Sei sulla pagina 1di 2

Croce di santa Brigida

Cercando su internet del materiale per il libro mi sono imbattuto in un sito molto
interessante sul segno della croce e del crocifisso1 ed ho conosciuto la «Cros Bride», la Croce di
santa Brigida. Per approfondire l’argomento ho visitato altri siti italiani, tra cui santiebeati.it e uno
di cultura celtica, dai quali ho raccolto altre notizie che qui riporto. Innanzitutto chi era santa
Brigida? «Fu fondatrice e badessa di uno dei primi monasteri irlandesi, presso Kildare – nel 480
d.C. e a un centinaio di kilometri a sud di Dublino – nonché prosecutrice dell’opera di
evangelizzazione dell’isola intrapresa dal vescovo san Patrizio. La sua leggendaria figura costituisce
una sorta di anello di congiunzione tra il mondo pagano celtico ed il cristianesimo appena agli
esordi»2. Riguardo alla croce che prende il nome della santa, e che è usanza molto diffusa
«Ai tempi di St. Brigid era d’uso comune spargere giunchi sui pavimenti delle abitazioni. La
leggenda racconta che un giorno Brigid andò a far visita ad un capo pagano di una tribù locale
(secondo alcuni addirittura suo padre Dubhtach) che si trovava nel suo letto di morte. Quando si
sedette accanto al suo letto si abbassò e raccolse alcuni giunchi dal pavimento e li intrecciò a
formare una croce. Il capo chiese cosa stesse facendo ed ella gli parlò del significato della croce
cristiana e di come Gesù era morto per salvare tutti. Egli fu vinto dall’idea che potesse essere amato
così tanto e si convertì al cristianesimo prima di morire»3. L’articolo afferma che è una usanza
ancora molto diffusa intrecciare la «Cros Bride» da parte degli irlandesi la vigilia della sua festa che
cade il 1° febbraio. Si sottolinea poi che la ricorrenza «corrisponde alla festività pagana celtica di
Imbolc» e che il significato di quella forma rappresenterebbe un «simbolo solare». «Non è difficile
infatti scorgere in essa la somiglianza con una svastica. Secondo alcuni, la croce rappresenterebbe
anche la ruota dell’anno, sacra alle dee, che segna i cicli della natura. Ci sarebbe anche una
corrispondenza dei quesattro bracci della croce con i cosiddetti “quattro aspetti della dea”: la
Vergine, la Madre, la Strega e la Vecchia Saggia». Nel sito un altro articolo sottolinea la
sovrapposizione tra la devozione a santa Brigida e il culto precristiano della dea Brigid, «Signora
trina dei fabbri, dei poeti e dei guaritori e protettrice delle greggi e del raccolto». Nella zona di
Kildare, dove la santa ha fondato il monastero, pare vi fosse una grande quercia (Kildare da Cill
Dara = Chiesa della Quercia) presso la quale veniva officiato il culto druidico del «Fuoco di
Brigid», tenuto acceso, sembra, già da migliaia di anni, da 19 sacerdotesse che lo custodivano in
onore della dea Brigid. Questo intreccio tra leggenda, culti pagani e cristianesimo, mi avevano
allontanato dal presentare questo tipo di croce, perché non amo il sincretismo e l’ambiguità tra
devozione e superstizione, ma poi ho pensato che potesse essere utile per ragionare sul rapporto tra
cristianesimo e paganesimo oggi di nuovo in voga. Il paganesimo è religioso e costituisce una
concorrenza con il cristianesimo proprio perché religioso. I pagi, da cui il nome, erano i villaggi…
Il cristianesimo delle origini, fin dall’apostolo delle genti san Paolo, non ha temuto di
compromettersi con culti diversi ma vi si è rivolto con coraggio e fiducia. I grandi evangelizzatori
avevano a che fare con culture e hanno dovuto discernere ciò che era preannuncio profetico del
vangelo da ciò che era diabolico intralcio. Il paganesimo affonda la sua forza nelle forze della
natura, spesso idolatrate.
Trovo inoltre interessante riflettere su quella particolare forma di croce, ideata secondo
tradizione dalla santa irlandese, perché mi sembra costituire un vivo esempio della continua sfida di
transignificazione simbolica tra culture diverse e contigue. La culture non sono mai immobili,
prendono a prestito idee, simboli e materiali del passato, recente o remoto, e li adattano
continuamente alle nuove esigenze. Anche il cristianesimo ha «battezzato» culti, riti, personaggi,
simboli, feste delle civiltà in cui si è trovato a convivere. Il lavoro di transignificazione è possibile
perché l’umanità usa simboli aperti, derivati dalla natura come il sole, l’acqua, l’albero; o da figure

1
www.celticworld.it
2
www.santiebeati.it
3
Tratto da www.celticworld.it. Nel sito c’è anche una pagina illustrata che insegna come intrecciare la croce.
geometriche universali come il cerchio, il quadrato, la piramide, la croce; o da figure numeriche
come l’uno, il tre, il dodici. La genialità creativa del poeta e del mistico, trae dal forziere
dell’immaginario collettivo dell’umanità i fili simbolici con cui tessere nuove trame di significato. È
un lavorio perpetuo, insonne, attivo anche oggi, e attualmente a farne le spese – se così si può dire –
è principalmente il cristianesimo, proprio perché in occidente ha consolidato culturalmente e
socialmente una particolare interpretazione esistenziale che ora può venire tirata, contestata,
sostituita da altre che cercano visibilità e spazio pubblico. Non credo sia solo una «sporca» lotta per
il sopravvento del potere. Mi sembra che questa continua sfida, oltre a essere indice di vitalità
culturale, denoti l’intrinseco sforzo di emersione del significato. Quasi una sotterranea «volontà di
significato» che precede ogni altra volontà, compresa quella di potenza, e che cerca di affermarsi
costituendo cultura e civiltà. La gara è aperta e alla lunga vincerà il migliore. Personalmente sono
convinto che il cristianesimo avrà ancora futuro, addirittura migliore del passato e del presente. Non
riesco infatti a credere che l’umanità, prima o poi, non saprà riconoscere il profumo e la celeste
luminosità dell’annuncio cristiano. Vedo che da più parti si cerca di transignificare i segni e il
messaggio di Cristo. Se ne vuole cambiare il senso, dirottandolo verso valori e forze che possiamo
chiamare «pagane», che il cristianesimo aveva in passato vinto e che ora rialzano la testa
ripresentandosi aggiornate. Sono Pietro, il testimone oculare della luce di Cristo, e Paolo, l’apostolo
delle genti che diffonde «il profumo della conoscenza di Dio nel mondo intero» (2Cor 2,14), a
darmi questa fiducia. Entrambi parlano dello splendore di Cristo che giunge ed oscura gli annunci di
senso precedenti, ed entrambi sottintendono la capacità dell’uomo, prima o poi, di discernere una
tale luminosità. Dice Paolo: «Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo
splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore. Così anche la
risurrezione dei morti» (1 Cor 15,41-42). E Pietro, il capo degli apostoli, riferendo la sua
esperienza sul monte Tabor, in cui con Giacomo e Giovanni è stato «testimone oculare della sua
grandezza» (2 Pt 1,16), cioè della trasfigurazione di Gesù, dice: «E così abbiamo conferma migliore
della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l'attenzione, come a lampada che brilla in un
luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori» (2 Pt 1,18-
19). Nella storia c’è una gerarchia dello splendore. Non tutto è uguale, e credo che l’uomo di ogni
latitudine ed epoca saprà riconoscere la bellezza e la verità che promana dalla Pasqua di Cristo.