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Lezione 05 |Fisiologia | 07/03/2017

Docente: C. Maioli
Sbobinatore: Giuli

La lezione scorsa è stato concluso il discorso relativo alle proprietà dei canali ionici ed è stato introdotto il
concetto di potenziale di membrana a riposo e di potenziale d’azione.
Il professore inizia facendo presente che gli aspetti concettuali di questa lezione sono strettamente più
importanti degli aspetti mnemonici.
Argomenti: Potenziale di membrana a riposo, la permeabilità al potassio, al sodio e al cloro, equazione di
Nernst, equazione di Goldman, pompa sodio-potassio, legge di Ohm.

Potenziale di membrana
Potenziale di membrana e modello del condensatore
I segnali elettrici trasmessi lungo la membrana dei neuroni, o in generale da una cellula all’altra, non sono
altro che variazioni del potenziale di membrana a riposo, il quale è presente in tutte le cellule (anche se noi
ci occuperemo principalmente dei neuroni) e fa sì che all’interno della membrana vi sia un eccesso di cariche
negative rispetto all’esterno. Il potenziale di membrana viene quindi definito come potenziale di membrana
negativo, in quanto, per convenzione, si misura sempre il potenziale che esiste all’interno della membrana
rispetto a quello extracellulare.

Nell’immagine soprastante, osserviamo l’inserimento di un elettrodo registrante all’interno della membrana:


non appena la punta dell’elettrodo perfora la membrana cellulare, viene misurato il potenziale interno della
cellula rispetto al bagno extracellulare e il valore registrato risulta negativo. In generale, tale potenziale è
variabile e assume valori compresi tra -60 e -75 mV.
Come già detto, l’esistenza del potenziale di membrana significa che all’interno della membrana vi è un
eccesso di cariche negative rispetto all’esterno. Da un punto di vista elettrico, tale situazione può essere
modellata ad un condensatore, con una capacità indicata con C. In fisica, un condensatore corrisponde ad
uno strato di isolante sottile, che separa due mezzi conduttori chiamati armature; nel contesto cellulare, i
due mezzi conduttori corrispondono a due soluzioni elettrolitiche, una all’interno (citoplasma) e una
all’esterno (ambiente extracellulare), separate da un doppio strato fosfolipidico, che corrisponde all’isolante.
Per il momento, non consideriamo la presenza di proteine di membrana e di canali ionici a livello della
membrana, ma solo la parte isolante del doppio strato fosfolipidico. Come in tutti i condensatori, quindi,
avremo che la differenza di potenziale ΔVm (m sta per membrana) che si accumula ai lati dell’isolante è data
da: differenza di carica separata dall’isolante, diviso una costante propria del condensatore, chiamata
capacità (ΔVm= ΔQ/C).
La membrana cellulare possiede una capacità caratteristica che
fondamentalmente è la stessa in tutte le cellule, compresi i
neuroni, in quanto lo spessore della membrana è uguale in tutte
le cellule e questa è costituita da fosfolipidi con le medesime
caratteristiche. La capacità caratteristica delle membrane
cellulari è: Cm=1µF/cm2. Questo permette di calcolare quanta
carica deve essere separata, per avere una differenza di
potenziale di circa 70-80 mV in un neurone. Si possono quindi
eseguire i calcoli, prendendo come esempio un neurone che
supponiamo essere sferico, con diametro 50µm (sappiamo che
i neuroni non sono sferici, ma ora li consideriamo tali per
semplicità dell’esempio). Se ne ricava che è necessaria la
separazione di 30 milioni di ioni ai due lati della membrana. Tale
risultato sembra essere molto elevato, ma considerando tutte
le cariche elettriche presenti nella cellula, notiamo che la
separazione di carica calcolata rappresenta circa 1/200.000
delle cariche presenti. Quindi, solo una piccola parte di tutte le
cariche presenti nel neurone, se separate dai due lati della
membrana, producono un potenziale di membrana intorno ai
70-80 mV negativi (nel caso di una cellula muscolare, si arriva
anche a -90 mV come valore massimo). Essendo dunque la
capacità molto piccola, è necessaria una quantità piccola di
cariche per la produzione del potenziale di membrana. Il doppio strato fosfolipidico ha quindi la capacità di
separare cariche elettriche e di accumularle ai suoi lati.

Permeabilità della membrana agli ioni potassio


Come si ottiene questa separazione di cariche e come mai all’interno della cellula abbiamo un eccesso di
cariche negative rispetto all’esterno? Procediamo per gradi e facciamo un’ipotesi non realistica:
immaginiamo una membrana che sia permeabile esclusivamente a ioni potassio (utilizziamo proprio questa
ipotesi perché, a riposo, lo ione per il quale la membrana è più permeabile è effettivamente lo ione potassio,
ma, nella maggior parte delle cellule, la membrana non è permeabile solo ad esso).
La membrana che stiamo considerando presenta dunque
solo canali per lo ione potassio. Sappiamo che questo è
possibile, perché esistono canali ionici con permeabilità
selettiva per un determinato ione (per esempio, nelle
cellule gliali questa è la situazione reale).
Per ipotesi, supponiamo che inizialmente non vi sia
alcuna differenza di potenziale tra interno ed esterno
dalla membrana, ma vi sia solo una differenza di
concentrazione: dentro alla cellula è presente un’elevata
concentrazione di ioni potassio, mentre fuori da questa la
concentrazione degli stessi è molto bassa. Sono anche
presenti ioni cloro, ioni sodio e grossi anioni, ma, per la
nostra ipotesi, questi non possono passare attraverso la
membrana. La differenza di concentrazione fa sì che,
attraverso il canale, un certo numero di ioni potassio
passi dall’interno all’esterno per diffusione semplice,
secondo gradiente di concentrazione. Esiste un
potenziale chimico che permette agli ioni presenti all’interno della cellula di entrare nel filtro di selettività e
passare all’esterno.
Se possono uscire solo ioni potassio, che sono carichi positivamente,
il loro semplice spostamento determinerà una differenza di
potenziale, con eccesso di cariche positive all’esterno della cellula e
un eccesso di cariche negative all’interno. Infatti, si ha una fuoriuscita
di cariche positive che non sono accompagnate da cariche negative
(perché queste non possono uscire). Gli ioni potassio, come tutti gli
ioni, sono cariche elettriche e quindi sono soggetti al campo elettrico:
se all’esterno l’ambiente diventa più positivo rispetto all’interno, si
viene a creare una differenza di potenziale negativa e la forza
elettrica tenderà a richiamare ioni potassio all’interno della cellula.
Avremo quindi due forze che si contrappongono: una forza chimica,
dovuta al gradiente di concentrazione, che tenderà a spingere ioni
potassio all’esterno della cellula, e una forza elettrica che tenderà a
fare l’opposto, ovvero a richiamare ioni potassio all’interno della
cellula.
Finché una delle due forze prevale sull’altra, ovvero quando
inizialmente la forza chimica prevale su quella elettrica, il flusso di
ioni potassio in uscita, grazie al gradiente chimico, sarà superiore al
flusso di ioni potassio in entrata, dovuto al gradiente elettrico.

L’immagine a lato riassume schematicamente quanto detto.


Supponiamo che vi sia una concentrazione di ioni potassio
differente tra questi due compartimenti (senza considerare gli
altri ioni, perché la membrana è permeabile solo al potassio).
Inizialmente, il potassio tende a passare dal compartimento
con maggiore concentrazione verso quello con minore
concentrazione; mano a mano che questo avviene, si crea una
differenza di potenziale, che diventa sempre più grande via via
che il flusso di potassio in uscita continua. Ciò porta ad un
aumento graduale della differenza di potenziale, fino ad
arrivare al punto in cui la differenza di potenziale elettrico è
tale da controbilanciare perfettamente l’uscita di ioni
potassio, dovuta al potenziale chimico. Si avrà quindi una
situazione di equilibrio, nella quale gli ioni potassio
continuano a passare attraverso la membrana, ma la quantità
in uscita è uguale a quella in entrata, cioè il flusso netto è
uguale a zero. La differenza di potenziale raggiunta dipenderà
solo dalla differenza di concentrazione degli ioni potassio tra i
due compartimenti.
Si potrebbe pensare che, dato che gli ioni potassio escono per
gradiente chimico, allora la loro concentrazione interna
diminuisca. Tuttavia, abbiamo visto prima che la separazione
di carica è molto piccola rispetto alla quantità di cariche
complessiva presente all’interno della cellula; quindi, la fuoriuscita di ioni potassio è assolutamente
ininfluente e può essere trascurata in termini di variazione di concentrazione (che rimane circa 150mmol/l
all’interno e 4,5-5 mmol/l all’esterno).
Equazione di Nernst
Nella situazione di equilibrio, il lavoro chimico, dovuto
alla differenza di concentrazione, sarà esattamente
uguale al lavoro elettrico, determinato dalla differenza
di potenziale.
Ricordiamo che il lavoro chimico è calcolato come
prodotto tra la costante R [N.D.S. Il docente ha citato la
costante di Reynolds, ma R è la costante dei gas], la
temperatura assoluta e il logaritmo naturale del rapporto delle concentrazioni. Il lavoro elettrico, invece, è
calcolato come prodotto tra la differenza di potenziale, la costante di Faraday (quantità totale di carica
elettrica determinata da una mole di cariche elementari) e la valenza z (z per lo ione potassio è +1, così come
per lo ione sodio, mentre per lo ione cloro è -1).

Ponendo dunque il lavoro chimico uguale al lavoro elettrico, oppure la loro somma uguale a zero, si ottiene:

Risolvendo per ΔVm, ovvero la differenza di potenziale per la quale il lavoro chimico è esattamente uguale al
lavoro elettrico (sistema in equilibrio), troviamo l’equazione di Nernst.

Quindi, se la membrana fosse permeabile ad una singola specie ionica, il flusso di ioni (potassio nel nostro
esempio) attraverso la membrana progredirebbe fino alla creazione di una differenza di potenziale uguale a
quella data dall’equazione di Nernst. Osserviamo che tale differenza di potenziale dipende dalla temperatura
T, che nel nostro organismo è piuttosto costante e varia in limiti abbastanza ristretti, dalla valenza z e dal
logaritmo naturale del rapporto delle concentrazioni.
Notiamo inoltre che il potenziale di membrana di equilibrio per uno ione non dipende dalla permeabilità
della membrana allo ione stesso; ovviamente, è sottinteso che la membrana debba essere permeabile allo
ione, ma il fatto che questo sia tanto o poco permeabile non influenza il potenziale di Nernst, che dipende
esclusivamente dal rapporto di concentrazioni interna ed esterna. Naturalmente, se la membrana è molto
permeabile ad un certo ione, l’equilibrio verrà raggiunto più rapidamente, mentre se è meno permeabile,
servirà più tempo per raggiungere l’equilibrio.
Per ciascuno ione al quale la membrana è permeabile, è possibile calcolare il corrispondente potenziale di
equilibrio di Nernst, ovvero quel potenziale ideale che la membrana raggiungerebbe se fosse permeabile
soltanto a quello ione. In tale condizione, lo ione in questione sarebbe perfettamente in equilibrio (flusso
transmembranario netto uguale a zero).

Nei calcoli sottostanti, il 61 presente davanti al log nasce dal fatto che il logaritmo naturale è stato
trasformato in logaritmo in base 10, mentre RT/zF viene calcolato assumendo una temperatura di 37°C, che
corrisponde a quella del nostro organismo.
Per quanto riguarda il potassio, il potenziale
d’equilibrio varia tra -90 e -95 mV, anche se a volte può
arrivare fino a -100 mV. Il suo valore dipende molto
dalla concentrazione interna di potassio: mentre la
concentrazione esterna è omeostatica ed è mantenuta
costante nell’organismo attorno a 4,5-5 mmol/l (nei
calcoli a sinistra figura come 4 mmol/l), quella interna
può cambiare. In ogni caso, il potenziale risulta
negativo, in quanto il potassio è uno ione positivo che
tende ad uscire dalla cellula, lasciando un eccesso di cariche negative all’interno.
Per il sodio è esattamente l’opposto, in quanto questo ha una concentrazione esterna nettamente superiore
rispetto alla concentrazione interna. Il potenziale di equilibrio, in questo caso, è di +60 o +70 mV, perché il
sodio è uno ione positivo che, per gradiente di concentrazione, tende a entrare nella cellula, determinando
un eccesso di cariche positive all’interno della stessa e di cariche negative all’esterno. La separazione delle
cariche è perciò invertita (rispetto al potassio) e la condizione di equilibrio per il sodio sarebbe raggiunta se
il potenziale di membrana fosse uguale a 60-70 mV positivi (+66 mV nell’esempio sopra).
Il cloro, invece, è un anione più concentrato all’esterno rispetto all’interno. Per questo, lo ione tende ad
entrare nella cellula, determinando un eccesso di cariche negative all’interno. Il potenziale di equilibrio
corrisponde in questo caso a -90mV.
Il gradiente di concentrazione per il sodio e per il cloro è molto simile, ma siccome lo ione cloro è negativo, il
potenziale di Nernst avrà segno opposto (ciò è determinato dalla presenza di z nell’equazione, ovvero la
valenza, che per il cloro è -1, mentre per il sodio è +1).
Se la membrana fosse permeabile soltanto ad uno ione, tornando al discorso del potassio, avremmo una
situazione che viene mantenuta in equilibrio indefinitamente, senza alcun dispendio energetico. Il solo fatto
che esista una differenza di concentrazione tra interno ed esterno della membrana, permette l’istituzione
spontanea di una differenza di potenziale (positiva all’esterno, negativa all’interno) e il raggiungimento di
una situazione di equilibrio, che rimane tale. In realtà, vedremo che le cose non stanno così.
D.D.S. Perché non cambia il segno del potenziale di equilibrio tra potassio e cloro? Il cambio di segno avviene
tra sodio e cloro, poiché entrambi sono più concentrati all’esterno, però per il sodio si ha ingresso di cariche
positive (potenziale positivo), mentre per il cloro di cariche negative (potenziale negativo).

Se la membrana fosse permeabile ad un singolo ione, il potenziale membrana a riposo sarebbe uguale al
potenziale di Nernst di quello ione? La risposta è no e ora vediamo perché.

Nell’esempio in figura, abbiamo un bagno esterno, di cui si può cambiare a piacere la concentrazione ionica,
in cui è immersa la cellula, della quale si registra il potenziale di membrana. Il grafico centrale, nella sua parte
sinistra, considera una concentrazione di ioni potassio pari a quella fisiologica (4 mmol/l). Se questa aumenta
fino a 20 mmol/l, il potenziale di equilibrio di Nernst per il potassio diventa teoricamente più positivo.
Effettivamente, registrando il potenziale di membrana, si nota che sino a quando la concentrazione esterna
è di 20 mmol/l, da -75 mV iniziali si passa a -55 mV.
Queste considerazioni rispettano quello che ci aspettiamo e le nostre
ipotesi vengono confermate. Ma questo potenziale corrisponde al
potenziale di equilibrio di Nernst?
Nell’equazione di Nernst è presente un logaritmo e quindi, se in ascissa
poniamo una scala logaritmica, l’equazione di Nernst diventa
l’equazione di una retta. La linea tratteggiata nera rappresenta la
variazione di potenziale di membrana, che dovrebbe essere
determinata da una variazione di concentrazione esterna di potassio,
se la membrana fosse permeabile esclusivamente al potassio. Questa
retta rappresenta dunque come varia il potenziale di Nernst in
funzione della concentrazione esterna di potassio.
Per concentrazioni elevate di potassio, c’è una buona corrispondenza
tra valori sperimentali (quelli rappresentati in rosso), misurati con
l’elettrodo, e valori teorici, determinati dal potenziale di Nernst.
Tuttavia, per concentrazioni di potassio fisiologiche, il potenziale di membrana è nettamente più positivo
rispetto al potenziale di Nernst del potassio. Questo vuol dire due cose:
1. Il potassio non è in equilibrio; infatti, ad una concentrazione di, ad esempio, 4 mmol/l (che è quella
fisiologica), il potassio sarebbe in equilibrio se il potenziale fosse -90 mV. Siccome il potenziale di membrana
è -75 mV, si avrà che il campo elettrico non è sufficientemente forte per contrastare perfettamente la
fuoriuscita di potassio, determinata dalla differenza di concentrazione. In queste condizioni, si verificherà
una continua perdita di potassio, ovvero un flusso netto di potassio verso l’esterno (il gradiente di
concentrazione è maggiore del gradiente elettrico).
2. La membrana non è permeabile soltanto al potassio, ma anche ad altre specie ioniche; infatti, se fosse
permeabile soltanto al potassio, il potenziale di membrana sarebbe uguale al potenziale di Nernst del
potassio, ma questo non si verifica. Registrando il potenziale di membrana, si nota che questo non cambia, è
costante: tuttavia, ciò non significa che il sistema sia in equilibrio, proprio perché si verifica una continua
fuoriuscita di potassio. Il potenziale è stabile perché il flusso netto di ioni attraverso la membrana è uguale a
zero. Se ci fosse un’uscita continua di cariche positive, non controbilanciate da un’entrata, l’interno della
cellula diventerebbe sempre più negativo (iperpolarizzazione della membrana) e il potenziale non sarebbe
stabile. Nella nostra situazione, invece, il potassio continua ad uscire dalla membrana, ma il potenziale è
stabile. Questo significa che ci sono altre cariche positive che entrano nella cellula. Oltre che di flusso di
cariche, possiamo parlare di corrente elettrica: lo spostamento di ioni attraverso la membrana equivale
infatti ad una corrente elettrica che passa attraverso di essa. Se il potenziale è stabile, la corrente elettrica
totale, quella determinata dal passaggio di tutti gli ioni per i quali la membrana è permeabile, è uguale a zero
in termini di cariche. Infatti, se ci fosse un eccesso di cariche positive che escono, ci sarebbe una
iperpolarizzazione, mentre se ci fosse un eccesso di cariche positive che entrano, avremmo una
depolarizzazione della membrana. Variazioni del potenziale di membrana (iperpolarizzazione o
depolarizzazione) testimoniano che l’apertura o la chiusura di canali ionici causano l’entrata o l’uscita di
cariche elettriche dalla cellula.
Nel grafico a lato è rappresentato il flusso di
potassio attraverso una membrana, in funzione
del potenziale di membrana. A determinare il
potenziale di equilibrio è sempre l’equazione di
Nernst. Il flusso netto di questo ione sarà uguale
alla forza netta che spinge lo ione attraverso la
membrana (forza elettrochimica), moltiplicata per
la permeabilità della membrana per quel dato
ione (data, ad esempio, dalla quantità di canali
ionici presenti sulla membrana).
Dal grafico si osserva che in corrispondenza del
potenziale di Nernst per il potassio (-75 mV
nell’esempio, anche se solitamente è circa -85, -90
mV), il flusso netto attraverso la membrana sarà
esattamente uguale a zero. Se depolarizziamo o
iperpolarizziamo la membrana, avremo un flusso
netto di ioni potassio non nullo: nel caso della
depolarizzazione, ad esempio, si verificherà una
fuoriuscita di ioni potassio, che aumenterà in
modo lineare in funzione della forza netta. La forza netta è uguale alla differenza tra il potenziale di
membrana misurato in quel determinato istante e il potenziale di Nernst di quello ione; se questi due valori
sono uguali, allora la forza netta è uguale a zero.
La pendenza della retta rappresenta la permeabilità di membrana. Se la membrana è molto permeabile, la
pendenza sarà molto elevata, viceversa se la membrana è poco permeabile, la pendenza sarà minore.

Permeabilità della membrana agli ioni sodio


Procedendo per gradi e per semplicità, consideriamo ora che la membrana sia permeabile non solo al
potassio, ma anche al sodio. Supponiamo che, a riposo, la permeabilità al sodio sia nettamente inferiore
rispetto a quella del potassio.
Il potenziale di equilibrio del sodio è +55mV. Se la
membrana avesse dunque un valore di differenza di
potenziale di +55 mV, il sodio sarebbe in equilibrio,
con flusso netto attraverso la membrana uguale a
zero. Se ci spostassimo da questo valore, invece, in
una membrana permeabile esclusivamente al sodio,
avremmo una retta rappresentante l’entità del flusso
verso l’interno o verso l’esterno della membrana, in
funzione del potenziale di membrana. Siccome la
permeabilità al sodio è molto più bassa rispetto a
quella del potassio, la pendenza di tale retta sarà
molto inferiore. A riposo, in molte cellule, la
permeabilità al potassio è indicativamente 20 volte
superiore a quella del sodio.
Se la membrana fosse a -75 mV, avremmo un flusso di
potassio uguale a zero, ma un’entrata di sodio, perché
siamo molto lontani dal potenziale di equilibrio del
sodio stesso. A questo livello di potenziale di
membrana, il sodio entra sia perché esiste un
gradiente elettrico favorevole, ma anche per
differenza di concentrazione: le due forze lavorano
insieme per spingere il sodio all’interno della
membrana.
Se invece depolarizzassimo la membrana oltre +55 mV, il gradiente di concentrazione verrebbe ad essere
inferiore rispetto al gradiente elettrico, quindi favorirebbe un’uscita di sodio. Lo stesso discorso si può fare
per il potassio.
Nel grafico, dunque, ciascuna retta rappresenta il flusso dello ione che si verificherebbe se la membrana fosse
permeabile esclusivamente a quello ione.
Se il potenziale è stabile e la membrana è permeabile sia allo ione sodio che allo ione potassio, in quale punto
si posiziona il potenziale di membrana? Nel punto in cui il flusso in uscita degli ioni potassio è uguale al flusso
in ingresso di ioni sodio, ovvero nel punto in cui il flusso netto della membrana è uguale a zero. Questo
punto è ricavabile calcolando il flusso ionico totale (sodio + potassio) e ponendolo uguale a zero. In questo
esempio, il risultato è -60 Mv. Per questo valore, i due flussi sono uguali ed opposti, e il potenziale di
membrana non cambia. Non è una situazione di equilibrio, ma è una situazione di stato stazionario.
Se questi flussi non vengono fermati, alla lunga avremo un depauperamento del potassio da parte della
cellula ed un caricamento di sodio al suo interno. È necessario sottolineare che la variazione dei gradienti di
concentrazione è un effetto che si osserva alla lunga, mentre nel breve periodo l’effetto è minimo, in quanto,
come abbiamo visto, la quantità di carica necessaria per determinare la differenza di potenziale nella cellula,
è più di 200000 volte inferiore alle cariche disponibili (se la cellula è più grossa, anche di più). Tuttavia, questa
situazione non può essere mantenuta in modo indefinitivo; serve quindi un meccanismo che consumi energia
e che, nel lungo termine, mantenga costanti i gradienti di concentrazione, che altrimenti andrebbero
dissipati. Ciò è dovuto al fatto che, essendo la membrana permeabile a più specie ioniche, il potenziale di
membrana non sarà uguale al potenziale di Nernst di nessuno ione per il quale questa è permeabile. Per
questo motivo, tutti gli ioni avranno un flusso netto attraverso la membrana che, a lungo termine, tenderà a
cambiare i gradienti di concentrazione (questo è vero soprattutto all’interno della cellula, perché all’esterno
vi sono i meccanismi omeostatici che tendono a mantenere costanti queste concentrazioni ioniche).
D.D.S. Come è stato ricavato il valore di -60 mV? In questo caso, in cui la membrana è molto più permeabile
al potassio rispetto che al sodio, nella situazione di stato stazionario in cui il flusso netto è uguale a zero, il
potenziale di membrana assumerà un valore molto vicino al potenziale di equilibrio dello ione per il quale la
membrana è più permeabile (potassio) e, viceversa, più lontano da quello dello ione per il quale la membrana
è meno permeabile. Ad esempio, se la membrana fosse permeabile in modo esattamente uguale sia al sodio
che al potassio, lo stato stazionario con potenziale stabile sarebbe ottenuto nel punto medio tra i due
potenziali di equilibrio del sodio e del potassio. Sempre facendo riferimento al grafico sopra, se la pendenza
delle due rette fosse uguale, dunque se la permeabilità fosse uguale, il potenziale di membrana avrebbe valore
di (-75mV +55mV) /2= -10mV. Siccome la membrana è molto più permeabile al potassio, come si vede dalla
pendenza della retta, il punto in cui i due flussi saranno uguali sarà molto più vicino al potenziale di equilibrio
del potassio. Se il rapporto delle concentrazioni, al posto di essere 20:1, fosse 30:1, tale punto sarebbe ancora
più vicino al potenziale di equilibrio del potassio, mentre se fosse un rapporto minore, ci sposteremmo a
destra.

Permeabilità della membrana e potenziale


Il flusso netto è dunque sempre uguale al potenziale netto (differenza tra potenziale di membrana e
potenziale di equilibrio per uno ione), moltiplicato per la permeabilità.
Continuiamo a considerare la membrana come permeabile solo agli ioni sodio e potassio. Per quanto riguarda
il sodio, a -70 mV (potenziale di membrana a riposo), avremo una forza netta di tipo chimico ed elettrico, che
tende a spostare il sodio all’interno della cellula. Questa grande forza netta si scontra però con una
permeabilità molto piccola, e il flusso che si verifica effettivamente viene ad essere uguale al flusso in uscita
del potassio, per il quale la forza netta è molto piccola (il potenziale elettrico è quasi uguale al potenziale
chimico), ma la permeabilità è elevata.
Quindi, il potenziale di membrana a riposo, quando la membrana è permeabile a più di una specie ionica,
dipende fortemente dai rapporti di permeabilità della membrana per le diverse specie ioniche (mentre il
potenziale di Nernst dipende solo dal rapporto delle concentrazioni).
A riposo, il potenziale di membrana è vicino al potenziale di equilibrio del potassio, ma non lo raggiunge,
perché la membrana è permeabile anche in piccola parte al sodio; quindi, il potenziale di membrana stesso
sarà leggermente più positivo rispetto al potenziale di equilibrio del potassio.
Pompa sodio-potassio
Il meccanismo di membrana che spende energia metabolica per mantenere costanti i gradienti di
concentrazione è la pompa sodio-potassio, la quale non determina, se non in piccola parte, il potenziale di
membrana, che a riposo esisterebbe comunque, anche se la pompa non ci fosse. Se, ad esempio, si
somministrasse alla cellula ouabaina, un veleno che blocca la pompa sodio-potassio, inizialmente non si
verificherebbe nessun cambiamento nel potenziale di membrana. Si avrebbero ovviamente una perdita di
potassio ed un ingresso di sodio, ma nel breve termine questo flusso netto non determina variazioni
significative della concentrazione interna degli ioni. Le variazioni si verificano solo a lungo termine.
La pompa sodio-potassio è fondamentale per mantenere nel tempo il potenziale di membrana a riposo, ma
non lo determina, se non per una piccola parte. Infatti, la pompa sodio-potassio non è elettroneutra: in tutte
le nostre cellule, per ogni 3 Na+ che vengono buttati fuori, vengono portati dentro 2 K+, e siccome questi ioni
sono cariche elettriche, avremo la differenza di una carica positiva, per ogni molecola di ATP che viene scissa.
La pompa sodio-potassio è pertanto elettrogenica, cioè consumando ATP genera essa stessa una corrente
elettrica transmembranaria, che però è molto piccola rispetto a quella determinata dai meccanismi appena
visti. In una cellula media (di 50 µm di diametro, per attenerci all’esempio fatto all’inizio della lezione),
l’effetto dell’elettrogenicità della pompa determina un valore di potenziale di membrana leggermente più
negativo di 2-3 mV, rispetto al valore che ci aspetteremmo sulla base dei meccanismi considerati. Se la cellula
è molto piccola, oppure molto attiva, e quindi la pompa sodio-potassio lavora in modo molto intenso per
mantenere il gradiente di concentrazione, allora l’elettrogenicità fa sì che il potenziale di membrana possa
diventare ancora più negativo, anche di 5-10 mV.

Equazione di Goldman
Per calcolare il potenziale di membrana in una situazione in cui la membrana sia permeabile a più specie
ioniche, quindi nel nostro caso sodio, potassio, cloro e calcio, è da prendere in considerazione l’equazione di
Goldman:

Sulla destra sono rappresentate le concentrazioni dei diversi ioni, moltiplicate per la permeabilità. Abbiamo
ancora la presenza di RT/F, ma senza la valenza z. Per questo motivo dobbiamo invertire numeratore e
denominatore, ovvero le concentrazioni fra interno ed esterno, per il cloro, il quale avrebbe valenza negativa
(proprietà dell’esponente del logaritmo). Il potenziale di membrana è quindi uguale a RT/F moltiplicato per il
logaritmo naturale del rapporto tra le concentrazioni esterne (per gli ioni positivi) o interne (per gli ioni
negativi), ciascuna moltiplicata per la permeabilità della membrana a quel determinato ione, e la
concentrazione interna (per gli ioni negativi) o esterna (per gli ioni positivi), anche queste moltiplicate per la
rispettiva permeabilità.

Per capire meglio questa equazione,


bisogna interpretarla considerando
casi particolari.
Supponiamo che la permeabilità a
sodio e cloro sia uguale a zero,
ovvero che la membrana sia
permeabile soltanto al potassio.
L’equazione, togliendo la parte che
riguarda sodio e cloro e
semplificando per la permeabilità del
potassio, si riduce all’equazione di
Nernst per il potassio stesso.
L’equazione di Goldman, se la membrana fosse permeabile ad una sola specie ionica, si ridurrebbe
all’equazione di Nernst per tale ione.
Osserviamo un’altra situazione, nella quale il cloro non contribuisce al potenziale di membrana e questa è
permeabile solo a sodio e potassio: togliendo la parte dell’equazione relativa al cloro e dividendo sia
numeratore che denominatore dell’argomento del logaritmo per la permeabilità del potassio (P K),
l’equazione che ricaviamo è uguale all’equazione di Nernst del potassio, corretta per il fattore che dipende
dalla concentrazione interna ed esterna del sodio, ma soprattutto dal rapporto di permeabilità tra i due ioni.
Il rapporto di permeabilità tra sodio e potassio determina quanto si discosta il potenziale di membrana dal
potenziale di Nernst del potassio. Siccome il rapporto PNa/PK è a favore del potassio 20:1, allora il potenziale
di membrana a riposo sarà molto vicino al potenziale di Nernst del potassio, ma leggermente scostato da
esso.
Questo introduce il meccanismo per il quale il potenziale di membrana subisce variazioni, al variare delle
permeabilità ioniche della membrana: è il meccanismo con il quale vengono determinati i segnali elettrici.
Immaginiamo che la permeabilità ionica sia rappresentata da una molla:

La molla tende a spostare il potenziale di membrana verso il potenziale di equilibrio del sodio o verso il
potenziale di equilibrio del potassio. La forza della molla, la tensione, è proporzionale alla permeabilità della
membrana per quello ione. A riposo, la molla per il potassio è molto più forte di quella per il sodio, in quanto
la permeabilità del potassio è 20 volte superiore a quella del sodio. Il potenziale di membrana viene “tirato”
verso il potenziale di equilibrio del potassio (quella dell’esempio potrebbe essere una cellula muscolare, in
quanto il potenziale di equilibrio del potassio è circa -100 mV), ma non lo raggiunge, perché la molla che
rappresenta la permeabilità del sodio lo impedisce e ci si ferma a circa -70 mV. Se improvvisamente la
permeabilità di membrana per il sodio dovesse aumentare, la forza della molla della permeabilità al sodio
aumenterebbe improvvisamente e in modo marcato, tendendo a spingere il potenziale di equilibrio della
membrana verso il potenziale di equilibrio del sodio. È ciò che avviene durante il potenziale d’azione, per
esempio, in una cellula nervosa: improvvisamente e per un breve tempo, i rapporti di permeabilità tra sodio
e potassio si invertono, da un rapporto 20:1 a favore dal potassio a un rapporto 20:1 a favore del sodio. Per
circa 1 millisecondo, la permeabilità al sodio della membrana diventa enormemente superiore a quella del
potassio e il potenziale di membrana viene tirato verso il potenziale di equilibrio del sodio. Questo spiega il
fatto che il potenziale d’azione sia un’inversione di polarità, in quanto raggiungiamo i +20 o +30 mV
(considerando però che il potenziale di equilibrio del sodio è +50 mV circa). Non è solo una depolarizzazione,
è proprio un’inversione di polarità, perché il potenziale di membrana viene spostato verso il potenziale di
equilibrio del sodio. Questo valore non viene raggiunto in quanto, in questa situazione, è la permeabilità al
potassio che lo impedisce. I canali che si aprono durante il potenziale d’azione si inattivano molto
rapidamente e il potenziale di membrana rapidamente torna a valori bassi, verso il potenziale di equilibrio
del potassio.
Ciò che realmente avviene è molto più complicato di quanto detto, ma grossomodo la spiegazione per cui
durante un potenziale di azione la polarità di membrana si inverte è questa.
Permeabilità al cloro
Fino ad ora abbiamo ignorato gli ioni cloro,
ma la membrana è permeabile anche ad essi.
Gli ioni sodio e potassio determinano il
potenziale di membrana, perché esiste un
meccanismo metabolico attivo che mantiene
la differenza di concentrazione dei due ioni.
Se c’è la differenza di concentrazione, questa
è un serbatoio di energia potenziale che
viene utilizzata per varie cose, ad esempio
generare la differenza di potenziale; la
differenza di concentrazione si ottiene
consumando energia grazie alla pompa
sodio-potassio.
Per gli altri ioni vale la stessa cosa, ovvero se
esiste un meccanismo attivo che mantiene
una differenza di concentrazione specifica ai
lati della membrana, allora anche quello ione
contribuirà al potenziale di membrana
(sempre che la membrana sia permeabile per
quello ione). Se invece questo meccanismo non esiste e quello ione viene distribuito ai lati della membrana
in modo passivo, allo stato stazionario lo ione non contribuirà al potenziale di membrana. Perché?
Supponiamo che il potenziale di equilibrio del cloro, determinato dal rapporto di concentrazione, non sia
uguale al potenziale di membrana in un certo momento. Supponiamo anche che la forza chimica che spinge
il cloro all’interno sia troppo grande rispetto alla forza elettrica che tende a spingerlo fuori. Se non c’è un
meccanismo attivo che ripartisce il cloro ai lati della membrana, allora il coloro inizia ad entrare. Cambia la
concentrazione interna del cloro, fino a quando il rapporto di concentrazione farà sì che il potenziale di Nernst
per il cloro venga ad essere esattamente uguale al potenziale di membrana. La stessa cosa vale al contrario,
ovvero se la forza elettrica è superiore alla forza chimica: il cloro tende ad essere perso, sino a quando i
rapporti di concentrazione saranno tali per cui il potenziale di Nernst eguagli il potenziale di membrana a
riposo. In alcune cellule, questo è quello che avviene: il cloro è ripartito passivamente e allo stato stazionario
non contribuisce minimamente al potenziale di membrana. Infatti, la forza netta per il cloro viene ad essere
uguale a zero e la quantità di cloro che entra è esattamente uguale a quella che esce.
Però in molte cellule, probabilmente la maggior parte, si è visto che il cloro viene ripartito attivamente ai lati
della membrana in modo peculiare. Non esistono pompe attive per il cloro, ovvero ATPasi di membrana che
trasportano il cloro; tuttavia, il cloro viene spostato con trasporti attivi secondari, ovvero attraverso simporti.
1. In alcune cellule prevale il cotrasportatore che fa entrare il cloro nella cellula, contro gradiente di
concentrazione. È il cotrasportatore NKCC1 (Na-K-Cl cotransporter), che trasporta due ioni cloro per
ogni ione potassio e sodio che vengono portati all’interno. È elettroneutro e sfrutta la elevata
concentrazione di sodio all’esterno della cellula per portare dentro non solo il cloro, ma anche il
potassio. Questo tende a far aumentare la concentrazione di cloro all’interno della cellula, lavorando
contro gradiente di concentrazione e sfruttando l’energia potenziale determinata dalla differenza di
concentrazione del sodio.
2. In altre cellule, o anche nelle stesse, è presente un altro cotrasportatore, KCC2, che utilizza il
gradiente di concentrazione del potassio, per portare fuori il cloro contro gradiente, riducendo la
concentrazione di cloro intracellulare.
Spesso entrambi i cotrasportatori sono presenti nella stessa cellula, ma con prevalenza di uno o dell’altro.
Si è inoltre visto che, nelle nostre cellule, il cotrasportatore che porta all’interno il cloro è espresso in modo
più marcato nelle prime fasi dello sviluppo e nel neonato, rispetto che nell’adulto.
I neuroni hanno entrambi i cotrasportatori, ma nel neonato NKCC1 prevale su KCC2, mentre nell’adulto si
osserva la situazione opposta.
Di conseguenza, la concentrazione di cloro non è
distribuita passivamente, ma in modo attivo, ed è
differenziata nei momenti della vita: nel neonato la
concentrazione di cloro è più elevata all’interno della
cellula, mentre nell’adulto è esattamente l’opposto.
Questo significa che il cloro ha un diverso potenziale
di equilibrio nei due casi.
Il potenziale di equilibrio del cloro non è uguale al
potenziale stazionario di membrana, ma può avere
un valore più positivo oppure più negativo. Nel caso
di KCC2, il rapporto di concentrazione sarà molto
elevato, perché il cloro viene buttato fuori
attivamente dalla cellula, e quindi il valore del
potenziale di equilibrio sarà più negativo. Nel caso di
NKCC1, il rapporto di concentrazione sarà molto
inferiore, perché la concentrazione all’interno della
cellula aumenta; ne deriva che il valore del potenziale di equilibrio sarà più positivo.
Anche il cloro avrà una propria equazione di Nernst e contribuirà al potenziale di membrana, rendendolo più
positivo (depolarizzazione) nel caso di NKCC1, o più negativo (iperpolarizzazione) nel caso KCC2.
Nelle cellule vi sono dei canali al cloro che vengono aperti o chiusi, a seconda dell’attivazione di determinate
sinapsi. In particolare, le sinapsi gabaergiche attivano e causano l’apertura in modo specifico dei canali
selettivamente permeabili al cloro. Il neurotrasmettitore non è di per sé né depolarizzante, né
iperpolarizzante, né eccitatorio, né inibitorio, ma è il meccanismo post-sinaptico che determina l’effetto del
neurotrasmettitore. Se, ad esempio, aggiungiamo GABA alle cellule che presentano il cotrasportatore NKCC1,
ovvero apriamo una conduttanza al cloro, allora il potenziale di membrana viene depolarizzato, perché tende
a spostarsi verso il potenziale di equilibrio di Nernst dello ione per cui la permeabilità aumenta (cloro). Lo
stesso neurotrasmettitore e la stessa sinapsi, su quello stesso neurone nell’adulto, essendo il potenziale di
equilibrio del cloro più negativo del potenziale di membrana a riposo, determinerà iperpolarizzazione.
Quando si analizza il segnale elettrico, si deve considerare per quale ione la permeabilità cambia e quale è il
potenziale di equilibrio di quello ione.

Modello elettrico della membrana: conduttanza e batteria di Nernst


L’equazione di Goldman ci permette di calcolare il potenziale di membrana sulla base delle concentrazioni
ioniche e della permeabilità di membrana. In realtà, utilizzeremo più spesso un’altra equazione per calcolare
il potenziale di membrana, sulla base di un modello elettrico della membrana stessa.
Il fatto che ci siano canali ionici nella membrana,
equivale da un punto di vista elettrico ad un circuito.
La differenza di concentrazione dello ione è
rappresentata dalla batteria di Nernst, che dipende
appunto dal rapporto delle concentrazioni interna ed
esterna di quello ione. Per il potassio, ad esempio, la
batteria di Nernst è negativa dalla parte citoplasmatica
e positiva nella faccia extracellulare. La batteria scarica
ed è collegata in serie ad una resistenza, che indica che
la membrana è permeabile a quello ione. In realtà, non
utilizziamo il termine resistenza per parlare della
facilità con la quale lo ione passa attraverso la
membrana, ma il termine conduttanza, che altro non
è che il rapporto inverso della resistenza.
La legge di Ohm afferma che la corrente ionica attraverso un certo tipo di canale (che non è unico nella
membrana, ma sono molteplici), sarà uguale alla conduttanza totale della membrana per quel determinato
ione (data dalla somma della conduttanza di ogni singolo canale), moltiplicata per il potenziale netto di
membrana.

Siccome abbiamo canali selettivi per sodio, potassio, cloro, ma anche calcio, ciascun canale potrà essere
modellato in un circuito elettrico, composto da batterie di Nernst in serie con una conduttanza, la quale
rappresenta la permeabilità della membrana per quello ione.

Un circuito equivalente della membrana è rappresentato nell’immagine sottostante.

In parallelo sono presenti tutti i canali ionici


(dovremmo aggiungere quelli del calcio), che sono
anche in parallelo alla conduttanza di membrana
[N.D.S. Credo volesse dire capacità, non
conduttanza]. I primi tre rami da sinistra
rappresentano i canali ionici, mentre l’ultimo
rappresenta il doppio strato fosfolipidico che
costituisce il condensatore di membrana, con
capacità, come detto prima, di 1µF/cm2.

Il circuito può essere rappresentato anche in modo semplificato,


riunendo tutte le conduttanze di membrana e ottenendo il circuito RC
riportato qui a lato. [Questo verrà preso in esame più avanti]

La capacità non influisce sul potenziale di membrana stesso, ma influisce sulla velocità con la quale la
membrana cambia il suo valore di potenziale; in particolare, ritarda la velocità con la quale i cambiamenti di
potenziale possono avvenire. È quindi importante nei transienti, per determinare la forma del potenziale
d’azione o il modo in cui viene propagato in modo passivo un segnale elettrico, ma a riposo la capacità di
membrana può essere trascurata. Infatti, allo stato stazionario la capacità è caricata ad un certo livello e così
rimane, non contribuisce al potenziale di membrana direttamente. È tuttavia importante perché permette la
separazione di cariche e quindi la genesi stessa del potenziale di membrana. Alla luce di quanto detto, non
consideriamo la capacità per calcolare il potenziale di membrana, ma cerchiamo un’equazione che ci
permetta di ricavarlo sulla base delle conduttanze ioniche e del potenziale di Nernst, ovvero parametri di tipo
elettrico, e non concentrazioni o permeabilità, come per l’equazione di Goldman.
Corrente elettrica
Attraverso ciascuna resistenza o gruppo di canali, la corrente elettrica (non
parliamo più di flusso ionico) è determinata dalla legge di Ohm. La corrente
del potassio sarà quindi uguale alla conduttanza del potassio, moltiplicata
per la differenza tra la batteria di Nernst (il potenziale di Nernst) di questo
ione e il potenziale di membrana. Se il potenziale di membrana è
esattamente uguale al potenziale di Nernst, la corrente è uguale a zero. Se
il potenziale di membrana si discosta dal potenziale di Nernst, avremo una
corrente che sarà misurata in rapporto alla conduttanza complessiva della membrana per quello ione. Questo
vale per qualunque ione per il quale la membrana è permeabile. Se il potenziale di membrana è stabile (stato
stazionario), la corrente netta attraverso la membrana deve essere uguale a zero, perché la somma dei flussi
ionici è uguale a zero.

Supponiamo per semplicità che il cloro sia distribuito passivamente ai lati della membrana e che quindi non
contribuisca al potenziale. Allora, la membrana sarà permeabile solo al sodio e al potassio e, se il potenziale
è stabile, la somma delle due correnti (INa e IK) deve essere uguale a zero:

Applichiamo a ciascun ramo la legge di Ohm:

Risolviamo l’equazione per Vm:

Ricaviamo un’equazione che descrive il potenziale di membrana, in funzione delle conduttanze e dei
potenziali di Nernst dei diversi ioni. Il potenziale di membrana viene ad essere una media pesata del
potenziale di Nernst di ciascuno ione per cui la membrana è permeabile, pesata per la conduttanza di
membrana. In altre parole, ogni potenziale di Nernst viene moltiplicato per la conduttanza specifica, il tutto
diviso la conduttanza totale di membrana.
Questo concetto si può estendere a tutti gli ioni per cui la membrana è permeabile (in questo caso, sodio,
potassio, cloro e calcio).

Al di là del calcolare il potenziale di membrana, questa equazione permette di notare che cambiando una
qualunque delle conduttanze ioniche, il potenziale di membrana viene tirato verso il potenziale di Nernst
dello ione per il quale la membrana cambia la conduttanza. Questo è dovuto al fatto che il potenziale di
membrana è una media pesata. Se, ad esempio, dovesse cambiare la conduttanza al cloro, il potenziale di
membrana verrebbe spostato verso il potenziale di equilibrio del cloro. Se dovesse cambiare la conduttanza
del potassio, il potenziale di membrana verrebbe tirato verso il potenziale di equilibrio del potassio e la
membrana verrebbe iperpolarizzata, mentre se questo succedesse per il sodio, la membrana verrebbe
depolarizzata. Anche nel caso del calcio, ciò causa normalmente una depolarizzazione, in quanto il potenziale
di equilibrio del calcio è fortemente positivo (la concentrazione intracellulare di calcio è molto bassa).
Inoltre, questa equazione ricorda per molti aspetti l’equazione di Goldman, ma è comunque più facile da
utilizzare. Quando analizzeremo la sinapsi, utilizzeremo proprio questa seconda equazione, dove il potenziale
è espresso in funzione delle conduttanze ioniche e dei potenziali di equilibrio di Nernst.
L’equazione del potenziale di membrana appena ricavata può anche essere scritta in un altro modo, che
mette in evidenza il fatto che i diversi ioni contribuiscano al potenziale di membrana attraverso il loro
potenziale di Nernst, in funzione del rapporto tra la conduttanza dello ione e la conduttanza totale della
membrana. Più pesa la conduttanza di quello ione rispetto a quella degli altri ioni, maggiore sarà l’attrazione
che il potenziale di Nernst di quello ione avrà sul valore di potenziale di membrana.

Questo concetto può essere applicato per capire meglio l’effetto di depolarizzazione o iperpolarizzazione
rapportato al cloro che è stato affrontato sopra: infatti, cambiando la conduttanza per il cloro, il potenziale
di membrana viene tirato verso il potenziale di equilibrio del cloro. A seconda che il potenziale di equilibrio
del cloro stia sopra oppure sotto il potenziale di membrana, avremo una depolarizzazione oppure una
iperpolarizzazione.
Durante il potenziale d’azione aumenta enormemente la conduttanza al sodio e quindi il potenziale di
membrana viene tirato verso valori positivi.
In altri casi, come in alcune sinapsi inibitorie, aumenta la conduttanza al potassio e allora avremo una
iperpolarizzazione della membrana, in quanto il potenziale di membrana viene tirato ancora di più verso il
potenziale di equilibrio del potassio, che è negativo.
D.D.S. Perché è più facile utilizzare l’ultima equazione, rispetto a quella di Goldman, se comunque calcano la
stessa cosa? Ovviamente si possono usare entrambe le formule, ma nei nostri discorsi è più facile applicare la
seconda formula. Infatti, da un punto di vista dimensionale è molto diverso parlare di permeabilità, piuttosto
che di conduttanza. Utilizzando la seconda formula avremo una media pesata e non più RT/F, ma alla fine il
valore è lo stesso. È più facile ragionare in termini di potenziale di Nernst e di conduttanza complessiva,
piuttosto che di permeabilità e concentrazione.

Nelle prossime lezioni dovremo utilizzare l’equivalente elettrico della membrana per spiegare come fanno a
propagarsi in modo passivo, ovvero senza l’intervento del potenziale d’azione, i segnali elettrici. Abbiamo
visto come vengono generati i segnali elettrici, ossia tramite una variazione repentina di una conduttanza di
membrana. Il segnale origina in un punto della membrana e si propaga passivamente per una certa distanza,
che è molto piccola. Dovremo quindi capire il meccanismo attraverso il quale si propagano gli stimoli elettrici
e perché dopo pochi mm il segnale si attenua, andando praticamente a zero.