Sei sulla pagina 1di 39

INTRODUZIONE

La psicologia ambientale è quella scienza che si occupa di come


l’ambiente influenza il nostro
comportamento e la nostra mente e di come l’uomo, con la sua mente e
il suo comportamento, modifica
l’ambiente.

1. PERCEZIONE E COGNIZIONE DELL’AMBIENTE


1.1 Le mappe cognitive
Le mappe cognitive costituiscono la rappresentazione mentale dello
spazio e sono indispensabili per

l’orientamento e la valutazione delle distanze e la pianificazione


dei percorsi.

Le mappe mentali non sono oggettive, ma influenzate da distorsioni


psicologiche.

Un metodo per studiare le mappe mentali è chiedere al soggetto di


rappresentare schematicamente a
memoria la mappa di una porzione di città.

Un altro metodo è quello di far descrivere al soggetto il percorso


che farebbero per spostarsi da un punto a
un altro.

Un terzo quello di chiedere di stimare le distanze da un punto a un


altro.

Tramite studi di questo tipo si è giunti alla conclusione che le


mappe cognitive sono influenzate da cinque
fattori:

1) I percorsi, spazi comuni di transito.

2) I bordi, elementi di confine.

3) I distretti, unità spaziali dotati di unitarietà fisica e


psicologica.

4) I nodi, punti di intersezione tra percorsi.

5) I punti di riferimento, elementi dell’ambiente psicologicamente o


fisicamente salienti.

Le rappresentazioni dello spazio sono di due tipi:

1) Sequenziali, dove la visione è soggettiva e lo spazio è


rappresentato da una serie di elementi che si
susseguono l’un l’altro. Utilizzata soprattutto per dare indicazioni
stradali.
2) Parallele, dove la visione è dall’alto e lo spazio è
rappresentato nel suo complesso. Utilizzata nelle
mappe geografiche.

La facilità con cui siamo in grado di formarci la mappa cognitiva di


un ambiente ne determina la sua

leggibilità.

Ambienti con un maggiore grado di leggibilità sono quelli


schematici, con un minor numero di curve,

deviazioni e tragitti irregolari.

La difficoltà di lettura di ambienti di questo tipo è determinata


dalla tendenza della nostra mente a

regolarizzare l’organizzazione spaziale.

Tuttavia, gli ambienti più attraenti per la nostra mente non sono
quelli regolari, bensì quelli irregolari
che spezzano la monotonia e consentono al soggetto di preservare il
senso di esplorazione, mistero e
sorpresa.

Un altro effetto di distorsione delle mappe cognitive è la


familiarità; sovrastimiamo le parti del

territorio che conosciamo rispetto a quelle ignote.

1.1.1 Differenze tra maschi e femmine


Le femmine sono superiori ai maschi nelle abilità linguistiche come
la fluenza verbale, la velocità di
emissione di parola, il numero di pause e di errori linguistici.

Gli uomini tendono a dare risultati migliori in alcuni compiti


visuo-spaziali come la rotazione mentale e

nell’orientamento spaziale.

Occorre distinguere abilità spaziali e orientamento nello spazio.

Le abilità spaziali sono l’abilità di generare, rappresentare e


memorizzare informazioni relative allo spazio.

L’orientamento spaziale è la capacità di individuare la propria


posizione rispetto a un punto di riferimento.

Per spiegare questa peculiarità sono state avanzate diverse teorie:

1)
Teorie biologiche: derivano da studi effettuati su animali e si
fondano sul fatto che gli ormoni
sessuali (androgeni, maschili, o estrogeni, femminili) influenzino
non solo lo sviluppo degli organi
genitali ma contribuiscano allo sviluppo cerebrale e in alcune sue
funzioni. Una presenza maggiore
di androgeni contribuisce a migliorare le prestazioni spaziali
mentre una presenza maggiore di
ormoni estrogeni migliora le prestazioni linguistiche, riducendo
allo stesso tempo quelle spaziali.

2)
Fattori ambientali: i maschi tenderebbero sin da piccoli a esplorare
gli spazi, complice la maggiore

libertà concessa di genitori, rispetto alle femmine. E’ inoltre da


considerare il fattore

evoluzionistico, secondo la quale storicamente sarebbero sempre


stati gli uomini i più attivi nella

difesa e nel procacciare le risorse.

Questa differenza tra maschi e femmine ha ricadute sulla


personalità; i maschi hanno una maggiore

autostima per quanto riguarda le loro capacità spaziali rispetto


alle femmine, più ansiose per quanto

riguarda l’esplorazione di nuovi ambienti.

1.1.2 Sviluppo delle mappe cognitive

L’abilità di visualizzare e concepire mappe cognitive si sviluppa


con l’avanzare dell’età del bambino:

1) Da 0 a 7 anni per il bambino è difficile utilizzare il concetto


di mappa come quello di rappresentazione

astratta di un territorio o di un ambiente. Prevale l’egocentrismo


cognitivo, per cui per il bambino è difficile

rappresentare un punto di vista spaziale diverso dal proprio.

2) Verso i 10-11 anni si sviluppa la capacità di utilizzare mappe


astratte di cui non si ha conoscenza concreta.

Negli adulti si distinguono due tipi di apprendimento spaziale:

1)
Apprendimento spaziale primario: deriva dall’esplorazione diretta
dell’ambiente.

2)
Apprendimento spaziale secondario: deriva dallo studio di mappe o
dal resoconto di terzi.
1.1.3 Complessità spaziale e valutazione delle distanze
Il tempo di valutazione di una distanza è direttamente proporzionale
all’ampiezza effettiva di tale distanza.

Maggiore è la quantità di informazione che bisogna visualizzare,


maggiore è la distanza stimata, anche se essa spesso
non riflette quella effettiva.

Tendiamo a sovrastimare la distanza tra due luoghi quando per


raggiungerli bisogna percorrere tratti di strada
tortuosi; al contrario, percorsi lineari sono visualizzati come più
brevi.

La percezione della distanza è anche influenzata dalla suddivisione


funzionale del territorio, ossia dall’organizzazione

di distretti suddivisi in base alle loro finalità.

1.1.4 Pianificazione dei percorsi


Anche nella pianificazione dei percorsi si verificano asimmetrie
spaziali; la prima consiste nella scelta di un percorso

diverso da quello dell’andata.

Altre sono di carattere psicologico; le persone tendono a scegliere


strade dritte per raggiungere una meta anche
quando esse son più lunghe. Inoltre, sono portate a scegliere lo
stesso percorso anche se scoprono alternative più
brevi.

1.1.5 Facilitazione del raggiungimento della meta


Delineato mentalmente il percorso, il raggiungimento della meta può
essere facilitato o ostacolato dai seguenti
fattori:

1)
Differenziazione architettonica: il grado con cui gli elementi
dell’ambiente si differenziano è proporzionale
alla facilità con cui si riesce a individuare un particolare
obiettivo.

2)
Grado di accesso visivo: indica la possibilità di vedere la meta del
proprio percorso.

3) Complessità della disposizione spaziale: si riferisce alla


semplicità geometria della disposizione degli

elementi dell’ambiente.
2.
PROSSEMICA, SPAZIO PERSONALE, COMPORTAMENTO TERRITORIALE
2.1
La prossemica
La prossemica studia le disposizioni nello spazio degli individui e
le implicazioni psicologiche di queste disposizioni.

Psicologicamente viviamo confinati dentro una bolla entro la quale


la nostra influenza psicologica si espande al di là
del proprio corpo.

La dimensione della bolla varia in base alle circostanze


psicologiche e sociali.

Le stesse conclusioni della prossemica si possono applicare anche


all’architettura.

2.1.1 Lo spazio personale


La distanzia che teniamo con il prossimo è condizionata dai rapporti
che con esso intratteniamo ed è stata classificata
da Hall in:

1) Distanza intima (0-60 cm): contatti intimi e sport fisici.


2) Distanza personale (60-120): amicizie.
3) Distanza sociale (120-300 cm): contatti impersonali o di affari.
4) Distanza pubblica (oltre i 300 cm): contatti formali tra
individuo e individuo.

Le femmine tendono a mantenere tra loro una distanza personale


ridotta rispetto ai maschi; tra loro v’è inoltre

maggior contatto fisico e tendono a sopportare meglio situazioni di


stress da sovraffollamento.

Più due individui si percepiscono simili, maggiore è il loro grado


di vicinanza. Allo stesso modo, aumentano le distanze
con persone dissimili fisicamente e psicologicamente.

Nei bambini quest’ultima caratteristica è accentuata.

Nelle strutture gerarchiche è maggiormente accentuata la distanza


nei rapporti sociali; a un grado superiore
corrispondono distanze sociali più ampie. Similmente in contesti
scolastici e universitari.

Un altro fattore che influenza la gestione degli spazi è l’età; essi


vengono appresi con il passare degli anni, in
particolar:

1)
Da 0 a 5 anni: gli spazi personali sono o molto ridotti o molto
distanti, il bambino non conosce vie di mezzo.
Tuttavia, gli estranei non reagiscono negativamente a un’invasione
da parte loro del proprio spazio
personale.

2) Dai 6 ai 12 anni: gli spazi personali diminuiscono, il bambino li


comincia ad apprendere frequentando asilo e
elementari.
3) Dai 12 ai 14 anni: con l’arrivo della pubertà i contatti con i
genitori si riducono notevolmente e il giovane
reagisce molto negativamente a un’invasione del proprio spazio
intimo e personale. Si cerca la distinzione dal

proprio nucleo familiare.


4) Dai 14 ai 25 anni: tra l’adolescenza e la maturità il soggetto si
distacca dalla famiglia e tenta di instaurare
rapporti sentimentali autonomi. Il ragazzo aspira a contatti intimi
con i propri coetanei, le distanze personali

sono molto ridotte, ma una volta raggiunta la maturità si assiste a


una tendenza inversa, si comincia a cercare
una privacy maggiore.
5) Dai 27 anni in poi: il trend della maturità aumenta con il
passare degli anni; si ricerca una pivacy e una
tranquillità sempre maggiori.

Le regole della prossemica variano da cultura a cultura, ma ciò che


cambia è soltanto la distanza dei rapporti e non il
concetto teorico di base.

In particolare, si distinguono due culture:

1) Elbow culture o cultura mediterranea, in cui le distanze sono


accorciate e c’è un maggiore contatto fisico,
comportamento influenzato dai climi caldi. La distanza normale di
interazione è un avambraccio (elbow).
2) Arm culture o culture nordiche, in cui si tengono maggiori
distanze personali e il contatto fisico è limitato,
comportamento influenzato dai climi freddi. La distanza normale di
interazione è un braccio (arm).

Le distanze interpersonali sono influenzate anche da due personalità


diverse:

1) Locus of control interno: individui che attribuiscono a loro


stessi le responsabilità del proprio
comportamento; sono più aperti e inclini a rimboccarsi le maniche.
2) Locus of control esterno: individui che attribuiscono a fattori
esterni le cause del proprio comportamento;
sono più chiusi e inclini a piangersi addosso.

Soggetti autistici o schizofrenici tendono ad accentuare le distanze


interpersonali, come i bambini.
Altra variabile che influenza le distanze interpersonali sono le
caratteristiche fisiche e ambientali; più le dimensioni di

una stanza sono ridotte, maggiore è la necessità di spazio


personale. In questi ambienti, l’intimità si ricerca eludendo il

contatto visivo diretto o guardandosi attorno. Al contrario, in uno


spazio aperto queste distanze si riducono.

In luoghi dove si ricerca il raccoglimento interiore, come nei


luoghi di culto, la luce è soffusa e le distanze
interpersonali aumentano.

Due persone che si attraggono tendono a diminuire il loro spazio


interpersonale alla ricerca di uno spazio personale
condiviso.

2.1.2 Angolo di interazione


Un altro elemento che riguarda la prossemica è l’angolo di
interazione con cui ci approcciamo.

Il rapporto può essere:

1) Faccia a faccia, il più intimo. Tipico anche di alcune relazioni


sociali ma in tal caso si frappone una barriera tra

due interlocutori.
2) Fianco a fianco, l’interazione meno coinvolgente
psicologicamente/
3) Ad angolo, intermedio tra i precedenti.

2.1.6 Alto e basso


Gli edifici e, in generale, le postazioni alte sono simbolo di
dominio e vengono percepite come tali.

2.1.7 Status e libertà di movimento


La libertà di movimento può esprimere dominanza; nell’esercito e in
ogni tipo di gerarchia i sottoposti che
interagiscono con i propri superiori subiscono il cosiddetto effetto
freezing, ossia si immobilizzano quando devono
parlare in loro presenza. Al contrario, i superiori possono muoversi
liberamente. Comportamento riscontrato in altre
specie animali.

2.2
L’invasione dello spazio personale
In caso di contatti troppo ravvicinati con estranei si percepisce
una sensazione di violazione della privacy ed aumenta
lo stress. Al contrario, distanza troppo ampia in questo tipo di
relazioni si percepisce come chiusura e freddezza.
In caso di contatti ravvicinati forzati come in condizioni di
sovraffollamento si ricerca la propria privacy evitando il
contatto visivo, incrociando le braccia, facendo spaziare la vista.
Questo tipo di comportamenti sono chiamati cut off.

In caso di attrazione, i due soggetti tendono invece a ridurre lo


spazio e a imitare i comportamenti dell’altro.

2.3
Il comportamento territoriale
La territorialità è un insieme di comportamenti e cognizioni di una
persona o un gruppo basati sulla percezione di
possesso di uno spazio fisico.

La territorialità non è da intendersi solamente in campo giuridico.

Anche quando non siamo sul nostro territorio, come la nostra casa,
tendiamo a impossessarci di territori provvisori,
come può essere il banco di scuola di uno studente.

Gli aspetti psicologici legati alla territorialità sono la


motivazione e la necessità di occupare un’area, stabilire il

controllo su di essa, personalizzarla, avere pensieri, credenze e


emozioni legate ad essa, avere la motivazione a
difenderla.

I territori vengono distinti in:

1)
Primari: quelli su cui si vantano diritti legali di proprietà e che
vengono occupati in modo permanente; sono
marcati da una personalizzazione estensiva. L’invasione di questo
tipo di territorio produce reazioni di
aggressività e difesa. All’interno di questi territori, se condivisi
da altre persone, si creano territori nei
territori, come possono essere le camere personali. L’irruzione
forzata nei territori primari causa un senso di

shock.

2)
Secondari:sono quelli che non si posseggono ma si utilizzano in
quanto “qualificati”. Un esempio è la classe,
avvertita come propria dal gruppo classe anche se essa è soltanto
provvisoria. Stesso discorso con il banco
scolastico. Anche su questi tipi di territori si esercitano
atteggiamenti aggressivi di territorialità.

3)
Pubblici: sono quelli su cui non si ha proprietà né possesso
personale e su cui non si ha un’esclusiva per via di
una qualificazione personale. Appartengono alla collettività e si ha
il diritto di utilizzarli al pari degli altri.
Tuttavia, anche in questi territori si possono trovare segni di
marcatura come possono essere i graffiti.
Inoltre, su questi territori manca il senso di responsabilità
diretta e le persone tendono a non prendersene
cura, a non difenderli e a ipersfruttarli.

La territorialità è condivisa con altre specie animali.

Le popolazioni nomadi non sono aterritoriali, ma nello spazio che


occupano per un dato frangente di tempo attivano
gli stessi meccanismi di territorialità descritti in precedenza.
Inoltre, le popolazioni nomade tendono a ritornare negli
stessi luoghi.

La territorialità aumenta il senso di coesione e di identità. Se si


condivide un territorio si finisce con l’identificarsi con
tale luogo e assimilarsi come gruppo coeso, sopravvalutando i membri
dell’in group e nei confronti dei membri
dell’out group.

I maschi sono più territoriali delle femmine mentre quest’ultime


sviluppano un maggiore attaccamento emotivo.

La dominanza è un altro fenomeno legato alla territorialità; avere


più spazio si traduce nell’avere più dominio.

L’architettura dei sistemi totalitario sfrutta questo meccanismo


costruendo edifici imponenti e austeri.

Il senso di territorialità viene a diminuire quando il territorio è


condiviso da più persone; ad esempio, il giardino
condiviso da un condominio viene trascurato, mentre se suddivide lo
stesso in territori appartenenti a singoli individui
questi vengono curati maggiormente.

Nonostante scateni atteggiamenti aggressivi, in linea di massima la


territorialità è uno strumento per evitare

quest’ultimi, giacché delimitando specifici territori di


appartenenza si evitano i conflitti.

L’agire in un proprio territorio porta a una diminuzione dell’ansia


e a una maggiore autostima.

Cambiare territorio può avere effetti benefici, nel caso in cui si


viva in una situazione oppressiva, sia aumentare lo
stress, a causa dei ricordi e delle emozioni legate al precedente
territorio che ci si lascia alle spalle.

La cultura militare prevede lo sradicamento dal territorio di


appartenenza per creare maggiore coesione nel nuovo
gruppo e, per quanto riguarda il singolo soggetto, un senso di
spaesamento che si traduce in un successivo

attaccamento all’istituzione militare.

3. ESTETICA DEL PAESAGGIO E ARCHITETTONICA


3.1. Estetica del paesaggio
Il giudizio estetico di una bellezza paesaggistica supera largamente
le differenze individuali.

In particolare, sono considerati esteticamente più attraenti i


paesaggi in cui la presenza antropica è minima se non
del tutto assente. Così, un principio di estetica del paesaggio
molto importante è quello di minimizzare le costruzioni

all’interno di un ambiente naturale.

Il modello psicologico più completo è quello presentato da Steven e


Rachel Kaplan e consta di quattro punti:

1) Coerenza: il grado con cui i vari aspetti dell’ambiente si


fondono.
2) Leggibilità: il grado con cui un paesaggio offre caratteristiche
distintive in base alla propria funzionalità, la
facilità con cui può essere categorizzato.
3) Complessità: definita dal numero e dalla variabilità degli
elementi che compongono una scena. Essa è
accompagnata dalla minore prevedibilità.
4) Mistero: la quantità di informazioni nascoste che può contenere
una scena.

Le precedenti variabili sono infine condizionate dal vissuto


soggettivo, ovvero quanto un essere umano sente proprio
un determinato territorio.

Se un soggetto sceglie di visitare volontariamente un territorio ad


alta complessità allora non proverà lo stesso senso
di spaesamento di uno che si è perso per le vie di un centro storico
e, di conseguenza, il suo giudizio estetico risulterà
positivo.

Altro elemento importante per rendere un territorio esteticamente


bello è l’acqua.

I luoghi architettonici preferiti sono quelli in cui ci sentiamo al


sicuro, solitamente con le spalle coperte, e allo stesso

tempo dove possiamo tenere sott’occhio la situazione.

Giardini interni separati dal trambusto quotidiano, come i chiostri


medievali, allievano lo stress e inducono un senso di
sicurezza.
I luoghi panoramici sono quelli più frequentati dai turisti poiché
permettono di cogliere con un solo sguardo l’intero
paesaggio e inducono un senso di dominanza su di esso; per lo stesso
motivo, i direttori posizionano i propri uffici su
piani sopraelevati.

3.1.3 L’ipotesi della savana

E’ ipotizzabile che il nostro giudizio estetico del paesaggio sia


condizionato dalla nostra precedente spinta evolutiva.

Nell’architettura del paesaggio e nella progettazione dei giardini


la compresenza di alberi e spazi aperti insieme a

cespugli rimane un elemento molto rilevante. Già da bambini si tende


a preferire spazi aperti caratterizzati dalla
presenza di erba alta, arbusti e pochi alberi, mentre i territori
boscosi sono avvertiti con un sentimento di disagio.

La vegetazione è un elemento importante per un giudizio estetico


favorevole, insieme alla familiarità.

3.2 All’italiana e all’inglese

Nella storia dei giardini si sono sempre registrate due tendenze:

1) All’italiana: dove la vegetazione viene portata ad assumere forme


rigide e geometriche.
2) All’inglese: dove la vegetazione viene fatta crescere
spontaneamente, preservandone il lato selvatico.

3.3 Effetti ristorativi della natura


Il contatto con ambienti naturali costituisce un mezzo efficace per
attutire gli effetti dello stress e della fatica mentale.

Uno dei criteri urbanistici è quello della compattazione, ossia


della massima giustapposizione di edifici e strade con
spazi interstiziali limitati per l’inserimento del verde.
La mancanza di verde negli ambienti urbani compattati va in
contrasto con l’innato bisogno degli spazi verdi.
Le persone necessitano di spazi verdi per rilassarsi e estraniarsi
dal contesto urbano, oltre che per portare i figli a

giocare. La presenza di spazi verdi è proporzionale al grado di


soddisfazione degli abitanti residenti.
Kaplan ha teorizzato che la fatica mentale deriva essenzialmente dal
prolungamento di un’attenzione focalizzata/
L’esperienza e l’osservazione di un ambiente naturale porta, al
contrario, a non avere un’attenzione focalizzata e
dunque al rilassamento.

L’effetto del verde sui soggetti non è soltanto psicologico ma anche


fisico; camminare in un ambiente naturale
abbassa la pressione arteriosa e i pazienti la cui camera d’ospedale
si affaccia su spazi verdi hanno tempi di recupero

minori.

3.4 Ordine e disordine in architettura


3.4.1 Regolarità, irregolarità del reticolo stradale
Una disposizione geometrica regolare si traduce nella percezione di
una scacchiera, mentre in una disposizione
irregolare le vie non procedono parallele tra loro ma sono presenti
curve e angoli non retti.

Il massimo gradimento estetico in città è costituito da strade


principali regolari e strade secondarie irregolari.

3.5 Pattern geometrici


Anche nei pattern geometrici presenti in architettura si assiste al
fenomeno per cui una dose media di complessità

risulta più attraente rispetto all’eccessiva semplicità o caoticità.

La preferenza del paesaggio è influenzata dalla dimensione frattale;


un frattale è un oggetto geometrico che si ripete
nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse.

Le forme frattali sono presenti in natura e gli esseri umani tendono


a prediligere paesaggi dalla linea dell’orizzonte
non perfettamente piana ma frastagliata.

3.6 Affordance

Affordance è un termine coniato dallo psicologo James Gibson e


indica il fatto di poter risalire alle funzioni di un
oggetto dalla sua forma e dal suo design.

Nell’architettura urbanistica occorre considerare l’affordance degli


oggetti, poiché strutture adibite a una certa

funzione potrebbero indurre a comportamenti non voluti dovute ad


altre funzioni percepite dal soggetto.

4. COLORE
4.1 Abbinamenti e associazioni
Il colore può contribuire a migliorare il design e la funzionalità
di un ambiente o di un oggetto purché il suo uso
venga studiato con cura.
Un’eccessiva presenza di colori può creare ambienti iperstimolanti
che risultano idonei soltanto se concepiti come
luoghi di passaggio per richiamare l’attenzione. Ambienti
monocromatici risultano ipostimolanti.

Nel valutare l’estetica degli abbinamenti fra colori torna utile


utilizzare la ruota dei colori in cui le gradazioni dei colori
dello spettro sono riportate in modo circolare.

Abbinamenti di colore esteticamente gradevoli consistono in colori


adiacenti nella ruota o in colori che si trovano
opposti.

Aumentando la luminanza i colori diventano slavati, abbassandola


diventano saturi fino ad essere percepiti come
spenti.

Nelle preferenze cromatiche si tende a scegliere in sintonia con il


proprio stato psicologico.

4.3
Tinte calde con un alto livello di luminosità dirigono l’attenzione
dell’osservatore verso l’esterno.
Ambienti freddi con livelli di bassa illuminazione favoriscono
nell’osservatore un orientamento interno.
Colori luminosi aumentano le dimensioni apparenti.
Più i colori sono scuri, più appaiono pesanti mentre le tonalità
chiare appaiono meno compatte.

5. PSICOLOGIA DELLE CITTA’ E DELLE AREE RURALI


Lo sviluppo dei mezzi di trasporto e l’aumento del benessere socio-
economico ha portato a un aumento della mobilità
e ha avuto come prima conseguenza l’abbandono delle campagne in
favore delle città.

Le città sono gli ambienti che più mostrano l’azione della mente
dell’uomo, poiché sono costruzioni di essa.

Una caratteristica delle città è la ricchezza di stimoli sensoriali


di ogni tipo; per non essere sovrastimolate, in città le
persone adottano comportamenti cut-off, comportamenti che invece non
si riscontrano nelle campagne.

Ad esempio, nelle campagne è maggiore il contatto visivo anche tra


sconosciuti, mentre in città si tende a evitarlo.

L’unica variante che non muta è quella riguardante il contatto


visivo con i parenti.

Atteggiamenti di questo genere favoriscono l’anonimato e, per alcuni


gruppi sociali, la possibilità di emergere e
raggiungere i propri obiettivi senza il giudizio degli altri.

Tuttavia, la sovrastimolazione degli ambienti urbani ha come


conseguenza il fatto che si filtrino maggiormente le
richieste di aiuto; chi abita in città tende ad essere più
sospettoso.

Questo accade perché più aumenta la densità di popolazione in uno


spazio, maggiore è la diffusione di responsabilità,

ossia si è investiti di una responsabilità minore nei confronti


dell’altro.

La città inoltre tende ad aggravare i problemi di persone affette da


ritardi mentali, a causa della iperstimolazione e
della scarsa considerazione di cui godono in contesti così
densamente popolati; al contrario, nelle campagne si assiste
a una maggiore premura nei confronti di persone con questo genere di
problemi.

In città è tipico il fenomeno dei “familiari estranei”, ossia di


persone che si riconoscono poiché compiono

quotidianamente lo stesso percorso sui mezzi pubblici ma con le


quali non si intrattiene alcun tipo di rapporto.

Ultimamente, si assiste al fenomeno del gentrification, ossia della


ristrutturazione di quartieri a basso costo in cui si
trasferiscono persone appartenenti a ceti più abbienti, a discapito
delle persone svantaggiate economicamente.

I senzatetto sono un’altra triste caratteristica degli ambienti


urbani; sono individui a cui manca dimora fissa e che
vivono di elemosina. La popolazione tende a evitarli e a non
intrattenere rapporti con loro.

Le cause che alimentano il fenomeno dei senzatetto sono strutturali,


esterne, intere e di personalità.

5.8 L’affollamento

Nello studio sul sovraffollamento occorre distinguere:

1) Densità sociale: aumenta la dimensione del gruppo tenendo


costante l’area. interpersonali.

2) Densità spaziale: si varia la dimensione dell’area mantenendo


costante il gruppo di persone.

Entrambe le variazioni si traducono in una variazione del


comportamento; il sovraffollamento porta a una esperienza
di stress che si sviluppa secondo la sequenza descritta da Selye:
1) L’animale reagisce con agitazione, ipermotricità, aggressività.
2) Quando si rende conto che questi comportamenti non portano a una
cessazione del sovraffollamento,

l’animale diventa passivo e si rannicchia in posizione fetale,


diventa apatico e, se la situazione si protrae, si

ammala.

Il sovraffollamento determina squilibri ormonali, una diminuzione


dell’attività del sistema immunitario e in una
diminuzione della fertilità.

Un esperimento classico è quello di Calhon su una colonia di ratti


chiusa in uno spazio esiguo; all’aumentare della
popolazione fino a arrivare all’eccessivo sovraffollamento,
cominciarono a emergere anomalie comportamentali gravi
in settori non comunicanti dove i ratti non potevano fuggire.

Le madri non accudivano i figli causando una mortalità del 80/90%, i


maschi dominanti non riuscivano più a
controllare il territorio con un conseguente aumento della loro
aggressività nei confronti delle femmine e copulando
con ratti di entrambi i sessi; altri, invece, diventavano
completamente passivi. Si verificarono anche fenomeni di
cannibalismo.

In generale, erano soprattutto i ratti di sesso maschile a subire


maggiormente lo stress da sovraffollamento, come
accade negli uomini.

Per quanto riguarda l’uomo, occorre distinguere due tipi di


sovraffollamento.

Esistono infatti condizioni di sovraffollamento, come concerti e


manifestazioni, in cui esso è un processo sociale

“scelto” e in cui, dunque, si verifica uno stato di stress minore se


non addirittura nullo, concomitante a uno stato di

coinvolgimento emotivo.

L’affollamento dà adito a risvolti negativi quando è subito. In


questi casi, aumenta lo stress, il battito cardiaco e la

pressione arteriosa. In un luogo affollato inoltre tendiamo a


valutare meno amichevoli e meno attraenti le persone.

Si innescano dei meccanismi cut-off e la responsabilità di


comportamenti prosociali viene diminuita.
Stanze dal soffitto basso causano una maggiore percezione del
sovraffollamento; al contrario, vedute sull’ambiente

esterno la diminuiscono.

Sui trasporti pubblici, sedili posti uno di fronte all’altro


aumentano la sensazione di sovraffollamento mentre le
pubblicità la diminuiscono.

In singoli ambienti l’utilizzo di pareti e divisori permette di


ritagliarsi il proprio spazio personale e diminuiscono la

sensazione di sovraffollamento; tra densità sociale e densità


spaziale, le persone tendono a preferire la densità
spaziale.

6. LA PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA DELLE AREE RESIDENZIALI


6.1 Attaccamento ai luoghi
La casa assume molteplici significati psicologici legati al fatto
che è il luogo dove siamo in contatto con le persone più
intime e familiari.

Questi fattori concorrono a creare il concetto di home, inteso come


senso di attaccamento psicologico alla propria
casa.

Un atteggiamento di questo tipo è definito dagli psicologi


“attaccamento ai luoghi”.

L’attaccamento assume diverse forme:

1) Attaccamento emotivo-familiare: riguarda i luoghi della nostra


infanzia e permanenza con i genitori;
tendono ad essere idealizzati.
2) Attaccamento di ordine estetico: avviene per luoghi preferiti per
la loro bellezza, indipendentemente

dall’avervi vissuto momenti straordinari o meno.

3) Attaccamento funzionale: legato a luoghi che offrono opportunità


pratiche per studio, lavoro, acquisti,
tempo libero etc.
4) Attaccamento socioemotivo: legato a particolari ambienti legati
alla socializzazione, come locali, luoghi di
divertimento etc.
5) Attaccamento cognitivo-culturale: legato a luoghi immaginari come
possono essere quelli di un romanzo o di
un film.

L’attaccamento ai luoghi include un legame emozionale, un corredi di


memorie, una serie di mappe cognitive che ci
danno sicurezza nella misura in cui indicano dove possiamo
procurarci i beni di cui abbiamo bisogno.

L’attaccamento ai luoghi è un legame molto forte, riscontrabile


anche in altre specie animali; è promosso dal

possedere una casa propria e individuale ed è, inoltre, cumulativo,


nel senso che trasferendoci in un altro luogo non
perdiamo l’attaccamento emozionale alla dimora passata.

Nell’adolescenza e nella prima maturità l’attaccamento al luogo


conosce un graduale declino, dovuto a radici

evoluzionistiche; è un meccanismo psicologico che ha lo scopo di


diminuire la probabilità tra rapporti consanguinei ed
è dovuto al desiderio del giovane di differenziarsi dal nucleo
familiare per conquistare una propria personalità.

Una volta raggiunta la maturità sessuale si assiste al desiderio di


cambiare ambiente e trasferirsi; gli adolescenti
cominciano a percepire l’ambiente dove sono cresciuti come
“soffocante”; nel caso di adolescenti il trasloco è meno
problematico che negli adulti. Anche per i momenti di svago i
giovani preferiscono scegliere locali distanti dalla propria
zona abitativa.

La motivazione alla ricerca di nuovi ambienti viene a diminuire


quando si instaura un rapporto affettivo stabile;
insediatasi in un ambiente, la coppia tende a sviluppare
attaccamento ad esso e vengono meno le spinte centrifughe.

In caso di separazione dal proprio ambiente affettivo si potrebbe


soffrire di nostalgia del luogo; la nostalgia dei luoghi

è un’emozione legata alla mancanza o alla separazione da un ambiente


verso il quale si è sviluppato un attaccamento

particolarmente intenso, di tipo emotivo-relazionale.

6.2 Preferenze residenziali


La maggior parte delle persone considera ottimale vivere in una casa
autonoma, unifamiliare, dotata di giardino

proprio e questa preferenza si riscontra indipendentemente


dall’etnia, dallo status socioeconomico e dal tipo di

abitazione in cui si risiede.

I single invece, al contrario dei nuclei familiari, tendono a


preferire appartamenti in strutture condominiali per
intrattenere maggiori rapporti sociali.

Gli aspetti che predicono la soddisfazione abitativa sono:


1) L’aspetto fisico: include qualità di costruzione, design,
arredamento.
2) Disposizione degli spazi: devono garantire la privacy degli
abitanti.
3) La sicurezza dell’abitazione e del vicinato.
4) La qualità delle relazioni con i vicini e il senso di comunità.

6.3 Uso dello spazio in casa


Negli spazi abitativi familiari si riscontra un gradente di privacy
per cui, a seconda del grado di familiarità, l’ospite può

essere ammesso solo in alcuni ambienti.

1) Visitatori sconosciuti spesso sono accolti sulla soglia.


2) Ospiti sconosciuti in visita occasionale vengono fatti accomodare
in salotto.
3) Amici vengono ammessi in soggiorno e in cucina.
4) Persone intime vengono ammesse in camera da letto.

Le camere da letto sono l’ambiente più personalizzato; il bagno,


essendo uno dei luoghi più intimi, costituisce un
santuario di pace e di privacy, ed è inoltre indicatore dello status
di chi abita in quella casa. Negli alberghi, i giudizi che
persone danno alla camera sono fortemente influenzate dal bagno.

6.4 Vicinanza, vicinato e senso di comunità.

La vicinanza spaziale è un ottimo predittore di intensità di


relazione tra individui. Se si chiede alle persone di indicare i
tre migliori amici si vede che questi, nella maggioranza dei casi,
corrispondono a persone fisicamente vicine.

Tuttavia, in casi in cui vi siano disparità o incompatibilità la


vicinanza può tradursi in contrasti e aumento

dell’aggressività.

Le cause più frequenti di malcontento del vicinato sono di natura


sociale: rumore dei vicini, dei cani, vandalismo,
utilizzo degli spazi di parcheggio davanti alle abitazioni,
sconfinamento nelle proprietà altrui.

La maggior parte delle persone tende a possedere un’abitazione


propria con giardino per ovviare a queste possibili

cause di disturbo.

7. LA PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA DEGLI AMBIENTI ISTITUZIONALI


7.1 Ospedali
Nelle comunità terapeutiche attuali la prospettiva è quella di
rendere il paziente più possibile autonomo e di insegnare
loro strategie e capacità in modo da inserirlo in particolari lavori
che possano favorirgli delle opportunità relazionali.

Nelle comunità si cura la privacy del soggetto garantendogli spazi


propri.

Per garantire l’assnza di rumori e la violazione della privacy che


si ha quanto parenti visitano altri pazienti con cui si

condivide la camera, si inseriscono fuori dal reparto delle zone con


sedie e tavoli in cui pazienti e visitatori possono
intrattenersi senza recare fastidio in reparto.

Le visite dei parenti sono da promuovere e incoraggiare in quanto


offrono un’assistenza di base, sia fisica sia

psicologica.

La presenza di ampie finestre che offrono vista su un ambiente


naturale è importante nell’aumentare il senso di
benessere nei pazienti.

Molta attenzione è stata posta anche all’umanizzazione dei reparti


pediatrici inserendo zone di gioco.

Per evitare che pazienti e visitatori si perdano, è importante una


chiara segnaletica che contrassegni i reparti.

7.2 Istituzioni per anziani


L’assistenza agli anziani può avvenire o cercando di lasciare
l’anziano nel suo ambiente domestico offrendogli

assistenza domiciliare, o portandolo in strutture residenziali


protette.

La prima alternativa è quella preferibile poiché nello spazio


domestico l’anziano, oltre a usufruire della propria privacy,
conserva i ricordi legati all’attaccamento al luogo.

Portarlo in strutture residenziali comuni implica invece maggiore


stress dovuto al senso della perdita di controllo e dei
legami emotivi e sociali instauratisi nella precedente abitazione.

Una soluzione intermedia consiste nel fornire centri diurni nei


quali gli anziani possano intrattenersi e da cui possano
poi essere riaccompagnati a casa. Strutture di questo genere devono
fornire buone possibilità di trasporto pubblico.

Siccome gli anziani necessitano di un alto grado di privacy,


soffrono maggiormente situazioni di sovraffollamento. In
caso di soggiorno in casa di riposo, occorre dar loro la possibilità
di usufruire di spazi propri e di personalizzare la

stanza con oggetti personali che aiutino a conservare l’identità e


l’ancoramento alla propria storia personale.

Poiché il problema principale di queste strutture è la solitudine e


il senso di impotenza, la creazione di un ambiente
rurale che dia agli anziani la possibilità di socializzare, curare
le piante, orti o animali domestici ha un altissimo valore
terapeutico.

7.3 Strutture per pazienti con Alzheimer


Il 6,4% degli anziani soffre di Alzheimer, caratterizzata da perdita
di memoria, confusione mentale e progressiva
perdita della capacità di giudizio.

Per soggetti di questo genere, si rende necessaria una progettazione


ambientale accurata.

L’orientamento spaziale può essere facilitato mediante l’uso di


colori diversi per i pavimenti o per le pareti a seconda

dei diversi ambienti.

I nomi delle stanze degli occupanti devono essere scritti a lettere


molto grandi e occorre evitare di arredare gli spazi
con oggetti fragili.

La sala della televisione dev’essere insonorizzata, il giardino deve


preferirsi all’italiana.

8. LA PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA DEI MUSEI


8.1 Orientamento, esplorazione, etichette esplicative, fatica
I musei tendono ad essere ambienti molto complessi; all’entrata è
dunque necessario fornire una mappa globale che
permetta di avere una visione d’insieme.

E’ utile suddividere in aree tematiche contraddistinte da


particolari colori. Mappe “tu sei qui” devono essere poste in

vari punti strategici.

Nell’esplorazione le persone tendono a mettere in atto comportamenti


che possano ostacolarne l’esplorazione;

quando si entra in una stanza le persone tendono a girare a destra e


a visitare soltanto questo lato; ponendo una sola
apertura con funzione di ingresso e uscita si ottiene
un’esplorazione più omogenea degli oggetti.
Un’altra tendenza è quella dell’inerzia, per cui camminando lungo un
percorso dritto i visitatori tenderanno a

proseguire in questa direzione senza visitare le aree laterali.

Occorre prestare attenzione nel mettere i cartelli di indicazione


dell’uscita, poiché le persone tendono a scegliere la
via più breve e a indirizzarsi verso di essi. E’ bene che essi
indirizzino i visitatori verso un percorso logico.

Il visitatore dedica molto tempo a ciò che viene esposto nelle prime
sale mentre il suo interesse decresce mano a
mano che prosegue con la visita.

Nell’allestire etichette informative, occorre cercare di ridurre al


minimo gli sforzi del lettore, evitando frasi lunghe,
disponendo l’etichetta di fronte all’oggetto e suddividere le
informazioni in lista. Per stimolare la curiosità del
visitatore bisogna creare etichette che pongano domande.

La fatica dei visitatori dei musei non è soltanto psichica, ma anche


fisica. E’ utile disporre lungo il percorso stanze in cui
vengano proiettati filmati in cui i visitatori possano trascorrere
del tempo seduti.

La fatica intellettuale è dovuta all’attenzione prolungata; in


risposta a questo affaticamento passivo si è tentato di
renderei musei interattivi, dimodoché l’esperienza possa essere
anche attiva e non soltanto passiva.

E’ importante inoltre creare delle discontinuità, ossia introdurre


dei cambiamenti lungo l’iter esplorativo.

La fatica museale è direttamente proporzionale alla mancanza di


informazioni che ci permettano di apprezzare ciò che
è esposto. E’ utile dunque fornire ai visitatori audioguide.

Un altro fattore da considerare è la visita da parte di famiglie; i


genitori tendono a interagire maggiormente con i figli
maschi piuttosto che con i figli femmina, soprattutto per quanto
riguarda musei scientifici.

Il fine ultimo del museo è quella di far esperire al visitatore


un’esperienza di flusso, uno stato mentale in cui il
visitatore si sente psicologicamente immerso e preso da ciò che sta
osservando, meno consapevole di se stesso e ha
una percezione distorta del tempo di cui non si preoccupa poiché
totalmente preso dall’esperienza visiva.

Per favorire questa esperienza è necessario aumentare il senso di


immersività, fare in modo che l’osservatore venga
coinvolto psicologicamente in ciò che gli viene mostrato. Per
favorire questo senso si può utilizzare la scarsa
luminosità in contrasto con le opere illuminate, illustrare gli
oggetti e concatenarli per creare una narrazione, fornire
audioguide e creare ambienti in stile.

8.5 Progettazione ottimale delle biblioteche


Per aumentare il flusso di frequenza nelle biblioteche occorre
trasformarle in luoghi dove sia possibile non solo
prendere in prestito e consultare libri, ma anche portare i propri
per studiare.

L’estensione degli orari serali è importante, i volumi pubblicati


negli ultimi anni devono essere immediatamente
accessibili a chi consulta e questi scaffali aperti devono essere
separati dalle aule di studio.

9. LA PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA DEI LUOGHI RELIGIOSI


9.1 Effetto alone della bellezza
Alla bellezza vengono associate una costellazione psicologica di
caratteristiche positive che vanno al di là del semplice
ambito estetico.

Mediante un’opportuna costruzione architettonica, è possibile


trasmettere al fedele i valori positivi incarnati dalla
religione di appartenenza; l’ammirazione positiva del fedele nei
confronti dell’edificio viene traslata nei confronti della
fede religiosa.

Il primo senso da sviluppare è quello del proibito; ciò che è


inaccessibile assume per antonomasia una certa sacralità,
per questo nelle chiese in alcune zone è interdetto l’accesso ai
fedeli.

Le dimensioni sono il secondo fattore; in una chiesa piccola il


rapporto con Dio è vissuto in modo più familiare, in una

grande si sottolinea invece l’aspetto di grandiosità e di


onnipotenza/
L’altezza è associata nella nostra mente al comando; Dio viene
indicato spesso come l’Altissimo e questa caratteristic••

traslata in ambito architettonico comunica anche sul piano fisico la


medesima idea. Lo slancio verticale contribuisce ad
aumentare la percezione del sacro, del senso di elevazione. Il
medesimo effetto si può ottenere costruendo chiese
piccole su alture, colline e luoghi sopraelevati e difficilmente
raggiungibili.

La luminosità veicola il senso del sacro; in particolare, luminosità


debole in contrasto con le luci delle candele e delle
vetrate.

Il riverbero acustico si riferisce al prolungamento di un suono dopo


che la sua emissione è fisicamente terminata; in
chiesa, qualsiasi rumore viene amplificato dal riverbero.

E’ questa proprietà di prolungare i suoni che fa assumere la


connotazione di sacralità, come se un’ombra divina si
aggirasse per l’ambiente.

Il silenzio coincide con la ricerca interiore di sacralità; ricerca


spirituale e silenzio spesso coincidono. Il silenzio infatti
permette il raccoglimento interiore.

10. PSICOLOGIA DEL TURISMO


Ciò che caratterizza il turismo rispetto al viaggio è il carattere
più generale del primo rispetto al secondo; in un viaggio
si instaura un attaccamento emotivo superiore rispetto ai luoghi
visitati, mentre nel turismo si perde questa
dimensione poiché il turista è mosso principalmente per motivi di
svago e divertimento, instaurando rapporti più
superficiali se non nulli con la gente del luogo.

In base all’età, al livello culturale, alla personalità e alle


disponibilità economiche si distinguono diversi tipi di turisti

I giovani preferiscono cambiare località frequentemente in cerca di


svaghi e divertimenti.

Alcuni turisti scelgono invece sempre la stessa località, lo stesso


albergo ed anche la stessa stanza.

Negli ultimi decenni si è sviluppata la tendenza dei viaggi di


lavoro; è un’occasione di scambio di conoscenze e di

socializzazione con professionisti del settore.

In relazione alle mete, si distingue turismo balneare, montano,


ecologico, culturale, di divertimento, religioso,
sportivo, sessuale, salutistico.

Le motivazioni che spingono al viaggio sono di tipo:

1) Fisiologico: che attengono alla cura del corpo.

2) Psicologiche: legate al bisogno di evasione, svago, tranquillità.

3) Culturali: legate al desiderio di visitare luoghi storici e


artistici.

4) Status: legate alla frequentazioni di luoghi simbolo di


ricchezza, soltanto per ostentare il proprio stato sociale.
5) Esplorazione: che soddisfano il bisogno di conoscere attraverso
escursioni.

6) Partecipazione al gruppo: per chi viaggia perché appartiene a una


certa organizzazione.

7) Ambientali: che spingono a cercare la bellezza paesaggistica.

8) Spirituali: alla ricerca di crescita interiore, iniziazione,


cammino esteriore che è associato al cammino

interiore.

11. PSICOLOGIA DEL TRAFFICO


11.1 Aspetti percettivi nella guida
La velocità di guida è strettamente legata alla sicurezza; il
tachimetro non ha una grande influenza sul comportamento
di guida, in quanto il guidatore è maggiormente influenzato dalla
percezione dell’ambiente circostante.

Le basi visive per la sensazione della velocità consistono nel


flusso ottico; all’aumentare della velocità gli oggetti posti

nelle nostre vicinanze si muovono nel campo visivo molto di più


rispetto a quelli posti in lontananza; ne deriva che più

l’ambiente in cui ci muoviamo è ricco di particolari, più presteremo


attenzione al flusso ottico e, di conseguenza, alla

velocità sostenuta.

Siamo più sensibili a valutare la velocità in visione periferica


rispetto che a quella centrale; questo perché i bastoncelli
recettori sono presenti in numero maggiore nella parte periferica.
La percezione della velocità è basata anche su informazioni uditive;
eliminando i rumori la velocità tende ad essere

sottostimata.

La valutazione delle distanze risulta invece essere più accurata,


eccetto in caso di nebbia e smog intenso. In questi
casi, la distanza risulta essere sovrastimata del circa il 60%.
Le macchine sembrano più distanti e dunque le collisioni diventano
più probabili.
Un altro aspetto importante nella guida è la percezione di cosa può
avvenire nei prossimi secondi, ossia la stima del

tempo di contatto con un possibile ostacolo.


Tendenzialmente, questa distanza viene sottostimata e la sottostima
è direttamente proporzionale alla velocità.
Uno dei predittori migliori del rischio di incidenti stradali è
l’età del conducente; i neopatentati sono la categoria più ••

rischio a causa dell’inesperienza, delle maggiori uscite notturne,


dell’utilizzo di alcolici e della sregolatezza.

I contesti di traffico sono diventati una delle situazioni sociali


in cui si registra il maggior numero di episodi di violenti
offese.

Le emozioni maggiormente associate alla guida urbana sono quelle


negative e circa un guidatore su dieci si descrive
come aggressivo alla guida.

Questo accade perché l’automobile viene percepita come un’estensione


della propria abitazione e costituisce

territorio privato sulla strada.

L’aggressività alla guida è mediata dal fatto che una certa manovra
venga percepita come non giustificata, l’uso di
gesti aggressivi di offesa, la mancanza di gesti di riconciliazione,
l’entità del danno, il fato che chi ha causato l’incidente
appartenga a una certa categoria o meno, sia anziano o una donna, le
caratteristiche del veicolo dell’aggressore, lo
stato psicofisiologico dell’aggressore.

Lo stress sociale associato ai conflitti personali ed economici


tende ad essere correlato alla probabilità di essere
coinvolti in incidenti gravi.

Particolare attenzione è stata riservata a guidatori di professione


come tassisti e camionisti; questi gruppi mostrano
una maggiore incidenza di malattie rispetto ad altre professioni,
sono più proni a sviluppare disordini cardiovascolari
come ipertensione, problemi di stomaco, mal di schiena, cefalee ed
insonnia.

Le caratteristiche più menzionate come causa di stress sono la


pressione temporale, la frustrazione di non potersi
muovere liberamente essendo costretti per ore nella cabina di guida,
la necessità di vigilanza continua, problemi in
famiglia a causa dei turni di lavoro, mancanza di controllo sulle
condizioni lavorative, la congestione del traffico nelle
ore di punta.

Le fasce orare più a rischio sono quelle dalle tre alle cinque del
mattino e fra le due e le tre del pomeriggio, infatti la
fase successiva al pranzo è accompagnata da sonnolenza.
11.4 Fattori esterni che modificano la vigilanza alla guida
1)
Sostanze attivanti: teina e caffeina sono in grado di aumentare
l’allerta ma i loro effetti non durano a lungo e
possono causare improvvisa sonnolenza.

2)
Medicinali: l’assunzione di tranquillanti e sedativi aumenta la
probabilità di incidente del 5 – 10%; l’effetto
dei sedativi è amplificato dalla assunzione di alcolici; molti
farmaci non sedativi come antistaminici hanno
come effetto collaterale l’aumento della sonnolenza.

3)
Gli effetti dell’alcol: guida sotto stato di ebbrezza è presente in
percentuale dal 15 al 30% degli incidenti
mortali che coinvolgono un solo veicolo. Il 30% di tutti gli
incidenti mortali e non è avvenuto quando almeno
un guidatore era sotto effetto di alcolici.

4)
Fattori fisici: caldo eccessivo porta a una diminuzione della
vigilanza; strade monotone inducono più
sonnolenza di strade dal paesaggio variegato.

11.5 Il controllo della velocità


Una riduzione della velocità di 10-20 km/h riduce gli incidenti del
30/40 %. L’eccessiva velocità è una delle cause più
frequenti di violazione del codice della strada ed è la causa del
46% degli incidenti mortali.

L’utilizzo delle pattuglie non incide molto nel cambiamento


persistente delle abitudini di guida, poiché passata la
pattuglia i guidatori accelerano fino a raggiungere la velocità
precedente.

Ciò che incide sul comportamento è più la probabilità della sanzione


che la sua severità; i rilevatori elettronici di
velocità si sono rivelati i migliori deterrenti.

Altro metodo è quello del feedback, cartelloni che mostrano la


velocità del conducente.

12. ILLUMINAZIONE
12.1Livello di illuminamento

Per valutare la quantità di luce in un determinato ambiente si


ricorre alla grandezza dell’illuminamento, ossia del
flusso luminoso in una determinata area; l’unità di misura
utilizzata è il lux.
L’illuminamento di un ambiente è uniforme quando lo stesso livello
di illuminamento è rilevabile nelle varie parti
dell’ambiente. Un illuminamento uniforme è funzionale alla visione
in quanto l’occhio non deve continuamente

adattarsi ai vari livelli di luminosità.

Dal punto di vista estetico, un illuminamento uniforme è percepito


come meno attraente rispetto ad uno in cui vi
siano più chiaroscuri e vi sia maggior contrasto tra superfici
illuminate e superfici in ombra.

Quando il contrasto è esagerato e le luci sono intense si verifica


il fenomeno dell’abbagliamento; l’abbagliamento è
diretto se è prodotto da un oggetto luminoso posto nella stessa
direzione dell’osservatore mentre è riflesso se è
prodotto dalle riflessioni speculari.

L’abbagliamento è molesto quando produce una sensazione di


sgradevolezza senza compromettere la visione mentre

perturbatore se la compromette.

11.2 Le tonalità della luce


La tonalità della luce indica il colore dei fasci luminosi; per la
sua valutazione e classificazione si ricorre a una
grandezza termica, ossia alla temperatura che deve raggiungere un
corpo nero per generare luce della stessa tonalità
di quella da esaminare. Per corpo nero si intende un oggetto che
appare ai nostri occhi di colore nero.

Luci che hanno temperatura di colore inferiore ai 3300 K sono


giudicate psicologicamente calde, mentre luci con
temperatura superiore ai 5300 K vengono giudicate psicologicamente
fredde.

Luci calde sono adatte per ambienti di tipo residenziale perché


creano un’atmosfera familiare, luci fredde sono adatte
in ambienti di lavoro.

Luci con tonalità calde rendono il viso più attraente.

Nei climi più rigidi le persone preferiscono adottare tonalità


calde; in regioni con climi caldi la preferenza è per tonalità
più fredde.

Il nostro sistema percettivo è soggetto ad adattamento cromatico,


per cui se entriamo in una stanza illuminata con
luce giallastra riusciamo ugualmente a percepire i colori.

13.
IL RUMORE
Si definisce rumore una combinazione di suoni che non è in rapporto
armonico tra loro.
Il rumore per eccellenza in fisica è il rumore bianco che risulta
dalla combinazione di tutte le frequenze udibili

dall’orecchio umano.

Dal punto di vista psicologico, questo rumore assume rilassatezza e


calma.

I suoni differiscono dal rumore per il fatto che sono composti da


una sola frequenza o da più frequenze che si
trovano in rapporto armonico tra loro.

Frequenza in rapporto armonico significa che il loro rapporto deve


essere un numero semplice, come il doppio, la
metà, i due terzi, i tre quarti.

In psicologia l’unica definizione di rumore è quella soggettiva, per


cui si dice rumore un suono non desiderato.

La combinazione di diverse frequenze si traduce in timbro.


L’intensit••
di un suono si traduce in decibel, un’unità di misura logaritmica,
questo perché il nostro orecchio possiede

una sensibilità logaritmica ai suoni.

Nel delineare gli effetti negativi del rumore bisogna prendere in


considerazione:

1) Il senso di controllo che una persona ha sul rumore; quando esso


è generato da noi stessi gli effetti negativi
risultano ridotti; al contrario, un rumore prodotto da terzi risulta
difficilmente sopportabile.
2) La prevedibilità; se il rumore risulta in fasce orarie
determinate e regolari, il rumore può essere atteso e
risulterà meno fastidioso.

3)
Il volume; anche nel caso di perfetto controllo e prevedibilità, un
rumore che supera i 90 dB tende a divenire
in ogni caso psicologicamente disturbante. Volumi alti di rumore
interferiscono con le nostre capacità di
conversazione, portando a una sensazione di isolamento.

I rumori instabili sono più disturbanti rispetto a quelli costanti;


quest’ultimi sono maggiormente soggetti ad

adattamento e quindi a essere maggiormente tollerati.


Se un rumore deve catturare l’attenzione deve essere variabile nel
tempo.

I rumori instabili possono essere:

1) Intermittenti.
2) Fluttuanti.
3) Impulsivi, che a loro volta si dividono in impulsi brevi e
impulsi prolungati.

Un fattore da non dimenticare sono le differenze individuali; alcune


persone sopportano i rumori meno di altre.

Uno degli aspetti più disturbanti è il rumore connesso al traffico


urbano, essendo questo rumore la causa di stress più
riportata dai cittadini.

Il rumore tende a innescare una escalation di sempre maggiore


rumorosità; ad esempio, in un pub, più è alto il rumore
ambientale e più le persone parlano ad alta voce creando ulteriore
rumore. Al contrario, in un luogo silenzioso le
persone tendono a tacere o a parlare sommessamente.

13.1 Effetti del rumore


13.1.1 Effetti sulla sensibilità uditiva
Una conseguenza all’esposizione al rumore consiste nella perdita
dell’udito. I danni non emergono solo per suoni al di

sopra dei 150 dB che possono rompere il timpano, ma anche a livelli


di esposizione più bassa come 90 dB.
In questi casi ad essere lesionate sono le minuscole cellule ciliate
presenti nella coclea (orecchio interno).
La perdita di sensibilità uditiva si misura con i dB che bisogna
aggiungere ad un suono di una determinata frequenza

per poter essere nuovamente udibile.

L’indice di perdita uditiva per una determinata frequenza è dato dal


numero di dB che bisogna aggiungere alla

soglia normale affinché il suono sia udibile.

Le perdite dell’udito si distinguono in temporanee, quando la soglia


di udibilità ritorna normale entro 16 ore,
fenomeno legato all’esaurimento biochimico dei recettori, e
permanenti, quando lo si può misurare dopo mesi dalla
cessazione dell’esposizione al rumore.

La perdita di sensibilità uditiva per esposizione al rumore è un


problema delle società industriali.

Alti livelli di rumore possono portare a un aumento dello stato di


stress, specie quando il rumore è fuori dal controllo
prevedibile.
Gli effetti più accertati sono quelli sulla pressione arteriosa.

Altri studi hanno rilevato l’associazione tra esposizione al rumore


e mortalità neonatale, difetti alla nascita, minor

peso alla nascita e maggior secrezione di adrenalina.

Di fronte a un rumore il nostro organismo reagisce aumentando il


metabolismo e la reattività come se dovesse
predisporsi alla fuga o a un attacco fisico.

Tuttavia, nella nostra società la nostra risposta a rumori


ambientali è spesso accompagnata dall’impossibilità di

fuggire; ne consegue che il nostro organismo venga ad attivarsi


senza che vi sia una corrispondente attività fisica che

permetta di metabolizzare l’aumento di attivazione. Ciò si traduce


in una maggiore incidenza di ipertensione, malattie

cardiovascolari e maggiore esposizione a svariate patologie per


depressione del sistema immunitario.

L’aumento della pressione arteriosa è dovuto alla vasocostrizione


dei vasi sanguigni periferici, e non tende a diminuire

per abituazione per successive esposizioni a rumori forti o


inaspettati, a differenza di quanto avviene per la frequenza
cardiaca o alla conduttanza cutanea (sudorazione).

Il rumore tende anche ad aumentare altri comportamenti dannosi; ad


esempio, in ambienti rumorosi i fumatori
tendono a fumare di più, tirando boccate più lunghe e più frequenti.

Lavoratori che sono esposti a rumori intensi e prolungati denunciano


sintomi come cefalea, nausea, instabilità
emotiva, irritabilità, ansietà, impotenza sessuale e una maggior
richiesta di cure psichiatriche.

13.2Effetti del rumore sulle prestazioni

Rumori che superano i 100 dB tendono a indurre un peggioramento


delle prestazioni.

Rumori stabili tra 90 e 100 dB non influiscono su compiti motori o


mentali molto semplici e automatizzati; rumori
intermittenti e non controllati dall’ascoltatore tendono tuttavia a
interferire con compiti di vigilanza, di memoria e in
quelli multipli, ovvero compiti nei quali quando il soggetto deve
eseguire più attività contemporaneamente.

Rumori improvvisi e molto forti provocano una reazione di


trasalimento che porta a un congelamento momentaneo
per cui i soggetti si bloccano per alcuni secondi, divenendo
incapaci di portare avanti un compito.

L’effetto disturbante del rumore è anche mediato dalla personalità;


soggetti estroversi hanno un livello di attivazione

fisiologica inferiore rispetto a soggetti introversi; per


attivazione si intende il livello di eccitazione, veglia, allerta.
I rumori per gli estroversi possono costituire una sorta di
stimolazione positiva, per gli introversi negativa.
I bambini piccoli tendono a non avere disturbi nel sonno anche in un
ambiente rumoroso e gli adolescenti, se esposti a

rumore, non esibiscono delle reazioni di stress così marcate come


nel caso degli adulti.
L’esposizione a suono intensivi va ad inficiare anche le capacità di
recuperare informazioni dalla memoria e fa sì che si
vadano a recuperare informazioni negative che aggravano lo stato
d’umore. Il rumore ostacola anche il

consolidamento in memoria di ciò che impariamo.


Negli impianti industriali, il rumore è considerato una delle prime
cause di stress lavorativo.

13.6 Effetti positivi del rumore e la musica funzionale

Il masking può essere utilizzato per coprire un rumore indesiderato;


ad esempio, nei centri commerciali si utilizza una
musica continua di sottofondo che viene a mascherare i rumori.

Nei centri commerciali i clienti preferiscono negozi che siano


rumorosi rispetto a negozi completamente silenziosi, in

quanto nei primi la presenza del cliente viene meno notata e aumenta
il senso di anonimità all’interno del negozio,
facendolo sentire psicologicamente più libero di osservare e
confrontare i vari prodotti senza avere l’impressione di
essere osservato e studiato dai commessi.

In questi ambienti, si parla di musica funzionale in quando è


diffusa principalmente per fungere da tappeto sonoro.

13.7 Rumore e comportamento sociale


Un rumore disturbante può avere effetto deleterio sulla percezione
della bellezza degli altri; in presenza di rumore di
80 dB aumentiamo le distanze interpersonali.

In abitazioni che si trovano lungo strade trafficate i vicini


tendono ad avere meno relazioni sociali rispetto a vicini che
abitano in luoghi silenziosi. Il rumore contribuisce a rendere i
nostri giudizi sugli altri estremi e prematuri; le
valutazioni vengono velocizzate.

Il rumore aumenta le tendenze aggressive.

In generale, tutto ciò che provoca stress e discomfort tende a


tradursi in una riduzione di comportamenti altruistici;

quando ci si sente in uno stato d’umore negativo la nostra


propensione ad aiutare gli altri diminuisce.

Per quanto riguarda l’aspetto sonoro dell’architettura, esso è stato


ignorato fino a Schafer che per primo ha posto
l’accento su questo aspetto coniando il termine soundscape.

Il punto di vista di Schafer è anche allarmistico; l’universo


acustico in cui viviamo si differenzia da quello che ha
caratterizzato nel passato l’evoluzione dell’uomo per una
iperstimolazione da rumori che denominiamo inquinamento
acustico.

Nel paesaggio sonoro si distinguono:

1) Toniche: suoni caratteristici e persistenti di un ambiente.

2) Segnali: suoni in primo piano, ascoltati consapevolmente.

3) Impronta sonora: un suono o un rumore caratteristico di un dato


ambiente, che riveste un particolare valore

culturale per una data popolazione.

Sempre Schafer distingue paesaggi hi-fi, quelli a basso rumore di


fondo in cui è possibile una riproduzione fedele dei
suoni, e lo-fi, in cui vi è presenza di un alto rumore di fondo per
cui il rapporto segnale/rumore risulta scarso ed è
difficile riuscire a discriminare i suoni.

14. CONDIZIONI METEOROLOGICHE, CLIMA E COMPORTAMENTO


Lo sviluppo dell’intelligenza e dell’abilità di dotarsi di
manufatti, vestiti, sistemi di termoregolazioni esterni e
costruzioni ha fatto sì che la nostra specie si diffondesse da climi
torridi a climi polari, con tutte le possibilità di
gradazioni.
Occorre innanzitutto fare una distinzione tra tempo meteorologico,
ossia i cambiamenti relativamente rapidi delle
condizioni metereologiche, e clima, una condizione media e
prevalente su un lungo periodo di tempo.

Le variazioni climatiche e metereologiche influenzano il nostro


comportamento; non bisogna però cadere in un
determinismo climatologico e geografico, ossia stabilire una stretta
connessione causa-effetto fra caldo e
comportamento.

Il clima opera sul comportamento in senso probabilistico; ad


esempio, il caldo moderato porta le persone nelle strade
e aumenta di molto la socialità, al contrario con il freddo le
persone tendono a rimanere in casa.

Cambiamenti climatici inducono forti spinte evolutive sia nel senso


della speciazione sia nel determinare estinzioni;
condizioni di siccità o di disastri naturali piuttosto che di
fertilità e ospitalità hanno condizionato lo sviluppo della
storia umana.

14.1 Caldo e comportamento


Alla percezione del caldo/freddo concorrono la temperatura
ambientale, il grado di ventosità e di umidità

dell’ambiente.

A parità di condizioni esterne, la nostra sensazione di freddo è


acuita al mattino mentre quella di caldo nel

pomeriggio. L’umidità tende a polarizzare le nostre percezioni di


caldo e freddo. Una condizione di 38° con il 60% di

umidità è percepita con maggiore discomfort rispetto alla stessa


temperatura con il 15% di umidità.
Allo stesso modo, il freddo è percepito maggiormente ad alti livelli
di umidità.
Ad aumentare del vento si ha una diminuzione della temperatura
percepita, poiché il flusso d’aria favorisce

l’evaporazione del sudore e la dispersione del calore corporeo.

La prolungata esposizione ad ambienti caldi o freddi innesca un


processo di acclimatizzazione con cambiamenti
strutturali a livello fisiologico.

L’esposizione a una temperatura superiore ai 32° per più di due ore


compromette le prestazioni mentali in individui
non acclimatati; le prestazioni fisiche decadono in misura più
veloce rispetto alle capacità mentali.

Il caldo eccessivo tende a provocare apatia, sonnolenza, mancanza di


motivazione, calo della vigilanza, senso di
affaticamento.

L’introduzione su larga scala di condizionatori ha creato un circolo


vizioso per cui si raffreddano gli ambienti interni
provocando però un surriscaldamento dell’ambiente esterno e quindi
la necessità di attivare maggiormente i
condizionatori.

Lo stress derivante dall’esperienza di calore si traduce in una


valutazione negativa degli altri e una minore

propensione ad aiutare gli altri.


Una relazione che ha attratto molti ricercatori è la relazione tra
caldo e aggressività; le richieste di intervento alla

polizia aumentano con l’aumentare della temperatura. Stesso


andamento è stato verificato per i crimini violenti e

persino per i comportamenti violenti nei campi da gioco.


Laddove la temperatura media annua è maggiore si tende a registrare
un maggiore tasso di criminalità.

Un problema di questi studi è che non è possibile conoscere l’esatta


temperatura al momento del crimine commesso;
uno studio di questo tipo è stato fatto in relazione all’utilizzo
del clacson ed è stato riscontrato che a un aumento della
temperatura era maggiore la propensione ad utilizzarlo.

La relazione tra aggressività e temperatura segue un andamento a U


rovesciata; l’aumento dell’aggressività si registra

per temperature mediamente alte. Per temperature altissime si


registra una diminuzione dei fenomeni aggressivi

poiché il calore eccessivo induce le persone a minimizzare gli


sforzi ed aumenta la sonnolenza e l’inattività.

14.4 Freddo e comportamento


In condizioni in cui si verifica un abbassamento della temperatura
il nostro corpo mette in atto meccanismi che
generano o conservano calore; aumento del metabolismo,
vasocostrizione periferica, brividi, piloerezione.

La vasocostrizione periferica consiste nel limitare l’afflusso di


sangue nei distretti periferici, dove il calore è facilmente
disperso per convenzione termica; rende inoltre disponibile più
sangue negli organi interni che a loro volta aumentano
il metabolismo e il calore prodotto.
La piloerezione è un residuo evoluzionistico.

Il freddo provoca come effetto immediato una riduzione della


destrezza muscolare, della discriminazione tattile e dei
tempi di reazione già a partire dai 13 gradi. Diviene inoltre
faticoso concentrarsi, poiché la concentrazione cade sul
proprio stato di disagio fisico.

Se le mani vengono tenute calde si riesce a tollerare un


raffreddamento considerevole del resto del corpo senza che
abbia un decremento delle prestazioni motorie.

Il freddo provoca un aumento della velocità con cui si cammina per


aumentare il lavoro muscolare e velocizzare al
massimo gli spostamenti.

Le differenze individuali sono pronunciate; ad alcuni individui il


freddo provoca un blocco fisico, comportamentale e
mentale.

14.5 Vento e comportamento


Sul piano emozionale in vento si traduce in un aumento di
irritabilità, nervosismo, impazienza; in località dove il vento
diventa protagonista esso diviene una giustificazione per
comportamenti aggressivi e tutti gli stati di irritazione e
malessere.

14.6 Ionizzazione dell’aria e campi elettromagnetici


L’aria si dice ionizzata quando le molecole presenti nell’aria si
dividono parzialmente formando ioni positivi e

negativi elettricamente carichi.

In caso di concentrazione maggiore di ioni negativi è stato rilevato


una diminuzione di stati depressivi e un aumento di
vigilanza, aumento della percezione di rilassamento e diminuzione
del livello di ansia, una positiva influenza sullo stato
di benessere e un effetto di velocizzazione dei tempi di reazione.

14.7 Pressione barometrica e altitudine


La pressione atmosferica è la pressione esercitata dall’atmosfera su
una superficie, precisamente dalla colonna
d’aria sovrastante la superficie della terra. Il suo valore varia in
funzione della latitudine, dell’altitudine, della
temperatura e dell’umidità.

La pressione atmosferica regola gli scambi gassosi da parte del


nostro apparato respiratorio; in condizioni di bassa

pressione atmosferica diventa più difficile per l’ossigeno


attraversare le membrane alveolari portando a una
condizione di ipossia.

Progredendo ad altitudini maggiori la pressione atmosferica si


riduce gradualmente. L’organismo si adatta alle alte

altitudini aumentando la frequenza cardiaca, la frequenza


respiratoria e il numero di globuli rossi nel sangue.

Alla lunga il cuore diventa più grande per adattarsi allo sforzo;
aumenta il desiderio di assunzione di zuccheri anche se

l’appetito nelle grandi altitudini tende a diminuire causando una


perdita di peso.

La secrezione ormonale è influenzata dall’altitudine; l’adrenalina


tende ad aumentare mentre l’attività della tiroide

diminuisce. Le produzioni di testosterone e di sperma diminuiscono e


nelle donne si registrano irregolarità del ciclo
mestruale.

L’esposizione iniziale a cambi di altitudini comporta molte


modificazioni fisiologiche.

Il contrario dell’ipossia, ovvero una concentrazione di ossigeno


molto alta, ha come correlato psicologico un

incremento dello stato di ansia che può portare a crisi di panico.


Nel panico si instaura un circolo vizioso per cui il
soggetto tende a respirare sempre più velocemente (iperventilazione)
e intensamente poiché ha la sensazione di
essere sul punto di svenire. Questa iperventilazione porta a
maggiori concentrazioni di ossigeno nel sangue che a sua
volta causa un aumento dello stato d’ansia. Una terapia di pronto
intervento è di far respirare il soggetto dentro un
sacchetto per impedire l’acquisizione di nuovo ossigeno.

14.8 Stagionalità del suicidio


Un picco di suicidi è stato rilevato da diversi studi in primavera e
all’inizio dell’estate, per poi diminuire in autunno e in

inverno.

L’aumento di suicidi in primavera in termini psicologici è da


attribuirsi anche all’acuirsi della discrepanza tra uno stato

interiore di forte depressione e buio con una contrastante vita


esteriore che manifesta in modo prorompente
fecondità, luci e colori.

Inoltre, in estate e primavera divengono più fattibili forme di


suicidio come annegamento, gettarsi da precipizi naturali
o aspettare l’arrivo di un treno in prossimità delle rotaie.
14.9 Disturbo affettivo stagionale
Gli psichiatri hanno dato il nome di Disturbo Affettivo Stagionale
(DAS) al variare della depressione a seconda delle
stagioni.

Pazienti affetti da DAS sviluppano uno stato depressivo in autunno e


in inverno che scompare con l’arrivo della
primavera.

La causa della DAS è da ricercarsi probabilmente nella diminuzione


della luminosità.

I pazienti a rischio DAS tendono ad avere livelli più alti della


media di nevroticismo; le evidenze biochimiche mostrano
uno sbilanciamento nel livello di alcuni neurotrasmettitori tra cui
la serotinina che è coinvolta nello sviluppo della
depressione, nei disturbi alimentari e in quelli della personalità.
Un altro ormone implicato è la melatonina, che in
molti mammiferi è responsabile del letargo.

15. PROMOZIONE DEI COMPORTAMENTI ECOLOGICI


I problemi maggiori che l’uomo contemporaneo si trova ad affrontare
sono l’inquinamento, le variazioni climatiche, il

consumo energetico e la deforestazione.

L’importanza degli aspetti psicologici deriva dal fatto che


tecnologicamente esistono strumenti efficienti che tuttavia
vengono largamente sottoutilizzati.

Tuttavia, la nostra mente è riluttante nell’accettare un alto costo


oggi per dei benefici che vengono dilazionati su un

arco di tempo lungo e per questo le persone tendono a mantenere in


vita comportamenti antieconomici e
antiecologici.

Un altro aspetto importante è l’immediatezza e la visibilità del


pericolo; la nostra mente è sensibile ai cambiamenti
veloci dell’ambiente ma non a quelli che avvengono gradualmente e
lentamente.

15.1Il dilemma dei commons

Il problema dei commons riguarda lo sfruttamento delle risorse


comuni e le discrepanze tra interessi individuali e
collettivi.

I commons stanno per pascoli collettivi di una comunità inglese dove


gli allevatori possono lasciare le loro pecore a
pascolare l’erba/
Perché in questi pascoli comuni la vegetazione e l’erba possano
continuare a crescere occorre che ogni allevatore

abbia un numero regolamentato di pecore, altrimenti in pochi anni si


assiste a un depapeuperamento delle risorse e
alla fine del pascolo.

L’abbassamento del numero di capi per allevatore rappresenta


l’interesse collettivo; l’interesse di ciascun allevatore è

invece quello di aumentare il numero di pecore per incrementare il


proprio guadagno immediato.

L’elemento cruciale è che in queste situazioni gli allevatori


tendono a prediligere il guadagno immediato rispetto
all’interesse collettivo, portando il pascolo a diventare
inutilizzabile.

Dal caso specifico del pascolo il dilemma può essere traslato a


tutti i casi in cui si presenta il problema di interesse
privato e benessere collettivo.

Lo stesso dilemma ha anche dirette ripercussioni economiche in


quanto la sopravvivenza a lungo termine di un bene e
della possibilità di ricavarne guadagno è garantita da un
comportamento che non ne metta in pericolo il
rinnovamento.

Si possono distinguere quattro tipi di dilemmi:

1) Dilemma rischi benefici: se gli uomini aspirano alla comodità, al


benessere, alla sicurezza, fino a che punto
questi benefici possono essere promossi tenendo conto che sono
associati ad un aumento di rischi per

l’ambiente?

2)
Dilemma temporale: fino a che punto le attività di una società tese
all’aumento della ricchezza, del
benessere e della sicurezza in questo momento devono essere
controllate e ristrette, per garantire maggiori
condizioni di sopravvivenza nel futuro?

3)
Dilemma spaziale: fino a che punto posso promuovere attività
economiche in un dato luogo, pur sapendo
che esse hanno delle ripercussioni negative in altri luoghi?
4)
Dilemma sociale: se uno dei nostri scopi principali è quello di
promuovere il nostro individuale benessere,
fino a che punto posso restringere questo individualismo per
garantire aspetti collettivi e sociali come
educazione, sanità, previdenza sociale, trasporti pubblici?

Se questi dilemmi sono così onnipresenti, sarebbe opportuno


aumentare la consapevolezza collettiva dei rischi e dei
danni che conseguono direttamente a certi tipi di comportamenti.

L’ignoranza può far sì che le persone non siano consapevoli dei


danni provocati dall’accumulo di inquinanti.

Un altro aspetto su cui bisogna operare è la credenza secondo la


quale il comportamento individuale non possa
influenzare i fenomeni su vasta scala.

Il problema dei commons si intensifica quando gli individui si


sentono parte di gruppi sociali numerosi.

Le persone sono disposte a sacrificare parte dei loro diritti se


percepiscono che questo sacrificio è condiviso da tutti; la
sola informazione fa percepire alla persona la privazione di una
libertà nello stesso momento in cui gli altri continuano
a goderne senza che per questo vengano disincentivati.