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TOMOGRAFIA A RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE

PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO

1.1 SPIN E MOMENTO MAGNETICO INTRINSECO

Tutti i sistemi microfisici ( atomi, elettroni, nuclei, particelle subnucleari ), ai quali si possono applicare le leggi della Meccanica Quantistica, sono caratterizzati da una proprietà misurabile denominata spin. Lo spin è privo di un analogo macrofisico: è uso comune, tuttavia, assimilarlo al momento angolare di un sistema macroscopico ruotante. Si può affermare che lo spin è una grandezza “intrinseca”, che prescinde da un modello del sistema e che ha le proprietà formali di un momento angolare. Come molte altre grandezze usate nella descrizione dei sistemi microfisici, lo spin è “quantizzato”, cioè può assumere soltanto un determinato insieme di valori discreti multipli interi o semi-interi di h/2(ove h è la costante di Planck che vale 6.6260810 -23 Js) . Un nucleo con numero di spin I può essere osservato in (2I+1) diversi stati. E’ diffuso l’uso di rappresentare i nuclei con spin ½ ( il valore h/2si omette per semplicità nell’uso comune) come sfere rigide in rotazione attorno ad un proprio asse (Fig.1.1).

 si omette per semplicità nell’uso comune) come sfere rigide in rotazione a ttorno ad un

1

Fig.1.1: versi di rotazione dei nuclei aventi numero di spin pari ad ½.

Secondo questa rappresentazione i due stati possibili nel caso in cui I=1/2 vengono immaginati rispettivamente come rotazione “destrorsa” o “sinistrorsa” attorno all’asse. Di solito i versi di rotazione di una sfera attorno ad un determinato asse nello spazio si rappresentano mediante vettori paralleli a tale asse: il vettore è rivolto, convenzionalmente, verso l’alto per la rotazione destrorsa e verso il basso per quella sinistrorsa, secondo la cosiddetta “regola della mano destra” (Fig.1.2).

la cosiddetta “regola della mano destra” (Fig.1.2). Fig.1.2: la regola della mano destra associa ad un

Fig.1.2: la regola della mano destra associa ad un verso di rotazione un vettore perpendicolare al piano della rotazione in modo che se il pollice è orientato come il vettore, le altre dita della mano indicano la rotazione. Alla rotazione “destrorsa”, antioraria, corrisponde un vettore orientato verso l’alto; alla rotazione “sinistrorsa” , oraria, un vettore orientato verso il basso.

In seguito alla presenza nei nuclei di una distribuzione di carica elettrica, allo spin, o momento angolare intrinseco, si associa un momento magnetico intrinseco. Ne risulta che i nuclei possono essere assimilati a spire percorse da corrente o a dei dipoli magnetici: in pratica i nuclei si comportano come dei minuscoli aghetti magnetici (Fig.1.3).

2

FIGURA 1.3: una spira percorsa da una densità di corrente J ha un momento magnetico

FIGURA 1.3: una spira percorsa da una densità di corrente J ha un momento magnetico perpendicolare al piano della spira, il cui verso è specificato dalla “regola della mano destra”. Un aghetto magnetico, come è noto, è equivalente ad una spira percorsa da corrente.

Momento magnetico e spin sono legati dalla relazione:

, dove è una costante di proporzionalità nota come rapporto giromagnetico,

caratteristico per ogni tipo di nucleo. Poiché per il principio di Pauli in un nucleo con un numero pari di protoni e di neutroni gli spin sono accoppiati, solamente i nuclei aventi un numero dispari di protoni o

I

 

di neutroni o entrambe, hanno momento angolare intrinseco di spin

I

diverso da zero. Questi nuclei

hanno perciò momento magnetico intrinseco non nullo e quindi, come vedremo in seguito, sono assoggettabili al fenomeno della risonanza magnetica. Nel caso dell’elettrone il momento magnetico viene chiamato magnetone di Bohr e vale:

= 0.92910 -23 Am 2 , diretto nella direzione del momento di spin, ma con verso opposto. Il

momento del neutrone vale invece 1.91 magnetoni ed è anch’esso opposto allo spin. Il momento del protone vale 2.79 magnetoni ed è concorde al verso dello spin.

B

3

Ad eccezione del C 12 e dell’O 16 che hanno spin uguale a zero e del Na 23 , che ha spin pari a 3/2, tutte le più importanti specie nucleari presenti nei tessuti biologici hanno spin pari ad ½ e quindi possono assumere solo due stati, come in precedenza detto. Nella pratica clinica assumono particolare importanza l’idrogeno (H 1 ) ed il fosforo (P 31 ). L’idrogeno è presente in grandi quantità nel corpo umano legato all’ossigeno a formare la molecola dell’acqua. Altri elementi chimici scarsamente presenti all’interno del corpo umano possono essere iniettati sotto forma di bolo per via endovenosa per ottenere immagini ad alto contrasto. Ad esempio nella tecnica di mammografia a risonanza magnetica si inietta del Gadolinio DTPA, un mezzo di contrasto paramagnetico.

1.2 INTERAZIONE TRA IL SISTEMA DI SPIN ED UN CAMPO MAGNETICO ESTERNO

Considerando il caso dei nuclei aventi numero di spin I=1/2, in assenza di un campo magnetico esterno (il campo magnetico terrestre ha intensità troppo bassa per creare effetti significativi) l’isotropia dello spazio, cioè la sua proprietà di essere equivalente in tutte le direzioni, fa sì che non sussistano motivi perché i nuclei preferiscano un’orientazione particolare (Fig.1.4).

pr eferiscano un’orientazione particolare (Fig.1.4). Fig.1.4: in assenza di un campo magnetico esterno applicato,

Fig.1.4: in assenza di un campo magnetico esterno applicato, i momenti magnetici nucleari hanno un’orientazione casuale.

Per lo stesso motivo, i due stati del sistema corrispondenti ai due diversi orientamenti hanno la stessa energia, o come si dice sono “degeneri”. In altri termini, l’energia del sistema è indifferente all’orientamento degli spin.

4

 

A livello macrofisico, ponendo un aghetto magnetico con momento di dipolo

in un campo

magnetico di intensità B, esso acquista una energia potenziale pari a:

 

E   cos

, ove

è l’angolo variabile con continuità tra zero e

360 gradi, sotteso dalle direzioni dei vettori

e

(Fig.1.5).

dalle direzioni dei vettori  e  (Fig.1.5).    Fig.1.5: in presenza di un campo
 

Fig.1.5: in presenza di un campo magnetico esterno orientazioni, denominate parallela e antiparallela.

B

, gli spin adottano una delle due possibili

L’aghetto tende ad allinearsi secondo le linee di flusso del campo magnetico, in quanto in tale modo diviene minima l’energia potenziale del sistema. A livello macrofisico, quando un nucleo con

spin

1 2 si trova in presenza di un campo magnetico esterno i due stati di spin, prima energeticamente

indistinguibili, acquisiscono rispettivamente energia:

E 

1

, corrispondente al valore minimo per

=0;

E 

2

, corrispondente al valore massimo per =180 gradi.

è direttamente proporzionale

all’intensità del campo magnetico applicato. Quindi possiamo dire che l’effetto del campo magnetico

La differenza di energia tra questi due stati, 

E

1

E

2

2

5

esterno è quello di rendere non equivalenti le direzioni dello spazio e di rimuovere la degenerazione degli stati energetici di spin. Dire che il nucleo tende ad allinearsi parallelamente al campo magnetico, anziché antiparallelamente, significa affermare che lo stato con orientamento parallelo è energeticamente favorito perché è uno stato di minor energia potenziale. Il paragone con il singolo aghetto magnetico, per quanto comodo, potrebbe essere fuorviante:

infatti nel nostro caso si ha a che fare con un insieme di nuclei che interagiscono non solo con il campo magnetico, ma anche fra loro e con il microambiente che li circonda. E’ quindi indispensabile parlare,

in termini fisici, di sistema di spin. Un sistema di spin interagente con un campo magnetico può essere descritto in maniera semplice mediante uno schema “a livelli” (Fig.1.6).

sempli ce mediante uno schema “a livelli” (Fig.1.6). Fig.1.6: schema energetico a livelli per un nucleo

Fig.1.6: schema energetico a livelli per un nucleo con spin = ½ in presenza di un campo magnetico diverso da zero.

In assenza di campo magnetico applicato (B=0) le sottopopolazioni dei due possibili stati di spin (considerando per semplicità il caso in cui I=1/2) sono uguali, come in precedenza visto; dopo

l’applicazione del campo magnetico (B0) le energie dei due stati divengono differenti e ci si può aspettare che gli spin si distribuiscano fra di essi rispettando leggi statistiche definite. In questo caso diviene operante la cosiddetta “statistica di Boltzmann”, in base alla quale i due livelli energetici avranno sottopopolazioni differenti in funzione dell’intensità del campo magnetico applicato e della temperatura assoluta del sistema in base alla formula:

6

N

2

N

1

e

2

 

k 

dove N 1 e N 2 sono le sottopopolazioni ubicate rispettivamente al livello energetico minore e

maggiore , k la costante di Boltzmann, T la temperatura assoluta. Quanto più è alta la temperatura,

tanto più le due sottopopolazioni tenderanno ad equalizzarsi ( sino al limite della “temperatura

infinita”, alla quale le due sottopopolazioni saranno uguali ); viceversa a temperature molto basse,

quasi tutti gli spin si troveranno nel livello di energia minore. La statistica di Boltzmann descrive una

condizione di equilibrio termodinamico, ed è importante notare che il raggiungimento di questo

equilibrio è possibile se e soltanto se il sistema di spin è in grado di scambiare energia con il

microambiente circostante, cioè con il cosiddetto reticolo. Nella pratica si osserva che la condizione di

equilibrio raggiunta è la seguente:

N

2

N

1

eq

1

e

1

1

dà una misura dell’accoppiamento termodinamico tra il

sistema di spin ed il reticolo, ed è appunto indicata con il termine di tempo di rilassamento spin-

reticolo. Se il campo magnetico è applicato con sufficiente rapidità, in maniera quindi “adiabatica”,

immediatamente dopo la sua applicazione, gli spin saranno ancora equidistribuiti tra i due possibili

livelli. Il progressivo raggiungimento dell’equilibrio termodinamico per il sistema “accoppiato” spin-

reticolo è possibile solo se esiste un canale di decadimento, un modo cioè a che l’energia fluisca dal

sistema di spin al reticolo. Il sistema di spin si comporta, in altri termini, come un corpo caldo per il cui

raffreddamento è necessario un contatto termico con un corpo a temperatura inferiore.

Il tempo T 1 è quindi una misura espressiva dell’entità di connessione termodinamica tra i due

comportamenti in gioco: il sistema degli spin ed il reticolo.

nella quale la costante temporale T 1

1.3 INTERAZIONE TRA IL SISTEMA DI SPIN E UNA RADIAZIONE ELETTROMAGNETICA

7

E’ opportuno preliminarmente osservare la somiglianza formale tra la rappresentazione dei

livelli energetici di un sistema di spin e le uguali rappresentazioni dei livelli energetici del modello di

Bohr.

Nel modello di Bohr un elettrone può “saltare” da un livello energetico all’altro scambiando

energia con una radiazione elettromagnetica di opportuna frequenza. Questo scambio ha luogo

mediante assorbimento o emissione di fotoni: si ricordi che una radiazione elettromagnetica di

. La probabilità di assorbimento di un fotone da

parte di un atomo è particolarmente alta se l’energia del fotone è esattamente uguale alla differenza di

frequenza

è costituita da fotoni di energia

E h

energia tra due qualsiasi livelli energetici: si parla in tal caso di “assorbimento risonante”.

Nel caso di un sistema di spin avviene qualcosa di analogo: i livelli energetici si riferiscono,

però, all’intero sistema e non ad un singolo nucleo: i due livelli disponibili, allorquando

I

1

2

, come

abbiamo visto, sono separati da un salto di energia direttamente proporzionale all’intensità del campo

magnetico applicato: si ha infatti

Vediamo come si possono descrivere le condizioni di risonanza: è noto che un giroscopio

 2

.

sottoposto all’azione dell’accelerazione di gravità

direzione di gravità stessa (Fig.1.7).

g compie un movimento di precessione attorno alla

g compie un movimento di precessione attorno alla Fig.1.7: movimento di precessione di un giroscopio

Fig.1.7: movimento di precessione di un giroscopio sottoposto all’azione dell’accelerazione di

gravita

g

.

La frequenza di questo moto di precessione dipende principalmente da due fattori: la forza

esercitata dal campo gravitazionale e la forza esercitata dal giroscopio stesso. Analogamente per un

nucleo che ha, ad esempio,

I

1 2 , l’interazione con un campo magnetico

8

fa compiere al vettore

 

momento magnetico

del nucleo un movimento di precessione attorno alla direzione del campo

 

applicato

(Fig.1.8).

del campo    applicato  (Fig.1.8).    Fig.1.8: movimento di precessione del momento
 

Fig.1.8: movimento di precessione del momento magnetico

.

Poiché sono possibili, nel caso considerato, per il momento magnetico nucleare due diversi

orientamenti, rispettivamente parallelo ed antiparallelo alla direzione di precessione può avvenire in due versi (Fig.1.9).

,

il

movimento

di

in due versi (Fig.1.9).   , il movimento di    Fig.1.9: movimenti di precessione
 

Fig.1.9: movimenti di precessione dei momenti magnetici

di un nucleo con spin=1/2 posto

 

in un campo magnetico

B

.

 

Tale movimento è caratterizzato da una velocità angolare

che si dimostra proporzionale al

campo magnetico applicato secondo la relazione

9



dove

è il rapporto giromagnetico.

Ricordando che la velocità angolare è correlata con la frequenza secondo la relazione

2

abbiamo che il nostro momento magnetico nucleare sottoposto all’azione di

precede parallelamente

o antiparallelamente a

, con frequenza pari a

  2 
2

chiamata frequenza di Larmor. Questa

frequenza è appunto quella di risonanza e dipende, attraverso

, dalla particolare specie nucleare

 

considerata e attraverso

dal campo magnetico applicato. Se utilizziamo un campo magnetico esterno

la cui intensità è dell’ordine delle migliaia di Gauss, ne deriva che la radiazione necessaria per far

avvenire le transizioni deve avere una frequenza dell’ordine delle decine di Megahertz, essere cioè nel campo delle radiofrequenze.

equilibrio

termodinamico è direttamente proporzionale al numero N dei nuclei presenti nell’unità di volume

(voxel) ed al

La

differenza

di

popolazione

tra

tra

i

due

livelli

energetici

(

2

)

in

condizioni

di

rapporto

l’energia

magnetostatica

e quella termica (kT):

N

1

N

2

 

N

1

 

 

1

e

2

kT

.

Si può osservare come, a parità di T, poiché all’aumentare di B l’esponenziale entro parentesi

tende a zero, la differenza tra le sottopopolazioni dei due livelli energetici tenderà ad assumere i valori più elevati; poiché al diminuire di B l’esponenziale entro parentesi tende all’unità, la differenza tenderà ad annullarsi. L’interazione tra il sistema di spin in situazione di equilibrio termodinamico e una radiazione elettromagnetica di frequenza pari a quella di risonanza, comporta un assorbimento netto di energia radiante. La situazione di equilibrio ne risulta alterata nel senso di un aumento della sottopopolazione

di spin ubicata al livello di energia più elevato, e quindi dell’eccitazione del sistema di spin.

E’ stata fin qui trascurata una considerazione molto importante: il campo magnetico effettivo sperimentato dai singoli spin non è per tutti uguale. Prescindendo da disomogeneità inevitabili del campo magnetico applicato, esistono numerose cause di perturbazione del campo a livello locale: ad esempio, gli spin sono di per sé stessi fonte di campi magnetici additivi, dunque la diversa distribuzione microspaziale degli spin si ripercuote in maniera differenziale sul singolo spin; il moto degli elettroni intorno al nucleo produce campi magnetici, con conseguente effetto di schermo differenziale. Ne risulta la necessità di modificare lo schema “a livelli” in uno schema “a bande” di larghezza definita

(Fig.1.10).

10

Fig.1.10: schema energetico “a bande”. In conseguenza di ciò anche la frequenza di risonanza assume

Fig.1.10: schema energetico “a bande”.

In conseguenza di ciò anche la frequenza di risonanza assume una certa ampiezza che,

indicando con

la larghezza della banda di risonanza, possiamo scrivere:

1

, dove la costante

 

T

2

temporale

di RMN: questa costante è appunto denominata tempo di rilassamento spin-spin. Possiamo quindi riassumere gli ultimi concetti in questo modo: l’irradiazione del sistema di spin in condizione di equilibrio termodinamico mediante radiazione elettromagnetica alla frequenza di risonanza comporta l’assorbimento di energia fotonica, l’eccitazione del sistema stesso, l’aumento numerico della sottopopolazione ubicata nel livello energetico più elevato a scapito di quella a livello più basso. Alla cessazione dell’irradiazione si avrà la progressiva restituzione dell’energia assorbita, la diseccitazione del sistema, il ripristino della preesistente situazione di equilibrio termodinamico in tempo tanto più breve quanto più ampio è il canale di comunicazione tra il sistema di spin ed il reticolo,

quindi tanto più breve è il tempo

dà una misura della disomogeneità dell’intorno fisico dei nuclei interessati al fenomeno

T

2

T 1 . La larghezza della banda di risonanza, inversamente connessa al

T

2

, fornisce informazioni sul microambiente magnetico intrinsecamente sperimentato dal singolo

nucleo. Il tempo di rilassamento

T

2

dà quindi una misura dell’omogeneità magnetica locale.

11

1.4 LA MAGNETIZZAZIONE MACROSCOPICA ED IL SEGNALE DI RM

alla grandezza macrofisica osservabile nell’esperimento di

RMN ( il segnale di risonanza ), è necessario introdurre la grandezza vettoriale denominata magnetizzazione macroscopica. La magnetizzazione di un sistema è la somma vettoriale dei momenti magnetici nucleari in esso contenuti:

Per connettere i parametri

T

1

e

T

2

M

i

i

Se

nell’elemento

di

volume

gli

spin

sono

equidistribuiti

nei

due

livelli

energetici,

la

magnetizzazione

è

nulla;

in

condizione

di

equilibrio

termodinamico

essa

assume

il

valore:

M 2

ed è allineata in direzione e verso secondo le linee di flusso del campo magnetico

applicato (Fig.1.11).

linee di flusso del campo magnetico applicato (Fig.1.11). Fig.1.11: vettore magnetizzazione in assenza di

Fig.1.11: vettore magnetizzazione in assenza di perturbazioni.

Considerando ancora per un attimo il singolo nucleo, se ora applichiamo oltre al campo statico,

 

un campo magnetico perpendicolare al campo

B

il momento magnetico nucleare è soggetto anche

all’azione di questo secondo campo magnetico, che chiameremo

l’interazione è praticamente nulla; anche nel caso in cui

velocità angolare di precessione, l’effetto di

è fissa,

ruota con velocità angolare diversa dalla

B

1

. Ma se la direzione di

B

1

B

1

B 1 sul momento magnetico è nullo. La condizione

12

necessaria e sufficiente perché il momento magnetico nucleare sia soggetto in modo costante all’azione

di

B

1

, essendone così influenzato, è che

B

1

ruoti con velocità angolare

1

(Fig.1.12).

con velocità angolare      1 (Fig.1.12).     Fig.1.12: momento magnetico
 

Fig.1.12: momento magnetico

sottoposto all’azione di un campo magnetico

B

e

di

un

campo magnetico rotante

B

1

.

In termini di frequenza questa condizione si verifica per , cioè esiste un ben definito

1

valore di frequenza di

1

B

che influenza in maniera costante nel tempo il momento magnetico nucleare.

 

In

questa condizione il nucleo con momento magnetico

che precede nella direzione di

B

con

velocità angolare

B

e con energia

E

1

B

, può assorbire energia da

B

1 e passare al livello

E

2

 

B

, continuando a precedere con la stessa velocità angolare ma antiparallelamente a

B

.

 

Consideriamo ora la magnetizzazione macroscopica

M

: essa risulta nulla in assenza di un

campo magnetico applicato, poiché, trascurando il campo gravitazionale terrestre, i singoli momenti

 

magnetici sono disposti casualmente nello spazio. Introducendo un campo

B

la magnetizzazione

 

macroscopica risulta essere diversa da zero ed è orientata nella direzione di

B

. Scegliendo un sistema

 

di

riferimento x, y, z, con z coincidente con la direzione di applicazione del campo

B

, possiamo

 

scomporre il vettore

M

nelle tre componenti secondo gli assi principali,

M

13

x

,

M

y

,

M

z

. In presenza di

un campo magnetico statico si ha solo la componente lungo l’asse z, che ha un valore costante pari a

M

z

M

0 , che rappresenta la magnetizzazione all’equilibrio (Fig.1.13).

rappresenta la magnetizzazione all’eq uilibrio (Fig.1.13).    Fig.1.13: effetti degli impulsi a RF sul
 

Fig.1.13: effetti degli impulsi a RF sul vettore di magnetizzazione proiezione lungo i tre assi.

M

con relativa rotazione e

Consideriamo ora lo stesso insieme nucleare, non rispetto ad un sistema di riferimento fisso, ma ad un sistema di riferimento x’, y’, z’, ruotante attorno alla direzione z (Fig.1.14):

14

   Fig.1.14: magnetizzazione risultante in un sistema di coordinate ruotanti con velocità  un
 

Fig.1.14: magnetizzazione risultante in un sistema di coordinate ruotanti con velocità

un sistema di riferimento in cui z’ coincide con z, x’ ed y’ perpendicolari tra loro ed a z’,

ruotano attorno a z con una velocità angolare

risonanza .

B

, cioè con una frequenza pari a quella di

In questo nuovo sistema di riferimento i momenti magnetici che ruotano con

  B   risultano 2 
B
risultano
2

fermi: infatti le frequenze di rotazione dei momenti magnetici e quelle degli assi x’, y’ sono uguali. Le stesse considerazioni valgono ad esempio per quanto riguarda la nostra posizione sulla Terra: noi riferiamo la nostra posizione ed il nostro movimento alla Terra, che rappresenta un sistema di

coordinate ruotanti con

radianti all’ora. Per un osservatore che si trova fuori della Terra, un

soggetto fermo all’equatore, risulta muoversi con una velocità di circa 1600 km/ora, mentre per un osservatore solidale con la Terra il soggetto risulta fermo. Applichiamo ora il campo magnetico

ortogonale

, che risulterà fisso lungo l’asse ruotante x’, avendo la stessa velocità di rotazione. Sotto

2

24

B

1

l’azione di questo campo la magnetizzazione precede rispetto a

1

B

con una frequenza pari a:

  B 1 2 
B
1
2

.

M

si discosta così dall’asse z’ ( o dall’asse z ) in direzione dell’asse y’, di un angolo , indicato

più avanti anche con (Fig.1.15).

15

Fig.1.15: variazione della magnetizzazione risultante in un sistema   nucleare sottoposto

Fig.1.15:

variazione

della

magnetizzazione

risultante

in

un

sistema

 

nucleare

sottoposto

 

all’azione di un campo magnetico

B

e di un campo magnetico ruotante

B

1

.

 

Se applichiamo il campo magnetico

B

1

per un tempo t p , abbiamo che l’angolo compiuto dalla

magnetizzazione è dato da:

 

1

B

t

p . Ciò significa che l’angolo di cui si sposta la magnetizzazione

M

dalla sua posizione di equilibrio, in cui si trova in presenza del solo campo magnetico

B

, quando è

B

B

1

. In

applicato anche il campo magnetico

questa nuova situazione

1

è proporzionale alla durata dell’impulso che genera

M

z

'

è minore di

M

M

'

xy

è diverso da zero ed

0 . Dopo la cessazione

 

dell’impulso, le componenti della magnetizzazione

M

tendono a tornare nella condizione iniziale, cioè

al loro valore di equilibrio in assenza di

oscillante, si può indurre il vettore magnetizzazione a ruotare su un piano ortogonale alla direzione del campo statico esterno (impulso a 90°), oppure lo si può costringere a portarsi in posizione antiparallela al campo stesso (impulso a 180°).

B 1 (Fig.1.16). Variando il tempo di applicazione del campo

16

Fig.1.16: variazione della magnetizzazione risultante in un sistema nucleare sottoposto     all’azione

Fig.1.16:

variazione

della

magnetizzazione

risultante

in

un

sistema

nucleare

sottoposto

 

all’azione di un campo magnetico

B

dopo la rimozione del campo magnetico

B

1

è espresso da due

equazioni fondamentali dovute a Bloch. Nella prima è definito il rapporto tra la componente

longitudinale (

Il rapporto tra la magnetizzazione macroscopica ed i parametri T1 e

M

z

'

) e

T

1

T

2

M

; nella seconda il rapporto tra la componente trasversale (

'

xy

) e

T

2

:

M

M

z

'

xy

'

M

 

0

1

M

 

0

e

t

e

t

T 2

T

1

 

 

L’andamento di

M

z

'

e di

M

xy

' è riportato in Fig.1.17.

17

Fig.1.17: andamento nel tempo secondo le equazioni di Bloch delle componenti longitudinale (a) e trasversale

Fig.1.17: andamento nel tempo secondo le equazioni di Bloch delle componenti longitudinale (a) e trasversale (b) della magnetizzazione dopo una perturbazione magnetica.

La magnetizzazione trasversale, generata per effetto dell’irradiazione di eccitazione del sistema di spin, decade dopo la cessazione dell’irradiazione: tecnologicamente è possibile, come vedremo,

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rilevare un segnale di RMN le cui caratteristiche di intensità e di progressiva attenuazione sono

e tempo di

funzione dei tre parametri densità dei nuclei ( cioè

N

1

+

N

2

), tempo di rilassamento

T

1

rilassamento

T

2

. Il peso di ciascuno di questi dipende criticamente dalla “sequenza degli impulsi di

eccitazione”, la quale descrive la durata, il tipo degli impulsi e il tempo che intercorre fra un impulso ed il successivo. A ciascuna sequenza corrisponde pertanto un differente gruppo di equazioni aventi come incognite i tre parametri intrinseci. Ciò induce ad affermare che il segnale di RMN è intrinsecamente multiparametrico, a differenza del segnale della TC a raggi X il quale dipende esclusivamente dall’assorbimento dell’elemento di volume. Per ottenere informazioni sui singoli parametri è necessario combinare più misure a RMN per ottenere “informazioni di secondo livello”, o come si usa dire “ricostruite”, che siano funzione

esclusiva di uno dei tre parametri intrinseci. Ad esempio, si potranno ottenere i valori di

determinato elemento di volume da un insieme di equazioni nelle quali saranno fatti variare i parametri macchina “tempo di ripetizione” e “tempo di interpulso” nel contesto di sequenze di impulsi “Inversion

Recovery”, o i valori di

da un insieme di equazioni nelle quali saranno fatti variare i parametri

macchina “tempo di ripetizione” e “tempo di eco” nel contesto di sequenze di impulsi “Spin-Echo”. In generale, tuttavia, l’intensità del segnale di risonanza aumenta all’aumentare della densità d, al

diminuire di

rilassamento dei principali tessuti biologici.

. Nella seguente tabella (Tab.1.1) sono indicati i tempi di

T 1 in un

T

2

T

1

, all’aumentare di

T

2

 

T 1 (ms)

T

2

(ms)

Muscolo scheletrico

600

 

47

Fegato

323

 

43

Rene

449

 

58

Milza

554

 

62

Grassi

215

 

84

Materia bianca

539

 

92

Materia grigia

656

 

101

Fluido cerebrospinale

>4000

>2000

Polmone

600

 

79

Tab.1.1: tempi di rilassamento.

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