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8 Laproposta sociale dela cies Sulla base di questi clementi comuni, oggi é possibile fonda tun largo consenso etico ~ compilare una specie di ‘grammiatic: ctica! comune ~ in grado di animare una cultura politica lig mente condivisa, che sia Vanima di una proposta sociale apert aDio. 8. Una ‘grammatica etica’ comune Nessun progetto, nessuna proposta sociale si pud elaborare, né tanto meno si pud tradurte in pratica o trasformare in ‘pro- ‘gtamma politico’, se mance il fondamento di una cultura politi- ‘cd comune. A sua volta, non & possibile convergere in una me- desima cultura politica, se non c’é un comune sentire morale, ‘ioe se la maggioranza dei cittadini non & d’accordo su alcuni principi e valori etici fondamentali, A sua volta, infine, il comu- ‘ne sentire motale non regge, se non @ sorretto dalla coscienza feligiosa Piti che una tesi teorica da dimostrare, questa affermazione ¢ un’esperienza stotica che & sempre possibile verificare. Gia Benedetto Croce (per citare una insospettabile autorita della cultura laica) riconosceva il nesso necessario che lega i ‘programmi’ alla ‘fede morale’, cio la proposta sociale alla cul tura politica, il senso morale al senso religioso. «ll rapporto tra programmi e fede (inorale) ~ scrive in un saggio del 1911 - & ‘che questa precede quelli e li genera; e, quando essa manca, in- vano si tenta di surrogarla con programmi grandiosi: come un edifizio senza fondamenta non si rafforza coi coronamenti at chitettonici e con le decorazioni. 2 da vedere, dunque, se i tanti che si affaticano a costruire programmi non siano mossi dall'il- lusione di ottenere dall'esterno quel che sentono di non posse- dere nellintetno; ¢, se la cosa sta cosi, bisogna provvedere anzi tutto, mi sembra, a liberarli da tale illusione e a spingerli a raf 140 La proposta sociale della chic ‘Una ‘grammatica etic! comme Mi forzare, in sé e negli altri, la fede». Dungue, «prima la fede (mo. tale) ~ conclude Croce — poi i progeammi; prima lanimo pron: 10, potil braccio vigoroso»'. Tuttavia— prosegue il filosofo partenopeo— a sua volta, la ‘fe de morale’ si manticne salda solo se @ sostenuta da un habitut teligioso. Questa ammissione, fatta da un laico come Croce & molto importante, nonostante che egli abia una concezione meramente naturalistica della religione, che lo porta a conside rare tutte uguali tra loro le religioni positive e a metterle quindi tutté sul medesimo piano. In ogni modo, dopo aver richiamato limportanza della teli- sione, egli conclude cost la sua riflessione: «L’abito teligioéo & ercid immortale; ed ess0 fa d'uopo coltivare negli animi, per ché si mantenga salda ed efficace la fede motale». Croce, peta: si rende conto quanto sia difficile coltivare il senso religioso « pensa che non molti vi riusciranno; si chiede percid: «Una di- sposizione d’animo come questa sari di pochi, almeno in forma: Coerente e cosciente?» E risponde: «Pochi o molti, non importa C..1.T programmi di azione seguiranno, e dovranno sequiré perché una religiositi e una fede morale che non si concfetass to in azione sarebbero falsa religiosita ¢ falsa fede, parolaie & non reali». Se, invece, le proposte sociali poggeranno si tina co: mune cultura etica, fondata sul senso religioso — conclude Cro- ce ~ esse realmente «saranno allora programmi e non fatuiti ati e non inanimati, pensieri seri e non trastu “un organismo materiale ma @ anche spirito dotato di pensiero diliberta, Esige quindi un ordine etico-religioso, il quale incide pitt di ogni valore materiale sugli indirizzi ele soluzioni da dare ai problemi della vita individuale e associata nell’interno delle comuniti nazionali e nei rapporti tra esse>’. Giovanni Paolo TI ritorna con forza sullesistenza di un nesso imprescindibile tra vita sociale e cultura, tra morale ¢ religione Sono realta —egli conclude ~ che o stanno insieme 0 cadono in- sieme. Oggi la crisi sociale ~ rileva il papa — @ gravissima ma, proprio per questo, essa produce come reazione un bisogno sempre pitt diffuso ¢ acuto di rinnovamento innanzi tutto cultu- tale e morale; infatti—egli scrive ~ «come la storia e Pesperienza i ciascuno insegnano, non @ difficile ritrovare alla base di que Ste situazioni cause propriamente ‘culturali’ [...J. In realta, al questione culturale sta il senso morale, che a sua volta sifonda e si compie nel senso religioso»' Cosi, cultura _ sith di dare un’anima etica ¢ culturale alla economia, alla poiti- “-cac alla vita civile, se si vuole che il nuovo progetto di societ2, _ tichiesto dalla presente crisi di transizione, risponda effettiva ‘mente a una visione integrale e trascendente dell’ uomo, Su que sto punto Giovanni Paolo IT tornato con forza nel suo discor- soall' ONU, nel cinguantesimo di fondazione: «Non viviamo in tun mondo irrazionale o privo di senso ma, al contrario, vi una ‘Togica’ morale che illumina esistenza umana e rende possibile il dialogo tta gli uominie trai popoliv; quindi il papa ha aggiu to: «Se vogliamo che un secolo di ‘costtizione’ lasci spazio a un ‘secolo di ‘persuasione’, dobbiamo trovare la strada per discute- re, con un linguaggio comprensibile e comune, citca il f s dell'omo. La legge morale universale, scritta nel cuore dell cuore ica e cultura cristiana coincidono sulla neces- Giovanni XX, in piena continuita con Pinsegnamento tra.” dizionale délla chiesa, afferma: «L’ordine morale non si regge che in Dio: scisso da Dio si disintegra. L'uomo infatti non & solo, ‘B. Cxoce, Cultura e vita morale, cap, XXU: Fede e pros rami, Later Bari 1955, 161.166. a ee “bid, is, ° GOVAN XXIII, Mater ef magisra (15.05.1961), n. 208, in CERAS, 267, + Grovannt PAoLo I, Veritatis splendor (06.08.1983), n! 98, in EV x/ 2780, 142 La proposta sociale della chiesa’ Una ‘grammatica etica’ comune 143 ‘mo, & quella sorta di ‘grammatica’ che serve all mondo per af: frontare questa discussione citca il suo stesso futuro», © laeciproca autonomia tra sfera r chiesa in libero Stato», Questa concezione di ‘laicita’ ha conosciuto una lunga evolu- zione. La prima fase fu quella dela ‘laiita’ intesa come separa- zione e contrapposizione tra Stato e chiesa, trai catolicie gli ‘al: tri’. Era inevitabile che, Paffermazione di una concezione della ta e della storia, fondata sul primato della ragione e della li- berta, che considera 'uomo, artefice autonomo della verita ¢ della trasformazione del mondo, conducesse allo scontro con la isione cristiana. Per lungo tempo il principio di ‘aici’ & stato invocato non solo per distinguere, ma per contrapporre lo Stato alla chiesa. Fino a giungere, con il Sillabo (1864) di Pio IX, allo scontro aperto, della liberta e dell autonomia istituzionale. Dopo qualche timida apertura di Leone XIII, fu Pio XI che — pur mantenendo la ferma condanna contro il ‘licismo’ — rico- inobbe anche di fatto, con la politica dei concordati, la le ti della ‘laicita’, intesa come distinzione tra Stato ¢ chiesa ¢ ri spetto della loro reciproca autonomia. Pio XII e Giovanni ‘XXII parlano esplicitamente di un ‘sano’ concetto di laicita, ma ci sarebbe voluto il concilio Vaticano II per passate definiti vamente dalla concezione della laicita come sepatazione e con trapposizione a quella del dialogo con la cultura modema ¢ con ‘tutte le culture. Ebbene, la nozione di dicale, non solo oggi é largamente superata nei fatti, ma @ sem- pre meno condivisa anche in via di principio. Da un lato, vi ha *contribuito il concilio Vaticano TI, che ha riconosciuto la laicita come valore. Infatti— spiega la costituzione Gaudiuum et spes ~ Je real temporali hanno un loro valore intrinseco, hanno fina- lita, leggi e strumenti propri, che non dipendono dalla tivelazio- ne soprannaturale: «Ein virtd della ercazione stessa che le cose tutte ricevono la propria consistenza, verita, bonta, le loro leggi loro ordine. Luomo @ tenuto a rispettare tutto cid, giosa e sfera civile: «Libera 1. Ripensare il concetto di ‘aicit’’ Da quanto precede, dobbiamo concludere che oggi ormai 8° necessario ripensare il concetto stesso di laiciti. Limpiego not univoco del termine ne rende difficile una definizione precis Ciononostante, secondo la accezion¢ uninistica, la fonda su alcuni valori essenziali: ragione, liberta, uguaglianza Dire ‘laicita’& dire razionalita, fare della ragione unico metro del giudicare e dell'operare; la ragione pertanto non potra mai essere coartata da nessuna verita assoluta o trascendente, di cui si nega la conoscibilita. Nello stesso tempo — sempre secondo Vaccezione classica del termine ~ dire ‘aicita? & rivendicare il timato della liberta di coscienza e di scelta, indipendentemen- te da ogni norma trascendente. LibertA é sinonimo di ugua- slianza ¢ di tolleranza: le diverse opinioni politiche, cultural, morali e religiose sono da considerare tutte ugualmente legitt. me. Lo Stato non pud sceglieme una e obbligare i cittadini a se- Buirla, maa ciascuno va lasciata piena liberta di ispiratsiall’opi- nione preferita. Lunico limite & il rispetto del dititto altrui; ¢ ‘unico principio di autorita e di verita @ la volonta della mag: gioranza, Su questo fondamento di razionalita, di liberta e di ‘uguaglianza si basa la democrazia, al cui interno va ticonosciuta lla condanna formale della concezione laica imi * GiovANt Paoto TI, Discorso al ONU nel 50* della fondezione (05.10: 1995), n.3, in EV rav/3235, “Cir. L Cama, Laie, in B. Bexrt—G, Caopanin (edd), Ditionaro del: le poiticbe, AVE, Rona 1993, 417-427. 144 Laproposta sociale della cies iconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola arte © scienzay’. Per la chiesa, quindi, la laicita non & un accidente storico, ma ha addirittura un fondamento teologico. Dialtro lato, vi ha contribuito la deriva della laicia illumi stica. I nichilismo, legoismo e le tragedie immani della societa contemporanea hanno favorito paradossalmente la rinascita del bisogno di religione, come punto di ifetimento per superare gi ostacoli alla costruzione di un mondo nuovo. Cid ha reso possi- bili, anai necessari, 'avvicinamento ¢ la collaborazione tra cre- denti e non credenti: Pabbandono da parte della chiesa dei vec- chi schemi apologetici e il riconoscimento che la democrazia Iaica @ il migliore sistema di governo, vanno di pari passo con superamento da parte dello Stato laico delle antiche diffidenze € con il riconoscimento della importanza sociale della religione. Ragione e fede non sono alternative, ma complementari. Ilr pensimento della nozione di laicita, in via di fatto e di princi. pio, @richiesto dalla evoluzione dei tempi e delle idee Lo confermano due casi emblematici: !'Accordo di revisione del Concordato lateranense tra la Santa Sede e la Repubblica ita- ana (18 febbraio 1984) e il Trattato costituzionale europeo (Gir- mato a Roma il 29 ottobre 2004). Last. 1 dell’ Accordo di revisio- nne recita: «La Repubblica italiana ¢ la Santa Sede riaffermano che lo Stato ela chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordi ne, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di ta- le principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese>. A sua volta, ‘art. [52 del Trattato costituzionale europeo riconosce lo status di cui le chiese, associazioni o comunita giose godono nel proprio Paese (comma 1); quindi, dopo aver ammesso esplicita- mente il valore sociale della religione, dispone che si instaurino rapporti stabili di collaborazione tra le istituzioni dell Unione & ° Gaudio et spes,n. 36, in EV V1431. Te chiese, attrav nuova, in Aggiornamenti sociali 56 (11/2005) 685-690, da dove prendi 1 paragrafoe il successiv, Una ‘grammatica etica’ comune 145, 50 «an dialogo aperto, trasparente e regolares (comma 3), La religione, dunque, non pit considerata un fe- homeno privato, elo Stato laico non pud pit ignorarla, Da questa concezione rinnovata di laicita si distanzia sempre di pit il ‘laicismo’. I nuano ad assolutizzare la separazione illuministica tra rel evita ci sorta di ‘religione di Stato’. E la posizione — per esempio ~ del Legge n. 1378/2004, Legge sul rispetto del principio della laiciti dello Stato, volta dal Presidente francese J. Chirac, che vieta a scuola e negli costensibilmente 'appartenenza religiosa» (art, 1), dal velo delle ragazze musulmane alla kippab ebraica, alle croci c1 "grandi dimensioni. Nonostante queste resistenze, ormai il bisogno di ripensare la Jaicita & passivi*. cisti dei nostri giomi,infati, conti , facendo della lai ‘una ideologia dogmatica e sflici pubblici «i segni e gli abiti che manifestano iane di ipre pith sentito, I cristiani non possono rimanere cultura (Compendio, n. 559) 559. | cristiani devono prodigarsi per dare piena valorizza zione alla dimensione religiosa della cultura: tale compi ‘molto importante e urgente per la qualita della vita umana, livello individuale e sociale. La domanda che proviene dal mmistero della stero pit grande, Dio, infatti, sta al centro di o ra; quando la si elimi: na, si corrompono la cull ta morale delle Nazioni autentica dim igiosa & costituiva di permette di aprire alle sue svariate attivita Vorizzonte in cui esse trovano significato e direzione. La religiosita o spiritua !@ deli'uomo si manifesta nelle forme della cultura, alle cfs. B. SoRGE, Per una lacie? 146 La proposta sociale della chiesa ispitazione. Ne sono testimonianza le innumerevoli opere d'arte di tutti i tempi. Quando @ negata la dimensione religiosa di una persona o di un popolo, & volta si giunge al punto di la scomparire. Nel contesto di questo bisogno largamente avvettito, la chie~ sa oggi avanza la sua ‘proposta sociale’, indicandone alcuni principi e valori fondamentali, nonché alcuni criteti generali di Biudizio, ¢ offrendo determinati orientamenti operativi Si trata di ‘indicazioni vangelo, dall’altro, sono pienamente confor aperte al contributo ¢ a integrazioni buona volont’. Una sorta, appunt parte degli uomini di di ‘grammatica etica’ co- mune, da cui partire tutti per costruire insieme. 2.11 principio personalista Il primo principio, su cui fondare una comune cultura etiea © politica, al fine di costruire insieme la nuova societa, @ certa- mente il primato della persona umana. Liuomo, cio@, vale per quello che é, non per quello che ha o che fa. E questa la prima regola d’una ‘grammatica etica’ Riconoscere questo primate significa accettare, in via teorica pratica, che la persona umana (uomo e donna) con la sua di- gnita trascendente & «l'autore, il centro e il fine di tutta la vita ‘economico-sociales’. Su questo punto, oggi, dopo tante divagazioni del pensiero moderno, si pud dire che la coscienza dell’ umanit’ sia sostan- zialmente unanime: «Credenti ¢ non credenti ~ rileva lo stesso * Gauditom et spes,n. 63, in EV V1S33. “Una ‘grammaticaetca’ comune 147 concilio ~ sono pressoché concordi nel ritenere che tutto quan- to.esiste sulla terra deve essere riferito all’uomo, come a suo Genttro ea suo vertices", La tivelazione cristiana viene a dare stabilita e a rafforzate ~~. questa conquista della retta ragione, insegnando «che l’'uomo & stato cteato ‘a immagine di Dio’, capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, e che fu costituito da Lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per governatle e servitse: ne a gloria di Dio»". Il senso religioso, quindi, fonda e sorregge il senso morale. Giovanni XXIII descrive efficacemente cost il ruolo di que- sto principio personalista, oggi universalmente accettato: «In ‘una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano & persona, cio? una natura - dotata di intelligenza e di volonta libera; e quindi @ soggetto di diriti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simulta- ‘neamente dalla sua stessa natura; dititti e doveri che sono per- cié universali,inviolabili inalienal ‘Tattavia, affermare che «l'uomo @ anteriore allo Staton” si- gnifica accettare realmente che al centro del sistema vi sia la persona umana con i suoi diriti e con i suoi doveri, a comincia- ‘te dal diritto alla vita, che @il fondamento di tutte le liberta fon- damentali dell'uomo: la liberta di pensiero ¢ di coscienza, di educazione e di associazione, compresi il dititto al lavoro e tutti sli altri dint civil Da questo primo principio derivano due fondamentali crit di giudizio, universalmente validi. Il primo & che sia lo Stato, sia la societi dovranno perseguire il bene comune, subordinandolo sempre alla piena realizzazione della persona, La societa e lo bid, n. 12, in EVUIBS5, Ibid {OVANN XXIII, Pacem ss teri (11.04.1963), n. 9, in CERAS, 292, °° Leone XIII, Reruns novanan: (15.05.1891), n, 6, in CERAS, 29. 148 Stato, quindi, possono si disporre dellattivita della persona pet il raggiungimento dei fini Comuni, ma non possono mai dispor: re della persona stessg, né della vita del il fondamento di tutti gli altri disiti. I limiti morale giuridicd che ne detivano non mortificano percid né i pubblici poteri, né lo sviluppo, né il progresso della ricerca scientifice, ma soto semplicemente una garanzia di civilta. La persona umana infatti ha in sé valote di fine e non potri mai, in nessun caso ¢ per nes- ‘suna tagione, essere considerata € trattata come una cavia. Un secondo importante criterio di giudizio sta nel fatto che neppure la stessa persona umana pué rinunciare, senza grave colpa morale, alla sua dignita trascendente; l'uomo stesso, infat ti, non la crea, ma la riceve da Dio ¢ da natura. Petcid, la perso- na umana medesima sottosta a limitietici precisi nell'esercizio del dititto di disporre della propria vita A maggior ragione lo Stato e la societ non potranno mai vio- late questi limiti etici, a cui & soggetta la persona stessa, gnifica che spetimentazioni, mutilazioni e rischi terapeutici da- ali efferti devastanti irreparabili, sproporzionati alla parvita della causa, Peutanasia (o ‘morte dolce’) interventiilleciti sui processi della vita fisica non sono moralmente ammissibili (né si potranno legalizzare) neppure in presenza dell’eventuale con- senso volontatio dell interessato, In altre parole, in virti del principio che la persona e la sua vita sono un assoluto etico, occorre respingere l'idea positivisti- ca oggi molto diffusa, secondo cui cid che é scientificamente possibile sia per cid stesso moralmente lecito. Ecco perché, pur volendo prescindere dalla discussione filoso- fica se Pembrione sia o non sia una persona umana, vanno dichia- rate moralmente illecte — alla pati dell aborto sia la produzione in vito di embrioni destinati alla ricerca o a uso industriale, sia la generazione multipla di esseri umani geneticamente identici (ti: cortendo afissione gemellare o a clonazione), sala produzione di ibridi (uomo-animale), e altre forme di manipolazione genetica Laproposia sociale della cbieia BE Una ‘grammatcaeted! comune 149 Tnsomn a vita umana ¢ la sua dignita trascendente sono contologicamente e moralmente inseparabili, dal primo all’ult ‘imo momento dell'esistenza, La vita umana & ‘Una volta suscitata, dopo che @ scoccata la pri suno pud pid interromperla, per nessuna ragione: né durante il suo svolgimento, né alla fine, anche nelPipotesi ‘fi losofica’ (in sé inaccettabile) che Pembrione diventi persona so- Joa partire da un certo momento del suo sviluppo. cont Mprincipio personalista (Compendio, nn. 105-107) 105. La chiesa vede nel vente di Dio stesso, uome, in ogni uomo, imagine che trova ed é nmagine vi iamata a r trovare sempre pid profondamente piena spiegazione di sé inel mistero di Cristo. Immagine perfetta di Dio, Rivelatore di € dell'uomo a se stesso. A quest uomo, che da cevuto una Dio all'uom Dio stesso ha onsapevole e degno, Cristo, Figlio di Dio, «con la sua incamazione si unito in certo Senso a ogni Uomo»; per questo la chiesa sce come suo compito fondamentale il far si che una Wwamente attuarsi nque, prossimo toe soprattutto nel pove- quale Cristo & morto» co lontano, ro e nel soffere (1 Cor 8,11; Rm 14,15) 106. Tutta la vita sociale @ espressione della sua inconfondi- bile protagonista: la persona umana. Di questa consapevo- lezza la chiesa ha saputo pitt volte ¢ in molti modi farsi in terprete autorevole, riconoscendo e afferman 150 La proposta sociale della cbiesa Una ‘grammaticaetica’ comune 151 tiene a sottolineate il cone 1na [Dio] li cred” e Ja loro unione costituisce la prima forma di comunione di per sone, Luuomo, infatti, per la sua intima natura €; quindi, per essis". Questo mportante riconoscimento trova espressione nell aferma- un essere socia- che clungi dallessere l'oggetto e un elemento passivo . ri deh Glee cine terme eee eae le,e senza i rapporti con gli altri non pud vivere né esplicare le maneme, il soggetto, il fondamento e il fines. Da lui pertan- sue dot» toha origine la vita sociale, la quale non pus Su questa essenziale socialita della persoria si fonda, innanzi conoscerlo suo soggetto attivo ¢ responsabile e a lui ogni modalit’ espressiva della societa deve essere finalizzata, tra tutto, la piena uguaglianza di diritti e di dign como e la Maschio e fermina sono due modi di essere ‘uomo’. - Limmagine di Dio si rivela insieme nel'uome ¢ nella donna: «Dio cred [’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cred; maschio € femmina li cred» (Ger 1,27). Commenta Giovanni Paolo TI: «L’uomo é una persona, in eguale misura l'uomo ela ‘donna: ambedue, infatti, sono stati creati a immagine e somi Blianza del Dio personale. [...] Possiamo comprendere ancora pi pienamente in che cosa consista il carattere personale del essere umano, grazie al quale ambedue ~ l'uomo e la d sono simili a Dio». E conclude: «Nella ‘unita dei due’ Puomo e Ja donna sono chiam: inizio non solo a esistere ‘uno ‘accanto allaltra’ oppure insieme, ma sono anche chiamati a esi stere reciprocamente 'uno per altro» Questa complementarita personale costituisce il primo cer- chio della socialita dell’ uomo: la famiglia. Ma anche il secondo = erchio ~ quello della societa civile ~ si radica nella persona, ‘non meno della famiglia. La societa civile non @ esterna alla per- Sona, neppure le 2 superiore; né, a sua volta, la persona pud esi- di fuori o al di sopra de eta. La societa in ‘personae’, ela personae ‘sociale’. «Dall’i ciale dello mo~ conclude perc il concilio ~ appare evidente come il per- fezionamento della persona umana c lo sviluppo della stessa so- cicta siano tra loro interdipendenti. Infatti, principio, soggetto 107. Luomo, colto nella sua concretezza storica, represen tail cuore e anima dellinsegnamento sociale cattolico, Tut- ta la dottrina sociale si svolge, infatt, a partire dal principio che afferma lintangibile dignita della persona umana. Me- diante le molteplici espressioni di questa consapevolezza, la chiesa hi to tutelare la dignita umana di ini riduttive e i storte; essa ne ha, inoltre, piti volte denunciato le molte vio- lazioni. La stor fommsopom Jf g o1zids O| bus “uop Ip wisi9AIp OHI-Z09s aD» “Husy 12 pyga HB aosinqznssp ayo oustds ossoss op axpue y “wLARID:GO 08 SP otiqamspeu weeny vppp vamos "UES eT aosmmIpSOD aD gui yp oypzids | 2-axousyuy suIpio un v sdsPpaqqo-soeauT-os0U/T “gH. vIpp sox Ip apads sun wseRP vppP odio jou aqqazaltos ypuaWnye (yumm wp eM © [SIUOP GO> pow [ 3x9PDIP WORD "ppp o1quow oosus |e owPs, ered Q uON| TUM UL auoppporidos wun aqqows ‘eainyn tiour amo wssas as. assapuasd OP 94D ‘essDys 96 osseOrID oy WATS PUA “(CET JOD [) «assazaIUT oudosd yy vom vow BER EP “VIYD v|fOp BAURAIOD yp sod ANA op ayp ‘ossaxs af wv yuron ff 9 OK sosEARPad ay ‘arom | Wo Hy “puopy 1S ‘eso1uy syvsureameB¥os “eIBUES FL “(6T'LT 45) «BHD vpu ReoyRUES ous amd p99 ;YDUY ojos ossas 3s vIgRUeS own “OT'¢ 49 1) «qpiey Wo Ted eA vy aropuads ooIgGOP prod aind Joy jjou Zed ey Uns HBP OWED BAe, fep :2I0uR 400 SY ormpsouso ouMggY OoNb oq "JssIs 96 Jp OWaLTeOuTT onpped Je oug juyuon y aod 9 o1cy s0d axoum,qep ‘oasyap yp ous 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