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le nostre vite valgono + dei loro profitti

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C’è grossa crisi

L a crisi non è finita. A dis- petto delle menzogne de- gli uffici studi, degli or-

ganismi internazionali, del governo Berlusconi, la crisi eco-

mentare i profitti attaccati negli anni ‘60/’70 dalle conquiste op- eraie e sociali e dalle diverse con- dizioni di scambio internazionali. Per abbattere quelle conquiste il padronato ha utilizzato tutti i mezzi per imporre il proprio do- minio: ristrutturazioni e delocal- izzazioni produttive, distruzione delle tutele giuridiche del lavoro, precarizzazione, divisione tra lavoratori nativi e migranti,…

nomica globale non è finita e gli effetti drammatici su lavoratrici

Oggi la crisi continua, e conti-

e

lavoratori sono appena iniziati.

nua l’uso della crisi da parte dei

Ma cos’è questa crisi? Ci hanno

padroni che espellono migliaia di lavoratori dalla produzione,

raccontato che è tutta colpa di banchieri cattivi che hanno messo

riducono i diritti e aumentano lo sfruttamento di chi lavora. La

in

difficoltà la “sana” economia

speculazione sulle aree è lo stru-

e

gli imprenditori produttivi con

mento più diffuso dell’uso pa-

le

loro speculazioni finanziarie.

dronale della crisi, favorito dalle

La

realtà è un po’ differente. Non

politiche governative – che dagli

ci

sono imprenditori “buoni” e

Stati uniti all’Europa (e all’Italia)

speculatori “cattivi”: la finanzi- arizzazione dell’economia e le speculazioni borsistiche sono state uno strumento che il capitale nel suo insieme ha utilizzato per au-

hanno iniettato ingenti aiuti fi- nanziari proprio alle banche e agli stessi responsabili della crisi - e dalla sostanziale acquiescenza della minoranza parlamentare.

E sono proprio i Marchionne di

turno – salutati anche a sinistra come imprenditoria “progressis-

ta” – a fare il lavoro più sporco e

a insegnarci cosa sia il capitalismo italiano: acquisire nuove imprese senza tirar fuori un soldo; chi- udere stabilimenti interi scarican- done i costi sociali sul bilancio dello Stato; aumentare comunque carichi e ritmi di lavoro negli stabilimenti ancora in funzione; utilizzare cassa integrazione in-

sieme a straordinari in nome della flessibilità; e distribuendo cospicui dividendi ai propri azionisti uti- lizzando i finanziamenti pubblici. Così sono capaci tut- ti di fare gli imprenditori!

E intanto continuano le appro-

priazioni private dei beni comuni e pubblici, e anche la pesante e pericolosa crisi ambientale di- venta occasione di nuovi prof- itti con il “capitalismo verde”

e il mercato delle emissioni.

Decisamente questo sistema eco- nomico e sociale che sfrutta senza pietà lavoratrici e lavoratori, che crea milioni di disoccupati, lavoro nero e una precarietà dilagante, che taglia la spesa sociale e che usa le risorse dello stato per garan- tire i profitti ai privati e socializ- zare le perdite, non è accettabile.

Davvero le nostre vite – sempre più a rischio - devono valere più dei loro profitti!

“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
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“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -
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“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz -

“Facce nere, mani callose

“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz - zazione
“Facce nere, mani callose ” C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz - zazione

C ancellazione di milioni di posti di lavoro, precariz- zazione spinta del lavoro e

Questo è evidente per quanto ri- guarda l’agricoltura italiana (in particolare al sud); ma i migranti

della vita stessa; salari e pensioni da fame; riforma della formazione in direzione aziendalista e finaliz- zata al mercato della precarietà; aumento dello sfruttamento di-

retto e indiretto e del lavoro nero. Questa è la condizione del-

sono indispensabili alle grandi costruzioni, alle opere pubbliche e private; sono fondamentali per le economie del nord; i servizi alla persona, nella crisi del welfare cau- sato dalla sua privatizzazione e de- molizione, sono sempre più affida-

la classe lavoratrice oggi.

ti

a migranti, specialmente donne.

E

in questa condizione c’è

Lavori marginali o “pre-capi-

chi sta peggio, perché rap-

talisti”? Al contrario, è il capi-

presenta l’anello debole del-

talismo di questa spettaco-

la

catena dello sfruttamento.

lare e squallida modernità.

 

E

della modernità fanno parte an-

La

“caccia al negro” di Rosarno

che la gestione mafiosa (camor-

ha

messo in luce con estrema

ristica o della n’drangheta) del

chiarezza la questione del lavoro

nuovo schiavismo, il ricatto sala-

migrante, delle sue condizioni e

riale (verso migranti e lavoratrici/

della sua “centralità” all’interno

lavoratori italiani) e – soprat-

del

sistema capitalistico italiano.

tutto – il razzismo istituzionale

Molti sono portati a pensare al lavoro delle/dei migranti con una

sua collocazione “marginale” in un sistema economico moderno e

che rende clandestini e sem- pre più ricattabili le/i migranti. Destino delle migranti e dei mi- granti è solamente quello di subire

caratterizzato da specializzazione

in

silenzio, cercare di vivere il più

e professionalizzazione crescenti.

Invece si scopre che la “eccellenza” del “sistema paese” sta in piedi gra- zie al lavoro servile e schiavistico

di centinaia di migliaia di migranti.

nascosti possibile (trasformare la loro provvisoria emersione legale in clandestinità sociale) evitando in questo modo di finire nel mir- ino (purtroppo non è una metafo-

ra…) di mafie, sfruttatori e minis-

tri dell’interno o sindaci razzisti? La “giornata senza migranti” del 1° marzo 2010 è l’inizio di una pos- sibile risposta a quella domanda. Le/i migranti possono organizzar-

si e possono emergere, rifiutare la

clandestinità sociale e l’invisibilità mediatica (a parte la cronaca nera, ovviamente…), far sentire la pro- pria voce a partire dai luoghi di lavoro e la propria forza e rivendi- care in questo modo i propri diritti.

Un’occasione – evidentemente – non per le/i sole/i migranti, ma of- ferta a tutte/i coloro che rifiutano

il razzismo come pratica quotidi-

ana di sfruttamento, e che pos- sono partecipare in molte forme

a lotte come questa, diventando

così “giornate insieme a loro”.

Perché una campagna contro la crisi non può che essere una campagna contro il razzismo. E le “nostre vite” sono quelle co- muni, di lavoratrici e lavoratori “nativi” e migranti – insieme di fronte allo sfruttamento e in- sieme contro lo sfruttamento!

Contro la crisi uniamo le lotte!

Di

l’unico destino è soccombere o

fronte a queste condizioni

ico da parte di lavoratori e lavoratrici, fino all’autogestione;

cordati che non si conciliano con la logica del mercato: riduzione

tentare di sopravvivere con espedi-

*

una difesa e un allargamento dei

dei consumi di energia, rilancio

enti

individuali? Noi non lo credia-

diritti di un proletariato che non è

divieto dei subappalti e la requi-

delle energie rinnovabili, sostenere

mo. E non lo credono le migliaia di lavoratrici/lavoratori, studentesse/ studenti, precari/e che in questi mesi hanno comunque resistito e

più solo bianco e non è solo mas- chile. Questo significa prima di tutto una regolarizzazione perma- nente per le lavoratrici e i lavora-

l’obiettivo “rifiuti zero”, salva- guardia dei territori e loro consoli- damento geologico in prevenzione dei disastri ambientali, ripubbliciz-

lottato per non farsi schiacciare dalla crisi e dai padroni della crisi. Resistenze di cui i tetti di molte fabbriche, scuole e università sono diventati il simbolo. Quei

tori immigrati e una lotta al lavoro nero e clandestino, attraverso il

sizione di tutte le imprese che uti- lizzano lavoro nero e schiavistico;

zazione dell’acqua, opposizione netta al ritorno al nucleare; * senza ribaltare l’accumulo di ricchezze prodottosi negli ultimi trent’anni non ci sarà nessuna ri-

tetti devono allora comunicare tra loro e unificare le loro lotte.

*

un salario minimo intercategoriale

è indispensabile l’istituzione di

sorsa aggiuntiva e nessuna pos- sibilità di ricostruire forza del

E

per questo non basta una scel-

e forti aumenti di salari e pensio-

salario e forza dei diritti sociali.

ta di resistenza, vogliamo pro- porre una piattaforma di lotta

ni e un reddito dignitoso per tutti i periodi di non lavoro; mentre le

Proponiamo una vera patrimo- niale, la revisione, verso l’alto,

per

ribaltare i rapporti di forza.

tutele dell’articolo 18 dello statuto

della tassazione delle rendite e

Lo abbiamo già fatto con la legge

dei lavoratori vanno estese a tutti;

dei profitti, l’introduzione di una

di

iniziativa popolare depositata in

*

occorre rivendicare la salva-

tassa sulle transazioni finanziarie,

parlamento lo scorso anno, propo- nendo salari minimi di 1.300 euro

guardia e l’aumento della spesa

sociale per riqualificarla in direzi-

l’abolizione del segreto bancario; * la riduzione drastica del-

al

mese per legge; salario sociale

one dei bisogni sociali. Un piano

le spese militari, la riconver-

e

minimi previdenziali di 1.000

d’urgenza sociale – questo sig-

sione dell’industria bellica e

euro al mese; una nuova scala mo- bile; il recupero del fiscal drag; pagati dai profitti e dalle rendite.

nifica che “le nostre vite valgono più dei loro profitti” - perché sa- lute, trasporti, scuola, università, ricerca, acqua, energia, comuni-

l’uscita da tutte le guerre im- perialistiche e quindi dalla po- litica delle missioni che l’Italia persegue da oltre venti anni;

Oggi rilanciamo una

pro-

cazione, cultura, siano riportate

posta di piattaforma di lotta:

nel perimetro dei beni comuni e non in quello dei bilanci aziendali;

Per poter praticare tutto questo occorre coordinare le lotte delle

*

difesa dei posti di lavoro,

*

in una prospettiva ecologista,

aziende oggi frammentate, spin-

moratoria sui licenziamenti, rafforzamento ed estensione degli ammortizzatori sociali, ri-

indispensabile sia per fronteg- giare i rischi che corre il pianeta, dobbiamo fermare le grandi opere

gendo verso una mobilitazione nazionale su obiettivi chiari. Così come serve una rete di solidari-

duzione dell’orario di lavoro a 32 o a 30 ore a parità di salario;

che aumenteranno la crisi ecolog- ica e la gestione autoritaria delle

età e mobilitazione delle lotte so- ciali e ambientali sul territorio.

*

di fronte ai licenziamenti e

emergenze (simboleggiata della

Questo per noi è una campagna

alla chiusura delle aziende oc- corre la requisizione dell’impresa con un controllo democrat-

Protezione Civile SpA di Berto- laso), ridando voce a soluzioni e interventi democraticamente con-

contro la crisi e il razzismo – una prospettiva anticapitalista che vogliamo ricostruire da subito.

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