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La psicologia dello sviluppo: definizione, teorie, approcci e metodi.

1. I principi della psicologia dello sviluppo.

La parola “sviluppo” deriva dalla fusione di tre diversi termini latini: ”falopla” che
indica il bozzolo del baco da seta, “faloppa” con cui venivano indicati le pagliuzze o i
ramoscelli spezzati e “volvere” che significa volgere, girare, srotolare, svolgersi,
scorrere, dipanarsi nel tempo. Attualmente con la parola “sviluppo” ci si riferisce a un
incremento, un potenziamento o un’espansione. All’interno delle discipline scientifiche,
biologiche e sociali questo termine indica l’insieme dei processi attraverso i quali un
organismo acquista la sua forma definitiva. In psicologia con il termine “sviluppo” si
intende la modificazione, più o meno permanente, di un organismo sia a livello di
struttura che di funzioni. Lo sviluppo è quindi un cambiamento incrementale, che si
basa sia sulle modificazioni innate della specie, sia sulle esperienze vissute
dall’individuo.
La psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e lo sviluppo del comportamento
umano; tale sviluppo dipende, nella maggior parte dei casi sia da fattori biologici che da
fattori ambientali.
Il processo di crescita prevede sia momenti di incremento delle capacità, che di
decremento (come nella vecchiaia) e nel ciclo evolutivo dell’essere umano possono
essere identificate diverse fasi di sviluppo:
• Concepimento: il momento della fecondazione attraverso rapporto sessuale, ma,
recentemente, anche attraverso la fecondazione o inseminazione artificiali;
• Sviluppo prenatale: processo biologico durante il quale vi è la gestazione
dell’embrione, dalla fecondazione alla nascita. È il complesso di processi di
differenziazione e accrescimento progressivi dell’organismo all’interno del
corpo della madre durante la gestazione;
• Nascita: momento dell’entrata in vita di un essere vivente, durante il quale il
nascituro fuoriesce dal ventre della madre e diventa capace di respirare
autonomamente;
• Infanzia: periodo della vita che va dalla nascita fino alla pre-adolescenza o
pubertà, mediamente si pone il suo limite intorno agli 11 o 12 anni.
Essa viene divisa in:
• Prima infanzia: dalla nascita ai due anni. In questo periodo il bambino
sviluppa capacità motorie, ha un’interazione sensoriale con l’ambiente e
comincia a sviluppare la nozione di permanenza dell’oggetto, il
linguaggio, l’attaccamento ai caregivers, il temperamento e lo sviluppo
di un rudimentale senso di sé;
• Seconda infanzia: dai tre ai cinque anni. Durante questa fase il bambino
affina le proprie capacità motorie, il linguaggio e la capacità di
classificare gli oggetti attraverso l’astrazione e la simbolizzazione.
Aumenta l’autonomia e il controllo di emozioni e comportamenti,
interagisce con l’ambiente esteso (es. gioco con i pari);
• Terza infanzia: dai sei agli 11-12 anni. In questa fase il bambino sviluppa
la capacità di riflessione, il pensiero morale, il suo contesto sociale si
amplia e ha uno sviluppo fisico costante.
• Pubertà: dagli 11 ai 16 anni circa. Periodo di cambiamenti fisici attraverso i
quali il corpo di un bambino diviene un corpo adulto capace di riprodursi e di
produrre ormoni sessuali. Con questo processo comincia l’attività delle
ghiandole sessuali, che si manifesta nella donna con il menarca (prima
mestruazione), nell’uomo con la produzione di sperma. Durante la pubertà si
sviluppano notevoli differenze corporee tra maschi e femmine, chiamate
caratteristiche sessuali secondarie, e dovute principalmente alla produzione di
ormoni sessuali.
• Adolescenza: dai 12 ai 18 anni circa. Questa fase è quella in cui avvengono
cambiamenti psicologici e somatici, che portano l’individuo a perdere le
caratteristiche infantili. Non è del tutto sovrapponibile alla fase della pubertà in
quanto quest’ultima è un fenomeno biologico che annuncia l’adolescenza, che
invece è un processo più ampio di crescita biologica e psicologica.
Vi è un ulteriore sviluppo fisico e avviene la maturazione sessuale.
L’adolescente affronta una fase caratterizza da forti cambiamenti, in cui i suoi
compiti sono molteplici, come la rinegoziazione di ruoli e relazioni e la ricerca
della propria indipendenza e della propria identità. In questo periodo hanno
molta importanza le amicizie e le relazioni eterosessuali, mentre aumenta il
distacco dalle figure genitoriali alla ricerca di nuovi riferimenti, vi è inoltre lo
sviluppo di valori morali ed etici.
• Età adulta: dai 20 ai 65 anni. Un individuo è considerato adulto quando si ritiene
che abbia raggiunto il completo sviluppo sessuale, fisico e psichico. In questa
fase vi è il passaggio dalla giovinezza alla mezza età, ed è in questo periodo di
vita in cui possono avvenire gran parte degli eventi che permettono la
definizione dell’individuo: la ricerca di stabilità affettiva, lavoro, matrimonio o
convivenza, divorzio, diventare genitori. Il giovane esce dall’età
preadolescenziale, per inserirsi nella società adulta, appare dotato di una
personalità sufficientemente strutturata ed equilibrata. Compito psicologico di
questa fase, è l’integrazione nel mondo sociale e professionale.
Tutti questi cambiamenti e sviluppi vengono vissuti in maniera diversa da
ognuno, in base alla propria flessibilità e alle proprie capacità di adattamento.
• Vecchiaia o senilità: questa fase del ciclo di vita è quella più prossima al termine
della vita media degli esseri umani. In questa fase gli individui hanno limitate
capacità rigenerative e sono più vulnerabili a disturbi, malattie e sindromi
rispetto agli adulti. Le funzioni psichiche (come la memoria), le abilità motorie
accusano un decremento delle loro effettive potenzialità, si inseriscono problemi
di isolamento socio-affettivo. Il sopraggiungere di nuovi interessi, quali la
nascita di nipotini o l’occasione di coltivare degli hobby, promette un’ulteriore
evoluzione positiva nelle abitudini e comportamenti.
• Morte: cessazione delle funzioni biologiche dell’individuo.
Tali tappe ricorrono in maniera prevedibile lungo l’esistenza umana.
Ciò che differenzia la psicologia dello sviluppo dalle altre discipline psicologiche è la
prospettiva attraverso la quale si osserva il soggetto. Le strutture e le funzioni
dell’essere umano vengono valutate nella loro evoluzione temporale, attraverso le tappe
di sviluppo legate alle diverse età e nei loro cambiamenti nell’evolversi del tempo.
La psicologia dello sviluppo analizza i cambiamenti dell'individuo, focalizzandosi sul
periodo dove essi avvengono in modo più intenso e repentino, e cioè infanzia,
pubertà e adolescenza, ma che non disdegna altre fasi che oggi vedono impegnati
sempre più psicologi dell'area evolutiva come quelle dello sviluppo in età adulta e
negli anziani. I cambiamenti possono essere visti in una prospettiva quantitativa, per
cui il bambino o il soggetto è un organismo da modellare o riempire per raggiungere la
compiutezza, o in una prospettiva qualitativa, per cui i cambiamenti sono scanditi da
periodi critici durante i quali è necessario che avvengano degli eventi specifici di
cambiamento che portano l’organismo ad un livello di sviluppo qualitativamente
superiore.
La psicologia dello sviluppo indaga l'evoluzione ed i mutamenti nell'individuo di
singole dimensioni psicologiche come, ad esempio, l'intelligenza, il linguaggio, la
percezione o il pensiero. Nell'indagare la relazione tra più aree del comportamento,
essa si occupa del confronto tra lo sviluppo di un'area e del variare di essa con lo
sviluppo delle altre. Un esempio potrebbe essere l'indagine dell'evoluzione delle
capacità del pensiero, analizzato in concomitanza dello sviluppo delle abilità proprie
del sistema linguistico.
Lo studio dello sviluppo esplora l’impatto delle abitudini di vita e delle transizioni da
una fase all’altra della vita. Tali transizioni possono essere normative quando sono
attraversate da tutti i soggetti, o non normative quando riguardano solo alcuni soggetti,
come cambiamenti drammatici.

2. Le teorie dello sviluppo

Sono diverse le scuole di pensiero formatesi nel settore, ognuna correlata da un metodo
di studio ritenuto il più corretto per valutare le fasi dello sviluppo.
Diversi sono i fattori che influiscono sulla costruzione delle teorie. In base alla
prospettiva assunta si modificano anche gli approcci ai problemi e i metodi di
osservazione della realtà.
La psicologia dello sviluppo ha visto il contrapporsi di due scuole di pensiero:
 La teoria meccanicista: si rifà alla metafora del mondo come una macchina
composta da più "ingranaggi" che possono, in quanto oggettivi, essere indagati e
conosciuti. Lo sviluppo in questo senso viene visto come l'agire di forze esterne
in grado di formare la mente dell'individuo, il quale assume un ruolo passivo
rispetto agli eventi che la forgiano.
 La teoria organismica: si basa sulla concezione del mondo considerato come
un essere vivente. L’essere umano assume, secondo questa teoria, un ruolo
attivo e organizzato in tuti i suoi cambiamenti. L’individuo costruisce la realtà
attraverso il pensiero, la conoscenza e la formazione di categorie concettuali che
lo guideranno lungo tutto il percorso evolutivo, il neonato ha già competenze
sofisticate, come la preferenza verso taluni stimoli visivi o il riconoscimento
della voce e dell’odore della madre. L’approccio organistico considera
l’individuo come un organismo attivo, teso a realizzare le proprie potenzialità. I
cambiamenti in questo senso non riflettono una disposizione innata
dell’individuo o l’esclusiva influenza dell’ambiente esterno, ma vi è
un’interazione tra questi due fattori.
Oltre queste due teorie, altre due scuole di pensiero si concentrano su alcuni aspetti per
spiegare lo sviluppo degli individui e risultano in forte contrapposizione tra loro:
 Naturalisti: l’evoluzione dell’individuo è diretta dalle strutture mentali presenti
nell’uomo sin dalla nascita e determinate geneticamente. In questo senso tutti i
mutamenti dell’individuo sono ritenuti già inscritti nel patrimonio genetico di
ciascuno. Anche l’ereditarietà ha quindi la sua importanza, poiché ogni aspetto
della vita individuale, sia biologico che psichico è già predisposto sin dall’inizio
dal momento che è legato direttamente al patrimonio genetico che ognuno riceve
attraverso la trasmissione ereditaria. Ogni trasformazione non è altro che lo
svolgersi di potenzialità già presenti.
 Culturalisti: questi teorici sono favorevoli alla visione sociale e culturale dello
sviluppo; senza il contesto l’uomo non svilupperebbe mai le proprie
caratteristiche genetiche. Per questo il bambino viene considerato una tabula
rasa: è l’ambiente culturale e l’esperienza che viene fatta di esso che permette lo
sviluppo dell’essere umano. Lo sviluppo è quindi strettamente correlato alle
esperienze, ai modi di vita, all’ambiente sociale e culturale che lo condizionano
sin dalla nascita.
Attualmente il dibattito è giunto a privilegiare una posizione di compromesso: lo
sviluppo è dovuto sia a fattori congeniti sia a fattori acquisiti; la tendenza quindi è
quella di dare valore sia alla natura sia alla cultura, poiché entrambe questi fattori
contribuiscono allo sviluppo. Natura e cultura sono quindi intrecciate, poiché
nonostante il corredo genetico contenga informazioni che permettono il compimento del
ciclo evolutivo, è solo grazie alla cultura, e quindi al contesto, che l’individuo può
sviluppare le proprie caratteristiche. Il moderno approccio ha messo in evidenza che non
esiste nessun aspetto dello sviluppo che possa essere definito in modo univoco
“genetico”, cioè come prodotto unico dell’informazione contenuta all’interno dei geni.

3. Lo sviluppo in prospettive diverse

La prospettiva attraverso la quale si analizza lo sviluppo guida la formulazione di teorie


che si focalizzano su determinati aspetti dell’evoluzione o che li inquadrano secondo
determinati principi.

Prospettiva delle tappe comuni


Secondo questa prospettiva lo sviluppo è costituito da una successione di stadi o fasi
comuni a tutti gli individui e che rappresentano dei punti di riferimento. In base a queste
fasi è possibile esaminare il grado di acquisizione di abilità e competenze dell’individuo
in relazione all’età anagrafica. A questa prospettiva si rifanno le teorie di Freud, Piaget
ed Erikson.

Prospettiva delle differenze individuali


Questa prospettiva vede lo sviluppo come un processo in cui l’incontro tra differenze
soggettive e ambiente genera linee evolutive in cui non possono essere definite tappe
prestabilite. Generalmente coloro che assumono tale prospettiva si occupano di
analizzare l’interazione tra strutture innate e cultura, e come questa interazione sfoci in
diversi stili di comportamento. Nello studio delle differenze individuali non vengono
analizzati solo le differenze nella velocità di acquisizione di certe abilità, ma anche il
modo con cui si sviluppano i meccanismi che contribuiscono alla costruzione delle
capacità. Le differenze individuali intese sia come interindividuali (tra individui diversi)
sia come intraindividuali (cioè nello stesso individuo) possono essere spiegate solo se si
considera la complessa interazione tra fattori maturativi e ruolo dell’ambiente,
dell’apprendimento e dell’istruzione. Ad esempio alcuni aspetti su cui si sono
concentrati gli psicologi per valutare le differenze individuali sono: il temperamento (lo
stile di comportamento di un individuo quando interagisce con l’ambiente; ha
caratteristiche che persistono dall’infanzia fino all’età adulta), la popolarità (alcuni
ragazzi sono più popolari rispetto ad altri proprio per forti differenze individuali, come
l’aspetto esteriore ma anche il comportamento), il linguaggio e il ritmo di acquisizione
di esso (la precocità di alcuni bambini e la lentezza di altri è nella norma; un bambino
che inizia a parlare più tardi di un altro non dimostrerà poi un ritardo nel linguaggio).

Comportamentismo
Secondo questa prospettiva l’uomo è un sistema regolato da stimoli e risposte. Il suo
sviluppo dipende dai meccanismi di apprendimento, e l’organismo può essere indagato
solo nei suoi comportamenti osservabili. Lo sviluppo è un processo continuo di
apprendimento; la crescita e il cambiamento sono visti quindi da un punto di vista
quantitativo: in questa prospettiva l'individuo è passivo. Il bambino nasce privo di
contenuto psicologico e crescendo riflette in sé le conoscenze esterne, conformandosi
gradatamente all'ambiente.
Questa teoria si occupa principalmente del comportamento manifesto e ritiene che le
sue modificazioni dipendano fondamentalmente da due meccanismi: il condizionamento
e l'imitazione dei modelli. In questa prospettiva l’evoluzione dell’individuo è quindi
risultante dalla capacità di adattamento all’ambiente esterno attraverso la ripetizione
delle esperienze che producono soddisfazione e benessere e l’esclusione delle
esperienze che hanno conseguenze negative. Tali esperienze vengono definite
rispettivamente rinforzi positivi e rinforzi negativi. A questa corrente appartengono
diversi studiosi, come Skinner che individuò due fattori alla base dell’apprendimento:
 condizionamento classico (già individuato da Pavlov): associazione di un
comportamento fisiologico (incondizionato) ad uno stimolo condizionato
 condizionamento operante: sfrutta le risposte condizionate che possono essere
rinforzate. I comportamenti appresi che modificano l’ambiente sono perpetrati.
Nella prospettiva comportamentista lo sviluppo è apprendimento e i meccanismi
sottostanti l’apprendimento operano allo steso modo nell’intero ciclo vitale.
Teorie dell’apprendimento sociale
Queste teorie, derivanti dal comportamentismo, presuppongono che un comportamento
può essere appreso attraverso l’osservazione, senza che ci sia bisogno di rinforzi positivi
o negativi. Ciò che incide sullo sviluppo sono i ricordi delle esperienze, l’anticipazione
dei risultati e le modalità che l’individuo ha di elaborare e immagazzinare le
informazioni. In questa prospettiva il rinforzo non è considerato solo una peculiarità
dell’ambiente, ma anche una forza auto-motivante interna all’individuo. La teoria
dell’apprendimento sociale di Bandura ha permesso il passaggio dall’approccio
comportamentista al cognitivismo. Tale teoria evidenziò come l’apprendimento non
implicasse esclusivamente il contatto diretto con gli oggetti, ma avvenisse anche
attraverso esperienze indirette, avvenute attraverso l’osservazione di altre persone.

Costruttivismo
Questa prospettiva teorica si afferma verso gli anni ’60 grazie alla diffusione della teoria
di Piaget, il quale sostiene che il pensiero infantile sia qualitativamente diverso da
quello adulto. Il costruttivismo è un approccio che deriva dalla concezione della
conoscenza come costruzione dell’esperienza personale; nell’ottica costruttivista
l’individuo è considerato un costruttore attivo del proprio sviluppo e la mente come
determinata dalla stretta interazione di fattori soggettivi e oggettivi. Ciò che permette lo
sviluppo è la ricerca di un equilibrio, di una co-costruzione della realtà coerente tra
richieste individuali e sociali. La costruzione di credenze e convinzioni è il frutto di
uno scambio, anche simbolico, con il contesto d'appartenenza. Le trasformazioni che
avvengono nel ciclo evolutivo dell'individuo sono viste come il cammino verso un
grado di organizzazione e di complessità crescente, segnato da tappe invarianti comuni
a tutti gli esseri umani. I soggetti costruiscono gradualmente la propria comprensione
della realtà; il sistema cognitivo subisce trasformazioni e compaiono strutture
intellettive secondo una sequenza gerarchica che non varia ed è universale.

Approccio ecologico
Fino agli anni ’70, gli psicologi tendevano a considerare il bambino in un contesto
molto ristretto, ad esempio il rapporto madre-bambino o rapporti tra compagni di gioco
nella scuola materna. Gli studi sui bambini venivano effettuati all’interno di laboratori,
luoghi estranei alla vita quotidiana del bambino e che quindi comportavano più
frequentemente l’attivazione di comportamenti insoliti e difficilmente riscontrabili in
altri contesti.
In seguito si è allargato il contesto di studio ed Urie Bronfenbrenner ha teorizzato
l’approccio ecologico dello sviluppo, in cui vede all’interno dell’ambiente ecologico,

una serie ordinata di strutture incluse l’una dentro l’altra.


Questo approccio si fonda sulla visione dello sviluppo come un insieme di sistemi
correlati tra loro. Il contesto, prima considerato solo la diade madre-bambino, è ora più
ampio e comprende diversi livelli. L’ambiente non è limitato ad un’unica situazione
ambientale immediata, ma si estende e include le interconnessioni tra più situazioni
ambientali e le influenze esterne su tali situazioni. Per questo il contesto ha un ruolo
fondamentale nello sviluppo della mente. Bronfenbrenner nel 1979 introdusse questo
impianto teorico che ha portato poi a dare sempre più rilevanza al contesto.
L’individuo non è considerato come una tabula rasa che l’ambiente modifica a suo
piacimento, ma egli cresce e si muove, dinamicamente, nell’ambiente ristrutturandolo.
Individuo e ambiente si modificano e si influenzano a vicenda.
Secondo la teoria di Bronfenbrenner il contesto è formato da diverse strutture
concentriche, qui descritte dalla più interna alla più esterna:
• microsistema: l'individuo e l'ambiente dove avviene il suo sviluppo (la famiglia
o il mondo scolastico e dei pari). Un microsistema è uno schema di attività,
ruoli, e relazioni interpersonali di cui l’individuo in via di sviluppo ha esperienza
in un determinato contesto, e che hanno particolari caratteristiche fisiche e
concrete;
• mesosistema: la relazione tra i microsistemi che influisce anche non
coinvolgendo l'individuo in prima persona. Es.: il rapporto tra famiglia e scuola,
o tra famiglia e amici; Un mesosistema comprende quindi le interrelazioni tra
due o più situazioni ambientali alle quali l’individuo, in via di sviluppo,
partecipi attivamente (per un bambino, ad esempio, le relazioni tra casa, scuola e
gruppo di coetanei che abitano nelle vicinanze di casa sua; per un adulto, quelle
tra famiglia, lavoro e vita sociale
• esosistema: Processi che influenzano indirettamente l’individuo; è un contesto
che riguarda ancora più in generale le condizioni di vita e di lavoro nelle quali
versano gli attori;
• macrosistema: riguarda le condizioni politiche, storiche e sociali presenti nel
contesto, che possono fornire vincoli o risorse a tutti gli elementi del contesto ed
influenzarli.

Bibliografia:

- Bandura A., 1977, Social Learning Theory, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ.
- Bronfenbrenner U., 1986, Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna

(ed. or. 1979). 


- Camaioni L., Di Blasio P., 2002, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna
- Consiglio Universitario Nazionale, 1999, Descrizione dei contenuti
scientifico-disciplinari dei settori di cui all'art. 1 del d.m. 23 dicembre 1999, in
http://www.murst.it/cun/settori/C_Elenco+Declaratorie_SSD.htm.
- Macchi Cassia V., Valenza E., Simion F., 2004, Lo sviluppo cognitivo. Dalle

teorie classiche ai nuovi orientamenti, Il Mulino, Bologna. 


- Miller P. H., 1994, Teorie dello sviluppo psicologico, Il Mulino, Bologna.


- Petruccelli F., 2016, Psicologia dell’età evolutiva. Modelli teorici e strategie
d’intervento, Franco Angeli: Milano
- Schaffer H.R., 2008, I concetti fondamentali della psicologia dello sviluppo,

Raffaello Cortina, Milano 


- Sugarman L., 2003, Psicologia del ciclo di vita. Modelli teorici e strategie di
intervento, Raffaello Cortina, Milano.
- Zingarelli, 999, Lo Zingarelli 2000. Vocabolario della lingua italiana,
Zanichelli, Bologna.