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31/5/2018 Fuga dai libri: il 60% degli italiani non legge - La Stampa

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Fuga dai libri: il 60% degli italiani non legge


I dati dell’Istat: negli ultimi sei anni persi 3 milioni e 300 mila lettori nel Paese. Allarme tra
i ragazzini dagli 11 ai 14 anni. E gli ebook non decollano ancora

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LINDA LAURA SABBADINI Pubblicato il 05/02/2017


Fuga dai libri: il 60% degli italiani non legge Ultima modifica il 05/02/2017 alle ore 15:49

Meno di metà della popolazione nel nostro Paese legge libri. E per di più la
lettura di libri nel tempo libero è in forte calo. Abbiamo perso 3 milioni e 300
mila lettori dal 2010 ad oggi. È un problema serio che va affrontato. Se ci
guardiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che una certa evoluzione c’è stata,
ma che non abbiamo mai brillato nella lettura di libri. All’inizio degli Anni 60 solo
il 16,3% leggeva libri. Non possiamo meravigliarci visto che tre quarti della
popolazione aveva al massimo la licenza elementare, e l’8% era ancora analfabeta.
Il balzo si ha nella seconda metà degli Anni 80, quando la percentuale di lettori
più che raddoppia rispetto al 1965. La lettura si tinge di rosa e le donne
diventano maggioranza fra i lettori, ed ancor oggi mantengono il primato. Nel
2016, infatti, solo un terzo degli uomini legge libri contro quasi la metà delle
donne. E gli uomini stanno ancora sotto di molti punti del livello di lettura delle
donne di 20 anni fa. Nel ventennio dopo il 1988, rallenta il ritmo di crescita dei
lettori di libri.  
 
È crisi tra i giovanissimi  
La situazione si aggrava dopo il 2010, da quel momento la percentuale di lettori
cala notevolmente. In sei anni svaniscono gli incrementi di lettori di libri
realizzatisi nell’arco del decennio precedente. E ciò succede anche e soprattutto
tra i giovanissimi che sono coloro che leggono di più. I lettori maschi tra 11 e 14
anni sono diminuiti più del 25%. Metà dei giovanissimi non legge, e se non si
legge da giovani difficilmente si leggerà da adulti. Siamo un Paese in cui la lettura
non ha mai realmente sfondato, abbiamo livelli più bassi rispetto ad altri Paesi
europei, e con grandi differenze territoriali, 20 punti percentuali a svantaggio del
Sud e grandi differenze sociali.  
 
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Le cause  
Ma cosa c’è dietro questi bassi livelli di lettura di libri? I problemi sono di varia
natura. La lettura è condizionata dalla capacità di comprendere ed interpretare
in modo adeguato il significato di testi scritti. C’è bisogno di una competenza di
base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle
informazioni. Questa capacità, la cosiddetta «literacy», è molto bassa nella
popolazione adulta in Italia, molto più bassa della media Ocse. Quindi, che il
titolo di studio sia cresciuto non è stato sufficiente. Lo sosteneva il compianto
illustre linguista Tullio De Mauro che dobbiamo «sconfiggere l’analfabetismo di
ritorno», battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle
disuguaglianze, perché la lettura possa riprendere a crescere. Inoltre, una
riflessione va fatta sul forte calo della lettura di libri da parte dei giovanissimi
0 ad una velocità incredibile, soprattutto tra gli
negli ultimi anni. Si è diffusa
adolescenti, la lettura di contenuti sui media digitali, una lettura più breve, più
veloce e anche più discontinua e meno impegnativa. Può essere questo uno dei
motivi del calo della lettura dei libri di bambini e ragazzi?  
 
La rivoluzione digitale  
L’uso di Internet è entrato in concorrenza con la lettura di libri, per lo meno per
le fasce giovanili? Possibile, va approfondito, anche perché in una prima fase è
successo il contrario, i maggiori fruitori di internet erano anche i maggiori lettori
di libri e più in generale fruitori di cultura. Certo è che la stessa lettura di ebook
non decolla più di tanto. Sono solo 4 milioni coloro che hanno letto nell’anno un
ebook, il 7% della popolazione. Leggere libri è elemento fondamentale di crescita
culturale delle persone. Un po’ tutti dovremmo sapere che se un genitore legge,
con molta più probabilità, anche suo figlio leggerà; se in casa ci sono molti libri
aumenta la probabilità che i propri figli leggano; se si abituano i bambini a
giocare con i libri fin da piccolissimi, anche fin da due anni, con molta probabilità
leggeranno da giovani e da grandi. C’è un livello di intervento pubblico, di
sensibilizzazione, di potenziamento delle biblioteche, di formazione degli adulti,
ma anche uno di tipo privato. Ciascuno di noi può fare molto per investire in
questa ricchezza, perchè una delle risorse, anche economiche, più durevoli e
promettenti del nostro Paese è proprio la cultura.  

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