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Gianfelice Ferlito

Duchamp a Cadaques - 1958

Scopo di questo scritto è di fornire una breve biografia con particolar


attenzione alla passione che Marcel Duchamp ebbe per gli scacchi. Essi
furono per lui un’attrazione continua dal 1900 al 1945, raggiungendo
l’apice nel periodo 1923/35 quando in effetti esercitò un’attività
professionistica da giocatore di torneo.

L’attrazione per il gioco «competitivo» decrescerà via via dal 1945 al


1968 senza per altro scomparire mai definitivamente. Tanto è vero che
negli ultimi due anni della sua vita partecipò al torneo di Montecarlo. La
passione per gli scacchi si mantenne viva per tutta la sua vita.
Questo scritto è quindi da vedersi come un ritratto «scacchistico» e
non come una valutazione critica-artistica dell’ opera di Duchamp;
anche se inevitabilmente verranno forniti pareri di carattere valutativo
dell’opera artistica di Duchamp.

Marcel nasce il 28 luglio 1887 a Blainville paesino della Normandia, a


20 km da Rouen, città resa celebre nel 1431 per aver processato,
condannato e arsa viva «La Pulzella» cioè santa Giovanna d’Arco,

La famiglia Duchamp appartiene alla buona borghesia provinciale


francese. Il padre (detto Eugene) è notaio, il nonno materno (Emile-
Frederic Nicolle) era pittore e incisore.

La famiglia Duchamp è numerosa. Tre figli: Gaston (1875-1963)


Raymond (1876-1918) e Marcel e tre figlie Suzanne (1989), Yvonne
(1895) e Magdeleine (1898).

II primogenito Gaston studia legge ma diventa, nonostante il padre


Eugene sia contrario, pittore ed incisore. Dato il contrasto con la famiglia
e per ragioni di indipendenza cambierà nome e cognome e si farà
chiamare Jacques Villon in omaggio al poeta Francois Villon (XV sec.)
che ammirava; anche Raymond diventa scultore (sarà poi l’unico
scultore cubista) e si farà chiamare Raymond Duchamp-Villon; infine
quando Marcel seguirà l’esempio dei fratelli e diventerà pittore si fara
conoscere con il nome di Marcel Duchamp.

Ormai il padre notaio si era rassegnato ad avere figli artisti e si poteva


spendere il nome Duchamp senza vergogna o rampogna. Da buon ultima
anche Suzanne diventerà pittrice e sposerà in seconde nozze il pittore
dadaista Jean Crotti.

Marcel inizia a giocare a scacchi con i fratelli a 11 anni e a dipingere a


15 anni nel 1902, emulando i suoi due fratelli artisti.

Il suo stile pittorico iniziale è «impressionista». Come lui stesso dirà in


un’intervista con Pierre Cabanne nel 1967, dal 1902 al 1910 ebbe «8 anni
di lezioni di nuoto» per saper galleggiare nel mare magnum della pittura.
(Dialogues with Marcel Duchamp, Pierre Cabanne, Da Campo Press,
New York, 1987, p. 27). A 17 anni (1904) si diploma al Liceo di Rouen
in filosofia e letteratura.

Raggiunge in quell’anno i fratelli che vivono a Parigi nel quartiere di


Montmartre. Una incisione di Jacques Villon di quell’anno mostra
Marcel che gioca a scacchi con la sorella Suzanne.

Da notare che in quell’anno vivevano a Montmartre artisti come


Picasso, Marcoussis, Kupka. Ma Marcel non li frequenterà perché ancora
lontano dalla pittura impegnata.

Marcel nel 1905 cerca di entrare alle Belle Arti ma fallisce la prova
d’ammissione. E’ un grave scacco per lui, che tutto sommato sentiva
l’arte e il disegno come ereditati.

Per ottenere una riduzione della leva militare da due anni ad un anno
prevista per dottori, avvocati e alcune attività di «lavoratori d’arte» fa un
apprendistato presso una ditta di incisioni a Rouen e passa brillantemente
l’esame di stampatore d’incisioni (prese dall’archivio del nonno
materno) per diventare legalmente un «lavoratore d’arte». Con ciò riesce
a fare il servizio militare ridotto.

Nel 1906 ritorna a Montmartre che allora si era arricchito della


presenza di Braque, Modigliani, Severini, Gris. Marcel non li conosce. In
effetti in questo periodo Marcel non dipinge ancora ma disegna solo
vignette per riviste satiriche facendosi pagare 20 franchi a pagina.

Nel 1907 partecipa al «Salone degli Artisti umoristi» di Parigi.

Nel 1908 Marcel lascia Montmartre per il sobborgo periferico di


Parigi chiamato Neuilly. Da notare che in quell’anno la parola
«cubismo» viene usata per la prima volta, dopo la mostra di Braque alla
galleria Kahnweiler, dal critico Louis Vauxcelles. Picasso aveva in
quell’anno stesso terminato il famoso dipinto Les Damoiselles d’Avignon
ma nessuno l’aveva ancora visto.
Nel 1909 inizia la vita ufficiale del pittore Marcel Duchamp che
partecipa al Salone degli Indipendenti con due tele. Marcel confessò nel
1967 a Cabanne (testo citato, p. 25) che iniziò a dipingere perché voleva
avere una certa «libertà», cioè «non andare in ufficio ogni mattina» e per
«rifiuto della vita sociale».

In tutto questo periodo giovanile gli scacchi e il biliardo sono gli


svaghi preferiti di Marcel.

Uno dei quadri giovanili più importanti è dipinto nell’agosto del 1910
a Puteaux, rione periferico di Parigi ove il fratello Raymond aveva una
casa. Il soggetto del dipinto è una situazione familiare a Marcel: La
partita di scacchi. Marcel in questo quadro ritrae i suoi due fratelli che
giocano a scacchi in giardino con a lato le due cognate che prendono il
tè. È un quadro che ricorda nell’impostazione e nei colori il celebre
quadro di Cezanne I giocatori di carte. Il quadro verrà esposto al Salone
d’Autunno di Parigi. È questo il primo quadro a tema «scacchistico» di
Marcel.

”La partita a scacchi” – 1910. Olio - Collezione Arensberg - Philadelphia Museum

Nell’ottobre del 1911 schizza con carboncino ed inchiostro 6 studi


preliminari di due giocatori di scacchi (avendo sempre i fratelli Gaston e
Raymond come modelli) per capire come dipingere questa volta un
quadro «alla cubista» (la nuova moda di allora) che ritragga il tema
amato dei giocatori di scacchi.

A questi schizzi segue in novembre uno studio ad olio I giocatori di


scacchi (dimensioni 50x61 cm) e in dicembre compone il quadro finale
ad olio intitolato Ritratto di giocatori di scacchi (dimensioni 108x101
cm).
“I giocatori di scacchi” - 1911 “Ritratto di giocatori di scacchi” - 1911
Olio-Museo d’Arte Moderna di Parigi Olio-Collezione Arensberg-Philadelphia
Museum

Ecco come lo stesso Marcel spiega il quadro Ritratto di giocatori di


scacchi: «Usando la tecnica di demoltiplicazione nella mia
interpretazione della teoria cubista, dipinsi le teste dei miei due fratelli
mentre giocano a scacchi, non in un giardino questa volta ma in uno
spazio indefinito. Sulla destra Jacques Villon, sulla sinistra Raymond
Duchamp-Villon, lo scultore, ciascuna testa indicata da successivi profili.
Al centro della tela alcune forme semplificate di pezzi di scacchi disposti
a caso. Un’altra caratteristica del dipinto è la tonalità grigia dell’insieme.
In generale la prima reazione del cubismo contro il “fauvismo” fu quella
di abbandonare i colori violenti e rimpiazzarli con toni smorzati. Questa
tela è stata dipinta alla luce del gas (che dava una luce verde) in modo da
ottenere l’effetto di smorzamento dei colori quando la si vede di nuovo
alla luce del giorno.» (Marcel Duchamp, The Museum of modern Art at
Philadelphia Museum of Art, Prestel, 1989, pag. 254).

Nel 1911 conosce Francis Picabia e sua moglie Gabrielle Buffet.


Picabia era un dandy ricco, geniale e con la mania di cambiare stile di
vita e gusti ogni sei mesi. Marcel conosce in quell’anno anche Guillaume
Apollinaire, il poeta e critico che scrisse I pittori cubisti e che aveva
grande ammirazione per Picabia.

Nel 1912, in primavera, Marcel dipinge un quadro che intitola Nudo


che scende le scale in cui tenta di offrire una rappresentazione statica di
un oggetto mutevole.

Il quadro verrà successivamente rifiutato al Salone degli Indipendenti


perché gli amici e i suoi fratelli lo trovarono «non in linea con le nozioni
accettate del cubismo» e «scandaloso». Marcel ha il suo secondo scacco
artistico, ma proprio questo rifiuto lo renderà famoso in America.
Nello stesso anno Marcel dipinge ancora un quadro e prende
ispirazione dai pezzi raffiguranti il Re e la Regina del gioco degli
scacchi.
Marcel esegue prima una serie di acquarelli sul tema. Ecco come
descrive il quadro finale ad olio (114,5x128,5 cm) intitolato Il Re e la
Regina circondati da nudi veloci: «Fatto immediatamente dopo il quadro
Nudo che scende le scale nella primavera del 1912. Questo quadro è uno
sviluppo della stessa idea. Il titolo è ancora preso dagli scacchi, ma i due
giocatori del 1911 (i miei fratelli) sono stati eliminati e rimpiazzati dalle
figure dei pezzi del Re e della Regina. I nudi veloci sono un volo
d’immaginazione, inclusi per soddisfare la mia preoccupazione di
movimento in questo dipinto... È un tema di movimento in una cornice di
entità statiche.» Prestel, opera citata, p. 260).

E ancora Duchamp descrive che: «Le entità statiche sono


rappresentate dal Re e dalla Regina, mentre i nudi veloci sono basati sul
tema del moto... Mi prefiggevo di rendere l’idea di un Re forte, o un Re
maschio e di una Regina femminile, una regina femmina. E i nudi non
erano anatomici ma piuttosto forme fluttuanti attorno al re e alla regina
non intralciati dalla loro materialità.» (Duchamp, A. Schwarz, Electa
1988, p. 18).

Una mascherata fantasia erotica che il Re ha per la sua Regina?

La carriera artistica di Marcel prosegue freneticamente e rapidamente,


tuttavia i soggetti umani diventano sempre più rari e le sue energie sono
profuse nella ricerca critica ed intellettuale di nuovi mezzi espressivi.

Duchamp abbandona le forme convenzionali della pittura. Inizia il suo


tentativo di sostituire la «pittura-pittura» con la «pittura-idea». Questa
negazione della pittura-pittura che egli chiama olfattiva (per il suo odore
di trementina), retinica (puramente visiva) e tattile fu l’inizio della sua
vera «opera». (Apparenza nuda, Octavio Paz, SE 1990, p. 16). Un’opera
che avrà spesso un’ambiguità voluta nel titolo (disorientante) e un
contesto distaccato dal contingente momentaneo.

Nel 1913 inizia i primi esperimenti con oggetti anonimi e banali,


trovati sul mercato dell’usato, per dar loro una nuova vita quali «opere
anartistiche» con un titolo che li colora di ironia. Sono opere in cerca di
significazione. Duchamp nel 1915 li battezzerà con il norne di «Ready-
made».

Nel 1913 crea il primo esempio: La ruota di bicicletta cioè una


composizione formata da una forcella di una ruota da bicicletta avvitata
su uno sgabello. Seguito dallo Scolabottiglie e Farmacia nel 1914.

Tuttavia Marcel dopo lo scandalo del Nudo si trova ad un bivio


esistenziale ed artistico: dipingere per il «pubblico immediato» e quindi
essere integrato tra i pittori suoi contemporanei e compromesso con i
critici d’arte del momento o dipingere solo per se stesso, senza
obbligazioni né compromessi. Nel primo caso avrebbe guadagnato il suo
pane dipingendo secondo una delle mode in vigore e affermate, nel
secondo avrebbe dovuto impiegarsi per guadagnarsi da vivere. Sceglie la
seconda alternativa e diventa bibliotecario a Parigi della Biblioteca St.
Genevieve. Così facendo mantiene la possibilità di essere «libero» e
cercare il suo «vero pubblico» cioè quello che verrà dopo, magari fra 100
anni. Dal 1914 la pittura visiva o «retinica» interessa Duchamp sempre
di meno come mezzo di espressione. Il colore stesso è considerato da
Marcel solo un mezzo per impegnare mentalmente lo spettatore.
L’ambizione di Marcel era di allontanarsi dall’aspetto fisico della pittura
e porre ancora una volta la pittura al servizio della mente e dell’idea,
come lo era stato nel Medioevo e nel Rinascimento. «Io considero - disse
Marcel in una intervista a J.J. Sweeny nel 1956 - la pittura come mezzo
di espressione e non un fine in se stesso. Un mezzo d’espressione tra altri
mezzi e non il fine di una vita; nello stesso modo considero il colore solo
come un mezzo d’espressione nella pittura e non il fine. In altre parole la
pittura non dovrebbe essere esclusivamente retinale o visuale; dovrebbe
avere a che fare con la materia grigia, con il nostro anelito a capire.
Questo è in genere quello che amo. Non ho mai voluto essere limitato a
un sol piccolo circolo e ho cercato di essere universale almeno quanto
uno può esserlo. Per questo mi sono dedicato agli scacchi. Gli scacchi
sono un hobby, un gioco, qualsiasi persona può giocare a scacchi. Ma io
mi sono dedicato ad essi seriamente e mi è piaciuto perché ho trovato dei
punti in comune tra scacchi e pittura. Effettivamente quando giochi a
scacchi è come disegnare qualcosa o costruire un meccanismo di qualche
genere per mezzo del quale si vince o si perde. L’aspetto competitivo del
gioco non ha importanza, ma la cosa in sé è molto plastica e questo è
probabilmente quello che mi ha affascinato nel gioco... Il gioco è un’altra
espressione mentale, intellettuale che ha dato qualcosa in più alla mia
vita e alla mia personalità» .(«A conversation with Marcel Duchamp»,
intervista televisiva di J. J. Sweeny, BNC 1956, p. 135 di The writings of
Marcel Duchamp, Da Capo Press, 1973).

Per Duchamp gli scacchi sono stati probabilmente l’esempio migliore


di questa forma libera e disinteressata di arte mentale. «C’è un fine
mentale implicito quando si guarda l’ordine dei pezzi sulla scacchiera.
La trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è una cosa che
avviene sempre negli scacchi e che dovrebbe avvenire nell’arte.».(L.
Gold, Princeton 1958, p. 111).

Inoltre gli scacchi soddisfacevano una esigenza esistenziale di


Duchamp: quella di non ripetersi mai. Disse anche che gli scacchi
«probabilmente mi hanno aiutato a fare quello che desideravo, a
dipingere il meno possibile, a non ripetermi nella pittura» (Intervista di
Jean-Marie Drot, 1963).

Quello che gli premeva era rompere sia con gli schemi del recente
passato (Cezannismo e Fauvismo) sia con quelli dello stesso presente
(cubismo, astrattismo). L’idea era quella della non ripetitività, della
libertà, del disimpegno e della non militanza in stili e in «ismi» sociali od
estetici.

Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale. Partono per il fronte


Jacques Villon e Duchamp-Villon (cioè Gaston e Raymond) ma Marcel
viene esentato. Il suo disimpegno «estetico è pari al suo disimpegno
patriottico». Il suo quadro Nudo che scende le scale viene mostrato a
Armory Show di New York riscotendo un grande clamore di pareri e
interesse.

Nel 1915 Duchamp parte per New York. Arrivato nella città
americana incontra Walter Arensberg, un americano che grazie alla ricca
moglie (Louise) si dilettava di criptologia, poesia, collezionismo d’arte, e
scacchi. Marcel quando arrivò in America non parlava inglese. È rimasta
celebre la partita a tennis tra lui e Man Ray nel giardino degli Arensberg.
La partita si svolse senza rete (non era stata trovata) e Man Ray, che non
parlava francese, per conversare in qualche modo con Marcel ad ogni
colpo diceva «Quindici» «Trenta» «Quaranta» «Pari» e Marcel ogni
volta rispondeva con la stessa parola: «Yes». (Self Portrait, Man Ray,
Bloomsburv, p. 56).

Il circolo degli amici di Arensberg era affascinato di conoscere di


persona l’artista francese che aveva dato «scandalo» alla Armory Show
presentando il Nudo che scende le scale. E poi Marcel sapeva ben
giocare a scacchi e anche per questo, come per il tennis, non bisognava
saper l’inglese. Per rimanere indipendente dalla schiavitù della pittura, a
New York Marcel dà lezioni di francese. E’ un modo per imparare
tramite i suoi alunni l’inglese e farsi pagare, anche.

L’amicizia con Man Ray (nome adottato per ovviare al nome


originario di Emmanuel Radnitsky) è dovuta anche alle partite a scacchi
che giocavano spesso insieme, amicizia che durerà per tutta la loro vita,

Non a torto furono definiti il Castore e PoIluce dell’arte moderna,


anche se meglio si addice per loro la qualifica di «Dei dell’Olimpo
artistico del XX secolo» (Gino Fletzer, Il Gazzettino IIlustrato,
16/10/1990).

Nel 1915 Marcel Duchamp inizia una delle sue più ermetiche
composizioni pittoriche su due grandi pannelli di vetro (chiamato poi Il
Grande Vetro) conosciuta anche con il titolo originale La Sposa messa a
nudo dai suoi Scapoli, anche.

Questa è una delle opere più misteriose del nostro secolo. Si è discusso
molto sull’avverbio «anche» (in francese «meme») aggiunto in un
secondo tempo da Duchamp. Alcuni hanno pensato che l’avverbio
contenga una allusione fonetica in francese («mi ama»). La Sposa,
secondo questi, sarebbe con molta probabilità la sorella Suzanne e uno
scapolo sarebbe forse lo stesso Marcel. Questo è stato più volte negato da
Duchamp nelle sue conversazioni con Pierre Cabanne: avrebbe aggiunto
l’avverbio proprio perché privo di significato in simile titolo.

Secondo Duchamp l’avverbio avrebbe dovuto disorientare. C’è


riuscito. La composizione è molto complessa ed intellettuale. Viene
elaborata in varie riprese da Marcel che ci lavora fino al 1923 anno in cui
la firma e la lascia «incompiuta» per sempre.
Nel 1916 e nel 1917 inventa 8 Ready-made, tra cui il famoso urinatoio
(Fontana) che firma con lo pseudonimo di R. Mutt e lo manda al Salone
degli Indipendenti di New York, di cui è uno degli organizzatori, per
farlo esporre ma l’oggetto viene praticamente nascosto in un retro scala
dal Comitato di Selezione. Lo scandalo non vuole esplodere. Marcel ci
rimane di sasso e lo fa fotografare dal suo amico Man Ray
successivamente.

Nel 1918 gli Usa entrano in guerra e Duchamp per non essere chiamato
alle armi dalle autorità americane parte per l’Argentina, paese al di fuori
del conflitto, ove si trattiene per 6 mesi giocando incessantemente a
scacchi tutte le notti e dormendo di giorno. La passione per gli scacchi,
latente fin dalla pubertà, esplode ora a 31 anni in modo clamoroso. Non è
più un passatempo, è un bisogno mentale fortissimo. Confessa a Walter
Arensberg nel 1919: «Sono assolutamente pronto a diventare un maniaco
di scacchi, qualsiasi persona intorno a me prende la forma di un
“cavallo” o di una “regina” e il mondo esterno non mi interessa altro che
nelle sue configurazioni di posizioni perdenti o vincenti.» (Marcel
Duchamp. Artist of the Century, R. Kuenzli e F.M. Naumann, MIT Press
1990, p. 218/9).

A Buenos Aires scolpisce un proprio gioco di scacchi in legno, oggi in


possesso di Madame Teeny Duchamp, in cui il Re è alto 10 cm circa e in
cui i Cavalli sono opera di un artigiano argentino; Si fa anche timbri con
le figure degli scacchi per giocare per corrispondenza con Walter
Arensberg.

Nel 1919 si fa socio di un club di scacchi a Buenos Aires e gioca


accanitamente.

Stefan Zweig, lo scrittore austriaco, nella sua celebre Novella degli


scacchi dice che un uomo può subire un «avvelenamento da scacchi».
Marcel Duchamp era forse allora allo stato avanzato dell’intossicazione.
In giugno del 1919 ritorna a Parigi ove fra l’altro inventa un
«readymade» con la foto che riproduce il celebre ritratto della Gioconda
dissacrandola con l’aggiunta di baffetti e pizzo e la sottoscritta
«L.H.O.O.Q.» che se sillabata in francese suona «Elle a chaud au cuI».

Nel 1920 è di nuovo a New York ove si fa socio del Marshall Club,
famoso circolo di scacchi. È in quest’anno che Duchamp dà vita alla sua
impersonificazione femminile «Rose Selavy»(da notare il gioco di parole
«Eros c’est la vie») e viene fotografato da Man Ray in abiti femminili.
Con il nome di «Rose Selavy» Duchamp farà dei Readymades. II nome
di «Rose» verrà complicato l’anno seguente da un ulteriore «r» e verrà
scritto «Rrose». Anche in questo caso per disorientare e confondere. La
seconda R non significa nulla.

Nel frattempo gli scacchi continuano ad affascinare Marcel sempre


più. Mentre Marcel disorienta nell’arte i suoi contemporanei, negli
scacchi è tremendamente serio. Segue la scuola ipermoderna e ha un
grande idolo/maestro: Aaron Nimzowitsch (1886-1935). Raymond
Keene andò nel 1990 a visitare Madame Duchamp a Parigi e trovò tra i
libri di scacchi di Marcel i vari libri di Nimzowitsch sottolineati e molto
«utilizzati».

Nel 1922 diventa campione della Metropolitan League dello Stato di


New York e fa parte della squadra del Marshall Club di scacchi. In
novembre incontra il grande Capablanca ma perde.

Nello stesso anno conosce Miss Mary Reynolds che sarà sua amica e
compagna per molti anni.

Nel 1923, a 36 anni, la carriera scacchistica di Duchamp ha il suo


inizio ufficiale. In quell’anno gioca il suo maggior torneo a Bruxelles
piazzandosi terzo. Praticamente da quest’anno, per 12 anni, Duchamp
cessa di fare arte attiva e si dedica quasi unicamente agli scacchi. Non
per questo tuttavia rinuncia alle sue amicizie artistiche e letterarie che
mantiene se pur con minor intensità.

Nel 1924 entra a far parte del club di scacchi di Rouen. In agosto
partecipa al Campionato francese di Strasburgo e in settembre a Rouen
diventa campione dell ‘Alta Normandia. In quell’anno partecipa al film
di Renè Clair e Picabia (Entracte) e la sua parte consiste nel giocare una
partita a scacchi su un tetto di Parigi con l’amico Man Ray.

Nel 1925 i genitori Duchamp muoiono. Sempre nel 1925 Marcel


disegna il manifesto del 3° Campionato francese che si svolge a Nizza. Il
manifesto è un rovinio di dadi nella configurazione di una figura di re. A
quel torneo Marcel arriverà sesto e gli verrà conferito dalla Federazione
francese la qualifica di Maestro. Da notare che la Fide era stata fondata
nel luglio del 1924 in occasione dell’VIII Olimpiade e i titoli di Maestro
venivano conferiti allora solo dalle Federazioni nazionali.

Nizza diventa per Marcel la città preferita per i successivi cinque


inverni quale luogo per allenarsi a scacchi.

Nel 1926 partecipa a un torneo a 4 giocatori a Nizza contro


Halberstadt, Renaud, Reilly.

Nel 1927, a 40 anni, viene presentato da Picabia a Lydie Sarazin-


Levassor, una ricca e piacente giovane di 25 anni, figlia del costruttore di
auto. Gran matrimonio in chiesa, fotografo della cerimonia l’amico Man
Ray.

Man Ray scriverà poi (opera citata, p. 189/90) che «Marcel durante la
luna di miele, nel sud della Francia, sarebbe andato, dopo cena, a Nizza
in autobus per giocare a un circolo di scacchi e sarebbe ritornato tardi
mentre Lydie l’aspettava sveglia. Non solo, ma quando ritornò non andò
a letto subito ma mise i pezzi nella posizione che aveva giocato per
studiarla. Per prima cosa alla mattina Marcel andò alla scacchiera per
fare la mossa che aveva pensato durante la notte.. Ma i pezzi non si
muovevano: durante la notte Lydie si era alzata e li aveva incollati tutti
alla scacchiera».

Marcel non gradì la cosa e il matrimonio finì con un divorzio dopo


pochi mesi.

Nel 1928 Marcel partecipa a 4 tornei: in gennaio a Hye’res ove è


primo ex-aequo con Halberstadt e O’Hanlon, in giugno a Parigi ove si
piazza al primo posto con Tartakower nel torneo internazionale, in
luglio/agosto all’Aia gioca nella squadra francese per la seconda
Olimpiade e si classifica secondo individuale e in settembre a Marsiglia
nel Campionato francese ove arriva settimo.

Nel 1929 partecipa al Torneo internazionale di Parigi. In questo anno


Marcel inizia il libro dei finali con Vitaly Halberstadt (giocatore che
vinse il Torneo di Parigi nel 1925, analista e problemista) Intitolato
L’opposizione e le case coniugate sono riconciliate.

Nel 1930 Duchamp partecipa al torneo di Nizza piazzandosi nono e


poi gioca in quello internazionale di Parigi. Viene chiamato a far parte
della squadra francese per le Terze Olimpiadi di scacchi ad Amburgo. Fa
parte della squadra francese anche Alechin e Duchamp incontra in
seconda scacchiera il famoso Frank Marshall (nato a New York nel
1877, dal 1904 giocatore professionista di scacchi) della squadra
americana e riesce a pattare.

Nel 1931 Duchamp partecipa alla Quarta Olimpiade a Praga nella


squadra francese ove Alechin è ancora in prima scacchiera.

Diventa Consigliere della Federazione scacchi francese e viene


delegato da questa alla Fide fino al 1937.

Nel 1932 il libro dei finali è terminato e viene pubblicato con la


copertina disegnata da Marcel. Il testo è trilingue (francese, tedesco e
inglese). L’edizione è limitata a 1000 esemplari non numerati e a 30
numerati e firmati. L’editore è L’Echiquier/Edmond Lancel di Bruxelles.
Ad alcuni italiani questo lavoro sui finali parve essere un plagio del
lavoro dell’italiano Rinaldo Bianchetti che era apparso 7 anni prima
(vedi L’italia Scacchistica 1932, pagg. 273, 305, 354) con il titolo
Contributo ai finali di soli pedoni.

Sempre nel 1932 partecipa al torneo di Parigi e lo vince battendo


Znosko-Borosvsky uno dei più forti giocatori in Europa. In settembre si
piazza quarto al Campionato francese di La Baule. Marcel Duchamp è al
vertice della sua carriera di giocatore di scacchi. Gioca una partita alla
radio contro il Circolo di scacchi di Buenos Aires.

Nel 1933 partecipa alla Quinta Olimpiade a Folkestone (Inghilterra) ed


è in squadra con Alechin, Betbeder, Khan e Voisin. Nello stesso anno
traduce in francese il libro di Znosko-Borosvsky intitolato Come
incominciare una partita di scacchi.
Nel 1935 Duchamp viene nominato Capitano della squadra francese
per le Olimpiadi per corrispondenza che durarono 4 anni. Duchamp
rimase imbattuto e totalizzò 9 su 11 con il più alto punteggio
individuale.Nello stesso anno Duchamp conclude un torneo per
corrispondenza della FSB piazzandosi primo (9 su 11). È questa l’ultima
volta che vediamo Duchamp impegnato in un torneo di scacchi. Il ciclo
agonistico degli scacchi è terminato.

Nel 1937 tiene una rubrica di scacchi ogni giovedì sul Ce Soir un
quotidiano di Parigi.

Dal 1938 ritorna all’arte e agli allestimenti di mostre di arte


contemporanea.

Nel 1940 dedica la maggior parte del suo tempo a costruire il suo
museo portatile, contenente in miniatura le sue più significative opere,
conosciuto come «La scatola in una valigia».

Gli scacchi da competizione sono ormai un ricordo. Nel 1940 va negli


Usa e ritorna in Francia nel 1941 per poco e poi se ne ritorna negli Stati
Uniti nel 1942 ove si stabilirà stabilmente per il resto della sua vita. In
quell’anno incontra il musicista John Cage tramite Peggy Guggenheim.
Con grande suo disappunto Cage non sa giocare a scacchi, ma Marcel
cerca di infondergli la passione. Ma John non sarà mai in grado di
competere con Marcel sulla scacchiera.

Nel 1943 disegna 25 scacchiere tascabili e ne fa stampare le figure che


molto rassomigliano a quelle inglesi della De La Rue.

Nel 1944 disegna il catalogo per la Mostra «Imagery of chess»


(«Figure poetiche degli scacchi») tenutasi alla galleria Julien Levy di
New York e arbitra una simultanea alla cieca tenuta dal campione
George Koltanowsky, un m.i. specializzato in questo tipo di esibizione
scacchistica (Koltanowsky ad Edinburgo nel 1937 stabilì il record di
«partita alla cieca in simultanea»: incontrò 34 scacchiere facendo
registrare 24 vittorie e 10 patte in 13 ore e 30 minuti di gioco). Sempre
per la Mostra esegue un assemblaggio di una «Scacchiera tascabile con
guanto di gomma» in una scatola (35,5x34,7x7,6 cm). L’originale si
perse nel tempo e Duchamp ne fece una replica nel 1966 e questa è
conservata a Parigi nella collezione Robert Lebel.

Nel 1946 comincia a lavorare a un quadro, che rimarrà segreto per


circa un ventennio, chiamato Dati: 1. La caduta d’acqua/ 2. Il gas
d’illuminazione.

Tale opera assorbirà Duchamp per la maggior parte della sua attività
creativa per il ventennio (1946/66).

Si fa socio del circolo di scacchi «London Terrace» di New York.


Nel 1948 vince il torneo di scacchi dell’Associazione scacchistica
dello Stato di New York nella classe A.

Nel 1950 Mary Reynolds, la sua compagna di tanti estati, muore.

Nel 1952 Duchamp fa un breve discorso all’Associazione scacchistica


dello Stato di New York sui tre aspetti principali del gioco degli scacchi.
Dichiara che «obbiettivamente una partita a scacchi somiglia molto a un
disegno a penna, con la differenza che il giocatore di scacchi dipinge con
le forme bianche e nere già pronte, invece di inventare le forme come un
artista. Il disegno che si ottiene in questo modo sulla scacchiera non ha,
apparentemente, un valore visuale estetico, ed è piuttosto simile a uno
spartito musicale che si può suonare più volte. Negli scacchi la bellezza
non sembra una esperienza visiva come nella pittura. La bellezza degli
scacchi è più vicina a quella della poesia; i pezzi sono l’alfabeto
stampato che dà una forma ai pensieri, e questi pensieri, pur formando un
disegno visivo sulla scacchiera, esprimono una loro bellezza
“astrattamente” come una poesia. Io credo veramente che ogni giocatore
di scacchi provi due piaceri estetici insieme, prima quello dell’immagine
astratta simile all’idea poetica di scrivere e poi il piacere sensuale
dell’esecuzione ideografica dell’immagine sulla scacchiera. Sono stato in
stretto contatto con artisti e con giocatori di scacchi e sono arrivato alla
conclusione personale che mentre tutti gli artisti non sono giocatori, tutti
i giocatori di scacchi sono artisti». A questo si può aggiungere che
secondo Duchamp gli scacchi «sono socialmente più puri della pittura
perché con gli scacchi non si possono fare soldi» (Observations, R.
Avedon, Simon & Schuster, New York 1959, p. 55). Ovviamente oggi
questa affermazione sarebbe contestata da molti, anche se i soldi con gli
scacchi li fanno solo in pochi.

Un ‘altra interessante affermazione di Duchamp è che «alla fine della


partita si può cancellare il quadro che si è fatto» (Art Actuel
International, Lausanne, 1958, n. 6, p. 1).

Nel 1954 a 67 anni si sposa per la seconda volta. E’ l’ex moglie di


Pierre Matisse (da non confondere con il grande pittore Henry Matisse),
Madame Alexina (Tenny) Sattler. Come dono di nozze Duchamp le
regala il Cuneo castità, una scultura in due parti che si incastrano e che
fa parte della trilogia delle sculture erotiche di MarceI. (Foglia di vite
femmina e Oggetto-dardo sono le altre due).

Nel 1955 Duchamp si naturalizza cittadino americano.

Marcel è tutto preso da conferenze, allestimenti di mostre e


pubblicazioni di artisti e di Readymades.

Nel 1963 è presente all’inaugurazione della mostra retrospettiva al


Museo dell’Arte di Pasadena (sobborgo di Los Angeles) intitolata
«Opere fatte da Marcel Duchamp o Rrose Selavy» e in quella occasione
si fa fotografare in una partita di scacchi con una bella e prosperosa
modella nuda (Eve Babitz).
Nel 1964 importante è la sua collaborazione con l’editore Arturo
Schwarz di Milano per la sua prima mostra retrospettiva europea con 108
pezzi. Nello stesso anno Jean-Marie Drot presenta un film prodotto per la
televisione francese intitolato Una partita a scacchi con Marcel
Duchamp che viene premiato al Festival Internazionale del Film di
Bergamo.

Nel 1966 completa la sua opera ventennale Dati: 1. La caduta


d’acqua/2. Il gas d’illuminazione. Fa anche un readymade Omaggio a
Caissa che altro non è che una normale scacchiera di legno in trenta
esemplari firmati (soltanto 4 furono allestiti) il disegno della quale è
simile al pavimento di Dati: 1. La caduta...

Assiste l’organizzazione di una mostra intitolata Omaggio a Caissa


alla galleria Cordier & Ekstrom di New York.

Nel 1967 partecipa al Torneo internazionale di scacchi di Monte


Carlo.

Nel 1968 partecipa a una manifestazione musicale (Reunion)


organizzata da John Cage a Toronto, in Canada, durante la quale gioca a
scacchi con la moglie Tenny e l’amico Cage su una scacchiera collegata
elettronicamente con musiche di David Tudor e Lowell Cross che
vengono ad essere interrotte a seconda delle mosse fatte sulla scacchiera.

Ultimo lavoro artistico di Duchamp sul tema degli scacchi è Re e


Regina una incisione ove vi sono dadi accumulati come nel manifesto del
torneo di Nizza del 1925. Gli amanti RE e REGIINA sono uniti e
separati dal caso (l’accumulazione dei dadi).

Partecipa ancora al Torneo internazionale di Monte Carlo.


Muore il 2 ottobre 1968 a Neuilly, e viene sepolto nel cimitero di
famiglia a Rouen con la lapide da lui voluta «D’alleurs c’est toujour les
autres qui meurent».

Nella lunga vita scacchistica, Marcel Duchamp «spese considerevole


energia in modo da convincere gentilmente ma aggressivamente altri
artisti a disegnare pezzi di scacchi, all’inizio per diletto estetico ma negli
ultimi anni della sua esistenza per raccogliere denaro da donare alla
American Chess Foundation. Il ricavato delle vendite dei pezzi era usato
per finanziare le partecipazioni dei giocatori statunitensi ai tornei e per
promuovere gli scacchi in generale. (...) Con il suo istintivo fascino e il
debito emotivo che così tanti artisti gli dovevano, Duchamp fu capace di
far fare inusuali pezzi di scacchi a Max Ernst, Alexander Calder,
Salvator Dalì, Arman Fernandez e naturalmente a Man Ray i cui pezzi
furono battezzati “I Cavalieri della Tavola Quadrata”. Man Ray fu
talmente soddisfatto dal giudizio di Duchamp che gli disegnò poi anche
un Trofeo d’argento per la Chess Foundation.» (Man Ray, Neil Baldwin,
Hamilton 1989, p. 339/40).

Come era lo stile scacchistico di Duchamp? Secondo il giornalista


Neil Baldwin (opera citata, p. 184/85) Duchamp «non era un giocatore
brutale. Un riguardo all’estetica, alla bellezza del gioco gli proibivano la
sciatteria per vincere ad ogni costo. Ha sempre insistito nel dire che
vincere non era il punto. Voleva liberarsi dal bisogno di vincere così da
poter capire gli scacchi nello stesso modo in cui si era liberato dalla
pittura, così da non cader nella trappola di diventare intossicato dall’odor
di trementina».

Ecco alcuni pensieri di Duchamp sugli scacchi:

«Una partita a scacchi è molto plastica. Si costruisce. È una scultura


meccanica, con gli scacchi si creano dei bei problemi e questa bellezza è
fatta con la testa e le mani (Observations, R. Avedon. 1959 New York, p.
55).

«Una partita a scacchi è una cosa visiva e plastica e se non è geometria


nel senso statico del nome, è una meccanica perché questo si muove: è
un disegno, una realtà meccanica. I pezzi non sono piacevoli in se stessi
né piacevole è la forma del gioco, ma quello che è piacevole, se tale
termine può essere impiegato, è il movimento. Certamente nel gioco ci
sono cose estremamente belle nel campo del movimento ma per nulla in
quello visivo. È l’immaginazione del movimento o del gesto che fa la
bellezza in questo caso. È completamente nella materia grigia (cioè nella
mente)»(Pierre Cabanne, Entretiens avec Marcel Duchamp, Paris 1967,
p. 24).

MarceI Duchamp è stato un artista che ha visto negli scacchi una fonte
di continua creazione mentale e artistica fatta a due. Uno scontro mentale
che realizza un’opera, un’idea, una strategia ed è sempre diversa e mai si
ripete con monotonia.

Duchamp ha detto anche «Gli scacchi sono uno sport Uno sport
violento. Questo toglie loro quasi tutte le implicazioni artistiche. Uno
degli aspetti curiosi di questo gioco, che implica dei significati artistici, è
certamente costituito dalle figurazioni geometriche, dalle variazioni nella
disposizione dei pezzi e dal senso combinatorio, tattico, strategico o
posizionale. È un’espressione triste però, come l’arte religiosa in certo
modo, non è molto allegra, se vogliamo dire una cosa, diremo che è una
battaglia» (F.R. Brady, Duchamp, Art and Chess in Chess Life, XVI
1961).

Come si vede MarceI Duchamp ha definito il gioco degli scacchi in


diversi modi mettendo in luce l’affascinante molteplicità di questa
attività mentale che non finirà mai di stupire, divertire, intrattenere chi la
pratica. Per eccellere occorre fantasia, immaginazione, studio, passione,
arte e conoscenza.

[Pubblicato su Scacco, n. 9, Settembre 1991, pp. 338-347]