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Abbiamo visto quali sono i dati che sono pubblicati

↓adesso vediamo

come si posso trattare questi dati ?

Al di là di calcolarne delle medie, a noi interessano gli eventi estremi che stanno agli estremi della normalità,
possono essere :

 Eventi modesti o nulli, come la siccità


 Eventi estremi quelli grandi che danno luogo alle piene

Per fare questo approccio bisogna avere a disposizione una serie storica di osservazioni il più lunga possibile
perché molto spesso siamo costretti a ricostruire in modo che sia statisticamente attendibile, quali potrebbero
essere le precipitazioni che si possono verificare in un luogo con una certa frequenza molto bassa o con un tempo
di ritorno molto alto.

Purtroppo le PRECIPITAZIONI non possiamo prevederle, perché dipendono da tutta una serie di fattori che sono
difficilmente controllabili, gli unici approcci possibili per questo tipo di problema sono gli approcci di tipo
probabilistico.

IDROLOGIA STATISTICA

A breve periodo si può in qualche modo dare indicazioni di quali sono le evoluzioni meteorologiche ma
sicuramente non si può dire a priori, ne quando ne dove, le entità delle piogge che si verificheranno nel futuro,
quindi l’unico modo per interpretarle è interpretarle dal punto di vista statistico.

Per la carenza di dati idrologici dovuta a una serie storica di osservazioni modesta, e sapendo che
le piogge sono difficili da prevedere a lungo periodo perché dipendono da tutta una serie di
fattori che sono difficilmente controllabili,

↓ per questo motivo

le precipitazioni e quindi i dati idrologici non possono essere studiati con un approccio
deterministico allora vengono trattati con un approccio statistico.

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Introduciamo il concetto di VARIABILE CASUALE

Noi consideriamo la pioggia come una VARIABILE CASUALE,


una VARIABILE CASUALE è una variabile che
dipende da così tanti fattori che noi non siamo in
grado di interpretare

Per esempio se noi lanciamo un dato, sappiamo che può venire fuori un numero da 1 a 6, e la probabilità che esca
fuori un numero o un altro è la stessa.
Per le piogge le cose sono ancora più complicate.

Quindi una VARIABILE si dice CASUALE quando i valori che essa può assumere dipendono da un numero
elevatissimo di cause poco conosciute o sono conosciute ma sono talmente complicate, perché interdipendenti
tra loro, che portano ad un risultato che non può essere interpretato in via deterministica.

Le VARIABILI CASUALI possono essere:

Per esempio il n° di giorni piovosi in un anno (0-365) → è una VARIABILE CASUALE DISCRETA, perché può
. assumere valori soltanto interi positivi

Invece il volume d’acqua in un serbatoio → è una VARIABILE CASUALE CONTINUA, perché può variare con .
. continuità tra zero ed il massimo volume immagazzinabile

Le VARIABILI CASUALI possono essere: a seconda che sia limitato o meno il campo dei valori
possibili

Ad esempio il volume d’acqua contenuto in un serbatoio → è una VARIABILE CASUALE CONTINUA LIMITATA
. INFERIORMENTE E SUPERIORMENTE

Invece l’altezza di pioggia → è una VARIABILE CASUALE CONTINUA LIMITATA INFERIORMENTE E ILLIMITATA
. SUPERIORMENTE

Noi considereremo la pioggia come una VARIABILE CASUALE CONTINUA, anche se in realtà,
la misura di questa pioggia viene fatta in modo discreta, perché gli strumenti che misurano la pioggia non sono in
grado di registrare con continuità la pioggia, per esempio un pluviometro a bascula registra con una cadenza di
0,2mm quindi il n° di valori che può assumere la pioggia registrata è discreta.
La pioggia può assumere valori intermedi tra quelli registrati, per questo la pioggia viene considerata come una
VARIABILE CASUALE CONTINUA.
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Noi abbiamo a disposizione un certo numero di osservazioni, le osservazioni che abbiamo a disposizione
prendono il nome di CAMPIONE.

Naturalmente è soltanto una serie di valori che quella variabile casuale ha assunto nel periodo di tempo in cui io
ho effettuato le registrazioni di questa variabile, ma non è l’intera POPOLAZIONE di possibili valori che questa
variabile può assumere.

Attraverso procedimenti di carattere statistico noi cercheremo di interpretare questi dati, che sono in numero
limitato, per cercare di trovare le tendenze principali per poter valutare anche con una certa attendibilità i valori
che si verificano con maggior rarità rispetto al periodo di tempo in cui sono state effettuate le osservazioni.
.

La POPOLAZIONE è l’insieme degli infiniti valori che la variabile può assumere, un valore può essere ripetuto più
volte, per esempio lancio il dato 1000 volte.

Il CAMPIONE è un insieme finito estratto dalla popolazione.


Il campione si dice di dimensione N o di numerosità N. Se ho per esempio 30 anni di osservazione, e prendo in
considerazione come variabile casuale l’altezza di pioggia max annua oraria, avrò 30 valori e quindi avrò un
campione di dimensione 30 o di numerosità 30. (N=30)

Si definisce AMPIEZZA del campione la differenza tra il massimo e il minimo valore del campione.

Con FREQUENZA ASSOLUTA DI CLASSE indichiamo il n° di elementi che ricadono in ciascuna classe. La somma delle
frequenze assolute di classe è pari a N.

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Questo campione lo posso suddividere in CLASSI.

Cosa vuol dire suddividerlo in classi?

Indichiamo l’insieme di tutti i valori di quella variabile che sono compresi tra X i e Xi+1 →
La classe di una certa variabile, la variabile la chiameremo X, limitata da due estremi Xi e Xi+1

Per svincolarsi dalla numerosità del campione si ragiona in termini di FREQUENZA RELATIVA DI CLASSE, cioè di
frazioni dividendo la frequenza assoluta con la numerosità del campione

La somma delle frequenze relative di classe è pari a 1

La FEQUENZA CUMULATA RELATIVA è la somma delle frequenze relative fino ad un certo valore di classe

Numerosità del campione → N=56

Quante classi ?

Per individuare il n° di classi K in cui suddividere il campione utilizziamo la formula di STURGES

Da un indicazione del n° di classi


in cui suddividere il campione

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Il numero di classi in cui è opportuno suddividere il campione dipende in qualche modo dal numero di dati del
campione, senza esagerare infatti la numerosità del campione sta sotto il log

FREQUENZA CUMULATA ASSOLUTA mi metto all’ estremità della 1° classe e conto i valori minori o uguali ,
osservati del campione, di quel valore lì

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Avrei potuto suddividere ulteriormente il diagramma? E fino a che punto?

Cioè anziché scegliere 6 classi ne potrei scegliere di più

Qual è il limite di valori che io posso assumere per costruire il diagramma di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA?

Il limite di valori è quello di scegliere come estremi di classe proprio i valori osservati del campione.

Se io prendo i valori del campione come estremi di classe, quindi 12; l’altro 13,6; l’altro 13,8 e cosi via …. E vado a
costruire una curva di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA, essa avrà tanti gradini quanti sono i miei valori perché
tanti valori tante classi e questa spezzata (gradinata) avrà le alzate che sono (tranne il caso di 2 valori uguali cioè è
possibile perché la misura è discreta) uguali alle classi quindi per ogni valore osservato le classi sono i valori
osservati.

Quindi posso attribuire a ciascun valore del campione una FREQUENZA CUMULATA RELATIVA

I → rappresenta il numero di valori osservati del campione minori o uguali a quello che mi riferisco

Tranne l’ultimo valore, che non essendo mai stato superato nel campione, essendo stato minorato 55 su 56 e
uguagliato una volta e quindi minorato o uguagliato 56 su 56 è uguale a 1 per la definizione di FREQUENZA
CUMULATA RELATIVA.

Un andamento più raffinato di questo con questo campione non riesco ad ottenerlo.

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Introduciamo il concetto di PROBABILITA’ e PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO

Per una VARIABILE CASUALE DISCRETA,

per esempio il numero che posso ottenere lanciando 2 dati, compreso tra 2 e 12

si definisce PROBABILITA’ che si verifichi un certo evento, come il rapporto p tra il numero m dei casi favorevoli al
verificarsi di quel evento e il numero totale n dei casi ugualmente possibili

n →CASI POSSIBILI

lanciando 2 datti abbiamo 36 casi possibili

m → CASI FAVOREVOLI, che vanga fuori per esempio il numero 7

1+6 │ 2+5 │ 3+4 │ 4+3 │ 5+2 │ 6+1 → m=6

Quindi la PROBABILITA’ che venga fuori il numero 7 è :

Invece la PROBABILITA’ che venga fuori il numero 2 è :

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Per una VARIABILE CASUALE CONTINUA,
che può assumere infiniti valori non ha senso dire qual è la probabilità che si verifichi uno di quei valori, i valori
sono infiniti, quindi la probabilità che si verifichi uno di quei valori è tendente a zero.

Allora si introduce il concetto di PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO, cioè qual è la probabilità che un certo
valore della variabile sia non superiore a un certo valore

Se la variabile è limitata inferiormente e limitata superiormente → il valore della variabile è compreso tra 0 e Xmax
Qual è la probabilità che si verifichi un valore della variabile minore o uguale a Xmax , la risposta è 1
sicuramente viene fuori un valore minore di Xmax
E’ una funzione crescente, avrà una forma a S parte da 0 e arriva a 1

Se la variabile è limitata inferiormente e illimitata superiormente → questa è una funzione che non arriverà mai a
. 1, uno rappresenta un asintoto, un limite
. asintotico

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Al tendere della numerosità del campione all’infinito, la curva di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA ( F(X) )
differisce da una curva di PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO ( P(X) ) di una quantità Ɛ piccola, cioè la
probabilità che questa differenza in modulo sia minore di Ɛ tende a 1, cioè certezza al tendere di N→

Quindi in qualche modo la curva di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA è una pallida rappresentazione della curva
di PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO che io non sono in grado di conoscere.

C’è un problema grosso però, per le variabili illimitate superiormente ciascuna curva di FREQUENZA CUMULATA
RELATIVA che io ho ottenuto assume valore 1 in corrispondenza dell’ultimo valore osservato.

Campione N=56 dati, l’ultimo valore osservato 55,2

Se confondo la FREQUENZA CUMULATA RELATIVA di ogni singolo valore con la sua PROBABILITA’ DI NON
SUPERAMENTO mentre per valori inferiori all’ultimo non avrei una grossa incongruenza, per l’ultimo valore ci
sarebbe un’incongruenza sostanziale, all’ultimo valore gli attribuisco 1

Ciò sta a significare che se quel valore avesse realmente PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO uguale a 1 ci
sarebbe la certezza che quel valore non potrebbe mai essere superato e questo contraddice il fatto che quella
variabile è illimitata superiormente, quindi ci sono dei problemi.

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In sostanza noi sappiamo tracciare la curva di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA partendo dalle osservazioni.

Se la variabile è illimitata superiormente dovrà essere necessariamente una curva asintotica e non raggiungere il
valore 1, mentre le nostre spezzate di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA ad un certo punto arrivano ad 1.

Il nostro obbiettivo è cercare di trovare delle funzioni o forme che devono rispettare le condizioni che abbiamo
detto, per esempio devono essere asintotiche se sto considerando una VARIABILE CASUALE ILLIMITATA
SUPERIORMENTE; che possa ben interpretare il mio campione di dati

Queste curve prendono il nome di DISTRIBUZIONI DI PROBABILITA’

Di queste DISTRIBUZIONI DI PROBABILITA’ c’è ne sono tantissime

Un legame formale, un espressione analitica, che descriva l’andamento della PROBABILITA’ DI NON
SUPERAMENTO in funzione della variabile è la cosiddetta DISTRIBUZIONE DI GUMBEL

La DISTRIBUZIONE DI GUMBEL non è certo una distribuzione che interpreta bene i valori medi, è invece una
distribuzione che interpreta di solito abbastanza bene la tendenza dei valori estremi.

Perché questa DISTRIBUZIONE DI GUMBEL ha ottenuto un notevole successo?

Perché è una funzione matematica molto semplice e si adatta bene, essa stabilisce una relazione tra la
PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO di una certa variabile x e la variabile x stessa data da questa espressione:

Dove sono 2 parametri

Queste grandezze, , devono avere necessariamente le stesse dimensioni della variabile che sto
considerando.

Se la variabile x → è un altezza di pioggia (h) espressa in allora devono avere le stesse dimensioni
della variabile considerata.

Qualunque esponente deve essere adimensionale

La DISTRIBUZIONE DI GUMBEL ha una forma asintotica perché se facciamo

Con

Questa espressione rispetta la condizione che al

La probabilità che si verifichi un valore della variabile minore o uguale di è1


.

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Non rispetta la condizione che la probabilità che si verifichi un valore di x = 0 sia 0
perché questa funzione ha una coda anche nel campo della variabile negativa, ma siccome noi dobbiamo
interpretare i valori grandi della variabile a questa carenza non ci diamo molto peso.

Dopo di che, a seconda dei valori di , questa forma si sposta nel piano.

Per esempio se ruota intorno al punto di ascissa e di ordinata

Quindi se combino tra di loro, diversi valori di e diversi valori di , posso spostare nel piano questa forma che
ha 2 gradi di libertà

Se calcolo opportunamente i valori della coppia di parametri posso cercare di trovare una funzione di
GUMBEL che magari si adatti bene al mio campione di dati cioè interpreti bene la mia distribuzione di FREQUENZA
CUMULATA RELATIVA

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Bisogna cercare di utilizzare espressioni che pur interpretando in maniera decente i fenomeni che sto
considerando, abbiano in n° minimo di parametri

Più è elevato il n° di parametri e più è flessibile la funzione, ma meno significato hanno i parametri

Se una certa distribuzione di probabilità in questo caso la distribuzione di GUMBEL si adatta bene a interpretare il
mio campione

In realtà bisogna avere un certo numero di distribuzioni di probabilità

Noi usiamo GUMBEL

Quali sono i passi che dobbiamo fare per vedere se una certa distribuzione di probabilità è in grado o meno di
interpretare bene il mio campione di dati

Primo è scegliere la DISTRIBUZIONE DI GUMBEL

La seconda è quella di dire, io ho un campione di dati, a questi valori ho potuto assegnare una FREQUENZA
CUMULATA RELATIVA, ma io non ho idea di quale sia il valore della PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO da
associare a quel valore lì

Il teorema di Bernoulli ci dice che la FREQUENZA CUMULATA RELATIVA non è diversa dalla PROBABILITA’ DI NON
SUPERAMENTO

Quindi confondiamo

PUNTO 0

Voglio interpretare la mia VARIABILE CASUALE che sto prendendo in considerazione e di cui ne ho a disposizione
soltanto un campione con una certa distribuzione di probabilità

GUMBEL

A questo punto cosa devo fare?

Devo prendere il mio campione è vedere, dopo aver fatto delle opportune correzioni alla FREQUENZA CUMULATA
RELATIVA, se il mio campione è interpretato bene da una distribuzione di probabilità di quel tipo

Punto 1

Se N è piccolo
La probabilità che quel valore sia superato esiste ma è sempre + piccola all’aumentare della numerosità del
campione
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La FREQUENZA CUMULATA RELATIVA corretta di WEIBULL

Disegno sul piano i punti si disporranno su un andamento curvilineo e la distribuzione di GUMBEL ha un


andamento curvilineo

TRASFORMAZIONE NON LINEARE che mi permette di convertire una distribuzione di probabilità di GUMBEL che è
una curva in una retta

PUNTO 2

Ora se la reinterpreto questa funzione e gli do un altro nome e la chiamo VARIABILE RIDOTTA DI GUMBEL y

Y è legata linearmente con x

Espressione
di una retta

Dopo aver confuso la FREQUENZA CUMULATA RELATIVA corretta di WEIBULL con la PROBABILITA’ DI NON
SUPERAMENTO vado a calcolarmi tutti i valori del campione , il valore della y

Nonostante tutto la funzione y è una funzione crescente di , quando p cresce y cresce

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 Metto il campione in ordine crescente

 Attribuisco a ciascun elemento del campione un valore di FREQUENZA CUMULATA RELATIVA corretta di
WEIBULL

 Confondere
 Fare la conversione e ricavare il valore di y

Escono valori di y negativi, ma rispettano la condizione che nel campione ordinato, dove le FREQUENZA
CUMULATA RELATIVA corretta di WEIBULL crescono ma anche il valore di y cresce.

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IDROLOGIA STATISTICA

I dati elaborati sugli annali possono essere elaborati in diversi modi. L’elaborazione è fondamentale soprattutto
per lo studio degli eventi più estremi (come le piene): questi vengono generati da piogge estreme e per lo studio
di tali eventi è necessario elaborare in maniera opportuna i dati delle precipitazioni massime di durata
principalmente relative ad 1, 3, 6, 12, 24h.

Quindi sono fondamentali sicuramente i dati della TAB. III degli annuali ma anche quelle della TAB. IV relativi ad h
di pioggia considerando finestre temporali più lunghe ( 1, 3 …. giorni). I dati riportati sulla TAB. V invece hanno
molto spesso serie storiche non troppo lunghe quindi risulta difficile la previsione a riguardo.

BACINI: la grandezza di questi influenza fortemente la sensibilità alle diverse precipitazioni. Ad esempio, piogge di
durata breve o media non sollecitano particolarmente bacini di grandi dimensioni mentre queste possono
sollecitare e mandare in crisi bacini di più piccola estensione. Più il bacino è grande e più deve essere intensa la
pioggia affinché questa sia sollecitata.

BACINI GRANDI → sono sollecitati da piogge di durata > 24h

BACINI PICCOLI → possono essere sollecitati soprattutto da piogge di durata < 1h

Quindi si procederà con uno studio statistico dei dati proprio per arrivare a studiare le piene.
Vediamo come si procede con l’elaborazione dei dati al fine di determinare con quale frequenza, un determinato
evento di pioggia in una data stazione, può verificarsi → quindi per conoscere ciò che ci si può aspettare in futuro
→ stima tempo di ritorno

TEMPO DI RITORNO: è il numero medio di anni che intercorre tra due eventi di una certa grandezza.

E’ importante sottolineare che si tratta di un tempo medio quindi ad esempio se si dice che in un dato luogo,
un’altezza di pioggia h di 100mm può verificarsi “mediamente” con un T=25 anni significa che in 25 anni, tale
valore, potrebbe anche essere superato più di una volta, mentre nei 25 anni successivi mai.

T di ritorno maggiori corrispondono ad eventi crescenti: un evento che ha un T=100 anni e necessariamente
superiore ad un evento avente un T=25 anni.

Vediamo come si procede: RACCOLTA DATI

Dalla TAB. III degli annali idrologici si possono ricavare tabelle in cui si riporteranno in ordine crescente i valori di
hmax di pioggia annua di durata pari a 1, 3, 6, 12, 24h. Quindi si avranno una serie di dati “estremi”, poiché si tratta
di h di pioggia massime, relativi ad un determinata serie storica. Questi dati saranno tanto maggiori, più sono gli
anni trascorsi dall’istallazione dello strumento nella stazione considerata.

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Otteniamo quindi una tabella ordinata di dati in ordine crescente. Poiché sappiamo che le precipitazioni sono
fenomeni aleatori e casuali estremamente complessi e dipendenti da un gran numero di fattori e variabili non è
possibile trovare vere e proprie relazioni di tipo matematico e per tale motivo si procede con uno STUDIO
PROBABILISTICO mediante le osservazioni riportate sugli annali.
Inoltre per lo stesso motivo questo è un fenomeno che può ripetersi in futuro così come si è verificato in passato
quindi possiamo tralasciare la data e l’anno in cui gli eventi estremi si sono verificati e consideriamo solamente i
valori di h massimi.

Da tale tabelle si ricavano le curve di possibilità pluviometrica che dipenderanno dal tempo di ritorno T

Il rischio idraulico inerente alle esondazioni fluviali è dovuto alle elevatissime portate di piena che si possono
verificare in occasione di eventi meteorici di particolare interesse o persistenza o estensione territoriale. Queste
situazioni di rischio sono pertanto riferite ad un concetto di probabilità di accadimento, normalmente misurata in
termini di T = tempo di ritorno. Questo è tanto più alto quanto maggiore è il valore della variabile. Questa stima
delle esondazioni o piene di pende quindi dalla stima statistica delle precipitazioni meteoriche.
Per tale studio quindi, come si è già detto si analizzano PIOGGE DI BREVE DURATA o FORTE INTENSITA’ che sono
proprio quelle responsabili di tali eventi critici. Per l’elaborazione dei dati che porterà alla definizione e
tracciamento delle C.P.P. si necessita di serie storiche abbastanza lunghe (20-30 anni anche se è possibile fare tali
stime, meno precise e sicure anche per serie storiche > 10 anni).

RACCOLTA DATI: si fa riferimento agli annali idrologici pubblicati dal servizio idrografico nazionale (parte I ,TAB. III)

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COME SI RICAVANO LE CURVE DI POSSIBILITA’ PLUVIOMETRICA (C.C.P.) → METODO DEI CASI CRITICI con

Si fa riferimento ad una serie storica lunga (20-30 anni) e si costruisce la TAB. precedentemente vista dove si
riportano in ordine crescente le h relative a durate brevi di 1h, 3h, 6h, 12h e 24h → h massime

N = anni in cui la stazione ha funzionato, quindi sono gli anni in cui si hanno i dati (stazioni munite di pluviografo)

① riporto i dati in un piano h-d , otteniamo:

② unisco con una spezzata tutte le hmax che si hanno per le diverse durate: questi sono tutti i valori che non sono
mai stati superati in N anni e sono stati raggiunti 1 sola volta.

Tale spezzata infatti divide il piano in 2 parti:

 PARTE SUPERIORE: dove non si ha alcun dato quindi ci sono h di pioggia mai raggiunte
 PARTE INFERIORE: dove si hanno h di pioggia raggiunte e superate negli N anni

Quindi, poiché i punti uniti da tale spezzata sono punti uguagliati 1 volta gli N anni, si attribuisce a questa T=N
Poiché tali punti, come vedremo, saranno ben approssimati da una curva, questa viene detta: C.C.P. del I ORDINE
(dati dell’ultima riga della tabella)

I punti invece di ordine inferiore a questi, rappresentano h di pioggia raggiunte 1 e superate 1 volta , quindi si
assegna loro un T=N/2 e questa viene detta: C.C.P. del II ORDINE (dati della penultima riga della tabella)

OSS.

 È possibile notare che le h crescono al crescere della durata, però ciò avviene in modo meno che lineare,
per tale motivo si otterranno curve con concavità rivolta verso il basso
 Le curve partiranno tutte dall’origine poiché per una durata pari a zero l’h di pioggia che non viene mai
superata è pari a 0.
 Così come si è fatto con i dati relativi all’ultima e penultima riga è possibile procedere con gli altri dati (h
minori) ottenendo curve con T sempre minori (eventi di h minori). L’ultima curva in basso, data dalle h
minime tra i massimi della serie storica (curva dei minimi), rappresenta eventi che sono stati superati N-1
volte e raggiunti 1 volta, quindi ha un

Tale metodo è quindi detto dei CASI CRITICI che però non consente di valutare eventi con T>N

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ANALISI PROBABILISTICA (determinazione C.C.P.) con T > N

Occorre procedere in questo modo per stabilire e conoscere eventi con T>N . Tali eventi sono fondamentali per lo
studio della protezione idraulica del territorio e non bastano 30 anni di rilevazione poiché con tempi di ritorno
maggiori T=50 ; 100 o 200 anni, si possono verificare eventi seriamente catastrofici per i quali occorre
dimensionare le strutture come fognature oppure anche gli alvei dei fiumi. Non sarebbe neanche opportuno,
essendo N non eccessivamente elevata, utilizzare tali dati per fare previsioni per N maggiori poiché l’analisi di tali
eventi non sarebbe corretta.

Quindi si analizzano i campioni (tutte le h massime relative ad una stessa durata) in maniera probabilistica:
h VARIABILE ALEATORIA → QUESTA è :

 Positiva quindi limitata inferiormente


 Grandezza di cui non si può definire un limite superiore, però l’esperienza dimostra che questa esiste
 Variabile continua poiché può assumere un qualsiasi valore anche se i dati riportati sugli annali, mediante i
quali si procederà con tale analisi, sono dati resi discreti dagli strumenti che non sono in grado di rilevare le
h in maniera accurata (ad esempio viene rilevato un passo minimo di 2 anni)

Proprio perché la variabile casuale è continua (h) e può assumere un qualsiasi valore la probabilità che si verifichi
una ben precisa h di pioggia (ad esempio 25,2 mm) è infinitesima, praticamente nulla.

Quindi sarà possibile calcolare però la probabilità che si verifichi un evento che da luogo ad un h che ricade in un
preciso intervallo oppure la probabilità che una determinata h sia superata o non superata.

Quindi andiamo a ricavare la distribuzione di probabilità

 Si prendono in esame le colonne della tabella ognuna separatamente (1,3,6,12,24h) poiché ognuna è
riferita ad una variabile aleatoria diversa (
 Prendiamo in considerazione la variabile aleatoria relativa ad una durata 1h ed ordiniamo i valori di
hmax di tutti gli anni della serie storica considerata in orine crescente.

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 Suddivido il campo di valori possibili della variabile in un certo numero di classi (ad esempio 0-20 mm ;
20-40 mm ; 40-60 mm …) ed indico per ciascuna di esse il numero di valori che ricadono in quella classe

Se però prendiamo classi con estremi pari ai valori del campione ( quindi si prendono come estremi valori relativi
osservati e non arbitrari) si otterrà un diagramma di frequenza cumulata relativa con alzate tutte pari ad
(a meno che nella serie storica considerata, un determinato valore di h si ripeta più di una volta → 2 valori uguali
→ alzate =

FREQUENZA CUMULATA RELATIVA

I gradini sono tanti quanti le osservazioni


relative al campione analizzato (N)

In questo caso però gli intervalli non


avranno ampiezza costante poiché sono
dati dalle h di pioggia max che si sono
avute negli N anni di osservazione

Se immaginiamo di far tendere N ad infinito il numero di gradini aumenterà e questi tenderanno a diventare
sempre più piccoli poiché è come se si avessero valori di h misurati quindi inevitabilmente gli intervalli
diventano sempre più piccoli. Il diagramma sopra riportato collassa in una curva che tende asintoticamente ad 1
che viene definita :

DISTRIBUZIONE DI PROBABILITA’ DI NON SUPERAMENTO (P)

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Però per campioni diversi i diagrammi relativi alla frequenza cumulata relativa saranno differenti poiché saranno
diverse le ampiezze degli intervalli (che hanno come estremi i valori relativi al campione che si sta analizzando)

Ma il teorema di BERNULLI dice che:

“Al crescere di N, per N→ , le curve di frequenze cumulate relative di differenti campioni, tendono ad
assomigliarsi, quindi si riduce tutto ad un’unica curva di probabilità di non superamento che coinciderà all’incirca
alle curve delle frequenze cumulate → P F

Quindi per N grande si può confondere P con F

In realtà però l’ultimo gradino del diagramma delle F cumulate relative arriva ad un valore max che è pari ad 1;
quindi ponendo sulle ordinate , la curva che si otterrebbe facendo tendere N ad è una curva che
arriva ad 1

Se la dimensione del campione N fosse molto grande (N→ ) secondo BERNULLI potremmo porre P F .
Se il campione però è di numerosità limitata ciò porterebbe ad attribuire probabilità di non superamento pari a 1
al più grande valore osservato, ovvero considerare quel valore come limite superiore insuperabile,
contraddicendo il fatto che la variabile è illimitata superiormente.

CORREZIONE DI WEIBULL

Esempio

30 dati (serie storica di 30 anni) → l’ultimo valore avrà

Quindi adesso vale il teorema di BERNULLI e si può considerare P F

Più N è grande e più l’1 al denominatore non ha molta influenza quindi maggiore sarà l’avvicinamento all’asintoto,
ma cmq in questo caso rimarrà sempre un residuo che farà risultare la P 1. Quindi la spezzata al termine non
raggiungerà l’unità.

Quindi, per quanto detto, la F cumulata relativa corretta è:

L’obiettivo dell’analisi (probabilistica) statistica è la determinazione di una funzione continua che riesca ad
interpretare al meglio l’andamento del campione e che riesca a fornire informazioni anche su ciò che può
accadere dopo gli N anni di rilevazione che si hanno e che interpreti al meglio la sequenza di dati estremi (h max
relativa ad una determinata durata):

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determinazione della distribuzione di probabilità

la distribuzione che meglio interpreta tali dati è la distribuzione di probabilità di GUMBEL che ha la seguente
espressione:

Dove è la probabilità di non superamento


ed x è la variabile aleatoria da studiare (nel
nostro caso x è )

Dovendo, l’esponente , essere adimensionale si avrà:

In funzione del valore di u ed α varierà la forma della curva:

Inoltre l’analisi statistica ha un duplice obiettivo:

1. Verificare che la distribuzione adottata sia idonea ad interpretare la variabile aleatoria x da studiare
2. Dopo aver verificato che la distribuzione di GUMBEL è idonea è necessario trovare i valori u e che danno
luogo alla curva migliore

Nel 90% dei casi → la distribuzione di GUMBEL è corretta ed ottimale per interpretare i dati che si hanno

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1. Verifico che la distribuzione di GUMBEL sia idonea

Tale distribuzione di probabilità asintotica è molto diffusa per l’interpretazione di dati estremi (come le piene)

Come abbiamo visto tale distribuzione su un piano da luogo ad una curva allora trasformiamo
l’espressione in modo da poterla rappresentare su un piano semi-logaritmico dove assume un andamento
rettilineo (questo lo si fa in modo che sia più semplice vedere se la distribuzione interpreta bene la serie).

Trasformiamo la curva (su un piano lineare) in una retta (su un piano deformato semi-logaritmico):

Relazione lineare tra y e x

y → variabile ridotta di GUMBEL

Riscrivendola si ha:

Quindi sul piano deformato la distribuzione è una retta.

PIANO DI GUMBEL

O CARTA PROBABILISTICA DI GUMBEL

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Quindi in definitiva se i dati del campione si dispongono approssimativamente bene su una retta, allora la
distribuzione di GUMBEL è idonea e sarà necessario solamente determinare i parametri dai quali risulta la
funzione che meglio approssima tali dati.

Quindi nel nostro caso:

 Le sono note
 È nota e per BERNULLI
 Calcoliamo una stima di per ogni valore
 Rappresentiamo i punti sul piano deformato

I punti non saranno mai perfettamente posti su una retta ma l’importante è che non si abbia un’eccessiva
tendenza curvilinea. Se si verifica questo, si prenderanno in esame distribuzioni differenti da GUMBEL e si
costruirà una nuova carta deformata relativa alla nuova distribuzione considerata e si vedrà se risulterà idonea o
meno:

ad esempio si può pensare ad una distribuzione logaritmica NORMALE nella cui carta deformata si avrà sulle
ascisse il logaritmo della variabile. Anche su questa carta la distribuzione diviene una retta quindi si potrà
verificare l’idoneità allo stesso modo.

OSS.

Al crescere di F cresce anche , quindi y è una funzione crescente di F ma le due quantità


cresceranno in modo differente (non lineare)

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2. Determinazione della coppia di parametri che danno luogo alla distribuzione che approssima meglio i
dati.

METODO DEI MOMENTI: metodo che utilizzo per stimare

È necessario prima di tutto introdurre il concetto di densità di probabilità :

DENSITA’ DI

PROBABILITA’

Quindi è la derivata della curva

Quindi il prodotto rappresenta la


probabilità che h cada nell’intervallo dx ,
infatti la probabilità che la variabile ricada
nell’intervallo infinitesimo è
proporzionale all’area sottesa dalla curva
(areola infinitesima)

La curva densità di probabilità presenta


un massimo dove si ha il flesso della curva
probabilità di non superamento.

DIMENSIONI:

Quindi le areole sottese dalla curva sono prive di dimensioni è l’area complessiva sottesa dalla curva è
UNITARIA
48
Quindi definiamo il momento M di un certo ordine r rispetto ad un’asse 0

Di tali momenti ne saranno importanti solo 2:

1. Momento del primo ordine calcolato rispetto all’asse delle ordinate

Questo è il momento statico dell’area rispetto all’asse considerato e quindi si ottiene la posizione dell’asse
baricentrico della curva rispetto all’asse di riferimento scelto.
Tale asse non necessariamente passa per il punto di massimo poiché la distribuzione non è simmetrica a priori.

2. Momento del secondo ordine calcolato rispetto all’asse della media

Da indicazioni sulla disposizione della curva di densità di probabilità rispetto al valore medio

49
Operazioni da effettuare per determinare :

 Data la posso calcolare la per derivazione

 Inserisco l’espressione trovata nelle espressioni di e risolvendo i 2 integrali ottengo 2 equazioni


nelle 2 incognite

Sistema lineare nelle incognite

Esprimo le 2 equazioni in funzione dei parametri :

Ma mancano ancora i valori di che però posso confonderli con la media e lo scarto quadratico medio del
campione di dati che si sta analizzando (naturalmente maggiore è il numero di dati che abbiamo e più i valori
calcolati sono prossimi a quelli corretti)

Quindi

Dove m e S sono i valori CAMPIONARI

50
Quindi posso trovare i parametri di GUMBEL:

Tali parametri, una volta determinati li inserisco nella funzione e fissato un valore (cioè x) possiamo entrare
nel piano deformato e ricavare la probabilità di non superamento del valore della variabile h inserita.

Adesso andiamo ad invertire la relazione di P in modo da trovare h in funzione di P:

Quindi si ottiene :

in questo caso, fissato un valore di probabilità di non superamento determino l’h (ad esempio l’ se analizziamo
d = 1ora) analiticamente (cioè però è anche possibile farlo graficamente entrando nel piano deformato con una P
fissata e trovando l’h che si ha intersecando la retta che definisce la funzione di probabilità)

però, parlare in termini di probabilità di non superamento, non ha un significato immediato, quindi si preferisce
definire la relazione che lega h al T (tempo di ritorno, espresso in anni).
Ciò viene anche fatto poiché la statistica viene effettuata sul massimo valore che h assume in un anno per
un’assegnata durata.

È possibile quindi definire la relazione che lega P con T :

51
Esempio: un evento che ha un T = 100 anni ( evento di grandissima entità) ha una probabilità di non superamento

Quindi è un evento che ha una probabilità di verificarsi e di essere superato pari all’ 1%

Quindi si ha la relazione che lega l’h di pioggia con il tempo di ritorno:

Ci dice l’evento che ci si


deve aspettare fissato
un determinato T

con tale relazione è possibile calcolare l’h, fissata una durata d, per i diversi T :

Quindi andrò a determinare relative ad ogni campione di ogni durata (d = 1, 3, 6, 12, 24h) e trovo :

Successivamente potrò calcolare relative alle singole durate:

Se vado ad inserire diversi valori del tempo di ritorno nella relazioni sopra riportate posso rappresentare i punti
che trovo nella carta di GUMBEL (deformata) otteniamo delle rette differenti per tutte le 5 durate considerate:

Quindi fissato T entro sul piano


e trovo, per le diverse durate,
l’ che ci si deve aspettare.

52
Sappiamo che tra la variabile ridotta y e P esiste una relazione

quindi possiamo trovare un’asse affiancato a y delle probabilità di non superamento P e, poiché esiste una
relazione tra P e T esisterà anche una relazione tra y e T.

quindi sarà anche possibile trovare un asse del T affiancato a quello relativo a P e y

L’asse di T e P sono assi scalati in maniera NON LINEARE

N.B.

Quindi fissato T (e quindi P) si ottengono 5 valori di (o graficamente come si vede sopra oppure analiticamente
attraverso le relazioni): questi valori di h per le diverse durate d sono dette EQUIPROBABILI poiché hanno stessa
probabilità di non superamento e a queste corrisponde stesso T

53
CURVE DI POSSIBILITA’ PLUVIOMETRICA

Abbiamo visto come, fissato un determinato T possiamo trovare le altezze di pioggia equiprobabili per le diverse
durate d e possiamo rappresentare tali punti su un piano

L’ampiezza analitica che interpreta al meglio l’andamento di tali punti è un espressione monomia:

Definisce la relazione che lega l’h di


pioggia alla durata ed al T di ritorno

Tale relazione è nota in idrologia come C.P.P.

La dipendenza da T è dovuta ai parametri che sono funzione di T

La curva presenterà una concavità verso il basso ma sarà sempre crescente poiché le h di pioggia crescono
all’aumentare della durata di precipitazione ma in modo meno che proporzionale quindi si avrà sicuramente :

È necessario quindi ricercare i parametri che interpolino al meglio tali punti ed in modo da definire
completamente la curva.
Naturalmente la curva non riuscirà ad interpolare tutti i punti ne approssimerà l’andamento (altrimenti ci sarebbe
voluta un’espressione con almeno 5 parametri ma qui ce ne sono solo 2).

54
Determinazione di

I modi per determinare tali parametri sono 2 ed per entrambi si passa ad un piano bi-logaritmico dove i punti che
si vanno a rappresentare si dispongono all’incirca lungo una retta e quindi si procederà con una regressione
lineare ed attraverso il metodo dei minimi quadrati vengono stimati i parametri.

METODO DIRETTO

Nel primo caso fissiamo un tempo di ritorno T e stimiamo per ogni T fissato

Quindi definisco

L’espressione di potenza della C.P.P. : , trasformandola mediante l’applicazione dei logaritmi, diviene
una retta se rappresentata su un piano bi-logaritmico:

Quindi ln a → intercetta con l’origine e corrisponde

All’altezza di pioggia di durata 1h

Per d =1 → ln d = 0

ln h = ln a

n è il coeff. angolare della retta e come già detto è > di zero ma < di 1

55
Quindi, praticamente, i 5 valori di h relativi ad uno stesso tempo di ritorno T precedentemente determinati, vanno
inseriti nel piano bi-logaritmico e vengono interpolati tramite una retta adottando il metodo dei minimi quadrati
che minimizza gli scarti (distanza, in termini di ordinate dalla retta)

Troviamo a(T) e n(T)

Quindi, una volta trovati a e n è possibile disegnare la C.P.P.

OSS.

Se prendiamo in considerazione un tempo di ritorno maggiore si avranno sicuramente h di pioggia maggiori quindi
tale C.P.P. sarà posizionata superiormente a quella relativa ad un T minore.
Tutti i punti appartenenti ad una curva sono “equiprobabili” poiché hanno stesso T e quindi anche stessa P di non
superamento ( differenti)

Sul piano bi-logaritmico l’intercetta con l’origine aumenta con T:

Hp:

ma le rette risulteranno sensibilmente parallele ( non


sempre) quindi si hanno molto simili

56
METODO VINCOLATO o DELL’INVARIANZA DI SCALA

Con tale metodo, si determinano a variabili in funzione di T ma un unico n → un unico valore per n non è un
risultato troppo distante dalla realtà poiché come abbiamo visto le rette sul piano bi-logaritmico sono parallele

Invertendo l’espressione di GUMBEL si era trovato:

Raccogliendo si ha:

Ricordando che:

↓ divido numeratore e denominatore per

Definisco allora il coeff. di VARIANZA come il rapporto tra scarto quadratico medio e media (campionari)

Quindi ottenuti i dati di pioggia e costuita la tabella contenete le h per le diverse durate si possono calcolare
e quindi anche i coeff. di variazione per le diverse d ma al crescere di d cresceranno sia ,
quindi molto spesso il loro rapporto rimane costante.

Quindi si calcola un CV medio:

K = numero di d analizzate

Allora si avrà che il rapporto non varierà più con d e rimarrà costante, lo si chiamerà :

57
Inserendo nell’espressione di si ha:

L’intera quantità dentro la parentesi graffa non è


più funzione di d ma solamente di T

Ricordiamo che si ha anche:

Da ciò si deduce che:

Che sostiutita in fa risultare:

Esprime tutte le C.P.P. per tutti i tempi di ritorno T


una volta noti c,n e

Sostituendo si ottiene a :

Quindi è necessario ricavare c,n e :

Quindi una volta calcolati i singoli si trova semplicemente

Ricavo

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Chiamiamo , media riscalata

Poiché conosciamo le singole relative alle d analizzate e poiché conosciamo anche sarà possibile calcolare i
5 valori della media riscalata relativi alle 5 durate analizzate.

Quindi si ha:

Che in un piano bi-logaritmico diviene una retta

I valori trovati, riportati su tale piano si dispongono su di una retta ed attraverso, come prima, una regressione
ai minimi quadrati si troverà la retta che descrive meglio l’andamento dei dati.

Quindi si ricaverà l’intercetta con l’origine

E si potrà ricavare anche il coeff. n che definisce la pendenza della retta. Con tale metodo si ottiene un unico
valore di n per tutti i diversi T

59
dimensioni

Noto c trovo a(T)

Quindi per entrambi i metodi si procede con una regressione lineare per trovare l’intercetta che in un caso è ln a e
nell’altro è ln c ed il coeff. angolare che è sempre n.

Tali procedimento ora non è più effettuato poiché con Excell non occorrerà più passare al piano bi-logaritmico,
questo infatti ci fornirà direttamente i valori dei parametri a ed n

I 2 modi di procedere però non forniscono valori perfettamente uguali dei parametri.

60
A COSA SERVOCNO LE C.P.P.

 Queste vengono principalmente utilizzate per ricavarel’h di pioggia che ci si può aspettare, in un
determinato luogo, per una certa durata d ed un tempo di ritorno T
 Per l’analisi di eventi storici:

conosciamo le C.P.P. di una certa zona ed è noto l’evento avvenuto quindi l’h relativa ad una durata d

È possibile quindi collocare tale


evento nel piano e stimare il
tempo di ritorno.
Quindi in funzione di ciò che ne
risulta si può realmente e
correttamente valutare se
l’evento analizzato è realmente
un evento eccezionale e quindi
in caso questo abbia creato
danni si può valutare se le opere
erano state mal dimensionate
oppure se l’evento non
rientrava negli eventi per i quali
viene fatto il dimensionamento.

Esmpio

Evento che provoca la rottura del sistema di fognatura. Se tale evento ad esempio si è visto che presenta un
T > 100 anni allora questo è stato realmente eccezionale e la rottura non poteva essere evitata proprio poiché di
eventi così critici non viene tenuto conto nel dimensionamento.

 Le C.P.P. ottenute analizzando h relative a durate brevi di 1, 3, 6, 12, 24h non è possibile utilizzarle per
stimare h relative a durate superiori.
Per fare ciò invece si procede ricavando le C.P.P. a partire dai dati contenuti nella TAB, IV cioè le h
massime relative a durate di 1, 2, 3, 4, 5 giorni → si otteranno curve simili ma l’asse d sarà più
compresso e compariranno i giorni

OSS.

Le rette sul piano bi-logaritmico non si dovrebbero mai intersecare

Poiché capiamo che perderebbero di validite di significato (inversione dei valori).


Però ciò avviene per durate elevate fuori dal campo di validità → ciò sta a significare che è necessario porre molta
attenzione e non astrapolare risultati (h) per d troppo elevate.
61
CARATTERISTICHE DEI BACINI IDROGRAFICI

Tutto ciò che si è visto fin’ora era relativo a punti ben precisi del territorio, cioè i punti in cui sono situati gli
strumenti di misura, ma adesso andiamo a studiare ciò che avviene in una porzione più o meno estesa del
territorio: BACIONO IDROGRAFICO

Il BACINO IDROGRAFICO è definito come


quella porzione di territorio che è
racchiusa dallo spartiacque, il cui
deflusso idrico superficiale viene
convogliato verso una fissata sezione di
un corso d’acqua che è definita sezione
di chiusura del bacino.

COS’è IL BACIONO IDROGRAFICO ?

Immaginiamo di pendere in esame un corso d’acqua e di rappresentare in una certa scala il suo reticolo
idrografico, e definiamo (prendiamo come riferimento) una sezione trasversale che prenderà il nome di SEZIONE
DI CHIUSURA.
Se tutto ciò lo rappresentiamo su una carta, che in funzione della scala ci fornisca con maggiore dettaglio
l’andamento del reticolo e sulla quale sono indicate anche le curve di livello,
nell’IPOTESI in cui l’acqua scorre in superficie in funzione della quota (altimetria), possiamo tracciare lo
spartiacque superficiale che delimita il bacino, cioè quella zona di territorio nella quale l’acqua si dirige verso la
sezione di chiusura definita.

Lo spartiacque topografico o superficiale può essere definito come la linea più elevata separante bacini idrografici
superficiali adiacenti, è una linea chiusa che parte dalle sezione di chiusura e ritorna alla sezione di chiusura.
Per tracciare lo spartiacque mi aiuto con il reticolo idrografico e con le curve di livello (o isoipse) di una carta
topografica, cioè con l’altimetria.

Per tracciare la linea spartiacque serve


una planimetria quotata del bacino.

Quindi il BACINO IDROGRAFICO SUPERFICIALE è quella porzione di territorio che raccoglie le acque piovane e le
convoglia tutte, attraverso corsi d’acqua, in una sezione detta sezione di chiusura.
62
Perché parliamo di bacini idrografici superficiali ?

Perché a volte non c’è una corrispondenza tra il bacino idrografico superficiale e il cosiddetto bacino idrografico
sotterraneo.

Lo spartiacque topografico, cioè quello che viene definito dalle pendenze locali, sicuramente l’acqua che piove
all’interno di questo spartiacque e che rimane in superficie viene raccolta da questo corso d’acqua, ma non tutta
l’acqua che piove rimane in superficie, parte dell’acqua si infiltra nel terreno e a seconda di quelle che sono le
caratteristiche del suolo potrebbe succedere che la porzione di acqua che cade su questo versante che dal punto
di vista del bacino idrografico superficiale appartiene ad un altro corso d’acqua, una volta che si infiltra trovi per
esempio delle strutture permeabili che la convoglino in profondità verso questo bacino.

Allora si distingue tra:

 BACINI IDROGRAFICI SUPERFICIALI


 BACINI IDROGRAFICI SOTTERRANEI

che possono non coincidere.

Caso in cui vista la conformazione degli strati la porzione superficiale pur appartenendo ai bacini adiacente
contribuisce ai deflussi profondi.

Caso in cui vista la conformazione degli strati il bacino sotterraneo è molto più ampio di quello superficiale.
63
Noi concentreremo la nostra attenzione però sul bacino idrografico superficiale perché soprattutto quando piove
molto, salvo i casi di bacini fortemente permeabili come quelli carsici, la maggior parte della precipitazione rimane
in superficie e quindi a contribuire davvero alla formazione delle piene nei corsi d’acqua e principalmente il bacino
idrografico superficiale.

Perché ci interessa il bacino idrografico ?

Ci interessa perché una volta definita una sezione, in questa sezione transiterà in occasione, per esempio di un
evento di piena, una certa portata e questa portata dipenderà dalle dimensioni del bacino idrografico che stanno
a monte di quella sezione.

Per definire le dimensioni di un bacino idrografico occorre:

 Individuare la sezione di chiusura


 Determinare la linea di spartiacque

Al variare della posizione della sezione di chiusura varia la dimensione del bacino, spostando via via a monte la
sezione di chiusura si ottengono bacini sempre più piccoli.
Solitamente però si definiscono alcuni limiti anche se non si può parlare di un limite inferiore poiché questo
tenderebbe a zero all’arretrare della sezione di chiusura.

Esempi:

Bacini relativi a Tevere, Ticino, Arno → 10.000

Bacino del Po, prendendo la sezione di chiusura prossima al delta → 70.000

Bacino del Rio delle Amazzoni → 1.000.000

Le caratteristiche principali dei bacini sono sicuramente: la superficie e l’altimetria

SUPERFICIE

Tra tutte le caratteristiche che possono essere definite per un bacino la superficie è sicuramente la più rilevante
per capire e prevedere il comportamento del bacino.
La superficie la possiamo definire come la parte interna allo spartiacque

BACINI PICCOLI: questi rispondono molto velocemente alle precipitazioni e sono sollecitate anche da piogge di
. entità minore. Infatti il tempo impiegato da una goccia di acqua ad arrivare alla sezione di
. chiusura è molto breve quindi un eventuale piena si formerà in tempi altrettanto brevi

BACINI GRANDI: questi rispondono molto lentamente alle precipitazioni che si verificano ed infatti riescono ad
. essere sollecitati da eventi estremi. (ad esempio il bacino del Po può impiegare anche 7-8 giorni
. per formare una piena)

ALTIMETRIA

L’altimetria è la caratteristica per la quale è possibile individuare la linea di spartiacque superficiale.

64
STIMA SPAZIALE DELLE PRECIPITAZIONI

Lo scopo è ora quello di definire il volume complessivo di acqua caduta su un certo bacino in un determinato
periodo di tempo.
Il periodo di tempo può essere scelto arbitrariamente in funzione del nostro interesse e dello studio da effettuare.

le precipitazioni e quindi le h di pioggia


per diverse durate vengono registrate
sulle stazioni che possono essere
interne al bacino ma anche esterne ( ma
nelle immediate vicinanze).
Queste forniscono una misurazione
puntuale delle altezze di pioggia.
Il numero delle stazioni in genere è
abbastanza limitato.

Per le precipitazioni di stima del volume di acqua caduto però, le stazioni esterne possono o non essere
considerate, ciò dipende molto dall’altitudine del bacino che incide notevolmente sulla pluviometria

Se le pendenze sono molto elevate non è opportuno considerare le stazioni esterne poiché i livelli misurati
potrebbero essere notevolmente differenti (l’orografia ha un ruolo assai rilevante)

Nelle zone di pianura, invece come sappiamo è difficile individuare la linea di spartiacque a causa della lieve
pendenza e quindi le stazioni esterne daranno livelli simili a quelli che risulteranno dalle stazioni interne.

Le stazioni esterne sicuramente aggiungerebbero delle informazioni, ma queste informazioni devo considerarle
oppure no?
Supponiamo di avere un bacino, con 2 stazioni esterne 7 e 8, le piogge sono fortemente influenzate dagli effetti
orografici, quindi se c’è uno spartiacque particolarmente accentuato (crinale accentuato) tra un bacino e l’altro,
potrebbe darsi che nella zona D piova in maniera molto diversa da quanto piova nella zona C, quindi il fatto di
introdurre nella stima di pioggia di questo bacino, delle stazioni fuori potrebbe portarmi informazioni forvianti.
Viceversa se la stazione 7 si trova in una zona pianeggiante, è chiaro che gli effetti orografici sono molto meno
accentuati, quindi se ci sono stazioni all’esterno conviene prenderle in considerazione.

.
65
OBIETTIVO:

Definire il volume del SOLIDO DI PIOGGIA ( che sarà proprio il volume di acqua precipitato), solido che come base
ha la proiezione orizzontale (planimetrica) del bacino e come terza dimensione l’h di pioggia caduta in ogni punto
per un fissato intervallo di tempo

Tale solido però non è noto poiché


conosciamo le h solamente in pochi punti di
misura cioè le stazioni,
quindi sarà necessario andare a ricavare le h
negli altri punti

che saranno sicuramente h approssimate

Quindi ogni punto di questo solido è identificato da 2 coordinate geometriche che lo identificano in un punto
sulla proiezione orizzontale del bacino e come 3 dimensione l’altezza di pioggia locale che si è verificata in quel
punto.

Quindi la superficie di questo solido è una superficie che si appoggia sull’altezza di pioggia locale osservata in quel
punto.

Noi non sappiamo come sia fatto questo solido di pioggia perché se va bene abbiamo registrato la pioggia soltanto
in un certo numero di punti discreti su questo bacino ed eventualmente nelle immediate vicinanze.

Il nostro obbiettivo è quello di cercare di costruire in maniera ragionevole un solido di pioggia in modo da poter
valutare il volume di questo solido di pioggia.

Esistono diversi metodi di interpolazione spaziale, ma noi considereremo solamente i 3 più tradizionali:

1. METODO DEI TOPOIETI


2. METODO DELLE ISOIETE
3. METODO A GRIGLIA

Tutti e 3 i metodi hanno come obiettivo la ricerca approssimata del volume di pioggia caduto su un determinato
bacino (V) in un ben preciso intervallo di tempo, a partire però dalle h misurate in pochi punti noti.
Successivamente attraverso tale volume si ricaverà l’altezza di pioggia media ( )

Tutti e 3 i metodi si basano su una preliminare TRIANGOLAZIONE, quindi è necessario effettuare una
TRIANGOLAZIONE delle stazioni.

La triangolazione può essere fatta in maniera diversa, non c’è una maniera univoca per farla.
I triangoli non si possono sovrapporre tra di loro.

66
Qual è il criterio migliore per TRIANGOLARE le stazioni ?

Il criterio migliore è il CRITERIO DI DELAUNAY

Tale criterio suggerisce che la


triangolazione più adeguata è quella dalla
quale si ottiene una circonferenza che
circoscriva i 3 punti considerati tanto
piccola che non contiene altri punti (
punti di misura)

Per il triangolo 1-2-3 il cerchio circoscritto


relativo alle stazioni 1-2-3 è questo che
quindi comprende proprio al suo interno la
stazione 4

È questo non è il modo migliore per


triangolare le stazioni

Rimangono in qualsiasi caso zone non coperte dal bacino a causa della distribuzione non omogenea delle stazioni
di misura.

① METODO DEI TOPOIETI

Il metodo consiste nell’attribuire ad ogni stazione comprese quelle esterne prossime allo spartiacque un “PESO”
che sarà sempre lo stesso.

La sommatoria di tutti i pesi delle stazioni considerate deve essere unitaria, cioè uguale a 1

Tali pesi vengono stabiliti attribuendo ad ogni stazione un’area di competenza.

67
Quindi il metodo consiste dopo aver triangolato con il criterio di Delaunay le stazioni, si va ad individuare l’area di
competenza di ogni stazione tracciando per ogni lato di ogni triangolo un segmento perpendicolare e passante per
il punto medio del lato stesso.

Gli assi di un triangolo si


incontrano tutti nel CIRCOCENTRO
e tale punti saranno i vertici dei
poligoni che definiranno le aree di
competenza delle diverse stazioni

Quindi la stazione (in questo caso


la 4) considerata è contenuta
sempre all’interno del poligono
che delimita l’area di competenza

Questi sono detti “ topoieti ” o


“ poligono di Thiessen ”

In un triangolo acutangolo il circocentro è interno al triangolo

In un triangolo rettangolo il circocentro è sull’ipotenusa

In un triangolo ottusangolo il circocentro sarà fuori dal triangolo

Per le stazioni più esterne in prossimità dello spartiacque, se anche il poligono di competenza (topoieto) fuoriesce
dallo spartiacque si considera come limite proprio quest’ultimo senza quindi considerare la parte al di fuori del
bacino.

Inoltre, naturalmente, stazioni esterne al bacino possono avere una porzione di area del bacino facente parte del
poligono di competenza.
68
Definiamo quindi il peso di ogni singola stazione:

Ogni stazione avrà un’area di competenza: e per come è stato costruito si ha:

A questo punto si fa l’IPOTESI di ritenere che la precipitazione misurata nella stazione i-esima, sia costante
spazialmente su tutta l’area di competenza, ed ha valore pari a quella misurata nella stazione.
Ciò però implica che sul confine di ogni topoieto ( tra i poligoni adiacenti) ci siano brusche variazioni di h di pioggia
(forti discontinuità)

L’ipotesi è quella di immaginare


che in ogni poligono, cioè l’area
di competenza di ogni stazione,
la pioggia sia uniformemente
distribuita all’interno del
poligono e che sia pari all’altezza
di pioggia registrata nella
stazione a cui fa riferimento quel
poligono.

Rappresentazione del solido di


pioggia secondo il metodo dei
topoieti

Di forma planimetricamente uguale al poligono e altimetricamente piatti con altezza di pioggia pari al valore
osservato in quella stazione.
69
Definiamo ora il volume di pioggia caduto nella i-esima area (poligono):

Definiamo il volume totale del solido di pioggia stimato secondo questo metodo dei topoieti è:

Quindi è il volume di acqua caduto su tutto il bacino secondo questo metodo

Ora è possibile calcolare l’altezza media di pioggia su tutto il bacino:

Quindi risulta essere una media ponderata delle altezze di pioggia (h)

Il vantaggio di tale metodo è che una volta individuati i poligoni relativi ad ogni stazione e quindi i loro pesi, tali
quantità non varieranno nel momento in cui si voglia andare a valutare l’ relativi ad altri intervalli di tempo
(naturalmente i pesi non varieranno se e solo se per determinate misure non vengono a mancare delle stazioni e
quindi solo in questo caso sarà necessario andare a valutare di nuovo le aree dei poligoni).
Quindi il procedimento risulta essere molto veloce una volta noti i pesi delle varie stazioni.

② METODO DELLE ISOIETE

Il metodo consiste nel tracciamento delle linee ad uguale h di precipitazione dette ISOIETE, sul bacino da
analizzare.

ISOIETE → linea a uguale altezza di pioggia

ISOIPSA → linea a uguale quota

È necessario anche in questo metodo andare a triangolarizzare le stazioni, con il criterio di Delaunay

IPOTESI di BASE del METODO delle ISOIETE

Tra due qualsiasi stazioni che sono state unite dalla triangolazione ed in cui si sono registrate h di pioggia
differenti si ipotizza una VARIAZIONE LINEARE delle precipitazioni.

Quindi prendendo in esame 3 stazioni triangolarizzate ( nello spazio per 3 punti ci passa un piano) come ad
esempio 3-4-6, possiamo costruire il solido di precipitazione che risulta essere un prisma a base inferiore
triangolare piana e con base superiore inclinata in funzione delle h registrate nelle 3 stazioni.
70
Quindi prendendo in esame 3 stazioni
triangolarizzate ( nello spazio per 3 punti
ci passa un piano) come ad esempio 3-4-
6, possiamo costruire il solido di
precipitazione che risulta essere un
prisma a base inferiore triangolare piana
e con base superiore inclinata in funzione
delle h registrate nelle 3 stazioni.

Quindi rappresentando su un piano ad esempio la variazione che si ha passando dalla stazione 3 alla
stazione 4 si ottiene:

Stessa rappresentazione
può essere fatta tra le
stazioni 4-6 e 6-3

Quindi introducendo tale ipotesi si


otterrà un solido di pioggia formato da
prismi a base triangolare e con basi
superiori diversamente inclinate in
funzione delle h registrate nelle stazioni.

TACCIAMENTO DELLE ISOIETE

 Definiamo un’equidistanza tra le isoiete → questa deve essere scelta opportunamente in funzione delle h
che si stanno valutando ( ad esempio considerando h di pioggia medie annue possiamo pensare di
prendere come interdistanza 100 mm)
 Si vanno a tracciare nel piano le isoiete comprese tra le h di pioggia delle stazioni considerate.

Ad esempio:
Tra queste ci passeranno 2 isoiete → quella relativa ai 900 mm e quella relativa ai 1000 mm

Avendo supposto una variazione lineare di h lungo i tratti di collegamento tra le stazioni risultati nella
triangolazione, attraverso un interpolazione possiamo individuare i punti su tali segmenti attraverso i quali
possano le isoiete. (proporzione tra i triangoli)
71
Quindi nel caso riportato sopra, nota la distanza tra le 2 stazioni e nota la differenza tra le h di pioggia
possiamo conoscere le distanze tra le stazioni ed i punti nei quali passano le isoiete.

Quindi è possibile, una volta effettuato tale procedimento per tutte le stazioni del bacino unire i punti ad uguale h
di pioggia, individuando così le isoiete.

Per conoscere l’andamento delle isoiete anche nelle zone dove non ci sono stazioni e quindi che non sono
ricoperte da triangolazioni si può procedere con un’ipotesi:

 Si può ipotizzare che la variazione lineare di h fra le stazioni proseguirà fino alla linea di spartiacque.
Ma anche questa sarà cmq una forte approssimazione poiché non è del tutto lecito considerare
l’andamento lineare

Dove non si hanno i


triangoli le isoiete vengono
prolungate fino ad
intersecare lo spartiacque.

Una volta che si sono tracciate le isoiete sull’intero bacino considerato si potrà stimare il volume del solido di
pioggia:

si calcolano i volumi di pioggia parziali caduti sulla superficie del bacino compresa tra 2 isoiete i ed i+1

Quindi e come se considerassi che su tale superficie sia caduta un h di pioggia costante e pari alla media tra le 2
72
Molte volte compaiono delle isoiete chiuse
attorno ad una stazione di misura. L’h
registrata nella stazione sarà sicuramente la
più elevata e per individuare il volume
racchiuso dall’isoieta più vicina si farà la
media tra l’h registrata dalla stazione e
l’isoieta immediatamente circostante.

Il volume totale del bacino è definito come:

Una volta determinato il possiamo trovare l’altezza di pioggia media ( ) del bacino:

Zona marginale a contatto con la linea di spartiacque:

Il volume in questo caso lo si calcola come


prodotto tra l’area della parte di bacino
compresa tra l’ultima isoieta e lo spartiacque

Il problema è che tale metodo presuppone il tracciamento di isoiete che però varieranno al variare delle h di
pioggia considerate, quindi al variare dell’intervallo di tempo varieranno naturalmente anche le altezze di pioggia
registrate. Quindi se voglio valutare il volume di pioggia in un altro intervallo di tempo ( ad esempio non voglio
valutare il volume di pioggia annuo ma il volume caduto nell’ora) sarà necessario costruire nuovamente le isoiete,
poiché l’unica cosa che non varierà sarà il numero e la posizione delle stazioni. Quindi per ogni durata è necessario
ripetere tutto il procedimento dall’inizio; mentre con il metodo dei TOPOIETI, l’area di competenza delle stazioni e
quindi i loro pesi rimarranno tali, quindi questo metodo è sicuramente molto più veloce.
Le isoiete vengono spesso utilizzate per conoscere e distinguere zone a maggiore o minore piovosità ma si
tracciano soprattutto quelle riferite a piogge medie annue.

73
③ METODO A GRIGLIA

Il metodo consiste nel sovrapporre al bacino una griglia ortogonale a maglia quadrata orientata arbitrariamente
ma con una maglia di ampiezza tale che almeno un centinaio di nodi ricadano all’interno della superficie del
bacino. (i nodi non coincidono necessariamente con le stazioni)

L’obiettivo è quello di stimare l’h di pioggia nei nodi della griglia come media pesata delle h registrate dalle
stazioni più vicine a tali nodi.

IPOTESI: distribuzione delle piogge isotrope su tutto il bacino

Mettendo in evidenza le due linee della griglia che formano il nodo i preso in esame, si divide il bacino in 4
quadranti con centro nel nodo i considerato.
Riconosciamo ed identifichiamo le 4 stazioni più vicine al punto i ma ognuna appartenete ad un quadrante
differente

Potrebbe accadere, ad esempio per i


nodi in corrispondenza dello
spartiacque, che non si riescano ad
individuare tutte e 4 le stazioni ma
magari ne saranno presenti solamente
2 o 3. Il procedimento però rimane
sempre lo stesso andando a
considerare solamente le stazioni
presenti

Si calcoleranno i pesi da attribuire alle 4 stazioni che naturalmente saranno inversamente proporzionali alle loro
distanze dal nodo i considerato

74
Quindi il peso è inversamente proporzionale alla distanza da i ma ad una potenza n che può essere diversa
dall’unità; ma poiché il peso deve essere una quantità adimensionale, è necessario normalizzare la relazione in
modo che la somma dei 4 pesi delle stazioni considerate sia pari all’unità:

Peso attribuito alla


stazione j-esima quando
stiamo analizzando il
nodo i-esimo

L’esponente n: è sempre un numero intero variabile tra 1 e 3 ma molto spesso si adotta


Adottare un esponente piùtosto che un altro fa variare fortemente i risultati infatti un esponente grande fa
amplificare molto le distanze delle stazioni j dal nodo in esame.
In particolre un n grande conduce ad attribuire un peso maggiore alle stazioni più vicine infatti se ad esempio si
hanno 2 stazioni a e b a distanze comparabili, aumentando n si attribuisce un maggiore peso alla stazione a
rispetto alla b anche se in realtà le distanze non sono troppo differenti.
Al limite, tale metodo tende ad assomigliare a quello dei topoieti

Quindi noti i pesi possiamo calcolare l’altezza di pioggia nel nodo i-esimo:

N.B.

Nel caso in cui manchino stazioni in un quadrante il peso della stazione j rispetto al nodo i si calcola:

75
Quindi ripetendo tale procedimento ottengo le altezze di pioggia in tutti i nodi i-esimi della griglia.
Una volta trovate tutte le possiamo attribuire a tutti i nodi una zona di competenza che, poiché la maglia è
quadrata con spaziatura pari a , sarà uguale per tutti i nodi e pari all’area della maglia stessa:

Quindi considerando che in ognuna di queste aree si abbia un’altezza di pioggia (h) pari a quella del nodo i-esimo
si può calcolare il volume di pioggia sull’area di competenza del nodi i-esimo:

Quindi (andando a considerare e descrivere il bacino come un insieme di pixel di ampiezza pari alla maglia), si può
calcolare il volume del solido di pioggia e quindi il volume di pioggia caduta sul bacino:

Essendo il approssimato poiché non vengono considerati i volumi di pioggia relativi ad aree aventi il nodo
esterno allo spartiacque, mentre viene considerato il volume di pioggia relativo ad un’area in parte interna
ed in parte esterna ma avente il nodo all’interno dello spartiacque,

Nell’andare a calcolare le altezze di pioggia medie si andrà a dividere il per le del bacino però
discretizzata dagli N elementi che capitano agli N nodi.

Quindi:

76
Tale metodo ha il pregio di onorare i dati poiché se immaginassimo che una delle stazioni andasse a coincidere
proprio con un nodo il peso di tale stazione perderebbe significato poiché . Ma se facessimo tendere la
distanza a zero allora si avrebbe che il peso tenderebbe ad 1 quindi l’ del nodo considerato, giustamente
coinciderebbe con l’h di tale stazione →

Naturalmente non è assolutamente un metodo pratico da applicare manualmente ma con l’ausilio di eventuali
programmi di calcolo questo restituisce facilmente i risultati.

Inoltre i risultati ottenuti con i diversi metodi sono differenti ma tendono a convergere, quindi conducono gli
stessi risultati all’aumentare del numero delle stazioni di misura.

Solitamente però si arriva a risultati più precisi quando si abbinano le conclusioni tratte dai dati ricavati con gli
strumenti di misura con informazioni derivanti da strumenti aggiuntivi (tipo radar metereologici) che però non
sostituiscono le stazioni poiché non sono in grado di fornire dati precisi sulle altezze di pioggia ma danno buone
informazioni nella distribuzione della piovosità.

L’acqua che viene prodotta dalle precipitazioni darà luogo al ciclo idrologico (ciclo dell’acqua) che è dato dai
continui scambi di massa idrica tra l’atmosfera e la terra, le acque sotterrane, superficiali. Tale ciclo include
naturalmente tutti i cambiamenti di stato fisico dell’acqua tra fase liquida, solida e gassosa.
Tale ciclo, oltre all’accumulo in serbatoi naturali come oceani e mari include anche numerosi processi fisici quali
l’evaporazione, la condensazione, precipitazione ed infiltrazione, scorrimento e flusso sotterraneo.
Il momento in cui vengono fatte le osservazioni è fondamentale per valutare quale processo o fenomeno sia
maggiormente preponderante ( ad esempio se le osservazioni di precipitazioni sono avvenute in periodi molto
caldi sicuramente il fenomeno più importante sarà l’evaporazione).

Perché mi interessa fare una stima spaziale della pioggia sul bacino?

Per sapere il volume totale del bacino, in occasione di eventi particolarmente intensi

In questo modo posso fare delle ragionevoli stime di quelle che possono essere le portate che mi posso aspettare
nel bacino
77
Abbiamo visto 3 metodi di stima spaziale della pioggia su un bacino

4. METODO DEI TOPOIETI


5. METODO DELLE ISOIETE
6. METODO A GRIGLIA

Tutti e 3 i metodi ci servono per determinare/ricavare la stima del volume di pioggia caduto in un certo intervallo
di tempo sul bacino, successivamente attraverso tale volume si ricaverà l’altezza di pioggia media ( )

CURVA DI POSSIBILITA’ PLUVIOMETRICA AREALE PER L’INTERO BACINO

Dopo aver analizzato il solido di pioggia del bacino per un generico evento, vediamo come definire le CURVE di
POSSIBILITA’ PLUVIOMETRICA di tutto il BACINO.

Immaginiamo di avere un bacino con varie stazioni, per ogni stazione posso determinare diverse C.P.P. a seconda
del tempo di ritorno.
I dati che servono per le C.P.P. →le altezze di pioggia massime annue di diverse durate per ogni stazione
Preso lo stesso tempo di ritorno T, avrò una C.P.P. per ogni stazione

Se io voglio trovare una C.P.P. AREALE per l’intero bacino, cosa devo fare?

Immaginiamo, per assurdo, di avere un bacino con un certo numero di stazioni, e di elaborare per ciascuna
stazione la C.P.P. ; facciamo l’ipotesi improbabile che, per un dato tempo di ritorno T, le C.P.P. di tutte le stazioni
coincidano in un’unica curva di possibilità pluviometrica, cioè ipotizziamo che le C.P.P. per ciascuna stazione sono
identiche.

Allora se tutte le stazioni mi restituiscono, per lo stesso tempo di ritorno, la stessa C.P.P.
allora posso dire che questa curva vale anche per l’intero bacino?

NO, perché I MASSIMI ANNUI SONO IN GENERE DIVERSI, MA SOPRATTUTTO NON SONO CONTEMPORANEI

78
Immaginiamo di avere 3 stazioni nel bacino, e prendiamo in considerazione il medesimo anno di osservazione su
tutte le stazioni del bacino, e supponiamo di rappresentare le piogge a scansione oraria (dato non disponibile negli
annali idrologici)

In generale possiamo dire che le altezze di pioggia massime annue di durata oraria per ogni stazione sono
generalmente diverse e non sono contemporanee.

Perché ?

I max misurati dalle varie stazioni possono riguardare eventi metereologici differenti

Oppure lo stesso evento piovoso ha dato il max alla stazione 1 e 2 ma in orari diversi; può accadere anche che lo
stesso evento non ha interessato le altre stazioni, soprattutto le più lontane.

Gli eventi metereologici si muovono

Tutte queste osservazioni risultano più accentuate all’aumentare dell’estensione del bacino.

Tutto ciò comporta, che a parità di durata e tempo di ritorno, ho differenze nei max per valori ed orari, quindi ho
istogrammi diversi e non sincronizzati per le varie stazioni.

79
L’operazione che bisognerebbe fare è quella di prendere l’intera sequenza delle altezze di pioggia orarie
dell’intero anno per ogni stazione e fare una stima a scansione oraria dell’altezza di pioggia media ragguagliata sul
bacino ( )

Come faccio?

Prendo, la stessa ora, per ogni stazione, e vedo l’altezza di pioggia caduta in quell’ora lì, e ne stimo l’altezza di
pioggia media pesata (o ragguagliata) sull’intero bacino.

Allora se mi interessa sapere in occasione di eventi intensi, quanto piove mediamente sul bacino, devo procedere
come abbiamo detto:
devo trovare le altezze di pioggia orarie delle varie stazioni, fare una stima spaziale della pioggia stabilendo per
ciascuna stazione un proprio peso , quindi trovare le altezze di pioggia medie ragguagliate sull’intero bacino e
poi estrarre il massimo ed elaborare questo per avere la C.P.P. dell’intero bacino.

Il problema è che non abbiamo a disposizione questi dati

Quindi questa operazione di costruire le C.P.P. AREALI è di difficile realizzazione

80
Allora come si fa ?

Di solito sapendo che la C.P.P. SPAZIALE è sempre più bassa, cioè restituisce valori di altezza di pioggia minori
rispetto a quelle puntuali si introducono dei coeff. di RAGGUAGLIO (o di riduzione dell’area) ARF (areal reduction
factor) definito come rapporto tra l’altezza di pioggia media ragguagliata e quella puntuale:

Le osservazioni fatte, mostrano che il ARF risulta poco dipendente dal tempo di ritorno T

Per bacini di medie dimensioni, aumentando la durata dell’evento meteorologico, aumenta la probabilità che
molte di queste ore siano sovrapposte (maggiore è la durate maggiore è la sovrapposizione temporale) e quindi
sulle piogge lunghe questo effetto di sfasamento temporale diventa più piccolo cioè le curve tendono a
sovrapporsi e tende ad avvicinarsi a

Più grande è il bacino più è improbabile che piova contemporaneamente

All’aumentare dell’area del bacino ho piogge meno uniformi, il coeff. ARF diminuisce

All’aumentare della durata ho maggiore sovrapposizione temporale e il coeff. ARF aumenta

Per
81
Ci concentreremo sull’idrologia delle piene, cioè cosa succede su un bacino idrografico quando piove in maniera
particolarmente intensa e quindi questa pioggia può dar modo a un fenomeno di piena; si fa questa scelta perché
il fenomeno di piena è il dato di progetto che serve per fare il dimensionamento delle opere.
Al di là di quello che è il regime delle piogge, è chiaro che l’effetto della pioggia è abbastanza diverso a seconda
del bacino su cui cade.
Dobbiamo entrare nel dettaglio di quelle che sono le caratteristiche dei bacini idrografici, al di là della generica
dimensione (grandi-piccoli), ci sono altre caratteristiche di carattere morfometrico che incidono sui risultati come:

 La planimetria
 Di forma
 Di rilievo
 Pendenza del bacino e dell’asta principale
 Organizzazione del reticolo idrografico

82
Per ogni bacino si definisce una sezione di chiusura relativa all’asta principale ed un perimetro spartiacque.
Tali caratteristiche sono funzione della scala di rappresentazione del bacino, con scale maggiori ho un dettaglio
maggiore ed ottengo misure più precise.

CARATTERISTICHE DI FORMA

A questo punto i tentativi che si sono fatti, sono quelli di mettere a confronto il bacino con qualche forma
geometrica semplice.
Supponiamo di avere un bacino, con una certa superficie e un certo perimetro e lo confrontiamo con un bacino di
forma geometrica ideale, il cerchio → il cerchio perché max area a parità di perimetro.
Facendo un ragionamento di confronto, tra i rapporti tra alcune caratteristiche planimetriche del bacino con le
rispettive caratteristiche di un cerchio, possono venire fuori indicatori abbastanza significativi.

Un indicatore abbastanza significativo è il RAPPORTO DI CIRCOLARITA’

L’uguaglianza è sui perimetri,


il rapporto è sulle superfici

Se il bacino in esame fosse


un cerchio perfetto si
avrebbe

il RAPPORTO DI CIRCOLARITA’ mi fornisce informazioni su quanto è compatto un bacino.


83
A cosa serve questa indicazione ?

È importante poiché a parità di superficie due bacini possono presentare forme completamente differenti:

Un bacino ALLUNGATO si comporta in


maniera diversa da un bacino compatto,
per esempio un bacino COMPATTO avrà
una lunghezza dell’asta principale L
minore rispetto a un bacino ALLUNGATO.

Per caratterizzare la forma del bacino, questa viene confrontata con una forma geometrica semplice → cerchio

L’altro coeff. di forma è il RAPPORTO DI UNIFORMITA’

L’uguaglianza è sulle superfici,


il rapporto è sui perimetri

Anche il RAPPORTO DI UNIFORMITA’ mi fornisce informazioni su quanto è compatto un bacino.

Questi sono altri indicatori che ci forniscono informazioni sulle caratteristiche di forma del bacino.

84
CARATTERISTICHE DI RILIEVO o ALTIMETRICHE

L’altimetria è la caratteristica per la quale è possibile individuare la linea di spartiacque superficiale.

Solitamente, il bacino è compreso tra una quota minima alla sezione di chiusura ed una quota massima sullo
spartiacque. Tale intervallo .

Si definisce ISOIPSA la curva di livello a quota che definisce la superficie a quota

La CURVA IPSOGRAFICA è una linea che si rappresenta su un piano che rappresenta per ogni quota, la
superficie del sottobacino che si trova al di sopra di quella quota.
L’andamento altimetrico del bacino è descritto dalla curva IPSOGRAFICA.

Per determinare la curva IPSOGRAFICA di un bacino occorre avere una cartografia a piccola scala sulla quale è
rappresentato il reticolo idrografico ed un altimetria dettagliata individuata attraverso le curve di livello.

85
Costruzione della curva IPSOGRAFICA:

immaginiamo di tagliare il bacino con un’isoipsa di


quota sul livello del mare pari a . Il bacino verrà
suddiviso in 2 parti: si calcolerà la superficie a
monte di dove la quota, in tutti i suoi punti sarà
maggiore di . La stessa cosa può essere fatta con
un’isoipsa e possiamo calcolare
l’area della superficie a monte di in cui la quota è in
tutti i punti superiore a .

Nel punto più alto del bacino si ha necessariamente , poiché al di sopra di tale punto non si è più nella zona
del bacino idrografico che si sta studiando.

Riportando tali punti su un piano sul livello del mare, otteniamo la curva IPSOGRAFICA (più punti si
prenderanno e più dettagliato sarà l’andamento):

La quota in corrispondenza della


sezione di chiusura sarà la minima
per il bacino, e la superficie sarà la
l’area totale del bacino.

Per bacini con sezioni di chiusura a quota alta sul livello del mare si può far riferimento, per la rappresentazione
della curva ipsografica alla , cioè alla z relativa alla sezione di chiusura.
Quindi praticamente si trasla l’asse delle ascisse e si prende come zero la quota minima che sarebbe la quota della
sezione di chiusura:
Si possono
avere bacini
aventi una
sezione di
chiusura a
quota
completamente
differente ma
possono
presentano una
curva
ipsografica
molto simile
86
La curva ipsografica, sul diagramma , si presenta come una funzione monotona decrescente.

Si individuano 2 parametri d’interesse dal tracciamento di tale curva:

1. ALTITUDINE MEDIANA
2. ALTITUDINE MEDIA

①ALTITUDINE MEDIANA

È quell’altezza, corrispondente al valore pari alla metà della superficie del bacino totale:

Quindi questa divide in 2 parti uguali il bacino però non è molto rappresentativa poiché sappiamo che ad esempio
si possono avere grafici completamente diversi ma che presentano la stessa .

②ALTITUDINE MEDIA

Questa rappresenta l’altezza di un rettangolo avente per base la superficie totale e la cui superficie è
equivalente a quella sottesa dalla curva ipsografica.
Tale parametro tiene conto di tutto l’andamento altimetrico del bacino e lo si può definire sia in funzione di z
(altezza sul livello del mare) che di riferita alla .

87
Trovo ALTITUDINE MEDIA

Relazione derivante dalla definizione di

Ma l’area sottesa può essere calcolata anche facendo riferimento ad un’areola in direzione orizzontale e di base
pari a (delle volte quest’altro modo può risultare conveniente per il calcolo di )

88
PENDENZA MEDIA DEL BACINO

Questa è una caratteristica molto importante soprattutto per quanto riguarda, la determinazione della velocità di
deflusso delle acque. Per la valutazione della PENDENZA MEDIA DEL BACINO si hanno 2 metodi:

 METODO DI ALVARD-HORTON
 METODO A GRIGLIA

89
① METODO DI ALVARD-HORTON → per il calcolo della PENDENZA MEDIA DEL BACINO

La formula di ALVARD-HORTON è:

Tale formula può essere ricavata con il seguente ragionamento:

con riferimento ad un bacino di area , siano rispettivamente l’area compresa tra 2 curve di livello o
isoipse equidistanti e la distanza media tra le 2 curve stesse.
Misurato lo sviluppo della linea di livello media le curve sono legate dalla relazione:

Essendo la pendenza media della striscia

Pertanto, essendo la pendenza media del bacino la media pesata, in maniera proporzionale alle rispettive aree,
di tutte le pendenze si ha:

Quindi si ha:

Quanto più sono fitte le isoipse tanto più raffinato sarà il risultato. Il METODO DI ALVARD-HORTON è basato su
metodi grafici manuali, oggi risulta obsoleto.

90
② METODO A GRIGLIA → per il calcolo della PENDENZA MEDIA DEL BACINO

Consiste nel sovrapporre al bacino in esame una griglia a maglia quadrata e si individua per ogni nodo della griglia
le due curve di livello (ad equidistanza ) più vicine e si misura la minima distanza tra queste due curve

Definisco la minima distanza


tra 2 curve di livello nelle quali è
compreso il nodo in esame e
passante per il nodo stesso

La pendenza associata al nodo j-esimo si calcola come:

Ripeto tale procedimento negli altri nodi della griglia, per i quali varierà la → per tutti gli N nodi interni al
. bacino

Troverò la pendenza media di tutto il bacino come media aritmetica, poiché ogni nodo ha ugual peso (è un
nodo relativo ad una griglia quadrata)

Questo però è un metodo molto più laborioso del precedente e per N molto elevato i 2 risultati tendono a
convergere.

91
PENDENZA MEDIA DELL’ASTA PRINCIPALE

Immaginiamo che questo sia l’andamento reale delle quote dell’asta principale, dove in ascissa abbiamo la
lunghezza lungo l’asta principale L e in ordinata le quote.

Un modo per calcolare la PENDENZA MEDIA DELL’ASTA PRINCIPALE , ipotizza che la pendenza media dell’asta
possa essere stimata rettificando l’andamento delle pendenze reali con un'unica pendenza, però questa pendenza
deve avere la caratteristica di avere le aree uguali.

92
Un altro modo per stimare la PENDENZA MEDIA DELL’ASTA PRINCIPALE (ha una base più fisica-idraulica) è la
formula di TAYLOR-SCHWARTZ

A questo punto possiamo ipotizzare un asta unica, a pendenza unica e a velocità unica e quindi scrivere

Eguagliando queste due espressioni ottengo:

L’ipotesi pesante è che il coeff. α, che è il coeff. di proporzionalità tra la velocità locale e la pendenza locale non sia
esso stesso dotato di un pedice, cioè sia sempre lo stesso

α → in α c’è il coeff. di scesì ( ) che contiene la scabrezza e poi il raggio idraulico

dovrebbe essere

93
CARATTERISTICHE/ORGANIZZAZIONE DEL RETICOLO IDROGRAFICO o FLUVIALE

Vediamo qualche aspetto legato all’organizzazione della struttura del reticolo idrografico del bacino.

Non tutti i bacini sono uguali dal punto di vista dell’organizzazione del reticolo idrografico; il modo più frequente
di studiare un reticolo idrografico è quello di GERARCHIZZARLO secondo il criterio di HORTON-STRALHER

Immaginiamo che sia noto il reticolo idrografico che naturalmente sarà più o meno dettagliato in funzione della
scala di dettaglio.

Il reticolo fluviale risulta funzione della scala di rappresentazione

Il metodo di HORTON-STRALHER classifica ciascun tratto del reticolo attribuendo un ordine.

→ i rami aventi come estremo di monte un punto sorgente sono detti del I ORDINE;

→ quando si incontrano 2 rami, possono verificarsi due situazioni:

 Unione di 2 aste dello stesso ordine ( i ) → l’asta che si origina ha ordine i+1

Per avere un ramo di ordine > servono 2 rami dello stesso


ordine che confluiscono in un punto, in quanto si ipotizza
che un ramo di ordine < non può mutare le caratteristiche
di un ramo di ordine >

 Unione di 2 aste di diverso ordine →


l’asta che si origina mantiene l’ordine più alto dei due rami
confluenti. Quindi l’asta che si origina prende l’ordine di quella
di ordine maggiore.

Il numero d’ordine del corso d’acqua principale definisce l’ordine del bacino.
94
Analizzando una grande serie di bacini HORTON-STRALHER hanno trovato delle leggi che caratterizzano la
struttura dei vari reticoli:

1. PRIMA LEGGE DI HORTON o LEGGE DEL NUMERO DI CORSI D’ACQUA

Il rapporto tra il numero di rami/aste di ordine i e quello di ordine successivo i+1 è detto RAPPORTO DI
BIFORCAZIONE:

Secondo HORTON tale rapporto, per un medesimo bacino, si mantiene pressoché costante al variare dell’ordine i.

PRIMA LEGGE DI HORTON o LEGGE DEL NUMERO DI CORSI D’ACQUA

In un reticolo idrografico il numero di rami di ordine successivo si dispone secondo una progressione geometrica
con primo termine pari all’unità (essendo solo uno il canale di ordine massimo) e con ragione pari al rapporto di
biforcazione .

Se si considera una rete di ordine I, per esempio con I=4, risulta:

Il rapporto di biforcazione risulta indipendente dal max ordine del bacino

Quindi in generale per è possibile calcolare ,

numero di canali di ordine i , come:

La stima del RAPPORTO DI BIFORCAZIONE può essere fatta riportando su un piano semilogaritmico il n° di aste
e il loro ordine

95
Un secondo criterio introdotto da HORTON-STRALHER per descrivere le caratteristiche del reticolo idrografico è
legata alla lunghezza media delle aste di egual-ordine.

96
Infine introduciamo il CRITERIO DI SCHUMM relativo alle aree drenate, cioè alle aree di bacino assegnate ai singoli
rami del reticolo fluviale.

Si definisce “sottobacino” un area con sezione di chiusura su un asta di ordine i.

Per l’ordine i-esimo definisco una


superficie media che comprende
un’asta di ordine i-esimo e tutte le
aste di ordine inferiore che
confluiscono in essa.

Il sottobacino dell’asta di ordine I


(massimo) coincide con tutto il bacino

97
Allora in conclusione possiamo dire che, per quanto riguarda la risposta dell’organizzazione del reticolo idrografico
del bacino alle precipitazioni, risulta essere descritto dai rapporti:

È importante sottolineare che tutti e tre i rapporti trovati ( ; ; ) in un piano semi-logaritmico danno luogo a
delle rette con coeff. angolari pari proprio ai rapporti calcolati.

98
STIMA DELLE PORTATE NEI CORSI D’ACQUA

La grandezza più interessante ai fini idrologici è sicuramente la portata Q .


Ciò è dovuto al fatto che il livello idrometrico, cioè la quota del pelo libero di una corrente in una sezione fluviale
predeterminata varia nel tempo e nello spazio. Il valore del livello idrometrico è strettamente legato alla sezione
dell’alveo (infatti a parità di portata Q, se siamo in una sezione poco estesa il livello sarà elevato mentre in una
sezione grande si avrà un livello molto minore). Quindi è più corretto riferirsi alla portata Q che transita attraverso
una sezione in un determinato intervallo di tempo. Le misure del livello idrometrico però saranno fondamentali
proprio per effettuare una stima delle portate transitanti in una determinata sezione → successivamente si
convertiranno i valori di livello idrometrico rilevati in Q.
Ciò viene fatto poiché molto spesso non è facile misurare direttamente la portata quindi si misurerà il livello
idrometrico e attraverso una relazione detta “scala di deflusso” si stimerà Q.

Come si è già detto la misura diretta della Q è assai difficile, ma attraverso le misure del livello idrico in una
sezione sarà possibile stimare la portata attraverso una relazione che viene definita SCALA DI DEFLUSSO (relazione
tra livello idrometrico e Q in una data sezione fluviale).

Immaginiamo di prendere una superficie, e di voler calcolare la portata che esce da questa superficie, allora se in
ogni punto di questa superficie il campo di moto ha una certa velocità v, la velocità è un vettore ha modulo, una
direzione un verso e prendiamo un elementino di area dA e prendiamo il versore normale uscente, indicato con
n,da quella superficie lì; la portata Q uscente da questo elementino di area infinitesima sarà:

Immaginando di prendere in considerazione una sezione piana e la direzione del vettore velocità coincidente con
quella del versore n la portata Q può calcolarsi:

La stima delle portate nei corsi d’acqua è una “misura” indiretta, che richiede la conoscenza dell’area d’interesse e
della distribuzione delle velocità al suo interno.
99
Nel nostro caso, la sezione dell’alveo è nota da rilievi topografici, si deve però scegliere una sezione il più stabile
possibile, che dunque non varia troppo nel tempo e non richiede continui rilievi.

Quello che non posso assolutamente dire che la velocità sia uguale dappertutto, perché la distribuzione della
velocità in una sezione non è mai uniforme nella sezione, per questo devo misurarla in diversi punti.

Per misurare la portata Q transitante attraverso una sezione bisogna identificare una sezione e calcolare la
velocità in tanti punti e poi fare l’integrale.

La velocità però non è costante nella sezione e man mano che ci si allontana dal fondo e dalle sponde (dove per il
principio dell’aderenza la velocità è nulla) questa aumenta. La velocità massima solitamente viene raggiunta nella
zona centrale (detta “filone centrale”) poco al di sotto del pelo libero.
Per tale motivo la velocità in una data sezione va necessariamente misurata in più punti in modo da poter
costruire il diagramma delle ISOTACHIE e successivamente trovare Q.

ISOTACHIE: sono curve ad ugual velocità

Quindi si può vedere che


la velocità cresce
spostandosi nella zona
centrale e verso l’alto.

Distribuzione delle
velocità in una sezione
rappresentata con il
metodo delle isotachie.

100
STRUMENTI DI MISURA DELLA VELOCITA’

La velocità viene misurata tramite appositi strumenti, detti mulinelli.


Ne esistono di 2 tipi:

 Mulinelli ad asse verticale


 Mulinelli ad asse orizzontale

Il più usato per la misura delle velocità dei fluidi densi, come l’acqua, è il mulinello ad asse orizzontale; mentre i
mulinelli verticali sono più usati per la misura della velocità del vento.

I mulinelli misurano la velocità della corrente in un preciso punto in funzione della rotazione di un’elica.
Il mulinello ad asse orizzontale è costituito da un elica montata su una struttura idrodinamica pesante, che viene
investita dalla corrente (l’elica è disposta controcorrente per evitare disturbi da parte del corpo sulla quale è
montata). Questa struttura è collegata attraverso un cavo ad un contatore che registra e fornisce il n° di giri
compiuti dall’elica → dal rapporto tra n° di giri e tempi di rilevazione si ottiene la velocità angolare w.
Attraverso una relazione si può risalire alla velocità della corrente puntuale:

w → velocità angolare

a → rappresenta la velocità minima necessaria per far muovere il mulinello

b → parametro di forma del mulinello

V è funzione lineare di w

Il mulinello viene montato su di un corpo pesante detto “PESCE” per evitare che la corrente lo possa spostare.

101
Il mulinello viene calato in profondità mediante un cavo o un asta rigida idrometrica in modo da ricavare
direttamente la profondità di misurazione. Inoltre il mulinello (non sempre) è connesso ad una struttura teleferica
data da una serie di pulegge che serve per posizionare e spostare il mulinello.

Il problema principale è sicuramente quello del mantenimento del mulinello fermo soprattutto nella rilevazione
delle correnti di piena. Per ovviare a tale problema o cmq per limitarlo si monta il mulinello su una struttura detta
“PESCE” molto pesante che lo stabilizza. Il mulinello, a causa della forza della corrente sarà cmq molto spesso
soggetto a deviazioni della verticale, quindi per questo motivo viene disposto un dispositivo per la misura
dell’angolo di trascinamento del cavo.

Dovendo misurare, come si vedrà, la velocità in diversi punti della sezione, il tempo necessario sarà elevato (anche
1-2h). in questo arco di tempo in cui vengono effettuate le misure si deve naturalmente ipotizzare che non si
abbiano variazioni di portata Q.

L’obiettivo è quello di misurare la velocità in diversi punti, attraverso il mulinello, e di costruire il cosiddetto solido
delle velocità.

Come si distribuisce la velocità all’interno di una sezione?

In corrispondenza del fondo e pareti della sezione la velocità è nulla, man mano che mi allontano dal fondo e dalle
pareti la velocità progressivamente aumenta e di solito la velocità max la si ha in prossimità della superficie nel
filone centrale della corrente.

Se io disegno delle linee a uguale velocità (isotachie) nella sezione fluviale potrebbero avere un aspetto del
genere:

102
Dal punto di vista 3D, se immaginiamo di tracciare una serie di verticali lungo la sezione, quindi di identificare nella
sezione un certo n° di verticali, la distribuzione delle velocità lungo una verticale ha un andamento
sostanzialmente semi-parabolico con 0 al fondo e poi crescente verso la superficie.

L’integrale di questo solido di velocità è


sostanzialmente la mia portata Q

METODO CORRENTOMETRICO

Si prende in considerazione una sezione di misura del livello idrometrico ( quindi dove sono noti i livelli).

IPOTESI sulla sezione:

 Sezione stabile → forma costante


 Pelo libero orizzontale → la sezione non deve essere in curva

In prima analisi, va organizzato il rilievo di misura della velocità (oltre al rilievo topografico) in modo da ricoprire
tutta la sezione d’interesse. Si ha la necessità di effettuare un gran numero di misure di velocità su alcune verticali
d’interesse.
Il rilievo viene effettuato fissando un pelo libero “istantaneo”, fissando un certo numero di verticali e un certo
numero di punti.

Si stabiliscono un determinato n° di verticali lungo le


quali verrà calato il mulinello ed effettuate le misure
(l’operazione avverrà o da ponti passerella oppure
con l’ausilio di barche per alvei grandi). Solitamente
si aumenterà la densità delle verticali in prossimità
delle sponde poiché in corrispondenza di queste, ed
anche in corrispondenza del fondo, la velocità varia
molto frequentemente quindi sarà opportuno
effettuare un n° maggiore di misure. Le verticali
infatti non dovranno essere necessariamente
equidistanti.

Si stabilisce successivamente il n° e la posizione delle misure lungo tali verticali: le misure si concentreranno
maggiormente sul fondo anche se non si potrà arrivare al limite inferiore.

In qualsiasi caso il n° complessivo delle verticali e dei punti di misura il loro posizionamento reciproco ed i tempi di
esposizione del mulinello dovranno essere scelti in modo da definire il campo delle velocità correttamente.

Massima accuratezza nel rilievo geometrico della sezione dell’alveo


Quindi otteniamo una mappa delle velocità della corrente in una data sezione.
103
Prendiamo in considerazione una generica verticale (successivamente tale metodo sarà applicato a tutte le
verticali prescelte):

distanza tra il punto della misura e l’orizzontale


. passante per il fondo

Si riportano su un piano le misure effettuate:

Una volta rappresentato il diagramma, l’ultimo tratto


fino al pelo libero verrà estrapolato.
Può accade che l’ultima misura dia una velocità
minore di quella leggermente sottostante, questo
può avvenire poiché la velocità raggiunge il suo
massimo al di sotto del pelo libero.
Velocità rilevate alla
diversa profondità
In corrispondenza del fondo la
con il mulinello.
velocità è sicuramente nulla.

104
In generale si avrà che la portata specifica q calcolata in corrispondenza di una verticale in cui la profondità è
maggiore è più grande della portata specifica q in corrispondenza di verticali in cui la profondità è minore:
ad esempio sulla verticale 2 si ha e:

Otteniamo quindi tanti valori della portata specifica q quante sono le verticali scelte:

Tali valori però valgono


solamente lungo le verticali

Rappresentiamo successivamente tali valori in funzione della lunghezza dell’alveo prendendo come origine del
diagramma il punto in cui il pelo libero incontra la sponda → in corrispondenza del quale

IPOTESI: variazione
lineare delle q specifiche
tra una verticale e l’altra

nei punti di
contatto con le sponde

Q cresce all’aumentare della


profondità dell’alveo lungo
la verticale (y)

La portata Q che transita attraverso la sezione è data dall’area sottesa dalla curva, che quindi verrà calcolata come
somma dei trapezi.

Si prenderà come valore da correlare alla portata la profondità della corrente, quindi la profondità del punto più
depresso e con tale valore si andrà a costruire il grafico → SCALA DI PORTATE NELLA SEZIONE o SCALA DI
DEFLUSSO CHE LEGA LA PROFONDITA’ DELLA CORRENTE ( CON LA Q
TRANSITANTE NELLA SEZIONE.

Per costruire tale grafico però si necessiterà di altre coppie di valori → queste si andranno a determinare
quando varia il livello nella sezione. Naturalmente variando il livello variano le velocità e quindi la Q transitante
(quindi si faranno altre misure di livello e di velocità).

105
Quindi per calcolare Q si necessita di tutte le in corrispondenza di tutte le verticali ma successivamente questa
sarà legata solo con la

La relazione tra portata defluente in una certa


sezione e l’h idrica è alla base dei
procedimenti di stima della Q.

Per questo tipo di utilizzo si considera che tale


relazione sia univoca ma tale ipotesi non vale
in caso di transitori.

Inoltre in condizioni di piena non esiste una relazione univoca tra livelli y e portate Q : infatti considerando la fase
crescente della piena e la fase calante si verifica che:

 A parità di livello y la Q può essere differente


 A parità di Q la y può essere differente

Tale fenomeno prende il nome di “coppia di piena”( le misure non si andrebbero a disporre su un’unica curva e
non avrebbe senso rappresentare tale diagramma)

L’obiettivo è di costruire una scala delle portate di una sezione fluviale che rappresenta il supposto legame tra
l’altezza d’acqua che si sviluppa in quella sezione e la portata che transita.
Se davvero esiste il legame univoco tra l’altezza idrica e portata transitante, ed io conosco questo legame univoco,
be allora posso sfruttare delle semplici misure di livello per poter dedurre in quel momento lì qual è la portata che
sta transitando nel corso d’acqua.
Quindi con semplici misure di livello posso ricavare la portata.
106
Inoltre, la scala di deflusso risulta spesso variabile nel tempo dal momento che possono intervenire una serie di
fattori di origine naturale e antropica che inducono modificazioni alla forma dell’alveo (erosione, deposizione) e
quindi al regime idraulico che in essa si istaura → per tale motivo occorre trovare sezioni stabili il più possibile.
Da ciò però ne deriva che le misure di Q sarà necessario ripeterle periodicamente (soprattutto dopo le grandi
piene) per vedere se si è avuta una modifica della sezione e se occorre ridefinire un’altra scala delle portate Q.

La precisione di tale curva dipende da numerose variabili a partire dalla precisione del mulinello, dalla sua
posizione, dalla deviazione o eventuali disturbi.

Un’altra importante considerazione sta nel fatto che è estremamente difficile fare misure in periodi di piena sia
per difficoltà di tipo pratico ma soprattutto perché queste risultano poco frequenti.

Se siamo in condizioni di piena, la velocità e


quindi la portata, può variare notevolmente
durante il rilievo, mentre in caso contrario
può essere ritenuta costante.

Nei torrenti il fenomeno di piena è veloce

Nel Po il fenomeno di piena è lento

Quindi in condizioni di piena, se il valore di h rientra nel campo delle misure sperimentali gli errori di stima
saranno piuttosto contenuti però molto spesso la stima delle portate di piena deve essere ottenuta da
estrapolazioni (proprio perché non si hanno misure): in tal caso gli errori di stima possono essere di entità anche
molto elevata. Quindi è di estrema importanza ai fini di una valutazione corretta della misura, tener presente che
la scala delle portate presenta incertezze via via crescenti con il valore dell’altezza idrometrica.
Questa incertezza ad esempio può essere dovuta al fatto che con le estrapolazioni non si tiene conto della
variazione radicale della forma della sezione al crescere del livello idrico.

107
Abbiamo visto come usualmente le misure di portate vengono fatte con dei mulinelli che misurano la velocità, e
siccome la velocità è distribuita in maniera non uniforme nella sezione, bisogna fare tante misure e poi integrarle.
L’obiettivo è quello di costruire la SCALA DI PORTATE DI UNA SEZIONE FLUVIALE, ovvero cercare di trovare il
legame che sussiste tra la portata che transita in una sezione del corso d’acqua e il suo livello idrometrico.

Facendo tante misure di portata, con diversi livelli idrici, e possibile costruire una interpolare che unisce tutti i vari
punti di misura e che restituisce quindi il legame tra livello idrico e portata.

Quali sono le difficoltà legate a questa relazione?

Una difficoltà è legata alla estrapolazione di questa curva per alti valori di portata, perché non riesco a fare delle
misure di livello e contemporaneamente misure di portata per portate molto grandi in quanto le piene sono
veloci.

Quindi

L’utilizzo di CHEZY è un’approssimazione, in quanto essa vale rigorosamente solo per moto uniforme, mentre un
corso d’acqua presenta un moto fortemente variabile nel tempo, soprattutto in caso di piena, che sono le
situazioni di maggior interesse.

108
Non sempre l’equazione di CHEZY da risultati che sono fisicamente ragionevoli, per esempio

Finché l’acqua si trova nel alveo inciso, l’andamento della relazione Q-y è un andamento monotono crescente
regolare; ma non appena il livello idrico supera il piano inciso che succede?

L’area bagnata A(y) aumenta rispetto all’inciso, ma aumenta di più il perimetro bagnato P(y), quindi il raggio
idraulico R(y) diminuisce

Diminuendo R(y) → diminuisce la portata Q

Ma è irragionevole pensare che quando aumenta il livello idrico ci passi meno portata.

Non è una relazione univoca, una certa portata


può transitare con 3 diversi livelli idrometrici

Questo è un assurdo della formula è dobbiamo risolverlo, come si risolve?

Spezzando la sezione in diverse sotto-sezioni.

In teoria, dovrei dividere le sezioni golenali in sotto-sezioni tramite linee normali alle isotachie, in cui non ho la
presenza di tensioni tangenziali tra particelle d’acqua a cavallo delle linee di separazione.

In realtà, nella pratica si considerano linee di separazione verticali e si trascurano le tensioni tangenziali perché
le linee alle isotachie risultano molto difficili da tracciare.
109
Il presupposto di quanto detto, presuppone un legame univoco tra la Q e il y

Ma in realtà questo non si verifica

Durante i fenomeni di piena (quindi moto vario) → si dimostra che non sussiste un legame univoco tra Q e y

A parità di livello idrico ci possono essere portate diverse nella fase crescente e nella fase calante della piena, tale
fenomeno prende il nome di CAPPIO DI PIENA

Il moto vario è tipico dei fenomeni di piena

Durante la piena, il transito della Q è maggiore nella fase crescente rispetto a quella calante. Non è sufficiente la
semplice misura di livello idrico per sapere la Q che sta transitando, ma noi stiamo ammettendo che la scala sia
una scala univoca.

110
111
STRUMENTI DI MISURA DEI LIVELLI IDROMETRICI

La misura del livello idrometrico viene eseguita tramite strumenti di rilevazione che possono essere a:

 Lettura manuale (strumenti passati)


 Automatici → con registrazione dei dati ed eventuale loro trasmissione ad un centro di raccolta

Gli strumenti di misura del livello idrometrico si suddividono sostanzialmente in 2 categorie:

 IDROMETRI → Strumenti di misura senza registratore, fra cui troviamo il più rudimentale strumento come
l’asta idrometrica
 IDROMETROGRAFI → Strumenti di misura con registratore, che vengono classificati principalmente in base
al tipo di sensore utilizzato per la misura: galleggiante (utilizzato soprattutto in passato), a pressione o ad
ultrasuoni.

① IDROMETRO – ASTA IDROMETRICA

È una semplice asta graduata disposta verticalmente,


lunga abbastanza da restare in parte immersa nell’acqua
anche quando il livello è basso e visibile anche quando il
livello è eccezionalmente alto, saldamente fissata alle
sponde (per esempio alla spalla di un ponte o ad un muro
di sostegno). Requisito essenziale della sezione in cui si
istalla l’asta è la stabilità dell’alveo senza la quale non può
essere garantita la certezza della scala delle portate
(stabilità dell’alveo → la forma dell’alveo è ipotizzata
costante). È bene inoltre scegliere una sezione in cui la
variazione del livello sia particolarmente sensibile a
variazioni di Q. La lettura delle aste avviene generalmente
una volta al giorno ad orario fisso ( in Italia alle ore 12:00).
Un asta idrometrica, ha sempre uno zero idrometrico
associato all’asta.

② IDROMETROGRAFO A GALLEGGIANTE

Con tale strumento si ottiene una lettura continua dei livelli. Il


galleggiante è opportunamente zavorrato e fissato ad un estremo di
un filo che scorre su di una puleggia e sull’altro estremo del filo è
fissato un contrappeso. All’innalzamento o abbassamento del livello la
puleggia ruota, ed attraverso un pennino registratore verranno
registrate le variazioni del livello (il filo è mantenuto teso dalla
presenza del contrappeso). Il tamburo sul quale il pennino andrà a
registrare le variazioni ruoterà a velocità costante (livello idrometrico
costante → linea orizz.)

112
③ IDROMETROGRAFO A BOLLE

L’acqua viene immessa in un tubo connesso ad un


pozzetto nel quale il livello dell’acqua non risulterà
disturbato. Le dimensioni del tubo di collegamento
devono essere tali da non ritardare l’entrata
dell’acqua nel pozzetto. I disturbi in assenza di
pozzetto potrebbero essere dovuti ad esempio al
passaggio di tronchi o animali che provocano un locale
innalzamento del livello idrometrico falsando quindi le
misure.

ZERO IDROMETRICO: ogni strumento (stazione) misura i livelli idrici come distanza tra il pelo libero dell’acqua ed
una quota di riferimento definita “zero idrometrico” che non coincide praticamente mai con il fondo dell’alveo.
Questo lo si fa per avere congruenze nel tempo delle misure e per avere ciò è necessario che queste siano riferite
ad un unico caposaldo inamovibile. È però noto che il fondo dell’alveo fluviale è in continua trasformazione, ad
esempio sappiamo che al diminuire della velocità della corrente, come avviene dopo una piena, si assiste ad
deposito di materiale con relativo innalzamento del fondo oppure si possono avere anche fenomeni di erosione
con conseguente abbassamento del fondo. Per tali motivi è importante riferire le misure ad una quota fissa così
da mantenere la congruenza e la confrontabilità dei valori misurati nel tempo.

④ IDROMETROGRAFO A ULTRASUONI

Misura il livello calcolando il tempo


di percorrenza in aria del suono
dalla fonte al pelo libero dell’acqua
(il segnale emesso dalla sorgente
ritorna dopo un tempo t grazie alla
riflessione sulla superficie
dell’acqua); allo strumento è
associato un termometro poiché la
velocità di propagazione del suono
dipende dalla temperatura. La
precisione dello strumento dipende
dalla distanza tra questo ed il pelo
libero quindi quando l’acqua sale la
misura migliora (buono per le piene)
solitamente sono istallati sui ponti.

La gestione delle stazioni e l’elaborazione dei dati è gestita internamente dall’ARPA → i dati sono riportati nella
parte II degli annali idrologici.

113
ANNALI IDROLOGICI PARTE II

La parte II degli annali idrologici è suddivisa in 3 sezioni:

Definizioni:

AFFLUSSO METEORICO espresso in ad un bacino idrografico in un determinato periodo di tempo →


rappresenta il volume totale della precipitazione sul bacino in un determinato intervallo di tempo (annuo o
mensile)

ALTEZZA DI AFFLUSSO METEORICO espresso in ad un bacino idrografico in un determinato periodo di tempo


→ rappresenta lo spessore dello strato di acqua, che si avrebbe se questa non fosse stata in parte persa per
filtrazione, evaporazione, ….. in un determinato periodo di tempo (annuo o mensile) e uniformemente distribuito
sulla superficie del bacino.

CONTRIBUTO MEDIO DI AFFLUSSO METEORICO espresso in ad un bacino idrografico in un


determinato periodo di tempo → rappresenta la conversione dell’altezza di afflusso meteorico in termini di
portata per unità di superficie.

Contenuto della tabella:

In questa sezione si ha una sola tabella, questa riporta per alcune sezioni di chiusa di bacini i valori mensili ed
annui del contributo medio e dell’altezza di afflusso meteorico.

114
A gennaio sul bacino del Parma chiuso alla sez. di Ponte Verdi è stata stimata un’altezza di afflusso meteorico di
99,2 mm

ALTEZZA DI AFFLUSSO METEORICO relativo al mese di gennaio → 99,2 mm = 0,0992 m

Superficie del bacino Parma chiuso alla sezione di ponte Verdi → 600 =

Per calcolare il contributo medio di afflusso meteorico del mese di Gennaio, si calcola prima di tutto il volume
(o ):

Calcolo la portata media mensile:

Successivamente divido la portata media mensile per la superficie del bacino ed ottengo CONTRIBUTO MEDIO DI
AFFLUSSO METEORICO:

115

Definizioni:

ALTEZZA IDROMETRICA espressa in → altezza del liquido sopra o sotto lo zero dell’idrometro

ALTEZZA DI MASSIMA PIENA ( o MAGRA) espressa in in una sezione fornita di idrometro e per un lungo
periodo di osservazione → è la massima (o minima) altezza idrometrica raggiunta in tutto il periodo di tempo in
cui sono state eseguite le osservazioni.

Contenuto della tabella:

In questa sezione sono riportate innanzitutto le caratteristiche delle stazioni idrometriche che hanno funzionato
nell’anno;

In questa sezione si hanno 2 tabelle:

TAB. I → riporta per alcune stazioni, le altezze idrometriche in per ogni giorno meridiane rilevate
direttamente all’idrometro da parte dell’osservatore oppure dedotte dalla lettura dei diagrammi per le stazioni
fornite di apparecchi registratori (le letture vengono fatte alle ore 12:00 di ogni giorno). Le stazioni risultano cmq
suddivise per bacino e compaiono anche altezze idrometriche negative proprio perché lo zero idrometrico non
coincide con il punto più profondo della sezione.

Inoltre è possibile notare come si possono avere importanti variazioni del livello idrometrico tra valori relativi a 2
giorni consecutivi: ciò è dovuto al fatto che siamo di fronte ad una stazione relativa al bacino del Parma che è un
bacino di piccola estensione quindi risponde molto velocemente alle precipitazioni ed infatti si registrano forti
variazioni di livello anche nel giro di poche ore. Le piene durano relativamente poco (2-3 giorni). Più il bacino
considerato risulta grande ( ad esempio se si fa riferimento a sezioni del Po che sottendono bacini più estesi) e più
le variazioni di livello idrico si registreranno più lentamente e più le piene dureranno a lungo (le variazioni di livello
saranno ancora più lente nella fase calante). In fondo ad ogni mese sono riportate le altezze medie mensili ed
infine la media annua.
116
Il giorno 18 Feb. sul bacino del Parma chiuso alla sez. di Ponte Verdi è stata registrata un’altezza idrometrica di
33 cm sopra lo zero idrometrico. (zero idrometrico → riferimento convenzionale)

Nella TAB. I → ci sono le cosiddette osservazioni idrometriche giornaliere espresse in rispetto allo zero
idrometrico misurate alle ore 12 di quel giorno. Si possono registrare variazioni di livello anche molto notevoli per
i bacini piccoli, mentre ho variazioni più tenui per bacini più grandi.

117
TAB. II → riporta, solo per le stazioni fornite di idrometrografo (quindi di registratori) i valori delle escursioni più
elevate dell’altezza idrometrica osservati nell’anno durante intervalli di 1, 6, 12h consecutive. Sono considerati
solo i periodi il cui inizio ricade dentro l’anno, anche se eventualmente siano terminati nell’anno seguente.
In particolare vengono riportate le 3 escursioni maggiori per ogni durata, l’altezza idrometrica iniziale (per quella
finale che non è riportata sarà solamente necessario aggiungere l’escursione), la data del giorno e l’ora di inizio.

Anche qui naturalmente, più è grande il corso d’acqua ed il bacino che la sezione sottende e minore saranno le
max escursioni che si hanno in queste durate che sono cmq molto brevi.

Torrente Parma –stazione di Ponte verdi il 23 Mag. a partire dalle ore 12 il livello del torrente si è innalzato di
71cm in un ora a partire da un valore iniziale di 41cm

118

In questa sezione vengono fornite per ogni stazione:

 le caratteristiche di ogni stazione


 la portata media giornaliera per tutto l’anno di osservazione
 gli elementi caratteristici per l’anno corrente / per tutto il periodo precedente
 la durate delle portate
 la scala numerica delle portate

Indica la distribuzione delle stazioni in


Emilia Romagna in quell’anno

119
 LE CARATTERISTICHE DELLA STAZIONE E DEL BACINO che alimenta il corso d’acqua con l’indicazione
dell’altezze idrometriche e delle portate massime e minime rilevate dall’anno di inizio delle osservazioni
(quindi se una stazione ha funzionato per 30 anni saranno ripostati i massimi e i minimi in questo
intervallo).

 TAB. DELLE PORTATE MEDIE GIORMNALIERE

Si può anche fare una rappresentazione con un istogramma

Fenomeno di piena

porta media giornaliera 166


questo rappresenta anche il max
valore di portata media annua

120
Che cosa si intende per PORTATA MEDIA GIORNALIERA ?

La PORTATA MEDIA GIORNALIERA è la portata media nella sezione calcolata con una finestra di 24h. Quindi è
la che si ha dalle 12 alle 12 e solitamente viene attribuita al giorno della lettura.

La portata istantanea è dedotta dalle semplici misure di livello.


La portata media giornaliera → ovvero la retta di compenso di questo diagramma.
La portata media giornaliera è più piccola del max valore di portata registrata in quel giorno.

La PORTATA espressa in → è il volume d’acqua che attraversa la sezione durante l’unità di tempo

L’espressione della PORTATA MEDIA GIORNALIERA è:

Sugli annali idrologici:

 è riportata la PORTATA MEDIA GIORNALIERA


 non si può risalire alla portata max
 si può risalire al volume transitato, moltiplicando per il tempo

121
 ELEMENTI CARATTERISTICI

Per ogni stazione, si hanno 2 tabelle analoghe, una relativa all’anno in esame e l’altra a tutto il periodo delle
osservazioni, quindi da quando la stazione ha iniziato a funzionare. In queste TAB. sono riportati gli elementi
caratteristici come:

→ è la massima tra le portate medie giornaliere e quindi non coincide con la massima
. istantanea che sicuramente sarà maggiore. Ne viene fornita l’annuale ma anche la
. mensile.

→ questa è la media tra le portate medie giornaliere. Ne viene fornita l’annuale ma .


. anche la mensile.

→ è la minima tra le portate medie giornaliere. Ne viene fornita l’annuale ma anche


. la mensile.

→ è la portata media in termini di contributo specifico per di bacino


. Quindi è una portata media per unità di superficie del bacino.

La portata media per unità di superficie del bacino la si ottiene come:

DEFLUSSO espresso in ad un bacino idrografico in una determinata sezione e per un determinato periodo di
tempo → rappresenta il volume di liquido che ha attraversato la sezione nell’intervallo (annuo o mensile).

ALTEZZA DI DEFLUSSO espresso in di un bacino idrografico in un determinato periodo di tempo →


rappresenta lo spessore dello strato di acqua di volume pari al liquido che ha attraversato la sezione in
quell’intervallo di tempo (annuo o mensile) e uniformemente distribuito sulla superficie del bacino.

ALTEZZA DI AFFLUSSO METEORICO espresso in ad un bacino idrografico in un determinato periodo di tempo


→ rappresenta lo spessore dello strato di acqua, che si avrebbe se questa non fosse stata in parte persa per
filtrazione, evaporazione, ….. in un determinato periodo di tempo (annuo o mensile) e uniformemente distribuito
sulla superficie del bacino.

122
Nell’anno sul bacino del Parma chiuso alla sez. di Ponte Verdi è stata registrata una portata media annua
di 10,10

Superficie del bacino Parma chiuso alla sezione di ponte Verdi → 600 =

Per calcolare il deflusso annuo, si calcola prima di tutto il volume (o ):

Successivamente divido il per la superficie del bacino:

Moltiplicando per ottengo l’ALTEZZA DI DEFLUSSO in


indicata sulla TAB. degli annali

Dal confronto tra AFFLUSSO e DEFLUSSO si può conoscere la quantità d’acqua che nel periodo considerato si è
persa per altri fenomeni come evaporazione, filtrazione, alimentazione di falda …………

COEFF. DI DEFLUSSO di un bacino idrografico in un determinato intervallo di tempo, che può essere sia annuale
che mensile → è il rapporto tra l’altezza di deflusso e quella di afflusso meteorico relativa all’intervallo di tempo
considerato

Esempio:

→ Il 42% della precipitazione è transitato


attraverso la sezione di chiusura

Il coeff. di deflusso varia naturalmente da mese a mese e di anno in anno e solitamente nell’anno assume sempre
valori compresi tra 0 e 1 mentre nel mese può anche eccedere l’unità:

 Coeff. di deflusso basso → Ciò significa che della precipitazione caduta durante il periodo considerato,
solamente una piccola parte è defluita attraverso la sezione di chiusura del
bacino considerato; questo accade soprattutto nei periodi estivi a causa delle
alte temperature e basse piovosità → quindi l’H2O di precipitazione viene in
gran parte persa nell’evaporazione e filtrazione. 123
 Coeff. di deflusso grande → Ciò significa che la precipitazione caduta sul bacino si trasforma
praticamente in deflusso → abbiamo poche perdite di acqua.

 Coeff. di deflusso > 1 → Questo concettualmente è possibile anche se sta a significare che il volume di
acqua che defluisce attraverso la sezione di chiusura è maggiore del volume di
acqua che è caduto nell’intervallo di tempo considerato. Questo però accade
più frequentemente per il coeff. di deflusso calcolati sui mesi e molto
raramente per i coeff. di deflusso annuali.
Questo si può verificare ad esempio quando si hanno forti ed intense
precipitazioni alla fine del mese che precede quello per cui il coeff. di deflusso
risulta maggiore di 1. Quindi tali precipitazioni si trasformano in deflussi del
mese successivo portando ad ottenere un coeff. di deflusso > 1.
Oppure si può verificare anche nei mesi soprattutto primaverili a causa dello
scioglimento dei nevai e ghiacciai caduti nei mesi invernali. Infatti questi
vengono conteggiati come afflussi nei mesi in cui si è avuta la precipitazione
ma danno luogo a deflussi solamente quando si ha scioglimento (mesi
primaverili) → in questi casi si può quindi verificare che gli afflussi siano
minori dei deflussi.
Per i coeff. di deflusso annuale questo accade raramente poiché, anche se
negli ultimi giorni dell’anno si verificano intense precipitazioni che quindi
incrementeranno i deflussi dell’anno successivo, è molto difficile che queste
riescano ad influenzare fortemente il deflusso dell’anno.

È abbastanza interessante diagrammare questi 3 ultimi elementi caratteristici quali :

124
 LA TAB. DURATA DELLE PORTATE → Indica il n° di giorni dell’anno in cui la portata Q riportata, è stata
uguagliata o superata.
Il n° di giorni non sono consecutivi.

I n° di giorni,sono riferiti all’anno corrente e poi c’è la colonna che riporta la portata relativa a tutto il tempo di
funzionamento della stazione, escluso l’anno che si sta analizzando.

Dalla TAB. DURATA DELLE PORTATE è possibile ricavare la curva di durata delle portate Q, questa curva è
solamente un rimaneggiamento delle portate medie giornaliere mettendole sostanzialmente in ordine, dalla più
grande alla più piccola e andando a valutare quali sono le portate che si mantengono per assegnate durate.

Portata che nell’anno considerato è Portata che in tutti gli anni di funzionamento
stata uguagliata o superata per della stazione è stata uguagliata o superata
30 gg l’anno non consecutivi per 30 gg l’anno non consecutivi

Qual è interesse di questa analisi? Sapere qual è la portata che mi posso aspettare e che si mantenga nel corso
d’acqua per un certo periodo di tempo.

I principali utilizzi della curva relativa alla durata delle portate possono essere:

 Osservare le risorse disponibili al fine di organizzare un prelievo, ad esempio a scopo irriguo


 Progettare un impianto idroelettrico, che richiede una certa portata minima, per definire le giornate di
funzionamento a pieno regime

La portata riferita a 182 giorni prende il nome


di portata semi-permanente

125
Costruzione della curva di durata delle portate (o della tabella)

Si riportano su un diagramma le portate medie giornaliere dell’anno per il quale si sta ricavando
la curva ottengo quindi un istogramma esteso ai 365 giorni dell’anno:

 Si fissa un valore di Q →
 Si traccia una retta orizzontale in corrispondenza di
 Si può leggere immediatamente dal diagramma per quanti giorni durante l’anno tale portata è stata
uguagliata e superata.
Nel caso riportato è stato superato solamente 2 volte (2 giorni) quindi si può definire la durata della
portata
Cioè il tempo complessivo non consecutivo in cui si sono verificate
 Si fissano altre Q e si determinano le rispettive durate
 Si vanno a riportare infine le coppie di punti su un grafico ottenendo quindi la curva
di durata delle portate

Quindi naturalmente più la


portata Q è bassa e più
questa verrà superata
frequentemente

126
 SCALA NUMERICA DELLE PORTATE

In questa tabella sono riportate per altezze idrometriche crescenti con passo pari a 0,2 m le relative portate
corrispondenti per la sezione a cui la tab. si riferisce. Quindi esprime il legame tra h e Q e rappresentando tali
punti in un piano otteniamo la curva che descrive tale legame.

La scala, come già si è visto viene calcolata a partire dalle misure dei livelli idrometrici e dalle velocità nella sezione
di chiusura considerata.

La scala numerica delle portate è in sostanza la rappresentazione numerica della scala delle portate di una sezione
fluviale.

Se analizziamo, questa scala numerica delle portate, per la stessa sezione e stessa stazione ogni tanto cambiano

Quindi questa scala numerica delle portate deve essere aggiornata

127
REGIMI IDROMETRICI

Commentiamo gli istogrammi che si deducono dalle analisi degli afflussi e dei deflussi e dei coeff. di deflusso.

L’andamento del tempo con la scansione mensile dei deflussi definisce quello che prende il nome di REGIME
IDROMETRICO, cioè da delle indicazioni su quello che è il regime del corso d’acqua, cioè quando c’è tanta acqua,
quando c’è poca acqua, quando sono le stagioni che c’è più acqua e quelli in cui c’è meno acqua nel corso
d’acqua; uno potrebbe pensare c’è molta acqua nel corso d’acqua quando piove tanto sul bacino, questo è vero
fino a un certo punto perché dipende dalla tipologia delle precipitazioni che si hanno sul bacino.

Diciamo che, si possono definire 3 tipi di regimi idrometrici:

Il REGIME GLACIALE è abbastanza raro ed è relativo a bacini di dimensioni abbastanza piccoli.


Un corso d’acqua si definisce a REGIME GLACIALE sostanzialmente quando ha una porzione significativa del bacino
ricoperta da ghiacci o nevi perenni.
Che cosa succede in questi tipi di corsi d’acqua?
C’è una correlazione abbastanza scarsa tra precipitazioni e deflussi, perché le precipitazioni in quota sono sotto
forma di neve, per cui non è che defluiscono subito, ma defluiscono con ritardo. Allora se uno va a vedere quello
che è l’andamento degli afflussi mensili sul bacino e l’andamento dei deflussi appare sorprendentemente che in
alcuni mesi, in particolare nei mesi Luglio Agosto i deflussi sono maggiori degli afflussi.
Da dove viene fuori questo?
Non si tratta di errori, ma si tratta del fatto che defluiscono nel periodo estivo le precipitazioni che si sono
verificate sotto forma di neve nel periodo invernale, ma addirittura defluiscono nel periodo estivo precipitazioni
che si sono verificate probabilmente secoli addietro e che si sono accumulate sotto forma di ghiaccio, nei ghiacciai
che stanno nel bacino e che visto che stiamo in una fase di arretramento cedono si sciolgono e quindi danno un
contributo abbastanza significativo ai deflussi. Per il fatto che ci sia una palese evidenza dell’arretramento dei
ghiacciai e mostrato da questo diagramma in alto, che mostra l’andamento dei coeff. di deflusso, per esempio a
Luglio il coeff. di deflusso è 3,5 e che vuol dire?
128
Vuol dire che sta defluendo 3 volte e mezzo di quello che ha affluito, questo si riferisce ad un singolo mese, ma se
uno va a vedere a scala annua, (il diagramma in alto si riferisce ad un anno medio) vede che il coeff. di deflusso
medio annuo è maggiore di uno ( le linee tratteggiate rappresentano i valori medi).
Il valore medio annuo dei DEFLUSSI è maggiore del valore medio annuo degli AFFLUSSI di conseguenza il valore
medio annuo del COEFF. DI DEFLUSSO del corso d’acqua è maggiore di 1 (è 1,2).

Vuol dire che annualmente defluisce il 20% in più di quanto affluisce.


Il 20% in più arriva dalla riduzione dello spessore dei ghiacciai che si stanno progressivamente sciogliendo.
Allora in sostanza quali sono le caratteristiche di questo regime?
Scarsa correlazione tra precipitazione e deflussi, perché la maggior parte delle precipitazioni avviene sotto forma
di neve, e quindi i deflussi non vengono resi disponibili subito. Qualunque sia l’andamento degli afflussi, i deflussi
hanno un periodo di magra nei mesi invernali a causa delle precipitazioni sotto forma di nevosa, il coeff. di
deflusso medio è superiore all’unità nei mesi estivi e talvolta anche nell’anno a causa del contributo dello
scioglimento dei ghiacciai.
Un’altra cosa che qui non si vede perché i dati sono a scala mensile e che ci sono delle variazioni giornaliere di
portata, cioè se uno va a misurare la portata in un giorno qualsiasi estivo in cui non piove in un bacino glaciale, si
rende conto che la portata varia nell’arco di una giornata, perché con un certo ritardo le portate sono più
correlate all’insolazione che non alle precipitazioni, l’insolazione nel pomeriggio ha avuto modo di esplicarsi per
un sacco di ore per cui nel corso d’acqua si hanno delle variazioni di portata con degli incrementi di portata verso
sera al seguito del fatto che appunto l’insolazione a avuto modo di esercitare il suo effetto sui ghiacci e quindi
implementare la portata.

129
Per quanto riguarda invece i bacini di tipo PLUVIALE, la precipitazione è quasi sempre,salvo casi eccezionali, sotto
forma liquida.
Quindi che cosa significa?
Che è subito disponibile questa precipitazione, quindi l’andamento dei deflussi è abbastanza simile agli afflussi, a
parte la % di questa precipitazione che si infiltra che è funzione del fatto che il terreno è più o meno secco. Nel
diagramma in alto è mostrato il caso di un corso d’acqua della Sicilia, in cui si vede che l’andamento degli afflussi
che è tipico di un regime pluviale di tipo marittimo (unico massimo in inverno e unico minimo in estate),
l’andamento dei deflussi è sostanzialmente simile, ma vedete che è molto più basso rispetto all’andamento degli
afflussi perché siamo in una zona in cui si ha una forte insolazione per cui una grossa % degli afflussi non si trova
nei deflussi perché evapora, si infiltra e quindi si perde; questo è dimostrato dall’andamento del coeff. di deflusso
il cui valore medio è 0,4 cioè soltanto il 40% di quanto piove nell’arco dell’anno me lo trovo come portata nel
corso d’acqua mediamente, l’altro 60% se ne va per altra via.
Cmq nonostante che questi 2 andamenti siano abbastanza simili tra di loro, l’andamento del coeff. di deflusso
stagionalmente vedete non è costante, nel periodo invernale è più alto perché l’insolazione è molto minore quindi
l’evaporazione è minore per questo una % maggiore di quello che piove defluisce; nel periodo estivo invece già
piove poco poi dopo si ritrova un bacino estremamente secco e ricettivo quindi in grado di assorbire una notevole
quantità d’acqua e quindi il coeff. di deflusso si abbassa in maniera notevole.

Riportiamo altri andamenti sempre relativi a regimi idrometrici di tipo pluviale.

Il coeff. di deflusso superiore all’unità vuol dire che sta defluendo di più di quello che sta affluendo, perché
evidentemente sta defluendo quello che a affluito prima.

Se il bacino su cui piove è molto PERMEABILE, si osserva che i deflussi pur essendo abbastanza simili come
andamento rispetto a quello degli afflussi sono più bassi e i coeff. di deflusso sono molto regolari, perché questi
deflussi sono deflussi che si hanno nel corso d’acqua a seguito degli afflussi che poi magari sono andati a
rimpinguare le falde, e poi le falde restituiscono gradualmente l’acqua al corso d’acqua.
Quindi se il bacino è molto permeabile, ci sono dei grossi volumi disponibili in profondità e questo fa si che
facciano da volano e questo lo si vede bene in un coeff. di deflusso che è abbastanza costante.

130

L’ultimo regime che si può individuare è un regime intermedio tra i 2 precedenti, è il cosiddetto REGIME NINO-
PLUVIALE.
Nei periodi invernali nevica in una % significativa nel bacino e invece negli altri periodi no.
Allora cosa succede?
Succede che nei periodi che non nevica c’è una correlazione abbastanza stretta tra le precipitazioni e i deflussi, le
precipitazioni sono tutte sotto forma liquida per cui c’è una correlazione abbastanza stretta, mentre in inverno i
coeff. di deflusso sono bassi perché parte delle precipitazioni sono sotto forma di neve, quindi in primavera sono
alti.
In questo diagramma vediamo il tipico andamento delle precipitazioni di tipo sub-litoraneo appenninico, in cui ci
sono 2 max nelle stagioni intermedie e 2 minimi nelle stagioni autunno-inverno; l’andamento dei deflussi è
abbastanza simile all’andamento degli afflussi con però un nucleo principale nelle stagioni primaverili e un coeff.
di deflusso nettamente superiore all’unità nella stagione primaverile, invece nelle altre stagioni l’andamento è
abbastanza simile.

Quindi questi digrammi mi fanno capire che non sempre mi ritrovo l’acqua nel corso d’acqua nello stesso periodo
in cui piove, quindi è opportuno studiare il regime dei deflussi e il regime delle piogge.

131
ELEMENTI DEL CICLO IDROLOGICO

COMPORTAMENTO DI UN BACINO PRIMA, DURANTE E DOPO UNA PRECIPITAZIONE e processi idrologici che
concorrono alla formazione del deflusso.

Che cosa succede sul bacino quando piove e anche quando non piove?

Qui è mostrato una sezione di un bacino


idrografico in cui sono messi in evidenza
alcuni aspetti.
È messo in evidenza il fatto che esiste della
vegetazione di alto fusto e non; una
superficie di terreno che è permeabile;
poi c’è quasi sempre uno strato profondo
impermeabile;
c’è una zona satura di acqua che è sede delle
falde idriche e del processo di filtrazione;
al di sopra della zona satura c’è la frangia
capillare dove l’acqua risale ed è in leggera
depressione (risalita capillare);
in fine c’è una zona sopra che di solito è
insatura (dove pescano le radici)

La precipitazione che si origina da un evento piovoso non si trasformerà totalmente in deflusso ma:
→parte di questa viene intercettata dalla vegetazione (ed in particolare dal fogliame e quindi non riuscirà a
raggiungere il suolo, più o meno grande in funzione della vegetazione presente),
→un’altra parte si infiltrerà nel suolo (soprattutto se questo è secco →periodi estivi, infatti il coeff. di deflusso è
molto basso) → processo di filtrazione conduce l’acqua verso il basso ma se il terreno è secco, parte di
quest’acqua colma il deficit di umidità nel terreno mentre la restante parte continua a filtrare.
Se il suolo è molto permeabile, cioè secco (umidità molto bassa) non si trova in condizioni di saturazione, questa
precipitazione che arriva al suolo da luogo a un fenomeno di infiltrazione all’interno del terreno. L’acqua che si
infiltra all’interno del terreno subisce l’effetto della gravità ma subisce anche l’effetto della tensione superficiale,
per cui in parte rimarrà adesa ai granelli del terreno soprattutto se l’umidità del terreno è molto bassa in parte
invece è acqua cosiddetta gravitazionale, cioè risente in maniera preponderante dell’effetto della gravità
sull’effetto delle tensioni superficiali e quindi continua ad infiltrarsi nel suolo ed andrà ad incrementare l’apporto
idrico sotterraneo, cioè le falde idriche
→un’altra parte ancora va ad accumularsi in piccoli invasi naturali/artificiali (depressioni superficiali, pozzanghere)
→infine una minima parte cadrà direttamente sul reticolo idrografico → afflusso diretto

A seconda dell’entità della precipitazione non è detto che tutta la precipitazione riesca ad infiltrarsi, se piove con
un’intensità elevata il terreno non è in grado, anche se è secco, di far infiltrare tutto, per cui una % di quello che
piove non si infiltra e rimane sulla superficie del terreno, e che fine fa?
Va ad accumularsi nelle depressioni superficiali e poi una volta riempite queste depressioni superficiali comincia a
scorrere in superficie dando luogo a quel fenomeno che prende il nome di scorrimenti superficiali. Quest’acqua
scorrerà lungo le linee di massima pendenza fino a quando non intercetterà il corso d’acqua o un suo affluente e
procederà il suo percorso lungo il reticolo → crescita del livello idrico nel corso d’acqua.

La parte di precipitazione rimanente a quella parte che non riuscirà ad infiltrarsi poiché il terreno ha già raggiunto la
saturazione o l’intensità di pioggia è talmente elevata che non riesce ad infiltrarsi, andrà a costituire il deflusso superficiale.
132
Quindi si hanno degli accumuli in profondità, degli accumuli in superficie si hanno degli scorrimenti e si hanno dei
flussi diretti verso l’alto e verso il basso.

Osserviamo i vari flussi che si formano durante una generica precipitazione

Che cos’è la TRASPIRAZIONE ?

È una quota parte dell’acqua contenuta all’interno del bacino che viene assorbita dalle radici della vegetazione, e
utilizzata dalle piante che la restituiscono sotto forma di vapore acqueo all’atmosfera.

Che cos’è l’INFILTRAZIONE ?

È una quota parte della precipitazione che entra nel suolo perché il bacino a una sua permeabilità.

Che cos’è l’EVAPORAZIONE ?

È una quota parte della precipitazione, che può avvenire direttamente dagli strati superiori del terreno oppure
dall’acqua intercettata dalle foglie oppure dagli specchi liquidi.

Che cos’è il DEFLUSSO IPODERMICO ?

È una quota parte della precipitazione, è quel flusso che esce dalle falde per entrare nella rete di bacino (quella
che entra appena sotto la superficie)

133
Per capire cosa accade in un bacino, analizziamo alcune situazioni che si verificano in una sezione generica di un
bacino:

Naturalmente tutto ciò che accade dipenderà sempre in gran parte dalle caratteristiche del bacino (dimensioni,
pendenza, zona in cui si trova), dall’intensità della pioggia e dalla durata.

 Nel bacino non piove

Durante questi periodi saranno importanti alcuni processi di trasferimento dell’acqua che agiscono nel sistema
suolo-atmosfera. Tra questi c’è il fenomeno di traspirazione ed evaporazione.
Se la falda intercetta il corso d’acqua , questo non si prosciugherà poiché l’acqua della falda tende ad essere
continuamente drenata dal corso d’acqua, che quindi viene alimentato fino a quando il livello di falda non scende
al di sotto del corso d’acqua.

Quindi in questi periodi sono rilevanti i processi di traspirazione ed evaporazione.

 Nel bacino comincia a piovere

Aumenta fortemente l’umidità nell’aria e la copertura nuvolosa quindi i fenomeni di traspirazione ed


evaporazione tendono ad annullarsi, sono irrilevanti.
La precipitazione si divide e si distribuisce come abbiamo visto prima.
Se il fenomeno della precipitazione continua, aumenterà a distanza di tempo sia il livello in falda ( a causa della
filtrazione) e sia lo scorrimento superficiale.

 Smette di piovere

La filtrazione procede cmq per lungo tempo quindi la falda continua ad essere alimentata;
tornano a manifestarsi con massima intensità i fenomeni di evaporazione e traspirazione;
lo scorrimento superficiale si esaurisce in tempi abbastanza rapidi (in funzione della superficie del bacino);
il corso d’acqua continua ad essere cmq alimentato dalla falda che lo intercetta

Quindi ciò che contribuirà maggiormente all’alimentazione del corso d’acqua saranno:

DEFLUSSO PROFONDO → è dato dall’acqua che forma le falde sotterrane e questo risulta di importanza
fondamentale soprattutto a scala annua e nei periodi di siccità poiché contribuisce all’alimentazione del corso
d’acqua ed evitarne lo svuotamento anche per lunghi periodi di assenza di precipitazioni

DEFLUSSO SUPERFICIALE → questo risulta essere il fenomeno più importante nello studio delle piene e quindi
durante il fenomeno di precipitazione.

134
Uno degli aspetti più importanti che riguarda l’analisi del bacino è quello di cercare di fare un bilancio di questi
flussi, cioè fare quell’operazione che prende il nome di BILANCIO IDROLOGICO del bacino.

Per cercare di capire qual è la quota parte delle precipitazioni e come si distribuiscono.

Come si fa a fare un BILANCIO IDROLOGICO di un bacino ?

Se io voglio scrivere un BILANCIO IDROLOGICO, prendo come riferimento un certo intervallo di tempo.
Prima di tutto devo identificare un volume di controllo e scrivere un equazione di bilancio di volume relativamente
a quel volume.

Si osservano i flussi entranti ed uscenti da questo volume, ignorando i flussi interni.

I volumi entranti devono essere uguali alla somma di tutti i volumi uscenti più le variazioni dei volumi accumulati
all’interno del bacino.

Scrivo l’EQUAZIONE DI BILANCIO IDROLOGICO relativa al volume di controllo 1:

Se si prende come riferimento temporale un anno idrologico, si


può ammettere che il bacino alla fine di quell’anno si ritrovi
↓ nelle stesse condizioni iniziali, quindi si può trascurare.

135
A noi interessa di più sapere cosa succede sulla superficie del bacino, perché durante il fenomeno di piena, dove
sono rilevate piogge importanti, alcuni fenomeni sono poco importanti, quindi si preferisce prendere come
volume di controllo, un volume di controllo coincidente con la superficie del bacino.

In questo nuovo volume di


controllo ci sono flussi che non
hanno nessuna importanza

La TRASPIRAZIONE è un fenomeno dovuto alla vegetazione che preleva acqua dalle radici e la restituisce in
atmosfera sotto forma di vapore, le radici stanno fuori da questo volume di controllo, l’atmosfera se ne sta pure
fuori da questo volume di controllo → quindi questo flusso entra e esce per cui non ha nessuna rilevanza
considerarlo.

Quindi se prendo come riferimento questo volume di controllo,

gli ingressi sono:

 La precipitazione P
 Il deflusso ipodermico
 I deflussi profondi che ritornano in superficie all’interno del bacino

le uscite sono:

 L’evaporazione :
 L’infiltrazione F
 Il deflusso superficiale complessivo Q

 I volumi accumulati :

Quindi l’EQUAZIONE DI BILANCIO IDROLOGICO relativa al volume di controllo 2:

136
Indicando con Indicando con I, che prende il nome di INTERCEZIONE ,l’insieme dell’evaporazione
dalla vegetazione e il volume accumulato sulla vegetazione cioè la
quota parte di precipitazione che non arriva neanche al suolo perché si
ferma sulla vegetazione e poi evapora.

Quindi è il volume idrico complessivamente perso a causa del fenomeno di


INTERCEZIONE

Ed indicando con è il volume di deflusso provocato dallo scorrimento superficiale,


voglio dire che io ho in questa sezione di chiusura del bacino mi
ritrovo acqua che scorre e questa acqua che scorre è dovuta all’acqua
che si è mossa sulla superficie del terreno come scorrimento
superficiale Q meno l’acqua che è ritornata all’interno del bacino a
seguito del deflusso ipodermico e del deflusso profondo (o
sotterraneo) che emerge dagli acquiferi alla rete interna del
bacino.

Sostituendo ottengo :

In sostanza che fine fa la precipitazione?

La precipitazione esce dal bacino:

 in parte sotto forma di INTERCEZIONE delle piante ;


 in parete come evaporazione degli specchi liquidi ;
 in parte come infiltrazione ;
 in parte sotto forma di scorrimento superficiale ;
 infine ci sono le perdite di volume che si accumula .

Dei termini ottenuti, alcuni assumono più o meno importanza di altri in funzione dei tempi e degli eventi presi in
esame. Per tempi lunghi (anno idrologico), considero tutti i contributi; per eventi meteorici brevi, tipici delle
piene, considero solo i termini

Durante un evento meteorico, tipico delle piene, i termini più importanti sono: la precipitazione, la quantità
d’acqua che si infiltra nel terreno e la quantità d’acqua che scorre in superficie;
gli altri termini di questa relazione che sono importantissimi a scala globale del bacino nell’arco di un anno, se io
limito la mia attenzione soltanto ad un evento meteorico sono molto piccoli.

DURANTE UN
AVENTO METEORICO
137
Per poter studiare nella sua completezza un bacino bisognerebbe conoscere ed esprimere matematicamente tutti
questi flussi e fare quello che prende il nome di MODELLO MATEMATICO COMPLETO del bilancio idrologico.

Esistono dei modelli che si occupano di affrontare questo problema e che schematizzano il bacino come se fossero
una serie di blocchi, questi sono blocchi in cui si accumula dell’acqua e che scambiano tra loro dei flussi.

Noi ci accontenteremo invece di analizzare modelli molto più semplificati, in particolare se noi limitiamo la nostra
attenzione ai fenomeni di piena, quando c’è una piena che nelle nostre zone è sempre associata a delle elevate
precipitazioni, alcuni di questi fenomeni sono trascurabili altri invece diventano preponderanti, per cui è possibile
pensare di modellare il comportamento di un bacino idrografico limitatamente ai periodi in cui si formano le
piene, senza pretendere di modellare pure gli altri fenomeni.

138
Cerchiamo di capire com’è fatto un’IDROGRAMMA DI PIENA, cioè quali sono le sue caratteristiche principali.

In realtà questo IDROGRAMMA


DI PIENA è una idealizzazione di
quello che in realtà è
un’idrogramma di piena.

Immaginiamo di prendere un asse dei tempi in ascissa e un asse delle portate in ordinata, e ipotizziamo che lo
zero sia l’istante di inizio di una precipitazione.
Vediamo di analizzare come si comporta di solito la portata in una sezione di chiusura di un corso d’acqua a
seguito di una precipitazione che si verifica sul bacino.
Supponiamo che prima dell’istante di inizio della pioggia, ci sia stato un lungo periodo in cui non sia piovuto.
Allora nel corso d’acqua (supposto un corso d’acqua che nn vada mai in secca) la portata progressivamente
diminuisce, perché non ci sono più apporti sul bacino visto che non piove da tempo; in questo periodo in
corrispondenza della sezione di chiusura del bacino si registrano deflussi dovuti principalmente all’alimentazione
del corso d’acqua da parte della falda, quindi la portata che transiterà è dovuta al DEFLUSSO PROFONDO.
Ovviamente siccome non ci sono ingressi nel bacino, ma ci sono delle uscite, la falda progressivamente si abbassa
di livello e quindi si abbassa anche la portata che dalla falda riesce a emergere nel corso d’acqua

quindi la portata diminuisce nel tempo

Supponiamo che in questo istante inizi a piovere, e che la pioggia sia uniformemente distribuita nello spazio (ma
in realtà non è così), l’effetto di questa pioggia non si risente immediatamente ma c’è un minimo di ritardo e
quindi l’andamento delle portate continua a diminuire.

Quindi prima che si incominci a risentire della precipitazione iniziata nel temo nella sezione di chiusura presa in
considerazione, si ha solamente una portata dovuta al solo deflusso profondo e tale portata è dovuta al fatto che il
bacino è capace di drenare l’acqua delle falde che continuano per lungo tempo ad alimentare il corso d’acqua.

139
Da un certo momento in poi si ha l’inversione di tendenza per cui la portata comincia a crescere per effetto degli
aflussi, soprattutto dovuti allo scorrimento superficiale che è quello più veloce.
La portata cresce più o meno rapidamente, a seconda di quelle che sono le caratteristiche del bacino che sto
considerando e che sta a monte della sezione di chiusura.
Poi ad un certo punto si raggiunge un istante (il cosidetto istante di colmo) in cui si ha la massima portata (portata
di colmo). Questo ramo, da quando la portata comincia a crescere a quando raggiunge il colmo, prende il nome di
ramo di concentrazione o RAMO DI RISALITA.

Dopo di che, supponendo che smetta di piovere (in realtà la pioggia non smette istantaneamente, magari
diminuisce d’intensità, il diagramma reale non è così pulito), la portata comincia progressivamente a diminuire
con una certa rapidità che dipenderà dalle caratteristiche del bacino.

Dal momento in cui la portata inizia a crescere in poi, le portate che ci sono nel corso d’acqua sono
sostanzialmente dovute a 2 contributi:

1. un contributo che è quello che ci sarebbe stato anche se non ci fosse stata questa pioggia, e cioè il
cossidetto DEFLUSSO PROFONDO (se non ci fosse stato l’evento di pioggia, la portata avrebbe subito un
andamento che continuava la descrescita precedente).
2. Il secondo contributo è il DEFLUSSO SUPERFICIALE, cioè quella porzione di precipitazione che non si riesce
ad infiltrare nel suolo e che quindi scorre sui versanti raggiunge il reticolo idrografico e porta acqua alla
sezione di chiusura, questo è il fenomeno più rapido.

Mentre la parte di precipitazione che è riuscita ad INFILTRARSI segue una dinamica molto lenta, perché deve
infiltrarsi raggiungere le falde e poi il moto delle falde è estremamente lento.
Il processo di filtrazione ed alimentazione delle falde è molto lento

Per cui i fenomeni di DEFLUSSO SUPERFICIALE e di DEFLUSSO PROFONDO sono temporalmente molto diversi, per
cui durante una pioggia intensa il grosso del contributo dell’onda è dovuto allo DEFLUSSO SUPERFICIALE.

Questo è il motivo del fatto che i MODELLI AFFLUSSI-DEFLUSSI di PIENA che vedremo simulano quella parte
dell’onda di piena che è dovuta solo al deflusso superficiale, mentre la parte dovuta al deflusso profondo per
poterla modellare richiederebbe la costruzione di un modello estremamente complesso (dell’infiltrazione nel
suolo) che tuttosommato portano a dei contributi molto modesti, soprattutto se prendiamo in considerazione
delle piene di una certa entità.

Il problema ora è dstinguere in un generico istante durante un fenomeno di piena qual è la quota parte di deflusso
che è dovuto allo scorrimento profondo e qual è la quota parte invece dovuta allo scorrimento superficiale.

140
METODI DI SEPAZIONE DELLE COMPONENTI SUPERFICIALE E SOTTERRANEA :

Ci sono 3 metodi empirici, per fare questa operazione di separazione dell’onda di piena nelle due componenti
principali cioè DEFLUSSO SUPERFICIALE e DEFLUSSO PROFONDO.

Questi metodi empirici sono giustificati dal fatto che lo scorrimento superficiale è >> dello scorrimento profondo
quindi gli errori che si commettono sulla stima delle componenti è cmq trascurabile.

Il 1° METODO il cosiddetto TAGLIO ORIZZONTALE è estremamente banale e ipotizza che durante il periodo della
piena la portata del deflusso PROFONDO possa ritenersi costante, ipotesi realistica poiché il processo di filtrazione
ed alimentazione delle falde è molto lento.
Identifica il punto iniziale dello scorrimento SUPERFICIALE, come quello in cui si ha l’inversione di tendenza (il
punto A) è il punto di inizio dello scorrimento superficiale; prima del punto A il deflusso era dovuto tutto allo
scorrimento PROFONDO, perché non pioveva da tempo.

Se andiamo ad analizzare l’andamento della portata dal momento in cui inizia a piovere si può vedere che
l’andamento decrescente delle portate procedere per un certo periodo di tempo breve poiché la precipitazione
si risentirà successivamente e non immediatamente a causa del fatto che l’acqua caduta e che prende parte allo
scorrimento dovrà raggiungere il corso d’acqua, e per far ciò impiegherà del tempo (che sarà sicuramente
funzione delle caratteristiche del bacino). → ritardo

141
Dopo di che da questo mento in poi, cioè dall’istante , si vanno a sommare uno scorrimento superficiale e uno
scorrimento profondo, l’ipotesi che questo metodo fa è quello di poter ritenere che la portata di deflusso
profondo si mantenga costante durante il fenomeno di piena e quindi si possa ragionevolmente tagliare l’onda di
piena con una linea orizzontale passante per A e che a un certo punto intersecherà di nuovo l’onda di piena in un
punto B.
(punto B → punto nel quale si considera che la portata torni ad essere dipendente solo dal deflusso profondo)
Riteniamo che la parte sovrastante questo taglio sia il volume e anche l’andamento temporale dovuto allo
scorrimento SUPERFICIALE, mentre la parte sottostante sia dovuta allo scorrimento PROFONDO.

Questo metodo ha il pregio di essere estremamente semplice ma non ha nessuna particolare giustificazione se no
quella di dire che i fenomeni di scorrimento PROFONDO in realtà hanno delle tempistiche così lente che in questo
periodo posso ritenerle costanti.

Nei periodi in cui c’è


solo un contributo di
deflusso profondo.

Il 2° METODO è il giusto compromesso tra i metodi empirici, c’è un minimo di comprensione di quella che è la
fisica del fenomeno.
Si basa sul fatto che, nei periodi lontani da eventi piovosi oppure nel periodo precedente l’inizio di questa
precipitazione → quindi periodi di solo flusso PROFONDO, la portata assume un andamento di esaurimento ben
descrivibile attraverso un esponenziale negativo.
Per esempio questo ramo di esaurimento a partire da un certo istante non meglio identificato, il punto B in cui
non si sente più l’effetto del deflusso SUPERFICIALE, può essere espresso con un espressione di questo tipo:

La portata in un istante t, dove , è uguale alla portata all’istante per , dove K è una costante
che ha le dimensioni di un tempo e che rende conto di quanto rapidamente questo esponenziale decresce.

L’andamento della portata di tipo esponenziale negativo è l’andamento tipico dello svuotamento di un serbatoio.
142
Quindi prima dell’inizio della precipitazione, l’andamento è rappresentabile con una esponenziale negativa, dopo
di che c’è il contributo del deflusso superficiale e poi da un certo punto in poi quando smette il deflusso
superficiale e riprende a esserci soltanto il deflusso profondo, l’andamento della coda dell’idrogramma ripropone
quello tipico di uno svuotamento di un serbatoio, cioè l’andamento di tipo esponenziale negativo.

A questo punto si tratta di identificare quando questo idrogramma di piena comincia a riprendere un andamento
di tipo esponenziale, e prima di quel’istante l’andamento si discosta dall’andamento esponenziale perché c’è il
contributo del deflusso superficiale.

Per andare a vedere dove la coda della curva riacquista un andamento esponenziale si riporta l’idrogramma di
piena su una scala semi-logaritmica , cioè in ascissa si riporta il tempo che rimane scalato linearmente,
mentre in ordinata si riporta il ln delle portate.

Così facendo l’andamento esponenziale tipico dei periodi di solo contributo del deflusso profondo si dispongono
abbastanza bene su un andamento rettilineo.

E quindi dove l’idrogramma prende ad avere un andamento rettilineo, allora si riesce ad identificare grosso modo
l’istante che rappresenta il termine del deflusso superficiale, cioè quando la coda comincia a comportarsi come un
esponenziale, cioè come un retta in un piano semi-logaritmico, lì il deflusso superficiale è terminato e il contributo
è soltanto quello relativo al deflusso profondo.

In questo piano semi-logaritmico si avrà inoltre un ramo di risalita più


compresso e l’origine degli assi non sarà in corrispondenza dello zero perfetto
poiché questo non è rappresentabile su un diagramma semi-logaritmico.

Facendo il ln di questa espressione →

quindi in un piano questa espressione è una retta di coeff. angolare


143
Dopo di che posso tornare in un piano lineare , ho identificato il punto B, il quale rappresenta secondo
questo metodo il termine del deflusso superficiale, prima del punto A il deflusso è soltanto deflusso profondo, tra
A e B invece c’è una somma di contributi parte dovuta al deflusso superficiale e parte dovuta al deflusso profondo.

Si ipotizza che il deflusso profondo tra A e B, vari linearmente con

Il 3° METODO è il meno utilizzato in cui si va a determinare il punto B come visto nel metodo precedente. Ma una
volta trovato il punto B sul piano lineare si procederà a tracciare l’andamento esponenziale a ritroso fino
alla verticale passante per il colmo dell’idrogramma. Poi connettiamo il punto di tangenza di A con il punto D
precedentemente trovato all’istante di colmo con un andamento lineare.
Riteniamo che la parte sovrastante questa linea spezzata sia il volume e anche l’andamento temporale dovuto allo
scorrimento SUPERFICIALE, mentre la parte sottostante sia dovuta allo scorrimento PROFONDO.
144
Questo metodo ipotizza sostanzialmente che anche lo scorrimento profondo abbia un massimo in corrispondenza
dell’istante in cui si ha il colmo dell’onda di piena, ma non c’è francamente nessuna ragione per ammettere che ci
sia simile sincronizzazione tra lo scorrimento profondo e lo scorrimento superficiale, dati i lunghi tempi necessari
per l’alimentazione delle falde.

SEPARAZIONE DELL’IDROGRAMMA DI PIENA :CONFRONTRO TRA I METODI

È chiaro che i 3 metodi portano a risultati che sono diversi:

 Il 1° METODO è quello che individua lo scorrimento superficiale più ritardato tra tutti;
 Il 2° METODO non si discosta tantissimo dal 1° metodo;
 Il 3° METODO si discosta molto dagli altri due.

Tutto dipende dall’entità dell’onda di piena, cioè più è importante l’evento che prendo in considerazione, più
diventa importante lo scorrimento superficiale, mentre lo scorrimento profondo rimane sostanzialmente sempre
lo stesso

Per cui alla fine diciamo che diventa sempre meno rilevante nella descrizione del fenomeno il modo in cui io
separo lo scorrimento profondo dallo scorrimento superficiale.

Qualunque sia il metodo che si adotta, la separazione dell’idrogramma di piena consente di identificare:
→sia il periodo di tempo in cui ragionevolmente si è verificato lo scorrimento superficiale sovrapposto allo
scorrimento profondo,
→sia soprattutto il volume di questo scorrimento superficiale.

Il volume dello scorrimento superficiale → è dovuto alle precipitazioni

Il volume del deflusso profondo → è dovuto non alle precipitazioni che hanno dato luogo a questa
onda di piena ma a precipitazioni precedenti che hanno portato acqua ad immagazzinarsi nelle falde e
che poi rilasciano molto gradualmente

145
A questo punto posso ragionevolmente confrontare
il volume dello scorrimento superficiale , con il volume della pioggia .

Supponiamo di identificare l’istante di inizio dello scorrimento superficiale e l’istante di fine dello
scorrimento superficiale, di tagliare l’idrogramma di piena con una retta inclinata e di individuare (calcolare) il ,
questo volume è originato dalle precipitazioni che si sono verificate sul bacino a partire dall’istante zero in poi.
Se io confronto questo volume con quello delle precipitazioni, inevitabilmente deve risultare :

Perché abbiamo ammesso che non tutta la precipitazione da luogo a uno scorrimento superficiale (non tutta la
pioggia genera l’onda di piena) poiché parte di questa da luogo ai diversi processi del ciclo idrologico come
l’evaporazione e la traspirazione che però come sappiamo si trascurano durante l’evento piovoso. Ma la quota
persa per filtrazione deve cmq essere presa in considerazione. Naturalmente il processo di filtrazione sarà
funzione delle caratteristiche del terreno (permeabilità, umidità, …) e la parte che non andrà a compensare la
secchezza degli strati superiori, emigrerà verso le falde dando luogo al deflusso sotterraneo.

Allora se io ho valutato la pioggia media su un bacino, avendo a disposizione un certo numero di stazioni, e quindi
mi sono costruito l’idrogramma di pioggia sul bacino,

Posso calcolarmi le altezze di pioggia medie sul


bacino, facendo le operazioni di media spaziale
che abbiamo visto, per ogni intervallo di tempo.

e ho identificato poi il volume dello scorrimento superficiale, posso confrontare tra loro queste 2 quantità e
verificare che il

Dal valore di h (altezza di pioggia media ragguagliata sull’intero bacino nell’intervallo ) possiamo risalire e
calcolare l’intensità media di pioggia nell’intervallo :

Individuo così lo IETOGRAMMA DI PIOGGIA:

Supponiamo che questa sia una scansione semi-oraria e non oraria senò
poi l’intensità di pioggia media coincide con le altezze di pioggia medie.
Supponiamo di fissare l’attenzione sulla prima mezzora, vado a vedere
quanto è piovuto nelle varie stazioni, mi calcolo l’altezza di pioggia media
nel bacino in quella mezzora, l’intensità di pioggia media è l’altezza di
pioggia media diviso la durata, quindi se l’altezza di pioggia media è 7 mm
allora l’intensità di pioggia media sarà 7/0,5 =14 mm/h

l’area complessiva di questo diagramma rappresenta l’altezza di pioggia media sul bacino caduta durante
quell’evento meteorico, moltiplicando quest’altezza totale di pioggia media per la superficie del bacino ottengo il
volume di pioggia

146
Questo volume di pioggia lo posso confrontare con il volume dello scorrimento superficiale .

Il rapporto tra il volume dei deflusso superficiale e il volume di pioggia , prende il nome di COEFF. DI
AFFLUSSO ( )

Il COEFF. DI AFFLUSSO ( ) NON Può ESSERE > di 1

Se tutta la pioggia si trasforma in scorrimento superficiale → α = 1

Α è minore di 1, è questo significa che della precipitazione che è caduta sul bacino, soltanto una parte a dato luogo
allo scorrimento superficiale mentre il resto a seguito un altro percorso.

Differenza tra COEFF. DI AFFLUSSO e COEFF. DI DEFLUSSO

Il coeff. di deflusso è il rapporto a parità di tempo, tra il volume defluito e il volume affluito.

Abbiamo visto che questo coeff. di deflusso può essere > di 1

Abbiamo detto che durante la pioggia, alcuni fenomeni che sono importanti a livello di ciclo globale idrologico del
bacino sono trascurabili; per esempio l’evaporazione e la traspirazione, durante l’evento piovoso sono molto
modeste, il grosso della precipitazione che non si trasforma in deflusso superficiale e quella che sostanzialmente si
infiltra nel suolo, sono quei volumi che dal punto di vista di un modello di piena, cioè di un modello che
rappresenta soltanto lo scorrimento superficiale sono volumi persi, ma in realtà non sono persi per nulla.

147
METODI PER L’INDIVIDUAZIONE DELLA PIOGGIA NETTA o EFFICACE

Ci sono dei metodi per identificare qual è la porzione di pioggia che ha dato luogo allo scorrimento superficiale e
quella che invece non ha dato luogo allo scorrimento superficiale che in questa logica viene indicata come pioggia
“perduta”.

La pioggia che ha dato luogo allo scorrimento superficiale prende il nome di PIOGGIA NETTA o EFFICACE; il totale
della pioggia prende il nome di PIOGGIA LORDA, la pioggia che non modelleremo prende il nome di PIOGGIA
PERSA.
In ordinata c’è l’intensità media di pioggia, per cui
ciascuna delle ore di questa barretta rappresenta
l’altezza di pioggia media caduta sul bacino in quel
intervallo di tempo, l’area complessiva sottesa da
questo istogramma rappresenta l’altezza di pioggia
media totale caduta sul bacino, se la moltiplico per la
superficie del bacino ottengo il volume affluito sul
bacino durante quel’evento

Quali sono i metodi che ci consentono dalla PIOGGIA LORDA, di individuare quella porzione di PIOGGIA NETTA che
da luogo allo scorrimento superficiale, dal resto della pioggia che non modelleremo, cioè PIOGGIA PERSA.

Abbiamo detto che il volume affluito sul bacino durante quel’evento deve essere maggiore del volume del deflusso
superficiale:

Per PIOGGIA EFFICACE si intende quella porzione di pioggia che non si infiltra non viene perduta ed è efficace per
la formazione del deflusso superficiale, che durante il fenomeno di piena è il fenomeno preponderante.

L’obbiettivo di questo metodo è


identificare la frazione della
pioggia lorda che ha dato luogo
allo scorrimento superficiale,
cioè la pioggia netta

148
Premessa: è facile intuire che se la pioggia cade su un bacino completamente secco (in cui da 3 mesi non piove),
inizialmente il bacino è molto ricettivo nel senso che si può infiltrare una quantità di acqua notevole e poi man
mano che il bacino si satura ne può assorbire sempre di meno, quindi è sensato immaginare che l’andamento
delle piogge infiltrate (quindi delle piogge perse nella nostra logica) non sia costante nel tempo ma sia più elevato
all’inizio e poi progressivamente decresca nel tempo.

Il → trascura l’indipendenza della capacità di infiltrazione di un suolo dalle sue


condizioni iniziali, e immagina che l’intensità di pioggia che si possa perdere sia costante nel tempo.

Quindi ipotizza di tracciare una linea orizzontale // all’asse dei tempi, a una certa distanza che prende il nome di
indice , questa distanza è una intensità di pioggia quindi ha le dimensioni dell’intensità di pioggia, e di ritenere
che qualora la pioggia superi questo valore la parte eccedente non si possa infiltrare e quindi dia luogo allo
scorrimento superficiale, mentre la dove l’intensità di pioggia sia minore di , tutta la pioggia sia persa ovvero si
infiltri.

Quindi posso dire che il volume di pioggia netta deve essere uguale al volume dello scorrimento superficiale.

Abbiamo soltanto un incognita il valore di , e ho un vincolo cioè che l’area della pioggia netta (che rappresenta
un integrale dell’intensità di pioggia nel tempo) moltiplicata per la superficie del bacino, deve dare il volume dello
scorrimento superficiale .

Se la pioggia inizia all’istante 0 e termina all’istante e è il valore dell’indice; in ogni istante di tempo io devo
andare a prendere come pioggia netta la differenza tra l’istante di pioggia di quell’istante lì e ,se questa è
positiva; se la differenza è negativa prendo 0, e integrare tra l’istante 0 e l’istante → questo mi porta a
definire l’area che sta al di sopra di (cioè la pioggia netta) la moltiplico per la superficie del bacino

Quindi da questa relazione io posso risalire a quello che è il valore di , che mi garantisce che il volume della
pioggia netta sia uguale al volume dello scorrimento superficiale.
Il valore di che mi garantisce l’uguaglianza di questa equazione.

Il grosso limite di questo metodo è che non tiene conto del fatto che le perdite in realtà sono distribuite nel tempo
in maniera diversa dal costante.
Quindi in questo metodo si trascura la variazione della capacità di infiltrazione dell’acqua nel terreno durante
l’evento meteorico.

149
② → prevede che la precipitazione efficace sia sempre la stessa
percentuale della precipitazione lorda istante per istante.

L’ipotesi di questo metodo è quella di immaginare che in ogni intervallo di tempo una percentuale, che ho indicato
con , della intensità della pioggia lorda sia quella netta.

Per cui l’andamento della pioggia perduta è simile a quello della pioggia lorda soltanto riscalato di una quantità
;
mentre l’andamento della pioggia netta è ancora simile alla pioggia lorda con coeff. di riduzione pari ad .

Quindi siccome devo garantire che il volume di pioggia netta sia uguale al volume superficiale

Naturalmente se questa pioggia cade su un bacino che è sostanzialmente imperniabile questo sarà prossimo a 1;

se questa pioggia fosse una pioggia abbastanza debole e che cada su un bacino molto permeabile potrebbe
essere concettualmente prossimo a 0

Questo metodo viene usato in ambito urbano dove c’è un mix di aree completamente impermeabili e aree
permeabili; posso ragionevolmente dire che la pioggia netta sia sostanzialmente la frazione di pioggia che cade
sulle aree impermeabili.

Questo metodo (poco usato), come il metodo dell’indice ha il vantaggio di avere un unico parametro di
definizione.
150

Questo metodo ha il vantaggio che essendo molto diffuso ha una casistica molto ampia per cui c’è una
classificazione molto ampia dei suoli, quindi si riescono ad identificare abbastanza bene i parametri (soprattutto
negli USA).

Il presupposto è di partire dalla scrittura dell’equazione di continuità:

Questa relazione ha senso soltanto se: la pioggia lorda è maggiore di

→ è la pioggia lorda fino all’istante t

→ è la pioggia efficace, cioè netta, fino all’istante t

→ rappresenta la quantità di pioggia perduta inizialmente (initial abstraction), le cosiddette perdite iniziali

→ è il volume per unità di superficie “perso” perché l’acqua si è infiltrata nel suolo

Il volume per unità di superficie o anche detto volume specifico → è equivalente all’altezza di pioggia

Tutti questi termini sono tutte altezze di pioggia

Tutti questi termini sono termini dipendenti dal tempo, tranne

Quindi l’altezza di pioggia persa è divisa in 2 porzioni:

 → che sostanzialmente è la pioggia che si accumula sul suolo per le depressioni superficiali;
 → è la pioggia che si immagazzina ne suolo per effetto dell’infiltrazione.

Secondo questo metodo, la quantità cioè il volume specifico (volume per unità di superficie), che si può
immagazzinare ne suolo non può essere qualsiasi perché il suolo ha una sua capacità limite di immagazzinamento
che chiamerò , cioè più di tanto in quel suolo lì non si può immagazzinare.

→ è il volume specifico massimo immagazzinabile nel terreno (dipende dal suolo)

Quindi secondo questo metodo si ipotizza che sussiste una relazione di proporzionalità del tipo:

151
Esempio degli andamenti degli afflussi, deflussi e perdite; durante un evento meteorico

Dall’equazione dell’ipotesi di base ricavo

Ricordo l’equazione di continuità:

Inserisco nell’equazione di continuità ricavato dall’equazione dell’ipotesi di base

Porto dall’altra parte

Raccolgo

Aaaa

152
Ricavo


Questa espressione ci consente di
ricavare la pioggia netta in
funzione della pioggia lorda ,
noti i due parametri

Per ricavare , ci servono due parametri:

Il METODO SCS-CN, presuppone di ritenere, sulla base di un certo numero di esperienze, che ci sia un legame tra
questi 2 parametri, ed in particolare posso dire che:

Se prendiamo per buona questa relazione e sostituiamo otteniamo:

La pioggia efficace è nulla fino a quando la pioggia lorda è minore di

A questo punto abbiamo che la


pioggia efficace dipende
solo dal parametro

può essere stimato attraverso la relazione:

Che riconduce il calcolo alla valutazione di CN, detto CURVE NUMBER, normalizzato nel range
CN = 100 corrisponde ad un bacino totalmente impermeabile →
CN → 0+ corrisponde ad un bacino completamente permeabile →
153
154
155
Per PIOGGIA NETTA o EFFICACE si intende quella porzione di pioggia che non si infiltra non viene perduta ed è
efficace per la formazione del deflusso superficiale, che durante il fenomeno di piena è il fenomeno
preponderante.

Prima di parlare del 4° METODO per l’individuazione della pioggia netta, introduciamo alcune definizioni
riguardanti l’infiltrazione.

L’infiltrazione e l’intensità di pioggia sono confrontabili, quindi posso disegnare sullo stesso piano sia l’infiltrazione
che l’intensità di pioggia, perché sono omogenei.

Quello che voglio dire è che la CAPACITA’ DI INFILTRAZIONE → è la massima infiltrazione che si può
verificare in un suolo in un certo
istante di tempo, sempre che
l’apporto di acqua sia sufficiente ha
soddisfare per intero la capacità di
infiltrazione.

L’infiltrazione effettiva non può mai essere superiore alla capacità di infiltrazione →

L’infiltrazione cumulata è l’integrale tra 0 e t dell’infiltrazione effettiva integrata nel tempo.

156

Il METODO DI HORTON è quello più fisicamente basato tra quelli visti per l’individuazione della pioggia netta.

Cioè la derivata della capacità di infiltrazione nel tempo è proporzionale con il segno meno (K è una costante di
proporzionalità) alla differenza tra la capacità di infiltrazione al generico istante meno il valore della
capacità di infiltrazione asintotica .

È un equazione differenziale

→ indica un lungo periodo di tempo in cui su quel suolo è piovuto

Nel 1° termine compare → la derivata della capacità di infiltrazione nel tempo

Nel 2° termine compare → la capacità di infiltrazione nel tempo

Per trovare l’espressione dell’andamento della capacità di infiltrazione nel tempo , bisogno integrare questa
equazione nell’intervallo (0 – t).

Per integrare conviene separare le variabili, le variabili sono :

Allora conviene fare un operazione di questo genere:

Introduciamo una costante ( ) al numeratore,

in modo tale che sia al numeratore che sia al denominatore compaia → al numeratore sotto
forma di differenziale
e al denominatore no

Perché introdurre una costante in una derivata non cambia nulla

157
A questo punto posso integrare, dall’istante 0 all’istante generico t

Sappiamo che l’integrale di un differenziale diviso la funzione è il ln della funzione, quindi:

Risolvendo ottengo :


→ indica la capacità di
infiltrazione all’istante iniziale

Ricavando la capacità di infiltrazione all’istante t si ottiene:

La capacità di infiltrazione all’istante t generico è uguale alla capacità di infiltrazione asintotica più la
differenza fra il valore iniziale e il valore asintotico per e elevato alla – K*t , dove K è una costante che ha le
dimensioni di un tempo alla meno uno.

è una costante di esaurimento

→ questa espressione contiene 3 parametri :

 Il valore , indica un lungo periodo di tempo in cui su quel


suolo è piovuto
 Il valore , che è il valore iniziale
 La costante K , che tiene conto di quanto rapidamente la
funzione si esaurisce e passa dal valore iniziale al valore
asintotico

158
Cosa succede a parità di e variando K ?

 Per

Quindi per la funzione parte da

 Per (per t che tende a )


K è una costante positiva

Quindi per la funzione ha come asintoto orizzontale il valore

 Per un valore di , la funzione è una funzione decrescente per via di questo


esponenziale negativo, che parte dal valore e tende progressivamente al valore

159
Cosa succede a parità di e variando ?

La funzione parte dallo stesso


punto, a più o meno lo stesso
andamento, perché K è lo stesso,
ma si assesta su dei valori diversi

Cosa succede a parità di e variando ?

Diminuendo il valore di ,
equivale a dire di prendere
soltanto un pezzo delle altre
curve che hanno un valore di
più grande, o equivale a
traslare orizzontalmente negli
assi dei tempi la curva fino a
farla coincidere con le altre.

Questo è l’andamento della CAPACITA’ DI INFILTRAZIONE secondo HORTON.

Il problema è quello di definire per un certo suolo, quello che è l’andamento di questa curva, ma purtroppo questa
curva ha 3 parametri e 3 parametri sono tanti e rende difficile l’applicazione di questa curva per individuare la
pioggia netta.

160
Partiamo dal presupposto di conoscere per il nostro suolo la curva della capacità di infiltrazione, cioè quali sono i
valori di e

① CASO

Prendiamo in considerazione una pioggia, cioè l’andamento nel tempo delle intensità di pioggia che istante per
istante sia superiore alla capacità di infiltrazione di quel suolo.
Cioè c’è sempre abbastanza pioggia da
soddisfare la capacità di infiltrazione

L’infiltrazione e l’intensità di pioggia sono confrontabili, quindi posso disegnare sullo stesso piano sia l’infiltrazione
che l’intensità di pioggia, perché sono omogenei.

Sovrappongo la curva che


rappresenta l’andamento
della capacità di
infiltrazione all’andamento
delle intensità di pioggia.

Questo grafico identifica,

la parte sotto la curva che rappresenta l’andamento della capacità di infiltrazione, identifica la parte di
precipitazione che si infiltra, l’eccedenza rispetto a questa curva e quella che istante per istante non può infiltrarsi
e che quindi rimane in superficie a rappresentare la parte di pioggia netta che da luogo allo scorrimento
superficiale.

Ovviamente all’inizio la capacità di infiltrazione è maggiore, per cui la parte di precipitazione che non si infiltra è di
meno, poi progressivamente man mano che il suolo si satura e tende al valore asintotico la quantità di pioggia che
non si infiltra diventa sempre più grande.

A un certo punto questa curva diventa un’orizzontale e il METODO DI HORTON coincide con il METODO
DELL’INDICE , in questo caso l’indice sarebbe il valore .

In realtà non è sempre così, cioè , soprattutto perché la capacità di infiltrazione, se il suolo è
particolarmente secco può essere abbastanza elevata.

161
② CASO

L’intensità di pioggia inizialmente è minore della capacità di infiltrazione

Prendiamo il primo intervallo di tempo, la


pioggia lorda è inferiore alla capacità di
infiltrazione, questo vuol dire che
sicuramente quella quantità di pioggia si
infiltra tutta.

Piove meno della capacità di infiltrazione

L’andamento della capacità di infiltrazione sarebbe questa evoluzione


soltanto se ci fosse abbastanza pioggia, cioè se

Nel punto in cui la curva della capacità di infiltrazione interseca lo istogramma di pioggia, il suolo ha una capacità
di infiltrazione ancora maggiore perché non tutta l’acqua che si poteva infiltrare si è infiltrata, se ne infiltrata di
meno, quindi non è vero che in quel’istante là (in cui si interseca la curva con lo istogramma) la capacità di
infiltrazione è quella data da questa curva.

Quindi l’operazione che bisogna fare per identificare in questo caso qual è l’effettiva quantità di pioggia che si
infiltra, e prendere la curva di HORTON e traslarla lungo l’asse dei tempi di una quantità tale per cui che questa
nuova curva traslata, interseca lo istogramma di pioggia, l’area sottesa dallo istogramma di pioggia fino a questo
istante coincida esattamente con l’area sottesa dalla curva di HORTON traslata fino a quell’istante.

162
Il tempo di traslazione di cui io devo traslare la curva di HORTON in modo tale da rappresentare in maniera
corretta l’effettiva quantità di infiltrazione è quella definita dal fatto che quando questa nuova curva che è la
stessa di prima ma è traslata in orizzontale nell’asse dei tempi interseca l’intensità di pioggia, l’area sottesa dalla
pioggia che si è infiltrata fino a quell’istante che è tutta e uguale all’area sottesa fino a quell’istante dalla curva di
HORTON traslata.

Prima di → tutta la pioggia si infiltra

PONDING TIME → è il primo istante in cui si comincia a vedere acqua in superficie, inizia la pioggia netta

Questa operazione che appare complicata su questo diagramma (diagramma in alto), si può fare molto più
facilmente sugli integrali, visto che stiamo parlando di aree e meglio toglierci dai piedi le aree e parlare in termini
di integrali;
l’integrale dell’intensità di pioggia che non è nient’altro che la CUMULATA di PIOGGIA fino a quel’istante,
l’integrale della capacità di infiltrazione che non è nient’altro che la CAPACITA’ di INFILTRAZIONE CUMULATA fino
a quel’istante.

L’integrale della
curva di HORTON
ha un andamento
di questo genere

La curva rossa è l’integrale della curva di HORTON, la derivata cioè la tangente di questa curva rappresenta la
funzione originaria cioè la capacità di infiltrazione, quindi all’inizio parte ripida perché la derivata, cioè la capacità
di infiltrazione iniziale è elevata e poi progressivamente la rapidità cioè la derivata diminuisce e da un certo punto
in poi questa qui diventa una retta con coeff. angolare uguale al valore , cioè quando la curva di HORTON è
arrivata al suo valore asintotico la curva integrale diventa sostanzialmente una retta.

Nel caso

quando la cumulata di pioggia interseca la cumulata della capacità di infiltrazione non bisogna fare altro che
prendere la cumulata della capacità di infiltrazione è traslarla verso destra fino a che non diventa tangente alla
cumulata di pioggia; il punto di tangenza è il punto in cui la cumulata di pioggia e la cumulata della capacità di
infiltrazione coincidono ed è precisamente il tempo di PONDING cioè l’istante dal quale inizia a esserci una pioggia
netta.
163
Quindi, si costruisce la cumulata di pioggia e la cumulata della capacità di infiltrazione, vedo se si intersecano se si
intersecano traslo la cumulata di HORTON verso destra per un tempo strettamente necessario per far si che non si
intersechino più e diventino una tangente all’altra, questo è il tempo di traslazione.

164
Per esempio qui è mostrato per lo stesso evento i 4 metodi per individuare la pioggia netta.

A seconda del metodo che si utilizza vengono fuori delle stime di pioggia nette che sono diverse.

Quale metodo si usa di più ?

Il si utilizza in ambito urbano.

Il e il sono quelli più utilizzati perché sono metodi a un


parametro solo.

Il invece pure essendo quello dal punto di vista fisico più valido, soffre di un grave
problema perché è un modello a 3 parametri, cioè per definire compiutamente la curva di HORTON bisogna
definire 3 valori:

 Il valore , indica un lungo periodo di tempo in cui su quel suolo è piovuto


 Il valore , che è il valore iniziale
 La costante K , che tiene conto di quanto rapidamente la funzione si esaurisce e passa dal valore iniziale al
valore asintotico

Esistono diverse curve di HORTON che applicate alla stessa pioggia danno luogo al medesimo volume di deflusso
superficiale, essendoci 3 parametri e avendo il vincolo di imporre solo l’uguaglianza del volume della pioggia netta
con il volume del deflusso superficiale, avendo soltanto un vincolo, ho un problema dal punto di vista matematico
indeterminato, ho 3 incognite in un'unica equazione e quindi ho una doppia infinità di soluzioni;
per esempio una soluzione è quella dell’indice , cioè → in questo caso la curva di HORTON diventa
un’orizzontale e K quello che vuoi; esiste un’altra soluzione in cui è un po’ di più e un po’ di meno e la curva
applicata da luogo a un andamento nel tempo della pioggia netta diverso ma a un volume complessivo che è
uguale. Allora come faccio a scegliere tra queste ?
Di solito si usano modelli monoparametrici per determinare la pioggia netta.
165
MODELLI DI TRASFORMAZIONE AFFLUSSI-DEFLUSSI

Un obiettivo abbastanza importane dell’idrologia è quello di cercare di riprodurre i fenomeni (i meccanismi) che si
verificano su un bacino quando piove.

I MODELLI DI TRASFORMAZIONE AFFLUSSI-DEFLUSSI forniscono una formulazione matematica dei processi


idrologici che si svolgono in un bacino idrografico, considerandolo come un sistema soggetto ad un ingresso che è
l’andamento nel tempo della precipitazione e restituiscono in uscita quello che è l’andamento nel tempo
della portata in una certa sezione di chiusura del bacino.

Gli AFFLUSSI sono le piogge

I DEFLUSSI sono le portate nella sezione di chiusura

Naturalmente i fenomeni che influenzano e descrivono il comportamento reale di un bacino sono complessi, si
introduce allora un sistema modello che ne approssima il comportamento reale attraverso alcune semplificazioni.

CLASSIFICAZIONE DEI MODELLI DI TRASFORMAZIONE AFFLUSSI-DEFLUSSI

Ci sono molti MODELLI DI TRASFORMAZIONE AFFLUSSI-DEFLUSSI, che si classificano in base a diversi criteri:

 In relazione alla DESCRIZIONE dei fenomeni che intervengono nel ciclo idrologico, si distingue tra:

 In relazione alla STRUTTURA i modelli idrologici di trasformazione afflussi-deflussi possono essere


classificati in:

 In relazione alla possibilità o meno di considerare la VARIABILITA’ SPAZIALE delle grandezze, i modelli
idrologici di trasformazione afflussi-deflussi possono essere classificati in:

 In relazione alle CARATTERISTICHE DI RISPOSTA i modelli idrologici di trasformazione afflussi-deflussi


possono essere classificati in:

166
In relazione alla DESCRIZIONE dei fenomeni che intervengono nel ciclo idrologico, si distingue tra:

1. MODELLI COMPLETI: questi sono concepiti per rappresentare il comportamento del bacino idrografico per
un periodo prolungato in cui si manifestano tutte le possibili situazioni idrologiche e quindi tengono conto
dell’intero complesso della trasformazione afflussi-deflussi, simulando ciascun processo fisico del ciclo
(evaporazione, traspirazione, infiltrazione, ………)

Cercano di descrivere tutti i fenomeni che si verificano sul bacino

2. MODELLI A VALENZA LIMITATA: hanno l’obiettivo di simulare il comportamento del bacino solo in
occasione di eventi di natura particolare. Ricadono in questa categoria i MODELLI DI PIENA, che sono
concepiti per la simulazione delle piene fluviali durante le quali si trascurano alcuni fenomeni del ciclo
idrologico quindi si ottiene un modello più semplice di quelli completi. In questa visione il fenomeno di
piena, risulta dovuto essenzialmente a quella parte di precipitazione (pioggia netta) che raggiunge la rete
idrografica.

167
In relazione alle CARATTERISTICHE DI RISPOSTA i modelli idrologici di trasformazione afflussi-deflussi possono
essere classificati in:

1. MODELLI STAZIONARI: si riferiscono al tempo, se ad un ingresso (portata di pioggia variabile nel


tempo) corrisponde un’uscita (andamento nel tempo della portata nella sezione di chiusura), allora ad
un ingresso sfasato di corrisponde un’uscita sfasata del medesimo tempo ;

non è un’intensità di pioggia, ma è una portata di pioggia variabile nel tempo, cioè un’intensità di
pioggia moltiplicata per la superficie del bacino.

Stazionario si riferisce al tempo, è un concetto temporale.


La realtà non è stazionaria.
Se a questi modelli si da in ingresso una certa il modello ci restituisce in uscita

Supponiamo di sollecitare il nostro modello con una pioggia che è identica alla precedente ma sfasata nel
tempo di una quantità quindi una dove è una costante temporale qualsiasi, il modello
stazionario restituisce in uscita una sfasata del medesimo tempo .

2. MODELLI LINEARI: quando si comporta in maniera lineare, cioè se viene sollecitato da una certa portata di
pioggia restituisce una certa onda di piena o un certo andamento della portata

Se viene sollecitato da una combinazione lineare delle portate di pioggia ciascuna pesata
con un certo valore , quello che restituisce è esattamente una combinazione lineare delle 2 uscite
precedenti pesate esattamente con gli stessi pesi

Per un modello lineare vale quindi il principio di sovrapposizione degli effetti.

Se un modello è LINEARE e STAZIONARIO si dimostra che la trasformazione afflussi-deflussi è esprimibile


attraverso un’equazione differenziale lineare a coeff. costanti :

168
Noi ci occuperemo soltanto dei MOD. LINEARI e STAZIONARI, MOD. di PIENA, MOD. GLOBALI e MOD.
CONCETTUALI.

Ma prima di affrontare e vedere qualcuno di questi modelli abbiamo bisogno di avere qualche strumento
matematico in più.

Immaginiamo di prendere in considerazione una funzione indicata con il simbolo , funzione del tempo, che sia
caratterizzata da un andamento di questo genere :

Una funzione che sia costante nel tempo fino ad un certo istante che ho
chiamato e che poi cresca linearmente nel tempo tra
e che cresca linearmente in modo tale da provocare un
incremento unitario di questa funzione e poi rimanga costante dopo.

Supponiamo di definire la funzione derivata di questa ( ), la funzione derivata di questa la chiamerò .


La funzione derivata com’è fatta ?

È la cosiddetta funzione rettangolo;

La funzione di cui sto facendo la derivata, nel tratto


è costante quindi la derivata è nulla, poi la funzione cresce di un’unità
in un intervallo di tempo centrato sull’origine che è pari a T, la derivata
è , quindi nel tratto compreso tra la derivata è ,
dopo di che a la funzione ritorna ad essere costante e quindi la
funzione che è la derivata della funzione è nulla.

Questa funzione qui, prende il nome di FUNZIONE RETTANGOLO, la funzione rettangolo la si indica:

Un’altra proprietà della FUNZIONE RETTANGOLO è che essendo dedotta dalla funzione che cresce di una
quantità unitaria, e che l’integrale sotteso di questa funzione tra , che poi è lo stesso che dire
l’integrale di questa funzione tra perché ovviamente altrove è zero, è uguale all’area di questo
rettangolo che è , cioè area unitaria

169
Ora immaginiamo di prendere tante funzioni rettangolo, cioè tante funzioni che hanno le stesse caratteristiche,
ma di ridurre progressivamente il valore di T.

Supponiamo che prima il valore di T fosse T1, se si riduce il valore di T


da T1 a T2 con T1 > T2 , che cosa succede? Naturalmente il valore
dell’ordinata della funzione rettangolo cresce perché l’area deve essere
sempre unitaria. Quindi la funzione rettangolo diminuendo l’intervallo
in cui la funzione è diversa da zero, assume nelle ordinate un valore che
è il reciproco del valore di T e quindi progressivamente si allontana.

Supponiamo di far tendere a zero l’intervallo T, cioè per T→0 , la funzione cosa fa?

Il valore dell’ordinata di questa funzione che è il reciproco di T, se T tende a 0 l’ordinata tende a e l’area sottesa
rimane sempre finita, il prodotto di una quantità che tende a in ordinata per una quantità che tende a 0 in
ascissa rimane finita e unitaria.

La funzione matematica che è il della funzione rettangolo prende il nome di FUNZIONE DELTA DI DIRAC

Quindi cioè la FUNZIONE DELTA DI DIRAC non è altro che il limite per T→0 della funzione rettangolo

La FUNZIONE DELTA DI DIRAC è difficile da rappresentare perché è una funzione diversa da zero in un intervallo
infinitesimo attorno all’origine e ha valore infinito.

Di solito si rappresenta così con un


freccione centrato nell’origine verso l’alto
ad indicare che il valore della funzione
nell’origine è infinita.

170
Quali proprietà ha questa FUNZIONE DELTA DI DIRAC ?

Ha la proprietà di essere zero dappertutto, salvo in un intorno infinitesimo dell’origine

Ma soprattutto vale sempre la relazione che:

Quali sono le dimensioni di questa FUNZIONE DELTA ?

Esempio: se in ascissa stiamo considerando un tempo la funzione ha le dimensioni di un tempo alla meno 1

Una proprietà importante della DELTA DI DIRAC detta volgarmente proprietà “setaccio” è:

Come si può dimostrare questa proprietà:

Il 1° e il 3° di questi integrali → sono nulli in quanto la funzione DELTA DI DIRAC in quelli intervalli lì è
identicamente nulla, quindi l’unico integrale che rimane diverso da 0 e l’integrale tra , perché soltanto
nell’intorno dello 0 la funzione DELTA è diversa da 0 , in tutto l’altro campo di valori di t la funzione è nulla e
quindi gli altri integrali si annullano.

Quindi vale questa uguaglianza:

Questo è un intervallo infinitesimo e quindi posso permettermi di portare fuori la funzione in questo intervallo
infinitesimo in corrispondenza del valore dell’origine ammesso che la funzione sia una funzione continua
quindi:

171
Quindi rimane

L’integrale della FUNZIONE DELTA nell’intorno dello zero è uguale a 1.

Quindi di una qualsiasi funzione continua per la DELTA DI DIRAC per è uguale al valore della funzione
che moltiplicata la DELTA nell’origine

Si dice che in sostanza la funzione DELTA ha la proprietà di estrarre il valore della funzione in corrispondenza
dell’origine.

Se estendo questo risultato a un caso un po’ diverso, cioè se analizzo

di una qualsiasi funzione per una non centrata


nell’origine ma centrata in un istante di tempo diverso da
zero, allora la , risulta allo stesso modo che

Come faccio a dimostrarla?

Lo posso spezzare in 3 integrali:

Il 1° e il 3° di questi integrali → sono nulli, perché la FUNZIONE DELTA è sempre uguale a zero, salvo per il valore
della variabile che azzera il suo argomento.

Quindi la FUNZIONE DELTA è diversa da zero solo quando , cioè per ,


per la FUNZ. DELTA è nulla.

172
Si può anche dire visto che
La FUNZIONE DELTA è il
limite della funzione
rettangolo per T→0

L’integrale tra della delta di Dirac è la FUNZIONE GRADINO UNITARIO DI HEAVISIDE:

Perché ho introdotto questa funzione ?

Supponiamo ora di ragionare su un modello di trasformazione Afflussi-Deflussi, cioè un modello matematico, che
cerchi di interpretare il deflusso che si verifica in una sezione di chiusura di un bacino quando su questo bacino
piove in un certo modo, e supponiamo di limitare la nostra indagine ai modelli globali, di piena, lineari e stazionari.

Immaginiamo idealmente di sollecitare il nostro bacino, ovvero il nostro modello che dovrebbe schematizzare il
nostro bacino, con una portata di pioggia che sia una portata di pioggia IMPULSIVA che chiamerò ,
che non è nient’altro che una DELTA DI DIRAC che ha le dimensioni di un , moltiplicata per un Volume

Ma questa portata di pioggia impulsiva ha la caratteristica di essere nulla per tutti gli istanti di tempo diversi da 0,
e di assumere un valore nell’istante e di azzerarsi subito dopo, perché ha le stesse caratteristiche della
a meno di V.

173
Immaginiamo di immettere questa pioggia dentro un modello lineare e stazionario che schematizza il mio bacino,
a questa sollecitazione qui che è l’ingresso corrisponderà un uscita che è un onda di piena, la chiamerò

Dal punto di vista della rappresentazione grafica,

Questa è la funzione in ingresso che io do, è uguale alla con questa è la sollecitazione, entra dentro
un modello lineare e stazionario quello che viene fuori è un onda di piena.

Ovviamente il modello trasforma questo ingresso in questa uscita

Per cui se in ingresso , cioè se la sollecitazione della pioggia ha un volume pari a V, anche l’onda di
piena avrà un

Questo è un modello di piena che interpreta soltanto la trasformazione quindi immaginiamo che questa pioggia
sia già la pioggia netta, e che questo modello sia un modello che rappresenti soltanto i fenomeni di scorrimento
superficiale.
174
Quest’onda di piena che ha origine da questa precipitazione così strampalata e cos’ particolare quali
caratteristiche ha:

1. L’area complessiva di questa onda deve essere uguale a 1, deve essere uguale alla sollecitazione che l’ha
generata
2. Se questa è la sollecitazione, e questa è la risposta a questa sollecitazione, non è che la risposta può
precedere la sollecitazione quindi se la sollecitazione e a tempo zero, l’onda che viene generata da questa
sollecitazione si svilupperà nel campo dei tempi positivi, partirà in generale da zero e a un certo punto
ritornerà a zero, magari ci ritornerà asintoticamente all’ , ma prima o poi ritornerà a zero, perché l’area
sottesa deve essere finita e pari a V.
3. L’onda avrà una certa forma che non dipende dalla precipitazione, ma che si dimostra essere una
caratteristica di questo modello che nelle nostre intenzioni deve rappresentare gli effetti di un bacino
idrografico, quindi la forma di questa onda che è la risposta di questa sollecitazione filtrata da questo
modello che rappresenta il nostro bacino sarà caratteristico del nostro bacino;
bacini diversi, alla medesima sollecitazione, presenteranno delle risposte diverse.

Questa è l’onda di piena, in ascissa c’è


il tempo in ordinata c’è una portata,
l’area sottesa abbiamo detto che è
pari al volume della pioggia che ha
sollecitato il nostro bacino.

Adesso immaginiamo di prendere questa onda e di dividere le ordinate di questa onda per il volume V della
precipitazione che l’ha generata.

Che cosa succede ?

Succede che la forma d’onda non cambia minimamente viene solo riscalata nell’asse delle ordinate, dividendo le
portate per il volume , e naturalmente cambiano le dimensioni su quest’asse, ora abbiamo le dimensioni
dell’inverso di un tempo ; l’altra cosa che cambia e che avendo diviso tutte le ordinate per V, prima l’area
sottesa da questa onda era uguale a V, adesso l’area sottesa da questa onda sarà 1

Questa onda qui, che è la risposta impulsiva cioè la risposta che il bacino da a una pioggia che ha determinate
caratteristiche, una pioggia che si dice impulsiva cioè è una delta di Dirac, prende il nome di IDROGRAMMA
UNITARIO ISTANTANEO (IUH).
175
Quindi un qualunque MOD. LINEARE e STAZIONARIO che vorremmo che rappresenti il comportamento di un
bacino, è caratterizzato dal suo IUH; una volta che io sono in grado di definire di un modello lineare e stazionari il
suo IUH, io ho definito tutto e posso fare con questo modello quello che voglio.

Supponiamo di prendere in considerazione una qualunque pioggia, cioè un andamento nel tempo di una portata
di pioggia variabile nel tempo, che inizi al tempo 0, si sviluppa per un certo intervallo di tempo e poi ad un certo
punto finirà, e assume dei valori di portata di pioggia ovviamente positivi e variabili nel tempo.

Supponiamo che questa pioggia sia l’ingresso al nostro modello, ovvero sia la pioggia che cade su un bacino
uniformemente distribuita perché stiamo ragionando con un MOD. GLOBALE e inoltre questo bacino no lo
vogliamo schematizzare con un MOD. LINEARE e STAZIONARIO.

Possiamo pensare di suddividere questa pioggia in tanti elementini caratterizzati da una durata infinitesima e
da una portata di pioggia invece finita ;
allora prendiamo in considerazione uno di questi elementini, ma non il primo, uno generico, cioè uno scroscio di
pioggia che abbia inizio all’istante rispetto al tempo zero, sia durato un tempo infinitesimo , ma in questo
intervallo che quindi essendo infinitesimo la portata di pioggia in quel intervallo lì la posso considerare
costante, la pioggia valga e quindi il volume di quello scroscio considerato varrà ma essendo
finito e infinitesimo ovviamente il volume è infinitesimo .

Supponiamo di considerare questo scroscio, che se pur appartiene a questa precipitazione iniziata al tempo zero e
finisce ad un certo tempo, come se fosse solo, isolato come se prima non ci fosse niente e come se dopo non ci
fosse niente, lo posso fare perché se il modello è lineare e stazionario vale il principio di sovrapposizione degli
effetti, e quindi tutti gli altri effetti generati da tutti gli altri scrosci di pioggia, quelli che hanno preceduto questo e
quelli che seguiranno questo li posso considerare in un secondo momento e sommare poi gli effetti, quindi per me
questo è l’unico scroscio che esiste.

Questo scroscio di pioggia cade sul nostro bacino, uniformemente nello spazio, supponiamo che il nostro bacino
sia descritto da un modello che è caratterizzato da una certa risposta impulsiva cioè che abbia un certo IUH, ma
naturalmente siccome sto considerando questo scroscio di pioggia, la risposta di questo scroscio di pioggia non
può precedere lo scroscio stesso e quindi questo IUH io lo vado a disegnare facendolo partire dall’istante in cui
parte questa pioggia cioè al tempo non al tempo 0, e quindi lo devo disegnare traslato nel tempo di

176
Supponiamo di voler considerare un istante di tempo , ovviamente un istante di tempo , perché abbiamo
detto prima di non ci è stato ancora lo scroscio, quindi consideriamo un istante .

Se questa pioggia all’istante , fosse stata una delta di DIRAC cioè non fosse stata finita ma fosse stata infinita,
questa qui sarebbe stata l’onda di piena che sarebbe stata generata da questa pioggia cioè collocata
temporalmente allo stesso modo, cioè che inizia a , di durata ma di portata di pioggia infinita e non finita e di
volume unitario; bene l’IUH sarebbe proprio la risposta a questa pioggia.

Ricordo che l’IUH l’ho ottenuto prima


dividendo le portate per un volume, allora
se io voglio risalire alle portate sapendo
l’IUH devo moltiplicare l’IUH per il volume

Nel caso specifico invece la differenza sta proprio nel fatto che la pioggia non ha volume unitario e portata di
pioggia infinita ma ha un volume infinitesimo con portata di pioggia finita

↓ allora

L’onda di piena generata da questo scroscio avrà una forma che è identica all’IUH soltanto che io devo
moltiplicare l’IUH per il volume ( )

Quindi ad un generico istante , purché , la portata generata da questo scroscio di pioggia sarà:

Il valore dell’ordinata dell’IUH in corrispondenza dell’istante , , moltiplicato per il volume della


precipitazione che sta generando questa onda di piena.

Ma quanto vale l’ordinata dell’IUH in corrispondenza dell’istante , ?

Siccome l’IUH non partiva dall’origine ma partiva dall’istante questa quantità qui è , e quindi il valore
dell’ordinata dell’IUH è .

Le ordinate dell’IUH sono finite, ma il volume è infinitesimo quindi anche la portata generata da questo scroscio
qui sarà infinitesimo, perché è il valore dell’ordinata dell’IUH calcolata all’istante moltiplicata per il volume
della precipitazione che la generata ( ) che è infinitesimo, quindi io ho battezzato questa portata qui
all’istante come infinitesima.
Quindi questa ondina qua, rappresenta la risposta del bacino a questo scroscio. 177
Ovviamente in questo medesimo istante si affolleranno tanti valori di portata, perché non ci sarà soltanto questo
scroscio che darà luogo a una portata all’istante , ma tutti gli scrosci che precedono , un qualche effetto
all’istante lo danno.

Se devo mettere in conto tutti gli altri scrosci, ciascuno darà luogo ad un’ondina.
Allora all’istante , dovrò sommare tutti i contributi, sommare tutti i contributi vuol dire fare una sommatoria
degli effetti e cosa che mi consente di fare il modello visto che è lineare e stazionario, ma siccome gli intervalli
sono infinitesimi questa sommatoria diventa un integrale e alla fine viene fuori che la portata all’istante , io la
posso calcolare facendo l’integrale esteso tra 0 e t

Questa espressione prende il nome di INTEGRALE DI CONVOLUZIONE ed è la soluzione generale di tutti i


MOD. LINEARI e STAZIONARI

Qualunque MOD. LINEARE e STAZIONARIO è caratterizzato da un suo personale IUH, una volta che io conosco IUH
di un certo modello e conosco ovviamente l’ingresso cioè la pioggia che sollecita il mio bacino, quindi conosco le 2
funzioni che ci sono dentro questo integrale, io sono in grado di ricavare l’andamento nel tempo della portata
nella sezione di chiusura di quel bacino.

L’integrale di convoluzione è la soluzione generale di tutti i modelli lineari e stazionari

Che cosa distingue un modello lineare e stazionario da un altro ?

Lo distingue la forma dell’IUH

178
METODO DELL’INVASO

Iniziamo a vedere le caratteristiche di alcuni modelli lineari e stazionari.

Uno dei modelli più semplici è il METODO DELL’INVASO.

il METODO DELL’INVASO si basa su una schematizzazione semplice del bacino, cioè immagina che il bacino,
considerato nella sua globalità sia sollecitato da una pioggia , la portata nella sezione di chiusura del bacino
sia limitatamente ai deflussi superficiali, perché è un modello di piena e non si preoccupa di modellare
quello che succede di diverso dallo scorrimento superficiale, quindi questa
( è una pioggia netta moltiplicata per la superficie del bacino).

Per individuare la pioggia netta si utilizza uno dei 4 metodi precedentemente visti:

Quello che esce dalla sezione di chiusura, non è l’intera onda di piena ma è l’onda di piena dovuta al solo
scorrimento superficiale.

Lo scorrimento superficiale è l’evento preponderante durante l’evento di piena.

Quindi questa è la portata dovuta al solo scorrimento superficiale.

179
Secondo il METODO DELL’INVASO il comportamento del bacino, limitatamente ai fenomeni di scorrimento
superficiale, si schematizza a quello di un serbatoio.

Il bacino viene visto come se fosse un serbatoio, la pioggia


netta è l’ingresso a questo serbatoio .
All’interno di questo serbatoio ci sarà un certo volume che
ovviamente è variabile nel tempo (si riempie si
svuota); questo serbatoio ha un uscita, e la portata che
esce da questo serbatoio è la portata sempre dovuta al
deflusso superficiale che esce dalla sezione di chiusura

Vediamo di descrivere allora le equazioni che rappresentano il fenomeno d’invaso di un serbatoio.

È un modello CONCETTUALE, perché schematizza il bacino come se fosse un serbatoio, però anche i modelli
concettuali da una minima base fisica devono partire, e tipicamente devono partire da un’equazione di BILANCIO
DI VOLUME, cioè i modelli concettuali devono rispettare un’equazione di continuità.

L’EQ. DI BILANCIO DEI VOLUMI che cosa mi dice?

Mi dice che in un intervallo infinitesimo , il volume che entra dentro il serbatoio che sarà
meno quello che esce dal serbatoio, ovvero che
esce dalla sezione di chiusura di un bacino è
uguale alla variazione del volume immagazzinato dentro il serbatoio

Questa è un EQ. DIFFERENZIALE


in cui supponiamo di conoscere
la cioè la pioggia netta che
entra dentro il serbatoio,
e ci interessa conoscere la

In questa equazione di funzioni incognite c’è ne sono 2:


una è la e l’altra è che sta sotto forma di differenziale in questa equazione.

Quindi questa eq. Di continuità da sola, anche se ammesso di conoscere non è sufficiente a risolvere il mio
problema perché contiene dentro 2 funzioni incognite.

Se questo serbatoio fosse un SERBATOIO “REALE”, dove io potessi andare a fare delle misure, potrei scrivere una
seconda equazione che rappresenti il legame che sussiste tra la portata che esce dalla bocca di uscita di questo
serbatoio, che io qui ho immaginato essere una luce sottobattente, e il volume immagazzinato dentro il serbatoio.

Per fare questa operazione bisogna passare attraverso uno step


intermedio, perché la portata che esce dalla bocca di uscita, non è
funzione del volume ma è funzione del carico sulla luce, cioè dell’altezza
d’acqua che c’è dentro il serbatoio

180
Per esempio la portata che esce da questa luce è esprimibile attraverso l’espressione che si ottiene scrivendo l’eq.
di BERNO-BERNULLI tra un punto che sta nel serbatoio dove l’acqua è ferma e la sezione di uscita, tenendo conto
anche delle caratteristiche della bocca di uscita, e quindi:

Il tempo sta nel fatto che è un funzione del tempo e quindi conseguentemente anche sarà funzione del tempo.

Se io conosco la geometria del serbatoio e supponiamo il caso più semplice di un serbatoio cilindrico, cioè un
serbatoio che ha sempre la stessa superficie planimetrica S, non è la superficie del bacino in questo caso, allora
la posso esprimere come:

Se questo serbatoio non fosse cilindrico questa


equazione sarebbe un po’ più complicata

allora posso scrivere sostituendo

181
Ora posso rappresentare il legame che sussiste tra la portata che esce dalla bocca di uscita di questo serbatoio,
che io qui ho immaginato essere una luce sottobattente, e il volume immagazzinato dentro il serbatoio

↓ elevo tutto al quadrato

↓inglobo in un unico coeff. α tutti i coeff. noti ed ottengo

Questa equazione deriva dal fatto che io ho immaginato che questo serbatoio abbia una bocca di uscita
sottobattente e che il serbatoio sia cilindrico; quindi risulta che il legame tra W e q sia di tipo quadratico.

Però se io metto insieme queste 2 equazioni, otterrei un modello dell’invaso NON LINEARE, perché la relazione tra
W e q non è lineare.

Perché dovrei appoggiarmi su una relazione di questo genere visto che il serbatoio in realtà non
esiste e quindi non è possibile definire le caratteristiche.

Allora il METODO DELL’INVASO in una logica di semplificazione ritiene che il legame tra il volume invasato W e la
portata uscente q, anziché essere quadratico, sia banalmente di tipo lineare

IL MODELLO DELL’INVASO LINEARE risulta allora descrivibile dalle eseguenti equazioni:

Sostituendo ottengo:

182
È un’equazione differenziale lineare
a coeff. costanti del primo ordine

Perché del 1° ordine ?

Perché compare soltanto la funzione incognita (la funzione incognita è la q(t)) e la sua derivata prima.

Per risolvere l’equazione differenziale lineare a coeff. costanti del primo ordine devo:

moltiplicare entrambi i membri per

Si riconosce che al 2° membro, compaiono 2 termini, ma questi 2 termini sono definibili come il differenziale della
derivata fatta rispetto al tempo del prodotto di 2 funzioni cioè:

Svolgo la derivata:

Allora posso scrivere la seguente relazione

Ora posso separare le variabili

Per integrare una equazione bisogna prima trovare quali sono i differenziali e
separare le variabili, quando si può, in questo caso si può porto il dt di là)

Nel 1° MEMBRO compare una espressione differenziale nel tempo

Nel 2° MEMBRO compare una espressione differenziale nella quantità

183
A questo punto posso integrare entrambi i membri nell’intervallo 0-t ,
ma siccome t diventa il mio estremo di integrazione, quando faccio questa integrazione devo cambiare dentro il
nome della variabile, t non è una variabile t è una quantità costante è il tempo a cui io voglio calcolare la portata,
mentre dentro la variabile temporale deve variare da 0 a t, quindi devo cambiare nome alla variabile quindi la
chiamerò

Il 1° MEMBRO non sono in grado di integrarlo perché la funzione non ha un espressione analitica,

Il 2° MEMBRO è l’integrale di un differenziale quindi sappiamo che l’integrale di un differenziale è la funzione


integranda, integrata ovviamente tra 0 e t

Se sostituisco gli estremi al 2° MEMBRO ottengo:

È la portata che transita nella sezione di chiusura del corso d’acqua all’istante 0 → è nulla

Allora ottengo:

Il mio obiettivo è quello di calcolare la portata allora isolo ed ottengo:

non dipende da , allora posso prenderla e portarla all’interno dell’integrale

Allora

184
A questo punto mi ricordo che questo è un MOD. LINEARE e STAZIONARIO, e quindi vale l’integrale di
convoluzione

Si riconosce immediatamente che cioè l’ordinata dell’IUH all’istante deve essere uguale a

faccio una sostituzione chiamo , allora

Espressione analitica dell’IUH


per il modello dell’invaso

Espressione h(t) vale per t > 0

per t < 0 l’IUH è zero

Gli esponenti devono essere privi di dimensioni →

La forma di questa risposta del modello dell’invaso è

la fa attenuare e la fa tendere asintot. a zero

185
Questo è l’IUH del metodo dell’invaso, è una funzione
esponenziale decrescente. Qualunque bacino descritto
attraverso il metodo dell’invaso sarà caratterizzato da un
IUH che ha questa espressione, ma naturalmente un
bacino può differire dall’altro in funzione del parametro
k, che è in grado di descriverlo meglio.

Se allora il valore iniziale è più piccolo perché è il reciproco del valore di k e la curva si esaurisce più
lentamente, esaurendosi più lentamente inevitabilmente da qualche parte dovrà intersecare la precedente.

Deve sempre valere che l’area sottesa dalla curva dell’IUH sia unitaria

In quanto è l’integrale di una funzione che è il reciproco di un tempo nel tempo e quindi è priva di dimensioni.

Questo è un modello mono-parametrico, perché per poter esattamente disegnare questa curva devo sapere
quanto vale k

Quindi ogni bacino sarà caratterizzato, se lo voglio descrivere con il modello dell’invaso, da un certo valore di k

186
Analizziamo ora una pioggia ad intensità costante, cioè una pioggia che ha una certa portata di pioggia che si
mantiene costante nel tempo, che inizia al tempo zero, assume un valore di portata di pioggia uguale a p in un
intervallo di tempo compreso tra 0 e d ( con t indicheremo la durata della pioggia).

Nel caso di descrizione del bacino con il metodo dell’invaso sappiamo che IUH è questo

quindi la portata al tempo t portata di pioggia p e


H ,
la variabile temporale non deve essere

quindi

Mettiamoci in un istante t compreso tra 0 e d , cioè mentre sta ancora piovendo

Quindi la portata al generico istante t la trovo come:

187
Parte da 0, tenderebbe asintoticamente a raggiungere il valore di p, ma ovviamente vale fintanto che piove.

ammesso di conoscere k, io sono in grado di sapere quanto vale la

che schematizza il mio bacino ?

rettangolo * ì

io che schematizza il mio bacino, è soltanto

W k

W↑ T↑ q↑

Il volume W(t) è proporzionale alla portat k

188
All’istante d finisce la pioggia, però vale ancora la stessa
relazione perché estremi compresi

, cioè dopo la fine della pioggia ?

e che sto prendendo in considerazione, quindi da 0 a t

, lo devo

189
↓ ↓
p è costante e la In questo intervallo la
porto fuori dal segno pioggia vale 0, quindi
dell’integrale questo integrale è
identicamente nullo

Ottengo quindi:

Sostituisco gli estremi:

Raccolgo

Quindi per , la portata è data da questa espressione:

Il volume immagazzinato
dentro il serbatoio
nell’istante t, con t > d , che
cos’è ?

Sarebbe il volume entrato


dall’istante 0 all’istante d
nel serbatoio, meno quello
che è uscito.

190

W↑ T↑ q↑

W↓ T↑ q↓

191
Abbiamo analizzato il METODO DELL’INVASO, abbiamo visto le sue equazioni costitutive abbiamo ricavato il suo
IUH e abbiamo analizzato quello che sarebbe l’andamento dell’onda di piena uscente dalla sezione di chiusura di
un bacino schematizzato attraverso il metodo dell’invaso, nel caso in cui ci sia una pioggia costante di durata d.

Abbiamo visto che l’andamento della portata è un andamento di un esponenziale che tenderebbe
asintoticamente al valore della portata di pioggia, meglio tenderebbe se la pioggia continuasse, ma naturalmente
a un certo punto la pioggia finisce, e dopo che finisce la pioggia, la portata comincia a diminuire secondo un
andamento che è quello di un esponenziale negativo.

Il max di portata si raggiunge alla fine della pioggia e quindi ovviamente anche il max del volume invasato
dentro il serbatoio che schematizza il nostro bacino, dopo di che dalla fine della pioggia in poi la portata
diminuisce e con essa diminuisce anche il volume invasato.

Quindi il max valore di portata si ha alla fine della pioggia, ma questa non è una regola generale,
questo vale soltanto nel caso in cui la pioggia sia costante.

Pioggia costante nel tempo.

Queste sono le situazioni che


si possono verificare quando
la pioggia che sollecita il
bacino sia costante nel
tempo.

Al variare del parametro k, l’andamento rimane qualitativamente lo stesso ma cambiano le quantità (i numeri).

Qui è mostrato a parità di pioggia, quello che è l’andamento della portata in uscita a seconda del parametro k che
caratterizza il serbatoio ovvero il nostro bacino

Più k è piccolo → più repentina è la risposta

Se il mio bacino è caratterizzato da un valore di piccolo, la risalita della portata è rapida, alla fine della pioggia si
raggiunge quasi il valore asintotico.

Se il mio bacino è caratterizzato da un valore di , alla fine della pioggia la portata è molto più bassa della
portata di pioggia (anche lui asintoticamente tende alla portata di pioggia).

192
Ma in realtà la pioggia non è costante nel tempo,

allora si possono analizzare dei casi in cui, in generale la pioggia è continuamente variabile, allora se la pioggia è
continuamente variabile bisognerà considerarla continuamente variabile, però per fissare le idee vediamo di
capire come si potrebbe calcolare analiticamente l’andamento della portata per una pioggia composta da 2 scrosci
consecutivi, ciascuno dei quali ha portata di pioggia costante e di durata non necessariamente uguale,

quindi immaginiamo di avere una pioggia costituita da un primo scroscio di portata che dura dall’istante 0
all’istante e poi un secondo scroscio di pioggia di portata che dura dall’istante all’istante

Dal punto di vista concettuale questo problema può essere risolto molto semplicemente perché il modello
dell’invaso è un modello lineare e stazionario e quindi vale il principio di sovrapposizione degli effetti, se vale il
principio di sovrap. Degli effetti il ragionamento che posso fare è quello di considerare solo la pioggia , che
inizia all’istante 0 e finisce all’istante e di portata di pioggia e considerarla come se fosse isolata.

Facciamo un ragionamento semplicemente qualitativo,


allora l’onda di piena che si genera a seguito di questa pioggia, a questo ramo di risalita (blu) che tenderebbe
asintoticamente a raggiungere il valore della portata di pioggia se la portata di pioggia continuasse in
definitivamente, ma a un certo punto la pioggia finisce e se non considerassi la pioggia , l’andamento della
portata sarebbe un esaurimento, cioè una riduzione data da questo andamento tratteggiato qui (blu);

viceversa se io considerassi soltanto la pioggia , la portata generata dalla pioggia come sarebbe ?
sarebbe nulla fino a che non inizia la pioggia, perché è chiaro che la portata generata dallo scroscio non può
precedere l’inizio dello scroscio, dopo di che l’andamento è qualitativamente simile a quell’altro soltanto con una
crescita che tenderebbe asintoticamente a raggiungere il valore e non il valore , smette di piovere
all’istante e quindi inizia l’esaurimento.
193
A questo punto io ho a che fare con 2
onde,
una è quella blu generata dalla pioggia
e l’altra quella verde generata dalla
pioggia , e devo sommare gli effetti.

Cosa vuol dire sommare gli effetti ?

Sommare gli effetti vuol dire mettersi in un generico istante di tempo, vedere qual è il valore della portata
generata dalla pioggia , qual è il valore della portata generata dalla pioggia e sommarle tra di loro.

È chiaro che fino a , devo sommare uno zero al valore generato dalla pioggia e quindi l’andamento sarà
questo ramo di risalita blu,
nel tratto tra e ho un ramo di esaurimento che è quello dovuto alla pioggia e un ramo di risalita che
è dovuto alla pioggia , io devo sommarli.

Quindi per esempio nel punto in cui si intersecano i 2 diagrammi (cioè le portate sono uguali), la portata
complessiva sarà il doppio di questo valore qui.

All’istante dovrò sommare, questo valore qua che è la portata al colmo dovuta alla pioggia con questo
pezzettino qui che è il residuo della pioggia .

Quindi sommare gli effetti significa ad ogni istante di tempo, prendere il valore della portata generata da uno dei 2
eventi in cui ho suddiviso l’evento complessivo e sommargli l’altro.

Dal punto di vista numerico potrei procedere in questo modo, questo evento lo posso analizzare suddividendo
l’asse dei tempi in 3 intervalli:

Nell’intervallo compreso tra 0 e , posso scrivere che la portata all’istante t , generico ma non tanto nel
senso che è vincolato ad essere compreso in questo intervallo qui, è data dall’integrale tra 0 e t , dove t è
compreso tra 0 e , di per

194
Al posto di nell’intervallo compreso tra 0 e t , essendo t vincolato ad essere minore uguale a , la portata
vale sempre e l’IUH sappiamo che vale calcolato in →

Allora posso portare fuori dal segno dell’integrale

Risolvere questo integrale qui e ottengo

Sostituisco gli estremi:

Allora la portata cresce con un’espressione

In particolare all’istante

195
Poi supponiamo di metterci nell’intervallo compreso tra , vale sempre l’integrale di convoluzione:

Ma questa volta nell’intervallo compreso tra 0 e t , l’estremo inferiore di integrazione dell’integrale di


convoluzione è sempre 0 e t , dove t è compreso tra , la pioggia non è costante, la pioggia è variabile nel
senso che fino a valeva e da vale , allora io devo spezzare l’integrale tra 0 e t in 2 integrali:

Il 1° integrale esteso tra 0 e , dove Il 2° integrale esteso tra , e in


la variabile di integrazione varia tra 0 questo intervallo mi posso permettere
e e in questo intervallo mi posso di dire che la portata di pioggia vale
permettere di dire che la portata di
pioggia vale

196
Per

L’integrale di convoluzione è sempre esteso tra 0 e t , ma a questo punto lo devo spezzare in 3 integrali

Il 1° integrale esteso tra Il 2° integrale esteso tra Il 3° integrale esteso tra


, e in questo , e in questo , e in questo
intervallo mi posso intervallo mi posso intervallo mi posso
permettere di dire che la permettere di dire che la permettere di dire che la
portata di pioggia vale portata di pioggia vale portata di pioggia vale

197
L’andamento della portata dipende dai rapporti che ci sono tra , quindi diciamo che dipende dalla
combinazione di e quindi non è assolutamente detto che il max valore di portata si abbia alla fine della
pioggia.

198