Sei sulla pagina 1di 5

Contraccezione e aborto nell’Islām

Jolanda Guardi, Università di Milano

Quanto segue ha il solo scopo di fornire un inquadramento in relazione agli argomenti oggetto della
relazione, poiché non potrà che essere di carattere generale. Sarà sempre necessario, infatti, fare
riferimento alle legislazioni dei singoli paesi musulmani e alla scuola di diritto prevalente in vigore
in ognuno di essi per reperire dati e informazioni più precise.1

La contraccezione rientra tra gli argomenti cosiddetti secondari, cioè quelli che non vengono trattati
specificamente nel Corano e sui quali i dottori della legge (fuqahā’) non hanno opinione unanime.
Il Corano, infatti, non menziona la contraccezione né la proibisce né in esso vi è alcun riferimento
al fatto che lo scopo principale del matrimonio sia la prole o che sia obbligatorio procreare (avere
figli non è wāğib - dovere, obbligo) e il controllo delle nascite rientra pertanto nella categoria di atti
leciti (ğā’iz).
Seguendo il metodo del diritto musulmano, ove il Corano taccia su un argomento, è necessario
rivolgersi ad altre fonti, ordinate gerarchicamente e dunque, in primo luogo, ai hadīt.2 Diversi fanno
riferimento al metodo contraccettivo più utilizzato nell’Arabia pre islamica, il ‘azl (coito interrotto),
tollerandone in genere la pratica:

‫ﺣﺪﺛﻨﺎ ﻋﻠﻲ ﺑﻦ ﻋﺒﺪ ﺍﷲ ﺣﺪﺛﻨﺎ ﺳﻔﻴﺎﻥ ﻗﺎﻝ ﻋﻤﺮﻭ ﺃﺧﱪﱐ ﻋﻄﺎﺀ ﲰﻊ ﻋﻦ ﺟﺎﺑﺮ ﻗﺎﻝ ﻛﻨﺎ ﻧﻌﺰﻝ ﻋﻠﻰ ﻋﻬﺪ‬
‫ﺍﻟﻨﱯ ﺻﻠﻰ ﺍﷲ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﻭﺍﻟﻘﺮﺁﻥ ﻳﱰﻝ‬
Riferisce ‘Alī ibn ‘Abd Allah da Sufyān: ha detto ‘Amrū: mi ha informato ‘Atā’ di aver sentito
Ğābir dire: “Praticavamo il coito interrotto ai tempi del Profeta – su di lui la pace e la benedizione
di Dio – e quando il Corano è stato rivelato”.3

Il hadīt, considerato autentico,4 testimonia del fatto che il coito interrotto era praticato ai tempi del
Profeta (e verosimilmente in precedenza) e nel periodo della rivelazione.
Poiché era praticato vivo il Profeta, esso sarebbe quindi ammissibile.

‫ﻛﲔ ﺣﺪﺛﻨﺎ ﺯﻫﲑ ﻋﻦ ﺃﰊ ﺍﻟﺰﺑﲑ ﻋﻦ ﺟﺎﺑﺮ ﻗﺎﻝ ﺟﺎﺀ ﺭﺟﻞ ﻣﻦ‬‫ﺣﺪﺛﻨﺎ ﻋﺜﻤﺎﻥ ﺑﻦ ﺍﰊ ﺷﻴﺒﺔ ﺣﺪﺛﻨﺎ ﺍﻟﻔﻀﻞ ﺑﻦ ﺩ‬
‫ﺍﻷﻧﺼﺎﺭ ﺍﱃ ﺭﺳﻮﻝ ﺍﷲ ﺻﻠﻰ ﺍﷲ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﻓﻘﺎﻝ ﺇﻥ ﱄ ﺟﺎﺭﻳﺔ ﻫﻲ ﺃﻃﻮﻑ ﻋﻠﻴﻬﺎ ﻭﺃﻧﺎ ﺃﻛﺮﻩ ﺃﻥ ﲢﻤﻞ ﻓﻘﺎﻝ‬
‫ﺍﻋﺰﻝ ﻋﻨﻬﺎ ﺇﻥ ﺷﺌﺖ ﻓﺈﻧﻪ ﺳﻴﺄﺗﻴﻬﺎ ﻣﺎ ﻗﺪﺭ ﳍﺎ ﻓﻠﺒﺚ ﺍﻟﺮﺟﻞ ﰒ ﺃﺗﺎﻩ ﺇﻥ ﺍﳉﺎﺭﻳﺔ ﻗﺪ ﺣﺒﻠﺖ ﻓﻘﺎﻝ ﻗﺪ ﺃﺧﱪﺗﻚ‬
‫ﺃﻧﻪ ﺳﻴﺄﺗﻴﻬﺎ ﻣﺎ ﻗﺪﺭ ﳍﺎ‬
1
Molto vasta è la letteratura sul tema che prende in esame la situazione nei singoli paesi. Segnaliamo per un primo
approccio: la rivista Medical Anthropology Quarterly, New Series, Vol. 20, No. 1 (Mar. 2006) interamente dedicato al
mondo musulmano con il titolo Medical Anthropology in the Muslim World: Ethnographic Reflections on Reproductive
and Child Health; C. Makhlouf Obermayer, “Islam, Women and Politics: The Demography of Arab Countries” in
Population and Development Review, Vol. 18, No. 1 (Mar. 1992), pp. 33-60; idem, “Reproductive Choice in Islam:
Gender and state in Iran and Tunisia” in Studies in Family Planning, Vol. 25, No. 1 (Jan.-Feb. 1994), pp. 41-41.
2
Per un’esposizione dei principi su cui si fonda il diritto musulmano si veda J. Schacht, Diritto musulmano, Edizioni
della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1995 e M. B. As-Sadr, Lessons in Islamic Jurisprudence, Oneworld, Oxford
2003. Per il rapporto tra contraccezione e diritto cfr. Z. Sachedina, “Islam, Procreation and the Law” in International
Family Planning Perspectives, Vol. 16, No. 3 (Sept. 1990), pp. 170-111.
3
Buhārī, Sahīh, al-Maktaba at-taqāfiyya, Bayrūt, vol. 4, tomo 7, Bāb al-‘azl, p. 58-59. Lo stesso hadīt è riportato in
Muslim, Sahīh, Dār hilāfat al-‘aliya, Istambūl 1912, 8 voll., vol. 5, Bāb hukm al-‘azl, p. 160.
4
Per la questione dell’autenticità dei hadīt si veda J. Guardi, Islam, Xenia, Milano 1998.
Ha raccontato ‘Utmān ibn Abī Šība che al-Fadl ibn Dukīn ha narrato che Zubayr ha narrato da Abū
az-Zabīd che l’ha riportato così come riferito da Ğābir: un uomo si recò dal Profeta – su di lui la
pace e la benedizione di Dio – e gli disse: Ho una schiava e ho rapporti con lei, ma temo che possa
rimanere gravida. Rispose: Pratica il coito interrotto se vuoi. Le accadrà ciò che è stabilito. L’uomo
fece passare del tempo poi tornò dal Profeta [e disse]: la schiava è gravida. Rispose: ti avevo
informato che le sarebbe capitato ciò che era in serbo per lei.5

‫ﺣﺪﺛﻨﺎ ﳛﲕ ﺑﻦ ﺃﻳﻮﺏ ﻭﻗﺘﻴﺒﺔ ﺑﻦ ﺳﻌﻴﺪ ﻭﻋﻠﻰ ﺍﺑﻦ ﺣﺠﺰ ﻗﺎﻟﻮﺍ ﺣﺪﺛﻨﺎ ﺇﲰﺎﻋﻴﻞ ﺑﻦ ﺟﻌﻔﺮ ﺍﺧﱪﱐ ﺭﺑﻴﻌﺔ ﻋﻦ‬
‫ﳏﻤﺪ ﺑﻦ ﳛﲕ ﺑﻦ ﺣﺒﺎﻥ ﻋﻦ ﺍﺑﻦ ﳏﲑﻳﺰ ﺍﻧﻪ ﻗﺎﻝ ﺩﺧﻠﺖ ﺃﻧﺎ ﻭﺃﺑﻮ ﺻﺮﻣﺔ ﻋﻠﻰ ﺃﰊ ﺳﻌﻴﺪ ﺍﳋﺪﺭﻱ ﻓﺴﺄﻟﻪ ﺃﺑﻮ‬
‫ﺻﺮﻣﺔ ﻓﻘﺎﻝ ﻳﺎ ﺍﺑﺎ ﺳﻌﻴﺪ ﻫﻞ ﲰﻌﺖ ﺭﺳﻮﻝ ﺍﷲ ﺻﻠﻰ ﺍﷲ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﻳﺬﻛﺮ ﺍﻟﻌﺰﻝ ﻓﻘﺎﻝ ﻧﻌﻢ ﻏﺰﻭﻧﺎ ﻣﻊ‬
‫ﺭﺳﻮﻝ ﺍﷲ ﺻﻠﻰ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﻏﺰﻭﺓ ﺑﻠﻤﺼﻄﻠﻖ ﻓﺴﺒﻴﻨﺎ ﻛﺮﺍﺋﻢ ﺍﻟﻌﺮﺏ ﻓﻄﺎﻟﺖ ﻋﻠﻴﻨﺎ ﺍﻟﻌﺰﺑﺔ ﻭﺭﻏﺒﻨﺎ ﰲ ﺍﻟﻔﺪﺍﺀ‬
‫ﻓﺎﺭﺩﻧﺎ ﺍﻥ ﻧﺴﺘﻤﺘﻊ ﻭﻧﻌﺰﻝ ﻓﻘﻠﻨﺎ ﻧﻔﻌﻞ ﻭﺭﺳﻮﻝ ﺍﷲ ﺻﻠﻰ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﺑﲔ ﺍﻇﻬﺮﻧﺎ ﻻ ﻧﺴﺄﻟﻪ ﻓﺴﺄﻟﻨﺎ ﺭﺳﻮﻝ ﺍﷲ‬
‫ﺻﻠﻰ ﺍﷲ ﻋﻠﻴﻪ ﻭﺳﻠﻢ ﻓﻘﺎﻝ ﻻ ﻋﻠﻴﻜﻢ ﺍﻥ ﻻ ﺗﻔﻌﻠﻮﺍ ﻣﺎ ﻛﺘﺐ ﺍﷲ ﺧﻠﻖ ﻧﺴﻤﺔ ﻫﻲ ﻛﺎﺋﻨﺔ ﺍﱃ ﻳﻮﻡ ﺍﻟﻘﻴﺎﻣﺔ ﺍﻻ‬
‫ﺳﺘﻜﻮﻥ‬
Ci hanno narrato Yahyà ibn Ayyūb, Qutayba ibn Sa‘īd e ‘Alī ibn Huğz: ci ha detto Isma‘īl ibn
Ğa‘far: mi ha informato Rabī‘a da Muhammad ibn Yahyà ibn Habbān che Ibn Muhayrīz ha detto:
Io e Abū Sirma ci siamo recati da Abū Sa‘īd al-Hudrī e Abū Sirma gli ha chiesto: Abū Sa‘īd hai mai
sentito l’Inviato – su di lui la pace e la benedizione di Dio – menzionare il coito interrotto? Ha
risposto: Sì: avevamo compiuto una razzia con l’Inviato – su di lui la pace e la benedizione di Dio –
presso la tribù dei Mustaliq e avevamo catturato i migliori fra gli Arabi e ci pesava il celibato e
avevamo voglia del bottino e volevamo godere e praticare il coito interrotto e dicevamo a noi stessi:
facciamolo. L’Inviato di Dio – su di lui la pace e la benedizione di Dio - era fra noi e non lo
abbiamo interpellato, allora egli disse: non potete impedire ciò che Dio ha stabilito per la creazione
di un’anima se essa dovrà essere fino al giorno del giudizio sarà.6

Queste tradizioni, in sostanza, confermano che la pratica era in uso fra i compagni del Profeta e che
egli non la proibiva. Le scuole di diritto musulmano, a partire da questa constatazione, hanno
pertanto dato la pratica come permessa e, secondo le fonti medievali, il dibattito si è incentrato su
altri aspetti, come a esempio, se per la pratica contraccettiva sia necessario o meno il consenso della
donna, distinguendo i casi di donna libera (moglie legale) e concubina o schiava.7

5
Sunan Abī Dāwud, 5 voll., Dār Ibn Hazm, Bayrūt 1997, vol. 2, Bāb mā ğā’a fī ‘l-‘azl, pp. 430-431. Lo stesso hadīt è
riportato, con alcune varianti, in Muslim, Sahīh, op. cit., vol. 5, Bāb hukm al-‘azl, p. 159.
6
Muslim, Sahīh, op. cit., vol. 5, Bāb hukm al-‘azl, pp. 157-158. Il significato, e di conseguenza la traduzione,
dell’espressione “non potete impedire” sono discussi.
7
In particolare, per quanto riguarda la donna libera, viene considerato necessario il suo consenso per due motivi:
innanzitutto per il suo diritto ad avere figli e in secondo luogo per il suo diritto ad avere un pieno appagamento sessuale,
che il coito interrotto potrebbe compromettere. Scopo primario del matrimonio nell’Islām non è, infatti, la procreazione,
quanto piuttosto l’incanalare la sessualità in una forma legale, oltre all’amore, la comprensione e la tenerezza fra i
coniugi. Cfr. Sūrat ar-Rūm (I Romani), v. 21: “E uno dei Suoi Segni è ch’Egli v’ha create da voi stessi delle spose,
acciocché riposiate con loro, e ha posto fra di voi compassione e amore. E certo in questo v’ha un segno per gente che
sa meditare. La sessualità, quindi, viene considerata come facente parte dell’essere umano e non colpevolizzata, stante
anche l’assenza, nel Corano, del concetto di peccato originale e della “colpa” addebitata esclusivamente alla donna. Si
veda D. Lee Bowen, “Muslim Juridical Opinions concerning the Status of Women as Demonstrated by the Case of ‘azl”
in Journal of Near Eastern Studies, Vol. 40, No. 4, Arabic and Islamic Studies in Honor of Nabia Abbott: Part Two
Nei trattati di medicina del periodo classico, a esempio, la discussione non verte pertanto sulla
liceità o meno della pratica, che si da evidentemente per scontata e praticata, ma sui vari metodi
possibili di contraccezione.8
Questi compredono ovuli e tamponi vaginali, trattati adeguatamente con droghe, atti a impedire
fisicamente o chimicamente l’ingresso dello sperma nelle tube e, in parte il trattamento del pene con
unguenti e impacchi atti a impedire la fecondazione.9 Citiamo a titolo di esempio, un passo del
Canone di Avicenna:

In questo passo, intitolato, “Dell’impedimento della gravidanza”, Avicenna sostiene che il medico
può ritenere di impedire la gravidanza di una giovane per timore che il feto presenti un difetto e
suggerisce alcuni metodi contraccettivi applicabili sia all’uomoc he alla donna. Tra i prodotti
utilizzati troviamo il catrame, il sambuco e la biacca e prima con cui spalmare il pene, la polpa di
melograno e l’allume; polpa di coloquintide, di bronia alba, scorie di ferro, zolfo, scammonea e fiori
di cavolo. Utile anche strofinarsi con il pepe dopo il rapporto o storfinarsi con sterco di elefante da
solo o insieme a fumigazioni nonché bere acqua di melissa tre volte.10

Per quanto riguarda l’aborto, anche in questo caso il riferimento principale è il Corano, sūrat al-
mu’minūn, vv. 12-14:

‫﴿ﻭﻟﻘﺪ ﺧﻠﻘﻨﺎ ﺍﻹﻧﺴﺎﻥ ﻣﻦ ﺳﻼﻟﺔ ﻣﻦ ﻃﲔ ﰒ ﺟﻌﻠﻨﺎﻩ ﻧﻄﻔﺔ ﰲ ﻗﺮﺍﺭ ﻣﻜﲔ ﰒ ﺧﻠﻘﻨﺎ ﺍﳌﻀﻐﺔ ﻋﻈﺎﻣﺎ ﻓﻜﺴﻮﻧﺎ‬
﴾‫ﺍﻟﻌﻈﺎﻡ ﳊﻤﺎ ﰒ ﺃﻧﺸﺄﻧﺎﻩ ﺧﻠﻘﻨﺎ ﺃﺧﺮ ﻓﺘﺒﺎﺭﻙ ﺍﷲ ﺃﺣﺴﻦ ﺍﳋﺎﻟﻘﲔ‬
Creammo l’uomo da essenza di argilla, poi lo ponemmo, goccia di sperma, fermo in luogo di
riposo. Poi la goccia di sperma trasformammo in un grumo di sangue coagulato poi creammo
dall’embrione ossa e vestimmo l’ossa di carne e da esso creammo un altra creatura; sia benedetto
Dio il miglior creatore.

(Oct. 1981), pp. 323-328. Per una discussione della figura di Eva nel Corano cfr. J. Guardi-R. Bedendo, Teologhe,
musulmane, femministe, effatà, Torino 2009, pp. 70-82.
8
Evidentemente la società araba medievale non mancava di informazioni sul coito interrotto, pratica che peraltro non
presenta problemi specifici di applicazione. Cfr. J. T. Noona, Contraception. A History of its Treatment by the Catholic
Theologians and Canonists, Harvard University Press, Cambridge 1966
9
Per quanto segue i riferimenti sono ar-Rāzī, Al-hawfī fī-t-tibb, 17 voll., Maktabat mağdā’irat al-ma‘ārif al-‘ūtmaniyya
bi-Haydārabād – al-Hind 1961 e segg., in particolare il volume 5 e Ibn Sīnā, Al-qanūn fī-t-tibb, Typographia Medicea,
Romae 1593, in particolare il Libro terzo.
10
Ibn Sīna, op. cit., f. 580.
Alla gestazione, e alla spiegazione dei versetti precedenti, si fa riferimento anche nei hadīt:

‫ﺠﻤﻊ ﺧﻠﻘﻪ ﰲ ﺑﻄﻦ ﺃﻣﻪ ﺃﺭﺑﻌﲔ ﻳﻮﻣﺎ ﻧﻄﻔﺔ ﰒ ﻳﻜﻮﻥ ﻋﻠﻘﺔ ﻣﺜﻞ ﺫﻟﻚ ﰒ ﻳﻜﻮﻥ ﻣﻀﻐﺔ‬‫ﺇﻥ ﺃﺣﺪﻛﻢ ﻳ‬
Il germe di ognuno di voi è raccolto nel ventre di sua madre sotto forma di una goccia di sperma per
quaranta giorni, poi diventa un grumo di sangue per un periodo simile, poi diventa un feto per un
periodo simile, infine viene inviato a lui un angelo per insufflargli l’anima.11

I giureconsulti sono concordi nel ritenere che il discrimine fondamentale sia il momento in cui al
feto viene insufflata l’anima, questa concezione, tra l’altro, conferma il fatto che la contraccezione
sia permessa, praticandosi ampiamente entro il termine dei 120 giorni. Naturalmente le opinioni
all’interno della giurisprudenza musulmana sono estremamente varie e numerosi sono coloro che
sconsigliano o scoraggiano l’aborto anche prima del periodo discusso – a eccezione del caso in cui
il non praticarlo metta in pericolo la vita della madre, secondo il principio de al-ahamm wa al-
muhimm adottato dal diritto musulmano e che si basa sul contenuto di parte del versetto 233 di sūrat
al-baqara, “La madre non soffra danno a causa del figlio” e su un hadīt:
“Quando due cose proibite si concentrano [su una persona] allora la minore verrà sacrificata per la
maggiore”.
È interessante notare che, secondo quanto riportato nei hadīt e nel dibattito intorno all’argomento
nascita nella medicina araba medievale, l’apporto maschile e quello femminile alla costituzine del
nascituro vengano considerati uguali e pertanto su entrambi si agisce in caso di mancato
concepimento con pratiche atte a favorirlo.12
L’interesse nello stabilire quando abbia inizio la gravidanza si deve anche al fatto che era necessario
definire lo stato legale del feto come persona in una serie di contesti legali come, a esempio, pagare
il prezzo del sangue in caso di ferimento di una donna incinta, per stabilire i diritti di eredità e per
questioni di statuto personale (feto di una madre libera o schiava).13
Questa premessa sul periodo classico era in qualche modo necessaria perché, pur modificandone i
tratti per essere più aderente alla realtà delle società musulmane contemporanee, essa è la base di
riferimento del diritto musulmano cui i giuresperiti fanno riferimento.
La contraccezione, stante quanto affermato all’inizio, rientra attualmente negli atti makrūh, ossia
non incoraggiati ma nemmeno vietati e quindi non sanzionabili.
Per quanto riguarda i diversi metodi contraccettivi moderni, il diritto musulmano procede secondo
un metodo di analisi volto a stabilire quando cominci la gravidanza. Per far questo, oltre a far
riferimento a quanto stbailito dalla šarī‘a, il diritto musulmano si basa su quanto stabilito anche
dalla scienza secondo una tradizione che declina congiuntamente questi due aspetti.
All'inizio della gravidanza, com’è noto, l'embrione appena formato si inserisce nella parete uterina
grazie a particolari molecole 'adesive', la cui produzione comincia ad avvenire dopo sei giorni dalla
fecondazione. L’impianto avviene quindi dopo cinque, sei giorni, dando luogo al cosiddetto
annidamento. Se l’ovulo giungesse prima della sua trasformazione in blastocisti nell’utero non
potrebbe impiantarsi. La blastocisti ruota sulla superficie uterina sino a quando la massa cellulare

11
Buhārī, op. cit.
12
Un testo estremamente interessante al riguardo è il Kitāb halaq al-ğanīn wa tadbīr al-habālà wa-l-mawlūdīn (Libro
della generazione del feto e del trattamento delle donne incinte e dei neonati) di ‘Arīb ibn Sa‘īd al-Kātib a-Qūrtūbī, da
noi consultato nel manoscritto conservato presso la Real Biblioteca del Monasterio de El Escorial, catalogato come Ms.
árabe 833 (ff. 85-127).
13
D. Lee Bowen, “Abortion, Islam and the 1994 Cairo Population Conference! In International Journal of Middle East
Studies, Vol. 29, No. 2 (May 1997), pp. 161-184.
interna si trova dal lato della mucosa. Questa è la fase in cui ha inizio l’annidamento vero e
proprio.14
Di conseguenza anche la “pillola del giorno dopo” o la recente pillola RU486 possono essere
assunte dopo il rapporto, purché entro il presunto limite fissato per l’impianto dell’embrione
nell’utero. La contraccezione è, dunque, in linea generale, permessa e dove non lo sia lo è per
motivi che esulano dal ragionamento fin qui presentato e specifico del diritto musulmano, ma per
motivi politici e di controllo sul copro della donna, atteggiamento questo peraltro contrario ai
principi stessi dell’Islām, che proibisce l’imposizione di alcune pratiche piuttosto che altre – non
solo nel campo qui discusso - per fini diversi da quelli della conformità alla šarī‘a.
Per quanto riguarda l’aborto, tutti gli ulamā’ contemporanei sono d’accordo nell’affermare che esso
è proibito quando implica l’uccisione di un’anima, ma tutt’ora divergono sul momento in cui ciò
avvenga. Per fornire un’idea della varietà di opinioni, le scuole malikita, ibadita e zahirita ritengono
che si commetta aborto sin dal concepimento, le scuole hanafita e zaydita permettono l’aborto entro
i 120 giorni, la scuola hanbalita entro i 40 giorni e, infine, nella scuola šafi‘ita sono presenti due
opinioni: per alcuni l’aborto è consentito entro 80 giorni per altri entro 120. Tutto ciò sempre
escluso il caso che si debba salvare la vita della madre, nel qual caso tutte le scuole ammettono
l’aborto terapeutico demandando la decisione sulla necessità di tale pratica alla medicina.
Quanto fin qui menzionato non ha naturalmente altro che carattere di generalità, posto che ogni
giureconsulto, nell’Islām, può fornite un suo parere al riguardo (fatwà) che il credente potrà o meno
seguire e un esame delle fatwà emesse nel XX secolo sull’argomento rivela un’estrema varietà di
opinioni.15 Tra tutte riportiamo quella recente di Šayh Ğādil Haqq ‘Alī Ğādil Haqq16 nella quale si
conferma una tendenza generale. Egli ritiene, infatti, che non esista un passo (nuss) nel Corano che
proibisca la prevenzione della gravidanza o la diminuzione del numero di figli, mentre esistono
numerosi hadīt che ne indicano la permissibilità. Afferma, inoltre, che la contraccezione preventiva
non può essere equiparata a un omicido o a un atto contradditorio o di messa in dubbio della fiducia
in Dio. Relativamente ai metodi contraccettivi moderni, secondo le regole dell’analogia (qiyās) essi
sono permissibili ivi compresa, nel campo della fecondazione, l’inseminazione con lo sperma del
marito (sono proibite le banche dello sperma e la donazione di sperma).
Un’ultima considerazione è che nelle società musulmane dove la religione viene considerata una
componente essenziale della vita sociale, la discussione della salute nel campo della riproduzione ha
inevitabilmente un risvolto teologico che tuttavia può essere utilizzato con un approccio innovativo
a favore dell’emancipazione della donna. È il caso, a esempio, dell’Indonesia, dove lo studio e la
reinterpretazione dei testi relativi agli argomenti fin qui discussi, inseriti nell’ambito della questione
della giustizia sociale, porta a una maggior consapevolezza delle donne nelle questioni della
riproduzione e dell’aborto.17

14
G. Serour, “Assisted Reproduction Developments in the Islamic World” in International Journal of Gynaecology and
Obstetrics, Volume 74, Issue 2, pp. 187-193.
15
Cfr. A. R. Omran, Family Planning in the Legacy of Islam, Routledge, London & New York 1992, pp. 230-237.
16 Ali Jadel Haq è stato mufti d’Egitto dal 1970 al 1980. Il parere che riportiamo è contenuto in un volume da egli
stesso pubblicato nel 1991, Laws of Sharieah and Gyneocological Issues, Al-Azhar International Islamic Center for
Population Studies and Research, Cairo, citato in Omran, op. cit., p. 238.
17
Cfr. R. Sciortino-L. M. Natsir-M. F. Mas’udi, “Learning from Islam: Advocacy of Reproduction Rights in Indonesian
Pesantren” in Reproductive health Matters, Vol. 4, No. 8, Fundamentalism, Women’s Empowerment and Reproductive
Rights (Nov. 1996), pp. 86-96.