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DALL’ESCLUSIONE ALL’INCLUSIONE

Lo Sguardo della Pedagogia Speciale


Parte Prima: L’EVOLUZIONE DEL QUADRO
1. LO STATO DELL’ARTE DELLA PEDAGOGIA SPECIALE
1.1 Un Sapere in Divenire
- Pedagogia speciale, è un sapere in primo piano nella ricerca teorica e applicata
- Ambito di riferimento:
o l'educazione delle persone portatrici di diversità sul piano individuale per la condizione di
handicap/difficoltà di apprendimento, comportamento o di integrazione
- Da sempre il rapporto con chi è diverso, in quanto si discosta dai canoni della cosiddetta
"normalità", ci ha coinvolti e ci coinvolge, individualmente e collettivamente, provocando una
moltitudine di atteggiamenti ambivalente che declinano tutta la gamma dalla accettazione al
pietismo e rifiuto.
- Ai giorni nostri è decisamente migliorata la sensibilità sociale, civile e politica nei confronti dei
singoli, categorie e dei popoli diversi.
- Nei paesi dell'occidente:
o vi è stata una progressiva crescita nella capacità di accoglienza all'interno della comunità e
nella conquista dei diritti della cittadinanza.
- Oggi incontriamo la presenza dei disabili in tutti gli ambiti della vita sociale:
o scuola, ambienti di lavoro, scientifici, artistici ecc..
- Panorama mondiale, la realtà è decisamente più critica:
o dobbiamo prendere atto che la condizione di discriminazione accomuna lo status sociale
delle persone con minorazione viventi nei territori dei diversi continenti.
Dunque, la disabilità provoca ancora uno status particolare, che è insieme effetto e causa di
povertà, per mancanza di risorse e per ridotto riconoscimento sociale:
o le persone interessate vengono considerate "cittadini invisibili"
La Prospettiva Pedagogica :
- E’ un cambiamento positivo nei riguardi di chi è portatore di diversità
- Tale prospettiva assieme e propone l' educabilità come modello di approccio qualunque sia la
condizione personale, in un'ottica progettuale di compensazione biologica e sociale del
deficit/disagio
Radici della Pedagogia Speciale:
- Fine 700 e prima metà del 800 in Francia:
o dalle esperienze educative rivolte ai disabilità opera di Itard e Sèguin
- In Italia tra 800 e 900, Montessori Maria, Sante de Sanctis e Ferruccio Montesano hanno indicato
la strada da seguire:
o quella di accompagnare la cura educativa alle cure mediche nel trattamento dei minori
insufficienti mentali.
La dizione della pedagogia speciale si afferma in Italia nella seconda metà del secolo scorso,
quando nel 1964 viene introdotto come disciplina presso la facoltà di Magistero di Roma e affidata
allo psicopatologo Roberto Zavalloni:
o in campo psicologico ha associato un'attenzione specifica ai loro rapporti con l'educazione.
È considerato uno dei più importanti esponenti degli studi italiani nel campo della disabilità
nel secolo scorso.
- “L'oggetto della Pedagogia Speciale è la risposta ai bisogni là dove si trovano e non la risposta ai
bisogni raggruppati per categorie".

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1.2 Dalla Pedagogia Emendativa alla Pedagogia Speciale Moderna
- La pedagogia speciale sostituisce così precedenti dominazione, quali:
o Pedagogia emendativa:
 utilizzata da de Sanctis, per parlare dell'educazione dell'infanzia "minorata"
o Pedagogia curativa:
 utilizzata da Debesse, con la quale intende intervento di riadattamenti per fanciulli
con disturbi del comportamento, di origine fisica e mentale.
- In seguito, la pedagogia speciale modifica i suoi orizzonti di indagine:
o Ammette una pluralità di approcci teorici e di ipotesi metodologiche.

- Zavalloni stesso, offre una definizione puntuale della nuova disciplina che ha il suo banco di prova
nell'educazione di minori anomarli:
o La pedagogia speciale è la scienza delle difficoltà psichiche, dei ritardi e delle turbe di
ogni genere dello sviluppo bio-psico-sociale del fanciullo e del giovane. Il disadattamento
ambientale, personale e familiare rappresenta il vastissimo campo della pedagogia
speciale. Tutti i soggetti che, per insufficienza di mezzi intellettivi, attitudinali o turbe del
carattere, entrano nel campo di studio e di azione di questa scienza.

- Fine anni Settanta, la comunità scientifica internazionale esprime interessamento per la pedagogia
speciale dei soggetti in situazione di deficit e un gruppo di esperti viene incaricato dall'Unesco di
discutere e proporre ai vari governi il rinnovamento dei programmi a lungo termine nel settore.

- L’ UNESCO:
o In un documento di lavoro, l'educazione speciale viene definita come "Forma arricchita
di educazione generale " che, attraverso metodi pedagogici, si propone di "porre
rimedio a certi tipi di deficienze"
o Per l'UNESCO questa educazione riguarda tutti indistintamente

- ZAVALLONI:
o Aggiunge che questo sapere "si propone la rieducazione del comportamento asociale o
antisociale e l'adattamento alla vita psichica normale di chi è disadattato"
o Per Zavalloni questa educazione si rivolge a individui di età scolare
- Nell'arco di un quarantennio, grazie alle istanze e alle esperienze positive scaturite dalla società
civile e dal mondo della scuola, la pedagogia speciale ha rinnovato e continua a rinnovare la sua
impostazione teorica e le indicazioni operative/organizzative, affinando le prospettive di sviluppo.

- Il suo ruolo è Quello di sollecitare e favorire la formazione globale della personalità dei soggetti con
necessità educative particolari, valorizzandone le capacità comunque presenti.

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- L'apprezzamento del potenziale educativo individuale sposta il vertice di attenzione dalla disabilità
al soggetto preso nella sua interezza:
o La pedagogia speciale è innanzitutto pedagogia
 Ha lo stesso oggetto di questa, cioè problemi relativi all'educazione
 ma come campo di riserva, si è staccata dalla pedagogia generale aggiungendo
degli elementi specifici con situazioni particolari.
 La pedagogia speciale è quella comprensibile su un piano genetico-funzionale,
come risultante dei processi mentali, psicologici o comportamentali.

- La dinamica in cui si muove attualmente è quella di offrire risposte specifiche a problemi personali
particolari
- "L'oggetto della pedagogia speciale, è la risposta ai bisogni là dove si trovano" Canevaro
- Il processo di integrazione delle persone disabili ci contraddistingue rispetto alle scelte operate
nella quasi totalità degli altri paesi europei.
- Nella prospettiva educativa la caratterizzazione secondo la minorazione, pur non essendo
trascurabile, è uno degli elementi da considerare ai fini di un percorso educativo

1.3 Al Centro l’Educabilità


- Essa sopravvive nel sentire comune la tentazione alla "formattazione " degli individui disabili,
attribuendo priorità alla classificazione dei sintomi piuttosto che alle categorie di educazione.

- Mentalità "etichettatrice":
o Induce a credere che si rende visibile qualcosa che appartiene all'essenza della persona. Gli
psichiatri Benasayag e Schmit segnalano questa distorsione culturale condivisa:
 L'alto non è più una molteplicità contraddittoria che esiste in un gioco di luci ed
ombre ma diventa immediatamente visibile e riconoscibile. Si è convinti, grazie
all'etichetta, di sapere tutto sull'altro perché essa stabilisce un senso, una sorta di
ordine nella vita di chi la porta.

- Di conseguenza il sapere tecnico e non, si confonde con ciò che è dato a vedere.
Il rischio: il diritto di "guardare " il disabile equivale all'esercizio di un potere nei suoi confronti,
come se si facesse del disabile "cosa gettata" nel mondo, sulla cui persona altri sono legittimati a
prendere decisioni.

- Uno dei compiti della pedagogia speciale è quello di distinguere nel soggetto le componenti legate
al deficit ricercando tutte le condizioni utili a ridurre l'handicap cioè, lo svantaggio, la difficoltà
conseguente alla relazione con il contesto di vita sociale e culturale.

- Nel Panaro delle Scienze dell'educazione si qualifica in quanto:


o Proposta allo studio delle modalità più idonee a vincere le resistenze alla riduzione di
asimmetria tra l'Essere e il poter-dover essere delle singole personalità in situazioni di
disagio
o La sua attenzione prioritaria è
 Rivolgere un'intenzionalità educativa al soggetto portatore di minorazione nella sua
globalità.

- La cultura della progettualità educativa, di cui la pedagogia speciale è portatrice sana, cerca
dinamicamente di trovare e riposizionamento il miglior equilibrio possibile tra:
o consapevolezza della realtà della minorazione
o apertura alla possibilità "dell'Esserci" personale

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Il Progetto Educativo
- Per i soggetti disabili il progetto educativo è sempre possibile se intendiamo per educabilità
l'apertura alla possibilità di orientarsi verso una propria meta. L'educabilità si manifesta su 2
dimensioni:
1. Tempo:
a. rappresentata dal futuro, che prevale rispetto al passato
2. Metodologica:
a. consiste nella dilatazione ed espansione dell'esperienza esistenziale dell'educando,
orientata a raggiungere sempre nuovi traguardi verso l'autonomia personale e sociale.

- Il progetto educativo non è estraneo a rischi:


o Quando ci rivolgiamo ai disabili gli ostacoli si fanno più evidenti e colgono gli educatori più
impreparati, ma il superamento di difficoltà di percorso è intrinseco alla natura dell'impresa
educativa.

- Perseguire il cambiamento educativo significa sollecitare potenzialità comunque presenti e


incrementare risorse:
o perché ciò accada può rendersi necessario rimuovere disprassie, accettare limiti,,
modificare situazioni problematiche, implementare utili automatismi ecc..

- Vuol dire accompagnare e guidare la persona disabile nella sua traiettoria esistenziale
- Credere nell' educabilità del soggetto significa uscire dalla chiusura:
o Aprirsi, non creare situazioni di dipendenza e di assistenzialismo.
Canevaro L’Educabilità:
- L'educabilità ammette alla cura di diverse competenze, crea un contesto di collegamenti e di
inclusione con diverse figure professionali:
o Per educare qualcuno bisogna credere che egli sia educabile, accettare di correre il rischio e
la sfida di contribuire a fare evolvere la sua umanità positivamente.

- L'educatore, non deve darsi per vinto, rinunciando a stimolare il soggetto alla realizzazione del suo
progetto di "esserci" nel mondo:
o Occorre rivolgersi alla persona disabile considerandola come :
 Sistema Complesso:
 aperto ai cambiamenti per quanto piccoli e lenti,

 Persona con cui tenere viva la Comunicazione:


 capace di modificarsi e di condividere le tappe del cammino.

- La vocazione alla processualità educativa viene perseguita attraverso l'impegno a identificare e


porre in opera le condizioni e dunque gli indicatori più favorevoli che si possono riassumere:
o Migliore conoscenza del soggetto, sindromi, patologie e migliori strumenti diagnostici.
o Favorevoli contesti sociali e culturali
o Presa in carico globale della persona disabile.
o Migliore qualità dell'offerta formativa
o Lunga estensione temporale della relazione educativa
o Progetto di vita longitudinale
o Propositività e asservità delle azioni educative
o Disponibilità di sussidi, sostegni e guide
- L’Ottica di Approccio Educativo della Pedagogia Speciale deve essere:
o Multidimensionale :

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 in quanto pone sempre più l'accento sulla multicasualità della condizione
personale di chi è disabile, sul carattere plurale della sua identità e sulla
conseguente multimodalità ossia molteplicità dei modi per rispondere ai suoi
bisogni specifici di educazione

- L'impegno è arduo perché ogni singolo caso è diverso rispetto agli altri inoltre, nello stesso tempo è
accompagnato da intense gratificazioni interpersonali, sia per la persona con disabilità sia per
coloro che offrono sostegni durante il percorso di sviluppo.

- La compresenza di minori e adulti nel contesto comune a tutti ha indotto la pedagogia speciale a
modificare il profilo delle problematiche da affrontare.
Secondo Montuschi:
o essa sembra giunta a una fase di integrazione e sintesi: attualmente concentra la sua
ricerca sulla realtà educativa nella sua globalità, per verificare come questa possa
arricchirsi in modo da rendersi capace di formare risposte educative valide per tutti .

- Dalla pedagogia speciale ci si aspetta che sappia rendere sempre più speciale ogni forma di
intervento educativo

- Ne diviene il nucleo più sensibile e attento, capace di mettere a fuoco, di affrontare i problemi là
dove nascono e si strutturano e di promuovere anche interventi educativi anche in situazioni
estreme: là dove la richiesta diviene più esigente, ha l'impegno di rendere più ricca la risposta
progettuale.

- Bertolini, auspica che la specialità divenga una qualificazione della pedagogia:


o una caratteristica e una dimensione trasversale che le permettono di affrontare le diversità
in continuità con il concetto, meramente astratto, di norma.
- Ciò può accadere perché: nell'esistenza esistenziale apparentemente "frantumata" e spesso
"frammentata" di chi si presenta alla percezione del mondo come disabile, solo il recupero della
consapevolezza del sé e la progettualità contribuiscono a "comporre e costituire " l'uomo intero.

- Possiamo applicare alla pedagogia speciale la qualificazione cioè, il fare riferimento a un pensiero
"complesso", in grado di non chiudere il tema delle diversità in categorie riduttiva, ma di tenere
aperto il dialogo di cercare le possibili connessioni fra elementi del reale, comprendere la
multidimensionalità, pensare con la singolarità, località, temporalità e nello stesso tempo di non
dimenticare mai le totalità integratrici.
Canevaro osserva che:
- I rischi di riduzionismo a cui è più esposta la pedagogia speciale hanno a che fare con il
“coinvolgimento dell'accompagnamento" e "la lontananza della ricerca"
- La sua Intenzionalità induce a cercare di portare aiuto educativo a persone che ne hanno un
bisogno vitale
- Anche Montuschi ritiene che "l'ispirazione salvifica" sia la componente essenziale sia la "filigrana
del pensiero e dell'azione" della pedagogia speciale:
o Da qui la necessità di integrare l'intenzione solidale con una competenza specifica che
possa garantire un esito positivo alla lodevole intenzione di portare aiuto
- Ne deriva l'esigenza di contaminazione continua e di circolarità virtuosa tra quanto accade nella
storicità del contesto esistenziale e le risultanze emergenti del contesto scientifico.
1.4 Lo Specifico epistemologico della Pedagogia Speciale
- Nello sforzo di tracciare lo specifico epistemologico della disciplina, Gaspari considera, il suo
approccio si accosta alla narrazione:

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o Narrazione, intesa come interpretazione di un'azione collocata dentro una storia, il cui
significato dipende dal prima e dal dopo, ovvero, dalla complessità degli eventi con i
quali è in relazione.
o Da tale angolazione prospettica si delinea la natura sistemica della pedagogia speciale

- Pedagogia speciale come scienza del prendersi cura educativo delle persone con bisogni speciali,
parte dall'analisi delle storie reali, dalla finitezza plurale dei soggetti quale si propone nella vita
ordinaria, per rivalutare l'imprevisto fenomenico, mediante la ricerca e la valorizzazione della
potenzialità di recupero e di espressione di sé sempre presenti, anche nel soggetto più
compromesso.

- Da qui, scaturisce l'importanza per la pedagogia speciale della dimensione della progettualità
come capacità di mettere in campo condizioni di fattibilità realizzabili nella quotidianità
dell'esperienza

- L'approccio pedagogico speciale richiama una più qualificata responsabilità dell'educatore, evoca il
maggiore potere che egli deve esercitare su di sé al fine di riposizionamento i termini dell'incontro
e del sostegno.

- L'attenzione si concentra sull'identificazione della particolarità di ciascun soggetto in funzione


della multiformità della sua intelligenza, pluralità dei suoi stili cognitivi e delle strategie di
apprendimento.

- Fino alla seconda metà del secolo scorso, la cura nei confronti dei disabili ha privilegiato il modello
medico e ancora oggi, in alcuni ambienti, si pensa che la minorazione sia un campo di indagine di
competenza prevalentemente sanitaria.

- Negli anni Settanta e Ottanta, la cura dei disabili trova soluzione sul piano pedagogico – didattico.
Per essere "tirata fuori" da una condizione che ostacola la possibilità di crescere come persona,
l'identità plurale dell'individuo ha bisogno di una pluralità di sostegni e interventi che coinvolgono
famiglia e soggetti professionali.

1.5 Un Sapere a Vocazione Interdisciplinare


- Fin dalle sue origini, la pedagogia speciale si è proposta come modello a vocazione
interdisciplinare, disponibile per natura alla collaborazione con altri campi del sapere.

- Vi sono concreti motivi che inducono alla collaborazione interdisciplinare, attraverso la


comunicazione e conoscenza reciproca:
o impedire le derive semplificatorie e le deleghe di un sapere agli altri più forti; inoltre,
ridurre i rischi di frammentazione della conoscenza.
- La pedagogia speciale può ragionevolmente assumere il ruolo in questo ambito.
- L'idea di fondo comune che contribuisce a compaginare la pluralità degli interessi e degli approcci
sta nell'intenzionalità etica di cercare risposte pedagogiche orientate a migliorare la qualità di vita
delle persone con bisogni educativi speciali.
- La pedagogia speciale italiana ha sempre riservato un'attenzione privilegiata all'universo della
disabilità, concentrando la quasi totalità della ricerca teorica sui minori.
- Tuttavia, in questo scorcio di secolo, dobbiamo riconoscere un ampliamento della popolazione dei
soggetti di riferimento:
o accanto al deficit trovano sempre maggiore considerazione le necessità educative speciali
perciò, la pedagogia speciale si è rivolta alla generalità dei soggetti atipici, cioè a coloro che

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si distaccano dalla norma nel loro rapporto con la famiglia, scuola e società. Anche la
pratica quotidiana di uno sguardo più selettivo agli studenti problematici ha favorito la
consapevolezza che la classe è un vivaio di diversità, fra le quali figurano altre fragilità oltre
quelle di soggetti disabili (es. allievi con problemi di attenzione, comportamento ecc)

- OECD ( Organisation for Economic Co-Operation And Development):


o Identifica questa popolazione eterogenea come l'insieme di quei soggetti che richiedono
risorse pubbliche/private a supporto della loro educazione: che hanno bisogno di interventi
educativi e didattici potenziati e differenziati per poter beneficiare del curricolo di studi con
pari opportunità.

- Il consolidarsi delle esperienze scolastiche inclusive e il progressivo intensificarsi di buone prassi di


integrazione impone alla pedagogia speciale di allargare il suo sguardo scientifico a comprendere
tutta la vita della persona, nella consapevolezza che l'integrazione rappresenta una continuità che
attraversa ogni età.
Questo ampliamento dell'orizzonte di ate a considerare l'intero arco esistenziale dei soggetti più
fragili ha trovato e continua a trovare solidi argomenti e supporti presso anche altri settori
disciplinari, esempio la medicina. L'interesse ad occuparsi della diversità si è alimentato anche dalle
prospettive di educazione permanente, per tutto l'arco della vita, che oggi sono trasversali e
ineludibili in tutte le scienze umane.
- Inoltre, dagli ultimi decenni del secolo scorso, va sviluppandosi una crescente circolarità di idee,
libri tradotti, produzioni condivise, soggiorni e convegni tra gli esperti di pedagogia speciale in
Europa e nel mondo.
1.6 Prospettiva di sviluppo

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2. DALL’ANTICHITA’ AL SECOLO XIX: PROGRESSIVA CONQUISTA DI VISIBILITA’
SOCIALE
2.1 Microstorie nella grande Storia
2.2 L’Esclusione dal consorzio umano
2.3 Il Sistema della carità: Compassione ed Elemosina
2.4 Interesse scientifico e primi tentativi di rieducazione
2.5 I Pionieri dell’istruzione e dell’educazione degli Anormali
- L'incontro dell'umanità con l'universo dei disabili ha un significato
- Ci permette di comprendere come il cammino verso la loro integrazione sociale sia stato e sia
tuttora difficile ci può consentire di penetrare meglio le radici di vissuti e atteggiamenti che
sopravvivono ancora ai giorni nostri.
- La ricerca non è certo facile, perché gli "handicappati" sono stati per molti secoli ignorati: la loro
esiste è stata disconosciuta o vista con diffidenza per di più, i disabili non sono stati considerati
sempre all stesso modo; si parla di loro utilizzando termini ed espressioni mutati tante volte, pur
conservando sempre una caratterizzazione in negativo:
o La malformazione, l'infermità, l'impotenza, tutte queste parole curiosamente negative
evocano la paura. Stiker

- Foucault sostiene che non si possono comprendere pensieri, pratiche e atteggiamenti nei confronti
della disabilità al di fuori di un episteme ossia al di fuori di norme, valori, significati e organizzazioni
specifiche nelle varie epoche.
Antichità
- Nell'antichità si aveva l'esclusione della categoria dei disabili, negandone l'identità umana con il
conseguente allontanamento della vita sociale.
- In assenza di conoscenze scientifiche, l'immaginario collettivo fa ricorso a spiegazioni religiose:
o la posizione delle persone diverse, per cause naturali è interdetta agli uomini in quanto
tutelata direttamente dal dettato divino.
- Nascita del monstrum può essere un segnale della collera divina in conseguenza alle colpe proprie
o di chi lo ha generato o dei antenati, oppure l'annuncio di future catastrofi:
o il disabile viene al mondo per essere messaggero della divinità , una volta assolto il
compito può essere soppresso, soprattutto durante la prima infanzia

- Infanticidio:
o pratica normale ne mondo greco come in quello romano.
- Esposizione pubblica:
o da considerarsi un disconoscimento
- Collocazione:
o in una dimensione magico - religiosa, vengono considerati dotati di poteri divini

- Responsabili dei figli minorati non è la famiglia, ma sono gli dei, Stato e i sapienti:
o L' Infanticidio non viene punito dalla legge, qualora praticato precocemente. Se il soggetto
ha fortuna di sopravvivere il suo destino si consumerà tra le mura di casa, assistito e
protetto dalla famiglia allargata.
Medioevo
- Nel medioevo, si ritiene che Dio, rivolga loro una particolare sollecitudine e l'attenzione agli infermi
è voluta da dio della misericordia
- È finito il tempo in cui si erano visti come pericolosi per la società: ora vengono inclusi all'interno
della categoria della diversità a cui occorre trovare una specifica collocazione. Ma, siamo lontani
anni luce dal concetto dell'integrazione sociale.
Due personaggi importanti :

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o Sant'Agostino:
 Dà l'impronta all' atteggiamento verso i deboli.
 Il disabile fa parte della creazione e la miseria che egli esprime deve essere
amata, soccorsa e assistita
o Francesco d'Assisi:
 Si fa strada una mentalità nuova
 Il povero diventa un "fratello" in quanto immagine di Dio, sacramento vivente.

- Stiker, spiega che Secondo l'impostazione cristiana medievale, la disabilità viene mandata da Dio
sia come "prova di fede" sia come occasione per esercitare la virtù suprema della carità e, infine
come segno della sua presenza.
- L'atteggiamento caritatevole si concretizza nell'elemosina:
o sia nella forma individuale
o sia come allestimento degli istituti di ricovero
Alto medioevo
- Nell'alto medioevo, la disabilità non rappresenta il suo problema principale in quanto la selezione
naturale e le epidemie provvedono drasticamente la presenza di soggetti invalidi.
- L'attenzione è sporadica e circoscritta ai sordi e ciechi

- Primo che propone una sguardo alla categoria dei minorati, Jan Amos:
o Nel famoso trattato Didactica Magna, egli esprime la convinzione che solo attraverso
l'educazione qualunque uomo può dispiegare le sue potenzialità e condurre una vita
armoniosa.
- Primi esperimenti di istruzione dei sordomuti: Secolo XVI
o Girolamo Cardano, medico :
 giunge alla convinzione che, sostituendo la scrittura alla parola, possono intendere
leggere e parlare attraverso la scrittura
o Pedro Pontedera, benedettino che si cimenta per primo nell'impresa:
 il suo metodo si fonda sulla sostituzione dello stimolo uditivo con quello visivo:
 la scrittura viene presentata come disegno dei suoni alfabetici e la
produzione della parola viene stimata attraverso la lettura labiale
- Primi esperimenti di istruzione dei ciechi:
o Seconda metà del Settecento perciò, in avanti
Illuminismo
- Nel secolo dei lumi si fa strada una nuova sensibilità verso la difformità con forte motivo allo studio
del diverso come oggetto che la ragione deve comprendere.

- Si ha una visione più razionale e specifica:


o convinzione che è possibile elevare gli infermi al livello del resto dell'umanità, unitamente
all'intuizione dell'utilità di impiegare tecniche apposite
- Ricordiamo, Sensismo di Condillac:
o Sì propone di mostrare come da sola la sensazione, mediante trasformazioni e svolgimento,
nasca tutta la vita conoscitiva e psichica dell'uomo
- Diderot:
o Inaugura in tutta Europa un grande interesse verso la difformità come semplice
diminuzione delle facoltà umane come condizione che è possibile conoscere e
comprendere dal di dentro attraverso categorie biologiche. Da qui, l'aspettativa che il
diverso possa anche beneficiare di un trattamento rieducativo, è breve.

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Inizi 800
- Il trattamento educativo a partire dal giovane medico Itard il quale, viene incaricato dal ministero
degli interni di occuparsi dell'educazione di un ragazzo Sauvage trovato nei boschi di Parigi
- Inoltre, un altro evento significativo, emergente nella seconda metà del 700, è la:
o Progressiva affermazione del potere da parte dei medici, quali diventano depositari della
norma sociale
- Comincia a farsi strada l'interesse dell'autorità statale verso il mondo dei "malati", quasi una sorta
di evoluzione dell'autocoscienza
- In Italia, tra il 1765 e 1805, vengono eretti alle periferie delle principali città grandi ospedali
concepiti come "città dei malati":
o La medicina per la prima volta tenta di definire la follia in modo scientifico
o i folli cominciano ad essere considerati come soggetti malati e, dentro appositi istituti di
ricovero, prendono corpo le prime descrizioni diagnostiche.
- Il famoso psichiatra Itard:
o sviluppa un metodo analitico di osservazione da cui prende corpo una prima
sistematizzazione nosografica (scienza che si occupa della classificazione sistematica delle
malattie e della descrizione delle loro manifestazioni) delle diverse forme di follia.

- L'allievo prediletto, Esquirol, approfondisce una descrizione magistrale dell'idiozia distinguendola


dalla demenza

- Nella sua dissertazione accademica del 1824,Belhomme spiega puntigliosamente la differenza tra:
o Idiozia
o Imbecillità
sulla base della assenza/presenza di facoltà intellettive umane.

- Insomma, molti studiosi si dedicano a distinguere le diverse disabilità, a classificarle e a etichettarle,


pur mantenendole emarginate.
Primi tentativi di riabilitazione e d’istruzione
- Valentin Haüy ==> nei confronti dei cechi:
o Egli stesso cieco, comincia a istruire un giovane privo della vista utilizzando il principio
della varianza tattile(caratteri dell'alfabeto comune in rilievo ).
o Il successo ottenuto porta alla fondazione dell'istituto nazionale dei giovani ciechi
- Luis Braille ==> nei confronti dei cechi:
o Anch' egli cieco, educatore e musicista, inventa un codice di letto-scrittura digitale, basato
su configurazioni convenzionali prestabilite di punti in rilievo entro uno spazio
percettivamente adeguato al polpastrello delle dita (tavoletta metallica scannellata)

- De L’Epè ==> nei confronti dei Sordomuti:


o Maestro per vocazione nell'istituto nazionale per sordomuti di parigini, dove
intraprende l'educazione di bambini e adolescenti privi dell'udito, attraverso la
codificazione di un originale metodo di comunicazione gestuale.
o Nel 1864 nasce il primo istituto di studi superiori destinato specificamente ai sordi
Grandi Figure di fede che dedicarono attenzione ai diseredati e disabili
- Tommaso Silvestri, Ottavio Assarotti, Tommaso Pendola,
- Benedetto Cottolengo, Giulio Tarra, Giovanni Bosco, Giovanni Calabria
- Che dedicarono l'intera vita all'attenzione verso le persone diseredate in genere e i disabili,
sensoriali e non.
- Queste personalità di alto profilo danno origine a istituti, fondazioni e opere ancora oggi presenti

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nel nostro paese e nel mondo.
- L’apertura dell'ècole d'asile dentro istituti di Bicêntre 1828 e Salpêtrière 1831,fatte sorgere allo
scopo di favorire il trattamento mentale e farsi che chi ne soffre possa ottenere qualche recupero
beneficiando di esperienze educative di tipo intellettuale e manuale.
ITARD e SEGUIN ==> 2 figure importanti come precursori della pedagogia speciale:
- ITARD:
o Fondatore della laringoiatria e padre, per molti, della pedagogia speciale.
o Questo maestro apre:
 "un'era nuova, quella di un approccio pedagogico, di un modo cioè di affrontare il
problema”
- SEGUIN:
o Allievo di Itard
o Viene considerato ispiratore dell'educazione integrale di deboli mentali.
o Teorizza e applica la possibilità di interventi educativi globali tramite il metodo detto
dei "3 tempi":
1. Fissazione
2. Riconoscimento
3. Evocazione mentale.
o Egli si propone di far acquisire ai suoi allievi delle volontà e delle socialità.
o Viene ricordato anche per l'invenzione del metodo fisiologico di materiale appositamente
strutturato per la stimolazione sensoriale, a cui ispirare per sua stessa ammissione Maria
Montessori.
- Con Itard e Sèguin per la prima volta nella storia dell'umanità, due medici permettono
all'educazione di prevalere sulla medicina e sulle concezioni di incurabilità.

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3. SVILUPPI NEL SECOLO XX: CENTRALITA’ DELLA SCOLARIZZAZIONE
INTEGRATA
3.1 Attenzione all’infanzia Disabile
3.2 Verso la Pedagogia Speciale su base Scientifica
3.3 Obbligo Scolastico per i Sensoriali
3.4 Proliferano le Istituzioni Speciali
3.5 Dall’Inserimento verso l’Integrazione Scolastica
- Tra 800 e 900 si espande in tutta Europa l'interesse educativo per l'infanzia derelitta per tutte le
forme di disabilità. Vengono istituite scuole speciali per cerebrolesi, alunni con difficoltà di
apprendimento, bambini deficienti, con diverse tipologie di minorazione e con ritardo mentale.
Cosa succede?
1. L'istruzione dell'obbligo scolastico:
a. in Italia, la legge sull'istruzione elementare obbligatoria è del 1877 (legge Coppino).
2. In seguito alla scolarizzazione:
a. si rendono immediatamente evidenti tutti quegli allievi che, a causa di deficit, non riescono
ad apprendere
3. Vengono effettuati dei test:
a. per la misurazione dell'intelligenza messi a punto da Binet e Simon, devono servire anche a
individuare gli alunni di scuola elementare con ritardo mentale da destinare ad apposite
classi di recupero.
4. È fondamentale ricordare il miglioramento delle conoscenze relative all'età evolutiva, grazie
all'affermarsi di discipline quali:
a. la psicologia sperimentale
b. sociologia
c. psicanalisi
d. pedagogia scientifica
Sì ha un contributo strategico prima con il movimento delle scuole nuove e in seguito il movimento
che fa a capo alla pedagogia dell'attivismo
Nel complesso il secolo XX segna passi in avanti per l'infanzia disabile, su questi versanti :
- Legislativo:
o viene sancito il principio del diritto alla loro educazione
- Pedagogico – Organizzativo:
o si supera gradualmente l'opzione per le scuole speciali a vantaggio della scelta
dell'integrazione
- Sul piano di ricerca di settore:
o gli insegnamenti di Neuropsichiatria infantile di pedagogia speciale entrano nella normalità
degli ordinamenti didattici universitari
3 i Grandi nomi che fanno da sfondo alla nascita della psichiatria infantile e della pedagogia speciale in Italia
1. SANTE de SANCTIS:
o Primo asilo-scuola per fanciulli minorati psichici di grado lieve.
o Offre assistenza, favorisce gli apprendimenti e progetta un recupero sociale.

2. G.MONTESANO:
o Gli va attribuito il merito di aver affermato il principio fondamentale della formazione
iniziale e continua degli insegnanti, che devono possedere conoscenze, metodi e strumenti
speciali.
o Nel 1900 fonda a Roma la prima scuola magistrale ortofrenica (destinata alla formazione
degli insegnanti impegnati nell'educazione dei bambini con ritardo mentale) .
o L'istituzione è destinata a occuparsi al contempo della rieducazione dei fanciulli frenastenici
e della formazione del personale specializzato.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 12


3. M. MONTESSORI:
o Fra le prime donne italiane a esercitare l'attività di medico, è figura illustre nel panorama
pedagogico.
o Inizia qui a occuparsi del recupero di fanciulli "ritardati", ricercando le cause dell'anormalità
psichica e mettendo a punto sistemi e metodi per la loro assistenza.
o Ella trova fondamentale la cura dell'ambiente educativo in tutti i particolari perché è qui
che il bambino deve poter esprimere liberamente le sue inclinazioni.
o Insieme a Montesano, dedica intense energie a sostegni dell'importanza di una salda e
continua formazione specializzata degli insegnanti.
o Solo attraverso una adeguata preparazione scientifica l'educatore può comprendere la vita
interiore del bambino e adeguare così ai suoi ritmi evolutivi i metodi e il materiale.
o Il principio dell'individualizzazione dell'azione educativa è uno dei capisaldi metodologici
che la Montessori ha offerto al mondo pedagogico.

- Fino agli anni Venti, si ha di front un'assenza dello Stato nel settore dell'educazione dell'infanzia
disabile
Le prime classi differenziali e scuole speciali sorgono grazie all'iniziativa di comuni e dei privati
- Da questa situazione prende il via una sorta di "doppio sistema scolastico-educativo":
o Normale:
 per alunni considerati normodotati
o Speciale:
 per gli ipodotati e i minorati
Riforma Gentile 1923:
- Segna l'intervento indiretto e diretto dello Stato nel settore dell'educazione speciale con lo scopo di
razionalizzare la moltitudine di soluzioni istituzionali esistenti
Tuttavia, il tutto avviene con la legislazione emanata alla fine degli anni Venti e Trenta in favore
della scolarizzazione obbligatoria di alcune categorie di disabili, ciechi e sordomuti.

- Dal 1934, passano definitivamente allo Stato le scuole speciali istituite dai comuni e privati.
- L'educazione dei minorati della vista e dell'udito rimane confinata tra le mura dei ricoveri fino a
quando un Regolamento del 1928, stabilisce che l'obbligo scolastico per i fanciulli, dal sesto al
quattordicesimo anno di età:
o È esteso ai ciechi e ai sordomuti che non presentano altra anormalità che ne impedisce
loro l'ottemperanza nelle scuole ad essi riservate.
o Fino i 16 anni per i sordomuti, ciechi fino 14 anni
- Inoltre, le modalità di espletamento delle prove di esame per gli studenti disabili motori e
sensoriali, prevedono appositi "esperimenti ritenuti equipollenti".
Prove equipollenti:
o Si tratta di contenuti di esame sostitutivi, ritenuti altrettanto validi dalla commissione,
consistenti:
 Prove scritte o grafiche:
 trascrizioni di traduzione o in esecuzioni sulla lavagna per mano di uno
degli esaminatori;
 Prove orali:
 in risposte per scritto da parte dei candidati;
 Prove pratiche:
 in spiegazioni date a voce o sulla lavagna

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 13


- Ma, la scelta restrittiva in merito al concetto di educabilità dei disabili comporta che vengano
escluse dal dovere / diritto dell'obbligo scolastico talune categorie, in particolare i minori con
problemi intellettivi e psichici.
Per costoro sono previste 3 possibili soluzioni : classi annesse, asilo-scuola e classi differenziali.
Quando gli atti di permanente indisciplina siano tali da lasciare il dubbio che possano derivare da
anormalità psichiche, il maestro può, su parere conforme dell'ufficiale sanitario, proporre
l'allontanamento definitivo dell'alunno
- Se l'inserimento in una classe differenziale non rivela risultati positivi, l'alunno, su richiesta degli
insegnanti e dopo visita dal medico specialista, deve essere collocato nell' asilo-scuola quindi,
considerato anormale psichico vero

- Il lento ma progressivo processo di transizione del sistema degli istituti alle classi differenziali e alle
scuole speciali si consola fino agli anni 50 portando con sé significati e ricadute per lo Stato e per la
fascia di popolazione interessata:
o L'intervento sempre più diretto del potere centrale nell'ambito dell'educazione speciale
esprime la volontà statale di avocare a sé il controllo su questo settore educativo

o Dalla parte dei disabili, la diffusione di classi differenziali e scuola speciali rappresenta una
novità e miglioramento in termini di qualità di vita. Ma, poiché gli istituti sono presenti solo
in alcune grandi città, comporta lo sradicamento del minore dalla famiglia e dall'ambiente
quotidiano e il suo internamento prolungato; senza trascurare i disagi sul piano personale
conseguenti alla routine standardizzata.

- Tuttavia col tempo, le classi differenziali e le scuole speciali si rendono presenti nei territori
comunali, sono vicine ai luoghi di vita della famiglia e non necessariamente richiamano il ricovero.
Inoltre, sono decisamente più permeabili e disponibili all'impiego delle innovazioni tecnologiche
che la ricerca scientifica e il progresso industriale mettono a disposizione.

- Questa parte di secolo segna il passaggio dal periodo filantropico, legato alla semplice assistenza e
beneficenza, a un intervento mirato sui bisogni del soggetto

- Sì può convenire che, a partire dagli anni 50, l'educazione speciale sia un aspetto del più vasto
fenomeno che va sotto il nome di "esplosione scolastica "
Resa possibile dal diffondersi di ideali democratici e dal miglioramento delle condizioni di vita in
una società industriale in rapida evoluzione, rinnovata da ricerche sempre più approfondite nel
campo delle scienze umane e tecnologiche.

- Si fa strada una forte spinta professionale, da parte di psichiatri, psicologi, medici, pedagogisti e
insegnanti, al fine di approdare a interventi più adeguati al recupero dell'infanzia in difficoltà.
Attraverso disposizioni minuziose, l'autorità Scolastica in questi anni fornisce istituzioni distinte per
singole categorie di minorazione.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 14


A questa consapevolezza empirica si accompagna una mentalità nuova:
o Si afferma il principio della pari dignità sociale e dell'uguaglianza di tutti i cittadini art.3
A fine anni Sessanta maturano nella società civile alcuni dibattiti e contestazioni:
o Sul versante sociopsicologico ed etico:
 viene criticata la scelta dell'istituzionalizzazione come strumento di crescita
personale, a favore di un inserimento nei contesti normali delle persone con
particolari problemi.
o Sul piano di ricerca:
 viene messo in discussione il concetto di irrecuperabilità

- Ma tuttavia, l'attenzione scientifica ed educativa si concentra sulle potenzialità di recupero di


questi soggetti e sulla conseguente necessità di sottarli alle condizioni di isolamento e di
segregazione in cui sono costretti: solo l'esperienza di coeducazione a fianco dei compagni
"normodotati" può funzionare e promuovere l'espansione delle capacità comunque presenti in chi
è portatore di una minorazione.

- Il Primo periodo di frequenza nelle classi comuni da parte degli alunni con disabilità trova un
sistema scolastico non adeguatamente preparato e attrezzato a riceverli
- Nel rapporto conclusivo del ministero dell'Istruzione, si afferma che l'immissione degli alunni
disabili nelle scuole materne, elementari e medie, è possibile a condizione che intervengano
mutamenti profondi nella struttura, nei contenuto e nei metodi delle scuole interessate.
- Circolare Falcucci, 1975: circolare a seguito nella quale viene detto che:
o L'inserimento deve obbedire alla logica della territorialità e della gradualità
o Garanzia nelle scuole ospitanti di spazi adeguati
o Presenza di équipe per l'assistenza medico psicosociopedagogica
o Fissare a venti il tetto massimo di alunni in classe
LEGGE 517/77 legge a favore dell’infanzia disabile
- Nata su ispirazione della Circolare Falcucci
- È a favore dell'infanzia disabile.
- Concretizza in norme la complessità del tema della loro scolarizzazione, garantendo continuità
all'iter formativo
- Precisando il rapporto tra le varie figure di sostegno e richiamando la necessaria collaborazione
interistituzionale fra la scuola e gli enti territoriali.
- Prevede:
o L'introduzione della figura dell'insegnante specializzato nelle scuole comuni
o Riduzione del numero di alunni nelle classi che ospitano alunni disabili
o L'estensione del diritto alla frequenza delle scuole comuni anche per i sordomuti
o L'integrazione specialistica da parte del servizio sanitario
o La coordinazione degli interventi istituzionali e professionali
o Prevedere dispositivi orientati a rendere la scuola più accogliente verso gli studenti in
difficoltà e provvedere a riqualificare l'assetto a favore di tutti
- Possiamo definirla come il primo atto legislativo che anticipa il modello dell'inclusione in quanto si
occupa dei disabili collocandoli all'interno del processo di trasformazione complessiva del sistema
scolastico.

- In sintesi, dalla seconda metà degli anni 70 e fini anni 80,si pongono significative e valide
premesse e condizioni per trasformare la scelta per l'inserimento in un processo di integrazione-
inclusione, portatore di ricadute capaci di incidere sulle articolazioni del sistema scolastico nel su
complesso, orientandolo in direzione innovativa.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 15


4. L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA COME VOLANO AL PROGETTO DI VITA
4.1 La Neuropsichiatria infantile per l’educazione e la Scolarizzazione dei Disabili: Posizioni
esemplari nel secondo Novecento
L'integrazione scolastica come volano al progetto di vita
- La scelta etica e culturale "radicale" a favore dell'integrazione degli allievi disabili nella scuola
comune stabilisce un nesso sistemico tra socializzazione, riabilitazione e apprendimento.
- Questa consapevolezza progressiva ha potuto avvantaggiarsi degli autorevoli contributi di idee e
azioni di alcuni illustri esponenti della neuropsichiatria infantile a partire dalla fine degli anni 50 che
svolgono un ruolo di primo piano a sostegno del recupero e dell'inclusione dell'infanzia.
Ricordiamo i seguenti:
Bollea:
- E’ a favore dell'educabilità dei minori con deficit
- Sostiene che l'educazione speciale fisica e psichica del minorati è tanto più valida quanto più
precoce.
- Valorizza il ruolo di protagonista della famiglia.
- La scuola è un'unità didattica formativa per tutti. Il bambino normale deve vivere a contatto col
bambino che noi chiamiamo ancora "anormale"

Comparetti:
- Primo promotore dell'autonomia del piccolo con disabilità fin dal periodo prenatale.
- Mette in evidenza e valorizza le competenze del feto, i cui movimenti non sono del tipo stimolo-
risposta:
o Nel bambino ci sono gli appuntamenti funzionali, espressione delle sue competenze in
divenire.
o Perciò, se cerchiamo un dialogo, dobbiamo immaginarlo come dialettica di proposte e
contrapposte. Solo questo promuove il divenire creativo.
- L'ispirazione di fondo della sua professionalità lo induce a privilegiare la presa in cura a partire
dalla vita quotidiana e dai bisogni primari del bambino.
- L'obiettivo nei confronti de bambino è quello di effettuare un'educazione in senso ampio.
- L'intervento riabilitativo :
o è più efficace se rispetta le esigenze di vita ed educative dei piccoli utenti, i loro rapporti
con i coetanei e la loro famiglia.
Moretti:
- Esperto di minorazione neuropsichica anche grave.
- La RIABILITAZIONE:
o È un fine piuttosto che un metodo
o Si propone di restituire all'individuo la dignità della sua condizione umana con la
soddisfazione del massimo possibile dei suoi bisogni spirituali, affettivi, intellettuali, fisici e
sociali
o Ogni recupero sul piano fisico ha un senso se inserito in un bilancio globale finalizzato alla
reintegrazione sociale della persona disabile.
- Medicina ed educazione:
o sono dimensioni inscindibili, in reciproca continuità:
o Occorre rifiutare l'ingenuo abbinamento di una disabilità con un intervento specifico.
o Tale isoformismo è valido soltanto in una percentuale di casi, ma per molti alti il bisogno e
la specificità viene data dalla corretta individuazione del bisogno e della risposta. La loro
configurazione nel bilancio complessivo dello sviluppo amiche l'evoluzione proceda nel
migliore modo possibile.
Di conseguenza, l'intervento di cura si deve strutturare come una prassi pluriprofessionale

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 16


Con Milena Cannao, moglie e stretta collaboratrice nella vita, Moretti si occupa anche di
tematiche inerenti all'integrazione scolastica dei minori con disabilità.
- L'obiettivo dell'azione educativa è
o L'introiezione di schemi complessi di comportamento in una condizione di massima
consapevolezza e possibilmente nella situazione di esercitare tali comportamenti secondo
la libertà di volontà dell'individuo
o Sulla base del bilancio conseguente dell'analisi critica, si potrà individuare la gamma di
finalità concrete dell'impresa educativa:
 Il primo fine:
 la natura umana si sviluppi armonicamente raggiungendo la massima
evoluzione possibile
 Il secondo fine:
 la cultura, affinché questa divenga un patrimonio effettivamente
introiettato
 Il terzo fine
 concerne l'apprendimento formale.
 con l'utilizzo indispensabile di tecnologie efficienti per consentire quella
comunicazione multimediale, anche non verbale, indispensabile ed
approcciare la didattica
Enrico Montobbio:
- Uno dei massimi esperti nazionali di integrazione sociale e lavorativa di adolescenti con deficit
intellettivo.
- Un impegno progettuale grazie al quale, con la sua équipe, ha accompagnato più di mille soggetti a
varcare la soglia del mondo produttivo:
o Attraversando lo specchio magico che separa un mondo astorico e decontestualizzato di
"eterni ragazzi" da un mondo fatto di impegno e fatica ma altresì di regali identitari e
relazioni
- Ha studiato le dinamiche esistenziali dei giovani con minorazione intellettiva ritenendo che per loro
l’unica vera riabilitazione e speranza d’identità, consiste nell'assegnazione di un ruolo lavorativo, in
quanto consente al giovane disabile di confrontarsi con una rappresentazione mentale, quella dei
colleghi, connotata dalla fiducia e da realistiche aperture di credito
Il giovane con disabilità deve imparare a lavorare, cioè acquisire la maturità adeguata per saper
rispettare le regole organizzative e relazionali imposte dal ruolo prima ancora di imparare un
lavoro.

4.2 Una Legge che si rivolge a tutto l’arco della Vita


Anni 90: Legge quadro sull'handicap: Legge 104/92
- Un provvedimento molto importante che :
o Da un lato, sancisce nuovi e specifici diritti per i soggetti con disabilità
o Dall'altro lato, indirizza gli interventi delle Regioni, enti locali e delle autorità preposte al
fine di tradurre in operatività le dichiarazioni di principio

- Per la prima volta si prende in considerazione l'individuo disabile lungo tutto l'arco dell'esistenza,
dalla nascita all'età aiuta, occupandosi dei molteplici aspetti che lo riguardano:
o Salute, la Casa e i Trasporti
o L'integrazione sociale, l'Istruzione e formazione professionale, il Lavoro;
o Il superamento delle barriere architettoniche e comunicative

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 17


- Il dispositivo sancisce che:
o La frequenza nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado ha come obiettivo lo
sviluppo delle potenzialità della persona con disabilità
o Altri aspetti qualificanti della legge, sono:
 Previsione di un apparato di documentazioni, procedure di valutazione
individualizzati e la previsione di presidi necessari a garantire la qualificazione
dell'offerta formativa carattere diagnostico, osservativo e progettuale che
accompagna la frequenza scolastica
 Disciplina degli esami
 L'integrazione scolastica, insegnanti specializzati
 La programmazione collegiale
- Anche se, nel corso degli anni la Legge quadro è stata soggetto di appassionate controversie
politico - culturali tra quanti la giudicano un provvedimento di impostazione meramente
assistenziale e di carattere vocazionale
Ma, certo una buona legge contribuisce a migliorare la vita dei cittadini ma non basta: è una
condizione necessaria, non sufficiente.
- Con ciò si vuole sottolineare che:
o L'architettura complessiva delle norme non può soverchiare od offuscare la tensione
progettuale verso l'obiettivo da perseguire:
 il progetto di vita personale e l'attenzione rispettosa alla diversità considerata
come risorsa.
Convenzione per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, nel 2006
- Ha lo scopo di :
o Promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e
di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità e promuovere il
rispetto per la loro inerente dignità. Art.1

- La convenzione è un trattato internazionale.


- Nel complesso, il testo si compone di 50 articoli e di un protocollo aggiuntivo; diviso in 2 parti:
o La prima:
 contiene quello che i giuristi chiamano "diritto sostanziale " cioè, l'elencazione dei
principi e dei diritti
o Nella seconda:
 si ha il "diritto processuale" cioè, le procedure di approvazione e gli strumenti per
farla rispettare
- Fra i principi qualificanti figurano:
o La promozione di autonomia
o Indipendenza e libertà individuali
o Il rispetto per la differenza è l'accettazione come parte della diversità umana e della
umanità stessa
o Parità di opportunità e di accessibilità
o Rispetto per lo sviluppo della capacità di bambini con disabilità e il loro diritto a
perseverare la propria identità

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 18


- Il mondo ha generato e continua a generare diffidenza e pregiudizio, tali da giustificare come leciti
la presa di distanza, la conoscenza superficiale, stereotipi negativi e la sottovalutazione.
- La nostra società per molto tempo si è alimentata prevalentemente del modello della
omogeneizzazione, emarginando il mutante universo delle persone considerate "fuori norma"
- Il rapporto con la disabilità non è semplice:
o è fatto di luci e ombre sul terreno filogenetico come su quello ontogenetico

- Nussbaum, con a sua filosofia contemporanea ritiene che:


o Nel mondo vi siano ancora disuguaglianze normalmente allarmanti e che fra i problemi di
giustizia sociale irrisolti, vi sia la questione dell'inclusione delle persone con handicap nei
contesti comunitari.
- Di rimando, una società che aspiri alla giustizia deve dedicare profonda attenzione ai sentimenti
morali e alla loro cura, nello sviluppo dei bambini, nell'educazione pubblica, nella retorica
pubblica e nelle arti.
4.3 Il Tempo passato Sopravvive nel Presente. E il Futuro?

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 19


Parte Seconda : ALLA RICERCA DI UNA VITA QUOTIDIANA
5. CONOSCERE L’INDIVIDUO, RI-CONOSCERE LA PERSONA
5.1 Questioni nuove per la popolazione con disabilità nel mondo occidentale
L'universo occidentale della disabilità sta incontrando dei cambiamenti:
- Si sono verificate modificazioni sul piano eziologico ed epidemiologico:
o cioè le cause e la distribuzione di deficit
- Scomparsa, riduzione e in alcuni casi aumento di malattie:
o in seguito all'impiego di vaccini o prevenzione sanitaria.
o All’evoluzione della medicina prenatale e perinatale
- Aumento dei Disturbi neuropsicologici evolutivi:
o nella popolazione scolastica come cause di difficoltà di apprendimento e di comportamento
di cui i progressi nel campo della psicologia e delle neuroscienze consentono una sempre
migliore identificazione e rilevazione.
- Di conseguenza, questo insieme di nuove emergenze comporta evoluzioni nei modelli di
intervento medici, riabilitativi e rieducativi, ma anche nella consapevolezza individuale e nella
rappresentazione sociale agli occhi del pubblico.

- Il fenomeno del prolungamento delle aspettative di vita delle persone con disabilità:
o tende ad accumunare il loro status a quello della popolazione cosiddetta "normale"
o porta ad una maggiore presa di coscienza e di iniziativa da parte delle persone disabili
- Le ricerche mediche, psicologiche, pedagogiche e didattiche:
o Hanno aperto la strada a inarrestabili passi avanti nella conoscenza e nel trattamento delle
minorazione più note quali, cecità, sordità e autismo.

5.2 Mutamenti di Parole e Di Sguardi


- La ricerca attraverso le parole impiegate nel corso del tempo per identificarlo è altrettanto
rivelatrice di sguardi e di modelli culturali diversi
- L'analisi terminologica può indurci a un'altra riflessione:
o la quantità e diversità delle parole che hanno scandito la storia della disabilità rivela la
ricerca continua riguardo alle definizioni e dunque all'identità degli individui interessati.
- Nella prima metà del secolo si ricorre normalmente alle espressioni:
o minorati, subnormali e anormali fisici e psichici.
Inoltre, per definire le anomalie dello sviluppo intellettivo, in ambito medico si usa:
o Oligofrenia
 (soggetti affetti da gravi alterazioni del sistema nervoso di natura malformativa o
da disturbi del metabolismo di origine genetica o ormonale),
o Frenastenia
o Deficienza mentale
Riassumendo
- Fino a meno di 40 anni fa, le parole/concetti veicolanti la minorità e l'anormalità, coprono
l'universo della diversità legata al deficit, considerando gli interessati come soggetti inferiori e
meno abili.
- Si definisce come una forma di dis-adattamento intesa, in una prospettiva quasi naturalistica,
come caratteristica individuale per ereditarietà, nascita o incidente.
- Ma, il processo di riadattamento invece, non può dunque che attuarsi nella direzione dell'individuo
verso la società, la quale si adoperano a sostenerlo con interventi sanitari ed educativi di carattere
speciale.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 20


5.3 Il Modello sociale dell’Handicap
Prima
- Handicap definizione, derivante dal termine ippico :
o Per handicap si intende l'azione, durante le gare ippiche, di situare opportunamente alcuni
tipi di carichi per compensare gli svantaggi che cavalli e cavalieri possono avere alla
partenza, in modo che a ciascun concorrente siano date pari opportunità di vincere.
o Questo riferimento offre una semantica adeguata alle situazioni di disabilità :
 Da un lato, prevede che la difficoltà venga introdotta dall'esterno
 Dall'altro lato, perché in queste gare sportive si cerca di eguagliare le possibilità
individuali attraverso una opportuna distribuzione delle compensazioni

- Definizione di handicap dell'ONU, nella Dichiarazione dei diritti delle persone con handicap 1975
L'organizzazione Mondiale della Sanità offre una definizione completa del contesto nel 1980:
o Sì intende per handicap una condizione di svantaggio vissuta da una determinata persona
in conseguenza di una menomazione o di una disabilità che limita o impedisce la
possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio a quella persona

o Nel documento si distinguono 3 tipi di esperienza compromisssoria:


1. Menomazione: danno o anomalia
2. Disabilità: aspetto funzionale
3. Handicap: riflette le conseguenze degli altri due

- La definizione è centrata sulle difficoltà naturali del soggetto. Da qui, si ha un'evoluzione


concettuale, con molteplici radici, alcuni tra i più significativi:
o La presa d'atto sempre più condivisa che le cause del deficit sono di origine naturale e
sociale
o La maturazione della consapevolezza dei doveri di responsabilità, da parte dei settori della
società, a intervenire per garantire pari diritti di accesso ai servizi
o L'azione propulsiva delle persone con disabilità è dei loro familiari che cominciano a
rivendicare l'accesso a beni, servizi e spazi sociali allo stesso titolo della restante parte della
popolazione.

- Nascita del movimento Disabled Peoples' International(DPI),1980:


o È un'organizzazione internazionale non governativa ed un movimento di natura sociale e
culturale, che si basa sul protagonismo diretto delle persone con disabilità, al fine di
promuovere i diritti umani attraverso la piena partecipazione e l'uguaglianza di opportunità
e di sviluppo

- In Italia, la legge Quadro sull'handicap, nell'individuare la popolazione avente diritto, riprende la


definizione dell'OMS:
o È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale
stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, relazione o di
integrazione lavorativa tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di
emarginazione. Art.3

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 21


- Tuttavia, anche questo modello dimostra non poche inadeguatezze:
o La disabilitazione va intesa come esito di una interazione dinamica tra la condizione di
salute personale e i fattori contestuali
o Sul piano sociale il concetto/modello dimostra tutta la sua ambiguità:
 coloro che vogliono beneficiare delle misure in favore degli handicappati devono
ottenere infatti la "certificazione di handicap" rivolgendosi al servizio sanitario.
o Sostanzialmente, l’attributo “Handicappato” continua ad alienare l’immagine di un
soggetto fragile, con potenzialità diminuite.
o Lo Sguardo privilegiato si concentra sulla patologia e su ciò che in lei non funziona,
anziché sulle caratteristiche personalogiche originali.
Dopo
- Per queste e altre ragioni si riattiva la ricerca terminologica con l'approdo a nuove formulazioni
volendo mostrare che l'handicappato non designa l'essere ma una caratteristica fra le altre.
Da qui la variante persona in situazione di handicap, che mette in luce sia la singolarità personale,
sia la situazione ambientale.
A partire dal nuovo secolo, la terminologia dell'handicap viene cambiata dagli organismi
internazionali con l'espressione disabilità o persone con disabilità:
o il 2003 viene proclamato dal Consiglio d'Europa "Anno dei disabili"

- La persona con disabilità può essere considerata come diversamente abile, cioè dotata di altre
capacità.
- C’è la volontà di adottare un linguaggio che metta in luce le potenzialità piuttosto che le
incapacità del soggetto.

5.4 L’ICF, un paradigma descrittivo complesso e Interattivo


- Sistema di classificazione che va a sostituire l'ICDIH
o (classificazione internazionale della menomazione dei deficit e disabilità)
- Il suo scopo è quello di
o fornire un linguaggio unificato e standardizzato per descrivere la salute e gli stati a essa
correlati di ogni persona.

- Non vi si trovano più i termini con connotazione negativa:


o Handicap viene sostituito da partecipazione sociale
o Disabilità viene sostituito da attività.

- Sì privilegia l'attenzione a mettere in luce le abilità del soggetto in rapporto ai diversi ambienti in
cui vive.
Al fine di rendere conto degli aspetti di vita personali, ambientali e sociali occorre il ricorso di
diversi punti di vista:
o sanitario, famigliare, del soggetto e delle persone professionali e non coinvolte
È indispensabile che questi si rendano disponibili a mettere in comune gli esiti delle osservazioni

- Ci troviamo ad avere a che fare con un paradigma bio-psico-sociale che induce a uno sguardo
dinamico e sistemico valevole per ogni essere umano:
o Modello sociale+ Modello medico

- La lenta diffusione e applicazione del modello ha ben presto reso evidente la sua difficile
applicabilità alle caratteristiche funzionali dei soggetti in età evolutiva, in particolare di quelli più
piccoli:
o le manifestazioni e le conseguenze di un deficit in questa fase sono differenti rispetto a
Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 22
quelle che si producono nell'adulto.
Per questo motivo, l'OMS nel 2007 ha messo in atto un processo di adattamento del sistema di
classificazione ICF, sviluppandolo in ICF-CY:
o Per la condizione evolutiva infantile e giovanile nella quale viene dato uno spazio
privilegiato all'attività del gioco:
 sia nella sua funzione educativa
 sia come veicolo primario di apprendimento.
o L'attività ludica viene anche inserita all'interno dei fattori ambientali in una intensa
dinamica relazionale e con ricorso a oggetti e tecnologie.

- Le persone disabili chiedono di essere riconosciute come:


o produttori integrati o da integrare
o soggetti protagonisti d'azione e di relazione

5.5 RI-Conoscere la Persona Disabile


- L'ICF è uno strumento diagnostico per comprendere l'individuo e la sua interazione dinamica con
l'ambiente di vita:
o Il deficit viene ricondotto all'interno della più ampia relazione tra i fattori fisici, sociali e
contestuali.
- Il disabile accentua l'aspetto della diversità, in quanto il deficit biopsicologico lo espone a
presentarsi come chi si discosta dai canoni della normalità statistica, ma questa diversità non
intacca la sua dignità originaria e originale, la persona partecipa dell'attributo che la rende
comune agli altri :
o Nel valore - persona si smorza la separazione tra normale e patologico e prende sempre più
consistenza il significato della personalità individuale. L'essere persona trascende il singolo
individuo legato al tempo e allo spazio: è presenza molteplice e multiforme ed è
comunanza di destino umano. Il concetto di persona è complesso e sistemico, in quanto
vede compresenti l'individualità e la tensione verso l' universale appartenenza alla specie
umana. Pavone

- L'ICF permette la conoscenza del profilo di funzionamento dell'individuo ma non è in grado di


rivelarne l'umanità con le sue peculiarità.
- Il processo di Ri-conoscimento della persona disabile prende le mosse dall'identificazione della
situazione in cui il soggetto vive e opera ma deve ampliarsi a orizzonti educativi ed etici, per
garantirsi di proseguire nelle prospettive dell'accoglienza, progettualità e reciprocità.
- Il difficile approccio alla disabilità che coinvolge buona parte di noi è in larga misura la vulnerabilità
della condizione umana che sostanzialmente ci pone tutti sullo stesso piano
Ecco perché, l'ICF seppure possa contribuire a migliorare le conoscenze sulla disabilità tuttavia non
ha i requisiti per trasformare automaticamente la conoscenza in progetto di intervento
- Per garantire il riconoscimento della dignità di persona a chi vive l'esperienza della disabilità ci
vuole il ricorso all'etica anteriore di cui parla il filosofo Ricoeur:
o Occorre l'accesso al livello morale, che sollecita l'accettazione e la valorizzazione dell'altro
in quanto portatore di umanità in senso assoluto, senza condizioni, qualunque siano le
caratteristiche con cui si manifesta la sua identità
Dentro l'individuo compromesso c'è sempre una persona
- Dopo aver compiuto il passo di disporsi aprioristicamente a riconoscere l'umanità dell'altro sé
come valore incondizionato occorre testimoniarlo.
Ciò chiama in causa quella che Ricoeur definisce etica posteriore, attraverso interventi tecnici
connotati dell'accoglienza e dalla promozione del progetto di umanità inscritto nel soggetto di cura.
- Secondo il sociologo tedesco Honneth:
o la formazione di un'identità personale autonoma e compiuta dipende strettamente dalle
Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 23
relazioni di mutuo riconoscimento che gli esseri umani pervengono a stabilire.
Sfere di riconoscimento per la considerazione di sé:
1. Relazioni primarie:
o rapporti familiari e di amicizia che collegano la persona a un gruppo ristretto e le
conferiscono fiducia in sé
2. Relazioni giuridiche:
o basate sul soggetto portatore di diritti perciò, guadagnando rispetto di sé
3. Comunità etica:
o riguardo l'esercizio del proprie capacità. Il soggetto viene considerato per il suo valore
sociale, ossia per il suo apporto alla società, guadagnando autostima di sé
- Ma, nei confronti delle persone con disabilità il significato del riconoscimento più difficile da
perseguire sta nel considerare l'altro capace di dare:
o Comporta un processo di maturazione, per il superamento di pregiudizi e stereotipi
sedimentati nei secoli per conoscere sempre meglio il complesso pianeta della disabilità in
tutte le sue sfaccettature e per migliorare gli interventi tecnici, amministrativi, organizzativi
e sociali.

- Col termine disabilità si continua ad adottare un approccio settoriale, concentrato sul singolo
segmento di esperienza:
o in un'ottica autoreferenziale, i professionisti dei vari servizi tendono a occuparsi del proprio
ambito, con scarsa apertura a coordinare i rispettivi interventi, con evidenti disagi e rischi
di frammentazione della continuità esistenziale del soggetto.
Questa separazione cela una logica di discontinuità che si riverbera sulle finalità e sugli obiettivi
delle diverse istituzioni, soprattutto sulla biografia della persona disabile e della sua famiglia
- Si ha l'idea di realizzare un progetto di vita.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 24


6. DALLA NASCITA ALL’ETA’ ANZIANA: PER LA VITA INDIPENDENTE
6.1 Progetto di vita Aperto ed Evolutivo
L'idea del progetto di vita è figlia degli anni Novanta
- Progetto di vita è “Pensare” in prospettiva futura:
o nel senso di immaginare, fantasticare, desiderare aspirare e contemporaneamente nel
preparare le azioni necessarie..
o Insomma c'è un pensiero progettuale caldo e uno freddo

- Il progetto è l'oggetto lancio in avanti, del quale in qualche modo prevediamo la curva di
traiettoria; per estensione è ipotesi/disegno del futuro

- Programma/programmazione è la parola esposta, l'esplicitazione di una azione predefinita.


- Entrambi richiamano la nozione fenomenologica di Intenzionalità

- Tuttavia, mentre la posizione di programma/programmazione risponde a una logica di


pianificazione e di organizzazione dell'azione educativa sociale, quando si parla di progetto si
intende un insieme di mete
- Il corso di vita dei soggetti con deficit è caratterizzato dalla:
o Dipendenza assistenziale
o Marginalità
o Fragilità del ruolo sociale
o L'avanzare dell'età verso l'età adulta.

- Con le persone disabili è facile restare confinati nella logica del programma/programmazione
stabiliti a priori con prevalenza di atteggiamenti iperprotettivi e di esoneri.
- Anche se, d'altra parte si potrebbe pensare che l'idea di progettare vita di qualcuno sia un azzardo.
o Nessuno può vivere senza avere progetti per il futuro: sono l'aspirazione verso un
progressivo miglioramento di sé stesso.
- Il progetto di costruzione dell'identità personale è un processo di ricerca costante di equilibrio, che
costruisce e si perde di continuo
- Dagli anni 90, sono emersi significativi cambiamenti nelle politiche sociali rivolte alla disabilità:
o Hanno spostato l'attenzione sulla recuperabilità della persona con deficit, accreditando la
possibilità di ipotizzare un futuro ruolo.
- L'esperienza dimostra che sono possibili dimensioni di benessere, autorealizzazione e di qualità
della vita pur nella fragilità e nella dipendenza.

6.2 Il Concetto di “Vita Indipendente”


- Vita indipendente è un movimento e una filosofia:
o nata negli Stati Uniti nei primi anni 70, grazie alla volontà e all'impegno di un gruppo di
studenti con disabilità dell'università della California sotto forma dell'organizzazione
Disabled People's International:
 ha esteso la sua azione a livello mondiale, al fine di rivendicare e conquistare i
diritti inalienabili delle persone con disabilità.
- I protagonisti ritengono infatti che siano proprio le persone interessate le vere esperte dei problemi
e delle difficoltà incontrati all'interno delle diverse società.

- "Vita indipendente " significa che noi vogliamo esercitare il medesimo controllo e fare le
medesime scelte nella vita di tutti i giorni che i nostri fratelli e sorelle non disabili danno per
scontati. Noi vogliamo crescere nelle nostre famiglie e fare lavori che siano in linea con la nostra

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 25


educazione e capacità. Noi abbiamo bisogno di farci carico della nostra vita, pensare e parlare di
noi. Istituto della vita indipendente, Stoccolma
- Al centro del principio di "vita indipendente " si trovano I concetti di non discriminazione e di
empowerment con cui si intende la presa in carico da parte del soggetto di tutto ciò che lo riguarda

- La Convenzione ONU ha recepito il diritto alla "Vita indipendente " all'interno della comunità
sociale con la stessa libertà di scelta delle altre persone, con riguardo al luogo di residenza e a
con chi vivere, servizi domiciliari, residenziali e l'assistenza personale. Art.19
- Infatti, è in aumento il numero di persone con deficit che scelgono la vita a domicilio, pur in
presenza di uno status di dipendenza fisica elevato, a volte addirittura permanente.
Ciò, ci insegna che si può essere autonomi pur se dipendenti

- 2 traguardi per la vita indipendente sono, le competenze di :


o Autonomia
o Autodeterminazione
Essi sono suscettibili di incremento e maturazione lungo tutto l'arco di vita della persona in primis,
la famiglia e la scuola svolgono un ruolo strategico rispetto allo sviluppo di queste conquiste.
Alonzo
- La responsabilità dell'istruzione scolastica e degli insegnanti nell' aiutare il minore con deficit ad
acquisire abilità e apprendere capacità indispensabili per affrontare un mondo sempre più difficile
e complesso siano importantissime.
- Il sistema formativo dovrebbe pensare in primo luogo all'autonomia personale, di movimento e
comportamentale.
- Le programmazioni didattiche dovrebbero situarsi su una prospettiva che elevi l'attenzione a
considerare fortemente anche il ruolo lavorativo.

- L'altro polo nodale per favorire la "vita indipendente " è l'autodeterminazione, la quale costituisce
"un bisogno" anch'esso presente lungo l'intero sviluppo maturativo della persona; la soddisfazione
di questo bisogno primario dovrebbe permeare trasversalmente la vita scolastica anche per il
soggetto don deficit :
o La maturazione dell'autodeterminazione va di pari in passo con la promozione delle
attitudini e della percezione di diventare responsabile del proprio comportamento e della
propria vita. Alonzo

- In questa situazione, si possono individuare 2 direzioni di lavoro su cui incamminarsi:


1. Il Primo Tracciato:
o Il diritto della persona disabile e della sua famiglia alla predisposizione di un progetto
individuale, lungo l'arco della vita, che li vede protagonisti. Lo si potrebbe definire
come progetto individuale a rete, in quanto caratterizzato dalla messa in sinergia dei
soggetti e dei interventi coinvolti nel percorso esistenziale della persona con disabilità.
o Servizi e interventi= sistemi di aiuto
2. La Seconda Pista:
o Riguarda il contemporaneo intervento sulla comunità, al fine di modificare il contesto
per renderlo più sensibile.
o Es: e molto diverso organizzare un'iniziativa dedicata solo al gruppo dei disabili
oppressi darsi da fare sul piano organizzativo e operativo affinché lo stesso gruppo
possa partecipare alle stesse opportunità ricreative previste per tutti.

- Ma, il rischio è di perpetrare la sopravvivenza di luoghi e strutture specificamente "dedicati" alla


disabilità ostacolando l'apertura di relazioni significative e mature con i "luoghi della normalità".
- Il traguardo della "vita indipendente " richiede una risposta/proposta di riadattamento altrettanto

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 26


sollecita da parte dei contesti interni ai singoli servizi territoriali perché si assumano la
responsabilità di formulare progetti generali di servizio che si coordina con i progetti individuali
dei singoli utenti.
- Per favorire il graduale concretarsi sia di equilibri realistici sia di spazi di vita, non vanno dimenticati
2 aspetti:
o La persona disabile sia sempre e il più possibile protagonista del proprio viaggio esistenziale
nell'uso delle sue capacità auto progettuali e nelle sue capacità
o L'integrazione sociale del fenomeno della disabilità può contribuire a migliorare sia il tipo di
rappresentazione sociale riconosciuta dalla disabilità mentali e fisiche

o stessa, sia la qualità degli interventi professionali


- Progettualità riferita alla persona con deficit sì manifesta con tonalità discontinue lungo il ciclo
esistenziale.
- Nell'arco della sua vita, con la progettualità, si va progressivamente costruendo in progress con il
crescere del figlio, per rendersi evidente all'appuntamento con l'integrazione scolastica. In età
adulta e soprattutto anziana, per molti individui la prospettiva progettuale diviene via via asfittica,
sinistra nell'ombra: un' oscurità che comporta la perdita della collocazione sociale, culturale e
produttiva conquistata verso il ricovero istituzionale.
- Il progetto per una "Vita indipendente " si costruisce per gradi a partire dall'infanzia,
precisamente Prima infanzia

6.3 L’Avventura del Progetto di vita comincia con la nascita


- Inizialmente: la comunicazione della diagnosi è un appuntamento cruciale per la costruzione di un
possibile futuro.
Gli esperti spiegano che quando viene alla luce un neonato con problemi di deficit, il nucleo
familiare sperimenta in sé possibilità di sviluppo diminuite.
- La disabilità del bambino è un banco di prova severo che può mettere in crisi la tenuta della
"capacità generativa" definita come responsabilità di legarsi e di prendersi cura dei figli, da parte
della famiglia.

- Dopo la consapevolezza del minorazione, l'identità dei genitori tende a strutturarsi intorno al
disturbo. La preoccupazione per la salute del piccolo rischia di oscurare la disponibilità a vedere al
di là della minorazione, ponendo ostacoli alla scoperta della sua vera personalità.
- Esperienza in ospedale:
o Un obiettivo primario per gli specialisti è dedicare attenzione e cura alle percezioni che la
coppia genitoriale ha del neonato. È molto opportuno aiutare prima di tutto la madre, ma
anche il padre, a rimettere in gioco energie e identificazioni positive con il neonato.
- Il contesto ambientale può non essere favorevole: in un reparto ospedaliero il trauma di vedere il
figlio dentro l'incubatrice sottoposto a cure intensive, lo stress per il cambiamento ecc può portare
ad una forte instabilità improvvisa. Proprio per questo, i responsabili ospedalieri e i professionisti
della Sanità devono sforzarsi di favorire i tempi e spazi di umanizzazione. I timidi passi in avanti del
piccolo e le sue conquiste devono essere valorizzati per rassicurare i genitori e operatori sulla sua
possibilità di sopravvivenza.
- Inizio dell'esperienza a casa: Dopo l'esperienza ospedaliera della nascita, l'altro discrimine nella
vita del bambino e della famiglia sono le settimane, mesi e i primi anni a seguire. In particolare,
nella delicata fase del ritorno a casa, quando la famiglia si trova a far fronte alla cura del bambino,
le sarebbe molto utile poter contare su una figura professionale dotata di competenze educative.
- In sintesi, la scelta di campo a favore di una progettualità di sintesi (educativa, sociale e riabilitativa)
aiuterebbe a considerare il neonato con disabilità come una persona nella sua globalità, inserita in
una dimensione temporale di sviluppo con bisogni comuni a quelli di tutti i bambini.

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6.4 Il Viaggio Imperfetto dell’adolescente disabile verso l’adultità
- La frequentazione di un ambiente scolastico sollecita nuovi bisogni e desideri.
Un percorso scolastico riabilitativo che voglia stimolare le capacità cognitive e di apprendimento,
per essere autentico, deve proporre fin dall'inizio un progetto di vita che conduca alla conquista di
un'identità sociale sostenibile.

- L'identità personale nel suo aspetto sociale si configurano come la risultante dei ruoli agiti e
socialmente riconosciuti, l'esito dinamico di uno scambio continuo tra:
o interpretazione personale
o riconoscimento sociale.
- La pedagogia generale e speciale insegnano che ciascun individuo è continuamente in una
situazione di incompiutezza e che l'avventura educativa prosegue fino alla vecchiaia

- Montobbio parla di "Viaggio imperfetto " dell'adolescente con ritardo mentale verso il mondo
adulto:
o Definendolo come una sorta “d’ingresso senza passaggio” privo cioè della partecipazione
agli stili di consumo e ai codici di comportamento, abbigliamento e di linguaggio tipici dei
coetanei
- La famiglia, scuola e professionisti sanitari/sociali che seguono il giovane hanno il compito di :
o Guidarlo verso l'adultità:
 condividono la responsabilità educativa - sociale – riabilitativa.
o Di promuovere e accompagnare lo sviluppo, ponendo le condizioni affinché egli incrementi
qualitativamente e quantitativamente la sua esperienza di vita e acquisisca i prerequisiti
per l'inserimento sociale e lavorativo.

- Fra i diversi ruoli sociali che la persona riveste nell'età adulta, il lavoro rappresenta un fattore
fondamentale di affiancamento e integrazione sociale anche per chi vive una disabilità.
Avendone le potenzialità, "l'uomo diventa più uomo tramite il lavoro" non tanto per il guadagno
economico ma, quanto per il suo valore sul piano identitario personale, civile e sociale.

- La condizione di disabilità può diventare risorsa, nel momento in cui si relativizzano concetti quali
successo, produttività, efficienza e si realizzano adeguate compatibilità tra l'individuo e il contesto
lavorativo, adottando risposte flessibili, articolate e mirate al soddisfacimento dell'interesse
reciproco.

- La distanza tra il "pianeta" della disabilità e il sistema produttivo è affrontabile positivamente in


presenza di un progetto individuale. Tale progetto deve:
o Essere fortemente incentrato sulla relazione
o Valorizzare le potenzialità
o Tendere a favorire l'acquisizione e il consolidamento di autonomie, capacità comunicativo-
relazionali
o Promuovere consapevolezza, responsabilità, identità necessari all'assunzione di ruoli socio
adulti.

- Emerge il ruolo strategico e insostituibile dell' educatore:


o interagisce con tutti gli attori significativi del processo nel suo insieme.

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6.5 L’Invecchiamento della persona Disabile
- Negli ultimi anni l'aspettativa di vita media delle persone con disabilità è aumentata in maniera
significativa, in virtù dei processi in campo medico e sociale.
In età avanzata e nella vecchiaia i disabili rappresentano una questione di evoluzione, ma
sostanzialmente non risolta.
Il rischio è che una volta terminato il ciclo della scuola e del lavoro, il soggetto non trovi alternative
possibili con il pericolo di regressione a livelli di funzionamento ridotto.
- L'avanzamento dell'età rende la situazione più complessa, in quanto l'invecchiamento si
accompagna spesso a manifestazioni di deterioramento cognitivo.
- Nella rappresentazione sociale più diffusa rimane la tendenza a considerare le persone con
disabilità più compromesse facendo prevalere atteggiamenti iperprotettivi e assistenziali.
- Ma, i disabili che invecchiano possono sperimentare condizioni esistenziali molto diverse:
o Nel caso della Vita Domestica:
 È importante che il soggetto sia sollecitato a trascorrere del tempo fuori casa
 Che sia gradualmente preparato al distacco della famiglia, a incontrare persone
 Impegnarsi in attività ricreative
o Nel Caso di residenzialità:
 È fondamentale che lo stile di vita dell'istruzione:
 NON si esaurisca in mansioni sanitario-assistenziali
 MA rispetti il bisogno di spazi personali e di intimità dell'anziano
Approccio basato sulla "Qualità della vita", QdV
- È un programma di azione a favore del mantenimento di condizioni esistenziali.
- Si configura come un percorso di aiuto al progetto di vita personale, connotato in modo
multimediale e multiprospettico, in quanto prevede interventi clinici, riabilitativi, educativi e sociali.
- Si pone 2 obiettivi:
o Attivazione di strategie multiprofessionali condivise:
 finalizzate a promuovere abilità
 potenziare le sue capacità di autodeterminazione
o Grande attenzione alle condizioni di vita della persona:
 per quanto riguarda sia la residenzialità, sia il potenziamento di relazioni con il
territorio di riferimento

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 29


6.6 Le Persone con Disabilità si raccontano, di Riziero Zucchi
- La narrazione è un veicolo per far sperimentare da vicino agli altri le sfumature ricerche e
complesse della propria identità multiforme e plurale. Esprime la coscienza di essere una risorsa
Temple Grandine, Artista e dottore in Scienze dell’Educazione:
- Sottolinea come, nel suo caso, gli strumenti cognitivi visivi servono a migliorare le sue capacità e la
sua vita
Chi vive il racconto autobiografico come ancora di salvataggio o strumento di liberazione:
- Donna Williams, Attraverso la scritttura porta alla luce i travagli interior:
o "Questo libro è la storia di due battaglie una per tener fuori " il mondo ", l'altra per
raggiungerlo. Narra delle battaglie avvenute dentro il mio mondo. Questo libro è il
tentativo di arrivare a una tregua le cui condizioni devono esser dettate da me "
- Il filosofo Alexander Jollien, colpito da una disabilità cerebrale motoria
o Pensa che l'autobiografia dovrebbe insegnare a vedere meglio, ad andare al di là delle
apparenze, a porre le basi per una conoscenza diretta che aiuti a ridurre il disagio, la
diffidenza degli altri: ciò che percepiscono è la stranezza dei gesti, lentezza delle parole e la
cammina sghemba. Non riconoscono quello che vi è dentro.
Il racconto sfata luoghi comuni , fa definire la propria condizione a quella di tutti, descrive sentimenti o
permette di trasmettere pensieri. Ne sono alcuni esempi :
- Helen Keller:
o collegando la sua condizione a quella di tutti
- Hull:
o cieco, regista, nel suo libro descrive sentimenti ed esperienza quotidiane
- Jean Dominique Bauby:
o Completamente immobile per un ictus, salvo il battito delle ciglia
o La sua storia è stata descritta nel film: “Lo Scafandro e la Farfalla”
- L'accettazione della famiglia e nella società è facilitata dalla dimostrazione delle proprie capacità
- Esempio, tramite l'istruzione: Christy Brown, nato con grave deficit neuromotorio, scrittore e
pittore

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7 LA PROGETTUALITA’ DELLE FAMIGLIE CON HANDICAP
7.1 Il Ciclo di Vita della Famiglia con un Figlio Disabile
- La famiglia è l'ambiente di vita primario che accompagna l'esistenza di ogni persona
- È connotata da un rapporto tra genitori e figli di tipo asimmetrico, con prevalenza del ruolo
genitoriale finché i figli diventano autonomi. Il contesto familiare può essere considerato:
o Un crocevia complesso e articolato di progetti di vita, che reciprocamente si connettono e
si influenzano
- La famiglia costituisce la "Base sicura" per ciascun individuo
- Bowlby le esperienze vissute in famiglia lasciano in ogni persona un imprinting che "segna" per
sempre.
- Se il figlio ha problemi di deficit diventa un "Figlio per sempre":
o Bisognevole di protezione affettiva e materiale per tutta l'esistenza.
La cura dei genitori va ben oltre le loro prospettive di vita, proiettata a preoccuparsi
anticipatamente del "dopo di noi", cioè chi si occuperà del figlio problematico una volta che loro
non ci saranno più.
- Ma, sono prima di tutti genitori quelli che autorizzano o no il minore a diventare autonomo quindi,
la possibilità per i figlio disabile di aprirsi alla prospettiva e di elaborare gradualmente un progetto
di vita più o meno indipendente è in gran parte legata alla maturità genitoriale.
La famiglia è un sistema a divenire:
- Dotato di dinamismo interno e di capacità di sviluppo nel tempo e nello spazio.
- Si parla in proposito di un suo "ciclo di vita" costituito da tappe da superare, quali:
o Formazione della Coppia
o Nascita del Primo Figlio
o Scolarizzazione, Pubertà e Adolescenza
o Allontanamento del figlio per la formazione di una nuova coppia
o Fra tutti questi la disabilità di un figlio
- Il fronteggiamento del deficit del figlio provoca modificazioni in famiglia:
o la realtà quotidiana si mostra appesantita, la disabilità rischia di agglomerare intorno a sé
l'equilibrio e il funzionamento del nucleo lungo tutto il ciclo vitale
Cosa bisogna fare con un figlio disabile?
- Affinché il minore e i suoi genitori possano adattarsi e integrarsi nel "sistema famiglia", deve :
o Prendere corpo un processo di reciproca conoscenza e di riconoscimento.
o Progressivamente crearsi legami che saldino il senso di appartenenza rispettiva
o Ai gesti di cura sanitaria devono affiancare acute intelligenze e delicate tenerezze
- Durante il periodo:
o Scolastico i genitori:
 si troveranno a intervenire come partner al fianco degli insegnanti sviluppando
un'alleanza che deve essere fondata sulla fiducia e accettazione reciproca
o Adolescenziale i genitori:
 dovranno sostenerlo nel passaggio da un'identità prevalentemente familiare a
un'identità sociale adulta
o Dell’età avanzata, la famiglia :
 dovrà essere messa nelle condizioni di poterlo serenamente "pensare anziano",
pianificando un distacco che consenta a tutti di vivere con il più alto livello di
qualità
- La famiglia non può essere lasciata sola a misurarsi con l’handicap. Sarà molto importante
instaurare un buon rapporto con la comunità parentale/amicale che comunità Sociale.
Sia come sistema di riferimento più ampio formale(figure professionali) e informale(figure
quotidiane)

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 31


7.2 La Resilienza familiare, di Alessia Farinella
- Può essere definita come la capacità o processo di:
o Far fronte, Resistere, integrare
E riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante aver vissuto situazioni difficili che
facevano pensare ad un esito negativo

- Molti studiosi si sono concentrati ad evidenziare e comprendere i percorsi e le modalità con cui la
famiglia si confronta con l'evento disabilità. Fra i tanti filoni di indagine troviamo la:
o Psicologia Sociale:
 disciplina che si basa tra l'ottica psicologica e sociologica
 si presenta come tentativo di studiare le tematiche della crisi, e le abilità di coping,
insieme degli sforzi cognitivi e comportamentali attuati dalla persona per
controllare specifiche richieste interne/esterne valutate come eccedenti le sue
risorse, inteso come stile di vita attivo e spontaneo di fare front ai molteplici
compiti evolutivi che animano il ciclo di vita.

- La perturbazione innescata nella famiglia dalla disabilità di un figlio si configura come un "processo
di negoziazione", cioè di interscambio dialogico e di compromesso, dinamico ed evolutivo fra i
componenti della famiglia e fra questi il contesto sociale con cui intrattengono rapporti reciproci.
- La possibilità e la capacità di adattarsi positivamente alla situazione dipendono da un mix di fattori,
tra i quali:
o Il significato che la famiglia attribuisce all’evento
o Il modo in cui il nucleo ha affrontato i compiti evolutivi
o La capacità dei genitori di riconoscere e organizzare le risorse proprie e del contesto sociale
o Le Relazioni con l’ambiente Esterno

- Di fronte alla crisi il gruppo familiare assiste ad alcuni cambiamenti per stabilire nuovi modelli di
funzionamento, potenziare la stabilità, l'armonia e l'equilibrio di fronte alle avversità,
ristrutturando i "significati di famiglia"

- Importante è il supporto che la famiglia riceve, il sostegno della comunità alla famiglia poiché, vi è
la necessità che la nuova condizione familiare nella sua totalità venga accolta dagli "altri", da coloro
che vivono e ruotano intorno alla stessa.
- Le possibilità che un sistema familiare mantenga i propri modelli, funzioni e sia abile nel recuperare
rapidamente i livelli di funzionamento paragonabili a quelli antecedenti all'evento critico sono
caratteristiche salienti ai fini della strutturazione delle capacità di Resilienza: Tale concetto, è
studiato in presenza di situazioni di abusi, traumi, deficit, alto rischio di devianza e in molti altri
contesti in cui tali studi trovano la loro applicazione: guerre e catastrofi.
Malaguti: La Resilienza:
- Designa l’arte di adattarsi a situazioni avverse e di sviluppare la capacità di collegare risorse esterne
ed interne, che permettano una buona costruzione psichica e un buon inserimento sociale.
- Sì possono pertanto distinguere 2 diversi approcci di studio al concetto di resilienza applicato alla
famiglia:

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 32


o Si parla di Resilienza Familiare:
 Per indicare gli atteggiamenti e le modalità di protezione e difesa che la famiglia
attiva intorno al suo componente che vive una situazione di difficoltà
o Rivolto all’unità Familiare:
 Al gruppo nel suo insieme, che viene considerato come un sistema che può avere
un funzionamento di tipo resiliente
- Il modo in cui ogni famiglia reagisce, è unico e il processo di sviluppo della capacità di resilienza è
fortemente dipendente dal contesto, dalla fase del ciclo di vita e dalle risorse presenti.
E’ Importante il Ruolo dei fratelli e nonni
- Lobato è tra i primi a sostenere la capacità di alcuni bambini di trasformare un avvenimento
doloroso, come l'avere un fratello disabile, in un'esperienza di vita dagli effetti positivi sia per loro
stessi sia per gli altri :
o la Fratria può essere un mezzo nel processo di costruzione e sviluppo, un aiuto nel
confronto con situazioni traumatiche, un rimedio per esempio di fronte alla solitudine
- Ruolo dei nonni:
o A loro si riconoscono una serie di compiti strumentali, quali accudire i nipoti, fare il bucato
o spesa, fornire supporto finanziario ma anche un importante ruolo affettivo di sostegno
morale, consiglio educativo ed incoraggiamento.

- Anche la legislazione ordinaria del nostro paese esalta il ruolo della famiglia come gruppo sociale
naturale determinante per l'educazione e per il sostegno materiale e morale ai figli.
- In particolare, la Costituzione attribuisce ai genitori la "potestà parentale" sui figli.
- Per i genitori di figli disabili, questa autorità viene esplicitata e articolata dalla Legge. La famiglia ha
diritto:
o Al mantenimento del figlio della propria famiglia quindi, nell'ambito economico, sanitario
ed educativo.
o Coinvolgimento diretto ai fini dell'integrazione scolastica e dell'istruzione
o A permessi lavorativi per familiari di un congiunto con disabilità complessa
o Collaborazione nella scelta dei progetti sanitari, riabilitativi e scolastici riguardanti il figlio
o Al sostengo economico, assistenziale, psicologico e psicopedagogico

7.2 Il Protagonismo delle famiglie con handicap


- Prima: Famiglie come "soggetti da assistere" in seguito "soggetti patologici"
- Dopo: Svolta emancipatrice, orientata a sviluppare capacità di autonomia del nucleo familiare
- Sì tende a valorizzare il protagonismo della famiglia:
o Come partner di progetto e di azione lungo tutto l'arco esistenziale del minore con
disabilità
o I Genitori devono essere coinvolti nella formulazione della diagnosi e cooperare con i
curanti
o Durante gli anni della scuola devono attivamente collaborare con gli insegnanti
o Condividere con gli operatori le scelte di orientamento e di inserimento lavorativo o sociale
o Quando l’età avanza devono poter collaborare a preparare preventivamente il "dopo di
noi"

- Ma, nella pratica lo scenario presenta notevoli inefficienze e smagliature:


o non sempre le famiglie sono informate delle disposizioni che le vedono protagoniste nella
tutela dei diritti
- Da qui, l'esigenza di un'importante figura, l'operatore, il quale mentre si occupa del figlio, riveste
un ruolo importante nei confronti della famiglia.
- Molti professionisti considerano i familiari come utenti passivi e da assistere.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 33


o L'operatore è tenuto a una costante opera di dialogo, nella convinzione che:
o NON si trova nella situazione asimmetrica di un esperto che deve persuadere il genitore:
o MA in una partnership di ruoli differenti e diversamente esperti.
o Una professionalità autentica sa coniugare l'abilità tecnica con una competenza di natura
dialogica:
o consistente nel saper trarre dai genitori quelle informazioni che solo loro possiedono sul
figlio e che sono necessarie per la progettazione dell'intervento
- Nell'intento di sostenere la resilienza genitoriale gli esperti propongono vari progetti di intervento
con approcci diversi. Alcuni esempi sono:
o Programmi di formazione dei genitori:
 che vanno a diffondersi nel nostro paese attraverso un'educazione familiare
o Programmi di Parent Training:
 Metodo di formazione familiare che si prende cura dei genitori fornendo loro una
guida per crescere al meglio il proprio figlio
 Tali programmi hanno lo scopo di stimolare cambiamenti nella funzione educativa
della famiglia tramite attività informativa che prevedere una ridefinizione del
problema e l'attività formativa che consiste in azioni volte a promuovere e
migliorare le capacità genitoriali
o Interventi di Respite Care:
 Rivolti all’utente in cura per dare sollievo alla famiglia e ridurre il carico
assistenziale
 Questi interventi sono modalità di tipo assistenziale finalizzate a rendere possibili
per la famiglia periodi di tregua del compito di cura.
7.3 L’Associazionismo familiare e la Pedagogia dei Genitori
- Le Associazioni delle famiglie svolgono un ruolo di promotori per rivendicare il riconoscimento dei
diritti alle persone con minorazione.
- Il fenomeno dell'associazionismo familiare, sviluppato nel nostro paese nella seconda metà del
secolo scorso, si è ben presto imposto come volano a un percorso evolutivo globale:
o Sul versante interno:
 le ha rese protagoniste attive della rete di promozione, sviluppo e sostegno alla
persona in situazione di disabilità e alle famiglie.
o Sul Versante Pubblico:
 ha prodotto pressioni culturali, sociali e politiche e i comportamenti che devono
connotare una società eticamente rispettosa e responsabile dei suoi cittadini.

- Le prime associazioni nate per iniziativa di genitori e volontari (AIAS per spastici e ANFFAS per
fanciulli subnormali) si configurano come gruppi di auto-mutuo-aiuto, intenzionati a confrontarsi
sui problemi educativi e scolastici dei figli e a sostenere il principio che gli stessi vengano accolti
nelle scuole comuni di quartiere, anche assumendosi il carico di gestire in proprio servizi di
sostegno alla scuola.
I gruppi di genitori si riuniscono spontaneamente per ricevere e darsi reciprocamente sostegno a
fronte d un problema condiviso.
Le strutture organizzative variano molto : in alcuni casi possono sopravvivere come unità informali
e, frequentemente, si trasformano in vere e proprie organizzazioni formali.
- Si hanno obiettivi a 3 livelli di prevenzione :
1. Primaria:
 di migliori condizioni di vita individuali e collettive
2. Secondaria:
 potenziamento delle abilità di adattamento attivo di persone che si preparano ad
affrontare condizione o eventi potenzialmente stressanti
3. Terziaria:

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 34


 recupero di un livello soddisfacente di qualità di vita di coloro che hanno vissuto o
vivono condizioni di crisi
- L'associazionismo familiare dà il via:
o In forma sperimentale:
 All’inserimento dei bambini disabili nella scuola pubblica
o All’interno dell’ambito pubblico:
 sviluppatosi in ambito sanitari, assistenziale, educativo, culturale 0, sociale essa
svolge un ruolo propulsivo che si concretizza in sostanziali riforme
Principio di Sussidiarietà:
- Principio cardine riguardante i rapporti tra Stato e Società
- Prevede che le Istituzioni Statali creino le condizioni che permettono alla persona e alle
aggregazioni sociali di agire liberamente

- L'idea base del principio è:


o La famiglia possiede una scienza ed una competenza che devono essere riconosciute dalle
altre agenzie.
o I genitori sono i migliori conoscitori dei loro bambini/ragazzi con disabilità e rappresentano
una componente irrinunciabile e insostituibile del processo educativo.

- Il bisogno primario di ogni essere umano è quello di instaurare una relazione significativa con
figure altrettanto significative:
o non potendosi rispecchiare negli occhi di un genitore, il soggetto già fragile per problemi
personali rischia di essere privato due volte del diritto a un nucleo accogliente
7.5 Nuove Emergenze e Sfide Educative
- Credere nella possibilità di inserimento di bambini e adolescenti con disabilità anche complessa in
famiglie adottive e affidatarie vuol dire testimoniare nella concretezza che ogni intervento di cura
può trovare migliori esiti in normali contesti di socializzazione, rifiutando soluzioni istituzionali
separate, limitanti delle libertà personali.
Disabilità Multietnica:
- Possiamo parlare di "soggetti due volte diversi":
o per il deficit
o e le origini / l'appartenenza.

- La migrazione costringe le famiglie a ridefinirsi cercando un nuovo equilibrio attraverso un processo


di riadattamento
- Se in questa varietà di fattori si inserisce la disabilità, sia la famiglia sia gli operatori, si trovano a
dover prendere in considerazione una pluralità di variabili:
o le dinamiche e l'organizzazione dell'ambiente di vita del nucleo, la considerazione che nella
cultura di appartenenza si ha il deficit, le questioni linguistiche e gli eventuali pregiudizi
degli operatori e quant'altro.

- In alcune culture, la concezione di disabilità, è spiegata con credenze spirituali, quindi può essere:
o Accettata come dono divino
o Rifiutata e nascosta in quanto segno di colpa parentale.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 35


8 I SOSTEGNI ALLA PERSONA CON DISABILITA’
Che cosa significa aiutare la persona con disabilità?
- Nella nostra cultura prevale la convinzione trasversale che:
o L’Aiuto alla persona sia un fatto professionale o una prestazione, e che il protagonista
dell’azione di aiuto debba essere presuntivamente sempre un singolo esperto o un gruppo
di professionisti
- Anche se, quando il soggetto da aiutare presenta una disabilità la rappresentazione sociale
prevalente lo considera come un malato da curare, di conseguenza la relazione è di tipo
assistenziale
Invece, negli ultimi anni molti esperti ritengono che la relazione di aiuto sia una componente
insostituibile del vivere umano e che l'aiuto e la solidarietà siano una condizione esistenziale.
- Avere chiari sia il punto di contatto sia la distinzione tra la sfera professionale e personale
dell'operatore è fondamentale per chi lavora in quelle che vengono definite "professioni di
relazione e cura"

- L'operatore deve saper coniugare la competenza tecnica con quella educativa.


La relazione professionale di cura non può che svilupparsi attraverso la comprensione e dialogo
senza i quali dominerebbe la freddezza delle dimensioni metodiche e tecniche, pur ovviamente
necessarie.

8.1 La Relazione di Aiuto e di Cura


- Deve Proporsi come intervento rivolto "all'uomo nella disabilità", alla ricerca del suo particolare,
originale "modo di esserci" nel mondo e del suo progetto di vita.

8.1.1 Coniugare la competenza tecnica con quella educativa


8.1.2 Caratteristiche della relazione di Aiuto
- Caldin: Caratteristiche della relazione di aiuto :
o Chi aiuta non può approfittare del bisogno di aiuto dell'altro ed è tenuto a sospendere il
giudizio sull'altro
o La Relazione di aiuto chiede che nessuno sia sconfitto
o Chi viene aiutato può misurarsi anche nel ruolo di aiutante
o Un aiuto offerto non può diventare esclusivo
o Chi Aiuta deve provare a intravedere nell'altro un'identità in cambiamento
o La Relazione di aiuto non si muove con dinamiche di assolutezza ma di complementarità

- La relazione di aiuto e di cura autentica presuppone l'apertura al tempo futuro


- Bronfenbrenner amplia l'orizzonte del rapporto duale:
o sostenendo che la relazione progettuale di aiuto e di cura si sostanzia nel tempo e nello
spazio attraverso la qualità delle molteplici esperienze e interazioni a valenza educativa
progressivamente vissute dagli attori.
o Si amplia a considerarsi in una fitta trama di rapporti che coinvolge gli scambi e i confronti
con i contesti ambientali e le situazioni sociali allargati.

- Per stare in agio nel lavoro di aiuto e di cura, e creare agio bisogna essere consapevoli delle
differenze che la cura mette in contatto senza irrigidirle ma costruendo fluidità per dare vita a
relazioni vitali

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 36


- Questa trama di relazioni permette di pensare ai singoli attori come parte attiva basandosi su un
modello ecosistemico incentrato sull'ascolto e sulla comunicazione reciproca.
- Il piano complessivo di aiuto e sostegno al progetto di vita della persona disabile si deve
rispecchiare nel piano di ogni singolo servizio.

- Vygotskij e il movimento della pedagogia istituzionale:


o Ci hanno insegnato che la relazione di aiuto e di cura si serve di mediatori, dispositivi
materiali e organizzativi che permettono agli operatori di sostituire la propria azione
diretta con un sistema di tecniche, attività, strumenti concettuali e materiali, utili a favorire
la crescita, motivazione, scambi affettivi, materiali e verbali nelle situazioni terapeutiche
educative.
- Ogni singolo dispositivo deve poter rinviare alla pluralità di altri mediatori, sia per sostituire, sia per
evolvere il mediatore utilizzato in un certo periodo di vita.
8.1.3 Pluralità nella relazione di Aiuto
8.2 Le Tecnologie Assistive per l’Autonomia Possibile
- L'impiego delle risorse tecnologiche, nel caso di persone con disabilità, svolgono un indispensabile.
Contribuiscono ad un recupero di un nuovo equilibrio, relazioni con sé, con l'ambiente e gli altri
- Alcuni esempi di tecnologia sono :
o Casa Domotica:
o Apparecchiature che consentono la mobilità universale
o Programmi Software
o Telelavoro

- L'evoluzione tecnologica:
o Da una parte, evidenzia gli sforzi compiuti dalla società per favorire un sempre migliore
adattamento della persona all'ambiente
o Dall'altra, testimonia i traguardi progressivi in vista dell'adattamento dell'ambiente alla
persona

- L'apparato tecnologico può favorire l'integrazione in tutte le aree di vita


- Tipi di Ausili, I classificazione: ISO 9999 aggiornato nel 2002:
o Ausili per terapia
o Per l'addestramento di abilità
o Mobilità Personale e adattamento all’ambiente
o Comunicazione e Informazione

- II classificazione: dai ricercatori Andrich e Pilati


o Protesici, servono a compensare limitazioni personali restituendo la funzione lesa
o Adattivi, finalizzati a compensare limitazioni nelle attività che consentendo di svolgerle
o Ambientali, servono a rimuovere barriere edilizie
o Assistenziali, per alleviare il carico della persona che assiste
o Terapeutici, necessari a sostenere funzioni vitali
o Cognitivi, facilitano l'autonomia a fronte di disturbi di memoria, attenzione e
apprendimento

- Tuttavia, l'ausilio migliore è senza dubbio quello che riesce a diventare parte dell'identità del
soggetto. Attraverso l'interazione stretta con il dispositivo viene infatti a istaurarsi un incontro
simbiotico tra la persona e quest'ultimo. Non basta fornire gli aiuti, occorre inoltre che la persona li
assimili e li faccia propri
- Una volta individuata la tecnologia appropriata e acquisito il consenso del soggetto per utilizzarlo,
occorre accompagnare la persona nel processo di adattamento al dispositivo:

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 37


o “Un'educazione all'uso", cioè un aiuto per riuscire a vivere l'aiuto tecnico

- La scelta e l'assuefazione dovrebbero costituire un programma specifico all'interno del progetto


complessivo d’intervento a favore della persona con disabilità, impegnando l'analisi nei diversi
bisogni:
o la definizione di questo piano richiede quindi l'apporto di competenze pluridisciplinari

8.2.1 Un Dominio amplissimo, ad alto e basso contenuto Tecnologico


8.2.2 Questioni teoriche e pratico-progettuali aperte
8.2.3 Le Tecnologie a Scuola per l’Apprendimento e L’Inclusione
- Gli esperti evidenziano i valori educativi, ai fini dell'apprendimento e dell'inclusione scolastica di
studenti con tipologia di deficit, derivanti dall'impiego delle tecnologie assistive a scuola
Il ricorso alla tecnologia informatica può risultare utile grazie ad alcuni punti di forza del mezzo:
o Motivazione e Adattabilità:
 Il dialogo con l'interfaccia elettronica risulta agevole perché:
 Si avvale di accorgimenti intuitivi e attraenti
 Consente di utilizzare e predisporre programmi multimediali flessibili.

oRigore :
 L'inevitabile rigidità delle procedure didattiche di alcuni software, è stemperata dal
potere suggestivo del mezzo.
- Attraverso l'uso del computer l'allievo può svolgere una certa attività didattica opportunamente
adeguata alle sue possibilità individuali, rimanendo in classe e venendosi così a trovare nelle stesse
condizioni dei compagni.

- Il PC può favorire un migliore raccordo tra la personalizzazione del processo formativo per lo
studente con disabilità e l'attività didattica della classe.
- Le tecnologie educative hanno espanso il dominio tecnologico verso nuove dimensioni, offendo
stimoli per una didattica innovativa.

- Ci possono essere dei punti negativi, es.:


o L'attività al computer in laboratorio, se prolungata tanto da divenire abituale, si traduca in
occasione di isolamento fisico e psicologico dello studente e dell'insegnante;
o L'utilizzo del dispositivo rischi di essere di tipo meramente esercitativo/ripetitivo, al di fuori
di un reale piano progettuale comprensivo di obiettivi pregnanti.

- L'approccio alle tecnologie educative in ambito scolastico richiede un congruo investimento in


termini di formazione tecnica e culturale dei docenti e degli operatori coinvolti.
- Solo a queste condizioni, il loro impiego nei percorsi educativi degli allievi con disabilità potrà
contribuire a trasformare in termini innovativi il ruolo dei professionisti, con l'utilizzo di procedure
uniformi e modelli consolidati quando obsoleti.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 38


Parte Terza: LA SCUOLA e la PREPRAZIONE ALLA VITA
9 IL DIBATTITO SULL’INTEGRAZIONE SCOLASTICA NEL CONTESTO
INTERNAZIONALE
9.1 Accoglienza nella Scuola di tutti: Un Principio Condiviso
- La Pedagogia speciale ha avuto un suo banco di prova privilegiato nell'ambito scolastico
- L’ Obiettivo dell’integrazione è stato co sperato validamente diventando un principio condiviso
- Ma, i vari paesi si collocano su posizioni diverse sia rispetto ai modelli di interpretazione e
realizzazione operativa del processo integrativo, sia rispetto ai tempi di attuazione.
Definizioni d’Integrazione:
- Detraux:
o E’ un processo presente nelle differenti ideologie che si traduce in modo diverso nella sua
applicazione in funzione della storia dei sistemi educativi e di accoglienza del bambino.
- Progetti OCSE,1990:
o L'integrazione in ambiente scolastico come il "massimo d'interazione tra individui
handicappati e non"
- Lopez Melero:
o Evidenzia la dimensione razionale tecnicista del concetto integrazione che la considera
quando lo studente con disabilità viene educato in un contesto comune, gli si offrono
programmi in funzione delle sue differenze e può partecipare all'ambiente istruttivo
dell'aula.
o Tale visione è il superamento del modello duale di educazione, percorso educativo speciale
e normale come sistema di intervento differenziale parallelo.
o In questa prospettiva, l'integrazione si convertirebbe nella forza che favorisce lo sviluppo
progressivo di una istituzione scolati arricchita.
- Paradigma dell'integrazione scolastica:
o Considera che è il sistema a mostrare lacune e disabilità di fronte alle richieste implicate dal
riconoscimento istituzionale dell'azione educativa con il gruppo naturale
Inclusione
- National Center on Educational Restructuring (NCERI) consiglia la seguente definizione di
inclusione educativa:
o Offrire a tutti gli studenti, compresi quelli con disabilità, eque opportunità di ricevere
servizi educativi efficaci, con i necessari aiuti supplementari e servizi di sostegno, in classi di
età appropriata nelle scuole del loro quartiere, al fine di prepararli a una vita produttiva,
pienamente membri della società

- In prospettiva istituzionale, la scuola inclusiva viene definita come :


o Una diversa organizzazione nel risolvere i problemi. Essa impegna e sostiene gli insegnanti
e lo staff per creare un clima favorevole all'apprendimento

- Inoltre, nel dibattito internazionale sulla frequenza degli studenti con disabilità nella scuola di tutti
alcuni ricorrono al termine integrazione come sinonimo di inclusione; altri li distinguono.
- Nel nostro paese, il processo che ha portato allievi con deficit dall'emarginazione negli istituti e
scuole speciali all'ingresso nel sistema scolastico comune, ha reso più familiare l'impegno
dell'espressione integrazione.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 39


9.2 Inserimento, Integrazione, Inclusione
Inserimento:
- Riconosce il diritto delle persone con disabilità ad avere un posto nella scuola e nella società,
garantendone l'inserimento giuridico e fisico senza curare la qualità della loro presenza, relazioni
interpersonali e la socializzazione:
o L'approccio è di tipo normativo e assistenziale

- Nel nostro paese questa scelta, rivoluzionaria per l'epoca, produce l'approdo degli alunni con
minorazione nelle classi comuni della scuola dell'obbligo;
- Lo strumento giuridico è la Legge 118/71:
o la quale recepisce che il sistema scolastico normale sia di per sé agente di promozione dei
singoli individui e della comunità stessa.
Integrazione
- Garantisce il rispetto dei bisogni educativi personali all'interno della scuola di tutti, attraverso la
qualità e flessibilità dei interventi programmatici, organizzativi e didattici.
- Qualità dell'azione didattica/educativa è determinata dell'adattamento tra individuo e il contesto
Inclusione
- È il modello in base al quale la persona con disabilità entra nella comunità a pieno titolo e alla pari
di tutti.
- Termine inclusione significa:
o "Essere parte di qualcosa"/"sentirsi completamente accolti e avvolti"

- L'essere inclusi è un modo di vivere insieme, basato sula convinzione che ogni individuo ha valore
e appartiene alla comunità.

9.3 Modelli di Scolarizzazione degli Studenti con Disabilità in Europa


- Nell'ottica inclusiva è il sistema scolastico che si deve adattare alla diversità degli alunni, per
questo anche i servizi speciali vanno portati quanto più possibile dentro la scuola e la classe.
- Ma, sebbene il traguardo dell'integrazione sia considerato un obiettivo comune a tutti i paesi del
mondo, nelle scelte operative, percorsi e modelli si discostano dalla scelta di accogliere i minori
con disabilità nel sistema scolastico dal segmento dell'infanzia al ramo secondario superiore.
- Nel contesto dell'Unione europea il pedagogista Goussot identifica 3 percezioni del processo
integrativo:
Sistema Unico
- Propongono un'opzione unica
- Idea di una scuola unica, comprensiva e inclusiva.
- Educare nelle diversità si basa sull'adozione di un modello di curricolo che faciliti
l'apprendimento di tutti gli alunni nella loro diversità.
Sistema Duale Unificato
- Propongono un approccio molteplice con una gamma di servizi integrati all'insegnamento
ordinario
- Sì vuole favorire la riconcettualizzazione della sostanza dell'educazione speciale favorendone
un'educazione adeguata in metodi, mezzi e servizi alle caratteristiche ed eventuali difficoltà di
apprendimento proprie di ciascun allievo
Sistema Duale Dissociato
- Prevedono due opzioni, cioè due insegnamenti distinti e separati: ordinario e speciale
- Sono praticati modelli di educazione speciale separati dalla normalità, come risposta specifica a

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 40


situazioni differenziali ugualmente specifiche. Si trovano a seguire percorsi di apprendimento del
tutto separati da quelli dei compagni, sia che restino in classe con loro, si anche frequentino
ambienti particolarmente attrezzati "delicati". Ciò contribuisce a mantenere situazioni solo formali
di integrazione, ma non a sviluppare una scuola capace di accogliere veramente tutti.

9.4 Integrazione Scolastica in Italia: Processo in Divenire


- L'integrazione dei minori con disabilità nel sistema formativo col tempo si è arricchito di una
molteplicità di significati, fra i quali riconosciamo:
- Piano pratico:
o concerne la dimensione morale, orientata a promuovere la persona a essere se stessa,
a trovare un suo equilibrio "originale" in presenza del deficit
o Quindi, guardare alla differenza e alla difficoltà in termini di risorsa e non di limite.
- Carattere prassico
o Rimanda alle dimensioni giuridiche del processo di accoglienza nel sistema scuola. La
normativa è orientata a fare breccia nel rigido tessuto del sistema scolastico, per
aprirlo all'accoglienza dei disabili
o Es. Legge Quadro
- Carattere pragmatico
o Sì riferisce al fare, all'operatività attraverso cui l'integrazione si traduce in concrete
modalità organizzative, didattiche e relazionali, cioè in comportamenti professionali
individuali e collegiali

- Anche se, emergono molte criticità ancora da superare. Fra queste a livello scolare:
o Il permanere di traguardi medio-bassi di istruzione degli studenti con disabilità
o Le persistenti difficoltà di integrazione per i soggetti in condizione di disabilità
complessa
o La mancata definizione di standard di qualità dell'integrazione
o La necessità di una migliore definizione e articolazione delle competenze tra le
professionalità educative, sociali e sanitarie operanti per l'integrazione

- Insomma, una cultura sempre più attenta all'inclusione dovrebbe permettere ai vari mondi in cui
vivono gli individui con problemi di minorazione di comunicare e interagire a diversi livelli:
o Individuale
o Scolastico
o Familiare
o Territoriale
o Istituzionale
o Lavorativo e sociale.

- La situazione può essere guardata con ottica propositiva, perché invita a pensare che si può sempre
operare per il miglioramento del benessere e della crescita umana.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 41


10 PROMUOVERE LA SCUOLA COME COMUNITA’ INCLUSIVA
10.1 Modelli di Scuola e Disabilità
La Scuola è:
- Ambiente di educazione e istruzione
- Contesto naturale della relazione didattica di insegnamento-apprendimento.
- E’ un organizzazione che apprende
- Gli esperti individuano 2 grandi modelli in grado di rispondere alle sfide del cambiamento:
o Logica "Funzionalista":
 compito della scuola è implementare negli studenti saperi e competenze utili alla
domanda sociale e produttiva.
 La ricerca di serietà, produttività e profitto di allievi e insegnanti sono i principali
indicatori di qualità.
 Sì tende a privilegiare e valorizzare gli studenti più capaci
o Modello "Antropologico":
 Pur accettando l'idea che il sistema scolastico debba abilitare i giovani ai saperi
professionali non vuole misurarsi esclusivamente con l'indicatore della produttività.
 Vuole coniugare le conoscenze e competenze funzionali con la formazione globale
della persona di tutti gli studenti, ciascuno nella sua originalità esistenziale.
Piano Offerta Formativa ( POF )
- Documento istituzionale, curricolare, didattico e organizzativo attraverso il quale la scuola dichiara
la propria identità formativa e determina le modalità di rapporto con il territorio.
- Progetto di organizzazione della diversità, perché si propone di raccordare professionalità
scolastiche, extrascolastiche, docenti, allievi, genitori, risorse personali e materiali, conoscenze e
codici
- La sua valenza inclusiva risulta indubbiamente enfatizzata per la frequenza degli studenti disabili:
o la diversità legata alla disabilità deve essere rispettata e valorizzata nel progetto formativo
e non solo sul piano degli indirizzi programmatici, ma anche nelle scelte organizzative e
operative.
- Sotto questo aspetto, essa sollecita l'attivazione di un'intensa rete di rapporti nella scuola e con
l'esterno:
o Con le altre istituzioni scolastiche
o Con le famiglie e le loro associazioni, enti locali e aziende
o Con specialisti di interventi terapeutici e riabilitativi
o Con l'apparato amministrativo periferico
10.2 Le Categorie di una Scuola Accogliente
- L'obiettivo di una buona integrazione è connesso alla possibilità e alla capacità della scuola di
attivare e mantenere vivace l’elevato intreccio di azioni educative e di relazioni significative tra gli
attori dei diversi contesti professionali e non, e con le famiglie.
Una scuola dell'autonomia che voglia essere accogliente verso la disabilità deve favorire al massimo
la comunicazione reciproca, tra i diversi attori.
Secondo gli esperti, convivialità è la parola che esprime al meglio, la natura delle relazioni
profondamente umane che dovrebbero investire gli ambienti educativi dove ciascuno incontra il
diverso, il tu, in un dialogo creativo che li comprende nella loro finitudine
La dimensione dell'autonomia, che costituisce l'identità delle istituzioni formative, va coniugata
anche in relazione a quello che è il fine del processo educativo, lo sviluppo dellostudente.
Promuovere l'autonomia del minore significa sostenerlo nella duplice conquista della personale
dimensione assertiva e integrativa: Ciò implica che nella scuola si offrano agli studenti anche
disabili occasioni per esercitare il loro protagonismo, riconoscendoli come interlocutori validi nel
processo di costruzione della conoscenza.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 42


10.3 La Gestione avanzata dell’Integrazione
L'integrazione degli studenti con disabilità si può raggiungere con:
Una Rete di Sostegno:
o questo modello riconosce l'utilità del coinvolgimento nell'attività di sostegno di tutti gli
insegnanti, specialisti, genitori, dirigente scolastico e del volontariato sociale.
Lo scopo di una rete di sostegno è:
o Quello di creare comunità scolastiche alle quale ciascun membro senta di appartenere,
nelle quali ciascuno senta di essere accettato e sia in grado di aiutare e di essere aiutato da
compagni e insegnanti affinché i bisogni educativi di ognuno trovino una risposta adeguata
- I presupposti alla base di una rete di sostegno sono:
o Ogni alunno dispone di energie e doti da utilizzare per aiutare a sua volta gli altri
o Ciascuno è direttamente coinvolto nel compito di sostenere gli altri
o Un rapporto di sostegno spontaneo e vicendevole tra compagni riveste un'importanza
pari a quello dei professionisti
o Il piano di sostegno va contestualizzato al bisogno originale del soggetto in cura
- La rete di sostegno dovrebbe diventare un elemento naturale e permanente della comunità
scolastica, rivolgendosi a tutti i membri.
- La presenza di questa rete di supporti formali e informali non sostituisce né esclude il ricorso ai
sostegni professionali formalmente previsti dall'ordinamento scolastico.
Gestione collegiale del progetto educativo per gli studenti disabili:
- Sono previsti 2 gruppi lavoro della scuola interistituzionali e interprofessionali:
o Gruppo tecnico:
 Sovrintende al "Piano educativo individualizzato" PEI di ciascuno studente:
 E’ composto da:
 Docenti di classe
 Famiglia
 Specialisti
 Ha il compito di elaborare, monitorare e valutare il progetto scolastico
o •Gruppo di lavoro di istituto:
 Sovrintende alle iniziative educative e di integrazione di tutti gli studenti con
disabilità frequentanti la scuola
10.4 Valutare i Livelli di qualità dell’Integrazione a Scuola
- Il processo dell'integrazione scolastica è un cammino mai compiuto del tutto.
La sua progressiva qualificazione dipende dalla presenza di un monitoraggio valutativo continuo.
Es. In Italia, non esiste un protocollo ufficiale circa gli indicatori di qualità dell'integrazione
scolastica. Dopo tanti anni colpisce questa assenza e, in molte scuole virtuose, sensibili alla
questione praticano di propria iniziativa l'autovalutazione del livello di qualità dell'integrazione
scolastica. La ricerca propone 3 tipi di indicatori per valutare la qualità dell'integrazione:
o Indicatori strutturali:
 Legati agli aspetti istituzionali-normativi
o Indicatori di processo:
 Connessi alla programmazione e all'attuazione dell'integrazione
o Indicatori di risultato:
 Concernenti tanto l'efficienza dei servizi realizzati, quanto i traguardi della
crescita
- È sbagliato: Intendere la scuola come soggetto autonomo che offre istruzione, educazione e
formazione perché non è l'unico luogo in cui vivono i minori con disabilità

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 43


10.5 Il Coordinamento dei servizi tra Scuola ed Extrascuola
- Da parte loro le scuole autonome, per riuscire ad erogare un'offerta formativa veramente
rispondente ai bisogni, devono rendersi disponibili a dialogare con le altre autonomie dei poteri
locali al fine di procacciarsi collaborazioni e servizi efficaci ed efficienti.

- In questa visione di comunità, è più facile intravedere i necessari collegamenti tra:


o progetto scolastico
o progetto di "Vita indipendente "
dell'allievo con disabilità.

11 DAL PROGETTO SCOLASTICO AL PROGETTO DI VITA


11.1 Modelli di Scuola e Disabilità
La scuola:
- Conosce, accompagna e responsabilizza ciascun allievo nel suo percorso evolutivo
- Deve saper accogliere l'allievo predisponendo per lui un progetto formativo capace di sviluppare le
sue capacità.
- Come per ogni altro studente, anche per chi è in difficoltà il prendere forma si connota quale
percorso di vita aperto e teso a favorire la costruzione di una "identità plurale" intesa come
composizione di elementi mai rigida e sempre aperta ad accoglierne altri, o a trasformarne quelli
già presenti.

- La legislazione nazionale indica i traguardi generali del processo formativo per gli alunni con deficit
nei termini di:
o Comunicazione
o Apprendimento
o Relazione, Socializzazione e Autonomia

- La conoscenza approfondita della condizione iniziale del soggetto:


o Rappresenta una tappa ineludibile per identificare un progetto di intervento, anche
individualizzato.
La comunità scolastica può dedicarsi all'impegno di assumere ricche e prospettive informazioni
prevedendo incontri con i familiari, insegnanti e specialisti della sanità.
Il processo di conoscenza deve osservare alcune cautele:
o Rispettare lo svelarsi reciproco tra adulto/i e allievo
o Un conoscere che incontro all'altro lasciandoli lo spazio e libertà per progettarsi
o Non identificare l'allievo con il suo deficit, ma essere attenti a cogliere la personalità nel
suo complesso
o Non cercare di fermare il fluire di situazioni personali e relazionali, ma rispettare il
dinamismo evolutivo
- Affinché la conoscenza si traduca in progetti occorre da parte della scuola un'accoglienza continua,
che si trasforma in accompagnamento:
o Nell'istituzione scolastica la progettualità educativa e didattica si anima e si concretizza in
una molteplicità di "riti", incontri, proposte e attività.
Per il compagno con disabilità è opportuno allestire una situazione ideale di modelli progettuali per
rispondere a questa Intenzionalità:
o Individualizzazione didattica:
 S'intende l'adattamento degli obiettivi, dei contenuti, linguaggi, tempi e ritmi
dell'insegnamento alle peculiari esigenze di apprendimento dello studente.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 44


o Personalizzazione educativa:
 Teoria educativa molto complessa il cui fondamento è posto nel concetto di
sviluppo della persona intesa come soggetto unico, originale e libero che riassume
in sé le dimensioni della singolarità, razionalità e della sua direzione;
 La sua educazione deve rivolgersi dunque all'intelligenza e anche
all'emotività/affettività e alla volontà/responsabilità.
- Per preparare le prospettive del domani, occorre lavorare bene qui e ora, nell'ambito scolastico,
con la consapevolezza che ciascun segmento di scolarità si concretizza in una offerta di situazioni
educativo-didattiche propizie.
- La valutazione formativa deve usare il profitto ma anche lo sviluppo cognitivo e metacognitivo e la
motivazione all'apprendimento continuo, affinché l'allievo diventi sempre più il gestore dei suoi
processi culturali e sociali.
- L'esperienza insegna che il processo d’ insegnamento-apprendimento trova nel lavoro di gruppo il
suo punto di forza, quindi tale processo non si deve realizzare all’esterno del gruppo classe.
Dopo la scuola:
- Anche la persona disabile ha diritto di pensarsi adulta, il che comporta l'apertura di credito a un
investimento continuo nelle dimensioni della cultura e nell'occupazione lavorativa, per evitare che
alla conclusione del percorso scolastico la vita si ritrovi confinata in "casa e famiglia".
- Nonostante le difficoltà del percorso, tuttavia, va maturando nei professionisti e genitori una
sempre maggiore consapevolezza della necessità di aprirsi a elaborare un progetto scolastico che
diventi sempre più progetto di vita.

11.2 Le Categorie di una Scuola Accogliente


- Il processo di integrazione del minore con disabilità coinvolge tutto l'ambiente scolastico nelle sue
varie dimensioni. Il processo integrativo stimola la scuola a divenire soggetto di ricerca, per il quale
la legislazione prevede strumenti specifici ormai consolidati nell'uso:
o Diagnosi funzionale all’intervento Educativo
o Profilo dinamico funzionale/Piano educativo individualizzato
11.2.1 Diagnosi Funzionale all’Intervento Educativo
- Diagnosi funzionale, 2 definizioni:
1. La Descrizione analitica della compromissione dello stato psicofisico dell’alunno
o Questa prima concezione dello strumento diagnostico si è rivelata di impostazione
prevalentemente "clinico-medica", pertanto scarsamente in grado di fornire aiuti concreti
agli insegnanti per la definizione della "progettazione individualizzata".

- Per questo motivo, nel corso degli anni, si è approdati a una revisione del dispositivo: la diagnosi
funzionale risulta: ( seconda definizione )

2. L'atto di valutazione dinamica di ingresso e presa in carico, per la piena integrazione scolastica
e sociale
o La sua valutazione rimane di competenza degli specialisti della Sanità in collaborazione con
la scuola e la famiglia

- Zanobini e Usai: Interpretazione della "funzionalità della diagnosi in 2 direzioni:


o Da un lato, essa descrive la situazione reale e attuale del soggetto quindi, il suo
funzionamento globale
o Dall'altro, proprio in riferimento alle più recenti acquisizioni, è in relazione alla possibilità di
fronte elementi per un intervento educativo plausibile

- Per sostenere l'operatività progettuale della scuola, la descrizione del profilo di funzionamento del

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 45


soggetto deve dare vita a un processo di conoscenza dei suoi bisogni essenziali.
- Il concetto di bisogno rappresenta il punto di contatto tra una descrizione che rispecchia il più
possibile la situazione della persona nel suo divenire dinamico e la ricerca delle aperture esistenziali
possibili
- Questo nuovo modo di concepire la "diagnosi funzionale" comporta la consapevolezza che la
conoscenza della persona con disabilità si costruisce secondo un processo possibile di cambiamenti
con il trascorrere degli anni:
o la diagnosi è "evolutiva"

11.2.2 Il Piano Educativo Individualizzato ( PEI ), dispositivo Strategico del Processo Integrativo
- È il cuore vitale della progettazione scolastico in prospettiva integrativa.
- Il complesso legislativo lo definisce come il documento nel quale:
o Vengono descritti gli interventi equilibrati ed integrati tra di loro, predisposti per l'alunno
in situazione di handicap
o In un determinato periodo di tempo
o Ai fini di realizzazione del diritto dell'educazione e all'istruzione

- Il PEI ricomprende i progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione, integrati ed equilibrati fra di


loro, correlati alla disabilità, alle difficoltà e potenzialità dello studente.
- Si propone come documento e come pratica che riassume le fasi fondamentali della conoscenza
del minore e dell'intervento progettuale-programmatico.
- Dà il via e veicola un'operatività complessa, dotata di un poter non trascurabile nel determinare il
senso e la qualità della presenza del soggetto in difficoltà nell'istituzione scolastica o nei percorsi di
formazione professionale.
- Si rischia che la sua pratica, necessariamente generalizzata, con l'uso lo renda un esercizio tanto
ovvio e scontato quanto povero di significati sostanziali. Es:
o Una buona qualità dell'integrazione in difficoltà è frutto della collaborazione fra tutti gli
insegnanti, per creare raccordi tra gli obiettivi previsti nella programmazione di lavoro
di classe e quelli indicati nel PEI al fine di semplificare, arricchire e articolare per
scomposizione affinché l'alunno disabile possa essere inserito nella classe e
partecipare, a suo modo, almeno alla "cultura del compito" di apprendimento svolto
dai compagni.

o L'impiego di modalità di lavoro e di strategie che attivano le risorse anche informali di


insegnamento presenti in classe, valorizzando in questo modo le differenze individuali:
 tutoring, apprendimento cooperativo, didattica laboratoriale, reti di amicizia e
di aiuto tra compagni
- Più si lavora ad un buon piano educativo individualizzato, più ci si rende conto che l'orizzonte di
riferimento progettuale non può essere confinato nella scuola:
o perché la progettazione scolastica è strettamente embricata con l'esperienza
extrascolastica.
- In questo senso, il piano educativo individualizzato è un tassello dinamicamente impostato nel
progetto di vita dell'allievo.
- Un buon piano educativo individualizzato deve permettere di pensare l'allievo non solo quanto tale,
ma vedendolo inserito in contesti più ampi, diversi dalla scuola e non per questo ristretti alla
famiglia
- La molteplicità dei contesti di riferimento di una scuola che apre le porte all'extrascolastico rende:
o necessario amplificare la rete dei rapporti con interlocutori diversi.
- Infatti, a un'auspicabile proliferazione degli interventi, oggi corrisponde un eccesso di
settorializzazione degli stessi all'interno dei singoli contesti.
- Per recuperare la costruzione di un PEI-progetto di vita a valenza "ecologica", le varie relazioni che

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 46


si attivano attorno all'allievo con disabilità non vanno isolate, ma concepite in reciproca e continua
relazione.
- Medeghini suggerisce:
o Collocarsi in questa visione di rete significa immergere il progetto in spazi e temporalità più
ampie, togliendo così la scuola e i servizi da una certa autoreferenzialità
o Di conseguenza: Ogni obiettivo contestuale va pensato solo nella dimensione strumentale
interna allo specifico servizio, senza che ne sia definita la validità "ecologica"

11.3 Pensare Adulto lo Studente con Disabilità


- Ianes afferma che:
o Una buona qualità della vita adulta dovrebbe essere l'orizzonte per orientare
l'insegnamento scolastico a un’integrazione sociale, al massimo di autonomia e a un lavoro
dignitoso per l'allievo in difficoltà.
La scuola dell'infanzia e la primaria sono dunque esonerate dall'impegno a pensare adulto il bambino con
disabilità?
- Due leve istituzionali in mano alla scuola altamente strategiche in quanto favorevoli ad
accompagnare lo studente verso l'adultità:
1."Cura della continuità":
o Il passaggio di un allievo con disabilità da un ordine di scuola all'altro è delicato e va
predisposto con sollecitudine in quanto l'impatto con l'ambiente nuovo può provocare
disorientamento e ansia.
o Il processo per garantire continuità educativa e didattica va previsto anzitempo, con il
coinvolgimento di una moltitudine di professionisti.
o È importante anticipare le occasioni di conoscenza per evitare che l'impatto con la novità
possa influire negativamente sull'inserimento.

2."Orientamento formativo":
o L'attività di orientamento rappresenta uno snodo delicato ed essenziale per creare un saldo
collegamento tra il PEI scolastico e il progetto di vita.
o La scuola è l'ambiente privilegiato per l'orientamento formale
o Lo studio delle discipline assume un valore formativo con effetto orientativo;
o L'apprendimento delle materie di studio può aiutare l'allievo con disabilità a scoprire la sua
identità e verificare le sue possibilità di pensiero cognitivo e di risvegliare i suoi interessi.
o Per questa ragione è opportuno sollecitare lo studente a confrontarsi con tutti i saperi,
senza indebiti esoneri preventivi.

- Una scuola orientativa stimola gli apprendimenti e nello stesso tempo pone l'accento sulle
capacità del soggetto. Il viaggio verso la conoscenza di sé passa attraverso la valorizzazione delle
capacità, l'assunzione crescente e continua di responsabilità e l'abitudine a operare scelte
realistiche, ponderate e autonome.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 47


12 UN CORO DI PROFESSIONALITA’ PER L’INEGRAZIONE SCOLASTICA
12.1 L’Insegnante specializzato, da sempre figura essenziale per gli studenti disabili
Figure professionali per aiutare soggetti disabili
- L'insegnante specializzato per il sostegno è una figura cardine per il processo di aiuto.
I “normali” docenti non sono sufficientemente preparati a rispondere, sul piano psicopedagogico e
didattico, alle emergenze di cui sono portatori gli allievi problematici.
- Però è evidente come la formazione di tutti gli insegnanti ai quesiti della diversità e
dell'integrazione deve essere un passaggio obbligato, per determinare i cambiamenti innovativi che
la scuola deve intraprendere.
- Accanto agli insegnati troviamo altre figure che intervengono a supporto dell'integrazione del
minore con disabilità, esempio eclatante l'educatore professionale.
12.2 Un Profilo tra Specializzazione e Sostegno
Storia dell'insegnante specializzato
- Agli inizi del novecento a Roma, nasce la prima scuola ortofrenica, con la finalità di qualificare in
modo specifico i maestri impegnati nelle istituzioni dedicate ai soggetti con problemi psichici.
E solo con il Regio decreto del 1928 che: la formazione specializzata trova una prima
sistematizzazione con l'istituzione di scuole diversificate per le differenti minorazioni.
A partire dalla metà degli anni 70: Il progressivo inserimento di disabili nelle scuole comuni rende
acuto il problema di garantire un'adeguata qualificazione specialistica del corpo insegnante.

- Il rapporto commissione Falcucci segnala un quadro di inadeguatezza e negatività per quanto


riguarda la formazione dei maestri di scuola.
Il DPR 970/75 prevede che i dirigenti e i docenti di tutti gli ordini di scuola interessati a operare con
gli alunni disabili debbano essere forniti di un titolo di specializzazione "polivalente"(valido per
tutte le tipologie di minorazione)
- Due anni dopo,1977 vengono approvati i programmi dei corsi di specializzazione per il personale
direttivo, docente ed educativo da proporre alle scuole e istituti che perseguono particolari
finalità, i quali prevedono contenuti comuni per tutte le tipologie di minorazione.
- L'impostazione dei programmi del 1977: vengono sostituiti nel 1986 con i biennali di
specializzazione per il personale direttivo, docente ed educativo operanti in attività di sostegno
agli alunni handicappati frequentanti la scuola comune materna e dell'obbligo o iscritti alle scuole
aventi particolari finalità.
- Legge riforma sanitaria: orientata alla distinzione e separazione delle competenze educative da
quelle terapeutico-riabilitative, restituisce all'insegnante specializzato il suo ruolo educativo-
didattico.
Nelle intenzioni, il piano formativo dei programmi si propone di costituire un progetto su 3 poli:
o Area disciplinare
 Contenuti psicologici, pedagogici e clinici
o La "dimensione operativa"
 Finalizzata alla prassi
o La "didattica curricolare"
 Impegnata ad adattare la didattica generale

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 48


- Il docente specializzato è colui che in classe e nella scuola rappresenta il "riferimento al progetto
di aiuto all' alunno handicappato
- Nascita Legge quadro sull'handicap: Considera l'insegnante di sostegno "contitolare" di classe alla
pari con i docenti curricolari e prevede che la formazione specialistica venga allocata in ambito
universitario
- Aspetto interessante: I programmi attribuiscono un forte rilievo al suo ruolo di "risorsa di sistema "
per la classe e scuola, in grado di attivare ulteriori "reti di sostegno".
- Si chiarisce con forza che la cura dell'allievo disabile non va delegata in esclusiva all'insegnante
specializzato, ma che tutto il personale si deve impegnare ad attivare strategiche e tecniche
adeguate.
- A fine anni 90: La decisione di qualificare la formazione di tutti gli insegnanti collocandosi in
ambito accademico dà il via al corso di laurea in scienze della formazione primaria:
o Inserite nei normali curricoli formativi, sono contemplate specifiche attività didattiche
"aggiuntive per almeno 400 ore" (100 di tirocinio) al fine di conseguire usi contenuti
attinenti all'integrazione scolastica degli alunni disabili.
o Il corso di specializzazione si conclude con un'attestazione.
o A differenza dei recedere corso biennali di specializzazione polivalente, rigidamente
strutturati il legislatore questa volta non individua contenuti disciplinari prescrittivi, ad
eccezione del tirocinio, ma demanda alle singole università l'impegno di elaborare e
articolare il progetto formativo specialistico.
Due espressioni più frequentemente adottate
Insegnante Specializzato:
- Tende a evidenziare le conoscenze e competenze tecniche che l'insegnante deve mettere a
disposizione per favorire lo sviluppo dell'alunno .
- Non deve favorire la riproposizione a scuola del modello "familistico"
- La responsabilità dell'integrazione va condivisa al medesimo titolo dell'insegnante sostegno e di
classe.
- Non si deve mai delegare al solo insegnante specializzato l'attuazione del PEI, poiché in tal modo
l'allievo verrebbe isolato, tutti i docenti devono farsi carico della programmazione
- Spetta all'insegnante specializzato farsi portavoce attivo e mediatore della dinamica delle esigenze
educative e didattiche dell'alunno con problemi.

- Spetta a tutto il team di classe allestire e organizzare un ambiente che sia sempre accogliente e
inclusivo, e favorire l'interazione tra il soggetto con disabilità e i compagni.
Insegnante per il sostegno:
- Evidenzia la funzione di supporto all'integrazione:
o Sostegno significa sostenere lo sviluppo del minore e la sua integrazione
- Il termine sostegno rischia di evocare una rappresentazione troppo assistenzialistica perciò, si è
preferita la dizione "insegnante specializzato per il sostegno all'integrazione".
- Egli deve possedere e mettere in campo, le seguenti competenze:
o Tecniche di tipo pedagogico-didattico e organizzativo:
 che gli consentono di garantire interventi individualizzati di natura integrativa
o Supporto/sostegno:
 per cui deve saper far sperimentare al contesto classe/scuola la dinamica dei
bisogni educativi speciali dell'allievo con disabilità
o Nell’Interazione:
 capacità di comunicazione e di relazione nei confronti degli altri operatori

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 49


12.3 L’Educazione: figura di sistema, tra Scuola ed Extrascuola
L'educatore professionale
- Questa figura ha registrato una notevole evoluzione e un'ampia diversificazione di ruoli nella
seconda metà del secolo scorso.
Storia
- Anni 50/60:
o È considerato un operatore a cui non servono specifici titoli di studio, in quanto
essenzialmente impiegato all'interno di istituzioni a carattere assistenziale e rieducativo
- Anni 80:
o La legislazione impone al personale impiegato in compiti educativi il possesso di un titolo di
studio apposito
- In parallelo con l'orientamento delle politiche sociali, anni 90:
o Si estende il dibattito sulla figura dell'educatore professionale, con l'approdo all'istituzione
del corso di laurea quadriennale in Scienze dell'educazione, con indirizzo educatore
professionale extrascolastico, all'interno delle facoltà umanistiche (1994)
- Nuova svolta:
o Viene emanato un dispositivo che ne incardina la formazione, con valore abilitante, presso
la facoltà di medicina e chirurgia.
o La competenza sanitaria viene dunque ad avere la sua supremazia, mentre le discipline
umanistiche ed educative recedono in secondo piano.
o Di qui in poi l'educatore professionale sperimenta la situazione anomala di un doppio
canale formativo:
 uno più codificato e nelle professioni sanitarie/riabilitative
 l'altro di impatto prevalentemente educativo
Ai giorni nostri l’Educatore Professionale:
- E’ considerato fondamentale nel promuovere il passaggio dall'assistenzialismo al protagonismo
sociale dei soggetti di cura, nell'ottica di realizzare un sistema integrato di servizi.
- Collabora alla realizzazione del PEI come progetto di vita:
o aiutando il soggetto a durante il suo percorso esistenziale per trovare migliori equilibri.
- Svolge un ruolo di facilitatore relazionale:
o Operando sull'ambiente "ecologicamente" inteso, al fine di attivare le risorse del minore a
lui affidato e dei contesti.
- Deve saper mettere a confronto e in rete realtà anche molto diverse tra di loro:
o deve sapere fare interagire, tutte le figure coinvolte affinché lavorino a fianco della
persona considerata nella sua globalità, evitando rischi di settorializzazione,
frammentazione, disfunzioni e incomprensioni.
Canevaro attribuisce all'educatore 2 compiti essenziali:
- Saper essere un mediatore/interprete:
o capace e in grado di mantenere attivo il flusso di fiducia nelle potenzialità personali
- Saper fare e promuovere progetti:
o riferendosi ad un disegno, a una strutturazione aperta e condivisa con altri professionisti

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 50


- L’educatore professionale è prima di tutto un operatore educativo in quanto:
o deve saper cogliere con tempestività i dispositivi educativi di una situazione, per passare a
reinterpretarli in un programma di azione che si traduce in interventi concreti, sempre
consapevole che ogni evento legato alla crescita può riservare margini di imprevedibilità, e
pertanto richiede elevata flessibilità e disponibilità alla ricerca.

- Sono tante le professioni di aiuto che contribuiscono al miglioramento della qualità dell'esperienza
scolastica e della vita per i soggetti con difficoltà legate al deficit.
Ma la cornice in cui sono inserite non è ancora oggi sufficientemente chiara.

12.4 Un Quadro di Professioni di aiuto con Formazione ad alto livello


- L'insieme ancora in parte sfuocato di professioni deve trasformarsi in un sistema organico, i cui
elementi dinamici riconoscono i reciproci ruoli, competenze e spazi di intervento, li rispettano e li
mettono a disposizione in modo coordinato.
- Ma anche quando i ruoli siano chiariti e le professioni identificate possono ancora esserci ostacoli
Che cosa dunque può qualificare una professione?
- Una risposta valida è che alla base di una solida professionalità vi deve essere una formazione
specifica di livello elevato.
- Ma, d'altra parte, né le università né le istituzioni hanno finora preso in carico in modo sistematico
e significativo le questioni spinose della riqualificazione e dell'aggiornamento dei docenti in
servizio:
o interventi strategici per mantenere la necessaria sintonia tra l'offerta formativa e la rapidità
delle evoluzioni scientifiche e tecnologiche in ogni campo del sapere.

Parte Quarta : SEZIONE ANTOLOGICA


1.Ferdinando Montuschi: Una pedagogia speciale che guarda oltre il deficit, alla persona globale
- Sì occupa della consapevolezza che la scuola dell'integrazione deve garantire agli alunni con
disabilità un processo formativo rispettoso di entrambe le istanze di :
o Apprendimento
o Socializzazione
attraverso una offerta educativa ricca e qualificata.
- Successivamente l'autore esorta l'istituzione scolastica a compiere un ulteriore salto di qualità:
o transitare dell'attenzione vincolata alla certificazione del deficit, all'intervento pedagogico
rivolto alla generalità degli allievi considerati persone, ciascuno con proprie peculiarità e
bisogni educativi originali
2.Pietro Bertolini: Cooperazione tra pedagogia e medicina
- Riflette criticamente sui vantaggi conseguenti alle possibili connessioni epistemologiche e
metodologiche tra la Pedagogia e la Medicina.
- Il ragionamento muove dalla constatazione delle differenze esistenti fra le due scienze, per
approdare alla valorizzazione della loro significativa contiguità.
3.Jean Itard: Memorie sui progressi di Victor de l'Aveyron
- Egli scrisse delle Memorie sull'educazione del "ragazzo selvaggio dell'Aveyron " nelle quali sono
presenti gli obiettivi formativi proposti a Victor e i suoi numerosi progressi, sotto il profilo
sensoriale, cognitivo ed affettivo ottenuti nel breve periodo di 9 mesi.
- Attraverso un resoconto dettagliato, Itard intende dimostrare che l'adolescente è suscettibile di
apprendimento e di socializzazione, dunque non è un "idiota", contrariamente alla convinzione
scientifica e sociale comune all'epoca.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 51


4 . Edouard Sèguin: L'educazione degli idioti
- La validità e le caratteristiche del suo modello educativo basato sull'unità funzionale:
o tra il sistema nervoso e muscolare
o tra il moto e il senso
o tra il senso e l'intelletto.
- Il medico pedagogista difende inoltre il concetto che gli organi sottoposti a un costante esercizio si
sviluppano tutti senza eccezione, compreso il cervello
5 . Vygotskij: La legge di compensazione
- Il ruolo della compensazione, che rappresenta una leva strategica nel trattamento del deficit,
riconosciuta dopo di lui da tutta la ricerca in pedagogia speciale.
- Spiega che le potenzialità intrinseche a questa legge psichica, che spinge il bambino a superare in
modo reattivo globale una insufficienza organica, per ritrovare un equilibrio funzionale.
- Il principio di compensazione è strettamente connesso ad un approccio nuovo al soggetto con
disabilità, sia in medicina sia in pedagogia, orientato a non dedurre aprioristicamente
dell'accertamento di un deficit l'anomalia del portatore.
6. Maria Montessori: I cardini dell'educazione: il materiale di sviluppo e la maestra
- Descrive le caratteristiche del "materiale didattico per l'educazione sensoriale":
o Allo scopo di favorire nel bambino la scoperta dell'ambiente e la maturazione delle facoltà
interiori.
o Si sofferma poi sulle nuove mansioni che la maestra deve assumere in classe, in relazione al
suo utilizzo:
 superato il modello della lezione tradizionale
 l'insegnante si trova ora a sovraintendere all'uso corretto del materiale, che
rappresenta di per sé uno stimolo allo sviluppo autonomo del piccolo
7.Giovanni Bollea: La scuola integrata può favorire il recupero dell'insufficiente mentale
- Sostiene in termini scientifici la recuperabilità del in ore con insufficienza mentale; quindi evidenzia
la necessità di cambiare l'approccio sia terapeutico sia pedagogico nei confronti di questa patologia.
- In particolare, affronta in forma moderna la questione educativa, proponendo la scuola integrata
per tutti, come base fondamentale per lo sviluppo della personalità del minore con deficit.
8. Adriano Milani Comparetti: Dalla medicina della malattia alla medicina della salute
- Sì focalizza sul bambino considerato protagonista nel proprio contesto ambientale:
o in un'epoca in cui non esisteva l'ecografia, egli interpreta i movimenti fetali come attiva
ricerca di dialogo da parte del bambino.
o Con Approccio Innovativo:
 propone una concezione della medicina quale scienza interessata a valorizzare le
competenze presenti nel neonato e a ripristinare la condizione di salute, piuttosto
che come disciplina settoriale, che si focalizza sul difetto
9.Enrico Montobbio: Un ruolo sociale e lavorativo per il signor Down
- In un suo brano, l'autore argomenta come lo svolgimento di un'attività lavorativa possa sollecitare
l'emancipazione del giovane con sindrome di Down, attraverso l'assunzione di un ruolo, con le
relative regole comportamentali connesse, e dello status sociale conseguente
10.Temple Grandin: L'autismo visto dal di dentro
- Una panoramica empatica e articolata della sindrome vista dalla parte di coloro che la
sperimentano, evidenziando le difficoltà incontrate, insieme a suggerimenti e indicazioni che li
accompagnano, utili a fini educativi e per migliorare la qualità della loro vita.
11. Helen Keller: Come ho imparato a leggere e a sentire le emozioni
- Essa perde la vista e udito a 19 mesi a causa di una misteriosa malattia.

Dall’esclusione all’inclusione. Lo sguardo della Pedagogia Speciale Pag. 52


- Grazie al successo dell'istruzione impartita dalla maestra Ann Sullivan, ipovedente, per la prima
volta una sordo-cieca riuscì a raggiungere un titolo di studio superiore e universitario.
- Il libro ”la storia della mia vita” narra i successi ottenuti in campo scolastico e, nel 1995, Gibson lo
trasforma in una commedia di successo "The miracle Worker" che diventerà, a sua volta, la base del
film di Arthur Penn: Anna dei miracoli
12.Jhon M.Hull: Nel mondo di chi non vede
- Affetto da disturbi agli occhi fin dall'infanzia, perse completamente la vista intorno alla fine degli
anni 70.
- Il libro "il dono oscuro" è come un diario, durato 5 anni, che narra della progressiva perdita della
funzione visiva da parte dell'autore.
- I brani scelti vanno letti come un'introduzione al mondo dei non vedenti rivolta in modo particolare
a chi non vede.
13.Christy Brown: La fiducia di mia madre mi aiutò a non arrendermi
- Dichiarato incurabile, grazie alla sua tenacia e a quella della madre, riesce ad avere una vita normale
e di successo come pittore e scrittore.
- In alcuni passi del libro divenuto anche un film, vengono raccontati i traguardi raggiunti da un
bambino impedito nella parola e nel movimento, il quale, sostenuto dalla fiducia della madre,
dimostra notevoli potenzialità di apprendimento.
14.Oliver Sacks: La linea dei segni, un codice di pari dignità rispetto al parlato
- Presenta un'analisi approfondita dell'educazione dei non utenti e del loro strumento comunicativo:
o La lingua dei segni ( LIS ):
 Codice di comunicazione
 Autentico linguaggio innovativo
 Con regole lessicali, grammaticali, sintattiche e semantiche che ricorre ad un
originale uso dello spazio.
15.Giorgio Moretti e Milena Cannao: L'apprendimento dei bambini con deficit mentale severo nella scuola
dell'obbligo
- La condizione di gravità del deficit mentale e le sue prospettive di sviluppo costituiscono una
frontiera ancora da esplorare.
- Grazie ad un'approfondita esperienza, per essersi occupati per anni della questione, attraverso un
ampio impegno investigativo ed operativo.
- I neuropsichiatri sollecitano il mondo della scuola ad un rinnovamento coraggioso, per mettere gli
insegnanti in condizione di attuare una didattica potenziata, veramente integrativa e sostenuta
dalla necessaria collaborazione con professionisti della Sanità e con la famiglia:
o l'unica strada possibile per favorire l'apprendimento dei bambini con disabilità severa.
16.Charles Gardau: Accompagnare senza perdersi
- La caratteristica trasversale alle professioni di cura ed educative:
o è trovarsi a dover coniugare le competenze tecnico - specialistiche con le dimensioni
umane, sociali ed assistenziali insite nell'attività.
- L'autore mette in guardia gli specialisti dai rischi insiti nel loro lavoro, esortandoli a intraprendere
percorsi di autoconoscenza e di valorizzazione dei vissuti personali.
17.Andrea Canevaro: Formare le competenze tecniche e sociali dell'insegnante specializzato:
- Egli mette a fuoco il profilo dell'insegnante specializzato, nell'intento di definirne i compiti e il
percorso formativo.
- La riflessione prende le mosse dai pregiudizi e dagli equivoci sedimentati nel corso degli anni:
o sia in relazione alle diverse figure professionali operanti con la funzione di cura e sostegno
agli studenti con disabilità
o sia a diverso titolo e con competenze differenziate.

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