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Scrivere una storia della famiglia Battistini a Forlì è scrivere la storia della loro impresa:

la storia di famiglia — come spesso succede— si sovrappone e confonde con la storia


d’impresa. Ora, si dà il caso che l’ex calzaturificio dei fratelli Battistini sia l’attuale sede
dell’Archivio di Stato di Forlì-Cesena a Forlì. La storia di impresa diventa, pertanto, una
storia d’archivio, storia di un archivio come storia dell’edificio sede dell’archivio.
Tre sono le cose che vengono in mente, quando si pensa ad archivio: la prima è un
posto, un luogo, un edificio, il ‘deposito’ fisico dei documenti; la seconda è il complesso dei
documenti depositato in un archivio (ovvero un ‘fondo’ o complesso archivistico); la terza,
infine, l’istituto o ufficio che si occupa di archivi. Una ‘storia d’archivio’ può essere, dunque,
una storia dei complessi archivistici e di come si sono formati e sono stati trasmessi oppure
una storia istituzionale o amministrativa degli Archivi di Stato come istituti e come luoghi
della cultura e, infine, una storia delle loro sedi. Quella che segue è una storia di
quest’ultimo tipo. La disciplina (o come si dice la “scienza ausiliaria della storia”) che tratta
e raccoglie questo genere di storie è la storia degli archivi (o anche storia degli archivi e
dell’archivistica) e, ultimamente, costituisce uno degli ambiti di ricerca più amato e battuto
dagli archivisti. L’interesse per questa storia è, dunque, un interesse precipuamente e
tipicamente archivistico. Dietro la storia della fabbrica Battistini si intravvede la storia
dell’Archivio di Stato, perché seguire le vicende della sede è seguire le vicende
dell’istituzione.
Senz’addentrarsi nei particolari la nascita dell’Archivio di Stato a Forlì avviene come
spesso è accaduto ed è accaduto per molti altri Archivi da una costola della Biblioteca
Comunale di Forlì: nato come “Sezione di Archivio di Stato” per Decreto Ministeriale del 23
giugno 1941 diviene Archivio di Stato come tutti gli Archivi che hanno sede in un capoluogo
di provincia in seguito al Decreto del Presidente della Repubblica n° 1409 del 30 settembre
1963, la cosiddetta “legge degli archivi”. È da notare che neppure il recente Codice dei Beni
Culturali del 2004 ha innovato più di tanto in tema d’archivi: hanno sede in tutti i capoluoghi
di provincia (al punto che ad ogni istituzione di nuova provincia bisogna sempre porsi il
problema dell’istituzione di un nuovo Archivio di Stato come è capitato all’Archivio di Stato
di Rimini nel 1999 che è nato come Sezione distaccata di quello di Forlì per diventare
Archivio di Stato al diventare di Rimini capoluogo di provincia. Per inciso l’attuale stato
‘liquido’ delle Province Italiane non potrà non avere ripercussioni su dislocazione e forma
degli Archivi di Stato Italiani nei prossimi anni.
Se rapidamente e per una sorta di deformazione professionale ho imboccato la strada
della storia archivistica e istituzionale, la storia dell’edificio (monumentale o meno,
industriale o istituzionale) dove ha avuto sede l’Archivio non è certo meno importante. Dal
momento che tipicamente gli Archivi di Stato sono istituti profondamente radicati sul
territorio la storia delle loro sedi è anche una storia del territorio e, in questo caso, una storia
di riuso di edifici e stabili nati per un altro scopo e all’uso archivistico piegati solo in seguito.
Se la gran parte degli edifici pubblici Italiani è di origine religiosa confiscati dallo Stato
in seguito all’approvazione e applicazione delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico del
1867, l’Archivio di Forlì dopo avere avuto sede insieme alla Biblioteca Civica prima nel
Palazzo dei Signori della Missione e, poi, nel Palazzo dell’Antico Ospedale (o Palazzo del
Merenda) ha avuto sede in due edifici industriali prima in via Gorizia, poi, nell’attuale sede
di via dei Gerolimini: un segno dei tempi?
Dal punto di vista odierno, infatti, la metafora che meglio descrive gli archivi
contemporanei è davvero la fabbrica o il deposito industriale coi suoi grandi spazi piuttosto
che il convento, il monastero o il santuario e il procedimento di produzione documentaria
(si parla non a caso nella teoria di ‘soggetto produttore’) assomiglia piuttosto a un processo
industriale che alla produzione artigianale di singoli pezzi unici.
Non è un caso, perciò, che in un qualche modo abbiamo fatto nostra la storia dei fratelli
Battistini e del loro calzaturificio che qui si presenta: una storia che è basata sui documenti
d’archivio (sia del nostro che di quello della Camera di Commercio di Forlì com’è giusto che
sia, trattandosi di una storia d’impresa) e che è anche un momento fondamentale della storia
del nostro Archivio.

Gianluca BRASCHI
Direttore
dell’Archivio di Stato di Forlì-Cesena