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COLLANA “ V.

VALLERÀ ,, - P I S T O I A • T E S T I - 3

Titolo dell’opera originale:


LESSONS OF THE SPANISH REVOLUTION
Freedom Press Ed. - London
Traduzione di
LTDIA SAIÌTTO

t 'one totale o parzi


le è a tutti sotto la c-
d< - fedeltà al test
zione della font
INSEGNAMENTI
DELLA

RIVOLUZIONE SPAGNOLA
( 1936 - 1939 )

VERNON RICHARDS

1974
EDIZIONI «V. VALLERA»
PISTOIA
Stam pato con i tipi della ” Edigraf ”
Via Alfonzetti, 90 - Tel. 22.63.31 - Catania
Luglio 1974
«E’ da un punto di vista anarchi­
co e senza falsa fedeltà o conside­
razioni opportunistiche, m a anche
con modestia e comprensione, che do­
vremmo cercare di trarre insegna-
menti dalla Rivoluzione Spagnuola.
Io sono convinta che il nostro movi­
mento sarà maggiormente demoraliz­
zato e indebolito dall’ammirazione
cieca e scevra da ogni critica, anzi­
ché dalla franca ammissione degli
errori passati».

M aria Luisa Berneri


A L L A M EM O R IA

DJ

C A M IL L O B E R N E R I

G IO V A N N A B E R N E R I

M A R IA L U IS A B E R N E R I
INDICE

Prefazione all'edizione italiana . . . . . . . . . pag. XIII

Introduzione alla prima edizione inglese . . . . . . . » 1

PARTE PRIMA

Capitolo I.
Le elezioni del febbraio 1936 . . . . . . . . . . 7
C apitolo IL
La sollevazione dei militaristi nel luglio 1936 . . . . . . . 19

Capitolo III.
La rivoluzione al bivio. . . . . . . . . . . . 24
C apitolo IV.
Dittatura anarchica o collaborazione e democrazia . . . . . » 31
C apitolo V.
La C.N.T. e la U.G.T.................................................................................................... » 43
C apitolo VI.
La C.N.T. partecipa ai governi catalano e centrale . . . . . . 50
C apitolo VII.
La C.N.T. e l’azione politica . . . . . . . . . t» 64
Capitolo V i l i .
La corruzione del potere . . . . . . . . . . » 7 1
Capitolo IX.
Le collettività agricole. . . . . . . . . . » 86

C apitolo X.
Le industrie collettivizzate . . . . . . . . . . . 95
C apitolo XI.
I comunisti : avanguardia della controrivoluzione. . . . . . . 102
XII INDICE

Capitolo XII.
Le « Giornate di Maggio » a Barcellona . . . . . . . pag. 110

Capitolo XIII.
Il significato rivoluzionario delle cc Giornate di Maggio » . . . . » 118

Capitolo XIV.
II C.N.T. e la crisi del governo Caballero . . . . . . . . 125

Capitolo XV.
La F.A.I. e la lotta politica. . . . . . . . . . . 133

PARTE SECONDA

Introduzione. . . . . . . . . . . . . . 141

C apitolo XVI.
Dalle milizie alla militarizzazione . . . . . . . . v> 145
C apitolo XVII.
II plenum nazionale del gennaio 1938. . . . . . . . y> 153
Capitolo XVIII.
I! patto U.G.T. - C.N.T................................................................................................ » 159

C apitolo XIX
Il culto della organizzazione e della personalità . . . . . . . 166

Capitolo XX.
La responsabilità dei membri di base . . . . . . . . » 173

Conclusioni . . . . . . . . . . . . . » 181

Bibliografia . . . . . . . . . . . . . » 206

Post scriptum bibliografico alla 2a edizione inglese (1972). » 209


PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

L a pubblicazione di un’edizione italiana di Insegnamenti della


Rivoluzione Spagnola, sembrò offrire, all’ epoca in cui fu proposta,
una eccellente opportunità all’autore di rivedere il testo originale,
apportandovi aggiunte, correggendo errori e possibili false interpre­
tazioni. L ’organizzazione di un libro non è cosa facile, neppure per
uno scrittore di professione, e il sottoscritto non ha la pretesa di es­
serlo. Ma questo, libro in particolare venne fuori da ciò che doveva
essere la recensione dei prim i due volumi di L a C.N .T. en la Revo­
lución Española di José Peirats. L a « recensione » in effetti diventò
una serie di ventitré articoli settim anali per il periodico anarchico lon­
dinese Freedom . In seguito essi furono pubblicati, con aggiunte o ta­
gli, sotto form a di volume.
A ll’ epoca in cui cominciai a lavorare all’edizione italiana era ap ­
parso il terzo volume della storia di P eirats, nonché Altre opere di
leaders politici spagnoli, senza parlare dell’ altro m ateriale che ave­
vo raccolto da altre fonti. Quando mi accinsi ad incorporare que­
sto m ateriale nel testo originale, mi accorsi che l’unica m aniera con­
veniente per farlo sarebbe stata di riscrivere tutto il libro! Non ho
fatto ciò, non per mancanza di volontà, m a di tempo, e quindi devo
rivolgermi all’indulgenza del lettore per le deficienze nella im posta­
zione del libro, nonché per le accidentali ripetizioni di argomenti e
di citazioni (sebbene mi pare che alcuni di essi non saranno mai
troppo ripetuti!).
Questa edizione, tuttavia, contiene molto m ateriale supplem en­
tare. A parte le modificazioni minori e alcune aggiunte, i prim i quin­
dici capitoli rimangono immutati. Ma i capitoli 16, 17, 19 e 20 sono
stati aggiunti, come pure la lunga parte delle Conclusioni su Mezzi
e Finì.
* * *
Ai compagni editori che hanno lavorato alla pubblicazione di
questo volum e; al fondatore della Collana Porro per la cui genero­
sità essa è stata possibile; alla traduttrice L idia Sautto e a Carlo Do-
XIV PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

glio che mi ha aiutato nella stesura finale, i miei più sentiti ringra­
ziamenti. A te lettore vorrei dire che mi sentirò ricompensato da
molto meno che non il consenso alle mie opinioni e conclusioni. S a ­
rò ben soddisfatto se questo libro provocherà nei circoli progressivi
la critica leale e la seria discussione, stimolando sim patia e attivo in­
teresse, intorno ad una lotta storica di cui l ’ultimo capitolo, nono­
stante diciassette anni di regime franchista, non può essere ancora
scritto.

Londra, Aprile 1957.

Il risvegliato interesse per la Guerra Civile di Spagna si è mani­


festato nelle molteplici pubblicazioni sulVargomento apparse in questi
ultimi anni.
Anche se alla nuova edizione non sono state apportate aggiunte,
ho ritenuto utile di inserire nelVappendice un post scriptum biblio­
grafico nel quale sono elencate alcune mie opere apparse dopo il 1957,
cioè dopo la prim a edizione del mio libro, opere che io ritengo di
valore per ogni serio studioso della Rivoluzione Spagnola.

V. R.
INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE INGLESE

T a l o t t a in Ispaglia (1936-1939) che fu provocata dalla


3LArivolta dei Militari, aiutata e favorita sia dai ricchi pro­
prietari ed industriali che dalla Chiesa, è stata generalmente con­
siderata, nei circoli progressivi fuori di Spagna, come una lotta
tra Fascismo e Democrazia, quest’ ultima essendo rappresentata
dal governo di Fronte Popolare che era risultato vittorioso nelle
elezioni generali del febbraio 1936.
Una simile interpretazione della situazione può essere ser­
vita in quell’epoca come mezzo per ottenere appoggio dalle de­
mocrazie ( sebbene, in effetti essa non fece altro che guadagnare
simpatie popolari, perchè i governi democratici esclusero in tut­
ta fretta la Spagna Repubblicana dall’ Europa con la loro poli­
tica di Non-lntervento). Ma una tale semplificazione degli avve­
nimenti difficilmente resiste ad essere esaminata nella luce dei
fatti. Vi sono numerose prove che dimostrano come, se avesse
deciso da se, il Governo del Fronte Popolare non avrebbe offerto
alcuna resistenza a Franco. Infatti, la sua prima reazione al­
l’insurrezione fu di cercare di « trattare ;> con Franco, e quando
ne ebbe un preciso rifiuto preferì piuttosto la disfatta che arma­
re il popolo. Se allora, in quei primi giorni della lotta, Franco
fu sconfitto in due terzi della Penisola dobbiamo cercarne le ra­
gioni altrove.
Fu il Movimento rivoluzionario spagnuolo, Vorganizzazione
sindacale C .N .T. (Confederazione Nazionale del Lavoro) e cer­
te parti della U.G.T. socialista ( Unione Generale dei Lavora­
tori), che raccolsero la sfida di Franco il 19 luglio 1936, non
come sostenitori del governo del Fronte Popolare ma in nome
della Rivoluzione Sociale. Fino a che punto essi fossero capaci
]
2 S pagna 1936 - 1939

di mettere in pratica i loro principi sociali ed economici mentre


impegnavano Franco nella lotta armata, è in se stesso un sogget­
to di ricerca; e con i capitoli nei quali ho trattato delle Colletti­
vità agricole ed industriali ho inteso soltanto accennare a questo
aspetto importante e pur trascurato della rivoluzione spagnuola.
Forse un giorno la vasta documentazione sull’argomento sarà
raccolta e pubblicata.
In questo studio il mio interesse sta nel cercare più le ra­
gioni della sconfitta della rivoluzione che quelle della vittoria
militare di Franco. Perchè una rivoluzione può fallire tanto per
scissione interna, quanto per la superiorità delle armi nemiche.
E vero che la vittoria di Franco fu in parte il risultato dell’ in­
tervento tedesco ed italiano dalla sua jmrte, aggiunto alla poli­
tica di non-intervento che in pratica colpì solo le forze repub­
blicane. E anche vero che la scissione delle forze « repubbli­
cane » fu il risultato della tattica di ispirazione-moscovita accet­
tata in cambio degli armamenti russi. Ma anche questa è solo
una parte della verità. Poiché rimane la innegabile realtà che
durante le prime settimane di combattimento nè l’ intervento ita­
liano nè quello tedesco o russo avevano influenzato la lotta nella
maniera decisiva di pochi mesi dopo.
Fino a che punto, allora, il movimento rivoluzionario fu
responsabile della propria disfatta? Era troppo debole per por­
tare avanti la rivoluzione? In che misura l’acquisto di armi e
materie prime all’estero dipendeva dal mantenere un apparenza
di governo costituzionale all’ interno della Spagna Repubblica­
na? Quali possibilità aveva un esercito improvvisato di « guer­
riglieri )> contro una forza armata regolare? Questi furono al­
cuni dei problemi pratici di fronte ai quali si trovarono il mo­
vimento rivoluzionario ed i suoi capi. Ma nel cercare di risol­
vere questi problemi gli anarchici e i sindacalisti rivoluzionari
dovettero affrontarne anche altri che erano fondamentali rispet­
to a tutta la base teorica e morale delle loro organizzazioni. F i­
no a che punto potevano essi collaborare con i partiti politici
e con l ’ U.G.T. (Vequivalente socialista della C .N .T ., a cui ade­
riva la metà dei lavoratori organizzati) ? In quelle circostanze,
INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE INGLESE 3

cerari ragioni per appoggiare una forma di governo contro una


altra? Bisognava fermare Vimpeto rivoluzionario dei primi gior­
ni di resistenza nell’« interesse » della lotta armata contro Fran­
co, oppure bisognava consentire che si sviluppasse fin dove i la­
boratori erano capaci e preparati a sostenérlo? Era la situazione
tale da rendere possibile il trionfo della rivoluzione sociale? Se
no, quale doveva essere il compito dei lavoratori rivoluzionari?
Col passar degli anni queste son diventate questioni non
soltanto accademiche ma reali e controverse per i lavoratori spa-
gnuoli che hanno continuato la lotta contro Franco sia in ISpa­
gna che in esilio. Eppure passeranno molti anni prima che sia
scritta una storia completa ed obiettiva della Rivoluzione Spa-
gnuola. Un gran numero di documenti sono o sepolti negli ar­
chivi delle organizzazioni o dispersi, e sono ancora da registrare
le testimonianze individuali di coloro che vi ebbero funzioni di­
rettive. Non ultima tra le difficoltà è la profonda diversità di at­
teggiamento, sia in 1Spagna che in esilio, tra quei militanti spa-
gnuoli che vorrebbero riportare il movimento rivoluzionario al­
la sua posizione tradizionale ariti-governativa e ariti-collabora­
zionista e coloro per i quali Vesperienza degli anni 1936-39 ha
rafforzato la convinzione che il movimento rivoluzionario debba
collaborare col governo e con le istituzioni governative se non
vuole scomparire. Questo studio viene quindi jyresentato soltan­
to come un modestissimo tentativo di chiarire ed interpretare
alcune dei molti argomenti della Rivoluzione Spagnuola.
Per la mia ricerca dei fatti mi sono appoggiato sui docu­
menti ufficiali. Considerazioni di spazio mi hanno impedito di
riprodurli completamente, ma ho fatto del mio meglio per non
alterarne il significato citando dal loro contesto. E per la lealtà
verso i compagni spagnuoli che mi criticheranno, accetto tutta
la responsabilità delle opinioni qui espresse. Alcuni mi hanno
criticato per la mia sapienza-di-poi, e per aver scritto di avve­
nimenti dei quali sono stato soltanto spettatore e da lontano.
Ricordo queste critiche per avvertire il lettore della mia limi­
tata attitudine per trattare d ’ un argomento tanto complesso. Mi
pare, tuttavia che in mia difesa potrei rilevare che la maggior
4 Spagna 1936 - 1939

parte delle considerazioni critiche di questo libro è stata da me


espressa già negli anni 1936-39 dalle colonne del giornale Spain
and thè World, e che ciò non mi impedì allora e non mi impedi­
sce ora di sentirmi pienamente solidale con l’eroica lotta dei
lavoratori spagnuoli contro il regime di Franco.
Mi è anche stalo osservato che questo studio fornisce ma­
teriale ai nemici politici dell’anarchismo. A parte il fatto che la
causa dell’anarchia non può essere danneggiata da un tentativo
di stabilire la verità, la base della mia critica non è che le idee
anarchiche si siano dimostrate irrealizzabili nell’esperienza spa-
gnuola, ma che gli anarchici e i sindacalisti spagnuoli non riu­
scirono a mettere in pratica le loro teorie, adottando invece la
tattica del nemico. Non vedo quindi come i credenti in tale ne­
mico, cioè nel governo e nei partiti politici, possano usare que­
sta critica contro l’anarchismo, senza che essa ricada su di loro!
Questo libro non sarebbe stato mai scritto senza la pub­
blicazione a Tolosa dei volumi di La C.N .T. en la Revolución
Española. Quest’opera contiene centinaia di documenti relativi
alla funzione della C.N .T. nella lotta spagnuola, e desidero di­
chiarare quanto devo sia al suo compilatore Jose Peirats sia alla
sezione di maggioranza della C.N .T. in esilio che ne sono gli
editori. Tra le molte altre fonti da me consultate, devo ricor­
dare in modo particolare la franca opera di D. A. de Santillan
Porque Perdimos la Guerra, nonché Spanish Lalbyrinth di Ge­
rald Brenan. Il libro di mr. Brenan, erudito e di gradevole let­
tura, non sarà mai abbastanza raccomandato al lettore che ab­
bia poca familiarità con l ’ambiente politico e sociale spagnuolo
ed in particolare con l’importante ruolo del sindacalismo e del­
l’anarchismo rivoluzionari.

Luglio 1953.
PARTE PRIMA
CAPITOLO I

LE ELEZIONI DEL FEBBRAIO 1936

¥ A C .N .T . era per la sua costituzione indipendente da tutti


^ i partiti politici della Spagna e si asteneva dal partecipa­
re alle elezioni,' sia parlamentari che altre. Il suo obiettive) era
di riunire le masse sfruttate nella lotta per i miglioramenti quo­
tidiani delle condizioni di lavoro e di salario, e per la distruzio­
ne rivoluzionaria del capitalismo e dello Stato. Il suo fine era il
ComuniSmo Libertario, sistema sociale basato sul libero comune
confederato su un piano locale, regionale e nazionale.
Base di questa federazione è la completa autonomia, in
quanto l’unico legame con Finsieme sono gli accordi di natura
generale adottati dai Congressi Nazionali Ordinari o Straor­
dinari.
Il 6 gennaio 1936 il Comitato Regionale della C.N .T. in
Catalogna, organizzò una Conferenza Regionale per discutere
due questioni : la prima cc Quale deve essere la posizione della
C.N .T. rispetto alle organizzazioni che, sebbene non condivi­
dano i nostri obiettivi, hanno la loro base nella classe lavora­
trice )), la seconda (c Quale atteggiamento definito e concreto de­
ve adottare la C.N.T. nelle prossime elezioni »: A causa della
convocazione affrettata, nonché per il fatto che la maggior parte
dei Sindacati erano ancora illegali, la Conferenza era scarsa­
mente rappresentativa ed alcuni delegati arrivarono al punto da
attribuire al Comitato Regionale un interesse personale nel di­
scutere queste questioni. Nondimeno, la maggioranza delle de­
legazioni tra le quali prevalse l’opinione che la posizione anti-
elettorale della C.N.T. fosse più di tattica che di principio, fu
favorevole a discutere la questione.
8 S pag n a 1936 - 1939

Lo storiografo della C.N .T. in esilio1 non ci dice come si


sviluppasse la questione, ma riporta un documento del Segre­
tariato dell’A .I.T . (Associazione Internazionale dei Lavoratori
alla quale la C .N .T . era stata affiliata fin dal 1922) intitolato
« L ’ A .I.T . e la Crisi della Democrazia, le Elezioni e il pericolo
del male minore-)). Esso è una difesa accuratamente ragionata
delPastensionismo tradizionale della C.N .T. e un’esposizione
dell’inefficacia del Fronte Popolare politico come risposta alla
minaccia fascista e reazionaria. Esso creò una profonda impres­
sione nella Conferenza e fu inviata una risposta all’A .I.T . la
quale riaffermava la posizione astensionista della C .N .T ., e fu
tracciato lo schema di una deliberazione che suggeriva una cam­
pagna anti-politica e astensionista in occasione delle elezioni che
si preparavano. Tuttavia, secondo il delegato di Hospitalet Llo-
bregat al Congresso della C.N .T.. svoltosi a Saragozza nel mag­
gio 1936:

« In Catalogna si collaborò, tacitamente, con la « Esquerra » nelle


ultime elezioni, e « Solidaridad Obrera » giustificò il trionfo delle si­
nistre, dando così valore al voto mentre gliel’avevamo sempre negato,
perche sappiam o che non lo ha. Nella propaganda che precedette le
elezioni si mantenne una posizione confusionista, tanto che sarebbe
stato m eglio dire di votare. Questo costituisce una così grave respon­
sabilità che è necessario non si ripeta più. Merita pure di essere rile­
vato il fatto che non si compirono gli accordi della Conferenza perchè
la Ponencia prese la risoluzione di rivendicare la campagna del 1933
mentre non si fece nessuna campagna anti-elettorale ».

Quando il mese seguente si svolsero le elezioni <c la C.N .T.


aveva concluso una campagna anti-elettorale, passata inosser­
vata a causa della sua timidità )). Peirats non aggiunge che* in
effetti, alle elezioni del 1936 i membri della C.N .T. votarono
in gran numero, sebbene in*The Spanish Labyrinth Gerald Bre-
na sostenga che l’aumento di un milione e un quarto di voti ot­

1 In La C.N.T, eh la Revolucion Espanola, di Jose Peirats. Voi. I. Tolouse,


1951.
L E ELEZIONI DEI. FEBBRAIO 1936 9

tenuti dalla sinistra in paragone alle cifre del 1933 cc possa at­
tribuirsi in gran parte al voto anarchico » !
Il leader socialista Largo Caballero, nel giustificare la sua
collaborazione al governo con gli Anarchici, in un discorso da
lui pronunciato a Valenza nell’ottobre 1937, in risposta a quei
critici del proprio partito che erano stati in gran parte respon­
sabili delle sue dimissioni da Premier, richiamò l’ attenzione sul­
l’importanza del voto anarchico nelle elezioni di febbraio.

« E arrivano le elezioni, e quando vediamo in pericolo le can­


didature di sinistra allora non abbiamo nessun scrupolo di lare ap­
pello alla Confederazione e agli anarchici e di dir loro: f Venite a
votare per noi \ Però quando ci hanno dato il loro voto e siamo nel
parlam ento, quando si sono costituiti i governi, diciamo loro: ' Or
mai non potete intervenire nella vita politica; avete compiuto il vo­
stro dovere ’ ».

Per l’ anarchico Santillan non vi era dubbio che gli anar­


chici votassero e a suo parere giustamente. Secondo lui2 le mas­
se votarono col loro cc solito istinto sicuro » per alcuni determi­
nati obbiettivi : sloggiare dal governo le forze politiche della rea­
zione fascista e ottenere la liberazione dei 33.000 prigionieri
politici (vittime della selvaggia repressione che seguì la solle­
vazione delle Asturie nell’ottobre 1934). Egli giustifica questa
posizione ed aggiunge che :

cc Senza la vittoria elettorale del 16 febbraio non avremmo mai


avuto un 19 luglio. Noi demmo il potere ai partiti di sinistra, con­
vinti che in quelle circostanze essi rappresentavano il male minore. »
(pag. 37).

Bisogna notare che Santillan era membro direttivo della


F.A .I. (Federazione Anarchica Iberica), organizzatore delle Mi­
lizie antifasciste in Catalogna e più tardi uno dei ministri « anar­
chici » nel governo catalano.

Porque Perdimos la Guerra, di D, A. de Santillan (Buenos Aires, 1940).


10 SPAGNA 1936 ■ 1939

Dopo aver giustificato ¡ ’intervento anarchico nelle elezioni,


Santillan procede affermando che:

cc tornati al potere i partiti di sinistra, grazie a noi, potemmo os­


servare come essi persistessero nella stessa mancanza di com pren­
sione e nella stessa cecità. Nè gli operai d ell’industria, nè i con­
tadini ebbero la minima ragione di sentirsi più soddisfatti di prim a.
Il potere reale era rimasto nelle mani del fazioso capitalism o, della
Chiesa e della casta m ilitare »

e l ’esercito procedeva nei preparativi del coup d’état

« per sottrarre ai parlam entari repubblicani ciò che avevano


guadagnato legalmente nelle elezioni del 16 febbraio ».

La vittoria delle Sinistre ebbe come risultato l ’apertura del­


le prigioni nel febbraio 1936 e la liberazione della maggior par­
te dei nemici politici della Destra3.
Quattro mesi dopo, il 20 luglio, quando i lavoratori di B ar­
cellona ebbero sconfitta la ribellione, la loro prima iniziativa
fu di aprire la prigione di Barcellona, che a detta di Santillan
era cc zeppa di nostri compagni » — vittime, questa volta, non
dei partiti di destra, ma di sinistra! Santillan, in seguito, am­
mette che un cambiamento di governo non trasferì in effetti « il
potere reale tf, e sappiamo da testimonianze documentate che i
generali avevano cominciato a preparare il loro colpo prima
delle elezioni di febbraio. (Peirats riproduce nel suo libro un
manifesto emanato dalla C .N .T . prima delle elezioni, nel quale
si metteva in guardia il popolo spagnuolo dei preparativi in
atto da parte dei generali — indicando il Marocco Spagnuolo
come centro delle attività — raccomandando ai lavoratori rivo­
luzionari di stare in guardia e pronti ad agire. « 0 il Fascismo

3 II nuovo premier Azana... « emanò subito un decreto che metteva in libertà


i circa 15.000 prigionieri che rimanevano dalla rivolta di ottobre. In molte località
le prigioni erano già state aperte senza che le autorità locali osassero opporsi »
(Spanish Labyrinth, pag. 301).
LE ELEZIONI DEL FEBBRAIO 1936 11
o la Rivoluzione Sociale » era la parola d ’ordine dello storico
manifesto).
Il Governo del Fronte Popolare non accettò tali ammoni-,
menti. Nelle parole del Ministro della Guerra essi erano « voci »
che potevano essere considerate come cc false e prive di ogni
fondamento » , studiate per fomentare

« ansia nel pubblico, diffondere malanim o contro l’esercito e


m inare, se non distruggere, la disciplina che è fondamentale per
l ’Esercito. Il Ministero della Guerra è onorato di poter dichiarare
pubblicam ente che tutti i ranghi dell’Esercito Spagnuolo, dai più
alto a ll’infimo, si mantegono entro i lim iti della più stretta disci­
plina, sempre pronti ad eseguire gli ordini alla lettera...... L ’esercito
spagnuolo, m odello di abnegazione e di lealtà m erita dai cittadini
il rispetto, l’affetto e la gratitudine che sono dovuti a coloro i quali,
a servizio e a difesa del Paese e della Repubblica, hanno offerto
la vita se la sicurezza e l’onore nazionale Io esigeva »,

e così via, ad nausearti.


. Durante quei pochi mesi, dall’epoca delle elezioni di feb­
braio alla sollevazione militare in luglio, tutta la Spagna era in
fermento. Si verificarono 113 scioperi generali e 228 scioperi
locali, molti in segno di protesta contro oltraggi della Destra.
Nella lotta contro le forze dell’ ordine pubblico » e tra le fa­
zioni politiche 1.287 persone furono ferite e 269 uccise. E co­
me abbiamo detto prima, le prigioni si riempivano di militanti
anarchici.
La storia spagnuola — e così la storia recente — non faceva
altro che ripetersi. Nel 1931, con la proclamazione della Re­
pubblica si formò un governo socialista-repubblicano. Esso po­
liticamente era impotente, e, salvo per l’uso che ne facevano i
vecchi politici della Monarchia, come osserva Santillan, che lo
utilizzavano per continuare le solite repressioni del movimento
rivoluzionario4. Nelle elezioni del 1933 il Governo di Sinistra

4 In Histoire des Republiques Espagnoles, Victor Alba descrive la situazione


dopo 18 mesi di Repubblica : « le provocazioni della Destra è le indecisioni della
Sinistra ebbero come risultato la morte di 400 persone, di cui 20 appartenevano alla
12 S pagna 1936 • 1939

fu sconfitto dalla Destra e ciò sopratutto per l’ astensione m


massa dei lavoratori di cui fu principale responsabile la C .N .T.
Peirats così descrive questo cc sciopero elettorale » della C.N .T. :

« L a cam pagna fu intensa,, e fu continuata per tutto il periodo


elettorale e conclusa con una colossale assem blea nella Plaza de
Toros Monumentai a Barcellona, in cui gli oratori della C .N .T ., Pa-
vòn, Germ inai, Durruti e Orobòn Fernandez lanciarono la parola
d’ordine ' Fruente a las uraas, la revolucion social ’ — (cioè cbe Tal*
lernativa alle elezioni era la rivoluzione sociale). L a C .N .T. e la
F .A .I. coscienti delle ripercussioni e della trascendenza delle loro
posizioni dichiararono a questa assemblea che se alla sconfitta dei
partiti di sinistra si fosse aggiunta la vittoria della Destra, esse avreb­
bero scatenate le forze della rivoluzione sociale ».

Paragoniamo questa posizione a quella adottata dalla C.N .T.


nel 1936, e non vi potranno essere dubbi che la direzione della
C.N.T. mentre alle elezioni di febbraio si inchinava al prin­
cipio delFastensione, lavorava dietro le quinte offrendo ai po­
litici di sinistra il voto potenziale rappresentato dalla Confede­
razione, in cambio forse della garanzia di liberazione per i pri­
gionieri politici nell’eventualità di una vittoria del Fronte Po­
polare. Queste non sono affatto speculazioni grossolane. E certo
che alFinterno della C.N .T. vi sono sempre state forti perso­
nalità che, come è sempre il caso di coloro che vanno diritti allo
scopo, sacrificando i principi fondamentali, dichiararono di es­
sere gli uomini pratici, i realisti del movimento. E allo stesso
modo in cui usarono il voto potenziale 'della C.N.T. come arma
da mercanteggiare nelle discussioni con i politici (spesso senza
alcun mandato dell’organizzazione), così usarono le migliaia
di prigionieri politici della C.N.T. come argomento per giusti­
ficare la loro politica riformista e chiaramente contraria alla
C.N.T. e ricattare i membri ad accettarla5.

polizia, 30 00 persone furono ferite, 9000 imprigionate, 260 deportate; si ebbero


30 scioperi generali e 3600 scioperi locali, 161 periodici furono sospesi, e di questi
quattro erano pubblicazioni di destra ».
5 II lettore potrà consultare P eirats , op. cit. nella quale egli riporta un di-
LE ELEZIONI DEL FEBBRAIO 1936 13

Si potrebbe dire forse che abbiamo troppo insistito sull’ at­


teggiamento incerto della direzione della C.N .T. nel febbraio
1936, in vista del disprezzo generale di cui sono stati oggetto
tutti i governi da parte del popolo spagnuolo che tuttavia a-
vrebbe approvato la partecipazione della C .N .T. alle elezioni
se essa avesse ottenuto come risultato la liberazione dei pri­
gionieri politici, senza considerare che tale azione avrebbe com­
promesso in ogni caso i principi rivoluzionari della Confedera­
zione. Se il risultato potesse essere isolato in questo modo, l ’im­
plicito elemento umano potrebbe facilmente vincere le obiezioni
di principio. Ma non è questo il caso. La tattica è come il giuocò
degli scacchi il quale richiede che ogni mossa sia studiata non
soltanto in relazione del risultato immediato, ma in tutte le sue
conseguenze su diverse mosse successive. Nel momento in cui
la direzione della C.N .T. si preparava ad abbandonare i prin­
cipi per la tattica (e come vedremo, non fu nè la prima, nè l’ul­
tima occasione in cui lo fece) nuovi fattori, oltre quello origi­
nale di liberare i prigionieri politici avrebbero dovuto consi­
derarsi.
Per esempio, assicurando la vittoria del Fronte Popolare
come risultato della sua partecipazione alle elezioni, la C.N .T.
avrebbe dovuto prevedere che tale vittoria avrebbe permesso ai
preparativi per il putsch militare di procedere incontrollati. Da
altra parte una vittoria della Destra, quasi certa se la C.N .T. si
fosse astenuta dal voto, avrebbe significato la fine della cospi­
razione militare e l ’ avvento al potere di un governo reazionario,
ma inefficace, il quale, come i precedenti, avrebbe resistito al
potere non più di un anno o due. Non vi sono prove effettive

scorso tenuto da Juan Peirò, membro direttivo della C.N.T., nel 1931 ad un
Congresso della C.N.T. in cui fu discussa la posizione della Confederazione negli
avvenimenti politici che portarono alla proclamazione della Repubblica. Peirò in
quel discorso rivelò le più fantastiche trattative « dietro le quinte » che si erano
svolte con i politici e le giustificò tutte. In seguito Peirò fu tra i sindacalisti Scis­
sionisti (I Treintistas) che furono poi riammessi nella C.N.T. nel Congresso del
maggio 1936 e diventò ministro nel Governo Caballero. Dopo la disfatta andò in
Francia; fu arrestato dalla Gestapo e consegnato al regime di Franco.e giustiziato.
14 S pagna 1936 - 1939

a dimostrare che vi fosse qualche sviluppo significativo di un


movimento fascista in Ispagna improntato sui regimi in atto in
Italia e in Germania. I partiti di Destra erano quelli che erano
sempre stati.
La C.N .T. quindi, nel partecipare alla campagna del Fron­
te Popolare avrebbe dovuto prevedere la conseguenza di una
rivolta militare. Chi avrebbe resistito ai Generali? E porsi que­
sta questione, fondamentale alla esistenza della C.N .T. come
organizzazione rivoluzionaria : Una situazione come quella che
sorgerà potrà essere trasformata a vantaggio della rivoluzione
sociale? In quanto alla prima domanda era chiaro che nessuna
resistenza effettiva poteva venire dal Governo che avrebbe pre­
ferito perire anziché armare il popolo spagnuolo. Quindi, an­
cora una volta tutti i sacrifizi avrebbe dovuto farli il popolo che
era senz’armi6*il e aveva bisogno di tempo per coordinare e rior­
ganizzare le sue forze contro un esercito addestrato, bene ar­
mato e finanziato, che aveva il vantaggio dell’iniziativa nell’ at­
tacco. Potevano i lavoratori, in tali condizioni, sconfiggere il
coup d’ état militarista? Perchè il non riuscire avrebbe signi-

6 Santillan, che fu attivo sostenitore del Fronte Popolare come unico mezzo
per resistere al « nemico » scrive in Porque Perdimos la Guerra: «P e r la lotta
effettiva nelle strade, per l ’uso delle armi e vincere o morire, non vi è dubbio che
il nostro movimento fosse praticamente l ’unico su cui si poteva fare assegnamento
(è chiaro che egli si riferisce alla Catalogna dove la C.N.T. era in maggioranza
rispetto alla U.G.T. o ai partiti politici — V. R.). Venne formato un Comitato per
il coordinamento con la Generalität (il Governo Catalano) al quale io presi parte
con altri amici ben noti per decisione ed eroismo. Oltre ad auspicare una possibile
collaborazione, pensavamo che in vista del nostro atteggiamento e della nostra at­
tività, armi e munizioni non ci sarebbero state negate, poiché la parte migliore
delle nostre riserve ed i piccoli depositi di munizioni erano scomparsi dopo il di­
cembre 1933 (nella rivolta seguita alle elezioni del novembre 1933, e durante il
biennio negro della dittatura Lerroux-Gil Robles ». Ma nonostante le continue e
laboriose trattative, il Governo rifiutò le armi al popolo. La risposta fu che il
Governo non aveva armi! E Santillan in seguito aggiunge: « L ’azione diretta ot­
tenne ciò che non ci era riuscito di avere nelle trattative con la Generalität ».
Qui l’autore si riferisce ad un’audace azione da parte di membri della C.N.T.
che abbordarono un certo numero di imbarcazioni ancorate nel porto di Barcel­
lona e sottrassero fucili e munizioni dalle loro armerie.
L E ELEZIONI DEL FEBBRAIO 1936 15

ficaio vaste rappresaglie, e ancora una volta le prigioni si sareb­


bero riempite di prigionieri politici, a parte la disgregazione in­
terna nei ranghi rivoluzionari che sarebbe derivata dalla re­
pressione.
Queste, come le vediamo, sono alcune considerazioni è con­
seguenze derivanti dall’accettazione da parte di un movimento
rivoluzionario di tattiche politiche a spese dei principi.
I mesi precedenti la sollevazione militare furono caratte­
rizzati, come abbiamo già osservato, da un vasto fermento poli­
tico e da provocazioni armate della Destra. Se la relazione di
Peirats è esatta, sembrerebbe che i movimenti rivoluzionari non
adottassero alcun provvedimento per neutralizzare i preparativi
fatti dai militari per il putsch, ed anche al Congressso. Nazio­
nale della C.N.T, tenuto a Saragozza nel maggio 1936, sem­
bra che non vi fossero state discussioni sull’argomento.
Questo fu uno dei più importanti Congressi nella storia del­
la C .N .T ., sia perchè ad esso fu rappresentato tutto il movi­
mento (vi parteciparono 649 delegati in rappresentanza di 982
sindacati con 550.595 membri); e sia perchè si discussero impor­
tantissime questioni come le crisi interne e le alleanze rivolu­
zionarie, e si esaminò l ’attività rivoluzionaria del movimento
nelle rivolte del gennaio e del dicembre 1933 e dell’ottobre 1934.
Nello stesso tempo il Congresso intraprese la definizione del
concetto di ComuniSmo Libertario per la Confederazione nella
sua applicazione post-rivoluzionaria agli importanti problemi
della vita della comunità, nonché lo studio della posizione del­
l’organizzazione in relazione al programma governativo di R i­
forma Agraria.
La crisi interna fu presto risolta con la riammissione nella
C.N .T. dei cosiddetti scissionisti (i Treintistas) e dei 60.621
membri da essi rappresentati.
Circa l’ analisi critica delle lotte passate, la cui discussione
ha determinante per qualsiasi modificazione nelle attività ed
aspirazioni immediate e future dell’organizzazione, Peirats non
fa altro che riportare per esteso il discorso pronunziato da uno
dei delegati, come un esempio dell’alto livello della discussione.
16 Spagna 1936 • 1939

Si sarebbe tentati, infatti, di riportare molti brani di questo


contributo rivoluzionario ed anarchico, ma il farlo potrebbe
condurre ad una errata valutazione '"dello spirito generale del
Congresso7.
Uno dei cc risultati più significativi delle discussioni » fu
secondo Peirats, la deliberazione riguardante le Alleanze R i­
voluzionarie che è significativa anche se osservata alla luce de­
gli eventi successivi. Questa deliberazione dichiarava che :

« Durante il periodo della dittatura di Prim o de Rivera, molti


furono i tentativi di rivolta da parte del popolo, che risultarono
in sforzi dei maggiori politici per incanalare i sentimenti rivolu­
zionari dei lavoratori lungo le linee riformiste della democrazia. E
ciò fu possibile perchè la U .G .T ., organa dei lavoratori, fu d ’accor­
do nell’aderire alle elezioni che si conclusero col trionfo politico
della R epubblica. Con la sconfitta della Monarchia 1’ U .G .T . ed il
partito che agisce da suo orientatore sono diventati servi della de­
mocrazia repubblicana e sono stati in grado di constatare per espe­
rienza diretta l ’inutilità della collaborazione politica e parlam en­
tare. Grazie a questa collaborazione, il proletariato in genere, sen­
tendosi diviso, perdette una parte della sua forza rivoluzionaria che
lo caratterizzò in altri tempi. L ’episodio delle Asturie dimostra che,
una volta che il proletariato ritrovi questo sentimento della propria
forza rivoluzionaria, è quasi im possibile sottometterlo. Alla luce del
periodo rivoluzionario che la Spagna ha vissuto e sta vivendo, que­
sto Congresso considera inevitabile la necessità di unificare in senso
rivoluzionario le due organizazioni U .G .T. e C .N .T.

7 All’epoca in cui fu scritto questo libro, non ci fu possibile consultare gli


atti del Congresso che furono pubblicati in Solidaridad Obrera, N. 1265 - 83 (Bar­
cellona 3-24 maggio 1936). Essi, tuttavia, vengono ora pubblicati settimanalmente nel
giornale C.N.T. (Tolosa, 1954) e sebbene la pubblicazione non sia ancora completa,
è evidente che le opinioni erano nettamente divise tra interpretazioni anarchiche e
sindacaliste. Nella lotta delle Asturie, nell’ottobre 1934, non si raggiunse l’accordo,
neppure sui fatti della situazione. Nel leggere questi atti ci si rende conto di una
profonda divisione nella C.N.T. e di molta critica dello sviluppo politico e revi­
sionista della Confederazione, e nello stesso tempo di un desiderio largamente dif­
fuso, di cercare una base ed un’unità comuni, nella lotta che avevano di fronte.
Un’accurata analisi delle discussioni svoltesi a questo Congresso contribuirebbe a
spiegare il ruolo collaborazionista della C.N.T. nel 1936.
LE ELEZIONI DEL FEBBRAIO 1936 Ì7

Le condizioni per attuare un simile patto erano, come nel


caso della Conferenza Regionale di Catalogna al principio di
quell’anno, così rivoluzionarie, da essere inaccettabili per i po­
litici della U .G .T. E soltanto nell’ aprile 1938, diciotto mesi do­
po l ’insurrezione militare, fu raggiunto l ’accordo tra le due or­
ganizzazioni di lavoratori8. Ma da allora la rivoluzione era stata
schiacciata ed i lavoratori erano impegnati in un’eroica, ma di­
sperata lotta militare.

Considerazioni di spazio impediscono citazioni dettagliate


delle asserzioni di principi ed obiettivi da parte del Congresso.
Questo lungo documento può essere descritto come un exposé
non dogmatico di idee anarchiche in cui si nota lo sforzo di
incorporare le diverse sfumature di interpretazione della società
libertaria, dal punto di vista sindacalista a quello anarchico-in­
dividualista. Nel preambolo è interessante notare che la C.N .T.
giustificò la discussione sulla società post-rivoluzionaria perchè
riteneva che il periodo che la Spagna stava attraversando po­
teva facilmente risultare in una situazione rivoluzionaria dal
punto di vista libertario. Questo atteggiamento rende ancora più'
strana la mancanza di qualsiasi discussione dei problemi che
l’organizzazione poteva trovarsi a dover affrontare durante il
periodo rivoluzionario. 0 più precisamente, quale sarebbe stato
l ’atteggiamento dell’ organizzazione l’indomani della disfatta del
putsch militare, quando essa si trovava improvvisamente alla
testa del movimento rivoluzionario. Una simile possibilità si
poteva facilmente considerare in Catalogna, se non nelle pro­
vince soggette al Governo Centrale. Forse per la massa, la ri­
sposta era una e semnlice : la rivoluzione sociale. Ma, alla luce

8 La traduzione inglese del « Programma di Unità d ’Azione tra la U.G.T. e la


C.N.T. » fu pubblicata in Spain and thè ivorld (n. 33, 8 aprile 1938). Un numero
precedente dello stesso giornale (n. 31, 4 marzo) pubblicò i testi delle proposte
originali per tale Unità esposti rispettivamente dalla U.G.T. e dalla C.N.T., non­
ché apprezzamenti critici di esse da parte della militante anarchica Emma Goldman
e della Federazione Anarchica Spagnuola.

2
18 S pagna. 1936 - 1939

degli avvenimenti successivi, per la direzione della C.N.T. la


questione non era così semplice. Eppure questi problemi e que­
sti dubbi non furono affrontati al Congresso, e per queste serie
omissioni di previsione, o forse, di democrazia rivoluzionaria
nella organizzazione, i lavoratori rivoluzionari pagarono dura­
mente nei mesi che seguirono.
CAPITOLO II

LA SOLLEVAZIONE DEI MILITARISTI


NEL LUGLIO 1936

T 911 l u g l i o 1936 un gruppo di Falangisti si impadroni


della stazione radiotrasmittente di Valenza e diramò il
seguente proclama :

« Qui Radio Valenza! La Falange Spagnuola ha occupato la sta­


zione radio con la forza delle armi. Domani lo stesso avverrà in
tutte le stazioni radio spagnuole.

Soltanto poche ore prima il Primo Ministro, Casares Qui-


roga era stato avvertito confidenzialmente che rinsurrezione
militare era in atto. Al che il Capo politico della Spagna rispo­
se : (< Con ciò intendete dire che siete sicuri che i militari si
solleveranno. Benissimo, da parte mia vado a coricarmi ». La
barzelletta era di cattivo gusto perchè, in effetti, in quella frase
è sintetizzato tutto l’atteggiamento di Quiroga e dei successivi
Governi Spagnuoli.
Sei giorni dopo i Generali sferrarono il primo attacco nel
Marocco. L ’ esercito, capeggiato dalle forze della Legione oc­
cupò le città, i porti, gli aereodromi, ed i punti strategici nel
Protettorato, catturando ed uccidendo lavoratori militanti e pre­
minenti personalità di Sinistra. Il Governo per tutta risposta di­
chiarò che <c grazie all’azione previamene svolta dal Governo
può dirsi che un vasto movimento anti-repubblicano ha fallito
il suo intento. L ’azione del Governo sarà sufficiente a ristabilire
le condizioni normali ». Ma il giorno dopo, 18 luglio, lo stesso
Governo dovè ammettere che Siviglia era nelle mani del Ge­
nerale Queipo de Llano.
20 S pagna 1936 - 1939

Di fronte al fatto compiuto, le reazioni dei partiti politici


e della*C.N.T. alla situazione, sono particolarmente interessan­
ti. I partiti socialista e comunista emanarono insieme il seguente
comunicato :

« Il momento è difficile. Il Governo è sicuro di possedere mezzi


sufficienti per annientare questo tentativo criminale. N ell’eventua-
lità d ie questi mezzi siano insufficienti la Repubblica ha la promessa
solenne del Fronte Popolare che è deciso ad intervenire nella lotta
nel momento in cui il suo aiuto sarà richiesto. Il Governo ordini e
il Fronte Popolare obbedirà ».

La notte del 18 luglio il Comitato Nazionale della C .N .T.


proclamò attraverso la Stazione Radio (Union Radio) di Ma­
drid, lo sciopero generale rivoluzionario, invitando tutti i Co­
mitati e i militanti a mantenere i contatti e a stare pronti, le
armi alla mano, ai propri posti di riunione locali. Quella stessa
notte il Comitato Nazionale inviò delegati a tutti i Comitati
Regionali della Confederazione con istruzioni dettagliate.
La mattina del 19 luglio una parte considerevole dei sol­
dati della guarnigione di Barcellona lasciarono i loro quartieri
ed occuparono tutti gli edifici di interesse strategico ed i centri
della città, collegandosi con altri elementi implicati nella insur­
rezione. Alcuni scrittori nel descrivere la guerra civile spagnuola
Shanno cercato di dare l’ impressione che entrambe le parti fos­
sero così incompetenti da rendere la rivolta e la reazione popo­
lare una specie di farsa. Niente potrebbe essere più lontano dal­
la realtà. Il putsch militare fu senza dubbio un’ azione militare
attentamente studiata e calcolata9 e ciò deve essere continua-
mente sottolineato, perchè solo in questo modo si può apprez­
zare pienamente la grandezza e l’eroismo della resistenza popo­

9 Anche il Prof. Allison Peers, che, implicitamente, se non apertamente pre­


ferì Franco agli Anarchici e alla Rivoluzione Sociale, scrive in Catalonia Infelix
(London, 1937): «A lle 3,50 a. m. del 19 luglio la prima delle guarnigioni di Bar­
cellona insorse. Muovendo dalla Caserma del Bruc, nel distretto di Pedralbes, le
truppe avanzarono rapidamente giù per la Gran Via Diagonal. Un contingente si
LA SOLLEVAZIONE DEI M ILITARISTI N EL LUGLIO 1936 21

lare che in quei primi giorni trionfò in due terzi della penisola
spagnuola. Ciò rivela anche l ’impotenza delle forze armate di
fronte alla decisa resistenza delle masse10, anche quando esse
sono così scarsamente equipaggiate come gli operai spagnuoli
in quei primi giorni di lotta.
A Barcellona furono i lavoratori rivoluzionari della C .N .T.
con piccoli reparti di guardie d’assalto e guardie civili (nemici
implacabili degli Anarchici in tempi normali) che non avevano
seguito i Militaristi, i quali, entro ventiquattro ore, riuscirono
a costringere il generale Goded e le sue truppe alla resa. Senza
por tempo in mezzo, la C.N.T. e la F .A .I. occuparono le caser­
me impadronendosi delle armi rimaste che furono distribuite ai
gruppi di lavoratori che furono inviali in tutti i villaggi e le
città della regione, riuscendo in questo modo a prevenire rivolte
simili a Tarragona, Lerida e Gerona. A Madrid come a Barcel­
lona, quella che sembrava una situazione disperata per i la ­
voratori si trasformò in vittoria, grazie al loro eroismo e alla
loro iniziativa, nonché al loro entusiasmo rivoluzionario. Ma in
altre città fu perduto del tempo prezioso per l ’indecisione dei
funzionari del governo e dei sostenitori del Fronte Popolare.
A Valencia le caserme furono circondate dai lavoratori pri­

diramò su Urgcll; al di là dell’Istituto Industriale, nella lunga strada che porta


il nome delle Cortes Catalane, e occupò la Università, parte della Plaça de Ca-
talunya, ed un certo numero di strade e piazze adiacenti. Un altro contingente
avanzò fino a congiungersi con le truppe di ribelli provenienti dalla Caserma Gi-
rona nel distretto Grecia e dalla Caserma d’Artiglieria di Sant Andreu più a nord.
Contemporaneamente i soldati della Caserma, di Numancia occupavano la Piazza
d’Espanya, ai piedi di Montjuic, e avanzando verso il mare, si congiunsero con
vari contingenti che venivano dalla Caserma Icaria, nel porto, e dalla Comandancia
General nei pressi del Monumento a Colombo. Tutta l’azione fu magnificamente
studiata, e considerando il gran numero di soldati, di guardie, e di poliziotti im­
piegati, si poteva pensare che il successo fosse certo » (pp. 243-244) (nostro il
corsivo).
10 Peirats osserva che nel combattimento corpo a corpo nelle strade di Bar-
ceìlona la disciplina dell’esercito fu infranta e i soldati, una volta in contatto col
popolo furono da questo subito influenzati e molti rivolsero le armi contro gli
ufficiali.
22 S pagna 1936 - 1939

ma che le truppe potessero occupare posizioni strategiche nella


città. Questa situazione si prolungò per una quindicina di giorni,
in quanto il governo si rifiutò di armare il popolo, dichiarando
cJhe le truppe imprigionate nelle caserme erano <x fedeli ». Esso
ordinò altresì ai lavoratori di sospendere lo sciopero generale
dichiarato il primo giorno dalla C .N .T .-F.A .I. e sciogliere il
Comitato Esecutivo che aveva preso il posto del Governatore
Provinciale, considerato alTunanimità incompetente11.
Ma il Governo esisteva soltanto di nome e la sua autorità
(anche ammesso che fosse cc fedele ») era imprigionata nelle ca­
serme! Intanto la C.N .T. aveva preso contatti con la Confede­
razione in Catalogna e a Madrid e furono presi accordi per in­
viare fucili e mitragliatrici a Valencia. F u allora che la C.N .T.
decise di sferrare un attacco alle caserme, e così finirono quin­
dici giorni di lotta cc in cui eroismo e temerità andarono di pari
passo con la debolezza e la doppiezza » ( **).
A Saragozza, dove tutta la guarnigione si unì alla insurre­
zione, i lavoratori, nonostante la loro forza numerica (30.000
nelle due organizzazioni, U .G .T .-C .N .T .) non furono in grado
di dominare la ribellione. Essi mancavano di armi, e come disse
uno dei principali militanti della C .N .T .:

« dobbiam o riconoscere che fummo molto ingenui. Perdemmo


troppo tempo in colloqui con il governatore civile; credemmo anche
nelle sue prom esse__ Avremmo potuto fare più di quanto facem ­
m o? Forse. Contavamo esclusivamente sulle promesse del governa­
tore e ci aspettavamo troppo dalla nostra forza numerica »,

Senza rendersi conto che per resistere a una simile vio­


lenta insurrezione erano necessari più che 30.000 lavoratori or­
ganizzati.

11 E ’ abbastanza strano che ì capi della C.N.T. e della U.G.T. ordinassero di


tornare al lavoro a tutti salvo che agli addetti ai Trasporti. Il proletariato di Va­
lencia, tuttavia, si rifiutò di aderire finche le caserme non fossero state attaccate
e disarmati i soldati.
* J uan L opez . Citato da P eirats ,
LA SOLLEVAZIONE DEI MILITARISTI N EL LUGLIO 1936 23

Nelle Asturie, un altro centro rivoluzionario della Peniso­


la, la indecisione delle autorità e del Fronte Popolare creò gravi
complicazioni alla situazione locale e solo a prezzo di molte vite
la rivolta fu finalmente repressa.
Ma fu la rapidità con cui i Generali attuarono il loro piano
di congiungere le loro due forze principali attraverso ì ’Anda-
lusia e FEstremadura, servendosi «ome basi intermedie di Si­
viglia, Cadice, Algeciras, Jerez, ecc., che rappresentò la chiave
di tutti i loro futuri successi militari (Peirats). Vorremmo ag­
giungere tuttavia che la vera chiave del successo militare dei
Ribelli, fu il Marocco che servì:

« da base principale ai fascisti, come riserva di uomini e come


centro di rifornimento, nonché per l’ordinamento, la distribuzione
e la riorganizzazione delle forze nella loro lotta contro l ’eroico po­
polo spagnuolo... Ben può dirsi "che il Marocco ha messo la R epub­
blica in pericolo di morte » 12.

Peirats passa sotto silenzio la questione del Marocco. E p­


pure la domanda che immediatamente si affaccia alla mente è :
quale fu l’ atteggiamento C .N .T .-F.A .I. nei riguardi del Maroc­
co, sia prima, che dopo l ’insurrezione? Dalla loro condotta è
chiaro che esse non avevano alcun programma rivoluzionario
che avesse potuto trasformare il Marocco da nemico in alleato
del movimento popolare e mai i capi si curarono di ascoltare
quegli anarchici militanti che. come Camillo Berneri, sostene­
vano l’urgenza di inviare agitatori nel Nord Africa e di con­
durre una campagna di propaganda su vasta scala tra gli Arabi
a favore dell’autonomia. Questo atteggiamento negativo della
C.N.T. verso l’indipendenza marocchina 6arà discussa in se­
guito più dettagliatamente.

12 C arlos de B araibar in un articolo Ayer, hoy y siempre-. Marruecos pubbli­


cato nella rivista Timón (diretta da D. A. Santillan), N. 2, Barcellona, Luglio 1938,
CAPITOLO

LA RIVOLUZIONE A l BIVIO

D o iC H È LA C.N .T. di Catalogna era la sezione numerica-


mente più forte dell’organizzazione in Spagna; poiché la
Catalogna fu la prima regione che liquidò l ’ insurrezione mili­
tare, ed infine ultima- ma non minima ragione, poiché in Cata­
logna la C. N. T. rappresentò la stragrande maggioranza, sia
nella battaglia vittoriosa nelle strade di Barcellona, che tra i
lavoratori organizzati, la sua valutazione dei fatti l ’indomani
della vittoria doveva avere vaste conseguenze in tutto il paese,
non escluse, vorremmo aggiungere, le zone sotto la dominazione
di Franco.
Luis Companys, Presidente della Generalität13, non appena
l ’insurrezione fu domata in Catalogna, convocò la C .N .T .-F.A .I.
nel suo ufficio presidenziale. Facevano parte della delegazione
Santillan e Garcia Oliver, entrambi membri influenti delle or­
ganizzazioni ed entrambi in seguito, Ministri rispettivamente
della Generalität e del Governo Centrale. Garcia Oliver ha rac­
contato l’intervista che, per la sua importanza storica, e come
chiave di tutto ciò che seguì, per quanto riguarda il movimento
rivoluzionario, deve essere citata in extenso:

« Companys ci ricevette in piedi ed era visibilmente commosso


d all’avvenimento. Ci strinse la mano e avrebbe voluto abbracciarci,
ma la sua dignità personale, profondamente influenzata da ciò che
stava per dirci, glielo im pedì. Le presentazioni furono brevi. Se­

13 Per evitare confusioni a qualche lettore che ne fosse all’oscuro, specifiche­


remo che vi erano in Spagna due governi: il Governo Centrale con sede a Madrid,
trasferito in seguito a Valencia, e la Generalität che era il Governo della provincia
autonoma di Catalogna. Sotto il regime di Franco l’autonomia catalana è stata
abolita.
LA RIVOLUZIONE AL BIVIO 25

demmo, stringendo ognuno il fucile fra le gambe. Ecco, in sostanza,


ciò che ci disse Companys: ' Prim a di tutto, devo dirvi che alla
C .N .T. e alla F.A.I. non è m ai stato usato il trattamento che per la
loro effettiva im portanza, sarebbe spettato. Voi siete stati sempre
perseguitati duramente, ed io , con dolore, m a costretto dalle esi­
genze politiche, io che prim a fui con 'voi, in seguito mi trovai co­
stretto ad opporm i a voi e a perseguitarvi. Oggi voi siete padroni
della città e della Catalogna perchè voi soli avete sconfitto i m ilita­
risti fascisti, e spero che non vi offenderete se in questo momento
vi ricordo che non vi mancò l ’aiuto dei pochi o molti membri fedeli
del m io partito e delle guardie e dei mozos... ’ . Si interruppe per un
attimo e poi continuò lentamente : ' Ma la verità è che, perseguitati
fino all’altro ieri, oggi voi avete sconfitto l ’esercito ed i fascisti. Non
posso, quindi, sapendo ciò che siete e chi siete, parlarvi altrimenti
che con sincerità. Voi avete vinto ed ogni cosa è nelle vostre m ani:
se non avete bisogno di me, nè desiderate che io rim anga Presidente
della Catalogna, ditemelo ora, ed io diventerò un altro soldato nella
lotta contro il fascismo. Se, invece, credete che in questa posizione, che
non avrei abbandonata vivo se i fascisti avessero trionfato, io, con gli
uomini del m io partito, il mio nome e il mio prestigio, possa essere
di utilità in questa lotta, che si è conclusa così bene oggi in città (B ar­
cellona) ma non sappiam o come si concluderà nel resto della Spagna,
allora potete contare su di me e sulla fedeltà di. un uomo e di un po­
litico il quale è convinto che oggi è morto tutto un passato di vergo­
gna e desidera sinceramente che la Catalogna si metta all’avanguardia
dei paesi più progressivi in questioni sociali ».

Questo capolavoro di oratoria politica e di astuzia, così è


commentato da Garcia Oliver:

« L a C .N .T. e la F .A .I. decisero per la collaborazione e la de­


m ocrazia, rinunziando al totalitarism o rivoluzionario che avrebbe
condotto allo strangolamento della rivoluzione da parte della ditta­
tura anarchica e confederale. Noi avemmo fiducia nella parola e nella
persona di un democratico catalano e mantenemmo, appoggiandolo.
Companys come Presidente della Generalität. L a C .N .T .-F .A .I. ac­
cettò il Comitato delle M ilizie e stabilì una rappresentanza propor­
zionale di forze per dargli integrità e sebbene ciò non fosse equo,
fu data alla U .G .T. e al partito socialista, entrambe organizzazioni
in minoranza in Catalogna, una rappresentanza uguale a quella della
C.N .T. e degli anarchici vittoriosi, considerando questo un sacri­
26 Spagna 1936 - 1939

fizio latto allo scopo di portare i partiti autoritari su un piano di


leale collaborazione che non fosse turbata da rivalità suicide14.

Se il 19 luglio 1936 fu un giorno in cui i lavoratori spa-


gnuoli scrissero un capitolo nella storia della lotta degli oppressi
del mondo per ottenere la libertà, il 20 luglio sarà considerato,
a nostro avviso, come l ’inizio del tradimento delle aspirazioni
dei lavoratori, da parte dei loro rappresentanti. Parole dure, è
vero, ma nessuna parola è troppo dura per descrivere le azioni
di un gruppo di uomini che usurpa le proprie funzioni, rischian­
do in tal modo la vita e il futuro di milioni di propri simili.
Peirats si chiede se il dilemma : rivoluzione sociale o colla­
borazione fosse stato attentamente discusso dai militanti confe­
derali ed anarchici, se fossero state considerate le conseguenze
di una tale decisione ed esaminati i prò e i contro. Nonché se
fossero stati presi in considerazione gli insegnamenti delle espe­
rienze passate e della storia delle passate rivoluzioni. Tutto ciò
che Peirats ci dice è che :

« è fuori dubbio che la maggioranza dei m ilitanti influenti in­


terpretarono la situazione allo stesso modo. Le poche voci discordi

14 Citazione da Peirats: pagine 162-163. La versione Santillan dell’intervista


è sostanzialmente la stessa per quanto riguarda le conclusioni, ma egli non cita
nessuna delle osservazioni di Companys.
Per rispetto alla precisione, bisogna osservare che Peirats non cita per esteso
la relazione di Garcia Oliver. Il testo completo può trovarsi in de Julio a Julio
Un ano de Lucha (Valencia, 1937) pagine 193-196. Un’importante omissione nelle
citazioni di Peirats è la seguente affermazione di Garcia Oliver : « Eravamo stati
chiamati (da Companys) ad ascoltare. Non potevamo impegnarci in niente. Stava
alla nostra organizzazione di prendere le decisioni. E dicemmo ciò a Companys.
Il destino della Spagna — e nessuno apprezzerà la vera grandezza della parte rap­
presentata da Companys e dalla nostra organizzazione in quell’incontro storico —
fu deciso in Catalogna, tra il ComuniSmo Libertario che significa dittatura anar­
chica e democrazia che significava collaborazione (nostro il corsivo) y.
Tuttavia, non abbiamo visto nessuna prova documentata che dimostrasse che le
« decisioni » alle quali si riferisce Oliver, fossero prese in effetti dalle « organiz­
zazioni ». Tutte le prove ci dicono che queste decisioni furono prese dai Colpitati
della C.N.T.-F.A.I. senza previa consultazione dei sindacati e dei gruppi.
LA RIVOLUZIONE AL BIVIO 27

tra di loro si dispersero al vento; il silenzio degli altri fu veramente


enigmatico. F ra coloro che protestarono invano e coloro che m an­
tennero il silenzio, per mancanza di decisione, la soluzione colla­
borazionista si costruì la sua strada ».

Ma quale era il parere dell’organizzazione, degli uomini


che avevano versato il sangue nella lotta ineguale, eppure vit­
toriosa, nelle strade di Barcellona; di coloro che nelle Asturie
furono ingannati dal Colonnello Aranda e dal governo che assi­
curarono tutti che egli era cc fedele » ; di coloro ai quali a Va­
lencia il Governo rifiutò le armi per prendere d’ assalto le ca­
serme? Essi non furono interpellati, sebbene le loro azioni espri­
messero, meglio delle parole, i loro veri sentimenti, cc Noi ci
fidammo della parola e della persona di un democratico cata­
lano », scrisse Garcia Oliver, il membro cc influente » della
C .N .T ., del Presidente Companys. E avrebbe dovuto aggiun­
gere: cc ma non dei lavoratori rivoluzionari spagnuoli ».
Il 20 luglio il Governo di Madrid e la Generalitat di Cata­
logna esistevano solo di nome. Lo forze armate, la guardia ci­
vile e le guardie d ’assalto o erano con i Generali ammutinati
oppure si erano uniti al popolo. I lavoratori armati non ave­
vano interesse ad aiutare il governo che solo due giorni prima
era stato rimaneggiato per includervi elementi di destra allo sco­
po di facilitare le cc trattative » con i militari ribelli. Tutto ciò
che rimaneva nominalmente nelle mani del Governo Centrale
era la riserva aurea, la seconda, in ordine di entità, del mondo,
di 2.259 milioni di pesetas oro. Nessun tentativo fece la C.N .T.
per impadronirsene. Si ripetette l’ errore dei rivoluzionari al
tempo della Comune di Parigi, i quali rispettarono la proprietà
delle Banche.

re A cominciare dal 20 luglio, scrive Santillan, mettemmo delle


guardie improvvisate nelle banche, ai depositi di sicurezza e alle
agenzie di pegno, ec. ».

Come avrebbe dovuto essere riconoscente agli Anarchici, il


Governo Centrale per la loro, svista, o vista corta! E come usa­
28 S pagna 1936 • 1939

rono abilmente l ’oro per combattere le forze rivoluzionarie. Per


esempio il ritiro di fondi dalla Catalogna che era fin troppo ri­
voluzionaria per i loro gusti, quasi paralizzò questo principale
centro industriale e militare della Spagna. Che ciò colpisse an­
che il buon andamento della lotta armata contro Franco impor­
tava poco a questi uomini che, come abbiamo già detto, aveva­
no preferito Franco, anziché armare il popolo. Infatti, durante
le prime sette settimane e prima che fosse andato in vigore il
patto di non-intervento, il governo Girai non acquistò armi al­
l’estero, sebbene non mancasse l’oro per pagarle, nè mancava­
no i venditori disposti a cederle.
In quei giorni di luglio, quindi, vi era una sola autorità
nella Spagna «R epubblican a)): quella dei lavoratori armati,
la maggior parte dei quali apparteneva o alla C.N.T. o alla
IJ.G .T. In Catalogna era stato formato il Comitato delle Mili­
zie Antifasciste il quale rappresentava le organizzazioni ope­
raie, nonché i vari partiti politici. Il Governo della Generalità!
non faceva altro che confermare, le decisioni del Comitato,
ma come vedremo, un politico astuto come Companys, non a-
vrebbe tollerato a lungo una simile posizione di inferiorità. Tut­
tavia l ’iniziativa e l ’impulso rivoluzionario erano con i lavo­
ratori. Essi crearono le colonne armate che avrebbero impegnato
le forze di Franco (quattro giorni dopo la vittoria a Barcel­
lona, la prima colonna di 10.000 volontari partì per la zona di
Saragozza) e in uno spazio di giorni, secondo Santillan, più di
150.000 volontari erano disponibili e pronti a combattere in
qualunque settore fossero stati maggiormente richiesti. Nelle zo­
ne industriali gli operai occupavano le fabbriche e dove era pos­
sibile, le adattavano alla produzione di carri armati e armi di
ogni specie per la lotta. Contemporaneamente i contadini occu­
pavano le proprietà terriere. Nelle grandi città i servizi pub­
blici venivano riorganizzati sotto il controllo dei lavoratori e
la distribuzione dei viveri era assicurala dalle organizzazioni
operaie.
LA RIVOLUZIONE AL BIVIO 29

Ma ogni giorno che passava l’ abisso tra i lavoratori rivolu­


zionari e i loro rappresentanti diventava più grande. E ciò è
comprensibile : poiché lungi dall’essere i loro rappresentanti essi
si erano virtualmente trasformati in un corpo esecutivo, re­
sponsabile verso il Comitato delle Milizie antifasciste e non
verso i membri della C.N .T. Ancora una volta ci troviamo di
fronte la situazione delle masse rivoluzionarie che avanzano e
consolidano i loro successi, mentre i capi rimangono indietro
paralizzati dalla preoccupazione della propria incapacità a con­
trollare la situazione e lanciano appelli, adulano, minacciano, e
consigliano sempre la moderazione. Nel primo manifesto radio-
trasmesso il 26 luglio, dal Comitato Peninsulare della F .A .I.,
viene usato il più strano linguaggio per descrivere la lotta « con­
tro l ’idra fascista » ma non una parola della rivoluzione sociale.
D ’altra parte, i capi della C .N .T .-F.A .I. assunsero l ’atteg­
giamento più violento e minaccioso per bollare l ’ondata relati­
vamente minore di saccheggi che si verificarono in quei primi
giorni della rivoluzione, insieme alla regolazione di conti per­
sonali. Eppure, considerando la grandezza della rivolta sociale,
la disorganizzazione dell’economia, la sospensione dei servizi
pubblici, e la completa assenza delle forze della cc legge e del­
l ’ordine », i saccheggi e le sparatorie e gli incendi delle chiese
erano insignificanti in paragone al profondo senso di responsa­
bilità e di iniziativa dimostrato dai lavoratori nel riorganizzare
la vita del paese, non secondo i vecchi criteri, ma in armonia
alle loro concezioni di giustizia sociale e di equità. Essi orga­
nizzarono pattuglie di sicurezza, sostituirono le guardie doga­
nali alla frontiera per impedire qualsiasi attività di retroguardia
agli amici di Franco; assunsero il controllo delle centrali telefo­
niche per essere in grado di intercettare ogni intrigo politico
tra Barcellona e Madrid. Insomma, dimostrarono chiaro buon
senso e previgenza nel periodo rivoluzionario, mentre i loro
capi erano assorti in questioni di carattere strategico, diploma­
tico o politico, e sempre perdendo. La tragedia tuttavia fu che
le forze del governo, manovrando i partiti politici in un blocco
contro la C.N .T. guadagnavamo rapidamente terreno. Infatti
30 S pagna 1936 - 1939

entro due mesi il problema della dualità di potere tra il Comi­


tato delle Milizie Antifasciste ed il Governo della Generalität
fu risolto con l’ abolizione del primo. Senza aver imparato niente
dalle prime esperienze di collaborazione in un Comitato Rivo­
luzionario con i partiti politici, i capi della C .N .T .-F.A .I., os­
sessionati all’idea che la rivoluzione dovesse attendere fino a
guerra vinta, parteciparono al Governo della Generalität.
CAPITOLO IV

DITTATURA ANARCHICA O COLLABORAZIONE


E DEMOCRAZIA

Ì L d i l e m m a : «D ittatura anarchica e confederale» o


■ *■ « Collaborazione e democrazia » esisteva solo per quei
« militanti influenti » della C.N .T.-F.A .I. che, interpretando
erroneamente le proprie funzioni di delegati, si arrogarono il
compito di dirigere il movimento popolare. Noi non discutiamo
la loro integrità e il loro coraggio come uomini e come membri
di vecchia data del movimento rivoluzionario spagnuolo. Ma
come capi — non nel senso in cui erano capi Durruti o Ascaso,
ma come direttori che con la loro saggezza guidano le « mas­
se » ! — essi soffrivano dei mali del comando: prudenza, paura
delle masse senza controllo, distanza dalle aspirazioni di que­
ste masse, ed un sentimento messianico che tutta la saggezza e
l ’iniziativa venga dall’ alto e che le masse non debbano fare al­
tro che eseguire senza discutere gli ordini di questi superuomini.
Santillan, per esempio, vuol farci credere che fosse stata opera
del Comitato delle Milizie Antifasciste, (un gruppo composto di
rappresentanti di tutti i partiti politici e della U .G .T. e C.N.T.
e in cui egli ebbe una parte preminente) l’instaurazione del­
l’ordine rivoluzionario nella retroguardia, l’organizzazione delle
milizie armate e l’ addestramento degli specialisti; l’organizza­
zione economica dei generi alimentari e di abbigliamento, l ’a­
zione legislativa e giudiziaria. « Il Comitato delle Milizie », egli
scrive :

« era tutto ciò e si interessava di tutto ciò e della trasformazione


delle industrie da civili in belliche, della propaganda, delle rela­
zioni col Governo di M adrid, dell’aiuto a tutti i centri di combatti­
mento, dello sfruttamento di tutti i terreni coltivabili, d ell’igiene,
32 S pagna 1936 - 1939

della guardia alle coste e alle frontiere, migliaia di incarichi di


ogni genere... »

e così via fino ad un punto in cui scrive :


cc Fu necessario rinforzare ed appoggiare il Comitato perchè po­
tesse meglio adempiere al suo compito, poiché la salvezza dipendeva
dalla sua forza... » (nostro il corsivo).

C ’ è da sorprendersi che con una simile mentalità — in cui


noi sentiamo il disprezzo che tutti i politici dimostrano per le
masse lavoratrici — i capi della C .N .T .-F.A .I. avessero conti­
nuato a partecipare nelle istituzioni dello Stato e quindi a raf­
forzarle : e fossero completamente accecati circa le effettive po­
tenzialità rivoluzionarie del popolo lavoratore?

cc 0 Comunismo Libertario, che significa dittatura anarchi­


ca, oppure democrazia che significa collaborazione » fu la ma­
niera in cui Garcia Oliver e cc i più influenti militanti » interpre­
tarono la cc realtà del momento ». Noi saremo più audaci di Pei-
rats che scrive: (CNon esamineremo qui l ’esattezza di tale valu­
tazione » . Nessuno degli anarchici stranieri che criticarono la
condotta seguita dalla C .N .T .-F.A .I. affermò mai che i rivolu­
zionari spagnuoli dovessero imporre con la forza la rivoluzione
sociale alla popolazione. Ammettendo che i tempi non fossero
maturi per una così completa trasformazione sociale, significa
forse che l ’unica alternativa fosse la collaborazione con i partiti
politici i quali, sempre che avevano avuto il potere, avevano per­
seguitato la C .N .T .-F .A .I.? Se questo era il caso, perchè la
C.N .T.-F.A .I. non aveva mai collaborato con loro nelle lotte
precedenti, quando le probabilità di stabilire il Comunismo li­
bertario erano state molto più incerte di quanto non lo fossero
il 19 luglio? Sentiamo già la risposta: cc Perchè questa volta la
Spagna stava combattendo il fascismo internazionale, e noi do­
vevamo prima vincere la guerra e poi procedere alla rivoluzione
sociale. E per vincere la guerra era necessario collaborare con
tutti i partiti contrari a Franco ».
DITTATURA ANARCHICA O COLLABORAZIONE E DEMOCRAZIA 33

Questa tesi contiene, a nostro avviso, due errori fondamen­


tali, riconosciuti in seguito da molti dei capi della C.N.T.-
F .A .I., ma per i quali non vi possono essere giustificazioni,
perchè essi non furono errori di valutazione, ma l’abbandono
deliberato dei principi della C.N .T.. Prima di tutto, che una
lotta armata contro il Fascismo o contro ogni altra forma di
reazione potesse essere combattuta con maggior successo entro
il sistema statale e subordinando tutto il resto, compresa la tra­
sformazione della struttura economica e sociale del paese, alla
vittoria. In secondo luogo che fosse essenziale, e possibile, col­
laborare con i partiti politici — cioè con i politici — onesta­
mente e sinceramente, e in un periodo in cui il potere era nelle
mani delle due organizzazioni operaie.
Per esempio, fin dal principio era ben chiaro che i Comu­
nisti, i quali erano una così piccola minoranza in Ispagna (e
in Catalogna non esistevano) avrebbero sfruttato la tregua of­
ferta dalla collaborazione per insinuarsi nei ranghi socialisti,
con alleanze politiche e giuocando sulla paura dei politici di una
futura minaccia alla loro, egemonia ad opera di una inarre­
stabile rivoluzione sociale. A questo scopo i comunisti, fin dal
principio, abbandonarono tutti gli slogan rivoluzionari e si di­
chiararono paladini della « democrazia ».
.bisogna ricordare che Terrore principale iu commesso nei
primi giorni di combattimento, quando un popolo male armato
stava arrestando un’operazione militare accuratamente prepa­
rata e condotta da un esercito addestrato e bene equipaggiato al
quale nessuno, neppure dei « membri influenti » della C.N .T.-
F .A .I., immaginava si potesse resistere. E questi stessi lavo­
ratori mostrarono la loro decisione offrendosi in gran numero
come volontari per formare le colonne armate che si accinge­
vano a liberare le zone occupate. Tutta l ’iniziativa — lo ab­
biamo già detto prima e non ci stancheremo mai di ripeterlo —
era nelle mani dei lavoratori. I politici invece erano come gene­
rali senza eserciti che annaspino in un mare di futilità. Con ogni
sforzo di immaginazione non si può pensare che la collabora­
zione con loro potesse rafforzare la resistenza contro Franco.
Al contrario, era chiaro che la collaborazione con i partiti poli­
3
34 S pagna 1936 - 1939

tici significava la ricreazione delle istituzioni di governo ed il


trasferimento dell’iniziativa dai lavoratori in armi ad un corpo
centrale con poteri esecutivi. Sottraendo l’ iniziativa ai lavora­
tori, anche la responsabilità per la conduzione della lotta e dei
suoi obiettivi veniva trasferita ad una gerarchia governante e
ciò non avrebbe potuto avere che un effetto negativo sul mo­
rale dei combattenti rivoluzionari. Lo slogan della direzione
C .N .T .-F.A .I. : « Prima la guerra, poi la rivoluzione », fu il
più grande errore che potesse essere fatto, e fu sfruttato al mas­
simo dai politici a proprio vantaggio.
Santillan si rese conto dell’enormità dell’errore solo troppo
tardi :
« Sapevam o che non era possibile trionfare nella rivoluzione sé
non avessimo vinto la guerra e sacrificammo tutto alla guerra. S a ­
crificammo finanche la rivoluzione senza accorgerci che il sacrifizio
implicava anche il sacrifizio degli obiettivi della guerra ».

cc Rivoluzione Sociale o Democrazia », « Dittatura anar­


chica o governo democratico » furono alternative solo per quei
rivoluzionari che avevano perduto la fede nel popolo e nella
giustizia dei principi fondamentali della C .N .T .-F.A .I.
Simili alternative sono contrarie ai più elementari princi­
pi dell’anarchismo e del sindacalismo rivoluzionario. In primo
luogo, una « dittatura anarchica » è una contradizione in ter­
mini (così come lo è la <c dittatura del proletariato »), poiché
nel momento in cui impongono le loro idee sociali al popolo, gli
anarchici cessano di essere anarchici. Noi crediamo che tutti
gli uomini e le donne debbano essere liberi di vivere la propria
vita. Obbligarli ad essere liberi contro il loro volere, oltre ad
essere una contradizione, è altrettanto un’imposizione alla loro
volontà come quella degli autoritari che usano la forza per man­
tenere il popolo in stato di soggezione! Poiché la società anar­
chica non sarà mai istituita con la forza, le armi in possesso del­
la C .N .T .-F.A .I. non potevano essere di alcuna utilità per im­
porre il comuniSmo libertario in tutta la Catalogna, tanto meno
nel resto della Spagna dove gli anarchici erano in minoranza
DITTATURA. ANARCHICA O COLLABORAZIONE E DEMOCRAZIA 35

nelle organizzazioni operaie. Il farlo sarebbe stato disastroso non


soltanto agli effetti della lotta contro le forze armate della rea­
zione rappresentate da Franco, ma anche perchè in tal modo la
rivoluzione certamente sarebbe stata soffocata sul nascere.
La forza dei lavoratori in armi può essere usata solo in
difesa della rivoluzione e delle libertà conquistate con la loro
attività di militanti e con i loro sacrifizi. Noi non affermiamo
neppure per un momento che tutte le rivoluzioni sociali siano
necessariamente anarchiche. Ma qualunque forma assuma la ri­
voluzione contro l’autorità, il ruolo degli anarchici è chiaro:
quello di incitare il popolo ad abolire la proprietà capitalistica
e le istituzioni attraverso le quali essa esercita il suo potere per
lo sfruttamento della maggioranza da parte di una minoranza.
Partendo da queste considerazioni generali circa il ruolo
degli anarchici, cercheremo di esaminarne l’ applicazione alla
situazione spagnuola.

Prima d’ogni altro dobbiamo riconoscere che l ’insurrezione


non fu iniziata dal popolo. Essa partì da un gruppo di generali,
con l ’aiuto morale di alcuni politici reazionari e con l ’ appog­
gio finanziario degli industriali e dei proprietari spagnuoli e
della Chiesa. La loro ribellione era diretta contro le organizza­
zioni operaie rivoluzionarie ed anche contro il governo al po­
tere, al quale essi intendevano sottrarre tutto l ’ apparato gover­
nativo ed agire nel proprio interesse con la maggiore implacabi­
lità. Dire che il Governo del Fronte Popolare fosse debole non
significava, in effetti, fare riflessioni circa lo spirito liberale
o 'progressivo degli uomini che lo componevano, sebbene vor­
remmo escludere che essi fossero dello stesso calibro di spieta­
tezza dei generali e dei loro alleati. Il Governo del Fronte Popo­
lare era debole perchè esisteva in Ispagna un’ opinione pubblica
generalmente ostile e scettica circa le capacità di qualsiasi go­
verno a trovare soluzioni per i problemi economici del paese,
e forze armate la cui fedeltà al governo era da sempre un fattore
dubbio.
L ’insurrezione militare scoppiò il 17 luglio. L ’ immediata
reazione del governo fu di provocare il rimpasto del Gabinetto
36 SPACNA J.936 - 1939

allo scopo di venire ad un accordo con i Generali. Se i Generali


avessero dubitato della loro capacità di impadronirsi del potere,
avrebbero accettato una simile possibilità. Rifiutando, essi rive­
larono la forza che si nascondeva dietro il coup d’etat. Per il
governo vi erano due vie da seguire : smobilitare le forze ar­
mate (ciò che avrebbe dato ai soldati e agli ufficiali che non
simpatizzavano con Franco l ’ autorità legale e morale di diser­
tare, o anche, in alcuni casi, di disarmare i capi della rivolta
militare) e armare il popolo. Nessuna delle due fu seguita e per
conseguenza il Governo mostrò chiaramente la sua mancanza di
decisione di fronte all’insurrezione e la sua mancanza di fidu­
cia nel popolo in armi (e con ciò intendiamo la paura di non
essere capace di esercitare alcun controllo sul popolo in armi).
Fu il popolo a strappare dalle mani del Governo l ’iniziativa
di resistere, riuscendo in pochi giorni a frustrare le intenzioni
dei Generali. Contemporaneamente, e come risultato di questa
rapida azione, i Governi di Madrid e di Barcellona cessarono
di esistere de jure e de facto.
Il popolo in armi era costituto dai lavoratori, cioè dai pro­
duttori, e fu conseguenza naturale della sconfitta della ribel­
lione e dell’autorità governativa che essi vedessero la loro po­
sizione di lavoratori sotto un nuovo aspetto; non più come di­
pendenti o servi, ma come esseri umani liberi dalla tirannia dei
capi e con tutti i mezzi di produzione nelle proprie mani. E
senza esitazione essi si accinsero a riorganizzare la vita econo­
mica del paese con maggiore o minore intensità o successo, a
seconda della preparazione ideologica e tecnica, e dell’inizia-
tiva rivoluzionaria nelle diverse regioni. Tratteremo più este­
samente di questi problemi, in seguito.

Non possiamo chiaramente sviluppare il nostro soggetto,


prima che il lettore comprenda i rapporti tra la C.N.T. e la
F .A .I. La C .N .T . (Confederazione Nazionale dei Lavoratori)
era un’organizzazione di lavoratori rivoluzionari che aveva lo
scopo di riunire tutte le masse sfruttate nella lotta per migliori
condizioni economiche e di lavoro e per la eventuale distru­
DITTATURA ANARCHICA O COLLABORAZIONE E DEMOCRAZIA 37

zione del capitalismo e dello Stato. Il suo fine era il ComuniSmo


Libertario, il mezzo Fazione diretta indipendente da ogni par­
tito politico. Come movimento di massa (non soltanto di nome,
poiché aveva un milione di membri nel luglio 1936 e più di due
milioni e mezzo nel 1938) non deve sorprendere che la C .N .T .
includesse nei suoi ranghi coloro che appoggiavano la sua de­
cisa, e intransigente difesa delle richieste dei lavoratori, senza
però condividere i suoi obiettivi finali, e guardando ai partiti
politici per la introduzione e legalizzazione delle riforme so­
ciali! In altri termini, sebbene quasi tutti gli anarchici della
F .A .I. erano membri della C .N .T .’, non tutti i membri della
C.N .T. erano anarchici. Da ciò si deduce quindi che se per sta­
bilire quali possibilità di una rivoluzione sociale anarchica vi
fossero in Ispagna, o anche solo in Catalogna nel luglio 1936, ci
basiamo esclusivamente sul numero, dobbiamo riconoscere che
la forza numerica della C.N .T. non rispecchiava soltanto Tin-
fluenza anarchica. E indipendentemente dal fatto che metà dei
lavoratori spagnuoli (fatta eccezione della Catalogna dove i la­
voratori della C.N .T. erano in netta maggioranza) si trovavano
nei ranghi della U .G .T. controllata dal Partito Socialista.
È chiaro quindi che sebbene la rivoluzione sociale anar­
chica non fosse accettabile dalla generalità, i lavoratori avevano
dimostrato la loro decisione di attuare una vasta e profonda rivo­
luzione sociale lungo linee che alla fine dovrebbero condurre ad
una società basata su principi anarchici. Ed in tale situazione,
secondo noi il ruolo degli anarchici era di appoggiare, incitare
ed incoraggiare lo sviluppo della rivoluzione sociale e di frustrare
ogni tentativo da parte dello stato borghese capitalista, di rior­
ganizzarsi, cosa che esso avrebbe cercato di fare ravvivando i
suoi mezzi di espressione : l ’apparato governativo e tutte le sue
istituzioni parassitane.
Il potere del governo poggia su tre presupposti principali :.
che abbia forze armate al suo comando; che controlli diretta-
mente o indirettamente i mezzi di informazione (stampa, radio,
telefoni ecc.) e che controlli l ’economia della nazione. Durante
quei giorni di luglio, densi di avvenimenti, nella zona non oc-
38 Spagna 1936 - 1939

eupata della Spagna, esso non comandava forze armate, nè con­


trollava gli organi di informazione. L ’ economia del paese era
nelle mani dei lavoratori, salvo che il governo controllava anco­
ra de jure le riserve finanziarie. Abbiamo già accennato breve­
mente alla questione della riserva aurea. Quanto più si studia
la storia della lotta spagnuola, tanto più si è colpiti dalla gravità
dell’ errore commesso dalle organizzazioni operaie di non impa­
dronirsi della riserva aurea durante i primi giorni in cui esse
erano forti al massimo mentre le forze del governo erano deboli
al massimo15.
Abbiamo già dato esempi dei modi in cui i politici si ser­

15 Siamo giustificati nell’affermare che se si vuole il successo della rivoluzione


sociale, è necessario abolire ogni vestigio di capitalismo proprietario e di potere
borghese? Se ammettiamo ciò, allora sarà la più grande delle ingenuità lasciare
centinaia di tonnellate di oro nelle mani di un governo o di una classe governante,
altrimenti impotente. Se, tuttavia, avendo la possibilità di impadronirci dell’oro,
nessuna azione fu intrapresa, si tratta solo di un errore. Si può dire che in Ispagna
i lavoratori spagnuoli fossero in condizioni di farlo? Jose Peirats nel primo vo­
lume di La C.N.T. eri la Revolucion dedica quattro pagine alla riserva aurea, non
per dirsi ciò che fece la C.N.T. al riguardo, ma per deplorare che, all’insaputa di
tutti, il governo Caballero aveva mandato 500 tonnellate di oro alla Russia! San-
tillan fornisce maggiori informazioni in Porque perdimos la Guerra quando scrive
circa il rifiuto di Madrid a concedere fondi alla Catalogna:
« Doveva essere la nostra guerra la prima ad essere perduta per mancanza di
armi quando i fondi necessari a comprarle si trovavano presso la Banca Nazionale?
Intanto il nemico, dopo il disastrò di Talavera, avanzava pericolosamente su Ma­
drid. Fu concepito il piano per impadronirsi della quota della Catalogna. Il tesoro
della Banca di Spagna non poteva essere lasciato in balia di un governo che non aye-
va concluso niente di buono e stava perdendo la guerra. Avremmo fallito anche nel­
l ’acquisto delle armi? In ogni modo eravamo sicuri di non fallire nell’acquisto di
materie prime e macchinari per la nostra industria bellica e avremmo potuto fab­
bricare le armi noi stessi. Con pochissimi complici fu discussa l’idea di trasferire
in Catalogna almeno una parte dell’oro della Banca di Spagna. Sapevamo in an­
ticipo che sarebbe stato necessario ricorrere alla violenza e 3000 uomini fidati
furono dislocati a Madrid e nei dintorni e furono stabiliti tutti i dettagli per tra­
sportare l’oro con treni speciali. L ’operazione avrebbe richiesto solo poco tempo
se eseguita a dovere e prima che il governo avesse potuto adottare le misure del
caso, saremmo stati sulla via della Catalogna con parte dell’oro nazionale, la mi­
gliore garanzia che la guerra potesse prendere un nuovo corso. Solo che, quando
DITTATURA ANARCHICA O COLLABORAZIONE E DEMOCRAZIA 39
virono di questo errore nella più elementare tattica rivoluzio­
naria per risalire al potere; molti altri emergeranno nel corso
di questo studio.
Alla fine di luglio del 1936 il coup d’état dei generali era
stato soffocato in mezza Spagna, mà altrove gli eserciti di Fran­
co, col terrore e le esecuzioni in massa si erano imposti e si pre­
paravano per l’offensiva contro il resto della penisola. Il succes­
so della rivoluzione sociale era quindi subordinato alla capacità,
prima di difendere il territorio libero dalle forze di Franco e poi
di procedere all’offensiva contro le regioni occupate da Franco.
Come organizzare questa lotta nel migliore dei modi era questio­
ne della massima importanza per i capi della C. N. T. - F . A. I.
e qualunque sia la critica alle decisioni che essi presero in me­
rito, non si può dubitare della buona fede nel ritenere che le
concessioni fatte avrebbero assicurato la vittoria su Franco.
Il primo problema da affrontare fu che la lotta armata non
poteva essere condotta esclusivamente dalla C. N. T. - F . A. I..
Che in ogni caso vi erano numerosi lavoratori nella U. G. T.
e in alcuni partiti politici che avevano partecipato alla lotta nelle
strade ed erano altrettanto decisi come loro ad annientare gli
eserciti di Franco. Evidentemente vi era una base comune tra
la C. N. T. - F. A. I. e le altre organizzazioni per qu into si rife­
riva alla lotta contro Franco. Ma era egualmente evidente che i
metodi e le ragioni di lotta erano differenti. Gli obbiettivi dei

si trattò di agire, gli idèatori del piano non vollero assumere una responsabilità
che avrebbe avuto grandi ripercussioni storiche. Le proposte furono comunicate
al Comitato Nazionale della C.N.T. e ad alcuni dei compagni più conosciuti. Il
piano fece rabbrividire di terrore i compagni; l’argomento principale usato per
opporsi al piano... fu che esso avrebbe soltanto aumentata l’ostilità esistente contro
la Catalogna (da parte di Madrid). Cosa fare? Era impossibile opporsi alla pro­
pria organizzazione e la cosa fu lasciata cadere. Qualche settim’ana dopo l’oro la­
sciò Madrid, non per la Catalogna, ma per la Russia; più di 500 tonnellate... ».
Non ci risulta che esista alcuna smentita di questo racconto di Santillan che,
Be vero, riflette sia la prudenza che la mancanza di lungimiranza da parte dei di­
rigenti della C.N.T.
E qui dobbiamo rimandare la questione fino a che saranno disponibili do­
cumenti o ulteriori informazioni che confermino o respingano le nostre conclusioni.
10 S pagna 1936 - 1939

partiti politici, relativi all’ annientamento di Franco erano, pri­


ma, di impedire che egli stabilisse la sua ditlatura sul paese (e
in ciò gli Anarchici non potevano non essere d’accordo) ma poi,
con la vittoria, di creare un governo la cui natura sarebbe dipesa
dall’opinione politica del partito o dei partiti che avrebbero
trionfato : dal federalismo professato da alcuni, alla dittatura
assoluta dei Comunisti.
In un discorso pronunciato il 3 gennaio 1937, Federica
Montseny, esponente anarchica ed a quell’epoca Ministro di
Sanità nel Governo di Madrid, parlava di
(( un problem a di fronte al quale il problema della guerra sem ­
bra facile. Poiché la guerra, causa comune contro un nemico co­
mune, ha reso possibile avere e mantenere l ’unità di tutte le forze
antifasciste: Repubblicani, Socialisti, Comunisti e Anarchici. Ma im ­
m aginate il panoram a delle forze ideologiche differenti che cerche­
ranno di im porsi, una contro l’altra, una volta finita la guerra. .F i­
nita la guerra in Ispagna il problem a sorgerà con le stesse caratteri­
stiche riscontrate in Francia e in Russia. Dobbiamo prepararci ades­
so. Dobbiamo dichiarare il nostro punto di v ista . in modo che le
altre organizzazioni sappiano ciò che le aspetta... Dobbiamo cercare
l ’intesa, il punto di contatto che ci permetta la maggiore libertà e
con un minimo di piani economici per continuare per la nostra
strada fino a raggiungere la meta » 16.

Non pensiamo che Federica Montseny fosse sincera quando


dichiarò che la causa comune — la guerra — aveva reso possibile
cc avere e conservare l’unione di tutte le forze anti - fasciste. »
Vi erano già troppe testimonianze del contrario. Comunque,
ciò che ella afferma in termini che non ammettono dubbi, è l ’ine-
vitabilità di una lotta per il potere tra le forze anti. - Franco, una
volta ottenuta la vittoria. Questo interesse per i problemi <c post­
bellici » fu espresso ancora più efficacemente da un altro m i­
nistro anarchico Juan Peirò. Secondo la sua opinione

16 Militant Anarchism and the Reality in Spain di Federica Montseny (Glasgow,


1937); Reflections on Federica Montseny's Address, di Max Nettlau (X.X X.) fu pub­
blicato in Spain and World, Voi. I, N. 6, Londra, 19 febbraio 1937. ” ^
DITTATURA ANARCHICA O COLLABORAZIONE E DEMOCRAZIA 41

« II rischio del popolo spagnolo di essere sottomesso ad un re­


gime fascista sarà infinitamente maggiore al termine della guerra che
non ora, nel pieno sviluppo di essa »,

Quindi, per la riuscita della rivoluzione sociale era neces­


sario che i lavoratori emergessero dalla lotta armata contro
Franco più forti di quando vi erano entrati e si assicurassero
che i partiti politici ne emergessero più deboli. Ciò implica che
nel corso della « guerra » le organizzazioni operaie dovessero
rafforzare il controllo sulla vita economica del paese; cioè, come
produttori della ricchezza economica del paese avrebbero dovu­
to consolidare il loro controllo sui mezzi di produzione. E nello
stesso tempo assicurarsi cbe il controllo della lotta armala nella
quale essi erano sia combattenti che produttori nelle industrie
belliche, non si sviluppasse in maniera da permettere che si ir­
robustissero le istituzione del governo, lasciando che il controllo
delle forze armate passasse nelle mani dei politici.
La collaborazione della C .N .T .-F.A .I. al Governo, per
quanto possiamo giudicare dalle testimonianze, non ebbe come
risultato alcun miglioramento nella situazione militare. Essa pe­
rò, aggiunse certamente prestigio al governo ed indebolì la
C .N .T .-F.A .I. come organizzazione rivoluzionaria agli occhi dei
lavoratori. A tal riguardo la posizione di Peiro non è priva di
interesse. Nella sua opera Problemas y Cintarazos egli difende
ripetutamente la tesi anti-collaborazionista :

« Sbagliarono coloro che credono che senza la partecipazione alle


responsabilità governative la C .N .T. si sarebbe precluse posizioni ab ­
bastanza legittime.
La consistenza della forza non ha le sue radici nella forza stessa
ma n ell’autorità morale, e l ’autorità morale della C.N .T. era allora
immensamente più grande per aver collaborato con nobiltà ed abne­
gazione, come sempre lo aveva fatto, senza bramare nè accettare ca­
riche......
Con una tale condotta la C .N .T. ha straordinaria personalità per­
chè nessuno tralasciasse di tenerla in conto, molto più in conto di
quello che la si ebbe in determinati momenti durante questi due anni
di guerra ».
42 spa cn a 1936 - 1939

Pei* intendere ciò che Peiro aveva in mente, dobbiamo ag­


giungere che in contrasto con questa posizione anti-eollabora-
zionista all’ epoca della lotta contro Franco, egli tuttavia rite­
neva che dopo la vittoria, quando, come dalle sue parole che
abbiamo citate, massimo era il cc pericolo del popolo spagnolo »
di essere assoggettato ad un regime fascista, « credo necessaria
ria la collaborazione incondizionata, la più diretta possibile nel
governo della Repubblica ».
L'anti-collaborazionismo di Peiro si rivela perciò nella sua
vera luce: non come questione di principio, ma di tattica. E
per noi l’importanza di ciò non sta nel criticare Peiro come
revisionista, perchè egli non cerca di nascondere il fatto, ma
nell’ammissione implicita della sua tattica anti-collaborazioni-
sta che la lotta contro il fascismo non potesse essere combattuta
dalla C .N .T .-F.A .I. a qualunque costo, ma che al contrario,
dalla vittoria la Confederazione dovesse emergere con cc troppa
personalità » allo scopo di trovarsi in posizione di forza vis a
vis al governo post-bellico.
Questo, tuttavia, non era l’ atteggiamento dei dirigenti del­
la C .N .T ., ipnotizzati dallo slogan (c sacrificamos a lodo menos
a la victoria ». E secondo noi essi sbagliarono anche nell’orien-
tare la propaganda con lo slogan della cc guerra antifascista »,
affermando anche, come fece Federica Montseny nella riunione
alla quale abbiamo già accennato, che cc la lotta è così grande
che il trionfo sul fascismo vale da solo il sacrificio delle nostre
vite ». Certamente è altrettanto nemico dei lavoratori rivoluzio­
nari il sistema di cui il fascismo è un’ espressione.
Ma le conseguenze dell’atteggiamento adottato dai dirigenti
risultò in una cc unità » unilaterale, in cui la C .N .T .-F.A .I. fe­
ce tutte le concessioni e da cui i partiti politici trassero i bene­
fici. La cc guerra » andò di male in peggio ed infine, quando
le forze del governo, virtualmente controllate dai Comunisti,
furono forti abbastanza, dichiararono guerra alla rivoluzione
sociale.
CAPITOLO V

LA C. N. T, E LA U. G. T.

j^ A SOLA UNITÀ che poteva rinsaldare la resistenza contro


Franco senza pericolo per la rivoluzione sociale era
quella tra la C.N .T. e l’altra organizzazione operaia, la U .G .T.
Non che questo fosse un compito facile. Proprio il fatto che i la­
voratori erano associati in due organizzazioni era in se prova di
profonda scissione ideologica; ma laddove tutti i tentativi prece­
denti erano falliti, l ’eroica lotta del popolo, il 19 luglio, non­
curante delle fazioni creò indubbiamente possibilità di coope­
razione, almeno nei ranghi di queste due organizzazioni.
Proprio come nella C.N .T. il milione di membri non era
tutto di anarchici, così è un errore parlare di omogeneità nei
ranghi della U .G .T. Socialista, e se esaminiamo le cause del suo
meteorico aumento nel numero dei membri dall’ epoca della
caduta della dittatura, quando aveva meno di 300.000 membri,
al milione e 250 mila membri di cui poteva vantarsi nel 1934,
vediamo quali possibilità vi fossero nel 1936 per i lavoratori or­
ganizzati nella C.N .T. e nella U .G .T. di trovare un obiettivo
comune nella lotta armata e nella rivoluzione sociale. L ’aumento
dei membri della U .G .T. negli anni prima del 1936 non fu do­
vuto ai minatori, agli operai delle fabbriche e ai ferrovieri che
già erano nella C .N .T. o nella U .G .T ., ma ai piccoli contadini,
ai braccianti e ai commessi di negozio, i quali speravano che la
nuova legislazione e la presenza dei Socialisti al Governo avreb­
be portato dei miglioramenti alle loro condizioni. Con circa la
metà dei membri tra i lavoratori agricoli, i capi della U .G .T .,
per ovvie ragioni, avevano il massimo interesse perchè fosse ten­
tata la riforma agraria.
Dal punto di vista della C.N .T., quindi, ogni programma
44 SPAGNA 1936 - 1939

rivoluzionario che includesse l ’occupazione delle terre avrebbe


avuto l’appoggio e la cooperazione dei contadini senza terra,
militanti nei ranghi della U .G .T. Un altro fattore che non può
essere sottovalutato è la forza morale della C .N .T ., anche pri­
ma del luglio 1936. Fu questa forza, congiunta all’incapacità
dei Socialisti di concludere checchessia nel campo della rifor­
ma agraria durante tre anni di potere, a creare un’ala rivolu­
zionaria nei ranghi della U .G .T. che per cinquantanni aveva­
no seguito un rigido riformismo. E fu Largo Caballero, Pre­
sidente della U .G .T. a dichiarare, nel febbraio 1934, che:

« l’unica speranza delle masse è ora nella rivoluzione sociale.


Essa sola può salvare la Spagna dal Fascismo ».

Gerald Brenan ha osservato che alle radici delle delusioni


socialiste circa la Repubblica, vi fu il rifiuto dei partiti repub­
blicani a prendere sul serio la Riforma Agraria.

« Fu un sentimento che sgorgò dal basso, attaccando i giovani


più dei vecchi, gli ultimi arrivati, anziché gli affermati uomini dì
partito. E che fosse particolarmente forte a M adrid, fu dovuto forse
al piccolo, ma energico gruppo di Anarchici di quella città. (In
linea di m assim a si verificava che un piccolo, ma bene organizzato
gruppo di anarchici in una zona socialista spingeva i Socialisti verso
Sinistra, mentre in zone preminentemente anarchiche, i Socialisti
erano in massima parte riformisti ») (*).

Gli ostacoli all’azione comune, o fusione tra U .G .T . e


C.N .T. non erano di origine recente. Al secondo Congresso del­
la C.N.T. tenutosi a Madrid nel 1919, i delegati si opposero
recisamente alla proposta di unione con la U .G .T. e invece pro­
posero di assorbirne i membri nei propri ranghi adducendo la
strana ragione che i membri della C.N.T. erano tre volte più
numerosi di quelli della U .G .T. e poiché i rappresentanti della
U .G .T. non avevano accettato l’invito di presenziare al Con­
gresso, era chiaro che non potevano accettare la posizione della
* The Spanish Labyrinth, pag. 273. i
LA C .N .T . E LA U .G .T . 45
C .N .T ., nè condividere il suo desiderio di unificazione. Il Con­
gresso allora propose di redigere un manifesto diretto a tutti i
lavoratori spagnuoli, stabilendo un termine di tre mesi entro il
quale avrebbero dovuto entrare nella C.N .T. aggiungendo che
coloro i quali non lo facessero, sarebbero considerati cc amaril­
los » (crumiri) e fuori del movimento operaio. Tuttavia, la re­
pressione in quell’epoca era tale che nonostante questo rigido
atteggiamento, Salvador Segui, militante in vista della C .N .T .,
assassinato in seguito per incarico di Martínez Anido (Governa­
tore Civile di Barcellona) negoziò un patto con la U .G .T. che
fu condannato all’unanimità da un Plenum della C .N .T . riu­
nitasi alla fine del 1920. Ma poiché il patto era un fatto com­
piuto, la C.N .T. decise di mettere alla prova la buona fede dei
capi socialisti. Quando fu dichiarato lo sciopero dei minatori di
Rio Tinto, la U .G .T. si rifiutò di partecipare ad uno sciopero
generale, proponendo soluzioni conciliative che risultarono in
un insuccesso dello sciopero. In seguito, la U .G .T. si rifiutò di
partecipare ad uno sciopero generale di protesta contro l ’ondata
di assassini di capi militanti della C.N .T. (compreso Salvador
Segui). A quest’ altra prova della mancanza di spirito rivolu­
zionario nella U .G .T ., fu sciolto il patto tra le due organizza­
zioni di lavoratori.
Durante gli anni successivi, il problema dell’unione dei
lavoratori tornò in discussione senza che si trovasse una solu­
zione, salvo parzialmente nelle Asturie dove nel marzo 1934 fu
firmato un patto rivoluzionario dalla C .N .T . e dalla U .G .T. le
quali dichiararono che l ’unica azione possibile di fronte alla
situazione politico-economica era l ’azione congiunta dei lavora­
tori con cc esclusivo obiettivo di incitare ed attuare la rivolu­
zione sociale)). Questo patto di alleanze fu messo alla prova
qualche mese più tardi, il 6 ottobre 1934 con la rivolta dei la­
voratori nelle Asturie. In pratica esso non fu del tutto soddi­
sfacente per numerose ragioni che esulano dallo scopo di questo
studio, ma cc esso non lascia dubbi circa la sua importanza rivo­
luzionaria ». (Peirats).
46 S pagna 1936 - 1939

Al Congresso di Saragozza de] maggio 1936 la deliberazione


circa le Alleanze rivoluzionarie fu così rivoluzionaria ed in­
transigente, da essere chiaramente inaccettabile dalla U .G .T.
Perchè accadde che la C .N .T ., la quale fece compromesso
dopo compromesso con i partiti politici e col governo, dal pri­
mo giorno della lotta contro Franco, assunse un simile atteg­
giamento intransigente, nei riguardi della U .G .T .17 sì che nes­
sun patto ufficiale di unità si ebbe fino all’aprile 1938, quando
la lotta era degenerata in una guerra fratricida e la disfatta
finale era soltanto questione di tempo? E in che misura Punita
esisteva di fatto tra i lavoratori delPindustria e nelle campagne
quando queste furono occupate dai lavoratori? Era possibile per
due organizzazioni operaie controllare insieme l ’economia ri­
voluzionaria e la lotta armata contro Franco? Noi crediamo che
la decisione e l’ iniziativa esistenti nei ranghi dei lavoratori nel
luglio 1936 avrebbero reso possibile un’ alleanza rivoluzionaria
tra C.N .T. e U.G .T. con minori compromessi e minori conces­
sioni di quante non furono fatte ai partiti politici; che tale al­
leanza avrebbe permesso il controllo effettivo da parte dei sin­
dacati, neutralizzando così ogni tentativo dei politici di ottene­
re il controllo e con esso il relativo accentramento e concentra­
mento del potere nelle mani di pochi.
Se si tiene presente che la C.N.T. e la U .G .T. compren­
devano tra i propri membri la maggioranza delle classi lavora­
trici, non esclusi gli impiegati e i lavoratori professionali, sem­
bra inconcepibile che siano entrate a far parte del governo, o

17 Sarebbe interessante, per esempio, conoscere le obiezioni della C.N.T. alle


proposte di Largo Caballero del 1934 per un’alleanza dei lavoratori (Alianza Obreraì
che Gerald Brenan descrive come una specie di Fronte Popolare limitato ai partiti
delle classi lavoratrici e organizzalo localmente. G. Brenan così spiega il rifiuto
della C.N.T.: « L a considerazione reciproca tra le due grandi unioni era tale che
gli Anarco-Sindacalisli si rifiutavano di credere che i Socialisti potessero trasfor­
marsi così improvvisamente, e dopo cinquanta anni di servilismo sviluppare istinti
rivoluzionari. Essi inoltre nutrivano una sfiducia profonda per Caballero che aveva
sempre dimostrato loro una grande ostilità. Nei riguardi dell’Ala Destra, e di
Prieto erano più benevoli » (Spanish Labyrint, pag. 274).
LA C .N .T . E LA U .G .T . 47

abbiano stretto alleanze con i partiti politici i quali non ave­


vano più alcun potere o influenza effettivi. Sotto il controllo
della G.N .T.-U.G .T. quei partiti politici che avevano basi di
classe sarebbero stati ugualmente rappresentati attraverso i loro
membri che erano membri anche, della C .N .T. o della U .G .T .,
e solo i politici di professione si sarebbero trovati isolati e senza
voce in capitolo nell’andamento della lotta. E si stenta a credere
che ciò avrebbe potuto rappresentare una questione preoccu­
pante e priva di conseguenze per un favorevole prolungamento
della lotta.
* * *

La confusione di idee che regnava tra i capi della C.N .T. -


F .A .I., così evidente nelle affermazioni, nei manifesti e nelle
decisioni da essi prese, spesso contradditori, è dovuta a molte
cause, spesso altrettanto contraddittorie. Essi intuivano che una
alleanza con tutti i partiti e le organizzazioni che si oppone­
vano a Franco, su una base di fedeltà, era essenziale per la vit­
toria; pure, nello stesso tempo, in cuor loro pensavano che tale
fedeltà sarebbe stata unilaterale, solo da parte loro. Sentivano
che per mantenere la politica internazionale e le relazioni eco­
nomiche era necessaria una qualche autorità centrale, eppure
fondamentalmente diffidavano dei governi. Essi erano tentati
dall’idea che per combattere un esercito disciplinato e bene at­
trezzato come quello di Franco, era necessario un esercito ugual­
mente organizzato e disciplinato, eppure in fondo riconosce­
vano la forza superiore del popolo in armi.

« Il Governo di M adrid ritiene di poter procedere alla creazione


di un esercito per combattere il fascismo che non abbia spirito rivo­
luzionario. L ’esercito non avrà altra espressione se non quella che
emana dalla voce del popolo e deve essere proletario al 100% ... »
(G arcia Oliver, 10 agosto 1936).

Essi speravano nella solidarietà del proletariato interna­


zionale, pure, nello stesso tempo, erano così ossessionati dalle
possibili reazioni dei governi inglese e francese, e dalla propria
48 SPAGNA 1936 - 1939

impossibilità di comprare materiali all’estero, da incoraggiare la


finzione di una lotta tra un governo legale e un esercito ribelle.
Avevano paura di imporre la cc dittatura anarchica », eppure
erano favorevoli alla coscrizione18. Essi dichiararono che la guer­
ra doveva essere vinta a tutti i costi, anche a spese della rivo­
luzione, eppure in cuor loro sapevano che guerra e rivoluzione
erano inseparabili.
Questa confusione mentale di fronte alla realtà è, secondo
noi, conseguenza di un’altra confusione: tra principi e ideali.
Nessuno dei cc critici » anarchici della C .N .T .-F.A .I. ha mai
avanzata l ’ipotesi che fosse possibile nel 1936 istituire la società
anarchica dall’oggi al domani oppure che data l ’impossibilità
di ciò gli anarchici dovessero ritirarsi dalla lotta. Bisogna di­
stinguere tra concessioni per quanto riguarda i nostri ideali e
concessioni relative ai nostri principi. Di fronte ad un nemico
potente, crediamo che fosse necessario fare ogni sforzo e ogni
compromesso dei nostri ideali per concludere un’immediata ed
effettiva alleanza tra le due organizzazioni operaie in Ispagna.
Perchè esse rappresentavano le forze reali e le sole basi effetti­
ve per condurre la lotta contro Franco e riorganizzare l’econo­
mia spagnuola e nello stesso tempo avere il controllo dei mezzi
di produzione e le armi per la lotta. Invece, trascinare queste
due organizzazioni come minoranze in un governo, una Gene­
ralität, un Comitato Antifascista, o Consiglio di Difesa — che
erano governi in tutto fuorché nel nome —- non fu altro che
spostare il potere dai sindacati ad un corpo centrale in cui i po­

18 La C.N.T. F.A.I., partecipando alla Generalität di Catalogna, non sol­


tanto ne sottoscrisse la dichiarazione politica che comprende la frase: ... « crea­
zione di milizie obbligatorie (militias obligatorias) e rinforzo di disciplina », ma
nel settembre 1936, ad un’Assemblea nazionale di Comitati regionali presieduta
dal Comitato Nazionale della C.N.T., una deliberazione circa la costituzione di
un Consiglio Nazionale di Difesa, incluse la richiesta di « creare una Milizia di
Guerra, basata sulla coscrizione (con carácter obligatorio) ». Non v’è dubbio che
i capi della C.N.T. che non volevano, anche a costo di annientarsi, obbligare con
la forza il popolo spagnuolo all’anarchismo, erano pronti tuttavia, a costringere
il popolo a combattere contro Franco per conto del Governo!
LA C .N .T . E LA U .G .T . 49
litici erano in maggioranza. Ciò non poteva avere altro effetto
se non quello di permettere ai politici di ricostituire le istitu­
zioni governative, con le solite forze armate e le leggi, i tribunali,
i giudici, le prigioni, i carcerieri ecc. Gli anarchici e la C.N .T.
avrebbero dovuto non partecipare affatto a una simile cospirazio­
ne. Perchè ora la Rivoluzione stava per aver di fronte due ne­
mici: Franco ed un Governo Repubblicano di nuovo potente.
E ciò fu quanto avvenne, col risultato che ogni eccesso com­
messo direttamente o indirettamente da quel governo (milita­
rizzazione, Giornate di Maggio 1937, attacchi armati contro le
collettività operaie, carta bianca alla minoranza comunista nel
controllo dell’esercito e nell’assassinio di lavoratori militanti,
processi clamorosi al P.O.U.M . — il partito comunista di oppo­
sizione, ecc.) cui in tempi normali la C .N .T .-F.A .I. avrebbe ri­
sposto con scioperi generali ed anche più, fu da loro condonato
perchè così facendo avrebbero « aperto le frontiere a Franco ».

Possiamo riassumere il tutto in due frasi: l’ alleanza tra le


due organizzazioni operaie che stavano all’avanguardia della
lotta, giustificava concessioni in materia di ideali (obiettivi fi­
nali) ma non l ’abbandono dei principi (per esempio il principio
del controllo operaio). L ’ alleanza con i parliti politici al gover­
no costituì abbandono dei principi e degli ideali (obiettivi fi­
nali), come pure degli obiettivi immediati (sconfitta di Franco).
Poiché questa non fu l ’opinione dei capi della G. N. T.
F .A .I., e tuttora non è l ’opinione di alcuni di essi, dobbiamo
passare ad esaminare le ragioni che causarono l ’accettazione, da
parte della C .N .T ., di portafogli governativi, i risultati otte­
nuti, ed il prezzo pagato.
CAPITOLO VI

LA C. N. T. PARTECIPA Al GOVERNI
CATALANO E CENTRALE

T a R i v o l u z i o n e sociale e la lotta armata contro Franco


non soffrirono mai di mancanza di uomini, oppure di
spirito di sacrifìcio e decisione di vincere e ricostruire una Spa­
gna basata su nuove concezioni di libertà ed eguaglianza. Ciò
che mancava ai lavoratori spagnoli erano le armi, sia come
quantità che come qualità, materie prime per le industrie, fer­
tilizzanti ed attrezzature moderne per l ’agricoltura, viveri e,
infine, l ’esperienza sia per organizzare la nuova economia, sia
per combattere una prolungata lotta armata. Ma furono soltanto
i capi politici ed alcuni tra i membri più rappresentativi delle
organizzazioni operaie ad allarmarsi per la situazione fino a cer­
car rifugio, non sapendo da che parte voltarsi, nelle istituzioni
dello Stato. I lavoratori invece, col loro abituale buon senso,
fronteggiarono la situazione con i materiali disponibili e le co­
gnizioni da loro possedute.
Il loro sistema di gestire i servizi pubblici e la distribu­
zione dei viveri può essere stato caotico, ma nessun critico ha
detto ancora che qualcuno morisse di fam e; la loro difesa im­
provvisata di Barcellona, Madrid, Valenza, può essere stata
disorganizzata, ma con tutto ciò essi sconfissero le formazioni
militari bene organizzate ed armate che il 19 luglio si erano cre­
dute padrone di tutta la Spagna; le loro colonne (malamente)
armate possono non avere occupata Saragozza ed altre città stra­
tegiche, ma nondimeno contennero le forze nemiche per mol­
te settimane. Possono essere state caotiche, ma, come sintetica­
mente si espresse un soldato di professione (il Col. Jiménez
de la Beraza) quando gli fu chiesto che cosa pensava di queste
LA C .N .T . PARTECIPA AI GOVERNI CATALANO E CENTRALE 51
colonne improvvisate: « Dal punto di vista militare è un caos;
ma è un caos che funziona. Lasciatelo stare! » (*).
Prevenendo la critica possiamo dire che siamo pienamente
consci degli svantaggi di questo a caos » ; del fatto, come ci dice
Garcia Oliver, che i trasporti erano così caotici che qualche vol­
ta i miliziani al fronte rimanevano quattro giorni senza viveri;
che non era stato organizzato alcun servizio sanitario per curare
i miliziani feriti; ed anche del caso estremo di quei combattenti
addetti alla difesa di Madrid, che alle sette di sera lasciavano il
proprio posto sulla linea del fronte per incontrarsi con le inna­
morate in città ! Noi abbiamo detto soltanto che i lavoratori spa­
gnoli furono capaci, in una situazione che aveva paralizzato il
governo (salvo che nella sua abilità a pubblicare inutili e inosser­
vati decreti nella Gazette) e i politici, di improvvisare e di or­
ganizzare al di là di qualunque aspettativa. E se fu possibile
un’ ulteriore resistenza agli eserciti di Franco, fu grazie a questo
glorioso « caos » delle prime settimane di lotta.
A noi sembra che il ruolo degli anarchici fosse di cercare
di sostenere questa vasta massa di buona volontà e di energia, e di
lavorare per il suo consolidamento e coordinamento chiarendo
i problemi ai loro compagni lavoratori, suggerendo soluzioni, e
sempre difendendo il concetto che tutto il potere e ogni inizia­
tiva doveva rimanere in mano ai lavoratori stessi. E non sol­
tanto ai lavoratori della C .N .T ., ma anche a quelli della U .G .T .
che, delusi dei cc governi socialisti » che non si erano dimostrati
diversi dagli altri, avrebbero prestato più orecchio a tali argo­
menti che ai deboli e timorosi consigli della maggior parte dei
loro capi.
(( Senza disordine, la Rivoluzione è impossibilé » , scrisse
Kropotkin ( * * ) . E invece molti dei membri delle organizzazioni,
rivoluzionarie erano così preoccupati della lotta contro Franco
che fin dal primo momento le loro esortazioni nei riguardi degli

* Citato da S antillan , in Por que perdimos la guerra.


* * Da una lettera ad un amico durante la rivoluzione russa. Riportata da
"Woodcock e A vakumovic ,' in The Anarchist Prince (Londra, 1950).
52 SPAGNA 1936 - 1939

operai furono di ordine, ritorno al lavoro, aumento delle ore


lavorative per soddisfare le esigenze della lotta armata. Questo
atteggiamento può riassumersi in due frasi contenute in un ar­
ticolo di Juan Peirò nel quale egli si oppone all’idea di ridurre
la giornata lavorativa degli operai nelle fabbriche catalane:

« L a fam osa frase di Napoleone viene troppo spesso dim enti­


cata. Le guerre ed i relativi successi dipendono sempre dal danaro
perchè in tutti i tempi le guerre hanno poggiato su basi economiche ».

Come ciò era vero nel caso della Spagna nell’agosto 1936!
Ma invece di dire ai lavoratori che prima di ogni altra cosa
essi avrebbero dovuto assicurarsi che le banche e la riserva
aurea fossero nelle loro mani, egli esorta i lavoratori delle re­
trovie ad aumentare sempre di più il numero delle ore di lavoro
allo scopo di produrre di più! Non che egli non dicesse il vero.
Ma era vero anche che chi controllava la riserva aurea avrebbe
controllato la direzione della guerra e l ’ economia spagnola.
In quei primi giorni di lotta il bisogno urgente era di armi
e di materie prime. E gli operai catalani per produrre le armi
avevano bisogno che le fabbriche fossero di nuovo attrezzate a
tale scopo; i macchinari dovevano essere comprati all’estero con
l ’oro, e con l ’oro si dovevano comprare gli areoplani, i mezzi
meccanizzati, i fucili, i cannoni e le munizioni, e con l ’oro si
potevano ottenere anche armi tedesche e italiane! La riserva au­
rea era il mezzo che avrebbe permesso ai lavoratori armati di
passare dalla difensiva all’ attacco. Perchè se è vero che essi non
erano adeguatamente addestrati e le milizie mancavano di coor­
dinamento, tuttavia senza armi e trasporti sufficienti questi pro­
blemi erano di poca importanza.
Ad aumentare la confusione in questioni finanziarie, vi
era la rivalità tra i Governi di Catalogna e di Madrid, una ri­
valità che ignorava il comune nemico alle porte e nella quale
il Governo di Madrid aveva una posizione di vantaggio, perchè
aveva il controllo dell’ oro. Vantaggio di cui usò per cercare
di soffocare la rivoluzione in Catalogna e di sabotare il fronte di
LA C .N .T . PARTECIPA Al GOVERNI CATALANO E CENTRALE 53

Aragona e la campagna per le Isole Baleari, che furono inizia­


tive prese dalla C.N .T. Secondo Santillan lo stesso atteggia­
mento prevalse quando Caballero successe al governo Girai nel
settembre 1936.
Osserviamo più dettagliatamente il danno derivato dal fatto
che l ’oro rimase’ nelle mani sbagliate.
Il 24 settembre 1936 fu tenuto a Barcellona un Plenum
regionale dei Sindacati al quale furono presenti 505 delegati in
rappresentanza di 327 sindacati. A questo Plenum, Juan P. Fa-
bregas, delegato della C.N .T. al Consiglio Economico, dopo aver
illustrata l ’attività dei sindacati, trattò delle difficoltà finanzia­
rie dèlia Catalogna derivanti dal rifiuto da parte del Governo di
Madrid di :
« dare qualsiasi aiuto in questioni economiche e finanziarie, proba­
bilmente perchè esso non ha molta sim patia per l’opera di ordine
pratico che viene attuata in Catalogna... Vi è stato un cambiamento
di Governo, ma noi continuiamo ad incontrare le stesse difficoltà ».

Fabregas proseguì riferendo che una Commissione si era


recata a Madrid a chiedere crediti per acquistare materiale bel­
lico e materie prime, offrendo in garanzia 1000 milioni di pe­
setas in titoli depositate presso la Banca di Spagna, ed aveva ri­
cevuto un netto rifiuto. Bastò che la nuova industria di guerra
in Catalogna fosse controllata dai lavoratori della C.N .T. per­
chè il Governo di Madrid rifiutasse ogni aiuto incondizionato.
Solo in cambio del controllo governativo, essi avrebbero con­
cesso l ’assistenza finanziaria.
Ciò che questo aperto sabotaggio del governo significa in
termini di produzione di armi, viene rivelato in un resoconto
delle conversazioni svoltesi il 1° settembre 1937 tra Eugenio Val­
lejo rappresentante dell’ industria bellica catalana controllata
dalla C .N .T ., e il Sottosegretario alle Armi e Munizioni del
governo centrale, durante le quali quest’ ultimo ammise davanti
a testimoni che :

l’industria bellica catalana aveva prodotto dieci volte di più di


tutto' il resto dell’industria spagnola messo insieme e convenne con
54 S pagna 1936 - 1939

V allejo che questa m edia di produzione avrebbe potuto essere qu a­


druplicata fin dal principio di settembre se la Catalogna avesse po­
tuto disporre dei mezzi necessari per acquistare le materie prim e
non reperibili nel territorio spagnolo. >>19.

Ma torniamo al settembre 1936. Il Plenum regionale dei


Sindacati completò le sue deliberazioni il 26 settembre. Il gior-
mo seguente la stampa annunziò l ’entrata della C .N .T. nel go­
verno catalano. In un comunicato stampa la C.N .T. nega che esso
sia un Governo ed insiste di aver partecipato ad un Consiglio
Regionale di Difesa! Chi prese questa decisione? Nè Peirats,
nè Santillan ci danno chiarimenti. Non vi sono neppure indica­
zioni che la questione fosse discussa al Plenum Regionale. Intor­
no al 20 settembre, tuttavia, dopo la formazione del Governo
Caballero, fu riunito un Plenum. Nazionale di Comitati Regio­
nali presieduto dal Comitato Nazionale della C .N .T ., allo scopo
di cercare una formula con cui salvando la faccia la cc colla­
borazione » diventasse possibile. Fu deciso che si sarebbe dovuto
costituire un cc Consiglio Nazionale di Difesa » e che si sarebbero
dovuti. mutare i Ministeri esistenti in Dipartimenti. In questa
deliberazione sono incluse varie decisioni relative alle Milizie,
alle Banche, alle proprietà della Chiesa, ecc. Ma il documento
non ha un’importanza effettiva, perchè il termine Consiglio N a­
zionale di Difesa fu usato solo per rendere meno terribile alle

19 De Companys a Indalecio Prieto. Documentación sobre las Industrias de


Guerra en Cataluña (Buenos Aires, 1939). Questo volume di 90 pagine contiene
numerosi documenti, compresa una lettera di Companys (Precidente della Cata­
logna) a Indalecio Prieto (Ministro della Difesa Nazionale del Governo Centrale)
nella quale egli dimostra con le cifre il contributo dell’industria bellica catalana
alla lotta armata, rilevando che si sarebbe potuto ottenere molto di più se dal
Governo Centrale non fossero stati rifiutati i mezzi per incrementare l ’industria.
Altri documenti trattano dei risultati raggiunti dalla C.N.T. nell’industria di guerra
catalana, le statistiche mostrano i quantitativi prodotti, e richiamano l ’attenzione
sul fatto che duranle questo periodo la Catalogna aveva prodotto articoli che non
erano stati mai fabbricati prima in Ispagna. Infine vi è la Relazione sui Tentati­
vos de acuerdo entre Cataluña y Madrid (Tentativi di accordo tra Catalogna e Ma­
drid) da cui è tratta la nostra citazione.
LA C .N .T . PARTECIPA AI GOVERNI CATALANO E CENTRALE 55

orecchie della C.N .T. il suono della parola « Governo » . E ciò


fu ben compreso dai partiti politici, i quali non si curarono delle
proposte e andarono a vedere il bluff della C .N .T ., così che quan­
do dieci giorni dopo fu nuovamente riunito il Plenum, la C.N.T.
non potè fare altro che lamentare il mancato accoglimento delle
proprie proposte. Alla fine di questo documento è implicito, tut­
tavia, che la formazione del Consiglio Regionale di Difesa (come
eufemisticamente definirono il Governo Catalano con la parte­
cipazione della C .N .T .) fu il risultato del Plenum precedente, e
aggiungono che sarebbe stata continuata l’ agitazione per un Con­
siglio Nazionale di Difesa. Ma poiché il Consiglio Regionale
di Difesa era il Governo di Catalogna, non sorprende che nel
novembre la C.N .T. capitolasse e quattro dei suoi membri en­
trassero a far parte del Governo Caballero di Madrid.
La formazione di un governo in Catalogna con la parte­
cipazione della C.N .T. mise fine al dualismo di potere tra il.
Comitato delle Milizie Antifasciste ed il Governo della Generali­
tät, con Teliminazione del Comitato delle Milizie. Con tutti i
sui difetti, il Comitato rappresentava meglio del Governo le
aspirazioni rivoluzionarie. E non aveva poteri esecutivi per im­
porre le sue decisioni. E appena il caso di aggiungere che nel
nuovo Governo le organizzazioni operaie erano in minoranza e
i partiti politici in maggioranza. E così dopo appena due mesi,
l ’umile Companys del 20 luglio che aveva offerto di oc diven­
tare un altro soldato nella lotta » se la C.N .T. lo avesse desi­
derato, adesso aveva in mano le redini del potere politico. Si trat­
tava di vedere se sarebbe riuscito anche ad usare la frusta !
In qual modo la lotta contro Franco si avvantaggiò di que­
sto cambiamento? Santillan ci offre la seguente spiegazione:

<c Se si fosse trattato solamente della rivoluzione, la stessa esi­


stenza del governo non solo sarebbe stato un fattore sfavorevole, ma
un ostacolo da distruggere; noi però avevamo di fronte le esigenze
di una guerra violenta, con complicazioni intem azionali, ed era­
vamo legati ai mercati internazionali e alle relazioni con un mondo
statizzato. E per l’organizzazione e direzione di questa guerra, nelle
56 spa cn a 1936 - 1939

condizioni in cui ci trovavamo, non disponevamo delForganism a


che avrebbe potuto rim piazzare il vecchio apparato governativo ».

Santillan prosegue osservando che « una guerra moderna »


richiede una complessa industria bellica e ciò presuppone,
nel caso di paesi non completamente autonomi, relazioni poli­
tiche, industriali e commerciali con i centri del capitalismo mon­
diale i quali posseggono il monopolio delle materie prime. E i
paesi stranieri erano ostili alla rivoluzione e potevano rifiutarsi
di fornire le materie prime se non vi fosse stata un’apparenza
di governo. Lo scioglimento del Comitato delle Milizie non fu
l ’ultimo sacrifizio fatto per « dimostrare la nostra buona fede ed
il nostro dominante desiderio di vincere la guerra. Ma quanto
più abbiamo ceduto per l ’interesse comune, tanto più ci siamo
trovati ostacolati dalla contro-rivoluzione impersonificata dal
potere centrale » Con quali risultati? chiede Santillan.

« Certamente non a vantaggio della guerra, o almeno non a van­


taggio della vittoria sul nemico ».

In questo frattempo Mosca era entrata nel conflitto e il ma­


nipolo di Comunisti che in Catalogna20 avevano cominciato ad
assorbire i vari gruppi socialisti in un unico partito, il P .S.U .C .
(Partito Socialista Unificato di Catalogna) si era imbaldanzito
per il crescente controllo esercitato dagli agenti é dai tecnici
russi in tutti i dipartimenti dello Stato. Era intenzione di Mosca
distruggere la Catalogna rivoluzionaria, sia tagliando i rifor­

20 I Comunisti pretendevano di avere 30.000 membri alla fine del 1935. L a


maggior parte degli osservatori, come Borkenau e Brenan, indicano, come ci­
fra più probabile, 3.000. Questa è anche l’opinione del Generale Krivitsky che
era direttamente interessato alle attività del partito durante la lotta contro Franco.
Frank Jellinek in The Spcmish Civil War (Londra, 1938) (pro-Comunista) dà una
idea della debolezza del P.C. Spagnuolo: «Bisognava riconoscere che i Comunisti,,
sebbene fin’allora fossero stati insignificanti (ottobre 1934), avevano aumentato di
500 volte il numero dei membri » (nostro il corsivo). Quanti devono essere stati
prima !
LA C .N .T . PARTECIPA AI GOVERNI CATALANO E CENTRALE 57

nimenti di armi, sia con assalti diretti; Ma i tempi non erano


ancora maturi per ciò e quindi non sorprende che il 25 ottobre
1936 i Comunisti fossero pronti a firmare un patto di Unità
d’Azione tra C.N .T.-F.A .I.-U .G .T. e P .S.U .C . Il patto rappre­
sentava un altro passo ancora vefso l’accentramento completo
del potere nelle mani del Governo catalano. I punti dell’accor­
do comprendono la collettivizzazione dei mezzi di produzione
e l ’espropriazione senza compenso ma con la clausola:

« Siam o d ’accordo che questa collettivizzazione non darebbe i ri­


sultati auspicati se non fosse diretta e coordinata da un organismo
veramente rappresentativo della collettività, che in questo caso non
può essere altri se non il Consiglio della G eneralität in cui sono rap­
presentale le forze sociali ».

Accordo anche sulla municipalizzazione degli alloggi e sul­


la determinazione da parte degli organi municipali dei prezzi
massimi d ’affitto. Accordo su un comando unico per coordinare
l ’azione di tutte le forze combattenti, sulla creazione delle Mi­
lizie obbligatorie trasformate in un vasto esercito popolare e
sull’ irrigidimento della disciplina. Accordo sulla nazionalizza­
zione delle Banche e sul controllo operaio, attraverso le Com­
missioni degli impiegati, di tutte le operazioni bancarie effettuate
dalla Cancelleria Finanziaria del Consiglio della Generalität.
Accordo sulla :

« azione comune per liquidare le dannose attività di gruppi in­


controllabili che, per mancanza di comprensione o disonestà, m et­
tono in pericolo l’attuazione di questo programma ».

Due giorni dopo fu tenuta uria grande assemblea pubblica


per celebrare questa nuova vittoria della contro-rivoluzione. Tra
gli oratori vi furono il Segretario regionale della C .N .T ., Ma­
riano Vasquez, il futuro Ministro Anarchico della Sanità Pub­
blica Federica Montseny, quella sinistra figura del Socialismo
Catalano, Juan Comorera... ed il Console Generale Russo a
Barcellona, Antonov Ovseenko!
58 SPAGNA 1936 - 1939

Il patto di Unità fu per i Comunisti soltanto un primo passo


nel loro piano di impadronirsi del potere. Fin dal principio la
piccola borghesia aveva rappresentato un blocco incerto nella
attuazione della rivoluzione sociale. La C .N .T . ne aveva rispet­
tato gli interessi ed ora i Comunisti si accingevano a conqui­
stare questi sostenitori di Companys. La crisi verificatasi nel
Governo Catalano nel dicembre 1936 ebbe ostensibilmente come
causa la mancanza di discrezione da parte della organizzazione
dei Comunisti dissidenti P.O.U.M . (con un rappresentante al
Governo) nell’attaccare la politica internazionale della Russia.
L ’occasione fu usata dai Comunisti anche per discreditare la
C.N .T. chiedendo nella loro stampa perchè nessun’ offensiva si
svolgesse sol fronte d’Aragona (tenuto principalmente dagli A-
nardhici)21. Due giorni dopo, la crisi fu cc risolta » con la desti­
tuzione del Ministro del P.O.U.M .
Che tragico bilancio di sconfitte si trovò di fronte la C.N .T.
in Catalogna alla fine del 1936! Sconfitte non relative .all’opera
di collettivizzazione della quale i lavoratori avevano esteso e
consolidato le prime vittorie. Le sconfitte dei lavoratori erano i
successi dei politici nel trasferire, uno dopo l ’altro, tutti quei
poteri che, fin quando rimanevano nelle mani dei lavoratori,
rendevano impossibile al Governo di risollevarsi dalla sua me­
ritata oscurità. Alla fine del 1936 Companys aveva letteralmente
nelle mani il controllo, ma anch’egli avrebbe finito col pagare, per
questa vittoria, un alto prezzo : ai Comunisti. E se la C.N.T. fosse
rimasta estranea alla lotta politica, avrebbe potuto trarre vantag­
gio da tale situazione. Ma essa navigava in un mare di compro­
messi ed era ben lontana dal porto. Che cosa poteva esservi di
più disastroso per il movimento rivoluzionario di capi tanto cie­

21 Questa propaganda circa l’inattività del fronte aragonese fu usata dai Co­
munisti in tutto il mondo per discreditare gli Anarchici. Essa si troverà in In­
ghilterra nell’opuscolo del P.C. Spain’s Left Critics di J. R. Campbell, che segue
dettagliatamente la campagna del P.C. Spagnolo contro il P.O.U.M. il quale, si di­
ceva, stava cercando di creare una scissione tra anarchici e comunisti. Contem­
poraneamente, Campbell fa gl’ingiuriosi riferimenti al Fronte di Aragona!
LA C .N .T . PARTECIPA AI, GOVERNI CATALANO E CENTRALE 59

chi da poter dire con Garcia Oliver: ce I Comitati delle Milizie


Antifasciste sono stati sciolti perchè ora la Generalitat ci rap­
presenta tutti » ?
Intanto, a Madrid, Largo Caballero, succeduto a Girai co­
me primo ministro, ebbe come primo incarico quello di creare
un governo che funzionasse. Durante le settimane precedenti
« le masse avevano gravitato sulle organizzazioni dei lavoratori,
abbagliate dalle loro conquiste rivoluzionarie, oppure sulla linea
del fronte per combattere il nemico comune » , scrive Peirats in
La C.N .T. e La Rivoluzione Spagnuola, aggiungendo :
oc Per salvare il Governo, il principio di governo, è necessario
dargli prestigio con parole d ’ordine e con un uomo. Le parole d ’or­
dine si possono improvvisare e l ’uomo destituirlo dal suo ufficio,
una volta risolta la situazione. Ciò ebe è im portante è trovare una
form ula che perm etta la ricostruzione d ell’apparato statale, ne affidi
le redini ad un governo che adem pia al compito di disarmare il po­
polo e lo riduca a ll’obbedienza. In una parola, mettere alla rivolu­
zione la camicia di forza. Perciò Largo 'Caballero era l ’uomo man­
dato dalla Provvidenza ».
Egli era un capo della U .G .T ., Sindacato dominato dai
Socialisti, ed un cc estremista » del Partito Socialista che era te­
nuto in considerazione dalla C .N .T .2223. Suo primo compito sarà
di dare prestigio alle decadenti istituzioni repubblicane e nuova
22 secondo Peirats. Il lettore ricorderà che in una precedente citazione circa
i rapporti di Caballero con la C.N.T. tratta da The Spanish Làbyrinìh, veniva
esposta l’opinione contraria. Noi crediamo che sia Peirats sia Brenan descrivano
la situazione tal quale esisteva nelle epoche di cui trattano {cioè 1936 e
1934 rispettivamente). L ’atteggiamento dei capi della C.N.T. - F.A.I. verso i po­
litici chiarisce in maniera interessante il loro apprezzamento della politica. Sia
Caballero che Companys erano stati responsabili di aver mandato in prigione gli
anarchici, ma nessuna parte considerava ciò con disgusto o vergogna. La cosa
sembra accettata come parte del gioco politico, per cui nessuna delle parti serbi
rancore all’altra. Così che nel luglio 1936 la C.N.T. in Catalogna poteva dichia­
rare la sua fede nella «parola di un democratico catalano (Companys)», e in oc­
casione della Crisi di Gabinetto del Maggio 1937 rifiutarsi di partecipare ad un
Governo Centrale in cui Caballero non fosse Primo Ministro. Non si può fare a
meno di sentire che i capi della C.N.T. - F.A.I. erano politici nell’anima.
60 S pag n a 1936 - 1939

vita allo Stato e con ciò rendere possibile il raggiungimento di


ciò che i governi precedenti erano stati incapaci di ottenere :
militarizzazione delle milizie, riorganizzazione dei corpi armati
e controllo di questi da parte del governo col disarmo simul­
taneo delle retrovie. La parola d ’ordine non fu difficile a tro­
varsi: il bisogno di ‘disciplina ed un comando unico come
risposta alle sconfitte della guerra; la necessità di andare avanti
e vincere la guerra sopra tutto il resto.
L a risposta della C.N .T. al Governo Caballero fu il Ple­
num Nazionale dei Comitati Regionali riunito a metà settembre,
in cui si proponeva la costituzione a Madrid di un Consiglio
Nazionale di Difesa descritto come :
« organo nazionale autorizzato ad assumere l ’iniziativa in mate­
ria di direzione, difesa e consolidamento nel campo politico ed eco­
nomico ».

Come abbiamo già osservato, questo Consiglio avrebbe avu­


to poteri per cc creare una Milizia di Guerra obbligatoria » . In
altri termini, questo cc Consiglio » era un governo mascherato,
sia pure un governo rivoluzionario.
Il 4 novembre 1936 quattro membri della C.N .T. entra­
rono nel Governo Caballero : Juan Lopez e Juan Peirò come
Ministri del Commercio e dell’Industria rispettivamente; F e ­
derica Montseny al Ministero di Sanità, ed il portafoglio della
Giustizia fu affidato a Garcia Oliver. Nessuno di questi Mini­
stri è stato capace di dimostrare che durante i sei mesi della sua
carica, la presenza al Governo di rappresentanti della C.N .T.
contribuisse in qualche modo a migliorare la situazione militare.
Juan Lopez ha fatto notare l ’impossibilità di concludere qual­
cosa nella sfera economica quando i portafogli del Commercio
e dell’Industria erano nelle mani dei Sijidacalisti e l ’Agricol­
tura e le Finanze nelle mani rispettivamente di un Comunista
e di un Socialista di Destra. Federica Montseny ha ammesso
pubblicamente che la partecipazione della C.N .T. al Governo fu
un fallimento e soltanto Garcia Oliver andava in estasi descri­
vendo i risultati da lui ottenuti come legislatore della Giusti­
LA C .N .T . PARTECIPA AI GOVERNI CATALANO E CENTRALE 61
zia. Forse egli avrebbe mostrato meno entusiasmo per le proprie
scoperte rivoluzionarie nel campo della criminologia se fosse
stato a conoscenza dell’opera di Enti ugualmente prudenti, seb­
bene in buona fede, come la Howard League per la Riforma
Penale nell’Inghilterra capitalista23!
L ’ accettazione delle cariche governative da parte della
C .N .T. fu descritta nel suo quotidiano Solidaridad Obrera, co­
me cc il giorno più trascendentale nella storia politica del no­
stro paese » . E continua spiegando che:
cc il governo, in quest’ora, come strumento regolatore degli or­
ganism i dello Stato, ha cessato di essere una forza oppressiva contro
la classe lavoratrice, allo stesso modo che lo Stato non rappresenta
più l’organismo che divide la società in classi. Ed entrambi, come
risultato dell’intervento della C .N .T . (nel governo) tenderanno an­
cora meno ad opprim ere il popolo. Le funzioni dello Stato, per
virtù d ell’accordo con le organizzazioni dei lavoratori, saranno ri­
dotte a regolarizzare lo sviluppo della vita economica e sociale del
paese. E l ’unica preoccupazione del Governo sarà di dirigere ab il­
mente la guerra e coordinare l ’iniziativa rivoluzionaria secondo un
piano generale. I nostri compagni porteranno al Governo la volontà
collettiva e di maggioranza delle masse lavoratrici precedentemente
riunite in vaste assemblee generali. Essi non difenderanno criteri
personali o capricciosi, ma i desideri liberamente espressi di m i­
gliaia di lavoratori organizzati nella C .N .T. Si tratta di ima fatalità

23 Tutti i quattro Ministri nel Governo Caballero hanno relazionato circa le


loro attività nei rispettivi Ministeri, in grandi Assemblee pubbliche. Tali reso­
conti sono stati pubblicati sotto forma di opuscoli.
Non sembra che i Ministri della C.N.T. - F.A.I. nel Governo Catalano ab­
biano fatto tali relazioni, ma noi abbiamo trovato due riferimenti di Santillan
pubblicati nella rivista Timón (Barcellona, agosto 1938) che riteniamo di note­
vole interesse. « Come governanti », scrive Santillan, '« non siamo migliori di
chiunque altro e abbiamo già provato che il nostro intervento nei governi serve
soltanto a rinforzare il governaraentalismo, ed in nessun modo ad appoggiare
i diritti dei lavoratori contro i loro parassitari nemici economici e politici ».
Altrove egli dichiara che bisognava aver fiducia nel popolo e servirlo. « Ma
non si possono servire due padroni contemporaneamente. Se siamo col popolo,
non possiamo essere anche con lo Stato, che è il nemico del popolo. E nel
momento in cui siamo dalla parte dello Stato, è l o . stesso come dire che siamo
contro il popolo... ».
62 S pagna 1936 • 1939

storica che si abbatte su chiunque. E la C .N .T . accetta questa fa­


talità per servire il paese con la sua decisione di vincere presto la
guerra e non vedere deform ata la rivoluzione... ».

Paragoniamo questo opportunistico nonsenso con le opi­


nioni che la C.N .T. espresse due mesi prima nel proprio Bollet­
tino d ’informazione (N. 41 del 3 settembre 1936) e riportate
dalla stessa Solidaridad Obrera dal cui articolo di fondo abbia­
mo or ora citato.
Col titolo significativo di : <c L ’inutilità del Governo » la
C .N .T .-F.A .I. osservava che:
« L ’esistenza di un Governo di Fronte Popolare, lungi d all’es­
sere un elemento indispensabile nella lotta antifascista, è qualitati­
vamente una volgare imitazione di questa stessa lotta.
È inutile ricordare che di fronte al putsch fascista i Governi della
Generalitat e di iMadrid non fecero assolutamente niente. L ’autorità
fu usata soltanto per nascondere le manovre svolte dagli elementi rea­
zionari e da coloro di cui il Governo era consciamente o inconscia­
mente lo strumento.
L a guerra che viene combattuta vittoriosamente in Spagna è una
guerra sociale. L ’azione di un potere moderatore, basato sulla stabilità
e sul mantenimento delle classi, non saprà come imporre un atteggia­
mento definitivo in questa lotta nella quale le fondamenta dello Stato
vacillano e che è essa stessa priva di sicurezza. È esatto, quindi, dire
che il governo di Fronte Popolare in Spagna non è altro che il r i­
flesso di un compromesso tra la piccola borghesia e il capitale in­
ternazionale...
L ’idea di sostituire a questo governo, debole difensore dello sta­
tus quo, della proprietà e del capitale straniero, un governo forte b a­
sato su un’ideologia e su un’organizzazione politica « rivoluzionaria »
servirebbe soltanto a posporre l ’insurrezione rivoluzionaria.
L a questione, quindi, non è se il M arxism o si im padronisca del
potere, nè di auto-limitare l ’azione popolare^ per ragioni di oppor­
tunismo politico. Lo « Stato operaio » è il risultato finale di un ’atti­
vità rivoluzionaria ed il principio di una nuova schiavitù politica.
I l coordinamento delle forze del Fronte Popolare, dell’organiz­
zazione degli approvvigionamenti alim entari con la collettivizzazione
estensiva delle imprese, è di interesse vitale per il raggiungimento dei
nostri obiettivi. È chiaro come sia ciò ad interessare in questo mo­
mento, e come lo si sia ottenuto finora in m aniera non-governativa,
■ decentralizzata, dem ilitarizzata...
LA C .N .T . PARTECIPA AI GOVERNI CATALANO E CENTRALE 63

Molti progressi rimangono da fare per fronteggiare queste ner


ceSsità. D a parte dei Sindacati della C .N .T . e della U .G .T . si p o­
trebbe fare maggiore uso delle proprie forze per realizzare questi
progressi. Un Governo di coalizione, al contrario, con la sua base
di lotte politiche tra le maggioranze e le minoranze, la sua burocra­
tizzazione basata su scelte élites, e le lotte fratricide in cui sono im ­
pegnate le opposte frazioni politiche, rende im possibile per un tale
governo di avvantaggiarsi della nostra opera di liberazione in Spagna.
Esso condurrebbe alla rapida distruzione delle nostre possibilità di
azione, della nostra volontà d ’unione ed a l principio di una immi­
nente debacle di fronte ad un nemico ancora abbastanza forte.
Noi speriamo che i lavoratori spagnoli e stranieri comprende­
ranno la giustizia delle decisioni prese in questo senso dalla C .N .T «-
F .A .I. Discreditare lo Stato è l ’obiettivo tibiale del Socialism o. G li
avvenimenti dimostrano che la liquidazione dello Stato borghese, in­
debolito per asfissia, è il risultato d ell’espropriazione economica e
non necessariamente di un orientamento spontaneo della borghesia
« socialista ». L a Russia e la Spagna ne sono esempi viventi ».

Questa importante dichiarazione contiene tutti gli argo­


menti che avremmo voluto esporre allo scopo di dimostrare che
la collaborazione con i Governi e con i Partiti politici fu un
errore da tutti i punti di vista : da quello della rivoluzione
sociale e della lotta in armi, alla tattica rivoluzionaria ed ai
principi.
Malgrado tutto ciò che gli apologeti della collaborazione
possano dire in contrario, gli avvenimenti — dall’epoca del
Governo cc di guerra » di Largo Caballero al <( Governo della
Vittoria » di Negrin, finito con la resa ignominiosa della Ca­
talogna e con la liquidazione dei Comunisti e del Governo Ne­
grin nella Spagna Centrale prima della capitolazione finale —
confermano in ogni dettaglio l ’analisi contenuta nel documento
storico che abbiamo riportato.
Che cosa provocò questo brusco cambiamento che solo qual­
che settimana dopo portò la C .N .T .-F.A .I. ad occupare seggi
ministeriali ; e in quale misura i membri dell’organizzazione fu ­
rono responsabili di questo completo abbandono dei principi
anarchici e della tattica rivoluzionaria?
CAPITOLO VII

LA C.N.T. E L’ AZIONE POLITICA

A c. N. T. fin dal nascere ebbe sempre i suoi politici, i suoi


demagoghi politici e le sue crisi « ideologiche » interne.
Non v’è dubbio che lutto ciò abbia danneggiato la Confederazio­
ne, ma non nella misura in cui ne avrebbe sofferto qualunque al­
tra organizzazione diversa dalla C.N .T. Infatti la grandezza della
C .N .T. sta nei suoi militanti di base. Sebbene l ’organizzazione
non riuscisse ad impedire il sorgere di capi politici nelle sue file,
essa conservò sempre uno spirito di indipendenza derivante dalla
sua struttura decentrata, ed uno spirito rivoluzionario che resi­
stette efficacemente agli sforzi dei riformatori e dei politici tra le
sue file. Le crisi «; interne » in un movimento rivoluzionario non
sono necessariamente cattive. Qualunque movimento, e special-
mente un movimento di massa che non sia fossilizzato, deve con­
tinuamente sottoporre alla discussione le sue idee e la sua tattica.
Un movimento che sia sempre unanime è generalmente quello
in cui vi sono soltanto pecore e pastori. Non che la C .N .T . non
abbia avuto i suoi aspiranti pastori, specialmente dopo il 19 lu­
glio 1936, ma è significativo che, sebbene (a causa delle circo­
stanze particolari in cui si trovava la Spagna) essi facessero molto
danno alla causa rivoluzionaria e alla lotta contro Franco, non
riuscirono mai a trasformare i membri militanti della C .N .T .
in pecore.
Come ha riferito un osservatore diretto della vicenda spa-
gnola :

« Un oratore poteva strappare nel Plenum una decisione di col­


laborazione; m a rientrati in se stessi, tutti i nostri compagni ritorna­
vano alle loro profonde convinzioni e continuavano l’opera rivolu­
zionaria. Questi uomini erano capaci tanto di prender le armi quanto
LA C .N .T . E L ’ AZIONE POLITICA 65
di am m inistrare una collettività, di lavorare la terra, maneggiare
il m artello o guidare un’assemblea locale o sindacale con le loro
opinioni sensate sui problem i pratici che occorresse risolvere.
È grazie a questa potenza ed all’attività concreta della base del
movimento libertario spagnolo — particolarmente di quelli tra i m i­
litanti che avevano acquistato, nei sindacati della C .N .T ., un’espe--
rienza fatta di lunghi anni di lotta — che le organizzazioni libertarie
hanno potuto svilupparsi, m algrado la rinascenza o più esattamente,
il consolidamento dello Stato e lo sviluppo dei partiti politici gover-
nam entali » (*).

Altrove lo stessa scrittore, trattando della partecipazione


della C.N .T. al governo Caballero, osserva che:
c< ... e la C .N .T. decise, d ’accordo con la F .A .I., di entrare, sulla
base di un abile ricatto imbastito da Largo Caballero, nel governo:
il che rinforzò la collaborazione antifascista delle classi. E certi de­
legati anarchici, divenuti ministri o personaggi ufficiali di diverse ca­
tegorie, presero sul serio il loro com pito: il veleno del potere fece
subito effetto.
Ma chi si salvò fu la potenza del movimento anarchico spagnolo.
Esso aveva m igliaia e m igliaia di m ilitanti agguerriti, in tutti o quasi
tutti i villaggi di Aragona Levante Andalusia. Quasi tutti i m ilitanti
della C .N .T . avevano una soda esperienza dell’organizzazione pra­
tica della loro professione o della vita di un villaggio e godevano
di un ascendente morale indiscutibile. In più erano dotati di un forte
spirito d ’iniziativa » (pag. 81).

L ’abisso che esisteva tra i capi ed i ranghi della C.N .T. -


F .A .I. può spiegarsi soltanto con due ulteriori citazioni, una dal­
l ’opera di Gaston Levai, l’altra da quella di Peiras. Nel trarre
le conclusioni del suo libro, che tratta delle Collettività Spagno­
le, Levai osserva che militanti rappresentativi come Federica
Montseny
« non hanno svolto nessun ruolo n ell’opera che ho descritto in
questo libro. Sin d all’ inizio furono assorbiti dalle cariche ufficiali
che accettarono malgrado la loro tradizionale ripugnanza per le fun­
zioni governative. L ’unità antifascista suggeriva loro questo atteggia­
* Gaston Levai. Nè Franco nè Stalin: le collettività anarchico-spagnole nella
lotta contro Franco e la reazione staliniana. Milano, 1952 pagg. 53.54.
66 S pag n a 1936-1939

mento. Bisognava far tacere i principi, fare concessioni provvisorie,


Ciò im pedì loro di continuare a svolgere il compito di guide. Restarono
al m argine di questa grande im presa ricostruttiva, nella quale il
proletariato troverà per il futuro insegnamenti preziosi » (pag. 307).

Peirats, trattando delForientamento politico della C.N.T.


dal principio della lotta, si riferisce alla quasi completa unani­
mità tra i « militanti influenti » per un orientamento di collabo-
razione con i politici, ma aggiunge che <c gran parte dei militanti
e la stragrande maggioranza dei membri di base della Confedera­
zione si interessavano solo dei problemi che dovevano affrontare
nella lotta armata ai fronti: quello di snidare i fascisti nascosti,
di realizzare l ’espropriazione e di organizzare la nuova economia
rivoluzionaria ». Il lettore non potrà fare a meno di notare in
questa citazione il riferimento ad cc influenti militanti », cc mi­
litanti » e cc membri di base ».
Forse in un movimento di massa che accetta tutti i lavora­
tori nelle sue file, indipendentemente dalla loro affiliazione poli­
tica, sebbene i suoi obiettivi siano di comuniSmo libertario, può
essere inevitabile che per proteggere questi obiettivi si debba ri­
correre a manovre segrete e a decisioni su cc un piano superiore »,
cioè presa da cc militanti » o da cc militanti influenti ». Sebbene
ciò possa essere inevitabile, deve evidentemente provocare risen­
timento sia tra i militanti sia tra i membri. Un tale problema
era esistito nella C.N .T. sin dalla sua fondazione ed aveva avuto
come conseguenza più di una crisi interna. E non vi può essere
dubbio che molte decisioni prese e molte tattiche adottate dalla
C.N .T. durante la lotta contro Franco non furono discusse nei
Sindacati, ed anche troppo spesso questioni fondamentali veni­
vano decise dai cc militanti influenti » ed accettate come fatto
compiuto dai delegati dei Plenum e neppure discusse dai membri
dei Sindacati.
L ’abbandono del sistema tradizionale della C.N .T. per giun­
gere alle sue decisioni, fu giustificato dalla necesità di agire nel
minor tempo possibile. Vi possono essere questioni in cui una
simile posizione potrebbe essere giustificata, ma su questioni fon-
LA C .N .T . E L ’ AZIONE POLITICA 67

(lamentali di principio e di tattica rivoluzionaria non vi può es­


sere scusa per non aver consultato i Sindacati. Il fatto che la C,
N .T .-F.A .I. non partecipò ai Governi di ¡Catalogna e di Madrid
fino alla fine di settembre e di novembre rispettivamente, cioè
più di due e tre mesi dopo l’insurrezione di luglio, rende assur­
da ogni pretesa che non vi fosse tempo di consultare l’organizza­
zione prima di prendere le decisioni. Da allora molti Plenum lo­
cali e regionali furono tenuti, ma per quanto abbiamo potuto
accertare nessuna discussione ebbe luogo sull’argomento della
collaborazione al governo? Questo problema fu di quelli discussi
soltanto nelle «r alte sfere » dell’organizzazione, e quando alla
fine fu deciso che vi sarebbero stati Ministri della C.N.T. nel Go­
verno Caballero, la Confederazione non fu neppure consultata
per stabilire quali sarebbero stati i suoi rappresentanti in quel
governo.
In un discorso pronunciato da Federica Montseny a Tolosa
nel 1945 (riportato nel Bollettino Interno del M'-.L.E.-C.N.T. in
Francia, Sett-ott. 1945) ella disse :

« P er accordi intervenuti tra Largo Caballero ed Horacio Prie-


to ( * ) quest’ultimo venne in Catalogna e spiegò la posizione raggiunta
nei negoziati che si erano conclusi con la nomina di Ju an Lopez,
Peirò, G arcia Oliver e me a membri del Governo. Io rifiutai di ac­
cettare. Horacio Prieto e M ariano Vasquez * insistettero. Chiesi 24
ore per riflettere. Consultai mio padre che disse pensosamente: 'Tu
sai che cosa significa. Di fatto è la liquidazione dell’anarchismo e
della C .N .T . Una volta insediati al governo, non vi libererete più
del P o tere...’ ».

Eppure Federica 'Montseny e gli altri parteciparono al Go­


verno come rappresentanti dell’organizzazione! Ci dicono che
sebbene la C.N .T. non fosse consultata, i suoi capi, in effetti,
entrando a far parte del Governo interpretavano il desiderio del­
la stragrande maggioranza. Un simile metodo per determinare

* Horacio Prieto era, in quell’epoca, Segretario Nazionale della C.N.T., e


Mariano Vasquez Segretario Regionale di quell’organizzazione.
68 S pagna 1936-1939

l ’opinione di una organizzazione può essere valido in una ditta­


tura, ma non è ammissibile in un’organizzazione come la C .N .T .
Nel cercare di stabilire la reale posizione dell’organizzazione nel
Suo insieme relativamente alla collaborazione, non si può accet­
tare l ’opinione dei capi secondo cui essi interpretavano il desi­
derio della stragrande maggioranza dell’organizzazione, senza
chiedere se questa stessa cc stragrande maggioranza » fosse con­
traria alla collaborazione anche nel settembre, quando l’articolo
contro la collaborazione dal quale abbiamo poc’anzi citato ap­
parve nel Bollettino d’informazione della C .N .T .-F.A .l. E dopo
sei mesi di collaborazione era di nuovo contraria ad essa quando
nel maggio 1937 i capi della C.N.T. si rifiutarono di partecipare
al governo Negrin. Simili bruschi mutamenti sono caratteristica
dei politici ; tra i ranghi si pensa più lentamente ed in genere si
cambia anche meno frequentemente opinione.
È significativo il fatto che mentre i capi della C.N.T. cerca*
vano invano di gareggiare in sagacia politica con i politici di pro­
fessione, i membri di base ed i militanti dei Sindacati consolida­
vano le loro vittorie nel campo economico, funzionando in ma­
niera del tutto indipendente e fuori della portata del controllo
governativo. Infatti, come si potrebbe dire che essi appoggiavano
il consolidamento del governo con la partecipazione dei propri
rappresentanti, quando erano convinti che il governo non avreb­
be mai permesso-una simile riorganizzazione dell’economia del
paese, se avesse avuto il potere di impedirla?
Inoltre, era ovvio per chiunque (ed anche i cc militanti in­
fluenti » lo hanno ammesso in più di una occasione) che il gover­
no aveva molto più interesse a rinforzare le retrovie anziché
a rinforzare i fronti tenuti dalle milizie, e così affrettare la
sconfitta di Franco. Si può confermare con i fatti l ’asserzione
che non fosse interesse del governo affrettare la sconfitta di Fran­
co durante i primi mesi, quando esistevano le migliori occasioni
per farlo. Una vittoria su Franco prima che il governo avesse con­
solidato il suo potere era una situazione inconcepibile per i poli­
tici poiché la loro posizione sarebbe diventata ancora più preca­
ria di quanto lo era stata il 19 luglio, all’indomani della parziale
LA C .N .T . E L ’ AZIONE POLITICA 69

sconfitta di Franco. Solo in questo modo si può spiegare come,


per esempio, sebbene vi fosse tanta deficienza di armi sul fronte
d ’Aragona da rendere impossibile un’offensiva in direzione d i
Saragozza 24, pure nelle retrovie erano disponibili 60.000 fu ­
cili e più munizioni che al fronte.
Nelle retrovie le armi erano tenute non solo dalla poli­
zia governativa e dalle Guardie d’Assalto, ma dai partiti politici
e dalle organizzazioni dei lavoratori. Era una specie di campo
armato, in cui ogni fazione si manteneva sul chi vive contro qual­
siasi tentativo di un’altra di imporre il suo volere con la forza
delle armi. Una simile situazione indicava chiaramente l’impos­
sibilità di ogni effettiva unità tra le organizzazioni rivoluzionar
rie dei lavoratori ed i partiti politici e le forze governative. Tra
ì lavoratori armati delle retrovie esisteva la preoccupazione
di difendere la rivoluzione sociale dalla crescente intromissione
delle forze governative. Perchè tutte le armi fossero mandate al
fronte era necessario, quindi, non già rinforzare il governo, impe­
gnando la C.N .T. nelle sue decisioni, ma al contrario indebolirlo
togliendo le forze armate dal suo comando. I lavoratori si resero
conto di ciò, nonostante i loro « influenti y> capi.
Nell’ottobre 1936 si verificò un serio incidente che merita
di essere ricordato in quanto dà un’idea dell’atteggiamento e del
carattere dei miliziani anarchici all’epoca in cui i loro « capi »
trattavano con Caballero e si dividevano i portafogli ministeriali.
Ci riferiamo alla Columna de Hierro (La Colonna di Ferro), in
quel tempo di guarnigione al fronte di Teruel, che fece un’in­
cursione armata nelle retrovie a Valenza, quando' s ’accorse che
là le armi abbondavano non a vantaggio degli uomini che combat­
tevano al fronte, ma allo scopo di rinsaldare il potere del Gover­
no. Un manifesto emanato in seguito dalla Colonna precisava che
essa aveva precedentemente inviato le seguenti richieste alle
21 Questo fronte, mantenuto in gran parte da membri della C.N.T.-F.A.I., era
considerato dagli anarchici di grande importanza strategica avendo come obiet-'-
tivo ultimo il collegamento della Catalogna con i Paesi Baschi e con le Asturie,
cioè un collegamento della regione industriale con. una importante fonte di ma-
terie prime.
70 S pagna 1936-1939

<c parti interessate » : scioglimento completo della Guardia Civile,


e invio al fronte di tutte le forze armate a servizio dello Stato. Si
chiedeva altresì la distruzione degli archivi e degli incartamenti
di tutte le istituzioni capitalistiche e statali.
« Noi basavamo questa petizione —< dichiararono — su opinioni
rivoluzionàrie ed ideologiche. Come Anarchici e rivoluzionari, com-
prendavamo il pericolo rappresentato dalla prolungata esistenza di
un corpo puram ente reazionario come la G uardia Civile, che in tutti
i tempi e particolarmente durante questo periodo ha dimostrato ap er­
tamente il suo vero spirito ed i suoi metodi. P er noi la G uardia Civile
era insopportabile e non volevamo vederne continuare l ’esistenza per­
chè p er troppe ragioni non avevamo fiducia in essa. Per questa ragione
chiedemmo che fosse disarmata e per questa ragione la disarmammo.
« Chiedemmo che tutti i corpi armati fossero inviati al fronte per­
chè al fronte vi è deficienza di uomini e di arm i, ed il fatto di lasciarli
in città, in vista dell’attuale situazione, era ed è un intralcio. Abbiamo
ottenuto ciò solo in parte e non cederemo finché tutto sarà com pletato.
a Infine chiedemmo la distruzione di tutti quei documenti che rap ­
presentavano un passato completamente tirannico ed oppressivo con­
tro il quale le nostre libere coscienze si ribellavano. Distruggemmo
gii incartam enti......
« Questi obiettivi ci portarono a Valenza, e li raggiungemmo
usando i metodi che ritenemmo più adatti ».

Non si trattò di un coup d ’état da parte della Columna de


Hierro. Fù un atto di difesa da parte di uomini che erano prepa­
rati a sacrificare la propria vita al fronte ma non potevano rima­
nere indifferenti mentre nelle retrovie si facevano prepara­
tivi per colpirli alle spalle al momento opportuno. Una simile
chiara coscienza della doppiezza di tutti i governi non può essere
stato un fenomeno isolato in un movimento che, dopo tutto, do­
veva la sua esistenza, a differenza dpll’ altra organizzazione ope­
raia — la U .G .T. —', a tale coscienza e alla decisione di rag­
giungere i propri obietivi con altri metodi. Vi è ragione di suppor­
re quindi che se la questione della collaborazione fosse stata di­
scussa dalla C .N .T .-F.A .I. nei Sindacati e nei Gruppi e con la
completa conoscenza dei fatti, il buon senso dei membri di base e
dei militanti avrebbero prevalso contro gli argomenti politico-le­
gali dei <c militanti influenti ».
CAPITOLO V ili

LA CORRUZIONE DEL POTERE

4 L C U N I c r i t i c i pensano che gli anarchici esagerino l ’effetto


^ c o rru tto re del potere sugli individui. Essi sostengono al­
tresì che quegli anarchici i quali considerano tutti i governi alla
stessa tregua non sono realistici. La tesi sempre difesa è che dal
punto di vista anarchico un governo che permetta libertà di parola
e di stampa sia da preferire e da appoggiare contro un altro che
soffochi le più elementari libertà e pretenda che tutti parlino
a ll’unisono. Ciò può essere vero in un certo senso, ma è nondi­
meno una scelta tra due mali ed ignora il fatto che il governo il
quale può permettere al popolo di criticarlo e attaccarlo a paro­
le, è in realtà un governo più forte e più sicuro di un governo che
nega ogni critica del sistema sociale e degli uomini al potere, ed è
forse, quindi, da un punto di vista rivoluzionario, un ostacolo
maggiore da superare.
Molti anarchici sono stati influenzati da questa critica e da
coloro che, mentre simpatizzano con la filosofia anarchica, la con­
siderano tutavia utopistica ed al di là del regno dell’applica­
zione pratica, cc Forse fra mille anni », dicono, mentre tornano
alla realtà della bomba atomica ed ai problemi dell’ora. E que­
sti anarchici, colpiti dall’ accusa di c( sognatori » , cercano di
avanzare cc soluzioni pratiche » suscettibili di realizzazioni nel
presente. Ma per essere cc pratiche », queste soluzioni devono es­
sere attuate attraverso le esistenti istituzioni governative © sta­
tali, e ciò può significare una cosa sola : il riconoscimento che i
problemi della nostra epoca possano essere risolti dall’azione
governativa. Ed ammettere ciò vuol dire distruggere tutta la cri­
tica anarchica del governo, critica basata non su emozioni o pre­
giudizi, ma sulla conoscenza ben fondata dello scopo e della fun­
zione dei governi e dello Stato.
72 Spagna 1936-1939
*

Riconoscere che anarchici e sindacalisti rivoluzionari non


possono far progredire utilmente le loro idee sociali entro, lo sche­
ma delle istituzioni statali non implica, secondò noi, che essi deb­
bano quindi essere condannati all’impotenza e al silenzio. Ciò
che fece della C.N .T. in Ispagna una forza tanto vitale in para­
gone alla U .G .T. — pari numericamente — fu proprio il fatto
che fin dal principio essa fu contro lo Stato e contro tutti i gover­
ni, e la sua organizzazione era diametricalmente l’opposto di quel­
la del governo essendone il controllo esercitato dai membri della
organizzazione stessa e non da funzionari permanenti con poteri
esecutivi. La U .G .T ., invece, era controllata dai capi del Partito
Socialista e quindi era soggetta a tutte le vicissitudini politiche di
quel partito che usava la forza numerica della U .G .T. come arma
politica, con conseguenze simili a quelle che ci sono fin troppo fa­
miliari nei Sindacati di Francia e d’Italia (dove troviamo i sinda­
cati dominati da Cattolici, Socialisti e Comunisti), d ’Inghilterra
(dove essi fanno virtualmente parte della macchina statale) e del­
la Russia (dove esistono ora solo di nome).
La forza della C.N .T. sta nella sua intransigente opposizio­
ne allo Stalo e all’intrigo politico; nella sua struttura decentra­
ta e nella sua opposizione alla pratica universale di funzionari
pagati e permanenti; nel suo interesse per gli obiettivi del con­
trollo dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori come pas­
so necessario verso il comuniSmo libertario e, contemporanea­
mente, nella coraggiosa difesa delle immediate richieste delle mas­
se lavoratrici per ottenere migliori condizioni di lavoro ed il ri­
conoscimento delle loro più elementari libertà. Le concessioni
strappate al governo con la forza della opposizione hanno il risul­
tato positivo, dal punto di vista anarchico, di indebolire l ’ auto­
rità del governo e non possono confondersi col riformismo po­
litico.
Per capire come fu possibile agli Anarchici Spagnoli di but­
tare a mare tutti i loro principi, bisogna capire l ’atmosfera par­
ticolare in cui fiorì l ’anarchismo spagnuolo. Esso era un movi­
mento basato sull’azione.
LA CORRUZIONE DEL POTERE 73

« L a m aggior parte dei militanti spagnoli vive per la rivoluzione,


e pensa che si può realizzarla, non importa quando nè come, im pe­
gnandosi a fondo e permanentemente nella « azione ».
« Ciò influisce sulla sua m entalità fino al punto che le questioni
ideologiche pure non lo interessano^ più, e, nel m igliore dei oasi,
pensa che queste sono cose per domani.
« In generale, è questo il m ilitante che sceglie la F .A .I. con l ’idea
che questa sia il vero organismo d’azione, creata esclusivamente dalla
azione e per l ’azione rivoluzionaria. Questo tipo di m ilitante finisce
per essere, in realtà, nonostante la sua buona volontà e il suo spirito
di abnegazione, il peso morto della F .A .I., poiché la priva di attività
elevate e provoca la m aggior parte delle divergenze che, futili o no, as­
sorbono un tempo prezioso che resta perduto per cose m igliori25 ».

Lo stesso osservatore aggiunge che vi è una tendenza nelle


file della C.N .T. ad accusare la stessa F .A .I. come respon­
sabile di provocare questa cc mentalità del militante » nei mem­
bri del movimento libertario, e a sostegno di questa tesi egli cita
numerosi uomini che per molti anni dedicarono la vita all’ azione,
nella quale alcuni dettero perfino la vita, cc Accecati dai risultati
pratici e temporanei della loro attività, essi crearono una specie
di dottrina dell’azione__ E rimane il fatto c'he molti di questi
elementi, trasportati dall’impeto della loro azione erano imbe­
vuti di una concezione personale della rivoluzione, ed arrivaro­
no al punto da avanzare l’idea di « conquista del potere » allo
scopo di proclamare la libertà da una posizione di comando ».
A ll’ altro estremo vi erano coloro che abbiamo già citati co­
me i « politici della C.N.T. ». Abbiamo usato questa parola nel
senso puro, in quanto questi uomini cercarono, non solo dopo il
luglio 1936, ma durante gli anni precedenti, di orientare la C.N .

25 Ildefonso Gonzales in una serie di articoli su « Il Movimento Liberta­


rio Spagnolo » pubblicati nella rivista anarchica Volontà (Napoli, Voi. 9, nn. 6-9,
giugno-settembre 1952, in opuscolo, Napoli, 1953: pag. 14). L ’autore è un militante'
della C.N.T. in esilio. Questi articoli sono un importante contributo alla compren­
sione delle differertti sezioni ed influenze del movimento libertario spagnuolo. Nes­
suno sforzo è stato fatto per mascherare le debolezze del movimento e lo studio com­
prende un certo numero di interessanti documenti, particolarmente sulla F.A .I.
74 S pagna 1936-1939

T. fuori dell’influenza della F .A .I. (essi hanno parlato frequen­


temente di « dittatura » della F .A .I.) e verso un’aperta azione
politica, tramite alleanze politiche, la partecipazione alle elezioni
generali e municipali e anche la collaborazione al governo. Come
tale attività sia compatibile con la struttura federalistica (con­
trollata dal basso) dell’organizzazione, è al di là della nostra
comprensione.
Potrebbe sembrare, quindi, che di queste due influenze nella
C.N .T. fossero i cc leaders » riformisti che riuscirono a far pre­
valere il loro punto di vista nel luglio 1936, determinando così
la linea di condotta che la Confederazione avrebbe dovuto se­
guire durante quegli anni densi di avvenimenti. Ma questo ci
sembra un riassunto troppo superficiale ed inesatto della situa­
zione. Noi abbiamo già espresso la nostra opinione che fu un
errore da parte dei capi della C .N .T. far convergere sin dal prin­
cipio tutta la loro propaganda scritta e verbale sulla minaccia del
cc fascismo ». Ma siamo arrivati altresì alla conclusione che la
preoccupazione dei capi C.N .T .-F.A .I. per la cc minaccia fasci­
sta » era un sentimento genuino che paralizzò in loro, in misura
notevole, l’obiettività di pensiero, proprio come tre anni dopo
molti rivoluzionari in tutto il mondo furono pronti, contro le
proprie più radicate opinioni, a sostenere cc la guerra contro il
Nazismo » credendo che essa avrebbe risolto il problema del to­
talitarismo e prodotto la rivoluzione sociale.
Più e più volte negli scritti dei Rivoluzionari Spagnoli che
descrivono quei primi giorni di lotta contro Franco, si legge di
quello spirito di cameratismo che cancellò tutte le barriere di
partito o di classe tra gli uomini e le donne che avevano avuto
parte nella sconfitta del putsch. E ciò dette origine alla falsa spe­
ranza, basata sull’idea che ognuno odiava i ribelli quanto i lavo­
ratori della C .N .T ., che il popolo sarebbe rimasto unito finché
le forze di Franco fossero state finalmente sconfitte. Non è neces­
saria molta immaginazione, neanche dopo tanto tempo, per vi­
vere quei momenti di esaltazione e comprendere la più che otti­
mistica valutazione politica da parte della C.N .T. dei suoi alleati
LA CORRUZIONE DEL POTERE 75

contro Franco del luglio 1936 ( ****). Ma, nello stesso tempo, è in­
concepibile che tale stato di ottimismo e di eccitamento potesse
durare a lungo in vecchi rivoluzionari, specialmente perchè
una settimana dopo l ’insurezione fu chiaro che il governo non
condivideva quel genere di entusiasmo rivoluzionario, nè la deci­
sione del popolo di portare la lotta contro Franco e contro il vec­
chio ordinamento economico fino ai suoi estremi.
- Tuttavia, abbiamo espresso queste opinioni come spiegazio­
ne della origine nei dirigenti della C .N .T . dell’idea di collabora­
zione non solo con l’altra organizzazione operaia, la U .G .T ., ma
anche con i partiti politici. Una volta impegnati nell’idea di « u-
nità » e <c collaborazione » entrarono in scena altri fattori che
minarono rapidamente l’indipendenza della C .N .T ., creando
tra molti militanti un’ ansia di potere (sia come individui, sia co­
me organizzazione) ed un atteggiamento legalistico secondo il
quale le vittorie dei lavoratori nel campo economico potevano
essere assicurate da decreti governativi. Questo sviluppo dei cri­
teri legalistici e burocratici fu accompagnato da un rilassamento
dei metodi organizzativi per cui le decisioni erano prese normal­
mente dalla C.N .T. In altri termini, fu creata una direzione —
composta non soltanto dei politici e dei membri influenti della
C .N .T ., ma anche dai molti membri che occupavano importanti
posti ampiinistrativi e comandi militari — la quale funzionava
attraverso i Comitati e i dipartimenti governativi, e raramente
consultava i ranghi dell’organizzazione (cioè i Sindacati) o dava
loro conto delle sue azioni. Al principio del 1938 l’ ultimo passo
fu fatto con la creazione del Comitato Esecutivo del Movimento
Libertario in Catalogna. Ne tratteremo più dettagliatamente nei
capitoli di conclusione di questo studio.
È vero che i capi potevano vantarsi che solo la C.N .T.-F.A .
I., tra le organizzazioni, tenne in questo periodo molti Plenum in
cui furono discusse le linee di condotta della Confederazione. Ma

* In misura ridotta si potrebbe fare il parallelo col movimento della Resi­


stenza durante la II Guerra mondiale. Il ritorno dei politici dopo la « liberazio­
ne » fece cessare ben presto queU’ottimismo.
76 S pagna 1936-1939

in realtà questi Plenum rappresentavano le opinioni dei membri


non più di quanto un dibattito alla Camera dei Comuni rappre­
senti le ponderate opinioni degli elettori. Di tanto in tanto erano
indetti Plenum con importanti ordini del giorno solo due o tre
giorni prima della data fissata, così che era assolutamente impos­
sibile ai sindacati e alle federazioni locali, dato il breve tempo
concesso, avere l’opportunità di discutere le questioni sulle qua­
li i delegati avrebbero dovuto parlare a loro nome. Spessissimo
le deliberazioni emanate dopo tali Plenum consistevano solo in
pochi slogans e vaghe espressioni di entusiasmo da parte dei de­
legati, in modo che i membri di base venivano a conoscenza delle
decisioni prese solo quando si trovavano di fronte al fatto com­
piuto.
Neppure oggi, per esempio, lo storiografo della C .N .T . è
in grado di stabilire se al Plenum Nazionale dei Comitati Regio­
nali riunitosi nel settembre 1936 fu discussa la questione del Con­
siglio Nazionale di Difesa (che, bisogna ricordare, era Yalter-
nativa della C .N .T .-F.A .I. al Governo Cabalìero). oc La convo­
cazione improvvisa (del Plenum), e le caute dichiarazioni circa
gli accordi raggiunti non permettono di sapere (se fu discusso il
Consiglio di Difesa Nazionale) ». Nonostante Pimpossibilità di
far riferimento ai documenti interni della C .N .T .-F.A .I. (cosa
che ostacola seriamente ogni tentativo di studio obiettivo della
Rivoluzione), vi sono prove sufficienti che i Plenum non faceva­
no che dare il nulla osta alle decisioni prese dai capi della C.N.
T .-F .A .I., non senza una certa apprensione, come dimostra il
Plenum Regionale dei Sindacati convocato il 22 ottobre 1936 per
il 26. In quei quattro giorni i Sindacati dovevano esaminare le
minute del patto con la U .G .T ., esprimere il loro atteggiamento
verso i Consigli Municipali e trattare delle dimissioni del Segre­
tario Regionale e della nomina del suo successore.
Al Plenum, e seguendo la relazione del Segretario, (( la di­
scussione si prolungò animatamente, e vi presero parte molle de­
legazioni esprimendo i loro vari punti di vista, senza che sorges­
sero serie divergenze, poiché tutta l’organizzazione riconosceva
che in quelle circostanze non si poteva' pretendere una rigida ade­
LA CORRUZIONE DEL POTERE 17

renza alle norme confederali. Tuttavia, la maggioranza delle de­


legazioni espresse il desiderio logico che ogni qualvolta fosse pos­
sibile, si consultassero i membri di base, e chiese che i Comitati
non esercitassero le loro prerogative, se non in circostanze ec­
cezionali— »
Quando diciamo che il potere corrompe coloro che lo de­
tengono, non intendiamo dire che costoro cedano necessariamen­
te alle tentazioni e ai guadagni materiali come è il caso, per e-
sempio, della vita politica americana. Ciò che crediamo ferma­
mente è che nessuno può resistere all’effetto, che ha il potere, di
modificare il pensiero e la personalità umana (*). E solo poche
forti personalità sono capaci, una volta coinvolte in esso, di ri­
manere indifferenti alla popolarità che accompagna il potere. La
fragilità del genere umano da questo punto di vista è stata sempre
chiaramente compresa dagli anarchici, e a causa di ciò essi hanno
sempre difeso una società decentrata in opposizione all’accentra­
mento nella società attuale che permette di concentrare il potere
nelle mani di pochi. Nel loro movimento la forma generale di or­
ganizzazione è stata il gruppo per affinità o funzionale : ogni
gruppo si mantiene in contatto con gli altri per mezzo di segreta­
riati coordinatori o di corrispondenza, ma ciascuno mantiene la
sua autonomia e libertà di azione. Nel movimento rivoluzionario
sindacalista venivano applicati gli stessi principi, e il sindacato
era l’ unità di organizzazione. Questi criteri erano condivisi in
teoria dalla 'C.N.T.-F.A.I. spagnola, ina in pratica non erano
sempre osservati e per ragioni che sono particolari del movimen­
to spagnolo. Abbiamo già accennato alla oc mentalità del mili­
tante ». È da ricordare, altresì, òhe per lunghi periodi della sua
storia la C .N .T .-F.A .I. fu dichiarata illegale e quindi non sem­
pre in grado di funzionare organicamente. Ed il fatto che la C.
N .T. era un movimento di massa portava con s-è, secondo noi,
i pericoli inerenti a tutti i movimenti di massa, della creazione

* « Certi delegati anarchici, divenuti ministri o personaggi ufficiali di diverse


categorie, presero sul serio il loro compito; il veleno del potere fece subito ef­
fetto » Gaston Levai, op. cit., pag. 81. •
78 S pagna 1936-1939

tra i ranghi di gruppi di militanti influenti la cui preoccupazio­


ne è di salvaguardare la (< purezza » del movimento dagli elemen­
ti riformisti. Come risultato di tutti questi fattori vi sono state
sempre personalità di primo piano rappresentanti delle diverse
tendenze, ma molto spesso le crisi interne nella C.N.T. non so­
no state ideologiche, bensì uno scontro tra queste persona­
lità. È degno di nota, per esempio, che Fattuale crisi nella C.
N .T. in esilio, apparentemente tra le tendenze « collaborazio­
nista » e oc purista » , è stata in'effetti una lotta tra personalità
che aspiravano al controllo dell’organizzazione. È significativo
altresì che molti anarchici spagnuoli sembrano incapaci di discu­
tere le idee senza scendere ai fatti personali. Una lettura attenta
della loro stampa, particolarmente nel primo periodo dell’attua­
le crisi? conferma, a nostro parere, simile affermazione. Ma que­
sta è anche la tecnica di ogni politico che si rispetti nel gioco per
il potere politico !
La situazione creata dai successi dei lavoratori rivoluziona­
ri nel luglio 1936 rese possibile un’ulteriore fabbrica di capi
tra i ranghi della C.N .T.-F.A .I. L ’intera macchina propagandi­
stica nelle loro mani fu di colpo sviluppata oltre ogni dire. Ol­
tre ad\avere la propria Stazione Tadio ed emanare giornalmente
Bollettini d’informazione in numerose lingue, vi erano qualcosa
come otto quotidiani ed innumerevoli settimanali e riviste men­
sili, relativi ad ogni aspetto dell’attività sociale 26. Grandi co­
mizi furono tenuti in tutta la ¡Spagna ai quali parlarono « i mi­
gliori oratori del movimento come Federica Montseny, Garcia 0 -
liver, Gastón Levai, Higinio Noja Felice, ecc. » (*). E questo ac­
centramento del potere politico nelle mani di pochi fu uìterior-

26 Peirats in La C.N.T¿ en la Revolución Española, Voi. II (Tolosa, 1952)


dà una lista incompleta di più di cinquanta periodici della C.N.T.-F.A.I. pub
Elicati in quel periodo, oltre i quotidiani.
Si veda anche l ’interessante articolo di Juan Ferrer su « E1 ciclo Emancipador
de Solidaridad Obrera » (S. O., Paris, 2-12-54). Secondo lui la media della ti­
ratura di S. O. prima del luglio 1936 era di 7.000 copie. Nel 1937 era salita a
180.000 copie al giorno.
* Peirats, op. cit.
LA CORRUZIONE DEL POTERE 79

mente aggravato dal fatto che molti militanti attivi, la cui voce a-
vrebbe potuto contrapporsi a quella dei c< militanti influenti » , e-
rano completamente impegnati nell’impresa delle collettività, op­
pure nelle colonne combattenti sui fronti di operazione. Infatti, è
una conseguenza dell’integrità rivoluzionaria del movimento nel
suo complesso che tanti degli uomini capaci di dirigere la macchi­
na propagandistica e di occupare posti amministrativi abbiano
evitato queste posizioni di dominio, e che nelle prime settimane di
lotta non fosse possibile trovare uomini sufficienti per esplicare
questo lavoro.
Per risolvere il problema FUfficio Informazioni e Propa­
ganda della C .N .T .-F.A .I. di Barcellona decise di creare una
Scuola per Militanti (Esouela de Militantes). In un discorso alla
Radio che spiegava lo scopo di questa Scuola, fu precisato che
essa era sorta « sotto gli auspici del Comitato Regionale della
C.N .T. e della F .A .I. di Catalogna ed era da queste appoggiata
e mantenuta ». Il suo scopo era di « creare un organismo con
l ’esclusivo fine di coltivare i militanti ed adattarli ed attrezzarli
per il lavoro e per le idee della organizzazione nei suoi vari aspet­
ti ». Per appartenere alla scuola era necessario avere « opinioni
personali e cultura generale, specialmente su questioni sociali ».
Ma, mancando queste, « il desiderio di raggiungere gli obiettivi
a cui mirava la scuola ». Era necessario altresì che tutti gli stu­
denti della scuola (C fossero appoggiati economicamente dal Sin­
dacato al quale appartenevano ». Durante il discorso fu detto
che : ce JNon vi è dubbio che uno dei maggiori successi della nostra
organizzazione è stato di creare questo originale tipo di istituzio­
ne, in quanto gli studenti oltre ad acquistare un’ utile ed interes­
sante conoscenza di tutti i rami del pensiero umano, raggiungono,
contemporaneamente, con metodo, la massima perfezione nel lo­
ro particolare argomento ». (nostro il corsivo).
Lo storiografo della C.N.T. in esilio non fa alcun commen­
to su questa tutt’altro che (( originale » istituzione, perfezionata
già da molto tempo dai dirigenti di Mosca ed usata dal Partito
Laburista e dalle Trade Unions Britanniche come metodo per
addestrare i futuri leaders del Partito ed i dirigenti delle Trade
80 Spagna 1936-1939

Ünions. À nostro parere, simili incubatrici rivoluzionarie con­


tengono più pericoli che vantaggi, particolarmente quando, come
nel caso in discussione, esse sono organizzate dall’Ufficio Propa-
ganda con lo scopo precipuo di fabbricare pubblici oratori e gior­
nalisti che, evidentemente, se dovranno parlare o scrivere per
l ’Ufficio Propaganda, non potranno che esprimere « le diretti­
ve del partilo » e non le proprie opinioni personalice più che
mai se sono propagandisti pagati 27. Così la linea ufficiale
guadagna un serio e pericoloso vantaggio sulle opinioni delle mi­
noranze col suo monopolio di tutti i mezzi di espressione.
Se lo spazio ce lo avesse consentito, avremmo desiderato
esaminare nei dettagli tutta la tecnica propagandistica; e la pro­
paganda fu condotta in Spagna da tutti i partiti e da tutte le or­
ganizzazioni su così vasta scala 28, che lo studio dei metodi

27 Qualunque propaganda finanziata dall’Ufficio Propaganda doveva seguire


le direttive ufficiali oppure rinunziare ad essere sovvenzionata. Un esempio di
ciò si ebbe con l’eccellente periodico E spugne-Antifasciste, pubblicato in Francia,
che ebbe grande diffusione tra gli operai e gli intellettuali francesi. Non ap­
pena esso osò criticare la politica dei capi della C.N.T.-F.A.I. le sovvenzioni fu­
rono interrotte e il giornale, sebbene non sospendesse completamente le pubbli--
cazioni, fu notevolmente ridotto nel formato e non ebbe più la vasta risonanza
del suo predecessore.
In una lettera da Barcellona (febbr. 1937) il militante italiano Camillo Ber-
neri scrisse che « Il n. 8 di Guerra di Classe (settimanale edito da Berneri) uscirà
quando potrà. Il Comitato si è regolato con esso allo stesso modo che con VEspa-
gne Anti-Fasciste » (Pensieri e Battaglie, 1938, pag. 261-2).
28 Si veda la nota 23 relativa alla forza della stampa della C.N.T.-F.A.I. Essa era
essenzialmente propagandistica e di conseguenza le notizie relative alla lotta ar­
mata esageravano le vittorie e minimizzavano le sconfitte. Ma la C.N.T. e la F.A .L
non usavano la loro stampa per attaccare le personalità dei partiti politici del
Fronte Popolare o procurarsi vantaggi politici. Solo per costruire le proprie
personalità nell’Esercito popolare e nel campo politico e sociale, semmai. Infatti si
sente che molto di più poteva farsi per mezzo della stampa per guadagnare sipatie
alla causa anarchica. Forse l’ossessione dell’unità antifascista che dominò il grup­
po dirigente, nonché la linea «p o litic a» adottata dalla C.N.T.-F.A.I.. rese im­
possibile metodi anarchici più diretti.
I partiti politici, invece, non avevano di questi scrupoli circa l ’uso della
Stampa per fini di partito. E nessuno usò la propria stampa più efficacemente (o
LA CORRUZIONE DEL POTERE 81
usati fornirebbe ottimi insegnamenti per il futura. Ci contente­
remo, tuttavia, di esprimere la nostra opinione secondo la quale
i demagoghi dell’oratoria (al contrario dei conferenzieri ed ora­
tori delle assemblee di gruppo e di riunioni simili) rappresenta­
no il più grande pericolo per l ’integrità del movimento rivolu­
zionario. E microfono è la maledizione dei tempi moderni. Ed
in alcune regioni della Spagna, dove si coltiva la terra con l ’ a­
ratro dei Romani, non mancavano e non mancano tuttora i mi­
crofoni cromati!
Una caratteristica della demagogia politica è che un giorno
si dice una cosa ed il giorno dopo si immagina che il popolo possa
credere il contrario. Abbiamo già avuto un esempio classico di
questa tecnica nel documento del 3 settembre 1936 contro la
collaborazione, seguito subito dopo da peana in lode del governo
quando la C.N.T. si unì a Caballero. E ve ne sono molti altri.
Garcia Oliver che si classificò tra i primi in quella che Federica
Montseny ha eloquentemente definita la cc dinastia anarchica » ci
fornisce tutto il materiale necessario per uno studio dell’influenza
corruttrice del potere. Fu lui a dire, ad un grande comizio te-,
nuto a Barcellona il 10 agosto 1936t

più disonestamente) dei Comunisti. Jesus Hernandez, leader spagnuolo del P.C.,
nel suo libro Jo fui Ministro de Stalin (Mexico, 1953) scrive:
« (tutte le forze politiche e sindacali) si servivano della propaganda per farsi
vedere e sentire a tutte le ore e in tutti i luoghi. Fummo solo noi Comunisti a
metterne in pratica i dettami fondamentali, così da influire sui sentimenti più vivi
delle masse e spingerle verso le nostre mete particolari. Se ci proponevamo di di­
mostrare che Largo Caballero, o Prieto, o Azaiia, o Durruti erano responsabili
delle nostre sconfitte, mezzo milione di uomini, diecine di periodici, milioni di
manifesti, centinaia di oratori confermavano la percolosità di costoro in modo
talmente, sistematico, con tanto fuoco e costanza, che in quindici giorni tutta la
Spagna accettava l’idea, il sospetto, la convinzione di quanto avevamo lasciato
cadere tra una parola e l’altra. È stato giustamente detto che una menzogna, se detta
da una sola persona, resta semplicemente tale, se la ripetono migliaia di persone
diventa ima verità mescolata con dubi; ma se la proclamano milioni eccola assunta
al livello di sicura e ferma verità. Si tratta del resto di una tecnica che Stalin e i
suoi compari sanno maneggiare a meraviglia, (pagg. 134-35).
6
82 S pagna 1936-1939

« .... Il Governo di M adrid pensa che si possa procedere alla for-


mozione d i un esercito per combattere il fascismo senza che questo
esercito abbia uno spirito rivoluzionario. L ’esercito può avere solo il
carattere che emerge dalla voce del popolo, e deve essere proletario
al 100%. P er dimostrare ciò debbo fare riferimento alle G uardie di
assalto, Carabinieri e Guardie civili che si unirono alle masse lavo­
ratrici nella lotta contro il fascismo, formando con esse un esercito
popolare che in pratica si è dimostrato superiore alla classica concezio­
ne di corpi arm ati organizzati alle spalle del popolo* ».

Il 4 dicembre 1936 ad un comizio a Valenza, lo stesso ora­


tore ( divenuto Ministro di Giustizia) dichiarò :

« Abbiam o interesse a vincere la guerra? A llora, quali che siano


le ideologie o i credos dei lavoratori o delle organizzazioni alle quali
essi appartengono, per vincere essi devono usare gli stessi metodi del
nemico, e specialmente disciplina e unità. Con disciplina e con una effi­
ciente organizzazione m ilitare, senza dubbio vinceremo. D isciplina
per coloro che combattono al fronte ed al posto di lavoro, disciplina
dovunque, questa e la base del trionfo ».

Sei mesi al Ministero di Giustizia avevano convertito questo


coraggioso e popolare esponente dell’azione diretta in un apolo­
geta del governo e dei campi di lavoro per prigionieri politici.
In un comizio pubblico da lui tenuto a Valenza, il 30 maggio
1937, poco dopo la caduta del Governo Caballero e la esclusione
dei Ministri della C .N .T ., egli riferì sulla sua attività al gover­
no (*). Fu la difesa (durata due ore e mezza) di Garcia Oliver,,
del valore della legge e dell’efficienza del governo. Nell’iniziare
il suo discorso, egli disse che il titolo avrebbe potuto essere cc Dal­
la fabbrica di Barcellona al Ministero di Giustizia *29. Cioè

* Juan Garcia Oliver, Mi Gestión al Frente del Ministerio de Justicia (Edi­


ciones C.N.T., Valencia, 1937). Alcuni brani sono citati da Peirats nel Voi. Il,
ma purtroppo egli omette quelle osservazioni che dal punto di vista psico-patolo­
gico sono le più interessanti.
29 Per una interessante coincidenza Juan Peirò intitolò effettivamente il proprio
discorso « De la fabrica de vidrio de Mataro al Ministerio de Industria ». Non
si può evitare l’impressione che sia Oliver sia Peirò considerarono il cambia­
mento di occupazione, da operaio a Ministro, come una notevole conquista ed
LA CORRUZIONE DEL POTERE 83

da operaio del Sindacato Tessile di Barcellona alla strutturazio­


ne di una nuova Spagna » . In seguito egli ricordò ancora la sua
origine operaia aggiungendo : « E nessuno ne dubiti o lo igno­
ri: Ministro della Giustizia fu , sebbene operaio, Garcia Oliver » .
E dopo qualche frase : « Ed io fui Ministro di Giustizia, io, Garcia
Oliver » , aggiungendo modestamente: « Ma non credete che fa ­
cessi io ogni cosa......». È particolarmente significativo, nel di­
scorso di Garcia Oliver, che non solo egli non mostra alcun im­
barazzo nell’esporre i Decreti Legge da lui redatti che cammi­
navano lunghi anni di prigione per chi li infrangeva, e le sue
proposte di riforma del sistema penale, ma dimostra altresì
molto chiaramente la profonda influenza esercitata su di lui dal
governamentalismo e la sùa convinzione che la natura dei governi
si trasformi quando sia inclusa la rappresentanza della C .N .T .,
argomento che poteva condurre in definitiva solo a dire, in co­
mune con i Socialisti ed i riformisti, che quando il Parlamento
fosse composto di Anarchici, avremo l ’Anarchismo!
« Ho ragione di credere —< dichiarò Oliver —< interpretando l ’or­
dinamento economico, che vi sono cose che bisogna collettivizzare per­
chè posson essere collettivizzate; che vi sono cose che bisogna muni­
cipalizzare perchè non possono essere collettivizzate per considera­
zioni di efficienza economica o di produzione; che vi sono cose che
bisogna nazionalizzare perchè nelle circostanze economiche attuali,
transitorie o permanenti, non possono essere nè collettivizzate, nè
m unicipalizzate. Ho ragione di credere che vi sono cose che bisogna
lasciare al libero sfruttamento dei piccoli proprietari e dei piccoli in­
dustriali. Tutti ì problemi esistenti possono e devono trovare una solu.
zione, con un buon governo fatto di gente che lavora, di gente che non
viaggia troppo, di gente che dedica poco tempo alla politica e risolve
i problem i e organizza il lavoro da fare ».

Dei quattro ministeri C.N .T.-F.A .I. al Governo Centrale,


solo Federica Montseny ha pubblicamente « ritrattato », sebbe­
ne non si possa essere sicuri, data la sua qualità di « oratrice »
del movimento, fino a che punto ciò fu motivato da ragioni di-
vn miglioramento di stato, e non un grandissimo sacrificio per quanto riguar­
dava i principi anarchici.
84 S pagna 1936-1939

verse da quelle di principio. In una lettera a Juan Lopez, scritta


subito dopo la cc liberazione » della Francia (*), ella espresse
l ’opinione che la questione della collaborazione o astensione
politica non era la sola, nè la più importante da discutere.

« I l problem a è di rendere la C .N .T* e il movimento libertario


una forza organizzata e cosciente con una precisa « linea di condotta »,
con un program m a da attuare immediatamente e con una chiara visione
del domani e delle sue possibilità sia in Spagna, che al re ste rò .....
Forse non siamo d ’accordo su tutti i punti, ma sono sicura che saremo
d’accordo su una questione fondamentale : sulla necessità di prepararci
al ritorno in Spagna con una attrezzatura m orale del tutto diversa da
quella che esisteva nel 1936. L ’esperienza deve servirci, cosi come
gli insegnamenti da trarre dagli avvenimenti. E la C .N .T . deve essere
veramente solida, massiccia, organizzata secondo direttive ferm e, con
disciplina ed obiettivi realistici, senza per ciò perdere di vista tutti i
nostri obiettivi finali (norte ideal) se non vogliamo arrenderci agli altri
(ai partiti politici)......».

Lo stesso Juan Lopez che giustamente, secondo noi, nota lo


<c spirito autoritario » di questa lettera, è rimasto sostenitore
della collaborazione. Egli si compiacque della partecipazione di
un rappresentante della C.N .T. al Governo Spagnolo in esilio
(capeggiato da Girai), e sostiene la collaborazione con tutti i par­
titi politici contrari a Franco, ad eccezione dei Comunisti, e la
necessità di una politica « realistica » da parte della C .N .T .,
compresa la partecipazione al governo del paese. A suo favore,
va ricordato che Juan Lopez non si dice anarchico; egli è un
sindacalista che crede nella politica e nei governi cc rivoluzio­
nari ». Come abbiamo già osservato, non sappiamo come egli
concilii la sua critica della cc dittatura » della F .A .I. nella CNT,
la quale avrebbe impedito la vera democrazia e il controllo da
parte dei sindacati, con la sua difesa della cc evoluzione » della
C.N .T. verso il governamentalismo. Egli certamente non propone-
che il governo sia controllato dai governati. La nostra impressio­

* Citata da Juan Lopez in « Los Principios Libertarios ante la Politica Espa­


ñola » (Material de Discusión, Brighton, 15 febbraio 1946).
LA CORRUZIONE DEL POTERE 85

ne è che auspicando la creazione di ciò che in effetti è un Consiglio


Esecutivo della C .N .T ., responsabile verso il Governo e non
verso l ’organizzazione, Lopez condivida quello « spirito autori­
tario » con Federica Montseny, col defunto Juan Peirò (un al--
tro impenitente collaborazionista ' politico) e con Garcia Oliver
(che attualmente nel deserto politico auspica un Partito Anar­
chico). E questi non sono i soli danni arrecati dal potere nelle
file del movimento rivoluzionario. Esso ha avuto i suoi effetti su
molti consiglieri da quattro soldi, dirigenti d’ industria e diret­
tori di giornali.

Noi non pretendiamo di sapere fino a che punto costoro de­


termineranno la futura politica della C .N .T. Forse resperimen­
to sociale e le conquiste degli operai e dei contadini spagnoli
durante gli anni 1936-39 hanno insegnato l’importanza di fare
le cose da sè, senza governi e « dirigenti influenti ». In questo
caso i politici e i demagoghi dovranno sostenere un’aspra lotta
negli anni futuri, per foggiare la C.N .T.-F.A .I. secondo i loro
voleri.
CAPITOLO IX

LE COLLETTIVITÀ AGRICOLE

i o studio critico delle conquiste dei lavoratori rivolu-


‘“"^zionari nel campo sociale ed economico è impresa ben più
profìcua che quella di seguire gli sviluppi politici e gli intri­
ghi tra i capi politici e tra i partiti e le organizzazioni. È più
profìcua perchè ci troviamo faccia a faccia con lo sforzo di un
popolo per trasformare ciò che facilmente avrebbe potuto di­
ventare una semplice lotta politica in una rivoluzione sociale,
nel capovolgimento di tutta la struttura economica e sociale di
un paese che per tanto tempo era stato dominato dai ricchi pro­
prietari e dagli industriali, dalla Chiesa e dal capitale straniero.
E più interessante di qualsiasi altro esperimento sociale del ge­
nere (compreso quello russo) perchè fu un movimento del po­
polo, spontaneo ed improvvisato, in cui i politici non ebbero
alcuna parte salvo quella di cercare, in seguito, di distrugger­
lo, controllarlo o contenerlo poiché un simile movimento mi­
nacciava tutto il meccanismo dello Stato, del governo, del ca­
pitalismo e dello sfruttamento dell’uomo sull’ uomo.
Ciò è stato generalmente ignorato dai sociologi; è stato gros­
solanamente deformato dai Comunisti nella loro propaganda e
*— per ovvie ragioni — minimizzato dai politici spagnuoli. Ma è
particolarmente da deplorare che finora nessun serio tentativo
sia fatto da parte dei movimenti spagnoli anarco-sindacalista e a-
narchico, per riunire la vasta mole, di materiale che esiste sul­
l ’argomento delle collettività agricole e industriali spagnole e
trarre da questi esperimenti insegnamenti che domani saranno
della più grande importanza, non solo in Spagna, ma per i
movimenti rivoluzionari di tutto il mondo.
Il materiale raccolto attualmente disponibile in lingua spa­
LE COLLETTIVITÀ AGRICOLE 87

gnola è compreso, per quanto a nostra conoscenza, in tre vo­


lumi. Vi sono due libretti pubblicati a Barcellona nel 1937 che
danno resoconti diretti delle collettività visitate dagli autori, e
v i sono le ultime cento pagine del primo volume della Storia
della C .N .T . nella Rivoluzione Spa'gnuola di J . Peirats che con­
tiene descrizioni della costituzione e del funzionamento di un
certo numero di imprese collettive (*). Ma nell’osservare che la
trattazione dell’argomento richiederebbe un intero volume, Pei­
rats non fa alcun tentativo di riferire circa i vari esperimenti, o
d i darci un quadro generale della loro entità, o almeno di sta­
bilire le differenze tra i vari sistemi di collettivizzazione adot­
tati dalle diverse regioni e industrie. L ’unico studio delle col­
lettività spagnuole che fa qualche tentativo in questo senso è
quello di Gastón Levai, recentementemente pubblicato in una
traduzione italiana ( * * ) . L ’ autore ha vissuto molti anni in Spa­
gna e si è sempre interessato in modo particolare dei problemi
relativi alla riorganizzazione dell’economia di quel paese sotto
il controllo dei lavoratori. Durante la Rivoluzione egli fu in
grado di studiare direttamente un gran numero di collettività in
Catalogna, nel Levante, in Aragona e in Castiglia. Ciò gli ha
permesso di trarre conclusioni preziose perchè danno la visione
di quei problemi pratici che devono essere affrontati da ogni so­
cialista o anarchico che auspichi la riorganizzazione del nostro
sistema economico sécondo criteri più equi.
Epperò ciò che Peirats non ha tentato di fare in 100 pa­
gine è Gastón Levai ha fatto solo parzialmente in più di 300,
non possiamo sperare di far noi in un breve capitolo ! Tutto ciò
che possiamo fare, quindi, è cercare di dare al lettore un’idea
di ciò che rappresentò il movimento collettivista spagnuolo, del­
la sua portata ed importanza, e trattare alcuni dei suoi proble­
mi. Ed infine, dobbiamo dare qualche idea dell’ opposizione che
esso ha incontrato da parte degli elementi politici, e descrivere
* A. Souchy, Entre los campesinos de Aragón. A. Souchy e P. Folgare, Colee-
tivizaciones. La Obra Constructiva de la Revolución Española. J . Peirats, La
C.N.T. en la Revolución Española, Yol, I, pp, 297-386.
* * Op. cit. pag. 65.
88 S pa g n a 1 9 3 6 -1 9 3 9

i metodi usati dal Governo Spagnolo e dal Partito Comunista


per-distruggere queste conquiste pratiche raggiunte dal popolo.
Così facendo, riteniamo, richiameremo la attenzione sulle gran­
di potenzialità creative della gente comune, dei contadini e de­
gli operai spagnoli (potenzialità che, secondo noi, si riscontre­
rebbero nei lavoratori di tutto il mondo, una volta che fossero
in condizione di organizzare le loro vite) e nello stesso tempo
sottolineeremo ancora una volta l’amara verità rivelata dagli svi­
luppi politici : che non vi è una base comune di intesa tra le masse
lavoratrici rivoluzionarie ed i partiti politici che aspirano al
governo e al potere.
Come osservano tutti gli scrittori, il principale problema
economico della Spagna è quello della terra. Dei 25 milioni di
abitanti della Spagna, il 68% vive nelle zone rurali, mentre il
70% dell’industria è concentrata nella piccola area della Ca­
talogna. La soluzione dei problemi di Spagna non sta nel tra­
sformarla in un paese industriale perchè, a parte ogni altra con­
siderazione, essa manca delle materie prime necessarie per una
industria su larga scala. L ’ostacolo maggiore è costituito dal
fatto che il grosso della terra è stato sempre tenuto da un pic­
colo numero di proprietari che non avevano alcun interesse a
migliorare le proprie tenute, e in qualche caso neppure colti­
varle. Il 68% della terra era nelle mani del 2.2% del numero
totale dei proprietari, il 19.69 possedeva il 21 per cento, il.
76.54% possedeva il 13.16% . Di questi ultimi, la metà posse­
deva un terzo di ettaro o meno a testa, che in molte zone della
Spagna è insufficiente a nutrire un contadino e la sua famiglia.
Nelle sole tre province di Estremadura Andalusia e a Mancha,.
700 proprietari, la maggior parte assenteisti, posseggono più di
5 milioni di ettari. Ma il problema della terra non si risolve
semplicemente dividendola tra i contadini che ne siano privi.
Il suolo è povero, e vi sono vaste zone dove le pioggie sono scar­
sissime, sì che solo con l ’irrigazione, con l ’uso estensivo di fer­
tilizzazione e di macchinari moderni i contadini potrebbero
nutrirsi ed avere un margine per soddisfare gli altri bisogni.
Poiché essi non hanno mezzi per effettuare tali miglioramenti la
LE COLLETTIVITÀ AGRICOLE 89

distribuzione pro-capite della terra tra i singoli contadini è desti­


nata a fallire. 'Come osserva Gelard Brenan in The Spanish Laby­
rinth (nel capitolo sul Problema Agrario, cui si rimanda il lettore
che si interessi dell’ argomento):

« L ’unica soluzione ragionevole per vaste zone della Spagna è


una soluzione collettiva... In molte regioni i contadini vi sono di per sè
contrari, m a l ’ideologia; anarchica ne ha fatto in Andalusia la solu­
zione preferita e questo è un fattore da cui ogni governo ragionevo­
le dovrebbe trar vantaggio. Perchè i vantaggi della proprietà co­
mune della terra sono enormi. Nelle attuali condizioni vi sono brac­
cianti che muoiono di fam e in tenute dove grandi estensioni di ter­
reno, coltivabile a grano, vengono lasciate a maggese perchè non con­
viene coltivarle
m
».

L ’invasione di gran parte dell’Andalusia da parte delle for­


ze di Franco al principio della guerra impedì che esperimenti di
collettività fossero tentati in quelle zone, ma ne abbiamo avuto
esempi in altre regioni della Spagna dove i grandi possedimenti
furono occupati dai contadini e condotti collettivamente, e do­
ve durante il periodo in cui fu possibile continuare 1’ esperi­
mento, si dimostrò che questi metodi danno risultati stupefacenti.
Forse la collettivizzazione agricola più estesa si ebbe in quella
parte dell’Aragona che non si trovava sotto il governo di Franco,
dove furono costituite più di 400 collettività, comprendenti mez­
zo milione di persone. Ma anche nel Levante vi erano nel 1938
più di 500 collettività. Anche in Castiglia, nel 1936 piazzaforte
socialista, la Federazione Regionale dei Contadini, affiliata alla
C .N .T ., aveva nel 1937 circa 100.000 membri e 230 collettivi.
Gaston Levai ha calcolato che circa tre milioni di contadini, uo­
mini donne e bambini, riuscirono ad attuare « questo sistema di
vita con risultati immediati, senza la diminuzione della produ­
zione che generalmente si verifica in seguito a cambiamenti di
regime y>.

a II meccanismo di formazione dei collettivi aragonesi — scrive


G a 3 ton Levai — è stato in genere lo stesso. Dopo aver sopraffatto le
autorità locali quando esse erano fasciste, oppure averle sostituite con
90 S pagna 1936-1939

comitati antifascisti o rivoluzionari, quando non lo erano, veniva in­


detta un’assem blea di tutti gli abitanti della zona per decidere sulla
linea d ’azione da seguire.
« Uno dei prim i passi era di effettuare il raccolto non soltanto nei
campi dei piccoli proprietari che ancora rimanevano, m a, quel
che era più importante, anclie nelle tenute dei grandi proprietari
che erano tutti conservatori e <c cacicchi » rurali o capi. Venivano or­
ganizzati gruppi per mietere e battere il grano appartenente a questi
grandi proprietari. Il lavoro collettivo cominciò spontaneamente.
Quindi, poiché questo grano non poteva essere dato a nessuno in p ar­
ticolare senza fare ingiustizia a tutti, fu messo sotto il controllo di
un comitato locale, per uso di tutti gli abitanti, sia per il consumo,
sia a scopo di scambio per ottene articoli manifatturati come ve­
stiti, scarpe, ecc. per i più bisognosi.
cc In seguito fu necessario coltivare le terre dei grandi proprie­
tari. Esse erano generalmente le più estese e le più fertili della re­
gione. L a questione fu sottoposta ancora all’assemblea del villaggio.
E ra a questo punto che il cc collettivo » veniva definitivamente co­
stituito (se ciò non era già avvenuto, come spesso avveniva, alla p ri­
m a riunione).
« Veniva nominato un delegato per l ’agricoltura e per l ’alleva­
mento del bestiame (oppure uno per ciascuna di queste attività
quando l’allevamento del bestiam e era sensibilmente sviluppato), e
diversi delegati per la distribuzione, gli scam bi, i lavori pubblici,
l ’igiene e l’educazione e la difesa rivoluzionaria. Qualche volta ve
ne erano di p iù ; altre volte meno.
cc Quindi venivano formati i gruppi di lavoratori. Questi gruppi
generalmente erano divisi per il numero di zone in cui era stato d i­
viso il territorio municipale, in modo da includere più facilmente
ogni genere di lavoro. Ogni gruppo di lavoratori nominava il suo
delegato. I delegati s’incontravano con i consiglieri d ell’agricoltura
e d ell’allevamento ogni due giorni, oppure ogni settimana, in modo
da coordinare tutte le diverse attività.
cc In questa nuova organizzazione la piccola proprietà è quasi com.
pletamente scom parsa. In Aragona il 75 per cento dei piccoli pro­
prietari ha aderito volontariamente al nuovo ordine di cose. Q uelli
che rifiutarono sono stati rispettati. È inesatto affermare che coloro
i quali parteciparono ai collettivi furono costretti a farlo. Non si
potrà mai abbastanza insistere su questo punto di fronte alle calun­
nie che sono state dirette contro i collettivi in tal senso. Che ciò è
m olto lontano dal vero è provato dal fatto che il collettivo agrario
ha adottato, dovunque, uno speciale conto corrente per i piccoli
proprietari ed ha stampato dei tagliandi di consumazione apposita­
LE COLLETTIVITÀ AGRICOLE 91

mente per loro, in modo da assicurare ad essi i prodotti industriali


d i cui hanno bisogno, proprio come fanno per i collettivisti.
oc In questa trasformazione della proprietà, si deve sottolineare in
particolar modo il senso pratico e la sottigliezza psicologica degli or­
ganizzatori, i quali in quasi tutti i villaggi hanno concesso ad ogni
fam iglia un pezzo d i terra sul quale ogni contadino coltiva, per uso
proprio, gli ortaggi che preferisce, nel modo che preferisce. L a loro
iniziativa individuale può quindi essere sviluppata e soddisfatta.
<c II lavoro collettivo ha reso possibile raggiungere n ell’agricol­
tura, come n ell’industria, una razionalizzazione im possibile in regi­
m e di piccola proprietà ed anche in regime di latifondo...
cc D ’altra parte, vengono usate m igliori qualità di semi. Ciò è
stato possibile perchè si è in grado di acquistarne grandi partite, cosa
che i contadini non potevano permettersi di fare in passato. L e pa­
tate da seme vengono d a ll’Irlanda e per il grano si usano solo qua­
lità scelte. Sono stati anche utilizzati concimi chimici. Poiché i m ac­
chinari moderni, usati con abilità (per mezzo di scam bi, o com­
prandoli direttamente all’estero furono ottenuti trattori ed aratri m o­
derni) permettono di lavorare la terra in profondità, questi semi
hanno dato una percentuale di prodotto per ettaro molto superiore
a quella che sarebbe stata ottenuta se fossero perdurate le condizioni
che esistevano negli anni precedenti. Questi nuovi metodi hanno per­
m esso altresì di aumentare le estensioni coltivate. In Aragona la m ia
indagine sul posto mi permette di affermare che in linea di massim a
Vaumento del raccolto del grano ha raggiunto una media del 30 peri
cento. Un aumento della produzione, sebbene in proporzioni minori,
è stato ottenuto per altri cereali, patate, barbabietole da zucchero,
erba m edica, ecc.
cc In queste regioni agricole le condizioni economiche dei con­
tadini sono in genere m igliorate. Esse hanno sofferto di una stasi solo
in quelle località che erano specializzate in produzioni per l’espor­
tazione e dove per conseguenza è venuta a m ancare la possibilità di
cedere i prodotti locali in cambio di generi alim entari. Ciò si veri­
ficò in alcune regioni del Levante la cui produzione era costituita
quasi completamente da arance. Ma questo stato di cose durò solo
pochi mesi.
cc Quest’ultim a circostanza è della più grande importanza. È la
prim a volta che nella società moderna sia stato applicato il princi­
pio anarchico cc a ciascuno secondo i suoi bisogni ». Esso è stato ap­
plicato in due m odi: senza danaro in molti villaggi aragonesi e con
m oneta locale in altri, e nella m aggior parte dei collettivi istituiti in
altre regioni. Il salario fam iliare viene pagato con questo danaro e
v aria secondo il numero dei membri in ciascuna fam iglia. Una fam iglia
92 S pagna 1936-1939

in cui m arito e moglie lavorino entrambi perchè senza figli, riceve, tan­
to p er fare un esempio, diciamo 5 pesetas al giorno. Un’altra fam iglia
in cui lavori solo l ’uomo, perchè la moglie deve badare a due, tre, quat­
tro figli, riceve sei, sette od otto pesetas rispettivamente. Sono i <c bi­
sogni » e non soltanto la « produzione » considerata nel senso stret­
tamente economico, che regolano la m isura dei salari o quella della
distribuzione dei prodotti dove non esistono salari.
« Questo principio di giustizia viene continuamente esteso. Esso
mette fine alla carità, a ll’accattonaggio e ai fondi speciali per i poveri.
Non vi sono più bisognosi. Coloro che lavorano lo fanno per gli al­
tri allo stesso modo che gli altri lavoreranno in seguito per aiutare
loro ed i loro figli.
« Ma questo mutuo aiuto si estende oltre il villaggio. Prim a che
gli invasori fascisti distruggessero i collettivi aragonesi, le federa­
zioni cantonali fecero tutto quanto in loro potere per controbilan-•
ci are le ingiustizie della natura ottenendo per i villaggi meno favo­
riti il macchinario, i m uli, le sementi, ecc.... che sarebbero stati di
aiuto per aumentare la produzione della terra. Questi articoli erano
ottenuti attraverso la mediazione della Federazione che provvedeva
alla distribuzione dei prodotti di venti, trenta, quaranta, o anche cin­
quanta località, e chiedeva a loro nome ai centri industriali e di al­
levamento del bestiame, i prodotti necessari >1 * .

I dirigenti dell’U .G .T. (i Sindacati dominati dai socialisti)


si opposero alla collettivizzazione, difendendo invece la nazio­
nalizzazione dei mezzi di produzione. Ma ciò che è importante
rilevare è la vasta influenza che gli esperimenti di collettivizza­
zione ebbe fra i contadini della U .G .T .; si legge di molte collet­
tività organizzate in collaborazione dalla C.N .T. e dalla U .G .T.
In Castiglia, osserva Levai, il movimento collettivista della
C.N.T. ricevette un considerevole appoggio dalla Federazione
dei Lavoratori della Terra (U .G .T .)

« In fondo, i lavoratori aderenti alla U .G .T ., avevano spesso una


ispirazione identica a quelli della C.N .T. Essi volevano l’espropria­
zione dei grandi proprietari fondiari, l ’affermazione della giustizia
sociale. Praticam ente vi fu , in molti luoghi, un’ intesa ufficiale tra le

* G aston L evail, o p . c i t ., pag. 251.


L E COLLETTIVITÀ AGRICOLE 93

due organizzazioni contadine, della quale le collettività beneficia­


vano sempre » (*).

È interessante altresì rilevare l’aiuto dato da una regione


all’altra nell’organizzazione dei collettivi agricoli. Il successo del­
la collettivizzazione in C astiglia non fu dovuto solo agli sforzi dei
militanti libertari e dei socialisti locali : nel luglio 1937 non meno
di 1.000 membri dei collettivi del Levante erano venuti a vivere
in Castiglia allo scopo di aiutare e consigliare i compagni con
l ’esperienza acquistata nei propri esperimenti di collettivizzazio­
ne. E come furono saggi questi contadini che applicarono a tutti i.
delegati la regola per cui « in un collettivo bene organizzato nes­
suno deve cessare di essere un contadino » — in altri termini,
che i delegati debbono continuare a lavorare nei campi con gli
altri.
I collettivi agricoli non erano strutture rigide, modelli fe­
deli copiati di qualche piano lungamente accarezzato. In pri­
mo luogo essi furono la manifestazione spontanea di gente sem­
plice, logorata da una indescrivibile povertà, ma che conserva­
va uno spirito di rivolta ed un senso di giustizia molto utili
quando i tempi furono maturi perchè essi assumessero 1’ inizia­
tiva. Uno dei segreti del successo della rivoluzione sociale nel
campo agricolo fu il desiderio dei contadini, in genere, di lavo­
rare cooperativamente, piuttosto che possedere e lavorare un
pezzo di terra individualmente, a Si deve riconoscere — scrive
Gerald Brenan in The Spanish Labyrinth — che le classi lavora­
trici spagnole dimostrano spontanee capacità per la cooperazione
che superano qualsiasi cosa si possa trovare oggi in altri Paesi
Europei » . Essi dimostrarono altresì la volontà di imparare ed
applicare nuovi metodi di coltivazione della terra. Non vi era
più paura che la meccanizzazione significasse disoccupazione^ E
si potrebbero citare molti casi per dimostrare come col passar
del tempo e con l’esperienza acquistata nei primi esperimenti di
lavoro comune, i collettivi si adattarono in modo da assicurare

* Gestori Levai, op. cit., pag. 291.


94 S pagna 1936-1939

più efficiente produzione e più effettiva realizzazione delle loro


idee fondamentali di giustizia sociale e mutuo aiuto.
Nelle descrizioni delle imprese collettive si è continuamen­
te colpiti dall’interesse dimostrato dai loro membri perchè co­
loro che fossero restii a partecipare fossero persuasi ad unirsi
a loro con l’esempio, mostrando che il loro sistema era il miglio­
re. Si dice qualche volta dei contadini spagnoli che la loro pro­
spettiva era puramente locale. Se ciò è vero per il passato, al­
lora vi sono stati cambiamenti radicali dopo il 1936. Nel giu­
gno 1937, per esempio, fu tenuto a Valenza un Plenum N a­
zionale di Federazioni Regionali di Contadini per discutere la
costituzione di una Federazione Nazionale di Contadini per il
coordinamento e l ’estensione del movimento ¡collettivista an­
che per assicurare una equa distribuzione dei prodotti della ter­
ra, non soltanto tra i collettivi, ma nell’intero paese. Inoltre in
Castiglia, nell’ottobre 1937, si verificò la fusione dei 100.000
membri della Federazione Regionale dei contadini con i 13.000
membri dei sindacati di distribuzione viveri. Essa rappresentò
una misura logica per assicurare un miglior coordinamento e
fu accettata per tutta la Spagna al Congresso Nazionale dei Col­
lettivi tenutosi a Valenza nel novembre 1937.
CAPITOLO X

LE INDUSTRIE COLLETTIVIZZATE

¥ problemi che si presentarono agli operai dell’industria


rivoluzionari erano più complessi di quelli affrontati dai
contadini. Troppi fattori erano al di là del loro controllo perchè
la rivoluzione nelPindustria potesse essere completa come quel­
la della terra.
La insurrezione sociale che si verificò il 19 luglio 1936
non fece altro che cambiare lo stato del contadino. I grandi pro­
prietari erano già fuggiti, oppure erano proprietari assenteisti.
Dal punto di vista del contadino ciò non lo intralciò eccessiva­
mente nelle sue capacità di continuare nel proprio lavoro, mentre
l ’abbandono delle fabbriche da parte dei dirigenti e di gran par­
te dei tecnici fu di serio ostacolo alla ripresa di una efficiente
produzione in un breve periodo di tempo. Nel caso del conta­
dino, il problema immediato creato dalla rivolta era rappresen­
tato dai lavori di raccolta da eseguire sia nelle grandi tenute,
sia nelle terre che non erano state abbandonate dai proprietari.
Dal punto di vista economico fu un inizio favorevole alla rivo­
luzione sociale. Per quanto riguardava il futuro, i compiti del
contadino nella lotta contro Franco erano incremento della pro­
duzione e più moderni sistemi di coltivazione. E ad eccezione
di alcuni generi di esportazione, come le arance, non vi erano
veri problemi di mercato.
Com’ era diversa, invece, la situazione dell’industria! A
parte l’ abbandono delle fabbriche da parte dei tecnici compe­
tenti, bisognava risolvere anche il problema del gran numero di
industrie divenute sovrabbondanti poiché da un giorno all’ al­
tro gli eserciti di Franco avevano tagliato l’industria catalana dai
suoi più importanti mercati interni.
96 S pagna 1936-1939

I mercati stranieri non furono mai numerosi per i prodot­


ti spagnoli ed anche questi dovevano considerarsi temporanea­
mente perduti. Un altro problema, egualmente importante, era
costituito dal fatto che la Spagna aveva bisogno di materie pri­
me straniere per alimentare le sue industrie : il problema di­
ventò serio quando le fonti di approvvigionamento furono tem­
poraneamente tagliate fuori, e fu ulteriormente aggravato per­
chè, quando si potettero nuovamente ottenere le materie pri­
me, il Governo Centrale non concedeva alle fabbriche i fondi
necessari essendo esse controllate dai lavoratori.. Gran parte
deirindustria bellica spagnola era posta nei territori occupati
dalle forze di Franco, sicché un altro problema da affrontare
in Catalogna fu la necessità di creare un’industria bellica pri­
ma inesistente. Ciò implicava l’importazione di macchinari spe­
ciali, la nuova attrezzatura completa delle fabbriche e l’adde­
stramento degli operai per il relativo uso. E significava anche
la creazione di un’industria chimica e la fabbricazione di mol­
ti articoli che non erano mai stati prodotti prima in Spagna,
come automobili e autocarri che fin’allora in ¿Spagna venivano
solo montati. Pure entro il primo anno anche questo problema
fu risolto con successo. Questi, tuttavia, erano solo alcuni dei
problemi tecnici che gli operai rivoluzionari di Catalogna si tro­
varono a dover affrontare.
Anche politicamente essi avevano di fronte una opposizione
che usava ogni arma in suo potere per guadagnare controllo sul­
l ’industria. E , alla fine, il Governo Centrale in certo qual mo­
do vi ruscì con la nazionalizzazione delle industrie belliche che
allora rappresentavano il grosso del potenziale industriale. Co­
me abbiamo già osservato, una simile situazione fu possibile
perchè, sebbene gli operai avessero il controllo completo delle
fabbriche, il Governo Centrale controllava 1’ oro col quale
acquistare all’estero le materie prime senza di cui l ’industria
spagnola è paralizzata.
Nei primi giorni della rivoluzione gli operai occuparono
semplicemente quelle fabbriche che erano state abbandonate
e che in genere erano le più importanti della regione, e, dove
L E INDUSTRIE COLLETTIVIZZATE 97

possibile, ripresero il lavoro sotto il controllo operaio. In alcu­


ne fabbriche tutti gli operai ricevevano una paga settimanale
fìssa, ma in altre i profitti o redditi venivano divisi tra gli ope­
rai, sistema più equo di quello secondo il quale il proprietario
della fabbrica dovrebbe intascare tutto, ma che tuttavia era in­
compatibile con lo spirito della rivoluzione che voleva abolire
capi ed azionisti e non aumentarne il numero con una specie di
capitalismo collettivo. Di conseguenza le paghe oscillavano nelle
diverse fabbriche ed anche all’interno delle medesime industrie.
Le fabbriche prospere, con grandi scorte di materie prime e at­
trezzature moderne, avevano quindi un ingiusto vantaggio sulle
fabbriche antieconomiche che lottavano per mantenersi in vita
con scorte limitate. Tale sistema esiste in Russia dove nei Kolchoz
la retribuzione giornaliera pagata agli operai è fissata in relazione
ai profitti deir anno precedente. E si arriva a questa cif ra « per
mezzo di calcoli esattamente uguali a quelli dhe avrebbero sta­
bilito l ’ammontare dei dividendi da distribuire tra gli azionisti
se il Kolchoz fosse una azienda agricola capitalista » (*) . Ma
fortunatamente in Spagna l ’ingiustizia di questa forma di col-
lettivazione fu riconosciuta e combattuta dai sindacati C.N .T.
fin dal principio.
Il Decreto di Collettivazione del 24 ottobre 1936 il quale
non fece altro che legalizzare una situazione già creata dai lavo­
ratori ( * * ) è stato generalmente salutato, dai legalitari tra i Sin­
dacalisti, come una conquista della rivoluzione. Tanto più che
il Decreto era opera del Consigliere per l ’Economia nella Ge­
neralität, Juan Fabregas, che era anche membro della C .N .T .
L o scopo del decreto può essere stato di legalizzare un fatto com­
piuto; ma era pure un tentativo di impedire l’ ulteriore sviluppo
della nuova economia rivoluzionaria nell’ industria catalana.
N ell’ottobre 1936 l ’esperimento era ancora in fase iniziale. Ogni
industria, ogni fabbrica ed officina aveva i suoi problemi parti­
colari da risolvere, nonché il problema generale della responsa-

* G ide , M oti r e t o u r de U.R.S.S.


* * P eirats , o p . cit., Voi. I, pag. 379.

7
98 S pagna 1936-1939

biltà dell’ industria verso la comunità nel suo insieme e della,


parte che doveva avere nella lotta contro Franco.
Il decreto di collettivizzazione, limitando la collettivizza­
zione dell’industria a quelle imprese che impiegavano più d i
100 operai, escluse una grandissima parte della popolazione la­
voratrice della partecipazione all’esperimento del controllo ope­
raio. Fu decretata la creazione in tutte le fabbriche di proprie'
tà privata di una Commissione di Controllo degli Operai che
mentre da una parte si sarebbe occupata dei diritti economici e
sociali dei lavoratori impiegati, avrebbe altresì assicurata ia,
cc rigida disciplina nell’esecuzione del lavoro ». La Commissio­
ne, inoltre, avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per aumen­
tare la produzione nella oc più stretta collaborazione con il pro­
prietario », il quale sarebbe stato obbligato a presentare ogni an­
no alla Commissione di Controllo un Bilancio ed un Verbale da.
passare al Consiglio Generale dell’Industria. Così la Commis­
sione di Controllo degli Operai aveva molti ruoli e doveva rispon­
dere a molti; e sembra che tutti avessero potere salvo i produttori!
Ma esaminiamo la situazione nelle industrie collettivizzate,
cioè quelle che impiegavano più di 100 operai o quelle che ne
impiegavano meno ove i.cui proprietari erano « dichiarati ne­
mici » o erano fuggiti. In realtà vi era un’ altra categoria di
industria che poteva essere compresa nel decreto di collettiviz­
zazione. : cc II Consiglio della Economia può altresì ratificare la
collettivizzazione di quelle altre industrie che, per l’importan­
za che rivestono ai fini dell’economia nazionale o per altre ra­
gioni ritiene desiderabile sottrarre all’attività dell’impresa pri­
vata ». Abbiamo citato questo comma dell’Articolo.2 del Decre­
to perchè esso rivela chiaramente come l ’ autorità ultima nella
nuova economia non doveva essere il sindacato, ma il Governo
di Catalogna; e che la direzione e lo sviluppo delPeconomia do­
veva rimanere nelle mani dei politici e degli economisti. In que­
sto modo il controllo dei lavoratori non si sarebbe ridotto che a:
un’ombra degli obiettivi originari che gli operai rivoluzionari
si erano posti quando occuparono le fabbriche e le officine.
La gestione delle imprese collettivizzate era nelle mani di
LE INDUSTRIE COLLETTIVIZZATE 99

un Consiglio delle Imprese nominato dagli stessi lavoratori, i


quali decidevano anche il numero dei rappresentanti in questo
Consiglio. Ma il Consiglio comprendeva anche un « controllore »
della Generalitat (Governo Catalano) nominato del Consiglio
Economico; « d ’accordo con i lavoratori » . Mentre nelle impre­
se con meno di 500 operai o con un capitale di meno di 1 mi­
lione di pesetas, il gestore è nominato dal Consiglio della Impre­
sa, nelle fabbriche più grandi ed in quelle impegnate per la di­
fesa nazionale la nomina del gestore deve essere approvata dal
Consiglio Economico. Inoltre, il Consiglio della impresa può
essere destituito dalla carica sia dei lavoratori riuniti in assemblea
generale, sia dal Consiglio Generale per l’Industria, in casi di
manifesta incompetenza o resistenza alle istruzioni impartite da
Consiglio Generale. (Art. 20).
Dobbiamo ora spiegare il ruolo del Consiglio Generale per
l ’Industria che due volte è apparso nel labirinto burocratico
attraverso il quale stiamo cercando di guidare il lettore. Il
Consiglio Generale era composto di quattro rappresentanti del
Consiglio delle Imprese, otto rappresentanti delle organizzazio­
ni operaie (C .N .T ., U .G .T . ecc.) e quattro tecnici nominati
dal Consiglio Economico. Era presidente di queste assemblee con­
siliari un rappresentante del Consiglio Economico di Catalogna.
L ’ articolo 25 tratta delle funzioni del Consiglio Generale le
quali includevano la formulazione di un programma generale di
lavoro per l ’industria, l’orientamento del Consiglio delle Im­
prese nei suoi compiti ed inoltre la regolamentazione della produ­
zione totale dell’industria, e l ’unificazione dei costi di produzione
in quanto possibile per evitare la concorrenza; lo studio dei biso­
gni generali dell’industria e dei mercati interni e stranieri; le
proposte di cambiamenti nei metodi di produzione; la trattazio­
ne di operazioni di banca e di credito, la organizzazione dei la ­
boratori di ricerca, la preparazione di statistiche, ecc. Insomma,
il Consiglio Generale decideva ogni cosa e si occupava di ogni
cosa, eccetto che di compiere il lavoro effettivo il quale, come è
consuetudine in tutti i sistemi centralizzati, era lasciato ai lavo­
100 S pagna 1936-1939

ratori! I poteri del Consiglio Generale si rilevano dalFart. 26


del Decreto che dice:
(C Le decisioni prese dal Consiglio Generale per l ’Indu-
stria saranno di natura escutiva, di carattere obbligatorio, e nes­
sun Consiglio delle Imprese nè impresa privata potrà rifiutar­
si di applicarle per qualsiasi ragione che non sia pienamente
giustificata. Essi potranno ricorrere avverso queste decisioni solo
al Consigliere per PEconomia contro il cui verdetto non è am­
messo ulteriore appello ».
Il quadro dell’organizzazione industriale in Catalogna, co­
sì com’è contenuto nel Decreto di Collettivizzazione, è ora com­
pleto. A parte il maggior grado di controllo dei lavoratori sulle
condizioni di lavoro che esiste nelle industrie nazionalizzate,
tutta l ’iniziativa e il controllo sono stati spostati dalle singole
fabbriche ed officine agli uffici del governo a Barcellona. Il fat­
to che i rappresentanti degli operai abbiano una parte premi­
nente, sia nel Consiglio delle Imprese che nel Consiglio Gene­
rale dell’Industria ed anche nel Governo, non rende la struttu­
ra del controllo più democratica o meno autoritaria. Finché i
« rappresentanti » hanno poteri esecutivi, essi cessano di es­
sere rappresentanti nel vero senso della parola. E ciò che è più
importante, quando l ’economia dell’industria e il controllo del­
la produzione e distribuzione sono nelle mani dell’Esecutivo,
allora l’effettivo controllo dei lavoratori è altrettanto impossi­
bile ed illusorio, quanto il concetto che il governo sia control­
lato dai governati, concetto che è stato teneramente.accarezzato
da tanti sindacalisti spagnoli contro ogni evidenza del contrario.
L ’interferenza governativa di Barcellona e di Madrid riuscì
a limitare lo sviluppo che P esperimento di collettivizzazione
dell’industria avrebbe potuto avere. Nondimeno vi sono prove
sufficienti a dimostrare che, se avessero avuto mano libera, cioè
il controllo delle finanze e la gestione delle fabbriche, i lavora­
tori spagnoli, che mostrarono spirito di iniziativa e di inventi­
va e profondo senso di responsabilità sociale, avrebbe potuto
raggiungere risultati del tutto inaspettati. Ed infatti i successi
ottenuti nell’assistenza sociale — in cui non dipendevano tanto
L E INDUSTRIE COLLETTIVIZZATE 101
dallo finanze governative e dalle materie prime ed erano più
liberi dai ricatti governativi — sono stati riconosciuti da tutti
gli osservatori delle vicende spagnole nelle fasi iniziali.
Le qualità organizzative e Fintelligenza degli operai cata­
lani sono ampiamente illustrate dal fatto che essi furono capaci
di gestire le ferrovie e di riprendere il servizio con un minimo
di ritardo; che tutti i trasporti pubblici a Barcellona e nei sob­
borghi furono riorganizzati sotto il controllo dei lavoratori e
funzionarono con maggiore efficienza di prima; che, sotto il con­
trollo dei lavoratori, servizi pubblici come telefoni, gas ed elet­
tricità, funzionarono normalmente entro 48 ore dalla sconfitta
del Generale Goded nel suo tentativo di rivolta; 30 che il col­
lettivo dei panettieri di Barcellona assicurò che finché avesse
avuto la farina (e Barcellona ne aveva bisogno in media di 3000
sacelli al giorno), la popolazione avrebbe avuto il pane. Ed a
questa lista si potrebbero aggiungere esempi come i Servizi Sa­
nitari che funzionavano in tutta la Spagna ad opera dei Sinda­
cati; le scuole istituite dai sindacalisti in città e nei villaggi nello
sforzo di distruggere l ’annoso flagello dell’ analfebetismo (47%
dell’intera popolazione); le misure radicali prese per risolvere
i problemi dei vecchi e degli infermi ( **). Il popolo spagnolo
dava prova concreta non solo di essere in grado di assumere re­
sponsabilità, ma di avere una visione della società più umana, più
equa, più civile, di qualunque altra concepita o progettata ovun­
que da politici e governi.

30 « 5 agosto 1936... Sotto molti aspetti, tuttavia, la vita (a Barcellona) era


.molto meno turbata di quanto mi aspettassi in seguito ai resoconti dei giornali al­
l ’estero. Tram e autobus camminavano, l’acqua e la corrente elettrica funziona­
vano... » F ranz B orkenau , The Spanish Cockpìt (Londra, 1937).
* Vedi L evai., op. cit.
CAPITOLO X I

I COMUNISTI:
AVANGUARDIA DELLA CONTRORIVOLUZIONE

1V[el considerare i Comunisti come ¡ ’avanguardia della


1 contro-rivoluzione in Ispagna, non vogliamo in alcun
modo minimizzare la responsabilità che con essi divisero i So­
cialisti e gli altri partiti « anti-fascisti ». Nè la loro azione si può
dire diminuita dalla politica spesso contro-rivoluzionaria dei
capi della C .N .T .-F.A .I. Non ci proponiamo di trattare del ruo­
lo dei comunisti allo scopo di distruggere il mito, duro a mo­
rire, dell’importante ruolo rappresentato dal P.C. nella lotta
contro Franco, mito che è stato ampiamente diffuso da milioni di
libri e di opuscoli pubblicati durante quegli anni densi di avveni­
menti, ed anche in seguito, sia dagli stessi Comunisti sia dagli
scrittori che erano in quell’epoca compagni di strada. Questi
furono completamente ingannati dai racconti dèli’ « efficienza »
comunista, dell’aiuto « disinteressato » dato alla Spagna dalla
Russia, e ultimo, ma non minimo, dalla tattica di Fronte Popo­
lare del P.C. Forse ciò potrà anche spiegare come un partito
inisignificante per influenza e per numero fosse in grado di ri­
vestire il ruolo dominante che ebbe il P.C . in Ispagna, non per
l ’unità e la vittoria su Franco, ma come architetto della disunio­
ne, della controrivoluzione e della disfatta.
Gli osservatori non comunisti sono d ’accordo nell’indica-
re in 3.000 il numero dei membri del P.C. spagnolo prima del­
le elezioni del febbraio 1936, ma anche le fonti pro-comuniste
ammettono un numero solo dieci volte maggiore. Rimane il fatto
che durante i quindici anni della loro esistenza cóme Partito i
Comunisti non erano riusciti a costruirsi un seguito consistente
tra la classe lavoratrice se non a Siviglia e nelle Asturie. Fino
I CO M U N ISTI: AVANGUARDIA DELLA CONTRORIVOLUZIONE 103

.al 1934 essi seguirono fedelmente la linea d ’azione del Comin-


tern, e quindj^la loro fu una politica di estrema sinistra e di op­
posizione ad ogni compromesso con lo Stato borghese. Ma all’ e­
poca della firma del patto tra Francia e Russia il Comintern ab­
bandonò la sua tattica di estremismo di Sinistra per appoggiare
il Fronte Popolare ed infiltrarsi nei già disprezzati partiti bor­
ghesi. Il programma del Fronte Popolare in Spagna era di na­
tura così mite che anche la proposta socialista di nazionalizzare
la terra fu scartata perchè non poteva essere accettata dai repub­
blicani. Ma ciò non turbò i Comunisti, la cui abilità nel cambiar
politica senza minimamente vergognarsene ci è fin troppo fami-
liaré. Mosca in quell’epoca era ansiosa di dimostrare alle poten­
ze occidentali che aveva cessato di essere rivoluzionaria ed era
un’alleata desiderabile. Questo orientamento della politica este­
ra russa spiega l ’oscillazione verso Destra del P.C. sia in S p a­
gna che negli altri paesi, e la riluttanza con cui la Russia parte­
cipò alla lotta armata spaglinola. Non era la prima volta che i
leaders russi erano pronti a sacrificare posizioni rivoluzionarie,
comprese quelle in cui erano implicati i propri sostenitori, quan­
do queste lotte erano in conflitto con la politica estera russa.
Nelle elezioni del febbraio 1936 che risultarono in una vit­
toria del Fronte Popolare, ai Comunisti furono aggiudicati 16
seggi parlamentari contro uno ottenuto nel parlamento prece­
dente, un aumento del tutto sproporzionato al loro aumento di
numero. Durante i mesi che precedettero la rivolta di Franco,
i Comunisti avevano cercato tutti i mezzi per aumentare il loro
numero, perchè evidentemente finché il numero dei membri ri­
maneva di 3000 (o anche 30.000) ogni speranza di imporre la
loro dittatura era destinata a fallire. Malgrado predicassero l ’u­
nità delle classi lavoratrici come base dell’emancipazione ope­
raia, il loro ruolo in queste lotte è stato sempre quello di dividere
i lavoratori 31. Il lettore ricorderà una citazione dallo Spanish

31 « A Siviglia le sezioni più militanti di lavoratori, i portuali e i camerieri


di caffè, appartenevano a loro (ai Comunisti). Là situazione qui era di lotta
perpetua con la C.N.T. mentre piccole sezioni della U.G.T. stavano a guardare.,,
104 S pagna 1936-1939

Labyrinth riportata al principio di questo studio, nella quale si.


osservava che in quelle zone dove gli anarchici erano più forti,
il movimento socialista era più reazionario, mentre dove gli
anarchici erano m minoranza, riuscivano con la loro posizione
di militanti a trascinare i Socialisti verso Sinistra. Era naturale,
quindi, elle i 'Comunisti, una volta rinnegata la propria intran­
sigenza a favore della democrazia borghese e del frontismo po­
polare, cercassero di infiltrarsi nel movimento socialista in quel­
le zone dove gli anarchici erano più forti. Ed infatti il loro pri­
mo successo fu in Catalogna. Là i deboli socialisti, al comando
di una tra le più sinistre figure del Socialismo ¡Spagnuolo, Juan.
Comorera y Soler, cc erano orientati verso Destra più di ogni al­
tra Sezione Socialista Spagnola. A Barcellona, dove il movi­
mento operaio era anarchico, essi videro il loro compito princi­
pale nel combattere l ’anarchismo ». (* ) Soltanto quattro giorni
dopo la sollevazione di Franco, i Comunisti si fusero con i So­
cialisti Catalani per formare il P .S.U .C . (Partito Socialista Uni­
ficato Catalano). Esso fu il primo esempio di un partito sociali­
sta fuso con i Comunisti, e rappresentò una mossa favorevole
soprattutto per i Comunisti dhe a quell’ epoca non avevano più di
200 membri in tutta la Catalogna. Il passo seguente fu di gua­
dagnarsi l ’appoggio degli altri oppositori degli anarchici, come
i bottegai, parte dell’intelligentsia, della classe impiegatizia e
dei repubblicani borghesi. Non c’ è da meravigliarsi, quindi, che
il numero dei membri del P .S.U .C . salisse notevolmente duran­
te quei primi mesi. Ma le cifre erano completamente prive di.
contenuto rivoluzionario.
Un altro passo dei Comunisti fu di sfruttare la scissione nei.

Anche ammettendo il fatto che l ’atmosfera di Siviglia... non fosse propizia alla
formazione di un disciplinato movimento proletario, bisogna riconoscere che la
penetrazione comunista aveva distrutto ogni possibilità di solidarietà tra le classi
lavoratrici. Le conseguenze di ciò furono sentite quando in luglio il Generale
Queipo de Llano fu in grado di prendere la città — uno dei pumi strategici della
Guerra Civile — con un manipolo di uomini » (nostro il corsivo). (Spanish Laby­
rinth, pagg. 306-7).
* F. Borkenau, The Comunist International, Lorfdon, 1938.
I C O M U N ISTI: AVANGUARDIA DELLA CONTRORIVOLUZIONE 105

ranghi del Sindacato U .G .T . dominato dai Socialisti. Il loro


compito fu reso più facile dalla fusione del Movimento Socia­
lista Giovanile (con 200.000 membri, secondo Brenan) con la
Gioventù Comunista, numericamente più debole, per formare
la J.S .U . (Gioventù Socialista Unificata).
Ma evidentemente prima che i Comunisti potessero impor­
re la loro politica e la loro tattica reazionaria ai lavoratori rivo­
luzionari, doveva verificarsi l ’appoggio russo. L ’adesione della
Russia al patto di non intervento insieme all’ attività contro-ri­
voluzionaria dei Comunisti Spagnoli (opposizione alla espro­
priazione delle proprietà terriere e delle fabbriche da parte
dei lavoratori e alla creazione delle milizie operaie; aiuto al
governo per ripristinare la sua autorità, ed appoggio per la for­
mazione di una regolare forza di polizia e gendarmeria) non fo­
mentarono certo l’influenza comunista tra i lavoratori.
L ’intervento russo in Spagna, quando si verificò, non fu
dettato da motivi rivoluzionari o da amore di Stalin per il popo­
lo spagnolo, ma dal bisogno di rinforzare la posizione della
Russia nella politica internazionale. Secondo il Generale Krivit-
sky che pretendeva ( * ) di essere «1 ’unico sopravvissuto all’estero,
del gruppo degli ufficiali sovietici che ebbero parte diretta nel-
l ’organizzare l’intervento in Spagna », — fin dall’avvento di Hit­
ler al potere nel 1933 cc la politica estera di ¡Stalin aveva rispec­
chiato l’ansia. Egli era spinto dalla paura dell’isolamento ». Solo
quando fu sicuro che Franco non avrebbe avuto una cc facile e ra­
pida » vittoria, si decise a intervenire in Ispagna. <c La sua idea
era — e ciò era a conoscenza di tutti noi che eravamo al suo servi­
zio — di includere la Spagna nella sfera di influenza del Kremli-
no.^Una simile dominazione gli avrebbe assicurato vincoli con P a­
rigi e Londra, e avrebbe rafforzata la sua posizione nei riguardi
di Berlino. Una volta padrone del governo spagnolo, — di vitale
importanza strategica per la Francia e per la Gran Bretagna, — a-
verbbe trovato ciò che cercava. Egli sarebbe stato una forza di cui
tener conto, un alleato desiderabile » . Questa può sembrare una

* I tvas Slalin's agent (Londra, 1939),


106 S pagna 1936-1939

spiegazione alquanto stentata nella situazione odierna, ma non è


così se si ricorda che fino al 1933 cc non vi era un solo paese
fuori della Russia dove i Comunisti contassero come forza poli­
tica » 32. E inoltre, secondo Krivitsky, Stalin lanciò il suo in­
tervento con lo slogan: cc Rimanete fuori del tiro delle artiglie­
rie! ». In Spagna non vi furono mai più di 2.000 Russi ed erano
esperti e tecnici militari, agitarono politici e membri delPO.G.
P .U ., la nota polizia segreta russa. Per quanto riguarda il com­
battimento, i Russi organizzarono le Brigate Internazionali, com­
poste di uomini di tutte le nazionalità meno la russa.
Non solo la Russia curò che nessun soldato russo fosse im­
pegnato, ma si assicurò che l’intervento fosse pagato in antici­
po al prezzo di 500 tonnellate di oro della Banca di Spagna che
furono trasportate in Russia in seguito ad accordi segreti inter­
venuti tra Fallora Primo Ministro Largo Caballero e il rappre­
sentante russo in Spagna. Contemporaneomente Stalin mandò
Arthur Stasihevsky per maneggiare abilmente le redini politiche
e finanziarie ed il Generale Berzin per organizzare e dirigere
l ’esercito. I Russi non dubitavano che chiunque ha in mano
l ’economia di un paese lo controlla politicamente, e Stashev-
sky immediatamente si mise all’opera cc'facendo tutti gli sforzi
per riunire in mani sovietiche il controllo delle finanze della re­
pubblica ». ( * ) L ’ostilità dei Comunisti verso i collettivi agri­
coli ed industriali aveva, senza dubbio, motivi politici, ed era
collegata ai fini del governo Negrin, controllato dalla Russia,
di accentrare tutta la vita economica del paese in modo da con­
durre le organizzazioni operaie sotto il suo controllo. Essa non
aveva niente a che vedere con le ragioni addotte dai Comunisti
che la terra veniva collettivizzata con la forza e l ’industria non
lavorava nell’interesse della lotta armata.

32 F. B o rkenau , op. cit. Questo volume contiene un capitolo sulla Spagna,


scritto probàbilmente alla fine del 1937 e che non presenta quindi un quadro com­
pleto del ruolo del P.C. in Spagna.
* K r iv it sk y , op. cit.
I CO M U N ISTI: AVANGUARDIA DELLA CONTRORIVOLUZIONE 107

I Russi si preoccuparono altresì di fare in modo che le B ri­


gate Internazionali fossero da loro controllate, e riuscirono, solo
pochi mesi dopo l’intervento nelle questioni spagnole, ad assi­
curarsi che il 90% di tutti i posti importanti nel Dipartimento
di Guerra Spagnolo fossero nelle loro mani, e che la maggior
parte dei Commissari politici dell’Esercito repubblicano fossero
membri risoluti del Partito Comunista.
L ’ eroica lotta del popolo spagnolo nel luglio 1936 aveva agito
come potente calamita nell’attirare centinaia di militanti anti­
fascisti esiliati dall’Italia e dalla Germania, nonché rivoluzionari
anticomunisti da tutte le parti del mondo, a unirsi nella resi­
stenza contro Franco. (Essi non fecero parte delle ben vagliate
Brigate Internazionali organizzate dal P.C . che arrivarono in
Spagna solo verso la fine del 1936). Con l’intervento russo, Sta­
lin trasferì in Spagna non soltanto esperti militari ed economici,
ma anche la polizia segreta. Il piano comunista era di liquidare
gli oppositori individuali (specialmente gli ex-comunisti che cc sa­
pevano troppe cose »), e distruggere il movimento rivoluzionario
in Spagna che si era dimostrato così formidabile barriera ad
ogni tentativo di egemonia politica da parte del Partito Comuni­
sta. cc In quanto alla Catalogna — dichiarò la Pravda il 16 di­
cembre 1936 — l ’eliminazione dei Trotskisti e degli anarco-sin-
dacalisti è cominciata; essa sarà condotta con la stessa energia
con la quale fu condotta nell’U .R .S.S. » E a questo scopo i Co­
munisti istituirono il terrore organizzato. Essi, che protestavano
a gran voce contro gli cc elementi incontrollati », crearono le pro­
prie prigioni e stanze di tortura private che chiamarono cc preven­
tori ». A nessuno, neppure con l ’autorizzazione del Ministro di
Giustizia, era permesso di visitare queste prigioni. John Me Go-
vern, in quell’epoca Deputato del Partito Indipendente Laburista,
andò in Spagna nel novembre 1937 come membro di una dele­
gazione di cui faceva parte il prof. Felicien Challaye del Comi­
tato Centrale della Lega per i Diritti dell’uomo, per visitare i
membri del P.O.U.M . che erano stati imprigionati senza processo
come cc agenti di Franco » , dietro istigazione dei Comunisti. In
108 S pagna 1936-1939

un opuscolo pubblicato al suo ritorno ( 33) egli descrive la sua


visita alle varie prigioni, ma osserva dhe sebbene fornito di per­
messo del Direttore delle Prigioni e del Ministro di Giustizia di
visitare la prigione Galle Vallmajor (uno dei cc preventori » co­
munisti) gli fu rifiutato di entrare, obiettando il funzionario che
cc egli non accettava ordini dal direttore delle prigioni o dal Mi­
nistro di Giustizia perchè essi non erano suoi superiori. Noi gli
chiedemmo chi fosse il suo capo ed egli ci dette un indirizzo al
Quartier Generale della Geca » . Al Quartier Generale il permes­
so fu nuovamente rifiutato e neppure l ’intervento personale del
Ministro della Giustizia Irujo, ottenne miglior risultato. E Me.
Govern conclude : cc La maschera era caduta. Avevano strappato
il velario e mostrato dove fosse il potere reale. I ministri volevano
ma erano impotenti. L a Ceca non voleva ed aveva il potere. Ci
rendemmo conto che se avessimo insistito ancora, saremmo stati
noi stessi in pericolo ».
La C.N.T. aveva denunciato queste prigioni segrete alcuni
mesi prima. Il 25 marzo 1937 sedici membri della C .N .T. erano
stati assassinati dai Comunisti a Villanueva de Alcardete. Alla
richiesta che gli autori del delitto fossero puniti, Mondo Obrero,
portavoce comunista, rispose giustificando gli assassini. Suc­
cessive investigazioni giudiziarie avevano accertato che una gang
completamente comunista, comprendente i maggiori esponenti
di Villannera e Villamajor, aveva operato da cc Comitato di D i­
fesa » assassinando nemici politici, saccheggiando, imponendo
tributi, e violando numerose donne. Cinque comunisti furo­
no condannati a morte. Nell’aprile dello stesso anno la C .N .T .
rivelò, con prove, l ’esistenza di una prigione privata nella M ur-
eia, nonostante gli sforzi della polizia di sopprimere i partico­
lari sequestrando l ’intera edizione del giornale della organizza­
zione, Cariogena Nueva, dhe pubblicava il racconto di un ope­

33 J ohn M cGovern M . P., Terror in Spain (Londra, 1938). E mm a G ole man ,


in Political persecutions in Republican Spain, (Spain and the World 10-12-37)'*
descrive una visita a numerose prigioni spagnole nel settembre 1937 e riferisce
di molte prigioni dove fu rifiutato il permesso di entrare.
I C O M U N ISTI: AVANGUARDIA DELLA CONTRORIVOLUZIÓNE 109

raio il quale era stato rinchiuso là come sospetto. (*) Tra le per­
sone coinvolte vi erano ufficiali di polizia e membri spagnuoli
dell’O .G .P .U .
È impossibile, per ragioni di spazio, esporre dettagliata-
mente le centinaia di casi di terrorismo comunista che si veri­
ficarono in seguito all’intervento di Stalin nei destini della Spa­
gna 34. L a propaganda dei comunisti e dei giornalisti compa­
gni di strada è riuscita così bene a convincere l’ opinione liberale
e progressiva delle democrazie che essi, aiutati da Stalin, l ’uni­
co amico a cui il popolo spagnolo potesse ricorrere per aiuto,
erano l’avanguardia della lotta armata contro Franco, che le vo­
ci dei gruppi rivoluzionari che si rivolgevano ai lavoratori del
mondo per salvare la vita delle vittime di Stalin in Spagna ri­
masero inascoltate. E quando nel maggio 1937 nelle strade di
Barcellona si svolse la lotta fratricida provocata dai Comunisti,
in cui perdettero la vita centinaia di lavoratori, seguita in giugno
da attacchi armati su vasta scala alle collettività agricole d’Ara­
gona, i Comunisti furono salutati come i salvatori della legge e
dell’ordine contro gli incontrollabili terroristi anarchici che cer­
cavano d i impadronirsi del potere a Barcellona e costringevano
i contadini a collettivizzare le loro terre con la minaccia delle
baionette anarchiche!! Non fu soltanto Hitler ad occorgersi che
quanto più grossa la bugia, tante più probabilità vi erano che
fosse creduta!

* Ristampato in La C.N.T. en La Revolución Española, Voi. II.


34 Huco D ewar, Assassins at Large (Londra, 1951) è una relazione delle ese­
cuzioni fuori della Russia ordinate dall’O.G.P.U. Un capitolo tratta di queste
attività in Ispagna.
J e s u s H ernández, Y o f u i Ministro de Stalin (Mexico, 1953). La prima parte
di questo libro, scritto dall’ex-ministro comunista nel governo Negrin, tratta del
ruolo degli agenti di Stalin nella guerra spagnuola, Essa comprende un lungo re­
soconto della persecuzione dei membri del P.O.U.M. a richiesta di Mosca e la
vera storia dell’assassinio del loro leader Andrés Nin.
CAPITOLO X II

LE “ GIORNATE DI MAGGIO,, A BARCELLONA

D che durò il suo governo, dal settem­


e r t u t t o il t e m p o
bre 1936 al maggio 1937, ed egli fu Premier e Ministro
della Difesa, Largo Caballero aveva servito fedelmente la con­
tro-rivoluzione. Egli, come osserva Peirats, aveva salvato il prin­
cipio del governo e gli aveva dato prestigio. Ma in questo proces­
so si era profondamente impegnato con i Comunisti e con i loro
padroni russi. Sembra che Caballero non si facesse illusioni sul­
la lealtà dei Comunisti, ma si illudesse sulle proprie capacità di
controllare e dirigere la politica del governo; egli si considerava:
infatti il cc Lenin Spagnolo » che solo con la sua personalità
era in grado di mantenere l ’ equilibrio tra le forze rivoluziona­
rie e reazionarie rappresentate nel suo gabinetto. Egli non vole­
va nè le milizie nè un esercito regolare, nè il vecchio ordine
nè l ’ordine rivoluzionario. Ai Comunisti promise la coscrizione
e la costruzione di salde difese; agli anarchici una guerra rivo­
luzionaria. Tutto sotto la sua direzione personale. Non fece
niente di tutto ciò e il suo governo fu caratterizzato da disastri
militari e dal consolidamento sia delle istituzioni statali, sia
del potere della controrivoluzione.
Il cc Lenin Spagnolo » aveva servito il suo scopo, per quan­
to riguarda i Comunisti. La sua ostinazione e la sua vanità gli
avevano impedito di diventare un docile strumento della politi­
ca comunista, e nel marzo 1937, quasi completamente isolato*
anche dalla U .G .T. da cui dipendevano (come capo di quella
organizzazione) il suo potere e la sua autorità, sembrò che fosse
ora di sostituirlo con un uomo più adattabile alle direttive di
ispirazione russa. Inoltre i comunisti ed i loro alleati reazionari
sentivano di essere ora abbastanza forti, appoggiati dalle forze
L E « GIORNATE DI MAGGIO » A BARCELLONA 111
armate ricostituite nelle retrovie dal governo Caballero, per
eliminare finalmente la potente influenza esercitata dalle orga­
nizzazioni rivoluzionarie. Il loro primo obiettivo fu il P.O.
U.M . (il Partito Marxista anti-Staliniano) di Catalogna; cui a-
vrebbe dovuto seguire un attacco concertato alla C .N .T .-F .A .I. Al
principio del 1937 essi manifestarono i loro propositi con provo­
cazioni e soprusi armati, attuati isolatamente (La Faterella, Mo­
lina de Liobregat, Puigcerdà). Contemporaneamente il Governo
Catalano rese esecutivi 58 decreti (12 gennaio 1937) redatti dal
Consigliere delle Finanze, Josep Tarradellas, che miravano chia­
ramente a soffocare la rivoluzione sociale, con l ’ aumento del con­
trollo governativo sulle imprese collettivizzate e con l’imposizione
di una nuova tassa basata sulla produzione. Ed in marzo un decre­
to del Consigliere dell’Ordine Pubblico sciolse le Patrullas de
Control operaie (pattuglie di sicurezza) ed ordinò che i membri
dei corpi d’armata delle retrovie controllati dal governo, non do­
vessero appartenere ad alcun partito od organizzazione. Con­
temporaneamente fu attuato il piano di <c disarmo della re­
trovia ». Chiunque detenesse armi senza autorizzazione uffi­
ciale sarebbe stato disarmato e processato. Non può esservi al­
cun dubbio circa le intenzioni che tali manovre nascondevano.
In questa occasione, tuttavia, la reazione tra i ranghi dei
militanti fu tale che i loro cc rappresentanti » nel governo cata­
lano furono obbligati a dimettersi e si provocò ancora un’altra
crisi governativa. Le dichiarazioni del Comitato Regionale della
C.N .T. e dei gruppi anarchici di Barcellona furono esplicite e.
sebbene rimanessero nell’ambito della collaborazione tra le or­
ganizzazioni ed i partiti, dimostrarono maggiore determinazio­
ne di molte altre precedenti. Con l ’intervento personale del pre­
sidente Companys, il 26 aprile 1937 venne formato un governo
provvisorio cc di carattere strettamente interno » con rappre­
sentanti della C .N .T ., della U .G .T ., e dell’Esquerra. Ma esso
non poteva arrestare la crisi reale durante la quale il Governo
Catalano, d’ispirazione comunista, si sarebbe scontrato contro
quello dei rivoluzionari di Barcellona. Sintomatico dell’ atmo­
sfera che prevalse in Catalogna fu il rifiuto dei Comunisti di
112 Spagna 1936-1939

unirsi a qualsiasi celebrazione del primo maggio, unito all’ atti­


vità della polizia nelle strade di Barcellona studiata apposta
per creare disordini. Solidaridad Obrera (Organo di Barcellona
della C.N .T.) nell’edizione del 2 maggio rispose a queste provo­
cazioni in termini inequivocabili:
« I lavoratori in arm i sono l ’unica garanzia per la Rivoluzione.
Tentare di disarm are i lavoratori significa mettersi dall’altra parte delle
barricate. P er quanto si possa essere Consigliere o Commissario non
si possono dettare ordini ai lavoratori che combattono contro il fa ­
scismo con più sacrifizio ed eroismo di tutti i politici delle retrovie
la cui volubilità ed impotenza nessuno ignora. Lavoratori: che nes­
suno si lasci disarm are ».

Il giorno seguente (3 maggio) alle tre, il governo sferrò il


suo primo attacco organizzato provocando i combattimenti nelle
strade di Barcellona che dovevano durare diversi giorni e costare
la vita ad almeno 500 lavoratori. Più di mille furono i feriti, e
le prigioni si riempirono ancora una volta di militanti rivo­
luzionari.
Non ci proponiamo qui di trattare dettagliatamente delle
cc Giornate di maggio » (perchè già abitualmente si parla tanto
della lotta sanguinosa in Barcellona e nella Catalogna in gene­
re). La letteratura sui fatti è molto estesa, e il lettore potrà con­
sultare eventualmente i resoconti dei testimoni oculari, nonché
le versioni ufficiali dei partiti e delle organizzazioni che ebbero
parte nella lotta 35. In questo studio ci limiteremo ad un esa­
me degli aspetti politici della lotta.

35 A u g u s t in S ouchy , Le Tragiche Giornate di Maggio (Barcellona, 1937) è


la versione ufficiale della C.N.T.-F.A.I. pubblicata in diverse lìngue. Essa con­
tiene un rapporto quotidiano della lotta a Barcellona, nonché degli avvenimenti
nelle provincie, seguito dai commenti sui risultati e, come appendice, dal Ma­
nifesto della C.N.T. sulle Giornate di Maggio a Barcellona. La relazione com­
pleta della lotta a Barcellona fu pubblicata nel supplemento di Spain and thè
World (Londra, 11 giugno 1937, Voi. I, N. 14). Vedi G eorge O rweill, Homage to Ca­
tatonia (Londra, 1938) e F enner 'B rockway, The Trutli about Barcelona (Lon­
dra, 1937) per una versione indipendente. F rank J e l l in e k , The Civil Wàr in Spain
■ (Londra, 1938) per la versione pro-comunista con tutte le solite false interpretazioni.
L E « GIORNATE DI MAGGIO » A BARCELLONA 113

L ’azione governativa che dette luogo alle Giornate di Mag­


gio fu l ’attacco di sorpresa, da parte della polizia con tre autocar­
ri al comando di Rodríguez Salas, Commissario Generale del­
l ’ Ordine Pubblico, contro il Palazzo dei Telefoni di Barcellona
che domina la piazza più affollata della città, Plaza de Cataluña.
Salas aveva un mandato del Consigliere alla Sicurezza Interna,
Artemio Ayguadè (membro del partito di Companys, l ’Esquer-
ra), che lo autorizzava ad occupare il palazzo. Secondo Pei-
rats (*) il mandato era stato emesso senza che, apparentemente,
fossero stati consultati gli altri membri del governo provvisorio
recentemente formato; i quattro membri della C .N .T ., comun­
que, affermano di non essere stati informati della disposizione.
Colti di sorpresa, gli operai che controllavano la Centrale non
furono in grado di impedire che la polizia occupasse il primo
piano; ma questo fu tutto il suo vantaggio. Le notizie, com’ era
facile prevedere, si diffusero come il lampo, ed entro due ore
il Comitato di Difesa della C .N .T .-F.A .I. entrò in azione : gli
uomini si riunirono ai centri periferici, si armarono e costruirono
barricate nell’ eventualità che l ’incidente avesse potuto esten­
dersi. Intanto Valerio Mas, Segretario Regionale della C .N .T .,
si mise in contatto col Premier (Tarradellas) e col Ministro degli
Interni-~( Ayguadè) ed entrambi gli assicurarono di non essere al
corrente dell’ incidente, sebbene fosse provato in seguito che
Ayguadè in effetti aveva dato l ’ordine. Nel corso dei negoziati
il governo promise di ritirare la polizia. Non vi furono spara­
torie quella notte, ma la mattina seguente, quanto la polizia oc­
cupò il Palazzo di Giustizia, fu chiaro che gli avvenimenti del
giorno prima non erano un incidente isolato, ma il principio di
un tentativo compatto, da parte del Governo, di occupare i pun­
ti strategici della città, e una volta assunto il controllo armato,
procedere alla liquidazione della rivoluzione una volta per sem­
pre. Ma i lavoratori della G .N .T .-F.A .I. mostrarono lo stesso
coraggio e la stessa iniziativa dimostrati nella lotta contro la sol­
levazione militare nel luglio 1936. Insieme al P.O.U.M . essi re­

* J osé P eirats , La C.N.T. en la Revolución Española, V oi. II.

8
114 S pagna 1936-1939

sistettero efficacemente all’attacco congiunto del governo e del


P .S.U .C . controllato dai Comunisti.
L a ragione addotta da Rodriguez Salas per l ’attacco al P a­
lazzo dei Telefoni di Barcellona fu die gli operai della C .N .T .,
che controllava la Centrale, cc intercettavano » le conversazioni
telefoniche tra i Ministri a Barcellona e a Valenza. Tale giusti­
ficazione fu avanzata anche da Juan Comorera (Ministro dei
Lavori Pubblici del Governo di Barcellona e Segretario Gene­
rale del P .S.U .C . di Catalogna) ad un comizio pubblico a B ar­
cellona :

« I l Consigliere alla Sicurezza Interna, in conformità a l suo inca­


rico, decise di mettere fine a d una situazione anorm ale nel Palazzo
dei Telefoni. I l palazzo dei Telefoni, per quanto ci risulta, non è di
proprietà della C .N .T . Esso è tanto proprietà della C .N .T . come
della U .G .T . perchè gli uomini che vi lavorano appartengono sia alla
C .N .T . che alla U .G .T . Quindi non è proprietà di nessuno, ed in ogni
caso sarà proprietà della com unità, quando il Governo della R epub­
blica nazionalizzerà il Telefono. M a vi si verificavano seri inconvenien­
ti a cui il Governo doveva mettere fine. S i trattava che tutti i controlli
interni del Palazzo dei Telefoni erano al servizio della comunità, m a
d a ll’organizzazione, e nè il Presidente A sanà, nè il Presidente Com-
panys, nè chiunque altro poteva parlare senza che le orecchie indi­
screte del controllore ascoltassero. Naturalmente ciò doveva finire,
e fu in quel giorno, come avrebbe potuto essere il giorno dopo, oppu­
re un mese dopo, o un mese prim a. Così uniformandosi agli ordini
ricevuti, il nostro compagno Rodrigueb Salas si recò ad occupare il
Palazzo dei Telefoni e un momento dopo arrivò la solita risposta: m o­
bilitazione generale e costruzione delle barricate. Se il Consigliere per
la Sicurezza Interna aveva fatto qualcosa che non fosse il suo dovere,
non- vi erano quattro consiglieri della C .N .T . che potevano chiedere
riparazione ed anche le sue dim issioni? M a essi non vollero seguire
la procedura normale e risposero invece con una form idabile m obilita­
zione di tutti i gruppi che occuparono tutti i punti strategici della
città » 36.

Abbiamo sottoposto il lettore a questa indigestione verba­


le non soltanto allo scopo di confermare, con fonti comuniste,
0fi Spain Organises for Victory. The Policy of the Communist Party of Spain
JE OC GIORNATE DI MAGGIO » A BARCELLONA 115

i fatti: e cioè che l ’attacco al Palazzo dei Telefoni provocò la


lotta a Barcellona, ( * ) ma anche perchè essa rivela tutta la di­
sonestà del Partito Comunista: a) Comorera in effetti non dice
che Azaña non poteva parlare al telefono con Companys, ma che
le loro conversazioni venivano intercettate. Quindi la questione
non era che i telefoni non erano disponibili per loro; b) In ef­
fetti nella Centrale i lavoratori della C.N .T. erano in grande
maggioranza. Il Daily Wonker che non può essere accusato di
aver mai Supervalu tato la forza degli anarchici, scrisse in quel­
l ’epoca : « Salas mandò la polizia repubblicana armata per di­
sarmare i lavoratori, la maggior parte dei quali erano membri
dei sindacati C.N.T. » (11 maggio 1937. Nostro il corsivo). Ma
non vi fu mai alcuna questione di proprietà poiché la Centrale
era collettivizzata e sotto il controllo congiunto della C.N .T. e
della U .G .T . E i comunisti da arcilegalitari sapevano che que­
sta situazione era sanzionata dal Decreto di Collettivizzazio­
ne dell’Ottobre 1936, e significava inter alia che il Governo
aveva il suo organo di controllo nel Consiglio delle Imprese;
c) La C.N .T. in effetti domandò le dimissioni di Salas e Ayguade.
Queste furono rifiutate : cc L ’intransigenza degli altri partiti, e
in particolare 1’ atteggiamento opportunistico del Presidente
della Generalität, che si oppose decisamente a quelle sanzioni,
provocò lo sciopero generale e lo scoppio delle ostilità che se­
guì » . (Peirats, Voi. 2 Pag. 192).
Leggendo quel brano di Comorera, non si può trascurare
un altro fatto: e cioè l’ atteggiamento assolutamente reazionario
di un partito che deplora la vigilanza dei lavoratori rivoluzio­

■ explained by J e s u s H ernandez e J uan C omorera. Prefazione di J . R . Campbell


(Londra, 1937). I due discorsi furono pronunciati dopo le Giornate di Maggio a
Barcellona e durante la crisi del Governo Centrale. U discorso di Hernandez fu
u n lungo attacco alla responsabilità di Caballero per tutti i disastri economici e
militari.
* È necessario stabilire anche questo fatto quando si leggono false dichiara­
zioni, come quelle di Alvarez del Vayo, che allude al P.O.U.M. come istigatore
•della sollevazione (Freedom’s Battle, Londra, 1940).
116 S pagna 1936-1939

nari, i quali mantengono diretto controllo sulle conversazioni,


che si svolgono tra i politici. La cosa, naturalmente, cambia
completamente aspetto quando le orecchie indiscrete sono quelle
della O .G .P .U .!
Vi è ancora qualche confusione circa le origini della provo­
cazione che risultò nelle Giornate di Maggio. Dietro le barricate
contro la G .N .T .-F.A .I. e il P.O.U.M . vi erano membri del-
P .S.U .C . e dell’Estat Català, e cioè rispettivamente socialisti
controllati dai comunisti e membri del partito (( Stato Catalano » y
un movimento separatista estremista. In un Manifesto del Comi­
tato Nazionale della C.N .T. relativo alle Giornate di Maggio a
Barcellona ( * ) sono riportate prove notevoli per dimostrare che
membri direttivi dell’Estat Català avevano cospirato in Francia
per conquistare la «: indipendenza della Catalogna ».

« I Separatisti, borghesi in ultim a analisi, non si potevano rasse­


gnare alla sollevazione fascista che risultò nella vittoria proletaria e
la quale minacciava di distruggere tutte le loro ricchezze. E alla ri­
cerca di qualche soluzione sostitutiva, entrarono in trattative con
l ’Italia, allo scopo di provocare contrasti interni che avrebbero fornito
l ’opportunità di interventi stranieri e facilitato il riconoscimento d ella
Catalogna come Stato indipendente, minando con ciò, nello stesso tem­
po, il fronte antifascista. Tutti coloro i quali desideravano che la
Catalogna ritornasse allo status quo prevalente il 18 luglio, accettarono
queste proposte

Altri due particolari interessanti in questo (Manifesto sono


i riferimenti ad Ayguadé ed a Comorera :

« Dobbiamo ricordare che Ayguadé era il Consigliere alla S ì -n


curezza Interna; che egli è membro deH’Estat Català e che fu sospet­
tato di essere implicato nella cospirazione.
« Il 20 aprile Comorera Capo del Partito Comunista Catalano, era
a P arigi. T ra le persone da lui visitate vi era il Segretario di Ventura
Gassol (membro dell’Estat Català) ed un certo Castafier. Chi è questo

* A u c u s t in S o uchy , o p . c i t ., pagg. 44-48.


L E tC GIORNATE DI MAGGIO )) A BARCELLONA 117

Castaner? Ci dicono che fosse « Agente della G eneralität » 37. Inve­


stigatori hanno scoperto che egli è in contatto con ini certo Vintro,
segretario di Octavio Saltò, giornalista a l servizio dei fascisti spa­
gn oli.... E gli intrattiene anche stretti rapporti con membri d e ll’Estat
C atalà, specialmente con Dencas e Cesanovas. I l primo si reca a casa
di Castaner e l ’altro, a sua volta, riceve Castaner ».

Indipendentemente dai riferimenti a Comorera, il mani­


festo della C.N .T. non si occupa affatto del ruolo dei comunisti
nel fomentare la lotta. Peirats appoggia la teoria secondo cui
« ragioni di carattere politico decisero il Comitato Nazionale
della C.N .T. a passar sopra all’importante ruolo direttivo avuto
dalla polizia segreta di Stalin nelle giornate di Maggio, cioè ai
veri motivi di quella provocazione » . Egli avanza l’ipotesi che
forse il Comitato mancava di prove inconfutabili, oppure che
tali prove non furono reperibili.

31 Questi due paragrafi fino a questa parola furono cancellati dal censore del
governo spagnuolo quando il Manifesto fu pubblicato per la prima volta in So-
lidaridad Obrera, 13 giugno 1937, ma fu incluso senza tagli nell’edizione inglese
dell’opuscolo di S ouchy già citato. Nell’edizione francese dello stesso opuscolo
La Tragique Semaine de Mai a Barcelone, il Manifesto è completamente omesso.
CA PITO LO X III

IL SIGNIFICATO RIVOLUZIONARIO
DELLE “ GIORNATE DI MAGGIO,,

C e l e giornate di Maggio fossero parte di un piano accu-


^curatam ente preparato, oppure no, non sembra sia stato
ancora stabilito con testimonianze documentate. Nel suo libro
10 fu i Agente di Stalin il Generale Krivitsky sostiene che egli
era al corrente dell’approssimarsi delle Giornate di ¡Maggio. Da
rapporti che egli vide a Mosca in quell’epoca:

« .... E ra evidente che l ’O .G .P.U . stava complottando di elim inare


gli elementi « incontrollabili » d i Barcellona ed assumere il controllo»
per conto di Stalin .... Il fatto è che in Catalogna la grande m aggioran­
za dei lavoratori erano accaniti anti-staliniani. Stalin sapeva che era.
inevitabile « scoprire le carte » , ina sapeva anche che le forze -della
opposizione erano gravemente divise e potevano essere schiacciate
da un’azione rapida e ardita. L a O .G .P.U . soffiava su l fuoco e spingeva
i sindacalisti, gli Anarchici e i socialisti, gli uni contro gli altri ».

Krivitsky afferma anche che Negrin era stato già scelto d a


Mosca come successore di Caballero qualche mese prima, e cbe
le Giornate di maggio avevano, tra gli altri scopi, quello di pro­
vocare una crisi nel governo Caballero e costringere il <c Lenin
Spagnolo » a dimettersi. Tutto ciò può essere vero, ma nessuna
prova evidente è riportata, per esempio, da Peirats ( * ) il quale
appoggia questa tesi, ma si limita a lunghe citazioni da K rivit­
sky. Allora, se l ’attacco alla Centrale Telefonica doveva essere
11 segnale, per i Comunisti e i loro alleati, di tentare con le armi
di liquidare il movimento rivoluzionario a Barcellona, sembra

* P esrats, La C.N.T. en la Revoluciòn Espanola, Voi. II.


IL SIGNIFICATO RIVOLUZIONARIO DELLE <C GIORNATE DI MAGGIO » 119
che esso fosse fallito senza alcuna speranza. Rodriguez Salas ed i
suoi uomini arrivarono alle 3 p.m. del 3 maggio. L ’ attacco fu
fermato, e secondo Peirats:
(C — il grido d’allarme degli operai assediati fu raccolto
dagli operai dei sobborghi ed il loro risoluto intervento dette
inizio alla lotta sanguinosa nei punti nevralgici ed intorno alle
barricate » . Souchy (*) nella sua dettagliata relazione della lotta
osserva che furono iniziate trattative tra la C.N.T. ed il Governo
che durarono fino alle sei della mattina del 4 maggio, aggiun­
gendo: « Verso il mattino gli operai cominciarono a costruire
barricate nelle zone esterne della città. Non vi fu combattimento
durante questa prima notte, ma la tensione generale aumenta­
va » . Solo quando il Palazzo di Giustizia fu occupato dalla po­
lizia incominciò la battaglia, ed anche allora le trattative conti­
nuavano tra il Comitato Regionale della C .N .T . ed il Governo.
Il Governo rifiutò di accogliere le richieste della C .N .T . di
ritirare la polizia e di dimettere Salas e il Ministro Ayguadé, nè
avrebbe trattato finche le strade non fossero state sgombrate de­
gli operai. Questo fu senza dubbio un momento critico per Com­
pany s e per i suoi politici. Accordandosi con gli operai (rivolu­
zionari avrebbero ammesso che il loro potere, al momento oppor­
tuno, si dimostrava basato su un mito, e che gli operai armati
erano tanti forti e il governo tanto debole come il 19 luglio* Ciò
avrebbe significato che tutti questi mesi di intrighi, di giuochi
di mano politici, di manovre, potevano essere distrutti in un gior­
no. Vi era solo una via aperta per il governo : nessun compromes­
so con gli operai rivoluzionari.
Si evitò di « scoprire le carte » e si assicurò il successo go­
vernativo con la cooperazione dei capi delle organizzazioni dei
lavoratori, il cui ruolo in tutta la lotta fu di carattere conci­
liativo. Una volta che il governo ebbe rifiutato le trattative, es­
si si rivolsero ai lavoratori perchè deponessero le armi facen­
do uso del gergo dei politici, ad essi fin troppo fam iliari: che

* A u g u st in S ouchy , The Tragic Week in May, Edizione inglese (Barcelona,


1937).
120 S pagna 1936-1939

cosa avrebbero pensato i compagni al fronte, oppure, questa


azione non fa che aiutare Franco, ecc. Intanto il governo si di­
metteva e ne fu formato uno provvisorio composto di un membro
di ciascun partito e di ciascuna organizzazione precedentemente
rappresentati in esso (in questo modo fu possibile far cadere
Salas e Ayguadé salvando le apparenze). A quell’epoca era ar­
rivata da Valenza una delegazione composta dal Segretario del
Comitato Nazionale della C .N .T ., Mariano Vasquez e del Mini­
tro della Giustizia oc anarchico » , Garcia Oliver. Successivamente
si aggiunse ad essi il Ministro di Sanità co anarchico » Federica
Montseny. Pure da Valenza arrivarono membri del Comitato
Esecutivo della U .G .T . I loro sforzi erano diretti alla pacifica­
zione ad ogni costo, almeno per quanto riguardava i capi della
C.N.T. E questo atteggiamento non era basato certamente su
una posizione di inferiorità alle barricate. Secondo Souchy, il
secondo giorno arrivarono* resoconti da tutte le parti di Barcel­
lona e dalle provincie catalane, attestanti che :

« .... la stragrande maggioranza della popolazione era con la C .N .


T. e gran parte delle città e dei villaggi erano nelle m ani delle nostre
organizzazioni. Sarebbe stato facile attaccare il centro della città,
se il Com itato responsabile avesse deciso in tal senso. Esso non avrebbe
dovuto fare altro che rivolgersi ai comitati di difesa delle zone più
lontane. Ma il Com itato Regionale della C .N .T . si opponeva. Tutte le
proposte di attacco furono respinte airu m an ità, compresa la F .A .I. ».

La tesi degli esponenti della C .N .T .-F.A .I. era che i nemici


dei lavoratori rivoluzionari avevano voluto questa lotta come
scusa per liquidarli, e quindi essi non dovevano prestarsi al
giuoco del nemico. D’altra parte vi erano numerosi militanti
i quali ritenevano che la C .N .T .-F.A .I. avesse fatto troppo a
lungo il giuoco del governa a spese della rivoluzione sociale e
della lotta contro Franco, e che ora a Barcellona « si scoprivano
le carte ». Souchy — che prese posizione con i cc capi » — am­
mette nella sua relazione dhe cc forse, in un altro momento, que­
sto assalto al Palazzo dei Telefoni non avrebbe avuto tali conse­
guenze. Ma Paccumularsi dei conflitti politici durante gli ultimi
IL SIGNIFICATO RIVOLUZIONARIO DELLE «GIO RN ATE DI MAGGIO » 121

mesi aveva resa l ’atmosfera molto tesa. Era impossibile contene­


re Vindignazione delle masse » (nostro il corsivo). Peirats rife­
risce anche che i lavoratori della C .N .T . non si potevano adat­
tare a seguire le raccomandazioni spesso ripetute dai capi di cc ar­
mistizio » , « serenità » , « cessate il fuoco ».

« II malcontento tra di loro aumentava. Una parte importante


d ell’opinione generale cominciò ad esprim ere la propria opposizione
a ll’atteggiamento dei Comitati. A capo di questa corrente estrem ista
vi erano « G li am ici di Durruti » (Los Amigós d e Durruti). Questo ag­
gruppam ento era basato su elemeni ostili alla militarizzazione, molti
dei quali avevano lasciato le unità dell’Esercito Popolare, recente­
mente form atosi, quando si erano sciolte le m ilizie volontarie ».

Il loro organo El Amigo del Pueblo ( L ’ amico del popolo)


condusse una campagna contro i ministri e i Comitati della
C .N .T . e auspicò la continuazione della lotta rivoluzionaria co­
minciata il 19 luglio 1936. I Comitati Confederali immediata­
mente ripudiarono gli <c Amici di Durruti ». cc Nonostante ciò,
essi non scomparvero » , commenta Peirats, piuttosto cripticamen-
te. È molto deplorevole, quindi, che a questo cc importante settore
dell’opinione generale » lo storiografo della C .N .T . dedichi solo
18 righe. Secondo uno scrittore trotskista, cc 11 Comitato Regiona­
le della C.N .T. denunziò a tutta la stampa — Stalinisti e borghesi
inclusi — gli Amici di Durruti come agenti provocatori » 38.
Proprio come la difesa di Barcellona nel luglio 1936 fu un

38 F elix M orrow, Revolution and Counter-Revolution iri Spaia (N ew Y o r k ,


1938). S ouchy (o p . cit.) r ip o r ta che i l 5 M a g g io « u n g ru p p o d i recen te fo r m a ­
z io n e c h ia m a to ” gli A m ici d i D u rr u ti ” , ch e fu n z io n a v a ai m a rg in i d e lla C .N .T « -
F . A . I ., p u b b lic ò u n a d ic h ia ra z io n e seco n d o cu i ” U n a G iu n ta R iv o lu z io n a r ia è
«tata c o stitu ita a B a rc e llo n a . T u tti i r e sp o n sa b ili d e l putsch, ch e m a n o v ra n o sotto
l a p ro te z io n e d e l go v ern o , saran n o g iu stiz ia ti. I l P .O .U .M . ( i l p a rtito M a rx ista
a n tì- S ta lin ista ) sa r à m e m b ro d e lla G iu n ta R iv o lu z io n a r ia p e rch è esso a p p o g g ia i
la v o ra to r i ” , II C o m itato R e g io n a le d e c ise d i n on p a rte c ip a re a q u e sta d ic h ia r a ­
z io n e . A n ch e l a G io v e n tù L ib e r ta r ia la rifiu tò . Il g io rn o se g u e n te , g io v ed ì 6
M a g g io , il co m u n icato u ffic ia le f u stam p ato in tu tti i g io rn ali d i B a r c e llo n a » .
S o u c h y n o n d à il testo d e lla d ic h ia raz io n e .
122 S pagna 1936-1939

movimento spontaneo dei lavoratori, così nel maggio 1937 la de­


cisione di stare sul chi vive contro possibili attacchi, venne an­
cora una volta dalle base. Come abbiamo già visto, in luglio i
dirigenti si preoccuparono di contenere il movimento. Essi eb­
bero paura che l ’impeto il quale sbaragliò tanto decisamente le.
truppe di Franco, spingesse la rivoluzione sociale al di là del loro
controllo. E i politici non mancarono di profittare di questo at­
teggiamento dei dirigenti della C.N.T. Quale maggiore condan­
na di tali dirigenti della risposta data da Companys ad un gior­
nalista straniero il quale nell’ aprile 1937 aveva predetto che
Tassassimo di Antonio Martin, esponente anarchico di Puigcer-
dà, e di tre suoi compagni, avrebbe condotto ad una rivolta:
<c (Companys) rise sprezzantemente e disse che gli anarchici a-
vrebbero capitolato, come sempre ». ( * )
Egli aveva ragione.se si riferiva ai capi che in quello stesso
mese avevano permesso che la crisi nella Generalität si risolves­
se oc dimostrandosi molto dolenti. Essi rinunziarono alle richie­
ste precedenti, modificarono le aspirazioni del proletariato sot­
tolineando le necessità della guerra contro il fascismo, e lo sol­
lecitarono a concentrare le proprie forze p erii periodo che avreb­
be seguito la sconfitta dei fascisti » (Souchy).
Non meraviglia, quindi, che in seguito all’insuccesso di Va-
squez e di Olivier nel convincere i lavoratori ad abbandonare le
barricate, ( l’appello radiofonico di Olivier è tato giustamente
descritto come un cc capolavoro oratorio che strappava le lacri­
me, ma non l ’obbedienza ») Federica Montseny fu inviata per
conto del governo di Valenza a provare le sue capacità oratorie
sugli « incontrollabili » lavoratori di Barcellona. Ella arrivò
all’epoca in cui il governo centrale aveva ritirato le truppe dai
fronti per mandarle a Barcellona. Ma prima di lasciare Valenza
ella ottenne l’approvazione del governo che « queste forze non
fossero inviate finche il Ministro di Sanità non lo avrebbe ritenuto
opportuno ». (Feirats) È senz’altro possibile dhe Federica Mont­
seny non avesse alcuna intenzione di richiedere le truppe da in­

* L isteb O ak in The New Statesman & Nation, 15 maggio 1937.


IL SIGNIFICATO RIVOLUZIONÀRIO DELLE «GIO RN ATE DI M A GGIO » 1 2 3

viare a Barcellona per domare la battaglia nelle strade, ma ciò


non minimizza in alcun modo il significato della sua dichiara­
zione per quanto riguarda il pubblico, o come un altro esempio
del sentimento di boria e di potenza creatosi tra i cosiddetti mi­
nistri anarchici.
Per quanto si può giudicare, l ’intervento dei membri in­
fluenti della C .N .T .-F. A .I. ebbe l’ effetto di creare confusione
tra i ranghi dei lavoratori ed obbligare quelli della C .N .T . a fa ­
re tutti i compromessi. Così il giovedì 6 maggio, per dimostrare
la loro cc volontà di ristabilire la pace » i lavoratori della C.N .T.
acconsentirono a lasciare il Palazzo dei Telefoni. Le autorità
promisero di ritirare contemporaneamente le guardie d ’assalto.
Ma invece occuparono l’intero fabbricato, mettendo al posto dei
lavoratori della C.N.T. membri della U .G .T. Souchy scrive :
<c I membri della C.N .T. si accorsero di essere stati traditi ed
informarono immèdiatamente il Comitato Regionale (il quale)
intervenne presso il Governo. Essi chiedevano che la polizia fos­
se ritirata.... Mezz’ora dopo la Generalität rispose: il fatto com­
piuto non può essere revocato ». E Souchy continua: « Questo
accordo non rispettato suscitò grande indignazione tra i lavora­
tori della C.N .T. Se i lavoratori delle zone più lontane fossero
stati informati immediatamente di questo sviluppo della situa­
zione, certamente avrebbero insistito per adottare ulteriori mi­
sure e ritornare alVattacco. Ma quando più tardi la questione
fu discussa, prevalse il punto di vista più moderato » . (nostro
il corsivo) Ancora una volta i lavoratori furono tenuti all’oscuro
e le decisioni furono prese nelle alte sfere. E , come dalle parole
della Generalität, « il fatto compiuto non può essere revocato ».
Ancora una volta i lavoratori erano stati traditi.
Il loro compromesso non mise fine al combattimento. Tutto
ciò che fece fu di rendere il loro compito più difficile perchè ora,
perduta la centrale telefonica, i loro mezzi di comunicazione si
limitavano ad una stazione radio ad onde corte sita nel quartier
generale della C .N .T .-F .A .I., dalla quale si potevano aspettare
soltanto ordini di ritorno al lavoro e di capitolazione.
Quando, il venerdì 7 maggio, ad eccezione di occasionali
124 Spagna 1936-1939

scaramucce senza importanza la battaglia fu terminata, il Go­


verno si sentì abbastanza forte per ignorare qualsiasi richiesta
avanzata dai lavoratori. Da Valenza erano arrivate truppe per
diverse migliaia di uomini e con esse il controllo delle unità com­
battenti e delle forze dell’ordine pubblico in Catalogna passò al
Governo Centrale. Gli ostaggi presi dal governo durante il com­
battimento non furono rilasciati, nonostante le solenni promesse
fatte. ( * } In realtà, dopo che la battaglia fu terminata, furono
eseguiti molti altri arresti. Fu imposta una rigida censura sulla
stampa, ed i vari decreti legge che avevano provocato la crisi in
aprile furono messi in esecuzione. La borghesia aveva ottenuto
una grande vittoria ; la rivoluzione sociale aveva subito una scon­
fitta decisiva.

* S e co n d o Solidaridad Obrera, 11 m a g g io 1937, « N e i so tte r r a n e i d e lla P r e ­


fe ttu ra d i P o liz ia c i sono c irc a trecen to co m p ag n i che d ev o n o e s s e r e im m e d ia ta ­
m en te m e ssi in lib e r tà . S o n o d en tro d a se i g io rn i, e n e ssu n o l i h a fin o ra in te r­
r o g a ti... » .
CAPITOLO X IV

LA C.N.T. E LA CRISI DEL GOVERNO CABALLERO

¥ ^ ra sta t a a ppen a « risolta » la crisi rivoluzionaria in


Catalogna, quando una crisi politica nel governo di Va­
lenza distrasse ancora una volta l’attenzione da ciò che era es­
senziale per rivolgerla ad una' lotta tra personalità.
In una riunione di gabinetto tenutasi il 15 maggio per esa­
minare la situazione in Catalogna, i due Ministri Comunisti,
Jesus Hernandez e Vicente Uribe chiesero rappresaglie contro
i responsabili delle Giornate di Maggio. Caballero acconsentì
ma non potette accettare il punto di vista comunista secondo cui
la responsabilità era da attribuirsi alla C .N .T .-F.A .I. e al P.O.
U.M. Al che i due Comunisti si alzarono e si ritirarono. Cabal­
lero rispose dichiarando che il cc Consiglio dei Ministri conti­
nua ». La sua decisione ebbe breve durata, poiché il gesto dei
Comunisti fu un segnale per Prieto, Negrin, Alvarez del Vayo,
Girai ed Jrujo che a loro volta si alzarono ed uscirono. Solo Ana­
stasio de Gracia e Angel Galarza, fedeli amici socialisti di Cabal­
lero, ed i suoi quattro devoti ministri « anarchici » rimasero al
loro posto.
In seguito a conversazioni col Presidente, Caballero fu nuo­
vamente incaricato di formare un governo. Sia la C.'N.T. che la
U .G .T. proposero un governo basato sulle organizzazioni dei
lavoratori con rappresentanti di tutti i partiti, con a capo Ca­
ballero. I Comunisti d’altra parte, proposero un governo « con a
capo un socialista e nel quale fossero inclusi tutti i partiti del
Fronte Popolare, nonché le organizzazioni dei lavoratori ».
La soluzione di Caballero fu di offrire tre portafogli al­
la U .G .T . e due ai Socialisti. Erano tutti ministeri di impor­
tanza chiave, compresa la direzione e il controllo della guerra e
126 S pagna 1936-1939

dell’economia del paese. Ai Comunisti, ai Repubblicani di S i­


nistra ed all’Unione Repubblicana assegnò due seggi ciascuno,
e ai suoi devoti amici della C .N .T . altri due Ministeri: Sanità
e Giustizia! Sia Comunisti che C.N.T. rifiutarono di accettare
questi accordi. I Comunisti avevano interesse sopratutto che il
Ministero della Guerra non fosse tenuto dal Primo Ministro.
Caballero non poteva accettare quésta proposta e poiché era opi­
nione concorde dei Repubblicani e dei Socialisti che un nuovo
governo senza la rappresentanza del P.C. non poteva conside­
rarsi un governo del Fronte Popolare, era chiaro che Caballero
non era in grado di formare un nuovo Gabinetto che fosse ac­
cettabile per i Comunisti. L ’obiezione della C.N .T. fu manife­
stata in una lettera conciliante, più di dolore che di indignazione,
del Segretario Mariano Vasquez in cui si faceva osservare che la
C.N .T. nojp poteva accettare una posizione di inferiorità rispetto
alla U .G .T . o di parità con i Comunisti; nè poteva accettare l ’idea
che l ’economia del paese fosse accentrata nelle mani di un
Partito.
La crisi fu risolta dal Presidente che incaricò il Dr. Juan
Negrin, Socialista di Destra e creatura di Mosca, di formare un
governo dal quale fossero escluse U .G .T . e C.N .T. A Indalecio
Prieto, nemico acerrimo di Caballero, fu assegnata la Difesa N a­
zionale, mentre Negrin, oltre ad essere Primo Ministro, ebbe
anche il controllo dell’Economia. Ministro dell’Agricoltura fu
nominato un comunista.
La reazione della C .N .T . fu curiosa. In un comunicato
del 18 maggio essa dichiarò che il governo Negrin il quale era
6tato formato senza la sua partecipazione non poteva contare
sulla sua collaborazione.

cc P er il momento tutto ciò che desideriamo dichiarare ai lavora­


tori appartenenti alla C .N .T . è che, ora più che m ai, essi debbono
prestare attenzione alle parole d ’ordine diramate dai Comitati respon­
sabili. Soltanto con l ’ omogeneità della nostra azione riusciremo a
vincere la contro-rivoluzione e ad evitare un abbraccio m ortale ».
Com pagni! Attenzione alle parole d’ordine dei Comitati responsabili!
Non fate che alcuno serva a l giuoco dei provocatori! Serenità! Ferm ez­
LA C .N .T . E LA CBISI DEL GOVERNO CABALLERO 127

za e U nità! Le m igliori fortune a ll1alleanza delle organizzazioni dei


lavoratori! ».

Non. si può fare a meno di notare la spiccata differenza tra


l’atteggiamento assunto dai dirigenti' della C .N .T .-F.A .I. duran­
te le Giornate di Maggio e quello provocato dalla crisi governa­
tiva. Nel primo caso, essi erano pronti ad ogni compromesso, —-
infatti ordinarono la cessazione del fuoco ai lavoratori della
CNT-FÁI senza neanche ottenere dal governo l’accoglimento di
qualcuna delle loro richieste — in nome dell’ unità e del mante­
nimento del (( fronte anti-fascista » contro Franco. Nella crisi
governativa essi rifiutarono ostinatamente di partecipare o di
collaborare con un governo di cui il capo non fosse Largo Cabal­
lero. Un simile atteggiamento non ci apparirebbe in violento
contrasto con quello adottato durante le Giornate di Maggio, se
esso indicasse che la direzione della CNT-FÁI aveva imparato
la lezione delle Barricate di Barcellona e cércava di ritornare
alla sua tradizionale posizione rivoluzionaria. Ma questo non
era proprio il caso. In una dichiarazione alla Stampa, qualche
giorno dopo la formazione del governo Negrin, Mariano Va-
squez, Segretario Nazionale della C.N .T. affermò:

« L a partecipazione della C .N .T . al Governo è indispensabile se


intesa nel senso di operare degnamente per concludere rapidamente
la guerra. Le organizzazioni dei lavoratori devono essere rappresentate
dal Governo. Non si può fare a meno della parte vitale del popolo, che
lavora duramente nelle retrovie e ha gran parte degli uomini a l fronte.
L a mancanza della collaborazione C .N .T . al Governo significa retro­
cederla ( retrotraerla) (la C .N .T .) alla sua passata posizione antagoni­
sta. Tutti i nostri nemici sono andati in pezzi (estrellado) contro le
gloriose insegne della C.N .T. Chi osa trattenerla sarà annientato e la
C .N .T . continuerà a d avanzare. Essa pertanto deve essere presa in
considerazione e deve avere a l Governo il posto che le spetta ».

Sorvolando sull’enfaticità di questa dichiarazione, si nota


che 1’ idea di essere all’ opposizione è diventata abominevole
per questi cc anarchici » , e tutta la loro propaganda d’ora in poi
non sarà più rivoluzionaria ma, al contrario, sarà un quotidiano
128 Spagna 1936-1939

deplorare che la C.N .T. sia stata esclusa dal Governo, e un rim­
pianto infinito dei tempi di Largo Caballero quando il governo
era un governo rivoluzionario! Noi eravamo sotto l ’impressione
che il mito dei governi rivoluzionari fosse stato da molto tempo
abbandonato dagli anarchici, e che esso fosse un’illusione ac­
carezzata soltanto dai Marxisti. Noi crediamo ancora ciò, ed è
evidente che anche alcuni dei dirigenti della CNT-FAI, nono­
stante il loro atteggiamento e le loro manifestazioni, non cre­
devano che vi fosse molto da scegliere tra i governi. Piuttosto essi
non sapevano come sbrogliarsi, senza perdere prestigio, dalla re­
te di speculazioni politiche in cui erano stati tratti dagli abili
politici. Essi erano andati così lontani nella propria trasforma­
zione mentale e nel sentimento della propria personale importan­
za ed astuzia politica, da considerare che un ritorno alla posizione
rivoluzionaria della C .N .T .-F.A .I. contro tutti i governi fosse un
passo indietro; un passo per cui essi sarebbero stati condannati
dalla storia.
Che cosa fece in effetti la C .N .T. durante quei mesi di « op­
posizione :»? (a) Si rivolse all’opinione pubblica per protestare
contro l’ingiustizia della sua cc esclusione » dal Governo, (b) Rin­
novò i suoi sforzi per raggiungere un accordo con la U .G .T . per
un patto d ’alleanza, (c) A questo scopo non risparmiò sforzi per
cercare di riabilitare Largo Caballero, tanto decisivamente messo
fuorigioco dai Socialisti di Destra (Prieto e Negrin) nella lotta per
il potere. E Caballero naturalmente li ricambiò, una volta escluso
dal potere e isolato politicamente!
Il periodo di « opposizione » fu lanciato da una serie di
quattro grandi comizi, radiotrasmessi in tutta la Spagna, nei
quali ognuno degli ex Ministri dava un resoconto delle proprie
attività al governo, Abbiamo già parlato del discorso fatto da
Garcia Oliver in tale occasione. Ancora più rivelatore, tuttavia,
fu il discorso pronunziato da Federica Montseny, membro e-
minente della CNT-FAI ed ancora oggi personaggio influente nel
M .L.E. (Movimento Libertario Spagnolo) in esilio. Dato il ruo­
lo dominante da lei avuto nel mettere fine al combattimento
LA C .N .T . E LA CRISI DEL GOVERNO CABALLERO 129

nelle strade durante le Giornate di Maggio a Barcellona, queste


riflessioni sulla sua attività sono particolarmente interessanti.

« Rim asi una settimana in Catalogna, una settimana di lavoro


continuo — ella dice — cercando una -soluzione per tutti i problem i
con. l ’orientamento dei com pagni della m ia organizzazione. I nostri
sforzi ebbero successo. Lu questione fu risolta soddisfacentemente .
Fu una lezione ed una esperienza per tutti, o piuttosto avrebbe do­
vuto esserlo. E quando ritornai a Valenza, soddisfatta e convinta
che potevamo essere fieri, sia nazionalmente che internazionalmente in
quanto le organizzazioni dei lavoratori ed il Governo avevano dim ostra •
to di avere assoluto controllo sulle masse, e in quanto il Governo m ai
coinè allora ebbe tanto prestigio dimostrandosi capace di risolvere
un problem a di così grande importanza senza spargimento di sangue
— dicevo, quanto tom ai a Valenza gioiosamente convinta che ritornavo
vittoriosa per un sentiero disseminato di alloro, ecco che scopriamo che
la crisi era stata progettata proprio per il giorno del nostro arrivo »
(nostro il corsivo).

Ma questo non è tutto! In seguito Foratrice trattò della par­


tecipazione della C .N .T. al Governo:

cc Io, come anarchica che rifiuta lo Stato, gli concessi un pò di


stima e di fiducia, allo scopo di realizzare una rivoluzione d all’alto ...
E coloro che avrebbero dovuto esserci grati di avere abbandonato la
strada e la violenza ed accettato invece la responsabilità entro un go­
verno, legati da una legislazione fatta da altri, non ebbero pace finché
non ottennero che noi, i rivoluzionari della strada, tornassimo alla
strada. E d ora questo è il problem a. L a C .N .T . è nuovamente nelle
strade. Essi non si rendono conto della terribile responsabilità as­
sunta nel farci tornare nelle strade senza la responsabilità di governo;
una organizzazione e un possente movimento che non hanno perduto
niente del loro vigore e della loro efficacia, ma che, a l contrario, si sono
rinsaldati acquistando una disciplina e un coordinamento che non pos­
sedevano prim a.... » (*).

* II se g u e n te b ra n o d a La Grande Rivoluzione d i K r o p o tld n è d e g n o d i e s ­


se re citato in sie m e a l ra m m a ric o d e lla M o n tse n y ch e la C . N . T . fo sse d i n u o v o
n e lle s tr a d e : « S i c a p isc e q u a li r isu lta ti riv o lu z io n a r i eran o d a a sp e tta rsi d a q u e i
ra p p r e se n ta n ti che v o lg ev an o se m p re g li sg u a rd i v e rso la le g g e — m o n arch ica e fe u ­
d a l e ; p e r fo rtu n a g li a n a rc h ic i se ne o c c u p a ro n o . M a e ssi c ap iro n o che i l lo r o

9
130 Spagna 1936-1939

Federica Montseny concluse che la partecipazione delle or­


ganizzazioni dei lavoratori al governo era « la più fondamen­
tale rivoluzione fatta nel campo politico e in quello economico ».
L ’ingresso della C.N .T. a con senso di responsabilità, con atti­
vità utile, con un compito già realizzato senza discussioni, apre
un nuovo futuro nel mondo per tutte le organizzazioni dei lavora­
tori ». L ’oratrice cercava di dimostrare che poiché erano i la­
voratori a fare la rivoluzione, sia distruggendo le istituzioni del­
l ’ordine esistente, che costruendo la nuova società, essi quindi
avevano diritto di essere inclusi come classe nel governo. Proprio
come Garcia Oliver prima di lei, Federica Montseny espose vec­
chie idee riformiste come se fossero scoperte rivoluzionarie.
In un articolo su questo argomento ( * ) Juan Lopez, ex Mi­
nistro del Commercio della C .N .T ., sosteneva che la collabora­
zione della C.N .T. non aveva provocato alcuna disintegrazione
interna della Confederazione. Egli credeva che fosse accaduto il
contrario. « La nostra influenza tra i lavoratori è decisiva. Il sen­
so di disciplina confederale si è immensamente sviluppato e l ’u­
nità morale e organica della C.N .T. non è superata da alcuna
organizzazione o partito ». Misurare quanto sia sana un’ organiz­
zazione in termini di cc disciplina » e cc unità organica » è peri­
coloso, conduce fuori strada e non convince. Tutti i politici e i
dirigenti di sindacato sognano disciplina per le masse. I dirigenti
della C .N .T . non fecero eccezione. Per l ’eventualità dhe si pos­
sa dire che abbiamo frainteso Juan Lopez, citeremo da un al­
tro articolo pubblicato un mese dopo :

« Ognuno deve essere disposto a seguire la linea inflessibile della


disciplina interna del nostro movimento. In questo periodo d i guerra

p o sto n o n era a l l a C o n v e n zio n e , tra i ra p p r e se n ta m i, — m a n e lla strada; c a p iro n o


ch e p o n e n d o p ie d e a lla C o n v e n z io n e , n o n d o v re b b e e sse re p e r sc e n d ere a p a tti
con le D e str e e i « r o sp i d e l P a n ta n o » , m a p e r e s ig e r e q u a lc h e c o sa , s ia d a l l ’a lto
d e lle trib u n e , s ia in v a d e n d o la C o n v e n z io n e co l p o p o lo » .
P. K ropotkin , La Grande Rivoluzione, p a g g . 96-97 d e l II v o lu m e (e d iz .
ita lia n a 1911).
* Fragua Sociale (V a le n z a , 9-6-37).
LA C .N .T . E LA CRISI DEL GOVERNO CABALLERO 131
e di rapida transizione vi deve essere per il movimento libertàrio un
comando veramente unico. Cioè a dire una sola voce ed un sol fronte.
I problem i locali, le crisi regionali, tutto insomma deve essere risolto
con Tintervento diretto degli organi supremi del nostro movimento.
Ogni posizione contraddittoria deve essere scartata e poiché siamo
uniti da un solo ideale, dobbiamo difendere un solo interesse » (*).■

Juan Lopez non era il solo a proporre e desiderare il control­


lo centralizzato nella C.N .T. Qualche mese prima, il 28 mar­
zo 3937, il Comitato Nazionale indisse una Conferenza di tutta
la Stampa Confederale ed Anarchica che fu tenuta nella Casa
CNT-FAI a Barcellona.
II suo principale obiettivo — scrive Peirats ( * * ) era la su­
bordinazione di tutti gli organi di espressione dell’ anarco-sin-
dacalismo alle direttive dei Comitati Nazionali. Alcune disso­
nanze dovevano essere soppresse, come per esempio la libertà
di critica da parte di alcuni periodici che si erano arrogata la
posizione di depositari dei principi e di denunziatori delle debo­
lezze dei Comitati e dei ministri confederali. Il risultato di que­
sta conferenza fu la risposta più efficace alle malriposte illusio­
ni di coloro che credevano in una chimerica disciplina confe­
derale.
Sebbene la conferenza fosse favorevole alla maggior parte
dei progetti esposti, la proposta che la stampa libertaria dovesse
diventare virtualmente il portavoce dei comitati fu accettata
solo con un voto di maggioranza, cc una falsa vittoria se si conside­
ra che alla fine della conferenza la minoranza ribadì la sua decb
sione di ignorare il voto » ( * * * ) .
La C.N .T. come movimento non subì la politica di colla­
borazione e di centralizzazione allo stesso modo di tante altre
Organizzazioni di lavoratori, semplicemente perchè in massima
parte i dirigenti non furono in grado di imporre le loro deci­
*. Fraglia Social (V ale n z a , 10-7-37).
* * J osé P eirats , op. cit., V o i. I I .
* • * * P a s s i an co r p iù d ra stic i p e r co n tro llare la sta m p a v en n ero fa tti m e n o d i
un an n o d o p o a l P le n u m N a z io n a le E co n o m ico A lla rg a to d e lla C .N .T . ch e e b b e
lu o g o a V a le n z a . D e lle m isu re p r o p o ste c i o c c u p e rem o in a ltro c a p ito lo .
132 S pagna 1936-1939

sioni ai militanti di base. La rapidità con cui essi mobilitarono


le loro forze a Barcellona durante le Giornate di Maggio, e la
difficoltà che ebbero i « militanti influenti » nel persuaderli
ad abbandonare le barricate è indubbiamente prova di ciò. Ma
non si può negare il fatto che la resa imposta loro durante le
Giornate di Maggio fu seguita da una notevole demoralizzazio­
ne tra i lavoratori rivoluzionari. Gli attacchi armati organizza­
ti contro le collettività in Aragona, le costose ed inutili campagne
militari condotte solo per ragioni politiche, le serie deficienze
di generi alimentari e di materie prime, il numero crescente di
profughi dovuto alToccupazione di città e di villaggi da parte
di Franco, non potevano avere che serie conseguenze sul morale.
È vero che durante questo periodo la C .N .T . non era al Go­
verno, e ci sono certi apologeti della collaborazione che sosten­
gono la tesi secondo cui gli attacchi alle posizioni dei lavoratori
che seguirono le Giornate di Maggio non avrebbero potuto veri­
ficarsi se vi fossero stati Ministri della C.N .T. nel governo di
Negrin 39. Ma noi siamo convinti che appoggiare una simile tesi
significa chiudere gli occhi alla realtà. Sopratutto significa igno­
rare il fatto importantissimo che il Governo Caballero aveva al­
meno una vittoria al suo attivo: quella dì aver ristabilita Vau­
torità di governo, che durante i primi due mesi di lotta era ine­
sistente. In questo compito Caballero fu molto aiutato dai mem­
bri influenti della CNT-FAI nel suo Gabinetto e dalla crescente
burocratizzazione in tutti i settori della vita pubblica, in cui i
membri della CNT-FAI ebbero un ruolo importante.
E proprio come le provocazióni durante le Giornate di
Maggio ebbero luogo nonostante la presenza dei quattro mini­
stri C.N .T. al Governo, così sarebbero stati commessi atti simili
contro i lavoratori rivoluzionari, fosse o non fosse la C .N .T .
stata al Governo di Valenza. Come Federica Montseny succin­
tamente osservò: « i n politica noi (la CNT-FAI) eravamo as­
solutamente ingenui ».
39 Q u esta te si è s ta ta av an zata in te rm in i v io le n ti d a H o rac io P r ie to , g ià S e g r e ­
ta rio N a z io n a le d e lla C .N .T ., in u n artic o lo s u La Politica Libertaria (<Material
de Discussion. B rig lito n , 15 fe b b r a io 1946).
CAPITOLO XV

LA F.A.I E LA LOTTA POLITICA

OoiGHÈ questo studio è un tentativo di trarre qualche in­


segnamento dalla Rivoluzione Spagnola, non ci proponia­
mo di trattare degli ultimi diciotto mesi altrettanto dettagliata-
mente come abbiamo fatto per il primo anno di lotta, per ovvie
ragioni. Dal luglio 1937 lo Stato e le istituzioni governative si
erano di nuovo riaffermati; la lotta armata contro Franco, una
volta controllala dal governo e dai militaristi di professione e
combattuta come guerra di fronti, non poteva più concludersi in
una vittoria (tutti i fronti settentrionali avevano ceduto ed a
Sud Malaga era stata perduta); e le organizzazioni dei lavora­
tori erano lacerate dalla lotta tra le personalità e dalla crescente
centralizzazione. La tanto decantata « Unità » era diventata si­
nonimo di cieca accettazione, da parte dei lavoratori, delle istru­
zioni degli (C organi supremi », sia dello Stato, che delle proprie
organizzazioni.
L a U .G .T. era divisa dalla lotta politica in atto tra i Comu­
nisti e le ali Destra e Sinistra del Partito Socialista che sé ne
disputavano il controllo. La C .N .T . si dibatteva in un pantano
di compromessi. I Comitati, e la burocrazia sindacalista nei
Consigli economici, nei comandi militari, nelle forze di sicurez­
za, nei municipi e in tutte le altre istituzioni statali, erano com;
pletamente isolati dalle aspirazioni delle masse rivoluzionarie
e, in nome dell’unità e della vittoria su Franco, rinunziavano
ad uno ad uno ai principi e alle conquiste rivoluzionarie dei la­
voratori. Come abbiamo già detto, le « Giornate di Maggio » a
Barcellona avrebbero potuto essere un segnale che portasse
ad un arresto; invece Fazione dei dirigenti confermò che la ri­
voluzione era stata sconfitta.
134 S pagna 1936-1939

Come a sigillare questa sconfitta venne il Plenum della F.


A.I (Federazione Anarchica Iberica)-tenutosi a Valenza al prin­
cipio del luglio 1937, nel quale fu proposto di riorganizzare la
F .A .I. in maniera da rendere possibile di aumentarne il numero
dei membri e la cc influenza ». Ma fu chiaro sin dalle prime di­
chiarazioni — se le azioni non ne fossero stata prova sufficiente —
che questa riorganizzazione della F.A .I. non era un tentativo di
difendere la rivoluzione, ma di accampare qualche diritto su ciò
che poteva rimanere della rivoluzione dopo che le (c esigenze della
guerra » e dopo che i politici avevano fatto del loro meglio per
fiaccarla. In una circolare diramata dal Comitato Peninsulare
della F .A .I. nell’ottobre 1936, la partecipazione degli anarchici
ad un <c organismo di carattere ufficiale » è giustificata col pre­
testo che la situazione lo richiede. Il Comitato procede a trat­
tare del futuro ruolo della C.N.T. che nella ricostruzione eco­
nomica del paese sarà obbligata a collaborare Con tutte le sezio­
ni del cc blocco anti-fascista » , poiché questa non può essere in­
trapresa da un singolo settore della comunità, ma richiede un
cc organismo unico in cui siano concentrati gli interessi comu­
ni » dell’Industria e dell’Agricoltura. Questa tesi è giustificata
col pretesto che cc se provochiamo la discordia nel campo econo-.
mico e ostacoliamo gli sforzi che vengono fatti per realizzare que­
sta (ricostruzione), creeremo una situazione caotica ». cc Per tali
ragioni ed anticipando gli sviluppi futuri, dobbiamo prevedere;,
in alcuni casi, la scomparsa dei Sindacati così come li conoscia­
mo attualmente; ed in altri casi la fusione della nostra organiz­
zazione di lotta con altre simili appartenenti ad altre tendenze » .
Ora l’idea che si nascondeva dietro il piano della F .A .I.
diventava chiaro. Ecco, in poche parole, ciò che i suoi esponenti
sostenevano : Poiché i Sindacati si interesseranno esclusivamente
di questioni economiche e saranno in grado soltanto di avere
una influenza professionale sulle attività alle quali sono stati as­
segnati, sarà necessaria l ’esistenza di una forza esterna che di­
riga questo meccanismo economico verso quei fini (( ai quali
l’umanità aspira ». Questa forza esterna è l’ Organizzazione Spe­
cifica ( Organisacion Especifica). Ed è appena il caso di aggirili-
LA F .A .I. E LA LOTTA POLITICA 135

¿ere che per questo compito la F.A .I. si considerava la scelta


ideale! Questo è il primo passo nella conversione della F .A .I. al
ruolo di partito politico. Il secondo passo fu di irrigidire la for­
ma di organizzazione. La F .A .I. fondata nel 1926 ad una con­
ferenza tenutasi a Valenza aveva come base della sua organiz­
zazione il « gruppo per affinità )>. I gruppi erano federati in
Federazioni locali, Provinciali e Regionali. L ’unione di tutte le
federazioni, inclusa la Federazione Portoghese, costituiva la F e­
derazione Anarchica Iberica (F .A .I.) rappresentata dal Comi­
tato Peninsulare.
Al Plenum dei Comitali Regionali tenutosi a Valenza nel
luglio 1937, fu dichiarato che
<< il gruppo per affinità è stato, per p iù di cmquant’anni, l ’or­
ganismo più efficace per la propaganda, per i contatti e per Fattività
anarchica. Con la nuova organizzazione che si richiede dalla F .A .I. la
missione organica del gruppo per affinità è stata annullata. È intenzio­
ne del Plenum rispettare i gruppi per affinità, ma a causa delle decisio­
ni prese dalla F .A .I., essi non saranno in grado di partecipare orga­
nicamente alla F .A .I. come gruppi per affinità ».

Le nuove basi dell’organizzazione della F .A .I. dovevano


essere i gruppi geografici, per distretto e sobborgo. Questi sono
uniti in federazioni locali, provinciali e regionali. Quelle re­
gionali costituiscono la F .A .I. Le domande di ammissione ven­
gono esaminate da una Commissione annessa ad ogni gruppo di­
strettuale o suburbano e ad ogni federazione locale. Per quanto
si riferiva alla riorganizzata F .A .I., l ’ammissione con pieni di­
ritti era concessa: (a) ai militanti che già appartenevano alla
F .A .I.; (b) a quanti appartenevano alle organizzazioni sindacali,
culturali, ecc. affini all’anarchismo, prima del 1° gennaio 1936,
Agli altri che non rientravano in queste condizioni, ma che
avevano referenze soddisfacenti, veniva concessa l ’ ammissione
condizionata, in quanto non erano autorizzati a rivestire cariche
nell’organizzazione durante i primi sei mesi.
Queste erano le condizioni per entrare nélla nuová F .A .I.,
ma, e circa le dichiarazioni dei principi? Ricordando che l ’in­
tenzione era di aumentare, il numero dei membri « nel minor
136 S pagna 1936-1939

tempo possibile » non sorprende che il documento non contenga


affermazioni di principio, a meno che non sia da considerare
tale il seguente paragrafo :
« Come anarchici, noi siamo nemici delle dittature, sia di razza
che di partito; noi siamo nemici della form a totalitaria d i governo e
crediamo che la futura direzione del nostro popolo sarà il risultato
d ell’azione congiunta di tutte le sezioni della comunità che concordino
nella creazione di una società senza privilegi di classe, in cui gli organi­
smi di lavoro, di amministrazione e di vita comunale, saranno i fattori
principali per fornire alla Spagna, per mezzo di norme federali, i
presupposti che appagheranno le sue diverse regioni » (nostro il
corsivo).

Da ima organizzazione che si dichiara contraria ad una


cc forma totalitaria » di governo, ma non al governo stesso, non
c’ è da aspettarsi alcun cenno di opposizione allo Stato. Più che
mai quando si legge altrove in questo stesso documento.... cc La
F .A .I., sensa trascurare la guerra, ma anzi attribuendole la più
grande importanza, senza rinunziare ai suoi obiettivi finali, si pro­
pone di spingere avanti la Rivoluzione in tutti gli organismi popo­
lari in cui la sua azione possa essere efficace assicurando in dire­
zione progressiva il raggiungimento dell’apice della rivoluzione
che si sta attuando ». E più avanti, cc Noi auspichiamo la scom­
parsa completa del residuo borghese che ancora esiste e stiamo fa ­
cendo ogni sforzo per incoraggiare tutti gli organismi che contri­
buiscono a questo fine. Tuttavia crediamo che, contrariamente al
nostro passato atteggiamento di opposizione, sia dovere di tutti
gli anarchici partecipare a quelle istituzioni pubbliche che posso­
no servire ad assicurare e consolidare il nuovo stato di cose ».
(nostro il corsivo).
I membri della F .A .I. che occupano uffici pubblici cc sono
invitati a relazionare ai Comitati circa la loro missione e le loro at­
tività, mantenendo con essi stretti contatti allo scopo di seguire in
qualsiasi momento le loro cc inspiraciones » ( * ) in ogni caso speci­

* inspìracion= isp ira z io n e , o n e l . lin g u a g g io m en o e u fe m istico d e i p o lit ic i d ì


p r o fe ssio n e , . ordini, direttive!
LA F .A .I. E L à LOTTA POLITICA 137

fico. Ogni membro delia F .A .I. assegnato ad un pubblico ufficio,


qualunque ne sia la natura, può essere esonerato o destituito
dalla carica non appena ciò sia ritenuto necessario dai competen­
ti corpi dell’organizzazione... » .
In tale dichiarazione sono evidenti le intenzioni della FAI.1
di assumere il ruolo di partito politico nelle questioni di go­
verno. Perchè, per essere in grado di nominare membri in ca­
rica in « pubblici uffici » la F .A .I. avrebbe dovuto essère rico­
nosciuta dal governo come uno dei partiti formanti il cc blocco
antifascista ». Essa era ben cosciente di ciò che la sua azione
implicava da un punto di vista anarchico, ma rimase imperter­
rita e furono tenuti comizi nelle principali città spagnole per
lanciare questo mostro in nome dell’anarchismo.
In una dichiarazione al movimento internazionale anarchi­
co ( * ) la F .A .I. chiedeva comprensione per le proprie azioni e ri­
spetto per le decisioni prese solo dopo cc libera ed appassionata
discussione ». (Nessun cenno, tuttavia, è rivolto al fatto che
i compagni della F .A .I. in servizio al fronte, e ve ne erano mol­
ti, non avevano avuto parola in queste deliberazioni) 40 « Per
esempio, la nuova struttura della FAI in cui si accetta una forma
di pubblica attività, nonché i particolari aspetti 'dell’attività po­
litica, come la partecipazione della F .A .I. a tutti gli organismi
creati dalla Rivoluzione e in tutti i posti dove la nostra presen­
za è necessaria per accelerare Fattività ed influenzare le masse

* F e d e r a c ió n Anarquista Iberica al Movimento Internacional,. p u b b lic a ta n e l


Bollettino d’informazione della C.N.T.-F.A.I. (E d iz io n e S p a g n o la , B a r c e llo n a ,
20 se tte m b re 1937, n . 367).
49 A . I ldefonso n e lla se r ie d i a r tic o li su l Movimento Libertario Spagnuolo
'{Volontà, N a p o li, V o i. 6, n .- 7 , 30 giu g n o 1952). .— « È giu sto d ire che in q u e i
te m p i, i m ilita n ti p iù s o lid i d e lle o rg an iz z az io n i lib e r ta r ie si tro v av an o n e i v a r i fr o n ­
ti, ■ "he a l lo r o rito rn o e ssi si tro v a ro n o d in an z i a l « fa tto co m p iu to » e che in s o ­
sta n za n o n p o tev an o v e d e re n e lla su a v e ra p o r ta ta i l sig n ific ato d i q u e ste tr a sfo r ­
m a z io n i tattic h e , d o m in a ti co m ’ eran o e uri p o co « im p r e ssio n a ti » d a lle tre m e n d e
r è sp o n sà b ilità d e l m o m e n to , so m m e rsi to talm e n te d a lla fe b b r e che a ssa liv a tu tti
d in an z i a certe con crete re a liz z a z ió n i d i q u e lla r iv o lu z io n e che av ev an o so gn ato p e r
tan ti a n n i, e im b a ld a n z iti d a lle a z io n i d ei fr o n ti » .
138 S pagna 1936-1939

e i combattenti, è stata argomento di molte violente discussio­


ni, senza che tale azione fosse in sè stessa una modificazione fon­
damentale della nostra tattica e dei nostri principi, ma semplice-
mente ed unicamente un adattamento circostanziale alle necessi­
tà della guerra ed ai nuovi problemi creati dalla Rivoluzione ».
Nondimeno, l ’opposizione alla riorganizzazione della F .A .I.
in Spagna fu considerevole, particolarmente in Catalogna dove,
ad un Plenum Regionale di Gruppi, numerosi delegati si ritira­
rono. Due mesi dopo, in un articolo pubblicato in Solidaridad
Obrera (12 ottobre 1937) Gilabert, Segretario della Federazione
locale dei Gruppi Anarchici a Barcellona, accennò nuovamente
alla ce considerevole minoranza » (minoría considerable) alla op­
posizione, aggiungendo che cele divergenze arrivarono ad un
punto tale che alcuni gruppi minacciarono di provocare una
scissione ». Fu nominato un Comitato con l ’incarico di trovare
una soluzione che fu di permettere che la considerevole opposi­
zione fosse libera di continuare come gruppi per affinità, cc ma
che le loro risoluzioni di carattere organico sarebbero state con­
siderate in relazione al numero da essi rappresentato ». Questa
proposta, tuttavia, doveva essere sottoposta a un Congresso Pe­
ninsulare per la ratifica.
Il piano per aumentare il numero dei membri della F .A .I.
allargandone le basi non sembra che incontrasse il successo spe­
rato. Prima del luglio 1936 i membri della F .A .I. erano Valuta­
ti a 30.000. E secondo Santillan (*) alla fine del 1937 la cifra era
salita a 154.000. Ma ciò che era stato guadagnato in quantità era
stato perduto in contenuto rivoluzionario. E il desiderio di crea­
re il movimento di massa era stato realizzato a spese dei valori
individuali e dei principi anarchici.

* in Por que perdimos la Guerra (B u e n o s A ire s, 1940).


PARTE SECONDA
INTRODUZIONE

JTk ubante gli ultimi diciotti mesi di lotta, i movimenti


rivoluzionari ed antifascisti vissero sull’inganno. Con il
controllo della vita economica e della lotta militare nelle mani
degli agenti di Stalin appoggiati da tutti i nemici politici della
rivoluzione, e con la connivenza volente o nolente di molti che
si dichiaravano rivoluzionari, non vi poteva essere altro risul­
tato che la vittoria di Franco e dei suoi alleati. Le offensive mi­
litari scagliate dal governo Negrin si risolsero in orribili scon­
fitte oppure in costose avventure in cui i successi militari si tra­
sformavano rapidamente in ritirate. Considerazioni politiche,• e
non militari, dominavano tutte queste offensive, sì che anche i
difensori di un comando unico, di un organizzazione militare e
di una disciplina ferrea « simile a quella del nemico », non po­
tevano che essere amaramente delusi dei risultati.
Solo quando gli archivi della C.N .T.-F.A .I. saranno acces­
sibili agli studiosi si potrà effettivamente conoscere i veri senti­
menti dei militanti e dei leaders in quel periodo, poiché la loro
stampa rimpinzata di slogans di vittoria, di propaganda militari­
sta, di glorificazioni della guerra e di minacce per quanti sfug­
givano il proprio (c dovere » verso la cc patria », non rappresen­
tava più la voce dell’organizzazione come un tutto ma era di­
ventata il portavoce del governo e degli sciovinisti « rivoluzio­
nari ». Eppure, anche senza averne le prove, non si può cre­
dere che codesti leaders della C .N .T .-F.A .I. fossero tanto inge­
nui da sperare ancora nella sconfitta militare di Franco, ma,
piuttosto, che molti fra essi condividessero Vopinione di alcuni
membri del governo che bisognava fare ogni sforzo per prolun-
142 Spagna 1936*1939

gare la guerra a ogni costo fino allo scoppio di quelle ostilità


tra Germania e Inghilterra, che chiunque prevedeva prima o poi
inevitabile. Proprio come alcuni sperarono nella vittoria quale
risultato della conflagrazione intemazionale, così molti rivolu­
zionari spagnuoli appoggiarono la II Guerra Mondiale perchè
credettero che la vittoria delle « democrazie » ( compresa la Rus­
sia!) avrebbe portato all’automatica liberazione della Spagna
dalla tirannia Franco-Fascista. In queste speranze si scorge una
curiosa combinazione di opportunismo politico e di ingenuità.
Se il primo è comune a tutte le organizzazioni di massa, la com­
binazione dei due momenti è una speciale caratteristica dei di­
rigenti rivoluzionari spagnoli, di cui Federica Montseny mo­
strò di essere ben consapevole quando disse: « in politica era­
vamo assolutamente ingenui ». Abbiamo visto come fin dai pri­
mi giorni della lotta in Spagna essi furono superati in furberia
e manovrati dai politici in ogni occasione. Egualmente significa­
tivo il fatto che i loro contatti con i politici non ebbero nessuna
influenza ideologica su costoro, mentre numerosi esponenti della
C .N .T . furono, alla fine, guadagnati proprio ai principi di go­
verno e di una autorità centralizzata, non « circostanzialmente »
ma permanentemente ( Horacio Prieto, G arda Oliver, Juan Pei-
rò, Juan Lopez, per citare solo alcuni dei più cc destacados mi­
litantes » che vengono alla mente).
Con la sconfitta della rivoluzione, nel Maggio 1937, da parte
dell’Autorità Centrale, i leaders della C .N .T .-F.A .I. non rap­
presentarono più una forza di cui tener conto da parte del go­
verno, che andò avanti nella militarizzazione delle milizie po­
polari, nell’abolire le pattuglie operaie delle retrovie, nello scio­
gliere i collettivi, togliendo così i denti alla rivoluzione; fu la­
sciato ai leaders della C.N .T. di spezzarne il cuore.
Gli ultimi diciotto mesi della lotta sono caratterizzati non
soltanto da disastri militari in cui decine di migliaia di vite fu ­
rono sacrificate, ma anche dal deciso tentativo di trasformare dal­
l’ interno la C .N .T . in modo totale. È di questo tentativo che in­
tendiamo trattare nelle pagine seguenti. Esso è, riteniamo, di
grande importanza per la rivoluzione libertaria: perchè, mentre
INTRODUZIONE 143

alcuni militanti spagnoli spiegano convenientemente ogni mi­


sura presa come determinata dalle « circostanze », a noi sembra
che il rapido sviluppo di una dirigenza autoritaria nella C .N .T .,
nonché la incapacità dei membri di base e dei militanti di im­
pedirla, nasca, in effetti, direttamente dal compromesso sui prin­
cipi-base compiuto all’inizio della lotta nel luglio 1936.
CAPITOLO XVI
DALLE MILIZIE ALLA MILITARIZZAZIONE

Noi non andiamo in cerca, nè di medaglie nè di onori.


Non domandiamo posti da deputali o da ministri. Quando
avremo vinto, torneremo alle fabbriche e ai banchi artigiani
da cui siamo venuti, tenendoci lontani dalle cariche di capi
per la cui abolizione tatito abbiamo lottato. È nelle fabbri­
che, nei campi, e nelle miniere, che si creerà il vero eser­
cito per la difesa della Spagna. Durruti (in j S o lid a r id a d
O b rera del 12 settembre 1936).
Il Governo ha concesso il grado di tenente colonnello, per
onorarne la morte sul campo, al glorioso capo libertario
Buenevenlura Durruti. (Titolo di testa in S o lid a r id a d O b r e ­
ra del 30 aprile 1938).

]\r la sua tradizione di violenza, la C .N .T.-


o n o sta n te
~ F .A .I. aveva anche una tradizione anti-railitarista e
contro la guerra. Eccola riassunta in termini precisi al Con­
gresso di Saragozza del maggio 1936 in una cc Dichiarazione sul­
la situazione politico-militare » :

Iniziare una campagna di agitazione orale e scritta contro la


guerra e contro tutto ciò che tende a facilitarne Io scoppio. Costi­
tuzione di Comitati anti-m ilitaristi che entrino in rapporti diretti con
l ’A .I.T . per tenersi al corrente delle questioni internazionali e per su­
scitare tra i giovani, tramite opuscoli e fogli volanti, l’avversione a
ogni azione guerrafondaia e il rifiuto a prestare servizio m ilitare. Nel
caso che il Governo spagnolo dichiarasse la mobilitazione generale,
sarà dichiarato lo sciopero generale rivoluzionario.

Bisogna notare che questa dichiarazione fu pubblicata solo


due mesi prima della ribellione militare, e sapendo che si stava
10
146 S pagna 1936-1939

organizzando una simile insurrezione. Infatti, nel preambolo alla


Dichiarazione in questione leggiamo :
Tenendo conto che la Spagna è in una situazione francamente
rivoluzionaria, e che se la C .N .T . non si alza a difesa delle libertà
sfruttate e m anipolate da tutti i governanti di destra e di sinistra, ogni
azione rimane in balia del capriccio dei flussi e riflussi della politica*
è indispensabile che si concordi una azione comune per combattere
a fondo tutte le leggi repressive e quelle che contrastano con le li­
bertà di associazione e di pensiero.
Dal momento che indubitabile appare il fallimento dell’attuale
regime democratico e persuasi che la presente situazione politica e so­
ciale non può essere risolta con i mezzi parlam entari — mentre poi
un ricorso a mezzi extra-parlam entari può facilmente tradursi in un
movimento reazionario di destra e in una dittatura, non im porla
di quale classe — è la C.N .T. che, riaffermando i propri principi
a-politici, ha il dovere di lanciarsi apertamente avanti dimostrando
con i fatti l ’inefficacia é il fallim ento del parlamentarismo.

Entro un mese dall’insurrezione — agosto 1936 — questi


principi e questa tattica così fermamente espressi furono messi
alla prova dei fatti, che il governo di Madrid emanò un decreto
che ordinava la mobilitazione delle riserve del 1933, 1934 e 1935.
A ciò risposero i giovani catalani, che tennero un grande comi­
zio al Teatro Olimpia di Barcellona per proclamare : « il pro­
prio rifiuto ad entrare nelle caserme ».
La C .N .T ., con un ambiguo manifesto, appoggiò la loro
causa. Diciamo cc ambiguo » perchè non conteneva un attacco
contro la mobilitazione, contro il principio della coscrizione, ma
una pura e semplice difesa dei giovani che gridano « Abbasso
l ’esercito! Viva le milizie popolari! ».
Il manifesto finisce tuttavia con una energica nota diretta
ai governi di Catalogna e di Madrid :

« Non ci è possibile difender la esistenza nè capire la necessità


di un esercito regolare, in uniforme, e obbligatorio. Codesto esercito
deve essere costituito dalle m ilizie popolari, dal Popolo in arm i,
unica garanzia che la libertà sarà difesa con entusiasmo e che nel­
l ’ombra non si trameranno nuove cospirazioni ».
DALLE M ILIZIE ALLA MILITARIZZAZIONE 147

Contemporaneamente un Plenum di gruppi locali e Comar-


cali della F.A .I. chiarì la sua posizione in questi termini:

« Il Plenum (...) accetta il fatto compiuto delle m ilizie popolari


come ineluttabile necessità della guerra civile ora iniziata. Il P le­
num si dichiara contrario alla militarizzazione delle m ilizie, pur ri­
conoscendo la necessità di una organizzazione nella azione, indispen­
sabile in tutte le guerre ».

Il significato e la sincerità effettivi di quanto precede potran­


no essere meglio giudicati se letti insieme alla dichiarazione del
Comitato delle milizie in data 6 agosto, che affermava :

« Il Comitato Centrale delle milizie Antifasciste di Catalogna ha


deciso che i soldati degli anni 1934-35-36 rientrino immediatamente nei
loro quartieri e lì si pongano a disposizione dei Comitati delle m ilizie
costituiti sotto la giurisdizione del Comitato Centrale ».

Questo Comitato Centrale, si ricorderà, era in effetti, se


non di nome, il cc governo rivoluzionario » di Catalogna ed era
composto dei rappresentanti di tutti i partiti politici e delle or­
ganizzazioni dei lavoratori. Per la F .A .I. c’erano Santillan e
Aurelio Fernandez, e per la C.N .T. Durruti, Garcia Oliver e
Asens.
Nel primo bando del Comitato, « Bando cui tutti i cittadini
devono piena osservanza », l ’articolo 7 chiarisce molto bene
— se il monito precedente non fosse stato chiaro — che essi in­
tendono dare ordini ed essere obbediti.

Il Comitato spera che, data la necessità di costituire un ordine


rivoluzionario per fare fronte ai nuclei fascisti, non sarà necessario,
per ottenere quanto necessario, ricorrere a mezzi disciplinari.

È chiaro dunque che fin dal principio i leaders rivoluzionari


ritennero che il loro ruolo nella lotta non sarebbe stato quello
di guide o di coordinatori dell’entusiasmo popolare, ma piutto­
sto di suoi controllori; che l’ alternativa al fallimento del governo
centrale e a quello della Generalitat non era una nuova forma di
148 S pagna 1936-1939

organizzazione, ma il governo giacobino mascherato da Comité


Central de Milicias Antifascistas; che la risposta a una insurre­
zione militare non era il Popolo in Armi ma un esercito cc popo­
lare » di volontari e di coscritti che avrebbero dovuto tentare di
emulare i militaristi nella lor propria professione: la guerra!
In tali circostanze non.sorprende che la posizione dei capi
rivoluzionari muti da una settimana all’ altra. Alla fine dell’ago­
sto 1936, si può rilevare un nuovo atteggiamento. In Solidaridad
Obrera (29 agosto) si dà grande rilievo a un Bando cc pubblicato
in tutte le zone di occupazione della Colonna Durruti », firmato
dal delegado de las Centurias, José Esplugo, nel quale si di­
chiara che :

cc In nome dei Comitati Antifascisti, interpretando i l decreto


del Governo di M adrid precedente al richiamo delle reclute per il
’34 e ’36, facciam o sapere a lutti gl’interessati Vobbligo assoluto d i
presentarsi alle arm i; sia presso i rispettivi Comandi di zona sia
presso le colonne (autonome), con preferenza per quest’ultime dove
si troveranno meglio e saranno più utili, (nostro il corsivo)

Per certi leaders come Garcia Oliver la fase delle milizie


era stata già superata nel principio di agosto. Nel- corso di un
grande comizio in Barcellona, egli dichiarò : cc l ’esercito del
Popolo nato dalle milizie, deve organizzarsi in base a una nuova-
concezione » . E passa a sottolineare le misure adottate a tale
fine.
Stiam o p er organizzare una scuola m ilitare rivoluzionaria con.
la quale formeremo i quadri tecnici, non ricalcati su ll’esempio della
vecchia ufficialità, se non come cc esempi tecnici » ; codesti quadri
seguiranno, in linea di m assim a, gli insegnamenti degli ufficiali istrut­
tori che hanno dato prova della propria fedeltà al Popolo e al pro­
letariato.41

41 S e tte m e si d o p o G a rc ia O liv e r , in u n d isc o rso a g li a llie v i d e lla S c u o la


M ilita re d ic h ia rò : <i u ffic ia li d e ll’ a r m a ta p o p o la r e , v o i d o v ete o sse rv a re u n a d i ­
sc ip lin a d i fe r r o , e im p o r la ai v o stri u o m in i ch e, u n a v o lta e n trati a f a r p a r te
d e i ra n g h i, d e v o n o c e ssa re d ’ e sse r e i v o stri c o m p a g n i p e r d iv e n ta re r o te lle - d e lla
DALLE M ILIZIE ALLA MILITARIZZAZIONE 149

La formazione del governo Caballero all'inizio del settem­


bre 1936, ed il crescente potere dei Comunisti, fu segnale di un
energico tentativo di creare una macchina militare controllata
dal governo. Che tale misura potesse assicurare la vittoria con­
tro Franco non era certo, ma che si trattasse di un effettivo col­
po alla rivoluzione non poteva esservi dubbio. Il « Comando
unico » era un mito adatto allo scopo che si perseguiva, con i
generali come pedine nelle mani dei partiti politici. Considera­
zioni politiche dominarono la scelta dei comandanti militari, e
campagne terribilmente costose in vile e in materiali furono de­
cise soltanto per scopi politici di partito.
Noi non crediamo che i leaders della C.N .T. si facessero
illusioni circa la sincerità dei politici, ma avendo scartata la so­
luzione rivoluzionaria a favore di una soluzione governativa, fin
dal principio si erano compromessi nel gioco politico, in cui sen­
tivano di poter avere un ruolo effettivo solo se fossero stati in
grado di occupare posti-chiave nella macchina dello Stato. Nei
primi mesi i militanti della C.N .T. cercarono di resistere alla
politica reazionaria e governativa sostenuta dai loro dirigenti;
e sebbene, alla fine, tramite il virtuale monopolio della stampa e
di ogni altro mezzo di propaganda e grazie alla rapida avan­
zata di Franco che minacciava Madrid e ad altre difficoltà mate­
riali, i capi riuscissero a far accettare le varie misure come « ine­
vitabili date le circostanze ecc. », i capi della C.N.T. rimasero
sempre almeno un passo indietro ai partiti politici per quanto
riguardava l ’assegnazione di incarichi chiave. Avendo svilup­
pato una mente burocratica e legalitaria, il gioco politico diven­
tò per costoro una specie di ossessione.
La reazione dei miliziani confederali alla militarizzazione
è così descritta da Peirats :

L e colonne Confederali e Anarchiche furono le più decise nel-


l’opporsi a queste nuove norme, interpretate come un passo deci-

m à cch in a m ilita r e d e l n o stro e s e r c ito ... » . E ci p a re che b a s ti p e r l ’ e se rc ito p o p o ­


la r e « a base de una concepcion nueva » !
150 S pag n a 1936-1939

sivo verso il più classico m ilitarism o, le norme di guerra usuali e la


disciplina dei quartieri m ilitari. Quando i Comitati superiori della
C .N .T .-F .A .I. optarono per la militarizzazione generale delle m ilizie,
cosa che non potevano evitare data la presenza al governo dei m ini­
stri della C .N .T ., una gran confusione si produsse in tutti i fronti
dov’ erano combattenti confederali. Ebbero ìuogo tempestose riunioni
tra i combattenti e le delegazioni dei Comitati che percorrevano il
fronte con la difficile missione di placare le acque. Parecchi m iliziani
intransigenti che erano andati al fronte come volontari, ritirarono il
proprio impegno e tornarono nelle retrovie. Piti tardi tornarono al
fronte. L a colonna Durruti si trosformò, a causa della m ilitarizza­
zione, nella 26a Divisione. Il clim a rivoluzionario e da compagni tra
i nuovi capi e le truppe, continuò a esistere, miracolosamente, sino
alla fine della guerra (*).

Anche la Columna de Hierro della cui intransigenza rivo­


luzionaria nei primi giorni della lotta abbiamo già parlato, si
sciolse con un comizio pubblico nel quale dichiarò di farlo cc al
fine di non restare in disparte nella lotta che si conduce contro il
fascismo ».
Forse questi valorosi ebbero motivo, in seguito, di rim­
piangere la loro decisione.
Una volta abbracciata l’idea della militarizzazione, i leaders
della C .N .T .-F.A .I. si dedicarono con tutto il cuore al compito
di dimostrare a tutti che i loro seguaci erano i più disciplinati,
i più coraggiosi membri delle forze armate. La Stampa Confede­
rale pubblicò innumerevoli fotografie dei suoi leaders militari
(nelFuniforme militare, naturalmente!), li intervistò, scrisse
fervidi omaggi quando erano promossi ai desiati gradi di Co­
lonnello o di Maggiore ! E a mano a mano che la situazione mi­

* P r e su m ib ilm e n te i b u o n i ra p p o rti « tra i n u o v i c a p i e la tru p p a » c u i si


r ife r is c e P e ir a ts , rig u a r d a n o se m p lic e m e n te la p r im a c o lo n n a D u rr u ti. N o n s i p u ò
im m a g in a re ch e n e lla D iv isio n e d e l c o lo n n e llo C ip r ia n o M e ra p o te sse e siste r e u n
sim ile compañerismo, d ata la affe rm a z io n e d e llo ste sso M e ra che « d ’ o r a in ftan z i,
d isc ip lin a d i fe rro . D isc ip lin a che av rà lo ste sso v a lo re d e lle c o se che s i fan n o
v o lo n ta r ia m e n te . D a o g g i in p o i n o n d isc u to p iù che con i c a p ita n i e i s e r g e n t i! »
S i h a P im p r e ssio n e ch e a M e ra l ’u n ifo rm e a n d a sse a lla testa. E g li e ra u n o d e i
c a p i d e lla C .N .T . a M a d rid , e p e r q u a n to ci risu lta si. tro v a o ra n el cam p o c o lla ­
b o ra z io n ista d e lla C .N .T . in e silio .
DALLE M ILIZIE ALLA MILITARIZZAZIONE 151

litare peggiorava, il tono della Stampa Confederale diventava


più aggressivo e militarista. Solidaridad Obrera pubblicava, gior­
nalmente, liste di nomi d ’uomini che erano stati condannati dai
Tribunali militari a Barcellona e fucilati per cc attività fascista » ,
« disfattismo » o « diserzione ». Si legge di un tale condannato
a morte per aver aiutato i poscritti a passar la frontiera. E in
un articolo da Valenza pubblicato in Solidaridad Obrera
(21/4/38) col titolo <c Sentencia Cumplida » si legge:

Una volta provato il delitto di abbandono di posto nella causa


istruita con rito sommario dal Tribunale Permanente del X X II corpo
di esercito contro il tenente dell’Intendenza M ariano Sanz Navarro,
si è avuta la sentenza il 17 e ieri l ’esecuzione del giudizio, nel paese
d i V illafam at, dove è stato fucilato in pubblico per dare l ’esempio.
Assistevano alla esecuzione le truppe della piazza, che poi sfilarono
davanti al cadavere inneggiando alla Repubblica.

Una tale campagna per la disciplina e la obbedienza tra­


mite la paura e il terrore — per ragioni di spazio abbiamo trat­
tato solo brevemente della questione, cui la Stampa confederale
offre ampio materiale — non impedì le diserzioni su vasta scala
dai fronti (sebbene non molto spesso verso le linee di Franco)
e una diminuzione della produzione nelle fabbriche.
Vi son prove documentate dell4abbassamento della produ­
zione nella industria di guerra in seguito alla nazionalizzazione
di tutte le fabbriche impegnate nella produzione bellica, e ciò
indica che, con tutte le sue deficienze, il controllo operaio delle
fabbriche aveva permesso una maggiore produttività di quando
il governo le rilevò in nome di una maggiore efficienza (ma,
in effetti, allo scopo di controllare questi arsenali in potenza
del popolo in armi). Non vi è ragione di dubitare che, per la
stessa causa, il morale dei militi fosse più alto quando non esi­
steva controllo governativo e irreggimentazione.
E dal punto di vista degli anarchici poi, vi sono due obie­
zioni fondamentali alla militarizzazione : 1) che essa portò alla
deformazione della lotta armata, la quale, iniziata con un ca­
152 Spagna 1936-1939

rattere social-rivoluzionario,-diventò una guerra nazionale il cui


risultato era importante solo per la classe dirigente; 2) che la
militarizzazione implica l ’ accentramento del potere* la mobili­
tazione e coscrizione di tutto un popolo, cioè rappresenta la
negazione della libertà individuale. Discuteremo tali questioni
più in particolare nel capitolo finale.
CAPITOLO XVII

IL PLENUM NAZIONALE DEL GENNAIO 1938

I LPleno Nacional economico ampliado tenuto a Valen-


4 eia nel gennaio 1938 è la prima assemblea generale
della Confederazione dall’epoca del Congresso di Saragozza, del
maggio 1936, al quale abbiamo già accennato nei primi capitoli.
Al Plenum di Valencia parteciparono più di 800 delegati che
rappresentavano circa 1.700.000 membri. Il verbale di questo
Plenum non è consultabile, e bisogna richiamarsi alle relazioni
frammentarie pubblicate nei giornali, nonché a un opuscolo,
pubblicato dal Comitato Nazionale della C .N .T ., nel quale sono
stampate le risoluzioni adottate dal Plenum.
Peirats mette in rilievo che in questo Plenum

Una delle anomalie è costituita dal fatto che il Comitato Nazio*


naie aveva preparato in anticipo tutte le risoluzioni a ll’ordine del
giorno. Il che va contro tutte le tradizioni. Per quanto le risoluzioni j
previamente elaborate dal G .N ., fossero tutte passibili di discussione
da parte dei delegati presènti al Congresso, in altre circostanze un
procedimento del genere sarebbe stato denunciato come irregolare e
capzioso. A ltra irregolarità un tempo non tollerata fu l’intervento de­
liberativo del C.N . in tutti i dibattiti e sopratutto a difesa delle pro­
prie mozioni.

Scopo del Plenum, come spiegò il segretario generale della


C .N .T ., era,di esaminare alcune questioni fondamentali; dimo­
strare la maturità raggiunta dall’organizzazione in 18 mesi di
esperimenti costruttivi nel campo economico, e risolvere questi
problemi con cc precisione2 chiarezza e positivismp ». Raffor­
zare, inoltre, l’impressione generale che i lavoratori erano ca­
paci di risolvere i problemi derivanti dalla situazione, impo-
154 S pagna 1936-1939

neiidosi qualsiasi sacrificio necessario e superando le esistenti de­


ficienze. Infine, studiare cc ai margini della politica e della guer­
ra » la situazione economica nel suo insieme, e cercare la solu­
zione più razionale e pertinente.
Non sorprende, data la crescente centralizzazione dell’orga­
nizzazione, che molte risoluzioni di questo Plenum tendessero
ad aumentare il potere della burocrazia, sia nel controllo e nella
direzione dell’industria, sia nella vita interna delForganizza-
zione stessa. Così il controverso cc punto Quattro » dell’ordine
del giorno (che era una delle sole tre soluzioni decise ai voti — le
altre furono adottate all’unanimità) proponeva la costituzione di
Inspectores de T ra b a jo per quelle fabbriche « che erano nelle
mani degli operai ». La necessità di questi ispettori viene così
spiegata in un promemoria del Comitato Nazionale:

Sappiam o benissimo che la grande maggioranza dei lavoratori


o dei militanti ha compiuto il proprio dovere e ha fatto di tutto per
intensificare la produzione. Però ci si è anche accorti che esistono m i­
noranze le quali, del tutto irresponsabili e incoscienti, non hanno dato
nelle attività delle retrovie il rendimento che c’era da sperare.

Gli Ispettori dovevano esser nominati dalla Federazione Na­


zionale dell’Industria, e i loro compiti e poteri sono riassunti
in tre paragrafi :

1) Codesti delegati proporranno le norme destinate a orientare


efficacemente le diverse unità industriali al fine di migliorare la loro
economia e amministrazione. Non potranno agire per proprio conto;
saranno incaricati di adempiere e far adempiere le disposizioni dei
Consigli dai quali dipenderanno.
2) A l fine della maggiore efficacia e funzionamento, e nei casi
clic sia necessario, proporranno ai Consigli da cui sono stati nominati
le sanzioni pertinenti agli organismi e individui che, non avendo
adempiuto i propri doveri, le abbiano meritate,
3) L a Organizzazione accorderà l’estensione delle facoltà coer­
citive corrispondenti agli organism i che devono usare di questo d i­
ritto, fissando il regolamento che le determina.
Queste disposizioni hanno per oggetto, esclusivamente, quelle in­
dustrie che sono in mano agli operai.
IL PLENUM NAZIONALE DEL GENNAIO 1933 15 $

Per valutare l’effettivo potere degli Ispettori, è necessa­


rio por mente al II punto delTordine del giorno che tratta della
<c Istituzione delle norme di lavoro » . Le proposte sull’ argo­
mento prevedono, fra l ’altro, che un Comitato di controllo Sin­
dacale sia istituito in ogni fabbrica

per assistere il Consiglio dell’im presa e vegliare sullo scrupoloso


adempimento del favoro. Sarà un collaboratore, e aiuterà sem pre sia
il perfezionamento dei metodi di lavoro sia il superamento dei m i­
nim i produttivi. Il Comitato di Controllo Sindacale riferirà alla Giunta
Sindacale tutti i particolari che si riferiscono all’im presa. Proporrà
al Consiglio Tecnico Amministrativo le nomine dei capi reparti e dei
responsabili generali dell’im presa. Faciliterà la scoperta degli ele­
menti negativi, denunziando i casi di incompetenza che vengano alla
luce. Si dedicherà a m igliorare le condizioni m ateriali di lavoro degli
operai. Proporrà miglioramenti nelle categorie professionali di co­
loro che le abbiano meritato o sian passati inavvertiti ai capi reparto,
provvedendo a un esame professionale. Si occuperà della igiene, della
propaganda, del rafforzamento dei vincoli m orali tra gli operai nel
lavoro socializzato. Rivedrà periodicamente la contabilità, e provve-
derà a inform are di tutte le proteste e degli elogi necessari il Consi­
glio Tecnico Amministrativo e la Giunta Sindacale, e si porrà agli or­
dini del Delegato del Lavoro per tutto ciò che questi abbisogni.

Inoltre il Consiglio Nazionale di Economia « pubblicherà


un libretto del produttore, articolando i diritti e i doveri di tutti
come fissati dal contratto economico della produzione Confede­
rale, riassumendo gli accordi principali del Pieno Economico al­
largato ».
Ma non basta. Ogni lavoratore avrà un libretto di lavoro
oltre il libretto Sindacale e il libretto di produttore! Il perico­
loso fine del cc libretto di lavoro » , è rivelato nei punti che trat­
tano del lavoratore inefficiente, ed è così importante da meri­
tare di essere trascritto per esteso :

4) Il dirigente che funziona da responsabile aggiunto presso


l ’ufficio amministrativo, in produzione e nel Comitato di Con­
156 Spagna 1936-1939

trollo Sindacale, potrà proporre il licenziamento di un operaio, e in


accordo con il responsabile generale, si prenderanno decisioni rapide:
Per assenza ingiustificata dal lavoro; per i ritardatari abituali;
per coloro che non eseguono il lavoro soddisfacentemente; per co­
loro che mostrano tendenze disfattiste mettendo gli operai contro i re­
sponsabili del lavoro o d ell’orientamento sindacale.
Sanzionato il licenziamento, l ’operaio può appellarsi alla Giunta
Sindacale, là quale, assistita dal Consiglio Tecnico Amministrativo,
pronunzierà il giudizio definitivo.
Allorché, accettando la proposta di un dirigente, di un respon­
sabile generale o di un Com itato di Controllo, la Giunta Sindacale
decida il licenziamento di un operaio perchè sfaticato o im m orale,
la Industria è obbligata a trovargli lavoro in un altro reparto, dando­
gli il corrispondente certificato di lavoro. Se in un nuovo reparto
l ’operaio è recidivo, ed è nuovamente licenziato secondo il regolare
procedimento sopra descritto, e non gli si può trovar lavoro nella
stessa località, lo si destina alla industria in un’altra località, dove
Io si occuperà se lo si ritiene necessario.
Se tuttavia nonostante questo trasferimento egli è ancora reci­
divo, si provvederà a registrare i suoi antecedenti nei libretti di la­
voro e sindacale, lasciando alla discrezione del Sindacato interessato'
la sanzione della sospensione temporanea dal lavoro, espediènte che
si raccomanda di usare solo in casi estremi.
Poiché le assunzioni del personale per qualunque azienda avven-,
gono tramite il Consiglio Tecnico Amministrativo del Sindacato,
tutti gli operai e gli im piegati dovranno avere ima apposita cartella,
nella quale, saranno elencate le note sulla sua personalità professio­
nale e sociale. Il Consiglio Tecnico Amministrativo controllerà il
personale delle rispettive sezioni del Sindacato, che certificano la
moralità e le attitudini professionali.

Ecco quella che la C.N .T. nel gennaio 1938, considera una
<c Organización responsable»! Non esitiamo a definire il cc li­
bretto di lavoro » un distintivo di schiavitù, cui finanche le
reazionarie e accomodanti trades-unions d ’America e d’Inghil­
terra resisterebbero strenuamente, e che pure fu adottato dalla
C.N .T. con 516 voti favorevoli, 120 contrari e 82 astenuti.
Quando alle misure per rinsaldare cc l ’unità y> dell’ organiz­
zazione, il punto 8 dell’ O.d.g. è il più significativo. Esso chiede
una drastica riduzione del numero delle pubblicazioni fino allora
IL PLENUM NAZIONALE DEL GENNAIO 1938 157

edite, apparentemente a causa della mancanza di carta, Finutile


duplicazione delle copertine e il ridotto numero di compagni
competenti in tale lavoro. Questa parola cc competenti » assume
un significato alquanto sinistro, quando ci tocca anche leggere
che un’altra ragione per ridurre il numero delle pubblicazioni
è il bisogno di dare un orientamento omogeneo alla stampa.
« Bisogna farla finita con le contraddizioni pubbliche nel Movi­
mento ».
A questo scopo fu precisato che a Barcellona, a Valencia e
a Madrid i quotidiani del mattino e della sera cc deben parecer »
mentre in altre città, debitamente elencate, cc puede editarse »
solo giornali del mattino. Questo ukase è seguito dal monito so­
lenne che cc tutti i giornali che non rientrano in questo pro­
gramma dovranno scomparire, come antieconomici e non neces­
sari ».
Viene indicato anche, categoricamente, che cosa i giornali
e i periodici devono stampare nelle loro colonne. Così tutti i
quotidiani cc quedan obligados » , per decisione del Plenum N a­
zionale, di dedicare una pagina o mezza pagina al giorno ai con­
tadini. I Bollettini pubblicati mensilmente da ogni Federazione
Nazionale dell’Industria tratteranno delle attività dell’Industria
e cc non tratteranno affatto le questioni politiche e militari, che
sono di competenza esclusiva dei quotidiani ».
Similmente la Federazione Nazionale dei Contadini pubbli­
cherà una rivista mensile che

dovrà restringere il proprio contenuto allo studio e alForien-


lamento tecnico, abbandonando assolutamente il campo d ell’orien-
tamento politico e sindacale, poiché questo è competenza esclusiva
dei quotidiani, e l ’altro dei Bollettini.

La tendenza a controllare Vopinione politica e manifesta-


tamente chiara. Sarebbe interessante sapere quali mutamenti
ebbero luogo nel personale di redazione dei quotidiani della
C .N .T ., e il significato politico di questi cambiamenti. E infine
per ordine di chi furono fatti questi cambiamenti. Informa-
158 Spagna 1936-1939

zioni del genere sono difficili da ottenere, ma rappresentano par­


te di un materiale vitalmente necessario per l ’accurata, valuta­
zione di dove si trovasse il potere reale dell’ organizzazione du­
rante quei burrascosi anni.

L ’avvio preso dalla C.N .T. nel Plenum del gennaio 1938
è così timido e reazionario che niente ci sorprende più. Neppure
la creazione di un Comitato Esecutivo del M .L.E. (Movimento
Libertario Spagnolo) in Catalogna al principio d ’aprile dello
stesso anno.
Questo Comitato Esecutivo si reggerà secondo la seguente m ecca­
nica interna. Tutti gli accordi saranno presi alla unanimità o a m ag­
gioranza, e quando vi sia parità di voti opposti, si procederà al rin­
novo totale dei membri del Comitato.
Tutti gli organi locali e comargali dei tre Movimenti seconde­
ranno e adempiranno le risoluzioni del Comitato.
Il Com itato Esecutivo del Movimento Libertario sarà assistito
da im a Commissione M ilitare, che provveda allo studio prelim inare
dei problem i.
Rientra nei poteri del Comitato Esecutivo, in accordo con i Co­
m itati del Movimento, di eleggere gli elementi specializzati che co­
stituiranno J a Commissione Consultiva M ilitare e quella Politica. Le
attribuzioni esecutive di questo Comitato si estendono fino alla espul­
sione im m ediata di quegli individui, gruppi Sindacali locali o co­
ma re ali, e Comitati, che non accettano le risoluzioni generali del
Movimento e che con il loro atteggiamento danneggiano il Movimento
stesso.
L a stessa pena è inflitta a quanti prestino appoggio a coloro
che sono stati espulsi dalle tre Organizzazioni per le ragioni dianzi
segnalate.
Le facoltà esecutive e punitive del Comitato hanno valore tanto
al fronte che nelle retrovie.

Oramai non restava più nulla — neppure la illusione — di


una C.N.T. cc organizzazione rivoluzionaria controllata dai .suoi
stessi membri ». Era facile, adesso, trovare una base comune
con i leaders della U .G .T. per firmare ancora un altro di quei
« patti di unità » che abbondavano in una Spagna la quale, col
passar dei mesi, continuava a essere sempre più divisa.
CAPITOLO XVIII
IL PATTO U. G. T. - C. N. T.

¥ A « Evoluzione )> della C.N.T. quale risulta dal Ple­


num di Valencia del gennaio 1938, facilitò indubbia­
mente i negoziati per raggiungere l’accordo sul « Patto di Unità »
con l’Unione controllata dai socialisti, la U .G .T. La intransi­
genza rivoluzionaria del 1936 era stata sostituita, nella mente
dei leaders della C .N .T ., dall’interesse per ciò che essi conside­
ravano « la giusta partecipazione » dell’organizzazione alla mac­
china del governo a tutti i livelli, e non soltanto nelle attuali
« circostanze eccezionali » create dalla lotta armata, ma anche
in futuro, nell’eventualità di una miracolosa vittoria su Franco.
La sola unità effettiva è quella forgiata dagli stessi lavora­
tori ai loro posti di lavoro; una unità nata dai problemi, dai
bisogni comuni e dal mutuo rispetto. Ciò era accaduto, in Spa­
gna, in molte fabbriche e in molti collettivi fin dal principio; ma
era impossibile realizzarla quando, per esempio, la U .G .T. sog­
giaceva alla schiavitù politica dei comunisti oppure dei socialisti
di destra. E tutto ciò che la C.N .T. potè tentare di fare era di
rispettare i diritti di coloro che dissentivano dalle sue opinioni
sulla riorganizzazione sociale ed economica del paese, riaffer­
mando nello stesso tempo il proprio diritto a non subire la
interferenza altrui.
I leaders della C.N .T. e della U .G .T . che erano ansiosi di
arrivare a qualche accordo circa la loro reciproca partecipa­
zione al potere politico nei futuri destini della Spagna, erano
pronti ad eliminare le differenze tra le due organizzazioni, con
un pezzo di carta che portava la loro firma, ed era definito Patto
di Unità. Il senso della loro propria importanza manifestato dai
160 S pagna 1936-1939

leaders, la loro convinzione che problemi reali e umani potessero


essere superati con una specie di compra-vendita ad alto livello,
costituiscono, certamente, alcuni degli aspetti più ripugnanti del
potere politico.
Negli schemi di proposte presentate rispettivamente dalla
C.N .T. e dalla U .G .T . per il Patto di Unità, colpisce subito il
fatto che la U .G .T. non fece nessuna concessione agli ogbiettivi
rivoluzionari della C .N .T ., se si fa eccezione per le assicura­
zioni di convenienza circa Pimportanza del controllo operaio
considerato cc una delle maggiori e più apprezzabili, conquiste dei
lavoratori », con conseguente richiesta al governo di legalizzare
il controllo operaio cc che protegge i diritti e i doveri dei lavo­
ratori per quanto riguarda produzione e distribuzione » . La
C .N .T ., d’altra parte, in una specie di disperato tentativo di tro­
vare basi comuni con la riformista U .G .T ., sottolinea la fun­
zione di un Comitato Nazionale Misto che deve assicurare la ef­
fettiva partecipazione del proletariato allo Stato Spagnolo, e in­
traprendere la difesa ora e sempre,, di un regime veramente de­
mocratico, che combatta ogni idea e ambizione totalitaria. Circa
la questione della cc Difesa Nazionale » la C.N.T. propose, tra
le altre cose, che la C.N .T. e la U .G .T. cc collaborassero in tutti
i modi alla creazione di un efficiente Esercito Regolare, per
vincere questa guerra e difendere le nostre libertà nel futuro ».
La C.N .T. auspicava il controllo operaio, ma anche la forma­
zione di un Consiglio Economico Nazionale? composto di rappre­
sentanti di Sindacati e del Governo, la cui funzione sarebbe
stata quella di dirigere la produzione, la distribuzione, il cre­
dito, il commercio e le compensazioni, operando per mezzo di
Consigli Nazionali dellTndustria da costituire secondo la linea
del Consiglio Economico.
La Federazione Anarchica Spagnola, commentando questi
documenti (*), dice che le proposte della U .G .T. cc erano » una
ricapitolazione, dal principio alla fine, del punto di vista gover­

(*) Il testo di queste proposte ed i commenti della F.A .I. furono pubblicati
in Spaia and thè World (Londra, 4 marzo 1938, voi. 2, n. 31).
IL PATTÒ U .G .T .-C .N .T . 161
nativo, e che i dirigenti della lì.G .T . non erano interessati a
una unità effettiva e recitavano per il loggione. Quanto alle pro­
poste della C .N .T ., la F .A .I. commenta:

« ...... (esse sono) un prodotto della doppia necessità di dim ostra­


re la nostra volontà di collaborare e di restare fedeli ai nostri principi.
In esse abbiamo fatto ogni concessione coerente con questi ul­
timi e che con la difesa delle nostre conquiste rivoluzionarie.
« L a C .N .T . ha nuovamente chiesto di cooperare e di essere
rappresentata nei governo anti-fascista, particolarm ente nei dicasteri
della G uerra e dell’Econom ia...... D ’altra parte, la C .N .T . ha accet­
tato la nazionalizzazione delle industrie belliche, delle ferrovie, delle
Lanche, dei telegrafi, ecc., e ha fatto molte concessioni, salvando solo
il principio della rappresentanza sindacale nei consigli direttivi di
queste organizzazioni ».

Il Programma di Unità d’ Azione tra la U .G .T. e la


C .N .T . (*), che fu il risultato delle proposte avanzate dalle due
organizzazioni, è un documento che riconosce apertamente il
potere e Vautorità ultima dello Stato e del Governò, e cerca,
per quanto possibile, di introdurre le organizzazioni dei lavora­
tori nelle istituzioni e nella macchina dello Stato e del Governo.
Anche a proposito dei collettivi, l’ultima parola è al Governo :

a 1. L a U .G .T. e la C .N .T. riconoscono che ai collettivi deve essere


data forza legale, e ritengono quindi che sia necessaria im a legislazio­
ne in proposito, per stabilire quali di essi debbano essere mantenuti,
le condizioni di costituzione e di attività, e in che m isura lo Stato
debba avere voce in capitolo.
2. T ali collettivi in quanto siano regolati dall’apposita legisla­
zione e di riconosciuta utilità economica, saranno appoggiati dallo
Stato.
3. L a legislazione riguardante i collettivi deve essere preparata
e presentata al Governo dal Consiglio Nazionale della Econom ia ».

Chi, si è tentati di chiedere, deciderà quali collettivi sono


di cc utilità economica » e per chi? E dando ai legislatori il po­
* Spaia and thè World (8 aprile 1938, voi. 2°, n. 33). Riportato anche da
Peirats, voi. 3°, cap. 28.

11
162 S pagna 1936-1939

tere di stabilire quali collettivi potranno essere mantenuti, si di­


strugge proprio la base dei collettivi stessi: l ’essere creazione
spontanea di coloro che vi lavorano.
Nel programma della C .N .T .-U .G .T ., si lascia al Governo
« di controllare la produzione e regolare il consumo interno*
base della nostra politica di esportazione » . In quanto ai salari:.
« L a U .G .T. e la C .N .T . sostengono l ’istituzione di un salario
minimo, basato sul costo della vita, che tenga inoltre in considera-
zione sia le attitudini professionali sia la produzione individuale.
A tal fine esse difenderanno il principio secondo cui a chi meglio
e più produce, sarà dato di più senza distinzione di età e di sesso,
finché dureranno le circostanze create dalle necessità della ricostru­
zione nazionale 42.

Tali sistemi per incrementare la produzione rendono neces­


saria lina nuova burocrazia di esperti della produzione, di cal­
colatori delle percentuali, di cronometristi e altri parassiti, a
parte il fatto che in tale processo i lavoratori sono divisi e di­
suniti da lagnanze d’ordine diversi. Il lavoro a cottimo è proprio
l’antitesi del mutuo appoggio sul quale erano basate le colletti­
vizzazioni della Rivoluzione Spagnola e che, per esempio, le
distinguono dai collettivi russi. Un altro esempio ancora di co-
desto tentativo di distruggere lo spirito di mutuo appoggio, è
contenuto nelle proposte relative ai collettivi agricoli.
La U .G .T . e la C.N .T. proponevano che la terra fosse na-

* 2 Questo sentimento prettamente anti-anarchico non può attribuirsi comple­


tamente all’influenza della U.G.T. nella stesura del documento. Esso riflette la
mentalità dilagante tra i capi delle Unioni che si facevano eco alle lagnanze delle
classi medie circa i « fannulloni » tra i lavoratori, e la necessità di punirli. Molto
più sensazionale della frase citata dal documento della U.G.T.-C.N.T., è la cam­
pagna condotta dall’organo della C.N.T. a Madrid, (il quotidiano - C.N.T.) a fa­
vore dell’emissione di tessere dei produttori allo scopo di eliminare i « fannul­
loni ». Queste tessere, secondo lo Spanish Labour Bullettin (New York, 7 giu­
gno 1938) « attestando che l’intestatario ha compiuto la propria parte di lavoro per
aiutare a vincere la guerra, l’autorizza a ricevere la tessera alimentare senza la
quale non è possibile procurarsi cibo ». Lo slogan popolare, dichiarò l ’organo
della C.N.T., dovrebbe essere: « chi non lavora non mangia ».
IL PATTO U .G .T .-C .N .T . 163

zionalizzata « e i profitti avrebbero dovuto essere trasferiti pre­


feribilmente ai collettivi rurali e alle cooperative, specialmente
quelle istituite dalla C .N .T . e dalla TJ.G.T....... Lo Statò dovreb­
be adottare la politica di aiutare i collettivi esistenti, particolar­
mente quelli della U .G .T . e della C .N .T . ed il sindacato volon­
tario dei braccianti, legalmente costituito ». Il Governo avrà il
compito di aiutare i contadini nell’ acquisto delle macchine, del­
le sementi, ecc. e di concedere il credito attraverso la Banca
Nazionale del Credito Agricolo. Così il controllo sarà sempre
nelle mani dell’autorità centrale, e ciò si può ottenere solo a
spese dell’iniziativa locale.
Incidentalmente, bisognerebbe osservare che le proposte re­
lative all’agricoltura sono in aperto contrasto con lo spirito delle
decisioni prese dai sindacati dei contadini nel loro Plenum di
Valencia, del giugno 1937, nel quale fu stabilito di coordinare
le attività su scala nazionale ma non attraverso l’intervento dello
Stato, bensì degli organi dei lavoratori. E questo spirito di mu­
tuo appoggio fu chiaramente espresso nell’ art. 26 (e) della loro
costituzione, che dice:
« Anche se inizialmente le im prese collettive e private si possono
credere libere di attingere, per i propri bisogni, dalla propria produ­
zione, è certo tuttavia che sia le une sia le altre accettano come loro
obbiettivo una equa distribuzione dei prodotti d ell’industria agricola
in modo tale da assicurare uguali diritti a tutti i consumatori in tutto
il paese, nel senso più vasto della parola ».

D ’altra parte i riferimenti al controllo dei lavoratori nel


patto G .N .T.-U .G .T. non sono altro, in effetti, che una dichia­
razione secondo cui le organizzazioni dei lavoratori partecipe­
ranno a comitati paritetici di carattere consultivo nell’Industria,
ma l ’assegnazione di materie prime, la produzione e la distribu­
zione sarà sotto la direzione del governo. E tutti sappiamo be­
ne che senza controllo economico non vi può essere controllo dei
lavoratori..
Del patto C .N .T .-U .G .T . Luis Araquistain, eminente
leader socialista, disse in quell’epoca. « Bakùnin e Marx si ab-
164, S pagna 1936-1939

braccerebberc* al di sopra di quel documento della C.N .T. )>; al


che il settimanale anarchico di Barcellona Tierra y Libertad ri­
spose vivacemente, senza lare, tuttavia, nessun particolare ri­
ferimento al patto stesso, sebbene non sia difficile dedurre delle
critiche una totale disapprovazione per l ’intero documento:
« L ’ amore per le frasi a effetto porta spesso su un terreno sdruc­
ciolevole da cui derivano gravi errori storici. L a frase « abbraccio tra
M arx e Bakunin » sim boleggia un’unità di idee divergenti che nè la
realtà presente, nè le previsioni per il futuro, possono garantire. E*
una frase quindi, che, se usata in senso assoluto, può provocare m olta
confusione.
Abbraccio nello sforzo comune per la ricostruzione sociale! Sì.
Abbraccio fra coloro che vogliono una rivoluzione che em an­
ciperà il proletariato? Sì, ancora. Abbraccio di combattenti contro
un nemico comune, ora e sem pre? Sì. Coloro che seguono gli ideali
di Bakunin e coloro che seguono M arx sono uniti oggi, e dovrebbero
essere uniti dom ani, per salvare il popolo Spagnolo e la sua rivolu­
zione.
Ma coloro che continuano a essere Anarchici e M arxisti non
hanno cancellato con un « abbraccio », e non potrebbero farlo, le fon­
damentali differenze che li separano. Anche se la tattica rivoluzio­
naria, azione diretta del proletariato, ci unisce, rimane la fondamen­
tale linea di divisione. Perchè fin quando noi, come Anarchici, pen­
siamo che lo Stato non può essere l ’organo della rivoluzione, che esso
non dovrebbe essere tollerato come entità politica che si assume la
responsabilità della emancipazione del popolo; finché i M arxisti,
d ’altra parte, continuano a pensare che lo Stato debba essere lo stru­
mento, transitorio o meno, per costruire una società libera, l ’unione
completa sarà im possibile.
M arxisti ed Anarchici possono raggiungere un accordo è m ante­
nerlo fino a quando, così facendo, essi non violano nessun principio
essenziale..
Ma tra dittatura e libertà, tra centralizzazione statale e associa-,
zione diretta del popolo, corre una grande distanza che non può es­
sere colm ata ammenoché non venga riconosciuto,, da tutti, che la li­
bertà è l ’unica base per il vero Socialism o.
P er i rivoluzionari le cui convinzioni derivano dagli insegna-
menti della storia, non vi è sentimento di razza o di patriottismo che
possa distruggere le contraddizioni fondam eniali tra le due teorie; nè
è possibile una sintesi tra le due correnti storiche che si urtano e isi
IL PATTO U .G .T .-C .N .T . 165

respingono. Vi è unità per lotte specifiche. V i è « abbraccio » per


una comune sollevazione rivoluzionaria. Ma autorità e libertà, Stato
e Anarchism o, dittatura e libera federazione di individui, rimangono
irriconciliabilm ente antagonistici, fino a che noi tutti comprenderemo
che nessuna unità è possibile eccetto quella scelta liberamente dal
popolo.
Concludendo, l ’abbraccio fra Bakúnin e Marx sarebbe effettivo
solo se i Socialisti che, secondo M arx, vorrebbero alla fine arrivare
a ll’Anarchismo, rinunziassero al classico paradosso di ricorrere ad
una dittatura dello Stato per sopprim ere lo Stato ».

I termini del patto U .G .T.-C .N .T. non furono mai appli­


cati, anche se entrambe le organizzazioni accettarono seggi in un
rimaneggiato governo Negrin in seguito alla destituzione del
Ministro della Difesa Nazionale, Indalecio Prieto 13, e, secondo
gli argomenti addotti dai sindacalisti prò-governativi, avreb­
bero dovuto essere in condizione di fare richieste al governo. Ma
queste erano mere illusioni, da cui alcuni di essi, ancora oggi,
sembrano incapaci di liberarsi.43

43 Prieto, che era nemico del suo compagno Socialista Caballero, nonché de­
gli Anarchici, fu destituito dall’antico amico Negrin, a causa del suo « pessimi,
smo » sulle sorti della guerra. Prieto, in un discorso pronunziato al partito qual­
che mese dopo (Como y porqué salì del Ministerio de Defensa Nacional, Parigi,.
1939), dichiara che la causa fu il suo rifiuto di essere guidato dai Comunisti..-
CAPITOLO XIX
IL CULTO DELLA ORGANIZZAZIONE
E DELLA PERSONALITÀ

T L tito lo di questo capitolo può, a prima vista, sem-


A brare paradossale perchè il culto dell’organizzazione
come onnipotente e onnisciente, sembra implicare la completa
sottomissione della personalità individuale ai suoi comandi. Ma
la organizzazione onnipotente, si tratti della Chiesa Cattolica,
del Partito Comunista, o dellTmpero Industriale, è inarticolata
senza la cc guida ispirata )> del leader, sia esso un Papa, un Le­
nin, un Henry Ford o un Krupp. Quanto più grande l’organiz­
zazione tanto maggiore il bisogno, generale di sottomissione ai
suoi voleri, e la soppressione della coscienza individuale che è
affidata alla sicura custodia di coloro i quali, per varie ragioni,
ne assumono il ruolo di interpreti e guide infallibili.
In teoria, si potrebbe credere che la C .N .T . grazie alla sua
struttura decentralizzata fosse protetta contro questi pericoli. In
realtà non fu cosi e, a parer nostro, ciò avvenne perchè il mem­
bro individuale della C .N .T ., pur difendendo energicamente le
proprie personali opinioni, era sempre ben cosciente di appar­
tenere a un gruppo, o sindacato, che a sua volta faceva parte di
una federazione locale, parte a sua volta di una federazione re­
gionale essa stessa parte, ancora, di una federazione nazionale.
L ’organizzazione, esisteva indipendentemente dagli individui che
vi appartenevano. Era immutabile, basata su principi inviolabili.
Errare era umano, ma l’organizzazione era circondata da una
aureola quasi religiosa, dalla sensazione che qualunque cosa ac­
cadesse la C .N .T . sarebbe sempre esistita. Quando leggiamo un
manifesto del Comitato Nazionale che finisce èon le parole « Viva
IL CULTO DELLA ORGANIZZAZIONE E DELLA PERSONALITÀ 167

la immortale C.N .T. », non possiamo respingere l’ aggettivo come


pura demagogia, ma piuttosto dobbiamo assimilarlo a una posi­
zione religiosa. Il fatto è che la C .N .T ., illegale per gran parte
della propria storia, è di tempo in tempo riemersa quando le si
permetteva di funzionare legalmente, più forte che mai, almeno
numericamente e nell’ ossequio verbale tributato ai suoi immu­
tabili principi. Ma internamente, a livello umano, anche la
lotta tra la fazione riformista e quella rivoluzionaria diventava
più forte, e sempre appare collegata alle personalità più in vi­
sta. La polemica Peirò-Pestafia del 1929, illustra tanto 1’ urto
delle personalità quanto il mistico concetto che si ha della C.N .T.
Peirò, di cui molte azioni ed espressioni erano in diretta con­
traddizione con i principi della C .N .T .. non negò mai, tuttavia

i principi fondam entali, il cui carattere essenziale e permanente


è indispensabile. I congressi confederali possono modificare tutti
quei principi della C. N. T. che si ritiene necessario modificare.
Quel che non può fare nessun congresso, e meno ancora nessun uo­
mo, per quanto grande sia la sua « comprensione della realtà e il suo
spirito patrio », è di togliere di mezzo i principi che sono base essen­
ziale, fondamento e ragion d ’essere della C .N .T .: I’antiparlam entari-
smo e l’ azione diretta... In caso contrario, la C .N .T. non ha ragione
di esistere. E io. insomma, difendo poi solo la ragion d ’essere del­
la C .N .T .

Meno di un anno dopo, nel 1930, il nome di Peirò torna


tra i firmatari di un manifesto su Inteligencia Republicana,
manifesto che rappresenta un tentativo di creare un Fronte Po­
polare per attuare una specie di politica democratica e di pro­
gramma sociale. A un mese dalla sua pubblicazione, la seguente
dichiarazione di Peirò fu pubblicato in Acción Social Obrera:

Sem pre amico della sincerità, incapace di tenere nascosto al


pubblico quel che sostengo in privato, ho posto la mia firma sotto
u n m anifesto politico... È evidente che firmando quel manifesto so­
no entrato in contraddizione con le mie idee; e ci tengo a dire che
il mio gesto, lo si sia capito o no, era fatto con piena coscienza della
contraddizione in cui andavo a cacciarmi. Tengo a dire formalmente
168 S pagna 1936-1939

d ie si trattava prima e si tratta ora di un gesto strettamente p ed on ale.


Nessuno potrebbe affermare che ho cercalo di influire su altri, e del
resto nessuno mi ha seguito su quel terreno. Si tratta di atti nei qu ali
l ’individuo deve esprim ersi apertamente. Nonostante tutto, ci sono p e­
rò state m anifestazioni che mi avvertono che quel mio atto personale
non solo è un siluro, un indegno equivoco, m a, addirittura, trascina
verso determ inati pericoli i principi che più mi stanno a cuore. E sic­
come è certo che io non potrei desiderare nè desidero causare nessun
danno alle cose che più mi sono care, ho capito che avevo davanti a
me solo due strade: o ritirare la firma da quel manifesto, o ritirarm i
io stesso in una specie di volontario ostracism o...
Pertanto, dichiaro che per ovviare ogni sorta di pericoli che
minaccerebbero cose a me sacre, da questo momento abbandono tutte
le attività cui mi dedicavo in seno alla Organizzazione, la prop a­
ganda ideologica e l’attività pubblicistica, passando a essere, conse­
guentemente, uno dei molti che silenziosamente seguono la avanguar­
dia che ci guida verso i nostri fini (nostro il corsivo).

Otto anni dopo, Peirò spiega come mai fu possibile che egli,,
contrario per motivi tattici all’entrata della C .N .T . nel Gover­
no, fosse tuttavia diventato ministro :
(CII pensiero appartiene all’individuo, e tutto il resto è in­
vece a disposizione della collettività, della organizzazione alla
quale si appartiene ».
Si è proprio tentati di commentare particolareggiatamente*
questi documenti, a parer nostro molto importanti, che aiutano1
a spiegare come nel 1932 fosse possibile ai leaders, o se si pre­
ferisce l ’espressione di Peirò <c las vanguardias que guian » , di
perseguire una politica in netta contradizione con i principi tanto
difesi nei Congressi e nella Stampa. Ogni compromesso, ogni
deviazione, ci si affrettava a dire non erano cc rettificazioni » dei
sacri principi della C .N .T ., ma semplicemente azioni determina­
te dalle « circostanze » ; e, ima volta che queste fossero state ri­
solte, si sarebbe tornati ai principi.
Il membro della C.N .T. non poteva agire come individuo.
« Cumplir con su deber » , esortazione ripetuta migliaia di volte
dalla Stampa Confederale e nei comizi, significava rinunziare ai
IL CULTO DELLA ORGANIZZAZIONE E DELLA PERSONALITÀ 169

propri valori e sentimenti personali per le più grandi esigenze


della organizzazione.
Un militante, Marcos Alcòn, racconta che quando rifiutò
l ’ordine della Federazione locale della C .N .T . di occupare un
seggio nella Municipalità lo invitarono a una riunione cui par­
teciparono delegati della Federazione locale e del Comitato Re­
gionale. Dopocchè ebbe spiegato le ragioni per cui non accettava
quel posto, il Segretario Regionale, Mariano Vasquez, gli disse
che « il suo dovere di militante consisteva nell’andare dove l’Or­
ganizzazione lo designava ».
Alcòn fu di quei militanti che resistettero, ponendo l’orga-
nizzazione nella sua giusta prospettiva : « appartengo alla
C.N.T. » — egli dichiarò — (( in quanto essa corrisponde ai fini
che perseguiamo. Quando la organizzazione non adempie al ruo­
lo che le abbiamo assegnato e pretende di obbligarmi a tradire
le mie convinzioni spirituali, io cesso di appartenervi ». Cioè,
Forganizzazione deve servire alFuomo, non Fuomo all’organiz­
zazione.
A noi sembra che il culto dell’organizzazione sia nello stesso
tempo la sua forza e la sua debolezza. In un’organizzazione an­
tiautoritaria, il raggiungimento di questa forza contiene anche
il seme della sua distruzione, perchè presuppone che Forganiz­
zazione pensi e agisca come un solo uomo, e a questo scopo di­
venta necessario costruire personalità eminenti le cui parole non
si discutono e le cui azioni sono al di là di ogni biasimo. Queste
eminenti personalità sono rappresentate dagli oratori più in vi­
sta e dagli « uomini d’ azione ». Come osserva Ildefonso Gon­
zales { * ) :

Parteciparono alla F .A .I. e si coprirono di un aureola m istica,


una serie d ’uomini che, per lunghi anni, dedicarono le loro vite alla
azione, in cui spesso lasciarono anche la pelle. Accecati dai risultati
« pratici » e momentanei della loro attività, crearono una specie di
dottrina dell’azione......

* In 11 Movimento Libertario Spagnuolo, op. cit., pag. 14.


170 S pagna 1936 - 1939

Uno di questi fu Garcia Oliver ed il suo cc glorioso » passato


gli conferì nel luglio 1936 immenso prestigio e potere agli oc­
chi dei lavoratori. In ogni occasione la Stampa Confederale e
l ’Ufficio Propaganda aggiungevano fascino al suo nome. Su que­
sta personalità bisognava attirare continuamente l ’ attenzione del
pubblico (per abbagliare i profani della politica?). Fino a che
punto arrivassero i sicofanti, si rileva dal reportage pubblicato
da Solidaridad Obrera (29 agosto 1936) in occasione della par­
tenza di Oliver per il fronte. Egli è variamente descritto come
cc il nostro amato compagno » , cc l ’importante militante » , <c il
nostro compagno così alla mano » il quale, continua l’articolo,

cc Con la sua abile parola ha suscitato tempeste di entusiasmo in


grandiose riunioni di lavoratori, ha elettrizzato con' la sua facile, elo­
quenza innumerevoli piazze, e sfidando le pallottole con il suo pro­
verbiale coraggio si incammina di nuovo verso il luogo del pericolo ».

L ’Ufficio Propaganda della C .N .T .-F.A .I. nel suo bollet­


tino d’informazione (*) dedica l’intera prima pagina al profilo
di Un Hombre - Garcia Oliver :

cc Uomini come questo compagno devono occupare posizioni pre­


minenti e di responsabilità, dalle quali possano comunicare ai loro
fratelli il proprio coraggio e la propria energia. E vorremmo aggiun­
gere: la loro strategia.
cc II suo dinamismo, unito alla sua temerità, rappresenta un’in­
vincibile linea di baionette (valladar) contro il fascismo. Grazie a luì,
vedremo i combattenti ritrovare quello spirito di sacrificio che li
fece affrontare i pericoli di una im pari lotta a petto nudo.
cc Uomini trascinali da un simbolo, muoiono sorridendo; così m o­
rirono i nostri m iliziani e così moriranno gli uomini, oggi soldati
d ell’esercito popolare, plasmati ( plasmados) daljo spirito del com­
pagno G arcia Oliver, (cc Si fa poi riferimento al suo cc genio creativo »
e non mancano i paralleli con cc q u ell’altra figura, il nostro immortale
Durruti che sorge dalla tomba e grida ’Avanti’ ! »)

* n. 347, Barcellona, 27-8-1937.


IL CULTO DELLA ORGANIZZAZIONE E DELLA PERSONALITÀ 171

Questa incredibile demagogia mistica non è un esempio iso­


lato. La Stampa Confederale dell’epoca ci fornisce centinaia di
altri esempi. Ciò che più preoccupa è che individui come Garcia
Oliver non c’ è dubbio che pensavano di se in questi stessi termini
esaltati; come è provato, per esempio, dal discorso che egli pro­
nunciò per radio durante le Giornate di Maggio a Barcellona.
Voi mi conoscete abbastanza per capire che in questi momenti
io opero per impulso della m ia liberissim a ( Uberrima.) volontà, per­
chè voi m i conoscete quanto basta per essere convinti che nessuno,
nè prim a, nè ora, nè in futuro, nessuno riuscirà mai a strapparm i di
bocca una dichiarazione che non sia sentita. Si, ciò detto debbo pro­
clam are; « Tutti coloro che sono morti oggi sono m iei fratelli; io
m ’inginocchio davanti a loro e tutti li bacio egualmente. S a lu d ! Com­
pagni lavoratori di Catalogna » (*).

La Stampa, la Radio e la tribuna possono essere armi sia


per l’emancipazione sia per la soggezione dell’uomo. E sono
sempre pericolose quando le monopolizzano poche persone. È si­
gnificativo che la più gran parte dei giganti dell’oratoria di Spa­
gna siano diventati i riformisti, i revisionisti, i politici del mo­
vimento rivoluzionario.
Il processo di disintegrazione fu arrestato solo dalla vitto­
ria di Fran co*44. E tuttavia gli effetti sono ancora presenti nei
rivoluzionari spagnoli in esilio, il cui movimento è diviso in due

* P e ir a t s , op. cit., v o i. 2 ° .
44 Secondo Peirats (voi. 3°, pag. 319) dal 1938 il movimento liberatario era
diviso in due principali tendenze « quella rappresentata dal Comitato Nazionale
della F.A .I., era eminentemente fatalista, quella del Comitato Peninsulare della
F.A .I., costituiva una tardiva reazione a quel fatalismo ».
Ma tra queste due posizioni vi era una terza tendenza « non circostanzialista,
ma pienamente per una franca rettifica delle tattiche e dei principi, rappresentata
da Horacio Prieto. Questa tendenza, che propugnava di mutare la F.A.I. in un
partito politico, incaricato di rappresentare il Movimento Libertario nel Governo,
negli organismi statali, e nelle contese elettorali, era la messe di tutte le semi­
nagioni di compromessi ideologici che dal 19 luglio avevano influenzato tanto la
C.N.T. quanto la F.A.I. ».
172 S pagna 1936-1939

campi contrari, aspramente ostili fra loro, dalle idee collabora-


zioniste e interventiste.
È imitile dire che una organizzazione la quale incoraggia il
culto del capo, del « genio ispirato », non può incoraggiare il
senso di responsabilità dei propri membri, così fondamentale
per l'integrità di qualunque organizzazione. Come già abbiamo
osservato, per fortuna gran parte dei lavoratori della C .N .T . non
rimasero ipnotizzali da questi superuomini. Ma tuttavia non fu ­
rono in grado, mentre le condizioni economiche e politiche si
deterioravano, di riportare il movimento rivoluzionario alla sua
posizione tradizionale. Troppi (c capi militanti » occupavano po­
sizioni di potere — e dobbiamo insistere sul fatto che erano posi­
zioni importanti 4o.
Costituirebbe uno studio rivelatore che lo storiografo della
C.N .T. compilasse una lista dei membri della C .N .T .-F.A .I. i
quali in quegli anni accettarono posizioni di comando nello Stato
e nel Governo ricostituiti, indicando a fianco di ogni nome l’ at­
tuale affiliazione o punto di vista politico degli interessati. Cre­
diamo che un simile documento sarebbe di grande interesse, for­
nendoci uno dei più importanti insegnamenti da trarre dalla sol­
levazione sociale che si verificò negli anni 1936-39. Esso sarebbe
certamente un monito per i futuri movimenti rivoluzionari, e una
ulteriore conferma dell’esattezza della teoria anarchica sull’ef­
fetto correttore dell’ autorità e del potere.54

45 Nel 1938, per esempio, David Antona, che era Segretario Regionale della
C.N.T. del Centro, fu nominato Governatore della Provincia di Ciudad Libre (già
Ciudad Real); e si legge che il guerrigliero Jover, capo della 28a Divisione del
riorganizzato « Esercito popolare » fu abbracciato dal Premier Negrin <x di fronte
ai goldati plaudenti », e promosso al grado di Tenente Colonnello.
CAPITOLO XX

LA RESPONSABILITÀ DEI MEMBRI DI BASE

T T na delle mosse a questo studio, quando fu


c r it ic h e
^ pubblicato nell’edizione originale inglese, sia dai letto­
ri favorevoli sia da quelli ostili, fu che noi avevamo esagerate
le colpe dei leaders della C .N .T .-F .A .I., essendo nello stesso
tempo, per usare l ’espressione di un recensore 46 cc eccessivamen­
te caritatevoli » verso i membri di base delle organizzazioni ri­
voluzionarie. Crediamo che la loro critica sia valida, però cre­
diamo anche di aver sbagliato nella giusta direzione! E per la
stessa ragione per cui nella Fattoria degli Animali, di George
Orwell, Gondrano, il cavallo volenteroso e tenace, sebbene sia
dal punto di vista della fredda analisi storica una creatura sem­
plice ed ingenua, pure emerge da quella (c rivoluzione » come il
personaggio più umano (o qualunque sia l’equivalente in termini
animali) ed indimenticabile : colui che, nonostante abbia una

46 George Woodcock in una lunga recensione nel periodico americano Resi­


stance (Febbraio 1954) su The Spanish Revolution Examined, pubblicata in tra­
duzione da Volontà (maggio 1954) come Esame di una Rivoluzione. Vale la pena
di aggiungere che tanto la recensione quanto il libro stesso furono oggetto di un
violento attacco da parte di J. García Pradas in una serie di articoli pubblicati nel
giornala collaborazionista España Libre (Tolosa, luglio-settembre 1954, nn. 346-
353 incl.) con il titolo significativo Respecto a la C.N .T.! Non ci sembra che
questi articoli abbiano molto valore, poiché evitano studiatamente la nostra docu­
mentazione e attaccano le nostre conclusioni con opinioni basate sulla cieca ac­
cettazione della politica « circonstanzialista » della C.N.T. e sul rifiuto dei prin­
cipi anarchici come unici mezzi con cui gli anarchici possano raggiungere, o cer­
care di raggiungere, i propri fini. Essi sono degni di nota, tuttavia, come illu­
strazioni « testuali » di molte delle critiche che noi abbiamo fatte all’autoritaria
e nazionalistica mentalità, e alla demagogia, di numerosi militanti spagnoli della
C. N. T.
174 S pagna 1936-1939

parte di responsabilità nella nascita della dittatura dei maiali


della Fattoria degli Animali, rimane l ’ardente speranza del
futuro.
Se ci si ferma a domandarsi quale aspetto della lotta in Spa­
gna giustifichi l ’uso del termine « rivoluzione » , si è colpiti dal
fatto che solo al livello degli uomini e delle donne anonimi, nei
campi nelle fabbriche e nei servizi pubblici, nei villaggi e tra i
miliziani dei primi giorni, si ebbero effettivi sprazzi di un radi­
cale mutamento rivoluzionario della struttura sociale ed econo-,
mica di Spagna. Politicamente, cioè, a nostro modo d’intendere,
al livello governativo in cui agivano i leaders rivoluzionari, gli
usuali concetti di Stato e di Governo rimasero (il parlamento, è
vero, sebbene non fosse stato sciolto, non funzionò. Ma si po­
trebbe obiettare che la destituzione del parlamento senza abo­
lizione del governo è, se non altro, un grande passo verso la dit­
tatura; di certo non un passo rivoluzionario in senso progressi­
vo). Fu tuttavia accarezzata l ’illusione che la natura del governo
potesse essere mutata in meglio. Per usare le parole di Federica
Montseny :

« Noi consideriamo Vintervento diretto della C.N .T. nel Governo


Centrale come la più fondam entale rivoluzione che abbia m ai avuto
luogo in cam po politico ed economico ».

Abbiamo già definito queste idee come vecchie e riformiste,


ivi compresa quella secondo cui la presenza dei ministri C .N .T .
in un governo dia ai lavoratori la «: rappresentanza diretta » nei
destini economici e politici del paese!
Possiamo capire — senza tuttavia condividere tale opinio­
ne — che i lavoratori rivoluzionari potessero credere che fin
quando gli riusciva di condurre avanti la loro rivoluzione per
quanto si riferiva alla produzione, non fosse aliar loro preoc­
cuparsi degli intriganti, e dei cacciatori di posti, esistenti tra i
politici e gli stessi loro capi. E questa opinione era incoraggiata
dal fatto che, nei primi mesi di lotta, le direttive e i decreti ema­
nati dal governo e le esortazioni patriottiche del Comitato della
LA RESPONSABILITÀ DEI MEMBRI DI BASE 175

C .N .T .-F .A .I., furono generalmente ignorati. Anche quando il


governo ristabilì la propria autorità, è evidente, dalla loro azione
di resistenza, che gli operai e i contadini non erano stati conver­
titi all’idea che si potesse realizzare la rivoluzione sociale tra­
mite il governo; e ciò nonostante dichiarazioni come quella di
F . Mòntseny, che cc concedeva (allo Stato) un pò di credito e di
fiducia, allo scopo di realizzare dall’alto la rivoluzione ».
I membri di base videro — o sentirono istintivamente -—
con più chiarezza dei dirigenti, e per parte nostra siamo certi
che l ’azione dei lavoratori nell’alzare le barricate a Barcellona,
nel maggio 1937, era un ultimo disperato sforzo per salvare la
rivoluzione dallo strangolamento operato dai giacobini e dai po­
litici reazionari che, ancora una volta, si erano insinuati nelle po­
sizioni di potere. Barcellona, nel maggio 1937, fu per la rivo­
luzione spagnola ciò che sedici anni prima era stata Kronstadt ( * )
per la rivoluzione russa.

In almeno tre modi il movimento rivoluzionario poteva espri­


mere la propria disapprovazione per l ’azione contro-rivoluzio­
naria del governo e dei vari Comitati della C .N .T .-F.A .I.
I) Revocando e sostituendo i membri dei Comitati. Per
quanto ne sappiamo ciò non fu mai fatto durante la lotta, ma ci
manca la documentazione che permetta di capire se i lavoratori,
nei propri sindacati o nelle forze armate, abbiano mai potuto
esprimere in modo deliberativo approvazione e disapprovazione
per le attività dei Comitati *47.

* Vedi La Rivoluzione Sconosciuta di Volin, Parte Terza (Edizione R. L.


Napoli, 1955).
47 Gran parte dei documenti sui quali bisogna basarsi per le informazioni
relative ai vari Plenum tenuti durante quel periodo, sono semplicemente i rias­
sunti ufficiali pubblicati dalla Stampa Confederale, dai quali furono eliminate
tutte le discussioni controverse o acrimoniose. Bisognava creare, per il pubblico,
l ’impressione dell’unanimità nei ranghi della C.N.T. Che non tutto scorresse così
placidamente può rilevarsi, per esempio, dalla relazione di Peirats del Plenum
nell’ottobre 1938 (Voi. 3°, pagg. 303-316), quando egli potè disporre non soltanto
176 SPAGNA 1936 - 1939

II) Attraverso la discussione nella Stampa Confederale.


Come abbiamo mostrato nei primi capitoli, la Stampa era sem­
pre più controllata dai Comitati, i quali., a parte la loro osses­
sione di far credere al pubblico che l’organizzazione era cc com­
pattamente unita », facendole parlare una sola voce — quella
dei cc Comitati responsabili » — è difficile che avrebbero per­
messo Fuso della stampa per una critica alle proprie attività.
Se si vuole tenere in piedi il mito di una ispirata dirigenza, a
nessuno può essere permesso di metterne in mostra le precarie
fondamenta.
Ili) Con la resistenza diretta agli ordini e ai decreti. E
qui ci sono prove notevoli di disapprovazione. Generalmente par­
lando, tuttavia, la resistenza non fu coordinata (eccetto natu­
ralmente nelle prime settimane), e i lavoratori si trovarono di
fronte al fatto compiuto cui si arresero non perchè convinti, ma,
in parte, per una erronea lealtà verso la « lotta antifascista », e
per la consapevolezza che il governo aveva, a quell’epoca, la for­
za necessaria a spezzare ogni resistenza e godeva, altresì, del­
l ’appoggio dei leaders della C.N .T.

<lelle relazioni ufficiali pubblicate in Solidaridad Obrera, ma anche delle note


inedite di un membro della F.A.I. che era presente.
Per l’osservatore estraneo al movimento spagnolo, la procedura per la no­
mina dei membri dei Comitati Nazionali e Regionali, e dei Sotto Comitati creati
di recente, quelli per le interrelazioni, e del Comitato Esecutivo (in Catalogna),
è oscura (a giudicare dalle conversazioni da noi avute con alcuni compagni spa­
gnoli, è oscura anche per loro). E ’ certamente ora che qualche luce autorevole
sia gettata su queste importanti questioni organizzative. E, nello stesso tempo,
altri aspetti della medesima questione potrebbero essere esaminati; quanto diret­
tamente i membri di base fossero rappresentati ai Plenum, e quali erano i poteri
dei delegati. Sarebbe altresì interessante sapere quanti delegati al Plenum Na­
zionale dell’ottobre 1938 occupavano posti governativi e municipali, oppure quanti
delegati al Pieno Nacional economico ampliado del gennaio 1938 rivestivano in­
carichi direttivi o di controllo. Solo quando avremo a disposizione un più chiaro
quadro del funzionamento organizzativo della C.N.T. in quel periodo, sarà pos­
sibile giudicare la responsabilità dei membri di base e, egualmente importante,
provare la validità degli argomenti teoretici avanzati dai difensori dell’anarco-
sindacalismo.
LA RESPONSABILITÀ DEI MEMBRI DI BASE 177

Per illustrare la resistenza alle intromissioni del governo


nelle conquiste rivoluzionarie dei lavoratori, nonché la doppiez­
za dei leaders della C .N .T ., prenderemo in esame due casi: uno
verificatosi dopo le Giornate di maggio, l ’ altro prima.
Il primo caso si svolse in Catalogna dove, dopo la sconfitta
della rivolta franchista, la maggior parte dei servizi pubblici,
compresi gli Espectáculos Públicos, furono rilevati dai lavora­
tori. Per una ragione o per l ’altra questo servizio rimase escluso
dal Decreto sulla Collettivizzazione dell’ Ottobre 1936 fvedi
cap. 10). Ma il 1° febbraio 1938 il Dicastero per l’Economia della
Generalità annunziò che questa attività sarebbe stata rilevata
dalla Comisión Interventora de los Espectáculos de Cataluña,
composta di tre designati della Ceneralitat e del Sotto-Segretario
del Dicastero stesso. Si potrebbe pensare che i tre designati, tutti
appartenenti alla C .N .T . fossero scelti dai Sindacati interessati.
Niiente affatto! In questo caso particolare abbiamo il vantaggio
della testimonianza diretta di un membro attivo del Sindacato
colpito dall’ordine, Marcos Alcòn. Egli scrive:

In assemblea di Giunta di Sezione, presenti delegati e m ilitanti,


fummo nominati Jaim e Nebot, Miguel E spin ar (**), José Barriendos
e chi scrive, con il mandato di opporci alle macchinazioni di Como«
rera e del Partito Comunista, che erano quelli che tiravano i fili die­
tro le scene.
Affinchè ci spalleggiassero, chiedemmo — maledetta la volta che
lo abbiam o fatto — di essere accompagnati da una rappresentanza del
Comitato Regionale della Confederazione Regionale di Catalogna, e
da una rappresentanza della Federazione Locale di Barcellona.
Nel luogo della riunione, trovammo Pretei —■ segretario generale
della Federazione e Tesoriere dell’Esecutivo della U .G .T .; Del Llano
— tesoriere della Federazione Ugetista; il Presidente del sindacato
LT.G.T. di Barcellona; e infine Ferrer, segretario generale della U.G.T¿
Catalana.

(*) Espinar, bisogna notarlo, fu uno dei tre designati della Generalität. Fino
a che punto il suo atteggiamento fu influenzato dalla promessa della nomina nella
Comisión Interventora?
(*) Datos para la Historia, di Marcos Alcòn (Cultura Proletaria, New York,
22 maggio 1943).

12
178 S pagna 1936 - 1939

I l sottosegretario alla Economia impostò il problema, e subito


incom inciò/la discussione che durò oltre quattro ore. Devo confessare
che una infinità di volte, davanti alla transigenza dei miei compagni
di delegazione, dovetti riportare la discussione ai termini che ci erano
im posti dalla volontà di coloro che rappresentavamo. L a riunione ter­
minò senza nessun accordo, dato che ognuno manteneva il p ro p ria
punto di vista.
Nelle assemblee, esponemmo ai lavoratori la situazione. E subito
nella prim a si ruppe l ’unità di criterio dei militanti. Nebot e io c l
trovammo in pieno disaccordo con i compagni di commissione, E sp i­
nar, Barriedo, e il Domenech che, con la forza morale derivantegli
da l ’essere il Segretario generale della Regionale Catalana, appog­
giava l ’opinione dei nostri avversari che consisteva n ell’accettare
l ’intervento della Generalidat « se ci veniva concessa la m aggioranza
nella Comisión Interventora ».
Il giorno dopo Comorera pubblicò il Decreto di Intervento, e la
nostra risposta fu lo sciopero generale della categoria.
Assemblee agitate. Discussioni veementi e appassionate. L a gran
maggioranza dei compagni era d ’accordo di respingere lo Intervento;,
ma i partigiani di accettarlo con modifiche, sostenuti dal Segretario
del Comitato Regionale e da altri pencolanti, si appoggiarono ai
convertiti dell’ultimo momento e ci guadagnarono la partita, quando
proposero di consultare il Comitato Esecutivo creato dalla Organiz­
zazione di Catalogna.
Codesto organismo, del quale era presidente G arcia Oliver, c i
contestò che, a causa delle circostanze, dovevamo accettare l ’Inter­
vento.
E così, a causa di una decisione provocata da una serie di inganni,
sparì un’opera eminentemente costruttiva, come è accaduto per tante
altre, che pure dimostravano come noi anarchici, pur senza essere
suonatori, siamo capaci di eseguire un Nuovo Mondo.

Non ci scusiamo per aver citato tanto estesamente. La per-,


sonale testimonianza di quei militanti che si opposero alla linea
« di circostanza » è disgraziatamente troppo rara ; eppure, im­
portantissima per lo studioso della guerra civile spagnola che
voglia capire e spiegare i molti aspetti, ancora oscuri di quella
lotta.
È chiaro, dal racconto di Marcos Alcòn, che ogni specie di
pressione fu esercitata dal Gomitato Regionale, con il solo risul­
tato di dividere i lavoratori. Non essendo riusciti a convincerliT
LA RESPONSABILITÀ DEI MEMBRI DI BASE 179

neppure con l ’esca di tre posti nel nuovo organismo governativo,


il passo successivo consistè nella pubblicazione del Decreto de
Intervención, che li mise di fronte al fatto compiuto. A ciò ri­
sposero con lo sciopero generale in quel ramo di industria. Se­
guirono altre discussioni con il Comitato Regionale che, in ul­
tima analisi, riferì la questione al Comitato Esecutivo recente­
mente costituito (il cui presidente non era altro che Garcia Oli­
ver) il quale rispose che cc debíamos aceptar ». La lotta era fini­
ta, ma si può tranquillamente affermare che le conclusioni dei
membri di base furono che i Comitati Regionale ed Esecutivo
lavoravano per la Generalitat, e non per loro.
Il secondo dei casi che sottoponiamo al lettore, si riferisce
agli incidenti nel centro rurale di Vilanesa, incidenti che si con­
clusero con l’uccisione di numerosi contadini da parte delle forze
governative. In breve, ecco i fatti: all’inizio del 1937 il Mini­
stro del Commercio emanò un decreto col quale venivano as­
sunte dal Governo stesso tutte le operazioni connesse all’espor-,
tazioni di merci (che molti collettivi avevano effettuato loro
stessi). Tra le altre cose, ciò significava che il governo avrebbe
controllato, e disposto, della valuta estera ricevuta in pagamento
per queste esportazioni. Il decreto, naturalmente, fu considera­
to con sospetto dai collettivi, e gli si oppose resistenza. Il go­
verno rispose mandando guardie armate a Vilanesa. Anche con­
tro di loro fu opposta resistenza. Ma senza l’intervento « dei
ministri e dei Comitati Confederali — scrive Peirats — ci sa­
rebbero state gravissime ripercussioni nella Regione e al fronte ».
Al Pleno Regional de los Sindacatos Campesinos de Levan­
te, tenuto a Valencia nel marzo di *quell’ anno, l’incidente di Vi­
lanesa fu discusso dai delegati, che protestarono anche contro
l ’azione del governo e chiesero la liberazione dei membri della
C.N.T. di Torres de Cuarte. Il Comitato Nazionale spiegò gli
incidenti in questi termini :

Anzitutto si poteva attribuire a elementi imboscatisi nei sinda­


cati e nei cam pi l’iniziativa di azioni dai risultati luttuosi. Esortò
(il C.N .) quindi tutti a non appoggiare propositi del genere, i quali,
180 S pag n a 1936 - 1939

incontrandosi con le restrizioni mentali di coloro che si basano sulla


autorità, danno origine al verificarsi di veri e propri massacri. L ’e­
same della versione degli avvenimenti che si possiede, dimostra, a suo
giudizio, quanto i fatti accaduti facilitarono la realizzazione dei piani
del nemico. Assolutamente nessuno si curò di informare previamente
i Comitati Regionali e il Comitato Nazionale di quel che stava per ac­
cadere, e i Comitati rimasero a ll’oscuro di una mobilitazione che av­
veniva a loro insaputa e senza loro autorizzazione.
Il Comitato si è preoccupato dei prigionieri, e gli è stato garan­
tito che nessuna ingiustizia si verificherà contro di loro. Contempo­
raneamente. si è preoccupato di esigere altre garanzie per prevenire
casi analoghi a quello in argomento. Riafferm a per tutti che non si
deve fare assolutamente nulla senza prima portarlo a conoscere dei
Comitati che devono assum ersi la responsabilità delle decisioni ne­
cessarie.

La dichiarazione del Comitato Nazionale che <c nessuno


si curò di informare previamente ecc. » è di particolare in­
teresse perchè in effetti il ministro del Commercio in quel-
Vepoca era un membro della C .N .T ., Juan Lopez. Egli emanò
il decreto, probabilmente senza consultare i lavoratori dei col­
lettivi, giacche quando il Governo cercò di applicarlo, essi re­
sistettero. E qualunque fosse il Dicastero Governativo respon­
sabile per l’uso di forze armate contro i contadini di Vilanesa,
il Ministro del Commercio come tale, e come membro del Go­
verno, condivideva la responsabilità di una tale azione.

I lavoratori rivoluzionari hanno la loro parte di responsa­


bilità per non aver impedito al governo di ricostituire i propri
quadri e la loro propria autorità, e per avere permesso il cre­
scere di un corpo di leaders nella propria organizzazione. Essi
hanno pagato cara la propria ignoranza e buona fede in campo
politico. Ma dire che la loro responsabilità è uguale a quella dei
rivoluzionari, con lunghi anni di esperienza di lotta e anche di
sofferenze, i quali non soltanto non misero in guardia i lavora­
tori contro i pericoli del potere esecutivo, ma furono proprio
loro a usarne, a difenderlo e a sfoggiarlo alla ribalta della pub­
blica notorietà... dare per eguali queste due responsabilità è
come dire che amore e odio sono la stessa cosa!
CONCLUSIONI

A i n t r a p r e s o questo breve studio della Rivolu-


b e ia m o
zione Spagnola in tutta umiltà; e ora, nel cercare di
tirare le nostre conclusioni, non ci proponiamo certo di assu­
mere il ruolo dello stratega politico-militare il cui piano avreb­
be garantito la vittoria. Lasciamo questo compito a quanti nu­
trono simili pretese. L ’ avere espresso indignazione verso que­
gli uomini che, in Spagna, usurparono la loro funzione di rap­
presentanti per diventare arbitri dei destini dei loro compagni,
è prova sufficiente, crediamo, che con la nostra critica non in­
tendiamo metterci in una simile posizione! Ma quanto accadde
in Spagna, e in particolare il ruolo giuocato da coloro che di­
chiaravano di agire in nome dell’anarchismo, del comuniSmo li­
bertario e della rivoluzione sociale, ha grande importanza, in­
temazionalmente, per quanti si proclamano anarchici e rivolu­
zionari.
E anzitutto dovremo spiegare perchè, secondo noi, gli inse­
gnamenti dell’esperienza spagnola non pregiudicano la validità
dell’ anarchismo come una filosofia della vita. Per il fatto che
viviamo in un mondo dove ogni cosa si misura in rapporto alle
sue possibilità pratiche, c ’ è tendenza a considerare una filosofia
della vita alla stessa stregua, per esempio, di un’ automobile. La
questione sta presso a poco in questi termini: un’ automobile
funziona in quanto noi possiamo provare, meccanicamente e
scientificamente, che funziona. Se non possiamo scientificamen­
te provare che l ’anarchismo funzionerà, allora bisogna lasciarlo
perdere, sostituendolo con un sistema che funzioni! Anarchici
è libertari vanno in cerca di una forma di società in cui tutti gli
182 S pagna 1936 - 1939

uomini e tutte le donne saranno liberi; liberi di vivere il genere


di vita nel quale trovino appagamento e la sensazione di avere
uno scopo. L ’anarchismo non implica nè uniformità e confor­
mismo, nè garanzia di felicità eterna. Esso non si basa su una
formula scientifica, ma sulle nostre emozioni, sui nostri senti­
menti verso il genere di vita che ci piacerebbe condurre. La
scienza non fa altro che confermarci che, fondamentalmente,
la grande maggioranza dei nostri simili desidera e abbisogna di
un tale ambiente di libertà, in cui sviluppatsi. Se la scienza,
d ’altra parte, fosse tutta per la tesi contraria, questo non di­
struggerebbe la validità delle nostre aspirazioni.
Vorrebbe soltanto dire che le difficoltà di attuazione della
società anarchica sarebbero ancora maggiori di quanto non lo
siano al presente. E questo non è un ostacolo insormontabile, a
meno che non si creda in una specie di schiavitù della mente di
fronte a una supposta infallibilità scientifica. Dopo tutto, anche
nel caso dell’ automobile il pensiero precedette l ’azione e la
scienza !
L ’importanza, quindi, che uno studio critico della Rivolu­
zione Spagnola ha per gli anarchici, non consiste negli obbiet­
tivi dell’ anarchismo, ma nei mezzi con cui si spera di raggiun­
gerli. E solleva anche il problema, che ricorre spesso, del ruolo
degli anarchici in situazioni che, quantunque rivoluzionarie,
non fanno prevedere soluzioni anarchiche. Poiché i mezzi sono
influenzati dall’atteggiamento nei confronti degli obbiettivi, ci
proponiamo di esaminare questo problema con particolare rife­
rimento alla situazione spagnola.
È opinione pressocchè generale tra gli Anarchici (FAI) ed
i Sindacalisti (C .N .T .) spagnoli che la situazione creata dalla ri­
volta militare e dalla reazione a essa dei lavoratori nei primi
giorni, non potesse essere risolta con successo dalla sola C.N .T.-
F .A .I. e dai suoi simpatizzanti senza la collaborazione di altri
elementi. (Allo scopo di interpretare quanto più esattamente
possibile il loro punto di vista, dobbiamo aggiungere che molti
militanti dichiarano di aver sottovalutato l ’estensione delia, ri­
volta, per cui si perse molto tempo. Se, dicono adesso, i sue-
CONCLUSIONI 183

-cessi iniziali della contro-azione operaia fossero stati immedia­


tamente seguiti dalla organizzazione di colonne armate. Franco
non avrebbe avuto il tempo di riorganizzare le proprie forze e
il moto sarebbe stato annientato senza dargli il tempo di met­
tere in campo la massa del potenziale bellico del Marocco). È
altresì opinione generale che se l’accordo con la U .G .T. (il Sin­
dacato controllato dai socialisti) fosse stato raggiunto fin dall’ini-
-zio, non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere a compromessi con
i politici. In realtà, come abbiamo visto, esistevano molte diffi­
coltà, di carattere politico, da ambo le parti che impedirono que­
sta unione tra le due organizzazioni e, in quelle circostanze, per
i dirigenti della C .N .T ., il problema diventò di una scelta tra
maggiori o minori mali: o la vittoria su Franco con un governo
moderato di Fronte popolare, oppure la vittoria di Franco con
tutto ciò che implicava. Non c’è dubbio che la loro decisione ma­
turò nei primi giorni di lotta, quando l ’azione rivoluzionaria dei
lavoratori, per esempio la espropriazione e la riorganizzazione
dei servizi pubblici essenziali sotto il controllo operaio, era anco­
ra allo stadio iniziale. Ne risultò che, lungi dall’assicurare alla
Rivoluzione la possibilità di spingersi fin dove i lavoratori fossero
capaci di condurla, la loro decisione di riconoscere lo Stato e
l ’autorità di un governo democratico creò confusione nei ran­
ghi operai, e invece di distruggere tutte le istituzioni borghesi
tramite la creazione di organismi rivoluzionari, i leaders si tro­
varono a occupare posti proprio in quelle istituzioni che tutta
la loro esperienza gli aveva insegnato che dovevano essere di­
strutte come primo passo verso qualunque rivoluzione radicale.
Come giustamente rilevò un osservatore, nei primi mesi della
lotta : <c è stata confermata, ancora una volta, una vecchia regola
in materia di rivoluzioni; una rivoluzione o la si porta alle estre­
me conseguenze, o è meglio non cominciarla affàtio » ( Borhe-
nau : The Spanish Cockpit).
Avendo deciso di non tentare di distruggere lo Stato bor­
ghese, da sola se necessario, la C .N .T .-F.A .I. accettò il male mi­
nore: qualunque cosa era preferibile a Franco 48, bisognava fare
43 Una frase usata da Durruti, il capo dei guerriglieri anarchici ucciso a
184 S pagna 3936-1939

ogni compromesso in nome dell'unità e della vittoria su Franco;


e giustificò questa posizione con il pretesto che la vittoria di
Franco avrebbe significato la sconfitta di tutte le conquiste ri­
voluzionarie ottenute dai lavoratori.
Madrid nel novembre 1936: Renunciamos a lodo rtienos a la vitoria (rinunziamo
a tutto fuorché alla vittoria) fu usato largamente, e secondo noi disonestamente,
dai collaborazionisti della C.N.T.-F.A.I. come indicazione che anche il grande
Durruti era disposto ad abbandonare gli obbiettivi rivoluzionari degli anarchici
per una vittoria a tutti i costi su Franco. Ora, in nessuna delle fonti spagnole ab­
biamo visto riportato il testo di una intervista concessa da Durruti a un gior­
nalista, Pierre Van Paasen, pubblicata nello Star di Toronto nel settembre 1936.
In essa, Durruti indica chiaramente e senza compromessi quale doveva essere il
ruolo degli anarchici, rifiutando di allontanarsi dai principi per considerazioni di
opportunità. « Per noi si tratta di stroncare il fascismo una volta per sempre. Si,
e ad onta del governo.
« Nessun governo al mondo combatte a morte il fascismo. Quando la bor­
ghesia si vede sfuggire il potere, ricorre al fascismo per mantenerlo. Il governo
liberale spagnolo da molto tempo avrebbe potuto rendere impotenti gli elementi
fascisti. Invece temporeggiò, passò di compromesso in compromesso e giocherellò.-
Anche ora, in questo momento, ci sono uomini nel governo che vogliono andare
cauti con i ribelli. Non si può mai sapere, capite » — e rise — « il governo at­
tuale potrebbe aver bisogno di queste forze ribelli per stroncare il movimento dei
lavoratori...
« Noi sappiamo che cosa vogliamo. Non significa niente, per noi, che in qual,
che parte del mondo vi sia una Unione Sovietica, per amore della cui pace
e tranquillità i lavoratori tedeschi e cinesi furono sacrificati alla barbarie fasci­
sta di Stalin. Noi vogliamo la rivoluzione qui, in Spagna, proprio ora, non forse
dopo la prossima guerra europea. Oggi noi stiamo dando più fastidio a Hitler e
a Mussolini con la nostra rivoluzione, di tutto l’Esercito Rosso. Stiamo dando un
esempio alle classi lavoratrici d’Italia e di Germania, di come si tratta il fascismo.
« Io non mi aspetto per la rivoluzione libertaria nessun aiuto da nessun go­
verno al mondo. Forse gli interessi contrastanti dei vari imperialismi potranno
avere qualche influenza sulla nostra lotta. Ciò èpossibilissimo. Franco sta
cendo del suo meglio per trascinare l’Europa nelconflitto. Egli non esisterà a
scagliarci contro la Germania. Ma noi non ci aspettiamo aiuti, neanche dal nostro
governo in ultima analisi ».
« Ma non vi rimarrà che un mucchio di rovine, se vincerete », disse Van
Paasen.
Durruti rispose: «Abbiamo sempre vissuto nei tuguri e nelle grotte. Sapremo
come arrangiarci per qualche tempo. Perchè non dovete dimenticare che noi sap­
piamo anche costruire. Siamo stati noi a costruire questi palazzi e queste città
qui in Spagna, e in America, e altrove. Noi, i lavoratori, possiamo costruirne al-
CONCUSSIONI IBS

D’ altra parte, anche i governi di Barcellona e di Madrid


(quest’ultimo, bisogna ricordarlo, solo dopo che i tentativi di
compromesso con Franco andarono a vuoto) si resero conto che
non avrebbero potuto vincere la guerra con Franco senza T ap­
poggio della C .N .T .-F.A .I., e in uno sforzo disperato per evi­
tare la disfatta erano pronti a fare notevoli concessioni ai lavo­
ratori rivoluzionari, concessioni che naturalmente avrebbero ri­
tirato non appena passato l ’immediato pericolo di Franco e quan­
do il traballante apparato governativo fosse di nuovo abbastan­
za forte da imporre obbedienza.
Le domande alle quali una organizzazione rivoluzionaria in
simile situazione deve cercare di rispondere sono : 1) Come me­
glio si possa perseguire la causa comune (cioè, la lotta contro
Franco); 2) quali misure adottare per estendere e consolidare la
rivoluzione sociale, e 3) per impedire che il governo rafforzi il
suo potere che, alla fine, servirebbe ad appoggiare la controri­
voluzione.
La C.N .T.-F.A .I. cercò di rispondere a codeste domande
con la partecipazione al governo e a tutte le istituzioni gover­
native. I suoi argomenti, secondo noi, si possono riassumere co­
me segue : 1) che il governo centrale sarebbe stato il punto di
confluenza di tutti i settori cc anti-fascisti » ; che avrebbe potuto
organizzare un esercito popolare con un comando unificato; che
controllava le finanze, ed era quindi in condizione di acquistare
le armi e le materie prime necessarie per proseguire la lotta;
2) che mettendo rappresentanti della C.N.T. nel governo, sa­
rebbe stato possibile legalizzare le conquiste rivoluzionarie e
influenzare gli altri ministri verso una ulteriore legislazione « ri­
voluzionaria » ; 3) che solo stando al governo si potevano di­
fendere gli interessi dei lavoratori, e impedire ogni tentativo di
tre al loro posto. E eli più belle. Non abbiamo la minima paura delle rovine. Noi
stiamo per ereditare la terra. E di ciò non vi è dubbio. La borghesia può di­
struggere e rovinare il proprio mondo prima di lasciare la ribalta della storia.
Noi, qui, nei nòstri cuori, portiamo un mondo nuovo. Un mondo che sta na­
scendo in questo momento ». Citato in Revolution and Counter-Revolution in
Spain di Felix Morrow. New York, 1938.
186 S pag n a 1936-1939

minare la rivoluzione grazie ai Ministri della C.N.T. presenti


in quel governo.

A n a rc h ism o e S in d acalism o

Nelle organizzazioni di massa, la piccola minoranza anar­


chica può conservare la propria identità ed esercitare un’ in­
fluenza rivoluzionaria solo mantenendo una posizione di intran­
sigenza. Non intendiamo con ciò che essi debbano opporsi alla
azione eventualmente svolta dai lavoratori per migliorare la pro­
pria situazione economica e le proprie condizioni di lavoro. Al
contrario, gli anarchici sono i primi a incoraggiare una tale at­
tività, sapendo però che è essenzialmente riformista, e non può
portare alla rivoluzione sociale che mira all’ abolizione delle
classi e dei privilegi.
In effetti, come abbiamo visto nelle Trade-Unions, le trat­
tative per gli aumenti di paga, a causa della complessità di tutto
il sistema economico, e delle gravi ripercussioni che gli aumenti
di salario in una industria possono avere su altre industrie e sul
costo della vita in genere, non sono più lotte tra operai e pa­
droni. Sono oramai questioni decise a livello governativo, da
tribunali in cui esimi intelletti giuridici interpretano gli accordi
in relazione agli indici del costo della vita e ad altre statistiche,
e le cui decisioni sono imposte tanto ai lavoratori quanto ai pa­
droni. Può darsi che noi si sia preso in esame un caso estremo,
che rappresenta però una decisa tendenza specialmente nei paesi
altamente industrializzati. La organizzazione di massa, invece
di essere uno strumento di lotta contro l ’ingiustizia e i privilegi
economici, si muta in una vasta prigione in cui l’individuo perde
la propria identità, e diventa una delle tante e disperate rotelle
della macchina capitalistica basata sulla produzione e le statisti­
che del carovita.
Ma ci sembra che tali pericoli siano presenti anche in una
organizzazione sindacalista di massa (e nonostante lo spirito ri­
voluzionario che può avere guidato i suoi fondatori tanto nella
CONCLUSIONI 187

determinazione degli scopi e dei principi, quanto nelle garanzie


scritte nella costituzione per impedire il formarsi di una buro­
crazia interna) allorquando una simile organizzazione apre le
sue porte a tutti i lavoratori 49. È qui, certamente, il dilemma :
se una organizzazione di lavoratori vuole riuscire nello scopo
immediato di migliorare le condizioni economiche dei propri
membri, deve rappresentarne il più gran numero possibile, cioè
deve mirare a essere una organizzazione di massa. Se però pre­
tende che i lavoratori, all’ atto della iscrizione, accettino gli ob­
biettivi ideologici dell’organizzazione stessa, questo significa as­
soggettarli a un test politico che potrà assicurare la omogeneità
politica dell’organizzazione, ma la condannerà anche a rimanere
senza un seguito di massa. In effetti, organizzazioni come la
C .N .T ., per quanto il loro obbiettivo dichiarato fosse il comu­
niSmo libertario, accettarono tutti i lavoratori, indipendente­
mente dalle loro simpatie politiche, o dalla mancanza di esse.
Molti lavoratori aderirono alla C.N .T. soltanto perchè essa di­
fendeva energicamente i loro interessi nella lotta quotidiana;
altri, forse perchè, nella loro zona, la C .N .T . era numerica-
mente più forte della U .G .T. E a questo proposito bisogna ag­
giungere — anche perchè aiuta a spiegare almeno in parte come
mai i Comitati riuscirono a guadagnare sèmpre più autorità nel
dirigere la politica della C.N .T. — che durante la lotta contro
Franco, i membri delle due organizzazioni operaie più che rad­
doppiarono di numero perchè tutti i lavoratori furono obbligati
ad aderire all’una o all’altra delle organizzazioni.
Alcuni rivoluzionari suggeriscono di risolvere questo di­
lemma con la creazione di una organizzazione sindacalista rivo­
luzionaria, ideologicamente pura, i cui membri siano poi anche
iscritti alle organizzazioni di massa. Ma una organizzazione del
49 Nella lotta per la dirigenza della C.N.T. negli anni che immediatamente
precedettero la dittatura di de Rivera, gli Anarchici accusarono Segui e i suoi
amici sindacalisti di mostrare una generale tendenza al riformismo e di essere
troppo pronti ad accettare la mediazione da parie dello Sialo nelle questioni di
lavoro; Eppure Segui è generalmente considerato una delle personalità più spic­
cate nella storia del movimento rivoluzionario spagnolo.
188 S pagna 1936-1939.

genere sarebbe sindacalista nella struttura e un Partito rivolu­


zionario nei fatti, condannato, come è stato provato in pratica,
al fallimento.
A causa dei criteri che abbiamo espresso, gli anarchici sono
spesso considerati « individualisti », intendendo con tale parola
che sono contrari alla organizzazione e alla disciplina implicite
in una organizzazione. Gli anarchici stessi, entro certi limiti,
sono responsabili di questa confusione. Nell’ ambito del movi­
mento anarchico vi sono di quelli che credono che la nostra at­
tività debba concentrarsi sulla creazione di una organizzazione
rivoluzionaria o sindacalista — o, più precisamente, anarco-sin-
dacalista — in antitesi al riformismo delle Trade-Unions. Altri
invece, ritengono che tutte le nostre energie debbano essere de­
dicate alla diffusione delle idee anarchiche tra i compagni lavo­
ratori, e in ogni direzione a noi favorevole, nello stesso tempo
partecipando alla lotta dei lavoratori sempre che sia possibile
senza perdere la nostra identità di anarchici, poiché il nostro
obiettivo è di infondere in questi lavoratori le idee rivoluzio­
narie. Siccome questi anarchici non credono che la costituzione
di una organizzazione anarco-sindacalista sia il primo essenziale
passo verso la creazione di un movimento rivoluzionario co­
sciente e militante, la tendenza, tra coloro che invece lo cre­
dono, è di considerarli cc anti-organizzatori » e anche cc indivi­
dualisti ».
Dobbiamo supporre, per ragioni di spazio, che al lettore sia­
no familiari i principi del sindacalismo anarchico. Secondo noi,
le differenze esistenti tra gli anarchici e i sindacalisti anarchici
non sono di ordine ideologico, ma piuttosto differenze di valu­
tazione.
Per essere coerente Tanarco-sindacalista deve, secondo noi,
credere che i lavoratori non siano rivoluzionari per colpa delle
trade-unions, che sono riformiste e reazionarie a causa della loro
struttura la quale impedisce il controllo dal basso e incoraggia
apertamente la formazione di una burocrazia che prende su di
se tutta l ’iniziativa, ecc. Ebbene, ci sembra che questa sia una
opinione erronea. Presuppone infatti che il lavoratore, in quanto
CONCLUSIONI 189
tale, debba essere rivoluzionario, invece di riconoscere che egli
è il prodotto (e la vittima) della società in cui vive quanto lo
siamo, più o meno, noi tutti. E le trade-unions, proprio come
altre rigide concentrazioni di essere umani, come le prigioni, gli
eserciti, e gli ospedali., sono copie- su scala ridotta dell’attuale
società con le sue qualità e i suoi difetti. In altri termini, le trade-
unions son ciò che sono perchè i lavoratori sono come sono, e
non viceversa. E per tale ragione, quegli anarchici che si inte­
ressano meno dell’organizzazione rivoluzionaria dei lavoratori,
considerano il problema della organizzazione secondario rispetto
a quello AeWindividuo; pensano che non manchino oggi le per­
sone capaci di dedicarsi alle quotidiane trattative tra lavoratore
e datore di lavoro, ma che troppo poche si dedicano a sottoli­
neare la vanità di tale azione come fine in se stesso. E non du­
bitiamo che quando un numero sufficiente di lavoratori sarà di­
ventato rivoluzionario, provvederanno loro stessi, se lo giudicano
necessario, a creare le proprie organizzazioni. Il che è molto di­
verso dal creare prima l ’organizzazione rivoluzionaria, e poi, in
seguito, cercare i rivoluzionari (nelle trade-unions riformiste
dove si trova la maggior parte dei lavoratori).
Abbiamo inserito una così lunga parentesi sui rapporti tra
anarchici e sindacalisti, perchè questi rapporti hanno una im­
portante influenza sul ruolo del movimento rivoluzionario — e
anarchico in particolare — in Spagna, sia prima sia durante la
lotta contro Franco.
Dall’epoca della sua fondazione, nel 1910, la C.N .T. di rado
andò esente da lotte interne tra gli elementi riformisti o revisio­
nisti e gli anarchici, il cui compito specifico era di preservare lo
spirito anarchico che i fondatori avevano trasfuso all’organizza­
zione. Queste lotte furono, in parte un riflesso degli avvenimenti
mondiali: la guerra 1914-1918, per esempio, in cui alcuni erano
per gli alleati, altri neutrali; oppure la Rivoluzione Russa, che
portò alle dimissioni di alcuni tra i membri più eminenti, com­
presi Nin e Maurin i quali avrebbero di lì a poco fondato il Par­
tito Comunista Spagnolo — in attesa di diventarne le vittime.
Ma le lotte erano anche esacerbate dal fatto che, molto spes­
190 S pag n a 1936-1939

so, si trattava di antagonismi personali tra aspiranti-capi del­


l ’organizzazione. Uomini come Segui, Pestaña, Peirò ebbero par­
te dominante, si potrebbe anche dire ruoli personali, nello svi­
luppo della C .N .T .; e sebbene alla fine la posizione rivoluziona­
ria predominasse nei manifesti e nelle deliberazioni della orga­
nizzazione, di fatto la tendenza revisionista e riformista si ma­
nifestava continuamente : sia con Fazione di individui che mette­
vano F organizzazione di fronte al fatto compiuto (Segui, che sti­
pula con la U .G .T. un patto alF insaputa dei membri della
C.N.T. ; Nin, che decide da solo di associare la C.N.T. alla Terza
Internazionale), sia con trattative segrete con i politici: « Ho
chiesto di parlare — disse Juan Peirò al Congresso della C .N .T .
tenutosi dopo la proclamazione della Repubblica nel 1931 —
allo scopo di affermare che fin dal 1923 non un solo Comitato
Nazionale, nè un singolo Comitato Regionale, hanno mai ces­
sato di tenersi in contatto con gli elementi politici, non allo sco­
po di istituire la Repubblica (ma per finirla con la dittatura di
Primo de Rivera) ». E durante il periodo 1936-39 codesta atti­
vità politica raggiunse il suo diapason, con la effettiva parteci­
pazione della C.N.T. al governo e tutte le sue conseguenze. Nè
vi sono prove che il revisionismo della C.N .T. finisse con la di­
sfatta. La posizione del M .L.E. (Movimento Libertario Spagno­
lo) in Spagna oggi, non è chiara; in esilio, esso è diviso in due
campi : con una maggioranza che domanda di tornare ai principi
rivoluzionari della C .N .T ., e una minoranza favorevole alla con­
tinuazione, e anche estensione, della politica collaborazionista.
Quale è stato il ruolo degli anarchici in queste lotte interne
della C .N .T .? In una Conferenza Nazionale Anarchica, tenutasi
a Barcellona nelFinverno del 1918 con l’intento specifico di di­
scutere quali dovessero essere i rapporti degli anarchici con l ’or­
ganizzazione sindacalista, si concordò che sebbene un movimen­
to di massa di lavoratori, come la C .N .T., non potesse definirsi
anarchico, cc esso deve essere impregnato, quanto più possibile,
dello spirito libertario o anarchico e guidato e diretto da loro ».
Nel 1922, a un Congresso dei Gruppi Anarchici tenutosi a Ma­
drid, fu stabilito cc che tutti gli anarchici si dovrebbero iscrivere
IMOISmDMOD m

alla C.N .T. e considerarla come il loro speciale campo di azione.


Fino a quel momento molti si erano isolati dalla organizzazione;
sindacale che gli sembrava rappresentare una ristretta conce­
zione dell’ anarchismo come filosofia per tutti gli uomini; adesso
urgeva esercitare tutta la propria influenza, se non volevano ve­
dere la C.N .T. in mano ai Bolscevici, che usavano la loro solita
tattica dello entrismo... » (nostro il corsivo) (*).
L a politica di fare della C.N.T. cc il loro specifico campo
d’ azione » poteva condurre solo alla perdita della identità*50 e
dell’indipendenza anarchica della F .A .I., tanto più che molti dei
dirigenti della C.N .T. erano anche membri-guida della F .A .I. Il
risultato di questo doppio ruolo fu che alla fine del 1936 la
F .A .I. aveva cessato di funzionare come specifica organizzazione
anarchica, avendo rinnegato tutti i propri principi con la sola
partecipazione di alcuni dei propri membri ai governi di Cata­
logna e Madrid in qualità di rappresentanti della C.N .T. (San-
tillan, Herrera, Oliver, Montseny, ecc.), .e infine con la fusione
della F .A .I., della F .I .J .L . (Federazione Libertaria Giovanile)
e della C.N .T. in una organizzazione unica il M .L.E. (Movi­
mento Libertario Españolo) 51.
Trent’ anni prima Malatesta, con quella profonda compren­
sione dei suoi simili che ne ispirò tutti gli scritti, aveva visto

(* ) B renan : The Spanish Labyrinth..


50 Vedi I ldefonso G onzales : Il Movimento Libertario Spagnuolo, pag.. 14, Sur
Tendenze nella F.A.I. Egli osserva, tra l’altro, che « alcuni vecchi militanti pen­
sano che l’epoca anteriore alla costituzione della F.A.I. fu più brillante per l’anar­
chismo spagnuolo, dal punto di vista della più stretta osservanza dei principi
anarchici.
51 E ’ nel corso di una Assemblea Nazionale dei Comitati Regionali della
C.N.T., tenutasi a Barcellona il 23 maggio 1937, che per la prima volta appaiono
proposte avanzate con la firma non solo dei Comitati Regionali della C.N.T., ma
anche del Comitato Peninsulare della F.A.I. « Fu il punto di partenza » — scrive
Peirats — « per la costituzione di quello che in seguito fu chiamato il Movimento
Libertario Spagnuolo (M. L. E.), una specie di fusione della sezione sindacale, di
quella specifica, e di quella giovanile, che doveva sopravvivere all’azione finale
della guerra e continuare nel movimento clandestino e nell’esilio ».
192 S pagna 1936-1939

chiaramente gli effetti della fusione del movimento anarchico


con l ’organizzazione sindacale, quando scrisse:
« Ogni fusione o confusione dei movimenti anarchici e rivoluzio­
nari con il movimento sindacale [finisce o col ridurre i sindacati al­
l ’impotenza, per quanto riguarda i loro fini specifici, o col diminuire,
deviare o distruggere lo spirito anarchico ».

Forse, adesso si può aggiungere che Malatesta non previde


che il risultato potesse essere, in effetti, la scambievole distru­
zione di queste organizzazioni.

A n a r c h ism o e violenza

Abbiamo ritenuto che esulasse dallo scopo di questo studio


l ’impegnarsi in una analisi degli aspetti militari della lotta in
Spagna, a parte il fatto che un tale argomento esula dalla nostra
competenza. Ma equivarrebbe a un voler sfuggire alle responsa­
bilità assuntei il non tentare di trattare alcune questioni di prin­
cipio derivanti dallo sviluppo della lotta armata.
La violenza, contrariamente alla convinzione popolare, non
fa parte della filosofia anarchica. I pensatori anarchici hanno
ripetutamente sottolineato che non è possibile vincere la rivolu­
zione, nè instaurare e mantenere la società anarchica, con la
violenza armata. Il ricorso alla violenza, quindi, è indice di de­
bolezza e non di forza; e senza dubbio, quella rivoluzione in cui
non vi sia ricorso alla violenza, o in cui la violenza sia ridotta
al minimo, avrà maggiori probabilità di riuscita, poiché tale ri­
voluzione rispecchierà la quasi unanimità della popolazione per
gli obbiettivi della rivoluzione stessa.
A meno che gli anarchici non dichiarino che la sola rivolu­
zione o insurrezione alla quale daranno il proprio appoggio, è
quella che direttamente porta alla società libertaria, essi dovran­
no affrontare la situazione creata da quelle sollevazioni i cui ob­
biettivi rappresentano solo un passo avanti verso la società de­
siderata, e mettere in chiaro quale sarà la loro posizione in co-
CONCLUSIONI 195

deste lotte. Generalmente parlando, la loro posizione è stata sem­


pre chiara : ogni manifestazione del popolo per la propria eman­
cipazione deve essere appoggiata dagli anarchici nella loro qua­
lità di anarchici. Cioè a dire, pronti sempre a fare concessioni
alla causa comune, ma senza perdere, così facendo, la propria
identità. Noi siamo persuasi che un tale atteggiamento richieda
agli anarchici di indicare senza timori quelli che essi giudicano
gli errori di una rivoluzione e, conservando la propria libertà
d’azione, di essere pronti a cessare la propria collaborazione
quando credono che gli obbiettivi della lotta sono stati sacrificati
alle circostanze.
L ’ uso della violenza, tuttavia, quasi mai è stato giustificato
dagli anarchici sia come principio, sia come mezzo per raggiun­
gere il fine. Al massimo, gli anarchici ne hanno giustificato l’uso
come necessità rivoluzionaria, o tattica. II malinteso è in parte
conseguenza di una confusione di termini per cui sono respon­
sabili gli stessi anarchici.
Ci riferiamo, naturalmente, a quegli anarchici che si defini­
scono anarchici-pacifisti, o anarchici non-violenti, e che quindi
implicano che quanti non siano inclusi in queste categorie, de­
vono essere anarchici-violenti. L ’errore, secondo noi, è di fare
della non-violenza un principio, quando in effetti non è altro
che una tattica, poiché, come abbiamo già visto, non si fa que­
stione della violenza come mezzo o come fine nella filosofia del­
l ’ anarchismo. Inoltre, i difensori della « non-violenza y> non fan­
no distinzione tra la violenza usata come mezzo per imporre la
volontà di un gruppo o di una classe, e la violenza puramente
difensiva.
In Spagna, il tentativo di impadronirsi del potere con la
forza fu compiuto da Franco e dai suoi accoliti militari e falan­
gisti. A tale fine essi avevano il piano, accuratamente preparato,
di occupare tutte le città più importanti della Spagna. Che cosa
avrebbe dovuto fare il popolo, il .19 luglio? Secondo un eminente
sostenitore dei sistemi non-violenti, Bart de Ligt (*), il mezzo
(*) B art de L igt, The Conquest of Violence (Londra, 1937).

13
194 Spagna 1936-1939

migliore per c< combattere » Franco sarebbè stato, per il popolo


spagnolo, di permettergli d ’occupare tutto il paese <c tempora­
neamente » , é poi « mettere in atto un grande movimento di re­
sistenza non-violenta (boicottaggio, non-collaborazione, ecc.)
contro di lui ». cc Ma la nostra tattica — continua Bart de Ligt —
include anche, e in misura superiore a quanto non sia previsto
dalla moderna tattica militare, una effettiva collaborazione inter­
nazionale. Noi non condividiamo l’ingannevole idea del non-in­
tervento : dovunque l ’umanità è minacciata o attaccata, tutti gli
uomini e le donne di buona volontà debbono intervenire in sua
difesa. Anche in questo caso, sin dal principio, un movimento
parallelo di non-collaborazione avrebbe dovuto essere organiz­
zato dall’esterno per appoggiare quello interno, nel tentativo di
impedire a Franco e ai suoi amici di procurarsi il materiale bel­
lico, o almeno di limitarlo al minimo ». Che i difensori della
non-violenza non possano essere dogmatici, è dimostrato da
quanto segue:
« Ed anche nella situazione attuale, tutti i sinceri oppositori della
guerra avrebbero dovuto intervenire sistematicamente a favore del
popolo Spagnolo, e specialmente a favore della rivoluzione libertaria,
combattendo Franco con i sistemi sopra-indicati... qualunque sia il
metodo usato dal popolo spagnolo per difendersi, esso si trova in le­
gittimo stato di difesa, e ciò è ancora più vero per quei rivoluzionari
che — durante la guerra civile — tentano di realizzare la rivoluzio.
ne sociale.
« Ancora una volta il movimento intem azionale dei lavoratori
ha trascurato uno dei più nobili tra i suoi compiti storici aderendo
alle misure disoneste dei Governi Im perialisti, sia delle sedicenti de­
mocrazie sia dei paesi effettivamente fascisti, e abbandonando coloro
che in Spagna combatterono con insuperato eroismo per l’em ancipa­
zione della classe lavoratrice e per la giustizia sociale. Se fosse inter­
venuto a tempo, le masse spagnole sarebbero state in grado di abbat­
tere la cricca m ilitare nel 1936 e di concentrarsi nella ricostruzione
sociale. Se-così si fosse fatto, la violenza sarebbe stata contenuta al
minimo e le possibilità di una vera rivoluzione sarebbero state così
grandi da cam biare la faccia del mondo ».
Precedentemente, analizzando la situazione della Spagna,
Bart de Ligt osservava che :
CONCLUSIONI 195

« Considerando le tradizioni ideologiche, e le condizioni sociali,-


politiche e m orali in cui questa guerra civile scoppiò nel luglio 1936,
gli anti-m ilitaristi spagnoli non potevano fa r altro che prendere le
arm i per opporsi ai m ilitari invasori. Ma così facendo essi si trova­
rono costretti a usare gli stessi strumenti dei loro nemici. Dovettero
im pegnarsi in una guerra devastatrice che, anche in caso di vittoria,
avrebbe dato luogo alle più sfavorevoli condizioni, sia obbiettivamen-'
te sia soggettivamente, per la realizzazione della rivoluzione sociale.
Se osserviamo attentamente le cose, anche qui ci tocca riconoscere
una specie di dittatura; se gli uomini vogliono difendersi contro un
violento invasore, è l ’invasore stesso che impone al difensore i metodi
di combattimento che dovrà usare. D ’altra parte, se il difensore riesce
ad elevarsi immediatamente al di sopra della violenza, è poi libero
di usare i propri metodi veramente umani.
« È evidente che noi vorremmo che la vittoria, anche se solo par­
ziale, andasse a coloro che combattono per la giustizia per la pace e la
libertà, sia pure col fucile spianato, piuttosto che a coloro i quali
possono solo prolungare l ’ingiustizia, la schiavitù e la guerra. Ma
dobbiam o ammettere che il popolo spagnolo, nella sua lotta contro
il fascism o, ha scelto il sistema più costoso e inefficace e che mai è
stato capace di liberarsi dalla cricca m ilitare al momento opportuno;
vale a dire, molto prim a che scoppiasse la guerra civile......»

Ogni spagnolo che legga quanto sopra non può fare a meno
di scuotere il capo e sospirare per l’ingenuità dimostrata nella
presentazione dell’atteggiamento non-violento. Se il proletariato
internazionale avesse appoggiato i lavoratori spagnoli ; se la cricca
militare fosse stata sconfitta e se mille e una altre condizioni si
fossero verificate__ chi sa che cosa avrebbe potuto accadere in
Spagna ! Ma non dimentichiamo la frase più importante fra quel­
le citate. Se tutti questi se si fossero realizzati, Bart de Ligt
ammette che cc la violenza sarebbe stata contenuta al minimo, e
la possibilità di una vera rivoluzione sarebbe stata così grande da
poter cambiare la faccia del mondo! » In altri termini, si am­
mette che, in determinate circostanze, la violenza non degenera
necessariamente, posizione che molti difensori della non-violen-
za scartano dogmaticamente come insostenibile.
È quando 1’ uso della violenza si prolunga oltre il tempo
debito, e la lotta armata cessa di avere una qualsiasi relazione
196 S pagna 1936-1939

con i propri obbiettivi, che ci troviamo su un piano comune con


gli anarchici che si autodefiniscono non-violenti, e riteniamo che
gli anarchici onesti con se stessi e con i loro compagni lavoratori,
debbano mettere in questione la validità della lotta armata. In
Spagna tale situazione si verificò dopo pochi mesi. Gli indugi
nello spingere avanti i primi successi, e il non essere stati capaci
di impedire la creazione di una testa di ponte dal Marocco, per­
misero a Franco di riorganizzare e ingrossare l’ esercito e di sfer­
rare la offensiva su vasta scala dal Sud che minacciò Madrid di
accerchiamento. Di fronte a una tal situazione, i capi della
C .N .T .-F.A .I. cedettero accettando il punto di vista del Fronte
Popolare favorevole alla militarizzazione. Le conseguenze di co-
desta capitolazione sono state trattate abbastanza a lungo nel
corso di questo studio. Avrebbe potuto, la C .N .T .-F.A .I., agire
diversamente? Ecco una domanda che, forse, i rivoluzionari spa­
gnoli dovranno a un certo momento affrontare, e a cui dovranno
rispondere obbiettivamente.
Noi ci limiteremo a esprimere una opinione in termini ge­
nerali. Crediamo che gli anarchici possano partecipare solo a
quelle lotte che veramente esprimono volontà di giustizia e di
libertà di un popolo. E quando queste, lotte dovessero essere
organizzate e condotte con una spietatezza eguale a quella del
nemico, tramite eserciti di coscritti istruiti a obbedire cieca­
mente i capi; con la militarizzazione delle retrovie, e la censura
sulla stampa e la pubblica opinione; quando si tollerano le pri­
gioni segrete, e l ’espressione della critica è considerata alto tra­
dimento (come nel processo contro i capi del P.O .U .M .)... eb­
bene, prima di giungere a questa fase, gli anarchici che non
temano l ’impopolarità o il « giudizio della storia » dovrebbero
dichiarare di non poter cooperare, e dovrebbero condurre la
propria battaglia contro entrambi i regimi in quel qualunque
modo che gli appaia coerente con le loro aspirazioni e principi.
M ezzi e f in i

Ciò che distingue i movimenti rivoluzionari libertari da que­


gli autoritari nella lotta per istituire la società libera, sono i
CONCLUSIONI 197

mezzi da usare a tale fine. Il libertario sostiene che l’iniziativa


deve venire dal basso, che la società libera deve essere il risul­
tato della volontà di gran parte della popolazione. L ’ autorita­
rio, invece, crede che la volontà di libertà possa crescere quan­
do l’ attuale sistema economico e politico sia stato rimpiazzato
da una dittatura del proletariato la quale, con lo svilupparsi del­
la coscienza e del senso di responsabilità popolare, si dissolverà
dando luogo alla società libera. Non ci può essere terreno co­
mune tra questi punti di vista.
L ’ autoritario sostiene che il punto di vista libertario è no­
bile ma utopistico, e condannato in partenza al fallimento; men­
tre il libertario sostiene, portando a testimonio la storia, che i
metodi autoritari possono solo sostituire a uno stato coercitivo
un altro stato ugualmente dispotico e lontano dal popolo, uno
stato che non si cc dissolverà » più di quanto non si sia dissolto il
suo predecessore capitalista. La società libera può nascere solo
dalla libera associazione di uomini liberi (cioè di uomini le cui
menti siano libere da pregiudizi, e che credono ardentemente
nella libertà tanto per gli altri quanto per se medesimi).
Durante la preparazione di questo studio una delle conclu­
sioni alle quali siamo arrivati è che solo una piccola parte del mo­
vimento rivoluzionano spagnolo era veramente libertaria, un’o­
pinione che non siamo soli ad avere. Un’ opinione simile fu,
ci sembra, molto bene espressa da un vecchio militante che
scriveva con lo pseudonimo di cc Fabio » nella rivista anarchica
Tiempos Nuevos (Aprile 1945). Egli osservò che:
« Se la collaborazione fosse stato solo un errore, la cosa non avreb­
be avuto eccessiva gravità. Gli errori si correggono. Con il non colla­
borare più, una volta raggiunto lo scopo immediato. Ma ciò che la
collaborazione rivelò non poteva essere corretto e fu una cosa che al­
cuni di noi, molto pochi, sospettavamo da tem po: che di anarchici,
in Spagna, a far le somme intere, non eravamo più di qualche cen­
tinaio ».

Sembrò inoltre che il culto dell’azione avesse accecato nu­


merosissimi ed esperti militanti, fino alle disastrose conseguen­
198 S pagna 1936-1939

ze dell’azione diventata fine a se stessa. Costoro furono vittime


della illusione, da loro stessi tanto spesso criticata nei socialisti,
di credere che il potere fosse un male solo quando sia in cc mani
sbagliate » e per una causa non giusta, e non che « il potere cor­
rompe, il potere assoluto corrompe assolutamente ».
E così costoro erano pronti a usare l’ arma della guerra, che
non più tardi del maggio 1936 avevano così apertamente denun­
ziata, sia in nome della rivoluzione sociale sia come mezzo per
sconfiggere il « fascismo ».. In realtà tutta la politica della
C .N .T .-F.A .I. dopo il luglio 1936 fu in aperta contraddizione
con quanto l’organizzazione aveva sempre affermato, come si ri­
leva nei Dictámenes Aprobados por el Congreso di Saragozza nel
maggio 1936. Vale la pena di esaminarne qui alcuni punti tra i
più degni di rilievo.
Nei Dictámenes sobre la Situación Politica y Militar, da noi
già citati al principio del capitolo 16, la posizióne dell’organiz­
zazione nei riguardi della democrazia parlamentare era stata per­
fettamente chiarita. Eppure, nonostante avesse riconosciuto « il
fallimento » delle esistenti istituzioni sociali e politiche, la
C .N .T .-F .A .I., dopo il luglio, cercò di rimetterle in sesto come
i mezzi più efficaci per fare fronte alla situazione creata dalla
sollevazione militare. Essa credette che la resistenza armata e l ’e­
conomia del paese si potessero effettivamente organizzare solo
dall’alto. Questa posizione venne espressa ripetutamente, ma
mai in modo così esplicito come in un articolo di fondo pubbli­
cato da Solidaridad Obrera (21 febbraio 1937), nel quale si
legge :

cc Quando Madrid si vide senza Governo e padrona del suo pro­


prio destino, organizzò la difesa. Si vide subito chiaramente che i go­
vernanti erano un ostacolo. In tutte le occasioni in cui il popolo si
comporta di propria iniziativa, la vittoria ne consegue. Quando ci si
assume la responsabilità di governare e dirigere un popolo di così
straordinarie caratteristiche etniche e m orali, non si possono ammet­
tere dubbi nè endemiche esitazioni in coloro che guidano la guerra
e la rivoluzione. Non c’è causa che le giustifichi, se non il fallimento
delle capacità di guida.
CONCLUSIONI 199

« Quando non si ha fiducia nel popolo che si dirige, ci si dimette.


Governare senza fiducia nelle capacità nazionali, è come preparare la
sconfitta. In questi momenti culminanti della vita spagnola, i suoi
destini devono essere affidati a uomini che abbiano certezza nel trion­
fo finale. Tem peramenti in cui l’audacia si sposa all’intelligenza. L a
rivoluzione deve vibrare nel cervello e' nel cuore. L ’abilità tattica e le
capacità umane sono fattori im prenscindibili per vincere le enormi
difficoltà che si oppongono al trionfo. Bisogna volerlo a tutti i costi.
Il nostro sempre rimpianto Durruti diceva « noi rinunzi amo a tutto,
tranne che alla vittoria ». Questo è il nostro slogan. P er guidare il po­
polo, è indispensabile che gli incaricati di guidare la massa incarnino
questo pensiero: « Per farsi obbedire, è anzitutto necessario avere au­
torità ». E l’unica maniera per averne, è pagare di persona. Occorre
precisa capacità, dono di comando, fiducia nei destini del popolo
che si com anda; attività, capacità di previsione, star davanti e non
farsi tenere a rimorchio ».

La data di questo straordinario esemplare di bis-pensiero


è inaportante poiché nel febbraio 1937 la C .N .T. aveva quattro
ministri al Governo! Ma qualche lettore potrà trovare difficile
capire perchè se <( in tutte le occasioni in cui il popolo si com­
porta di sua propria iniziativa, ne consegue la vittoria » la
C.N.T. fosse così ansiosa di partecipare al governo, o come mai
un governo il quale (c ha fiducia nel popolo » abbisogni di « farsi
assolutamente obbedire ».

D’altra parte ecco il Dictamen sobre Alianzas Revoluciona­


rias sottolineare il cc fallimento dell’ attuale regime politico e so­
ciale » dichiarando che :
« T L a U .G .T . nel firmare il iPatto di Alleanza Rivoluzionària ri­
conosce esplicitamente il fallimento del sistema di collaborazione po­
litica e parlam entare. Come conseguenza logica di codesto riconosci­
mento, cesserà dal prestare qualunque collaborazione politica e p ar­
lamentare all’attuale regime.
I I o Perchè la rivoluzione sociale diventi una effettiva realtà, è
necessario distruggere completamente il regime politico sociale che
regola la vita del paese.
200 S pagna 1936-1939

Gli apologeti della politica della C .N .T .-F.A .I. obietteran­


no, probabilmente, che per sconfiggere Franco era necessario mu­
tare la tattica della organizzazione, tanto più dal momento che
ía U .G .T. non aveva accettato l’alleanza.
Rispondiamo subito all’ultimo punto. Da luglio fino a set­
tembre 1936 nessuna delle due organizzazioni operaie era diret­
tamente rappresentata nel Governo centrale. Durante quel pe­
riodo, quali sforzi furono fatti per costituire un’Alleanza Rivo­
luzionaria con la U .G .T .? (E un’Alleanza Rivoluzionaria non
significa un patto tra i leaders, come il patto C.N .T.-U .G .T. del
1938, ma, come implica il termine, un’ alleanza con le Sezioni
Rivoluzionarie della U .G .T.).
Quanto poi al primo argomento dei suddetti apologeti, quel­
lo che riguarda la tattica, metterlo avanti significa ignorare il si­
gnificato dei due paragrafi sopra citati in cui ci si richiama al
cc fallimento del sistema di collaborazione politica e parlamenta­
re » e al fatto che la rivoluzione sociale richiede cc la distruzione
completa del regime politico e sociale che regola la vita del pae­
se ». Queste non sono dichiarazioni tattiche ma affermazioni di
fatti, di esperienze circa la natura di collaborazione politica, in­
corporate in un principio. I leaders possono avere avuto ragione
nel credere che una rivoluzione sociale e la sconfitta di Franco
non fossero possibili, ma secondo noi, proprio per questa stessa
ragione, essi avrebbero dovuto anche arrivare alla conclusione
che ancora meno c’era da aspettarsi dal governo e dalla collabo-
razione politica 52.

52 Juan Lopez, ex ministro del commercio e importante esponente delia po­


sizione anti-anarchica e governativa nella C.N.T. descrisse, in un comizio à Ma­
drid del « Comitato Nazionale del Movimento Libertario » recentemente costi­
tuito, (di cui era segretario generale) i risultati della collaborazione politica con
eccezionale franchezza (e ciò può spiegarsi con il fatto che la data era PII marzo
1939, il luogo Madrid, la lotta alle sue ultime ore, ed i leaders della C.N.T. si
proponevano di liquidare i Comunisti prima di essere essi stessi liquidati): «N o ­
stra posizione nei riguardi del Partito Comunista: abbiamo ragioni sufficienti per
lanciarci contro di loro ed eliminarli, però non è meno certo che abbiamo al­
trettante ragioni di far lo stesso verso i socialisti e i repubblicani. La politica del
CONCLUSIONI 201
Il fatto è, indubbiamentej che essi preferirono non tener
conto dell’ esattezza dell’ analisi anarchica del problema so­
ciale, con la scusa che la situazione era tanto eccezionale da non
poter essere stata prevista nè presa in considerazione dei no­
stri teorici, nei loro scritti. Questo caratteristico esempio della
presunzione spagnola, che tanto spesso nasconde l ’ignoranza, è
confermato da un numero di Solidaridad Obrera (2 febbraio
1938):
Mettiamoci bene in testa che anzitutto conta la guerra, vale a di­
re, che dobbiamo dedicare tutte le nostre forze a questa lotta terribil­
mente assorbente, e le cui esigenze non erano, di sicuro, prescritte in
nessuna ricetta dottrinale (nostro il corsivo).

Una delle conseguenze di questa politica << di circostanza »


fu che gli slogans dei propagandisti della C.N .T.-F.A .I. misero
in sordina la rivoluzione sociale e usarono invece la potentissi­
ma macchina propagandistica per sostenere la lotta cc anti-fasci­
sta » e sfruttare i rozzi sentimenti patriottici e nazionalistici.
Dell’ uso fatto da Franco prima dei Marocchini, e poi degli Ita­
liani e dei Tedeschi, essi si servirono per tirare acqua al proprio
mulino. Tuttociò, e l ’insistenza dei capi della C.N .T.-F.A .I.

Fronte popolare è la responsabile di tutti i nostri disastri e della situazione at­


tuale, anche da un punto di vista intemazionale ».
Dopo questa confessione, Lopez tracciò la politica da adottare, dato le cir­
costanze, e le sue parole meritano di essere riportate perchè rivelano chiara­
mente l’orientamento politico che dominò il pensiero e le azioni di tanti leaders
della C.N .T.; un orientamento, vorremmo aggiungere, che minaccia i principi
stessi di una organizzazione controllata dal basso ed è in netta contraddizione
con essi.
Le parole di Lopez furono:
« Avendo chiaro tutto ciò in mente, possiamo spingere avanti la nostra critica
ai Comunisti; però, cercando intelligentemente di cogliere il momento opportuno.
La nostra posizione pubblica deve essere: «n on chiediamo lo sterminio del Par­
tito Comunista nè di nessun altro partito, ma anzi domandiamo che tutti entrino
a far parte del Fronte Popolare e prestino la massima possibile collaborazione
al Consiglio Nazionale di Difesa. Allora tutto andrà bene. I Comunisti non
potranno conquistare il potere... ».
202 S pagna 1936-1939

sulla militarizzazione e la continuazione della lotta armata a tutti


i costi, ci sembrano, un’ulteriore conferma della nostra opinione
che nel movimento rivoluzionario spagnolo vi sia più che una
sfumatura di sentimento nazionalistico (oltre quello regionali­
stico). Fino a che punto si spinse, è illustrato da un discorso di
Federica Montseny in un grande comizio a Madrid il 31 agosto
1936 cioè a dire, a solo poche settimane della sollevazione
quando l ’entusiasmo rivoluzionario era al colmo e la situazio­
ne « militare » ancora più o meno statica. Ella disse di Franco
e dei suoi amici :
Con questo nemico, senza dignità nè coscienza, senza sentimenti
da spagnoli perchè, se ne avessero, se fossero patrioti, non avrebbero
gettato sulla Spagna la legione straniera e i M arocchini, imponendo,
la civiltà del fascio, non come civiltà cristiana, bensì moresca, di gen­
te che andammo a colonizzare perchè vengano adesso loro a colonizza­
re noi, con principi religiosi e idee politiche che bisogna tenere assolu­
tamente lontane dalla coscienza degli spagnoli (*).

Così parlò una rivoluzionaria spagnola, reputata una dei


membri più intelligenti e dotati dell’ Organizzazione (e tutt’ora
trattata come una delle figure di maggiore rilievo dalla Sezione
di maggioranza della C .N .T . in Francia). In quell’unica frase,
sono espressi sentimenti nazionalistici, razziali, e imperialistici*
Protestò nessuno, a quel comizio?
Ma torniamo ai Dictámenes del Congresso di Saragozza. Sul­
l ’argomento dei « doveri dell’individuo verso la collettività e con­
cetto della giustizia distributiva y> si dichiara che:
Il Comunismo Libertario è incom patibile con qualunque regime
correzionale, il che im plica la sparizione dell’attuale sistema di giu­
stizia correzionale, e, logicamente, degli strumenti di castigo (carceri*
confini, ecc.).

(*) riportato in Solidaridad Obrera, 2-9-36. Anche da S. O. (12-9-36) è ripor­


tato un discorso di J. P. Fabregas (membro della C.N.T.) nel quale egli dichiarò:
«. Poiché nutro fede cieca nei destini nella nostra terra, siccome credo nella es­
senza pura della razza, perchè sono perfettamente certo che noi simbolizziamo il.
diritto, la giustizia e la libertà ».
CONCLUSIONI 203

Si esprime l ’opinione che « Il determinismo sociale » sia la


causa principale del cosidetto «delitto)) e che una volta eliminate
le cause, il delitto cesserà di esistere. Così per far fronte a ciò
è necessario procedere a una educazione razionale umana che
farà sparire quelle cause. Ed in termini concreti:

Vogliam o dire che quando l ’individuo non adempie i propri do­


veri, sia d ’ ordine morale sia per quel che attiene alle sue funzioni di
produttore, saranno le assemblee popolari a fornire, con decisione
arm onica, le soluzioni adatte al caso.
Il ComuniSmo Libertario baserà la propria « azione collettiva »
sulla m edicina preventiva e la Pedagogia, unici preventivi cui la scien­
za moderna riconosce questo diritto. Quando un individuo vittima di
fenomeni patologici, attenta alla armonia che deve regnare fra gli
uomini, la .terapeutica pedagogica provvederà a curare il suo squili­
brio e a stimolare in lui il sentimento etico della responsabilità sociale
che un’insana ereditarietà gli negò naturalmente.

Ili quale misura questi metodi furono applicati, o almeno


difesi,, dai leaders rivoluzionari quando avevano a che fare con
i propri simili, o nella propria stampa? Ci par di sentire nuova­
mente Fobbiezione dei « realisti » rivoluzionari, secondo cui in
quella particolare situazione della Spagna non era possibile ap­
plicarli --- neppure, presumibilmente, quando i Ministri della
Giustizia e della Sanità Pubblica furono due membri della CNT!
E, in ogni caso, i disertori, i « codardi )), i borsari neri, i soste­
nitori e i soldati di Franco, i neutralisti, i pacifisti, i « poltro­
ni », gli incapaci e gli indifferenti non erano vittime, ma « tra­
ditori ai quali bisognava dare una lezione )).
Come si fa a dire che tutti costoro non sono il prodotto della
società in cui vivono? In una società senza violenza non vi sa­
rebbero codardi; senza guerre, non vi sarebbero disertori; dove
non c ’ è scarsezza di generi, il mercato nero non esiste...
Il fatto è che per i rivoluzionari proprio come per il go­
verno tutti i mezzi erano giustificati per raggiungere il fine di
portare Finterò paese su piede di guerra. E in tali circostanze si
pretende che tutti appoggino « la causa » : chi non è disposto a
204 S pagna 1936-1939

farlo, chi resiste oppure non reagisce nella maniera prescritta,


è colpito, umiliato, punito o addirittura liquidato fisicamente.
Migliaia di membri del movimento rivoluzionario occupa­
rono posizioni ufficiali in istituzioni para-statali. Sedettero nei
tribunali popolari, e si occuparono della custodia e della dire­
zione delle prigioni. Non vi è una sola prova di loro obbiezioni
alle condanne e alle centinaia di pene capitali inflitte dai T ri­
bunali. La Stampa della C.N .T. fornisce un malinconico elenco
di pene capitali pronunziate ed eseguite senza un solo accenno
di disapprovazione. Anzi, tutti i commenti sono di approvazione.
<( Che serva di esempio! » così Solidaridad Obrera annunziò l’e­
secuzione di un capo ribelle a Minorca (16-9-36).
Si può arrivare a dire che Patteggiamento della C.N.T.-
F.A .I. verso una legalizzazione della violenza nel periodo 1936-
39 fu tale, da rendere insignificante la sua deviazione collabora-
zionistica. La violenza non fu più un’ arma di difesa contro l’ at­
tacco armato delle forze di Franco. Fu arma di vendetta (ese­
cuzione di prigionieri <c fascisti »), di intimidazione (esecuzione
pubblica di disertori), di minaccia preventiva (cc Pena di morte
al ladro » S.O. 17-9-36). Noi diciamo, senza esitare, che un anar­
chico non può giustificare la fucilazione di chi sia disarmato,
qualunque sia il suo delitto. Ancor meno giustificabile l ’ esecu­
zione di chi rifiuti di uccidere, o che abbia aiutato il cc nemico »
con informazioni, ecc. Noi crediamo che la lotta rivoluzionaria,
mentre si svolge, possa essere adeguatamente protetta dalle quin­
te colonne con la detenzione e nelle migliori condizioni possi­
bili. c< Dovremo dunque risparmiare la vita di coloro che sono
stati responsabili della strage di centinaia di nostri compagni? y>
ci chiederanno i lavoratori spagnoli i quali credettero con Gon­
zalo de Reparaz nella filosofia di «El terror contro el terror» (*),
o nella cc Venganza y Venganza fiera. Ojo per ojo diente per dien­
te ( * * ) di Juan Peirò. E c’ è solo una risposta: Sì!

(*) Solidaridad Obrera, 30-1-1938.


(**) Solidaridad Obrera, 6-9-1936.
CONCLUSIONI 20 5

Vi sono molti modi di cambiare la società. Uno di questi è


di sterminare moralmente o fisicamente tutti coloro che dissen­
tano dal proprio modo di pensare; un altro è di convincere an­
zitutto un numero sufficiente di persone della giustezza delle
proprie idee. Tra questi due estrèmi vi sono numerose varia­
zioni del primo tema, ma, mi sembra, non vi possono essere va­
riazioni del secondo. I cosidetti ((realisti» tra i libertari, credono
che il compromesso sia moralmente giustificato se dà buoni ri­
sultati. A giudicare i oc risultati » dalla storia dei movimenti in­
ternazionali socialista e comunista, o da quel che ottennero i so­
stenitori della piattaforma (* ) del movimento anarchico inter­
nazionale e i difensori della politica (( di circostanza » della
C .N .T .-F.A .I. spagnola, si può trarre una sola conclusione: che
laddove i mezzi sono autoritari, i fini della vera o sognata società
futura saranno autoritari, e non si arriverà mai alla società li­
bera. Dalla violenza come mezzo, nasce violenza; dal culto delle
personalità come mezzo nascono i dittatori — grandi e piccoli —
e le masse servili; dal governo — anche con la collaborazione di
socialisti e di anarchici — nasce più governo ancora. È sicuro,
d’ altra parte, che dalla libertà come mezzo nasca più libertà, e
forse la Società Libera? A coloro i quali dicono che ciò condanna
alla sterilità politica e alla Torre d’Avorio noi rispondiamo che
il loro realismo e il loro <( circostanzialismo » porta invariabil­
mente al disastro. Noi crediamo che vi sia qualcosa di più reale,
di più positivo e di più rivoluzionario nel resistere alla guerra,
anziché nel parteciparvi; che sia più civile e più rivoluzionario
il difendere il diritto alla vita di un fascista, anziché appoggiare
il Tribunale che ha il potere legale di fucilarlo; che sia più rea­
listico parlare alla gente da vicino stando in mezzo alla gente, an­
ziché dai banchi del governo; che a lungo andare sia più profi­
cuo influenzare le menti con la discussione, anziché plasmarle
con la coercizione.

(*) Un gruppo di anarchici russi in esilio formulò, nel 1927, una « piatta­
forma » organizzativa particolarmente autoritaria.
206 S pagna 1936-1939

E da ultimo, ma più importante di tutto ciò, c’ è la questione


della dignità umana e del rispetto di sè e dei propri simili. Vi
son certe cose che nessuno può fare senza cessare di essere uma­
no. Come anarchici, noi accettiamo quindi le limitazioni che così
sono imposte all’azione che vorremmo svolgere? perchè, come
disse il vecchio anarchico francese Sebastian Faure:

Non ignoro che non è sempre possibile fare quello che sarebbe
necessario fa re ; so però bene che vi son cose che è assolutamente ne­
cessario non far giammai.

Questa è la lezione della rivoluzione spagnola per le insurre­


zioni di domani.
BIBLIOGRAFIA

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ción Española), Barcelona, 1937.
PO STSCRIPTUM BIBLIO G RA FICO
DELLA 2a EDIZIO NE IN G LE SE (1972)

N ella bibliografia del The Grand Cam ouflage l ’autore Bum ett
Bolloten dichiara di aver consultato, per la stesura di quest’opera
voluminosa, non meno di 2.500 libri e opuscoli ed elenca tutti quelli
da lui citati o trovati utili. La sua bibliografia è di ben 17 pagine,
tuttavia ciò che impressiona il lettore è l ’esiguo numero di opere
pubblicate tra il 1945 e il 1960. La Spagna era per gli editori un
soggetto poco remunerativo. Per esempio, il libro di Bolloten, ter­
minato nel 1952, non è stato pubblicato che nel 1961; durante tutti
questi anni venne offerto a numerosi editori americani, tra cui ben
cinque università, e rifiutato da tutti. I tempi sono certamente cam­
b iati; il numero sempre crescente di coloro che desiderano fare una
tesi di ricerca, le insaziabili macchine da stam pa e gli imperi pub­
blicistici alla ricerca di ristam pe e di autori, hanno fatto sì che la
guerra civile di Spagna riemergesse d all’immeritato oblio. Se alla
fine il lettore sarà più edotto di quanto non lo fosse quando iniziò a
leggere alcune delle opere più popolari, questo è un altro discorso.
Esistono molte opere importanti apparse dopo il 1957 (anno in
cui completai la versione revisionata delle Lezioni della Rivoluzione
Spagnola) che avrebbero potuto essere adoperate nella presente edi­
zione; siccome però non intendevo scrivere una storia, ma solo cimen­
tarmi a trarre delle conclusioni dall’aspetto rivoluzionario della lotta,
mi sarei trovato a dover soprattutto aggiungere note che avrebbero
semplicemente sottolineato gli argomenti senza tuttavia cam biarli.
Appesantendo il tema con un’ abbondanza di dettagli, il vantaggio
ottenuto sarebbe stato, credo, neutralizzato, a parte il fatto che c’è
un limite nella revisione e nell’espansione di un’opera, a meno che
questa non venga riscritta completamente, cosa che io non avevo
alcuna intenzione di fare. Sento d’altra parte di dover approfittare
della pubblicazione del mio libro in inglese per indicare alcune
delle im portanti opere alle quali uno studioso della rivoluzione spa­
gnola può ora attingere.
210

11.
Spanish Labyrinth di Brenan (Cam bridge 1943) è tuttora il m i­
glior libro sui retroscena sociali e politici e contiene una preziosa
bibliografia; esiste un’edizione tascabile. La anarquia a traves de los
tiempos (Barcellona 1935) di Max Nettlau è stata pubblicata in tradu­
zione italiana con il titolo Breve storia dell'anarchism o (Edizioni
l ’Antistato, Cesena 1964) e contiene capitoli sulle origini d ell’anar­
chismo collettivo e comunista in Spagna. Sem pre di Nettlau La pre­
miere internationale en Espagne (1868- 1888) (Reidei, Olanda 1969),
una monumentale opera di 600 pagine sul tem a, pazientemente edito
da Renée Lam beret. A parte il fatto che non è alla portata di tutte
le tasche, esso ha sconfitto tutti i miei tentativi di leggerla; probabil­
mente si tratta di un’opera più da consultare che da leggere (e ciò
solo da parte di studiosi immersi nello studio delle origini della
Prim a Internazionale in Spagna). Più facili a leggersi, anche se opera
da borsa di studio, le Origines del Anarquismo en Barcelona (B arcel­
lona 1959) che penso sia il primo studio serio su ll’ anarchismo emerso
dalla Spagna di Franco. Come uno dei più recenti libri di fondo
sui primi tre decenni del nostro secolo, è stato ristampato nel 1967
{Coptic Press) il lavoro di M. Dashar The Origins of thè Revolutionary
Movement in Sp ain . mentre Peirats in Los anarquistas en la crisis
espanola (Buenos Aires 1964) dedica le prim e 100 pagine agli anni
che portano al 19 luglio 1936, come l ’ha pure fatto nei primi sei
capitoli del 1° volume della sua Storia della C .N .T ., tanto spesso
citato nel presente mio volume,
T e prime duecento pagine del libro di G abriel Jackson The
Spanish Repuhlic and thè 'Civil War (Princeton 1965) trattano in modo
notevolmente dettagliato della Repubblica del 1931.

7/ 7.

l a migliore descrizione generale della guerra civile si trova in


l a Revolution et la Guerre d ’Espagne (1961) di Broué e Temime.
È un ’opera di dottrina e di impegno, essendo ambedue gli autori
profondamente implicati nel salvaguardare la verità sulla guerra e
la rivoluzione, e fa piacere constatare che finalmente è a disposizione
una traduzione in inglese (London 1972). Se non sabotata dai critici,
quest’opera dovrebbe diventare l ’opera standard generale e servire
come contrattacco contro una pubblicazione piti popolare e meno
impegnata apparsa nello stesso anno: The Spanish Givil War di Hugh
Thomas ( T ondon 1961).
In altro luogo (*) ho spiegato diffusamente perché giudico que­

(*) In Anarchy (voi. 1, n. 5, 1961).


211

st’ultima il libro più cinico sulla Guerra Civile e non intendo ripor­
tare qui le mie considerazioni. Un’edizione revisionata di The Spanish
Civil War è stata nel frattempo pubblicata da Penguin Books (1965).
Nella prefazione l ’autore scrive che la nuova edizione « dà un p o’
di spazio in più agli aspetti economici e sociali della guerra. Le origini
dei comunisti e degli anarchici in Spagna sono state ulteriormente
approfondite. Per il resto il libro rimane più o meno lo stesso della
prim a edizione ». Infatti l ’unica aggiunta significativa è il capitolo
di 11 pagine su « The Collectives », un argomento che Thomas aveva
trascurato nell’edizione originaria — a parte dettagli di importanza
minore! Comunque a furia di insistere ora è considerato da alcuni
un’autorità sui collettivi dopo aver contribuito con un pezzo più
lungo nell’opera sulla Spagna pubblicata da Raymon Carr The Re-
public ancl thè Civil War in Spain (London 1971).

IV.
Diverso materiale sui collettivi è stato pubblicato negli ultimi
anni, soprattutto l ’opera critica di Frank Mintz L ’Autogestión dans
VEspagne Revolutionaire (P aris 1970) che cerca di dare delle risposte
a questioni concrete: «P erch é sono avvenute le collettivizzazioni?»
«C om e si è andati avanti con le collettivizzazioni?» « C i sono degli
aspetti di originalità nelle collettivizzazioni? ». Il merito dell’opera
consiste nel fatto che l ’autore cerca di raccogliere materiale da una
gamma molto ampia di fonti pubblicate e di sommarne i risultati.
Per molte delle tesi è tuttavia tipico che non sono di facile lettura,
però si tratta di un prezioso contributo al tema.
La maggiore opera di consultazione sui collettivi recentemente
pubblicata è L ’Fspagne Lihertaire 1936-1939 di Gastón Levai (Paris
1971). Si tratta di una versione leggermente am pliata di Né Franco
né Stalin - (Te collettività anarchiche spagnole nella lotta contro
Franco e la reazione staliniana) (M ilano 1952), opera che ormai è
fam iliare al lettore anche se solo per le molte citazioni nel mio libro.
Un contributo della Spagna è venuto con 30 meses de collectivisme
a Catalunya (Barcellona 1970) di Albert Perez-Baro. Militante della
C .N .T. (confederazione nazionale del lavoro) da prima del 1936,
l ’ autore era strettamente impegnato per la legislazione sulla collet­
tivizzazione nella Catalogna. Non sono riuscito a vedere una copia di
quest’ opera, però Frank Mintz la descrive nel bollettino CIRA (n. 22,
Losanna 1971) come « indispensabile per la comprensione dei tanti
eventi che hanno caratterizzato la trasformazione economica della
Repubblica Spagnòla ». Lo stesso autore recensisce un’altra opera
dalla Spagna (purtroppo tutti e due i volumi sono scritti in catalano):
Politica economica de la Generalidad (1936-1939) Volum prim er:
212

evolucio i formes de la produccio industrial (Barcellona 1970) di


J . M. Bricall che considera « fondamentale ». « Contiene documenta­
zioni e statistiche più dettagliate di quanto finora pubblicato sulla
Spagna e la Catalogna » ed è riccamente illustrata.
Su ll’economia spagnola ho trovato penetrante ed istruttivo il
lavoro di Ramon Tamames Estructura Economica de España (M adrid
1960, 3a edizione rivista e am pliata nel 1965). È nello stesso tempo
un’opera di consultazione e uno studio critico di circa 800 pagine che
copre ogni aspetto dell’economia spagnola. In effetti non tratta delle
collettivizzazioni degli anni 1936-1939, ma le poche pagine sulla
riforma agraria nella Seconda Repubblica sono azzeccate. L ’autore
cita dati interessanti e significativi su ll’espropriazione agraria durante
la rivoluzione. Fino al maggio 1938 non meno di 5,7 milioni di ettari
sono stati occupati, di cui circa 2,4 milioni espropriati perché i pro­
prietari li avevano abbandonati per ragioni politiche; 2 milioni di
ettari perché di interesse pubblico e 1,3 milioni solo provvisoria­
mente (pagina 46). Un’altra statistica interessante è data a pagina 11
dove asserisce che dopo la guerra civile il prodotto nazionale non è
cresciuto proporzionalmente al tasso di crescita della popolazione,
con la conseguenza che « negli anni 1939-1950 c’è stata una notevole
caduta dello standard di vita in Spagna ».

V.

Tra i libri di consultazione sulla storia della rivoluzione a dispo­


sizione dello studioso, il più importante resta quello di Peirats La
C .N .T . en la Revolución Española (Toulouse 1951, 1952, 1953), in
tre volumi, ed è incoraggiante vedere che ora ritorna in una nuova
edizione (Parigi 1971). Senza dubbio però il libro più incisivo di
consultazione apparso in inglese dopo Peirats è The Grand Gamoufin­
ge di Burnett Bolloten, apparso per la prima volta nel 1961 con il
sottotitolo The Communist Gonspiracy in thè Spanish Civil War e
misteriosamente sparito subito dopo dal catalogo dell’editore, per
riapparire solo nel 1968 a cura di un altro editore con il sottotitolo:
The Spanish Civil War and Revolution 1936-1939 e l ’introduzione
di H. R. Trevor-Roper di cui è interessante la descrizione fornita
delle difficoltà incontrate d all’autore prima per trovare un editore
e poi per la congiura del silenzio dono la sua pubblicazione. Il Prof.
R oper suggerisce che forse « l ’establishment letterario anglo-ameri­
cano è rimasto ancorato all’atteggiamento di moda negli anni 30 che
Bolloten mina im plicitam ente? ». L ’indizio principale per quanto
intende spiegare è il saggio di Orwell a The Prevention of I iterature »,
scritto all’inizio del 1946 quando Orwell trasferì la sua diatriba
letteraria dalle bestie nere fasciste, pacifiste e anarchiche del tempo
di guerra ai Russi e ai loro compagni di viaggio intellettuali, e io
213

suppongo che la sentenza chiave di questo articolo alla quale si rife­


risce il Prof. Roper è la seguente:

« Quindici anni fa, quando uno difendeva la libertà deirintelletto


doveva difenderla contro i Conservatori, contro i Cattolici e,
lino a un certo punto — perché non erano di grande importanza
in Inghilterra — contro i Fascisti. Oggi si deve difenderla contro
i Comunisti e i loro ’ ’compagni di strada” . Non si deve sopra­
valutare l ’influenza diretta del piccolo partito comunista inglese,
però non ci può essere alcun dubbio circa l ’effetto velenoso del
’ ’m ito” russo sulla vita intellettuale inglese. Per il suo effetto
fatti noti vengono soppressi o distorti in tale misura da dubitare
che una storia vera dei nostri tempi possa mai venir scritta ».
Qui non è il luogo per cercare di districare il confusionismo poli­
tico di Orwell, perché in ogni modo sono d’accordo che per quanto
riguarda la guerra civile spagnola, la linea imposta dai comunisti
di quest’epoca — cioè fascismo contro democrazia e quest’ultima
rappresentata dal governo del Fronte Popolare che è rimasto vitto­
rioso nelle elezioni generali del febbraio 1936 — è stata ingoiata
completamente dalla sinistra ben pensante, per non parlare dei
conservatori eccentrici come la Duchessa di Atholl, però penso che il
capolavoro di Bolloten non è stato pubblicato negli anni 50 sempli­
cemente perché in primo luogo non c’era l ’interesse per questo argo­
mento nel mondo di lingua inglese e in secondo luogo, quando fu
pubblicato, è stato sabotato dagli accademici detentori del monopolio
sulle riviste che si sono risentiti per l ’intrusione di un semplice
giornalista in un tema da loro appena « scoperto » come un campo
lucrativo da sfruttare, ma anche perché Bolloten ha minato tutta la
base del loro approccio di élite con l ’esordio della sua notevole opera:

« Benché lo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936


nel campo anti-Franeo abbia portato con sé una profonda rivo­
luzione sociale — sotto qualche aspetto più profonda che non la
rivoluzione bolscevica nelle sue prime tappe — milioni di uomini
pensanti fuori della Spagna venivano tenuti nell’ignoranza non
solo per quanto riguarda la profondità e la vastità, ma persino
la stessa esistenza di questa rivoluzione, grazie a una politica di
doppiezza e di dissimulazione, la quale non trova uguale nella
storia ».

Ho due volte reso omaggio a Bolloten e non posso fare di più che
citare quanto da me scritto recensendo Thomas e Bolloten per Anarchy
(n. 5, luglio 1961):
« È significativo che un altro libro, The Grand Cam ouflage: The
Communist Conspiracy in thè Spanish GAvil War di Burnett Boi-
214

loten, che è uscito assieme con quello di Thomas, sia stato igno­
rato o, se recensito, abbia ricevuto un trattamento insufficiente.
È un peccato, perché è un’opera tanto più importante e malgrado
il fatto che non cerca di presentare un quadro completo della
guerra civile il lettore im parerà dalle sue 350 pagine più dei veri
problem i inerenti a questa lotta che non dalle 700 pagine della
"sto ria ” di vasta portata del Thomas. ... La ragione per cui il
libro del Bolloten è più interessante di quanto il titolo lasci su p­
porre, è che per analizzare il ruolo controrivoluzionario dei Co­
munisti, egli, per prim a cosa, doveva dare al lettore un quadro
della rivoluzione sociale verificatasi; per far ciò, egli ha portato,
capitolo per capitolo, riferimenti che qualche volta occupano più
spazio del testo stesso. Per esempio il capitolo sulla Rivoluzione
nelle campagne è di sole 20 pagine, delle quali ben sette citano
delle fonti; però questi riferimenti contengono materiale per un
grosso volume ».
E quando ho dovuto scrivere un’introduzione alla traduzione sp a­
gnola del mio libro, ho detto di essermi deciso contro un ulteriore
ampliamento del testo nonostante i molti libri sulla guerra Civile
Spagnola, apparsi dopo il 1957 « perché, secondo il mio parere, solo
uno, ’ ’The Grand Cam ouflage” di Burnett Bolloten, è un libro di
consultazione di valore e nello stesso tempo uno dei pochi che hanno
una presa realistica sul soggetto. Non mi sono servito qui del Bolloten
perché ciò avrebbe significato di esaminare tutte le sue fonti, di
valutarle e di produrre almeno cinque volumi. Però raccomando cal­
damente a tutti gli interessati seri e impegnati di studiare Bolloten
e di seguire le sue note a p ie ’ di pagina. Sono abbastanza immodesto
per pensare che Bolloten dia un appoggio anche alle tesi sviluppate
nelle pagine che seguono ».
Però invito pure coloro che leggono l ’introduzione del Prof.
Trevor-Roper di non pensare che egli, qualunque cosa scriva, sim ­
patizzi o faccia un compendio dell’opera che introduce. Infatti è
un’illustrazione vivace della grossolana ignoranza degli accademici
— Roper è Ordinario di Storia Moderna all’Università di Oxford —
quando egli scrive:
« La rivoluzione anarchica del 1936 è stata descritta anche prim a,
però raramente penso così vivacemente come dal Bolloten. L a sua
descrizione, ampiamente documentata da fonti dirette locali, è una
delle parti più affascinanti del libro. Però effettivamente è solo
l ’introduzione. Perché questa rivoluzione, mentre effettivamente ha
dissolto la vecchia repubblica, non ha contribuito affatto al compito
immediato di resistere alla ribellione di Franco » (mio corsivo).
Cosa ha fatto? E il professore, come tutti i suoi compagni di viag­
gio degli anni 30, risponde: cc II Partito Comunista si è rivelato di
essere quella forza ». E su che cosa si basa questa sua asserzione?
215

« Il Partito Comunista Spagnolo era una fòrza trascurabile nel


1936. La Spagna non ha mai accettato il ComuniSmo e nemmeno il
Fascismo o qualunque altra ideologia che abbia messo solide radici
in Europa. Le idee europee che la Spagna ha abbracciato, sono state
le eresie rigettate dall’Europa oppure, se ortodosse, dopo essere state
trasformate radicalmente col loro passaggio attraverso i Pirenei. Non
Marx ma Bakunin è il profeta del radicalism o spagnolo. E così, nel
1936, mentre gli anarchici erano in grado di fare la rivolu­
zione, i comunisti spagnoli erano troppo deboli persino per
pensare alla cospirazione. Al massimo avevano 40.000 membri, rap­
presentati da 16 deputati nelle Cortes. Ciò nonostante, dopo un anno
il Partito Comunista era il vero maestro del Governo Repubblicano.
Alla fine della guerra il Generale Franco in realtà stava combattendo
non contro il Fronte popolare, bensì contro la dittatura comunista »
(mio corsivo).
Devo resistere alla tentazione di analizzare i passaggi che ho sot­
tolineato, ma ho citato a lungo il Prof. Roper perché il suo modo
di occuparsi dei fatti, il suo reale processo di pensiero sono tipici per
gli storici accademici, che almeno nel mondo della lingua inglese si
sono accaparrati la Guerra Civile Spagnola, anche se ci sono dei
sintomi di reazione. Noam Chomsky nel suo lungo saggio su « obiet­
tività e scienza liberale », compreso nel volume American Power and
thè New Mandarins (Pelican 1969), si occupa dell’effetto di ciò
che chiama « la subordinazione alla controrivoluzione » nello scrivere
la storia, ed illustra le sue tesi con l ’esempio dell’ atteggiamento degli
storici rispetto alla Guerra Civile Spagnola e in particolare alla rivo­
luzione popolare. Egli analizza abbastanza nei particolari una delle
opere della scienza liberale (il premiato The Spanìsh Republic and
thè Givil War di Gabriel Jackson) e conclude; « m i sembra più che
evidente che una profonda avversione alla rivoluzione sociale e una
adesione ai valori e all’ordine sociale della democrazia liberale bor­
ghese ha portato l ’autore a rappresentare in modo deformato avve­
nimenti cruciali e a trascurare correnti storiche di grande importanza ».
Sorge il sospetto che in ultima analisi la pubblicazione in tradu­
zione inglese dell’opera di Broué e Témime debba molto al legame
del Prof. Chomsky con il M .I.T . (Massachusetts Institute of Techno-
logv) che ne comprò i diritti; e mi sembra significativo che, benché
pubblicato da un editore assai rispettabile come Fabcr & Faber. porti
il titolo poco compromettente The Revolution and thè Civil War in
Sp ain , proprio come l ’opera di Bolloten compare ora con il sottotitolo
The Spanìsh Civil War and Revolution 1936-39, mentre dieci anni
prim a è stata presentata come un’analisi della Communist Conspiracy
in thè Spanìsh Givil War. Forse la tutt’altro che santa trinità Thomas-
Joll-Raym ond Carr, abituati a grattarsi a vicenda le rogne letterarie,
216

sta finalmente per essere smascherata. L ’abile recensione di Carr al


volume di Broué e Témime nell’Oùseruer mette abbastanza in chiaro
che egli vede il pericolo, ma confida anche che gli intrusi potranno
essere emarginati E con un libro venduto a Lst. 6 non molti potranno
acquistarlo; l ’editore dovrebbe essere spinto a pubblicarlo in edizione
economica.
Una fonte che lo studioso serio non dovrebbe ignorare nonostante
le sue gravi lacune è Tres Dias de Ju lio di Luis Romero (Barcellona
1967). In quest’ opera di 600 pagine, ampiamente illustrata, l'autore,
un narratore spagnolo assai noto, cerca di descrivere cosa avvenne
nelle principali città della Spagna nei tre giorni cruciali del luglio
1936, e cioè il 18, il 19 e il 20. In un articolo commemorativo sulla
« Spagna 1936 » da me scritto per FREEDO M nel 1963 ho definito il
tipo di i s t o r i a » che mi piacerebbe vedere; un resoconto quotidiano
delle attività delle due organizzazioni operaie C .N .T . e U .G .T ., ini­
ziando dalla fondazione della Repubblica nel 1931: la prima parte
dovrebbe portare il lettore fino alle elezioni del febbraio 1936, la
seconda « con molti più particolari » dovrebbe coprire il periodo dal
febbraio alla rivolta m ilitare in luglio. La terza infine a dovrebbe
cercare di far rivivere gli avvenimenti diciamo del mese successivo
alla rivolta, e ciò mostrerebbe a qual punto era giunto il lavoro di
’ ’demolizione” dell’ordine esistente e in clic misura i rivoluzionari
erano riusciti a creare nuove organizzazioni sociali ed economiche
e a venire a capo dei molteplici problemi non solo prodotti dalla
rivolta m ilitare, ma esistenti in ogni società con grandi concentra­
zioni di popolazione » (*).
Romero ha lavorato tre anni al suo libro e, per quanto diversi
elementi mi convincano che si tratta di un contributo serio, il fatto
che l ’autore abbia scelto di presentare il suo materiale in forma nar­
rativa e non storicamente critica (senza neanche una nota né una
bibliografia) lo rende inusabile come materiale di consultazione per
uno studioso serio senza un’ulteriore ricerca; ciò nonostante penso
che il lettore informato lo leggerà con notevole interesse come opera
narrativa. Per esempio ecco come Romero descrive la scena (ruando
Companvs convocò gli anarchici catalani ad un incontro alla Genera­
lidad: « L e macchine si fermano in mezzo alla Piazza della Repub­
blica. Sul balcone principale della Generalidad sventola una grande
bandiera coi colori della Catalogna. Un drappello dei Mozos de E s­
cuadra al portone. Gli incroci delle strade appaiono presidiati dalle
guardie d’ assalto e da cittadini che portano bracciali con i colori
catalani. I rappresentanti della C .N .T. e della F .A .I. armati fino

(*) Freedom, 20 luglio 1963, e ristampato nelle Freedom Reprints, voi. 13,
Forces of Lato & Order (Londra 1965).
217

ai denti scendono dalle macchine; i Mozos de Escuadra restano cal­


mi. Un comandante, senz’altro il loro capo, avanza verso il gruppo
riunitosi proprio sulla soglia: Durruti, Garcia Oliver, Joaquin Ascaso,
Ricardo Sanz, Aurelio Fernandez, Gregorio Jover, Antonio Ortiz a
’ ’Valencia” . ’ ’Noi siamo i rappresentanti della C.N .T. e della F .A .I.;
Companys ci ha chiamato ed eccoci qua. Quelli che ci accompagnano
sono le nostre guardie del corpo” ».
Ben raccontato ma anche corrispondente alla realtà.
Evidentemente quanto è stato detto in quell’ occasione è meno
interessante per Roiuero come narratore, ma più importante per
Peirats o per me stesso come rivoluzionari, anche se l ’ atmosfera in cui
si sono svolte tali discussioni e prese tali decisioni è rilevante, ed è
in questo contesto che ritengo valido il libro di Romero. Ma dal
momento che non cita le fonti, lo si può usare solo con riserva.

VI.

Sono incredibilmente pochi i lavori critici pubblicati negli ulti­


mi quindici anni. José Peirats ha scritto una Breve storia del sinda­
calismo libertario spagnolo (Edizioni R L Genova 1962), che copre
più o meno gli stessi argomenti che sono trattati nelle mie Lezioni,
e riflette un atteggiamento notevolmente più critico di quanto egli
si fosse permesso nella sua precedene storia in tre volumi. L ’ originale
spagnolo fu pubblicato più tardi sotto il titolo Los Anarauistas en la
Crisis Politica Espanola (Buenos Aires 1964). Questa edizione, se si
eccettua una attenzione più particolareggiata agli anni della repub­
blica (1936-1937), è identica a quella italiana, benché nel frattempo
Peirats e alcuni suoi amici si fossero separati dal movimento ufficiale
spagnolo in esilio, e, secondo un autore, si fossero trovati « tagliati
fuori da ogni sostegno delle file militanti ». Questo autore, il trenta­
duenne Cesar M. Lorenzo, è, come riferisce il risvolto di copertina,
« figlio di m ilitanti della C .N .T. spagnola che avevano cercato rifugio
in Francia dopo la caduta della C atalo g n a»; il suo libro Les Anar-
chistes Esvagnols et le Pouvoir, 1868-1969, è una miniera di infor­
mazioni dettagliate e spesso ben documentate, ma è inficiato da due
gravi difetti. Tn primo luogo, questo volume di quattrocento pagine
è dominato dalla figura di Horaeio Prieto (*) , che viene citato dal­

( * ) Da non confondersi con il leader socialista Indalecio Prieto. L’unica cosa


che questi due omonimi hanno in comune è di aver appoggiato le correnti di
destra delle rispettive organizzazioni. Ho già citato Brenan quando dice che la
C.N.T. ha avuto un miglior rapporto con la corrente di destra dei socialisti, con
218

l ’autore nel testo o in nota quasi ogni seconda pagina, e non ci


sarebbe nulla da obiettare se fosse possibile dimostrare che Prieto
aveva effettivamente una posizione tanto predominante nel pensiero
della C .N .T .-F .A .I., in Spagna e nell’esilio. Posizione che egli non
ebbe assolutamente, anche se non si può negare che fu quello che gli
spagnoli chiamavano un membro <c influente » dell’organizzazione —
10 si potrebbe soprannominare « l ’anarchico creatore di ministri »,
perché fu lui che, in qualità di Segretario Nazionale della C .N .T .,
condusse le manovre per l ’ingresso dei quattro ministri della C .N .T.
nel governo Caballero del novembre del 1936. Per parte mia, l ’ho
sempre considerato uno dei più spiacevoli politicanti e intriganti che
la C .N .T. abbia prodotto, ed ogni riferimento a lui nel libro di
Lorenzo conferma quest’impressione che avevo ricavato dalle mie let­
ture precedenti. Per illustrare la propensione in favore di Horacio
Prieto, ho aperto il libro a caso (manca infatti un indice analitico,
11 che è da rimpiangere in un libro ben fatto, ed inammissibile in un
volume di quattrocento pagine che l ’editore presenta come una « histo-
rie lumineuse et deconcertante»; si può capire peraltro in conside­
razione del fatto che in tal caso la preferenza per Horacio Prieto
sarebbe risultata evidente in modo imbarazzante) a pagina 283 e, come
volevasi dim ostrare, il nome di Horacio Prieto è citato non meno di
tre volte, come anche alla successiva pagina 284; a pagina 285 invece
è nominato solo due volte, ma l ’autore apre questa pagina citando un
rapporto di Prieto al Comitato Nazionale della C.N .T. sui problemi
economici e la loro soluzione. Lorenzo descrive questo rapporto come
« molto lungo e tecnico », e riferisce che « nell’introduzione e nelle
sue conclusioni, egli dichiarò che l ’azione politica e quella econo­
mica erano inscindibili, che il comuniSmo libertario era una semplice
utopia, che la C .N .T. stessa era un’istituzione paragonabile ad uno
stato con le sue regole fisse, le sue leggi, la sua attività sottoposta a
norme morali ed ideologiche, la sua struttura amministrativa e i suoi
organismi direttivi. Pose in risalto l ’importanva delle chiavi politiche
al potere economico (riferendosi in particolare alle riserve auree) e
l ’importanza della legislazione, sottolineando che i libertari non pote­
vano raggiungere alcun obiettivo finché non avessero avuto accesso
alla stanza dei bottoni in campo economico ». Potrei trovare stim o­
lanti questi argomenti se poi Lorenzo, non proseguisse citando testual­
mente Prieto, laddove squalifica i tentativi dei lavoratori di collet­
tivizzare la terra e le industrie quanto meglio potevano, e ciò con le
frasi che seguono:

Prieto più che con Caballero. E* abbastanza evidente che Prieto, rappresentante
della corrente di destra della C.N.T., aveva un fortissimo penchant per il « Lenin »
dei socialisti, Caballero!
219

« II collettivismo come lo conosciamo in Spagna non è collettivi­


smo anarchico ma la creazione di un nuovo capitalism o, anche
più incoerente del vecchio sistema capitalista che abbiamo appe­
na distrutto: si tratta di una nuova forma di capitalism o con tutti
i suoi difetti, con tutta la sua im m oralià, che si riflette nel­
l ’egoismo innato, nell’egoismo sempre presente dei lavoratori
che amministrano un collettivo. È del tutto provato che non esiste
tra noi a tutt’oggi l ’osservanza.' o un qualsiasi amore o rispetto
per la moralità libertaria che noi proclamiamo di difendere o
di diffondere... »
e così via per ben tre pagine. Non si tratta di temere le critiche,
ma non si può non guardare con sospetto chi critica gli anarchici e
gli anareo-sindacalisti, negandogli la patente di buoni anarchici, e
contemporaneamente argomenta che i metodi non autoritari non
porteranno mai al successo dell’anarchia. Prieto, l ’anarchico creato­
re di ministri, perfino durante la guerra degli anni 1936-39 credeva
che fin quando gli anarchici non avessero partecipato al gioco del
potere, il movimento non avrebbe mai preso slancio, e continua a
tutt’oggi a patrocinare la causa del partito anarchico. E ciò mi porta
al secondo errore, o difetto, del libro di Lorenzo: egli non ha
un’idea propria, e perciò la conclusione, tratta dopo aver esposto
nel corso di 400 pagine la fragilità politica anche degli anarchici
quando assaggiano i dolci frutti del potere, è quella di Prieto, e cioè
che manca un’alternativa antiautoritaria alla lotta per il potere. Nel
qual caso l ’ anarchia non ha altro futuro che quello di una filosofia
personale d ’élite.
Questo libro avrebbe potuto essere molto importante, se solo
l ’autore non avesse dimostrato una tale fedeltà al proprio padre
...H oracio Prieto!

VII.

Da circa sei anni non seguo sistematicamente la stampa libertaria


spagnola in esilio, ma ciò che ho visto sembra indicare che chi si
occupa della sua pubblicazione è più interessato a tenere insieme il
movimento, che sta invecchiando in esilio, con illusioni sul passato e
speranze eccessive per il futuro, che non a ricavare delle lezioni da
quell’esperienza unica. Una rivista che dava adito a sperante, nel
senso che non si atteneva a questo modello, era Presencia (Tribuna
Jib ertaria). il cui primo numero uscì a Parigi nel novembre-dicembre
del 1965. Ne sono usciti, mi pare, solo dieci fascicoli, ma conten­
gono m ateriali originali. Di particolare interesse per chi scrive fu il
progetto di una tavola rotonda sul tema « il movimento libertario
spagnolo rinunciò nel 1936-39 a portare a fondo la rivoluzione? ».
220

NelFintrodurre il dibattito (sul n. 5) gli editori suggeriscono che il


tema potrebbe essere posto più semplicemente nei termini seguenti:
« Se si ripetesse il 19 luglio 1936 — se come per magia si ripetesse
esattamente nella stessa forma e nello stesso contesto — il movimento
libertario dovrebbe agire come fece allora? ». Purtroppo, benché a
partecipare fossero stati invitati grandi nomi del movimento liber­
tario spagnolo come García Oliver, Federica Montseny e Santillan,
risposero con propri contributi solo Peirats e Cipriano Mera.
L'intervento di Peirats è importante perché è anche più critico
del volume di cui abbiamo già parlato; il punto centrale del suo
discorso è certamente che

« non c’è dubbio che ci fu una rinuncia alla rivoluzione, non


appena era stata decisa la sollevazione m ilitare di Barcellona e
della Catalogna. E ciò in spregio del fatto che la rivoluzione non
poteva accadere in circostanze m igliori... È vero che il compito
più arduo sarebbe spettato alle minoranze più decise, e in
particolare ai militanti esperti della C .N .T. - F .A .I. Ma le ple­
bi, che comprendevano la gravità delle questioni in ballo, li
appoggiavano con vigore, impedendo ogni rovesciamento della
situazione. La rinuncia avvenne esattamente nel momento in cui
un gruppo di importanti membri della C .N .T . - F .A .I. andò
alla Generalidad ad ascoltare le lusinghe che il presidente Com-
panvs gli fece piovere addosso. Per lo storico, questo gruppo di
uomini arrivò in veste di conquistatore e poco tempo dopo
ripartì conquistato... ».

Peirats ribadisce l ’accusa scrivendo più avanti: « A dire pane


ai pane, non si trattò di un caso di rinuncia ma piuttosto di capito­
lazione della rivoluzione». Né gli anarchici, che meglio di chiunque
altro conoscevano le trame della macchina politica e statale, potevano
giustificarsi con scuse del tipo che erano stati colti im preparati, o
che erano politicamente ingenui, « in considerazione della facilità con
cui alcuni di loro si adattarono alle regole della politica e alla situa­
zione ». In effetti Peirats osserva che « n e l periodo 1936-39 emerse
una nuova classe, erede di tutti gli incarichi prim a detenuti dalla
classe che era stata sconfitta: e comprendeva alcuni settori del movi­
mento libertario ». Nelle sue conclusioni Peirats accusa i luminari
della C .N .T. - F .A .I. anche di essere rivoluzionari dalla mentalità
ristretta, privi di immaginazione, « senza una reale moralità anar­
chica », per cui in quelle circostanze fecero ciò che chiunque altro
avrebbe fatto, scelsero la strada facile e « optarono per lo sforzo
minore ». Ma per Peirats degli anarchici non possono fare « ciò che
chiunque altro avrebbe fatto nelle stesse circostanze ». Perciò quando
pone la qiiestione « cosa avrebbe potuto fare il movimento liberta­
r io ? » giunge ben presto alla conclusione che a metà dei problemi
221

si può rispondere ponendo un'altra domanda : « che cosa non si sa­


rebbe dovuto fa r e ? » . Torniamo alla questione dei «m ezzi e dei
fini », sulla quale Peirats fa un certo numero di osservazioni stimolanti.
Nel numero successivo di Presencia (n. 6, novembre-dicembre
1966) Cipriano Mera porta il suo contributo al dibattito in forma
di una intervista che disgraziatamente è troppo breve e super­
ficiale per essere di gran valore; al massimo fornisce degli spunti
per una intervista successiva più approfondita. Mera infatti appare
interessato a stabilire dei fatti e a trarne delle conclusioni, e non a
giustificare il proprio ruolo nell’« esercito popolare » nel 1937 dopo
la militarizzazione delle milizie (vedi capitolo XVI). Egli riconosce
che « tutti noi abbiamo la nostra grossa parte di responsabilità » per
quanto riguarda la politica collaborazionista della C .N .T ., ed aggiun­
ge che è passato il momento di un confronto con i responsabili, ma
ciò nonostante « voglio ribadire che la politica del fatto compiuto e
delle decisioni esecutive cominciò contemporaneamente all’inizio del­
la guerra ».
L ’altra rivista che vorrei ricordare in questo post-scriptum è
Noir et Bouge (Paris), di cui l ’ultimo fascicolo, il n. 4-6, è stato pub.
blicato nel giugno del 1970. Si tratta senza dubbio della rivista anar­
chica più importante del dopoguerra, e vale la pena di consultarvi
il materiale critico sulla rivoluzione spagnola. Nei fascicoli 36 e 38
si trovano le traduzioni francesi dei contributi di Peirats e Mera a
Presencia, oltre ad un commento degli editori all’ articolo del primo
e ad un ’interessante replica di Peirats. Lo studioso vi troverà anche
contributi notevoli alla questione dell’autogestione, con particolare
riferimento alle esperienze algerine e della « rivoluzione » francese
del maggio 1968.
Infine vorrei rimandare il lettore al fascicolo speciale della rivista
Governement & Opposition sul tema « Anarchia oggi » (voi. 5, n. 4,
autunno 1970) che comprende un saggio ben documentato di J . R o­
mero Maura su « Il caso spagnolo ». Il tentativo dell’ autore è di
« form ulare un’ipotesi di spiegazione dei motivi per cui il movimento
anarchico solo in Spagna poté avere un tale successo nella costruzione
di una organizzazione di massa, ampiamente radicata tra gli operai
dell’industria, con una spinta rivoluzionaria così potente e costante ».
Maura riporta le cinque spiegazioni principali normalmente proposte
per questo fenomeno: la prima «cerca la risposta nella specificità
del carattere spagnolo », ma Maura correttamente rifiuta uuesta « in­
terpretazione romantica », ponendo in rilievo che « la classe media
spagnola non è diventata anarchica, e non sembra essere stata meno
attaccata ai suoi beni ed interessi mondani delle classi medie di altri
paesi ». La seconda spiegazione « si ferma all’arretratezza dell’eco­
nomia sp a g n o la »; la terza si fonda su ll’idea «c h e ci debba essere
una qualche relazione di causa ed effetto tra il fatto che l ’ anarchismo
222

della classe operaia industriale fu più forte in Catalogna e l ’emergere


in quella stessa situazione di un potente movimento nazionalista della
classe media ». La quarta « pretende che l ’anarchia fu il risultato
esplosivo di una mancanza di libertà p o litic a » ; ed infine il fenomeno
del movimento anarchico spagnolo è attribuito alla « disillusione dei
lavoratori nei confronti di una costituzione liberale-democratica che
non consentiva agli operai alcun potere reale ».
Maura non incontra alcuna difficoltà a demolire queste spiega­
zioni. La verità, gli sembra, dovrebbe essere cercata prima di tutto
« nella natura reale della concezione anarchica della società e dei
modi per portare a compimento la rivoluzione ». Ed in questo saggio
egli cerca di spiegare come questa concezione si sviluppò e «u ltim o
ma assolutamente non meno importante, come totale fedeltà alle con­
cezioni originarie in materia di organizzazione permise al movimento
di mantenere il proprio slancio per un lungo periodo ». Va sottoli­
neato che in questo saggio Maura non si occupa degli avvenimenti
del 1936-39. ed è quindi un vero peccato che egli giunga a guastare
questo studio ben documentato con un paragrafo conclusivo che rac­
coglie una serie di affermazioni, di generalizzazioni su questi avve­
nimenti. che non possono essere prese sul serio, anche se viene citato
«u n o dei leaders della F .A .I. ». Forse 1’« ipotesi di spiegazione» di
Maura pu^ essere considerata seriamente solo nel contesto delle « ori­
gini » e del « retroterra » a cui si aggiungono gli avvenimenti del
1936-1939. per cui le sue parole conclusive su questi ultim i, « m a
questa è un’ altra storia », non corrisponderebbero alla realtà.
Ciò detto, debbo aggiungere che trovo il saggio di Maura piace­
volmente nuovo, le sue tesi polemiche e stimolanti (anche se non
sono sicuro da che parte sta), e ritengo di grande interesse aleune
delle sue conclusioni. Ad esem pio: « P e r quanto si sappia finora
troppo poco dello sviluppo e della decadenza del sindacalismo fran­
cese e italiano, c’è qualcosa di abbastanza evidente, ed è che la loro
concezione dello sciopero generale rivoluzionario era tin mito peri­
coloso ». L ’ autore insiste su questo concetto e agghinge che « l ’idea
dello sciopero generale fu concepita come alternativa all’insurrezione
armata ». che dopo la Comune di Parigi era considerata sconfitta « una
volta per tutte ... dagli eserciti d^llo stato borghese. I sindacalisti
francesi e italiani pensavano che lo sciopero generale, frazionando
gli scontri violenti e prevenendo col sabotaggio la coordinazione degli
sforzi dello stato, avrebbe reso impossibile l ’uso degli eserciti con­
venzionali contro i lavoratori ». Concordo con Maiira quando dichiara
che ««m esta fu un ’illu sio n e»: cali cita il caso degli « anarco-eomuni-
sti italiani d ell’ T J.S.I., che videro i pericoli di questo errore ». ed
aggiunge che « p e rò , nonostante tutti gli sforzi di Armando Borghi,
essi non riuscirono ad imporr'1 le loro concezioni ad un movimento
che non controllavano ». Egli ritiene però che in Spagna
223

« questa concezione errata non riuscì mai a guadagnare terreno.


... I fondatori di Solidaridad Obrera e della C .N .T. avevano un
retroterra anarco-comunista, al punto tale che — contrariamente
al programma del sindacalismo rivoluzionario in altri paesi —
il loro obiettivo finale dichiarato era il comunismo libertario.
Essi non abbandonarono mai - la concezione anarco-comunista
della battaglia finale come battaglia che sarebbe stata decisa dalla
forza pura e semplice ».
Sono d’accordo con Maura, ad eccezione della sua ultim a affer­
mazione, clxe mi sembra cruda e prosaica, ed in ogni modo contraddit­
toria con quanto scrive del movimento italiano, e che ho citato
prim a. L ’intuizione feconda che trovo nella sua « ipotesi », e che è
utile a ricerche ulteriori, è che quella della C .N .T. è la « storia di
un su ccesso», al confronto con il resto dell’E u ropa; è che in essa si
fecero sentire più profondamente le influenze anarchiche che non
quelle marxiste o riform iste; è che « i l suo obiettivo finale dichia­
rato era il comunismo libertario ».

Vili.

I lettori di M alatesta - Vita e pensiero (Freedom Press 1965) non


avranno bisogno che si ricordi la questione dello sciopero generale e
dell’insurrezione trattata abbastanza diffusamente nella terza parte
del volume, in cui esamino « l ’importanza di M alatesta per gli anar­
chici oggi » (pp . 271-309). M alatesta, ivi citato, suggerisce che l ’idea
dello sciopero generale fu lanciata e « accolta con entusiasmo da
coloro che non avevano fiducia nell’ azione parlam entare, e vedevano
in esso una nuova e promettente via dell’azione popolare ». Ma il pro­
blema era che la maggior parte di costoro consideravano lo sciopero
generale come « u n sostituto dell’insurrezione, un modo di ’ ’affamare
la borghesia” ed obbligarla a capitolare senza colpo ferire ». Il com­
mento sottinteso di Malatesta a queste concezioni era che ben lungi
dall’affermare la borghesia « avremmo fatto morire di fame per primi
noi stessi ».
Probabilm ente Maura ricava conclusioni errate dallo scontro
tra Monatte e Malatesta al congresso anarchico di Amsterdam, perché
non distingue tra lo sciopero generale che è di fondo un atto autori­
tario di un settore sociale — i lavoratori produttivi organizzati — , e
un’insurrezione, che è una rivolta del popolo contro la classe domi­
nante, ed è possibile (per non parlare di successo) solo se ad essa
partecipa la schiacciante maggioranza dei settori della comunità. Am­
metto senz’altro che il concetto di sciopero generale è quello di « una
battaglia decisiva ... basata sulla pura e semplice forza », il cui
risultato sarà ampiamente determinato dal numero dei lavoratori or­
224

ganizzali e dalla natura del loro lavoro. L ’insurrezione, invece, è per


definizióne « lo svilupparsi della resistenza aperta contro l ’ autorità
costituita » da parte del popolo, ed affida le proprie possibilità di
successo non al sottoporre la società ad un ricatto, ma all’essere essa
stessa espressione della società, e quindi la benvenuta. L ’idea di
un’anarchia decisa « dalla pura e semplice forza », come la sugge­
risce M aura, è estranea a tutto ciò per cui gli anarchici lottano.
M aura, come studioso della lotta condotta in Spagna, avrà sen­
z’ altro osservato che ner quanto gli elementi rvoluzionari spagnoli,
nonostante innumerevoli scioperi generali tra il febbraio e il luglio
1936, non abbiano potuto lanciare una rivoluzione per rovesciare il
governo del Fronte Popolare e le sue istituzioni (che comprendevano
le forze armate), essi furono tuttavia l ’avanguardia che diede l ’esem­
pio per resistere e sconfiggere la rivolta m ilitare di Franco, e mise in
moto una rivoluzione sociale che modificò radicalmente il sistema
sociale esistente e coinvolse diversi milioni di operai e di contadini.

IX .

Penso che si possa prevedere nel prossimo futuro un incremento


del m ateriale su diversi aspetti della guerra civile spagnola, soprat­
tutto proveniente dalla stessa Spagna. E , come qualcuno ha messo
in evidenza, è in atto una tendenza verso un esame più dettagliato di
avvenimenti specifici, di cui è un esempio il libro di Manuel Cruell,
F ls fets de Maig (Barcellona 1970), un volume di 140 pagine in cui
l ’autore, un giornalista di Barcellona che fu diretto testimone dei
fatti, descrive le giornate del maggio 1937. E un’altra fonte che penso
verrà riproposta è la ristam pa di m ateriale contemporaneo, rimasto
introvabile per molto tempo. Una di queste ristampe è Guerra di
classe (1936-1937) di Camillo Berneri (Pistoia 1971), una raccolta
di dodici articoli pubblicati in « Guerra di classe », la rivista in ita­
liano che Berneri stampava a Barcellona in quegli anni, e che com­
prende scritti importanti e discussi come la « Lettera aperta alla
compagna Federica Montsenv », « Guerra e rivoluzione » e « Contro-
rivoluzione in atto » (quest’ultimo fu pubblicato il giorno prim a del
suo assassinio da parte degli stalinisti).
Evidentemente, quanto più materiale viene pubblicato tanto me­
glio, e ben venga da tutti i settori della sinistra (ad esempio sono
stati ripubblicati Revolution & Gounter Revolution in Spain di Felix
Morrow, e Spanish Cockpit di Franz Borkenau). Ma per gli anarchici
il m ateriale pubblicato è già più che sufficiente perché risultino chiari
ed inequivocabili gli insegnamenti di quell’epica lotta.