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Osho
Quell’oscuro intervallo è l’amore

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REDAZIONE: Ma Anand Tea Pecunia
TRADUZIONE: “Osho Times” & News Services Corporation
CURATORE: Swami Anand Videha
PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: Edimedia Sas, via Orcagna 66,
Firenze
TITOLO ORIGINALE: Risposte a domande tratte dai Discorsi di Osho,
come specificato al termine di ogni singolo capitolo.
www.giunti.it
© 2011 Giunti Editore S.p.A.
Via Bolognese, 165 - 50139 Firenze
Via Dante, 4 - 20121 Milano
ISBN: 9788844041502

Edizione digitale realizzata da Simplicissimus Book Farm srl

Prima edizione digitale 2011

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L’amore ti rende reale
Come mai l’amore è essenziale per la crescita spirituale?
Amore e consapevolezza sono la forma di polarità più elevata,
come uomo/donna, vita/morte, oscurità/luce, estate/inverno,
esterno/interno, yin/yang, corpo/anima, creazione/creatore.
Amore e consapevolezza sono la polarità più elevata, l’ultima, là
dove accade la trascendenza.
L’amore richiede due presenze. È una relazione, movimento,
energia che si muove verso l’esterno. Esiste un oggetto: l’amato.
L’oggetto diventa più importante di te. La tua gioia è nell’oggetto.
Se il tuo amato è felice, tu sei felice; tu diventi parte dell’oggetto.
Esiste una forma di dipendenza, e l’altro è necessario. Senza
l’altro ti sentiresti solo.
Consapevolezza è essere con te stesso in assoluta solitudine,
essere semplicemente attento, presente. Non è una relazione,
l’altro non è necessario. Non è un andare all’esterno, è un entrare
in sé.
L’amore è la luce che si muove dal tuo essere. La
consapevolezza è il movimento opposto, il movimento a ritroso
della luce verso la sua fonte, il suo ritornare alla sorgente. Questo
è ciò che Gesù chiamava “pentimento”, non intendendo una colpa
di cui pentirsi, bensì un ritorno alla sorgente.
Patanjali lo definisce pratyahara, “tornare a casa”; Mahavira
lo chiama pratikraman, “tornare a se stessi”; il cerchio si
completa. E Il Segreto del Fiore d’oro è totalmente fondato su
questo movimento all’indietro della tua energia. Ma il movimento
all’indietro è possibile solo se ti sei mosso in avanti. Devi
addentrarti nell’amore, devi entrare in relazione, in modo da poter
poi tornare a te stesso. Sembra un paradosso.

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Il bambino si deve perdere nel mondo, per tornare a essere
bambino. L’innocenza deve attraversare tutti gli sconvolgimenti
dati dalla furbizia e dall’astuzia e dal calcolo, per tornare a essere
veramente innocente. Un bambino è innocente, ma la sua
innocenza è frutto dell’ignoranza. Anche un santo è innocente,
ma la sua innocenza non è data dall’ignoranza, bensì
dall’esperienza, dalla maturità, dall’essere cresciuto. Egli è di
nuovo innocente, ma la sua innocenza ha di nuovo un’importanza
vitale: egli non può più esserne distratto. È inevitabile che il
bambino ne venga distratto: ogni Adamo deve lasciare il Giardino
dell’Eden, il mondo dell’innocenza. Ogni Adamo deve
incamminarsi nel mondo, nel suo fango, perché solo lì maturerà,
solo lì giungerà a maturazione. Solo lì imparerai, solo lì potrai
vedere, per contrasto, la bellezza dell’innocenza, solo lì capirai lo
splendore dell’innocenza. E il giorno in cui avrai compreso la
bellezza dell’innocenza, quando ne sarai diventato consapevole,
sarai tornato a casa.
Adamo non può diventare Cristo, se non lascia il Paradiso;
rimarrà un bambino. Adamo rappresenta il movimento estroverso,
Cristo rappresenta il movimento introverso. Adamo significa
amore, Cristo significa consapevolezza. La differenza tra Adamo
e Cristo è solo questa: la direzione. Adamo è colui che va
all’esterno; e la stessa persona, allorché si volta e inizia a
camminare verso il centro del proprio essere, è Cristo. Adamo è il
Cristo potenziale. Cristo è l’attualizzazione di Adamo.
L’amore è essenziale. Devi perdere te stesso per
riconquistarti. L’amore è la sola possibilità di perdere se stessi
totalmente. Quando sei perso totalmente, allora riuscirai a
ricordarti cos’hai fatto.
È come se un pesce fosse sempre vissuto nell’oceano. Non ne

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diventerà mai consapevole, né conoscerà mai la benedizione che
l’oceano è… deve essere preso in una rete, un pescatore lo deve
tirar fuori e gettare sulla spiaggia. Solo sulla spiaggia, bruciato
dal sole, il pesce si ricorderà per la prima volta.
Sebbene avesse vissuto nell’oceano per anni, ne era
dimentico, completamente dimentico. Ora ha sete, è soffocato
dalla calura, e questo lo rende consapevole dell’oceano. In lui
affiora un’intima aspirazione, un desiderio intenso di tornare
nell’oceano. E farà ogni sforzo per saltarvi di nuovo dentro.
Questa è la condizione di ogni ricercatore: è assetato di
tornare alla propria sorgente originale. E se il pesce riesce a
tornare nell’oceano… puoi immaginare la festa! Quel pesce ha
sempre vissuto nell’oceano, ma non ne ha mai goduto. Adesso
può farlo: ora si sente benedetto e deliziato fino all’inverosimile.
L’amore è un obbligo per la crescita spirituale. Inoltre,
l’amore funziona come uno specchio. È estremamente difficile
conoscere se stessi, a meno che non si sia visto riflesso il proprio
volto negli occhi di qualcuno che ci ama.
Come devi guardarti in uno specchio per vedere il tuo volto
fisico, devi guardare nello specchio dell’amore per vedere il tuo
volto spirituale. L’amore è uno specchio spirituale. Nutre, integra,
prepara al viaggio interiore, ti ricorda il tuo volto originale.
Nei momenti di amore profondo ci sono bagliori del volto
originale, sebbene quei bagliori affiorino come riflessi. Così
come, in una notte di luna piena, si vede la luna riflessa nel lago,
nella quiete del lago, allo stesso modo l’amore funziona come un
lago. La luna riflessa nel lago è l’inizio della ricerca della vera
luna. Se non hai mai visto la luna riflessa nel lago, non cercherai
mai la luna reale.
Continuerai a tornare al lago per cercarvi la luna, perché

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all’inizio penserai: «È qui che si trova la vera luna, da qualche
parte nelle profondità del lago». E ti tufferai ancora e di nuovo, e
tornerai sempre a mani vuote: non troverai mai la luna, laggiù.
Poi, un giorno, in te affiorerà il dubbio: «Forse questa luna è solo
un riflesso». Questa è una grande intuizione. A quel punto potrai
guardare verso l’alto. Dove sarà mai la luna, se questo è solo un
riflesso? Se questo è un riflesso, dovrai guardare nella direzione
opposta. Il riflesso era presente, nelle profondità del lago: la luna
reale dev’essere da qualche parte, sopra di esso. E per la prima
volta guarderai verso l’alto… e il viaggio avrà inizio.
L’amore ti dà alcune intuizioni della meditazione, i riflessi
della luna nel lago, sebbene siano riflessi, non sono la realtà.
Quindi l’amore non ti potrà mai appagare. Di fatto, l’amore ti
renderà sempre più insoddisfatto e scontento. L’amore ti renderà
sempre più consapevole di ciò che è possibile, ma non ti
appagherà mai. Ti lascerà frustrato, e solo in una profonda
frustrazione… ecco la possibilità di voltarti e tornare al tuo
stesso essere.
Solo gli amanti conoscono la gioia della meditazione. Coloro
che non hanno mai amato e non sono mai stati frustrati in amore,
coloro che non si sono mai tuffati negli abissi del lago dell’amore
alla ricerca della luna, e non ne hanno mai vissuto la frustrazione,
non guarderanno mai in alto nel cielo, là dove si trova la luna
reale; non ne diventeranno mai consapevoli.
È inevitabile che la persona che ama diventi religiosa. Ma la
persona che non ama – il politico, per esempio, che non può
amare nessuno, che ama solo il potere – non diventerà mai
religiosa. Oppure, la persona che è ossessionata dal denaro, che
ama solo il denaro, che conosce solo l’amore per i soldi non
diventerà mai religiosa. Per costui sarà molto difficile, per

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un’infinità di motivi. Il denaro può essere posseduto, puoi avere
soldi e li puoi possedere. È facile possedere i soldi, è difficile
possedere l’amato: in realtà è impossibile. Cercherai di
possederlo, ma come potrai mai possedere un essere vivente?
L’essere vivente resisterà in tutti i modi, lotterà fino all’ultimo.
Nessuno vuole perdere la propria libertà.
L’amore non ha tanto valore quanto la libertà. L’amore è un
valore elevatissimo, ma non è superiore alla libertà. Pertanto, si
vorrà sicuramente amare, ma nessuno vorrà essere imprigionato
dall’amore. Quindi, prima o poi ci si ritrova profondamente
frustrati. Tu cerchi di possedere, e più ci provi, più l’amore si
rivela qualcosa di impossibile, e più l’altro inizia ad allontanarsi
da te. Meno possiedi, più ti senti vicino all’altro. E se non
possiedi affatto, se tra gli amanti scorre libertà, si ha un grande
amore.
Innanzitutto, lo sforzo di possedere una persona fallirà
inevitabilmente: in quella frustrazione, verrai ributtato a te stesso.
In secondo luogo, se hai imparato a non possedere una persona,
se hai appreso che la libertà è un valore superiore rispetto
all’amore, un valore di gran lunga superiore all’amore, prima o
poi quella libertà ti condurrà a te stesso, diventerà la tua
consapevolezza, la tua meditazione. La libertà è un altro aspetto
della meditazione. Puoi iniziare dalla libertà, e diventerai
consapevole; oppure puoi iniziare con la consapevolezza, e
diventerai libero. Le due cose si accompagnano. L’amore è una
sottile schiavitù – le due cose si accompagnano – ma è
un’esperienza essenziale, estremamente essenziale, più che
essenziale per maturare.
Nel libro di Margery Willam, Il coniglio di stoffa, c’è una
bella definizione di realtà attraverso l’amore.

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«Cos’è reale?» chiese un giorno il coniglio. «Significa avere
dentro di sé quel rumorino fastidioso, e quella mano
penzolante?»
«Reale non è come sei stato creato» rispose il cavallo di
pezza. «È qualcosa che ti accade. Quando un bambino ti ama per
tanto tempo, non solo per giocare, ma ti ama veramente, allora
diventi reale.»
«Fa male?» chiese il coniglio.
«A volte» rispose il cavallo di pezza, poiché diceva sempre la
verità «ma quando sei reale non ti preoccupi granché di essere
ferito.»
«Accade tutto in una volta» chiese ancora «oppure a poco a
poco?»
«Non accade tutto in una volta» disse il cavallo di pezza.
«Reale lo diventi. Ci vuole molto tempo. Ecco perché spesso non
accade a persone che crollano facilmente, o che hanno spigoli
troppo affilati o che sono troppo fragili. Di solito, quando diventi
reale, la maggior parte dei tuoi capelli sono stati strappati via, i
tuoi occhi cadono, le tue giunture vanno a pezzi e sei veramente
malconcio. Ma queste cose non contano affatto, poiché quando
sei reale, non puoi essere brutto, se non per le persone che non
capiscono… quando sarai reale, non potrai mai più tornare a
essere irreale. Dura per sempre.»
L’amore ti rende reale; altrimenti resti solo una fantasia, un
sogno, privo di qualsiasi sostanza. L’amore ti dà sostanza,
l’amore ti dà integrità, l’amore ti rende centrato. Ma è solo metà
del viaggio: l’altra metà dev’essere completata in meditazione,
con la consapevolezza.
Ma l’amore ti prepara alla seconda parte. L’amore è la parte
iniziale e la consapevolezza è la parte finale, all’interno di queste

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due sponde si consegue Dio. Tra amore e consapevolezza, tra
queste due sponde, scorre il fiume dell’essere.
Non evitare l’amore. Vivilo con tutte le sue pene. Certo, fa
male, ferisce, ma se sei in amore non te ne preoccupi. In realtà,
tutte quelle ferite ti rafforzano. A volte ti ferisce crudamente,
terribilmente, profondamente, ma tutte quelle ferite sono
necessarie per provocarti, per sfidarti, per renderti meno
addormentato. Tutte quelle situazioni pericolose sono necessarie
per tenerti attento, all’erta. L’amore prepara il terreno, e sul
terreno dell’amore – e solo su quello – può crescere il seme della
meditazione.
Quindi, coloro che fuggono dal mondo per paura, non
realizzeranno mai la meditazione. Possono sedere nelle grotte
dell’Himalaya per vite intere, ma non la realizzeranno mai. Non è
possibile, non se la sono guadagnata. Devono prima guadagnarla
nel mondo; prima di tutto devono rischiare, affrontare il pericolo,
la morte che è in agguato a ogni passo, infinite trappole e mille
possibilità di essere sconfitti, anziché di uscire vincitori. Su
cento possibilità, ne esiste una sola che tu possa arrivare a casa.
Ma più ti avvicini alla vetta, maggiore è la gioia che sorge in te. Il
tuo spirito si eleva. Te la sei guadagnata, non è qualcosa di
gratuito. E più alto è il prezzo che hai pagato, più ne godrai.
Eppure, pensa: potresti essere lasciato sulla cima da un
elicottero. Te ne staresti ritto in cima alla vetta e avresti un volto
da ebete, saresti uno stupido: cosa stai facendo lassù? In cinque
minuti ne avresti abbastanza, diresti: «E allora… ho visto ciò che
c’era da vedere, e non è poi una gran cosa!».
Il viaggio crea la meta. La meta non è starsene seduti alla fine
del viaggio, il viaggio la crea a ogni passo. Il viaggio è la meta. Il
viaggio e la meta non sono separati, non sono due cose. La meta e

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i mezzi per giungervi non sono due cose. La meta si estende
lungo tutto il viaggio; tutti i mezzi contengono in sé la meta.
Quindi, non perdere mai tutte le possibilità di amare, di
essere vivo, di essere responsabile, di impegnarti, di coinvolgerti.
Non essere un codardo.
Confrontati con la vita, affrontala. Allora, piano piano,
qualcosa dentro di te si cristallizzerà.
Certo, ci vuole tempo. Il cavallo di pezza ha ragione: «Di
solito, quando diventi reale, la maggior parte dei tuoi capelli sono
stati strappati via, i tuoi occhi cadono, le tue giunture vanno a
pezzi e sei veramente malconcio. Ma queste cose non contano
affatto, poiché quando sei reale, non puoi essere brutto, se non
per le persone che non capiscono… quando sarai reale, non
potrai mai più tornare a essere irreale. Dura per sempre». Dura
per sempre!
Ma bisogna guadagnarselo. Lasciamelo ripetere: nella vita
non si ottiene nulla gratuitamente. E se lo ottenessi, sarebbe
inutile. Devi pagare, e più paghi per qualcosa, maggiore sarà il
tuo ricavo. Se riesci a rischiare tutta la tua vita in nome
dell’amore, conseguirai la pienezza della vita. L’amore ti
ricondurrà a te stesso; ti darà alcuni riflessi della meditazione. I
primi bagliori di meditazione accadono in amore. Allora sorge in
te un profondo desiderio di conseguire quelle intuizioni, non
come bagliori fugaci, ma come stato dell’essere, in modo da
poterlo ottenere per sempre. L’amore ti dà un assaggio della
meditazione.
Un’esperienza di orgasmo in amore è la prima esperienza del
samadhi, dell’estasi. Ti renderà più assetato. A quel punto saprai
cos’è possibile e non potrai più essere appagato dal mondano. Il
sacro è penetrato in te, il sacro ha raggiunto il tuo cuore. Dio ha

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toccato il tuo cuore, tu hai sentito quel tocco. Ora vorresti vivere
in quel momento per sempre, vorresti che quel momento
diventasse tutta la tua vita, e se non lo diventa, l’uomo rimane
irrealizzato, si sentirà scontento.
Da un lato l’amore ti dona una grande gioia e dall’altro ti
darà una sete profonda di gioia eterna.

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Quell’oscuro intervallo è
l’amore
Da chi andrò per sapere del mio Amato?
Kabir dice:
Se ignori l’albero, non troverai mai la foresta;
così Egli non può essere trovato nelle astrazioni.
O sadhu, la mia terra è una terra in cui non v’è sofferenza.
Io grido forte per tutti,
per il re e per il mendicante, per l’imperatore e per il
fachiro:
chiunque cerchi rifugio in ciò che vi è di più alto
venga a stabilirsi nella mia terra.
Venga chi è affaticato, e deponga qui i suoi fardelli.
Fratello mio,
vivi qui in modo tale
che ti sia facile passare a quell’altra sponda.
È un paese in cui non vi è terra né cielo,
in cui non vi è luna né stelle;
perché solo lo splendore della verità
irradia la dimora del mio Signore.
Amato fratello, nulla è essenziale, all’infuori della verità.
L’amore è il solo miracolo. L’amore è la scala che congiunge
l’inferno al cielo. Quando hai appreso l’amore, hai appreso tutto.
Mancato l’amore, tutta la tua vita è mancata. Quelli che chiedono
di Dio, in realtà non chiedono di Dio: non chiedono, ma
affermano qualcosa; affermano di non conoscere l’amore. Chi
conosce l’amore, conosce l’Amato. L’amore è intuizione
dell’Amato. Chi chiede cosa sia la luce, dimostra semplicemente
di essere cieco. Chi chiede cosa sia Dio, dimostra semplicemente

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che il suo cuore non è sbocciato nell’amore. Non chiedere di
Dio: se non lo vedi vuol dire che non hai occhi per vedere. Se
non lo senti, vuol dire che sei sordo. Se non riesci a toccarlo,
vuol dire che non hai le mani, vuol dire che ti manca il tatto.
Il problema non è Dio; Dio non può essere il problema. Dio
non è lontano: Dio è qui-e-ora. Tutto ciò che è, è in Dio, ed è
Dio. Come può Dio essere un problema? Dio non va cercato.
Dove puoi cercarlo? È dappertutto! Devi solo imparare ad aprire
gli occhi all’amore. Quando l’amore penetra nel tuo cuore, Dio è
presente. Nell’ebbrezza dell’amore è l’Amato. Nella visione
dell’amore è la visione di Dio. Perciò l’amore è la sola vera
alchimia interna: trasforma la vita materiale nel divino. È la sola
alchimia: trasforma i metalli inferiori in oro. Senza amore la vita
è piatta, grigia, incolore, senza canzoni, senza celebrazione. Si
tira avanti, si può sperare solo nella morte. La morte verrà a
liberarti da questa faccenda lunga e monotona. L’amore immette i
colori nella vita. Il grigio diviene arcobaleno, esplode in mille
colori, il monotono e piatto diviene psichedelico.
L’amore trasforma il clima del tuo essere interiore; e in quel
cambiamento di clima, tutta quanta l’esistenza si trasforma. Al di
fuori non cambia nulla: eppure, quando l’amore ti riempie, ti si
dischiude un’esistenza completamente diversa. Dio e il mondo
non sono distinti: sono l’esistenza. C’è una sola esistenza.
Guardata senza amore, appare materiale. Guardato senza amore
Dio appare come il mondo, il samsara. Guardato con amore, il
mondo si trasforma, si trasfigura, diviene divino. Allora dentro di
te c’è musica; una volta che è nato l’amore accadono miracoli. E
benché dentro di te vi sia musica, nel suono c’è un silenzio
luminoso; l’amore è magico. E tutto l’insegnamento di Kabir è
insegnamento dell’amore. Kabir chiama l’amore “armonia

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divina”. Il cuore, quando pulsa d’amore, diviene un flauto sulle
labbra di Dio, e nasce una canzone. Quella canzone è la
religione.
La religione non ha nulla a che fare con le chiese, i templi, i
rituali. La religione nasce solo quando un essere umano pulsa
d’amore. Ogni individuo deve dare vita a una religione: non si è
religiosi se non si è fatta nascere in sé una religione. Non si
diventa religiosi diventando membri di un’organizzazione. Per
essere religioso devi far nascere la religione nel tuo centro più
intimo, nel cuore del tuo essere. Solo quando la religione nasce
nel tuo centro sei religioso. Non diventando cristiano, ma
diventando un Cristo. Non diventando buddhista, ma diventando
un Buddha. Solo così nasce la religione. Quando tu nasci
nell’amore, la religione nasce in te. Allora tutta la tua vita diviene
un’armonia, una canzone. Allora ti stupirai scoprendo che non
c’è nulla fuori posto: tutto è in armonia. Adesso nulla lo è; tu sei
un pasticcio, sei anarchia, sei rumore di traffico che si precipita
in tutte le direzioni; vai in pezzi, ti disintegri; per ora non sei che
angoscia, agonia. Quando in te nasce l’amore, trovi un centro, ti
centri; e ogni cosa si armonizza con il centro, diventi
un’orchestra, un’armonia. Quell’armonia è nascosta in te; l’hai
portata con te nel mondo, ma è ancora nascosta. Kabir dice:
manifestala. Manifesta il tuo amore. In ciò consisterà la tua
preghiera.
Prima di addentrarci in questi bellissimi sutra, è
fondamentale capire alcune cose basilari.
Nel Talmud troviamo una storia di grande bellezza.
Un uomo andò da Hillel, un grande mistico ebreo, e
cinicamente gli chiese di insegnargli l’intera Torah mentre egli
stava ritto su un piede solo. Ebbene, la Torah è un vasto corpo di

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scritture, ci vogliono anni per comprenderla. E questo cinico,
questo scettico, va da Hillel e gli dice: «Se hai capito la Torah,
comunicamene il succo, l’essenziale, fammene il riassunto;
durante il tempo in cui io posso stare ritto su un piede solo, tu
dimmi tutto quel che c’è nella Torah». Questo scettico era stato
anche da altri mistici. Ma non dovevano essere veramente dei
mistici; devono essere stati piuttosto dei teologi, filosofi,
pensatori, meditatori, sapienti. Tutti avevano rifiutato. Avevano
detto: «È impossibile. La Torah richiede anni di studio, una vita
di studio; non può essere condensata in poche frasi. Sarebbe un
sacrilegio. Non è possibile». Ma Hillel acconsentì. E là per là
rispose: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
Questo precetto è tutta quanta la Torah. Il resto è commento».
L’amore è tutta quanta la Torah; il resto è commento. E cos’è
l’amore? Il criterio dell’amore è: non fare agli altri ciò che non
vorresti fosse fatto a te, fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a
te. Tutto ciò che chiedi per te, lascialo anche agli altri. Ciò che
non vorresti che succedesse a te, non farlo agli altri. Pensa a te
stesso come al centro dell’esistenza; non pensare all’altro come
altro da te, pensa a tutto ciò che esiste come parte di te. Solo tu
esisti, anche nell’altro. È la stessa vita, la stessa canzone che
aspetta di essere cantata, lo stesso impulso a innalzarsi verso il
divino, la stessa ricerca, lo stesso cuore che batte, la stessa agonia
e la stessa estasi. L’amore aspetta dentro di te. Non è detto che
riesca a manifestarsi. Può accadere che stia ancora aspettando
quando per te giungerà la morte. La nascita è al di là di te: tu sei
già nato, nessuno ti ha chiesto niente. Non ti è stato chiesto il
permesso. Non ti è stato chiesto neppure dove volevi nascere,
cosa volevi diventare. Ti trovi già nel mezzo della vita, sei già qui.
La nascita non ti lascia scelta. E così la morte: improvvisamente,

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un giorno, arriverà la morte. Arriverà senza preavviso; e non
aspetterà neanche un momento. La nascita ti accade, la morte ti
accade. Sono al di là di te, non puoi farci nulla. Fra la nascita e la
morte c’è una sola cosa rispetto alla quale puoi fare qualcosa, e
questa cosa è l’amore. Queste sono le tre grandi cose della vita: la
nascita, l’amore e la morte. La nascita è già accaduta. La morte
accadrà, è certa. In un certo senso è già accaduta fin dalla nascita.
Un passo verso la tomba l’hai già fatto: il giorno in cui sei nato la
prima metà del viaggio si è compiuta. L’altra metà richiederà un
altro po’ di tempo. Con la vita, è entrata in te la morte. Ora c’è
una sola cosa che tu puoi fare, una sola cosa che dipende da te,
ed è l’amore. E siccome dipende da te, è possibilissimo che tu
non colga questa occasione. Questa è l’agonia dell’amore: puoi
mancarlo. Se non agisci, se non ti svegli, se non ti muovi
coscientemente, deliberatamente verso l’amore, puoi mancarlo. È
possibilissimo che tu perda l’occasione di sviluppare in te
l’amore. Perciò il timore, il tremore, l’angoscia. Ce la farò?
Riuscirò a entrare nell’amore? Sarò mai trasportato dalla sua
corrente? Ma, a fianco di quest’agonia, c’è l’estasi. L’estasi di
essere liberi. A causa della libertà c’è il timore: se anche l’amore,
come la nascita e la morte, fosse un evento predestinato, non ci
sarebbe timore. Ma non ci sarebbe neppure l’estasi: perché
l’estasi è possibile solo quando raggiungi una meta, quando fai
una scelta cosciente, quando deliberatamente arrivi da qualche
parte. Quando è un tuo viaggio, non quando sei trascinato.
Questa è la bellezza dell’amore, e ne è anche il pericolo.
Meditate su queste parole di Rilke:
Io sono la pausa fra due note che formano un vero accordo;
cosa affatto rara,
perché la nota della morte tende a dominare.

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Ma le due si riconciliano nell’oscuro intervallo, tremanti;
e la canzone resta immacolata.
Parole immensamente significative. Io sono la pausa fra due
note: la nascita e la morte sono le due note che l’ignoto suona su
di te. Io sono la pausa fra due note: tu sei la pausa, l’intervallo, lo
spazio fra la nascita e la morte. Molto sottile.
Io sono la pausa fra due note che formano un vero accordo;
cosa affatto rara.
È molto raro: solo in un Buddha, o in un Cristo, la morte e la
vita formano un vero accordo; e nasce l’armonia. In un Kabir. In
un Mahavira. Cosa affatto rara… È un fenomeno raro. Quando la
vita e la morte pervengono a un punto di armonia interna, quando
il conflitto cessa, quando la spaccatura è saldata, e tutt’e due
entrano a far parte di una stessa melodia, non in conflitto, ma in
cooperazione fra di loro.
Io sono la pausa fra due note che formano un vero accordo;
cosa affatto rara,
perché la nota della morte tende a dominare.
La nascita è già accaduta; ora deve accadere la morte. Quindi
la vita è dominata dalla morte. Per questo tutti cercano sicurezza,
tutti vorrebbero una polizza d’assicurazione.
Come si fa a evitare la morte? Come si può prolungare la vita
ancora un po’? Come restare qui ancora un po’? Come si fa a non
morire? A sfuggire alla morte? La morte ci domina. Per questo il
denaro è così importante. Ricorda: l’importanza del denaro
dipende dall’importanza della morte. Il denaro dà un falso senso
di sicurezza di fronte alla morte. Se possiedi il denaro, possiedi i
medici, possiedi le medicine. Hai un conto in banca,
un’assicurazione sulla vita, amici, una buona casa. In caso di
guai, sei protetto. Di qui l’ossessione del denaro, dell’avere

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sempre più denaro. Costruisci intorno a te una muraglia cinese di
denaro, così che la morte non possa penetrarla. Ma nulla può
impedire la morte. Il tuo sforzo per impedirla distrugge
l’opportunità di una grande esperienza, l’opportunità di sbocciare
nell’amore.
Ci sono solo due tipi di persone al mondo: quelli che vivono
rivolti verso la morte e quelli che vivono rivolti verso l’amore. La
nascita è già accaduta, perciò è fuori questione. Nessuno si
preoccupa della nascita: è già avvenuta.
In India abbiamo tre divinità, la Trimurti, la trinità indiana.
Sono le tre facce di Dio: Brahma, Vishnu, Mahesh (Shiva).
Brahma è il dio che ha creato il mondo, Vishnu è il dio che
mantiene il mondo in esistenza e Shiva è il dio che distruggerà il
mondo. Ora, vi meraviglierete di sapere che non c’è in India un
solo tempio dedicato a Brahma, il dio che ha creato il mondo. A
chi importa? Hai già creato, il tuo lavoro è finito. Non c’è un solo
tempio dedicato a Brahma. Sì, ce n’è uno, una rarità, da qualche
parte; ma è introvabile. Ci sono migliaia di templi: potete
trovarne a centinaia in una sola città; ma neppure uno dedicato a
Brahma, che ha creato il mondo. Che razza di gratitudine è
questa? Ma chi si preoccupa dell’inizio della vita? È già
accaduto. La nascita è fuori questione. Troverete Shiva venerato
dovunque. Il dio più venerato è Shiva: milioni di templi gli sono
dedicati. È il dio della morte. Il secondo in graduatoria è Vishnu,
che conserva la vita. La gente venera Vishnu. Ma anche i devoti
di Vishnu, quando sono in pericolo, corrono al tempio di Shiva;
Shiva è il dio in senso ultimo. Brahma, Vishnu, Mahesh sono le
tre divinità, ma Shiva è chiamato “il grande dio”, Mahadeva; gli
altri due sono minori rispetto a lui. La morte domina.
Io sono la pausa fra due note che formano un vero accordo;

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cosa affatto rara,
perché la nota della morte tende a dominare.
Ma le due si riconciliano nell’oscuro intervallo, tremanti.
Quell’oscuro intervallo è l’amore, dove la morte e la vita si
incontrano, dove la morte e la vita si abbracciano, si innamorano
l’una dell’altra, si sciolgono in un orgasmo. Per questo esiste
un’enorme attrazione verso l’amore, perché l’amore è vita; ma
anche una paura immensa, perché l’amore è anche morte. Per
questo quando fai l’amore con una donna, o quando fai l’amore
con un uomo, non vi entri mai completamente; vai fino a un certo
punto, perché è vita; poi esiti, più in là non ti spingi, perché
altrimenti devi incontrare anche la morte. L’amore è la pausa fra
due note; ed è oscuro, è l’oscuro intervallo fra le due.
Perché Rilke lo chiama oscuro? L’amore è oscuro. Non è una
pura coincidenza che la gente abbia scelto la notte per fare
l’amore. C’è un’affinità fra l’oscurità e l’amore. Fare l’amore
nella luce accecante sembra indelicato, volgare, brutto. Fare
l’amore in piazza, dove altri possono stare a guardarvi, è pura
follia. Ci vuole intimità. E nell’oscurità l’intimità è assoluta,
perché nell’oscurità non vedi neppure la persona amata, e la
persona amata non ti vede. Sei completamente solo, la presenza
dell’altro non interferisce. L’amore ha in sé qualcosa
dell’oscurità, perché ha profondità. L’oscurità è sempre profonda;
la luce non ha profondità. Guarda: il giorno è privo di profondità.
La notte è così profonda, è infinita. L’amore è come l’oscurità. È
un riposo profondo, è un cadere in profondità abissali.
Anche la morte è oscura. In tutto il mondo, la morte è stata
rappresentata come oscura. L’amore è oscuro, la morte è oscura,
tra l’amore e la morte esiste un’affinità. Molti vengono da me e
mi chiedono: «Perché l’amore ci fa così paura? Perché? Abbiamo

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fame d’amore, eppure ne abbiamo paura. E, quando ci viene
offerta l’occasione, siamo bloccati, siamo incapaci di lasciarci
andare». Perché l’amore è per metà vita e per metà morte. Questo
è il dilemma. È la pausa fra due note; che, tuttavia, si riconciliano
nell’oscuro intervallo, tremanti. Nell’amore tu vivi, e anche
muori. O piuttosto: muori, e proprio per questo vivi.
È una crocifissione e una resurrezione.
E la canzone resta immacolata.
Se non hai incontrato l’amore, non conosci l’armonia. È la
fusione, l’incontro orgasmico di morte e vita. Se non hai
incontrato l’amore, hai mancato il punto. Sei nato, hai vissuto,
sei morto, ma hai mancato il punto. È un fallimento tremendo, un
fallimento completo, un fallimento assoluto. Non hai colto
l’intervallo fra le due note. Quell’intervallo è la vetta più alta, è
l’esperienza culminante. Kabir lo chiama: l’armonia divina.
La via verso quell’esperienza culmine consiste di quattro
passi: ricordali.
Il primo passo è: sii qui-e-ora. Perché l’amore è possibile
solo nel qui-e-ora. Non è possibile amare nel passato. Molti lo
fanno: ma non è amare veramente. Molti vivono di ricordi: hanno
amato nel passato. E ci sono altri che amano nel futuro. Anche
questo è impossibile. Sono entrambi modi di evitare l’amore. Il
passato e il futuro sono modi di evitare l’amore. O ami nel
passato o ami nel futuro, mentre l’amore è possibile solo nel
presente, perché solo in questo momento la morte e la vita si
incontrano.
Nell’oscuro intervallo che è dentro di te. Quell’oscuro
intervallo è sempre presente, sempre presente, sempre presente.
Non è mai passato e non è mai futuro. Se sei troppo assorbito dal
pensiero – e il pensiero è sempre del passato o del futuro – la tua

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energia è distratta dal sentire. Il sentire è qui-e-ora. Se la tua
energia si muove nelle forme del pensiero, non ti resta abbastanza
energia per muoverti nei sentimenti, e l’amore è impossibile.
Quindi il primo passo è: sii qui-e-ora. Il futuro e il passato
portano in sé il pensiero e il pensiero distrugge il sentire. Una
persona ossessionata dal pensiero a poco a poco dimentica di
avere un cuore. Una persona troppo assorbita nel pensiero a poco
a poco comincia a vivere in modo tale che il sentire non conta
più. Inascoltato, il sentire a poco a poco comincia a distaccarsi da
lui. Ci sono milioni di persone in questo stato, che non sanno
cosa sia il cuore. Pensano che il cuore sia solo una pompa. Sono
tutti concentrati nella testa. La testa è un’estremità. È necessaria:
è uno strumento utile. Ma dev’essere uno schiavo, non dev’essere
un padrone. Quando la testa diviene padrona, e il cuore resta
indietro, puoi vivere, puoi morire, ma non puoi conoscere il
divino, perché non conosci l’amore. Lo stesso oscuro intervallo,
all’inizio si presenta come amore, e quando ti ci perdi
completamente diventa il divino. L’amore è l’inizio del divino.
Oppure, il divino è il picco più alto dell’amore.
Il secondo passo verso l’amore, verso la melodia divina, è:
impara a trasformare i tuoi veleni in miele. Perché parecchi
amano, ma il loro amore è contaminato da veleni: odio, gelosia,
ira, possessività. Mille veleni inquinano il tuo amore. L’amore è
una cosa delicata. Pensa all’ira, all’odio, alla possessività, alla
gelosia… come può sopravvivere l’amore? Prima ci sono quelli
che vivono nella testa e dimenticano il cuore. Sono la
maggioranza. Poi c’è una minoranza che ancora vive un po’ nel
cuore; ma questa minoranza cade in un altro errore: la fiammella
dell’amore è circondata dalla gelosia, dall’odio, dall’ira, da mille
veleni. E l’intero viaggio diviene amaro. Vi ho detto che l’amore è

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la scala che congiunge il cielo e l’inferno. Ma una scala può
essere percorsa in due sensi: si può salire e si può scendere. In
presenza di veleni, la scala dell’amore conduce verso il basso: ti
condurrà all’inferno, e non in cielo. E, invece di diventare una
melodia, la tua vita diventerà un frastuono nauseante, piena di
conflitti; diventerà un frastuono di traffico, una folla di rumori,
un caos da impazzire, privo di armonia. Ti troverai sull’orlo della
pazzia.
Perciò la seconda cosa da ricordare è: impara a trasformare i
tuoi veleni in miele. Come si fa? C’è un procedimento
semplicissimo. Perfino parlare di trasformazione non è esatto,
perché non occorre che tu faccia nulla, la sola cosa che serve è la
pazienza. Questo è uno dei massimi segreti che ti insegno:
provalo. Quando l’ira si accende in te, non fare nulla.
Semplicemente siedi in silenzio e osservala. Non avversarla, non
alimentarla. Non cooperare, non reprimere. Osservala soltanto,
abbi pazienza, sta’ a vedere cosa succede. Lasciala crescere.
Ricorda solo una cosa: non fare nulla nel momento dell’ira,
aspetta! Lasciale solo un po’ di tempo, aspetta e ti stupirai. Vedrai
che, se sai aspettare abbastanza, l’ira diviene compassione. È
come una ruota che giri per conto suo. Sei tu che hai fretta. Se sai
aspettare un po’, proprio come la notte si muta nel giorno così
l’ira si muta nella compassione. Sono la stessa energia. Perché la
trasformazione avvenga basta metterci solo la pazienza,
nient’altro.
Prova. Ricorda: non fare niente quando sei nello stato
d’animo in cui il veleno ha il sopravvento. Aspetta. Quando il
veleno ha cominciato a trasformarsi nel suo opposto… È una
delle leggi fondamentali della vita che ogni cosa continuamente si
trasformi nel suo opposto. L’uomo si trasforma nella donna, la

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donna si trasforma nell’uomo, ci sono in te cambiamenti
periodici. Il buono diviene cattivo, il cattivo diviene buono, il
santo ha momenti da peccatore, il peccatore ha momenti di
santità. Basta solo aspettare. Agisci quando il santo ha il
sopravvento: questo è tutto. Non agire quando il peccatore ha il
sopravvento, non agire quando l’ira ha il sopravvento, altrimenti
te ne pentirai e creerai una reazione a catena, incorrerai nella
legge del karma: questo è ciò che significa incorrere nella legge
del karma.
Fai qualcosa in un momento di negatività e ti troverai
imprigionato in una reazione a catena senza fine. Quando sei in
uno stato d’animo negativo e fai qualcosa, l’altro che è di fronte a
te diviene negativo; a sua volta è portato a fare qualcosa, e la
negatività crea altra negatività, la negatività provoca altra
negatività, l’ira causa altra ira, l’ostilità causa altra ostilità, e le
cose vanno avanti e vanno avanti e vanno avanti… Gli esseri
umani sono rimasti impegolati in questo garbuglio per vite intere;
e vanno avanti… Aspetta. Quando sei sopraffatto dall’ira, è il
momento di meditare. Non sprecare questo momento! L’ira crea
molta energia in te. Questa energia può distruggere. Ma l’energia
è neutrale: la stessa energia che può distruggere può inondare di
vita. Aspetta soltanto. Aspettando, senza far nulla di affrettato, un
giorno ti stupirai del cambiamento interiore. Eri pieno d’ira; e
l’ira è cresciuta, è cresciuta, è arrivata a un culmine; e poi la ruota
è girata, e hai visto la ruota girare, e l’ira si è sciolta, l’energia
dell’ira si è liberata, e ora sei in uno stato d’animo positivo, in
uno stato d’animo creativo. Ora puoi agire. Ora agisci!
Aspetta sempre il positivo. E non ti sto suggerendo la
repressione. Non dico: reprimi il negativo. Dico: guarda il
negativo. Ricorda la differenza tra queste due cose: esiste una

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differenza enorme. Non dico: ingoia il negativo, sieditici sopra,
dimenticalo, opponiti al negativo. No, non sto dicendo questo.
Non sto dicendo: quando sei arrabbiato, sorridi. Quel sorriso è
falso, brutto, artificiale. Non sorridere quando sei arrabbiato.
Chiuditi nella tua stanza. Mettiti di fronte a uno specchio e
guarda la tua faccia adirata. Non c’è bisogno di mostrarla a
nessun altro: è una cosa tua, è la tua energia, è la tua vita. E devi
saper aspettare il momento giusto. Continua a guardarti nello
specchio, guarda la tua faccia paonazza, gli occhi iniettati di
sangue, guarda l’omicida in te. Hai mai pensato che ciascuno si
porta dentro un omicida? Anche tu ti porti dentro un omicida.
Non pensare che l’omicida esista solo da qualche parte fuori di
te, che l’omicida sia qualcun altro, che sia uno che commette un
omicidio. Hai in te l’istinto omicida. Guardati allo specchio.
Questi sono i tuoi aspetti interiori, devi fare la loro conoscenza.
È parte della crescita verso la conoscenza di sé. Dai tempi di
Socrate ai giorni nostri hai sentito ripetere: «Conosci te stesso».
Questo è il modo di conoscere te stesso. Conoscere se stessi non
significa sedere in silenzio, ripetendo internamente: io sono
Brahma, io sono l’anima, io sono Dio, io sono questo o
quest’altro, tutte sciocchezze. Conoscere se stessi significa
conoscere tutti i propri aspetti, tutte le proprie potenzialità:
l’assassino, il peccatore, il criminale, il santo, la virtù, il dio, il
diavolo; conoscere tutti gli aspetti, l’intera gamma delle
possibilità.
Conoscendola scoprirai dei segreti, delle chiavi. Vedrai che
l’ira non può durare per sempre. Non hai mai fatto la prova?
Prova! Se, quando sei sopraffatto dall’ira, non fai nulla, cosa
succede? Forse che l’ira può restare in te per sempre? Nulla resta
per sempre. La felicità viene e se ne va, l’infelicità viene e se ne

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va. Non vedi che è semplicemente la legge delle cose, che ogni
cosa muti? Non vi è nulla di permanente. E allora perché aver
fretta? Così come è venuta, l’ira se ne andrà. Aspetta, abbi un po’
di pazienza. Lìmitati a guardarti allo specchio e ad aspettare.
Lascia che l’ira ti riempia, lascia che stravolga la tua faccia in una
smorfia omicida, ma aspetta. Guarda. Non reprimere e non agire.
Non agire, e presto vedrai la tua faccia ammorbidirsi, gli occhi
farsi più dolci, l’energia cambiare, il maschile mutarsi nel
femminile. E presto ti sentirai pieno di luce: la stessa vampata di
rossore che era l’ira ora è divenuta una sorta di luminosità di
grande bellezza, che aleggia sul tuo volto, nei tuoi occhi. Ora
esci. È il momento di agire. Agisci quando sei in uno stato di
positività. Ma non cercare di sollecitare la positività: lascia che si
sviluppi da sé. Questo è ciò che intendo con: impara a
trasformare i tuoi veleni in miele.
Terzo: condividi. Quando una cosa è negativa, tienila per te;
quando è positiva, condividila. Di solito la gente condivide la
propria negatività, non condivide la propria positività. Gli esseri
umani sono insensati. Quando sono felici, sono avari nel
condividere la propria felicità, ma quando sono infelici,
diventano prodighi, sono prontissimi a condividere la propria
infelicità. Quando la gente sorride, sorride con grande
parsimonia, sorride solo fino a un certo punto. Ma quando si
adira, si adira completamente.
Il terzo passo sulla via dell’amore è: condividi il positivo. In
questo modo il tuo amore comincerà a scorrere, diventerà un
fiume che sgorga dal tuo cuore. Quando comincerai a
condividere, la dinamo del cuore si metterà in movimento.
Mi sono imbattuto in uno strano detto di Jorge Luis Borges,
sentite: «Dà il sacro in pasto ai cani; getta le perle ai porci;

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perché ciò che importa è il dare». Avrete sentito dire il contrario:
non dare ciò che ha valore in pasto ai cani, non gettare perle ai
porci, perché non possono capire. Ma Borges dice: «Dà il sacro
in pasto ai cani; getta le perle ai porci; perché ciò che importa è il
dare». L’essenziale non è cosa dai (perle, santità, amore) o a chi
dai. Non è questo il punto. Il punto è il dare in sé. Quando hai,
dà!
Gurdjieff era solito dire: «Tutto ciò che ho accumulato è
andato perduto; tutto ciò che ho dato è mio». Tutto ciò che ho
dato lo possiedo ancora e tutto ciò che ho accumulato l’ho
perduto. È vero: hai solo ciò che hai condiviso. Hai tanto amore
quanto ne hai condiviso. L’amore non è una proprietà da
accumulare: è una fragranza, una luminosità da condividere. Più
la condividi, più sgorga dal tuo centro più intimo: è in quantità
infinita. Trai acqua da un pozzo, e altra acqua, fresca, sgorgherà
dal profondo e tornerà a riempire il pozzo. Smetti di trarre acqua,
chiudi il pozzo, sii avaro, e le sorgenti si inaridiranno; a poco a
poco la vena si ostruirà, e l’acqua del pozzo morirà, imputridirà,
diverrà contaminata. L’acqua che scorre, invece, è fresca. L’amore
che scorre è fresco.
Dunque il terzo passo verso l’amore è: condividi la tua
positività, condividi la tua luce, condividi tutto ciò che hai.
Qualsiasi cosa bella tu abbia non accumularla. La tua saggezza
condividila. La tua preghiera condividila. Il tuo amore, la tua
felicità, la tua gioia condividili. Certo: se non trovi nessun altro
con cui condividere, condividi con i cani, ma condividi.
Condividi con i sassi, ma condividi. Se hai delle perle, gettale!
Non curarti se davanti a te ci siano porci o santi: gettale! Ciò che
importa è il dare. Accumulare avvelena il cuore. Ogni forma di
accumulazione è velenosa: condividendo, liberi il tuo organismo

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dai veleni.
E quando dai, non curarti se coloro a cui dai ti rispondono o
no. Non aspettarti un “grazie”. Sii grato a chi ti ha permesso di
condividere qualcosa con lui! Non viceversa. Non aspettarti
gratitudine, perché hai condiviso qualcosa. No, sii grato tu
stesso, perché quella persona è stata disposta ad ascoltare la tua
canzone, a guardare la tua danza. Siile grato, perché quando sei
venuto per dare, non ti ha respinto. Avrebbe potuto respingerti.
Condividere è una delle grandi virtù spirituali.
E quarto: sii nulla. Quando sei pieno di ego, l’amore
scompare. L’amore e l’ego non possono coesistere. L’amore può
coesistere con Dio, perché amore e Dio sono sinonimi. Ma
l’amore e l’ego non possono coesistere. Dunque sii nulla. Questo
è il significato dell’umiltà, della mitezza. Dice Gesù: «Beati i
miti, perché loro è il regno di Dio».
Dopo questi quattro passi, sarà più facile capire i sutra di
Kabir.
Il primo:
Da chi andrò per sapere del mio Amato?
Kabir dice: dove andrò per sapere del mio Amato? Dov’è il
mio Amato? Dov’è la sua dimora? E chi può indicarmela?
Kabir dice:
Se ignori l’albero, non troverai mai la foresta;
così Egli non può essere trovato nelle astrazioni.
Un sutra profondamente significativo, di grandissimo valore,
che fornisce un metro di giudizio.
Incontro gente che dice: «Noi amiamo l’umanità». E non
hanno mai amato un singolo essere umano! L’umanità è
un’astrazione. Dimmi, come fai ad amare l’umanità? Dove la
trovi? Come fai ad abbracciare l’umanità? Come fai a baciarla?

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No, questi sono trucchi della mente. Dovunque tu incontri
l’umanità, incontri un essere umano; l’umanità non esiste da
nessuna parte. Ma è un’idea insidiosa. In nome dell’umanità si
possono evitare gli esseri umani, si possono perfino uccidere! Si
può dire: «Io sono al servizio dell’umanità, e tu sei un ostacolo;
quindi ti distruggo». È ciò che dicono Adolf Hitler, Iosif Stalin, il
presidente Mao. Questo è ciò che dicono tutti i politici del
mondo. «Amiamo l’umanità. Per salvare l’umanità si rende
necessario uccidere degli esseri umani.» Sono idee molto
insidiose.
Kabir dice:
Se ignori l’albero, non troverai mai la foresta.
La foresta non esiste! La foresta è solo una parola. L’esistente
è l’albero: alberi, alberi, alberi. Essi esistono. E se cerchi la
foresta, e ignori gli alberi, non la troverai mai. Forse è per questo
che tanti cercano Dio e non lo trovano. Cercano un’astrazione.
Dio è come la foresta: puoi trovare un albero, una pietra, un
uomo, una donna, un cane, un serpente, una stella. Queste cose le
troverai.
Dio non lo troverai da nessuna parte. Dio è il nome della
totalità. Esiste in queste forme particolari. Non ha altra esistenza
che questa. Esiste nel serpente come serpente; esiste nell’albero
come albero; esiste nella pietra come pietra; ed esiste nell’uomo
come uomo. Kabir indica una verità di grande importanza. La
gente chiede: «Dov’è Dio?» Ritti in mezzo alla foresta, chiedono:
«Dov’è la foresta?» E se dite loro: «Ma sei in mezzo alla
foresta!» risponderanno: «Questa è una quercia, questo è un pino,
ma dov’è la foresta? Lo so, qui ci sono degli alberi; ma dov’è la
foresta? Voglio conoscerla». Costui impazzirà, e non incontrerà
mai la foresta. Non c’è foresta. Esiste nella quercia, nel pino, nel

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cedro. La foresta si manifesta in mille forme: ma in sé è
introvabile, è solo un’astrazione, è universale.
Trova il particolare e lascia perdere l’universale, questa è la
differenza fra religione autentica e religione falsa: la religione
falsa è rivolta alle astrazioni, la religione autentica è rivolta al
particolare. Ama l’uomo, ama la donna, ama il bambino, ama
l’animale, ama l’albero, ama le stelle. Non chiedere di Dio, e
troverai Dio. Amando una donna, amando un animale, amando un
albero, a poco a poco ti accorgerai che l’albero non è solo un
albero. L’albero di gran lunga trascende l’albero stesso: è una
realtà trascendentale. Amando una donna ti accorgerai che essa
non è solo il corpo e non è solo la mente. Qualcosa che di gran
lunga trascende queste cose si nasconde dietro di lei. La donna
diviene una finestra: una finestra su Dio. Tuo figlio diviene una
finestra su Dio. Ama il particolare, il concreto, il reale. Guarda
quanti misfatti sono stati compiuti in nome di astrazioni.
Cristiani che combattono i musulmani, musulmani che
combattono gli hindu… se ne chiedi il perché, ti diranno: «Per
Dio!». Il Dio islamico è un’astrazione, il Dio cristiano è
un’astrazione, il Dio hindu è un’astrazione. Esiste solo l’essenza
divina. E tu uccidi l’ hindu, uccidi il musulmano, uccidi il
cristiano; uccidi entità reali in nome di falsi ideali; uccidi esseri
umani reali in nome di teorie.
Kabir dice: non è questa la via. Dunque non chiederò a
nessuno dov’è il mio Amato; amando, lo troverò nell’amore. Non
chiederò a nessuno la definizione di Dio. No, attraverso l’amore
la definizione discenderà in me. La comprensione verrà attraverso
l’amore, non attraverso il pensiero, attraverso un processo di
ideazione.
Questa è la via del cuore: cominciare ad amare. Mentre la via

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della mente è: continuare a pensare.
E Kabir dice: amando, arrivo in un luogo in cui non esiste più
infelicità.
O sadhu, la mia terra è una terra in cui non v’è sofferenza.
L’amore non conosce sofferenza. Se ancora incontri
sofferenza, non hai ancora incontrato l’amore. L’amore non
conosce sofferenza, non conosce tristezza. Come può l’amore
conoscere sofferenza? L’amore trascende sia la vita che la morte;
va al di là sia della vita che della morte. È la pausa fra due note. È
più alto della vita, è più alto della morte. Ed è una pausa, un
silenzio. Come può esserci sofferenza?
O sadhu, la mia terra è una terra in cui non v’è sofferenza.
Io grido forte per tutti,
per il re e per il mendicante, per l’imperatore e per il
fachiro:
chiunque cerchi rifugio in ciò che vi è di più alto
venga a stabilirsi nella mia terra.
Kabir dice: vieni nella terra dell’amore. Non continuare a
combattere in nome di dogmi, di dottrine. Non continuare a
spaccare un capello in quattro. Non perdere tempo. Io sono
arrivato. E a tutti indistintamente, a re e mendicanti, a imperatori
e fachiri, dico: venite nella mia terra. Io sono arrivato in un paese
in cui non esiste sofferenza. Perché perdete tempo in astrazioni,
teorie e filosofemi? Venite! Venite tutti a stabilirvi nella mia terra.
Venga chi è affaticato, e deponga qui i suoi fardelli.
L’amore è il solo riposo possibile, l’amore è il solo rifugio.
Tutte le altre cose che trovi sono solo nuove tensioni, nuovi
fardelli. E quei fardelli pesano. Gesù dice: «Venite a me, voi che
portate pesanti fardelli. Il mio fardello è leggero; venite a me,
riposatevi in me». Venite tutti a stabilirvi nella mia terra.

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Venga chi è affaticato, e deponga qui i suoi fardelli.
Solo nell’amore i fardelli scompaiono. Perché, in verità, qual
è il fardello fondamentale? È l’ego. “Io sono”, questo è il fardello
fondamentale. È il punto centrale su cui si accumulano tutti gli
altri fardelli. Questo è il mozzo della ruota: “io sono”. Su questa
base accumuli molti pesi. Se vuoi liberartene, devi distruggere il
centro.
L’amore ti rende nessuno. L’amore ti solleva dal terreno in cui
sei radicato. L’amore distrugge il tuo ego. L’amore ti annienta, ti
uccide; e ti dona nuova vita. Una vita senza ego, una vita umile,
una vita semplice, una vita nella quale Dio può vivere. Ti fa
diventare una canna di bambù cava: e la sua musica comincia a
fluire attraverso di te. Tu non l’ostacoli, perché non ci sei più per
ostacolarla! Se ci sei, sei l’ostacolo. La gente viene da me e mi
chiede: «Come posso fare a trascendere la sofferenza?»
Io rispondo: «Tu non puoi trascendere la sofferenza. C’è una
trascendenza: ma tu non puoi compiere quel viaggio. Tu devi
cessare di essere prima che essa si manifesti. Certo, esiste uno
stato privo di sofferenza: ma tu non puoi entrarci, tu sarai perduto
lungo il cammino. Qualcosa in te ci entrerà, ma tu non ci
arriverai».
Tu sei la sofferenza! Hai notato che più è grande il tuo ego e
più soffri? Fa male, come una ferita. Più piccolo è l’ego, meno
duole: la ferita si rimargina. Quando non c’è ego, non c’è
sofferenza. Anche se qualcuno ti insulta, non ti fa soffrire; perché
tu non ci sei, come può qualcuno insultarti? L’insulto ti colpisce
solo quando c’è in te la ferita dell’ego. Sei sconfitto solo perché
hai voluto vincere. Se non c’è l’ego, che differenza c’è tra vittoria
e sconfitta? Che differenza c’è tra successo e insuccesso? Tutte le
distinzioni sono opera dell’ego: dove l’ego si sente soddisfatto è

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il successo, la vittoria; dove l’ego si sente insoddisfatto è
l’insuccesso, la sconfitta. Tutte le sconfitte e tutte le vittorie
esistono solo grazie all’ego. Senza ego, vivi semplicemente;
senza vittoria, senza sconfitta, senza successo, senza insuccesso.
Vivi semplicemente; e questa semplicità di vita è la vita religiosa.
Questo è ciò che Kabir intende per sadhu. Sadhu significa “il
semplice”, sadhu significa “l’umile”. È quello che io chiamo
sannyasin.
Fratello mio,
vivi qui in modo tale
che ti sia facile passare a quell’altra sponda.
Puoi vivere in modo da appesantirti a tal punto delle cose di
questa sponda che il viaggio verso l’altra sponda diviene
impossibile. Vivi leggero! Così che, quando viene il momento di
compiere la traversata verso l’altra sponda, tu possa
semplicemente alzarti in piedi e cominciare a camminare. Ho
sentito raccontare che quando Pompei era in fiamme, tutta la città
si precipitava fuori, e ciascuno portava con sé tante cose preziose
quante poteva – gioielli, oro, argento, cose di valore – e tutti
piangevano e si lamentavano, perché avevano dovuto lasciare
molte altre cose che non erano stati in grado di trasportare. E
c’era chi aveva perso un bimbo, chi aveva perso la moglie, era una
folla impazzita, tutta la città in fiamme… e tutti si precipitavano
fuori dalla città cercando scampo, era un caos.
Erano le tre del mattino. Solo un uomo, si dice, usciva di città
quieto, silenzioso, come se nulla fosse successo. Era un mistico,
e aveva solo un bastone per camminare. Molti lo guardavano e gli
dicevano: «Non sembri turbato». E lui rispondeva: «Da che cosa
dovrei essere turbato? Tutto quello che ho è questo bastone. Da
che cosa dovrei essere turbato? Non ho nulla da perdere. E

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comunque questa è l’ora della mia passeggiata mattutina».
Vivi qui in modo tale che il “qui” non diventi troppo
importante per te, che non diventi un’ossessione. Vivere in una
casa è bello, ma quando viene il momento di lasciarla, dovresti
essere capace di andartene senza voltarti indietro. Vivi in mezzo
alla gente; ma se tua moglie muore, dovresti essere capace di dirle
addio, in silenzio, amorevolmente, senza recriminazioni, senza
amarezza. Vivi in modo tale da non restare imprigionato nelle
cose. Vivi in modo tale che ti sia facile passare a quell’altra
sponda. E l’altra sponda non è lontana: l’altra sponda ti circonda
dovunque ti trovi.
Se cominci a vivere nel modo giusto… Che cosa intendo con
“vivere nel modo giusto”? Quei quattro passi: sii qui-e-ora;
impara a trasformare i tuoi veleni in miele; condividi la tua
positività; e sii nulla. Ecco quel che intendo con “vivere nel
modo giusto”.
Se vivi nel modo giusto, nel giro di ventiquattr’ore ti accadrà
di compiere molte volte il viaggio da questa sponda all’altra,
dall’altra a questa, e di nuovo da questa all’altra. Molte volte il
divino entrerà in te, ti irradierà; molte volte ti troverai
all’improvviso sull’altra sponda.
Cammini per la strada, e, all’improvviso, c’è l’altra sponda. I
raggi del sole ti toccano, il sole sta tramontando dietro l’albero,
e, all’improvviso, l’altra sponda è lì. Non è da qualche parte,
lontano, in altre galassie. È sempre qui, è una qualità della tua
consapevolezza, è una qualità della tua comprensione, è una
qualità della tua meditazione. Se il tuo fardello qui è leggero, se
non sei ossessionato dalle cose del mondo, se vivi nel mondo, ma
non permetti al mondo di vivere in te, sarai solo anche in mezzo
alla folla; e anche in mezzo alla folla scorgerai l’altra sponda.

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L’altra sponda diviene così vicina che in qualsiasi momento puoi
compiere la traversata. È facile come respirare, ma è necessario
imparare l’arte. È una questione di arte: di destrezza, di misura,
di consapevolezza. Sii consapevole. Ama, ma non lasciare che il
tuo amore diventi avidità. Ama, ma non lasciare che il tuo amore
diventi attaccamento. Ama, ma non lasciare che il tuo amore
diventi una forma di dipendenza, una schiavitù. Dopo di che,
ama, ama tremendamente. Allora la paura cessa. E amando, sarai
in grado di passare all’altra sponda senza difficoltà.
Usa il denaro, ma non lasciare che il denaro governi la tua
mente. Non dico: fuggi dal denaro. Non dico: fuggi da tua moglie
e dai tuoi figli. Non dico: abbandonali e vai a rinchiuderti in una
caverna dell’Himalaya. Non vi insegno alcuna sciocchezza del
genere. E neppure Kabir incoraggia quel tipo di cose. Kabir è
tremendamente affermativo verso la vita, è assolutamente per la
vita. E, in verità, chiunque conosca Dio sarà per la vita, perché
questa vita è di Dio.
Se sfuggi alla vita, sfuggi a Dio; sfuggi all’occasione stessa in
cui Dio ti si è reso accessibile. Non fuggire da nessuna parte.
Invece di cercare di fuggire, cerca di divenire più consapevole.
Quello sarà il vero punto di fuga. Senza rifugiarti da nessuna
parte, creerai una caverna nel tuo cuore e comincerai a viverci.
E l’altra sponda è sempre dietro l’angolo. Quando vuoi, puoi
andarci. E puoi bere tanti sorsi di Dio quanti vuoi, nel corso di
una giornata. Guardando un fiore, bevi Dio: e l’altra sponda ti si
dischiude. È una visione, non è una realtà materiale. Guardando
una rosa, in silenzio, con amore, senza alcuna verbalizzazione
dentro di te, in totale silenzio, il silenzio diviene luminoso, il
silenzio diviene una canzone, e sorge una visione. Il fiore
scompare, tu scompari, e c’è Dio. Nello scomparire del soggetto e

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dell’oggetto compare l’intervallo fra le due note, la pausa. E,
all’improvviso, sei sull’altra sponda.
Io sono la pausa fra due note che formano un vero accordo;
cosa affatto rara,
perché la nota della morte tende a dominare.
Ma le due si riconciliano nell’oscuro intervallo, tremanti;
e la canzone resta immacolata.
Guarda la rosa. Tu tremerai, e la rosa tremerà, ci sarà una
pulsazione fra voi due, ed entrambi scomparirete; ed ecco l’altra
sponda. E improvvisamente sei trasfigurato; sei trapiantato in un
altro mondo. Per un vero sadhu, per un vero sannyasin, per un
vero devoto, per un vero ricercatore della verità, per un discepolo
diviene facilissimo, è come sbattere le palpebre. Chiudi gli occhi
e sei sull’altra sponda. Apri gli occhi e sei sull’altra sponda.
L’altra sponda non è qualcosa di lontano, qualcosa che viene
dopo la morte: l’altra sponda è qui, in mezzo, fra la vita e la
morte. È qui ogni momento, è qui fra il passato e il futuro. Fra il
passato e il futuro, il piccolo intervallo; solo un brevissimo
intervallo, una frazione di secondo, e l’altra sponda è lì.
Il presente è la presenza di Dio.
Fratello mio,
vivi qui in modo tale
che ti sia facile passare a quell’altra sponda.
È un paese in cui non vi è terra né cielo,
in cui non vi è luna né stelle;
perché solo lo splendore della verità
irradia la dimora del mio Signore.
Non c’è terra, non c’è cielo. È una dimensione non-materiale.
Non c’è nulla, non ci sei neppure tu. È un paese senza terra né
cielo, senza luna né stelle, perché solo lo splendore della verità

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irradia il regno di Dio. Sull’altra sponda solo la verità è. Non c’è
né il ricercatore né l’oggetto della ricerca, né l’osservatore né ciò
che è osservato, né materia né coscienza. Solo la verità, solo la
scienza suprema; e tu divieni una cosa sola con essa, non sei
separato; divieni parte di quell’armonia divina.
Kabir dice:
Amato fratello, nulla è essenziale, all’infuori della verità.
Nient’altro è essenziale. Insegui la verità, cerca di conoscerla:
non è nelle astrazioni, non è racchiusa nelle scritture, è
introvabile nei dialoghi dei teologi; la verità è qui-e-ora. La verità
è. Tu devi aprirti a essa. La verità è nell’aprirsi del tuo cuore.
L’amore è il ponte fra te e la verità. Ora cerchi di comunicare con
il mondo attraverso il ponte dell’ego. Ma l’ego separa. L’amore
unisce. L’amore è il solo yoga: yoga significa “unione”.
L’ego separa. Ti rende un’isola. E guarda l’ironia: prima
coltivi l’ego, e poi ti senti solo… lo vedi? L’ego fa sentire soli,
rende soli, rende un’isola. Ama e tornerai a essere il continente.
L’amore è il ponte fra te e ciò che è.
Kabir canta la canzone dell’amore, e dice: per mezzo
dell’amore arriverai a quella pausa fra due note, alla pausa in cui
Dio suona la sua vina, in cui la melodia divina risuona
continuamente. Ed è vicinissima: ora, in questo stesso istante, ti
circonda. È a portata di mano. Quasi la puoi afferrare. Occorre
solo un po’ di comprensione, un po’ più di consapevolezza. Vivi
nella consapevolezza. Fai di questi quattro passi tutta la tua
religione, tutta la tua Torah. Il resto è solo commento.
Sii qui-e-ora, in questo istante. Vedine la bellezza. In questo
istante la benedizione è presente, l’esistenza è qui. Quando tu sei
silenzioso, l’esistenza parla. Quando tu ascolti, l’esistenza canta.
E impara a trasformare i tuoi veleni in miele. Così che ogni

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barriera sia distrutta. E poi, terzo, comincia a condividere:
condividi tutto ciò che hai, condividi la tua vita. Condividendo,
diverrai ricco. Non accumulare. Accumulando, vai contro
l’esistenza. Nel momento in cui ti metti ad accumulare hai perso
fiducia nella vita, cerchi di dipendere solo da te stesso. Dà;
qualsiasi cosa tu abbia, te l’ha data la vita; tu dalla nello stesso
modo. Altro ti verrà dato. E, quarto: sii nulla. Il nulla è la
sorgente di tutto. Il nulla è la sorgente dell’infinito. Il nulla è Dio.
Il nulla è il nirvana. Sii nulla. Ed essendo nulla, avrai raggiunto il
Tutto. Essendo qualcosa mancherai la meta; essendo nulla
arriverai a casa.
Questi sono i sutra di Kabir. Kabir è uno dei più grandi
mistici del mondo. Medita su di lui. Ascolta con attenzione ciò
che dice. E Kabir è una persona molto semplice, per niente
istruita: tutto ciò che dice viene dalla sua esperienza. Non è un
dotto. Non sa nulla dei Veda, del Corano, della Bibbia. Tutto ciò
che dice è sua esperienza esistenziale. Non è un teorico, non è un
filosofo: è un poeta. E non è solo un poeta: è un poeta mistico. Il
poeta ogni tanto intravede Dio, e poi ricade. Rari istanti di luce.
In India diciamo: se ami la poesia di un certo poeta, non andare a
conoscere il poeta. Resteresti deluso: troveresti una persona
molto ordinaria, persino più ordinaria della gente ordinaria. O
magari lo troveresti brutto: e si è espresso con tale bellezza! O
magari lo troveresti volgare, immorale, osceno: e la sua poesia è
così spirituale…
Il detto ha ragione: se ami la poesia, lascia perdere il poeta.
Perché il poeta fa solo dei salti. Durante rari momenti di
intuizione vola a grandi altezze. È infiammato, delle visioni
discendono in lui. Poi si richiude, si spegne e torna a essere una
persona ordinaria. Solo a volte la poesia viene a lui, come un

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fulmine.
Il poeta mistico è diverso; il poeta mistico è arrivato. La sua
poesia non è un volo della sua immaginazione, non è solo una
visione: è la sua vita stessa. Egli respira in Dio, vive in Dio, è
Dio. Ciò che dice non è quindi accidentale, ciò che dice gli viene
dal suo stesso centro. Kabir è un poeta mistico. Ascolta la sua
melodia, canta la sua canzone. E, se hai capito, diventa un po’ più
consapevole. E non cercare la foresta: ci sono solo alberi, non c’è
la foresta. Foresta è solo un nome collettivo, un’astrazione. Non
c’è Dio, nell’alto dei cieli. Ci sono solo innumerevoli dei, il dio
albero, il dio pietra, il dio fiume, il dio uomo, il dio donna; ci
sono innumerevoli dei, ma non c’è Dio.
L’intera esistenza è divina. Ama gli alberi, se vuoi sapere
qualcosa della foresta. Ama la gente, se vuoi sapere qualcosa di
Dio. Ogni manifestazione particolare può diventare una finestra,
una porta. Non farti ossessionare dalle parole: la parola “Dio”
non è Dio; la parola “amore” non è l’amore, la parola “fuoco”
non è il fuoco. Lascia perdere le parole, e va’ sempre più verso
l’esistenziale. Lascia che il sentire prenda il sopravvento sul
pensare. Attraverso il sentire sorgerà la tua preghiera, e attraverso
il sentire un giorno tu ti dissolverai.
E quando tu ti dissolvi, Dio è.
The Divine Melody

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Amore: unica libertà
dall’attaccamento
Amato Maestro,
Mirdad dice: «L’amore è l’unica libertà dall’attaccamento.
Quando si ama tutto non si è attaccati a niente».
E più avanti: «L’uomo fatto prigioniero dall’amore di una
donna e una donna fatta prigioniera dall’amore di un uomo
sono ugualmente inadatti alla preziosa corona della libertà. Ma
l’uomo e la donna che diventano uno attraverso l’amore,
inseparabili, indistinguibili, in verità sono candidati al premio».
Potresti parlare di questo? E potresti parlare anche del
sesso e dei rapporti, e dire se e cosa c’entrano con la crescita
spirituale. Ho fatto questa domanda perché io non l’ho mai
sperimentato, a eccezione di tre anni fa, mentre tutti sono andati
perfino al di là di tutto questo; pertanto sono molto
preoccupata. Non voglio restare bloccata a questo punto. Una
profonda esperienza sessuale rende più facile la meditazione?
Devapria, Il libro di Mirdad è il libro che amo di più. Mirdad
è una figura immaginaria, ma ogni affermazione e ogni azione di
Mirdad sono incredibilmente importanti. Non dovrebbe essere
letto come un romanzo, dovrebbe essere letto come una
sacrascrittura, forse l’unica sacra scrittura.
Puoi cogliere in questa affermazione un piccolo bagliore
dell’intuizione, della consapevolezza, della comprensione di
Mirdad.
Egli dice:
L’amore è l’unica libertà dall’attaccamento…
E tu hai sempre sentito dire che l’amore è l’unico
attaccamento. Tutte le religioni concordano su un unico punto,

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questo: l’amore è l’unico attaccamento.
Io sono d’accordo con Mirdad:
L’amore è l’unica libertà dall’attaccamento.
Quando si ama tutto non si è attaccati a niente.
In effetti, è necessario capire il fenomeno dell’attaccamento.
Perché ti aggrappi a qualcosa? Perché hai paura di perderla.
Forse qualcuno te la può rubare. La tua paura è che oggi è a tua
disposizione e può non essere disponibile domani.
Chi può dire cosa succederà domani? La donna che ami o
l’uomo che ami… ti potrai muovere in due modi: puoi avvicinarti
di più, puoi allontanarti di più. Potete diventare nuovamente
degli estranei o potete diventare talmente uniti l’uno all’altro, che
perfino dire che siete due non sarà giusto: ovviamente ci sono
due corpi, ma il cuore è uno, e la canzone del cuore è una, e
l’estasi vi avvolge come una nuvola. Tu sparisci in quell’estasi e
non sei tu. Io non sono io. L’amore diventa così totale, l’amore è
così grandioso e travolgente, che non puoi restare te stesso, devi
immergerti e sparire. In questo dissolversi chi resterà attaccato, e
a chi? È tutto! Quando l’amore fiorisce nella sua totalità, tutto
semplicemente è. La paura del domani non sorge affatto, per cui
non c’è motivo di attaccarsi, di aggrapparsi, non serve il
matrimonio né qualsiasi tipo di contratto, di legame.
Che cosa sono i vostri matrimoni se non dei contratti d’affari?
«Ci impegniamo l’uno con l’altro davanti a un magistrato» – in
questo modo insultate l’amore! Seguite la legge, che è la cosa più
infima dell’esistenza, e la più assurda. Quando portate l’amore
davanti alla legge, commettete un crimine che non può venire
perdonato.
Prendete un impegno davanti a un magistrato in un tribunale:
«Vogliamo sposarci e restare sposati. È la nostra promessa

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davanti alla legge: non ci separeremo, non ci tradiremo». Non
pensate che sia un grande insulto dell’amore? Comportandovi
così, non mettete la legge al di sopra dell’amore?
Io sono un uomo senza legge, questo è il motivo per cui una
dozzina di paesi sono contro di me, benché non abbia commesso
alcun crimine… d’altro canto è vero: non credo in alcuna legge.
Io amo; non ho bisogno di alcuna legge.
La legge è per coloro che non sanno come amare.
La legge è per il cieco, non per quelli che hanno occhi. La
legge è per coloro che hanno dimenticato il linguaggio del cuore
e conoscono soltanto il linguaggio della mente.
L’affermazione di Mirdad ha un valore così grande che
dovrebbe venir capita profondamente, non solo intellettualmente
ed emozionalmente, ma nella sua totalità. Tutto il tuo essere
dovrebbe assorbirla.
L’amore è l’unica libertà dall’attaccamento.
Perché quando ami non puoi neppure pensare diversamente.
Quando si ama tutto non si è attaccati a niente.
Ogni momento arriva con un nuovo splendore, una nuova
gloria, nuove canzoni; ogni momento ti porta nuove danze da
danzare. Forse i partner possono cambiare, ma l’amore rimane.
L’attaccamento è il desiderio che il partner non cambi mai.
Per questo hai preso un impegno davanti al giudice, alla società,
tutte stupide formalità. E se vai contro queste formalità perderai
il rispetto e l’onore agli occhi delle persone tra le quali devi
vivere.
L’amore non può conoscere attaccamento perché l’amore non
può perdere la dignità. L’amore è onore in quanto tale, è
rispettabilità per eccellenza; non puoi fare niente contro di esso.
Non ti sto dicendo che i partner non possono cambiare, questo

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non è importante: se il partner cambia ma l’amore resta come un
fiume che scorre, allora il mondo avrà molto più amore di quanto
non ne abbia oggi. Oggi è come un rubinetto che gocciola,
gocciola, gocciola. Non è in grado di soddisfare la sete di
nessuno. L’amore deve essere oceanico, non un gocciolio, non il
gocciolio di una fontanella pubblica. E tutti i matrimoni sono
pubblici!
L’amore è universale. L’amore non invita solo alcune persone
a celebrarlo, l’amore invita le stelle e il sole e i fiori e gli uccelli,
tutta l’esistenza è invitata a celebrare.
L’amore non ha bisogno di nient’altro: una notte piena di
stelle, che altro si può chiedere? Bastano alcuni amici… e
l’intero universo diventa amico. Non mi sono mai imbattuto in un
albero che mi fosse ostile. Sono stato su molte montagne, ma non
ho mai trovato una montagna antagonista. L’intera esistenza è
profondamente amica.
Una volta che la tua intima comprensione dell’amore fiorisce,
non si pone più il problema dell’attaccamento. Puoi continuare a
cambiare partner, e questo non vuol dire che abbandoni qualcuno.
Puoi ritornare allo stesso partner, non c’è motivo di avere
pregiudizi.
L’uomo dovrebbe comprendere se stesso proprio come un
bambino che gioca sulla spiaggia e raccoglie conchiglie, sassi
colorati, provando un immenso piacere, quasi avesse trovato un
grande tesoro. Se un uomo può godere le piccole cose della vita,
può vivere in libertà e può permettere agli altri di vivere in
libertà; in questo modo, il mondo intero può diventare
completamente diverso. Allora, avrà bellezza e grazia, avrà una
luminosità immensa, e ogni cuore sarà infiammato.
Ma così com’è il mondo, guarda le persone, il loro fuoco… Il

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fuoco di Devapria si è acceso una volta, tre anni fa. Ora non è
sicura se si è acceso oppure se è stata solo immaginazione: se si è
acceso tre anni fa, cosa hai fatto in questi tre anni? Quando
conosci il fuoco, le fiamme continuano ad aumentare. Le fiamme
dell’amore crescono proprio come cresce un albero; le fiamme
dell’amore portano fiori e frutti proprio come fa un albero.
Ma ciò che tu pensi sia amore non lo è. Questo è il motivo
per cui accadono tante strane esperienze. Tre anni fa qualcuno
deve averti detto: «Come sei bella! Ti amo così tanto, non c’è
nessun’altra donna come te in tutto l’universo». E tu non hai mai
obiettato: «Non hai il diritto di dire queste cose, perché non
conosci tutte le donne dell’universo». Quando vengono dette
cose così belle, ci si dimentica completamente la loro
irrazionalità.
Né hai chiesto alla persona che ti ha detto di amarti: «Cos’è
l’amore? Lo sai, oppure senza sapere cos’è hai cominciato ad
amare? Quali sono le tue motivazioni?» Quell’uomo ti avrebbe
guardata in modo molto strano e avrebbe cercato di scappare il
più lontano possibile, perché gli amanti non pensano che quando
si dice a qualcuno: «Dolcezza», poi si devono dare delle
spiegazioni: «Che cosa vuoi dire con questo? Mi hai forse
mangiata? “Dolcezza”? Che cosa vuoi dire? Pensi che sia un
dolce delizioso, una bella cosa commestibile?»
Le persone innamorate si dicono l’un l’altra: «Ti voglio
mangiare» e nessuno obietta: «Sei per caso un cannibale o
qualcosa di simile?»
Queste frasi le persone le apprendono dai film, dai romanzi;
tutti dialoghi che non significano niente. Vogliono dire
semplicemente: «Dai, vieni a letto con me».
Ma poiché siamo persone civili, occorrono alcuni piccoli

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preliminari, una piccola introduzione; non puoi dire a qualcuno
direttamente: «Andiamo a letto». Si rivolgerebbe alla polizia
dicendo: «Quest’uomo mi sta facendo proposte oscene».
Non puoi… ma se, in modo civile, prima offri alla donna un
gelato – che raffredda il cuore – le porti delle rose; la intrattieni
con dolci sciocchezze… allora entrambi capite che, alla fine, il
tutto finirà inevitabilmente con dei postumi da sbronza, un mal di
testa, un’emicrania, e al mattino vi guarderete imbarazzati: che
cosa abbiamo fatto a letto? Uno si nasconderà dietro il giornale,
come se lo stesse davvero leggendo, e l’altra inizierà a preparare
il tè o il caffè, solo per dimenticare in qualche modo tutto ciò che
è successo.
Devapria, qualcosa di simile deve essere successo a te, tre
anni fa. Mio Dio, che cosa hai fatto per tre anni? Hai
semplicemente vegetato! Avresti dovuto far venire il mal di testa a
centinaia di persone, in tre anni, avresti portato molte persone sul
sentiero dell’illuminazione. Senza le donne nessuno può
muoversi verso l’illuminazione.
Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia una donna. Può
essere e può non essere vero, ma dietro ogni uomo illuminato ci
sono sicuramente centinaia di donne; una sola non ci riuscirebbe.
L’illuminazione non è così a buon mercato!
In tre anni avresti potuto rendere un grande servizio
all’universo… che cosa stai facendo? E leggi persone come
Mirdad!
E più avanti Mirdad dice:
L’uomo fatto prigioniero dall’amore di una donna
e una donna fatta prigioniera dall’amore di un uomo
sono ugualmente inadatti alla preziosa corona della libertà.
Quando l’amore diventa attaccamento, quando l’amore

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diventa una relazione… nel momento in cui l’amore diventa
richiesta, è una prigione. Ha distrutto la libertà; non puoi volare
nel cielo, se sei in gabbia. E ci si chiede… in particolare io mi
chiedo.
Le persone si interrogano su di me, su cosa faccio, da solo,
nella mia stanza. E io mi interrogo su di loro: che cosa fanno
queste due persone, insieme? Da solo, quanto meno, sono a mio
agio. Se c’è qualcun altro, nascono i guai, è inevitabile che
accada qualcosa. Se c’è l’altro non ci può essere silenzio: l’altro
chiederà qualcosa, dirà qualcosa, ti forzerà a fare qualcosa.
Inoltre se la stessa persona è continuamente presente, giorno
dopo giorno… L’uomo che ha inventato il letto matrimoniale era
uno dei più grandi nemici dell’umanità. Perfino nel letto, nessuna
libertà! Non ti puoi muovere, l’altro è al tuo fianco. E, nella
maggior parte dei casi, l’altro si prende tutto lo spazio. Se riesci a
conservare un po’ di spazio, sei fortunato e ricorda: l’altro
continua ad aumentare, a espandersi.
È un mondo veramente strano, dove le donne continuano ad
aumentare e gli uomini a restringersi. E tutta la colpa è
dell’uomo: è lui che le fa diventare più grasse, che le rende
incinte; e ben altre preoccupazioni vi aspettano! Quando due
persone si mettono insieme, un maschio e una femmina, presto
arriva il terzo. E se non arriva, i vicini diventano ansiosi: «Che
cosa succede? Perché il figlio non arriva?»
Ho vissuto con molte persone, in molti posti. Ero sorpreso:
come mai tutti erano così ansiosi di creare preoccupazioni e guai
agli altri? Se qualcuno non è sposato, si preoccupano: «Perché
non ti sposi?», come se il matrimonio fosse una legge universale
da seguire. Torturato da tutti, arrivi a pensare che sia meglio
sposarsi, almeno queste persone smetteranno di torturarti. Ma ti

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sbagli, una volta sposato cominceranno a chiederti: «Quando
arriva il bambino?»
Ebbene, questo è un problema difficile da risolvere. Non è
nelle tue mani: il figlio può arrivare e può non arrivare, e arriverà
in base ai suoi tempi. Ma le persone ti perseguiteranno: una vita
senza figli… una casa non è una casa senza un bambino. È vero,
perché una casa sembra un tempio silenzioso senza un bambino,
con un bambino la casa sembra un manicomio! E con molti
bambini i guai si moltiplicano.
Io siedo in silenzio nella mia stanza da tutta la vita. Non
disturbo nessuno. Non ho mai chiesto a qualcuno: «Perché non ti
sei sposato, perché non hai fatto un bambino?» Non credo sia
civile fare tali domande, simili richieste, è un interferire nella
libertà di una persona.
Le persone continuano a vivere con le loro mogli, con i loro
bambini… e poiché la presenza di ogni nuovo membro che entra
nella tua famiglia disturberà moltissimo il tuo equilibrio
esistenziale, automaticamente diventi sempre meno sensibile.
Senti meno, vedi meno, annusi meno, gusti meno.
Ti sorprenderà sapere che non usi tutti i sensi nella loro
intensità. Questo è il motivo per cui, quando uno si innamora per
la prima volta, puoi vedere la sua faccia risplendere; puoi vedere
che il suo modo di camminare acquista una nuova freschezza,
sembra danzare, lo puoi vedere, la sua cravatta è perfettamente a
posto, i suoi vestiti sono ben stirati. Qualcosa è successo!
Ma non dura a lungo. Nel giro di una o due settimane, ecco di
nuovo quella noia, vedi che la polvere ha cominciato di nuovo ad
accumularsi. La luce se n’è andata, di nuovo si trascina
stancamente, non danza. I fiori continuano a fiorire, ma lui non
vede più alcuna bellezza. Le stelle continuano a provocarlo, ma

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lui non guarda il cielo.
Ci sono milioni di persone che non hanno mai guardato verso
l’alto; i loro occhi sono incollati a terra, come se avessero paura
che una stella possa cadere sui loro piedi. Sono poche le persone
a cui piacerebbe dormire sotto il cielo stellato; la paura della
vastità, della solitudine, del buio. Va bene stare in una capanna di
bambù con una nemica-del-cuore e, se Dio vuole, la nemica-del-
cuore continuerà a cambiare. Ma il più delle volte Dio non si
interessa a te… e tu ti arrugginisci.. Lui non si preoccupa di te, e
tu ti arrugginisci… la stessa ragazza e lo stesso ragazzo…
Per tre anni! E la vita non è molto lunga. Che tu sia rimasta
senza alcuna esperienza d’amore è indicativo: il primo amore è
stato amaro e il suo sapore è ancora sulla tua lingua.. È stato un
imprigionamento. Milioni di persone vanno avanti, sentendo nel
profondo che, se fossero rimaste da sole, se non si fossero mai
occupate di amore, di matrimonio… ma ora non si può fare più
niente. Non puoi tornare indietro: non puoi tornare a essere uno
scapolo. In effetti puoi esserti così abituato alla prigione da non
riuscire a lasciarla. È una specie di sicurezza, è accogliente,
anche se miserabile. La coperta è marcia… ma il letto è
matrimoniale: per lo meno non sei da solo nella tua miseria,
qualcuno la condivide con te. Il fatto è che qualcuno la sta
creando per te, e tu la stai creando per lui o per lei.
Le persone sono diventate così disperate che ci sono dei
Paesi in cui hanno permesso agli uomini di sposarsi con altri
uomini. Alcuni Paesi hanno permesso alle donne di sposarsi con
altre donne. È proprio di oggi la notizia che in Canada un
tribunale ha rifiutato un matrimonio tra due lesbiche in base al
concetto che «se non siete in grado di generare un figlio, non
possiamo accettarvi come coppia».

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Strana definizione, perché questo significa… ci sono molte
coppie, coppie uomo-donna, che non hanno generato dei figli.
Secondo questo saggio personaggio, non possono essere definiti
una “coppia”. Ma perché sta succedendo questo? Come mai degli
uomini possono sposare altri uomini? Donne omosessuali,
lesbiche, possono sposare delle donne: perché? Una noia, una
lunga, lunga noia, vecchia di secoli, sta emergendo con forza.
Uomini e donne stanno diventando consapevoli del fatto che il
loro stare insieme è sempre una difficoltà, una sofferenza. Non è
senza ragione che gli omosessuali sono definiti “gay”, perché
sono le uniche persone che sembrano ridere, divertirsi. Le
“mogli” degli omosessuali non hanno mestruazioni, non hanno
crisi di nervi, non restano incinte… e poi viene l’ospedale, la sala
parto… non c’è fine alle difficoltà. Tra omosessuali, non esistono
preoccupazioni; sembra tutto più leggero.
L’uomo non può capire la donna perché essi hanno centri di
comprensione diversi. La donna parte dal cuore, l’uomo dalla
mente: essi si muovono come binari paralleli, insieme, ma senza
incontrarsi mai. Molto vicini, ma mai abbastanza vicini. Per due
uomini è più facile capirsi. Infatti due uomini, insieme, possono
discutere di cose intellettuali, filosofiche, teologiche.
Viceversa, non puoi discutere di filosofia con una donna.
Essa è interessata al cibo «e tu parli di cose inutili… di filosofia?
Intendi mangiare la filosofia? Perché preoccuparsi se Dio esiste
oppure no, non è affar tuo. Tu fai le tue cose, lucida le scarpe,
pulisci la stanza”. I loro interessi sono diversi.
Due uomini che vivono insieme discuteranno di grandi cose e
la stanza resterà sporca. Solo ogni tanto penseranno: «Qualcuno
dovrebbe venire a pulire la stanza». Ma si abitueranno, per loro
va bene così. È solo un po’ di polvere, qui e là, i vestiti sono

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stazzonati e sporchi, ma queste sono sciocchezze. Il problema
reale è quanti sono i sistemi solari. Su quanti pianeti di ogni
sistema solare esiste la vita umana? Queste sono cose reali, non
la stanza, a chi può importare della stanza?
Due donne insieme si trovano molto bene: una
comunicazione perfetta. Possono avere un dialogo sui gioielli, sui
vestiti, sul cinema. Sono cose molto semplici attorno alle quali
non c’è discussione, solo apprezzamento.
Questo fenomeno è iniziato soltanto nell’ultima metà del
ventesimo secolo. Non era mai passato per la mente di nessuno
che un uomo potesse sposarsi con un altro uomo… sembra una
cosa così assurda! Due donne che vogliano sposarsi tra di loro…
cosa hanno intenzione di fare? È solo uno spreco, un puro spreco
di due bellissime donne che avrebbero potuto far illuminare
molte persone. E questi gay… Non ho mai sentito di un solo gay
che si sia illuminato. Essi hanno raggiunto altezze intellettuali
molto elevate, ma ancora non si sono illuminati.
Per esempio: Socrate era un omosessuale. Nessuno vuole
parlare della sua omosessualità. E questo è stato uno dei motivi
per cui, anche se ha raggiunto vette intellettuali molto alte, non si
è potuto illuminare, benché avesse tutte le possibilità, in effetti
molte più possibilità di qualsiasi altro illuminato, più di Gautama
il Buddha. Gautama il Buddha aveva una delle donne più belle,
eppure si illuminò. E Socrate aveva una donna, un mostro… solo
a ripetere il suo nome si comincia a tremare: Santippe. Ed era
solita picchiare Socrate, gli bruciò la faccia versandogli addosso
dell’acqua bollente. Nonostante questo, dato che era
omosessuale… altrimenti questa sarebbe stata una buona
occasione per muoversi verso l’illuminazione. Invece di
illuminarsi deve essere andato dal suo boyfriend!

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La situazione è assolutamente intollerabile. E alcuni
cambiamenti di fondo, nella comprensione umana, sono diventati
assolutamente necessari. L’amore non dovrebbe diventare una
prigione se si vuole che un uomo e una donna siano in amore, in
futuro. L’amore dovrebbe dare più libertà di quanta non ne dia lo
stare da soli. L’amore dovrebbe creare, per te, migliori possibilità
di crescita, di ricerca nella tua spiritualità; l’amore dovrebbe
aiutarti a creare stati più meditativi.
Se questo non succede, in futuro si dovrà affrontare il
problema… e lo stiamo già affrontando in molti Paesi,
soprattutto nei Paesi ricchi. Gli uomini non sono più interessati
alle donne, perché non vogliono tanti guai. Non vogliono parlare
di quelle che vengono chiamate “chiacchiere”. E le loro donne si
interessano solo a questo: «Il vicino ha comperato una nuova
macchina: ora vuoi cambiare vicinato o vuoi comprare una nuova
macchina?» Si deve fare qualcosa… È una questione esistenziale,
la vita e la morte dipendono da essa. O trovi un altro vicinato,
dove nessuno abbia una macchina migliore della tua… in
America hanno perfino dei nomi per i vicini: quello è un vicino
Chevrolet, questo è un vicino Mercedes, queste sono persone
Cadillac.
Le donne sfogliano ogni giorno per ore dei cataloghi. È un
fenomeno americano. Non si è ancora diffuso nel mondo, ma sta
iniziando a diffondersi. Tutta la loro vita dipende dai cataloghi,
che continuano ad arrivare, di macchine, di lenzuola, di pentole,
di ogni stupidaggine… ed esse si eccitano moltissimo.
Se questa situazione continuerà, uomini e donne si
separeranno sempre di più. I loro interessi sono separati, i loro
conti in banca sono separati, i loro club sono separati. Non sanno
come chiacchierare tra di loro. Quando un uomo sta seduto con

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una donna, il silenzio regna sovrano.
In passato, se volevi stare in silenzio, dovevi andare lontano
dalle donne. La situazione è mutata. Ora siedi con tua moglie e
starai silenzioso quanto vuoi. Più silenzioso di così non potrai
essere, neppure sull’Himalaya. Davanti a tua moglie,
improvvisamente, dimentichi che c’è qualcosa da dire. Hai già
detto tutto, più di una volta; qualsiasi cosa tu voglia dire, l’hai
già detta migliaia di volte. Quindi, uomo e donna siedono in
silenzio. Potrebbero usare questa situazione per meditare. Ma
non la usano per questo, la usano per raccogliere più rabbia, più
collera e aspettano l’occasione buona per esplodere l’uno contro
l’altra, tanto per cambiare… perfino questo è sufficiente perché
la donna esploda: «Perché stai seduto in silenzio? Quando esci
chiacchieri con tutti e in casa stai in silenzio. Che cosa ti
succede?»
Cosa puoi rispondere? Apri la bocca e viene subito intaccato
il tuo conto in banca. Appena mostri un piccolo segno di
gentilezza, di amicizia, le tue tasche si alleggeriscono, perché la
donna sta già sfogliando un nuovo catalogo. Tutte le volte che tua
moglie va in bagno, dai un’occhiata al catalogo che porta con sé,
e troverai quali pagine sono state segnate; a quel punto ricordati
di Dio…
Ma queste cose continueranno ad accadere. L’unica
letteratura letta dalle donne sono i cataloghi; chi se ne frega del
vecchio Shakespeare e dei bei tempi che furono? Se vuoi parlare
di Gautama il Buddha, di Lao Tzu o di Chuang Tzu, la donna
dirà: «Basta, non scavare nelle tombe. Quelle persone sono
morte. Quelli che se ne sono andati, se ne sono andati. Parliamo
di persone vive, cosa succede ai vicini? La moglie del tale sta
cercando di scappare con qualcuno, e tu non lo sai. E il tuo

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amico – quel vicino, il tuo amico – non sa niente di quello che
succede sotto sotto… L’autista un giorno si prenderà sua moglie,
ne sono sicura». Ebbene, di questi grandi eventi… gli uomini si
sono stancati. La donna se ne interessa sempre di più, perché è
diventata sempre più istruita, ed è in grado di leggere i cataloghi.
Che cos’è l’istruzione per lei? Vuoi che legga Anassagora,
Pitagora, Platone, quando tutti parlano di attori del cinema, di
cantanti pop? Succedono cose reali e tu leggi Anassagora.
Anassagora si è suicidato venticinque secoli fa. Lui stesso non
era interessato alla sua vita e tu ti interessi a lui?
Ma l’uomo e la donna che diventano uno attraverso
l’amore… Se non succederà, la vita in futuro diventerà più buia.
Perfino se sopravviveremo a una guerra mondiale non varrà la
pena di vivere; la vita diventerà sempre più triste, sempre più
insignificante.
Tranne che nell’amore non c’è sopravvivenza, non c’è
salvezza. Ma l’amore deve essere di quella qualità che dà libertà,
non nuove catene; un amore che ti dia le ali e ti sostenga, mentre
voli il più in alto possibile.
Ma l’uomo e la donna che diventano uno attraverso l’amore,
inseparabili, indistinguibili
in verità sono candidati al premio.
Potresti parlare di questo?
E potresti parlare anche del sesso e dei rapporti e dire se e
cosa c’entrano con la crescita spirituale?
Ho fatto questa domanda perché io non l’ho mai
sperimentato, a eccezione di tre anni fa, mentre tutti sono andati
perfino al di là di tutto questo.
Prima di parlare di ciò che chiedi, devo dirti una cosa: tutti
coloro che secondo te sono andati perfino al di là, ne parlano

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semplicemente. Anche tu puoi parlarne! Nessuno è andato al di là
di tutto questo. Perfino Niskriya sta seduto in silenzio. Al di là?
Che cosa accadrebbe alla sua telecamera? Ma parlarne va bene.
Si può andare al di là di tutto questo, ma prima lo si dovrebbe
conoscere.
Il sesso non è solo una questione di riproduzione biologica.
Se così fosse non ci sarebbero problemi.
Il sesso è anche la tua energia creativa. Nessuna persona
impotente, in tutta la storia dell’uomo, è stata un creatore, un
poeta, un pittore, un mistico, un ballerino, un musicista, uno
scienziato, in nessuna direzione, in nessuna dimensione. Il sesso
non è solo energia per procreare, è anche l’energia per essere
creativi in molti, molti modi. Di questo non si è mai fatto cenno,
e io sono stato continuamente biasimato, perché dico che ogni
grande uomo è stato più sessuale – ipersessuale – delle persone
comuni. È a causa di questa ipersessualità che non è appagato dal
semplice generare figli. Questo non è sufficiente… se non crea
grandi statue, templi e cattedrali, se non dipinge come Picasso, se
non scrive poesie come Rabindranath, la sua energia creativa lo
ucciderà. È troppa ed è troppo travolgente, ha bisogno di uno
sfogo.
E queste persone non erano molto interessate alle donne, non
che fossero contro le donne, ogni tanto andavano bene, ma il loro
interesse di base era creare qualcosa.
Se il sesso fosse semplicemente fare dei bambini, allora
nessuno – né Michelangelo, né Leonardo da Vinci, né Van Gogh
– nessuno avrebbe avuto altro interesse che non fosse fare figli.
Certo, una volta ogni tanto, tanto per cambiare, tutti hanno amato
le donne – e non una sola, ma molte donne – ma era soltanto una
vacanza, una vacanza dalla loro creatività, un weekend. Se

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qualcuno avesse chiesto loro di scegliere tra le due cose, essi
avrebbero scelto la loro poesia, la loro musica, la loro danza. Non
avrebbero scelto di fare dei bambini, molti di loro non hanno
procreato; e quelli che lo hanno fatto, non hanno messo al mondo
bambini di grande qualità. Non si ricordano neppure i loro nomi.
Sapete il nome di qualcuno dei figli di Dostoevskij, di Turgenev,
di Gor’kij, di Tolstoj? I figli erano una cosa secondaria, non era il
loro primo interesse.
Tuttavia essi hanno creato grandi romanzi che vivranno finché
ci sarà un uomo sulla Terra. Non è possibile neppure immaginare
un futuro in cui i romanzi di Dostoevskij saranno superati: è
impossibile. Sono così all’avanguardia, neppure noi siamo loro
contemporanei. E forse, non ci sarà mai nessuno che possa
definirsi contemporaneo di Dostoevskij. I suoi romanzi sono di
così grande bellezza che non si può concepire come un uomo
abbia potuto creare solo con parole, normali parole, tale
meraviglia e tale poesia, verità così profonde! Sono una tale gioia
e una tale beatitudine…
Il libro di Mirdad è uno di quei libri che vivranno
eternamente, fino a che un solo essere umano sopravviverà sulla
Terra. Ma nessuno lo conosce… L’uomo che lo scrisse è stato
completamente dimenticato. Mirdad è una finzione, Mirdad è il
nome del personaggio… L’uomo che ha scritto il libro… si
chiamava Mikhail Naimy, ma il suo nome non ha importanza. Il
suo libro è così grande, più grande di lui. Egli stesso cercò per
tutta la vita di creare qualcos’altro di simile, ma non ci riuscì. Ha
scritto molti altri libri, ma Il libro di Mirdad è l’Everest. Gli altri
sono piccole colline, collinette, non hanno alcun rilievo, alcuna
importanza.
Se l’amore è inteso come l’incontro di due anime – non un

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semplice incontro sessuale, biologico, di ormoni maschili e
femminili – allora ti può dare ali maestose, ti può dare grandi
intuizioni sulla vita. E gli amanti possono diventare per la prima
volta amici. Altrimenti sono sempre nemici mascherati.
I religiosi e i cosiddetti santi che sono fuggiti dal mondo,
codardi incapaci di affrontare e incontrare la vita, hanno
avvelenato totalmente l’idea dell’amore, considerandolo solo
come spiritualità. Hanno condannato il sesso, e con la loro
condanna del sesso hanno condannato anche l’amore, perché le
persone pensano che sesso e amore siano sinonimi.
Non lo sono. Il sesso è una piccolissima parte della tua
energia biologica. L’amore è il tuo intero essere, l’amore è la tua
anima. Devi imparare che il sesso è semplicemente un bisogno
della società, della razza, per perpetuare se stessa. Puoi
partecipare, se vuoi, ma non puoi evitare l’amore. Nel momento
in cui eviti l’amore, tutta la tua creatività muore e tutti i tuoi sensi
perdono ogni sensibilità; attorno a te si accumula tanta polvere.
Tu diventi un morto vivente.
Certo, respiri, mangi, parli e vai in ufficio ogni giorno finché
non arriva la morte e ti libera dalla noia che ti sei portato
appresso tutta la vita. Se il sesso è tutto quello che hai, allora non
hai niente: sei un semplice strumento della biologia,
dell’universo, per la riproduzione. Sei semplicemente una
macchina, una fabbrica.
Ma se puoi concepire l’amore come il tuo stesso essere, se
puoi amare un’altra persona come una profonda amicizia, come
una danza di due cuori riuniti, con tale sincronicità che essi
diventano quasi uno, non hai bisogno di altra spiritualità.
L’hai trovata.
L’amore porta all’esperienza suprema: chiamala Dio,

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chiamala Assoluto, chiamala Verità. Questi non sono altro che
nomi. In effetti il supremo non ha nomi, è senza nomi, ma l’amore
porta verso di esso. Se pensi solo al sesso e non diventi mai
consapevole dell’amore, allora stai andando alla deriva. Certo,
farai dei bambini, vivrai in miseria, giocherai a carte, andrai al
cinema, guarderai le partite di calcio e farai grandi esperienze di
assoluta stupidità, di noia, di guerra e un sottofondo costante di
ansia, definito dagli esistenzialisti angst. Ma non conoscerai mai
la vera bellezza dell’esistenza, il vero silenzio e la pace del
cosmo. L’amore può rendere possibile tutto questo.
Ma ricorda, l’amore non conosce confini. L’amore non può
essere geloso, perché l’amore non può possedere qualcuno.
L’idea stessa che tu possa possedere qualcuno perché lo ami è
disgustosa. Tu possiedi qualcuno… significa che l’hai ucciso e
l’hai fatto diventare un oggetto. Solo le cose possono essere
possedute. L’amore dà libertà. L’amore è libertà.
Devapria, adesso è ora di “andare al di là”…
Gloria Lovejoy, un’anziana diva di Hollywood che si è
sposata otto volte, alla fine muore e viene sepolta vicino al primo
marito, Reginald. Due vecchie amiche stanno mettendo dei fiori
sulla sua tomba, quando notano l’iscrizione che dice «Finalmente
unite».
Una delle due signore commenta: «Non mi ero mai resa conto
che a Gloria piacesse così tanto Reginald».
«Non essere sciocca» replica l’altra «si riferisce alle sue
gambe.»
Quando Leo, il domatore, fu ridotto in pessimo stato da uno
dei suoi leoni, il proprietario del circo mise un’inserzione per
sostituirlo. Elisa, una giovane molto attraente, rispose
all’annuncio, e andò con il proprietario del circo e con Leo a

59
vedere i leoni.
Il proprietario era un po’ dubbioso, ma alla fine la fece
entrare nella gabbia.
Elisa si chiuse la porta alle spalle e iniziò a spogliarsi,
dopodiché si sdraiò nuda sul pavimento della gabbia.
Immediatamente due leoni si precipitarono su di lei, si
arrestarono di colpo e cominciarono a leccarle tutto il corpo.
Il proprietario del circo si girò verso Leo che si stava ancora
curando il braccio ferito.
«Ehi, Leo, potresti farlo anche tu?» chiese.
«Certo che posso!» urlò Leo. «Aspetta solo che quei due
dannati leoni se ne vadano fuori dai piedi!»
Il vecchio Finkelstein, l’anziano milionario, sposa una
sedicenne ma non è capace di adempiere ai doveri coniugali. È
così disperato che va dal medico, il quale gli fa una forte
iniezione di ormoni.
«Ora stia attento» l’avverte il dottore «ogni volta che vuole
un’erezione, deve dire “Beep”, mentre per farlo abbassare, deve
dire “Beep-beep”.»
«Meraviglioso!» esclama Finkelstein.
«Certo, ma la devo avvertire» continua il dottore «funzionerà
solo tre volte, poi morirà.»
Tornando a casa, il vecchio Fink decide di verificare che tutto
funzioni… «Beep» sussurra, e ha subito un’erezione.
Eccitato, dice: «Beep-beep» e gli si abbassa.
In quel momento, una piccola Toyota supera una limousine, e
lancia un “Beep”, e la macchina sulla corsia opposta replica:
«Beep-beep».
Cosciente di avere ancora una sola possibilità, il vecchio dice
all’autista di andare più veloce. Quindi, si precipita in casa più in

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fretta che può e urla: «Tesoro, non farmi domande. Spogliati e
salta nel letto!».
La ragazza ubbidisce, e il vecchio Finkelstein si affretta a
seguirla e, non appena sotto le lenzuola, dice, sicuro: «Beep».
La giovane moglie gli rotola sopra e commenta: «Cos’è
questa novità del “Beep-beep”?».
Yaa-Hoo! The Mystic Rose

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Omosessualità ed energia
Quando due donne oppure due uomini fanno l’amore fra di
loro, fa male alle loro energie?
L’amore è sempre meglio dell’assenza di amore, questa è la
prima cosa da ricordare. L’amore, di qualsiasi genere, sotto
qualsiasi forma, è preferibile all’assenza di amore: per me questo
è un principio fondamentale.
Ma l’amore si manifesta su tre piani, e ciascuno di essi va
compreso. Il primo è il piano dell’autoerotismo, il secondo quello
dell’omosessualità, il terzo quello dell’eterosessualità.
Il primo piano è narcisistico, e il narcisismo è masturbatorio.
Il narcisismo è un fenomeno a molte dimensioni. Tutti i bambini
attraversano questo stadio: è il primo tipo di amore, il più
primitivo. Il bambino ama solo se stesso, è il suo proprio mondo.
Questo tipo di amore porta solo fino a un certo punto, ma,
pur entro i suoi limiti, è un bene. Amare se stessi è necessario, è
il fondamento di ogni altro tipo di amore: se non ami te stesso,
non puoi amare nessun altro. Se non ami neppure te stesso, come
puoi amare qualcun altro? Perciò il fondamento della capacità di
amare sta nell’autoerotismo; ogni bambino deve passare
attraverso questa esperienza. E per secoli i genitori vi si sono
opposti!
È un errore. Bisogna lasciare che i bambini giochino con il
proprio corpo, non c’è nulla di male. Anzi, imparano la prima e
fondamentale lezione dell’amore. Essi sono in grado di amare
solo se stessi: la loro coscienza non ha ancora raggiunto il grado
di sviluppo che le permette di congiungersi con la coscienza di
un altro. La circolazione dell’energia in loro è ancora ristretta, si
muove al loro interno. Perciò il primo piano dell’amore è

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l’autoerotismo, è un fatto naturale. Questo fatto naturale è stato
ostacolato: è stato tanto condannato che lo squilibrio che ne
risulta si protrae per tutta la vita. Di conseguenza altri piani e
altri tipi di amore non toccano mai la perfezione che avrebbero
potuto raggiungere. Solo in questo secolo le ricerche degli
psicologi hanno portato ad accettare l’autoerotismo come un fatto
normale, naturale. Hanno dimostrato che l’interesse per
l’autoerotismo è presente in ogni bambino normale, e che non va
ostacolato. Ogni bambino deve poter giocare con il proprio
corpo, avere verso di esso una crescente sensibilità, una pura
gioia della fisicità. La gioia della fisicità oggi manca. Se non hai
mai amato il tuo corpo, quando qualcun altro lo ama, tu ti ritrai,
perché non sai aprirti.
Se non hai mai amato il tuo corpo, se ti è stato insegnato a
odiarlo, a disprezzarlo, a condannarlo, quando qualcun altro si
avvicina al tuo corpo con amore, i sentimenti che si muovono in
te sono: «Che follia, non è possibile. Come può qualcuno amare
il mio corpo?» Ma allora non sei in grado di amare neppure il
corpo di un altro, perché il corpo è corpo: che sia il tuo o quello
di un altro non è poi così diverso.
In primo luogo bisogna imparare ad amare il corpo con
profondo rispetto. In un’epoca più illuminata, ai bambini si
insegnerà a trattare il proprio corpo con amore e con rispetto:
perché il corpo è il tempio di Dio. Da lì il loro amore si
espanderà, e saprà trovare la propria direzione.
Il secondo tipo d’amore è l’amore omosessuale. Anch’esso è
una cosa normale, naturale. Prima il bambino impara ad amare se
stesso, e poi rivolge il suo amore a qualcuno che è come lui: è un
processo di crescita naturale. Il ragazzo non può arrivare di colpo
ad amare una ragazza: la ragazza è così diversa, è un altro

63
animale. La ragazza non può arrivare di colpo ad amare un
ragazzo; ci vuole un ponte. Per passare da sé al polo opposto
bisogna passare per il simile a sé. Perciò l’amore muove dallo
stadio masturbatorio allo stadio omosessuale. Il ragazzo ama un
altro ragazzo, la ragazza ama un’altra ragazza. È naturale, non c’è
nulla di patologico in tutto ciò.
La patologia entra in gioco solo quando qualcuno si fissa a
un certo stadio. C’è chi è fissato al primo stadio, e non riesce ad
amare nessun altro: in ciò vi è qualcosa di patologico. Poi c’è chi
è fissato al secondo stadio: il secondo stadio è superiore al
primo, ma inferiore al terzo. Occorre fare il salto: l’uomo deve
saper amare la donna, la donna deve saper amare l’uomo. È lo
stadio eterosessuale, il rapporto con il polo opposto. Questo è il
corso naturale dello sviluppo negli esseri umani.
C’è poi un quarto stadio, la trascendenza. Dopo che hai
attraversato tutti e tre questi stadi con naturalezza,
immergendotici totalmente, viene il momento in cui trascendi la
sessualità. Cessi di interessarti al sesso in quanto tale. Il tuo
corpo, i corpi degli altri, corpi di uomini, di donne, non ti
interessano più. Non che nutri alcun sentimento di condanna
verso il corpo. Ma sono i corpi a scomparire; restano solo anime:
il corpo non è che lo strato più esterno dell’anima. È una
profonda trasformazione della tua consapevolezza. È il quarto
stadio, lo stadio del siddha.
In India questo quarto stadio lo chiamiamo brahmacharya, che
vuol dire «lo stato di essere divino». Ma a questo stadio non si
arriva negando il terzo stadio, non si arriva negando il secondo
stadio, non si arriva negando il primo stadio: ci si arriva solo
vivendo appieno l’amore su ciascuno dei piani in cui si
manifesta.

64
Ora, ci sono alcune cose che è importante capire. Il rapporto
eterosessuale è il rapporto più difficile: è il più scomodo, il più
conflittuale, perché in esso sono presenti due poli: l’uomo e la
donna. Questi due poli esistono in forme diverse e a causa della
loro differenza si attraggono a vicenda. Essi costituiscono un
mistero l’uno per l’altro. L’uomo è sempre stato incapace di
capire la mente femminile, e la donna incapace di capire la mente
maschile. Sono dimensioni assolutamente diverse. Perciò sono
tanto attratte a esplorarsi a vicenda. Ma insieme all’attrazione ci
sono tutte le difficoltà dell’esplorazione. Uomini e donne si
amano e si odiano; stanno insieme e si provocano, litigano
continuamente, continuamente cercano di dominarsi a vicenda.
Perciò il rapporto eterosessuale è il più scomodo, ma anche il
più pieno. In esso c’è pericolo, ma anche entusiasmo. Il pericolo
è che ci sia conflitto, una lotta continua; ma solo attraverso
quella lotta si raggiunge la pienezza, e solo attraverso quella lotta
si trascende il sesso.
Lo stadio omosessuale è di gran lunga più comodo. Due
uomini o due donne si trovano a proprio agio insieme: hanno la
stessa forma mentale, lo stesso tipo di energia, sono simili. Il
rapporto omosessuale crea meno problemi di quello
eterosessuale. Per questo gli omosessuali sono “gay”, sono
“allegri”, mentre gli eterosessuali hanno certe facce tristi… Gli
omosessuali sono persone contente, perché si capiscono a
vicenda, non sono continuamente in conflitto fra di loro. Così le
lesbiche, per esempio, sono più felici delle altre donne, perché
hanno meno problemi. Funzionano sulla stessa lunghezza
d’onda, cosicché le cose combaciano. C’è un ritmo comune, una
sorta di armonia. Ma anche la pienezza è minore.
Ricorda: per ciò che è più alto si paga un prezzo più alto! Se

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cerchi una pienezza profonda, devi affrontare il conflitto, devi
mettere a repentaglio la vita; è una faccenda rischiosa.
Per evitare il rischio molti sono diventati omosessuali,
particolarmente in questo secolo. Ci si è accorti che i rapporti
eterosessuali sono un caos, un litigio continuo. A che pro
rendersi la vita difficile? È già abbastanza difficile di per sé. E
anche nell’amore, là dove si cerca un angolo di felicità, è la stessa
inquietudine, gli stessi conflitti, la stessa lotta di ego. Sempre più
gente si volge verso l’omosessualità. Ma è una ricaduta. Non è un
bene.
Il primo, il rapporto autoerotico, il rapporto con se stessi, è il
più comodo di tutti, ma non conduce ad alcuna pienezza. Non dà
luogo a inconvenienti, ma neppure a soddisfazione profonda.
Tutt’al più è una scarica di energia sessuale. Nel secondo stadio
c’è qualche conflitto, e un certo grado di pienezza. Nel terzo
stadio c’è un grande potenziale di tutti e due, conflitto e
pienezza. Conflitto e pienezza crescono nella stessa proporzione.
È importante passare dal primo stadio al secondo, e dal secondo
al terzo. Solo allora puoi passare al quarto, brahmacharya,
l’astinenza. In tutto il mondo, invece, i religiosi hanno ambìto
all’astinenza, ma non hanno saputo avvicinarla in modo
scientifico. Alcuni pretendono di compiere il salto nell’astinenza
ancora fanciulli. Perciò i vostri cosiddetti monaci restano alla
fase masturbatoria. Gli psicoanalisti sospettano (e io credo a
ragione) che i monaci e le suore di ogni religione siano
fondamentalmente masturbatori… Oppure, l’altra possibilità è
che si volgano verso l’omosessualità.
Ora la tua domanda: Quando due donne oppure due uomini
fanno l’amore fra di loro, fa male alle loro energie?
Non fa male, ma non fa neanche bene.

66
La masturbazione può essere dannosa: oltre un certo stadio
diviene dannosa, distruttiva. Il masturbatore perde contatto con il
mondo, si disconnette dal mondo, diventa egocentrico, in quanto
sente di bastare a sé. Non ha bisogno di dipendere da nessuno,
neppure per ricevere amore. Ciò è dannoso.
L’omosessualità non è né dannosa né benefica.
L’eterosessualità è molto benefica…
Non credere che questi stadi evolutivi della tua energia
sessuale siano un peccato: sono fasi di crescita naturali. La sola
cosa da ricordare è: non fissarti a nessuno stadio! La meta è
brahmacharya, la trascendenza del sesso. Non che ci sia qualcosa
di male nel sesso, ma ciò di cui puoi cogliere solo dei lampi nel
sesso può essere raggiunto pienamente solo quando il sesso è
trasceso. In un momento di amore sessuale, per un secondo, lo
spazio e il tempo scompaiono. Per un momento l’ego scompare,
per un momento ti perdi nella realtà cosmica. Per questo
nell’amore sessuale c’è tanta gioia, c’è una tale estasi. L’orgasmo
è questo: l’individuo si perde nel Tutto.
Ma succede solo per un momento, e neppure sempre. Il sesso
si limita ad aprire una finestra e a richiuderla. Devi andare al di là
del sesso. Andare al di là del sesso significa uscire di casa, uscire
dallo spazio in cui sei rinchiuso, entrare nel sole, sotto il cielo
aperto. Allora quell’estasi che avevi appena intravisto ti
appartiene, e ti appartiene continuamente.
Il vero santo, quello che chiamo santo, è in uno stato di
orgasmo continuo. Questa è la mia definizione del santo. L’estasi
è per lui tanto naturale quanto il respiro. Gesù, Buddha,
Maometto sono in uno stato di orgasmo continuo. Non hanno
bisogno di nessuno, non hanno bisogno di congiungersi con
qualcuno, non hanno bisogno di alcun tipo di sessualità: la loro

67
energia è un orgasmo costante, perché essi si sono dissolti nel
Tutto. La parte non ha più esistenza separata, non si proclama più
il Tutto. La parte è diventata il Tutto, l’onda è divenuta l’oceano.
E quello è il loro orgasmo, quella è la loro estasi.
Da quell’estasi sono nati grandi canti: le Upanis.ad, il
Dhammapada, le parole di Gesù. Non sono che eiaculazioni
estatiche, espressioni dell’estasi. Hanno una tremenda bellezza,
una tremenda poesia.
Ricordati: questi tre stadi di cui ti ho parlato sono normali, in
essi non c’è nulla di riprovevole. Ma non fermarti a nessuno di
essi. Procedi sempre oltre. Sei fatto per andare al di là, al di là di
ogni forma di sessualità. Il sesso è naturale, il sesso è bello, ma
fermarsi lì significa addormentarsi. Il sesso ti permette di cogliere
dei lampi di Dio. Ti rende consapevole di Dio. Poi devi cercare
Dio nella sua purezza.
The Divine Melody

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Oltre la famiglia
Per migliaia di anni la famiglia è stata il nucleo sociale
fondamentale, tuttavia tu ne metti in dubbio la validità per ciò
che definisci “un mondo nuovo”.
Come pensi possa essere sostituita?
L’uomo è cresciuto oltre la famiglia.
L’utilità della famiglia si è esaurita, è durata fin troppo. È una
delle istituzioni più antiche, e solo persone molto intelligenti
possono constatare che è già morta. Per gli altri ci vorrà tempo,
prima che ne riconoscano l’estinzione.
La famiglia ha esaurito la sua funzione. Nel nuovo contesto
in cui si evolverà l’umanità non ha più alcun rilievo, non ha più
alcun rilievo per la nuova umanità che sta nascendo.
La famiglia ha avuto lati buoni e lati cattivi. È stata molto
utile – grazie a essa, l’uomo è riuscito a sopravvivere – ed è stata
dannosa, perché ha corrotto la mente dell’uomo. Ma in passato
non c’erano alternative, non era possibile scegliere altrimenti; era
un male necessario. In futuro non lo sarà più: il futuro può offrire
stili di vita alternativi.
Secondo me, in futuro non si avrà più una struttura fissa: si
avranno stili di vita differenti. Se alcune persone sceglieranno
ancora di avere una famiglia, dovranno essere libere di poterne
formare una. Ma si tratterà di una percentuale minima. Nel
mondo ci sono delle famiglie – rarissime, non più dell’uno per
cento – che sono davvero meravigliose, la cui utilità è evidente, in
cui si cresce; dove non esiste autoritarismo, dove non esistono
giochi di potere, dove non c’è possessività; in queste famiglie i
bambini non vengono distrutti, la moglie non cerca di annientare
il marito, e il marito non tenta di distruggere la moglie; in esse ci

69
sono amore e libertà, e le persone stanno insieme solo perché
questo le rende felici, non per altri motivi.
In queste famiglie non si imparano giochi politici. Certo,
sulla Terra sono esistite famiglie di questo tipo, e ce ne sono
ancora. Per queste persone non è necessario un cambiamento. In
futuro possono continuare a vivere in una famiglia.
Ma per la totale maggioranza dell’umanità, la famiglia è
qualcosa di orrendo. Potete chiedere agli psicoanalisti e vi
risponderanno: «La famiglia genera ogni sorta di malattia
mentale. Tutte le psicosi, le nevrosi, sono prodotte dalla famiglia.
La famiglia crea un essere umano molto, molto malato».
Oggi si può cambiare: dovrebbero diventare possibili stili di
vita alternativi. Per me, uno stile alternativo è la Comune; ed è il
migliore. Una Comune è questo: persone che vivono in una
famiglia allo stato liquido. I bambini appartengono alla Comune,
sono di tutti. Non esiste proprietà personale né esiste un ego
privato. Un uomo sta con una donna perché desiderano vivere
insieme, perché si trattano con tenerezza, perché questo li rende
felici. Nel momento in cui sentono che tra loro non c’è più
amore, non continuano a restare attaccati l’uno all’altra; si
salutano con riconoscenza, si lasciano in amicizia. Iniziano a
incontrarsi con altre persone.
In passato l’unico problema era cosa fare dei bambini. In una
Comune i bambini possono essere della comunità, e questa è la
soluzione migliore. Essendo in contatto con una maggior varietà
di persone, essi avranno maggiori possibilità di crescita.
Altrimenti, di solito, un bambino cresce solo con la madre. Per
anni la madre e il padre rimangono per lui le sole immagini di
esseri umani. E naturalmente inizia a imitarle.
I bambini diventano un’imitazione dei loro padri, e a loro

70
volta perpetuano nel mondo le stesse malattie che i loro padri, a
loro volta, hanno tramandato. Diventano delle imitazioni, e
questo è assolutamente nocivo. Ma i bambini non possono fare
altrimenti: non hanno altre fonti di apprendimento.
Se cento persone vivono insieme in una Comune, ci saranno
molti uomini e molte donne, quindi il bambino non si dovrà
fissare né si lascerà ossessionare da un unico stile di vita. Può
imparare dal padre, può imparare dagli zii, può imparare da tutti
gli uomini della comunità, e la sua anima si espanderà
maggiormente.
Le famiglie opprimono le persone e limitano le loro anime.
Nella Comune il bambino avrà un’anima più vasta, avrà
possibilità maggiori, il suo essere si arricchirà molto di più.
Vedrà molte donne e non avrà un unico ideale di donna.
Avere un solo e unico ideale femminile è assolutamente
distruttivo: in questo caso per tutta la vita continuerai a cercare
forzatamente tua madre. Ogni volta che ti innamori di una donna,
stai attento! È più che probabile che tu abbia trovato qualcuno
che assomiglia a tua madre, e può essere proprio l’esperienza che
avresti dovuto evitare.
Ogni bambino è in collera con la madre. La madre deve
fissare dei divieti, deve dire di no: è inevitabile. Perfino una
mamma buona a volte deve imporre divieti, restrizioni, deve dire
di no. E il bambino si sente avvampare di collera, d’ira. Odia la
madre e allo stesso tempo la ama, perché è la sua fonte di
sopravvivenza, la sua fonte di vita e di energia. Pertanto si tratta
di un rapporto di odio-amore, e questo diventa il modello-base.
Amerai la donna e allo stesso tempo la odierai, né puoi
scegliere di comportarti diversamente. Inconsciamente
continuerai a cercare tua madre. E la stessa cosa è vera per le

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donne: continuano a cercare il proprio padre. La loro vita si
riduce a una ricerca per trovare il padre, come marito.
Ma tuo padre non è la sola persona che esista, il mondo è
molto più ricco. E in verità, se riuscissi a trovare tuo padre, non
saresti felice. Puoi essere felice con un amante, una persona che
ti è cara, non con tuo padre. E se riuscissi a trovare tua madre,
non potresti mai essere felice con lei. La conosci già, non c’è
altro da conoscere. Ti è già familiare, e la familiarità crea
appagamento. Dovresti cercare esperienze nuove, ma non hai in te
alcuna immagine diversa cui attingere.
In una Comune un bambino avrà un’anima più ricca.
Conoscerà molte donne, conoscerà molti uomini, non diventerà
mai dipendente da una o due persone.
La famiglia crea in te un’ossessione, e l’ossessione è contro
l’essere umano. Se tuo padre litiga con qualcuno, e tu vedi che ha
torto, non puoi farci nulla: devi stare dalla parte di tuo padre e
spalleggiarlo. Così come la gente dice: «Giusto o sbagliato, il
mio paese rimane sempre il mio paese!», dice anche: «Mio padre
è mio padre, nel bene e nel male. Mia madre è pur sempre mia
madre, devo stare dalla sua parte. Se non lo facessi, sarebbe un
tradimento».
Questo vi insegna a essere ingiusti. Ti è evidente che tua
madre ha torto e nella disputa è il vicino che ha ragione… ma
devi stare dalla parte di tua madre. Questo ti educa a una vita
meschina. In una Comune non sarai eccessivamente attaccato a
un nucleo famigliare, non ci sarà una famiglia a cui aggrapparsi.
Sarai molto più libero, meno ossessionato. Sarai più equo. E
l’amore verrà da mille sorgenti. Sentirai che la vita è amore. La
famiglia ti educa a un sottile conflitto con la società, con le altre
famiglie. La famiglia pretende il monopolio. Ti chiede di stare

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dalla sua parte, in conflitto con tutti gli altri. Devi essere sempre
al servizio della famiglia. Devi continuare a lottare per il nome e
il prestigio della tua famiglia. La famiglia ti educa all’ambizione,
alla lotta, all’aggressività. In una Comune sarai meno aggressivo,
ti sentirai molto più a tuo agio nel mondo, perché avrai
conosciuto molte persone.
Ed è ciò che sto creando qui, giorno dopo giorno: una
Comune in cui tutti saranno amici. Perfino i mariti e le mogli non
sono altro che semplici amici. Il loro matrimonio non deve essere
altro che un semplice accordo: hanno deciso di stare insieme,
perché insieme sono felici. Nel momento in cui anche uno solo di
loro decide che l’infelicità è diventata una presenza costante, si
separeranno. Non è necessario divorziare. Poiché non esiste il
matrimonio, il divorzio non serve: si vive spontaneamente.
Quando vivi nell’infelicità, con il tempo ti ci abitui. E
nessuno deve tollerare l’infelicità, neppure per un solo istante!
Forse in passato è stato bello vivere con un uomo, nella gioia, ma
se questo non è più una fonte di felicità, te ne devi liberare. E
non occorre andare in collera e diventare distruttivi, è inutile
portare rancore, perché in amore non ci si può fare nulla. L’amore
è simile a una brezza. Lo sai, arriva semplicemente… se c’è, c’è.
Poi se ne va. E quando se n’è andata, se n’è andata. L’amore è un
mistero, non lo si può manipolare. Non lo si dovrebbe
strumentalizzare, l’amore non dovrebbe essere legalizzato, non
dovrebbe subire imposizioni, forzature, per nessuna ragione.
In una Comune le persone vivranno insieme solo perché stare
insieme è fonte di felicità, non per altri motivi. E quando la gioia
sarà sfumata, ci si separerà. Forse i due partner si sentiranno
tristi, ma si devono dividere. Forse la nostalgia del passato sarà
ancora presente nella mente, ma ci si deve separare. È un

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impegno che hanno l’uno nei confronti dell’altro: non
dovrebbero vivere nell’infelicità, altrimenti essa diventerà
un’abitudine. Si divideranno con il cuore pesante, ma senza
rancore. E cercheranno altri compagni.
In futuro non ci sarà più il matrimonio, come accadeva in
passato, né esisterà il divorzio. La vita sarà molto più fluida, sarà
più fondata sulla fiducia. Esisterà una fiducia più grande nei
misteri della vita, e meno nell’evidente chiarezza della legge; si
avrà più fiducia nella vita in quanto tale che non in altre cose: il
tribunale, la polizia, il prete e la chiesa. E i bambini
apparterranno a tutti: non dovranno tirarsi dietro l’etichetta della
propria famiglia. Essi apparterranno alla Comune, che se ne
prenderà cura.
Questo sarà il passo più rivoluzionario di tutta la storia
dell’umanità: la gente inizierà a vivere in Comuni, sarà più
fiduciosa, più onesta, più sincera e si dovrà ricorrere sempre
meno alla legge. In una famiglia prima o poi l’amore scompare. In
verità potrebbe non esserci mai stato. Può essere stato un
matrimonio di convenienza, dovuto ad altri motivi: denaro,
potere, prestigio. Forse fin dal primo istante non c’è mai stato
amore. In questo caso, i bambini nascono da un vincolo coniugale
che assomiglia a un vicolo cieco: non nascono dall’amore. Fin
dall’inizio si trasformano in deserti. E questa assenza d’amore
nella casa li rende insensibili, incapaci d’amare.
Dai genitori imparano la prima lezione della vita, e i loro
genitori sono privi d’amore e non fanno che litigare
continuamente, si arrabbiano e fanno continue scenate di gelosia:
i bambini hanno costantemente davanti agli occhi le loro facce
rabbiose. Ogni loro speranza viene distrutta.
Non possono credere che nella vita vedranno mai l’amore,

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visto che non è accaduto nella vita dei loro genitori. Ed essi
vedono anche gli altri genitori, le altre famiglie. I bambini sono
molto sensibili; continuano a guardarsi intorno e a osservare.
Poiché vedono che non esiste alcuna possibilità d’amore, hanno
l’impressione che lo si possa trovare solo nella poesia, che esista
solo per i poeti e i visionari; nella vita non esiste. E una volta che
in voi si è impressa l’idea che l’amore non è altro che poesia, non
potrà mai accadere, perché gli avete chiuso la porta.
Vederlo accadere è l’unico modo per lasciare che accada
anche nella tua vita. Se vedi tuo padre e tua madre in amore
profondo, uniti da un amore intenso, che si prendono cura l’uno
dell’altra, che hanno compassione reciproca, che si rispettano,
allora avrai visto in che modo l’amore si manifesta. Sorge la
speranza. Nel tuo cuore è caduto un seme che poi inizierà a
crescere. Sai che accadrà anche a te.
Se non lo hai visto, come puoi credere che accadrà anche a
te? Se non è accaduto ai tuoi genitori, come potrà mai accadere a
te? In effetti farai di tutto per evitare che ti succeda, altrimenti
potrebbe sembrare un tradimento nei confronti dei tuoi genitori.
Nelle persone che ho incontrato, ho notato che le donne
continuano a ripetere nel profondo del loro inconscio: «Guarda,
mamma, soffro proprio come hai sofferto tu». E i ragazzi
continuano a ripetere a se stessi: «Papà, non ti preoccupare, la
mia vita è meschina come lo è stata la tua. Non sono uscito dalle
orme che tu hai lasciato, non ti ho tradito. Rimarrò infelice come
lo eri tu. Continuerò a perpetuare la schiavitù, la tradizione.
Papà, io ti rappresento, non ti ho tradito. Guarda, faccio le stesse
cose che tu facevi sempre alla mamma: le rifaccio alla madre dei
miei figli. E ciò che tu hai fatto a me, io lo faccio ai miei figli. Li
allevo proprio come tu hai allevato me».

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Ebbene, l’idea stessa che i figli vadano allevati è insensata.
Al massimo li puoi aiutare, ma non li puoi allevare. L’idea stessa
di educare un bambino è assurda; non solo è assurda, è anche
estremamente dannosa, dannosissima. Non si può allevare… il
bambino non è un oggetto, non lo si può costringere. Un bambino
è simile a un albero. Certo, lo puoi aiutare. Puoi preparare il
terreno, puoi mettere dei fertilizzanti, dare acqua, vedere se il
sole lo raggiunge o no. È tutto. Non è possibile far crescere una
pianta, cresce da sola! La puoi aiutare, ma non la puoi tirare su a
forza, non la puoi costringere a crescere.
I bambini sono misteri infiniti. Nel momento in cui inizi ad
allevarli, quando inizi a creare in loro dei modelli e dei caratteri,
non fai altro che imprigionarli. Non ti potranno perdonare mai
più. E non impareranno altro, per cui perpetueranno
quell’insegnamento nei loro figli, che verrà tramandato nei secoli!
Ogni generazione continua a tramandare alle generazioni
successive le proprie nevrosi. E la società è fossilizzata nella
propria follia, nella propria infelicità.
Oggi è indispensabile creare una situazione diversa. L’uomo è
cresciuto, e la famiglia è qualcosa che appartiene al passato, e che
non ha alcun futuro. La Comune sarà l’elemento capace di
rimpiazzare la famiglia, e sarà sicuramente molto più utile.
Ma in una Comune potranno vivere insieme solo persone che
meditano. Solo quando sapete come rendere la vita una festa,
potete stare insieme; solo quando avrete conosciuto la
dimensione che io chiamo meditazione, potrete vivere insieme,
sarete capaci di amare.
L’antica assurdità dell’amore, inteso come monopolio, deve
essere abbandonata, solo allora si potrà vivere in una Comune. Se
si insiste a portarsi dietro le vecchie idee di monopolio – per cui

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la tua donna non dovrebbe tenersi per mano con nessun altro, e
tuo marito non dovrebbe mai ridere con un’altra donna – se hai
ancora queste stupide idee, non puoi diventare parte di una
Comune.
Se tuo marito ride con altri, va più che bene. Tuo marito ride
– la risata è sempre una cosa buona – non importa con chi
accade. La risata è bellissima, la risata ha un valore. Se la tua
donna tiene per mano qualcun altro… benissimo. Scorre calore, e
il flusso di calore è bello, è importante. Non ha importanza con
chi accade. E se accade alla tua donna con molte persone,
continuerà ad accadere anche con te. Se non accade più con gli
altri, di certo non potrà accadere neppure con te. La vecchia
concezione dell’altro quale tuo monopolio è assolutamente
stupida!
È come se dicessi a tuo marito, ogni volta che esce di casa:
«Non respirare mentre sei fuori. Quando torni a casa puoi
respirare quanto vuoi, ma puoi farlo solo quando sei vicino a me.
Fuori di casa trattieni il fiato: diventa uno yogin. Ti proibisco di
respirare quando sei lontano da me». Ebbene, è pura stupidità…
ma perché l’amore non dovrebbe essere simile al respirare?
L’amore è respirare! Il respiro mantiene in vita il corpo, l’amore
dà vita all’anima. È molto più importante del respiro. E tu, ogni
volta che tuo marito esce di casa, gli impedisci di ridere con
qualcun altro, o quanto meno con una donna; deve dimostrarsi
affettuoso esclusivamente con te. In questo modo, egli non è in
amore per ventitré ore, mentre nell’ora in cui è a letto con te,
finge di amarti: tu hai ucciso il suo amore.
Quell’uomo non fluisce più. Se si deve comportare come uno
yogin per ventitré ore, se deve trattenere il suo amore, per paura,
come pensi si possa rilassare per un’ora? È impossibile.

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Distruggi quell’uomo, distruggi quella donna, e poi te ne stanchi,
ne sei annoiato. E alla fine hai la sensazione che non ti ami! E sei
tu stesso che hai creato questa situazione. A quel punto, anche
l’altro inizia a sentire che non lo ami, e che non sei più felice
come lo eri un tempo. Quando le persone si incontrano sulla
spiaggia, in un parco, oppure escono per un appuntamento, nulla
è fisso e tutto è fluido; ed entrambe sono felicissime. Come mai?
Perché sono libere. Un uccello sulle ali del vento è una cosa, lo
stesso uccello in una gabbia è ben altra! La gente è felice perché è
libera.
L’uomo non può essere felice se viene privato della libertà, e
le vostre antiquate strutture familiari distruggono la libertà; e
poiché distruggono la libertà, distruggono la felicità, distruggono
l’amore.
Questa è stata una forma di prevenzione, causata dalla
sopravvivenza; certo, in qualche modo ha protetto il corpo, ma ha
distrutto l’anima. Adesso non è più necessaria. Dobbiamo
proteggere anche l’anima. E questo è molto più essenziale, e
assolutamente più importante.
La famiglia non ha più un futuro, non nel senso attribuitole
finora. Esiste un futuro per l’amore e i rapporti d’amore.
“Marito” e “moglie” diventeranno molto presto parolacce.
E ogni volta che monopolizzi la donna o l’uomo, è naturale
che monopolizzi anche i bambini. Sono assolutamente d’accordo
con Thomas Gordon che dice: «Io ritengo che tutti i genitori
siano potenziali violentatori di bambini, perché di base allevano i
bambini con il potere e l’autorità. Io penso che sia molto
distruttivo il fatto che molti genitori abbiano questa idea: “È il
mio bambino, con mio figlio posso fare ciò che voglio”. E
pensare che: “Poiché è mio figlio, posso fare di lui ciò che

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voglio”, è violento ed è distruttivo».
Un bambino non è un oggetto, non è una sedia, una
macchina. Non puoi fare di lui tutto ciò che vuoi. Viene al mondo
tramite te, ma non ti appartiene. Appartiene a Dio, all’Esistenza.
Al massimo te ne puoi prendere cura… non diventare possessivo.
Purtroppo l’idea essenziale della famiglia si fonda sul
possesso: hai delle proprietà, possiedi una donna, possiedi un
uomo, possiedi i bambini… e la possessività è velenosa. Per
questo io sono contrario alla famiglia. Ma non sto dicendo che
quanti sono veramente felici nella loro famiglia – sono fluidi,
sono vivi e in amore – la debbano distruggere. No, non è
necessario. La loro famiglia è già una Comune, una piccola
comunità.
Naturalmente una comunità più ampia sarà di gran lunga
migliore, con possibilità molto più ampie, sarà arricchita da molte
persone: persone diverse portano canti diversi, persone diverse
portano stili di vita diversi, persone diverse portano respiri
differenti, brezze differenti, persone diverse portano raggi di luce
differenti… e un bambino dovrebbe essere circondato da tanti
stili di vita quanti ce ne possono essere a disposizione, in questo
modo può scegliere, può avere libertà di scelta.
E dovrebbe essere arricchito dalla conoscenza di un gran
numero di donne, così non sarà ossessionato dal volto della
madre e dal suo stile di vita. Allora sarà in grado di amare un
numero maggiore di donne, e molti più uomini. E la vita sarà
molto più avventurosa.
Mi hanno raccontato…
Una madre andò ai grandi magazzini e portò il figlio al
reparto giochi. Il bambino corse estasiato verso un gigantesco
cavallo a dondolo, ci montò sopra e per un’ora si lasciò cullare

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dal rollio dell’animale. «Ti prego, Pierino» cercò di convincerlo
la madre «devo andare a casa a preparare il pranzo.» Ma il
bambino non le badò, sordo a qualsiasi preghiera. Venne il capo
reparto che cercò di persuadere il bambino, ma senza successo.
Alla fine, presi dalla disperazione, chiamarono lo psichiatra dei
grandi magazzini che si avvicinò al bambino con gentilezza, gli
sussurrò poche parole in un orecchio, e immediatamente il
bambino balzò di sella e corse vicino alla madre.
«Come ha fatto?» chiese la madre meravigliata. «Cosa gli ha
detto?»
Lo psichiatra rimase titubante per un attimo, poi disse: «Be’,
gli ho semplicemente detto: “Se non scendi subito da quel
cavallo, ti faccio volare a terra!”». Prima o poi la gente impara
che la paura è efficace, l’autoritarismo funziona, il potere
funziona. E i bambini sono assolutamente indifesi, dipendono
totalmente dai genitori, per cui li potete intimorire. E questa
diventa la vostra strategia per sfruttarli e per opprimerli, ed essi
non sanno dove rifugiarsi.
In una Comune avranno molti posti dove andare. Avranno
molti zii e molte zie, e conosceranno molte persone: non saranno
più così indifesi. Non saranno più nelle vostre mani come lo sono
ora. Saranno più indipendenti, meno indifesi. Non riuscerete a
fare opera di coercizione, non così facilmente.
E in casa non vedono altro che infelicità. Certo, so che a volte
il marito e la moglie sono in amore, ma si amano solo in privato. I
bambini non ne sono a conoscenza. I bambini vedono solo i volti
tesi, vedono il lato più nero. Quando la madre e il padre sono in
amore, si amano “a porte chiuse”. Si ritirano in privato, non
permettono mai ai bambini di vedere cos’è l’amore. I bambini
vedono solo i loro conflitti: voci irritate, discussioni, battibecchi,

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rimproveri grossolani o sottili, insulti, umiliazioni… i bambini
continuano a vedere queste cose.
Un uomo è seduto in soggiorno e legge il giornale, la moglie
gli si avvicina e gli dà una sberla.
«Ma perché?» chiede il marito indignato.
«Perché sei un pessimo amante!»
Più tardi il marito si avvicina alla moglie che sta guardando la
tv e le molla un tremendo ceffone.
«Ma perché?» urla la donna.
«Per esserti accorta della differenza.»
E questo accade di continuo, e i bambini stanno a guardare:
questa è vita? È per questo che viviamo? Non c’è altro nella vita?
Si inizia a perdere la speranza.
Prima che a loro volta si affaccino alla vita, sono già falliti,
hanno già accettato il fallimento. Se i loro genitori, che sono così
saggi e potenti, non hanno avuto successo, che speranza possono
avere loro? Nessuna!
E imparano il meccanismo: il meccanismo dell’infelicità,
dell’aggressività. I bambini non vedono mai accadere l’amore.
In una Comune ci saranno maggiori opportunità. L’amore
dovrebbe uscire molto di più alla luce del sole. La gente dovrebbe
sapere che l’amore accade. I bambini dovrebbero sapere cos’è
l’amore. Dovrebbero vedere che le persone sono affettuose tra
loro.
Qui, in questa Comune, le persone – e soprattutto gli indiani
– mi vengono a dire: «Come mai i sannyasin dimostrano tante
effusioni d’affetto, e in pubblico?» Si sentono offesi. Questo è
uno dei loro problemi, è uno dei loro problemi più grandi.
Proprio l’altro giorno ho ricevuto un giornale locale su cui è
stato pubblicato un articolo che mi critica fortemente: «Tutto è

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perfetto, ma non si riesce a capire… dopo il discorso, quando
Osho se ne va, la gente si bacia e si abbraccia: è veramente
disgustoso!»
E questa non è l’idea di un solo uomo, è un’idea molto
antica, antichissima. Si pensa che in pubblico si possa litigare,
ma non si può mettere in mostra l’amore. Litigare va bene. Puoi
anche uccidere, questo è permesso. In effetti, quando due persone
litigano, subito si raduna una folla per vedere cosa succede. E
tutti si divertono. Ecco perché la gente continua a leggere con
piacere romanzi gialli, racconti dell’orrore, racconti polizieschi.
L’omicidio è permesso, ma non l’amore. Se dimostri amore in
pubblico, viene considerato uno scandalo.
Non è assurdo? L’amore è uno scandalo, l’omicidio no! Gli
amanti non si devono mostrare in pubblico, mentre i generali
sfilano continuamente, mettendo in mostra le loro medaglie;
questi sono assassini e sono stati premiati per i loro omicidi!
Quelle medaglie dimostrano che hanno ucciso, e quante sono
state le loro vittime, ma questa non è considerata una cosa
oscena. Dovrebbe esserlo. A nessuno dovrebbe essere concesso di
litigare in pubblico. È una cosa scandalosa: la violenza è
oscenità. Ma come può essere scandaloso l’amore? Eppure lo si
considera così. Lo dovete nascondere nell’oscurità. Dovete fare
l’amore in silenzio, senza agitarvi troppo… ovviamente non ne
potete godere molto. E la gente non diventa mai consapevole di
cosa sia l’amore. In particolare i bambini non hanno la possibilità
di apprendere cosa sia.
In un mondo migliore, con una comprensione maggiore,
l’amore sarà presente ovunque. I bambini vedranno cosa vuol dire
essere affettuosi. I bambini vedranno come dare affetto e
prendersi cura di qualcuno renda felici. E qui lo potete vedere.

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Potete vedere il piccolo Siddharta tenere la mano di una bambina
con intimo affetto, con profondo amore. Se i bambini osservano,
imparano. Se sanno che l’amore accade, le loro porte si aprono.
L’amore dovrebbe essere accettato molto di più, e la violenza
dovrebbe essere sempre più rifiutata. L’amore dovrebbe essere a
disposizione di tutti. Due persone che fanno l’amore non
dovrebbero preoccuparsi se qualcuno lo viene a sapere.
Dovrebbero ridere, dovrebbero cantare, dovrebbero gridare di
gioia, in questo modo l’intero vicinato saprà che qualcuno sta
amando un’altra persona: qualcuno sta facendo l’amore.
L’amore dovrebbe essere uno splendido dono. L’amore
dovrebbe essere totalmente divino. L’amore è sacro.
È permesso pubblicare un libro che parla di un uomo che
viene ucciso, questo va benissimo, non è pornografia… per me lo
è! E non puoi pubblicare un libro in cui si descrive l’abbraccio
intimo e d’amore di un uomo e una donna nudi: questa è
considerata pornografia.
Fino a oggi questo mondo è esistito in profondo antagonismo
rispetto all’amore. La tua famiglia è contro l’amore, la tua società
è contro l’amore, lo Stato è contro l’amore. È un miracolo che ne
sia rimasto ancora un po’, è incredibile che l’amore sopravviva –
dovrebbe essere diverso, ma ora l’amore è solo una goccia, non è
più un oceano – certo, è un miracolo che sia riuscito a
sopravvivere, malgrado tutti questi nemici. Non è ancora stato
completamente distrutto: è un vero miracolo!
La mia visione di una Comune è questa: persone che si amano
e che vivono insieme, senza antagonismo tra loro, senza
competizioni, con un amore fluido, disponibile a piene mani,
senza gelosia né possessività. E i bambini apparterranno a tutti,
perché appartengono a Dio: tutti si prenderanno cura di loro. E

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questi bambini sono così belli: chi non se ne prenderebbe cura?
Ed essi hanno la possibilità di vedere un’infinità di persone che
si amano, e ogni uomo ha il suo modo d’amare, ogni donna ha il
suo… lasciate che i bambini vedano, che ne godano e si
divertano. Lasciate che siano presenti mentre i genitori fanno
l’amore, lasciate che partecipino. Lasciate che vedano cosa
accade alla madre quando fa l’amore: come il suo volto diventa
estatico, come si illumina, come chiude gli occhi per scendere a
fondo in se stessa; come il padre diventa orgasmico, come urla di
gioia. Lasciate che i bambini sappiano! Lasciate che i bambini
conoscano l’amore di molte persone. Si arricchiranno. E io vi
dico che se nel mondo vivono bambini come questi, nessuno di
loro leggerà mai “Playboy”, non ne avranno bisogno. E nessuno
di loro leggerà il Kamasutra di Vatsayana, non ne avranno
bisogno. Il nudo e le foto pornografiche scompariranno: sono
semplici dimostrazioni di una carenza di vero amore, di un sesso
famelico.
Il mondo diventerà praticamente non-erotico, ma sarà ricco
d’amore. I tuoi preti e i tuoi poliziotti hanno prodotto nel mondo
ogni sorta di cose oscene. Essi sono la fonte di tutte le brutture
che esistono. E la famiglia ha giocato un ruolo fondamentale in
questo: la famiglia deve scomparire. Deve dissolversi in una
visione più ampia di comunità, di una vita che non si fondi su
piccole identità, che sia più fluida.
In una Comune qualcuno sarà buddhista, qualcun altro hindu,
un altro ancora giainista, qualcuno sarà cristiano e qualcuno
ebreo. Se la famiglia scompare, automaticamente scompariranno
le chiese, perché le famiglie appartengono alle chiese. In una
Comune vivrà ogni sorta di persone, ogni tipo di religione, sarà
un confluire di mille filosofie differenti, e il bambino avrà

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l’occasione di apprendere. Un giorno andrà in chiesa con uno zio,
il giorno dopo andrà con un altro zio al tempio, e imparerà di
tutto: potrà scegliere. Potrà scegliere e decidere a quale religione
gli piacerebbe appartenere. Non ci saranno imposizioni.
La vita può diventare un paradiso qui-e-ora. Tutte le barriere
devono essere rimosse. La famiglia è una delle barriere più
grandi.
Sufis: the People of the Path

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L’amicizia è un’arte sublime
Ho molti amici, ma mi chiedo: chi è un vero amico? Questo
dubbio mi assilla. Puoi dirmi qualcosa?
La tua domanda parte da un punto di vista sbagliato. Non
chiedere mai: «Chi è un vero amico?» chiedi piuttosto: «Sono
veramente amico di qualcuno?» Questa è la domanda giusta.
Perché ti preoccupi degli altri, e ti domandi se sono o no veri
amici? Il proverbio dice: «l’amico vero si conosce nel bisogno».
Ma in fondo in fondo questa è avidità! Questa non è amicizia,
non è amore. Vorresti usare l’altro come un oggetto, ma nessun
essere umano lo è, ogni uomo è un fine in sé.
Perché ti preoccupi tanto di chi è un vero amico?
Una coppietta in luna di miele era in viaggio per la Florida,
lungo la strada fece una sosta in una fattoria dove si allevavano
serpenti a sonagli.
Il padrone li portò a vedere le gabbie dei serpenti… «Mio
Dio!» esclamò la sposina «è indubbiamente un lavoro
pericoloso… non è mai stato morso?».
«Be’, sì…» rispose il proprietario.
«Ma in quel caso cosa fa?»
«Vede, signora, porto sempre con me un coltello affilatissimo,
e quando il serpente mi morde, faccio un profondo taglio a croce
sulla ferita, e succhio subito il veleno»
«Mio Dio… mi chiedo cosa accadrebbe se per sbaglio si
sedesse sulla tana di un serpente…» insistette la sposina.
«Cara signora» commentò l’allevatore «quel giorno saprò con
certezza chi mi è veramente amico!»
Di cosa ti preoccupi?
La vera domanda dev’essere: «Io sono un vero amico?» Sai

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cos’è l’amicizia? È una forma d’amore più elevata. In amore è
inevitabile che sia presente la brama, nell’amicizia ogni bramosia
è scomparsa. Nell’amicizia non rimane nulla di grossolano,
diventa un fenomeno sottilissimo.
Non si tratta di usare l’altro, non si tratta neppure di aver
bisogno dell’altro: è una comunione. Ti senti troppo ricco e
vorresti condividere… e sarai riconoscente verso chiunque voglia
spartire con te la tua felicità, la tua danza, il tuo canto: ti sentirai
obbligato verso di lui.
Non è l’altro a doverti qualcosa, non è lui a doversi sentire
riconoscente perché gli hai dato qualcosa. Un amico non pensa
mai così. Un amico è sempre riconoscente verso tutti coloro che
gli permettono di offrire il suo amore, di dare loro qualsiasi cosa
egli abbia in sé.
L’amore è avidità. Vi meraviglierà sapere che il termine
inglese love deriva dalla parola sanscrita lobha: lobha significa
“avidità”. La storia di come lobha divenne love è un mistero. In
sanscrito vuol dire avidità, la radice di questa parola non ha un
altro significato. Ma l’amore che conosciamo noi di fatto non è
altro che avidità camuffata d’amore: è un’avidità nascosta. Fare
amicizia con l’idea di usare la gente vuol dire partire fin
dall’inizio col piede sbagliato. L’amicizia deve essere una
comunione. Se hai qualcosa, condividila con gli altri, e chiunque
sia disposto a condividerla con te è un amico. Non si tratta di un
bisogno. Non è che l’amico debba venire ad aiutarti quando sei in
pericolo. Questo non è importante – può venire, può non venire
affatto – ma se non viene, non glielo rinfaccerai. Se viene, gli sei
riconoscente, ma se non viene, non te ne lamenti. È libero di
venire, come di non venire. Non cercherai di sfruttarlo, di farlo
sentire in colpa. Non lo criticherai minimamente. Non gli dirai:

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«Avevo bisogno di te e non ti sei fatto vedere; che razza di amico
sei?»
L’amicizia non è un affare. L’amicizia è uno di quei fenomeni
rari la cui dimora è il tempio, non il negozio. Ma tu non sei
consapevole di questa forma di amicizia: la devi imparare.
L’amicizia è un’arte eccelsa. L’amore cela dietro di sé un
istinto naturale, l’amicizia non cela alcun istinto. L’amicizia è
una realizzazione cosciente, l’amore è un fenomeno inconscio. Ti
innamori di una donna… perché lo definiamo “cadere fra le
braccia dell’amore”? L’espressione è molto significativa: “cadere
fra le braccia dell’amore”. Nessuno si eleva mai in amore, tutti
“cadono” fra le braccia dell’amore! Come mai nell’amore si
precipita? Perché è una caduta dalla coscienza all’incoscienza,
dall’intelligenza all’istinto.
Ciò che noi chiamiamo amore appartiene più alla dimensione
animale che a quella umana. L’amicizia è un’esperienza
assolutamente umana. È qualcosa per la quale nella nostra
biologia non esiste un meccanismo incorporato: non è un
fenomeno biologico. Quindi nell’amicizia si cresce, non si cade
mai. Possiede una dimensione spirituale.
Non chiedere dunque: «Chi è un vero amico?» Chiedi: «Sono
un vero amico?» Preoccupati sempre di te stesso. Noi ci
preoccupiamo sempre degli altri. L’uomo pensa: «Quella donna
mi ama veramente o no?» E la donna pensa: «Quell’uomo mi
amerà o no?» Ma come potrai mai essere assolutamente sicuro
dell’altro? È impossibile! Puoi ripeterti mille e una volta che ti
ama e ti amerà per tutta la vita, ma il dubbio è destinato a
rimanere sempre: «Chi può dire se è sincero?» Di fatto, ripeterlo
un milione di volte rivela solo che si tratta sicuramente di una
bugia, perché la verità non ha bisogno di essere ripetuta

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continuamente.
Adolf Hitler nella sua autobiografia dice: «Tra una verità e
una bugia non corre molta differenza. La sola differenza è che
una verità è una bugia ripetuta così spesso che ci si dimentica che
è una menzogna».
E gli esperti di pubblicità sono assolutamente d’accordo:
«Continua a martellare, continua a parlarne… senza preoccuparti
se qualcuno ti ascolta o meno. Anche se non ti danno alcuna
attenzione, non te ne preoccupare: a livello subliminale il
messaggio viene ricevuto… nel subconscio il messaggio viene
registrato!» Nessuno osserva la pubblicità con grande attenzione,
ma un’occhiata al cinema, alla tv o ai giornali è sufficiente perché
il messaggio venga registrato. E viene ripetuto continuamente:
«Lux, il sapone per il vostro bagno», oppure: «Coca-Cola»…
La Coca-Cola è l’unica cosa internazionale. Perfino in
Russia: «Coca-Cola…»! Tutto ciò che puzza di americano è
proibito e screditato, ma non la Coca-Cola. La Coca-Cola è
l’unica cosa presente in tutto il mondo!
Non smettere mai di parlarne… all’inizio le insegne
pubblicitarie erano composte da lettere con luci statiche: Coca-
Cola, e basta… in seguito si scoprì che se le luci venivano accese
e spente a intermittenza, l’annuncio acquisiva più efficacia,
perché i passanti leggevano solo una volta le insegne luminose
statiche… ma se erano in movimento, se l’insegna si accendeva e
si spegneva, nel tempo che si impiegava a passare, anche in
macchina, l’annuncio veniva letto da cinque a sette volte: Coca-
Cola, Coca-Cola, Coca-Cola, Coca-Cola… e così risultava più
efficace, prima o poi ne restavi impressionato.
È così che tutte le religioni sono sopravvissute fino a oggi:
continuano a ripetere le stesse assurde professioni di fede, e per

89
la gente questi dogmi si trasformano in verità. La gente è pronta a
morire per una fede! E nessuno è mai riuscito a scoprire se il
Paradiso esiste, eppure milioni di persone sono morte per il
Paradiso! I musulmani dicono che se muori in una guerra di
religione, andrai immediatamente in Paradiso, e tutti i tuoi
peccati verranno perdonati. E anche i cristiani sostengono che se
muori in una guerra santa, in una crociata, immediatamente vai in
Paradiso… tutto ti viene perdonato! E milioni di persone sono
morte e hanno ucciso, credendo che sia vero.
Perfino nel ventesimo secolo continuiamo a credere a queste
cose: da questo punto di vista non sembriamo molto cresciuti!
Per vent’anni Adolf Hitler ripeté continuamente: «Gli ebrei sono
la disgrazia della nazione, del Paese», e una nazione molto
intelligente come la Germania iniziò a crederci. E non solo la
gente comune, perfino uomini come Martin Heidegger, uno dei
maggiori filosofi tedeschi di questo secolo, erano convinti che
Adolf Hitler avesse ragione. Heidegger appoggiò Hitler: un uomo
della sua intelligenza che appoggia uno stupido, un pazzo come
Hitler!
Qual è il segreto? Il segreto è: ripeti, non ti stancare di
ripetere la stessa cosa. Perfino gli ebrei iniziarono a pensare che
fosse vero: «Dobbiamo essere noi la causa, altrimenti com’è
possibile che tanti uomini intelligenti ci credano? Se così tante
persone ci credono, ci deve essere qualcosa di vero!»
Anche tu devi essere stato allevato con superstizioni, con
pregiudizi che non hanno alcun fondamento nella realtà. E se
continui a vivere attenendoti a questi, la tua vita sarà vana. Devi
compiere un mutamento radicale. Poniti delle questioni su di te,
non sugli altri. È impossibile avere garanzie per ciò che riguarda
gli altri, e non è affatto necessario. Come puoi essere certo, per

90
ciò che riguarda un altro?
L’altro è un flusso. In questo momento può amarti e il
momento successivo può non amarti più. Ogni promessa è
assurda. Puoi essere certo solo di te stesso, e solo rispetto al
momento presente. Ed è inutile pensare al futuro. Limitati a
pensare al momento presente. Vivi nel presente.
Se il presente trabocca di amicizia e della fragranza di cui
l’amicizia è colma, perché preoccuparsi di cosa accadrà in
seguito? Il prossimo momento nascerà da questo. Sarà
inevitabilmente migliore e di qualità più elevata. Renderà la
stessa fragranza ancora più eccelsa. Non serve pensarci prima:
vivi semplicemente il momento presente in profonda amicizia.
E non occorre che l’amicizia abbia un destinatario specifico:
anche l’idea che si debba essere amici di qualcuno in particolare
è antiquata. Sii semplicemente in amicizia. Invece di crearti degli
amici, crea amicizia. Lascia che diventi una qualità del tuo essere,
un’atmosfera che ti permea, sì da essere in amicizia con chiunque
incontri.
Devi essere in amicizia con l’intera esistenza. E se riesci a
essere in amicizia con l’esistenza, l’esistenza a sua volta ti
ricambierà con un’amicizia di gran lunga maggiore. Ti ripaga con
la stessa moneta, ma moltiplicata: ti farà eco. Se pigli a sassate
l’esistenza, riceverai in cambio pietre in quantità maggiore. Se le
porgi dei fiori, verrai ripagato con fiori.
La vita è uno specchio: riflette il tuo volto. Sii in amicizia, e
l’intera esistenza rifletterà la tua amicizia. Tutti sanno che se
diventi amico di un cane, anche il cane ti diventa amico, amico
per la pelle! E qualcuno ha scoperto che se diventi amico di un
albero, l’albero diventerà amico tuo.
Prova esperimenti folli con l’amicizia. Prova con un

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cespuglio di rose, e vedrai il miracolo: pian piano, molto
lentamente accadrà. Gli alberi sono intimoriti, perché l’uomo non
si è comportato con loro in modo amichevole. Ma oggi gli
scienziati hanno scoperto che se ti avvicini con una scure, prima
ancora che tu abbia sferrato un colpo, l’albero si mette a tremare,
è colto da sudori freddi! È preso dal panico, è terrorizzato. Tu
non hai fatto ancora nulla, ma l’intenzione è sufficiente… si
direbbe che l’albero sia consapevole delle tue intenzioni! Oggi gli
scienziati hanno a disposizione strumenti sofisticati capaci di
indicare le emozioni dell’albero tracciando grafici sulla carta.
Quando l’albero è contento, il grafico ha un certo ritmo;
quando ha paura, il grafico registra delle variazioni. Quando
l’albero vede avvicinarsi un amico, si mette a ballare, fa salti di
gioia, e il grafico diventa immediatamente una danza. Quando
l’albero vede avvicinarsi un giardiniere…
Non hai mai detto “ciao” a un albero? Provaci, e un giorno
sarai sorpreso: anche l’albero ti saluterà nella sua lingua, con
parole sue. Abbraccia un albero, e un giorno non lontano avrai la
sensazione che non solo tu stavi abbracciando l’albero: anche
l’albero ti corrispondeva, anche lui ti abbracciava, benché non
abbia le mani. Tuttavia ha i suoi modi di esprimere la felicità, la
tristezza, la rabbia, la paura.
L’intera esistenza è sensibile. Ecco cosa intendo quando dico
che l’esistenza è Dio.
Sii in amicizia e non preoccuparti se qualcuno ti è amico o
nemico, questa è una domanda da bottegaio. Perché
preoccuparsene? Perché non far sì che l’intera esistenza ti sia
amica? Perché lasciarsi sfuggire un reame così vasto?
The Book of the Books

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Trasformare l’energia delle
donne
L’altro giorno hai parlato delle donne e della
trasformazione della loro energia. Hai detto che in passato
Maestri come Gesù, Mahavira e perfino Gautama il Buddha non
sono stati in grado di capire e trasformare l’energia delle
donne, per portarle a raggiungere le vette della consapevolezza.
Inoltre, hai aggiunto che ora, con te, sarà possibile anche alle
donne, oltre che agli uomini, fiorire e raggiungere una vetta di
consapevolezza altissima. Ciò che hai detto mi ha colpito
profondamente, potresti dire qualcosa di più su questa
differenza tra l’uomo e la donna, e su come tu lavori in modo
diverso su ognuno dei due?
Anand Maria, la differenza tra un uomo e una donna non è
grande. È una differenza semplice, è come se l’uomo di fianco a
te fosse a testa in giù. Che differenza può esistere tra te che stai
in piedi sulle gambe e un uomo che si regge sulla testa, che fa un
sirsasana? In pratica nessuna, siete identici, ma in un certo senso
una piccola differenza esiste. La differenza è questa: l’uomo che
si regge sulla testa è capovolto, è ribaltato. Questa è l’unica
differenza tra un uomo e una donna. Ciò che negli uomini è
conscio, nelle donne è inconscio; ciò che è inconscio nelle
donne, è cosciente negli uomini.
L’uomo è tale solo nella sua sfera cosciente, nel suo
inconscio è una donna, è femminile. Ecco perché quando un
uomo si addentra sempre di più nel proprio inconscio, in
qualsiasi modo, diventa più morbido, più femminile, ama di più,
è tenero. Ecco perché le persone che la società condanna, i
peccatori, sono individui che amano di più dei vostri cosiddetti

93
santi. I vostri santi sono imprigionati nella sfera cosciente, non
danno alcuno spazio al loro inconscio, lo reprimono; se ne
dissociano, lo condannano, creano una distanza tra se stessi e
l’inconscio. Si definiscono solo attraverso ciò che è cosciente,
per questo sembrano così rigidi.
Guardate le facce dei vostri cosiddetti santi, dei moralisti, dei
puritani, di coloro che portano in continuazione il peso generato
dall’idea di essere “il più santo”, guardate semplicemente i loro
volti e vedrete dei lineamenti duri, rigidi, tesi. Sono tratti che non
possono essere definiti morbidi, teneri, amorevoli.
Guardate i cosiddetti peccatori, i dannati, e resterete sorpresi
dal fatto che hanno un cuore più tenero, amano di più, sono più
disponibili; in compagnia di un peccatore potrai divertirti, mentre
sarà difficile che ti diverta in compagnia di un santo. Se mettete
insieme quattro santi non faranno che litigare, litigheranno per
delle stupidaggini. Quanti angeli possono danzare sulla
capocchia di uno spillo? Quanti inferni ci sono? Il Buddha dice
che ce n’è uno solo, Mahavira dice che ce ne sono sette, Sanjai
Bhelatit Bud dice che ce ne sono settecento.
Se mettete insieme una dozzina di santi nella stessa casa, la
pace sarà finita, continueranno ad abbaiare l’uno contro l’altro.
Qualche volta sono attratto dall’idea che i cani possano essere
reincarnazioni di santi: abbaiano di fronte a qualsiasi cosa! E ad
alcune cose in particolare. Per esempio, tutti i cani sono contro le
uniformi: abbaieranno al postino, al poliziotto, al sannyasin.
Forse sono ancora arrabbiati per la loro vita precedente.
Viceversa i peccatori sono molto amichevoli. La ragione è
semplice… ma non vi sto dicendo di diventare peccatori, sto
semplicemente cercando di spiegarvi perché i peccatori hanno un
aspetto così morbido, amorevole, umano, e perché i santi

94
sembrano così disumani. La ragione è che i peccatori sono più
vicini al loro inconscio, e l’inconscio degli uomini è femminile.
La stessa cosa accade alle donne intellettuali, in particolare a
quelle che appartengono ai movimenti di liberazione: sono
ruvide, brutte, dure e in continua polemica. Smettono di amare,
diventano grandi egoiste, sono una nuova versione al femminile
dei santi. La ragione è di nuovo molto semplice: si sono mosse
contro la loro spontaneità naturale inconscia. Vivono nella testa,
non vogliono nemmeno prendere in considerazione l’inconscio,
frenano i loro istinti, funzionano con una sola parte del loro
essere, hanno perso il loro equilibrio. L’essere in equilibrio non è
né uomo né donna. È un miscuglio di entrambi, è una sintesi. La
sua mascolinità compensa la sua femminilità. Le due parti non
sono in conflitto l’una con l’altra ma danzano insieme, in
sintonia, in armonia. L’accordo è profondo. La differenza,
dunque, non è così grande, anzi è molto piccola. Ovviamente
questa diversità è diventata abissale, perché per diecimila anni
almeno il maschio è stato il protagonista indiscusso. Ha represso
la donna dentro di sé, e in virtù di questo ha represso anche la
donna all’esterno; era inevitabile. Le due cose appartengono alla
stessa logica. Se permetti alla tua donna interiore di incontrarsi
con l’uomo, dentro di te, di raggiungere una comunione
profonda, una qualità orgasmica, allora la tua coscienza non sarà
più divisa tra uomo e donna, sarà un’unica entità, sarà umana,
sarà una totalità, non sarà più un conflitto, bensì un accordo che
toccherà una sintesi al più alto livello possibile. Quando accade,
si diventa integri, non importa se si è uomo o donna.
Ma per secoli l’uomo è stato il dominatore. E l’unico modo
per dominare è distruggere la donna all’esterno, riducendola a
una schiava, a una merce, vendibile e acquistabile, qualcosa da

95
trattare con una logica di mercato. Questa è la cosa più brutta che
sia accaduta in passato, e in virtù di questo, l’intero passato
dell’umanità è marcio, squilibrato, folle.
Chiaramente, se l’uomo reprime la donna all’esterno, non può
certo permettere alcuna libertà alla sua donna interiore, deve
reprimere anche quella. E alla donna è stato detto che deve essere
femminile, e cioè deve rifiutare tutto ciò che, dentro di lei, è
maschile. È stata costretta a raggiungere il polo estremo
dell’essere donna, per cui il maschio deve essere negato
totalmente.
Tutto questo è stato insegnato come qualcosa di prezioso, in
quanto cultura, religione, civiltà. La donna deve essere timida,
deve essere totalmente dipendente dall’uomo, deve essere una
serva, non una compagna, non un’amica.
Questa idea ha pervaso e ha influenzato ogni cosa, anche la
religione, e le persone come Gesù, Mahavira, Gautama il Buddha,
esseri insigni che rappresentano l’anima del passato dell’umanità,
i pochi che sono fioriti, anche loro non sono riusciti a opporsi
alla struttura sociale.
Riesco a capire il motivo per cui non sono riusciti ad andare
contro la struttura sociale: hanno dovuto lavorare in una società
che non avevano creato loro, era preesistente… e il Buddha ha
avuto solo quarant’anni per lavorare. In quel lasso di tempo non è
possibile trasformare l’intera struttura sociale. Il Buddha ha
dovuto decidere: o lavorare per creare qualcosa, oppure
combattere e basta. Se avesse dovuto lottare per conquistarsi
anche lo spazio più piccolo in seno alla società, tutto il suo
lavoro sarebbe diventato impossibile. Fu costretto a scendere a un
compromesso, e accettò molte cose che, lo so, furono accettate
contro voglia. Lo stesso vale per Mahavira, Lao Tzu, Zarathustra,

96
Gesù, Maometto. Ma tutti hanno dovuto funzionare in una
società ben precisa, che esisteva già, e che esisteva ormai da
migliaia di anni. Ecco perché optarono per un lavoro silenzioso,
aiutando alcune persone a illuminarsi, anziché lottare contro
l’intera struttura sociale, perdendo solo tempo, senza aiutare
nessuno a illuminarsi. Questa fu la scelta che dovettero fare. Il
Buddha non era disposto ad accettare di dare l’iniziazione al
sannyas alle donne. La ragione è semplice: la società indiana è
sempre stata molto repressiva, ha creato mura insormontabili tra
gli uomini e le donne; distruggere quelle mura avrebbe significato
dare via libera al caos, sarebbe esplosa una quantità enorme di
energia repressa, e il Buddha pensava che, a quel punto, non
sarebbe più riuscito ad aiutare nessuno: tutto sarebbe andato a
rotoli. Ecco perché rimandò il più a lungo possibile. Quando le
donne diventarono insistenti e, in particolare, quando la sua
matrigna gli chiese di essere iniziata, non riuscì a rifiutare. Il
Buddha doveva molto a quella donna, perché sua madre era morta
lo stesso giorno in cui era nato, e lei lo aveva allevato con infinite
attenzioni, con tanto amore: non aveva mai avuto la sensazione
che fosse una matrigna, la sua vera madre non gli era mai
mancata. E quando la matrigna gli chiese di essere iniziata al
sannyas era già molto vecchia, la morte si avvicinava e il Buddha
non poté dire di no. A malincuore, ma disse di sì; e una volta
detto di sì alla propria madre, altre donne gli chiesero: «Ora che
hai accettato una donna come sannyasin, perché escludere noi?»
Era logico che la porta si aprisse, e il Buddha disse con molta
tristezza: «La mia religione avrebbe potuto durare almeno
cinquemila anni, e avrebbe aiutato migliaia di persone a
illuminarsi, ma così potrà vivere solo cinquecento anni». E in
verità le cose sono andate così, perché una volta entrate le donne,

97
i sannyasin maschi repressi incominciarono a infatuarsi di loro.
Fino a quel momento avevano vissuto separati, ora all’improvviso
si trovavano liberi; improvvisamente c’erano le donne, donne
bellissime, le prime donne sannyasin appartenevano quasi tutte a
famiglie reali…
Accade quasi sempre così. Quando sulla terra arriva un uomo
come il Buddha, i primi ad andare da lui sono i più intelligenti. È
naturale, perché solo loro possono capire. Vedete, sta accadendo
anche qui, le persone più intelligenti sono arrivate da me, dagli
angoli più remoti del mondo, ma la massa degli indiani continua
a ignorarmi, come se tutto questo non la riguardasse. Non hanno
ancora raggiunto quel livello di intelligenza che permetterebbe
loro di capire quello che sta succedendo qui.
Ma che dire della massa in genere…
Proprio l’altro giorno, un magistrato di Puna ha prosciolto il
pazzo che qualche giorno prima mi aveva tirato un coltello, con
l’ovvio scopo di uccidermi.
Quest’uomo è stato rimesso in libertà, e il motivo che ha
portato a questa decisione deve essere valutato con attenzione. Io
mi sono messo a ridere, mi ha divertito! La ragione per cui è stato
prosciolto è che, se si fosse trattato di un vero tentato omicidio,
io non avrei potuto continuare a parlare. Chi potrebbe continuare
a parlare, se qualcuno sta minacciando di ucciderlo?
Quel magistrato non mi conosce: avrei continuato a parlare
anche da morto, di certo non mi sarei fermato prima delle dieci.
Ma lui non può capire, e io capisco che non possa capire.
Quando qualcuno sta attentando alla tua vita, potresti continuare
a parlare come se niente fosse? Sembra una tesi validissima…
cosa posso dire delle masse comuni, se perfino un magistrato,
con tutta la sua istruzione, la pensa allo stesso modo?

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Quando il Buddha permise alle donne di entrare nella sua
comunità, i sannyasin maschi repressi cominciarono a perdere il
controllo che avevano sulla loro consapevolezza. La repressione
ne è la causa fondamentale. Ecco perché Gesù e Mahavira la
pensavano nello stesso modo… io posso permettermelo, perché
da allora sono passati venticinque secoli, sono successe
tantissime cose, soprattutto in Occidente. Ed è per questo che
l’Occidente sarà molto più interessato a me che non l’Oriente,
perché in Oriente le cose non sono cambiate molto. In Oriente
non ci sono stati Karl Marx, Friedrich Nietzsche, Sigmund
Freud, Carl Gustav Jung, Albert Einstein.
L’Occidente è molto più pronto, ha attraversato una profonda
rivoluzione sessuale, intervenendo sulla discriminazione tra i due
sessi. L’Occidente ha lasciato cadere le vecchie idiozie, per
questo io posso permettere a uomini e donne di vivere insieme
nella mia Comune.
E la differenza la vedete anche voi: quando vengono gli
indiani, cominciano i guai. Negli ultimi sei anni che ho passato a
Puna, come minimo trecento, quattrocentomila occidentali sono
venuti a visitare la Comune, e nessuno ha mai cercato di
violentare una donna indiana. Che dire della violenza? Gli
occidentali non si sono neppure posti il problema delle donne
indiane, non ci hanno neppure pensato. Viceversa, un’infinità di
indiani hanno cercato di molestare le donne occidentali, le hanno
violentate, ne hanno fatte di tutti i colori, e ancora si chiedono
come mai gli indiani non vengano accolti con facilità nella
Comune! Vengono qui per i motivi sbagliati… e accade anche
con le persone più istruite!
Solo qualche giorno fa è stato qui il manager dell’Hotel
Ambassador di Bombay. È ricco, molto istruito, e quando ha

99
trovato Padma, una sannyasin, che lavorava da sola nel suo
dipartimento, subito le ha afferrato i seni… e la prima cosa che
quest’uomo aveva chiesto alla mia segretaria era stata: «Come
mai nella vostra Comune ci sono così pochi indiani?»
Quando è stato colto in flagrante, la mia segretaria gli ha
detto: «Adesso hai capito perché nella nostra Comune ci sono
così pochi indiani? Dobbiamo cacciarli via… come adesso
faremo con te!»
Un incaricato del governo è venuto qui a verificare la moralità
dei miei sannyasin, e la mia segretaria gli stava mostrando la
Comune. Quando si è trovato solo con lei, le ha chiesto: «Posso
baciarti?»… ed era venuto qui per fare delle indagini sulla
moralità nella Comune! E poiché la mia segretaria ha reagito
duramente, alzando la voce e protestando per il suo
comportamento, lui ha scritto un rapporto duro e del tutto falso
su ciò che accade nella Comune. E per questo motivo, non ci è
stata concessa la terra che volevamo nel Nord dell’India, per
costruire la nuova Comune. Quest’uomo ci ha creato un’infinità
di ostacoli, ma al tempo stesso manda messaggi personali: «Se la
tua segretaria mi viene a trovare, allora vi aiuterò!»
Queste sono le persone con cui hanno dovuto lavorare il
Buddha, Gesù, Mahavira: possiamo perdonarli! Anche loro
volevano aiutare sia l’uomo che la donna, ma il problema stava
nella società. Per me le possibilità sono diverse: io posso
scegliere in tutto il mondo persone pronte a lasciar cadere questa
stupida divisione tra i sessi. Ovviamente l’approccio sarà diverso:
la donna comincerà con l’amore e finirà con la meditazione,
mentre l’uomo comincerà con la meditazione e finirà con l’amore.
Questa sarà l’unica differenza. Per l’uomo l’amore arriverà come
conseguenza, come la fragranza della meditazione; per la donna

100
la meditazione arriverà come conseguenza, come un derivato,
come la fragranza dell’amore. Ma sia che si tratti di un uomo, sia
che si tratti di una donna, quando entrambi raggiungono il punto
più alto della consapevolezza, l’Everest della consapevolezza,
tutti e due avranno un uguale equilibrio tra meditazione e amore.
I Am That

101
Elevarsi in amore
Sempre di più sperimento un’armonia, una quiete, un
sentirmi a mio agio, una ricchezza interiore. Sono momenti in
cui mi sento infinitamente vasta e ricca, simile all’universo, e
intimamente vicina a te. Mi immergo in tutto questo e
scompaio… per vedere che si trattava solo di una soglia che si
apre su un’altra dimensione di questo viaggio perenne e senza
fine che prosegue il suo corso. Mio Amato Maestro, tu mi
rapisci! E non riesco a trovare parole per esprimere quanto
sento, quanto mi senta unita a te.
Raramente, stando con un uomo, ritrovo questi momenti così
belli e così preziosi; mi sembra che la maggior parte del tempo
sia sprecata nell’amare e nel trovare noi stessi o l’altro. Come
mai mi è così difficile essere in questa armonia con un uomo, o
addirittura è impossibile portarlo con me in questo ignoto?
Oppure esiste qualcosa che può accadere solo tra me e te, in
quanto Maestro?
Ci sono alcune cose fondamentali che devono essere
comprese. Innanzitutto, un uomo e una donna sono la metà l’uno
dell’altra, ma sono anche polarità opposte.
Il loro essere opposti li attrae vicendevolmente. Più lontani
sono tra loro, più profonda sarà l’attrazione; più sono diversi tra
loro, maggiore sarà il fascino e la bellezza e l’attrazione. Ma è
qui che sta tutto il problema. Quando si avvicinano, vogliono
avvicinarsi ancor di più, vogliono fondersi l’uno nell’altra,
vogliono diventare un’unità, un tutto armonico, ma l’intera
attrazione dipende dall’opposizione, mentre l’armonia dipenderà
dal dissolversi di ogni opposizione.
Se una storia d’amore non sarà estremamente consapevole,

102
creerà inevitabilmente angoscia e guai a non finire.
Tutti gli amanti sono nei guai.
Quelle difficoltà non sono personali; sono frutto della natura
stessa delle cose. Non c’era motivo per essere attratti l’uno
dall’altra… lo si definisce “cadere fra le braccia dell’amore”. Gli
amanti non riescono a spiegare come mai si sono sentiti così
fortemente attratti l’uno dall’altra. Non sono neppure consapevoli
delle cause di quell’attrazione; per questo accade una cosa strana:
gli amanti più felici sono quelli che non si incontrano mai.
Quando gli amanti si incontrano, la stessa opposizione che ha
generato l’attrazione diventa un conflitto. Sulle inezie più piccole
i loro punti di vista sono diversi, il loro modo di affrontare le
cose è diverso… sebbene parlino la stessa lingua, non riescono a
comprendersi.
L’uomo guarda il mondo in modo diverso dalla donna. Per
esempio, all’uomo interessano le cose lontane: il futuro
dell’umanità, le stelle, scoprire se sugli altri pianeti esiste la vita.
Una donna ride di queste assurdità. Si interessa solo a cose
molto circoscritte, vive in un cerchio ristretto: i vicini, la
famiglia, chi tradisce la moglie, quale moglie si è innamorata del
proprio autista. I suoi interessi si limitano a ciò che la circonda, e
sono umani. Non si preoccupa di reincarnazioni, della vita dopo
la morte. È più pragmatica. Si preoccupa del suo presente, qui-e-
ora.
L’uomo non è mai qui-e-ora. È sempre da qualche altra parte.
Ha preoccupazioni strane: la reincarnazione, la vita dopo la
morte. Se entrambi i partner fossero coscienti che si tratta di un
incontro tra polarità opposte, non sarebbe necessario farne un
conflitto, e in questo caso l’incontro diventerebbe un’opportunità
utilissima per comprendere un punto di vista radicalmente

103
opposto, per assorbirlo. In questo caso la vita di un uomo e di
una donna, vissuta insieme, può diventare un’armonia
meravigliosa. Altrimenti sarà un litigio continuo.
Esistono dei periodi di riposo. Non puoi lottare
continuamente, ventiquattr’ore su ventiquattro; è necessario
riposarsi un po’: occorre riposarsi per prepararsi a una nuova
lotta.
Ma è strano che per migliaia di anni uomini e donne abbiano
vissuto insieme, e tuttavia siano così estranei tra loro.
Continuano a mettere al mondo bambini, ma rimangono degli
estranei. L’approccio maschile e quello femminile sono così
opposti tra loro che solo facendo uno sforzo cosciente, solo se
diventa una meditazione per ciascuno di voi, è possibile sperare
di vivere una vita pacifica, altrimenti è impossibile.
Questa è una delle cose che mi premono di più: come unire
tra loro amore e meditazione, al punto da rendere ogni storia
d’amore una relazione nella sfera della meditazione. E ogni
meditazione vi rende così consapevoli da escludere la necessità di
cadere nelle braccia dell’altro: ci si può elevare in amore. Puoi
trovare un amico in piena coscienza, usando la tua volontà.
Con me senti un’armonia profonda, momenti di pace,
d’amore e di silenzio, ed è naturale che in te sorga questo
interrogativo: se è possibile con me, perché non dev’essere
possibile con l’uomo che ami? La differenza va compresa.
Tu mi ami, ma non nello stesso modo in cui ami tuo marito o
tua moglie. Il tuo amore per me non è biologico; con me il tuo
amore è assolutamente diverso: appartiene allo spirito, non al
corpo.
In secondo luogo, è la tua ricerca del vero che ti collega a me.
Il mio rapporto con te si fonda sulla meditazione: la meditazione

104
è il solo ponte che ci unisce.
Il tuo amore scenderà a profondità maggiori, man mano che la
tua meditazione andrà in profondità, e viceversa: col fiorire della
tua meditazione, fiorirà il tuo amore.
Ma si tratta di una dimensione totalmente diversa. Con tuo
marito non hai un legame che nasce dalla meditazione. Non
sedete mai in silenzio per un’ora, solo per sentire la
consapevolezza l’uno dell’altra.
O litigate, o fate l’amore, ma in entrambi i casi avete un
legame tramite il corpo, la sfera fisica, biologica, ormonale. Non
entrate mai in relazione con l’essenza più intima dell’altro. Le
vostre anime restano separate.
Nei templi, nelle chiese, in municipio, si sposano solo i vostri
corpi. Le vostre anime sono distanti chilometri.
Mentre fai l’amore con il tuo uomo, perfino in quei momenti,
non siete presenti, né tu né lui! Forse lui sta pensando a
Cleopatra, e tu pensi… forse è questa la ragione per cui ogni
donna tiene gli occhi chiusi: per non vedere il volto del marito,
per non esserne disturbata! Pensa ad Alessandro Magno, a Ivan il
Terribile. E se guardasse il marito, tutto crollerebbe… lui
assomiglia a un topolino!
Perfino in quei momenti meravigliosi, che dovrebbero essere
sacri, meditativi, di profondo silenzio… perfino allora non sei
sola col tuo amato. È presente una folla. La tua mente pensa a
qualcun altro, la mente di tua moglie pensa a qualcun altro. E ciò
che fate sono solo gesti meccanici, da automa. Una forza
biologica vi imprigiona, e voi lo chiamate amore.
Mi hanno raccontato di un ubriaco: un mattino vide un uomo
che stava facendo ginnastica sulla spiaggia… si sollevava sulle
braccia velocissimo… l’ubriaco si avvicinò, lo guardò per un po’

105
e alla fine disse: «Amico, non ti vorrei disturbare in un momento
così, ma vorrei dirti che la tua ragazza se n’è andata: è inutile che
ti sbatti tanto, prima dovresti ritrovarla!»
Questa sembra essere la norma. Quando fai l’amore, la tua
donna è veramente presente? Il tuo uomo è lì? Oppure state solo
compiendo un rituale; è un compito, un dovere da assolvere?
Se vuoi avere un rapporto armonioso con il tuo uomo, devi
imparare a essere più meditativa.
L’amore da solo non basta.
L’amore da solo è cieco, la meditazione gli fornisce gli occhi,
la meditazione gli dà comprensione. E quando il tuo amore è sia
amore che meditazione, tu e il tuo partner diventate compagni di
viaggio. In questo caso non avrete più un rapporto casuale, simile
a quello che esiste tra marito e moglie. In questo caso diventa
amicizia, viaggiate insieme lungo il sentiero della scoperta dei
misteri della vita. L’uomo da solo, o la donna da sola, troveranno
il viaggio noioso e lungo… in passato è successo. Infatti, tutte le
religioni, vedendo che questo conflitto era irrisolvibile,
stabilirono che chiunque volesse ricercare il vero doveva
rinunciare all’altro: monaci e suore dovevano imporsi la castità.
Ma quanti monaci e quante suore sono diventate anime realizzate,
in cinquemila anni? Non potete dirmi neppure dieci nomi,
neppure attingendo a tutte le religioni… cos’è successo?
Il sentiero non è molto lungo, la meta non è lontana, ma
anche se volessi andare da un tuo vicino, avresti bisogno di
entrambe le gambe: saltellando su una sola, quanto lontano
potresti arrivare?
Io sto introducendo una visione totalmente nuova: uomini e
donne uniti in profonda amicizia, in un rapporto d’amore e di
meditazione, insieme in quanto unità organiche: solo così

106
potranno raggiungere la meta in qualsiasi momento vorranno.
Perché la meta non è all’esterno: è l’occhio del ciclone, l’essenza
più intima del tuo essere. Ma la puoi trovare solo quando sei una
totalità organica, e non puoi essere integro senza l’altro.
L’uomo e la donna sono due parti di una totalità.
Quindi, invece di perdere tempo a litigare, cercate di
comprendervi a vicenda. Cercate di mettervi al posto dell’altro:
cerca di vedere come vede l’uomo, cerca di vedere dal punto di
vista della donna. E quattro occhi sono sempre meglio di due: ti
forniscono una prospettiva completa, ti aprono a tutte e quattro le
direzioni.
Ma si deve ricordare una cosa: senza meditazione l’amore è
destinato a fallire, è impossibile che abbia successo. Puoi fingere
e ingannare gli altri, ma non puoi ingannare te stesso. In
profondità sai che le promesse che l’amore ti ha fatto sono
rimaste tutte inappagate. Solo con la meditazione l’amore inizia
ad assumere colori nuovi, musica, canti e danze nuovi, perché la
meditazione ti fornisce la profondità interiore per comprendere la
polarità opposta, e in quella comprensione scompare il conflitto.
Tutta la conflittualità del mondo si fonda su un malinteso. Tu
dici qualcosa, tua moglie capisce qualcos’altro. Tua moglie dice
una cosa, tu ne capisci un’altra.
Ho visto coppie che vivevano insieme da trenta, quarant’anni,
eppure sembravano immature, era come se fossero insieme solo
da un giorno. Era sempre la stessa lamentela: «Lei non capisce
ciò che dico». Siete insieme da quarant’anni e ancora non hai
trovato il modo di far capire a tua moglie con precisione ciò che
dici, e di capire con esattezza ciò che lei dice a te?
Ma penso che nessuna comprensione potrà mai accadere, se
non tramite la meditazione, perché la meditazione ti fornisce le

107
qualità del silenzio, della consapevolezza, di un ascolto paziente,
la capacità di metterti al posto dell’altro.
Con me è possibile: io non mi interesso alle banalità della tua
vita. Fondamentalmente tu sei qui per ascoltare e comprendere.
Sei qui per crescere spiritualmente. È naturale che non sorgano
conflitti, e che ci sia armonia, senza sforzo alcuno.
Puoi amarmi con totalità, perché con me la tua relazione si
fonda sulla meditazione. Con qualsiasi altro uomo, o con
qualsiasi altra donna, se vuoi vivere in armonia, dovrai introdurre
questa stessa atmosfera, questo stesso ambiente che hai realizzato
qui, stando con me.
Non sono cose impossibili: finora non è stata provata la
medicina giusta. Vi vorrei ricordare che la parola “medicina”
viene dalla stessa radice che ha dato vita a “meditazione”. La
medicina cura il corpo, la meditazione cura l’anima. La medicina
cura la tua sfera materiale, la meditazione cura la sfera spirituale.
La gente convive, ma il suo spirito è pieno di ferite. Ecco
perché ogni inezia ferisce tanto!
Mulla Nasruddin mi chiedeva: «Cosa devo fare? Qualsiasi
cosa dica, vengo frainteso, e subito scoppiano i guai!»
Gli dissi: «Prova a fare così: resta seduto in silenzio, non fare
nulla».
Il giorno dopo lo vidi più disperato che mai. Gli chiesi:
«Cos’è successo?»
Mi disse: «Non devo proprio chiederti consigli. Prima
litigavamo a parole, ma ieri, a causa del tuo consiglio, mi ha
picchiato!»
Gli chiesi cosa fosse successo. Mi spiegò: «Me ne sono stato
seduto in silenzio.
Mia moglie continuava a farmi domande, ma io ero deciso a

108
stare zitto. Lei è esplosa: “Vuoi parlare?” e io rimanevo zitto.
Allora ha iniziato a tirarmi addosso di tutto, era furibonda. Mi ha
detto: “Le cose vanno di male in peggio. Perlomeno prima ci
parlavamo, adesso neppure questo!”»
Commentai: «Te la sei vista brutta!»
Esclamò: «Brutta? Il vicinato si è riunito, e tutti mi hanno
chiesto: “Cosa ti è successo? Perché non parli?”» E a quel punto
qualcuno ha suggerito l’idea che fossi posseduto da uno spirito
maligno. E io ho pensato che mi avrebbero portato da qualche
idiota che mi avrebbe picchiato di santa ragione per far uscire lo
spirito maligno, allora mi sono deciso a parlare: “Aspettate! Non
sono affatto posseduto, non parlavo solo per non provocare litigi.
Meditavo in silenzio, senza fare del male a nessuno…”, ma a
quel punto tutto il vicinato mi ha assalito!».
La gente vive senza comprensione alcuna. Per questo
qualsiasi cosa faccia, finisce in un disastro.
Se ami un uomo, la meditazione sarà il dono migliore che tu
possa fargli.
Se ami una donna, il Koh-i-Noor non è nulla: la meditazione
sarà un dono di gran lunga più prezioso, e trasformerà la tua vita
in gioia allo stato puro.
Noi siamo potenzialmente in grado di vivere la felicità allo
stato puro, ma non sappiamo come crearla.
Da soli, al massimo siamo pazzi.
Insieme, diventa un vero inferno!
Perfino un uomo come Jean-Paul Sartre, un uomo di grande
intelligenza, arrivò a dire che l’altro è l’inferno, che è meglio
vivere soli; con l’altro è impossibile. Divenne così pessimista che
dovette dirlo. E per ciò che riguarda il mondo comune, ha
ragione.

109
Con la meditazione l’altro diventa il tuo paradiso. Ma Jean-
Paul Sartre non sapeva nulla di meditazione. Questa è la miseria
dell’uomo occidentale: non arriva alla fioritura della vita, in
quanto non sa nulla di meditazione, e l’uomo orientale a sua
volta non arriva a fiorire, in quanto non sa nulla dell’amore.
Dal mio punto di vista, così come l’uomo e la donna, anche
l’amore e la meditazione sono due metà di un intero.
Nell’incontro di meditazione e amore, avviene l’incontro
dell’uomo e della donna. E in quell’incontro si crea l’essere
umano trascendentale, che non è né uomo né donna. E solo
creando l’essere trascendente sulla Terra, abbiamo speranze di
avere un futuro, altrimenti no.
Ma ho la sensazione che quanti mi ascolteranno, quanti si
avvicineranno a me, saranno in grado di fare ciò che in apparenza
sembra impossibile.
Beyond Enlightenment

110
La compassione del cuore
Esiste qualche passione spirituale del corpo che deve
cadere, così come debbono cadere le forze delle passioni del
corpo che ci muovono?
Fondamentalmente sento una profonda aspirazione a
raggiungere i miei compagni di viaggio. Quando non accade –
più l’amico è vicino al mio cuore e più perdo il mio centro –
cado in un’angoscia profonda. È come se qualcosa morisse tra
le mie mani, oppure non venisse creato. Vedendo quel paradiso
perduto, il sogno di crescere e di librarmi in volo verso l’alto
con qualcun altro… è forse l’agonia della mia anima questo
perdersi per strada?
Tutte le passioni sono del corpo, non esiste alcuna passione
del cuore. Certo, esiste la compassione del cuore e tra le due c’è
una differenza immensa. La passione è lussuria e bruttura; la
compassione è amore, bellezza e spiritualità. Ma la gente
continua a vivere nel malinteso: continua a pensare che la
lussuria del loro corpo sia il loro amore. La mente non sa nulla
dell’amore, perché non compare in alcun programma di laurea di
alcuna università. Non fa parte delle scienze matematiche, o
fisiche o chimiche o geografiche. Per la mente, l’amore
semplicemente non esiste. L’amore esiste nel cuore.
Ma tu non tocchi mai il cuore, resti nel corpo, sei dominato
dalla mente. Il corpo possiede solo la bramosia; non è nulla di
spirituale, è estremamente mondano. Si tratta di una semplice
strategia biologica per perpetuare la specie, per creare bambini.
Le persone che vivono nella testa devono scendere dalla
mente nel cuore, perché tutti i nostri sistemi sociali e i programmi
educativi si fondano su uno stratagemma estremamente astuto:

111
evitano il cuore. Non portano al cuore, perché l’amore non viene
insegnato in nessuna scuola, in nessuna facoltà universitaria. Al
contrario, fate ogni sforzo per orientare tutta la vostra energia
verso la testa, e restate confinati lì. Non sbocciate mai come un
fiore. Tutti hanno un cuore, e di certo una giusta educazione
sarebbe divisa in tre parti: educazione del corpo, perché il corpo
possiede un proprio mistero. Educazione della mente, perché la
mente ha una propria forza grandiosa per ciò che riguarda
l’indagare negli oggetti. Ed educazione del cuore, per l’amore,
che è completamente negata.
Se chiedete a un medico o a un dottore dove si trovi il cuore,
dirà: «Non esiste alcun cuore, esiste solo una stazione di
pompaggio del sangue, che serve a purificarlo; ma non ha nulla a
che vedere con l’amore, la musica e la poesia».
E i medici non vi stanno ingannando, sono ingannati essi
stessi. Il cuore di cui i mistici hanno parlato non è una stazione di
pompaggio. Il cuore è parte del corpo, ma proprio dietro alla
stazione di pompaggio… una forza invisibile. Tutte le forze sono
invisibili. Nessuno ha mai visto l’elettricità. Tu l’hai mai vista?
Forse pensi di averla vista… hai visto solo la sua espressione.
È accaduto…
L’uomo che lavorò di più sull’elettricità è stato Thomas Alva
Edison. Una volta andò a fare una vacanza in un villaggetto sulla
costa. C’era una piccola scuola, per puro caso vide del
movimento e si informò. Gli fu spiegato: «Gli studenti hanno
creato delle cose. È la loro festa annuale. E la gente viene a
vedere le cose che gli studenti hanno creato».
Non avendo altro da fare, entrò anche lui nella scuola. I
bambini avevano creato un treno elettrico, un trenino: si
schiacciava un pulsante e il treno si muoveva.

112
Per scherzo, Edison chiese allo studente che glielo stava
mostrando: «Qual è la forza che fa muovere il treno?»
Il ragazzo rispose: «L’elettricità».
Edison chiese: «Hai mai visto l’elettricità?»
Lui rispose: «Io no, ma forse il mio insegnante – lui è
laureato in scienze – forse lui l’ha vista».
Per cui chiamò il suo insegnante. L’insegnante disse: «Visto
l’elettricità? No, non l’ho mai vista. Ho visto solo i suoi effetti:
può diventare luce, può far girare motori… può agire su molte
cose meccaniche, ma cos’è? Forse il nostro preside, lui ha una
doppia laurea in fisica, forse lui l’ha vista!»
Fu chiamato il preside. E il preside disse: «Mi perdoni,
nessuno me lo ha mai chiesto. Le energie non possono essere
viste. Si possono solo vederne gli effetti».
Edison rise. Disse: «Non preoccupatevi. Non siate così
angosciati… io mi chiamo Thomas Alva Edison».
Stupirono: «Lei è Edison? Lei ha creato tanti strumenti
elettrici, e fa questa domanda?»
Edison disse: «La faccio perché io stesso non ho mai visto
l’elettricità».
L’amore non fa parte del tuo sistema organico. L’amore è una
forza nascosta nel corpo, pura energia che può far gioire qualsiasi
essere umano, può dissetare. E solo se la tua energia chiamata “il
cuore” fiorisce sei perfettamente vivo, altrimenti sei un semplice
automa, un robot.
La mente è un computer. Proprio l’altro giorno ho saputo che
in Giappone per quindici anni hanno tenuto in vita la testa di una
scimmia priva del corpo, collegata a tubi che portavano al
cervello tutto il nutrimento di cui ha bisogno. E poiché
l’esperimento è riuscito, ora tenteranno con gli esseri umani. È

113
sufficiente la tua testa; la si può collegare a polmoni meccanici e
a un sistema di tubi attraverso i quali far circolare il sangue di cui
il cervello ha bisogno: circolerà nei tubi, sarà purificato dai
polmoni meccanici… e tu sarai perfettamente vivo!
E la cosa più strana è questa: sentirai amore, proverai
emozioni, andrai in collera se qualcuno ti insulterà. Parlerai,
risponderai a domande con ciò che ti è stato insegnato prima di
questa calamità, questa calamità scientifica che ti è piovuta tra
capo e collo.
L’intero corpo deve essere compreso in quanto automa. Dietro
di esso esiste un altro corpo, del quale le scuole esoteriche
parlano come di “corpo astrale”. Il cuore fa parte del corpo
astrale. Ecco perché l’amore nutre così tanto. Ecco perché
l’amore ti rende così vivo. Ecco perché l’amore ti fa danzare, e se
gli permetti di riempire il tuo robot, per la prima volta sentirai
cos’è la vita. E dietro al corpo astrale si trova il tuo vero essere, il
tuo corpo immortale.
Tu mi chiedi se esiste qualche passione spirituale del corpo
che deve cadere…
Non balzare a queste conclusioni.
Tutto ciò che devi fare è uscire dalla tua mente, e questo non
significa che ti devi tagliare la testa! Significa semplicemente
questo: devi cambiare rotta all’energia che dai continuamente alla
mente, devi deviarla verso l’astrale, verso il cuore.
Il cuore non ha alcuna passione, ma ha un’incredibile
compassione. Uso la parola “compassione” perché il termine
“amore” è stato fortemente contaminato. La gente ha usato la
parola “amore” praticamente come sinonimo di “lussuria”, di
“bramosia”.
Se dici a qualcuno: «Ti amo», non hai problemi. Ma se dici a

114
qualcuno: «Ti bramo», ti ritroverai nei guai… in questo caso
preparati a un confronto con la polizia: «Quest’uomo è
pericoloso».
In effetti, quando dici: «Ti amo» è proprio alla bramosia che
pensi. Ma occorre fare un po’ di anticamera, prima di arrivare alla
camera da letto, prima che la brama possa essere accettata: non lo
si deve urlare a gran voce! La parola stessa sembra un po’
animalesca: gli animali provano brama, e tu sei un essere umano.
Ma la realtà è che tutte le presentazioni, e tutti i party, e gli
incontri sulla spiaggia, e nei giardini, e i regali… alla fine ti
portano all’animale.
Senza tutte queste premesse, se sei un uomo molto diretto,
andrai in galera: «Perché preoccuparsi di questo gelato? Andiamo
a fare quel che dobbiamo fare…», no, questo non è umano.
L’umanità dev’essere un po’ sofisticata: prima ci si tiene per
mano, prima si parla di cose meravigliose, di poesia e di
musica… per tutto il tempo si pensa a qualcos’altro, ma si deve
camuffare così la cosa. Essere diretti significa andare in galera.
Il cuore è stato completamente ignorato; la società non ne ha
bisogno. È il bisogno dell’individuo e la società non ha neppure
bisogno di individui, richiede solo personalità. Ha bisogno di
persone artificiali, ubbidienti, pronte a seguire gli ordini, sempre
pronte a essere schiavizzate.
Un uomo di cuore è un uomo in rivolta, in rivolta contro tutto
ciò che è brutto, abnorme; in rivolta contro qualsiasi cosa sia
semplicemente meccanica.
La società non vuole individui, perché questi creeranno guai.
Pertanto, fin dalla prima infanzia, inizia a distruggere
l’individualità, e il modo migliore di distruggerla è lasciare che i
bambini girino intorno al cuore, ma che non passino attraverso di

115
esso. Tutti i nostri sistemi di istruzione sono organizzati in modo
tale che ci si può muovere nella vita senza mai essere neppure
coscienti di avere un cuore. uso la parola “compassione” perché
“amore” è diventato qualcosa di meccanico. Tutti “amano”. Ha
perso la sua profondità.
L’eroe di un film bacia con passione e profondo romanticismo
l’eroina, e una donna sussurra al marito: «Lo vedi, tu non mi hai
mai baciata così».
L’uomo commenta: «Ma è solo un film, non è la realtà.
Inoltre, non sappiamo se quell’uomo è sposato con un’altra
donna, o se la donna è sposata con un altro uomo. Con questi
attori non si può mai essere sicuri… in ogni caso, si tratta di una
recita. Vuoi che reciti?»
La donna ribatte: «Conosco quella donna personalmente.
Anche nella vita reale è sposata con quell’attore».
L’uomo allibisce: «Mio Dio, allora è un vero attore! Essere
così in amore e così romantici con la propria moglie… non ci
riuscirei mai! È veramente difficile…»
Nel momento in cui ti ricordi che la donna è tua moglie e vedi
ciò che stai facendo… hai la sensazione di fare qualcosa di
sgradevole. Gli spettacoli, i film, i telefilm, i poeti e la letteratura
hanno tutti contribuito a sminuire e a contaminare la parola
“amore”: l’hanno inquinata, ne hanno distrutta la bellezza. Ecco
perché dico che il cuore ha compassione. La compassione è
l’amore più puro: dà e non chiede nulla in cambio. A questo non
devi rinunciare, devi scendervi in profondità. Devi diventarlo.
Perché diventandolo, ti avvicinerai intimamente al tuo essere.
È stata una splendida mattina… avete ascoltato in silenzio
cose che sono estremamente essenziali alla vostra crescita
spirituale, e avete riso di cuore. Nulla di più è necessario: una

116
bella risata e un profondo silenzio uniti insieme sono sufficienti a
trasformarvi.
Voi tutti siete sul sentiero giusto, a meno che non vi
blocchiate da qualche parte. Il sentiero è semplice ed è facile e
tutto ciò che occorre è lasciarsi andare, abbandonarsi, nel
silenzio o nella risata, o nella musica o nella danza.
Ricordate: la parola più spirituale nell’esistenza è questa…
lasciarsi andare.
Om, Shantih, Shantih, Shantih

117
Dalla passione alla
compassione
Se guardo le mie esperienze, vedo che la compassione tra
uomo e donna sembra essere qualcosa di molto raro.
L’altra mattina ti ho sentito dire che la mente crea mura e
l’intelligenza crea ponti.
Amato Maestro, puoi dire qualcosa sul percorso da
compiere per passare dalla passione alla compassione?
Inoltre, negli ultimi due mesi ho dato il meglio di me in una
relazione con un uomo… puoi raccontarci una barzelletta che
sdrammatizzi quanto sta accadendo?
La tua domanda è praticamente antica quanto l’uomo. Di
certo è un fenomeno rarissimo che la passione tra un uomo e una
donna si trasformi in compassione. Si muta solo in odio, perché
già fin dall’inizio non era passione.
Come prima cosa hai dato un nome falso a qualcosa che non
era amore; per cui, quando l’esperienza che hai definito amore,
passione, scompare, ciò che resta non è compassione, non è
amicizia, non è gratitudine, ma puro odio.
Gli psicologi hanno iniziato a parlare del matrimonio come di
un intimo odio. Siete insieme perché vi appagate
vicendevolmente bisogni biologici ben precisi, altrimenti siete
così remoti l’uno dall’altra come possono esserlo due stelle.
Se l’amore è autentico, se non è solo bramosia ma un’armonia
spirituale, allora di certo questa passione porterà inevitabilmente
compassione nella tua vita. E la trasformazione della passione in
compassione è l’intera evoluzione dell’uomo in un Buddha.
Ma hai ragione… e non accadde neppure nella vita di
Gautama il Buddha stesso. Egli rinunciò al mondo, al suo regno,

118
al suo palazzo, a sua moglie che pensava di aver amato
tantissimo. Tornò dopo dodici anni. Illuminato, egli si rese conto
di non essere stato umano nei confronti del vecchio padre, della
moglie che lo amava, del bambino nato solo da un giorno. Per
cui, non appena si illuminò, la prima cosa che fece fu di tornare
nel suo vecchio regno e chiedere perdono.
Lasciatemi narrare di nuovo questa bellissima storia…
Quando iniziò al sannyas suo cugino Ananda – Ananda era
più vecchio di Gautama il Buddha – questi gli disse: «Dopo
l’iniziazione io non esisterò più. Il tuo mondo è la mia vita, il tuo
ordine è il mio sentiero. Prima di essere iniziato sono ancora il
più anziano, per cui voglio che tu prometta di rispettare tre
condizioni… lo voglio adesso, perché più tardi non potrò più
chiederti nulla, tu sarai il Maestro».
Gautama il Buddha disse: «Quali sono? Io non ho nulla da
darti, a eccezione di questa ciotola per mendicare».
Ananda disse: «Non chiedo nulla di materiale. Chiedo
qualcos’altro. La prima condizione è questa: non mi manderai
mai da nessuna parte a diffondere la parola, il messaggio. La
seconda: starò con te tutto il giorno, e anche la notte dormirò con
te nella stessa stanza in cui dormirai tu. E la terza: se ti pongo
una qualsiasi domanda, o se ti porto qualcuno che vuole farti una
qualsiasi domanda, non ti rifiuterai di rispondere».
Gautama il Buddha disse: «Non ci sono problemi. Accetto. E
ti inizio al sannyas».
Non si rese conto che in questo modo si sarebbe trovato in
diverse difficoltà. Ma il guaio più grosso accadde quando egli
tornò nella sua casa, dopo dodici anni. Ananda era con lui,
proprio come un’ombra.
Gautama il Buddha disse: «So che hai il diritto di essere

119
presente al mio fianco, ovunque io vada, ma cerca di capire, hai
l’intelligenza per farlo: la donna che ho amato dodici anni fa e
che ho lasciato senza dirle neppure che stavo partendo…
ovviamente sarà in collera. Appartiene a un’altra famiglia reale.
Di fronte a te non mostrerà la sua ira, andrebbe contro le buone
maniere, l’educazione. E io vorrei liberarla da tutta la sua rabbia,
dalla sua ira. Ma lascio decidere a te. Ti chiedo di restare un po’
in disparte: stai fuori dalla porta del palazzo, lasciami vedere mia
moglie…»
Ci fu un momento di silenzio, ma Ananda comprese la
situazione e accettò che Gautama il Buddha si presentasse solo.
Ed era vero, la moglie era furibonda…
Disse: «Non sono in collera perché hai rinunciato al mondo.
Se volevi rinunciarvi, non te lo avrei mai impedito. La mia collera
è per la tua sfiducia: non mi hai detto una sola parola e sei
scappato nel cuore della notte. Questo mi ha ferito. Proprio come
te, anch’io sono figlia di un grande guerriero, appartengo alla
razza dei guerrieri. Noi mandiamo i nostri mariti in guerra con
preghiere, con ghirlande, toccando i loro piedi, senza permettere
a una sola lacrima di brillare nei nostri occhi, perché questo
potrebbe frenarli, potrebbe distruggere il loro coraggio e il loro
stile di vita. Se mi avessi detto che volevi rinunciare al mondo per
cercare la verità, ne sarei stata orgogliosa. Tu mi hai mancato di
rispetto. Hai leso la mia dignità. Non sono in collera perché te ne
sei andato, ma perché non me ne hai detto il motivo».
Il Buddha stesso non ci aveva mai pensato, non avrebbe mai
creduto che la causa di tanta ira potesse essere il suo non aver
detto alla moglie…
E la moglie proseguì: «Se mi avessi amato veramente, avresti
avuto fiducia in me. E io ti avrei lasciato andare, con preghiere

120
nel cuore che tu riuscissi e fossi vittorioso nella tua ricerca, ma
non mi hai permesso di farlo, non mi hai neppure concesso
questa opportunità».
Gautama il Buddha disse: «Hai ragione. Sono venuto per
chiederti perdono. Perdonami! Ciò che credevo fosse amore non
lo era. Ora so cos’è l’amore. Ma ho voluto aspettare in modo che
tu potessi liberarti dall’ira che devi aver accumulato in tutti
questi dodici anni, giorno e notte, nella tua solitudine».
La moglie guardò Gautama il Buddha con le lacrime agli
occhi perché poté vedere che quello non era lo stesso uomo che
l’aveva lasciata. Aveva le stesse fattezze, ma tutto era mutato: un
silenzio profondo, una presenza assoluta, occhi penetranti,
compassione infinita.
Disse: «Prima che io stessa ti chieda di essere iniziata – se
non posso essere tua moglie, perlomeno permettimi di essere tua
discepola – tuo figlio aspetta da dodici anni… e io gli ho
ripetuto: “Aspetta. Un giorno tornerà”. E ora sei giunto, ma sei
così trasformato, il tuo essere è così luminoso…»
E il figlio era ritto proprio di fianco alla madre. Lei lo spinse
di fronte a Gautama il Buddha e disse: «Chiedi a tuo padre la tua
eredità. Lui ti ha messo al mondo: quali altre responsabilità deve
adempiere nei tuoi confronti?»
Il figlio glielo chiese e Gautama il Buddha disse: «Eccoti la
tua eredità». E gli diede la sua ciotola da mendicante e lo iniziò
al sannyas, dicendogli: «Non c’è nulla di più prezioso. Aspettavo
questo momento, quando sarei stato veramente in grado di amarti.
Ma il mio amore ora è di gran lunga lontano dall’amore di cui la
gente parla e per il quale io non posso affatto usare la stessa
parola. Lo definisco “compassione”. Ecco, vi porto entrambi
nella mia compassione. Non ho altro da darvi, ma vi dono il mio

121
stesso cuore e la mia esperienza più intima».
Ciò che noi chiamiamo amore non lo è. E la prova si ha solo
quando l’amore inizia a scomparire; allora, all’improvviso ti
accorgi che non era amore. Eri semplicemente pieno di brama,
un’attrazione fisica, biologica. Non eri padrone del tuo amore, eri
solo uno schiavo, governato dalle forze cieche della biologia. Di
certo quel tipo di passioni non può diventare compassione.
Se vuoi che il tuo amore cresca in compassione, allora come
prima cosa lascia che sia amore! Non puoi sperare e basta. Non
puoi seminare semi di calendula e sperare che spuntino rose. I
tuoi fiori mostreranno ciò che era nascosto nei semi.
Inoltre, mi dici che negli ultimi due mesi hai dato il meglio di
te in una relazione con un uomo… puoi raccontarci una
barzelletta che sdrammatizzi quanto sta accadendo?
Tu sei una barzelletta vivente, perché torturare quel
pover’uomo, il cui nome è Niskriya? Ho sentito dire che molte
donne lo stuzzicano… di certo lui è un uomo con qualità
particolari: vive facendo Vipassana, la meditazione creata dal
Buddha. E ha dovuto assumere una segretaria che tenesse i nomi
di tutte quelle donne, e dicesse loro: «Non appena avrà tempo si
vedrà, per ora sta facendo Vipassana».
E la maestra di Vipassana, Pradeepa, mi ha informato che la
sua meditazione è strana… porta con sé la sua macchina
fotografica e continua a guardare attraverso l’obiettivo! Ma la sua
attenzione è cristallina…!
In ogni caso, eccoti la barzelletta… Hymie Goldberg litiga
con la moglie, Becky, e si rifugia in un bar a bere. Più tardi va in
un ristorante cinese, cercando di smaltire la sbornia con un piatto
di spaghetti cinesi con bambù.
Mentre mangia, Hymie vede un cinese seduto al tavolo vicino

122
e, ancora infuriato, prende il suo piatto di spaghetti e lo rovescia
in testa all’uomo, dicendo: «Questo è per Pearl Harbor!»
«Ma io sono cinese, non giapponese» protesta l’altro.
«Cinesi, vietnamiti, giapponesi, che c’entrano i nomi?»
replica Hymie.
Mentre Hymie si avvicina alla cassa per pagare, viene
improvvisamente preso a colpi di salame in testa dal cinese che
urla: «Questo è per aver affondato il Titanic».
«Ma il Titanic fu affondato da un iceberg» urla Hymie
esterrefatto.
«Che vuol dire» replica il cinese «Iceberg, Goldberg,
Greenberg, che c’entrano i nomi?»
Perché non vai a torturare un altro uomo? Che c’entrano i
nomi? Per due mesi hai infastidito un uomo silenzioso, che non
ha tempo per te. Dal mattino alla sera ciò che gli interessa è fare
fotografie…
Om, Shantih, Shantih, Shantih

123
Profilo dell’autore
La vita della maggior parte degli esseri umani è regolata da
strategie per affrontare il cosiddetto “mondo esterno”, apprese nei
primi anni di vita. Si tratta di meccanismi di difesa, trasformatisi
poi in abitudini, che da un lato continuano a conservare e a
sostenere uno stile di vita patologico, comune da millenni a tutto
il genere umano, dall’altro generano quella che Reich ha definito
“corazza caratteriale” e quella che Boadella chiama “corazza
cerebrale”: un baluardo, nel suo insieme, e un filtro che censura,
deforma, altera le esperienze, finendo per determinare il modo in
cui percepiamo il mondo e gli reagiamo, che impedisce ogni
possibilità di risposta reale, come pure qualsiasi esperienza
diretta dell’esistenza, della realtà delle cose.
Questo filtro, detto anche “mente”, porta col tempo a credere,
senza ombra di dubbio, di essere separati dalla totalità
dell’esistenza, e ad agire di conseguenza. Si tratta di una difesa
che, nel contesto quotidiano, pare avere una validità, altrimenti
non sarebbe tanto facile perpetuarne l’autorigenerazione in ogni
essere umano. D’altro canto, in questo processo funzionale alla
sopravvivenza, si può arrivare a sentire un senso di separatezza
così debilitante e innaturale da essere insopportabile.
Ciò accade anche per un altro motivo: questa modalità di
esistere impone una vita regolata da automatismi, schemi e
modelli che tolgono all’esistenza ogni sapore, ogni sorpresa, ogni
entusiasmo, ogni meraviglia. In un simile contesto si ha la
sensazione di non poter mai giungere a una vera realizzazione, e
ci si ritrova invece persi in fantasticherie, in sogni, in desideri che
generano un futuro di speranza – che non arriva mai – e che
riducono al tempo stesso il presente a un mero consolidarsi di

124
ripetizioni del passato.
In questa dimensione “temporale”, prodottasi artificialmente,
solo a volte, e solo molto di rado, qualcuno riesce a entrare in
contatto con la realtà della vita, la cui intima natura resta
un’assoluta assenza di tempo, una perenne vibrazione estatica che
è di per sé pienezza e realizzazione.
Tuttavia, nostro malgrado, accade in istanti fuggevoli di
aprirsi alla vita, allorché qualcosa introduce in noi uno
squarcio… l’incontro improvviso con una persona amata; un
istante di stupore, immersi nella travolgente presenza della
natura; un minuto di quiete, dopo tanto e affannoso arrabattarsi,
in cui ci si immerge, persi nell’assoluto silenzio della notte.
D’altro canto, sono esistiti esseri umani che con la loro vita
hanno testimoniato come questo processo esistenziale che pare
accomunare il genere umano non sia affatto l’inesorabile destino
dell’uomo, né sia la sua realtà. Con la loro vita, essi hanno
testimoniato che è possibile vivere pienamente, immersi nel
semplice fluire della realtà; e che, anzi, è proprio questo il vero
destino dell’uomo!
Alcuni di loro hanno poi tentato di condividere questa loro
esperienza con altri uomini: Lao Tzu, Gautama il Buddha,
Bodhidharma… e più di recente, George Gurdjieff, Ramana
Maharshi, Krishnamurti… sono alcuni nomi di coloro che hanno
rischiato il biasimo collettivo, il suicidio sociale, l’essere bollati
come pazzi, o quantomeno come eccentrici, per indicare un
sentiero di reintegrazione che permetta di uscire dalla caverna
psicologica in cui si vive ancor oggi, in un’eterna Età della Pietra.
Osho è un essere di questo tipo; egli ha adempiuto il proprio
destino di uomo, scoprendo come uscire alla realtà della vita, e ha
vissuto e vive ora in quel “presente” che la contraddistingue. Per

125
questo si può dire che egli sia un Maestro di Realtà, e tanti hanno
ormai toccato con mano questa verità.
Per richiamare l’essere umano alla propria dignità e
responsabilità egli non si è mai sottratto a controversie e
provocazioni, che lo hanno reso famoso in tutto il mondo quale
artefice di una ribellione fondata sul senso critico e sul rifiuto di
assumere qualsiasi norma di vita o valore sociale, solo perché
comunemente condivisi o perché tramandati da una qualsiasi
tradizione.
Nei mille conflitti che la sua chiarezza ha scatenato, egli non
si è mai spostato, né ha mai dubitato dell’importanza di un
risveglio su vasta scala, e non ha lasciato nulla di intentato per
provocare e condurre quanti più esseri umani possibile alla stessa
esperienza di piena immersione nel reale, da lui vissuta all’età di
ventun anni (21 marzo 1953), allorché toccò ciò che l’Oriente
conosce come “illuminazione”: un processo di assoluta
dissolvenza del piccolo io che ci contraddistingue, descritto come
«l’attimo in cui la goccia di rugiada si perde nell’oceano, e al
tempo stesso quest’ultimo viene a sua volta assorbito nella goccia
di rugiada».
Si tratta di un’esperienza “oceanica”, termine coniato dal
filosofo inglese William James (pronunciato osheanic in inglese),
e da lui usato per indicare l’esperienza del “dissolversi
nell’oceano dell’esistenza”, propria alle varie forme
dell’esperienza religiosa.
Da qui deriva il nome Osho, con cui questo Maestro ha
deciso di essere ricordato, uscendo dal tempo. «Infatti
“Oceanico” descrive solo l’esperienza» egli ha chiarito. «Come
definire colui che la sperimenta? Per definirlo usiamo il termine
“Osho”…»

126
Negli anni Settanta e Ottanta, intorno a lui si raccolse un
gruppo di ricercatori del vero, alla cui intima aspirazione egli
rispose dando vita al neo-sannyas, un sentiero di ricerca
espressamente creato per l’uomo contemporaneo, per il quale egli
creò tecniche di Meditazione Dinamica in grado di intervenire
sulla sua particolare psicologia, permettendogli di uscire
dall’artificialità che contraddistingue la vita moderna, e di tornare
alla quiete e al silenzio comuni alla normale armonia
dell’esistenza, e alla sua percezione.
Osho ha lasciato il corpo il 19 gennaio 1990, ma le sue
intuizioni e il suo stimolo a evolvere nella sfera della
consapevolezza ancora nutrono e alimentano la vita di centinaia
di migliaia di esseri umani, quasi a testimoniare che la ricerca del
vero e il processo di coscienza trascendono la vita del singolo
individuo, appartenendo all’esistenza dell’uomo in quanto tale,
nei secoli.
Tale aspirazione ci accompagna dalla notte dei tempi e di
certo finirà solo con l’ultimo uomo, o quando l’ultimo uomo
giungerà alla piena realizzazione del proprio destino.
A Puna, in India, resta fiorente la Comunità sorta ispirandosi
alla sua visione di un Uomo Nuovo: a migliaia, da ogni parte del
mondo, le persone la visitano ogni anno, per immergersi in un
contesto di salute globale che rende chiaro il senso di un nuovo
stile di vita, fondato sull’armonia, la pace e la quiete interiore.

127
Per approfondire
Osho invita costantemente a sperimentare, a non essere
spettatori ma attori, in questo splendido gioco che è la vita.
Oltre un milione di ricercatori del vero, in tutto il mondo,
hanno fatto proprio questo messaggio e hanno deciso di operare
su di sé un processo di consapevolezza, utilizzando la
meditazione quale strumento propedeutico, per dare vita a un tipo
di uomo assolutamente nuovo, discontinuo con il passato, in
quanto fonda la sua vita sulla gioia, l’amore e la risata.
Nel mondo molti Centri di Meditazione e diversi Istituti di
Terapia Spirituale sono aperti a chiunque desideri sperimentare
un’evoluzione della consapevolezza in prima persona.
Ognuna di queste realtà, nel proprio specifico, ha messo a
fuoco e a frutto l’aspetto a essa più consono di una visione che
abbraccia, in verità, la totalità dell’esistenza.
Per acquisire un’esperienza globale nuova e di
trasformazione, consigliamo pertanto al ricercatore attento di
compiere un viaggio a Puna, in India, per visitare la comunità che
alla visione di Osho si ispira e che ancor oggi attira visitatori da
ogni parte del mondo. Qui è possibile sperimentare un ambiente
fondato sulla meditazione e partecipare ai corsi e ai programmi di
crescita, organizzati dalla Osho Multiversity, una
“Multiuniversità dell’essere” che abbraccia le diverse sfere
evolutive del potenziale umano, descritte in questo libro.

Se si desidera visitare o soggiornare in questo Resort, per


informazioni contattare:
OSHO COMMUNE INTERNATIONAL
17 Koregaon Park, Pune 411001 (MS), India

128
e-mail: resortinfo@osho.net

Per aggiornamenti in tempo reale sui programmi di


meditazione e sui corsi proposti, per una presentazione interattiva
delle Meditazioni Attive o per una rapida selezione delle
domande più frequenti sulla meditazione, agli abitanti del
Villaggio Globale segnaliamo che Osho è presente su Internet al
sito multilingue, con una sezione in italiano: www.osho.com

Tutte le tecniche di Meditazione Attiva sono ritmate da


musiche che ne scandiscono le diverse fasi. Per ordinarle, per
richiedere un catalogo generale delle opere di Osho disponibili in
italiano, o un catalogo dei videodiscorsi contattare:
ASSOCIAZIONE OSHOBA
Casella Postale 15
21049 Tradate (Varese)
Tel. & Fax: 0331.810.042
e-mail: oshoba@oshoba.it

Molti trovano più facile sperimentare le Meditazioni Attive di


Osho con la guida di persone che già si sono inoltrate lungo
questo sentiero, lavorando con questo Maestro di Vita. Per
corrispondere a questa esigenza, in Italia si stanno organizzando
con sempre maggior frequenza eventi e Campi di Meditazione in
cui è possibile fare esperienze dirette della propria dimensione
interiore.
Per informazioni contattare:
ZEN P ROMOTION
Casella Postale 15
21049 Tradate (Varese)

129
Tel. & Fax: 0331.841.952
e-mail: oshofestival@oshoba.it

Per un’informazione continuativa del lavoro di Osho, o per


conoscere gli indirizzi aggiornati e i programmi dei Centri di
Meditazione o degli Istituti che operano in Italia, è consigliabile
abbonarsi all’“Osho Times”, un mensile interamente dedicato
all’esperienza della meditazione.
Per ricevere una copia omaggio, scrivere a:
“OSHO TIMES”
Casella Postale 15
21049 Tradate (Varese)

Le attività di meditazione e di ricerca ispirate


all’insegnamento di Osho si svolgono anche a:
OSHO MIASTO
53012 Chiusdino (Siena)
Tel. 0577.960.124 - Fax 0577.960.232
oshomiasto@oshomiasto.it - www.oshomiasto.it

Qui ha sede un Istituto per la Meditazione e la Crescita


Spirituale, ispirato alla visione di Osho.
Per ricevere il programma annuale delle attività si può
scrivere o telefonare.

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INDICE
Prefazione: L’amore ti rende reale

Quell’oscuro intervallo è l’amore


Amore: unica libertà dall’attaccamento
Omosessualità ed energia
Oltre la famiglia
L’amicizia è un’arte sublime
Trasformare l’energia delle donne
Elevarsi in amore
La compassione del cuore
Dalla passione alla compassione

Profilo dell’autore
Per approfondire

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