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3.Anatomia.

03-03-14

GHIANDOLA MAMMARIA: VASI E NERVI

Vascolarizzazione arteriosa
Essendo la ghiandola mammaria inclusa nella fascia è vascolarizzata dal punto di vista arterioso e
dal punto di vista venoso dagli stessi vasi.
In prima battuta si ha l’arteria toracica interna che dà le arterie intercostali anteriori. Dal momento
che la ghiandola mammaria arriva a livello cutaneo, sono i rami perforanti delle arterie intercostali
anteriori (in particolar modo quelle che vanno dal secondo al sesto spazio intercostale) a
vascolarizzare la ghiandola stessa. Normalmente il secondo ramo perforante che proviene dalla
arteria intercostale anteriore ha un calibro maggiore degli altri, ed è deputato alla vascolarizzazione
della parte superiore della ghiandola mammaria, arrivando anche ad irrorare l’areola con il
capezzolo.
Altri rami che vascolarizzano la mammella sono quelli laterali che provengono dall’arteria
succlavia (ascellare), quali la toracoacromiale e la toracolaterale. In particolare la toracolaterale
vascolarizza quel prolungamento della ghiandola mammaria, chiamato “coda ascellare”, che
raggiunge la linea ascellare media come proiezione.

Drenaggio venoso
Il drenaggio venoso presenta vasi satelliti delle arterie.
Si ha un plesso venoso che si organizza a livello superficiale della ghiandola mammaria, attorno
anche all’areola e al capezzolo, e che fa riferimento alle vene toraciche interne, quindi prima alle
intercostali anteriori e poi alla vena toracica interna. Confluisce poi o a livello della vena
brachiocefalica, o a livello ascellare tramite il drenaggio venoso dei satelliti della toracoacromiale e
toracica laterale. Infine si arriva vena cava superiore.

Drenaggio linfatico
- linfonodi ascellari (75% della linfa)
- linf. parasternali

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- linf. pettorali
Il drenaggio linfatico della mammella presenta un complesso circolo anastomotico.
Per la gran parte (circa il 75%) la linfa viene drenata dai linfonodi ascellari. C’è anche
un’organizzazione linfatica della ghiandola che segue la componente sternale: segue quindi il
drenaggio linfatico parasternale, e raggiunge, insieme ai linfonodi ascellari, i linfonodi clavicolari
(sotto- e sopraclavicolari).
Ci sono ulteriormente linfonodi interpettorali: si trovano a livello dei muscoli toraco-appendicolari
(grande e piccolo pettorale) e possono drenare la linfa della parte superiore della ghiandola
mammaria; questi possono raggiungere direttamente i linfonodi clavicolari, oppure possono
raggiungere prima quelli ascellari e poi di lì i clavicolari.
I linfonodi parasternali arrivano, come drenaggio, ai tronchi broncomediastinici corrispondenti e di
lì al dotto principale o secondario.
I linfonodi ascellari arrivano ai succlavi corrispondenti poi al tronco principale o secondario.
Il drenaggio delle diverse parti della mammella segue decorsi differenti e questo ha reso importante,
per quanto riguarda la clinica, e in particolare l’oncologia e la chirurgia, la determinazione dei
cosiddetti “linfonodi sentinella” per la diagnosi di tumori: se deve esser fatta una biopsia per
sospetto tumore alla mammella si incomincia da questi che sono punto cardine. I linfonodi
sentinella a livello sternale sono definiti linfonodi di Rotter. A livello dei linfonodi che attraversano
i muscoli toraco-appendicolari i linfonodi sentinella sono quelli interpettorali. In caso di diagnosi
positiva devono essere fatte ulteriori biopsie a livello degli altri linfonodi oltre a quelli presi come
punti fondamentali (interpettorali e parasternali).

Innervazione
- Rami dei nervi intercostali (IV-VI): fibre sensitive cutanee e simpatico (braccio) per la
secrezione ghiandolare.
- Capezzolo: innervazione dai rami del IV nervo intercostale (nervo cutaneo laterale T4) che
presenta in vicinanza dell’epitelio recettori (terminazioni libere e corpuscoli di Meissner).
- Controllo della secrezione ghiandolare: ormoni ipofisari e ovarici (estrogeni e progesterone).
L’innervazione della ghiandola mammaria segue i nervi intercostali.
I principali nervi intercostali coinvolti sono i nervi intercostali IV, V, e VI. Presentano sia la
componente sensitiva che arriva a livello cutaneo, sia la componente ortosimpatica che arriva a
livello toracico ed è importante per la secrezione della ghiandola.
Si ricorda che, come in questo caso, non sempre è necessaria una coesistenza dei due sistemi
dell’autonomo per dare una buona regolazione della secrezione ghiandolare.
Il capezzolo, data la presenza di recettori particolari che servono per permettere e facilitare la
suzione del neonato e che risentono della stimolazione tattile, presenta dei recettori particolari della
componente nervosa che possono essere intesi come terminazioni libere, ma per la maggior parte
sono corpuscoli di Meissner. Questi corpuscoli sono strettamente associati all’innervazione del
capezzolo e a un nervo intercostale in particolare: il IV nervo intercostale; si ha il nervo cutaneo
laterale, che è una diramazione del IV nervo intercostale a livello del capezzolo.
La ghiandola risente molto della stimolazione degli ormoni ipofisari e degli ormoni ovarici per la
sua crescita, la sua stimolazione e la produzione del secreto. Anche gli ormoni ovarici (estrogeni e
progesterone) sono in grado di stimolare la crescita e la formazione dei lobuli della ghiandola in
fase attiva, e quindi la produzione del secreto.

Formazione della ghiandola mammaria


È un carattere sessuale secondario, però è presente sia nel maschio sia nella femmina; lo sviluppo
della ghiandola pre- e post- natale presenta, fino alla pubertà, lo stesso decorso.
Lo sviluppo embriologico, dopo la formazione dei tre tessuti principali, parte da un’interazione
diretta tra l’ectoderma e il mesoderma (o mesenchima) che inizia a partire dalla V-VI settimana e
avviene secondo due linee parallele; queste due linee vengono chiamate “linee del latte”, e partono

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dal cavo ascellare per arrivare all’inguine. Si ha, in punti precisi, una specie di gemmazione. Passata
l’iniziale interazione tra ectoderma e mesenchima, una sola delle gemmazioni sviluppatesi in
vicinanza della linea del latte prosegue con la formazione: quella a livello toracico si sviluppa,
mentre le altre regrediscono.
Dalla gemmazione a livello toracico inizia la formazione della ghiandola mammaria, che prosegue
con una crescita dell’ectoderma a scapito del mesenchima. La crescita dell’ectoderma, prima di
arrivare alla componente muscolare (muscoli toraco-appendicolari), permette la formazione dei
lobuli della ghiandola e dei dotti galattofori; si ha poi la successiva formazione di tutta la struttura
del lobulo, con le cellule mioepiteliali attorno al lobulo e con il connettivo presente in modo
diverso, e con parte anche di tessuto adiposo.
Durante la gestazione, al di là dell’essere in fase non attiva e in fase attiva, lo sviluppo prosegue
fino ad arrivare ad avere, per gli ultimi due mesi di gravidanza, i dotti galattofori con un’interazione
diretta con l’areola ed il capezzolo, si ha l’apertura in superficie di un certo numero di orifizi.
Successivamente poi, nell’invecchiamento, la ghiandola subisce ancora dei cambiamenti a scapito
del tessuto della ghiandola e a favore del tessuto adiposo.

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CAVITÀ TORACICA

Costituita da:
- mediastino
- logge pleuropolmonari
La cavità toracica presenta stretti rapporti, come prosecuzioni, con le regioni dei visceri del collo e
presenta anche dei rapporti con la cavità addominale mediati dal diaframma, dagli orifizi presenti,
dai rapporti vascolari e nervosi.
È suddivisa in due logge pleuropolmonari e un mediastino centrale; il mediastino è spostato
leggermente a sinistra a causa della posizione del cuore, che presenta un apice spostato per i 2/3
verso la loggia pleuropolmonare sinistra.
In queste cavità si hanno
-nelle logge pleuropolmonari: polmone destro, polmone sinistro che circonda il cuore; i due
polmoni presentano organizzazioni diverse.
-nel mediastino: il cuore suddiviso nelle sue parti (atri e ventricoli), i vasi principali (tra cui l’aorta
toracica o discendente, spostata a sinistra rispetto alla colonna vertebrale), esofago (posizionato tra
la componente vascolare e il cuore stesso; raggiunge la cavità addominale e si continua con lo
stomaco; si riconosce perché nelle sezioni e nelle immagini radiologiche si presenta normalmente
schiacciato e compresso tra la componente vascolare posteriore, l’aorta, e i vasi che originano dal
cuore o il cuore stesso; sezioni più alte presentano anche la trachea).

MEDIASTINO

È suddiviso in parti differenti.


In una immagine radiografica normale si può identificare la “silhouette” del cuore, che può essere
differente in base al morfotipo della cavità toracica dell’individuo stesso. Questa silhouette presenta
degli archi, diversi nella parte sinistra e destra, che si identificano a margine della sagoma del cuore:
Nella parte sinistra si identificano 3 archi:

-il primo arco superiormente è associato all’arco aortico, ed è una concavità definita arco dell’aorta;
-il secondo arco è associato al tronco polmonare;
-il terzo arco identifica il margine sinistro del cuore e la cavità del ventricolo sinistro.
Nella parte destra ci sono 2 archi che identificano altre strutture:
-il primo arco identifica l’arrivo della componente venosa al cuore (sbocco della vena cava
superiore);

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-il secondo arco, inferiore, identifica il margine destro del cuore e quindi l’atrio destro. Il cuore è
posto obliquamente al piano corporeo e la sua faccia posteriore (detta anche faccia diaframmatica)
poggia sul diaframma.

Il mediastino viene suddiviso in due parti:


- Mediastino superiore
- Mediastino inferiore
I limiti tra il mediastino superiore e il collo sono l’ultima vertebra cervicale/prima toracica, facendo
riferimento alla linea cervico-toracica che centralmente si trova a livello dell’incisura giugulare e
segue i margini superiori delle clavicole.
Il limite inferiore del mediastino superiore è posizionato a livello dell’angolo di Lewis
(articolazione tra manubrio e corpo dello sterno, a livello di T4/T5).
Il mediastino inferiore va da T4/T5 al diaframma, che costituisce il limite tra la cavità toracica e
addominale. La proiezione toracica anteriore o posteriore del diaframma cambia: avendo una forma
a cupola, si ha una disposizione anteriore a livello dell’angolo epigastrico, mentre la proiezione
posteriore raggiunge, con i pilastri, le prime vertebre lombari.

A sua volta il mediastino inferiore è suddiviso in tre parti:


- Mediastino inferiore anteriore: è di dimensioni ridotte e presenta residui di timo; ha uno stretto
rapporto con lo sterno dall’angolo di Lewis fino all’angolo epigastrico.
- Mediastino inferiore medio: è quello che occupa la parte principale all’interno del mediastino
inferiore, si trova il cuore.
- Mediastino inferiore posteriore: si trovano le strutture, definite “strutture lunghe”, che passano
lungo tutto il torace e che arrivano anche alla cavità addominale (es. esofago, aorta discendente,
componente nervosa e linfatica,…).

Dal punto di vista anatomico la separazione del mediastino superiore dal mediastino inferiore è data
da un prolungamento della fascia cervicale: il foglietto profondo della fascia cervicale profonda si
continua a livello toracico; proviene dal tessuto connettivale che si trova attorno alla faringe (spazio
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parafaringeo) e termina a livello della trachea, mescolandosi con il tessuto connettivale che si trova
attorno alla trachea stessa prima della sua suddivisione nei bronchi. Questo foglietto, che arriva fino
a T4/T5, delimita la parte anteriore del mediastino superiore e inferiore.
La parte posteriore del mediastino, sia superiore sia inferiore, è data dalla fascia paravertebrale che
sta a ridosso dei corpi vertebrali.

STRUTTURE DEL MEDIASTINO POSTERIORE (“STRUTTURE LUNGHE”)


Strutture che sono posizionate nel mediastino superiore e si continuano nel mediastino inferiore
posteriore:
- Grandi vasi
- Sistema azigos (solo nel med. inf.)
- Dotto toracico principale
- Nervi vaghi
- Catena del simpatico
- Esofago

AORTA TORACICA
È presente nel mediastino superiore come arco dell’aorta. Si continua come aorta toracica
discendente nel mediastino inf. posteriore.
L’arco aortico è posizionato al margine tra mediastino superiore e inferore (fino a T4/T5), più in
basso c’è l’aorta discendente. L’aorta toracica discendente è addossata alla colonna nella parte
sinistra.

SISTEMA AZIGOS
È addossato alla colonna.
Si ricordano dalle lezioni precedenti: Diverse componenti di destra e di sinistra Stretta anastomosi
tra v. cava superiore e v. cava inferiore. Azigos e emiazigos, che possono avere posizioni di
confluenza diversa (l’emiazigos può arrivare a confluire nell’azigos a livello di T8 e di T9 ed essere
completata dalla vena emiazigos accessoria, che drena poi nell’azigos a T7 e T8). Anastomosi tra
azigos ed emiazigos accessoria. Partenza a livello addominale e arrivo a livello toracico.
Si può avere il sistema azigos anche nel tratto del mediastino superiore perché si possono avere due
diversi punti di arrivo del sistema. La vena azigos può infatti presentare due sbocchi diversi a livello
del sistema venoso principale: o arriva a livello di T4-T5 e si immette quindi nella vena cava
superiore, rimanendo nel mediastino inferiore, o risale come azigos e sfocia nella v. brachiocefalica,
superando l’angolo sternale e raggiungendo quindi il mediastino superiore.

COMPONENTE LINFATICA: DOTTO TORACICO PRINCIPALE


Parte dalle prime vertebre lombari con la cisterna del chilo e va a inserirsi a livello sinistro con la
vena succlavia.
Il dotto toracico principale è associato sia al sistema azigos sia alla colonna vertebrale. Parte a
livello delle prime vertebre lombari dalla cisterna del chilo e sale addossato alla colonna. È
presente in tutto il mediastino perché raggiunge la componente venosa nel mediastino superiore,
alla confluenza tra v. giugulare e la v. succlavia. Ha degli affluenti, definiti “tronchi”, provenienti da
posizioni diverse di drenaggio linfatico: tronco giugulare, tronco succlavio, tronco mediastinico.
Il dotto secondario, che si trova a destra, presenta delle catene linfonodali che seguono tutto il
torace fino ad immettersi nella parte destra del sistema venoso. Anche la componente destra
presenta gli stessi tronchi (giugulare, succlavio, mediastinico).

COMPONENTE NERVOSA
Sempre nel mediastino posteriore si trova anche la componente nervosa sia simpatica sia
parasimpatica.

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Simpatico:
- gangli toracici (da 10 a 13)
- rami mediali dei primi cinque: aorta, polmone e cuore, esofago
- rami mediali degli ultimi sette: nervi splancnici – addome.
Parasimpatico:
- nervo vago e plessi polmonari, cardiaci, esofagei.
La componente del simpatico (catena paravertebrale) è posizionata ai lati della colonna, in
vicinanza degli spazi intercostali e delle coste. Presenta dei gangli a cui arrivano e da cui partono le
fibre pregangliari e le fibre postgangliari. I gangli sono in numero variabile: da 10 a 13. Questi
gangli sono in comunicazione con i gangli cervicali; in particolar modo il primo ganglio della
catena paravertebrale, chiamato “ganglio cervico-toracico” o “ganglio stellato”, presenta delle
anastomosi con gli ultimi gangli cervicali.
Le ramificazioni di questi gangli vengono distinte in quanto danno innervazioni diverse: quelli
superiori (rami mediali dei primi cinque) hanno un’innervazione che riguarda l’esofago nel suo
tratto toracico, la componente polmonare, il cuore, l’arco aortico e il primo tratto dell’aorta toracica
discendente; quelli inferiori si anastomizzano tra di loro a costituire i due nervi splancnici (grande e
piccolo splancnico) che attraversano i pilastri del diaframma e raggiungono la cavità addominale
per l’innervazione degli organi dell’addome. Il nervo piccolo splancnico mediamente anastomizza
nella parte terminale dei gangli della catena paravertebrale, mentre il nervo grande splancnico ha
un’anastomosi maggiore a partire dai gangli superiori.
Posizione topografica di identificazione dei gangli: con l’eccezione del II ganglio della catena (che
si trova al di sotto del ganglio stellato, a livello del secondo spazio intercostale) e degli ultimi tre
gangli (che si trovano addossati ai corpi delle vertebre e che andranno a costituire il nervo piccolo
splancnico), normalmente i gangli sono posizionati in vicinanza delle teste delle coste.
A livello del mediastino si viene a creare anche un’anastomosi tra simpatico e parasimpatico. La
componente simpatica della catena paravertebrale si anastomizza con i rami del parasimpatico
andando a costituire dei plessi che si trovano attorno agli organi a livello toracico: plesso esofageo,
plessi polmonari, plessi cardiaci.

ESOFAGO
Origina a C6-C7, attraversa tutto il mediastino, raggiunge il diaframma e, passando per l’orifizio
esofageo (T9/T10), attraversa per un piccolo tratto l’addome proseguendo poi con lo stomaco.
Si identificano un tratto cervicale, un tratto toracico (15-17 cm) e un tratto addominale. La
lunghezza complessiva a partire dal tratto toracico fino al breve tratto addominale è di circa 25 cm.
L’esofago è un organo cavo che presenta le tonache tipiche degli organi cavi. La tonaca mucosa
presenta internamente un epitelio pavimentoso composto (stratificato) per lo svolgimento della sua
funzione. Nella tonaca sottomucosa sono presenti numerose ghiandole ben distribuite. Il compito
dell’esofago è spingere il bolo alimentare, dopo la masticazione e dopo aver passato la faringe, e
portarlo allo stomaco.
Presenta una doppia muscolatura: il primo tratto (circa 1/3 di tutta la lunghezza dell’esofago)
presenta una muscolatura striata, gli altri 2/3 sono muscolatura liscia (all’inizio serve una spinta, poi
il bolo prosegue per gravità).
È posizionato posteriormente. La sua faccia anteriore presenta all’inizio la trachea, che a livello di
T4-T5 si divide nei due bronchi destro e sinistro; anteriormente alla trachea si ha l’aorta.
Posteriormente e lateralmente presenta prima l’aorta nella parte sinistra, e a lato presenta anche un
rapporto con le logge pleuropolmonari.
Non ha una struttura semplice in quanto non è sempre circolare ma presenta dei restringimenti,
associati alla muscolatura dell’esofago stesso. Vengono definiti 4 o 3 restringimenti: alcuni
considerano i due restringimenti centrali come un restringimento unico, dato che distano poco tra di
loro. I restringimenti si considerano a partire dalla distanza (in cm) dagli incisivi:
- primo: a 15 cm, restringimento “cricoideo” – tratto cervicale

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- secondo: a 22 cm, restringimento “aortico” – tratto toracico
- terzo: a 27 cm, restringimento “bronchiale sinistro” – tratto toracico
- quarto: a 40 cm, restringimento “diaframmatico” – tratto addominale.
Il terzo restringimento è definito bronchiale “sinistro” perché nel tratto toracico, soprattutto nella
parte verso il mediastino inferiore posteriore, l’esofago tende a deviare sul piano verso sinistra
avvicinandosi maggiormente all’aorta discendente e alla componente bronchiale sinistra. In questo
modo poi si trova esattamente in una posizione a sinistra a livello dell’orifizio esofageo per arrivare
a livello addominale: la sua deviazione verso sinistra lo predispone a continuare nel tratto
addominale tramite l’orifizio esofageo. L’ultimo restringimento è definito a livello diaframmatico.

L’esofago ha dei punti di continuazione sia nella sua parte craniale sia nella sua parte caudale con:
- come continuazione della faringe, ha cranialmente uno stretto rapporto con i muscoli
costrittori della faringe, in particolare con la parte dei m. costrittori inferiori della faringe e
con la componente del triangolo di Killian (costrittore inferiore e costrittore medio).
- caudalmente è posizionato grazie alla membrana freno-esofagea che presenta una
componente sia muscolare sia tendinea (tessuto connettivo fibroso).

Vascolarizzazione arteriosa. Dato che presenta tratti diversi è vascolarizzato da rami differenti.
La parte cervicale ha dei rami di vascolarizzazione arteriosa provenienti dalle arterie tiroidee
inferiori.
Il tratto toracico presenta rami che provengono dall’aorta toracica discendente: rami esofagei e rami
bronchiali.

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A livello addominale presenta uno stretto rapporto con il diaframma anche per quanto riguarda la
vascolarizzazione: arterie freniche. Presenta anche una quota di vascolarizzazione che proviene
dalla prima diramazione dell’aorta addominale, il tronco celiaco. Anche l’arteria gastrica sinistra dà
dei rami che vascolarizzano il tratto addominale.
Grazie a questa vascolarizzazione si ha uno stretto rapporto tra la vascolarizzazione del torace e
quella dell’addome: c’è una stretta anastomosi tra la componente cervicale delle tiroidee inferiori e
la componente esofagea dell’aorta toracica discendente fino al tratto addominale.

Sistema venoso. Anche la componente venosa presenta un’anastomosi tra il torace e l’addome.
La componente venosa si forma a partire dalle tonache dell’organo per poi spostarsi verso l’esterno
e confluire verso le vene di maggior calibro. Tutto il drenaggio venoso dell’esofago inizia come
plesso sottomucoso, che è un insieme di piccoli vasi venosi che vanno poi a confluire all’esterno
dell’organo in un ulteriore plesso definito plesso periesofageo. Si ha poi la confluenza di tutte
queste anastomosi del plesso esofageo nelle vene esofagee, che sono di calibro maggiore e
presentano un drenaggio venoso finale molto complesso in base al tratto in cui viene considerato
l’esofago.
Considerando il tratto cervicale, le vene esofagee, che sono satelliti delle arterie, finiscono a livello
delle vene tiroidee inferiori. Con le vene tiroidee inferiori si ha quindi la confluenza a livello
brachiocefalico per poi arrivare a livello della vena cava superiore.
L’esofago nel tratto toracico e addominale, soprattutto il toracico, come struttura lunga, è associato
alla colonna vertebrale, ed ha perciò la componente venosa drenata dal sistema azigos. Si è visto
che il sistema azigos può presentare una doppia confluenza, perché può sfociare in due punti diversi
(o fa parte solo del mediastino inferiore o anche del superiore): o arriva alla vena cava superiore a
livello di T4-T5, oppure può confluire nelle vene brachiocefaliche, che si trovano nel mediastino
superiore. Per la componente toracica si hanno anche rami provenienti dall’aorta toracica. Sono
presenti inoltre le vene bronchiali, che possono drenare il tratto toracico e confluire nel sistema
azigos; la componente venosa che arriva alle vene bronchiali può drenare in piccola parte nelle vene
polminari: ciò significa che una piccola quota di sangue venoso proveniente dalle vene bronchiali si
mescola con il sangue arterioso. Le quattro vene polmonari che trasportano il sangue arterioso dai
polmoni al cuore possono contenere una minima percentuale di sangue venoso.
Nella parte addominale si ha mescolamento del sangue venoso dell’esofago con la cavità
addominale (corrispettivo della componente arteriosa), fino ad avere uno sbocco a livello del
sistema portale a livello del fegato, e un’anastomosi tra vena porta e vena cava inferiore.
Quindi come trasporto di sangue venoso dal tratto cervicale, con la v. cava superiore, al tratto
toracico e al tratto addominale le due vene cave sono una in continuazione dell’altra.

Innervazione. Presenta le componenti del sistema nervoso autonomo orto- e para- simpatico in
base alla posizione.
Tratto cervicale-toracico fino a T4-T5: come innervazione parasimpatica ha i nervi laringei
ricorrenti, che provengono da rami del vago; il nervo laringeo ricorrente a sinistra presenta un
decorso a cavallo dell’arco aortico, a destra invece crea un arco attorno alla succlavia per poi salire
verso l’alto. L’innervazione simpatica è associata ai primi gangli della catena paravertebrale, in
particolare ai gangli I, II, III.
Tratto toracico inferiore a T4-T5 (mediastino inferiore posteriore): l’innervazione crea dei plessi. Il
vago con i suoi rami ed il simpatico entrano in anastomosi tra loro, creando dei plessi esofagei che
sono posizionati anteriormente e posteriormente all’esofago; per quanto riguarda la catena
paravertebrale, la componente che va a costituire anastomosi con il parasimpatico proviene dai
gangli inferiori fino ad arrivare all’orifizio esofageo. Da ricordare: la muscolatura dell’esofago è per
circa 1/3 striata, poi si ha una mescolanza tra muscolatura striata e liscia, infine per i rimanenti 2/3 è
solo liscio.

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L’innervazione da parte del nervo vago nei due diversi tratti contribuisce a determinare contrazione
e distensione dell’esofago, e proviene da due parti diverse. I rami del nervo vago che innervano la
parte della muscolatura striata (quindi strettamente associati alla componente superiore
dell’esofago) sono associati al nucleo ambiguo; invece la parte che innerva la muscolaura liscia
proviene dal nucleo motore dorsale del vago.
La componente sensitiva, in particolare quella dolorifica, è a carico del simpatico. La sensibilità
dolorifica associata ai vari tratti dell’esofago fa riferimento alla prima parte del midollo spinale:
come punto di arrivo della percezione dolorifica si arriva nel midollo spinale da T1 a T4. A questo
tratto del midollo spinale, però, arriva anche l’input sensitivo dolorifico a partenza cardiaca. Si parla
di “dolore riferito”: il dolore viene riferito ad una stessa area, cioè il dolore dall’esofago e dal cuore
arriva al midollo T1-T4; questo crea una problematica per quanto riguarda la diagnosi: è difficile
capire se il dolore è a partenza cardiaca oppure esofagea.

Nell’apparato digerente, associato al SNA, vi è il sistema nervoso enterico. È distribuito nel


digerente in due tonache: nella tonaca sottomucosa e nella tonaca muscolare. Si tratta di ammassi di
neuroni e interneuroni che vanno a costituire il plesso sottomucoso (plesso di Meissner) e il plesso
mioenterico (plesso di Auerbach). Il SNE si trova in stretto rapporto con il SNA, i plessi infatti
interagiscono in maniera coordinata: nella tonaca muscolare per quanto riguarda il controllo della
muscolatura, e nella tonaca sottomucosa per il controllo della secrezione ghiandolare (ghiandole
esofagee presenti nella sottomucosa).

Drenaggio linfatico. Tratto cervicale: linfonodi profondi del collo (cervicali profondi).
Tratto toracico, dal mediastino superiore al mediastino inferiore posteriore: linf. bronchiali (o
mediastinici, o broncomediastinici).
Tratto diaframmatico/addominale: linfonodi gastrici sinistri associati all’arteria gastrica sinistra.

STRUTTURE DEL MEDIASTINO SUPERIORE


- Timo
- Arco dell’aorta
- Nervo laringeo
- Vena cava superiore, vv. brachiocefaliche
- Trachea (T4-T5)
- Nervo frenico
- Esofago (posteriore alla trachea)

TIMO
Il timo è un organo parenchimatoso. È posto, quando presente, in parte nel mediastino superiore e in
parte nel mediastino inferiore anteriore: si trova addossato alla faccia posteriore del manubrio dello
sterno, dopo i muscoli sternotiroideo e sternojoideo. Una parte di parenchima del timo sta nel
mediastino superiore, dietro il manubrio dello sterno, e può arrivare nel mediastino inferiore
anteriore perché c’è una parte di timo che appoggia sul cuore.
Può avere anche dei prolungamenti ulteriori, non sempre presenti, che superano il limite superiore
del mediastino superiore (linea cervico-toracica) e che raggiungono il tratto cervicale.
L’organo, durante la vita dell’individuo, non è sempre presente in quanto va incontro a involuzione.

Vascolarizzazione arteriosa. -arterie toraciche interne e arterie tiroidee inferiori.


Essendo appoggiato al manubrio dello sterno il timo è vascolarizzato da rami dell’art. toracica
interna. Per quanto riguarda i prolungamenti che possono raggiungere il collo, è vascolarizzato
anche dalle aa. tiroidee inferiori.

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Vene. Sono le corrispettive delle arterie: vv. toraciche interne e vv tiroidee inferiori.
I rami delle toraciche interne sono le intercostali anteriori.

Drenaggio linfatico. -linfonodi brachiocefalici, tracheali e parasternali.


Presenta un drenaggio linfatico a livello parasternale. Inoltre la linfa è drenata in stretta vicinanza
anche con la trachea. Sono presenti anche linfonodi associati alle prime diramazioni dei bronchi e
alla componente venosa brachiocefalica.

Innervazione. Non è ancora ben definita. Sono state comunque identificate le componenti nervose
del SNA che arrivano al timo: catena paravertebrale (soprattutto tramite il ganglio cervico-toracico),
rami del nervo vago e nervo frenico per la capsula timica. Non ci sono ancora dati sicuri sulla
funzione di questa innervazione a livello timico: è un organo continuamente studiato. Pare che,
anche in seguito a involuzione, rimangano ancora aree timiche attive e che potenzialmente questi
nervi, siano in grado di stimolare la produzione dei linfociti durante tutta la vita dell’individuo.

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