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Angori Sergio, Educazione permanente: quali prospettive?


ed. on-line:
<www.unisi.it/IRF/materiali-didattici/corso-angori/Educazione
permanente- ricerche ed esperienze.pdf> (pp. 1-2)
Educazione permanente: quali prospettive?
di Sergio Angori

Nelle pagine introduttive al Rapporto sull’educazione per il XXI secolo, redatto


nel 1996 da una apposita Commissione internazionale su incarico dell’UNESCO,
Jacques Delors scrive che l’idea di un’educazione “da continuare per tutta la vita”
esige oggi, più che in passato, un fermo e convinto sostegno. Ad essa è infatti affidato
il compito di fornire le competenze per fronteggiare i cambiamenti che investono il
mondo del lavoro e, principalmente, quello di costruire “un processo continuo di
formazione dell’intero essere umano: delle sue conoscenze e attitudini, come anche
delle sue facoltà e abilità critiche di agire”1. L’educazione permanente, prosegue
Delors, “dovrebbe consentire all’individuo umano di sviluppare la coscienza di se
stesso e del suo ambiente e incoraggiarlo a svolgere il proprio ruolo sociale nel lavoro
e nella comunità”.
Per quanto nessuno possa negare che tutto ciò costituisce un obiettivo meritevole di
essere perseguito è tuttavia anche vero che tanto l’idea di una educazione che
abbracci l’intero corso della vita quanto quella di una società educante (fondata
“sull’acquisizione, sull’attualizzazione e sull’uso dei saperi”) sembrano ancora
evocare, in larga misura, prospettive utopiche anche se, in questo caso, si deve
convenire che “si tratta di un’utopia necessaria, anzi vitale, se vogliamo sfuggire ad
un pericoloso ciclo alimentato dal cinismo o dalla rassegnazione”2. “Pensare”
l’educazione implica, d’altronde, prefigurare progetti, scenari e traguardi che
potrebbero realizzarsi anche solo in parte o in tempi molti lunghi; nondimeno
immaginare quello che non c’è ma che potrebbe avverarsi o verificarsi in virtù di un
intervento intenzionalmente promosso ed organizzato - ipotizzare cioè il “possibile”
dell’educazione - è operazione legittima e persino doverosa perché consente di
guardare oltre i fatti contingenti e impegna la scienza (in questo caso, in primis, la
pedagogia) ad operare in vista di un cambiamento ritenuto positivo e necessario.
Come tutte le grandi idee capaci di promuovere processi sociali e culturali di
grande portata anche quella di educazione permanente non ha avuto vita facile:
maturata nel corso delle campagne di alfabetizzazione degli adulti, promosse
soprattutto nel secondo dopoguerra, ha registrato entusiastiche adesioni ma anche
giudizi severi. Enfasi e scetticismo, a partire dagli inizi degli anni Sessanta, ne hanno
contrassegnato la storia; a momenti di euforia sono seguite fasi caratterizzate da
rassegnata sfiducia circa la concreta realizzabilità dei fini che essa si propone di
perseguire: autoeducazione, liberazione delle potenzialità educative che ogni uomo
possiede, coltivazione della creatività individuale, emancipazione sociale dei singoli e
delle comunità, promozione della partecipazione alla vita democratica e via dicendo.
Quello che è certo è che l’educazione di tutti, per tutti, lungo l’intero corso della vita,

1 J. DELORS, a cura di, Nell’educazione un tesoro, tr.it., Armando, Roma, 1977, p. 17.
2 Ibidem, p. 18.

1
e quindi l’educazione capace di alimentare l’umanesimo della singolarità e
dell’autenticità, non è stata mai immaginata come un traguardo a portata di mano.
L’educazione permanente costituisce, piuttosto, una strategia; indica il cammino da
compiere, la meta verso cui rivolgere lo sguardo.
Essa si dà come prospettiva e come metodo. Come prospettiva guarda lontano,
oltre i confini delle contingenze storiche, e si connota come processo capace di
“condurre la persona ai traguardi della essenzialità partendo da una concreta
considerazione del suo stato, mediante un processo che duri, in originalità e
appagamento, in cultura e perfezionamento, in impegno e produzione di umanità,
quanto dura la vita”3; come metodo si configura invece esperienza capace di essere
“educazione totale, per il rispetto dovuto ad ogni essere umano; educazione integrale,
per la necessità di cogliere l’unità dell’essenza umana; educazione alla critica, per
educare al progresso commisurato sul valore della persona; educazione alla sintesi
operativa, per educare alla originalità; educazione al dialogo, per educare alla
tolleranza sollecitata da una concezione pluralistica”4. Educazione permanente è
dunque una espressione che evoca una idea-guida capace di ispirare ed orientare le
azioni educative in ambito scolastico e in quello extrascolastico, quelle a carattere
formale e quelle non formali, quelle che vedono come protagoniste singole persone e
quelle che coinvolgono gruppi sociali più o meno ampi (comunità locali, mondo del
lavoro, associazionismo).

3 M. MENCARELLI, Educazione permanente, La Scuola, Brescia, 1964, p.216.


4 Ibidem, pp. 53-54.