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FISIOLOGIA

Lezione n°4 del 06/03/2017


Docente: C. M.
Sbobinatore: C.M.
Argomenti: canali ionici, trasporto facilitato, trasporto attivo primario e secondario, potenziale di
membrana a riposo, potenziali graduati, potenziali d’azione

Nella precedente lezione sono state definite alcune caratteristiche generali dei canali ionici e della
prima legge di ohm.

Riepilogo canali ionici

Ricapitolando, abbiamo visto che i canali ionici consentono il passaggio degli ioni nella membrana,
mediante un processo di diffusione passiva e bidirezionale. Tuttavia, abbiamo visto che alcuni canali,
definiti rettificanti, presentano maggiore conduttanza in una direzione piuttosto che in un’altra.
I canali ionici non possono essere considerati puramente passivi, in quanto l’elevata selettività e
l’elevato flusso ionico, determinano legami di coordinazione brevi (con il filtro di selettività),
ponendo le basi una cinetica di saturazione che, tuttavia, non si raggiunge nelle nostre cellule, alle
concentrazioni ioniche biologiche.
Abbiamo visto l’importanza dei meccanismi di gating nel produrre segnali elettrici diversi sulla
membrana cellulare: esistono numerosi canali ionici e ciascuna cellula ha peculiari proprietà dovute
allo specifico corredo di canali sulla sua membrana.
Vi sono numerosi geni codificanti per le subunità dei canali ionici, i quali in base a caratteristiche
comuni vengono raggruppati in classi principali:

1. Canali regolati da ligandi: ne sono un esempio le sinapsi,


regolate dai neurotrasmettitori (acetilcolina, GABA, glicina,
serotonina, ecc.). Sono eteropolimeri, possiedono 5 subunità
diverse, dotate di ciascuna di 4 domini transmembranari
idrofobici;
2. Connessoni: omopolimeri di 6 subunità dotate di 4 domini
ciascuna;
3. Canali voltaggio-dipendenti: formati da 4 subunità che, nel caso del sodio e del potassio, sono
pseudosubunità (parti di un’unica catena polipeptidica collegate da anse). Ciascuna subunità
possiede 6 domini transmembrana, un’ansa a forcina tra
i domini S5 e S6, definita ansa P, si dispone nel poro del
canale e ne determina la selettività. Cinque dei sei
domini si dispongono a formare un canale, al centro del
quale vediamo il dominio 4. Quest’ultimo è formata da
residui amminoacidici polarizzati, con cariche positive
ed ha la capacità di dislocarsi in funzioni delle variazioni
di potenziale della membrana. Quando la membrana si
depolarizza, divenendo meno positiva esternamente e meno negativa internamente, le catene
polipeptidiche di S4 si spostano verso l’esterno della cellula, determinando il cambiamento
conformazionale del canale che ne induce l’apertura. Il dominio 4 è dunque un sensore di
voltaggio.

Nelle cellule del nostro corpo, possiamo ritrovare innumerevoli tipi di canali ionici diversi, esistono
infatti 9 geni che codificano per i canali ionici del Na ed addirittura 75 geni che codificano per le
subunità dei canali del K. Questa enorme variabilità fa sì che ogni cellula abbia un proprio corredo di
canali specifico, ciò determina nella cellula proprietà uniche. Vediamo alcuni esempi di canali del
potassio. Sono molto diversificati dal punto di vista sia strutturale che funzionale:

1. Canali voltaggio dipendenti: hanno una struttura simile a quella descritta precedentemente,
ma sono omopolimeri formati da subunità distinte, non sono pseudosubunità. Il canale
presenta dunque 4 subunità, dotate di 6 domini transmembrana, e un dominio P che non
attraversa completamente la membrana, forma un’ansa a forcina che funge da filtro di
selettività;
2. Canali a rettificazione entrante: sono formati da 4 subunità, ciascuna dotata di 2 domini
completi transmembranari, e da un’ansa P esposta al centro del poro. Sono canali importanti
nella fisiologia cardiaca, in quanto permettono una altissima permeabilità del potassio. Sono
canali che si chiudono in seguito a depolarizzazione della membrana. Esistono canali simili,
più complessi, formati da un’unica catena polipeptidica e due domini P. Questa specie di
canali mantengono una corrente di background a riposo: le cellule a riposo sono molto
permeabili al potassio (è lo ione più permeabile), questi canali, restando sempre aperti, sono
responsabili di tale permeabilità di base;
3. Canali inattivabili: sono canali che vengono attivati dalla depolarizzazione della membrana e
che possono essere inattivati. L’inattivazione, o stato di refrattarietà, può essere rimosso solo
riportando la membrana ai valori di potenziale iniziali. Alcuni canali, invece, sono simili ma
vengono inattivati dal calcio intracellulare che, tra le svariate funzioni, è un regolatore della
permeabilità cellulare al potassio;
4. Canali non inattivabili: sono canali che si attivano sempre in risposta alla depolarizzazione,
ma che non si inattivano. Ne troviamo un esempio a livello delle fibre nervose;
5. Canali attivati da nucleotidi ciclici: sono canali poco selettivi solitamente, non voltaggio-
dipendenti, ma regolati da nucleotidi ciclici. Rivestono un ruolo fondamentale a livello dei
recettori retinici, dove la trasduzione retinica è determinata dall’apertura dei canali in risposta
alle concentrazioni intracellulari di cGMP. Canali simili sono invece attivati da una
iperpolarizzazione, ma sono anche regolati dal cAMP. Li troviamo a livello delle cellule
cardiache e neuronali con funzione di pacemaker, che sanno cioè depolarizzarsi
spontaneamente. Si aprono in risposta alla iperpolarizzazione e vengono regolati dalle
concentrazioni di cAMP, a loro volta determinate regolate dal sistema parasimpatico tramite
acetilcolina;

Altri canali che affronteremo sono, ad esempio, i canali ligando dipendenti per il glutammato,
formati da 5 subunità, ciascuna fornita di 4 domini transmembranari. Sono coinvolti in numerose
sinapsi eccitatorie a livello del SNC. Un canale alternativo per il glutammato è formato da 4 subunità,
ciascuna con 4 domini, dei quali M2 non attraversa completamente la membrana ma si comporta in
modo simile ai domini P. Di questo gruppo di canali ne esistono poi diversi tipi (AMPA, NMDA,
KAINATO);
Vedremo poi i canali attivati dall’ATP, nelle sinapsi purinergiche in cui l’ATP funge da
neurotrasmettitore.
Vedremo anche varie famiglie di canali selettivi per il cloro, tra le quali è importante ricordare il
canale CFTR dato il suo coinvolgimento nella fibrosi cistica.

Acquaporine

La struttura delle acquaporine è simile a quella dei canali ionici. Le molecole di acqua sono infatti
dei dipoli, dove la carica negativa risiede sull’ossigeno e le cariche positive sono distribuite sui due
idrogeni.
Sono canali altamente selettivi, singoli ioni (ad esempio il sodio e il potassio) e perfino lo ione idronio
non riescono ad attraversarli.
Sono altamente efficienti, vengono attraversati da 3x109 molecole di acqua al secondo, infatti, bastano
poche acquaporine per ottenere una buona permeabilità all’acqua. Vengono regolati dalla differenza
di concentrazione dalle molecole di acqua, per le quali si parla in realtà di gradiente osmotico.
Sono presenti in tutti gli esseri viventi: batteri, funghi, piante e animali, compreso l’uomo, nel quale
ne sono state individuati 10 tipi. Possiedono due ripetizioni di 3 subunità tra le quali vediamo due
subunità parziali che non attraversano completamente.
Il meccanismo con il quale l’acqua permea è simile a quello del passaggio degli ioni nei canali ionici:
vi sono 4 siti di legame e quando una nuova molecola di acqua arriva, spinge le molecole già legate
all’interno del canale verso i siti successivi, determinando il rilascio dell’ultima sul versante opposto
della membrana.
Le acquaporine si dispongono in tetrameri, ovvero 4 acquaporine si affiancano, costituendo una cavità
centrale nella quale non si ha passaggio di molecole di acqua.

Sono state individuate mutazioni responsabili di diabete insipido nefrogenico (ACQ2) e cataratta
congenita (ACQ0).

Carrier proteici

I carrier proteici sono proteine di trasporto che consentono il passaggio di sostanze polari mediante
un meccanismo che prevede un cambiamento conformazionale.
La selettività è garantita da un sito di legame presente sul carrier, il quale riconosce il ligando in modo
specifico. In seguito al legame il carrier cambia conformazione e libera il ligando sul versante opposto
della membrana.
L’efficienza del trasporto è inferiore rispetto a quella dei canali ionici, in quanto occorre più tempo
perché avvengano il legame e il cambiamento conformazionale.

Distinguiamo due categorie di trasporti mediati da carrier proteici:

1. Trasporto facilitato: non richiede consumo di ATP, in quanto avviene secondo gradiente di
concentrazione, quindi anche in modo bidirezionale;
2. Trasporto attivo: richiede consumo di ATP, consentendo il passaggio di sostanze contro
gradiente.
Quest’ultimo viene suddiviso a sua volta in un trasporto attivo primario e secondario:

1. Trasporto attivo primario: mediato da pompe di membrana che fungono da ATPasi,


idrolizzano direttamente l’ATP per ricavare l’energia necessaria al cambiamento
conformazionale;
2. Trasporto attivo secondario: non sono ATPasi, non idrolizzano direttamente ATP, ma
sfruttano gradienti di concentrazione già presenti, solitamente quelli del sodio. Dissipano
l’energia potenziale presente ai due lati di membrana, data dalla differenza di concentrazione
di una seconda sostanza, per trasportare le molecole contro gradiente. Questa energia
potenziale viene preservata grazie alla presenza di un trasporto attivo primario che mantiene
il gradiente di concentrazione della seconda sostanza.

n.d.r. Il professore ricorda che si parla di simporto se le due sostanze si muovono nella stessa
direzione, antiporto se in direzione opposta.

1. Velocità di trasporto e saturazione


La velocità di trasporto dipende dalla concentrazione del soluto, dall’affinità del soluto per il
trasportatore, dal numero di molecole di trasportatore e dalla la velocità di cambiamento
conformazionale del trasportatore.
Questi trasportatori presentano una cinetica di saturazione: oltre una certa concentrazione si
raggiunge un valore di trasporto massimo.
Nei canali ionici queste concentrazioni elevate non erano fisiologiche, quindi erano canali passivi, in
cui il flusso dipendeva solamente dal gradiente di concentrazione.
I trasportatori proteici, invece, in presenza di basse concentrazioni mostrano un flusso superiore a
quello predetto nella diffusione semplice, ma all’aumentare della concentrazione il flusso aumenta
sino a quando tutti i carrier sono legati al substrato. Il numero finito di trasportatori determina il
fenomeno della saturazione.
La saturazione viene raggiunta in tempi minori rispetto ai canali ionici, in quanto i tempi di legame
sono più lunghi: 100-200 cicli di trasporto al secondo.
2. Esempi di trasporto facilitato

I trasportatori del glucosio sono sistemi di trasporto


facilitato poco selettivi, in grado di legare anche il
galattosio. Il maltosio può legare anch’esso i trasportatori
per il glucosio, ma funge da inibitore competitivo: non
viene trasportato al alto opposto della membrana ma
blocca il trasportatore.
L’insulina consente alle cellule di internalizzare glucosio,
abbassando la concentrazione plasmatica.
Nelle cellule muscolari ed adipose, l’insulina si lega al
proprio recettore scatenando una cascata di trasduzione
del segnale che ha come effetto l’esposizione in
membrana di un numero maggiore di trasportatori GLUT4. Questi trasportatori sono bidirezionali,
ma, essendo il glucosio maggiormente concentrato nel plasma, viene trasportato all’interno delle
cellule.

Negli epatociti abbiamo invece i trasportatori GLUT2, costitutivamente espressi. L’insulina in questo
caso stimola l’esochinasi a fosforilare il glucosio, entrato nella cellula tramite GLUT2, producendo
glucosio6P che verrà incorporato nel glicogeno. Al contrario, in carenza di glucosio, verrà stimolata
la glicogenolisi e il glucosio uscirà dalla cellula sempre mediante GLUT2.
3. Esempi di trasporto attivo

Il sodio è molto concentrato all’esterno delle cellule, mentre il potassio è maggiormente concentrato
all’interno. La differenza di concentrazione ai due lati della membrana dipende dalla differenza di
potenziale chimico e può essere usata come energia potenziale per compiere un lavoro.

Questa differenza di concentrazione viene mantenuta nel tempo mediante processi attivi, consumando
energia. Bisognerà avere dei trasporti attivi che mantengono nel tempo questi gradienti di
concentrazione.

Tra i trasporti attivi primari ricordiamo:


1. Pompa sodio potassio;
2. Pompa per il calcio (porta il calcio fuori dalla cellula);
3. Pompe idrogenioniche: trasportano ioni idrogeno nella cellula, le affronteremo insieme
alle secrezioni gastriche e alle vescicole sinaptiche (consentono l’accumulo di
neurotrasmettitori);

Tra i trasporti attivi secondari ricordiamo:


1. Trasporto del calcio: il calcio viene portato fuori dalla cellula in misura maggiore dai
trasporti attivi secondari, rispetto a quelli primari. Questi sfruttano l’energia potenziale
della differenza di concentrazione del sodio. Ricordiamo che nell’ambiente intracellulare
il calcio ha una concentrazione di 10-7 M, concentrazione bassissima che rende necessario
un notevole dispendio energetico per essere mantenuta;
2. Trasporto del cloro: il cloro, infatti, viene anche trasportato attivamente attraverso la
membrana. Ricordiamo due meccanismi. Nel primo, ogni due ioni cloro che entrano nella
cellula, entrano anche uno ione potassio e uno ione sodio (due cariche positive che
bilanciano la carica negativa del cloro, viene mantenuta l’elettroneutralità). Nel secondo,
la concentrazione IC di cloro viene ridotta, rispetto alla ripartizione passiva, e per ogni
ione cloro che esce controgradiente, esce anche uno ione potassio, sfruttando l’energia
potenziale del suo gradiente di concentrazione (K è più concentrato IC).

IMPULSI ELETTRICI

Vediamo ora il meccanismo con cui vengono trasmessi i segnali elettrici a lunga distanza, lungo le
fibre nervose.
I segnali elettrici sono variazioni del potenziale di membrana, tutte le cellule possiedono una
differenza di potenziale.
Misurando il potenziale a riposo con un elettrodo di misurazione, in una cellula immersa in un bagno,
vediamo che esso varia in base al tipo di cellula considerata, ma è sempre negativo: -30mV per gli
eritrociti, -90mV per le cellule muscolari, mentre in base al tipo di neurone possiamo avere -60, -65,
-70mV. Il potenziale negativo rende conto della presenza dell’eccesso di cariche negative in
prossimità dell’interno della membrana: una variazione del potenziale di membrana si ottiene quindi
variando il numero di cariche separate dalla membrana stessa, facendo entrare od uscire gli ioni.
L’apertura o chiusura dei canali ionici determina una variazione del numero di cariche e quindi una
variazione del potenziale di membrana.
Esistono diversi tipi di segnali elettrici, infatti, nel singolo neurone il segnale che viene generato alla
sua estremità è diverso dal segnale trasportato e da quello trasmesso alla cellula successiva (neurone
o effettore in generale).
La variazione osservata è la medesima in tutti i neuroni. Vediamo due esempi:

1. Riflesso flessorio: calpestando una puntina, lo stimolo doloroso viene captato dai nocicettori
e trasportato dalle fibre nocicettive al SNC, in prima battuta al midollo spinale. Nel midollo
spinale, una rete neuronale che coinvolge uno o pochi neuroni, attiva motoneuroni che
stimoleranno i muscoli flessori dell’arto inferiore, per allontanarlo dallo stimolo doloroso, che
induce un danno tissutale.
Si tratta di un riflesso spinale, in cui l’allontanamento dell’arto avviene prima della percezione
cosciente del dolore.
2. Riflesso tendineo: la percussione del tendine rotuleo con un martelletto stimola i fusi
neuromuscolari, recettori che misurano l’entità dello stiramento del muscolo. La percussione
produce un piccolissimo stiramento, rapido, del quadricipite. I fusi attivano vie afferenti che
raggiungono il midollo spinale, dove motoneuroni daranno una risposta efferente, inducendo
la contrazione del muscolo nel quale era presente il fuso. In questo caso si avrà la contrazione
del bicipite femorale e l’estensione della gamba sulla coscia.

1. Potenziale di recettore e segnale di tipo graduato

La trasmissione dell’input dolorifico è più complessa e verrà ripresa in un secondo momento. Lo


stiramento del fuso neuromuscolare determina una deformazione meccanica della membrana,
producendo un potenziale definito potenziale di recettore.
Questo potenziale è un segnale di tipo graduato, la cui durata ed ampiezza rispecchiano le
caratteristiche dello stimolo che lo hanno generato. Quindi, un raddoppiamento dello stiramento del
fuso determinerebbe un raddoppiamento dell’ampiezza del potenziale di recettore, che in questo caso
è depolarizzante.
Questi potenziali graduati si propagano per brevissime distanza, per circa 1-2 mm. I nervi sono infatti
dei conduttori imperfetti, con una grande attenuazione, disperdono l’impulso. Sono situati in un
mezzo elettrolitico che conduce corrente elettrica, quindi le cariche generate vengono disperse.
Quindi, per poter trasferire per lunghe distanze il segnale serve un impulso elettrico che non si attenui
con la distanza: il potenziale d’azione.

2. Potenziale d’azione

Il potenziale d’azione è un segnale che risponde al meccanismo “tutto o nulla”, generato quando il
potenziale di membrana supera un valore soglia. Perché questo potenziale d’azione venga creato
occorrono dei canali voltaggio-dipendenti che possono essere inattivati. Questi canali non sono
presenti a livello del recettore, ma in tutte le cellule sono molto concentrati nella zona di innesco o
zona integrativa.
In questa zona il potenziale graduato si trasforma in un potenziale d’azione se viene superato il valore
soglia. Nei neuroni i segnali graduati vengono definiti potenziali sinaptici e sono convogliati a livello
delle arborizzazioni dendritiche dei somi. Sono potenziali di piccola ampiezza che terminano sul
soma e vengono trasportati nel punto in cui può essere generato il potenziale d’azione, dove troviamo
i canali voltaggio-dipendenti, che corrisponde solitamente al cono di emergenza dell’assone.
Questi segnali integrativi vengono trasferiti in modo passivo, con decremento, verso la zona
integrativa del neurone, dove la loro somma permette al potenziale di membrana di superare il valore
soglia e di innescare, quindi, il potenziale d’azione.
Il potenziale d’azione, come già detto, ha la caratteristica del “tutto o nulla”, la sua forma e durata
non subiscono variazioni e non dipendono dagli stimoli che li hanno generati. È un potenziale che si
propaga lungo l’assone senza decremento, basandosi su un fenomeno autorigenerativo che
studieremo in seguito.
Ma, quindi, come può il potenziale d’azione trasmettere le informazioni dello stimolo che hanno
scatenato il potenziale di recettore, se al contrario di quest’ultimo ha una forma indipendente dallo
stimolo?

Esiste un codice di frequenza in base al quale se la depolarizzazione della membrana è bassa, vengono
generati una serie di potenziali con una frequenza bassa, la cui durata corrisponde alla durata della
depolarizzazione. Se la depolarizzazione aumenta a livello della zona di innesco, anche la frequenza
del potenziale di azione aumenta.
Si passa, dunque, da un “codice analogico”, caratteristico del potenziale di recettore, la cui forma
rispecchiale caratteristiche fisiche dello stimolo, ad un “codice digitale”, caratteristico del potenziale
d’azione, la cui frequenza codifica le caratteristiche fisiche dello stimolo.
Alla fine dell’assone, l’informazione deve essere trasmessa al neurone successivo, mediante un
ulteriore cambiamento di codice. I segnali qui generati sono, nella maggior parte dei casi, segnali di
tipo chimico, caratterizzati dal rilascio di neurotrasmettitori. Si genera nuovamente un segnale
analogico, dove la quantità di neurotrasmettitore rilasciata dipende dalla frequenza del potenziale
d’azione.
La sequenza di eventi si ripete a livello della membrana postsinaptica, dove avremo un potenziale
graduato che si sposta con decremento fino alla zona di integrazione, così via.
Ricordiamo che i potenziali di recettori e sinaptici hanno piccola ampiezza, pochi mV, mentre quelli
di azione hanno ampiezze maggiori. Questi, infatti, non sono semplici depolarizzazioni di membrana,
ma inversioni di potenziale (da -70mV a +40mV): raggiungono anche 100mV di ampiezza.
I potenziali graduati possono essere depolarizzanti o iperpolarizzanti, il potenziale di azione è sempre
depolarizzante così come il valore di soglia è un valore di depolarizzazione.
Quando la somma dei potenziali di recettore o sinaptici fanno sì che nella zona integrativa si superi
in depolarizzazione un certo valore di soglia, si generano una serie di potenziali d’azione la cui
frequenza dipende da quanto viene superato il valore di soglia.