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CRISI DELLO STATO LIBERALE IN ITALIA

In Italia la ​crisi dello stato liberale ​genera un sistema politico nuovo che volle
caratterizzarsi come alternativa radicale alla liberal-democrazia.
In italia, nell'ottobre del ​1922​, prese il potere un movimento dai tratti originali, che voleva
farsi artefice di una ​rivoluzione politica e ideale​, espressione soprattutto del nuovo
protagonismo delle classi medie: il ​fascismo​. L'artefice principale di questa complessa
operazione politica fu ​Benito Mussolini​. Egli, ex socialista, alla vigilia della guerra Mussolini
era diventato interventista ed era perciò stato espulso dal partito. Nel 1919 fondò “​i fasci di
combattimento​”, un'organizzazione che puntava la ​rifondazione della nazione​, al
rovesciamento dei partiti borghesi tradizionali​, alla ​lotta contro i bolscevichi ​e a fare dell'​Italia
una grande potenza​.

La guerra aveva ​accelerato l'industrializzazione italiana​, con la ​crescita ​e lo ​sviluppo ​di


nuove imprese.
All'espansione del numero e delle dimensioni delle fabbriche si aggiunse la concentrazione
del sistema industriale, con la ​formazione di grandi gruppi monopolistici​. Si profila così il
passaggio dal ​capitalismo di matrice liberale​, a un ​capitalismo monopolistico​, nel quale lo
stato​ ​si configurava al contempo come organizzatore dell’offerta e regolatore della
domanda​. La guerra aveva anche accentuato il ​dualismo dell'economia italiana​, perché le
risorse pubbliche vennero destinate alle ​grandi imprese ​e il Mezzogiorno rimase nella
condizione rurale sottosviluppata.
Il processo di ​nazionalizzazione ​dei contadini italiani si era fondato su una promessa poi
non mantenuta: con lo slogan “​la terra ai contadini​”​, le classi dirigenti si erano impegnate a
concedere campi coltivabili al proletariato rurale impegnati in guerra. Terminato il conflitto,
non avendo mantenuto la promessa, si contribuì a esasperare le rivendicazioni dei contadini,
che infiammano le zone rurali soprattutto nel sud.

L'italia era profondamente mutata.


I contadini aspiravano a diventare proprietari di terre agricole, gli operai delle fabbriche a
migliorare le condizioni di vita e di lavoro. C'era un diffuso ​malessere economico​, ma
anche una ​domanda di integrazione sociale​. Tra il ​1919 ​e il ​1920​, un periodo chiamato
biennio rosso​, l'italia fu sconvolta da numerosi ​scioperi ​e ​agitazioni​.
● I ​contadini ​del​ sud ​occuparono le terre dei latifondisti,
● i ​braccianti ​del ​nord ​sottraggono agli agrari il controllo del mercato del lavoro,
conquistando l'obbligo di assumere un numero concordato di lavoratori per ogni
ettaro lavorato,
● gli ​operai ​riuscirono a estendere i loro diritti e a difendere il potere d’acquisto dei loro
salari.
La mobilitazione di questi anni fu diretta dal ​partito socialista ​e della confederazione
generale del lavoro, ma anche dal movimento cattolico.
Alle elezioni politiche del novembre 1919 ottenere un grande successo il partito socialista e il
partito popolare, il nuovo partito cattolico. I due partiti non erano però in grado di governare
insieme il paese, poiché per ragioni ideologiche impedivano l'alleanza tra socialisti e cattolici.
La mobilitazione del proletariato culminò nel l'​occupazione delle fabbriche ​settentrionali
nel ​settembre 1920​. L'epicentro dell'occupazione fu Torino. Qui operavano il gruppo politico
“​Ordine nuovo​”, che nel 1921 darà vita, al ​Partito Comunista Italiano​. Questo gruppo si
rifaceva all'esperienza sovietica individuavano nei consigli di fabbrica un luogo di
maturazione politica dei lavoratori e uno strumento di conquista del potere.
Con l'occupazione delle fabbriche la protesta operaia diventa una ​questione politica.
L'occupazione si concluse con un compromesso che prevedeva ​forti aumenti salariali ​e
una partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, che però non fu mai realizzata.
Giolitti, tornato al governo, si rifiuta di intervenire con la forza contro gli occupanti.

Alla mobilitazione delle classi popolari si era sovrapposta una ​contro-mobilitazione delle
classi medie​. I ceti medi ambivano a una nuova Italia che riconoscesse loro un ​ruolo
centrale ​nella società, mentre la situazione del dopoguerra sembrava minacciare il loro
status e l’infrazione erodeva i loro risparmi.
Fu soprattutto tra questi strati sociali che si radicano “​i fasci di combattimento​”, il nuovo
movimento fondato nel 1919 da Mussolini. Questi evitò di dare un programma preciso: si
mantenne piuttosto vago, dosando abilmente i caratteri rivoluzionari e antiborghesi con
elementi conservatori. Inizialmente i fasci ottennero poche migliaia di voti e nessun seggio,
ma in breve tempo il clima politico si sarebbe reso favorevole.
La reale forza di queste componenti emerse subito dopo le elezioni, quando il 12 settembre
1919 un ​corpo di spedizione ribelli ​guidati da d'Annunzio occupa F ​ iume​. Per i nazionalisti
Fiume era diventata il ​simbolo della vittoria mutilata​, cioè dell'​incapacità delle classi
dirigenti liberali di tradurre la vittoria bellica nell'affermazione dell'Italia come grande potenza​.
Il dilagare del mito della vittoria mutilata, il consenso dell'opinione pubblica per l'occupazione
di Fiume, l'​immobilismo ​del governo, segnalavano che si stava profilando un ​progetto
eversivo di matrice nazionalista ​e che la ​crisi dello stato liberale ​era profonda.

I governi liberali che si succedettero tra il 1919 e il 1922 non seppero elaborare proposte
riformiste in grado di fronteggiare le trasformazioni generate dalla guerra nella società
italiana. In questo scenario, il fascismo assunse un ruolo di primo piano.
A partire dal 1921, i fasci divennero lo ​strumento ​con cui i ​possidenti agrari contrastarono
con la violenza le leghe dei braccianti nelle campagne ​e il mezzo attraverso il quale studenti
e piccoli e medi borghesi sentirono di poter partecipare alla ​ricostruzione della nazione​.
Dal ​novembre 1921​ il partito dei fasci venne trasformato nel ​Partito Nazionale Fascista​,
organizzato gerarchicamente. Inoltre Mussolini cercò di riscuotere simpatia sia negli
ambienti legati al la ​corona ​sia dal pontefice ​Pio XI​.
La chiave di svolta del progetto mussoliniano era però l'uso su larga scala della ​violenza
organizzata contro il movimento operaio​. Ad animare lo ​squadrismo ​furono soprattutto i
giovani appartenenti alle classi medie ​e i piccoli proprietari terrieri che avevano subito
l'iniziativa del movimento operaio e contadino.

L'ascesa del fascismo non sarebbe stata coronata dal successo senza l'​atteggiamento
ambiguo e delle forze liberali​. Alle elezioni del 1921 Giolitti favorì l’apparentamento
elettorale del fascismo con il partito liberale e con altre forze conservatrici nel cosiddetto
blocco nazionale​, con l'​obiettivo di contrastare l'avanzata dei socialisti​.
I liberali​, sia conservatori sia progressisti, erano convinti che i maggiori pericolo per la
stabilità democratica venissero da sinistra, dai comunisti, mentre ​giudicavano il fascismo
come un fenomeno passeggero​, che poteva essere utilizzato per indebolire il movimento
operaio ma che si sarebbe poi estinto. Mussolini però aveva un ​progetto rivoluzionario
antidemocratico​ e che utilizzava la piazza e la violenza per minare le istituzioni liberali, al
fine di potersi poi presentare come l'unico in grado di ripristinare una nuova legalità
nazionale.
L'ascesa del fascismo fu inoltre favorita dalle ​divisioni interne al movimento operaio​.

Nella seconda metà di ottobre del ​1922 ​il gruppo dirigente fascista iniziò a preparare
l'insurrezione. Migliaia di fascisti in armi avviarono la ​Marcia su Roma,​ il ​28 ottobre​.
La proposta del primo ministro Facta (liberale) di decretare lo stato d'assedio, che avrebbe
consentito all'esercito di intervenire militarmente contro le squadre fasciste, fu respinto dal re
Vittorio Emanuele III​, che anzi chiama ​Mussolini ​e gli affidò l'incarico di ​formare un
nuovo governo​.
L'assunzione della carica di ​primo ministro d ​ i un governo di coalizione, composto da
fascisti, liberali e popolari, noi equivaleva per Mussolini alla presa di potere. Nonostante le
forme violente con cui aveva piegato la monarchia e lo stato per farsi consegnare il governo
del paese, Mussolini presiedeva ancora un governo in cui i deputati fascisti erano un'esigua
minoranza. L'effettiva presa di potere si realizza nel quinquennio successivo.

LABORATORI TOTALITARI

Tra il 1921 e il 1922 si affermarono in ​Italia​ e ​Russia ​due regimi che rappresentavano novità
assolute nel panorama politico continentale: il ​fascismo italiano ​e il ​comunismo sovietico​.
Entrambi individuarono nella ​democrazia il loro principale avversario.
Il colpo di stato del 28 ottobre 1922 fu l'esito finale di uno scontro tra fascisti e antifascisti
che aveva lasciato sul campo circa 500 morti. Parti integranti di questo processo erano stati
la distruzione di sedi sindacali e di partito, l'uso dell'intimidazione politica e della violenza
personale contro gli avversari politici. In italia si afferma un partito politico dotato di un
proprio apparato militare, che sfuggiva al controllo dello stato e anzi contendeva quest'ultimo
la gestione del territorio e l'​uso legittimo della forza per il mantenimento dell'ordine pubblico​.
Nel 1921-22 anche in Italia si produsse una frattura radicale dell'ordine politico, che assestò
un duro colpo allo stato di diritto e al sistema liberale. Quello che allora apparve come un
ritorno all'ordine era in realtà una ​rottura definitiva col passato: ​l'ordine ripristinato nelle
squadre d'assalto fasciste contro il movimento operaio e i partiti democratici non avevano
nulla a che vedere con il precedente ordine liberale. Era un ordine nuovo.

Tra il 1922 e il 1926 maturarono tutte le principali scelte politiche di Mussolini, che fondò un
regime totalitario​.
Anzitutto venne ​superata la democrazia parlamentare ​attraverso la ​creazione di un
nuovo organismo di direzione politica: ​il ​Gran consiglio del fascismo​, in cui sedevano
ministri dirigenti del partito, chiamati a ratificare ogni decisione presa dal governo e dal
parlamento.
Diventato primo ministro, Mussolini non sciolte le ​squadre d'assalto​, ma le istituzionalizzò,
trasformandole nella ​Milizia volontaria per la sicurezza nazionale​, una ​struttura militare
parallela all'esercito e alle forze dell'ordine. La Milizia continuò l'azione violenta contro sedi
di partito e di sindacato e ai danni di singole avversari politici.
Nel ​1923 ​la ​legge Acerbo ​affidò al partito che otteneva la maggioranza relativa dei voti la
maggioranza assoluta dei seggi​. Mussolini poté così assicurarsi una ​maggioranza fascista in
parlamento​, presentando alle elezioni del 1924 un raggruppamento di forze che
comprendeva ​liberali, nazionale popolari​, il cosiddetto ​listone​.
I sindacati cattolici e socialisti vennero privati della capacità contrattuale, riconosciuta
soltanto ai sindacati fascisti: una decisione che favorì un travaso di iscritti dai sindacati
socialisti e cattolici a quelli fascisti.

La campagna elettorale del 1924 si svolse in un clima di intimidazioni messe in atto dalle
squadre fasciste, che raggiunse l'apice con l'​omicidio del leader socialista Giacomo
Matteotti​, il quale ​accusava direttamente Mussolini di aver falsificato i risultati elettorali.
Il delitto Matteotti rappresenta un ​elemento di crisi ​per il fascismo, che dovette ​affrontare
un momento di grave impopolarità​. Ma ​le forze antifasciste​, non seppero approfittarne,
dimostrando di essere ormai alla deriva: non assunsero nessuna iniziativa concreta, se non
quella di abbandonare per protesta il parlamento il 27 giugno 1924. Mussolini colse
l'occasione per accelerare la definitiva ​svolta autoritaria: sciolse i partiti e i sindacati​,
arrestò o costrinse all'esilio i capi dei movimenti antifascisti e, tra il 1925 e il 1926, con una
serie di ​leggi ​dette​ fascistissime ​definì la fisionomia del nuovo regime, imperniato sulla sua
dittatura personale​, sul ​partito unico ​e sul c ​ orporativismo​.

Le ​leggi fascistissime​:
1. vennero messi fuori legge i partiti e i sindacati ostili,
2. fu eliminata la libertà di stampa e di espressione,
3. fu istituito un tribunale speciale per la sicurezza dello stato, per condannare gli
antifascisti, i quali comprendevano comunisti, socialisti, democratici, popolari e
repubblicani.
4. Le elezioni vennero trasformati in ​plebisciti per il Duce, ​perché gli elettori potevano
solo sottoscrivere una lista di deputati presentata dal partito nazionale fascista.
Il nuovo regime non intendeva semplicemente restaurare il potere delle vecchie classi
dirigenti agrarie e industriali. Mussolini voleva creare uno stato nuovo attraverso una ​nuova
forma di autoritarismo​. Non si limitò ad ​abolire il diritto di sciopero ​e i sindacati liberi,
creò una ​confederazione di sindacati fascisti ​che doveva trovare al suo interno un
accordo sulle principali questioni del lavoro in nome dell'interesse nazionale​.
Venne inoltre istituita la ​magistratura del lavoro​, incaricata di dirimere le controversie di
lavoro: un organo terzo, tra capitale e lavoro che avrebbe dovuto comporre interessi
superando la lotta di classe.

Il processo politico mirante, da un lato, ​distruggere lo stato liberale ​e il ​movimento


operaio​, dall'altro a legittimare il ​fascismo come regime popolare ​capace di ​rappresentare
gli interessi e le aspirazioni del mondo del lavoro ​trovò la sua sintesi nell'istituzione del
Ministero delle corporazioni​, nel 1926. Il Ministero doveva costituire il ​centro propulsivo
della creazione dello stato corporativo​, proposto come ​superamento sia del socialismo
sia del capitalismo.
Le corporazioni dovevano tenere sotto controllo le ​dinamiche del mercato​, evitando la
sovrapproduzione, e impedendo i contrasti tra capitale e lavoro.
● Sul ​piano ideologico ​la funzione delle corporazioni era di ​promuovere la
cooperazione tra capitale e lavoro​.
● Sul ​piano pratico ​era di ​assicurare la collaborazione fra i gruppi economici e
sociali​, sotto il controllo della ​classe dirigente fascista.
Nel 1927 venne infine promulgata la ​Carta del lavoro​, un documento costituzionale
incaricato di enfatizzare i caratteri sociali e popolari del fascismo e di ​superare il conflitto
tra imprenditori e lavoratori​, ​equiparati nella categoria interclassista dei “produttori”​.
Con questa sintesi sociale e ideale in fascismo si presentava dunque come il ​regime dei
produttori​, in alternativa al regime bolscevico.

Tra il 1922 e 1926, il fascismo, con il ministro ​Alberto de Stefani​, aveva seguito una
politica economica liberista:
● libertà di iniziativa
● facilitazioni fiscali
● erogazioni di crediti per agevolare produzione investimenti.
Terminata questa fase, la politica economica del regime si concentrò sulla ​stabilizzazione
monetaria​. In un famoso discorso del 18 agosto 1926 Mussolini legò le sorti del regime alla
rivalutazione della lira: ​“​quota 90​”, vale a dire il ​ritorno a un rapporto di cambio tra la
sterlina e la lira italiana​. Si trattava di una rivalutazione poderosa, ottenibile solo attraverso
una ​rigida politica deflazionistica: ​bisognava ​ridurre la circolazione monetaria ​e ​l'accesso
al credito di aziende e famiglie​,​ abbassare i prezzi, contrarre i consumi già scarsi​.

L'effetto della politica deflazionistica, sostenuto del nuovo ministro Giuseppe Volpi, fu un
ulteriore di ​ridimensionamento dei salari dei lavoratori ​e dei redditi degli agricoli, ​a
vantaggio degli stipendi dei risparmi delle classi medie​. Infatti i salari vennero ridotti, e
l'abbassamento dei prezzi colpì i piccoli produttori. Intanto tutti ​i titoli di stato ​vennero
convertiti in un nuovo prestito pluriennale a tassi vantaggiosi, cosa che favorì i piccoli
risparmiatori perché rivalutò i loro patrimoni. La rivalutazione della lira colpì anche il mondo
industriale: favorì le grandi imprese che lavoravano per il mercato interno e vivevano di
finanziamenti pubblici, mentre svantaggiosa per quelle che operano sui mercati
internazionali. La rivalutazione fece alzare all'estero i prezzi e abbassò in Italia i prezzi dei
prodotti stranieri, avvantaggiando le imprese che dipendevano dalle importazioni e avevano
lo stato come principale cliente.
Ecco perché la Carta del lavoro ebbe i contorni di un’​operazione propagandistica ​per
coprire un attacco diretto ai redditi dei lavoratori e dei contadini​, che definiva in maniera
esplicita la base di massa del potere fascista: la piccola borghesia urbana e rurale, impiego
pubblico e grande industria.

Il Partito nazionale fascista fu il garante dell'equilibrio dinamico tra la rappresentanza dei


diversi interessi economici e il primato politico del regime. Esso divenne una ​colossale
macchina propagandistica ​per ​diffondere il mito del Duce ​e anche un capillare
strumento di controllo presente in tutti i nodi dello stato.
Oggetto di tale controllo furono soprattutto le ​alte gerarchie ​dello stato e della burocrazia,
per le quali ​l'iscrizione al partito era di fatto obbligatoria​. Magistrati, insegnanti e professori
universitari, ufficiali, funzionari della pubblica amministrazione vennero assimilati nel Partito
nazionale fascista, che divenne una componente dello stato e un solidissimo centro di
potere: da esso dipendevano le selezione dei gruppi dirigenti e la stessa legittimazione
politica dei rappresentanti delle istruzioni. L'​autoritarismo ​fascista prendeva così le forme
inedite del ​progetto totalitario ​e i capisaldi di queste evoluzione furono quattro:
● l'irregimentazione delle masse
● il dirigismo economico
● lo statalismo
● la politica di potenza.

Ma l'irregimentazione delle masse , fu finalizzata dalla costruzione di capillari​ reti


associative​, preposte non solo a ​controllare la società​, ma a fascistizzarla.
L'azione si diresse anzitutto ai ​giovani​, con la creazione di una serie di ​organizzazioni​. La
pressione sulle giovani generazioni coinvolse ovviamente la ​scuola​, costretta a farsi cassa
di risonanza dell’ideologia del regime. Le autorità scolastiche divennero tutte di nomina
governativa. Nel 1929 i libri di testo delle scuole elementari vennero sostituiti con il ​testo
unico di stato ​e nel 1931 i ​professori universitari ​furono sottoposti al ​giuramento di fedeltà
al regime​. L'​Opera nazionale dopolavoro​, istituita nel ​1925​, si diffuse in ogni luogo di
lavoro allo scopo di ​avvicinare gli italiani alle realizzazioni del fascismo ​e di farle aderire al
clima ideologico imposto dal regime, attraverso, per esempio, la ​partecipazione alle iniziative
di massa organizzate dal partito​.

La fascistizzazione della stampa venne attuata in modo graduale, fu curato direttamente da


Mussolini. L'iscrizione all'albo professionale dei giornalisti venne subordinata alla
presentazione di un ​certificato di buona condotta politica​, rilasciato dal prefetto; l'agenzia di
stampa nazionale, la Stefani, forniva ai quotidiani le veline delle notizie sulla base delle
indicazioni provenienti dall'ufficio stampa e propaganda del partito.
Una stretta ​censura ​si abbatte sulla produzione cinematografica e dal 1925 fu statalizzato
l'istituto Luce, che deteneva il monopolio dell'informazione cinematografica. Anche le
trasmissioni radiofoniche erano monopolio di un'agenzia di stato, l’​Eiar​.

Uno dei tratti salienti del progetto totalitario era la creazione del consenso attraverso la
mobilitazione permanente ​della società. Questo configurava una politicizzazione di massa,
ma del tutto ​passiva​, perché escludeva qualsiasi libera dialettica e veniva interamente diretta
dal partito, e concentrata sulla figura del Duce. L'organizzazione del consenso non andò mai
disgiunta dalla riflessione, che faceva capo agli ​organi di polizia ​e il ​tribunale speciale ​per
la difesa dello stato, che accentrò su di sé i processi di natura politica sottraendoli alla
magistratura ordinaria. L'azione di queste possente macchina repressiva si diresse contro
l'antifascismo, formato da una rete di piccoli gruppi clandestini e da singoli tenaci oppositori
punto a capo tra il 1925 e il 27 e spazio erano in gran parte diligente dei partiti politici
antifascisti. Alcuni finirono in carcere o al confine. All'estero i fuoriusciti cercarono di
organizzare campagne di stampa contro il regime, per sensibilizzare l'opinione pubblica
internazionale sul pericolo rappresentato dal fascismo per le democrazie europee.
I ​comunisti ​emigrarono in ​Urss ​e qui partecipano all'attività dell'Internazionale comunista. I
comunisti cercano di mantenere in vita in italia un'organizzazione clandestina, il centro
interno, per organizzare la propaganda del partito e promuovere qualche azione
dimostrativa.

La pacificazione tra lo stato fascista e la chiesa fu sancita dai ​patti lateranensi ​nel ​1929​,
firmati da Mussolini e dal cardinale Gasparri, segretario di stato vaticano.
I patti erano costituiti da tre documenti distinti:
1. il ​Trattato ​garantiva l'assoluta indipendenza della santa sede. Sui territori circostanti
la basilica di San Pietro, la Città del Vaticano, il pontefice esercitava la piena
sovranità. Inoltre ​la religione cattolica era la sola religione di stato​.
2. La ​Convenzione finanziaria ​fissò un risarcimento per la chiesa, al risarcimento dei
beni espropriati dello stato italiano con la presa di Roma.
3. Il ​Concordato ​imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo stato italiano, ma
contemporaneamente assicurava importanti privilegi alla chiesa cattolica: lo stato
italiano riconosceva gli effetti civili del matrimonio religioso e si impegnava a fare
impartire nelle scuole insegnamento della dottrina cattolica.

Pio XI chiama Mussolini “​uomo della provvidenza​” e l'accordo con la chiesa rafforzò
enormemente il consenso al regime e il prestigio personale del Duce. Le relazioni non
rimasero sempre pacifiche. La chiesa non intendeva rinunciare al magistero educativo verso
le giovani generazioni, che invece il regime rivendicava interamente al partito e allo stato.
Questo contrasto degenerò in uno scontro, nel ​1931​, ​Mussolini fece sciogliere tutte le
organizzazioni cattoliche giovanili ​e chiuse temporaneamente le sedi della più grande
organizzazione di massa della chiesa, l'Azione cattolica. nonostante queste difficoltà, il
regime. nel complesso contare sulla neutralità ah, quanto non sul aperto consenso, della
chiesa.

Le iniziative per stimolare la produzione agricola:


1. la prima fu la ​battaglia del grano​, lanciata nel 1926 e che si proponeva di
accrescere la produzione cerealicola ​investendo nella ​meccanizzazione delle
campagne​, per ridurre le importazioni di grano
2. la seconda fu la ​bonifica integrale​, un programma di ​espansione delle aree
coltivabili attraverso il recupero delle paludi e dei campi incolti​. Anche questo
provvedimento puntava ad aumentare la produzione agricola, combinandola con lo
sforzo di tenere ancorati i contadini alla terra e impedire l'inurbamento.

La ripresa dell'intervento statale nell'economia e le leggi fascistissime fanno emergere il


terzo caposaldo ​del totalitarismo fascista: lo ​statalismo​, cioè il primato dello stato della
società. Questa nuova concezione fu largamente debitrice delle riflessioni di Gentile e di
Rocco. Gentile offrì al regime una ​giustificazione teorica ​affermando il superamento delle
vecchie idee della modernità ottocentesca: il liberalismo, democrazia e socialismo.
Analogamente, Rocco riteneva che quelle idee esprimessero interessi di parte e non
dell'intera nazione: “per il liberalismo il problema fondamentale della società e dello stato è il
problema dei ​diritti del singolo​. Per il fascismo il problema è quello del diritto dello stato e del
dovere dell'individuo e delle classi. Tale concezione coincideva con il concetto etico dello
stato sviluppato del Gentile, secondo cui ​lo stato è una persona autonoma​, che ha i suoi
valori e i suoi fini, e subordinata a sè ogni esistenza e interessi individuali. Da tale concetto
discende una forma di ​stato autoritario. ​Per entrambi tutte le componenti della società
dovevano essere subordinate al superiore controllo dello stato.

Il quarto dei caratteri dello stato totalitario fu l'obiettivo, ereditato dal nazionalismo
intransigente, di fare dell'​Italia una grande potenza.
La politica di potenza del fascismo dovete fare i conti con molti vincoli, a partire dal fatto che
l'italia restava una nazione semiperiferica, priva di una struttura economica di una potenza
mondiale. Mussolini cercò di attivare una politica estera che, soprattutto di fronte all'opinione
pubblica italiana, apparisse coerente con quell’obiettivo:
● anzitutto ​conquistare la Libia
● estendere l'​influenza italiana sui balcani​.
Tutte queste iniziative, comunque, non modificarono i rapporti di forza continentali nemmeno
suscitarono grande allarme nelle cancellerie britannica, francese e statunitense.
Il fascismo era guardato positivamente dagli ambienti conservatori di questi paesi, in quanto
fortemente anticomunista.