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Materia: Anatomia II

Docente: L. F. R.
Appunti di: C. P.
Argomenti: Visione video dissezione anatomica del torace e introduzione all’addome

Nella lezione precedente abbiamo terminato la laringe, trattando i muscoli intrinseci che coadiuvano il
movimento delle sue varie componenti, l’innervazione e la vascolarizzazione. In seguito il docente ha
trattato i polmoni, descrivendone i rapporti, la vascolarizzazione, l’innervazione e il drenaggio linfatico.

1. VISIONE VIDEO DISSEZIONE ANATOMICA DI


TORACE
1.1 LARINGE
Nella descrizione del video della dissezione anatomica di laringe e mediastino vengono riportati solo alcuni
punti salienti e le immagini considerate più significative dal redattore.
Dissezione anatomica della laringe. Seguendo l’ordine stratigrafico dall’esterno verso l’interno vediamo
inizialmente strati dei muscoli profondi del collo (tra i quali individuiamo l’omoioideo), il gruppo di muscoli
sottoioidei, e sotto quest’ultimi la laringe (1-2)
Dopo aver tolto i muscoli sottoioidei, compaiono la laringe, una parte di trachea, la grande cartilagine
tiroidea, l’anello della cricoide e infine la trachea per intero. È visibile anche una grossa ghiandola, la tiroide,
che si porta lateralmente quasi andando a frapporsi tra il fascio vascolo-nervoso del collo e il complesso
laringo-tracheale. Rimuovendo anche la tiroide, si vedono meglio le cartilagini laringee e iniziamo a vedere
che tra cart. tiroidea superiormente e primo anello tracheale (sottostante) (sopra il primo anello tracheale è
visibile anche l’anello della cricoide) ci sono i muscoli descritti la lezione precedente (es. cricotiroideo
posizionato anteriormente). Sopra la tiroide c’è membrana tiroioidea, che si fissa all’osso ioide.
Rimosso il fascio vascolo-nervoso del collo, rimane comunque poco visibile la faringe collassata. Prestando
particolare attenzione sono ben visibili invece i costrittori. È tutto collabito.
Guardando la laringe in visione posteriore, sono riconoscibili diverse strutture: la lingua, la cartilagine
epiglottica,i corni dello ioide, le pieghe dell’epiglottide, gli apici cartilagini aritenoidi, dietro il castone,
porzione posteriore della cricoide. (3-4)

Sezione della laringe (5)


Sezionata cartilagine epiglottide, possiamo notare la radice della lingua e la piega mucosa che connette tale
radice alla cartilagine epiglottide. È importante, in caso di soffocamento spontaneo, ricordare che si deve
tirare fuori la lingua sia perché la lingua ostruisce le vie aeree ma anche perché con la lingua retratta
l’epiglottide è chiusa.
Sono poi visibili il vestibolo laringe, la glottide e la parte inferiore della laringe. Il castone è sezionato
insieme all’anello della cricoide. Le aritenoidi non sono invece sezionate perché non sono mediane e di
conseguenza non sono rientrate nel piano di dissezione. Si possono inoltre notare la corda vocale vera, falsa
e il ventricolo laringeo del Morgagni tra le due corde.

La membrana quadrangolare è una membrana connettivale, il cui margine inferiore è costituito dalla corda
vocale falsa (sopra la linea tratteggiata immagine 6) e il margine postero-superiore, ossatura della piega
ariepiglottica.
Si notano inoltre il ventricolo/vestibolo, la piega vestibolare e la piega vocale. La parte tratteggiata
rappresenta il piegamento cordoniforme.

Visione endoscopico paziente vivo (7): epiglottide, due punti che corrispondo agli apici aritenoidi (i processi
muscolari sono alla base). Sono inoltre visibili le corde vocali vere, che, con la fonazione, si chiudono.
Superiormente ci sono le corde vocali passive ( o false).

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Art. tra tiroide e aritenoidi (8). Il video mostra un movimento in cui rimanere fissa la tiroide mentre la
cricoide si alza, questo movimento non è però naturale, anche se presente in alcune vocalizzazioni: il
movimento naturale prevede che la cricoide rimanga fissa mentre la tiroide si porti avanti.
Importanti da ricordare sono le art. corno inferiore della tiroide con la cricoide.
Un altro aspetto da sottolineare è la presenza di tessuto adiposo alla base della lingua: infatti dove è presente
tessuto adiposo è più facile che avvenga un accumulo di liquidi, causa di edemi alla base della
lingua/emorragie sottolinguali. Questo accumulo è pericoloso in quanto, determinando ingrossamento,
comprime la cartilagine epiglottide tenendola chiusa e provocando affaticamento respiratorio.

Cartilagine aritenoidea (10-11-12-13)


Possiamo notare l’apice della cartilagine aritenoidea, il proc. muscolare alla base,il proc. Vocale (da
quest’ultimo si diparte il legamento/muscolo vocale fino alla tiroide), e superiormente le cartilagini
corniculate (cartilagini accessorie).
È inoltre visibile la superficie articolare delle aritenoidi per articolarsi con la cricoide. Ciascuna art. è una
diartrosi, è dotata dunque di capsula, cartilagini articolari, sinovia e tutte le strutture tipiche di questo tipo di
articolazione.

Visione dall’alto della cartilagine aritenoidea, cricoidea e tiroidea. (14)


I movimenti del proc. muscolare delle aritenoidi servono alla fonazione e possiamo allargare o far ruotare le
aritenoidi in modo che i processi vocali si dilatino insieme alle corde vocali.
Vengono poi evidenziati i legamenti vocali: il movimento avanti-indietro le rilascia/tende, il movimento di
rotazione esterna/interna allargo/stringe le aritenoidi per modulare il suono. (15-17)

Cono elastico: (16-18) la membrana connettivale che dalla cricoide si porta al legamento vocale (margine
superiore del cono elastico). Mentre la membrana quadrangolare è su un solo piano, inferiormente troviamo
la membrana cricotiroidea, esterna e che si estende dal margine superiore della cricoide fino alle corde
vocali, e il cono elastico, interno.
Anche nella visione interna della laringe è visibile il cono elastico che si trova sotto la mucosa.

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1.2 TORACE
Apertura torace anatomica normale: visibile nell’immagine.
In anatomia patologica, durante un’autopsia, si tagliano tutte le coste, si solleva la gabbia
toracica e vediamo l’intera cavità toracica. In anatomia didattica, invece, viene mantenuto lo
sterno e le coste 7° 8° 9° e 10°. Infatti, essendo quest’ultima un’anatomia dimostrativa, se
togliessi lo sterno perderei il diaframma e i legamenti sterno-pericardici (il foglietto parietale
del pericardio ha aderenze importanti sia con il diaframma che con lo sterno. I legamenti
sterno-pericardici sono “filetti” di connettivo che collegano il pericardio allo sterno)

Vengono evidenziate importanti strutture del torace come il cuore all’interno del sacco
pericardico. Dal video si nota come il cuore sia molto appoggiato sul diaframma.
Viene tolto lo sterno: diventa apprezzabile il pericardio fibroso. La linea tagliata è il leg. sterno-pericardico. I
polmoni mostrati sono di colore antracite a causa dell’inquinamento.
Conclude con una visione di ripasso delle strutture cardiache viste in settorato.

ADDOME

2.1 INTRODUZIONE GENERALE ALL’ADDOME


L’ addome, o cavità addomino-pelvica, può essere suddiviso nella cavità addominale propriamente
detta e nella cavità pelvica.
Descriviamo i limiti dell’addome:
• tetto: diaframma
• parete anteriore (descritta meglio come antero-laterale),
• parete posteriore
• pavimento: pavimento pelvico costituito principalmente dal m. elevatore dell’ano.

2.2 PROIEZIONI SULLA SUPERFICIE ADDOMINALE DEI LIMITI DELL’ADDOME


Nell’ anatomia di superficie si descrive anteriormente:
- superiormente: linea toraco-addominale (che segue le coste)
- inferiormente. linea addomino-pelvica
Posteriormente la linea toraco-
addominale si porta molto più in basso
rispetto alla linea toraco-addominale
della faccia anteriore. La linea
addomino-pelvica posteriore segue
invece le creste iliache fino ad arrivare
al rachide.

Tutti sanno che il fegato si trova nella cavità addominale. Se però mi metto a palpare queste linee di
definizione dell’addome non riuscirò quasi a sentirlo perché il fegato si trova sotto le coste (insieme alla
milza ma dal lato opposto). Allora bisogna distinguere i limiti addominali descritti ora in anatomia di
superficie dalla proiezione della cavità addominale interna perché quest’ultima sostituisce alla linea toraco-
addominale una linea quasi orizzontale che passa per lo xifoide dello sterno.
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C’è una sorta di discrepanza tra anatomia topografica di superficie del torace e anatomia topografica di
superficie dell’addome dovuta alle diverse dimensioni ed espansioni delle due cavità. Il motivo di queste
differenze è dovuto al diaframma: esso non è una tavoletta perfettamente orizzontale ma presenta una
convessità. Possiamo assimilare il diaframma a una cupola in cui la parte centrale (quindi la parte più
interna) è orizzontale e espansa verso l’alto, mentre la parte periferica corrisponde alla linea di superficie, la
toraco-addominale, ed è quindi più bassa.
Non è sbagliato dire che anche la parete addominale ha delle ossa se con il termine “parete addominale”
intendiamo non quello strettamente topografico di superficie ma quello di parete come struttura che delimita
la cavità addominale.
Quindi superiormente trovo le coste; posteriormente il rachide lombare, la regione mediana del dorso;
inferiormente il bacino che delimita la pelvi. Dall’arcata costale al margine anteriore del bacino ho uno
spazio libero, costituito cioè solo da muscoli e privo di ossa: per questo diventa più facilmente ispezionabile.

2.3 PARETI DELLA CAVITÀ ADDOMINALE


- Parete anteriore (già vista descrivendo i muscoli di questo distretto) Si presenta a strati: m. retto
medialmente, i due m. obliqui e il m. trasverso dell’addome lateralmente.
- Parete superiore delimitata dal diaframma
- Parete posteriore è costituita dall’ileopsoas (m. psoas e iliaco) e il quadrato dei lombi,
- Pavimento pelvico è costituito dal m. elevatore dell’ano (anteriormente) e m. piriformi posteriormente,
entrambi muscoli dell’arto inferiore.

2.4 SPAZI CONNETTIVALI DELL’ADDOME


La cavità addominale è rivestita internamente da una sierosa, chiamata peritoneo
- Retroperitoneo: tra peritoneo e parete addominale posteriore
- Sottoperitoneo: tra peritoneo e pavimento della pelvi
- Preperitoneo: tra peritoneo e parete addominale anteriore
(Non si usa il termine di spazio sopraperitoneale, perché è quel sottile spazio che c’è tra peritoneo e cupola
diaframmatica)
Da ricordare che gli spazi connettivali contengono grasso e/o organi.

2.5 SPAZIO SIEROSO DELL’ADDOME


Dentro la sierosa si trova la cavità sierosa, o peritoneale: al suo interno invece non troviamo nulla se non un
po’ di liquido a volte. Qui dunque NON troviamo organi.

È il peritoneo parietale che, ribattendosi, diventa peritoneo viscerale e accoglie gli organi. Tutti questi organi
e porzioni dell’intestino dunque prospettano dentro la cavità addominale ma sono collegati, tramite il meso,
al retroperitoneo: all’interno del meso ci sono i vasi e nervi dell’organo, che originano quindi dal
retro/sottoperitoneo.
Nel preperitoneo invece non ci sono organi che vi originano e prospettano nella cavità addominale.
I nostri spazi connettivali importanti quindi sono retro e sottoperitoneo. Nel preperitoneo ci sono poche
strutture.

2.6 SEZIONE DI ADDOME:


In sintesi, attraverso il meso (doppio foglietto di peritoneo) un organo della cavità addominale (come può
essere un pezzo di tubo digerente) riceve vasi e nervi, oltre a mobilità, e sempre attraverso il meso gli organi
dell’addome, avvolti da peritoneo viscerale, si legano alla parete.
Il docente ripropone l’esempio della tappezzeria: se l’organo rimane appiccicato al muro avvolto dalla
tappezzeria, non può muoversi. Però se ha un lungo meso si può muovere. Questo risulta essere funzionale
per l’intestino, perché dovendo comprimersi per mandare avanti il cibo, la soluzione migliore è quella del
meso per dare mobilità all’intestino. Essendo quest’organo staccato dal retroperitoneo, dove decorre l’aorta
addominale, esso può essere irrorato da questo vaso solo tramite il meso.

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Nel retroperitoneo e nel sottoperitoneo
abbiamo il passaggio dei grossi vasi come
aorta addominale, vena cava inferiore. Nel
retroperitoneo si viene a formare la vena
porta, origina il dotto toracico con la
cisterna del Chilo, e la catena gangliare
paravertebrale che costituisce dei plessi
davanti all’aorta e ciascun di questi plessi
seguirà con i propri rami i vasi che
attraverso i mesi raggiungono l’organo.
Nel retroperitoneo arrivano dall’alto,
attraverso il diaframma, i nervi vaghi e i
nervi splancnici toracici/splancnici. Sono il
n. grande splancnico, il n. piccolo
splancnico, e il n. splancnico minimo, che
si portano nel retroperitoneo dove c’è la
catena gangliare paravertebrale.
N.B. nervi splancnici = nervi splancnici
toracici.

2.6.1 CATENA GANGLIARE


PARAVERTREBRALE: è una catena del
simpatico annessa a nervi toraco-lombari. I
nervi cervicali e i nervi pelvici/sacrali
hanno la catena ma non è annessa.
A livello dei neuromeri toracici il midollo
spinale fuoriescono, tramite le due radici,
sia il ramo comunicante bianco sia il
grigio.
A livello del neuromero cervicale, invece,
prende origine il ramo comunicante grigio,
ma non quello bianco perché manca la componente ortosimpatica. Stessa situazione troviamo a livello
sacrale. Il neurone pregangliare da cui origina il ramo comunicante bianco che raggiungerà i distretti
cervicali e sacrali si trova quindi unicamente a livello toracico. Da qui il ramo comunicante bianco quindi
raggiungerà superiormente i plessi cervicali e inferiormente quelli sacrali.
Dunque se io ho delle lesioni a livello del midollo toracico potrò avere problemi collegati al complesso
miosi-midriasi. Perché il primo neurone, che andrà a controllare il complesso della midriasi, origina per forza
dai rami comunicanti bianchi del torace, solo a livello del secondo neurone posso parlare di ganglio
cervicale.

2.7 NERVI SPLANCNICI


Se vediamo il rachide lateralmente, possiamo evidenziare la fine dei neuromeri toracici e l’inizio dei
lombari. Il livello d’inserimento dei pilastri del diaframma sul rachide è su L2.
La domanda che pone il docente è: quanti neuromeri toraco-lombari ricadono topograficamente nel torace e
quanti nell’addome?
Nel torace ricadono topograficamente tutti i neuromeri toracici e i primi due lombari. Ne segue che
nell’addome rimangono 3 neuromeri lombari (essendo 5 i neuromeri lombari). Questi tre neuromeri lombari,
topograficamente localizzati nell’addome, sono 3 nervi che potenzialmente possono costituire
l’ortosimpatico.
Rispetto all’addome però il torace è povero di organi. Di conseguenza molti neuromeri del midollo spinale
(da T5 in giù) servono l’addome, nonostante i loro nervi escano nel torace. Questi nervi si cablano fra di loro
a costituire tronchi chiamati nervi splancnici che traforano il diaframma e si portano nell’addome.
Nella catena paravertebrale, avendo poco spazio verticale per allineare i gangli, per esempio in
corrispondenza dei reni (vedi immagine soprastante), alcuni gangli sono posizionati più medialmente rispetto
alla linea verticale della catena.

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Quindi la funzione dei nervi splancnici è quella di permettere al simpatico topograficamente toracico di
raggiungere l’addome, come fa anche il vago che dal torace raggiunge l’addome.
Una cosa simile accade nella pelvi. Bisogna ricordarsi che i nervi splancnici sono quelli toracici mentre i
nervi splancnici della pelvi devono essere nominati con il loro nome intero “nervi splancnici della pelvi”.
Quindi nel retroperitoneo/sottoperitoneo troviamo: nervi somatici, splancnici, e plessi:
- plesso lombare (T12-L4)
- plesso sacrale (L4-S4)
- plesso coccigeo (S4-Co1)

2.8 BACINO
Superiormente l’addome si continua con la cavità toracica attraverso gli orifizi del diaframma in cui passano
vasi e nervi; inferiormente, a livello dello scavo pelvico, si continua con la porzione sottostante, ovvero
l’arto inferiore, attraverso degli orifizi che si vengono a creare dal passaggio dei legamenti “a modo di
ponte” sopra l’osso e che creano:
- grande foro ischiatico (in corrispondenza della grande incisura ischiatica)
- piccolo foro ischiatico (in corrispondenza della piccola incisura ischiatica)
- lacuna dei muscoli e lacuna dei vasi (in corrispondenza del pube): spazio compreso fra l’osso
dell’anca e il leg. inguinale, teso dalla spina iliaca antero-superiore al tubercolo pubico. Tra il
legamento inguinale e il piano osseo passa: Lateralmente il m. psoas e il nervo femorale che insieme
costituiscono la lacuna dei muscoli. Medialmente, invece, i vasi (arteria, vena e linfatico) che
costituiscono la lacuna dei vasi. Queste due lacune sono separate da un setto, la benderella
ileopettinea, che si porta dal piano periostale fino al legamento inguinale.
Attraverso questo spazio, occupato quindi lateralmente dal muscolo e medialmente dal grasso dei
vasi, i nervi e i vasi raggiungono l’arto inferiore. Questa è la continuità tra la cavità addominale
(Spazio sottoperitoneale) e arto inferiore.

2.9 DIAMETRI PELVICI


La femmina ha un bacino più orizzontale e grande rispetto al maschio, il cui bacino è più sagittale e stretto.

Nello stretto superiore della pevi abbiamo:


- Diametro trasverso: 13-13,5 cm femmina; 12 cm maschio
- Diametro antero-posteriore (dal margine superiore della sinfisi pubica al promontorio del sacro. Il
promontorio del sacro è l’art. tra osso sacro e 5° lombare ed è la porzione più prominente del
rachide): 11.5 cm femmina; 11 cm maschio.
- Diametro ostetrico (descritto nella femmina per ovvi motivi, ma teoricamente descrivibile anche nel
maschio) è diverso dal diametro antero-posteriore. Decorre dal promontorio alla parte più interna
della sinfisi pubica. Misura 11 cm. Si perde quindi mezzo centimetro rispetto al diametro antero-
posteriore. È il punto più stretto della pelvi, importante nel passaggio del feto a termine.

Nello stretto inferiore della pelvi abbiamo:


- Diametro pubococcigeo (tra margine inferiore della sinfisi pubica e apice del coccige): 11.5-12.5 cm
femmina; 9 cm maschio.
- Diametro bituberoso (tra le 2 tuberosità ischiatiche): 11-12 cm femmina; 8.5-9 cm maschio.

Questi diametri pelvici (che sono comunque più ampi nella femmina rispetto al maschio) non sono
sufficienti per il transito del feto nel parto. Infatti nella femmina ci sono una serie di movimenti che
permettono il transito:
- rilascio della sinfisi pubica (si allarga di un paio di centimetri)
- movimento di nutazione del sacro: la nutazione è lo spostamento all’indietro (stesso movimento
dell’apertura del baule di una macchina).
L’insieme di questi movimenti permettono di raggiungere la larghezza minima per il passaggio del feto a
termine.

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Per riassumere: la cavità addominale presenta retroperitoneo e sottoperitoneo che sono complicati perché
contengono innumerevoli strutture al loro interno.

3 PARETE ADDOMINALE ANTERIORE


L’anatomia di superficie dell’addome può risultare particolarmente complicata per i soggetti sovrappeso e
per quelli troppo palestrati. Risulta molto difficile per esempio riuscire ad andare a palpare l’aorta in un
paziente sovrappeso. Il piano mediano di simmetria risulta comunque ben identificabile in qualsiasi tipo di
soggetto.

3.1 LINEE DI REPERE


- Il margine laterale del m. retto è più o meno facilmente
individuabile a seconda del soggetto con cui abbiamo a che
fare.
L’utilizzo di diverse linee di repere con diversi nomi serve
per fornire più linee utili in modo da poterle analizzare in
diversi soggetti: su un soggetto potrebbe essere più facile
utilizzare una linea rispetto ad un'altra.
La linea emiclaveare risulta essere una linea abbastanza
univoca e facilmente identificabile in qualsiasi tipologia di
paziente (più o meno sovrappeso). La linea emiclaveare non
corrisponde esattamente al margine laterale dei retti e
nemmeno alla linea paracentrale (che decorre a metà strada
tra emiclaveare e margine dei retti), però può essere uno
strumento utile su quei soggetti in cui non sono facilmente
identificabili la linea paracentrale e il margine laterale dei
retti.
La linea emiclaveare è nata per definire il torace, al di sotto
delle coste non dovrebbe essere più usata.
Le linee proprie dell’addome sono la linea paracentrale e il
margine laterale del m. retto. Ma, essendo la linea
emiclaveare poco distante dalla paracentrale o centrale dei retti, si può usare anche nell’addome sui quei
soggetti in cui la linea paracentrale e margine laterale del m. retto possono essere difficilmente identificabili.
La linea xifoidea (quella che passa tra corpo dello sterno e xifoide) permette di proiettare grossomodo sulla
superficie del corpo il limite della cavità addominale vera che corrisponde internamente alla parte più alta
della cupola diaframmatica)
È presente anche la linea tangente all’arco costale.
La linea più importante però è la linea transpilorica: essa si trova a metà strada tra la sinfisi pubica e il
giugulo. A occhio però potrebbe risultare difficile trovare la metà tra sinfisi e giugulo, quindi trovare questa
linea. Il miglior metodo per individuare la linea transpilorica è dunque quello di trovare la linea sottocostale
e di portarsi sopra di 1 dito.

3.2 QUADRANTI E REGIONI


Possiamo suddividere l’addome in 4 quadranti o 9 regioni. La suddivisione in regioni può essere fatta con
linee verticali o con linee più inclinate medialmente che si portano dalla linea emiclaveare al tubercolo
pubico.

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Quando consideriamo la parete addominale senza nessun’altra specificazione intendiamo la parete antero-
laterale. La parete antero-laterale è sia l’accesso chirurgico naturale per l’addome ma anche l’accesso per la
semeiotica dell’addome. Reni a parte, posteriormente non viene palpato nulla.

3.3 STRATIGRAFIA
- Cute
- Sottocute con fascia superficiale. Nella testa e nel collo, e in parte anche nel torace, il sottocute è
stato identificato con la fascia superficiale. Questa identificazione viene fatta perché risulta difficile
separare i vari strati del sottocute. A livello dell’addome non viene fatta invece perché si riesce ad
identificare bene i vari strati.
- Fascia profonda (fascia comune del corpo) fusa con l’epimisio dei muscoli.
- Muscoli stratificati.
- Fascia trasversalis/ fascia endoaddominale (una sorta di fascia profonda che riveste internamente le
cavità splancniche e che nel torace si chiamava fascia endotoracica)
- Connettivo preperitoneali (se immaginiamo un accesso anteriore)
- Peritoneo. All’interno del quale ho la cavità sierosa peritoneale

L’addome presenta un sottocute trofico (il pandoro che mangiamo a Natale finisce nel sottocute dell’addome
cit.)
Il sottocute dell’addome è uno di quei casi dove lo schema teorico del sottocute è ben visibile: alta sottocute
con strato areolare (di Camper), fascia superficiale del sottocutaneo e strato lamellare più profondo (di
Scarpa). Questa suddivisione risulta poco visibile nell’avambraccio e coscia: se non conoscessimo lo schema
teorico sarebbe difficile individuare la stratificazione.
Essendo il sottocute particolarmente trofico (e di conseguenza anche spesso) la nomenclatura si modifica
affidando al termine “fascia superficiale”, non tutto il sottocute, ma solamente lo strato lamellare più
profondo, lo strato con meno adipociti.
(N.B. In questo senso la domanda riguardo la definizione della fascia superficiale assume un significato più
comp
lesso
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viene
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ta in diverso modo)

3.4 CONTINUITÀ ANATOMICA DEL RETROPERITONEO


Un’altra importante questione riguarda la continuità anatomica tra retroperitoneo, sottoperitoneo (che altro
non è che il retroperitoneo piegato in avanti) e altri distretti del corpo. In altre parole, il retroperitoneo e
sottoperitoneo che cosa sono a livello del torace e del collo?
Il connettivo del retroperitoneo, a livello del torace, è il mediastino posteriore, connettivo dove decorrono i
“tubi” (vasi e nervi). Il mediastino medio è un’espansione del mediastino posteriore che serve ad accogliere
il cuore. La cavità peritoneale nel torace è la cavità pleurica e pericardica.
Il retroperitoneo nel collo è il lo spazio viscerale del collo, dove c’è la faringe, la laringe, il fascio vascolo-
nervoso del collo.
Sopra il collo, lo spazio viscerale del collo si continua con lo spazio viscerale del pavimento del cavo orale.
In altre parole il grasso che sta sotto la mucosa del pavimento orale è in continuità con lo spazio viscerale del
collo, perché cade dietro il miloioideo. A sua volta il grasso dello spazio viscerale del collo è in continuità
con il grasso mediastinico, che è, a sua volta, in continuità col grasso del retroperitoneo, attraverso gli orifizi
diaframmatici e gli spazi tra un pilastro diaframmatico e l’altro.
In altre parole, una forte infezione del pavimento del cavo orale può interessare il collo (es. cellulite del
collo). Una cellulite del collo può diventare cellulite del mediastino, e se la cellulite del mediastino (ovvero
un’infezione intorno al cuore, che ha ovviamente un alto tasso di mortalità) si propaga inferiormente, essa
può dare origine anche a cellulite del retroperitoneo.
La questione diventa rilevante se si considera che in epoca pre-antibiotica (ma anche oggi in paesi in via di
sviluppo) un ascesso odontogeno non curato poteva trasformarsi con facilità in una infezione del
retroperitoneo, che portava a morte il paziente.
Il concetto importante da apprendere è che il corpo umano è un unicum e deve essere considerato come tale
dal medico. Le separazioni in apparati e sistemi sono un concetto artificiale e fittizio. Per esempio, da
un’incisione del pavimento orale, si espone un unicum con quello che sta attorno ai reni!

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