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I sedimenti marini

meccanismi e origini

SEDIMENTAZIONE NEGLI OCEANI


Le origini
1) Terrigena: legata ai fenomeni di erosione e di trasporto (fiumi, ghiacci, vento) dalle aree continentali
al mare, ai fenomeni gravitativi che interessano la scarpata continentale (correnti di torbidità).
2) Biogena : dovuta alla attività biologica (scheletri calcarei, silicei, materia organica) e si manifesta sia
sulle piattaforme continentali che in mare aperto.
3) Vulcanogenica : legata all'attività dei vulcani sottomarini o terrestri.
4) Cosmogenica : particelle di origine extraterrestre
5) Autigenica : minerali che si formano direttamente negli oceani o nei sedimenti oceanici ad opera di
reazioni che coinvolgono l'acqua marina o le soluzioni interstiziali.
6) Idrotermale: minerali che si formano attraverso la precipitazione da soluzioni idrotermali immesse
nell'acqua attraverso il fondo marino.
Mazzullo (1987) definisce due tipi di
sedimenti:
a)sedimenti granulari: formati di granuli di
natura organica (gusci di organismi) o b)sedimenti chimici: formati da minerali
inorganica (quarzo, frammenti di roccia, provenienti da processi inorganici con una
tephra), depositati da processi fisici o organici. tessitura tipicamente cristallina. (carbone,
gesso ecc. ecc.)
(fanghi a foraminiferi, sabbie quarzose)
Pelagic grains - granuli pelagici: residui di gusci di microrganismi
pelagici (foraminiferi, radiolari, diatomee,
coccolitoforidi)
Neritic grains - granuli neritici: detrito calcareo: grossolano, derivato
dalla zona sub litorale (frammenti di conchiglie, ooidi);
detrito fine calcareo e non: di origine non pelagica
(micrite)
Siliciclastic grains - granuli silicoclastici: minerali e materiale litico
derivante dall’erosione di rocce ignee
Volcaniclastic grains -granuli vulcanici: minerali e frammenti di
roccia prodotti dal vulcanismo terrestre o sottomarino
Diagramma per la classificazione
sulla base della percentuale di granuli
appartenenti alle diverse tipologie
Sedimenti silicoclastici
Origine Terrigena:
silicoclastici >60 % vulcanoclastici, neritici e pelagici < 40 %
legata ai fenomeni di erosione e di trasporto (fiumi, ghiacci, vento) dalle aree
continentali al mare, ai fenomeni gravitativi che interessano la scarpata continentale
(correnti di torbidità). Brecce, Sabbie, Silt, Argille
Sedimenti terrigeni (granuli silicoclastici)
Le principali fonti di sedimenti terrigeni sono il ordine di importanza:
- trasporto fluviale,
- trasporto glaciale,
- trasporto da parte di acque sotterranee,
- erosione costiera
- trasporto eolico
Solo una piccola parte vede un trasporto di materiale ad opera dell'aerosol dalla
superficie marina e l'atmosfera.

Trasporto annuale x1014g


( ) materiale in soluzione
Trasporto glaciale

I cambiamenti climatici sono


evidentemente importanti nel
trasporto dei sedimenti
terrigeni, basti pensare
all'estensione delle regioni
polari durante le diverse fasi
glaciali.
L'estensione della copertura
del pack durante l'ultima
glaciazione è arrivata a
coprire l'Atlantico
settentrionale fino a circa 40°
latitudine N.

I circoli pieni mostrano le aree nelle quali sono stati


campionati sedimenti di origine glaciale. La linea nera mostra
8
l’estensione massima dei depositi in O. Atlantico
L’azione del vento
Dust – distribuzione negli oceani
a) sorgente

Zone aride e semi-aride


La sorgente influenza la
composizione del dust (roccia
di origine, condizioni
climatiche, alterazione)
Harrison et al., 2001

b) trasporto

Una volta eroso e preso in


carico, il dust passa dalla
bassa atmosfera alla
troposfera; qui segue il
sistema di venti principale

Chester, 1990
c) deposizione
Esistono essenzialmente 2 processi di deposizione:
Deposizione secca Deposizione umida
caduta di particelle per perdita di discesa di particelle
carico del vento ad opera delle precipitazioni
Dipende da: Dipende da:
- dimensioni delle particelle - quantità e intensità delle
- intensità del vento precipitazioni
- scavenging ratio
Importante in aree vicino alla
sorgente Importante in aree lontane
dalla sorgente

Concentrazione
di dust sopra gli
oceani
!
misure da
satellite
(AVHRR)
Materiali terrigeni fini: argille clay
I più comuni minerali argillosi presenti nei sedimenti marini sono:
kaolinite, chlorite, illite, montmorillonite.
Tali minerali compresa anche la montmorillonite, in parte di derivazione
autigenica, messi in rapporto con le potenziali aree continentali di
provenienza possono essere utilizzati come indicatori del meccanismi di
trasporto e di dispersione.

Da un punto di vista litogenetico è possibile suddividere le aree emerse in 4 maggiori regioni:


1)regioni in clima umido,2) regioni in clima arido,3)regioni in clima polare,4) regioni vulcaniche
Si possono classificare i sedimenti argillosi con misure di concentrazione di un
singolo minerale argilloso rispetto alla componente totale argillosa presente

Chester, 1990 Kaolinite: la formazione della


kaolinite è caratteristica degli
intensi fenomeni di alterazione e
degradazione in area desertica e
tropicale. La sua distribuzione nei
sedimenti oceanici, tolta la
componente carbonatica, mostra
chiaramente tale origine ed in
genere il minerale viene definito
come una argilla di basse latitudini.

Chlorite: minerale tipico di rocce


metamorfiche e sedimentarie delle
regioni artiche e antartiche, da cui, in
mancanza di fenomeni di alterazione
chimica, vede la sua messa in
circolazione ad opera del trasporto
glaciale (ice rafting). Il minerale viene
definito come una argilla di alte
latitudini.
Illite: minerale argilloso più comune nei
sedimenti oceanici, che si forma sotto una
vasta varietà di condizioni geologiche, e
non è confinato in zone latitudinali
particolari. La maggior quantità di illite
deriva dalle terre emerse e la sua
distribuzione in aree marine è controllata
da:
a) la quantità di terre emerse che
circondano gli oceani;
b) l'effetto di diluizione legato ad altri
tipi di argilla propria di particolari
latitudini.

Montmorillonite Definita talvolta


smectite si forma negli oceani
attraverso 3 diversi processi:
a) origine da aree continentali
b) degradazione di illite o chlorite
c) produzione in situ dall'alterazione
di materiale vulcanico.
Due i fattori principali: la presenza di
aree sorgenti continentali e una bassa
velocità di sedimentazione (tasso di
accumulo= spessore di sedimento che si
deposita in un determinato periodo
temporale).
Minerali non argillosi:

Quarzo minerale particolarmente resistente all'alterazione e degradazione chimica


e meccanica, risulta particolarmente comune in tutti i bacini oceanici specialmente
nelle aree di piattaforma. Parte del quarzo è di origine da attività vulcanica
sottomarina. La sua distribuzione sembra essere in stretta relazione con quella
dell'illite.
Trasporto nelle area marina
Una volta raggiunti gli oceani il materiale tende ad essere accumulato sulle piattaforme continentali
oppure veicolato direttamente lungo i canyon sottomarini. In area di piattaforma questo materiale è
sottoposto all'azione idrodinamica (correnti costiere e moto ondoso) ed in genere la sua componente più
fine può essere rimessa in sospensione e attraverso meccanismi diversi tende ad essere spostata verso le
parti più profonde dei bacini (formando sedimenti definiti come emipelagici).
Fenomeni di trasporto in massa di sedimenti dalla piattaforma alla piana abissale (torbiditi) sono
dovuti a fenomeni quali instabilità del margine della piattaforma, terremoti o tsunami
IL TRASPORTO IN MASSA PER GRAVITA’
In tempi successivi i materiali delle piattaforme continentali possono essere trasportati dalle correnti
di torbidità lungo i canyons sottomarini dando luogo ai ben conosciuti depositi torbiditici.
I sedimenti giunti sul fondo dell’oceano possono essere interessati da correnti
profonde legate alla circolazione termoalina che caratterizza i bordi
occidentali dell'oceano Atlantico.

Frecce a linea
continua: correnti
di fondo
Frecce a linea
tratteggiata:
correnti di
torbidità
Volcaniclastic sediments
Origine vulcanica:
vulcanoclastici >60 % silicoclastici, neritici e pelagici < 40 %
da vulcani emersi o sottomarini

Tipologie:
breccia vulcanica >64 mm
lapilli >2-64 mm
ceneri < 2mm
Sedimenti vulcanogenici
!
Nell'ambito dei prodotti vulcanici (breccia
vulcanica, lapilli e cenere) sono essenzialmente le
ceneri ad avere una più ampia diffusione.
!
Si tratta dei prodotti di emissione legati alle fasi
esplosive dell'attività. La dispersione di questi
prodotti è condizionata dalla direzione ed intensità
dei venti.
In tutti i casi l'arrivo di tali prodotti sulla superficie
marina può essere considerato praticamente
contemporaneo all'attività di emissione.
Inoltre la loro deposizione anche con profondità
elevate è anch'essa praticamente istantanea.
Questo rende i livelli di cenere (tephra) utilizzabili
come strumento di correlazione stratigrafica,
almeno per l'area interessata dalla loro diffusione.
!
Per quanto riguarda la loro identificazione le L'immagine mostra un livello di cenere
caratteristiche morfologiche dei vetri e delle pomici vulcanica presente nei primi centimetri di
e la composizione chimica rendono chiare quali sedimenti da un box-core prelevato a circa
siano state le fonti di emissione e quindi tramite 1000 metri di profondità sul Medina Rise, tra il
datazioni assolute o riferimenti storici (per gli ultimi Canale di Sicilia ed il Mar Ionio. L'analisi
5000-6000 anni) è possibile datare i diversi livelli ed
chimica e la morfologia dei vetri vulcanici
utilizzarli per le correlazioni.
attribuiscono questo livello cineritico ad una
eruzione dell'Etna del 122 a.C.
Eruzione del Pinatubo nel 1991

isopache tefra vs distanza


spessore in mm

Effetto sulla fauna del fondo marino


L'attività vulcanica
quaternaria nel
Mediterraneo orientale
I centri di emissione attivi
durante il Quaternario
sono distribuiti tra la
penisola Italiana
(Provincia Romana e
Campana), il Tirreno
meridionale (isole Eolie),
la Sicilia (Etna), il Canale
di Sicilia e l'Arco
Ellenico. I diversi vulcani
presentano un'ampia
variabilità per quanto
riguarda il chimismo
dell'attività; si possono
anche avere cambiamenti
nella composizione
chimica degli ejecta nel
corso del tempo.
La quantità di
materiale emesso e
la direzione dei
venti al momento
dell'eruzione
condizionano la
dispersione della
cenere.

Le ricerche effettuate negli ultimi 30 anni


nel Mediterraneo orientale, attraverso
l'analisi di centinaia di carotaggi hanno
permesso di costruire un scala stratigrafica
dei diversi livelli cineritici che
caratterizzano i sedimenti quaternari
dell'area
Le ricerche effettuate hanno permesso, attraverso l'analisi di numerosi carotaggi, di poter riconoscere e
correlare fra loro i diversi eventi vulcanici. Ciascun livello viene indicato con la lettera della zona
climatica (Z, Y, X ecc. ecc.) in cui è avvenuta l'eruzione seguita da un numero progressivo crescente
dall'alto verso il basso attribuito via via ai diversi livelli dal più recente al più vecchio.
Generalmente il riconoscimento dei singoli
episodi è fondato su:
1) caratteristiche litologiche
2) posizione stratigrafica
3) colore
4) indice di rifrazione dei vetri
5) aspetti microscopici dei piroclasti
6) composizione chimica dei vetri
7) contenuto mineralogico

E' comunque l'analisi chimica dei


tephra che consente di riconoscere i
diversi centri di emissione e le
diverse eruzioni, anche se
provenienti dallo stesso vulcano.
Tephra pleistocenici (Mare Tirreno)
microscopio da petrografia
la barra misura 0,05 mm
!
La tecnica di studio è quella degli
smear slides
Sedimenti neritici
Origine piattaforma continentale:
neritici e pelagici >60 % silicoclastici, vulcanoclastici < 40 %
diverse tipologie di materiale calcareo biogeno e non solo, prevalentemente non
pelagico
Sedimenti pelagici
Origine oceano aperto:
pelagici e neritici >60 % silicoclastici,
vulcanoclastici < 40 %
diverse tipologie di materiale calcareo
biogeno prevalentemente pelagico:
fanghi a foraminiferi, a diatomee, a
coccoliti, a radiolari.
SEDIMENTI BIOGENICI

La componente biogena presenta caratteristiche mineralogiche


diverse:calcarea e/ silicea
-scheletri aragonitici
Derivano dai gasteropodi planctonici
(Pteropodi) che vivono per lo più negli
strati più superficiali della massa
d'acqua. Essendo l'aragonite una forma
instabile di carbonato, normalmente i
gusci degli Pteropodi sono poco presenti
nei sedimenti delle zone più profonde
tenendo conto anche del fatto che l'ACD è
posizionata a profondità inferiori rispetto
alla CCD

- Fanghi a Pteropodi

- scheletri calcitici

Sono essenzialmente legati ai


foraminiferi planctonici ed ai
coccoliti

Fanghi a foraminiferi
Fanghi a foraminiferi e
coccoliti
(Coccolitoforide S.E.M.)

Fango a coccoliti
(L.N.P.)
-scheletri silicei: Radiolari, Diatomee, spicole di spugne silicee
Radiolari (zooplancton)

Diatomee (fitoplancton)
Componenti minori in
sedimenti pelagici

Silicoflagellati, silice (fitoplancton)

Spicole di spugne, silice (benthos)


Resti fosfatici (denti di
pesce) , squame di pesce

Detrito vegetale
pollini e spore
CCD: tasso di accumulo della calcite = tasso di dissoluzione
ACD: tasso di accumulo dell’aragonite = tasso di dissoluzione
Lysocline: profondità al di sotto della quale la dissoluzione dei
carbonati aumenta in modo consistente.
Fattori che
controllano
l’accumulo di
sedimenti
in area equatoriale
ad alta
produttività
CCD= profondità
di compensazione
carbonati
Distribuzione schematica della localizzazione
dei principali tipi di sedimento relativamente
alla posizione della CCD e alla produttività
superficiale.
Sedimenti misti
Sedimenti autigeni ed idrotermali
(noduli e croste
ferromanganesifere)
Sono depositi di precipitazione
chimica; i primi sembrano legati ad
aree dove si ha una velocità di
sedimentazione estremamente
bassa. I secondi sono strettamente
legati all'attività delle dorsali medio
oceaniche o a centri vulcanici
sottomarini.
Nei vari modelli proposti per la
formazione di tali depositi due sono
i più seguiti.
Il primo vede i due fenomeni
separati ed indipendenti facendo
derivare gli ioni Mn e Fe
direttamente dalla colonna d'acqua
e la formazione dei noduli alla bassa
velocità di sedimentazione al fondo
degli oceani.
Il secondo mette in
relazione le
emissioni
idrotermali, come le
sorgenti degli ioni di
Mn ed He, nella
massa d'acqua, qui
avverrebbero i
fenomeni di cattura
e di mescolamento di
questi ioni con quelli
provenienti dagli
strati più superficiali
(Fe altri metalli in
tracce e Th-230) e la
loro precipitazione
in aree a bassa
velocità di
sedimentazione.
Torbiditi e torbiditi: il caso del Mediterraneo orientale
Componente grossolana alla base
della sequenza torbiditica: sedimenti neritici
Componente grossolana alla base della
sequenza torbiditica
Torbiditi e torbiditi: il caso del Mediterraneo orientale
L’evento scatenante: 3500 anni B.P.
L’esplosione della caldera di Thera e
lo tsunami provocato.