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Acceleratore di particelle, luce di sincrotrone e adroterapia

Gli acceleratori di particelle sono grandi macchine, alcune lunghe addirittura chilometri, costruite per
studiare il nucleo dell'atomo e le particelle che lo compongono. Gli acceleratori si distinguono in
lineari e circolari, a seconda della loro forma, e permettono di realizzare urti violentissimi tra
particelle per studiare le leggi che governano l'universo.
Negli acceleratori, elettroni e protoni sono riuniti in fasci e sospinti a velocità elevate. In tal modo
acquistano energie sempre crescenti e si possono lanciare a tutta forza contro un bersaglio fisso o in
movimento. Esaminando gli urti di questi “proiettili” sono state scoperte centinaia di particelle
elementari, indispensabili per capire le leggi che regolano la struttura della materia. Per studiare il
microcosmo servono grandi acceleratori, come quelli dell'Istituto nazionale di fisica nucleare a
Frascati, vicino a Roma, o quelli del Centro europeo per le ricerche nucleari (CERN) di Ginevra. Qui,
l'acceleratore principale si trova in un tunnel sotterraneo, una circonferenza lunga ben 27km.

Il meccanismo su cui si basano gli acceleratori è lo stesso sia per gli elettroni sia per i protoni. In un
tubo vengono messe in successione la sorgente di queste particelle usate come proiettili e alcune
scatole metalliche di forma cilindrica, forate al centro di ogni base. Nel tubo viene fatto il vuoto
spinto, cioè sono eliminati tutti gli atomi presenti al suo interno, per non ostacolare il movimento
delle particelle da accelerare. Come sorgente di elettroni si può scegliere un filo metallico riscaldato
dal passaggio di una forte corrente elettrica, mentre i protoni si ricavano strappando elettroni all'atomo
di idrogeno.

Acceleratore lineare. Immaginiamo ora che i


proiettili siano elettroni e che, usciti dalla
sorgente, si avvicinino alla prima cavità. Se la
cavità si trova a un potenziale positivo, cioè la
sua superficie esterna è ricoperta da cariche di
segno più, attrae gli elettroni portatori di carica negativa e ne cattura una parte. Mentre gli elettroni
attraversano la prima cavità, possiamo quindi cambiare il suo potenziale da positivo a negativo e
portare la successiva a un potenziale positivo, in modo che attragga a sua volta il fascio di particelle
in uscita. Così gli elettroni saranno accelerati nel passaggio dall'una all'altra cavità e alla fine avranno
acquistato un'energia pari al numero delle cavità moltiplicato per l'energia guadagnata a ogni
passaggio. Solo le particelle che passano da una cavità alla seguente nel momento giusto saranno
accelerate, quindi il fascio finale sarà costituito da una serie di pacchetti di elettroni separati.

Acceleratore circolare (sincrotrone). Un modo molto


efficiente per accrescere la massima energia finale è far
percorrere alle particelle del fascio una traiettoria circolare. In
questo modo le particelle passano migliaia di volte attraverso
lo stesso sistema di cavità e l'energia finale è l'energia
guadagnata in un giro moltiplicata per il numero dei giri.
Un sincrotrone si può realizzare ponendo all'esterno del tubo
a vuoto in cui corre il fascio di particelle una serie di magneti
a forma di C,
lunghe calamite
azionate dalla
corrente elettrica in grado di deviare il cammino delle
particelle cariche. Dopo ogni giro l'elettrone o il protone
aumenta la sua energia e quindi tende a sbandare, ma è
possibile mantenerlo sulla traiettoria giusta aumentando
progressivamente la forza del campo magnetico.
Collisori. Lo scopo principale degli acceleratori
è far acquistare a elettroni e protoni la massima
energia possibile in modo che nell'urto con i
bersagli una parte di essa si trasformi in nuove
particelle dotate di massa. La relazione 𝐸 =
𝑚𝑐 2 stabilisce, infatti, un'equivalenza tra massa
ed energia. Negli scontri tra particelle e bersagli fissi, però, la maggior parte dell'energia fornita ai
proiettili viene sprecata per far muovere in avanti le particelle prodotte nell'urto.
Se invece fosse possibile far scontrare tra loro due protoni o due elettroni in condizioni simili, tutta
la loro energia verrebbe utilizzata per produrre nuove particelle, come illustrato nella parte in basso
della figura a destra. È ciò che accade negli acceleratori chiamati collisori.
Un'idea nuova e originale per realizzarli fu proposta da Bruno Touschek ai Laboratori di Frascati.
Touschek si rese conto che un acceleratore di elettroni può accelerare in senso inverso le
'antiparticelle' degli elettroni, chiamate positroni, che hanno la stessa massa e le stesse proprietà degli
elettroni, ma tutte cambiate di segno (per esempio, la loro carica è positiva). Come gli elettroni, anche
i protoni hanno antiparticelle chiamate antiprotoni.
I positroni fanno parte di quella entità che viene chiamata 'antimateria': non esistono nell'Universo
che conosciamo, ma si possono ottenere se si dispone di sufficiente energia. Touschek concepì una
macchina circolare che accelerava allo stesso tempo elettroni in un verso e positroni nell'altro in modo
che i due fasci di particelle si incontrassero a ogni giro e ne costruì
un prototipo, chiamato ADA (Anello Di Accumulazione).
Sfruttando la sua idea sono stati realizzati quasi tutti i principali
collisori degli ultimi decenni.

Luce di sincrotrone. È la radiazione emessa dalle particelle cariche


in un sincrotrone che viaggiano a velocità relativistiche (molto
vicine a quella della luce). Tale radiazione viene emessa soltanto
quando le particelle sono accelerate: infatti in un sincrotrone le
particelle subiscono un’accelerazione centripeta.
La luce così prodotta ha una direzione tangente alla traiettoria
circolare della particella in movimento.

Adroterapia. Gli adroni - usati nella terapia - sono nuclei di atomi che, portati ad alta energia da una
potente macchina acceleratrice, sono lanciati come proiettili in grado di danneggiare tessuti malati in
massima parte alla fine del loro corso nel corpo del paziente, in corrispondenza del tumore.
L'adroterapia era stata inizialmente indicata per i tumori localizzati nella base cranica, sul fondo
dell'occhio e lungo la colonna vertebrale. Recentemente, i tumori pediatrici, i tumori del sistema
nervoso centrale, del fegato, dell'apparato gastroenterico e del polmone sono stati trattati con successo
con tale trattamento.
Un fascio di adroni carico rilascia la maggior parte della
sua energia distruttiva (in rosso) sul bersaglio. La dose al
tumore può essere quindi molto elevata mentre i tessuti sani
vengono risparmiati.
I raggi X rilasciano soltanto parte dell'energia sul tumore e
coinvolgono anche i tessuti sani. La dose non può essere
altrettanto elevata.
L'adroterapia con protoni e ioni carbonio, rilasciando la dose al tumore con gran selettività, reca meno
danni ai tessuti sani circostanti rispetto alla radioterapia con raggi X. Inoltre uno ione carbonio
rilascia, in ogni cellula traversata, un’energia circa 24 volte maggiore di quella rilasciata da un
protone.