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WHEATER

ISTOLOGIA
E ANATOMIA MICROSCOPICA

TESTO ATLANTE

QUARTA EDIZIONE INGLESE A CURA DI

BARBARA YOUNG
BSc Med Sci Hons (St. Andrews) , PhD (Cambridge), MB BChir (Cambridge), MRCP(UK), FRCPA

Senior Staff Specialist in Anatomica! Pathology, Royal North Shore Hospital, Sydney, Australia and
Clinica! Senior Lecturer in Pathology, University of Sydney.

JOHN W. HEATH
BSc Hons(Melbourne), PhD (Melbourne)

Associate Professor in Anatomy, The University of Newcastle, New South Wales, Australia

CON IL CONTRIBUTO DI

ALAN STEVENS
MBBS, FRCPath

Senior Lecturer in Histopathology, University of Nottingham Medicai School, Nottingham, UK

JAMES S. LOWE
BMedSci, BMBS, DM, FRCPath

Professor of Neuropathology, University of Nottingham Medicai School, Nottingham, UK

DISEGNI DI

PHILIP J. DEAKIN
BSc Hons (Sheffield). MB ChB (Sheffield)

Generai medicai practitioner, Sheffield , UK

TERZA EDIZIONE ITALIANA A CURA DI

OTTAVIO CREMONA
Università degli Studi del Piemonte Orientale "A. Avogadro", Novara

PIER CARLO MARCHISIO


Università "Vita e Salute" - S. Raffaele, Milano

A C HUOCHIU
~

cem!
LIVINGSTONE

EDINBURGH LONDON NEW YORK


PHILADELPHIA ST LOUIS SYDNEY TORONTO 2000 CASA EDITRICE AMBROSIANA
Titolo originale: Wheater's Functional Histology Fourth Edition

CHURCHILL LIVINGSTON
An imprint of Harcourt Publishers Limited

© Harcourt Publishers Limited 2000

~.JJe::::..,,_ is a registered trademark of Harcourt Publishers Limited

The righi of Barbara Young and John Heath to be identified as authors of this work
has been asserted by them in accordance with the Copyright, Designs and Patents Aci . 1988.

First edition: 1979


Second edition: 1987
Third editione: 1993
Fourth edition: 2000

Copyright© 2001, 1994, 1988 C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana

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dell'editore, una successiva edizione, le opere presenti in cataloghi di altri editori o le opere antologiche.

Redazione: Isabella Nenci

Copertina: Editta Gelsomini

Prima edizione: 1988


Seconda edizione: 1994
Terza edizione: gennaio 2001

Ristampa
4 3 2005

Realizzare un libro è un'operazione complessa, che richiede numerosi controlli:


sul testo, sulle immagini e sulle relazioni che si stabiliscono tra loro.
L.:esperienza suggerisce che è praticamente impossibile pubblicare un libro
privo di errori. Saremo quindi grati ai lettori che vorranno segnalarceli.
Per segnalazioni o suggerimenti relativi a questo libro rivolgersi a:

C.E.A. Casa Editrice Ambrosiana


via Gargano 21
20139 Milano
fax 02 52202260

sito web: www.ceaedizioni.it

Fotocomposizione: Garon, Cremona

Stampato da Tecnografica Milanese


via Monte Grappa 6, Fizzonasco di Pieve Emanuele {Ml)
per conto della e.E.A. Casa Editrice Ambrosiana,
via Gargano 21 , 20139 Milano
Prefazione alla terza edizione italiana

La morfologia tradizionale, nel senso di pura descrizione oggi una qualunque ri vista scientifica leader in campo bio-
di cellule, tessuti e organi, è stata sconvolta dall 'enorme medico per constatare quale e q uanto importante sia il
sv iluppo della bi ologia molecolare e della genetica. Lo nuovo contributo dell a morfologia allo studio de lla biolo-
studente di medicina oggi deve guardare alla struttura cel- g ia di cellule e tessuti; non era sicuramente co sì appena
lulare in fun zione dell 'espressione dei geni che la control- quindici anni fa! li morfol ogo parteci pa ora direttamente al
lano e quindi considerare le su-tmure più complesse s ulla progresso della biologia con un suo contributo ori ginale
base del nuovo concetto cli cellula. Questo libro di alla pari di altri , che prima guardavano al microscopio
Istologia e Anatomia microscopica, del quale abbiamo cu- come a uno strumento obsoleto.
rato l'edi zione italiana, si adatta molto bene al mondo Questo libro serve moltissimo ad aiutare lo studente a
della morfologia che cambi a e questa s ua rispondenza ai comprendere quanto s ia fondamentale studiare insieme
nuovi criteri è testimo niata dalla diffus ione mondiale e dal forma e funzione e non fa che rinforzare il detto di un
suo successo, soprattutto nelle scuole di medic in a dcl grande morfologo italiano di un secolo fa, Angelo Ruffini ,
mondo anglosassone. Anche nelle scuole di medi cina ita- che per primo affermò come lafonna sia l' immagine pla-
liane, i cors i integrati dei primi due anni devo no rispon- stica del.la funzione.
dere alle esigenze di un mondo scientifico che cambia. La
morfologia, fino a p oco tempo fa decadente ancella di Ottavio Cremona
discipline più dinamiche, s i trova in una fase di rapido svi- Pier Carlo Marchisio
luppo e di grande rivalutazione scientifica. Basta sfo gliare Dicembre 2000

Prefazione alla quarta edizione inglese

Nello scrivere la quarta edizione di questo libro, abbiamo non abbiamo sentito alcun bisogno di sostituirle. Sono
mantenuto il formato generale e l'approccio delle prece- state pure introdotte nuove fotografie di microscopia elet-
denti edizioni, che sono state enormemente popolari sia tra tronica, alcune per migl iore la qual ità delle esistenti. Gli
g li studenti che tra i docenti di isto logia. Lo scopo di que- schemi illustrativi sono stati estesamente agg iornati e con-
sta nuova edizione è di mantenere agg iornato il materiale e vertiti in immagini a colori per migliorarne la comprensi-
di rendere la trattazione il pi ù possibile rilevante per i bilità. N uovi schemi sono stati aggi un ti per meglio
moderni cors i di istologia. Le conoscenze scientifiche e spiegare e ri assumere il testo. specialmente nell 'area della
mediche sono in continuo progresso ed espansione, e in biologia cellulare. Un 'altra caratteristica d i questa edi-
pa11icolare da quando è uscita la terza edizione, sono stati zione è l'aggiunta di una "Introduzione alla microscopia"
fatti enormi passi avanti nei campi della biologia cellulare all' inizio dcl primo capitolo che speriamo aiuli g li studenti
e molecolare. Queste nuove conoscenze "funzionali" sono a m eglio interpretare le immagini di questo libro. Sono
state incorporate nei vari capitoli. Abbiamo mantenuto state introdotte anche alcune nuove tabelle per evidenziare
l'organizzazione della materia suddivisa in tre sezioni: la differenze strutturali e fun zionali in struttme peraltro
Ce llula, l Tessuti di Base e I Sistemi d ' Organo, perché simili. li prin10 capito lo è stato interamente riorganizzato
pensiamo che questo forni sca la g iusta propedeuti cità della per meglio amalgamare fotografi e di microscopia ottica ed
materia. li nuovo formato A4 delle pag ine è stato scelto elettronica che dimostrano i vari compone nti della cellula.
per aumentare le dimensioni delle illustrazioni e dei carat- Ancora una volta, abbiamo privilegiato la comp rens ibilità
teri di stampa; ciò aiuterà sic uramente a rendere il libro pii:1 del testo. Tutto il testo è stato rivisto e sono stati eliminali
fru ibile. A questo aumento delle d imensioni del libro non dettag li a nostro avviso superflui che ne appcnsantivano la
coITisponde tuttavia un aumento del testo scritto. lettura . Nei moderni corsi di Medicina, il tempo dedicato
L'u scita dal team degli autori di George Burkitt è stata allo studio dell ' istologia e dell'anatomia microscopica è
indubbiamente una grave perdita. La sua capacità di scri- stato molto ridotto e perciò abbiamo cercato di includere
vere e di cogliere tutti i dettagl i nell a produzione di un tutte le informazioni che riteniamo necessarie ad uno stu-
libro ci è molto mancata. dente impegnato in questo corso di stud i. I vari capitoli
In questa edi zione abbiamo aggiunto molte nuove foto- possono anche essere letti separatamente senza eccessiva
grafie a colori per espandere e migli orare la qualità delle difficoltà, permettendo qu indi la comprensione a quegli
illustrazioni. L'enfasi rimane sui tessuti umani; sono stati studenti che vogliono approfondire o rinfrescare specifi -
usati campioni di tessuti an imal i solo quando non era che nozioni.
disponibi le un adeguato campione umano. Tutte le nuove Ci aug uriamo che questa nuova edizione possa diven-
fotografie al microscopio ottico sono da campi oni umani . tare un uti le ri sorsa e una piacevole lettura .
Molte delle superbe illustrazioni delle prime due edizioni
sono state tuttavia m antenute. Queste fotografie erano Sydney, Austrnlia B. Young
state fatte d a Paul Weather e sono di una tale qualità che 2000 J. W. Heath
Prefazione alla prima edizione inglese

L·istologia ha annoiato genera7ion i di studenti. C iè> è quasi il ntlionalc del loro uso è stato spiegato in loco anziché in
s icuramente dovuto al fa tto che è stata considerata il sem- un éapitolo appos ito.
plice studio della stru tt ura separato da ogni cons iderazione Il contenuto e la g rafica del libro sono stati scelti al linc
funzionale: la stru tt ura e la fu nzione sono. però. intima- di forn ire contemporaneamente un libro d i testo e una
mente correlate. Lo scopo di questo libro. perciò. è quello guida per il lavoro di laboratorio. Dove è stato possibile,
di presentare l'i stologia in rclaLionc ai princ ipi della fis io- ogni singolo argomento è stato svolto in una serie di illu-
logia, de lla biochi mica e dell a biologia molecolare. strazioni, corredate da spiegazione; ogni uniti1 tende a
Nei limiti impost i dallo scopo del libro. noi abbiamo essere relativamente autonoma. am:he se è i n ~erita in un
tentato di r iprodurre l"ambiente dello ~tudio dell 'istologia, contesto più generale. Come introdu7 ione sono state usate
basando la d iscussione dell' istologia su appropriate foto- brevi seLioni prive d i ill ustraLion i. al fine di sottolineare i
grafie e schemi. Di conseguenza. sono state usate fotogra- principi genera li e d i esami nare l'argomento nell 'ambito
fie a colori poiché riproducono le immagini real mente di un problema più ampio.
osservabili al microscopio ott ico e permettono di osservare In linea generale si è fatto uso d i tessuti umani, ma
d iffe renti tecniche di colora7.ione. ciascuna delle quali quando non erano disponibili campioni di tessuti cli ques1a
serve per mettere meglio in evidenza determ inate caratteri- specie si è ricorsi aU'uso di tessuti di primati. Poiché lo
~ tiche struttural i dcl tessuto. Inoltre, sono state introdotte scopo di questo libro è la comprensione dei pri111.:ipi piutto-
alcune tec niche poco com un i come quelle imm unoistochi- sto che de i eiettagl i, alcuni tessuti non sono stat i esaminati
miche, quando queste sono vantaggiose per illustrare un deli beratamente: tra essi, ad esempio, le le di verse parti ciel
aspetto particolare. sistema nervoso centrale e l'apparato audio-vestibolare.
Poiché la microscopia e lettronica è una tecnica relati - Questo libro dovrebbe essere sufficiente per fornire una
vamente nuova, è diffusa tra g li ~tudc nti l'idea che la preparazione adeguata a livello uni versi tario per le facolt~1
m icroscopia ott ica e la microscopia elettronica rappresen- di medici na. odontoiatria. veterinaria. farmacia. biologia e
tino due poli separati. Noi abbiamo provato a dimostrare scienze naturali. Inoltre, esso rappresenta un testo cui ci si
che la microscopia elettronica è sempl icemente un'este n- può riferire nei laborato ri cli istologia e d i istopatologia.
sione della microscop ia ottica. Per dimostrare questa con- Inoltre. noi iitcniamo che il libro potrà essere utilizzato
tinuità abbiamo inser ito ne l testo seLioni sott il i incluse in anche come manuale di insegnamento in scuole e colleges.
resina, fotografate al li mite d i risoluzione del m icroscopio
ottico: questa tecnica viene usata con frequenza sempre Nottingham, Paul R. Wheatcr
maggiore nella comune prat ica istologica e istopatologica. 1979 H. George Burkitt
Dove ta li tecniche meno convenziona li sono state adottate. Victor G. Daniels
Ringraziamenti
Il nostro grazie va a tutti co loro che hanno fornit o mate- fornire tessuti di primati che abbiamo usato quando com-
riale per le prime due edi zioni . In partico lare. ringraziamo parabil i tessuti umani non erano disponibili. Bill
Paul Beck del Di parli mento di Morfologia Umana per aver Brackenbury de l Dipart imento di Patol og ia dcll 'U nivcrsitì1
prodouo un gran numero di ottimi campioni . Molte delle cli Nouingham ha fallo g ran parte delle macrofotografie
fotografi e di microscopi a elettronica sono state p reparate presenti e Leonard Beard ciel Dipartimento d i Iconografia
dai suoi colleghi John Kug ler e Annette Tomlin so n, ai Medica dell'Ospedale Hinchingbrookc. lluntingdon
quali siamo molto riconoscenti. Dal Dipartimento di hanno fotografato le due sezio ni semi-fini in bianco e nero.
Bi ologi a dell 'Uni versità di York, Pctcr C rosby ci ha for- Le rimanenti fot ografie delle prime due edizioni sono il
nito gran parte dei campioni di microscopia elettronica a lavoro di Paul Wcathcr. Uno speciale grazie va anche al
scansione, Brian Norman parecchie immagini di micro- Dr. Grahame Kidd che ha fotografato c inque de lle nuove
scopia ottica e il Dr. Robert Lang il preparalo per congela- fotografie al microscopio elettronico nella terza edi.i:ione.
mento-frattura mostrato in figura I .5(b). Il campione di Per quanto riguarda questa nuova edi zione, un grazie
oioliti usato nella figura 2 1.27 (c) ci è stato imprestato d a profondo va ad Alan Stevens e James Lowe che ci hanno
Rogcr G ray. FRCS. Ospedale di Addenbrookes, aiutato per la revisione cli parecchi capitoli e ci hanno for-
Cambridge e dal Prof. N. Dilly dell"ospedale St. Georgc. nito superbe fotografie . Il loro ai uto è stato essenziale per
Tooting. Donald Canwell del Laboratori o di 1-'isiolog ia terminare questo libro in tempo utile e da esso di pende
dell' Università di Cambridge. ci ha fornito di verse sezioni molta de lla qualità di q uesta nuova edi zione.
dalla s ua collezione pe rsonale, mo lte delle quali migliora- Ring raziamo sentitamente per l'aiuto lo staff mcdico-
rono la seconda ed izione. Il Dr. Graham Robinson e Sian scientifi co ciel Dipartimento di Anatomia Pato logica, del
Terras de l Dipartmcnto di Patol og ia dell(Uni versità di Ospedale Royal North Shorc di Sydney. Australia per il
Nollingham ci hanno forn ito parecchie fotografie al micro- loro lavoro instancabile nell'allesti re i campioni istologici
scopi o elettronico a trasmi ssione. e il loro collega. Linda fotografati in quest' ultima edizione. Un grazie va anche ai
Burns, ci ha forni to le sezioni semi -fini in resina usate per pato logi e tiroc inanti di questo o spedale che ci hanno for-
la microscopia 011ica. Il Dr. Terry Bennct dcl Dipartimento ni to il materia le bioptico necessario. Abbiamo usato un
d i Fis iologia dell'Università di Notting ham ci ha d ato la microscopio elettroni co a trasmi ssione Jeol l200EX per
fotografia 7 .1 1. Il Dr. Pat Cooke del Dipartimento di Ge- fotografare tutti i campioni ultrastrutturali di questa nuova
netica. del l'Ospedale Cittadino di Nottingham ci ha impre- ed izione ; siamo molto grati a Gary Weber per il s uo meti-
stato la preparazione di cromosomi usati per la figura 2.2. co loso lavoro di manutenzione di questo strumento. li Dr.
I patolog i Dr. David Ansell. dell ' Ospedale Cittadino di Gerald Lillle ci ha fornito generosamente la fotografi a
Nottingham . il Dr Hugh Ricc e il Dr. Peter Jarncs 12.7 di mi croscopi a e lettronica a scansione.
dell' Ospedale Generale di Notti ngham e il Dr. Pauline Infine, ringraziamo le nostre famigli e e amic i pe r il loro
Coopcr dell ' Ospedale di Addenbrookc, Cambridge. han no supporto e incoraggiamento in questo difficile progetto
reso disponibili vari campioni di tessuti e diapositi ve. che ci ha portato via molto dc l tempo che potevamo spe n-
Peter Squi res e Hugh Puls ford ciel Centro Ricerche dere assieme.
Huntingdon di Cambridgcshirc furono di g rande aiuto nel
Sommario

PARTE PRIMA
LE CELLULE
1. Struttura e funzione cellulare 2
2. Ciclo cellulare e replicazione 33

PARTE SECONDA
TESSUTI PRINCIPALI
3. Il sangue 46
4. Il tessuto connettivo 65
5. Il tessuto epiteliale 80
6. Il tessuto muscolare 97
7. 11 tessuto nervoso 116

PARTE TERZA
ORGANI E SISTEMI
8. Il sistema circolatorio 144
9. La pelle 157
1 O. I tessuti scheletrici 172
11. Il sistema immunitario 193
12. Il sistema respiratorio 222
13. La cavità orale 237
14. L'apparato gastrointestinale 249
15. Il fegato e pancreas 274
16. Il sistema urinario 286
17. Le ghiandole endocrine 310
18. L'apparato genitale maschile 328
19. L'apparato genitale femminile 341
20. Il sistema nervoso centrale 372
21. Gli organi di senso 380

Note sui metodi di colorazione 406

Indice analitico 408


LE CELLULE

1. Struttura e funzione cellulare 2


2. Ciclo cellulare e replicazione 33
1. Struttura e funzione cellulare

Lo studio dell'istologia, il soggetto di questo testo e atlante. si effettua essenzialmente attraverso l'uso di stru-
menti capaci di ingrandire oggeui vic ini; questi strumenti sono chiamali microscopi. La stru tlura è così stret-
tamente correlala alla funzione che si può desumere mollo s ulla funzione di cellule e tessuti dalla semplice
osservaL.ione dei loro component i. Insie me alle informazioni fornite dalla biochimica. dalla fisiologia e da
alt re scienze di base, questo studio fornisce un potente mezzo per comprendere il normale funzionamento ciel
nostro corpo. Inoltre esso fornisce le conoscenze di base necessarie per la comprensione dci processi patolo-
gici. li sapere istologico è essenzialmente un sapere morfologi co e in questa parte introduttiva verranno forn ite
alcune linee guida per aiutare il principiante nell 'esame e nc lrinterprc tazione del le immagini di questo libro.
In questo libro sono presenti sia immag ini prese al microscopio ottico (MO; per lo più immagini a colori )
che elettronico (ME; immagini in bianco e nero). Semplificando al massimo, il microscopio ottico cd elettro-
nico d ifferisco no nella risoluzione ottica e qui nd i anche nel potere di ingrandimento. La ri soluzione di un
siste ma ottico è la distanza minima a c ui due punti vengono visti come separati e quindi, in termin i pratici. è la
capacità di rivelare i detlagli. La risoluz ione massima del microscopio ottico è 0.2 µm. Così oggeui posti a
distanza inferiore a 0 .2 µm appariranno fusi assieme. invece, la risoluzione del mi croscopio elettroni co per
ca mpioni biologici arriva fino a 1O nrn così che il suo potere ri solut ivo è 200 volte superiore a quello dcl
microscopio ottico. In aggiunta. il massimo ingrandimento utile del microscopio ouico è IOOO volte, mentre
per il mic roscopio elellronico può su perare le 100000 volte. Le immagini al microscopio e lettronico mostrano
quindi l'ultrastruttura di cellule e tessuti .

Le immagini al microscopio elettronico possono essere bi- o tridimensionali


Ci sono due tipi di microscopio elettronico: quello a trasmissione e 4ucllo a scansione. Le fotografie a l micro-
scopio elellronico a scansione mostrano oggetti nelle tre dimensioni, ma di essi è visibile solo la supe rfic ie,
mentre la struttura interna è schermata. Nella microscopia a scansione infatti il fascio elctlronico viene 1itlcsso
dal campione prima di formare l' immagine. La microscopia a trasmissione è cosi definita invece perché il
fascio degli elettroni passa attraverso il ca mpione. Affinché c iò sia possibile. il campione deve essere molto
sottile; esso viene di solito tagliato in sezion i ultrasottili di 20-80 nm. Il passaggio degli elettroni auraverso il
campione ri sulta in un ' immagine bidime nsionale del piano di sezione. ln pratica le immagini a tras mi ssione
sono più informati ve di quelle a scansione perché mostrano g li organelli delle varie cell ule e le componenti fini
della matrice; pertanto queste foto predominano in questo libro. Abbiamo fornito immagini a scansione solo là
dove è stato necessario per semplificare la concettualizzazione di strullure tridirnc nsional i (si vedano ad esem-
pio le fi gg. 16. J3 e 16.14). Per convenzione si userà labbreviazione "ME'' per i ndicarc le foto prese al micro-
scopio e lettronico a trasmi ssione e "ME a scansione" pe r quelle prese al mi croscopio a scansione.

La microscopia ottica ed elettronica sono complementari


l punti di for za di queste due tecniche si complementano reciprocamente molto bene. Con la microscopia
ottica si possono osservare ampie aree dc l ca mpione (anche diversi cm 2). Sono stati poi svi luppati moltissim i
metodi di colora?.ione, alcuni empi1ici altri specifici, che permettono l' identificazione di cellule e tessuti:
mo lte di queste colon11ioni sono policromatiche. cioè colorano le varie strutture con colori differenti facilitan-
done così la fine distinzione. Per alcuni campioni vengono usate fettine spesse qualche centina io di micron per
poter fare ricostruzioni tridimen&ionali. Per mezzo di questa tecnica, gli studenti possono acquisire una rapida
conoscenza d'insieme delle cellule e dei tessuti.
La maggior risoluzione della microscopia elettronica permette la visione cli strutture invisibili a l microsco-
pio ottico. Tuttavia questa tecnica è meno flessibile. Per esempio l'area di osservazione è limitata a meno di I
mm 2 e c iò rende difficile individuare campi rappresentativi. Molti meno metodi di colorazio ne sono disponi-
...::::»w bili per questa tecnica; ess i sono inoltre molto pii:1 compl essi, costosi e richiedono notevole espe1ienza e
impiego di tempo.
...... Consigli per l'analisi delle fotografie al microscopio elettronico .
w Le immagini al microscopio elettronico possono essere molto più difficili da interpretare per la notevole escur-
(,) sione dei possibili ingrandimenti (X 500 - x 190 000). Quindi, per prima cosa, quando si osservano campioni
w
... ultrastrutturali , va osservata la barra degli ingrandimenti posta a lato di ogni fotografia.
li termine elettrondenso e elettron-trasparente sono usati per descrivere strutture che sono più o meno opa-
j

che al passaggio degli e lettroni (ne lla microscopi a e lettronica a trasmissione ). I campioni, dopo il taglio, sono
praticamente trasparenti , se non vengono contrastati con particolari sali pesanti (acetato di uranile e citrato di
piombo, principalmente) c he si legano con differente affinità alle varie su·utture cellulari. Più una struttura
viene impregnata da questi sali pesanti meno trasmetterà g li elettroni ; tale struttura apparirà quindi grigia o
nera a seconda della quantità di metallo assorbita.
La prima tappa per comprendere un· immagine al microscopio elettronico è selezionare una serie di strut-
ture comuni che si possono facilmente e sicurame nte identificare e quindi memori zzarne le dimensioni. Queste
strutture possono poi essere usate come righe lli interni per stimare le dimensioni di molte altre st rutture de l
campo. Per esempio. la membrana plasmatica e quella degli organell i sono visibili a medio ingrandimento
come linee elettrondense fini che misurano circa IO nm di spessore. Allo stesso modo si possono identificare i
filame nti intermedi (I Onm; filame nti solidi), i mi crotubu li (25 nrn; fil amenti cavi). i ribosomi e le particelle di
g licogeno (20-30 nm ). È importa nte osservare che le dimensioni di alcuni organell i faci lmente individuabili
sono molto più grandi di altri. Per esempi o il nucleo (5- 1O µm) è circa LO volte più grande dci lisosomi e dei
mitocondri (0.2- 1µm ) e J00 volte più grande delle vesc icole di trasporto dal Golgi (50-100 nm). La tappa suc-
cessiva è quella di cercare le caratteri stiche che di stinguono ogni orga neUo e inclusione. Ad esempio solo i
mitocondri e il nucleo possiedono una doppia membrana di rivestimento e la membrana mitocondriale interna
è sollevata in numerose pieghe.
Le fotografie ad alto ingrandimento al microscopio elettronico sono spesso usate per dimostrare strutture
pa1ticolari , me ntre solo una piccola parte del la cellula è visibile. Quindi non bisogna sorprendersi se mancano,
nel campo inquadrato, molti orga ne lli indispensabili alla cellula. Un sicuro indicatore de ll' elevato ingrandi-
me nto è quando si può apprezzare la trilaminarità delle me mbrane cellulari. A basso ingrandimen to, è diffici le
invece talvolta vedere chi arame nte la membrana plas matica e quindi i confini cellulari . Orientatevi dapprima
cercando grosse strutture, come i nuclei e i contini cellulari e passando poi a cercare le strutture di medie
dimensioni come i mitocondri. Le regioni di interfaccia tra le cellule e tra queste e la matrice possono aiutare
a stimare l'eterogeneità de l tessuto.

Metodi specifici di localizzazione per la microscopia ottica ed elettronica


Le tecniche di colorazione tradi zionale dell ' istologia sono state sviluppate nell'ultimo secolo utiliZLando colo-
ranti dell ' industri a tessile; tali tecniche rimangono va lide ancora oggi e sono ampiamente usate.
Successivamente sono stati sviluppat i una serie di metodi specifici che pennettono la visualizza7.ionc cli parti-
colari costituenti intra ed extrace llulari .
Un grosso gruppo di metodi specifici , noti come tecniche istochimiche, utili zza reagenti che sono in g rado
di reagire con specifici costitue nti cellulari (ad esempio lipidi , g licogeno e DNA), colorandoli in modo carat-
teri stico. L'attività degli enzim i può, allo stesso modo, essere dimostrala colorandone gli specifici substrati o i
prodotti termina li ; tali metodi sono chiamati di istochimica enzimatica. È possile produ11"e anticorpi contro
specifici componenti cell ulari (che in questo caso rappresentano l'antigene) e coniugarli con coloranti o con
enzi mi. Gli anticorpi vengono, quindi. applicati ai tessuti in studio ove essi riconoscono i loro antigen i; il colo-
rante o l'enzima viene così a locali zzarsi nel sito intracellulare o extracellulare ove è presente l'antigene. Il
colorante può essere visualizzato direttame nte mentre la presenza deJJ' enzi ma può essere dimostrata con un
appropriato metodo istoch imico. Tali metodiche immunologic he costituiscono il gruppo delle tecniche immu-
noistoclzimiche, che presentano un alto grado di specificità e sono adatte per l' accurata localizzazione di costi -
tuenti cellulari (per maggiori approfondimenti si veda il capi tolo sulle tec niche cli colorazione al fo ndo ciel
libro). Le tecniche istochimiche. en.limatiche e immunologiche sono state poi adattate anche alla microscopia
e lettronica.

Limiti della microscopia ottica ed elettronica: preparazione dei tessuti


Un problema comune sia alla microscopia ottica che a que lla elettronica è la necessità di prevenire la degene-
razione autolitica e di conservare l' ultrastruttura ce] lu1are; fissativi come la formaldeide e la glutaraldeide
sono pertanto impiegati a questo scopo. La fissazione determina legami crociati tra le macromolecole che ne
impedi scono l'auività biologica e, allo stesso tempo, rendono la cellula più suscettibile alla colorazione.
La maggior parte de i tessuti sono troppo spessi per essere esaminati direttamente al microscopio e devono
perciò essere ridotti a fettine molto sottili (sezioni). Per faci litare il taglio de lle sezioni, il tessuto viene solita-
mente incluso in un mezzo duro come la paraffina o una resina; l'inclusione richi ede, in genere, la disidrata-
zio ne dei tessuti fissati con solventi organici. La fissazione, la di sidratazione, l' inclusione, il taglio e la r-
colorazione possono causare di storsioni o artefatti della struttura cellulare. Quando l'attività biologica dei
m
costituenti cellulari , ad esempio un enzima, deve essere preservata, come accade per l'istochimi ca, è possibile (')
m
ottenere delle sezioni molto sottili da tessu ti no n fi ssati ma congelati. Anche tali sezioni al congelatore pre-
sentano i loro propri artefatti. Come notato sopra, sezio ni non colorate sono praticamente prive di particolari ...
r-
quando osservate sia al microscopio ottico che elettronico. Tuttavia, sono stati sviluppati paiticolari tipi di
microscopio otti co (microscopio a contrasto di fase e a interferenza di riflessione ) c he supe rano in parte que-
e
r-
sto limite e sono comunemente usati, per esempio. per osservare ce11ulc viventi in coltura. m
introduzione alla citologia

La cellula è l'unità fun zionale di tutti gli organismi viventi. I pii:1semplici organ ismi , come i balleri e i fu nghi.
sono costituiti da una singola cellula. Gli organismi più complessi sono invece formati da più cell ule che sono
tenute assieme da connessioni reciproche e dalla matrice extracellulare (ad esempio la matrice ossea). Le cel-
lule deg li organismi multicellulari, come l' uomo, mostrano una grande varie tà d i specializzazioni morfologi-
che e fun zionali che si sono sviluppate durante il processo dell 'evoluzione per amplificazione di una o più
fun zioni comuni a tutte le cellule. Nonostante l'estrema varietà ili forma, tutte le cell ule eucariote si confor-
mano a un medesimo modello strutturale che verrà esaminato nei dettagli in questo capitolo. Pe r cellule euca-
riote si intendono cellule in c ui il DNA cromosomale è contenuto all'i nterno di uno spazio del imitato da
membrane chiamato nucleo. Questo gru ppo include molti degli organismi viventi esclusi praticamente solo i
batteri . Questi ultimi fa nno parte dcl gruppo dei procarioti che hanno, a parte la mancanza del nucleo, anche
altre differenze strutturali con le cellule eucariote; queste caratte ristiche esulano però da questa trattazione e
non venanno a nalizzate. Il processo attraverso cui le cellule eucariote assumono funzioni e forme specializ-
zate viene chi amato differenziazione cellulare. Fin dagli albori della scienza istologica, si notò che le cellule
erano formate da almeno due componenti: il nucleo e il citoplasma. Con l'affinarsi delle tecniche di indag ine
microscopica diventò pe rò evidente c he sia il nucleo che il ci toplasma contenevano altri elementi subcellulari ,
i cosiddetti organelli, speciali zzati in precise funzio ne.

IJf!iii La cellula (illustrazione a fronte) EM X 15 000

Le caratteristiche strutturali fondamenta li , comuni a tutte plasma si trovano numerosi organelli relativamente larghi
le cellule, sono illustrate in questa fotografia al microsco- e allungati definiti 111itoco11dri M che presentano una
pio elettronico di una cellula endocrina della ghiandola membrana esterna liscia e un sistema convoluto di mem-
pituitaria. Tutte le cellule sono circondate da una mem- brane interne. O ltre a questi organelli la cellula contiene
brana esterna limitante, definita membrana plasmatica o numerose altre strutture circondate da membrana tra cu i,
plasmalemma MP, che assolve alla funzione di interfacie ad esempio, i numerosi vacuoli elcttrondensi, vacuoli
dinamica tra l'ambiente interno della cellula e i diversi secretori V, osservabili nella figura (in questo caso speci-
ambienti esterni . In questo caso particolare la cellula inte- fi co contenenti ormoni).
ragisce con due divers i ambienti esterni: le cellule adia- La cell ula resta così suddivisa in numerosi comparti-
centi C e g li spazi intercell ulari SI. Ta li interazioni menti circondati da membrana, ciascu no dei quali man-
dipendono dalla specializzazione funziona le della cellula e tiene un proprio ambiente biochimico. Le membrane
includono l'assunlione di nutrienti e metaboliti, l'adesione servono, pertanto, a isolare processi biochimici incompati-
cellul a-cellula e cellula-matrice e le comuni cazioni inter- bili. In aggiu nta tali membrane incorporano sistemi enzi-
cellulari. matici e sono perciò esse stesse la sede di molte reazion i
Il nucleo N è l'organello cellulare più grande e il suo biochim iche specifiche.
interno, spesso defi nito 1111cleoplas111a. è circondato da un Gli organelli citoplasmatici sono sospesi in un meuo
sistema di membrane che costitui scono il cosiddetto invo- fluido chiamato citosol, nel quale ha luogo la maggior
lucro nucleare IN. U ci toplasma contiene diversi orga- parte de l metabolismo intermed io della cel lula. Nel citosol
nelli, la maggior parte dci quali è circondata da una si trova una rete di tubuli e fila menti, g lobalmente definiti
membrana. Un este~o sistema di tubuli. vescicole e con il termine di citoscheletro, che forn isce un supporto
cisterne delimitati da membrane, globalmente defin ito strunurale alla cellula e ai suoi organelli ed è fo ndamentale
reticolo e11doplasmatico RE, riempie il citoplas ma. Un per i movimenti ce llulari e intracellulari; g li elementi del
sistema di sacculi più di latati. l'apparato di Golgi G, si ciioschelctro sono visibili solo con ingrandimenti molto
trova di solito in prossimità del nucleo. Di spersi nel cito- forti.

...::::.
lii

......
lii
(,)

...
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--· ----·- - ·-··-·-··- --··-;-·-

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Istologia
6 ~--------------------------------------~

POLARE
~ Compos to
azotato

- - - Ponte fosfato
- - Glicerolo

NON POLARE

Acido grasso saturo

Acido grasso insaturo

(a) (b)

Superficie esterna

Proteina
estrinseca

Proteina
intrinseca
Superficie Proteina
interna transmembrana
con poro

Proteine del citoscheletro

(e)

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Struttura della membrana

Le conoscenze attuali sulla struttura de lle me mbrane cellulari derivano da mo lt i anni d i srudio. Alla fine de l
secolo scorso era stato osservato che i lipidi entrano facilme nte dentro le cell ule ed era stato perciò ipotizzato
che !"involucro cellulare fosse di natura lipidica. Negli anni Venti, misurando !"area mi nima occupata da un
monoslrato lipidico estratto da un numero noto di globuli rossi, si scoprì che la quantità d i lipidi contenuti era
tale da ricoprire ogni cellula due volte. Da c iò si concluse che la cellula è circondata da un doppio strato lipidico.
Successivame nte fu form ulata l'ipotesi che le membrane cellulari fossero strutture si mmetriche, formate da un
doppio strato di fosfolipidi inseriti tra due strati di proteine. Questo modello, però, non e ra in grado di spiegare la
permeabilità selettiva de lla maggior parte delle membrane ne i confronti di molecole che sono insolubili nei lipidi ,
tra cui il glucosio e gli ioni sodio e potassio. Queste difficoltà teoriche furono superate postulando l'esistenza di
"pori" formati da proteine attraverso i quali molecole idrotìliche potevano essere trasportate con meccanismo
attivo o passivo. Verso la fine degl i anni Cinqua nta, studi di microscopia elettronica hanno 1ivelato che tutte le
membrane hanno una struttura tri lam inare e c iò ha portato al concetto di unità di membrana secondo il quale tulle
le me mbrane della cellula presentano una medesima stmttura. Le attual i nozioni relative alla struttura de lla me m-
brana derivano dal modello a mosaico fluido proposto da Singer e Nicholson all'inizio degli a nni Settanta che è
stato ormai confe rmato da molti esperimenti.

Uff'lfJ Struttura della membrana (illustrazioni a sinistra)


(a) EM x 210 000 (b) Struttura di un fosfolipide (e) Modello a mosaico fluido della struttura della membrana

Secondo il modello a mosaico fluido. le membrane cellulari filiche possono essere trasportate in modo attivo o passivo
sono composte principalmente da un doppio strato di fosfo- attraverso la membrana. Molte protei ne non sono fissa te
lipidi. I fosfo lipidi sono molecole m~fipatiche , cioè com- ma pi uttosto fluttuan o all' interno dell a membrana, in
prendono una testa polare, idrofi/ica (amante l'acqua) e una modo da potersi muovere liberamente nell 'ambito dello
coda apolare idrofobica (che avversa l'acqua). Le teste strato fosfo lipidico. Da qui l' uso dcl term ine "modello a
polari sono per lo più formate da glicerolo legato a c;omposti mosaico fl uido" della struttura della membrana. Mentre la
azotati quali la col ina, l'etanolamina o la serina. med iante com ponente lipidica è la principale responsabile delle pro-
un ponte fosfato, come mostra la fi gura (b). Il gruppo prietà meccaniche della me mbrana, le protei ne svolgono
fosfato è carico negativamente mentre il gruppo aminico è un ruo lo fondamentale per la funLi<rnc d inamica della
carico positivamente. La coda apolare della molecola dei membrana. come interfacie tra compartimenti biologici
fosfolipidi consiste di due acidi grassi a catena lunga, cia- divers i. Altre proteine integral i possono essere fissa te
scuno dei quali è legato covalentemente al g licerolo , che fa mediante legame a proteine de l citoscheletro.
pane della testa polare. Nella maggior pane delle me mbrane Sulla superficie esterna della membrana p lasmatica delle
cellulari dei mammiferi, uno degli acidi grassi è saturo, a cellule animali , molte protei ne di membrana e alcuni lipidi
catena rettilinea. mentre l'altro è insaturo ed è ripiegato in sono coniugati a brevi catene poli saccaridiche: queste gli-
corrispondenLa del legame insaturo. A causa della loro coproteine e g licolipidi, rispettivamente. sporgono dalla
natura antipatica. i fosfoHpidi in soluzione acquosa formano superficie dcl doppio strato costi tuendo un rivestimento
spontaneamente un doppio strato, con le teste idrofiliche esterno che può essere paragonato alla membrana cellulare
(polari) d irette all'esterno e le code idrofobiche dirette esterna delle piante. dci batteri e dei fu nghi. Questo strato
all' interno. Le deboli forze intermolecolari che tengono polisaccaridic;o è stato chiamato glicocalice e ha un diverso
insieme il doppio strato permettono alle si ngole molecole spessore in differenti tipi cell ulari; un simile rivestimento è
fosfo lipidiche di muovers i in modo relativamente libero inollre spesso presente su lle superficie delle membrane
all ' interno di og ni stra10 e, talora, di fluttuare tra i due strati. intraccllulaii che no n sono in contatto con il citosol (ad
La fluidit à e la fl essibilità della membrana è aumentala esempio il versante luminale degli organell i membranosi).
dalla prescnrn di acidi grassi insaturi che prevengono l'ec- ' 11 g licocalice sembra essere coinvolto in fenome ni di rico-
cessivo impacchettamento delle code idrofobiche. noscimento cellulare. nella formazione di adesioni intercel-
Molecole di colesterolo sono inoltre presenti nel doppio lulari e nell 'assorbimento di molecole alla superficie
strato in un rappono d i circa I /I rispetto ai fosfolipidi. cellulare: in alcune situazioni il g licocal icc svolge anche
Anche le molecole di colesterolo sono antipatiche e hanno una fun zione di protezio ne meccanica e chimica per la
una conformazione "accartocciata" tale da impedire l'ecces- membrana plasmatica.
sivo impacchettamento delle code fosfolipidiche e da riem- La fotografi a al microscopio elett ronico in (a) ri trae ad
pire i vuoti lasciati dal ripiegamento delle code degli acidi alto ingrandimento la membrana plasmatica MP: questo
grassi insaturi dci fo sfo lipidi . Il colesterolo riduce così la esempio illustra le molteplici estro fl ess ioni (microvilli )
flu id ità e stabilizza il doppio strato lipidico. MV della superficie libera di una cell ula di rivestimento
Varie molecole proteiche, che rappresentano almeno la
metà della massa totale della membrana, sono associate al
doppio strato lipidico. Molte protei ne sono incorporate
dell'intestino tenue. Il caratteristico aspetto trilaminare
comprende due strati elettrondensi separati da uno strato
trasparente agli eletu·oni. Si pensa che g li strati e~terni
,..
ali" interno della membrana (proteine i11tri11seche o i11te- opachi corrispondano alle teste polari idrofi le de i fosfo li-
m
grali), mentre altre sono trattenute sulla s uperficie interna pidi e che lo strato intermedio elettrontrasparente sia costi- (')

,..,..
o esterna mediante legami elettrostatici debo li (proteine tuito dall a c;omponente idrofobica, per lo p iù ac id i grassi e m
estrinseche o periferiche). Alcune proteine intrinseche colesterolo. Alla superficie esterna della membrana. lo
attraversano I' i ntcro spessore della membrana (protei11e s trato fibrillare rappresenta il g licocalice G. 11 suo notevole
trammembra11a ) in modo da essere esposte su ciascuna
superficie: alcune proteine rransmembrana possono rive-
s pessore è caratteristico delle cellule di rivestimento dcl-
i ' intestino tenue, in cui il glicocal ice incorpora una varietà
,..
e:
stire la funzione di ·'pori" anraverso i quali molecole id ro- di e nzi mi digestivi. m
15IOIOgla
8

Trasporto attraverso la membrana plasmatica


La membrana plasmatica media il continuo scambio di molecole tra l'ambiente esterno ed interno della cellula
mediante quattro principali meccani smi, grazie ai quali la cellula è in grado di controllare in modo molto spe-
cifico la composizione del suo ambiente interno.
• Diffusione passiva. Questo tipo di trasporto è interamente dipendente dalla presenza di un gradiente di
concentrazione attraverso la membrana. I lipidi e le molecole solubili nei lipidi, come l'etano lo, passano
liberamente attraverso la membrana plasmatica; questa offre una scarsa resistenza anche alla diffusione
di gas quali l'ossigeno e l'anidride carbonica. La membrana plasmatica è, in genere, impermeabile alle
molecole idrofiliche; nonostante ciò alcune piccole molecole, tra cui acqua e urea, e ioni inorganici ,
quali il bicarbonato, sono in grado di passare attraverso regioni idrofiliche della membrana (la cui natura
non è chiara) seguendo un gradiente elettrochimico o osmotico.
• Diffusione facilitata. Anche questo tipo d i trasporto dipende da un gradiente di concentrazione e
implica il trasporto di metaboliti idrofilici di maggiori dimensioni quali il glucoso e g li aminoacidi.
Questo processo è quindi passivo ma richiede la presenza di cosiddetti "carriers" o trasportatori a cui i
metaboliti si legano in modo specifico ma reversibile, in modo analogo al legame tra enzima e substrato.
Quando il glucosio, per esempio, si lega alla sua molecola trasportatri ce, la configurazione tridimensio-
nale di quest'ultima si modifica, il glucosio passa all' intern o della cellula e a questo punto una nuova
modificazione conformazionale della molecola trasportatrice ne permette il rilascio.
• Trasporto attivo. Questo meccanismo di trasporto è non solo indipendente da gradienti di conce ntra-
zione ma, al contrario, opera spesso contro gradienti di cm1centrazione. L'esempio classico di questo
tipo di trasporto è il trasporto di sodjc> al di fuori della cellula attraverso la cosiddetta "pompa del sodio",
una Na+/K+ ATPasi che scambia ioni sodio con ioni potassio attraverso la membrana. L' ATP viene con-
ve1tito ad ADP durante questo processo per generare energia.
• Endocitosi. Questo tipo di trasporto comporta I' ing lobamento di grandi molecole o di piccole particelle
da parte di estensioni citoplasmatiche della cellula; si vengono così a formare all' interno del citoplasma
delle vescicole circondate da membrana. I vari tipi di endocitosi includono lafagocitosi e l'endocitosi
mediata da recettore, discusse più avanti in questo capitolo. L'esocitosi usa meccanismi simili per secer-
nere prodotti cellulari nell'ambiente esterno. La pinocitosi implica la cattura di piccole quantità di fluido
extracellulare in maniera non specifica. Molecole intemalizzate per pinocitosi possono essere tra s po~tate
attraverso la cellula per essere secrete ad un'altra faccia della superficie cellulare; questo processo viene
chiamato transcitosi.
Sia i processi di trasporto attivo che passivo sono potenziati da un aumento della superficie di scambio, per
esempio attraverso invaginazioni e pieghe della membrana plasmatica come avviene per !"epitelio di assorbi-
mento del lume intestinale (vedi fig. 1.2). A li vello istologico i processi di trasporto atti vo e passivo possono
essere osservati solo indirettamente; le cellule sospese in soluzioni ipotoniche, per esempio, scoppiano in
seguito all'assunzione passiva di acqua mentre le cellule poste in soluzioni ipertoniche tendono a raggrinzirsi
in seguito alla fuoriuscita di acqua. Tecniche di marcatura con radioisotopi possono essere usate per seguire i
processi di trasporto attivo. TI trasporto per endocitosi è, invece, facilmente osservabile con il microscopio
(vedi fig. 1.12).
Varie informazioni devono essere anche trasportate dall'ambiente extracellulare all'i nterno della cellula;
queste includono segnali mitotici, differenziativi , morfogenetici e stimoli per sintetizzare determinate mole-
cole. Queste informazioni vengono traspmtati attraverso la membrana plasmatica in tre modi.
• Le molecole con funzione di messaggeri possono essere liposolubili, per esempio g li ormoni steroidi, e
quindi attraversare liberamente la membrana plasmatica per legarsi a recettori intracellulari. Tutte le cel-
lule dell'organismo vengono coinvolte da questo messaggio, ma risponderanno solo quelle che han no
l' apposito recettore.
• Più comunemente, la molecola effettrice è una proteina che si lega a specifici recettori sulla superficie
delle cellule. Questi recettori sono di solito proteine transmembrana. Quando avviene il legame recettore-
ligando, si ha una modificazione conformazionale del recettore che pennette di trasferire al citoplasma
questa informazione, attraverso i cosiddetti secondi messaggeri. Molte di queste proteine recettoriali
sono enzimi che si attivano quando legano il ligando. L'enzima attivato modilìca altre molecole citopla-
_.
lii smatiche (secondi messaggeri) per esempio aggiungendo o togliendo loro un residuo fosfato.
• Un terzo metodo di informazione riguarda le cellule eccitabili, come le cellule nervose o i loro effettori,
_._.
:::) le cellule muscolari, e viene chiamato neurotrasmissione. Un trasmetti tore chimico (neurotrasmett itore)
viene rilasciato dalla cellula nervosa in stretta vicinanza a un'altra cellula eccitabile. TI neurotrasmetti-
lii tore si lega a specifici recettori che aprono canali di membrana capaci di modificare il potenziale elet-
() trico di riposo della cellula bersaglio. Jn questo caso, un segnale chimico viene tradotto in un segnale
elettrico alla membrana cellulare.
_.
lii
lfifl Trasporto attivo attraverso la membrana ME x 80 000

Per ottenere questo preparato al microscopio elettronico è attive nel trasporto di ioni attraverso la membrana apicale
stata usata una particolare tecnica istochimica enzimatica. (lumina le) nel citoplasma e da q ui negli spazi basolaterali;
Il tessuto qui mostrato è l'epitelio del tubulo convoluto del ciò è indubbiamente facili tato dall'enorme estensione del-
rene (vedi cap. 16). Le cellule di questo tessuto hanno, sia la superfic ie di scambio basolaterale. All ' interno dell a
alla superficie basale che laterale, profonde invagi nazioni membrana plasmati ca basolaterale vi è una Na• /K +ATPasi
della membrana plasmatica che si interdigitano fra di loro, che scambia attivamente questi ioni. In questa fotografia il
a formare un complesso labirinto; la superficie di scambio tessuto è stato trattato in maniera da prodUJre un prodotto
è q uindi enormemente aumentata. Lo spazio fra le varie di reazione elettrondenso PE là dove sono presenti le
invaginazioni della membrana plasmatica viene chiamato Na•/K• ATPasi, proprio sfruttando proprio l'attività di que-
spazio basale S. In questa fotografia sono visibili le in- sto enzima. Si noti la disposizione non contin ua ma
terdigitazioni basali di due cellule, delimitate dalle rispet- discreta dell 'enzima; è utile notare che per visualizza-
tive membrane plasmatiche MP; nel c itoplasma sono re chiaramente i precipitati opachi della reazione cito-
visibil i mitocondri M e ribosomi R. Una piccola porzione chimica. è stato necessario contrastare debolmente il resto
della membrana basale MB è visibile in basso a destra. de l campione per cui i dettagli citoplasmatici sono poco
Le cellu le del tubulo contorto prossimale sono molto visibili.

r-
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Istologia
10

(a)

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11

(d)

Qttlll Nucleo (illustrazio11i (a), (b) e (c) afro11te)


(a) ME x 15 000 (b) ME x 37 000 (e) EE x 480 (d) Azan x 320 (e) Arancio di acridina x 320
La fotografia (a) illustra l'aspetto tipico del nucleo cli una nucleoli sono strntture eterogenee ali' osservazione ultra-
cellula che secerne proteine, in questo caso specifico una strutturale. In questo esempio, il nucleolo consiste di una
plasmacellula che produce anticorpi. Tipicamente in queste porzione reticolare, il nucleolo11ema, che contiene una
cellule, il citoplasma contiene numerose cisterne del reticolo densa componente filamentosa F e una componente granu-
endoplasmico REr ricoperte da ribosomi e un numero con- lare G più pallida. In generale, le aree più pallide, filamen-
siderevole di mitocondri M , che producono l'energia neces- tose, del nucleolo rappresentano i siti di trascrizione delle
saria a una cellula metabolicamente cosl attiva. molecole di rRNA e le aree scure, granulari, i siti di assem-
Il nucleo non contiene solo DNA, che costituisce meno blaggio ,iniziale dei ribosomi. Si notino anche I' eucromatina
del 20% del materiale nucleare, ma anche una grande quan- E u e l'eterocromatina Et all'interno del nucleo; quest'ul-
tità di proteine, chiamate 11ucleoprotei11e, e RNA. La mag- tima si attacca in diversi punti all'involucro nucleare IN.
gior parte delle nucleoproteine è strettamente associata al Una sottile striscia di citoplasma contenente un mitocon-
DNA ; le proteine che legano il DNA sono di due tipi: istoni drio separa il nucleo dallo spazio extracellulare SEC.
e proteine non istoniclle. Gli istoni, che rappresentano la In generale, il livello di attività di ogn i cell ula può
maggior parte delle proteine legate al DNA, sono proteine essere desunto dall'aspetto ultrastrutturale de l suo nucleo.
di peso molecolare relativamente basso, con un alto conte- Le cellule relativamente inattive hanno nucleo piccolo, con
nuto di aminoacidi carichi positivamente che si legano con cromatina addensata (eterocromatina) e nucleoli piccoli o
facilità alle eliche del DNA cariche negativamente. Gli assenti. Nelle cellule molto attive invece il materiale
istoni sono coinvolti nel compattamento del DNA e nella nucleare è disperso (eucromatina) e i nucleoli sono ben
regolazione della sua attività. Le proteine non istonichc evidenti.
associate al DNA sono un gruppo eterogeneo che com- Il preparato della fotografia (c) mostra del tessuto cere-
prende enzimi per la si ntesi di DNA e RNA e proteine rego- brale colorato con ematossili11a ed eosina (EE), il metodo
latorie che sono coinvolte nella regolazio ne dell'attività dei di colorazione istologico più diffuso. L'ematossilina è un
geni. Tutte le nucleoproteine sono sintetizzate nel citopla- colorante blu, mentre l 'eosina è rosa. L'ematossilina, un
sma e quindi trasportate nel nucleo. colorante basico, è usata principalmente per evidenziare i
Tranne che nel periodo della divisione cellulare, i cromo- nuclei, me ntre l'eosina, un colorante acido, ha affinità per
somi esistono sotto forma di filamenti aggrovigliati che si strutture cariche positivamente come i mitocondri e molti
estendono attraverso il nucleo e non possono essere visualiz- altri costituenti citoplasmatici (a esclusione dei ribosomi
zati individualmente mediante la microscopia elettronica. I che sono basofili). Le strutture acidofile (caricate positiva-
nuclei appaiono come strutture eterogenee in cui si alternano mente) sono, perciò, eosiiwfile quando vengono colorate
aree elettrondcnse ad aree trasparenti. Le aree dense, chia- con l'EE. Le cellule nervose N, molto attive, visibil i nella
mate eterocromatina Et, rappresentano quella porzione di fotografia (c) presentano nuclei molto grandi, con cromatina
DNA, con le nucleoproteine associate, che non è attiva nella pallida e relativamente dispersa e nucleoli evidenti. Le cel-
sintesi di RNA. L'eterocromatina tende a raggrupparsi alla lule circostanti, invece, che svolgono funzioni di supporto S,
periferia del nucleo ma forma anche agglomerati irregolari hanno nuclei piccoli, con cromatina addensata e molto colo-
all'interno del nucleo. Nelle femmine il cromosoma X inatti- rata e non presentano nucleoli evidenti. È interessante
vato fonna una piccola massa nota come corpo di Barr. I notare la basofilia del citoplasma delle cellule nervose
corpi di Barr sono visibili lungo il margine esterno del dovuta al loro alto contenuto di ribosomi. Anche il preparato
nucleo in una piccola percentuale di cellule femminili in cui (d) è di tessuto nervoso ma, in questo caso è colorato con il
la sezione sia stata condotta secondo un piano favorevole. La metodo di Azan che prevede l'uso di un colorante rosso
zona elettron-trasparente, chiamata eucro111ati11a E u, rappre- basofilo associato a un colorante blu-verde acidofilo. Notare
senta quella parte di DNA che è attiva nella sintesi dell'RNA. come-la forma del nucleo dei neuroni N e delle cellule di
Globalmente l'eterocromatina e l'eucromatina costituiscono supporto S corrisponda a quella della fotografia (a), nono-
la cromatina, denominazione derivata dall 'aspetto forte- stante le ovvie differenze di colorazione. Nella fotografia (e)
mente colorato dei nuclei osservati al microscopio ottico. è stata usata una tecnica di fluorescenza per localizzare r-
Molti nuclei, specialmente quelli di cellu le in attiva sin- DNA e RNA. Il preparato è stato colorato con una sostan7.a m
tesi proteica, contengono una o più strutture estremamente che si lega a DNA e RNA; quando è osservato con il micro-
dense chiamate 11ucleoli Nu - che sono i siti di sintesi scopio a fluorescenza, il DNA emette una fluorescenza n
dell ' RNA ribosomico e dell'assemblaggio dei ribosomi. Le giallo-verde e l' RNA arancio-rossa che colorano, rispettiva- m
proteine ribosomiche sono trasportate dal citoplasma al mente, il nucleo e il citoplasma. La fotografia mostra delle r-
nucleo e sono complessate con l'rRNA per formare le plasmacellule e dei linfociti in uno striscio di aspirato di r-
diverse subunità ribosomiche; queste passano quindi ne l midollo osseo; le plasmacellule, che presentano un 'attiva e
citoplasma ove si aggregano a formare ribosomi completi, sintesi proteica, hanno molto RNA citoplasmatico di cui i r-
funzionanti. La fotografia (b) mostra un tipico nucleolo. I linfociti, invece, sono quasi privi. m
(a)

ljtflJJ Involucro nucleare (a) ME x 59 000 (b) Preparato con la tecnica del congelamento-frattura x 34 000
La membrana nucleare (MN) è formata da due strati di mern- derivata dall' idrolisi dcli ' ATP. Il poro nucleare serve anche
brana (ognuno dei quali con la tipica struttura dcl doppio a mantenere assieme le due membrane che compongono
foglietto fosfolipidico) che rappresentano una specializza- l'involucro nucleare. Notare i mitocondri M in alto a destra.
ziune del reticolo endoplasmatico. La fotografia (b) mosLra un esempio di una tecnica chia-
Lo ~pazio illterme111bra11oso (periuucleare) è in conti- mata co11gelame11to-fratt11ra (freeze-etching). Questo me-
nuità con quello del reticolo endoplasmatico REr e. come todo comporta il rapido raffreddamenLo delle cellule a
questo, ha la supcrtìcie esterna coperta da ribosomi R. Nella temperature molto inferiori allo zero e la successiva fra l-
parte interna delJa membrana nucleare c'è uno strato elet- tura. Ciò pennette d i esporre le s uperfici interne della ccl-
trondenso, la lamina 1111cleare, che è fom1ata da polipeptidi, lula in modo casuale, anche se le linee d i frattura tendono
chiamate lamine, legati alle proteine della membrana c alla a seguire i piani di minore resistenza. I dettagli della super-
cromatina sortostanLe. ficie si ouengono facendo sublimare (etching) a bassa tem-
La membrana nucleare contiene numerosi pori nucleari peratura una piccola porzione di acqua dal campione. La
(PN) ai margini dci quali la membrana interna e quella superficie viene quindi rivestita di un sottile strato di car-
estem a sono in continuità. Ogni poro contiene una struttura bone e metalli pesanti e questa immagine specu lare viene
elettrondensa, il complesso del poro, un 'elaborata struttura osservata con il microscopio e lettronico a trasmiss ione.
proteica cilindrica che fonna un anello con un canale ccn- Questa tecnica è di grande valore per lo studio delJe super-
tralc; l"intero complesso è stabilizzato dalla lamina fici interne d ella cellula e pennette un'alta risoluzione. In
nucleare. I pori nucleari permettono e regolano lo scambio questo preparato, il piano di clivaggio comprende pa11e
di metaboliti, macromolecole e subunità ribosomiche u·a il della membrana nucleare; i pori nucleari PN , in essa con-
nucleo e il citoplasma. Il meccani smo di trasporto attra- tenuti, sono chiaramente visibili. Notare anche il profilo
verso il poro nucleare è sconosciuto ma richiede energia de lla membrana plasmatica MP e dei mitocondri M .

Sintesi proteica
Le proteine non sono solo il più importante componente strutturale della cell ula ma, sotto forma di enzimi,
proteine di trasporto e proteine regolatrici agiscono come mediatori di ogni processo metabolico all' interno
della cellula. La natura e la quantità delle proteine presenti in ogni singola cellula determina pe rtanto la fun-
zione della cellula stessa. Tutte le proteine sono soggette a un continuo ricambio. Molte cellule sintetizzano
anche proteine che devono essere secrete; tali proteine includono i secreti delle ghiandole e i componenti della

.......:::»
sosta nza extracellulare dei tessuti . La sintesi proteica è, pe rciò, un 'attività essenziale e continua di tutte le cel-
lule e, per alcune di esse, una delle più importanti fun zioni.
Le principali strutture coinvolte nella sintesi proteica sono il nucleo e i ribosomi. li nucleo di ogni cellula
...... contiene nel suo corredo di DNA uno "stampo" per ogni proteina che può essere sintetizzata da un individuo .
La maggior parte delle cellule, però, può sintetizzare solo un certo numero di proteine che sono propri e di quel
.... particolare tipo cellulare; solo una paite del DNA viene, pertanto, utilizzato. La produzione o espressione di
(.) una patte selezionata di proteine è una caratteristica propria delle cellule differenziate. La presenza di partico-

....... lari proteine ali' interno della cellula può essere utili zzata per d iscriminare cellule d ifferenti, ad esempio le cel-
lule muscolari hann o isoforme specifiche di actina e miosina.
1.)

Nucleo Citoplasma

DNA
p
p
CPN p

mRNA PR
R
R R

mRNA

r p

R
REr

Di!ilil Sintesi proteica


La sintesi proteica avviene attraverso diversi passaggi. molto attive, con proteine recettoriali che allineano gli
Innanzitutto, si ha la trascrizione del DNA che codifica mRNA con le appropriate molecole di RNA di trasferi-
per una pai1icolare proteina (gene) in una molecola di mento (tRNA), a loro volta legate ai vari aminoacidi; gli
RNA m essaggero (mRNA) complementare. Il DNA del aminoacidi vengono quindi aggiunti sequenzialmente alle
gene è composto anche di sequenze non-codificanti chia- catene polipepliche P in formazione. Altre proteine riboso-
mate i11tro11i I, che vengono rimosse prima che l'RNA michc sono coinvolte nella formazione dei legami peptidici
lasci il nucleo attraverso il poro nucleare CPN. L'mRNA tra gli aminoacidi. È possibile vedere i ribosomi nel cito-
entra quindi nel citoplasma e si associa ai ribosomi ove plasma o singolarmente o in unione con mRNA in piccoli
avviene la sintesi proteica; i ribosomi traducono la aggregati spiraliformi definiti polbibosomi o polisomi PR.
sequenza nucleotidica nella sequenza aminoaeidica speci- Ogni ribosoma in un poliribosoma sintetizza una catena
fica della proteina risultante. polipeptidica indipendente, un esempio di chiara efficienza
I ribosomi sono piccoli organuli citoplasmatici, ciascuno con cui le risorse cellulari vengono utilizzate. I ribosomi e i
dei quali è composto da due subunità di dimensioni diverse. poli.ribosomi possono anche essere adesi alla superficie del
Ogni subunità consiste di RNA ribosomale (rRNA) al reticolo endoplasmatico RE r (vedi fig.1.7). Ulteriori modi-
quale sono associate le protei ne ribosomiche; l'rRNA e le ficazioni della proteina possono avvenire nel lume del Rer,
proteine sono organizzate in modo tale da formare una ad esempio i primi stadi della glicosilazionc e la fo1ma-
struttura condensata, globulare. I ribosomi sono strutture zione dei ponti disolfuro.

Reticolo endoplasmatico rugoso e ribosomi


H reticolo endoplasmatico è formato da una rete anastomotica di tubuli, vescicole e sacculi appiattiti (cisterne)
che si ramificano nel citoplasma. Gran parte della superfici~ del reticolo endoplasmatico rugoso è ricoperta di
ribosomi che conferiscono a questa struttura un aspetto rugoso o granulare; tale reticolo endoplasmatico è per-
ciò chiamato reticolo endoplasmatico rugoso o granulare (REr o REg). Le proteine sintetizzate dal REr sono
r-
m
destinate o alla secrezione o all'incorporazione in lisosomi; anche le proteine integrali di membrana sono sinte-
tizzate dall'Rer e inserite in membrana a questo stadio (la paite extracellulare protruderà nel lume, mentre la n
parte che attraversa la membrana sarà ancorata ai lipidi circostanti da legami idrofobici). Tutte queste proteine m
sono sintetizzate dai ribosomi della superficie esterna dell'REr e sono quindi trasportate ali' interno del lume del
r-
r-
reticolo. È all'interno di questo compartimento che le proteine assumono la loro conformazione terziaria; pai·i- e
menti si formano i ponti disolfuro intra- e inter-catena e si hanno le prime glicosilazioni. Al contrario le proteine r-
dest~ate al citoplasma, al nucleo e ai mitocondri sono sintetizzate dai ribosomi liberi (cioè non attaccati al Rer). rn
1sto1og1a
14 ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~-

REr

N REr
\Nu

(e)

IDQ Reticolo endoplasmatico rugoso (a) ME x 23 000 (b) ME x 50 000 (e) Cresyl violetto x 800
Queste fotografie al microscopio elettronico illustrano il La fotografia (b) mostra una parte del reticolo endopla-
reticolo endoplasmatico rugoso in una cellula che è specia- smatico rugoso ad alto ingrandimento. Numerosi ribosomi
lizzata per la sintesi e la secrezione delle proteine. In tali sono adesi alla superficie del suo sistema di membrane e
cellule, il reticolo endoplasmatico rugoso tende a essere numerosi altri ribosomi si trovano libe1i nel citoplasma.
...
lii
abbondante e a formare pile di cisterne appiattite e stretta-
mente stipate.
La fotografia (c) mostra una singola cell ula nervosa ad
alto ingrandimento colorata con un altro colorante basofilo,

......
::::::.
Nella fotografi a (a) le dimensioni del REr possono il cresil violetto. Gli addensamenti basofili nel citoplasma
essere comparate con quelle dei mitocond!i M e del ·nucleo rappresentano aree in cui il reticolo endoplasmatico rugoso
lii N. Il nucleo contiene un grosso nucleolo Nu . È da notare la REr è particolarmente abbondante. In questa cellula la cro-
(,) stretta associazione dell' REr con la membrana nucleare matina dispersa e l'evidente nucleolo sono particolarmente
MN con la quale esso è in continuità. La cromatina nel ben visibili ed è possibile distinguere anche l' involucro

...
lii nucleo N è dispersa (eucromatina), come nella gran parte
delle cellule in fase di attiva sintesi proteica.
nucleare, la cui basofilia è detemunata dalla presenza di
numerosi ribosomi che ricoprono la sua superficie esterna.
IMl :I Reticolo endoplasmatico liscio EM x 40 000

Il reticolo e11doplasmatico liscio REI è fomrnto da una rete La maggior parte delle cellule non ha un reticolo endo-
irregolare dj membrane organizzate a formare tubuli e vesc.:i- plasmatico liscio mollo sviluppato, ma piuttosto e lementi
c.:ole prive di ribosomi, in contrasto con le cisterne appiattite sparsi che possono essere osservati tra gli altri organelli.
ric.:operte di ribosomi che caralle1izzano il reticolo endopla- Eccezioni di rilievo sono rappresentate dalle cellule specia-
smatico rugoso. Esso forma pane del sistema intrncellulare lizzate ne lla biosintesi di lipidi quali le c.:ellule della ghian-
di membrane ed è in c.:ontinuità c.:on il retic.:olo endoplasma- dola surrenale e delle gonadi, che secernono ormoni
tico granulare e con l'apparato di Golgi. Le principali fun - steroidei, e le cellule epatiche. In questa fotografia di una
zioni del retic.:olo endoplasmatico Liscio sono la biosintesi cellula epatica la maggior p<u1e degli clementi membranosi
dei lipiru e la ri parazione delle membrane. Gli acidi grassi e fanno parte del reticolo endoplasmatico liscio REI: per
i triglicerid i sono simetizzati prevalentemente nel citopla- comparazione si osservi un frammento del reticolo endopla-
sma, mentre il colesterolo e i fosfolipidi sono sintetiaati dal smatico rugoso REr incluso in basso a destra nella fotogra-
REI. Nelle cellule epatic.:he, il reticolo endoplasmatic.:o lisc.:io fia. È da notare la cominuità tra le due forme di RE. In
è ricco di citocromo P450 e svolge un ruolo importante nella questo campo fotografico sono anche inclusi parecchi mito-
detossiticazione di prodoui nocivi del metabolismo. farmaci condri M, un perossisoma P , ribosomi liberi e poliribosomi
e etanolo. Nelle cellu le contrattili (muscolo), il REI è impli- R e un corpo residuo CR costituito da residui di membrana
cato nel deposito e nel rilascio di ioni calc.:io responsabili avvolti a spirale.
dell 'attiva1.ione della c.:ontrazione (vedi cap. 6).

Sistemi di trasporto all'interno della cellula

Come è già stato osservato, le cellule eucariote sono strutture compai1imentalizzate che permettono di mante-
nere attività mutualmente incompatibili in mi croambienti isolati. Per esempio la s intesi di proteine e la loro
secrezione che avviene nel REr e nell 'apparato di Golgi deve essere tenuta separata dai processi degradativi,
che avvengono nei lisosomi. Parimen ti, microrganismi fagocitati devono essere uccisi senza danno per le nor-
mali strutture della cellula. Per rendere possibili questi processi ci deve essere un preciso macchinario per il
trasporto da un compai1imento all ' altro.
Negli ultimi anni, la 1icerca ha fatto enormi progressi nella comprensione dei meccanismi di trasporto di orga-
nelli e molecole all ' interno della cellula. Due processi sono stati particolarmente studiati: l'esocitosi e l'endoci-
tosi. Nel primo processo, vescicole del imi tale da membrana trasportano le proteine sintetizzate dal REr
all' apparato dcl Golgi e da qui alla membrana plasmatica per la secrezione o per l'incorporazione nella me mbrana
stessa. Il trasporto inverso, dalla membrana plasmatica all'interno della cellula, prende il nome di endocitosi. 11
materiale c he deve essere trasportato con questo meccanismo viene dapprima concenu·ato in particolati invagina-
zioni della membrana plasmatica, rivestite da proteine. Queste invaginazioni si staccano quindi dalla membrana
r-
m
dando vita a vescicole ammantate, che poi perdono il loro rivestimento. Le vescicole libere si fondono quindi con
altri compartimenti di membrana tra cui gli endosomi, in modo che i loro componenti siano degradati o riciclati . (')
Affi nché questi processi di traffico di membrana possano avvenire, si è sviluppato un meccai1ismo di riconosci- m
mento fra le vescicole e i vari compartimenti di membrana accettori che permette la veltorialità di questi processi.
r-
r-
È importante osservare che molte molecole sono trasportate all'interno della cellula con meccanismi che e
non fanno uso di vescicole, come, ad esempio, le proteine intracellulari che sono sintetizzate dai ribosomi r-
liberi nel citoplasma. m
1s101og1a
16

Facc ia di formazione
Reticolo endoplasmatico rugoso Vescicola di del Golgi Granulo di secrezione

--===-l~""'?""'F.~;;;::;""""~-==~---==:.....- transizione
.
..

Nucleo
Faccia di maturazione del Golgi

(a)

IMfl Apparato del Golgi (a) Schema illustrativo (b) EM x 30 000


(e) Giemsa x 300 (d) lmmunoperossidasi x 100 (e) E matossilina ferrica x 400 (b, c, d, e figure afro11te)

Lo schema (a) mostra le principali caratteristiche struttu- maggiori dimensioni , alcune deUe quali sembrano gem-
rali dell 'apparato di Golgi e riassume i probabili meccani- mare dalle cisterne del Golgi C ; tali vescicole possono
smi mediante i quali i prodotti di secrezione sono inglobati essere sia futuri granuli secretori che lisosomi. Si noti la
in vescicole circondate da membrana. L'apparato di Golgi vicinanza dell' apparato del Golgi al nucleo N; la membrana
è formato da un sistema di cisterne piatte, impilate, con la nucleare MN è part icolarmente b.e n visibile in fotografia.
superfi cie concava rivolta verso il nucleo. Le cisterne più La fotografia (e) illustra una plasmacellula in uno stri-
esterne hanno la forma di un reticolo di tubi. Le proteine, scio di midollo osseo; queste cellule sono responsabili
che devono essere secrete o che sono incorporate nella della produzione di anticorpi. Il citoplasma è ripieno di
membrana, vengono sintetizzate dai ribosomi del reticolo reticolo endoplasmatico granulare responsabile della si n-
endoplasmatico granulare; da qui sono trasportate tramite tesi di proteine (anticorpi in particolar modo) ed è perciò
vescicole all' apparato di Golgi. Queste vescicole, chia- fortemente basofilo. C'è un apparato di Golgi G ben svi-
mate vescicole di transizione, si uniscono con la superficie luppato, costituito da numerose membrane impilate che
convessa dell 'apparato di Golgi, un 'area dell ' apparato "impacchetta" g li anticorpi prima della secrezione. Il
nota come faccia di for111azio11e (o cis-Golgi network). Golgi, che è formalo principal mente da lipidi (membrane),
Nell'apparato del Golg i, la glicosilazione delle proteine i quali si dissolvono dutrante i processi di fissazione e
iniziata nel reticolo endoplasmatico rugoso, viene portata inclusione, non rimane colorato e appare come un' area
a termine. Ogni cisterna contiene l'enzima per aggiungere chiara (immagine negativa) vicino al nucleo N.
uno specifico residuo glicidico a una proteina; l'aggiunta Anche nella fotografi a (d ) sono mostrate plasmacellule
sequenziale di vari residui implica perciò la traslocazione P presenti in una sezione di tonsilla. In questo campione,
della proteina da una cisterna all 'altra dell 'apparato di colorato con il metodo dell'immunoperossidasi vengono
Golgi attraverso vescicole ammantate (ma non di clatrina) evidenziate plasmacellule il cui citoplasma è ripieno di
che si staccano da una cisterna per fondersi con que lla suc- IgA. L' anticorpo anti-lgA è coniugato a un'enzima, la
cessiva. Quando la vescicola raggiunge la faccia concava perossidasi del rafano, che converte un substrato incolore
di maturazione (o h·ans-Golgi network), le proteine ven- in un precipitato marrone che è localizzato nelle aree in cui
gono separate in due grossi gruppi : proteine dei lisosomi e l'anticorpo si è legato all'antigene, le lgA in questo caso
vescicole secretorie. Il contenuto di queste ultime vesci- (per maggiori dettagli si vedano le "Note sulle tecniche di
cole viene enormemente condensato man mano che colorazione" a pag. 407).
...::»
lii
migrano all ' interno del citoplasma verso la membrana pla-
smatica, diventando così granuli maturi il cui conte nuto
Il metodo di colorazione della fotografia (e) viene usato
per mostrare i g ranuli di secrezione della ghiandola pan-

......
verrà liberato all'esterno della cellula per esocitosi. Una creatica che secerne enzimi digestivi. Le cell ule secretorie
cellula può anche contenere apparati di Golgi multipli. sono raggruppate attorno a un piccolo dotto centrale D e i
lii La fotografia (b) al microscopio elettronico illustra granuli secretori , colorati in nero, sono concentrati al lato
(J un'apparato del Golgi particolarmente sviluppato; vicino luminale della cellula. I nuclei N de lle cellule secretorie,
alla faccia di formazione sono visibili vescicole di transi- caratterizzati dalla presenza di cromatina notevolmente
lii zione T cd elementi del RE granulare REr. Nella concavità dispersa e di grossi nucleoli, sono d isposti alla periferia
..I della faccia di maturazione si vedono alcune vescicole V di dell ' unità di secrez ione.
l I

(e) (d)

(e)
r-
m
n
m
r-
r-
e
r-
m
lsto1091a
18

(a )

l d l l 1 i Esocitosi
(a) ME x 14 000 (b) X 41 500

La fotografia al microscopio clellro-


nico in (a) illustra una tipica cellula
secernente proteine ; si tratta di una
gh iandola pancreatica che produce
una secrezione ricca di enzimi dige-
stiv i. Nel nucleo N la cromatina è
dispersa cd è chiaramente visibile iI
nucleolo Nu . Il c itoplasma contiene
un abbondante reticolo endoplas ma-
tico g ranulare REr cd è vi sibile un
apparato del Golg i G ben sviluppato.
I mitocondri M sono sparsi tra gliele-
menti dcl reticolo endoplasmat ico
granulare. Le vescicole di secrez ione
V diventano sempre più elettrondense
man mano che si avvicinano al lume
ghiandolare L.
La fotografia (b) mostra le regioni
apicali di due cell ule pancreatiche
esocrine che c;onvergono in un sotti le
dotto escretorio centrale. Grandi
vescicole secretorie V sono visibili in
prossimità del lume; una di esse sta
fo ndendosi con la membrana plasma-
tica. Si noti un abbondante reticolo
endoplasmatico rugoso Rer, che è
(b)
tipico delle cellule secernenti . Ce llule
adiacenti sono unite fra loro da com-

...:>w plessi giunzionali CG (vedi cap. 3) .


Corti microvilli MV protrudono nel

...... dotto escretorio .

w
u
...w
l':J

Endocitosi mediata Fagocitosi


da recettore

FL

MVB
Lisosoma
( Lisosoma

o Apparato dl Golgl

IMlll Endocitosi
L'internalizzazione di maleriale particolato e di grosse timento endosomafe di riciclo RE per essere trasportati nuo-
molecole da parte della cellula avviene attraverso una serie vamente alla membrana plasmatica. Alcuni recettori possono
di processi colletlivamente chiamati endocitosi. Il processo fare questo viaggio fino a 300 volte prima di essere degra-
meglio conosciuto è lafagocitosi, che è utilizzata dalle cel- dati. La rimanente parte del compartimento endosomale di
lule del sistema di difesa per ingerire e distruggere i micror- separazione, che contiene il ligando dissociato, si trasforma
ganismi patogeni. Negli ultimi anni, è stalo intensamenle in un endosoma tardivo, spesso chiamato anche co1po 111111-
studiato il meccanismo di endocitosi mediata da recettore, tivescicolare MVB. I corpi multivescicolari si muovono
processo molto complesso e diffuso di internalizzazione. La verso l'apparato di Golgi, dove si fondono con i lisosomi,
pi11ocitosi, che consiste nella cattura di piccole porzioni di trasformandosi in fagolisosomi FL. Gli enzimi degradativi
liquido extracellulare, e vari altri tipi di endocitosi sono ali' inlerno di questi organelli digedscono il Iigando.
molto meno conosciuli.
Fagocitosi
E ndocitosi mediata da recettore I batteri B sono catturati da cellule specializzate, come i gra-
Mentre alcuni processi di endocitosi sono relativamente aon- nulociti neutrofili e i monocili del sangue, attraverso un pro-
scleuivi e guidali da gradienti di concentrazione, nella mag- cesso che prende il nome di fagocitosi (mostrato nel
g ior paitc dei casi l'endocitosi è un processo molto specifico pannello cli destra dello schema illustrativo). Il batterio si
che viene mediato da recettori incorporati nella membrana lega a recettori sulla superficie di queste cellule, scatenando
plasmatica. Il termine ligando è utilizzato per definire mole- la formazione di pseudopodi da parte della cellula che lo
cole catturate mediante processi specifici di e11docitosi avvolgono completamente fino ad ing lobarlo in una vesci-
mediata da recettori. I recettori sono posti in piccole invagi- cola che si stacca dalla membrana plasmatica, formando così
nazioni della membrana, chiamate vescicole rivestite o il fagosoma F . A questo stadio, si ha il riciclo delle mem-
ammantate (coated pits), oppure sono liberi sulla membrana, brane e dei recettori ; il meccanismo non è stato tuttavia ben
prima di essere associati alle vescicole riveslite. Le vescicole chiarito. Ci può essere uno scambio di materiale tra l'endo-
rivestite vengono così chiamate per la presenza, sul lato soma precoce, quello di riciclo e il fagosoma (non mostrato
interno della loro membrana (lato citoplasmatico), di un rive- nel diagramma). li fagosoma si fonde quindi con un liso-
stimento proteico il cui principale componente è la cfatrina ; soma a fonnare un fagolisosoma FL (qualche volta chia-
questo rivestimento ha la forma di un reticolo curvo che malo lisosoma secondario); il batterio viene a questo punto
deforma la membrana. La clatrina viene reclutata alla mem- sottoposto all'azione tossica degli enzimi lisosomali. Questi
brana plasmatica da particolai·i proteine, chiamate complessi enzimi idrolizzano le vade componenti del batterio mo1to
adattato1i, che legano da una parte i recettori transmembrana che vengono trasferite nel citoplasma per essere recuperate,
e dall 'altra la clatrina. Una volta che la vescicola si è staccata espulse per esocitosi o dare vita a corpi residui. I lisosomi
r-
dalla membrana, perde il dveslimento di clatrina, i cui com- sono anche coinvolti nella degradazione di organelli cellu-
m
ponenti vengono poi riulilizzati per la fo1ma zione di nuove lari, molti dci quali hanno una vita breve e vengono, perciò, n
vescicole. La vescicola libera si fonde quindi con il compar- continuamente rimpiazzati ; questa funzi one dei lisosomi è m
timento e11dosomale di separazione SE, una struttura tubulo- defi nita autofagia. La maggior parte dei prodolti residui del- r-
vescicolare che si trova nom1a!mente vicino alla membrana l'autofagia si accumula ed è indistinguibie dai corpi residui r-
plasmatica. li pH acido di questo comparLimento favodsce la dell'endocitosi. Con l'avanzare dell 'età, i corpi residui si e
dissociazione del ligando dal recettore; i receuori passano accumulano nelle cellule di alcuni tessuti e appaiono come r-
qui nd i in un nuovo compaitimento di membrana, il campar- granuli bruni di lipofuscina (ved i fig. I. 14). m
'LU ·-·-·-:.·-
Ui!llfJ Fagocitosi
MEx 11750

Questa fotografia al microscopio


eleuronico mostra un granulocito
neutrofilo (una ceUula della serie
bianca dcl sangue dotata di intensa
attività fagocitaria) nel momento in
cui fagòcita e uccide un batterio B.
Notare come gli pseudopodi Pp cir-
condano il batterio prima della fago-
citosi . Notare anche i fagosomi Fs
che contengono batteri in vari stad i
di degradazione. Sono vis ibili anche
parecchi lisosomi primari L .

(a)

Ui!llFI Lisosomi (a) ME x 27 000 (b) ME x 60 000


(c) Metodo istochimico per la rivelazione della fosfatasi alcalina: EM x SO 000 (be e pagina a fronte, in alto)

Queste fotografie mostrano le caratteristiche tipiche dei liso- Gli enzimi dei lisosomi comprendono più di 40 diverse
somi e dei corpi residui. La fotografia (a) mostra una parte idrolasi acide che presentano un massimo di attività a un
del citoplasma di una cellula epatica. I lisosomi primari Lit pH intorno a 5. Questo può essere un meccanismo di pro-
variano molto per dimensioni e aspetto ma sono riconoscibili tezione per la cellula; se, infatti, questi enzimi diventassero
come organelli che contengono un materiale granulare liberi nel citosol sarebbero molto meno attivi per il pH più
amorfo. I fagolisosomi o lisosomi secondari Li2 hanno un alto che s i trova in questa sede. Metodiche istochimiche
aspetto ancora più variabile ma sono riconoscibili per il loro possono essere utilizzate per dimostrare la localizzazione
diverso contenuto di particelle che, in alcuni casi, è estrema- di diverse attività enzimatiche all'i nterno delle cell ule e
lii
.... mente elettrondenso. La distinzione tra corpi residui e liso-
somi secondari è spesso difficile ma un tipo facilmente
possono così servire per localizzare i lisosomi. Una tecnica
di questo tipo è stata usata neUa microfotografia (e) per
::>
.... distinguibile di corpo residuo, il cosiddeuo corpo multivesci- dimostrare la presenza difo~fatasi acil/a, un tipico enzima
.... colare (CM), è visibile in questa fotografia. Notare la dimen-
sione dei lisosomi in relazione a quella dei mitocondri M.
lisosoma.le; l' attività enzimatica è rappresentata da un
deposito molto elettrondenso all'interno del lisosoma L.
lii
(.) La fotografia (b) mostra due lisosomi secondari a un Gli a ltri organelli no n vengono colorati, anche se si può
ingrandimento più elevato, che permette di apprezzare la osservare in questo campo l'immagine pallida di un mito-
lii membrana limitante. Entrambi contengono materiale par- condrio M e di alcune cisterne del reticolo endoplasmatico
.... ticolato elettrondenso e materiale amorfo granulare. rugoso REr.
L, J

. M ~-·

'
0.5um
RE

(b) (e)

Pigmenti cellulari: lipofuscina e melanina (a) EE x 320 (b) Azan modificato x 600
l tessuti dei manuniferi, in generale, presentano una colo- spesso definito come "pigmento della vecchiaia" . Il più
razione intri nseca molto scarsa quando vengono osservati comune pigmento del nostro organismo è comunque la
al microscopio ottico, la qual cosa rende necessari a la loro melani na, responsabile della colorazione della pelle (vedi
colorazione. Alcuni tessuti , comunque, contengono pig- cap. 9). Questo pigmento è anche presente nelle cellule ner-
menti intracellulari come la lipofuscina che rappresenta vose di alcune regioni dell'encefalo, tra cui la substantia
un prodotto di degradazione insolubile del turnover degli nigra, mostrata in fotografia (b).
organelli. Con l'età, la lipofuscina si accumula nel cito- Questo preparato è stato leggermente colorato con il
plasma specialmente delle cellule dei gangli simpatici metodo di Azan per evidenziare i nuclei N che sono colorati
(raffigurate nella fotografia (a)), in altri neuroni e nelle in blu pallido; i nucleoli sono ben evidenti e colorati in
cellule del muscolo cardiaco; il pigmento viene, pertanto, magenta.

(b)

IMllOj Perossisomi ME x 40 000


I perossisomi (anche chiamati microcorpi) sono organelli piccoli, sferici, cir-
condati da una membrana; al microscopio elettronico assomigliano molto a liso-
somi. Sono, però, differenziabili dai lisosomi poiché possiedono un corredo
enzimatico diverso che può essere evidenziato con metodiche istochimiche.
I perossisomi contengono ossidasi che intervengono in particolari processi
catabolici (per esempio la beta ossidazione degli acidi grassi a catena lunga) uti-
lizzando molecole di ossigeno e producendo perossido di idrogeno, un sottopro-
dotto potenzialmente citotossico. Jl perossido di idrogeno è tuttavia utilizzato da
alcune cellule fagociti.che per uccidere microrganismi ingeriti. I perossisomi
contegono anche un altro enzima, la catalasi, che regola la concentrazione del
perossido di icll-ogeno, utilizzandolo nell 'ossidazione di alcuni metaboliti poten-
zialmente tossici, tra cui fenoli e alcoli.
...
I perossisomi di diverse specie hanno una struttura cristalloide centrale deno-
minata nucleoide che contiene l'enzima urato ossidasi. Tale enzima non è pre-
"r:
sente nell'uomo che manca quindi della possibilità di metabolizzare gli urati. I
perossisomi del fegato e del rene sono paiticolannente grandi e abbondanti, riflet-
tendo le funzioni di questi organi nel metabolismo lipidico e nello smaltimento
"......
dei prodotti tossici metabolici. In questa fotografia è possibile osservare il conte-
nuto granulare elettrondenso di un perossisoma P le cui dimensioni possono ...e
essere confrontate con quelle di mitocondri M adiacent.i.
"
Produzione e accumulo di energia

Tutte le funzioni della cellula dipendono dalla continua disponibilità di energia. Questa de1iva dal catabolismo di
molecole organiche durante il processo della respirazione cellulare; l'energia rilasciata durante questo processo
viene, alla fine, immagazzinata sotto forma di molecole di ATP. In cellule che presentano una attiva respirazione
cellulare, I' ATP costituisce un pool di energia rapidamente disponibile per tutte le funzioni metaboliche della cel-
lula. I principali substrati della respirazione cellulare sono zucclie1i semplici e lipidi, in particolare glucosio e acidi
grassi. Il catabolismo del glucosio comincia nel citosol dove esso è parzialmente degradato ad acido piruvico,
attraverso un proce~so definito glicolisi che porta alla produzione di una piccola quantità di ATP. L'acido piruvico
diffonde quindi in particolari organelli, i mitocondri, dove, in presenza di ossigeno, è degradato ad anidride carbo-
nica e acqua; questo processo comporta una notevole sintesi di ATP. Gli acidi grassi, al contrario, passano diretta-
mente nei mitocond1i dove sono anch'essi degradati ad anidride carbonica e acqua; anche questo processo produce
una grande quantità di ATP. La glicobsi può avvenire in assenza di ossigeno ed è perciò definita respirazione
anaerobica, mentre la respirazione mitocondriale dipende da un continuo apporto di ossigeno e viene, pertanto,
definita respirazione aerobica. I mitocondri sono i principali organelli coinvolti nella respirazione cellulare nei
mammiferi e sono numerosi in cellule metabolicamente attive, quali quelle ciel fegato e ciel muscolo scheletrico.
In condizioni nutritive favorevoli, la maggior parte delle cellule può immagazzinare l'eccesso di glucosio e di
acidi grassi sotto forma di molecole relativamente insolubili e non tossiche, il glicogeno e i trigliceridi. Le cellule
presentano un contenuto molto diverso fra loro di lipidi e glicidi immagazzinati; esempi estremi sono le cellule
nervose, che non contengono glicogeno o trigliceridi intracellulaii, e le cellule adipose, il cui citoplasma è quasi
completamente pieno di lipidi.

ldllfl I mitocondri

I mitocondri possono presentare forme e dimensioni mollo delle proteine che li costituiscono (le restanti sono sintetizzate
diverse tra loro, ma per lo più sono iirganelli allung11ti, a dalla cellula che contiene i mitocondri). I mitocondri, inoltre,
forma di sigaro. Essi sono mobili e tendono a localizzarsi si replicano mediante un processo che è analogo alla divisione
nei siti di massima richiesta energetica. Il numero di mito- dei batteri. Sulla base di queste caratte1istiche è stato proposto
condri nelle cellule è molto variabile; le cellule epatiche che i nùtoconchi siano organelli semiautononù che si origina-
contengono circa 2000 mitocondri, mentre le cellule inat- rono, nel corso dell'evoluzione, da parassiti batterici intracel-
tive ne contengono molto pochi. lulari di cellule eucariote.
Ogni mitocondrio è circondato da due membrane fosfo-
lipidiche. La membrana esterna è relativamente permea-
bile e contiene una proteina capace di formare pori ,
chiamata porina, che permette il libero passaggio di pic-
Membrana
cole molecole. La membrana esterna contiene anche en- interna-----
zimi che convertono certi substrati lipidici in forme che
possono essere metabolizzate nei mitocondri. La mem- Spazio
brana interna, che è più sottile di quella esterna, è sollevata inter-
in creste che sepimcntano parzialmente la cavità interna, a membrana - - -..,,
_sua volta riempita di una sostanza amorfa chiamata
matrice. La matrice contiene un certo numero di granuli Membrana
densi, i granuli della matrice, la cui natura e funzione esterna - - --
sembra legata al metabolismo del calcio. La membrana
mitocondriale interna è strettamente accostata a quella
esterna, da cui è separata da uno stretto spazio intermem- Granulo
branoso che si estende in ogni cresta. della matrice---=---~~.,,;~,_!

La r~s pirazione aerobica ha luogo nella matrice e sull a


membrana mitocondria-le interna e questo processo è
incrementato dalla grande superficie offerta dalle creste.
La matrice contiene la maggior parte degli enzimi coin-
volti nel!' ossidazione degli acidi grassi e nel ciclo di
Krebs . La membrana interna contiene i citocromi, le mole-
cole di trasporto della catena di trasporto degli elcttron i e
gli enzimi coinvolti nella produzione di ATP. In fotografie
al microscopio elettronico ad elevatissimo ingrandimento
è possibile osservare aggregati di enzimi implicati nella
w
.... fosforilazione ossidativa come 'palette' attaccate alla por-
zione interna della membrana interna del mitocondrio (non
::::»
.... mostrato in questo schema) .
.... I mitocondri presentano molte caratteristiche peculiari. La
matrice mitocondriale contiene un lungo filamento di DNA
w disposto circolarmente, come i cromosomi dei batteri. La
(.)
matrice contiene anche ribosomi che hanno caratteristiche
w simili ai ribosomi dei batteri. I mitocondri sintetizzano 37
....
- · · w••w•a o 1w11. .u.nn:: ""ç11M1care
23

0.5µ,m

lb) (e)

Mitocondri ME (a} x 42 000 (b) x 25 000 (e) x 50 000

Tutti i mitocondri mostrano le medesime caratteristiche matrit:e contenente akuni gran uli G. In questa fotografia
strutturali ma variano per dimensioni , forma e disposi- sono anche visibili aku ne rosette di glicogeno RG.
tione deUe creste: queste vari azioni spesso rifleuono lo Nella fotografia (b) sono visibili mitocondri cli cellule car-
stato metabolico de l tipo cellulare in cui viene osservato il diache. Le creste sono fittamente stipate, in relazione alrcle-
mitocondrio. I mitocondri si muovono li beramente nel va1a attività metabolica della t:ellula: esse hanno in queste
citoplasma e tendono ad aggregarsi in siti intracellulari cellule una forma tipicamente laminare. Nella fotografia (e)
t:on grande necessità di energia, in cui la loro forma spesso viene usata una particolare tecnica istochimica per localiz-
si adatta allo spatio disponibile. zarc un entima mitocondriale, la citocromo ossidasi. li pro- r-
La fotografia (a) dcl citoplasma di un epatocita, mostra dotto eletu·ondenso della reatione RP può essere osservalo m
le caratteristiche tipiche di mitornndri tag liati secondo
diversi piani di sezione: si noti la relativa densità della
nello spazio intermembranoso. I fil amenti di actina e 1uio-
sina F non si sono colorati in questo preparato.
n
m
r-
r-
e
r-
m
1sto1og1a
24

(a) (b)

ldll:I Mitocondri
(a) Ematossilina ferrica X 480 (b) Succinato
deidrogenasi x 480 (e) ME x 13 000

I mitocondri, in generale, non sono disti nguibili indivi-


dualmente al microscopio ottico. Essi, però, sono acidofili
e nella colorazione con EE sono responsabili di gran Qarte
dell 'eosinofilia (colorazione rosa) del citoplasma. In
alcune cellule, i mitocondri sono numerosi e possono
essere concentrati in una regione della cellula; possono
cosl essere dimostrati direttamente o indirettamente con
varie tecniche di colorazione.
La fotografia (a) mostra un dotto di una ghiandola sali-
vare delimitato da cellule estremamente attive nella secre-
zione e nel riassorbimento di ioni inorganici. Quesli
processi avvengono alla base della cellul a (Cioè alla super-
ficie opposta al lume L ) e l'energia viene forn ita dall' ATP
prodotto da mitocondri molto allungati, associati a nume-
rose introflessioni della membrana plasmatica. Le cellule
sono state colorate con un metodo all'ematossilina modifi-
cato che non solo colora le strutture basofi le (cioè DNA e
RNA) ma anche strutture acidofile come i mitocondri ;
questi ultimi sono visibili come striature S sul lato basale
delle cellule.
Nel preparato (b), che mostra una sezione trasversa di
muscolo scheletrico, è stato usato un metodo enzimatico-
istoch im ico per evidenziare l'attività della succinato dei-
drogenasi. La succinato deidrogenasi è un enzima del ciclo
dell 'acido citrico che si trova esclusivamente nei mitocon-
dri e ne rappresenta, perciò, un marcatore specifico. Nel
muscolo scheletrico ci sono tre tipi diversi di fibre che dif-
feriscono per la quantità dei mitocondri e un tale metodo
può essere usato per dimostrare le loro proporzioni relative
(vedere anche la fig. 6.11).
La fotografia (c) mostra la parte basale di una cellula
assorbente di un tubulo renale dove si ha un intenso tra-
sporto attivo di ioni. La membrana plasmatica MP è
profondamente introflessa, in modo tale da aumentare la

...:::a
lii superficie, e mitocondri di forma allungata sono disposti
tra le introflessioni. Le fotografie (a) e (c) mostrano che la
stessa struttura citologica, il labirinto basale, può essere
...... usata da due differenti tipi cell ulari per rendere estrema-
mente efficiente il trasporlo di ion i.
lii
()

...
lii
(a)

(b)

Will!J! Glicogeno e gocciole lipidiche (a) ME x 47 000 (b) PAS/Alcian blu x 600
Il glicogeno è presente in grandi quantità nelle cellule epa- anche visibili parecchi mitocondri Me un perossisoma P.
tiche (epatociti). Nella fotografia (a) sono visibili anche La fotografia (b) mostra un preparato colorato con un
alcune rosette di glicogeno, o sotto forma di piccoli granuli metodo istochimico per dimostrare la presenza di glico-
densi isolati (chiamati particelle alfa ) o di aggregati (chia- geno (di colore magenta). Il campione è di tessuto epatico;
mati rosette di glicogeno, RG o particelle beta). Si compa- il citoplasma di ogni cellula epatica è ripieno di glicogeno.
rino le dimensioni dei ribosomi sul reticolo endoplasmatico La sezione è stata contrastata (cioè colorata con un
granuloso con REr con i granuli di glicogeno; questi ultimi secondo colorante) per evidenziare il nucleo N (blu) delle
sono lievemente più grandi. Un grosso apparato del Golgi cellule epatiche. Questo colorante marca anche i nuclei r-
G è visibile vicino alla membrana plasmatica MP. Sebbene delle cellule delimitanti i vasi V posti tra le trabecole di m
questo apparato sia di più comune riscontro vicino al cellule epatiche; poiché questi nuclei sono più piccoli e in
nucleo, non è inusuale trovarlo in altre zone della cellula, essi la cromatina è maggiormente concentrata, essi n
specialmente in quelle cellule, come gli epatociti, che appaiono più colorati. m
hanno apparati del Golgi multipli. In questo campo sono r-
r-
e
r-
m
26 15lUIU91il
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~-

Sintesi dei lipidi


I lipidi sono sin tetizzati da tutte le cellule per ri parare e sostituire le membrane danneggiate. Inoltre molte cel-
lule sintetizzano lipidi come mezzo per immagazzinare l'energia in eccesso (sotto forma di gocce citoplasma-
tiche), come mezzo di trasporto di altre molecole lipidiche (per esempio i chilomicroni prodotti dalle cellule
del piccolo intestino) e sotto forma di 01moni steroidei per mandare informazioni ad altre cellule. La si ntesi di
tutte le classi di lipidi è basata su alcuni precursori: acidi grassi, trigliceridi e colesterolo. La cellula può
d isporre di questi precursori grazie alla dieta o alla mobi lizzazione di lipidi immagazzinati in altre cell ule.
Acidi grassi, trigl iceridi e colesterolo possono, però, essere sintetizzati dalla maggior parte delle cellule utiliz-
zando fonti di carbonio come l'aceti l-CoA o altri intermedi del catabolismo del gl ucosio. Gli acidi grassi e i
trigliceridi sono per lo 12iù sintetizzati all' interno del citosol, mentre il colesterolo e i fosfolipidi sono sintetiz-
zati in. aree del re~icolo endoplasmatico prive di ribosomi, nel cosiddetto reticolo endoplasmatico liscio (REI).

Wtlf41i Lipidi
(a) EE x 320 (b) Osmio X 320 (e) ME x 32 400

I metodi comunemente usati per allestire i preparati gene-


ralmente estraggono i lipidi dai tessuti e perciò le gocce
lipidiche intracellulari appaiono nella fotografia (a) come
vacuoli non colorati. I lipidi sono dimostrati in modo
migliore in sezioni al congelatore colorate con tecniche
specifiche per i lipidi quali, ad esempio l'osmio (fotografia
(b)) che li colora in nero. Entrambe le fotografie mostrano
tessuto adiposo bruno allo stesso ingrandimento (ved i
anche fig. 4. 13).
Le gocciole lipidiche L, come mostrato nel citoplasma
di un epatocita (fig. (c)), appaiono come vacuoli rotondi,
omogenei, non rivestiti da membrana. Le gocciole lipidi-
che sono aggregati di molecole idrofobiche che tendono a
separarsi dall'acqua (l'olio e l'acqua non si mischiano).
Man mano che le gocciole lipidiche si ingrandiscono, esse
tendono a confluire fra di loro, spinte dalle stesse forze
idrofobiche che ne hanno permesso la separazione dalle
' .... altre molecole idrofi lichc. Eventualmente l'intero citopla-
sma può essere occupato da una sola gocciola lipidica che
spinge il nucleo alla periferia, come negli adipociti (vedi
lig. 4.11). Si noti che i mitocondri delle cellule secernenti

...::::»
lii (e)
ormoni steroidei hanno creste tubulari .

......
lii
(.)

...
lii
LI

Il citoscheletro e il movimento cellulare

Ogni cellula possiede una rete di minuti filamenti e tubuli, il citoscheletro, che ne mantiene la forma e la pola-
rità. Nonostante ciò, la membrana cellulare e gl i organelli intracellulari non sono struttme rigide o statiche, ma
sono in costante movimento, al fine di permettere processi come l'endocitosi, la fagocitosi e la secrezione.
Alcune cellule, quali i leucociti, si muovono con movimenti ameboidi; altre cellule hanno specializzazioni
della membrana, quali ciglia e flagelli , attivamente mobili (vedi cap. 5); altre cellule, come le cellule musco-
lari , sono specializzate per la contrazione. Inoltre, la divisione cellulare è un processo che implica la riorga-
1ùzzazione dei costituenti cellulari . Il citoscheletro ha, perciò, caratteristiche tali da assolvere a tutte queste
fu nzioni dinamiche.
11 citoscheletro di ogni cellula contie ne elementi strutturali di tre tipi principali: microfilamenti, microtu-
buli e filamenti intermedi; a ciò si aggiungono numerose altre proteine accessorie responsabili delle intera-
zioni fra il citoscheletro da un a parte e la membrana plasmatica e le membrane degli organelli intracellulari
dall' altra.
• Microfilamenti. I microfìlamenti sono filamenti estremamente sottili (7 nm di diametro) composti prin-
cipalmente da una proteina chiamata actina. Ogni filamento di actina è formato da due filame nti intrec-
ciati di subu nità globulari. Queste subunità sono stabil izzate da ioni calcio e sono associate a molecole
di ATP che forniscono l'energia necessaria per la contrazione. l filamenti di actina sono meglio dimo-
strabili nelle cellule del muscolo sche letrico ove sono disposti in fasc i insieme a un 'altra proteina fila-
mentosa chiamata miosina. La contrazione avviene quando i filamenti di actina e miosina scorrono gli
uni sugli altri in seguito al riarrangiamento di legami intermolecolari permesso dal ril asc io di e nergia da
parte dell' ATP; questo processo è desctitto in maggior dettaglio nel capitolo 6. Anche le cellule che tra-
dizionalmente non vengono considerate contrattili contengono subunità globulari di actina (G-actina);
queste sembrano in grado di assemblarsi facilmente in microfilamenti (F-actina) e quindi di dissociarsi,
fornendo così alla cellula una rete strutnll'ale dinamica. Anche specializzazioni di membrana come i
microvilli (vedi fig . 5. 16) contengono uno scheletro di filamenti di actina che non solo fornisce un sup-
porto strutturale, ma è anche responsabile dell ' allungamento e accorciamento del microvillo. Al di sotto
della membrana plasmatica, l'actina, associata a numerose proteine transmembrana e di ancoraggio
(prevalentemente lafi/amina) , costituisce una robu sta struttura di supporto denominata corteccia cellu-
lare o celi cortex; tale struttura protegge la cellula da deformazioni ma può essere riaffangiata in modo
da permettere modificazioni della morfologia della cellula.
• Filamenti intermedi. I filamenti intermedi come implica il loro nome, sono filamenti di dimensioni
intermedie ( I 0-15 nm) ri spetto a quelle dei microfilamenti e dei microtubuli. Queste proteine hanno fun-
zione puramente strutturale e consistono di subunità proteiche che si assemblano spontaneamente in fila-
menti; questi lìlamenti si legano poi a strutture intracellulari e a proteine della membrana plasmatica.
Nell'uomo sono stati identificati più di 50 tipi differenti di filamenti intermedi, raggruppabili in cinque
grandi classi , che sono abbastanza specifici per i div er~i tipi cellulari. Nelle cellule epiteliali , ad esem-
pio, i filamenti intermedi sono composti dalla proteina cheratina e sono chiamati tonofilamenti; i fila-
menti formano una solida rete nel citoplasma e sono ancorati alla membrana plasmatica a livello di salde
giunzioni cellula-cellula (desmosomi) e cell ula-matrice (emidcsmosomi). Altre proteine dei filamenti
intermedi tessuto-specifiche sono (i) la vimentina, che è espressa da tutte le cellule di origine mesoder-
mica, (ii) la desmina che è espressa dal muscolo e (iii) le proteine dei neurojilamenti che sono proprie
delle cellule nervose eccitabili.
• Microtubuli. I microtubuli (25 nm) hanno un diametro molto più grande dei filamenti intermedi e dei
microfilamenti ma, come questi ultimi, sono costituiti da subu nità globulari facilmente assemblabili e
disassemblabili, tali da permettere modificazion i della forma cellul are e della posizione degli orga-
nelli. Le subunità dei mi crotubuli sono di due tipi, costituite da alfa e beta tubulina, che polimerizza
in modo da formare un tubulo cavo; sono necessarie tredi ci molecole di tubulina per completare la cir-
conferenza di un microtubulo. l microtubuli hanno origine da un centro di organizzazione dei mi-
crotubuli specializzato, denominato centrosoma (vedi oltre); nella maggior parte delle cell ule
l'allungamento o l'accorciamento dei microtubuli dipende dall 'aggiunta o dalla sottrazione di subu-
nità di tu bulina, rispettivamente. Le proteine associate ai microtubuli (MAPs) sono proteine specia-
li zzate a stabilizzare la struttura del microtubulo; tra esse troviamo le capping proteins che r-
stabilizzano l'estremità in accrescimento dei microtubuli. Due proteine motrici , la dineina e la kine-
m
sùza (che sono in grado di spostarsi lungo i microtubuli rispettivamente verso il centro della cellula e n
verso la periferia), possono aderire a organelli quali mitocondri o vescicole permettendo loro di muo- m
versi nel citoplasma. La funzione del fuso durante la divisione celulare è un esempio classico di que- r-
sto processo (vedi fig. 2.3). Nelle ciglia, nove paia di microtubuli sono disposti in una struttura
r-
cilindrica e il movimento avViene per il riarrangiamento di legami chimi ci tra subunità di paia adia-
e
r-
centi (vedi fig. 5.15). m
LO

Il centro organizzatore del citoscheletro sembra essere localizzato vici no al nucleo in un 'area definita cen-
trosoma che contiene due centrioli . Ogni centriolo consiste di nove-triplette di microtubuli disposti a cilindro;
ciascun cilindro è poi disposto ad angolo retto rispetto all 'altro. Il centrosoma agisce come centro di nuclea-
zione per i microtubuli i quali si dipartono da esso verso la peri feria della cellula. I centrioli sembrano essere
necessari per la fun zione dei microtubuli. Prima della di visione cellulare, per esempio, i due centrioli si dupli-
cano e migrano a due a due verso le opposte estremità della cellula. Qui essi agiscono come centri di organiz-
zazio ne per i microtubuli del fuso a cui poi si attaccheranno i cromosomi. Allo stesso modo un paio di
centrioli, noto come corpo basale, si trova alla base dei microtubuli delle ciglia.
Gli elementi che compongono il citoscheletro sono uniti fra loro a formare una fitta rete; parimenti il cito-
scheletro è collegato alla membrana plasmatica e alle membrane degli organelli citoplasmatici da proteine di
connessione. Alcuni dei sistemi enzimatici del citosol, inoltre, sembrano essere collegati a vari elementi del
citoscheletro.
Riassumendo, il citoscheletro è formato da tre principali elementi strutturali . I microfilamenti e i rnicrotu-
buli sono strutture relativamente labili e d inamiche (eccetto dove essi svolgono fun zioni altamente specializ-
zate come nel muscolo e nelle ciglia), mentre i fil amenti intermedi forniscono un supporto più statico. Le
fun zioni del citoscheletro sono almeno quattro. In primo luogo fo rnisce il supporto strutturale alla membrana
plasmatica, agli organelli cellulari e ad alcuni sistemi enzimatici del citosol. In secondo luogo, fornisce i mezzi
per il movimento degli organelli intracellulari, della membrana plasmatica e degli altri costituenti del citosol
necessari per la vita della cellula. In terzo luogo, il citoscheletro fornisce il meccanismo locomotore per i
movimenti ameboidi e per strutture specializzate quali le ciglia e i flagelli. Il citoscheletro, infine, è responsa-
bile della contrattilità di cellule specializzate quali, ad esempio, il muscolo.

l@lf}I Citoscheletro
Impregnazione argentica X 600

I singoli elementi del citosche letro non


sono identificabili al microscopio ot-
tico. È, però, possibile visualizzare
aggregati di fil amenti del citoscheletro
mediante tecniche d i impregnazione
con oro o argento in particolari cellule
(ad esempio cellule nervose o cellule
in procinto di dividersi).
In questa fotog rafia del corpo di
una cellula nervosa, si può vedere il
citoscheletro impregnato con argento,
d i colore marrone-nero, che si irradia
dalla periferia del nucleo N nel cito-
plasma.

m•t!I Microfllamenti
ME x 76500

In generale, è difficile evidenziare


singoli microfilamenti a causa del
loro di ametro molto piccolo e della
loro disposizione diffusa tra gli altri
componenti del citoplasma. In questa
cellula muscolare liscia, un tipo di
cellula in cui il citoscheletro è una
caratteristica dominante, si vedono
facilmente strie parallele di microfila-
menti MF. li diametro dei microfila-
menti può essere valutato in paragone
a quello di un mitocondrio M e dei
ribosomi R.
29

(a)

(h)

UfflfJI Filamenti intermedi e microtubuli ME: (a) TS 53 000 (b) LS 40 000

Queste fotogra fie a l microscopio elettronico sono state mc strutture rettilinee, non ramificate, me ntre in sezione
ottenute da cellule nervose; esse contengono sia filament i trasversa hanno l aspetto di un tubo vuoto. Il loro diametro
intermedi che microtubuli e permettono di compararne le può essere paragonato con q uello di un piccolo mitocon-
dimensioni e la morfologia. Og ni cellula nervosa ha un 'e- drio M o a quello degli ele menti del reticolo endoplasma-
stensione citoplasmati ca estremamente lunga chiamata tico liscio REI .
asso ne (ved i cap. 7) che nel sistema nervoso periferico è I filamenti intermedi (noti come neurofilamenti nelle cel-
rivestito da una guaina costituita da cellule d i Schwann. La lule del sistema nervoso) rappresentano un impo11ante com-
fotografi a (a) mostra un assone in se7.ione trasversa rive- ponente del neurone; essi forniscono sostegno interno alla
stito dal citoplasma di una cellula di Schwann S. La foto- cellula attraverso il loro legame con i microrubuli e altti
grafia (b) mostra una parte di un assone in sezione organelli. I neurofilarnenti NF sono sparsi tra i microtubuli o
longitudinale. Qui i microtubuli offrono supporto struttu- decorrono parallelamente ad essi ma sono molto più piccoli
rale e dirigono il trasporto di organelli , vescicole e mole-
cole lungo l'assone (flu sso assonico).
e non appaiono cavi nelle sezioni trasverse. Nella fotografia
(a) si possono notare anche filam enti intennedi Fl nel cito- ...rn
In sezione longitudinale, i microtubuli MT appaiono co- plasma della cellula d i Schwann.
n
rn
...e...
...
rn
JU ·---·-':Il·-

(11) (b)

UttlfJI Centrosoma (a) ME x 9200 (b) ME x 48 000

Il cenlrosoma è una zona di citoplasm a posta generai mente sono connessi a quelli esterni de lla tripletta adiacente
al centro della cellula, in pross imità del nuc leo N; esso è mediante solli li fi lamenti F, in modo da formare un c ilin-
s pesso circondato dall'apparato di Golgi G. Il centrosoma dro. I due centrioli di ciascun dip losoma sono disposti con
contiene una coppia di centrioli C , noti complessivamente lasse maggiore ad angolo retto luno rispello ali' allro.
con il termine di diplosoma, e un numero variabi le di pic- come si può osservare in queste fotografie; il significato di
coli corpi chiamati satelliti ce11triolari. questa disposizione non è noto.
I cenLrioli sono strutture microtubulari altamente specia- Strutture apparentemente identiche ai centrioli formano i
lizzale che agiscono come centro di organizzazione per la corpi basali delle ci lia e dei n agelli (vedi rispellivamente le
cresc ita dei m icrotubuli: questi ultimi si iITadiano all'e- fig. 5. l 5 e 18.6 e 18.7). Le cilia sono una specializzazione
sterno dcl centrosoma con un aspetto a stella delìnito astro. della superficie cellulare; og ni ciglio è costituito da una sot-
C iascun cenLriolo ha la forma di un cilindro, chiuso ad tile espansione del citoplasma simi le ad un pelo. che con-
un 'esu·ernità, ed è costituito da nove triplette d i mi cro tu- tiene m icrotubuli. Le cilia hanno un movim ento ondeggiante
buli paralleli . In sezione trasversa, come s i può osservare che determi na lo spostamento di secrezioni sopra una super-
nell a metà inferiore della lig ura (b), c iascuna triplella T ficie tissutale. I flagelli sono lunghe code responsabili dell a
appare costituita da un microtubulo interno, circo lare in molilità degli spermatozoi ma sono anche presenti in fo1ma
sezio ne trasversa e da due altri microtubul i che in sezione modificata in altli siti; i micrombuli sono le strntture respon-
trasversa appaiono conformati a C. I microtubuli interni sabili della locomozione dello spennatozoo.

...::»
lii

......
lii
(J

...
lii
bt!if.fj Centrosoma e microtubuli ME x 30 000

Questa fotogralìa mostra il centrosoma. che rappresenta il Altri aspetti caratteristici di questa immagine, che ritrae
centro di organizzazione dei rnicrotubuli del citoscheletro. una plasmacella secernente anticorpi, sono la presenza <li
11 centrosoma è costitu ito da due centrioli C (qui appaiono un abbondante reticolo endoplasmatico rugoso REr.
entrambi seLionati piuttosto obliquamente), tipicamente disteso dalla presenza di prodotti di secreLione, i numerosi
situati nella zona centrale della cellula in prossimità del profili sacculari di un esteso complesso <li Golg i G e i
nucleo N. Sono visibili alcuni microtubuli MT che si irra- mi tocondri M sparsi nel citoplasma.
diano <lai centrosoma verso la periferia della cellula.
...
"'
n
......"'
...e
"'
La funzione integrata delle cellule nei tessuti, organi e apparati

Come è già osservato nell' introduzione a q ueslo capitolo, le cellule sono le unità funzionali di tutti gli organi-
smi viventi ; in realtà gli o rganismi più primitivi sono composti da una singola cellula. Negli organ ismi pluri-
cellulari, tuttavia, le varie cellule si speciali zzano (si differenziano) e si aggregano a formare tessuti che
svolgono ben precise fu nzioni. I tessuti sono quindi formati da cellule di morfologia e funzione si mile. Gli
organi (per esempi o il fegato, il rene, l' occhio, l' ovaio) sono coll ezioni d iscre te, dal punlo di vista anatomico,
di tessuti che assieme assolvono a specifiche funzio ni. Gli organi possono poi aggregarsi fra di loro a fo rmare
sistemi funzional i integrati o apparati che possono presenlarsi come grosse entità anatomiche ben circoscritte
(per esempi o il sistema ne rvoso centrale, l'apparato riproduttivo femm inile, l'apparato gastrointestinale) o
come entità anatomiche più diffuse (ad esempio il sistema immunitatio, il sistema endocrino diffuso). La
seconda parte di questo libro descrive ci nque tessuti fondamentali: sangue, connettivo, epitelio, muscolo e tes-
suto ner voso. Da questi tessuti derivano tutti g li organi . Alcuni organi sono costitu iti da un insieme di tessuti
specializzati e non, questi ultimi con fun zione di s upporto: da ciò deriva il nome di parenchima e stroma dato
a q uesti tessuti, rispettivamente.
A ll ' inte rno dei lessuti e deg li organi , le cellule interagiscono fra d i loro in vari mod i, durante lo sviluppo
e mbriolog ico e la crescita, in maniera da mantenere l' integrità strutturale, riparare il danno, e mantenere l'in-
tegrità biochimica e melabo lica (omeostasi). Ciò implica molte volte lo sviluppo di connessioni strutturali fra
cellule adiacenti (i vari tipi di giunzioni intercellulari) che permettono lo scambio di messaggi chimic i o elet-
tri c i fra le cellule. A lcune cellule sono collegate rigidame nte fra loro da elementi dell a matri ce extracell ulare.
All' interno dei tessuti , le attività delle cellule sono coordin ate da una varietà d i meccan ismi, tra cui il rilascio
di mediatori locali. In un sistema o ne ll'i ntero organis mo, le funzioni dei vari organi vengono coordinate da
messaggeri chimi ci c ircolanti (gli ormoni) o dal sistema ne rvoso centrale. Il sapere profondo c he si può ricà-
vare dall o studio de ll 'istologia sta nel fatto che tutte le strutture che si studiano si sviluppano a partire da que-
ste richieste fu nzionali e dalle reciproche relazioni fra le cellule.

w
..I
~
..I
..I
w
(.)
w
..I
..J..J

2. Ciclo cellulare e replicazione

Lo svil uppo di una singola cellula uovo fecondata fino alla formazio ne di un organismo complesso, mu lticel-
lulare, implica la replicazione cellulare, la c rcsd ta e la progressiva specializzazione de lle funzioni. Q uesto
insieme di processi prende coll ettivamente il nome di differe11ziaziame11to cellulare. Il meccanismo della
replicaz ione delle cellu le. ad eccezione di quelle germinali sia maschili, sia femminili , è noto come mitosi. La
mitosi determ ina la produzione di due cellule fig lie. ciascun a delle quali è geneticamente identica alla cellul a
parental e. Dopo la mitosi, le cellule lì glic entrano in un periodo di crescita e di attività metabo lica prima di
affrontare una successiva divisione mitotica. L'i nte rvallo cli tempo tra le divisioni mitotiche è chi amato ciclo
cellulare .
Durante lo sviluppo dell ' uovo feco ndato, g rupp i di cellu le e la loro progen ie diventano sem pre più specia-
lizzati per formare i tessuti . Nelr organis mo sviluppato, le cellule più differenziate d i alcuni tessuti , come ad
esempio i neuroni del tessuto nervoso, perdono la capacità di dividersi e vengono pertanto definite cellule dif-
ferenziate terminali. Al contrario, le cellule di altri tessuti , come ad ese mpio le cellule epiteli ali che rivestono
l'apparato gastroi ntestinale, van no incontro a continue divi sioni mitotiche per tutta la vita dell 'organi smo. Tra
questi due estremi ci sono altre cel lule, co me que lle epatiche, che normal me nte non vanno incontro a mitosi
ma mantengono la capacità cli dividersi in caso di necessità (replicazione facoltativa ).
La div isione cellul are e il d ifferenziamento si accompagnano al processo di mrnte cel lu iare che avv iene tra-
mite un mecca nismo chiamato apoptosi.

Cellula
terminale
differenziata
s Cellula in replicazione
continua
G,

Cellula in grado
di dividersi facoltativamente

Storicamente, erano state 1iconosciULe solo due fasi dcl cic lo nella fase 0 0 ma mantengono la capacit~1 d i entrare in ciclo
celluhu-c: una fase mitotica (fase M) relativamente breve e se debitamente stimolare. A lcune ce llu le epatiche sem-
una fase nella quale la cellula non è in grado di dividersi brano entrare in una fase G, protratta in cui sono perfetta-
(interfase), che di solito occupa la maggior parte del cido mente fu nzionali nonostanÌe la presenza d i una maggior
vitale della cellula. Con lavvento dci radioisotopi è stato quantità di DNA.
osservato che esiste un periodo durante l' interfase in cui si ha Generalmente, nei tessuti con normale turnovcr cell u-
rcplicaàme del DNA; questa fase. denominata fase di sin- lare, le cellule che si dividono sono un g ruppo di cellule
tesi (fase S ), tem1ina un po· prima che iniLi la mitosi. relativamente indifferenziate. spesso chiamate cellule di
L'intcrfase può essere perciò divisa in tre fasi separate. Tra il riserva. Una parte della progenie di queste cellu le si diffe-
tcm1ine della fase Me l' inizio della fase S si real izza la prima renzia per trasformarsi nei vari tipi di cellule mature che si
tappa o fase 0 1; questa è di solito molto più lunga delle altre incontrano in questo specifico tessuto, mentre altre cellule
fa~i del ciclo cellulare. In questo periodo la cellula cresce e rimangono indifferenziate per mantene re il pool delle cel-
adempie alle sue funzioni specifiche nell'ambito del tessuto lule di riserva. Cellule di riserva si possono trovare per
di cui fa parte. L' intervallo tra la fine della fase Se l' inizio
r-
esempio nel le cripte delle ghi andole tubo lari dell' intesti no
della fase M, lafase G 2, è relativamente corto e rappresenta il tenue (cap. 14) e nel midollo osseo dove producono i pre-
m
periodo in cui la cellula si prepara alla divi sione mitotica. cursori degli cle menti figurati del sangue (cap. 3). Le cel- n
Alcuni tipi cellul ari procedono continuamente attraverso lule differenziate hanno perso la capacità d i dividers i m
il cic lo cellul are. come nel caso di tessuti in crescita o ad durante il processo di maturazione. r-
alto turnovcr di cellule. mentre le cellule differenziate ter- In generale le fas i S, G 2 , M, hanno una durata relativa- r-
minali lasciano il ciclo cellulare dopo la fase M entrando in mente costante. di parecch ie ore, mentre la fase G, è molto e
uno ~lato funzionale designato fase G 0 (G 7ero). variabile. potendo durare anche parecchi g iorni. I.a fa se G0 r-
Le cellule in grado di d ividersi facoltativamente entrano può durare 1· intera vita dell'organismo. m
j4

La divisione delle cellule somatiche avviene in due fasi. Dapprima i cromosomi duplicati ne lla fase S sono
d is tribuiti in modo ugual e nelle due potenziali cellule figlie; questo processo è noto come mitosi. Suc-
cessivamente. le cellule in di visione s i separano in due cellule geneticamente identic he per meZLo della di vi-
sione dei citoplasmi o citocinesi. Sebbene la mitosi sia sempre ugual e e simme trica, in alcune situazio ni la
c itocinesi può dare luogo alla formaz ione di due cellule con quantità ineguali di citoplasma e di o rganell i c ito-
plasmatici. Tn a llre circostanze la mitosi può avvenire anche in assenza di citocinesi; in questo caso si ha la for-
maz.ionc di cellule binucleate o multi nucleate.

l#rtfJj Cromosomi miotici (illustrazioni a fronte)


(a) Schemi (b) Cromosomi dispersi: Gicmsa x 1200

In generale. il nucleo di tutte le cellule d i una specie. con strettamente condensandosi: in questo modo essi possono
l'eccezione delle cellule germinali. comicne una quantitì1 essere vis ualizzati al microscopio ottico.
fissa di D NA, quantità che costituisce il genoma. Questo è La molecola di DNA di enorme lunghezza che costitui-
presente sollo forma di un numero defi nito di cromosomi. sce ciascun cromosoma s i lega a svariate proteine isto-
che è anch 'esso specifico per ciascuna specie. U DNA è un niche e 11011-istoniclze, che danno al cromosoma una
polimero d i a lliss imo peso molecolare. costituito da desos- conformazione attorcigliata e ripiegata, tale da permet-
siribonucleotidi organizzat i in una strullura a doppia e lica: terne l'accomodamento all'interno ciel nucleo. In questo
c iascuna cate na è costitui ta da uno scheletro formalo da modo la doppia el ica cli 2 nm di diametro è attorcigliata e
molecole di desossiribosio e da gruppi fosfati disposti in ripiegala attraverso vari ordini di complessità tridimensio-
maniera alternata. Ogni molecola di desossiribosio è unita nale fi no a forma re una slrullura allungata di circa 300 nm
tramite un legame covalente a una base purinica o piri111i- di d iametro; tale struttura è enormemente pii:1 corta di
tli11ica, che è a sua volta legata tramite un legame non q uanto la molecola non attorcigliala potrebbe altriment i
cova lente a una base complementare s ituata sulla catena essere. Il cromosoma è o rganizzato in questa forma ne l
opposta. in modo tale da un ire insieme le due catene. Le corso delle fasi G, e G0• durante le quali avviene la trascri-
basi sono di quattro tipi: adenina. citosina. timitlina e zione del gene (che è il requ isito necessario alla sintesi
guanina; l'adenina può legarsi esclus ivamente all a timi- proteica).
dina. e la c itos ina all a guanina, in modo tale da rendere Lo schema 4 m ostra ulteriori det1agli della strullura dei
ciascuna catena complementare alr altra (sche ma I). Unite cromosomi in mitosi ed evidenzia la loro strullura trid i-
fra loro in questo modo. le due catene complementari di mensionale nella forma super-avvolta. Notare la posizione
DNA assumono una conformazione a doppia e lica intorno dcl c inetocore (fig. 2.3). che è la strullura di attacco di
a un unico asse: l'orientamento dei legami fosfodicstcric i alcuni tubu li ciel fuso mitotico durante la divisione cellu-
tra i nucleot idi è verso direzioni opposte (cioè è antiparal- lare e sembra anche controllare la progressione della
lelo) e il piano su cui sono poste le basi è disposto ad mitosi.
angolo retto rispetto all 'asse della doppia elica (schema 2). La fotografia (b) illustra i cromosomi di una cellula
La seq uenza d i basi presenti in ciascuna catena d i DNA umana coltivata in vitro e an-estata a ll'ini zio della mitosi: i
costituisce il codice genetico di ciascun individuo: le bas i cromosomi sono stati trallali con l'enzima tripsina così da
sono lette a gruppi di tre. definiti cotloni. ognuno dei quali rive lare la presen7a di bande per tutta la lungheZ7a di ogni
codifica per un aminoacido. Le cellule umane possiedono cromosoma. C iascun cromosoma duplicato è formato da
46 cromosomi (numero diploide). raggruppati in 23 paia di due cromaticli , unili in un punto chiamato centromero C.
omologhi; i membri cli ogni paio han no la stessa lunghezza Ogni membro di un paio omologo di cromosomi mitotici è
di DNA e codificano per le stesse proteine. s imile in lunghezza, localizza7ionc dcl centromero e ban-
Istologicamente. i cromosomi non sono visibi li indivi- deggiatura. Fotografie come questa possono essere ingran-
dualmcmc ne l nucleo in interfase. Durante la fase S ogni dite. e i cromosomi ritag liati e disposti in coppie in modo
cromosoma viene duplicato (come è illustrato nel dia- tale da rilevare eventuali anonnalità cli strullura e di
gramma 3). 1 cromosom i identici tra loro che ne derivano, numero dci cromosomi (chiamate collettivamente altera-
definiti cromatitli, rimangono attaccati uno all'altro in un zirmi citogenetiche). Ques ta modalit~1 di stud io è defmita
punto chiamato centromero e si attorcigliano ancora più cariotipizzazio11e.

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(,)

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j .)

P Base Base
1 p
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2 e T 3 A···T 4 Cromosoma in metafase
(cioè duplicato)

G
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A
G A ·T

--
--
G
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A
T C···G
A···T
C···G

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T ···A I-·A
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Fase G2 Profase Metafase

Anafase Telofase

(a)

fittl'JI Mitosi (a) Illustrazione schematica (b) Serie mitotica: Giemsa x 800 (illustrazione a fronte)
La serie di fotografie mostrale nella pagina opposta illustra dispongono quindi all 'equatore del fuso, noto come pia-
il processo mitotico in cellule immature del sangue in sh·a equatoriale o piastra della metafase. Il cinetocore
attiva proliferazione su uno striscio preparato da midollo sembra anche controllare l'entrata della cellula in anafase
osseo umano. (posto di controllo della metafase) in maniera che il pro-
La mitosi è un processo continuo che viene tradizional- cesso di mitosi non possa procedere fino a quando tutte le
mente suddiviso in quattro fasi: profase, metafase, ana- paia di cromatidi non sono allineati all'equatore della cel-
fase e telofase; ogni fase è facilmente riconoscibile al lula. Ciò previene la formazione cli cellule figlie con ine-
·microscopio ottico. La divisione cellulare richiede la pre- guale numero di cromosomi.
senza di una struttura chiamata apparato mitotico che Anafase. Questo stadio della mitosi è caratterizzato
comprende un fuso di microtubuli disposti longitudinal- dalla divisione ciel centromero che lega i cromatidi di ogni
mente tra due strutture chiamate centrioli (fig. 1.24), ai due cromosoma duplicato. li fu so mitotico si allunga per l'ad-
poli della cellula. L'apparato mitotico è visibile nel cito- dizione di molecole di tubulina; i cenlrioli si dispongono a
plasma solo durante la fase M del ciclo poiché si disag- lati opposti della cellula e i cromatidi di ogni cromosoma
grega rapidamente al termine della mitosi. duplicato sono tirati dai tubuli conness i a livello del cine-
Profase. Si considera come l'inizio di questa fase il tocore verso le estremità opposte del fuso; ciò permette
momento in cui i cromosomi (che si sono già duplicati nella un'esatta divisione del materiale genetico duplicato. Al
precedente fase S) diventano visibili all'interno del nucleo. termine dell'anafasc, due gruppi di cromosomi identici (i
Quando la profase continua, i cromosomi si condensano e precedenti cromatidi) sono ammassati ai poli opposti della
si accorciano e i nucleoli scompaiono. L_a dissoluzione cellula.
della membrana nucleare segna la fine della profase. Telofase. Durante la fase finale della mitosi, i cromo-
Durante la profase, i nùcrofilamenti e i microtubuli del somi cominciano a despiralizzarsi e a riacquistare la con-
citoscheletro si disaggregano nelle loro subunità proteiche. formazione tipica dell'interfase. L' involucro nucleare si
Prima della mitosi si è avuta la duplicazione dei centrioli ; riforma e i nucleoli ricompaiono. Anche il processo della
in profase questi migrano ai poli opposti della cellula men- citocinesi ha luogo durante la telofase; il piano della divi-
tre, fra essi, si forma un fascio d.i microtubuli (microtubuli sone citoplasmatica è di solito definito dalla posizione del -
inte1polari). Quando i .centrioli si separano, i microtubuli l'equatore del fuso, producendo così due cellule di uguali
si allungano progressivamente per l'aggiunta di subunità dimensioni. La membrana plasmatica si indenta a livello
di tubulina. dell 'equatore in modo tale da formare un solco circonfe-
w Metafase. Essendo scomparso l'involucro nucleare, il renziale intorno alla cellula, il solco di divisione; q uesto
..i fuso mitotico si muove _nell'area nucleare e ogni cromo- circonda progressivamente la cellula fin ché questa si
::» soma duplicato si altacca, in un punto detto cinetocore, a divide in due cellule figlie. Un anello di microfilamenti è
..i un altro gruppo di microtubuli del fuso nùtotico (microtu- presente appena sotto il solco di divisione ed è stato sugge-
..i
buli cromosomici). 11 cinetocore è una struttura costitu ita rito che la citocinesi avvenga per la contrazione di questo
w da DNA e proteine che è localizzata al centromero di ogni anello.
()
cromosoma duplicato cioè a livello di quella struttura che All'inizio della fase G 1, il fuso mitotico si disassembla e
w mantiene legati insieme i due cromosomi (cromatidi) in molti tipi cellulari il paio di centrioli comincia a dupli-
..i duplicati (vedi anche lo schema 4, lig. 2.2). I cromosomi si carsi in previsione della successiva divisione mitotica .
.J I

1. Interfase 2. Profase i>recoce

3. P rofase tardiva

5. Anafase t>recoce 6. Anal'ase tardiva

7. Telofase precoce e citocinesi 8. Telofase tardiva e citocinesi

(b)

....
rn
(')
rn
r-
r-
e
r-
rn
(a) ( b) (e)

(d) (e) ([)

lfijl Figure mitotiche In sezioni tissutali (a)- (f) H & E x 400 (g) EM x 30 000 (illush·azio11e a fronte)

Questa serie di sei fotografie al microscopio ottico mostra brana nucleare si è dissolta e la cromatina condensata C è
l'aspetto delle cellule in mitosi come appare in sezioni di sparsa nel citoplasma. Nella parte periferica de l citopla-
tessuto. Negli strisci (come mostrato nella lìg. 2.3), le cel- sma sono visibili mitoco ndri M , il reticolo endoplasmatico
lule sono visibili per intero ed è quindi rel ativamente sem- liscio REI e ribosomi R. Al centro del materiale nucleare
plice l'identificazione delle cellule in mitosi e delle loro posso no essere identi ficati numeros i microtubuli in se-
varie fasi. Al contrario, nelle sezioni di tessuto, le cellule zione trasversa, che rappresentano una parte del fuso mito-
possono assumere aspetti d iversi in funzione del piano tico. Osservate nel loro complesso, queste caratteristiche
della sezione e dello spessore di questa; è raro che una cel- indicano che si tratta probabilmente di una cellu la in ana-
lula sia compresa interamente all ' interno di una sezione. fase e che il piano di sezione è a livello di una delle estre-
Di conseguenza, è più difficile identificare le cellule in mità del materiale nucleare in divisione ed è orientato ad
mitosi, e il loro aspetto è più variabile. angolo retto rispetto all'asse del fuso mitotico.
I campioni (a), (b) e (e) sono stati ottenuti da tessuto
linfoide, nel quale erano presenti numerosi linfociti in pro- Indice mitotico
liferazione (cap. 11). Nella fotografia (a) possono essere Il termine indice mitotico è utilizzato per definire la per-
identificate con estrema facilità le cellule in metafase M e centuale di cellule in mitosi d i un tessuto in un dato
quelle in citocincsi C. La fotografia (b) illustra un a ltro momento. Esso può essere grossolanamente determinato
esempio di cellula in metafase M , mentre nella fotografia contando il numero delle mitosi in campi ad alto ingrandi-
(e) è visibile una cellula che si sta dividendo, probabil- mento; l'indice mitotico è utilizzato in patologia come cri-
mente a lla fine della profase P . terio per stabilire il grado d i proliferazione cellul are di
La fotografia (d) illustra lo strato basale proliferante alcuni tumori maligni . In maniera più precisa, si possono
dell'epitelio che riveste la cervice uterina; è visibile una utilizzare anticorpi che si legano a molecole presenti pre-
cellula in mitosi, alla fin e dell' anafa se A. L' epitelio proli- valentemente nelle cellule proliferanti, come ad esempio
ferante delle cripte duodenali è illustrato nella fotografia alcuni antigeni nucleari di proliferazione (Ki67). Con tec-
(e); in esso sono visibili due cellule D che si stanno divi- niche di immunoperossidas i, il legame specilìco di questi
...:::>
UI
dendo; dall ' immagine non è deducibile d i quale stad io
della mitosi si tratti. La fotografia (tj ritrae una ghiandola
anticorpi può essere messo in luce in sezioni di tessuto,
aiutando così grandemente il conteggio delle cellule in
...... dell 'endometrio nella fase proliferativa del ciclo mestrua-
le; è visibile una cellula P in mitosi durante la profase.
proliferazione. In condizioni sperimentali , l'indice mito-
tico può essere determinato con estrema precisione
La fot ografia (g) illustra l'aspetto al microscopio elet- mediante l'iniezione nell 'animale di timidina marcata con
UI
(,) tronico d i una parte di una cellula in mitosi; in questo caso trizio, un isotopo radioattivo dell ' idrogeno. La timidina
s i tratta di una cellula di Schwann, con funzione di soste- marcata viene incorporata nel D NA che è stato duplicato

...
UI g no nel sistema nervoso periferico in via di sviluppo. La
membrana plasmatica MP è ben visibile, mentre la mcm-
dalle cellule in d ivisione; mediante autoradiografia è quin-
di possibile identifi care tal i cellule.
r-
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(')
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e
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In tulle le cellule somatiche, la divisione cellulare (mitosi) determina la formazione di due cellule figlie gene-
ticamen te identiche a lla cellula madre. Le cellule somatiche contengono un corredo com pleto di cromosomi (il
1111111ero diploide ) che comprende paia di cromosomi omologhi, come descritto precedentemente. TI processo
della riproduzione sessuale implica la fusione di cellule maschili e femminili speciali1.1.atc chiamale gameti al
lìne di formare uno zigote che ha un numero diploide di cromosomi. Ogni gamete contiene solo la metà del
numero diploide di cromosomi; si d ice perciò che ne contiene un numero aploide (23 cromosomi ne ll'uomo).
La produLione di cellule aploidi com po11a una particolare forma di divisione cellulare chiamata meiosi che
avviene solo nelle cellule germinali delle gonadi durante la formazione dei gameti ; la divisione meiotica è per-
ciò parte della gametogenesi. La meiosi co mprende due processi di divisione cell ulare, dei quali solo il primo
è preceduto da duplicazione dei cromosomi.
I. Prima divisione meiotica La prima divisione me iotica determina la formazione di due cellu le lìglie; que-
sto processo si differenzia dalla mitosi per due aspetti importanti.
• Mentre nella mitosi ogni cromosoma duplicato si divide a livello dcl centromero e libera due cromatidi
che migrano alle opposte estremità dcl fuso mitotico, nella prima divis ione meiotica non c'è tale separa-
zione dei cromatidi ma un cromosoma duplicato di ogni paio omologo migra ali' opposta estremità del
fuso. Così alla fine della prima divisione meiotica ogni cellula figl ia contiene la metà dei cromosomi
duplicati, essendo un cromosoma derivato da ogni paio omologo della cellula madre.
• Durante la prima divisio ne meiotica, prima del processo sopra descritto, si rcaliua uno scambio di alleli
(c ioè di geni codificanti per il medesimo carattere, ma posti su cromosomi omologhi) tra i cromatidi di
paia omologhe di cromosomi duplicati. Questo scambio, basato su llaformazione dei chiasmi, fa sì che
i cromatidi siano costituiti da un materiale gene tico diverso da quello della cellula madre.
.
2. Seconda divisione meiotica. La seconda di visione meiotica comporta sem plicemente la separazione d i
ogni cromosoma a livello dcl cen tromero al fi ne di separare i due cromatidi che mi grano ag li opposti poli
del fuso.
ln questo modo la div isione meiotica d i una singola cellula germ inale diploide d[1 origine a quattro gamet i
aploidi. Nel maschio, ciascuno di essi va incontro a modificaz ioni morfologiche che ri sultano nella forma-
zione del lo spermatowo maturo, mentre nella femmina l' ineguale di stribuLione del citoplasma durante la
meiosi produce un gamete che conti ene quasi lutto il citoplasma della cellula madre e tre gameti che ne sono
quasi sprovvisti; il gamete grande matura fino a formare una cellula uovo. mentre g li altri tre. i cosiddclli corpi
polari. degenerano.
Durante entrambe le divisioni me iotiche, la cellu la passa attraverso stadi che presentano caratteristiche
simili alla profase, metafase, anafase e telofase della mitos i. A differenza della mitosi, però, il processo di divi-
sione meiotica può essere sospeso per un tempo anche molto lungo. Nello svilu ppo dcl gamete femmin ile,
nella s pecie umana, le cellule germi nali e ntrano ne lla profase della prima divisione meiotica durante il quinto
mese di vita fetale e rimangono in tale condizione a lmeno tino a quando viene raggiunta la maturità sessuale:
la prima divisione meiotica viene pcrlanto sospesa per un periodo variabile tra i 12 e i 45 anni!
Le pri mitive cellule germina li de l maschio, g li spermatogoni, sono presenti in piccolo numero nelle gonadi
maschili prima del raggiungimento della maturità sessuale. Raggiunta la maturità sessuale, gli spermatogoni si
moltiplicano continuamente per mitosi al lìnc di forn ire una riserva di cellule c he vanno incontro a meiosi pe r
formare i gameti maschili. Al contrario, le cellule germinali della fernnùna. chiamate oogoni, si molt iplicano
per mitosi solo durante il primo periodo della vita fetale. producendo così un corredo limitato cli cellule con la
potenzialità di formare gameti.

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Mitosi Meiosi

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Confronto tra la mitosi e al meiosi

L' ill ustrazione confronta il comportamento di ogn i paio corredo cromosomico allo stato aploide mentre la
omologo di cromosomi durante la mitosi e la meiosi; sche- seconda produce quattro cellule figl ie aploidi, i gameti.
maticamente viene qui illustrato un solo paio omologo. Le
• La formazione dei chiasmi avviene solo nella meiosi . Lo
differenze chiave tra q ueste d ue forme di divisione cellu-
scopo della formazione dei chiasmi è il riarrangiamcnto
lare possono essere così riassunte.
degli alleli, così che ogni gamete abbia un patrimonio
• La meiosi comprende due divisioni cellulari sequen- genetico differente dagli altri. Al contrario le cellule deri-
ziali, la prima delle quali cletennina la riduzione del vate dal processo di mitosi sono geneticamente identiche.
r-
m
n
m
r-
r-
e
r-
m
Istologia
42 ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~-

La morte cellulare bilancia la proliferazione cellulare nei tessuti sani

La morte cellulare è un repe110 comune nei tessuti . Essa può essere la consegue nza del normale ricambio cel-
lulare, de ll 'involuzione dcl tessuto come parte del suo normale sviluppo o di cambiamenti ciclici che occor-
rono in tessuti e organi. La morte di una singola cellula avviene anche in molte condi zioni patologiche. Tutti
questi esem pi di morte di singole cellule vanno sotto il nome di apoptosi, poic hé a ppare verificarsi a seguito di
un medesimo processo biologico con simili caratteristiche microscopiche (anche se l apoptosi può essere sca-
te nata eia diffe renti fattori). Il processo cli a poptosi dipe nde da meccanismi completame nte di versi da que lli che
generano la necrosi , un processo di morte cellulare e tissutale che avviene a seguito di un processo patologico.
Un ben noto ese mpi o di necrosi ti ssutale è l'infarto del miocardio, dove il muscolo cardiaco muore per man-
canza di ossigeno. Mentre l'apoptosi può avvenire sia in condizio ni patologiche c he normali, la necrosi è
escl usivamente un processo patologico e si accompagna normalmente a un processo infiammatorio.
L'apoptosi è un processo attivo che richiede consumo di energia, mentre la necrosi è caratte rizzata dall'inca-
pacità della cellula di produrre e nergia (sotto forma di ATP) per mantenere l'omeostasi. Quando il processo di
apoptos i avviene durante lo sviluppo cieli 'embrione o del feto viene anche chiamato morte cellulare program-
mata, termine che me tte in luce sia la sua ineluttabilità sia il fatto che essa è controllata da un ben preciso pro-
cesso di trascrizione genica.
Sia in condizioni normali che patologiche, un a grande varietà di stimoli possono iniziare il processo di
apoptosi, a seconda del tipo cellulare e/o della situaz ione. li processo che scatena l'apoptosi può essere rap-
presentato dal legame di un molecola segnale a un recettore di membrana. o la mancanza di un particolare
segnale trofico. Nel nucleo, alcuni prodotti genici possono o inibire (bcl-2) o stimolare (p53) l' apoptosi, a
seconda dell a loro interazione reciproca e con altre proteine regolatorie.
Qui di seguito elenchiamo alcuni esempi eclatanti di apoptosi.
• Alcune cellule hanno una lungheaa di vita predeterminata e inevitabilmente vanno incontro ad apoptosi
co me parte dcl loro ciclo naturale di vita (ad esempio, i cheratinoci ti della cute o le cellule e pitelial i che
rivestono il tubo gastro-enterico).
• Altre cellule sono programmate ad auto-distruggersi in caso si compo11ino in ma niera '·inappropriata" (ad
esempio, i lin fociti che riconoscono determinanti antigenici del nostro organismo e che, se non soppressi
nel timo attraverso il processo di selezione clonale (cap. 11 ), d islruggerebbero il nostro organismo).
• Durante lo svilu ppo, alcune cellule sono progranunate a morire per apoptosi (ad esempio, le membrane
tra le di ta delle mani e dei piedi scompaiono durante lo sviluppo uterino e il g irino perde la sua coda
durante la sua evoluzione in rana).
• Certi tessuti nell ' adu lto si sviluppano e regrediscono ciclicame nte (ad esempio, il ciclo del fo llicolo ova-
rico seguito dalla sua evoluzione in corpo luteo che poi a sua volta degenera (cap. 19).
• In mo lte cond izioni patologiche, l' apoptosi può essere scatenata per rimuovere cellule anormal i (come
que lle infellate da virus o con mutazioni genetiche). È interessante osservare che insufficiente apoptosi
può risultare in condizionj patologiche, come dimostrato in alcuni processi neoplastici o in alcune malat-
tie autoimmuni.

lii
..I
~
..I
..I
lii
()
lii
..I
-·-·- --··-·-· - - .-,...··---·-··- 4j

(a) (b)

MB

(e) (d)

m•Jil Il meccanismo dell'apoptosi


Sebbene una varietà di segnali intrinseci ed estrinseci pos- alla membrana basale MB e il citoplasma assume una forte
sano indurre apoptosi, a livello molecolare il principale colorazione rosa (esosinofilia). Gli organelli intracitopla-
effetto di questo processo è la frammentazione del DNA smatici sono ancora conservati in questa fase. Con il pro-
nucleare in piccole porzioni. Ciò è ottenuto attraverso l'a- gredire di questo processo (e), il materiale nucleare si
zione concertata di una serie di enzimi che possono essere frammenta (carioressi) e la membrana nucleare si di s-
presenti nella cellula in forma inattiva o che possono solve. Porzioni di citoplasma contornati dalla membrana
essere sintetizzati dalla cellula in risposta a stimoli apopto- plasmatica B si staccano dalla superficie della cellula e
tici. Quando questi enzimi vengono attivati, la cellula subi- quindi l'intero corpo cellulare può andare incontro a mas-
sce una serie di cambiamenti, molti dei quali sono visibili siva framm entazione (cariolisi). Alcune grosse porzioni di
al microscopio ottico. Alcune cellule sono programmate citoplasma contornate da membrane possono contenere
per distruggersi a una certa fase della loro vita e viene materiale nucleare, a costituire i cosidetti corpi apoptotici
impedito loro di andare in apoptosi da una serie di segnali CA. Queste strutture vanno frequentemente incontro a
esterni che bloccano questo processo. Altre cellule richie- fagocitosi da parte dei macrofagi tissutali M , cellule-spaz-
dono continui segnali positivi per vivere (come i fattori di zino derivate dal midollo osseo che si trovano virtualmente
crescita) e se questi vengono a mancare, vanno in apoptosi. in tutti i nostri tessuti. Cellule apoptotiche possono anche
1l processo di apoptosi è illustrato in questo diagramma essere fagocitate da cellule adiacenti.
che si rife risce a un ipotetico epitelio colonnare semplice. In alcune circostanze, porzioni cellulari rimangono
Quando una cellula normale (a) 1iceve un segnale ad come componenti del tessuto in cui quella cellula prima
andare in apoptosi, il primo cambiamento mo1fologico risiedeva. Ad esempio, i cheratinociti della cute vanno
osservabile è una caratteristica condensazione della cro- incontro ad apoptosi alla fin e del loro ciclo di vita e dopo ,..
matina (picnosi) a formare una o pili masse compatte
vicino alla membrana nucleare. Allo stesso tempo la cel-
aver perso il nucleo, il loro citoplasma riempito di fila-
menti di cheratina forma il rivestimento squamoso imper-
m
lula si stacca dalle cellule adiacenti, pur rimanendo adesa meabile della nostra cute. C":
,..m
,..
,..e
m
(a) (b) (e)

iiGfU Cellule in apoptosi in tessuti sani


EE (a) X 300 (b) X 200 (e) e (d) X 300

Queste quattro immagini illustrano il tipico aspetto delle


cellule in apoptosi in tessuti normali. li preparato (a)
mostra l'apice di un villo intestinale. Diversi nuclei N di
cellu le dell'epitelio di rivestimento hanno cromatina più
addensata rispetto alle cellule circostanti, indicando così
che stanno entrando nel processo di apoptosi prima di stac-
carsi dalla superficie dcl villo. Nella fotog rafia (b) si può
osservare un corpo luteo che si forma dopo che il follicolo
ovarico ha espulso l'uovo maturo (cap. 19). Verso la fine
del cic lo, gli ormoni ipofisari determinano l' involuzione
del corpo luteo; questo processo comporta la progressiva (d)
morte delle cellule che lo costituiscono. In questa fotogra-
fia, diverse cellule apoptotiche A sono visibil i per il loro
nucleo picnotico e il citoplasma amorfo intensamente eosi-
nolìlo.
Nella fotografie (c) e (d) sono visibili cellule apoptotichc La fotografia (d) è stata ollenuta da un linfonodo e
si mili a quelle precedentemente descritte ma in uno stadio mostra due cellule in apoptosi. Una di queste cellule ha
più avanzato di degenerazione. La fotografia (c) mostra le un piccolo nucleo condensato C con citoplasma indi-
cellule dell'epitelio che riveste le ghiandole c ndometriali stinto mentre l'altra è ormai rappresen tala solo piL1 da
all' ini zio della mestruazione (cap. 19). Due cell ule in apop- alcuni corpi apoplotici CA che vengono fagocitati da un
tosi hanno raggiunto lo stadio di formazione dei corpi apop- macrofago. Questo aspetto è tipico dei follicoli linfono-
lotici CA. Tali corpi vengono ora fagocitali dalle cellule dali normali , quando i linfociti sono indotti a proliferare
adiacenti, che andranno anch 'esse ben presto in apoptosi. in risposta a stìmoli antigenici d i varia natura (cap. 11 ) .

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TESSUTI
PRINCIPALI

3. Il sangue 46
4. Il tessuto connettivo 65
5. Il tessuto epiteliale 80
6. Il tessuto muscolare 97
7. Il tessuto nervoso 116
46

3.11 sangue

Il sangue è un tessuto formato da diversi tipi cellulari sospesi in un mezzo fluido chiamato plasma. 11 sangue
assolve ad alcune importanti funzioni: trasporto attraverso 1' orga~ismo di gas, di nutrienti, di prodotti del cata-
bolismo, di cellule e di ormoni. Ogni campione di sangue, quindi, contiene non solo cellule e molecole coin-
volte nel trasporto, ma anche cellule e molecole che devono essere trasportate.
Il plasma è essenzialmente una soluzione acquosa di sali inorganici in costante scambio con i liquidi extra-
cellulari di tutti i tessuti del corpo. Il plasma contiene anche proteine, le proteine plasmatiche, raggruppabili
in tre tipi principali: albumine, globuline e fibrinogeno. Nel 101~0 insieme le proteine plasmatiche esercitano
una pressione colloido-osmotica nel sistema circolatorio che contribuisce a regolare lo sca1nbio di soluzioni
acquose tra il plasma e i liquidi extracellulari. Le albumine, che costituiscono la maggioranza delle proteine
plas1natiche, veicolano metaboliti relativa1nente insolubili, come gli acidi grassi, e svolgono una funzione di
trasporto. Le globuline sono un gruppo eterogeneo di proteine che comprendono gli anticorpi (cap. l l) e pro-
teine responsabili del trasporto di lipidi e di metalli pesanti. Il fibrinogeno è una proteina solubile che durante
il processo coagulativo polimerizza dando origine a una proteina insolubile, la fibrina. In generale, i compo-
nenti molecolari del plasma non possono essere visualizzati mediante la microscopia ottica o elettronica.

Le cellule del sangue possono essere suddivise in tre gruppi: globuli rossi (eritrociti), globuli bianchi (leuco-
citi) e piastrine (tro1nbociti). La formazione di queste cellule avviene nel midollo osseo, nel corso di un pro-
cesso chiamato ematopoiesi.
Gli eritrociti sono coinvolti soprattutto nel trasporto di ossigeno e di anidride carbonica e svolgono le loro
funzioni esclusivamente all'interno del circolo sanguigno. La 1nassa dei globuli rossi nel suo complesso e i
precursori di questi nel midollo osseo è definita eritrone.
I leucociti svolgono un ruolo importante nel sistema di difesa e ilnmunitario dell'organismo e pertanto sono
attivi prevalentemente nei tessuti; i leucociti che si trovano nel sangue circolante sono quindi semplicemente
in transito tra i vari siti in cui svolgono la loro attività.
Le piastrine sono un componente essenziale per il meccanismo della coagulazione (emostasi), tamponando
le lesioni della parete dei vasi sanguigni e contribuendo all'attivazione del processo di coagulazione.

I '1 Mftt@ii~j .t§ i t.(j tfflj f~i· ffl li@ l! t~IJ. ffi i, ,J tj ffl it.i.f{%§ 0
1

Il metodo più comune per esaminare gli ele1nenti figurati del sangue è rappresentato dallo striscio su vetrino.
Per poter essere esaminato al microscopio ottico, lo striscio deve essere fissato e quindi colorato mediante
colorazioni policromatiche derivate dal metodo di Romanowsky, quali il metodo di Giemsa, Wright o
Leishman. In base all'affinità dei diversi organelli cellulari per i differenti coloranti utilizzati in queste meto-
diche, possono essere identificate quattro distinte caratteristiche di colorazione:

- • basofilia (blu scuro): affinità per il colorante basico blu di metilene; questa colorazione è caratteristica
del DNA nel nucleo e dell'RNA (cioè dei ribosomi) nel citoplasma.
• azzurrofilia (violetto): affinità per i coloranti azzun·i; questa colorazione è caratteristica dei lisosomi,
uno dei tipi di granuli presenti nei leucociti.
• eosinofilia (rosa): affinità per il colorante acido eosina (per questo motivo definita anche acidofilia); que-

- sta colorazione è una caratteristica peculiare dell'emoglobina che riempie il citoplasma degli eritrociti.
• neutroj'ilia (rosa sa1mone/li11a) affinità per un colorante un tempo ritenuto erroneamente a pH neutro; è
caratteristica di specifici granuli presenti nei granulociti neutrofili.
Il midollo osseo è in genere analizzato mediante un aspirato effettuato in una delle aree sede di emopoiesi
attiva (ad esempio, lo sterno o la cresta iliaca). Il materiale ottenuto viene strisciato, fissato e colorato con le
stesse procedure utilizzate per il sangue periferico. Questi processi possono produrre grossi artefatti rispetto
all'aspetto delle cellule in vivo, soprattutto per quanto riguarda le loro dimensioni e morfologia. Questo fatto
deve essere tenuto in considerazione quando strisci di sangue o di midollo osseo vengono confrontati con
sezioni di tessuto o con campioni preparati per l'osservazione al microscopio elettronico.
Il sangue 47

tif!fli Eritrociti
(a) Giemsa x 1200 (b) EM a scansione x 2400

L'eritrocita è pe1fettamente adattato a svolgere la sua prin_::


cipale funzione, cioè il trasporto di ossigeno e anidride
carbonica. Durante la differenziazione viene sintetizzata
una grande quantità di una ferro-proteina, l'emoglobina.
Prima del rilascio in circolo, t:eritrocita perde il nucleo e,
allorché raggiunge la maturità, perde anche gli organelli
citoplasmatici. L'eritrocita completamente differenziato,
in pratica, è formato solo da una membrana plasmatica che
racchiude l'emoglobina e un numero limitato di enzimi,
necessari per il mantenimento dell'integrità della mem-
brana e per la funzione di trasporto dei gas.
La fotografia (a) mostra l'aspetto caratteristico degli eri-
trociti in uno striscio colorato di sangue periferico. Le cel-
lule sono di colore rosa (eos inofilia/acidofilia) a causa del
loro alto contenuto di emoglobina, che è una proteina
basica. La forma biconcava dell 'eritrocita è responsabile
della colorazione centrale pili pallida.
La microscopia elettronica a scansione rivela la forma a
disco biconcavo degli eritrociti, che ne determina una
superficie maggiore del 20-30% rispetto alla forma sferica,
((/ )
a parità di volume cellulare. Questa caratteristica permette
di aumentare in maniera significativa gli scambi gassosi.
La fluidità della membrana plasmatica, associata alla
forma biconcava, permette all'eritrocita di deformarsi
facilmente; in questo modo g li eritrociti (diametro medio
di 7 .2 µm) possono passare attraverso i più piccoli capillari
(3-4 µmdi diametro).
La membrana plasmatica dell'eritrocita è costituita da
un doppio strato di lipidi nel quale sono incorporate nume-
rose proteine globulari , in conformità al modello classico a
mosaico fluido della struttura della membrana (fig. 1.2).
Immediatamente sotto la membrana plasmatica si trova un
complesso di proteine che formano un citoscheletro anco-
rato alla membrana stessa tramite una o pili proteine tran-
smembrana; la principale proteina del citoscheletro è una
lunga proteina fibrillare denominata spectrina. La forma
biconcava dell'eritrocito è, in parte, dovuta al suo com-
plesso citoscheletro e, in parte, al suo contenuto di acqua,
il quale a sua volta è determinato dalla concentrazione di
ioni inorganici nella cellula.
I processi di legame, trasporto e rilascio del!' ossigeno
da parte dell'emoglobina non sono dipendenti dal metabo-
lismo dell'eritrocita. Gli eritrociti utilizzano energia per
mantenere il normale gradiente elettrolitico attraverso la
membrana plasmatica, per mantenere gli atomi di ferro
dell'emoglobina nella loro forma divalente e inoltre per
mantenere la forma ridotta, cioè attiva, dei gruppi sulfidri-
lici presenti negli enzimi eritrocitari e nell'emoglobina.
L'energia necessaria per questo processo è fornita dalla
glicolisi anaerobica in quanto l'assenza di mitocondri
rende impossibile la produzione aerobica di energia. Gli ...
eritrociti, pertanto, dipendono interamente dal glucosio
come fonte di energia.
L'età di un eritrocita, la cui vita media è di circa 120
"'cncn
giorni, può essere desunta dalla sua capacità di mantenere
...e
,-,
la forma biconcava. In assenza degli appropriati organelli,
gli eritrociti sono incapaci di sintetizzare nuove proteine
per rimpiazzare gli enzimi e le proteine di membrana dete-
riorate. Ciò causa nel tempo una diminm:ione della capa-
cità di pompare ioni sodio al di fuori della cellula; come
conseguenza si ha ritenzione di acqua e successiva modifi -
-z
:D

cazione della forma in senso sferico (sferociti). Gli sfero-


citi sono rimossi dalla circolazione e distrutti a livello
epatico e splenico (cap. 11 ).
-
(')

-
_L
48 Istologia

UttffJ Eritrociti
EM x 6000

Questa fotografia illustra le caratteri-


stiche degli eriu·ociti osservati al mi-
croscopio elettronico. Con questa
tecnica la forma assunta dall'eritrocito
dipende dal piano di osscrva?.ionc che
passa attraverso la cellula. La classica
forma a manubrio M è visibile solo
quando l'eritrocito viene tagliato a
livello clelJa sua sottile w na cenu·ale;
più spesso, sono visibili eritrociti di
forma i1Tegolare a causa delle defor-
mazioni che normalmente si verificano
nel sistema circolatmio. L'alta densità
elettronica degli eritrociti è dovuta agli
atomi di ferro dell'emoglobina. Notate
la totale assenza di organell i citopla-
smatici. In quest'immagine è visibile
anche una piastrina P.


(a) (b)

Uttffi Reticolociti (a) Blu brilJante di cresile/eosina x 1200 (b) EM x 16 000


I reticolociti sono le form e immature degli eritrociti quando all' interazione del colorante con l'rRNA che ancora per-
questi sono rilasciati nel circolo dal midollo osseo. Essi mane nella cellula immatura. Questa tecnica, chiamata
contengono ancora una quantità cli mitocondri, ribosomi ed colorazione sopmvitale è ill ustrata nella fotografia (a).
clementi dell ' apparato di Golgi tali da penneuere il com- In condizioni di grave perdita eriu·ocitaria, quali si rea-
pletamento del citoscheletro e la si ntesi dell' ultimo 20% di lizzano dopo un 'emorragia o in ce1te condizioni patolo-
emoglobina presente nel globulo rosso. La maturazione giche, la velocità di produzione midollare di eritrociti
linale a eritrociti avviene in un periodo di 24-48 ore dal aumenta parallelamente alla percentuale di reticolociti cir-

.-cc..
rilascio nel torrente circolatorio. La velocità di rilascio dei colanti (reticolocitosi) La conta dei reticolociti, pe1tanto,
rcticolociti in circolo è generalmente uguale alla velocità di fornisce un utile metodo per valutare la velocità di produ-
rimoiione degli eritrociti vecchi a livello splenico cd epa- zione midollare degli eritrociti. Notare che i reticolociti

-z
A.
()
tico. Poiché la vita degli eritrociti in circolo è di circa 120
giorni, i reticolociti costituiscono meno dell' l % dei globuli
rossi circolanti.
sono leggermente più grandi degli eritrociti malllri circo-
stanti. La fotografia (b) mostra l'ultrastrullura di un retico-
locita, a confronto con un eritrocita maturo adiacente. La

-a:
A.
I reticolociti non possono essere facilmente riconosciuti
negli strisci colorati con metodi usuali, ma quando il san-
gue fresco viene incubato con il colorante basico blu bril-
densità citoplasmatica complessiva è inferiore a causa dcl
minor contenuto di emoglobina. Sono ancora riconoscibili
alcuni ribosomi liberi, qualc.:he mitocondrio M , una coppia

- lante di cresi le nei reticolociti, e non negli eritrociti maturi,


si forma un precipitato reticolare blu R. Ciò è dovuto
di mitocondri in degenera7.ione De un piccolo residuo del-
l'apparato di Golgi G.
leucociti si dividono in cinque tipi cellulari, raggruppabili in due classi principali in relazione alla presenza
--<y--di granuli citoplasmatici e alle caratteristiche del nucleo:
Granulociti
Neutrofili
Eosinofili
Basofili
Leucociti mononucleati
Linfociti
Monociti
Granulociti: sono così chiamati per la presenza di numerosi granuli secretori citoplasmatici. I granulociti pos-
siedono granuli-tipo-specifici; la definizione neutrofilo, eosinofilo e basofilo deriva dalle caratteristiche tinto-
riali di questi granuli specifici. I granulociti sono caratterizzati da un unico nucleo multilobato. Tale aspetto
indusse i primi osservatori a ritenere che il granulocito fosse una cellula multinucleata e a descrivere come cel-
lule mononucleate l'altro gn1ppo di leucociti (vedi oltre). Il nucleo multilobato dei granulociti può assumere
aspetti morfologici differenti; da ciò il termine leucociti polimorfonucleati o polimorfi, come sinonimo del
termine granulocita. Inoltre, per aumentare la confusione, il termine polimorfo è spesso utilizzato riferendosi
ai neutrofili, dal momento che essi mostrano il grado più elevato di polimorfismo nucleare e sono di gran lunga
i pilt prolifici tra i polimorfonucleati. I granulociti sono anche denominati cellule mieloidi in seguito alla loro
esclusiva origine dal midollo osseo; questa definizione non deve però portare alla conclusione che essi siano
gli unici globuli bianchi a formarsi nel midollo osseo.
I linfociti e i monociti possiedono un nucleo relativamente non lobato e sono stati descritti come leucociti
mononucleati dai primi microscopisti per distinguerli dai polimorfonucleati, il cui nucleo polimorfo era stato
confuso con nuclei multipli. Inoltre, per distinguere questo gruppo dai granulociti, è stato anche utilizzato il
termine agranulociti, dal momento che con.le vecchie tecniche di microscopia ottica non erano facilmente
visibili granuli citoplasmatici; sfortunatamente ciò ha portato all'erronea impressione che queste cellule fos-
sero prive di granuli citoplasmatici.
I leucociti rappresentano un'importante parte delle difese dell'organismo contro gli invasori esterni. I neu-
trofili e i monociti sono cellule dotate di un'intensa attività fagocitaria e inglobano in modo aspecifico micror-
ganismi, detriti cellulari e particelle. Quest'attività può essere aumentata e direzionata contro specifici agenti
esterni dal sistema immunitario (cap. 11). I linfociti giocano un ruolo fondamentale in tutte le risposte immu-
nitarie e, al contrario di tutti gli altri leucociti, la loro attività è sempre diretta verso agenti esterni specifici.
In generale, tutti i leucociti svolgono le loro funzioni nei tessuti e si servono del sangue unicamente come
veicolo per il passaggio tra i luoghi di formazione, deposito e attività. Ne consegue che un'aumentata domanda
di un particolare tipo di leucociti in un luogo si riflette in un aumento del numero circolante. Per esempio, le
sedi di infezioni batteriche attraggono i neutrofili, e questo spesso comporta un aumento del numero dei neu-
trofili nel sangue circolante (neutrofilia). Al contrario, le infezioni virali tendono a stimolare la risposta linfo-
citaria e determinano un aumento del numero e della percentuale dei linfociti presenti nel circolo periferico
(linfocitosi).
Tutti i leucociti sono dotati di 1novimenti ameboidi che forniscono i mezzi per la migrazione all'interno e
an·e~terno del sistema circolatorio e attraverso i tessuti.
50 Istologia

(a) (b)

(e) (d)
I_

IR!H Neutrofili (a) Giemsa x 1200 (b) Giemsa x 1200


(e) Metodo istochimico per la fosfatasi alcalina x 800 (d) Giemsa x 2400

I neutrofili sono il tipo più comune di leucociti nel sangue La colorazione rosa saimo ne (neutrofilica) del citopla-
e rappresentano il 40-75% dei leucociti circolanti. Dal sma dei neutrofili è determinata dalla presenza dei granuli
momento che sono dotati di grande motilità e hanno un'in- specifici dei neutrofili. I granuli specifici solo anche chia-
tensa attività fagocitaria, la loro principale funzione è mati granuli secondari. Questi sono molto più piccoli dci
svolta nell'ambito della risposta infiammatoria acuta al granuli primari (0.2-0.8 µm) e difficilmente visibili al
danno tissutale, nel corso della quale essi ingeriscono e microscopio ottico. Questi granuli contengono e secer-
distruggono i tessuti danneggiati e i microrganismi inva- nono sostanze implicate nella risposta infiammatoria acuta
sori , in particolare i batteri. quali i mediatori dell' infiammazione e gli attivatori del
La caratteristica più saliente dei neutrofili è il nucleo poli- complemento. Queste sostanze sono rilasciate nello spazio
lobato. I neutrofili maturi presentano in genere cinque lobi extracellulare durante il processo infiammatorio.
connessi da sottili filamenti di materiale nucleico; nei neu- I granuli secretori terziari, più piccoli, contengono
trofili meno maturi il nucleo è meno lobulato. Nella fotogra- enzimi che vengono rilasciati all 'esterno della cellula
fia (a) sono ritratti due neutrofili in diversi stadi di maturità. come la gelatinasi (che distrugge il collagene danneg-
Nei neutrofili delle donne, il cromosoma X quiescente e giato) e inoltre alcune glicoproteine che si ritiene determi-
condensato, il corpo di Barr (fig. l.6), forma una pi ccola nino l' inizio della fagocitosi.
appendice a forma di bacchetta di tamburo in uno dei lobi L'attività della fosfatasi alcal ina è stata tradizionalmente
nucleari. Quest' appendice [vedi fotografia (b)I, nota come utilizzala come un marcatore istochinùco per i granuli spe-
bacchetta di tamburo , B, è visibile in circa il 3% dei neu- cifici dei neutrofili , come si può osservare nella fotografia
trofili delle donne. (c). L'attività dell'enzima è evidenziata dalla colorazione
Il cito plasma dei neutrofili è leggermente puntinato da brunastra assunta dai depositi granulari presenti nel cito-
granuli porpora, detti granuli azzurofili, che rappresen- plasma dei neutrofili ; i neutrofili immaturi, riconoscibili

-...
Cl
tano grossi lisosomi; essi sono talvolta definiti granuli pri-
mari, in quanto sono i primi granuli che appaiono nel corso
della differenziazione del granulocita neutrofilo. Questi
dal nucleo meno lobato, dimostrano una minor attività
enzimatica.
La fotografia (d) illustra un neutrofilo che ha fagocitato

-uz
A. granuli contengono le consuete idrolasi acide lisosomiali,
ma anche un certo numero di sostanze battericide, tra le
quali la mieloperossidasi; questa può essere dimostrata
alcuni cocchi ; notate gli pseudopodi P, una caratteristica
tipica delle cellule con elevata motilità. Questo preparato è
stato ottenuto incubando sangue fresco con baueri; in con-

- tramite marcature in perossidasi cd è utilizzata come mar-


catore dci granuli primari e per identificare le leucemie che
prendono origine dai precursori neutrofili.
dizioni normali i neutrofili muoiono dopo la fagoc itosi e
non rientrano in circolo.

-...
::>
cn
cn
...lii
Il sangue 51

2.0µm

. iiiUUI Neutrofilo EM x 10 000


:>~Al microscopio elettronico, i neutrofili presentano tre Funzione dei neutrofili
·::.-~,aratteristiche principali. Innanzitutto, il nucleo presenta I neutrofili in circolo vengono attratti in determinate aree
-- :ffno a cinque lobi che in s_ezione possOno apparire come dalla presenza di microrganismi, in particolar modo dai bat-
.JK~clei separati. L'estrema condensazione della cromatina teri. Questo processo è mediato da sostanze chemiotattiche
\:Ì~nota una bassa attività di sintesi proteica. In secondo (chemiotassine) rilasciate dai tessuti danneggiati e prodotte
]_(logo, il citoplasma contiene molti granuli circondati da in conseguenza dell'interazione di anticorpi con antigeni di
>·-membrana. I granuli primari P sono grandi, sferoidali ed superficie del microrganismo (cap. 11). La ricopertura di
~lettrondensì, simili ai lisosomi delle altre cellule. I granuli microrganismi da parte di anticorpi e co1nplcmento atunenta
-;</$JJecifici S sono molto più numerosi, piccoli e spesso a notevolmente l'attività fagocitaria dci neutrofili; questo
----Torma di bacchetta; la loro fonna e densità sono variabili. fenomeno viene chiamato opsonizzazione, I batteri che non
_::;:\_.:;_~ terzo luogo, tutti gli altri organelli citoplasmatici sono generano chemiotassinc e non vanno incontro a opsonizza-
::%:,_:-;~'qarsi, sebbene il citoplasma sia particolamentc ricco di zione sono quindi relativamente resistenti alla fagocitosi dei
, :-glìcogeno, neutrofili e perciò altamente patogeni.
Poiché i neutrofili maturi hanno pochi organelli per la Come prima tappa nel processo di fagocitosi, il nlicror-
_:jS:i,_tiJesi proteica, essi hanno poche possibilità di resintetiz- ganismo viene circondato da pseudopodi che successiva-
' ->:_,z_are gli enzimi specifici e quelli lisosomali consumati nel mente si fondono tra loro, in modo tale da racchiuderlo
_;y _-~J)orso della fagocitosi. Il neutrofilo è così.incapace di eser- completamente in una vescicola di endocitosi denominata
, ;::_:g_f!are una funzione continua e degenera dopo un singolo fagosoma. Questa si fonde quindi con granuli citoplasma-
'2,tr:Pisodio di attività. I neutrofili morti sono i principali tici, in particolare i granuli azzurrofili, che liberano il loro
,,,,'.:c_?sHtuentì cellulari del pus e sono, perciò, chiamati anche contenuto esponendo il microrganismo a una potente
\fellule del pus. miscela di enzimi lisosomali. L'uccisione del microrgani-
La scarsità di mitocondri e l'abbondanza di glicogeno smo è ulteriormente facilitata dalla produzione di peros-
_,, , _ _-i -neutrofili riflette la predominanza del metabolismo sido e superossido di idrogeno per riduzione enzimatica
~~aerobìco; ciò permette ai neutrofili di svolgere le loro dell'ossigeno. Un effetto collaterale di questo fenomeno
/-fonzìoni anche in un ambiente scarsamente ossigenato intensamente distruttivo è il notevole danneggiamento dei
,,~-~ale quello dei tessuti danneggiati, mentre la via dell'e- tessuti circostanti a seguito della fuoriuscita del contenuto
:>~-~So monofosfato genera ossidanti ad azione battericida. dei granuli nell'ambiente extracellulare.
: ___ I neutrofili sono cellule in grado di muoversi attiva-
;;:;n_ente attraverso gli spazi extracellulari con un'andatura
:>~~risciante caratterizzata dalla presenza di uno pseudopodo
,, si muove ondulando ed è tipicamente diretto verso la
Un importante evento che precede la liberazione del
contenuto dci granuli è noto come stilnolazione dei neu~
h·ofUi. Esso coinvolge il legame della frazione C5a del
complemento a un elevato numero di recettori presenti
-
zione di avanzmnento (fig. 3.4d). La motilità e l'in- sulla n1embrana plasmatica dei neutrofili; C5a è la più
_9sa attività di fagocitosi si riflettono in un elevato conte- potente cherniotassina conosciuta per i neutrofili e induce
,t~to di proteine contrattili quali actina e miosina, tubulina la chemiotassi, la degranulazione e la produzione di peros-
·proteine associate ai microtubuli. sido e superossido di idrogeno.
52 Istologia

(a)

bl!flil Eosinofili (a) Giemsa x 1600 (b) Uomo ME x 25 000


(e) Topo ME x 20 000 (illustrazio11e afro11te) (d) Ratto ME x 20 000 (illustrazione afro11te)

Gli eosinofil i rappresentano l' 1-6% dei leucociti circolanti; trazione di questo enzima è, negli eosinofil i, otto volte
il loro numero varia notevolmente nel corso della giornata, superiore rispetto alle altre cellule della serie bianca.
in quanto è più alto al mattino e minore al pomeriggio. Gli Sembra che esso venga secreto indipendentemente dai pro-
eosinofili rimangono nel midollo osseo per molti giorni cessi di fagos itosi e degranulazione. Come si può osservare
dopo essere stati prodotti, quindi passano nel circolo dove nella fotografia (c), il caratteristico nucleo bilobato N è
restano per un periodo di tempo variabile fra le tre e le otto prontamente riconoscibi le al microscopio elettronico. Il
ore; la maggior parte di essi penetra quindi nella cute o nelle citoplasma contiene un reticolo endoplasmatico liscio REI
mucose del!' apparato respiratorio o gastroenterico, dalle abbastanza sviluppato, grappoli di ribosomi R e un piccolo
quali può poi passare nelle secrezioni locali. li destino e la reticolo endoplasmatico rugoso R Er. Il glicogeno è abbon-
durata della vita degli eosinofili non sono noti, anche se si dante e sono diffusamente presenti mitocondri M.
ritiene che pochi di essi o nessuno possa rientrare in circolo.
Un aumento del numero degli eosinofili circolanti (eosi- Funzione degli eosinofili
11ifilia) si verifica in molte malattie parassitarie, e la difesa Gli eosinofili sono cellule dotate di attività fagocitaria, con
contro i parassiti sembra essere una delle principali fun- un metabolismo simile a quello dei neutrofil i ma con una
zioni di queste cellule. Il numero degli eosinofili aumenta capacità ossidativa più elevata che sfrutta la via dell'esoso
inoltre nei tessuti nel corso di molte malattie allergiche monofosfato; nonostante ciò, l'attività battericida degli
(per esempio nella mucosa nasale e bronchiale nella feb bre eosinofili appare inferiore rispetto a quella dei neutrofili.
da fieno e nell'asma) anche se la loro funzione in questo Essi hanno p erò un'intensa attività fagocitaria nei con-
contesto è poco conosciuta . fronti dei complessi antigene-anticorpo.
L'eosi nofilo ( 12-17 µmdi diametro) è pit1 g rande del La membrana plasmatica degli eosinofili possiede vari
neutrofilo ed è facilmente riconoscibile grazie alla pre- recettori per le inununoglobulinc e il complemento rila-
senza dei suoi grossi granuli specifici che si colorano in sciati da altri leucociti. Tutti g li eosinofili hanno recettori
rosso vivo con l'eosina e in rosso mattone con il metodo di per le lgE, che hanno probabilmente importanza per la
Romanowsky. La maggior parte delle cellule h a un nucleo distruzione dei parassiti; questi recettori non sono presenti
bilobato ma, come si può osservare nella fotografia (a), nei neutrofili.
esso è spesso nascosto dai granuli citoplasmatici stretta- Gli eosinofili possono subi re un'attrazione chemiotat-
mente ammassati. tica da parte di sostanze prodotte dai batteri e da parte di
La caratteristica ultrastrutturale peculiare degli eosino- componenti del complemento; in ogni caso essi sono pre-
fili è rappresentata dai grossi granuli specifici S di forma ferenzialmente attratti verso i sili cli infianun azione da
ovoidale, ciascuno dci quali contiene un cristalloide allun- sostanze rilasciate dai basofili e dai mastociti, in partico-
gato. Nell'uomo, come è illustrato nella fotografia (b), lare l'istami na e il fattore chemotattico dell'anafilassi
questi cristalloidi sono relativamente elettron-trasparenti e (ECF-A ), come accade ai linfociti attivati.

...cc di forma piuttosto irregolare, mentre in molti altri mammi-


feri essi hanno una forma più regolare, discoide. La foto-
grafia (c) mostra un eosinofilo all'interno di un tessuto in
Il processo di fagocitosi si svolge come di consueto, ma
se il microrganismo che deve essere fagocitato è troppo
grosso (per esempio un parassita), l'eosinofilo rilascia pro-

-a.
()
un topo; anche in questa specie i cristalloidi sono relativa-
mente eletu"on-trasparenti . La fotografia (d) mostra i gra-
nuli specifici di un eosinofilo di ratto, i cui cristalloidi sono
babilmente il contenuto dei suoi granuli nell 'ambiente
esterno; gli schistosorni sono distrutti, ad esempio, in que-
sto modo. L' uccisione del parassita è mediata da anticorpi

-z notevolmente elettrondensi.
I granuli specifici sono legati alle membrane e hanno
dimensioni omogenee; la loro matrice contiene vari enzimi
e dal complemento (cap. 11) .
Gli eosinofili possono contribuire al mig lioramento di
alcuni aspetti delle reazioni di ipersensibil ità, mediante la

- idrol itici, tra i quali l'istaminasi. r cristalloidi hanno una


struttura cubica a graticcio e sono costituiti da una proteina
estremamente alcalina (cioè basica), denominata proteina
basica maggiore, da alu·e proteine basiche, da enzimi idro-
neutralizzazione dell'istamina e la produzione di un fattore
denominato inibitore derivato dagli eosi11oflli, che si
pensa sia in grad o di inibire la degranulazione dei masto-
citi . La S RS-A, una so stanza vasoattiva prodotta dai baso-
litici lisosomiali c da una perossidasi differente dalla mie- fili e dai mastociti (fig. 3.7), è inibita dagli eosinofili
loperossidasi dei neutrofili. attivati. Il ruolo dell' arilsulfatasi (vedi sopra) non è ancora
Negli eosinofili maturi sono inoltre presenti granuli più noto; in ogni caso essa non è coinvolta, come si era p~11.:
piccoli. contenenti fosfatasi acida e arilsulfatasi; la concen- sato, nell ' inibizione della SRS -A.
...
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(d)
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54 Istologia

(a) (b)

Wffl Basofili (a) Giemsa x 1500 (b) EM x 10 500

I basofili sono i leucoc iti meno numerosi e rappresentano Funzione dei basofili
meno dell' 1% dei leucociti circolanti. I granuli specifici dei basofili e dei mastociti contengono
Caratterizzati da grossi granuli citoplasmatici intensa- proteoglicani, costituiti da glicosaminoglicani solfati legati a
mente basofili, essi possiedono notevoli somiglianze strut- un nucleo proteico; questi dete1111inano la metacromasia
turali e funzionali con i mastociti presenti nei tessuti (fig. caratteristica dci basofili. I proteogl icani sono una miscela in
4.14). I basofili sono i precursori dc i mastociti in transito proporzioni variabili di eparina e co11droiti11soljàto. I gra-
nei tessuti periferici. nuli contengono inoltre istamina e molti altri mediatori chi-
I basofili si originano nel midollo osseo da un precur- mici dei processi infiammatori, ad esempio la "slow reacting
sore che è comune agli altri granulociti fin o allo stadio di substance of anapliylaxis" (SRS-A) e I"'eosi11ophil chemo-
mieloblasto; da questo punto lo svi luppo procede quindi tactic factor of a11aphylaxis" (ECF-A).
per tappe analoghe per i neutrofil i e gli eosinofi li. Non è L'infiltrazione da parte dei basofi li e la proliferazione e
nota la lunghezza della vita dei basofili . la degranulazione dei mastociti sono fenomeni caratteri-
I basofili (14-16 µm di diametro) ha nno dimensioni stici di varie patologie a carico sia del sistema immunitario
intermedie tra q uelle dei neutrofili e q uelle degli eosinofili. sia di altri apparati; in ogni caso, la funzione principale de i
Come questi ultimi, anche i basofili hanno un nucleo bilo- basofili e dei mastociti è probabilmente rappresentata dalla
bato ma, in generale, questo è oscurato da numerbsi gra- risposta immunitaria nei confronti di alcuni parassiti.
nuli specifici, grandi , densamente basofi li (blu scuro) che I basofili e i mastiociti possiedono recettori di membrana
sono più grandi ma in numero inferiore rispetto a quelli altamente specifici per il segmento Fc delle IgE che è pro-
degli eosinofili. Questi granuli hanno un'alta solubilità in dotto dalle plasmacellule in risposta a svariati antigeni
acqua e tendono a dissolversi durante la normale prepara- ambientali (allergeni). L'esposizione ad allergeni determina
7.ione di uno striscio di sangue; ciò rende più difficile il la formazione di ponti antigenici tra molecole di IgE ad ia-
riconoscimento di queste cellule. È perciò necessario uti- centi, che scatena un rapido processo di esocitosi del conte-
lizzare speciali tecn iche di fissazio ne, inclusione e marca- nuto dei granuli (degranulazione). Il riJascio di istamina e
tura. Il colorante basico blu di toluidina colora i granuli , di altri mediatori vasoattiv i è cosl responsabile delle cosid-
cambiando il suo colore in rosso, fenomeno noto come dette reazioni di ipersensibilità immediata (anafilattoide),
m etacromasia (fig. 4.14). caratteristiche della rinite a llergica (febbre da fieno), di
Al microscopio elettronico, il caratteristico nucleo bilo- molte forme di asma e orticaria e dello shock anafilattico.
bato dei neutrofili è facilmente riconoscibi le. I g randi gra- In ogni caso, esistono altri stimoli indipendenti dalle IgE

-.cc.. nuli specifici S sono circondati da membrana, hanno fo rma


rotonda o ovale e sono completamente ripieni di un mate-
riale clettrondenso; i granuli dei basofili sono più grossi
che determinano la degranulazione dei mastociti.
I basofili possono rappresentare più del 15% delle cel-
lule dell'infiltrato in dermatiti allergiche e in reazioni di

-z
A.
( ,)
ma in numero inferiore rispetto a quelli dei mastociti.
1n prossimità del nucleo si trova inoltre un piccolo
gruppo di granuli più piccoli. Il citoplasma contiene inoltre
rigetto di trapianti cutanei; questo fe nomeno, noto come
ipersensibilità cutanea basofila, è indotto da linfociti sen-
sibilizzati e rappresenta un esempio di ipersensibilità cel-

-
a:
A.
ribosomi !_iberi, mitocondri e glicogeno, mentre la mem-
brana plasmatica mostra piccole estroflessioni disposte
irrcgolarmente.
lulo-mediata (cap. 11 ). ln questo caso la degranulazione
avviene lentamente e non rapidamente come nelle reazioni
di ipersensibili tà immediata.

-
Il sangue 55

1#1:1 Linfociti
(a) Giemsa x 800 (b) EM x 15 000

I linfociti sono, tra i leucociti, le cellule


più piccole, e sono solo leggermente
più grandi degli eritrociti. Dopo i neu-
trofili , sono le cellule più numerose tra
i leucociti circolanti, rappresentandone
il 20-50%; l' aumento del numero dei
linfociti è un reperto comune nel corso
di infezioni virali.
I linfociti svolgono un ruolo cen-
trale in tutti i meccanismi di difesa
immunitaria (descritti in dettaglio nel
cap. 11). Il sangue rappresenta il mez-
zo mediante il quale i linfociti circo-
lano tra i diversi tessuti linfoidi e gli
altri tessuti del corpo. La maggior
parte dei linfociti in circolo sono in
uno stato di relativa inattività metabo-
(a) lica e funzion ale.
I linfociti sono caratterizzati da un
nucleo rotondo, intensamente colorato
e da una piccola quantità di citoplasma
leggermente basofilo, privo di granuli.
La quantità di citoplasma presente
varia in relazione allo stato funzionale
del linfocito; nel sangue circolante c'è
una predominanza di "piccoli" linfo-
citi inattivi (6-9 µm di diametro). I
grossi linfociti (9- 15 µm di diametro)
rappresentano circa il 3% dei linfociti
del sangue pe1'iferico. I grossi linfociti
sono linfociti B attivati in transito
verso i tessuti, dove diventano plasma-
cellule anticorpo-secernenti; a questo
gruppo appartengono inoltre le cellule
11ah1ral killer (cap. 11 ).
La fotografia (a) illustra un piccolo
e un grosso linfocita. Nel grosso linfo-
cita, il citoplasma è fac ilmente visi-
bile, mentre nel piccolo li nfocita esso
è così scarso da no n essere quasi visi-
bile.
La fotografia (b) mostra un piccolo
. I linfocita in un capillare polmonare. Il
nucleo è tipicamente rotondo ma leg-
germente indentato e la cromatina è
moderatamente condensata; di solito i
1.0um nucleoli non sono presenti. Il citopla-
sma disperso contiene pochi mitocon-
(il) dri, un rudimentale apparato di Golgi,
scarso reticolo endoplasmatico e un
numero relativamente alto di ribosomi
liberi, responsabili della basofilia al
...rn
microscopio ottico. La membrana pla- U)
smatica presenta piccole estrofles-
sioni che, osservate al microscopio "'e...
,-,
elettronico a scansione, appaiono co-
me corti microvilli; essi sono molto
più numerosi nei linfociti B (cap. 11).

-z
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56 Istologia

(a)

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t
(b)

iiJ!f&i Monociti (a) Giemsa x 1000 (b) Giemsa x 1000 (e) EM x 20 000

I monociti sono le cellule di dimensioni maggiori tra i leu- dei lisosomi stessi attraverso le vie del metabolismo aero-
cociti (più di 20 µmdi diametro), e rappresentano il 2-10% bico e anaerobico, in relazione alla disponibilità di ossi-
dei globuli bianchi del sangue periferico. Essi sono estre- geno nei tessuti.
mamente mobili e dotati di intensa attività fagocitaria e
sono i precursori dei macrofagi, grosse cellule fagocitiche Sistema monocito-macrofagico
di vario tipo che si trovano nei tessuti periferici e negli I monociti migrano verso i tessuti periferici, nei quali svol-
organi linfoidi. gono il ruolo cli macrofagi. Questo fenomeno ha generato
I monocili sono caratterizzati da un nucleo grosso, il concetto cli una singola unità fun zionale, il sistema
eccent1·ico, colorato meno intensamente di quello di altri monocito-macrofagico (sistema fagocitico mo11onu-
leucociti. Come si può osservare in queste immagini al cleato ), costituito dai monociti circolanti, dai loro precur-
microscopio ottico, la forma del nucleo è variabile, ma sori nel midollo osseo e dai macrofagi tissutal i, sia liberi
spesso è presente una profonda indentatura sul versante del che fissi (istiociti). In questo sistema sono anche comprese
nucleo diretto verso il centro della cellula; l'indentatura si le cellule cli Kupffer del fegato, la microglia ciel SNC, le
accentua con la progressiva maturazione della cellula a tal cellule di Langerhans della cute, le cellule degli organi
punto che il nucleo può arrivare ad assumere un aspetto a linfoidi presentanti l'antigene e gli osteoclasti. Le cellule
"ferro di cavallo" o, adcliritn1ra, bilobato. Possono essere giga11ti 111011011ucleate possono formarsi per fusione -di
visibili due o più nucleoli. L'ampio citoplasma si colora macrofagi o per duplicazione ciel nucleo. Il sistema non
con il metodo di Romru1owsky di un pallido blu-grigiastro comprende invece altre cellule che possono essere dotate
ed è ripieno di piccoli lisosomi colorali in rosso porpora cli attività fagocitaria, quali le cellule endoteliali o retico-
che gli conferiscono, al microscopio ottico, un aspetto lari e i fibro blasti degli organi linfoidi; queste cellule erano
caratteristico a "vetro smerigliato". definite complessivamente con il termine ora superato di
Al microscopio elettronico si osserva un citoplasma sistema reticolo-endoteliale.
contenente un numero vru·iabile di ribosomi e poliribosomi
e un reticolo endoplasmatico rugoso relativamente poco Funzione dei monociti
esteso. L'apparato di Golgi G è ben sviluppato ed è situato, I monoc iti sembrano non svolgere fun zioni nel sangue cir-

-....
Cl
con il centrosoma, in prossimità dell'indentatura del
nucleo. Ci sono inoltre molti piccoli mitocondri M di
forma allungata. Numerosi sottili pseudopodi P protru-
colante. Essi vengono richiamati dalla presenza cli mate-
riale necrotico (necrotassi), eia microrganismi invasivi
(chemiotassi) e dall 'infiammazione, che ne determinano la

-
D. dono dalla cellula e ne attestano la capacità fagocitaria e i migrazione nei tessuti e la differenziazione in macrofagi.
movimenti ameboidi. Grazie alla loro elevata attività fagocilica e al notevole
() I granuli citoplasmatici Gr dei monociti sono elettron- contenuto cli enzimi idrolitici, i macrofagi inglobano e
z densi, omogenei e circondati da membrana. Mediante distruggono detriti derivati dai tessuti e materiale esogeno
studi istochimici è stato dimostrato che essi sono di due nel corso dei processi di infiammazione e riparazione delle
a: tipi. Un tipo costituisce i lisosomi primari e contiene fosfa- normali funzioni tissutali.
D.
- tasi acida, arilsolfatasi e perossidasi; questi granuli sono
analoghi a quelli primari (azzu1TOfili) dei neutrofili. Non è
noto quale sia il contenuto dell'altro tipo di granuli.
A differenza dei neutrofi li , i monociti sono dotati di
Molte di queste fun zioni rappresentano una parte inte-
grante cli meccanismi immunologici, quali la presentazione
dell'antigene e la sua distruzione final e; in questo caso, l'at-
tivazione linfocitaria determina la produzione di fattori in
continua attività lisosomale e di successiva rigenerazione grado di incrementare l'attività fagocitaria dei macrofagi.
Il sangue 57

(a)

Piastrine (a) Giemsa x 1600 (b) EM x 18 000

Le piastrine o trombociti sono cellule piccole, anucleate, (potrebbe essere coinvolto nei processi di riparazione dei
formate nel midollo osseo per {emmazione dal citoplasma vasi sanguigni danneggiati) e altri fattori di crescita.
di grosse cellule chiamate megacariociti. Le piastrine nel
sangue circolante sono molto numerose, da 150000 a • I granuli densi sono estremamente elettrondcnsi e con-
400 000/mL. Le piastrine svolgono svariate fu nzion i es- tengono serotonina. La serotonina non viene sintetiz-
senziali ai normali processi di emostasi. In primo luogo, esse zata dalle piastrine né d ai loro precursori, ma viene
si organizzano a fo rmare una bruTiera che occlude le ru·ee in assorbita dal plasma ed è prodotta dalle cellule entero-
cui si è verificato un danno vascolru-e, atu"averso l'adesione cromaffini dell'intestino (cap. 17).
al collagene posto ai margini della ferita; successivamente la • I lisosomi sono vescicole circondate da membrana
fi brina sostituisce il tappo di piastrine. In secondo luogo, diverse dai granuli alfa e contenenti enzimi lisosomiali.
esse promuovono la formazio ne del coagulo, costituendo • I microperossisomi sono poco numerosi e dotati di atti-
una superficie che permette l'assemblaggio dei compless i vità perossidasica, forse dovuta a una catalasi.
proteici della coagulazione, responsabili della generazione
La membrana plasmatica delle piastrine possiede tre
della trombina. In terzo luogo, le piastri ne secernono fattori
caratteristiche insolite, in relazione con la capacità di q ue-
che sono coinvolti nella ripru·azione dcl danno vascoJru·e.
ste cellule d i aderire a superfic i vascolari danneggiate: ( I)
Le piastrine sono dischi rotond i o ovali, biconvessi, di
è in grado di formare ponti fibrillari tra una pi astrina e l'al-
1.5-3.5 µm di diametro. Negl i strisci di sangue, come si
tra; (2) è presente un gliococalice fil amentoso mo lto
può osservare nell a fotografia (a), la loro forma non è
spesso, ricco d i mucopolisaccarid i, che d à solidità ai ponti
chi aramente visibile; spesso, inoltre, sono parzialmente
fibrillari ; (3) le proteine esposte sulla superficie esterna
aggregate tra loro. Il citoplasma è colorato in porpora e ha
della membrana sono in numero due volte maggiore
un aspetto granulare per il suo alto contenuto di organelli
rispetto a quelle rivolte verso l' interno; q uesta situazione è
che sono concentrali al centro della cellula. Il citoplasma
l'opposto di quanto si verifica in tutte le altre cell ule.
periferico è scarsamente colorato e, perciò, difficilme nte
visibile. Le piastrine possiedo no un citoscheletro ben sviluppato.
In prossimità della periferia della cellula c'è una banda
Le piastri ne possiedono la maggior parte degli organelli
marginale di microtubuli che viene depolimerizzata all' ini-
citoplasmatici delle altre cellule, tra i q uali mitocondri,
zio del processo di aggregazione piastrinica. li citoplasma è
microtubuli, granuli di glicogeno, alcune porzioni dell'ap-
ricco delle proteine contrattili actina e miosina (precedente-
parato dcl Golgi e ribosomi; possiedono ino ltre sistem i
mente denominata tromboste11i11a) e di altre proteine fila -
enzimatic i che ne permettono sia la respirazione aerobica
sia quella anaerobica. Gli organelli maggio rmente rappre-
mentose, tutte probabilmente coinvolte nei processi cli
retrazio ne dcl coagulo e rilascio del contenuto dei granuli.
....
sentati , come si può osservare nella fotografia (b), sono i
In profondità rispetto alla banda marginale di microtu- m
granuli elettrondensi, che costituiscono circa il 20% del Ut
buli e anche diffusamente nel citoplasma è pi-esente un
volume di una piastrina e sono di quattro tipi diversi. Ut
sistema tubulare denso (STD) che è costituito da stretti
• I granuli alfa hanno forma e dimensioni variabili e con- tubuli membranosi che contengono una sostanza omogenea e
....
,:a-.
tengono due proteine esclusive delle piastrine, cioè iI fat- elettro ndensa; quest' ultima contiene un isoenzima della
tore piasM11ico 4 (regola la permeabilità dci vasi, la perossidasi che è specifico delle piastrine. La funzio ne dcl
mobilizzazione del calcio dall'osso e la chemiotassi di STO è poco conosciuta ma ci sono prove che esso possa
monociti e neutrofili) e la beta hw11boglobuli11a (la sua
fun1.ione non è nota, ma i livelli serici di questa protei na
v~ngono util izzati per monitorizzare il grado di atti va-
rappresentai-e il s ito della sintesi delle prostaglandine.
Le piastrine contengono un sistema di canali di mem-
brana connessi tra loro e in continuità con l'ambiente
-z
11one delle piastrine in diversi stati patologici). Questi
g~an~ili contengono inoltre fattori della coagulazione
(ltbnnogeno, fattore V, fattore Vlll/von Willebrand) e
esterno mediante piccole invaginazioni; il versante citopla-
smatico di q ueste membrane è associato a elementi dcl cito-
scheletro. La funzione di questo sistema ca11alicolare di
-,.
(')

J>
'.1ltre proteine, tra le quali fibro11 ecti11a, trombospo11di11a,
1
1 PDGF o .fattore di crescita derivato dalle piashùie
membrana non è nota ma esso potrebbe essere coinvolto nei
processi d i secrezione ciel contenuto dei granuli alfa.
-
r-
58 Istologia

Emopoiesi .

L'emopoiesi è il processo mediante il quale le cellule ematiche mature si sviluppano dai 1ispettivi precursori midol-
lali. Nell 'uomo adulto l emopoiesi ha luogo nel midollo di alcune ossa, soprattutto le ossa piatte del cranio, le coste
e lo sterno, la colonna vertebrale, la pelvi e l'estremità prossimale di alcune ossa lunghe. Prima della maturità,
invece, l'emopoiesi avviene in altii siti, durante i diversi stadi di sviluppo. Nelle p1ime fasi della vita embrionale, le
primitive cellule del sangue si originano dal sacco vitellino e, un po' più avanti nello sviluppo, dal fegato. Dal terzo
al settimo mese di vita intrauterina, la milza rappresenta la sede principale dell'attività e mopoietica. Quando si svi-
luppano le ossa, durnnte il quarto e il quinto mese di vita intrn-uterina, i granulociti e le piastrine incominciano a
formarsi dal midollo osseo, mentre in questa sede l'eritropoiesi si stabilizza solo a pmti re dal settimo mese. Dalla
nascita, il midollo osseo rimane pressoché l'unica sede di emopoiesi, anche se la milza e il fegato possono ripren-
dere la loro attività emopoietica in caso di necessità. Dalla nascita alla maturità, il numero di siti attivi di emoe._oiesi
nel midollo osseo diminuisce, anche se tutto il midollo osseo mantiene un potenziale emopoietico.
Lo sviluppo separato di ogni tipo cellulare è stato teorizzato in diversi modi, ma solo una teoria è stata avvalo-
rata da dati sperimentali, la teoria monofiletica. Questa teoria propone che tutti i tipi cellulaii del sangue derivino
da una singola cellula staminale primitiva, la cellula staminale totipotente (o multipotente). Questa cellula si
'divide raramente e dà origine a cinque tipi divers i di cellule staminali unipotenti, ciascuna delle quali è in grado di
dare origine esclusivamente a un determin! to tipo cellulare: eritrociti, granulociti, lin fociti, monociti e piastrine. Le
cellule staminali unipotenti (che istologicamente sono difficilmente distinguibili-le une dalle altre) si dividono
molto frequentemente e forniscono precursori m01fologicamente 1iconoscibili dei tipi ceJJulari maturi.
Sono stati sviluppati sistemi di coltura in vitro per lo studio dell'emopoiesi, nei quali le cellule progenitrici
sono definite unità formanti colonie (CFU). La frequenza di divisione di queste cellule è regolata dalla presenza
di ormoni chiamati poietine, fra i quali l' eritropoietina, i fattori di stimolazione delle colonie prodotti localmente
e le interleuchine.

Midollo osseo

Il midollo osseo è costituito da una rete estremamente ramificata di sinusoid i vascolari e di fibroblasti (cap. 4),
nei cui spazi interstiziali sono stipate le cellule emopoietiche. La produzione di cellule ematiche da parte del
midollo osseo raggiunge cifre astronomiche; è stato stimato che ogni giorno vengano immessi nel circolo circa
2.5 miliardi di eriti·ociti , un numero equivalente di piastrine, circa 50-100 miliardi di granulociti ( l miliardo
per ogni kilo di peso corporeo al giorno) e inoltre un grosso nume ro di monociti e di linfociti ancora privi di
competenza immunologica. Oltre alla sua funzione emopoietica, il midollo osseo, insieme alla milza e al
fegato, è uno dei principali siti in cui avv_iene !a distruzione dei globuli rossi danneggiati o invecchiati. Il
midollo osseo svolge inblti·e un ruolo centrale nelle fun zioni del sistema immunitario, in quanto in esso
avviene il differenziamento dei linfociti B (esso è cioè nei mammiferi l'equivalente della borsa di Fabrizio

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degli uccelli); esso contiene inoltre un gran numero di p lasmacellule anticorpo-secernenti (cap. 11).

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Questa fotografia mostra il generico aspetto di uno striscio
ottenuto da un aspirato midollare. Le cellule nucleate, rap-

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presentate dagli eritrociti in via di sviluppo e dalle linee

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dell a serie bianca, sono in numero considerevole, in con-
trasto agli strisci di sangue periferico, nei quali le cell ule
nucleate (cioè i linfociti maturi) sono scarse e a grande
distanza le une dalle altre. Le cellule delle differenti linee
si identificano in modo relativamente semplice in quanto
esse tendono a uscire incolonnate dalle varie unità for-
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(. manti-colonie del midollo; questo fenomeno è osservabile
A. .-..-: e • "".> • •• più chiaramente a un ingrandimento maggiore di quello
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A.
r Il sangue
59

IAlfJ Midollo osseo EE x 800


Il midollo osseo in attività è pieno di cellule' staminali in superficie esterna della parete dei sinusoidi e si ramificano
replicazione e di precursori delle cellule ematiche mature; attraverso gli spazi emopoietici. Le cellule reticolari sinte-
la prevalenza degli eritrociti in via di maturazione sugli tizzano fi bre di reticolina che, insieme ai processi citopla-
altri tipi cellulari ne determina una colorazione rosso smatici, formano una rete di supporto per le cellule
scura, dalla quale deriva il nome di midollo rosso . Con il e mopoietiche. Mediante l'accumulo di lipidi, le cellule reti-
passare del tempo, il midollo de-Ile ossa lunghe degli arti colari danno inoltre origine alle cellule ripiene di lipidi (adi-
diventa meno attivo ed è p1'ogressivamente sostituito da pociti) che sono tipicamente presenti nel midollo osseo.
adipociti, così che nei mammiferi adulti la maggior pa1te Ali' interno dei cordoni emopoietici sono inoltre presenti
del midollo assume una colorazione giallastra; il midollo macrofagi , coinvolti nei processi di fagocitosi dei detriti cel-
giallo può comunque essere riattivato nel caso in cui si lulari. Il compartimento emopoietico contiene inoltre carat-
renda necessario incrementare l'emopoiesi. teristici elementi di supporto non cellulari (cap. 4) tra i quali
Il midollo osseo attivo è costituito da due componenti libre di collagene e proteine ad alto peso molecolare, quali
principali, un'intelaiatura di reticolina (fig. 4.8) e fibrobla- laminina e fibronectina, che connettono le cellule emopoie-
sti specializzati (cellule reticolari), che rappresenta la tiche agli elementi fibrosi dello stroma del midollo. I proteo-
struttura di supporto per le cellule ematiche in via di svi- glicani presenti nel substrato possono avere la funzione di
luppo, e un sistema di sinusoidi ematici interconnessi tra legare fattori di crescita e altri modulatori dell'emopoiesi.
loro che defluiscono verso la vena centrale. La fotografia illustra cordoni emopoietici C separati da
I sinusoidi del midollo osseo sono del tipo a endotelio larghi sinusoidi S che sono riempiti da eritrociti e da rari
continuo (cap. 8), ma una loro insolita caratteristica è rap- leucociti. Notare i nuclei di due cellule endoteliali R ap-
presentata dalla discontinuità della membrana basale sot- piattite che fiancheggiano i sinusoidi. Fra le cellule emo-
tostante. Le cellule endoteliali dei sin usoidi sono dotate di poietiche, solo una può essere identificata con sicurezza:
attività endocitica e probabilmente controllano il passag- un enorme megacariocita (responsabile della formazione
gio della maggior parte delle sostanze tra l'interno e l'e- delle piastrine) in prossimità del centro del campo. Notare
sterno del compa1timento emopoietico. Il citoplasma delle anche alcuni adipociti A sparsi.
cellule endoteliali è così scarso che la barriera rappresen- Le relazioni funzionali tra ossa e midollo osseo riman-
tata dall'endotelio ha uno spessore di poco maggiore di gono oscure. Le ossa potrebbero semplicemente rappre-
quello della membrana plasmatica interna ed esterna, e sentare una protezione e un supporto per il delicato tessuto
ogni sua parte pu(> rappresentare la via di uscita delle cel- del midollo osseo, o potrebbero esserci molte relazioni
-t
lule ematiche mature nel c ircolo. metaboliche specifiche tra i due tessuti. A supporto di que-
rn
Al di sotto dell 'endotelio e della sua membrana basale c'è st'ultima ipotesi, è stato osservato che il midollo osseo tra-
U>
uno strato discontinuo di fibroblasti (cellule reticolari) con piantato è incapace di sopravvivere in sed i diverse dalle
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estesi processi citoplasmatici ramificati che abbracciano la cavità midollari delle ossa. e
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TESSUTI PRINCIPALI °'
o

..
iii
o
o
IC
iii'
Cellula staminale
pluripotente

Cellula staminale Cellula staminale Cellula staminale Unità formanti colonie Cellula staminale Cellula staminale
unipotente unipotente uni potente granulocitiche-monocitiche unipotente unipotente

Proeritroblasto Linfoblasto Mieloblasto Monoblasto Megacarioblasto

Normoblasto i I, Promielocita Promielocita Promielocita Promonocita


primitivo
i neutrofilo eosinofilo basofilo
(eritroblasto basofilo)

Normoblasto
intermedio Mielocita Mielocita M ielocita
(eritroblasto
Pro linfocita
neutrofilo eosinofilo basofilo r". Megacariocita
policromatofilo)

Normoblasto
tardivo Metamielocita Metam ielocita Metamielocita
(eritroblasto neutrofilo eosinofilo basofilo
ortocromatico)

- .J

Reticolocita Cellula a banda Cellula a banda Cellula a banda


neutrofila eosinofila basofila

PIASTRINA
ERITROCITA LINFOCITA NEUTROFILO EOSINOFILO BASOFILO MONOCITA
(trombocita)
Il sangue 61

Emopoiesi (illustrazione a fi·onte)


\;chema illustra i principali stadi riconoscibili nella for- citi fossero le uniche cellule dclia serie bianca prodotte nel
,ione delle cellule del sangue; questa classificazione è, tessuto mieloide (il midollo osseo). Il 1nieloblasto dà ori-
n certo senso, arbilraria poiché il processo dell'cmo- gine ai promielociti che sono caratterizzati dalia presenza
. è basato sulla continua proliferazione e diiTerenzia- dei granuli azzurofili. Poiché i granuli azzurofili si svilup-
della cellula staminale verso la forma matura che si pano prima dei granuli specifici, essi sono stati definiti
va in circolo. granuli primari. Come descritto in precedenza, i granuli
roduzione dei globuli rossi (eritropoiesi). Il processo primari sono semplicemente grandi lisoso1ni.
i;eritropoiesi è diretto alla produzione di una cellula Il mielocita rappresenta la tappa successiva della diffe-
'a di organelli ma piena di emoglobina. Il primo prccur- renziazione; in tale fase si assiste allo sviluppo dci granuli
è. dell'eritrocita riconoscibile è il proeritroblasto, una specifici, che continuano a essere prodotti per altre tre
'Ssa cellula con numerosi organelli citoplasmatici e divisioni cellulari. La proporzione relativa dei granuli pri-
a dì emoglobina. Ulteriori stadi di differenziazione mari diminuisce progressivan1ente, mentre aumenta pro-
nÒ caratterizzati da tre principali aspetti: gressiva1nente la proporzione relativa dei granuli specifici
(secondari). Dallo stadio di mielocito attraverso quello di
Progressiva diminuzione di volume.
1netamielocito, fino al granulocito n1aturo, il nucleo
__ :·:t>robrressiva perdita di tutti gli organelli; la presenza di
diventa sempre più segmentato. Gli immediati precursori
___:,.numerosi ribosomi, negli stadi più precoci, è responsabile
dei granulociti 1naturi tendono ad avere un nucleo a fe1To
" della marcata colorazione basofila (blu) del citoplasma
di cavallo o, talvolta, a forma di anello e sono definiti cel-
---che diminuisce progressiva1nentc con la dinllnuzione dei
lule a banda ("stab cells").
·ribosomi.
I granulociti sono normahnente rilasciati dal midollo
Progressivo aumento dcl contenuto citoplasmatico di
osseo solo quando raggiungono lo stadio maturo; alcuni di
:-<<-'::':·emoglobina; questo aspetto è responsabile de11a pro-
essi entrano in circolo, mentre altri diventano aderenti
,:- gressiva eosinofilia (colorazione rosa) del citoplasma
all'endotelio dei piccoli vasi (pool marginale), 1nante-
nell'elemento maturo.
nendo la capacità di entrare in circolo in risposta allo
----~t sintesi di emoglobina inizia allo stadio di normoblasto sforzo fisico e a situazioni di stress. La fuoriuscita dal cir-
"rinzitivo (eritroblasto_basofilo) e termina alla fine dello colo avviene in maniera casuale. Il midollo osseo contiene
.;;:_:Sl'adio di reticolocita. La cellula conserva_ la capacità di una grossa riserva di neutrofili, che possono essere rapida-
-<t:CJJyidersi fino allo stadio di eritroblasto basofilo,_ dopo il mente n1obilizzati in caso di necessità. I corticosteroidi
-,_, ,_ ·ale il nucleo si condensa prog1'.essiva!ll~_nte e viene au1nentano la velocità di rilascio dei neutrofili dal midollo
_ 1ne estruso; ciò avviene allo stadio di nor1noblasto tar- e ne riducono la velocità di uscita dal circolo.
'vo (eritroblasto ortocro111atico ). Allo stadio di nor1no- Produzione dei linfociti (linfopoiesi). Nello sviluppo
lasto prùnitivo inizia anche la progressiva perdita di dei linfociti sono riconoscibili solo due stadi maturativi, il
o~ganelli citoplasmatici, gli ultimi residui dei quali sono linfoblasto e il prolinfocita. La principale caratteristica
~~sibili allo stadio di rcticolocita. Q_uesto processo, acco1n- della linfopoiesi è la progressiva diminuzione delle dimen-
:<lgnato dalla progressiva sintesi di emoglobina, è rappre- sioni cellulari.
- ato mcnfologicamente dal passaggio dalla -basofilia, Diversamente dagli altri tipi cellulari, i linfociti prolife-
traverso la policromasia (normoblasto internzedio), fino rano anche al di fuori del midollo osseo. Questo avviene
l~eosinofilia (ortocron111sia) dell'eritrocito inaturo. nei tessuti del sisle1na immunitario, in risposta a specifici
-__->;_Occorrono circa sette giorni per completare il processo stimoli immunologici (cap. 11).
--:-;~_~ll'erìtropoiesi, dalla cellula staminale all'eritrocita. __ La Produzione dei monociti (monopoiesi). Esistono prove
>-:Y7:1ocità dell'e1nopoiesi è controllata dall'ormone eritro- - consistenti iiguardo all'esistenza di un progenitore comune
__;\:!Joietina, secreto dal rene, e dalla disponibilità -di fetTo, per i monociti e i granulociti; esso è rappresentato dall'unità
_-':;:~)1,~ido folico, vitamina B 12 e di precursori delle proteine. for1nante colonie g1·anulocitiche-monocitiche (CFU-GM).
<::;:_:--__ >--~'isola eritroblastica è l'unità eritropoietica del midollo Per l'accrescimento delle colonie è necessaria la presenza di
S,;-,~çf~seo ed è rappresentata da uno o due macrofagi circondati fattori stimolanti le colonie (CSFs), che svolgono una fun-
--- àlle cellule proge~itrici degli eritrociti. Negli aspirati zione analoga a quella dell'elitropoietina nell'eritropoiesi.
idollari, le isole eritroblastiche vengono distrutte, e per Sono riconoscibili due precursori morfologici del
imosttare la loro struttura è necessario lo studio ultra- 1nonocita, il monoblasto e il p1·01nonocita; sono necessarie
rutturale di sezioni di midollo osseo. La membrana pia- almeno tre divisioni cellulari prima di giungere allo stadio
>_ atica dci macrofagi possiede lunghi processi di monocita maturo. La monopoiesi è caratterizzata da una
:_i~_i_:toplasmatici e profonde invaginaziorii, che circondano le riduzione di volu1ne e da una progressiva indentatura del
>.-_-Cellule eritroidi in fase di divisione Le cellule eritroidi nucleo. l n1onociti maturi lasciano il midollo immediata-
'.~~:-'.dbpo essersi differenziate, si s~osta~o verso la periferia: 1nente dopo la loro formazione e non ne esiste una riserva,
_ go l processi citoplasmatici dei macrofagi, lasciando al al contrario di quanto accade per i neutrofili. I 1nonociti
loro posto altre cellule meno inature. Quando la loro matu- circolano nel sangue in media per tre giorni prima di
razione si è completata, gli eritroblasti prendono contatto migrare per diapedesi all'interno dei tessuti, in maniera
_--con le cellule endoteliali dei sinusoidi situati nelle vici- apparentemente casuale; essi non sono in grado di rien-
-:.hanze e, dopo averle attraversate entrano nel circolo ema- trare nel circolo.
Hco. Il nucleo viene espulso ;rima de11'ingresso nella Produzione delle piastrine (trombopoiesi). Vedi la
cìrcolazionc periferica, cd è fagocitato dai macrofagi peri- figura 3.16. Negli strisci di inidollo osseo, le fasi precoci
·::>--.-sinusoidali. Studi compiuti su colture cellulari dimostrano
_-:_"_:: _che le cellule endoteliali, i macrofagi e i fibroblasti sono
:,_---_tutti clementi essenziali all'eritropoiesi; i fibroblasti sono
dell'emopoiesi possono essere riconosciute solo con
estrema difficoltà. Gli aspetti caratteristici di ciascuna fase
sono stati descritti dettagliatamente utilizzando tecniche di
-
': ,__- re_sponsabili della produzione di vari fattori di crescita.
?': Produzione dei granulociti (granulocitopoiesi). Il
\:-:mieloblasto è la prima cellula riconoscibile nel corso della
fissazione e colorazione che sono applicate solo di rado
alla consueta pratica e1natologica. Il riconosci1nento di
ciascuno stadio è comunque di scarso valore pratico, ad
-
- granulocitopoiesi. L'inappropriata .denon1inazione di inie-
loblasto deriva da una vecchia convinzione che i granulo-
eccezione di alcune condizioni patologiche, nelle quali le
caratteristiche di ciascun tipo cellulare sono n1odificate.
-
62 Istologia

Questo' striscio di midollo osseo illustra parecchi stadi del-


l'eritropoiesi. li proeritroblasto P è il primo precursore eri .
trocitario riconoscibile; la cellula ha un nucleo grande,
granula,re. intensame nte colorato e contiene uno o più
nucleol i pallidi. Lo scarso c itoplasma è forte mente baso-
filo a causa del suo alto contenuto di RNA e della man-
canza di emog lobina. Una zona più pall ida, addossata al
nucleo, rappresenta lapparato d i Golgi.
È possibile distinguere anche tre forme più differenziate
di normoblasto. Un normoblasto precoce (eritroblasto
basofilo) N 1 può essere riconosciuto e distinto dal proeri-
troblasto in base al suo citoplasma basofilo e al nucleo pili
piccolo, con la cromatina più condensata. Il normoblasto
intermedio (eritroblasto policro mato lilo) N 2 rappresenta
uno stadio maturativo più avanzalo e mostra un citoplasma
con aree di basofilia e di eosinofi lia (da ciò il termine "poli-
cromatofilo"); l'eosinofi lia è dovuta al maggior contenuto
' di emoglobina. In queste cellule il nucleo è condensato e
sono presenti parecchi piccoli frammenti chiamati empi di
Howell-Jolly , reperto inusuale nell 'eritropoiesi fisiologica.
Con l' ulteriore sintesi di emoglobina e la perdita dei ribo-
somi si arriva a llo stadio di normoblasto tardivo (eritrobla-
sto ortocromatico) N 3; il nucleo è estremamente condensato
e sta per essere estruso dalla cellula.

IAl,.j Precursori
granulocitari Giemsa x 1600

Questa fotogra fi a illustra tre fasi del-


lo sviluppo di un granulocito neutro-
fi lo. Un m ieloc ita neutrofi lo M 1 è
riconoscibile per il nucleo grande,
eccentrico, per l'apparato di Golgi
molto sviluppato (che produce una
caratterisùca immagine negativa) e
per la presenza d i molti gran uli azzu-
rofil i (primari) nel citoplasma. Il suc-
cessivo stadio maturativo, quello di
metamiclocito M 2 dà vita a una cel-
lula p,iù piccola, con un nucleo inden-
tato e granu li azzurofili re lativamente
meno riumerosi. L' ultimo stadio pri-
ma della maturazione è quello di cel-

-...
ci
lule a banda M 3, caratterizzata d'a un
nucleo molto segmentato, simile a
quello del neutrofi lo maturo M4 .

-
A.
()
z
-a:
A.
-
.. Il sangue 63

(a)

Megacariociti e formazione
delle piastrine (a) ME x 22 500 (b) Giemsa x 800

J mcgacarioci li sono responsabi li de lla produzione delle


piastrine; sono anche le cellule di maggiori dimensioni tra
quelle osservabili in un aspirato midollare (30-100 µmdi
diamelrn).
Queste enormi cellule poliploidi possiedono un grosso
nucleo mu llilobato di forma irregolare, che contiene am-
massi di cromatina dispersa ed è privo di nucleoli. L'ampio
citoplasma appare intensamente basofil o a causa della pre-
senza di numerosissimi organelli. Talvolla è difficile indi-
viduare chiaramente i margini cellulari al microscopio
Ollico, a causa della presenza di numerose piastrine P, che_ (b)
si stanno staccando, di processi citoplas matici, vescicole e
increspature della membrana.
Nel midollo osseo, il precursore del megacariocita è il · di circoscrivere le aree corrispondenti alle piastrine in
megacariob fasto , il quale può subire fino a sette duplica- via di sviluppo; si ritiene che almeno una parte del DMS
zioni dcl nucleo e degli organelli citoplasmatici senza che prenda origine dall'apparato di Golgi.
avvenga la divisione della cellula (endomitosi); ogni • La zona marginale esterna è connessa a filamenti del
duplicazione è accompagnata da aumento del c01Tedo cro- citoscheletro ed è attraversata da membrane che la mei-
mosomico, delle dimensioni della cellula e da una mag- tcrno in comunicazione con il sistema di demarcazione
giore lobu!azione nucleare. di membrana.
La maturazione del citoplasma comporta la formazione
di granuli, vescicole e membrane di demarcazione e la
Le piastrine non si for mano per gemmazione, come è
stato spesso affermato, ma piuttosto per frammentazione ,
...m
perdita progressiva dei ribosomi liberi e del reticolo endo-
plasmatico rugoso. del citoplasma del megacariocita, che determina la libera- cn
Il citoplasma del megacariocita si.suddivide in tre zone
zione di campi piastrinici demarcati. Come le piastrine, tali cn
• Una zona perinucleare che contiene l'apparato di Golgi
campi sono di dimensioni molto irregolari. Sembra che le
piastrine vengano rilasciate in almeno due modi differenti. ...-e
e le vescicole ad esso associ ate, il reticolo endoplasma-
tico liscio e rugoso, granuli in via di sviluppo, centrioli e
Nel midollo osseo il megacariocita emette pseudopodi
chiamati propiastrine nel lume dei sinusoidi; ciascuno ·di ,:a,
-nz
microtubuli del fu so mitotico; questa zona rimane con- essi è costitu ito da una striscia di campi piastrinici che si
nessa a l nucleo dopo iJ distacco delle piastrine. frammentano successivamente nel circolo sanguigno.
La zona intermedia contiene un esteso sistema di vesci- Sembra inoltre che i megacariociti maturi possano entrare
cole e di tubuli interconnessi tra loro noto come sistema
<ii dema,.cazione di membrana (DMS) che è in conti-
nu ità con la membrana plasmatica e sv~lge la funzione
intaui nei sinusoidi del midollo osseo e passare quindi nel
letto vascolare dcl polmone, dove si frammentano in pia-
strine.
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TESSUTI PRINCIPALI °'
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~..:: .

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Tipo cellulare Eritrocito Linfocito Neutrofilo Eosinofilo Basofilo Monocita Piastrine

Dimensioni 6,7-7,7 µm 6 - 15 µm 12- 14µm 12-17µm 14 - 16 µm 16-20 µm 1,5 - 3,5 µm

Numero 3,9- 6,5 0 -0, 1 2-7,5 1,3-3,5 0 - 0,44 0,2 - 0,8 150- 400
per litro X 10' 2 X 109 X 10 9 X 1Q9 X 109 x 109 I x 109

Formula
- 20-50% 40-75% 1-6% <1% 2- 10%
leucocitaria

Tempo di
5- 7 giorni 1-2 giorni 6-9 giorni 6-9 giorni 3-7 giorni 2-3 giorni 4-5 giorni
produzione

Vita Da 6 ore I
120 giorni ? 8-12 giorni ? Mesi o anni 8-1 2 giorni
media ad alcuni giorni I


lil!ltlt• Elementi maturi del sangue circolante nell'uomo adulto
65

Il tessuto connettivo

h il tennine di tessuto coÌtnettivo si definisce un tipo di tessuto di origine mesodermica che fornisce il sup-
-io strutturale e metabolico di organi e altri tessuti all'interno dell'organismo. [tessuti connettivi conten-
o vasi e mediano lo scambio di nutrienti, metabo1iti e prodotti del catabolismo tra altri tessuti e il siste111a
Cff:cOlatorio. TI termine tradizionale "tessuto connettivo" a nostro avviso non rende sufficientemente l'idea
-->Ìle sue molteplici funzioni e pertanto sarebbe più appropriato l'uso del termine tessuto di supporto.
----'-:X- tessuti connettivi si manifestano in diverse forme, dotate di differenti proprietà fisiche. Nella maggior

degli organi_, il tessuto connettivo lasso assolve funzioni di separazione tra cellule e altri tessuti dotati di
ioni più specifichè. Il connettivo denso rappresenta un robusto supporto per la componente epiteliale della
e, costituisce la capsula di organi quali il fegato e la 111ilza e offre una grande resistenza alla trazione nei
amenti e nei tendini. La cartilagine e l'osso, i maggiori componenti dello scheletro, sono forme di tessuto
i:nettivo rigido. La funzione dei tessuti scheletrici è comunque talmente specializzata da giustificarne una
'.-:- _ _ S:crizione separata nel capitolo I O. Alcuni tessuti connettivi specializzati assolvono anche importanti fun-
·-'.'.tìbni metaboliche quali il deposito del grasso (tessuto adiposo_ bianco) e la regolazione della temperatura cor-
·rea nel neonato (tessuto adiposo bn:1no). Le cellule del siste111a im1nunitario entrano nei tessuti connettivi
""Ve contribuiscono alla cfifCsa dell'organis1110 dai microrganismi patogeni. I processi di riparazione dei danni
Sutali sono, per la maggior parte, funzioni del tessuto connettivo.
----;---Tutti i tessuti connettivi hanno due maggiori costituenti, le cellule e la matrice extracellulare. La matrice
:--~~t_racellularc è il componente che determina le proprietà fisiche di ogni tipo di tessuto connettivo; essa è costi-
·--lu-~ta da tre componenti principali: una matrice di sostanza organica, chiamata sostanzafonda111entale, in cui
.,,,.~ o collocati vari tipi difibre e url gruppo di glicoproteine strutturali che mediano le interazioni tra le cellule
--gli altri costituenti.

cellule del tessuto connettivo possono essere divise in tre tipi, in relazione alla loro funzione principale.
Cellule responsabili della sintesi_e del mantenimento della matrice extracellulare. Queste cellule sono
definite fibroblasti e derivano da cellule precursori del connettivo primitivo, il mesenchùna. In 1nolti
tessuti si trovano inoltre fibroblasti dotati anche di attività contrattile oltre che di capacità di sintesi della
tnatrice, noti come 1niofibroblasti. È consuetudine definire un precursore o una cellula immatura
tnediantc il suffisso "blasto", come per gli eritroblasti (fig. 3.17) e identificare le forme mature mediante
il suffisso "cito", come per gli eritrociti. Questa convenzione non è comunque valida per il tessuto con-
nettivo, nel quale il termine "fibrocita" potrebbe essere un termine più appropriato di fibroblasto per
indicare la forma cellulare matura.
Cellule responsabili dell'accumulo e del metabolismo: del grasso. Queste cellule sono chiamate adipociti
e formano il tessuto connettivo adiposo.
çellule con funzioni difensive e inllllunitarie. Questo cellule sono anche loro derivate dal mesenchima e
comprendono i 111astociti e i 111acrofagi tissutali, oltre a tutti i tipi di globuli bianchi. ~
111
In
In

sostanza fondamentale è un materiale amo1t'o, trasparente, che ha le proprietà di un gel semifluido. I liquidi
utali sono debolmente legati alla sostanza fondamentale e formano, perciò, il mezzo di passaggio dei mate-
-
li attraverso il tessuto connettivo, permettendo lo scambio dei metaboliti con il sistema circolatorio.
;La sostanza fondamentale comprende sette tipi di catene polisaccaridiche lunghe, non ramificate, ciascuna
lle quali è formata dalla ripetizione di unità disaccaridiche. Una delle unità del disaccaride è solitamente un
;~~_ido uronico e l'altra un arllinosaccarlde (N-acetil glucosamina o N-acetil galattosamina); da ciò il termine di
1f:!icosa1ninoglicani (GAGs) con cui queste catene sono oggi definite (una volta erano chiamate 1nucopOlisac-
" _ fidz'). I glicosaminoglican_i sono acidi (carichi negativamente) per la presenza di gruppi ossidrilici, carbossi-
_cì e solfato sulle unità dei disaccaridi.
66 Istologia

. ' --- 'ì


L'-lli:ldo iaturÒnico è il glicosaminoglicano più rappresentato nei tessuti connettivi lassi ed è l'unico privo
di gruppi solfato. Gli altri glicosaminoglicani (condroitin-4-solfato, condroitin-6-solfato, dermatan-solfato,
eparan~solfato, eparinwsolfato e cheratanwsolfato) differiscono dall'acido ialuronico poiché sono legati cova-
lentemente a proteine, con cui formano iproteoglicani (una volta conosciuti come 1nucoproteine). I proteo-
glicani sono molecole di elevato peso molecolare, formate per il 90-95% da carboidrati. I proteog1icani, a loro
volta, po_ssono formare legami non covalenti con catene di acido ialuronico e formare complessi 1nolecolari
ancora più grandi.~>·,'
A differenza di inolte proteine, le molecole di glicosarninoglicano non sono abbastanza flessibili da for-
mare aggregati g1obulari, ma rimangono in una forma espansa, occupando così un volume abbastanza grande
in relazione a11a massa. Inoltre i gruppi laterali, elettricamente molto carichi, rendono queste molecole molto
idrofiliche; sono, quindi, in grado di legare un notevole volume di acqua e ioni positivi (soprattutto sodio), che
còstituiscono il fluido extracellulare. Il fluido extrace1lulare è responsabile del caratteristico turgore del tes-
suto connettivo.
La sostanza fondamentale è, così, formata soprattutto da glicosaminoglicani (sotto forma di acido ialuro-
nico e proteoglicani), legati tra loro elettrostaticament~ e dalla loro acqua di idratazione; l'insieme forma un
gel flessibile attraverso cui i metaboliti possono diffondere. La dimensione dello spazio tra le molecole di gli-
cosaminoglicani e la natura deIIe cariche elettrostatiche determina la permeabilità caratteristica di ciascun tipo
particolare di tessuto connettivo, elemento questo di particolare importanza per la struttura della me1nbrana
basale (vedi oltre). A determinare le proprietà meccaniche della sostanza fondamentale contribuiscono anche
proteine fibrose del tessuto extracellulare, alle quali sono collegati i componenti della sostanz~ fonda1nentale.

Le componenti fibrose del tessuto connettivo sono di due tipi principali: il collagene (che include le fibre reti~
colari, un tempo considerate un gruppo a se stante di fibre) e 1'elastina.

Il collagene ,"
Il collagene è il tipo principale di fibra presente nena maggior parte dei tessuti connettivi ed è la proteina più
rappresentata del corpo umano. La sua più importante funzione è di offrire resistenza alla trazione. Il collagene
viene secreto nella matrice extracel1ulare sotto forma di tropocollagene, formato da tre catene polipeptidiche
(catene alfa) legate insieme, organizzate in una struttura a elica lunga 300 nm e il cui diametro è di 1,5 nm.
Nella matrice extrace11ulare, le molecole di tropocollagene polimerizzano e formano il collagene. Sulla base
della mo1fologia, delJa composizione aminoacidica e delle proprietà fisiche sono stati finora identificati 19 tipi
<;ii collagene (numerati da I~ XIX).
• . Il cdltagene di tipo i~i, trova n~I tessuto connèttivo fibroso,: ~el denna, nei tendini, nei legamenti e nel-
1' osso, con disposizione da lassa a densa a seconda del supporto meccanico richiesto. Le molecole di tro-
pocollagene vengono aggregate in modo da formare.fibre rinforzate da rp_olti ponti intermolecolari. Fibre
di co11agene parallele sono successivamente organizzate in fibre resistenti di 2-1 O nm di diametro, che
conferiscono grande resistenza al tessuto connettivo. Queste fibre sono visibili al microscopio ottico.
• ·,,.II collagene di tipo Il si trov_a nella cartilagini; ialina ed è formato da fini fibriJle disperse nella sostanza
fondamentale. ·
Con il termine di collagene di tipo Ili si definisce i1 tipo di fibra che una volta veniva chiamato retico-

- lare e che si pensava fosse un tipo a se stante, a causa della sua, affinità per i sali di argento. Le fibre reti-
colari formano i1 delicato supporto "reticolare" .presente in organi ad alta cellularità come il fegato, il
midollo osseo e gli organi linfoidi.
• Il collagene di tipo IV non forma fibrille, ma piuttosto una struttura a rete ed è un importante costituente
delle membrane basali.
Ù collagene di tipo VII forma fibrille che si ancorano alle membrane basali.

- Gli altri tipi di collagene sono pr6sen.ti in varie situazioni specializzate, nelle quali la loro struttura fibrillare
non è ancora stata completamente descritta.

- L'elastina
L'elastina è ~n'importante proteina strutturale organizzata in fibre e fogli discontinui nella matrice extracellu-
lare della pelle, dei polmorìi e dei vasi, ai quali essa conferisce proprietà di allungamento e ritorno elastico.
L'elastina è sintetizzata dai fibroblasti sotto forma di un precursOre, la tropoelastina, che si po1imerizza nei
tessuti extracellulari. La polimerizzazione richiede la presenza di inicrofibrille della gicoproteina strutturale
fibrillina (vedi oltre) che vengono incorporate intorno e all'interno delle fibre elastiche.

,., '
Il tessuto connettivo 67

---Hcoproteine strutturali sono_ un_ gruppo di mqlecole_compo~te principalmente da catene proteiche legate a
--iiccaddi ramificati; il ruolo svolto da queste molecole nella matrice extracellulare non è ancora stato com-
ente chiarito. Le glicoproteine strutturali comprendono due molecole fibrillari principali, Iaj'ibrillina e
·ronectina, e varie proteine non filamentose, tra le quali la laminina, 1'entactina e la tenascina, che met-
0in connessione le cellule con la matrice extracellulare.
a fibrillina forma microfibrille di 8-12 nm di diametro; sembra che esse siano in grado, in alcune strutture
"ittlizzate come il mesangio del rene (cap. 16), di aumentcU"e ladesività tra gli altri costituenti della matrice
_acellulare. Come precedentemente accennato, la fìbrillina è un costituente delle fibre elastiche e ne favoii-
1'1 deposizione in modo ordinato. La fibronectina controlla la deposizione e l'orientamento del collagene
~matrice extracellulare e il legame delle cellule alla matrice. Le membrane cellulari possiedono un gruppo
:~icoproteine transmembrana, ~hiamate integrine, che agiscono come molecole di adesione cellulare. Una
---sse, il recettore della j'ibronectina, è in connessione con i filamenti di actina del citoscheletro a11' interno
_a cellqla e si lega con la fibronectina all 'este1no. La fibronectina si lega inoltre al collagene, ai glicosami-
Icani e aU' eparansolfato, stabilendo una continuità strutturale tra il citoscheletro e la inatrice extracellulare.
a laminina è i1 maggior comporiente della ine1nbrana basale e si lega a specifiche molecole di adesione, in
"do tale da formare un legame tra le membrane cellulari e gli altri costituenti della membrana basale.
'Ùtactina, un'altra proteina non fibrillare, si lega alla laminina e al collagene IV nelle membrane basali.
he la tenascina si lega alle integrine, e nell'embrione sembra svolgere un importante ruolo nel controllo
;accrescimento delle cellule nervose.

--.~ssuto epiteliale, muscolare e nervoso ricevono dal tessuto connettivo un supporto meccanico e nutrizio-
-e,; .ìl confine tra epitelio e connettivo è demarcato da uno strato_ di materiale extracellulare estremamente
çlensato, tradizionalmente noto come membrana bas~le_. Questo termine deriva dal fatto che la prima mem-
basale che è stata riconosciuta era quella posta al di sotto de11e cellule basali degli epiteli di rivestimento.
muscolo e il tessuto nervoso, può anche essere utilizzato ìl termine lamina esterna.
particolare, gli epiteli sono quasi interamente costituiti da cellule strettamente giustapposte, tra le quali il
riale intercellulare è molto scarso. _La membrana basale fornisce un supporto meccanico e stabilisce un
_µ}ne tra l'epitelio e il tess11_to connettivo sottostante._ La membrana basale è inoltre coinvolta nel controllo
lla crescita e del differenziamento degli epiteli e costituisce una barriera impenetrabile che separa l'epitelio
escita dallo stroma circostante; essa può essere superata esclusivamente quando l'epitelio subisce una tra-
rmazione maligna. L'epitelio è privo di vasi sanguigni e la inembrana basale deve quindi permettere il pas-
_gio di nutrienti, metaboliti e altre molecole da e verso-l'epitelio. Dove l'epitelio serve come barriera
-ttiva al passaggio di molecole da un compartimento a un altro (per esempio, tra il lume di un vaso e i tes-
':circostanti), la membrana basale svolge un ruolo critico nel regolarne la permeabilità. Questo meccanismo
iunge un grado estremo di sofisticazione nel rene, dove la l1)embrana basale del glomerulo fa parte di un
~-ma di filtrazione altamente selettivo per il passaggio di molecole dal circolo sanguigno all'urina. Le strette
ciazìoni intercorrenti tra le membrane basali e la struttura e le funzioni degli epiteli hanno supportato per
go tempo il concetto che la membrana basale fosse esclusivamente una struttura di tipo epiteliale. Crescenti
:~enze portano invece a considerarla come parte dei tessuti di supporto.
L:_e membrane basali sono prevalentemente costituite dal glicosaminoglicano epllransolfato, dalla proteina
Sa collagene IV e dalle glicoproteine strutturali fibroneCtina, la1ninina ed entactina. La fibronectina è
izzata dai fibroblasti del tessuto connettivo mentre le restanti proteine ven,iOno elaborate, del tutto o in
, dai tessuti che vengono sostenuti dalla membrana basale.
ediante il microscopio elettronico, nella membrana basale sono stati identificati tre strati. Al confine con
rnbrana plasmaticci delle cellule basali- del tessuto parenchimale si trova uno strato relativamente traspa-
agli elettroni, la lamina lucida, larga da 1O a 50 nm. Lo strato intermedio è elettrondenso ed è quindi
ato lamina densa; i1 suo spessore è diverso nei vari tessuti, ed è compreso tra 20 e 300 nm. Al di sotto
lamina densa si tro-Va un largo strato relativamente trasparente agli elettroni, noto come lan1inafibroreti-
_re,_ che è in continuità con_ il tessuto connettivo sottostante.
:I::_tllateriale elettrondenso che compone sia la lamina lucida ~he la lamina densa è un fine reticolo di colla-
IV,_ proteiQa esclusiva deile mc1nbrane basali. Un altro abbondante costituente di questi strati è la lami-
, che lega il collagene IV agli altri componenti della membrana basale e ai recettori della laminina posti
membrane p1Usmatiche parenchimali. L' entactina media il lega1ne tra laminina e collagene IV. Lo strato
, _reticolare rappresenta probabi11nente una condensazione del tessuto connettivo circostante. Il collageiie
__tenuto in esso è prevalentemente di tip6 III (reticoÌina) ed è anch'esso legato alle integrine della membrana
-
matica basale mediante la glicoproteina fibrillare fibronectina.
-
68 Istologia

(li) (b)

(e) (d)

1@181 Membrana basale


(a) PAS/cmatossilina x 400 (b) argento-metenarnina di Jones x 100 (e) EM x 5000 (d) EM x 45 000

Al microscopio ottico la membrana basale è visibile in giore, mostra i tre strati dell a membrana basale. La lamina
alcuni tessuti , nei quali essa è relativamente spessa o nei lucida LL, relativamente eleltron-trasparcnte, confina con
quali è possibile impiegare tecniche istochi miche o altre la membrana delle cellule basali dell 'epitelio. Lo straro
metodiche specifiche per l' identificazione dei suoi compo- intermed io è elettrondenso e costituisce la lamina densa
nenti . LD. Sotto alJa lamina densa si trova lamina fibroretico-
La foto grafia (a) mostra una cri pta duodenale, delimi - /are LF, spessa e relativamente elcttron-trasparente. Essa
tata da cellule mucosecernenti, colorata con il PAS. Questa si fonde con la compo nente fi brosa e fibrillare (reticolare)
colorazione mette in ev idenza i carboidrati presenti nei dcl tessuto con neuivo sollosta nte. In quest' immagine, so-
protcoglicani della membrana basale MB, oltre al muco M no da notare le fibre di collagene C, una parte di un fibro-
che si trova sul versante luminale delle cell ule che delimi- blasto F e l'elastina E. Caratteristicamente, la membrana
tano la cripta. basale si continua ini nterrotta al di sotto dello spazio inter-

-_,
~
Nella fotografia (b) la membrana basale MB dei tubuli
renali è stata evidenziata utilizzando una metodica di
impregnazione argentica, che ha affinità per la relicoli na.
cellulare SI tra due cellule epitel iali Ep, e sotto all ' invagi-
nazione basale In presente in una di queste cellule.
La lamina densa era in passato nota come lamina basa-

-z
A.
( ,)
La fotografia (c) mostra l'epitelio che riveste la trachea
e.le i topo. Può essere faci lmente osservata la membrana
basale MB che separa l'epitelio dal tessuto connettivo sot-
le. I termini lamina basale e membrana basale sono stati
spesso utilizzati in modo intercambiabile, fin ché non è
stato chiarito che tutti e tre gli strati visibil i al microscopio

-a: tostante, che contiene i corpi cellulari e i nuclei di alcuni


fibrob lasti F , numerose sottili estroflessioni }'e che protru-
dono dal citoplasma dci fibroblasti, fasci di fibre di colla-
elettronico rappresentano l' unico strato visibile al micro-
scopio ottico. Ciò ha comportato una notevole confusio ne
terminologica; pertanto, se utilizzato, il termine lamina
A. e
gene (sezionate trasversalmente) e fi bre di elastina E. basale dovrebbe essere limitato esclusivamente a indicare

.-..
~ L(
La fotografia (d), realizzata a un ingrandimento mag-

L
la lamin a densa~ - I

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U) L.t

...
lii
Il tessuto connettivo 69

.., -

(a)

Collagene (a) ME x 32 000 (b) SEM x 32 000 (fibre dissociate)

In quesli prepiu-ati è illustrato il tipico aspetto del colla- modo tale che ciascuna molecola si sovrappone alla suc-
gene di 1ipo T, la varietà più comune di collagene. L'aspetto cessiva per circa un quarto della sua lunghezza. Nella foto-
caratleristico è quello di una bandeggiatura tras versale con grafia (a) le fibre di collagene sono mostrate in sezione
una periodicità di circa 64 nm che deriva dalla polimeriz- trasversale Te longitudinale L .
La7ione di molecole di tropocollagene (lunghe 300 nm) in

IMfl Mesenchima primitivo EE x 400

Il mesenchima primitivo è il tessuto embrionale da cui derivano tutti i tipi di tes-


suto connettivo, compreso quello dello scheletro. Le cellule mesenchimali sono
relativamente indifferenziate e sono capaci di differenziarsi in lutti i tipi cellulari
del tessuto connettivo maturo. Alcune cellule mesenchimali restano come tali nel
tessuto connettivo maturo e fornisco no una sorgente pluripotenziale di cellule in
caso di necessità di riparazione o di sostituzione di un tessuto connettivo.
Le cellule mesenchimali primitive M hanno una forma irregolare, stellata o
fusiforme, con delicate estensioni citoplasmatiche che formano una rete attra-
verso il tessuto. I nuclei ovali presentano cromati na dispersa e nucleoli evidenti.
li materiale extracellulare è formato quasi esclusivamente da sostanza fonda-
mentale e non co111iene libre mature. A questo proposito, il mesenchima rappre-
senta una variante molto lassa di tessuto connettivo. li sistema circo latorio
dell'embrione è scarsamente sviluppato fino a stadi avanzati ; il mesenchima
costituisce, perciò, un importante mezzo per la diffusione di metaboliti da e
verso i tessuti in via di svi luppo.

MMII Fibroblasti maturi EE x 320

Questa figura mostra il tipico aspetto istologico dei fibroblast i maturi nel tessuto
connettivo lasso; in questo preparato le fib re collagene sono colorate in rosa. I
nuclei dei fibrob lasti F sono condensati e allungati in direzione delle fibre di

' )
collagene. Il citoplasma è scarso, con lunghi processi ci toplasmatic i che si
estendono nella matrice per congiungersi con quel li di altri fibrob lasti; le esten-
s ioni citoplasmatiche sono solitamente difficili da vedere al microscopio o ttico.
...rn
La p rincipale funzione dei fibroblasti è quella di mantenere l'integrità del tes- tn
suto connettivo mediante un continuo, lento ricambio degli elementi della matri- UJ
ce extracellulare. e
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70 Istologia

l#IJJ Fibroblasti EM x 18 500


Questa fotografia illustra il corpo di un fibroblasto maturo gene sono visibi li nella matrice extracellulare in sezione
in un tessuto connettivo lasso. Il nucleo N è moderata- trasversale Ct e in sezione longitudinale Cl.
mente condensato e i nucleoli non sono evidenti. Il poco Durante l'attiva sintesi delle fibre extracellulari, il citopla-
citoplasma presente contiene reticolo endoplasmatico gra- sma del fibroblasto si ingrandisce e sia il reticolo endopla-
nuloso REg, rivelancJo così l'attività di sintesi proteica di smatico granulare che l' apparato di Golgi si ingrandiscono. I
questo tipo di cellule; l'apparato di Golgi G è visibile e fibroblasti sintetizzano e secernono i precursori di collagene,
sono presenti pochi mitocondri. elastina, glicosaminoglicani e di tutti gli altri componenti
È possibile vedere, su ciascun lato del fibroblasto cen- della matrice extracellulare. Nel citoplasma dcl fibroblasto
trale, estensioni citoplasmatiche fin i e affusolate E , che maturo, inattivo per quanto concerne la sintesi proteica, sono
appartengono a fibroblasti adiacenti. Fasci di fibre colla- visibili relativamente poche vescicole di secrezione.

l#llj Fibroblasti attivi : ferita in via


di guarigione EE x 400

Fibroblasti attivi F sono facilmente visibil i in feri te in via


di guarigione, come è illustrato in questa fotografia. I

-...
nuclei sono grandi e rotondi , con nucleoli evidenti che sug-
geriscono un'attiva sintesi proteica. 11 citoplasma è abbon-
dante e la sua intensa colorazione e l'aspetto granulare
<I rispecchiano la presenza di un diffuso reticolo endopla-

-z
A.
()
smatico granulare, coinvolto nella sintesi proteici La rela-
tiva assenza di fibre nella matrice extracellulare pe1mette

-a:
di evidenziare il fine intreccio di estensioni citoplasmati-
che dei fibroblasti, con maggior facilità rispetto ai tessuti
connettivi inattivi.
A. I fibrob lasti dotati di funzioni contrattili (miofibroblasti)

- svolgono un' importante ruolo nella contrazione e nella


retrazione del tessuto cicatriziale.
Il tessuto connettivo 71

.-
(a) (b) (e)

(d) (e)

Tipi comuni di tessuto connettivo


(a) EE x 320 (b) tricromica di Masson x 320 (e) azan x 320 (d) EE x 100 (e) EE x 320

Queste fotografi e illustrano vari tipi comuni di tessuto con- La fotografia (d) mostra la capsula C della ghiandola
nettivo. Tn passato sono state utilizzate classifi cazion i di surrenale S; è evidente la disposizione addensata de lle
tipo descritlivo piuttosto 1igide, per esempio "tessuto con- fibre collagene tipicamente presente negli organ i in cui il
nettivo denso regolare", "tessuto connettivo denso irrego- tessuto connettivo svolge un ruolo di suppo rto meccanico.
lare". "tessuto connettivo lasso (areolare)", ecc.; in realtà i Le fibre di collagene sono allungate e disposte in maniera
tessuti connettivi sono molto differenti per densità e regola- regolare, in modo da costituire una capsula ben organiz-
rità e pertanto qualunque rigida classificazione ha perso la zata e robusta. Capsule simili rivestono diversi organi
sua utilità. solidi quali il fegato, la milza, i linfonodi , le ghiandole
Le prime tre fotogra fie mostrano fibre collagene colo- salivari, le gonadi. I nuclei dei fibroblasti so no allungati
rale con tre diversi metodi istologici. Il collagene è acido- nella stessa direzione delle fi bre collagene.
filo per i suoi gruppi laterali carichi positivamente e perciò Il tessuto connettivo lasso svolge fun zioni di supporto
si colora con l'eosina in preparati EE (colorato in rosa); per lepitelio dei tratti gastroenterico, respiratorio e urina-
con la colorazione tricromica, il collagene si colora in rio, forma gli strati più profondi della pelle e serve come
verde o in blu in relazione al colorante usato; con il
metodo azan il collagene è blu intenso. Questi Lre preparati
tessuto interstiziale di separazione in molti altri organi.
Questo tipo di tessuto connettivo è illustrato nella fo togra-
...
rn
sono stati ottenuti dal tessuto connettivo denso che si trova fia (e). Le fi bre collagene sono distanziate fra loro e hanno
nel derma, nel quale le fi bre collagene sono organizzate in un aspetto ondulato in preparati non stirati. Gli spazi vuoti u.
grossi fasc i, irregolarmente ondulati , che conferiscono (areolari) tra le fibre collagene sono riempiti da sostanza u.
grande resistenza alla trazione. l fibroblasti sono ricono-
scibi li per la presenza di nuclei estremamente condensati
fondamentale che non è visibile in questo tipo di prepa-
rato, poiché è stata solubilizzata durante l'allestimento. ...-e
(colorali in rosso con J' azan). Sono visibil i parecchi piccol i vasi V. Questo tipo di tes-
suto è tradizionalmente defin ito come tessuto areolare.
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9'
72 Istologia

li tessuto connettivo reticolare forma una delicata rete di supporto per molli
organi ad alta cellularità quali le ghiandole endocrine, i linfo nod i e il fegato. l n
tali organi, una fine rete d i fibre si ramifica attraverso il parenchima, so litamente
ancorata a una densa capsul a connetti vale e a setti che attraversano il tessuto. Il
collagene reticolare coni spo nde al collagene cli tipo III .
Le fibre reticolari sono di solito scarsamente colorate nei preparati comuni, ma
sono in grado di adsorbire l'argento metallico e sono pertanto co lorate in nero
dalle soluzion i di nitrato d' argento, in condizioni appropriate. Questo fenomeno
portò i vecchi isto logi a credere che il tessuto reticolare avesse una composizione
chimica completamente diversa da quella del coll agene. Le fibre reticolari sono le
prime a essere prodotte durante lo sviluppo di tutti i tessuti connettivi e sono anche
presenti, in diverse quantità, nella maggior parte dei tessuti connettivi maturi.
Questa fotografia mostra la fine architettura reticolare d i parte d i un linfo-
nodo; questa rete forn isce un supporto lasso alle cellule li nfoidi , i cui nuclei
sono stato colorati in blu. Le fi bre reticolari so no anche uno dei componenti
principali dell a parete dei piccoli vasi V come si può vedere nella porLione._
superiore della fotografia.

Wi&i Fibre di elastina


(a) Delaminazione di tessuto areolare,
elastina/EE x 320 (b) V Gieson per tessuto elastico
x 100 (e) EE X 400

L' elasti na è una protei na che si trova in varie proporzioni


ne lla maggior parte dei nostri tessuti connettivi dove con-
ferisce proprietà elastiche, cioè la possibilità d i riacquisire
la f01m a originaria in seguito a normali e fi siologici stira-
menti e defomrnzioni. L'elastina è presente in grandi quan-
tità in tessuti come il polmo ne, la pelle e la vescica.
Nella maggior parte dei tessuti l'elastina si presenta
(a)
sotto forma d i fibre corte, ramilicate, che formano una rete
irregolare attraverso il tessuto. Questa rete tridimens ionale
non è facilmente visibile nelle sezioni, ma è dimostrabile
più facilmente in preparati per dela111i11azio11e. Nel tes-
suto connettivo areolare mostrato nella fot ografia (a), le
fibre di elastina E sono colorate in nero, le fibre collagene
C in rosa e i nuclei in blu. Nella fotografia si possono
anche notare un vaso capi llare che si ramifica in più punti
C a p e due plasmacellu le P .
La fotografia (b) mostra una sezione istologica di derma
colorata in modo specifico per l' elastina; con questo
metodo l'elastina è colorata in nero e il co ll agene in rosso.
La caratteristica dominante di questo preparato è la pre-
senza di grossi tralc i d i fibre co ll agene tra le quali sono
disperse numerose e fi ni fibre e lastiche. La maggior parte
delle fibre e lastiche è stata tagliata trasversalmente o obli-
quamente; tuttavia alcune fibre sono sezio nate longitudi-

-...
4
~/
~
nalmente rendendole così faci lmente riconoscibili.
La fotografia (e) mostra una sezione istologica della
parete di una grande arteria; tale parete è costituita princi -
palmente da ce llule muscolari lisce, collagene e spessi

-z
A.
( ,)
strati di elastina (cap. 8). Similmente al collagene e al cito-
plasma delle cellule muscolari lisce, l'elastina E ha una
spiccata eosinofili a; in questo caso essa è riconoscibi le

-a:
A.
(e)
unicamente poiché g li strati di elastina sono molto spessi e
poiché l' elastina ha una conformazione ond ulata, essendo
il vaso collassato.

.-::2..
Cl)
Cl)

...LU
Il tessuto connettivo 73

liiJ!fi!WI Elastina EM x 50 000


Questa tnicrofotografia al microsco-
pio elettronico 111ostra !'elastina E nel
delicato tessuto di sostegno sotto-
stante l'epitelio della trachea dcl topo.
Il cainpo inquadrato contiene anche
fibre collagene e, tagliate tras'versal-
rnente, c fini prolungamenti citopla-
smatici di fibroblasti F, responsabili
della sintesi dei componenti della ma-
trice extracellulare.
~·elastina non è composta di fibrille
ma è costituita piuttosto da una massa
amorfa di tropoelastina polimerizzata.
Le microfibrill~ Mdi fibrillina, una gli-
coproteina strutturale impllcata nel
processo di deposizione dell'elastina,
sono visibili solo a questo ingrandi-
mento (in sezione trasversale) intorno
o all'interno dell'elastina. Microfibrille
tagliate longitudinalmente L sono an-
che visibili nella porzione inferiore
della fotografia in associazione con
piccole quantità di elastina.

ior parte del tessuto connettivo contiene cellule adatte al deposito di grasso. Queste cellule, chiamate
iti., derivano dal mesenchima primitivo dove si sviluppano come lipoblasti. Gli adipociti sono isolati o a
·.·nel tessuto connettivo lasso, o possono costituire il principale tipo cellulare nel tessuto adiposo.
tasso immagazzinato negli adipociti deriva da tre fonti principali: grassi derivati dalla dieta che circo-
] sangue sotto forma di chilomicroni; trigliceridi sintetizzati nel fegato e trasportati nel sangue; trigl!_-
~:~:·sintetìzzati dal glucosio negli adipociti. Il tessuto adiposo è spesso considerato come un tessuto di
ito inattivo; invece esso svolge un ruolo estremamente importante nei processi metabolici generali poi-
.sce come un temporaneo deposito di substrati da cui i vari tessuti possono trarre l'energia necessaria
-pro processi. 11 tessuto adiposo, perciò, ha in genere una ricca vascolarizzazione. L'entità del deposito
-assi nel tessuto adiposo e della loro utilizzazione sono largamente influenzati dalla dieta e dal consumo
' o. ma un certo numero di ormoni e il sistema nervoso simpatico influenzano profondamente il meta-
" O degli adipociti. _ -. .,
'.:sono due tipi principali di tessuto adiposo, il teSSutO aéiipO~o bianco e quello b~hho.
-.Tessuto adiposo bianco. Questo tipo di tessuto rappresenta fino al 20% del peso totale di un individuo
)iormale, ben nutrito, di sesso maschile e fino al 25% di un individuo di sesso femminile. È distribuito in
<tutto il corpo, soprattutto negli strati profondi della pelle (cap. 9). Oltre a essere un'importante riserva
;~):~nergetica, il tessuto adiposo bianco ha funzioni di isolante termico, a livello cutane6, e dr am1nortizza-
·: :~~ore meccanico in certi siti quali, ad esempio, la zona perirenale.
;·.':o.Tessuto adiposo bruno. Questo tipo di tessuto adiposo_ molto specializzato si trova nei neonati dei
arnmiferi e in alcuni animali ibernanti, dove ha un ruolo molto importante .nella termoregolazione.
:>\~ell'uomo adulto si ritrovano solo piccOic quantità di tessuto adiposo bruno e, sebbene un tempo si pen-
_:~:sasse a un suo molto limitato ruolo neUa termoregolazione, ci sono adesso evidenze che, almeno in
·-:'.~cuni individui, il tessuto adiposo bruno possa avere un ruolo nella prevenzione dell'obesità; pare infatti
\che esso possa contribuire a dissipare energia.
-
; :r i

-
74 Istologia

IRlll Tessuto adiposo


bianco
(a) Tricromica di Masson x 480
(b) EM x 6000

L'aspetto ti pico del tessuto adiposo


bianco è illustrato nell a fotografia (a).
Il grasso immagazzinato negli adipo-
citi si accumu la sotto forma di gocce
che si fondono per formare un ' unica
goccia più grande che occupa la mag-
gior parte del citoplasma. Il nucleo
dcll 'adipocita N è compresso e dislo-
cato su un lato dalla goccia lipidica e il
citoplasma è ridotto a una sottile stri-
sc ia alla periferia. Nelle sezioni istolo-
giche preparate secondo i metodi di
routine, il contenuto lipidico degli adi-
pociti viene estrailo durante la proces-
sazione del tessuto lasciando uno
(a)
spazio grande, non colorato all'interno
/ 2.5um
della cellula. Notare le piccole dimen-
sioni dei capillari e rispetto agli adi-
pociti circostanti.
L La microfotografia (b) mostra la
periferia di due adipociti contigui.
Contrariarmente a quanto la microso-
pia ouica poteva far supporre, la goc-
cia lipidica principale L di ogni cellula
ha un profilo irrego lare con numerose
piccole gocce O alla periferia in atteg-
giamento di fu sione con la goccia
principale. Tali raccolte di lipidi non
sono circondate da membrana M . La
M .
_, · ·- : sotti le striscia di citoplasma contiene i
comuni organelli che si trovano anche
(b)
in altre cellule e in paiticolare mito-
condri. Nel tessuto extracellulare adia-
cente si possono osservare fibre
collagene e e il processo citoplasma-
tico di un fibroblasto F.
Gli adipociti hanno recetcoti per
insul ina, glucocorticoidi, fattori di cre-
scita e noradrenalina che modulano la
captazione e il rilascio dei trigliceridi.
Gl i adipociti secernono l'ormone lep-
tina che è implicato nella regolazione
dcll ' appetito.

Urtllfl Tessuto connettivo


fibroadiposo EE x 200

-.cc.. Questa fotografia mostra l' aspetto


tipico degli adipociti A distribuiti nel

-z
tessuto connettivo lasso. Gli adipociti
A. sono disposti singolarmente o a gruppi
( ,) nel tessuto conneuivo lasso, soprat-

- tutto quello sottostante l'epitelio del


tratto gastrointestinale. Come per gli
adipociti del tessuto adiposo bianco, la

-
dimensione degli aclipociti nel tessuto
connettivo lasso dipende dall 'equili-
brio tra l' introduzio ne cli grassi con la
dieta e il consumo energetico.
Il tessuto connettivo 75

(o) (b) (e)

Tessuto adiposo bruno


(a) EE x 100 (b) EE X 200
(e) EE x 320 (d) C oniglio, EM x 4070

Queste fotografie mostrano l' aspetto istolog ico tipico del


tessuto adiposo bruno. Come si può osservare nella foto -
grafia (a) e (b) il tessuto adiposo bruno è o rgan izzato in
lobuli separati da setti fibrosi S nei quali sono presenti vasi
sanguig ni e fibre nervose simpatiche. Nel citoplasma, i
lipidi sono immagazzinati in piccole gocce che conferi-
scono alla cellula un aspetto vacuolato. Il citoplasma è
relativamente abbondante e si colora fo rtemente per la pre-
senza di numerosi mitocondri.
Ad alto ingrandimento, nella fotografia (c), si vede che
il nucleo degli adipociti bruni è localizzato alla periferia
della cell ula ma, a diffe renza di quello degli adipociti bi an-
chi , è grande, ci rcondato da una significativa quanti tà di
citoplasma fortemente eosinofilo. 1 lipidi in queste cellule
sono contenuti in piccole gocce multiple che sono state
estratte durante l'allestimento del preparato; una sezione al
congelatore di tessuto adiposo bruno, con i lipid i colorati,
è mostrata nella figura I .20 (b).Notare anche la ricca rete
di capillari e tra g li adipociti bruni.
Nella fotografia al microscopio elettronico (d) di tessuto
adiposo bruno prelevalo da un coniglio neonato è possibile
osservare la natura multiloculare dei depositi lipidici L. Il
ci toplasma degli adipociti brun i è ripieno di mitocondri M
che hanno numerose creste, fittame nte stipate. Questi (d)
mitocondri sono estre mamente ricchi di citocromi, coin-
volti nella produzione di energia dal metabolismo ossida-
tivo; essi sono responsabili del colore bruno di questo
tessuto a fresco.
A differenza di ciò che accade in altri tessuti , nelle cel-
fotografia l' intima associazione tra i capillari C e l'adipocita.
Mediante questi processi metabolici, i neonati dei mam-
miferi, compreso l'uomo, utilizzano il tessuto adiposo
...
m
lule di tessuto ad iposo bruno il processo dcl trasporto di bruno come fonte di calore durante il periodo vul nerabile fn
elettroni non è accoppiato alla sintesi di ATP. L'energ ia che segue il parto. Il tessuto adiposo bruno va poi incontro fn
...e
derivata dall 'ossidazione dei lipidi e l'energ ia rilasciata dal a involuzione nella prima infa nzia e, nell 'individuo adulto,
trasporto elettronico no n accoppiato alla sintesi di ATP vcn- si trova solo in pochi siti, quali le zone circostanti la ghian-
gor~o dissipate sotto forma di calore; il calore viene poi
rapidamente diffuso al resto dell'organismo tramite la ricca
rete capillare del tessuto adiposo bruno. Notare in questa
d ola surrenale e i grossi vasi. La produzione di calore da
parte del tessuto adiposo bruno è controllata direttamente .,,
dal sistema nervoso simpatico.
-z
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(')
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J>
r-
76 Istologia

I tessuti connettivi non solo contengono cellule responsabili della sintesi della matrice extracellulare, ma con-
tengono anche cellule con funzioni di difesa e immunitarie. Tradizionalmente queste cellule sono state divise
in due gruppi: cellule fisse (intrinseche) e cellule non fisse (estrinseche).
,'}' La pri1na cetegorfa comprende i macro.fagi tissutali (istiociti) e i mastiociti. Attualmente si pensa che i
tnacrofagi tissulali derivino dai monociti circolanti (fig. 3.9), almeno temporanean1ente residenti nel tessuto
connettivo. I_mastiociti sono funzionalmente analoghi ai basofili (fig. 3.7) ma ci sono differenze strU.tturali che
suggeriscono che- i mastiocitf non siano semplicemente basofili residenti nei tessuti.
La seconda categoria COfi!prende tutti i rimanenti membri della famiglia dei leucociti (cap. 3). Sebbene i
leucociti siano solitamente considerati come costituenti del sangue, il loro principale sito di attività è al di fuori
del circolo e1natico, soprattutto nei tessuti connettivi lassi. In questi tessuti, i leucociti non sono solitamente
molto numerosi, ma il loro numero può aumentare di molte volte in caso di infiam1nazione e/o di altri processi
patologici. Il tessuto connettivo di que11e regioni che sono soggette al costante rischio di invasione patogena,
come il tratto gastrointestinale e quello respiratorio, contiene una abbondante popolazione di leucociti, anche
in condizioni fisiologiche, che mantengono una costante sorveglianza.

Il termine di sistema reticolo~endoteliale è stato usato per molto tempo per descrivere un gruppo di cellule rin-
venibili in parecchi tessuti, ma in particolare nel midollo osseo, fegato, milza, linfonodi e timo. La principale
funzione di queste cellule è quella di fagocitare sostanze e cellule vecchie (logore o morte), ad esempio gli eri-
trociti vecchi. Tali fagociti si trovano in posizioni adiacenti spazi riempiti da sangue e da linfa, come i sinu-
soidi del fogato (fig. 15.8), del midollo (fig. 3.12) e della milza (fig. l l.25); in questi casi essi hanno
caratteristiche in comune con le cellule endoteliali che circondano tutti i vasi ematici e linfatici (cap. 8).
Certi tessuti che presentano una cellularità molto alta, come i linfonodi e i cordoni emopoietici del midollo
osseo, hanno una rete di supporto di fibre reticolari (fig. 4.8) su cui sono disposte le cellule, con lunghi pro-
cessi citoplasmatici morfologicamente simili a quelli delle primitive cellule mesenchimali (fig. 4.3). Queste
cellule sono tradizionalmente definite come cellule del reticolo o cellule reticolari. Molte di queste cellule, se
non tutte, sono responsabili della sintesi della rete di fibre reticolari, in modo analogo ai fibroblasti, e sono
dotate di una notevole attività fagocitaria.
A causa de11a stretta associazione strutturale e funzionale tra queste cellule e i sistemi emopoietico, immu-
nitario e monocitico- macrofagico (fig. 3.9), si pensò che esistesse un comune denominatore funzionale. Di
conseguenza, il termine di "reticolo-endotelio" e termini consimili furono ampiamente e, spesso indiscrimina-
tamente, applicati a tessuti e a cellule di questi sistemi. Ulteriori scoperte scientifiche hanno dimostrato l'im-
precisione del concetto, che ora è considerato di solo interesse storico.

-
-
Il tessuto connettivo 77

Mastiociti

I mastiociti si trovano in tutti i tessuti


<li suppo110, soprattuto al di sotto <lel-
l 'cpidcrmide, del rivestimento gastro-
intestinale, del rivestimento sieroso
della cavità peri toneale e attorno ai
vasi sanguigni. I loro principali costi-
tuenti e le loro fun~.ion i fisiologiche
sono molto simili a quelle dei basofili
(descritti dettagliatamente nel com-
mento alla iig. 3.7). I mastociti sono
M M cellule a lunga vita con la capacità di
proliferare nei tessuti. La degranula-
(a) zione dei mastociti provoca il rilascio
di istamina e di altri mediatori chimici
vasoattivi capaci di scatenare reazioni
di ipersensibilità immediata o anafilat-
toide (come l'orticaria, la rinite aller-
gica e l'asma) e shock anafilattico.
I mastociti non sono facilmente
identificabi li nei preparali istologici
di routine a causa <lell'i<lrosolubil ità
dei loro granuli basofili che tendono a
essere persi durante l'allestimento
del campione. Sono così necessarie
speciali procedure per la fissazione,
l'inclusione e la colorazione. Con co-
lorazioni appropri ate, la caratteristica
tipica di queste cellule è quella di pos-
sedere un abbondante citoplasma
ripieno di grandi granuli, che sono più
piccoli e numerosi di quell i dei baso-
fili. In colorazioni con coloranti
basici, come il blu di toluidi11a, i g ra-
nuli si legano-al colorante facendolo
diventare rosso. Questa proprietà è
defini ta metacmmasia.
La fotografia (a) mostra due maslio-
citi M nel tessuto connettivo sotto-
stante la superficie della trachea. In
una cellula è possibi le vedere un
nucleo pallido, ma il piano di sezione è
al di fuori dcl nucleo dell 'alu·a. Notare
i grandi granuli, densamente stipati ,
responsabili della metacromasia.
Con il microscopio elettronico (fo-
tografia (b)) è possibile osservare che
i granuli dei mastiociti G sono circon-
dati da membrana e contengono un
denso materiale amorfo. I granuli ven-
gono liberati per esocitosi, quando la
cellula è stimolata ne l corso di una
...m
risposta infiammatoria o allergica. Il cn
citoplasma contiene alcuni mitocon- cn
dri Mi rotondi, ma scarso reticolo
...e
,-,
(b) endoplasmatico rugoso. li nucleo, non
segmentato, ha la cromatina meno
condensata rispetto ai basofi li. Altre
differenze con i basofi Ii sono una più :D
unifmme distribuz ione dci fini pro-
cessi citoplasmatici, un maggior nu- z
mero di filamenti del citoscheletro e
l'assenza di granuli di glicogeno. ,-,
(')

,..J>
-
78 Istologia


!QfilllOj Leucociti nel tessuto connettivo lasso EE x 640

L'aspetto dei leucociti in sezioni di tessuto connettivo e di secrezione di anticorpi (cap. 11), sono riconoscibili per il
altri tessuti è molto diverso da quello che essi hanno negli loro grande nucleo granulare e il citoplasma fortemente
strisci di sangue (cap. 3). Qui sono visibil i molti leucociti basofilo (colorato in blu) contenente un 'area perinucleare
nel tessuto connettivo lasso sottostante il rivestimento epi- pallida che rappresenta un apparato di Golgi molto svilup-
teliale dell'intestino crasso, sito normalmente ricco di tali pato. La basofili a delle plasmacellule è, in gran parte,
cellule, anche in assenza di infiammazione. ascrivibile al diffuso reticolo endoplasmatico granulare,
I fibroblasti F sono identificabili per i loro nuclei relati- coinvolto nella sintesi degli anticorpi.
vamente grandi e allungati . Gli eritrociti Er nei piccoli Grandi fagociti mononucleati, analoghi ai monociti del
vasi sono intensamente eosinofili (colorati in rosso); la sangue, sono distribuiti in tutto il tessuto connettivo, dove
prèsenza di eritrociti (circa 7 µmdi diametro) permette un esercitano un 'intensa attività fagocitaria; queste cellule,
confronto con le dimensioni delle altre cellule (cap. 3). q uando sono localizzate nel tessuto connettivo, sono anche
Nell 'ambito dei granulociti, i neutrofili sono raramente · definite macrofagi, macrofagi tissutal.i o istiociti. J macro-
visibili nei tessuti, tranne nell'infiamma7.ione acuta e cro- fagi del tessuto connettivo, quando sono inattivi, si collo-
nica. I neutrofili N sono riconoscibili per il loro nucleo mul- cano sulle fibre della matrice extracellulare; i macrofagi in
tilobato e il citoplasma scarsamente colorato. Gli eosinofili attività, invece, possono muoversi con movimento ame-
Eo sono presenti in grande numero nei connettivi nonnali e boide attraverso la sostanza fondamentale. Quando sono in
sono riconoscibili per il loro nucleo bilobato e i caratteri- attività fagocitaria, i macrofagi diventano facilmente rico-
stici granuli citoplasmatici fortemente eosinofil i. l basofili e noscibili per le loro grandi dimensioni e il contenuto di
i loro analoghi, i mastociti, sono scarsamente colorabili con materiale fagoc itato; i macrofagi attivati hanno, però, un
l'EE e perciò sono difficilmente riconoscibili. aspetto molto variabile, in relazione alla natura della loro
I linfociti L sono riconoscibili per il loro nucleo piccolo, attività fagocitaria. Molti particolari del citoplasma dei

-
.J
~
densamente colorato e un sottile e pallido alone di citopla-
s ma. Le plasmacellule P, responsabili della sintesi e della
macrofagi M mostrati in questo preparato sono oscurati
dal materiale fagocita to, che appare marrone .

-z
A.
( ,)

-
a:
A.
-
Il tessuto connettivo 79

Macrofago EM x 11 600

··· ferìstiche ultrastrutturali dei macrofagi variano di biosintesi. Cellule in attiva fagocitosi mostrano irrego-
relazione al loro stato di attività e alla localizza- lari prolungamenti del citoplas1na, gli pseudopodi Pp, che
:sutale. La fotografia mostra un n1acrofago attivo sono coinvolti nei movin1enti ameboidi e nella fagocitosi.
dal peritoneo di un ratto in cui erano state prece- Oltre al loro ruolo di "pulizia" dei tessuti, i macrofagi
hte iniettate inlraperitoneo particelle di lattice; un esercitano un ruolo importante nei meccanismi irrununilari
mero 4i particelle P è stato fagocitato da questo (cap. 11 ), poiché sono spesso la prima cellula che entra in
contatto con l'antigene. I macrofagi processano il 1nate-
o del macrofago è irregolare, con un' eterocro- riale antigenico e lo presentano ai linfociti; i linfociti sono
··picamente addossata alla n1e1nbrana nucleare. Il quindi stimolati a iniziare la risposta immunitaria speci-
a contiene pochi mitocondri M e una quantità fica. I macrofagi implicati in questo processo sono de-
·Qi ribosomi liberi e di reticolo endoplasmatico scritti come cellule che presentano l'antigene. Come
,,r. Nei macrofagi. inattivi i lisosomi L sono risultato di vari meccanismi immuni, il materiale antige-
ti, ma il loro numero si riduce nelle cellule attive; nico può legarsi a sostanze co1ne il complemento o gli
sono successivamente rigenenerati dall'apparato anticorpi che sono co1nunen1ente definite opsonine. Le
·: Il citoplasma del macrofago contiene parecchi opsonine aumentano mollo l'attività fagocitaria dei macro-
·C corpi residui R. Il materiale residuo può essere fagi e degli altri fagociti, tra cui i neutrofili (cap. 3); questo
_dal macrofago per esocitosi. Tali materiali pos- processo è definito opsonizzazione. Alu·e sostanze come le
ùere sequestrati nei tessuti, come avviene per i linfochine sono rilasciate durante la risposta immune e
usati nei tatuaggi cutanei, oppure possono essere agiscono direttamente sui macrofagi, aumentandone di
n circolo per l'escrezione o il riutilizzo in processi molto l'attività metabolica e fagocitaria.
80

5. Il tessuto epiteliale

Gli epiteli sono un gruppo di tessuti che, salvo rare eccezioni, rivestono tutte le superfici, le cavità e i condotti
dell'organismo. Gli epiteli, perciò, hanno il ruolo di interfacie tra compartimenti biologici. Gli epiteli sono
coinvolti in parecchi tipi di attività quali ~'assorbimento, la secrezione e la protezione e tutte queste attività
possono essere proprie di una stessa superficie epiteliale. L'epitelio che riveste l'intestino tenue, per esempio,
è principalmente coinvolto nell'assorbimento dei prodotti della digestione, ma protegge anche se stesso dall'a-
zione del contenuto intestinale mediante la secrezione di un velo di muco che lo ricopre.
Gli epiteli di rivestimento sono costituiti da uno o più strati continui di cellule separate da una scarsa quan-
tità di materiale intercellulare che può rappresentare i glicocalici fusi di due cellule adiacenti (cap. 1). Le cel-
lule epiteliali sono strettamente connesse le une alle altre mediante strutture specializzate della membrana
plas1natica, chiamate giunzioni cellulari, che forniscono resistenza meccanica e mediano scambi di "informa-
zioni" e di metaboliti.
Alla base di tutti gli epiteli è presente una membrana basale di spessore variabile. La membrana basale
separa 1' epitelio dal connettivo sottostante e non è mai attraversata da vasi ematici; gli epiteli, pertanto, dipen-
dono dalla diffusione di ossigeno e di metaboliti dai tessuti sottostanti. La struttura della membrana basale è
descritta in dettaglio nel capitolo 4.

Gli epiteli sono_clas~_ific~ti tradizionalmente sulla base di tre caratteristiche mo1fol~giche:

Il numero di strati cellulari. Un epitelio formato da un singolo strato di cellule epiteliali è definito epite~
!io Semplice, mentfe--uno formato da più strati di cellule è definito epitelio_ stratificato.
La forma delle cellule che lo costituiscono, osservata in una sezione perpendicolare alla superficie del-
l'epitelio. Negli epiteli stratificati è la forma degli strati più esterni che è importante per la classifica-
zione. I confini cellulari sono spesso difficili da distinguere, ma la forma delle cellule riflette spesso la
forma dei nuclei:
• La presenza di specializzazioni della superficie ce11ulare, quali le ciglia e le cheratine. Un esempio è for-
nito dall'epitelio di rivestimento della cute che è classificato come "epitelio pavimentoso stratificato
chcratinizzato", poiché è formato da inolti strati di cellule, il più superficiale dei quali è appiattito (pavi-
mentoso) ed è coperto da uno strato esterno di materiale proteico, la cheratina (fig. 5.7).
Gli epiteli possono derivare da ectoderma, mesoderma o endoderma, sebbene in passato si pensava che i "veri"
ej)iteli erano solo di origine ectoClerrriica a·-endodermica.-Due tipi di- epiteli derivati dal mesoder~a, quell_o che
riveste i vasi ematici e linfatici e quello che rivestC? le cavità sierose, non erano considerati epiteli, ma venivano
definiti endotelio e mesotelio, rispettiva1nente. Per i criteri morfologici e funzionali tale -distinzione ha scarso
valore pratico ma, ciononostante, i termini endotelio e 1ncsotelio sono ancora usati per descrivere questi tipi di
epitelio.

L'epitelio principalmente coinvolto nella secrezione è spesso organizzato in strutture definite ghiandole. Le
ghiandole sono semplici invaginazi_oni di s1:1p_erfici_ epiteliali, formate durante lo sviluppo embrionale per la

- proliferazione dell'epitelio nel connettivo sottostante. Le ghiandole che mantengono la loro continuità con la
superficie epiteliale per mezzo di un dotto e che quindi esse riversano ìl loro secreto sulla superficie libera
sono definite ghiandole esocrine.

- Diversi organi solidi sono composti di cellule epiteliali disposte in strati o tubuli, come ad esempio il fegato
e il rene.
In alcuni casi il tessuto epiteliale forma organi solidi o isole di tessuto epiteliale secernente in profondità, all'in-
terno di altri tessuti. Il prodotto di secrezione di queste ghiandole, note come ghiandole endocrine o ghiandole
prive di dotto, viene versato direttamente nella corrente ematica e i loro secreti sono definiti ormoni (cap. 17).
La 1naggioranza delle cellule epiteliali contiene filamenti interm-edi della famiglia delle citocheratine eque-
sta caratteristica può essere usata per riconoscere tali tipi di cellule mediante tecniche immunoistochimiche.
Il tessuto epiteliale 81

semplici

Gli epiteli semplici sono defi niti come e?i~cl~ form at~ da un singolo str~to di cell~le. ~li epiteli semplici si tro-
vano qu asi sempre a livello delle superfici d1 assorbimento o di secrezione. Essi fo rni scono una scarsa prote-
tionc contro i danni meccanici e, perciò, non s i ritrovano quasi mai su superfici soggette a logorio. Le cellule
Jossono essere di forma molto variabile (da piatte ad alte, con disposizione colonnare) in relazione alla loro
:·unzione. Gli epiteli semplici piatti, ad esempio, presentano una scars~ barriera alla diffu sione passiva e si tro-
vano perciò a livello degli alveoli polmonari, nella superficie interna dei vasi (endotelio) e come ri vestime nto
delle cavità corporee (mesotelio). Al contrario, cell ule epiteliali molto atti ve, come quelle che rivestono l'inte-
stino tenue, sono generalmente alte, così da avere spazio per gli organelli necessari. Gli epiteli semplici pos-
sono avere diversi tipi di specializzazioni della superfi cie libera, quali ciglia e microvilli, che facilitano le loro
funzioni specifiche.

bt!JJI Epitelio pavimentoso semplice


(a) disegno schematico (b) EE x 800 (e) preparato per
delaminazione, metodo all'argento/rosso neutro x 320

L'epitelio pavimentoso semplice è formato da cellule


piatte, di form a irregolare, che formano una superficie
ininterrotta; tale epitelio vie ne anche definito epitelio
squamoso semplice. Come tutti gli epiteli , questo delicato
rivestimento è delimitato da una sottostante membrana
basale MB, mostrata nel disegno a lato, difficil mente visi-
bile in comuni preparazioni per la mi croscopia ottica a
causa dcli ' esiguo spessore.
(a)
L'epitelio pavimentoso semplice si trova spesso come
rivestimento di superfici coinvolte nel trasporto passivo di
gas (diffusione), come nei polmoni, o di fluidi , come nelle
pareti dei capillari. Esso forma anche un delicato rivesti-
mento alle cavità pleurica, pericardica e peritoneale; in
queste sedi permette il passaggio di fluidi all'interno e
all'esterno delle cavità. Come riflesso della scarsa attività
metabolica di queste cellule, la cromatina nucleare è ad-
densata e il citoplasma è diffuso e contiene pochi organelli.
Sebbene queste cellule appaiano mctabolicamente poco
attive, tuttavia esse svolgono una varietà di funzioni di pri -
maria importanza. A questo scopo, tali cellule hanno recet-
(i>}
tori specializzati sulla superficie libera che controllano la
secrezione di messaggeri chimici ad azione locale.
La fotografia (b) mostra un piccolo vaso ematico e illu-
stra l' aspetto tipico di un epitelio pavimentoso semplice in
sezione. Le cellule epiteliali di rivestimento E (definite
endotcl io nel sistema circolatorio) sono così piatte che
possono essere riconosciute solo a causa dci loro nuclei
che sporgono nel lume vasale. La membrana basale sotto-
stante è sottile e, con la colorazione cmatossilina/eosina,
ha proprietà tintoriali simili a quelle del citoplasma delle
cellule endoteliali; per questo motivo non è qu i possibile
vedere la membrana basale.
Nella preparazione mostrata in figura (e), il mesotelio -I
che riveste la cavità peritoneale è stato staccato dal sotto- m
stante tessuto connettivale e appiattito, così da permettere la en
(r')
visione della superficie dell'epitelio pavimentoso semplice. en
La sostanza intercellulare è stata colorata dall' argento; que- e
sta tecnica permette di evidenziare l' interdigitazione, molto -I
irregolare, dei confini cellulari. I nucle i N sono stati colorati
con il rosso neutro. ,,
-nz
:D

,,
J>
r-
82 Istologia

(a) (b)

U!Jfl Epitelio cubico semplice (a) Disegno schematico (b) Azan x 400
L'epitelio cubico semplice rappresenta una forma interme- <)1iSOrbjmento; esempi tipici sono i piccoli dotti collettori
dia tra l'epitelio pavimentoso semplice e il colonnare (bati- defrene, delle ghiandole salivari e del pancreas.
prismalico) semplice. La distinzione tra epitelio cubico La fotografia mostra le cellule che rivestono un piccolo
alto ed epitelio colonnare basso è spesso arbitraria e riveste tubulo collettore del rene. Sebbene i confini tra le singole
unicamente un valore descrittivo. In una sezione perpendi- cellule siano indislinti , la forma nucleare fornisce un ' indi-
colare alla membrana basale le cellule epiteliali appaiono cazione approssimativa circa la forma e le dimensioni cel-
quadrate, co1Tispondenti alla classica descrizione di epite- lulari. Come ri flesso dell ' intensa allività metabolica di
lio cubico. Viste in superficie, però, presentano una forma queste cellule, la cromatina nucleare appare dispersa e i
poligonale che definisce piuttosto pri smi. Il nucleo è gene- nucleoli sono ben evidenti. Con questo tipo di colorazione
ralmente rotondo e posto al centro della cell ula. (azan), la sottostante membrana basale appare come una
L'epitelio cubico semplice riveste, in genere, piccoli spessa linea blu.
e
dotti tubuli che possono avere funzioni di secrezio ne o di

(a) (b)

Uffijl Epitelio colonnare semplice (a) Disegno schematico (b) EE x 800

L'epitelio colonnare semplice è simile all'epite lio cubico semplice insolitamente alto: l' epite lio cli rivestimento della
semplice tranne il fatto che le cellule sono più alte e colecisti; esso ha la funzione cli assorbire l' acqua e, di con-
appaiono come colonne in una sezione perpendicolare alla seguenza, di concentrare la bile. Notate i nuclei tipica-

-...
ca:
membrana basale. L' altezza delle cellule può variare in
relazione al sito e al grado di attività funziona le. I nuclei
sono allungati e possono essere localizzati alla base, al
centro o, raramente, all' apice de l citoplasma; a questo
mente allungati che in questo caso mostrano una s piccata
polarità basale.
Le membrane plasmatiche luminali cli cellu le epiteliali
-

dotate di intensa attività di assorbimento sono spes~o dispo-

-z
A.
( ,)
fenomeno si dà il nome di polarità. L'epitelio colonnare
semplice è molto spesso osservabile su superfici con
intensa attività di assorbimento, quali quella dell' intestino
ste in numerose, sottili estroflessioni digitiformi definite
microvilli, che aumentano in modo notevole la superficie
assorbente. I microvilli sono, solitamente, troppo piccoli

-a: tenue; è altresì reperibile in superfici a intensa attività


secretoria, qual è quella dello stomaco.
per essere risolti individualmente al microscopio ottico,
anche se, collettivamente, danno l'aspetto di una striatura

-
A. La fotografia illustra un esempio di epitelio colonnare o di un orletto alla superfice luminalc (fig. 5.16).
Il tessuto e p ite liale 83

(a) )I )
(b)

iAJM Epitelio colonnare semplice cigliato


'<......_
(a) Disegno schematico (b) Azan x 320

Questo ·tipo di epitelio colonnare semplice è tradizional- L'epitelio colonnare semplice c igliato non è comune nel-
mente descritto come un'entità a se stante per la Qfesenza l'uo mo, tranne che nell 'apparato riproduttivo della donna.
di ciglia C sulla maggioranza delle cellule. Sparse tra le La fotografia mm tra parte dell 'epitelio molto ripiegato
cellule cigliate vi sono cellule non cigliate che hanno nor- che riveste l' ovidotto o tuba uterina. Il tipo cellulare predo-
malmente una fu nzione secretoria. minante in questo epitelio è quello colonnare cigliato; i
Le ciglia sono molto più grandi dci microvilli e sono nucle i sono localizzati verso la superficie luminale de lle
fac ilmente visibili al microscopio o ttico. Ogni ciglio è cellule. Le cellule meno numerose, colorate in blu, non
costituito da una proiezione digitiforme della membrana sono cigliate e hanno una funzione secretoria. Si ritiene che
plasmatica; nel suo citoplasma so no presenti eleme nti spe- le ciglia dell'ovidotto generino una corrente di fl uido che
cializzati del citoscheletro responsabili della mobilità (fig. aiuta il trasporto dell'uovo dall 'ovaio all ' utero. Come
5.15). Ogni cellula può avere fino a 300 cigl ia che si muo- accade in questo preparato, le ciglia sono spesso aggluti-
vono con moto o ndulatorio sincronizzato a q uello delle nate dalle secrezioni o diventano appiattite durante l'allesti-
cellule vicine, generando una corrente capace di muovere mento de i preparati e, perciò, sono difficili da disting uere.
flu idi o piccole particelle sulla superficie dell 'epite lio.

(a) (b)

iit.fi}jj Epitelio colonnare cigliato pseudostratificato (a) Disegno schematico (b) EE x 600

Un' altra variante dell'epitelio colonnare semplice è quella Prima di tutto, le singole cellule dell 'epitelio pseudostrati-
dell'epitelio colonnare pseudostratifi cato cigliato. Il ter-
mine pseudostratificato è dovuto all'aspetto di questo tes-
_ficato sono polarizzate, cioè il nucleo è confinato nei due
terzi basali dell'epitel io; in secondo luogo, le ciglia non ...m
suto che, in sezione, sembra formato da più di uno strato di sono mai presenti su epiteli stratificati.
cellule. Si tratta, in realtà, di un vero epitelio semplice poi- L'epitelio pluristratificato è quas i esclusivamente confi- fn
ché tutte le cell ule poggiano sulla membrana basale. I nato alle alte vie respiratorie dei mammiferi ed è, perciò, fn
nuclei di q ueste cellule sono disposti a diversi livelli spesso definito epitelio respiratorio. La fotografia mostra
...e
,,:a-
creando, così, l' illusio ne di una stratificazione cellulare. il rivestimento interno di un bronco.
Non tutte le cellule si estendono fi no alla superficie lumi- Le ciglia dell 'epitelio respiratorio muovono continua-
nale; tali cellule sono capaci di replicarsi rimpiazzando mente, in dire_zione della faringe, uno strato di muco con-
cellule perdute o danneggiate.
L'epitelio colonnare cigliato pseudostratificato può es-
sere distinto da que llo stratificato per due caratteristiche.
te ne nte particelle invischiate, creando ciò che viene
comunemente descritto come "scala mobile" mucoci-
liare.
-z
,-,..n,
-
r-

. ~-
84 Istologia

Epiteli stratificati -

Gl i ep iteli stratificati sono epiteli formati da due o più strati di cellule. A d ifferenza degli epite li semplici, la
principale funzione degli epiteli s tratificati è quella protettiva e il grado e la natura della stratificazione sono in
relaz ione allo stress fisico al quale è esposta la superficie. In generale, gli epiteli stratificati non sono adatti alle
fu nzioni di secrezione e di assorbimento, a causa del loro spessore, anche se alcune s uperfici stratificale sono
moderatamente permeabili all 'acqua e ad altre piccole molecole. La classificazione d egli e piteli stratificati fa
riferimento, in genere, a lle caratteristiche dello strato più superficiale, poiché le cellule dello strato basale sono
per lo più cuboidi.

(a) (b)



(e) (d)

Ul!iJI Epitelio pavimentoso stratificato


(a) Disegno schematico (b) EE x 100 (e) EE x 400 (d) Papanicolaou x 400

L'epitelio pavimentoso stratificato è formato da un numero abrasione e sono mantenuti umidi dalla secrezione di
variabile di strati cellulari la cui forma si modifi ca pas- ghiandole locali.
sando da quella cuboide degli strati più basali , per arrivare La fotografia (b) mostra l'epitelio dell a cervice uterina.
a quella più appiattita degli strati superficiali. Le cellule Si noti l'alta cellul arità dello s trato basale e la trasforma-
basali vanno incontro a regolari divisioni mitotiche e zione attraverso le grandi cellule poligonali degli strati

-_,
~
danno origine a cellule progressivamente spinte verso la
superfic ie libera. Durante la migrazione verso la superfi-
cie, le cellule vanno incontro, dapprima, a maturazione e,
intermedi , fino alle cellule appiattite e degenerate dello
strato superficiale. La linea di giunzione tra l'epitelio e il
connettivo sottostante è di so lito irregolare; questa è una

-z
A.
( ,)
successivamente, a degenerazione. Verso la superficie, le
cellule mostrano chiari segni di degenerazione, soprattutto
a carico del nucleo che diventa progressivamente conden-
caratteristica che può aumentare l' adesione dell'epitelio ai
tessuti sottostanti.
La fotografia (e) mostra gli s trati più profondi dell'epi-

-a:
A.
sato (picnotico) e appiattito e infine degenera. Le cellule
superficiali degenerate sono continuamente eliminate e
rimpiazzate da quelle degli strati più profondi.
telio della cervice ad alto ingrandimento; si possono osser-
vare alcuni linfociti L framm isti alle cellule dello strato
basale. La membrana basale MB è piuttosto spessa e.

- L'epitelio pavimentoso stratificato è ben adattato a sop-


portare l'abrasione, poiché la perdita di cellule superficiali
non compromette il sottostante tessuto connettivo; l'epite-
lio pavimentoso stratificato è, tuttavia, scarsamente capace
come in tulti gl i epiteli, i vas i V non oltrepassano la mem-
brana basale. /
La fotografia (d) mosu·a uno strisc io fatto da cellule
"spazzolate" dalla superficie de ll'epitelio pavimentoso
di sopportare l'essiccazione. Questo tipo di epitelio costi- stratificato che riveste la cervice uterina e si proielta nella
tui sce il rivestimento della cav ità orale, della faringe, del- vagina. Le cellule squamose degli strati superficiali, dege-
l'esofago, del canale anale, della cervice uterina e della nerate, si colorano in rosa con questo metodo, mentre le
vagina; tali siti sono solitamente sottoposti a moderata cellule vive degli strati più profondi si colorano in blu.
Il tessuto epiteliale 85

Questa forma specializzata di epitelio pavimcntoso costi-


tuisce lo strato epiteliale della pelle cd è adatta a soppor-
tare le costanti abrasioni e l'essiccazione a cui è esposta la
superficie del corpo. Durante la maturazione, le cellule
epiteliali vanno incontro a un processo definito cheratiniz-
zazione che comporta la formazione di uno spesso strato
acellulare costituito da una proteina, la cheratina K (cap.
9) e dai resti delle cellule epiteliali degenerate. La cherati-
nizzazione può essere indoua in epiteli pavimentasi non
cheratinizzanti, quale ad esempio quello della cavità orale,
in seguito a eccessiva abrasione o essiccazione.

Epitelio cubico stratificato

L'epitelio cubico stratificato è un epitelio sotti le, stratifi-


cato, che di solito è formato da due o tre strati di cellu le
cubiche o cilindriche basse. Questo tipo di epitelio è, di
solito, ristretto al rivestimento dei dotti escretori maggiori,
come quelli delle ghiandole salivari (mostrato in questa
fotografia), del pancreas e delle ghiandole sudoripare.
L'epitelio cubico stratificato, probabilmente, non è coin-
volto in significativi processi di assorbimento o di secre-
zione ma, semplicemente, fornisce un rivestimento più
robusto di quello che sarebbe dato da un epitelio semplice.

(a ) (b)

WiJI Epitelio di transizione (a) Disegno schematico (b) EE x 320

L'epitelio di transizione è una forma di epitelio stratificato mente presenti rimane invariato) e gli strati intermedi e
che è ristretto, nei mammiferi, quasi esclus ivamente alle superfi ciali sono molto piatti.
-I
vie urinarie, ed è specializzato nel sopportare forti stira- La fotografia mostra l'aspetto de ll 'epitelio di u·ansi-
m
menti e l'azione tossica delle urine. Questo tipo di epitelio zione che riveste la vescica vuota, non stirata. La forma e

è così definito poiché ha alcune caratteristiche intermedie le dimensioni apparenti delle cellule basali e intermedie

lra l'epitelio cubico stratificato e l'epitelio pavimentoso variano considerevolmente in relazione allo stato di disten-
e
stratificato.
Nello stato rilasciato (contratto), l'epitelio di transizione
sembra essere costituito da quattro o cinque strati di cel-
sione, ma le cellule dello strato superficiale, solitamente,
mantengono alcune caratteristiche tipiche. In primo luogo,
le cellule superficiali sono larghe, pallide e presentano una
-,,
-I

lule; le cellule basali sono quasi cuboidali, que lle intenne-


die sono poligonali e quelle superficiali sono larghe,
arrotondate e possono contenere due nuclei. Nello stato
superficie dentellata. In secondo luogo, la superficie lumi-
nale delle cellule appare ispessita e piC1 intensamente colo-
rala. In terzo luogo, i nuclei delle ce llui e superficiali sono
-nz
:a

disteso, l'epitelio di transizione appare spesso formato da


soli due o tre strati (anche se il numero di strati effettiva-
larghi e rotondi e spesso mostrano nucleoli evidenti ;
alcune cellule superfici~li sono bi nucleate B . ,-,
~

-
r-
86 Istologia

E ,144M1 r+; tJ 1.1 ,1em''',,141"·'i1 .tJb , 1m ®1


Le superfici intercellulare (laterale), luminale e basale delle cellule epiteliali presentano specializzazioni
diverse.
Superfici intercellulari
Le cellule epiteliali sono tenute insieme da parecchi tipi di specializzazioni delle loro opposte superfici.
Queste giunzioni intercellulari permettono agli epiteli di formare degli strati continui, saldi e possono servire
come punti di trasferilnento di metaboliti e di informazioni tra le cellule. Analoghe specializzazioni intercellu-
lari si trovano tra cellule di tessuti non epiteliali, soprattutto il muscolo, dove assolvono funzioni si1nili.
Le giunzioni intercellulari possono essere su4divise, da un punto di vista funzionale, in tre categorie:
1
~e giunzioni occludenti, chiamate anche iz~nzib ~i sirette; iniziano itnmediatamente sotto la superficie
luminale dell'epitelio cilindrico semplice (per esempio !'epitelio che riveste il tubo gastroenterico) dove
isolano gli spazi intercellulari dal lume. Ogni giunzione stretta forma una completa cintura o_ zonula che
circonda I~ cellula; a tale struttura è stato dato il nome di zonula occludens.
• Le giunzioni aderenti u~_iscono strettamente le cellule epiteliali fra loro e uniscono il citoscheletro di
una singola cellula ai citoscheletri delle cellule adiacenti, cooperando così alla formazione di una sin-
gola uhità funzionale. Le giunzioni aderenti sono suddivisibili in due tipi morfologici. Al primo tipo
appartengono le giunzioni aderenti che si trovano subito al di sotto delle giunzioni strette dell'epitelio
cilllldrico-semplice; tali giunzioni formano una banda continua, denominata zonula adherens, intorno
alla cellula, provvedendo un -~i_nfo1~zo strutturale alle giunzioni occludenti. 11 secondo tip<? è cqstituit? da
quelle giunzi_oni aderenti che formano piccole aree circolari di adesione chiamate desmosomi (macula
adherens); tali giunzioni sono disposte a contornare la circonferenza delle cellule colonnari, sotto alla
zOnula adherens. La combinazione di zonulé_l occludens, zonula adherens e desmosomi, disposti a con-
torriare ìa circonferenza cellulare costituisce i1 cosiddetto complesso giunzionale. I desmosomi sono
ampiamente sparsi nelle aree di contatto tra le cellule epiteliali, legando l'intera massa epiteliale in un
insieme strutturalmente compatto. v

Le giunzioni comunicanti, anche conosciute come giunzioni serrate o nexus a causa delle loro appa-
renza ultrastrutturale, sono aree circolari di contatto cellula-cellula contenenti centinaia di fini pori che
permetton<? lo scambio di piCcole molecole tra cellule adiacenti. Le molec<?le implicate in questi scambi
sono principalmente ioni, responsabili dell'eccitamento elettrico delle membrane cellulari, nutrienti e
sostanze Chiniiche capaci di produrre segnali intracellulari.
Le giunzioni aderenti e Quelle comunicanti non sono esclusive degli epiteli ma sono presenti anche nei muscoli
viscerali e nel miocardio dove appaiono svolgere funzioni simili.

Superfici luminali
Le_superfici lum~~,ali delle cellule epiteliali presentano tre tipi principali di spe_cializzazioni: ciglia, microvilli
e stereociglia. Le ciglia sono strutture mobili, relativam_ente lungh~, facilmente visibili al mic_roscopio ottico.
I microvilli, al contrario, sono c2rte proiezioni della membrana plasmatica, spesso molto numerose che non
possono essere risolte -individualmente al microscopio ottico. Le stereociglia sono semplicemente microvilli
molto lunghi, ritrovabili singolarmente o in piccolo numero in alcuni siti, tra cui 1' apparato riprodlittivo del
maschio; le ster~ociglia non son_o mobili e la loro denominazione può essere quindi fonte di confusione.

Superfici basali
La separazione tra l'epitelio e il sottostante tessuto connettivo è indicata dalla presenza di una struttura acellu-
lcife defi~ita membrana basale- che fornisce il supporto per l'epitelio e costituisce una barriera selettiva per il
passaggio di materiali tra l'epitelio e il connettivo. I dettagli sulla struttura della membrana basale sono forniti
nell'introduzione al capitolo 4 e illustrati nella figura 4.1. La membrana plasmatica basale di alcuni epiteli
monostratificati, attivi nel trasporto di ion_~ (come per ese1npio le cellule dèi tubuli renali), mostra sovente
profo11_de introflessioni.- Grazie -a questO accorgimento si ha un notevoie aumento della superficie bllsale di

- scambio e i mitocondri, che forniscono energia ai sistemi di trasporto, sono posti in intima associazione con la
membrana plasmatica; ull ~sempi_o è mostrato nella figura 1.1_8 (c).Gli emi<fesmosomi, morfologicamente
s_imili -a un "mezzo" desmoso-Tna, sono presenti sulla faccia iilterna della membrana plasmatiCa basal_e; essi for-
niscono al citOscheletro un mezzo di &ncoraggio alla membrana basale e al sottostante connettivo.
Il tessuto epiteliale 87

•••••••• •• • •••
••

••
. ...
•• •••: •• •
. . .·..........
•• • ••
•• •
• •• •••••
: Giunzione stretta

l (.,

Zonula adherens

-
I· ) j \i::,,. .-,

(a)

L'illustrazione mostra, in maniera molto schematica, la


disposizione tridimensionale (circonferenziale) del "com-
plesso giunzionale" rispetto all_a superfici e cellulare e la
struttura in dettaglio dei vari tipi di giunzioni intercellulari
presenti.
Nell'epitelio cubico semplice e nell'epitelio colonnare
semplice, i complessi giunzionali circondano ogni singola
cellula; in tal modo impediscono al conte nuto luminale di
accedere agli spazi intercell ulari e rafforzano la superficie
luminale, impedendone la disgregazione. Come mostrato
nella fotografia dell'epitelio cilindrico intestinale. li com-
plesso giunzionale inizia immediatamente sotto la superfi -
cie luminale e è costituito da tre componenti, uno dei quali
è_il desmosoma D ; gli altri due componenti sono le giun-
zioni occludenti Go (zonu/alf occludentes) e le giu11zio11i
aderenti Ga (zonulae adherentes). -
Nel campo inquadrato nella fotografia a lato, si possono
osservare le basi dei microvilli Mv che ricoprono la super-
ficie delle cellule che- rivestono il piccolo intestino. Come
descritto nella figura 5.16, ogni microvillo contiene un
asse di rnicrofilamenti (actina) Mf che si inseriscono in
una zona ricca di fila menti intermedi e di microfilamenti
immediatamente sottostante alla superficie cellulare, chia-
(b)

,-,
mata disco terminale DT; tale struttura è ancorata alla
zonula adherens. Il desmosoma D è il punto di ancoraggio
dei filamenti intennedi FI.

-z
:D

(')
,,
J>
-
r-

hz
88 Istologia

ili@41!ill Giunzione stretta (occludente) EM x 190 000

Le giunzioni strette o occludenti (zonula occludens) fonnano un collare attorno


alla cellula immediatamente al di sotto della superficie apicale, sigillando lo spa-
zio intercellulare dal lume. Come si può vedere in questa microfotografia al
microscopio elettronico, gli strati esterni, elettrondensi, delle due membrane cel-
lulari che si fronteggiano sono estremamente vicini con una minima quanlità di
materiale intercellulare tra essi. In alcuni punti le due 111e1nbranc cellulari sem-
brano fondersi completamente; in questi punti le opposte membrane 1nostrano
un sistema di fini creste che si atirontano "cucendo" assieme le membrane come
due pezzi di stoffa (fig. 5.lO(a)). Continuando questa analogia, ogni punto della
cucitura comprende un paio di proteine integrali di nlembrana, inserite ognuna
su un diverso versante della giunzione, legate fortemente tra loro.
Oltre a sigillare lo spazio intercellulare dal lume, le giunzioni strette impedi-
scono la migrazione delle proteine libere di membrana da un dominio all'altro
della superficie cellulare (per esempio le proteine della superficie luminale sono
confinate in tale dominio).
Lafascia occludens è un giunzione intercellulare costituita da strisce discon-
tinue di giunzioni strette; tale giunzione si trova tra le cellule endoteliali che
rivestono i vasi a esclusione dei vasi del sistema nervoso centrale dove si trovano
invece strisce continue di giunzioni strette.

Co1ne precedentemente descritto, le giunzioni aderenti


forniscono punti di ancoraggio per elementi del citoschele-
tro, collegando in effetti i citoscheletri delle singole cellule
in una robusta rete transcellulare. Queste giunzioni sono di
due tipi: continue (zonula adherens) o formate da piccole
aree circolari (macula adherens o desmosoma). La zonula
adherens forma una singola banda continua immediata-
mente al di sotto della zonula occludens (giunzione stretta)
di alcuni epiteli colonnari di rivestimento. Una fila di
desmosomi è anche disposta circolarmente al di sotto dei
sistemi giunzionali appena descritti, formando il terzo
componente del complesso giunzionale. Desmosomi di
1naggiori dimensioni sono sparsi sull'intera superficie
intercellulare di tutti i tipi di cellule epiteliali. Questa foto-
grafia mostra un complesso giunzionale fra due cellule di
rivestimento dell'intestino, comprendente una giunzione
occludente GO, una zonula adherens ZA e un desmosoma
D. Più in basso è visibile un grosso desmosoma D2 che rap-
presenta una giunzione aderente intercellulare sparsa.
A livello della zo11ula adherr-ns, _le opposte membrane
plasmatiéhe divergono e lo spazio intercellulare contiene
del materiale relativamente trasparente agli elettroni, di
composizione sconosciuta, che stabilisce un forte )egame
tra le opposte membrane. Il versante citoplasmatico di
ogni membrana fornisce il punto di anc()faggio per una
fitta rete --di microfilarnenti costituenti il disco terminale

-
DT (o feltro terminale). La contrazione del disco terminale
probabilmente regola la tensione della superficie epiteliale
e produce piccoli movimenti laterali che mantengono i
microvilli in uno stato di lieve agitazione, ottimizzando
così il contatto dei microvilli con le molecole contenute
nel lume e prevenendo la loro agglutinazione.
I desmosomi hanno una stnittura piuttosto differente. Lo

- spazio intercellulare tra le opposte membrane plas1natiche


appare attraversato da numerosi sottili filamenti trasversali
che, convergendo verso la linea mediana, si uniscono a for-
mare una linea elettrondensa. All'interno della cellula, i fila-
menti intermedi FI si inseriscono in una placca elettrondensa
sul versante interno del desmoso1na (fig. 5. lO(a)). Il più alto
numero di desmosomi si trova negli epiteli squamosi stratifi-
cati; ciò riflette il loro ruolo nel provvedere all'integrità strut-
turale di quelle superfici che sono sottoposte a considerevoli
stress meccanici, per esempio di fì·izione. Molte proteine dei
d6smosomi sono oggi conOsciute e ben caratterizzate.
Il tessuto epiteliale 89

Gli emidesmosomi E si trovano lungo il versante basale


della membrana plasmatica cli alcuni epiteli; essi forn i-
scono un punto di ancoraggio per il citoscheletro alla
membrana plasmatica basale e, da qui, alla sottostante
membrana basale.
-Sul versante citoplasmatico della membrana basale si
.- trova una struttura simile a un mczw dcsmosoma in cui si
·-"
inseriscono i filamenti intermedi. Questa struttura contiene
diverse proteine, tra cui l'integrina a6 ~4 , implicata nella
OT1 um
;, .;;.~··
:. formazione e stabilizzazione di queste strutture. La sotto-
stante lamina densa LD è inspessita e più elettrondensa
rispetto alla lamina lucida LL che contiene fini filamenti
come nello spazio intercellulare ciel desmosoma.

~~
I -- ~~~:""
11.:.:.3
membranose

~W__ connessone

~~
lii:il- - Poro

.il~
~oc
~oc

(b)
~~
WJJGI Giunzioni comunicanti (serrate, nexus) (a) EM x 80 000 (b) Disegno schematico
Le giunzioni comunicanti sono costituite da ampie zone di rivetto, che penetrano le due opposte membrane cellu-
dove le opposte membrane plasmatiche si affrontano lari. Ogni cilindro è costituito da sei proteine transmem- C
lasciando un sottilissimo spazio. Una giunzione serrata GS brarra, come mostrato nel disegno. La pervietà del tubo è
è mostrata nella fotografia al microscopio elettronico, mantenuta dalla disposizione lievemente inclinata delle
proteine che lo formano. Questa conformazione è sensibile -I
presa dall 'epitelio intestinale.
Come si può osservare nel disegno, ogni giunzione ser-
rata contiene numerosi pori che permettono il passaggio di
a)la concentrazione intracellulare dello ione calcio che, se
aumenta oltre un certo livello, provoca la chiusura dei pori.
,,,
m
ioni caricati positivamente e di altre piccole molecole Un aumento della concentrazione del calcio intracellulare cn
(inferiori a 2 nm di diametro) dal citoplasma di una cellula è caratteristica, ad esempio, della morte cellulare e la chiu- e
all'altra. Grandi molecole e ioni caricati negativamente sura dei pori, in risposta a tale aumento, sembra un mezzo -I
non possono passare. Tali canali servono così allo scambio
di metaboliti e molecole capaci di regolare la crescita, lo
per isolare le cellule necrotiche e i loro metaboliti, poten-
zialmente dannosi , dalle cellule vive adiacenti.
,,
:a
sviluppo, il riconoscimento e la differenziazione cellulare.
Le giunzioni selTate forniscono anche il sito cli accoppia-
mento elettrico per le cellule muscolari viscerali, per le
Le giunzioni comunicanti sono più n'umerose negli epi-
teli embrionari dove sembrano essere coinvolte nello scam-
bio di segnali chimici, nel riconoscimento cellulare, nel
-z
ce llule miocardiche e per alcune cellule nervose permet-
tendo la sincronizzazione delle proprie funzioni.
Ogni poro consiste di una minuta struttura tubulm:e
differenziamento e nel controllo della posizione cellulare.
Esse sono anche probabilmente implicate nel passaggio di
sostanze nutrienti dalle cellule collocate profondamente
,-n,
J>
chiamata connessone che attraversa lo spazio intercellu-
lare. Il connessone consiste di un paio di cilindri, a forma
nell'epitelio (vicino al tessuto connettivo di sostegno e ai
vasi sanguigni) alle cellule piì1 distanti dal connettivo.
-
r-

hz
90 Istologia

1.0µ,m

(a)

Le ciglia sono strutture mobili che o riginano in file paral-


lele dalla superficie di alcuni e piteli, soprattutto l'epitelio
respiratorio e quello dell'apparato riproduttivo femmini le.
Le ciglia si muovono con movimenti sincroni, o ndeg-
gianti , e spingono un velo superficiale di muco o di liquido
in una determinata direzione, determinandone lo scivola-
mento sull a superficie epiteliale. Nelle vie respiratorie, per
esempio, il muco secreto dalle cellule caliciformi intrap-
pola le particelle contenute nell'aria inspirata; le ciglia
muovono il muco in direzione della gola, dove esso viene
deglutito, e mantengono le vie respiratorie pulite. Nel-
l' ovidotto l'azione 9elle ciglia svolge un ruolo nel tra- (b)
spo1to della cellula uovo dall'ovaio verso l'utero.
Le ciglia misurano da 7 a 10 µm in lunghezza, cioè circa
la metà dell'altezza media di una cellula. Una singola cel-
lula epitel iale può avere fino a 300 ciglia, normalmente
tutte de lla stessa lunghezza.
Le fotografie (a) e (b) mostrano cellu le c igl iate che rive-
stono l'apparato respiratorio. Notare che le ciglia C sono
facilmente visibili al microscopio ottico anche se spesso,
durante la preparazione dei campioni, vengono congluti-
nate e appiattite, così da apparire meno numerose. Nella
fotografia (b), le parti prossimali di tre ciglia C sono
mostrate in sezione longitudinale; più in alto, si vedo no le
punte di altre ciglia che sono però al di fuori del presente
piano di sezione. Notare l'apparato microtubulare presente
all'interno del ciglio. I piccoli microvilli Mv che si osser-
vano sparsi tra le ciglia forn iscono un utile metro di com-
parazione per valutare le varie dimensioni.
Ogni ciglio è circondato da un 'evaginazione della mem-
lfrana plasmatica luminale e, come è mostrato nello
schema, contiene una parte centrale, l'assonema, formato
da 20 microtubuli d i cui due in posizione centrale, c ircon-
dati da nove doppietti periferici. Alla sua base, l'assonema

-cc
. .I
si inserisce in una struttura chiamata corpo basale, che ha
una disposizio ne dei microtubuli analoga a quella del cen-
triolo, cioè nove triplette di microtubuli che formano un

-
A.
(J
corto cilindro (fig. 1.15). Ogni doppietto periferico dell 'as-
sonema si continua con i due microtubuli interni della cor-
rispondente tripletta del corpo basale. I corpi basali CD

-az:
A.
sono faci lmente identificabili nella fotografia (b).
Ogni doppietto dell 'assonema è formato da un tubulo di
sezione circolare, strettamente addossato a un tubulo incom-
(e)

.::>-..
pleto (a forma di "C" in sezione trasversale). Da ogni tubulo
completo pa1tono dei "bracci" formati dalla proteina di-
11ei11a, dotata d-i attività ATPasica, che si estendono verso il
_tubulo incompleto del doppietto adiacente. Si pensa ch~ l'a­
Cl) zione delle ciglia_derivi dal movimento longitudinale di un
Cl) doppietto rispetto all'altro; l'energia per il processo è fornita

...
lii sotto forma di ATP dai mitocondri M presenti nel citopla-
sma sottostante, come si può vedere nella fotografia (b).
Il tessuto epiteliale 91

(a )

1i4jlj Microvilli
(a) EE X 320 (b) EM X 4000 (e) EM X 30 000

I microvilli sono piccole espansioni digiti formi della mem-


brana plasmatica luminale; sono presenti in molti epite li ,
soprattutto quelli specializzati per l'assorbimento dove la
loro presenza può aumentare la superficie assorbente
anche di 30 volte. I microvilli sono lunghi solo 0.5-1 µme
sono, pertanto, molto coiti in relazione alle dimensioni
della cellula; in ciò si differenziano chiaramente dalle
ciglia (fig. 5.21). I singoli microvilli , inoltre, sono troppo
piccoli per essere risolti al microscopio ottico.
Alcuni epiteli hanno solo un piccolo numero di micro- (b)
villi irregolari. Gli epiteli dotati di importante funzione di DI ti ,\ .i

assorbimento (ad esempio quelli dell'intestino tenue e del


tubulo renale prossimale), invece, hanno fino a 3000 mi-
crovilli per cellu la, di forma regolare. Nel loro insie~ne,
questi vengono osservati al microscopio ottico sotto forma
<li una struttura ·definita orletto ~·triato. Le fotografie (a) e
(b) illustrano le caratteristiche tipiche di microvilli dell' or-
letto striato OS di cellule che rivestono l'intestino tenue.
Com 'è possibile vedere a ingrandimento molto elevato,
come nella fotografia (c), l' asse citoplasmatic_o di ogni
villo contiene fini filamenti F di actina che si inseriscono
nel disco terminale, una specializzazione <lei citoscheletro
di acti na posta immediatamente sotto la superficie cellu-
lare; alla periferia della cellula il disco terminale è anco-
rato alla zonula adherens (fig. 5.12) aumentando la
stabilità della superficie epiteliale. All'apice del micro- (e)
Villo, i filamenti Si inseriSCOnO in UJJa parte elettrondenSa - J,_ - il (I 'I J
della memb17ana plasmatica. [filamenti, il principale costi-
tuente dei quali è l'actina, mantengono la stabilità <lei
111.Ìcrovillo e sono anche responsabili della contrazione e \
dell ' allungamento dei microvi lli, prevenendone così l'ag-
glutinazione.

WJJM Stereociglia EE x 320 ...m -


Microvilli molto lunghi , facilmente visibili al microscopio 0
ottico, si trovano in piccolo numero in parti dell'apparato 0
genitale maschile come nell'epididimo, mostrato in questa
...e
,-,,,
figura, e in altri sitCOriginariamente si pensava che queste
strutture fossero un' insolita forma di ciglia e furono deno-
minate stereociglia. La microscopia elettronica, comun-
que, ha permesso di dimostrare che esse non hanno la
struttura interna delle ciglia, ma semplicemente uno sche-
letro filamentoso di actina simile a quello dei microvilli. Si
-oz
pensa che le stereocig lia S facili tino i processi di assorbi-
mento nell'epididimo, ma non si comprende ancora la
ragione della loro strana forma.
-,,
J>
-
r-

/
92 Istologia

lftjl:I Cellule caliciformi


PAS/ematossilina x 800
Le cellule caliciformi sono cellule epiteliali cilindriche
modificate che sintetizzano e secernono muco. Nell' uomo
queste cellule sono disperse tra quelle di molti epiteli 1110110-
stratificati, particolarmente quelli dell'apparato gastrointe-
stinale e respiratorio.
Le cellule caliciformi sono così denominate per la loro
somiglianza con i bicchieri a forma di calice. Il citoplasma
apicale contiene un denso aggregato di granuli di 111uci11a
che, quando vengono rilasciati per esocitosi, reagiscono
con l' acqua e formano la secrezione viscosa chiamata
muco. _La mucina è composta da una mistura di proteogli-
cani acidi e neutri (mucopolisaccaridi) e perciò può essere
facilmente evidenziata con il metodo PAS che colora in
magenta i carboidrati. La porzione basale della cellula
caliciforme è occupata da un nucleo condensato e da molti
organelli coinvolti ne lla si ntesi della mucina. Notare, in
questo campione di epitelio di rivestimento dell'intestino
tenue, l'altezza delle cellule cilindriche che svolgono un
ruolo importante nell ' assorbimento.
La colorazione PAS-positiva della superficie non è solo
dovuta al muco secreto ma anche alla presenza di uno
spesso glicocalice (cap. 1) che riveste i numerosi micro-
viUi che contraddistinguono le cellule assorbenti del pic-
colo intestino.

IAJQI Cellule caliciformi


EM x 5000

Questa fotografia mostra due cellu-


le caliciformi tra le cellule e dell ' in-
testino tenue implicate nell'assorbi-
mento; il nucleo della cellula ca-
liciforme sulla destra è fuori dal piano
di sezione e il nucleo dell'altra cellula
N è tipicamente addensato. Il citopla-
sma c ircostante contiene abbondante
reticolo endoplasmatico rugoso REr ;
sono presenti pochi mitocondri M ;
nella regione sopranucleare è visibile
un apparato del Golgi G ben svilup-
pato.
La componente proteica della mu-
cina è sintetizzata a livello del reticolo
endoplasmatico rugoso e quindi i/assa
attraverso l'apparato di Golgi, dove
viene glicosilata e rinchiusa in vesci-
cole di secrezione circondate da mem-
brana, chiamate granuli di mucina Mu.
Le cellule caliciformi secernono muco --...

-....
Cl:
continuamente ma possono essere sti-
molate, in seguito a irritazione locale, a
rilasciare l'intero contenuto dei gra-

-z
nuli. Sulla superficie delle cellule cali-
G.
ciformi è possibile osservare alcuni
() microvilli Mv che possono essere

-a:
G.
associati con i processi secretori. No-
tare i microvilli che forman o l" orlctto a
spazzola BB sulla superficie delle cel-

-
lule deputate all'assorbimento.
Il muco svolge numerose e impor-
tanti funzioni. Nella porzione alta del
tubo gastroenterico esso protegge le
cellule epiteliali di rivestimento dal -
l'autodigestione mentre nelle porzioni inJeriori lubrifa:a il passaggio delle feci. Nel tratto respiratorio impedisce la disi-
dratazione del rivestimento epiteliale, contribuisce all'umidificazione dell 'aria inspirata e agi sce come trappola per fini
particelle di polvere e microrganismi.
Il tessuto epiteliale 93

·Ghiandole esocrine

Le ghiandole esocrine sono ghiandole che riversano i loro prodotti di secrezione alla superficie dell'epitelio
per meZ7.0 di un dotto. Le cellule da cui sono composte sono cellule epiteliali molto specializzate; la struttura
interna di queste cellule riflette la natura del prodotto di secrezione e la modalità di secrezione (cap. 1).
Le ghiandole esocrine possono essere classificate in relazione a due caratteristiche principali, che verranno
qui di seguito descritte.
La morfologia della ghiandola
Le ghiandole esoctine possono essere suddivise in ghiandole semplici e ghiandole composte. Si definisce ghian-
dola semplice quella che presenta un dotto singolo, non ramificato. La porzione secretoria di una ghiandola sem-
plice ha due forme principali, tubulare o acinosa (sferica), e può essere glomerulare e/o ramificata. La ghiandola
composta ha un dotto ramificato e la porzione secretoria e simile, per morfologia, a quella della ghiandola semplice.
La modalità di secrezione. Vi sono essenzialmente tre modalità di secrezione:
• Merocrina. La secrezione mcrocrina (anche detta secrezione eccrina) coinvolge il processo dell'esoci-
tosi ed è la modalità più comune di secrezione; il maggior prodotto di secre7,ione è costituito, solita-
mente, da proteine.
• Apocrina. La secrezione apocrina coinvolge la secrezione di vescicole libere, intatte, circondate da
membrana, contenenti i prodotti di secrezione; è una insolita modalità di secrezione dei lipidi prodotti in
certe ghiandole, quali la mammella e alcune ghiandole sudoripare.
• Olocrina. È una modalità insolita di secre7,icme che comporta l'eliminazione dell'intera cellula secreto-
ria con la successiva disintegrazione della cellula per il rilascio del prodotto secretorio. La secrezione
olocrina avviene soprattutto in ghiandole sebacee.
Tutte le ghiandole, in generale, hanno una secrezione basale che è modulata da influenze nervose e ormonali.
La porzione secretoria di alcune ghiandole esocrine è circondata da cellule contrattili, situate tra le cellule
secretorie e la membrana basale. Si ritiene che il meccanismo contrattile di queste cellule sia simile a quello
delle cellule muscolari; da ciò la definizione di cellule mioepiteliali.

Tubulare semplice Tubulare glomerulare Tubulare semplice ramificata Acinosa semplice


' AJ• <'I f
1..._, ) ... ')

"-....

-I
m
cn
cn
e
Acinosa semplice
ramificata
Tubulare composta
ramificata
I
.j
Acinosa composta Tubulo-acinosa composta
-,,
-I

Uf!ifJ•I Tipi di ghiandole esocrine -nz


:u

-,,
J>
-
r-
94 Istologia

Wif1'J Ghiandole tubulo- UPif.JCI Ghiandole tubulari


glomerulari semplici EE x 80 ramificate semplici EE x 60

Questo esempio di ghiando le tubu- Le ghiandole sudoripare sono quasi Le ghiandole tubulari ramificate sem-
lari semplici è tratto dall'intestino l'unico esempio d i ghiandola tubulo- plici si trovano pri ncipalmente nello
- crasso; questo tipo di ghiandola ha glomerulare semplice. Ciascuna è sto maco; in questo esempio sono visi-
un lume tubu lare singolo e diritto, in formata da un singolo tubulo, stretta- bili le gòiandole mucose del piloro.
cui vengono riversati i prodotti di mente_!:aggomitolato nelle tre d imen- Ogni ghiandola è formata da parec-
secrezione. In q uesto esempio, l'in- sioni; porzioni della ghiandola sono chie porLioni secretorie tubulari T che
tero dotto è circondato da cellule così visibili in vari piani di sezione. convergono in un singolo dotto O non
secretorie; le cell ule secretorie sono Le ghi andole sudoripare hanno una ramificato che, in questo caso, è cir-
cellule caliciformi mucipare. In altri porLione secretoria S terminale cir- condato anch'esso da cellule secer-
siti , il muco è secreto da cellule cilin- condata da epitelio semplice eia cui si nenti muco. A differenza di quelle
driche prive della classica fo rma a origina un dotto D non secretorio dell' intestino crasso (fig. 5.21 ), que-
calice, ma la cui fun zione è simile. (escretore) rivestito da epitelio cubi- ste cellule mucose non sono cali-
co stratificato. ciformi.

e~

r-.. • .~
IAfJI Ghiandole acinose semplici EE x 128
Le ghiandole acinose semplici sono, in un certo senso,
delle cavi tà nelle superfici epiteliali circondate da cell"LÌle
secretorie. In questo esempio di ghiandole a secrezione
mucosa dell'uretra peniena, le cel lule secretorie sono più
pallide rispetto alle cellule non secretorie che rivestono
l' uretra U. Notate che il termine acino può essere usato per
descrivere ogni unità secretoria esocrina di form a arroton- "-..

- data.
Il tessuto epiteliale 95

e
!Af}j Ghiandola acinosa i#lfjj Ghiandola IMfU Ghiandola acinos~
semplice ramificata tubulare composta composta Allume cromico
Tricromica di Masson x 80 EE x 20 ematossilina/flossina x 320

Le ghiandole sebacee forniscono un Le ghiandole di Brunner del duo- Le ghiandole acinose composte sono
buon esempio di ghiandole acinose deno, mostrate in questa fotografia, quelle in cui le unità secretorie hanno
semplici ramificate. Ogni ghiandola sono definite ghiandole tubulari com- forma ad acino e drenano in un
è formata da parecchi acini A secre- poste ramificate. sistema di dotti ramificati. Il pan-
tori che si svuotano in un singolo Sebbene sia difficile apprezzarlo in creas, mostrato in questa fi g ura, è
dotto escretore; il dotto escretore E è questa fotografia, il sistema duttale D formato da numerosi acini, ciascuno
formato dall'epitelio stratificato che è ramificato; per q uesta ragione, la dei quali riversa il suo secreto in un
circonda il fusto del pelo. La moda- ghiandola viene definita ghiandola pi_ccolo dollo. Questi piccoli dotti D,
lità di secrezione delle ghiandole composta. Le porzioni secretorie S che sono appena visibili al centro di
sebacee è olocrina; il prodotto di hanno una forma tubulare che è rami- qualche acino, drenano in un sistema
secrezione, il sebo, si accumula nelle ficata e glomerulare. di dotti escretori ramificati di diame-
cellule secretorie e viene eliminato in tro via via crescente; un piccolo dotto
seguito alla degenerazione delle cel- escretorio E, delimitato da epitelio
lule stesse. cubico semplice, è visibile al centro
del campo.

i#lfJ:I Ghiandola
tubulo-acinosa composta
EE x 200
Le ghiandole tubulo-acinose compo-
ste han no unità secretorie formate da
componenti tubulari ramificati, da
componenti acinosi ramificati, e da
componenti tubulari ramificati con
zone terminali acinose, definite semi- ~

/une. La ghiandola salivare sottoman-


dibolare, che è l'esempio classico ed è
....
mostrata in questa fotografia, ha due m
tipi di cellule secretorie, le cellule tn
mucose e le cellule sierose. Le cellule
tn
mucose sono solo debolmente colo- e
rate mentre le cellule sierose, che ....
hanno una secrezione ricca di proteine
(enzimi digestivi), si colorano_forte-
,,
mente a causa del loro abbondante
reticolo endoplasmico rugoso. Gene-
ralmente, le cellule mucose fomrnno
-z
Xl

le componenti tubuhu-i T mentre le


cellule sierose forma no le componenti
acinose A e le semilune S. ln questo
,:t--,
(')

campo sono ben visibi li due dotti


escretori E di dimensioni diverse.
-
r-

...
96 Istologia

Ghiandole endocrine

Le ghiandole endocrine sono prive di dotti poiché i loro prodotti secretori diffondono direttamen te ~el sangue.
I prodott i secretori sono definiti ormoni e controllano l'attività di cellule e tessuti generalmente molto distanti
dai sito di secrezione.

(a) (b)

IJDiffl Ghiandola endocrina (a) Disegno schematico (b) Blu di isamina/eosina x 128
La maggior parte delle ghiandole endocrine è formata da cordoni e sono circondate da una ricca rete di capillari C
isole o cordoni di cellule secretolie circondate da una fitta immersi in un fi ne tessuto connettivo di supporto. La
rete di capillari. Ogni isola di cellule endocrine è circon- membrana basale che circonda ogni isola cellulare non è
data da una membrana basale che è testimone dell'origine visibile a questo ingrandimento. Come in molte altre
epiteliale. Le cellule endocrine rilasciano ormoni negli ghiandole endocrine, nell'ipofis i sono presenti cellu le
spazi intercellulari dai quali essi diffondono rapidamente secretorie di diversi ti pi, dotate di differenti proprietà tin-
nei capillari circostanti. toriali; in questo caso la maggioranza delle cellule sono
Questa fotografia della ghiandola pituitaria mostra le eosinofile (colorate in rosso), alcune sono colorate in blu e
caratteristiche tipiche della maggior parte delle ghiandole alcune sono molto poco colorate.
endocrine. Le cellule secretorie S sono di sposte in isole e

- (a ) (b)

IJDJJl1i Ghiandola endocrina follicolare (a) Disegno schematico (b) EE x 150

La ghiandola tiroide è una ghiandola endocri na partico- La fotografia mostra tipici fo llicoli tiroidei F di varie

-a:
A.
lare che accumula il precursore dell'ormone in cavità sfe-
riche delimitate da cellule secretorie; queste cavità sono
defini te follicoli . La secrezione dell' ormone immagazzi-
dimensioni. Le cellule secretorie che delimitano i follico li
presentano una forma cuboidale appiattita. L'ormone tiroi-
deo immagazzinato è legato a una glicoprotena fortemente

- nato impl ica il riassorbimento del precursore dal lume fol-


licolare, la sua rielaborazione, il rilascio negli spazi
interstiziali circostanti e, quindi , la diffus ione nella ricca
eosinofila, la tiroglobu lina. Lo scarso tessuto connettivo
interfollico lare è occupato principalmente da capillari C
che possono essere identificati per la spiccata eosinofilia
rete capillare che circonda ogni follicolo. (colore rosa) degli eritrociti presenti nel loro lume.
97

6 .. Il tessuto muscolare

Sebbene tutte le cellule siano capaci di qualche sorta di movimento, alcune cellule si sono specializzate a
generare movimento attraverso il processo di contrazione. In queste cellule specializzate, la forza motrice è
generata attraverso l'interazione delle proteine contrattili actina e miosina. Alcune di queste cellule fo1mano
unità contrattili unicellulari:
Le cellule mioepiteliali sono un importante componente di certe ghiandole a secrezione esocrina (cap.
5) dove esse lavorano per espellere le secrezioni dagli acini della ghiandola.
Ipericiti sono cellule simili alle cellule muscolari lisce che circondano i vasi sanguigni (cap. 8).
I 1niofibroblasti sono cellule che hanno un ruolo contrattile in aggiunta alla loro capacità di secernere
collagene. Questo tipo di cellule è generalmente minoritario nei normali tessuti ma diventa dominante
quando i tessuti vanno incontro a processi riparativi, come durante la formazione di una cicatrice.
Altri tipi di cellule contrattili formano unità contrattili multice11ulari. Esse possono essere classificate in tre
tipi:
° Cellule muscolari scheletriche. Sono responsabili del movimento dello scheletro e di organi come il
bulbo oculare e la lingua. Il muscolo scheletrico è spesso definito muscolo volontario poiché può essere
controllato dalla volontà (controllo cosciente). La disposizione delle proteine contrattili dà origine a un
tipico aspetto striato visibile in alcuni preparati istologici; da ciò il termine di muscolo striato che è
spesso applicato al muscolo scheletrico. Poiché gli organelli intracitoplasmatici del muscolo scheletrico
svolgono funzioni altamente specializzate si è adottata una terminologia specializzata per indicarli:
membrana plasmatica = sarcolemma, citoplasma = sarcoplasma, reticolo endoplasmatico = reticolo
sarcoplasmatico.
• Cellule muscolari lisce. Poiché là disposizione delle proteine contrattili non dà 1' aspetto istologico di
striature, i11nuscolo a cui danno vita è spesso definito con il termine di muscolo liscio. Esse formano la
componente muscolare di organi cavi quali i vasi, il tratto gastrointestinale, l'utero e la vescica; da ciò il
nome alternativo di 1nuscolo viscerale. Poiché questo muscolo è sotto controllo intrinseco oppure è con-
trollato dal sistema nervoso autonomo o da ormoni, esso è chiamato muscolo involontario.
• Cellule muscolari cardiache. Esse hanno caratteristiche funzionali e strutturali intermedie tra quelle dei
due tipi precedenti, e sono responsabili della continua e ritmica contrattilità del cuore. Sebbene abbia un
aspetto striato, il muscolo cardiaco è facilmente distinguibile da quello scheletrico.
Le cellule muscolari di tutti e tre i tipi sono circondate da una membrana basale (cap. 4). La forza svilup-
pata viene trasmessa dal citoscheletro alla membrana basale attfaverso proteine che attraversano la membrana
plas1natica. La membrana basale lega fra di loro le singole cellule muscolari in una massa funzionale unica.

Il muscolo scheletrico mostra un'ampia varietà di aspetti morfologici e di modalità di azione; ciò nonostante,
'-'
tutti i inuscoli hanno la stessa stn1ttura di base, essendo composti da cellule molto allungate, multinucleate .;i
chia1nate jlbre muscolari, tenute insieme da tessuto connettivo. Le singole fibre muscolari presentano un dia- m
metro variabile tra i 10 e i 100 µme possono avere una lunghezza pari a quella di un intero muscolo, raggiun- 0
lii
gendo una lunghezza massima di circa 35 cm.
e
La contrazione del muscolo scheletrico è controllata da nervi motori; singole fibre nervose si ramificano nel
muscolo per innervare un gruppo di fibre muscolari, definito nel suo insieme unità motoria. L'eccitazione di
ogni nervo motore determina la contrazione simultanea di tutte le fibre muscolari della corrispondente unità
-,,
.;i

motoria. La struttura della giunzione neuromuscolare è descritta ne11a figura 7.12. La vitalità delle fibre
muscolari scheletriche dipende dal mantenimento dell'innervazione; se il nervo è danneggiato, si determina
l'atrofia delle fibre. 11 muscolo scheletrico contiene recettori di stiramento altamente specializzati, definiti fusi
-az
:13

neuro1nuscolari che sono illustrati nella figura 7 .30.


-,.
'1:1

-
Il""
98 Istologia

- - - Epimisio
Vasi ematici
e nervi

I
• •

lijtjljl Muscolo scheletrico

Questo disegno illustra la disposizione dei componenti scolo esaminato. I muscoli responsabili di movimei:iti fini,
elementari di un tipico muscolo scheletrico. strettamente controllati (ad esempio i muscoli estrinseci
Le singole cellule muscolari (fibre muscolari) sono rag- dell'occhio), hanno fascicoli piccoli e una proporzione di
gruppate insieme in fas ci allungati chiamati fascicoli ; un perimisio relativamente più grande. Al contrario, i muscoli
delicato tessuto connettivo, l'endomisio, occupa gli spazi responsabili di movimenti più grossolani (ad esempio i
tra le singole fibre muscolari. muscoli dei glutei) hanno grossi fascicoli e relativamente
I fascicoli sono circondati da un tessuto connettivo lasso poco perimi sio. ln ogni muscolo la componente connetti-
h - chiamato perimisio. La maggior parte dei muscoli sono vale contiene sia collagene che fibre elastiche che agi-
composti da molti fascicoli e l' intera massa muscolare è scono come uno scheletro flessibile al quale sono ancorate
rivestita da un denso connettivo esterno, 1'epimisio . Grossi le fibre muscolari e i fascicoli. Questo tessuto connettivo si
vasi ematici e nervi entrano attraverso l'epimisio e si divi- continua con quello dei tendini e delle inserzioni musco-
dono per ramificarsi attraverso il muscolo, nel perimisio e lari (cap. I O); la sua funz ione è quella di distribuire e diri-
nell'endomisio. gere le forze di movimento del muscolo all'osso, alla pelle,
La dimensione dei fascicoli riflette la funzione del mu- ecc. nel modo appropri ato.

iit!ifj Muscolo scheletrico


Tricromica di Masson x 150

Questa fotografia mostra parte di un


fascico lo di un muscolo scheletrico
ad alto ingrandimento. Le singole
cellule muscolari (fibre), colorate in
rosso porpora, sono molto allungate
e disposte in modo parallelo; gli
spazi tra esse sono occupati da pic-
cole quantità di endomisio. L'endo- °""
-_.
<I
misio, formato principalmente da
fibre reticolari (non colorate) e da
una piccola quantità di collagene di

-z
A.
CJ
-
tipo I (colorato i11 blu in questa pre-
parazione), convoglia attraverso il
muscolo numerosi piccoli vasi ema-

-a:
A.
-,-
tici, linfatici e nervi. In questa foto-
grafia è possibile osservare un
piccolo fascio nervoso N, mentre i

-...
:::>
sottili vasi V possono essere identifi-
cati solo dagli eritrociti presenti al
loro interno.

fA
fA
...
ILI

L
Il tessuto muscolare 99

ljtfjifl Muscolo scheletrico Tricromica di Masson x 300

Questa fotografia mostra la muscolatura scheletrica della fascicoli sono riempiti da tessuto connettivo lasso, il peri-
lingua, formata da numerosi piccoli fascicoli orientati in misio P; questo, a sua volta, si continua con l'endomisio
di verse direzioni. Questa colorazione permette di distin- che separa le singole fibre muscolari che compongono i
guere chiaramente le cellule muscolari scheletriche, colo- fascicoli . Il connettivo del muscolo scheletrico contiene
rate in rosso, dal tessuto connettivo, il cui collagene è anche fibre elastiche (non visibili in questa foto) che sono
colorato in blu. molto numerose nei muscoli inseriti su tessuti molli, come
Al centro .e all 'estrema sinistra del campo si trovano avviene nella lingua e nella faccia. Notare la ricca rete di
fascicoli tagliati in sezione trasversa ST mentre altri fasci- capillari e nell 'endomisio e nel perimisio.
coli sono tagliali in sezione longitudinale. Gli spazi tra i

liftlfjM Irrorazione del muscolo scheletrico


Perfusione x 128

Questo preparato è stato ottenuto perfondendo i vasi del


muscolo scheletrico con un colorante rosso; le fibre
muscolari sono state allontanate per rivelare il letto capil-
lare dell'endomisio. ""~
Grandi vasi sanguigni entrano nell ' epimisio e si divi-
dono per ramificarsi attraverso il muscolo nel perimisio.
Dalle arterie situate nel perimisio si dipartono fini ramifi-
...rn
cazioni che passano tra le fibre muscolari, perpendicolar- U)
mente al loro asse maggiore. Da queste ramificazioni si U)
e
originano numerosi capillari che decorrono longitudinal-
...
,-:n,
mente, nell'endomisio. Frequenti anastomosi trasverse tra
i capillari fanno sì che i capillari formino una fitta rete che
circonda ogni fibra muscolare.

-z
,-,
(')

J>
-
r-
100 Istologia

lftiJ-j Muscolo scheletrico


e sua embriogenesi
(a) M uscolo scheletrico maturo,
EE x 320 (b) Mioblasti, EE x 150
(c) Miotubi, EE x 150

La fotografia (a) mostra le caratteristi-


che istologiche tipiche delle fibre
muscolari scheletriche, tagliate in se-
zio ne longitudinale. Le fib re dcl mu-
scolo scheletrico sono cellule molto
allungate, non ramificate, cilindriche,
con nu merosi nucle i appiattiti disposti
a intervalli quasi regolari, appena
sotto il sarcolemma.
Durante l'embriogenesi, le cell ule
mesoderm iche dei miotomi si diffe-
renziano in cellule lunghe, precursori
mononucleati di quelle del muscolo
(a)
scheletrico, chiamate mioblasti, capaci
di dividersi per mitosi; ciò è mostrato
nella fotografia (b). Successivamente i
mioblasli si fondono tcrmino-termi-
nalmente e formano cellule multinu-
c leate sempre più lunghe, i miotubi,
visibili nella fotografia (c), che pos-
sono contenere fi no a I 00 nuclei.
La sintesi delle proteine contrattili
inizia dopo la fusione dei mioblasti ; le
proteine si dispongono dapprima
lungo l'asse centrale del miotubo e,
allorché si for mano ulteriori proteine
contratti Ii, i nuclei vengono spinLi
verso la periferia. li processo di svi-
luppo del muscolo, insieme con
quello di innervazione, è quasi del
tutto completato alla nascita. La suc-
cessiva crescita avviene, quindi, per
(b) aumento di volume del citoplasma
delle cellule muscolari.
Le cellule muscolari mature sono
altamente differenziate e, in seguito a
un danno, non possono rigenerare.
Nonostante ciò, dopo che lo svi luppo
del muscolo si è completato rimane un
esiguo numero di cellule staminali che
sembrano ' mioblasti, chiamate cellule
satelliti; esse sono capaci di replicarsi
e possono fo ndersi a fo rmare fibre
muscolari. Le fibre muscolari che
derivano da q uesto processo di ripara-
zione non hanno i nuclei alla periferia \

-...
~
bensì al centro.
Le strie regolari sono la caratteri-
stica delle fibre dcl muscolo schele-
trico e possono essere osservate in

-z
A.
( ,)
sezioni longitudinali, così come ne lla
fotografia (a). La striatura è determi-
nata dalla disposizione delle proteine

-a:
(e)
contrattili, come è descriuo oltre.

A.
-
Il tessuto muscolare 1O1

IDQ Muscolo scheletrico TS, EE x 320

Questa fotografia di muscol o scheletrico tagliato in sezione


trasversa mostra la localizzazione estremamente periferica
dei nuclei delle fibre muscolari scheletriche. Nei tessuti
non fissati le fibre appaiono ovali o rotonde; nei preparati
fissati, più comunemente usati, come in questo caso, le
fibre sembrano per a1tefatto irregolari e poliedriche. Allo
stesso modo, gli ampi spazi di endomisio visibili tra le fibre
muscolari sono artefatti che derivano dalla contrazione
durante il processo di fissazione e colorazione del tessuto.
Si notino nell 'endomisio i numerosi, piccoli capillari C
riconoscibili dagli eritrociti eosinofili contenuti nel lume.
Si confronti il grande diametro de lle fibre muscolari, che
può raggiungere O. I mm di diametro, con quello dei capil-
lari, che è di circa 7 µm. Si noti anche un fascio di perimi-
sio P che taglia il campo e separa i due fascicoli.

lldff Muscolo scheletrico


(a) Ematossilina ferrica x 1200
(b) Disegno schematico

La fotografia (a) mostra una sezione


trasversa di parecchie fibre muscolari
scheletriche a un ingrandimento vicino
al limite di risoluzione del microsco-
pio ottico. Il piano di sezione com-
prende solo un nucleo N. Si noti la
presenza di eritrociti nei capillari e
presenti nell'endomisio.
In alcun'i preparati come questo si
vede che le fibre muscolari scheletri-
che sono ripiene di numerosi, piccoli
punti neri; si tratta delle estremità
tagliate delle miofibrille, lunghe strut-
ture cilindriche disposte in modo
parallelo nel sarcoplasma.
Come è mostrato nella raffigura-
(a) zione (b), ogni miofibrill a mostra una
serie ripetuta di striature trasversali
che sono il prodotto di una disposi-
zione altamente ordinata delle pro-
•••
•\\\•• teine contrattili contenute ne11a fibra

......
..........
,
.. •••• r' (
muscolare; tale disposizione può es-
sere osservata solamente al microsco-
pio elettronico (fig. 6.8). Le miofibrille
parallele, inoltre, sono disposte con le
/
••••••••
... I
loro striature in registro così da deter-
minare, al microscopio ottico, l'a-

••••
.. (
spetto regolaimente striato dell ' intera
fibra muscolare vista in sezione longi- ...rn "'
t{ tudinale, come si può apprezzare nella
UJ
fi gura 6.5.
UJ

...e
,-,
Fibre muscolari Miofibrille

(b)

-nz
:Il

-,,
J>
-
I""'
102 Istologia

Qttlij:I Muscolo scheletrico


(a) Ematossina di Heidenhain
X 1200 (b) EM X 2860
(e) EM x 18 700

Questa serie di fotografie a ingrandi-


mento progressivamente crescl!nte di-
mostra la disposizione delle proteine
contrattili nel muscolo scheletrico e
spiega le striature viste al microscopio
ottico.
La fotografia (a) mostra le striature
di una fibra muscolare scheletrica a un
ingrandimento vicino al limite di risolu-
zione del microscopio ottico. Le stria-
ture sono formate da bande I (isotrope
in luce polarizzata), chiare e larghe,
alternate a bande A scure (anisotrope in
luce polarizzata). Fini linee scure chia-
mate bande Z (Zwischcnscheiben) divi-
dono le bande I. Notare anche il nucleo
N all'estrema periferia della cellula.
La fotografia (b) mostra l'aspetto al
microscopio elettronico di una cellula
muscolare approssimativamente allo
stesso ingrandimento e con un nucleo N
situato in posizione simile, immediata-
mente sotto il sarcolemma. Il sarcopla-
sma è pieno di miofibrille M orientate
parallelamente rispetto ali ' asse della
cellula. Le miofibrille sono separate da
una piccola quantità di sarcoplasma
contenente mitocondri Mt orientati in
modo parallelo alle miofibrille.
Ogni miofibrilla ha un 'ev idente
striatura regolare che corrisponde alle
bande I, A e Z osservate al microsco-
pio ottico; ciò è dovuto al fatto che le
miofibri lJe sono disposte con le loro
striature in registro. Le bande Z sono
le pii:1 elettrondense e dividono ogni
miofibrilla in numerose unità contrat-
tili, chiamate sarcomeri, disposti ter-
mino-terminalmente.
A maggior ingrandimento [fotogra-
fia (e)] è possibile vedere in ogni sar-
comero la disposizioni! delle proteine
contrattili o miofi1ame11ti. Nel sarco-
mero, la banda scura A è tagliala in
due parti da un ' ampia banda più
chiara, la banda H (Heller), a sua volta
tagliata da una pii:1 densa banda M

-.cc... (Mittelscheibe). La banda A rimane di


ampiezza costante in qualsiasi stato di
contrazione. Le bande I e H, al contra-
rio, s i accorciano durante la contra-

-
A.
( ,)
(e:) zione mentre le bande Z si avvicinano.
Queste osservazioni sono spiegabili

-z
alla luce della teoria dello scorrimento dei fi lamenti durante la contrazione, descritta ne lla figura 6.9.
Notate i mitocondri M i e i numerosi granuli di glicogeno, che rappresentano una ricca fonte di energia, sparsi nello
scarso citoplasma tra miofibrille parallele. La cellula muscolare matura contiene poco reticolo e ndoplasmatico rugoso; con-
tiene, però, un reticolo endoplasmatico liscio L che è im~li cato nell' attivazione del processo di contrazione (fig. 6. I0-6.12).

-
Il tessuto muscolare 103

Sarcomero Sarcomero

BandaA BandaA

Banda H Banda I Banda H

Linea Z Linea M Linea Z Linea M Linea Z

--
II I --
Sezioni trasverse

• • •
• • • • • •
• • • • • •
•• •• •
• .. •
Miofibrilla non contratta

I I~
I~
Miofibrilla contratta

_JI -
i---- I
I•

I
-
~
• •

I

~
t
7 ..
;r-• I~

~

W i@I Disposizione dei miofilamenti nel sarcomero

11 sarcomero è formato da due tipi di miofilamenti , i fi- stesso modo, i filamenti souili, composti principalmente
lamenti spessi e i filamenti sottili. Ogni tipo rimane di dalla proteina actina, sono uniti in una zona rappresentata I
lunghezza costante indipendentemente dallo stato di con- dalla banda Z. Le bande I e H, entrambe scarsamente e let-
trazione del muscolo. I filamenti sono tra loro interdigi- trondense, rappresentano aree in cui i filamenti densi e sot-
-I
tati , disposti simmetricamente e parallelamente all'asse tili non si sovrappongono gli uni agli altri.
rn
maggiore della miofibrilla. La teoria dello scorrimento dei filamenti, ampiamente
fn
1 fil amenti spessi, composti principalmente dalla pro- accettata, propo ne che sotto l' influenza dell'energia rila-
fn
teina miosina, sono mantenuti tra loro paralleli poiché sciata dall ' ATP, i filamenti spessi e sottili scorrano gli uni e
,-,
sono attaccati a una zona rappresentata dalla linea M. Allo sugli altri, determinando l'accorciamento del sarcomero. -I

-z
::D

/1 -,,
(')

-...
J>
104 Istologia

Cisterne
terminali

Tubuli T

Banda I

Banda A

QMlifH1i Sistema di conduzione dello stimolo contrattile

Per permettere la contrazione sincrona di tutti i sarcomeri di Esso si ramifica per formare una rete di membrane che
una fibra muscolare, un sistema di estensioni tubulari della avvolge ogni miofibrilla. Ogni tubulo T, con i suoi due ele-
membrana plasmatica (sarcolemma) si estende trasversal- menti associati di reticolo sarcoplasmatico, chiamati
mente nella cellula muscolare per circondare ogni miofi- cisteme terminali, forma una triade a livello della giun-

-.;..
4
brilla, a livello della regione di giunzione tra le bande A e I
(nei mammiferi). All'interno della fibra muscolare è, per-
tanto, presente un sistema tubulare, il sistema T, il cui lume
z ione delle bande I e A di ogni sarcomero.
Gli ioni calcio sono concenu·ati nel lume del reticolo
sarcoplasmatico. La depolarizzazione del sarcolemma, a

-z
A.
(,)
è continuo con lo spazio extracellulare. (Nelle fibre musco-
lari degli anfibi, le prime studiate, i tubuli T sono disposti
lungo la linea Z; lo stesso avviene nel muscolo cardiaco).
seguito dell' impulso nervoso, viene rapidamente condotta
attraverso il sarcoplasma dal sistema T. Questo determina
il rilascio di calcio ioni dal reticolo sarcoplasmatico nel

-a: Stre ttamente associato, ma non connesso ai tubuli T, vi è


un secondo sistema di membrane, derivate dal reticolo
endoplasmatico liscio, chiamato reticolo sarcop/asmatico.
sarcoplasma che circonda i miofilamenti. Gli ioni calcio
attivano il meccanismo di scorrimento dei fi lamenti,
responsabile dell a contrazione muscolare.
A.
-
Il tessuto muscolare 105

Muscolo scheletrico EM x 33 000

Questa fotografia al microscopio elettronico di una por- nali dcl reticolo sarcoplasmatico che sono tuttavia meno
zione di fibra muscolare striata scheletrica di mam1nifero, regolari. Il sistema conduttivo delle fibre muscolari a "con- \
tagliata in sezione longitudinale, mostra i principali com- trazione rapida" (fibre rosse), mostrato in questa figura
ponenti del sistema di conduzione dello stimolo contrat- (vedi anche fig. 6.13), è più regolare che nelle fibre a "con-
tile. In prossimità della giunzione tra le bande A e I vi trazione lenta" (fibre bianche) dove è più difficile rinvenire
sono le triadi tubulari 'fd, ognuna delle quali è Clnnposta questa precisa disposizione. Notare la distribuzione dei
da un tubulo centrale appiattito 1' dcl sisteffia T e da un mitocondri M, regolarmente allineati tra le bande I, in
paio di cisterne terminali CT del reticolo sarcoplasmatico. stretta associazione con quelle porzioni dei filamenti di
Tra le bande A sono visibili elementi tubulari del reticolo
sarcoplasmatico RS che connettono le cisterne terminali.
Anche tra le bande I sono visibili profili tubulari longitudi-
actina e miosina che interagiscono durante la contrazione
n1uscolare. La ragione di questa disposizione è evidente
nella successiva fotografia.
-
-
I06 Istologia

WjjfJ Muscolo scheletrico EM x 44 OÒO

La folografia mostra parte di due cellule muscolari schele- colo sarcoplasmatico RS. Il piano di sezione dì questo pre-
triche tagliate trasversalmente in prossimità della giun- parato comprende anche parte di un grosso tubulo T che si
zione fra le bande A e I; lo spazio intercellulare SIC divide ramifica per circondare differenti sarcomeri. È difficile

- a metà il campo inquadrato. Notare la lamina esterna l,


adiacente al plasmalemma. I sarcomeri all'estremità supe-
riore destra e inferiore sinistra del campo sono stati sezio-
osservare la comunicazione diretta dei tubuli T con lo spa-
zio intercellulare poiché i tubuli appaiono ranllficarsi in un
complesso sistema tubulare immediatamente al di sotto del
nati nella porzione terminale della banda A e mostrano sarcolellllna; con differenti tecniche;iperimentali è stato
perciò sia i filamenti di actina che di miosina. Gli altri sar- possibile dimostrare, in maniera convincente, la continuità
comcri sono stati tagliati a livello della banda I e conten- u·a il lume del tubulo T e lo spazio intercellulare. Notare i
gono solo filamenti di actina. Ciò deriva dal fatto che le mitocondri M, straordinariamente serpentiformi e ramifi-
bande dei sarcomeri delle differenti cellule muscolari non cati, che sono disposti tra le bande I dei differenti sarcomi,
sono perfettamente in registro le une con le altre. dando vita alla disposizione mostrata nella fotografia pre-
Ogni sarcomero è avvolto da una rete di tubuli de] reti- cedente.
Il tessuto muscolare I 07

(a) (b)

ijpljiji Muscolo scheletrico ST: tecniche istochimiche (a) succinato deidrogenasi x 200 (b) ATP-asi x 600

La modalità d' azione del muscolo scheletrico varia da una Queste fibre muscolari sono invece ricche in glicogeno e in
pat1e all'altra del corpo; alcuni muscoli, quali quelli coin- enzimi glicolitici. Queste caratteristiche sono responsabili
volti nel mantenimento della posizione, necessitano di con- del colore "bianco" di tali fibre. Le fibre anaerobiche predo-
trazione praticamente continua, mentre altri, quali i muscoli minano nei muscoli capaci di contrazioni intense ma spora-
estrinseci dell'occhio, compiono movi menti rapidi e istan- diche, quali il bicipite e il tricipite brachiale.
tanei. Nell'uomo non è possibile distinguere questi due tipi L'attività di un enzima specifico dei mitocondri come la
di muscolo all ' osservazione macroscopica. Nel pollo, succinato deidrogenasi, che catalizza una delle tappe del
invece, l'identificazione è possibile per la differenza di ciclo di Krebs, dimosu·a la presenza di mitocondri nelle
colore; i muscoli delle zampe, per esempio sono rossi men- fibre muscolari. Nella fotografia (a) è possibile notare la
tre i muscoli delle ali sono bianchi. presenza di libre aerobiche A, intensamente colorate e di
Fibre muscolari a " contrazione lenta" e a "contrazione piccolo diametro, di fi bre anaerobiche An, scarsamente
rapida" possono essere dimostrate con studi di stimola- colorate e di diametro maggiore, e di fibre intermedie I.
zione nervosa. Le richieste metaboliche dei d ue tipi di Analogamente, è possibi le servirsi della valutazione
fib re sono molto diverse; le fibre rosse, lente, si basano dell 'attività ATP-asica per determinare la J'elativa propor-
prevalentemente su un metabolismo aerobico, mentre le zione dei diversi tipi di fibre [fotografia (b)J. Le piccole
fibre bi anche, veloci, si basano su un metabolismo anaero- fibre aerobiche A hanno la maggiore attività e si colorano
bico. La maggior parte dei muscoli , in realtà, contiene intensamente, mentre le fibre anaerobiche An mostrano
entrambi i tipi di fibre insieme a fibre intermedie. scarsa attività ATP-asica; in questo preparato predominano
Le fibre muscolari aerobiche (tipo /) sono piccole in le fibre intermedie I.
sezione trasversa e contengono numerosi mitocondri. Esse
contengono anche molta mioglobina, una molecola ana-
Il tipo di metabolismo di ogni fibra è determinato dalla
frequ enza di impulsi del suo nervo motore. Ogni nervo
...m
loga all 'emoglobina capace di legare ossigeno e responsa- motore innerva solo fibre di un tipo e tutte le fibre di una
bile del colore rosso delle fibre. Queste fibre, inoltre,
hanno una ricca irrorazione sanguigna.
particolare unità motoria sono dello stesso tipo metabo-
liclJ. In realtà, se il nervo mqtore che innerva un tipo di "'"'e
Le fibre anaerobiche (tipo Il), al contrario, sono larghe in fibre viene sperimentalmente trapiantato a innervare un
...
sezione trasversa, contengono pochi mitocondri e ralativa-
mcnte poca mioglobina; sono inolu·e scarsamente irrorate.
alu·o tipo di fibre, questo secondo tipo viene convertito allo
stesso metabolismo delle fibre originariamente innervate.
,-,
-:az
,-,
(')

J>
-
r-
108 Istologia

A differenza della muscolatura scheletrica, che è specializzata in contrazioni relativamente intense e di breve
durata ed è sotto un fine controllo della volontà, la muscolatura viscerale è specializzata in contrazioni continue,
relativamente deboli, in grado di produrre movimenti diffusi che determinano la contrazione deU'intera massa
muscolare piuttosto che di singole unità motorie. La contrattilità è una proprietà intrinseca della muscolatura
viscerale, indipendente da!J'innervazione, con un andamento spesso ritmico, ondoso. La contrattilità intrinseca
è influenzata dall'attività del sistema nervoso autonomo, da ormoni e da metaboliti locali che modulano la con-
trattilità in relazione alle differenti domande funzionali. Il muscolo liscio della parete intestinale, per esempio,
va incontro a continue contrazioni ritmiche che determinano onde di costrizione che passano lungo l'intestino,
spingendo distalmente il contenuto luminale. Qu~st'attività è aume~tata dalla stimolazione parasimpatica ed è
influenzata da parecchi ormoni rilasciati in risposta a modificazioni della natura e del volume del conte~uto
r• intestinale. La struttura della giunzione neuromuscolare autonoma è descritta nel capitolo 7.
Le cellule del muscolo viscerale sono relativamente piccole, con un singolo nucleo. Le fibre sono riunite in
fascicoli irregolarmente ramificati, la cui disposizione varia considerevolmente da un organo all'altro, in rela-
zione alle richieste funzionali.

Come si può osservare in queste foto-


grafie, le fibre muscolari viscerali
sono allungate, fusiformi, con estre-
mità appuntite e talora biforcate. Le
fibre muscolari viscerali sono solita-
mente molto più corte delle fibre
muscolari scheletriche e contengono
solo un nucleo, allungato, posto al ·
centro della cellula, nel punto in cui
questa ha maggiore larghezza. In
relazione allo stato di contrazione
delle fibre al momento della fissa-
zione, i nuclei possono talora appa-
(a)
rire spiraliformi.
Le fibre muscolari viscerali sono
disposte in fascicoli irregolari, rami-
ficati e sono questi fascicoli, piutto-
sto che le fibre individuali, le unità
fun7.ionali contrattili. Nei fascicoli, le
singole fibre sono disposte più o
meno parallelamente le une alle altre,
con la parte più spessa di una cellula
accostata alla parte sottile della cel-
lula adiacente.
Le proteine contrattili del muscolo

-.<C...
viscerale non sono disposte in miofi-
brille in regolare registro come nel
muscolo scheletrico e cardiaco e,
pertanto, il muscolo viscerale non è

-z
A.
(J
striato; a ciò si deve la definizione di
muscolo liscio.
Tra le singole fibre·muscolari e tra

-a:
A.
(b)
i fascicoli è presente tessuto connet-
tivo di supporto, ben visibile nella
fotografia (b) in cui il collagene è

- colorato in blu.

u
Il tessut o muscolare ] 09

IMdH•j Muscolo liscio SL, EE x 320

Questa fotografia ritrae il muscolo liscio della parete inte-


stinale, tagliato secondo una sezione longitud inale. In que-
sto caso, le fibre sono disposte in modo molto regolare e
stipate così fi ttamente che è diffici le identificare i confini
delle singole cellule, anche se la forma cell ulare può essere
dedolla dalla fo rma dei nuclei.

tii!ijlfi Muscolo liscio


ST, EE x 600

Questa fo tografia mostra una sezione


trasversa di muscolo viscerale a in-
grandimento molto elevato. Le cellule
fusiformi sono sezio nate in punti
diversi della loro lunghezza; ciò dà
l'erronea impressione che siano di
diametri diversi. I nucle i sono com-
presi nel piano di sezio ne solo dove le
fibre sono state tagli ate nel punto de l
loro diametro maggiore. Notate la
fo rma rotonda e la localizzazio ne del
nuc leo al centro del citoplasma.

Udjfl Muscolo liscio


Tricromica di Masson x 150

In molte strutture viscerali a forma di


tubo, come l' ileo mostrato in questa
fotografia, il muscolo liscio è disposto
in strati con le cell ule di uno strato
perpendicolari rispetto a q uelle dello
strato adiacente. Q uesta disposizione
permette a una contrazio ne a o nda di
spostarsi lungo il rubo e di far avan-
zare il conte nuto; quest'azione è chia-
mata peristalsi. ...rn
In genere, lo strato longitudinale L
di muscolatu ra liscia è su·ettamente
fn
addossato allo strato circolare C, da fn
e
-...,,
cui è separato da una mini ma quantità
di connettivo. In questo preparato-il
tessuto collagene è colornto in blu. Il
tessuto connettivo contiene solitame n-
te gruppi di cellule grandi , con nuclei
pallidi, che rappresentano gangli para-
simpatici G (fi g. 7. 19).
-z
:D

,,J>
(")

-
r-
11 O Istologia

(a)

(b)

liiiilQl:I Muscolo liscio (a) EM >< 8 000 (b) EM >< 21 000

A ba'iSO ingrandimento [foto (a)], il microscopio elettro- tubulari sono visibili v1c1no alla membrana plasn1atica,
nico permette di osservare la fonna fusiforme e allungata e spesso associate alle caveolae. Ciò ha portato a fonnulare
la posizione centrale dei nuclei N delle cellule muscolari la teoria che queste strutture rappresentino un siste1na ana-
viscerali. Le cellule in basso a destra sono sezionate longi- logo al reticolo sarcoplasn1atico del nluscolo scheletrico e
tudinalmente, mentre quelle in alto a sinistra sono tagliate che le caveolae siano analoghe al siste1na tubulare T.
trasversalmente. Tra di esse si può notare una banda di tes- A questo ingrandimento, è possibile osservare micro:fila-
suto connettivo TC contenente processi citopla.inatici di n1enti paralleli, analoghi ai filamenti sottili di actina del
alcuni fibroblasti F. Notate la disposizione relativamente muscolo scheletrico, che occupano la 1naggior parte del
sparsa dei mitocondri M e degli altri organelli intracellu- citoplasma. SoHe-visibi1i anche filamenti spessi (rrùosina)
lari. nelle cellule del muscolo viscerale. Il citoscheletro contrat-
Ad alto ingrandhnento [foto (b)] è possibile osse1vare tile è ancorato alla membrana plasmatica tran1ite altri

- dettagli della membrana plasmatica e del sistema di mem-


brane interne. La membrana plasmatica contiene nume-
rose invaginazioni a forrria di fiasco. In alcune aree queste
sono di fonna e di dimensioni irregolari e possono essere
sistenri giunzionali Gi, simili alle giunzioni aderenti. I corpi
densi D (meglio visibili a basso ingrandhnento) sono una
caratteristica tipica del muscolo viscerale e servono a man-
tenere orientati longitudinalmente i filan1enti contrattili.
coinvolte nella pinocitosi. In altre aree le invaginazioni Gli stretti spazi intercellulari sono di larghezza quasi
sono di forma e di disposizione regolare e sono chia1nate uniforme ina, in numerosi siti, le membrane plasmatiche di

-
caveolae C. cellule adiacenti si avvicinano strettamente le une alle
Il sistema di membrane interne contiene alcuni elementi altre, formando giunzioni specializzate. Le giunzioni ser-
dell'apparato di Golgi, scarsamenle sviluppato, e del reti- rate (nexus, N) mediano la diffusione dell'eccitazione tra
colo endoplasmatico RE. Altre strutture S vescicolari e le cellule della muscolatura viscerale (fig. 5.14).

-
Il tessuto muscolare 111

Contrazione del muscolo liscio

Le cellule muscolari lisce non mostrano l' organizzazione longitudinale delle proteine contrattili che si può
osservare nel muscolo striato. Qui invece le proteine conlrattili si ancorano ad adden samenti all' inLcrno dcl
citoplasma (addensamentifocali) e alla me mbrana plasmatica.
La forza generata dalla contrazione viene trasmessa dagli addensamenti alla membrana plasmatica e da qui
alla lamina esterna, facendo così lavorare una massa di cellule muscolari lisce come una singola unità funzio-
mtle. L'abbondanlc proteina dei filamenti intermedi delle cellule muscolari, la desmina, è anch 'essa inserita
negli adde nsamenti focali (fig . 6.19).
Il meccanismo di contrazione delle cellule muscolari lisce differi sce da quello delle cellule muscolari
striate. Poiché le proteine contrattili sono di sposte in una lattice di fibre incrociate inserite alla membrana pla-
smatica, la contrazione della cellula si esercita in tutte le direzioni ; la cellula assume quindi una forma globu-
lare in contrasto con la forma allungata che ha in condi zioni di rilassamento (fig. 6.19).
11 meccanismo della contrazione delle cellule muscolari lisce può essere così schemati zzato:
• I filamenti sottili di actina sono associati alla tropomiosina.
• 1 filamenti spessi sono costituiti di miosi na e si legano all 'actina solo se fosforilati .
• Gli ioni calcio scatenano il processo di contrazione nel muscolo liscio come in quello striato ma cambia
il meccanismo di controllo sulla concentrazione del calcio libero nel citoplasma. Nel muscolo liscio a
riposo, il calcio li bero viene sequestrato nel reticolo sarcoplasmati co. Quando la membrana plasmatica
vie ne eccitata, ioni calcio vengono rilasciati nel citoplasma e si legano alla proteina calmodulina. 11
complesso calcio-calmodulina attiva un enzima chiamato chinasi della catena leggera della miosina,
che fosfori la la catena leggera della miosina pe rmettendo così il legame con l'actina. Actina e miosina
interagiscono successivamente attraverso il meccanismo di scorri mento dei filamenti proprio del
muscolo striato producendo la contrazione muscolare.
• La contrazione del muscolo liscio può essere modulata da recettori di superficie che atti vano secondi
messaggeri intracellulari . L'espressione di differe nti recettori permette alla muscolatura liscia presente
nelle diverse regioni corporee di ri spondere a differe nti stimoli ormonali.
• Tn confronto al muscolo striato, il muscolo liscio è capace di mantenere un 'elevata forza di contrazione
con un basso consumo di ATP.
La maggior parte del muscolo liscio si trova ne lla parete degli organ i cavi (ad esempio dell ' intestino, del-
l' uretra, della tuba di Falloppio) dove è disposto in foglietti con cellule allineate longitudinalmente o circolar-
me nte; la contrazione produce quindi riduzione del diametro del lume del viscere.
Nella cosiddetta muscolatura liscia unitaria, le cellule te ndono ad autogenerare il proprio li vello di con-
trazione ritmica, che può essere modulato dallo stiramento ed è trasmesso da una cellula all ' altra attraverso le
giunzioni gap. Tale muscolo è riccamente innervato dal
sistema nervoso autonomo (cap. 7), che aume nta o dimi-
Cellula rilassata nuisce lo stato di contrazione piuttosto che iniziarlo. Da
un punto di vista fisiologico, questo muscolo è denomi-
... '•
nato muscolo liscio tonico ed è caratteri zzato da lenta
:
- ...
O.t!,'
'•
contrazione, assenza di potenziali d'azione _e da un basso
contenuto di miosina rapida.
Una secondo tipo di muscolo liscio è quello dell'iride.
Qui l'innervazione del sistema nervoso autonomo con-
Nucleo
trolla in maniera precisa lo stato di contrazione, rego-
Lamina esterna lando l'apertura e la chiusura de lla pupilla. Questo tipo di
Membrana cellulare
muscolatura
unitaria
viene denominata muscolatura liscia multi-
e si trova anche nel dotto deferente e in alcune
...m
Addensamento adesivo
arterie di grosso calibro. Da un punto di vista fisiologico, fb
Addensamento focale
è anche denominata muscolatura liscia fasica ed è carat- fb
Proteine contrattili
e
-,...,
terizzata da una rapida velocità di contrazione associata a
Stato contratto potenziali d ' azione.

WllPI Contrazione del muscolo liscio


-:az
Le proteine contrattili si inseriscono in densità sia all' interno
della cellula che sulla membrana plasmatica. In condizioni di
,-,
(")

rilassamento la cellula è allungata. Du rante la contrazione, la J>


cellula muscolare liscia assu me una forma globosa.
-r-
11 2 Istologia

Il muscolo cardiaco mostra molte caratteristiche strutturali e funzionali intermedie tra quelle del muscolo
scheletrico e dcl muscolo viscerale. Come per il primo, le contrazioni sono potenti e util izzano molta energ ia,
e, si milmente al secondo, le contrazioni sono continue e iniziate da un meccanismo intrinseco, anche se sono
modulabili da stimoli autonomi e ormonal i.
Le fibre del muscolo cardiaco sono costituite da cellule lunghe, cilindriche, con uno o al mass imo due
nuclei in posizione centrale. Le estremità delle fibre sono su..c19ivise longitudinalmente in un piccolo nume ro di
ramificazion i, le cui estremità e ntrano in contatto con ramificazioni analoghe di cellule adiacenti; ciò dà l' im-
pressione di una rete citoplasmatica tridime nsionale continua, una volta descritta come un sincizio, prima del-
l'osservazione di limiti cellulari discreti.
Tra le fi bre muscolari, un fine tessuto connettivo analogo all 'endomisio del muscolo scheletrico fornisce il
supporlo per la ricca rete di capillari necessari a per soddisfare le alte richieste metabolic he dovute alla conti-
nua e intensa attività.
Le fibre del muscolo cardiaco hanno una disposizone delle proteine contrallili simile a quella del muscolo
scheletri co e sono, perciò, striate. È spesso diffici le visualizzare la striatura nel muscolo cardiaco per la forma
irregolarmente ramificata delle cellule e delle miofibrille. Anche le fibre del muscolo cardiaco hanno un sistema
di tubuli Te un reticolo sarcoplasmatico simile a quello del muscolo scheletrico. Nel caso del muscolo cardiaco,
però, si osserva una lenta corrente di ioni calcio dal reticolo sarcoplasmatico verso il citoplasma che segue il
recupero da una precedente contrazione; ciò causa una successione di contrazioni automatiche, indipendenti da
stimoli esterni. La frequenza del ritmo intrinseco-è modulata da stimoli este rni, autonomi e ormonal i.
Tra le zone terminali di cellule muscolari cardi ache adiacenti vi sono delle g iunzioni intercellu lari specia-
lizzate, i dischi intercalari, che non solo forniscono punti di ancoraggio per le miofibrille, ma permettono una
diffusione estremamente rapida dello stimo lo contrattile da una cell ula all'altra. In questo modo, fibre adi a-
centi si contraggono quasi simultaneamente e si comportano funzionalmen te come un sincizio. Inol tre, un
sistema di cellule muscolari cardiache altamente modificate costituisce le regioni "segna passo" dcl cuore e si
ramifica attraverso l'organo sotto forma di sistema di Purkinje; queste cellule coordinano la contrazione del
miocardico come un ' uni tà fun zionale in ogni singolo ciclo cardiaco. C iò è illustrato e descritto in maggior det-
taglio nel capitolo 8.

-...
cc
-z
A.
( .)

-a:
A.
-...
::> ihif1•1 Muscolo cardiaco
f/)
f/)

...
&Il

J
Il tessuto m1:1scolare 11 3

(a) (b)

In sezione longitudinale rfotogra!ia


(a)], si vede che le cellule muscolari
cardiache contengono uno o due
nuclei e un abbondante citoplasma
che si ramifica dando l'aspetto di una
continua rete tridimensionale. In pre-
parazioni di routi ne colorate con EE,
come questa, non è facilmente osser-
vabile la striatura. J nuclei allungati
sono per lo più collocati in posizione
centrale, come è ben dimostrato in
sezioni trasverse [fotografi a (b)].
La fotografia (c) illustrn una sezione
semifine in resina a ingrandi mento
molto alto. È faci lmente visibile la rete
di ramificazioni citoplasmatiche con
evidenti dischi intercalari D che segna-
no i confini intercellulari. Notate la
tipica striatura.
In ogni preparato è possibile os-
servare il delicato tessuto connettivo,
molto ricco di capillari C , che riem-
pie gli spazi intercellulari.
• \

....
m
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(h
e
....
(e)

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r-
114 Istologia
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

(a)

Muscolo cardiaco
(a) EM X 5000 (b) EM x 38 000

Questa fotografia al microscopio elettronico illustra por-


zioni di sei cellule muscolari cardiache C 1-C 6. Nessuno dei
loro nuclei è compreso nel piano di sezione. Le cellule C1
e C2 , C3 e C4 si uniscono fra loro attraverso dischi interca-
lari D. Lo spazio intercellulare tra le cellule muscolari è
occupato da un capillare Cape da un fibroblasto F.
I sarcomeri del muscolo cardiaco hanno un tipo di ban-
deggiatura uguale a quella del muscolo scheletrico. Essi,
però, non sono disposti in una singola colonna tale da for-
mare miofibrille cilindriche come nel muscolo scheletrico,
ma formano una rete ramificata~tridimcnsionalc di miofi-
brille attraverso il citopl~sma. Le varie colonne ramificate
di sarcomeri sono sepe,rate da sarcoplasma contenente
gruppi di mitocondri e reticolo sarcoplasmatico. La grande
abbondanza di mitocondri nel muscolo cardiaco, rispetlo
al muscolo scheletrico, riflette le enormi richieste metabo-
liche legate alla continua attività del inuscolo cardiaco.

-
-I
La conduzione dello stimolo eccitatorio ai sarcomeri del
muscolo cardiaco è mediata da un sistema di tubuli T e da
reticolo sarcoplasmatico essenzialmente sinllli a quelli del
muscolo scheletrico. I tubuli T, però, si nullificano attra-

- , ,verso il citoplasma dCl muscOJo caidiaco- a livello de11e


-,·linee Z e;)y loro origini sono riconoscibili come indenta-
- ture nel sà"rcolemma che ha, pertanto, rhargilli den~ellati. ·_

-a:
1:1.
(b) Nella fotografia (b) si può apprezzare il sisteffia condut-
tivo ad alto ingrandimento. I tubuli Te il reticolo sarcopla-
smatico RS formano triadi non così ben definite come nel

-""'
:,,
muscolo scheletrico. Notate le creste strettamente impac-
cate dei mitocondri M, una goccia lipidica L e granuli di
glicogeno-G.
lii
!lì
ILI

""'
Il tessuto muscolare 115

Muscolo cardiaco: dischi intercalari EM x 31 000

I dischi intercalari sono giunzioni trasversali specializzate trazione da una ceJlula all'altra. I desmosomi D sono meno
tra le cellule del muscolo cardiaco, nei siti in cui quesle frequenti e rappresentano siti addizionali di adesione. Le
cellule si connettono le une alle altre. I dischi intercalari giunzioni serrate. o nessi N (fig. 5.14). sono· presènti in
coincidono sempre con,.Ie'linee Z. fì:lischi intercalari colle- alcune porzioni longitudinali delle interdigitazioni e sono
gano le cellule, trasmèltono forze di contrazione e 'forni- siti di bassa resistenza elettrica attraverso i vquali l'eccita-
scono aree di bassa resistenza elettrica per la rapida zione passa da una cellula all'altra. ·
diffusione dell'eccitazione attraverso il 1niocardio. Si noti la somiglianza tra i sarcomeri dcl muscolo sche-
I dischi intercalari sono giunzioni interdigitate. la cui letrico e quelli del muscolo cardiaco (fig. 6.8). I mitocon-
superficie è formata da tre tipi di contatti tra le membrane. dri M dcl muscolo cardiaco sono allungati o sferoidali e
Il tipo principale, la fascia adherens Fii, è simile alla presentano numerose creste fittamente stipate, ricche di
zonula adherens dei complessi giunzionali epiteliali (fig. enzimi ossidativi. Il sarcoplas1na all'interno e tra i sarco-
5.12) ma è più estesa e meno regolare. I filamenti di actina meri è ricco di granuli di glicogeno G. In questa fotografia
all'estremità dei sarcomeri terminali si inseriscono nelle si possono apprezzare profili di cisterne del reticolo sarco-
fasciae adherentes e trasmettono, perciò, le forze di con- plasmatico RS a forma di merletto e porzioni di tubuli T.

-
11

-n::nz
-
-
116

7. Il tessuto nervoso

La funzione del sistema nervoso è quella di ricevere stimoli dall'ambiente esterno e da que11o interno; questi
stimoli sono, quindi, analizzati e integrati al fine di produrre risposte appropriate e coordinate nei vari organi
effettori. Il sistema nervoso è composto da una rete comunicante di cellule specializzate chiamate neuroni che
costituiscono la maggior parte dei recettori, delle vie di conduzione e dei siti di integrazione e di analisi.
Le funzioni del sistema nervoso dipendono da una proprietà dei neuroni chiamata eccitabilità. Come tutte
le cellule, il neurone a riposo mantiene un gradiente ionico ai due lati della membrana plasmatica, creando così
un potenziale elettrico. L'eccitabilità comporta una modificazione della permeabilità di membrana in risposta
a stimoli appropriati, così che il gradiente ionico viene invertito e la membrana plastnatica si depolarizza.
Un'onda di depolarizzazione, definita potenziale d'azione, si diffonde successivamente lungo la membrana
plasmatica. Questa è seguita dal processo di ripolarizzazione in cui la membrana ristabilisce rapidamente il
suo potenziale di riposo. A livello delle sinapsi, siti di cotnunicazione tra neuroni adiacenti, la depolarizza-
zione del neurone causa il rilascio di sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, che danno inizio a un potenziale
d'azione nel neurone adiacente.
All'interno del sistema nervoso, i neuroni sono disposti in modo da formare vie di conduzione dei poten-
ziali d'azione dai recettori agli organi effettori, per mezzo di neuroni di integrazione. T neurotrasmettitori non
solo mediano la trasmissione interneuronale, ma agiscono anche come mediatori chimici tra il siste1na nervoso
e gli organi effettori dotati di proprietà eccitabili. Gli organi effettori delle vie nervose volontarie sono gene-
ralmente i muscoli scheletrici, mentre quelli delle vie involontarie sono il muscolo liscio, il muscolo cardiaco
e le cellule mioepiteliali che si trovano in alcune ghiandole esocrine.
Dal punto dì vista anatomico, il sistema nervoso si può suddividere nel sistema nervoso centrale (SNC),
che comprende l'encefalo e il midollo spinale, e nel sistema nervoso periferico (SNP), che comprende i rima-
nenti tessuti nervosi. Dal punto di vista funzionale invece, -il sistema nervoso è composto da un siste1na ner-
voso somatico, coinvolto nelle funzioni volontarie, e da un sistema nervoso autonomo, che esercita il
controllo su molte funzioni involontarie. Istologicamente, però, l'intero sistema nervoso è semplicemente for-
mato da neuroni, disposti in modi diversi, e da cellule di supporto (glia).
Questo capitolo tratta dei tipi di cellule e tessuti rinvenibili nel sistema nervoso e comprende la struttura
degli elementi del sistema nervoso periferico e alcuni tipi di recettori sensoriali. I dettagli della disposizione
del tessuto nervoso nel SNC sono l'argomento del capitolo 20, mentre la struttura di organi di senso altamente
specializzati associati a nervi cranici, come l'occhio e l'orecchio, è il tema del capitolo 21.

-
Il t essuto nervoso 117

l@lli llneurone

Nonostante le variazioni di forma e di dimensioni nelle


diverse parti dcl sistema nervoso, tutti i neuroni hanno la
stessa struttura di base, come è mostrato in questo disegno.
Il neurone è formato da un ampio corpo cellulare (anche
chiamato soma o pericario11 ) che contiene il nuc leo cir-
condato da citoplasma. Dal corpo cellulare parto no due
tipi di processi: un singolo assone e uno o più dendriti.
1 dendriti sono processi conici molto ramificati che ter-
minano in recettori sensoriali specializzati, come nel caso
dei neuroni sensorial i primari, o form ano sinapsi con i
neuroni circostanti da cui ricevono stimoli. In generale, i
Sinapsi
dendriti funzionano come i principali si ti neuronali di
Nucleo ingresso delle informazioni.
Ogni neurone ha un singol o assone che origina eia una
Pe ricarion porzione del corpo cellulare a forma cli cono, il cono asso-
nico o cono di emergenza . L'assone si estende sotto forma
Cono di un processo c il indrico d i lunghezza variabile che ter-
assonico mina su altri ncuronj o su organi effettori con un numero
variabi le d i piccole ramificazioni di forma rigonfia, i bot-
Dendrite toni term inali.
Bottoni 1 potenziali d' azione originano nel corpo cellulare come
terminali Assone risultato di integrazione di stimoli afferenti ; i potenziali

~
d'azione sono quindi condotti lungo l'assone al fi ne di
influenzare al tri neuroni o organi effettori. Gli assoni sono
comunemente chiamati.fibre nervose.
In generale, i corpi cellulari ili tutti i neuroni sono loca-
lizzati nel sistema nervoso centrale a eccezione dci corpi
cell ulari della maggior parte dei neuroni sens itivi primari e
dci neuroni effcttoii terminali del sistema nervoso auto-
nomo; in questo caso, i corpi cellu lari sono situati in
aggregati periferici fuori dal sistema nervoso centrale chia-
mati ga11gli.

IMfJ Principali tipi neuronali


I neuroni del sistema nervoso centrale presentano forme
che possono essere raggruppate in tre tipi principali, in rela-
zione alla disposizione dell'assone e dci dendriti rispetto al
corpo cellulare. La forma più comune è quella del neurone
multipolare in cui numerosi dendriti si dipartono dal corpo
cellulare; i dendriti possono originare tutti da un un ico polo
del corpo cellulare o possono dipartirsi da tutte le parti del
corpo cellulare. In generale hanno questa forma i neuroni
intermedi, di integrazione, e i neuroni motori.
l 11euro11i bipolari hanno un solo dendrite che si origina
dal polo cellulare opposto rispetto a quello da cui nasce
l' assone. Questi insoliti neuroni agiscono come neuroni
recettoriali per il gusto, la vista e l'equilibrio.
La maggior parte dei neuroni sensitivi primari sono
invece neuroni pseudo-unipolari poiché un singolo den-
drite e l'assone si originano da un peduncolo comune del
corpo cellulare; questo peduncolo è formato dalla fusione, ...m
durante lo sv iluppo embrionale, della prima parte del den-

"'e..."'
drite e dell'assone ili un neurone di tipo bipolare. Come
regola generale, gli impulsi nervosi sono condotti lungo il
dendiite verso il pericarion (impulsi afferenti), mentre l'as-

,-,
sone conduce impulsi lontano dal corpo cellulare (impulsi
efferenti). I neuroni sono cellule ru!Jerenziate in maniera
te1m inalc e quinru incapaci di replicarsi e di rimpiazzare

-:nnz
Neurone Neurone Neurone
multipolare bipolare pseudo-unipolare altre cellule nervose morte. Alcuni snidi hanno tuttavia
mostrato che in alcune regioni del sistema nervoso centrale,
alcuni neuroni possono replicarsi anche nell' individuo
adulto; il significato biologico ultimo d i questo fenomeno è
per ora sconosciuto. In tutti i neuroni , però, se il corpo cel-
lulare sopravvive al danno, si possono rigenerare assoni e
,-,
J>
dendriti. Questo fenomeno è alla base della chirurgia rico-
struttiva dei nervi periferici in caso di danno traumatico.
-
r-
1I8 Istologia

<)
o•
• ~
o

Reticolo
endoplasmatico
rugoso
(corpo di Nissl)
Golgi
Sinapsi

Mitocondrio

Filamento
intermedio
-~~---- (neurofilamento)

I
(a)
r
UDffi Ultrastruttura del neurone (a) Schematic diagram (b) ME x 19 000 (a fronte)
Lo schema illustra le principali caratteristiche ultrastruttu- ionici attraverso la membrana plasmatica. I neuroni sinte-
ral i del neurone, in q uesto caso un neurone multipolare tizzano neurotrasmellitori o loro precursori nel pericarion,
con un assone e due dendriti. Il nucleo è grande, rotondo o e da qui essi sono trasportati lungo l'assone fi no alla sina-
ovoidale posto centralmente all' interno del pericarion; psi, dove sono rilasciati in seguito a stimoli appropriati.
come conseguenza dell'intensa attività metabolica del Numerosi filamenti intermedi (neurofilamenti) e microtu-
neurone, la cromatina è completamente dispersa e il buli sono disposti in fasci paralleli attraverso il pericarion e
nucleolo è ch iaramente visibile. lungo l'assone e i dendriti. I filamenti intermedi fornisco no
Il citoplasma dcl corpo cellulare contiene grandi aggre- il supporto strutturale mentre i microtubu li sono implicati
gati di reticolo endoplasmatico rugoso che corrisponde nel traspo1to assonico di neLirou·asmettitori, enzimi, mem-
alla sostanza di Nissl visibile al microscopio ottico (lig. brane e altri componenti cellulari.
7.4); il reticolo endoplasmatico rugoso s i estende all'in- La fotografia (b), eseguita al microscopio elettronico,
terno delle pot7.ioni prossimali dei dendriti , ma non ne l mostra pm·te del corpo cellulare d i un neurone c include
cono assonico o ne ll'assone. li reticolo endoplasmati co una piccola porzione del suo nucleo N. In basso a destra, la
rugoso è più evidente nei neuroni grandi, come i motoneu- membrana plasmatica MP comprende una piccola sinapsi
roni somatici , che nei neuroni più piccoli, come quell i de l S con un bottone terminale BT di un neurone adiacente.
sistema nervoso auto nomo. In prossimità del nucleo è pos- Nel c itoplasma sono visibili porzioni di reticolo endopla-
sibile osservare un grosso apparato del Golgi; il reticolo smatico rugoso REr, ribosomi liberi R e mitocondri sparsi
endoplasmatico liscio non è abbondante nel pericarion ma M. Un esteso apparato del Golgi G è rappresentato da

-
. .I
~
tubu li, cisterne e vescicole sono numerose nell 'assone e
nei dendriti. I mitocondri del pericarion hanno il solito
aspetto a bastonc ino ma quelli dell 'assone sono molto sot-
numerosi aggregati d i cisterne appiattite. Associati al
Golgi vi sono numerosi corpi multi-vescicolari CM, impli-
cati nel trasporto d i altri organelli, come ad esempio i liso-
tili e allungati. somi L. Microtubuli T possono essere osservati in sezioni

-z
A.
()
I neuroni sono cellule mctabolicamente molto attive e
consumano molta energia nel mantenimento dei gradienti
oblique, mentre i neurotìlamenti sono diffici lmente identi-
fi cabili.

-a:
A.
-
Il tessuto nervoso
119

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120 Istologia

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-
Il tessuto nervoso
121

(e) UJ

ljMI Neuroni e metodi di studio lj'otografie da (a) a (d) a fronte]


(a) EE x 480 (b) Metodo di Nissl x 1200 (c) Impregnazione con oro x 1200 (d) Om-blu di toluidina x 600
(e) Preparato per delaminazione, impregnazione con oro x 320 (I) Golgi-Cox x 320

Le grandi dimensioni e la complessa morfologia dei neu- Nella fotografia (b), il metodo di Nissl colora i ribosomi
roni, l'estrema lunghezza degli assoni e la necessità di stu- (sostanza di Nissl) in blu scuro, dando al citoplasma del
diare le interconnessioni neuronali hanno determinato il neurone un aspetlo granulare; il DNA ne l nucleo e nel
fiorire di molli tipi di tecniche usate in neuroistologia. nucleolo ha proprietà tintoriali simili. In questo preparato,
I metodi che evidenziano i nuclei, i corpi cellulari e i notare l'assone A privo di sostanza di Nissl oltre il cono
loro contenuti citoplasmatici includono le colorazioni abi- assonico.
tuai i con EE e tecniche più specifiche per dimostrare i Un neurone quasi identico è mostrato nella fotografia
diversi elementi citoplasmatici come ad esempio il metodo (e) mediante una tecnica di colorazione con metalli
di Nissl per !'RNA; questi metodi sono però scarsamente pesanti. Virtualmente i soli dettagli intracellulari visibili
usati per lo studio degli assoni e dei dendriti. sono il citoscheletro e l'immagine negativa del nucleo.
Tecniche di i111preg11azio11e con ~netalli pesanti quali Notare i numerosi assoni con sottili bottoni terminali B
oro e argento sono disponibili per lo studio della morfolo- che forma no sinapsi con il corpo cellulare.
gia neuronale, in particolare degli assoni e dei dendriti; La fotografia (d) impiega un altro metodo all'oro che
queste tecniche furono ampiamente utilizzate dai pionieri fornisce eccellenti dettagli morfologici del neurone e
della neuroanatomia Cajal e Golgi , da cui hanno derivato i mostra la presenza del citoscheletro nei dendriti e nell ' as-
loro nomi. Per tali metodi sono usate sezioni spesse che sone; la colorazione blu dimostra i nuclei delle cellule di
forniscono maggiori possibilità di comprendere cellule supporlo circostanti. Si noti che il dettaglio dei processi
intere nel piano di sezione. Allo stesso modo preparati per neuronali viene perso quando questi passano al di fuori ciel
dela111inazio11e permettono spesso 1'esame dei neuroni e piano di sezione.
dei loro processi citoplasmatici. I metalli pesanti si deposi- Preparati per delaminazione, come quello della fotogra-
tano anche sui filamenti neuronali e permettono, così, lo fia (e), ovviano in parte a questo problema. Questo esem-
studio del citoscheletro. pio mostra neuroni in un piccolo ganglio periferico, i cui i
Tecniche di imm1111oistochimica vengono poi usate per principali processi citoplasmatici sono chiaramente visi-
identificare proteine neurono-specitichc, quali le proteine dei bili.
neurofi lamenti e la yyenolasi (enolasi neurono-specifica). La fotografia (t), infine, illustra una sezione molto
La fotografia (a), colorata con EE, mostrn neuroni N nel spessa, colorata con un metodo di impregnazione argentica
cerve.Ilo; i nuclei sono grandi rispetto a quelli delle circo- che mostra una cellula del Purkinjc nella corteccia cerebel-
stanti cellule di supporto; la cromatina dispersa e il lare. Queste cellule hanno un singolo, piccòlo assone A a
nucleolo evidente riflettono un alto livello di sintesi pro- un polo e un albero dendritico D finemente ramificato al
teica. Il citoplasma è basolìlo (colorato in blu) per l'abbon- polo opposto. Notate che la base di impianto del sistema
danza di RNA ribosomale. Non è possibile osservare dendritico è, in questo caso, molto più ampia che quella
dettagli dei processi citoplasmatici. dell' assone (indicato dalla freccia).

-I
rn
[ Fibre nervose mieliniche e amieliniche In
In
Nel sistema nervoso periferico tutti gli assoni sono avvolti da cellule specializzate chiamate cellule di e
Schwann che forniscono sia supporto strutturale che metabolico. In generale, gli assoni di piccolo diametro
(ad esempio, quelli del sistema nervoso autonomo e le piccole fibre del dolore) sono semplicemente avvolti dal
citoplasma delle cellule di Schwann; queste fibre nervose sono definite amieliniche. Le fibre di diametro più
-,,
-I

grande sono avvolte da un numero variabile di strati concentrici della membrana plasmatica della cellula di
Schwann che forma la cosiddetta guaina mielinica; tali fibre nervose sono dette fibre mielinizzate. Nel
sistema nervoso centrale, la mielinizzazione è simi le a quella del sistema nervoso periferico, tranne che per il
-nz
:a

fatto che le guaine sono formate da un altro tipo cellulare, gli oligodendrociti (fig. 7.22).
In tutte le fibre nervose la velocità di conduzione dei potenziali d ' azione è proporzionale al diametro del-
,-,
J>
)' assone. La mielinizzazione aumenta enormemente la velocità di conduzione rispetto a quella delle fibre
amieliniche dello stesso diametro.
-
r-
122 Istologia
- - - -- - - - - -- -- - -------------- - - -- - - - -- - -------------

Mesassone

- - - Citoplasma
della cellula
di Schwann
-~-~--- Nucleo
della cellula
di Schwann

--------~
IAssoni
(a) (e)

(b )

tif!iJj Fibre nervose amieliniche (a) Disegno schematico (b) ME x 15 000 (e) ME x 36 000

La relazione tra le fibre amieliniche e la loro cellula di assoni A di varie dimensioni, avvolti dalle cellule di
Schwann di supporto è illustrata nel disegno (a). Una o più Schwann; una delle cellule di Schwann S è stata sezionata
fibre nervose si invaginano longitudinalmente nel citopla- trasversalmente attraverso il suo nucleo. Notare il numero
sma di una cellula di Schwann in modo tale che ogni fibra variabile di fibre compreso in una cell ula di Schwann.

- viene a trovarsi in un incavo del citoplasma della cellula di


Schwann. La membrana plasmatica della cellula di
Schwann si fonde lungo l'apertura dell ' incavo, rinchiu-
dendo così la fibra nervosa in un compartimento cellulare
Nell'endonevrio sono visibili sottili estensioni citoplasma-
tiche di fibro blasti F e fibrille collagene C tagliate in
sezione trasversa.
Ad alto ing randimento nella fo tografia (c), si vede che
all ' interno della cellula di Schwann. li sito di fusione della parte del citoplasma di una cellula di Schwann C avvolge
membrana della cel lu la di Schwann è chi amato mesas- parecchi assoni A; gli assoni sono faci lmente identificabili

- sone. Notate che più di un assone può occupare un singolo


canale all 'interno di una cellula di Schwann. Ogni cellula
di Schwann-eopre solo un breve tratto del nervo e, al suo
termine, viene sostituita da un' altra cell ula di Schwann
grazie al loro contenuto di vescicole del reticolo endopla-
smatico liscio e di microtubuli, visibili in sezione tra-
sversa. È possibile osservare parecchi mesassoni M. La
supe1tìcie esterna di una cellula di Schwann è circondata

- con cui essa si interdigita strettamente.


A basso ingrandimento nella fotografia (b), sono visibili
da una lamina esterna L che corrisponde alla membrana
basale degli epiteli.
Il tessuto nervoso
123

Assone Citoplasma Mesassone Nucleo Guaina


della cellula della cellula mielinica
di Schwann di Schwann

(a) (e)
. • t.
~

(b)

iiOiiJ Fibra nervosa mielinica (a) Disegno schematico (b) ME x 20 000 (e) ME x 46 000 I
Nei nervi periferici la mielinizzazione inizia con l'invagi- corrispondente cellula di Schwann S. Un singolo assone A
nazione di una singola fibra nervosa in una cellula di è avvolto a spirale da molti strati, fusi tra loro, di mem-
Schwann; si forma, così , un mesassone. Con il procedere brana plasmatica di una cellula di Schwann, che formano
della mielinizzazione, il mesassone si avvolge intorno così la guaina mielini ca M. La fotografia (c) mostra che il
all 'assone, racch iudendolo in una spirale del citoplasma citoplasma della cellula cli Schwann è completamente
della cellula di Schwann. Con il procedere di questò pro- assente dalla guaina mielinica e che tale guaina è formata
cesso, il citoplasma viene eliminato e gli strati interni della unicamente eia molli strati regolari cli membrana plasma-
membrana plasmatica si fondono uno con l'altro cosicché
l' assone rimane c ircondato da parecchi strati di membrana
tica. Le lince più scure, chiamate linee dense maggiori,
derivano dalla fusione delle superfici citoplasmatiche delle
...
che, insieme, costituiscono la guaina mielinica. li seg-
mento di mielina prodotto da una singola cellula di
membrane plasmatiche. Le linee i11traperiodo interposte
fra le linee dense maggiori rappresentano l'apposizione
'"
u.
u.
...e
Schwann è denominato i11temodo ; esso avvolge l'assone delle superfici esterne delle membrane plasmatiche.
tra due nodi di Ranvier consecutivi (fig. 7.7). L' elevato contenuto lipidico di queste membrane modifi-
Nel SNC, gli oligodendrociti sono responsabili del pro-
cesso di mielinizzazione che si realizza in modo simile; un
cate isola il sottostante assone A, prevenendo il flusso di
ioni attraverso la membrana plasmatica dell'a~s one, eccet-
to che ai nodi di Ranvier. La maggior parte elci ci toplasma
,,
-nz
singolo oligoclendrocita, però, forma internodi multipli,
che contribuiscono ad avvolgere fino a 50 diversi assoni C de lle cellule di Schwann circonda all'esterno la guaina
:D
(fig. 7.22). miel inica. Persiste tuttavia un sottile strato di citoplasma
Nella fotografia (b) è visibile una fibra nervosa mieli-
nica sezionata trasversalmente a livello ciel nucleo della
delle cellule cli Schwann immediatamente intorno all'as-
sone [freccia in (c)].
-
-
R
(a) (b)

Endonevrio Citoplasma della cellula Nucleo della cellula Scissura di Shmidt-


di Schwann di Schwann Lanterman

Membrana Nodo Assone Guaina mielinica


basale di Ranvìer
della cellula
di Schwann

-...
cc
(d)

-
A.
( ,)

-a:
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A.
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-....
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....
Il tessuto nervoso
125 l
'

(')

Nodi di Ranvier e incisure di Schmidt-Lanterman (illustrazioni (a) e (d) a fronte) (a) Preparato
per dissociazione, Sudan nero x 320 (b) EE X320 (e) disegno schematico (d) ME X 42 000 (e) ME X 14 000

La guaina mielinica di ogni singolo assone è formata da fibra e può raggiungere 1.5 mm nelle fibre più grandi.
molte cellule di Schwann (oligodendrociti nel SNC), cia- La fotografia (e) illustra l'ultastruttura di un nodo di
scuna delle quali copre solo un seg1nento dell'assone. Tra Ranvier R. L'assone A è caratterizzato da numerosi neuro-
le cellule di Schwann ci sono brevi tratti in cui l'assone filamenti, microtubuli e mitocondri allungati. Una guaina
non è coperto dalla guaina mielinica; queste zone sono mielinica M è identificabile a ogni estremità dcl campo; la
dette nodi di Ranvier. guaina mielinica diventa se1npre più sottile man mano che
La fotografia (a) mostra un nodo di Ranvier Rin un pre- si avvicina al nodo. Ciò deriva dal fatto che ogni linea
parato per delaminazione di assoni mielinizzati. Con que- densa maggiore si espande a formare una piccola ansa L
sto metodo sono colorati solo i lipidi della mielina e i contenente il citoplas1na de11a cellula di Schwann, che è
nuclei delle cellule di Schwann non sono visibili. addossato alla membrana plasmatica dell'assone. Ester-
La fotografia (b) mostra alcuni assoni in sezione longi- na1nente, uno spesso strato di citoplasma di una cellula di
tudinale colorati con EE. Per un artefatto di fissazione, la Schwann S, contenente mitocondri, avvolge l'area del
guaina mielinica appare "a b()lle"; essendo la mielina nodo. Notate la lamina esterna LE della cellula di
costituita prevalente1nente da lipidi, viene in gran parte Schwann e le fibre collagene C del circostante endonevrio.
dissolta durante la preparazione del campione e rimane, Parecchi assoni non mielinizzati ANM sono visibili nelle
perciò, non colorata. Un nodo di Ranvier R è identificabile vicinanze.
nel grosso assone al centro del campo. È possibile osser- In alcuni punti all'interno dei tratti internodali, si osser-
vare anche parecchi nuclei di cellule di Schwann S. vano stretti canali di citoplasma che connettono il citopla-
Lo sche1na (c) illustra come le cellule di Schwann ter- sma della cellula di Schwann posto alla periferia della
nùnano al nodo di Ranvier, esponendo l'assone al- guaina mielinica al citoplasma della cellula di Schwann
l'ambiente esterno. Notate il inodo in cui i processi adiacente all'assone. Queste regioni non con1patte sono
citoplasmatici delle cellule di Schwann adiacenti si interdi- conosciute come incisure o scissure di Schmidt-Lan-
gitano a livello del nodo; notate anche la continuità della terman; nelle sezioni longitudinali, come nella figura (d),
me1nbrana basale delle cellule di Schwann (lamina
esterna) attraverso il nodo. La guaina mielinica impedisce
la propagazione continua lungo l'assone del potenziale
l'incisura passa obliqua1nente attraverso lo spessore della
guaina mielinica. L'assone è identificato da A, il citopla-
sma periferico della cellula di Schwann da S1 e il citopla-
-
-nz
d'azione nervoso e così il potenr,iale d'azione si sposta sal- sma periassonale della cellula di Schwann con Sr È stato
tando da un nodo all'altro. Si ritiene che questo tipo di suggerito che le incisure non siano statiche ma si muovano
conduzione, definito conduzione saltatoria, aumenti enor- continuamente, provvedendo all'esposizione periodica
memente la velocità di conduzione degli assoni. La
distanza internodale è proporzionale al diametro della
della faccia interna della 1nembrana plas1natica al citopla-
sma, al fine di conservarne e rinnovarne le molecole.
-
-
] 26 Istologia

Sinapsi e giunzioni neuromuscolari

Le sinapsi sono giunzioni intercellulaii altamente specializzate che uniscono tra loro i neuroni di ogni via ner-
vosa. Simil i gi unzioni intercellulari legano anche i neuroni con le loro cellule effettrici (ad esempio le fibre
muscolari); la giunzione tra neurone e muscolo scheletrico viene chiamata giunzione neuromuscolare o
placca motrice. I singoli neuron i comunicano tra loro tramite un numero molto variabile di si napsi che
dipende dalla loro localizzazione e funzione all'interno del sistema nervoso. Classicamente, l'assone di un
neurone contrae sinapsi col dendrite di un altro neurone (sinapsi asso-dendritica ), ma è possibile rinvenire
sinapsi tra assoni e corpi cell ulari (sinapsi asso-somatiche) o tra assoni di neuroni diversi (sinapsi asso-asso-
niche); sono state anche descritte sinapsi dendro-dendritiche e somato-somatiche. Per ogni sinapsi, la condu-
zione dell' impulso è unidi rezionale, ma la risposta può essere eccitatoria o inibitoria, in relazione alla
specifica natura della sinapsi e alla sua localizzazione all ' interno del sistema nervoso.
Il meccanismo di conduzione dell' im pulso nervoso comporta il rilascio da un neurone di una sostanza chi-
mica con fu nzione di trasmettitore, il neurotrasmettitore; questo diffo nde attraverso uno stretto spazio inter-
cellulare e induce eccitazione o inibizione dell'altro neurone o della cellula effettrice di quella si napsi. I
neurotrnsmettitori esercitano i loro effetti interagendo con specifici recettori esposti sulla membrana plasma-
tica del neuro ne ricevente il segnale.
La natu ra chimica dei neurotras mettitori e la morfologia delle sinapsi è mollo variabile nelle diverse parti
del sistema nervoso, ma i principi della trasmissione sinaptica e la struttura di base delle s inapsi sono simi li in
tutto il sistema nervoso.

IMj:I Sinapsi

Questo schema illustra la struttura generale di una sinapsL


L'assone responsabile del la propagazione dello stimolo
termina con un rigonfiame nto o bottone terminale; questo
è separato dalla membrana plasmatica dell'opposto neu-
rone o dalla cellula effettrice da uno stretto spazio intercel-
lulare di larghezza uniforme (20-30 nm) detto fessura o
camera sinaptica. I bottoni term inali non sono rnieliniz-
zati. Essi contengono mitocondri e vescicole circondate da
membrana, contenenti neurotrasmettitori, dette vescicole
sinaptiche di circa 50 nm di diametro.
Sebbene nel SNC siano presenti molti tipi di neurotn;::---
smellitori, nel SNP ne sono noti solo due: l'acetilcolina e la
noradrenalina (o norepinefrina). I precursori dell'acetilco-
lina, l'acetato e la colina, sono sintetizzati nel pericarion e
H<-'--- -- - - -- Ne urofilamenti sono trasportati a livello della sinapsi dove vengono coniu-
e microtubuli
gali. La noradrenalina viene sintetizzata sia nel pericarion,
Vescicola sinaptica sia a livello dci bottoni terminali. Vescicole sinaptiche

~~~~~~~~i~a
immature derivano per gemmazione dall'apparato del
Golgi e sono trasportate nel terminale sinaptico dal fl usso
&.,
assonico. Queste vescicole vanno poi incontro a un pro-
-..../'-.° • • • , I·
ti Ca mera sinaptica
cesso maturativo prima di essere incorporate nel pool di
• • • • • • • ... I ./;
~~· • • • --·~! ~
17 vescicole sinaptiche util izzate per la neurotrasm issione.
Membrana
t postsinaptica Le vescicole sinaptiche tendono ad aggregare verso la
membrana presinaptica e, all ' arrivo del potenziale d'a-
'-·- - - -- -- - Rete postsinaptica zione, rilasciano i loro contenuti nella camera sinaptica per

-...
<C
- - - --Cellula effettrice esocitosi regolata. Il neurotrasmettitore diffonde attraverso
la camera sinaptica e stimola i recettori sulla membrana
post-sinaptica. Associati alle sinapsi vi sono enzim i idroli -
tici e ossidativi che inattivano il neurotrasmettitore rila-

-
A.
(J
sciato, tra un impulso e l'altro. Il citoplasma sotto la
membrana post-sinaptica contiene spesso una rete di lini

-az:
fibrille, la rete post-sinaptica, che può essere associata con
strutture simili a desmosomi, la cui fu nzione è quella di
mantenere l'integrità della sinapsi.
A.
-
Il tessuto nervoso
127

Questa fotografia, tratta da un cam-


pione di SNC, illustra tre bottoni si-
naptici B (probabilmente provenienti
da differenti assoni) che formano
sinapsi con un dendrite D. IL dendrite
può essere identificato principalmente
per il suo contenuto di ribosomi R e di
reticolo endoplasmatico rugoso REr
(che non sono presenti negli assoni).
Notate la presenza nei bottoni tenni-
nali cli numerose vescicole sinaptiche
V di dimensioni uniformi e di alcuni
mitocondri. L'addensamento post-si-
11aptico (evidenziato con le frecce)
contribuisce aUa stabilità struttralc
delle membrane pre- e post-sinapti-
che, che sono strettamente accostate.

QNl1i Sinapsi del sistema


nervoso autonomo ME x 45 000

Questa fotografia illustra una sinapsi


tra un assone de l sistema nervoso
autonomo e una cellula muscolare
liscia dell ' intestino. Il bottone tcnni-
nale BT contiene mitocond1i M e un
certo numero di vescicole si11aptiche
V, alcune delle q uali contengono un
nucleo centrale denso che probabil-
mente rappresenta u11a proteina di tra-
sporto elellrondensa; queste vescicole
a centro denso sono una caralleristica
delle sinapsi dcl sistema nervoso
autonomo. Spesso un singolo neurone
del sistema nervoso autonomo con-
tiene più di un neurotrasmettitore.
La membrana post-sinaptica mo-
stra invaginazioni a forma di fiasco C ,
che rappresentano caveole (fig 6.18).
Notare l' uniforme ampiezza della ca-
mera sinaptica compresa tra le mem-
brane pre- c post-s inaptiche. La cellu-
la muscolare liscia contiene numerosi
sottili microfilamenti di actina A.

...
· ~1
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# \
La noradrenalina è il principale neurotrasmettitore post·
gangliare del sistema nervoso simpatico. Quando la nora-
drenalina reagisce con la formalina (e alcuni altri compo-
0
0
e
-,...,
.
sti) diventa fluorescente e può essere visualizzala al micro-
scopio a flu orescenza.
\.\,ol '

.,.,.,. .
I'.
I

. . ,,

~,.,,
.

-··
. Questa fotografia illustra la fluorescenza indotta da for-
malina F nell'avventizia di grandi e piccole arterie, corri-
spondente alla presenza di terminazioni nervose nora-
-z
:D

n
drcncrgiche del sistema simpatico. La fluorescenza di fon-
do evidenz ia la struttura generale dcl tessuto; notate che la
lamina elastica interna L (fig. 8.8) dell 'arteria di grosso ca-
,,J>
libro, posta nel mezzo del campo fotografico, è particolar-
mente autofluorescente.
-
r-
128 Istologia

- --=--- - -- - - Citoplasma
della cellula
di Schwann

~~~!:!---------- Camera sinaptica


primaria
Dl'~l!....---=--'=~====~ Came ra sinaptica
secondaria
- - -- Nucleo della cellula
... muscolare

(a )

iftjfJ Placche motrici [illustrazione da (b) a (e) afronte] (a) Disegno schematico
(b) Preparato per delaminazionc: impregnazione con oro x 320 (c) Preparato per delaminazione: impregnazione
con oro x 800 (d) Metodo istochimico per I'acetilcolinesterasi x 320 (e) ME x 26 000

Le placche motrici del muscolo scheletrico hanno, in gene- brana presinaptica sovrastante è anch'essa in-egolare e il
rale, la stessa struttura delle altre sinapsi, con l'aggiunta tut- citoplasma immediatamente adiacente contiene numerose
tavia di parecchi , importanti, caratteristiche. Prima di tutto, vescicole sinaptiche. Il restante citoplasma del bottone ter-
un neurone motore può innervare da poche a più di mi lle minale contiene numerosi mitocondri e una considerevole
fibre muscolari in relazione alla precisione di movimento quantità di reticolo endoplasmatico rugoso. Anche la suola
del muscolo; il motoneurone c le fib re muscolari innervate della placca contiene numeros i mitocondri e nuclei.
da esso costituiscono, nell'insieme un'unità motoria. Il neurotrasmettitore delle giunzioni neuromuscolari
A basso ingrandimento, nella fotografia (b), è possibi le somatiche è l' acetilcolina, i cui recettori sono concentrati
vedere la parte terminale dell' assone di un motoneurone ai margini delle camere sinaptiche secondarie. L'enzima
che si divide in parecchie ramificazioni, ciascuna de lle idrolitico di questo neurou·asmettitore, l'acetilcolioeste-
quali termina con una placca motrice su una diversa fibra rasi, è presente nelle camere in posizione più profonda ed è
muscolare scheletrica, sol itamente vicino al suo punto responsabi le del catabolismo dell' acetilcolina tra impulsi
centrale. La fotografia (c) mostra, a ingrandimento più ele- nervosi successivi. La tecnica istochimica illustrata nella
\
vato, la porzione terminale di una placca motrice. La rami- fotografia (d) permette di localizzare le placche motric i,
ficazione assonica perde la sua guaina mielinica e si divide dimostrando la presenza di attività acetilcolincsterasica,
formando un aggregato di piccoli bottoni rigonfi (bottoni che appare come un deposito bruno.
terminali) sulla superficie della fibra muscolare. La fotografia (e) mostra l' ultrastuttura di una placca
Come si può osservare nel disegno, la placca motrice motrice; il bottone terminale BT è accolto tipicamente in
occupa un recesso sulla superficie della cellula muscolare, una depressione della superficie del muscolo scheleu·ico

.-Cl.. definito suola della placca, ed è coperta da un 'estensione


del citoplasma dell ' ultima cellula di Schwann che cir-
conda l' assone. La lamina esterna (membrana basale)
ed è rivestito esternamente dal citoplasma di una cellula di
Schwann S e dalla sua lam ina esterna L. Notare l'am-
piezza uniforme della camera sinaptica primaria C 1 e la

-z
A.
( ,)
della cellula di Sehwann si fonde con l'analoga struttura
che riveste la fibra muscolare e il tessuto connettivo che
ricopre il nervo (endonevrio) si continua con l'endomisio
ramificazione delle numerose camere sinaptiche seconda-
rie C 1. Il citoplasma sottostante è ripieno di mitocondri M.
Miofibrille Mf sono visibili in sezione trasversa nella por-

-a:
A.
della fibra muscolare (non illustrato).
Ogni bottone terminale della placca motrice ha la stessa
struttura di base della sinapsi illustrata nella figura 7 .8, ma
zione inferiore desu·a del campo. Il bottone tenninale con-
tiene numerose vescicole sinaptiche V di grandezza
uniforme, altri elementi membranosi che rappresentano

- la membrana postsinaptica è profondamente invaginata c


forma cam ere sinaptiche secondarie parallele. La mem-
parti del reticolo endoplasmatico e alcuni mitocondri.
Il tessuto nervoso
129

(b) (e) (d )

-I
,,.,,.
rn

e
(e)
-,,
-I

-nz
:D

-,,
J>
-
r-
130 Istologia
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~-

I nervi periferici sono strutture che possono contenere ogni combinazione di fibre nervose afferenti o efferenti,
sia del sistema nervoso volontario, sia di quello autonomo. 1 corpi cellulari delle fibre che decorrono nei nervi
periferici sono localizzati nel SNC o, perifericamente, nei gangli.
Ogni nervo periferico è composto da uno o più fasci o fascicoli di libre nervose. Nei fascicoli , ogni singola
fibra nervosa, con la sua cellula di Schwann di rivestimento, è circondata da una delicata rete di tessuto con-
nettivo lasso, I' endonevrio, che contiene vasi sanguigni. Ogni fascicolo è circondato da uno strato più spesso
di tessuto connettivo chiamato perinevrio. Nei nervi periferici form ati da più di un fascicolo, è presente un
ulteriore strato di tessuto connettivo lasso, I ' epinevrio, che ti ene i fascicoli insieme e forma una guain a cilin-
drica periferica addensata. I nervi periferici sono riccamente vascolarizzati attraverso numerosi vasi prove-
nienti dai tessuti circostanti. I vas i di maggiori di mensioni decorrono longitudi nalmente nel perinevrio e
neJl'epinevrio, formando quindi una ricca rete capillare ncll 'endonevrio. Estese anastomosi assicurano un ade-
guato rifornimento in condizioni di normalità sebbene questo possa mettere a rischio durante operazioni chi-
rurgiche se una lunghezza troppo elevata di nervo è separata dalle strutture circostanti .

lftjfil Nervo periferico van Gieson x 20

Questa fotografia mostra l' aspello tipico di un nervo peri-


ferico di medie dimensioni, in sezione trasversa. Questo
nervo è formato da otto fascicoli F, ciascuno dei quali con-
tiene molte fibre nervose. Ogni fasc icolo è circondato da
uno strato di tessuto connettivo denso, il perinevrio P; il
nervo nel suo insieme è avvolto da una guaina di connet-
tivo lasso, l'epinevrio E, condensata nei suoi punti più
esterni. È possibile osservare nell 'epinevrio vasi ematic i di
varie dimensioni.

.<C-.. (a) (b)

Nervo periferico (a) EE x 128 (b) EE x 320

-z
a.
( ,) 11 nervo periferico, mostrato in sezione longitudinale ne lla
fotografia (a), è formato da un singolo fascicolo circondato
tante dei nervi periferici è che le fibre presentano un
decorso ondulato che ne permette lo stiramento durante il

- da un denso perinevrio P che contiene piccoli vasi. La


maggior parte dei nuclei aU' interno del fascicolo apparten-
gono alle cellule di Schwann; la forma e la disposizione di
movimento.
A più alto ingrandimento, nella fotografia (b), è possi-
bile vedere che i nuc lei delle cellule di Schwann S sono

- questi nuclei evidenzia il decorso dei singoli asson i. In


questo tipo di preparato gli assoni sono visibili con diffi-
coltà. I fi broblasti dell'cndonevrio sono dispersi tra le
allungati secondo l'asse maggiore del nervo. I relativa-
mente scarsi fibroblasti F sono distinguibili per i nuclei più
sottili e condensati.
nu merose cell ule di Schwann. Una caratteristica impor-
Il tessu to nervoso
13 1

li •
(a) (b)

(e)

W QIOj Nervo periferico (a) EE x 480 (b) Fissazione con osmio, van Gieson x 800 (e) ME x 5 000

Nei preparati fissati e colorati con i metodi abituali, la mie- In preparati fissati con osmio, come quello della foto-
lina è scarsamente conservata poiché è prevalentemente grafia (b), i lipidi della mielina sono ben conservati e sono
composta da lipidi. Il citoplasma della cellula di Schwann colorati in nero. Notate l'ampia varia7.ione del diametro
è, però, ben conservato ed è eosinofilo. degli assoni. Il collagene ciel delicato endonevrio, posto tra
La fotografia (a) mostra un nervo periferico tagliato tra- le singole fibre nervose, e quello ciel perinevrio addensalo,
sversaImen te e colorato con EE; il nervo contiene assoni di che circonda il fasc icolo, sono colorati in rossastro con il
diversi tipi e calibri, alcuni dei quali sono mielinizzati. Le metodo cli van Gieson.
fibre fortemente mielin izzate M possono essere identifi- Le caratteristiche ultrastrutturali dei nervi periferici
cate per l'anello di mielina non colorato, l'assone collo- sono visibili nella fotografia (c) che contiene sia fibre mie-
cato centralmente e l'alone periferico rosa ciel citoplasma liniche M sia amieliniche AM, entrambe circondate eia
della cellula cli Schwann. Anche le piccole fibre non mieli- cellule di Schwann S. L'endonevrio E è formato da fibre
niche N possono essere faci lmente identificate. Tra questi collagene disposte in modo lasso (diffici li da identificarsi a
tipi estremi si trovano fibre di varie dimensioni con guaine questo ingrandimento) che decorrono parallelamen te alle

,-,
mieliniche rigonfie, artificialmente distorte. Notate i fibre nervose.
nudei delle cellule di Schwann S dispersi tra le fibre ner- Sono visibili i nuclei di due fibroblasti F e prolunga-
vose. Nel perinevrio è possibile osservare anche parecchi menti di vari fibroblasti si estendono attraverso I' endone-
nuclei appiattiti cli fi broblasti . vrio.
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... ...
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(a) (b) - ,• - I

(e) (d)

Queste fotografie illustrano l'aspetto di alcuni tipi di pic- Questo nervo ha un decorso a zig-zag nella pelle e il piano
coli nervi periferici all' interno dei tessuti. di sezione lo ha tagliato in modo tale da mostrarlo in quat-
La fotografia (a) mostra due piccoli nervi nel derma, tro sezioni trasversali o oblique. Notare i piccoli vasi V
ciascuno dei quali è formato da un singolo fascio di fibre. associati , contenenti eritrociti colorati in rosso.
Il nervo nella parte alta del campo è tagliato secondo una La fotografia (c) mostra un piccolo fascio nervoso N,
sezione longitudinale. La disposizione ondu lata dei nuclei probabilmente un nervo motore nel muscolo scheletrico.

.-..
~
delle cellule di Schwann riflette il decorso degli assoni che
sono, pertanto, protetti da danni allorché la pelle viene sti-
rata. L'altro nervo è tagliato secondo una sezione obliqua.
Un fascio di nervi di questa dimensione sarebbe riconosci-
bile anche solo per i numerosi nuclei delle sue cellule di
Schwann.

-z
A.
( ,)
Notare il connettivo denso irregolare che, in questo prepa-
rato, circonda il nervo.
La fotografia (b) mostra un piccolo nervo periferico nel
Nella fotografia (cl), infine, è visibile un fascio neurova-
scolare della vulva. Esso contiene una piccola a1teria A,
arteriole Aa, venule V, un vaso linfatico L, parecchi pic-

-a:
A.
tessuto adiposo lasso ipodermico. A differenza del prece-
dente campione, qui il collagene è colorato in verde-blu.
coli nervi periferici N tagliati in sezione trasversa e alcuni
adipociti Ad sparsi.

-
Il tessuto nervoso
133

(a) (b)

iftjfl Ganglio spinale (a) EE x 128 (b) EE x 800

I gangli sono aggregati discreti di corpi cellulari di neu- alla periferia. Ad allo ingrandimento, nella fotografia (b),
roni, all 'esterno del SNC. I gangli spinali sono situati si vede che ogni corpo cellulare è circondato da uno strato
subito fuori da l midollo spinale, a livello delle radici dei di cellule pallide, chi amate cellule satelliti , che fo rniscono
nervi poste riori, ove queste passano attraverso i forami il supporto strutturale e metabolico e hanno un'origine
intervertebrali. Essi contengono i corpi cellu lari de i neu- embriologica simile a quella delle cellule di Schwann
nmi sensitivi primari, di tipo pseudo-unipolare (fi g. 7.2). (derivano entrambe dalle creste neurali).
A basso ingrandimento, nella fotografia (a), si può L' intero gangl io è circondato da tessuto connettivo
osservare il fascico lo F di fibre nervose che passa al centro denso in continuità con il perincvrio e l'epincvrio del ner-
del ganglio, mentre le cellule gangliari sono localiZ7.atc vo periferico associato.

lftjl:I Ganglio simpatico EE x 400


I gangli simpatici hanno una struttura simile a quella dei
gangli sensitivi, con minime differenze. Le cellule gan-
gliari sono multipolari e sono più disperse, essendo sepa-
rate da numerosi assoni e dendriti, molti dei quali passano
attraverso il ganglio senza essere coinvolti in sinapsi.
Come si può osservare, i nuclei delle cellu le gangliari ten-
dono a essere disposti eccentricamente e il citoplasma
periferico contiene una quantità variabile di granuli di
lipofu scina, colorati in marrone, che rappresentano pro-
dotti di degradazione della cellula sequestrati in corpi resi-
dui . Le cellule satelliti sono minori in numero rispetto ai
gangli sensitivi e disposte irregolarmente a causa dei
numerosi processi dendritici delle cellule gangliari.

IMiijl Ganglio parasimpatico


EE x 320

I corpi cellulari dei neuroni terminali effetto ri del sistema


nervoso parasi mpatico sono sol itamente localizzati all ' in- -t
terno o vicino agli organi da essi innervati. I corpi cell ulari m
possono essere disposti sotto forma di gangli ben organiz- cn
zati, di medie dimensioni, (come nel ganglio o tico) ma, più cn
spesso, sono costituiti solamente da pochi corpi cellulari e
aggregati che formano minuti gangli dispersi nel connet-
tivo c ircostante.
La fotografia illustra un piccolo ganglio compreso tra
-,,
-t

due strali di muscolatura liscia, nella parete del tratto


gastroenterico. Come per lutti i neuroni, le cellule gangliari
sono riconoscibili per i loro g randi nuclei, con cromatina
-z
:I'

dispersa e nucleoli evidenti e citoplasma intensamente


basofilo. -,,
(')

Come negli altri gangli, i neuro ni sono circondati da


,..J>
-
numerose, piccole cellule di supporto e da fibre nervose
afferenti ed efferenti.
Istologia
134 ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~-

Tessuti del sistema nervoso centrale

Il sistema nervoso centrale comprende l'encefalo e il midollo spinale, ciascuno dei quali è formalo macrosco-
picamente da sostanza grigia e da sostanza bianca. La sostanza grigia comprende quasi tutti i corpi cellulari
dei neuroni e le fibre assoc iate, mentre la sostanza bianca è formata principalmente da fibre nervose, la mag-
gior parte delle q uali sono mielinizzate; la mielina appare bianca nei tessuti non fissati. Il tessuto nervoso cen-
trale è formato da un gran numero di neuroni e dai loro p rocess i, circondali da una massa di cellule di
supporto, chiamata neuroglia, che comprende tutte le cellule non nervose (non ecc_itabili) dcl SNC. Il tessuto
proprio del SNC è privo di tessuto connettivo di supporto che è confinato ai vasi sanguigni penetranti e alle
meningi che rivestono la superficie esterna dell'encefalo e del midollo spinale. La neurogli a, che forma quasi
la metà dell a massa totale del SNC, è costituita da cell ule molto ramificate che occupano gli spazi tra i neu-
roni; il SNC contiene scarsa matri ce extracellulare. La neuroglia ha relazioni fu nzionali inti me con i neuroni,
provvedendo sia al loro supporto meccanico che metabolico.
Si riconoscono quattro tipi pri ncipal i di cellule neurogliali : oligodendrociti, astrociti, microglia e cellule
ependimali. Gli oligodendrociti sono l'equi valente nel SNC delle cellule di Schwann dcl sistema nervoso peri-
ferico e sono-responsabili dell'elaborazione delle guai ne mieliniche nell 'SNC. Gli astrociti sono cellule rami-
ficate che riempiono gli interstizi tra i corpi dei neuroni, i loro processi e gli oligodendrociti. Essi forniscono
supporto meccanico e mediano lo scambio di metaboliti tra i neuroni e il sistema vascolare. Gli astrociti gio-
cano anche un importante ruolo nella riparazione del SNC dopo vari processi patologici. La microglia rappre-
senta nel SNC il sistema monocitico-macrofagico e ha funzioni immunolog iche e di difesa. Le cellule
ependimali formano un epitelio specializzato che riveste i ventricoli e il canale spinale.
Sebbene ogni zona fun zionale del SNC presenti caratteristiche istologiche peculiari, l' organizzazione gene-
rale della sostanza grigia e di quella bianca rimane ovu nque comune. In questa sezione sono discussi solo i
principi generali dell' organizzazione. Le varie regioni del SNC saranno analizzate dal punto di vista istologico
nel capitolo 20.

1Mf1•1 Neuroglia EE x 480


I comuni metodi di colorazione, permettono solitamente di
distinguere i neuroni N dalle cellule gliali. Sebbene le
dimensio ni e la morfologia dei neuroni siano mo lto varia-
bili nelle diverse regioni dell 'encefalo, essi sono solita-
mente riconoscibili per il grosso nucleo con evidenti
nucleoli e cromatina dispersa, e per il c itoplasma con gra-
nulazio ni intensamente basofi le d a cui si dipartono uno o
più processi.
Le cellule neurogliali sono diffi cili da identifi care, con
certezza con le comuni tecniche isto logiche. Nel SNC
maturo, come in questo campione, gli oligondendrociti
hanno nuclei piccoli, rotondi e addensati; il loro citopla-
sma è pallido con i comuni metodi di colorazione, come ad
esempio l'EE. Come verrà descritto in seguito, gli oligo-
dendrotici contenuti nell a sostanza grigia non sono solo
sparsi tra i corpi cellulari dci neuroni, come gli astrociti,
ma tendono anche ad aggregarsi attorno ai corpi cellulari

-_.
4
dei neuroni. Così le cellule marcate con O sono probabil-
mente oligodendrociti; le altre cellule marcate con A sono
verosimi lmente astrociti.
I corpi cellulari sia dei neuroni sia delle cellule neuro-

-z
a.
(J
glial i sono circondati da un feltro di assoni e dendriti che
originano da e convergono verso i neuroni. Ciò è chiamato
neuropilo. La maggior pa11e delle fibre del neuropiJo sono
-a.a: prive di mielina (essendo così vicine al corpo cellulare dei
neuroni), producendo così la tipica eosinofi lia del ncuropilo.

-
Il tessuto nervoso 135

Astrocito



Vaso e
- - sanguigno

(a) (b) (e)

til!if}i Astrociti (a) Schema (b) Metodo di Cajal


x 400 (e) Immunoperossidasi per la proteina gliale
fibrillare acida x 400 (d) ME x 12 000 (e) ME x 57 500
I classici metodi di impregnazione con metalli pesanti,
(come illustrato in (b)), permettono di identificare cellule
neurogliali a forma di stella, gli astrociti. Queste cellule,
che sono le cellule gliali più numerose nella sostanza gri-
gia, hanno processi lunghi, molto ramificati, che occupano
la maggior parte degli spazi interneuronali. Nella sostanza
grigia, molti dei processi degli astrociti finiscono con
espansioni terminali adiacenti alle regioni non sinaptiche
dei neuroni. Altri processi degli astrociti terminano a
livello delle membrane basali dei capillari costituendo i
piedi o pedicelli perivascolari. Simili processi pedicellari
rivestono la membrana basale che si trova tra il SNC e lo
strato più interno delle meningi, la pia madre (fig. 7.26)
formando una batTiera relativamente impermeabile chia-
mata glia limitans.
Nell'SNC, gli astrociti stimolano l'endotelio dei vasi
capillari a formare una barriera impe1meabile a metaboliti e
ioni, denominata barriera emato-e11cefalica. Questa barriera
media gli scambi metabolici tra il sangue e i neuroni e regola
la composizione dell'ambiente intercellulare del SNC.
Tutti gli astrociti contengono fasci di microfilamenti
intracellulari e microtubuli particolarmente evidenti negli
astrociti della sostanza bianca, che hanno relativamente
pochi e diritti processi citoplasmatici; questi ultimi sono
conosciuti come astrociti fibrosi. In contrasto quelli della
sostanza grigia hanno numerosi processi citoplasmatici
corti e molto ramificati e sono definiti astrociti protopla-
smatici. I filamenti intermedi sono costituiti da una proteina
presente esclusivamente negli astrociti, la proteina gliale ...
fib1illare acida (GFAP) evidenziata nella fotografia (c);
notare il capillare e che è circondato dai pedicelli periva-
scolari degli astrociti.
'"
fn
fn
e
-...
La fotografia (d) mostra un astrocita A che si trova vicino
(d) ad un corpo cellulare di un neurone N nella corteccia cere-
brale. l1 citoplasma dell'astrocita contiene numerosi ribo-
somi, un po' di reticolo endoplasmatico rugoso, alcuni "D
piccoli mitocondri e lisosomi. L'origine delle numerose
estensioni citoplasmatiche C può essere chiaramente identi-
ficata. Il citoplasma appare moderatamente elettrondenso a
-z
%1

causa dcl suo contenuto di filamenti inte1medi che possono n


esser più chiaramente osservati in (e). Tipicamente nella
"D
sostanza grigia del SNC, il neuropilo Np contiene numerosi
J>
(e)
processi gliali e nervosi sezionati in varie direzioni; sono
stati inclusi nel campo alcuni assoni mielinizzati M.
-
r-
· Istologia
136

-
...I
Cl
-a.c.> Oligodendrocita

z
-a.a: {h)

-
Il tessuto nervoso
137

Dff*l.J'J Oligodendrociti (ill11strazio11i a fronte) (a) EM x 13 000 (b) Disegno schematico


Gli oligodendrociti furono così chiamati dai primi ncuroi- Sono descritti tre tipi di oligodendrociti: chiari, medi e
stologi che usavano i classici metodi di impregnazio ne con scuri, a seconda della densità di colorazione con speciali
metalli pesanti; con tali tecniche queste cellule avevano un .tecniche di microscopia ottica e elettronica. Gli oligoden-
piccolo numero di cort i processi ram ificati (dal greco: drociti chiari sono capaci di replicarsi e sono altamente
oÀt')'OO" =poco, oevopov =albero). Oggi si sa che gli o li- attivi nella formazione delle guaine mieliniche; tali cellule
godendrociti sono le cellule responsabili della mielinizza- predominano nel feto e nel neonato, mentre gli o ligoden-
zione degli asson i nel SNC e i loro corti "dendriti" non drociti scuri sono il principale tipo presente nel SNC
sono altro che i prolu ngamenti che connettono il loro maturo. Gli o ligodendrociti medi rappresentano forme
corpo cellulare alle guaine mieliniche . imm ature implicate nella crescita e nella maturazione delle
Infatti un singol o oligodendrocito può essere responsa- guaine mi eliniche. Alcuni oligodendrociti chiari e medi si
bile della mie lini zzazio ne anche di 50 fi bre nervose. Al trovano anche nel SNC maturo, suggerendo che c'è un
contrario, ogni assone richiederà i processi di numerosi ricambio cellulare costante ma lento e che una certa capa-
oLigondendrociti per formare tu tti i suoi spazi internodali. cità di ri mielinizzazione viene conservata in particolari
li meccan ismo della formazione della guaina mielinica è situazioni (come ad esempio dopo malattie demieliniz-
molto simile a quello delle cellule di Schwann del nervo zanti, come la sclerosi multipla). Come riflesso della loro
periferico (fig. 7.6). Gli o ligodendrociti sono il tipo di neu- intensa capacità biosintetica, gli oligodendroci ti chiari
roglia più diffuso nella sostanza bianca e sono tuttavia sono cellule relativamente grandi con cromatina nucleare
abbondanti anche nella sostanza grig ia . Gl i o ligodendro- di spersa e nucleoli evidenti. li citoplasma contiene nume-
citi stringono, inoltre, strette relazioni con i corpi cellulari rosi ribosom i, microtubuli e un grosso apparato di Golgi.
dei neuroni nella sostanza grig ia, in cui si pensa che svol- Al contrario, g li oligodend rociti scuri sono cellule piccole
gano una funzione di supporto analoga a q uella delle cel- con un nucleo addensato. Questa fotografia mostra un ol i-
lule satelliti che circondano i corpi dei neuroni nei gangl i godendrocita intermedio O adiacente al corpo cellulare di
periferici (fig. 7.17). un neurone N con un dendrite D che si dipa11e ad angolo
La formazione della guaina mielinica inizia nel SNC del- retto. L'ol igodendrocita contiene evidente reticolo endo-
l'embrione umano a circa a circa 4 settimane di gestazione plasmatico rugoso, ribosomi e cisterne del Golgi G . È visi-
con la formazio ne delle principali guaine all'età di circa un bile l'inizio di un processo citoplasmatico C . La parte
anno. Da questo periodo, strati successivi continuano ad rimanente ciel campo mostra la complessità del neuropilo
essere aggiunti e lo spessore definiti vo della g uaina mieli- Np che comprende processi gliali e nervosi, compresi
nica viene raggiunto con la maturità fis ica dell ' individuo. a lcuni assoni mielinizzati M .

Le cellule della microglia sono piccole, poco n umerose e


derivano da cellule di origine mesenchimale che invadono
il SNC in uno stadio tardivo dello sv iluppo fetale. La
microglia ha nuclei piccoli, irregolari e citoplasma re lati-
vamente scarso che forma processi fin i e molto ram ificat i.
Di conseguenza, esse sono difficili da identificare nei
comuni preparati per microscopia ottica. In risposta al
danno tissutale, le cellu le microgliali si trasformano in
grandi cellule ameboidi, dotate di capacità fagocitarie; la
microglia è, pertanto, considerata parte del sistema di
Cellula microgliale difesa monocito-macrofagico (fig. 3.12).
In cond izioni normali i linfociti e gli altri leucociti non
entrano all ' interno del parenchima nervoso; numerosi
macrofagi sono tuttavia presenti negli spazi che circon-
dano i capillari dell'SNC ma sono separati d al parenchima
nervoso dai pedicelli perivascolari degli asu·ociti.

lft#Ji Ependima EE x 400 ....


rn
(A
Le cellule ependimali formano il rivestimento epiteliale
(A
monosu·atificato dci ventricoli e del canale spinale. Le cel-
lule, di forma cubica o colonnare bassa, sono strettamente e
attaccate le une alle alu-e a livello delle loro superfici laterali,
grazie ai soliti complessi giunzionali. A differenza degli altri
epiteli, le cellule ependimali non poggiano su una mem-
-....
brana basale ma le basi delle cellu le, coniche, continuano in
fini ram ificazioni che tenninano nello strato sottostante for-
mato dai processi degli astrociti. Alla superfic ie luminale c'è
-z
un discreto numero di ciglia che possono essere coinvolte
nel movimento del liquido cefalo-rachidia no nei ventricoli;
sono pi-esenti anche microvilli che, probabilmente, svolgono
,-,
(')

J>
un ruolo nei processi di assorbimento e di secrezione. È
stato recentemente proposto che alcune cellule ependimali
possano rappresentare elementi staminal i del SNC.
-
r-
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1.r"
' lftl+J Plesso corioideo EE x 128

...
r.J V
,. \ i
li plesso corioideo è una struttura vascolare che si origina dalla parete di cia-
scuno dei quattro ventricoli dell'encefalo e che è responsabile della produzione
del liquido cefalo-rachidiano (LCR). li LCR viene drenato dalle cavità ventrico-
lari , fra loro comunicanti, per mezzo di tre canali che connettono il quarto ven-
tricolo con lo spazio subaracnoideo che circonda il SNC. Il LCR viene prodotto
a velocità costante e viene principalmente riassorbito dallo spazio subaracnoi-
dea nel seno venoso sagittale superiore, grazie a piccole proiezioni digitiformi
chi amate villi aracnoidei. Il SNC, pertanto, è sospeso in un fluido sempre circo-
lante che agisce come un ammortizzatore.
Ogni plesso corioideo è formato da una massa di capillari che si proieltano nel
ventricolo V, rivestita da cellule ependimali modificate. Le cellule dell'epitelio
corioideo sono separate dai sottostanti capillari e dal loro delicato connettivo di
supporto da una membrana basale. Microvilli lunghi, a bulbo, si proiettano dalla

.,...., ·:
, . superficie luminale delle cell ule dell'epitelio corioideo e il citoplasma contiene

...•• .
...
numerosi mitocondri, caratteristica che suggeri sce che l'elaborazione dc l LCR

I.~
V
_,.,
.,
'11 •'
.
"..' • ., .. JI
••11
sia un processo attivo. I capillari del plesso corioideo sono grandi , dotati di una
soltile parete e talora sono fenestrati. Si ritiene che la secrezione dcl LCR com-
,'I
' porti la secrezione attiva di ioni sodio da parte delle cellule epiteliali nel LCR,
seguita dal movimento passivo di acq ua dai capi llari corioidei. Una serie conti-
nua di giunzioni strette (zonula occludens) forma la barriera emato-LCR, impe-
dendo così l'ingresso di quasi tutte le altre molecole. Piccole quantità di
proteine, nonché il glucoso (a concentrazioni pari al 70% di quella plasmatica)
sono normali costituenti del LCR, ma non è ancora ben chiarita la modalità del
loro passaggio nel liquido stesso.

lftl{j Meningi (illustrazioni ajiwlte) (a) Disegno schematico (b) EE x 40 (e) EE x 198 (d) EE x 480

L'encefalo e il midollo spinale sono rivestiti da tre strati di durale , contenente una piccola quantità di liquido, separa i
tessuto connettivo, le meningi. La superficie del tessuto due strati. Nel cranio, la dura madre è unita al periostio,
nervoso è coperta da un delicato strato chiamato pia madre mentre intorno al canale spinale la dura è unita al periostio
contenente fibre collagene, sottili fibre elastiche e occasio- del canale spinale solo a liv€ffo dei cosiddetti legamenti
nali fibrobl asti separati per mezzo cli una membrana basale dentati; l' interposto spazio epidurale è riempito da connet-
dai processi ci toplasmatici dei sottostanti astrociti . La tivo fibra-adiposo lasso e da un plesso venoso.
membrana basale è completamente rivestita dai processi Gli strati della pia e dell ' aracnoide delle meningi ence-
degli astrociti; i processi degli astrocili e la membrana faliche sono illustrate nelle fotografie (b) e (e), menlre la
basale assieme formano la cosiddetta glia limitans (fig. dura madre è rimasta adesa al cranio quando l'encefalo è
7 .21 ). La pia madre è ricoperta da uno strato fibroso più stato estratto dalla cavità cranica. La pia madre P è intima-
spesso, l'aracnoide, che deve il suo nome alla presenza di mente unita alla superlicie dell 'encefalo e si continua nei
filamenti simili a una ragnatela che la uniscono alla sotto- solchi Se attorno ai vasi. L' aracnoide A sembra essere uno
stante pia madre. Poiché la pia e l'aracnoide sono in conti- strato completamente separato e passa a ponte sui solchi. I
nuità strutturale, sono spesso considerate come una vasi meningei decorrono nello spaz io subaracnoidco. Ad
singola unità, la pia-aracnoide o leptomeninge. Lo spazio alto ingrandimento, nella tìgura (c), è possibile vtdere
tra la pia e l' aracnoide è chiamato spazio s11barac11oideo e, delicati fasci di libre F che attraversano lo spazio subarac-
talora, forma larghe cisterne. Lo spazio subracnoideo è noidee SS per unire la pia e l'aracnoide. Due piccoli vasi
unilo ai ventricoli per mezzo di tre forami e il LCR circola V sono visibili nello spazio subaracnoideo. Lo spazio
continuamente dai ventricoli nello spazio subaracnoideo. subaracnoidee contiene arterie e vene le cui ramificazioni
Lo spazio subaracnoidee (cioè le opposte superfici della si este ndono nell 'encefalo, circondate da spazi perivasco-
pia e della aracnoide e loro fibre di connessione) sono rive- lari SPV in continuità con lo spazio subaracnoidea e,
stite da cellule mesoteliali piatte. Anche la superficie pertanto, ripieni di LCR. Lo spazio perivascolarc è estre-
esterna dell'aracnoide è rivestita da mesotelio. mamente stretto; in questa fotografia appare dilatato per

-....
Cl
Come si può osservare nel disegno, arterie e vene in
entrata e in usc ita dal SNC passano nello spazio subarac-
noideo, Jassamente attaccate alla pia madre. Quando i vasi
un artefatto di fissazione. 11 SNC non contiene linfatici e si
pensa che il liquido interstiziale venga drenalo dalla
sostanza cerebrale e si unisca al LCR subaracnoidee per

-z
A.
( ,)
più grandi entrano all'interno dcl tessuto nervoso, essi
sono circondati da un delicato strato di pia madre. Tra i
vasi e la pia c 'è uno spazio perivascolare che si continua
mezzo di spazi perivascolari; il fluido interstiziale pare
contribuisca al 20% dcl volume del LCR.
Come si può osservare nella fotografia (d), i capillari del

a-:
con lo spazio subaracnoidee in alcuni animali , ma non nel- SNC sono simili agli altri capillari del corpo, formati da
l' uomo. Nell'uomo, l'epitelio della pia madre si fonde con cellule endoteliali appiattite poggianti su una membrana
l' avventizia dei vasi quando questi penetrano nel tessuto basale. Le cellule endoteliali non sono fenestrate e sono
A.
- nervoso, separando così lo spazio pcrivascolare da quello
subaracnoideo.
Oltre l' aracnoide si trova un denso strato fibro-elastico,
la dura madre , che è rivestita, sulla superficie interna, da
unite da giunzioni strette intercellulari continue (zonula
occl udens), eccetto che nei plessi coroidei, dove le giun-
zioni strette sono discontinue. Esternamente, le membrane
basali sono quasi completamente coperte dai processi peri-
mesotelio. La dura è strettamente applicata, ma non con- vascolari degli astroc iti (fig. 7 .21 ). Un sottile strato di pia
nessa, ali' aracnoide e uno spazio potenziale, lo spazio sub- madre si estende all'interno dcl SNC intorno alle arterie
Il tessuto nervoso
139

Epitelio della pia . - - - - - -- - Tavolato


circonda cranico esterno
l'avventizia
dell'arteria ~----- Tavolato
cranico interno

~---- Dura madre

Spazio sottodurale
(potenziale)

Aracnoide

Spazio
subaracnoidea

IL__} ' - Arteria nello spazio


subaracnoidea

I' ~~,~~~~~:.~,;,
Pia madre

Spazio subpiale

- - -- - Spazio
perivascolare

- - - -----Corteccia

(a)
- cerebrale

(b)

(e) (d)

...m
più piccole, alle vene, alle arteriole e alle venule, ma non attive sul sistema nervoso. Il mantenimento delle caratteri- cn
intorno ai capillari. stiche di barriera da parte dell'endotelio sembra essere cn
Studi di petfusione hanno mostrato che i capillari del sotto il controllo dei processi pedicellari degli astrociti. La
...e
SNC sono relativamente impenneabili a certi costituenti
del plasma, specialmente alle molecole di dimensioni
maggiori, formando cosi la cosiddetta barriera emato-
barriera cmato-encefalica fornisce ai neuroni un ambiente
relativamente costante dal punto di vista metabolico e bio-
chimico, una protezione contro molecole toss iche endo-
-
encefalica. L'endotelio capillare gioca, probabilmente, un
ruolo centrale poiché le giunzioni occludenti tra le cellule
endoteliali sono impermeabili; le cellule endoteliali peral -
gene ed esogene e agenti infettivi e un isolamento dei
neuroni dai neurotrasmettitori e dagli altri agenti umorali
circolanti. I capillari dei pl essi corioidei, l' ipofisi, l'epifisi
-nz
tro mostrano pochi o assenti fenomeni di pinocitosi. Le
membrane delle superfici luminal i contengono vati enzimi
che distruggono metaboliti neurotossici e sostanze umorali
e il centro del vomito ipotalamico sono tuttavia privi di
questa barriera a causa delle particolari funz ioni che devo-
no svolgere.
-
-
140 Istologia

Recettori di senso

I recettori di senso sono terminazioni nervose o cellule specializzate che convertono (trasducono) gli stimoli
che giungono dall' ambiente esterno o interno in impulsi che vengono condotti nel SNC dove iniziano risposte
appropriate, volontarie o involontarie.
Non è ancora stata proposta alcuna classificazione sistematica dei recettori di senso che risponda adeguata-
mente a tutte le loro caratteristiche funzionali o morfologiche. Una classificazione funzionale ampiamente
adottata divide i recettori di senso in tre gruppi: esterocettori, propriocettori ed enterocettori. Gli esteroccltori
rispondono a stimoli provenienti dall'esterno del corpo e comprendono recettori per il tatto, la pressione leg-
gera, la pressione pesante, il dolore cutaneo, la temperatura, il gusto, l'olfatto, la vista e l'udito. I propriocet-
tori sono localizzati nel sistema scheletrico e forniscono informazioni consce e inconsce circa l' orientamento,
la posizione dello scheletro, la tensione e il movimento. Tali recettori includono l'apparato vestibolare, i fusi
tendinei e quelli neuromuscolari. Gli enterocettori rispondono a stimoli provenienti dai visceri e comprendono
i chemorecettori del sangue, i barocettori vascolari, i recettori dello stato di distensione dei visceri cavi, come
l'apparato gastroenterico e la vescica, e recettori per il dolore viscerale, la fame, la sete, la sensazione di benes-
sere e di malessere.
La struttura dei recettori coinvo lti in alcune di queste modalità sensoriali è scarsamente nota. I recettori di
senso possono essere classificati morfologicamente in due gruppi: semplici e composti. I recettori semplici
sono terminazioni nervose libere, ramificate o non, come quelle responsabili della percezione del dolore cuta-
neo o della temperatura, e sono raramente visibili al microscopio ottico, in preparati allestiti con le metodiche
di routine. I recettori composti coinvolgono l'organizzazione di tessuti non nervosi per complementare la fun-
zione dei recettori nervosi. Il grado di organizzazione può variare dalla semplice inclusione in una capsula, a
d isposizioni altamente sofisticate come quelle dell'occhio e dell'orecchio; per tradizione l'occhio, l'orecchio e
i recettori olfattivi e gustativi sono descritti tra gli organi di senso specialiu.ati e costituiscono l' argomento del
capitolo 2 1.

UP*l.JI Terminazioni nervose libere


Argento/ematossilina x 480

Le terminazioni nervose libere sono la forma più semplice


di recettori di senso, essendo formate , semplicemente, da
numerose piccole ramifica7.ioni te rminali di fibre afferenti.
Tali terminazioni si trovano nel tessuto connettivo e svol-
gono alcune fun zioni sensoriali non sofi sticate, come la
percezione dell a temperatura, del tatto e del dolore. Le
fibre afferenti sono di diametro relativamente piccolo, con
bassa velocità di conduzione; sebbe ne alcune libre siano
mielinizzate, le terminazioni sono sempre amielinich,e.

,. Nella pelle, terminazioni nervose libere si trovano a


livello della giunzione derma-epidermica. Alcune di que-
ste terminazioni mostrano un' espansione terminale che è
intimamente associata con cellule non neuronali, chiamate
cellule di Merkel, disperse nello s tralo basale dell'epider-
mide (fig. 9.4). Il citoplasma dell'adiacente cellula di
Merkel contiene vescicole con caratteristiche ultrastruttu-
rali simili a quelle delle sinapsi, anche se non è stata

-....
<I
ancora dimostrata la presenza di alcun neu rotrasmettitore.
Le terminazioni nervose, a livello delle cellule d i Merkel,
sono formate da fibre miel iniche di grande diametro e si

-z
a.
( ,)

/
"'t
I
:f
pensa che siano responsabili delle sensazioni tattili. Ter-
minazioni nervose libere differenti sono, inoltre, incorpo-

'\:·t~
rate nei folli coli piliferi e svolgono funzioni di recettori di

-a: ... ( • l
tatto; il tipo più sofisticato è associato con le vibrisse di
animali come gatti e roditori .
a.
-...
/

' In questa spessa sezione di cute, colorata con un metodo


di impregnazione con metalli pesanti, viene mostrata una
cellula nervosa con molte fini ramificazioni terminali che
si estendono come te rminaz ioni libere a livello della giun-
:::» zione denno-epidermica; le cellule di Merkel non sono
tn fac ilmente identificabili.
tn
...lii
Il tessuto ner voso 14 1

llftll:I Corpuscoli di
Meissner (a) EE x 320
(b) Argento x 150

I corpuscoli di Meissner sono piccoli


recettori di senso provvisti di capsula e
situati nel derma, particolarmente a
livell o delle fa langi, delle piante dei
piedi, dei capezzoli , delle palpebre,
delle labbra e dei genitali. Essi sono
coi nvolti nella ricezione di stimoli tat-
tili leggeri, ben discri minati; i l grado
di discriminazione in una data area
dipende dalla relativa vici nanza reci-
proca dei recettori.
Come si può osservare nella fotogra-
fia (a), i corpuscoli di Meissner M sono
di forma ovale e sono solitamente loca-
lizzati a livello delle papille dermiche,
immediatamente al di sollo dell 'epider-
(a) (b) mide E. I recettori sono formati da una
delicata capsula di tessuto connettivo
che circonda una massa di cellule ro-
tonde o ovoidali , disposte trasversal-
mente rispetto all'epidermide. Le
ramificazioni amielinichc delle grandi
fibre sensitive mieliniche si ramificano
all'interno della massa cellulare for-
mando un'elica, come è mostrato dalla ""
tecnica di impregnazione argcntica adot-
tata nel preparato della fotografia (b).

llftl.fl Corpuscoli del Pacini


(a) Tricronùca di Masson x 80 (b) EE x 100

I corpuscoli di Pacini C P sono grandi recettori di senso,


capsulati, in grado di rispo ndere alla pressione o al tatto,
alla vibrazione e alla tensione; si trovano negli strati più
profondi della pelle, nei ligamenti e nelle capsule, nelle
membrane sierose, nei mesenteri, in alcuni visceri e in
alcune aree erogene.
I corpuscoli del Pacini sono lunghi 1-4 mm e, in
sezione, hanno l'aspetto di una cipolla. Questi organi sono
formati da una delicata capsula connettivale che racchiude
molte lamelle concentriche di cellule appiattite, separate
(a)
da spazi interstiziali fluidi e da sottili libre collagene.
Verso il centro dcl corpuscolo, le lamelle diventano stretta-
mente addossate e al centro è situata una singola, grande,
fibra nervosa non ramificata e non miclinizzata che diventa
mielinizzata allorché lascia il corpuscolo. La distorsione
dei corpuscoli del Pacini produce uno stimolo meccanico
amplificato che viene trasdotto in un potenziale d'azione
nel neurone sensitivo.
Sono descritti anche altri due semplici meccanocettori
-I
1'11
incapsulati: i cmpuscoli del Ruffini e le clave del Krause. I
corpuscoli dcl Ruffini sono robuste strutture fusate che si
tn
trovano specialmente nelle piante dei piedi. Le clave del
tn
Krause sono delicati receuori che si trovano nella mucosa di e
rivestimento dell 'orofaringe e nella congiuntiva dell'occhio. -I
(b)

-nz
-.,,
J>
-
r-
142 Istologia

Motoneurone
gamma

!fibre
-----------,---~extraf usal i

!Fibre
----~----~ intrafusali

Capsula
Fibra a catena
nucleare
(b)
Fibra a sacco
nucleare
Terminazione
sensoriale
anulo-spirali

Terminazione
sensoriale
a fiorami

Motoneurone


alfa

_, ' \
(a) (e)

U$Q!1i Fuso neuromuscolare


(a) Disegno schematico (b) SL, EE x 320 (e) ST, Tricromica di Masson x 320

r fusi neuromuscolari sono organi recettoriali di stiramento Entrambi questi recettori di senso sono stimolati dallo
posti all 'i nterno dei muscoli scheletrici responsabili della stiramento delle fibre intrafusa li che si realizza quando la
regolazione del tono muscolare attraverso il riflesso spi- massa delle fibre extrafusali viene stirata. Questo stimolo
nale di stiramento. Questi recettori sono particolarmente provoca l'eccitazione de lle fibre muscolari extrafusali
numerosi nei muscoli coinvolti in movimenti fini, di preci- attraverso un arco riflesso bineuronalc che comprende il
sione, come i muscoli dell a mano o i muscoli estrinseci neurone sensitivo ciel ganglio spinale eia cui proviene la
dell'occhio. fibra sensitiva e un grosso motoneurone alfa che innerva le
I fu si neuromuscolari sono strutture incapsulate, ripiene fibre extrafusali. La contrazione della massa extrafusale
di linfa, fu siformi, lunghe fino a 6 mm, ma di diametro infe- riduce, così, lo stimolo di sti ramento dai recettori intrafu-
riore a l mm. Essi sono disposti in modo parallelo rispetto sali e riporta l'equilibrio.
alle fibre muscolari, circondati da endomisio o da perimisio. La sensibilità ciel fuso neuromuscolare è modulata dai
Ogni fuso contiene da 2 a J0 fibre muscolari scheletriche centri superiori per mezzo di piccoli (gamma) motoneu-
modificate, chiamate.fibre intrafusali, che sono più piccole nmi, appartenenti al sistema extrapiramidale. Questi moto-
rispetto alle fibre scheletriche tipiche, le .fibre extrafusali. neuroni gamma innervano le porzioni striate delle fibre
Le fibre intrafusali hanno un'area centrale non striata in cui intrafusali , controllandone così lo stato di contrazione. La
i nuclei tendono a concentrarsi . Si riconoscono due tipi di contrazione delle fibre intrafusali aumenta la sensibilità
fibre intrafusali. In un tipo, l'area centrale contenente i dei fusi neuromuscolari allo stiramento.
nuclei è dilatata; queste fibre sono definite fibre a sacco In ogni sezione istologica è imposs ibile dimostrare tutte

.-Cl..
nucleare. Nell 'altro tipo non è presente dilatazione e i le caratteristiche strutturali di un fuso neuromuscolare, ma
nuclei sono disposti su una singola fila; ciò è responsabile molte caratteristiche deU' organo sono visibili in queste
della definizione di fibre a catena nucleare . fotografie. Facilmente riconoscibile, nella fotografia (e), è
e
-z
o.
u
Due tipi di recettori sensoriali sono associati con
entrambi i tipi di fibre intrafusali. In primo luogo, termi na-
zion i ramificate amiel iniche, cli grandi fibre sensoiiali mie-
la capsula che è in continuità con l'endomisio dc l
muscolo circostante; si distingue anche la minor dimen-
sione delle fibre muscolari intrafusali ri spetto a quella

-
liniche, sono avvolte intorno alla zona centrale, non striata, delle fibre muscolari extrafusali. Notare, nella fotografia
delle fibre intrafusali, costituendo le cosiddette ter111i11a- (b), il piccolo fascio di fibre nervose N che entrano ed
zio11i a11ulo-spirali. In secondo luogo, terminazioni a fio- escono dal fu so.

-...
rami di fibre più piccole, mieliniche, sono localizzate nella
pa11e striata delle fibre intrafusali.

:::»
U)
U)

...w
ORGANI
E SISTEMI

8. Il sistema circolatorio 144


9. La pelle 157
1 O. I tessuti scheletrici 172
11. Il sistema immunitario 193
12. Il sistema respiratorio 222
13. La cavità orale 237
14. L'apparato gastrointestinale 249
15. Il fegato e pancreas 274
16. Il sistema urinario 286
17. Le ghiandole endocrine 310
18. Il sistema riproduttivo maschile 328
19. Il sistema riproduttivo femminile 341
20. Il sistema nervoso centrale 372
21. Gli organi di senso 380
Note sui metodi di colorazione 406
144

8. Il sistema circolatorio

Introduzione

Il sistema circolatorio media il continuo movimento di tutti i fluidi del corpo; le sue principali funzioni sono il
trasporto di ossigeno e di molecole nutritizie ai tessuti e il trasporto di anidride carbonica e altri prodotti meta-
bolici di scarto fuori dai tessuti. Il sistema circolatorio è anche coinvolto nella termoregolazione, nel trasporto
di molecole (tra cui gli ormoni) e di cellule (ad esempio quelle del sistema immunitario). li sistema circolato-
rio comprende due componenti funzionali: il sistema vascolare ematico e il sistema vascolare linfatico.
Il sistema vascolare ematico è costituito da un sistema di vasi attraverso i quali il sangue circola spinto
dalla contrazione cardiaca. Il sistema arterioso comprende una rete di vas i di diametro via via decrescente che
portano il sangue ai capillari, che rappresentano i principali siti di scambio tra i tessuti e il sangue. Il sistema
venoso riporta il sangue dai capillari al cuore. Al contrario, il sistema vascolare Linfatico è semplicemente un
sistema di drenaggio passivo che permette il 1itorno al sistema ematico del fluido extravascolare in eccesso,
chiamato linfa. Il sistema linfatico non ha meccanismi di propulsione intrinseci.
L' intero sistema circolatorio ha una struttura di base comune:
• un rivestimento interno formato da un singolo strato di cellule epiteliali estremamente appiattite chia-
mato endotelio, sostenuto da una membrana basale e da delicato tessuto connettivo. L' insieme costitui-
sce la tonaca intima.
• uno strato intermedio muscolare, la tonaca media.
uno strato connettivo esterno, la tonaca avventizia.
l tessuti della parete dei grandi vasi non possono essere ossigenati e nutriti per diffusione dal lume. Essi
sono invece nutriti da piccole arterie chiamate vasa vasorum (i vasi dei vasi), derivati o dai vasi stessi· o dalle
arterie adiacenti. I vasa vasorum danno origine a una rete capi llare nell 'avventizia che può estendersi fino.alla
tonaca media.
Lo s_trato muscolare è, all'i nterno del sistema, quello più var!abile; esso è, ad esempio, totalmente assente
nei capillari, ma rappresenta quasi l'intera massa ciel cuore. Il flusso ematico è per lo più influenzato da varia-
zioni dell' attività dello strato muscolare.

.. .. ........ l d:j l Cuore: parete di un ventricolo (scimmia)


-; ;
...,.,. . .. 'Iricromica di Masson x 20

Questa fotografia mostra i tre strati principali della parete cardiaca ; è stato
scelto un tessuto di scimmia poiché l'equivalente umano è troppo grande per
essere illustrato al medesimo ingrandimento. La tonaca intima del cuore è chia-
mata endocardio E , ed è difficilmente visibile a questo ingrandimento. La
tonaca media è chiamata miocardio M e costituisce la magg ior parte della
parete ventricolare. 11 miocardio è formato dal muscolo cardiaco, la cui struttura
assolve le peculiari richieste funzionali del cuore (cap. 6).
La tonaca avventizia del cuore, l'epicardio Epi (anche chiamato pericardio
viscerale), è circondata da uno spazio, la cavità pericardica, rivestita da un tes-

-
:E ...
>. I•

E
suto fibroso, il pericardio (il pericardio parietale ) che non è mostrato in questa
fotografia. Il pericardio pmietale è lassamente fissalo alle strutture mediastiniche
circostanti. Gli strati parietale e viscerale del pericardio si muovono in maniera

...
lii relativamente indipendente, permettendo così al cuore un movimento libero .
Notate una ramificazione del sistema arterioso A coronarico; queste arterie

-
fh
fh
sono i vasa vasorum del cuore. Notare anche i muscoli papillari P dcl ventri-
colo, estensioni del miocardio che per mezzo delle corde te11di11ee stabilizzano
le cuspidi delle valvole tricuspide e mitrale.
lii
-z
cc
(:J
a:
o
Il sistema circolatorio 145

(a) (b)

IM:fj Cuore: miocardio ed endocardio (a) EE x 128 (b) Tricromica di Masson x 128

L'endocardio, lo strato più interno del cuore, è formato da senza danno per l'endotelio. L'endocardio, in profondità,
un rivestimento endoteliale e dal suo tessuto connettivo di può contenere una piccola quantità di tessuto adiposo.
supporto. L'endoteJio E ·cformato da un sing-oi~- strato di Il tessuto connettivo subcndoteliale si continua con il
cellule appiattit<che s i continea con l'endotelio dei vasi perimisio del muscolo cardiaco; questo è meglio visibile
che entrano ed escono dal cuore. L'endote lio è sorretto da nella fotografia (b), in cui il collagene è colorato in blu.
un delicato strato di coll agene al di sotto del quale si L' endocardio contiene vasi ematici, nervi e ramificazioni
osserva uno strato pi L1 robusto di tessuto connettivo fibro- del sistema di conduzione cardiaco.
elastico; quest'ultimo permette i movimenti del miocardio
-

A
. .. { '
. .
\
. '\,...
./ -
~ :~~ ~

--
"'>....-

(a) (b)

M:fl Cuore: epicardio (pericardio viscerale) (a) EE x 200 (b) EE x 480

La superficie libera dell 'epicardio è coperta da un singolo Sotto il mesotelio si trova un sottile strato di connettivo
strato di cellule epiteliali appiattite, il mesotelio M ; uno fibro-elastico F ; questo strato è unito al miocardio da uno o
strato mesotelialc simile riveste le opposte superfici peri- strato di connettivo adiposo A. Ramificazioni di vasi coro- :D
cardiche. Le cellule mcsoteliali secernono una piccola narici e nervi del sistema autonomo passano attraverso l'e- g
quantità di liquido sieroso che lubrifica i movimenti dell 'c- picardio per raggiungere il miocardio. J>
picanlio sul pericardio parietale. z

-
-
146 Istologia

(a) (b)

Wi:l§I Fibre di Purkinje (a) EE/elastina x 150 (b) EE/elastina x 400

La contrazione coordinata del miocardio durante ogni dica del fascio di fi bre di Purkinje P e la colorazione scura
ciclo cardiaco è mediata da un sistema di conduzione spe- de ll'elastina E endocardica. Si noti anche l'evidente somi-
c ializzato formato da fibre muscolari cardiache modifi- gli anza.dcl fascio cli Purkinje all 'adiacente miocardio M.
cate. In ogn i ciclo cardiaco, un' onda di eccitazione origina Nella fotografia (b), è possibile osservare che le cellule
nella regione segnapassi dell'atrio destro, il nodo seno- di conduzione sono grandi, talora binuclcate, con abbon-
atriale ; lo stimolo eccitatorio si origina spontaneamente a dante ci toplasma pall ido che contiene relativamente poche
intervalli regolari e la sua frequenza è modulata dal si- miofibrille, disposte in modo irregolare, immediatamente
stema nervoso autonomo. L'onda di eccitazione si diffonde sotto la membrana cellulare. Il cito plasma è ricco di glico-
attraverso l' atrio causando ne la contrazione e spingendo il geno e di mitocondri ma, a differenza delle cellu le musco-
sang ue nei ventricoli. L' onda di eccitazione raggiunge lari cardiache, non contiene il sistema tubulare T. Le
quindi il 11odo atrio-ve11tricolare da cui lo stimolo cccita- connessioni tra le cellule di Purkinje avvengono tramite
torio è condotto all' intero miocardio ventricolare attra- desmosomi e giunzio ni serrale piuttosto che tramite dischi
verso il fascio atrio-ventricolare o fascio di His . li fascio intercalari, come nel miocardio.
si divide nel setto interventricolare e dà o rigine a rami più Le cellule cccitatoric dci nodi senoatriale e atrioventri-
piccoli, le fibre di Purki11je, che attraversano il connettivo colm·e sono piccole fibre miocardiche specializzate, in cui
subendocardico prima di penetrare nel miocardio ventrico- la tras missione dello stimolo avviene attraverso gi unzioni
lare. Questo sistema permette la contrazione quasi simul- se1rnte.
tanea dell'intero miocardio ventricolare. Queste cellule contengono poche proteine contrattil i e
Le caratteristiche delle fibre muscolari specializzate de