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INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA FAUSTO BERTINOTTI di Carla Piro

La Camera dei Deputati realizza la propria missione pubblica mediante le tradizionali


funzioni legislativa, ispettiva ma anche tramite mostre (appena conclusa è quella sul
restauro del Fregio dipinto da Giulio Aristide Sartorio per l’Aula nel 1908-12), collezioni
d’arte, attività editoriale, una ricca biblioteca e visite periodiche a Palazzo Montecitorio. A
dirigerne la vivace attività è il suo Presidente Fausto Bertinotti.

Vi è un compito specifico della Camera in ambito culturale e artistico?


La questione è controversa: recentemente si è ritenuto discutibile l’impegno in iniziative
non direttamente attinenti la sfera politica. Tuttavia credo che privarsi della capacità di
comunicazione con il Paese, offerta da elementi tanto significativi dal punto di vista
simbolico come le opere d’arte, risulterebbe un’amputazione per una istituzione
democratica rappresentativa. Il rapporto fra estetica e politica è assai rilevante. Lo
conferma la costruzione dell’edificio: dalla origine berniniana alla nuova ala progettata (nel
primo Novecento, nda) da Ernesto Basile, sino al Fregio di Giulio Aristide Sartorio. E’
iscritto nella sua storia (non solo politica) l’essere deposito di arte. Ritengo che con senso
del limite la Camera dei Deputati (in quanto “luogo pubblico” e per la sua narrazione
artistica) possa proporsi come portatrice di cultura e suggerire esperienze particolari quali
la mostra sul Sartorio.

Fra tante risorse culturali quale andrebbe sviluppata per accostare i cittadini alla vita
politica?
Non si può sfuggire ad una delle priorità della gerarchia. L’avvicinamento della Camera al
Popolo Italiano avviene per la produzione legislativa; a tal fine sono eletti i parlamentari, si
forma il Governo, esiste una dialettica democratica maggioranza opposizione. Il primo
terreno di misura della vicinanza fra cittadino e istituzioni è la capacità di dare una risposta
ai suoi problemi. Mostrare luoghi e protagonisti della politica, operare una temperata
azione culturale (mirata a valorizzare il Parlamento) può aiutare; tuttavia non c’è dubbio:
qualunque altra ipotesi che non assumesse l’assoluta centralità del ruolo legislativo
sarebbe del tutto incomprensibile. Nel caso del Fregio del Sartorio si aveva il problema
delle tele deteriorate e del necessario restauro. Poi la straordinaria percezione delle opere
da vicino ha generato l’idea di una mostra. Questa è stata determinata, dunque, da un
elemento interno: la Camera non può avere la pretesa di una programmazione
d’intervento sull’arte che tocca altri istituti.

Ha citato il Sartorio: figura interessante e controversa, come la sua epoca fra ‘800 e ‘900.
Penso abbia seguito la sorte di una corrente culturale -il Liberty- che (ritenuta decorativa e
discussa a causa del periodo coevo) era stata destinata, non dico all’oscuramento ma
certo a scarsa considerazione dalla grande critica italiana. In fase più recente è emerso un
differente punto di vista sull’artista. Si è in qualche modo consentito il deposito di elementi
ideologici che forse ne hanno frenato il consenso; così è venuta alla luce la capacità
pittorica strepitosa, una forza del colore e nell’uso dei materiali, la complessa non
convenzionale costruzione dell’opera.

Il Sartorio fu capace di sintetizzare modernità e classicità nel segno di una innovazione


sulla scorta della tradizione, grazie alla formazione accademica pittorico scultorea e per
l’utilizzo delle tecniche fotografiche. Vi è una corrente del nostro tempo che potrebbe
proporre la medesima forza comunicativa ed espressiva?
Questa domanda a mio avviso non va posta: ogni epoca ha i propri uomini. Certo vi
possono essere delle citazioni, ma è evidente che la ricerca artistica non possa essere
costruita su precedenti così forti da divenire paradigmatici. Anzi la grandezza del Sartorio
è nell’essere uomo del suo tempo. Poi lo forza, ne modifica le coordinate, ne sposta i
confini: però è un uomo del suo tempo. Non sarebbe leggibile se non dentro il Liberty: in
quel modo di concepire il rapporto fra movimento e raffigurazione, con la relazione fra
classico e futuro su cui si gioca la storia della cultura cui appartiene.
Il segno intellettuale che vorrebbe lasciare in questa XV Legislatura.
Non sono così presuntuoso. Mi piacerebbe aver contribuito in parte ad avvicinare
istituzioni e politica ai cittadini.

In qualità di Terza Carica dello Stato, ritiene possibile aumentare l’investimento minimo
destinato all’abbellimento di opere pubbliche mediante l’arte, fissato (dalla illuminata
Legge 717 del 1949) al 2% della spesa totale del progetto?
Naturalmente tocca a Governo e Parlamento decidere imposte di spesa e politica delle
entrate sul “Documento di programmazione economica e finanziaria” e sulla “Finanziaria”
medesima. Io posso fare un discorso generale: ormai la cultura non va considerata un
lusso bensì “fattore dell’organizzazione economica e sociale complessiva del Paese”. Pur
essendo -come dicono i francesi- l’eccezione culturale un elemento che la sottrae alla
disciplina delle merci, tuttavia può essere componente economica di prima grandezza e
va considerata anche da tale prospettiva. Non è solo produzione del bello, ma capacità di
attivare l’organizzazione economica e sociale del Paese a partire dalla valorizzazione
delle risorse fondamentali, della sua memoria e della sua storia.

Come favorire l’incontro fra alta cultura e grande pubblico: avvicinare il popolo all’arte o
l’arte al popolo?
Ciò è molto pericoloso. Questo interrogativo ha portato più distruzione che produzione di
sapere. In genere termina nella domanda di avvicinamento alla massa con un
abbassamento sia della cultura sia della sua fruizione. Sul fatto che il popolo non capisce
si sono costruite estetiche disastrose. Io credo si debba favorire l’incontro con le forme più
diversificate della cultura. Il pubblico ha un’esigenza di promozione, ma questa deve
essere aperta: non c’è un campo di ricerca elitario (riservato a sapienti e sperimentatori) e
un’arte sostanzialmente decorativa appannaggio del popolo. Penso sia necessario
favorire una relazione di scambio fra le istanze critiche e un’espressione estetica che si
rapporta ad esse con la capacità creativa delle diverse tendenze.

Nell’organicità della relazione fra mezzi e fini: la politica serve la cultura o si serve della
cultura?
Tale organicità andrebbe dimostrata. Spesso è pretesa di organicità; è un elemento che
chiede la verifica dei fatti e la verifica ritorna sempre nelle mani del popolo che alla fine
deve decidere (in nome di un processo democratico e dentro di esso) se il fine dichiarato
sia condiviso e se i mezzi usati per realizzarlo siano un accrescimento della democrazia.
La questione va vista a partire dalle differenti persone e classi sociali che possono
riscontrare criticamente la coerenza fra mezzi e fini, partendo dalla valutazione e da una
scelta delle finalità.

Quale rapporto ha con l’arte Fausto Bertinotti nel ruolo istituzionale di Presidente della
Camera, in qualità di intellettuale e come uomo politico rappresentate della Sinistra?
Preferisco che il rapporto con l’arte sia quello dell’individuo (naturalmente inscindibile da
cosa fa, rappresenta e da come si pone nell’organizzazione complessiva della società).
Porrei l’accento sulla persona: il percorso di vita, l’esperienza, il banale ed elementare ma
fortissimo “mi piace, non mi piace”, la costruzione di una qualche ispirazione estetica
generale. La mia ispirazione è la curiosità. Faccio fatica a stilare gerarchie: Sironi è uno
degli artisti del ‘900 che ho rivalutato con il passare degli anni; ma non posso dimenticare
Caravaggio. Poi c’è la precipitazione del contemporaneo: mi hanno sempre colpito tutti i
luoghi della sperimentazione e della ricerca: da Burri al Concettuale, da Paolini all’Arte
Povera a Merz, Gilberto Zorio, Kounellis e tanti altri. Penso alle opere donate da Ceroli a
Firenze: alla loro straordinaria capacità di stare in un contesto urbano così stratificato e
insieme portare alla città un segno che in qualche modo contribuisce a rileggere tutto.
Dunque, non avendo una dotazione scientificamente organizzata, la mia ispirazione
estetica è la curiosità.