel
caso potrai condividere senza condizioni né
aspettative. Condividi semplicemente, perché hai
in abbondanza — hai così tanto che stai
straripando.
Questo straripamento di se stessi è amore. E
quando questo straripamento diventa un’ondata
travolgente capace di colmare l’intero universo,
quando il tuo amore tocca le stelle, quando la
terra si appaga nel tuo amore e in esso tutto
l’universo si bagna, a quel punto l’amore è
devozione.

152
Capitolo quinto
TRE TECNICHE DI
OSSERVAZIONE
SUTRA

6
A occhi chiusi, osserva il tuo essere interiore
nei dettagli. In questo modo vedi la tua vera
natura.
7
Osserva una ciotola senza vederne i contorni o
il materiale. In pochi attimi diventa consapevole.
8
Osserva, come se fosse la prima volta, una
bellissima persona, oppure un oggetto comune.

Le tecniche di questa sera trattano l’esercizio


dell’osservazione. Prima di addentrarci nelle
tecniche, è bene comprendere qualcosa sugli
occhi, perché tali tecniche si basano tutte su di
essi. Innanzitutto, gli occhi sono la parte più
incorporea del corpo umano, la meno materiale.
Se la materia può farsi non materia, ciò accade
con gli occhi. Gli occhi sono materiali e

153
immateriali al tempo stesso, sono un punto di
contatto fra te e il tuo corpo. In nessun altro punto
del corpo avviene un incontro così profondo.
Fra te e il tuo corpo esiste una grande distanza,
ma negli occhi sei più vicino al corpo e il corpo è
più vicino a te. Per questo gli occhi possono
essere usati per il viaggio interiore. È sufficiente
fare un salto partendo dagli occhi e sei arrivato
alla fonte. Questo non è possibile partendo dalle
mani, dal cuore o da qualsiasi altro punto del
corpo umano. Dagli occhi è sufficiente un passo
per entrare in se stessi, da tutti gli altri punti il
viaggio è molto più lungo e la distanza enorme.
Ecco perché le pratiche religiose del tantra e dello
yoga usano in continuazione gli occhi.
Prima di tutto perché da lì sei più “vicino”. Per
questo, se sai come guardare negli occhi di una
persona, puoi conoscerla in profondità. Lei è là e
in nessun’altra parte del corpo è altrettanto
presente. Se sai guardare nei suoi occhi, la
troverai. Ma guardare negli occhi di qualcuno è
un’arte difficile, possibile solo quando hai già fatto
il salto dai tuoi occhi dentro te stesso. Altrimenti
non lo puoi fare. Se non hai già guardato in te
stesso al di là dei tuoi occhi, non puoi guardare
negli occhi di un altro. Ma se hai imparato a
guardare negli occhi, potrai conoscere l’intimità di
chiunque.
Per questo, solo in amore puoi guardare
direttamente e a lungo negli occhi di un altro.
Altrimenti, se fissi negli occhi qualcuno, si

154
offenderà. Stai oltrepassando i limiti, lo invadi. Se
guardi il corpo, non è una violazione. Ma se fissi
negli occhi una persona, violi la sua individualità,
superi i confini della sua personale libertà, entri
dentro di lui senza permesso. Per questo c’è un
limite, che adesso è stato misurato. Al massimo, ti
è consentito guardare per tre secondi. Puoi dare
un’occhiata fugace, poi devi distogliere lo sguardo
o l’altro si sentirà offeso. E violenza, perché
potresti gettare uno sguardo sui suoi segreti più
intimi e ciò non è consentito.
Solo in una situazione di amore profondo puoi
guardare negli occhi di un altro, perché amore
significa non avere più alcun segreto. Adesso sei
aperto all’altro e dentro di te l’altro è sempre il
benvenuto. Quando due amanti si guardano negli
occhi, avviene un incontro incorporeo, un incontro
che non appartiene al corpo. Per cui la seconda
cosa da ricordare è che tutto ciò che esiste dentro
di te, come mente, consapevolezza, anima, può
essere intravvisto attraverso gli occhi.
Questo è il motivo per cui il viso di un cieco è
spento. Non solo gli occhi sono spenti, anche il
viso lo è, non è vivo. Gli occhi sono la luce del
viso: illuminano il volto, gli conferiscono una
vitalità interiore. Se gli occhi non ci sono, il viso
manca di vitalità. E un cieco è davvero chiuso,
non puoi entrare facilmente in lui. Per questo chi
è cieco è tanto riservato e affidabile. Se affidi un
segreto a un cieco, puoi star certo che lo
manterrà, sarà addirittura difficile capire che

155
custodisce un segreto. Ma in un uomo dagli occhi
vivi, puoi coglierlo immediatamente.
Ad esempio, se stai viaggiando sul treno senza
biglietto, gli occhi ti tradiranno. È un segreto,
oltre a te non lo sa nessuno, ma gli occhi avranno
uno sguardo diverso e guarderai in modo diverso
chiunque salirà. Se qualcuno fosse in grado di
capire quello sguardo, saprebbe immediatamente
che sei senza biglietto. Il tuo sguardo sarebbe
diverso se lo avessi, molto diverso!
Se stai nascondendo un segreto, gli occhi lo
riveleranno. E controllare gli occhi è difficilissimo.
La cosa più difficile per il corpo è controllare gli
occhi. Per questo, non tutti possono diventare
grandi detective, perché la qualità fondamentale
di un detective è il controllo degli occhi. Gli occhi
non dovrebbero rivelare nulla, o dovrebbero
rivelare l’opposto. Se viaggi senza biglietto, gli
occhi dovrebbero rivelare che ce l’hai. È
difficilissimo, perché gli occhi non sono organi
volontari, ma involontari.
Adesso si fanno molti esperimenti sugli occhi.
Un brahamachari, un asceta che vive in celibato,
può dire di non essere attratto dalle donne, ma se
sta nascondendo la sua attrazione, gli occhi
riveleranno tutto. Quando entra una donna
bellissima, forse lui non la guarda, ma anche il suo
non guardarla è significativo. Negli occhi si
leggerà uno sforzo, una repressione sottile e non
solo: in superficie si dilateranno. Se entra una
donna meravigliosa, le pupille si dilatano

156
immediatamente, per creare più spazio al tuo
interno e farla entrare. E non puoi farci nulla,
perché la dilatazione delle pupille è involontaria!
È assolutamente impossibile controllarle.
Pertanto, ricorda questa seconda cosa: gli occhi
sono la chiave di accesso ai tuoi segreti. Se
qualcuno volesse entrare nella tua privacy, nel tuo
mondo segreto, gli occhi sarebbero le porte.
Se sai come aprirle, diventerai vulnerabile,
aperto. E se vuoi entrare nella tua vita segreta,
nella tua vita interiore, dovrai di nuovo usare lo
stesso sistema, la stessa chiave. Dovrai lavorare
sui tuoi occhi: solo in quel caso potrai entrare.
Terza cosa: gli occhi sono molti liquidi, in
costante movimento; questo movimento ha il suo
ritmo, il suo meccanismo, la sua struttura. Gli
occhi non si muovono a caso, senza regole. Hanno
un loro ritmo e quel ritmo rivela molte cose. Se
hai un pensiero di tipo erotico gli occhi si
muovono in modo particolare, con un ritmo
diverso. Basta guardare i tuoi occhi e il loro
movimento, per sapere che tipo di pensieri si agita
all’interno. Se hai fame e pensi al cibo, gli occhi
hanno un moto particolare.
Perfino i tuoi sogni possono essere svelati.
Mentre dormi è possibile registrare il movimento
degli occhi. E ricorda, nel sonno gli occhi si
comportano allo stesso modo. Se in sogno stai
vedendo una donna nuda, lo si può riconoscere dal
movimento dei tuoi occhi. Adesso esistono
strumenti in grado di registrare i movimenti degli

157
occhi.
Questi movimenti vengono chiamati “REM”,
Rapid Eye Movements (movimenti rapidi degli
occhi). È possibile registrarli con un semplice
diagramma, del tutto simile a un
elettrocardiogramma. Se passassi tutta la vita a
dormire, il movimento degli occhi potrebbe essere
registrato senza interruzione. E il diagramma
sarebbe in grado di mostrare quando stai
sognando e quando no, perché quando non stai
sognando gli occhi si fermano e restano immobili.
Quando sogni si muovono come quando stai
guardando qualcosa su uno schermo. Quando vedi
un film gli occhi si devono muovere. Allo stesso
modo, gli occhi si muovono in sogno: stanno
guardando qualcosa; seguono i movimenti del
film. Per gli occhi non c’è differenza tra un film
vero, proiettato su uno schermo e il film di un
sogno.
Pertanto questi strumenti scientifici rivelano
quanto tempo, nell’arco della notte, hai passato
sognando e per quanto tempo non hai sognato,
poiché quando non sogni gli occhi si
immobilizzano. Ci sono molte persone che
sostengono di non sognare mai. Semplicemente,
hanno una memoria molto labile: non riescono a
ricordare, tutto qui. In realtà sognano. Sognano
tutta la notte, ma non sono in grado di ricordare.
Non hanno una buona memoria, per cui, quando
al mattino dicono di non aver sognato, non gli
credere.

158
Come mai gli occhi si muovono quando sogni e
stanno fermi se non sogni? Tutti i movimenti degli
occhi sono collegati al pensiero. Se c’è un
pensiero, gli occhi si muovono. Se non c’è un
pensiero, gli occhi non si muovono; non occorre.
Dunque ricorda anche questo terzo punto:
movimento degli occhi e pensiero sono collegati.
Per questo, se immobilizzi gli occhi, i pensieri si
arresteranno immediatamente. O, viceversa, se i
pensieri cessano, gli occhi si fermeranno
automaticamente. E ancora una cosa, la quarta:
gli occhi si spostano in continuazione da un
oggetto all’altro. Da A a B e da B a C. Il
movimento è la loro natura. Proprio come un
fiume che scorre, non stanno mai fermi. Ed è a
causa di quel movimento che sono così vivi! Il
movimento è anche vita.
Puoi provare a fermare gli occhi su un punto
preciso, su un oggetto in particolare e non
muoverli più. Ma la loro natura è il movimento:
puoi fermare gli occhi, ma non puoi impedire il
movimento; comprendi la differenza. Puoi fissare
gli occhi su un oggetto particolare, un punto sul
muro. Puoi fissare quel punto e immobilizzare gli
occhi, ma poiché il movimento è la loro natura, se
non possono spostarsi da A a B perché tu li
trattieni forzatamente su A, accadrà un fenomeno
stranissimo.
Se tu non permetti loro di muoversi da A a B, si
muoveranno dall’esterno verso l’interno. O sono
liberi di spostarsi da A a B, oppure, se tu non

159
consenti questo movimento all’esterno, si
muoveranno verso l’interno. Il movimento è la loro
natura; hanno bisogno di movimento. Se li arresti
improvvisamente senza lasciarli più muovere
verso l’esterno, cominceranno a muoversi verso
l’interno.
Per cui esistono due tipi di movimento. Uno
dall’oggetto A all’oggetto B: è il movimento
esterno, che avviene naturalmente. L’altra
possibilità, propria del tantra e dello yoga, è non
consentire il movimento da un oggetto esterno
all’altro, bloccandolo. A quel punto gli occhi fanno
un salto, dall’oggetto esterno alla consapevolezza
interiore. Cominciano a muoversi all’interno.
Ricorda questi quattro punti; allora ti sarà facile
comprendere le tecniche.
Prima tecnica: “A occhi chiusi, osserva il tuo
essere interiore nei dettagli. In questo modo vedi
la tua vera natura”.
“A occhi chiusi”: chiudi gli occhi. Ma chiuderli
semplicemente non è sufficiente: chiuderli del
tutto significa chiudere gli occhi e arrestarne i
movimenti. Altrimenti gli occhi continueranno a
vedere qualcosa dall’esterno. Persino a occhi
chiusi vedrai cose, immagini di cose. Gli oggetti
reali non sono presenti, ma cominceranno a
scorrere immagini, idee, ricordi. Anch’essi
vengono dall’esterno, per cui i tuoi occhi non sono
totalmente chiusi. Occhi “totalmente” chiusi vuol
dire che non c’è nulla da vedere.

160
Comprendi la differenza. Chiudere gli occhi è
facile. Tutti li chiudono in ogni momento. Di notte
chiudi gli occhi, ma ciò non rivela la tua natura
interiore. Chiudi gli occhi in modo che non
rimanga nulla da vedere: né oggetti esterni, né
immagini interne di oggetti esterni, solo
un’oscurità vuota, come se fossi diventato
improvvisamente cieco; cieco non solo alla realtà,
ma anche al mondo dei sogni.
Bisogna fare pratica, è necessario molto tempo,
non può essere fatto improvvisamente. Avrai
bisogno di un lungo allenamento. Chiudi gli occhi.
Ogni volta che ti senti a tuo agio e hai tempo,
chiudi gli occhi e arresta internamente ogni loro
movimento. Non permettere alcun movimento.
Sentilo! Non permettere alcun movimento.
Arresta ogni movimento degli occhi. Sentili, come
se fossero divenuti due pietre e resta in questo
stato di “impietrimento” degli occhi. Non fare
nulla; semplicemente resta così. Un giorno,
improvvisamente, sarai consapevole che stai
guardando dentro di te.
Puoi uscire da questo edificio, girargli intorno e
dargli un’occhiata: in questo modo lo guardi
dall’esterno. Quindi puoi entrare e stare in piedi in
questa stanza e dare un’occhiata. In questo modo
guardi l’edificio dall’interno. Camminandogli
intorno vedi le stesse mura, ma non lo stesso lato.
Le mura sono le stesse, ma dall’esterno. Quando
entri, le mura restano le stesse, ma ora vedi il lato
interno.

161
Tu conosci il tuo corpo solo dall’esterno. Lo hai
visto allo specchio, oppure hai visto le tue mani,
ma non sai come è fatto dentro. Non sei mai
entrato nel tuo Sé. Non sei mai stato nel centro
del tuo corpo e del tuo essere per vedere cosa c’è,
dall’interno.
Questa tecnica è molto utile per guardare
dall’interno. Questo sguardo cambierà tutta la tua
esistenza, tutta la tua consapevolezza, perché se
riesci a guardare dall’interno, diventerai
immediatamente qualcosa di diverso dal mondo.
Questa falsa identità, che ti porta a dire “io sono il
corpo”, esiste solo perché abbiamo sempre
guardato i nostri corpi dall’esterno. Se riesci a
guardare dall’interno, colui che guarda diventerà
diverso. E a quel punto potrai spostare la tua
consapevolezza all’interno del corpo, dalla punta
dei piedi alla testa. Puoi farti un giro dentro il tuo
corpo. E quando acquisti la capacità di guardare
dall’interno e di muoverti, non è affatto difficile
uscire all’esterno.
Una volta che sai come muoverti, quando sai di
essere separato dal corpo, sei libero da una
grande schiavitù. Non sei più soggetto alla forza
di gravità; non hai più limiti. Ora sei assoluta
libertà. Puoi uscire dal corpo, puoi andare e
venire. E a quel punto il tuo corpo sarà una
semplice abitazione.
Chiudi gli occhi, vedi il tuo essere interiore nei
dettagli e muoviti all’interno da arto ad arto. Va’
alla punta dei piedi. Dimenticati il resto del corpo,

162
spostati alla punta dei piedi. Rimani lì e da’
un’occhiata. Quindi passa attraverso le gambe,
sali verso l’alto, passando da ogni arto. A quel
punto accadranno molte cose; moltissime cose!
Il tuo corpo diventerà uno strumento così
sensibile che non puoi nemmeno immaginarlo. Se
tocchi qualcuno, puoi essere totalmente nella
mano e quel tocco diventerà un tocco che
trasforma. Questo si intende con il tocco di un
insegnante, il tocco di un Maestro: egli è in grado
di trasferirsi completamente in un arto e
concentrarsi lì. Se riesci a muoverti totalmente
verso una parte qualsiasi del tuo corpo, quella
parte diventerà viva, così viva che non puoi
nemmeno immaginarti cosa le succederà. A quel
punto puoi trasferirti completamente negli occhi.
Se riesci a riversarti totalmente negli occhi,
quando guardi qualcuno negli occhi, penetrerai in
lui, toccherai i suoi abissi più intimi.
Adesso gli psicoanalisti cercano di raggiungere
queste profondità con la psicoanalisi,
impiegandoci uno, due o tre anni. È una vera
perdita di tempo. E la vita è così breve che,
impiegare tre anni solo per analizzare la mente di
una persona, non ha senso. Al termine non sei
nemmeno sicuro che l’analisi sia finita: brancoli
nel buio. L’approccio orientale avviene tramite gli
occhi. Non c’è bisogno di analizzare una persona
per un periodo così lungo: si può fare lo stesso
lavoro semplicemente entrando completamente
nei suoi occhi, toccando le sue profondità,

163
conoscendo di lui molte cose delle quali nemmeno
lui è consapevole.
Il Guru ha molte cose da fare. Una delle più
importanti è questa: analizzarti, andare in
profondità dentro di te, muoversi negli oscuri
recessi che ti sono sconosciuti. E se ti dice che
dentro di te si nasconde qualcosa, non ci crederai.
Come potresti crederci? Non ne sei consapevole.
Conosci solo una parte della mente, un frammento
molto piccolo che è solo lo strato superiore, il
primo livello. Al di là di quello esistono nove livelli
che ti sono ignoti, ma che possono essere
penetrati attraverso i tuoi occhi.
Chiudi gli occhi; osserva il tuo essere interiore
nei dettagli. La prima fase di questa tecnica,
quella esteriore, è guardare il tuo corpo
dall’interno, dal tuo centro interiore. Mettiti lì e
osserva. Sarai separato dal corpo perché colui che
osserva non è mai la cosa osservata. Il soggetto è
sempre diverso dall’oggetto.
Se riesci a vedere completamente il tuo corpo
dall’interno non potrai mai cadere nell’illusione di
essere il corpo. Rimarrai diverso, totalmente
diverso: dentro di esso ma non esso, nel corpo ma
non il corpo. Questa è la prima parte. A questo
punto puoi muoverti, sei libero di muoverti.
Allorché sei libero dal corpo, dall’identità, sei
libero di muoverti. Adesso puoi muoverti nella
mente, scendere in profondità: i nove livelli
inconsci che esistono dentro di te possono essere
penetrati.

164
Questa è la caverna interiore della mente. Se
entri nella caverna della mente, diventerai
separato anche dalla mente. A quel punto vedrai
che anche la mente è un oggetto che puoi
osservare e che tutto ciò che entra nella mente è,
di nuovo, diverso e separato. Questo entrare nella
mente è il senso di “osservare il tuo essere
interiore nei dettagli”. Sia il corpo sia la mente
devono essere penetrati e osservati dall’interno. A
quel punto sei semplicemente un testimone e in
questo testimone non si può penetrare.
Per questo è il tuo centro più profondo: sei tu.
Ciò in cui si può entrare, ciò che può essere visto,
non sei tu. Solo quando sei arrivato a ciò in cui
non puoi entrare, in cui non puoi muoverti, che
non può essere osservato, solo allora sei arrivato
al tuo vero Sé. Ricorda: non puoi essere un
testimone del principio testimoniante. È assurdo.
Se qualcuno dicesse: “Ho testimoniato il
testimone”, sarebbe assurdo. Come mai? Perché
se lo hai osservato, quello non è il Sé
testimoniante. Ciò che lo ha osservato è il
testimone. Tu non sei ciò che puoi vedere; non sei
ciò che puoi osservare; non sei ciò di cui puoi
diventare consapevole!
Ma arriverà un punto, oltre la mente, in cui tu
semplicemente sei. Ora non puoi dividere la tua
unica esistenza in due, oggetto e soggetto. Resta
un’unica soggettività, un puro testimoniare. È
difficilissimo comprenderlo tramite l’intelletto,
perché tutte le categorie dell’intelletto qui

165
vengono meno, vanno in frantumi.
A causa di questa difficoltà logica, Charwaka,
l’artefice di uno dei più grandi sistemi logico-
filosofici del mondo, dice che non è possibile
conoscere il Sé; non esiste l’autoconoscenza. E
poiché non esiste autoconoscenza, come puoi dire
che esiste un Sé? Tutto ciò che conosci non è il
Sé. Il Sé è colui che conosce, non il conosciuto,
logicamente non puoi affermare: “Io ho conosciuto
il mio Sé”. È assurdo, illogico. Come puoi
conoscere il tuo Sé? In quel caso, chi è colui che
conosce e chi è ciò che è conosciuto? La
conoscenza implica una dicotomia, una divisione
tra oggetto e soggetto, tra chi conosce e ciò che è
conosciuto.
Per cui Charwaka afferma che tutti coloro che
sostengono di aver conosciuto il Sé fanno
affermazioni insensate. La conoscenza del Sé è
impossibile perché il Sé è irriducibilmente colui
che conosce. Non può trasformarsi nel conosciuto.
E a questo punto Charwaka dice che, se non
puoi conoscere il Sé, come puoi dire che il Sé
esiste? Persone come Charwaka, che non credono
nell’esistenza del Sé, sono detti anatmavadin:
coloro che sostengono che il Sé non esiste, poiché
ciò che non può essere conosciuto non esiste. E
secondo logica, hanno ragione. O meglio, se la
logica fosse tutto, avrebbero ragione.
Ma questo è il mistero della vita: la logica è
solo l’inizio, non la fine. Arriva un momento in cui
la logica finisce, ma tu non finisci. Arriva un

166
momento in cui la logica si è esaurita, ma tu ci sei
ancora. La vita è illogica. Per questo è difficile
comprendere, concepire che cosa si intende
quando si dice che resta solo il testimone. Ad
esempio, se in questa stanza ci fosse una lampada,
potresti vedere molti oggetti intorno a te. Se la
lampada venisse spenta, subentrerebbe l’oscurità
e nulla potrebbe più essere visto. Se la lampada
venisse accesa, ci sarebbe luce e potresti vedere
tutto.
Hai mai osservato cosa accade? Se non ci
fossero oggetti, riusciresti a vedere la lampada e
la sua luce? Non riusciresti a vedere la luce,
perché per essere vista, la luce deve riflettersi su
qualcosa. Deve urtare un oggetto. I raggi devono
andare verso un oggetto ed esserne riflessi, allora
potranno raggiungere i tuoi occhi. Per cui, prima
vedi gli oggetti, quindi ne deduci che c’è luce.
Quando accendi una lampada o una candela,
come prima cosa non vedi mai la luce, prima vedi
gli oggetti, e grazie a loro sai che c’è luce.
Gli scienziati sostengono che, se non ci fossero
oggetti, la luce non potrebbe essere vista. Osserva
il cielo: sembra blu ma non lo è. È colmo di raggi
cosmici. Sembra blu perché non ci sono oggetti.
Quei raggi non possono riflettersi e arrivare ai
tuoi occhi. Se tu potessi andare nello spazio e non
vi fossero oggetti, esisterebbe solo l’oscurità.
Ovviamente accanto a te passerebbero quei raggi,
ma l’oscurità sarebbe completa: per sapere che
esiste la luce è necessaria la presenza di un

167
oggetto qualsiasi.
Charwaka afferma che, se vai dentro di te e
arrivi al punto in cui resta solo il testimone e non
vi è nulla da osservare, come puoi conoscerlo?
Deve esserci qualche oggetto di cui essere
testimone; solo in quel caso puoi conoscere colui
che è un testimone. Da un punto di vista logico,
scientifico, è giusto. Ma esistenzialmente non lo è.
Coloro che realmente vanno dentro di sé,
arrivano a un punto in cui non resta alcun oggetto,
ma solo la consapevolezza dell’essere. Tu sei, ma
non c’è nulla da vedere, solo colui che vede: solo
colui che vede! C’è una pura soggettività, senza
alcun oggetto intorno. Nell’istante in cui arrivi a
questo punto, hai raggiunto la meta finale
dell’essere. Lo puoi chiamare l’alfa, il principio;
oppure l’omega, la fine. È entrambi, l’alfa e
l’omega. Questa viene chiamata l’autoconoscenza.
Dal punto di vista linguistico la parola è
sbagliata, perché linguisticamente non se ne può
dire nulla. Il linguaggio perde qualsiasi
significato, quando entri nel mondo dell’Uno. Il
linguaggio ha senso solo nel mondo della dualità.
Nel mondo della dualità, il linguaggio ha senso
perché è creato, è parte del mondo dualistico.
Diventa senza senso quando entri nell’Uno, nel
non-duale. Per questo coloro che hanno
conosciuto sono rimasti in silenzio oppure, se
hanno detto qualcosa, hanno subito aggiunto che
era qualcosa di simbolico e qualsiasi cosa stessero
dicendo non era esattamente vera: era falsa.

168
Lao Tzu ha affermato che ciò che può essere
detto non può essere vero e ciò che è vero non
può essere detto. Egli rimase in silenzio; per la
maggior parte della sua vita non scrisse nulla.
Diceva: “Se dicessi qualcosa, non sarebbe vero,
perché nulla si può dire del mondo in cui solo
l’Uno permane”.
“A occhi chiusi, osserva il tuo essere interiore
nei dettagli.” Sia il corpo sia la mente. “In questo
modo vedi la tua vera natura. ” Osserva il tuo
corpo e la tua mente, la tua struttura. E ricorda,
corpo e mente non sono due cose. Piuttosto, tu sei
entrambe: corpo-mente, psicosoma. La mente è la
parte più sottile del corpo e il corpo è la parte più
grossolana della mente.
Pertanto, se riesci a divenire consapevole della
struttura del corpo-mente, te ne liberi, ti sei
liberato dello strumento, sei diventato
qualcos’altro. E questo comprendere che sei
separato dalla struttura è la tua vera natura. È ciò
che sei veramente. Questo corpo morirà, ma la
tua vera natura non morirà mai. Questa mente
morirà e muterà e morirà ancora e di nuovo, ma
quella natura reale non morirà mai: è eterna. Per
questo la tua vera natura non è il tuo nome o il tuo
aspetto. Trascende entrambi.
Dunque, come praticare questa tecnica? È
necessario chiudere totalmente gli occhi. Chiudi
gli occhi e arrestane i movimenti. Lascia che i tuoi
occhi diventino due pietre. Nessun movimento è

169
permesso. Un giorno, all’improvviso, mentre ti stai
esercitando, accadrà che riuscirai a guardare
all’interno. Gli occhi che hanno sempre guardato
all’esterno, si volteranno in dentro e avrai un
bagliore della sfera interiore.
A quel punto non esistono difficoltà. Una volta
che hai avuto un bagliore dell’interno, sai cosa
fare e come muoverti. Solo il primo bagliore è
difficile, dopo avrai capito come si fa. È simile a
un trucco: una volta compreso, puoi chiudere gli
occhi in qualsiasi istante, immobilizzarli ed
entrare in quel mondo.
Il Buddha stava morendo. Era l’ultimo giorno
della sua vita e chiese ai suoi discepoli se avevano
qualche domanda. Essi piangevano,
singhiozzavano e dissero: “Ci hai parlato così a
lungo, adesso non resta più nulla da chiedere”. Il
Buddha aveva l’abitudine di fare la stessa
domanda tre volte. Non si fermava mai dopo la
prima volta. Chiedeva una volta ancora e poi
un’altra se avevi qualche domanda. Molte volte gli
fu chiesto: “Perché chiedi la stessa cosa tre
volte?”. Lui rispondeva: “Perché l’uomo è così
inconsapevole, così inconscio, che potrebbe non
aver sentito la prima volta e neanche la seconda”.
Tre volte ripeté la sua domanda e tre volte i
suoi bhikku, i suoi monaci, i suoi discepoli,
risposero: “Ora non vogliamo più chiedere nulla.
Hai parlato così tanto”. Allora egli chiuse gli occhi
e disse: “Se non avete nulla da chiedere, prima
che la morte accada al corpo, io lo lascerò. Prima

170
che la morte entri nel corpo me ne andrò”.
Chiuse gli occhi. I suoi occhi si fecero immobili
e cominciò a entrare dentro di sé. Si dice che
questo suo muoversi all’interno avesse quattro
fasi. Innanzitutto chiudeva gli occhi; quindi gli
occhi diventavano immobili, senza più movimenti.
Il grafico di un registratore di fasi REM non
avrebbe registrato nulla. Terzo, osservava il suo
corpo e, quarto, osservava la mente.
Questo era l’intero tragitto. Prima che la morte
arrivasse, egli era già ritornato al suo centro, alla
sua fonte originaria. Per questo la sua morte non
viene chiamata così. La chiamiamo “Nirvana” e
questa è la differenza: si tratta di “Nirvana”, di
una “cessazione”, non di una morte. Di solito, noi
moriamo perché la morte ci accade. Al Buddha
non è mai accaduta. Prima che la morte arrivasse,
egli era già tornato alla Fonte.
La morte accadde solo a un corpo morto, egli
non era più là dentro. Quindi, nella tradizione
buddista si dice che egli non morì mai. La morte
non riuscì a ghermirlo. Lo inseguì come insegue
tutti, ma non riuscì a prenderlo in trappola. Egli si
fece beffe della morte. Deve aver riso, presente
fuori dal corpo, con la morte che stringeva tra le
mani solo un cadavere!
Questa tecnica segue quelle quattro fasi. Falla
in quattro fasi e muoviti all’interno. Quando avrai
un bagliore, tutto diventerà molto semplice e
facile. A quel punto puoi entrare e uscire, andare
e venire, in qualsiasi istante, proprio come entri

171
ed esci, vai e vieni da casa tua.
La seconda tecnica: “Osserva una ciotola senza
vederne i contorni o il materiale. In pochi attimi
diventa consapevole”.
Osserva qualcosa, ad esempio una ciotola, ma
qualsiasi altro oggetto andrà benissimo, osservalo
però in modo diverso.
“Osserva una ciotola senza vederne i contorni o
il materiale.” Guarda un oggetto qualsiasi, ma a
queste due condizioni. Non guardarne i contorni:
vedi l’oggetto come un tutto. Di solito, noi
guardiamo le parti. Forse non lo facciamo
consapevolmente, ma si guardano le parti. Se io ti
guardo, prima vedo il tuo volto, poi il torace,
quindi il corpo intero. Guarda un oggetto come un
tutto; non dividerlo in parti. Come mai? Perché
quando dividi in parti, gli occhi hanno
l’opportunità di spaziare da una parte all’altra.
Guarda alle cose come un tutto. Lo puoi fare.
Posso guardare tutti voi in due modi. Posso
guardare da questo lato e quindi spostarmi. Posso
vedere A, poi B, poi C e continuare a spostarmi.
Quando vedo A, B, C io non sono presente o
meglio sono presente solo alla periferia, ma senza
una messa a fuoco. Quando guardo B, lascio A.
Quando guardo C, A è completamente
dimenticato; è uscito dalla mia messa a fuoco; ma
posso guardare il gruppo che voi formate in
questo modo, oppure posso guardarlo senza
dividerlo in individui, in frammenti, prendendolo

172
come un tutto.
Provaci. Prima guarda una cosa passando da
un frammento all’altro, poi, all’improvviso,
guardala come un tutto; non dividerla. Quando
guardi una cosa come un tutto, gli occhi non
hanno bisogno di muoversi. Per non dar loro
alcuna opportunità di movimento è stata posta
questa condizione: osserva un oggetto totalmente,
come un tutto; inoltre cerca di non vederne il
materiale. Se la ciotola è di legno, non vedere il
legno: limitati a vedere la ciotola, la sua forma.
Non vedere la sostanza.
Può essere d’oro o d’argento. Osservala. Non
guardare il materiale di cui è fatta, limitati a
osservare la forma. La prima cosa è osservarla
come un tutto. La seconda, guardarla come una
forma, non come una sostanza. Perché? Perché la
sostanza è la parte materiale, la forma quella
spirituale e tu devi spostarti dalla parte materiale
a quella immateriale. Ti sarà utilissimo.
Provalo. Puoi provarlo con chiunque. Un uomo
o una donna sono in piedi di fronte a te: osserva,
porta l’uomo o la donna completamente davanti al
tuo sguardo, totalmente in esso. All’inizio avrai
una sensazione strana perché non ci sei abituato,
ma alla fine sarà splendido. Inoltre, non pensare
se il corpo è bello o brutto, bianco o nero, uomo o
donna. Non pensare; limitati a osservare la forma.
Dimentica la sostanza e guarda semplicemente la
forma. In pochi attimi diventi consapevole.
Continua a guardare la forma in quanto totalità,

173
non permettere agli occhi di muoversi, non
pensare al “materiale”. Cosa accadrà?
All’improvviso diventerai cosciente del tuo Sé.
Guardando qualcosa, all’improvviso diventi
cosciente del tuo Sé. Come mai? Perché gli occhi
non hanno la possibilità di muoversi verso
l’esterno. La forma è stata presa nella sua totalità,
per cui non puoi muoverti nelle singole parti. La
materia è stata abbandonata; è stata presa la
forma pura. Adesso non riesci a pensare all’oro, al
legno, all’argento e così via.
Una forma è pura forma. Nessun pensiero su di
essa è possibile. Una forma è solo una forma; non
puoi pensarci su. Se fosse d’oro, potresti pensare
molte cose. La vorresti, potrebbe piacerti, potresti
decidere di rubarla, oppure farci qualcosa o
venderla, potresti pensare al suo prezzo: puoi fare
molte cose. Ma nessun pensiero è possibile
rispetto alla pura forma: la pura forma arresta il
pensiero. E non esiste possibilità di passare da
una parte all’altra. L’hai assunta nella sua totalità.
Resta con il tutto e la forma. All’improvviso
diventerai cosciente di te stesso perché ora gli
occhi non possono muoversi. Ma essi hanno
bisogno del movimento; è la loro natura: perciò il
tuo sguardo si dirigerà verso di te. Tornerà
indietro, a casa, e all’improvviso diventerai
cosciente del tuo Sé. Questo divenire coscienti del
proprio Sé è uno dei momenti più estatici che
esistano. Quando, per la prima volta, diventi
cosciente del tuo Sé, vivrai un momento di tale

174
bellezza e tale beatitudine che non potrai
paragonarla a null’altro a te noto.
In realtà, per la prima volta diventi il tuo Sé;
per la prima volta sai chi sei. Il tuo essere ti è
rivelato in un lampo. Perché questo accade? Forse
hai visto, soprattutto nei libri per bambini o in
qualche trattato di psicologia, ma spero che tutti
voi l’abbiate visto da qualche parte, il disegno di
una donna anziana, che nasconde in sé i tratti di
una bellissima ragazza. Il disegno è uno solo, i
contorni sono gli stessi, ma le figure sono due: una
donna anziana e una giovane.
Osserva il disegno: non puoi essere cosciente di
entrambe nello stesso istante. Sarai cosciente
dell’una o dell’altra. Se sei consapevole della
donna anziana, non puoi vedere la donna giovane.
E se provi a vederla, sarà difficile, lo sforzo stesso
costituirà un ostacolo. Poiché sei divenuto
consapevole della donna anziana, questa sarà un
oggetto fissato nei tuoi occhi. Con questo oggetto
fisso negli occhi, cerchi di trovare la donna
giovane. È impossibile. Non ci riuscirai, dovrai
usare una tecnica.
Fissa semplicemente la donna anziana;
dimentica completamente la giovane. Tieni gli
occhi fissi sulla donna anziana e continua a
fissarla. Fissala! All’improvviso la donna anziana
sparirà e diventerai consapevole della donna
giovane che è nascosta. Come mai? Se ti sforzi,
non la trovi. Questo tipo di disegno viene dato ai
bambini come un puzzle, dicendo loro: “Trova

175
l’altra parte”. Loro si mettono a cercare e proprio
per questo non la trovano.
Il trucco sta nel non cercare di trovarla: limitati
a fissare il disegno e diventerai consapevole.
Dimenticati dell’altra parte, non c’è bisogno di
pensarci. I tuoi occhi non possono restare fermi su
un punto, per cui, se fissi la donna anziana, si
stancheranno. Allora all’improvviso si sposteranno
dall’immagine e grazie a questo movimento
diventerai consapevole dell’altra figura nascosta
proprio accanto alla donna anziana, nelle stesse
forme. Il miracolo è che, quando diventi
consapevole della donna giovane, non riesci a
vedere quella anziana. Ma ora sai che ci sono
entrambe.
All’inizio potresti non aver creduto che una
donna giovane vi fosse nascosta, anche se ora lo
sai, perché prima hai visto la donna anziana.
Adesso sai che c’è una donna anziana anche se,
mentre vedi quella giovane, non puoi vedere
contemporaneamente quella anziana. E se diventi
consapevole di quella anziana, perderai di nuovo
di vista quella giovane. Non si possono vedere
entrambe contemporaneamente; puoi vederne
solo una per volta.
Lo stesso accade con lo sguardo introverso e
quello estroverso. Non puoi averli tutti e due allo
stesso tempo. Quando guardi una ciotola o un
altro oggetto, stai guardando in fuori: la
consapevolezza si muove all’esterno, il fiume
scorre all’esterno. Sei concentrato sulla ciotola.

176
Continua a fissarla. L’atto stesso del fissarla creerà
l’opportunità per andare all’interno. Gli occhi si
stancheranno; vorrebbero muoversi. Non trovando
nulla verso cui muoversi all’esterno,
improvvisamente il fiume si girerà. È l’ultima
possibilità che gli resta. Avrai forzato la tua
consapevolezza a ricadere dentro di sé. E quando
sei consapevole di te stesso, la ciotola non ci sarà
più, non riuscirai più a vederla.
Per questo motivo Shankara, o Nagarjuna,
dicono che il mondo intero è un’illusione. Lo
hanno conosciuto così. Quando si arriva a
conoscere se stessi, il mondo non esiste. In realtà,
il mondo non è un’illusione, esiste. Ma non è
possibile vedere entrambi i mondi
contemporaneamente: questo è il problema. Per
cui, quando Shankara entra in se stesso, quando
arriva a conoscere il suo Sé, quando diventa un
testimone, il mondo non esiste più. Quindi ha
ragione quando dice che è maya, un’illusione. La
sua esistenza è solo un’apparenza, in realtà non
esiste.
Sii consapevole di questo fenomeno. Quando
conosci il mondo, tu non sei. Vi sei nascosto e non
riesci a credere che tu sia nascosto dentro di esso.
Il mondo è troppo presente per te. E se cominci a
cercarti direttamente, sarà difficile. Lo sforzo
stesso diventerà un ostacolo. Per cui il tantra dice
di fissare lo sguardo da qualche parte in questo
mondo, su qualsiasi oggetto, e di non spostarti:
resta così. Questo stesso sforzo di fissità creerà la

177
possibilità che la consapevolezza inizi a scorrere
verso l’alto — o all’indietro. A quel punto
diventerai consapevole del tuo Sé.
Ma quando diventerai consapevole del tuo Sé,
la ciotola non ci sarà più. Continuerà a essere
presente, ma per te non ci sarà più. Per questo
Shankara dice che il mondo è un’illusione, perché
quando arrivi a conoscere il Sé esso non esiste
più. Scompare come fosse un sogno.
Ma anche Charwaka, Epicuro e Marx hanno
ragione. Dicono che il mondo è reale e il Sé è
falso; non si trova da nessuna parte. Dicono che la
scienza è reale. La scienza afferma che solo la
materia e gli oggetti esistono: il soggetto non
esiste. Hanno ragione perché i loro occhi sono
rivolti agli oggetti.
Uno scienziato è costantemente rivolto agli
oggetti. Si dimentica completamente del Sé. Sia
Shankara che Marx hanno ragione per un verso e
torto per un altro. Se la tua attenzione è fissata sul
mondo e il tuo sguardo è rivolto agli oggetti, il Sé
sembrerà un’illusione, come fosse un sogno. Se
stai guardando all’interno, il mondo diventerà un
sogno. Entrambi esistono davvero, ma non puoi
essere consapevole di tutti e due allo stesso
tempo: ecco il problema. E non si può fare nulla:
incontri la donna anziana oppure quella giovane;
una delle due deve diventare maya, un’illusione.
Questa tecnica si può usare facilmente. Ci
vorrà un po’ di tempo, ma non è difficile.
Una volta che conosci il mutamento di

178
consapevolezza, puoi farlo ovunque. Puoi farlo
semplicemente stando seduto in autobus o in
treno — ovunque. Non c’è bisogno di una ciotola o
di un oggetto particolare: puoi farlo con qualsiasi
cosa. Prendi una cosa qualunque, fissala, fissala e
fissala, poi improvvisamente volgiti all’interno… e
il treno scompare. Ovviamente quando ritorni dal
tuo viaggio interiore avrai fatto un po’ di strada,
ma il treno sarà scomparso. Da una stazione
arriverai direttamente a un’altra. Nel mezzo non
ci sarà alcun treno, solo un intervallo.
Ovviamente, il treno era presente, altrimenti come
avresti potuto arrivare all’altra stazione? Ma per
te non c’era più, per te non esisteva.
Coloro che riescono a praticare questa tecnica,
possono vivere nel mondo molto facilmente. In
qualsiasi istante possono far sparire qualcosa,
ricordalo. Non sopporti più tua moglie o tuo
marito: puoi farla o farlo sparire. Tua moglie ti sta
seduta di fianco… e non c’è più. È maya: è
scomparsa. Semplicemente fissandola e quindi
volgendo la consapevolezza all’interno, non è più
presente. È successo molte volte…
Mi ricordo Socrate. Sua moglie Santippe era
molto preoccupata per lui, qualsiasi moglie
sarebbe stata altrettanto ansiosa. Trovarsi un
Socrate come marito è una delle cose più difficili
da sopportare. Socrate va bene come insegnante,
non come marito.
Un giorno accadde questo… e da allora sua
moglie viene biasimata, sono passati duemila anni

179
e questa ingiustizia ancora continua… io
comunque non penso abbia fatto qualcosa di male:
Socrate era seduto o faceva qualcosa di simile —
gli annali non lo riportano, sto solo immaginando
— sua moglie arrivò con un vassoio e una teiera
per offrirgli il tè. Dovette aver pensato che lui non
ci fosse, per cui si dice che abbia rovesciato il tè
addosso a Socrate, sul suo viso. A quel punto lui
tornò improvvisamente in sé. Il volto gli rimase
ustionato per tutta la vita e per questo sua moglie
è stata biasimata moltissimo, ma nessuno sa cosa
stesse facendo Socrate, perché nessuna moglie
avrebbe agito così, di punto in bianco; non era
necessario.
Socrate deve aver fatto qualcosa, quel giorno
deve essere successo qualcosa che spinse
Santippe a rovesciargli il tè addosso. Lui doveva
essere in una trance interiore e il tè bollente deve
averlo riportato indietro. La consapevolezza tornò
indietro.
Io penso che le cose andarono così perché su
Socrate si tramandano molti avvenimenti simili.
Una volta sparì per due giorni; fu cercato
ovunque, tutta Atene andò in cerca di Socrate; ma
non fu trovato da nessuna parte. Alla fine fu
trovato fuori dalla città, lontano chilometri, in
piedi sotto un albero. Metà del suo corpo era
coperta di neve; stava nevicando e lui rischiava il
congelamento, là in piedi, con gli occhi aperti,
senza vedere nessuno.
Quando una folla si riunì attorno a lui,

180
guardarono nei suoi occhi e pensarono che fosse
già morto. I suoi occhi sembravano due pietre:
erano aperti, ma fissi, immobili, senza vedere
nessuno. Ascoltarono il suo cuore: batteva piano,
era vivo. Quindi dovettero dargli degli scossoni,
solo a quel punto tornò indietro e li guardò. Subito
gli fu chiesto: “Che giorno è?”. Non aveva alcuna
nozione di quelle quarantotto ore; per lui non
erano mai esistite. Non era stato in questo mondo
spazio-temporale.
Per cui gli chiesero: “Cosa stavi facendo?
Pensavamo fossi già morto. Quarantotto ore!”.
Egli rispose: “Stavo fissando le stelle ed è
successo che improvvisamente le stelle sono
sparite. Poi non so più nulla: a quel punto il
mondo intero è scomparso. Ma io sono rimasto in
uno stato di calma, estasi e tranquillità tali per cui
posso dire che, se questa fosse la morte, varrebbe
quanto migliaia di vite. Se questa fosse la morte,
io vorrei entrarci ancora e di nuovo”.
Può essere accaduto senza che lui lo sapesse,
perché Socrate non era uno yogin o un tantrico. A
livello conscio non era interessato ad alcuna
pratica spirituale; ma era un grande pensatore e
potrebbe essere accaduto per caso che,
guardando le stelle di notte, all’improvviso il suo
sguardo si sia rivolto all’interno. Puoi farlo anche
tu. E le stelle sono davvero uno degli oggetti
migliori.
Sdraiati a terra e osserva il cielo nero; quindi
concentrati su una stella. Fissati su di essa;

181
restringi la tua consapevolezza su una stella e
dimenticati delle altre. A poco a poco concentrati
e restringi il tuo sguardo. Le altre stelle
resteranno alla periferia; pian piano
cominceranno a sparire, e resterà un’unica stella.
A quel punto continua a fissarla, insisti. Arriverà
un momento in cui quella stella sparirà. E quando
quella stella sparisce, tu apparirai a te stesso.
La terza tecnica: “Osserva, come se fosse la
prima volta, una bellissima persona, oppure un
oggetto comune”.
Prima di tutto, vediamo alcuni punti
fondamentali, dopo potrai sperimentare questa
tecnica. Noi guardiamo ogni cosa con occhi
vecchi. Quando arrivi a casa tua, la vedi senza
guardarla. La conosci, non c’è bisogno di
guardarla. Ci sei entrato talmente tante volte
negli anni. Raggiungi la porta, giri la chiave, entri:
non c’è bisogno di guardare.
Questo processo continua meccanicamente, in
modo automatico, inconsciamente. Solo se
qualcosa andasse storto, se la tua chiave non
entrasse nella serratura, solo allora daresti
un’occhiata alla serratura. Se la chiave entra, non
dai mai un’occhiata alla serratura. A causa di
queste abitudini meccaniche, di questo ripetere
sempre la stessa cosa, smarrisci la capacità di
guardare; smarrisci la freschezza dello sguardo. In
realtà, perdi il senso della vista, ricordalo. Diventi
fondamentalmente cieco, perché gli occhi non

182
sono più necessari.
Ricorda l’ultima volta che hai guardato tua
moglie o tuo marito. Potrebbe essere stato anni fa.
Per quanti anni non vi siete guardati? Vi passate
accanto dandovi un’occhiata fugace, senza
guardare. Torna indietro e guarda tua moglie o
tuo marito come se fosse la prima volta. Perché?
Perché se stai guardando per la prima volta, i tuoi
occhi saranno colmi di freschezza. Diventeranno
vivi.
Stai camminando per una strada. Passa una
donna splendida. I tuoi occhi si fanno vivi, si
accendono. Una fiamma improvvisa li attraversa.
Questa donna potrebbe essere la moglie di
qualcuno; questo qualcuno potrebbe non
guardarla affatto; potrebbe essere diventato tanto
cieco quanto lo sei tu, quando vedi tua moglie.
Perché? La prima volta gli occhi sono necessari, la
seconda non così tanto, la terza non sono più
necessari. Dopo poche ripetizioni diventi cieco.
Noi viviamo ciecamente.
Sii consapevole. Quando incontri i tuoi
bambini, li stai guardando? No, non li guardi
affatto. Questa abitudine uccide gli occhi; gli occhi
si annoiano. Tutto è sempre, costantemente
vecchio, anche se in realtà non c’è mai nulla di
vecchio. È solo la tua abitudine che ti fa sentire
così. Tua moglie non è la stessa di ieri; non può
esserlo. Altrimenti sarebbe un miracolo. Nulla può
restare uguale momento dopo momento. La vita è
un flusso; tutto scorre, nulla resta identico a se

183
stesso.
Non si ripeterà mai la stessa alba. Anche il sole
non è mai lo stesso: ogni giorno è nuovo, si
verificano in continuazione cambiamenti
sostanziali. Né il cielo sarà mai lo stesso: questa
mattina non si ripeterà mai più. E ogni mattina ha
la propria individualità, ogni cielo ha i suoi colori,
il cui schema non si ripeterà mai. Ma tu vivi come
se tutto fosse esattamente lo stesso di sempre.
Si dice che non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
La realtà è che non c’è nulla di vecchio sotto il
sole! Solo gli occhi invecchiano, abituati come
sono alle cose; in quel caso nulla è nuovo. Per i
bambini tutto è nuovo: per questo si fanno
eccitare da tutto. Perfino una pietra colorata su
una spiaggia li entusiasma terribilmente. Tu non ti
ecciteresti nemmeno se Dio in persona venisse a
casa tua. Diresti: “Lo conosco, ho letto qualcosa
su di lui”. I bambini sono così eccitati perché i
loro occhi sono freschi e nuovi, per loro tutto è un
mondo nuovo, una nuova dimensione.
Osserva gli occhi di un bambino, la loro
freschezza, la loro radiosa vitalità, la loro vivacità.
Assomigliano a uno specchio, silenzioso ma
penetrante: solo occhi simili possono raggiungere
le profondità del mondo interiore.
Questa tecnica dice: “Osserva, come se fosse la
prima volta, una bellissima persona, oppure un
oggetto comune”. Qualsiasi cosa andrà bene:
osserva le tue scarpe. Le hai usate per anni, ma

184
guardale come se fosse la prima volta e nota la
differenza: all’improvviso la qualità della tua
consapevolezza cambierà.
Mi chiedo se hai mai visto il quadro in cui Van
Gogh ha dipinto la sua scarpa. È una cosa rara: è
solo una vecchia scarpa, stanca e triste, come se
stesse per finire i suoi giorni. Non è altro che una
vecchia scarpa, ma guardala, sentila, e ti
accorgerai che vita lunga e noiosa questa scarpa
deve aver avuto. È così triste, chiede solo di non
vivere più, è esausta, non ha più energie; è solo
qualcosa di vecchio e decrepito, una vecchia
scarpa. È uno dei quadri più originali che
esistano. Ma come ha fatto Van Gogh a
concepirlo?
Tu possiedi scarpe anche più vecchie, più
stanche, più tristi, più depresse, più senza vita, ma
non le hai mai guardate; non hai mai fatto caso a
come le hai trattate, a cosa ne hai fatto. Possono
raccontare tutta la tua vita perché sono le tue
scarpe. Sono in grado di dire tutto di te. Se
potessero scrivere, scriverebbero un’autentica
biografia della persona con cui hanno vissuto,
narrandone tutti gli stati d’animo e le espressioni.
Quando il loro proprietario era innamorato si
comportava in un certo modo con loro, le sue
scarpe; quando era arrabbiato si comportava in un
altro. Ciò non riguardava in nessun modo le
scarpe, ma tutto lasciava un segno.
Se osservi il quadro di Van Gogh, riuscirai a
capire ciò che egli è riuscito a vedere nelle

185
proprie scarpe. Lì dentro c’era tutto, l’intera
biografia della persona che le stava usando. Ma
come fece a vederla? Per essere un pittore,
bisogna ricominciare ad avere lo sguardo di un
bambino, la sua freschezza. Egli è in grado di
vedere tutto, anche le cose più ordinarie. Ha la
facoltà di vedere!
Cézanne dipinse una sedia, una sedia
comunissima, e tu potresti perfino chiederti
perché mai si debba dipingere una sedia. Non è
affatto necessario. Tuttavia egli lavorò a quel
quadro per mesi. Forse tu avresti potuto guardarla
per un istante, mentre lui ci lavorò per mesi,
poiché era in grado di vederla. Una sedia ha la
sua anima, la sua storia, i suoi momenti di
tristezza e di felicità. Ha vissuto! È passata
attraverso una vita! Ha le proprie esperienze, i
ricordi. Il quadro di Cézanne li svela tutti. Ma tu
guardi mai veramente la tua sedia? Nessuno la
guarda sul serio, nessuno la sente veramente.
Qualsiasi oggetto andrà bene. Questa tecnica
serve solo per rinnovare i tuoi occhi, renderli così
freschi, vivi, radianti e vitali in modo che possano
muoversi all’interno e vedere il tuo Sé interiore.
Prova a vedere come se fosse la prima volta.
Poniti l’obiettivo di vedere tutto come se fosse la
prima volta e ogni tanto, all’improvviso, sarai
sorpreso di scorgere quale mondo meraviglioso ti
sei lasciato sfuggire. Diventa improvvisamente
consapevole e guarda tua moglie come se fosse la
prima volta. Non c’è da meravigliarsi se tornerai a

186
sentire lo stesso amore che hai sentito la prima
volta, lo stesso flusso di energia, la stessa
attrazione al suo massimo grado.
Osserva come se fosse la prima volta una
bellissima persona o un oggetto comune. Cosa
accadrà? Riacquisterai la vista. Tu sei cieco. Ora
come ora, così come sei, sei cieco, e questa cecità
è più fatale di quella fisica, perché hai gli occhi e
tuttavia non puoi vedere.
Gesù ripete spesso: “Chi ha occhi per vedere,
veda. Chi ha orecchie per ascoltare, ascolti”.
Sembra stesse parlando a uomini ciechi o sordi. E
lo ripete continuamente. Chi era Gesù, il direttore
di qualche istituto per ciechi? Continua a ripetere:
“Se hai gli occhi, guarda”. Di certo parlava a
uomini comuni, dotati della vista. Ma perché
questa insistenza su “Se hai gli occhi, guarda”?
Sta parlando degli occhi che questa tecnica può
darti.
Guarda ogni cosa che ti passa accanto come se
fosse la prima volta. Fanne una pratica costante.
Tocca tutto come se fosse la prima volta. Cosa
accadrà? Se riesci a farlo, ti sarai liberato del
passato, del suo peso, del suo radicamento, della
sua sporcizia, delle esperienze accumulate.
Esci dal passato a ogni istante. Non
permettergli di entrare in te. Non trascinartelo
dietro. Abbandonalo. Guarda tutto come se fosse
la prima volta. È un’ottima tecnica per aiutarti a
liberarti del passato. A quel punto sarai sempre
nel presente. A poco a poco, comincerai a sentire

187
un’affinità con il presente. Allora tutto sarà nuovo.
Allora potrai capire il detto di Eraclito, secondo
cui non puoi entrare due volte nello stesso fiume.
Non puoi vedere la stessa persona due volte
perché nulla è immobile. Tutto è simile a un
fiume, che scorre, scorre e scorre. Se ti sei
liberato del passato e possiedi lo sguardo in grado
di vedere il presente, entrerai nell’Esistenza. E
questo ingresso avrà due facce: entrerai nello
spirito di ogni cosa, ed entrerai anche in te stesso
perché il presente è la soglia. Tutte le
meditazioni, in un modo o nell’altro, tentano di
portarti a vivere nel presente. Questa tecnica è
una delle più facili e belle e la puoi provare senza
alcun pericolo.
Se il tuo sguardo è fresco, anche quando passi
lungo la stessa strada per l’ennesima volta, la
strada sarà nuova. Se incontri lo stesso amico di
sempre come se fosse uno sconosciuto o guardi
tua moglie come la guardavi la prima volta,
quando era una sconosciuta, potresti realmente
dire che lei o lui non siano davvero degli
sconosciuti? Potresti aver vissuto per venti, trenta
o quarant’anni con tua moglie, ma puoi dire di
conoscerla? Lei è ancora una sconosciuta: siete
due sconosciuti che convivono. Conoscete le
vostre abitudini superficiali, le relazioni esterne,
ma il centro più intimo e profondo dell’essere è
ancora sconosciuto, impenetrato.
Osserva di nuovo con freschezza, come se fosse
la prima volta, e tornerai a vedere la stessa

188
persona sconosciuta. Niente, niente, è
invecchiato; tutto è nuovo. Questo renderà il tuo
sguardo fresco. I tuoi occhi diventeranno
innocenti e quegli occhi innocenti sono in grado di
vedere. Quegli occhi innocenti sono in grado di
entrare nel mondo interiore.

189
Capitolo sesto
IL TERZO OCCHIO E I SUOI
POTERI
DOMANDE:

1
In che modo le tecniche basate
sull’osservazione coinvolgono il terzo occhio?
2
Perché le persone coinvolte nelle scienze
psichiche hanno occhi nervosi e spaventati?
3
Perché arrestare i movimenti degli occhi crea
tensione psichica?

La prima domanda: “Spiega la relazione che


intercorre tra i due occhi e il terzo occhio. In che
modo le tecniche basate sull’osservazione
coinvolgono il terzo occhio?”.
Innanzitutto, vanno compresi due punti: primo,
l’energia del terzo occhio è esattamente la stessa
che si muove nei due occhi normali. È la stessa,
solo che comincia a muoversi in un nuovo centro.

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Il terzo occhio è già presente, ma non funziona, né
può vedere se i due occhi normali non smettono di
farlo.
In esso si deve muovere la stessa energia.
Quando l’energia non si muove nei due occhi si
può muovere nel terzo e quando si muove nel
terzo i due occhi normali diventano ciechi.
Continueranno a essere presenti, ma non sarai più
in grado di vedere tramite loro. L’energia che vede
attraverso di loro non ci sarà più; si muoverà
attraverso un nuovo centro. Quel centro si trova
tra questi due occhi. È già lì, pronto a funzionare
in qualsiasi istante, ma ha bisogno di energia, e
questa energia è la stessa, deve solo cambiare
direzione.
Secondo, quando guardi attraverso i due occhi,
guardi attraverso il corpo fisico. Il terzo occhio
non fa parte propriamente del corpo fisico. Fa
parte del secondo corpo, il corpo nascosto, sottile,
il sukshma sharir. Esiste un punto corrispondente
nel corpo fisico, ma non ne fa parte. Per questo
motivo la psicologia non riesce a credere che
esista un terzo occhio o qualcosa del genere,
poiché il cranio può essere analizzato, sezionato,
passato ai raggi X e non esiste alcun punto, alcuna
entità fisica, che si possa dire sia il terzo occhio. Il
terzo occhio fa parte del corpo sottile, il sukshma
sharir.
Quando muori, muore il tuo corpo fisico, ma il
sukshma sharir, il tuo corpo sottile, si sposta con
te e nasce un’altra volta. A meno che il corpo

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sottile non muoia, non potrai mai liberarti del
ciclo delle nascite e delle morti, delle rinascite e
delle “ri-morti”. Il ciclo continuerà.
Il terzo occhio appartiene al corpo sottile.
Quando l’energia si muove attraverso il corpo
fisico, usi il corpo fisico per vedere. Per questo
con i due occhi fisici non puoi vedere altro che ciò
che è fisico, materiale. I due occhi sono fisici;
attraverso di loro non puoi vedere altro che ciò
che è fisico.
Solo con il terzo occhio funzionante puoi
entrare in una dimensione differente. A quel punto
potrai vedere cose che sono invisibili agli occhi
fisici, ma che diventano visibili agli occhi sottili. A
quel punto, con il terzo occhio funzionante, se
guardi una persona, vedrai la sua anima, il suo
spirito, non il suo corpo, così come attraverso gli
occhi fisici vedi il corpo fisico, ma non puoi vedere
l’anima. Lo stesso accade quando guardi
attraverso il terzo occhio: guardi e il corpo fisico
non c’è più, esiste solo colui che risiede in esso.
Ricorda questi due punti. Primo, chi si muove è
la stessa energia, che dagli occhi fisici deve
essere deviata nel terzo occhio. Secondo, il terzo
occhio non fa parte del corpo fisico, ma del corpo
sottile, il secondo corpo, quello interiore. Poiché è
parte del corpo sottile, se riesci a vedere
attraverso esso vedi il mondo sottile. Se qui,
accanto a te, fosse seduto un fantasma non
potresti vederlo, ma se il terzo occhio funzionasse
lo vedresti, perché ciò che è sottile può essere

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visto solo attraverso l’occhio sottile.
In che modo il terzo occhio viene coinvolto
nelle tecniche dell’osservazione? In modo
profondo. In realtà queste tecniche servono ad
aprire il terzo occhio. Se i tuoi occhi fisici sono
completamente fermi, immobili come pietre,
senza più alcun movimento, l’energia smette di
attraversarli. Se impedisci loro di muoversi,
l’energia non vi fluisce più. Gli occhi si muovono
perché vi scorre energia. Le loro vibrazioni, i loro
movimenti sono dovuti all’energia. Se l’energia
non si muove più, i tuoi occhi diventano
esattamente come quelli di un morto, due pietre.
Guardando un punto, fissandolo senza
permettere ai tuoi occhi di spostarsi
minimamente, acquisirai l’immobilità.
All’improvviso l’energia che si muoveva attraverso
gli occhi fisici non si muove più. E l’energia si
deve muovere, non può restare ferma: gli occhi
possono essere immobili, l’energia no. Se
all’improvviso gli occhi chiudono la porta
all’energia, essa non riuscirà più a muoversi
attraverso loro e proverà a cercarsi un’altra
strada. Il terzo occhio è il punto più vicino,
essendo proprio tra le due ciglia, un centimetro
più in dentro. È un punto vicinissimo, il più
immediato.
Se l’energia abbandona gli occhi, la prima cosa
che può succedere è che vada al terzo occhio e gli
scorra attraverso. È come se l’acqua scorresse e
tu tappassi un buco: l’acqua ne troverà un altro, il

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più vicino, quello che richiede il minimo sforzo. Lo
troverà automaticamente, non è necessario fare
nulla di specifico. Rispetto agli occhi fisici, devi
semplicemente impedire che l’energia si muova
attraverso loro ed essa troverà la propria strada,
muovendosi attraverso il terzo occhio.
In questo modo si aprirà per te un mondo
differente. Comincerai a vedere cose che non hai
mai visto, a percepire cose che non hai mai
percepito, a sentire odori che non hai mai sentito.
Un mondo nuovo, un mondo sottile, comincerà a
funzionare. Esiste già. Il terzo occhio esiste già; il
mondo sottile esiste già. Esistono entrambi, ma
non sono rivelati.
Allorché funzioni in quella dimensione, molte
cose ti diventeranno manifeste. Ad esempio, se
una persona sta per morire e il tuo terzo occhio è
attivo, sarai immediatamente consapevole della
sua morte imminente. Nessuna analisi o diagnosi
fisica può prevedere con certezza la morte di una
persona. Al massimo, possiamo parlare di
probabilità. Possiamo dire che una persona forse
morirà, ma sempre usando un condizionale: “Se la
situazione resta quella attuale, la persona può
morire; se si può fare qualcosa, forse non morirà”.
Una diagnosi medica non può avere certezze
sulla morte. Come mai? Tanto progresso e ancora
tanta incertezza sulla morte! In realtà, la scienza
medica sta provando a dedurre la morte sulla base
di sintomi fisici, ma la morte è un fenomeno
sottile, non fisico. È un fenomeno invisibile, di

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un’altra dimensione. Ma se il terzo occhio
funziona, sentirai improvvisamente se una
persona sta per morire. Come mai? La morte ha
un impatto. Se stai per morire, la morte avrà già
steso su di te la sua ombra e il terzo occhio può
avvertirla in qualsiasi momento.
Quando nasce un bambino, coloro che hanno
fatto pratica in profondità nell’uso del terzo occhio
sono in grado di stabilire già allora la data della
sua morte. Ma in quel caso si tratta di un’ombra
sottilissima. Se una persona morirà nel giro di sei
mesi, chiunque abbia il terzo occhio minimamente
funzionante potrà vederlo. L’ombra si fa più scura.
Certo, intorno alla persona si crea un’ombra scura
che può essere avvertita, ma non con i due occhi
normali.
Con il terzo occhio, cominci a vedere le aure.
Nessuno potrà più ingannarti, perché qualsiasi
cosa dica chi ti sta di fronte, se non corrisponde
alla sua aura apparirà senza senso. Potrebbe dire
di essere una persona che non si arrabbia mai, ma
la sua aura rossa rivelerà che è piena di rabbia.
Non può barare con la sua aura, perché ne è del
tutto inconsapevole. Dall’aura è possibile
giudicare se ciò che dice sia vero o falso. Con il
terzo occhio cominci vedere le radiazioni, le aure.
Anticamente era così che avveniva
l’iniziazione. Se l’aura non era quella giusta, il
Maestro avrebbe aspettato, perché il punto non
era esaudire il desiderio di venire iniziati. Ciò non
era sufficiente, se l’aura indicava che non si era

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pronti. Per cui il discepolo doveva aspettare finché
l’aura andasse bene. Il desiderio di essere iniziati
non ha importanza, è futile. E a volte si è dovuto
aspettare vite intere!
Ad esempio, il Buddha ha resistito alla
tentazione di iniziare le donne per molti anni.
Nonostante tutte le pressioni, continuava a fare
resistenza. Alla fine acconsentì a iniziare le donne,
ma nel farlo disse: “Adesso la mia religione non
durerà più di cinquecento anni; sono sceso a un
compromesso. Ho iniziato le donne perché mi
avete forzato”.
Per quale motivo non concedeva l’iniziazione
alle donne? Un motivo fondamentale è questo:
nell’uomo l’energia sessuale può essere regolata
con grande facilità. Un uomo può diventare casto
molto facilmente. Per una donna è difficile perché
le mestruazioni sono un fenomeno regolare,
inconscio, incontrollabile, non volontario.
L’eiaculazione del seme può essere controllata, le
mestruazioni no. Oppure, se si prova a
controllarle, si avranno effetti deleteri sul corpo.
Quando una donna entra nella fase mestruale,
la sua aura cambia completamente. Diventa
sessuale, aggressiva, depressa. Tutto ciò che è
negativo circonda la donna ogni mese. Solo per
questo il Buddha non era pronto a iniziare le
donne. Diceva che era difficile perché ogni mese
le mestruazioni ritornano periodicamente, è un
circolo e volontariamente non era possibile fare
nulla. Qualcosa si può fare, ma era difficile farlo ai

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tempi del Buddha. Adesso è possibile.
Mahavira ha completamente negato la
possibilità che una donna possa ottenere la
liberazione con il corpo di una donna. Disse che
una donna deve prima rinascere come uomo, solo
a quel punto può raggiungere la Liberazione. Per
cui tutti gli sforzi di una donna dovrebbero essere
indirizzati a rinascere come uomo. Come mai? Era
un problema di aura.
Se dai l’iniziazione a una donna, ogni mese
ricadrà in basso e ogni sforzo andrà perduto. Non
era discriminazione o un giudizio sulla parità
dell’uomo e della donna; non era questo il punto.
Per Mahavira il punto era questo: come aiutare le
donne? Trovò una via più facile: aiutarle a
rinascere come uomini. Questo era più facile.
Significava che una donna doveva aspettare
un’altra vita e ogni sforzo andava indirizzato verso
l’obiettivo di rinascere in un corpo maschile.
Questo a Mahavira sembrò più semplice che dare
l’iniziazione a una donna, poiché ogni mese
sarebbe ricaduta nel suo stato originario e ogni
sforzo sarebbe andato perduto. Ma in questi
duemila anni si è fatto molto. Il tantra in
particolare ha fatto molto.
Il tantra ha trovato altre porte ed è l’unico
sistema al mondo che non fa differenza tra uomo e
donna. Anzi, al contrario, sostiene che una donna
può più facilmente ottenere la Liberazione e per
la stessa ragione, solo vista dalla direzione
opposta. Il tantra dice che, poiché il corpo di una

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donna è regolato periodicamente, la donna può
distaccarsi più facilmente dal suo corpo di quanto
non possa fare l’uomo. L’uomo può controllare il
suo sesso più facilmente poiché la sua mente è più
coinvolta nel corpo.
La mente della donna non è così coinvolta nel
corpo. Il suo corpo funziona come un automa, a un
livello differente, e la donna non ci può fare nulla.
Assomiglia a un meccanismo automatico che
continua a funzionare da solo. Il tantra dice che
proprio per questo la donna può distaccarsi con
più facilità dal corpo. E se questa separazione,
questa distanza diventa possibile, non esiste alcun
problema. Non esiste alcun problema!
È qualcosa di veramente paradossale: se una
donna decide di essere casta e di separarsi dal suo
corpo, può conservare la sua purezza con più
facilità di un uomo. Una volta che la separazione è
avvenuta, può dimenticarsi completamente del
corpo. L’uomo può distaccarsi dal corpo e
controllarlo con grande facilità, ma la sua mente
ne è più assorbita. Per questo può controllarlo, ma
dovrà esercitare questo controllo ogni giorno, in
continuazione. E poiché il sesso femminile è
passivo, è molto facile per una donna rilassarsi
sessualmente. Il sesso maschile è attivo. Per
l’uomo è facile controllarlo, ma è difficile
rilassarsi.
Dunque, il tantra ha sperimentato moltissime
strade ed è l’unico sistema ad affermare che non
esiste differenza: anche una struttura femminile

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può essere usata. Il tantra è l’unico sentiero che
concede alla donna lo stesso status. Altrimenti,
tutte le religioni, qualunque cosa dicano, in
profondità pensano che le donne siano inferiori. Il
cristianesimo, il giainismo, il buddismo, l’Islam,
tutte le religioni in profondità considerano la
donna inferiore, per via dell’aura che si forma
ogni mese durante le mestruazioni e che viene
diagnosticata tramite il terzo occhio.
Con il terzo occhio acquisti la capacità di
vedere cose che non sono visibili agli occhi
normali, ma che esistono. Tutte le tecniche basate
sull’osservazione coinvolgono il terzo occhio,
poiché vedere implica una certa energia in
movimento verso il mondo esterno. Se questa
energia viene improvvisamente bloccata, troverà
un’altra strada lungo la quale fluire e il terzo
occhio è proprio lì accanto.
In Tibet esistevano perfino operazioni
chirurgiche per il terzo occhio. Qualche volta
accade che il tuo terzo occhio sia bloccato perché
non lo usi da millenni. Può essersi ostruito! Se il
terzo occhio è ostruito e impedisci agli occhi di
muoversi, proverai un certo disagio, perché
l’energia presente non sa più dove muoversi. In
Tibet hanno inventato operazioni specifiche, per
sbloccare il passaggio. Può essere fatto e se non
viene fatto, possono accadere molte cose.
Proprio due o tre giorni fa, è venuta da me una
sannyasin — che adesso è presente — dicendomi
di sentire molto caldo al terzo occhio. Non si

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trattava solo di una sensazione: la pelle si era
bruciata come se davvero fosse stata ustionata
dall’esterno. La sensazione era interiore, ma la
pelle era rimasta completamente bruciata. La
sannyasin era spaventata. Cos’era successo? Il
calore dava una sensazione piacevole, come se
qualcosa si stesse sciogliendo. Stava succedendo
qualcosa; perfino il corpo fisico ne era rimasto
coinvolto, come se una fiamma vera l’avesse
bruciato.
Il motivo? Il terzo occhio aveva cominciato a
funzionare, e dopo vite intere, durante le quali era
rimasto freddo e senza energia, quest’ultima
aveva cominciato a scorrergli attraverso. Quando
l’energia si muove per la prima volta, si sviluppa
calore. Quando si muove per la prima volta nel
terzo occhio, si ha la sensazione di essere bruciati.
E poiché il passaggio deve essere creato e aperto
a forza, l’energia può assomigliare a un fuoco. È
energia concentrata che martella sul terzo occhio.
In India mettiamo della pasta di sandalo o altre
cose, ad esempio del burro fuso, sul terzo occhio.
Chiamiamo questo segno tilak. Si mette
esattamente sopra il terzo occhio per dare un po’
di fresco. Così, se dall’interno arriva calore, la
pelle non si dovrebbe bruciare. E possono
accadere altre cose, oltre alle ustioni della pelle;
talvolta appaiono perfino dei fori nel cranio.
Stavo leggendo uno dei libri più profondi che
esistano sui grandi misteri che accompagnano
l’esistenza dell’uomo sulla terra. Da sempre

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esistono ipotesi secondo le quali l’uomo proviene
da qualche stella, poiché non sembra possibile che
si sia sviluppato improvvisamente sulla terra.
Sembra impossibile che discenda veramente da
un babbuino o da uno scimpanzé, perché non
esistono anelli che li colleghino. Se l’uomo si fosse
sviluppato veramente dallo scimpanzé, dovrebbe
esistere un anello tra loro, ma nulla del genere
esiste. Con tutti i dati e le scoperte fatte, non
abbiamo ancora trovato un solo frammento di
scheletro, come un teschio o altre ossa, che ci
permetta di stabilire un collegamento tra l’uomo e
lo scimpanzé.
L’evoluzione implica dei passi. Uno scimpanzé
non può diventare all’improvviso un uomo. Ci
devono essere degli stati intermedi, ma non ne
esiste prova alcuna, per cui la teoria di Darwin
resta un’ipotesi. Manca un anello della catena.
Pertanto sono sempre esistite ipotesi
fantascientifiche, secondo cui l’uomo è apparso
all’improvviso sulla terra. È stato rinvenuto il
cranio di un uomo di centomila anni fa che,
confrontato con gli altri crani, non manca di nulla.
È lo stesso cranio, con la stessa struttura. In
realtà, per ciò che riguarda la struttura della
mente, non è avvenuta alcuna evoluzione; non ci
siamo affatto evoluti.
Per cui sembra che l’uomo sia apparso
improvvisamente sulla terra. Deve essere venuto
da qualche altro pianeta. Ad esempio, adesso
viaggiamo nello spazio e se trovassimo qualche

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pianeta sul quale valga la pena vivere, lo
popoleremmo: in quel caso l’uomo farà
improvvisamente la sua comparsa su quel pianeta.
Stavo leggendo un libro su un’ipotesi simile, e
l’autore ha trovato molti elementi per avvalorarla.
Uno ve lo vorrei riferire perché si collega al
nostro discorso sugli occhi: egli ha rinvenuto due
teschi, uno in Messico e uno in Tibet, che
presentano dei fori al terzo occhio. Quei fori
possono essere stati fatti solo da una pallottola;
ma i teschi hanno da un milione a un milione e
mezzo di anni. Se i fori fossero stati fatti da una
freccia, non potrebbero essere rotondi. Sono
troppo rotondi per essere il prodotto di una
freccia. Solo un proiettile poteva provocare un
foro del genere, per cui l’autore vuole dimostrare,
partendo da questo, che i proiettili esistevano già
un milione di anni fa. Altrimenti come sono stati
uccisi questi uomini?
Ma questo in realtà non prova nulla sui
proiettili. Ogni volta che il terzo occhio è
completamente ostruito e l’energia si muove
improvvisamente, appare questo foro. L’energia è
come un proiettile che arriva dall’interno. È un
fuoco concentrato che apre un foro. Quei due
crani con un foro non dimostrano affatto che
quegli uomini siano stati uccisi da un proiettile,
ma semplicemente che siamo in presenza di un
fenomeno del terzo occhio, causato dalla sua
totale ostruzione: l’energia si era concentrata
perché gli occhi erano stati fermati

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completamente; non riusciva a muoversi e si è
trasformata in fuoco, esplodendo. Proprio perché
non si verificassero incidenti del genere, in Tibet
hanno scoperto e inventato metodi per aprire un
foro e facilitare il cammino dell’energia.
Quindi, ogni volta che pratichi queste tecniche
basate sull’osservazione, ricordati che, se hai la
sensazione di scottarti, non devi aver paura. Ma
qualora tu sentissi che l’energia si è trasformata
in un grande fuoco, simile a un vero e proprio
proiettile che vuole penetrare il cranio, fermati e
vieni subito da me. Non andare oltre. Se hai la
sensazione che un proiettile vuole perforare il
cranio, fermati. Apri gli occhi e muovili il più
possibile. La sensazione sparirà d’acchito, perché
l’energia si sarà mossa attraverso gli occhi. E non
proseguire oltre con queste tecniche, se io non ti
dico qualcosa, perché a volte è successo che il
cranio si spaccasse.
Non ci sarebbe nulla di sbagliato se anche
accadesse. Anche se uno morisse non ci sarebbe
nulla di male, perché si è raggiunto qualcosa che
va oltre la morte. Ma per sicurezza, arrestati ogni
volta che senti che sta succedendo qualcosa di
sbagliato — e fallo con tutti i metodi, non solo con
questo. Con ogni metodo, se hai la sensazione che
potrebbe accadere qualcosa di sbagliato, fermati.
In questo momento in India vengono insegnati
molti metodi e tantissimi ricercatori soffrono
inutilmente, perché coloro che insegnano non
sono affatto consapevoli dei rischi che si possono

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correre. I loro seguaci li seguono alla cieca,
perché non sanno affatto dove stanno andando e
cosa stanno facendo.
È per questo che parlo di queste centododici
tecniche di meditazione: per rendervi consapevoli
di tutti i metodi, i rischi e le possibilità, in modo
che ciascuno di voi possa trovare quello che gli si
adatta meglio. A quel punto se vai avanti con un
metodo, sarai pienamente consapevole di cosa
può succedere, di cosa devi essere cosciente e, se
qualcosa dovesse succedere, come devi
comportarti.
La seconda domanda: “Si è osservato che
coloro che praticano le scienze psichiche hanno
occhi nervosi e spaventati. Spiega cosa indica
questo fenomeno e come vincerlo”.
Coloro che praticano l’ipnotismo, il
mesmerismo, il magnetismo e cose del genere
avranno ovviamente occhi molto tesi, poiché
stanno provando a forzare tutta la loro energia a
muoversi attraverso gli occhi. Portano tutta la loro
energia vicino agli occhi solo per influenzare,
impressionare o dominare qualcuno. I loro occhi si
faranno tesi perché in essi affluirà più energia di
quanta ne possano sopportare; diventeranno rossi
e se li guardi proverai un improvviso brivido,
perché stanno usando i loro occhi in modo molto
manipolativo. Se ti guardano, stanno mandando la
loro energia per dominarti. E tramite gli occhi è

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molto facile dominare.
Così è stato per Rasputin, che prima di Lenin
ha dominato la Russia semplicemente usando gli
occhi. Era un semplice contadino, incolto, ma con
occhi molto magnetici. E imparò a usarli. Quando
ti guardava, ti dimenticavi di te stesso e in quel
momento poteva mandarti per via telepatica
qualsiasi suggestione; tu avresti obbedito. In
questo modo dominò lo Zar e la Zarina, la famiglia
reale e, attraverso di loro, tutta la Russia. Nulla
poteva essere fatto senza la sua volontà.
Anche tu puoi avere occhi simili; non è difficile.
Devi solo imparare a portare tutta l’energia del
tuo corpo ai tuoi occhi. Quando ne saranno pieni,
se guarderai qualcuno, la tua energia comincerà a
fluire verso di lui, avvolgendo quella persona,
penetrando la sua mente e in quello stordimento il
suo pensiero cesserà. Non si tratta di qualcosa di
raro che avviene solo tra gli uomini. Accade in
tutto il regno animale. Molti animali non fanno
altro che guardare negli occhi la loro preda e, se
questa li guarda a sua volta, per lei è finita: gli
occhi rimangono catturati e lei non può più
muoversi né scappare.
I cacciatori lo sanno bene, e poiché danno la
caccia agli animali di notte, sviluppano occhi
molto potenti. Ladri e cacciatori accumulano poco
a poco sempre più energia negli occhi a causa del
loro lavoro.
Davanti a un cacciatore compare
improvvisamente un leone, ma lui non ha armi e

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non può fare nulla. Questo è ciò che si è sempre
fatto in un caso del genere: il cacciatore guarda
fisso negli occhi del leone e tutto dipenderà da chi
ha occhi più magnetici. Se il leone è meno
magnetico e il cacciatore riesce a portare tutta la
sua energia agli occhi — ed è facile: con la vita in
pericolo si riesce a fare tutto; di fronte alla morte
il cacciatore gioca il tutto per tutto —, se il
cacciatore riesce a scordarsi tutto il resto per
fissare il leone, se riesce a diventare
completamente il suo sguardo, tutta la sua
energia fluirà dai suoi occhi e il leone scapperà,
tremante di paura.
Puoi far fluire tutta la tua energia dagli occhi,
ma facendolo gli occhi diventeranno tesi: non
riuscirai più a dormire e a rilassarti. Per questo
tutti coloro che tentano di dominare gli altri sono
agitati. Se osservi il loro viso, gli occhi sono vivi,
ma il volto è morto. Osserva un ipnotista: gli occhi
saranno vivissimi, ma la faccia sarà morta, poiché
gli occhi succhiano tutta la sua energia e nulla
rimane per il resto.
Non agire così, perché è inutile dominare
qualcuno. La sola cosa utile è dominare se stessi.
L’altro è uno spreco di energia; in questo modo
non si realizza alcunché, se non la sensazione
egoica di poter dominare. E questo è diabolico, è
magia nera. La differenza tra magia nera e magia
bianca è questa: con la magia nera sprechi la tua
energia per dominare gli altri. Con la magia
bianca usi gli stessi metodi e la stessa energia, ma

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per dominare la tua vita e diventare un Maestro di
te stesso.
Ricorda, esistono fenomeni simili. Se un
Buddha si muovesse in mezzo a voi, ne sareste
dominati, sebbene non vi stia affatto dominando.
Anche se non sta cercando di dominarvi, ne sarete
dominati perché è un Maestro di se stesso. Ed è
un Maestro così potente, che chiunque passi
vicino a lui ne diventerà schiavo. Ma da parte sua
non esiste uno sforzo consapevole per farlo. Anzi,
al contrario, egli insisterà ripetutamente: “Devi
essere Maestro di te stesso”, ricordalo.
Il Buddha insiste perché sa che chiunque gli si
avvicini diventerà uno schiavo. Anche se non fa
nulla, né prova a dominare nessuno, sa che questo
accade. Le sue ultime parole prima di morire
furono: “Sii una luce a te stesso”. Stava morendo e
Ananda, proprio il giorno prima della sua vera
morte, gli chiese: “Quando tu non ci sarai più,
cosa dovremo fare?”. Ed egli rispose: “È bene che
io non ci sia più, così che voi possiate essere
Maestri di voi stessi. Siate una luce a voi stessi.
Scordatevi di me. È bene, poiché quando io non ci
sarò più, voi sarete liberi dal mio dominio”.
Coloro che cercano di dominarti proveranno in
tutti i modi a renderti schiavo. Questo è diabolico,
satanico. Coloro che diventano Maestri di se stessi
ti aiuteranno a diventare un Maestro e proveranno
in ogni modo a eliminare la loro influenza. Può
essere fatto in molti modi.
Ad esempio, vi racconterò un episodio accaduto

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di recente. Ouspensky, il principale discepolo di
Gurdjieff, aveva lavorato con Gurdjieff per dieci
anni. Era molto difficile lavorare con Gurdjieff,
poiché era un uomo di enorme magnetismo.
Chiunque si avvicinasse a lui ne veniva attratto.
Con persone simili, vieni attratto o ti spaventi e
ne diventi un fermo antagonista. Sei a favore o sei
contro; non puoi restare indifferente. E
l’opposizione è solo una misura di sicurezza. Se ti
avvicini a una persona magnetica, ne diventi uno
schiavo o un nemico, solo per proteggerti.
Ouspensky andò da Gurdjieff, rimase con lui,
lavorò con lui, senza che venisse rivelata alcuna
conoscenza teorica: era un uomo d’azione; forniva
tecniche e bisognava lavorare. In questo modo
Ouspensky raggiunse una certa cristallizzazione,
fu trasformato, divenne un uomo integro. Non era
ancora completamente illuminato, ma non era
nemmeno profondamente addormentato come voi.
Stava in mezzo, proprio sul limite.
Quando hai la sensazione che la mattina si
avvicini e cominci a sentire i rumori che indicano
che l’alba è prossima, stai dormendo, ma non del
tutto. Il sonno si sta per dissolvere. Non sei ancora
sveglio e potresti cadere di nuovo nel sonno. Sei
prossimo alla superficie, ti stai risvegliando.
Quando Ouspensky era vicinissimo al risveglio,
si aspettava di ricevere più aiuto da Gurdjieff,
perché quello era il momento. Ma
improvvisamente Gurdjieff cominciò a comportarsi
in modo così strano che Ouspensky dovette

208
lasciarlo. Iniziò a fare cose in apparenza talmente
assurde, contraddittorie e senza senso che
Ouspensky dovette lasciarlo, di sua volontà.
Gurdjieff non gli disse mai di partire.
Ouspensky lo abbandonò di sua volontà, andò
contro di lui, disse che era impazzito. Cominciò a
insegnare, ripetendo sempre: “Io insegno ciò che
ho appreso da Gurdjieff, il mio maestro. Ma ora lui
è impazzito”. Diceva: “Secondo il primo
Gurdjieff”. Del Gurdjieff più tardo non parlava
affatto.
Il motivo fondamentale per cui Gurdjieff si
comportò così era una compassione profonda.
Quello era il momento in cui Ouspensky doveva
essere lasciato solo o sarebbe diventato un
dipendente cronico. Era venuto il momento in cui
doveva essere mandato via e in modo tale che non
si rendesse mai conto di essere stato mandato via
consapevolmente.
Persone come il Buddha o Gurdjieff ti
influenzeranno senza che lo vogliano e tu sarai
trascinato verso di loro. Ma essi faranno di tutto
affinché questo non avvenga in modo da renderti
succube e affinché tu non sia ipnotizzato e
dominato da loro. Ti aiuteranno a diventare un
Maestro che si regge sulle proprie gambe.
Coloro che tentano di dominare gli altri, hanno
occhi tesi e diabolici. Non avvertirai alcuna
innocenza né purezza nei loro occhi. Proverai
attrazione, ma un’attrazione simile a quella per
l’alcool. Sentirai una forza magnetica, ma si tratta

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di una forza che non ti libererà, bensì ti
schiavizzerà.
Ricorda, non usare mai alcuna energia per
dominare qualcuno. Per questo motivo il Buddha,
Mahavira, Gesù hanno insistito continuamente,
martellando su questo punto: prima di addentrarsi
nella ricerca spirituale bisogna essere colmi
d’amore per tutti, anche per i propri nemici,
perché in questo caso non sarai attratto dalla
violenza interiore che vuole dominare.
Solo l’amore può diventare un antidoto.
Altrimenti, quando l’energia arriverà e ti
sommergerà, comincerai a dominare. Accade tutti
i giorni. Ho incontrato moltissime persone; inizio
ad aiutarle, crescono un poco e non appena
sentono che sta arrivando una certa energia,
cominciano a dominare gli altri; a quel punto
provano a usarla.
Ricorda, non usare mai l’energia spirituale per
dominare. Stai sprecando i tuoi sforzi. Prima o poi
sarai di nuovo vuoto, e crollerai all’improvviso. E
questo è puro spreco, ma è molto difficile
controllarlo, perché a quel punto diventi
consapevole di poter fare certe cose. Se tocchi
qualcuno che è malato e quello guarisce, come
puoi resistere alla tentazione di toccare gli altri?
Come puoi resistere?
Se non riesci a resistere, sprecherai la tua
energia. In breve la butterai via, inutilmente. E in
realtà la mente è così astuta che potresti pensare
di stare aiutando gli altri, guarendoli. Può essere

210
solo un trucco astuto della mente, perché se non
hai amore, come puoi essere così preoccupato
della salute altrui e delle loro malattie? Non ne sei
preoccupato. In realtà, ora questo è un potere. Se
puoi guarire, li puoi dominare.
Puoi dire: “Li sto solo aiutando”, ma anche con
il tuo aiuto stai solo cercando di dominarli. Il tuo
ego sarà appagato. Questo diventerà un
nutrimento per il tuo ego. Per questo tutte le
antiche scritture invitano a stare attenti. Stai
attento perché, quando l’energia si sprigiona in te,
sei in un punto pericoloso. Puoi sprecarla, puoi
buttarla via. Quando senti un’energia qualsiasi,
fanne un segreto. Non lasciare che qualcuno lo
venga a sapere.
Gesù ha detto: “Fa’ che la tua destra non
sappia cosa fa la sinistra”. Nella tradizione mistica
dei Sufi si dice che, quando l’energia comincia ad
arrivare, non bisogna nemmeno pregare o andare
alla moschea davanti agli altri. Come mai?
Quando l’energia comincia ad arrivare e una
persona prega davanti agli altri, essi avvertiranno
immediatamente che sta succedendo qualcosa.
Per cui i Sufi dicono che a quel punto devi recitare
le tue preghiere nel cuore della notte, a
mezzanotte, quando tutti dormono e nessuno è
consapevole di cosa sta accadendo. Non dire a
nessuno cosa ti sta accadendo.
Ma la mente non è altro che una gran
chiacchierona. Se succede qualcosa, andrai
immediatamente a diffondere la lieta novella, dirai

211
a tutti che ti è successo qualcosa. In quel caso
avrai sprecato quell’evento. E se la gente ne resta
impressionata, tutto quello che hai ottenuto non
sarà altro che la sua opinione positiva. Non è un
grande affare. Aspetta! Arriverà un momento in
cui la tua energia si accumulerà fino a
raggiungere un punto in cui si trasforma, diventa
integra. Allora le cose accadranno intorno a te,
senza che tu faccia alcunché. E solo a quel punto
potrai aiutare gli altri a essere Maestri di se stessi
— quando tu sei Maestro di te stesso.
Mi ricordo il mistico Sufi Junnaid. Un giorno
venne da lui un uomo e disse: “Junnaid, Maestro,
Grande Maestro, sono venuto per conoscere il tuo
segreto interiore. La gente dice che hai un
segreto aureo e che non lo hai confessato a
nessuno finora. Farò tutto ciò che dici, ma
rivelami quel segreto”. Junnaid disse: “L’ho
conservato e tenuto nascosto per trent’anni,
quanto sei disposto ad aspettare? Dovrai prima
prepararti. È un segreto da trent’anni, però sappi
che te lo dirò. Ma tu per quanto tempo
pazienterai?”.
L’uomo si spaventò, era sgomento. Chiese: “Tu
quanto suggerisci?”. Junnaid rispose: “Almeno
trent’anni. Non è troppo. Non ti sto chiedendo poi
molto”. L’uomo ribatté: “Trent’anni? Ci penserò
su”. Junnaid disse: “In questo caso, se tornassi
un’altra volta, non sarò pronto a dartelo in
trent’anni. Ricorda, se decidi in questo momento,
va bene. Altrimenti ci dovrò pensare su anch’io”.

212
Allora l’uomo acconsentì.
Si dice che rimase trent’anni con Junnaid.
Quando arrivò l’ultimo giorno, andò da Junnaid a
dirgli: “Adesso rivelami il tuo segreto”. Junnaid
rispose: “Te lo dirò a una condizione, che tu
mantenga il segreto. Non lo devi dire a nessuno.
Lo devi portare con te nella tomba”. L’uomo disse:
“Perché hai sprecato tutta la mia vita? Ho
aspettato trent’anni solo per raccontare agli altri
quel segreto e ora c’è una condizione! A che pro
conoscerlo, se non lo posso raccontare agli altri?
Se poni questa condizione, per favore non dirmelo
o diventerà una tortura: conoscere qualcosa e non
poterla dire agli altri! Per cui sii gentile e non
dirmela. Hai sprecato i miei trent’anni. Mi resta
un po’ di vita, quindi lasciamela vivere
tranquillamente. Sarebbe troppo conoscere
qualcosa senza poterne parlare agli altri”.
Qualsiasi cosa acquisisci attraverso un metodo
spirituale, tienila segreta. Non diffonderla, non
provare a usarla in nessun modo. Lasciala pura e
inutilizzata. Solo a quel punto verrà usata per la
trasformazione interiore. Se la usi in modo
estroverso, è uno spreco.
La terza domanda: “Hai detto che i movimenti
rapidi degli occhi rivelano processi mentali e che
se questi movimenti si arrestano anche i processi
mentali si arrestano. Ma questo controllo
fisiologico dei processi mentali, questo arrestare i
movimenti degli occhi, sembra creare tensione

213
psichica, la stessa che si prova quando si tengono
gli occhi chiusi usando una benda, per molto
tempo”.
Innanzitutto, per il tantra, corpo e mente non
sono due cose. Ricordatelo sempre. Non dire
“processo fisiologico” e “processo mentale”. Non
sono distinti, sono due parti dello stesso
fenomeno. Tutto ciò che fai dal punto di vista
fisiologico influenza la mente, e tutto ciò che fai
dal punto di vista psicologico influenza il corpo.
Non sono due cose, sono una sola.
Puoi dire che il corpo è lo stato solido della
stessa energia e la mente è lo stato liquido, ma
sempre della stessa energia! Per cui qualsiasi cosa
tu stia facendo fisicamente, non pensare che sia
solo un fatto fisico. Non ti chiedere in che modo
ciò possa causare un cambiamento nella mente.
Se bevi alcool, cosa accadrà alla tua mente?
L’alcool è assunto dal corpo, non dalla mente, ma
cosa accade alla mente? Se prendi l’LSD, questo
va nel corpo, non nella mente, ma cosa accade
alla mente?
Oppure, se digiuni, il digiuno è fatto dal corpo,
ma cosa accade alla mente? D’altra parte, se hai
pensieri sessuali, cosa accade al tuo corpo? Ne è
immediatamente influenzato: pensi a un oggetto
sessuale e il corpo comincia a prepararsi…
Esiste una teoria di William James, che nella
prima metà di questo secolo sembrava davvero
assurda, ma in un certo senso è corretta. Lui e un

214
altro scienziato di nome Lange hanno proposto
questa teoria conosciuta come la teoria di James-
Lange. Di solito, noi diciamo che scappiamo
perché abbiamo paura, oppure gli occhi si
arrossano e ci mettiamo a colpire un nemico
perché siamo arrabbiati.
James e Lange hanno proposto l’esatto
contrario. Hanno detto che, poiché corri via, hai
paura; e poiché i tuoi occhi si arrossano e cominci
a colpire il tuo nemico, sei arrabbiato. È l’esatto
contrario. Dicevano che, se non fosse così,
dovremmo vedere almeno un caso di rabbia in cui
gli occhi non si arrossano, il corpo non ne è
influenzato e la persona è semplicemente
arrabbiata. Cerca di essere in collera, senza
lasciare che il tuo corpo venga influenzato dalla
rabbia, e scoprirai che non potrai essere in
collera.
In Giappone insegnano ai bambini un modo
molto semplice per controllare la rabbia. Ogni
volta che ti arrabbi, non fare nulla con la rabbia.
Comincia semplicemente a respirare
profondamente. Provalo e non riuscirai ad
arrabbiarti. Perché? Come mai il semplice
respirare profondamente, impedisce di
arrabbiarsi? Arrabbiarsi diventa impossibile per
due motivi: innanzitutto, la rabbia ha bisogno di
un tipo particolare di respiro e tu cominci a
respirare profondamente. Senza quel ritmo
particolare la rabbia non è possibile. Ci vuole un
ritmo specifico perché la rabbia possa esplodere,

215
un ritmo caotico.
Se cominci a respirare profondamente è
impossibile per la rabbia emergere. Se fai
consapevolmente dei respiri profondi, la rabbia
non può esprimersi; ha bisogno di un respiro
diverso, al quale devi lasciar spazio. Non occorre
che tu lo faccia, lo farà la rabbia stessa. Con i
respiri profondi non puoi essere arrabbiato.
Inoltre, la tua attenzione viene spostata.
Quando sei arrabbiato, se cominci a fare respiri
profondi, la mente si sposta dalla rabbia al
respiro. Il corpo non è nella condizione di
arrabbiarsi e la mente ha spostato la sua
attenzione verso qualcos’altro. A quel punto è
difficile andare in collera. Per questo motivo i
giapponesi sono le persone più controllate della
terra. È solo un allenamento che comincia
nell’infanzia.
In qualsiasi altro posto è difficile trovare una
situazione simile, ma in Giappone accade anche
oggi. Diventa sempre più raro perché il Giappone
è sempre meno il Giappone di un tempo: si sta
occidentalizzando sempre più e i metodi e le vie
tradizionali si vanno perdendo. Ma in passato
accadeva e accade ancor oggi.
Un mio amico, che si trovava a Kyoto, mi ha
scritto una lettera in cui diceva: “Oggi ho visto
qualcosa di così bello, che voglio descrivertelo. E
quando farò ritorno, vorrei capire come è
possibile. Un uomo è stato investito da una
macchina. È caduto, si è alzato, ha ringraziato il

216
conducente e se n’è andato. Ha ringraziato il
conducente!”.
In Giappone non è difficile. Costui deve aver
fatto qualche respiro profondo, allora la cosa
diventa possibile. Vieni trasformato in un’altra
persona e puoi ringraziare anche chi stava per
ucciderti o “ti aveva già ucciso”.
I processi psicologici e quelli fisiologici non
sono due cose distinte. Sono una cosa sola, e puoi
partire da un polo per influenzare e cambiare
l’altro, indistintamente. Tutte le scienze lo fanno.
Ad esempio, il tantra crede profondamente nel
corpo. Solo la filosofia è vaga, astratta, verbosa;
potrebbe cominciare da qualcos’altro. Altrimenti,
qualsiasi atteggiamento scientifico non può che
partire dal corpo, perché è alla portata di tutti. Se
io ti parlassi di qualcosa fuori dalla tua portata, tu
potresti starla a sentire, impararla a memoria e
starne a discuterne, senza che ti accada nulla;
resteresti lo stesso di sempre. Le tue informazioni
sono aumentate, ma non il tuo essere. Il tuo
sapere continua ad aumentare, ma il tuo essere
rimane nella stessa povera mediocrità; nulla gli
accade.
Ricorda, il corpo è ciò che è alla tua portata; in
questo stesso istante puoi farci qualcosa e quindi
influenzare la mente attraverso di esso. A poco a
poco diventerai un maestro del corpo, quindi un
maestro della mente. E quando diventerai un
maestro della mente, essa comincerà a cambiare
e tu potrai trascenderla. Se il corpo cambia, puoi

217
spostarti oltre il corpo; se cambia la mente, puoi
andarne al di là. Fa’ sempre qualcosa che puoi
fare.
Ad esempio, forse in questo istante non sei in
grado di diventare un maestro della rabbia come
un Buddha. Come potresti? Puoi però cambiare il
tuo respiro e in quel caso avvertiresti l’effetto
sottile, il mutamento. Fallo. Se ti senti colmo di
passione sessuale, fa’ alcuni respiri profondi e
senti l’effetto: la passione si sarà dispersa.
La moglie di Aldous Huxley, Laura Huxley, ha
scritto un libro meraviglioso: semplici
stratagemmi per riuscire a fare certe cose. Se sei
arrabbiato, dice Laura Huxley, irrigidisci
semplicemente il volto. Ad esempio, puoi
irrigidirlo nel tuo studio, in modo tale che nessuno
possa vederlo, oppure puoi semplicemente
metterti sotto la scrivania o il tavolo, così nessuno
lo vedrà.
Davanti a te è seduta una persona. Ti senti in
collera… irrigidisci semplicemente il volto.
Stringilo più che puoi, quindi rilassati
improvvisamente e senti la differenza. La rabbia
sarà scomparsa; se non è scomparsa, fallo un’altra
volta. Continua a farlo due, tre volte. Cosa
accade? Se stringi i muscoli del volto e continui a
serrarli e a tenderli, l’energia che stava
diventando rabbia andrà al volto.
È molto facile spostarla nel volto. Quando sei
arrabbiato, come ti senti? Senti che vorresti
prendere qualcuno a pugni. C’è energia, quindi

218
usala. Se riesci a usarla, si disperde. Il tuo volto si
rilasserà e l’altra persona non saprà neppure che
eri arrabbiato. Sembrerà che nulla ti sia accaduto.
E allorché sai queste cose, diventi sempre più
consapevole che l’energia può essere trasformata,
deviata, analizzata, espressa o non espressa,
oppure usata in modo diverso. Se sei in grado di
usare la tua energia, diventi un Maestro. A quel
punto un giorno potresti non usarla affatto e
limitarti a conservarla.
Stringere i pugni è un esercizio che non va
bene per un Buddha, perché è uno spreco di
energia. Va bene per te, perché almeno risparmi
l’altra persona e ti risparmi un circolo vizioso. Se
tu ti arrabbi, l’altro si arrabbia e non c’è più fine.
Potresti restarne disturbato tutta la notte e avere
il mal di testa per una settimana. A causa di
questo mal di testa, potresti fare cose che non hai
mai avuto intenzione di fare. Non dire che una
cosa è solo fisica. Tu sei fisico, per cui cosa si può
fare? Non puoi negare di essere un fatto fisico.
Usa la tua energia; non c’è bisogno di negarla.
Quando chiudi gli occhi, qualche volta potresti
avvertire una tensione o un disagio, dovuti a
ragioni specifiche. Come prima cosa, quando
chiudi gli occhi, non tenderli. Rilassa gli occhi.
Puoi forzarli a essere chiusi: in quel caso
diventerai teso, i tuoi occhi si stancheranno e ti
sentirai a disagio. Sii rilassato, rilassa il volto,
rilassa gli occhi e lascia che si chiudano. “Lascia
che si chiudano” ti dico: non chiuderli. Rilassati!

219
Sentiti rilassato. Lascia cadere le palpebre e
lascia che gli occhi si chiudano; non forzarli! Se li
forzi, non va bene.
Se non riesci a sentire la differenza, fa’ così:
prima forzali a chiudersi. Tendi tutto il volto, fino
al limite e poi chiudi a forza gli occhi. Per qualche
istante resta teso, quindi rilassati. Poi di nuovo
chiudi gli occhi, in modo rilassato. Allora sentirai
la differenza. Questa differenza deve essere
sentita e questo andrebbe fatto in modo rilassato.
Non forzarti a fare alcunché, perché ti
stancheresti.
Inoltre, quando gli occhi sono chiusi e il volto è
rilassato, guarda come se tutto fosse diventato
buio. Una profonda oscurità ti circonda. Immagina
di essere nell’oscurità, in una notte buia, avvolto
in un’oscurità profonda e vellutata; senti questa
oscurità: aiuterà a fermare i movimenti dei tuoi
occhi. Senza nulla da vedere, gli occhi si fermano.
Sii nell’oscurità.
Puoi farlo in una stanza buia. Apri gli occhi,
osserva il buio, quindi richiudili e percepisci
l’oscurità. Di nuovo riaprili, percepisci l’oscurità;
richiudili e percepiscila all’interno. L’oscurità è
profondamente rilassante. L’oscurità è fuori e
dentro di te; tutto è morto e oscuro. Le due cose
sono collegate. È per questo che dipingiamo la
morte come nera, oscura. In tutto il mondo la
morte è dipinta come nera e la gente ha paura
dell’oscurità.
Mentre pratichi questo metodo, senti l’oscurità,

220
ama l’oscurità e senti dentro di te che stai per
morire. L’oscurità ti circonda e tu stai morendo.
Gli occhi si fermeranno. Sentirai che non si
possono muovere: si sono fermati. In quell’arresto,
l’energia all’improvviso salirà e comincerà a
martellare il terzo occhio: arriverà un calore,
scorrerà un fuoco, un fuoco liquido che prova a
cercarsi una nuova strada.
Non aver paura; aiutalo, coopera, lascia che si
muova, diventa quel fuoco. Quando il terzo occhio
si apre per la prima volta, il buio sparirà e ci sarà
luce, una luce senza sorgente. Tu hai già visto la
luce, ma sempre con una sorgente. Viene dal sole,
dalle stelle, dalla luna o dalla lampada, ma c’è
sempre una sorgente.
Quando la tua energia si muove attraverso il
terzo occhio, arriverai a conoscere una luce senza
sorgente. Non viene da nessuna sorgente, è
semplicemente presente. Per questo le Upanishad
dicono che Dio non è come il sole o una fiamma. È
una luce senza sorgente. Non esiste alcuna
sorgente, in nessun luogo. Semplicemente c’è
luce, come fosse mattino. Il sole non è sorto, ma la
notte non c’è più. In mezzo c’è l’alba, la vigilia
dell’alba.
O la sera, quando il sole è tramontato e la notte
non è ancora arrivata. Proprio nel mezzo c’è il
confine. Per questo gli indù hanno scelto sandhya,
come momento adatto alla meditazione. Sandhya
è il tempo di confine, né notte né giorno,
esattamente la linea che divide. Perché? È solo un

221
simbolo. C’è luce, ma senza una sorgente. Lo
stesso accadrà all’interno. Ci sarà luce senza una
sorgente. Aspettala, non immaginartela.
L’ultima cosa da ricordare: puoi immaginare
tutto, per cui è rischioso dirti molte cose; le
potresti immaginare. Chiuderai gli occhi e sentirai
e immaginerai che ora il terzo occhio si è aperto o
si sta aprendo, puoi anche immaginarti la luce.
Non immaginare! Resisti all’immaginazione.
Chiudi gli occhi. Aspetta! Qualunque cosa venga,
sentila, coopera, ma aspetta. Non anticipare gli
eventi o non accadrà nulla. Starai sognando, un
sogno meraviglioso e spirituale, ma null’altro.
La gente continua a venire da me dicendo:
“Abbiamo visto questo e quello”, ma è solo
immaginazione, perché se davvero avessero visto,
sarebbero trasformati, invece non lo sono. Sono la
stessa persona di sempre, in più c’è solo superbia
spirituale. Fanno sogni meravigliosi, molto
spirituali: qualcuno vede Krishna che suona il
flauto, qualcuno vede la luce, qualcuno vede la
kundalini che sale. Continuano a vedere cose e
restano sempre gli stessi, stupidi, mediocri, ottusi.
Nulla è accaduto loro: raccontano sempre che sta
accadendo questo, sta accadendo quello, ma
restano gli stessi, arrabbiati, tristi, stupidi,
infantili, ottusi. Nulla è cambiato.
Se tu vedessi realmente la luce che sta
aspettando di essere vista da te tramite il terzo
occhio, saresti una persona differente. E in quel
caso non lo diresti a nessuno. La gente saprà che

222
sei un’altra persona. Non potrai nemmeno
nasconderlo, si sentirà. Ovunque tu vada, gli altri
sentiranno che “qualcosa è accaduto a
quest’uomo”.
Per cui non immaginare, aspetta e lascia che le
cose prendano il loro corso. Sperimenta questa
tecnica e aspetta. Non precipitare gli eventi.

223
Capitolo settimo
ALTRE TECNICHE DI
OSSERVAZIONE
SUTRA

9
Osservando semplicemente l’azzurro del cielo
oltre le nuvole, la serenità.
10
Ascolta, mentre viene impartito il supremo
insegnamento mistico. Gli occhi immobili, senza
alcuno sbattimento di ciglia, e d’acchito diventa
assolutamente libera.
11
Sull’orlo di un pozzo profondo, guarda
fissamente nelle sue profondità, finché — la
meraviglia.
12
Osserva un oggetto, poi ritira completamente
la tua vista, poi allontana pian piano il tuo
pensiero da quell’oggetto. Allora.

Noi viviamo alla superficie di noi stessi, alla

224
periferia, al confine. I sensi non sono altro che la
superficie e la consapevolezza è il centro
profondo. Noi viviamo nei sensi; è naturale, ma
questa non è la fioritura suprema, è solo l’inizio.
Quando viviamo nei sensi, siamo prima di tutto
interessati agli oggetti, poiché senza gli oggetti i
sensi sono irrilevanti: non hanno nulla di cui
godere. Ad esempio, gli occhi sono inutili se non
c’è qualcosa da vedere, le orecchie sono inutili se
non c’è qualcosa da sentire, le mani sono inutili se
non c’è qualcosa da toccare.
Poiché viviamo nei sensi, dobbiamo vivere negli
oggetti. I sensi sono esattamente al confine
dell’essere, nel corpo, e gli oggetti non sono
nemmeno al confine, ma sono al di là. Pertanto,
prima di addentrarci nelle tecniche, è bene
comprendere tre punti.
Primo, la consapevolezza è il centro. Secondo, i
sensi attraverso i quali la consapevolezza si
muove all’esterno sono il confine e, terzo, gli
oggetti nel mondo verso cui si muove la
consapevolezza attraverso i sensi stanno oltre il
confine. Queste tre cose vanno ricordate:
consapevolezza al centro, sensi al confine e
oggetti oltre il confine. Cerca di comprenderlo
chiaramente, perché in questo caso le tecniche
diventeranno molto semplici.
Considera la cosa da più punti di vista. Ad
esempio: i sensi stanno a metà, esattamente in
mezzo. Da un lato c’è la consapevolezza, dall’altro
il mondo degli oggetti. I sensi stanno esattamente

225
a metà fra i due. Dai sensi puoi muoverti nell’una
o nell’altra direzione. Puoi andare verso gli
oggetti o puoi andare al centro, in entrambe le
direzioni la distanza è la stessa. Dai sensi, le porte
si aprono in entrambe le direzioni: ti muovi verso
gli oggetti o verso il centro.
Tu sei i sensi. Per questo motivo uno dei più
famosi Maestri Zen, Bokuju, ha detto che il
Nirvana e il mondo stanno alla stessa distanza.
Non pensare quindi che il Nirvana sia
lontanissimo. Il mondo e il Nirvana, questo mondo
e quell’altro, sono entrambi alla stessa distanza.
Questo detto ha creato molta confusione
perché la nostra percezione è che il Nirvana,
Moksha, la Liberazione, il Regno di Dio siano
lontanissimi. La nostra percezione è che il mondo
sia accanto a noi. Ma Bokuju dice, giustamente,
che entrambi sono alla stessa distanza.
Il mondo è qui e anche il Nirvana è qui. Il
mondo è vicino, e anche il Nirvana è vicino. Per il
Nirvana devi muoverti all’interno, per gli oggetti
devi muoverti all’esterno. La distanza è la stessa.
Dai miei occhi, il mio centro è tanto vicino quanto
lo siamo io e te. Posso vedere te se mi muovo in
fuori, posso vedere me stesso se mi muovo in
dentro. Noi stiamo alle porte dei sensi, ma i
bisogni del corpo sono tali che la consapevolezza
si muove naturalmente verso l’esterno. Hai
bisogno di cibo, di acqua da bere, di una casa
dove vivere. Questi sono i bisogni del corpo, che
possono essere soddisfatti solo nel mondo, per cui,

226
del tutto naturalmente, la consapevolezza si
muove attraverso i sensi verso il mondo. A meno
che tu non crei un bisogno che possa essere
soddisfatto solo muovendosi verso l’interno, non ti
muoverai mai nella dimensione interiore.
Ad esempio, se un bambino nascesse
autosufficiente, senza aver bisogno di cibo, non
guarderebbe affatto sua madre. La madre
diventerebbe insignificante, senza senso, perché
per il bambino il senso non è la madre, è il cibo.
La madre è il suo primo cibo, poiché la madre gli
dà il cibo e soddisfa un bisogno fondamentale
senza il quale il bambino morirebbe, comincia ad
amare la madre. L’amore segue in un secondo
momento come un’ombra, perché la madre
soddisfa un bisogno fondamentale.
Quindi, le madri che nutrono i loro bambini con
i biberon non dovrebbero aspettarsi molto amore,
perché il bambino ha bisogno del cibo, non della
madre. La madre entrerà nel suo essere solo
tramite il cibo. Per questo motivo cibo e amore
sono collegati tanto profondamente. Se il tuo
bisogno di amore è soddisfatto, hai meno bisogno
di cibo; se non lo è, ne hai bisogno di più. Chi ama
ed è riamato non ingrasserà molto. Esistono anche
altre ragioni, ma questa è una delle più
importanti: se il bisogno d’amore non è
soddisfatto, il cibo diventa un sostituto e si mangia
in eccesso.
Per il bambino il cibo è il bisogno
fondamentale. Ma un bambino che nascesse

227
autosufficiente, senza dover mangiare o ricevere
aiuto esterno per sopravvivere, non si sposterebbe
mai verso il mondo. Pensate che lo farebbe? Non
ce ne sarebbe bisogno e se non esiste un bisogno,
l’energia non si muove mai. Noi ci muoviamo
all’esterno non perché siamo peccatori, ma perché
abbiamo dei bisogni che possono essere
soddisfatti solo tramite gli oggetti — oggetti che si
possono ottenere solo se ci muoviamo nel mondo.
Perché non ti muovi verso l’interno? Perché
ancora non hai creato il bisogno di farlo. Una volta
che il bisogno esiste, muoversi in dentro è tanto
facile quanto muoversi in fuori. Cos’è questo
bisogno? È un bisogno che ha a che fare con la
religione. Senza di esso non puoi essere una
persona religiosa. E come si crea questo bisogno?
In che modo si diventa consapevoli di quel
bisogno profondo che permette di muoversi verso
l’interno?
Tre cose vanno ricordate: innanzitutto, la
morte. Ricorda, tutti i bisogni della vita ti fanno
muovere verso l’esterno. Se vuoi muoverti verso
l’interno, la morte deve diventare un pensiero
predominante, altrimenti è impossibile. Questo è il
motivo per cui persone come il Buddha, che
divennero profondamente consapevoli della
morte, cominciarono a muoversi all’interno. Solo
diventando consapevole della morte creerai il
bisogno di guardare nell’altro senso.
La vita guarda in fuori. Se non diventi
consapevole della morte, la religione per te

228
rimarrà senza senso. Per questo gli animali non
hanno religione. Sono vivi tanto quanto l’uomo e
anche di più, ma non possono essere consapevoli
della morte, non sono in grado di concepirla, non
riescono a vederla nel proprio futuro. Vedono
morire gli altri, ma a un animale non viene mai in
mente che quella morte possa indicare anche la
sua.
Per la mente degli animali la morte accade
sempre agli altri. E se anche per te la morte è solo
qualcosa che accade agli altri, allora vivi ancora
nella mente animale. Se non sei consapevole della
morte, non sei ancora diventato un uomo. Questa
è la differenza fondamentale tra l’uomo e
l’animale: l’animale non può essere consapevole
della morte, l’uomo sì. Se non sei consapevole
della morte non sei ancora un uomo e solo l’uomo
è in grado di creare il bisogno di entrare dentro di
sé.
Per me “uomo” significa consapevolezza della
morte. Non sto dicendo che devi aver paura della
morte; questa non è consapevolezza. Sii
semplicemente consapevole che la morte si sta
avvicinando sempre più e preparati a incontrarla.
La vita ha i suoi bisogni, la morte crea i suoi
bisogni. Per questo le società più giovani sono
irreligiose, perché non sono ancora consapevoli
del fenomeno della morte; non è ancora diventato
un loro interesse cruciale. Una società più
vecchia, l’India ad esempio, una delle più antiche
società che esistano, è troppo consapevole della

229
morte. A causa di quella consapevolezza, l’India è
profondamente religiosa. Quindi, come prima
cosa, sii consapevole della morte. Pensaci,
osservala, contemplala. Non aver paura, non
scappare da questa evidenza. È presente e tu non
puoi sfuggirla! È venuta alla luce insieme a te.
La tua morte è nata con te; ora non puoi più
evitarla. È nascosta dentro te stesso. Diventane
consapevole. Nell’istante in cui diventi
consapevole che stai morendo, che la morte è
certa, la tua mente comincerà a guardare in
un’altra dimensione. A quel punto il cibo sarà un
bisogno fondamentale per il corpo, ma non per
l’essere, perché anche mangiando la morte
accadrà. Il cibo non può proteggerti dalla morte.
Il cibo può solo rinviarla, può aiutarti a rinviare la
morte. Se possiedi un buon riparo, una buona
casa, questo non ti proteggerà dalla morte. Ti
aiuterà soltanto a morire confortevolmente, in
modo comodo, ma la morte, che sia confortevole o
no, è la stessa.
In vita puoi essere povero o ricco, ma la morte
è la grande livellatrice. Il comunismo più grande
esiste nella morte. In qualsiasi modo tu viva, non
fa differenza, la morte accade ugualmente. In vita,
l’uguaglianza è impossibile; nella morte è
impossibile la disuguaglianza. Siine consapevole,
contemplalo. E non solo la morte è certa in un
momento futuro: se hai l’idea che sia lontanissima,
non riuscirai ancora a contemplarla. La mente ha
un raggio molto piccolo; il suo fuoco è molto

230
limitato. Non riesci a pensare oltre i trent’anni.
Dopo trent’anni ci sarà la morte… è come se non
dovessi mai morire. Trent’anni sono così lunghi, la
distanza è tale, che è come se la morte non
dovesse mai accadere.
Se vuoi contemplare la morte, devi sapere
anche un’altra cosa su di essa: può accadere tra
un istante, anche l’istante prossimo. Puoi non
arrivare a sentire tutta questa frase, io potrei non
riuscire a finirla. Mio nonno mi raccontava spesso
che alla mia nascita consultò uno degli astrologi
più famosi di quei tempi per fargli compilare la
mia kundali (la carta astrologica). Ma l’astrologo,
dopo averla studiata, sentenziò: “Farò la sua carta
astrologica, solo se questo bambino sopravviverà
ai sette anni, ma sembra impossibile che li possa
superare, per cui sarebbe inutile. E come regola,
se non sono assolutamente certo che la kundali
sarà utile, io non la faccio”. E non la fece.
Per fortuna o per sfortuna, io sono
sopravvissuto e quando mio nonno tornò
dall’astrologo, egli era morto, per cui non riuscì
mai a redigere la mia kundali. Questo fatto mi ha
sempre impressionato. Era consapevole che un
bambino poteva morire, ma non che lui stesso
potesse morire! Sembra che non ci pensasse
proprio e non era una persona qualunque!
Nessuno vuole pensare alla propria morte.
Evitiamo di proposito di pensarci, usiamo ogni
astuzia, perché ci fa paura. Per cui ho sempre
sospettato che quell’astrologo non avesse mai

231
guardato la propria kundali, altrimenti ne sarebbe
diventato consapevole.
La morte può accadere tra un istante, ma la
mente non ci crederà. Quando lo dico la tua
mente risponde: “No! Come è possibile tra un
istante? È molto più lontana”. Ma è un trucco. Se
rinvii, non puoi contemplare. Deve essere così
vicina da poterti concentrare su di essa. E quando
dico che è possibile tra un istante, intendo proprio
questo. Può succedere davvero, in qualsiasi
momento accada sarà sempre tra un istante.
L’attimo precedente, non avresti mai pensato che
potesse accadere.
Quando un uomo muore, può credere fino alla
fine che la morte sia lontana. Accade sempre tra
un istante, ricordalo. È sempre successo così e
sarà così per sempre. Lasciala avvicinare in modo
da riuscire a concentrarti su di essa e questa
stessa concentrazione ti aiuterà a entrare dentro
di te, a creare un nuovo bisogno.
La seconda cosa è che tiri a campare: a ogni
istante della tua vita trovi un senso e un obiettivo
fittizi, senza mai pensare se la vita nel suo insieme
abbia senso o no: tu non pensi mai alla tua vita in
toto. Tiri avanti inventandoti in ogni momento un
nuovo significato. Per questo un povero dà più
significati alla sua vita di un ricco, perché un
povero ha ancora molte cose da guadagnare:
questo dà un senso alla sua vita. Se tu fossi
ricchissimo, avresti tutto ciò che è possibile avere
e questo mondo non avrebbe più nulla da offrirti.

232
A quel punto la tua vita non avrebbe più senso, e
non riusciresti più a dare a questo momento un
significato che ti aiuti a vivere. Ecco perché più
una società è ricca e opulenta, più sarà difficile
trovare un senso. Le società più povere non hanno
mai questo problema.
Un uomo povero è interessato ad avere una
casa. Lavorerà per anni, indefessamente, per
riuscire ad averla. La sua vita ha un senso,
qualcosa deve essere raggiunto. Quando avrà la
casa, sarà felice almeno qualche giorno, ma poi
vedrà che esistono case più grandi. Per cui
continuerà a darsi da fare, sarà sempre
indaffarato in qualcosa, senza mai pensare se la
sua vita in generale abbia senso o no. Egli non
pensa mai alla sua vita, considerata nella sua
completezza.
Immagina semplicemente che tutti i tuoi sogni
siano stati esauditi, hai la casa e l’automobile che
hai sempre sognato: e adesso? Prova a
immaginare: hai tutto ciò di cui hai bisogno, tutto:
e adesso? All’improvviso ogni significato
scompare. Sei sospeso sopra un abisso, non resta
nulla da fare. Non hai più senso. Sei sempre stato
senza senso, ma non ne eri consapevole. Se anche
possedessi il mondo intero, cosa accadrebbe? Che
soddisfazione ci sarebbe?
Quando Alessandro stava per arrivare in India,
incontrò un grande saggio, Diogene. Diogene è
stato una delle menti più acute mai apparse. Egli
visse nudo come Mahavira, era il Mahavira della

233
cultura greca. Rinunciò a tutto, abbandonò ogni
cosa, ma non perché attraverso la rinuncia
sperava di ottenere qualcos’altro: questa non
sarebbe vera rinuncia. Rinunciare a qualcosa per
ottenere qualcos’altro è un’operazione
commerciale. Se credi di avere un posto riservato
in paradiso grazie alla tua rinuncia, non stai
rinunciando. Se rinunci ai piaceri del corpo per
avere i piaceri dello spirito, non stai rinunciando.
Diogene rinunciò a tutto semplicemente per
vedere se, senza avere nulla, la vita avesse ancora
un senso oppure no. Pensò che, se la vita di un
uomo potesse conservare un senso, uno scopo, un
destino, pur senza possedere nulla, allora la morte
non avrebbe avuto più alcun potere, perché la
morte può portarsi via solo ciò che si ha, come il
corpo. Abbandonò tutto conservando solo una
ciotola di legno con cui bere l’acqua. Pensava che
non si trattasse di una grande proprietà fino al
giorno in cui vide un bambino bere l’acqua con le
mani. All’istante gettò via la sua ciotola dicendo:
“Se un bambino può bere l’acqua con le mani,
perché non lo posso fare anch’io? Sono forse più
debole di un bambino?”.
Mentre Alessandro marciava alla volta
dell’India per fondare un impero mondiale,
qualcuno lo informò che sulla sua strada, proprio
dove si sarebbe fermato, viveva un grande saggio
che era l’esatto suo contrario. “Tu stai per fondare
un impero su scala mondiale,” gli dissero, “
mentre lui ha gettato via perfino la sua ciotola di

234
legno dicendo che è molto più felice senza, perché
non deve più portarsi dietro quel peso. Tu sostieni
che, se non fai del mondo intero il tuo impero, non
puoi essere felice, siete quindi due poli opposti, e
sarebbe bene che vi incontraste.”
Alessandro ne rimase affascinato, perché
l’opposto affascina sempre; in sé ha una grande
attrazione sessuale. Proprio come l’uomo è
attratto dalla donna e la donna dall’uomo, la
stessa attrazione esiste tra gli opposti. Alessandro
non poteva evitare Diogene, ma non era
conveniente per lui andarlo a trovare, d’altra
parte Diogene non sarebbe mai venuto da lui. Non
c’era modo di venirne a capo.
Moltissimi messaggeri si recarono da Diogene
per informarlo che Alessandro il Grande sarebbe
passato lì vicino e che avrebbe dovuto fargli visita.
Il suo commento fu: “Alessandro il Grande? Chi vi
ha detto una cosa del genere? Lui stesso,
suppongo. Allora riferite al vostro Alessandro il
Grande che non ha nulla da darmi, né ha alcun
bisogno di vedermi, poiché io sono una persona
molto piccola”. E concluse: “In realtà, non sono
nemmeno un uomo, sono un cane. Sarebbe
degradante per lui incontrarsi con un cane”.
A quel punto Alessandro dovette fargli visita e
si dice che Diogene gli abbia detto: “Ho sentito
dire che stai per conquistare il mondo intero, per
cui ho chiuso gli occhi e ho provato a immaginare:
‘Se io avessi conquistato il mondo, cosa
accadrebbe a quel punto?’ Me lo sono chiesto

235
diverse volte: ‘Ho conquistato tutto il mondo, e
allora?’”.
Si dice che Alessandro, sentendo Diogene che
parlava così, diventasse triste. “E allora?!” disse,
“Non mi dire queste cose, mi rendi infinitamente
triste”.
Diogene rispose: “Ma diventerai molto più
triste dopo aver conquistato il mondo. Cosa posso
farci? Sto soltanto immaginando, e sono arrivato
alla conclusione che tutto ciò è inutile. Stai
facendo uno sforzo suicida. Ora stai cercando di
conquistare il mondo intero, e dopo? Se ci
riuscissi… e allora?”.
Alessandro si allontanò da Diogene molto
turbato, irritato e triste. Confidò ai suoi
commilitoni: “Quest’uomo è davvero pericoloso,
ha scosso i miei sogni”. In seguito Alessandro non
riuscì mai più a dimenticarsi di Diogene. In punto
di morte, si ricordò di lui ancora una volta e disse:
“Forse quel tizio aveva ragione. E allora?”.
Quindi, la prossima cosa da ricordare è
chiedersi sempre, qualunque cosa si stia facendo:
“Se ci riesco… e allora?”. Chiediti se esiste
davvero un significato in ciò che stai facendo o se
stai solo illudendoti di fare qualcosa che valga la
pena, laddove dai alle tue azioni un valore
artificiale che crei intorno a te la sensazione che
quelle azioni hanno un senso, mentre in realtà non
fai altro che sprecare la tua vita e la tua energia
senza fare nulla che abbia veramente valore!
Esiste una sola cosa il cui valore è reale: diventare

236
felici ed estatici senza possedere niente, senza
dipendere da nulla; essere estatici in perfetta
solitudine, totalmente soli. Solo se la tua
beatitudine non richiede alcunché, ha valore,
altrimenti si resterà per sempre nell’infelicità.
La dipendenza è infelicità, coloro che
dipendono dall’ammassare ricchezze o
dall’accumulare conoscenze, coloro che
dipendono da qualsiasi cosa, stanno aumentando
sempre più la propria infelicità. Pertanto la
prossima cosa da ricordare è chiedersi se la
propria vita abbia davvero un significato o se si
stia solo vegetando senza alcun significato reale.
Non stai soltanto illudendoti che questo o quello
sia il senso della tua esistenza?
C’era un uomo che veniva spesso a trovarmi.
Mi ripeteva sempre che il massimo della felicità
per lui sarebbe stato riuscire a mandare suo figlio
all’università. Era un pover’uomo, un impiegato
qualsiasi e aveva solo questo sogno. Alla fine suo
figlio andò all’università, ora è una guardia
forestale. Pochi mesi fa è venuto a trovarmi e mi
ha detto: “Guadagno solo poche migliaia di lire al
mese. Ho due bambini e il mio unico sogno è
garantire loro una buona educazione; per questo
sto lavorando duro. Tutto quello che chiedo è dare
ai miei figli una buona educazione e riuscire a
mandarne uno a studiare all’estero”.
Suo padre, che ora è morto, aveva come unico
desiderio quello di garantire a suo figlio
un’educazione e una posizione. Il figlio, che si è

237
sistemato, ha come unico desiderio quello di
garantire ai propri figli una cultura e una buona
posizione; questi figli, quando lui sarà morto,
continueranno a loro volta questa insensatezza.
Che senso ha tutto questo? Cosa stai facendo,
ammazzi il tempo? Ti diverti a sprecare la tua
vita? Perché non trovi un significato autentico che
ti possa rendere veramente felice ed estatico!
Questa è la seconda considerazione che ti farà
andare dentro di te.
E terzo: l’uomo continua a dimenticare; non
abbiamo memoria, non ricordiamo nulla. Ieri eri
arrabbiato, poi te ne sei pentito e ora hai
dimenticato. Ma alla prossima occasione tornerai
ad arrabbiarti, come è stato per tutta la tua vita.
Ripeti sempre le stesse cose. Si dice che è
rarissimo trovare qualcuno che impari dalla vita.
In realtà, nessuno impara. Se tu imparassi, non
potresti commettere lo stesso sbaglio due volte,
invece ripeti sempre la stessa cosa. La verità è
che più sbagli, più sei incline a sbagliare. Ogni
volta ti arrabbi e ti penti, e non hai ancora
imparato nulla. Se si presenta l’occasione, ti
arrabbi, dai fuori di testa e da ultimo ti penti: fa
parte del gioco. Dopodiché sarai di nuovo pronto a
cogliere l’occasione per arrabbiarti un’altra volta.
La terza raccomandazione è questa: se vuoi
andare dentro di te, devi imparare. Impara da
tutto ciò che fai, ricavane l’essenziale. Prova a
vedere cos’hai fatto finora della tua vita, della tua
energia, del tuo tempo: gli stessi sbagli, le stesse

238
stupidaggini, le stesse assurdità… continuamente!
Ti stai muovendo in cerchio, è una ruota che
continua a girare; o, piuttosto è la ruota che
muove te; giri e rigiri in modo automatico. Ecco
perché in India chiamiamo il mondo sansara.
Sansara indica la ruota che continua a girare,
insieme a te che ti aggrappi a uno dei suoi raggi.
Se non cominci a imparare qualcosa di questa
ruota, di questo circolo vizioso, il sansara, non
abbandonerai mai la presa su quel raggio, per
uscire da quel solco.
Dunque le parole chiave sono tre; “morte”:
fanne un oggetto costante di contemplazione;
“senso”: ricercalo continuamente nella tua vita;
“apprendimento”: impara dalla tua vita, perché
non esiste altro modo; le Scritture non ti daranno
alcuna comprensione. Se la tua vita non ti insegna
alcunché, null’altro ti potrà mai insegnare nulla.
Impara dalla tua vita, traine un insegnamento:
cos’hai fatto finora di te stesso? Se sei in una
ruota, saltane fuori. Ma per sapere che sei in una
ruota, sono necessari una comprensione e un
apprendimento profondi. Queste tre cose ti
aiuteranno ad andare dentro di te.
Ora le tecniche: “Osservando semplicemente
l’azzurro del cielo oltre le nuvole, la serenità”.
Vi ho detto tutte queste cose perché queste
tecniche sono così semplici che potresti farle
senza ottenere alcun risultato, per cui
concluderesti: “Che razza di tecniche sono

239
queste? Sono così semplici… è semplicissimo
farle. Basta guardare il cielo, oltre le nuvole, per
trovare serenità, silenzio e appagamento”.
Ma potresti osservare il cielo blu al di là delle
nuvole, senza che accada nulla. A quel punto
diresti: “ Che razza di tecnica è questa? Shiva non
è razionale, dice la prima cosa che gli passa per la
mente. Che tecnica è mai questa: osservando
semplicemente l’azzurro del cielo oltre le nuvole,
la serenità… la serenità!».
Ma se ti ricordi di “morte, significato e
apprendimento”, questa tecnica sarà un aiuto
immediato, per entrare dentro di te. “Osservando
l’azzurro del cielo oltre le nuvole”: osservare, non
pensare. Il cielo è infinito, non ha limiti. Guardalo
semplicemente. È stato scelto perché non è
presente alcun oggetto: il cielo non è un oggetto.
Dal punto di vista linguistico, lo è; ma
esistenzialmente no, perché non ha un inizio né
una fine. Puoi girare intorno a un oggetto, ma non
puoi girare intorno al cielo. Puoi immergerti in
esso, ma non puoi vederne i confini. Tu puoi
essere un oggetto per il cielo, ma il cielo non può
essere un oggetto per te. Puoi guardare dentro il
cielo, ma non puoi guardare il cielo — e lo
sguardo dentro il cielo non ha fine, è infinito.
Fissa dunque il tuo sguardo nel blu del cielo. È
un oggetto infinito, senza limiti. Non pensare, non
dire: “Che bello!”, non fare apprezzamenti. Se
cominci a pensare, ti sei bloccato. I tuoi occhi non
si muovono più dentro il blu infinito. Muoviti e

240
osserva, non fare altro. Non creare parole:
diventerebbero una barriera. Non dire nemmeno
“cielo blu”. Non verbalizzare. Deve restare solo
uno sguardo puro e innocente, perso nel blu del
cielo. Quello sguardo non ha fine; continuerai
senza sosta a guardare in esso, e all’improvviso
diventerai consapevole di te stesso, poiché non
esiste alcun oggetto, ma solo un vuoto. Come mai?
Perché quando esiste un vuoto, i sensi diventano
inutili.
Solo se c’è un oggetto i sensi servono a
qualcosa. Se guardi un fiore, guardi qualcosa: è
presente il fiore. Il cielo non è presente. Cosa
intendiamo per cielo? Una cosa che non esiste;
“cielo” vuol dire spazio: tutti gli oggetti sono in
esso, ma esso non è un oggetto; è il vuoto, lo
spazio in cui gli oggetti possono esistere. Il cielo
in sé è puro vuoto. Osserva questo puro vuoto. Per
questo il sutra specifica “oltre le nuvole”, perché
le nuvole non sono il cielo, bensì oggetti che
fluttuano nel cielo. Puoi osservare le nuvole, ma
non servirà. Guarda il cielo vuoto, senza vedere le
stelle, la luna, le nuvole; osserva il cielo in quanto
non-oggetto, puro vuoto.
Cosa accadrà? Poiché nel vuoto non esiste
oggetto che possa essere afferrato dai sensi, essi
diventeranno inutili e se il tuo sguardo in
quell’azzurro sconfinato sarà libero dai pensieri,
da tutti i pensieri, sentirai improvvisamente che
nulla più resta, tutto è scomparso: in quel vuoto
diventerai consapevole di te stesso. Guardando in

241
questo vuoto, diventerai vuoto tu stesso, poiché i
tuoi occhi sono come uno specchio che riflette
tutto ciò che si trova davanti. Quando una persona
triste entra nella tua stanza, una tristezza
improvvisa scende su di te, perché sei come uno
specchio e la tristezza viene riflessa in te.
Se qualcuno scoppia in una risata fragorosa,
senti all’improvviso di voler ridere anche tu; la
risata diventa contagiosa. Come mai? Tu sei come
uno specchio che riflette; quando vedi una cosa
bella, rifletti una cosa bella, quando vedi una cosa
brutta, rifletti una cosa brutta; tutto ciò che vedi
entra profondamente dentro di te e diventa parte
della tua consapevolezza.
Quando guardi nel vuoto non esiste nulla da
riflettere; o meglio, esiste solo il blu infinito del
cielo. Se lo rifletti, se lo senti dentro di te,
diventerai sereno, troverai la serenità. È
presente… e se riesci a concepire davvero il vuoto
reale, là dove il cielo, il blu e qualsiasi altra cosa
scompaiono… anche dentro di te si rifletterà il
vuoto e nel vuoto non esistono preoccupazioni né
tensioni.
Nel vuoto la mente non può funzionare, si
arresta, si eclissa. Preoccupazioni, tensioni,
pensieri più o meno importanti costituiscono la
mente: l’eclissi della mente è “la serenità”.
Ancora una cosa: quando il vuoto viene riflesso
all’interno, diventa assenza di desideri. Il
desiderio è tensione; desiderare è essere
preoccupati. Quando vedi una donna, una casa,

242
una macchina bellissime, sorge il desiderio
improvviso di possederle, di essere dentro di loro.
Quando sorge un desiderio, la mente diventa
preoccupata: “Come faccio ad avere quelle cose?”
Nascono frustrazione, speranza o disperazione,
ma sono tutti sogni.
Molte cose possono accadere. Il desiderio è un
disturbo; la mente si frantuma in progetti, sogni,
proiezioni e tu impazzisci. Il desiderio è il seme
della pazzia.
Ma il vuoto non è un oggetto, è vuoto e basta.
Quando guardi il vuoto, non può sorgere alcun
desiderio. Con il vuoto non puoi farci nulla: non
puoi averlo, non puoi amarlo, non puoi abitarci.
Tutti i movimenti della mente cessano. Nessun
desiderio insorge. Nel non-insorgere del desiderio
è “la serenità”. Diventi silenzioso, sereno, una
pace improvvisa esplode dentro di te; sei
diventato come il cielo.
Una cosa ancora: diventi ciò che contempli, di
qualsiasi cosa si tratti, poiché la mente può
assumere infinite forme. Assumi la forma di ciò
che desideri. La mente di un uomo interessato
solo alle ricchezze, ai soldi e all’oro, assomiglia a
un salvadanaio: se lo scuoti senti tintinnare le
monete. Per cui fa’ attenzione a ciò che desideri,
perché ti trasformerai in esso. Tu diventi qualsiasi
cosa desideri.
Il cielo è la cosa più vuota che esista, ti sta
accanto e non costa niente, non bisogna andare in
nessun luogo particolare, come l’Himalaya o il

243
Tibet, per trovarlo; non è ancora stato distrutto
dalla tecnologia, com’è accaduto a tutto il resto.
Esiste ancora, lo puoi usare. Osservalo prima che
venga distrutto anch’esso, può accadere in
qualsiasi momento. Ricorda che lo sguardo
dev’essere libero dai pensieri, allora ritroverai lo
stesso cielo infinito, la stessa dimensione e lo
stesso spazio azzurro e vuoto dentro di te. Per
questo Shiva dice “semplicemente”: “Osservando
semplicemente l’azzurro del cielo oltre le nuvole,
la serenità”.
La tecnica seguente: “Ascolta, mentre viene
impartito il supremo insegnamento mistico. Gli
occhi immobili, senza alcuno sbattimento di ciglia,
e d’acchito diventa assolutamente libera”.
“Ascolta, mentre viene impartito il supremo
insegnamento mistico.” È un metodo segreto. In
questo tantra esoterico, il Maestro dà
l’insegnamento, o il mantra, in segreto, quando il
discepolo è pronto. Allora il segreto supremo
verrà sussurrato in privato al suo orecchio. Questa
tecnica si riferisce a quel sussurro: “Ascolta,
mentre viene impartito il supremo insegnamento
mistico”.
È una tecnica che si usa quando il Maestro ha
deciso che sei pronto a ricevere dalle sue labbra
ciò che non può essere detto: il segreto della sua
esperienza. Solo quando quel momento è giunto,
solo quando l’indicibile può essere detto, si deve
usare questa tecnica: “Gli occhi immobili, senza

244
alcuno sbattimento di ciglia, e d’acchito diventa
assolutamente libera”. In quell’occasione, quando
il Maestro ti sta trasmettendo il suo segreto,
mentre te lo bisbiglia in un orecchio, i tuoi occhi
devono essere perfettamente immobili, cioè non
devono esserci pensieri nella mente.
Il minimo movimento, come sbattere le ciglia,
rivelerà che al tuo interno sei disturbato. Devi
diventare semplicemente un orecchio vuoto e
immobile, libero da qualsiasi movimento. La
consapevolezza sta semplicemente aspettando di
essere fecondata. È semplicemente aperta,
ricettiva, passiva, non c’è attività. Quando accade
questo momento in cui sei totalmente vuoto, non
pensi a nulla ma stai solo aspettando… e non stai
aspettando qualcosa di preciso, perché allora
sarebbe un altro pensiero, ma aspetti
semplicemente: è un momento libero da qualsiasi
attività, in cui tutto si è arrestato. Quando questo
momento di stasi assoluta, questo momento di
assoluta non dinamicità accade, quando tutto si è
fermato, il tempo non scorre e la mente è
totalmente assente, allora essa diventa non-
mente… e il Maestro può impartire il suo
insegnamento solo a una non-mente.
Non sarà un discorso molto lungo: una, due, al
massimo tre parole. In quel silenzio quelle parole
arriveranno al tuo centro e diventeranno un seme
laggiù. In questa consapevolezza passiva, in
questo silenzio, “d’acchito diventa assolutamente
libera”.

245
Si può essere liberi, solo liberandosi dalla
mente. L’unica libertà è la libertà dalla mente, non
esiste altra libertà; la mente è schiavitù, servitù,
dipendenza. Un discepolo deve dunque aspettare
insieme al suo Maestro il momento giusto, in cui
verrà chiamato e gli verrà impartito
l’insegnamento. Non lo deve richiedere, perché
chiedere implica il desiderio; non lo deve
aspettare, perché l’attesa implica la mente; deve
solo attendere. E quando la sua attesa sarà
divenuta totale, allora sarà pronto e il Maestro
potrà fare qualunque cosa.
Qualche volta il Maestro può fare cose molto
banali, ma l’effetto sarà lo stesso; ma se non esiste
preparazione, nemmeno uno Shiva che espone le
centododici tecniche servirà a qualcosa. Se spargi
i semi sulla roccia o fuori stagione non accadrà
nulla e la colpa non sarà dei semi. Il seme può
vivere e trasformarsi solo sul terreno adatto,
sull’anima adatta e nel tempo adatto. Solo così
vivrà e si trasformerà.
Qualche volta funzionano cose molto futili: ad
esempio, Lin Chi si illuminò quando il Maestro,
trovandolo seduto sulla sua veranda, lo guardò
negli occhi e rise fragorosamente. Lin Chi
cominciò a ridere, si inchinò e se ne andò. Ma
aveva aspettato sotto quella veranda sei anni!
Il Maestro era passato tutti i giorni, mese dopo
mese, senza nemmeno dargli un’occhiata, mentre
lui restava ad aspettare. Finalmente, dopo due
anni gli lanciò uno sguardo per la prima volta. Poi,

246
due anni dopo, gli diede per la prima volta un
colpetto affettuoso sulla spalla. Lin Chi continuò
ad aspettare e dopo sei anni il Maestro uscì
all’improvviso, fissò lo sguardo nei suoi occhi, e
Lin Chi probabilmente ricorse a questa tecnica:
“Ascolta, mentre viene impartito il supremo
insegnamento mistico. Gli occhi immobili, senza
alcuno sbattimento di ciglia, e d’acchito diventa
assolutamente libera”.
Il Maestro si servì di una risata. In realtà, le
parole non sono necessarie, è sufficiente una
risata. Era un grande Maestro; con la sua risata
improvvisa, qualcosa avvenne dentro Lin Chi. Egli
si inchinò, rise e se ne andò dicendo a tutti di
essersi liberato e di non esistere più. Non esistere
più: ecco cosa vuol dire liberazione. Tu non sei
liberato, perché la libertà è da se stessi.
Lin Chi raccontava spesso in che modo fosse
avvenuto. Per sei anni rimase ad aspettare
pazientemente, seduto sulla veranda, mentre il
Maestro usciva tutti i giorni attendendo il
momento giusto per fare qualcosa. Allorché sei
pronto, il Maestro farà qualcosa. Se per sei anni ti
limiti ad aspettare, entrerai in meditazione,
perché non c’è altro da fare. Forse, i primi giorni
Lin Chi avrà continuato a pensare le stesse
vecchie e futili cose di sempre, ma se non dai
nuovo alimento alla mente, pian piano si arresta.
Ha bisogno di cibo quotidianamente, altrimenti
quanto puoi continuare a rimasticare la stessa
cosa?

247
Nei primi tempi forse pensò alle sue vicende
passate poi, a poco a poco, mancando nuovi
stimoli, il pensiero cessò. Non gli era consentito
leggere, parlare, muoversi e incontrare nessuno.
Poteva solo soddisfare i bisogni primari del corpo,
e aspettare sulla veranda.
Giorno e notte continuò ad aspettare in
silenzio, d’inverno e d’estate, con la pioggia e con
il sole, immemore del tempo e dei giorni passati in
questo modo, finché a un certo punto,
improvvisamente, il Maestro apparve e guardò
intensamente nei suoi occhi. Gli occhi di Lin Chi
probabilmente si immobilizzarono: questo era il
momento che stava aspettando da sei anni;
sarebbe bastato il più piccolo movimento per
fargli perdere l’occasione. Ogni cosa dev’essere
diventata silenziosa; quindi, all’improvviso, la
risata folle e fragorosa del Maestro. Quella risata
dev’essere stata udita dal centro più profondo di
Lin Chi; dev’essere arrivata a destinazione.
Quando a Lin Chi venne chiesto: “Cosa ti è
successo?”, egli rispose: “Quando il mio Maestro
scoppiò a ridere, ho capito improvvisamente che
tutto il mondo è solo uno scherzo. Questo mi stava
dicendo con la sua risata: ‘Tutto il mondo è solo
uno scherzo, una commedia’. Qualsiasi serietà
scomparve. E se tutto il mondo è solo uno scherzo,
chi è schiavo e chi deve liberarsi?”. Per cui Lin
Chi disse: “Non c’era nessuna schiavitù. Io
pensavo di essere prigioniero, per questo stavo
cercando di liberarmi, ma alla risata improvvisa

248
del Maestro, la schiavitù scomparve”.
Qualche volta sono cose come queste che
funzionano, ma non puoi mai sapere come ciò sia
stato possibile. Esistono molti aneddoti Zen. Un
Maestro Zen divenne consapevole al semplice
suono di un gong. Bastò quel suono per scuotere
qualcosa dentro di lui. Una monaca Zen si
illuminò mentre trasportava due secchi d’acqua.
All’improvviso il bambù con cui li trasportava si
spezzò e i due secchi di terracotta caddero a
terra; il suono, i secchi che si rompono, l’acqua
che scorre via: questa fu la sua illuminazione.
Cos’è avvenuto? Tu puoi rompere tutti i secchi
che vuoi, senza che accada nulla. Era arrivato il
momento giusto. Il suo Maestro le aveva detto:
“Questa notte ti rivelerò il segreto, per cui va’ a
fare un bagno e portami due secchi d’acqua. Io
farò un bagno e ti dirò il segreto per il quale stai
aspettando”. La monaca dev’essersi sentita
estatica; il momento era arrivato. Fece il bagno,
riempi i secchi e si mise sulla via del ritorno.
Era una notte di luna piena, e sul sentiero dal
fiume all’ashram all’improvviso il bambù si
spezzò. Quando arrivò, il Maestro, che la stava
aspettando, la guardò e disse: “Adesso non occorre
più che ti dica qualcosa. È accaduto. Non ho più
nulla da trasferirti, hai già ricevuto”.
La vecchia monaca ripeteva sempre: “Insieme
a quel bambù, si è rotto qualcosa dentro di me.
Insieme a quei secchi di terracotta, ho visto
rompersi il mio corpo. Allora ho guardato la luna:

249
tutto era pace e silenzio e io sono diventata pace e
silenzio. Da quell’istante, io non sono più, non sarò
mai più”. Questo è ciò che vuol dire Liberazione,
questa è la libertà.
La tecnica successiva: “Sull’orlo di un pozzo
profondo, guarda fissamente nelle sue profondità,
finché — la meraviglia”.
Sono tecniche simili, con una leggera
differenza. “Sull’orlo di un pozzo profondo, guarda
fissamente nelle sue profondità, finché — la
meraviglia.” Guarda nelle profondità di un pozzo.
Quella profondità verrà riflessa in te. Dimentica
completamente ogni pensiero, continua a
osservare quella profondità. Oggigiorno si afferma
che la mente è profonda come un pozzo; in
Occidente sta nascendo la psicologia del profondo,
secondo cui la mente è solo l’inizio, una
superficie; esistono molti strati più profondi,
ancora nascosti.
Guarda in un pozzo senza pensare. La sua
profondità si rifletterà in te: il pozzo diventerà
semplicemente un simbolo esteriore della
profondità interiore. Continua a osservare finché
ti sentirai colmo di meraviglia.
Non fermarti prima di quel momento: giorno
dopo giorno, mese dopo mese, continua a
osservare. Va’ al pozzo e osserva in profondità,
senza pensieri che scorrano nella mente. Medita
sulla profondità, medita la profondità, diventa la
profondità. Continua a meditare e un giorno non

250
ci sarà più alcun pensiero: può accadere in ogni
istante; all’improvviso sentirai di avere lo stesso
pozzo dentro di te, la stessa profondità. A quel
punto sorgerà in te una strana sensazione: ti
sentirai ricolmo di meraviglia.
Un giorno, mentre Chuang Tzu stava
attraversando un ponte in compagnia del suo
Maestro, Lao Tzu, si tramanda che Lao Tzu
dicesse a Chuang Tzu: “Resta qui e osserva il
fiume da questo ponte, fino a quando il fiume non
sia fermo e il ponte non scorra. Quindi vieni da
me”. Il fiume scorre; il ponte non scorre mai. Ma a
Chuang Tzu fu data questa meditazione, per cui si
narra che egli costruì una capanna sul ponte e
rimase lì per mesi, semplicemente seduto sul
ponte, a guardare il fiume che scorreva laggiù in
basso, ad aspettare che il fiume fosse fermo e il
ponte scorresse, per poter poi andare dal Maestro.
Un giorno accadde. Il fiume era fermo e il
ponte cominciò a scorrere. Com’è possibile? Se il
pensiero si arresta completamente, allora tutto è
possibile, poiché in realtà è la fissità del pensiero
a dire che il fiume scorre e il ponte è fermo. È
relativo, nulla di più!
Einstein e la fisica affermano che tutto è
relativo. Quando viaggi in treno sembra che gli
alberi si muovano, corrano di fianco a te; se il
treno è veramente silenzioso e non ti dà alcuna
sensazione di essere in moto, guardando dal
finestrino sembrerà proprio che il treno sia fermo
e gli alberi si muovano.

251
Einstein ha detto che, se due treni, o due
astronavi si muovessero fianco a fianco nello
spazio alla stessa velocità, nessuno sarebbe in
grado di sentire che si stanno muovendo. Puoi
sentire che il treno si sta muovendo perché vedi
cose ferme ai suoi lati; se non ci fosse nulla,
oppure se anche gli alberi si muovessero nella
stessa direzione e alla stessa velocità, penseresti
di essere fermo. Oppure, quando passa un treno,
nella direzione opposta, hai la sensazione che la
velocità del treno su cui viaggi, raddoppi.
Non è così; la velocità è la stessa, ma un treno
che va nella direzione opposta ti dà la sensazione
di essere più veloce. Se la velocità è relativa,
allora è solo la fissità della mente che ti fa
pensare che il fiume scorra e il ponte stia fermo.
Con la pratica costante della meditazione
Chuang Tzu arrivò a percepire che tutto è
relativo: il fiume scorre perché assumi il ponte
come immobile. Ma anche il ponte scorre, in
profondità; nulla è statico a questo mondo: gli
atomi si muovono, gli elettroni si muovono, nulla è
fermo, all’interno il ponte è in continuo
movimento; tutto scorre, così anche il ponte.
Chuang Tzu deve aver avuto una visione della
struttura atomica del ponte. Adesso si dice che
questo muro che sembra immobile non lo è; è
presente il movimento, ogni elettrone si sta
muovendo, ma il movimento è così veloce che è
impossibile vederlo, per questo sembra immobile.
Se un ventilatore girasse a vortice, non potresti

252
più vederne le pale né gli spazi vuoti tra di esse;
se raggiungesse la velocità della luce, vedresti
solo un disco immobile, perché gli occhi non
possono percepire movimenti così veloci.
Per cui Chuang Tzu deve aver avuto una
visione della struttura atomica del ponte. Con una
lunga attesa la fissità della mente si dissolse, egli
poté vedere il ponte scorrere a una velocità tale
che il fiume divenne praticamente immobile, in
confronto. Arrivò correndo da Lao Tzu e questi gli
disse: “Va bene! Ora non chiedermi nulla. La cosa
ti è accaduta”. Cos’è accaduto? La non-mente.
“‘Sull’orlo di un pozzo profondo, guarda
fissamente nelle sue profondità, finché — la
meraviglia.” Con questa tecnica, quando sarai
colmo di meraviglia, quando il mistero scenderà
su di te, quando la mente non ci sarà più ma
esisterà soltanto un’aura di mistero, allora sarai in
grado di conoscere te stesso.
Un’altra tecnica: “Osserva un oggetto, poi ritira
completamente la tua vista, poi allontana pian
piano il tuo pensiero da quell’oggetto. Allora”.
Osserva un oggetto, guarda un fiore, ma
ricorda come devi osservare. Osserva senza
pensare, non dovrei aver bisogno di ripeterlo.
Ricorda sempre che osservare non significa
pensare. Se pensi, contamini tutto e non stai
osservando. Lo sguardo dev’essere puro e
semplice.
Osserva una rosa, poi distogli lentamente i tuoi

253
occhi, fallo molto lentamente. La rosa è presente,
prima osservala. Lascia cadere il pensiero e
continua a osservarla. Poi, quando senti che non
c’è più alcun pensiero, il fiore è semplicemente
presente nella tua mente e non c’è null’altro, pian
piano allontana gli occhi. Lentamente il fiore si
allontanerà, andrà fuori fuoco; ma la sua
immagine resterà con te. L’oggetto sfocherà,
poiché hai ritirato lo sguardo. L’immagine
esteriore non ci sarà più, ma si rifletterà nello
specchio della tua consapevolezza. Ci sarà! A quel
punto ritira lo sguardo anche da questa immagine
e ritira anche il pensiero.
Per cui, come prima cosa ritira il tuo sguardo
dall’oggetto, e quando resterà solo l’immagine
interiore, il pensiero della rosa, ritirati anche da
esso. Questa seconda parte è molto difficile, ma
fatto il primo passo, come si dice, il secondo non
lo sarà altrettanto. Prima di tutto allontana il tuo
sguardo dall’oggetto; poi chiudi gli occhi, così
come hai distolto lo sguardo dall’oggetto,
allontanalo ora dall’immagine. Distogliti, diventa
indifferente: non guardare l’immagine che è
presente dentro di te; senti che te ne sei
allontanato. Ben presto anche l’immagine
scomparirà.
Prima scompare l’oggetto, poi l’immagine. E
quando l’immagine scompare Shiva dice: “Allora”.
Allora sarai lasciato solo. In quella solitudine si
realizza se stessi, si giunge al proprio centro, si
viene ributtati alla fonte originale.

254
Questa meditazione è ottima. Falla con un
oggetto qualsiasi, ma ricorda che l’oggetto deve
restare lo stesso tutti i giorni, in modo tale che la
stessa immagine si crei all’interno e tu possa, in
seguito, distoglierti da quell’immagine. Le
immagini dei templi venivano usate in questo
modo, per questa tecnica; adesso le immagini ci
sono ancora, ma la tecnica si è persa. Se vai al
tempio questa è la tecnica più adatta: osserva una
statua di Mahavira, del Buddha, di Rama, di
Krishna o di chiunque altro. Concentra tutta la tua
attenzione su di essa, in modo da creare
un’immagine interiore, poi chiudi gli occhi.
Distogli gli occhi dalla statua e chiudili; quindi
allontana anche l’immagine, cancellala
completamente. A quel punto rimarrai nella più
totale solitudine, nella tua totale purezza, in tutta
la tua innocenza. Realizzare tutto questo è libertà,
è verità.

255
Capitolo ottavo
DUBBIO O FEDE, VITA O
MORTE: LE BASI DI CAMMINI
DIVERSI
DOMANDE:

1
Un “tipo misto” deve fare due diversi tipi di
tecniche?
2
Se il tantra è orientato verso la vita, come mai
usa l’orientamento verso la morte?
3
Com’è possiblle che la mente venga
trasformata solo se si porta il corpo in uno stato
cadaverico?

Prima domanda: “Sento di non appartenere né


al tipo intellettuale né a quello sentimentale; sono
un tipo misto. Dovrei fare due tipi di meditazione,
alternandole? Per favore guidami”.
È una domanda importante. Vanno capite molte
cose; la prima: ogni volta che hai la sensazione di

256
non appartenere né al tipo intellettuale né a
quello sentimentale, sappi che appartieni di sicuro
al primo, perché la confusione è una sua
caratteristica.
Il tipo sentimentale non è mai confuso; chi
appartiene a questa tipologia non avrà mai un
simile dubbio, poiché l’emozione è sempre integra
e totale, mentre l’intelletto è sempre diviso e
confuso; questa è la sua natura, perché l’intelletto
dipende dal dubbio e l’emozione dalla fede.
Quando c’è il dubbio, c’è divisione, per cui il
dubbio non può mai essere totale; come potrebbe?
La natura stessa del dubbio è dubitare; non può
mai essere totale! Se tu dubitassi totalmente di
una cosa, il dubbio si trasformerebbe in fede.
Il dubbio è sempre confusione, e
fondamentalmente, quando dubiti, dubiti del
dubbio stesso. Una mente dubitativa non può
nemmeno essere certa del dubbio; in essa sono
presenti strati e strati di confusione, ognuno dei
quali sarà basato su un altro strato di dubbio e
confusione.
Il tipo intellettuale ha sempre questa
sensazione: “Non sto da nessuna parte, non
appartengo a nessun tipo”, oppure: “Qualche volta
sto qui e qualche volta sono là, qualche volta sono
una cosa e qualche volta un’altra”. Il tipo emotivo
è invece a suo agio con se stesso. Poiché la base è
la fiducia, l’emozione non è divisa, è integra e
individuale. Quindi, se hai dei dubbi e non riesci a
essere sicuro della tua tipologia, sappi per certo

257
che appartieni al tipo intellettuale, per cui pratica
le tecniche adatte a quella tipologia. Se invece
non senti alcuna confusione, solo in quel caso
appartieni al tipo emotivo.
Ad esempio, un Ramakrishna è un tipo emotivo.
Non puoi far sorgere un dubbio in lui, poiché,
fondamentalmente, un dubbio può essere creato
solo quando già esiste. Nessuno può farti sorgere
dei dubbi se questi non si nascondono già dentro
di te; gli altri possono solo aiutarli a venire fuori,
non possono crearli. E lo stesso vale per la fede:
gli altri possono solo aiutarla a manifestarsi, non a
crearla.
La tua tipologia fondamentale non può essere
cambiata, per cui è essenziale capire quale sia;
altrimenti, se fai qualcosa che non si adatta al tuo
tipo, stai solo sprecando tempo ed energia, inoltre
sarai sempre più confuso a causa dei tuoi sforzi
sbagliati. Né il dubbio né la fede possono essere
creati dentro di te: tu hai già il seme dell’uno o
dell’altra. Se sei una persona che dubita, è meglio
non pensare affatto alla fede; per te sarebbe solo
un inganno e un’ipocrisia. Ma non aver paura;
anche il dubbio può condurre al Divino, va solo
utilizzato nel modo corretto.
Lo ribadisco, anche il dubbio può condurre al
Divino, poiché se il tuo dubbio è in grado di
demolire il Divino, allora è più forte del Divino.
Anche il dubbio può essere usato e tramutato in
una tecnica, ma non devi fingere. Esistono
persone che affermano: “Se hai dei dubbi, non

258
potrai mai raggiungere il Divino”, per cui ti senti
in dovere di nasconderli, spingerli a forza nei
recessi più oscuri del tuo essere, reprimerli e
creare un credo falso, ma questo resterà solo in
superficie e non toccherà mai la tua anima. In
profondità resterai una persona dubbiosa, mentre
all’esterno mostrerai un credo falso, di facciata.
Questa è la differenza tra la fede e il credo. Il
credo è sempre falso. La fede è una qualità, il
credo è un’idea. La fede è una caratteristica della
tua mente, il credo è acquisito. Coloro che hanno
dei dubbi e ne hanno paura, si aggrappano ai
credo. Dicono: “Io credo”, ma non hanno fede. In
profondità sanno di dubitare e questo li spaventa;
se tocchi il loro credo, se lo critichi, si
arrabbieranno immediatamente, ma non a causa
tua, bensì a causa del dubbio che già hanno e che
tu fai emergere. Un vero uomo di fede non si
arrabbierebbe mai, se lo criticassi, poiché non
puoi distruggere la sua fede.
Un Ramakrishna, un Chaitanya o una Mira
sono tipi sentimentali. Una delle menti più belle
del Bengala, Keshav Chandra, andò a trovare
Ramakrishna, non solo per vederlo, bensì per
sconfiggerlo, essendo Ramakrishna un illetterato
e Keshav Chandra una delle menti più acute mai
apparse sul suolo indiano. Era fuori di dubbio che
Ramakrishna sarebbe stato sconfitto e il giorno in
cui Keshav Chandra si presentò, tutti gli
intellettuali di Calcutta si radunarono a
Dakshineshwar solo per vedere Ramakrishna

259
sconfitto. Keshav Chandra cominciò a discutere,
ma fu preso da un estremo imbarazzo, perché
Ramakrishna apprezzava moltissimo le sue
argomentazioni — in realtà le apprezzava troppo.
Quando argomentava contro Dio, Ramakrishna
cominciava a saltare e a danzare.
L’imbarazzo aumentò al punto che Keshav
Chandra disse: “Cosa stai facendo? Devi
controbattere le mie tesi”. Si narra che
Ramakrishna rispondesse: “Ma è proprio
vedendoti che la mia fede è rafforzata. Una mente
come la tua non può esistere senza Dio”. Questo è
il modo in cui un tipo sentimentale vede le cose.
“E prevedo,” aggiunse Ramakrishna “che prima o
poi diventerai un devoto anche più grande di me,
poiché hai una mente eccelsa. Con una mente
simile, come puoi combattere contro il Divino?
Con una mente così acuta? Anche un idiota come
me si è realizzato, come puoi non realizzarti tu?”
Senza arrabbiarsi né controbattere, sconfisse
Keshav Chandra. Keshav Chandra toccò i suoi
piedi e disse: “Sei il primo teista che incontro con
cui ogni argomento è inutile. Vedere i tuoi occhi e
il modo in cui ti sei comportato con me, sono stati
la mia prima intuizione che il Divino è possibile.
Senza dare prove, tu sei una prova”. Ramakrishna
era diventato la prova vivente.
Il tipo intellettuale deve procedere attraverso il
dubbio. Non importare alcun credo; inganneresti
solo te e nessun altro. Non forzare nulla, sii
autentico. Se il dubbio è la tua natura, allora

260
procedi attraverso il dubbio. Dubita il più
possibile, e non scegliere alcuna tecnica basata
sulla fede, perché non fa per te. Scegli una
tecnica che sia scientifica, sperimentale; non c’è
bisogno di credere.
Esistono due tipi di metodi. Uno è
sperimentale. Non ti viene chiesto di credere, ma
di provare: le conseguenze saranno il tuo credo.
Uno scienziato non può credere, ma lavora sulle
ipotesi, fa esperimenti. Se l’esperimento dimostra
l’ipotesi, arriva a una conclusione. La fede è
raggiunta tramite l’esperimento. Tra queste
centododici tecniche ve ne sono alcune che non
richiedono alcuna fede.
Il Buddha e Mahavira sono tipi intellettuali,
come Ramakrishna e Chaitanya sono tipi
Sentimentali. Per questo il Buddha dice che non
c’è bisogno di credere in Dio, Dio non esiste. Il
Buddha dice: “Prova quello che dico, non credere
in me. Sperimenta ciò che dico e, se l’esperimento
funziona, allora puoi crederci. Non credere in me,
non credere in ciò che dico, non credere a
qualcosa perché la dico io, esperimenta, vivi quel
processo e, finché non arrivi alle tue conclusioni,
continua a dubitare. La tua esperienza sarà la tua
fede”. Mahavira dice: “Non c’è bisogno di credere
in nessuno, nemmeno nel Guru, nel Maestro.
Limitati a praticare la tecnica”.
La scienza non dice mai di credere. Dice di
andare in laboratorio e di fare esperimenti.
Questo vale per il tipo intellettuale. Non aver fede

261
prima di aver fatto l’esperimento. Non la puoi
provare; falserai tutto. Sii sincero con te stesso.
Resta sempre reale e autentico.
Qualche volta è accaduto che perfino gli atei
abbiano raggiunto il divino grazie alla loro
sincerità verso se stessi. Mahavira e il Buddha
sono atei, non credono in Dio, per cui un miracolo
deve essere accaduto loro; si diceva del Buddha
che fosse al tempo stesso il più ateo e il più divino
degli uomini. Era assolutamente intellettuale, ma
riuscì ugualmente a realizzarsi perché non
ingannò mai se stesso; sperimentò in
continuazione, per sei anni consecutivi, non fece
che sperimentare di tutto, senza mai credere in
nulla che l’esperienza non avesse dimostrato
essere vero. Provava qualcosa e, se non accadeva
nulla, l’abbandonava.
Un giorno si illuminò. Semplicemente
continuando a dubitare e a sperimentare arrivò a
un punto in cui non restava più nulla di cui
dubitare. Senza alcun oggetto, il dubbio cadde.
Non restava più nulla di cui dubitare, perfino il
dubbio divenne senza senso. Il dubbio cadde e in
quell’abbandono il Buddha si realizzò. Allora
comprese che il punto non era il dubbio, piuttosto
colui che dubita e non è possibile dubitare di colui
che dubita. Il dubitatore è sempre presente, per
dire: “No, questo non è vero”.
Potrebbe essere vero o meno, ma chi afferma
che una cosa è vera o falsa? Colui che lo afferma è
vero. Puoi dire che Dio non esiste, ma non puoi

262
dire: “Io non esisto” perché nell’istante in cui lo
dici, hai accettato te stesso. Chi altro potrebbe
fare questa affermazione? Non puoi negare te
stesso senza riconoscere, al tempo stesso, la tua
esistenza, è impossibile. Anche per negare devi
esistere. Non puoi dire a un ospite che sta
bussando alla porta: “Non sono in casa”. Come
puoi dirlo? È assurdo, il tuo stesso dire: “Non sono
in casa” dimostra che ci sei.
Il Buddha dubitò di tutto, ma non poté dubitare
di se stesso. Quando il dubbio si era esteso a tutto
e ogni cosa perse qualsiasi significato, egli venne
ributtato a se stesso. Lì non era più possibile
dubitare, per cui il dubbio cadde e
improvvisamente egli si risvegliò alla sua realtà,
alla fonte della sua consapevolezza, alle radici
stesse della coscienza. Quindi, era ateo, ma
divenne divino. In realtà, non è mai esistito un
uomo più divino di lui su questa terra. Ma il suo
istinto era intellettuale.
Nel Vigyana Bhairava Tantra sono presenti
entrambi i tipi di tecniche. Se senti di essere un
intellettuale, confuso e pieno di dubbi, non
provare le tecniche della fede, non fanno per te.
Se hai la fede, prova le tecniche che richiedono la
fede come presupposto, non c’è bisogno di
provare altri metodi! Ma la cosa fondamentale da
ricordare sempre è: sii autentico.
È molto facile ingannarsi, molto facile, perché
noi imitiamo; potresti cominciare a imitare
Ramakrishna senza sapere di non essere quel tipo.

263
Se imiti, sarai un’imitazione. Nulla di reale ti
accadrà. Puoi imitare il Buddha, accade tutti i
giorni, poiché nasciamo all’interno di una
religione, di conseguenza si perpetuano assurdità
infinite. No, in verità tu devi scegliere, non puoi
limitarti a nascere in una religione. La religione
non ha nulla a che fare con il sangue, le ossa, la
nascita, assolutamente nulla!
Se un tipo sentimentale nasce buddista,
seguirà il Buddha e sprecherà tutta la sua vita. Se
un tipo intellettuale nasce nell’Islam o in qualche
altro culto devozionale, sprecherà la sua vita e
diventerà un ipocrita. Tutto il mondo è irreligioso
perché la religione viene sconsideratamente
associata alla nascita. Non esiste alcuna
relazione. Devi scegliere consapevolmente,
perché prima devi capire a che tipo appartieni,
quindi devi scegliere. Il giorno in cui sarà
permesso a tutti di scegliere la propria religione,
la propria tecnica, la propria via, il mondo sarà
profondamente religioso.
Ma la religione è diventata un’organizzazione,
un’organizzazione politica. Per questo quando
nasce un bambino gli imponiamo una religione, lo
condizioniamo in questo senso. I genitori hanno
paura che possa cambiare religione, che possa
entrare in un’altra organizzazione; per cui prima
che diventi consapevole deve essere
completamente distrutto, storpiato, plagiato.
Prima che impari a pensare da solo, la sua mente
deve essere condizionata in modo che non possa

264
pensare liberamente: a quel punto tutto quello che
penserà sarà inquinato da pregiudizi.
Stavo leggendo Bertrand Russel. Egli dice:
“Intellettualmente posso anche pensare che il
Buddha fosse più grande di Gesù, ma con il cuore
questo è impossibile: Gesù è più grande del
Buddha. Al massimo, con uno sforzo, posso
considerarli allo stesso livello. Intellettualmente,
sento che il Buddha è un gigante. In confronto a
lui, Gesù non è nessuno”.
Bertrand Russel sentiva questo perché era un
tipo intellettuale e il Buddha lo affascinava più di
Gesù, ma la sua mente era stata condizionata dal
cristianesimo. La sua affermazione non è vera
perché questi confronti non hanno senso; rivelano
solo qualcosa su Bertrand Russel, non dicono nulla
sul Buddha o Gesù, perché nessun confronto è
possibile. Per un tipo sentimentale Gesù apparirà
più grande del Buddha, ma se egli fosse nato
buddista, la sua mente si sentirebbe à disagio;
solo con grande difficoltà potrebbe accettare che
qualcuno è più grande del Buddha; è quasi
impossibile, poiché tutto ciò che si pensa è stato
inserito nella testa.
La tua mente assomiglia a un computer in cui
vengono inseriti dati e giudizi, concetti e
tradizioni senza senso che costituiscono le basi del
tuo pensiero, liberarsene non è facile. Per questo
motivo la religione è solo una parola vuota, sono
pochissime le persone che riescono a diventare
veramente religiose, perché pochissime persone

265
riescono a ribellarsi al condizionamento ricevuto.
Solo una mente rivoluzionaria, una mente capace
di vedere le cose per quello che sono, è in grado
di diventare religiosa.
Prova a sentire a quale tipo appartieni. Non è
difficile: innanzitutto, se ti senti confuso,
appartieni al tipo intellettuale. Se invece senti di
non avere dubbi e di essere pieno di fiducia, allora
prosegui con le tecniche che richiedono la fiducia
come requisito essenziale. Secondo, ricordati di
non fare mai entrambe le tecniche, perché in quel
caso creeresti confusione dentro di te. Nessuna
delle due vie è sbagliata, vanno entrambe bene;
sia Ramakrishna che il Buddha hanno ragione.
Ricorda una cosa: in questo mondo, sono molte le
strade che possono condurti alla Verità. Non esiste
un monopolio. Anche strade diametralmente
opposte, sentieri contraddittori, possono condurti
allo stesso punto.
Non esiste un’unica via. Al contrario, più vai in
profondità, più ti renderai conto che le vie sono
tante quanti i ricercatori, poiché ogni ricercatore
deve cominciare da dove si trova; non può usare
una via già tracciata. Fondamentalmente è il tuo
movimento a creare la via. Non esiste alcun
sentiero già tracciato, non esistono strade
maestre, già pronte all’uso. Ogni religione prova
invece a convincerti che la via è già segnata e tu
devi solo seguirla. Questo è sbagliato. La ricerca
interiore assomiglia più al cielo che alla terra.
Un uccello che vola non lascia tracce dietro di

266
sé: quando si posa, il cielo resterà vuoto…
l’uccello ha concluso il suo volo, senza lasciare
orma alcuna dietro di sé e nessun uccello potrà
seguire le sue orme; il cielo è sempre vuoto. Un
altro uccello, se dovrà volare, creerà la propria
strada.
La consapevolezza assomiglia al cielo, non alla
terra. Puoi vedere le rotte e le conquiste di un
Mahavira, un Buddha, una Mira, un Maometto,
ma non puoi seguirli passivamente, non puoi
imitarli, perché nello stesso istante in cui si
muovono la via scompare. Devi trovare la tua
strada.
Pensa prima a quale tipo appartieni, poi scegli
le tecniche. Tra queste centododici tecniche, ce
ne sono molte per il tipo intellettuale e molte per
il tipo sentimentale. Non pensare però che, poiché
sei un tipo misto, devi praticarle entrambe. In
questo modo creeresti talmente tanta confusione e
divisione dentro di te che potresti anche
impazzire, diventare schizofrenico. Non farlo.
Seconda domanda: “Sapere che la morte è
certa, hai detto ieri. Questo sembra essere
l’atteggiamento del Buddha, antagonista verso la
vita. Ma il tantra è orientato verso la vita, quindi
come si può usare nel tantra questo orientamento
verso la morte?”.
Il Buddha non nega affatto la vita. Sembra
farlo, perché tutta la sua attenzione è rivolta alla

267
morte, a noi pare innamorato della morte, ma non
è vero. Al contrario, egli è innamorato della vita
eterna e solo per scoprire che questa vita è
eterna, concentra la sua attenzione sulla morte.
La morte non è il suo amore, vi si concentra solo
per trovare qualcosa che vada al di là di essa. Il
Buddha afferma che, se non vi fosse nulla oltre la
morte, allora e solo allora, la vita sarebbe senza
senso. Ma non dice mai che la vita non ha senso:
solo se non esistesse nulla oltre la morte, la vita
sarebbe futile. E la tua vita non ha senso, dice,
perché non va oltre la morte. Tutto ciò che pensi
sia vita è solo parte della morte. Ti stai
ingannando: ciò che chiami vita è solo la morte
che avanza.
Quando un uomo nasce, ha cominciato a
morire. Nulla di tutto ciò che potrebbe diventare,
raggiungere, possedere potrà aiutarlo: è in
viaggio verso la morte. Questa cosiddetta vita è
un avvicinamento alla morte. Come possiamo
chiamarla vita? Questa è la domanda del Buddha.
Una vita che si muove verso la morte, come
possiamo chiamarla vita? Una vita che sottintende
inevitabilmente la morte è solo una morte
mascherata, non è vita. È una morte graduale.
Stai morendo poco a poco e continui a pensare di
vivere.
Anche adesso credi di vivere, invece stai
morendo. A ogni istante perdi vita e guadagni
morte. Il Buddha dice che un albero si riconosce
dai frutti, pertanto l’albero della tua vita non può

268
essere chiamato vita, perché la morte è il suo
frutto. Se sull’albero della tua vita compaiono solo
i frutti della morte, sei stato ingannato dall’albero.
Inoltre, se un albero dà un frutto particolare, ciò
indica che quel frutto particolare era il seme
dell’albero, altrimenti l’albero non avrebbe potuto
crearlo. Pertanto, se la vita dà il frutto della
morte, la morte dev’essere stata il seme.
Proviamo a capirlo. Tu credi che la nascita sia
un inizio; non lo è. Prima di questa nascita, sei
morto in un’altra vita. Quella morte è stata il seme
di questa nascita, poi di nuovo, la morte diventerà
il frutto. E quel frutto diventerà il seme di un’altra
nascita. La nascita porta alla morte, la morte
precede la nascita. Pertanto, se vuoi vedere la vita
per quello che realmente è, sappi che essa è
circondata da entrambi i lati dalla morte. La
morte è l’inizio e la fine, la vita è solo un’illusione
intermedia. Ti senti vivo tra due morti, chiami vita
il tratto che unisce due morti.
Il Buddha dice che questa non è vita, è dukkha,
infelicità; questa vita è morte. Per questo lui
appare a noi, così ipnotizzati dalla vita e
ossessionati dall’idea di essere vivi ad ogni costo,
come contrario alla vita. Per noi, essere
semplicemente vivi è tutto. Siamo così spaventati
dalla morte che il Buddha ci sembra innamorato
della morte e ciò non è normale; sembra suicida.
Ecco perché molti lo hanno criticato.
Albert Schweitzer ha criticato il Buddha perché
lo sente ossessionato dalla morte. Non è

269
ossessionato dalla morte, siamo noi ad essere
ossessionati dalla vita! Il Buddha sta
semplicemente analizzando i fatti e scoprendo la
loro evidenza. E più andrai in profondità, più
scoprirai che ha ragione. La tua vita è falsa,
travolta dalla morte, non è null’altro che un
vestito drappeggiato sulla morte. Il Buddha si
concentra sulla morte perché dice: “Se riesco a
scoprire cos’è la morte, a quel punto posso
scoprire cos’è la vita. E se riesco a scoprire cosa
sono entrambe, sia la vita che la morte, diventa
possibile per me trascendere entrambe e
conoscere qualcosa che sia al di là della nascita e
della morte”. Egli non è negativo, non è un
antagonista nei confronti della vita, anche se
sembra così.
Il tantra pare orientato verso la vita, ma, di
nuovo, questa è una nostra interpretazione. Né il
Buddha non è orientato verso la morte, né il
tantra lo è verso la vita. La fonte è la stessa; il
Buddha si concentra sulla morte, il tantra sulla
vita. Entrambe costituiscono un’unità, per cui, da
qualunque parte vuoi cominciare, va bene, ma
scendi tanto in profondità da arrivare a conoscere
anche l’altra metà.
Il Buddha si concentra sulla fine, la morte; il
tantra sull’inizio, la vita. Per questo il Buddha
sembra amare troppo la morte e il tantra sembra
amare troppo il sesso, l’amore, il corpo, la vita.
Alla fine c’è la morte e al principio c’è il sesso.
Poiché il tantra si concentra sull’inizio, il sesso

270
diventa molto importante. Pertanto il tantra
ricerca come penetrare e comprendere il mistero
dell’amore, del sesso, come penetrare nell’inizio,
nel seme e andare oltre.
Il Buddha si concentra sulla morte e dice di
meditare profondamente sulla morte, di muoversi
in essa e di conoscerne l’intera realtà. Entrambi
sono due poli dello stesso fenomeno. Il sesso è
morte e la morte è molto sessuale.
Sarà difficile da capire. Molti insetti muoiono
durante il loro primo rapporto sessuale. In Africa
esistono ragni di una specie particolare in cui il
maschio muore nella copula; non riesce a
riprendersi e muore sopra la femmina. Il primo
atto sessuale si trasforma in morte, è veramente
terribile. Muore nell’istante dell’eiaculazione; in
verità, non è ancora completamente morto, è solo
tra gli spasmi della morte. Ma nell’istante in cui
eiacula, comincia a morire e la femmina inizia a
mangiarlo. Egli non la lascia più: quando l’atto
sessuale sarà finito, la femmina lo avrà già
mangiato per metà.
Sesso e morte sono profondamente collegati,
per questo l’uomo ha paura del sesso. Chi vuole
vivere a lungo avrà sempre paura del sesso e il
brahmacharya, la castità, sarà la religione di chi
vuole essere immortale. Nessuno è mai stato e
nessuno potrà mai essere immortale, perché si
nasce dal sesso. Se nascessi dal brahmacharya,
allora sarebbe possibile. Se tuo padre e tua madre
fossero vergini, allora e solo allora, potresti essere

271
immortale.
Il sesso è comparso insieme alla tua nascita;
non importa se farai sesso oppure no, non puoi
evitare la morte. Il tuo stesso essere comincia con
il sesso e il sesso è l’inizio della morte. Ecco
perché i cristiani dicono che Cristo è nato da una
vergine: per far capire che non era un comune
mortale, che la morte non aveva alcun potere su
di lui — per questo inventarono quel mito.
È un mito antico. Se Cristo fosse nato dal sesso,
non avrebbe più potuto evitare la morte, perché
essa compare insieme al sesso. Perciò dicono che
egli nacque senza alcun atto sessuale, in questo
modo, essendo figlio di una madre vergine, poté
resuscitare. Lo crocifissero, ma non riuscirono a
ucciderlo. Restò vivo, poiché non era il prodotto di
un rapporto sessuale. Se veramente Gesù fosse
nato da una madre vergine, sarebbe stato
impossibile ucciderlo. La morte sarebbe stata
impossibile! Se non c’è l’inizio, come può esserci
la fine? Se non fosse nato da una madre vergine,
la morte sarebbe stata la fine sicura, inevitabile.
Per cui il mito va mantenuto nella sua
interezza. Se affermi che egli non nacque da
madre vergine, allora la seconda parte del mito, la
resurrezione, diventa falsa. Se affermi che
resuscitò e vinse la morte, che la morte non poté
ucciderlo, che coloro che lo crocifissero vennero
ingannati — Gesù era vivo e rimase vivo — allora
devi conservare la prima parte del mito.
Non sto dicendo qualcosa pro o contro; sto

272
semplicemente dicendo che tutto il mito va
mantenuto nella sua integrità; non se ne può
prendere una parte sola. Se la nascita avviene
attraverso il sesso, allora sarà presente anche la
morte. A causa di questa profonda associazione,
molte società hanno paura del sesso. Si tratta di
una paura della morte; anche se tu accettassi il
sesso, resterà sempre una certa paura. Nessuno si
lascia completamente andare, pur facendo del
sesso, si sta in guardia, rimane una sottile paura.
Non riesci a lasciarti andare completamente, a
essere totale, perché quel lasciarsi andare
assomiglia a una morte.
Né il tantra sostiene la tua idea di vita, né il
Buddha è contrario alla vera vita. Il tantra
comincia da un lato, dal principio. Il Buddha
comincia dalla fine. Il tantra è più scientifico del
Buddha, perché è sempre meglio cominciare
dall’inizio. La nascita è già avvenuta, la morte è
ancora lontana; puoi lavorare più profondamente
sulla nascita, perché la morte è ancora
un’immaginazione, non è una realtà. E quando
vedi qualcuno morire, non vedi mai la morte. Vedi
qualcuno morire, ma non vedi la morte, non vedi il
processo che avviene dentro quella persona; non
lo puoi vedere, è invisibile e personale. La stessa
persona che muore non può dire nulla, perché
nell’istante in cui l’attraversa non esiste più. Non
può tornare indietro e riferire cosa sia accaduto.
Quindi, tutto ciò che si sa della morte è solo
una supposizione. Nessuno in realtà sa qualcosa

273
della morte, a meno che non si ricordi le vite
passate. Tu sei morto molte volte; per questo il
Buddha dovette riportare in vita molte tecniche
per favorire il ricordo delle vite passate. Se
esistesse solo la morte futura, in questa vita, come
potresti concentrarti su di essa? Come puoi
meditarci sopra? Non è ancora avvenuta; è molto
vaga, incerta, oscura. Che puoi fare? Puoi solo
pensarci su, ma anche il tuo pensiero sarà
qualcosa che hai acquisito dall’esterno; ripeterai
quello che gli altri hanno detto. Come puoi
meditare sulla morte? Puoi vedere gli altri morire,
ma non sarebbe un’esperienza reale, perché
saresti un semplice spettatore.
È come se vedessi qualcuno che mangia un
dolce; non puoi sapere quale sia l’aroma, il gusto,
la fragranza di quel dolce, guardandolo! Al
massimo puoi vedere la bocca, i gesti e
l’espressione di chi lo sta mangiando, ma in quel
caso faresti solo congetture, non sarebbe
un’esperienza reale.
Non puoi sapere cosa quella persona stia
provando a meno che non te lo dica, ma anche in
quel caso sarebbero solo parole, di nuovo non
sarebbe esperienza. Il Buddha parlava delle sue
morti passate, ma nessuno gli credeva; se io ti
raccontassi delle mie morti passate, non mi
crederesti. Come potresti? Non hai alcun accesso
a quella realtà, perché sei limitato a questa
nascita e la morte di questa vita deve ancora
venire. Accade sempre agli altri; a te non è ancora

274
accaduta.
È difficile meditare sulla morte. Per
cominciare, dovrai tornare alle vite passate.
Dovrai scavare nei ricordi. Il Buddha e Mahavira
usavano la tecnica dello jati-smaran, per tornare
indietro nelle vite passate, perché solo in quel
caso puoi meditare sulla morte.
Il tantra è più scientifico, comincia dalla vita,
dalla nascita, dal sesso, che per te sono una
realtà, mentre la morte è ancora un’ipotesi. Ma
ricorda, entrambi hanno la stessa finalità;
entrambi sono alla ricerca della vita eterna. Puoi
trascendere dall’inizio o dalla fine. Puoi spiccare il
salto da un polo o dall’altro, ma ricorda, puoi
saltare solo da un polo, non puoi saltare stando in
mezzo.
Se io volessi saltare fuori da questa stanza,
dovrei spostarmi verso un’estremità; non posso
saltare dal centro, ma solo da un polo estremo. E
sono due i poli della vita, due le estremità: la
nascita e la morte. Il tantra comincia dalla vita. È
più scientifico, più reale, perché tu ci sei già
dentro e puoi meditarci con più facilità. Il sesso è
una realtà, per cui puoi scenderci in profondità.
La morte non è una realtà. Ci vuole una mente
molto rara per concepire la morte, occorre un
intelletto estremamente sofisticato per conoscere
il futuro. Di rado accade che un Buddha
concepisca la morte così profondamente che il
futuro divenga presente. Avviene solo con
individui eccezionali.

275
Il tantra può essere usato da tutti coloro che
hanno qualche interesse nella ricerca della vita
reale. Ma anche il tantra usa la morte, per aiutarti
a entrare in te stesso — non perché tu ci mediti
sopra o ne salti fuori, ma semplicemente per
aiutarti ad andare dentro di te.
Anche il Buddha ha parlato della nascita, ma
solo per aiutarti a meditare sulla morte. L’altra
parte può essere usata come supporto, non come
centro. Secondo il tantra, se riesci a pensare alla
morte, la tua vita avrà un altro significato, un’altra
forma, un altro senso; la tua mente comincerà a
pensare in modi che senza la morte sono
praticamente inconcepibili. Quando inizi a sentire
che questa vita sta per arrivare a un certo tipo di
morte, non puoi più aggrappartici. La mente
comincia ad andare al di là… ecco cosa dicevo
ieri.
Se pensi solo a questa vita, la tua mente sarà
estroversa, continuerà a rivolgersi all’esterno
verso gli oggetti. Se cominci a osservare e a
notare che la morte si nasconde ovunque, allora
non puoi più aggrapparti agli oggetti e la mente
comincerà ad andare all’interno.
Proprio l’altro giorno è venuta da me una
giovane indiana che si era innamorata di un
americano. Ma dopo il fidanzamento e i progetti di
matrimonio, il ragazzo si ammalò e si scoprì che
aveva un cancro incurabile. La morte era certa e
gli restavano ancora tre o quattro anni di vita. Lui
provò a convincerla a non sposarlo più, dicendo:

276
“Ora che la morte è certa, perché vuoi sprecare la
tua vita con me?”.
Ma più lui insisteva — ed è così che funziona la
mente — più lei diventava irremovibile nel volerlo
sposare. Così funziona la mente, per paradossi. Se
io fossi stato al posto del ragazzo, avrei insistito
per sposarla, allora la ragazza si sarebbe
allontanata per sempre e non l’avrei mai più
rivista. Ma, senza conoscere il funzionamento
della mente, partendo dal suo amore e da una
mente sciocca, lui insisté per non sposarla più.
Chiunque avrebbe fatto la stessa cosa e, a causa
delle sue insistenze, lei lo prese come un caso di
coscienza e finì con lo sposarlo.
Adesso, dopo il matrimonio, la ragazza è
continuamente circondata dalla morte; è triste e
non riesce più ad amare il suo uomo. È facile
morire per qualcuno, ma è difficilissimo vivere per
qualcuno. Essere un martire è facilissimo perché è
una cosa di un momento: accade in un attimo.
Se tu mi amassi e io ti dicessi: “Salta dalla
finestra!”, salteresti, perché mi ami. Ma se io
dicessi: “Benissimo, adesso vivi con me per
trent’anni”, sarebbe difficile, molto difficile!
Basta un istante per diventare un martire.
Morire per qualcosa o qualcuno è la cosa più
facile del mondo; vivere per qualcosa è la cosa più
difficile. Lei diventò una martire, ma ora deve
vivere sempre alla presenza della morte. Non può
più amare; non può vedere il volto di suo marito,
perché non appena sente la presenza del cancro,

277
la morte è dietro l’angolo; potrebbe avvenire a
ogni istante, per cui vive una perenne agonia.
Cos’è accaduto? È accaduto che la morte è
diventata una certezza e la vita non ha più senso
ai suoi occhi. È venuta a trovarmi dall’America
per imparare a meditare, dato che ora la vita le
sembra inutile, per lei si identifica con il cancro.
“Insegnami la meditazione,” mi ha detto. “Come
posso trascendere la vita?”. A meno che la vita
non perda ogni significato non ti verrà mai in
mente di trascenderla.
Le ho detto che a prima vista il suo matrimonio
sembrava una disgrazia, ma in realtà poteva
rivelarsi una grande fortuna. Tutti i mariti e tutte
le mogli moriranno, ma “non è sicuro”. Tutti,
indistintamente, moriremo, ma non è sicuro! In
realtà la morte è certa; l’unica cosa che non è
sicura è la data. E chissà, anche la data potrebbe
essere cosa certa, non si sa mai. Per questo
l’ignoranza è una grande fortuna. Lei avrebbe
potuto amare il suo ragazzo, restando all’oscuro di
tutto; apparentemente non c’è nulla di male. Ma
ora l’amore e la vita sono diventati impossibili; la
morte è sempre presente tra loro due.
Le ho chiesto: “Perché non lo ami di più ora
che sta morendo? Amalo di più!” Lei mi ha
risposto: “E come potrei? Ora siamo sempre in tre,
non c’è più intimità. Tra noi due c’è sempre la
morte, non siamo più soli”.
La morte è qualcosa di eccessivo, è impossibile
conviverci. Può però diventare un punto di svolta.

278
Se riesci a essere consapevole della morte, dice il
tantra, usala per andare dentro di te. Non c’è
bisogno di entrare nei dettagli, non c’è bisogno di
fame un oggetto di contemplazione. Non
diventarne ossessionato. Basta la consapevolezza
che la morte esiste per andare dentro di sé ed
essere meditativi.
Terza domanda: “Com’è possibile che la mente
venga trascesa e trasformata solo portando il
corpo a uno stato cadaverico?”.
La mente è sempre attiva. Mentre sei attivo è
impossibile meditare, perché meditazione
significa profonda inattività. Puoi conoscere te
stesso solo quando tutto è diventato calmo,
silenzioso e immobile. Solo allora, in quel silenzio,
ti accade di incontrare te stesso. Diversamente, in
attività sei così impegnato in una cosa o nell’altra,
che non riesci a sentire la tua presenza. Continui
a dimenticarti di te. Continuamente, con questo o
quell’oggetto, dimentichi te stesso.
“Attività” vuol dire avere un rapporto con
qualcosa che sta fuori. Sei attivo perché stai
facendo qualcosa all’esterno. “Inattività” vuol dire
che sei tornato a casa, che non fai più nulla. Nella
lingua greca l’ozio è detto scholè. “Scuola” viene
da questa parola greca. Puoi imparare solo se sei
a tuo agio. L’apprendimento avviene nell’ozio; se
sei attivo, non puoi imparare.
Le scuole erano per coloro che si potevano

279
permettere l’ozio. I figli delle classi sociali che
potevano permetterselo venivano mandati nelle
scuole, luoghi di ozio. Non dovevano fare altro che
imparare. Era permessa loro la totale inattività
per tutto ciò che riguarda il mondo. Liberi da tutte
le attività mondane, potevano apprendere.
Simile è il fenomeno se vuoi conoscere la tua
presenza: dovrai essere completamente inattivo,
assolutamente inattivo, devi essere,
semplicemente, senza fare nulla. Ogni disturbo
deve cessare, ogni attività deve evaporare… tu
semplicemente sei: sei! In quell’istante, per la
prima volta, diventi consapevole della tua
presenza. Come mai? La presenza è un fenomeno
sottilissimo: se sei occupato in attività grossolane,
preso da attività mondane, non puoi essere
consapevole di una presenza così sottile. La tua
presenza è una musica silenziosissima, ma tu sei
così assordato da ogni tipo di rumore da non
riuscire a udire quella piccola, silente voce
interiore.
Non essere più distratto da rumori e attività
esterne e per la prima volta sentirai quella piccola
voce silente, quel suono senza suono, quella
musica senza note. Entri nel sottile e abbandoni il
grossolano. L’attività è grossolana; l’inattività è
sottile. La tua presenza è la cosa più sottile del
mondo: per sentirla dovrai scomparire, dovrai
essere assente rispetto a qualsiasi altro luogo, per
permettere alla totalità della tua presenza di
affiorare e per conoscere te stesso. Per questo

280
molte tecniche suggeriscono di rendere il corpo
simile a un cadavere; semplicemente si tratta di
essere inattivi come un morto.
Quando mediti, lascia che il tuo corpo entri
nella morte. Sarà solo immaginazione, ma aiuterà
lo stesso. Non chiedere in che modo
l’immaginazione può servire. L’immaginazione ha
le sue funzioni. Ad esempio, adesso esistono
esperimenti scientifici in cui il medico ti sente il
polso mentre tu immagini di arrabbiarti: la
pressione aumenta immediatamente.
Dentro di te, immagina semplicemente che stai
morendo. Diventa silenzioso e senti scendere la
morte. Il battito del tuo polso rallenterà. Il battito
del polso è un fenomeno fisico, ma la tua era una
semplice immaginazione. L’immaginazione non è
irreale, è reale anch’essa; se riesci a immaginare
veramente, puoi anche morire davvero. Se
immagini veramente, possono accaderti fenomeni
fisici.
Forse hai visto qualche dimostrazione di ipnosi.
Se no, puoi sperimentarla facilmente da solo, a
casa tua. Non è difficile, anzi è molto facile. Usa
tuo figlio come medium; se è femmina è meglio,
perché un maschio è più dubbioso, più combattivo
e meno cooperante. Ragazzo indica proprio
questo: un carattere combattivo.
Dunque ci vuole cooperazione. Di’ al bambino
di rilassarsi e suggeriscigli: “Ti stai
addormentando, ti stai addormentando, ti stai
addormentando. Le tue ciglia diventano pesanti,

281
pesanti, sempre più pesanti”. Usa una voce
monotona: “Più pesanti, più pesanti, più pesanti”.
Se la tua voce sarà monotona quanto basta, anche
tu ti sentirai stanco.
In cinque minuti il bambino sarà
profondamente addormentato, non di un sonno
normale, ma di una trance ipnotica, che è
qualitativamente differente dal sonno, perché ora
il bambino può sentire solo la tua voce e null’altro.
Per tutte le altre persone, egli sarà sordo: se
qualcuno parlerà, non sentirà ciò che dice; se parli
tu, la persona che lo ha ipnotizzato, ti sentirà
ancora ed eseguirà i tuoi ordini.
Prova qualche esperimento. Di’ al bambino:
“Questo è un carbone ardente e te le sto mettendo
in mano. Ti brucerai”. Metti un oggetto qualsiasi
in mano al bambino, ad esempio, una pietra
fredda, senza parti calde, e lui la lascerà cadere
immediatamente, perché la mente è suggestionata
e crede che si tratti di un tizzone ardente che sta
bruciando la mano. Il bambino urlerà, come se
veramente gli fosse stato messo in mano qualcosa
che brucia.
A quel punto accade un miracolo. Infatti, vedrai
che la sua mano si è scottata davvero. Com’è
possibile, visto che si trattava solo di una pietra
fredda? È frutto dell’immaginazione. Per questo
coloro che conoscono la mente umana dicono che
l’immaginazione è qualcosa di reale, come
qualsiasi altra cosa. L’immaginazione non è solo
immaginazione, perché si traduce in fatti concreti.

282
Fai questo esperimento: abbandonati a terra,
rimani immobile e senti che stai per morire. Il
corpo sta morendo; a poco a poco proverai una
sensazione di pesantezza che si diffonde per tutto
il corpo, quest’ultimo diventa un peso morto. Di’ a
te stesso: “Anche se volessi spostare la mano, non
ci riuscirei”, quindi provaci e non ce la farai.
Adesso l’immaginazione è all’opera.
Quando senti che il corpo è diventato un peso
morto, puoi sganciarti facilmente dal mondo
dell’attività. Ecco perché viene consigliato di
farlo. Ora puoi essere inattivo perché sei morto;
senti che tutto è morto e il ponte tra te e il mondo
si è spezzato. Il corpo è il ponte. Se il corpo fosse
morto, non potresti fare nulla. O forse tu potresti?
No, senza il corpo non si può fare nulla.
Qualsiasi attività avviene attraverso il corpo. La
mente può pensare, ma non può agire. Adesso sei
impotente, non puoi fare nulla. Tu sei dentro di te,
il mondo è là fuori, il veicolo è morto e il ponte è
spezzato. Con il corpo morto e il ponte spezzato
l’energia comincerà a muoversi verso l’interno,
poiché non esiste altra direzione. Mettiti al centro
del cuore e osserva attentamente il tuo corpo; ti
sentirai molto strano perché è la prima volta che
vedi il tuo corpo dall’interno.
Il tantra, lo yoga, l’ayurveda, tutte le antiche
discipline psicologiche, tutte le antiche dottrine
fisiologiche, furono scoperte e fatte conoscere
tramite queste tecniche meditative profonde. La
fisiologia moderna è nata dalla dissezione, ma la

283
fisiologia antica nacque dalla meditazione. Adesso
esiste una scuola medica d’avanguardia che
sostiene questo: quando sezioni un corpo e scopri
qualcosa, arrivi a conoscere solo qualcosa di
morto, pertanto non è utilizzabile rispetto a un
corpo vivo.
Potrebbero aver ragione. Se prelevi il mio
sangue e lo esamini, stai esaminando del sangue
morto, non è identico a quello che circolava
dentro di me. All’apparenza è lo stesso, ma dentro
di me era una cosa viva, una corrente, un
meccanismo, parte di un insieme organico; adesso
è morto. È come se mi levassi gli occhi e li
esaminassi; quando erano in me, io ero dietro di
loro e in loro; adesso sono due pietre senza vita, e
attraverso essi non puoi arrivare a conoscere i
miei occhi, perché mancherebbe la parte
essenziale: io non ci sono più. Quegli occhi erano
parte di un insieme organico.
La loro qualità consisteva unicamente in
questo: erano parte di un insieme; adesso sono
indipendenti e non fanno più parte di nulla. Lo
schema si è perso, il legame vivo si è perso. Ogni
tradizione dello yoga o del tantra dice che, se non
arrivi a conoscere il corpo vivo, tutto il tuo sapere
è falso. Come arrivare a conoscere il corpo vivo?
C’è un solo modo: andare dentro se stessi,
muoversi all’interno e osservare attentamente il
corpo. Tramite queste tecniche è stato scoperto
un mondo diverso, un mondo vivo.
Dunque, la prima cosa: centrati nel cuore,

284
guarda il tuo corpo, muoviti. Accadranno due
cose. La prima: non sentirai più di essere il corpo;
non puoi sentirlo. Tu sei colui che osserva, colui
che è consapevole, che guarda, non colui che è
guardato. Per la prima volta sarai separato dal tuo
corpo, come se questo fosse un vestito. E la
seconda: avrai immediatamente la sensazione di
non poter morire.
Sembra strano che usando un metodo di morte
immaginaria, si arrivi all’immortalità.
Improvvisamente realizzerai che non puoi morire.
Avevi visto morire gli altri: vedevi morire i loro
corpi e da questo deducevi che erano morti.
Adesso invece puoi vedere che il tuo corpo è
morto, ma tu sei vivo.
Per cui la morte del corpo non è la tua morte. Il
corpo muore, ma tu vai oltre. E se insisti con
questa tecnica, non è lontano il momento in cui
potrai uscire dal corpo e guardarlo dall’esterno: lo
vedrai lì, sdraiato di fronte a te. Non è
difficilissimo. Una volta che hai fatto questa
esperienza, non sarai più la stessa persona. Sarai
rinato, sarai divenuto un dwij, un nato-due-volte: è
l’inizio di una nuova vita.
Ieri vi stavo raccontando di un astrologo che
aveva promesso di compilare la mia carta
astrologica. A causa della sua morte, dovette
prepararla il figlio, che rimase a sua volta
perplesso. Disse: “È quasi certo che questo
bambino morirà all’età di ventun anni. Ogni sette
anni si troverà faccia a faccia con la morte”. Per

285
questo tutti nella mia famiglia erano preoccupati
per me. Ogni volta che mi avvicinavo alla barriera
dei sette anni, tutti avevano paura e
quell’astrologo aveva ragione. Sopravvissi all’età
di sette anni, ma ebbi una profonda esperienza di
morte, non la mia, ma quella di mio nonno
materno. Ed ero così attaccato a lui che mi
sembrò la mia morte.
Nel mio modo infantile, imitai la sua morte.
Non mangiai per tre giorni di seguito, né bevvi,
perché lo sentivo come un tradimento. Ci
amavamo tanto e quando lui era vivo non mi fu
mai permesso di tornare dai miei genitori, vissi
sempre con lui. Diceva che avrei potuto andare
via solo quando lui sarebbe morto. Viveva in un
villaggio molto piccolo, per cui io non potei
andare a scuola, perché non c’erano scuole. Non
mi lasciava mai solo, ma arrivò il momento della
sua morte. Eravamo diventati tutt’uno, lui era
parte di me; io ero cresciuto con la sua presenza e
il suo amore.
Quando morì, sentii che mangiare sarebbe
stato un tradimento. Non volevo più vivere. Era
infantile, ma in questo modo accadde qualcosa di
molto profondo. Per tre giorni rimasi sdraiato a
letto, senza muovermi. Dicevo: “Visto che lui è
morto, io non voglio più vivere”. Sono
sopravvissuto, ma quei tre giorni divennero
un’esperienza di morte. In un certo senso morii, e
compresi… — ora lo posso dire, sebbene all’epoca
fosse solo una vaga sensazione — giunsi a

286
realizzare che la morte è impossibile; si trattò di
una sensazione.
Poi, all’età di quattordici anni, la mia famiglia
si preoccupò di nuovo, temeva che potessi morire.
Sono sopravvissuto un’altra volta, ma anche allora
feci un tentativo consapevole. Dissi loro: “Se
dovrò morire come ha predetto l’astrologo, allora
è meglio essere pronti. E perché non dare
un’opportunità alla morte? Perché non incontrarla
a metà strada? Se devo morire, è meglio farlo
consapevolmente”.
Per cui mi assentai sette giorni da scuola.
Andai dal preside e gli dissi: “Vado a morire”. Lui
rispose: “Che sciocchezza vai dicendo? Vuoi
suicidarti? Cosa vuol dire che vai a morire!”.
Gli parlai della previsione dell’astrologo,
secondo cui io potevo morire ogni sette anni. Gli
dissi: “Vado in ritiro per sette giorni ad aspettare
la morte. Se dovesse arrivare, è meglio essere
consapevoli in modo da trasformarla in
un’esperienza”.
Andai fino al tempio che si trovava fuori dal
villaggio. Era un tempio antico, in rovina e sempre
deserto; nessuno ci andava mai. Mi misi d’accordo
con il sacerdote perché non mi disturbasse e gli
dissi: “Io starò nel tempio, tu dammi solo qualcosa
da mangiare e da bere, una volta al giorno,
mentre io starò tutto il tempo sdraiato ad
aspettare la morte”.
Aspettai per sette giorni e fu un’esperienza
meravigliosa. La morte non arrivò mai, ma da

287
parte mia le provai tutte per morire. Ebbi strane,
misteriose sensazioni. Accaddero molte cose, ma
l’osservazione principale fu questa: se senti di
essere sul punto di morire diventi calmo e
silenzioso. A quel punto non esiste più alcuna
preoccupazione, perché tutte le preoccupazioni
riguardano la vita. La vita è la radice di tutte le
preoccupazioni. Quando sai che stai per morire,
perché preoccuparsi?
Mentre stavo sdraiato là, al terzo o quarto
giorno entrò un serpente. Lo vedevo benissimo,
ma non avevo alcuna paura. Mi sentii
all’improvviso molto strano. Non avevo nessuna
paura, anche mentre il serpente si avvicinava
sempre più. Pensavo: “La morte potrebbe arrivare
attraverso questo serpente, perché devo avere
paura? Aspettiamo!”.
Il serpente passò sopra di me e andò oltre. La
paura era scomparsa. Se accetti la morte, non
esiste più la paura, mentre se ti aggrappi alla vita,
ci saranno paure di tutti i tipi.
Molte volte le mosche mi volarono intorno e si
posarono sul mio viso. Qualche volta ero irritato e
avrei voluto scacciarle, ma poi pensavo: “A che
pro? Prima o poi morirò e a quel punto non ci sarà
più nessuno a prendersi cura del mio corpo, per
cui lasciamole fare”.
Quando decisi di lasciarle fare, sparì ogni
irritazione. Continuavano a posarsi sul mio corpo,
ma io non mi preoccupavo più; era come se si
muovessero sul corpo di un altro. In questo modo

288
si creò subito una distanza. Se accetti la morte,
nasce una distanza e la vita con tutte le sue
preoccupazioni e le sue irritazioni si allontana.
In un certo senso morii, ma arrivai a conoscere
che esiste qualcosa di eterno. Una volta che
accetti totalmente la morte ne diventerai
consapevole.
Di nuovo, quando arrivai all’età di ventun anni,
la mia famiglia stava aspettando. Io dissi loro:
“Perché continuate ad aspettare? Non è più il
caso, questa volta non morirò”.
Fisicamente, un giorno o l’altro morirò,
naturalmente. Comunque, questa previsione
dell’astrologo mi aiutò molto, perché mi rese
consapevole della morte fin dai primi passi.
Ininterrottamente, ho potuto meditare e accettare
la sua venuta imminente.

289
Capitolo nono
OLTRE LE PAROLE E I SUONI
PURI FINO ALL’ESSERE
SUTRA

13
O Devi, immagina le lettere sanscrite, in questo
epicentro colmo di nettare; prima Come lettere,
poi più sottilmente come suoni, quindi ancor più
sottilmente come sensazione. Poi, lasciandole in
disparte, sii libera.
14
Immergiti nel centro del suono, come fosse il
suono continuo di una cascata. Oppure mettendo
le dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni.

Jean-Paul Sartre ha scritto un’autobiografia,


l’ha intitolata Parole. È un titolo molto
significativo. L’autobiografia di ogni uomo sono
parole, parole e parole: tu sei colmo di parole. Di
giorno e di notte, continuamente, la mente è piena
di parole e pensieri. Anche quando dormi rimani
pieno di parole e pensieri.
La mente non è altro che un cumulo di parole,

290
e poiché tutti sono ossessionati dalla mente,
conoscere il Sé diventa sempre più difficile. Il Sé è
oltre le parole, o al di sotto delle parole, o al di
sopra, mai nelle parole. Tu non esisti nella mente,
ma al di sotto della mente, oltre la mente o sopra
la mente — mai nella mente. Sei concentrato sulla
mente, ma non sei la mente: essendone al di fuori,
sei focalizzato nella mente. A causa di questa
costante concentrazione hai finito per identificarti
con la mente. Pensi di essere la mente: questo è
l’unico problema, il problema fondamentale, e se
non sei consapevole di non essere la mente, nulla
di significativo potrà mai accaderti e resterai
infelice per sempre.
Questa identificazione è l’infelicità. È come se
qualcuno fosse identificato con un’ombra. A quel
punto tutta la vita diventa falsa. Tutta la tua vita è
falsa e l’errore fondamentale è dovuto al fatto che
sei identificato con la mente. Pensi di essere la
mente: questa è l’ignoranza. Puoi sviluppare la
mente, ma non è così che dissolverai
quell’ignoranza. Puoi diventare molto intelligente,
una persona di grande talento, potresti diventare
perfino un genio. Ma se l’identificazione con la
mente persiste, resterai un mediocre, perché
continuerai a identificarti con un’ombra fasulla.
Come mai accade? Per poter trascendere la mente
devi capire in che modo avviene questa
identificazione e tutte le tecniche di meditazione
non sono altro che modi per trascendere la mente,
per andare al di là.

291
Le tecniche di meditazione non sono contro il
mondo, sono contro la mente; in realtà non sono
nemmeno contro la mente, ma contro
l’identificazione. Perché ci si identifica con la
mente? Qual è il meccanismo? La mente è un
bisogno fondamentale per l’umanità e costituisce
la differenza fondamentale con gli animali. L’uomo
ha usato il pensiero come un’arma nella sua lotta
per sopravvivere; senza il pensiero non sarebbe
mai sopravvissuto, perché fisicamente l’uomo è
più debole degli altri animali; ma grazie al
pensiero è diventato il padrone della terra.
Se il pensiero è stato tanto utile, diventa facile
comprendere perché l’uomo si è identificato con
la mente. Con il corpo non si è altrettanto
identificato. Naturalmente le religioni ripetono di
non identificarsi con il corpo, ma nessuno lo è
davvero, nessuno! L’identificazione avviene con la
mente, non con il corpo, anche se identificarsi con
il corpo sarebbe meno dannoso, perché è più
reale; esiste, è profondamente legato all’esistenza,
mentre la mente è solo un’ombra.
L’identificazione con la mente è più sottile
dell’identificazione con il corpo, ma è avvenuta a
causa della grandissima utilità che ha dimostrato
nella lotta per la sopravvivenza, non solo contro
gli altri animali e contro la natura, ma anche
contro gli altri uomini. Se hai una mente acuta,
vincerai anche contro gli altri uomini, diventerai
più ricco e avrai più successo, perché sarai più
astuto e calcolatore: la mente è un’arma anche

292
contro gli altri esseri umani. Per questo siamo
diventati tanto identificati con la mente, ricordalo.
La mente è diventata la tua protezione e la tua
sicurezza contro la morte, la malattia, la natura,
gli animali e gli altri uomini. La mente ha fatto
così tanto che ovviamente noi pensiamo di essere
delle menti. Quando qualcuno ti dice che il tuo
corpo è malato non ti offendi, ma se ti dicono che
è la tua mente a essere malata, allora ti offendi.
Come mai? Accade perché non sei identificato con
il corpo, ma con la mente, per cui quando
qualcuno ti dice che sei mentalmente malato, che
sei pazzo, pensi che si stia parlando di te.
Con il corpo ti comporti come se fosse uno
strumento, qualcosa che possiedi, ma non è così
con la mente. Con la mente, tu sei la mente; con il
corpo, sei il padrone. Il corpo è uno schiavo, una
tua proprietà. Questa mente ha creato anche una
divisione nel tuo essere e questo è il secondo
motivo per cui ti ci identifichi. Tu non pensi solo
alle cose esterne, ma anche a quelle interne. Ad
esempio, pensi agli istinti del corpo, non solo ci
pensi, ma li combatti. Esiste un eterno conflitto
interiore. Con il sesso, la mente combatte o prova
a modellarlo a suo piacimento, creando
repressione, perversioni, è un continuo tentativo
di controllo.
La mente è in lotta anche al tuo interno. A
causa di questo conflitto si crea una divisione fra
te e il tuo corpo e tu cominci a pensare che il tuo
corpo sia un nemico, poiché continua a fare cose

293
che la mente non vuole, che contrastano con la
sua volontà. Il corpo non ascolta la mente, per cui
la mente si sente offesa, sconfitta e attacca il
corpo, creando una divisione. E tu sei sempre
identificato con la mente, mai con il corpo.
La mente è il tuo ego, è il tuo io. Se il corpo
sente sessualità, puoi creare una divisione. Puoi
dire: “Questo è il corpo, non sono io. Io sono
contro, ho fatto voto di castità”. Ma chi sei tu? Sei
la mente che ha fatto voto di castità? La mente è il
tuo ego e tu vai contro il corpo perché esso ha il
potere di distruggere l’ego; qualunque cosa tu
decida, lui non ascolta mai.
Tutte le stupidaggini ascetiche sono nate per
questo: perché il corpo non ascolta. Il corpo è
natura. È parte del Tutto cosmico. Ha le sue leggi,
leggi inconsce, e funziona in base a queste.
Quando la mente tenta di imporre le sue leggi al
corpo, si crea un conflitto. A quel punto la mente
assedia il corpo, privandolo di qualsiasi
nutrimento; tenta in tutti i modi di ucciderlo.
Questo è ciò che è avvenuto in passato: i
cosiddetti religiosi di fatto si sono opposti al
proprio corpo, fino alla follia; tutto ciò che
facevano non era tanto per Dio, quanto contro i
loro corpi. In realtà, la ricerca religiosa era
diventata sinonimo di opposizione al corpo.
L’atteggiamento delle persone religiose era quello
di uccidere il corpo, distruggerlo, trattarlo come
un nemico. E, in realtà, questo non è un
atteggiamento religioso, ma uno dei più irreligiosi,

294
perché è il più egoista. Questo è l’ego: è l’ego che
si sente offeso.
Quando decidi di non arrabbiarti più e la rabbia
continua a travolgerti, l’ego si sente sconfitto; la
tua decisione è gettata a mare e la rabbia ti
travolge. E quando la rabbia arriva, pensi che
venga dal corpo. Decidi contro il sesso e il sesso
arriva: ti senti offeso, quindi provi a punire il
corpo. L’ascetismo non è altro che punire il corpo
per costringerlo a comportarsi come vuole l’ego.
Questa mente, questi pensieri, questo ego,
sono solo una piccola parte di tutto il tuo essere,
una parte che tuttavia prova a governare. Questo
non è possibile. Una parte non può governare, è
condannata al fallimento; per questo esiste tanta
frustrazione nella vita. Non puoi mai avere
successo, perché stai provando l’impossibile. Una
parte non può governare: il tutto è molto più
grande e potente.
È come se il ramo di un albero provasse a
governare tutto l’albero, anche le radici. Come
può un ramo controllare tutto l’albero obbligando
perfino le radici a seguirlo? È impossibile.
Qualunque cosa possa pensare, quel ramo è
impazzito. Forse sogna un grande futuro in cui
tutto l’albero lo seguirà, ma questo non è
possibile! Dovrà seguire l’albero, perché sono
l’albero e le radici che lo tengono in vita. E le
radici vengono prima di lui, perché sono anche la
sua fonte.
La tua mente è solo una parte del corpo; non

295
può controllarlo. Lo sforzo creerà solo frustrazione
e fallimento. Tutta l’umanità è stata un fallimento
a causa di questo tentativo. Tutti soffrono, lottano,
sono ansiosi e tesi perché stanno tentando
l’impossibile. Ma l’ego vuole sempre tentare
l’impossibile; il possibile non è una sfida per lui,
l’impossibile lo è.
E se si può realizzare l’impossibile, l’ego si
sentirà molto bene, proprio perché questo non si
può fare. Se ci provi, sprecherai tutta la tua vita
nel tentativo di fare quello che “non si può” fare.
A causa di questo sforzo interiore di prendere il
comando, ti identifichi con la mente. A chi
piacerebbe identificarsi con uno schiavo, a chi
piacerebbe identificarsi con l’inconscio? È inutile.
L’inconscio viene negato perché non può essere
compreso e perché con esso non esiste ego; non
puoi sentire l’“io” .
Cerca di comprenderlo in questo modo: quando
sei dominato dal sesso, non esiste più un io. È
come se fossi posseduto da qualcosa più grande di
te, come se ti trovassi in mezzo a una corrente
travolgente: tu non sei più e qualcos’altro ti sta
guidando. Ecco perché le parole usate sono
significative, infatti chi si oppone al sesso dice: “Il
sesso mi possiede”.
Anche la rabbia o la fame ti possiedono: sono
qualcosa di più grande di te, e tu ti senti
trascinato da una corrente impetuosa; è
un’esperienza che fa paura; è veramente
terrificante, perché a quel punto non esisti più: è

296
una sorta di morte. Questo è il motivo per cui sei
tanto contrario al sesso: è una specie di morte.
Coloro che sono contrari al sesso avranno sempre
paura della morte, mentre coloro che lo accettano
e si lasciano andare completamente in esso, non
avranno mai paura della morte. Nota
l’associazione: chi è contro il sesso avrà sempre
paura della morte e chi ha paura della morte sarà
sempre contro il sesso.
Chi ha paura della morte creerà sempre teorie
sull’immortalità e penserà alla vita dopo la morte;
chi pensa all’immortalità sarà sempre contro il
sesso: queste sono le alternative. Il sesso fa paura,
perché in esso non esisti più e qualcosa più
grande di te ti possiede. Vieni spodestato, nel
sesso non esisti più.
Nemmeno coloro che non sono contro il sesso
ci entrano mai davvero in profondità; si
trattengono sempre, impedendosi di lasciarsi
andare, non sono mai pronti a farlo, tentano di
conservare il proprio io. Ecco perché l’orgasmo,
un’esperienza così naturale, è diventato quasi
impossibile per l’uomo e la donna. Un orgasmo
profondo vuol dire essere in qualcosa più grande
di te, dove tu non esisti più e l’ego è scomparso.
L’ego lotta per controllare tutto e la mente ti
aiuta. Nello sforzo ti identifichi con la mente e
questa identificazione è l’infelicità, poiché non è
altro che un’ombra fallace. La mente è uno
strumento molto utile. Usala, ma non
identificartici. È uno strumento ottimo,

297
necessario: usalo! Non sentire mai di essere la
mente, poiché quando cominci a sentirlo non puoi
più usarla; è la mente che inizia a usare te e tu ti
lasci semplicemente trascinare da essa.
Tutte le tecniche di meditazione sono uno
sforzo per darti un’intuizione di ciò che non è la
mente. Ebbene, come trascenderla? Come
lasciarla e percepirla, anche solo per un attimo,
come altro da sé?
Prima tecnica: “O Devi, immagina le lettere
sanscrite, in questo epicentro colmo di nettare;
prima come lettere, poi più sottilmente come
suoni, quindi ancor più sottilmente come
sensazione. Poi, lasciandole in disparte, sii libera”.
Le parole sono suoni. I pensieri sono parole con
una sequenza logica, con uno schema, ma il suono
è il fondamento. Con il suono si creano le parole,
con le parole si creano i pensieri e con i pensieri
le religioni e le filosofie e ogni altra cosa, ma
all’origine c’è il suono.
Questa tecnica usa un processo inverso. Shiva
dice: “O Devi, immagina le lettere sanscrite, in
questo epicentro colmo di nettare; prima come
lettere, poi più sottilmente come suoni, quindi
ancor più sottilmente come sensazione. Poi,
lasciandole in disparte, sii libera”.
Noi viviamo immersi nelle filosofie: qualcuno è
indù, qualcuno musulmano, qualcuno cristiano,
qualcuno qualcos’altro ancora; viviamo in questi
sistemi di pensiero e le filosofie diventano così

298
importanti che possiamo morire per loro. L’uomo
può morire per semplici parole. Qualcuno offende
la tua idea di assoluto dicendo che Cristo o Rama
sono una menzogna: ne nasce una lotta e si è
pronti a uccidere l’altro… solo per una parola! La
parola ha assunto un’importanza assoluta. È
assurdo, ma la storia è fatta di queste cose ed è
ancora così che ci comportiamo.
Un’unica parola può disturbarti tanto da indurti
a uccidere o a morire per essa; viviamo immersi
nelle filosofie e nei sistemi di pensiero. Ma cosa
sono queste filosofie? Le filosofie sono pensieri
ordinati logicamente, in un certo schema. E cosa
sono i pensieri? I pensieri sono parole organizzate
in modo che abbiano un significato. E le parole?
Le parole sono dei suoni ai quali, per convenzione,
si dà questo o quel significato. Dunque i suoni
sono la struttura fondamentale della mente; le
filosofie sono i piani più alti, ma i mattoni, grazie
ai quali si erge l’intera struttura, sono i suoni.
Cosa c’è di sbagliato? Un suono è solo un
suono, il cui significato viene dato da noi, è una
convenzione senza la quale non esisterebbe alcun
significato: siamo noi a investire e a proiettare un
senso. “Rama” è solo un suono senza senso; noi gli
diamo un significato, poi creiamo un sistema di
pensiero intorno a esso, rendendolo estremamente
significativo. A quel punto creiamo una filosofia e
siamo in grado di fare di tutto: siamo pronti a
morire, o a vivere, per il suono “Rama”. Quando
qualcuno insulta il suono “Rama” puoi andare su

299
tutte le furie; perché mai? Rama non è altro che
una convenzione, un patto comune che dà a quella
parola un determinato significato; ma nessuna
parola vuol dire nulla in sé, è un semplice suono.
Questo sutra invita a operare il processo
inverso: torna ai suoni; quindi, a qualcosa di più
essenziale, alla sensazione nascosta da qualche
parte in essi. Questo punto va capito. L’uomo usa
parole, che sono suoni con un significato
convenzionale. Gli animali usano suoni senza
alcun significato linguistico; non possiedono alcun
linguaggio, ma usano i suoni in base alle
sensazioni. Quando un uccello canta, la
sensazione dei suoni è il loro significato. Sta
segnalando qualcosa: potrebbe trattarsi di un
richiamo sessuale, sta invocando l’amata, oppure
il canto è una richiesta di cibo da parte dei piccoli,
che chiamano la madre. Quei suoni indicano un
sentimento.
Sopra i suoni ci sono le parole, i pensieri e le
filosofie; sotto ci sono le sensazioni, e se non
scendi sotto le sensazioni, non puoi scendere sotto
la mente. Tutto il mondo è pieno di suoni, solo il
mondo dell’uomo è pieno di parole, ma anche un
bambino appena nato usa i suoni, non parole,
poiché non può usare una lingua. In realtà, tutte
le lingue si sono sviluppate da determinati suoni
che i bambini usano, in tutto il mondo.
Ad esempio, in tutto il mondo la parola
“mamma” è associata al suono “ma”: “mother”,
“muhter”, “mater”, “mata”, “ma”, poiché “ma” è il

300
primo suono che esce dalla bocca di un bambino,
è il più facile. Questo è avvenuto in tutto il mondo,
in tutte le epoche. Per la forma della gola e del
corpo, “ma”, è il suono più facile da pronunciare.
E la “mamma” è la persona più vicina e la
prima che diventa importante, per cui il primo
suono viene collegato alla prima persona
importante nella vita di un bambino. Quando il
bambino balbetta per la prima volta “ma”, non
esprime una parola con un significato, ma un
suono con una sensazione. A causa di quella
sensazione la parola viene associata alla madre.
La sensazione precede il suono.
Questo sutra dice di immaginare lettere
sanscrite, ma qualsiasi lingua andrà bene. Il
sanscrito non ha altro significato che quello di
essere la lingua con cui Shiva parlava a Devi; non
ha alcuna superiorità sulle altre lingue, affatto!
Puoi usare l’inglese, il latino, l’arabo, ogni lingua
andrà bene. Come prima cosa senti dentro di te,
nella tua consapevolezza, nell’“epicentro colmo di
nettare”, quelle lettere: “A, B, C, D…”, tutte le
lettere della lingua che hai scelto. È un esercizio
splendido. Se lo vuoi provare, chiudi gli occhi e
osserva semplicemente la tua consapevolezza
interiore, colma di lettere.
Visualizza la tua consapevolezza come una
lavagna e le lettere come se le scrivessi su di essa.
Come prima cosa visualizzale in quanto lettere;
scrivile con la consapevolezza e osservale. A:
osservala in quanto A, mentre la scrivi, poi, pian

301
piano, dimentica la lettera A e ricorda il suono A,
il semplice suono. Comincia con una
visualizzazione, poiché gli occhi sono il nostro
senso predominante, più delle orecchie. Siamo
orientati verso gli occhi sempre per lo stesso
motivo: perché gli occhi ci permettono di
sopravvivere più di qualsiasi altra cosa e quindi la
nostra consapevolezza va per il 90% agli occhi.
Immagina di non avere gli occhi e tutta la tua vita
sparirà: resterà solo una parte minuscola.
Quindi comincia visualizzando: volgi gli occhi
all’interno e osserva le lettere. Essendo dei suoni,
le lettere sono più associate alle orecchie che agli
occhi, ma poiché noi leggiamo in continuazione, le
lettere sono diventate associate agli occhi. Per cui
comincia dagli occhi, poi scordateli poco a poco e
passa alle orecchie. Fondamentalmente le lettere
sono associate alle orecchie, quindi ascoltale,
sentile: “poi più sottilmente come suoni, quindi
ancor più sottilmente come sensazione”. È un
bellissimo esercizio.
Quando dici “A”, cosa senti? Forse non ne sei
consapevole. Qual è la sensazione dentro di te?
Ogni volta che usi un suono, che tipo di
sensazione nasce in te? Siamo così slegati dal
sentire che lo abbiamo semplicemente
dimenticato. Quando vedi un suono, cosa accade
all’interno? Lo usi in continuazione, senza esserne
consapevole. Ti limiti a vederlo. Se io dico “A”,
come prima cosa la vedi, la visualizzi nella mente.
Quando dico “A”, non visualizzarla; piuttosto

302
sentine il suono e cerca di capire cosa avviene nel
centro del tuo sentire. Non accade niente?
Shiva dice di passare dalle lettere ai suoni, di
scoprire i suoni attraverso le lettere. Scopri i
suoni e quindi, dietro i suoni, scopri le sensazioni.
Sii consapevole di ciò che senti. Si dice che ora
l’uomo sia l’essere più insensibile della terra: ha
perso qualsiasi sensibilità.
Ho letto il testo di un poeta tedesco che
raccontava un incidente accadutogli nell’infanzia.
Suo padre amava tantissimo i cavalli, per questo
ne aveva molti in una grande stalla, in cui non gli
permetteva di entrare, essendo lui troppo piccolo.
Ma ogni volta che il padre non c’era, lui
sgattaiolava dentro la stalla, dove aveva un amico,
un cavallo. Ogni volta che il bambino entrava, il
cavallo faceva determinati suoni.
E il poeta ha scritto: “Quindi anch’io cominciai
a fare dei suoni, perché non c’era altra possibilità
di comunicare. È stato allora, comunicando con
quel cavallo, che sono diventato consapevole della
bellezza e delle sensazioni di ciascun suono”.
Con un uomo questo non si può fare, perché
l’uomo è morto. Un cavallo è più vivo e non
conosce linguaggio, ma solo suoni puri. Egli è
pieno del suo cuore, non della sua mente. E il
poeta ricorda: “Per la prima volta, sono diventato
consapevole della bellezza dei suoni e del loro
significato. Questo non era il significato delle
parole e dei pensieri, ma il significato delle
sensazioni”. Quando nella stalla c’era qualcun

303
altro, il cavallo faceva altri suoni che il bambino
intendeva e che volevano dire: “Non entrare. C’è
qualcun altro e tuo padre si arrabbierebbe”.
Se non c’era nessuno, emetteva altri suoni che
volevano dire: “Entra, non c’è nessuno”. Il poeta
ricorda che: “C’era una complicità. Quel cavallo
mi ha aiutato tantissimo. Quando entravo e amavo
quel cavallo, se gli piaceva muoveva la testa in un
determinato modo; se non gli piaceva la muoveva
in un altro modo. Se non era nell’umore giusto, la
muoveva in un altro modo ancora”. E aggiunge:
“Questo durò per anni. Io andavo e amavo quel
cavallo di un amore veramente profondo, al punto
che non ho mai sentito con nessun altro un’affinità
così intensa.
Poi un giorno, mentre accarezzavo il suo collo e
lui si muoveva felice, sono diventato
improvvisamente consapevole della mia mano che
accarezzava e il cavallo si è fermato: non muoveva
più il collo“. Poi conclude: “Ci ho riprovato per
anni, ma non sono più riuscito a farlo rispondere.
Solo più tardi ho capito che la consapevolezza
della mia mano e di me stesso ha introdotto l’ego,
spezzando la comunione. Non sono più riuscito a
riprendere quella comunione con il cavallo, mai
più“.
Cos’era accaduto? Si trattava di una
comunicazione di sensazioni; quando subentrò
l’ego, arrivarono le parole, il linguaggio, i pensieri
e si passò a tutt’altro livello. Adesso lui era al di
sopra dei suoni, prima ne era al di sotto. Quei

304
suoni erano sensazioni e il cavallo poteva capire le
sensazioni. Quando non poté più capire, la
comunicazione si spezzò. Il poeta provò e riprovò,
ma nessuno sforzo può avere successo, perché gli
sforzi sono ancora sforzi dell’ego.
Provò a dimenticarsi della mano, ma non ci
riuscì. Come puoi dimenticare la mano? È
impossibile: più tenti di dimenticarla, più te ne
ricordi. Non puoi dimenticare nulla con uno
sforzo; lo sforzo aumenterà semplicemente il
ricordo. Il poeta racconta: “Divenni fissato con
quella mano e non riuscii più a toccare il cavallo.
Andavo su fino alla mia mano, ma non c’era
movimento. L’energia non si muoveva nel cavallo e
lui ne era consapevole”.
Come ne divenne consapevole il cavallo? Se io
d’acchito cominciassi a parlare in un’altra lingua,
la comunicazione si interromperebbe, tu non
potresti più capire e ti bloccheresti
improvvisamente perché la lingua ti è
sconosciuta. Allo stesso modo, il cavallo si fermò.
Tutti i bambini vivono cori le sensazioni. Prima
arrivano i suoni, poi quei suoni vengono colmati di
sensazioni. Poi vengono le parole, quindi i pensieri
e infine i sistemi, le religioni e le filosofie. Così ci
si allontana sempre più dal centro del sentire.
Questo sutra dice di tornare indietro, al livello
delle sensazioni. La sensazione non è la mente:
per questo ne hai paura. I pensieri non ti
spaventano, le sensazioni sì, perché ti possono
portare nel caos, dove non puoi più controllare.

305
Con la ragione, il controllo è nelle tue mani.
Finché resti alla testa, puoi controllare; sotto la
testa non puoi controllare, non puoi manipolare; le
sensazioni sono proprio sotto la testa, sono un
legame tra te e la mente.
E a quel punto Shiva dice: “Poi, lasciandole in
disparte, sii libera”. A quel punto, abbandona le
sensazioni. E ricorda, solo quando arriverai allo
strato più profondo del sentire le potrai
abbandonare. Ora come ora non lo puoi fare. Non
vivi affatto in contatto con quel livello di sentire
profondo, come potresti dunque abbandonarle?
Prima devi abbandonare le filosofie: l’induismo, il
cristianesimo, l’Islam, quindi devi abbandonare i
pensieri, poi le parole, le lettere, poi i suoni e
infine le sensazioni, perché puoi abbandonare solo
ciò che esiste realmente. Puoi lasciare il livello in
cui vivi, non quello del quale non sei consapevole.
Adesso devi abbandonare le filosofie, lo strato
più superficiale di tutti: è qui che vivi; ecco perché
insisto tanto nel dire che bisogna abbandonare le
religioni per diventare religiosi.
Questa tecnica è molto facile. Il problema non
sono le sensazioni, sono le parole. Puoi
abbandonare una sensazione con la stessa facilità
con cui ti togli un vestito, ma ora come ora non lo
puoi fare e, se ci provi, sarà impossibile. Quindi,
fa’ un passo per volta.
Immagina le lettere, A, B, C, D…, poi sposta
l’attenzione dalla lettera scritta al centro del
suono: così ti lasci alle spalle la superficie e

306
cominci a scendere in profondità. Quindi senti
quale sensazione arriva con ciascun suono.
Grazie a questa tecnica, l’India ha scoperto
l’esistenza di suoni collegati a particolari
sensazioni, da qui ha sviluppato la scienza dei
mantra. Un suono particolare è sempre collegato
a una determinata sensazione, non può essere
altrimenti: creando quel suono dentro di te,
creerai quella sensazione. Puoi usare un suono
qualsiasi, quale conseguenza intorno a te si
genererà la sensazione corrispondente. Quel
suono crea lo spazio che verrà colmato da una
sensazione specifica.
Per questa tecnica non usare un mantra:
potrebbe essere pericoloso, a meno che tu o chi ti
dà il mantra non sappiate già a quale sensazione
sia associato e, soprattutto, se questa sensazione
vada bene per te. Ci sono mantra conosciuti come
i mantra della morte: se li ripeti, morirai in un
certo lasso di tempo, perché creano in te il
desiderio di morire.
Freud sostiene che l’uomo ha due istinti
fondamentali: la libido, o Eros, cioè la volontà di
vivere, di essere, di andare avanti, e Thanatos, la
volontà di morire. Esistono dei suoni che, ripetuti,
stimolano il desiderio di morire; ripetendoli affiora
in te il desiderio di morire. Ed esistono suoni che
stimolano la libido, l’eros, che ti danno una
maggior brama di vivere, di essere. Creando quei
suoni dentro di te, le sensazioni corrispondenti ti
sopraffaranno. Alcuni suoni creeranno una

307
sensazione di pace e silenzio, altri rabbia, quindi
non usare un mantra, a meno che non ti sia dato
da un Maestro che sappia a cosa vai incontro.
Quando dai suoni passerai alle sensazioni, te ne
accorgerai. Ogni suono ha come controparte una
sensazione; ogni suono ha una sensazione
corrispondente, nascosta proprio dietro di esso.
Scordati il suono e passa alla sensazione. Entra
nella sensazione! È difficile da spiegare, ma è
possibile farlo. Esistono tecniche specifiche. Nello
Zen, in particolare, quando a un ricercatore
veniva assegnato un mantra, il Maestro era in
grado di sapere immediatamente dalla sua
espressione se lo stava eseguendo correttamente.
A ogni suono corrisponde una sensazione, è
inevitabile che affiori, e il tuo volto la rivela: non è
possibile ingannare un Maestro, il tuo volto gli
rivela ciò che sta accadendo al tuo interno.
Dozo, un grande Maestro, quando era un
discepolo era molto incuriosito dal fatto che il suo
Maestro sembrava sapere tutto ciò che gli
accadeva interiormente. Il Maestro si spostava
con un bastone e colpiva immediatamente, ogni
volta che qualcosa non andava bene: se nel suono
che doveva ripetere qualcosa non andava, lui
veniva immediatamente colpito dal bastone del
Maestro. Dozo gli chiese: “Ma come fai a saperlo e
a colpirmi sempre al momento giusto?”. Il volto
esprime la sensazione, non il suono. Il suono non
può essere espresso, ma non si può fare a meno di
esprimere la sensazione. Più scendi in profondità,

308
più il tuo volto sarà espressivo; è meno rigido, è
più “liquido”: ciò che ti accade all’interno sarà
immediatamente rivelato. Il volto che hai adesso
sparirà, perché è una maschera. Le maschere
servono per gli altri: quando vai dentro di te,
diventano inutili e cadono via.
Per questo un tempo i Maestri insistevano nel
dire che era necessario lasciare il mondo: per
abbandonare più facilmente le maschere. Infatti,
con gli altri devi portare delle maschere; con tua
moglie o tuo marito devi far vedere che lo ami,
che gli vuoi bene, anche se non è vero; ogni volta
che entri in casa prepari la tua espressione:
assumi un’espressione amorevole, ti metti a
ridere, ma questo non è il tuo volto.
I Maestri Zen insistevano nel dire che, come
prima cosa si deve conseguire il proprio volto
originale, perché una volta conosciuto questo,
tutto diventa più facile. A quel punto il Maestro
può facilmente sapere cosa sta succedendo. Ecco
perché nessuno ha mai avuto bisogno di dire di
essersi illuminato; se un ricercatore si illuminava,
il Maestro lo veniva a sapere. Lui lo comunicava
al discepolo e a nessun discepolo era consentito
dire al Maestro: “Mi sono illuminato”. Non era
necessario, perché tutto, i suoi occhi, il suo volto,
il suo modo di camminare, ogni minimo gesto,
manifestava la sua illuminazione.
Passando dai suoni alle sensazioni, entri in un
mondo estatico, un mondo esistenziale, lontano
dalla mente. Le sensazioni sono “esistenziali”;

309
questo è il significato della parola: qualcosa che
“senti”. Non le vedi né le odi: semplicemente le
senti.
Quando arrivi a questo punto, puoi spiccare il
salto. Questo è l’ultimo passo. Ora sei sul ciglio di
un abisso, puoi saltare: e se salti dalle sensazioni,
salti in te stesso. Quell’abisso sei tu, non in quanto
mente, ma in quanto essere; non come passato
accumulato, ma come presente, qui e ora.
Salti dalla mente all’essere e il punto di
contatto è il sentire. Ma per arrivare al sentire
devi lasciarti alle spalle molte cose: le parole, i
suoni, tutti gli inganni della mente. “Poi,
lasciandole in disparte, sii libera”: tu sei libero!
“Sii libera” non vuol dire che devi fare qualcosa
per essere libero. “Poi, lasciandole in disparte, sii
libera” vuol dire che sei già libero! L’essere è
libertà, la mente è schiavitù. Per questo si dice
che la mente è il sansara, il mondo.
Non abbandonare il mondo, è impossibile
abbandonarlo: se la mente è presente, ne creerà
un altro. La mente è il seme; se vai in montagna,
in ritiro, non puoi abbandonare la mente, te la
porti dietro e quindi il mondo ti seguirà. Nel tuo
ritiro comincerai a creare un altro mondo, perché
il seme è presente. Stabilirai nuove relazioni, con
nuove aspettative, questa volta con gli alberi, gli
uccelli… e continuerai a riprodurre la stessa rete
perché il seme è rimasto. Ti ritroverai di nuovo in
un “mondo”.
La mente è il mondo, e non puoi abbandonare

310
la mente da nessuna parte. Puoi abbandonarla
solo se vai dentro di te. Questo è l’unico
Himalaya; nessun altro Himalaya funzionerà.
Quando vai dentro di te, dalle parole alle
sensazioni e dalle sensazioni all’essere, abbandoni
il mondo. E una volta che conosci l’abisso
interiore dell’essere, puoi vivere ovunque, anche
all’inferno: non fa alcuna differenza! Se sei senza
mente, l’inferno non può entrare dentro di te;
viceversa, con la mente solo l’inferno può entrare.
La mente è la porta per l’inferno.
“Lasciandole in disparte, sii libera.” Non
cominciare però direttamente dalle sensazioni,
perché non ce la farai. Prova, prima di tutto con le
parole, ma anche in questo caso devi prima
abbandonare le filosofie e i pensieri, altrimenti
non ci riuscirai. Le parole sono solo delle unità,
ma se dai loro un significato non puoi
abbandonarle.
Devi capire che il linguaggio è una creazione
umana; una creazione necessaria, utile, ma i
significati delle parole sono una nostra creazione.
Se riesci a capirlo, tutto sarà più facile. Se
qualcuno insulta il Corano o i Veda, come ti senti?
Riesci a riderne o ti arrabbi? Se qualcuno insulta
la Gita, oppure Krishna, o Rama, o Cristo, riesci a
riderne? Se non riesci a vedere attraverso le
parole, se non riesci a vedere che si tratta di
semplici parole, se la cosa ti ferisce, ti sarà
difficile abbandonarle.
Devi capire che le parole sono solo parole:

311
rumori con un significato convenzionale e
null’altro. È così, devi capirlo! Prima di tutto
distaccati dalle parole: se ci riesci, potrai vedere
che sono solo rumori. È come nelle caserme, dove
si usano i numeri: “soldato centouno”, quella
persona si identificherà con quel numero; ora, se
qualcuno insulta il numero centouno, egli si
sentirà punto sul vivo… e centouno è solo un
numero, nulla più, ma lui ci si è identificato. Il tuo
nome non è altro che un numero, inventato perché
altrimenti le cose sarebbero troppo complicate; è
solo un’etichetta, buona come tutte le altre, che
per te però è diventata una cosa importante, è
scesa in profondità: ora è il centro del tuo ego.
I cosiddetti saggi dicono: “Vivi per il tuo nome,
fa’ che resti puro. Fa’ che il tuo nome sia onorato
e sopravviverà alla tua morte”. Il tuo nome non è
mai esistito, vale quanto un numero
convenzionale… “sopravviverà alla tua morte” …
Se tu non ci sei più, come può l’etichetta
continuare a vivere?
Osserva come sono futili e prive di significato
le parole: non attaccarti a nessuna di esse, solo
così potrai attuare questa tecnica.
Seconda tecnica: “Immergiti nel centro del
suono, come fosse il suono continuo di una
cascata. Oppure mettendo le dita nelle orecchie,
senti il suono dei suoni”.
Questa tecnica può essere fatta in molti modi.
Un modo è cominciare sedendosi da qualche

312
parte. I suoni sono sempre presenti; puoi essere
sulla piazza del mercato o sull’Himalaya, i suoni
sono ovunque. Siedi in silenzio… i suoni hanno
qualcosa di peculiare: ovunque ci siano suoni, tu
sei il centro. Tutti i suoni vengono a te da tutte le
direzioni.
Con la vista non è così. La vista è lineare: io
vedo te, esiste quindi una linea tra noi due. Il
suono è circolare, non lineare; ecco perché i suoni
arrivano in cerchi e tu sei il centro. Dovunque tu
sia, sei sempre il centro dei suoni. Per i suoni, sei
sempre “Dio”, il centro dell’universo. Ed essi
arrivano a te con un movimento circolare.
Questa tecnica dice: “Immergiti nel centro del
suono”. Ovunque tu sia, per applicare questa
tecnica chiudi semplicemente gli occhi e senti
tutto l’universo ricolmo di suoni. Senti come se
ogni suono si stesse muovendo verso di te e tu
fossi il centro; anche la sensazione di essere il
centro di darà una pace profonda: l’universo
intero diventa una circonferenza, tu sei il centro e
ogni cosa si muove verso di te, ricade dentro di te.
“Come fosse il suono continuo di una cascata”:
se sei seduto di fianco a una cascata, chiudi gli
occhi e senti i suoni tutt’intorno cadere in te,
creare un centro dentro di te da ogni lato. Perché
questa enfasi sul sentire che sei al centro? Perché
nel centro non esiste alcun suono. Il centro è privo
di qualsiasi suono, per questo puoi sentire tutti i
suoni, altrimenti non potresti. Un suono non ne
può sentire un altro. Il centro è assoluto silenzio:

313
per questo puoi sentire i suoni che ti circondano,
ti penetrano, entrano in te, ti avvolgono.
Se riuscirai a scoprire quel centro, il luogo in te
in cui tutti i suoni giungono, all’improvviso i suoni
spariranno e tu entrerai nell’assenza di suono. Se
riesci a percepire quel centro dove ogni suono
viene udito, avverrà un improvviso trasferimento
di consapevolezza; un momento prima stavi
ascoltando tutto il mondo ricolmo di suoni, mentre
l’attimo dopo la tua consapevolezza si volge
d’acchito all’interno e tu ascolterai l’assenza di
suoni, il centro della vita. A quel punto, nessun
suono potrà più disturbarti.
I suoni vengono a te, ma non ti raggiungono
mai. Vengono, vengono in continuazione, ma non
ti raggiungono mai. Esiste un punto in cui nessun
suono può entrare: quel punto sei tu. Pratica
questa tecnica sulla piazza del mercato, perché
non esiste posto migliore, è così piena di rumori
caotici, folli. Non devi però cominciare a pensare
ai suoni, a giudicarli: questo è bello e quello è
brutto, questo mi dà fastidio e quello è molto
armonioso… Non devi pensare ai suoni, pensa
semplicemente al centro; non devi pensare se i
singoli suoni che ti raggiungono siano belli o
brutti, devi solo ricordarti di essere il centro verso
cui tutti i suoni si stanno muovendo — tutti i suoni,
belli o brutti che siano.
All’inizio potrai provare un senso di vertigine:
non ti sei mai lasciato invadere tanto dai suoni e il
tuo udito, come la tua vista, è molto selettivo.

314
Adesso la scienza dice che solo il 2% dei suoni
viene udito, il 98% viene scartato, perché se tu
sentissi il cento per cento di ciò che accade
intorno a te, impazziresti. Un tempo, si pensava
che i sensi fossero le porte, aperture sul mondo
esterno; adesso sembra proprio che non siano
delle porte e che non siano nemmeno così aperte
come si pensava, anzi pare non siano affatto
aperte. Sono invece simili a guardiani, sono dei
filtri, che in ogni momento decidono cosa lasciare
entrare e cosa no.
Con il 2% dei suoni già si è frastornati; con
un’apertura totale, il 100% di tutti i sensi aperti e
in funzione, la follia è garantita. Per questo
all’inizio, sperimentando questo metodo, potresti
provare delle vertigini; non aver paura, continua a
sentire il centro e a lasciar accadere qualsiasi
cosa accada… lascia che ogni cosa entri in te.
Rilassati, rilassa i tuoi guardiani — i tuoi sensi
— rilassa ogni cosa; lascia che tutto entri in te: sei
diventato più liquido, più aperto, e tutto ti entra
dentro, ti penetra; tutti i suoni ti raggiungono. Poi
accompagnati a quei suoni e raggiungi il centro in
cui li senti.
I suoni non sono uditi nelle orecchie; le
orecchie non odono, non li possono udire,
compiono solo un lavoro di trasmissione nel corso
del quale eliminano tutto ciò che è inutile.
Scelgono, selezionano, e solo dopo questa
selezione quei suoni in sanscrito entrano in te.
Adesso prova a capire dov’è quel centro, dentro di

315
te. Le orecchie non sono il centro. Il tuo ascolto
avviene in qualche punto più in profondità. Le
orecchie ti stanno semplicemente inviando suoni
selezionati. Ma tu dove sei? Dov’è il tuo centro?
Quando lavori sui suoni, prima o poi avrai una
sorpresa, perché il centro non è nella testa; non è
affatto lì! Sembra esserlo perché tu non hai mai
sentito dei suoni, ma solo delle parole e il centro
delle parole è la testa. Rispetto ai suoni, quello
non è il centro; per questo in Giappone dicono che
l’uomo non pensa con la testa, ma con la pancia,
perché lavorano sui suoni da moltissimo tempo.
In tutti i templi esiste un gong. La sua funzione
era ed è di creare suoni intorno a un ricercatore.
Qualcuno si siede in meditazione e il gong, o una
campana, viene suonato dalle persone che
visitano il tempio, al momento del loro ingresso;
potrebbe sembrare un disturbo, per chi sta
meditando all’interno, ma non è così: chi medita
sta aspettando quel suono, lo aiuta a entrare in se
stesso.
Tutti i visitatori lo aiutano a scendere dentro di
sé. La campana viene suonata molte volte e il
suono che si crea porta continuamente il
ricercatore in se stesso. Egli mira al punto in cui
questo suono scende in profondità. Il visitatore fa
suonare la campana una prima volta; ora
risuonerà di nuovo da qualche parte, in chi sta
meditando. Dov’è quel punto? Il suono colpisce
sempre alla pancia: il suono colpisce sempre
l’ombelico, mai la testa. Se colpisce la testa, allora

316
non è un suono, ma sono parole. In quel caso hai
cominciato a pensare al suono e la sua purezza è
andata perduta.
Attualmente si stanno facendo molte ricerche
sui bambini nell’utero; anche loro vengono colpiti
da suoni a cui reagiscono. Alle parole non possono
reagire, perché non hanno ancora la testa, né un
sistema raziocinante e non conoscono ancora il
linguaggio con i suoi significati convenzionali;
riescono però a sentire i suoni. E quei suoni
colpiscono il bambino più della madre, perché la
madre ascolta le parole, non i suoni. E noi stiamo
producendo suoni caotici che vanno a colpire il
bambino non ancora nato… Quando nascerà sarà
già matto, perché sarà già stato fin troppo
disturbato.
Anche le piante sono influenzate dai suoni.
Crescono di più in presenza di suoni melodiosi,
crescono di meno con suoni confusi e disordinati.
Grazie ai suoni, puoi aiutare in molti modi la loro
crescita.
Ora, pare che a causa del traffico e dei suoi
rumori folli, l’uomo stia per impazzire e il punto
limite è già stato toccato. Se questi rumori
continuano ad aumentare, non ci sarà più
speranza per l’uomo. Questi suoni ti colpiscono in
continuazione, ma quando ci pensi colpiscono la
tua testa, non il tuo centro, l’ombelico. Quindi non
pensare ai suoni.
Tutti i mantra sono suoni senza significato; se
un guru o un qualsiasi maestro te ne spiega il

317
significato, allora non è affatto un mantra. Un
mantra dev’essere, necessariamente, senza
significato. Ha una ragion d’essere, ma non ha un
significato; deve fare qualcosa dentro di te, ma
non deve essere capito, perché deve funzionare
come un puro suono dentro di te. Ecco perché
abbiamo creato il mantra “AUM”, che non ha
alcun significato. È un suono puro. Se riesci a
creare questo suono puro dentro di te, puoi usare
la stessa tecnica.
“Immergiti nel centro del suono, come fosse il
suono continuo di una cascata. Oppure, mettendo
le dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni.”
Puoi creare il suono semplicemente usando le dita
o qualsiasi altra cosa che chiuda completamente
le orecchie. A quel punto sentirai un suono. Cos’è
questo suono, perché lo senti quando le orecchie
sono otturate?
In una città americana un treno attraversava
un quartiere, verso le due di notte. Quando venne
inaugurata una nuova linea, il treno smise di
passare… ma accadde uno strano fenomeno: alla
polizia iniziarono ad arrivare moltissime denunce
da parte degli abitanti di quel quartiere su strani
rumori uditi verso le due di notte. Le denunce
erano talmente tante, che si dovette investigare…
quando il treno passava di lì non udivano niente, si
erano abituati al suo passaggio. Ma ora che
all’improvviso non passava più, tutti aspettavano
di sentirlo nel sonno, per condizionamento. Ciò
che fu udito fu dunque l’assenza di rumore, una

318
cosa del tutto nuova che li lasciò a disagio e
impedì loro di dormire.
Così fu scoperto per la prima volta che, se
ascolti continuamente lo stesso suono e questo
scompare, sentirai la sua assenza. Non credere
che non lo sentirai e basta: sentirai la sua assenza,
sentirai la parte negativa di quel suono. È come se
io ti guardassi e poi chiudessi gli occhi: vedrei il
tuo negativo. Oppure, se osservi una finestra e poi
chiudi gli occhi, vedrai il negativo della finestra,
che potrebbe essere così intenso da essere
proiettato su un muro, se all’improvviso tu aprissi
gli occhi.
Così come esistono i negativi fotografici,
esistono i negativi dei suoni. Non solo gli occhi
possono vedere il negativo: anche le orecchie
possono udire il negativo. Per cui, quando chiudi
le orecchie, sentirai il mondo negativo dei suoni.
Tutti i suoni cessano e improvvisamente odi un
suono nuovo. Questo suono è l’assenza di suoni. È
subentrato un intervallo vuoto, un’assenza e tu
ascolti questa assenza… “Oppure, mettendo le
dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni”. Quel
suono negativo è conosciuto come il suono dei
suoni, perché non è un vero suono, bensì la sua
assenza. O meglio, è un suono naturale, poiché
non è prodotto da alcunché.
Tutti i suoni sono creati, ma non il suono che
senti quando chiudi le orecchie. Se tutto il mondo
diventasse silenzioso, allora sentiresti anche il
silenzio. Pare che Pascal abbia detto: “Quando

319
penso al Cosmo infinito, il suo silenzio mi
terrorizza”. Il silenzio lo terrorizzava perché i
suoni esistono solo sulla terra, hanno bisogno di
atmosfera. Quando esci dall’atmosfera terrestre
non ci sono più suoni, ma solo silenzio assoluto.
Quel silenzio lo puoi ricreare anche sulla terra, se
chiudi completamente entrambe le orecchie. Sei
sulla terra senza esserci più; sei caduto al di sotto
dei suoni.
Gli astronauti vengono allenati a molte cose e
una di queste è stare nel silenzio: vengono messi
in camere silenziose per essere abituati
all’assenza di suoni, altrimenti rischierebbero di
impazzire. Questo è uno dei problemi più difficili
che devono affrontare: allontanarsi dal mondo dei
suoni, essere isolati.
Se ti perdi in una foresta e senti una parola,
anche se non sai da dove viene, ti senti meglio,
perché vuol dire che c’è qualcun altro; non sei
solo. Ma nell’assenza di suoni sei solo. Anche in
mezzo alla folla, se chiudi completamente le
orecchie e vai dentro di te, sei solo: la folla è
scomparsa, perché era attraverso i suoni che
coglievi la sua esistenza.
“Mettendo le dita nelle orecchie, senti il suono
dei suoni.” Si tratta di un’esperienza molto sottile.
Cosa ti darà? Nel momento in cui non ci sono più
suoni, ricadi dentro di te. Con i suoni ti muovi
verso l’esterno, verso l’altro. Cerca di capirlo: con
i suoni sei in relazione con l’altro, comunichi.
Ecco perché un cieco non è in difficoltà così

320
gravi come un muto. Una persona muta non
sembra nemmeno umana; un cieco non dà questa
sensazione, ma il volto di un muto sembra avere
qualcosa di inumano. Un muto è in una situazione
più difficile di un cieco; il cieco non vede, ma può
comunicare, quindi può far parte della società e
della famiglia, può amare e può parlare. Un muto
è improvvisamente fuori dalla società: non può
parlare, non può comunicare, non può esprimersi.
Prova a immaginarti in una stanza tutta di
vetro, impenetrabile al suono e con l’aria
condizionata: nessun suono può entrare, tu non
puoi urlare né esprimerti in alcun modo. Puoi
tuttavia vedere tutto ciò che succede fuori dalla
stanza di vetro, senza parlare a nessuno e senza
che nessuno ti parli. Ti sentirai disperatamente
frustrato e la situazione diventerà un incubo.
Un muto è in un incubo continuo. Senza
comunicare non può far parte dell’umanità, senza
esprimersi non può fiorire. Non può raggiungere
nessuno e nessuno lo può raggiungere; è con te e
tuttavia lontanissimo da te: la distanza è
incolmabile.
Se il suono è il mezzo per raggiungere l’altro,
l’assenza di suono è il mezzo per raggiungere se
stessi. Con il suono comunichi con l’altro, con
l’assenza di suono ricadi nel tuo stesso abisso, in
te stesso. Per questo in tantissime tecniche viene
usato il silenzio per andare dentro di sé.
Sii totalmente muto e sordo, anche solo per
pochi istanti. Non potrai andare da nessun’altra

321
parte, se non dentro te stesso; ti accorgerai
improvvisamente di stare in te stesso, senza
poterti più muovere. Ecco perché il silenzio è
stato tanto usato. In esso, tutti i ponti per andare
verso l’altro vengono rotti.
Gurdjieff assegnava spesso lunghi periodi di
silenzio ai suoi discepoli e insisteva che non solo
non bisognava parlare affatto, ma non ci doveva
essere alcuna comunicazione, alcun gesto, né con
gli occhi né con le mani. Silenzio vuol dire
nessuna comunicazione. Obbligava il gruppo a
vivere in una casa — trenta, quaranta persone in
un unico bungalow — dicendo: “Restate in questa
casa come se foste soli. Non uscite”. C’erano
quaranta persone in quella casa e lui ordinava:
“Fate come se foste completamente soli. Non
comunicate! Non riconoscete la presenza
dell’altro, nemmeno con gli occhi. Muovetevi
come se foste la sola persona presente nella
casa”. In tre mesi di vita simile, completamente
muti e sordi, senza alcuna possibilità di
comunicare, cadeva qualsiasi possibilità di
distrarsi dal proprio centro.
Non so se l’avete osservato, ma nella società
coloro che riescono a parlare molto emergono;
coloro che riescono a comunicare facilmente i loro
pensieri diventano leader religiosi, politici,
letterari, di tutti i tipi. Coloro che riescono a
comunicare i loro pensieri, coloro che riescono a
parlare senza problemi, diventano leader, perché
sono in grado di raggiungere più gente, sono in

322
grado di raggiungere masse più ampie di persone.
Hai mai sentito di un muto che sia diventato un
leader? Puoi trovare un cieco che diventa leader;
non è un problema. A volte un cieco può diventare
un grande leader, poiché tutto ciò che i suoi occhi
non stanno facendo, tutte quelle energie, si
saranno trasferite alle sue orecchie. Un muto
invece non può diventare affatto un leader. Non
può comunicare, non può socializzare.
La società è linguaggio. Il linguaggio è
fondamentale per l’esistenza sociale, per le
relazioni. Se perdi il linguaggio, sei solo. Al mondo
possono esserci milioni di persone, ma se perdi il
linguaggio sei solo.
Meher Baba è rimasto per quarant’anni in
silenzio. Cosa stava facendo in silenzio? In realtà,
in silenzio non puoi fare niente, perché ogni atto è
in qualche modo in relazione con gli altri. Anche
nell’immaginazione, se fai qualcosa dovrai
immaginare gli altri; non puoi farla da solo. Se tu
fossi completamente solo, l’azione diventerebbe
impossibile. Perfino l’immaginazione di agire
diventerebbe impossibile. L’agire è collegato agli
altri. Se dentro di te abbandoni il linguaggio, tutte
le azioni cessano. Esisti, ma non stai facendo
niente.
Meher Baba diceva ai suoi discepoli (scrivendo
un messaggio): “Adesso, in questa data
particolare, romperò il mio silenzio”, poi non lo
rompeva. Questo andò avanti per quarant’anni e
lui morì in silenzio. Qual era il problema? Perché

323
doveva comunicare: “Adesso, quest’anno, in
questa data, in questo giorno, ho intenzione di
parlare”? E perché poi doveva rinviare? Cosa
stava succedendo dentro di lui? Perché non
manteneva la sua promessa?
Quando conosci il silenzio per un periodo così
lungo, non puoi ricadere di nuovo nei suoni;
diventa impossibile. Esiste una regola, che egli
non seguì e non poté quindi tornare indietro. La
regola è che non bisogna restare in silenzio per
più di tre anni. Una volta che hai superato quel
limite, non puoi più tornare al mondo dei suoni. Ci
puoi provare, ma è impossibile. È facile andare
dai suoni al silenzio, ma è difficilissimo andare dal
silenzio ai suoni. Oltre i tre anni molte cose
diventano impossibili. Il meccanismo non può
funzionare allo stesso modo. Deve essere usato di
continuo. Al massimo, si può restare in silenzio
per tre anni. Oltre quel limite, se rimani in
silenzio, il meccanismo che produce i suoni e le
parole non può più essere usato: è morto.
Inoltre, restando sola con se stessa una
persona diventa così silenziosa che comunicare
diventerà una cosa ben misera. A quel punto dire
qualcosa a qualcuno sarà come parlare a un muro,
perché una persona che è rimasta in silenzio così
a lungo sa che tu non puoi capire qualsiasi cosa lei
stia dicendo. Qualunque cosa stia dicendo, sa che
non sta dicendo quello che vuole dire. Ogni
collegamento è andato perduto. Dopo un silenzio
così profondo, non può più tornare al mondo dei

324
suoni.
Meher Baba ci provò e riprovò, ma non riuscì a
ritornare alle parole. Voleva parlare e aveva anche
qualcosa da dire di molto prezioso, ma il
meccanismo e i movimenti necessari per tornare
indietro, a un livello inferiore, non erano più
possibili. Così morì, senza dire quello che voleva.
Sarà utile capire una cosa: qualsiasi cosa tu
stia facendo, fai sempre anche l’opposto. Spostati
sempre verso l’opposto. Stai in silenzio per
qualche ora, quindi parla. Non fissarti su
qualcosa. Sarai più vivo e più dinamico. Pratica la
meditazione per qualche giorno, quindi fermati
improvvisamente e fa’ tutto ciò che possa creare
tensione dentro di te. Quindi torna di nuovo alla
meditazione.
Muoviti sempre tra gli opposti. Sarai più vivo e
dinamico. Non fissarti. Se ti fissi, non potrai più
muoverti verso l’altro estremo. E la capacità di
muoversi verso l’altro estremo significa vita. Se
non sai muoverti, sei già morto. Questo tipo di
movimento è ottimo.
Gurdjieff raccomandava ai suoi discepoli di fare
cambiamenti improvvisi. Insisteva sul digiuno e
poi diceva: “Adesso mangiate più che potete”.
Quindi ordinava improvvisamente: “Ora
digiunate”. Poi, di nuovo, ripeteva: “Cominciate a
mangiare”. Diceva: “Restate svegli continuamente
per un po’ di giorni e di notti, poi addormentatevi
per alcune notti”. Questo movimento tra gli
opposti ti conferisce vitalità e dinamismo.

325
“Oppure, mettendo le dita nelle orecchie, senti
il suono dei suoni”: in una sola tecnica vengono
mostrati due opposti. “Immergiti nel centro del
suono, come fosse il suono continuo di una
cascata”: questo è un estremo. “Oppure, mettendo
le dita nelle orecchie, senti il suono dei suoni”:
questo è un altro estremo. Una parte è sentire il
suono che arriva al tuo centro, un’altra è
interrompere tutti i suoni e sentire il centro senza
suoni. Sono state messe entrambe nella stessa
tecnica per un fine particolare: per farti muovere
dall’uno all’altro.
L’ “oppure” non è una scelta tra l’una o l’altra.
Falle entrambe! Questo è il motivo per cui
entrambe sono state date come tecnica. Prima
fanne una per qualche mese, poi fai l’altra per
qualche mese. Sarai più vivo e conoscerai i due
estremi. E se riesci a muoverti facilmente tra gli
estremi, puoi restare giovane per sempre. Coloro
che si fissano a un estremo invecchiano e
muoiono.

326
Capitolo decimo
TANTRA: ACCETTARE LE VALLI E
LE VETTE
DOMANDE:

1
Dovremmo consciamente indirizzare e regolare
gli istinti?
2
Come tramutare rumori orribili in suoni
positivi?

Prima domanda: “L’altra notte hai parlato della


censura e della repressione che la mente conscia
opera sugli istinti inconsci e hai detto che gli
istinti inconsci appartengono all’eredità animale
dell’evoluzione umana. Se è così, non sarebbe
bene indirizzare e regolare questi istinti secondo
l’intelligenza, la discriminazione e l’arte di vivere
che appartengono alla mente conscia?”.
L’uomo è un animale, ma non solo: è anche
qualcosa di più. Quel “di più”, però, non può
negare l’animale. Deve assorbirlo. L’uomo è più di
un animale, ma l’animale non può essere negato.

327
Deve essere assorbito creativamente. Non puoi
metterlo in disparte: è nelle tue stesse radici. Per
cui la prima cosa da ricordare è che non devi
essere negativo verso la tua eredità animale. Una
volta che cominci a pensare in termini negativi
diventerai distruttivo verso te stesso, perché al
99% sei un animale.
Se crei una divisione, hai perso la battaglia in
partenza; non puoi vincere. Il risultato della tua
lotta sarà esattamente l’opposto, poiché il 99% è
animale; solo l’1% della mente è conscia. Questo
1% non può vincere contro il restante 99%; è
destinato a essere sconfitto. Per questo esiste
tanta frustrazione, perché tutti sono sconfitti dal
proprio animale interiore. Non puoi mai avere
successo. Andrai necessariamente incontro a un
fallimento, perché l’1% non può sconfiggere il
99%, quell’1 % non può, in realtà, nemmeno
essere separato dal resto.
È come un fiore: non può andare contro le
radici, non può andare contro il resto dell’albero.
E mentre tu sei contro la tua eredità animale, trai
da essa il tuo nutrimento. Sei vivo a causa sua. Se
in questo momento il tuo animale morisse, tu
moriresti immediatamente. La tua mente è come
un fiore, e la tua eredità animale è il resto
dell’albero. Non essere negativo. È un
atteggiamento suicida, se sei diviso contro te
stesso non potrai mai raggiungere nulla di
estatico.
Stai creando un inferno e l’inferno esiste solo e

328
unicamente in una personalità divisa. L’inferno
non è un luogo geografico: l’inferno è psicologico,
così pure il paradiso. La personalità che è un
tutto, un’unità senza divisione e conflitto interiori,
è il paradiso.
Per cui la prima cosa che vorrei dirti è di non
essere negativo. Non dividere te stesso, non
andare contro te stesso, non dissociarti. L’animale
che è dentro di te non è qualcosa di negativo;
rappresenta un grosso potenziale: è il tuo passato
ed è anche il tuo futuro, perché in esso è nascosto
un grandissimo potenziale. Scoprilo, sviluppalo,
lascialo crescere e trascendilo, ma non lottare
contro di esso: questo è uno degli insegnamenti
fondamentali del tantra.
Le altre tradizioni creano divisioni. Ti dividono,
creano una lotta dentro di te. Il tantra non crea
divisioni; non crede nella lotta. Il tantra è
assolutamente positivo. Non crede nel dire “no”.
Crede nel dire “sì”: sì a tutta la vita. E attraverso il
sì avviene la trasformazione, mentre attraverso il
no si crea solo disturbo: nessuna trasformazione è
possibile. Contro chi stai combattendo? Contro te
stesso? Come puoi vincere? La maggioranza del
tuo essere è animale e la maggioranza vincerà.
Per cui coloro che combattono si stanno creando
con le proprie mani la sconfitta. Se vuoi essere
sconfitto, lotta. Se vuoi vincere, non lottare.
La vittoria richiede consapevolezza, non lotta.
La lotta è una violenza sottile. Ed è strano, ma le
cose stanno così: coloro che parlano di non

329
violenza sono estremamente violenti verso se
stessi. Esistono insegnamenti e tradizioni che
dicono di non essere violenti verso nessuno, ma
quegli stessi insegnamenti sono molto violenti per
ciò che riguarda la tua interiorità. Ti insegnano a
essere violento verso te stesso, ma non verso gli
altri.
Qualsiasi tipo di ascetismo, rinuncia,
atteggiamento negativo e filosofia contro la vita si
basa sull’avere un atteggiamento violento verso se
stessi. Ti viene detto di essere violento con te
stesso.
Il tantra è assolutamente non violento.
Assolutamente non violento! Il tantra dice che, se
non riesci a essere non violento verso te stesso,
non puoi esserlo con nessun altro, è impossibile.
Una persona violenta verso se stessa sarà violenta
con tutti. Perfino nella sua non violenza starà solo
nascondendo la sua violenza. L’aggressività può
essere rivolta verso se stessi, ma questo
atteggiamento aggressivo è distruttivo.
Questo non vuol dire che devi restare l’animale
che sei. Nell’istante in cui accetti la tua eredità, il
tuo passato, davanti a te si apre il futuro. Questa
apertura avviene attraverso l’accettazione.
L’animale è il passato, non deve essere il futuro.
Non c’è bisogno di andare contro il passato, né
puoi farlo. Usalo in modo creativo.
Cosa si può fare per usarlo creativamente? La
prima cosa è essere profondamente consapevoli
della sua esistenza. Coloro che lottano non ne

330
sono consapevoli. Poiché hanno paura, spingono
l’animale indietro, lo relegano nell’inconscio. In
realtà, non è affatto necessario avere un
inconscio. L’inconscio si crea a causa della
repressione. Senti molte cose dentro di te che
condanni senza comprendere. Un uomo che
comprende non condanna nulla; non è necessario.
È in grado di usare anche il veleno come
medicina, poiché sa. Tutto può essere usato
creativamente. Poiché tu non sai, nell’ignoranza il
veleno è veleno. Con la saggezza può diventare un
elisir.
La persona che lotta contro il suo sesso, la sua
rabbia, la sua avidità, contro l’animale, cosa farà?
Reprimerà. Lottare è reprimere. Spingerà nel
proprio intimo la rabbia, la gelosia, il sesso, l’odio,
l’avidità. Spingerà tutto dentro di sé, da qualche
parte, nel proprio sottosuolo, creando in superficie
una struttura falsa. Sarà una struttura falsa
perché le energie che possono renderla reale non
sono state trasformate. La struttura è falsa. Le
vere energie sono state represse nel sottosuolo e
là continueranno a lavorare; possono esplodere in
qualsiasi momento. Sei seduto su un vulcano, e il
vulcano tenta in continuazione di eruttare. Se lo
fa, la tua struttura cadrà a pezzi.
Qualsiasi cosa tu abbia costruito in nome della
religione, della moralità, della cultura, è una falsa
struttura che esiste in superficie, una facciata. Nel
sottosuolo si nasconde l’uomo vero. Quindi il tuo
animale non è qualcosa di molto lontano, mentre

331
la tua facciata è solo una pelle. Se qualcuno ti
insulta, il gentiluomo scompare e appare
l’animale. Il gentiluomo è solo una pelle, il
vulcano è dietro l’angolo. In qualsiasi momento
può venir fuori e quando accade, la tua
intelligenza, la tua moralità, la tua religione, il tuo
cosiddetto stare al di sopra della sfera animale,
scompaiono improvvisamente. Quando il reale si
afferma, il falso scompare. Solo quando il reale va
di nuovo sotto terra, il falso ritorna.
Quando ti arrabbi, dove sono finiti la tua
mente, la tua consapevolezza, la tua moralità, i
voti che hai fatto così tante volte di non
arrabbiarti mai più? Quando la rabbia arriva,
scompaiono. E dopo che la rabbia è tornata nella
sua caverna sotterranea, cominci a pentirti.
Quegli ipocriti — la mente, la consapevolezza, la
moralità — hanno fatto ritorno; cominciano a
parlare, a condannare e a fare programmi per il
futuro, ma nel futuro accadrà di nuovo la stessa
cosa: quando la rabbia arriverà, le ombre
scompariranno.
In questo momento la tua consapevolezza è
solo un’ombra. Non è una cosa reale, non ha
sostanza. Puoi fare voto di brahmacharya, di
castità. Per il tuo istinto sessuale non fa
differenza; si sposta semplicemente nel sottosuolo
e quando affiora, i tuoi voti di brahmacharya, di
castità, si riveleranno essere fatti della stessa
sostanza dei sogni. Non possono fronteggiare la
realtà.

332
Per cui questi sono i due atteggiamenti: o
reprimi il sesso, e in questo caso non lo
trascenderai mai. Oppure, puoi usare la tua
energia sessuale in modo creativo, senza dirle
“no”, ma un “sì” profondo; senza forzarla nel
sottosuolo, ma creando con essa una struttura in
superficie. In questo caso sarai un uomo vero.
Sarà difficile, ovviamente. È per questo che
scegliamo la via più facile. È più facile avere una
struttura falsa perché non è richiesto nulla,
eccetto una cosa: ingannare se stessi; questo è
tutto. Se riesci a ingannare te stesso, puoi creare
una falsa struttura molto facilmente. In realtà non
cambierà nulla, ma continuerai a pensare che
tutto sia cambiato. È facile crearsi un’illusione.
Creare una realtà è un compito difficile, arduo.
Ma ne vale la pena, perché una volta che hai
creato qualcosa con energie reali, la tua struttura
non potrà più essere scossa. Se il sesso è in
superficie, puoi creare qualcosa grazie a lui; ad
esempio, l’amore: il sesso trasfigurato diventa
amore; represso, diventa odio.
L’amore ti spaventa perché reprimi il sesso.
Una persona che avrà represso il sesso avrà
sempre paura dell’amore, perché il sesso segue
sempre l’amore. L’amore è l’anima e il sesso il
corpo: non si può accettare l’amore, perché il
sesso verrebbe subito dopo; è proprio dietro
l’angolo. Quindi chi ha represso il sesso non può
amare. Può darlo a vedere, può fingere di amare,
ma non può farlo veramente perché ha troppa

333
paura. Per questo non è in grado di toccarti con
amore: ha paura; un tocco pieno d’amore può in
qualsiasi istante diventare un tocco sessuale,
quindi avrà paura e non si lascerà toccare.
È possibile creare infinite giustificazioni, ma
l’unico vero motivo è la paura, la paura dell’istinto
represso. E quella persona sarà piena di odio,
perché ogni energia repressa ritorna capovolta
alla sua natura originaria.
Il sesso si dirige facilmente verso l’amore; è un
flusso naturale. Se lo impedisci, se crei un
ostacolo al suo cammino, si trasformerà in odio.
Per cui se guardi profondamente nei tuoi
cosiddetti santi, nei tuoi cosiddetti educatori
morali, li troverai pieni di odio, è inevitabile, è
naturale. In loro è nascosto il sesso e in qualsiasi
istante potrebbe erompere. Sono seduti su un
vulcano pericoloso. Se reprimi le energie, stai solo
rinviando un compito. E più lo rinvii, più difficile
diventerà.
Il tantra dice di creare la tua vita con energie
reali e le energie reali sono tutte energie animali.
Quando io dico “animali”, non c’è condanna. La
parola “animale” per me non è riprovevole come
per te. L’animale in sé è splendido. L’animale in sé
non ha nulla che vada condannato. L’animale
dentro di te è pura energia che si muove secondo
leggi naturali. È stato chiesto: “Cosa dovremmo
fare consciamente? Non dovremmo indirizzare
quelle energie? Non dovremmo controllarle?”. No!
La tua consapevolezza non deve controllare, né

334
indirizzare.
La tua consapevolezza può fare solo una cosa:
comprendere e la comprensione in sé diventerà la
trasformazione.
Il tantra dirà di comprendere il sesso, non di
provare a canalizzarlo. Se non comprendi, ogni
sforzo sarà inevitabilmente un fallimento e sarà
dannoso. Per cui non fare nulla. Prima comprendi,
poi, attraverso la comprensione, si rivelerà il
cammino. Non devi forzare le tue energie sul
cammino. Attraverso la comprensione arriverai a
conoscere la legge, proprio come nella scienza.
Cosa fa la scienza? Arriva a conoscere una legge;
svela un mistero naturale. Una volta che il mistero
naturale è svelato, puoi usare l’energia
creativamente.
Senza la comprensione della legge intrinseca,
tutti i tuoi sforzi sono votati al fallimento. Dunque
il tantra dice di comprendere l’animale, perché
nell’animale è nascosto il potenziale del tuo
futuro. In realtà, si può dire che nell’animale sia
nascosto Dio. L’animale è il tuo passato e Dio il tuo
futuro, ma il futuro è nascosto nel tuo passato, in
forma di seme. Comprendi cosa sono le tue forze
naturali: accettale. La tua mente non deve
esercitare il controllo. Non deve controllare e
lottare. Deve semplicemente comprendere quelle
forze.
In realtà, se comprendi le tue forze naturali,
stai usando correttamente la tua mente.
Comprendi il sesso, comprendi la rabbia,

335
comprendi l’avidità. Stai attento; prova a scoprire
come funzionano, quali sono i loro compiti, come
operano. E sii costantemente consapevole
dell’agitarsi in te di questi istinti animali. Se riesci
a essere consapevole di questi istinti animali, non
ci sarà divisione. Non avrai una mente inconscia.
Se riesci ad andare a fondo in questi istinti, avrai
solo una mente conscia e non esisterà più alcun
inconscio.
L’inconscio esiste a causa della repressione.
Hai chiuso la maggior parte del tuo essere alla
consapevolezza perché hai paura. Non puoi
guardare la tua realtà. Hai talmente paura che sei
già uscito dalla tua casa. Vivi semplicemente sulla
veranda; per paura non vai mai all’interno. Se
arrivi faccia a faccia con te stesso, tutte le tue
fantasie e le tue illusioni su te stesso andranno a
pezzi.
Pensi di essere un santo, una persona religiosa,
pensi di essere questo e quello. Se affronti la
realtà, tutte queste illusioni evaporeranno. E tutti
hanno creato un’immagine di se stessi.
Quell’immagine è falsa, ma noi ci aggrappiamo a
essa e questa diventa la barriera da affrontare.
La prima cosa quindi è accettare l’animale.
Esiste e non ha nulla di male in sé. È il tuo
passato, non puoi negare il tuo passato, puoi solo
usarlo. Se sei saggio, lo userai e creerai da esso
un futuro migliore. Se sei stupido, ci lotterai
contro e il tuo futuro andrà distrutto. Lotta contro
un seme e lo distruggerai. Usalo, dagli un terreno,

336
aiutalo, proteggilo in modo che il seme possa
diventare un albero, un albero vivo e il futuro
fiorirà attraverso di esso.
L’animale è il tuo seme. Non lottare contro di
esso. Il tantra non lo condanna, lo ama, perché
tutto il futuro è nascosto in lui. Conoscilo a fondo,
e a quel punto potrai usarlo e dirgli grazie.
Ho sentito che quando san Francesco era sul
letto di morte, aprì improvvisamente gli occhi e
ringraziò il suo corpo. Prima di passare all’altro
mondo, ringraziò il corpo, dicendo: “Molto era
nascosto dentro di te e tu mi hai aiutato
moltissimo. Io ero così ignorante, eppure ci sono
state delle volte in cui ho combattuto contro di te.
A volte ho addirittura pensato a te come a un
nemico. Ma tu sei sempre stato un amico ed è
grazie a te che ho potuto raggiungere un simile
stato di consapevolezza”.
Questo dire grazie al corpo è una cosa
meravigliosa. Ma san Francesco poté capirlo solo
alla fine. Il tantra dice di provare a capirlo
all’inizio. Mentre starai morendo, anche se
ringrazierai il tuo corpo, sarà una cosa inutile. Il
corpo è un tesoro di forze nascoste, di possibilità
misteriose. Secondo il tantra in esso è celato
l’intero cosmo in miniatura: non è altro che una
miniatura di tutto il cosmo. Non lottarci contro. E
cos’è il tuo sesso, se il corpo è una miniatura? Se
davvero il tuo corpo è tutto il cosmo in miniatura,
cos’è il sesso? Ciò che nel cosmo è creazione, in te
è sesso. Per tutto il cosmo la creazione continua

337
incessantemente: così è il sesso dentro di te. E ha
tanta forza, perché tu devi essere un creatore.
Se il sesso è così potente, per il tantra vuol dire
solo che non ti è concesso essere non creativo.
Devi creare. Se non puoi creare qualcosa di più
grande, crea almeno la vita. Se non puoi creare
nulla di meglio di te, crea almeno qualcuno che ti
sostituirà quando sarai morto. Il sesso è così
potente perché il cosmo non può permetterti di
essere non creativo, e tu ci stai lottando contro.
Usalo!
Non è necessario usare il sesso solo nella
riproduzione: in ogni creazione si usa il sesso. Per
questo motivo un grande poeta, o un grande
pittore, possono non sentire un forte desiderio
sessuale. Ma la ragione non è che sono dei santi.
La ragione è semplicemente questa: stanno
creando qualcosa di più grande, che soddisfa il
loro bisogno.
Quando un valente musicista crea musica,
nessun padre si sente altrettanto appagato quanto
lui e nessun figlio può dare tanta felicità a un
padre quanto un brano musicale può darla al
musicista o una grande poesia al poeta. Poiché
stanno creando a un livello superiore, la natura li
solleva dalle creazioni inferiori. L’energia è andata
più in alto. Il tantra afferma di non combattere
con l’energia, ma di permetterle di spostarsi più in
alto. Ed esistono molti regni e infinite dimensioni
per farlo.
Il Buddha non è un pittore, né un musicista, né

338
un poeta, tuttavia ha trasceso il sesso. Cosa gli è
accaduto? La creazione più alta è la creazione di
se stessi. La creazione più alta è la totale
consapevolezza interiore; è creazione di un’unità
e di un’integrità interiori.
Questa è la vetta, la vetta dell’Himalaya. Il
Buddha è su quella vetta, ha creato se stesso.
Quando ti muovi nel sesso, crei il tuo corpo, ne
crei una copia. Quando ti muovi più in alto, crei lo
spirito, crei l’anima. Oppure, se mi consenti
l’espressione, crei Dio.
Tu hai sentito dire che Dio ha creato il mondo,
ma io ti dico che tu hai il potenziale di creare Dio,
e a meno che non lo crei, non sarai mai appagato.
Per cui non pensare che Dio sia all’inizio.
Piuttosto, sarà meglio pensare che Dio sia alla
fine. Dio non è la causa del mondo, ma la
teleologia, la fine estrema, la vetta più alta. Se
fiorisci nella tua totalità, diventerai un Dio. Per
questo chiamiamo il Buddha “Dio”, anche se non
credette mai in Dio. È una cosa davvero
paradossale. Egli non credette mai in Dio, fu una
delle più grandi menti atee mai apparse. Lui
diceva che Dio non esiste, ma noi diciamo che il
Buddha stesso è Divino.
H.G. Wells ha scritto che il Buddha è stato
l’uomo più ateo e il più divino. Cosa accadde a
quel Gautama? Egli creò, diede nascita alla vetta
più alta, alla possibilità più alta. In lui accadde
l’esperienza suprema; dopodiché non creò più
nulla. Non c’è n’era più bisogno. Sarebbe stato

339
futile, infantile, per il Buddha scrivere poesie o
dipingere. Egli creò l’esperienza suprema, diede a
se stesso nuova nascita. Il vecchio era stato usato
fino in fondo per dare nascita al nuovo. E poiché si
trattava di un fenomeno estremo, tutto il passato
venne usato. Il passato sparì e l’animale non c’era
più, perché quando l’albero nasce, il seme
scompare. Il seme non può più essere presente.
Gesù dice che se il chicco di grano non cade
nella terra e muore, nulla può accadere. Ma una
volta che il seme è caduto nel suolo e muore, la
nuova vita può spuntare per suo tramite. La morte
non è altro che la morte del seme e del passato,
ma non esiste morte che non generi una nascita;
qualcosa di nuovo ne verrà fuori.
Il tantra dice di non provare a controllare. Chi
sei tu per controllare, come puoi farlo? Il tuo
controllo sarà solo un’illusione. Cerca di capirlo.
Prova a capire la natura interiore, il fenomeno, le
dinamiche delle energie e quella comprensione ti
trasformerà automaticamente. Il cambiamento
non è uno sforzo. Se il cambiamento fosse uno
sforzo, non potrebbe originare beatitudine.
La beatitudine non accade mai attraverso lo
sforzo. Lo sforzo è sempre tensione di creare e
origina angoscia. Lo sforzo è sempre brutto
perché stai forzando qualcosa. La comprensione
non è uno sforzo. È bellissima: è un fenomeno
spontaneo. Non controllare. Se ci provassi,
falliresti e distruggeresti te stesso. Comprendi!
Lascia che la comprensione sia l’unica legge,

340
l’unico sadhana, la sola pratica spirituale. Lascia
ogni cosa alla comprensione e, se la comprensione
non può fare nulla, allora nulla si può fare, per cui
dimenticatene. Tutto ciò che può essere fatto, può
essere fatto tramite la comprensione.
Il tantra dice di accettare le cose, perché
l’accettazione è necessaria per comprendere. Non
puoi capire qualcosa se la neghi. Se io ti odiassi,
non potrei guardarti negli occhi, non potrei vedere
il tuo viso; mi girerei dall’altra parte, scapperei da
te, non ti guarderei direttamente. Se invece ti
amassi, solo in quel caso potrei guardare nei tuoi
occhi e vedere il tuo viso.
Solo l’amore vede un volto. Diversamente non
osservi mai i volti delle persone; vai qua e là a
guardare, ma il tuo sguardo è casuale, non è
profondo. Tocca, senza penetrare mai. Ma quando
ami, allora tutta l’energia va ai tuoi occhi. A quel
punto l’energia si muove, tocca in profondità, va
dentro l’altra persona, la incontra al centro del
suo essere. Solo allora puoi vedere e conoscere.
Per questo motivo, nell’antico linguaggio
biblico, si usava la parola “conoscere” per
indicare il sesso e l’amore profondo. Non è una
coincidenza. Nella Bibbia si dice: “Adamo conobbe
sua moglie Eva e quindi nacque Caino”. Adamo
“conobbe” sua moglie Eva, e quindi nacque Caino.
L’uso del termine “conoscere” per indicare l’amore
profondo, il sesso, è strano, ma molto significativo,
perché quando “conosci” qualcuno vuol dire che
lo hai amato. Non esiste altro modo di conoscere.

341
E non vale solo per le persone: è così anche per
le energie. Se vuoi conoscere il tuo essere
interiore e il fenomeno multidimensionale delle
energie, ama! Non odiare l’animale. Amalo! Tu
non ne sei separato. Ne sei parte ed è stato
l’animale a spingerti fino al punto in cui sei
diventato un uomo. Sii grato per questo.
È irriconoscenza pura continuare a condannare
l’animale dentro l’uomo, è una vera ingratitudine.
È stato l’animale a spingerti fino al punto in cui
sei diventato uomo ed è lui che può spingerti fino
al punto in cui diventi Dio. È l’animale che ti sta
spingendo. Comprendi il suo funzionamento, i suoi
movimenti e quella comprensione diventerà
trasformazione.
Dunque non controllare, non lasciare che il
controllo diventi il padrone. Perché hai così paura
del tuo animale? Perché la tua mente è davvero
impotente; per questo hai tanta paura. Perché
vuoi controllarlo? Se fossi davvero il padrone,
l’animale ti seguirebbe. Ma tu sai bene che “il
padrone è l’animale e io devo seguirlo”. Per
questo è necessario tanto sforzo per diventare
padroni.
Sai benissimo che tutto ciò che è reale accade
attraverso l’animale, mentre tutto ciò che è finto
accade attraverso la mente. Questa
consapevolezza crea paura. Perciò provi a
diventare il padrone, ma un padrone non nasce
mai da uno sforzo. Solo gli schiavi tentano di
diventare padroni. Un padrone è semplicemente il

342
padrone.
Vi racconterò un episodio. È successo nella
casa di un potente guerriero. Una notte si accorse
improvvisamente di un topo. Egli era un grande
guerriero, un maestro della spada e si arrabbiò
moltissimo perché il topo stava seduto davanti a
lui e lo guardava negli occhi. Nessuno aveva mai
osato tanto, quanto quel topo. Per cui tirò fuori la
sua spada, ma il topo non scappò. Quindi lo
attaccò, ma il topo saltò via e la spada, cadendo
sul pavimento di pietra, andò in mille pezzi.
Naturalmente, il guerriero diede in
escandescenze. Provò e riprovò, ma più ci
provava, più veniva sconfitto. È difficile
combattere con un topo e, una volta che hai
ingaggiato la lotta, hai accettato la tua sconfitta. Il
topo si fece coraggioso. Dopo tutte le sconfitte del
guerriero, diventò audace e saltò direttamente sul
suo letto. Il guerriero uscì e chiese consiglio ai
suoi amici: “Una cosa del genere non mi era mai
accaduta” disse. “Nessuno ha mai osato tanto
quanto un semplice topo! Eppure, come per
miracolo, vengo sconfitto.” Allora un amico gli
consigliò: “Non ha senso lottare con un topo. È
meglio mettere in campo un gatto”.
Ma la notizia che il guerriero era stato sconfitto
si era diffusa; ora anche i gatti lo sapevano e
nessuno era pronto a intervenire. Fecero una
riunione, elessero un capo e dissero: “Va’ tu,
perché questo non è un topo qualunque: ha
battuto il guerriero. E noi siamo semplici gatti,

343
mentre lui è un grande guerriero. Se lui è stato
battuto, cosa sarà di noi? Noi aspetteremo fuori
mentre tu, che sei il nostro capo, entrerai”.
Il capo si spaventò. I leader hanno sempre
paura; sono leader perché esistono i codardi e
sono i codardi che li eleggono. Sono capi di
codardi. Se non ci fossero i codardi, non
esisterebbero nemmeno i leader.
Fondamentalmente, vengono scelti dai codardi,
per cui sono leader di codardi.
Il gatto dovette entrare nella casa del
guerriero, è giocoforza che ogni leader si faccia
avanti… perché i suoi seguaci lo stavano
spingendo. Ora che era stato scelto come leader,
non poteva fare più nulla: il gatto dovette andare.
Entrò spaventato, tremante e nervoso. Il topo
stava seduto sul letto. Il gatto non aveva mai visto
un topo come quello, tranquillamente seduto sul
letto. Cominciò a pensare cosa fare, quale metodo
applicare, e mentre stava pensando come agire,
mentre riandava con la mente ai ricordi e alle
esperienze passate, il topo attaccò
improvvisamente. Il gatto scappò via perché
questo non era mai successo in passato! Nessuno
aveva mai sentito dire di un topo che attaccasse
un gatto!
Quando uscì dalla casa, cadde morto stecchito.
Così il guerriero venne consigliato dai vicini:
“Adesso i gatti comuni non servono più. Va’ al
palazzo del re e porta il suo gatto. Solo un gatto
reale può fare qualcosa. Questo è un caso

344
straordinario”. Il guerriero dovette dunque andare
dal re e chiedergli il suo gatto. Tornando con quel
gatto, il guerriero aveva molta paura, perché
sembrava un gatto molto comune. Temeva una
nuova sconfitta, perché il gatto che era morto era
molto, ma molto più grande; era un vero capo. E
questo gatto comune? Sembrava che il re stesse
scherzando. Quel gatto non andava bene, ma il
guerriero non poteva obiettare nulla al re, che gli
aveva semplicemente detto: ‘Va’!’“.
Il gatto entrò, uccise il topo e uscì. Tutti i gatti
erano riuniti là fuori ad aspettare. Dissero: “Dov’è
il trucco? Il nostro capo è morto, il guerriero è
stato sconfitto, mentre tu hai ucciso il topo senza
problemi”. Il gatto rispose: “Io sono un gatto e lui
è un topo. Non esiste altra tecnica. Io sono un
gatto: questo è sufficiente. A cosa serve una
qualsiasi tecnica? Essere un gatto è sufficiente.
Quando sono entrato, era sufficiente che fossi un
gatto. E io sono un gatto!”.
Questa è una storia Zen. In realtà, se tu sei
padrone della tua mente, non c’è bisogno di sforzi.
Ogni sforzo serve solo a ingannare te stesso. Tu
non sei il gatto e stai combattendo contro il topo.
Diventa il padrone. E come diventare un padrone,
un Maestro? Il tantra dice che la comprensione
farà di te un padrone. Nient’altro può fare di te un
padrone; la comprensione è il segreto dell’essere
un padrone. Se comprendi, sei il padrone; se non
comprendi, continuerai a combattere. In quel caso
rimarrai uno schiavo e più combatterai, più verrai

345
sconfitto. Stai lottando contro un topo.
Seconda domanda: “Se ascoltiamo dal centro
del corpo, non esistono più suoni orribili? Che dire
degli assordanti rumori della città che sono fonte
di irritazione per tutti noi: possiamo forse
tramutarli in suoni positivi?”.
Questa resta una domanda fondamentale: come
cambiare le cose, come tramutare suoni negativi
in suoni positivi. Non lo puoi fare! Se tu sei
positivo, nulla è negativo; se sei negativo, tutto è
negativo. Tu sei la fonte di tutto ciò che ti
circonda; tu sei il creatore del tuo mondo. E non
viviamo in un unico mondo, ricordalo. Esistono
tanti mondi quante sono le menti: ogni mente vive
nel suo mondo e lo crea.
Per cui se tutto ti sembra negativo, distruttivo e
contro di te, è perché tu non hai dentro di te un
centro positivo. Quindi non starti a chiedere come
cambiare i rumori negativi. Se senti negatività
tutt’intorno a te, questo indica semplicemente che
sei negativo dentro di te. ll mondo è solo uno
specchio in cui tu ti rifletti.
Una volta mi trovavo nella locanda di un
villaggio. Era un villaggio molto povero, pieno di
cani, che di notte si riunivano intorno alla
locanda. Forse erano abituati così. La locanda era
in un’ottima posizione, con grandi alberi e i cani
probabilmente riposavano là tutte le notti. Io e il
ministro di uno stato indiano ci trovavamo lì nello

346
stesso momento e lui fu molto disturbato
dall’abbaiare dei cani. Mezzanotte era passata
senza che riuscisse a dormire, per cui venne da
me.
Mi chiese: “Stai dormendo?”. Poiché io
dormivo, lui si avvicinò, mi svegliò e mi chiese:
“Per favore, dimmi come fai a dormire con tutti
questi rumori. Qui ci sono almeno venti, trenta
cani che litigano, abbaiano e fanno tutte le cose
che fanno di solito i cani. Cosa fare? Io non riesco
a dormire e sono stanchissimo per il viaggio
durato tutta la giornata. Se non riuscissi a
dormire, per me sarebbe difficile domani
cominciare un altro viaggio. Devo partire la
mattina presto, ma il sonno sembra non venire, ho
già provato tutte le tecniche che ho imparato e di
cui ho sentito parlare: cantare mantra, pregare
Dio e così via… Ho fatto di tutto, ma non accade
nulla: cosa posso fare ancora?”.
Gli dissi: “Questi cani non si sono radunati qui
per disturbarti. Non sono nemmeno consapevoli
che qui c’è un ministro, non leggono i giornali,
non sanno niente; non sono qui intenzionalmente.
Non sono interessati a te. Stanno facendo il loro
lavoro. Perché ne sei disturbato?”. Egli rispose:
“Perché non dovrei? Come faccio a non esserlo?
Con tutti questi latrati, come faccio a dormire?”.
Allora gli dissi: “Non lottare contro i latrati. Il
problema è che tu stai lottando, il tuo problema
non sono i rumori. I rumori non ti stanno
disturbando. Tu stai disturbando te stesso a causa

347
loro. Non ti piacciono i rumori e poni una
condizione, stai dicendo: ‘Se i cani smettessero di
abbaiare, potrei dormire’. Ma i cani non ti
ascolteranno. Tu hai posto una condizione e pensi
di poter dormire solo se viene rispettata. Ciò che
ti disturba è questa condizione. Accetta i cani!
Non porre questa condizione: ‘se smettono di
abbaiare posso dormire’. Accetta e basta.
I cani abbaiano: non fare resistenza, non
lottare, non provare a non sentirli. Accettali,
ascoltali: sono meravigliosi. La notte è così
silenziosa e i loro latrati sono così vivi. Ascoltali
semplicemente. Ecco il mantra giusto: ascolta
semplicemente i loro latrati“.
Lui ribatté: “Va bene! Non credo che servirà a
qualcosa, ma poiché non c’è altro da fare, ci
proverò”. Si addormentò, nonostante i cani
continuassero ad abbaiare. Al mattino disse: “È un
miracolo. Li ho accettati, ho ritirato la mia
condizione e mi sono messo ad ascoltare. Quei
cani sono diventati quasi musica, tanto che il loro
abbaiare non mi disturbava più. Al contrario, i
latrati sono diventati come una ninnananna che mi
ha fatto addormentare profondamente”.
Dipende dalla tua mente. Se sei positivo, tutto
diventa positivo. Se sei negativo, tutto diventa
triste e negativo. Per cui, per favore, ricordati di
questo e non solo per i rumori, ma per ogni cosa
nella vita: se intorno a te senti qualcosa di
negativo, cercane l’origine dentro di te. Quella
cosa sei tu. Probabilmente ti stai aspettando

348
qualcosa, stai desiderando qualcosa, stai ponendo
qualche condizione.
L’esistenza non può essere costretta in base alla
tua volontà; fluisce a modo suo. Se riesci a fluire
con essa, sarai positivo. Se lotti contro di essa,
sarai negativo e tutto ciò che ti circonda diventerà
negativo.
Somiglia a una persona che provi a nuotare
controcorrente: la corrente le sembrerà negativa.
Se in un fiume provi a nuotare controcorrente,
penserai che il fiume sia negativo, in lotta contro
di te, intento a spingerti indietro. Il fiume è del
tutto inconsapevole di te, estaticamente
inconsapevole. Ed è bene che sia così. Il fiume
non sta combattendo contro di te: sei tu che stai
combattendo contro di lui. Tu stai provando ad
andare controcorrente.
Vi racconterò un aneddoto. Una grande folla si
riunì intorno alla casa di Mulla Nasruddin,
dicendo: “Cosa stai facendo? Tua moglie è caduta
nel fiume in piena. Corri, altrimenti il fiume se la
porterà al mare”. Il fiume era lì vicino, per cui il
Mulla arrivò correndo alla riva, saltò in acqua e
cominciò a nuotare controcorrente per trovare la
moglie.
La folla gli urlò: “Cosa stai facendo, Nasruddin?
Tua moglie non può essere andata controcorrente,
ma dalla parte del mare”. Il Mulla rispose: “Non
disturbatemi: conosco benissimo mia moglie. Se
qualcun altro fosse caduto nel fiume sarebbe
andato secondo la corrente, ma non mia moglie.

349
Lei deve essere andata controcorrente. La
conosco molto bene. Ho vissuto con lei
quarant’anni”.
La mente prova sempre ad andare
controcorrente. Se lotti contro tutto, crei intorno a
te un mondo negativo. Ovviamente è inevitabile
che in parte ciò accada. Il mondo non è contro di
te, ma poiché tu non sei dalla parte del mondo,
hai la sensazione che tutto il mondo sia contro di
te. Segui la corrente e il fiume ti aiuterà a stare a
galla. Allora la tua energia sarà inutile, perché il
fiume sarà diventato una barca e ti porterà con sé.
Seguendo la corrente non perderai alcuna
energia, perché seguendo la corrente accetti il
fiume, la corrente, il flusso, la direzione, tutto. In
questo modo sarai diventato positivo, e quando tu
sei positivo, anche il fiume lo è.
Puoi rendere ogni cosa positiva semplicemente
diventando tu stesso positivo rispetto alla vita. Ma
noi non siamo positivi nei confronti della vita.
Come mai? Perché siamo negativi? Perché questa
lotta continua? Perché non riusciamo a lasciarci
andare totalmente alla vita? Che paura abbiamo?
Forse non l’hai osservato, ma tu hai un’enorme
paura della vita. Può sembrare strana la mia
affermazione che hai paura della vita, perché di
solito hai la sensazione di aver paura della morte,
non della vita. Secondo il punto di vista
tradizionale, tutti hanno paura della morte. Ma io
ti dico che hai paura della morte perché hai paura
della vita. Chi non ha paura della vita non ha

350
paura della morte.
Perché abbiamo paura della vita? Per tre
ragioni. La prima è che il tuo ego esiste solo se va
controcorrente. Se segue la corrente, l’ego non
può esistere. Il tuo ego esiste solo nella lotta, solo
quando dice “no!”. Se dicesse “sì”, sempre “sì”,
non potrebbe esistere. L’ego è il motivo
fondamentale per cui diciamo “no” a tutto.
Osserva il modo con cui ti comporti e reagisci.
Osserva come il “no” ti venga spontaneo e il “sì” ti
sia molto più difficile, perché con il “no” esisti in
quanto ego, mentre con il “sì” la tua identità va
perduta. Nel “sì” non esiste ego, diventi come una
goccia nell’oceano. Ecco perché è tanto difficile
dire di sì è difficilissimo.
Mi capisci? Se vai controcorrente, hai la
sensazione di esistere. Ma se ti lasci
semplicemente andare alla corrente ovunque ti
voglia portare, ti sembra di non essere più, di
essere divenuto parte del fiume. È questo ego,
questo crederti isolato in quanto “io”, che crea la
negatività che ti circonda. È questo ego che crea
le onde di negatività.
Secondo, la vita è ignota e imprevedibile,
dunque la tua mente, che è molto piccola, vuole
vivere in ciò che è conosciuto ed è prevedibile. La
mente ha sempre paura di ciò che non conosce. Il
motivo è che la mente consiste di ciò che conosci.
La mente è tutto ciò che hai conosciuto,
sperimentato e imparato. L’ignoto non è parte
della mente. La mente ha sempre paura

351
dell’ignoto. L’ignoto disturba la mente e la mente
si chiude a esso, vivendo nella sua routine e nelle
sue abitudini, seguendo sempre lo stesso solco e
girando come un disco. Ha una paura estrema di
addentrarsi nell’ignoto.
La vita si muove sempre verso l’ignoto e tu hai
paura. Vorresti che seguisse la tua mente, si
accordasse a ciò che è conosciuto; ma la vita non
può seguirti, si dirige sempre verso l’ignoto. Per
questo la temiamo e ogni volta che ne abbiamo la
possibilità cerchiamo di ucciderla e di bloccarla.
La vita è un flusso, che noi stiamo provando a
interrompere perché solo una cosa immobile è
prevedibile.
Se io amassi qualcuno, la mente penserebbe
subito al matrimonio, perché il matrimonio blocca
le cose. L’amore è un flusso che non può essere
programmato. Nessuno sa dove porterà, o se
porterà da qualche parte. Nessuno lo sa! Fluisce
con il fiume, senza che tu possa sapere dove stia
andando. Il giorno dopo, l’istante successivo,
l’amore potrebbe non esistere più. Non puoi
essere certo nemmeno dell’istante successivo.
La mente vuole certezze, ma la vita è
incertezza. Per questo la mente è contro l’amore e
a favore del matrimonio, perché il matrimonio è
una cosa fissa: è una certezza. Quando fissi una
cosa, il flusso scompare e l’acqua non scorre più,
si è tramutata in ghiaccio. A quel punto tra le
mani ti resta una cosa morta, sulla quale è facile
fare previsioni. Solo le cose morte possono essere

352
previste. Più una cosa è viva, più è imprevedibile.
Nessuno sa dove stia andando la vita.
Dunque, noi non vogliamo la vita, ma cose
morte. Accumuliamo cose per questo. È difficile
vivere con una persona, mentre è facile vivere con
le cose, per questo aumentiamo spasmodicamente
i nostri beni, i nostri possessi. Se dobbiamo vivere
con una persona, proveremo a fame una cosa.
Una persona è inammissibile. Una moglie e un
marito sono cose. Non persone, ma oggetti
immutabili. Quando il marito arriva a casa, sa che
la moglie lo starà aspettando. Lo sa, è in grado di
prevederlo. Se ha voglia di fare l’amore, sa che
c’è la moglie disponibile. La moglie è diventata
una cosa e non può più dire: “No, oggi non ho
voglia di fare l’amore”. Una moglie non può dire
una cosa del genere. “Non ho voglia”?! Non può
avere una sua volontà. E un’istituzione. Puoi fare
affidamento su un’istituzione, ma non sulla vita.
Ecco perché tramutiamo le persone in cose.
Osserva una relazione qualsiasi. All’inizio è una
relazione tra un “io” e un “tu”, prima o poi diventa
una relazione tra “io” e “ciò”. Il “tu” scompare e
da quel momento abbiamo aspettative,
continuiamo ad aspettarci cose ben precise.
Diciamo: “Fa’ questo. È il dovere di una brava
moglie, è il dovere di un bravo marito. Fallo!”. E
tu devi farlo. È un dovere, e va fatto
automaticamente. Non puoi dire: “No, non posso
farlo”.
Questa fissità è paura della vita. La vita è un

353
flusso di cui non si può dire nulla. In questo
momento ti amo, nell’istante successivo potrei non
amarti. Un momento fa non c’era amore, adesso
c’è e non per merito mio. È semplicemente
successo. Non ho potuto forzarlo, è un semplice
accadere; ma ciò che accade spontaneamente può
sparire in qualsiasi momento, senza che tu possa
farci nulla. Non esiste certezza per l’istante
successivo.
Poiché la mente vuole certezze, tramuta
l’amore in matrimonio, facendo diventare morta
una cosa viva. Ora possiedi l’amore e puoi farci
affidamento; sai che sarà presente anche domani.
Questa è l’assurdità: hai ucciso una cosa per
possederla, quindi non riesci più a goderne perché
è morta.
Per possedere tua moglie, l’hai uccisa. L’amata
è diventata la moglie, ma ora ti aspetti che la
moglie si comporti come l’amata. Questo è
assurdo. La moglie non può comportarsi come
l’amata. L’amata era viva, la moglie è morta.
L’amata era qualcosa che accadeva
spontaneamente, la moglie è un’istituzione. Ma
quando la moglie non si comporta più come
l’amata, tu dici: “Non mi ami più? Prima mi
amavi”. Lei però non è più la stessa persona. Non
è nemmeno una persona, è una cosa. Prima la
uccidi per possederla, poi la vuoi viva. È così che
si crea l’infelicità.
Noi abbiamo paura della vita, perché la vita è
un flusso e la mente vuole certezze. Se vuoi

354
essere davvero vivo, sii pronto a essere insicuro.
Non esiste certezza e non esiste modo di creare
certezza! Il modo è uno solo: non vivere. Solo
allora sarai sicuro. Un morto è assolutamente al
sicuro. Una persona viva è insicura. L’insicurezza
è l’essenza della vita, ma la mente vuole
sicurezza.
Terzo, nella vita esiste un dualismo
fondamentale. L’esistenza esiste come dualità, ma
la mente vuole scegliere una parte e negare
l’altra. Ad esempio, vuoi essere felice e cerchi il
piacere, ma non vuoi il dolore, che è l’altro
aspetto del piacere, l’altro lato della medaglia. La
medaglia è una: da una parte c’è il piacere,
dall’altra il dolore. Desideri il piacere, senza
sapere che più cerchi il piacere, più avrai dolore,
più diventerai sensibile al piacere, più diventerai
sensibile al dolore.
Una persona che desidera il piacere deve
essere pronta ad accettare il dolore. Pensa alle
valli e alle vette. Tu vuoi le vette senza le valli. E
dove andranno le valli? Senza valli non possono
esserci vette. Se ami le vette, devi amare anche le
valli, sono parte dello stesso destino.
La mente vuole una cosa e non l’altra, anche se
l’una è parte dell’altra. La mente dice: “La vita è
buona, la morte cattiva”. Ma la morte è la valle,
mentre la vita è la vetta. La vita non può esistere
senza la morte. La vita esiste grazie alla morte. Se
la morte sparisse, anche la vita sparirebbe, ma la
mente dice: “Voglio solo la vita, non voglio la

355
morte”. Per cui la mente si rifugia in un mondo dei
sogni che non esiste da nessuna parte e comincia
a lottare contro tutto, perché nella vita ogni cosa è
legata al suo contrario. Quando non vuoi
l’opposto, comincia la lotta.
Una persona che capisce questa dualità della
vita accetta entrambi i poli. Accetta la morte, non
la vive come se fosse contro la vita, ma come
parte di essa, come la sua valle. Accetta la notte
come la valle del giorno. Un momento sei estatico
e quello successivo sei triste, ma non vuoi
accettare il momento successivo, cioè la valle. Più
alta è la vetta dell’estasi, più profonda sarà la
valle, perché le valli profonde sono create solo da
cime elevate. Più vai in alto, più cadrai in basso. È
come le onde che si sollevano e si abbassano.
Comprendere vuol dire diventare consapevoli
di questo fatto; ma non basta esserne consapevoli,
bisogna accettarlo totalmente, perché non puoi
cambiare nulla. Puoi creare una finzione, come
abbiamo fatto per secoli. Abbiamo sistemato
l’inferno da qualche parte in basso e il paradiso da
qualche parte in alto. Abbiamo creato tra i due
una separazione assoluta che non ha senso,
perché l’inferno non è che la valle del paradiso.
L’inferno esiste insieme al paradiso, non può
esistere isolatamente.
Questa comprensione ti aiuterà a diventare
positivo e ad accettare tutto. Per “positivo”
intendo dire che accetti ogni cosa, perché sai che
l’Esistenza non si può dividere.

356
Quando inspiro, devo, subito dopo, espirare; se
inspirassi soltanto, senza mai espirare, morirei, lo
stesso accadrebbe se mi limitassi a espirare.
Espirare e inspirare sono parte di un unico
processo. Posso inspirare solo perché espiro, è un
ciclo; posso espirare solo perché inspiro. Le due
cose vanno insieme e non possono essere
separate.
Un essere liberato è una persona che non è
divisa. Ciò accade arrivando a questa
comprensione. Io definisco liberato, illuminato,
colui che accetta la dualità dell’esistenza. In quel
caso egli è positivo e accetta tutto ciò che accade.
Allora in lui non esistono più aspettative, egli non
chiede più nulla all’Esistenza. A quel punto fluisce
seguendo la corrente.

357
Capitolo undicesimo
CON IL SUONO, SENZA IL
SUONO: TOTALE
CONSAPEVOLEZZA
SUTRA

15
Intona un suono, ad esempio AUM, lentamente.
E allorché il suono entra nella sua pienezza, fallo
anche tu.
16
All’inizio e durante il graduale sfumare del
suono di qualsiasi lettera, risvegliati.
17
Ascoltando degli strumenti a corda, ascolta il
suono centrale composito che essi formano; in
questo l’onnipresenza.

Non so se avete mai sentito parlare


dell’antimateria. È un concetto nuovo, introdotto
di recente nel mondo della fisica. Si è sempre
avuta la sensazione che nell’universo nulla esista
senza il suo opposto. È impossibile concepire che
esista qualcosa priva del suo contrario: deve

358
esistere, che noi lo si conosca o meno.
L’ombra non può esistere senza la luce, né la
vita senza la morte, il giorno senza la notte,
l’uomo senza la donna e lo stesso vale per ogni
cosa immaginabile.
La polarità opposta è inevitabile. La filosofia ha
sempre suggerito che fosse così, ma ora anche la
fisica lo pensa. Di conseguenza, sono nate idee
incredibili, come, ad esempio, quella dell’anti-
tempo. Sappiamo che il tempo va dal passato al
futuro, ma ora gli scienziati sostengono che da
qualche parte deve esistere il processo opposto,
cioè il tempo che esce dal futuro e va verso il
passato; altrimenti il tempo non potrebbe esistere.
Poiché esiste, da qualche parte dev’esserci l’anti-
tempo. Scorrere dal futuro al passato? Sembra
assurdo, com’è possibile?
Inoltre, gli scienziati affermano che, poiché
esiste la materia, da qualche parte esisterà anche
l’antimateria. Che cosa è l’antimateria? La
materia è densità. Immagina che nella mia mano
ci sia una pietra. Cos’è la materia? Intorno a essa
c’è spazio e dentro lo spazio c’è una densità di
materia. La densità è materia. Quindi,
l’antimateria non è altro che un buco nello spazio.
Lo spazio lo circonda, ma non è altro che un buco
fatto di nulla. La scienza afferma che l’antimateria
deve esistere per bilanciare la materia. Perché sto
dicendo questo? Perché i sutra che seguiranno si
basano su questo anti-fenomeno.
L’esistenza del suono, secondo il tantra, è

359
possibile solo e unicamente grazie al silenzio. Il
silenzio è l’anti-suono. Ovunque ci sia il suono,
nascosto, alle sue spalle, ci sarà il silenzio. Non
possono essere separati, sono due facce della
stessa medaglia. Quando emetto una parola, ad
esempio AUM, più la emetto, più dietro di essa,
fianco a fianco, apparirà l’anti-fenomeno,
l’assenza di suono. Quindi, se sei in grado di usare
i suoni come tecnica per entrare nell’assenza di
suoni, entrerai in meditazione. Se sei in grado di
usare una parola per andare oltre le parole, entri
in meditazione. Pensala così: la mente è parola e
la meditazione è nonmente. La mente è piena di
suoni, parole e pensieri, ma dietro l’angolo esiste
l’altro estremo, la nonmente.
I maestri Zen hanno definito la meditazione “lo
stato di nonmente”. Cos’è la mente? Se l’analizzi,
è un processo di pensieri. Oppure, se l’analizzi in
termini fisici, è un processo di suoni.
Proprio accanto esiste la nonmente. E non è
possibile passare alla nonmente senza usare la
mente come trampolino di lancio, perché se non
hai compreso cos’è la mente, non puoi nemmeno
immaginare cosa sia la nonmente.
Esistono due scuole di pensiero, opposte l’una
all’altra. Una è conosciuta come Sankya, e
sostiene che la mente non va usata, perché se la
usi non puoi trascenderla. Questo è
l’insegnamento di J. Krishnamurti. Egli è un
“sankyista”, nega l’uso della mente. Se usi la
mente non puoi trascenderla, perché l’uso stesso

360
della mente la rafforzerà, la renderà più potente.
Se la usi, sei tra le sue spire. Quindi non bisogna
usarla. Per questo Krishnamurti è contro tutte le
tecniche di meditazione: poiché ogni tecnica si
servirà inevitabilmente della mente come punto di
partenza. Se hai intenzione di usare una tecnica,
devi usare la mente. Qualsiasi tecnica sarà una
sorta di condizionamento — o di
ricondizionamento, o di decondizionamento, o di
in-condizionamento, a seconda di come lo vuoi
chiamare — in ogni caso si userà la mente.
La filosofia Sankya dice che la mente non può
essere usata: basta questa comprensione per fare
il salto. Ma secondo lo yoga questo non è
possibile, perché anche questa comprensione è
opera della mente. Anche comprendere che non
puoi usare la mente, che nessuna tecnica può
essere d’aiuto, che ogni tecnica diventerà un
nuovo ostacolo e che qualsiasi cosa tu faccia
creerà un nuovo condizionamento, è comunque
usare la mente, operare all’interno della mente.
Anche in questo caso la mente è chiamata in
causa.
Quindi lo yoga dice che è impossibile non usare
la mente. Ma il modo in cui va usata non è per via
positiva, bensì per via negativa. Non deve essere
usata in modo da essere rafforzata, ma in modo da
venir indebolita. Le tecniche sono quindi metodi
di utilizzo della mente per saltare oltre la mente
stessa. La usi per trascenderla, come un
trampolino.

361
Se la mente può essere usata come trampolino
— cosa in cui credono il tantra e lo yoga — allora
è necessario addestrare qualcosa che appartiene
alla mente. Il suono è uno dei fattori più
importanti: puoi usare il suono per entrare
nell’assenza di suoni.
La terza tecnica basata sul suono: “Intona un
suono, ad esempio AUM, lentamente. E allorché il
suono entra nella sua pienezza, fallo anche tu”.
“Intona un suono, ad esempio AUM,
lentamente.” Puoi usare l’AUM: è un suono
fondamentale, composto dei tre suoni A-U-M. Si
tratta di tre suoni essenziali. Tutti i suoni sono
composti o derivati da questi tre. Questi sono i tre
suoni fondamentali, così come la fisica dice che
l’elettrone, il neutrone e il positrone sono i
mattoni fondamentali della materia. Ciò va
compreso in profondità.
Gurdjieff parla della “Legge del Tre”. Egli
sostiene che, in senso assoluto, l’Esistenza è una e
una è la Legge. Ma questo vale in assoluto,
laddove tutto ciò che noi vediamo è relativo, non è
mai assoluto. L’Assoluto è sempre celato, non può
essere visto, perché nell’istante in cui vediamo
qualcosa, questa viene divisa in tre: colui che
vede, ciò che viene visto e la relazione di
conoscenza. Io ti vedo: ci sono io, ci sei tu e tra
noi c’è la relazione di conoscenza, di vista, di
visione e di cognizione; è un processo diviso in tre
parti. L’Assoluto, quando viene conosciuto, si

362
divide in tre; ignoto, è uno; conosciuto, diventa
tre. Il noto è relativo, l’ignoto assoluto.
Quindi, anche ciò che diciamo dell’Assoluto non
è assoluto, perché dicendo “l’assoluto”, questo
diventa noto. Tutto ciò che conosciamo, anche la
parola “assoluto”, è relativo. Per questo Lao Tzu
insiste tanto sul fatto che la Verità non può essere
detta. Nell’istante in cui la dici, non è più vera,
perché è diventata relativa. Qualsiasi parola,
Verità, Assoluto, Para-brahma, Tao, se usata,
diventa relativa e quindi non vera. L’Uno si è
diviso in tre.
Gurdjieff sostiene quindi che la Legge del Tre è
alla base dell’universo che conosciamo. Andando
in profondità troveremo che ogni cosa si riduce
inevitabilmente al tre. Questa è la Legge del Tre. I
cristiani l’hanno chiamata la “Trinità”: Padre,
Figlio e Spirito Santo. Gli indiani l’hanno chiamata
Trimurti: i tre volti di Brahma, Vishnu e Mahesh, o
Shiva. Adesso la fisica, pervenendo attraverso
l’analisi ai mattoni fondamentali, sostiene che la
materia si compone di tre elementi: l’elettrone, il
positrone e il neutrone.
I poeti hanno detto che, indagando
profondamente il sentimento estetico dell’uomo,
l’emozione, troveremo satyam, shivam, sunderam:
il vero, il buono e il bello. Il sentimento dell’uomo
si basa su questi tre elementi. I mistici hanno
affermato che, se analizziamo l’estasi, il samadhi,
troveremo Satchitananda: Esistenza,
Consapevolezza e Beatitudine.

363
Tutta la consapevolezza umana, in tutte le
dimensioni in cui opera, ritorna alla Legge del
Tre. “AUM” ne è un simbolo; A-U-M: i tre suoni
fondamentali, i tre suoni atomici potremmo dire.
Questi tre suoni sono combinati nell’AUM, per cui
l’AUM è prossimo all’Assoluto, all’ignoto. L’AUM è
l’ultima stazione del suono; se la superi, trascendi
tutti i suoni. L’AUM è l’ultimo suono, è il confine
dell’Esistenza; al di là di questi tre suoni c’è
l’ignoto, l’Assoluto.
Gli scienziati sono arrivati all’elettrone e
questo potrebbe essere il limite estremo, perché
non si può più dire che l’elettrone sia materia. Gli
elettroni non sono visibili, non hanno proprietà
materiali, né possono essere chiamati non
materia, in quanto sono i componenti di ogni
materia. Se non sono materia e neppure non
materia, come chiamarli? Nessuno ha mai visto gli
elettroni, sono solo una deduzione matematica, se
ne presuppone l’esistenza. Ma anche se non sono
mai stati visti, si conoscono i loro effetti. Oltre essi
non possiamo andare, la Legge del Tre è il limite.
Oltrepassando la Legge del Tre, entri nell’ignoto,
dove nulla più può essere detto. Già degli elettroni
non si può dire molto.
L’AUM è il limite del suono, oltre non puoi
andare. Per questo l’AUM è stato tanto usato, non
solo in India, ma in tutto il mondo. L’“Amen” dei
cristiani-musulmani non è altro che l’AUM in altra
forma, ma con gli stessi suoni. Le parole
“onnipresente, onnipotente, onnisciente”

364
contengono l’“AUM” nel prefisso “omni”.
“Onnipresente” fa riferimento a ciò che è presente
in tutto l’AUM, nella totalità dell’universo.
“Onnipotente” significa ciò che è assolutamente
potente e “onnisciente” ciò che ha visto l’AUM, il
Tutto, la Legge del Tre. L’intero universo ricade
sotto di essa.
I cristiani e i musulmani usano al termine delle
loro preghiere “Amen”. Ma gli indù hanno creato
un’intera scienza dei suoni e della loro
trascendenza. E se la mente è il suono, allora la
nonmente è l’assenza di suono o (il che è la stessa
cosa) la pienezza di suono. Dev’essere compreso.
L’Assoluto può essere descritto per via negativa o
per via positiva. Il relativo va descritto in
entrambi i modi, perché è una dualità. Quando
tenti di esprimere l’Assoluto puoi usare termini
positivi o negativi, perché queste sono le due
forme del linguaggio umano. Quando devi
descrivere l’Assoluto, l’indescrivibile, devi usare
simbolicamente alcuni termini, pertanto esso
dipende dalla mente.
Ad esempio, il Buddha preferiva usare termini
negativi. Avrebbe parlato di “assenza di suono e
non di “pienezza di suono”, questo è un termine
positivo. Il tantra. usa i termini positivi, tutto il
pensiero del tantra è positivo. Per questo il
termine qui usato è “pienezza”: ”Entra nella sua
pienezza“. Il Buddha descrive il suo Assoluto in
termini negativi: shunya, il nulla. Le Upanishad
descrivono lo stesso Assoluto come il Brahman,

365
l’assolutezza. Ma sia il Buddha che le Upanishad
intendono la stessa cosa.
Quando le parole perdono significato, puoi
usare indifferentemente la via positiva o quella
negativa, perché tutte le parole sono positive o
negative. Puoi dire indifferentemente che
un’Anima liberata sia diventata il Tutto, questo è
un modo positivo per esprimerlo; oppure puoi dire
che non è più e che è diventata il nulla, questo è
un modo negativo di dire la stessa cosa.
Quando una piccola goccia d’acqua incontra
l’Oceano, puoi dire, alla maniera buddista, che la
goccia si sia persa, abbia smarrito la sua
individualità e sia diventata il nulla. È un modo di
dire che funziona fin dove può, perché nessuna
parola può esprimere più di tanto. “La goccia non
è più”, è ciò che si intende con Nirvana: la goccia
è diventata non essere, non è più. Altrimenti, per
usare le parole delle Upanishad, puoi dire che la
goccia è diventata l’oceano. È giusta anche questa
versione, perché quando si rompono i confini, la
goccia diventa l’oceano.
Sono semplici attitudini. Il Buddha preferisce i
termini negativi perché quando dici qualcosa di
positivo sembri porre un limite. Quando dici che la
goccia è diventata l’oceano, il Buddha
osserverebbe che anche l’oceano è finito. La
goccia resta una goccia, è solo diventata più
grande e ciò non è risolutivo: per quanto sia
diventata grande, non fa alcuna differenza, in ogni
caso continua a esistere. Il finito non è diventato

366
infinito: se il finito resta comunque finito, qual è la
differenza? Una gocciolina è diventata una goccia
gigantesca: per il Buddha questa è l’unica
differenza tra l’“oceano” e la “goccia”. E da un
punto di vista matematico ha ragione.
Secondo il Buddha, se la goccia è diventata
l’oceano non è successo nulla. Se diventi un Dio,
non è successo nulla: sei solo un uomo più grande.
Se diventi il Brahman, non è successo nulla, sei
sempre finito. Quindi, per il Buddha devi
diventare il nulla, shunya, vuoto di tutti i limiti e
gli attributi, vuoto di ogni cosa concepibile,
semplice vuoto. Ma i pensatori delle Upanishad
sosterranno che, anche se sei vuoto, esisti! Anche
se sei il vuoto, pur tuttavia sei presente, perché il
vuoto esiste, il vuoto è. Anche il nulla è un modo
di essere, una via dell’esistenza. Pertanto
concludono: perché essere così puntigliosi e non
usare termini positivi? È meglio essere positivi.
È questione di scelte, ma il tantra usa
praticamente sempre termini positivi. La stessa
filosofia del tantra è positiva. Dice: “Non
permettere il no, non permettere la negazione”. Il
tantra dice di sì in assoluto: dice sì a tutto, per cui
usa sempre termini positivi. Il sutra dice: “Intona
un suono, ad esempio aum, lentamente. E allorché
il suono entra nella sua pienezza, fallo anche tu”.
Intonare un suono è una scienza molto sottile.
Prima lo devi intonare a voce alta, in modo che
anche gli altri lo possano sentire. È bene intonarlo
a voce molto alta; infatti, in questo modo, anche tu

367
lo puoi sentire chiaramente. Per abitudine,
qualsiasi cosa tu dica, è diretta a qualcun altro. Di
solito, ogni volta che parli, stai parlando agli altri
e ti ascolti solo quando stai parlando agli altri.
Quindi comincia con ciò che sei abituato a fare.
Intona il suono aum e poi, pian piano, avverti
una sintonia con esso. Quando lo intoni, lascia che
ti riempia e dimentica ogni altra cosa. Diventa
l’aum, diventa il suono. È facile, perché il suono è
in grado di vibrare attraverso il corpo, la mente e
l’intero sistema nervoso. Senti il riverberare
dell’aum; intonalo e sentilo colmare tutto il tuo
corpo: ogni tua cellula ne vibra.
Intonare è anche “sintonizzare”. Sintonizzati
con il suono, diventa il suono. A quel punto,
quando avvertirai una profonda armonia fra te e il
suono e ne sarai profondamente emozionato — è
un suono così bello e musicale, l’AUM — più lo
intonerai, più ti sentirai ricolmo di dolcezza.
Esistono suoni che sono amari e suoni che sono
molto duri, ma “AUM” è un suono molte dolce,
purissimo. Intonalo e ne sarai ricolmo.
Quando comincerai a sentirti in armonia con
esso, puoi smettere di intonarlo a voce alta. A quel
punto chiudi le labbra e intonalo all’interno, anche
in questo caso inizia con una tonalità alta, in modo
che si possa diffondere fino a toccare ogni cellula
del tuo corpo: ti sentirai rivitalizzato, ringiovanito,
come se una nuova vita fosse entrata nel tuo
corpo, perché il tuo corpo è uno strumento
musicale che ha bisogno di armonia e quando

368
l’armonia è disturbata, tu sei disturbato.
Per questo ti senti bene quando ascolti della
musica. Come mai? Che altro è la musica se non
suoni armoniosi! Perché avverti tanto benessere
quando la musica ti circonda? E perché ti senti
disturbato quando ci sono caos e rumore? Perché
in profondità tu stesso sei uno strumento musicale
che rimanda l’eco di ciò che gli sta intorno.
Intona l’AUM dentro di te e sentirai che tutto il
tuo corpo danza con lui. Avrai la sensazione di
ricevere un bagno purificatore che ripulisce ogni
poro. Quando sentirai che il suono è sempre più
intenso e scende sempre più nelle profondità del
tuo essere, rallentalo, affievoliscilo, perché il
suono più profondo è quello più lento. Come
nell’omeopatia, la dose più piccola è quella che va
più in profondità; la profondità richiede
sottigliezza, una sottigliezza sempre più estrema.
Suoni rudi e volgari non hanno accesso nel tuo
cuore; possono entrare nelle tue orecchie, ma non
nel tuo cuore. Il passaggio è così stretto e il cuore
così delicato che solo suoni atomici, lenti e ritmici
possono entrare. E se un suono non entra nel tuo
cuore, il mantra non è completo. Il mantra è
completo solo quando il suono entra nel tuo cuore,
nel nucleo più profondo del tuo essere. Quindi
rallentalo e affievoliscilo sempre più.
Esistono anche altre ragioni per rendere questi
suoni sempre più lenti e sottili: più un suono è
tenue, più intensa dovrà essere la tua
consapevolezza, per sentirlo dentro di te. Se un

369
suono è rude, la consapevolezza non è necessaria,
perché il suono da solo è sufficiente a colpirti. Ne
sei ugualmente consapevole, ma in questo caso è
un suono violento.
Se un suono è musicale, tenue e armonioso,
allora dovrai prestare grande attenzione
nell’avvertirlo al tuo interno, dovrai essere
estremamente attento. Se non sei vigile, ti
addormenterai e mancherai il punto. Il problema
con i mantra e con il canto di qualsiasi suono, è
che questi possono tramutarsi in calmanti
inconsci, in grado di addormentarti. Se ripeti
continuamente un suono qualsiasi, senza stare
attento, ti addormenterai, perché la ripetizione
diventerà meccanica: “AUM”, “AUM”, “AUM”,
ripetuto in modo automatico, genera noia.
La noia è indispensabile per il sonno. Non puoi
addormentarti, se non sei annoiato. Se sei
eccitato, non puoi dormire. Ecco perché l’uomo
moderno è sempre più incapace di dormire: è
circondato da tantissima eccitazione. In passato
non è mai stato così.
In passato la vita scorreva sempre uguale, in
modo profondamente noioso e ripetitivo. Ancora
oggi, nei villaggi nascosti in mezzo alle colline, la
vita è molto noiosa. Forse a te non sembra, perché
non ci vivi e se ci vai in vacanza potresti sentirti
eccitato. Quell’eccitazione è data da “Bombay”,
dalla vita di città, non da quelle colline
assolutamente noiose. Chi vive là è sonnolento e
annoiato: tutti i giorni le stesse cose, la stessa

370
routine senza cambiamenti, priva di qualsiasi
eccitazione, senza che nulla mai accada. Le novità
non esistono. Le cose si ripetono in modo
circolare. Come le stagioni, la natura, l’alternarsi
del giorno e della notte, tutto negli antichi villaggi
si muove in circolo. Chi vive là si addormenta con
tanta facilità perché tutto è semplicemente
noioso.
La vita moderna è diventata così eccitante che
non c’è mai nulla che si ripeta. Tutto è sempre
nuovo e in trasformazione e questa vita
imprevedibile ti eccita al punto che non riesci più
ad addormentarti. Ogni giorno vedi un film nuovo,
senti un nuovo discorso, leggi un nuovo libro; ogni
giorno hai la possibilità di fare cose nuove.
Ma quando vai a letto questa eccitazione ti
accompagna, persiste. La mente vorrebbe restare
sveglia, perché le sembra inutile addormentarsi.
Ci sono pensatori che sostengono che dormire è
pura perdita di tempo: se vivi sessant’anni, ne
sprechi venti dormendo. Che spreco! Perché
dobbiamo sprecare una vita così eccitante?
Un tempo la vita non era eccitante, era un
ripetersi circolare delle stesse cose. Se una cosa ti
eccita vuol dire che è nuova, mentre se ripeti un
suono particolare questo crea un circolo dentro di
te; crea noia, crea sonno. Per questo la
Meditazione Trascendentale dello Yogi Mahesh è
conosciuta come un “calmante non
farmacologico”. Lo è, perché è una semplice
ripetizione di un mantra. Ma se il tuo mantra

371
diventa solo una ripetizione senza un tu vigile
all’interno, un tu presente che ascolti
continuamente con attenzione il suono, esso ti
potrebbe far addormentare, non sarebbe di altra
utilità.
Per quel che serve, va bene. Se soffri di
insonnia, la Meditazione Trascendentale è buona,
ti aiuta, ma non se usi il mantra con un orecchio
interno vigile. In quel caso devi fare due cose:
continuare a ridurre il volume del suono,
rendendolo sempre più lento e tenue e al tempo
stesso essere sempre più attento e cosciente. Man
mano che il suono diventa sempre più fievole, devi
diventare sempre più presente, altrimenti
mancherai il punto.
Più il suono diventa tenue, più devi essere
vigile e presente. Affinché tu sia più vigile, il
suono deve essere più tenue, fino al momento in
cui entrerà nell’assenza di suono, o nella pienezza
di suono, e tu nel pieno della consapevolezza.
Quando il suono entra nella pienezza o assenza di
suono, a quel punto la tua consapevolezza deve
aver toccato il picco. Quando il suono raggiunge il
punto più basso della valle, il cuore stesso della
valle, la tua consapevolezza è arrivata alla vetta
più elevata, l’Everest. Là il suono si dissolve in
assenza o pienezza di suono e tu nella
consapevolezza totale.
La tecnica è questa: “Intona un suono, ad
esempio AUM, lentamente. E allorché il suono
entra nella sua pienezza, fallo anche tu”. Aspetta

372
quell’istante in cui il suono, diventato
estremamente tenue e impercettibile, atomico,
potrà infine, in qualsiasi istante, saltare dal mondo
delle Leggi e del Tre, nel mondo dell’Uno e
dell’Assoluto. Aspetta! E una delle esperienze più
belle che l’uomo possa avere: lo svanire del suono.
Improvvisamente non sarai più in grado di dire
dove è finito il suono.
Eri intento ad ascoltarlo con sottigliezza e
profondità, “AUM, AUM, AUM”, quando il suono
improvvisamente non c’è più. Sei entrato nel
mondo dell’Uno e il mondo del Tre non esiste più.
Questa, dice il tantra, è la pienezza di suono; il
Buddha parla di “assenza di suono”.
Questo è uno dei metodi più utili e usati. I
mantra hanno acquistato tanta importanza proprio
per questo: il suono è già presente e la tua mente
ne è così colma che lo puoi usare come un
trampolino per saltare. Ma esistono degli ostacoli,
e il primo è il sonno. Chiunque usi i mantra deve
essere consapevole di questa difficoltà:
inevitabilmente ti addormenterai, perché il suono
è estremamente ripetitivo, dolce e noioso; ne
diventi vittima. Ma non pensare che quel sonno
sia la tua meditazione; il sonno non è meditazione.
Il sonno in sé va bene, ma sta’ attento. Se stai
usando il mantra per dormire va bene, ma se lo
stai usando per il risveglio spirituale, guardati dal
sonno. Per chi usa i mantra, il sonno è il nemico.
Ed è un sonno così facile e bello, perché è un
sonno diverso dal normale. Ricordati anche di

373
questo: il sonno che viene dai mantra non è il
sonno comune, è un altro tipo di sonno.
I greci lo chiamavano “hypnos”, da cui deriva
“ipnotismo”. Nello yoga viene chiamato “yoga
tandra”, un sonno particolare che accade allo
yogin e non all’uomo comune. È hypnos, sonno
indotto, non sonno comune. E la differenza è
fondamentale, per cui sforzati di capirla; se provi
a usare un mantra o un qualsiasi suono, questo
sarà il tuo problema. Il problema più grande con
cui ti dovrai confrontare è il sonno.
La tecnica dell’ipnosi è identica: annoiare.
L’ipnotizzatore ripete una certa parola o una certa
frase fino ad annoiarti. Oppure, ti dà una luce su
cui concentrarti. Osservando in continuazione una
luce, ti annoi.
In molti templi e chiese, la gente che ascolta
per l’ennesima volta le stesse scritture, dorme
profondamente. È una cosa così noiosa che non li
eccita minimamente, si annoiano perché
conoscono già la storia: l’hanno sentita raccontare
infinite volte!
Se vai a vedere e rivedere lo stesso film ti
addormenterai, perché per la mente non c’è più
né eccitazione, né sfida, né qualcosa da vedere.
Hai sentito raccontare il Ramayana infinite volte,
ora puoi addormentarti senza problema e
continuare a sentirlo nel sonno. Non ti accorgerai
mai di esserti addormentato perché non ti sei
perso nulla della storia: la conosci già.
Le voci dei predicatori sono talmente monotone

374
che inducono facilmente al sonno. Se provi a
parlare con la stessa monotonia e la stessa
tonalità, ti addormenterai. Molti psicologi
consigliano ai pazienti che soffrono di insonnia di
andare a sentire un sermone religioso. È un posto
dove ci si addormenta facilmente. Ogni volta che
sei annoiato, ti addormenti di quel sonno che è
ipnosi, yoga tandra. La differenza è che questo
sonno non è naturale. È innaturale e ha particolari
caratteristiche.
La prima è questa: quando ti addormenti
attraverso i mantra o l’ipnosi, crei con facilità
delle illusioni che ti sembreranno estremamente
reali. Nel sonno comune puoi produrre sogni, ma
quando ti svegli sai che erano solo dei sogni.
Nell’hypnos, nello yoga tandra, crei delle visioni
che, quando si concluderanno, non sarai in grado
di riconoscere come sogni; dirai invece che erano
più reali della vita che ti circonda: questa è una
delle differenze fondamentali.
Puoi creare qualsiasi illusione. Un cristiano
sotto hypnos vedrà Cristo, un indù vedrà Krishna
che suona il flauto. È un fenomeno bellissimo,
talmente realistico che ti sembrerà vero. Questo è
il pericolo e nessuno può convincerti che le cose
non stanno così. La sensazione è così forte che tu
“sai” che è vera. Puoi dire che tutta la vita sia
falsa, maya, illusione, ma non sei disposto a dire
che ciò che hai visto sotto hypnos, sotto yoga
tandra, non sia vero, perché è vivo, vivace, bello e
magnetico.

375
Per questo, se qualcuno ti dice qualcosa
mentre sei sotto ipnosi, ci credi totalmente, senza
possibilità di dubbio. Forse hai visto qualche
seduta di ipnosi: qualsiasi cosa l’ipnotizzatore
dica, è creduta da chi è ipnotizzato tanto che
comincia ad agire di conseguenza. Se
l’ipnotizzatore dice a un uomo: “Sei una donna;
ora cammina sulla scena”, l’uomo camminerà
come una donna. Non può camminare come un
uomo, perché hypnos è fiducia profonda, è fede.
Non esiste mente conscia che pensi, né ragione
che argomenti. Sei il cuore e nient’altro; credi e
basta, è impossibile non credere. Non puoi fare
domande, la mente raziocinante sta dormendo:
questa è la differenza.
Nel sonno comune, la mente raziocinante è
presente, non è addormentata. Nell’hypnos la
mente raziocinante è addormentata, mentre tu sei
sveglio. Per questo puoi sentire l’ipnotizzatore e
seguire le istruzioni, qualsiasi esse siano. Nel
sonno non puoi sentire, anche se la ragione non
dorme. Quindi se dovesse succedere qualcosa di
pericoloso, la ragione ti sveglierebbe
immediatamente.
Quando una madre dorme con il suo bambino,
potrebbe non sentire null’altro, ma al minimo
rumore del suo bambino si sveglierà. Se il
bambino si sente un po’ a disagio, lei si sveglierà.
La sua mente raziocinante è all’erta.
Tu stai dormendo, ma la mente raziocinante è
sveglia. Per cui capita che, anche mentre stai

376
sognando, sei consapevole che si tratta di sogni.
Naturalmente, quando ti accorgi di questo, il
sogno si interrompe. Puoi renderti conto che si
tratta di un’assurdità, ma nel momento in cui te
ne accorgi, il sogno si spezza. La tua mente è
vigile e una parte di essa osserva in
continuazione.
Viceversa, nell’ipnosi o nello yoga tandra
l’osservatore è addormentato. Questo è il
problema per tutti coloro che vogliono usare i
suoni per accedere all’assenza o alla pienezza di
suono e quindi trascendere. Devono fare
attenzione che il mantra non si trasformi in una
tecnica di autoipnosi. Non devi autoipnotizzarti.
Cosa puoi fare, dunque? Puoi fare una cosa
sola. Mentre usi il tuo mantra e lo intoni, non
limitarti a intonarlo semplicemente.
Contemporaneamente rimani attento e ascoltalo.
Intonalo e ascoltalo al tempo stesso. Due sono le
cose che devi fare: intonare e ascoltare.
Altrimenti, se non lo ascolti consapevolmente, il
mantra diventerà la tua ninnananna e ti
addormenterai profondamente. Quel sonno è
un’ottima cosa, ne uscirai rinfrescato, ringiovanito
e proverai un certo benessere, ma non è quello il
punto. Ti sarai lasciato sfuggire l’elemento
essenziale.
Quarta tecnica sul suono: “All’inizio e durante il
graduale sfumare del suono di qualsiasi lettera,
risvegliati”.

377
In certi casi, i Maestri hanno usato moltissimo
questa tecnica, in modi ingegnosi. Ad esempio, se
entri nella capanna di un Maestro Zen, egli può
lanciare improvvisamente un urlo. Ti spaventerai,
ma se sai perché lo sta facendo, sai che sta
semplicemente cercando di risvegliarti. Qualsiasi
cosa improvvisa ti rende improvvisamente sveglio,
qualsiasi cosa! Qualsiasi suono improvviso è in
grado di risvegliarti.
La subitaneità spezza il sonno in cui sei
ordinariamente immerso. A meno che qualcosa
non funzioni, noi siamo sempre addormentati:
continuiamo a fare sonnambulescamente le nostre
cose. Non ci accorgiamo mai di dormire perché
andiamo in ufficio, guidiamo la macchina,
torniamo a casa, amiamo i bambini, parliamo alla
moglie e quindi pensiamo di essere svegli. Com’è
possibile, infatti, fare tutte queste cose dormendo?
Tu pensi che non sia possibile, ma hai mai sentito
parlare dei sonnambuli? Dormendo a occhi aperti,
riescono a fare molte cose, di cui poi non si
ricordano al risveglio.
Sono anche capaci di andare dalla polizia e
denunciare che qualcosa non va, che di notte
entra qualcuno a casa loro a fare danni, poi si
scopre che loro stessi sono i responsabili. Ma di
notte, nel sonno, camminano e agiscono, poi
tornano a letto e si riaddormentano, senza che al
mattino riescano a ricordarsi cos’è successo; sono
in grado di aprire porte, usare chiavi, fare di tutto.
I loro occhi sono aperti, eppure stanno dormendo.

378
In un senso più profondo, siamo tutti
sonnambuli. Quando vai in ufficio, torni a casa, ti
muovi qua e là, ripeti le stesse cose che hai
sempre ripetuto; oppure quando dici a tua moglie:
“Ti amo”, senza che significhi alcunché. Le parole
sono solo meccaniche. Non ti accorgi nemmeno
che stai dicendo a tua moglie “ti amo”: stai
agendo come se fossi immerso in un sonno
profondo. Per chi è risvegliato, tutto questo mondo
non è altro che un mondo di sonnambuli. Un
Buddha, un Gurdjieff hanno questa sensazione:
tutti stanno facendo le loro cose immersi in un
sonno profondo.
Gurdjieff era solito dire che tutto ciò che
succede in questo mondo è esattamente ciò che ci
si può aspettare: guerre, lotte, tumulti, assassini,
suicidi! Qualcuno chiese a Gurdjieff: “Si può fare
qualcosa per fermare la guerra?” ed egli rispose:
“Non si può fare nulla, perché chi sta
combattendo è profondamente addormentato, chi
è pacifista è profondamente addormentato e tutti
vanno avanti immersi in un sonno profondo. Ciò
che sta succedendo è naturale e inevitabile. Se
l’uomo non si risveglia non si può cambiare nulla,
perché queste sono solo le conseguenze del suo
sonno. Egli continuerà a combattere senza che ci
sia modo di fermarlo. Solo le cause possono
cambiare”.
Un tempo, l’uomo combatteva in nome del
cristianesimo, dell’Islam, di questo e quell’altro.
Adesso non combatte più per il cristianesimo, ma

379
per il comunismo e la democrazia. Le cause
cambiano, ma le guerre proseguono perché
l’uomo è addormentato e non ci si può aspettare
altro.
Tale sonnolenza può essere spezzata con
determinate tecniche. Questa tecnica dice:
“All’inizio e durante il graduale sfumare del suono
di qualsiasi lettera, risvegliati”. Prova con un
suono o una lettera qualsiasi, l’AUM ad esempio.
All’inizio, prima ancora di creare il suono
“risvegliati”. Oppure alla fine, quando il suono
entra nell’assenza di suono, “risvegliati”.
Come puoi farlo? Va’ in un tempio dove ci sia
una campana o un gong. Prendi la campana in
mano e aspetta. Prima diventa totale attenzione.
Quando il suono apparirà, non devi perderne
l’inizio. Prima di tutto diventa totale attenzione,
come se tutta la tua vita dipendesse da questo,
come se qualcuno stesse per ucciderti in questo
preciso istante e tu fossi completamente sveglio.
Sta’ all’erta, come se questa fosse la tua morte. Se
hai dei pensieri, aspetta; perché il pensiero è
sonnolenza. Se il pensiero è presente, non potrai
essere all’erta. Quando sei all’erta, non c’è
pensiero. Per cui aspetta! Quando senti che la
mente è priva di pensiero, che non ci sono nuvole
e sei sveglio, allora accompagnati al suono.
Osserva il momento in cui il suono non è
presente, poi chiudi gli occhi. Quindi osserva
l’attimo in cui il suono viene creato, il colpo
iniziale e accompagnati a esso. Il suono si

380
affievolirà sempre più, diventerà sempre più
sottile e alla fine non ci sarà più. A quel punto
ricreane un altro; sii consapevole, all’erta.
Accompagnati al suono sino alla fine: osserva
entrambe le polarità del suono, l’inizio e la fine.
Prova con suoni esteriori come una campana,
un gong o qualsiasi altra cosa, quindi chiudi gli
occhi ed emetti una lettera all’interno, l’AUM o
qualsiasi altra, e fai con essa lo stesso
esperimento. È più difficile, per questo si comincia
con suoni esteriori. Quando sarai in grado di farlo
all’esterno, allora potrai farlo all’interno. A quel
punto, provaci: aspetta il momento in cui la mente
non sia presente, e crea il suono all’interno.
Percepiscilo e accompagnati a esso, sino a quando
scomparirà totalmente.
Prima che tu possa riuscirci, sarà necessario un
po’ di tempo, almeno tre mesi. In questi tre mesi,
diventerai più vigile, sempre più vigile e all’erta.
L’istante prima del suono e quello
immediatamente successivo vanno entrambi
osservati. Nulla deve andare perso. Una volta che
sarai così attento da riuscire a osservare l’inizio e
la fine di un suono tramite questo processo, sarai
diventato una persona completamente diversa.
Qualche volta sembra assurdo: com’è possibile
che tecniche così semplici possano trasformarti?
Tutti siamo tesi e angosciati; queste tecniche sono
così semplici, che sembrano quasi dei trucchi. Se
andassi da Krishnamurti e gli dicessi che questa è
la tecnica, lui replicherebbe: “È un trucco della

381
mente. Non cascarci. Scordatene, liberatene!”.
A prima vista sembra così. Ovviamente,
somiglia a un trucco. Come puoi essere
trasformato attraverso cose così semplici? Ma tu
non sai; queste cose non sono semplici. Quando le
fai, allora scopri che sono molto ardue. Se ti limiti
ad ascoltarle mentre io ne parlo, sembrano
semplici. Se io ti dicessi che qualcosa è un veleno,
che ne basterebbe una goccia a farti morire e tu
non sapessi nulla di veleni, diresti: “Ma cosa stai
dicendo? Basta una goccia di questo liquido per
uccidere una persona sana e robusta come me?”.
Una cosa del genere la puoi dire solo se non sai
nulla di veleni. Se li conosci, non la dici.
Sembra molto semplice: intonare un suono ed
essere consapevoli dell’inizio e della fine. Ma la
consapevolezza è molto difficile e quando ci
proverai capirai che non è un gioco da ragazzi. Tu
non sei consapevole e provandoci, ti accorgerai
per la prima volta che hai dormito tutta la tua
vita. Ora come ora pensi di essere già sveglio. Fa’
la prova. Usa qualcosa di elementare e prova…
Prova a dire a te stesso: “Resterò sveglio e
all’erta per dieci respiri” e poi conta i respiri. Per
dieci respiri soltanto, ripeti a te stesso: “Conterò
da uno a dieci tutte le inspirazioni e le espirazioni,
restando consapevole, all’erta, presente”.
Non ce la farai. Dopo due o tre respiri, ti sarai
spostato da qualche altra parte. Allora penserai
improvvisamente: “Mi sono distratto; non ho
contato i respiri”. Oppure arriverai fino a dieci,

382
ma a quel punto sarai consapevole di averli
contati nel sonno: “Non ero affatto sveglio”.
La presenza attenta e consapevole è una delle
cose più difficili. Non pensare che le tecniche
siano semplici. Qualunque sia la tecnica, la
presenza attenta è l’obiettivo da raggiungere.
Tutto il resto è solo un ausilio.
Puoi anche trovare le tue tecniche personali,
basta che ti ricordi una cosa: ci deve essere
consapevolezza. È possibile fare qualsiasi cosa nel
sonno, non c’è problema. Il problema sorge solo
allorché si pone questa condizione: fare qualcosa
con consapevolezza.
Quinta tecnica sul suono: “Ascoltando degli
strumenti a corda, ascolta il suono centrale
composito che essi formano; in questo
l’onnipresenza”.
È la stessa cosa! “Ascoltando degli strumenti a
corda, ascolta il suono centrale composito che essi
formano; in questo l’onnipresenza.”
Ascolta uno strumento, un sitar ad esempio.
Sentirai molte note. Sii attento e ascolta la
struttura, la spina dorsale intorno a cui tutte
quelle note scorrono, il flusso più intimo che tiene
insieme tutte quelle note — il nucleo centrale,
simile alla tua spina dorsale. Tutto il corpo è
tenuto in piedi dalla spina dorsale. Ascoltando la
musica, sii attento, penetra in essa e scopri la sua
spina dorsale, l’elemento centrale intorno a cui
essa continua a fluire, che la tiene insieme. Le

383
note vanno e vengono, ma quell’ossatura centrale
continua a fluire. Siine cosciente.
Originariamente, la musica veniva usata per la
meditazione: la musica indiana, in particolare, si
sviluppò come tecnica di meditazione. Anche la
danza, in India, si sviluppò come metodo di
meditazione. Per chi la eseguiva, ma anche per il
pubblico, era una profonda meditazione. Un
ballerino o un musicista possono essere dei bravi
tecnici. Ma se non c’è meditazione in ciò che
fanno, sono solo dei tecnici. Possono essere grandi
dal punto di vista tecnico, ma nella loro arte non
c’è anima, c’è solo il corpo. L’anima arriva solo
quando il musicista è un meditatore profondo.
E la musica è solo la parte esteriore. Quando
qualcuno suona il sitar, non sta solo suonando il
sitar, sta anche suonando la sua consapevolezza
interiore. Mentre il sitar suona all’esterno, la sua
intensa consapevolezza si muove all’interno. La
musica fluisce all’esterno, ma egli è consapevole,
costantemente all’erta del suo nucleo più intimo.
E ciò porta al samadhi, diventa estasi, si trasforma
nella vetta più elevata!
Si dice che, quando il musicista è diventato
veramente tale, farà a pezzi il suo strumento,
perché non è più di alcuna utilità. Se ha ancora
bisogno del suo strumento, non è ancora un vero
musicista. Sta ancora imparando — ancora
imparando! Se sei in grado di suonare musica e
meditazione contemporaneamente, prima o poi la
musica interiore diventerà più importante, mentre

384
quella esteriore non diventerà solo meno
importante, alla fine si sarà trasformata in un
disturbo. Se la tua consapevolezza si muove
all’interno e riesce a trovare la musica interiore, a
quel punto la musica esterna sarà un disturbo.
Getterai via il sitar, getterai lo strumento lontano
da te, perché ora hai trovato lo strumento
inferiore. Ma questo non può essere trovato senza
quello esteriore; con quest’ultimo sei diventato
consapevole più facilmente. Una volta che sei
diventato consapevole, abbandona l’esteriore e
muoviti all’interno. E per chi ascolta, vale la
stessa cosa!
Invece, cosa fai quando ascolti la musica? Non
stai meditando. Al contrario, stai usando la musica
come l’alcool. La stai usando per rilassarti, come
una forma di oblio di te. Questa è la disgrazia, la
tragedia: le tecniche che vennero sviluppate per
la consapevolezza, vengono usate per il sonno. In
questo modo l’uomo continua a far del male a se
stesso.
Se ti viene data una cosa in grado di
risvegliarti, tu la userai per addormentarti ancor
più profondamente. Questo è il motivo per cui gli
insegnamenti sono stati mantenuti segreti per
millenni: perché si riteneva che fosse inutile dare
tecniche a un uomo addormentato. Egli le avrebbe
usate per il suo sonno, era inevitabile. Per cui le
tecniche venivano date solo ai discepoli che erano
pronti a scuotere il loro sonno, che erano pronti a
venirne strappati fuori.

385
Ouspensky dedicò un libro a Gurdjieff,
definendolo “l’uomo che ha disturbato il mio
sonno”. Gente del genere disturba. Persone come
Gurdjieff, il Buddha o Gesù disturbano. Questo è il
motivo per cui ci vendichiamo di loro.
Crocifiggeremmo chiunque disturbasse il nostro
sonno. Una persona simile non ci fa una buona
impressione. Noi stavamo facendo sogni così belli,
quando è arrivata lei a disturbare il nostro sonno.
La vuoi uccidere. Il sogno era “così bello”.
Forse quel sogno era davvero bellissimo, e io
non sono altrettanto bello, ma una cosa è certa:
era un sogno, ed era futile, inutile! E se è
bellissimo, è ancor più pericoloso, perché ti attrae
di più, si può trasformare in una droga.
Noi abbiamo usato la musica e la danza come
droghe. E se usi la musica e la danza come
droghe, esse non saranno droghe solo per il tuo
sonno: drogheranno anche la tua sessualità. Per
cui ricorda questo punto: sonno e sessualità vanno
insieme. Più una persona è addormentata, più
sarà sessuale e più è sveglia, meno sarà sessuale.
Il sesso ha radici profonde nel sonno. Quando sei
sveglio, sei più amorevole; tutta l’energia del
sesso si sarà trasformata in amore.
Questo sutra dice che, quando ascolti degli
strumenti a corda, devi ascoltare il suono centrale
composito che essi formano… “in questo
l’onnipresenza”.
Allora conoscerai ciò che deve essere
conosciuto, o meglio ciò che vale la pena

386
conoscere. Diventerai onnipresente. Grazie a
quella musica, rinvenendo il suono centrale
composito, ti risveglierai e in quel risveglio sarai
ovunque. Ora come ora sei da qualche parte, sei
un punto che noi chiamiamo “ego”. Questo è il
punto in cui ti trovi. Se ti risveglierai, questo
punto scomparirà. In quel caso, non sarai più da
qualche parte, sarai ovunque, sarà come se tu
fossi diventato il Tutto. Sarai diventato l’oceano,
l’infìnito.
Il finito è della mente; l’infinito arriva con la
meditazione.

387
Capitolo dodicesimo
MEDITAZIONE: LIBERTÀ DALLE
REPRESSIONI
DOMANDE:

1
Poiché la repressione opera in noi in modo
automatico, come possiamo distinguere il vero dal
falso dentro di noi?
2
Potresti spiegare il processo dell’iniziazione ai
mantra e i motivi della loro segretezza?
3
Puoi fare un paragone tra la musica caotica
della tua meditazione dinamica e la musica rock
dell’Occidente?

Prima domanda: “La repressione è diventata


una reazione talmente automatica nei nostri corpi
e nelle nostre menti, che non siamo nemmeno più
in grado di riconoscerla o desiderosi di cambiarla.
Come possiamo imparare a distinguere tra
un’immagine falsa e una autentica di noi stessi?”.

388
Vanno capite molte cose. La prima: tutti i tuoi
volti sono falsi; non hai nessun volto autentico. Per
questo sorge la domanda su che cosa è falso e
cosa è reale. Se tu possedessi il reale, sapresti di
cosa si tratta e la domanda non sorgerebbe mai;
invece hai solo volti falsi, irreali, per cui non hai
alcun metro di paragone. La tua difficoltà è che
non conosci il reale. Non lo hai mai visto, né lo
puoi vedere con facilità. È necessario un grande
sforzo per scoprirlo.
Nello Zen si dice che il reale è il volto
originario, quello che avevi prima di nascere e che
tornerai ad avere dopo la tua morte. Ciò che si
vuol dire è che tutti i volti della vita, della
cosiddetta vita, sono falsi. Come scoprire cos’è il
volto originale? Dovrai tornare indietro, prima
della tua nascita. Questo è l’unico modo per
trovare il volto originale, perché nell’istante in cui
sei nato hai iniziato a essere falso.
È accaduto perché il falso paga; quando il
bambino nasce, comincia subito a essere un
politico. Nell’istante in cui entra in rapporto con il
mondo, i genitori e la famiglia è un politico.
Adesso dovrà preoccuparsi dei suoi volti. Il suo
sorriso sarà una forma di corruzione. Proverà a
capire in quale modo dovrebbe comportarsi per
farsi accettare di più, amare di più, per essere più
apprezzato. Prima o poi il bambino comincerà a
capire cosa è condannato dai genitori e dalla
famiglia e comincerà a reprimerlo. A quel punto il
falso avrà fatto il suo ingresso.

389
Tutti i tuoi volti sono falsi. Non provare a
trovare il volto originale tra quelli che hai adesso:
sono tutti falsi allo stesso modo. Li indossi perché
sono utili, ma non sono autentici. E l’inganno più
profondo è questo: ogni volta che ti accorgi di
indossare maschere false, ne crei un’altra
credendo che sia il tuo volto originale.
Ad esempio, una persona che vive una vita
normale, nel mondo normale, in una famiglia
facoltosa, capisce che tutta la sua vita è falsa e
decide di abbandonarla. Diventa un sannyasin, un
ricercatore del vero e lascia il mondo, pensando di
aver trovato il volto originale. Ma la sua è sempre
una maschera. È stata indossata come reazione
alle altre maschere, e tramite una reazione non si
può mai raggiungere il reale. Reagendo a una
maschera, creerai un’altra maschera. Cosa si può
fare allora?
Il reale non è qualcosa che si deve
raggiungere. Il falso si raggiunge. Il reale non si
realizza, non si coltiva, si scopre. Esiste già! Non
devi sforzarti di conquistarlo, perché qualsiasi
sforzo creerà solo un’altra maschera. La maschera
richiede uno sforzo, il volto originale non richiede
nulla. Esiste già. Se semplicemente smetti di
aggrapparti alle maschere, ciò che è falso cadrà e
resterà solo ciò che è reale. Quando non avrai più
nulla da lasciar cadere e resterà solo ciò che non
può essere lasciato cadere, saprai cosa è reale.
La meditazione è il modo per lasciar cadere le
maschere, i volti falsi. Per questo si insiste tanto

390
sull’essere senza pensieri — perché senza pensieri
non è possibile creare una maschera. In uno stato
di consapevolezza libera da pensieri, sarai
autentico, perché fondamentalmente è il pensiero
che crea le maschere. Quando non c’è il pensiero,
non ci può essere un volto. Sei senza volto, o con
il volto originale, il che è lo stesso.
Quindi sii consapevole dei tuoi pensieri. Non
lottare contro di loro, non reprimerli. Sii
semplicemente consapevole. I pensieri sono come
nuvole nel cielo, che tu osservi senza alcun
pregiudizio pro o contro. Se sei contro, stai
lottando e quella lotta creerà nuovi pensieri. Se
sei favorevole, ti dimenticherai di te stesso e
verrai trasportato dalla corrente dei pensieri. Non
sarai presente in quanto testimone cosciente. Se
sei a favore, partecipi al processo di pensiero; se
sei contro, per reazione, creerai un altro processo
di pensiero.
Per cui non essere pro o contro. Lascia che i
pensieri si muovano, lasciali andare per conto
loro, ovunque stiano andando, sii in accettazione
profonda, resta un semplice testimone. Sii un
testimone di tutto ciò che scorre. Non giudicare;
non dire che questo è buono e quello cattivo. Se
arriva un pensiero sull’Essere Divino, non dire:
“Che bello!”. Nell’istante in cui lo dici ti identifichi
e sostieni quel processo di pensieri. Li aiuti, dai
loro energia, li nutri. E se li nutri, non potrai mai
abbandonarli.
Oppure, se affiora un pensiero sessuale, non

391
dire: “Questo è peccato, non va bene”, perché
dicendo “Questo è peccato”, hai creato un’altra
serie di pensieri. Il sesso è pensiero, il peccato è
pensiero, Dio è pensiero. Non essere pro o contro.
Limitati a osservare con occhio libero da
pregiudizi, resta indifferente: un testimone
imparziale.
Ci vorrà tempo, perché la tua mente è troppo
occupata dal sapere, per questo risulta molto
difficile essere un testimone. Nell’istante in cui
vediamo qualcosa, giudichiamo subito, senza
nemmeno un istante di pausa. Quando vedi un
fiore dici subito: “È bellissimo”. Per te vedere è
interpretare.
Dovrai essere costantemente all’erta per
liberarti di questa attitudine meccanica a
giudicare. Vedi un volto e subito pensi: bello,
brutto, cattivo e chissà cos’altro. Questi giudizi
hanno messo radici tanto profonde, che non siamo
più capaci di vedere e basta. La mente fa capolino
immediatamente; la visione diventa
interpretazione. È interpretazione! Non
interpretare. Limitati a vedere.
Siediti in modo da stare comodo e rilassato
oppure sdraiati: chiudi gli occhi e lascia che i
pensieri scorrano. Se dici: “Male!”, condanni e
cominci a reprimere; in questo caso, non lasci i
pensieri liberi di andare dove vogliono. Per questo
i sogni sono così necessari: tutto ciò che reprimi
durante il giorno va espresso durante la notte. Ciò
che è represso obbliga a un’espressione, ha

392
bisogno di esprimersi. Per cui sognerai tutto ciò
che reprimi. I sogni sono catartici.
Adesso moderne ricerche sul sonno
confermano che, se vieni privato del sonno, non
ne risulterà un gran male, ma non puoi essere
privato dei sogni. La vecchia idea che il sonno è
indispensabile si è rivelata falsa. Non il sonno, ma
i sogni sono indispensabili: il sonno è necessario
solo perché senza sonno non puoi sognare.
I ricercatori hanno sviluppato tecniche grazie
alle quali si può stabilire dall’esterno se stai
sognando o stai semplicemente dormendo. Se stai
semplicemente dormendo, il tuo sonno verrà
disturbato per tutta la durata della notte; se stai
sognando, non ti verrà fatto nulla. È risultato che
disturbando il sonno senza sogni non succede
nulla, se però viene disturbato il tuo sonno mentre
stai sognando e vieni lasciato in pace solo quando
dormi senza sognare, in capo a tre giorni
comincerai a sentirti preso da vertigini, e dopo
sette sarai profondamente a disagio. Il corpo e la
mente si sentiranno male. In tre settimane ti
sembrerà di impazzire.
Cosa accade? Il fatto è che i sogni sono
catartici. Se per tutto il giorno reprimi e non dai
espressione al tuo Sé, le repressioni si
accumuleranno in te e l’accumularsi delle
repressioni è follia.
In meditazione non devi reprimere alcun
pensiero. È difficile, perché tutta la tua mente è
fatta di pensieri, giudizi, teorie, “ismi”, religioni e

393
culti. Per cui chi è ossessionato profondamente da
qualche idea, religione o filosofia, non può entrare
veramente in meditazione; la sua ossessione sarà
la sua barriera. Quindi, se sei cristiano, indù o
giainista, ti sarà difficile entrare in meditazione,
perché la tua filosofia ti dirà sempre: “Questo” è
buono e “quello” non è buono; “questo” va
represso e “quello” va espresso.
Tutte le filosofie, le religioni e le ideologie sono
repressive, perché danno delle interpretazioni.
Non permettono di vedere la vita per quello che è,
impongono un’interpretazione.
Chi volesse addentrarsi profondamente in
meditazione deve essere consapevole
dell’assurdità delle ideologie. Sii un semplice
uomo, senza filosofie, senza idee verso la vita. Sii
un ricercatore, qualcuno alla ricerca, qualcuno
che si interroga profondamente per sapere cosa
sia la vita. Non imporre nessuna ideologia sopra e
su di essa e diventerà molto facile entrare in
meditazione.
Per questo, il più grande meditatore che il
mondo abbia mai conosciuto, Gautama il Buddha,
insisteva che nessuna ideologia, filosofia o idea
sulla vita è necessaria. Se Dio esista o meno, se
Moksha, la liberazione, esista o meno, se la tua
anima sia immortale o meno, sono questioni
irrilevanti.
Il Buddha era fortemente contrario alla filosofia
non perché lui fosse contro la filosofia, ma perché
così poteva aiutare un meditatore a saltare

394
nell’ignoto. Filosofia vuol dire sapere qualcosa
dell’ignoto senza conoscerlo. Non è altro che un
insieme di pregiudizi, ipotesi, opinioni inventate
dall’uomo.
Questo va ricordato come una cosa essenziale:
non giudicare; lascia che la mente fluisca con
facilità, senza intoppi, come se fosse un fiume.
Siediti semplicemente su una sponda e sta’ a
guardare, mantenendo lo sguardo puro, libero da
qualsiasi interpretazione. Prima o poi, quando
l’acqua sarà passata e le idee represse se ne
saranno andate, scoprirai che arrivano gli
intervalli. Un pensiero se ne va e prima che ne
arrivi un altro, c’è una pausa, un intervallo. In
quell’intervallo, accade il nulla. In quell’intervallo,
avrai la prima intuizione del tuo volto originale.
Quando non c’è pensiero, non c’è società.
Quando non c’è pensiero, non c’è l’“altro”.
Quando non ci sono né l’altro, né la società, non
hai bisogno di avere alcun volto. L’assenza di
pensieri è l’assenza di volti. In quell’intervallo,
quando un pensiero se n’è andato e un altro non è
ancora venuto, conoscerai per la prima volta qual
è il tuo volto, il volto che avevi prima di nascere e
che tornerai ad avere dopo la morte.
Durante la vita, tutti i volti sono falsi. E una
volta che hai conosciuto il volto originale, una
volta che hai avuto sentore di quella che i buddisti
chiamano Buddha Swabhawa, la natura del
Buddha interiore, quando arrivi a percepire
questa natura interiore anche solo per una volta,

395
anche solo con uno sguardo, sarai una persona
diversa, perché adesso la conoscenza di cosa sia
falso e cosa sia autentico ti accompagnerà
costantemente. A quel punto possiederai la
chiave. A quel punto sarai in grado di fare
paragoni, senza più bisogno di chiedere cos’è
reale e cosa no. La domanda sorge solo perché tu
non sai cos’è reale e tutto ciò che conosci è
irreale.
Solo attraverso la meditazione sarai in grado di
sapere quali sono le immagini false e qual è il tuo
volto originario, autentico. Ma, naturalmente, la
mente funziona in modo automatico, e tutto ciò
che fai è diventato meccanico. È difficile spezzare
questa abitudine.
La prima cosa da capire è che la meccanicità è
una necessità della vita e il tuo corpo ha un
meccanismo interiore. Colin Wilson ha detto che
dentro di te hai un automa, il “robot interiore”.
Ogni volta che hai imparato qualcosa, le tue
conoscenze passano a questo robot. Puoi
chiamarla memoria, puoi chiamarla mente, o in
qualsiasi altro modo, ma la parola “automa” è
efficace perché si tratta di qualcosa di
assolutamente automatico. Funziona per conto
proprio.
Mentre stai imparando a guidare, devi stare
attento, all’erta, devi essere presente. È
pericoloso. Non sai guidare e potrebbe succedere
di tutto, per cui dovrai stare all’erta. Per questo
imparare è così faticoso, perché bisogna stare

396
costantemente all’erta. Quando avrai imparato a
guidare, quelle nozioni passeranno alla parte
meccanica della tua mente — all’automa, al robot
— e tu potrai fumare, cantare, ascoltare la radio,
chiacchierare con gli amici o addirittura fare
l’amore con la tua ragazza. Puoi fare di tutto,
mentre la parte meccanica della tua mente guida.
Tu non sei più necessario, sei sollevato dal
peso. Il robot farà tutto. Non dovrai nemmeno
ricordarti dove girare, non è necessario; il robot
saprà dove girare, dove fermarsi e dove non
fermarsi, cosa fare e cosa non fare. Quel lavoro
non richiede più la tua presenza, l’automa lo ha
preso in carico.
Solo se dovesse succedere qualcosa di
improvviso, per la quale il robot non è stato
programmato, solo allora saresti necessario.
Improvvisamente avverrebbe una scossa nel tuo
corpo e il robot verrebbe sostituito da te. Puoi
sentire quel sussulto. Quando senti che sta per
succedere un incidente, avviene un sussulto
dentro di te e il robot si sposta, cedendoti il posto.
Adesso sei tu che stai guidando. Ma quando
l’incidente sarà stato evitato, di nuovo il robot
prenderà in mano le cose. Ti rilasserai e il robot
guiderà.
Il robot è indispensabile, perché nella vita le
cose da fare sono tantissime. Se non ci fosse un
robot, non riusciresti a farle. Un robot è
necessario, è indispensabile.
Io non sono contro il robot. Passa pure al robot

397
tutto ciò che hai imparato, ma restane il padrone.
Non permettere al robot di diventare il padrone. Il
problema è che il robot, prima o poi, tenterà di
diventare il padrone, perché è più efficiente; ti
dirà: “Ritirati completamente, non c’è bisogno di
te. Io posso fare le stesse cose meglio”.
Tu devi restare il padrone. E cosa puoi fare per
restare il padrone del robot? Una cosa sola:
qualche volta, quando non c’è nessun pericolo,
prendi le redini in mano. Ogni tanto, quando nulla
lo ostacola, riprendi in mano il gioco! Di’ al robot
di rilassarsi, prendi posto sulla sedia e guida la
macchina. Non ci deve essere alcun pericolo,
perché in tal caso andresti di nuovo in automatico:
un sussulto e il robot ti passa la guida.
Stai guidando… all’improvviso, senza alcuna
necessità reale, di’ al robot di rilassarsi, sistemati
sul sedile e governa tu la macchina. Oppure,
mentre cammini, di’ improvvisamente al robot:
“Adesso cammino consapevolmente. L’automa non
è necessario. Io sono al posto di comando e
guiderò consapevolmente il corpo”. Mentre mi
ascolti, è la tua parte meccanica che mi ascolta.
Dagli una scossa improvvisa; non permettere alla
mente di intromettersi. Ascoltami direttamente e
consapevolmente.
Cosa intendo con “Ascoltami
consapevolmente?”. Quando mi ascolti in modo
inconsapevole, sei totalmente concentrato su di
me e ti dimentichi totalmente di te stesso. Io
esisto, chi parla esiste, ma chi ascolta è inconscio.

398
Non sei consapevole di te stesso, in quanto
ascoltatore. Quando dico: “Prendi le redini in
mano”, voglio dire che devi essere consapevole di
due cose: di chi parla e di chi ascolta. E se sei
consapevole delle due cose, di chi parla e di chi
ascolta, sei diventato la terza cosa, il testimone.
È il testimone che ti aiuterà a restare il
padrone. E se tu sei il padrone, il tuo robot non
può disturbare la tua vita. Ora come ora, è un
grosso disturbo per la tua vita. Tutta la tua vita è
sottosopra a causa sua. È così utile ed efficiente,
che si prende tutto sulle sue spalle, anche ciò che
non dovrebbe.
Quando ti innamori, all’inizio è bellissimo
perché il robot non si è ancora intromesso. Stai
imparando; sei vivo, sveglio, consapevole: l’amore
ha una sua bellezza. Ma prima o poi il robot
prenderà il sopravvento. Tu diventerai un marito o
una moglie e avrai delegato tutto al robot.
Allora, quando dirai a tua moglie: “’Ti amo”,
non sarai tu a parlare, ma il robot, il giradischi. Si
tratta di una cosa registrata. La suoni in
continuazione e tua moglie lo saprà, perché ogni
volta che dici “Ti amo”, non significhi niente. E
quando tua moglie a sua volta ti dirà: “Ti amo”,
saprai che quella frase non ha alcuna sostanza,
perché una frase uscita da un giradischi è solo
rumore senza senso: non presuppone alcun
significato.
A quel punto vorrai fare di tutto, senza che tu
riesca a fare nulla. Perfino l’amore diventa un

399
peso da cui si vuole fuggire. Attualmente tutti i
tuoi sentimenti e le tue relazioni sono governate
dal robot. Per questo qualche volta tu insisti nel
non fare determinate cose e il robot insiste nel
farle, perché così è stato programmato. E
puntualmente tu vieni sconfitto e il robot vince.
Dire: “Io non mi arrabbierò mai più” non ha
senso, perché l’addestramento del robot dura da
talmente tanto tempo che una semplice frase della
mente non può avere alcun effetto. Il suo
addestramento è più tenace. Per cui, la prossima
volta che qualcuno ti insulta, aver deciso di non
arrabbiarsi più non servirà a niente. Il robot
entrerà in funzione automaticamente e farà tutto
ciò che è abituato a fare. Solo in seguito, quando
il robot avrà reagito, avverrà il pentimento.
Ma il problema è questo: anche il tuo
pentimento è opera del robot, perché è così che
hai sempre fatto, dopo esserti arrabbiato, ti penti.
Il robot ha appreso anche questo trucco: pentirsi e
poi rifare le stesse cose!
Per questo molte volte hai la sensazione di
agire, parlare, comportarti contro la tua volontà.
Cosa vuol dire l’espressione: “tuo malgrado”? Vuol
dire che dentro di te c’è qualcun altro in grado di
agire e fare qualsiasi cosa, senza che tu lo voglia.
E chi è costui? Il robot!
Che fare? Non giurare che non ti arrabbierai
mai più: non arriveresti da nessuna parte, se non
alla tua sconfitta. Piuttosto, al contrario, qualsiasi
cosa tu stia facendo, falla consapevolmente. Togli

400
l’incarico al robot, fallo con una cosa comune.
Mentre mangi, mangia consapevolmente. Non
farlo meccanicamente come hai fatto finora.
Mentre fumi, fuma consapevolmente. Non lasciare
che la tua mano prenda il pacchetto e tiri fuori la
sigaretta inconsapevolmente. Sii consapevole,
attento, all’erta e noterai la differenza.
Posso sollevare la mano meccanicamente,
senza alcuna consapevolezza. Oppure, posso
sollevarla lasciando fluire in essa tutta la mia
consapevolezza. Provalo! Sentirai la differenza.
Quando sei consapevole, la tua mano si alzerà
silenziosamente e lentamente e la sentirai ricolma
di consapevolezza. E quando la mano è ricolma di
consapevolezza, la tua mente sarà senza pensieri,
perché tutta la tua consapevolezza si sarà
trasferita alla mano e nessuna energia resterà per
i pensieri.
Quando sollevi la mano automaticamente, la
testa è piena di pensieri, eppure la mano si
muove! Chi la sta muovendo? Il tuo robot! Muovila
tu stesso! Fallo durante il giorno, in un momento
qualsiasi, mentre stai facendo una cosa qualsiasi.
Impara a disinnescare il robot e presto sarai in
grado di dargli dei comandi. Ma non fare queste
prove in situazioni difficili: sarebbe suicida. Noi
facciamo tentativi sempre in situazioni difficili e di
conseguenza non abbiamo mai successo.
Comincia da situazioni semplici nelle quali, anche
se non sei molto efficiente, non c’è pericolo.
Purtroppo noi ci sperimentiamo sempre in

401
situazioni difficili. Ad esempio, la rabbia è una
situazione molto difficile e il robot non te l’affiderà
facilmente. Anzi, è meglio lasciar fare a lui,
perché la sa più lunga. E sul sesso, se provi a
decidere qualcosa, non riuscirai a seguire la tua
decisione e il robot tornerà al comando. La
situazione è molto complessa, e richiede più
abilità di quanta ne hai ora.
Se non sei perfettamente convinto di poter
affrontare una qualsiasi situazione senza l’aiuto
del robot, lui non ti darà via libera. Questo è un
indispensabile meccanismo di difesa. Se fosse
altrimenti, se nelle situazioni difficili tu togliessi
sempre l’incarico al robot, la tua vita diventerebbe
una confusione inestricabile.
Provaci! Comincia con cose semplici come
camminare. Prova là dove non c’è pericolo. Puoi
dire al robot: “Qui non c’è alcun pericolo: sto solo
camminando senza andare da nessuna parte. Non
c’è bisogno di te, posso permettermi di essere
inefficiente”.
A quel punto sii consapevole e cammina
lentamente. Sii ricolmo di consapevolezza in tutto
il corpo. Quando un piede si muove, muoviti con
esso; quando un piede lascia il suolo, lascia il
suolo con esso; quando l’altro piede tocca il
terreno, toccalo insieme a lui. Sii perfettamente
consapevole. Non fare nient’altro con la mente,
trasforma semplicemente tutta la mente in
consapevolezza.
Sarà difficile, perché il robot interferirà in

402
continuazione. A ogni istante il robot proverà a
dire: “Cosa stai facendo? Io lo posso fare meglio di
te”. Ed egli può davvero farlo meglio di te. Per cui
prima fai delle prove con cose non serie, semplici
e non complesse.
Il Buddha ha detto ai suoi discepoli di
camminare, mangiare e dormire con
consapevolezza. Se riesci a fare queste cose
semplici con consapevolezza, allora ci riuscirai
anche con le cose difficili. A quel punto potrai
provarci.
Ma noi cominciamo sempre dalle cose difficili,
senza avere successo; la sconfitta ci rende
pessimisti e ci induce a credere di non essere in
grado di fare nulla. Questo aiuta molto il robot. Il
robot tenterà sempre di darti una mano quando
sei in difficoltà, perché in quei casi vieni sconfitto
e lui può dirti: “Lascia fare a me. Io posso sempre
farlo meglio di te”.
Comincia con cose semplici: moltissime
testimonianze ci dicono che i monaci Zen
facevano così. Quando a Bosho fu chiesto: “Qual è
la tua meditazione, il tuo sadhana, la tua pratica
spirituale?”, egli rispose: “Quando ho fame
mangio e quando ho sonno dormo. Questo è
tutto”.
Chi aveva posto la domanda disse: “Ma questo
è quello che facciamo tutti. Cosa c’è di speciale?”
Bosho ripeté ancora: “Quando ho fame ‘io’
mangio, quando ho sonno ‘io’ dormo”. Questa è la
differenza. Quando tu sei affamato, il tuo robot

403
mangia e quando tu hai sonno, il tuo robot dorme.
L’“io” di Bosho è la differenza.
Se diventi più consapevole nel tuo lavoro
quotidiano, nella tua vita di tutti i giorni, la tua
consapevolezza crescerà. E grazie a quella
consapevolezza non sarai più solo una cosa
meccanica, ma per la prima volta diventerai un
individuo. Ora come ora non lo sei. Un individuo
ha un volto, mentre una cosa meccanica ha molte
maschere e nessun volto.
Se tu fossi una persona viva, sveglia e
consapevole, potresti avere un’esistenza
autentica. Se sei solo un congegno meccanico,
non puoi avere un’esistenza autentica. Qualsiasi
momento, qualsiasi situazione è in grado di
trasformarti; non sei altro che un oggetto
galleggiante senza alcun nucleo, senza un essere
interiore. La consapevolezza ti fornisce una
presenza interiore. Senza di essa, hai la
sensazione di essere, ma in realtà non sei.
Qualcuno chiese al Buddha: “Voglio servire
l’umanità. Dimmi come posso fare”. Il Buddha
osservò profondamente e intimamente quell’uomo
e con profonda compassione disse: “Ma dove sei
tu? chi servirà l’umanità? Tu ancora non sei.
Innanzitutto sii, e quando sarai non avrai bisogno
di farmi domande simili. Quando sei, farai ciò che
semplicemente ti accadrà: quello sarà degno di
essere fatto”.
Gurdjieff osservò che tutti si presentavano con
l’idea di essere già, di esistere. Qualcuno venne

404
da lui a chiedergli: “Dentro di me sono pazzo. La
mia mente è un tumulto continuo, in conflitto e in
contraddizione perenne, per cui dimmi cosa posso
fare per dissolvere questa mente e avere la pace
mentale e la calma interiore”. Gurdjieff rispose:
“Non pensare alla mente; con essa non puoi fare
nulla. La prima cosa è essere presenti.
Innanzitutto tu devi essere. A quel punto puoi fare
qualcosa. Ora come ora tu non sei”.
Cosa vuol dire “tu non sei”? Vuol dire che sei
un robot, una cosa meccanica che funziona in
base a leggi meccaniche. Comincia a essere
all’erta. Unisci la consapevolezza a tutto ciò che
stai facendo e comincia dalle cose semplici.
Seconda domanda: “Spiega il senso, la
preparazione e il processo del mantra diksha,
l’iniziazione ai mantra. E quali sono le ragioni per
cui le persone devono mantenere segreto il
mantra?”.
Innanzitutto prova a capire cos’è l’iniziazione,
diksha. È una comunione profonda, un intimo
trasferimento di energia dal Maestro al discepolo.
L’energia scorre sempre verso il basso, qualsiasi
energia scorre verso il basso, come l’acqua. Il
Maestro, una persona che si è realizzata, ha
conosciuto, è arrivata, è la vetta più alta possibile
di energia, è l’energia più pura, l’Everest
dell’energia. Questa energia può scorrere verso il
basso verso chiunque sia ricettivo, umile e arreso.

405
Per poter ricevere è necessario questo
atteggiamento di profondo abbandono, ricettività
e umiltà. Altrimenti anche tu sei una vetta,
anziché una valle e l’energia non può fluire in
basso verso di te.
Tu sei un altro tipo di vetta, non la vetta
dell’energia, dell’Essere, della beatitudine e della
consapevolezza, ma la vetta dell’ego. Sei una
densità di ego, di “io”. Con questa vetta non è
possibile alcuna iniziazione. L’ego è la barriera,
perché l’ego ti chiude e non puoi più
abbandonarti.
Per essere un discepolo e ricevere l’iniziazione,
bisogna arrendersi completamente. E non esiste
un abbandono parziale: la resa dev’essere totale.
Non puoi dire: “Mi sono arreso a metà”. Non ha
senso. In quel caso tu e il tuo ego siete ancora
presenti. Per poter diventare ricettivi e aperti,
l’ego va abbandonato, dev’essere arreso. Allora ti
trasformi in una valle, verso cui la vetta può
scorrere. E non sto parlando in modo simbolico. È
così nei fatti.
Sei mai stato innamorato? In quel caso puoi
sentire veramente che l’amore fluisce tra due
corpi. È un flusso reale. L’energia viene trasmessa,
trasferita, ricevuta, donata. Ma l’amore è allo
stesso livello. Voi restate entrambi delle vette di
ego e tuttavia l’amore accade.
Con un Maestro invece non sei allo stesso
livello. E se provi a stare allo stesso livello,
l’iniziazione diventa impossibile. È possibile

406
l’amore, ma non l’iniziazione. L’iniziazione è
possibile solo quando tu sei a un livello inferiore,
umile, arreso, aperto e ricettivo. Nell’iniziazione,
il discepolo è l’elemento femminile, il grembo
passivo pronto a ricevere, il Maestro è l’elemento
maschile.
Il segreto dell’iniziazione è ora completamente
perduto perché più siamo educati, civilizzati e
colti, più diventiamo egoisti. E ora l’abbandono è
diventato impossibile. È sempre stato difficile, ma
ora è impossibile.
L’iniziazione è un trasferimento di energia
interiore, energia reale, ma il Maestro può entrare
in te e trasformarti solo se tu sei pronto e
ricettivo. Occorre però una fiducia profonda, più
che in amore, poiché non sai cosa accadrà. Sei
completamente al buio.
Solo il Maestro sa cosa accadrà e cosa sta
facendo. Egli sa, mentre tu non puoi sapere. E ci
sono cose che non si possono dire su ciò che
accadrà, perché per la mente umana questo
comporta molti problemi. Uno è questo: se una
cosa viene detta prima che accada, ciò cambierà
quello che deve avvenire.
Esistono molte cose che il Maestro non può
dirti. Può mostrartele, ma non può raccontarle. Le
sue azioni sono l’iniziazione. Egli si muove
veramente dentro di te, nel tuo corpo e nella tua
mente. Ti ripulisce e ti trasforma. L’unico requisito
è la tua totale fiducia, perché senza di essa non
esiste apertura. Le tue porte sarebbero chiuse e

407
lui non potrà entrare in te.
Tu stai costantemente difendendo te stesso. La
vita è una lotta per la sopravvivenza e questa lotta
ti chiude. Hai paura di essere vulnerabile:
qualcuno potrebbe entrare e fare qualcosa dentro
di te. Allora ti ritiri in te stesso. Resti chiuso,
nascosto, in costante difesa.
Nell’iniziazione devi perdere questa difesa.
Questa armatura difensiva dev’essere gettata via.
Quando diventi vulnerabile, il Maestro può
entrare in te.
Ad esempio, è simile a un profondo atto
d’amore. È possibile violentare una donna, ma non
un discepolo. Si può violentare una donna perché
è una violenza corporea e il corpo può essere
violato senza alcun consenso. Si può fare violenza
senza rispettare il volere della donna. È una cosa
imposta con la forza, il corpo è materia: su di esso
si può fare violenza.
Qualcosa di simile accade nell’iniziazione. Il
Maestro penetra nel tuo spirito, non nel tuo corpo.
Se non sei pronto a ricevere, l’ingresso non è
possibile. Un discepolo non può essere violentato,
perché si parla di spirito, non di corpo. Non si può
forzare l’ingresso in uno spirito; su di esso non è
possibile violenza.
Quindi, quando il discepolo è pronto e aperto,
come una donna innamorata è disponibile e
ricettiva, in profondo abbandono, solo allora il
Maestro può entrare e lavorare. Secoli di lavoro
possono essere fatti in pochi istanti. Potresti non

408
riuscire a fare in molte vite ciò che si può fare in
un istante. Proprio per questo devi essere
vulnerabile e avere una fiducia totale: non sai
cosa accadrà, né cosa egli farà dentro di te.
Una donna ha paura perché per lei l’atto
sessuale è un viaggio nell’ignoto. Se non ama
profondamente il suo uomo e non è pronta a
soffrire, a portare il peso di un bambino per nove
mesi e quindi a dedicare la sua vita a lui, se non
possiede questo amore profondo, non permetterà
all’uomo di entrare nel suo corpo — perché non è
solo il suo corpo: è tutta la sua vita. Quando è
profondamente innamorata, allora è pronta a
soffrire e a sacrificarsi. E sacrificarsi e soffrire per
amore è bellissimo.
Con il discepolo il problema è più profondo.
Non si tratta solo della nascita di un nuovo
bambino; si tratta della sua rinascita. Lui stesso
deve rinascere. In un certo senso morirà e in un
altro senso rinascerà. Questo è possibile se il
Maestro entra il lui, ma il Maestro non può
forzare. Non è possibile alcuna violenza: solo il
discepolo può invitarlo.
E questo è il problema, un problema enorme
nella vita di un discepolo spirituale, perché si
difende in continuazione, creando sempre più
corazze intorno a sé. Si comporta con il suo
Maestro allo stesso modo in cui si comporterebbe
con qualsiasi altra persona, con gli stessi
meccanismi di difesa. Così si sprecano tempo ed
energia senza motivo, e si rinvia ciò che potrebbe

409
accadere in questo stesso istante. Ma è naturale e
talvolta anche con grandi Maestri i discepoli
hanno perso l’opportunità.
Ananda, uno dei grandi discepoli del Buddha e
il più vicino a lui, non riuscì a raggiungere la
Liberazione mentre il Buddha era in vita. Il
Buddha visse con Ananda per quarant’anni, e
Ananda non poté realizzarsi. Tuttavia molti,
arrivati dopo Ananda, si realizzarono, per cui
divenne un problema. Ananda era il discepolo più
vicino, il più intimo: per quarant’anni
ininterrottamente aveva dormito e vissuto accanto
al Buddha, diventando la sua ombra. Sapeva tante
cose del Buddha quante forse nemmeno il Buddha
stesso ne conosceva.
Tuttavia non riuscì a realizzarsi e rimase lo
stesso di sempre. In realtà l’unica barriera era
una cosa molto semplice: egli era un fratello
maggiore del Buddha, un fratello maggiore, e
questo fece nascere l’ego.
Dopo la morte del Buddha, si riunì un grande
concilio per trascrivere tutto ciò che il Buddha
aveva detto. A quel punto doveva essere trascritto,
perché tra poco coloro che avevano vissuto
accanto al Buddha non ci sarebbero più stati,
quindi tutto andava registrato. Ma il concilio non
ammise Ananda, anche se nessuno meglio di lui
conosceva le esperienze più importanti, le
affermazioni, la vita e la biografia del Buddha.
Il motivo era che Ananda non era ancora
illuminato. Non si potevano registrare i suoi

410
ricordi del Buddha, perché a un uomo ignorante
non si può credere. Anche se fosse stato sincero,
un uomo ignorante non è degno di fiducia. Anche
se lui pensava sinceramente che “quella cosa”
fosse avvenuta, benché fosse stato in grado di
riferirla nei dettagli, era pur sempre un non
risvegliato. Aveva visto e sentito tutto nel sonno,
per cui non poteva essere creduto. Quindi fu
deciso che solo i risvegliati potevano mettere per
iscritto ciò che avevano udito.
Ananda rimase accanto alla porta chiusa per
ventiquattro ore a piangere, urlare e singhiozzare,
senza che venisse ammesso. In quelle ventiquattro
ore si disperò, poi all’improvviso comprese qual
era stata la barriera, il motivo per cui non era
riuscito a ottenere la realizzazione mentre il
Buddha era in vita.
Allora tornò indietro ai suoi ricordi, una vita di
quarant’anni insieme al Buddha. Si ricordò del
primo giorno in cui era andato da lui per chiedere
l’iniziazione: allora aveva posto una condizione,
che gli aveva fatto mancare completamente
l’iniziazione stessa. In realtà, non era mai stato
iniziato, non fu possibile proprio per quella
condizione.
Era andato dal Buddha dicendo: “Sono venuto
per essere un tuo discepolo. Una volta che sarò
tuo discepolo, tu sarai il Maestro e io eseguirò
tutto ciò che dici. Ma ora come ora sono tuo
fratello maggiore, ai cui ordini tu devi ubbidire.
Tu non sei il Maestro e io non sono il discepolo.

411
Una volta iniziato, tu sarai il Maestro e io il
discepolo. A quel punto non potrò dire nulla, per
cui prima che io diventi un discepolo, ti pongo
queste tre condizioni. Accettale e poi dammi
l’iniziazione”.
Le condizioni non erano granché, ma una
condizione è una condizione e la resa non è più
totale. Erano condizioni molto piccole e piene
d’amore. Egli disse: “Primo, io sarò sempre con te,
tu non potrai dirmi di andare da nessun’altra
parte. Mentre io sono vivo sarò la tua ombra, tu
non potrai ordinarmi di andare via. Promettimelo,
perché più tardi sarò solo un discepolo e se mi
ordini di andare via, io dovrò farlo. Questa è una
promessa data a un fratello più anziano:
promettimi che io resterò con te. Non potrai dirmi
di andare da nessun’altra parte. Sarò la tua ombra
e basta; dormirò nella stessa stanza in cui tu
dormi.
Secondo, ogni volta che dirò: ‘Incontra
quest’uomo’, tu dovrai incontrarlo. Qualunque
siano le tue ragioni per non vederlo, dovrai
acconsentire. Se voglio che qualcuno abbia un
darshan, un incontro spirituale con te, dovrai
concederglielo.
E terzo, se io dico che qualcuno va iniziato, non
puoi rifiutarti. Garantiscimi queste tre condizioni.
Promettimele, e poi dammi l’iniziazione. Non ti
chiederò nient’altro, perché dopo sarò un
semplice discepolo“.
Ricordandosi questo, mentre stava piangendo e

412
singhiozzando davanti alla porta del concilio,
improvvisamente si accorse che l’iniziazione non
era mai avvenuta, perché lui non era stato
ricettivo. Il Buddha aveva acconsentito, dicendo
“Va bene!” e rispettò queste tre condizioni per il
resto della sua vita. Ma Ananda aveva mancato: il
discepolo più vicino aveva mancato.
E nell’istante in cui realizzò questo, si illuminò.
Ciò che non poté accadere mentre il Buddha era
in vita, accadde quando lui non c’era più: Ananda
si arrese.
Se c’è l’abbandono, la resa, anche un Maestro
che non c’è più può aiutarti. Se l’abbandono non
c’è, anche la presenza di un Maestro vivo non può
aiutarti: in qualsiasi iniziazione è necessario
abbandonarsi.
L’iniziazione ai mantra significa che, quando ti
sei arreso, il Maestro entra in te, nel tuo corpo,
nella tua mente e nel tuo spirito, alla ricerca di un
suono tale per cui, cantandolo, ti trasformerai in
un altro uomo, in un’altra dimensione.
I mantra non possono essere dati se non ti sei
arreso totalmente, perché dare un mantra
presuppone che il Maestro entri in te per sentire
l’armonia profonda e la musica interiore del tuo
essere. A quel punto ti darà un suono simbolico in
armonia con la tua musica interiore. Cantando
quel suono accedi al mondo della tua musica e
armonia interiori.
Quel suono è solo una chiave, ma se non si
conosce la serratura, la chiave non può essere

413
fornita. Per cui non posso darti una chiave se non
conosco la tua serratura, perché una chiave serve
a qualcosa solo quando può aprire. Una chiave
qualsiasi è inutile e ognuno di noi è una serratura
particolare. Tu hai bisogno di una chiave
particolare. Per questo i mantra vanno mantenuti
segreti.
Se tu dai il tuo mantra a qualcuno, egli
potrebbe sperimentarlo, ma quella chiave non
sarà adatta a quella serratura. E talvolta, quando
forzi una chiave sbagliata in una serratura, puoi
distruggere la serratura, o danneggiarla al punto
che nemmeno la chiave corretta funzionerà più.
Per questo i mantra vanno tenuti assolutamente
segreti. Non vanno detti a nessuno. Questa è una
promessa che tu fai. Quando il Maestro ti dà una
chiave, è una chiave per te solo. Non puoi
distribuirla in giro; per molti questo sarebbe
pericoloso.
Ti sarà consentito dare chiavi solo quando la
tua serratura sarà completamente aperta. Ma a
quel punto non darai più il tuo mantra a nessuno.
Allora avrai acquisito la capacità di entrare dentro
l’altro, sentire la serratura e trovare una chiave
che la apra.
La chiave è sempre inventata dal Maestro. In
presenza di un mucchio di chiavi, un ignorante
potrebbe pensare che sono tutte uguali. In realtà
potrebbero esserci delle differenze molto piccole,
anche infinitesimali. La stessa parola può essere
usata in modi diversi; ad esempio, l’AUM. AUM ha

414
tre suoni: A - U - M. Se l’enfasi è sulla “U”, il
suono di mezzo, questa è una chiave. Se l’enfasi è
sulla “A”, è un’altra chiave. Se l’enfasi è sulla “M”,
è un’altra chiave ancora, che aprirà altre
serrature.
Per questo si pone tanto l’accento sull’uso
esatto del mantra, dev’essere eseguito
esattamente, così come è stato dato
dall’Insegnante.
Quando l’Insegnante ti dice il mantra
all’orecchio, lo canta nel modo esatto in cui va
usato. Tu devi stare estremamente attento in
modo da portare tutta la tua consapevolezza
all’orecchio e sentire in che modo è cantato.
Quando lo canta, esso entra in te e tu ti devi
ricordare il suo uso esatto.
Per questo le persone devono tenere segreto il
loro mantra. Non dovrebbero renderlo pubblico.
Può essere pericoloso e se sei un iniziato lo sai. Se
un Maestro ti ha veramente dato una chiave, la
custodisci come nient’altro al mondo, non puoi
darla in giro. Può essere pericoloso per gli altri e
può essere pericoloso anche per te, per vari
motivi.
Innanzitutto, stai venendo meno a un
giuramento e quando il giuramento è rotto, è rotto
il contatto con il Maestro. Non sarai più in
contatto con lui. Se il giuramento viene
conservato, esiste un contatto continuo.
Secondo, se comunichi a qualcuno il mantra e
ne parli, questo arriva alla superficie della mente.

415
Le radici più profonde si spezzano e il mantra si
trasforma in chiacchiera.
Terzo, se riesci a tenere qualcosa segreta, più
la tieni segreta, più andrà in profondità, è
inevitabile.
Si dice che quando a Marpa venne affidato il
suo mantra segreto dal Guru, egli promise che lo
avrebbe mantenuto assolutamente segreto. “Non
devi parlarne”, gli fu detto.
Poi il Guru appariva in sonno a chiedergli:
“Qual è il tuo mantra?”, ma anche in sogno Marpa
manteneva il segreto, rifiutandosi di dirlo. E si
dice che per paura di essere così addormentato da
rompere un giorno il segreto davanti al Maestro o
a qualcuno mandato da lui, in sogno, rinunciasse a
dormire. Per sette o otto giorni non dormì più e
quando il Maestro chiese a Marpa: “Perché non
dormi? Vedo che non vai più a dormire; cosa
succede?”, Marpa rispose: “Tu stai mettendo in
atto dei trucchi con me; sei venuto in sogno a
chiedermi il mantra. Non lo posso dire nemmeno
a te. Una volta promesso, non uscirà dalle mie
labbra nemmeno in sogno! Ma a quel punto ho
avuto paura. Se dormo, chissà, potrei
dimenticarmene”.
Se sei diventato tanto consapevole da
mantenere la promessa anche in sogno, allora il
mantra sta scendendo in profondità, negli strati
più intimi del tuo essere. E più scende in
profondità, più diventerà una chiave per te,
perché la serratura è il livello più profondo. Prova

416
con una cosa qualsiasi. Se riesci a tenerla segreta,
scenderà in profondità. Se non riesci a tenerla
segreta, andrà all’esterno.
Perché vuoi dire qualcosa a qualcuno? Perché
vuoi chiacchierare? In realtà, di tutto ciò di cui
chiacchieri, ti liberi. Una volta che dici qualcosa,
essa scompare, tu te ne liberi.
Tutta la psicoanalisi non è altro che questo. Lo
psicoanalista ascolta semplicemente il paziente
che continua a parlare. Ciò aiuta il paziente,
perché più parla dei suoi problemi, dei suoi
conflitti interiori e delle idee associate, più se ne
libera. Il contrario accade quando mantieni un
segreto. Se in nessun momento ti è consentito
parlarne, in nessun momento, allora scenderà
sempre più in profondità, e un giorno andrà a
colpire esattamente la serratura.
Ancora una domanda: “In riferimento alle
tecniche di meditazione basate sui suoni, spiega
per favore la differenza tra la musica caotica
suonata durante la tua meditazione dinamica, e la
musica shake o rock dell’Occidente”.
La tua mente è in un caos. Quel caos va portato
fuori ed espresso. La musica caotica può essere
utile perché, se mentre mediti, una musica caotica
o una danza caotica esplode intorno a te, ti
aiuterà a portar fuori il tuo caos. Fluirai con
questa musica e non avrai più paura di esprimerti;
essa colpirà all’interno la tua mente caotica e la

417
porterà fuori. Aiuta!
Il rock, il jazz o altre musiche caotiche aiutano
anch’esse, in qualche modo, a far uscire qualcosa,
qualcosa che è sessualità repressa. Il mio
interesse è per tutte le vostre repressioni. La
musica moderna si interessa solo alla tua
sessualità repressa. Tuttavia esiste una
somiglianza. Comunque, io non mi interesso solo
alla tua sessualità repressa, ma a tutte le tue
repressioni, sessuali e non.
La musica rock e simili hanno tanta influenza
in Occidente a causa del cristianesimo. Il
cristianesimo ha represso il sesso per venti secoli,
lo ha ricacciato tanto in profondità che ogni uomo,
nel suo intimo, è diventato un pervertito. Pertanto
l’Occidente deve liberarsi dal peccato che il
cristianesimo ha compiuto con l’uomo e la sua
mente, attraverso la musica, la danza, la pittura
caotica, la poesia caotica — in tutte le dimensioni.
In Occidente, la mente va in qualche modo
completamente liberata di tutto il lungo passato di
secoli repressivi. Lo si sta facendo in tutti i modi.
Tutto ciò che oggi fa tendenza, è caotico. Ma il
sesso non è l’unica cosa. Ci sono anche molte altre
cose. Il sesso è la più importante, è essenziale, ma
ne esistono altre. La tua rabbia è repressa, la tua
tristezza è repressa, perfino la tua felicità è
repressa.
L’uomo, così com’è, è un essere represso. In
realtà, non gli è consentito far nulla, deve solo
seguire le regole. È schiavo e tutta la società è

418
una grande prigione. Le mura sono molto sottili,
sono mura di vetro, trasparenti. Tu non puoi
vederle, ma esistono e sono ovunque! La tua
moralità, la tua cultura, la tua religione, sono tutte
mura. Sono trasparenti e non riesci a vederle, ma
in qualsiasi momento tenti di attraversarle, vieni
respinto. Questo è uno stato mentale nevrotico.
Tutta la società è malata! Per questo insisto tanto
sulla meditazione caotica. Liberati, tira fuori tutto
ciò che la società ha represso dentro di te, tutte le
situazioni che sono state forzate dentro di te.
Tirale fuori, liberatene, passa attraverso una
catarsi. La musica aiuta.
Una volta che riesci a gettar via tutto ciò che è
stato represso dentro di te, diventerai di nuovo
naturale e tornerai a essere un bambino. E, con
quel bambino si aprono molte possibilità. Con te,
tutto è chiuso. Quando torni bambino, solo allora,
le tue energie possono essere trasformate. Allora
sei puro e innocente, proprio grazie a quella
purezza e innocenza è possibile la trasformazione.
Le energie pervertite non possono essere
trasformate. È necessaria un’energia naturale e
spontanea. Per questo insisto tanto sull’esprimere
le cose: affinché tu possa espellere da te la
società. La società è andata molto in profondità al
tuo interno, è ovunque. Non ti ha lasciato nulla di
ciò che sei… ti ha penetrato sotto tutti gli aspetti.
Sei come una roccaforte in cui la società è entrata
da tutte le direzioni. La sua polizia e i suoi preti
hanno fatto tantissimo per renderti uno schiavo.

419
Tu non sei libero e l’uomo può raggiungere la
beatitudine solo quando è totalmente libero.
Per essere totalmente libero devi espellere da
te tutta la società, ma questo non vuol dire che
diventerai antisociale. Una volta che avrai espulso
la società e avrai conosciuto la purezza della tua
libertà interiore, potrai vivere con essa; non c’è
bisogno di essere “anti”. Ma a quel punto la
società non potrà entrare in te. Tu puoi muoverti e
agire dentro di essa, ma è solo uno psicodramma,
una recita. La società non può ucciderti né
renderti schiavo, perché tu agisci
consapevolmente.
Chi diventa antisociale dimostra
semplicemente di essere ancora legato alla
società. Tutti i movimenti antisociali
dell’Occidente sono reazionari, non rivoluzionari.
È una reazione alla stessa società, un relazionarsi
con lei al modo opposto. Stai semplicemente in
piedi sulla testa, nel shirshasana — la posizione
dello yoga nella quale si sta a testa in giù —, ma
sei sempre la stessa persona. Se fai l’opposto di
ciò che vuole la società, stai ancora seguendola.
Questo non servirà.
Se sei “anti” non trascenderai mai la società.
Ne sei parte. Se la società morisse, anche tu
moriresti. Pensa a ciò che in Occidente viene
chiamato l’ordine costituito — la società costituita
— e le società alternative, gli hippy, gli yippy e gli
altri: esistono tutte come parte dell’ordine
costituito; se l’establishment si dissolvesse, loro

420
non esisterebbero più. Non possono esistere di
per sé, sono solo una reazione.
Non puoi far nascere da sola una società di
hippy. Gli hippy possono esistere solo come
alternativa A fianco di un’istituzione, in quanto
reazione. Non possono esistere
indipendentemente. Quindi, per quanto possano
credere di essere indipendenti, non lo sono.
Esistono in opposizione all’ establishment. Le
istituzioni sono la loro fonte e la loro vita. Se
sparissero, non saprebbero più cosa fare e dove
andare. Qualunque cosa stiano facendo, è
funzionale all’ establishment. Vanno contro di
esso, ma le direzioni e le istruzioni vengono da lì.
Se l’ordine costituito impone i capelli corti, te li
puoi far crescere. Ma se l’ordine costituito non
esistesse, cosa faresti? Se l’ordine costituito
impone di essere lindi e puliti, tu puoi essere
sporco. Ma se non ci fossero l’ordine costituito e
questa insistenza sull’essere puliti, non sapresti
cosa fare. Se ti dicono “questo”, puoi fare
“quello”, cioè tutto il contrario, ma sempre in
funzione delle istituzioni.
Chi è contro la società non è rivoluzionario. È
reazionario, parte e prodotto della stessa società,
alla quale si oppone con rancore.
Un meditatore, un sannyasin, un ricercatore,
non è né pro né contro la società, è al di là di
essa. Non la prende seriamente: sa che è solo un
gioco e che lui sta recitando come un attore. Se
riesci a muoverti nella società come un attore

421
sulla scena, essa non ti toccherà mai e tu ne
resterai al di là. Quindi non essere pro o contro.
Come puoi farlo? Puoi farlo solo quando hai
espulso la società dal tuo interno. Se la società
fosse ancora dentro di te, ci sarebbero solo due
strade aperte: essere pro o contro. Due sole scelte
obbligate e tu saresti in schiavitù. Per prima cosa
bisogna ripulirsi della società. Dopodiché, per la
prima volta, diventerai un individuo. Ora come
ora, non lo sei. Sei solo un’unità sociale.
Quando tutta la società è espulsa dal tuo
essere, quando la sua presenza è stata rigettata in
toto, ritorni alla tua infanzia, ritorni innocente. E
questa innocenza è più profonda di quella di un
bambino, perché ora conosci la caduta e la
risalita. È una resurrezione. Hai sperimentato e
conosciuto tutta la follia, l’assurdità di quel gioco,
ma ora sei di nuovo puro. E questa purezza
diventa il tempio del Divino.
Allorché riesci a espellere semplicemente la
società, senza rancore, senza andare contro di
essa o restare coinvolto in qualche reazione, se
riesci a eliminare semplicemente la società dal
tuo essere, allora il Divino può entrare in te.
Con la società dentro di te, il Divino resta fuori;
con la società fuori, il Divino può entrare: poiché
Divino vuol dire “Esistenza”. La società è umana,
è un fenomeno locale. L’Esistenza è più vasta, è
infinita. Non riguarda l’uomo, le morali e le
tradizioni. Riguarda le radici stesse dell’Essere.
Bisogna andare oltre la società, non contro di

422
essa, ricorda. E questo metodo caotico ti aiuta; è
una catarsi.

423
Capitolo tredicesimo
USARE IL SUONO PER
ABBANDONARE LA MENTE
SUTRA

18
Intona un suono in modo che sia udibile, quindi
che lo sia sempre meno, man mano che il sentire
si approfondisce in questa armonia silente.
19
Con la bocca leggermente aperta, tieni la
mente nel mezzo della lingua. Oppure, mentre il
respiro entra silenziosamente, senti il suono HH.
20
Centrati nel suono AUM, senza A e senza M.

Il tantra divide la vita in due dimensioni:


sansara, ciò che è, il mondo, e Moksha, ciò che
può essere, la Realtà Suprema, ciò che è nascosto
e che può divenire manifesto. Tra i due non esiste
contraddizione perché ciò che è nascosto è
esattamente qui e ora, nel mondo; ovviamente, a
te è ignoto, ma c’è; esiste! La Realtà Suprema e
quella immediata non sono due cose separate, ma

424
due dimensioni di un’unica Esistenza. Per il tantra
quindi non esistono contraddizioni né dualità.
L’Uno si manifesta come due a causa delle nostre
limitazioni, poiché non siamo in grado di vedere il
Tutto. Nell’istante in cui riusciamo a vederlo,
l’Uno appare come tale. La divisione non esiste
nella realtà, ma nelle nostre conoscenze limitate.
Ciò che noi conosciamo è sansara, il mondo, e ciò
che non conosciamo ma che può essere
conosciuto è Moksha, il Trascendente, l’Assoluto,
la Realtà Suprema.
Per le altre tradizioni esiste un’opposizione, un
conflitto, per il tantra no. Questo va compreso in
profondità, con il cuore e con la mente, altrimenti
non riuscirai mai a cogliere il punto di vista del
tantra. E qualunque sia il tuo credo, sarà il credo
di una dualità. Che tu sia cristiano, musulmano,
indù o giainista, si tratta di un credo duale, di un
conflitto. Il mondo sembra essere qualcosa in
opposizione al Divino, e quindi per raggiungere il
Divino devi lottare contro il mondo. Questo è il
credo comune di tutte le cosiddette religioni, in
particolare delle religioni organizzate.
La mente può comprendere la dualità molto
facilmente. Anzi, può comprendere solo la dualità,
perché la funzione stessa della mente è dividere,
tagliare il tutto in parti.
La mente funziona come un prisma, in cui il
raggio di luce che entra viene diviso in sette
colori. La mente è un prisma che divide la realtà.
Ecco perché prova piacere nell’analizzare e nel

425
dividere in parti e non può fermarsi a meno che
non ci sia più nulla da dividere. Per questo la
mente ha la tendenza a raggiungere ciò che è
atomico, il livello più basso di divisione. Continua
a dividere e dividere, fino a quando non è più
possibile alcuna divisione. Se fosse ancora
possibile una divisione, andrebbe avanti.
La mente si rivolge alle parti più minute, ma la
realtà è un tutto, non un frammento. Quindi per
conoscere il reale è necessario un processo
assolutamente inverso: un processo di sintesi, non
di analisi; un processo che cristallizzi, non che
divida: un processo di nonmente.
Il tantra nega le divisioni e dice che il Tutto è
integro. La parte che noi conosciamo è il mondo e
la parte che è nascosta è il Divino, o Dio, o il nome
che preferisci. Ma ciò che è nascosto è
esattamente qui e ora. Non ne sei consapevole,
ma è qui e ora. Esiste già! Per te sarà nel futuro,
ma per l’Esistenza è qui e ora. Per raggiungerlo
forse dovrai fare un lungo viaggio, o dovrai
guardare le cose da uno spazio di nonmente, ma
alla fine ti sarà rivelato. Mentre il sole sta
sorgendo, tu hai gli occhi chiusi. L’alba è qui e ora,
ma non per te. Solo quando aprirai gli occhi, il
mattino diventerà una realtà evidente.
Nell’Esistenza il mattino esiste, ma non per te.
Tu sei chiuso, e il mattino resta nascosto; per te
esiste solo il buio, la luce resta nascosta; ma se
apri gli occhi, in qualsiasi istante la luce diventerà
una realtà. Lo era già, solo che tu eri cieco.

426
Il tantra dice che il mondo è già il Divino, ma tu
sei cieco. Per cui tutto ciò che conosci nella tua
cecità è il mondo e tutto ciò che ti è nascosto a
causa di quella cecità è il Divino. Questa è una
delle dottrine fondamentali: questo sansara è
Moksha, questo stesso mondo è il Divino, la Realtà
Suprema. La Realtà Suprema e quella immediata
non sono due cose, ma una sola. “Qui” e “là” non
sono due cose, ma una sola. Grazie a questa
insistenza, per il tantra molte cose sono diventate
possibili. Una è che il tantra può accettare tutto, e
l’accettazione profonda ti rilassa completamente.
Null’altro può rilassarti!
Se non esiste divisione tra questo mondo e
quello, se il trascendente è immanente, qui e ora,
e la materia è solo il corpo del Divino, allora nulla
va negato o condannato e tu non hai affatto
bisogno di essere teso: anche se dovessi
impiegare millenni per realizzare il Divino, per il
tantra non c’è fretta. Il Divino esiste già e il tempo
non manca. È eternamente qui. In qualsiasi
momento tu apra gli occhi, lo troverai. E qualsiasi
cosa tu stia già realizzando in questo momento, è
il Divino nascosto.
L’atteggiamento cristiano di condanna e
peccato, o atteggiamenti religiosi simili, per il
tantra sono dunque una bugia totale e assurda,
perché condannando qualcosa anche tu diventi
diviso interiormente. Non puoi dividere le cose
solo esternamente. Se dividi, parallelamente
anche tu sarai diviso. Se dici che questo mondo è

427
sbagliato, anche il tuo corpo diventerà sbagliato,
perché il tuo corpo è parte di questo mondo. Se
dici che questo mondo è qualcosa che ostacola il
raggiungimento della Realtà Suprema, allora tutta
la tua vita verrà condannata e tu ti sentirai in
colpa. A quel punto non potrai più gioire, né
vivere, né ridere e la serietà diventerà il tuo volto.
Potrai essere solo serio. Non potrai essere
allegro e non serio. Ecco cos’è successo a tutte le
menti di tutto il mondo: sono diventate serie e
morte. Attraverso la serietà si diventa morti
perché non si è in grado di accettare la vita per
quello che è. La vita viene negata e si ha la
sensazione che, se non si negasse, non si potrebbe
raggiungere l’altro mondo.
L’altro mondo diventa l’ideale, il futuro, il
desiderio, la visione e questo mondo un peccato.
Allora ci si sente in colpa. Qualsiasi religione ti
faccia sentire in colpa ti rende nevrotico. Ti fa
impazzire! In questo senso, il tantra è la sola
religione salutare. E ogni volta che una religione
diventa salutare, diventa tantra, diventa tantrica.
Ogni religione ha due aspetti: la chiesa,
l’organizzazione, la parte pubblica, costituiscono
l’aspetto esteriore, quello essoterico; questo
aspetto è sempre contro la vita. L’altro aspetto è
l’essenza interiore, anch’essa comune a tutte le
religioni: quello esoterico, che è sempre tantrico,
è sempre accettazione totale.
A meno che tu accetti il mondo totalmente, non
puoi essere a tuo agio dentro di te. La non

428
accettazione crea tensione. Allorché accetti tutto
così com’è, il mondo diventa la tua casa. Il tantra
dice che questa è una cosa fondamentale: devi
essere a casa! Solo allora qualcosa di più grande
diventa possibile. Se sei teso, diviso, in conflitto,
angosciato e in colpa, come farai a trascendere?
Dentro di te c’è così tanta follia che non puoi fare
molta strada. Sei così coinvolto e posseduto da ciò
che è qui, che non puoi andare oltre.
Ciò sembra paradossale. Chi è eccessivamente
contro il mondo, è troppo nel mondo; non può che
essere così. Non puoi allontanarti dal tuo nemico,
ne sei posseduto. Se il mondo è il tuo nemico, non
importa cosa fai o fingi di fare, resterai una
persona mondana. Anche se ti opponi al mondo o
ci rinunci, il tuo stesso approccio sarà mondano.
Ho visto un santo molto famoso, che non
toccava mai i soldi; se gliene mettevi davanti,
chiudeva gli occhi. Questa è nevrosi! Quest’uomo
è malato! Cosa sta mai facendo! La gente invece
lo venera per questo; pensano che sia
“ultraterreno”. Nient’affatto! È troppo del mondo!
Nemmeno tu sei tanto coinvolto nel mondo. Cosa
sta facendo quest’uomo? Sta semplicemente
ribaltando le cose: adesso “è in piedi sulla testa”,
ma è lo stesso uomo che prima era avido di soldi.
Deve aver pensato costantemente ai soldi e ad
accumulare cose. Adesso è diventato l’esatto
opposto, ma dentro resta lo stesso. Adesso è
contro i soldi, non li può toccare.
Come mai questa paura e questo odio? Ricorda,

429
ogni volta che c’è odio, è amore capovolto. Non
puoi odiare una cosa se non la ami
profondamente. Puoi odiarla solo se prima l’hai
amata. L’odio è possibile solo attraverso l’amore.
Puoi essere contro qualcosa solo se prima ne sei
stato troppo a favore, ma l’atteggiamento
fondamentale resta lo stesso. Quest’uomo è avido.
Gli ho chiesto: “Perché hai tanta paura?” e lui
mi ha risposto: “ll denaro è l’ostacolo. Se non mi
oppongo alla mia avidità per i soldi, non posso
raggiungere il Divino”. Ma questo è solo un nuovo
tipo di avidità; sta facendo un affare: se tocca i
soldi perde il Divino e poiché vuole il Divino, vuole
possedere il Divino, è contro i soldi.
Il tantra dice di non essere pro o contro il
mondo. Accettalo semplicemente così com’è. Non
farne un problema. In che modo ti potrà mai
aiutare? Se non fai del mondo un problema, se
non diventi nevrotico, in un modo o nell’altro, se
resti semplicemente nel mondo e lo accetti per
quello che è, tutta la tua energia si allontanerà da
esso e potrà dirigersi verso il regno interiore, la
dimensione nascosta.
Accettazione in questo mondo diventa
trascendenza verso l’altro. Totale accettazione
qui, ti conduce nell’altra dimensione, la
dimensione nascosta, ti trasforma, perché ora
tutta la tua energia sarà libera, non più assorbita
dal mondo. Il tantra crede profondamente nel
concetto di niyati, il destino. Il tantra dice di
prendere questo mondo come il tuo destino e di

430
non preoccupartene. Quando lo prendi come il tuo
niyati, il tuo destino, lo accetti, qualunque cosa
esso sia. Non ti preoccupi più di cambiarlo, non
vuoi che sia diverso, non ti dai da fare per
renderlo funzionale ai tuoi desideri. Quando lo
accetti per quello che è e non ci pensi più, tutta la
tua energia si libera, e questa energia può
scendere all’interno.
Queste tecniche possono essere d’aiuto solo
assumendo questo atteggiamento; diversamente
non servono. E sembrano così semplici… se le
affronti direttamente in base a ciò che sei adesso,
ti sembreranno facili, ma non avrai successo.
Mancherà l’ossatura fondamentale. L’accettazione
è l’ossatura fondamentale. Quando l’accettazione
è presente come sfondo, questi semplici metodi
faranno meraviglie.
Sesta tecnica sul suono: “Intona un suono in
modo che sia udibile, quindi che lo sia sempre
meno, man mano che il sentire si approfondisce in
questa armonia silente”.
Qualsiasi suono andrà bene, ma se ne ami uno
in particolare, andrà meglio, perché in quel caso
non sarà solo un semplice suono. Quando intoni
quel suono, intonerai anche una sensazione
nascosta insieme a esso, e pian piano il suono
verrà lasciato cadere e rimarrà solo la sensazione.
Il suono deve essere usato come un passaggio
verso la sensazione. Il suono è mente e la
sensazione è il cuore. La mente deve usare un
passaggio verso il cuore. È difficile entrare nel

431
cuore direttamente, perché per intere vite sempre
ce lo siamo lasciato sfuggire, al punto che non
sappiamo come raggiungerlo. Come entrare nel
cuore? Quella soglia sembra essere chiusa.
Non facciamo che parlare del cuore, ma sono
solo elucubrazioni mentali. Diciamo di amare con
il cuore, ma anche questo viene dalla testa, è
mentale. Anche parlare del cuore è qualcosa di
intellettuale, mentre non sappiamo neppure dove
sia il cuore. Non mi riferisco alla sua parte fisica:
quella la conosciamo. Ma in quel caso i dottori e
la scienza medica diranno che lì non c’è l’amore.
Quel cuore non è altro che una pompa, tutto il
resto è solo mito, poesia e sogno.
Ma il tantra conosce un centro profondo
nascosto dietro il tuo cuore fisico. Quel centro
profondo può essere raggiunto solo attraverso la
mente, perché noi siamo nella mente. Siamo nella
testa e qualsiasi viaggio interiore deve partire da
lì. La mente è suono. Se ogni suono cessasse, non
avresti più mente. Nel silenzio c’è la nonmente:
per questo si insiste tanto sul silenzio. Il silenzio è
uno stato di nonmente.
Di solito diciamo: “La mia mente è silenziosa”.
Questo è assurdo e senza senso, perché mente
vuol dire assenza di silenzio. Quindi non puoi dire
che la mente sia silenziosa. Se c’è la mente, non ci
può essere silenzio e se c’è silenzio, non ci può
essere la mente. Dunque non esiste qualcosa di
definibile come una mente silenziosa. Non può
esistere. È come dire che qualcuno sia morto-vivo.

432
Non ha senso; se è morto, non è vivo e se è vivo,
non è morto. Non puoi essere morto-vivo.
Per cui non esiste nulla come una mente
silenziosa. Quando arriva il silenzio, la mente non
c’è. In realtà, la mente esce e il silenzio entra.
Non possono esistere insieme. La mente è suono:
se quel suono ha un ordine, sei sano; se è caotico,
sei malato. Ma in entrambi i casi il suono esiste e
noi siamo nella mente.
Com’è dunque possibile abbandonare la mente
per raggiungere il centro interiore del cuore?
Usando il suono, intonando un suono. È meglio
usare un suono solo. Se nella mente ci sono molti
suoni, sarà difficile lasciarli cadere, ma se c’è n’è
uno solo, puoi farlo facilmente. Quindi
innanzitutto vanno sacrificati molti suoni per un
unico suono, si deve usare la concentrazione.
Intona un suono, prima a voce alta in modo che
tu possa sentirlo, poi pian piano in modo che sia
sempre più flebile e impercettibile, finché nessun
altro potrà sentirlo, ma tu potrai avvertirlo dentro
di te. Continua a rallentarlo, rendendolo sempre
più tenue, quindi d’acchito abbandonalo. Ci sarà
un’esplosione di silenzio, in quell’istante non ci
saranno più pensieri, ma rimarrà una sensazione.
Per questo è meglio usare un suono, un nome,
un mantra per cui provi qualcosa. Se un indù usa
“Rama”, in esso sentirà qualcosa. Per lui non è
solo una parola, non è solo nella sua testa; le
vibrazioni raggiungono anche il suo cuore. Forse
non ne è consapevole, ma le radici di “Rama”

433
affondano nelle sue ossa, nel suo stesso sangue, a
causa della tradizione e del condizionamento che
durano da molte vite. Se sei stato legato a un
suono per molto tempo, continuamente, sarà
profondamente radicato in te. Allora usalo! Lo si
può fare.
Se un cristiano usasse “Rama”, resterebbe
nella sua testa e non scenderebbe in profondità. È
meglio che usi “Gesù” o “Maria”, o qualcos’altro.
È molto facile essere influenzati da una nuova
idea, ma è difficile usarla. Non provi nulla per
essa, anche se con la mente sei convinto che sia
migliore, questa convinzione esiste solo in
superficie.
Un mio amico si ammalò in Germania. Ci
viveva da trent’anni e si era completamente
dimenticato della lingua madre. Era originario del
Maharashtra e la sua lingua era il marathi. Per
trent’anni aveva parlato in tedesco, che divenne
come la sua lingua madre. Dico “come” perché
nessun’altra lingua può diventarlo. Non è
possibile, perché la lingua madre resta
profondamente dentro di te. A livello conscio se
l’era dimenticata e non poteva più parlarla o
capirla.
Poi si ammalò gravemente e tutta la sua
famiglia andò a trovarlo. Non era cosciente, ma
talvolta si risvegliava e parlava in tedesco;
viceversa, quando era inconscio, parlava in
marathi. Consciamente non era in grado di capire
nulla del marathi; inconsciamente non era in

434
grado di capire nulla del tedesco e parlava in
marathi.
Il marathi era rimasto nascosto nell’inconscio
profondo. La lingua madre non può essere
sostituita. Puoi metterci altre cose sopra, puoi
imporre qualcosa sopra di essa, ma non puoi
sostituirla. Resterà in profondità.
Quindi, se senti qualcosa per un certo suono, è
meglio usare quello. Non usare un suono
intellettuale. Non sarà di alcun aiuto perché il
suono va usato per creare un passaggio dalla
mente al cuore. Usa dunque un suono che ami
profondamente.
Sarebbe molto difficile per un musulmano
usare “Rama”: per lui non vuol dire nulla. Per
questo le due religioni più antiche, l’induismo e
l’ebraismo, non credono alla conversione. Queste
sono le due religioni originali, in quanto tutte le
altre sono solo dei derivati: il cristianesimo e
l’Islam dall’ebraismo, il buddhismo, il giainismo e
il sikhismo dall’induismo. Queste due religioni
originali non hanno mai creduto nella conversione
per questa ragione: puoi convertire un uomo
intellettualmente, ma non puoi convertire un
uomo dal suo cuore. Puoi convertire un indù in
cristiano e un cristiano in indù, ma solo a livello
intellettuale: in profondità un indù convertito resta
un indù.
Quando va in chiesa a pregare Gesù o Maria, la
sua preghiera resta nella testa. Non puoi
cambiare l’inconscio. Ipnotizzandolo, l’indù

435
tornerà a galla; ipnotizzandolo e lasciandogli
rivelare il suo inconscio, ti accorgerai che è un
indù.
Gli indù e gli ebrei non hanno mai creduto alla
conversione per questo motivo fondamentale: non
puoi cambiare la religione di un uomo perché non
puoi cambiare il suo cuore, né i suoi sentimenti
inconsapevoli. Se ci provi, lo disturberai, perché
gli darai qualcosa che resterà alla superficie e lo
dividerà: diventerà una personalità dissociata. In
profondità è un indù, ma in superficie è un
cristiano. Userà mantra cristiani, suoni cristiani,
che non scenderanno in profondità e non userà
suoni indù che avrebbero potuto scendere in
profondità. Hai disturbato la sua vita.
Trova quindi un suono per cui provi qualcosa.
Anche il tuo nome potrebbe servire — anche il tuo
nome! Se non provi nulla per nient’altro, allora il
tuo nome potrebbe essere d’aiuto. Si tramandano
molti casi di realizzazione avvenuti così. Un
mistico molto famoso, Bukkh, usava il suo nome,
perché, diceva: “Non credo in nessun Dio. Non so
nulla di lui, non so quale sia il suo nome. Ho
sentito dei nomi, ma non esiste alcuna prova che
siano il Suo nome. E poiché sono alla ricerca di
me stesso, perché non dovrei usare il mio nome?”.
E usando semplicemente il suo nome, cadeva in
silenzio.
Se non hai alcun amore particolare, usa il tuo
nome. Ma è molto difficile perché ti condanni
tanto da non aver nessun sentimento, né rispetto

436
per te stesso. Forse gli altri ti rispettano, ma tu
non sei rispettoso di te stesso.
Quindi, la prima cosa è trovare un suono che ti
sia d’aiuto: ad esempio, il nome di chi ami. Se ami
un fiore, allora andrà bene “rosa”, oppure
qualsiasi altro suono il cui uso ti faccia sentire
bene, che ami pronunciare, ascoltare, che ti dia
un certo benessere. Se non riesci a trovarne uno,
allora rivolgiti ai suggerimenti delle fonti
tradizionali: “Aum”, “Amen”, “Maria”, “Rama”,
oppure puoi usare il nome del Buddha, di
Mahavira o qualsiasi altro nome per il quale senti
amore. Ma dev’essere presente una sensazione.
Per questo il nome del guru può aiutare, se ne hai
la sensazione. Ma la sensazione è essenziale!
“Intona un suono in modo che sia udibile,
quindi che lo sia sempre meno, man mano che il
sentire si approfondisce in questa armonia
silente.” Riduci sempre più il suono. Intonalo
sempre più lentamente e flebilmente in modo da
dover fare anche tu uno sforzo per sentirlo
all’interno. Continua ad affievolirlo, continua… e
sentirai il cambiamento. Più il suono cadrà, più
sarai ricolmo della sensazione. Quando il suono
scompare, resta solo il sentimento. Questo
sentimento non può essere nominato. È un amore,
un amore profondo, ma non verso qualcuno:
questa è la differenza.
Quando usi un suono o una parola, l’amore è
attaccato a un’etichetta. Quando usi “Rama,
Rama, Rama” hai un sentimento profondo per

437
questa parola, ma il sentimento è indirizzato verso
Rama, ristretto a Rama. Continuando a ridurre
“Rama”, arriverà un momento in cui “Rama”
scompare, il suono scompare. Adesso resta solo il
sentimento, il sentimento d’amore e non verso
Rama: ora non è più indirizzato. Esiste
semplicemente un sentimento d’amore, non verso
qualcuno, non ha un “verso”: c’è semplicemente
un sentimento d’amore, come se tu fossi in un
oceano d’amore.
Quando non è indirizzato, è del cuore. Quando
è indirizzato, è della testa. L’amore rivolto a
qualcuno è della testa, l’amore semplice è del
cuore. E quando l’amore è semplice, senza
destinatario, diventa preghiera. Se è indirizzato,
non è ancora preghiera; sei solo sulla strada. Per
questo dico che, se sei un cristiano, non puoi
cominciare come fossi indù. Dovresti cominciare
come un cristiano. Se sei un musulmano, non puoi
cominciare come un cristiano, dovresti cominciare
come un musulmano. Ma più vai in profondità,
meno sarai un musulmano o un cristiano o un
indù.
Solo l’inizio sarà indù, musulmano o cristiano.
Più avanzi verso il cuore, man mano che il suono e
il sentimento si affievoliranno, sempre meno sarai
indù, musulmano o cristiano. Quando il suono
scompare, sarai semplicemente un essere umano
— non più indù, musulmano o cristiano.
Questo è il significato delle sette o delle
religioni. La religione è una, le sette molte. Le

438
sette ti aiutano a cominciare. E se pensi che siano
la fine, sei finito. Sono solo l’inizio. Le devi
abbandonare e trascendere, perché l’inizio non è
la fine. Alla fine c’è la religione; all’inizio c’è solo
una setta. Usa la setta per raggiungere la
religione; usa il limitato verso l’Illimitato; usa il
finito verso l’Infinito.
Qualsiasi suono andrà bene. Trova il tuo suono.
E quando lo intoni, ti sembrerà di avere con lui
una storia d’amore, perché il cuore comincerà a
vibrare. Tutto il tuo corpo comincerà a essere più
sensibile. Avrai la sensazione di cadere in
qualcosa di caldo, simile al grembo della tua
amata: qualcosa di caldo ti sta avvolgendo. E si
tratta di una sensazione anche fisica, non solo
mentale. Se intoni un suono che ami, avvertirai
intorno e dentro di te un calore. Allora la parola
non è una parola fredda. È calda!
Se sei andato in un tempio indù, devi aver
sentito parlare della “garbhagriha”, la casa del
ventre. Il centro più intimo del tempio è
conosciuto come “garbha”, il ventre. Forse non hai
mai ponderato sul perché viene chiamato il
ventre. Se intoni il suono del tempio — ogni
tempio ha il suo suono, il suo mantra, il suo ishta-
devata, il suo dio e il mantra relativo a quel dio —
se intoni quel suono, si crea lo stesso calore del
ventre di una madre. Per questo il garbha, il
ventre del tempio, viene costruito del tutto simile
al ventre della madre, a forma circolare e quasi
completamente chiuso, con una sola apertura.

439
Quando i cristiani arrivarono per la prima volta in
India e scoprirono i templi indù, ebbero la
sensazione che quei templi fossero davvero
antigienici — senza ventilazione e con solo una
piccola porta.
Ma il ventre ha una sola porta e non è affatto
ventilato. Per questo il tempio veniva costruito con
una sola porta, proprio come un ventre e se intoni
quel suono, il ventre diventa vivo. Viene chiamato
garbha, il ventre, anche perché là puoi avere una
rinascita. Puoi diventare un uomo nuovo. Se intoni
un suono che ami, per il quale provi un
sentimento, creerai intorno a te il suono di un
ventre.
Quindi è bene non praticare questa tecnica a
cielo aperto. Sei molto debole. Non puoi colmare
il cielo intero con il tuo suono. È meglio scegliere
una piccola stanza, e se la stanza è tale che vibra
con il tuo suono è meglio; sarà d’aiuto. Se puoi
scegliere lo stesso posto tutti i giorni, sarebbe
ottimale. Si caricherebbe! Se ogni giorno viene
ripetuto lo stesso suono, allora ogni atomo, lo
spazio stesso diventa un ambiente.
Per questo nei templi musulmani, ad esempio,
non sono ammessi i seguaci di altre religioni. Non
c’è nulla di male nella Mecca, ma nessuno può
accedervi se non è musulmano, e questo è giusto.
Non c’è nulla di sbagliato in quel rifiuto. Avviene
perché la Mecca appartiene a una disciplina
particolare. Chi non è musulmano andrebbe lì con
un suono che disturberebbe l’intero ambiente. Se

440
a un musulmano non è consentito entrare in un
tempio indù, non è offensivo. E tutti i riformatori
sociali, che non sanno nulla di templi, religione e
scienza esoterica, continuano a lanciare slogan
senza senso che disturbano ogni cosa.
Un tempio indù è per gli indù, perché un
tempio indù è un luogo particolare, un posto
costruito ad hoc. Si è lavorato per millenni per
renderlo vivo e se potesse entrare chiunque lo
disturberebbe. Quel disturbo è molto pericoloso.
Un tempio non è un posto pubblico. Serve a scopi
e persone particolari. Non è per i visitatori. Per
questo anticamente i visitatori non erano
ammessi. Se adesso sono ammessi è perché non
sappiamo cosa stiamo facendo. Un visitatore non
dovrebbe essere ammesso! Non è un posto da
vedere, dove fare turismo. È un luogo creato e
riempito con vibrazioni particolari.
Se fosse un tempio di Rama e tu fossi nato in
una famiglia dove il nome di Rama è sacro e
riverito; allora, entrando in uno spazio vivo,
sempre ricolmo del nome di Rama, anche non
volendo cantare, cioè anche se non stai usando il
mantra Rama, comincerai a cantare. Lo spazio
tutt’intorno ti farà pressione. Le vibrazioni che ti
circondano ti colpiranno e tu, in profondità,
comincerai a cantare. Per cui usa un posto simile:
un tempio va bene.
Queste tecniche sono semplici. Vanno bene un
tempio, una moschea o una chiesa. La tua casa
non va bene per questi metodi, perché con tanti

441
suoni intorno a te, sei circondato da uno spazio
caotico, e non sei così forte da poter cambiare lo
spazio solo con il tuo suono. Non sei così forte! È
meglio andare in un luogo specifico che
appartenga a un certo suono, e usare quello.
Inoltre è bene andare tutti i giorni nello stesso
posto.
A poco a poco diventerai potente. A poco a
poco cadrai dalla testa al cuore. A quel punto
potrai eseguire questo metodo ovunque e tutto
l’universo diventerà il tuo tempio; allora non ci
sarà alcun problema. Ma all’inizio è bene
scegliere un posto, e se puoi anche scegliere lo
stesso momento ogni giorno, ancora meglio,
perché in quel caso il tempio ti aspetterà. Allo
scoccare dell’ora, il tempio sarà in attesa; è più
ricettivo; tutto lo spazio è contento che tu sia
venuto. E intendo in senso fisico: questa non è
solo una situazione simbolica, ma anche fisica.
Tu mangi tutti i giorni alla stessa ora: a
quell’ora particolare il tuo corpo è affamato. Il
corpo ha il proprio orologio interiore. Sente la
fame esattamente a quell’ora. Se ogni giorno vai a
dormire a una certa ora, tutto il tuo corpo si
preparerà a quell’ora. Se ogni giorno cambi l’ora
in cui vai a letto e mangi, stai disturbando il tuo
corpo.
Ora si sostiene che quei cambiamenti
influenzeranno la tua età. Se cambi tutti i giorni la
tua routine giornaliera, allora, se il tuo potenziale
di vita è ottant’anni, ne vivrai solo settanta.

442
Andranno perduti dieci anni, mentre se segui
regolarmente l’orologio del tuo corpo, se dovevi
vivere ottant’anni, ne vivrai novanta con estrema
facilità. Si possono aggiungere dieci anni.
Allo stesso modo, ciò che ti circonda ha il
proprio orologio: il mondo si muove in un tempo
cosmico. Se entri nel tempio esattamente alla
stessa ora ogni giorno, il tempio è pronto per te e
tu sei pronto per il tempio. Queste due
predisposizioni si incontrano e i risultati vengono
moltiplicati per mille.
In alternativa puoi creare un piccolo angolo
nella tua casa. Ma in questo caso non usare
quell’angolo per nessun altro scopo, perché ogni
finalità ha le proprie vibrazioni. Se usi
quell’angolo per sbrigare i tuoi affari o per giocare
a carte, quello spazio diventa confuso.
Attualmente quelle confusioni possono perfino
essere registrate usando degli apparecchi; si può
sapere se lo spazio è confuso.
Se puoi creare un angolo a casa tua, un piccolo
tempio, va molto bene. Se puoi permetterti un
piccolo tempio, questa è la prima cosa da provare.
Ma non usarlo per nient’altro. Lascia che sia il tuo
angolo assolutamente privato, allora in brevissimo
tempo vedrai dei risultati.
Settima tecnica sul suono: “Con la bocca
leggermente aperta, tieni la mente nel mezzo
della lingua. Oppure, mentre il respiro entra
silenziosamente, senti il suono HH”.

443
“Con la bocca leggermente aperta, tieni la
mente nel mezzo della lingua. Oppure, mentre il
respiro entra silenziosamente, senti il suono HH.”
La mente può essere focalizzata in qualsiasi parte
del corpo. Di solito, siamo focalizzati nella testa,
ma possiamo esserlo ovunque. E cambiando
oggetto, cambiano le tue qualità. Ad esempio, in
molte paesi orientali come il Giappone, la Cina, la
Corea, la tradizione insegna che la mente è nella
pancia, non nella testa. Di conseguenza, chi pensa
che la mente sia nella pancia, ha qualità mentali
diverse, caratteristiche che tu non puoi avere,
perché pensi che la mente sia nella testa.
La mente non è da nessuna parte! Il cervello è
nella testa, non la tua mente. “Mente” indica la
messa a fuoco. Puoi focalizzarla ovunque e una
volta focalizzata è difficilissimo muoverla da quel
punto.
Ad esempio, gli psicologi e i ricercatori del
profondo dicono che, quando fai l’amore, la tua
mente si deve spostare dalla testa all’area
genitale, altrimenti resterai frustrato. Se restasse
nella testa, non potresti scendere in profondità nel
sesso. Non avverrebbe alcun orgasmo,
l’esperienza non sarebbe orgasmica. Non avresti
un picco. Potrai procreare, ma non avrai
conosciuto le più alte vette dell’amore.
Non hai conosciuto ciò di cui parla il tantra o è
raffigurato a Khajuraho. Non puoi! Hai mai visto
Khajuraho o le fotografie di quei templi? Guarda i
volti, guarda le coppie che fanno l’amore. Guarda

444
i volti! Sembrano i volti di un dio! Sono in un atto
sessuale, ma i loro volti sono estatici come quelli
di un Buddha. Cosa sta accadendo? Questo sesso
non è cerebrale; non stanno facendo l’amore
attraverso la testa, non ci stanno pensando. Sono
scesi dalla testa, la loro focalizzazione è cambiata.
Poiché hanno abbandonato la testa, la
consapevolezza si è mossa nell’area genitale. La
mente non c’è più, è diventata nonmente; i loro
volti hanno la stessa estasi di un Buddha. Questo
sesso è divenuto una meditazione. Come mai?
Perché è cambiata la messa a fuoco. Se per una
volta riesci a cambiare la messa a fuoco della tua
mente, se riesci a eliminare la focalizzazione nella
testa, la testa e il volto si rilassano e tutte le
tensioni si dissolvono. Tu non sei più: l’ego non è
più.
Per questo, più la mente diventa razionale e
intellettuale, meno è capace di amore, perché
l’amore ha bisogno di una diversa messa a fuoco.
In amore hai bisogno di focalizzarti vicino al
cuore; nel sesso hai bisogno di una focalizzazione
vicino all’area genitale. Se stai facendo calcoli
matematici, la testa va bene. Ma l’amore non è
matematica, il sesso, poi, non lo è assolutamente.
E se la matematica prosegue nella testa mentre
stai facendo l’amore, stai semplicemente
sprecando energia e tutto quello sforzo sarà
disgustoso.
Ma la mente può essere cambiata. Il tantra
dice che esistono sette centri e la mente può

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essere trasferita in ognuno di essi. Ogni centro ha
funzioni diverse. Se ti concentri su un centro
particolare, diventi un uomo diverso.
In Giappone esiste un gruppo di tipo militare,
simile agli kshatrya, i guerrieri indiani, conosciuto
come i “samurai”. Vengono addestrati a essere dei
soldati e il loro primo esercizio è portare la mente
verso il basso, due dita sotto l’ombelico. In
Giappone, questo centro è chiamato hara. Se un
soldato non riesce a portare la sua attenzione
all’hara, non gli è permesso di combattere, e
questo è giusto. I Samurai sono i più grandi
combattenti che il mondo abbia mai conosciuto, i
più grandi guerrieri. Nessun guerriero può essere
paragonato a un samurai. È un uomo diverso, un
essere diverso, perché la sua focalizzazione è
diversa.
I samurai affermano che mentre combatti non
esiste il tempo. La mente ha bisogno di tempo per
funzionare; è calcolatrice. Se vieni attaccato e
pensi a come difenderti, hai già mancato il punto,
hai già perso. Non esiste il tempo. Devi funzionare
senza tempo e la mente non può funzionare senza
tempo. La mente ha bisogno del tempo! Per
quanto l’istante sia breve, la mente ha bisogno di
tempo!
Sotto l’ombelico esiste un centro, l’hara, che
funziona senza tempo. Se la focalizzazione viene
portata nell’hara durante un combattimento, la
lotta è intuitiva, non intellettuale. Prima del tuo
attacco, l’avversario è già pronto. È una

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sensazione sottile all’hara, non alla testa. Non è
una deduzione, è una telepatia psichica. Ancor
prima che tu pensi ad attaccare, il pensiero ha
raggiunto l’avversario. Il suo hara è colpito ed egli
pensa a difendersi. Già prima dell’attacco, è in
difesa; si è protetto.
Talvolta, quando due samurai stanno
combattendo, nessuno dei due viene sconfitto. È
un problema: nessuno può essere proclamato
vincitore. È impossibile perché nessuno riesce ad
attaccare l’avversario. Prima che uno attacchi,
l’altro già lo sa.
Un matematico indiano stupiva tutto il mondo
perché non faceva calcoli. Il suo nome era
Ramanuja: quando gli davi un problema, lo
risolveva immediatamente. Uno dei più grandi
matematici mai nati, un inglese chiamato Hardy,
impazzì dietro a Ramanuja. Mentre lui impiegava
sei ore a risolvere un dato problema, Ramanuja lo
risolveva immediatamente. Non era possibile che
fosse la mente a operare così, perché la mente ha
bisogno di tempo.
Fu chiesto in continuazione a Ramanuja:
“Come fai?”, e la risposta era: “Non lo so. Tu mi
dai il problema e la risposta mi arriva. Viene da
qualche parte al di sotto della testa, non dalla mia
testa”. Veniva dall’hara. Non ne era consapevole
né si era esercitato, ma questa è la mia
sensazione: nella sua vita precedente egli era
stato un giapponese, perché in India non abbiamo
lavorato molto sull’hara.

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Il tantra dice che, se focalizzi la mente su
centri diversi, diversi saranno i risultati. Questa
tecnica riguarda la focalizzazione sulla lingua, nel
mezzo della lingua. Come mai? “Con la bocca
leggermente aperta” —come se stessi per parlare:
non chiusa, ma leggermente aperta, come se
stessi per parlare — non come se stessi parlando,
ma come se stessi per parlare. La bocca è aperta
come quando stai per parlare.
Quindi tieni la mente nel mezzo della lingua.
Proverai una sensazione molto strana, perché la
lingua ha un centro esattamente nel mezzo, che
controlla i tuoi pensieri. Se all’improvviso diventi
cosciente di quel punto e ti focalizzi lì, i tuoi
pensieri si fermeranno.
Esattamente nel mezzo, focalizzati come se
tutta la tua mente fosse andata nella lingua:
esattamente nel mezzo! Lascia che la bocca sia
leggermente aperta come se stessi per parlare e
quindi focalizza la mente come se non fosse nella
testa, sentila come se fosse nella lingua,
esattamente nel mezzo.
La lingua possiede il centro del linguaggio e il
pensiero è linguaggio. Cosa stai facendo mentre
pensi? Parli dentro di te. Puoi pensare qualcosa
senza parlare all’interno? Quando sei solo, senza
parlare con nessuno, e stai pensando, cosa stai
facendo? Parli all’interno, parli a te stesso. La tua
lingua è coinvolta. La prossima volta, mentre
pensi, sii consapevole. Senti la tua lingua: sta
vibrando come se stessi parlando a qualcun altro.

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A quel punto fa’ attenzione, e sentirai che le
vibrazioni sono concentrate nel mezzo. Sorgono
dal centro e si diffondono per tutta la lingua.
Pensare è parlare all’interno. Se puoi portare
tutta la tua consapevolezza, la tua mente, al
centro della lingua, il pensiero si arresta; coloro
che praticano il silenzio, semplicemente non
stanno più parlando. Se all’esterno smetti di
parlare, diventerai profondamente consapevole
del parlare interiore. E se resti completamente in
silenzio, per un mese, due mesi, un anno, senza
parlare, sentirai che la lingua vibra
violentemente. Adesso non lo senti perché stai
parlando e le vibrazioni vengono liberate. Ma
anche adesso, se ti fermi e diventi cosciente
mentre pensi, sentirai che la tua lingua vibra un
po’. Ferma completamente la tua lingua come se
fosse congelata, non lasciare che si muova, e non
potrai più pensare. Provaci.
Il centro è proprio nel mezzo, per cui porta la
tua mente là. “Con la bocca leggermente aperta,
tieni la mente nel mezzo della lingua. Oppure,
mentre il respiro entra silenziosamente, senti il
suono HH”. Questa è la seconda tecnica. È simile.
“Oppure, mentre il respiro entra silenziosamente,
senti il suono HH.”
Con la prima tecnica, il tuo pensiero si
arresterà. Sentirai una solidità interiore — come
se fossi diventato solido. Quando i pensieri non ci
sono più, diventi immobile. I pensieri sono il
movimento interiore. E quando i pensieri non ci

449
sono più e tu sei inamovibile, sei diventato parte
dell’Eterno che solo in apparenza si muove, ma
che è immobile e che rimane inamovibile.
Nell’assenza di pensieri, diventi parte
dell’Eterno, ciò che è immobile. Con il pensiero,
sei parte del movimento, perché la natura è
movimento, il mondo è movimento. Per questo lo
abbiamo chiamato sansara. Sansara indica la
ruota che si muove, gira e rigira. Il mondo è
movimento e ciò che è nascosto, la Realtà
Suprema, è immobile, immota e inamovibile. È
proprio come una ruota che si muove, ma che si
muove intorno a qualcosa che non si muove mai.
Una ruota può muoversi solo perché nel centro c’è
qualcosa che non si muove mai, che rimane
immobile. Il mondo si muove, ma il Trascendente
rimane immobile. Se i tuoi pensieri si arrestano,
improvvisamente cadi da questo mondo nell’altro.
Con il movimento bloccato dentro di te, diventi
parte dell’Eterno, ciò che non cambia mai.
“Oppure, mentre il respiro entra
silenziosamente, senti il suono HH.” Apri la bocca
leggermente, come se stessi per parlare. Quindi
inspira e sii consapevole del suono che si crea
inspirando. È proprio HH, che tu stia inspirando o
espirando. Non devi produrre il suono; devi solo
sentire l’inspirazione sulla tua lingua. È molto
silenzioso. Lo è! Sentirai quel suono HH! Sarà
impercettibile, vagamente udibile. Dovrai stare
molto attento per esserne consapevole. Ma non
provare a crearlo. Se lo crei, hai mancato il punto.

450
Hai creato un suono che non sarà di alcun aiuto. È
il suono naturale che accade mentre inspiri o
espiri.
Ma la tecnica parla dell’inspirazione, non
dell’espirazione, perché mentre espiri, insieme al
suono anche tu vai all’esterno, mentre lo sforzo è
andare all’interno. Quindi, mentre inspiri, senti il
suono HH. Inspira e senti il suono HH, esercitati e
prima o poi sentirai che il suono non si crea solo
nella lingua: si crea anche nella gola. Ma in quel
caso è davvero impercettibile. Con una
consapevolezza molto profonda puoi diventarne
consapevole.
Comincia dalla lingua, quindi poco a poco sta’
attento e continua a sentirlo. Lo sentirai nella
gola, poi comincerai a sentirlo nel cuore. E
quando raggiunge il cuore, sei andato oltre la
mente. Tutte queste tecniche servono solo a darti
un ponte per passare dal pensiero al non pensiero,
dalla mente alla nonmente, dalla superficie al
centro.
Ottava tecnica sul suono: “Centrati sul suono
AUM, senza A e senza M”.
“Centrati sul suono AUM” - A-U-M, AUM,
“senza A e senza M.” Resta solo la U. È una
tecnica difficile, ma per qualcuno potrebbe essere
adatta, in particolare per coloro che lavorano con
i suoni: musicisti, poeti, coloro che hanno un
orecchio molto sensibile; per loro questa tecnica
potrebbe essere d’aiuto. Per gli altri, per chi non

451
abbia un orecchio sensibile, è molto difficile
perché è molto delicata.
Devi intonare “AUM” e sentire in esso tre suoni
distinti: A-U-M. Intonando l’AUM, devi percepire
quei tre suoni… sono lì, fusi insieme. Un orecchio
molto delicato può esserne consapevole, può
sentire A-U-M separatamente mentre li intoni.
Sono separati, molto vicini, ma separati. Se non
riesci a sentirli separatamente, allora questa
tecnica non può essere praticata. Le tue orecchie
dovranno essere allenate.
In Giappone, in particolare nello Zen, come
prima cosa si allenano le orecchie. C’è un metodo
per allenarle. Quando il vento soffia il Maestro
dirà: “Concentrati su di esso. Senti tutte le
sfumature e le variazioni del suono: quando è
arrabbiato, quando è furioso, quando è
compassionevole, quando è amorevole, quando è
forte, quando è delicato. Senti le sfumature del
suono. Quando il vento soffia tra gli alberi, sentilo.
Mentre il fiume scorre, senti le sfumature”.
Per mesi e mesi il ricercatore, il meditatore, si
siederà sulla sponda del fiume ad ascoltarlo. Ha
suoni diversi. Tutto cambia. Durante la pioggia
sarà in piena; sarà vivo, straripante. I suoni
saranno diversi. D’estate si ridurrà a nulla. I suoni
cesseranno, ma se ascolti ci saranno suoni
impercettibili. Nell’arco dell’anno il fiume
cambierà e bisogna essere consapevoli.
Nel libro di Hermann Hesse, Siddharta,
Siddharta vive con un barcaiolo. Non c’è nessun

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altro, solo il fiume, Siddharta e il barcaiolo; il
barcaiolo è un uomo molto silenzioso, ha vissuto
tutta la vita con il fiume. È diventato silenzioso,
per cui parla raramente. Ogni volta che Siddharta
si sente solo, il barcaiolo gli consiglia di andare al
fiume e ascoltarlo. È meglio che ascoltare parole
umane.
In questo modo, poco a poco, Siddharta si
sintonizza con il fiume, e comincia ad avvertirne
gli umori: il fiume cambia continuamente umore.
Qualche volta è amichevole e qualche volta no;
qualche volta sta cantando e qualche volta sta
piangendo e singhiozzando; qualche volta ride e
qualche volta è triste. Siddharta comincia a
sentire le leggere, delicate differenze. Le sue
orecchie ora le percepiscono: si è sintonizzato.
Per cui anche se all’inizio lo trovassi difficile,
prova comunque. Intona AUM, continua e senti A-
U-M. In esso sono combinati tre suoni: A-U-M è
una sintesi di tre suoni. Quando cominci a sentirli
distintamente, comincia a lasciar cadere la A e la
M. A quel punto non puoi dire AUM: la A e la M
saranno cadute e solo la U resterà. Perché ? Cosa
accadrà? Il punto non è il mantra, non è l’A-U-M o
il lasciar cadere. Il punto è la tua sensibilità.
Per prima cosa diventa sensibile ai tre suoni,
cosa molto difficile. E quando diventi tanto
sensibile da poter far cadere la A e la M, lasciando
rimanere solo il suono di mezzo, in questo sforzo
perderai la tua mente. Sarai così coinvolto, così
profondamente attento e sensibile che ti

453
dimenticherai di pensare. E se pensi, non puoi
farlo. Questo è solo un modo indiretto per portarti
fuori dalla testa. Sono state provate talmente
tante vie e tutte sembrano semplicissime, al punto
che ti chiedi: “Cosa può succedere? Non può
succedere nulla con metodi così semplici”.
Invece accadono miracoli, perché sono
semplicemente vie indirette. La tua mente è
focalizzata su qualcosa di molto sottile. Se ti
focalizzi, non puoi continuare a pensare; la mente
cadrà. All’improvviso, un giorno diventerai
consapevole, e ti chiederai cos’è successo.
Nello Zen si usano i koan. Un koan famoso che
viene dato al principiante è: “Va’ e senti il battito
di una mano sola. Puoi creare un suono con due
mani. Se una sola mano può creare un suono,
ascoltalo”.
Un ragazzino era al servizio di un Maestro Zen.
Vedeva arrivare dal Maestro molte persone che
chinavano la testa ai suoi piedi e gli chiedevano di
dir loro qualcosa su cui meditare. E il Maestro
dava un koan. Il ragazzo stava solo lavorando per
il Maestro, lo stava servendo; aveva nove o dieci
anni.
Vedendo tanta gente andare e venire, un giorno
anche lui divenne molto serio, piegò la testa ai
piedi del Maestro e gli chiese: “Dammi un koan,
un oggetto su cui meditare”. Il Maestro rise, ma il
ragazzo era molto serio, per cui gli disse: “Va
bene! Prova a sentire il battito di una mano sola. E
quando lo avrai sentito, vieni a riferirmi”.

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Il ragazzo provò e riprovò, non riuscendo a
dormire tutta la notte. Al mattino arrivò e
annunciò: “L’ho sentito. È il suono del vento che
soffia attraverso gli alberi”. Il Maestro disse: “E
dov’è la mano in questo? Torna indietro e
riprova”. In questo modo egli si presentò ogni
giorno; trovava qualche suono, andava dal
Maestro e questi gli diceva: “Non è questo;
continua a provare!”.
Un giorno il ragazzo non venne. Il Maestro
aspettò e aspettò, alla fine disse agli altri discepoli
di andare a vedere cosa fosse successo. Sembrava
che il ragazzo avesse udito… guardarono
ovunque. Stava seduto sotto un albero, totalmente
assorto — un Buddha appena nato. Tornarono a
riferire: “Abbiamo paura di disturbare il ragazzo.
Sembra proprio un Buddha appena nato. Sembra
che abbia udito il suono”. Per cui il Maestro andò,
chinò la testa ai piedi del ragazzo e gli chiese:
“Hai sentito? Sembra che tu abbia sentito”. Il
ragazzo rispose: “Sì, ma è un suono senza suono”.
In che modo si illuminò questo ragazzo?
Sviluppò la sua sensibilità. Provò con ogni suono,
ascoltò con attenzione. Sviluppò l’attenzione. Non
dormiva più; passava la notte in ascolto per
scoprire il suono di una mano sola. Non era così
intellettuale come puoi esserlo tu, per cui non
pensò mai che non può esistere il suono di una
mano sola. Se il koan fosse dato a te, non ci
proveresti nemmeno, diresti: “Che assurdità! Non
può esistere nessun suono prodotto da una mano

455
sola!”.
Ma il ragazzo ci provò. Il Maestro aveva detto
che qualcosa c’era e lui ci provò. Era un ragazzo
semplice, per cui ogni volta che ascoltava
qualcosa, ogni volta che sentiva qualcosa di
nuovo, andava dal Maestro a riferirla; in questo
modo la sua sensibilità si sviluppò. Divenne
attento, all’erta, consapevole, focalizzato su un
solo punto. Era alla ricerca e la mente cadde
perché il Maestro aveva detto: “Se continui a
pensare non troverai; talvolta il suono di una
mano sola esiste; c’è! Devi essere attentissimo per
non lasciartelo sfuggire”.
Egli provò e riprovò. Non esiste alcun suono di
una mano sola, ma quello era solo un modo
indiretto per creare sensibilità e consapevolezza.
E un giorno, improvvisamente, tutto scomparve.
Era così attento che solo l’attenzione era
presente, così sensibile che solo la sensibilità era
presente, così consapevole — non di qualcosa, ma
semplicemente consapevole! A quel punto disse:
“L’ho sentito, ma è un suono senza suono, è
assenza di suono!”. Devi essere esercitato a
essere attento, all’erta.
“Centrati sul suono AUM, senza A e senza M.”
Questo è solo un metodo per renderti
delicatamente consapevole delle sottili sfumature
del suono. Semplicemente praticandolo, ti
scorderai dell’AUM. Non solo cadrà la A, non solo
cadrà la M, ma un giorno cadrai improvvisamente
anche tu, allora ci sarà l’assenza di suono e tu

456
sarai un novello Buddha seduto sotto un albero.

457
Capitolo quattordicesimo
ARRENDERSI NEL SESSO E
ARRENDERSI A UN MAESTRO
DOMANDE:

1
Se il tantra insegna a essere nel mezzo, come
si può comprendere la differenza tra indulgenza e
repressione?
2
Esiste un rapporto tra l’aprirsi a un Maestro e
l’aprirsi nel sesso?

Prima domanda: “L’altra sera hai parlato


dell’atteggiamento di totale accettazione come
fondamento essenziale per qualsiasi ‘sadhana’, o
pratica spirituale tantrica. Se ricordo bene, in
un’altra occasione hai detto che la scienza del
tantra insegna a stare nel mezzo di ogni cosa, a
essere liberi dagli estremi della vita. In
riferimento a questo, spiega come si può arrivare
a comprendere la differenza tra l’indulgenza e la
repressione nella vita sessuale”.
Accettare la vita nella sua totalità è la via

458
mediana. Se neghi, ti muovi all’estremo opposto.
Negare è essere agli estremi. Se neghi qualcosa,
la neghi in favore di qualcos’altro, spostandoti
verso un estremo. Negando il sesso, passi al
bramacharya, al celibato, l’altro estremo. Se neghi
il bramacharya, ti sposti nell’indulgenza, l’altro
estremo. Nell’istante in cui neghi, hai accettato la
via degli estremi.
Accettare la totalità vuol dire essere
automaticamente nel mezzo. Non sei né pro né
contro qualcosa. Non hai scelto: stai solo
galleggiando nella corrente. Non ti stai muovendo
verso un obiettivo: non hai scelto. Ti sei lasciato
andare.
Il tantra crede in un abbandono profondo.
Quando scegli, subentra l’ego. Quando scegli,
entra in campo la tua volontà. Quando scegli, ti
stai muovendo contro tutto l’universo. Fa’ le tue
scelte e, scegliendo, non scegli il flusso
universale, ma te ne stai in disparte, isolato, come
fossi un’isola. Stai provando a essere te stesso
contro l’intero flusso della vita.
Non scegliere vuol dire che non devi decidere
dove va la vita. Permetti alla vita di muoversi, di
prenderti con sé, senza avere alcuna meta fissa.
Se hai una meta, sei costretto a scegliere. La meta
della vita è la tua meta. Non stai andando contro
la vita; non hai idee personali-che contrastano con
la vita. Ti abbandoni, ti arrendi, alla forza stessa
della vita. Questo è ciò che il tantra vuole dire con
accettazione totale.

459
E una volta che cominci ad accettare la vita
nella sua totalità, le cose cominciano ad accadere,
perché questa accettazione totale ti libera dal tuo
ego. L’ego è il problema: è a causa sua che crei i
problemi. Nella vita in quanto tale non esistono
problemi; l’Esistenza è libera da problemi. Tu sei
il problema e il creatore del problema, crei
problemi da ogni cosa. Anche se incontrassi Dio,
ne faresti un problema. Anche se raggiungessi il
Paradiso, ne faresti un problema, perché tu sei la
fonte originale dei problemi. Non hai intenzione di
arrenderti e l’ego che non si arrende è la fonte di
tutti i problemi.
Il tantra dice che non si tratta di raggiungere
qualcosa; non si tratta di raggiungere il
bramacharya. Se raggiungi il bramacharya, il
celibato, contro il sesso, il tuo bramacharya
resterà fondamentalmente sessuale. Due estremi,
per quanto opposti, sono parte di un tutto, due
aspetti di una cosa sola. Se ne scegli uno, hai
scelto anche l’altro. L’altro ora sarà nascosto,
represso. Cosa vuol dire repressione? Scegliere un
estremo contro l’altro che ne è parte integrante.
Scegli il bramacharya contro il sesso, ma cos’è
il bramacharya? È solo il contrario dell’energia
sessuale. Hai scelto il bramacharya, ma con quello
hai scelto anche il sesso. Adesso in superficie ci
sarà il bramacharya, ma in profondità ci sarà
sesso. Sarai disturbato perché la tua scelta creerà
disturbo. Puoi scegliere solo un polo, tuttavia
l’altro polo seguirà automaticamente. Ma tu sei

460
contro l’altro polo, per cui ora sarai disturbato.
Il tantra dice di non scegliere: sii senza scelte.
Una volta che lo hai compreso, non chiederai più
che cosa sia indulgenza e cosa repressione. A quel
punto non ci sarà repressione né indulgenza. La
domanda sorge solo perché stai ancora
scegliendo. Ci sono persone che vengono a dirmi:
“Noi accettiamo la vita, ma se accettiamo la vita,
quando accadrà il bramacharya?”. Sono pronti a
essere in accettazione totale, ma il loro essere
pronti non è vero, è solo superficiale. In
profondità stanno ancora aggrappandosi agli
estremi.
Essi vogliono il bramacharya, il celibato. Non lo
hanno ottenuto lottando contro il sesso, per cui
quando mi sentono, pensano: “Poiché non siamo
stati in grado di raggiungerlo attraverso la lotta,
adesso dovremmo farcela attraverso
l’accettazione”. Ma la mente avida, ambiziosa,
motivata è ancora presente: c’è ancora la meta, la
scelta.
Se hai qualcosa da raggiungere, non puoi
accettare la totalità. L’accettazione non è totale; la
stai solo provando come una tecnica per ottenere
qualcosa. Accettazione vuol dire abbandonare la
mente avida, sempre tesa al conseguimento di
qualcosa. Lasciare che la vita fluisca liberamente,
come il vento che soffia tra gli alberi. Permetterle
di scorrere liberamente dentro e attraverso di te,
senza resistenze. Ovunque ti conduca, sei pronto
ad andare. Non hai obiettivi. Se ne avessi

461
qualcuno, dovresti resistere alla vita, dovresti
lottarci contro.
Se l’albero avesse una meta, una propensione,
un’idea, non potrebbe permettere al vento di
attraversarlo liberamente. Se volesse andare a
sud, il vento che soffia verso nord sarebbe un
nemico. Se hai una meta, non puoi accettare la
vita come un’amica. Il tuo obiettivo crea ostilità.
Se ti aspetti qualcosa dalla vita e fai forza su di
essa, non permetti alla vita di accaderti. Il tantra
dice che le cose accadono quando non te le
aspetti, quando non le forzi, quando non le
desideri ardentemente.
Ma questa è una conseguenza, non un risultato.
E sta’ bene attento alla differenza tra
“conseguenza” e “risultato”. Un risultato è
desiderato consciamente, una conseguenza è un
effetto. Ad esempio, se ti dicessi che giocare crea
la felicità come conseguenza, tu proveresti a
giocare in funzione del risultato. Andresti a
giocare aspettandoti come risultato la felicità, ma
io ti ho detto che sarebbe stata una conseguenza,
non un risultato.
“Conseguenza” vuol dire che, se sei veramente
immerso nel gioco, la felicità accadrà. Se hai il
pensiero fisso sulla felicità, questa sarà un
risultato e non accadrà mai. Un risultato è uno
sforzo conscio; una conseguenza è solo un effetto.
Se sei profondamente immerso nel gioco, sarai
felice. Ma quell’aspettativa, il desiderio stesso
della felicità, non ti permetteranno di essere

462
profondamente immerso nel gioco e l’attesa del
risultato diventerà la barriera che ti impedirà di
essere felice.
La felicità non è un risultato: è una
conseguenza. Se ti dico che amando sarai felice,
la felicità sarà una conseguenza, non un risultato.
Se pensi che devi amare, poiché vuoi essere
felice, non ne verrà fuori nulla. Sarà una perdita
di tempo, perché non si può amare in funzione di
un risultato. L’amore accade! Non c’è motivazione
dietro di esso!
Se ci fosse una motivazione, non sarebbe
amore, ma qualcos’altro. Se sono motivato e
penso che ti devo amare, poiché desidero la
felicità, questo amore sarà falso. E poiché sarà
falso, la felicità non accadrà. Non arriverà, è
impossibile. Ma se ti amo senza alcun motivo, la
felicità seguirà come un’ombra.
Il tantra dice che l’accettazione sarà seguita
dalla trasformazione, ma non devi fare
dell’accettazione una tecnica per la
trasformazione: non lo è! Non desiderare la
trasformazione. Solo in quel caso accade la
trasformazione; se la desideri, il desiderio stesso è
un ostacolo. Allora l’interrogativo su cosa sia
l’indulgenza e cosa sia la repressione non sorgerà.
Questa domanda sorge solo perché non sei
pronto ad accettare il Tutto. Accettalo! Lascia che
ci sia indulgenza e accettala! Se l’accetti, verrai
ributtato nel mezzo. Oppure, lascia che ci sia
repressione e accettala! Se c’è accettazione, sarai

463
ributtato nel mezzo. Tramite l’accettazione non
puoi restare agli estremi. “Estremo” vuol dire
negazione di qualcosa — accettare qualcosa e
negare qualcos’altro. “Estremo” vuol dire essere
per qualcosa contro qualcos’altro. Allorché accetti
qualsiasi cosa ti si pari davanti, verrai ributtato
nel mezzo: non potrai restare agli estremi.
Per cui scordati qualsiasi conoscenza
intellettuale su cosa siano la repressione e
l’indulgenza. Sono assurdità e non ti porteranno
da nessuna parte. Accetta semplicemente,
ovunque tu sia. Se sei nell’indulgenza, accettalo.
Perché averne paura?
Ma c’è un problema. Se sei nell’indulgenza,
puoi restarci solo se contemporaneamente stai
provando a trascenderla. Questo fa un buon
effetto sull’ego: puoi sentirti bene e rinviare. Sai
che non sarà così per sempre. Pensi: “Oggi sono
indulgente, ma domani avrò trasceso”. Il domani ti
aiuta a essere indulgente oggi. Pensi: “Oggi fumo
o bevo, ma non sarà così per tutta la vita. So che
non va bene e domani smetterò”.
È un buon trucco: la speranza nel domani ti
aiuta a essere indulgente oggi! Chi vuole
indulgere, deve avere grandi ideali. Quegli ideali
ti danno delle opportunità. In questo modo non hai
bisogno di sentirti in colpa per qualsiasi cosa tu
stia facendo, perché un domani andrà tutto bene;
questo è solo un momento. È un trucco della
mente. Quindi, coloro che indulgono, parlano
sempre della non indulgenza. Coloro che

464
indulgono vanno dai Maestri, dai Guru che sono
contrari all’indulgenza: puoi quindi vedere una
relazione profonda.
Se insegui la ricchezza, i soldi e il potere,
adorerai sempre qualcuno che è contro la
ricchezza — l’asceta. Chi ha rinunciato sarà il tuo
ideale. Una società ricca può rispettare e adorare
solo chi ha rinunciato alla ricchezza. Guardati
intorno e vedrai. Se indulgi nel sesso, devi
rispettare una persona che lo abbia trasceso, che
sia diventata un bramachari, un monaco. La
adorerai. Egli è l’ideale, il tuo futuro. Pensi che un
giorno o l’altro sarai come quest’uomo. Lo adori.
E se un giorno ti giunge voce che quell’uomo
indulge nel sesso, il tuo rispetto se ne andrà,
perché non sei in grado di rispettare te stesso.
Condanni a tal punto qualunque cosa tu sia
che, se scopri che il tuo Guru è come te, il rispetto
se ne va. Lui dev’essere l’opposto. Allora ti dà
speranza. Allora può condurti all’altro estremo.
Allora puoi seguirlo.
Pertanto esiste sempre una relazione profonda
tra i seguaci e il Maestro. Li vedrai sempre ai poli
opposti. Il seguace sta sempre al polo opposto ed
è un seguace solo per questo. Se sei ossessionato
dal cibo, puoi rispettare solo una persona che fa
lunghi digiuni. Lui è “il miracolo”; tu speri che un
giorno o l’altro raggiungerai lo stesso modo di
essere. Egli è il tuo futuro. Puoi adorarlo e
rispettarlo. Egli è l’immagine, ma questa
immagine ti aiuta a essere qualunque cosa tu sia

465
adesso. Non ti fa cambiare. Lo sforzo stesso di
cambiare, l’idea stessa, sono l’ostacolo. Questa è
la comprensione del tantra.
Il tantra dice di accettare qualunque cosa tu
sia. Non creare alcun ideale: sono solo sogni —
falsi, per di più. Accetta qualunque cosa sia
presente: non chiamarla buona o cattiva; non
provare a giustificarla o a razionalizzarla. Vivi nel
momento e osserva che le cose stanno così. Resta
con la realtà del momento e accettala. È difficile,
molto difficile. Perché è tanto difficile? Perché in
questo modo il tuo ego viene scosso: ora sai che
sei un animale sessuale. A quel punto l’alto ideale
del bramacharya non può aiutare affatto l’ego.
Allora sai che sei per il 90% un animale… e quel
10% te lo lascio solo per non traumatizzarti
troppo.
Con l’ideale di Mahavira, del Buddha, o di
Cristo, hai la sensazione di essere per il 99%
Divino, con l’eccezione solo di un 1%. Per cui,
prima o poi, per grazia di Dio, lo raggiungerai. Ti
senti felice per quello che sei, e questo non aiuta.
Non aiuta affatto! Può aiutarti solo a rinviare il
vero problema, la vera crisi e se non affronti
quella crisi, non verrai mai trasformato. Bisogna
passarci attraverso; bisogna soffrirla. Ma solo la
realtà della vita, l’evidenza dei fatti, ti porta verso
la verità. Le finzioni non aiutano.
Per cui resta ai fatti. Qualunque cosa tu sia, un
animale o quant’altro, va bene. Ci sono sesso,
rabbia e avidità: benissimo, sono presenti; le cose

466
stanno così. L’universo ti accade in questo modo; ti
sei ritrovato così. La vita ti ha fatto così, questo è
il modo con cui ti sta portando da qualche parte.
Rilassati e permetti alla vita di guidarti. Che
difficoltà c’è a rilassarsi? La difficoltà è questa: se
ti rilassi, non puoi conservare l’ego. L’ego si può
alimentare solo con la resistenza. Quando dici di
no, l’ego è rafforzato, quando dici di sì, l’ego
scompare semplicemente.
Per questo è tanto difficile dire sì a qualunque
cosa. Anche nelle cose comuni è difficile dire sì.
Vogliamo dire di no. L’ego, l’“io” si sente bene solo
quando sta lottando. Se stai lottando contro
qualcuno, va bene: l’ego si sente bene. Se lotti
contro te stesso, l’ego si sente anche meglio,
perché lottare contro qualcun altro crea molti
problemi intorno a te. Quando lotti con te stesso,
questi problemi non ci sono. Quando lotti con
qualcun altro, la società ti creerà dei problemi.
Quando lotti con te stesso, tutta la società ti
adorerà. Va bene, perché non stai facendo del
male a nessuno.
E in realtà, se sei qualcuno che si fa del male e
non ti è consentito farlo, lo farai agli altri.
Altrimenti, dove se ne andrà l’energia? Per cui la
società è sempre contenta degli idioti che fanno
del male a se stessi. La società si sente bene
perché la violenza ritorna indietro. Queste
persone non faranno del male.
Per questo li chiamiamo sadhu, “i buoni”. Sono
buoni solo perché non possono fare granché male.

467
Lo stanno facendo, ma solo a se stessi, sono dei
suicidi. Un killer o un assassino, possono
diventare dei suicidi se si volgono contro se stessi;
per cui la società si sente bene, sollevata, se un
assassino diventa un suicida. La società lo
rispetta, lo apprezza. Ma la persona resta la
stessa: violenta. Adesso è violenta contro se
stessa. Oppure, resta avida, ma parla della non
avidità.
Osserva! Prova a capire i discorsi sulla non
avidità! La base è sempre l’avidità. Quelle
persone affermano che, se non sei ambizioso,
potrai raggiungere il Paradiso. E cosa si guadagna
in Paradiso? Tutto ciò che l’avidità desidera.
Quindi non devi essere avido “per poter
raggiungere il Paradiso”. Se non sei casto, non
andrai in Paradiso. E cosa otterrai in Paradiso?
Tutto ciò che condanni sulla terra. Lì sono
disponibili donne meravigliose, al cui paragone le
bellezze sulla terra diventeranno brutte: così è
scritto nei shastra, le Scritture. E le donne del
Paradiso non invecchiano mai: hanno sempre
sedici anni. Quindi, trattieniti qui, sii casto, per
potere indulgere di là.
Ma che logica è mai questa? La motivazione
resta la stessa, esattamente la stessa! Solo gli
oggetti e la sequenza temporale cambiano. Stai
rinviando i tuoi desideri al futuro: stai facendo un
affare.
Il tantra dice di provare a comprendere questo
lavorio della mente, ed è bene non lottare, è bene

468
fluire per ciò che sei e accettarlo. Noi abbiamo
paura perché, accettando, temiamo di non
cambiare. Ma il tantra dice che l’accettazione è
trascendenza. Hai già provato a lottare e non sei
cambiato. Osserva tutta la tua vita; analizzala: se
sei onesto scoprirai che non hai cambiato un solo
pezzettino, nemmeno un millimetro. Ritorna alla
tua infanzia. Analizza tutta la tua vita e, al di là di
ciò che racconti e pensi, riconosci che la tua vita
reale è rimasta la stessa. E non hai fatto che
lottare, senza che accadesse nulla.
Ebbene, adesso prova il tantra. Il tantra dice di
non lottare: nessuno cambia mai con la lotta.
Accetta e non avrai più il problema di sapere cos’è
l’indulgenza e cosa la repressione, cosa il
bramacharya, cosa questo e quello. In questo caso
non ci saranno più problemi! Qualsiasi cosa ci sia,
l’accetti e fluisci con essa. Dissolvi la resistenza
del tuo ego, ti rilassi nell’Esistenza e vai ovunque
ti conduca. Se il destino dell’Esistenza è che tu sia
un animale, allora, dice il tantra, sii un animale.
Cosa accadrà in questo modo, come accadrà? Il
tantra dice che avviene una totale trasformazione,
perché una volta che accetti, la divisione interiore
si dissolve e diventi uno. A quel punto non sarai
più diviso dentro di te — il santo che reprime
l’animale e l’animale che scalcia di lato il santo
continuamente — ma diventerai uno.
E questa unità dà energia. Tutta la tua energia
è sprecata in conflitti e lotte interiori, mentre
questa accettazione ti rende uno. Adesso non c’è

469
un animale che vada condannato o un santo che
vada apprezzato. Sei qualunque cosa tu sia. L’hai
accettata, ti ci rilassi, per cui la tua energia
diventa una. A quel punto sei un tutto, non diviso
contro te stesso.
Questa integrità è una trasformazione
alchemica. Questa integrità ti dà energia e non
sprechi più la tua vita. Non esiste alcun conflitto
interiore; sei a tuo agio dentro di te. Questa
energia che conquisti evitando i conflitti si
trasforma nella tua consapevolezza.
L’energia può muoversi in due dimensioni: se è
diretta verso la lotta, la sprechi ogni giorno. Ma se
la lotta non c’è ed essa si accumula, accade lo
stesso fenomeno che si verifica quando riscaldi
l’acqua fino a cento gradi: l’acqua diventa
qualcos’altro, evapora; non è più un liquido,
diventa un gas. Ma a 99 gradi la trasformazione
non accade: sono necessari esattamente 100
gradi.
Lo stesso accade all’interno: stai sprecando la
tua energia tutti i giorni, senza che il punto di
ebollizione arrivi mai. Non può arrivare, perché
l’energia non si accumula minimamente. Una
volta che scompare il conflitto interiore, l’energia
si accumula e ti senti sempre più forte.
Ma non l’ego: l’ego si sente più forte solo
lottando. Quando non c’è lotta, l’ego diventa
impotente. tu ti senti forte, ma quel “tu” è una
cosa totalmente diversa. Non puoi conoscerlo, se
non sei integro. L’ego esiste per frammenti e

470
divisioni. Questo “tu”, il Sé — o ciò che noi
chiamiamo l’Atman —esiste solo quando non ci
sono più divisioni né conflitti interiori. “Atman”
vuol dire il TUTTO e il “Sé” indica l’energia non
divisa.
Quando questa energia non è divisa, si
accumula sempre più. La produci ogni giorno.
Dentro di te si produce energia vitale, ma tu la
sprechi nella lotta. Questa energia arriva a un
punto in cui si trasforma in consapevolezza; è
automatico. Secondo il tantra è automatico. Una
volta che sai come essere integro, diventerai
sempre più consapevole e arriverà il giorno in cui
tutta la tua energia sarà trasformata in
consapevolezza.
Quando l’energia è trasformata in
consapevolezza, accadono molte cose, perché a
quel punto l’energia non può più dirigersi verso il
sesso. Quando ha la possibilità di muoversi verso
una dimensione più alta, non si muove verso il
basso. La tua energia si dirige sempre verso la
dimensione più bassa, perché per te non esiste
nulla di più elevato. Inoltre tu non possiedi un
livello di energia tale che possa innalzarsi, per cui
essa si dirige sempre verso il sesso. A quel punto
ti spaventi e crei l’ideale del bramacharya,
diventando diviso e sprecando sempre più la tua
energia: diventi sempre più debole.
Questa è un’esperienza molto importante: più
sei debole, più ti senti sessuale. In termini
biologici sembra un’assurdità, perché la biologia

471
dice che più sei potente, più ti senti sessuale. Ma
le cose non stanno così. Quando sei debole e
malato, ti senti più sessuale. Se sei sano e provi
una sensazione di leggero benessere, non ti
sentirai altrettanto sessuale.
Anche la qualità del sesso sarà diversa. Quando
sei debole, la sessualità somiglia a una malattia, si
crea un circolo vizioso: facendo sesso diventi più
debole; più sei debole, più ti senti sessuale.
Inoltre, il sesso diventerà cerebrale, si dirigerà
verso la testa.
Quando sei sano e provi una sensazione di
leggero benessere, quando ti senti estatico e
rilassato, non sei così sessuale. Allora, anche se il
sesso accade, non è una malattia. Piuttosto, è
un’esuberanza; possiede una qualità totalmente
diversa. Quando il sesso è un’esuberanza, è solo
amore che si esprime attraverso la bio-energia. È
una condivisione profonda, un contatto intimo
tramite la bio-energia. È una parte dell’amore.
Quando sei debole, il sesso non è
un’esuberanza, ma una violenza contro te stesso e
quando è violenza contro se stessi non è mai
amore. Una persona debole può fare sesso, ma il
suo sesso non è mai amore. Assomiglia a uno
stupro, rivolto a entrambi i partner. A quel punto
nasce un circolo vizioso: più ci si sente deboli, più
ci sente sessuali.
Perché accade questo? La biologia non ha una
spiegazione, ma il tantra sì. Il tantra dice che il
sesso è un antidoto contro la morte. Sesso vuol

472
dire vita per la società. Anche se tu muori, la vita
continua. Per cui ogni volta che ti senti debole, la
morte è vicina e secondo il tantra quello è il
momento in cui il sesso diventa molto importante,
perché il tuo livello di energia si è abbassato e
potresti morire a ogni istante; allora devi
indulgere nel sesso, in modo che qualcun altro
possa vivere. La vita deve andare avanti.
Per il tantra, gli anziani sono più sessuali dei
giovani. E questa è un’intuizione molto profonda. I
giovani sono più potenti sessualmente, ma non
sono altrettanto sessuali; gli anziani sono meno
potenti sessualmente, ma più sessuali. Se
potessimo entrare nella mente di un anziano,
potremmo sapere cosa sta succedendo.
Per quanto riguarda l’energia sessuale, gli
anziani ne hanno meno e i giovani di più. Ma per
quel che riguarda la sessualità - e cioè i pensieri
sessuali - ce n’è più negli anziani e meno nei
giovani. La morte si avvicina e il sesso è l’antidoto
alla morte; per cui l’energia che si affievolisce
desidera riprodurre qualcuno. La vita deve
continuare. La vita non è interessata a te, ma a se
stessa. È un circolo vizioso.
E lo stesso accade al polo opposto. Se hai
energia in sovrappiù, il sesso diventa sempre
meno importante e l’amore lo è sempre di più. A
quel punto il sesso può accadere semplicemente
come parte dell’amore, come profonda
condivisione. La condivisione più profonda che
può esistere è quella della bio-energia, perché si

473
tratta della forza vitale. A qualcuno che ami vuoi
dare qualcosa. Dare è parte dell’amore. In amore
dai. E il più grande dono che puoi fare è quello
della tua stessa energia vitale. In amore, il sesso
diventa dono profondo di bio-energia, di vita. Dai
una parte di te stesso.
In realtà, in ogni atto sessuale dai te stesso
totalmente. Allora si crea un altro tipo di circolo:
più senti amore, più forte divieni. Più senti e
condividi amore, più forte divieni, perché in
amore l’ego si dissolve. In amore devi fluire con la
vita.
Non hai bisogno di fluire con la vita in politica.
Anzi, saresti un pazzo se lo facessi, perché lì devi
farti forza contro la vita. Solo in quel caso puoi
arrivare in alto, politicamente. Negli affari, sarai
un pazzo se fluisci con la vita. Non arriverai da
nessuna parte, perché devi lottare, competere,
essere violento. E più sei violento e insensato, più
in quel campo avrai successo. È una battaglia.
Solo in amore non esiste competizione, lotta o
violenza. In amore hai successo solo se ti arrendi.
Per cui l’amore è l’unica cosa anti-mondana del
mondo, la sola cosa non mondana. E quando sei in
amore, diventi più integro e indiviso; si accumula
più energia e più c’è energia, meno c’è sessualità,
finché arriva un momento in cui l’energia
raggiunge un livello tale che la trasformazione
accade e l’energia diventa consapevolezza. Il
sesso scompare, restano solo benevolenza
amorosa e compassione.

474
Il Buddha possiede un fuoco di compassione
amorosa, che è energia sessuale trasformata. Ma
non la si può raggiungere attraverso la lotta,
perché la lotta crea divisione e la divisione ti
rende più sessuale. Questa è l’intuizione del
tantra, assolutamente differente da qualunque
altra cosa tu abbia mai pensato del sesso e del
bramacharya. Solo attraverso il sesso accadono il
vero bramacharya e una purezza e un’innocenza
autentiche. Ma in questo caso non è un risultato: è
una conseguenza, che segue alla totale
accettazione.
Seconda domanda: “La mia mente pensa di
essere ansiosa di ricevere il tuo messaggio,
tuttavia verso la fine scopro che oppongo
resistenza e sono stanco. Ho il sospetto che se
fossi aperto sessualmente, mi permetterei di
ricevere senza alcuna chiusura: Esiste un rapporto
tra l’aprirsi a un Maestro e l’aprirsi nel sesso? La
mia formazione culturale dà un significato
negativo e passivo all’idea di arrendersi. So che
non andrò in profondità se non riesco a vincere
questa negatività che sembra marcare
profondamente la mia psiche. È possibile
arrendersi quando l’idea opposta è radicata tanto
profondamente?”.
Sì, esiste un rapporto tra l’arrendersi e il sesso,
perché il sesso è la prima resa, una resa biologica,
che puoi sperimentare facilmente. Cosa vuol dire

475
arrendersi? Vuol dire essere aperti, senza paure e
vulnerabili. Vuol dire permettere all’altro di
entrare dentro di te. Biologicamente,
naturalmente, il sesso è l’esperienza fondamentale
in cui, senza alcuno sforzo, permetti a qualcuno di
entrare dentro di te o di starti tanto vicino da non
doverti difendere contro di lui. Non resisti, né ti
trattieni, ma fluisci rilassato, senza paura, senza
pensare al futuro, ai risultati o alle conseguenze,
stando semplicemente nel momento. Anche se
arrivasse la morte, l’accetteresti.
In amore profondo, gli amanti hanno sempre
avuto la sensazione che questo fosse il momento
giusto per morire. Se la morte arrivasse, sarebbe
benvenuta, perché sono aperti anche alla morte.
Se sei aperto alla vita, sarai aperto alla morte. Se
sei chiuso alla vita, sarai chiuso alla morte.
Chi ha paura della morte, ha
fondamentalmente paura della vita. Non ha
vissuto; per questo ha tanta paura della morte. E
la paura è naturale. Se non hai vissuto affatto,
avrai inevitabilmente paura della morte, perché la
morte ti toglierà l’opportunità di vivere, mentre tu
non hai ancora vissuto. Per cui, se arriva la morte,
quando vivrai?
Chi ha vissuto profondamente non ha paura
della morte. È appagato e se la morte arriva può
darle il benvenuto e accettarla. Adesso, qualunque
cosa la vita possa dare, l’ha già data. Qualunque
cosa si possa conoscere durante la vita, è già stata
conosciuta. Adesso si può entrare tranquillamente

476
nella morte. Anzi, si vuole entrare nella morte per
conoscere qualcosa di nuovo e di sconosciuto. Nel
sesso e nell’amore sei senza paure. Non stai
lottando per una cosa futura. Questo stesso istante
è il paradiso; questo stesso istante è eterno.
Ma quando dico questo, non voglio
necessariamente dire che lo hai sperimentato
attraverso il sesso. Se hai paura o resisti, allora
nel sesso puoi avere un sollievo biologico, uno
sfogo sessuale, ma non raggiungi l’estasi di cui
parla il tantra.
Wilhelm Reich dice che non hai conosciuto
affatto il sesso se non hai raggiunto un orgasmo
profondo. Questo non è solo un rilascio di energia
sessuale, ma un rilassamento di tutto il corpo. In
quel caso l’esperienza sessuale non è localizzata
solo nel centro sessuale, ma si diffonde in tutto il
corpo. Ogni tua cellula si immerge in essa e tu
raggiungi un picco in cui non sei più un corpo. E
se non riesci a raggiungere questo picco, non hai
affatto conosciuto il sesso. Per questo Wilhelm
Reich sostiene una cosa molto paradossale: il
sesso è spirituale.
Il tantra afferma la stessa cosa e il significato è
questo: quando sei profondamente nel sesso, non
sei più un corpo, diventi puro spirito che fluttua. Il
corpo resta qualcosa di remoto, completamente
dimenticato; non esiste più. Non sei più parte del
mondo materiale, ma di quello immateriale: solo
allora accade l’orgasmo. Questo dice il tantra del
sambogh, il rapporto sessuale.

477
A quel punto conosci un rilassamento totale,
una sensazione di appagamento e una sensazione
che non occorra desiderare null’altro. Se nel sesso
non senti questa assenza di desideri, non hai
conosciuto affatto il sesso. Forse hai procreato dei
bambini, ma si tratta di una cosa facile e del tutto
diversa.
Solo l’uomo può conseguire questa spiritualità
nel sesso; altrimenti è solo un istinto animale. Ma
quando gli insegnanti e i monaci condannano il
sesso, tu fai cenno di sì con la testa, dando loro
ragione, mentre quando il tantra dice qualcosa
non riesci a crederci, perché non è la tua
esperienza. Per questo il tantra non è ancora
riuscito a diventare un messaggio universale. Ma
il futuro è roseo, perché più l’uomo comprenderà
e diventerà saggio, più il tantra verrà sentito e
compreso.
Solo negli ultimi cento anni la psicologia ha
gettato le basi per un mondo che sarà tantrico. Ma
tu sei d’accordo con chi condanna il sesso, perché
hai la stessa esperienza. Sai che in esso “non
accade nulla” e dopo ti senti depresso. Per questo
c’è tanta condanna: ogni volta che fai sesso, poi ti
senti depresso e ti penti.
Il tantra, Wilhelm Reich, Freud e tutti coloro
che hanno compreso, sono assolutamente
d’accordo nel dire che, se raggiungi un orgasmo
sessuale, quel fuoco durerà ore e ti sentirai
totalmente diverso, senza alcuna preoccupazione
o tensione; il risultato saranno l’euforia e l’estasi.

478
Ma quell’ estasi accade solo se c’è un autentico
abbandono, se non trattieni nulla né combatti, ma
ti muovi semplicemente con l’energia vitale.
L’energia vitale ha due livelli, che sarà bene
approfondire. In precedenza vi ho parlato del
respiro, dicendovi che è simile a un ponte tra il
sistema volontario e quello involontario. La
maggior parte del tuo corpo funziona
involontariamente. Il sangue circola senza che tu
debba fare nulla, né potresti fare qualcosa. Solo
negli ultimi trecento anni l’uomo ha scoperto la
circolazione del sangue. Prima si pensava che il
sangue riempisse semplicemente il corpo, non che
circolasse, perché non è possibile accorgersi della
sua circolazione. Funziona a tua insaputa, senza
che tu debba intervenire, è involontario.
Quando mangi, il corpo comincia a lavorare.
Nel momento in cui il cibo entra in bocca, il corpo
comincia a prendersene cura, mettendoti in
disparte: è compito del sistema involontario. Ed è
bene che sia così. Se lo dovessi fare tu, creeresti
solo confusione. È un lavoro così impegnativo che
non avresti il tempo di fare nient’altro. Una tazza
di tè basterebbe a tenerti occupato tutto il giorno
per trasformarla in sangue. È un lavoro enorme.
Il corpo funziona in modo involontario, ma ci
sono alcune cose che puoi fare volontariamente.
Posso muovere la mano, ma non posso muovere il
sangue che muove la mano. Non posso fare nulla
direttamente con l’osso che muove la mano, con
l’organismo che la sostiene, ma posso muovere la

479
mano. Posso muovere il corpo, ma non posso fare
nulla con tutto ciò che si muove al suo interno.
Non posso interferire. Posso saltare, correre,
sedermi, sdraiarmi, ma all’interno non posso fare
nulla. Mi è concessa libertà solo in superficie?
Il sesso è un fenomeno molto misterioso. Tu lo
cominci, ma a un certo punto non esisti più. Il
sesso comincia come una cosa volontaria, ma poi
arriva un limite. Se attraversi quel limite non puoi
più tornare indietro; se non lo attraversi puoi
tornare indietro. Il sesso dunque è entrambe le
cose, volontario e involontario. Esiste un limite
fino al quale la tua mente è necessaria. Ma se non
perdi la tua mente, la tua testa, la tua ragione, la
tua consapevolezza, la tua religione, la tua
filosofia, il tuo stile di vita, se non perdi la tua
mente, non valichi il limite e la tua esperienza del
sesso sarà limitata alla sfera volontaria.
Questo è quanto sta avvenendo. Poi, dopo aver
fatto sesso, ti senti depresso e intenzionato a
prendere voti di castità e di rinuncia.
Naturalmente, questi voti non avranno vita lunga.
Nel giro di ventiquattr’ore, ti sentirai di nuovo
bene, pronto ad avere un altro rapporto. L’intera
faccenda sembra una ripetizione senza senso:
prima accumuli energia, poi la getti via senza
ricavarne nulla. È una cosa noiosa e monotona.
Per questo i preti e gli insegnanti contrari al sesso
ti affascinano, perché parlano di cose che puoi
capire.
Ma tu non hai conosciuto il sesso involontario,

480
la dimensione biologica più profonda: non l’hai
nemmeno toccata, e hai sempre evitato il limite,
perché ti fa paura; ti sei sempre ritratto. Oltre
quel limite tu e il tuo ego non esistete più.
L’energia sessuale si sarà impadronita di te, ti
ritroverai a fare qualcosa che non sei in grado di
controllare.
A meno che non entri in questo fenomeno non
controllato, non puoi raggiungere l’orgasmo. E
una volta che conosci questa energia vitale non
controllata, non sei più in essa. Sei diventato
come un’onda in un grande oceano, e le cose
accadono semplicemente, senza che tu le forzi.
In realtà, non sei più attivo, sei diventato
passivo. All’inizio sei attivo, poi arriva un
momento in cui diventi passivo. E solo quando
diventi passivo accade l’orgasmo. Se lo hai
conosciuto, puoi capire molte cose. A quel punto
puoi capire anche l’abbandono religioso. Puoi
capire anche l’arrendersi del discepolo a un
Maestro. A quel punto puoi capire l’abbandono di
qualcuno all’Esistenza stessa. Ma se non conosci
nessun tipo di abbandono, è difficile anche solo
concepire cosa voglia dire.
Quindi è giusto: il sesso è profondamente
collegato all’abbandono. Se hai conosciuto in
profondità il sesso, sarai più capace di
abbandonarti, perché avrai conosciuto un
profondo piacere che segue come un’ombra
l’abbandono. Avrai conosciuto una beatitudine che
segue l’abbandonarsi come un’ombra, quindi

481
potrai avere fiducia.
ll sesso è un abbandono biologico; il samadhi,
la Consapevolezza Cosmica, è un abbandono
esistenziale. Attraverso il sesso entri in contatto
con la vita; attraverso il samadhi, l’estasi, entri in
contatto con l’Esistenza, cioè vai ancora più in
profondità rispetto alla vita stessa. Entri in
contatto con la radice dell’Esistenza. Tramite il
sesso ti sposti verso un’altra persona; nel samadhi
ti sposti verso il Tutto, il Cosmo.
Il tantra, se me lo concedete, è “sesso
cosmico”! È innamorarsi del Cosmo, è
abbandonarsi, arrendersi al Cosmo. E devi essere
passivo. Devi essere attivo fino a un limite, al di là
del quale non sei più necessario, ma diventi un
ostacolo. A quel punto lascia tutto in mano alla
forza vitale, abbandonati all’Esistenza.
La seconda cosa: se continui a pensare che
arrendersi sia una cosa negativa e passiva, non c’è
nulla di male. È passivo e negativo, ma né la
negatività né la passività sono qualcosa di
condannabile. Nelle nostre menti, quando
sentiamo le parole “negativo” e “passivo”, scatta
una condanna, poiché per l’ego entrambe
equivalgono a una morte.
Non c’è nulla di sbagliato nell’essere passivi.
Passività vuol dire essere in profondo contatto con
l’universo, ma non si può esserlo in modo attivo:
questa è la differenza tra scienza e religione.
Verso l’universo, la scienza è attiva e la religione
passiva. La scienza è come la mente maschile:

482
attiva, violenta, decisa; la religione è come la
mente femminile: aperta, passiva, ricettiva. La
ricettività è sempre passiva. E la Verità non va
creata: va ricevuta.
Non devi creare la Verità. La Verità esiste già!
La devi ricevere! Devi diventare come un padrone
di casa che riceve la Verità come sua ospite. E un
padrone di casa deve essere passivo. Devi essere
simile a un grembo per poterla ricevere. La tua
mente è abituata a essere attiva e a fare qualcosa,
ma in questa dimensione qualsiasi cosa tu faccia
diventerebbe un ostacolo. Non fare: sii
semplicemente! Questo è ciò che vuol dire
passività: non fare nulla. Sii semplicemente e
permetti a ciò che già è di accaderti. Non c’è
bisogno che tu faccia creativamente o attivamente
qualcosa. Tu sei necessario solo per ricevere. Sii
passivo e non interferire. Non c’è nulla di
sbagliato nella passività.
La poesia accade quando sei passivo. Perfino le
più grandi scoperte della scienza sono avvenute in
passività. Anche se l’atteggiamento della scienza
è attivo, le scoperte più grandi accadono solo
quando lo scienziato è passivo e in semplice
attesa, senza fare nulla. La religione è
fondamentalmente passiva.
Cosa sta facendo il Buddha mentre medita? Il
linguaggio e le parole che usiamo ci danno una
falsa impressione. Quando diciamo che il Buddha
sta meditando, sembra, a causa delle parole, che
stia facendo qualcosa. Ma meditazione vuol dire

483
“non fare”. Se stai facendo qualcosa, non accadrà
nulla.
Ogni attività è simile al sesso: all’inizio devi
essere attivo, poi arriva un momento in cui
l’attività cessa e devi essere passivo. Quando dico
che “il Buddha sta meditando”, voglio dire che il
Buddha non c’è più. Non sta facendo nulla. È
semplicemente passivo – un padrone di casa che
aspetta, semplicemente aspetta. E quando aspetti
l’ignoto, non puoi nemmeno aspettarti qualcosa.
Non sai cosa realmente avverrà, perché se lo
sapessi l’attesa sarebbe impura ed emergerebbe il
desiderio. Non sai nulla!
Tutto il tuo sapere si è fermato ed è stato
abbandonato. La mente non funziona più, è in
semplice attesa. Allora ogni cosa ti accade. Tutto
l’universo si riversa e penetra in te da tutti i lati.
Tutte le barriere sono scomparse: tu non ti
trattieni più.
Non c’è nulla di male nella passività. Al
contrario, il problema è la tua attività. Siamo
abituati all’attività, perché siamo abituati alla
violenza, alla lotta e al conflitto. Per certe cose va
bene, perché nel mondo non puoi essere passivo.
Nel mondo devi essere attivo e agguerrito, devi
aprirti a forza la tua strada. Ma ciò che è tanto
utile nel mondo non è utile quando ti muovi verso
un’esistenza più profonda. Là devi invertire il
cammino. Sii attivo nella politica e nella società,
per i soldi o per il potere. Sii inattivo se ti stai
dirigendo verso Dio, la religione, la meditazione,

484
dove la via è la passività.
E non c’è nulla di sbagliato nemmeno nel
negativo. “Negativo” vuol dire solo che qualcosa
va abbandonato. Ad esempio, se volessi creare
spazio in questa stanza, cosa dovrei fare? Qual è il
modo di fare spazio? Posso portare lo spazio da
fuori per riempire questa stanza? No, non posso
portarlo da fuori. Lo spazio è già qui, per questo è
una stanza. Ma è piena di gente, mobili e cose,
per cui devo togliere dalla stanza le cose e la
gente. Allora lo spazio viene scoperto, non
portato. Era già qui, ma pieno. Per cui faccio un
lavoro negativo: svuoto la stanza.
“Negatività” vuoi dire che svuoti te stesso,
senza fare qualcosa di positivo, perché ciò che stai
cercando di scoprire esiste già. Semplicemente
butti fuori i mobili. I pensieri sono i mobili della
mente. Buttali fuori e la mente diventerà uno
spazio. E quando la mente è uno spazio, diventa la
tua anima, il tuo Atman. Ma quando è piena di
pensieri e desideri, è mente. Libera e vuota non è
mente. La negazione è un processo di
eliminazione; elimina le tue cose.
Ebbene, non aver paura delle parole “negativo”
e “passivo”: se hai paura, non potrai mai
arrenderti. La resa è negativa e passiva. Non è
qualcosa che stai facendo. Al contrario, abbandoni
le tue cose, l’idea stessa di poter agire. Non puoi
agire: questa è la sensazione fondamentale. Solo a
quel punto avviene la resa. È negativa perché ti
stai muovendo nell’ignoto e il conosciuto viene

485
abbandonato.
Quando ti arrendi a un Maestro è un miracolo,
perché non sai cosa accadrà e cosa quest’uomo
abbia intenzione di farti. E non puoi mai essere
certo se sia un vero maestro oppure no. Non puoi
sapere a chi ti stai arrendendo e dove ti stia
conducendo. Puoi provare a rendere le cose
sicure, ma lo sforzo stesso indica che non sei
pronto alla resa.
Se sei assolutamente certo, prima di
arrenderti, che quest’uomo ti condurrà da qualche
parte, magari in paradiso, e poi ti arrendi, non
sarà affatto una resa. La resa avviene sempre con
l’ignoto. Quando tutto è conosciuto, non c’è resa.
Hai già controllato che avverrà questo e quello,
che due più due fa quattro. A quel punto non c’è
resa. Non puoi dire: “Mi arrendo”, perché il
quattro è già garantito.
La resa avviene nell’incertezza e
nell’insicurezza. Quindi è facile arrendersi a Dio,
perché in realtà non c’è nessuno a cui arrendersi
e tu resti il padrone. È difficile arrendersi a un
Maestro vivente perché in quel caso non sei più il
padrone. Con Dio puoi continuare a ingannare,
perché non c’è nessuno che ti faccia domande.
Ho letto una storiella ebraica. Un vecchio stava
pregando Dio, dicendo: “Il mio vicino ‘A’ è povero
e l’anno scorso ho pregato anche per lui, senza
che tu abbia fatto nulla. L’altro mio vicino ‘B’ è
zoppo e l’anno scorso ho pregato anche per lui,
senza che tu abbia fatto nulla”. Proseguì sullo

486
stesso tono… elencando tutti i suoi vicini e alla
fine concluse: “Adesso pregherò anche quest’anno.
Se tu perdoni me, anch’io posso perdonarti”.
Ma stava parlando da solo. Ogni discorso con il
Divino è un monologo, perché l’altro non è
presente. Quindi tutto quello che fai dipende da te
e tu resti il padrone. Per questo nel tantra si mette
tanta insistenza sull’arrendersi a un Maestro
vivente: perché in quel caso il tuo ego viene
distrutto, e questa distruzione è la base sulla
quale può sorgere qualcosa. E solo in quel caso
qualcosa può nascere.
Ma non chiedermi cosa puoi fare per
arrenderti: non puoi fare nulla. Oppure, puoi fare
una cosa sola: essere consapevole di cosa
realmente guadagni tramite l’azione: siine
consapevole! Pensi di aver “guadagnato molto”:
hai guadagnato molta infelicità, molte angosce e
molti incubi. Hai “guadagnato”! Questo è ciò che
hai guadagnato attraverso il tuo sforzo, questo è
ciò che l’ego può guadagnare. Sii consapevole
dell’infelicità che hai creato in modo positivo,
attivo, senza arrenderti. Sii consapevole di tutto
ciò che hai fatto alla tua vita e questa
consapevolezza ti aiuterà un giorno a buttare via
tutto e ad arrenderti. Servirà a ricordarti che
verrai trasformato non dall’arrenderti a un Guru
particolare, ma dalla resa in sé.
Dunque, il Guru è irrilevante; non è la cosa
fondamentale. La gente continua a venire da me,
chiedendomi: “Voglio arrendermi, ma a chi?”. Non

487
è questo il punto. Non è questione di “a chi”. È la
resa in sé che aiuta, non la persona a cui ti sei
arreso. Egli potrebbe non esistere nemmeno o non
essere un autentico Illuminato. Potrebbe non
essere altro che un impostore, ma non è questo il
punto; non ha importanza! Ti sei arreso: questo
aiuta, perché ora sei vulnerabile, aperto, sei
diventato femminile. Hai perso l’ego maschile e
sei diventato un grembo femminile.
La persona a cui ti sei arreso potrebbe essere
un impostore o non esistere affatto, ma non è
questo il punto! Ora che ti sei arreso, qualcosa
può succederti. E molte volte è successo che
anche con un falso maestro i discepoli si
illuminassero. Questo forse ti sorprenderà: i
discepoli si sono illuminati anche con un falso
maestro!
Si racconta che Milarepa si fosse arreso a un
insegnante. Egli era un uomo di fede,
estremamente fiducioso. Per cui quando
l’insegnante gli disse: “Dovrai arrenderti a me,
solo allora potrò aiutarti”, egli rispose: “Va bene,
mi arrendo”. Ma i vecchi seguaci di quel maestro
erano invidiosi di Milarepa perché era un tipo
d’uomo assolutamente diverso. Era un’autentica
forza magnetica e avevano paura che, se fosse
rimasto lì, sarebbe diventato il capo dei discepoli
e quindi il successivo Guru. Per cui dissero al loro
insegnante: “Quest’uomo non sembra sincero,
quindi prima controlla se la sua resa è reale”.
Il maestro chiese: “Come dovremmo metterlo

488
alla prova?”. Essi risposero: “Digli di saltare da
questa collina”. E il maestro disse a Milarepa: “Se
ti sei veramente arreso a me, salta da questa
collina”. Egli non aspettò nemmeno di dire sì, ma
saltò immediatamente. I discepoli pensarono che
fosse morto e scesero. Impiegarono ore per
arrivare a valle e lo trovarono semplicemente
seduto sotto un albero a meditare, felice come non
lo era mai stato.
A quel punto i discepoli sostennero che si era
trattato semplicemente di una coincidenza
fortuita. Anche il maestro era sorpreso. Com’era
potuto accadere? Per cui chiese in privato a
Milarepa: “Cos’hai fatto? Com’è stato possibile?”.
Egli rispose: “Quando mi sono arreso, non ero più
io che facevo qualcosa, sei stato tu a fare
qualcosa”.
Il maestro sapeva benissimo di non aver fatto
nulla, per cui ci riprovò. Mentre una casa
bruciava, disse a Milarepa di entrare, sedersi e
uscire solo quando tutta la casa fosse stata ridotta
in cenere. Milarepa entrò e rimase lì per ore,
finché la casa non fu altro che cenere. Quando gli
altri entrarono, egli era semplicemente sepolto
sotto la cenere, ma vivo ed estatico come non mai.
Milarepa toccò i piedi del suo maestro dicendo:
“Stai facendo miracoli”.
Allora il maestro disse: “È difficile credere che
questa sia un’altra coincidenza”. Ma i seguaci
risposero: “Non è altro che una coincidenza.
Provaci ancora. Ci vogliono almeno tre prove”.

489
Mentre attraversavano un villaggio, il maestro
disse: “Milarepa, la barca non è ancora arrivata e
il traghettatore non ha mantenuto la parola, per
cui, va’, cammina sull’acqua fino all’altra sponda e
dì al traghettatore di venire”. Milarepa andò e
allora il maestro davvero pensò che fosse un
miracolo. Raggiunse l’altra sponda e tornò
indietro con il traghetto.
Il maestro chiese: “Milarepa, come fai?”. Egli
rispose: “Mi affido semplicemente al tuo nome e
poi agisco. È il tuo nome, maestro, che mi aiuta”.
Allora il maestro pensò: “Se è il mio nome che può
tanto…”. Provò anche lui a camminare sull’acqua,
ma affogò e nessuno sentì mai più parlare di lui.
Com’è potuto succedere? Ciò che conta è la
resa, non il maestro, non ciò a cui ti arrendi. La
statua, il tempio, l’albero, la pietra, qualsiasi cosa
va benissimo. Se ti arrendi, diventi vulnerabile
all’Esistenza e l’intera Esistenza ti prende nelle
sue braccia.
Forse questa storia è solo una parabola, ma il
significato è questo: quando ti arrendi, l’intera
Esistenza è dalla tua parte. Il fuoco, la collina, il
fiume, la valle, nulla è contro di te perché tu non
sei contro nulla. Non c’è più ostilità.
Se cadi da una collina e ti spezzi le ossa, quelle
sono le ossa del tuo ego. Stavi facendo resistenza
e non hai permesso alla valle di aiutarti. Stavi
aiutando te stesso, ti ritenevi più saggio
dell’Esistenza. Arrendersi vuol dire arrivare a
capire che tutto ciò che fai è stupido e senza

490
senso. E hai commesso tantissime stupidità per
molte vite.
Affidati all’Esistenza. tu non puoi fare nulla!
Devi comprendere che sei senza speranza, questa
comprensione - sentire di essere assolutamente
senza speranza – aiuterà la resa ad accadere.

491
Capitolo quindicesimo
DAL SUONO AL SILENZIO
INTERIORE
SUTRA

21
In silenzio intona una parola che finisca in ah.
Poi, nell’hh, senza sforzo, la spontaneità.
22
Chiudendo le orecchie con una pressione, e
contraendo il retto, entra nel suono.
23
Entra nel suono del tuo nome e, attraverso
questo suono, tutti i suoni.

Il tantra non è una filosofia. Piuttosto, è una


scienza, ma con questa differenza: la scienza è
oggettiva, il tantra è soggettivo. Ciononostante il
tantra è una scienza e non una filosofia. La
filosofia pensa alla Verità, all’Ignoto e all’Assoluto;
la scienza cerca di scoprire cosa siano queste
cose. La scienza entra nel relativo, la filosofia
pensa all’Assoluto. La filosofia guarda sempre
verso il cielo, la scienza è più sulla terra.

492
Il tantra non riguarda l’Assoluto, ma il relativo,
il qui e ora. Il tantra dice che l’Assoluto è nascosto
nel relativo, quindi non devi preoccuparti
dell’Assoluto. Preoccupandoti, mancheresti il
relativo e l’Assoluto è nascosto nel relativo. Per
cui, se pensi all’Assoluto mancherai entrambi. Se
il relativo dovesse sfuggirti, mancheresti anche
l’Assoluto: la filosofia non è altro che fumo.
L’approccio del tantra è scientifico, ma rispetto
alla cosiddetta scienza cambia l’oggetto.
La scienza prova a comprendere l’oggetto, il
mondo oggettivo, la realtà che sta davanti ai tuoi
occhi; il tantra è la scienza della realtà che sta
dietro ai tuoi occhi, la soggettività, ma il metodo
resta scientifico. Il tantra non crede nel pensiero,
ma nell’esperimento, nell’esperienza. Se non fai
esperienza, tutto è solo un puro spreco di energia.
Mi viene in mente un incidente che capitò a
Mulla Nasruddin. Stava attraversando la strada di
fronte a una chiesa, quando venne investito da
un’auto pirata. Poiché era un uomo anziano molta
gente gli si radunò attorno e qualcuno disse che
non poteva sopravvivere. Allora il prete della
chiesa accorse, per impartirgli l’estrema unzione.
Avvicinatosi al Mulla morente gli chiese: “Credi in
Dio Padre? Credi in Dio Figlio? Credi in Dio Spirito
Santo?”. Il Mulla aprì gli occhi e disse: “Mio Dio,
sto morendo e quest’uomo mi fa gli indovinelli!”.
Tutta la filosofia non è altro che questo:
indovinelli fatti in punto di morte. A ogni istante
stai morendo e a ogni istante tutti sono sul letto di

493
morte, perché la morte può accadere in qualsiasi
istante, ma la filosofia non fa altro che creare e
risolvere indovinelli. Per il tantra fare filosofia va
bene per i bambini, ma chi è saggio non sprecherà
il suo tempo con la filosofia. Al contrario,
dovrebbe provare a conoscere, non a pensare,
perché il pensiero non porta conoscenza. Con il
pensiero intessi delle frasi e crei schemi di parole,
ma questo esercizio non porta da nessuna parte:
resti lo stesso di sempre, senza che avvenga
alcuna trasformazione né ti capitino nuove
intuizioni. L’uomo vecchio continua
semplicemente a raccogliere polvere.
Conoscere è un fenomeno diverso. Non vuoi
dire “pensare a”. Vuol dire penetrare
profondamente nell’Esistenza, muoversi in essa
per conoscerla. Ricordati, il tantra non è una
filosofia. È scienza, una scienza soggettiva.
L’approccio è scientifico e non-filosofico. È molto
radicato alla terra e a contatto con il relativo. Il
relativo va usato come tramite per l’Assoluto.
L’Assoluto accade se entri nel relativo. È là e non
esiste altro modo di raggiungerlo.
Agli occhi del tantra, la filosofia non è una vera
via; lo è solo all’apparenza. All’apparenza sembra
una porta, ma non è vera. Quando provi a
entrarci, ti accorgi che è impossibile: è solo
dipinta. La filosofia è una porta dipinta. Se ti siedi
accanto e ti limiti a pensare, non c’è problema;
ma se provi a entrarci, diventa un muro.
Tutte le filosofie sono buone per filosofare, non

494
per fare esperienza: in questo caso sono del tutto
impotenti. Per questo nel tantra si insiste tanto
sulla tecnica: perché una scienza non può fare
altro che fornire una tecnologia, del mondo
interiore o di quello esteriore. La stessa parola
“tantra” vuol dire tecnica. Ecco perché in questo
libro, piccolo ma tra i più grandi e profondi,
troviamo solo tecniche e nessuna filosofia:
nient’altro che centododici tecniche per
raggiungere l’Assoluto attraverso l’immediato.
Nona tecnica sul suono: “In silenzio intona una
parola che finisca in AH. Poi, nell’HH, senza
sforzo, la spontaneità”.
“In silenzio intona una parola che finisca in
AH”: qualsiasi parola che termini in AH va bene.
Intonala in silenzio. L’enfasi va posta sul finale in
AH, perché in quel caso il tuo respiro sarà rivolto
all’esterno. Forse non ci hai fatto caso, ma ora lo
potrai notare: quando il tuo respiro viene espulso,
sei più silenzioso, mentre quando inspiri sei più
teso. Accade perché l’espirazione è una morte,
l’inspirazione è vita. La tensione è parte della vita,
non della morte. Il rilassamento è parte della
morte. Morte vuol dire rilassamento totale. La vita
non può essere totalmente rilassata; è impossibile.
Vita vuol dire sforzo, tensione. Solo la morte è
rilassata. Quindi, quando una persona diventa
totalmente rilassata, è entrambe le cose: viva
esteriormente e morta all’interno. Sul volto di un
Buddha puoi vedere contemporaneamente le due

495
cose: la vita e la morte. Per questo c’è tanto
silenzio e tanta calma. Sono parte della morte. La
vita non è rilassamento. Ti rilassi di notte quando
dormi. Per questo le antiche tradizioni dicono che
la morte e il sonno sono simili. Il sonno è una
morte temporanea e la morte è un sonno
permanente. Ecco perché la notte ti rilassa. È
espirazione, mentre il mattino è inspirazione.
Il giorno ti rende teso e la notte ti rilassa, la
luce ti rende teso e l’oscurità ti rilassa. Per questo
non puoi dormire quando c’è la luce. È difficile
rilassarsi perché la luce è simile alla vita: è contro
la morte. L’oscurità è simile alla morte: è per la
morte.
Quindi l’oscurità ha in sé un profondo
rilassamento, infatti chi ha paura del buio non può
rilassarsi. È impossibile, perché ogni rilassamento
è buio e l’oscurità circonda la tua vita da tutti e
due i lati: prima di nascere sei al buio, quando
muori sei di nuovo al buio. L’oscurità è infinita,
questa vita e questa luce sono solo un suo
momento, nient’altro che un’onda che sorge e poi
ricade. Se puoi richiamare alla memoria l’oscurità
che circonda entrambe le estremità, sarai
rilassato qui e ora.
Vita e morte sono due aspetti dell’esistenza.
L’inspirazione è vita e l’espirazione morte. Quindi
non si può dire che un giorno tu muoia, stai
morendo con ogni respiro. Per questo gli indù
contano la vita in respiri e non in anni. Il tantra, lo
yoga e tutti gli antichi sistemi indiani contano la

496
vita in respiri, nei respiri che restano da vivere.
Pertanto dicono che, se respiri troppo
velocemente, morirai molto presto, mentre se
respiri lentamente e più profondamente, vivrai più
a lungo. Ed è così.
Se osservi gli animali, quelli che respirano
lentamente vivono molto a lungo. Prendi
l’elefante; vive a lungo, il suo respiro è molto
lento. Poi c’è il cane; muore presto, poiché il suo
respiro è molto veloce. Ogni volta che trovi un
animale il cui respiro sia veloce, qualsiasi
animale, la sua vita sarà breve. Una vita lunga ha
sempre un respiro lento.
Il tantra, lo yoga e altri sistemi indiani contano
la vita in. respiri. In realtà, a ogni respiro nasci e
muori. Questo mantra, questa tecnica, usa
l’espirazione come il mezzo, il veicolo, il medium
per scendere profondamente nel silenzio. È un
metodo di morte. “In silenzio intona una parola
che finisca in AH.” Il respiro è uscito: questo è il
motivo per cui viene scelta una parola che finisca
in AH.
Questo AH è significativo perché dicendo AH ti
svuoti completamente. Tutto il respiro è uscito e
nulla resta all’interno. Sei totalmente vuoto, vuoto
e morto. Per un istante, un intervallo piccolissimo,
la vita è uscita da te. Sei morto, vuoto. Questo
vuoto, se lo percepisci, se riesci a diventarne
consapevole, ti cambierà completamente. Sarai un
uomo diverso.
Allora saprai che questa vita non è la tua vita e

497
che questa morte non è la tua morte: conoscerai
qualcosa che va oltre l’inspirazione e l’espirazione
– l’anima testimoniante. Questo testimone può
insorgere facilmente, quando sei svuotato del
respiro, perché la vita si è dissolta e con essa ogni
tensione. Quindi, provaci, è un metodo molto
bello. Ma l’abitudine, il processo comune, è
enfatizzare l’inspirazione, mai l’espirazione.
Inspiriamo sempre, sempre, ma non espiriamo
mai. Noi inspiriamo e il corpo espira. Osserva il
tuo respiro e te ne accorgerai. Inspiriamo senza
espirare mai. L’espirazione viene fatta dal corpo
perché abbiamo paura della morte, solo per
questo. Se fosse in nostro potere, non esaleremmo
affatto; inspireremmo e quindi tenderemo a.
trattenere il respiro all’interno. Nessuno enfatizza
l’espirazione, ma poiché dobbiamo espirare dopo
l’inspirazione, la “soffriamo”. La sopportiamo solo
perché non possiamo inspirare senza espirare.
Quindi l’espirazione è accettata come un male
necessario, ma fondamentalmente non siamo
interessati all’espirazione. Questo però non
riguarda solo il respiro: tutto il nostro
atteggiamento verso la vita è così. Ci
aggrappiamo a tutto ciò che ci arriva, senza
abbandonarlo mai. Questa è la miseria della
mente.
E ricorda, questa attitudine ha molte
implicazioni. Se soffri di costipazione, il motivo
fondamentale è che inspiri sempre senza espirare
mai. Una mente che non espira mai, ma inspira e

498
basta, soffrirà di costipazione. La costipazione è
l’altro lato della stessa medaglia. Una persona
simile non può espirare nulla; continua ad
accumulare, è rosa dalla paura. È capace solo di
accumulare, ma tutto ciò che viene accumulato si
trasforma in veleno.
Se inspiri soltanto, senza espirare, il tuo stesso
respiro si trasformerà in un veleno che ti farà
morire. Puoi tramutare una forza vitale in veleno
comportandoti in modo miserabile, perché
l’espirazione è assolutamente necessaria, espelle
tutti i veleni dal tuo organismo.
Quindi, in realtà, la morte è un processo di
purificazione e la vita di avvelenamento.
Sembrerà paradossale. La vita è un processo di
avvelenamento perché per vivere devi usare molte
cose e nell’istante in cui le usi si tramutano in
veleno. Quando inspiri, usi ossigeno e ciò che
rimane diventa veleno. Era vita solo perché era
ossigeno, ma tu lo hai utilizzato. La vita tramuta
sempre tutto in veleno.
Adesso in Occidente è nato un grande
movimento: l’Ecologia. L’uomo ha sempre usato
tutto, tramutandolo in veleno, tanto che la terra
stessa è sul punto di morire. In qualsiasi momento
potrebbe morire, perché abbiamo tramutato tutto
in veleno. La morte è un processo di purificazione.
Quando tutto il corpo sarà avvelenato, la morte ti
libererà del corpo. Ti rinnoverà dandoti una nuova
nascita e un nuovo corpo. Tramite la morte, tutti i
veleni accumulati si dissolvono nuovamente nella

499
natura e ti viene dato un nuovo meccanismo.
Tutto ciò accade a ogni respiro. L’espirazione è
simile alla morte: elimina il veleno. Quando espiri,
tutto rifluisce dentro di te. Se espiri
completamente, fino in fondo, in modo che non
rimanga nulla all’interno, tocchi un punto di
silenzio che non può mai essere toccato mentre il
respiro è dentro di te.
Assomiglia alle maree: con ogni inspirazione
entra in te una marea di vita, a ogni espirazione
tutto rifluisce e la marea se ne va: ora sei solo una
spiaggia vuota e sgombra. Questa tecnica
funziona così: “In silenzio intona una parola che
finisca in AH”. Enfatizza l’espirazione. E puoi
usare questa tecnica per cambiare molte cose
nella tua mente. Se soffri di costipazione,
dimenticati l’inspirazione. Espira semplicemente
senza inspirare. Lascia che il corpo si assuma il
compito di inspirare, il tuo compito è espirare.
Forza il respiro in uscita senza inspirare; il corpo
inspirerà da sé. Non hai bisogno di
preoccupartene, tanto non morirai. Il corpo
inspirerà. Tu espira semplicemente e lascia che il
corpo inspiri, la tua costipazione se ne andrà.
Se sei cardiopatico, espira semplicemente
senza inspirare, e i tuoi disturbi cardiaci andranno
a posto. Se, mentre sali le scale, o fai qualche
altra cosa, ti senti stanco, spossato e senza fiato,
espira semplicemente, non inspirare: potrai salire
quanti gradini vorrai senza sentirti stanco. Come
mai? Accade perché quando metti l’enfasi

500
sull’espirazione sei pronto a morire, a lasciarti
andare. Se non hai paura della morte, sei aperto.
Diversamente sei chiuso: la paura ti chiude.
Quando espiri, l’organismo cambia e accetta la
morte. Ora non c’è più paura; sei pronto a morire.
E chi è pronto a morire è in grado di vivere. In
realtà, solo chi è pronto a morire può vivere. Solo
costui è capace di vita, perché non ha paura.
Chi accetta la morte, le dà il benvenuto,
l’accoglie come un ospite e vive con essa, entra
profondamente nella vita. Espira senza inspirare,
questo cambierà tutta la tua mente. A causa delle
sue semplici tecniche, il tantra non esercita
attrazione, perché in genere pensiamo: “La mia
mente è una cosa talmente complessa”. Non è
complessa, è solo stupida. E gli stupidi sono
davvero complessi. Un uomo saggio è semplice.
Non c’è nulla di complesso nella tua mente, è un
meccanismo molto semplice. Se lo comprendi,
puoi cambiarla molto facilmente.
Se non hai mai visto nessuno morire, se sei
stato protetto dalla vista della morte come lo fu il
Buddha, non puoi capire nulla della morte. Il
padre del Buddha aveva paura perché alcuni
astrologi gli avevano detto: “Questo bambino sarà
un grande sannyasin, rinuncerà al mondo”. Il
padre chiese: “Cosa si può fare per impedire una
cosa simile?”. Gli astrologi ci pensarono e
conclusero: “Non lasciargli vedere la morte,
perché se non è consapevole della morte non
penserà mai a rinunciare alla vita”.

501
Questo è molto bello e significativo: vuol dire
che tutte le religioni, le filosofie, il tantra e lo
yoga, sono fondamentalmente orientati verso la
morte. Solo se sei consapevole della morte, la
religione acquista significato. Ecco perché nessun
animale eccetto l’uomo è religioso: perché nessun
animale è consapevole della morte. Muoiono, ma
non sono consapevoli. Non sono in grado di
concepire o immaginare che ci sarà la morte.
Quando un cane muore, gli altri cani non
immaginano mai che la morte accadrà anche a
loro. È sempre qualcun altro che muore, per cui
come può un cane pensare: “Anch’io morirò?”.
Non ha mai visto se stesso morire. È qualcun
altro, qualche altro cane che muore, come può
collegarlo alla sua morte? Nessun animale è
consapevole della morte; per questo nessun
animale rinuncia al mondo e diventa un
sannyasin. Solo un livello molto alto di
consapevolezza può portarti alla rinuncia –
quando diventi consapevole della morte. E se, pur
essendo uomo, non sei consapevole della morte,
allora appartieni al regno animale, non sei ancora
uomo. Diventi uomo solo quando incontri la morte,
altrimenti non c’è differenza tra te e l’animale.
È tutto simile; solo la morte fa la differenza.
Quando hai incontrato la morte, non sei più un
animale. Ti è successo qualcosa che non accade
mai a un animale; adesso avrai una
consapevolezza diversa.
Quindi il padre del Buddha lo protesse dalla

502
vista di qualsiasi tipo di morte, non solo umana,
ma anche degli animali e perfino dei fiori. Ai
giardinieri venne ordinato di non lasciar vedere al
bambino alcun fiore morto o rinsecchito pendente
da un ramo, nessuna foglia secca o morente. Da
nessuna parte doveva arrivare a capire che
qualcosa può morire. Avrebbe potuto dedurne che
anche lui sarebbe morto, mentre tu non lo deduci
neanche se vedi morire tua moglie, tua madre, tuo
padre o il tuo bambino. Piangi per loro, ma non
immagini mai che questo sia un segno che anche
tu devi morire,
Ma gli astrologi avevano detto: “Questo
ragazzo è molto, molto sensibile, per cui
proteggilo da qualsiasi tipo di morte”. E il padre
ne fu più che consapevole. Non gli lasciò vedere
neanche un uomo o una donna anziani, perché la
vecchiaia non è altro che la morte udita da
lontano: è lì, dietro l’angolo, sta per arrivare. Se il
Buddha improvvisamente si fosse accorto che
semplicemente arrestando il respiro un uomo
poteva morire, per lui sarebbe stato un problema.
“Solo perché il respiro non entra più, come fa un
uomo a morire?” si sarebbe chiesto. “La vita è un
fenomeno così complesso.”
Se non hai mai visto qualcuno morire,
nemmeno tu puoi immaginare che semplicemente
arrestando il respiro un uomo morirà.
Semplicemente arrestando il respiro? Una cosa
così semplice! Come può finire una vita così
complessa? Lo stesso accade con queste tecniche.

503
Sembrano semplici, ma arrivano a toccare la
realtà fondamentale. Quando il respiro esce e sei
completamente svuotato della morte, arrivi a
toccare la morte: le sei proprio accanto e tutto
diventa calmo e silenzioso dentro di te.
Usalo come un mantra. Ogni volta che ti senti
teso e stanco, usa una parola qualsiasi che finisca
in AH, come “Allah”, qualsiasi parola che porti
fuori tutto il respiro, in modo che espirando
completamente resti senza respiro. Quando sei
senza respiro, sei anche senza vita. Tutti i tuoi
problemi appartengono alla vita: nessun problema
appartiene alla morte. La tua ansia, la tua
angoscia, la tua rabbia e la tua tristezza
appartengono tutti alla vita.
La morte è non-problematica. La morte non dà
mai alcun problema. E anche se pensi: “Ho paura
della morte, la morte crea problemi”, non è la
morte che crea problemi, ma il tuo aggrapparti
alla vita. Solo la vita crea problemi; la morte li
dissolve tutti. Per cui, quando il respiro è uscito
completamente… AH… sei semplicemente senza
più vita. Nel momento in cui il respiro è del tutto
fuori, guarda all’interno. Prima di inspirare
nuovamente, scendi in profondità in
quell’intervallo e diventa consapevole della calma
e del silenzio interiori. In quel momento sei un
Buddha.
Se riesci ad afferrare quel momento, hai avuto
un assaggio di ciò che il Buddha deve aver
conosciuto. E una volta che lo hai conosciuto, lo

504
puoi separare dal respiro che entra e che esce. A
quel punto il respiro può entrare e uscire, e tu
puoi restare in quella qualità di consapevolezza
che hai conosciuto. È sempre presente, bisogna
solo scoprirla. Ed è più facile scoprirla quando la
vita è fuoriuscita.
“In silenzio intona una parola che finisca in AH.
Poi nell’HH, senza sforzo, la spontaneità”: quando
il respiro esce… HH… tutto è svuotato. “Senza
sforzo”: in questo momento non occorre fare
sforzo alcuno. “La spontaneità”: sii semplicemente
consapevole, spontaneo, sensibile, e realizza
questo istante di morte.
In questo istante sei vicinissimo alla porta,
prossimo all’Assoluto. L’immediato e il superfluo
sono stati espulsi. In questo momento non sei
l’onda, ma l’oceano – proprio accanto, proprio
accanto! Se riesci a esserne consapevole, ti
dimenticherai di essere un’onda. L’onda ritornerà,
ma adesso non puoi più identificartici: resterai
l’oceano. Allorché hai compreso di essere
l’oceano, non potrai più tornare a essere l’onda.
La vita è composta di onde, la morte è
l’oceano. Per questo il Buddha ha insistito tanto
nel dire che il Nirvana è simile alla morte. Non ha
mai detto che si consegue l’immortalità; ha detto
che, semplicemente, si muore totalmente. Gesù ha
detto: “Venite a me e vi darò vita in abbondanza”.
Il Buddha dice: “Venite a me per realizzare la
vostra morte; io vi darò la morte totale”. Entrambi
vogliono dire la stessa cosa, ma il linguaggio del

505
Buddha è più essenziale, perciò fa paura. Per
questo il Buddha non ha avuto un grande impatto
in India ed è stato sradicato completamente. Noi
continuiamo a dire che questa è una terra
religiosa, ma la persona più religiosa non è
riuscita a metterci radici.
Che razza di terra religiosa è questa! Non
abbiamo prodotto un altro Buddha; egli è
incomparabile. Ogni volta che il mondo pensa
all’India come a una terra religiosa, pensa al
Buddha e a nessun altro. L’India viene ritenuta
religiosa grazie al Buddha. Che razza di terra
religiosa è questa? Il Buddha non ha radici qui; è
stato totalmente sradicato. Il motivo è che usava il
linguaggio della morte, mentre i bramini usavano
il linguaggio della vita. Loro dicono “Brahman” e
lui “Nirvana”: Brahman vuol dire vita, vita infinita,
Nirvana è semplice cessazione, morte totale.
Il Buddha dice: “La vostra morte non è totale,
perché nascerete di nuovo. Io vi darò una morte
totale, che non vi farà più rinascere”. Una morte
totale vuol dire che ora non è più possibile
rinascere. Quindi il Buddha dice che questa
cosiddetta morte non è morte, ma solo un periodo
di riposo; dopo sarai di nuovo vivo. Non è altro
che un’espirazione; con un’inspirazione
rinascerai. Il Buddha dice: “Vi insegnerò il modo
in cui il respiro esce e non torna più indietro: la
morte totale, il Nirvana, la cessazione”.
La cosa ci spaventa perché ci aggrappiamo alla
vita. Ma questo è il paradosso: più ti aggrappi alla

506
vita, più morirai; più sei pronto a morire, più
diventi immortale. Se sei pronto a morire, non
esiste possibilità alcuna di morte. Nessuno potrà
mai darti la morte se tu l’accetti, perché
attraverso quell’accettazione diventi consapevole
di qualcosa dentro di te che è immortale.
Queste inspirazioni ed espirazioni costituiscono
la vita e la morte del corpo, non di “me”. Ma “io”
non conosco nient’altro che il corpo; “io sono
identificato” con il corpo. In questo caso sarà
difficile essere consapevoli quando il respiro
entra, mentre sarà facile quando il respiro esce.
Quando il respiro esce sei vecchio, morente,
completamente senza respiro: per un momento sei
morto.
“Nell’HH, senza sforzo, la spontaneità”:
provaci! Qualsiasi istante va bene: mentre sei in
autobus, in treno o mentre stai andando in ufficio;
ogni volta che hai tempo intona un suono come
“Allah”, qualsiasi suono che finisca in AH. “Allah” è
stato utilissimo nell’Islam non perché lassù nel
cielo esista un Allah, ma a causa di questo AH. È
una parola molto bella. Più la si usa e più si
assottiglia: dopo un po’ resta solo “lah, lah”, e
infine solo “ah”, “ah”. “Allah” va bene, ma puoi
usare qualsiasi parola che finisca in AH, oppure
anche solo AH.
Hai mai osservato che quando sei teso,
sospirando un “AH”, ti rilassi? Oppure, quando sei
felice, dicendo “AH” e facendo uscire tutto il
respiro, senti una tranquillità dentro di te che non

507
hai mai sentito? Fai questa prova: quando ti senti
molto bene inspira e poi vedi come ti senti: non
potrai sentire lo stesso benessere che sentiresti
se, espirando, dicessi AH; dipende dal respiro.
I linguaggi cambiano, ma queste due cose sono
sempre uguali. In tutto il mondo, quando qualcuno
si sente stanco dirà “AH”: in realtà, sta invocando
la morte perché venga a riposarlo. Ogni volta che
qualcuno si sente estatico e raggiante, dice “AH”:
è così ricolmo di gioia che non ha più paura della
morte. Può rilassarsi completamente e lasciarsi
andare del tutto.
Cosa accadrà se continui a provarci e a
riprovarci? Diventerai pienamente consapevole di
qualcosa che è dentro di te, la spontaneità del tuo
essere, il sahaj. Tu sei già quell’essere spontaneo,
ma sei troppo occupato e indaffarato con la vita.
Non puoi diventare consapevole dell’essere
nascosto all’interno.
Quando non sei occupato dalla vita e
dall’inspirazione, l’essere che è dietro si rivela in
un bagliore. E il bagliore si trasformerà, poco a
poco, in una realizzazione. Una volta che l’hai
conosciuto non puoi più dimenticarlo. E non è
qualcosa, che stai creando: per questo è
spontaneo, perché non è qualcosa che stai
creando. Esiste già: l’hai semplicemente
dimenticato. È una rimembranza, una riscoperta!
Prova a osservare i bambini molto piccoli
mentre respirano: hanno un respiro diverso.
Guarda un bambino mentre dorme: la pancia va su

508
e giù, non il torace. Se qualcuno ti osserva mentre
dormi, noterà che è il torace ad andare su e giù: il
respiro non raggiunge mai la pancia. Il respiro
può raggiungere la pancia solo se espiri senza
inspirare. Se inspiri senza espirare, il respiro non
può raggiungere la pancia. Il motivo è che quando
si espira, tutto il respiro viene espulso e a qual
punto è il corpo che respira. Inoltre il corpo
prende solo ciò di cui ha bisogno, né più né meno.
Il corpo ha la sua saggezza, ed è più saggio di
te. Non disturbarlo. Se respiri di più o di meno, lo
disturbi. Il corpo prende solo il necessario.
Quando c’è più o meno bisogno, agisce di
conseguenza. Non esagera mai: è sempre in
equilibrio. Ma se tu inspiri, l’equilibrio non c’è
mai, perché non sai cosa sta facendo, né qual è il
bisogno del corpo. Inoltre il bisogno cambia a ogni
istante.
Da’ libertà al corpo! Limitati a espirare e il
corpo penserà a inalare l’aria: lo farà in modo
lento e profondo, inviandola fino alla pancia.
Colpirà esattamente l’ombelico, mandandolo su e
giù. Se invece inspiri, in quel caso, in realtà, non
potrai mai espirare totalmente. Quando inspirerai
il respiro sarà già dentro di te e ti impedirà di
mandare l’aria fino in fondo. Allora sarà possibile
solo una respirazione superficiale, perché mentre
inspiri, all’interno sei già pieno di aria velenosa.
Si dice che i nostri polmoni abbiano seimila
cavità e che solo duemila vengano toccate dal
respiro. Quattromila sono sempre piene di gas

509
velenosi che andrebbero espulsi e questi due terzi
del torace non creano altro che infelicità, ansia e
angoscia per il corpo e per la mente. Un bambino
espira, non inspira mai: l’inspirazione è opera del
corpo stesso.
Quando il bambino nasce, la prima cosa che fa
è piangere. Con quel pianto la sua gola si apre.
Con quel pianto arriva il primo AH: l’ossigeno e
l’aria assunti dalla madre vengono espulsi. Questo
è il primo sforzo del respiro. Per questo, se un
bambino non piange, il dottore si preoccupa:
perché il bambino non ha dato segni di vita, si
sente ancora dipendente dalla madre. Deve
piangere! Quel pianto dimostra che ora sta
diventando un individuo e la madre non è più
necessaria; ora potrà respirare da sé. La prima
cosa che deve fare è piangere per espellere ciò
che gli è stato dato dalla madre, e permettere al
suo corpo di funzionare e inspirare.
Un bambino espira sempre e quando comincia
a inspirare, mettendo l’accento sull’inspirazione,
sta’ attento. Vuol dire che è già cresciuto e ha
imparato qualcosa da te: è diventato teso. Ogni
volta che sei teso, non puoi respirare
profondamente, perché il tuo stomaco si
irrigidisce e questo non permette al respiro di
scendere in profondità, costringendoti a respiri
superficiali.
Prova l’AH. Questo suono ha intorno a sé una
sensazione meravigliosa. Ogni volta che sei
stanco, di’ “AH”, butta fuori il respiro. E ricordati

510
di mettere l’accento sull’espirazione: diventerai
un altro uomo e svilupperai una mente diversa.
Con l’accento sull’inspirazione, hai sviluppato una
mente e un corpo infelici. Con l’espirazione,
quell’infelicità sparirà e con essa molti problemi.
Sparirà la possessività.
Il tantra non ti dice di abbandonare la
possessività; il tantra ti dice di cambiare il tuo
modello di respiro, a quel punto non sarai più in
grado di possedere. Osserva il tuo respiro e i tuoi
umori, così diventerai consapevole. Tutto ciò che
è sbagliato è sempre collegato con un’enfasi
sull’inspirazione e tutto ciò che è buono, virtuoso,
bello e vero, è sempre collegato con l’espirazione.
Ogni volta che dici una bugia, trattieni il respiro.
Ogni volta che dici la verità, non lo trattieni. Hai
paura che potrebbe uscire qualcosa insieme
all’espirazione; hai paura che potrebbe rivelarsi la
tua verità nascosta, ciò che stai trattenendo.
Prova con sempre maggiore frequenza questo
AH, per godere di maggior salute nel corpo e nella
mente e per creare una nuova qualità di calma,
rilassamento e tranquillità.
Decima tecnica sul suono: “Chiudendo le
orecchie con una pressione, e contraendo il retto,
entra nel suono”.
Non siamo consapevoli nemmeno del corpo, o
di come funziona e quale sia il suo Tao, la sua via.
Ma se osservi, puoi diventarne consapevole molto
facilmente. Se chiudi le orecchie e contrai il retto,

511
ogni cosa per te si arresterà. Sarà come se tutto il
mondo si fosse immobilizzato e non solo rispetto al
movimento: avrai anche la sensazione che il
tempo si sia fermato. Cosa accade quando tiri in
su il retto, lo contrai? Quando chiudi entrambe le
orecchie, sentirai un suono interiore. Ma se non
contrai il retto, il suono verrà espulso da lì. È un
suono molto sottile: contraendo il retto e
chiudendo le orecchie, vedrai dentro di te un
pilastro di suono: è il suono del silenzio. È un
suono in negativo. Quando tutti i suoni sono
cessati, senti il suono del silenzio o dell’assenza di
suoni. Ma quel suono verrà espulso dal retto.
Per cui chiudi le orecchie e contrai il retto.
Allora sarai chiuso da entrambi i lati e il tuo corpo
diventerà, semplicemente ricolmo di suono.
Questa sensazione, di essere ricolmo di suono, dà
un appagamento profondo, quindi dovremo capire
molte cose al riguardo: solo a quel punto
diventerà possibile per te comprendere cosa stia
accadendo.
Noi non siamo consapevoli del corpo: questo è
uno dei problemi fondamentali per un ricercatore.
E la società si oppone alla consapevolezza
corporea perché ha paura del corpo. Per questo
facciamo in modo che nessun bambino sia
consapevole del proprio corpo, rendendolo
insensibile e creando una distanza tra questo e la
sua mente, perché la consapevolezza corporea
creerà problemi per la società.
Molte cose sono implicate. Se il bambino fosse

512
consapevole del corpo, prima o poi diventerebbe
consapevole del sesso. E se ne è troppo
consapevole si sentirà troppo sessuale, per cui
dobbiamo estirpare la radice stessa. Il bambino va
tenuto all’oscuro del suo corpo, deve essere reso
insensibile in modo che non lo possa mai sentire.
Tu non senti il tuo corpo. Lo senti solo quando
accade qualcosa di sbagliato, quando qualcosa va
storto.
Se hai mal di testa, senti la tua testa; se una
spina ti ha punto, senti la tua gamba, il tuo piede.
Quando il tuo corpo soffre, senti di avere un
corpo, ma anche in quel caso non lo senti nel
modo giusto. Non sei mai consapevole
immediatamente di avere una malattia. Ne diventi
consapevole solo dopo un certo periodo, quando la
malattia ha già bussato alla porta della tua
consapevolezza, dicendo: “Sono qui”. Quindi
nessuno va dal dottore in tempo. Tutti ci vanno
tardi, quando la malattia si è stabilizzata e ha già
fatto molto danno.
Se un bambino cresce con la sua sensibilità
integra, si accorgerà di avere una malattia ancor
prima che questa si manifesti. E adesso, in Russia
soprattutto, stanno lavorando su una teoria
secondo cui una malattia può essere scoperta
anche sei mesi prima che si manifesti, se si è
molto sensibili al proprio corpo, perché è allora
che cominciano dei cambiamenti sottili che lo
preparano alla malattia. L’impatto si sente anche
sei mesi prima.

513
Ma le malattie non sono niente: non siamo
consapevoli nemmeno della morte! Se domani
dovessi morire, oggi non lo sapresti. Non sei
nemmeno consapevole di una cosa come la morte,
perché sei totalmente morto e insensibile al tuo
corpo. Tutte le società e le culture che sono
esistite finora hanno creato questa ottusità e
questa sordità perché si sono opposte al corpo.
Non ti è permesso sentirlo; solo in caso di
incidente puoi esserne consapevole, ti viene
concesso esserlo, altrimenti “non devi essere
consapevole del corpo”.
Questo crea molti problemi, specialmente per il
tantra, perché il tantra crede nella sensibilità
profonda e nella conoscenza del corpo. Mentre tu
vai qua e là, facendo questo e quello, il corpo fa
molte cose di cui sei inconsapevole. Adesso si
lavora molto sul linguaggio corporeo. Il corpo ha il
suo linguaggio, un linguaggio che gli psicologi, gli
psichiatri e gli psicoanalisti soprattutto, studiano
con attenzione perché secondo loro non si può
credere all’uomo moderno: qualunque cosa dica
non è degna di fiducia. Piuttosto, bisogna
osservare il suo corpo, che fornirà indizi più
sinceri.
Il vecchio modello di psichiatra, lo
psicoanalista freudiano, non faceva che parlare al
suo paziente per portare alla luce ciò che stava
nascosto nella sua mente. La psichiatria moderna
invece guarderà al corpo e ai suoi indizi. Se un
uomo è egoista e l’ego è il suo problema, starà in

514
piedi in modo diverso rispetto a una persona
umile. Il suo collo avrà un’altra inclinazione, la
sua schiena non sarà flessibile, sarà senza vita,
rigida; sembrerà un pezzo di legno, non una cosa
viva. Toccando il suo corpo ti sembrerà di legno,
non sentirai il calore di un corpo vivo. Sembrerà
un soldato in procinto di partire per il fronte.
Osserva un soldato mentre parte per il fronte.
Sembra di legno, ha una forma legnosa,
indispensabile per lui perché sta andando a
uccidere o a farsi ammazzare. Tutta la sua
formazione è finalizzata a creare un corpo di
legno, perché non deve essere troppo consapevole
del corpo. I soldati in marcia assomigliano a
giocattoli senza vita messi in fila.
Se sei umile, hai un corpo diverso. Ti siedi
diversamente, stai in piedi in modo diverso. Se ti
senti inferiore starai in piedi in un certo modo, se
ti senti superiore, in un altro. Se hai sempre
paura, stai in piedi come se ti volessi proteggere
da una forza sconosciuta. È sempre così. Ma se
non hai paura, sei come un bambino che gioca con
la madre: ovunque tu sia, sei a casa, con tutto
l’universo che ti circonda, non hai affatto paura.
L’uomo che ha paura indossa delle corazze. E non
intendo solo simbolicamente: anche in senso
fisico.
Wilhelm Reich ha lavorato molto sulla struttura
corporea, arrivando a scoprire relazioni profonde
tra la mente e il corpo. Se un uomo ha paura, il
suo stomaco non è flessibile. Se lo tocchi, sembra

515
una roccia. Se quell’uomo non avesse paura, il suo
stomaco si rilasserebbe immediatamente. Oppure,
rilassando lo stomaco, la paura scompare. Se
massaggi lo stomaco per rilassarlo, ti sentirai
meno spaventato e timoroso.
Una persona innamorata ha un corpo
qualitativamente diverso: sviluppa calore. Invece,
una persona che non ama è fredda,
fisiologicamente fredda. Il freddo e altre cose
passano poi nel tuo corpo, trasformandosi in
barriere che ti impediscono di conoscerlo. Allora il
corpo lavora in un verso e tu in un altro: in questo
modo si crea una frattura, che va ricomposta.
Ho notato che, se qualcuno reprime la rabbia,
le sue dita e la sua mano danno la sensazione di
rabbia repressa. Una persona che conosca queste
cose può sentire, semplicemente toccando una
mano, se ci sia della rabbia repressa. Perché nella
mano? Perché la rabbia va rilasciata dalla mano.
Se hai represso la rabbia, questa viene repressa
nei denti e nelle gengive; toccandoli si sente come
una vibrazione che “qui sono represso”.
Se una persona ha represso il sesso, questo è
presente nelle sue zone erotiche: te ne accorgi
toccandole. In qualsiasi zona erotica è presente il
sesso, se è stato represso. Quella parte del corpo
si spaventerà e si ritirerà al tuo tocco; non sarà
aperta. Poiché all’interno la persona si ritira,
anche il corpo si ritira; non permetterà che tu
provochi un’apertura.
Oggi si dice che il 50% delle donne sono frigide