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Lezione n. 50 del 04.05.

16 ANATOMIA II

ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO E DELLA CAVIGLIA E MUSCOLI DELLA GAMBA.

Argomenti: riferimenti alla lezione precedente, capsula, strutture accessorie, legamenti del ginocchio, muscoli della coscia,
articolazione tibiofibulare e della caviglia e muscoli della gamba.

1. RIFERIMENTI ALLA LEZIONE PRECEDENTE.

Viene concluso il discorso della lezione precedente sull’ articolazione del ginocchio. Viene in particolare
approfondito il concetto della capsula articolare.

Vengono messe in evidenza due possibili alterazioni del ginocchio:

 Valgismo: gambe a x. La convessità è laterale.


 Varismo: gambe ad arco. Si presenta anche nei bambini nelle prime fasi di deambulazione, ma con
la crescita la postura diventa normalmente corretta. La convessità è mediale.

La conformazione del ginocchio può quindi variare nel corso del tempo determinando anche delle
problematiche.

2. CAPSULA DELL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

È possibile distinguere una capsula sinoviale e una capsula fibrosa. La capsula fibrosa circonda come una
sorta di manicotto tutto il ginocchio , ricoprendo l’articolazione e la sinovia.
La sinovia ricopre tutte le strutture dell’articolazione e si dispone in modo tale da avvolgere tutti i
legamenti crociati del ginocchio. Infatti anteriormente si prolunga al di sotto del muscolo quadricipite per
formare la borsa sinoviale sovrapatellare (è una sorta di prolungamento della cavità articolare sostenuta
dal muscolo articolare del ginocchio che i si inserisce), posteriormente forma una doccia a concavità
posteriore nella quale vengono accolti i legamenti crociati, che sono pertanto extra-articolari; ai lati riveste
la superficie interna della capsula fibrosa per poi riflettersi sulle superfici ossee intraarticolari. In cor-
rispondenza dei menischi essa si interrompe per l’aderenza dei menischi stessi con la capsula fibrosa;

È quindi fondamentale ricordare che i legamenti crociati sono ricoperti dalla sinovia: questi legamenti
quindi non sono intrarticolari, ma sono intracapsulari. La sinovia è fondamentale per il movimento
dell’articolazione.

La sinovia quindi consente la formazione di due borse:

 Prepatellare: si dispone tra la patella e la cute.

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 Sovrapatellare: coincide con il recesso sovrapatellare. Si dispone tra il femore e il muscolo
quadricipite femorale. Consente il movimento della patella durante i movimenti di estensione e
flessione. Questa borsa è connessa con l’articolazione del ginocchio, a differenza di quella
prepatellare: il fluido dell’articolazione quindi fluisce nella borsa sovrapatellare. altro aspetto da
ricordare è che a livello del recesso sovrapatellare si inserisce il muscolo articolare del ginocchio,
che è costituito da fibre distali del muscolo vasto intermedio, parte del quadricipite femorale.
L’unica funzione di questo muscolo è sollevare la borsa sovrapatellare durante il movimento, per
evitare lo sfregamento tra patella e femore.

3. STRUTTURE ACCESSORIE DELL’ARTICOLAZIONE.

I MENISCHI. Nell’articolazione si trovano 2


menischi, uno mediale e uno laterale. Questi
hanno forma di semianelli e si interpongono tra i
condili femorali e i piatti tibiali. Si tratta di due
fibrocartilagini: uno laterale o esterno, a forma di C
(un cerchio quasi completo) ed uno mediale o
interno di forma semilunare. Il loro spessore si
riduce procedendo dalla periferia al centro; visti in
sezione hanno quindi profilo triangolare. Sono
coperti da sinovia.
Anteriormente, i due menischi sono uniti tra loro
da un legamento trasversale, il legamento
trasverso del ginocchio. Importanti sono i legamenti meniscofemorale anteriore e posteriore: il primo (detto
di Wrisberg) è più largo e decorre obliquamente al legamento crociato, dirigendosi dal corno posteriore del
menisco laterale fino al condilo femorale tibiale. L’anteriore è più sottile e decorre anteriormente al legamento
crociato, inserendosi sul femore. Quindi riassumendo, è importante ricordare che il legamento
meniscofemorale anteriore decorre anteriormente al legamento crociato posteriore, mentre il legamento
meniscofemorale posteriore vi decorre posteriormente.

L’articolazione menisco-femorale consente la flessione e l’estensione. Quella menisco-tibiale, la rotazione.

Per quanto riguarda la vascolarizzazione, il menisco è suddivisibile in 3


zone: la red zone, intensamente vascolarizzata, la white zone, comunque
vascolarizzata ma meno intensamente e la white white zone, che non
riceve la vascolarizzazione, in quanto i nutrienti vengono interamente
forniti dal liquido sinoviale. Quindi si possono distinguere 2 parti: una che
riceve il sangue con i nutrienti, l’altra che viene nutrita dal liquido sinoviale.
Il sangue proviene dalla periferia e si porta verso il centro del menisco.

Altra struttura accessoria dell’articolazione del ginocchio è il cuscinetto di grasso su cui la rotula è
posteriormente adagiata, detto anche corpo adiposo di Hoffa. Si trova dietro il legamento patellare. Ha una
funzione meccanica, poiché facilita lo scorrimento della rotula durante l’estensione e la flessione del
ginocchio.

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4. LEGAMENTI DEL GINOCCHIO

Vi sono 2 tipi fondamentali di legamenti: legamenti collaterali e legamenti crociati.

I legamenti collaterali sono 2:

 L. collaterale mediale o tibiale: Si estende da un tubercolo posto sul condilo mediale del femore al
condilo mediale della tibia. È una struttura molto sottile che cambia la sua forma con il movimento.
È anche connesso con il menisco mediale.
 L collaterale laterale o fibulare: è teso da un tubercolo del condilo laterale del femore alla
superficie laterale della testa della fibula. Non è connesso al menisco.

Anche i legamenti crociati sono 2:

 L. crociato anteriore: si stacca da una superficie rugosa posta davanti all’eminenza intercondiloidea
e si porta in alto e in dietro per fissarsi alla faccia mediale del condilo laterale del femore.
 L. crociato posteriore: si estende da una superficie posta dietro l’eminenza intercondiloidea alla
faccia laterale del condilo mediale del femore.

Ricevono la loro denominazione di anteriore e posteriore per il rapporto che contraggono con l’eminenza
intercondiloidea della tibia.

Il legamento crociato posteriore riesce a sostenere un peso di 80 kg, mentre quello anteriore è in grado di
sostenere un peso di soli 40 kg.

Durante l’estensione tutti i legamenti citati sono in tensione. Durante la flessione i legamenti collaterali non
sono in tensione, sono rilassati. Entrambi i legamenti crociati lavorano assieme anche per consentire la
rotazione.

Importanti sono anche i retinacoli o legamenti alari: Sono legamenti extra-articolari posizionati
anteriormente. Esistono in 2 forme:

 retinacolo longitudinale mediale e laterale: si dispongono medialmente e lateralmente alla patella.


 retinacolo trasversale mediale e laterale: consente di mantenere in sede la rotula.

5. MUSCOLI DELLA COSCIA

Il primo gruppo fondamentale è quello dei muscoli adduttori.

Tra quelli mediali della coscia nello strato superficiale troviamo:

 Muscolo pettineo: è l’unico di questo gruppo ad essere innervato dal nervo femorale. Tutti gli agli
sono innervati dall’otturatorio (passante per il forame otturatorio). Origina dal tubercolo pubico,
dalla cresta pettinea e dal legamento pubofemorale. Si inserisce a livello della linea pettinea del
femore.
Funzioni: consente l’adduzione, l’extrarotazione e la flessione della coscia.
 Muscolo gracile: origina dalla branca ischiopubica in prossimità della sinfisi pubica e ha inserzione a
livello della parte superiore della faccia mediale della tibia. È innervato dal nervo otturatorio.
Funzioni: consente l’adduzione della coscia, la flessione e l’intrarotazione della gamba.

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Con il suo tendine, assieme ai tendini dei muscoli sartorio e semitendinoso, concorre a formare la
zampa dell’oca.
 Muscolo adduttore lungo: è sempre innervato dal nervo otturatorio. Origina tra il tubercolo pubico
e la sinfisi pubica e si inserisce sul labbro mediale della linea aspra del femore. Si suddivide in 3
parti: parte craniale, intermedia e ischiocondilare.
 Muscolo adduttore breve: Origina dalla porzione mediale della faccia anteriore del ramo superiore
del pube e dalla faccia anteriore della branca ischiopubica. Si porta in basso, in dietro e
lateralmente per inserirsi al terzo superiore del labbro mediale della linea aspra del femore.
Quest’ultimo assieme al lungo consente l’adduzione e la rotazione esterna della coscia.

Sempre in questo gruppo, ma nello strato più profondo si trova:

 Muscolo grande adduttore: origina dalla faccia anteriore della branca ischiopubica e dalla
tuberosità ischiatica, mentre presenta due inserzioni: la prima sul labbro mediale della linea aspra
del femore, la seconda sul tubercolo adduttorio del femore. L’inserzione del muscolo grande
adduttore lascia un’apertura che prende il nome di canale “iato” degli adduttori, in cui i vasi
(arteria e vena) femorali passano posteriormente nella fossa poplitea e prendono il nome di vasi
poplitei. È innervato dal nervo otturatorio, ma anche dal tibiale (quindi da nervi con diversa
provenienza). Consente l’adduzione e l’intrarotazione della coscia.

Tra i muscoli anteriori della coscia abbiamo:

 Muscolo Sartorio: origina dalla spina iliaca anterosuperiore e si inserisce all’estremità superiore
della faccia mediale della tibia. È innervato dal femorale. Consente la flessione della gamba sulla
coscia e della coscia sul bacino, l’abduzione e l’extrarotazione della coscia.
 Muscolo quadricipite femorale: suddivisibile in 2 parti:
o M. retto femorale: origina dalla spina iliaca anteroinferiormente, dal tetto acetabolare e
dalla capsula della art. coxo-femorale. Si inserisce sulla tuberosità tibiale. Consente
l’estensione della gamba e della coscia, abduce e extraruota la coscia. È innervato dal
femorale.
o M. vasto mediale: origina dal labbro mediale della linea aspra del femore e dalla parte
distale della linea intertrocanterica. Si inserisce ai condili della tibia.
o M. vasto laterale: origina dal labbro laterale della linea aspra del femore e dalla superfice
laterale del grande trocantere. Inserzione uguale a quella del mediale.
o M. vasto intermedio: origina dal labbro laterale della linea del femore e si inserisce alla
tuberosità tibiale.

Tutti i muscoli vasti sono innervati dal nervo femorale e consentono l’estensione della gamba.

Muscoli posteriori della coscia:

 Muscolo semimembranoso: origina dalla tuberosità ischiatica e ha inserzione nella parte posteriore
del condilo mediale della tibia, sul legamento popliteo obliquo e sulla parte anteriore del condilo
mediale della tibia. È innervato dal nervo tibiale. Flette e ruota internamente la gamba e estende la
coscia. In particolare tutti i muscoli della zampa d’oca sono fondamentali per la rotazione della
gamba e del ginocchio.

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 Muscolo semitendineo: si inserisce nella parte superiore della faccia mediale della tibia. Origine,
innervazione e funzioni coincidono con quelle del semimembranoso.
 Muscolo bicipite femorale: il capo lungo origina dalla tuberosità ischiatica e dal legamento
sacrotuberoso, mentre il capo breve dal labbro laterale della linea aspra del femore. Inserzione è a
livello della testa della fibula. Il capo lungo è innervato dal tibiale, quello breve dal peroniero.
Funzioni: flette e extraruota la gamba e estende la coscia.

6. ARTICOLAZIONE TIBIOFIBULARE

Si può distinguere tra un’articolazione tibiofibulare prossimale e una distale. In realtà la prima è
un’artrodia, la seconda una sindesmosi.
L’articolazione tibiofibulare connette la tibia e la fibula e i mezzi di unione sono rappresentati dalla capsula
articolare, da due legamenti propri e da un legamento interosseo a distanza.
La capsula articolare si fissa sul contorno delle superfici articolari.
I legamenti propri (o legamenti della testa della fibula),anteriore e posteriore, sono due ispessimenti della
capsula fibrosa.
Il legamento interosseo è una dipendenza della membrana interossea della gamba.

La sindesmosi connette la parte distale della fibula e della tibia tramite del tessuto connetivo. La tibia
infatti presenta una faccetta articolare incavata a doccia, denominata incisura fibulare, in rapporto con la
superficie della fibula. Vi sono dei legamenti al livello della sindesmosi come i legamenti tibiofibulare
anteriore e posteriore. Questa sindesmosi è importante per il movimento tra le due ossa.
Ovviamente le estremità distali della tibia e del perone sono connesse con l'estremità prossimale del talo:
tenute insieme dai legamenti tibio-fibulari inferiori (anteriore e posteriore), le estremità di tibia e perone
formano, sul margine inferiore, uno zoccolo concavo, chiamato mortaio e ricoperto di cartilagine. Il talo
s'inserisce all'interno del mortaio con una sua regione, che prende il nome di corpo.
Il corpo del talo ha forma conica; infatti, è largo anteriormente e stretto posteriormente.
La rottura della sindesmosi fa si che non si abbia più alcuna stabilità a livello della caviglia.

7. ARTICOLAZIONE DELLA CAVIGLIA

È un’articolazione molto complessa che consente il


movimento su tre diversi assi. Consente infatti i movimenti
di flesso-estensione, abduzione-adduzione, prono-
supinazione e circumduzione del piede.
Comprende l'articolazione talo-crurale, (di tipo a troclea o
ginglimo) tra le estremità distali di tibia e fibula e
dell'astragalo (o talo) del piede. Quest’ultima è
un’articolazione a cerniera che consente un unico
movimento, lungo un solo asse: la flessione plantare. Le
porzioni in contatto sono la troclea del talo e il malleolo.
Presenta dei legamenti definiti collaterali: uno mediale e
uno laterale. Quello laterale è suddivisibile in 3 parti: anteriore, fibulocalcaneale e posteriore. Questi
legamenti connettono la fibula e tibia con il talo. Quello mediale è anch’esso suddivisibile in 2 parti: una
parte profonda e una superficiale.

Articolazione subtalare
Le superfici articolari sono rappresentate superiormente dalla faccia calcaneare posteriore del talo e
inferiormente dalla faccia talare posteriore del calcagno. È un’articolazione molto complessa in cui
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possiamo distinguere 2 cavità articolari separate: subtalare e talocalcaneonavicolare. Nel primo caso sono
connessi il talo e il calcagno, nel secondo talo, calcagno e navicolare. È un’articolazione quindi composita
poiché coinvolge più ossa. Consente movimenti di supinazione e pronazione (30°-0°-15°).

8. MUSCOLI DELLA GAMBA

Il primo gruppo è quello dei muscoli anteriori: tutti innervati dal peroniero profondo.

 Muscolo tibiale anteriore: origina dal condilo laterale e dalla faccia laterale della tibia, dalla
membrana interossea e dalla faccia crurale superficiale. Ha inserzione sul primo osso cuneiforme e
sul primo metatarsale. Consente la flessione, l’adduzione e la rotazione mediale del piede.
 Muscolo estensore lungo delle dita: origina dal condilo laterale della tibia, dalla testa della fibula e
dalla membrana interossea e si inserisce alle aponeurosi dorsali del 2°-5° dito e alla base delle
falangi distali del 2°-5° dito. Estende le ultima 4 dita e contribuisce alla flessione dorale,
al’abduzione e alla rotazione esterna del piede.
 Muscolo estensore lungo dell’alluce: origina dalla faccia mediale della fibula e dalla membrana
interossea e si inserisce sulla faccia dorsale della falange prossimale e sulla base della falange
distale dell’alluce. Estende l’alluce.

La professoressa fa riferimento alla sindrome del compartimento anteriore della gamba: in questo
compartimento la pressione può aumentare eccessivamente bloccando la circolazione, determinando forti
dolori.

Vi sono poi i muscoli laterali della gamba:

 Muscolo peroniero lungo: origina dalla porzione anterolaterale della testa del perone, dalla
superficie laterale del perone, dal condilo laterale della tibia e dalla fascia crurale. Si inserisce sul 1°
osso cuneiforme, sulla tuberosità del 1° osso metatarsale e alla base del 2° osso metatarsale. Flette,
abduce e ruota esternamente il piede.
 Muscolo peroniero breve: origina dalla faccia laterale della fibula e dai setti intermuscolari e ha
inserzione alla base del 5° osso metatarsale. Abduce e ruota esternamente il piede.
Entrambi sono innervati dal nervo peroniero superficiale.

Tra i muscoli posteriori della gamba nello strato superficiale si trovano:

 Muscolo tricipite della sura: è innervato dal tibiale. si suddivide in due parti:
o M. gastrocnemio mediale: origina dall’epicondilo mediale del femore e dalla capsula
articolare del ginocchio. Si inserisce sulla tuberosità del calcagno mediante il tendine di
Achille.
o M. soleo: origina dalla fibula, dal margine mediale della tibia e dall’arca del muscolo soleo.
Inserzione uguale a quella del gastrocnemio. Entrambi flettono e ruotano internamente il
piede.
 Muscolo plantare: origina dal ramo laterale della linea aspra del femore e dalla capsula articolare
del ginocchio e si inserisce sulla faccia mediale del calcagno. È innervato dal tibiale.

Sempre nel compartimento posteriore, ma nello strato profondo troviamo:

 Muscolo tibiale posteriore: origina dalla linea obliqua e dalla faccia posteriore della tibia, dalla
membrana interossea e dalla faccia mediale della fibula. Si inserisce sul tubercolo dello scafoide e
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sull’estremità prossimale del 2°-4° osso metatarsale. È innervato dal tibiale e consente la flessione
plantare del piede e partecipa ai movimenti di adduzione e intrarotazione del piede. Non è quindi
fondamentale per il movimento, ma supporta l’arco plantare.
 Muscolo flessore lungo delle dita: origina dalla linea obliqua e dalla faccia posteriore della tibia. Si
inserisce alla base delle falangi distali delle ultime 4 dita. Flette le ultime 4 dita.
 Muscolo flessore lungo dell’alluce: origina dalla faccia posteriore e dal margine laterale del perone
e dalla membrana interossea. Si inserisce alla base della falange distale dell’alluce. Flette l’alluce.
I flessori sono entrambi innervati dal tibiale.

La professoressa aggiunge che un danneggiamento del nervo tibiale impedisce la flessione plantare.