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INTERVISTA A GIORDANO BRUNO GUERRI

Giordano Bruno Guerri (presidente della Fondazione il Vittoriale degli


Italiani) illustra il museo “D’Annunzio Segreto”, in cui numerosi oggetti
personali svelano la dimensione privata del Vate. L’iniziativa è realizzata
al Vittoriale, la cittadella voluta dal Poeta a memoria della sua vita eroica
e donata agli Italiani perché ne venisse conservato l’immenso
patrimonio.

Sopra il suo mausoleo è scritto:”Io ho quel che ho donato”. Lui ha donato


bellezza; l’ha ricevuta; continua a darla. La grande suggestione di questo
luogo: il tempo sembra pietrificato. Tutto è fermo al momento della sua morte,
come voleva la disposizione testamentaria (infatti, sulla scrivania vi sono
ancora gli occhiali caduti quando fu colpito da ictus),

Per quale motivo?


Credo perché lui (che ha sempre sedotto e affascinato con gli scritti, le azioni
di guerra, le avventure amorose e l’esistenza fatta come un’opera d’arte) ha
voluto continuare a sedurre e affascinare attraverso i suoi capolavori, la
memoria delle imprese, il ricordo della propria vita quotidiana. Sono partito da
questa idea per realizzare “D’Annunzio segreto” e soddisfare la curiosità dei
visitatori che chiedevano cosa contenessero armadi e cassetti.

Quanti, fra la miriade di oggetti, sono stati scelti?


Una minima parte: sarebbe impossibile esporli tutti. Aveva vestiario in
abbondanza (300 paia di scarpe e stivali, 300 camice, 300 paia di mutande,
300 giacche) e bauli incredibili. Sono esposti alcuni abiti, gioielli, cancelleria,
raffinate apparecchiature da tavola, fotografie personali, i collari degli amati
cani e le attrezzature da equitazione. Fra i documenti che raccontano la vita
abituale vi è la fitta corrispondenza con la cuoca. Si nutriva pochissimo; la
sua passione erano le frittate poiché in età avanzata era senza denti: non
andò mai dal dentista; ne aveva paura;.

Lui, così attento all’estetica, come viveva tale condizione?


Male. Da vecchio si vergognava del proprio corpo: non mangiava con gli altri;
non si faceva vedere; non rideva, ma riusciva ugualmente a sedurre:
L’oggetto che suscita maggiore curiosità è una raffinatissima vestaglia in seta
bianca con un foro davanti, che la rendeva fruibile senza toglierla.

Vi è un’altra iniziativa meritevole di attenzione al Vittoriale: “Omaggio a


D’Annunzio”, museo che documenta il tributo dei maestri
contemporanei al Poeta.
Egli amava ed era amato dagli artisti coevi. Ho creduto che questo rapporto
proseguisse. D’Annunzio è un messo di bellezza per tutto il ‘900 ed oltre: i
nostri artisti sono debitori al suo gusto estetico, alla sua lezione di presenza
nella vita sociale e culturale. Il Vittoriale possedeva già alcuni bozzetti di De
Chirico, una scultura di Martinetti; una foto di Man Ray. Non è stato difficile
ottenere opere importanti: il cavallo di Mimmo Paladino (alto quattro metri),
l’Erma bifronte in ceramica di Ontani (raffigurante Martinetti e D’Annunzio),
una statua in bronzo di Schmidlin (La Marchesa Casati) e altri lavori. Tale
bellissimo patrimonio costituisce un museo in continua crescita: quest’anno
ho ricevuto tre angeli di Ugo Riva e il 5 marzo collocheremo sotto il mausoleo
una grande scultura (San Sebastiano) di Ettore Greco, per celebrare
l’anniversario della morte.

Un museo destinato ad arricchirsi.


Anche se è vero che la Priorìa (casa del Poeta) deve rimanere immutata,
tuttavia il resto del luogo è pieno di nicchie, predisposte ad accogliere alcune
statue. Dunque noi intendiamo completare il lavoro intrapreso al Vittoriale da
Gabriele D’Annunzio.