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«Internazionale

nera»
Beatrice de Graaf

«C
La lotta all’anarchismo come dispositivo
di sicurezza nei Paesi Bassi (1880-1914)
hi sono gli anarchici?», «Dove si nascondono?», «In che
modo è possibile acquisire velocemente informazioni
attendibili per prevenire attentati e seguire le tracce di
potenziali criminali?». Erano queste le domande che
sempre più frequentemente si ponevano ministri del-
la Giustizia, commissari di polizia e molti dei loro informatori negli anni
successivi al 1880. Ancora oggi, in molti manuali e compendi di storia del
terrorismo, la violenza anarchica manifestatasi tra il 1880 e il 1914 è spesso
descritta come la “prima ondata” del terrorismo contemporaneo, e i populisti
russi, i nichilisti francesi e gli anarchici italiani sono presentati come parte
integrante di una “Internazionale nera”.
In questo articolo la prospettiva viene rovesciata. È indubbio che – come
vedremo – in quel periodo vi furono attentati anarchici; ma è altresì possibi-
le sostenere che è in virtù del più elevato livello tecnico e professionale di cui
disposero dopo il 1880, gli apparati giudiziari e di polizia poterono percepire
nel suo complesso una “Internazionale nera” come fenomeno transnaziona-
le. Il telegrafo, il telefono, i collegamenti rapidi attraverso navi a vapore e
treni, l’entrata in scena dell’automobile e gli sviluppi nel campo della regi-
strazione biometrica dei dati rendevano possibile, ad esempio, alla polizia
di Amsterdam di riferire ai colleghi russi dell’Ochrana notizie su individui
presenti in una conferenza dell’Internazionale anarchica nella capitale olan-
dese. Al contempo, le segnalazioni divennero più precise grazie al metodo
del bertillonage e, più tardi, grazie alla dattiloscopia.
Rispetto a Francia, Russia, Italia, Stati uniti e Germania, i Paesi bassi furono
meno colpiti dagli attentati anarchici. Così, perlomeno, appare dalla lettera-
tura esistente; è certo che qui non avvennero assassinii di capi di stato, mini-
stri o monarchi. Dalle fonti esplorate appare tuttavia evidente il forte allarme
che si creò attorno agli anarchici che vagavano per l’Europa e in relazione ad
alcuni episodi specifici. Perché allora l’attenzione politica su quegli avveni-

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Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

menti fu così scarsa? O forse quell’attenzione ci fu, ma è la sua storia che non è
stata ancora scritta?
Questo articolo getta un primo sguardo sulla storia della lotta contro l’“Interna-
zionale nera” nei Paesi bassi, basato su fonti archivistiche inedite del ministero
della Giustizia olandese per il periodo 1876-19141. L’ipotesi di fondo è che la lotta
contro l’anarchismo sia stata condizionata dalle priorità definite a livello poli-
tico – e quindi non solamente dagli attentati stessi – e che a sua volta l’agenda
politica e le specifiche misure assunte siano state condizionate dall’apparato di
polizia centralizzato e dalle idee circa i suoi compiti e sulla sicurezza in gene-
rale. In rapporto a questa ipotesi si cercherà di individuare qui di seguito chi
ha introdotto nell’agenda politica la lotta contro l’anarchismo e il ruolo che in
essa hanno avuto l’apparato di polizia e i pubblici ministeri, ossia le istituzioni
che nel periodo considerato erano responsabili per la sicurezza, la raccolta di
informazioni (di tipo civile), l’ordine pubblico, l’investigazione e la promozione
dell’azione penale.
Il concetto di “dispositivo” ha la funzione di evidenziare che la lotta contro
l’anarchismo non può essere descritta come una lineare sequenza tra accadi-
menti delittuosi e relativi provvedimenti legislativi e amministrativi. Perché
una minaccia provochi decisioni politiche, essa deve essere prima “percepita”
come tale. I dispositivi – nella definizione che di essi ha dato Michel Foucault
– producono un’accelerazione nel tempo e nello spazio, l’emergere di nuove tec-
niche, metodi scientifici, approcci, costellazioni politiche e conflitti che nel loro
insieme formano un assemblaggio eterogeneo di elementi discorsivi e materiali
atti a interpretare e governare le questioni sociali2. Un dispositivo di sicurezza
rappresenta dunque un assemblaggio tanto di misure operative e dell’uso di
nuove tecnologie di informazione, comunicazione e trasporto, quanto di nuove
concezioni e idee sulla sicurezza stessa e sulle politiche ad essa relative. Tale
dispositivo viene messo più frequentemente in azione dai governi, ma può
altresì essere innescato da singoli individui, dal mondo imprenditoriale o dal
resto della società. In questo articolo la “lotta contro l’Internazionale nera” vie-
ne assunta appunto come un dispositivo legato alla sicurezza.

L’ingresso dell’anarchismo sulla scena politica

S
i può dire quindi che la minaccia anarchica fosse una mera percezione o
costruzione? C’era in essa naturalmente un nucleo di verità. Nel periodo
compreso tra il 1880 e il 1914 gli attentati (dinamitardi) degli anarchici pro-
vocarono 160 vittime – Russia esclusa – e oltre 500 feriti. Nessuno poteva rite-
nersi al sicuro da questa nuova, sinistra minaccia e gli anarchici, per parte loro,
ci tenevano a chiarire di non avere riguardo per alcuna autorità. Alcuni populi-
sti russi (anch’essi considerati come anarchici) uccisero lo zar Alessandro II e il
1 
La documentazione è conservata presso l’Archivio nazionale olandese a l’Aja.
2 
Si rinvia soprattutto a Michel Foucault, Sécurité, territoire, population. Cours au Collége de France (1977-
1978), Gallimard, 2004, in particolare il capitolo 4. Cfr. anche Claudia Aradau e Rens van Munster, Taming
the future. The dispositive of risk in the war on terror, in Louise Amoore e Marieke de Goede (a cura di), Risk
46
and the War on Terror, Routledge, 2008, pp. 23-40, citato a p. 24.
“Internazionale nera”

presidente statunitense William McKinley fu vittima di un attacco anarchico. Il


re d’Italia, Umberto I, venne ucciso il 29 luglio 1900 dall’anarchico italo-ameri-
cano Gaetano Bresci3. Gli anarchici uccisero anche tre primi ministri e un gran
numero di ministri, comandanti della polizia e politici. Non venne risparmiata
neppure l’imperatrice Elisabetta d’Austria, amata ovunque, ma assassinata a
pugnalate il 10 settembre 1898 dall’anarchico italiano Luigi Lucheni.
I mass media ebbero un ruolo fondamentale nel dare notorietà agli attentati,
descrivendo accadimenti di per sé indipendenti l’uno dall’altro come delitti
coordinati attraverso una rete anarchica mondiale. Scioperi, proteste operaie e
assemblee comuniste vennero messi sullo stesso piano degli attentati dei nichi-
listi russi e degli anarchici francesi; l’immagine di un’Internazionale nera fu ali-
mentata dalle notizie relative a eventi distinti verificatisi in Europa e Australia,

ZOOM
sud e nord America, Egitto, Cina, Giappone e India. Si aveva la sensazione di
trovarsi nel bel mezzo di un’ondata mondiale di violenza anarchica anche per-
ché era in quel modo che venivano riferite notizie che viaggiavano attraverso il
telegrafo e le rinnovate linee mondiali di trasporto e comunicazione.
L’elenco di attentati e omicidi era indubbiamente lungo, ma senza i nuovi stru-
menti tecnici e mediatici quegli atti avrebbero potuto difficilmente essere visti
come facenti parte di un’unica grande minaccia anarchica. Gli anarchici stessi
si compiacevano, peraltro, di descriversi più numerosi di quanto non fossero in
realtà e ammonivano sulle pagine delle loro numerose riviste che la rivoluzione
e il caos mondiale erano ormai solo questione di tempo. Rafforzavano quella
tesi servendosi di nuove tecniche di distruzione assai visibili e particolarmen-
te capaci di colpire l’immaginazione come la dinamite (le infernal machines) e
l’automobile (sia in quanto mezzo di fuga che come «vehicle born improvised
explosive device»4). I gruppi anarchici si servivano inoltre delle nuove possi-
bilità fornite dai mezzi di comunicazione e trasporto per preparare e portare
a termine gli attentati. Si pensi a Bresci che, emigrato negli Stati uniti, lesse in
un giornale della morte di sua sorella durante le proteste di Milano e, sempre
grazie ai media e alle comunicazioni marittime, fu in grado di mettere in pratica
così rapidamente i suoi propositi di vendetta.
C’era dunque un effettivo clima di cospirazione, ma la maniera in cui le notizie
dei complotti anarchici venivano presentate e diffuse non era proporzionata
alla loro consistenza reale. Si potrebbe dire che il terrore psicologico per gli
anarchici superava di gran lunga il terrore effettivo. Percezioni, desideri e pub-
blico disgusto si alimentavano a vicenda. Ma c’era anche dell’altro. Nel discorso
tardo-ottocentesco sulla (in)sicurezza e sul (dis)ordine intervenne anche un nuo-
vo elemento, un dispositivo di sicurezza e “governamentalità”: un assemblaggio
eterogeneo di elementi discorsivi e materiali atti ad interpretare e governare le
questioni sociali reso possibile dall’invenzione e dall’applicazione industriale e
commerciale di nuove tecnologie di informazione e mobilità fatte proprie tanto
dagli autori dei reati quanto da coloro che li combattevano5.
3 
Cfr. Fabio Santin e Marco Riccomini, Gaetano Bresci: un tessitore anarchico, MIR, 2006.
4 
Cfr. Mike Davis, Buda’s Wagon. A Brief History of the Car Bomb, Verso, 2007.
5 
M. Foucault, The Confession of the flesh, in C. Gordon (a cura di) Power/Knowledge. Selected Interviews and
47
Other Writings, Wheatsheaf, 1980, pp. 194-196; cfr. M. Foucault, Sécurité, territoire, population, cit.
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

La “cospirazione mondiale” era il dispositivo utilizzato dagli anarchici nei loro


scritti, da un lato per dare forza alla propria utopia (o distopia) millenaristi-
ca e apocalittica, e dall’altro per compensare la loro stessa limitata consistenza
numerica. Allo stesso tempo essa era il dispositivo utilizzato dai governi e dai
corpi di polizia e di sicurezza per interpretare unitariamente i disparati avveni-
menti e attentati prodotti dagli anarchici in vari paesi. A partire dal 1870 circa
il dispositivo “complotto” divenne così sempre più un concetto, una strategia e
una tattica utili a criminalizzare e provare a disinnescare il conflitto sociale e
contemporaneamente per ottenere e legittimare l’espansione, la centralizzazio-
ne e la professionalizzazione delle forze di polizia. Tanto gli anarchici quanto
coloro che li combattevano si servirono di esso per rafforzare la propria lotta e,
nel loro insieme, misero in atto in questo modo una dinamica di teorizzazione
e pratica del complotto che da allora non ha mai più abbandonato il discorso
politico, come un vero e proprio lato oscuro della modernità.
Quel dispositivo ha rappresentato in questo modo un ponte tra un’epoca rea-
zionaria di repressione e autoritarismo e una forma più liberale di esercizio del
potere. Ha avuto anzi un tale successo da divenire il simbolo stesso della «nuo-
va epoca politica, sperimentale, positiva, scientifica»6. In un periodo di enorme
progresso e di fede nella scienza, nella tecnologia e nella sperimentazione, il
complotto ha rappresentato la “prova” capace di illuminare i problemi e le crisi
della modernità, fornendo per essi una spiegazione di tipo positivistico.
Attorno al 1882, il funzionario francese di polizia Alphonse Bertillon sviluppò
un sistema antropometrico che in seguito avrebbe preso il suo nome, diffonden-
dosi in tutto il mondo. Questo sistema di bertillonage si sostanziava nella possibi-
lità di risalire agli autori dei reati attraverso le presunte caratteristiche bioantro-
pologiche dei loro crani e corpi. Alla base di questo metodo “scientifico” c’era la
convinzione che un comportamento criminale e deviante potesse essere visibile
nelle caratteristiche antropomorfiche del viso e del corpo, ciò che corrispon-
deva perfettamente all’idea, propria del darwinismo sociale e dell’eugenetica,
che i delinquenti fossero geneticamente degenerati e che fosse dunque possibile
identificare una causa o un’anomalia di tipo biologico per i loro atti delittuosi.
Il punto di forza di questo sistema stava anche nel fatto che le coordinate fisiche
potevano essere inviate assai rapidamente ai corpi di polizia alleati, mentre le
foto e le impronte digitali potevano essere spedite in un secondo momento ser-
vendosi dei nuovi collegamenti navali e ferroviari7.
In questo modo il dispositivo del complotto rendeva “visibile”, sia a livello scien-
tifico che discorsivo, un nemico misterioso a cui fino ad allora non si era mai
riusciti a dare un volto. Ai corpi di polizia il concetto di complotto permetteva
inoltre di visualizzare in modo unitario quell’agglomerato altrimenti confuso
di minacce di ogni tipo: dai socialisti, riformisti e comunisti fino a un pugno
di veri anarchici. Esso aveva altresì un risvolto operativo. La cospirazione si
6 
Alex Butterworth, The World That Never Was. A True Story of Dreamers, Schemers, Anarchists and Secret
Agents, Vintage Books, 2008, p. 46.
7 
Cfr. Cyrille Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse Politie. Een staatsinstelling in de maalstroom van
de geschiedenis, Boom, 2007, p. 283; Jens Jäger, Verfolgung durch Verwaltung. Internationales Verbrechen und
48 internationale Polizeikooperation 1880-1933, Uvk, 2006, pp. 196-221.
“Internazionale nera”

fondava sull’inganno. Anche laddove sembrava non accadere nulla di sospetto,


come nel caso degli incontri delle leghe e dei partiti socialdemocratici, l’appa-
renza poteva ingannare e ciò legittimava di per sé l’azione incessante e il conti-
nuo ampliamento della politica di sicurezza. Una cospirazione, poi, si moltiplica
sempre in modo esponenziale, nel senso che un complotto, per definizione, non
conosce confini e porta a immaginare il coinvolgimento di un’entità ancora più
potente. Non è quindi mai possibile stabilire esattamente quanti membri faccia-
no parte del complotto, dove siano precisamente, quali strumenti apocalittici
ed esplosivi abbiano a disposizione e quale sia il loro fine ultimo. Inoltre, il
processo di professionalizzazione della polizia e del sistema giudiziario in atto
attorno al 1900 rendeva plausibile l’interpretazione della creazione della stessa
rete statuale del controllo sociale come un gigantesco “complotto”.

ZOOM
E gli anarchici? A loro volta, essi sembravano divertirsi a legittimare quel dispo-
sitivo modernista-positivista. Bakunin, ad esempio, assegnava ai suoi compagni
di complotto numeri a quattro cifre per dare l’impressione che la presunta World
revolutionary alliance avesse migliaia di aderenti. La Lega francese dei nichilisti
diffuse nel 1881 un manifesto in cui rivendicava di essere impegnata in una
campagna triennale finalizzata all’avvelenamento di centinaia di famiglie della
buona borghesia.

Il contesto politico del pensiero sulla sicurezza


di fine Ottocento

Q
ual era la situazione nei Paesi bassi? Il dispositivo della lotta contro
l’anarchismo mondiale incontrò anche qui un successo così ampio? In
verità, assai meno che altrove.
Attorno al 1886 il maggiore fattore di stimolo della politica di sicurezza non era
rappresentato dagli anarchici – come nei paesi circostanti, dove essi colpivano
e uccidevano capi di stato e monarchi –, ma dal movimento socialista organiz-
zato, in particolare dall’Unione socialdemocratica (Sdb) guidata da Ferdinand
Domela Nieuwenhuis8. Quest’ultimo fu eletto alla Camera bassa nel marzo
1888, lo stesso mese in cui i lavoratori della Frisia e di Groninga cominciarono a
scioperare in tutta la zona della torba, sostenuti dai compagni della Sdb. Come
accadde anche in occasione del “tumulto dell’anguilla” del 1886, durante il quale
morirono 26 persone, disordini e rivolte evidenziavano che l’autorità e l’ordine
erano sottoposti a una pressione crescente9. L’anno successivo venne aggiunto
un articolo alla costituzione in cui si prevedeva che il re potesse dichiarare lo
stato di guerra o di assedio in qualsiasi porzione del territorio «al fine della
protezione della sicurezza interna ed esterna»10. Si introduceva così una nuova
8 
Cfr. Johannes Charité, De Sociaal-Democratische Bond als orde- en gezagsprobleem voor de overheid, 1880-1888,
Zuid-Hollandse drukkerij, 1972.
9 
Cfr. Piet de Rooy, Een revolutie die voorbijging. Domela Nieuwenhuis en het Palingoproep, Unieboek, 1971;
Ronald van der Wal, Of Geweld zal worden gebruikt. Militaire bijstand bij de handhaving en het herstel van de
openbare orde 1840-1920, Verloren, 2000, pp. 172-173.
10 
Cfr. http://www.denederlandsegrondwet.nl/9353000/1/j9vvihlf299q0sr/vi7df7it0ez5 (ultimo controllo
29 maggio 2012). Cfr. anche R.W. van Zuijlen, Veiligheid als opdracht. Een onderzoek naar veiligheid als funda- 49
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

regola che, pur dando probabilmente una base legislativa a una pratica pree-
sistente, segnalava nello stesso tempo un interesse maggiore per la protezione
dell’autorità e della sicurezza.
La fondazione del Partito socialdemocratico dei lavoratori (Sdap) nel 1894
aumentò ulteriormente la paura della lotta di classe. «Il linguaggio sedizioso
utilizzato in alcune assemblee e riviste e il perturbamento della quiete» preoc-
cupavano molti parlamentari11. Anche il ministro della Giustizia Willem Van
der Kaay, un liberale di vecchio stampo, ammetteva l’esistenza di un problema
con «quel partito, che proclama nel nostro paese il vangelo del malcontento,
che attribuisce ogni miseria umana allo stato, al governo, alle autorità, ai Parla-
mentari [...], che resiste e si oppone alla polizia e all’autorità, tenta di ostacolare
ogni misura del governo e, manifestando in gran numero e in modo rumoroso
e brutale, cerca di incutere timore alla borghesia»12.
Allo stesso tempo, attraverso le politiche della sicurezza – che fossero dirette
contro i socialisti o contro gli alcolisti – il controllo sulla società divenne più
ampio e più profondo. L’articolo 3 della nuova costituzione del 1887 attribuiva
infatti al governo il compito di proteggere le persone e i beni sul territorio olan-
dese, cosa che, secondo l’interpretazione data dagli stessi liberali attorno al 1900,
andava intesa non soltanto come una semplice «preoccupazione per la serenità
e la sicurezza dello Stato», ma piuttosto come il passaggio ad un approccio pre-
ventivo e regolativo alla questione della sicurezza.
Fu in particolare nella lotta contro l’anarchismo, benché meno acuta e visibi-
le rispetto ai paesi circostanti, che emerse il conflitto tra l’impostazione libe-
rale classica della polizia segreta e della repressione – con il Terrore francese
ancora fresco nella memoria – e la sentita necessità di dare inizio ad un’offen-
siva di civilizzazione e sicurezza. Un conflitto politico che si rivelò soprattutto
in rapporto al controllo della polizia, la cui struttura fortemente frammentata
finiva per assegnare un’importanza decisiva all’orientamento individuale dei
commissari capi delle città. Dipendente da essi fu pertanto anche l’introduzio-
ne di innovazioni come la creazione di centrali investigative locali – la prima
fu istituita ad Amsterdam nel 187813 –, la pubblicazione mensile del cosiddetto
Registro segreto destinato alla diffusione per scritto e con «ritratti fotografici»
delle caratteristiche degli individui pericolosi e dei recidivi14 e l’introduzione di
nuove tecniche scientifiche dopo il 188015.

menteel recht en als positieve verplichting van de staat in het licht van de politietaak tot strafrechtelijke rechtshan-
dhaving, Wlp, 2008, p. 66.
11 
Eerste Kamer, 1893-1894, Staatsbegroting 1894, IV, p. 232. Cfr. C. Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse
politie, cit., p. 247.
12 
Eerste Kamer, 1894-1895, 12e vergadering, 31 januari 1895, p. 195. Cfr. C. Fijnault, De geschiedenis van de
Nederlanse politie, cit., p. 249.
13 
C. Fijnault, De recherche onder de loupe. De reguliere recherche in Nederland. Enkele algemene beschouwingen
over haar opbouw rond de voorbije eeuwwisseling, Van den Brink, 1985, p. 12.
14 
H. van der Hoeven, Over de onbetrouwbaarheid en de onvolledigheid onzer recidivisten-statistiek, «Tijdchrift
voor Strafrecht», n. 5, 1891, pp. 275-277.
15 
Per una descrizione dettagliata dei vari apparati di polizia si veda anche la trilogia sulla storia della
polizia olandese di Cyrille Fijnault, Jos Smeets e Guus Meershoek, De geschiedenis van de Nederlandse politie,
50 Boom, 2007.
“Internazionale nera”

Il ministero della Giustizia aveva solo facoltà di intervenire sui pubblici mini-
steri e dunque sulle azioni penali e sull’introduzione di nuove leggi. Nell’eserci-
tare tali prerogative, si scontrò spesso con altri organismi istituzionali. Dopo il
1886, ad esempio, gli ufficiali di giustizia locali orientarono l’azione repressiva
contro i socialisti e gli anarchici non-violenti, costringendo nel 1893 il ministro
a intervenire, dando istruzioni ai procuratori generali – che svolgevano la fun-
zione di direttori della polizia e rappresentanti del pubblico ministero in alcune
regioni – di essere più moderati nella loro politica di azione penale, dal momen-
to che non era un modo adeguato di servire l’interesse pubblico quello in voga
presso certi pubblici ministeri che causavano un risentimento non necessario
tra i socialisti e danni al prestigio della giustizia16.

ZOOM
Bisogna comunque sottolineare ancora una volta che la repressione nei Paesi
bassi si mantenne entro livelli contenuti in paragone con altri paesi. La haute
police, ossia l’ufficio centrale di polizia, sicurezza e servizi di informazione che
tanta importanza aveva in paesi come Francia, Germania o Austria, era sempli-
cemente assente nei Paesi bassi.

La lotta contro l’anarchismo nei Paesi Bassi

C
hi ha introdotto per primo la lotta contro l’anarchismo nell’agenda poli-
tica olandese e in che rapporto stava questa trasformazione con gli atten-
tati e con quanto stava effettivamente accadendo? Prima del 1898 non si
ebbe praticamente alcun dibattito politico sull’anarchismo e anche successiva-
mente esso non fu al centro di dibattiti parlamentari di particolare rilevanza.
La pressione politica finalizzata a mettere l’anarchismo al centro della politica
della sicurezza fu quindi nel complesso assai meno rilevante che in altri paesi.
Tuttavia qualcosa stava accadendo. Nel 1885 una Risoluzione regia rese punibile
penalmente il trasporto e la detenzione di materiale esplosivo «con intenzioni
illecite», ma il 5 dicembre 1888 si ebbe per la prima volta nella storia olandese
un fallito attentato compiuto con le “macchine infernali”17. Gli obiettivi furono
il sindaco di Amsterdam, Tienhoven, il commissario di polizia Stork e l’avvoca-
to generale Jolles, che si videro recapitare dei pacchi-bomba in occasione della
festa di san Nicola. Dagli archivi del ministero della Giustizia emerge inoltre
che a partire dal 1893 divennero più frequenti le segnalazioni relative ad anar-
chici in viaggio, che vertevano soprattutto su due temi: la paura che gli anarchi-
ci potessero approfittare degli assembramenti socialisti per provocare disordini
e la preoccupazione attorno agli «stranieri» residenti nei vari comuni, di cui
si temeva il coinvolgimento in affari illeciti. Il ministero della Giustizia aveva
invece ancora un’idea vaga sulla questione, non avendo competenze a livello
centrale in questo ambito e non disponendo di un proprio ufficio investigativo.
Esso riceveva notizia di un procedimento solo nel momento in cui i procuratori
16 
Cfr. H.C. Heering, Socialisten en justitie. Kroniek van een moeilijke relatie, Passage, 1994, p. 37.
17 
KB, 15 oktober 1885, Staatsblad nr. 187. Cfr. C. Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse politie, cit., p.
274; J. Smeets, De Nederlandse politie. Eenheid en verdeeldheid van het rijkspolitieapparaat, Boom, 2007, p. 75. 51
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

regionali ritenevano che ciò fosse utile per l’investigazione del pubblico mini-
stero.
Il procuratore di Den Bosch, Jonkheer Theodore Serraris, informò ad esempio
il guardasigilli Van der Kaay del fatto che l’autore di un attentato anarchico
avvenuto a Liegi il 29 aprile 1894, noto con il nome di Ungern von Sternberg,
si era trattenuto per un periodo a Maastricht e lì «era venuto ripetutamente in
contatto con il noto e assai pericoloso socialista Vliegen, editore e tipografo del
“de Volkstribuun”», una rivista socialista18. Vliegen era un noto propagandista e
tipografo di Maastricht che nell’agosto di quello stesso anno avrebbe presieduto
l’incontro di fondazione del Sdap ed era quindi tenuto sotto stretta sorveglianza.
L’accusa era pesante. Il primo maggio 1894 era scoppiato nella chiesa di San Gia-
como a Liegi un ordigno di oltre sei chili, seguito da un’ulteriore, forte esplosio-
ne due giorni più tardi. Il medico Renson era rimasto gravemente ferito durante
l’attentato. Era emerso rapidamente che uno straniero, entrato in città un paio
di mesi prima e presentatosi come barone Ernest von Ungern-Sternberg, ave-
va convinto e pagato alcuni anarchici di Liegi allo scopo di portare a termi-
ne quell’attentato. I responsabili locali vennero arrestati e il giudice istrutto-
re di Liegi diramò immediatamente un mandato di cattura con tanto di foto
e di descrizione personale, ma Ungern-Sternberg riuscì a fuggire all’arresto19.
Il sospetto barone aveva peraltro contraffatto la propria identità. Si trattava
in realtà di un agente dell’Ochrana russa, che rispondeva al nome di Cyprien
Jagolkovsky: facendo base all’ambasciata russa di Parigi, egli operava per conto
del capo dei servizi segreti russi in Europa occidentale, Pjotr Rachkovsky, e
aveva organizzato una serie di attentati nelle capitali occidentali per rafforzare i
sospetti relativi alla cospirazione internazionale. Non solamente aveva traspor-
tato i soldi e l’esplosivo a Liegi, ma aveva anche lasciato nella sua stanza d’al-
bergo un biglietto con i nomi di otto tedeschi, due olandesi e cinque belgi che lo
avrebbero assistito nella sua azione.
Solo alcuni mesi dopo, nel gennaio 1895, nel corso del processo contro gli
attentatori di Liegi emersero i primi sospetti sul possibile doppiogioco di Von
Sternberg. L’ispettore Batelt della polizia di Amsterdam scoprì rapidamente
la vera identità del “falso barone”. Egli testimoniò davanti al giudice che Von
Sternberg, sotto il nome di Stein, aveva soggiornato in città presso l’anarchico
Guerìn e aveva chiesto aiuto al console raccontando di essere un «agente segre-
to». Il console si sarebbe rifiutato di aiutarlo e l’avrebbe mandato via (informan-
do la polizia), ma da quel momento aveva fatto finta di non saperne nulla e non
volle neanche comparire come testimone a Liegi. Il governo russo, per parte

18 
Archivio Centrale de l’Aja (d’ora in poi NA), Archivio del ministero della Giustizia 1876-1914 (d’ora in poi
Giustizia), 2.09.05, [numero di inventario] 6486, [Dossier] n. 2, 4 giugno 1894, Lettere di Serraris al ministro
della Giustizia, 31 marzo 1894, 2 giugno 1894. Su Vliegen cfr. Jos Perry, De voorman. Een biografie van Willem
Hubert Vliegen, Arbeiderspers, 1994; A.A. de Jonge, Vliegen, Wihelmus Hubertus (1862-1947), «Bibliografisch
Woordenboek van Nederland», v. I, p. 620.
19 
NA, Cabinet du Juge d’Instruction/Arrondissement de Liège, 2.09.05, 6486, «Signalement et Portrait»,
Liegi, 20 maggio 1894. Per le informazioni che seguono cfr. anche A. Butterworth, The World that Never Was,
cit., pp. 338-345; België, «De Baanbreker», 5 gennaio 1895, n. 58, e 26 gennaio 1895, n. 61.
52
“Internazionale nera”

sua, si rifiutò di concedere l’estradizione della spia Jagolkovsky e si guardò bene


dal confermare i sospetti su di lui.
Nel frattempo la questione aveva avuto pesanti ripercussioni sui socialisti olan-
desi20. Uno dei nomi olandesi nel biglietto di von Sternberg era quello di Willem
Vliegen, presso cui il russo era stato tre volte tra il 29 aprile e il 2 maggio, ossia
appena prima e appena dopo gli attentati. Molto probabilmente né le autorità
belghe né quelle olandesi erano al corrente del fatto che il fuggitivo barone fosse
un agente provocatore russo che en passant aveva voluto giocare un tiro anche ai
socialisti olandesi. La partecipazione di Vliegen alla cospirazione si conciliava
bene, del resto, con l’immagine che di lui aveva la polizia. Essa aveva ricevuto
segnalazioni sul fatto che Vliegen e Pieters fossero «soggetti pericolosi» che era-

ZOOM
no «in contatto con i loro compagni di partito belgi» e «introducevano nel paese
dinamite dal Belgio».
La polizia aveva il presentimento che von Sternberg avesse fatto stampare i suoi
“manifesti minacciosi” presso Vliegen e mise quindi a soqquadro ripetutamen-
te la casa e la stamperia di quest’ultimo finché trovò una lettera dello stesso von
Sternberg. Vliegen sostenne di non averla mai vista in precedenza e affermò che
«Sternberg, che era stato tre volte presso di lui, doveva aver lasciato apposita-
mente lì quella lettera per creargli problemi». Oltre a Vliegen e Pieters il inistero
della Giustizia teneva sotto sorveglianza anche altri socialisti: un tale «Corne-
lissen di Amsterdam», che poteva forse aver avuto a che fare con la cospira-
zione anarchica, e il macchinista J.J. Claessens, presso cui von Sternberg aveva
pernottato. Claessens presiedeva l’associazione socialista Steeds voorwaarts e
aveva ospitato a sua volta, tra il 2 e il 4 giugno, Domela Nieuwenhuis, vale a dire
una delle figure di spicco del socialismo olandese. In altre parole, il complotto
si allargava.
Tutto questo vuol dire quindi che non esistevano anarchici pericolosi nei Paesi
bassi? Sulla carta non sembrava che fosse così. Nel foglio quindicinale «Anar-
chist», pubblicato all’Aja, venne riportata il 2 giugno 1894 – nel pieno delle opera-
zioni di polizia – una dichiarazione del simpatizzante anarchico francese Emile
Henry, nel frattempo decapitato. Il commento redazionale non faceva troppi giri
di parole: «Sempre più spesso la dinamite prende la parola. Nonostante i molti
arresti, l’inasprimento delle leggi e le tante condanne capitali, gli anarchici con-
tinuano intrepidi a seminare morte e terrore tra le fila dei loro nemici». L’autore
non mancava neppure di aggiungere minaccioso che la «mania delle bombe»
avrebbe potuto facilmente raggiungere anche i Paesi bassi21.
Talvolta venivano anche scoperti dei pacchi sospetti22. Una “macchina inferna-
le” vera e propria non fece comunque mai la sua comparsa nei Paesi bassi. La
propaganda degli anarchici olandesi non fu seguita da azioni violente e anche

20 
Per le informazioni che seguono si rinvia a: NA, Giustizia, 1876-1914, 2.09.05, 6486, n. 2, 2 giugno 1894,
Lettera di Serraris al ministro della Giustizia, 14 giugno 1894 e dossier n. 7, lettera di Serraris al ministro
della Giustizia, 11 giugno 1894.
21 
De Propaganda der Daad, «Anarchist», 2 giugno 1894, n. 59, 7, in NA, 2.09.05., 6486, n. 2.
22 
Cfr. NA, Giustizia, 2.09.05, 6486, n. 10, 25.
53
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

di contatti con i socialisti c’era poca traccia. Questi, anzi, non ne volevano pro-
prio sapere degli anarchici, che seminando caos facevano solo un favore alla
«reazione». I socialisti di Liegi, come pure gli accusati olandesi, provarono in
ogni modo a prendere le distanze dall’anarchismo e perfino la polizia dovet-
te infine riconoscere che né Vliegen, né Claessens potevano essere accusati di
complicità e che la «prova» (la lettera e le voci su di loro) sembrava non corri-
spondere alla realtà23.
Il caso tuttavia ebbe ulteriori conseguenze per la polizia. Il procuratore Ser-
raris era infuriato per la condotta indolente del commissario capo della poli-
zia di Maastricht, Graven. Questi lo aveva informato della permanenza di Von
Sternberg nella sua regione solo il 31 maggio, ossia con oltre un mese di ritardo.
Si attivò quindi affinché il capo della polizia di Maastricht fosse licenziato e
mandato a casa con una «bella pensione». Facendo riferimento ai suoi sospetti
su Vliegen, Claessens e Domela Nieuwenhuis, Serraris riuscì anche a ottene-
re dal guardasigilli l’autorizzazione a nominare un «funzionario della polizia
segreta», «versato nel francese e nel tedesco, con il compito di scoprire quanto
più possibile gli affari e i progetti dei molti socialdemocratici e anarchici resi-
denti o temporaneamente domiciliati in quella zona, tra i quali parecchi belgi e
tedeschi»24.
La lotta contro l’anarchismo non ebbe conseguenze solo per i socialisti e per
alcuni commissari di polizia indolenti, ma anche per gli «stranieri». Anche nei
Paesi bassi suscitarono clamore gli attentati verificatisi in Belgio e in Francia,
dove il 25 giugno 1894 il presidente della repubblica Sadi Carnot venne ucciso
dall’anarchico italiano Sante Caserio. La sorveglianza sugli stranieri si fece più
stretta. Alcuni cittadini zelanti, allertati dagli articoli nei giornali, avvertirono
la polizia della presenza di stranieri sospetti. Il ministero della Giustizia invia-
va le relazioni alle autorità degli altri paesi attraverso il ministero degli Esteri,
e talvolta anche in modo indipendente, e riceveva richieste di estradizione e di
segnalazione dall’estero, ad esempio dalla Russia, dal Belgio e dalla Germania.
I procuratori regionali già in precedenza riferivano al ministro quanti stranieri
erano presenti nelle proprie circoscrizioni e procedevano senza remore alla loro
espulsione se questi risultavano senza permesso o davano nell’occhio in qua-
lunque modo. Con gli attentati del 1894, la paura per gli anarchici esiliati dalla
Germania e dalla Francia si fece più forte e alla fine di quell’anno, ad esempio,
venne rafforzata la sorveglianza attorno alla regina-reggente e a sua figlia, con
il procuratore generale di Arnhem impegnato a dare istruzione ai suoi funzio-
nari di tenere sotto controllo soprattutto le «persone sospette» e «gli stranieri
che si dovessero presentare ad Appeldoorn e dintorni», zona in cui dimorava la
famiglia reale25.

23 
Si veda la dura presa di posizione della rivista socialdemocratica «De Baanbreker» contro il movimento
anarchico: Wat wij willen, «De Baanbreker», 7 luglio 1894, n. 32, 1, in NA, Giustizia, 2.09.05, 6486.
24 
Ivi, n. 2, lettere di Serraris al ministro della Giustizia del 2 giugno e 11 giugno 1894; e n. 7, lettera del
ministro della Giustizia a Serraris del 13 giugno 1894.
25 
Ivi, n. 4. Cfr. «Anarchist», n. 62, 7, 21 luglio 1894.
54
“Internazionale nera”

Secondo i procuratori generali era solo questione di tempo prima che la situa-
zione esplodesse. Quello di Leeuwarden, già nel gennaio 1893, aveva proposto
una dozzina di nuove leggi e misure intese a rafforzare la lotta contro il male
anarchico e socialista, comprendenti anche una legge per la dichiarazione del-
lo stato di emergenza, dello stato d’assedio e dell’internamento degli individui
pericolosi. Due anni dopo il suo collega Serraris presentò al ministro una serie
di proposte di legge volte a rendere penalmente punibili l’ingiuria, la sobilla-
zione e l’istigazione al reato, nonché a introdurre la censura su giornali quoti-
diani e settimanali. Il guardasigilli Van der Kaay, da liberale qual era, si oppose
all’introduzione della censura come misura collettiva, ma si disse d’accordo con
l’approvazione di alcune modifiche del codice penale intese soprattutto al raf-
forzamento delle pene contro l’offesa a pubblico ufficiale e contro l’istigazione al

ZOOM
reato. I tempi stavano cambiando.
Nel 1895 la reggente Emma fece una serie di visite per far conoscere la princi-
pessa ereditaria Wilhemina al paese, spostandosi sotto la sorveglianza di una
scorta istituita per l’occasione. Il 15 e 16 maggio entrarono a Den Bosch, dove il
sindaco Van der Does de Willebois, spaventato da «anarchici e socialdemocra-
tici», fece venire da altre città agenti in borghese che si mescolarono alla folla26.
Il 25 maggio il viaggio proseguì alla volta di Tilburg, la maggior città della pro-
vincia del Brabante, dove il procuratore Serraris sollecitò il ministro a prendere
le “necessarie misure” contro il già nominato macchinista Claessen. «Appare
molto pericoloso – scrisse – specie in vista della eventuale visita di Sua Maestà
la Regina nel Limburgo, che un treno sia affidato alle cure di un funzionario
che ospita in casa sua un dinamitardo anarchico». Il direttore generale delle
ferrovie si oppose, non vedendo «alcun motivo per punirlo» e aggiungendo che
«il ministero della Giustizia e la polizia di Maastricht avranno comunque modo
di controllare il suo comportamento»27.
Socialisti e anarchici non ebbero vita facile durante la visita reale estiva nel-
la provincia del Limburgo. La tipografia del giornale «De Volkstribuun» pre-
se fuoco in circostanze mai chiarite. Gli anarchici olandesi vennero posti sot-
to stretta sorveglianza in collaborazione con agenti segreti prussiani e belgi. Il
ministro operò comunque in modo assai prudente. Le misure dovevano essere
prese preferibilmente in via riservata, attraverso l’ufficio stranieri o con l’aiuto
di «agenti segreti» olandesi o esteri.

Verso la professionalizzazione della polizia

A
seguito delle visite reali, nel paese si creò dunque uno spazio politico
maggiore per l’introduzione di nuovi provvedimenti contro la presun-
ta minaccia anarchica, ma essi dovevano essere introdotti soprattutto
26 
Sulle misure di sicurezza relative alle visite dei reali nel 1895 cfr. ivi, n. 3; NA, ordine del ministro della
Guerra e di Sua Maestà Wilhemina, 28 febbraio 1895, dossier n. 27.
27 
Ivi, Lettera di Serraris al ministro della Giustizia, 9 giugno 1894., 2.09.05, 6486, n. 5 (sottolineato nel
testo).
55
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

a livello locale e in modo riservato. L’iniziativa fu presa principalmente dalla


polizia stessa, che per questo seguiva con attenzione le nuove teorie e i nuovi
approcci scientifici sviluppati a livello internazionale. Un buon esempio da que-
sto punto di vista è quello dell’introduzione nei Paesi bassi del sistema del ber-
tillonage. Il primo articolo olandese sul funzionario di polizia francese Alphonse
Lépine Bertillon e il suo sistema di riconoscimento e segnalazione fu pubblicato
nel 1894 sul «Tijdschrift voor Geneeskunde»28. Tale sistema era stato introdotto
già in Francia nel 1882 e successivamente anche in Inghilterra e Germania. Ora
metteva piede anche nei Paesi bassi attraverso il commissario capo della polizia
di Rotterdam Voormolen, che invitò Bertillon in Olanda, dove l’esperto parigino
nel 1895 avrebbe anche ricevuto un’onoreficenza reale dalla reggente Emma per
il suo lavoro.
Nel 1896 il guardasigilli annunciò che il dipartimento della giustizia avrebbe
provveduto all’introduzione delle «segnalazioni antropologiche». In questo
modo il ministero faceva propria la visione scientifica e “moderna” derivata dal-
la giovane disciplina della criminologia e di conseguenza accoglieva il sistema
del bertillonage e il fotoriconoscimento standardizzato degli autori di reato basa-
to sulle loro presunte caratteristiche bioantropologiche del viso e del cranio. Si
trattava di un passo rilevante in direzione della social engineering e un rafforza-
mento del concetto di sicurezza: una prima forma di data mining preventiva29.
Sotto l’influsso di questa trasformazione del paradigma generale, anche la lotta
contro l’anarchismo assunse un nuovo carattere e contemporaneamente ven-
ne strumentalizzata per rafforzare i processi di professionalizzazione, amplia-
mento e centralizzazione della polizia stessa. L’identificazione degli anarchici
venne cioè utilizzata come argomento per organizzare in maniera più efficace
e soprattutto più sistematica la sorveglianza degli stranieri: la Marechaussee, la
gendarmeria olandese, ebbe così la facoltà di vestire in borghese durante le festi-
vità e nelle località di confine, cosa che va considerata una novità di rilievo; fu
istituito un organismo centrale di investigazione, grazie al quale le tecniche di
ricerca non dipesero più dall’attitudine ossessiva di singoli ispettori, ma ebbero
una collocazione strutturale nel curriculum; gli ispettori vennero obbligati ad
acquisire più elevati livelli di scolarizzazione. Infine, come in Gran Bretagna,
Francia e Russia, nel 1897 una risoluzione regia portò alla formazione di un
«corpo di polizia segreta».
Anche gli scambi con l’estero si intensificarono. A livello di polizia e di sicu-
rezza cominciò a valere il principio del «quid pro quo», tuttora in uso, in base
al quale si ottiene un’informazione solo in cambio di un’altra informazione. E
non era ancora nulla. L’ufficio di investigazione di Amsterdam aveva a dispo-

28 
Cfr. F.M.W. Lignian, De anthropometrische signalement volgens Alphonse Bertillone, «Nederlands Tijdschrift
voor Geneeskunde», 1894, pp. 987-996.
29 
Il Data mining – letteralmente “estrazione di dati” – è l’insieme di tecniche e metodologie che hanno
per oggetto l’estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati (attraverso
metodi automatici o semi-automatici) e l’utilizzo scientifico, industriale o operativo di questo sapere (Ndt).
56
“Internazionale nera”

sizione in quel periodo i dati relativi a circa cinquecento anarchici stranieri30.


I comandanti di polizia perciò erano interessati a partecipare al processo di
modernizzazione anche per una questione di prestigio: in visita all’estero o in
occasione di visite di ospiti stranieri volevano avere a disposizione qualcosa
che mostrasse che anche la polizia olandese era ben attrezzata, ad esempio per
quanto riguardava i portraits parlés31 e più tardi per la dattiloscopia. Non stupi-
sce quindi che Voormolen si mostrasse assai fiero dell’onoreficenza che aveva
contribuito a far avere a Bertillon.
Del resto, nel mondo della polizia a livello internazionale stavano accadendo
molte cose. Due mesi dopo la morte dell’imperatrice austriaca Sissi, avvenuta
il 10 settembre 1898 per mano di un anarchico italiano, 54 delegati provenienti
da 21 paesi si ritrovarono a Roma. Il governo italiano li aveva invitati per dare

ZOOM
avvio a un nuovo organo di polizia: la Conferenza internazionale per la dife-
sa sociale contro gli anarchici32. I delegati si riunirono per quasi un mese, dal
24 novembre al 21 dicembre, formularono unitariamente una definizione del
male – gli anarchici erano «they, who perpetrate any act that uses violent means
to destroy the organization of society»33 – e individuarono una serie di nuove
misure di contrapposizione al fenomeno anarchico. La decisione più importante
fu quella relativa all’introduzione del casellario centrale, ma i delegati presero
anche accordi per un maggiore coordinamento e una più rapida comunicazione
in caso di possibili attentati. Approvarono inoltre misure per l’estradizione di
individui arrestati per tentato omicidio e sequestro di capi di stato e per que-
sti ultimi i governi presenti si misero d’accordo sull’introduzione della pena di
morte34.
Non tutti i paesi ratificarono l’atto conclusivo; ma, al di là di questa limitazione,
la conferenza diede un’eccezionale spinta politica, amministrativa e tecnologica
al dispositivo della cospirazione, non ultimo perché rendeva pubblico il caratte-
re (di per sé segreto) della cospirazione anti-anarchica. Anche nei Paesi bassi la
conferenza non passò inosservata e benché i delegati olandesi non ratificarono
i protocolli di Roma, quell’incontro raccomandava l’istituzione del casellario, in
Olanda avvenuta due anni prima. La maggiore disponibilità politica rispetto
all’introduzione di misure di sicurezza appare anche evidente dalle conclusioni
della commissione Kist, istituita sempre nel 1898 dal guardasigilli liberale Cort
van der Linden con l’incarico di valutare le modalità di una eventuale riforma
dell’apparato di polizia e in particolare la possibilità di istituire un’organizza-

30 
Jaap van der Linden, De ordehandhaving en de organisatie van de politie in Amsterdam, 1840-1940, tesi di
laurea, Nijmegen, 1986, p. 77. Si veda anche C. Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse politie, cit., p. 300.
31 
Un portrait parlé era una descrizione delle caratteristiche fisiche di un individuo condotta in base ad
una griglia fissa (colore dei capelli e degli occhi, altezza, ecc.). Può essere considerato un antecedente del
passaporto biometrico.
32 
Si veda Mathieu Deflem, International Police Cooperation. History of, in Richard A. Wright e J. Mitchell
Miller (a cura di), The Encyclopedia of Criminology, Routledge, 2005, pp. 795-798.
33 
«Coloro che compiono qualunque atto che attraverso mezzi violenti miri alla distruzione dell’organiz-
zazione della società» (Ndt).
34 
C. Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse politie, cit., p. 283; cfr. J. Jäger, Verfolgung durch Verwaltung,
cit., pp. 196-221.
57
Il nome della cosa. Classificare, schedare, discriminare

zione nazionale di polizia. La paura del pericolo anarchico fu utilizzata anche


in questo caso come importante argomento: una struttura centrale di polizia
veniva adesso ritenuta necessaria «con particolare riferimento ai movimenti e
agli attentati anarchici, che non minacciano solo lo Stato, ma tutta l’organizza-
zione sociale». Soltanto un corpo nazionale avrebbe potuto affrontare le princi-
pali minacce alla sicurezza: gli anarchici (olandesi o provenienti dall’estero), gli
stranieri, i rivoluzionari e altri raggruppamenti pericolosi per la sicurezza della
famiglia reale35.
I singoli commissari seppero fare buon uso di quella presa di posizione. Nel
1903 il commissario capo di Rotterdam, Voormolen, chiese e ottenne l’autoriz-
zazione per un viaggio di studio tra corpi di polizia e conferenze all’estero. A
Londra, Parigi e Berlino si impadronì di nuove teorie e approcci sul pericolo
della «rete dei delinquenti vaganti» formata da radicali e anarchici che facevano
esplodere le «macchine infernali». Al suo ritorno diffuse le sue nuove concezio-
ni. Bertillon era ormai sorpassato, il futuro era della dattiloscopia. Non senza
autocompiacimento, riferiva di aver potuto scambiare con i colleghi stranieri
immagini e schede segnaletiche e che lui personalmente ne aveva ormai più del
suo collega di Dresda. Che la polizia collaborasse già volentieri con i funzionari
stranieri e che questo fosse un mezzo per dimostrare la propria professionalità e
collegialità appare evidente anche dalla critica che Pieter Jelles Troelstra, leader
del partito socialdemocratico Sdap, avanzò nel dicembre 1904 nella Camera bas-
sa, avendo il presentimento che l’ufficio investigativo di Amsterdam avesse col-
laborato con i servizi segreti russi – l’Ochrana – durante un congresso socialista
internazionale nella capitale. La polizia di Amsterdam in effetti aveva fornito
agli agenti zaristi anche delle foto36.
Attorno al 1904 i Paesi bassi facevano quindi parte di diritto del gruppo dei
paesi più importanti per quanto riguarda l’organizzazione della polizia, poten-
do vantare l’introduzione sin dal 1897 di un proprio corpo investigativo, del
casellario e del sistema del bertillonage. Come mostrano gli archivi, quelle tra-
sformazioni dell’apparato di polizia, ampiamente legittimate attraverso la lotta
contro l’anarchismo, furono in verità utilizzate assai poco contro gli anarchici,
dal momento che venne identificato solo un numero assai ristretto di dinami-
tardi. I nuovi sistemi di identificazione e investigazione furono applicati invece
soprattutto nella lotta contro i “reati comuni” e nella prevenzione e ricerca dei
recidivi.
Il dispositivo della “Internazionale nera”, dunque, servì principalmente al pre-
stigio burocratico dei capi di polizia locali e come stimolo a introdurre nuove
misure amministrative e legislative e ad attrarre nuovi finanziamenti per gli
apparati di polizia e giudiziario. Per il resto, anche se i nuovi ispettori delle
35 
La relazione finale della commissione Kist è in Commissie Kist, Verslag der commissie door den minister
van Justitie benoemd om advis uitte brengen nopens de maatregelen welke tot berbetering van de politie kunnen
strekken, s.e., 1901. Cfr. C. Fijnault, De geschiedenis van de Nederlandse politie, cit., p. 106.
36 
Tweede Kamer, 1904-1906, 36e vergadering, 20 dicembre 1904, pp. 885-891. Cfr. anche C. Fijnault, De
geschiedenis van de Nederlandse politie, cit., p. 354.

58
«Arretrati per civiltà»

sezioni investigative venivano assunti per combattere la presunta minaccia


anarchica, della loro azione repressiva furono vittime soprattutto i socialisti,
gli anarchici “legali” e gli “stranieri” a corto di giustificazioni o di documenti.

Traduzione dall’olandese di Christian G. De Vito

A partire dal 2000 mi sono occupata dei meccanismi e degli effetti delle politiche
e dei discorsi sulla sicurezza. Nel 2004 è stata pubblicata la mia tesi di dottorato
(discussa all’università di Utrecht) sui tentativi della Stasi di tenere sotto control-
lo le relazioni tra Paesi bassi e Repubblica democratica tedesca e di influenzare
i movimenti pacifisti e le chiese in entrambi i paesi. Dopo questa esperienza di
ricerca negli archivi dei servizi segreti dei paesi socialisti dell’Europa orientale
ero interessata a vedere come avevano agito i paesi occidentali contro i movimenti
di contestazione e i dissidenti politici. In questo senso, la questione del terrorismo
sembrava costituire un terreno di ricerca quasi naturale, anche per relativizzare il
discorso sulla cosiddetta “novità” del terrorismo post 11 settembre 2001. Ho così
scritto un libro sui servizi di sicurezza occidentali e successivamente una mono-
grafia sull’impatto e l’attuazione delle politiche antiterrorismo negli anni settanta,
osservando in modo comparato la situazione in Italia, nei Paesi bassi, nella Ger-
mania federale e degli Stati uniti. La ricerca archivistica in questi paesi è durata
quattro anni e mi ha portato anche nell’Archivio centrale dello stato a Roma e in
vari archivi a Bologna.
Nel 2009, insieme a due (e poi quattro) dottorandi, ho iniziato un grosso progetto
di ricerca sullo sviluppo dei regimi di sicurezza nei paesi occidentali – Histori-
zing Security. Enemies of the State, 1813 until present – che avrà termine nel 2014.
In rapporto ad esso abbiamo costruito un sito internet – http://hum.leiden.edu/
history/enemies-of-the-state/ –, e stiamo creando un ambiente di ricerca virtuale
attraverso il quale vogliamo rendere visibili lo svilupparsi dei vari “dispositivi di
sicurezza” e gli approcci utilizzati nel contrasto dei relativi fenomeni. Con questo
progetto, che dopo il 2014 vorrei proseguire in altre forme, spero di contribui-
re allo sviluppo della ricerca storica sulla sicurezza, rispondendo a interrogativi
come: cosa produce sicurezza? come cambia il pensiero sulla sicurezza nel tempo?
quali effetti hanno avuto i vari dispositivi di sicurezza posti in atto in paesi tra di
loro comparabili?
Ero alla ricerca di una rivista in cui poter condividere con un pubblico più ampio
di quello olandese le mie conoscenze sulla storicizzazione della sicurezza e sul
funzionamento dei dispositivi ad essa relativi. Christian De Vito mi ha fatto cono-
scere «Zapruder», di cui condivido profondamente l’obiettivo di mostrare l’altro
volto della storia e della governamentalità, anche per far progredire la storia compa-
rata e transnazionale.

59