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…03… Le Radici e Le Ali

Esilio / Socialdemocrazia / Bandito senza tempo /


Chico Mendes / Johnny lo zingaro / Oltre / La lotta
continua / Le radici e le ali / Ombre rosse / Sud /
Chicco il dinosauro / Che dare

…18… Storie d´Italia


Kowalsky / Cambia il vento / Via Italia / Itab Hassan
Mustapha / Dove scendono le strade / Il paradiso non
ha confini / Eurialo e Niso / Sesto San Giovanni /
Duecento giorni a Palermo / Il partito trasversale /
Buonanotte ai viaggiatori

…34… Una Volta per Sempre


Le stazioni di una Passione / La corte dei miracoli / Il
Porto delle ombre / Il Re bambino / Le Mura di Caos /
Il Ponte della Verità / Il Palazzo di Babele / La Pianura
dei 7 Fratelli / Il Giudizio Universale / Il buco del Diavolo
/ L'altra metà del Cielo / Il Ritorno

…53… Fuori dal Controllo


Muoviti / Fuori dal controllo / Fino alla fine / Giorni /
Chi ha ucciso Ilaria Alpi / Bruciami l'anima / Resta vivo
/ Il testimone / Colpevole di Ghetto / Dopo la pioggia /
Iside / Il bandito Trovarelli / Comandante
…68… Controverso
Danza nella luce / Qui / Lavami nel sangue dei miei
nemici / Se mi guardi, vedi / Quando gli angeli cantano
/ Io e te / Vorrei / Non è di Maggio / Paz /
Reflescìasà / Nagual, il messaggero / Prima della
guerra / Dopo come primavere

…80… Il Seme e la Speranza


E' Terra Nostra / Lacrime Del Sole / A Maria / 4
Maggio 1944 (In Memoria) / A La Molina No Voy Más /
Comandante / Chico Mendes / Saluteremo Il Signor
Padrone / La Pianura Dei Sette Fratelli / La Canzone
Dell'emigrante / This Land is Your Land / Il Lavoro per Il
Pane

…97… La Rossa Primavera


Fischia il vento / Dante Di Nanni / La Brigata Garibaldi /
Su in collina / Poco di buono / La pianura dei sette
fratelli / Pane giustizia e libertà / Tredici / Quei briganti
neri / Festa d'aprile / 4 Maggio 1944 (in memoria) /
Eurialo e Niso / Pieta' l'e' morta / Aprile / Le storie di
ieri

…121… Sangue e Cenere


Sangue e Cenere / Non Finisce Qui / Alle Barricate /
Ottavo Chilometro / Marenostro / Perché Fausto e Iaio
/ Nino / Gli Angeli di Novi Sad / Più Forte della Morte è
L'Amore / Nel mio Giardino / Mia Figlia Ha le Ali
Leggere
LE RADICI E LE ALI
1991

Esilo

Quando queste parole cadranno una ad una sotto i tacchi di una danza,
quando questi denti avranno morso le labbra nomadi del tempo,
quando queste mani apriranno il vento,
quando avrò posato a terra l’orecchio per sentire il tuo cuore nel profondo, per sentirlo correre e
cantare,
quando avrò volato a piedi nudi con i corvi neri sopra i vostri campi d’oro e sopra il sonno delle
scimmie,
quando in un alba di seta avrò liberato l’odio dalle vostre lenzuola
e incendiato i cancelli delle vostre sicure case d’occidente
quando…….
quando avrò parlato ai secoli delle nostre sconfitte
e dei poeti e dei guerrieri e dei profeti chiusi freddi muti e stanchi,
quando avrò scambiato l’odore sacro del pane ammuffito con una nuova armatura
quando i miracoli rotoleranno tra una folla di tamburi,
quando i porti e le oasi, i ponti e le strade, saranno solo stagioni nel palmo della mia mano ,
allora ti sarò di nuovo accanto e tornerò a difenderti che sia maggio o ottobre,
allora e solo allora tornerò a casa.

Socialdemocrazia

Benvenuti a terra
con un foglio di via
ne paradiso socialdemocrazia.
Qui niente più scioperi
né opposizione
tutti d’accordo
Superproduzione.

Terra di eroi e santi senza peccato


di mafia P2 e stragi di stato
il futuro l’hanno già programmato
Non ci saranno guai.

Sotto controllo
l’informazione
parola d’ordine
Omologazione.
Qui l’aria è pesante
sa di proibizionismo
la protesta è scoppiata
lega e qualunquismo.

Terra di eroi e santi senza peccato


di mafia P2 e stragi di stato
il futuro l’hanno già consegnato
Non ci saranno guai.

Il futuro l’hanno già programmato


Non ci saranno guai.

Qui ce n’è per tutti


leggi e carceri speciali
comunità riformatori
manicomi criminali.
Qui son tutti uguali
liberi di consumare
e se hai qualche problema
ti puoi sempre ammazzare.

Terra di eroi e santi senza peccato


di mafia P2 e stragi di stato
il futuro è stato rubato
Ci saranno guai,
il futuro lo abbiamo salvato
Ci saranno guai,
il futuro non è ancora scritto
Ci saranno guai,
il futuro nostro è di sicuro
Ci saranno guai.
Bandito senza tempo

Un tempo fu un bandito
bandito senza tempo,
uccise un presidente
ne ferì altri cento.

Forse fu a vent’anni
o forse due di meno
era con Gaetano Bresci
sopra una nave lungo il Tirreno.

Giocarono a tresette
tresette con il morto
il terzo era un gendarme
il quarto un re dal fiato corto.

Un tempo fu a Milano
dove si va a lavorare,
c’erano tante bande
quante banche da rapinare.

Forse fu per caso


che con Pietro Cavallero
fece la comparsa
in un film in bianco e nero.

Gli diedero fucili


e pistole di terza mano
un passaporto falso
per fuggire via lontano.

Un tempo per paura


forse per coraggio
si fece catturare
alla catena di montaggio.

Quel tempo chi lo ricorda


lo Stato aveva mal di cuore
così a Renato Curcio
chiese in prestito nuove parole.

Con quelle partì all’assalto


di nuovi mulini a vento
incontrò anche un sorriso
lungo la strada che porta a Trento.

Un tempo questo tempo


con un’arma un po’ speciale
una Magnum Les Paul
spara canzoni che fanno male.

Ora ha una nuova banda


e un fazzoletto rosso e nero
quando attacca “I fought the law”
fa saltare il mondo intero.

Ma un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
veniva con la pioggia
e se ne andava via col vento….

Chico Mendez

Chico ha un dente di topo


un coltello di pioggia
un occhio di legno
quando ride sbadiglia
e sua madre era la luna
Notte smeraldo tamburi di festa
lingue di fuoco nella foresta
Ooooohhh Chico Mendes

Sole diamante sole guerriero


Uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

Quando finirà questa sporca guerra


Chi li salverà i custodi della terra

Son venuti dal fiume


non c’era la luna
Hanno tutti un dollaro portafortuna
Hanno tutti un fucile e una croce

Notte di fuoco danza di guerra


Rossa di sangue sarà questa terra
Ooooohhh Chico Mendes
Come tre lampi sulle nostre vite
Come una croce come tre ferite
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

Quando finirà questa sporca guerra


Chi li salverà i custodi della terra

Johnny lo zingaro

Johnny lo zingaro
scarpe di serpente
con il suo sguardo lontano.
Virna la bruna
cuore di vetro
sette anelli d’oro scuro per mano.

Li hanno visti
sparare alla luna
verso l’alba
in quel vecchio luna park
la dove il vento piega le spade
dove i cani disegnano le strade.

Venderà cara la pelle


Johnny non si arrederà
Senza tetto né patria né stelle
né donna né casa né terra
lo catturerà.

Tracce di sangue
gomme di fuoco
urlano le sirene.
Presero Johnny
e Virna la bruna
c’è chi li vide in catene.

Tutta la notte
dentro in questura
con la mascella spezzata
e poi il mattino
dentro in pretura
vent’anni come una pisciata.

Venderà cara la pelle


Johnny non si arrenderà
né finestre né mura né celle
mai potranno fermare
la sua libertà.

Venderà cara la pelle


Johnny non si arrenderà
senza tetto né legge né stelle
né donna né casa né terra
lo catturerà.

Io sono un ladro
e ho imparato a rubare
come ho imparato a suonare.
Io sono un ladro
e ho imparato a rubare
come mio nonno e mio padre.

Io sono un ladro
e non un assassino
e dell’inferno ho paura,
non è la legge
dei Gages e dei giusti
che chiuderà l’avventura.

Venderà cara la pelle


Johnny non si arrenderà
senza tetto né legge né stelle
né uomo né donna né vento
lo raggiungerà.

E venne la morte
con i denti d’argento
e prese Irma per mano
entrò nel letto
nel bianco silenzio
nel rosso del ventre gitano.
Oltre

Oltre le sbarre e i confini


oltre il deserto
e ancora più in la’
Stanotte è caduta una stella
proprio sull’orlo della libertà.
Come un amore senza più amanti
o una guerra senza più spade
si resta senza più fiato
come dopo una corsa ormai senza più strade.

Di fiato ne abbiamo sprecato


di grida di urla per avere di più
Ed ora che il tempo è cambiato
resta la rabbia e niente più.
Perché per tutto ci vuol così tanto
perché dimmelo tu
si muore ubriachi di noia
si muore per Dio quando non ce la fai più.

Questo grande freddo


dai nostri cuori vedrai se ne andra’
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città.

Oltre la notte ed il buio


oltre le ombre o ancora più in la’
Ti ho trovato spezzato diviso
caduto in ginocchio che chiedevi pieta’.
Con un biglietto di sola andata
con un solo pezzo di verita’
come ti avranno rubato
a quella tua voglia di libertà.

Oltre il dubbio ed il vuoto


oltre il silenzio ed ancora più in la’
Se hai spiato la morte
da dietro i vetri della tua età.
Ti prego ancora tieni duro
ho bisogno di te
per prendere al collo il futuro
per prenderci tutto
per me per te.

Questo grande freddo


dai nostri cuori vedrai se ne andra’
Verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città.
La lotta continua

Per il pane e le rose


Per la vita che resta
Per tutto o niente ora e subito
Per la voce che ancora rischia.
Per questo fumo che si alza
Per queste ossa spezzate
Per questi giorni di guerra di pietre
Per queste nuove barricate.

Da ogni angolo di questa terra


un grido si alzerà
Resurrezione insurrezione
La lotta continuerà

In Nicaragua la Lotta Continua


In Palestina la Lotta Continua
In Sudafrica la Lotta Continua
Niente sarà più come prima.

Per la nostra allegria


Per i nostri colori
da quando gioia e rivoluzione
son tornate nei nostri cuori.
Per il sangue versato
Per la forza che resta
Per questi pugni ancora alzati
Per il coraggio di dire basta.

Da ogni angolo di questa terra


un grido si alzerà
Resurrezione insurrezione
La lotta continuerà

Anche In Irlanda la Lotta Continua


In Palestina la Lotta Continua
In Sudafrica la Lotta Continua
Niente sarà più come prima.

In Nicaragua la Lotta Continua


In Palestina la Lotta Continua
In Sudafrica la Lotta Continua
Niente sarà più come prima.

Per questa terra occupata


Per la vittoria di sempre
Per questa pelle torturata
Per chi ancora non si arrende.
Per fare e non farsi
Per nonsolonero
perché diversi ma ancora insieme
uniti sotto questo cielo.

Da ogni angolo di questa terra


un grido si alzerà
Resurrezione insurrezione
La lotta continuerà

Anche a Palermo la Lotta Continua


Intorno a noi la Lotta Continua
Dentro di noi la Lotta Continua
Niente sarà più come prima.

In Salvador la Lotta Continua


In Sudafrica la Lotta Continua
In Palestinala la Lotta Continua.
Niente sarà più come prima…

Le radici e le ali

Quel giorno Dio era malato


in un paese di fame e pietre
nacque figlio di un vulcano
e di un fiocco di neve.

Erano i tempi della battaglia


delle ferite delle bandiere
della fughe sulla montagna
delle camicie nere.

Passerà come acqua lungo il fiume


come passa questo vento
come passi soli nel tempo.

En el frente de Jarama
della guerra in Spagna
chi ricorda il nome
della sua compagna.

Ma chi sa dire
se è paura o amore
che t’incendia il cuore
che ti fa morire.

Passerà come acqua lungo il fiume


come passa questo vento
come passi soli nel tempo.

Vennero i giorni delle menzogne


delle bestemmie delle preghiere
dei compromessi e le piazze vuote
nuovi altari nuove frontiere.

Ora è solo come la pioggia


come pioggia nelle strade
con le radici con le sue ali
come un re di spade.

Solo come un sospiro


un orizzonte perso di vista
è solo come un gigante
è solo un vecchio comunista.

Passerà come acqua lungo il fiume


come passa questo vento
come passi soli nel tempo.

Ombre rosse

Sotto un cielo di ombre rosse


nuovi fuochi accenderemo
dopo anni grigio piombo
dopo giorni di veleno.

Quante strade si disperdono


quante luci ci confondono
quanti volti si cancellano
quanti sogni che si perdono.

Sotto un cielo di ombre rosse


come lupi nella neve
passeremo queste terre
desolate senza sole.

Tutti a terra faccia in giù


messi al bando dalle città
presi a calci dalla TV
crocefissi dalla pubblicità.

Sotto un cielo di ombre rosse


marceremo nella luce
alzeremo i nostri sguardi
li alzeremo contro il sole.

Quanti cuori che si svendono


per l’argento e la carriera
quanti cuori che disertano
allo sbando senza più bandiera.

Sotto un cielo di ombre rosse


nella pioggia contro il vento
passeremo questa guerra
spazzeremo via il silenzio.

Tutti a terra faccia in giù


messi al bando dalle città
presi a calci dalla TV
crocefissi dalla pubblicità.

Sotto un cielo di ombre rosse


nuovi fuochi accenderemo
dopo anni grigio piombo
dopo giorni di veleno.

Quante strade che si incrociano


quante luci ci confondono
quanti cuori che si svendono
quanti sogni che si perdono.

Sotto un cielo di ombre rosse


come lupi nella neve
passeremo queste terre
marceremo nella luce.
Sud

Noi occhi pieni di futuro


sui marciapiedi di queste città.
Noi spalle contro il muro
traditi da promesse di libertà.

Mezza luna prigioniera


di una notte scura come questa miniera
qui ho sepolto i sogni e devo sopportare
sudore sangue e terra
e terra da scavare.

Noi occhi pieni di futuro


sui marciapiedi di queste città.
Noi spalle contro il muro
stranieri facce dure povertà.

Mezza vita lasciata andare


sopra un treno che porta solo dolore
che ha pochi soldi in tasca e inciampa sui colori
che non ferma alla stazione dei tempi migliori.

Noi occhi pieni di futuro


sui marciapiedi di queste città.
Noi spalle contro il muro
traditi da promesse di libertà.

Mezza paga se vuoi restare


solo lavoro nero dissi ce la posso fare
quando arrivai dal sud in cerca di fortuna
appesa ad una notte notte di mezza luna.

Noi occhi pieni di futuro


sui marciapiedi di queste città
Noi spalle contro il muro
stranieri facce dure povertà.

Chicco il dinosauro

Era sognante sognante fregato


credeva alle fate e al Dio del creato.
Era creante
urlante imballato
parlava di spade
era sordo alle strade.
Era morente
piangente incazzato
teneva un comizio
dentro l‘ospizio.
Era importante
molto impegnato
parlava a sguardi
era cieco al quadrato.

Perciò stammi bene ma a sentire


per incazzarsi giusto ora
Ci vuole un’altra mente.

Era pimpante sicuro: era un mulo


non vedeva che falci non vedeva che prato.
Era importante
molto impegnato
parlava a sguardi
era cieco al quadrato.
Era sprezzante
era sbestrato
faceva pena
vederlo accasciato.
Era morente
urlante imballato
parlava di spade
era sordo alle strade.

Perciò stammi bene ma a sentire


per incazzarsi giusto ora
Ci vuole un’altra mente.

Perciò stammi bene ma a sentire


per incazzarsi giusto ora
Ci vuole un’altra mente.

Era solo invecchiato curvato


ma credeva al rosso al rosso del vino.
Era bevuto
era saltato
guardava il cielo
se l’era fumato.
Era importante
molto impegnato
parlava a sguardi
era cieco al quadrato.
Era sbioccato
ciulato cuccato
ma sarà bello
scoprirlo scoccato.

Perciò stammi bene ma bene a sentire


per incazzarsi giusto ora
Ci vuole un’altra mente…

Perciò stammi bene ma bene a sentire


per incazzarsi giusto ora
Ci vuole un’altra mente…

Che dare?

Passa il giorno viene la sera


con il suo vecchio mantello
Chiara e fredda sarà la notte
come lama di coltello.

Quando il vento cambia pelle


ed il sole si fa nero
Chiedo al Dio di questo inferno
che dare ancora al cielo.

Passa il vento spazza il sole


i nostri cuori nessuno li vuole
Scarpe rotte bisogna andare
neanche la pioggia ci potrà fermare.

Passa il vento alza la sabbia


nostri cuori pieni di rabbia
Fuga è figlia della paura
violenza è troia vendetta è pura.

Quando il vento cambia pelle


ed il sole si fa nero
Chiedo al Dio di questo inferno
che dare ancora al cielo.

Passano i giorni passano i mesi


i nostri sogni chi li avrà spesi
Quest’insonnia ci divora
il silenzio a volte c’innamora.

Passano i mesi passano gli anni


spine e chiodi nelle nostre carni
I ricordi sono ferite
sono sentenze mai più guarite.

Passa il giorno passa la notte


quante risse quante botte
Con una nuvola tra le mani
e un desiderio che venga domani.

Quando il vento cambia pelle


ed il sole si fa nero
Chiedo al Dio di questo inferno
che dare ancora al cielo.
STORIE D’ITALIA
1993

Kowalsky

Kowalsky crocefisso alla stazione di Bologna


tra don Chisciotte e un principe
vestito da Pierrot,
c’era Cristo la tigre
con Ninetto maglia a righe
lungo un binario morto
aspettavano Totò.

Allo Zen di Palermo


sulla strada per l’inferno
Caronte col suo taxi
un giorno si fermò,
Kowalsky sette vite
disse “ancora non capite”
lasciò da sola Alice
con Caronte e se ne andò.

È solo un sogno
che non riesco a catturare
È solo un sogno da decifrare
È solo un sogno
che non riesco a ricordare
È solo un sogno
o qualcosa in più?

Sul tetto del Leoncavallo


Kowalsky come un gallo
tirando le sue frecce
chiese a Robin Hood
“quante sono le tue stanze
che fanno la tua terra?
La mia si chiama guerra
non ci tornerò più”

Ai cancelli di Mirafiori
Kowalsky re di cuori
prese picche e quadri
da Lenin e Robespierre
Quando il tempo era un ostaggio
puntò il suo miraggio
vinse il primo maggio
e il sindacato non firmò.

È solo un sogno
che non riesco a catturare
È solo un sogno da decifrare
È solo un sogno
che non riesco a ricordare
È solo un sogno
o qualcosa in più?

Il cielo era di Napoli


le matite di pazienza,
Kowalsky con urgenza
una cometa disegnò.
Pulcinella a notte fonda
era sulla domiziana
inseguito da madama
quando Fatima arrivò.

Kowalsky e Paolo Rossi


al Ferrante Aporti
erano ai ferri corti
quando Elvis si affacciò
“Eccovi due chitarre
son fatte di cartone”
Fecero una canzone
inventarono il rock’n roll.

È solo un sogno
che non riesco a catturare
È solo un sogno da decifrare
È solo un sogno
che non riesco a ricordare
È solo un sogno
o qualcosa in più?

Cambia il vento

Come pioggia che laverà queste strade


come lampo che brillerà sopra il mare.
Tieni il tuo spirito più in alto
che i nostri occhi vedano bene,
questi anni scuri di cobalto
questi anni lunghi come catene.

Non lo senti che cambia il vento


dai deserti sulle città,
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.

Come neve che scenderà sulla guerra


come grano che coprirà questa terra.
Tieni il tuo cuore ancora sveglio
che intorno al campo vanno le iene,
le vecchie torri di comando
stanno crollando sullo scacchiere.

Non lo senti che cambia il vento


dai deserti sulle città,
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.

Tieni il tuo spirito più in alto


che i nostri occhi vedano bene,
questi anni scuri di cobalto
questi anni lunghi come catene.

Non lo senti che cambia il vento


dai deserti sulle città,
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.

Non lo senti che cambia il vento


dai deserti sulle città,
questo fuoco che abbiamo dentro
fino al cielo si innalzerà.

Via Italia

In via Italia hanno spento le luci


hanno chiuso tutti i cancelli
è caduto un angelo in strada
c’è ancora rimasto
del sangue
fra i suoi capelli.

In via Italia c’è un vicolo scuro


porta al ponte dei frati neri
se ci passi un cadavere incontri
è la patria deviata
la patria dei misteri.

Ed allora ho chiesto alla polvere


se davvero questo tempo è assassino,
la risposta è nella tela del ragno
nascosta tra i fili di un burattino.

Il via Italia notte dei cristalli


Bruto ha versato del vino,
ora brinda con Giulio e Francesco
c’è chi bussa alla porta
”Chi è?”
è arrivato Caino.

In via Italia ci passa la storia


con un passo da signorina,
ora è sfatta e non ha più memoria
si dà a chi la vuole
via Italia è la sua vetrina.

Ed allora ho chiesto alla polvere


se davvero questo tempo è assassino,
la risposta è nella tela del ragno
nascosta tra i fili di un burattino.

In via Italia c’è una scritta sul muro


“qui è morta la democrazia”
I bambini giocavano ai draghi
poi su questa strada
arrivò la polizia.

In via Italia hanno messo i sigilli


li hanno mesi su tutti i dintorni
da via Fani a via Caetani
ci puoi mettere anche
cinquanta
cinquantacinque giorni.

Ed allora ho chiesto alla polvere


se davvero questo tempo è assassino,
la risposta è nella tela del ragno
nascosta tra i fili di un burattino.
In via Italia c’è una sconfitta
che dorme dentro un portone
se guardi due piani più su
Ci son le tre scimmie
sedute
sedute al balcone…..

Itab Hassan Mustapha

72 Chatila a nord di Palestina


nato da una ferita
figlio del leone
Mustapha.

92 Rebibbia tana della jena


canzone clandestina
rompe il silenzio
Mustapha.

Ha un pezzo di cielo
nascosto nel cuore
Itab Hassan Mustapha.
Ha ferite di sale
Ha le ali bendate
Itab Hassan Mustapha.

Chi gli spacco le mani


Chi prese la sua terra
Chi gli coprì la casa
di sabbia e dolore
Mustapha.

E venne con il tuono


da un cielo di metallo
nell’Europa dei grandi
a colpire il silenzio
Mustapha.

Ha un pezzo di cielo
nascosto nel cuore
Itab Hassan Mustapha.
Ha ferite di sale
Ha le ali bendate
Itab Hassan Mustapha.

Fuggono i desideri
là fuori dalle mura
cercano il sentiero
tra sbarre e paura
Mustapha.

92 Rebibbia
canzone clandestina
che possa accarezzare
la tua anima bruna
Mustapha.

Ha un pezzo di cielo
nascosto nel cuore
Itab Hassan Mustapha.
Ha ferite di sale
Ha le ali bendate
Itab Hassan Mustapha.
Ha un pezzo di cielo
nascosto nel cuore
Itab Hassan Mustapha.

Dove scendono le strade

Là dove scendono le strade


dove finisce la città
C’è un bosco di lamiere ed assi
dove ogni sogno è realtà.

Siamo cresciuti come l’erba


ai bordi della ferrovia
Mi hai detto “Io sarò una stella”
ma il vento ci ha strappato via.

Rossa è la notte
e il cielo è una ferita
che il tempo non richiuderà.
Là dove scendono le strade
il nostro cuore si perderà
il nostro cuore si troverà.

Ti han visto andare verso l’alba


per una strada di Amsterdam
ti ho scritto tanto e così a lungo
ma tu non mi hai risposto più.

Là dove scendono le strade


dove finisce la città
C’è una trincea di vetri e sassi
dove ogni sogno è realtà.

Rossa è la notte
e il cielo è una ferita
che il tempo non richiuderà.
Là dove scendono le strade
il nostro cuore si perderà
il nostro cuore si troverà.

Il paradiso non ha confini

E vanno sopra le nuvole ed il vento se li porta


San Lorenzo li saluta chissà quando li rivedrà.

E vanno dove il cielo è caduto sulla terra


Nella notte tropicale rossa e nera è la loro stella.

A Managua c’era una torta che aspettava lungo la strada


L’autobus per il paradiso ma era tardi e non arrivava.

Il paradiso non ha confini


il paradiso si può anche fare
con martelli chiodi e sudore
sorrisi e braccia di un manovale.
All’aeroporto del paradiso
quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti
aquì todo mundo ve quiere
aquì todo mundo ve quiere.
C’è Davide Paolo il fagiolo il Sigaro Pasquale e il picchio
È arrivata la Banda Bassotti manovali del paradiso.

Mani sopra le spalle si alzano le voci


Dieci chitarre romane sudano al caldo ritmo dei tropici.

Ed ogni sabato sera l’iguana e l’armadillo


li seguono ballare con i loro occhi a punta di spillo.

Il paradiso non ha confini


il paradiso si può anche fare
con martelli chiodi e sudore
sorrisi e braccia di un manovale.
All’aeroporto del paradiso
quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti
aquì todo mundo ve quiere
aquì todo mundo ve quiere.

Paolo incontrò Klellya sulle tracce di un sorriso


Correvano le marimbe su e giù per le scale del paradiso.

San Lorenzo si è messo a festa regala fiori a quella sposa


San Lorenzo al terzo piano per Paolo e Klellya c’è un fiocco rosa.

Che la notte non la incontri mai da sola per la strada


Che la vita le sia dolce come una torta di Managua.

Il paradiso non ha confini


il paradiso si può anche fare
con martelli chiodi e sudore
sorrisi e braccia di un manovale.
All’aeroporto del paradiso
quando li videro ripartire
fecero in coro alla Banda Bassotti
aquì todo mundo ve quiere
aquì todo mundo ve quiere.

Eurialo e Niso

La notte era chiara


la luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono
dal campo verso il fiume.

E scesero dal monte


lo zaino sulle spalle
dovevan far saltare
il ponte a Serravalle.

Eurialo era un fornaio


e Niso uno studente
scapparono in montagna
all’8 di settembre,
i boschi già dormivano
ma un gufo li avvisava
c’era un posto di blocco
in fondo a quella strada.

Eurialo disse a Niso


asciugandosi la fronte
ci sono due tedeschi
di guardia sopra il ponte.

La neve era caduta


e il freddo la induriva
ma avean scarpe di feltro
e nessuno li sentiva.

Le sentinelle erano
incantate dalla luna
fu facile sorprenderle
tagliandogli la fortuna.
Una di loro aveva
una spilla sul mantello
Eurialo la raccolse
e se la mise sul cappello.

La spilla era d’argento


un’aquila imperiale
splendeva nella notte
più di una aurora boreale.

Fu così che lo videro


i cani e gli aguzzini
che volevan vendicare
i camerati uccisi.

Eurialo fu bloccato
in mezzo a una radura,
Niso stava nascosto
coperto di paura.
Eurialo circondarono
coprendolo di sputo
a lungo ci giocarono
come fa il gatto col topo.

Ma quando vide l’amico


legato intorno ad un ramo
trafitto dai coltelli
come un San Sebastiano,
Niso dovette uscire
troppo era il furore
quattro ne fece fuori
prima di cadere.

E cadde sulla neve


ai piedi dell’amico
e cadde anche la luna
nel bosco insanguinato.
Due alberi fiorirono
vicino al cimitero
i fiori erano rossi
sbocciavano d’inverno.

La notte era chiara


la luna un grande lume
Eurialo e Niso uscirono
dal campo verso il fiume.

Sesto San Giovanni

Primo turno lunedì sei di mattina


Sesto San Giovanni
Billy Bragg che canta nella nebbia
consola i tuoi trent’anni.

Lontane sono le torri di Milano


le sue luci cieche
In fila in tangenziale le promesse
si sentono tradite.

La sirena chiama otto ore


così è da una vita
Timbri un altro giorno tiri avanti
senza via d’uscita.

I dialetti soffocati
nel regno del rumore
Al reparto verniciatura
non passano le ore.

E la nebbia che ci assale


ci confonde giorno e sera,
sembra tutta una stagione
inverno e primavera.

E la nebbia quando cade


tra le braccia della sera,
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.

E’ la fabbrica che ruba e ci divora


i nostri anni migliori
Lavorare meno almeno
se non puoi starne fuori.

I sogni di mio padre contadino


ora alzano le mani.
Mio fratello è in galera da dieci anni
ma tornerà domani.

E la nebbia che ci assale


ci confonde giorno e sera,
sembra tutta una stagione
inverno e primavera.

E la nebbia quando cade


tra le braccia della sera,
ci fa sentire come dei fantasmi
sopra una corriera.

Duecento giorni a Palermo

Venite voi falsari di notizie


mercanti di voci e faccendieri
voi politici massoni,
e voi giudici teoreti di misteri.
Venite voi antimafia da corteo
garzoni di bottega degli orrori,
e voi della cupola i banchieri,
chi è dentro è dentro
chi è fuori è fuori!!

Tornò a Palermo con una missione


danzavano i santi fra le rovine
mandato dal partito Pio La Torre
la verità voleva
scoprire,
ma la verità è intoccabile
là dove dorme con l’assassino,
Pio La Torre provò a svegliarla
ma venne ucciso
ordine di un padrino.

Duecento giorni a Palermo


la strada era una preghiera
si colorò di rosso sangue
quella mattina di primavera.

La storia comincia sissignori


quando Sindona va dai potenti
per togliere il sangue dal denaro
e da quel giorno iniziano i delitti eccellenti.
Guerra di appalti e tangenti
tra Corleonesi e Bontade i moderati
I sicari sono al lavoro
cadono politici poliziotti e magistrati.

Duecento giorni a Palermo


la strada era una preghiera
si colorò di rosso sangue
quella mattina di primavera.

Nel regno di Lima e Ciancimino


garofani e scudo crociato
fanno fortuna quattro cavalieri
Rendo Graci Costanzo e Finocchiaro.
C’è anche chi è sempre d’accordoro
tra i funzionari di partito,
Russo e Sanfilippo sono i nomi
cooperative rosse a Bagheria c’è chi ha capito.

Duecento giorni a Palermo


la strada era una preghiera
si colorò di rosso sangue
quella mattina di primavera.
Base militare americana
a Comiso si sta per fare,
ma indaga Pio La Torre e scopre
che si tratta di un altro brutto affare.
Quello che adesso ho raccontato
è solo una supposizione
ma se segui il corso del denaro
troverai la soluzione.

Duecento giorni a Palermo


la strada era una preghiera
si colorò di rosso sangue
quella mattina di primavera.

Duecento giorni a Palermo


la strada era una preghiera
si colorò di rosso sangue
quella mattina di primavera.

Il partito trasversale

Era un giorno d’inverno


a Milano città
nell’Italia che ancora ruggiva
c’era Beppe il grassone c’era Ivo il marpione
ed il terzo era Gigi la gamba.

Più realista del re


più papista del papa
Ivo era il mastino del partito,
tra lo stupido e il geniale convocò il suo telegionale
e spiegò cos’è il partito trasversale.

Qualunquisti sfascisti gesuiti marxisti


state in guardia moralisti e pezzenti,
noi dobbiamo isolare questo virus nazionale
che si chiama partito trasversale.

Billy era immodesto


ed un poco maldestro
ma ad un cognato non si può negare
un ufficio, una stanza, una poltrona, una pietanza,
e così venne fatto borgomastro.

Fece un sacco di guai


ma non si arrendeva mai
intrigante arrogante ottimista,
la cultura da salotto era proprio il suo pane
ma inciampò sul partito trasversale.

Qualunquisti sfascisti gesuiti marxisti


state in guardia moralisti e pezzenti,
noi dobbiamo isolare questo virus nazionale
che si chiama partito trasversale.

Mentre Dodo cresceva tra spinelli e mascherate


era sempre pure il figlio del gran capo,
quando mise la testa a partito era scontato
che gli fosse dato il segretariato.

Anche Dodo ci teneva certamente a dimostrare


che buon sangue non può mai mentire
e si dette da fare a minacciare e ad abbaiare
se vedeva il partito trasversale.

Qualunquisti sfascisti gesuiti marxisti


state in guardia moralisti e pezzenti,
noi dobbiamo isolare questo virus nazionale
che si chiama partito trasversale.

Johnny il ricciolo era un duro


proprio un doge di provincia,
dopo mezzanotte stava sempre in pista,
nominò ambasciatori fece il grande Carnevale
quando cadde sul partito trasversale.

Qualunquisti sfascisti gesuiti marxisti


state in guardia moralisti e pezzenti,
noi dobbiamo isolare questo virus nazionale
che si chiama partito trasversale.
Noi dobbiamo bloccare
la vergogna nazionale
che si chiama partito trasversale.
Buonanotte ai viaggiatori

Buona notte ai viaggiatori,


a chi cerca di notte una riva,
a chi s’è perso
e non trova la strada
ma ancora cammina.

Buona notte a tutti gli amanti


che la luna li divori
ai profeti bambini di ieri
agli scritti corsari.

E domani chissà
se ci incontreremo
sulla riva di un sogno
su una piazza italiana
sotto l’arcobaleno.

E domani chissà
se ci rivedremo
sotto ai ponti di un sogno
lungo la carovana
sotto l’arcobaleno.

Buona notte alle tue mani


che han toccato un altro giorno,
a chi è stanco
ma ancora sta sveglio
ai guerrieri di turno.

Buona notte ai tuoi capelli


ai tuoi anni passati davanti
con quella tua fretta di vita
ai tuoi occhi stanchi.

E domani chissà
se ci incontreremo
sulla riva di un sogno
su una piazza italiana
sotto l’arcobaleno.

E domani chissà
se ci rivedremo
sotto ai ponti di un sogno
lungo la carovana
sotto l’arcobaleno.

Buona notte ai suonatori


alle nostre chitarre scordate
alle canzoni non ancora sparate,
buona notte anche a me.

E domani chissà
se ci incontreremo
sulla riva di un sogno
su una piazza italiana
sotto l’arcobaleno.

E domani chissà
se ci rivedremo
sotto ai ponti di un sogno
lungo la carovana
sotto l’arcobaleno.
UNA VOLTA PER SEMPRE
1995

Le stazioni di una passione

Li ho visti in mezzo al campo


cadere poi rialzarsi
saltare sopra i fuochi
al tramonto.
Li ho visti passare
come una stagione
catturare il cielo
con un aquilone.

Cimare il cantore
Olmo il contadino
saltarono il fosso
nel freddo di un mattino.

Li ho visti alle stazioni


di una passione
lasciare una guerra
per la ricostruzione.
Li ho visti al cancelli
di città straniera
sfidare ancora il cielo
con una ciminiera.

Mimì l’apprendista
Cesare il muratore
pagarono la corsa
col sangue e col sudore.

E allora dissi
“se avete una ferita
se avete un sogno
ancora da salvare.
c’è tanta strada
fuori che ci aspetta
C’è tanta strada
per ricominciare”.
Li ho visti nelle piazze
diversi eppure insieme
dare un segno al tempo
gettare un nuovo seme.
Li ho visti diventare
una storia vera
alzare contro il cielo
una bandiera.

Castro lo studente
Mantra sua sorella
nel buio della notte
seguivano la stella.

Li ho visti tra le sbarre


di periferia
frugare tra i rifiuti
in cerca di una via.
Li ho visti danzare
soli lungo il confine
lanciare addosso al cielo
l’urlo della fine.

Schizzo occhi spenti


Johnny il chitarrista
cercando tra le ombre
si persero di vista.

E allora dissi
“Se avete una ferita
se avete un sogno
ancora da salvare
C’è tanta strada
fuori che ci aspetta
C’è tanta strada
per ricominciare”

Li ho visti nei mercati


tendere la mano
dal fuoco e dalla fame
fuggire via lontano.
Li ho visti simulare
un posto sotto il sole
pirateggiare l’etere
coi satelliti del cuore.

Virus il cibernauta
Abdel il clandestino
nel villaggio virtuale
mutavano il destino.
Li ho visti tornare
nel grande giardino
lasciare la notte
per un mattino
Li ho visti guardare
verso un nuovo orizzonte
il cielo si accese
lontano sul monte.

Bellezza la regina
fuorilegge il Re Bambino
un amore che non muore
è questo cammino.

E allora dissi
” se avete una ferita
se avete un sogno
ancora da salvare
C’è tanta strada
fuori che ci aspetta
C’è tanta strada
per ricominciare”.

La corte dei Miracoli

Era fame era sete,


erano giorni di carestia,
era la corte dei miracoli,
era l’inverno e la malattia.
Era ordine e pulizia,
era il tempio il supermercato,
erano fantasmi che tornavano,
era il futuro surgelato.
Era ancora l’assalto al treno,
era l’imbroglio e la rovina,
era la ruota della fortuna,
era tutto come prima.

Erano in pochi erano in tanti,


era la vecchia dinastia,
era piccola e feroce,
era la nuova borghesia.
Era una sporca camicia nera
mandata in lavanderia,
era l’uomo dei miracoli,
era di nuovo la nostalgia.
Era il telepredicatore,
era il servo e la catena,
era l’inizio della la fine,
era il rogo era la pena.
Era Arcore l’epidemia,
era l’idiota l’ideologia,
era vino che diventa aceto,
era ancora piazzale Loreto.

Erano in pochi erano in tanti,


era la vecchia dinastia,
era piccola e feroce,
era la nuova borghesia.

Con Dio dalla sua parte


era un soldato mandato lontano,
erano le borse dei mercati,
era la notte che scendeva piano.
Era il feudo e il federale,
era Pontida la capitale,
era il girone dei barattieri,
era la ciurma da tribunale.
Era il vuoto e la vertigine,
era il trionfo del carnevale,
era l’ingorgo dei canali,
la TV era la cattedrale.

Erano in pochi erano in tanti,


era la vecchia dinastia,
era piccola e feroce,
era la nuova borghesia.

Che il vento tristo


Che il vento tristo
Che il vento tristo
se la porti via…
Il Porto delle Ombre

In piedi controvento
lottammo con le onde
erano mille e mille
noi soli sopra il ponte.
Poi venne la paura
a battere bandiera
ci cadde addosso il cielo
soli nella bufera.
Il mare ci colpiva
con forza di gigante
un grido poi le luci
terra terra
terra all’orizzonte.

Sarà la riva
sarà il confine
che ci riparerà.
Sarà l’inizio
sarà la fine
cosa ci aspetterà.

Dietro al bar del porto


la maga del destino
truccava rotta e carte
al santo e all’assassino.
Il trafficante di ali
mani sporche di cera
cantava la promessa
con voce di sirena.
Gli zingari dei mari
chiusi nella galera
cucivano col vento
il sogno il sogno
la vela di chi spera.

Sarà la riva
sarà la galera
che ci nasconderà.
Sarà paura
della bufera
che ci catturerà.

In piedi sottovento
il vecchio corsaro
ci disse “Non c’è luce
ai piedi del faro”.
Con voce di diamante
negli occhi aveva un’onda
quella che mai si stanca
quella che alza e affonda.
Il vento si era alzato
quando prendemmo
il mare
dal porto delle ombre
andammo di nuovo
di nuovo incontro al sole.

Sarà la stella
di un mattino
che ci guiderà.
Sarà lontano
sarà vicino
dove ci porterà.

Il Re Bambino

C’era un re bambino
chiamato fuorilegge,
aveva un cane
di nome inferno
per gli amici di fantasia.

Aveva il suo giardino


dall’altra parte del fiume
ma per sua madre era
solo Boccadibalena.

E il giorno dopo il giorno


della caduta del muro
partì per un lungo viaggio
in cerca di un posto
chiamato futuro.

Ma sull’autostrada del sole


lo aspettavano
sette mercanti,
il Re pagò
quattro stagioni
per un raggio di luce
corona dei santi.

Così il re bambino
divenne una stella cometa,
ma cadde dal cielo dei vinti
e tornò a casa con una ferita.

All’albergo del Passatore


tre angeli con un sorriso
svelarono al re un segreto
erano evasi dal paradiso.

Si tolsero tutti le ali


e divisero un pezzo di pane,
ma il re pensò al suo giardino
e dal suo inferno volle tornare.

All’incrocio dei 4 venti


dove bruciano
gioie e dolori,
il re cambiò la sua pelle
e vide Bellezza
regina dei cuori.

La figlia
del maggio sovrano
con le dita
spogliate di anelli,
aprì nel cuore del re
tutte le porte
e tutti i cancelli.

E quando fuorilegge
pensò che era tempo
di andare,
non c’era né strada
né ponte
per poter indietro tornare.

All’alba del giorno


più lungo
dopo la caduta del muro,
Bellezza sposò fuorilegge
nel nostro viaggio
verso futuro.

E voi che andate da soli


sul sentiero
che porta alla croce,
Bellezza vi aspetta
ogni giorno
Bellezza che ha il volto
di una pace feroce.

Le Mura di Caos

Andavano nella notte


in due lungo le mura,
andavano due uomini
nella notte fredda e scura.

Due anime d’incenso


due vinti ed invincibili,
due figli di nessuno
due storie invisibili.

Il primo aveva
il passo più veloce,
e le sue spalle
erano curve come quelle
di chi conosce il peso di una croce.

Con la vita c’era andato


sempre a muso duro
era stato il campione
aveva sempre combattuto.

Ma una notte,
come tante,
alla settima ripresa
sul tappeto del quadrato
vide il volto
il volto della resa.

Ma dimmi qual è
la via giusta fratello,
il passaggio dov’è
per uscire di qua,
dalle mura di Caos
di Caos città.
L’altro andava lento
una gamba trascinava
il segno di una sorte cattiva
che dietro si portava.

Nel circo degli Zanko


scoprì la sua passione
volare senza rete
nel cielo del tendone.

Ma una notte come tante


che l’orchestra restò muta
nella sabbia del cerchio
vide il volto
il volto della caduta.

Ma dimmi qual è
la via giusta fratello,
il passaggio dov’è
per uscire di qua,
dalle mura di Caos
di Caos città.

Noi la vedemmo in mezzo


al traffico
che vendeva fiori,
c’è chi la chiama Malinconia
e chi Madonna dei dolori.

Noi la chiamammo forte


la chiamammo Resistenza.
Lei si voltò con due occhi di bambina
un oceano d’innocenza.

Andavano due uomini


ma non sapevano
più da che parte andare,
nella notte fredda e scura
era la notte di Natale.

E un angelo li vide
un angelo venuto da lontano,
che li coprì con le sue ali
mentre la neve
cadeva piano piano.
Il Ponte della Verità

E passarono per primi


giullari e cantimbanchi
tamburini della corte
sbandieravano i contanti.
Mitria in testa piè veloce
pastore padre e duce
con i chiodi della croce
passò sua santità.
Sul ponte sul ponte
della verità.

Dalle polvere agli altari


passarono i tribunali
coi segreti dei servizi
coi pentiti terminali.
E passò il cavaliere
Emittenza presidenziale
sopra l’asino radicale
eya eya alalà.
Sul ponte sul ponte
della verità.

Vedemmo il vecchio tempo


passare senza pietà
nell’ora del tramonto
sopra il ponte
della verità.

E passò poi la repubblica


con il circo parlamento
indossava per l’occasione
il suo nuovo travestimento
con le tessere strappate
passarono i sindacati
fantasmi bullonati
della conflittualità.
Sul ponte sul ponte
della verità.

Senza colpa e senza dubbio


dannati giovani e belli
passarono con le mode
le greggi dei ribelli
senza più il gran partito
senza posto garantito
l’operaio fiatizzato
passò in mobilità.
Sul ponte sul ponte
della verità.

Vedemmo il vecchio tempo


passare senza pietà
nell’ora del tramonto
sopra il ponte
della verità.

Sulla vespa a denti stretti


passò Nanni Moretti
e noi orfani un po’ fatti
gli gridammo “ciao paisà”,
come sempre alla fine
passammo in minoranza
coi saluti e la speranza
di incontrarvi aldilà
del ponte del ponte
della verità…

Il Palazzo di Babele

Nel paese degli uomini piccoli


c’è un palazzo di nome Babele
per un giorno o due ci abitammo
e dall’uno sussù fino al dieci
imparammo a contare cantando

Unnze Dunze Trenze Quara Quarenze


Mera Merenze Risse Rasse Dieci

Uno zingaro esquimese


nel cassetto aveva un prato.
Due toreri magrebini
un po’ d’erba gli hanno fumato.
Tre fachiri campesini
saltano sul pavimento
con quattro frati indiani
son tutti fuori da far spavento.

Gira gira e fai la ruota


gira e gira e fai la festa
che a forza di ruotare
ti girerà un po’ la testa.

Cinque rasta di Treviso


fanno insieme un‘orchestra.
Sei vatussi di Ragusa
lanciano fiori dalla finestra.
Sette bonzi portoghesi
han bevuto l’acquaragia.
Otto indù giapponesi
cantano forte la cucaracha.

Gira gira e fai la ruota


gira e gira e fai la festa
che a forza di ruotare
ti girerà un po’ la testa.

Nove piani e ancora uno


di canzoni balli e vino
dieci piani sotto il cielo
che grande festa
che bel casino.

Gira gira e fai la ruota


gira e gira e fai la festa
che a forza di ruotare
ti girerà un po’ la testa.

Gira gira e fai la ruota


gira gira girotondo
che a forza di girare
faremo insieme
un altro mondo.

La Pianura dei 7 Fratelli

E terra e acqua e vento,


non c’era tempo per la paura,
nati sotto la stella
quella più bella della pianura,
avevano una falce
e mani grandi da contadini,
e prima di dormire
un padre nostro
come da bambini.
Sette figlioli sette
di pane e miele
a chi li do,
sette come le note
una canzone gli canterò.

E pioggia e neve e gelo


e fola e fuoco insieme al vino,
e vanno via i pensieri
insieme al fumo su per il camino.
Avevano un granaio,
e il passo a tempo
di chi sa ballare
di chi per la vita
prende il suo amore
e lo sa portare.

Sette fratelli sette


di pane in miele
a chi li do,
non li darò alla guerra
all’uomo nero non li darò.

Nuvola lampo e tuono,


non c’è perdono per quella notte,
che gli squadristi vennero
e via li portarono coi calci e le botte.
Avevano un saluto
e degli abbracci quello più forte,
avevano lo sguardo
quello di chi va incontro alla sorte.

Sette figlioli sette,


sette fratelli
a chi li do,
ci disse la pianura
questi miei figli
mai li scorderò.

Sette uomini sette,


sette ferite
e sette solchi,
ci disse la pianura
i figli di Alcide
non sono mai morti.

In quella pianura
da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno
e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi.

Il Giudizio Universale

Sotto un cielo neronero


sopra un Ford del ’26,
arrivammo che era l’alba
poco prima delle sei.
Giunti a porta capuana,
a due passi dalla stazione
vedemmo San Gennaro,
che faceva una trasfusione.

A forza di miracoli
s’era sentito male
nel giorno del Giudizio
del Giudizio Universale.

Nel presepio di fuori grotta,


piangevano i re Magi
cricche crocche e Manecancine
li avevano scippati.
A Bagnoli un corteo
di cassaintegrati,
con in testa Masaniello,
marciava a pugni alzati.

Totò o pazzariello disse


“Sono solidale
è arrivato finalmente
il Giudizio Universale”

Era uscito il 47
e il cadavere di un giornalista
a Torre Annunziata
fece il nome di un socialista.
Ci disse “Voi che siete
sulla buona pista
chiedete ai miei colleghi
perché muore un giornalista”.
Mezzogiorno era di fuoco
arrivava il temporale,
mancavano poche ore
al Giudizio Universale.

Ciro Cocaina
s’era fatto l’ultimo pizzo
alla pizzeria Vesuvio
era ormai fuori servizio.
Il garzone di contrabbando
cantò “Fronn’ e Limone”
piangemmo tutti in coro
fino alla fine della canzone.

Re Mida e la sua corte


a Poggioreale
tremavano al pensiero
del Giudizio Universale.

Facemmo appena in tempo


erano le ventuno
fuori dal San Carlo
non c’era più nessuno,
presentavano la prima
De Filippo e De Simone.
Il Giudizio Universale
c’era scritto in cartellone.

Fuori lampi e tuoni


iniziava il temporale
l’orchestra aveva smesso
da poco di accordare.
Scoppiarono tutti i botti
il chiasso era infernale
si aprì lento il sipario
sul Giudizio Universale.

Il Buco del Diavolo

Gli zingari del fiume


erano tornati
dopo aver chiuso
il Grande Cerchio,
là dove abita il vento
e il sole va a dormire.
E noi per giorni
e giorni andammo
a sud e a sud ancora.
Tutto ormai era lontano
le torri il giardino il fiume
e la montagna.
Fino a che solo noi
con il deserto dentro
gli occhi e le gole,
e sete e sabbia
Bestemmia e Preghiera
bruciavano le parole.

Quando cademmo
fermi aspettammo la visione
nella valle dell’ultimo sospiro
vennero il coniglio
ed il serpente
custodi e testimoni
della tentazione.

Noi li seguimmo fino


alla Grande Gola
dove il Corsaro di Casarsa
ci aspettava.
“Venite” disse “giù
e ancora in fondo
nel Buco del Diavolo, giù
dove si va una volta sola”.

E noi per nove giorni andammo


giù e ancora in fondo,
gradino per gradino
fino alla Porta del Labirinto.
C’erano due gemelli
a far la guardia
Amleto ed Arlecchino.

Il Poeta d’Officina ci disse


entrando
“non vi guardate indietro
non fermate il passo
al pianto e alle grida
andate sempre avanti
fino alla porta d’Oriente
la Porta dell’uscita”.

E passammo tra i cortili


le mura le stanze ed i cancelli
erano vinti e vincitori
erano lupi ed agnelli.
Vedemmo le madri partorire
una guerra
e i padri annegare quando
il fiume era in piena.
Vedemmo i figli divorati
dalla scimmia sulla schiena.

Il Diavolo dormiva
e sognava la palude
quando noi smarriti e stanchi
arrivammo nell’Orto dei Pensieri,
sotto il Pesco di Giuda
c’erano due uomini seduti
soli tristi e muti.

Il primo si alzò dicendo


che nell’altra vita
si era fatto Dio da solo
per in miracolo padano.
Aveva usato l’inganno e la rapina
ma con un colpo solo sparato
dal terrore
era venuto qui a nascondere
per sempre la sconfitta
e il disonore.

L’altro con gli occhi a terra


e la voce che tremava
disse che nell’altra vita
si era fatto da solo
un uomo di sangue ossa e sudore,
ma quando il suo tempo
non venne più pagato ad ore
la rabbia non trovò la strada
per giungere al suo cuore
Un nodo alla gola fu la soluzione
era venuto anche lui
a nascondere per sempre
la sconfitta e la delusione.

Più avanti gli altri andavano


quando io udii una voce
veniva da un rovo
di spini e di rose,
“Portami via con te portami via”
ed io la vidi spezzata in mille specchi
e dissi ” Ora che ti ho trovata
verrai con me per sempre
anima mia”.
E passai da solo il tunnel
il lunapark la pista degli scontri
fino all’uscita
dove tutti insieme una volta ancora
ci trovammo.

Il Martire di Ostia ci salutò


per tre volte le braccia sulle spalle
tre volte tutti lo abbracciammo
aveva un giglio in mano
quando ci disse
con una lingua nata di domenica,
“voi siete partiti
ma solo per tornare
ed ora che le strade
sono vuote
una volta per sempre tornate
al tempo delle rose”.

L’altra Metà del Cielo

Di un giorno nuovo
di un nuovo amore tornerò,
e un nido di stelle
e un tetto di vento
con me porterò.
Per te che sei
del mio cuore
la danza
sei il ritorno
e l’eterna partenza.
Sei l’alba che accende
una nuova speranza.
Tu tu che per me
Tu che per me sei
l’altra metà del cielo.

Tu che per me sei


l’altra metà del cielo.

Di un canto nuovo
di un nuovo amore tornerò,
e le mie lacrime
di sabbia d’argento
con me porterò.
Per te che sei aldilà del confine
sei la curva che non ha fine.
Sei l’alba nascente
sul letto del fiume.
Tu tu che per me
Tu che per me sei
l’altra metà del cielo.

Tu che per me sei


l’altra metà del cielo.

Di un sogno nuovo
di un nuovo amore tornerò,
e una corona
di gocce di luna
con me porterò.
Per te che sei
del mio cuore
la danza.
Sei il ritorno
e l’eterna partenza,
del mio desiderio
sei l’intima essenza.
Tu tu che per me
Tu che per me sei
l’altra metà del cielo.

Tu che per me sei


l’altra metà del cielo.

Il Ritorno
(Instrumental)
FUORI DAL CONTROLLO
1997

Muoviti

Strade senza nome


lungo questi tempi duri,
passo dopo passo
città dopo città,
abbiamo la parola
abbiamo il ritmo che trascina,
il suono brucia e avanza
il suono mai si spegnerà.

Colpire dritto al cuore


è questa la missione,
ribelle il messaggio
muoviti è l’azione.

Muoviti sei nel movimento


Muoviti fuori e dentro
Libera il tuo tempo
Libera il tuo tempo

Acuti come spade


e bassi come un pugno,
pungere e volteggiare
stile da combattimento.
Se lo scontro è in atto
noi torniamo sulla scena,
veniamo come l’onda
siamo come un fiume in piena.

Colpire dritto al cuore


è questa la missione,
ribelle il messaggio
muoviti è l’azione.

Muoviti sei nel movimento


Muoviti fuori e dentro
Libera il tuo tempo
Libera il tuo tempo
Colpire dritto al cuore
è questa la missione,
ribelle il messaggio
muoviti è l’azione.

Muoviti sei nel movimento


Muoviti fuori e dentro
Libera il tuo tempo
Libera il tuo tempo

Fuori dal controllo

Fuori legge fuori riga


Fuori moda fuori raggio
Fuori dal ghetto fuori da palazzo
Fuori consenso fuori sondaggio.

Fuori da questa palude


da questi campi senza terra
Fuori da queste mura
da questa pace fatta di guerra.

Fuori dal controllo


Fuori fuori.
Fuori dal controllo
Fuori fuori.

Fuori mano fuori tiro


Fuori servizio fuori mercato
Fuori dal valore d’uso
Fuori di gabbia fuori di stato.

Fuori da questo presente


che in ostaggio ci trattiene
Fuori da questo sistema
da questo ordine di regime.

Fuori dal controllo


Fuori fuori.
Fuori dal controllo
Fuori fuori fuori.
Fuori avremo un posto ancora dove andare
Fuori strade nuove al volo prenderemo
Fuori avremo altri giorni da imparare
Fuori liberi saremo.

Fuori dal controllo


Fuori fuori.
Fuori dal controllo
Fuori fuori fuori.

Fino alla fine

Così si và fino alla fine,


fin dove il cielo
cade a terra sul confine.
Così si va su queste strade
fin quando avremo un po’ di vento
nelle vene.

Fino alla fine faremo il nostro tempo


Fino alla fine si va.
Fino alla fine semineremo vento
Fino alla fine.

Così si va dentro la notte


prima che il gallo canti
lasceremo queste rovine.
Così si va fino alla fine
e tireremo fiato solo dopo
oltre il fiume.

Fino alla fine faremo il nostro tempo


Fino alla fine si va.
Fino alla fine semineremo vento
Fino alla fine.

Con un’ombra lunga


che ci insegue
dentro il rosso del tramonto,
fino all’ultima fermata
stiamo andando
fino in fondo.

Fino alla fine faremo il nostro tempo


Fino alla fine si va.
Fino alla fine semineremo vento
Fino alla fine…

Giorni

C’è un tempo per andare


dritti giù all’inferno.
C’è un tempo per tornare
a saldare il conto.
C’è un tempo di chiusura
e un tempo per volare.
C’è un tempo che fa storia
e un tempo d’ammazzare.
Giorni e giorni.

C’è un tempo per alzare


in alto un bicchiere.
Ci sono tempi morti
che non sai che fare.
C’è un tempo per pensare
di farla finita.
C’è un tempo per tentare
di riprenderci la vita.
Giorni miei.

Sono giorni giorni e giorni giorni miei


Sono giorni giorni e giorni giorni miei

C’è un tempo del diluvio


e un tempo del conflitto.
C’è un tempo che si perde
un tempo maledetto.
C’è un tempo che hai voglia
e che ti senti meglio.
C’è un tempo che vorresti
commettere uno sbaglio.
Giorni giorni miei.
Sono giorni giorni e giorni giorni miei
Sono giorni giorni e giorni giorni miei

C’è un tempo che ti vuole


e un tempo che ti cerca.
C’è un tempo che ti chiama
e un tempo che ti aspetta.
C’è un tempo che è di piombo
e un tempo fatto di rosa.
C’è un tempo che verrà
e cambierà ogni cosa.

Sono giorni giorni e giorni giorni miei


Sono giorni giorni e giorni giorni miei…

Chi ha ucciso Ilaria Alpi?

Dove la terra non è di nessuno,


là dove il cielo è sepolto dal fumo
in mezzo alle fiamme cercò il mistero,
Ilaria divise il falso dal vero.

Là su la strada lontana da casa,


Ilaria fu colta dal suo destino
in mezzo alle fiamme l’hanno lasciata,
le presero il cuore e il suo taccuino.

Chi ha ucciso Ilaria Alpi?


Chi ha ucciso Ilaria?
Chi ha ucciso Ilaria Alpi?
Chi ha ucciso Ilaria?

Dieci di aprile notte dei fuochi,


traffico d’armi in mezzo alla baia,
le armi le porta la nave fantasma
dal porto a Livorno
diretta in Somalia.

Su quella rotta Ilaria si mise


la notte che il mare rubò i quattro venti
sul Moby Prince in mezzo alle fiamme,
un’atra strage degli innocenti.
Chi ha ucciso Ilaria Alpi?
Chi ha ucciso Ilaria?
Chi ha ucciso Ilaria Alpi?
Chi ha ucciso Ilaria?

La verità è partigiana,
la verità si nutre di pianto,
tempo verrà per dividere il grano
dai topi dividerlo e tenerlo lontano.
Tempo sarà di svelare il mistero
dividere il falso, il falso dal vero.

Chi ha ucciso Ilaria Alpi?


Chi ha ucciso Ilaria?
Chi ha ucciso Ilaria Alpi?
Chi ha ucciso Ilaria?
Chi ha ucciso Ilaria?…

Bruciami l’anima

Ora è tardi
per mordere il vento,
a quest’ora là fuori lo sai
piovono pietre,
a quest’ora i nostri cavalli
calpestano il cielo,
ora sei l’onda che viene
incontri il mio remo.

Ora
Bruciami l’anima
fammi ridere il sangue nel cuore.
Bruciami l’anima
sotto la luce fammi volare.
Bruciami l’anima fammi cadere
sulla tua pelle.
Come quando il sole si arrende
e fa posto alle stelle.

Ora è tardi
per fallire un sorriso,
a quest’ora si scavano gli occhi
per trovare un segreto,
a quest’ora siamo pronti a giocare
l’ultima mano,
ora splendimi intorno
e danzami piano.

Ora
Bruciami l’anima
fammi ridere il sangue nel cuore.
Bruciami l’anima
sotto la luce fammi volare.
Bruciami l’anima fammi cadere
sulla tua pelle.
Come quando il sole si arrende
e fa posto alle stelle.

Nel tuo mare in tempesta


fammi alzare le vele
nel tuo mare profondo
fammi affondare.

Bruciami l’anima
fammi ridere il sangue nel cuore.
Bruciami l’anima
sotto la luce fammi volare.
Bruciami l’anima fammi cadere
sulla tua pelle.
Come quando il sole si arrende
e fa posto alle stelle.

Resta vivo

Quando tutto intorno gira e senti


che stai per cadere.
Quando non c’è la fai più
e hai davanti un giorno un altro
sempre uguale.
Quando su nessuno puoi contare.
Quando si è da soli
e soli fa più male.
Resta vivo
Resta vivo
Tieni duro
Non arrenderti mai.

Quando tutto è vuoto dentro


tutto è spento
tutto è da rifare.
Quando non c’è la fai più
e non resta
che lasciarti andare.
Quando su nessuno puoi contare.
Quando si è da soli
e soli fa più male.

Resta vivo
Resta vivo
Tieni duro
Non arrenderti mai.

Il testimone

Nella città ch’è tutto ventre


città in assedio sotto tiro,
la morte passa ed abbaia
il volto suo non ha profilo.
Alzò la voce il testimone
per scatenare l’innocenza.
Alzò la voce il testimone
nella città della speranza.

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi?

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi ci salverà?
Nella città ch’è sottomessa,
città infetta dall’onore,
la vita è maschera di lutto,
la vita non ha più valore.
Alzò la voce il testimone
per scatenare l’innocenza.
Alzò la voce il testimone
nella città della speranza.

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi?

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi ci salverà?

È nostra questa vita.


È nostra la città.
Non sarà cosa nostra
che ci fermerà.

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi?

Se non ora, Quando?


Se non qui, Dove?
Se non io, se non tu,
Chi ci salverà?

Colpevole di ghetto

Colpevole di ghetto
sospetto di anarchia.
Reo di resistenza
ad uno stato di polizia.
Colpevole di esilio
e di lavoro nero.
Colpevole di fame
nel ventre dell’impero.

Nel nome del denaro


colpevole senza rinvio,
di anima migrante
di avere un altro Dio.

Tanti siamo in tanti


tutti con le spalle al muro.
Avanti andiamo avanti
cosmopoli è il futuro.

Colpevole di ghetto
affetto da liberazione,
privato del diritto
di non umiliazione.
Colpevole di cercare
rifugio dalla guerra.
Colpevole di credere
alla promessa di una terra.

Nel nome del denaro


colpevole senza rinvio,
di anima migrante
di avere un altro Dio.

Tanti siamo in tanti


tutti con le spalle al muro.
Avanti andiamo avanti
cosmopoli è il futuro.

Tanti siamo in tanti


tutti con le spalle al muro.
Avanti andiamo avanti
cosmopoli è il futuro.

(Recitato in Inglese)
Una mattina, milioni di anni fa , la marea portò la vita sulla spiaggia dodici ore dopo, ritornò a
prenderla ……ma la vita si era già trasferita nell’entroterra e aveva investito tutto in proprietà
immobiliari. A quei tempi gli Dei occupavano tutti i migliori appartamenti. Da balconi di nuvole e
marmo, si divertivano a osservare le scimmie scendere dagli alberi, per cogliere cetre. Oggi gli
dei vivono nel ghetto, perché è nel ghetto che stanno le storie. L’uomo ha sempre invocato gli
immortali attraverso i sacrifici, i rapporti sessuali e la narrazione. Ma di sacrificio ormai non si
parla più, il sesso è diventato motivo di afflizione invece che di gioia per il mondo, e abbiamo
cominciato a permettere a società per azioni di raccontare per noi le nostre storie, i nostri
complicati miti di luce e di tenebra avvolte a spirale, ridotti a luoghi comuni da fast food e
spudorate bugie, che meraviglia c’è se gli Dei sono annoiati e alienati, se li troviamo sdraiati nei
vicoli del ghetto, ubriachi di inchiostro da teatro, ogni sommossa è un balletto, la ribellione è
opera, la dissoluzione è un cantico in corso e la storia è un romanzo che stiamo scrivendo voi e
io. Ascoltate! La vostra vita è una storia. Ve la state inventando. E vi conviene cominciare a
farlo come meglio potete, perché ieri sera tardi, quando mezzanotte mostrava il suo ghigno di
lupo, ho visto il vecchio arrivare dalla collina con un sacco di chicche in spalla. E gli Dei, nel
ghetto, si stanno agitando. (Tom Robbins)

Dopo la pioggia

Nella notte che avanza


con la febbre dell’ora
ci divora la fine
c’innamora il silenzio.
Ma c’è un graffio sul cuore
che sembra un indizio,
è sangue che splende,
è il segnale d’inizio.
È la sponda che frana,
è il ponte di nebbia,
è la piena dell’odio,
è l’inferno che scoppia,
quando intorno è malaria,
quando intorno è mattanza,
quando il tempio è violato,
è carnale violenza.

Quando il giorno arriverà


sarà sale sulla neve,
sarà goccia sulla roccia,
sarà dopo la pioggia,
dopo la pioggia sarà.

C’è una serpe che striscia


di Maria fra le cosce,
c’è un Cristo assassino
che dal sangue rinasce,
c’è che stiamo sbandando
nella notte che avanza,
c’è che stiamo chiamando
e nessuno ci ascolta.
Quando il giorno arriverà,
sarà sale sulla neve,
sarà goccia sulla roccia,
sarà dopo la pioggia,
dopo la pioggia sarà.

Quando il giorno arriverà,


sarà sale sulla neve,
sarà goccia sulla roccia,
sarà dopo la pioggia,
dopo la pioggia sarà.

Iside

Ti ho incontrato nel fondo di un sogno


io venivo da piazza del grano,
c’era fango sopra i tuoi piedi
c’era l’ombra di un tuono lontano.

Eri quella che andava da sola,


eri sola fra tante spine.
Ti ho incontrata nel fondo di un sogno,
fiore che vivi lungo il confine.

Iside odore di luna


Iside stella del cuore
Iside raggio di luce
che accechi la notte
con il tuo dolore.

Ti ho incontrata nel fondo


io abitavo in ogni distanza,
c’era sangue nelle tue mani
ci stringemmo nell’ultima danza.

Eri quella che andava da sola,


eri sola di fronte all’aurora
di fronte all’aurora.
Ti ho incontrata nel fondo di un sogno
fiore che vivi oltre frontiera.

Iside odore di luna


Iside stella del cuore
Iside raggio di luce
che accechi la notte
con il tuo dolore.

Ti ho lasciata nel fondo di un sogno


quando intorno si è fatto silenzio,
quando intorno non c’era riparo
solo l’ombra di un tuono lontano.

Iside odore di luna


Iside stella del cuore
Iside raggio di luce
che accechi la notte
con il tuo dolore.
Iside raggio di luce
che accechi la notte
con il tuo dolore.

Il bandito Trovarelli

Ha perso l’occupazione
per scarso rendimento,
è l’ultimo della fila
all’ufficio collocamento.
Ha perso tetto e letto
dello sfratto ha l’ingiunzione,
ora è sempre più
sotto pressione.

Da parte a parte
da strada a storia,
sorelle e fratelli,
vi dico che è tornato
il bandito Trovarelli.

Ha perso anche il controllo


al TG delle otto e trenta,
quando disse che la visione
era solo televiolenza.
Da quando ha perso tutto
il 25 aprile
nessuno più lo sa capire.
Da parte a parte
da strada a storia,
sorelle e fratelli,
vi dico che è tornato
il bandito Trovarelli.

Ovunque è uno straniero


ha perso la direzione,
solo in via delle capanne
lo chiamano per nome.
Ovunque l’ho incontrato
con la pioggia e con il vento,
cantava in prima fila
bandito senza tempo.

Da parte a parte
da strada a storia,
sorelle e fratelli,
vi dico che è tornato
il bandito Trovarelli.

Comandante

Comandante Comandante hai tre stelle sul cappello


sono quelle che i tuoi pensieri fanno brillare.
Comandante Comandante hai un fucile per cuscino
e una notte che tutti i grilli stanno a cantare,
e una notte che tutti i grilli stanno a cantare.

Comandante campesino che c’hai gli occhi color del pane,


quando ridi sembri un bambino
Comandante campesino.
Comandante della brigata
mezzanotte è già passata
Hasta siempre hasta la vista
Comandante Zapatista.

Comandante Comandante che c’hai il fiore della parola


e che sboccia dove vola il vento della liberta’.
Comandante Comandante dormi e sogna senza rumore
fino a quando un raggio di sole ti abbraccera’,
fino a quando un raggio di sole ti abbraccerà.
Comandante campesino che c’hai gli occhi color del pane,
quando ridi sembri un bambino
Comandante campesino.
Comandante della brigata
mezzanotte è già passata
Hasta siempre hasta la vista
Comandante Zapatista.

Comandante Comandante
quando il cielo cadrà sulla terra
questa guerra Comandante vedrai finira’,
questa guerra Comandante vedrai finirà.

Finirà con un pranzo di nozze con i piedi senza stivali


con l’orchestra che ci da dentro con i fuochi artificiali.
Finirà con un bagno nel fiume
con la sposa che ha perso l’anello,
con i piedi senza stivali con trestelle sul nostro cappello.
Finirà con i saluti come quando finisce una festa
Hasta siempre hasta la vista
Comandante Zapatista
CONTROVERSO
2000

Danza nella luce

Lascia che sia ora


prima della guerra,
lascia che il respiro
trovi pace,
danza nella luce.

Lascia che sia vento


apri le tue ali,
lascia che sia fuoco
danza nella luce.

Lascia che sia ora


oltre la paura,
lasciati portare
sopra l’onda
oltre queste mura.

Lascia che sia vento


apri le tue ali,
lascia che sia fuoco
danza nella luce.

Lascia che sia qui


dove il cerchio splende
lasciati danzare
nella luce.

Lascia che sia ora


ora che è diverso
ora che nessuno
prende il nome,
danza nella luce
danza nella luce.
Qui

Qui dove si canta


qui si ricomincia
fra gli uomini.
Qui siamo sbandati
qui sull’altra sponda
con gli ultimi.

Qui si parte
qui si torna
qui – la verità ci suda l’anima
qui – siamo aldilà è un’altra musica.

Qui siamo banditi


qui in culo al mondo
ai margini qui dove si canta
qui dove si ricomincia
con gli ultimi.

Qui si parte
qui si torna
qui – la verità ci suda l’anima
qui – siamo aldilà è un’altra musica.

Lavami nel sangue dei miei nemici


(odio e amore)

Lavami nel sangue


dei miei nemici
ed io sarò
quello che sono
Dammi il fuoco sulle strade
fino all’ultima citta’
Dammi gli occhi ti accecherò
Avrai tutto – odio e amore
Odio e amore.

E sia nel segno


E sia visione
Che venga il regno
Che sia la fine.
Chiama gli angeli alle porte
Togli il figlio dalla croce.

Dammi gli occhi ti accecherò


Avrai tutto – odio e amore
Odio e amore

Dammi il fuoco sulle strade


Togli il figlio dalla croce
Dammi gli occhi ti accecherò
Avrai tutto – odio e amore
Odio e amore.

Se mi guardi, vedi…

Ho la pelle fatta
di sale d’attesa
delle notti ho l’eta’.
Ho curvato i giorni
come fanno i treni
e ho sorpreso le citta’.
Cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.

Se mi guardi, vedi……
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.

Se mi guardi, vedi……

Ho giocato ai fiori
fra silenzi e spari
ma non ho tradito mai.
Grandine di rose
ne ho piene le tasche
te ne do quanta ne vuoi.
Cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.
Se mi guardi, vedi……
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.

se mi guardi, vedi…

E ho trascinato l’alba
con gli zingari di neve
per trasparire il mondo
e ricordare
che l’erba un tempo era
la pianura.
Corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.

Se mi guardi, vedi……
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi.

se mi guardi, vedi…

Quando gli angeli cantano

Quando gli angeli cantano


mettiamo i figli a sognare
Quando gli angeli cantano
ci rivoltiamo le strade
Sarà che la notte non ci fa più male
sarà che l’inverno è lontano
Sarà che la strada
è un arcobaleno
quando gli angeli
quando gli angeli cantano.

Quando gli angeli cantano


puntiamo oltre il confine
Quando gli angeli cantano
non c’e più guerra che uccide
Sarà la notte
non ci fa più male
sarà che l’inverno
è lontano
Sarà che la strada
è un arcobaleno
quando gli angeli
quando gli angeli cantano.

Io e te

Come ladri nella notte


nella notte io e te.
Come un treno nella pioggia
nella poggia io e te.
Anime nude.
Come ali sopra i rami
senza terra io e te.
Come curve senza freni
stretti in volo io e te.
Anime nude
stese al sole.
Come l’acqua
sotto i ponti.
Come io e te.
Come nuvole
sopra i campi.
Come io e te.
Con i denti della luna
sulla pelle io e te.
Come in fondo a quel che resta
della notte io e te.

Anime nude
stese al sole.
Come l’acqua
sotto i ponti.
Come io e te.
Come nuvole
sopra i campi.
Come io e te.
Vorrei
(di tutto di più)

Vorrei svegliarmi ogni mattina


con dentro un filo di speranza
Vorrei per casa una collina
che avesse il cielo in ogni stanza
Darei chilometri di vento
per un giardino nella pioggia
Vorrei strappare i tuoi sorrisi
qui fra le mie braccia.

Di tutto di più
darei l’assalto al cielo
Di tutto di più
per un istante almeno vorrei….

Vorrei arrivare fino a maggio


Vorrei per tutti più colore
Vorrei sconfiggere la noia
per non cadere dal dolore
Vorrei saperti libera
per una corsa nella pioggia
Vorrei sparire le tue lacrime
qui fra le mie braccia.

Di tutto di più
darei l’assalto al cielo
Di tutto di più
per un istante almeno vorrei….

Vorrei perfetta questa notte


Vorrei confondermi alla pioggia
Vorrei bagnarti dalla voglia
e non lasciare traccia.

Di tutto di più
darei l’assalto al cielo
Di tutto di più
per un istante almeno vorrei….
Non è di maggio

Non è di maggio
andare a stento
su queste strade
senza uscita.

Non è di maggio
seguire il tempo
quando la musica è finita.
Non è di maggio
qui non è.

Fiori di sangue,
fate rumore,
scoprite al sogno
le città.
Fiori di sangue,
battete il cuore,
chiamate il giorno
che sarà.

Non è di maggio
il vostro Dio
Il vostro è un secolo
di mani.

Non è di maggio
comprarsi l’anima,
una per tutte
le stagioni.
Non è di maggio
qui non è.

Fiori di sangue,
fate rumore,
scoprite al sogno
le città.
Fiori di sangue,
battete il cuore,
chiamate il giorno
che sarà.
Paz

Da quando non ci sei


la luna piange rosa,
e un corvo nero vola
sopra la citta’.
Il corvo ha un becco d’oro
un becco tutto d’oro,
vedessi come splende
nell’oscurita’.

Bologna non c’è più


se l’hanno presa loro,
è un cumulo di noia
che spendi e paghi caro.
Bologna è una carogna
che non ti vuole vivo,
da quando non ci sei
Bologna non c’è più.

Non ti sei perso niente


Non ti sei perso niente
Non ti sei perso niente
Paz

Per noi che siamo qui


nel letto del diavolo,
noi che prendiamo tempo
e non vediamo l’ora.
Per noi quello che resta
è l’ombra di una vita,
vuoi mettere risorgere
Paz

Non ti sei perso niente


Non ti sei perso niente
Non ti sei perso niente
Paz

Reflesciasa’

Si chiama KEMA’L
dalla Turchia , operaio
nei cantieri di Francia,
enormi le mani
e durante le notti comuni
a occupare un cantiere
per salari mai dati,
dice con calma a me brusco, nervoso: “Errì reflechì a ça”.

Reflescìasà, rifletti a questo


e riunisce le dita
e le poggia alla tempia.
E io sto buono coi pugni
al suo “reflescìasà”.
Rifletti a questo, a casa
non so più, però il gruppo di dita
sulla tempia destra
lo so ancora.

Kemàl, bisogna avere la tua mano


da mettere sul cranio
per riflettere a un questo.
Bisogna la tua vita, la tua voce.
Nati su stesso mare
che cambia nome e onde,
nessuno segue un altro, mai sulla sabbia il piede
sopra l’orma davanti.
Però ti ascolto, apro le dita
e disfo l’ira e il pugno.

Nagual il messaggero

Verrà da lontano
come un seme bruciato
e un chiodo per mano.
Verrà a riprendersi il fiato.
Verrà con l’ultimo raggio
di sole malato.

Verra’
Verrà il messaggero
Verrà Nagual verra’
Verrà il messaggero.
Verrà da un rumore di fondo
Verrà con la scimmia di latta
e un dubbio nel fianco.
Verrà dalla nave affondata
Verrà con un milione di occhi
di paglia bruciata.

Verra’
Verrà il messaggero
Verrà Nagual verra’
Verrà il messaggero.

Verra’
Verrà il messaggero
Verrà Nagual verra’
Verrà il messaggero.

Verrà da un buco del tempo


Verrà per il grande salto
in alto nel fango.
Verrà …

Prima della guerra

Tutti erano in fila


tutti al centro commerciale
la banda del godzilla
arrivò,
c’era Suie Q.
con Gesù bambino
e l’ultimo dei “4″
era POL POT,
disse ”fermi tutti o sparo
questa è una rapina”
e in mezzo al centro
il panico scoppiò.

Era prima
prima della guerra
Era prima ancora prima
della guerra.
Quando i diavoli tossivano
e gli angeli sputavano,
e noi sotto sempre sotto
in mezzo ai guai.

Tutti erano a casa


tutti a cambiar canale
tutti tranne uno,
Dario Fo.
Quentin con le iene
era giù in cantina
e attaccò con
One Two Three Four,
e poi dal tramonto all’alba
fumando marjiuana,
e poi ancora un’altra
“Revoluscion rock”.

Era prima
prima della guerra
Era prima ancora prima
della guerra.

C’è ancora un posto in fondo


a questo sogno
dove puoi fare tutto
tutto quel che vuoi.

Quando gli angeli ballavano


e dal tetto poi cadevano
e noi sotto sempre sotto
in mezzo ai guai.

Era prima
prima della guerra
Era prima ancora prima
della guerra.

Dopo come primavere

Dopo tutti gli anni


Dopo così tanto
Dopo averci dato dentro.
Dopo le canzoni
quelle ad occhi chiusi
Dopo aver sorriso e pianto.
Ci resta un po’ di fiato
per non calare fondo.
Ci resta un altro giorno
per non morire più.

Dopo tutti fuori come primavere


Dopo sotto un cielo di belle bandiere
Dopo il giorno dopo.

Dopo un altro inverno


Dopo un letto in fiamme
Dopo il tuo fuggire lento.
Dopo un altro albergo
fra la terra e il cielo
Quante notti andate in bianco.
Ci resta un altro viaggio
sulle onde del destino.
Ci basta un giorno solo
per non morire più.

Dopo tutti fuori come primavere


Dopo sotto un cielo di belle bandiere
Dopo il giorno dopo.
IL SEME E LA SPERANZA
2006

E’ terra nostra

É terra nostra quella che sogna le farfalle,


che ci rivolta il cuore piegandoci le spalle.

E che ci fa pregare nell’ora del tramonto,


terra che ama il vento per far durare il mondo.

Terra sotto le unghie e terra oltre i confini,


quanta terra in faccia facce da contadini.

Contadini, della terra il sale


Contadini, sarà quel che Dio vuole
Contadini, lacrime del sole
Contadini, lacrime del sole

È terra nostra quella che l’aria fa cantare


quando diventa onda e guarda verso il mare.

Terra che fa fatica e terra che si riposa,


terra che sposa il cielo nel nome di ogni cosa.

La terra chi la lavora per chi non ha confini,


per chi ha mani grandi mani da contadini.

Contadini, della terra il sale


Contadini, sarà quel che Dio vuole
Contadini, lacrime del sole
Contadini, lacrime del sole

Contadini, della terra il sale


Contadini, sarà quel che Dio vuole
Contadini, lacrime del sole
Contadini, lacrime del sole

Se dovessi dare un’immagine della mia anima le darei quella delle colline. Delle colline
marchigiane. Morbide, come onde di un mare in quiete, a volte anche malinconiche. Casa mia.
Colline che oggi non sono più quelle fatte da padre Dio o da madre Natura, perché a renderle
così (come la mia anima) c’è stato e c’è ancora tanto lavoro. Quello degli uomini della terra, i
contadini.
Lacrime del sole

Siamo lacrime del sole


Siamo fiato del vulcano
Siamo cenere di vento
Siamo polvere di grano

Siamo i solchi della terra


Siamo i calli della mano
Siamo avanzi delle nuvole
Siamo pane quotidiano

Siamo limite e soglia


Siamo tutto e siamo niente
Siamo il fuoco che si accende
Il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

Siamo linea di cometa


Siamo il cerchio dell’anello
Siamo i tacchi di una danza
Siamo punta di coltello

Siamo schiaffo del bagliore


Siamo ombra di carezza
Siamo sabbia dei deserti
Siamo i sassi di una piazza

Siamo limite e soglia


Siamo tutto e siamo niente
Siamo il fuoco che si accende
Il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

Siamo labbra di un sorriso


Siamo sangue ossa e sudore
Siamo il sogno di una cosa
Siamo lacrime del sole

Siamo limite e soglia


Siamo tutto e siamo niente
Siamo il fuoco che si accende
Il fuoco che si accende
nel cuore e nella mente

La cultura contadina è stata per millenni una cultura legata alle stagioni, a una scansione del
tempo ciclica e non storica. Nella storia è entrata da poco tempo, forse un cinquantennio, poco
più, poco meno…
E quell’essere stati fuori dalla storia non va perduto, non va dimenticato poiché molto c’è in
quella cultura che oggi va ripreso e rivalutato.
Soprattutto l’essere parte di tutto l’universo. Di ciò che è vita e che ogni volta ci appartiene e
nello stesso tempo ci oltrepassa. Cantare oggi questo sentimento, questa religiosità, ci permette
di dare una risposta a ciò che siamo e a chi siamo. Per farlo abbiamo ritrovato una canzone
gaelica, dei celti, dell’inizio della storia europea. Questa canzone dice di essere tutto, di essere
presenti a tutto ciò che accade.
“Io sono il vento che soffia sul mare, sono l’onda dell’oceano, sono il toro delle sette battaglie,
sono l’aquila della roccia…”.
Vederci e vedere, guardare il mondo e noi stessi. Noi siamo tutto l’universo e l’universo è in noi.
Dalle nostre scelte dipende il futuro dell’universo come dal battito d’ali di una farfalla.
Oggi si può e si deve tornare alla terra ma nuovi, da uomini planetari. Si può tornare alla terra
come astronauti che l’hanno vista dall’alto e si sono resi conto che è la nostra unica
casa.L’Altrove non c’è più, abbiamo raggiunto i confini. Ma c’è l’Altro che c’è in noi e tra noi,
nelle mille differenze con cui dobbiamo misurarci e convivere per condividere.

A Maria

A Maria che ha camminato come il cielo


sopra i campi e sopra i campi ha cantato,
con quella voce che dà l’assalto al cuore
quella dell’erba quando grida e chiama il sole.

A Maria che ha seminato la speranza


sopra i campi e sopra i campi ha lottato,
perché lavoro è forza se diventa unione
e allora il seme si fa sindacato.

A Maria
A Maria
A Maria una per tutte
A Maria
A Maria

A Maria che un giorno di marzo e di gran vento


le fissò negli occhi un orizzonte,
quando nei campi il cielo toccò terra,
quel giorno che Maria alzò la fronte.

A Maria
A Maria
A Maria una per tutte
A Maria
A Maria

A Maria che ha sempre condiviso


quelle stagioni che fanno l’abbondanza,
che ogni volta fanno nuovo il sogno
quello sospeso fra il seme e la speranza.

A Maria
A Maria
A Maria una per tutte
A Maria
A Maria

Maria Santiloni Cavatassi è nata nel novembre del ’28 a Comunanza in provincia di Ascoli
Piceno. La sua era una famiglia di mezzadri.
Tutta la vita di Maria è una testimonianza del cammino per la conquista della dignità da parte
del mondo contadino. Dall’appoggio alla Resistenza all’organizzazione del Sindacato nelle
campagne marchigiane e non solo. La storia di Maria è parte importante della storia del grande
“Umanesimo di razza contadina” e della lunga marcia che si chiama emancipazione.

4 Maggio 1944 – In Memoria

All’alba del 4 di Maggio


arrivarono le orde assassine,
portavano croci uncinate
la feccia del terzo regime.

Li guidavano i cani da guardia


la guardia dei repubblichini,
in tanti più di duemila
duemila vili aguzzini.

E all’alba quassù sopra il monte


Sant’Angelo s’era svegliato,
quando aprirono il fuoco
e a calci le porte sfondarono.

Ed entrò così l’inferno


l’inferno qui sulla terra,
l’inferno quello dei vivi,
l’inferno che chiamano guerra.

E pietà, pietà gridammo


fra le lacrime e i lamenti,
prima gli alberi e le mura
poi noi cademmo innocenti.

Mazzarini Maria presente


Mazzarini Lello presente
Mazzarini Marino presente
Mazzarini Pietro presente
Mazzarini Rosa presente
Mazzarini Santa presente
Mazzarini Palmina di anni sei
Presente

All’alba del 4 di Maggio


ci bucarono gli occhi e le mani,
perché nostra colpa era quella
di esser fratelli dei partigiani.

Ma il sangue nostro versato


è quello che inizia la terra,
nell’ora della promessa
ora e sempre Resistenza.

Mazzarini Maria presente


Mazzarini Lello presente
Mazzarini Marino presente
Mazzarini Pietro presente
Mazzarini Rosa presente
Mazzarini Santa presente
Mazzarini Palmina di anni sei
Presente

Era l’alba del 4 di Maggio


per sempre ne avremo memoria,
perché è l’alba di un giorno
che fa nostra la storia.

Perché mai più ritorni


l’inferno qui sulla terra,
l’inferno quello dei vivi,
l’inferno che si chiama guerra.

Mazzarini Maria presente


Mazzarini Lello presente
Mazzarini Marino presente
Mazzarini Pietro presente
Mazzarini Rosa presente
Mazzarini Santa presente
Mazzarini Palmina di anni sei
Presente

Le voci della terra: Altamante Logli

Il 4 Maggio 1944 le orde nazifasciste (più di duemila aguzzini) assediarono la località di


Sant’Angelo di Arcevia nella provincia di Ancona. Uccisero barbaramente 63 persone, partigiani
e civili. Fra questi i componenti della famiglia Mazzarini, una famiglia contadina che aveva
offerto rifugio e riparo ai partigiani che operavano in quella località.

A la molina no voy màs


( Anonimo – cantava Victor Jara )

Baba baba bababa


Para partirita samurengue

Yuca de San Borja


samorengue sa
para ir a saña
hay que rico está.
Yuca de San Borja
samorengue sa
para ir a saña
hay que rico está.

A la molina no voy màs


porque echan azote sin cesar.

La comai’ Tomaza
y el compai’ Pascual
tuvieron treinta hijos
jesus que barbaridad,
que fueron esclavos
sin su voluntad,
por temor que el amo
los fuera a azota’.
A la molina no voy màs
porque echan azote sin cesar.

Anda burritito anda


es demonio de borrico
que no quiere caminar.
por culpa de’ste borrico
el patron me va a azota’.

Y sufrieron tanto
los pobres negritos
con el poco comen
y al mucho trabajar.
Hasta que del cielo
vino pa’ toitos
don Ramon Castilla
santa libertad.

A la molina no voy màs


porque echan azote sin cesar.

“A volte, Victor, quando la tua voce riempie la sala di casa mia, o quando pulisco i vecchi dischi,
uno dei miei figli domanda chi canta, e la risposta è sempre la stessa: quest’uomo che canta è
mio fratello ed in ognuna delle mie carezze ci sono anche le sue mani.” (Luis Sepúlveda)

Come può raccontare ogni cella del Cile


il grido degli uomini torturati
Ricordati Alllende e i giorni precedenti
prima che arrivasse l’esercito
Ricordati ti prego di Victor Jara
nello stadio di Santiago
È vero
ancora quelle pallottole di Washington

(The Clash – Washington Bullets)

Victor Jara, cantautore cileno torturato e assassinato nella mattanza dello stadio di Santiago dopo
l’11 settembre 1973.Chi lo uccise prima gli spezzò le mani.
Comandante

Comandante Comandante che hai tre stelle sul cappello


sono quelle che i tuoi pensieri fanno brillar
Comandante Comandante che hai un fucile per cuscino
e una notte che tutti i grilli stanno a cantare
e una notte che tutti i grilli stanno a cantare

Comandante campesino che c’hai gli occhi color del pane


quando ridi sembri un bambino
Comandante campesino
Comandante della brigata
mezzanotte è già passata
Hasta siempre hasta la vista
Comandante Zapatista

Comandante Comandante che c’hai il fiore della parola


e che sboccia dove vola il vento della liberta’
Comandante Comandante dormi e sogna senza rumore
fino a quando un raggio di sole ti abbraccera’
fino a quando un raggio di sole ti abbraccerà

Comandante Comandante
quando il cielo cadrà sulla terra
questa guerra Comandante vedrai finira’
questa guerra Comandante vedrai finirà

Finirà con un pranzo di nozze con i piedi senza stivali


con l’orchestra che ci da dentro con i fuochi artificiali
finirà con un bagno nel fiume
con la sposa che ha perso l’anello
con i piedi senza stivali con trestelle sul nostro cappello
finirà con i saluti come quando finisce una festa
Hasta siempre hasta la vista
Comandante Zapatista

“Esortato a dire la verità e niente altro che la verità, l’individuo in questione dichiarò di chiamarsi
Marcos dei Monti della Selva, figlio del vecchio Antonio e di Dona Juanita, fratello di Antonio
figlio, Ramona e Susana, zio della Tonita, del Beto, della Eva e dell’Heriberto, che nacque
nell’accampamento guerrigliero di Agua Fria, Selva Lacandona, Chiapas, una notte di agosto
del 1984.”Marcos è la selva, è il ponte fra il mondo indigeno e il mondo esterno. È l’uomo
capace di accendere il sogno in ogni parte del pianeta. Colui che ha scoperto, dietro il dolore, la
speranza. Un sub-Comandante che ha il fiore della parola, perché la lotta continua nelle parole
prima di qualsiasi altro posto.
Chico Mendez

Chico ha un dente di topo


un coltello di pioggia
un occhio di legno
Quando ride sbadiglia
e sua madre era la luna
Notte smeraldo tamburi di festa
lingue di fuoco nella foresta
Ooooohhh Chico Mendes

Sole diamante sole guerriero


Uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

Quando finirà questa sporca guerra


Chi li salverà i custodi della terra

Son venuti dal fiume


non c’era la luna
Hanno tutti un dollaro portafortuna
Hanno tutti un fucile e una croce

Notte di fuoco danza di guerra


Rossa di sangue sarà questa terra
Ooooohhh Chico Mendes

Come tre lampi sulle nostre vite


Come una croce come tre ferite
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

Quando finirà questa sporca guerra


Chi li salverà i custodi della terra

Le voci della terra: Gastone Pietrucci

1800 famiglie sparse su 10.000 km quadrati di foresta vergine: l’Amazzonia. Sono seringueiros,
tagliatori di caucciù.
Il 22 dicembre 1988 Francisco Chico Mendes viene assassinato. Lavorava come sindacalista
nel consiglio nazionale dei seringueiros e nella Cooperativa agroestratti che oggi porta il suo
nome.
Chico Mendes era andato oltre la lotta di rivendicazione sociale e salariale e attorno al
movimento dei seringueiros aveva sviluppato una serie di relazioni e progetti che abbracciavano
i rapporti con le comunità indigene, promuovendo una lotta e una resistenza non violenta.
Cercava soluzioni rispettose nei confronti dell’ambiente (“Un solo taglio al giorno per non
uccidere”), sviluppava progetti educativi e formativi che coprivano le lacune istituzionali. Chico
Mendes aveva una “prospettiva migliore”. Una visione, un progetto, un’alternativa. Per tutto ciò
è stato ammazzato. Dai padroni, dai fazenderos. Con il suo sacrificio, con le sue lotte Chico
Mendes ci ha lasciato una lezione di civiltà. Resistere!

Saluteremo il signor padrone

Saluteremo il signor padrone


per il male che ci ha fatto,
che ci ha sempre maltrattato
fino all’ultimo momen’.

Saluteremo il signor padrone


con la so’ risera neta
niente soldi nella cassetta
e i debit da pagar.

Macchinìsta, macchinista faccia sporca


metti l’olio nei stantufi,
di risaia siamo stufi,
e a casa nostra vogliamo andar.

Saluteremo il signor padrone


per il male che ci ha fatto,
che ci ha sempre derubato
fino all’ultimo denar.

Saluteremo il signor padrone


con la so’ risera neta
niente soldi nella cassetta
e i debit da pagar.

Macchinìsta, macchinista del vapore


metti l’olio nei stantufi,
di risaia siamo stufi,
e a casa nostra vogliamo andar.

Macchinìsta, macchinista faccia sporca


metti l’olio nei stantufi,
di risaia siamo stufi,
e a casa nostra vogliamo andar.
Saluteremo il signor padrone
per il male che ci ha fatto,
che ci ha sempre maltrattato
fino all’ultimo momen’.

Se otto ore vi sembran poche


provate voi a lavorar
e proverete la differenza
fra lavorare e comandar,
e proverete la differenza
fra lavorare e comandar.

Con questa canzone abbiamo voluto rendere omaggio a Giovanna Daffini. Personalità
straordinaria, unica, pari a quella dei Guthrie, dei Dylan, dei Joe Strummer.
Una maestra, una dei “nostri”, una mondina. Attraverso la sua opera la canzone popolare è
tornata a nuova vita.
Nata a Villa Saviola, una frazione di Motteggiana in provincia di Mantova, il 22 Aprile 1914,
lavorò in risaia dal 1927, a tredici anni, fino al 1952. Con suo marito Vittorio Carpi, suonatore di
violino, portò in giro per l’Emilia e la Francia un repertorio ambulante che andava da “Bandiera
Rossa” alla “Marcia Nuziale di Lohenghin” di Wagner. Dopo l’incontro e la collaborazione con il
Nuovo Canzoniere Italiano innoverà il suo repertorio sotto la spinta di una popolarità ottenuta
tramite i Dischi del Sole.
La voce e la chitarra di Giovanna ancora oggi “cantano” quel coraggio di tutta una vita, costi
quel che costi: tirare su i figli, battersi con l’ottimismo, il coraggio per l’esistenza quotidiana.
Giovanna morì nel ’69, a 55 anni.
Con lei la nostra cultura, la nostra canzone, quella popolare, torna eterna.

La pianura dei sette fratelli

(canta il Coro delle Mondine di Novi)

E terra e acqua e vento,


non c’era tempo per la paura
nati sotto la stella quella più bella della pianura,
avevano una falce e mani grandi da contadini
e prima di dormire
un padre nostro
come da bambini.
Sette figlioli sette
di pane e miele
a chi li do.
Sette come le note
una canzone gli canterò

E pioggia e neve e gelo


e fola e fuoco insieme al vino.
E vanno via i pensieri,
insieme al fumo su per il camino.
Avevano un granaio,
e il passo a tempo
di chi sa ballare
di chi per la vita
prende il suo amore
e lo sa portare.

Sette fratelli sette


di pane e miele,
a chi li do
Non li darò alla guerra
all’uomo nero non li darò.

Nuvola lampo e tuono,


non c’è perdono per quella notte
che gli squadristi vennero
e via li portarono coi calci e le botte.
Avevano un saluto,
e degli abbracci quello più forte
avevano lo sguardo
quello di chi va incontro alla sorte.

Sette figlioli sette,


sette fratelli
a chi li do
ci disse la pianura
questi miei figli
mai li scorderò.
Sette uomini sette
sette ferite
e sette solchi,
ci disse la pianura
i figli di Alcide
non sono mai morti.

In quella pianura,
da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno
e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi…
Con la versione del Coro delle Mondine di Novi questa canzone torna a casa.
Noi la dedichiamo alla madre dei sette fratelli Cervi, il cui nome non compare nel testo della
canzone, e di ciò ce ne scusiamo.

A Genoeffa, che “ha lavorato di più col cuore.”

La canzone dell’emigrante

( Ambrogio Sparagna – Marino Severini )

Mio padre aveva un treno


e terra dove andare,
a nord una stazione
lo stava ad aspettare.

E partì che era di Maggio


con l’armata della fame,
e portò con sè fatica
e una vita da sudare.

E le notti erano lunghe


ed i giorni da contare,
straniero era il suo nome
sua la voglia di tornare.

Alì aveva un treno


e terra dove andare,
a nord una stazione
lo stava ad aspettare.

E partì che era di Maggio


con l’armata della fame,
e portò con sè fatica
e una vita da sudare

Una canzone che incidemmo nel 1988 su Reds. Fu il frutto di una collaborazione per noi
decisiva, perché ci spinse verso nuove direzioni: quella con Ambrogio Sparagna.
Abbiamo adattato quel testo allora scritto e cantato in inglese ad un testo oggi in italiano.
Oggi più di allora possiamo cantare che COSMOPOLI È IL FUTURO!
I nostri padri hanno conosciuto la peggiore delle violenze: lo sradicamento. L’essere strappati
dalla propria terra e dalle proprie radici è da sempre la prerogativa per poi essere umiliati,
alienati, sfruttati, resi schiavi.
I nostri padri furono scambiati come carne da macello per la “Ricostruzione”. Furono presi per
fame e costretti dal bisogno ad emigrare.
Eppure riuscirono a trasformare la pietra, il ferro in pane.
La stessa storia oggi si ripete e va contromano. Sono gli altri quelli che oggi emigrano, costretti
dalla fame, dalla guerra e dalla povertà, a venire qui nelle “sicure città d’occidente”.
Cogliere l’occasione significa che nell’incontro con l’Altro noi possiamo ritrovare noi stessi, le
nostre radici.
Possiamo fare in modo che la stessa storia che è toccata ai nostri padri non si ripeta, che non
sia più come prima. Noi abbiamo altri doveri rispetto a quelli dei padri, altrimenti nessun futuro ci
sarà concesso.
Noi possiamo fare in modo che il dolore si trasformi in speranza. Che dal dolore rinasca l’antico
“sogno di una cosa”. “Cosa” che oggi prende un nuovo nome: COSMOPOLI!
Che la nostra terra significhi per tutti i migranti ospitalità, pari opportunità, emancipazione,
dignità, condivisione di un sogno antico. Antico come il cuore della terra. Dove risiede il
futuro.Dall’incontro con l’Altro nascerà l’uomo nuovo. Perché il “diverso”, l’Altro, non è minaccia,
ma frammento alla ricerca del tutto. Esso mi provoca, svela i limiti del mio frammento,
suggerisce possibili coincidenze, dimostra la necessità di sentirsi relativi. E dalla relazione
nuova rinasce la nuova cultura, un nuovo immaginario e una nuova unità da e per condividere
nuovamente.

This land is your land

( Woody Guthrie )

This land is your land, this land is my land


from California, to the New York Island
from the redwood forest, to the gulf stream waters
This land was made for you and me

As I went walking a ribbon of highway


I saw above me an endless sky way
I saw below me the golden valley
This land was made for you and me
This land I rambled and I followed my footsteps
to the sparkling sands of her diamond deserts
and all around me a voice was sounding
This land was made for you and me
This land is your land, this land is my land
from California, to the New York Island
from the redwood forest, to the gulf stream waters
This land was made for you and me

The sun came shining as I was strolling


and the wheat fields waving and the dust clouds rolling
as the fog was lifting a voice was chanting
This land was made for you and me
As I went walking I saw a sign there
and that sign said “No trespassing”
But on the other side… it didn’t say nothing
that side was made for you and me!

This land is your land, this land is my land


from California, to the New York Island
from the redwood forest, to the gulf stream waters
This land was made for you and me

In the squares of the city – in the shadow of the steeple


by the relief office – I’ve seen my people
as they stood there hungry I stood there asking
is this land made for you and me?
nobody living can ever stop me
as I go walking that freedom highway
nobody living can ever make turn back
This land was made for you and me

This land is your land, this land is my land


from California, to the New York Island
from the redwood forest, to the gulf stream waters
This land was made for you and me

Woodrow Wilson Guthrie nacque a Okemah, nella Okfuskee County, in Oklahoma il 14 luglio
del 1912. Morì il 3 ottobre 1967 a New York. Fu il più grande “cantastorie” e poeta rivoluzionario
americano.
Aveva scritto sulla sua chitarra “Questa macchina uccide i fascisti” (mentre il Che sul suo mitra
scriveva “Questa macchina fa musica”).
Con Guthrie le lotte, le sconfitte, le speranze dell’Altra-America, quella dei braccianti, degli
immigrati, degli operai, dei neri, dei poveri, hanno trovato nella canzone popolare una voce che
è diventata controstoria e controcultura insieme.
“This land is your land” è la canzone più famosa di Guthrie. Un inno.
Il lavoro per il pane

Il popolo mio è qui


dove egli canta,
dove il lavoro suo
è per il pane.
Per sempre avrà la Primavera
perchè ai cieli lui appartiene,
perchè di Terra è fatto
e della Terra fa col sogno
il suo giardino.

Il popolo mio non ha prigioni


nè torri e nè confini,
perchè la sua città di gioia è fatta
di spighe d’oro di filari d’uva
di olio e miele.

Il popolo mio insorge


nell’ora prima
quando scalzo va sull’erba,
che a lui di pace dona
una missione.

Il popolo mio il mondo non affanna,


poiché nati d’amore sono i figli suoi.
Poiché cerca con un bacio
la giusta parola,
quella che la Terra fa iniziare
là dove le ali si levano
senza far rumore,
dove i fiori dicono i loro nomi.

Il popolo mio risorge


quando consegna la sera
alla tovaglia bianca
e nell’ora che è della cena,
il cuore improvviso gli appare
in mezzo al petto.
Così sfugge al tramonto
che cinge l’ultima rosa.

E quando il popolo mio sogna


sarà la luna, il cane,
sarà il ribelle a custodire
il sentiero l’argine,
la trave del soffitto.

Il popolo mio compie le stagioni


e non altri,
non chi coi demoni soffiò,
vento di sabbia sul raccolto,
non chi piantò il chiodo nelle carni,
non chi la spina conficcò
nella fronte.
Mite erede della Terra
è il popolo mio.

Il popolo mio è qui


sui campi dove ogni giorno torna
e trova ogni giorno le sue impronte.

Il popolo mio offre le sue mani


alle distese di colori,
all’alba che trionfa sconfinata,
perchè dell’Amore la fede lui conserva.

Il popolo mio è testimone


della farfalla, della foglia che cade,
del violino e della pietra,
e del sole che si fa sangue,
dell’arcobaleno e del vento che trema,
della luce che esce
da ogni ferita.

Il popolo mio è qui


dove egli canta,
dove il lavoro suo
è per il pane.

Questa visione proviene da Mohandas K. Gandhi. La sua fu la più grande delle rivoluzioni,
ancora oggi viva e in atto. Una rivoluzione non solo contro l’imperialismo inglese ma contro la
cosiddetta “civiltà” dell’occidente. Ancora oggi le sue critiche all’orrore provocato dal predominio
della tecnologia sull’essere umano e su tutto il pianeta, le sue parole sono dirompenti e
suonano vere come nessun’altra. La civiltà occidentale basata sulla supremazia tecnologica ha
ridotto e riduce in schiavitù milioni e milioni di uomini e donne. Per combattere Gandhi invoca il
senso del divino e ciò che è sacro e che rende gli uomini uguali, fratelli: la religione.
“Tutte le religioni insegnano che dobbiamo restare passivi di fornte ai beni terreni e attivi per
quelli divini, che dobbiamo porre dei limiti alle nostre ambizioni terrene e non averne per quelle
religiose”. La civiltà che Gandhi profetizza e lotta perché venga realizzata è una civiltà che si
basa “sull’uso appropriato delle mani e dei piedi”. È il ritorno all’uomo alla sua supremazia di
contro a quella tecnologica che lo asservisce e lo distrugge. Questo è il cammino che porta alla
pace vera; l’eliminazione dei bisogni superflui, indotti, la fine del consumismo che mette l’uno
contro l’altro. Condizione per la pace e la civiltà vera è il non accumulo. Poiché colui che
accumula reinveste in mezzi per poi sfruttare coloro che non hanno nulla… E quanto Gandhi è
vicini a Marx, in questo punto? È lo stesso punto di partenza, da cui si può ricominciare.Ecco
allora che la rivoluzione “oggi è nei campi”. Una rivoluzione che cancella le multinazionali, la
grossa distribuzione e gran parte dei rumori e delle asfissie, del “vivere male”.
LA ROSSA PRIMAVERA
2011

Fischia il vento
(tradizionale)

Fischia il vento e infuria la bufera

scarpe rotte e pur bisogna andar

a conquistare la rossa primavera

dove sorge il sol dell'avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle

ogni donna a lui dona un sospir,

nella notte lo guidano le stelle

forte il cuor e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte

dura vendetta verrà del partigian,

ormai sicura è la dura sorte

del fascista vile e traditor.

Cessa il vento e calma è la bufera

torna a casa il fiero partigian

sventolando la rossa sua bandiera

vittoriosi, e alfin liberi siam!


Dante di Nanni
(Stormy Six)

Nel traffico del centro pedala sopra il suo triciclo

e fischia forte alla garibaldina.

Il carico che piega le sue gambe è l'ingiustizia,

la vita è dura per Dante di Nanni

la vita è dura per Dante di Nanni.

All'alba prende il treno e c'è odore di porcile

sui marciapiedi della sua pazienza,

e nella testa pesano volumi di bugie.

la sera studierà, Dante di Nanni

la sera studierà, Dante di Nanni.

Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti

ci si son messi in cento ad ammazzarlo

E cento volte l'hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere:

gira per la città, Dante di Nanni

gira per la città, Dante di Nanni.

L'ho visto una mattina sulla metropolitana

E sanguinava forte, e sorrideva.

Su molte facce intorno c'era il dubbio e la stanchezza,

ma non su quella di Dante di Nanni

ma non su quella di Dante di Nanni.

Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti

Ci si son messi in cento ad ammazzarlo

E ancora non si sentono tranquilli, perché sanno che

gira per la città, Dante di Nanni

gira per la città, Dante di Nanni.


La Brigata Garibaldi
(tradizionale)

Fate largo che passa

la brigata garibaldi,

la più bella, la più forte,

la più ardita che ci sia.

Fate largo quando passa

il nemico fugge allor,

siam fieri, siam forti

per scacciare l'invasor.

Abbiam la giovinezza in cuor

simbolo di vittoria,

marciamo sempre forte

e siamo pieni di gloria.

La stella rossa in fronte

la libertà portiamo.

Ai popoli oppressi

la libertà noi porterem.

Fate largo che passa

la brigata garibaldi,

la più bella, la più forte,

la più ardita che ci sia.

Fate largo quando passa

il nemico fugge allor,

siam fieri, siam forti

per scacciare l'invasor

Col mitra e col fucile

siam pronti per scattare,

ai traditori fascisti
gliela la faremo pagar.

Con la mitraglia fissa

e con le bombe a mano

ai traditor fascisti

gliela farem pagar.

Abbiam la giovinezza in cor,

simbolo di vittoria,

marciamo sempre forte

e siamo pieni di gloria.

La stella rossa in fronte

la libertà portiamo.

Ai popoli oppressi

la libertà noi porterem.

Fate largo che qui passa

la brigata garibaldi,

la più bella, la più forte,

la più ardita che ci sia.

Fate largo quando passa

il nemico fugge allor,

siam fieri, siam forti

per scacciare l'invasor

Su in collina
(Francesco Guccini)

Pedro, Cassio e poi me, quella mattina

sotto una neve che imbiancava tutto.


Dovevamo incontrare su in collina

l’altro compagno, figlio al Biondo, il Brutto.

Il vento era ghiacciato e per la schiena,

sentivamo un gran gelo da tremare.

C’era un freddo compagni su in collina

che non riuscivi neanche a respirare.

Andavamo via piano, “E te cammina!”

perché veloci non potevamo andare,

ma in mano tenevam la carabina,

ci fossero dei togni a cui sparare.

Era della brigata il Brutto, e su in collina

ad un incrocio forse c’era già.

E insieme all’altra stampa clandestina

doveva consegnarci “l’Unità”.

Ma Pedro ci ha fermati e stralunato

gridò “Compagni mi si gela il cuore,

legato a tutto quel filo spinato,

guardate là che c’è il Brutto, è la che muore”.

Non capimmo più niente e di volata,

tutti corremmo su a quella stradina.

Là c’era il Brutto tutto sfigurato

dai pugni e i calci di quegli assassini.

Era scalzo, né giacca né camicia,

nudo fino alla vita e tra le mani.

Teneva un’asse di legno e con la scritta

“Questa è la fine di tutti i partigiani”.

Dopo avere maledetto e avere pianto

l’abbiamo tolto dal filo spinato,

sotto la neve, compagni, abbiam giurato,

che avrebbero pagato tutto quanto.


L’abbiam sepolto là sulla collina

e sulla fossa ci ho messo un bastone,

Cassio ha sparato con la carabina

un saluto da tutto il battaglione.

Col cuore stretto siam tornati indietro

sotto la neve andando piano piano,

piano sul ghiaccio che sembrava vetro,

piano tenendo stretta l’asse in mano.

Quando siamo arrivati giù al comando

ci hanno chiesto la stampa clandestina,

Cassio mostra il cartello in una mano

e Pedro indica un punto su in collina.

Il cartello passò di mano in mano

sotto la neve che cadeva fina.

In gran silenzio ogni partigiano

guardava quel bastone su in collina.

Poco di buono
(Claudio Lolli)

Lui è un Poco di Buono

è un lampo di tuono,

e nelle tasche una storia ce l'ha.

Prende le stelle

ne fa mille scintille,

accende la miccia

poi scapperà.
Quel muso fiero

sta sporcando di nero

fa un cenno a D'Artagnan,

un mezzo sorriso

poi il gelo improvviso

la paura stanote che paura mi fa.

Ho chiuso la porta nel cuore la neve

Ho chiuso anche gli occhi senza cadere

Ho chiuso la porta senza farmi del male

Ho preso le mani di un uomo per bene.

Al confine del bosco

il ragazzo tedesco

si ubriaca con la Decima Mas,

il gerarca servile

funzionario un po' vile

saluta l'Impero e saluta Salò.

Lui parla alla luna

lei lo ascolta vicina

"ti prego fatti più in là",

poi dolce si sposta

e rimane nascosta

c'è un lavoro da fare

un buon lavoro farà.

Han visto il Lupo, l'hanno visto sparare

L'hanno visto sul fiume con due parole

Han visto la Volpe, l'hanno vista sparire

L'hanno vista nell'ombra col suo fucile.

Lo so sei sul ponte

sei un poco di vento

sembri l'uomo del Luna Park.

Solo nel buio


tra le mani quel filo

la fortuna fra un'ora una rete sarà.

Poi Radio Londra

trasmette, va in onda

messaggi di libertà,

al comando alleato

un pilota annoiato

sorpreso dal colpo non partirà.

Hanno visto il ponte l'han visto saltare

Poco di Buono l'ho visto volare

Hanno visto il ponte l'hanno visto cadere

Ivrea ha tremato e stanotte è Natale.

Quel chilo di ferro

cade senza lamento

e ruggine non porterà.

La birra è finita

e Marlene se nè andata

assaggio un'arancia

e il sapore che ha.

Hanno visto il ponte l'han visto saltare

Poco di Buono l'ho visto volare

Ho visto il ponte l'ho visto cadere

l'Italia ha tremato e stanotte è Natale.

Ciao Poco di Buono

ciao lampo di tuono

abbracciami per carità.

Stanotte le stelle

hanno fatto scintille

la guerra è finita e finirà.


La pianura di sette fratelli

E terra, e acqua, e vento

non c'era tempo per la paura,

nati sotto la stella,

quella più bella della pianura.

Avevano una falce

e mani grandi da contadini,

e prima di dormire

un padrenostro, come da bambini.

Sette figlioli, sette,

di pane e miele, a chi li do?

Sette come le note,

una canzone gli canterò.

E pioggia, e neve e gelo

e vola il fuoco insieme al vino,

e vanno via i pensieri

insieme al fumo su per il camino.

Avevano un granaio

e il passo a tempo di chi sa ballare,

di chi per la vita

prende il suo amore, e lo sa portare.

Sette fratelli, sette,

di pane e miele, a chi li do?

Non li darò alla guerra,

all'uomo nero non li darò.

Nuvola, lampo e tuono,

non c'e perdono per quella notte

che gli squadristi vennero

e via li portarono coi calci e le botte.

Avevano un saluto

e, degli abbracci, quello più forte,

avevano lo sguardo,
quello di chi va incontro alla sorte.

Sette fratelli, sette,

di pane e miele, a chi li do?

Ci disse la pianura:

Questi miei figli mai li scorderò.

Sette uomini, sette,

sette ferite e sette solchi.

Ci disse la pianura:

I figli di Alcide non sono mai morti.

E in quella pianura

Da Valle Re ai Campi Rossi

noi ci passammo un giorno

e in mezzo alla nebbia

ci scoprimmo commossi.

Pane giustizia e libertà


(Massimo Priviero)

Il ragazzo camminava, con la neve alla gola,

la strada era sola nebbia scura e i soldati cadevano a cento all'ora.

Tenente degli alpini, capo di muli e contadini

di cento pazzi senza alcun perché, nel gennaio del '43.

Il ragazzo respirava, con la neve dentro agli occhi,

con la neve dentro al cuore, ed il vento sfondava il suo dolore,

diceva, se ritorno a casa, se mai ritorno ancora intero,

oggi ho capito a chi dovrò sparare, sparare per davvero.


Annina, Annina, se mi pensi ancora

Annina, Annina, se mi puoi sentire

vorrei buttare questi stracci

e far l'amore con te sull'erba del cortile.

Lo sai, ogni giorno penso a chi sarà

a chi di noi si salverà

a chi di noi domani combatterà

per pane, giustizia e libertà,

per pane, giustizia e libertà.

Così il ragazzo tornò indietro, senza regali appesi al petto,

Gli dissero: "Non dirlo in giro, non crederanno a quel che avete fatto,

e Nuto prese il suo fucile, ed il sentiero lungo il fiume

e se lo portò via con sé, a fine estate del '43.

Annina, Annina, sono qui in montagna

e il mio Piemonte mi dovrà sentire

sai, adesso guido la mia banda

e tiro in faccia a chi ci mandò a morire.

Lo faccio per quei ragazzini,

per quei muli e i contadini

e lo farò finché non ci sarà

pane, giustizia e libertà,

pane, giustizia e libertà.

E venne ancora aprile, quando le Langhe sono un fiore

e Nuto tornò a casa sua e seppellì nel bosco il suo fucile.

Ora le strade erano piene ed i sorrisi erano chiari,

ed il ragazzo bevve alla sua vita, disse "ora la guerra è davvero finita".

Annina, Annina, un giorno sarò scrittore

per non spegnere gli occhi e per non scordare

Annina, Annina, io sarò la voce

di chi non ha niente che non sia una croce.

E girerò per le mie valli

finché la forza reggerà,

e lo farò finché non ci sarà


pane, giustizia e libertà,

pane, giustizia e libertà.

Il ragazzo camminava, dove le Langhe sono un fiore

Il sole tramontava piano per il soldato e lo scrittore,

per il soldato e lo scrittore.

Tredici
(Yo Yo Mundi)

Uno gridava viva la libertà

Due rispondeva noi la si conquisterà

Tre sorrideva mentre

Quattro dormiva

Cinque aveva tanto freddo e un poco di paura

Sei vegliava il suo sonno quando la notte

si fece più scura.

Sette faceva il pane

Otto aveva tanta fame

Nove sognava un mondo di pace e comunista

Dieci parlava inglese al

Undici che gli chiese:

"Harry raccontami, come sarà il nostro futuro?"

Dodici l'ago e

Tredici la cruna

Amici e compagni in cerca di fortuna,

lottando il presente desiderando un domani,

giovani e belli, ribelli e partigiani.

Erano i Tredici della Banda Tom, della Banda Tom.


Che a mezzanotte il campanile suoni tredici rintocchi

Che al tredicesimo colpo tante lacrime

ad incendiare gli occhi.

Chi di noi avrà il cuore libero dall'aodio e dal male

vedrà distintamente tredici nuove stelle brillare

nel cielo di Casale.

Uno chiedeva adesso cosa ci succederà

Due lo sapeva bene tutti noi si morirà

Tre non parlava più,

Quattro rimaneva giù

Cinque aveva pelle dura,

Sei gridava senza paura

maledetti fascisti assassini e la notte

si fece più scura.

Sette sanguinava,

Otto lo rincuorava

Nove soffriva per il suo sogno che in tanto svaniva

Dieci si difese dai colpi, da quelli più vili

a spezzare le mani di

Undici fu il calcio dei fucili

Dodici l'ago e

Tredici la cruna

Amici e compagni senza più fortuna.

Neve e tormento, filo di ferro sulle mani

giovani, fratelli, ribelli e partigiani

erano i Tredici della Banda Tom, della Banda Tom.

Che a mezzanotte il campanile suoni tredici rintocchi

Che al tredicesimo colpo le lacrime

ad incendiare gli occhi.

Chi di noi avrà il cuore libero dall'odio e dal male

vedrà distintamente tredici nuove stelle brillare

nel cielo di Casale.


Quei briganti neri
(tradizionale)

E quei briganti neri mi hanno arrestato

in una cella scura mi han portato.

Mamma non devi piangere

per la mia triste sorte,

piuttosto que parlare

vado alla morte.

Mamma non devi piangere

per la mia triste sorte,

piuttosto di parlare

vado alla morte.

E quando mi han portato alla tortura

legandomi le mani alla catena,

tirate pure forte

le mani alla catena,

piuttosto che parlare

torno in galera.

Tirate pure forte

le mani alla catena,

piuttosto che parlare

torno in galera.

E quando mi portarono al tribunale

dicendo se conosco il mio pugnale,

sì sì che lo conosco

ha il manico rotondo,

nel cuore dei fascisti

lo piantai a fondo.

Sì sì che lo conosco

ha il manico rotondo,

nel cuore dei fascisti

lo piantai a fondo.

E quando l'esecuzione fu preparata


fucile e mitraglie eran puntati,

non si sentiva i colpi,

i colpi di mitraglia,

ma si sentiva un grido,

Viva l'Italia.

Non si sentiva i colpi

della fucilazione,

ma si sentiva un grido,

Rivoluzione!

Non si sentiva i colpi

della fucilazione,

ma si sentiva un grido,

Rivoluzione!

Festa d’aprile
(Franco Antonicelli)

È già da qualche tempo che i nostri fascisti

si fan vedere poco e sempre più tristi,

hanno capito forse, se non son proprio tonti,

che sta per arrivare la resa dei conti.

Quando un repubblichino omaggia un germano

alza la mano destra al saluto romano,

ma se per caso incontra noi partigiani

per salutare alza entrambe le mani.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia

per conquistare la pace, per liberare l'Italia;

scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;


evviva i partigiani! È festa d'Aprile.

Nera camicia nera, che noi abbiam lavata,

non sei di marca buona, ti sei ritirata;

si sa, la moda cambia quasi ogni mese,

ora per il fascista s'addice il borghese.

Da qualche settimane, miei cari tedeschi,

maturano le nespole persino sui peschi;

l'amato Duce e il Führer ci davano per morti

ma noi partigiani siam sempre risorti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia

per conquistar la pace, per liberar l'Italia;

scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;

evviva i partigiani! È festa d'Aprile.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia

per conquistare la pace, per liberare l'Italia;

scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;

evviva i partigiani! È festa d'Aprile.

4 maggio 1944 in memoria

All'alba del 4 di Maggio

arrivarono le orde assassine,

portavano croci uncinate,

la feccia del terzo regime.

Li guidavano i cani da guardia

la guardia dei repubblichini,


in tanti più di duemila,

duemila vili aguzzini.

E all'alba quassù sopra il monte

Sant'Angelo s'era svegliato,

quando aprirono il fuoco

e a calci le porte sfondarono.

Ed entrò così l'inferno ,

l'inferno qui sulla terra,

l'inferno quello dei vivi,

l'inferno che chiamano guerra.

E pietà, pietà gridammo

fra le lacrime e i lamenti.

Prima gli alberi e le mura

poi noi cademmo innocenti.

Mazzarini Maria presente

Mazzarini Lello presente

Mazzarini Marino presente

Mazzarini Pietro presente

Mazzarini Rosa presente

Mazzarini Santa presente

Mazzarini Palmina di anni sei

Presente

All'alba del 4 di Maggio

ci bucarono gli occhi e le mani

perché nostra colpa era quella

di esser fratelli dei partigiani.

Ma il sangue nostro versato

è quello che inizia la terra,

nell'ora della promessa

ora e sempre Resistenza.


Mazzarini Maria presente

Mazzarini Lello presente

Mazzarini Marino presente

Mazzarini Pietro presente

Mazzarini Rosa presente

Mazzarini Santa presente

Mazzarini Palmina di anni sei

Presente

Era l'alba del 4 di Maggio

per sempre ne avremo memoria,

perché è l'alba di un giorno

che fa nostra la storia.

Perché mai più ritorni

l'inferno qui sulla terra,

l'inferno quello dei vivi,

l'inferno che si chiama guerra.

Mazzarini Maria presente

Mazzarini Lello presente

Mazzarini Marino presente

Mazzarini Pietro presente

Mazzarini Rosa presente

Mazzarini Santa presente

Mazzarini Palmina di anni sei

Presente
Eurialo e Niso

La notte era chiara, la luna un grande lume,

Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume.

E scesero dal monte lo zaino sulle spalle,

dovevano far saltare il ponte a Serravalle.

Eurialo era un fornaio e Niso uno studente,

scapparono in montagna all'otto di Settembre.

I boschi già dormivano, ma un gufo li avvisava,

C'era un posto di blocco in fondo a quella strada.

Eurialo disse a Niso asciugandosi la fronte

"Ci sono due tedeschi di guardia sopra al ponte."

La neve era caduta e il freddo la induriva,

ma avevan scarpe di feltro, e nessuno li sentiva.

Le sentinelle erano incantate dalla Luna,

fu facile sorprenderle tagliandogli la fortuna,

una di loro aveva una spilla sul mantello,

Eurialo la raccolse e se la mise sul cappello.

La spilla era d'argento, un'aquila imperiale,

splendeva nella notte più di un aurora boreale.

Fu così che lo videro i cani e gli aguzzini

che volevan vendicare i camerati uccisi.

Eurialo fu bloccato in mezzo a una pianura,

Niso stava nascosto coperto di paura.

Eurialo lo circondarono coprendolo di sputo,

a lungo ci giocarono come fa il gatto col topo.

Ma quando vide l'amico legato intorno a un ramo,

trafitto dai coltelli come un San Sebastiano,

Niso dovette uscire, troppo era il furore,

quattro ne fece fuori prima di cadere.


E cadde sulla neve ai piedi dell'amico,

e cadde anche la Luna nel bosco insanguinato.

Due alberi fiorirono vicino al cimitero,

i fiori erano rossi, sbocciavano d'inverno.

La notte era chiara, la luna un grande lume,

Eurialo e Niso uscirono dal campo verso il fiume.

Pietà l’è morta


(Nuto Revelli)

Lassù sulle montagne bandiera nera:

È morto un partigiano nel far la guerra.

È morto un partigiano nel far la guerra.

È morto un partigiano nel far la guerra

Un altro italiano va sotto terra.

Un altro italiano va sotto terra.

Laggiù sotto terra trova un alpino

Caduto nella Russia con il Cervino.

Caduto nella Russia con il Cervino.

Ma prima di morire ha ancor pregato:

Che Dio maledica quell'alleato!

Che Dio maledica quell'alleato!

Che Dio maledica chi ci ha tradito

Lasciandoci sul Don e poi è fuggito.

Lasciandoci sul Don e poi è fuggito.


Tedeschi traditori, l'alpino è morto

Ma un altro combattente oggi è risorto.

Ma un altro combattente oggi è risorto.

Combatte il partigiano la sua battaglia:

Tedeschi e fascisti, fuori d'Italia!

Tedeschi e fascisti, fuori d'Italia!

Tedeschi e fascisti, fuori d'Italia!

Gridiamo a tutta forza: Pietà l'è morta!

Gridiamo a tutta forza: Pietà l'è morta!

Aprile

Venite qui stasera

venite piano piano,

che fra la febbre e il gelo

fra la neve e il grano

in mezzo ci sta aprile,

e voi già lo sapete

di tutti i mesi aprile

è quello più crudele.

Venite su al confine

nell'ora del tramonto,

voi che siete stati

siete il sale del mondo,

voi che vi siete fatti vivi

e viva è la memoria

del giorno che in aprile

ci siamo fatti storia.


C'è un corpo sul confine

lasciato lì per terra

offeso dalla guerra

venitelo a guardà.

E il sangue odora forte

odora come ai tempi

quando il fratello disse

all'altro "andiamo ai campi",

e l'altro suo fratello

aveva il cuore in mano

quando gli rispose

"ai campi, ai campi andiamo".

C'è un corpo sul confine

lasciato lì per terra

sporcato dalla guerra

venitelo a guardà.

E' vero questo sangue

che bagna le ferite,

è vero come un fiume

che preme sulle rive,

è vero come un uomo

che ha nostalgia del pianto,

la verità è al confine

nell'ora del tramonto.

Venite qui stasera

venite quando è aprile,

guardate nel silenzio

il cuore della luce

del sangue la mia terra

no,non ha più sete,

morire non si può in aprile,

risorgere si debe.
C'è un corpo sul confine

lasciato lì per terra

è un corpo di guerra

venitelo a salvà.

Le storie di ieri
(Francesco De Gregori)

Mio padre ha una storia comune,

condivisa dalla sua generazione.

La mascella al cortile parlava,

troppi morti lo hanno smentito,

tutta gente che aveva capito.

E il bambino nel cortile sta giocando,

tira sassi nel cielo e nel mare.

Ogni volta che colpisce una stella,

chiude gli occhi e se mete a sognare,

chiude gli occhi e se mete a volare.

E i cavalli a Salò sono morti di noia,

a giocare col nero perdi sempre.

Mussolini ha scritto anche poesie,

i poeti che brutte creature,

ogni volta che parlano è una truffa.

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo,

la mattina legge molti giornali.

È convinto di avere delle idee,

e suo figlio è una nave pirata,


e suo figlio è una nave pirata.

E anche adesso è rimasta una scritta nera,

sopra il muro davanti casa mia,

dice che l'alleanza vincerà.

I nuovi capi hanno facce serene

e cravatte intonate alla camicia.

Ma il bambino nel cortile si è fermato

si è stancato di seguire aquiloni.

Si è seduto tra i ricordi vicini, rumori lontani

guarda il muro e si guarda le mani,

guarda il muro e si guarda le mani,

guarda il muro e si guarda le mani.


SANGUE E CENERE
2015

Sangue e Cenere

Io non amo canzoni di ferro,


amo i riccioli d’oro
e porto il passo che apre la danza
nel cerchio di fuoco.
E vengo con i figli feriti negli occhi,
feriti dal sogno.
Io torno per l’ultimo assedio
alle vostre città.

Perché così è
così sia
così sarà
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere soltanto.

Fra l’urlo e l’azzurro io vivo,


fra il buio e il risveglio.
E seguo la stella che porta
incontro al diluvio.
E vengo attraverso i deserti e le mura,
la polvere e il fumo.
Io sono l’ultimo assedio
alle vostre città.

Perché così è
così sia
così sarà
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere soltanto.

Sarà pioggia e fuoco


sopra le rovine
quando il giorno
arriverà.
Sarà un grido
poi il silenzio senza fine
quando il cielo
si aprirà.

Perché così è
così sia
così sarà
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere
Sangue e Cenere soltanto.

Non finisce qui

Vostro onore, vostro onore


mio padre era un bambino
che correva a piedi nudi
fra la polvere ed il cielo,
e quel mondo era perfetto
giù dal pozzo fino al fosso.
Mio padre che correva e il mondo
gli volava addosso.

Ma un giorno vostro onore


venne a prenderlo la vita,
mio padre era un ragazzo
e l’Italia era tutta in salita.
A nord c’era una paga
un lavoro il meno peggio,
se ti prendono per fame
prima o poi ti fanno ostaggio
così quando non hai scelta
non ti resta che il coraggio.

Non finisce qui


Non finisce qui
Vostro onore
Qui non può finire.

Quella fabbrica mio padre


la ingoiò tutta d’un fiato
alla Breda a ferro e fuoco
come fosse un condannato.
Ferro e fuoco fuoco e ferro
e polvere d’amianto,
prima ti avvelena il sangue
poi diventa cancro.

Non finisce qui


Non finisce qui
Vostro onore
Qui non può finire.

Io mio padre lo ricordo


quando a casa ogni sera
con gli occhi dentro al piatto
piano piano mi chiedeva
“E oggi come è andata?”
ed io “Bene!“ rispondevo.
Mio padre era un bambino che correva
fra la polvere ed il cielo.

Non finisce qui


Non finisce qui
Vostro onore
Qui non può finire.

Non finisce qui


Non finisce qui
Vostro onore
Qui non può finire.

Alle Barricate

Agosto del ‘22


l’Italia è rastrellata
passata per le armi
dai fascisti casa per casa.

Son come la peste nera


vigliacchi ed assassini
al soldo dei padroni
agli ordini di Mussolini.
Ma la Parma non si passa
Parma è un’altra storia
si sente Oltretorrente
solo un grido “Morte o Gloria“.

Alle barricate alle barricate


Alle barricate
Alle barricate alle barricate
Alle barricate

Lottano fianco a fianco


hanno facce da migranti
Del popolo gli arditi
anarchici e compagni.

Per cinque giorni e cinque notti


dalle cantine ai tetti
infuria la rivolta
Si combatte a denti stretti.

La Parma non si passa


Parma è un’altra storia
si sente Oltretorrente
solo un grido “Morte o Gloria“.

Alle barricate alle barricate


Alle barricate
Alle barricate alle barricate
Alle barricate

Qui Oltretorrente
un grido una promessa
da Borgo Saffi fino al Naviglio
trionferà bandiera rossa.

E le camicie nere
battono la ritirata
dall’orda dei fascisti
Parma è liberata.

La Parma non si passa


Parma è un’altra storia
si sente Oltretorrente
solo un grido “Morte o Gloria“.

Alle barricate alle barricate


Alle barricate
Alle barricate alle barricate
Alle barricate.
Ottavo chilometro

Danno gli occhi alla pioggia


nella notte più nera,
hanno il passo di chi
non s’arrende alla bufera.
E con l’anima in spalla
nella notte più scura
vanno via fra un campo di grano
e un filare di uva.

Sono quelli dell’ottavo chilometro


Partigiani una volta
Partigiani per sempre.
E la notte li attende
sul sentiero che passa e che va.

Da qui da qui
Da qui da qui
Da qui fino all’eternità.

Rosso è lo straccio
che portano al collo,
e tengono stretta una foto
all’altezza del cuore.
Per chi li aspetta
sarà triste la cena.
Chi prega per loro
avrà l’anima in pena.

Sono quelli dell’ottavo chilometro


Partigiani una volta
Partigiani per sempre.
E la notte li attende
sul sentiero che passa e che va.

Da qui da qui
Da qui da qui
Da qui fino all’eternità.

Sono quelli dell’ottavo chilometro


Partigiani una volta
Partigiani per sempre.
E l´alba li attende
sul sentiero che passa e che va.

Da qui da qui
Da qui da qui
Da qui fino all’eternità.
Marenostro

Marenostro ascolta ti prego


questa notte porta pazienza,
c’è una barca in mezzo alle onde,
è una barca che porta speranza.

Non ha vela e non ha motore


e non c’è porto e non c’è faro,
ma son tanti lì sopra, li vedi?
quella barca è il loro riparo.

Marenostro guardali bene


sotto i piedi portano il mondo
e negli occhi chissà quanta cenere,
quante lacrime hanno sepolto.

Sono loro la storia del grano,


il fuoco che torna al tramonto,
il pane spezzato e diviso
alla fine del giorno.

Mare ti prego stanotte


non li affogare.
Marenostro mare.

Marenostro tu sai chi li guida,


è quel Dio che non ha frontiere,
che cammina sull’acqua e sul fuoco
e che spezza tutte le catene.

È il Dio di tutti i colori


che combatte la fame e la guerra,
e per lui nessuno è straniero
come in cielo così come in terra.

Sono loro la storia del grano,


il fuoco che torna al tramonto,
il pane spezzato e diviso
alla fine del giorno.

Mare ti prego stanotte


falli passare.
Marenostro mare.

Marenostro portali a riva


prima che muoia l’ultima stella
prima del cambio di guardia
che non li veda la sentinella.
Che la riva non sia galera
né manette né foglio di via,
ma sia strada bagnata dal sole,
non sia mai una strada cattiva.

Sono loro la storia del grano,


il fuoco che torna al tramonto,
il pane spezzato e diviso
alla fine del giorno.

Mare ti prego stanotte


Falli arrivare.
Marenostro mare.

Perché Fausto e Iaio?

Attraversano il ponte
poco dopo il tramonto,
sono i figli promessi
alla fine del mondo.

Sono solo ragazzi


fra la pioggia ed il fuoco.
Sono solo ragazzi
fra il primo lavoro
e l’ultimo gioco.

Sulla via del ritorno


il silenzio ora è strano
in una città che ha paura del vento
e che assomiglia a Milano,
ma Milano non è.

Perché perché
Perché Fausto e Iaio?
Perché perché perché?

Diciotto di marzo,
le otto di sera,
che sia maledetto quel giorno,
maledetta quell’ora.
In via Mancinelli
sono otto gli spari,
le spalle coperte,
il sangue hanno freddo
i cinque sicari.

Ma chi li manda
presta servizio,
chi copre è segreto
è servo fedele
riscuote a palazzo
ed io so chi è.

Perché perché
Perché Fausto e Iaio?
Perché perché perché?

Non è guardia la nostra,


non è l’ora di veglia,
ma è sangue nostro quello
che non sporca la terra.

È caro sangue il nostro


e ancora ci tocca,
come in via Mancinelli,
come a piazza Alimonda.

Sulla via del ritorno


il silenzio ora è strano,
il giusto ed il vero non sono più qui,
dove c’era Milano,
ma Milano dov’è?

Perché perché
Perché Fausto e Iaio?
Perché perché perché?

Perché perché
Perché Fausto e Iaio?
Perché perché perché?
Nino

Nino dicono non c’è verso


nessuna direzione,
non battono più i piedi per terra
anche se oggi c’è la recessione.

Hanno risate da congresso


e fanno scorta per il coprifuoco,
piangono lacrime recitate
e sono bravi a fare il doppiogioco.

Ma oggi Nino
ti do la mia parola,
quella di chi nel pane
ci mette tutto il sole,
quella che canta
con la città futura,
e corre fino al vento
oltre le sbarre oltre i cancelli
oltre queste mura.

Comunista è chi ferma la mano che alza il bastone.


Comunista è la terra che c’è
oltre ogni nazione.
Comunista non è che un sentimento
è Rivoluzione.
Comunista ora e sempre per l’unità.
Comunista Comunista.

Nino vanno in onda ogni sera


ma sull’acqua non sanno più camminare,
fanno i conti con il mercato
e del partito hanno fatto un affare.

Ma oggi Nino
ti do la mia parola,
quella di chi nel pane
ci mette tutto il sole,
quella che canta
con la città futura,
e corre fino al vento
oltre le sbarre oltre i cancelli
oltre queste mura.

Comunista è chi ferma la mano che alza il bastone.


Comunista è la terra che c’è
oltre ogni nazione.
Comunista non è che un sentimento
è Rivoluzione.
Comunista ora e sempre per l’unità.
Comunista Comunista.

Nino alla tua finestra


alla tua finestra sono stato,
ho visto la montagna che bruciava
e cenere alla cenere che tornava.

C’erano uomini che camminavano


lungo le rughe della storia,
sotto un sudario di stelle portavano in spalla
una bandiera che sanguinava,
mentre la notte in fondo al cielo
precipitava.

Comunista è chi ferma la mano che alza il bastone.


Comunista è la terra che c’è
oltre ogni nazione.
Comunista non è che un sentimento
è Rivoluzione.
Comunista ora e sempre per l’unità.
Comunista Comunista.

Gli angeli di Novi Sad

Il Diluvio era finito


seduti sulla Riva
dissero la preghiera
dell’Arcobaleno.
Portavano croci
ricamate sopra il cuore
una serpe sotto al piede
uccisa nel nome dell’Amore.
Venivano come una Promessa
portavano la Risposta
all’Urlo Nero di una madre
alla neve morta sopra la fossa.
Venivano cantando
nel coprifuoco
dalle periferie del cielo
passati per le fiamme,
erano angeli
caduti in volo.

Le Ali stesero nel sole


Il Ponte! il Ponte!
Riva a riva.
Perché ogni passo sia Cammino
vennero gli angeli a Novi Sad.

Erano angeli caduti


a Novi Sad

Erano angeli caduti


a Novi Sad.
Cantava il Cielo all’Anima
laggiù lungo le rive
muti di luce piansero
lacrime di fuoco.
L’Europa divorava
l’ultimo pasto crudo
l’Europa restaurata
quella dopo il Muro.
Venivano dai deserti
come una tentazione
alle labbra crepate
ai seni inconsolabili delle spose.
Fuggivano allo sbando
dai silenzi di Dio.
Dai cieli senza regno
passati per il fuoco,
erano angeli caduti in volo.

Le Ali stesero nel sole


Il Ponte! Il Ponte!
Riva a Riva
Perché ogni Passo sia Cammino
vennero gli angeli a Novi Sad.

Erano angeli caduti


a Novi Sad.
Più forte della morte è l’amore

Più forte della morte è l’amore


sopra la notte il fiume scorre e avanza,
nel buio sei venuto
come un raggio di sole,
col passo tuo che toglie
ogni distanza.

A chi era stanco i piedi hai lavato


e hai curato chi era ferito,
bruciavano di febbre
le labbra che hai bagnato,
e un sorriso avevi
per saluto.

Beato sia il tuo nome Gabriele


quello di un angelo guerriero,
hai combattuto e vinto
l’amore non si arrende.
Solo l’amore vince
vince sempre.

Vieni all’alba all’ora prima,


vieni nell’ombra della sera,
nel buio e nel dolore
l’amore tuo non muore.
Più forte della morte è l’amore.

Il giorno si è spezzato con un grido


sul ponte a Sarajevo uno sparo,
come la neve intorno
lento sei caduto
sopra la terra il cielo
restò muto.

Andavi oltre il ponte a mani nude,


e la città gridava nel silenzio,
con te portavi il pane
nel nome della pace,
e in pace andavi incontro
alla tua croce.

Vieni all’alba all’ora prima


vieni nell’ombra della sera,
nel buio e nel dolore
l’amore tuo non muore.
Più forte della morte è l’amore.
E dove non c’è pace non c’è pane
E dove non c’è pane non c’è vita
Per noi che si vive di una sola pace
Per noi hai dato la tua vita.

Nel mio giardino

C’è sangue sulle rose


e non c’è pane senza vino,
e i ragazzi dell’alba ci sono
con il loro bottino.

C’è pelle di serpente


e tracce di un addio,
ci sono segni di lotta
sul cadavere di Dio.

E c’è un trionfo di ali nel mattino


è tutto qui
qui
nel mio giardino.

C’è un marinaio
con la sua vertigine,
c’è una montagna
che si chiama solitudine.

C’è mia madre che canta


insieme ad Otis Redding,
e ogni volta la luna si getta
nel pozzo dei suoi desideri.

E c’è un trionfo di ali nel mattino


è tutto qui
qui
nel mio giardino.

C’è il cavallo di Troia


con dentro mille ferite,
e più di centomila baci
ad occhio e croce.
E c’è l’angelo bianco
che insegue il mio tacchino,
c’è una moneta d’oro
con sopra la maschera di Arlecchino.

E c’è un trionfo di ali nel mattino


e se c’è un posto dove torna un Re Bambino,
è proprio qui
qui
nel mio giardino.

Mia figlia ha le ali leggere

Mia figlia ha le ali


ha le ali leggere,
e nel fondo degli occhi
ha le mie primavere.

È un raggio di luna
sopra un campo di neve,
è la strada di casa
il mio paese.

Con lei son tornate


son tornate le sere,
mia figlia ha le ali
ha le ali leggere.

Mia figlia è promessa


a una pioggia di stelle,
è il fiume che bagna
le rive del cuore.

È quella speranza
che diventa canzone,
è un giardino nascosto
in un bosco di rose.

È un fiore che presto


diventerà miele,
mia figlia ha le ali
ha le ali leggere.

Come è bella la notte,


mia figlia che sogna
la giostra nel sole
la città della gioia.

Mia figlia è l’erba


di prima mattina
che il vento accarezza
sopra questa collina.

Con lei son tornate


le mie primavere,
mia figlia ha le ali
ha le ali leggere.