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SECOLO D’ITALIA 5

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DOMENICA 26 SETTEMBRE 2010
ECCO L’ITALIA
DEL GRANDE FRATELLO

La responsabilità sarebbe proprio di quel “popolo” che legittima il leader carismatico...

UNA DITTATURA MORBIDA


FIGLIA DEL CONSENSO
E DEL QUIETO VIVERE
◆ Domenico Naso si personali e arbitrarie sono gli unici criteri che in- di dissenso interno, la formazione di correnti, la mes-
formano il funzionamento dell’organizzazione». Il ri- sa in discussione della linea dettata dall’alto. Perché il
sultato, continua Panebianco, sono «l’incertezza e l’in- “popolo” gli dà ragione e il popolo, in questa visione

D
ittature morbide, regimi soft, democrazie fra-
gili e traballanti, mascherate o carismatiche. Il stabilità più totali: la scelta del capo e la sua continua plebiscitaria del potere, non sbaglia mai.
lessico della politica si è arricchito, ormai da dimostrazione di fiducia nei confronti dei subordinati È sempre Sofia Ventura a spiegare il perché del fal-
alcuni anni, di concetti nuovi, scivolosi, che dalla poli- sono gli unici criteri da cui dipende la “struttura delle limento di un sistema politico fondato su questi pre-
tologia arrivano dritti sulle pagine dei giornali, nel di- opportunità” (…) e l’effetto principale di questa moda- supposti: «La perpetuazione delle dinamiche di tipo ca-
battito quotidiano, diventando patrimonio non più di lità di organizzazione è una continua competizione fra rismatico all’interno di un partito oltre un certo lasso
una élite intellettuale ma di tutta l’opinione pubblica. i sottoposti per acquisire meriti agli occhi del leader, di tempo impedisce il suo consolidamento e una volta
Eppure, politologicamente, la “dittatura morbida” per potere così salire, a detrimento degli altri, nella ge- venuta meno la leadership che funge da collante e mo-
non è una categoria classica. Questo dice Sofia Ventu- rarchia del potere». tore esso è destinato a scomparire con essa». Senza di-
ra, docente di Scienza politica all’Università di Bolo- Questo per quel che riguarda il rapporto tra leader menticare, però, il danno provocato da un altrettanto
gna. L’approccio di Ventura è critico nei confronti di carismatico e organizzazione politica. Ma forse c’è del- eccessivo indebolimento di quella stessa leadership.
chi tende ad abusare di questi nuovi concetti: «Biso- l’altro. Forse, ad esempio, il primo segnale di una co- Ma dal concetto classico di dittatura tradizionale a
gna evitare l’ipocrisia nell’utilizzo di queste categorie. siddetta “dittatura morbida” concerne il rapporto di-
Anche perché la politica è cambiata e bisogna fare i retto e non filtrato tra il capo e il “popolo”. Anche qui,
conti con nuove realtà a livello politico e del consenso. però, le categorie della scienza politica non aiutano più Il leader carismatico
Se si continua a percorrere questa china pericolosa di tanto. È davvero sempre sbagliato il rapporto diret-
to tra leader e base? Potrebbe diventarlo, allorquando
dei giorni nostri approfitta
tutto il discorso diventa sterile e quello che abbiamo
detto fino ad oggi, seriamente e con cognizione di cau- questo legame biunivoco eliminasse dal gioco politico del senso di smarrimento
sa, perde di significato». gli altri attori, facendo venire meno, insomma, quel si- che serpeggia tra la gente
Il punto più controverso della discussione sulle co- stema di pesi e contrappesi sul quale si basa la moder- e si insinua nei gangli
siddette dittature morbide, ai giorni nostri, riguarda il na democrazia liberale.
“carisma” del leader. Sul tema, Angelo Panebianco, Tornando indietro agli albori della sociologia politi- del corpo elettorale
qualche tempo fa, aveva tracciato un quadro molto ac- ca moderna, ci viene in aiuto l’opera approfondita sul
curato: «Il potere carismatico dà luogo a una organiz- tema di Max Weber. In “Parlamento e governo”, ad
zazione di rapporti sociali che non conosce “regole”, esempio, il sociologo tedesco difende a spada tratta il quello ondivago e confuso di oggi, c’è uno scarto so-
né “carriere” al suo interno, né una chiara e definita parlamento. Il potere legislativo, dunque, è garante ciologico da considerare. Ce lo spiega Guerino Bovali-
divisione del lavoro. Le lealtà dirette da una parte e la della tenuta del sistema democratico. La polemica di no, sociologo dello Iulm di Milano e della Sorbona:
delega dell’autorità da parte del capo dall’altra su ba- Weber nasce dallo scontro contro Bismarck, reo di «Ciò che appare un tratto distintivo nella comparazio-
aver trasformato il Parlamento ne fra la dittatura così come intesa sociologicamente e
in un luogo meramente burocra- quella che oggi si definisce “dittatura dolce” è il diver-
tico. Chi governa, continua We- so grado d’intensità che vi gioca la responsabilità per-
ber, fa parte di una minoranza sonale rispetto a quella giuridica».
ristretta che non deve essere un- La responsabilità, nel secondo caso, sarebbe proprio
to dal Signore o dalle emozioni di quel “popolo” che legittima il leader carismatico.
popolari, bensì proprio dal Par- Per Bovalino, «nell’affermarsi di una dittatura dolce
lamento. Su questa strada, dun- vi è una correità della collettività, alimentata dall’in-
que, forse si è mosso anche chi, differenza o ancor peggio giustificata dalla rassegna-
negli ultimi anni, ha tenuto la zione. La scelta cade sul facile “sopravvivere” rispetto
barra dritta sulla separazione ad un vivere attivamente contrastando il già dato. È
dei poteri tra legislativo ed ese- una necessaria lettura obliqua che ci pone protagoni-
cutivo, reclamando a gran voce sti passivi ed anestetizzati dal surplus di informazioni
il rispetto per il Parlamento e per che saturano la nostra capacità di analisi e di azione».
le sue prerogative costituzionali, Il leader carismatico dei giorni nostri, dunque, ap-
intaccate volutamente sfruttan- profitterebbe di un senso di smarrimento che serpeg-
do il consenso popolare. Il ri- gia tra la gente e si insinua nei gangli del corpo eletto-
schio è quello che si crei, per dir- rale. Quando non si sa dove andare, banalizzando, ci si
la come Alessandro Campi, poli- affida all’uomo forte, a chi è dotato di charme e ci fa
tologo e direttore scientifico di credere di poter risolvere i problemi senza darci trop-
Farefuturo, “un centralismo ca- pe noie. Ed è su questo punto, forse, che la politica con-
rismatico” nelle istituzioni e al- temporanea deve riguadagnare terreno. Dando rispo-
l’interno dei partiti, con un lea- ste concrete, non formule magiche, tornando alla po-
der che non toliera l’insorgenza litica vera e abbandonando i colpi ad effetto.