Sei sulla pagina 1di 341

ORIGINE DE'

COGNOMI GENTILIZJ
NEL REGNO DI

NAPOLI DESCRITTA
DA GENNARO...
Gennaro Grande

ili
Digitized by Google
Di gitized by Google
ORIGINE
DE' COGNOMI GENTILIZI
NEL REGNO DI NAPOLI
DESCRITTA
DA GENNARO GRANDE
Con alcune Difiertazioni delttfteno Autore , fatte per dilucida?
varj punti d'Iftoria, e di Filologia, attenenti
ali'iftefla materia.

I N* N A P O L I MDCCLVI.
Appresso Vincenzo Pauria
CON LICENZA D£' SUPERIORI.
JÌLV ILLUSTRISSIMO SIGNOR MARCHESE

D.NICCOLÒ FRAGGIANJVI
DELEGATO DELLA REAL GIURIDIZIONE
Capo di Ruota del S. R. C. Conftgliere della Real
Camera
di S. Chiara , Prefetto dell' Annona .Capo del
,

Tribunale de conti di qucfìa fedclijftma Città*,


Prefidente Confultore della fuprema
Giunta di Sicilia .

El diftendere la preferite de-


fcrizione iftorica dell' origine
de cognomi gentilizj nel Re-
gno di Napoli, non altro eb-
bi per mira, che l'additare
—— dalle antiche noftrali memo-
rie la guifa, con cui formaronfi
, e'i vario
tempo, in cui ufati furono, o difufa ti per
;
a 2 quin-
quindi far il Pubblico ricredente di parec-
chi sbagli prefi, e di non poche favole fpac-
ciate da molti Scrittori, a cui quefta mate-
ria fu mal nota, nè piacque darti mai bri-
ga da fcritture legittime difaminarla Nel
.

recarla finalmente a luce fono flato d'avvi-


fo, a niuir altro doverne fare di tutto mio
buon grado un'offerta meglio, che a V. S.
111. la quale oltre al fondo del pubblico, e

del privato diritto, degli antichi, e de re-


centi ftatuti, della vera e foda filofofia, e
d'ogni altra fagra e civil dottrina, di cui a
dovizia va fornita, e per cui, come un lu-
me fplendentiflìmo né fogli piùcofpicui del
1

noftro Foro traluce; ha pur anche in deli-


zie la più fcelta e riporta erudizione, onde
le feienze più gravi e ferie cogli ornamen-
ti più vaghi e confacevoli abbellifce Nè .

qui vienimi ad uopo rammemorare altri fin-


golariflìmi pregi fuoi, che ad intitolarle que-
ft' opera mi han dati tanti altri giufti mo-
tivi ; eflendo pur troppo conte le rare vir-
tudi eroiche nel fuo nobil cuore allignate,
per le quali di gran lunga il merito de più
prodi uomini forpafl'ando, leva in ammira-
zione le menti di tutti , e V affetto di cia-
fcun amatore del giufto con ragione a S e
trae.

. ^Digjtizecfby CSoGgk
trae. Chi è mai, che ignori quanto nel fuo
grand' animo fia fopraffine l' accuratezza nel
ponderar le ragioni del pubblico, e de pri-
vati, l'interezza? nel decidere de' doveri per-
fonali, o reali, la vigilanza nel cuftodire i
confini tra'l Principato, e '1 Sacerdozio, l'u-
manità co* fupplichevoli , il zelo cogli op-
preffi, l'equità co' buoni , il rigore co' malva-
gi, la carità co' poveri, la giuftizia con tutti?
tflèndo ella dunque tra gli uomini fav) giu-
ftiffìma, tra gli uomini giudi faviffima, tra
gli uni e gli altri ottima e (ingoiare , non
lenza univerfal piacere vedute abbiamo al-
la fola (uà perfona dall' avvedutiffimo noftro
Monarca tante bifogne pubbliche di molta
lieva meritamente affidate, quante nel Ro-
mano, e nel Greco Imperio a più perfonaggi
d'alto valore, e di provata fede furono fcom-
partite. E quantunque ad uomini per pro-
fondità di (apere , per eccellenza di virtù ,
e per fublimità di carica infigni e ragguar-
devoli non fi confaccia men che fcelto e
pregiato donativo ; giovami non per tanto
fperare, che l'averle in fegno di fomma (li-
ma , ed olfervanza offerto quefto mio , co-
mechè lieve e tenue lavoro, fia
le a grado: andando io ben perfuafo, efler
.
'
pro-
j>ropio delle grandi e ben formate menti ri-
guardar nelle offerte non tanto il pregio del
dono, quanto V animo del donatore. La prie-
go dunque di gentilmente gradire quell'ope-
ra, che dalla chiara fama dell' efimia fua dot-
trina, e virtù allettato le dedico; per dar-
le in quefta occafione un faggio dell'animo
volonterofo, con cui, pieno di fomma ve-
nerazione dovutale, mi dichiaro
Di V, S. I1L
»

Napoli 4. Decembre 175& ,

Dhottfs. ed Ojjequiofifs. Servitore


Gennaro Grande.

Digitized by
PREFAZIONE.
GHe foprabbondanza di libri , da cui la Repubblica
alla tanta
oggimai ed opprefla, quell'altro volume
letteraria va gravata
aggiunto fiali per efaminar diftefàmente un fuggetto,da taluni
forfè tenuto di poca licva, e che non merita il pregio di faticofo la.
voro; Arano a prima fronte o per lo meno fovercnio dovrà fembra*
,

re a que' lettori fpeziaimente, i quali d'ordinario non han piacere più


là del frontifpizio inoltrarli. Ma più Arano a me fembra, che quan-
tunque già è gran pezza fi veggano tratte fuora del buio le coflu-
inanze, e le lingue degli antichi, per meglio conofcere i tempi an-
dati; polle in ufo nella Storia le. norme di efatta critica, per ifceve-

rare il legittimo, e'1 certo dall'apocrifo, e dal favolofo; e le lettere


tutte , cangiata l'orrida irfuta faccia di barbarico pelame in fembianre
nitido ed ornato di elegante ftile, divenute agevoli e graziofe: v'ha
non pertanto di pochi, a' quali ben noto fia il vario tempo , in cui
furono ufati, o difufati nel Regno noftro i gentilizj cognomi, e'1 mo-
do, con cui formaronfi ; ond' è, che di giorno in giorno fi fconcerà
davanzo la guifa di nominare, e fcrivere i cafati.
In fatti una gran mano di Scrittori e noftrali , e forefUeri o igno-
rando il tempo, in cui le famiglie di quello Regno ufarono, o difu-
farono i cognomi , o di, propia teda formando alcune originazioni di
quelli, ci han date a bere favole si moftruofe, che delle molte ne ho
recate alcune in quell' opera , non tanto perchè a ragione meritaflero
efame , quanto perchè tutt' uomo chiaramente avvilì 1' inezia di colo-
ro, che fcrivono o tratti da vii paffione di vanamente compiacere al-
trui, o fenza la feorta de* lumi, che fan d'uopo alla materia, di cui
vien loro in talento ragionare. Anzi, a dirla del miglior fenno, egli
è forte da dubitare, fe alcune origini di cognomi, che ne'noflri mar-
mi recenti , ed appo gli Scrittori di Genealogie, ed altri Storici tro-
viamo deferitte, sì lontane non pur dal vero, da che mancano affat-
to d'ogni pruova , ma dai verifimile ancora, vagliano per porre' in
giuoco piuttofto, che in reputazione tante famiglie, per altro nobili
• rinomate.
Il trafeurarfi poi dal più degli uomini d'indagar la maniera , con
cui fi formarono i moderni cognomi , ha fatto , ed è per far fempre
più, che quelli efprimanfi guaiti e difformati per modo, che non fa-
p raffi alla per fine, fe fien nomi, verbi, o avverbj , fe latini, italia-
ni , o barbari: ed alcuni Tofcani volendo a q^ueft' ufo de* cognomi dar
fedo e legge poco bene fi appofero , con darci una regola fondata fo-
pra
*
PREFAZIONE.
y>r auna origine a capriccio fuppofta Mi do quindi a credere di leg-
.

gieri, che in quelli tempi, ne quali tutte le buone lettere a diritto


vantano goder la luce d'un Sol più chiaro, chiunque far voglia buon
ufo di iua ragione, fia per venir meco in parere dell' effer quefta ma.
teria una di quelle, che ancoraquando il faperle di molto pregio non
fia , l' ignorarle però fa qualche vergogna
Gli Autori,, che o a cafo , o a Audio ricercato volfero a que-
fto fuggetto il pcnfiero, in vece d' eliminarlo a dovere, appena l'han-
no leggiermente toccato. Dell'ufo greco de' primi tempi niuno ce
ne ha data contezza . Trattarono del bftume romano alcuni Anti-
quarj; ma le coftoro notizie, oltre all'eflere molto fcarfe , mancano
ancora e di più accurato efame, e di più chiare pruove. Se ne' tem-
pi barbari le famiglie ufato avellerò, o diiufato cognominarfi , niuno
avanzofli a darcene minuto ed efatto ragguaglio . S' avvisò qualche
Scrittore, che dal decimo fecolo in poi cominciarono ad efTere in vo-
ga i moderni cognomi; ma nel rintracciarne l'origine più delle pro-
pie idee s' av valle , che di fcritturc legittime, o di contemporanei
Autori
A il tempo , in cui ufati furono
mettere pertanto in chiaro o ,

difufati cognomi gentilizj e la guifa , con cui formaronfi tanto i


i ,

cognomi latini a tempo de' Romani, quanto i moderni cognomi no»


ftri dal tempo de' Normanni in poi, onde a ciafeuno fia nota l'epo-
ca, l'origine, e la maniera di fcrivcre i cognomi ; ho diftinto l'ufo
diverto in diverfi tempi da diverfi Popoli quà introdotto. E nel vero
il RegnoNapoli ficcome non fu fempre dagl'iftefli Popoli abita-
di
to, nò da una Nazione medefima pofleduto ; così non femore nella
civil focietà un medefimo coftume ritenne: dappoiché altre ufanze quà
recarono i Greci, altre ve ne difTemtnaron© i R ornati altre ne tra-
,

piantarono i Goti, ed i Longobardi, ed altre fotto i Normanni , che


habilironvi Ja Monarchia, fi videro introdotte Per additar
. dunque
con qualche diftinta ed ordinata ferie non folamente 1' origine , ma
le varie vicende ancora, a cui quefl'ufo de' cognomi in varj tempi ,
per le diverfe Nazioni quà venute foggiacque, in quattro parti ho di-
vifa quefta definizione iftorica de' cognomi: nella prima l' ufo del tem-
po de'Grec^,: nella feconda quello de' tempi Romani: nella terza quel-
lo de' tempi Barbari: e nella quarta quello del tempo Regio, che du-
ra tuttavia felice, farà indagato e deferitto.

• DELL'

Digitized by Google
'
,
*?j&*%'&4%ì&*%t%> *«§c* *3 Si» *3 S* *| §8» l*
1

«jKjSfc» rfcj sii* «fe) «75* §*• 4$ p* 4§ài» <

DELL ORIGINE 5

DE' COGNOMI GENTILIZI


NEL, REGNO DI NAPOLI.

PARTE PRIMA.
Tempo Greco, ..'

L Regno di Napoli nell'età più da noi lontana, Prime Po*


giuda la tradizion comune dagli antichi Storici, poliziotti del
Poeti , e Geografi a nodra memoria pervenuta , Rtgnoa noi

da varie Greche Nazioni or in una parte, or


di pone Ure-
m
• i

altra, di
Quefte furono i Sicoli ,

tempo
,

in

& Greca orL



tempo vtdefi occulto
gli Aufoni , ì Pelalgi

.
J 0atmM
gli Enotrj, i Peucczj, oltre alle tante Colonie gine,
particolari, che da' Rodiani, Gumani, Calcidefi,
Cretefi,Trojani, Spartani, e d'altri Popoli Gre-
ci qui narranfi dedotte. A
tal che e prima della fondazione di Roma,
e dopo ancora, infinochè i Romani qui non didefero le loro conqui-
de, divifo trovavafi quello Regno fra varj Popoli in tante Regioni,
le quali a foggia di picciole Repubbliche, q di tenui Principati fi go.
remavano. .
Qucdi Popoli, come quelli, che la più parte o Greci erano, o
di Greca origine almeno (ij, finché non adattaronfi alle Romane ufan-
ze, vitifera alla Greca maniera. Del che tedimonj anch'oggi ne fono' i
molti Idiotifmi, e vocaboli greci, benché guadi e corrotti nel nodro
linguaggio rimadi , l'Ifcrizioni, le Monete, alcuni Vafellami , non
poche Sculture , ed altri firaili rottami è veftigj di greca antichi-
A tà,
(i) Come furono per avventura gli Ofci , ed i Sanniti : degli Etrufci
qualche cofa nel §. VI.

U19111Z60 oy Google
fi PARTE PRIMA
ti ; di cui qualche picciola parte ancor fuffiftc , e di altra porzione
fe n' è la memoria dagli Antiquarj confervata
Or i Greci non ebbero affatto in ufo Cognomi Gentilizj, come
I Crea non cn | aro apparifce da un numero ben grande di tanti
Savi di quella Na-
zlonc » ^ nomc de quali ed in parte ancora 1 dettami non furono dal
,
gnomi Gen-
ttliz/.Pruo- tempo difperfi di tanti Re,•che in varj Principati di quella Gen*
xeprcfedal- te dominarono, quali furono i Re di Sicione, d'Argo, di Corinto, di
la Storia., Micene, di Macedonia, di Lidia; degli Arconti di Atene, de' Geren-
ti , e degli Efori di Sparta come parimente di tanti altri , che fe-

gnalaronfi ne'Giuochi Olimpici, Pitii, Iftmiaci , e Nemei ; ne* quali


avendo riportata palma, fu il lor nomc da più Greci Scrittori pre-
la
conizzato (i) . Tutti coftoro, ed altri uomini della Grecia, che nel
Civile, o nel Militar governo, nelle Lettere, ne'Giuochi, nella Mu-
fica (z), nella Pittura, nella Scultura, ed in ogni altro meftiere fi ren-
deroti quanto da' medefimi Scrittori loro fi feorge , non
celebri per
troviamo, <hc più di un nome avellerò giammai ufato onde Pau- :

fania (aj diceva, che i Romani tifavano tre, o più nomi al contra-
, rio
r- .

(1) In Ibmmo Greci teneva!! colui, che in que' Giuochi


pregio appo i

di corfo, di lotta, o d'altra forza, e deprezza di corpo vincea. Ond' è,


che numerandofi da efloìoro gli anni per via di Olimpiadi , quelle dinota-
vano* non di rado col nome di coloro , che in effe riufeiti foflero vitto-
riofi ; non altramente , che appo i Romani da' nomi de' Confoli gli anni
venivano dinotati In fatti Tucidide lib. 3 cip. 8. parlando dell' Olimpiade
.

88. dice: »" S"i O'hvuxixt * A**£<dlrf Vt*h& <n> Sàjitpv» ìvik*: Era TOlitupta-
de f in cui Dorico di Redi linfe In fennda volta. Ed Eìi.mo Var. Ijì.lib.z.
gap. 8. dice: K«c« •»'*• v.-^r-r , Ixw ÒKtnivttiìtt , ìi/ iil/.u E'^cuVit®* •
NelP Olimpiade pr'mut , e fejia l in cui vinfe nello _/?.?-
A'xfotyctrHi'& cdì'iyf 1
dio EJfenen di Agrigento . Alfi/teffa mù&JXódorc Siciliano addita fovente
l'Olimpiadi nella fùa Biblioteca. E
foltino i Greci in que' loro Giuochi
yer mezzo del Trombetta pubblicare , e lodare il nome de' Vincitori . V,G/«-

lio Polluce Iti. 4. cip. ra. Pindaro Pyth. Od. \. Callimaco epigram. 12. e Stazi*
in Tbtbaid. 6. ove dice :

....... fenuttur Sicyonus Alton


Et bis" in IjÌBmaca vicìor clamai us arena
Phaedhnus
Quindi Cicerone ( prò Vitreo ) diife , ftimarfi nella Grecia cofa di
gloria mag-
giore il vincere ne'Giuochi Olimpici, che non riputava!! in Roma il trionfare.
(2) I Sonatori di Corde, qualora erano eccellenti, ne' più antichi tem-

ù;x<i %} t&I* bv4«« w fruire, % bri txìw* ìAti*™ ixdrf *i$t*r*t . Non entm
Romani uno a fat'ribus defumpto nomine vocantur y utiG>aecis moi ejt(l quali
tu;-
TEMPO GRECO.
rio de Greci , che ne ufavano un Colo , c talvolta per diftinguerfi
efprimevano ancora il nome del proprio padre. In fatti oflervafi appo
gli Storici fien Greci , ficn Latini , che narrando effì i maneggi , ea i
trattati di Guerra, di Pace, di Alleanza, o di Negozj fatti tra le due
Nazioni Greca, e Romana, o la vita, e le gefta degli uomini illuftrt
<iiquelle, nel tempo ifteflb, che i pedonagli Romani fono con più nomi
deferitti, i Greci per contrario con un lol nome vengono mentovati.
Ut.
In oltre, perchè l'ufo de' vocaboli nal'cc dall' ufo delle cofe , e
Dal non**
quella nazione , che non ha in ufo una cola , nè pure ha vocabolo propio ver avuto i
a dinotarla; perciò i Greci non avendo avuto l'ufo del Prenome, rio»* Greti mi-

pueva le perfone d un ifleflfa famiglia; ora Nome Primo (z); ma Dio- >
n\
nigi d Alicarnano (aj chiamalo A ome comune , perche ad arbitrio potea
dé'Roma* m i

da chi chefia, a differenza del Nome Gentilizio, che a' foli di- m.
sigliarfi *
,

tendenti del Ceppo, e del Cognome, che a' foli difendenti della par-
«colar famiglia fi trafmettcva. All'incontro Plutarco (4) chiama No»
*»e Comune non già il Prenome , ma il Nome Gentilìzio , e chiama il
Cognome (5) TerzpNome, c Soprannome. Ecco, che i Greci parlano di
tal coftume Romano, come di cola del tutto ad cffcloro ftraniera , e
nel defcriverlo fono fra se Mi
varj, e difformi. IV.
Ma più d'ogni altro fi confale Tcofilo, il quale [6) fpiegar vo- Errori di
lendo le parole di Giuftiniano: Si quidem in nomine, cognominc, prae> Tcofilo .
nomine , agnomine legatarii tejìator erraverit &c. elfendo egli Greco, t
non folo non avvezzo al coftume Romano, ma ne pure ben informa-
to di quello, s'inviluppa per modo che nè vera, nè chiara idea ne fa
J
formare. Dice egli, che ì Nome appo gli antichi era il nome propio,
come Tt\io (7). Ma etfendo il Nome appo i Romani Gentilizio, no*
dovea chiamarlo Propio, come quello, ch'era comune a tutta la Gen-
te, non già particolare delle Perfone, delle quali ivi paila . Soggiu.
£ne, cheì Cognome era un. foprannome, che da cofa degna ili loda,
. A x o di
talvolta diftim?ueanfi col nome del loro padre *('>.<tt©- ó AW/w , # fkt?*& i
&ituvT&v ; Filippo fi eliaci di intinta, Filippo fiplitiol di Demetrio (opra tUt- 1
,
to nelle Ifcrizioni . V. PlinU liù. 7. cap. 5K. Gruferò , ed altri Collettori di
marmi ; i auali dipintivi però non cran cognomi gentili?;, nè paffavano a*
djfcenderm, come apprefTo vedremo) Sed Ù" ina minimum quandoquc&
,
plura cuique nomina imponuntur
(0 InCorìolaao. (2) In Mario, (3) Lib. 3. Antljuit. cap. io.
*

(4) In Coriolano . (5) In Mario t^ato» h tu* , «ed in M. Catone Cf*i


:

fono tn prtne. chiamalo terzo nome , e foprannome .


i6) Jnftit. liù. 2. de legau $. 20. (7) Klfel» hou* tv T/** .

Digitized by Google
4 PARTE
"**..• PR1 MA 1-

o di blafimo* fi prendeva • ma come nella feconda fatte farem chiaro,


. «bbero i Cognomt Romani tante altre origini nè loda , nè bifimo di-
• notanti. Aggiugne finalmente, che'l Prenome (i) prendeafi o dngli.An-
fenati, come appo i Greci era il nome di Eacide rifpetto ad Achille,
che difecndeva da Eaco ; o da' Benefattori , come ularono i Governa-
« .- dori delle Provincie , che a' loro propj nomi preponevano i nomi di
* coloro, da' quali erano fiati promofli; quali fono i nomi di Strateghi
• c di Coftantino. Maprimo efempio Eacide, fecondo il Romano co-
nel
ftume,. farebbe!! detto anzi Cognome, che Prenome d'Achille; e nel fe-
condo .efempio riguarda egli un coftume di tempi affai baffi , quando
rìmoffa da Roma l'Imperiai Sede, nè più foftenendofi l'antiche Roma-
ne ufanze, nell'imporfi de' Nomi nò regola, nè ordine, nè coftume de*
Maggiori pili ancora l'ifteffo Teofilo nell'in-
videfi ofTervare. Sbagliò
terpetrare il RefcrittoImperador Marco (2) diretto a Pompilio
dell*
Rufo , il quale cercava che gli fi
, aggiudicando i beni di Virginio
Valente già morto fenza eredi ab jntelìato, e ciò per mantenere la li-
•* bertà da colui a taluni nel teftamento lafciata: perciocché filma, che
Pompilio Rufo fiato fofle uno degli Schiavi affrancati nel teftamento lud*
• detto; fenza badare, che gli Schiavi appo i Romani non -avean Cogno-
fni •
nè Pompilio, ch'era nome Gentilizio, nè Rufo, eh' era ^Cognome di
famiglia Romana, poteano uiarfi dagli Schiavi che nè famiglia , nè
,

gente aveano. E quando aveffe voluto ftimarfi affrancato già, e fatto


Cittadino Romano, prefo avrebbe il Prenome, e'1 Nome Gentilizio di
Virginio fuo padrone, e per cognome ufato avrebbe il fuo propio an-
tico nome, fecondo l'ufo dc'Libeiti, e non già chiamarfiPow/»///© Ru-
fo . Quefti , e fomiglianti sbagli ne' Greci Scrittori s' incontrano per
non aver effi avuto, nè faputO bene il coftume de' Prenomi, Nomi, *
„ Cognomi Romani.
ì Patronimia vero * che appo i~€reci "Scrittori talvolta Teggonfi meri-
è lì

et , e i Proclidi Re di Sparta,
furon in- tovatì g 1 » Euriftenidi
così detti , perchè

ventati da' difecndevan dà due fratelli E uiiftene , e Prode (3); i Bacchiadi, c


Poe ti non per gli Eraclldi discendenti da Bacco, e da Ercole in Corinto , e Spar-
*fodiCog>io-. X3L f^. Euritionidi difendenti da Eurito Re di Ecalia; gli Agidi
"Vy* Wi£w-difccndenti da Agi Re de' Lacedemoni: i Pelopidi originati da Pelo-

(1) Detto da lui )Cf>ffJMnefióf . EVI *J Tlfatrifiiv , «WttVj ó £/;>fft*<JJcruó< .


Eft &
Praenemen , id cji Appelloùvum . Ove confonde il Prenome col No-
me appellativo, qual'era veramente il nome di Stratego da lui addotto
in efempio, il -quale comeche deliba dirfi Appellativo , effendo titolo d' uf-
f/io militare; mai però daKomani fu riputato Prenome. . ,

(2) Rapportato da Giujlini.ttio Injìit. de eo , cut Mo


t. naif, bona addu. §. T.

(3) Erodoto libA: (4) Eitano nel lib. dS Governi, ùt. Kcpuàiw JV»
nofonte nella Repubbl. de" Lacedemoni
TEMPO GRECO. 5
pe ri). E
mi Unente in altri luoghi della Grecia da A cri fio, Alcmec*
f;

ne, Atreo, Atteone, Eaco, Ettore, Laerte, Neflore, Peleo, Tindaro,


fi diflero i-loro difeendenti Acrifioni, Alcmconìdi, Atridi , Atteonidi,
Eacidi, Ettorìdi Laerziadi, Neftoridi , Pejidi , Tindaridi ec. Ma que-
,

lli nomi, che,


clic, li
fi turono il,
ratrontmtct, .inventati furono
dicon Patronimici, pm da'
11, più oa Poeti
roetl ,
e per lojo propio (l'ile ufati, affin di lodare que' loro Eroi, come ram-
polli, che da illuftri Ceppi tratterò "il nafeimento ; nè furono in ufo
per' cognomninarfi univerfaìmente le peifonc, e differenziarli tra loro.
Nè potrà dubitarli di ciò, fe porrafii ben mente all'ufo, che Ome-
ro fece de Patronimici in tanti luoghi 'della fila Iliade, de' quali balle»
ra qui recarne uno per faggio -(a):- - > »

Tei* *vò\ Hjtuónvt AI«>;;f tè'ruhotyr®' itfHH « •


m #

• * His praeerat Mepcs far Marti


Pbylides , àuem gemuti Jovi dileclus Eques Pbileui»
Ove chiaramente vedefi per pura e pretta amplificazione poetica darfl ,

da Omero a Mege il Patronimico Filide . E qucfl' ufo de' Patronimici


ritrovato per efaltare gli antichi Eroi , propio di Omero, che
fu sì

da Eliano (3) Ili modi maniera omerica di lodare : // figlio di %4rma- %

tadio Tefpieft, die' egli , venuto con altri fuoi paefani in foccorfo degli
%/ftenhfi, combattè valorofamintc da prima ; rotte poi , e confutiate le
proprie armi , colle nude mani contro gli armati combattendo , finì glo-'
rio/amente di vivere : onde io bo nominato quejìo giovane col nome del
padre, encomiandolo omericamemte (4).
-

Open? ufo però , comechè propio di Omero , trovafi nientemeno


da Poeti ancora frequentato. Cosi appo Efiodo (5)
altri Giove parlan-
do a Prometeo figlio di Giapeto , lo chiama Giapetonide%i 'Teert'Tiovi5'x •

l'ifleflb Giove (6) nomafi Ztùt K^iìnt, Giove Saturnio , come figlio
di Saturno (7). VI.
Introdortofi da' Poeti Greci quefl' ufo de' Patronimici fu non di II coflume de^
rado imitato altresì da* Profatori ; di che molti efempj v.e n'ha in Ero- Poeti fu poi
doto, Senofonte, Ateneo, Plutarco, Eliano, ed altri. Anzi Erodoto (8) tn* tat0
* roJ at0T,t
lunga genealogia talora intefle degli Emi, le cui getta deferi ve : cosi „

fa egli diAlelandro figliuol d'Aminta, per dimoflrare come traefle da


Perdicca l'origine; e di Ariflodcmo, di-Leonide, di Eutichide , por.
mo-
fO Plutarco in Lifandro, in C.Mario, ed in Evapora.
(2) Iliad. IL v.ózz. v. Plutarc. Ub. de Homero. (?) Far. Mot. lib.6. CAp.%.
(4) n*Tfs&w i» tòt rtxvlctv vpvafìiroy ja'iW: uC iòr òi/.itQ,r/.vf
(5) Nel fuo Poema Oper. dies v. 54. &
(à) V. 137. ed altrove. '

(7) E Virgtlio imitando al folito lo.ftile di Omero Aemid.V. v. 407.


chiama Enea Anchiftade , come figlio SAnchifc.
(8) Iti. 1. 7. e 8.
6 PARTE PRIMA
inoltrarli da Ercole difendenti; e talvolta introduce a parlare qualche
illullre perfonaggio, che vanta la fua grandezza colla lcrie gcnealogi-
ca de'fuoi Maggiori. Così il Re Serie volendo debellare gli Ateniefi,
tenne un confidilo di guerra, ove in telo il parere de' Principi del fuo
Re^no , paleia la fua rifoluzione , dicendo : Io non farci figlinolo eli
Dario , il quale fu figlio e? IJìaJpe , e quejli di sArannt , e quejìi di
*A, i*rannc , e quejìi di TiJp:o , e quejìi di Ciro , e quejli di Cam-

&*fi » e y^ft' di Jl.hcmene , fe non mi vendizafft degli %Aten '.cfi . Ma*


nicra ufata da' Vangclifti ancora nel delcrivere ia iìirpe di Criiìo ,
per moflrarlo difeendente da Abramo, e da Davide, al cui legnaggio
fu fpezialmcnte promelTo(t). E generalmente ofTervafi nella Storia, che
non folo i Greci, ma i Pcrfiani eziandio, i Medi, gli Affirj, gli E«
brei, gli Egizj, gii Sciti, i Germani, ed altri Ponoli Orientali, Afri-
cani, e Settentrionali non ufaron cognomi gentihzj, febbenc con lun«
ga ferie de' loro Avi coniervaflero non di rado la memoria del loro
Ceppo illuftre, fenza però, che in quella ferie cognome alcuno s' in-
contri (2). Ove per contrario i Romani col folo Nome Gentilizio di.
inoltravano il primo Ceppo della Gente, e col Cognome il primo Ca-
po della famiglia da quel Ceppo diramata, come nella Parte II. ve-
udremo
Tanto però egli è vero, che non folo i Poeti , ma eziandio i
Profjtori ufaron sì fatti Patronimici per magnificar le perfonc, di cui
parlavano, che qsando era taluno abbastanza celebre per fuoi coftumi,
non folea col nome del Padre , o di qualche fuo Avo cognominarfi .
Onde Ariftotclc ditte, che Sardanapalo, il quale per fuc golofità, e de-
licatezze fu rinomato d'avanzo, renderebbefi più ofeuro, fe fi voleffe
col nome di fuo padre AnacindaralTe cognominare (3), effendo più no-
co ai Mondo chi luffe fiato Sardanapalo, che AnacindaralTe.

(1) V. S.Cirol.imo Ccmm. in Mstth. lib. I.


<2) Abbiamo nel %. t. accennato , che la maggior parte del Regno fa
ce' pia antichi tempi fondata, © popolata da* Greci . Ma oltre de' Greci
trovafi anche memoria degli. Etrufci , i quali fecondo Catone riferito da
Patercolo lib. 1. top. 7. fondarono Capua, e Nola ; e fecondo Strabone lib. 5.
tennero anche un tempo la Città di Pompea [che fituata credelì ove oggi
^ Torre dell'Annunciata.] Quefti Etru<ci perN o furono anch' e Hi di gre-
.

ca origine, come venuti dalla Lidia, fecondo Strabone loe.cit. o di origi-


ne Cananea, o Moabitica fecondo le congetture non difpregevoli del dot-
tiffimo Scipione Matteo [nel fuo Ragionamento degP Itali Primitivi ] nelT
Una, e nell'altra ipotefi nè pur eflì ufarono gentilizi cognomi.
(?) Ateneo Dipnof. VI IL OV «JW5*<»W>»' ir** x*to w<x(.ootrys&it* <rf
9*rpòt A^-stiW *? « Quem ebjcvriorem eff* far «o^nomine fatrit dixit Ari.
:

Digitized by Googl
TEMPO GRECO. 7 vii.
Finalmente chiara pruova del non efferfi da'Greci reputati i Pa- CU Storici
tronimici per veri cognomi, poffiam ritrarre dall' oflervare, che gli Sto- nm fifi™"
ron e

i l»
1 Mt "
degli uomini illulln
*
rici di quella Nazione nel defcriver la vita , e nel dife"nare
,
cu • r>
natali
• • 1
lebbene ci rapportino 1 coloro Patronimici, per Cornami nel
f"
trontmtctper •
1
• •
. . .

additarci il chiaro ceppo, ond'eran quelli derivati, pur non fe ne av- dijìinruere le
valgono per cognominargli e diftinguerli da altri uomini di fìmil no- perfine a un
,

me. In fatti Diogene Laerzio parlando di Talete dice» che fu coftui medefum «»- ,

figliuolo di Eflamio della famiglia de' Telcidi originati da Cadmo, e me m


da Agenore ; e pur lo diftingue dagli altri Taleti , chiamandolo col
nome della patria* Milefio, e non già col patronimico Teleide, oAge-
noride (1).
Trovafi anche talvolta ufato per diftintivo non già il Patronimi-
co prefo dal primo Antenato, ma il nome del padre, non tanto però
da' Poeti , quanto da' Prol.uori , come Demoftene ( de Corona ) di se
fteffo parlando: AauisSiriff &i!pi?$tr*s , Demojlbenes Demojìbenis filius. Al*
trove:X>.iW XhL>r&> Cleon Cleoni* f. Tucidide ( lib. 8. ) parlando del
tiranno de' Samii $xp>>aìx(M ni $*c,y*,3«i**i Pbarnabar^o Phamabar^i fitto.
Amano: A'&iriyìa*'.^ A's^ra'/TaX*. %/Jrijlobutus t/lri/ìobnji f. di che ve n'ha
efempj affai ne' marmi, ed alcuni anche nelle monete, ed appo Livio
lib. 45. cap. 26. vtfndionicus *A>ukonici filius . Ma quello ufavafi da ta-
luno per diflintivo a poterà" diftir.guere da un altro, che aveffe l'iflef-
fo nome , non già per cognome gentilizio ; perchè non tramandava!!
da' padri a' figli , e nipoti , come falli de' Cognomi . Vili.
Dopo la morte di Alcffandro Magno avendo i fuoi capitani , e Soprannomi
favoriti occupato, e divifo fra loro in tanti Regni quel vallo Imperio P rcfi * oditi
da lui conemiftato; onde furfero i Re d'Egitto, quei di Siria, quei del-
c>
^ % {j>€Ct '
la Macedonia, e quei dell'Alia Minore; trovanfi coftoro mentovati da-
gli Storicicon varj foprannomi di Aulete , Calli»ico Cei auno ì Dofone &c. 1

1 quali foprannomi o furon da effi prefi, o dati loro da' Popoli per va-

rie cagioni (2) . Nò folamente appreffo gli Storici , ma nelle monete


anco-

(1) Lib. t. nella vita ài Talete . Così ancora nella vita di Per'tanJro
lib. 1. lo dice figlio di CiflVlo della ftirpe Erculea; e pur lo chiama Co-

rintio, e non già Eraclide. Nella vita dì Platone lib. lo deferive della
famiglia Collitea; e pur lo chiama Ateniefe, non Collitide . Nella vita
di Demetrio lib. 5. lo dice figlio di Fanollrato della famiglia di Conone ;
e pur Io nomina Falereo, non pia Cononide . In quella di Epicuro lib. 10.
lo divifà della famiglia de'Filaidi; e pur lo chiama Ateniefe, e non già
Filaide.
(2) Ci attefta Paufania in Atùc.pa?. 14. che nell' entrata del teatro mu-
ficale d'Atene vedevanfi le ftatue de' Re d'Egitto; ed in ciafeuna bafe di
quelle fi leggeva il nome di T oliane , diftingùendoG però con varj fopran-

nomi.
9 PARTE PRIMA
ancora' di que' Monarchi leggiamo imprcffi que' foprannomi ; anzi in al-
cune fc ne leggono due, ed in altre tre: come in quelle del XII. Re
della Siria Demetrio If. leggiamo BA5IAEQ2 AHMHTPIOT
in cui
GEOT «IAAAEA^OT MKATOP02, Regi* Dememi Pbiladclpbi Nica.
torti: Tn quelle dell' ultimo Re della Siria Antioco, detto PAlìattCO (i)
legali BA2I \Efi2 ANTIOXOT Eni*AN'OT2 *JAOriATOP02 KAA.
AINIKOT, Regie Antiochi Epipbanis Pbilopatoris Cailinici (2).
Nè da' foli Monarchi, ma da altre perlòne ancora ufavanfi tal-
Soprannomi v °l ta foprannomi Appo Ateneo (3) leggiamo un Dionigi foprannoma*
.

v.fati aurora to Gracile un altro Eneo (di bronzo)



un altro Giambo un Egemone
-

da uomini di ibprannomaco Lenticula j unMenccrate medico, che prete il foprannome


, 0 diG/ox/f(4); un Nicagora foprannomato Mercurio (5). Mnafea di Lo*
èafra fcrttt- cr ^ 0 di Colofone, e Lesbia donna ebbero cramendue il foprannome
j

di Salpa per aver l'uno, e l'alerà comporti libri di varj fcherzt (c>).
Cimone Ateniefc fu foprannomato Coaiemo (Stoico) a cagion de' fuoi
vizj
4

Domi poiché in una vedevafi aggiunto Ttumetore\ in un'altra Filadelfo%


;

in altra Sotero &c. Similmente Plutarco ( in M. Cartolano , e d in C. Mirici)


fa menzione di fimili foprannomi ,defcrivendogli originaci o dalle getta glo-
riofe, come que' di Sottro , CalUnico^ e Nicatvre ; o dalla difpofi/.ione del
oorpo, come Fifcone, Grifate \ o da' buoni anecci dell'animo, come Fila'
éelfb, Evergete j o da' rei coftumi, come Deferte , Lamttro ; o dalla forco*
tia, come Eu demone
(0 Perchè fu educato nell'Afia. Appian. Alex.inSyr. in fine.
(2) Vaillant hijiov.Rep.Syr. Tranne però i foprannomi ìgnominiofi non
prefi già da efii Monarchi, ma daci loro da' Popoli ? odagli Scriccori ; co*
mt Grifone ( di nafo grotfo o adunco) foprannome di Ancioco Vili. (v.Giu-
,

Ji'mo liù.ìy.) Dofoncy foprannome daco ad AncigonoXIV. Re de' Macedoni,


elie "molto prometteva , e poco adempiva ; onde fu foprannomato A*V» (da-
rò futuro primo del verbo A/fw/xi ) come narra Plutarco (in F.Aemilio)'.
Aulete ( Sonatore di Flauti ) foprannome di Tolomeo X. Popone ( Barba ) ,
foprannome dato ironicamente a Seleuco II. perchè non avea barba To lo* .

meo VII. faceafi chiamar Everrete (Benefico); ma dagli Alefsandrini era


foprannomato K*k;ic>«j»{ (Malefico), Come dice -Ateneo (lib.xz. cap.iv.) e
Fifone (Panciuto) DicdoSic inExcerpt. pag.$6i. Quetti, e fintili fopranno*
mi dati da' Popoli, o dagli Scrittori a' Princìpi, per dinotar qualche difet-
to de' medefiini, non poifono certamente trovarli nelle loro monete, le
quali non coniavanfi , fe non di loro autorità; onde non pottfano elfi me-
de/imi attribuirli que' foprannomi , che li rendevan difpregevoli , e od ioli.
(5) Dipnoj. Uh. 7. cap. 7. e 10. lib. 3. cap. 17. liù. ìo.cap. 12. lib. II. cap. 7.
(4) Come fottoferiveafi nelle fue lettere, di che da Filippo Rede'Ma»
Cedoni fu derifo, Eliano Far. Ifi", lib. li. cap. 51. * • •

(«;) Clemente Alcfandr. Admortit. ad Gent. paq. 27.'


(6) Prefa l'allufione dal pefee Salpa, il quai è vario, e vergato di liq*e
diverfe , Atene» lib. 7. cap. 20.
TEMPO GRECO. 9
s

vizj (i). foprannome di Buono per efTere (lato benefi*


EbbcFocione il

co vedo tutti (2) Finalmente anche Laide femmina di partito fu fo.


.

prannomata A'5/r» (Accetta) per lue ruftiche , ed efferate maniere (3) . ^


Quelli però non furon Cognomi Gentilizj, ma foprannomi dati, I Sopranno^
o prefi da quelle fole perfone , che ufarongli nè tramandavano* da' mi non fu- :

padri a' figli; perciocché i figliuoli, fe avean qualche foprannome era ron Ctenomi ,

quello più volte diverfo da quello del padre. In fatti tra i Re del» Gentilizj.
le

la Siria il pr imo, detto Seleuco I. fu per le fue vittorie foprannomato


Nicatore ( Vittorìofo (4) Succeflegli nel Regno il fuo figliuolo An-
:

tioco L il quafebbe lòprannome di Sottro (Salvadore) per aver libo*


rata l'Afia dall' invafione de' Galli: Il figlio di coftui, che fu III. Re
della Siria, detto Antioco II. fu da'Milefii foprannomato Dio (5) per
avergli liberati dalla fchiavitù di Timarco loro tiranno : Gli luccefTe
nella Corona il fuo figlio Seleuco II. foprannomato Callinico ( Vittoriofo):
A coftui fuccclfe Seleuco III. fuo figlio, foprannomato Cerauno (Fulmù
ne [6) ; e morto coftui di veleno, il fuo tracello Antioco III. per lo
B fuc
(1) Plutarco in Cintone»
(2) Com. Nipote in Pincione
, e Val. Mafs. cap. 8. Ext. lib. 5. U
(?) Ariftof. Bizanzio appo Eliano Var. Ijl. lib. iz. cap. 15.
(4) Appian. in Syr. pag. 130.
(5) Appian. loc. cit. Furon di vero sii Orientali, e (òpra tutto i Greci
molto inclinati a venerar come Dei i loro Sovrani. Negli Atti degli Apo-
ftoli XII. zz. Erode Agrippa venuto inCefarea, ed allifo in pubblico fo-
glio, avendo parlato al Popolo, fu da quello, come un Dio, acclamato:
Dei voces, &
non hominis Nò folamente il già detto Antioco, ma ezian-
.

dio molti fuoi fucceifori Re della Siria , come ancor Tolomeo I. da' Ro-
diani, Antigono Re dell'Alia, e Demetrio Poliorcete fuo figlio dagli Ate-
niefi ebbero foprannomi di Dei, e come tali furono venerati, fino ad er-
ger/! loro Altari, e Tempi, ferviti da Sacerdoti al coloro propio culto de-
putati , v. Plutarc. in Deumùo . Onde nelle loro monete leggefi prima d'o-
gni altro titolo quello di 0EOT, Dei\ e talvolta Regine ancora fu
alle
quel titolo attribuito Nelle monete di Tolomeo
. veggonfi due tefte
II.
unite, una fua, ed un'altra di Arfinoe fua moglie , colf ifcrizione ©EfìN

AAEA*HN Deorum Fratrit y <& Sororis; in quelle di Cleopatra, e di An-


tioco VIII. fuo figlio Re della Siria leggefi BA2IAI22H2 KAEOriA-
TPA2 OEA2 KAI BA2IAEQ2 ANTIÓXOT Rcginae Cleopatrae Deae ,
& Re^is Antiochi . V. Vaillant. Hijì. Reg. Syr. in Cleopatra ; e Spanemio do
Ufu, & Praefl. Numifin. Differt. 7. cap. 3. ». z.
(6) V. S. Girolamo in Daniel. 11. Quefto titolo fu da prima a' falli Nu-
mi, e quindi a' Principi attribuito. Uno de' titoli, che diede a Giove il
Gentilefimo, fu quello di Fulminatore in Latino, e di Cerauno , o Archi-
ctrauno in Greco , come da' marmi , e dagli Scrittori è affai noto . Da Giove Io
trasferirono in perfona de'Re i Popoli y e leggiamo in Giuftino Ub.i6.cap.$.
cheClearco tiranno d'Eraclea non folo voll'effer tenuto per figlio di Gio-
ve , ma diede ancora al fuo figlio il nome di Cerauno per dileggiare i Dei,

gitized by Google
10 PARTE PRIMA
fue gloriole gcfla ebbe il foprannomc di Magno (i). Dopo eofìui due
fuoi figliuoli tennero lucceffivamentc quel Regno, prima Seleuco IV.
•ibprannomato Filopatore , per l'amore, che al padre portava; e poi il Tuo
fratello Antioco IV. da' Sirj foprannomaro Epifane (Illurtre), perchè
ricuperò il Regno paterno invaio dagli ulurpatori Aranieri (2); ma da*
Samaritani in una lettera, che mandarongli , ebbe il titolo di Dio Epu
fané, e cos'i trovafi intitolato nelle lue monete fa). Succeduto a co-
fìui

(1) Appìan. in Syr. in brine. & p.if>. 131. Ufaron lo fteffo titolo di Ma-
gno alcuni Tolomei Re d'Editto dopo di Alefsandro
, e prima di colto-
ìro ufaronlo Serfe , ed Artalèrlè Re della e ne' tempi più baffi
Perfia ;

Rietini Re Parti. V. Erodian. lib. 3. cap. 30. liù. 4. cap. iS. oltre a Coftan-
tinO Imperador de' Romani , e tanti altri fuoi fuccéifori,
(z) Appian. in Syr. pi?. 1 17. Nella Volgata IL Machab. 10. vien chiama-
to Nubilis: nell'uni, c nell'altra guifa va ben tradotta la greca voce ìL'*t?au>iìt.
"
(3) V. Vaillant Jlijl. Re$. Syr. in Antiorho IV. Quello greco titolo Epifa-
ne , che traduce!! comunemente lllujhe^ o Nobile r quando trovali unito col
titolo DÌO) propiamenre dinota Vijibile , o Preferite . Diedero da prima que-
fto titolo Gentili agli Dei, alle anime degli Eroi, e a' Demoni, quan-
i

do immagimvanlì , che quelli appannerò , e fi rendelfero prelenti , e vi-


abili a' mortali . Ni quelle credute comparfe le filmavano vane , ma di
molto loro giovamento ; in guifa, che i loro Sacerdoti giuntatori facean
mofira di procurarle per arte mimica: perciocché giuda V arcana loro Teo-
logia credevano, o per lo meno davano cosi a credere al golfo volgo, che
quando i Dei fi compiaceflero di mani tettarli agli uomini, ciò non facea-
no, fe non 0 per recare la falute agl'infermi, o per diffonder lume alle
menti umane, o per ingerire qualche virtù negli animi , onde quelli fom-
mo gaudio, ed amor divino fentilfero. E delle apparizioni degli Eroi di-
cevano eifer propio l'incitare i mortali a' fatti egregi. V. ] ambite. He My-
Jìer. Aefypt. tit. Quandi alia Numina aiiter appare ut &'c. Non era pertanto
appo efioloro V Epifania una fempliee comparfa, ma un'efficace, e falute-
\ole prck-nra del Nume , che mortrava impiegarfi a prò degli uomini ;
nel qual feudo fu prefa eziandio dall'Autor de' Maccabei lib. IL cap. r.24.
Da' Numi dunque trasferirono gli Orientali il titolo di Dio Epifane a'ioro
Sovrani, per venerarli come tanti Dei , che colla loro prefen/a foffero a*
fudditi di qualche giovamento. Nè il fòlo Antioco IV. ma eziandio altri
Re della Siria, alcuni Re d'Editto, alcuni Tigrani Re dell'Armenia , al-
cuni Arfaci, e Vologefi Re de' l'arti , certi Nicomedi Re di Bitinia ( ciò,
che però dalle fole loro monete apparifee ) ufaron il titol d' Epij ane t {eb-
bene non fempre aggiunto ai titolo Dio, ma fovente folo e fempliee ; nel
qual modo non tanto dinota Vifibile , o Prefente , quanto lUuflrt , o Nobi-
le . Da Cofroe in poi alcuni Re della Perfia ufaron quefto titolo in gra-
do fuperlativo ©E02 Efl 1+ A N EST ATOS Deus praefcntijfimut ( come
trovafi dato al Dio Ebone in alcuni marmi greci di Napoli , e di Cajar-
zà ) forfè per effer il titolo d' Epifane divenuto affai ordinario , come ufa-
to allora da' Regi Prefetti della Perfia, Simocatta Ijlor. liù. 4. cap. 7. Dagli
Oricn*

.
Oigitized by
TEMPO GRECO. u
fluì nel Regno Antioco V. fuo figlio , fu cjueni da* Sii j
per encomio
foprannomato Eupatore (figlio di buon padre (i). Quindi Demetrio I.
figlio diScleuco IV, Filopatore, fu™itofi da Roma, ov'era per ortag-
gio trattenuto, e portatoli nella Sina, occupò quel Regno, uccidendo
Antioco V. fuo cugino; non trovali però foprannomato Filopatore % co.
me il fuo padre, ma Sotcre y foprannome datogli da' Babilonefi per aver
uccifo Timarco , che male amminiflrato avea il governo di Babilo-
nia (i) . Il coftui figlio Demetrio li. fu da* Si rj foprannomato Nic itcre :

(Vittoriofo), perche debellò l'ulurpatore del Regno paterno (3) . Simil-


niente Mitridate Re di Ponto ebbe foprannome di Evertere (Benefico) •
ma il fuo figlio, detto anch' ci Mitridate, fu foprannomato Eupatore
(
figlio di buon padre ) , e Dionifo ( Bacco (4)
B 1 Ecco
Orientali sì eoftume prefero finalmente i Romani onde di Augurto
fatto :

dille Ovidio Triji. lib. 2. eleg. 1. Per te praesextem , conspicul-mojje


Dtum. E Virgilio Echg. t. v.41. Ncc tam praesentes alibi co?s nofccre di.
vos .Simil' efpreliione usò Valerio Maffimo in Praef.it. inverfo Tiberio.
(1) Appian. inSjr.pag. 117. e I. Mubab. 6. ove dicefi , eh' ebbe tal fa*
prannome da Lilia fuo Ajo.
(2) Appian. inSyr.pa?. 118. * 130. Fu per fimil cagione dato quefto fo-
prannome ad altri Re dejla Siria , Selcuco I. Antioco I. Antioco II. Ami
Demetrio Poliorcete (efpugnatore di Città) V. Re de" Macedoni fu fopran-
nomato Dio Sotero dagli Attniefi , per avergli liberati dalla tirannide di Fa-
lereo , Pintore, in Demetrio , e Diorl. Siciliane lib. 20. Fu davo prima da'Gen-
tili quefto titolo a' loro Dei Nettuno, Caftore, e Polluce, Apollo, Bacco,
Efculapio, come a Numi creduti benefìci, ma fopra tutto a Giove, Pau-
fan. in Arcati. pa%. 469. e Strabene lib. 9. Avendo poi cominciato i Popoli
0 per timore , o per adulazione , o anche per gratitudine a venerare 1 lo-
ro Principi, a guifa di Dei, come tanti benefattori, e falvadori loro , o del»
Je loro Città, udron di nominargli co' titoli propj de'loro Dei.
(}) Appi.tn.inSyr.pi?. iji.
(4) Appia». in Mitrii. ptt&ijó, Simil diverfità di fopran nomi trova fi fra
1 Re d'Egitto, de' quali Tolomeo I. detto Ptolemieus Lagi (figlio di La»
go) fu da' Rodiani foprannomato Sotero [ Pauf.tn. in Attic pag.14. t Diodorm
Sic. lib. 20.], e dopo fua morte e^li, e Berenice fua conforte furon confe»
crati con titolo di ©EOI 2fTTHPE2 . Il fuo figlio primogenito IX. Re
de' Macedoni per l'audacia, e velocità nell' intraprefe mortr^ta chiamo/lì
Certuni [V. Pan fan. pag. 28.]. Il cortili fratello II. Re d'Egitto chiamofli
Filtdc'.fo (amante del fratello, o della forella) o perchè amò tanto Aifiuoe
fua forella, che prefela in moglie ; o ironicamente, per aver fatti morire due
fuoi fratelli [Paufan.pag.xz.] Il fuo figlio Tolomeo III. fu foprannomato da-
.

gli Egiziani Evergete [V.S.Ghol. in Daniel. 1 1.]. Succederli nel Regno Tolo-
meo IV. fuo figlio, ch'ebbe foprannome di Trifone (Voluttuofi)) per la vita,
che fra' piaceri menava [Plin. lib. 7. cap. 56". Eiiano Var.Ifl.lib. 14. 31,
Polib.lib.^.]\ e di Filometore (amante della madre), ironicamente,avcndo dati a
morte il padre, e la madre, per ufurparfi il lU$no }[Gii<Jiin.!iù.i9.cap.i r &c.]
11. PARTE PRIMA
. Ecco, chefoprannomi non eran Cognomi Gentilizj, trovandoli
i

cos\ divertì in pedona de' padri, de' figli , e dc'Jrarelli nè folo tra* •

Monarchi, ma eziandio, fra le private perfone. In fatti il padre di De-


mortene Oratore chiamavafi anch' ei Demoftene, ed avea dal propio me.
* ftiere il foprannome di Spadajo^ ma Demoftene fuo figlio ebbe due aU

^
Nomi della
tri foprannomi diverfi di Batulo , e di *Arga (i).

Trova n fi appo varj Scrittori alcuni uomini illufori della Grecia


Patri* .*i>- col nome della Patria mentovati , che potrebbe a prima giunta fem-
*'/"?". fer brare, eflcre fiato loro propio Cognome ; come Talete Milefio, Plato-
tlijìmttvt non
ne Ateniefe, Archita Tarentino, Pitagora Sarnio, Zenone Elea te ec.
Il'^'.j^^
mi Gentili^
Ma nè pur sì fatti nomi patrj eran veri Cognomi Gentilizj , da' pa«
dri a* figli tramandati *
trovandofi non di rado taluno i peci he aro eoa
Vi ' un nome patrio diverto da quello del padre : nè per veri cognomi
• tifati furono da quelle perfone, ma inventati piuttofto da^li Scrittori,

che di efle fecero menzione , per poterle diftingucre dagli altri , che
averterò rifletto nome. Ed univerlalmente gli Autori sì Greci , come
Latini Erodoto, Senofonte, Diogene Laerzio, Plutarco, Ateneo, Svi-
da, Eliano, Stobco, Cornelio Nipote, ed altri, per diftinguere aicuni
perfonaggi da altri di fimil nome, ne contraflegnano alcuni col nome
del padre, altri con quel della patria , altri con additar il meftiere,
ch'elercitato aveano, altri con qualche imprefa,per cui renduti fofTc-
ro celebri, ed altri ancora nominano fenz'alcuno aggiunto diftintivo s
Eliano (2): Due furono i Periandri , ei dice, uno Filosofo, ed un altro
Tiranno . Tre i Miriadi , uno fondatore del Cberfonefo , un altro figlio
di Cip/elio, un altro figlio di Cimone. Tre i Bacidi y il primo Greco , il
fecondo Ateniefe , il ter\o %Arcade Diogene Laerzio (3) dice: Furonvi
,

'nel tempo Jleffo quattro Pitagori , uno di Crotone , uomo tirannico , un altro

Filiafto Untore , il tcr~o Zacintio il quarto Samio Fìlofqfo.' Alcuni ag.


,

giungetevi un altro Pitagora Scultore di Reggio. Ed altrove (4) Furon- :

vi quattro Architi , uno Filofofo Tarentino , un altro Mhileneo mujìco ,


il terrò compofe un d'elle tofe di Villa , il quarto fu Poeta etE»
trattato •

figrammi .Anzi vita di Senocrate lib. 4. ne rapporta lei di


nella
t
quefto nome, ma niun di loro ne adduce nè Patria , nè altro ag-
di
giunto, che gli diftingua . Nè i fuddetti patrii nomi leggonfi traman-
dati da' padri figli, a guila di cognomi; anzi olfervianio il contra-
. - rio
(0 Spiegati (la Plutarco in Demofl.
(2) Var. Ijior. lib. il. fap.
?J.
(?) Lib. 8. Nella vita di Pitagora.
(4) Nella vita di Archita lib. 8. Similmente in quella di Demetrio Fa-
Ureo ne rapporta venti di quefto nome ; in quella di Eradide ne rapporta
Quattordici in quella di Dioeene ne novera cinque ; in quella di Democrito
;

ii in quella di Arijlml* otto, e tutti li diftingoe nella già detta r

xl by Google
i . _
TEMPO GRECO. ij
; * > /
rio in Diogene Laerzio (i), quale chiama Pittaco Mitileneo , per-,
il

chè nato in Mìtilene'y ma chiama poi il di lui padre Irradio Tracio,


perchè nativo della Tracia. .

Troppo mi rallungherei, fc in conferma di quanto fi è detto ad- uf0(i, u „ r0f


dur vokfii le monete, le medaglie, e l'ilcrizioni de'Greci. Potrà eia- j^ome Pro*
fcuno da se ftefib appo gli Antiquarj oflervare , che in quelle niun pio appo l
ufo di Gentiliij Cognomi li rinviene; ma folo talvolta qualche perfo- Greci offer-
nel e '*
nagoio diflinto col nome della patria , o con quel del padre , o con J .

quali he foprannome, ninno però di queftt nella famiglia perpetuato .


Anzi nelle- monete de' Re di Siria, ed in quelle de' Re d' Egitto veg- *n£.
gonfi padri, figli, e fratelli , ciafeuno col fuo proprio foprannome. NeU -*
'

le monete rapportate da Volfango Lazio (2) vedefi impreffo un folo •

nome LvfimatJìus , Perfeus &c. In quelle rapportate da Vaillant (3) %.


veggonfi gli Eroi , i Magiftrati , ed altri uomini illufori con un fol
nome deferirti Nelle monete degli Smirnei coniate in onore di più.
»

loro egregj Medici un fol nome s'incontra : E.ETEI2 Xeujìs. IKE2I02


Ictfius. A0HNArOPA2 *At benavrà* AI10AAO&ANH2 ^fpollophanes .
.
.

IATPOAfìP02 Jatrodorus. 2APAnmN


Sarapion . inriOKPATH2 Hip-
pocratcs (4), ^. XIIT.
Ma per vie più raccertarci, che nè i patronimici, ne i fopranno- £ nclPEpU
mi, nè i nomi della patria ufati furon da' Greci per veri Cognomi , Jlole.
batterà dar occhiata alle loro Epiftole , nella fopraferitta delle quali
(giufta l'ufo di oue' tempi ) leggefi il nome di chi fcrive, e di colui,
a chi fcrive, lenza cognome, in quella guifa
fi : Talete a Ferccide:
Anatrimene a Pitagora; Archita a Platone , falutc . Come fi può vedere in
ben vemifettc lettere ferme da varj Filofofi a' Principi in tutta l'opera
di Diogene Laerzio (5) ; in quattro frammenti di lettere fcritte da Se-
-nofion. / •

(1) Ltb. r. Nella vita di Pittaco» (2) Rerum Grattar, lib. 2.


(3) Numifm.Graec.Imperat.irt fine tit.Urùium Il!ujire; t &' UrbiumMagiflratue.
(4) In alcune monete però trovati il nome della Patria, come in quel- •

le dagli Smirnei coniate in onore di Ermogene , ove leggefi EPMOPE-


NH2TRIKKA2; Ermotcnc di Truca Città della Tenaglia. In altre leg-
gefi il nome del padre, come in quelle di Giafone IA2J2N IA20N02,
Giafone fiplio di Giafone ; ed in quelle fatte in grazia di Metrodoro MH-
Tf 0AnP02 I1A2IKPAT0T , Mctrothro figlio di Paficrate . V. Riccardi
Mtad Di(fert. de Nummi; n Snij/rnueU in Mvdicoxum honorem percuffis .
(5) Io non so, fe quelle lettere fieri veramente fatte dagli Autori, di
.

cui portano il nome, ovvero formate da Laerzio a tenor delle notizie ri-
cavate forfè dalle fcritture, ch'ebbe in mano; comunque però fia , fe Laer-
zio le compofe, etfendo egli Greco, e narrando 1 fatti de'Greci Filofofi ,
le dovette alPufo Greco certamente formare. L' ifteffo giudizio è da farli
dell' Epiftole fcritte, come taluni credono, da Ippocrate Medico a vari Filo-
fofi , e ad altri "Uomini illuftri , e nelle rifpollc adeflblui fatte da medefimi.

*
. .- Digitiz
14 PARTE PRIMA
rofonte ad Efchine, aCritone, a Sotira, a Lamproclo ; in dodici Epi.
XIV. ^°l c di Platone a molti Tuoi amici, ed in altre lettere di Greci Autori.
V fi ef]o ufo
i
Ecco abbafhnza provato, che i Greci non ebbero in ufoCogno*
enervato nel mi perenni, e collanti nelle famiglie. Or poiché il Regno noftro ne'
Regno per fuoi primi tempi fu da Greca gente occupato, finché Le Greche ufan-
tutto il tetn-
zc ritenne, norì uso Gentili /.) Cognomi. Onde tutti que' valent' uomi-
-

po ,cco.
c ^ c j n quell'età qui fiorirono, fono a noi dagli Scrittori, che ne
han confervata la memoria, fotto un fol nome additati.
* n ^ ttl ^ ant ' ca Città di Cottone, detta da Paufania Colonia degli
Pov rt'dal
"
Spartani, da Livio Città Greca, e da Strabone Città dagli Achivi fon-
h fiorite.
data (i), ebbe tra' fuoi più celebri cittadini xAlcmcone ,*.4flone FiloLto, ^

e Milonc filofofì difcepoli di Pitagora; Temo poetcffi, e filofofa figlia


di Brontino Crotoniele, e moglie di Pitagora; Mia figliuola di Tea-
no , e di Pitagora , che infegnò fiìolofia nella cattedra di fuo padre
;
Teleauge altra figliuola di Pitagora, anch' ella filofofa ; un Pitagora ti-
ranno ( diverto dal filofofo, il quale febbene viffe, ed infegnò in Co-
tronc, fu però nativo di Santo) (z) ; un Orfeo poeta eroico (3) ; un
Panica {Lunario (4) ; un Democidc filofofo, e medico (5) ; un altro
Milonc celebre lottatore, e ghiottone [6). Quindi vedefi chiaramente,
che i noftri Greci non ebbero ufo di Cognomi , poiché due uomini ce-
lebri avean tutti e due il nome di Milonc: non potean diftinguerfi col
nome della patria, la qual'cra comune ad entrambi; non dal nome del
non aveano; e
potuto altramente
'effoloro, poiché
uno era filofofo, ed un altro atleta.
La
Città di Reggio da Strabone, e da Eliano riputata Colonia
de'Calcidefi (7), tra gli altri fuoi poeti ebbe Cleomette , lùteo t e Simo-
nidc (8); un SilJace pittore; un Pitagora , ed un Clearco ftaruarj ; un
f.ico iftorico padre di Licofrone il" tragico (p). L'an-
.

(1) Payfan. in Laro*, pag. 161. Liv. òy.23. cap. 21. UÙ.Z4. cap.ì.Strab. lih.6.
(2) Dic%. L;erz. lib. S. iti Alaneone , in Pitagora , ed in Fiivlao . Cicer.
Hit. l.de Nat. Dcor. Sviila in Fil«lao

(?) De' tempi di Pifftrato tiranno di Atene, di cui fu famigliare , di-


verfo però da Orfeo Trat to . V. Sviti* in Orfeo Crotonie [e
(4) Paufaii, in Elite. Pojler. par,.^6g. (5) Figlio di Callifonte de' tem-
pi di Dario Re dt Perfia . V. Erodoto lib. 3. Ateneo lib. 12. cap. 4.

(o) Ateneo lib. IC. cap. 2. FU». Jjl. Nat. lib. 7. cap. 20. lib. 37. cap. io.
C'uer. de fcneil. cap. 9. e 10. Eliano Far. Iji. lib. 2. cap. 24.
(7) Straù. lib. 6. Elia», lib. de Governi ut. de Regini.
(8) Ateneo lib. 9. cap. 14. lib. 13. cap. 8. Eliano lue. cit. Svila in ìbico .
(o) Aieneo lib. 5. cap. 12. Diog. Lacrx. lib. 8. in Pitagora. Paufania EìiaC,
pcjlcr. fhig. 350. Sv'ida io Ikof ., .

-Digitized by Google
TEMPO GRECO. 15
L'antichifsima Città di Locro fituata , come crede il Cluverio
ove oggi è Gerace , e tenuta da Strabone per Colonia de' Greci Lo-
crefi, tu patria di tre dìfccpoli di Pitagora, e maeflri poi di Platone,
i quali furono Eurito, Filolao f diverto dall'altro Filolao Crotoniefe),
e Timeo , dal cui nome Platone intitolò un fuo libro (1) ; come an-
cora di Onomacrito , difcepolo anch' ei di Pitagora; di Filijlione Medi-
co; di Glauco , che fcriflc dell'arte di cucina ; di Eraftppo , e di Se-
nocrito poeti ; di Zelano legislatore, e d'altri uomini rinomati (2).
La difhutta Città di Elea fuuata ove oggi è Pifciotta, fecondo
il Cluverio , o fecondo altri , ov' è Cartel della Brucca , fondata da*
Focefi (3), diede al mondo Zenone inventor della dialettica, e molti
Filofofi di lui feguaci, come Parmenide, Leocippo, Ippia, ed altri (4);
un famofo grammatico Palamede ; c Nicia poeta (5).
Nella Città di -Metaponto da' Greci fondata {6), forfè ove oggi è
Torre di mare, come crede il Cluverio , fortirono i loro natali Me*
topo, ed Ippafo filofofi Pitagorici (7).
Neil' antichifiima Città di Turio creduta ove oggi è Terranova,
detta prima Sibari , fondata d.igli Achivi;poi diftrutta, ed in poca di-
ftanza riedificata, e nomata Turio dagli Ateniefi (8), nacquero *4lejji
poeta comico figlio di Mcnandr'o comico, e padre di Stefano, anch' ei
comico
ra

gli
W*
La
; un altro poeta Erodoto
.

Città di Taranto, che gli Autori


Spartani fpurj credono
;

...
ed

comunemente fondata
Ippodamo difcepolo di

noverò tra' fuoi egre-


sì' greci,
,
come
Pitago-

: .

latini da-

gj cittadini Zeuft , %Apollodoro , ed Eraclide medici (io); Archita filofo-


fo , e matematico eletto da' Tarcntini ben fei volte per lor Capita-

no (11); *AriJìoffeno difcepolo di Ariflotele , e Liftde difcepolo di Pita-


gora

(1) D'0/< Laerz. lib. 3. in Platone»


(2) Artflot. lib. 2. Polit. cajp. io. Ateneo lib. 3. cap. zg.lib.j. cap. 20. Elia*
1

no né Governi, tit. de' Locrefi , e Far. JJior. lib. 2. cap. 37. lib. 13. cap. 24.
Val. Maff. lib. 6. Ext. cap. 5. ». 3. •
(3) Strabone lib. 6. Gellio itb. 10. cap. 16.
(4) Diog. Laerz. lib. 9. in Zenone , in Leocippo , ed in Parmenide . Srabone
itb. 6. e Svìda in V. Elea , ed Ippia

(5) Ateneo itb. 9. cap. 1 2. e Svida in Orfeo Tracio


(6) Strabene^ lib. 6. Giuflino lib. 20.
(7) Laerz. lib. 8. in Ippafo, e Stobeo ferm. t.
(8) Strab. itb. 6: Cluver. Introd. in Geogr. itb. 3. cap. 31.
(9) Svida in Aleffi . Arijlot. Rettor. lib. 3. cap. 9. Stobeo femt lot.
(10) Galeno comment. i.al itb.6. tf Ippocr. de' Morbi Popolari. Laerz. lib. 5.
in fine . Pitn. Ift. Nat. lib. 10. cap. 4.
(11) SvÙU in Archita . Laerz. Ub.%, in Archita . Eliano Var, Ijì. lib.7. cap.14.
xS PARTE PRIMA'
gora (i); Scìrtt poeta comico, ed Icco famofo atleta (1).
Nella diftrutta Città di Cuma da' Cumei d'Eolia, e da' Calcidefl
fondata (3), fiorì ne' tempi gctcufrijlodemo tiranno figlio d'Ariftocrare(4).
Trovali ancora Ateneo (5) mentovato Eumaco napoleta-
preflb
no greco gefta d'Annibale. Similmente Poh
Iftorico, che fcrifle le
difccpolo di Pitagora fu Lucano (6) , abbenchè non fappiafi di qual
Città della Lucania: e Blefo poeta greco nativo d'Italia, che non fi
sa certo fe flato fofle della M. Grecia , o della Sicilia , o dell' Ifola
di Capri (7). Da Livio finalmente vengono mentovati Egea Capita-
no della cavalleria di Napoli; Nicone t e Democrate Capitani de' Taren-
tini (8) . Con fimili nomi greci trovanfi tante altre perfone del Regno
noftro ne' tempi greci appo gl'Iftorici, ed altri Autori divifate, non
mai però con gentilizio cognome alcuno diftinte.
Dalle móne- Dalle antiche monete greche di quello Regno non può trarfi ar-
te no/he md- gomento veruno ; perciocché da poche Siciliane in fuori , nelle quali
la ncavalu il nome del Regnante leggcfì deferitto , come rEAfìNOS 5TPAK.OT-
2IOT BA2. Gclonis Syracujarum Rtgis . AIONT2IOT BA2IAE02. Dio»
nyfti Regis . ArAOOK AEOT2 BA5IAEA2 *Agathodis Regis &c. le
,

altre poi di quello Regno non portano impreflb altro nome , fe non
quello de' Popoli , da' quali furono coniare ; come NEoriOAITH2 :
Ki-apolitanac (Civitatis). KTMAIC2N: Cumanorum. PHriNGN: Rbegi.
norum . BPETTIftN Bruttiorum . MAMEPTINfìN: Mamertinorunt .
:

jAPANTINflN: TarentUiorum . OQTPlQN : Thuriorum . 2AAANTI-


NQN: ^WWww. KATAaNJATAN ( Dialetto Dorico in vece di
:

) Catdoniatarum . KPOTftNIATAN
YL^xcHi*™ Crotoniatarum {9).
_.
vn :

Bensì da' Lafciando adunque da parte le Monete, il collume finora dei'crìt-


Ibi nome lenza cognome t
greci marmi to de' noftri Greci Regnicoli di ufar un
qui trovati, raffi ben anche chiaro da quelle poche Ilcrizioni di que* tempi, le qua-
pofleffori, da' tremuoti, dagl'incendi, dal guaito,
li dall' abulb de' loro
e da

(0 Svuìa in Ariflefteno. Laerz. Ub. 8. in Pitagora.


(2) Ateneo lib. 9. cap. 14. Eliano Var. Ijl. Ub. II. cap. 3.
(5) Strab. lib. 5. t .

pigro, o per fue


<4) Svida in Ariflodemo . Fu queAi o per 1 ingegno
effeminatezze foprannomato Molle. Appo coftui ncoverofli larquinio Su-
perbo, quando abbattute le forre de' Latini perdè ogni fperanza di torna-
le in Roma , onde morirtene in Cuma . Livio Ub. 2. cap. 1 1.
(5) Dipnof. lib. \$.cap. 5. t lib. li. cap. 12.
'
(6) Stoico Jerm. 9. -

V. Ifacco Cafaubono Animadv. in Athen. loc. ctt. t Voflio


de Poet. Graec.
(7)
(8) L'tb. 23. cap. 1. lib. 17. cap. 17.

(9) E tante altre da Uberto Goltzio rapportate, StttUae, & M. Grae-,


tiae hijloria ex antiqui* numifmatibus illuftra
TEMPO GREC O.* 17

e da ogni altro furor militare campate, fono a memoria noftra , ode'


noftri avoli rimafte . Intendo però delle Ifcrizioni di quc' Greci , che
non per ancora alle romane fogge adulati tencvanfi al natio coftume; ,

nelle quali non trovali perlbna veruna, che cpn un fol nome, e quello
femprc greco, non mai romano. Eccone alcune della Città di Napoli.

SfìSÌlIATPA . ZTATIOY XAIPE .

So/ìpatra Stetti ^fve (1). ( filia )

Qpefto Stazio fu fervo forfè di qualche Romano, ufando un no»


me comune a' fervi, come nella Parte II. vedremo.

AAJAOKfì n AI AI a TAYKYTATn
. .

Daeloco puero dulcijftmo (z).

ZHIAOS ZniAOY IIY0IA NIKH2A2 0EOIS


. . . .

Zoilus Zoili (filius), qui in Pytbiis (ludis ) vicit t


Diis (3),
Eccone un'altra di Calteli' a Marc di Stabia.

MYPINOX KAI YriEIA . .

©EOTIMfìI . Tfìl . Yini


ETON . ir . MNEMH2 . XAPIN
Myrhus f & Tgia Tbeotimo /ilio Quorum XIII. Memori ae grafia (4)^

HAin
MI0PA
YITEPCaHPIAC
BPiinoYnpAi
CENIOC
CArAPICOIKO
NOMOC
Quello marmo non parmi, che fia dato ancora in luce. Mi viea
riferito trovarli in Venofa nel cantone della cafa de' Vitagliani , pofle-
duta da' Bagnuoli . L' ho qui fcritto tal , quale mi è (lato comunica-
to ; credo però , che fia feorretto , e che nel terzo verfo debba leggerli
TFIEP CftTHPIAC ; nel quarto , e quinto BPITTIOT IlPAICENTOC,
per poterfi tradurre: Soli Mjtbrae. Pro falute Brittii Praefentis, Saga*
C ris

[1] Rapportata da Capaccio Hifl.Neap. lib. I. cap. 19.


[i] Capac. lib. 1. cap. 22.
[3] Capac. lib. 1. cap. 15. , e Reinef. Claf.I. num. 205.
[4] Capac. lib. 2. cap. 10., e Reinef. Ciaf. XII. num. 59.
#
PARTE PRIMA
rts Trovali ne' marmi un Cajo Brutcio Preferite Confole
Difpenfator .

nell'anno di Roma 906. un altro nel 070. (1), ed un altro nel 032.(2).
Sagari è il nome propio greco del fattore , lenza cognome , all' ufo gre»
co . Della Deità del Sole fotto nome di Mitra , fotto cui venerava!!
da'Perfiani (3), faffene menzione in molti marmi e nollrali , c foreftieru*
Le tre fecuenti fono di Re^io di Calabria.
O AAMOC THN PHriNQN
. . .

NIKANAPON NHU2N02 TOI2 0EOI2 . . .

Populus Rbeginus "Nicaneìrum Kiconts filium Diis (4)


Dovett' eflere quella Ilcrizione porta fotto qualche {tatua di Ni*
candro figlio di Nicone fatta dal Popolo di Reggio , ed agli Dei confe-
grata. In fatti Gualtiero la rapporta in una baie di marmo in Reggio.

APXONTfìN AE
NIKANAPOY TOY AEYKIOY . .

2YMMAXOY TOY HPAKAHTOY . .

«MAAKOY TOY WAISTIftNOS . .

. - KPATinnOY TOY KPATinriOY . .

TO KOINON TQN nEPI TON AIONYSON


. . . . .

TEXNITHN KAr nPOSENP-N . .

AINH2 OYN NIKQNOS THS . . .

EYN0IA2 ENEKEN TH2 EI2 AYTOY2


. . . .

•érebontibus Nicandro Leucii [ filio ] , Symmacbo Heracleti [


vero /. ]»
Pbilaco Pbiliflionis [/,1, Cratippo Cratippi
[ /. ] ,
omnibus ftmul Bac
ehi artificibus publicifque hofpitibus <Aines igitur Niconis bene*
, [ /. ] ,

volcntiae ergo in eos. Così vien tradotta da Gualtiero (5).


O. K.

<i)Gruter.p^. 300. ». 1. (2) Murator.inThef. pag. n.$.


(5)Strabo l\b. l^.Svìda v. Mithret.
(4) E
rapportata da Gualtiero Antiq.Tnbul. Sicil. y B^uttior.num. 5^4. &
CO Loc. cit. ». 3 62. Ma non panni, che fiali bene apporto; poiché la
voce TO
KOINON, eh' e c^o retro, l'ha riferita ad APXONTfiN, ch'è
fecondo cafo ; e la voce AINH2, eh' c fecondo cafo , l'ha fuppofto pri-
mo , e nome propio ma fe così foffe , vedrebbonfi qui feonckmente
:

due cafi retti , fenza faperfi , chi di quelli faccia la dedicazione Lodovi- .

co Muratore la rapporta nel fuo Teforo pa%. 545. num. e nel penulti-
mo verfo leg«e unite in una quelle due voci AINH20TN , e traduce
Aencfmm onde gli ultimi quattro verfi fono da lui così recati in latino :
\

Univcrfttas Dionj-j'iacorum Anificum , &


Hofp'tum Acnefium filium Niconis
TEMPO GRECO. i9

0. K.
nPOTAC EZHCEN ETH H
. . . (i)
Diis Mantbus. Protas •vix'tt annis Vili.

Eccone un'altra della Città di Gaeta.

EPMH2.
AIOAOTOS
BOH0OY
Enoi ... (2)
Mercurius . Diodotus Boetii [filius] ferii.
Dovette quella Ifcrizioae fcolpirfi nella baie della ftatua di Mer-
curio fatta da Diodoto figlio di Boetio.
Nè difmifcro in un tratto il lor ufo natio i Greci, dopoché mt«
fchiati co' Romani , cominciarono ad afluefarfi ni coloro linguaggio, eco*
Uume ; come da molti marmi greci, e latini ritrae!!. Eccone alcuni (3).
OI ITOAITAI SEAEYKON 2EAEYK0Y
AI2 TYMNA2IAPX0N APEANTA
TESSAPfìN ANAPfìN AAYKEA
APXH2ANTA APXONTA TON AIA
I1ENTE ETHN TIMHTIKON [ IEPA ]
A<t>POAITH2 EYNOIA2 [ %*p9 ] 0EOI2
C % Civu

[ ejus ] ienevolent'ue caufn trga iìlos [ fupplc ho>iorat ] . Non parmi , che
faccia buon fenfo ; oltreché quelle due voti appo Gualtiero fi leggono le-
parate. Del re/lo i'I/crizione non è intera; ma vi manca nel principio»
come apparifce dal verfo primoAPXON THN
AE, Arclxmùhits vero ma- :

niera di dire, che fuppone altre cofe prima dette . E poiché la voce AINHS
non e cafò retto, nè nome propio;ma fecondo cafo di AINTI, L par- ,

mi doverli così tradurre: Archonùlus vero Nicandro Letuii [ 0 Ludi] filio,


Symmacho Heraclcti f. Philaco Phil'tjlinnis f. Cmtippo Cr,rrippi f. Corpus Fa-
bforum Bttccho minijìrantium , &
Public orum Ho/pitum in lauderà utique Ni»
con'ts , bentvolentiae vero camfa in eos , Il Corpo dunque, o fi a Collegio de'
Fabbri deputati alla fabbrica del Tempio , o a fare i materiali da lèrvirc
al culto di Bacco, dedicò ftatua, o altro in onor di Nicone , e per be-
la
nevolenza [ nella voce TH2
del penultimo verfo leggerei bc~ THà AE
nevolcmiae vero caufa &c]
verfo di coloro, de' quali ha fopra parlato.
(1) Comunicatami dal gentililfimo Signor Barone Antonino.
(2) E
rapportata da Ligorio , e da Muratore in Thef. pa£. 475. n. 3.
(3) Rapportati dal noftro Capaccio , e da Rcinefio I. 203. 204. da cui
fono ftate inqualche parte corrette, e fupplite.
aó PARTE PRIMA
Cives Sdeucum Sdcuci f. bis gymna/ìarcbam , IV. vìrum , Praefe&um
Clajps t *Arcbont:m quìnqucnnalcm y Cenforium ,[Sacerdotem] Veneris y be-
nevoicntiae grafia Di:s.

H 4>PHTPIA HONIONAEfìN AEYKION •

EPENNION nYGHNOS: YION API2TON


APETH2 ENEKEN KAI EYEPTESIAS
AHMAPXH2ANTA AAYKEAAPXH2AN
TA TPAMMATISANTA APSANTA TON
riENl AETHPIKON 0EOI2
Pbratria Eonìorum (l) Lucium Herennium Pytbonif filium optimum,
virtutis, ac beneficentiae caufa Tribunum plebi* ,
PmcfeBum Claffis , Seri-
barn, Duumvirati quinquennale*} , Diti,
In quefte due Menzioni Reinefio con molta fugacità emenda la .

parola A ATXEAAPKH2ANTA $ che nulla lignifica; (limando doverli


leggere NATKEAAPXH2AN 1 A, per poterli tradurre Praefctlum Clajffis.

EN-
(0 Stimo, che fia {correttamente trafcrkto e , debba leggerli HBf2-
NIONAIftN, Hebonionaeorum per elfere ftati dedicati
, al culto del Dio Ebo-
ne, di cui evvi memoria in altri marmi di Napoli, e del Regno. Né fia
chi reputi ftrano , che fra gli onorevoli uffizi di tal perfonaggio s' incon-
tra il titolo di Yp*uti*riff<trr*
, Scrivano carica tenuta per altro a vile
:

da' Romani ; appo i quali non folo i Segretarj delle private perfone, detti
1
ne marmi Scriba* a manti, o ab epi/hlis y ma eziandio i Segretari, o Can-
cellieri de' Maeftrati , detti Snibte Aedilitii , Quaeflorii , Praetor'ù &c.
[ V. Cicer. Verr. III. 8. Svetonio in Vefpaf. cap. }. e fpeflb ne' marmi ] eran
da dozzina, e di poco fatario prezzolati [V. Corn. Nip. in Eumene cap. 1.
Plutarc. in Cat. Min. Cicer. Verr. III. 78. ] Cicerone chiama ben vero il
.

raddotto degli Scrivani oneflo , com' erano tutti altri ordini di perfone ,
ma non lo dice onorifico. Nè folo i Romani, ma gli Ateniefi ancora non
teneano in molto pregio sì fatto meftiere ; onde più volte Demoftene
[ Orat. de Corona ] volendo dare del vitnperofb al fuo avverfario Efchi-
ae, lo proverbiava per 1' ignobil carica di Scrivano da colui prima efer-
citata ("V. Diodoro Sicolo lìb. 15. ove parla dell'innalzamento di Dionifio
Tiranno; e l.ibanio Orat. de Falfa Le^at. ]. Eranvi tuttavia in Atene \ co-
me da Demoftene , da Polluce, e da' marmi ricavali] fra gli altri, gli Scri-
vani, detti del Popolo, o della Città [V.Tucidide lib.y. cap. 10.] , i qua-
li eran tenuti da molto, fpertando ad effoloro di leggere ne' pubblici par-

lamenti le lettere mandate al Popolo, fottoferiverfi nelle leggi , e negli


Statuti; ed erano in lómma Segretari del Popolo, e perciò di tutto lo Sta-
to, eifendo quella Repubblica Popolare [ V. lo Scoliafte di Tucidide Inc. cit.].
Del refto in altre molte Città ÓY Greci riputoffi onorevole quefr' impiego
[come della Città d'Efefo apparifee dagli Atti degli Apoftoli XIX. J5»]i
• per-

Digitized by Google
TEMPO GRECO. zi
4
EN0AAE KEITAI
KAPITHCA ZH
CACA ETH. 1À. HM. Ar
ANEI1AYCATO
nP.I KAA. MAI

Heic /ita eji Cbaritofa y q*ae vixit annis XIV. diebus XXXIII. Re»
quievit X. Kalend. Majas . (i)
Qui vedefi nel primo marmo un greco nomarfi all' ufo greco fen-
za cognome , Seltuco figlio di Seieuco ; e pure doveri' egli fiorire in
tempo, ed in luogo, in cui le romane ufanze avean di già fatta ra-
dice; come apparilo: dalle cariche di Quatuorviro, e di Cenfore, ch'ei
foftenne: Magiìtrart non già da' Greci, ma da' Romani introdotti Nel .

fecondo leggeii un figlio nomato all' ufo romano col prenome di Lu-
cio, e col -nome d' Erennio; ma il fuo padre nomafi all' ufo greco P/-
tone fenza cognome y perchè forfè allora qui cominciava il romano
coflume a barbicare. Nel terzo onervafì una Donna greca alla greca
maniera con un fol nome deferitta ; tuttothè per lo mefcuglio delle
romane guife, il tempo della fua morte fia con trafseg nato X. Kal. Ma/.
Data, come fan tutti, non già Greca, ma Romana. t TT
Eccone altri latini della Città di Napoli .
ZOSIMO
SE&
Marmi La-
REBERENTI Zf'ptfc
PIENTISSIMO Ugi Greci.
ARCANIVS
*
HEV-
perciocchè appena trovafi altro Maertrato , daflo Scrivano in fuora , che i

pubblici atti fottoferivefle . E nelle monete, (opra tutto dell'Afia Procon-


folare , imprelfo vedefi per onore quefto titolo- di Scrivano, che valea Can-
celliere, o Segretario del Pubblico . Nulla dico de' Segretari , o Scrivani
de' Principi, tenuti molto a capitale \ V. Corn. Nep. in Eumene cap.
«(Tendo partecipi degli arcani de' Gabinetti nulla degli Scribi Edilizi ri-
:

nomati ne' Municip/, e nelle Colonie de' Romani, come da'noftri marmi
è chiaro. V. Gruferò 483. 9. Reinefio VL
85. Nell'ultimo titolo dubita
il Vandale [ Differt.o. de Phratriis
) , che non' debba leRgerfi APEANTA
TOT riENTAÉTHPlKOT , che dovrebbe tradurli Pracfeclum Quinrjucnna-
Us [ Certaminis). Non è improbabile la conghiettura , da che il noftro Ca-
paccio non fu troppo efatto nel rapportare i marmi.
(1) In Napoli, preflb la Sagreftia di S. Gennaro vxtra moenia, da me
veduta, e traferittai benché parrai rifatta.
12 PARTE PRIMA
HEV VOTA HEV PRECES
. . .

ORCVS TANDEM ERIPVIT


. .

EPHEBO FILIO DVLCISSIMO


. .

HERMIA MAT. INFELICISS. F.


. (i)

GENIO CAESARVM .

PIOGNETVS VILLICVS FECIT (2)

TAVRO SECVTORI CAESARIS


. .

B.-ANNIS XXIIII. CALLISTE


. . CONIVX BEN. . F. (3)

RHAINVS
OCTAVIAE IVCVNDAE .

CONIVGI
BENEMERENTI
CONSERVATRICI (4)

CORNELIAE SECVNDAE VIXIT ANN. XXXIII.


. . .

ADRASTVS CONIVGI SVAE . .

BENEMERENTI FECIT ET SIBI (5) . . .

Le due feguenti fono di Vcnofa.

DRIMACO
COMINIA . C. L.
COPIOSA (6)

s
CHRY-
(1) Rapportate ambedue dal noftro Capaccio , e da Reinefio XII. 46.
e XIII. 58.
(2) Preffb Portici nella Villa di S. Giovanni aTeduccio. Capaccio IJì,
Nap. lib.ì.rap. 15. ove Villicus non ù cognome, ma nome d' ufficio di Fat-
toria, amminiftrato le più volte da' Servi, i quali trovanG ne' marmi con
un fòl nome greco.
(?) Capaccio Uè. 1. cap. 22. in cui vedefi tanto il marito , quanto la
moglie aver un fol nome . Nell'ultimo verfo la prima lettera B. dinota
BIXTT, per VIXIT.
(4) Gruferò 815. 5. (5) Capaccio loc. cit.

(6) In Venofa, in un muro dentro la Chiefa nuova della SS. Triniti.

Digitized by Googl
TEMPO GRECO. z$

CHRYSANTVS
PROTAVLES
TIGIAE (i)

Eccone un* altra di Pozzuoli (z) .

D. M.
CALLINICI
VIXIT ANNIS XXIIII.
. .

MENS. Villi. DIEB. XX.


CASSIA NICOMEDIA .

ET CALLINICVS
PARENTES . P.
FILIO PIENTISSIMO
.

ET CARISSIMO.
.

XIX
Non
è però, che in tutte le greche ifcrizioni trovinfi le perfone j/
alla greca uianza nomate; poiché introdottoli da* Romani tratto trat- di Remani
to in quello Regno Tufo de' prenomi , nomi , e cognomi, molti de' co'noflri Gre.
noftriGreci, ritenendo ancora il greco linguaggio, più nomi ufarono: ci cominciò
o perchè alcuni, fatti prima (chiavi de' Romani per diritto di guerra, <*à"heretre
t0 co*
divenuti poi foflero libertf de' medefimi ; o perchè fofle ftata concedu- 4PJ
J
ra la romana cittadinanza alle loro pedone, o a tutta la patria loro;
o perchè il commercio frequente , e comune de' Romani aveflegii a
quel co fiume avvezzati. XX.
Non mancano pertanto greche ifcrizioni di quefto Regno, e fpe- Prova/i da
zialmente della Città di Napoli , nejle quali trovafi qualche pedona alcuni M* r*
per Je già dette cagioni con più nomi deferitta ; come Tito Flavio mt G' en * e .

Artemiaoro (3) ; Tito Flavio Pio (4) ; Ottavio Caprario , Petronio Grr"
JJ^J
Sca«

(1) In Venofa, in un muro


della Chiefa efteriore della Maddalena. I
nomi di Crifanto y e di Tigia s'incontrano in altri marmi. del nome Ma
Protaules non ho feontro finora ne' ledici, 9 ne' marmi veftitjio alcuno .
Stimo però , che fia ftato nome d'uffizio, e dinotato averte Primo Trombettiere,
da risii-©-, primusy e Auxàr, Tibia ; ficcome fi dille nuSecuW colui, che
, -accompagnava colla tromba i vedi Pitii ; Tv(i/2xvxttf , chi fonava la tromba
predo i (epolcri ; XopttvKm , chi fonava la tromba nel coro degli altri mufici ec.
*
(2) Recata da Manuzio, e da Grutero 674. 9.
(3) Quefto marmo vedeiì anche omì in quefta Città, benché molto
rofo dal tempo, nel Cortile del Banco de' Poveri. rapportato da Rei' E
nefio V. 2z. e da Sponio Mifcel. Erudir. Ant. feci. 10. n. ne.
(4) Capaccio hijìor. Neap. lib. 1. cap. 6. e Rcinefio I. 1%6.
24 PARTE PRIMA
Scapula, Marnilo Prifco, Poppeo Severo, Paccio Caligo, c Vibio Pol-
lione (i); Tettia Cafra (2); Tito Flavio Evante , Tito Flavio Zofi-
mo, e Flavia Fortunata (3); Licinio Pollione, Fulvio Probo, Lucio
Pudente Pulcro , Cornelio" Cercale (4) j Marco Mario Epittero (5);
Lucio Crcpcreio Procoto (6); Cominia Plurogenia , Paccio Calido,
Caftricio Pollione, Caflricio Calediano (7) . Tutti quelli marmi già è
gran peiza furono dati in luce da' noftri Storici , e dagli eftranei an-
cora. Eccone però alcuni, pochi anni fono, in quella Città ritrovati.

ISIAI
AriOAAflNA fìPON .

. APnOKPATHN
M. OirlOX NAOYiOS .

4>ANNIANOZ *
.

ZTPATHTOS EHAPX02 .

2EITOY AOSEfìS AOTMATI


. .


2YNKAHTOY PHMAinN .

ATOPANOM02 TAMIAS nON> . .

TOY BEI0YNIA2 XEIAIAP. AEI\


. . E.
MAKEAONIK. APHASI ANAPHN .

APXHN Eni PnMHS (8)


. .

lftdi Jjpollincnt Horum. Harpocratem , Marcus Op/ìus Navlus Fann'tanus


Praetor ,
Praefetlus Frumenti danài ex Senatus Confulto Rom. %/fedilisy
Qua c/I or Ponti, Bitbyniae , Tribunus legionis V» Macedonica* t decenrvif
Roma*,
pka«
(1) Capaccio Suntmonte I. 6. Gruter. 1027. 5.
(2) Vedefi anche oggi in Napoli quello marmo accanto alla porta del
Moniftero dell'Egiziaca, rimpetto alla fontana grande dell'Annunziata.
(3) Quello marmo è ftato già ftampato dal P.Eduardo Corfino nelle Di£.
ferra/ioni Agonistiche Difs. 4. e trovali anche oggi nella cucina de' PP. Cro-
ciferi al vico de* Mameli. (4) Capaccio /. 8. Gruter. 428. il.
(5) Capaselo I. 15. Gruter. 75. 7.
(6) Capaccio I. 9. Suntmonte I. 6. Reine/io VL 37.
(7) Capac. llb. I. cap. 14. Reinef. V. <f.
(8) Vedefì anche oggi quella I (cri/ione in una ba(è di marmo nel Pa-
la //.o de' Signori Carbonella . Su quella bafe dovettero eflere le ftatue
di Apollo Òro figlio d' Ifide , e l'altra di Arpocrate il Dio del filenzio
(che folea per altro porli ne' Tempi della Dea Ifide ) , amendue dedicate
da M. Opfio Navio Fanniano alia Dea Ifide . Una famigliarne ifcrrzione
d'una bafe, che fofteneva la ftatua del Dio Arpocrate dedicata alla Dea
Ifide,

Digitized by Gooole
TEMPO GRECO. *S

F. KAAriOYPNIOS
4>HAI2
TA|XPEI2_MATAKAITHN OPO .

A S T
<1>HK KAI|TA ELfl IOY ArOP^JEYTHPIOY
. . . .

A A A A
THjlAIA AAITANH <J>PHTOPCI IIANlKAEIAfìN
. .

Cajus Calpurnius Felix baltica ,


teHumque ,
quaeque forum Pfoatriae
extra circumdant ,
propria pecunia , tribultbus Panclidarum (1).

D OEÒIC
Ifideleggefi appo Gruferò 82. 8.
,
Harpocratis | C. Didius \
fiftli f 57
Acuùamu \ don. dcd. Dalla voce 2TNK.AHTOT del yerfo ottavo fcorgefi
chiaramente , non efTer cerja la regola da' Grammatici formata , che la
Ietterà N
avanti T, K, S, X
fi muti in T; poiché qui non è affatto mu-

tata. Nè poflo dubitare della vera lezione del marmo, avendo cogli occhi
propj ofTervato più volte l'originale . Nel penultimo verfo la parola AFEA2I
farebbe terzo caio del numero del ]>iù , nè fi faprebbe a chi riferirla \ onde

forza è leggerla difgiunta APEA2. I. [cioè fixx], prendendo lai. per let-
tera numerale , dinotante if 10. per poterfi recare come deefi: Decemviri o
Decemvirati Magijlratu funtìus Rcmae ; effondo forfi egli <hto in Roma uno
de' Decemviri Silitibut judìcandis , mentovati da Syetonio in Aug. cap. 36.
e nella /. 2. §. 29. de Orig. Jur. ed in tanti marmi , anche del Regno no-
ftro. V. Gruter. 491. 12. e Muratore in Thefaur. pag. 728. ». 2.
(1)' Trovavafi quefto marmo pochi anni fono nel cortile d'un palagio
dietro la Chiefa de' SS.Cofimo, e Damiano , dove ora più non vedcfi . Fu
da principio erroneamente fcolpita l' Ifcrizione , forfi per non aver lo Scul-
tore ben conofciuto il carattere dell'Autore. Fa meraviglia però, che non
da rtata ben torto corretta , come potea farfi di leggieri fotto 1' occhia
dell'Autore , cambiandoli con picciole lineette aggiunte 1' I in , l' A in A, T
e PL in S: ma fu rammendata ne' tempi pofteriori da taluno, che volen-
do far conofcere la fua correzione fatta, fenza toccar le lettere falle, fo-
prappofevi le vere ; congiungendo le fillabe feparate d'un* iftcfla parola,
con linee fottopoftevi , e di%iugnendo le parole unite , con linee tra-
mezzate. Ma non so, fé nell'ultima parola abbia corretta, o (conciata l'I-
fcrizione; poiché ove dicea riANKAElAfiN Panclidarum t che dinotava il
nome della Fratria, o fia Tribù detta de' Panclidi [ ficcome V altre chia-
m avarili all' ifteflo modo A'/«r<ùjr, E SW , Ariflaeorum , Eumelidirum] ,
il Correttore dividendo colla linea quella parola in due IlAN I KAEIAÉINT
[undique claudens ] ce l'ha in altra guifa rapprelèntata . La parola A>a-
ftvriif,i}y non v' ha ne' le/Tic i ; deriva però da h'yoptu» , parlare in piazzi , o
in pubblica adunanza ; e dinota propriamente il luogo , ove que' della Fra-
tria , o fia Tribù fi ragunavano a parlamento : che anch'oggi fi dice in
Napoli Piazza , e Sedile .
%6 PARTE PRIMA
GEOIOKau :

KAAYAIA ANTfìi: '

CYNBIH TAYKYTÀ: .

TIBEPIOG KAAYAIOC 'KYPiliii"


* v PHAJANOC nTOAEMAIOC

^ .
'

" " UAIAPXOC AEnnNOC


: »

" .7 TEMEINAIC
"

• » ^m^—
- il i

'.

Diis Maniòtts, Claudiae *Antoniae ( o *Antoninac ) contubernali dui.


cijffimae , Tiberius Claudius , Quirina ( tribù ) *4urelianus Ptolemaeus ,
Tribuni',* Legionis VII. Genti nae (l).
• Ecco un altro marmo di Napoli, rapportato da molti, ma non
ancora ben corretto, e con elettezza tradotto.

HBfMI Eni4>ANE£TATfìI ©Etti


. .

I0YNI02 AKYAA2 NEftTEPOS


T. . .

STPATEYSAMENOS EniTPOriEYSAS .

AHMAPXH2A2 AAYKEAAPXH2A2. .

Grutero (2) lo rapporta , fcrivendo fct>rretta mente il cognome


AKTAAA2, e fenza l'ultima parola AATKEAAPXH2A2 . Il noftro
Capaccio. (3) lo rapporta intero, ma diffida d' interpetrar l'ultima pa-
rola, che manca in Grutero. Da Lodovico Muratore (4) vien rap-
portato intero, e tradotto così Heboni Praeflantijftmo Deo Cajus Juniut
:

wtfcylas junior Praetor, Reipublicae Procuratore Tribunus Plebi , Letica-


ci* Praefeclus.
Ma per bene inrendere quefto marmo è da I. che la
oflTcrvarfi
Voce HBÓNI è un titolo, lotto cui veneravano i Napoletani Bacco,
creduto l'iftcffo, che Apollo, come ci attefta Macrobio (5). E ftimo,
efler

(1) Fu
querta lapida, non é gran tempo , trovata in Napoli nello fca-
varfi giardino del Moniflero di S. Severino , ove ora fon fabbricate al-
il

cune caie, allato alla porta maggiore della Chiefa. Era {cantonata in due
angoli oppofti , e perciò mancante di alcune lettere , come vedefi . Onde
nel primo verfo bifogna leggere KATAXOONIOIC
; nel 2. ANTflNlA,

o ANTftNINH, che l'uno, e l'altro potrebbe eifere, e farebbe terzo ca-


fo, come apparìfee dal verfo CTNBIQ; dopo cui dee leggerli TAYKT-
TATH ; nel 4jOTRINA ; nel 5. \ nel 6. XIAIAPXOC;
AYPHAIANOC
Bel 7. la cifra 7", è una mezza Z greca ; che prefa per lettera numerale,
a cagion della linea foprappoftavi , dinota VII.
(2) Pag. 36. a. 5. (3) IJhr. Nap. l'tb. 1. cap.y.
(4) InThff.pag. 97. 1». 1. (5) Sarurn. Ub. x. cxp. 8.

Digitized by Googl
TEMPO GRE CQ. 27

efler nato quello titolo dal verbo H'£*», pubefeo: in fatti l'ifteffb Mi-
crobio ci alucura, che le ftatue di Bacco fi effigiavano in forma par-
te puerile, e parte giovanile. In oltre ci dice Strabone (1) , che a'
fuoi tempi eranvi ancora in Napoli , fra 1' altre cóftumanze greche ,
le aflcmblee de' Giovanetti ( ) : ed abbiamo fopra oflervato (2),

in un marmo di Napoli mentovarfi la Fratria, o fia Tribù detta de-


gli Ebonionei , come quella , eh' era dedicata al culto di Bacco pubefeen-
te, elTendo ciafeuna Fratria fotto la tutela di qualche Nume partico-
lare (3) . Ecco dunque il fignificato della voce Hebon , cioè Bacco
pubelccnre, a cui era qui dedicata una Fratria, ed in onor di cui fa-
con fi le aflemblec de'Giovanetti . II. La voce Em<l>ANE2TATQl ,

come abbiamo fopra ofTervato (4), va meglio qui tradotta Praefentif-


fìmo : fimil titolo trovafi dato ad Apollo appo Grutero (5) ^pollini
Gratino \ & Sironiae Vis prae\fentibus Q. Jfxius *Aeli\anus V. E. Proc.
%4ug. C. III. Nel verfo 3. il cognome di Cajo Giunio non può efler»
nè *AcyUs, come traduce Muratore, nè Jfcyllas, come porta Giurerò:
ma àquila, che trovafi cognome di più famiglie Romane fotto gl'Im-
peradori; tradotto qui dal latino in greco AK.TAA2, perchè a' Greci
manca la lettera Q. Finalmente l'ultima parola conghietturò Mura-
tore, doverli leggere AETKAAAPXH2A2, per tradurfi Leucadis Praefe-
Bus: infelieiflima conghiertura ; e forte mi maraviglio, che non fiagli
Irata nota la conghiefTOra fagaciflima di Rcinelìo , il quale in altri
marmi di Napoli (6) ritrovando l'ifteiTa voce in quarto cafo AATKE-
AAPXH2ANTA , ftima che ivi la prima lettera A lìa rofa di una gam-
ba e che intera debba effere un N, e così leggerfi NATKEAAPXH-
,

2 ANTA , cioè Praefeiltm Claflis ; derivando quefta voce da NayxÉA*,


N*vxfXi«, Nk/xó^i^ Navi. Ecco per tanto una traduzione più finccra
p propia del noftro marmo Hcboni Pr.tefintijfimo Deo . Cajus Junius
:

tAqulla Junior Dux Exenitus, Reipublicae Procuratore Tribunus Plebis f


Praefetlus Clajfis ( O Navat e bus )
Chiaro argomento dell' anzidetto mcfcuglio di Greco , e di Ro-
mano coftume farà l' oflcrvare , non folo in molte greche ifcrizioni ufarfi
formole Romane , e nomi Latini grecizzati , ma eziandio non pochi
jriarroi formaci in amenduc lingue, Greca, e Latina. Della qual fat-
ta in Napoli ve n'avea parecchi , recati dagli Scrittori noftri, e fra gli
altri, da Pietro Lafena (7); il quale ftimò audio raddoppiamento di
lingue cagionato o da un congiunto capriccioio , inventato per ren-
dere via più nobile V ifcrizionc colla diverfità de* caratteri ; come tal-
D 2 volta

(0 Lib. 5. (2) Pag. 20. ($) V. Giulio Polluce liù. 3. cap. 4.


(4) Pa$. io. (5) Pag. 37. n. il. (6) Da noi fopra rapportati />.*§. 19.
(7) Cap. 4. dell! Antico Ginnafio Napoletano.
tS PARTE PRIMA
volta fece Aufonio Poeta (i): o dal voler moftrare eoli' iscrizione la
letteratura del perfonaggio , di cui fi fa memoria; effendo per al-
tro Ornili marmi grecolatini eretti per lo più ad uomini di lettere
(quefte due cagioni fono,come ognun vede, poco adatte, e di niun
fondamento): o finalmente dall' efferfi fatto in Napoli , come dice Stra-
bone (2), un mefcuglio di nomi greci, e di latini, dappoiché i Na-
poletani ammifero ad abitare nella loro Città i Capoani ; e molto più
quando la noftra Città fu, a tempo degP Imperadori, da' Romani fre-
quentata. Quefta cagione è veriffìma, alla quale aggiungiamo queft'al-
tre . I. OfTervafi , che quelli marmi grecolatini furono cretti da a!»
cuni Greci, che intendeano l'uno, e l'altro linguaggio ; non già da'
Romani (5) , de' quali febbene molti fapeffero il greco idioma , non '

ne facean però nè pompa, nè ufo; e più che più nelle pubbliche fac-
cende, procurando fempre difleminar da per tutto il loro linguaggio
per vie più dilatare , e foftenerc la macftà della Romana Repubbli,
ca (4): ove per contrario la gente greca, cui piaceva più il gloriarli,
the il fare, fé giungeva a faper qualche lingua ftranicra, non folo ne
facea pompa, ma l'attribuiva eziandio a miracolo (5). IL Quelle ifcri-
zio-

(1) Decio Aufonio Magno epipr.27. 51. 59. u8. &


ad Paulumepiji.il. e 14.
(2) Lib. 5. (3) Come vedefi , perche sì fatte IfcrÌ7.ioni cominciano
fempre colla greca lingua , e flnifcono colla traduzione latina ; nè mai
cominciano colla lingua latina, e terminano colla greca traduzione , come
fatto avrebbono i Romani
(4) Ond'è, che quantunque i Romani Maeftrati per la più parte in-
tendeflero il greco idioma-, afcoltavan però, e trattavano i Greci fovente
per mezzo d' Interpetri , ch'erano del genere de' Libertini , e de' Curfori,
come da molti luoghi di Cicerone pruova chiaramente Sigonio de Antiq.
jfuì-.Ch-. Rfm. lib. 2. cip. 15. Ed era tanta la gelosia, con cui guardavano
i Romani la Maeftà della Repubblica per mezzo della lingua latina , che
a' nazioni ftraniere , e dal loro Imperio indipendenti non permettevano
tifarla in pubblico, fènra loro licenza . In fatti la Greca Città di Cuma
nella noftra Campania, effendo ancor Municipio, che con fue leggi vivea,
ottenne in grazia dal Senato Romano di poter pubblicamente fervirfi del
Romano linguaggio Cumanis co anno [ 570. ab U.C. ] tetentibus permiftumt
:

ut publicc latine lo.Tuerentur , (5^ praeconibus latine vendendi jus ejjet [Livto
Jib.40.eap. 25.3. Similmente Claudio Imperadore tolfe il privilegio della
Cittadinanza Romana ad un Ambafciadore nan'o della Licia ; perchè eifendo
flato coftui domandato in lingua latina d' un'affare , non intefe la domanda
{Dio. Caff. Hi/i. lib. 50. ] . E 1 primo di tutti gli Ambafciadori di naaoni
ftraniere, ch'ebbe l'onore d' effere afcoltato nel Senato Romano fenza In-
terpetre fu un certo Retore, nomato Molo, a' tempi di Cicerone. Valtr.
Majf. Ub. 1. eap. i.n. 10.
(5) Galeno de dijfererft. Pulfuum lib. %. cap. 5. Miraculo habebatur homo
unus duas callens lirt£M$. V. Ca/aubon. in Athen. lib. i.cap.i.

Digitized by Google
TEMPO GRECO. %f
ticmì grecolatine trovanfi per lo più ne' paefi, che popolati furono da*
Greci, e da* Romani ad un tempo ftefib; poiché in tali paefi quan-
tunque alcuni Greci la Romana lingua intendelfero , e molti Romani
la Greca ; ciò nondimeno può fupporfi al più. tra gli uomini di ma-
neggio , o di lettere , non già nel volgo , il quale dicefi con verità
Idiota, perchè non altro intende, che 1 propio natte linguaggio. In
quefti paefi adunque facea meftieri efporre in ambidue i linguaggi le pub-
bliche memorie, acciò foriero da tutto il Popolo, mifchiato dell'una,
* dell'altra nazione, intefe . Così ancora praticò Annibale, il quale
trovandofi ne'Bruzj, e propiamente nel Promontorio Lacinio (i) eref- ,

& un'altare nel Tempio di Giunone Lacinia, con ifcolpirvi in carat-


teri Punici, e Greci una ben lunga ifcrizione delle fue gefta Nè al-
trimenti convenivagli fare: poiché nella fola lingua Punica non fareb-
be fiata l'ifcrizione intefa da'Bruzj, eh' erano Greci ; è nella fola Gre-
ca de'Bruzj non l'avrebbono intela i fuoi paefani , che o,uà da Car-
tagine condì: {Te. Similmente morto l'ultimo de' tre Gordiani Impera-
dori dice Giulio Capitolino nella fua vita in fine : Gordiano fcpuL
,

ebrum militts apud Circejum caflrum fectrunt in finì bus Perjidis , titu-
lum bujufmodi addenta &
Graecis, &
Latinis, &
Perfidi , Judai- &
ds, & ^egvpdads ìiteris , Ut ab omnibus legerctur: Divo Gordiano
Victori Persarum &c. t

Or la Città dì Napoli al rapporto di tanti Greci, e Latini scrit-


tori (2) non v' ha dubbio che fu greca di fua origine , da' Rodiani
,

c da'Cumani Calcidefi di tratto in tratto popolata L' ifteflb conofeefi


.

dal fuo nome, e da tanti vocaboli Greci, che febbene feonci, e cor-
rotti, fono dal noftro gentame ancora ufati . £ Strabene, il quale
fotto Augufto , e Tiberio vifle , dice , che fino a fuoi tempi Napoli,
ancorché di Greci, e di Latini mifchiata, ritenea però ancora le ve-
fligia delle fue greche ufanze, le AfTemblee de' giovinetti, le Fratrie,
i Ginnasj, i Giuochi Agòniftici quinquennali , limili a quelli, che nel*
la Grecia fi celebravano j tutto che di già foriero i noftri divenuti Ro-
mani: o per aver, dopo la legge Giulia, fatto ufo della Cittadinanza
Romana; o per eflerfi finalmente adulati a' Romani cornimi , per lo fre-
quente commercio di tanti Romani , che quà venivano o a diporto ,
9 per attendere alle Mule (3), o per menar vita ripofara e tranquil-

(0 Oggi in Calabria Ultra, poco difbnte da Cotrone,ove dicefi Capo


delle Colonne. V. Livio lib. 28. cap. 26.
(2) Licofrone nel?Alefiandra , Strabone lib. 5. JLówe lib. 8. cap. 19. Veliejo
lib. 1. cap. 4. Plinio lib. 3. tap. 5. &c.
(3) In fatti in Napoli compofe Virgilio la fua Buccolica, com'egli bef-
fo dice nel fine della fua Georgica.
3o PARTE PRIMA
non folo dall'amenità del luogo, ma ezian-
la (i): invitati per altro,
dio dall'opportunità di ftar lungi dalle fazioni, e da' pericoli , da' qua-
li Roma negli ultimi tempi di fua fpirante libertà vi deli travaglia,
ta (i). Ed ceco la cagione, per cui ufate furono in Napoli due lin-
gue la Latina , e la Greca ; e perchè, ben poteflero i padani , e gli
manieri l'un l'altro intenderfi, varj Macftri qui furonvi di que' tem-
pi, che l'una, e l'altra lingua infegnavano (3).
Nè la fola Città di Napoli , ma alcune altre ancora di quella
Regno furono, per l' anzidetto mefcuglio, di fimili ifcrizioni fornite.
Ci contenteremo recarne qui una di Brinditi la qual Città ticnfi per : .

fermo , che fia ftata Greca di fua origine ciocche non folo dal tuo •

nome apparifee (4), ma dagf iftorici ancora, c da' geografi ci viene at-
tutato (5). Terminata ch'ebbero pofeia i Romani contro i Tarenti-
ni, il Re Pirro, ed i coftoro focj la guerra, circa l'anno di Roma 484,
foggìogarono, tra le altre, la Città di Brindifi, che al partito nemico
«rafi tenuta. Quindi circa l'anno 500". vi deduflero una Colonia (6),
e fervi ronfi del fuo nobil Porto, per traghettar con iicurezza nella Gre»
eia, e fpecialmcnte in Durazzo {7). L'ifcrizione è quella:

EYKPATIAA2 I1EI2IAAMOY P0AI02 . .

. <MA020<Ì>02 EniKOYREIOS TON . .

TOIION THS BPOYNTE2I NftN BOY


. . .

«
AH2 EI2 TA4>HN *H4>I2AMENH2
. . .

EVCRATIDAS PISIDAMI F. RHODIVS . .

PHILOSOPHVS EPICVRIVS L. P. D. D. D. . .

Nel.
(t) Tùt Uffvxjlttt : Tranqitillitatis gratta , dice S trabone Uè. 5. ed
Orazio Epod. 5.
Et otìofa nedidit Neapolis
Et omne vicinum oppidum. <•.

(1) Straèent Uè. 5. E Cicerone Orat. Pro Sylla chiamò Napoli luogo at-
to a follevar gli animi afflitti. (3) V. Crllio Uè. 9. cap. 1 5.
(4) Il nome originario è greco "Bftritater [ V. Stefano ] derivato da Bc iV-
ìor. Cervo , o 'Bpiv-air , che in lingua Meflapia valea Capo di Cervo , la cui
forma vien rapprefenrata dal fito di quella Città. V.Strabone Uè. 6.
(5) I quali defcrivonla fondata da' Greci venuti o dall' Ifola di Creta
come dice Strabone loc. Ut. o dall' Erolia, fecondo Giufiino Uè. 12. •

(6) Pmtcrcolo Uè. I. cdp. 14- .Floro Uè. 1. cap. 20.


(7) V. Plinio Uè. 5. cip. 11. Quefto fu il più commodo 9 e frequentato
Porto eh' ebbero in Italia i Romani . Anzi per coloro , che dalla Grecia
,

o dall'Afta navigavano per venire in Roma


, non eravi , dice Straèone Uè.

6. pia dótto cammino, che approdare in Brindili, e quindi tener l'Appia


Via.

Digitized bjy Google


TEMPO GRECO. 3*

Nella qual' ifcrizione fono da oflervarfi più cofe. I. Qui vedefi


un greco nativo di Rodi, che dimorò, e morì in Brindili, ove fu fep-
pellito, non aver altro, che un Ibi nome; poiché la parola nEI2I-
AAMOT figlio di Pifìdamo, come abbiam fopra oflervato , non era co*
gnome gentilizio, che foflefi da' padri a' figli tramandato* nè prendcafi
ordinariamente dalle pcrfone proprie , ma davafi loro cu altri o per
diftintivo, o per lode: cofa, che appo i Romani ancora praticava!!
tuttochè^non foffe Rato lor d'uopo valertene per ufo di cognome (1).
La parola P0AI02 Rediano nè pur è cognome gentilizio ; poiché il
nome della Patria nè da tutti prendeafi, nè durava nella famiglia, ma
davafi dagli Scrittori, quando fapeafi, per folo diftintivo (z). Ed in
quefta ifcrizione facea meftiere apporfi il nome della "Nazione , fcnza
cui trovandofi un Greco riporto in Brindifi, in luogo pubblico, e con
decreto del Senato, farebbe!! creduto da' poderi Bnndifino, e non già
Rodiano. Simile a quello è l'altro marmo ritrovato in Gaeta (3).

SAAnittN A0HMAIOS EITOIH2E


. .

Salpion *Atbenienfts Fecit.


E l'altro rapportato in Napoli (4).

AIOSKOPIAAS EPAINETOY AXAIOZ XAIPE


. . .

Diofcorides Epaeneti ( filius ) vfchivus. Vale.


II. La verdone latina pare a prima vi (Li diverfa dalla greca ifcri-
zione poiché ove nella greca dicefi »/ to'tw tnt (Ipwriawmr 0»\it tir

mftiv 4*9*9*ptol* » che dovca tradurli: locus fepulturat datus decreto Brun~
dufmorum Dccurionum , leggefi efprefTo nella verfione con quelle lette-
re L. P. D. D. D. locus publicus datus decreto Decurionum. Nè può fo-
fpettarfi > che vi fofle qualche sbaglio de* copiatori, o degli ftampatori,
e che in vece di L. P. foffe flato incifo nel marmo L. S. locus fepuU
tura* ( come in altri marmi fi trova ) , che così la verfione rifpofto
avreb-

(1) ^ Come nelle Monete, e ne'tylarmi offervafi comunemente, fopra tut-


to ne' Fafti Confolari . Per elempìo nell'anno di Roma 440. leggefi ne*
Marmi Capitolini [ appo Gruferò pap. 291. ] Confole C. Poetcl'tus. C. F. C. N.
Libo. Vifolus . Cajo Perdio figlio di Cajo , nipote di Cajo , Linone , Vi-
fblo . Ove oltre al prenome Cajo , al nome gentilizio Petelio , e a du*
oognomi Lì bone , e Vifoh^ dicefi ancora figlio efi Caio, e nipote di Cajo .
Anzi nelle memorie agi' Imperadori erette, oltre i loro Padri , e gli Avi,
trovanfi con lunga ferie i Proavi ancora, gli Abavi, e gli Atavi nominati.
1
(2) Cofa, che trovafi ufata ne' marmi ancora de' Romani, ne quali ol-
tre a' cognomi , offervafi talvolta mentovata la patria , o la nazione onde
craevan l'origine, come nella II. Parte vedremo.
2i-
(3) Grutero pag. 67. n. 7. C<P Capacito HiJÌ. Neap. lib. t. tap.
3* PARTE PRIMA
avrebbe affai bene al certo greco ; poiché più non trovandoli l'origi-
nai marmo in BrindiO , forza è attenerci al rapporto uniforme degli
Scrittori, quali tutti (i) lo fcriflero coli* iftefle lettere L. P. D. D. D.
i

Il dottiffimo Signor Canonico D. Alcflio Mazzocco (z) ha procurato


far chiaro, die nelle Pandette, c ne' marmi antichi , trattandoli di ma-
teria fcpolcra^ , la voce focus dinoti fepolcro . Parmi nel vero , che
quefta opinione venga rafibdata , e chiaramente moQrata dal noftro
marmo grecolatino di Eucratida; in cui ciò, che nel greco fpiegafi con
due parole ti™ ùt «pio locum ad fepulturam y nella vcrfione colla fola
parola focus vicn tradotto. Nè la voce Publicus, dinotata dalla lette-
ra P. è foverchia nella verfionc,t> mancante nel greco; imperché ap.
po i Greci la fola voce oor& lignifica luogo pubblico , o comune (ne!
oual fenfo da' Retori fi prendeva J, come in altri marmi s'incontra; e
ipecialmente in un greco decreto fatto dal Senato di Napoli in onor
di Licinio Pollione (3), ove leggefi TaW dt x»JV<'o* fcjfrfew òr ir ù
:

Wp09Ì*0»W 'mhi ihvrreu ixiòt <rùr itpvr ù (UfUff$[*ftiriiP ] rórur. Locum fé-
pulturae dari , quem e/ut propìnqui elegerint ,
praeter loca [aera , locai ave.
Se Senato
il di Napoli concedè per la fepoltura di Pollione quel luo-
go, che i di lui parenti eletto aveflero, trattine i luoghi fagri, e que*
dati in affitto, doveano molto più crederli eccettuati i luoghi de' pri-

vati cittadini , su i quali meno di diritto efercitar vi potea , che


sui luoghi pubblici allogati a' particolari ; e perciò in quel decreto U
voce «r©-:, che fera' altro aggiunto fi legge, dee lignificar luogo pub.
blito.
III. Dell' efterfi finalmente le ceneri di Eucratida ùi pubblico luo-
go ri porte , funne per avventura la caufa o l'cflèr egli Maro di que*
Filofofi, a' quali di rado la fortuna permette aver tanto al fole, che
gli fortenga vivi, o gli racchiuda morti; tanto più, che trovavafi egli
in Brindili lungi dalla fua patria, quando ghTcne fra i più: o perchè
•vendo infegnata pubblicamente in Brindifi filofofia, il Brindifino Se-
nato in ricompensa de' colui meriti avcffegli conceduta in pubblico
luo-

(0 Manuzio nella Rn'ione Ortografica v. Aetheriits pa%.n. Gruter. d.06. t,


H P.Andrea della Monica , Storia di Brindili lib.z.cap.c). Giacomo Antonio
de Ferrai-US, Apologia per la Città di Lécce lib. i.qu. ^. e Gio:Batti/l.i Ca-
fimiro medico Brindifino nella fua M. S. lettera Apologetica in difefa di Bria-
dift, il quale tralcrnTe l' ifcrizione dal marmo originale , allorché flava que-
sto in Brindifi in Aedibus Diomedis Cateneani , coni' egli attefta , e come
emendar fi dee in Gruferò, e Manuzio.
(2) Epifl. de dedicatane fttb Afcia cap. 1. §. 2.
(3) Rapportato da Capaccio Hijl. Neap. liba, cap.%. t da Gruferò 427. 1 r,

Digitized by G(
>

TEMPO GRECO. j,

luogo la fepoltura (i): a fimile del greco noftro Napoletano Senato,


il quale, per guiderdonare i fuoi benemeriti cittadini, decretò loro pub.

bl'ico avello; come da'noftri greci marmi di Ottavio Caprario, di Li-


cinio Pollione, e di Tezzia Cada ritraefi . Negli antichi monumenti
veggiamo fovente sì fatta ufanza fpiegata con quelle lettere L. P. Lo-
chi Publicus; o P. P. Publica Pecunia-^ o D. P. P. De Pecunia Publica ; .

0 PVB. L. Publico Luclu ; o PV. HO. Publico Honore: e ne' greci mar-
mi àruijift Publice^ o Ajflta'inje S'tTxvp , Publica pecunia. E di vero non
tornando bene alle Repubbliche, per mantener ficura, e durevole la li-
berta , il permettere, che i loro cittadini troppo in dovizia, o po-
tenza crefecflero ; e dovendo per contrario premiare il valor di colo-
ro, che in pace, o in guerra fi foflero a prò delle medefime fegna-
lati,
procuravan di compenfarne i meriti coli' onor de' trionfi , delle
corone , dell' imagini de' maggiori , co* pubblici elogj , e con varie for-
tidi flatue, che lor faceano ergere in vita; o colle funebri orazioni,
e colle fontuofc,-e pubbliche fepolturc , che lor dopo morte affegna-
vano (z)
Ed ecco per moftrato, che nè i Greci Orientali, nè
tutt' i verfi
sbatti di vu
1 Greci di quello Regno ebbero
in ufo gentilizi cognomi . Potrà quin- r ^Scrittori
j
dì ciafeuno ricrederli delle tante fanfaluche, dagli Storici noftri fpac- noflri , che
ciate, nel derivar certe famiglie di quello Regno da' Greci. Se avellerò ignorarono l*
ben conofeiute le greche ufanze , nè foflero ftati preti dell* amor di uf° f, rec0 fi-
compiacere alle propie, o all'altrui fantafiacce , non avrebbono ven- * dcftrit*
duti al Pubblico tanti fogni per fatti. Eccone alcuni efempj.
w *

Cammillo Tutino (3) nella famiglia Scantona dice Il cognome di :

quejia Cafa offendo riconofeiuto dagP intendenti per voce totalmente ereca f
dà manifejlo indizio , ebe la famiglia tragga la fua antica origine dallm
Creda. Anzi Franccfco de' Pietri (4) francamente ci accerta, che quat-
tro fono le Cafe Napoletane , ftimate d' origine greca , per opinione CER-
TA degli Scrittori , cioè la Ser'panda ,
ì'^ldemprifca , la Macedonia , e
]ì%At:amona . Che che flt della voce *Arcamone , le così andane la bifo-
gna , le famiglie del Giacomo , Giacomino , e Giacobbe , di Napoli , la Gw*
E feppc

(O Cola, che in Roma , nelle Colonie , ed ovunque le romane leggj


offervavanfi", farfi non potea fenza permiffione del Senato ; efiendo per leg-
ge proibito «e^pubblici luoghi, non che il feppellire [/. 8. §. 2. de Rei igiof.
& fumpt. funer. ] , ma eziandio 1* ergere monumenti , /. 2. de Loc. Ù" Liner,
pubi, 2. Ne quid in
l. loc. pubi.
(2) V. Plinio lib. 54. cap. 6. Aurelio Pittore de Vtr. Illujìr. cap. ti, 11,
13. 38. 56. ed altri.
(?) Suppliremo all'Apologia del Terminio.
(4) Iflor. Napol. lib. 2.

Digitizfed by Google
34 PARTE PRIMA
feppe tìi Nola, d'adamo, di Lotte , di Giofuè , d'Elia, di Gr«
quelle
vernili,Giovachimo, ed altre fimili di queHo Regno , tifando per cogno-
mi voci di lor natura ebraiche, ed ulatc per nomi pron) da tanti ri*
nomati perfonaggi ebrei, potrebbono a diritto vantare lor dipenden-
za da' Patriarchi , e Profeti, Di lbmigliante fale fu condita l'ifcrizion
fepolcrale fatta alla famiglia Cafatir.a , già fpenta del Sedile di Porta-
nova , nella fua cappella eretta nella Chiela di S.Pietro Martire di
Napoli (i), ove leggevafi:
Caphotinorum nobili fam'tliae Patritiae Neapolitanae , cujur
Vetufiatem a Giacca Partbenope or fonda in , cognomen arguit :
Paulus Capbatinus , PiimarittS Neap. Pofuit %Ann. fai. 1531.
Vuoivi però altro che nome greco, o ebraico, per idearli tanr' alta
origine delle famiglie: e poiché da una parte i Greci non ufaron Co-
gnomi Gcntilizj, e dall'altra non v'ha nè pubbliche, nè private ferit-
ore d'ogni fecolo,pcr moftrarc ù lunga ferie di Antenati , riefee del
tutto vano il penfare a trovar greco principio ncllc*Cafe.
Ferrante della Marra. (a) nella famiglia Frangipane della Tolfa
ltima,dopo altri Autori, che ivi allega*, che i Frangipani difendono da
Enea Re de'Trojani . Volea forfè dire Capitano de' Trojan* campati dall'
incendio diTroja,non già Re; poiché l'ultimo Redi Troja fu Priamo,
non già Enea. Dice.* Che foffero chiamati prima xAnicii , che in greco vuol
m
dire Invitti, e poi Pierleoni, e finalmente Frangipani 0 perchè come di*

feendenti di Enea fi cognominavano Frigipenati , per corruttela poi detti


Frangipani. Per paflar a guazzo sì fatta inezia, quando anche i Gre-
ci, ed i Trojani aveiTero uiati cognomi gentilizj, avrebbe dovuto que-
lla famiglia cognominare prima Frigipenate, dagl'Idoletti di caia, che

(èco i Trojani'-credcfi aver nella fuga tra {portati * poi. corrottamente


Frangipane- quindi a tempo de'Romam, lafciato il cognome greco] a-
tino, e adattatati al Romano .coftume , prefo avrebbe il gentilizio nome
•Juicio ; e quello difmelfo a tempo de'.Longobardi , farebbefi finalmente
circa il decimo fecolo cognominata di FierleoAf. Segue* 0 perchè, ef-
fendi) /iati gli %A»icj de* primi ad abbracciare il Crifìianejìmo , dal- comu*
nicarjì, fecondo l'ufo della Cbitfa antica , col -pane franto,, foffero chiamati
dalla gentili':.ì\'come per ifeberzoi Fr an'Gipjvni . Se ciò folTe vcro,tutt'ì
primi Criftiani larebbonfi cognominati Frangipani, perchè tutti comuni*
cavanti col pane franto (3) Ovvero ; foggiunge, perchè avendo uno degli
:

*/fnic} in certa occafìone difpenfato , e partitoil pane a poveri , da queflo atti

di liberal pietà acqui]tato aveffe il cognome di Frangipane . Non è inveri-


* a

(1) Rapportata da En renio, Napoli Sagra pai. 461.


(2) Dijeorfi delle Famiglie apparentate eolia Cafa Marra.
(3) Atì. Apcfì. tap. a. v. 42. 44. 46.

Digitized by Google
TEMPO GRECO. 3S
fimile : ma perchè gì* Idonei non han che fare cogl' Indovini , fatto fta
fpecificare il tempo, ed i teftimonj contemporanei, che l'atteftino: Che
prima , fegue di prendere quejh nomerebbero gli^Anicj nell'Oriente e nel? ,

Occidente molti Imperadori , Coftantino M. Co/tantino il giovane ,Teodofto,


Coftan^Oy e Coflante / e nelle medaglie Coftantino M. per rovefeio ufava
P arme degli *Anicj , ch'erano la Torre d'argento in campo rojfo: eh' oggi
$ Frangipani della Tolfa ufano in campo mutato da rojjo in a^rurro .
Io non so dove abbia letto, che queft'Imperadori furon della famiglia,
o gente *Anicia. Coftantino Magno non fu della gente *dnicia , ma del-
la Valeria . *Anicio nomoifi un altro Coftantino, che regnò dopo Giu-
(lino Gi untore, e fu il XX. Imperadore dopo Coftantino M. Del rcfto
vedefi ben vero nelle monete di Coftantino M. una torre con una ftella
fopra: ma troppo fa nojaciò,che qucfto Scrittore e d'armi gentilizie,
c di campi rolu, o azzurri fi fogna, cofe inventate più di fette fecoli
dopo di Coftantino il Grande -.
Che gli *Anicj , dice , ebbero Imperadori in
Occidente Clemente , Vittore fuo figliuolo , ed •Anicio Petronio Ma\fimo,eà
Non ha sbagliato
-Anic) furono anche Giù/lino , e Giujìim ano Impet adori
.

poco ne' nomi: Giuftino, eì fuo nipote Giuftiniano trovanfi ben vero
aclcritti col nome d' Anicio • ma quefto nome lo prefero a capriccio,
non perchè foffero della nobsl famiglia Jfnicia Romana; cflendo ftato
Giuftino natio di Tracia, e di tanto baflo legnaggio, quanto è quello
degli armentari, o porca; (i). Gì' Imperadori d'Occidente Clemente,
Vittore fuo figlio, e Petronio, io non so fe l'abbia letti, o fognati.
So bene, che inOccidcnte non furonvi alcri Imperadori col nome d'«/tf-
nicio , folamcntc Flavio *Aaicio Mxffimo nel 455. di Crifto , e
fuor
Flavio *Anicio Olibrio nel 471. de'quali cialcuiio regnò circa tre , o quat-
tro mefi: Che il primo y aggiunge, il quale prefe il cognome di Frangipane
fu Flavio %Anicio Frangipane Pierleone , figliuolo di Pierleone il Grande , e di
Gordiana; il quali nell'anno 717. effendo inondato il Tevere , ed avendo
Flavio ^mandato da Pierleone fuo padre , voluto andare in barca , rompendo
di propia mano il pane a' poveri affediati dal fiume , ebbe dal Popolo il
nome di Frangipane , ec. Di qucfto fatto non ne adduce teftimonio ve-
runo Avrà forfè creduto ( come per altro è ftile de' Genealogifti ) mo-
.

ftrar valore, formando nella propia fantasia quelle notizie di fatti che ,

nelle lcritture non trovanfi. Ma nè tampoco regge fra mano si ftra-


na invenzione , che dacci a credere un Flavio con tre cognomi , uno
antico, e due moderni nell'ottavo* fecolo; tempo, in cui de' cognomi
gentilizj niun veftigio s' incontra
Nella Chiefa di S. Reftituta , accanto al Duomo di Napoli , nella
cappella della famiglia Barnaba , che fu poi della famiglia d' Amata
E 2 (
oggi
(0 Zonar. toro. 5. Anna!. '*
3 <5 . TARTE IRIMA
( o^i vedcfì Hi marmo in un muro laterale della cappella del B. Nic-
colò Eremita) leggefì quefla ifcrizione: (i).
Trojani cineres fumus , Deamata Quiritum & .

• Gens, modo Campami eccola fatla virii.


^Antoni foboles , primo qui fiore juventac
%A"uferor ex feptem fratribus ipfe prior.
xAuferor baud equidem, tecum, mi nate, fuperftes
Vivo, fi vivis ; fi cadis, ipfe cado.
Obiit <An. 1588. ^etatis fuae XXVII.
L'Autore di quella ifcrizione avrebbe fatto il meglio a trarre quella
famiglia dall'Arca di Noè , donde tutte difeeudono ; che così libero
da ogni taccia d' ignoranza , e di adulazione , avrebbcle affegnata un'
antichità molto maggiore.
Nella Chiefa di S. Chiara di Napoli nella cappella della famiglia
del Balzo leggefì fra l'altre quefla ifcrizione:
Illuflrifs. fìauciorum familìae ,
qttae a prifeis *Armeniae Regibus ,
qui bus ,/lella duce, Mundi Servator innotuit ,
originem duxiffe patet&c. (2)
L'Autore, per non contcntoffi di credere, che Ma-
altro affai dolce, i

gi foffero flati Re ma tenne anche per fermo , che foffero (tati Re


*,

dell'Armenia. Fino a quello tempo creduto aveano alcuni, che i Ma-


gi venuti foflero dalla Caldea , altri dalla Mcfopotamia , altri dall'A-
rabia, ed altri più verifimilmenrc dalla Perfia . niuno era caduto A
in penfiero di farli venir dall'Armenia. Nuova è pertanto quella opf.
nione: ma panni, che flia meno dell'altre alla pruovaj perciocché ef-
fendo l'Armenia parte Settentrionale piuttofto , che Oncntale inverfo
di Gerufalemme , quefl' ìpotefi mal s'accorda colle parole di S. Mat-
teo II. I. Magi ab Oriente venerunt Hierofoljrmam . Quanto al rollo,
che fa per noi , per dodici fecoli eranvi (late varie opinioni intorno
alla patria, ed al numero de' Magi* niuno però ne avea recati i nomi.
Preffo alla fine del dodicefimo fecolo cominciarono a nominarfi appo
alcuni Scrittori, Gafpar, Melchior, e Bah hafar ; da altri *Appellius ,
•Amerus , e Damafcus; da Galgalacb, Magalath, cSaracin; da al-
altri
tri %Ator , Sator, e Paratori nomi, che come crede il P.Ermanno Crom-
bach (3), inventati furono per varie fuperflizioni . Mancava per altro
chi ne avelie additato il cognome: ora, la buona mercè dell'Autore di
quella ifcrizione, abbiamo per cofa chiara [Patti, eidice) , che flati
foffero di Cufa Balxp . Chi sa, fe' quindi a poco leverafli alcun altro
parabolano con qualche moneta de' Magi battuta alla macchia , per
for-

(0 Rapportata da Engenio Napoli Sagra pag. 39.


(2) Eneenio loc. cit. pa^. 245.
(j) Hiftor. SS. Trinm Regum Magorum f. 1. lib. 3. taf. $.

Digitized by Googl
TEMPO GRECÒ. 57
fornirci della coloro immagine al vivo ritratta !,

Qucfti fono gli ufati sforzi di Scrittorinon altro aven-


tapini, che
do a fpacciare in bottega , vendonovento , prefo da eflblor
altrui il

colla rete. La Storia, le Monete, i Marmi, TEpifiole , e tutte al-


tre famigliami memorie antiche ci fan chiaramente conofeere, che non
folo i Greci , come abbiamo finora efaminaro ; ma pur anche tutti gli
Orientali, gli Africani, e gli Europei, tranne i Romani, ed i Lati-
ni non ufarono Geptilizj Cognomi
, Nè in quefto Regno , eh* ne*
.

fuoi princip], ed in progreffo di tempo ancora, fu da'popoli o greci,


o di greca origine, occupato, s'introdulTe mai da cofloro V ufo de' Co-
gnomi nè qui trovatene veftigio alcuno , prima che 1* averterò porto
:

in voga , e diffeminaco per ogni dove i Romani come nella feguen«


:

te Parte II. dimoftreremo

DELL'

igit^ed by Google
3* PARTE SECONDA

DELL'ORIGINE
DE' COGNOMI GENTILIZI
Jtf£i REGNO DI NAPOLI.

PARTE SECONDA
Tempo Roma fio.
I. Bbiamo già dimoftrato, che i Regnicoli aoltri,
Cojìume
finché vi (Ta o alla greca maniera» un fol nome
Ramano per
quali cagio- propio, fenza gentilizio cognome ufarono. Ma
ni nel Regno cominciando poi la Romana Repubblica a di.
introdotto . fendere i Puoi confini, fecondochè l'occafione,
o T ambizione iftigavala ; e prima ne' vicini
paefi , quindi ne' più remoti , colle armi fue , e
de' focj , nuove e fpaziofe conquide di tem«
po in tempo facendo ; in molte Citta di que-
fto Regno furonvi dedotte Colonie, altre allo ftato di Prefettura fog-
giacquero , altre dichiarate furon Municipi , ed altre federate , e fo-
cie de' Romani. Ed ecco nel Regno noftro il nome, l'imperio, il
diritto, il linguaggio, e'1 coftume romano, per mezzo di Alleanze,
di Colonie, di Prefetture, e di Municipi, ove più , ove meno , trat-
to tratto diffufo e vie meglio poi radicato per tutto, quando a'So-
;
cj, ed a' Latini la CittadinanzaRomana per le leggi Giulia, e Pio-
zia fu conceduta (i) . Onde i Popoli di quello Regno da' propj gre-
ci coflumi divezzandofi a poco a poco nel vivere nel parlare , nel
,

governare, nelle arti di pace, e di guerra, nella Religione, ed in cut.


te altre pubbliche , o private bifogne alle romane fogge adattaronfi .
Veg-
(0 Circa l'anno di Roma 663.

Diqitized by Google
TEMPO ROMANO. 39
Vcggiamo* pertanto ,
qual foflc intorno
fiato a' Cognomi il coftume
Romano, in quello Regno introdotto. •

jj
I Romani (i) ufaron da prima un fol nome, come ogni altra 1 Remani da
Nazione: cominciaron noi ad ufarne due: nè guari dopo alcuni d'elfi prima ufaro-
ut ufarono tre. In fatti ,comechè fra gli antenati di Romolo, dopo di no un fol rw-
Silvio (x) fino a Rea Silvia, ben dodici Re d'Alba trovinfi col co- m , f"°P'° »

gnome di Silvio noverati (a); nientemeno, trattine quelli pubblici per- f0 '

trt *
fonaggi di Regia fìirpe, che fui trono falirono, gli altri poi di ofeu-
ri natali o di balTa fortuna , un fol nome ufarono
, come il Paflor :

Fauftolo, che accolte, e nutricò Romolo, e Remo* e quelli due fan-


ciulli ancora, febbene di chiaro legnaggio, ebbero un fol nome, per-
chè nati d'incerto padre , c quindi di foppiatto da feonofeiuti e vili
in una Malia educati. Cominciaron' però poco dante i Romani ad ufar
clue nomi , cioè il Prenome, e'1 Nome
Gentilizio; onde a' tempi di
Romolo troviamo Spurio Tarpcjo , Orto Oftilio , Proculo Giulio ; e
dopo di Romolo, Numa Marzio, TTullo Oftilio, Marco Valerio, Spu-
rio Fufio, Publio Orazio, ed altri nella Romana Storia mentovati (4).
Nè guari andò , che cominciarono i più. illuftri perfonaggi ad ufarre
tre jomi: onde per diftinguerfi due Lucri Tarquinii Re, l'uno a ca-
gion del tempo fu cognominato Prìfco ; e l'altro per i fuoi coflumi
Superbo. E fotto quell'ultimo. -.Re de' Romani ufarono tre nomi altri
uomini rinomati , 1 quali dopo lo fcacciamento de' Re furono i primi
Confoli della Repubblica, L. Giunio Bruto, e due fuoi figli Tito, e
Tiberio; L. Tarquinio. Collatino; Spurio Lucrezio Tricipitino; Quin-
to Valerio Volufo, ed altri. jjx.
Quelli tre nomi chiamavanfi da' Romani Prenome , Nome, e Co- Cagiani, *
gnome. Il Nome, detto proniamente Gentilizio, era per appunto il no- propietà di
me del primo. Antenato, da cui trafmettevafi a tutt' i fuoi difeenden- f*fjii trf*»+
ri da' quali formateli poi diverfe famiglie, come tanti rami da un mt
miim m/*Affimr\ di ramati,
rimiri noi*
per H „
djllinguerc n
>qucfte f...,
ri
fra i nM s'a? inventa-
loro, ! lm—»m.m»
r. , , nX l

>r
:
; \ %*'<\ •'
V '
ratio

fi) V. Appiano Ahf in Praefat. r* *

(2) Creduto figliuolo d'Afcanio, e nipote "d' Enea: detto Silvio ,


thè partorito nelle fèlve, Ovid. Faft. W. zi.
(3) < Livio l'tb. 1. cap. 2. avendo narrato, che da -Silvio nacque Enea Sii- \
vio , e da coijui, Latin* SilvioV^ggiugne i-che refto.-poi; il cognome di
.

Silvio a tutt'-i coilorìj^-rtbenaeìiti, *cl» in ,A#» renarono Mtn/it SiliAus :

fojiea omnibus chgmmen^ai AH>ae%^^0tH^*^^ £l\'< • • ,

(4) Ciò è da credere, aver fatto i Romani ad VlelnpH»Ìl*^o}iv^cjni Po- (


1
poli Albani, da' quali traifer l' origine*, e da* Sabini, co quali imparenta-
ronfi: da che troviamo appo gli Albani di que' tempi ufati ancora due no-
mi, come Cajo Clelia, Me/io Fufezio ; e tra' Sabini Tito Tazio, Meiia
Curzio, Numa Pompilio, ec. V. Livio Le «V.
4© PARTE SECONDA
rono i Cognomi. Adunque il Nome fervi per diftinguere un'intera gen-
te da un'altra, e fi difle gentilizio , perchè dinotava tutta la gente. Il
Cognome ufofli per diftinguere in una gtnte ftefla più famiglie diverfe,
le quali tutte unite formavan la gente (i) Per diftinguerc poi, non .

già le famiglie, o le genti, ma le pedone d'un'ifteda famiglia, ufa-


ronfi i Prenomi. Per tanto que', ch'erano dell' iftefla gente (detti per.
ciò Gentilcs) , ma di rami, e famiglie diverfe, avean diverfi cognomi,
ma l'iftcflb nome gentilizio (z). Coloro poi, che non pure dell' iftefla
gente , o comun ceppo erano , ma eziandio d' un' ifteffa famiglia
o ramo particolare ( detti da' Latini *AJgnatì '
) , avean comune fra loro,
non che il Nome Gentilizio , ma
Cognome ancora, e diftingueanlì fra
il

loro co' foli Prenomi. Cosi dal primo ceppo Fab'o diramateli varie fa.
miglie , la Vibulana , ¥*AmbuJla , la Majfima , la Dorfona , la Labeona , tutt'i
di icendenti di quel ceppo fi dilTer Fabii, dirti nguendofi fra loro le famiglie
diverfe col cognome particolare Vi buia no ,*Ambujlo Majfnno ec. E le per.
, t

fone, ch'eran d'un' ifteffa famiglia, Fabia Vibulana , avendo comune


e. g.

il nome,c'l cognome, prenomi Marco, Ca'jo, Lucio, et.


di'lingueanli co'

va*- Quella diftinzione di Gente, e Famiglia, onde nacque la dillin-


Utjttnztcne - — - - - —

enervatane' ro s'incontra (3) . Ann Svetonio, abbenchè di fccolo, e linguaggi.


pi:) e/atti men puro, dovendo tuttavia parlar fovente di genealogie eie' Principi,
Scrittovi, e fu non poco efatto nel dilli nguere quelli nomi (4).- Alle volte però
nella legge
"
oue-
deccmviralc.

(0 Da* Latini detta Genut , e Gens , Feflo v.Gcns Aelia: Gens Aelia
appellatur ,
quae ex multis familiis conficitur
(z) Feflo Pomp. v. Gentilis
(3) Cker. lib. u de Orat. ove chiaramente diftingue fura Gentilìtatum ,
& Agnationum. E lib. I. de Legib. Jus Gentilitatis , flirpis . SaUuJì'to de C
Bell. Jugur. cap. 95. Sulla Gentts Patritiae nobili*, familia prope jam ex tin-
ti a , majomm ignavia ove per la Gente s'intende la Cornelia , e per la Fa-
mi r Ha la Sulla. Livio lib. 7. cap. ri. ove dice Valerio Publicola Poplico- .•

larum vetu/ìum nojlrat familiae Cognomtn. Ecco la voce Poplicolt dirli Co-
gnome delia Famiglia , il cui Gentilizio Nome era certamente Valerio . E
lib. 38. cap. 36. P.Scipio Naftca erationem habuit plenam veris decoribus ,non
communiter Corneliae Gcntis , fed proprie Familiae fuae ; ove a bella polla la
Famìglia dalla Gente diftingue. * .
.

(4) In Auguflo cap. 2. ove dice , che da Caio Ottavio Rufo nacquero
due figli, Gneo, e Cajd:.« quibus 'duplex Ocìaviorum familia defluxit , con-
ditane diverfa . -In Nerone cap. I. Éx Gente Damitia duae familiae clarue-
runt , Calvinorum , &
Aenobarborum . Aenobarbi au3orem origini* , itemque
eognominis habent L. Domitium In Galba cap. 3. Imapines ,
. elodia uni- &
Verfi Generis exequi , longum ejì ; Familiae brevitcr attingane . Qui pimut
#
SulpiJorum tognomen Gaìbae tuiit, cur, aut unde traxerit , ambigitur

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. 4t
godìi | ed altri Scrittori men curanti di propietà di* lingua ,
prefero
il nome di Famiglia per dinotar rutta la Gente (i) . Scorgcfi quella
diftinzione pur anche nelle Leggi delle XII. Tavole, le quali ne' be-
ni dell' inteftato defunto, mancando gli eredi fuoi(z), facean fuccede-
rc i profilimi Agnati; e mancando
colloro, i Gentili: Si inteflato mo-
ritur y
cui fuus beres nec trit , Jldgnatut proximus familiam babeto . Si
tAdgnatus nec erit , Gentilis familiam beret nancitor (3)
Ove par, che Triboniano feonciamentc ci fpieghi la forza della
Sbiplìo di
voce »Agnatus nel rapportar quella legge deccmvirale (4) j con dire, che Yribor-
Agnati eran coloro, i quali per mezzo di perfone mafehie follerò tra nel definì*
loro congiunti: perciocché in quello fenfo gli Agnati fi diftinguevano gli Agnati,
benvcro da' Cognati , ma non già da' Gentili ( elTendo anche colloro ,
tuttoché di famiglie diverfe , congiunti però fra loro per mezzo di
perfona mafehia , qual' era il primo ceppo comune ) , da' quali nella
'
i'ucceflione anzidetta li diflingueva la legge. Quello diritto Gentilizio,
per cui fuccedevano i Gentili, ove gli Agnati mancavano, par che fi-
no all' età di Cicerone folle ancora oflcrvato ; facendone egli men-
zione ( 5) , come di cofa ufuale . E narra Svetonio (6) f che Giu-
lio Celare, per non aver voluto ripudiare la fua moglie Cornelia , fi-
gliuola di Cinna, fu da Siila Dittatore privato del Sacerdozio , della
dote della moglie , e dell' eredità Gentilizie . Onde finché la Legge
Decemvirale fu con rigore ofTcrvata , in quella materia di fucceflione
iniettata non vi furono alrri vocaboli di eredi, né altra diltinzion di
congiunti , che di Suoi , Agnati , e Gentili Ma come prima il Pre- .

tore col fuo Editto linde Cognati concedette per equità la poflefltone
de' beni a' Cognati , in mancanza degli Agnati ; cominciando a difularfi
la fucceflione gentilizia , più non badoffi a dilli nguere gli Agnati da'
Gentili, ma folo da' Cognati. Ed in quelli tempi, ne' quali l'Editto
Pretorio, e non già la Legge Decemvirale offervavafi , può agli Agnati
adattarli la definizione da Triboniano recata , per diftinguerli da' Co-

fgna-

^ (1) Tacito, VelIejo,GeIlio, Valerio Malfimo; e fpeffb anche i Giurecon-


fultf, fòpra tutto Ulpiano /. 195. §. 4. verb. fignif. Anzi rifallo Cicero-
ne prò Murena cap. 12. chiama Nome il Prenome Caja ; e prò Caecina cap.
IO. in perfona di Clodio chiama Nome il Cognome di Formione , che que-
sti avea. Onde vedefi talvolta ufata la voce Nomea in un fenfò comune per
dinotare il prenome , nome , o cognome .

(2) Cioè coloro, ch'erano ftati fotto la patria potetti del defunto in
tempo della colui morte.
(?) Cajo 3. ad L. 12. Tab. (4) Infili, lib. 3. tit. 2. §. l.
(5) Loc. cu.
(<5) In Julia cap. t. Sacerdoti, & uxori* dote, & Gem 'tlitiis hereditatibus
Muklatus. . . 1
4t PARTE SECONDA
giun , tra loro congiunti per .mezzo di donne. L'errore
4 quali eràn
adunque Triboniano fu, nello fpiegar la Legge delle dodici Tavole,
di
definire gli Agnati nel fenfo, ch'ebbero dal tempo dell'Editto Pretorio
in poi, e non già com'eron prefi al tempo di quella Legge , quando
gli Agnati dicevanfi coloro, ch'eran d'una ftefla famiglia, o ftirpe, a
differenza de'femplici Gentili, ch'erano d'una ftefTa gente, ma di fa-
miglie diverfe. E' vero, che Triboniano apprefe tal definizione degli
f
1
Agnati da Cajo , e da Ulpiano (i) ma tanto Cajo , che fiorì fotto
:

l'Imperador Antonino, quanto Ulpiano, che fiori lotto AlefTandro Se-


vero, parlano della fucceflione Gentilizia Decemvirale , come di cofa
già diiufata; onde coftoro definiron gli Agnati fecondo quell'idea , che
a' tempi loro facea meltiere per diftinguerli da' Cognati.

>T Or i Nomi Gentilizi non effondo primitivi," ma derivati, rper di-


Notnt
.

Genti' « r . , • «•
r
• • ., ... , ~ 7
moftrar sì fatta derivazione i Romani li terminavano il pia mjtts. Così
lizi termina
vano per lo da' primi antenati Pompane , Tulio Giulo i difendenti prefero il nome
,

fià in Jus. Gentilizio Pompottius ,Tullius , Julius. Anzi AzzioClaufo trasferitofi da


Regillo fua patria ad abitare in Roma, per adattarfi al romano coftume,
chiamoffinon più Claufo, ma Claudio (z) ; il qua! nome fu poi come
ereditario a'fuoi pofteri tramandato. Dagli Àntiquarj (3) propongonfi per
Nomi Gentilizj non terminati in Jus , Jfanaeus , Peducatus , Poppaeus,
*4llicnus, SatrienuSy Betilienus , Caecina , Horbanus , Perpenna. Di quefti
però i primi hanno una terminazione poco diveda da juclla in
tre
/«x; oltreché pronunciando gli antichi l'AE per AI , come *A'tlius ,
Pa'ttus sAquai , che poi diflero %/felius , Paetus , Jlquae , par che quefti
f

cognomi *Annaeus, Peducaeus ,Poppaeus ,&c. fi foflero anticamente detti


%Annajus, Peduca jus , Poppajus , &c. colla folita terminazione in Jus. I
tre feguenti fembrano piurtofto Cognomi derivati da' Nomi Gentilizi
tAllius ( Satrius, e Betilius ; ficcome da C/uvius ,
l'ifteflò c\C%Ael'tus
) ,
tJafidius, e Salvidius formaronfi i Cognomi Cluvitnus , Najìdienus , e
Salvidienus. Caecina non fu Nome Gentilizio, ma Cognome della Gen-
te Licinia (4), a cui fu aggiunto ancora il Cognome di Largo* e poi
diramatili i difendenti di quella famiglia, fi diflinfero fra loro co' co-

gnomi di Volaterrano, di Peto, e di Severo, smorbano nè pure fu No-


me Gentilizio, ma Cognome della Gente Giunia, come apparifee da'
marmi (5) . Onde la Legge Giunta Norbana da Giuftiniano mentova-
ta (6), fatta da' Confoli M. Giunto Stiano, e L. Giunto Norbano Balbo,
fu

(1) Cajo lib. 2. Infiitut. tit. 8. §. 4. Uipian. lib. 13. ad Saiin. & l. 2. §. 1.

de Suis , C!?* Lfpjtim. (2) Livio lib. 2. cap. 9. .


(?) Fulvio Orfino, Antonio Arojìino, Ltpfto y &c.
(4) Com' è chiaro da Plinio lib. 20. cap. 18. e da Tacito TTtjì. lib. 2. cap.^.
(5) Gruter. />.»£. 876. ». 5. e 6. {6) -Injìit. de libertin. §. uh.

Digitized by
TEMPO ROMANO. 43
fu cosi detto dal Nome Gentilizio dell'uno, e dal Cognome dell'altro.
Imperocché coftumando i Romani denominar le leggi da' Nomi Genti-
lizj eie' Conica , ferro i come l'Elia Scnzia , la
quali venivan fatte ,

Furia Caninia la Papia Poppea, la Cornelia Bcbia,' la Licinia Cor-


,

nelia, ce. ed efiendo flati L. Norbano , e M. Silano d'una iftclfa Gente


Giunta, benché di famiglie diverfe Norbana> e Silana; a voler deno-
minar quella legge da' Nomi Gentilizj di tramendue i Confoli , fareb-
befi chiamata con inutile palilogia Lex Jun'ia Junia. Trovafi ben vero
Perpenna femprc folo; ma non perciò dee dirfi Nome Gentilizio piut-
tosto , che Cognome di qualche famiglia , il cui primo ceppo , che fon-
dò la Gente, fiaci del tutto ignoto. Siccome non poflìam dire, che
ytgrìppM folTe Nome Gentilizio, perchè nelle monete, e ne' marmi di
M. ^grippa non trovafi mai altro nome Gentilizio , ma folo ^fgnppa^
atteftandoci Cornelio Nipote, e Dione, ch'ei fu della Gente Vipfania.
Nè pochi efempj recar potrei da' marmi, anche da quelli del Regno
noftro, ne' quali, oltre a'Prenomi, e Cognomi, non rrovanfi Nomi Gen-
tilizj o perchè obliati, o perchè trafandati ; come in alcuni diTiano:

ZT. Cabilentts. Cn. Veftculanus. P. Tapfenna. L. Optatiti ,&c. in altri di


1

Venofa: JVf. Muttienus ,&c. nè quindi poffiam dedurre, che quelli, e fo-
miglianti fieno itati Nomi Gentilizj , effondo nel vero propiamente
Cognomi .
; . vii
Eflcndofi adunque il Nome Gentilizio introdotto per dinotare
j^0 ^- Gentil
l'origine di tutta la Gente primo ceppo , prendeafi le più voi-
dal
fa} pià ,

te dal nome propio di qualche primo antenato E poiché Roma fu ùcht nati Ax
.

dagli Albani fondata , e da' convicini popoli di tempo in tempo ac- varie perfo-
crefeiuta ;
quindi è che i piìi antichi Nomi Gentilizj Romani da al- ne * n R»»*.*
,

eunt primi Autori Albani , Aborigeni , Sabini , e di altre confinanti t***ff***M


nazioni derivarono. In fatti Livio ( i ), e Dionigi d' Alicarnaffo ( 2)
co " vtctnt
P*m
ci'attcftano , che molte famiglie de' Cruftomini , degli Antcnnati , e
«de'Cenincti furono in Roma da Romolo rrafpiantatc . Quindi termina-
ta la guerra per lo ratto delle Sabine inforta, sì fattamente i Sabini
co' Romani mifchiaronli , che di due popoli fe ne fece un folo . Tul-
io Oftilio poi terzo Re de' Romani, com' ebbe diftrutta la città d'Al-
ba, trafportò in Roma il di lei popolo; e crefeiuto perciò il numero
de' cittadini , volfe accrefeere ancora quello de' Senatori , arrotando tra
efu i Capi, e Principi degli Albani quali furono i Giulj (3), i Ser-
^
vii;, i Quinzj, i Gcganei , ì Curazj, 1 Clelj, ed altri , che credonli
F 2 per

(1) Lib. 1. cap. 5. . .

(2) Lib. 2.
(3) Liv.lib. 1. cap. 12. Ben«he in alcune edizioni leggafi Tullio* , Sigo-
nio però a dritto emenda Julios

Digitized by Google
44 PARTE SECONDA
per avventura difeendere di que' Trojan! , da' quali fu la fitta d'Alba
Longa fondata. Similmente vennero in Roma da' Sabini le Genti Au-
relia, Claudia, Mulfidja, Perronia, Pletoria o fi a Lctoria, Tituria ,
,

Valeria, Vezzia; da Tivoli la Coponia; da Frafcati la Mamilia , la


Porcia- da Ferentino la Salvia; da Camerio la Sulpicia; l'Ottavia da
Vellctn; da Lanuvio la Mizzia, la Procilia,la Rofcia, elaToria(i)*
come dalle loro monete fi appalcfa , nelle quali veggonfi imprefli o i
Dei Penati loro propj , o fondatori , o i primi Principi di lor na-
i

Vili, zione, o altro fimbolo propio di quella (z).


Manieralo» La maniera poi , con cui faceanfi dal nome del primo ceppo i No.
tui forma- mi Gentilìzj, nella Romana Storia chiaramente fi feorge. Narra Più.
ronfi i Nomi tarco
(5), che, al rapporto di alcuni Scrittori, da' quattro figliuoli del
henttltz/.
p c Jsl urna Pompilio, i quali furono Pompane , Mamerco, Pino , e Calpo
t/aevan l'origine le Genti Pomponio , Mamercia, Pinaria (4), e Calpur-
nia (5). La Gente Celia fu originata da Colt, o Celio Vibtnna Tofca-
no , che venuto co' fuoi in Roma per dar ajuto a Romolo contro i
1

(1) Onde V Imperador Claudio


"...
Sabini, ivi fermò la fede; e da coftui prefe il nome il Monte Celio,

preflb Tacito Amai.


lib.it. cap. 24. di-
cea: Majores mei hortantur , ut paribus confitti* Rempubiicam capefifam , tranf-
c'i

ferendo huc , quoà ufiquam egrepium fuerit . Ncque enim ignoro, Julios Albay
Corimcanios Camerio , Pnrcios Tufculo , &
,ie vetera ficrittemur , Etrttria , Lu-

tarti,! que , fy omni Italia in Senatum accitos


(1) In fatti la Gente Claudia prefe il Cognome di Nerone , voce Sa-
bina dinotante Valorofio [ Sverò», in Tiber. cap. i. ] , ed impreife nelle fue
monete la Dea Feronia, da'Sabini adorata . Nelle monete delle Genti Pe-»
tronia , e Tituria impreffo vedefi il ratto delle Sabine ; in quelle della
Gente Vezzia l'imagine di Tito Tazio Re de' Sabini , perché da' Sabini ve*
nivano originate. In quelle della Gente Coponia, da Tivoli venuta, {cor-
cefi Ercole colla clava , poiché a lui era la Città di Tivoli confegrata
\Strab. lib. 5. ] . Nelle monete delle Genti Cornuficia, Mezzia, Papia, Pro-»
cilia, Rofcia., e Toria,da Lanuvio ufcite, impreffa vedefi Giunone Sifpita,
0 lìa Lanuyina. Vedi fomiglianti efempj oltrenumero preffo Patino, Orfi>«
no, Antonio Ago/tino, Vaillant, ed altri nelle Monete , e Famiglie Romane.
(3) In Numi in fin.
(4) Sebbene Dionigi d'AIicarnano Uh. t. Livio lib. t# cap. 4. e Servio in
Virgil. Aeneid. 8. v. z6t). Et dcmits HercuUi cuflos Pinaria fiacri, altramente
deferivano Y origine della Gente Pinaria
(.5) Quindi è, che Orazio in Art: Poct. -j. 202. chiama Sangue Pompilio
1 Ptfioni , eh' eran della Gente Cab:, -via \ e l'Autore del Panegirico a Pi/Ine
creduto da alcuni Stazio, da altri Lucr.no:
Nam quid memorare neceffe efl ,
Ut domus a Calpo nemen Calpurnia ducati
E Gneo Calpurnio Pifone , per dinotar quell'origine, imprelTe nelle fùe
monete il Capo del Re Numa . V. FhIv. Or/m. in Calpurnia .

Digitized by GooqI
TEMPO ROMANO, ^
c'1 Vico Tufo (i). La Gente
Claudia ebbe nome, ed origine àz%d~~ o :

Cìaufo Sabino, detto poi Claudio in Roma (2). La Gente Giulia van-
tava per autor del fuo nome Git$lo figlio d'Enea (3). hzGiunia erede-
fi difeefa di Giunto compagno d'Enea (4) . Da altri compagni d'Enea,

cioè da Clelia, vfù, Naute, Sergejle , Cloante , Mnejleo , Già, credonG


derivate le Genti Clelia, o Cluilia (5),*/*T^/<» , o %Accia (6),Nau^ia (7),
Sergia (2), Cluen%ia(p) y Memmia (10) , Gegania (il). I Mamilj crede-
vanfi originati da Mamilia figlia di Telegono figliuolo d'Ulifle, e di
Circe, che fondò la Città di Tufculo, o fia F rateati (12). Gli Emilj,
fecondo alcuni , traevano origine da Emilo Trojano figliuolo d'Afca-
nio; fecondo altri da M- merco figliuolo di Pitagora, il quale per fue
lepidezze fo(fe grecamente foprannomato Emilio A>wuw Lepido (13)
La Gente Cecilia fu da alcuni creduta derivar da C cento , il quale
fondò Prenefte ; altri la derivaron da Cecade Trojano compagno d'E-
nea (14). Altre molte famiglie Romane fur dagli antichi Rimate ram-
polli di TrojaniEroi: e Servio (15) ci ragguaglia , efTerfi fatto daVar-
rone un libro de Familiis Trojanis , o fia delie Famiglie Romane da*
Tro-

(1) Varr. de L. L. lib. 4. cap. 8. e Tefio in v. Coelius . BenchC- Livio lib.Z.


top. 9. deduce l'origine del Vico Tufco da altri Toféani , a' quali, a tem-
po del loro Re Porfena, fu quivi dato luogo a ftanziare
(2) Sveton. in Tiber. cap. I.
(3) Livio lib.x. cap. 2. Vellejo lib.t. cap.qt. Virati. Aeneid. I. v. 290.* 29».
Nafcetur pulchra Trojanus origine Caefar
Julius, a magno demijftm nomen Julo,
Ovid. Tajìer. lib. 4. v. 20.
Venimus ad felix aliquando nomea Juli ,
Unde domus Teucro? Julia tangit avos .
Vedefi perciò in alcune monete della Gente. Giulia impreffo Enea, che
fugge da Troia col /uo padre Anchife fullefpalle. Anche Nerone^ ultimo
Imperadore che abbia avuta parentela colla Giulia Gente , vien detto da
,

lAufonio [ de XII. Caefarib. Carni. li.] Ultimus Aeneadum


(4) Dionigi cTAIicarnaflo lib. 4. (5) Tefio in v. Clodia Familia .
(6) Vtrgil. Aeneid. 5. v. 567. Alter Atys , %enus unde Atti duxere Latini.
Ciocché nota ivi Servio, efTerfi detto da Virgilio in lode di Axsàa madre
di Augufto. (7) Servio in 3. Aeneid. v. 407.
(8) Virgil. ^.Atn. v. izi. Sergejlufque , domus tenet a quo Sergia nomen*
(9) Vtrgil. tbid. y. 122. . . . Scyllaque Cloanthus\Cacrulea , genus unde
tibi Romane Cluenti .
(10) Virgil. ibid. v.tiy. Mcx Italus Mnejìheus , genus a quo nomine Memmi.
(11) Servio in Virgil. loc. cit. v. 117.
(12) Dionigi tT AÌicarnaJfo lib. 4. Feflo v. Mamiliorum Familia . Livi*
lib. 1. cap. 19.
(13) Plutarco in Paulo Atmilio, e Fejlo v. Acmiliam Gentem.
(14) Fejìo v. Catculus . (15) In 5. Aeneid. v. 117.
46 PARTE SECONDA
Trojant originate; e perciò efferfi detti i Nobili Romani da Giove*
nale(i) Trojugeni , co me difendenti de'Trojani. D.i*Anteone e da F.u ,

hjo figliuoli d'Ercole furon creduti derivare gU ùntoti/, ed i Fabj (2)*


La Gente Vitellia la differo alcuni venuta in Roma da'Sabini, origi-
nata da Fauno Re degli Aborigini , e da Vitellia, che* per Diva in
molti luoghi adoravali (3).
Origine trop- Che quefte Genti però abbiano avuta sì alta origine, come da*
po alta di al- Romani deferi veli, non altra pruova ne abbiamo, falvo che la creden-
cune Roma- za, « la fama comune a noi da' loro Scrittori medefimi tramandata.
ne -famtalte Nè {limiamo per tutto ciò inverifimile, aver potuto nafeere tal
fama
d'idi
• dalla boria di alcune Romane famiglie, le quali a volerfi diftinguere

del favolo/o,
non P ur ^ a ^ a P^**» ma eziandio da altre famiglie nobili loro pari ,
*
<e forfi più antiche, ed illuftri, a forza di etimologia, c di fomiglian-

za di nomi davano a bere al rozzo, e fuperftiziofo genta me, d'aver ef-


fe avuti per loro primi ceppi , ed autori tanti Dei , Semidei , o Eroi
fin tempo efeuro, o favolofo. Nè mancarono Poeti, ed altri Scrit-
dal
tori per fomentar colla penna un'albagia sì ftrana , e dar l'allodola
,

a chi dava loro la mancia. Sì come a' tempi noftri , e de' noftri avoli
mancati non fono fimili Scrittori prezzolati, atti oltre modo, e fron-
ti a creare origini, e genealogie fattizie, per affettarle a chi che fia,
come mafehere di Carnevale.
Non fu di parta sì grotta il regnicolo noftro Cicerone , che pre-
fe non aveffe a gabbo sì fatte lodi tratte da genealogie mentite. Ta-
luni apprefTo Plutarco (4)difiero, che'l padre di Cicerone fatto aveffe
il vii meftiere di Lavandajo . Altri deducevano il colui lcgnaggio da

Tulio Re de' Volfci; e quella origine per appunto nella Cronaca di


Eufebio leggiamo . Che che però detto , e kritto ne averterò gli al-
tri, Cicerone ifteffo confefsò non difcendere di chiaro ceppo romano;
poi che «rampognando (5) l'adulazione degli Scrittori, che avean fendu-
ta la Romana Storia mendace , dileggia la vanità di certe famiglie
plebee, le quali avendo nome gentilizio fimjle a quello d' altre fami-
glie nobili , vantavan difcendere di ceppo illuftre , ed efferc i loro
maggiori, per via di adozione, in famiglie plebee paffati: Come farei an-
ch' io,foggiugne, fe diceffi aver origine da Manto Tullio, che fu Patri*
~;o e ConJole l'anno decimo dopo la fcacciata de Re,
De'
(1) Sat. 8. v. 181.
(2) Plutarco in Antonio, ed in Fabio , onde nelle monete della Gente
Antoniaj in memoria di tale origine, impreffa vedefi la tefta d'Ercole co-
verta di pelle di leone, e là clava [ V. Vaillant nelle monete della Gente An-
tonia}. E Giovenale Sat. 3. v. 14. Natus in Herculeo Fabius Lare.
(?) Sveton. in Piteli, cap. I.
(4) In Cicerone. (5) In Bruto cap. 16.

Digitized by GoogI
TEMPO ROMANCI 47
De' Nomi Gentilizi alcuni nacquero da' Prenomi; altri da'Co;- no- *

... Nomi r
xt o
T
Vane
, . .
or,»/,
.

j kt
& xom
1 • • • • •
! 1
11 1

mi; alt" da altri Gentilizj; altri dalla Patria, o Nazione; al- '
ni t

tri fi prefero da' Bruti ; ed altri dal propio meftierc. •


Gentilìzi
Da' Prenomi Arrunte, Aulo, Celòne , Decimo, Larte , Lucio, Alcuni nati
Manio, Mezio, Numirore, Oflo, Petronc, Portumo, Proculo, Publio, Ai Prenomi.
Quinto, Settore , Servio, Sello, Spurio, Stazio, Tito, Tulio, Volu-
to , Vibo , li fecero i Nomi Gentilizj *Arrun?io , %Aulio, Cefonio, De»
ciò, e Dccimio, Latito, Lucilio , Manilio , Marcio Mcxfjo, e Metilio t ,

Kumstorio, Oftio., Petronio, Poflumio , Proculejo, Publilio, Quinzio , Sar-


torio, Servi l io , Sejìio, Spuri Ho, Statilio, Tullio, Volufto, Vibio. XI.
Da' Cognomi Albo, Albino, Cordo, Flavo, Fulvo, Fufo , Gal- Altri da' Co-
lo, Gemino, Licino, Planco, Plauto, Rutilo, Sabino, Silo, Terzo, gn°"> h 'dal-
Valefo, Varo, Vennone, nacquero i Nomi Gentilizj *Albio , %Albìniot àa altri
GeH'
Cordio , Flavio , Fulvio , Fu/io , e Furio , Gallio , Geminio , Iic/m* , jS"?
'*
Piando, Plauso, Plagio, e Pluvio, Ruttiio y Sabinio, Silio , 7Vr>/Wo,
Valefto , e Valerio , Vtnnonio .

Nomi Gentilizj Azzio Oflio


Da' , , Porcio ,
Quinzio, Seftio, feronfi
altri Nomi Gentilizj Attilio, Oflilio , Porcilio, Quintilio, Sefìilio (i).

tico Lazio, i cui terrazzani fi dicevan Gabinii , venne il gentilizio no-


me Gabinio (3). Dall'antica Pomczia , preflb. le paludi Pontine, nacque-
ro i nomi Ponzio, e Pontinio (4): sì come dalla nazione de'Vollci, ov*
era Pomezia,il nome Voljcio. DaTreba (Trevi ), paefe del Lazio pref-
lb a' fonti del Teverone , i cui cittaclini dicevanfi Trebani , il nome
Trebanio.
A
quella foggia furfero per avventura non pochi Nomi Gentili- j^^ìjì',
z] da'paefi del Regno noftro come da Cominio , e da Aufidena , o j\ t mcq uero
:

Alfidena, città del Sannio, i nomi Cominio, e *A ufidio detto in alcu- da'Paeji del ,

ni marmi del Regno anche sAlfidio: da A terno, ove oggi è Pefcara , Regno no/ho.
il nome %Aterio\ dalla Puglia il nome *Ajppulejo , o %Apulejo da An- :

na il nome Stinto (5): dall'antica Egnazia (6) il nome Egnayo, ed


Egna-
[1] V.Sigon. lib. de Nominib. Romgnor. cap. de Rom.Gcnt.orig. Antonio
d'Agoftino in Famil.Rom.in Furia, Oclavia,&c. e Reinefio Infcript. Ciaf.i.n.z^
[l] Dionigi (PAlicarnalfo lib. ?. [|] Dionigi (TAUcamaJJo lib. 4.
[4] Siccome da P ometta fi diflerò le (uè Paludi Pomptinae , quali Po-
metinae; così l'abitatore fi dhTe forfè da -prima Pomptius , e Pomptinms ,
e poi Ppntius , e Pontinius
[5] Reinefio Ciaf. I. «. 123.
[6] Città diltrutta nella fpiaggia della Puglia , ove oggi e una Tórre,
detta la Tone SAgnaxzo.

Digitized by Google
4* PARTE SECONDA'
Egnatule/o: dalla Città d'Aquino il nome *Aqu\nìo\ dal pacfe de' Bru-
zii il nome Brucio , Brucio t e Bri~?io dalla Campania il nomeCiM*
:

patiio : dalla Lucania nome Lucania. La Gente Papi a , mentovata in


il

un marmo di Monte Caftno(r), prefe forfè il nome da un antico vil-


laggio , detto Papia preflb il Garigliano ,
oggi diftrutto , e forfè ove
ora dicefi Capo di Pappala di là dall' antica Sinveffa , come apparifee
da un marmo in quelle vicinanze trovato (i) , in cui faflì memoria,
de' Coloni Papii , e Sinveffani . Dall' antica Città di Vefcia , nel cui
feno era Sinveffa (3) , oggi detta SefTa , prefero il nome le Genti Ve.
feia , e Vefcinia (4). Dall'antica Velcri , una delle Città disfatte dal
ruttare del Monte Vefuvio (5), prefe il nome la Gente Vcferia (6),
Dalla Città di Vibone, detta prima grecamente Hipponium , e poi da'

XIV Romani Vibo Valentìa, prefe il nome la Gente Vièta (7).


Altri da' Da' Bruti, e appretto a poco da quella forta di beftiame , di cui
• Bruti. per ventura il primo ceppo della Gente abbondava , o fpezial cura
ne avea. Plutarco (8) rapportando una legge di Valerio Publicola, per
la quale colui, che a' Confoli non ubbidiva , colla multa di due pe-
core , e cinque buoi era punito , dice , che non effendo di que' di
renduto ancora comune 1' ufo delle monete , i rei coli' ammenda di
pecore , o d' altro beftiame pagavano il fio (<?) che quindi l'avere
:

chiamofli Peculio (a Pecudt)' imperciocché i beni di ciafeuno a greg-


gi,' ed a/menti riducevanfi: che perciò nelle antiche monete 1' imma-
gine del Bue , della Pecoca , e del Porco ira pretta vedeafi che quin. :

di alla per fine s'introdufTero* i nomi di Suillo , Bubttlco ,Caprario,Por.


ciò, ce. che da'padri a'figli fi tramandavano. Similmente Varronc (10).
Noi abbiamo , dicca, molti notai dall'uno, e dall'altro ègftiame deriva.

[1] Rapportato da Fulvio Orfmo in Papié % e da Grutero 100. 8.


[2] Recato da Manuzio Orthogr. v. Polito , ^reflo il Garigliano , e da
Grutero 448. 4. in Sinvefla ; ma fu poi trafportato in Carinola , come di-
ce Cammillo Pellegrino Difc.z. della Campagna Felice n.ic. da cui fu più
accuratamente trafe ritto
[}1 Così detta, perchè flava in Sin* Vefciae . V. Pellegrino loc. cit. n. 8.
[4] Mentovate ne' marmi appo Grutero 1149. 9. e 1000. 4. e da Pel-
legrino loc. cit.
(5] Alle falde del Vefuvio giacea quefta Città mentovata da Livio t, 8.
c da Valerio Ma/fimo VI. 4. ». ».
[<5l Clic trovafi ne'marmi appo Grutero 485. n.6. e Pellegrino loc.cit.n.ii.
[7] Nelle monete dì quefta Gente £74**4, pretto Fulvio Orfino, im prette
veggonfi r immagmi di Minerva , e d' Ercole , che in Vibone adoravanfi .
Trovava!! anche in Capoa la Gente Vtbia mentovata da Livio XXVI. 9.
e ne'Bruzj XXVII. 17.
[8] I» Poplicola. [9] V. Fejìo vv. Muleta. Pcatlstut. Ovibtts.
[10] De R
% R. Ub. z.cap. t.

Digitized by fcoogle
TEMPO ROMANO. 40
tij dal minore , come Porcio, Ovinio, Caprili» dal maggiore, come Equi*•

%io y et. Nè fembra inverifimile, che molti dal fomigliarfi nel corpo,
0 ne' coftumi a' bruti , Tortiti aveffero sì fatti nomi ; poiché oltre a*
Cognomi , de' quali faremo più* innanzi parola , trovanti da' Romani
ufati affai Nomi Geiuilizj da' nomi de' bruti, com'è da credere , derl»
vati . Di quella data fono ofpronio , %4feltio , *Afinio , Bovio , Canio ,
mìnio, Capellio y Capril'tOy Caprio, Capromio , Catilio 7 Catttllio, Equi*
irio, Gallio , Iryo, o Ircio , Multo , Ovilio, Ovinio (1), Porzio , Suillio,

Tauranio t Tauricio, Torio , Vitell'tOy Vitull'tOy Volturcio, Volturnio (2).


Dal propio meflicre: oade dall'arti fabrili venne il nome Fabru
ciò . Ma l'agricoltura ne fomminiftrò più che ogni altra ; impercioc- propio
chè dalla lpczial cura degli Orti, delle Siepi , degli Spina) , delle F<*- yZ/er*.
ve , de' CVci , delle Cipolle , dell'^/i , della Salvia , credonfi originati
1 nomi Ortenfio, Sepullio , Durmio (3) , Fi^/e (4), Cicerejo , Cipio %

fillio ( 5 ) , Salvio . Oflerva in oltre Fello (ó) , che Flaminio fi dila-


niava colui , il quale ne' fagrificj al Sacerdote di Giove miniflrava f
dettoFlamen Dialis (7); onde il gentilizio nome Flaminio verifimil-
mente procede. Lo fteffo può dirfi della Gente Veneria mentovata in
alcuni marmi , così detta forfè dall' effere Itati i di lei maggiori Sa-
cerdoti confegrati al culto di Venere Lilibetana nella Sicilia , detti*
Venerei da Cicerone (8), da cui falli menzione pur anche di Venerio
Simmaco fervo (o).
G Al-
ti] Come anche Ovidio , che fu nome gentilizio uiàto in quello Re-
gno i poiché in Sulmona, Città de' Peligni , ebbe i iuoi natali P. Ovidio

Nafone , fecondo eh' egli medelimo attella Trijl. lib. 4. e leg. 9.&Fajì. lib.
4. v. 41.
[2] Come pub Grutero e di Rcinefio, ed appo
vederli nell'Indice di ,

Saubérto de Sacrific. Veter. cap. 22. Ed è da notarli, che nelle monete di


Lucio Torio B.rfbo impreffo vedefi un Toro per dinotarti appunto l'origine
del gentilizio nome Torio [ V. Fulvio Orfino nelle monete della Gente Vo~>
ria ] ; tuttoché da' Romani il Toro detto fi foffe Taurus, e non già Thoras,
onde derivò Thorius.
[5] Gli antichi diceano Dufmofus ciocché poi dittero Dumofus [V.Fe- N
}
fio v. Dufmofo ] ; la S fu cambiata prima in R , ficcorac da Afa Quaefere
Cafmcn dittero poi Ara Quaerere Carmen : e poi fu tolta via , come fi
tolfe da tante voci Exfigo , Exferceo, VtxfUy Cafmenae &c. onde da Du-
mus detto prima Dufmus , e poi Durmus, venne forfè il nome Durmius
[4] Plinio lib. 18. cap. 4.

[5J Che poi fi ditte AiHo, ed Aelio . V.Vaillant nelle monete della Gen-
te Alila.
[6] In v. Flaminia , e Flamlnius
7] Quafi Filamen y coftumando i Sacerdoti del Lazio portare il capo
veato, e cinto d'un filo. V.Varr. de L.L. lib. 4. cap. 15.
[8] Pro Cluentio . [ 9J In Verr. 3.

uigi kJ by Google
5o PARTE SECONDA
XVI.
Altri (ideo- Altri nomi gentilizj derivarono da* colori del corpo. Stima Fe-
lori del cor- fio ( I ) , che '1 nome Jfquilio dal color negro , detto appo i Latini
po. *dquilus, proveniffe. L'iftefla origine forfi ebbero i nomi Jtlbio , jRff-
brio, Rutilio , Flavio Fulvio , ec. fìccome da' Nei della pelle il nome
,

Nevio, come Arnobio (2) fuppone.


^ l P re ^cro ^ tTl nom * ^ a var e occafioni. Dice Fedo (3), che la
'
4! ri di-* -
ri* cuaficni
Gente v#»r«//4 forti quel nome dairefferle ftato per fuo foggiorno aflegnato
dal Popolo Romano un luogo pubblico, ove fagrificavali al Sole; onde
giufta l'antica Romana lingua fi difle prima , come chiamavanfi
ancora la che poi fi dilferow^wrc///* , Valeria, Papiria (4).
Valejìa la Papifta,
yvttt ,

Da Da* nomi de'propj Autori folean dinominarfi le leggi


gentilizj
nomi
gentilizi de
1
fatte da' Macerati Romani , Confoli ,
Dittatori, Tribuni della Plebe, o
JVI/f/?rari^. dagl'I mpcradori; quali furono le leggi Giulie Majejlatis , De Vi publi-
Kominavanfi ca , De Vi privata , Rcpetundarum , De*4hnona, Peculatus , &c. fatte da
perlopiù le Giulio Cefare e le leggi De Jfdulteriis , De *4mbitu Ù"c. fatte da *4ugit-
9 y
Joro leggi.
ji 0 ^ ;j qual cm amoffi pur anche Giulio, perchè da Giulio Cefare' fu
adottato: le leggi Cornelie De Falfts,De Sicariit y &c. fatte da L.Cor-
nelio Siila Dittatore : la legge Pompe/a De Parricidiis da Cn. Pompejo
Confolo: là legge Elia Senr^ia da Sejìo Elio Catone, e da Cajo Senato
Saturnino Confoli: i Plebifciti, come la legge Jtquilia De Damno , da
L. *AquilÌQ Gallo Tribuno della Plebe: la leggevi////» De Dandis Tu-
toribus da L. *Atilio Regolo , e la Falcidia da P. Falcidio Tribuni. Fi-
nalmente piU Scnatoconfulti , come il Claudiana , il Liciniano, lo Sta»
tiliano, il Trebelliano, il Veliejano (5).

m Ma perchè il Nome, come Gentilizio, davafi a tutt' i figli, e di-


fccn£knti 0 d'una fteffa famiglia, o anche di diverfa, purché folfcro
introdurre?
^' un medefimo ceppo; imperciò a poterli diftinguere fra loro, inven-
tifo di Pre-
nomi ,
tarono i Romani un'altra forra di nome particolare , atto a dinotar le
perfone (d); e perchè al Nome Gentilizio fi preponeva , fu chiamato
Pre-
[
Lib. 3. Adverf. Cent. Nome Gentili/io di Gneo Nevio nativo della,
1

noìtra Campania, come apparifee da Gellio lib. i.eap. 24. , ove rapporta una
ifcrizione fatta da coftui mede (imo al* fuo fepolcro , e la chiama piena di
iuperbia Campana .
[3] In v. At.rcliam . [4] Cicer. Eptji. Famil. 2 1. lib.q.
[5J Sebbene alcuni fi dinomitnrono dal cognome del Confolo , fotto cui
eran fatti , come il Tertulliano , il Pifon'uno , il Pcgafiano , il LiUniano y
V Orjizianoy il Turpiliano tTc.
[6] Che oggi da noi fi dice nome Proprio, a differen7a del Cognome
comune a tutta la famiglia . In fatti Lucumone trafportatofi dalla Tofca-
na a foggiornare in Roma ,
per adattarli al Romano coftutne, cambio il
fuo nome in quel di Lucio ? e fervuTene di Prenome, come i Romani fa-
cevano , Dionigi tTAiicarnaJjo iib. 3. Straùo Geogr. lib. 5.

Qigitized by Go
TEMPO ROMANO. 5*

Prenome' l'ufo del quale così viene fpiggato da Varrone (i) Trovan- :

doft, die' egli, in un ifteffa famiglia Tcrenxia due , o più figliuoli coli'
iJleU'o gentilizio nome Terenzio, per dijlinguerit tra loro con qualche no-

me particolare y
notavano per avventura eòi era nato fui mattino, ed a
cojlui davano il prenome di Manio ' ad un altro nato dopo levalo il
fole imponevano il prenome di Lucio / e chi nafeeva dopo la morte del
padre, il prenome di Postumo fortiva.
E quantunque arbitraria ftata forte la guifa d'imporre i Prenomi, r#, ;
r

a differenza de' Nomi,


e de' Cognomi, che per ordinario dalla Gente, ti chVave'i-
e dalla Famiglia li prendeano i difendenti ; nientemeno al primoge- „o r ijleffo
nito folea darfi ne' primi tempi il prenome del padre (2), ed agli ai- Prenome del
tri figliuoli i prenomi degli altri maggiori della famiglia ; ed allora padre,diflin-

il primogenito, che avea V ifteflb prenome, nome, e cognome del pa- 8". ea ^*
?f*
lutC0J°P ran -
dre, diftingueafi da lui con qualche foprannome . Ond' è , che Cice-
rone diftingue i Quinti Caculi ora co' foprannomi di padre, e di figliuo-
lo, ora con que' di vecchio , e di giovane (3); come anche fa Livio
ne' Quinti Fabj, e Svetonio ne'Caj Curioni (4). Eccone una memo-
ria nel Regno noftro. In Montefarchio nel muro della Chiela di S.An-
gelo in Garganenfibus leggefi quello frammento di antica ifcrizione :

L. SCRIBONIVS L. F. LIBO PATER


. .

L. SCRIBONIVS L. F. LIBO FIL . ,

PATRONEIS EX D D . . .

F. G
Talvolta però tutt' aveano l' ifteflb prenome del padre, e di-
i figliuoli
ftingueanfì tra loro con varj cognomi, come apprefib vedremo. „„
Varrone , come narra Tito Probo ( 5 ) , noverò predo a trenta
p rcnomiR«-
Prcnomi Romani. De' quali alcuni, perch'erano più noti, e frequenti, man \- ioro e-
G 2 ieri- timologla, e
maniera di
[1] De L.L. lih.B. cap.i-%. fcriverli.
[2] Come ne' FartiConiTolari roventi volte incontrafi. Onde nelle mo-
nete della gente Aquilia li legge iterino : m' aquillius m' f. m' K. Ma-

nius AquilUus Marni Filius, Marni Nepos ; ed Ottavio nelle antiche me-
morie trovali così deferirlo : c. octavius c. f. c. n. c. pr. c. abn. Ca-
fus Otlavius , Caji filius, Caji nepos, Caji pronepos , Caji abnepos
[?] Il fratello di Marco Tullio Cicerone nornofli Quinto Tullio Cicero-
ne; e perch'ebbe un figlio dell' ifteflb fuo prenome, nome , e cognome ,
per diftineuerfi da lui , ora vien chiamato da M. Tullio Quintius Prato;
ora Quincttts Pater, ed il figliuolo Qiàntlus Filius.
[4] Come oflerva Sigonio de Nomin. Rem. cap. de Praemm. imponenti.
[5] De Praenomine, che ftimafi da taluni eflere un Epitome del deci-
mo libro, che ci manca di Valerio Maflìmo.

Digitized by Google
5Ì PARTE SECONDA
fcrivcanfi colla fola prima letxera , altri colle due prime , altri colle
tre; altri poi meno ufuali, e conofeiuti fcriveanfi per intero (i). Ec-
cone la ferie di ventotto di efli per ordine alfabetico: *dgrippa , quafi
*egro parti* natus (2) , colui , che con gran difficoltà, e dolore di par-
to ufeiva dall'utero della madre , co' piedi avanti, non già col capo (3).
*Ap. sAppins formato dal nome Sabino *Attius , come lopra detto ab-
biamo (4). +A.*Aulus , detto ab*Alo, quafi Diti alemibus natus, dice Tito
Probo, alimentato dalli Dei. K.K,i:(o da Caedo, perchè nato dall'utero
,

tagliato della madre (5). C. Cajus , ftima Tito Probo effer cosi detto
et Gaudio partntum ,* ovvero dal greco Tnim , gloriar , e quindi è , che

fcriveafi col C. e pronunciavafi col G, come Gajus ; onde il tofeano


Gajo, giulivo. Ma D a rovefeio dinotava Ce'ja, prenome femminile co-
mune a tutte le donne Romane (6). Cn.Cnaeus, cosi detto àzNaevuSy
per qualche neo, o altro fegno del corpo : pronunciavafi col G. e da
taluni fcriveafi ancora Gnaeus (7) D. Decimus , detto la prima volta
.

dall'ordine di nafeere, quafi il decimo nato (8) . Faujìns , detto a fa.


<vendo(p). Hojìu , colui , che in terra (tramerà foniti avea i natali (10).
JL Lucius , da Luce, nato allo fpuntar del Sole (il). Mam. Mantercus,
quafi Marcio, o Marciale, prenome venuto dagli Ofci r da' quali Mar-
te diccafi Mamers (12) . Af Maniur da Mane , quafi nato la mattina (13),
o per buon agurio, quafi Buono, fecondo l'antico fignificaro di Manis9
cioè Buono (14). M
Marcus y quafi Marcius, nato nel mefe di Marzo.
. N.Nu.

[1] Quali furono Agrippa t Ophre , Oflo, Poflumo, Proculo , Tulio, Vo~
lerone , Volufo , Vopi/co t prenomi per altro non comuni, ma propj di alcu-
ne famiglie.
[2] Nonio Marcello cap. 19. ». 2. Ovvero ab aegritudine , & pcdibus 9
come dice Gellio lib. 16. cap. 16.

[3] Come diceli effer nato M.Agrippa, Plinio li b.j.eap.%. Gellio loc. sit.

[4] V. Livio lib. 2. cap. 9.


[5] Fejìo v.Caefones. Plinio lib.j.cap. 9. Ne' marmi pero trovafi ferir-
CO Kaefo, non Caefo, V.Manut. in Ortograph.
f<5j V. Quintilian. lib. 1. cap. 7.
[7] Gli antichi abbondavano della G
, fcrivendo Frugmentum , quafi Fruga*

taentum da Fruges f e Gnatura, e Gnatus . V. Fejìo v.Gnatus.


(8) Varr. de L. L. lib.S. Mjp.38. (9) Non. Marceli, cai. 5. ». 18.
(10) Appo gli antichi Hofìts dinotava Forefliere y che anch'oggi da'Tcw
(cani diceù" Ojte. Varr. de L. L. lib. 4. cap. 1. Feflo v.HoJlis.
(11) Var. de L. L. lib. 8. cap. 38. -v. Lucius.

(12) F^/ro v. Maniere tir. (13) Varr. loc. cit. e Feflo v. Maniur.
(14) Marceli, cap. 2. ». 337. Il cui Contrario Immanis dinota Mal-
vagio. Onde fi diflero dagli antichi Manes l'anime de' morti, o i Dei fe- ,

polcrali , come quei , che non ci fono affatto nocevoli e Mane , nel feflo
cafo il mattino, parte del tempo, che giova più del vefpro , e della notte.

Digitlzed by Google
TEMPO ROMANO, 53

tJ.Numeriti! , prenome venuto alla Gente Fabia da Numerio Otacilio


Beneventano (l). Opiter , quafi ob patrtm avum babens , colui, che na-
feemorto il padre, ma vivo l'avo (2). Pofìbumus , quegli, ch'è nato
dopo morto, o fepolto il padre, quafi pqfl mortem patris' ovvero pojl
bumatum patrtm ( 3 ) onde fcherza Plauto di colui , che affai tardi
:

mena moglie; imperocché fe la tolga di tempo, e rendela per ventura


incinta , farà preparato al figliuolo il nome Pofìumo
, perchè nafeerà
dopo la nato in affenza del padre,
morte del padre (4). Proculut ,

quafi procul a patre natus (5). P. Publius, colui, che o in tempo del-
la pubertà , o non prima d' efler pupillo ricevuto avefle il Prenome {6).
Q.QuinBus, il quintogenito. Str. Seruius. Servio Tullio, che fu poi
Re de* Romani, prefe il nome gentilizio da fuo padre Tulio di Regia
ftirpe nella Città di Cornicola dell'antico Lazio; ma il prenome Ser*
vio l'ebbe da fua madre Ocrifia, perchè ufcì al mondo in tempo, eh*
ella eraancor Serva (7). Sex. Sextus, il feftogenito (8). Sp. Spuri t< ,-,
fecondo Tito Probo , dinota colui , eh* è nato d* incerto padre . Ma
Plutarco ne' Problemi (0) oflerva, che il Prenome Spurius era uno di
que', che fcriveanfi da' Romani colle fole due prime lettere SP, e che
con

[1] La cui figlia venne con ricca dote fpofàta da Q. Fabio con tal par-
to , che al primo figlio di quelle mme por fi dovette il prenome dell*
avo materno Numerio [ Feflo in v. Numerius ) Non fu pero nella fola,
.

Gente Fabia ufato quefto prenome , come (lima , errando al folito , Tito
Probo; ma in affai altre ancora, cioè nella Quinzia , nella Furia, nell'Au-
ra, ne 11 a Suflfuzia, nella Decimia, ec come da tanti luoghi
e di Livio ci è noto.
[2] Fefìo v. Opiter.
[3] Varr. de L. L. lib. 8. eap. 38. Fejlo in v. Poflumur.'
[4] Aulul. A. 2. Se. i. v. 40.
Pofl mediam aetatem , qui medium ducit uxorem domum
Si eam fenex antan praegnantem fortuito fecero.
Quid dubita* , quin fit paratum nomen puero Poflunuaì
Plutarco in Coriolano
Così dice Tito Probo: lo creda chi vuole.
Dionigi (f Alicarnaffo lib. 4. in princ. Forfè ad alcun altro fu dato
quefto prenome, perchè fu ferbato vivo nell'utero di fua madre già mor-
ta, qui mortua matre in utero fervatus tfl , dice Tito Probo.
[8] Oltre però a quefti già rapportati prenomi Quinto , Seflo. e Deci-
mo , prefi dall ordine di nafeere , trovanti ne'marmi altri prenomi numeri-
ci , come Primo , Secondo , Terzo , Ottavo, Nono, &c. V.Reintfio Ciaf. V.
«.54. Ciaf. XII. n. 51.
[9] Ove cerca, perchè fi chiamino fpurj i figliuoli nati d' incerto padre.
E quefta ottervazione di Plutarco fembra più verifimile dell' inutili fotti-
gliezze di Menagio , e di Scaligero da Menagio lodato Amoenit. Jur. Civ.
cap. 39.

Digitized by Google
54 PARTE SECONDA
con queftc due lettere foleafi dinotare puranchc il figlio inlegitti-
foie
mo, detto da' Greci AV«V»p, da' Latini Sine Patte , e ciaii' efTerli co-
flumato di fcriverc tanto il prenome Spurìus, quanto il baftardo Sins
Patre colle flelTe lettere puntate SP nacque V errore di confondere il
prenome Spitrius col lignificato di baftardo(i). TI.Tibirius, nato pref-
fo al Tevere. T. Titus da Titul't , come fi nominavano i foldati quali ,

Tutuli , quod patriam tuerentur ( z ) ond' è lo ftdfo , che difenforc .


Tullus , quali tollendus , de^no d'efler tolto per figlio dal padre (3). Vi*
bus trovali ufato per prenome nella Gente Vina, e nella Sciìta ma :

non fe ne sa l'origine. Voler* prenome ufato nellaGente Publilia det- ,

to da Volo, perchè nato volentibus parentibus, dice Tito Probo. Vopìm


feus: quando di due feti gemelli uno periva d'aborto , un altro ufei-
va falvo in luce, quelli diceafi Vopifcus (4).
XXII. Oltre a quelli Prenomi propj de' Romani, ve ne furono altri (tra*
Alm Pretto- D i er i c h e in Roma da' popoli convicini s' introdulfero come Jlnc0 :
t ,
renome portato in Roma da' Sabini ( 5 ) , e dinota colui , che ha il
Saè/S* Al- P
braccio contratto, si che non può Renderlo (ó), forfi dal greco A>x«r,
Sani Latini
Etmfii. gomito , braccio , e propiamente la curvatura di e(Tò , e d' ognaltro
membro : e ne' bruti dinota la curvatura della cofeia ; nel qual fenfo
è rimaflo a' Napoletani , che la chiamano *Anza (7). Da' Sabini ten-
nero pur anche in Roma i prenomi Numa, Voluto, Tallo, e Tato (8).
Appo gii Albani, i Sabini, ed i Latini era in ufo il prenome Me^io.
Appo igli Etrufci i prenomi *^r»»f<r, Lucu mone (p) , e Larte (io;. Erano
anco-
{ 1] Del rimanente con quefte due lettere quando fono unite SP. fi di-
nota Spurius, prenome Romano, la cui etimologia s' ignora; quando poi
fono diftinte S. P. fi dinota Sine Patre , ùajiarde , che all' avvifo di Plu-
tarco è diverfo dal Prenome Spwius . [z] Come dice Fefto v. Titul't.
U] Ne' primi tempi fu in ufo di Prenome, come in perfona di Tul-
io Oftilio Re de' Romani
[4] Non. Marceli, eap. 19. ». PVtn. Uh. 7. cap. 10. e Plutarco in Cartolano.
[5] Varrone citato da Tito Probo. V. Livio lib. X. cap. 13.
[6] Fello v. Ane tts.
[7] Appo Vitruvio ( lib. ^.cap. ult. ) Atcon dicefi quella parte della (qua-
dra, ove due righe unifeonfi, e formano la lettera L. Similmente la Cit-
tà di Ancona , come dice Procopio Ole Belio Goti. lib. 2.) fu così detta dal
iuo fito curvo firaile ad un braccio piegato. Lucano lib. 1,9.421,
Quem littore curvo
Molliter atiniiffum claudit Tarbellicus Ancon

[8] V. Fejìo in v. Talus.
[9] Che fecondo Fefto (v.Lucumones) dinotava nell'antico linguaggio co-
lui, che infettava i luoghi, ove giugneva.
[10] Trovali appo Livio prenome di Porfena Re di Chiufi (lib. 2. cap.^. ),
di Tolumnio Re de' Vejenti ( lib. 4. eap. 9. ) , e di Erminio Confole di Ro-
ma l' anno 306. ( lib. 3. cap. 2 2. } V. Cicer. Philip. 9.
.

Digitized by v^ooole
TEMPO ROMANO. 55

ancora celebri nell'antico Lazio i prenomi Turno , Seriore (1), e Pe.


trone, che dinotava ruflico (a).
Uopo è dire però , che le fin qui recate origini de' Prenomi of.
fervate al pili fi foflero per la fola prima volta, in cui s'inventarono,
e non già coftantemenre fempre che a' fanciulli s' imponcfTero Infat- .

ti fin da' primi tempi di Roma il figliuolo del Re Tarquinio Superbo

ebbe il prenome di Scfìo , comechè da Dionigi d'Alicarnaffo ( 3 ) per


primogenico, e da Livio- (4) per terzogenito ci venga defcritto Il .

prenome dunque di Sejìo non già fempre , ma la prima volta fola


quando inventofli, giufta la congettura di Varrone , dall'ordine di na« '

fcere potè pigliarfi (5) .

Alcuni prenomi furono per cognomi, e per l'oppofto alcu-


ufati
ni cognomi li ufarono in luogo di prenomi. Così Proculo trovali per rJ™p?r'co^
antico nelle Genti Giulia, e Virginia prenome (6). Ufoffi quindi per nom i; e Co-
g
cognome dalle Genti Licinia, Sempronia, Nerazia, Plauzia (7). Ma- gnomi ufati
merco, e Tulio ne'primi tempi furono prenomi di alcuni; ma u fa ronfi per Prenomi'
poi per cognomi Mamerco dalla Pinaria, e Tulio dalle Mecilia, e Voi.
cazia. nomi Primo , Secondo, Ter^o, Quarto, Quinto, e Decimo tro-
I

vanfi appreffo marmi, e gli Scrittori, ufati da taluni per cognomi,


i

da altri come prenomi . Il nome Nerone nella Gente Claudia fu quando


cognome, e quando prenome (8). Al contrario il nome Paolo fu dalla
Gente Emilia ufato un tempo per cognome (9) , poi anche in luogo
di prenome (10). ^grippa ne'primi tempi della Repubblica fu prenome
nella .

"1] Detto da Serendo, fecondo Fefto v. Sertorem.


[2) Detto dall'afprezza , e durezza delle Pietre. Feflo in v. Petrones.
[3] Liù. 4. i rptatfóittrG' «y'w tù» <fir Si^-rar hsvuc: Ejttr filius natu ma-
ximus nomine Sextus , e collantemente lo chiama fempre *p9(Sù<m.TQr , il
martore
[4] L
Lib. I. cap. 20. Sextuf plius ejut, qui minìmur ex tvibus erar
[5] v
Vedi fimili offervazioni fatte da Sigonio intorno al cognome Ni-
pote, ed a' prenomi Marco, Tiberio, Quinto, Sello, Decimo, ec. lib. a.-
Emendai, contro Robortell.
*
[6] Livio lib. I. cap. 6. lib. 2. cap. 22.
[7] E
per cognome trovali in molti marmi del Regno, fopra tutto di
Pozzuoli, e di Mifeno.
[8] Leggendofi ne'Faftì an. 740. Ti. Claudius. Ti. F. Nero. E nell'an-
no 744. Nero Claudius Ti. F. Drttfus . E come prenome di Claudio padre
dell' Imperador Claudio lo defòriveSvetonio (in Claudio cap.t.) PatremClau-
dii Caefaris Drttfium, olim Decimum, mox Ncrcnem praenomìne

[9]
1
Come da* marmi Capitolini , ove notali Confolo L. Emilio Paolo
nel! anno 57 1* e M. Emilio Paolo nell'anno 498.
[10] Leggendoli in Grutero 348. ».o. pavllo . aemilio . pavlli
f. VAL. RE Li IL LO .

Digitized by Google
PARTE SECONDA
nella (i) ; ma negli ultimi tempi fu cognome delle
Gente Menenia
Genti Vipfania, Luria Afinia, Fonteja, ce Pojìumo fu prenome un
,

tempo dagli Ebuzj ufato (z), poi fu cognome delle Genti Fabia, Giu-
lia , Scrvilia , ec. più vetufta ieggefi prenome nella
Vopifco nell* età
Gente Giulia ; ma fotto gì* Imperatori qualche famiglia ferviflene dì
XXIV 0
c © 1101 ^» comc ltt perfona di Flavio Vopìfut iflorico fi conofee.

Alcuni Pre Furonvi alcuni prenomi propj di alcune famiglie, ed altri da cef-
nomi furon te famiglie del tutto (cacciati . Òflerva Sigonio (3) , che il prenome
propj di al- Appio a malo ftcnxo ritrovali fuor della Gente Claudia (4) e Fulvio •

cune fimi- Orario (5) Rima, efiere flati alcuni prenomi sì propj, ed uluali di al-
gite; dm da cune fam ig|i c< che da quelle ufavanfi prefTo a poco in luogo di nomi
Gentilizi » comc k ccro * a Gente Claudia del prenome *Appio {6) , e
*
la Sulpicia del prenome Servio (7) Anzi i Sulpicj Rufi ebbero così
.

comune il prenome Servio , che infìcme con quello ne ufarono un al-


tro per poterfi diftinguere fra loro ; trovandofi mentovati di quella

quando egli nel vero non fu della Gente Sergia , ma della Sulpicia ,
comc da Svetonio è chiaro (9) Nacque forfè . l'errore dall' offervarfi
fcritto quello nome Ser. in alcune monete , e codici M. S. di Sveto-
nio;
[1] Livio lib. 4. top. 8. [2] Livio lib. 4. top. 6. [3] Loc.cit.
[4] Lo fteflo è da dirli del Prenome Cefone nelle Genti Duilia, e Fa-
bia; del Prenome O/lo nella Gente Lucrezia ; di Opitre, e di Proculo nella
Virginia; di Pojìumo nell'Ebwia, e Cominia; di Volerone nella Publicia;
di Vopifco nella Giulia; di Agrippa nella Furia, e nella Menenia; di Ma-
merco nell'Emilia ec.
[5] Nelle monete della Gente Sulpicia.
w
vengono
Maggiore
fioro Appio Minore*
[7] t ficcome i prenomi Ponto, Voluto, Agrippa , Ojìo , Opitre, Pojìu-
mo , Proculo ec. per elfci* prenomi ufoti da poche famiglie , come propj di
quelle , trovanfi fcritti diftefi e non già colle fole prime lettere ; cosi
,

i prenomi Servio, ed Appio in quelle famiglie trovanfi ferirti le più vol-


te interi Serviitt, Appius , non già Ser. ed Ap. E leggiamo in Tacito lib. 2.
Hijl. cap. 25. che Ottone Imperatore vantavafi: Pejl Julios, Claudior, Ser-
vici fe primum in familiam novam Impenniti intuH{fe ; ove la voce Servios
prendefi certamente per nome Gentilizio di Galba Imperadore , abbenchè
(òffe propiamente prenome*
[8] Nelle fue monete appo Fulvio Orlino, ed altri. V. Cornelio Nipo-
te in Attico cap. 2.
[0] In Galba cap. 3.
TI M P O ROMANO. S7
nio : ma dovcafi interpctrarc anzi Servitù, che Sergiuf
perchè nel

luogo di Tacito, recato già Copra, dice Ottone Pojìjulios, Claudio* ,Ser-
:

vios, non già Sergio* t ed ivi parla certamente diGalba, poiché niua
Imperadore prima di Galba chiamofll nè Servio, né Sergio. AU'iftefTa
guifa nella Gente Claudia s' incontrano ufati altri prenomi infieme col
prenome *Appio, quali fofie quello un nome Gentilizio; leggendofi ne*
Fatti L.*A}.'pius Maximus, Confolo conTrajano l'anno S56. e ne' mar-
mi C>Appius , Cn. sAppius , L. vfppius , Sex. Jfppius (1) . Ebbe nondi*
meno negli ultimi tempi la Gente Claudia per familiare ancora il pre-
nome Tiberio. Similmente la famiglia Domizia Er.obarba non usò al-
tri prenomi, che quei di Cneo, e di Lucio (z). I Manlii per l'oppo-

fto , dappoiché Marco Manlio, convinto d'aver ambito il Re"no,fu nell'


anno 372. dalla rupe Tarpcja precipitato , ftabilirono , cne niuno di
lorGcnte da indi innanzi ufalTe il prenome di Marco ; per non mai rin-
novare in perfona de'pofteri la memoria infame del condennato (3) .
Abolì la gente Claudia il prenome di Lucio, dopo che due de' fuoi , che
avean quello prenome, furono, uno di omicidio, un altro di ladroneccio
convinti (4). Finalmente Àugufto, debellato ch'ebbe Antonio, con pub-
blico editto provvide, che niuno della Gente Antonia ufafle il preno-
me di Marco, flato per altro ufuale a quella Gente, come dalle fue
monete fi feorge ; e ciò per onorar la memoria di Marco Tullio Cice-
rone, e vendicar la crudeltà da M. Antonio a coftui danni ufara (j).
«5 De' Prenomi , che colla fola prima lettera folcano dinotarfi , al- ^ì^^ó
CH '" re ~
cuni furon confufi in una fola parola co' nomi Gentilizi ; onde appo
r tumt COTI'
H P\
giunti co'no-
mi
™^Paro
[1] Cofa per altro rara , e forfi propia di quefte fole due fami-
affai
u ~
glie, di ufare in tempo della Repubblica due Prenomi, uno comune a tut- V*
ta la famiglia, Servio alla Sulpicia , Appio alla Claudia ; e l'altro parti-
colare delle periòne , Lucio ,, Marco ,ec. Sebbene fotto gl'Imperadori , e fpe-
zialmente dopo gli Antonini , toltoli ogni buon ordine in quella materia dì
Nomi , vegganii ne' marmi parecchi efempj di perlbne , che ufarono piik
Prenomi, anche ne' monumenti di quello Reggio , come in un marmo rap-
portato da Cammillo Pellegrino (Campania Felice difc.i. cap.\^.) ove leggefi:
P.Lucius Maxhnus . Ed in un altro, che trovali nel villaggio di Cafapulla
di Capoa, nella villa del fopralodato Cammillo Pellegrino, in cui leggefì:
L.Ti.Claud. \ Aurel.Quir. \ Quintiano \ Triumviro Mo\netali A. A. A. F. F. \
Quaeflori Can\did. Praef.Cof. \ Pontif. \ Ti. CI. Felix II. vir \ amico incvm-
par I L. D. D. D. [2] Sveton. in Nerone cap. I.
[3 J Livio lib. 6. cap. 1 2. Abbenchè, come apparifee da Cicerone (Philip. 1.
cap. 13.), e da Fello in v.Manliae), quefto decreto fatto lì folfe per la fola
(

famiglia Patrizia, non già per i Manlj Plebei, da' quali per altro in pro-
gredii di tempo fu quel prenome ufato, come dagli Storici è chiara.
[4} Sveton. in Tibet: cap. r.
[5] Plutarco in Cicerone in fine. Ctllio Kb. 9. cap. 2.

Digitized by Google
S 8 f ARTE SECONDA
Plinio troviamo fcritto Catinio; e ne' tempi più baffi Sgelilo, Talbio,
Taurelio , in vece di C. Stinto, *A. Gellio , T. *4lL », T. Aurelio (i)
Ciocché nacque forfè o dall' ignoranza de' copifli , che trovando alle
volte nelle fcritture la prima lettera del prenome fenza il punto ap.
preflb, Phan creduta prima lettera del home gentilizio; onde incon-
trando A GELLIUS, C AT1NIUS hanno traferitto ^fgcllius , Cati,
nius: ovvero da qualche vezzo introdotto forfè dagl'ifteffi Autori,, i
quali per accorciar le parole , di due nomi ne fecero uno . Il qua!
vezzo incontrai eziandio nella Italiana favella, in cui fovente due no.
mi fi efprimono in uno , come Giovambatifta , GiannangeU, Marcantonio,
*#ntommar'ta , Piergiovavm t Pierleone , ec.
XXVI
P renome folcano i Romani falutar le perfone quando volea-
Ufo di faìu- ,

tare , • no. n0 onoratamente nomarle, come ingenue, e diftinguerle da' fervi, e da-
mar con ri- gli ftranieri , i quali non aveano V ufo di tre nomi e vie maggior- :

fpetto le per- mente perchè non diftinguendofi le perfone d'una ifteffa famiglia, che
Jone col folo er v j a di prenomi; a voler onorare gli uomini per valore, o per di-
Prenome. p
gnità, e cariche riputati, abbifognava falutargli e nomargli col pre. ,

nome, onde meglio potettero dagli altri di lor gente, e famiglia dif.
y
ferenziarfi (a). Onde oltre n Serv/ y *App) , Marnerei ,
Manj, Numerj,
Gnei t ed altri , cosi per lo più mentovati col folo prenome,
perfonaggi
feorgefi quell'ufo anche in tempo degl' Imperadoii, de' quali il terzo è
* fovente deferitto col folo prenome Tiberio ; Caligola col folo preno-
me Cajo il figlio di Flavio Vefpafiano col folo prenome Tito • e
'

M.Antonino Pio dagl' Iftorici Greci , e Latini , da Tertulliano , e da'


Giureconfulti fpeffo chiamafi Marcus, o D.Marcus fenz' altro nome.
XXVII. In quanta al tempo , in cui s imponeva il Prenome , Francefco
Il Prenome
stello (3), Panvinio (4), Dionigi Gotofiedo (5 ) , feguiti da Nicu»
Robortel
7^nendli V° n Wi c ^ nì mo^- vni antiquarj , furon d'avvilo, che appo i Ro*
nel nono ejor- mani non s* intpondTe il Prenome a'mafchi, prima che togheflcro la
no . Opìnio- vàri toga, cioè nell'anno diciafletrefimo ; nè alle donne, anzi che to»
ne contraria glie/fero marito. Ma coftoro di gran lunga errati andarono; imperocché
confutata, conferma ne recano di Valerio Maffimo, com-
t \ decimo libro, che in

pendiato da Cajo Tito Probo, col titolo de Pracnomine (7), dagli Eru-
diti

V. Reinefio I. e 217. e Gruferò 771. 3.


rf.

Orazio l'ib. 2. fi:. 5. v. 33. ... ,

Qtt'm'de , pitta , aut Pulii , gauàent pracnomine moliti


Auvieuhtt,
Covmm. &
appellai. Lnperntor. infitte,
Antiq. Rotti. Nomin. [5] Nelle note alla l. 4. C. de Tejlam.
Ro ». feci. 6. cap. 5. §. J.
leg^efi .• Puerìs non pviufquam togam virile m fumerent ; Puclìis
non ante<]nam nubtrc/i: ,
pracnomink imponi morisfuìffe Q. ScaevoU auclor ejl.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. S7
diti òggimai per apocrifo è riputato (r) Plutarco, Fedo, e Macro-
.

bio dicono ben vero , che il Nome ìmponevafi a' fanciulli nel gtorftd
luflrico , che nc'mafchi era il nono giorno dopa nati (2) , nelle fem-
mine f ottavo* nè qui parlano del Prenome: ma quelli Autori per No-
me non hanno Erettamente prefo il Nome gentilizio. Nò quindi può ri-
trarfi, che nel giorno luflrico non fiafi veramente importo il Prenome*
sì perchè fpeflb i Romani Scrittori chiamano col vocabolo generale dì

Nome anche il Prenome^ come ancora, perchè ii nome gentilizio por-


Cavati dall'utero della madre, per caeion d'origine; e ficeome non po-
'

tea variarti ad arbitrio ( come faceah de' Prenomi ) , così non facea me-
ftiere importi mai a' fanciulli; non potendo per efempio figliuoli, e
i

difeendenti della Gente Tullia, o Giulia chiamarfi con altri nomi Gen-
tilizi , che di Tullio , o Giulio, s'imponefle , o non s' imponefle loro
quello nome. Dice Panvinio, poterti della fua opinione accertare chiun-
que feorrera l'Epiftole di Cicerone, nelle quali i colui figliuoli pri-
ma d'afTuraere la viril toga fona fempre detti Cicerones pueri , e dopo
di quell'età fono fempre chiamati co' prenomi Marcus Fiììus , QuinHus
Filius. Ma è da. credere, che Panvinio feorfe quelf Epiftole con trop-
pa fretta; avvegnaché per poco che fi forte arredato nell' Epiftole ad
*Atti<o y farebbeli'avvifaio, che Cicerone chiama col prenome di Quin-
to il fuo nipote , prima che coftui averte preia la viril toga , eh' ci
chiama Pura (3).
Quello medefimo coflume di ufarfi il Prenome da* fanciulli anco- XXVIII.
n di frefeo nati, durò fotto $l' Imperadori
;
poiché M.Antonino il Fi-
J^Kg*
lofofo, (4) comandò, che ciafeun padre dopo aver riconofeiuto il par-
to per fuOj ed impoflogli fra trenta giorni, dopa nato, il nome, do-
Anto- M
„'im '
e fa*
verte portarfi dinanzi ai Prefètto dell'Erario di Saturno in Roma, o Marmi fore*
avanti a* pubblici Nota; nelle Provincie a fcrivere il nome del nato fiitrì , e no»
H z fan- il*»-

fi] V. Giuftppe Caflalione


Commentar, de Amia. Ptteror. Praenomin.
S* cofo"*ne durò gran pezza, trovandoli anche ne' tempi bar-
bari l'ufo d'imporre il nome propio a' fanciulli nel nono giorno . Nella
legge Salica tit. x6. §. 5. leggiamo: Si quis infantem in ventre matrk fuae;
aut natum antequam nomen habeat infra, novem notles occiderit quatuor de-
? , ,
nariisy qui faciunt folidos centum, culpabilis judicabitur . Secondo il corhime
de* Franzefi antico di mifurare lo fpazio del tempo dal numero delle not-
ti, non già de'Riorni. V. Cefare de Bello Gali. lib. 6. cap. 5.
[3] Lib. 5. ad Attie. epifl. 10. Ego rum Laodieeam venero , Quinfto foror'ts
tuat filio togato puram Jubeor dare . E lib. 6. epifl. 1. Cicerones pueri amant
intcr fe , difeunt , exerecntur ; Qtdnclo togam puram Ltbèralibus cogitabam da-
re , mandavi: enim pater
1
[4] V. Giulio Capitolino nella fua Vita. •
to PARTE SECONDA
fanciullo; cfpediente afTai opportuno, per evitar tante liti, che potea-
no inforgere intorno allo ftato degli uomini , fe foffcro liberi , o fer-
vi . Or non è verifimile, che aveffero i padri fcritto nelle pubbliche
tavole il folo Nome Gentilizio, e 'l Cognome della famiglia, fenza il
Prenome de' loro figliuoli, fenza cui non avrebbe potuto in quegli At-
ti diftinguerfi il padre da' fuoi figli, e nipoti; portando tutti per or-
dinario gl'ifteffi nomi, e cognomi . Trovanfi oltre a ciò affai marmi
fepolcrali colle ifcrizioni fattevi da'padri,o madri a'figliuoli , dagli avi
a' nipoti, da' nudritori ad alunni di un anno, di due, di quattro, ce.
premorti a' loro padri, ne' quali monumenti (i) vedefi efpreffo il Pre-
nome, il Nome, e '1 Cognome di que' fanciulli, d'ogni menoma età
trapaffati . Nè mancano in quello Regno fomiglianti memorie onde ,

feorgefi qui pur anche da' Romani s\ tatto cofìume introdotto . Eccone
alcune.
D. M
C. FADI FALERN .

VIXIT ANNIS DV. .

OBVS.MENSIBVS.V
DIEBVS XX .

FADI A STEPHANIA
.

. MATER
PUNTISSIMA (2)

DIS . MAN
CORNELIO
L.
VALENTINO
SEPTENNI PVE .

RO DEMETRIA
.

VALENS INFEL .

MATER FECIT .
(3)

D.M.S
(1) Rapportati a dovizia da Giufcppe Caftalione loc. cit.
(2) In Piedimonte d'Alifc, in cafa del Signor Mar/io Trutta.
(3) Nel territorio di Meffagna , in un termine d' un podere Quefti .

due marmi fono rapportati dal Sig. Pratillo, Via Jppia Ub. 4. cap. 1. e 8.

Digitized by Googl
TEMPO ROMANO. 61

D. M. S
T. CALPVRNIVS CRATlSTVS .

V. A. VL D. XXXX. H. S. E (1)

Q. CAECILIO Q. F. PAL. OPTATO .

VIXIT ANN. II. ME. VI .

Q. CAECILIVS Q. ET VII. L . .

HERMES SEVIR AVG . .

ET LICINIA REPENTINA
. .

PARENTES . PIISSIMI . POSVER


ET . Q. CAECILIVS Q. F. PAL .

PELINVS FRATRI (2) .


_ _ _

11 AVILLIO L. F. SER. CRASSO ANNORVM. .

AVILLIVS SEX. F. SER. CRASSVS


xITT. L. .

TITì. VIR I. D. PATER


. FILIO ET VETTIAE . . ,

L. F. SECVNDAE VXORI (3) .

D. M
L. HERENNIO . L. F. FLORO
VIXIT M. XI. D. XVII
. A. I.

HERENNIVS . FLORVS M.L.L. PRISCA . . PARENS (4)

D. M
M. POSTVMI IVLIANI .

FILI DVLCISS. QVI VIXIT. ANN.XIIII.IVLI ANVS.ET


. .

HISPELLATIA PROCVLA .PARENTES INFELICISS


. .

LV-
(1) Vtx'it Amtis fex t d'tcbus quadraginta , Hic fttus ejì . In Taranto, rap-
portata da Giovanni Giovene de Anttquit. var. Tarentin. fortun. cap. 4. &
(2) Nell'antica Città diCorfinio, rapportata da Muzio Febonip ( Hiflor.
Marforum lib. i. eap. 8. ). Ne' primi tre verfi è da leggerti : Quinto Cica-
lio , Quintli Filio , Palatina ( tribù ) Optato . Vtxit Annis duobus , Mcnfibus
fex. QuinElus Caecilitts Quin8i t Septimi Libcrtus , &c.&
(j) In Sulmona, rapportata da Muratore in Thcf. pag. 679. ». 1.
(4) Marci , tr Luca Libcrtus . Quefta , e le altre tre feguenti fono del-
la Città di Napoli, rapportate da Capaccio (HiJl.Neap. lib. I, cap. 21.)» e
da Reinefio CI. 12. «.44. 73. e 76. e Ciaf. 14. ». tot.
6t PARTE SECONDA
LVCRETIAE TERENTIAE .

CONIVGI .SANCTISSIMAE
ET M. VALERIO EVTYCHIANO
. .

FILIO DVLCISS .

QVI VIX. AN. III. M. VI. D. XVII


.

B. M. F. TYCHIVS (i)
"' ^^mmi^ m^^^^m ..ili- i i
-
iit

Q. RVTILIO PHILOXENO .

VIX. AN. XIIII. M. V. D. XVIII


RVTILIA ISIAS MATER PIENTISSIMA
. . .

XXIX. .

Se le donne Vanno meno d'accordo gli Antiquarj nel determinare, fe le don-


ufato avejfe- ne appo i Romani ufato avellerò il Prenome. Giufeppc Caflalione (2)
»o il Freno- da un luogo di Plutarco, ove quelli dice, ufarfì dalle donne due nomi,
me. Opimo- dagli uomini tre (3); da un altro di Cicerone, citato da Panvinio,
tiediCajia- ovc di ce aver il prenome un certo che di virilità, e dignità
^ (4); e
ione '
dal non aver incontrato nò in Livio nè in Dionigi d'Alicarnaflb pre- ,

nomi donnefchi; ficcome ancora da molti marmi, ne'quali trovandofi


defcritti gli uomini col prenome, le donne lor Congiunte, forelle ,
mogli, figlie, madri, o anche liberte, o colliberte, lenza prenome fi
leggono; fecefi a credere, e dimoftrarc, non efTerfi ufato dalle donne
il prenome, falvo quello di Caja % a tutte le femmine comune. Aggiu-

gne, che le donne d'una metielìma famiglia uùndo tutte l'ifteflfo gen- ,

tilizio nome, diftinguevanfi tra loro con diverfi cognomi ( al contra-


rio dc'mafchi , i quali con diverli prenomi lì diftinguevano), prefi c>
dal numero, come Claudia Prima, Seconda , Ter^a , Quarta, ec. o dalL*
età,

(1) Credo, che rofe ne foffero da! tempo due


in queft' ultima parola
prime lettere EV ;
per modo che il vero cognome del padre fia ftalo HV-
TYCHIVS , donde il figlio cognomino^ in guifa
derivata EVTYCHIA-
NVS; come in altro marmo di Napoli, che trovafi anch' oggi a rincontro
allaChiefa de' SS. Cofimo , e Damiano ; in cui de' due fratelli uno porta il

cognome feraplice del padre, e l'altro Pufa derivato


MARCIAE. MARCIANAE
ANCHARII PROCVLVS .

ET PROCUANVS
.

MATRI SANCTISSIMAE
.

(j) D'tfp'utat. adverfusfoem'mar. Pracnomhium Affertoves .

(j) Nc'Quefiti Romani, ove cerca, perchè a'fanciulli nel nono giorno,
alle fanciulle nell'ottavo s'imponeffe il nome: Xpùyt<u fi fiìr £j<A irquutr
tu SnX'tcu, r&<à fi ni uff irti . Utuntur enimvero duobus nomimbits foeininae,
tribus autem mares
(4) Habuit praenomen nefeto quid vhilitatis , & dl^nitatit.

Digitized by GoogleJ
TEMPO ROMANO. 63

et! , come Antonia Maggiore, e Minore •


o altronde , come Drujilla , Domi*
tilla, ec. Dell' iftcffo parere furon Panvinio , e Francefco Robortcllo (1). XXX.
Carlo Sigonio Primo, perchè ofTervò Opinione di
(1) fu di contrario avvifo:
mentovarti nell'operetta de Praenomine (attribuita a Tito Probo ) al- "Carlo Sigo-
cuni prenomi delle antiche donne , Ruttila Cefella , Rodocilla , Mutrul-
nt0 •
,

la , Burra ; ed altri prenomi pigliati da' mafchi , come Ca'ja , Lucia ,


Publia , Numeri a Secondo, perchè Fefto (3), per dimoftrar l'ufo de*
:

prenomi donnefchi, adduce V efempio di Cecilia, e diTarrazia, folitc


prenomarfi Caje , come anche di Lucia , e Tita Terzo, perchè Var- :

rone (4) rapporta alcuni prenomi antichi delle donne , prefi da' mafchi,
come Prima , Seconda, Ter^a , Quarta Mania, Lucia, Poftuma: Final-
,

mente oflerva, dirfi da Plutarco (5), che Romolo avuta da Erfilia fua
moglie una figliuola, dall'ordine di nafecre la chiamò Prima ; ed al-
trove, ch'eflendo a Siila Dittatore, dopo fui morte, nata da Valeri*
una figliuola, fu cortei Pojluma nominata. A quefte pruove aggiugne
il trovarfi in affai marmi varj prenomi donnefchi , come Lucia Ma- ,

nìa , Pròda , Tita , Prima , Seconda (6) ; così anche appo i Romani
Scrittori Ter^a Emilia (7), moglie del primo Scipione Africano; Ca-
ja Cecilia (8), detta prima Tana quii, moglie del primo Tarquinio ;
Quarta Oflilia (0) , e Claudia Quinta (io) ; ove abbenchè non fia chia-
ro , fe Quinta lia prenome poipoflo al nome gentilizio , ovvero co-
gnome (11); ftima non per tanto Sigonio, che fia ftato vero prenome, •
non già cognome, tuttoché pofpofto : effendo foliti per altro i Roma-
ni talvolta preporre, e talvolta pofporre i prenomi a' nomi gentili-
zi (12) ; onde troviamo appo loro Prima Valeria, e Salvia Prima J
Quarta , e Livia Quarta
Oflilia • Quinta Noriìa , e Nonia Quintula /

ficcome anche del feflb mafehile troviamo in Livio %AnvoTullo, ^zv 9t


Nco , Manlio Gneo , Ottavio Mexjo • appo Cicerone Malugthefe Marco
Scipione ' appo Svetonio Claudio %Appio Regillano , ec. Un' altra gran
mano di marmi vien rapportata da Pietro Servio (13), ne' quali ofler*
vanft
(1) De Nf»nin.Rom.m. (2) De nomi». Roman, cap. de Praenomin. Focm.
(3) In v. Praenominibus . (4) De L. L. lib. 8. cap. 38. (^) In Romiti0.
(6) Altri Cimili marmi oltrenumcro poflbn vederli nell'indice di Gru-
ferò cap. 19. v. Praeyomcn Mulieris ; ed in quello di Reinefio cap. 17. v.
Praenomina in Foemìnis, e Ciaf. i.n. 259.
(7) Valer. Mafs.y.u.i.
lib. 6. cap.
(8) Plinio lib. 8. cap. 48*.
,

(9) Livio lib. 40. cap. 17. (io) Livialtb.zq.caP. il.


(n) L'ifteffo dubbio s'incontra ne' ranni della forella diM.Bruto, det-
ta da Svetonio (in Julio cap. 50.) Tenia, da Tacito [Ann. -$.cap.j6.] /«-
mia, da Macrobio [ Satum. z.cap. 2. ] Junia Tertia
Nè ve n'ha dubbio nel marmo recato daSponio Mifcellan.pa^.2^.
(12)
ivi Quarta Terentia Secunda . Ove Qttarta per certo è prenome , e Secum
:

da cognome. (13) Ne' fuoi Mifceilanci cap. 5. e 7.

Digitized by Google
—K.
<5 4 PARTE SECONDA
vanfi le donne co' prenomi di Tiberia , Pitùita , Lucìa , Ca/a , *Aula ,

Cw«, TVfc», Marca, Jlppia , Quinta, Numeri a.


XXXI. A dir vero non può dubitarli, che ne^li antichi Scrittori fi tro-
Optmone no- van fovcnt j vo t e le donne col folo nome gentilizio mentovate: nò
l

J folamente \p Vertali, ed altre Vergini, come appo Livio Pojìumia , Op-


pia, Minitela, Opimia, Emilia , Licinia , Marcia , e prima di cofloro
Clelia, e Virginia ma eziandio le maritate, come lotto i Re le due

foielle Tullie, , Volunnìa , le forellc Fabie , le qua-


Lucrezia, Veturia
fono da Livio diftinte, non già con prenome
li, alla guifa delle Tullie,
veruno, ma col folo aggiunto di Maggiore, o Minore. Cosi anche le
due Dame dannate come venefiche Cornelia, e Sergia (i); e tante al-
tre per ordinario col folo nome gentilizio nomate Antonia, Domi\ia t
Giulia, Livia ,Teren^ia ; ed alle volte col folo cognome, fpezial men-
te le donne Imperiali , come Platina , Marcella , Sabina , Marciana :
fpclTo col cognome diminutivo, come %4^rippina, Faujìina , Meffalina,
Faujlilla, Livilla j Maffimilla, Drufilla , Claudilla , Oreftilla , Domltilla;
e più frequentemente col cognome, fopra tut-
nome gentilizio, e col
to nelle ilcrizioni ; ma meno prenome s' incontra .
frequente il loro
Ed in quello Regno, tranne pochi marmi, ne* quali falli memoria di
qualche donna col prenome deferitta, ve n'ha dovizia d'altri, ne qua-
li fenza prenome , col folo nome gentilizio , o col folo cognome , o

coli'uno, e coli' altro vcggonfi dinotate.


Per tutto ciò a voler mettere d'accordo non tanto gli antiquar/,
quanto le pruove contrarie da eflbloro addotte , vuoili credere , che non
cflendo fiata quella una legge, o neceflità, ma una pura e pretta ufan-
za d'arbitrio, ha potuto in una medeiima nazione in diverfi tempi ,
o anche nel tempo fteflb per la diverfità de' luoghi , delle perforo , o
de'genj, lìccome nel trattare, nel veftire, ed in ogni alura limile bi-
fogna, così nel nominar le donne cfler varia e diverfa • Chiaro fag-
gio dar ne polfono i feguenti due marmi (z).

P. POSTVMIAE
P. F
PAVLLAE
AVIDIAE PROCVLAE .

RVTILIAE PROBAE .

SACERD. D. IULI. AVGVST


IXD
APLA-
( i ) Livio lib. 8. cap. 1 6.
(2) Gruferò pag. 3 20. n. 10. £ pag. 7 5 6. ». 4.

Google
TEMÌPO ROMANO, 6%

APLASIA . L. F
PAVLLINA
ARAS TRES SIBI .ET
. .

Q. CORRIO ANTIQVO .

VIRO SVQ ET . .

a CORRIAE a F .

PAVLLÌNAE FIJ-IAE SVAE . i

TESTAMENTO FIERI IVSSIT . .

MACERIA CIRCVMDATA
.

Nel primo marmo la prima donna leggeri col prenome, nome, eco-
gnome- le due ultime co* foli nomi gentilizj, e cognomi Nel fecon- .

do vedefi la madre fenza prenome , la figlia col prenome, col nome


prefo dal padre, e col cognome prefa dalla madre (i).
Oltre al Prenome* ed al Nome ufofli anche da' Romani il ter- XXXII.
zo, detto da eflbloro Cognome. Del qual ufo reputò Sigonio (z) , cfler- «WJJ On
*"
ne da prima ftata cagione la necefTità di diftinguere quelle perfone, JL—«
che rifteffo nome, e. prenome aveffero. In fatti i Romani, per diftin-
guere il lor quinto Re dal fettimo, che aveano entrambi l'ifteflb pra-
nome di Lucio, e nome diTarquinio; al quinto, per efTere piìi anti-
co dell'altro, diedero cognome di Prifco; ed il fettimo , per cfler difu-
mano, cognominaron Superbo (3)-: ed un altro Lucio Tarquinio ma-
rito della rinomata Lucrezia, e figlio di Egerio, che fu il primo ad
abitare, e governar la Città di Collazia, fu cognominato dalla patria
Collatino j il qual cognome fu dal fuddetto Egerio , fratello diTarqui-
nio Superbo , a tutt' t fuoi* difeendertti trafmeflo (4) . Valfe poi molto
quefV ufo a diftinguerc quelle famiglie , che (ebbene da un medefimo
ceppo derivafièro, cran tuttavia diverfe fra loro. Così divifa la Gen-
te Valeria in più famiglie," fi diftinfcro quefte fra loro co' cognomi di
Volufo, Pubficota, Majfimo, Meffala, Patito paltone. LcFaroiglie deli*
I Emi-

(1) Quindi feorgefi , che di foverchio avanzo/fi Plutarco [ Scrittori


per altro greco , che non fu per avventura fperto a minuto del romano y
cortame ] nel dire , che a niuna donna imponeaft prenome [ in Mario in
princ. J Oitfi (tti ytp yvy<uxt mitra* <nì* BflfUHM» tò Tfwiw Nulli namque :

femime imponitur primum rnmen : ciocché le memorie da Sigonio , ed al-


tre da noi allegate convincono di falfo. .Se pur non abbia voluto Plutar-
co efprimere con una general negativa una eofa , che ufavafi di rado
(l) De Nom'miL Romnnor. cap. Quemadmod. ufus Cogmminum f &c.
(3) Dionigi fAlicarnaffo lib.4.
(4) Come offerva Dionigi d' AlicanuuTo lib. j. e 4. »
PARTE SECONDA
Emilia Gente fpecìfìcavanfi co'cognomi di Lepido Barbula , Buca , Regil. ,

lo , Scauro ,Papo Quelle della Claudia eo'Cognomi di Marcello, Crajfo,


.

Centone , Clizia , Nerone t Pulcro, ec. Che fe poi oltre alla diramazione
del primo ceppo in più famiglie, alcuna di quelle in altre fi dirama-
va; per diftinguerfi quefte altre, affumevano un quarto nome, ch'era
un fecondo cognome. Così diramatafi la Gente Cornelia in più fa-
miglie , tra quefte la famiglia di Scipione fi diramò in altre famiglie,
diltinte co' Cognomi di Scipione Africano ,
Scipione *Aftatico ,
Scipione
Jlfina, Scipione Calvo ,
Scipione Najìca . La famiglia Cetega dell'ideila
Gente Cornelia fi diramò in altre famiglie, differenziate co' cognomi
di Cetego Dolateli* ,
Cetego Sulla j dalla famiglia Maluginefe, anch'ella
della Gente Cornelia, nuovi rampolli germogliarono, fpccifka ti co' co-
gnomi di Maluginefe Caffo ,
Maluginefe Lentulo , Maluginefe Scipione
L'ifteflò alla Gente Cecilia intervenne, il cui ramo Metello fi fuddi-
vife in altri rami, didimi con altri cognomi di Metello Baie arico Me- ,

fello Macedonico, Dalmatico, Numidico^, Calvo, Caprario , Pio,


Cretico ,

Celere , Nipote , Negro , ec. Ed ecco una delle cagioni , per cui molti
romani pedonagli ne'Fafli, ed in altre memorie , oltre al prenome, ed
al nome gentilizio, con piìi cognomi ttovanfi dinotati.
XXXIII. ^ in alcune famiglie fi mantennero collantemente i Cognomi , e
Contorni al- a' difendenti fi tramandarono (i) come fu-
i un g 0 girar di lecoli :

nei'elrli
rono P cr a PP unto * Cognomi Jllbo, ed jilbino per cinquecento, e piìi
mi/fie* altri » nn » nella
Gente Poflumia ritenuti ; il cognome Majffimo nelle Genti
mutati] Valeria, e Fabia,' e quel di Scevola nella Gente tyuzia, lunga pezza
ferbati . In altre famiglie però da' figliuoli non di rado cambiaroniì
Onde leggiamo Gneo Pompeo col cognome di Grande , tuttoché luo
padre folle cognominato Stratone (»): e Svetonio , Scrittore delle gcfta
de'CefarijCOgnominolfi Tranquillo; ma il fuo padre avea cognome di
Une (3). Talvolta (4), introducendofi nuovi cognomi nelle famiglie,
fi trafandavangli antichi . Così nella Gente Maniia il primo cogno-

me fu Vulfo, poi Vulfo Capitolino, poi Capitolino Imferiofo, quindi Im.


periofo Torquato , e finalmente folo Torquato . firmi guifa Marco Por- A
zio

(1) Onde Marco Tullio come fu all'unto alle fupreme


cariche del Ma-
giftrato, credendo i fuoi amici, che laitiar voletTe,o mutarfi quelcogno-
mc di Cicerone, dufe loro, aver a cura di renderlo più illuilre di quello

degli Scauri, e de'Cituli [ Fintano in Cicerone in pane.]: cioè, che ficco-


me coloro, abbenchc avelfero cognomi vili,prefi dal pefce,e dal cane, non
per tanto lo mantennero, e lo refero colla loro dignità rinomato ; così,
e molto più bramava egli fare .
(2) Plutarco in Pompeo .
vita di Ottone tap. 10.
(5) Com'egli medeilmo attefta nella
(4) Come otferva Sigotrio he. cit.

Digitized by
TEMPO ROMANO. s7
zio da principio cognominofli Ptifco , poi Catone , e nella cadente
vecchiezza Sapiente (i).
Furonvi de'Cognomi propj di alcune Genti , come quel di Sci*
XXXIV
Cognomi l
pione della GcYite Cowieiia , quel di Bruto della Giunta . Altri eran triplTpYd'i
di più Genti , come quel di Capitolino comune alle Genti Manlia, alcune Gen-
Qtunzia, e Sedia; quel di VitulojìMc Genti Pomponia , e Mamilia • «feri co-
quel di Catone alle Genti Porzia, ed Ottilia; quel di Rufy da JSiìi di *****, a
crenta Genti trovafi uiato. r Centi.

Fu metto in forfè dagli eruditi, fe le donne Romane ufaro avef- XXXV.


fero il cognome (z) . A
recar le molte in una , de' tempi della Re- Ufo del Co-
pubblica jpoche memorie v'ha di femmine col cognome
[ o delcritte . Soc- m
§*° * nelle
aerò, non che' pretto donne.
pl'Imneradori
to gì' Imperadori però, (3), ma ne'n
oli Autori (o).
Dreflb gli nomarmi,
ed in quelli pure di quello Regno ve n'ha cfempj oltrenumero, ezian-
dio di donne con più nomi gentilizj , o pili cognomi
Plutarco (4) fu d' avvilo , che i Romani prendeflèro i cognomi XXXVI.
o dalle loro gefta , o dalla forma del corpo , o da qualche vircù dell' •Q0 "^ fi.
ndean 0i
prtndeanoi
(5) aggiugne , che li prendeflèro an- P"
animo o n dalla r Uf ti ^r--K.^„/T-
animo, rlnlla fortuna^ Pllnir» (<\ nooiiion*»
fnrtunsk ^ Plinio

cora dall'opere villerecce , a da' difetti del corpo ; e iecondo Varrò-


v
^mmt .

'

ne (<5), anche da bruti. Potrà dunque l'origine de' Romani Cognomi


da' feguenti càpi dedurli
Dal Prenome, o dal Nome propio di alcuno antenato. Onde Elio ^ì^^h
Lamia vien detto da Orazio (7) , originato da Lamo Re de* Leftrigo-
prenome
ni, fondatore dell'antica Formia (8); dal cui nome la Gente Elia pre-
Nome proli
le il cognome di Lamia. Giulo fu cognome della Gente Giulia div!fa di qualche
ne'Giulj Giuli, e Giulj Ccfati, prefo da Giulo primo autor di quel- -Antenato.
la Gente (9) . Il cognome Volufo fu prima prenome della Gente Va-
leria, venuta in Roma da' Sabini col Re Tito-Tazio (io), il capo della

, I l qual
(1) V. Cic. de Ojfic.lib. 3. eap.a.. Plutarco in M. Catone .

(2) V. Robortello de Nominib. Roma^ Sigonio Emendar, lib. 2. Panv'mio .


ManuxtOy Antonio Agojlino, ed altri.
(3) Sopra tutto Svetonio in Col*. 12. in Claud. 16. in Nerone 35. in Gal.
b« 2. m Vitellto 6. in Vefpaf. 3. m Domit. t.
(4) In Mario, ed in Coriolano .
(5) Lib. 18. cap. j. lib. A l. cap. 37. (6) Lib. 2. de Re Rufl.
(7) L$b. j.Ode 17. (8) Preflb Mola di Gaeta.
(9) Vogliono alcuni , che foffe flato quefti propiamente Afcanìo, fi-
glio di Enea [ V. Ltvto Ub. 1. cap. 2.
] ; e che dopo aver pofto a morte
Mezcnzio, fi fotte chiamato Giulo, dalla prima lanugine, che cominciò a
puntargli nelle guance in tempo di quella vittoria dicendoli Juli appo
:

gli antichi (a tenera lanugine , che apparifee negli alberi prima


de* fiori i
come dice Servio inAenetd.LV.171. Abbenchè Dionigi d'Alicarnaflo lib.i.
voglia, che Giulo fofie figliuolo d'Afcanio, e perciò nipote d'Enea.
(10) JKmw ePAlicarnajJo lib.a-

Digitized by Google
*8 PARTE SECONDA
qual Gente chiamofli Volufo Valefìo, che pofcia in Roma fi difle Va-
lerio (i); e quello prenome di Volufo > detto anche Voltfo , rcftò poi
per cognome nella ftefla Gente Valeria. Onde leggiamo ne' marmi òu
pitolini(z) l'anno di Roma 351. Tribuno Militare c. valerivs l. f.
VOL. N. potitvs volvs. in. Cajus Vaierius Ludi Filiut , Volufi Ne-
fos^Potitus Volyfus, tertio. Siccome dal prenome Mamèrco % ufato nella
Gente 'Emilia, fecefi il cognome Mamercino nell' iftefia Gente ; onde
ne* marmi (udderti leggiamo ali' anno 350/ Tribuno Militare m'aemi*
LIVS ma M. F. M. N. MAMERClNvs i Manius Jlim'tl'tus Marnerei Filiur,
Marci Nepos Mamercìnus (3)» Nella Gente Pompea Serto Pompeo Fo~
y?/»,per dinotare , che il fuo cognome dal Paflor Fauftolo derivava que-
[
gli per appunto, chc^falvò Romolo, e Remo buttati nel Tevere], ìra-
preffe in una fua monetaci Paftor Fauftolo, e fotto la fico. ruminale
una ^ u P a » cne ^ atcava que' fanciulli (4).
XXXVIII
Altri dalla
Dalla guifa di nafeerc . Il cognome Gemino fu nella Gente Ser-
manUra & vilia ufato la prima volta da Publio, e da Quinto Servii^ gemelli (5);
nafìrere. c nella Gente Aburia da Marco, e da Cajo A,burj, anch cfli gemel-
li {6). Trigemino fu cognome nella Gente, Orazia , prefo da tre fratelli

nari ad un parto j i quali combatterono a (ingoiar. Tenzone contro i


tre Curozj , anch' efli ad un parto nati ( 7 ) . Confo fu cognome nella
Gente Muzia, nella quale Quinto, o fia Cajo Muzio, prima che per-
dette ne} fuoco la derframano ( donde poi a lui, ed a' fuoi pofìeri il
• cognome provenne ), avea, il cognome di Confo (8), prelb dal
di Sorvola
primo di quella Gente, il quale fu dato al mondo da lua madre affai
tardi; onde appretto Plutarco ($) vien detto da Arremidoro 0'4«V">»
fero natus: e tanto appo i Latini dinota la voce Cordus (10). Pri/co fu
sogno-

(1) Siccome Fufto fi Jifle poi Furio , ci Aufelio Aurelio . V. Varr. de L.L.
(

lib. 6. eap. 3. Qnintilian. lib. 1. cap. 4.


(2)Gruter. pag. 290. (5) V. ciocché abbiami detto fopra n. XXIIL
(4) Da Fauflulus fecefi prima Foflulus y come Plotus da Piantiti \ quin-
di da Fojiulus fi fece PoJìluS, come da Procutus Proclus . V. Fulvio Orftno
nella Gente Pompea
(5) C'uer. Qrliejì. A: idem. lib. 2. eap. 1%.
(6) V. Vtìilltmt. Nitmifm. Famil. Rom. inAbmut,
(7) Livio lib. 1. cip. 9.
(8) Aurei. Vittore de Vit. Illttjìr. cap. 12. Quintil. lib. I. cap.4.
(9) In Publicola.
Onde Corda Frumenta le biade, che tardi maturano. V.Fcfìo [in v.
(10)
Corda]. Olus Cordum dicefi da Columella [ lib. iz. cap. 15. ] un'erba tar-
diva del tempo autunnale . Chordi Agni , dice Varrone i de R. R. lib. 2.
eap. 1. ], fono gli Agnelli rimarti dentro l'utero nelle membrane involti
quali la prima, o fia l' citeriore dicefi in greco Xópw , onde chia*.
nanfi

Digitized by Google,
TEMPO GRECO. 69
cognome dato al primo Tarquinio, per efler più antico dell'altro Tar-
quinio, cognominato Superbo (1): e forfè per firoil cagione fu pre-
te nella Gente Servilia il cognome di Cajca , che appo i Sabini, e gli
Ofci volea dir vecchio, o antico (»)". Fu il cognome Cefere ufato nel-
laGiulia Gente dal primo, che nacque colla zazzera , detta Caefaries (3);
o dall' eiferfi dovuto nel luo nafcere 'tagliar \1' utero della madre (4). XXXIX.
Da' luoghi della nafcita, o dell'abitazione. Anria fu cognome di Altri da luo-
Valerio, venuto in Roma òzJinxjo, paefe littorale de'Volfci (5). La ghi della na~

Gente Tituria, pertanto che traeva origine da' Sabini , prefe cognome Tc '*a >? ^tlì
abitaxtone •
di Sabino (6) . L'ifteflb cognome di Sabino ebbero per la cagione mede*
fima le Genti Calvifia, Minazia, Poppeja, ed altre. La Gente Ciao- 1

dia usò il cognome di Regillano. o Regillefe , e di ^ Regillefe Sabino,


perchè venne in Roma,da Regìllo fua patria, paefe de* Sabini (7) r Adria»
no fu cognome della Gente Elia , ufgto da coloro, che in Roma por*
taronfi dal l'antica Adria, paefe de' Piceni, o fia di Marca d'Ancona (8).
Nella Gente Tarquinia , dappoiché uno di efla,nomatoÈgerio,fu fatto '
reggitor di Collana, ebbe il cognome^ di Collatino (o). ^merino fu co-
gnominato «Serto Rofcio, perchè nato \i\ Anuria dell' Umbria (10). Per
Jimil cagione nella Gente Sulpicia ufo di il cognome di Camerino, nel-
la Gente Elia quel di Ligure , nella Gent,e Aulia quel di Cerretano .
Il cognome Capitolino fu prefo daCajo Manlio, per aver difefo il Cam*
pidoglio da' Galli, e per avervi avuta in premio una cafa dal Pubbli-
co (11). Fu prefo ancora dalle Genti Quinzia, Seftia , Tarpe ja , PetU
lia, e da tante altre,, che nel Campidoglio facean foggiorno: impercioc-
ché liberata che fu Roma dall' affedio de' Galli, in onor di Giove, che,
mi
manfi Chordi],
.
1 »

e quindi nafeono dopo il tempo (olito del parto: voce per


in

altro a noi rimana, i quali chiamiamo Qhor^ifchi ali Agnelli tardivi, che
nafeono al mefe di Marzo , o Aprile ; ed in altri luoghi del Regno chia-
marli! Cordafei :a differenza de* parti primaticci, che nafeono alla ftagio-
ne oropia di Agofto; dopo del qual tempo, dice Plinio [lib. 8. cap. ^7. ]:
Pojìea concepti, invalidi :C fiordo f vocabant antiqui poft ià tempus nates .

(1) Dionigi d'Alicarnaffo lib. 4.


[2 j Vari, de L. I. lib. 6. cap. 3, [3} Fefié in v. Caefar.
[4] Nonio Marcello de Propjiet. Sermon. cap. IO. e Plinio lib. 7. cap. 0.
Prinuts Caefarum a caefo matr'ts utero diclus .

[5] Plinio in Praefat. Hiji. Natur. « .

[6] Onde ne^le di lei monete imprefTo vedefi il ratto delle Sabine, la
Tarpeja uccifa a forza di feudi, e Tito Tazio Sabino, che una con Ro-
molo regno in Roma cinque anni. V. Fulvio Or/inanella Tiruria.
[7] Sveten. in Tiber. cap. t,
[8] L T attefta l'ifteffo Imperador Adriano appo Elio Sparziano in Hadriano.
[9] Dionigi cPAiicarnaJfo lib. 3. [xo] Cicerone prò Rofcio cip. 6.
tit] Aurei. Vttt. de Vtr. lll*ftr. cap. 24. » •

Digitiz£d by Google
7© PARTE SECONDA
in quella guerra protetta -avca la rocca del Campidoglio , decretati fu*
rono i giuochi Capitolini; per la cura de'quali fu istituito un Colle*
gio, formato di quelle famiglie, che nel Campidoglio abitavano (i).
Oltre a ciò eflendo il tempio di Giove Capitolino nell'anno 670. ito
a fuoco , e rifatto poi da Siila , fu da Q. Lutazio Catulo contegni*
to (2) ; onde da Sveconia- (3) vién detto quePi Cap toì;no . Forfè an* :

cora la Genuzia Gente prefe il cognome di *4ventinefe , e la Virgi*


nia di Celimontano, perchè l'una nel Monte Aventino , e l'altra nel
Monte Celio ftanziava
XL. Di si Cognomi , prefi dalla patria, non pochi dalle Citta, e
fatti
^".^ . Regioni del Regno noftto fi formarono. Galeno fu cognome de' Fusi,
mohineprL P* rcnè n a « v » ài Calts (oggi Calvi); i cui abitanti dicevanfi Calerti (4).
vennero da ^cr f,m 'l cagione la Gente Cominia prefe il cognome di Jfurunco dall'
paefidel Re- antica Città di <Aurunca preflb Tjano e Selfa . Cajo Ottavio prima
,

gno nojìro. d' eflere Imperadore cognominoflì Turino , e provenncgli tal cognome
© da' fuoi maggiori , che nella Città di Turio ( oggi detta Terranova
in Calabria) 1 natali fon rono ; o perch' eflendo 'egli' di frefco nato,
i

fuo padre nel paefe di Turio debellò j fuggitivi (5). Di*quefte due
cagioni la prima piìi verifimilc raflembra: nèydce crederli, che il pa-
dre d'Ottavio prefo avefle jyr onore quel cognome dall' aver vinti gli ,

fchiavi fuggiticci nella campagna di Turio; imperciocché nè pur M.Craf*


fo (ó),dopo aver vinto Spartaco, permile, che foflegli decretato il trion-
fo ; riputando cofa vile il trionfar degli* Schiavi . Senzachè, fe il co-
gnome di Turino fi foflè dato a C.Ottavio, per lo. valore ufato dal fuo
padre contro i fuggiafehi , non avrebbe potuto M. Antonio rampo-
gnarlo per gli ofeuri natali , nè imputargli ad obbrobrio il cognome
di Turino, motteggiandolo come difendente di un avo argentiere, e
di un bi favo funaiolo d' un ignobil'villaggio della Città di Turio (7).
5
Dalla Regione de Marfi prcTcrò il cognome di Marfo .alcune famiglie,
e fopra tutto quella di Dominio Marfo Poeta corftemporaneo d'Ovi-
dio, imitato nel fuo ftile epigrammatico, e iodato aflai da Marziale (8).
Un
[1] Livio l'ib.J. cap. 29. «Anti nelle monete della famiglia Petilia
pitolina vedefi effigiato il tempio di Giove Capitolino collejettere S. F.
Sacris Faciundis
Plutarco in Tubinola* [3] In Galèa , cap. 2. [4] Strabo lib.
fi]
5] Sveton. in Ottavio cap. 7. Infanti cognomen Tburino* ind'ttum ejì tn
memoriam majorum orìgini* ; vel quod in regione Thurina , recens eo nato , Pa-
ter Odavius adverfus fughìvot profpere rem gefferat Aggiugne d'aver avu-
.

to in fuo potere una immag inetta, rapprefentante la. pedona di C.Ottavio


fanciullo, coli' ikriv ione in cui leggeva/i- tal Cognome.
,

T^J Plutarco in Craffo . [7] Sveton. loc. tit. C


cap. 2.
[8] Lib. 4. epigr. 29. lib. 8. cpigt. 5$,

igitized by Gooole
TEM P'O ROMANO. 71
Un ramo della Gente Attilia , ch'ebbe cognome di Caìatino, con»
vien dire , che dalla Città di Cajazza tratti avefle i natali , e '1 co»
gnome. Antonio d'Agoftino (1) ofiervando, che Aulo Attilio fu chia-
mato dall'aratro agli onori, fecefi a credere, che quindi prefo avefle
quel cognome, come derivato dall'antico verbo Calo (chiamare) donde ,

fi diflero ancora le Colende, ed i Comizj Calat Ma fe quella ne fofle


.

fiata la cagione, farebbefi cognominato anzi Calatus , che Calatinus .


Più verifimile per tanto fembra,che ficcome da molti paefi nacquero
fomigliariti cognomi, come da rimeria , Camerio , Saturnia, ì Cognomi
*Amerino, Camerino , Saturnino • così da Calati a ( oggi Cajazza ) , il cui
paefano dicevafì Calatinus, fotte il cognome Calatine ad alcuno della
Gente Attilia provenuto. XLT.
Quinto Valerio Sorano , il quale da Cicerone (2) vien riputato Sbaglio diLo.
un Oratore ammirabile, credefi da Lodovico Muratore (3), che fbfle dov'ito Mu*
natiyo o di Sora, donde prefe forfè il cognome, ovver d'Atina, per raton,
efferfi quivi trovato il feguente marmo:

CN. VALERI CN. L .

£HILODAMI
CN. VALERI CN. F .

SORANI
.

IN . F. P. XVI. Itt . A
P. XX
In cui egli filma farli menzione di quel Valerio Sorano , detto da Ci-
cerone fuo vicino, e familiare ; poiché o fu di Atina, o di Sora, tem-
pre avverafi, che fu predo ad Arpino, patria di Cicerone. Ma qui Mu-
ratore a chiaro giorno travide; perciocché nel marmo recato di Ati-
na non incontrali prenome di Quinto, nè di Decimo, ma folo quello
di Cneo , tanto in perfona del padre , o del figlio , quanto in perfonfc
del liberto Filodamo ; e Cicerone nel luogo allegato non fa motto di
Cneo alcuno, ma folo di Quinto, e di Decimo. Che i Sorani foffero fia-
ti vicini di Cicerone, egli è certo dalle coftui parole (4): che in Au-
na,

[1] Nella Gente Attilia .


[2] De Clar. Crator. ove dice : Q. & D. Valerti Sorani vicini , fa-
miliares mei, in dicendo admirabiles
[}] In Thef. Vcter. Inftript. pag. 1760. ». t. ove dice Cicero Hi. de Ciaf. :

Orator. Valerium Soranum vicinum, familiaremque futtm appellat . Si isSorat


n-nus , vicinus Gftcroni Arpinati fuit . Si Sorarmi fait ei to^nomen , Aùiuie
natus , eidem quoque Arpino vicinus fuiffet . De eo fortaffe fermo heic ejì.
[4] Abbenchè non veggafi chiaro, fe ftati gli fodero vicini di patria
preflb Arpino , o pur vicini di ftanza nella Città di Roma

Digitized by Google
7^ PARTE SECONDA
na, marmo fotte vi (lata la famiglia So*
eflendofi quivi trovato quel ,

rana, è verifimile; come altresì è da credere, che i loro antenati for-


mi aveflero in Sora i natali, ed indi prefo il cognome. Ma che Gneo
Valeria Jorv»»o, deferitto nel marmo ,fia lo fteffo , che Quinto , o Decimo
Valerio Strano celebrato da Cicerone : quello non è congetturare , ma
confondere le perfone, abbaftanza di (tinte per se ftefle da diverti pre-
nomi . Tralafcio altri fimili cognomi prefi dalle regioni , e città di
,

quello Regno; de' quali ve n'ha gran còpia ne' marmi (i).
Nè dalla patria, o luogo di nafeita folaraente , ma eziandio dal-
mi'prePda' ^
Provincie foggiogate, o da' paefi <li conquida, buon numero di co-
luoghi di con- g 00 ^» prefero i
Romani. Publio Cornelio Scipione fu il primo, dice
qutjlty odi Livio (z), ad eflere fregiato del cognome di ^Africano , dappoiché fu
vittoria ri- da lui l'Africa debellata ; eì fuo fratello Lucio Scipione, dall' aver
portata. foggiogata rAfia,ebbe il cognome d'vtifìatico (a). QuelVefeniplo fu poi
da altri Capitani , ancorché di non pari valore, e fortuna, imitato. On-
de un altro Publio Scipione prefe il cognome di Numantino , Publio
Scrvilio quel d' Ifaurico , Lucio Emilio Marneremo di Privern'ate, Gneo
Cornelio Lentulo di Gatulico, Lucio Mummio d'vdcaico, Quinto Fa-
bio d'vflhbrogico, Lucio Metello di Dalmatico e quattro altri Me teli i,
,

col prenome di Quinto, prefero i cognomi di Cretico, di Macedonico ,


di Balearico, e di Numidico (8). Quindi è, che lagnavafi Cicerone col
fuo

[1] Come appo Grutero pag. 8i<5. ». 8. PaZìumcja Campani. Pag. 919.
n. 12. M. Oclavius Campapus Appretto Capaccio liò. 2. Nijì. Neap. cap. 20.
.

e Reinefio ciaf. 8. ». 30. L. Magius Campanus. In Grutero pag. 56^.


»< 14.
M.Uipiui Puteolanus . 200. C. Poniitts Pelignus . 349. 5. N. Afinius Apu-
6.
lus .568. io. Villia Bruttiaca 727. 8. Decia Galena . 496. 7. A. Fulviuj
Tarontinus . 1065. 3. Ifidorus Larinas . 97. 5. C. Julius Panlìenopaeus . 116. *
127. M. Magius Marjfus. 710. 2. £
Trebonius Btneventanus . 1089. 6. Vale-
trius CanufimiSj. 926. 8. Sex. Vtgellius Aquinas . 1040. 12. Domitia Formiana .
Re in e fio Ciaf. 9. ». 102. e Furia Savana , e Furia Saturnina Sorana •
In un marmo rapportato da Ligòrio nel contorno d' Arienzo M.Aurelius :

Vejlinus. Oltre a tanti marmi, ne' quali trovafì il cognome Lucanus


[2] Liò. 30. cap. ult. in fine, ove dice di Scipione: Primus certe bic Im-
perator nomine vitine ab fé gentis ejì nobilitatus : exemplo deinde hujus ne-
quaquam Victoria pares , infignes imaginum titulos , claraque cognomina fami-
lime J'ecere . Ma
molto innanzi di Scipione prefo aveano per foraigliante
cagione Caio Marcio il cognome 'di C risiano , e L. Sergio quel di Fide-
'

nate. V. Aurei. Vittor. de Vtr. Illujìr. cap. 22. e Livio JleJJo lib. 2. cap. 18. e
lib. 4. cap. 9.
[3] Plutarco in Scipione Africano, e Livio lib. 37. cap. 42.
[4] Siccome appo Livio, Velie jo, Appiano, Plutarco, ed %ltri è noto.
V. Aurei. Vittore de Vtr. Illujìr. cap. 58. 60. 6*1. * 62. ed i marmi Capitoli-
ni appo Grutero pag. 294. 297. 198.
TEMPO ROMANO. «•

fuo amico Celio, che travagliando con tanto nerbo, e fudore in efpu-
gnar il paefe di Pindeniffo (i), alla fomma fua gloria nient' altro man-
cava / che il nome di quel paefe ;
perchè forfè non convenivagli , al
pari degli altri valorofi conqutftatori, prender cognome dall' elpugna-
zionc d'un picciol cartello ignobile.
Dalle qualità buone, o ree dell'animo. Serto Elio Peto ebbe il XLIIL
fecondo cognome di C*to y perch'era di mente acuta, fecondo il figni- Altri dille
ficaio della voce Catus appo i Sabini , come dice Varront (2) accor- 9^"^ buo~

ciato forfè da Cautus Accorto . Marco Porzio, che prima cognomina-


^f^'
vaft Prifcp, ebbe poi cognome di Catone, per la molta perizia, che del-
le cole avea (3). Cajo Lelio fu cognominato Sapiente dall'aver cela-

to di parteggiare con Tiberio Gracco, a vverfo i Nobili (4). Publio A


Cornelio Scipione Nafica fu dato pur anche il cognome di Corculo ,
per effer d'animo fagace (5); perciocché gli antichi prendeano il cuo-
re per l'animo (6) . Tito Pomponio fu cognominato ittico, perchè
parlava bene in linguaggio Ateniefe (7) . La famiglia Claudia plebea
ebbe il cognome di Marnilo , che vai guerriero , quali Martello , pie-
volo Marte (8). Lucio Sicinio Dentato fu, per lo fuo valore, e per
le tante vittorie, cognominato Achille (9) . Lurcone trovafi cognome
nella Gente Aufidia, e vai Golofo t dall'antico Lunari , trangugiare, o *t
prendere avidamente il cibo (10) . Per fimil cagione nella Gente Cal-
purnia fi trova il cognome di Bibulo. Quinto Fabio, figlio di Fabio
Rulliano, fu cognominato Gurge y Ghiottone , dall'aver divorato il fuo
patrimonio (1 1). Da un vago particolar ufo de' pefei ftimò Varrone(iz)
efler provenuti alle Romane famiglie alcuni cognomi , come quel di
Gente Licinia ; ed alla Sergia quel di Orata. Quinto Me-
iVT» rem*- alla x
cello ebbe cognome di Nipote per la fua prodigalità : Nepotes appo gli
K an-

fi] Lib. 2. Epift. fam. io. e ad Attico lib. 5. ep'tft. 20.


[z] De L. L. lib. 6. cap. 3. V. Firn. lib. 7. cap. 31.
[3] Plutarco in Catone Cenforio. [4] Plutarco né* Gracchi .
[5] Plinio lib. 7. cap. Jt. Aurei. Vtttor. de Vtr. Illujlr. cap. 44. ' -

[6] Cicer. lib. t. Tufculan. cap. 9. Aliis cor ipfum animus videtur ; ex quo
txcor.'L-fy vecordes y concordefque dicuntur ; &
Nafica ille prudens bis ConJidt
Corculum . Et Egregie Cordatus homo Catus AeliU Sextus ; come cantò En-
:

nio. Onde vedefi, che nel medefimo fenfo d'animo fagace prendeafi an-
che la voce Cordatus da Cor Fefto ( in v. Corculum ) Corculum a Corde
. :

dicebant antiqui folertem y acutum. &


[7] Cicer. de fene&ute , in princ. [8] Plutarco in Marcello .
[9] Gellio Noti. Att. lib. 2. cap. ti.
[10] Plauto in Perfa A. 3. S. 3. v. 16. Perenniferve , turco , edax , furaxy
fu^/tx . E Lucilio Sat. lib» 5. Vtvitc Lurcones , comedones vivite ventres . e.
Ut lurcaretur lardum
lib. 2. ,
Ù" carnaria furtim.
[il] Macrob. Saturn. lib. 3. cap. 7. [12] Lib. 3. de Re Rufl. cap. j.
7* PARTE SECONDA
antichi Tofcani dicevano gli fcialacquati , a* quali non caleva gran
fi

fatto di confervare il propio avere , a guila di coloro, e' han padre,

ed avo, che penfi per efli(i). A


Lucio Tarquinio, ultimo Redi Ro-
ma, fu dato cognome di Superbo , perchè fu difumano eziandio col fuo
fuocero, a cui negò la fepoltura (2). *Afpro fu cognominato Cajo Tre-
bonio, per efler molefto e duro nell' altercare co' Senatori (3). Per
contrario coftume, Blando fu cognome della Gente Rubcllia. Bruto fu
cognome nella Gente Giunia, dato la prima volta a Lucio Giunto ,r>ri-
mo Contalo, ed autore della romana libertà; il quale, per non eifere
tracciato a morte, come fuo padre, e fuo fratello, da Tarquinio Super-
bo, fi finfc ftolido (5); onde fu cognominato Bruto,, in quel lignifica-
to, che appo i Latini Brutus y vale fìupido , tardo , fcevro di Jcnfo , r
di ragione (5). Belluto, che vale fimile alle bcfìie,fu cognome di Lu-
cio Sicinio, primo Tribuno della Plebe (6). Domizio, celebre gram-
matico in Roma, ebbe cognome d' In/ano , per efler gravolo , ed intrat-
tabile (7). Dall'iracondia provenne alla Gente Aurclia il cognome
Cotta , che lo traggono alcuni dal greco KiVor, Ira (8) Il connome
.

Frugi fu dato la prima volta a Lucio Calpurnio Pilone, per la fua


bontà, e moderatezza (p). Il cognome Ovicola provenne a Quinto Fa-
bio, per eflere (lato in fua fanciullezza manfucto , qual pecorella (10).
Publio Valerio fu cognominato Publicola , o fu Poplicola per efTcrfi mo-
,

ftrato molto benevolo al Popolo Romano (1 1), colle fue leggi a prò di
quello promulgate (12) Il cognome delirino fu nella Gente Vetu-
.

ria prefo dalla manfuetudine , ch'ebbe il primo di tal cognome; poi-


ché Cicur vai manfueto, dall'antico Ci'cmx, membrana interiore del gra-
nato

[t] Valer. Maff. Ub. 0. cap. 15. ». <{. Fe/lo ìn v. Nepos, e Ciceroni in u
Agrar. cap. 1. Ut fit non minus in Pcptdi Romani patrimonio nrpos , qua min.
fuo. E Nepotari appo i Romani dinotava prodigalizzare. V. Senna de Bc-
uefic. Ub. 1. cap. 1 5.
[2] Dionigi clAlicarn. Ub. 4. [}] Livio Ub. 3. cap. 32.
[4 Dionigi cTAlicarn. Ub. 4. Plutarco in Publicola.
[5] In quefto fignifìcato dicefi da Orazio Ub. 1. Ode 34. Bruta Tellus ;
da Pacuvio , appo V Autore a l Hercnn. Ub. 2. cap. 2}. Bruta fortuna ; da Pli-
nio Ub. 2. cap. 47. Bruta fulmina. V. Fcjìo in v. Brutus , e Nonio Marcello
de Proprie t. ferm. Cap. 2. ».
[6]
[6] Dionigi cfAlicarmilfo Ub 6. Feflo in v. Bellutus
(TAlicaniaffe Ub.
[7] GeUio Notì. Att. Ub. 18. cap. 7.
[8J Onde fu detto di quella Famiglia dal Maeftro di Catelliano Cotta:
Laici facìles Cott a , Vtdtttfqut feveros
Fama n fcrt \ cLmui nomen Ù" inde datum
V. Glamlorpio in Omanajìico.
[g] Cicer. p>o FonteJOf e Fulvio Orfin. velie monete della Calpwnia .
[ic] Plutarco in Falio. [11] Plutarco in Publicola [ia] Livio iib.z. cap4.

)igitized by Google
TEMPO ROMANO: 7J
nato (i). Dal granato pigliofli la metafora, per adattarla a' bruti, de*
quali è propio il Cicur, e Cicurare (z) e da' bruti pafsò agli uomi-
:

ni; onde Cicur Ingenium , indole manfueta , appo Varrone; ed Incicur , fie-
ro, appretto Pacuvio (3) Cammillo era cognome della Gente Furia, che
.

dinotava o giovanetto ingenuo, fecondo Fefto (4); ovvero colui, che


fervi va nelle fagre cole, lecondo l'iftelfo Fello, e Varrone (5). Lepi-
do fu cognome della Gente Emilia; perciocché Ma merco , figliuol di
Numa, capo di quella Gente, avea molta lepidezza nel parlare: e Plu-
tarco (6) dice, che Mamerco per la fua lepidezza fu detto -Emilio da
Numa fuo padre ; poiché il greco d^Km , ed ùi^ust dinota Lepido .
Quindi congetturò Antonio Agoftino (7), aver quella Gente prel'o il
cognome di Lepido, per dinotar colla voce latina Lepidus quello ftcflb,
che in greco dinotavafi dal gentilizio nome tUpótoot
Dalla forma , e difpofizione del corpo , o da*
, o delle fue parti
Altri d il'
fuoi difetti. La Gente
Claudia patrizia ebbe tra gli altri cognomi quel 0 r!Z,cdi{-
f
di Nerone, che appo i Sabini (donde i Ciaudj traflcro i natali) Ugni. pojìJovsdcl
fica Forte (8) ; la qual voce prelcro i Sabini dal greco KtOpor , Ner. corpo, 0 delle

vus (9) (nervo, o fot\a-y poiché ogni forza dall'animale falli co'ner- pani*
vi): e dall' ifteflb greco , o N«ua* è verilìmile , che fia venuto
alle Genti Cocceja, Licinia, Silia, ec. «il cognome Nerva(io). Nella
Gente Acilia fi usò il cognome di Glabrione, detto dall' antico Glaber,
K a fen-
ili Varrò de L. L. lib. 6. cap. 5. E forfè come noi diciamo cafereccio, e
dj>ne/lico l'animale ammanfito ; così gli antichi dalla membrana, che for-
ma 1
le cafucce a granelli del Granato, detta deus, diifero Cicur il .

fiico: ed in quello fenfo Giuftiniano (Injlit. de Acquir. Rer.Dom.,%. ti. ad


16.)» e Caio ( /. 5. D. eod.tit.) intendono per fiere tutti quegli animali,
che fuggendo dalia noftra veduta, non abbian l'ufo di tornare alle nortre
cafè.
[2] Cicer.de Nat. Deor. lib. 2. cap. 39. Varia genera befliarum, vel Cicu-
rum , vel Ferarum
[3] Jfarr.loc.cit. Pacuvio, appo Fejìo v. Incicorem; Reprime Incicorem ira-
eundiam
[4] In v. Camìllus, ev. Flaminius , rapportando quegli antichi verfi d'un
padre , che infegna l' agricoltura al figlio Hibemo pulvere , Verno luto , Gran-
:

dia [arra , Camille mctes


[5] F efi° ln v.Cumcnim, e Vinone de L. L. lib. 6. cap. 3. ove Medea da
Ennio vien chiamata Camilla , cioè Mini/tra de' Dei ; e ftima Varrone , ef-
fer quefta una voce greca, e che ne'mifter» oVSamorraci C-vnillo dicevafi
un certo Nume, il quale a' Dei maggiori lèrviva. Anzi Plutarco ci atte-
fta ( in Numa ) , che Mercurio da molti Greci chiamavali Camille , cioè
miniftro de' Dei
[6] In Numi. [7 ] Nella Gente Emilia
[8] Sveton.inTiber.cap.ì. [0] Gellio lib. 13. cap. zi,
[10J Glandorp. in Onomajl, Rom. - -
76 PARTE SEGONDA
ferina pelo (i) : di. Coffo^ che dinota corpo grtn^o,
nella Cornelia quel
rugofo (2); e quel d*«4ta»*, che dinota la pinguedine , eh' è lotto la
cute (3). L'Emilia Gente usò il cognome di Paulo , che vai Picciolo^
e nel ieu*b femminile trovali /V/a in vece di Paulla (4) Il Tuo di- .

minutivo Paullulo fu cognome della Gente Poftumia. Per fomiglianti


cagioni la Gente Licinia ebbe i cognomi di Craffo , e di Macro ; la
Claudia di Pulcro, e di CraJJino'y la Sempronia, la Sulpicia , ed altre
quel di Longo\ la Papia, la Cornelia, la Publilia, ec. quel di Celfo.
Quelli, e fimili cognomi prefi furon la prima volta dalla varia forma,
e difpolìzione del corpo.
Altri dalle fuc parti originarono. La Gente Flaminia ebbe il co-
gnome di Cilo % che dinora capo firetto^ e fronte elevata (5). Nella Sem-
pronia ebbe Marco Sempronio il cognome di Tuditano s per aver avuto il
capo limile al martello, il quale dicealì Tudes (6). Cincinnato , o fìa
ricciuto fu cognome della Gente Quinzia, prefo da' capelli ricci (7). Le
Genti Bebia, Ncvia, Marcia, Salluftia, Vibia, ebbero il cognome di
Crifpo, e la Quinzia quel di Cri/pino, derivato da' capelli ere/pi. Dalla
mancanza de' capelli ebbe la Gente Licinia il cognome di Calvo , eia
Domizia quel di Calvino. Il cognome Siio della Gente Sergia dinotava
nafo rivolto su (8). Da altro difetto delle Narici troppo aperte, pro-
venne alla Gente Cornelia il cognome Na/ìca (9). Il cognome Simo,
dal greco dinotava nafo fcbia:ciato{\ó). I cognomi Strabone [ufa-
to
[1] In Plauto Atdul. A. 2. S. g.v. 5. un cuoco dando a pelare un gal-
lo al fuo guattero, gli dice Tu ijìutn gallum, fi fapis t glabriorem red.les
:

mthi, quam volfus ludiu efi : T«, fe hai giudizio , mi dei tornir quejìo gal-
lo Pelato più , che non è un ballerino sbarbato
[2] Prefa la fomifilianza da* venni, che nafeono entro il legno, detti
In latino Cojfi . Fejìo i>i y. Ceffi
[}} Iftdor. l'tb. 11. Or'tg. cip. 1. e Servio in Aeneid. 7. v. 617. ivi:
Pa>s Icvcs'chpcos, &
fp'uula lucida tergent
Arvina pin.-ui.
[4] Secondo l'ufo degli antichi di (cambiare l'AV. in O. Prifiian. lib.t.
Tranfit quoque AV. in O. prvduchtni more antiquo , ut Lotus prò Lautus ;
Plejlrum prò PiaujWum \ Cvtcs prò Cautes . V. M.inut. in Ortogr. v. Polla f la
/. 69. de Coni: ah. E>ni>:ione . Marziali Ub. Il, epipr. ©a lib. io. ep. 64. 69.

[il Fefio in v..CÌi!o t (7>1 A


tundendo . Tefio, in v.Tudites.
{?] Onde Svetonio in Caligola eap. 3^. dice, che Caligola folle le an-
tiche infegne alle più nobili famiglie , a Torquati la collana , a' Cincin-
nati il crine, ec.
fS] Fefio in v. Situs
[9] Arn^b. advtrf, Gcnt. lib. 6. Diplofas ut gejìite: nares, quem effe vof
facitis , figurati fqtte Naficam
[10] Plin.iib. il. cap. 57. Avibus , Serpemlbus^Pifcibus [(/ramina tantum
ad Oijacìus, fine naribus f &
hinc cognomina Simorum, Sdonum .
TEMPO ROMANO. 77
to dal padre di Pompeo Magno] , e Peto ufati nelle Genti Confidia ,
Elia, Autronia, ec. provennero da vizio degli occhi (i); poiché Peto
lignifica lofihetto, e' ha gli occhi o piccioli, o alquanto declinati (2);
e Strabone,àz\ greco d'occhi fiotti [ da r f ip* fiorcere], dinota
guercio, che guarda di traverfo, come l'invidiofo (3). La Gente Ar-
runzia ebbe il cognome Sifone , dalle fopraciglie prominenti degli oc-

chi (4). Ad Orazio Coclite fu dato quel cognome, per aver, combat-
tendo, perduto un occhio (5) Il cognome Ocella fu prefo dalla pic-
.

cioiezza degli occhi (6). Lufco cognome della Gente Annia, e Lufcino
della Gente Fabricia provennero dalla corta e fievol villa , quali qui
ad lucemam non vident (7). Cieco fu cognominato Appio Claudio do-
po aver perduta la villa (8) • Ravilia cognome di Caffi o Longino fu
Srefo dagli occhi rovi , o lia a color di tanè, lionato leuro (9). li
ifetto della lingua recò il cognome di Blefo alla Gente Sempronia ,
dal greco Bto<ròf , Bx*is-o* , di lingua lefa, impedita ' quel di Blafio alle
Genti Cornelia , Elvia (10); di Balbo alle Genti Azzia, Cornelia, Lu-
cilia , Ottavia (il) ; e di Balbino a Decio Celio Imperadore (it) : voci, che
tutte dinotano Scilinguato , maflime colui , che non può pronunziare la
lette-

fi] Plin. loc. cit. & lib. 7. e/rp. 12.


[2] V.Acrone , e Porfirione in Orazio lib. X. ferm.fat. 5. Difetto, che fiiol
piacere agli amanti . Onde Venere fu riputata , e detta Patta , Ovid.i. de
Art. am.v. 659. Si paeta efi , Veneri fimilis ; fi flava , Minerva».
[3] Il Poeta Lucilio appreffo Nonio Marcello de Propriet. Serm. cap. i.
». 109. Nuli* me invidcre, non Strabcnem fieri faepius deliciit me ifiorum .
E Varrone citato dall' uìeflb Nonio loc. cit. Multi enim, qui lìmina intra*
runt integris oculis , Stmbones funt fieli.
[4] Non. Marceli, cap. 1. n. 101.
[5J Aurei. Vttt. de Vir. ìllufir. cap. il. e Plutarco in Publicola dice, che
nomofiì prima Cicople, cioè Monoculo, e poi Code. Servio in Aeneid. 12.
v. 049. dice, che i Ci'copi i fi dicevan Coditi, perche aveano un occhio folo.
[6] Cicer.Hb.%. Epifi. to. ove M. Celio fa menzione di Servio Ocella.
[7] Come dice Nonio Marcello cap. 2. n. 112. e Varrone ivi citato.
(feri non videre , quos appdlant Lufciofos ; che appo noi chiamanfi dal
latino Lofcbi, e dal greco Miopi. Plinio lib. 11. cap. Qui altero lumino
orbi najeeréntur , Codites vocabantur ; qui parvi*' utrifque % Qcdlae ; Lufcini •

tnjtiTtae cognomen habuere.


[ 8J Livio lib.q. cap.lo. Plutarco in Cartolano , ed Aur.Vittor. de Ptr.Hl. cap.$+.
[9] V. Fefio in v. Rari Ha. ^ .
10] Prefo .con trAfpufizionc di lettere dall' ùleffo greco Bx«<3-jV.
1
[ ti] Derivato a Baiando, dice Ifidoro -Orig. Ub. 10. lit.B. che farebbe il
vizio di belare, a guifa di pecora.
£12] V.Antonio Agofiino nella Gente Cornelia.
78 PARTE SECONDA
lettera R. come fu Demoftene (i) . Il cognome Labeone delle Genti
Fabia, Antiftia , ce. fu prefo dalla groflezza delle labbra (a). Broccbut,
che appo Vairone (3) , oBroncus, che appo Nonio (4) dinota colui, c'ha
i denti rilevati, e per la prominenza de' denti, tiene il labbro diftefo,
fu cognome della Gente Furia . Ebbero in oltre il cognome Chitone
le Genti Fabia, Magia, Vezria, ec. che dinota Labbruto , dal greco
%tìhos Labbro ( 5 ) • e dalla deformità delle labbra Rimali derivato il
cognome di Labieno nella Gente Azzia {6). Verrucofo fu cognominato
Quinto Fabio Maflimo,da una verruca , o fia porro , che avea fui lab-
bro fuperiore (7). Da fimil difetto di tuberofità è verifimile, che alla
Gente Elia provenuto folse il cognome di Tuberone (8) Marco Cu- .

rio ebbe cognome di Dentato , perchè nacque co' denti (p). Dalla bar-
ba o troppo grafia, o molto picciola, che nudrir foleano Romani , i

veriGmilmentc provenne il cognome di Barbato agli Orazj , ed agli Sci-


pioni, quel òiBarlurfa agliEmilj, àìMcntone a'Giulj. E Svetonio nar-
ra, che la Gente Domiiia ebbe il cognome di Enobarbo, che vai bor-
ita a color di rame^ da Lucio Domizio; a cui, mentre dalla villa tor-

nava, due giovani di maeftofo afpetto ( creduti Caftorc , e Polluce (10)


fi fecero incontro, comandandogli, che raccertarle il Senato, e'I Popo-

lo Romano della vittoria, di cui allora dubitava!!* ed in fegno di tal


verità gli toccaron le guance; dal che la faa barba divenne rofleggian-
te, a color di rame. Che che fia però di tal favolofa apparizione, e
tramuta di peli, è certo, che L.Domizio, e la più parte de' fuoi pò-
fieri ebbero di quel colore la barba (11). Dal vario colore del volto nac-
que-
. [1] Di cui Cicerone dice de Orat. lib. t. cip. 6\. dunque ita ballinef-
fety ut ejus ipfius artir, cui flit ìcrct (cioè della Rettorie*) primam Jitteram
non poffet dicere \ perfecit meditando , ut nemo pianini co lecutus putaretttr .
Ne' verfi Priapei léggefi :

s
Cum Icquor, una m'ili perca tur Intera; nnm Prae
Pae dico femper , blatfaqut lingua mea eji
[2] Plin.lib. il, cap. 37. Labro s a qteibus Bracci, Labeones .
[}] De R. R. lib. z. cap. 7. [4] Cr/>. r. ». 102.

[5J V. Fejìo in v. C/ilo. [6] PaillatU nelle monete iella Gente Azzia.
[7] Plutarc. in Fabio. Aurei, Vttt. in Vtr. ll!nfh. cap. 4?. Q.Fabius Ma-
ximus Cuntlator, Verrucofus a Verruca in labris Jìta y óY c. -dkìns
[8] Orazio lib. l.jat. n 73.
Qi('t ne tuberibus preprih offenda* amianti

PoHulatf igaofcat verruca illius.


[0] Plinio lib. 7. cap. 16. [10] Al dir di Plutarco in Emilio.
[11] Svcton. in Nerone cap. X. Qnnd in/hne mmfit &
in pt'ivlf e)us y oc
marna pars mila barba fuerunt . E
Licinio Cra<To poco amorevole ài Gtieo
Domi/10 Enobarbo,fuo collesa nella <enfura, (òlea di lui dire, non effer
maraviglia , fe avea la barba di rame colui, che avea il volto di ferro >
e'I cuor di piombo. Svcton. loc. cit. cap. 2.,

Digitized by Goook
TEMPO ROMANO. 79
quero i cognomi d'^^o, e $Jflbmo alla Gente Poftumia; di lanino
alla Sempronia; di Carbone alla Papiria; di Negro alla Cecilia* di Ru»

fo alle Minucia , Pompea , Sulpicia , ec. di Rufino alla Cornelia; di


Purpureo™ alla Furia; di Flavo alle Largia, Decimia, ec. di Eburno
[per dinotar la bianchezza ] alla Fabia ; di Burro , o fia roffo all'A-
traiìia; di Rutilo alla Marcia (i) . I cognomi di Scevola nella Gente
Muzia , di Sceva nella Giunta Bruta plebea, di Levino nella Valeria,
nacquero dall'aver i primi, ch'ebbero tal cognome fatto ufo del braccia» ,

finiftro; dal greco Sjucw, e A«iJ f , donde viene a' Latini Scaevus, e Lae.
vut y che vagliono finifiro ; e quindi Scaeva, Scaevula , o Scaevola, e
Laevinus, che corrifpondono all'italiano diminutivo mancino. In fatti
• Cajo Muzio Cordp , dopoché avanti al Re Porfena bruciò la fua de-
lira, con cui fallato avea, uccidendo il colui Segretario, in vece di lui
fleffo, fu cognominato Scevola, dall' eflergli rimafto l'ufo del folo brac-
cio finiftro(2). Dalla grandezza delle fpalle prefero il cognome di Sca»
pula i Cornei); di Dorfone Fabj ; di Dojfeno i Rubrj (3); di *4balat
i

e di *Axilla i Servilj (4) Qualche difetto delle mani recò forfè alla
.

Gente Pinaria il cognome di Scarpo •


dal greco Ketpvòt ,
quella parte del-
ia mano , ove fi tocca il pollò ,
giuntavi la lettera S , che ha forza
talvolta di togliere ,
quafi fine Carpo (5), per la brevità della mano:
onde
[1] Fejìo v. Rufuliy e Rutiliam. e Plutarco in Coriolano
[z] Cui pojiea Scaevolae , a clade dextrae manus co^nomentum inditum , di-
ce Livio itb.i. cap.y. V. Plutarco in Publicola , ed Aur. Vut.dc Vir. llluflr. cap.il.
[3] Gli antichi dicevano Doffum per Dorfum. Varr. lib. 2. de R.R.cap,
IO. Ad quam rem futbent jumenta dojjuari.r .
[4] Cicer. Orator ad Brut. cap. 45. Quomodo enim vejler Attila , Ala
frtSlus ejì yìùft fuga litterae vaflioris? quam litterim etitm e mnxillis ta-
xillis , Ù" vexilloyÙ' paxillo confuet udo elegans latini fermonis evellit . Adun-
que dalle voci Axilla, Maxilla, Taxillus , Vexillum , Paxillus , toltane la
fillaba xily fe ne formarono Ala, l'afcella Mala. la guancia ; Ttlur, il tal- -,

lone j Velum y h vela; Palus, il palo. Da Axilla fi difl'e non folo Alt, ma
eziandio Abaia , geminandofi la prima vocale , fecondo il A
coftume de*
Latini di feri vere talvolta le parole come le profferivano ; e poiché pro-
nunziavan le vocali lunghe, con doppio tempo, fcriveanle perciò raddop-
piate. Qtiintiliano Infl.Orat. lib.x. cap.j. Semivcc.-Jes non geminare din fuit
ufitatiffimi moris ; atque e contrario ufque adAccium^ ultra , porreèlas fyl- &
labas. geminis vocatibus fcripferunt . Onde (criffero Vaila , Vazrus , Feeltx ,
anche ne' marmi (V.Reinef. Infcr. Ciaf. r.n. 24.) . E poiché nel geminarli
le vocali è facile , e naturale la pronunzia afpirata , perciò vi Trappolerò
l'H, fcrivendo Ah.ila, come fermerò ancora Mihi y Vehemens , Prebenda ,
biche, Mehccum, &c.
[5] Come fi diffe ancora Scdulus,fine dolo; SecmuSyfine cura; Secvrr,
e Soc ors , fine corde , &c.
80 PARTE SECONDA
onde monete di quella famiglia vedefi imprcfla una mano fcor«
nelle
ciara (i). Dal vizio delle gambe prefero il cognome di Varo le Gen-
ti Quinzia, Vibia, ec. Vari appo i Latini fi dicevano gli ftrarabi, o

sbilenchi, e' han le gambe torte al di dentro , ed i piedi troppo di-


ttanti fra loro, come fono eunuchi; al contrario de Valgi 9 come
gli
dicevanJi da' Latini coloro, han le gambe torte al di fuora in for-
e'

ma di cerchio, a guila de' granchi (z) ; e da Varus [donde il verbo


Varicare, e Divaricare] dice il noflro volgo Squartare, quafi /varare .
Da altro difetto de* piedi ebbero i Servii) cognome di Vatia (3). Il
Poeta Quinzio (4) ebbe cognome di s/ltta , dinotante colui , che per
vizio delle gambe , o delle piante cammina su la punra delle calca-
gna (5). Altro difetto de' piedi produfle il cognome Plaut , che fu del
celebre comico Marco Accio ; poiché Pioti chiamavanfi gli Umbri ,
per aver i piedi piani fenza cavità fotto {6)\ onde M. Accio, ch'era
nativo di Sarfina dell'Umbria dalla pianezza de' piedi fu detto Plau-
,

tus. Le Genti Munazia, e Plauzia ebbero il cognome di Fianco, che


pur dinota la pianeta de' piedi (7) : viene dal greco *K*xótn , largo ,
o da pianura, o tavola larga ; onde in Napoli dicefi C bianca il
macello, dal tavolone piano, e -largo, su cui taglian la carne i ma-
cellai (8); l'iftefla origine ha pure nel noftro volgo il nome di Cbian-
earella La Gente Furia ebbe il cognome Craffipede dalla graflezza de*
.

piedi; onde vedefi nelle fuc monete impreffo un piede (o). La Gente
Vi-

fi] V. Fulvio Orfino


monete della Pinirìa.
nelle
[2] AW0
cap.i. n. 98. chiama il Valico: Intortum ; ed Orazio lib. 1. feriti,

far. 3. deferive il Varo: dijìortis ermilus.


[}J Varr. de L. L. lib. 8. cip. 5.
(4) Mentovato da Orazio lib. 2. epijì. 1. v. 79.
(5) Attae appellantur , qui propter vit 'tum emrum , aut peAum , piami s in-
fiflunt) &
attingunt magi* terram , quam ambulant ; qu»d tognomen Qtiintio
Poetai adhaefit. Fejlo v. Attae,
(6) Fejìo in v. Pioti . Plotus è lo fteflb , che Plautus per lo fcambio non
info! ito a' Latini della lettera O
col dittongo AV ; onde dufero ClauJiur,

e Ciodius ; Paulla, e Polla.


(7) Fefto ». Plancae . Plancae dicuntur tabulai planae ; ob quam eaufam

É?* Piami appellantur , qui fupra modum pedibus planis funt


(8) Ne' fecoli barbari Fianca lignificava la Bottega , o'I Tavolone de*
macellai. Nell'anno 1058. Gifolfo II. Principe di Salerno concedette ad Al-
fano I. Arcivefcovo di quella Cittì di poter tenere In ipfa platea Pian-
cas , & fecus eas ponere faciatis , &
habere quantas volueritit , Ù"c & ear-
nci , & alia mercimonia in eis mercimoniare , &
.

vendere , Ù" emere , &


c.
V. Murator. Dijf. 19-
(9) Fulvio Orfmo nelle monete della Furia.

Digitized by Google

TEMPO ROMANO. > •


U
Vibia prcfe cognome di Panfa, quafi Pianta Panfa, di pitie fpafo dal
verbo Paniere , Spandere (i) S caino finalmente fu cognome della Geri-
.

te Emilia patrizia, e dell'Aureli» plebea, prefo dal difetto del tallo-


ne gonfio, e ftefo, dal greco 2x*v/>« di tallone gonfia , dìftefo . Sì fatte
originazioni trovanfi da Plinio, e da Orazio chiaramente deferitte (z) . XLV,
Non mancarono cognomi di tal fatta in quefto Regno. Il Poe* Efemp/ nel
ta Ovidio, nativo di Sulmona, ebbe cognome di Nafone dalla groflezza Regno no*
del JVtf/ó; ficcome altre famiglie dalla groflezza del Capo, della Fron- fl r9 •
ie t delLabbro, della Barba ebbero i cognomi di Capitone, Frontone ,
Labeone ,Mentone , ec. Similmente il Poeta Quinto Orazio, nato in Ve-
nda ( 3 ) ebbe cognome di Fiacco , provenuto a molte famiglie ro-
,

mane dalle orecchie pendule, o movìbili (4) . Confetta egli, che fuo pa-
dre era libertino , e perciò la fua fchiatta era d'origine fervile (5) :
adunque da qualche Gente Orazia ricever dovette la libertà , e*l no-
me gentilizio, com'era l'ufo degli affrancati; della qual Gente, forfè
V e noli n a d'origine, o di patria, ve n'ha memoria per appunto in Ve*
Bofa , in un pezzuolo di marmo franto (6) , ove ibvraftano quelle pa»

HORATI C. L. DIO . .
'
.

MITVLLEIAE V *
.
. » . • • i

La
Città di Taranto diede al mondo Lucio Craflizio Pafide , o
Panfa, celebre grammatico, il quale fu libertino. Onde finché fu tenia-
L vo,
• *.

(0 Plaut. Mercat. A. 3. Se. 4. v. 54.


Ch. Qua forma effe ajebant ergo? Eu. Ego dicam tibi
Canum, varum, ventriofum, bucculentum , breviculum
Subnigris oeulis , -oblonpis malis panfam aliquantulurn-,
,

(2) Plinio lib. ir. eap. 45. Vola nomini tantum, exceptis quibufdam ; nam*
que &
bine cognomina tnventa Planci , Plauti , Scauri , Panfae ; ficut a cru-
ribus Vari , Vattae , Vatinii ,quae vitia &
in quadrupedibus . Ed Ora? io lìb.i m
*
fat. 3. additandoci la maniera di tollerare il difetto dell'amico, dice :
At pater, ut gnati, fic nos debemut amici
Si quod ftt vttium, non faflidire : Strabonem »
Appellai Paetum pater, pullum male parvits&
Si cui filius efl ; ut abortivus fuit olim
* Sifyphus : hunc Varum difìortis cruribus : illum *

Balouttt : Scaurum pravi$ fultum mtle talis r


» Parcius bic vii ir Frugi dicatur , ?5*r.
,

(3) Com'egli fteùo attefta lib. 2. fat. 1. v. 35.


(4) Plinio lib. 11. cap.n. Aures bomini tantum immobiles. Ab iis Fiacco*
tum cognomina.
(5) Lib. 1. fat. 6. v. 6. 1
( 6) Trovali in Veuufa nella cafa un tempo del Canonico Pironto -

N
. ; ;i W — » Digitized by Google
8* PARTE SECONDA
vo, dovette chi.imarfi con un fol nome Pafìde, ch'era nome greco; ot-
tenuta poi la libertà prefe il prenome , e '1 nome gentilizio del fuo
padrone Lucio Craflizio, e per cognome usò l'antico Tuo nome PmJU
de. Ma poi per adattarfi del tutto al romano coftume, e farfi riputar
latino più torto, che greco d'origine, mutò anche il cognome in quel

XtVI. ^ l Panfa (i), ch'era cognome romano, da noi già fpiegato.


Altri dava» ^a var uffizj , c meftieri prefero ancora molte Genti il cogno-
j

rj uffizj , e me . Caio Marcio Rutilo dall' eflTere flato due volte Cenfore , ovvero
rmjiier't. dalla rigidezza di fua Cenfura fu cognominato Conformo (z) , Per fimil
cagione la Gente Licinia ebbe il cognome di Sacerdote ; la Scribonia
di Curione^ la Minucia di %Augurino\ Quinto Scevola quel di *4ugurt.
Publio Cornelio Rufo effendo Decemviro delle fagre cofe , ebbe la
,

cura d'interpetrarc libri Sibillini , da' quali trafle l'iftiruto di cele-


i

brare i giuochi A^>ollinari , donde fu cognominato Sibilila [ dal greco


2$//frxx«, pronunciando l'Y per U ], e poi accorciato Sulla , o SyU

la (3). Luperco fu nome dato la prima volta da' Latini al Dio Pane,
detto da'Greei n*i', e da' Latini Lupercus , quafi Lupos arcens , come
quegli , che avendo in protezione le pecore , slontanava da effe lu- 1

pi (4) . Poi Lupcno fu cognome della Gente Gallia , prefo forfè dal
primo di quella, che fu uno de' Sacerdoti del Dio Pane , i quali di.
cevanfi anch' efli Laperci (5). La Gente Fabia ebbe il cognome di Pit-
tore- da uno de'fuoi, che dipinfe in Roma il t«mpio della Salute (0%

Nella Gente Cecilia ebbe cognome di Metello il primo di cfla , che


fu mercenario nella milizia; poiché tanto appo gli antichi valca il no-
me Metclltts (7). Lucio Elio celebre» grammatico ebbe due cognomi ,
uno di Picconino, perchè fuo padre efercirato avea il mefticre di ban-
ditore : 1' altro di Stiletto a cagione del fuo Stile di fcrivere molto
,

pregiato (8) . Per fimil cagione la Gente .Oppia ebbe il cognome di


Tibici ne, o fia Trombettiere . Fulhne f o fia Lavandaio fu cognome del-
la

(1) Svetcnie de IUttflr. Grammiiic. n. 18.L.Craffuius genere Tarentinus,


•vdinis Libertini , cwinnune P.iJìJes , max Panfam fe tranfnominavit .
(2) Valer. Mnff. lib. 4. taf. \. ». 3.
(3) Maerob. S.uur». lib. u cap. 20. In fatti quefto cognome ne' marmi
trovafi fcritro SV'LLA. V. Gntter, pav. $98. ». 3.4.* 5.
(4) Siccome \ Greci tenendo quella mede/ima idea di quel Nume, da
AJxjf Lupo , lo dilfero anche Ai**/?;, e Liceo chiamavano ancora un mon-
te confettato a quel Nume . V. Giujlino Ilio,: lib. 43.

(5) V. Servio in Aeneid. 8. v. 347. -e Cicerone in 2. Philip, cap. 34. .


'

(6) Pli,iio lib. 3 5. cap. 4. (7) Fcjio in v. Mettili


(8) Praecon'tnut , quòà pater ejus praetontum feccat , vocabatur ; Stile f &
Gitoti orat'wncs nobilitino cuique fenberc folcbat , dice di lui S ve tomo de Ii-
lujìrib. Grammatici! num. 3.
TEMPO ROMANO.
la Gente Apuftia (i) . Natta cognome della Gente Pinaria, dinotava
pur. anche Lavandaio,
per metafora ; come uomo da niente , per la
viltà del meftiere, dicendofi primamente Nacca da Nauci (2) . Dall'ar-
te fabrile prefero i cognomi la Gente Marcia di Figulo , la Publicia

di Milleolo, e la Valeria di o&ifcolo; vedendoli nelle monete della Pu-


blicia impreflb un Martello, ed in quelle della Valeria un'Accetta da
tagliar pietre (3).
ytvtt
Ma
niun'arte diede a più nobili famiglie tanti cognomi, quanti cT*
ne produfle il folo impiego "nelle cofe viilerecce . Imperocché elìendo ^al'mejìieri
ftata l'agricoltura da' Romani ftimata per' madre , e nutrice di tutte v a. ^ M
altre arti, non fu da elfo loro tanto a vile tenuta, che i più nobili
cittadini fi recafiero a noia, o vergogna l'efercirarla. E d'altra parte,
allevandofi colla mica d'una vita eroica, e non già delicata* tutte
l'arti liberali , e piacevoli , nelle quali l'animo s' ammolifcc , a' toreftie-
ri, ed agli fchiavi laiciaronlc,dandofì elfi alla coltura de' campi , dal cut
efercizio laboriofo più difpofti, ed atti fi rendevano a' travagli milita-

ri (4). A quelle cagioni s' aggiunfe poi un opportuno accidente, per


cui venne il meftier di villa da' perfonaggi più nobili frequentato .

Erafi la Città di Roma dal Re Servio Tullio in quattro parti divifa,


dette Urbane Tribù , o fien quartieri , e '1 # rimanente del romano ter-

ritorio in altre quindici , o diciaffette rujìicbe Tribù ( 5 ) ; e iìtuatefi


L 2 nelle

(r)OncTè lo (cherxo di Cornelio Faufto figliuolo di Siila Dittatore, il


<juale Temendo , che fua Torcila godevafi due amanti , Fulvio figlio a" un
Lavandaio , e Pompeo Macula , difle Mirar , fororem meam babere Mach*
:

lam , rum Fullonem babeat Macrobio Satitrn. lib. 2. cap. 6.


.

Feflo v. Naccae : Naccac appellantur Fidlones t quod Nauti non ftnt9


(2)
idejì nullius pretti .
(?) Nelle Glolfe antiche legge fi : Afciculus y AfctoU , Dolabra; in altre:
Acifculus AxT3(iì! t iitromento , con cui taglianfi le pietre, ed :Aciens 9 ^e-
nnt fecurit
(4) Non pregiavano i Romani l'arti fabrili, ne il commerzio mercan-
1
tile, che riputavano impieghi propj degli fchiavi , i quali dopo ottenuta
la libertà continuavano la lor arte primiera. Cicerone de Ojfic. lib^i.cap.
49. dice Illiberale! ,
.* &
fordidi quaejlus mercenario) nm omnium , quorum
cperae , non quorum artes emuntur y ejl enim Ulti ipfa merces aiultrame .firn
Jervitutis. I Mercatanti, foggiugne, non guadagnano, le non mentilcono.
L'agricoltura è la più bella di tutte le arti , e la più degna d' un uomo
libero . Quelle furono impertanto l' idee degli antichi Romani , quando t
territori coltivati venivano da' propj padroni: non cosi negli ultimi tem-
pi della Repubblica , quando i Romani divenuti opulenti di poderi , e di
fervidorame , datili al iuno, ed alle delicatezze, lavorar faceano i campi da*
loro fchiavi di campagna, che diceanfi Famiglia Hujlica, a ditterenza degli
fchiavi di città, da' quali ià Fami^lm Urbana forraavafi
(5) Secondo il vario rapporto degli Scrittori
1

fr4 PARTE SECONDA


Helle prime quattro le più celebri famiglie, fu nelle tribù della canT.
pagna il retto del popolo ripartito ; ma pofeiachè fotto la cenlura di
Quinto Fabio, per torfi di mano alla minuta gente l'autorità, e l'è-
fìto dc'Comizj [ ne' quali rapprefentando il Popolo più tribù, co'luoi
voti più de' Nobili potea ] , fu quella tutta nelle quattro urbane tri-
1
bù ridotra (i), e quindi anche la turba de Libertini nelle fteffe tri*
lui collocata (2) ; 1 Nobili avendo a fchifo di abitar colla gentuccia
frammifehiati , tratto tratto dalla città dipartendofi, nelle mitiche tri*
bù, ove i lor poderi aveano,
portarono a ftanziarc. D'allora in poi
fi

le tribù ruftiche , o ficn della


, campagna
furono in maggior conto e
pregio tenute; e ftimavafi ammenda vergognofa l'efler taluno dal Cen.
Ibre coftretto, per fuo vii coftume, o dappocaggine, paflare dalla fua
tribù ruftica in alcuna di quelle della città (|)« Quindi è, che chi
lavorava male il terreno , veniva tacciato d'infamia da'Cenfori; e per
contrario , come dice Catone , fomma lode riputavafi dar nome a ra-
luno di buono agricoltore. I ricchi diceanfi Locupletes , non per altro,
fe non per ficn tenute. Le rendite del Popola
efler pieni di luoghi , o
Romano nelle Tavole Ceniorie
dicein Pafcua , perchè quelle fol tanta
fi

furono lunga fiata i Il Re Servio nelle monete di ra-


fuoi proventi.
me la figura de' buoi , e dejle pecore impreffe : onde la pecunia ebbe*
il nome dall'effigie delle pecore, nella cui abbondanza l'antico pecu-

lio confifteva (4) . Non è maraviglia per tanto , fc le ruftiche tribù,


furon quelle , donde a foftener colle leggi , e coli' armi la macftà e
grandezza romana , furfero i più favj miniftri,edi più valorofi guercie*
ri (5)
;
perciocché mentre quella Repubblica ebbe forza e vigore , i
fuoi più nobili cittadini tutto il tempo, che loro dal civile, o mili-
tar governo avanzava, nella ruftica vita impiegavano (6) . Quindi è
ancora , che dal meftier villereccio non folo parecchi nomi gcntilizj
come abbiara fopra oflervato , ma molti cognomi ancora derivarono .
La Gente Giunia ebbe il cognome di Bubulco da uno de' fuoi, che fu
bifolco migliore degli altri (7). La Gente Lucrezia ebbe cognome di
Trione, cioè Bove ov' è da olfervarfi, che preflb al noftro Polo Ar-
:

tico evvi una coftellazione , o fia unione di fette (Ielle , da noi detta
Orfa minore, da' Greci detta AV*S* [Carro], poiché cinque di effe for-
mano la figura d'un carro, e l'altre due rafiembrano due buoi , che
lo

( l) Livio lib. 9. cap. 3 4.


(2) Floro in Epitome lib. 20. (5) Plinio lib. 18. cap. 3.
<4) Plin. loc. cit. &
lib. 33. cap. 3.

(5) Cicer. A
villa in Senatum arceffebantur Curius, &
ceteri fenes ; ex
quo qui tot arce([ebanty Viatores nominati funt . De Senetl. cap. 16.
(6) V. Livio lib. i.cap. 11. e Plinio loc. cit, (7) Plinio loc. cit.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. 85

10 tirano; e quindi un'altra ftella, che vien di fcguito', chiamati da*


Greci BiwTlf, bifolco , condottare di buoi. Quefte medcfime (Ielle no-
maronfi da' Latini Septem Triones, fette Buoi; poiché da' bifolchi roma-
ni i Buoi diceanfi Teriones y a terenda terra (i). Quindi fu, che Lu-
cicf Lucrezio Trione nelle fue monete, per additar l'origine del fuo co-
gnome, che lignifica Bove, imprefle le fette ftelle, dette Septem Trio-
nes (z). La Gente Voconia usò cognome di Vitulo , e nelle fue mo-
nete imprefle perciò il Vitello ( 3 ) . La Marzia ebbe cognome di FU
lippa , che nel greco vale amante di cavalli ; onde in una moneta di
Lucio Marzio Filippo, per dinotarti quel cognome, fu im pretto Ca-
dore a Cavallo (4). Del pari la Gente Statilia ebbe cognome di 7W;
l'Annia di Capra (5); l'Afinia, la Caninia, la Mummia di Gallo-y la
Calpurnia à'iBeflia, Somiglianti cognomi, preti da' bruti, fe n'incon-
trano fovente ne* marmi, e nelle monete, come *AJellus ., %4per t Cam
pella y Catuluty Catullus f Catullinus, Draco, Juvencus, Leo, Lupus, Lu*
puluiy Lupianuty Mas, Mufca, Paffer y Palumbus , Pica , Porcina , Tau»
rifetts, Verrei % Vrfus , Urfulus ,VrJìcinus , E nel genere femminile JiquU
lina, Capriola , Catullo y Galla , Gal l ita , Juvenca , Lupa , Luporina^Ltu
pula, Merula, Merullina, Mulia , Pardala % Urfa , Urfula (6). Onde
poiché prima di frequentarti l'ufo del metallo rozzo, che davafi a pe-
lo, e del fegnato, che noverava!!, confifteva il patrimonio di cialcu-
jio in varie forte di beftiame; è verifimile, che alcuni prefo aveflero
11 cognome da quegli animali, che potiedeano in maggior copia, odi

cui maggior cura mettevano (7). Tranne alcuni, che lòrtiron cogno-
mi di tal fatta, per la fomiglianza, ch'ebbero co' bruti , come Caio Ce-
cilio Metello, quartogenito di fua famiglia, ch'ebbe un altro cogno-
me di Caprarioy ma per ignominia; cflendo tardo, e rozzo d'ingegno:
onde Scipione (annoiatoti di lui , gli diffe , che fe la colui madre G
fotte di nuovo incinta , partorito avrebbe per quinto figlio un a fi no (8),
Dalla coltura particolare delle piante , de' fiori , delle biade nac-
que-

(1) Varr. de L. L. lib, 6. cap. 4. Gellio NoEl. Att. Kb. 2, cap. 21.
(2) V. Fulvio Orfino nelle monete della Gente Lucrezia.
(3) Fulvio Orfino nelle monete della Voconia.
(4) Detto ,da Omero [MaJ. 3. e Odijf.z. ] Itt-v^:»- Domator di cavalli-^
,

e di cui Orano (Sat* 1. lib. 2. ) difTe.- Caflor gaudet equ'ts . Lo Spane mio
( differì. 10. cap. 2. de Praeftant.& Ufu Numifm.) è d' avvifo, che quella ef-
figie non rapprefenti già Caitore, ma una Statua Equeftre ; non niega pe-
rò , che quefta eiiandio alludi al fignificato del Cognome
(5) Varr. de Re Rufl. lib. 2. cap. I,
(6) V. Sauberxo de Sacrific. Veter. cap. 22.
(7) V. Plutarco in Valerio Poplicola y e Varrene de R» R$ lib.Z, tap. I. .
W V. Cicer. lib, z. de Oratore cap, 66,
S6 PARTE SECONDA
qucro ancora i cognomi di Lenttilo alla Gente Cornelia; di Latticini
alia Valeria ( i di alla Scrvilia . La Gente Licinia ebbe
Cepione
) ;
il cognome di Stolone , prefo dall' arte di purgar bene gli alberi da'
germogli foverchi ;
poiché Stolo dinota il germoglio inutile , che na-
ker l'uole intorno alle radici degli alberi (z) La Gente Emilia for- .

ti cognome di Papo dall'antico Pappus, fiore o lanugine de* cardi (3). ,

La Gente Aquilia usò cognome di Floro fia dalla coltura de' fiori, Ca%

dall' aver uno, di elfo Gente portato in Roma qualche ftrano e non
piix veduto fiore; la cui fpezie da' periti s'ignora (4). Il cognome La*
ri/colo alla Gente Accoleia vcrifimilmente nacque dal coltivar le Lariii,
alberi noti nelle rive del Pò, e ne' lidi Adriatici; poiché nelle mo-
rete quefla famiglia fi veggono impreffe tre larici ,p fien donne in
di
larici tramutate (5) . Dalla vita ruftica è altresì verifimile, cheleGen-
ti Aufidia, e Aurelia prefo avelfero il cognome di Orejle , che nel gre-

co dinota Montana/o [ da 0*/»f monte ] ; e le Genti Antiftia , Fabia r


Giunia, Ovinia, ec. quel di Ruftieo . Il cognome Pilumno prefefi da
colui, che fu il primo a trovar l'ufo del Pilo, o fia Pejlello(ó); fit-
come Gente Calpurnia ebbe cognome à\Pifone y tratto da Pinfo,pt*
la
Jlarcy dal primo d'effa, ck'efercitò quel mefticre. Onde l'Autore del
panegirica a P'tfone difle :

..... Nam quid memorare neceffe e fi ,

Ut domus a calpo nomen calpurnia ducat,


Claraqne pisonis tttlerit cognomina prima ,
Fumida callo/a cum pix'SERET bordta dextra.
Poiché gli antichi, prima di trovar t' ufo delle macine abbruciavano,

il

(1) Pltn. lib. 19. cap.Of.



(2) Plinio lib. 17. cnp. 1. e Varrone lib. I. de R. R. cap. z. metafori» E
Camente Stolo prendefi anche per ijìolido ; poiché da /iole deriva Jlolidus.
(?) V. Antonio Azoftino nella Gente Emilia. C
rede fi , che'l fiore lanugi-
liofo de' cardi fi folte detto da' Latini Pappus , prefo per fimilituJine dal
canuto pelame de' vecchi imperocché il greco lLt*w dinota 'propiamen-
;

te Avo , geminato da Tlii , voce , con cui appo i Greci i fanciulli chia-
xn a vano il padre . Ed & verifimile , che ficcome i Greci addoppiando la
voce naturale de' fanciulli Hi*, ne fecero n*TT9r YAvo y e .n*W** il Pa-
dre ( voce infino ad ora in Napoli rimafta , ove in molte ca(è il padre
chiamafi da' fanciulli Pappà) ; altrettale i Latini , ed i Napoletani gemi-
nando la voce de' fanciulli Ta , ne formarono Tata, per fignificare il pa-
dre ; vie meglio che .non fecero i Tofcani , ufando le voci Tato, e Tetta per
dinotar- Fratello* e Sorella,
(4) V. Vaillant nelle monete della Gente Aquilia .

(5) V. Vaillant nelle monete della Gente Accoleia.


(6) V. Plinio lib. 18. cap. 3.

DigitizefJ by Google
TEMPO ROM A N O. 87
il grano, e tutt' altre forte di biade, e poi peftavanle ne' mortai (1).

gnome,
ce. Mafecondo Plinio (4), uopo è dire, che fofle provenuto quel
cognome dall'avere uno de' coftui antenati attefo a feminare, e colti-
vare con ifpezial cura i ccci . Che che ne fia però , narra Plutarco ,
che M. Tujlio trovandofi Queftore in Sicilia, in un lavoro d'argento,
vpto a' Dei , vi fece incidere il fuo
fatto da lui fare per appenderlo in
prenome, e nome Marco Tullio, ed in luogo del cognome vi fece im-
primere un ecce (5).
Ab-
(1) Sento in I. Aeneià. v. 182. Qtùa apud Ma/ores nojlros Molarum non
,

erat ufus , [rumenta tonebant , & fa in pilas tnijfa pinfebant , & hoc erat
genus molendi y unde & Pinfores ditti funi , qui nunc Pijìores vocantur . Fu
poi rinvenuto V ufo delle Mole ( donde vien detto il Molino ) da un tal
m
nomato Mutante , come rapporta Stefano ( v. Mv\*rri* ) ; Arò Móxarrot
MfiQÓnp* toj xxì trpèrv àpi/rot tr r p gif ritr MvK* y^piaif : Da Mutante fon
detti gli uni) 0 gli altri ( cioc i Monti Mutanti nell'I ioli di Rodi, e i Dei
Mulantii , de' quali avea Copra parlato ) , il quale fu il primo inventar dcW
ufo della Mola per fumano ritto . E dal fuo Autore Mutante fu detta ili
ereco MCk» , e MCKot, da' Latini Mola: da' Napoletani , che han ritenuta
in parecchi voci l'antica pronunzia greca, vien profferito ColT U Mulino,
Del refto anche apprelfo noi, prima d' introdurli l'ufo delle macine, e de*
mulini, dovette il frumento ne* mortai peftarfì : onde in quefta Citta di
Napoli , poco lungi dal vico de' Panettieri , di rimpetto al vico de" Maro-
gani, o Maiorani eravi un vico, per cui alla Sellaria calava!!, chiufo poi
nel fabbricarfi il Moniftero del Divino Amore , il quale dicevafi Vico de*
Pijìafi: a capo di quefto vico eravi ancora, unaChiela di S.Niccolò, Esau-
rita dei Seggio de' Piflafi, che dalle Monache del Moniftero già detto fu
diroccata, e rifabbricata nel luogo, ov e ra l'.antico Sedile à^Pijlafi , ed og-
gi pur anche nomali S. Niccolò a Pijiafo corrottamente dal latino Pijlor^
eifendo fiato quel vico abitato da coloro , che pelavano il grano ; onda
dopo trovato r ufo delle macine , in quel vico ileffo fabbricarono acque-
dotti, e mulini, i quali furon poi traporrati alla ftrada de' Ferri vecchi,
della Sellaria, ed altrove. V. Celano Giornata 3. _ .
(2) Cicer. liò. 2. de legib.cap. 7. Giovenale fat. 8. i;.2?8. Valer. Maff.lib.r,
cap. 1. ». 10. Città un tempo de Volfci, poi prefa da' Sanniti, a' quali fi-
nalmente la tolfero i Romani ( Livio lib. 9. cap. 32. ) , e regge pur ora ne'
confini di quefto Regno, e di Campagna di Roma, tra Sora, ed Aquino.
(3) In Cicerone. (4) Lib. 18. cap. 3.
(5) Ewi ancora nel Regno noftro memoria di quefto cognome, da al-
tra famiglia ufato. Eccone un marmo ritrovato nella riva del Sangro-tra
Opi, ed i confini del Sannio, rapportato da Monfignqr Corfignano nella
- fua
8S PARTE SECONDA
Abbiamo Copra offcrvaro che la famiglia Attilia Catarina folTe
,

così detta, come originaria della città di Cajazca. Un ramo di quella


famiglia ebbe ancora il cognome di Serano , da Sero , feminare per- •

ciocché mentre Aulo Attilio (lava in campagna Geminando , fu cnia-


mato alla Dettatura in Roma fi); ed in una moneta dì quella fami-
glia (2) fi vede imprefla una fpiga di grano , ed un rafano , o altri
che fiali radice a . atili . a. f. cala t in. «4ìr«
d'erba, coll'ifcmione
lui *Atiliut ,«4uli FitiuftCalatinus;donde vedcft, che Calatino, e Sera*
no eran cognomi d' una llcrTa famiglia, il primo più antico prefo dal- ,

la patria, ed eiprefTo colle lettere Calati* ^ l'altro più moderno, pre-


Io dall' agricoltura e dinotato co' fimboli della fpiga , e del rafano .
,

Ed è venfimile , che per V iftelTa cagione quella Gente Attilia prefo


avelTe pur anche il cognome di Bulbo, che lignifica generalmente ogni
forra di radici tunicata , come quella della cipolla. Ma perchè in al- •

cune monete , ed ifcrizioni (3) della fuddetta famiglia trovali fi ritto


non già Scranus , ma Saranus , o Sarranus , congetturò Fulvio Orli-
no (4) , che non già da Serena"» , ma d' altronde prefo foflelr tal co-
gnome. Quindi Antonio d'Agoftino (5) ftima.effer quel cognome ve-
nuto da Marco Attilio Regolo, il quale fatto prigioniero da' Cartagi-
ne-fi , e mandato da coftoro in Roma fulla parola , per maneggiar col

Senato la permuta, o'I rifcatto de' prigionieri , mife nel capo a' Sena-
tori tutto il rovefcio, e contemofli tornare in man de' nimici , da'qua-
C
fua Regia Mar/icana lib. 3. eap. 17. e da Muratore inThef.pag. 1244,». 9.
C. BABVLIVS C. F. TER. SCAVRVS
.

C. BABVLIO M. F. TER. SCAVRO PATRI


. .

ACIL1AE . C. F. MATRI
M. BABVLIO . C. F: TER. CICERONI
FRATRI
Ove ©flcrvafi anche il primogenito air ufo antico aver lo ftetfo prenome,
nome, e cognome del Padre*, il fecondo poi ufcr il prenome dell'Avo, ed

un cognome diverfo da quello del padre per distinguere la fua famiglia


,

da quella del fratello. Le lettere ter. dinotano terentina (tribù).


(1) Plin.lib. 18. cap. 3. Serenum envenerunt datibonores, Seranum unJt
Cognomen . E Virgilio Aeneid. 6. 844.
...... vrl te fulco Serant ferentem.
(2) Rapportata da Vaillant nella Gente Attilia*
(3) Fulvio Orfino nella Gente Attilia rapporta quefto marmo : sex. att-
X.IVS . M. F. I SARANVS . PROCOS. f EX SEMAI*. COMSVLTO I INTER I A TE*
STINOS I ET I VEICETTNOS \ F1VES . TERUINOSQ. | POSVIT. E' riportata Con
qualche varietà da Manuzio ( in Ortbogr. v. Vtcetia n. 3, ) e fopra tutto il
cognome vien da lui ferino serranvs; ficcome ancora viene fcritto que-
fto cognome in un altro marmo, rapportato dal mede fimo in v. Saranus ».!•
(4) Nella Geme Attilia. (5) Nella Gente Attilia ,

Digitized by Google
TEMPO ROMAN' ÒS . 89
lifu fatto barbaramente morire (1) . Or i coflui difendenti , penso-
Antonio d'Agoftino, che foffrro chiamati Sarani, o Sarrani da Sara,
o Sarra , nome anticcr della città di Tiro , metropoli della Fenicia 3
donde i Carraginefi diconiì originati (z) . Ma trovandone appo Virgi-
lio, Servio, Plinio, ed alni, non folo quello cognome feri tto Seranus,
ma eziandio la fua etimologia dedotta da Serendo, forza è dire o che
nelle monete, ed ifcrizioni ,da Fulvio Orfmo recate*, fiavi fallo dell' ar«
tefice , ebe fcolpì Saranus , o Sarranus f in vece di Seranus (3) ; ov-
vero , che dall'iddio ceppo Attilio più. famiglie diramateG, una pre-
fo avelie il" cognome di Seranus da ferendo , ed un' altra di Sarranus
da Sarra.
Trovanfi ne' tempi dogi' Imperadori mentovate ne' marmi affai fa-
XLIX.
Opinione
^ dì
miglie col cognome Gennaro [Januarius ] , anche nella noftra città di jjtfo J^^JT "ti
Napoli , ed in parecchi luoghi di quello Regno . Monfignor Niccolò ante del i ori
Carminio Falcone (4) trovò facile derivar quel cognome da Giano ; gìne del co-
(limando, che quel Nume, ficcome fi difle Janus bueps, bifronte an- gnome Già-
eeps, &c
così folle detto ancora Janus Valius , cioè Vermi (5) , che nt'" rt-

poi fi difle unitamente Janufvalius , poi per {sfuggire il fifehio del S ^rovata .
Jenuvalius , e finalmente Janualius , eh' ci colla i'eorta di Voflio (6)
dice, efTcr lo fleflò che Januarius. Soggi ugnendo , che il figliuolo , O
nipote di Giano fia (lato Sacerdote deputato al di lui culto; e per-
ciò ficcome il Sacerdote di Saturno chiamofli Flamen Saturnalius (7)
così quello di Giano fu chiamato Flamen Janualius , o Januarius, ed
afiolutamente Januarius talvolta. Onde conchiude , che un discendente
di Giano , acquiftatofi col facerdozio tal cognome, 1' avefle a' fuoi pò*
M fieri

(1) Val. Majf. lìb. 9. cap. 2. n. 5.


.

(2) V. Gellio lib. 14. cap. 6. e Feflo in v. Sarra.


(5") Co fa, che tootè accader di leggieri: imperocché appretto i Romani
éffendo quefti artefici le più volte Grdfci , e poco fperti dell' etimologia ,
ed origine de' latini cognomi , potè colui fcolpire Sarrmms , o Saranus f
credendolo derivato da Sana, o fia Tiro, a' Greci ben noto, non già Se-
ranus , che non fapea per ventura donde venule.
(4) Nella Storta della Vita, Miracoli, ec. di S. Gennaro lib. 1. cap. 12. •

(5) Secondo Voffio in Etymolog. v. Varius.


{6) Vojjìo in Etymtlog. Januarius, ac Jantitlius dixerc veteres , ut Frac» 1

liares, &Praeliales, Partita, & Palilia , Mortuaria , & MtrtnalLi , &c.


»

Januarius dixijfe docet , vel menfis nomen , ì/ui inde ftc vocatus , quod Jan»
effet Sacer , ut auftor eft Vano lib. de L. L. Ù" IJidor. lib. 5. cap. 95. De
f.
Janualius vero argumento funt b/mnt, qui eo quod in honorem Jan» facìi ef-
fent, Jannoiti dicebantuìj haud fecus ac verfus ,.qui in Junonem /'cripti ef-
fent , JunOnii, qui in Mtnervam Minervii vocabantur
(7) Io non so dove abbia egli feontro quello Flamen Saturnalius, fuo-
ri della fua propia idea.

Digitized by Google
fO PARTE SECONDA
fieri tramandato , una colla dignità facerdotale , eh' ci reputa propia di
cucila famiglia, confervata nella dipendenza del primo Sacerdote. E
fcicendofi di più a credere (i) , che Giano (lato forte nipote di Noè ,
sforzafi a tutta prova moftrare, che la famiglia Gianuana da quel Pa-
triarca, venuto in Italia, tortiti avertei principi Troppo avrebb'ei detto
.

il vero-, fc fenza darfi briga in sì ftrettc e precife origini , fpiegate con

canee lunghe filaftpocche , di cui per tutto foprabbonda , contenuto fi


forte ne' termini generali : comeche in tal guifa nulla recato avrebbeci
di particolare ; tenendo -di già preflòchè tutto il mondo per fermo
che da Noè tragga l'origine ciafeun mortale. Ma la (Irana mira,ch'eì
tenne, di procurare al l'uo fuggetto un'antichità del tutto fingulare ,

portollo a battezzare i morti , imponendo loro certi nomi


, e cogno-

mi , che non ebbero in vita; fenz' altro foftegno, che di alcune eti-
mologie a forza d'argano tirate.
Stimo per tanto vcrifimile, che il cognome Januarius fi forte pre-
Quello Co
ÌSmc°edd- *° dal mefe di Gennaro, forfè per erter nato in quel mefe colui, che
fri fimìl't pre-ì* prima fiata ufollo . A
ciò credere m' induce l'ortervare ne' marmi
fi furon da' altre famiglie dagli altri nomi de' mefi cognominate . E ponendo da
mefidtlPan- canto i nomi gentilizjM»ic/KJ, e Martius, Junius , c Julius , altronde
m ' marmi (2) Sex. „4dìus df.cember
originati alle genti, leggiamo ne' .

NOVEMBER OCTOBR1S \ L*AurtlÌUS APRILIS Ulpìus DECEM-


\ Secundi J

BER \ %A.Mucius majvs \ *4.Cornelius aprilis ] L. D;c mrus DECEM-


bricvs. Anche ne' marmi di quello Regno. Eccone uno .della Città
di Cajazza (3).
VE-
<i) Loc.clt. cap. 11. t

(2) Cruter. 241. 882. ». 7. 1033. ». 9. 1077. e Retnef. Cla]. 1. num. 160.
Ciaf. IO. ». I. Ciaf. 18. ». 14. Ciaf. 1 5. ». 22. . .
Statut. Mumctp.
(3) E rapportato da Niecolò di Simone Obfervat. fup.
Cmh
di Cajazza Itù.i.
Cfo'tt. Calat. e da Ottaviano MelcWore
Deferii della
Giorgio Gualtiero Antiq. Tab. Sicil. &
Brut. num. 398. lo rapporta , Ap-
ei nomina
ponendolo d'un' antica città, oggi diftrutta , della Sicilia , eh
Caronia ; diverfa dalla
Galata meditcr-
Calate, e Calate, preflb a' lidi di
mnea, di cui parla Plinio lib.p,. cap. 8. fi Ma
travaglia indarno a fta-

bilire un paefe,da niuno antico Storico, o


Geografo delcntto: poiché m
mentovata, non avvi
quelle contrade, oltre all' ifolctta Galata, da Plinio
da Tolomeo
memoria d' altra Galata , fe non della mediterranea, detta
C.tlatU da Svida [ in v. K**.**™ xo-
/ lib. cap. 4.] K*k«'xt«, ;

A« 2ixim'«< Calrìis Urbs Sicilia


,
-, onde i fuoi .terrazzani da Cicerone
, fecondo 1 migliori
codici , fono
[Epijl. Fam. 37. Uh. 13. ed in Verr. 2. J

detti Calcini, non già Calatimi, come leggefi


nell edi /.ioni correnti . E
di quella Città Ieggeii K.AA-
riftefTo Gualtiero conforta, che nelle monete
AAKTmN,eKAAAAKTINnN. Da Plinio poi fi dicono 1 fuoi cittadini

Digitized by Google
TEMPO ROMANO.
VENERI FELICI .

P.SERVILIVS.P.F.FAL. APRILIS .IIVIR. QQ.O.R.P.


{5 PEC ALIMENT. PAT. MVNICIPi. CALATINORVM
.

CVRIA OP. ND. REIP. EIVSDEM


.

PECVNI A SYA FECIT


. .

Ecco-

Galathani. Nè ci attefta Gualtiero di aver letto quel marmo originale in


paefe veruno di Sicilia; ma fcontratolo in Grutero [ pag. 59. ». 6. ] fenza
,

data di paefe . dalla parola Calatinorum pensò appartenerti ad una Calate


ideata in quell'Ifola. Per Y oppófto Niccolò di Simone, ed Ottaviano Mel-
chiore , cittadini di Cajazza , dicono , trovar fi quefto marmo nella patria lo-
ro preffo il Foro, trasferitovi dal tempio di Venere Felice , eh' era un tem-
po fuori la carbonaia della moderna città. Dopo tutte quelle offervazioni
no faputo per relazione fatta da Monf. Piperno Vefcovo di Cajazza , che
quello marmo trovali anch'oggi entro il Sedile di quella Città. Veniamo
all' interpetrazione delie lettere puntate . Quelle del fecondo , e terzo ver-
fo IIVIR. QQ. Q. R. P. O. PEC. ALIMENT. Gualtiero l' interpetra : Duum*
vir Quinquennalitius , Quaejlor Reipublicae Pubiicorum Operum Pecuniae Ali*
mentariac. Va troppo errato; poiché il foprantemlente all' opere pubbliche

fi dice ne' marmi Curator, o Procurator Operum Pubiicorum ^ non mai Quat-
fior .Niccolò di Simone ed Ottaviano Melchiore le fpiegano Duumvir
,

Quìnquies [maniera infoi ira ne' marmi], Quaejlor Reipublicae . Omnis Pe-
cunia e Alimentorum . Nè pur coftoro traffero nel fegno ; poiché la parola
Omnis è del tutto inutile . Stimo adunque , che l' O fia mancante d' una
1

coda, e debba effer Q., é leggerfi alla foggia ufi rat a ne marmi Quaejlor
Pecuniae Albnentariae , che denota il Tefòriere , o Elàttore del pubblico
danaio , deputato non folò in Roma, ma eziandio nelle Colonie , e ne' Mu-
nicipi, fecondo l'iflituto dell' Iraperador Nerva [ V. Dion. Caff. inTrajan*
fJerva ] , e de' fuoi fucceffori , per nutricar i fanciulli , e le fanciulle nate
di parenti neceffitofi [ v. Reinef. Ciaf. 6. n. 24. ] . Affai peggio fi appofero
nelV imerpetràr le lettere del quarto verfo CVRIA OP. N
D. le quali da
Simone , e da Melchiore fpieganfi : Curia Operit Novi Dicaia ; ovvero :
Operi Priapo Numini Durato. Da Gualtiero, il quale legge O. F. come tro-
vò in Grutero , li fpiegano : Curia Omni Fide Numim Dedicat ; o pure
Opus Fecit Nummi Devotus . Non sò, come avveduti non fienfi, che niu-
na di quefle forinole può in quello marmo fupporfi . Qui non può certa-
mente leggerli nè Curia , né Priapo Numini 1 né Dedicat , nè Fecit-: non
Curia , perchè nel fecondo verfo leggefi P. Servilius , il quale fece 1* opra:
non Prutpo Numini , perchè l'opra fu dedicata a Venere Felice , come ve-
defi nel primo verfo : non Didicat , né Fecit , perchè neli' ultimo verlb
legge/ dirtelo il verbo Fecit . Io per me conghietturo , che in quello ver-
i

fo il marmo fia guaito o a calò , o ad arre , e che debba leggerli CVR.


KALEND, cioè Curator Kalendarii , uffizio affai noto ne' marmi , dinotan-
te colui» che nelle Colonie, o ne' Municipi tenea i conti dell'unire, che
riicuo te vanii nelle Calendi de' meli dal denaio del pubblico , dato a guada-
M 2
pi PARTE SECONDA
Eccone un altro della noftra Città di Napoli (i)

Q. CISSONIO Q. F. HOR. APRILI VETERANO


. .

COH. ÌT. PR. ARCH1TECTO AVGVSTOR .

PATRICIA TROPHIME .

VIRO BENEMERENTI .

lì fcguente è della Città di Nola (2)

D. M
TI. CL. MAXIMO
IIVIR. AEDIL .

QVAEST. PECVNIAE ALIM .

VIXIT.ANN. XLII. M. V
TI. CL. NOVEMBER
ET HERMIONE
. CL. %
FILIO . BENEMERENTI FEC .

ET.SIBI
LI. Da varj fucceffi o fortuiti , o ricercati. L. Cornelio Siila, dopo
Altri copm- aver in pubblica ragunanza efagerate le fue magnifiche ìmprefe co-
,
»« prefi da mandò, che da indi innanzi lo cognominaflero Felice ; e a due fuoi fi-
var; fueccfli
^
9 fortuiti % 0 9L
n eme \l\ pofe cognome, di Faujlo all'uno, e all'altra di Faufia (3).
0 j. t -ii r • n r Vi; • .

ricercati QM ln «i Fu appo 1 Romani frequentato quello cognome, fpczialmeme


dagli fchiavi affrancati ; e fpeiTo trovafi ne* marmi ,
fopra tutto delle
donne, in tal giiila: Felicitai, Felicijftma ^Felicula , Fortunata , Faufia %
FauJlsna^Fauflilla (4). M. Licinio Craflb per le fue immenfc dovizie fu
cognominato Ricco (5). Ebbe Tito Manlio da' fuoi foldati fra le accla-
ma.
gno Ed in quefta maniera' parmi reftiruito all' iferizione il (èn(b propio
.

e natio . veneri felici pvblivs servilivs pvblii filivs , falerina


(tribù) APRILIS , DVVMVIR QVINQVENVALIS , QVAESTOR REIPVBLICAE,
CjVAESTOR PECVNIAE ALIMENTARIAE PATRONVS MVN'ICIPII CALATINO- ,

R VM , CVRATOR KALENDARIt REIPVBLICAE ETVSI'EM , PECVNIA SVA FECTT.


(1) V. Capaccio Hifl. Neap. lib. 1. cap.n. e Gruferò pap. ^7. ». 4. Nel
verfo 2. leggefi Cohortis fecundae Praetoriae. (2)
: Reinefìo CI. 6. n. 24.
(a) Velie io lib. 2. cab. 27. Plutarco in Siila. Aur. Vttt. de V'ir. III. cap. 75.
(4) V. i marmi di Manuzio nell'Ortografia, v. Felix y &c.
(5) Plutarco in Craffo E Valerio Mainino lib. 6. cap. 1 1. n. z. dice , che
.

Uno de'Cra/Ti, detto il Ricco, per la gran copia, eh' avea di cianaio, ren-
dutofi poi menipolTente a (contare i debiti , e vendutifi mtt' i fuoi beni
da creditori, era in quello (tato di povertà, non lènza ludibrio fai ut aro col
cognome di Ricco. Cicerone fcrivendo ad Artico lib. 2. tp. 1 dice.- Quan-
to in odio nofler amicus Magnus ? Cujus ccgnurnen una cum C>ajfi Divitis
gnornine confenefeit .

Digitized by Google
TEMPO ROMANO, n
inazioni militari il cognome di Torquato,
per averli cinto il collo del-
la collana , tolta al cadavere d' un capitano franzefe , eh' ei diede a
morte in (ingoiar tenzone (i) . Augufto ancora, donando una collana
d'oro a Caio Nonio Afprenare , il quale in un giuoco pubblico, per
una caduta, rimalo era fpoffato, permifegli, che tanto eflb, quanto i
fuoi difeendenti ufaflcro il cognome di Torquato (i). La Gente Vale-
ria ebbe il cognome di Corvino da Marco Valerio, fui cui elmo, in
mentre con un guerriero franzefe duellava, pofoffi un corvo; il quale

più volte fvolazzando, col becco, e coli' unghie fulla faccia del nimi-
co arditamente infultava (3). Caio- Livio, dopo aver tagliato a pezzi
Draufo, capitan de' nimici, recò alla Gente Livia il cognome di Dru.
Jo (4) . Fu dato a Gneo Pompeo il cognome di Grande dal fuo efer-
cito , per aver foggiogata .l'Africa turta , e riportatone un ricchifli-

mo fpogiio (5) Il cognome di Ma/fimo, dice Plutarco (6),


. a due fu
dato dal Popolo Romano, a Valerio, che conciliò la Plebe co' Patri-

zi, ed a Fabio Rullo*, che cafsò dal novero de' Senatori alcuni ric-
chi di baflb lignaggio. Livio però (7) dice, averfi.Q. Fabio acquifla-
to quel cognome perchè nella fua Cenfura , in quattro Tribù della
Città, che furon le più ignobili , turta la menovil ciurmaglia, oltre-
modo crefeiuta, ridufTe ; acciò l'efito de'Comizj non avefle a dipendere
da quella. Sortìla fteffa Gente Fabia il cognome di Cunei ator , o fia
indugiatore, per averQ. Fabio Verrucofo col fuo favio e coflante in-
dugio tenuto a bada, e fpofTato l'efercito d'Annibale, e dato campo
a Romani di crefcere di forze , e di foldati (8) . Onde di lui cantò
Ennio: Unus homo nobis cuncìando rejìituit rem. A Papirio Curfore ca-
gionò il cognome l'agilità, che avea nel correre (p). Marco Livio fu
cognominato Salinatore , a cagion d'un nuovo dazio del /ale , che in
tempo di fua Cenfura impofe (10). La Gente V.illia ebbe il cognome
di innate da Lucio Villio, il qual'effendo Tribuno della Plebe, {la-
bili

(1) Livio lib. 7. cap. 6. Aurei. Vttt. de Vtr. Illujìr. cap. 28.
(2) Sveton. in Ocìavio cap. 43.
(3) Livio lib. 7. cap. 1 8. Gellio lib. 9. cap. 1 1. Aur.Vitt. de Vtr. III. cap. 29.
(4) Sveton. in Tiber. cap. J.
(5) Etale fu (aiutato nel fuo ritorno da Siila, e da tutto il Popolo
Romano. Plutarco in Pompejo. Fior, in Epitom. Liv. lib. io?. Plinio lib. 7.
eap. 16. Trovali quefto cognome ufato ancora dalk Genti Fonteia , Poftu-
mia, ec. prefo dalle -magnifiche gefta.
(6) In Pómpe/». (7) Lib. 9. cap. ult.
. (8) Plutarco in Fabio . Aurelio Vittore de Vtr. Illuftr. cap. 14. di lui par-
lando dice: Cunilator ab obtreilatoribus diclus.
(9) Livio lib. 9. cap. 10. Aurei. Vttt. de Vir. III. cap. 31.
(10) Livio lib. 29. cap. %i.
?4 PARTE SECONDA 0

bili per legge la giuda età, in cui fi potette afpirare a ciafeuna cari*
ra di Maelrrato (i). Lucio Manlio fu cognominato Imperio/o, per la
rigidezza de' fuoi comandi ufata non che co' Romani nella fua Dee*
tatura, ma eziandio .col fuo propio figlio (2). I Cornei) ebbero tra* lo-
ro cognomi quei di *Aftna, perchè eflendo flato uno di cflì richiefto
in un contrarto di dare il mallevadore, porrò in piazza un' afina ca-
rica di danaio, per pegno della lìcurtà, che cerca vali (3). Il cognome
di Vefpillone, o iìa beccamorto, fucato a Lucrezio, il qual'eflendo Edi-
le, portò a buttar nel Tevere il cadavere di Tiberio Gracco, uccifo nel
Campidoglio da Scipione Nafica (4) . Lucio Cecilio Metello ebbe al-
tro cognome di Diademato , dal greco Ai*JV|u* , fafeia per una piaga,
eh' ei portò lungo tempo falciata (5) Un altro Metello fu cognomi-
.

nato Celere , dalla preftezza, con cui in onor di fuo padre, fra pochi
giorni dopo la colui morte drfpoie i funerali , ed i giuochi g'.adiato-
rj (6) . Quinto Metello, figliuolo di Metello Numidico, fu cogno-
minato Pio, perciocché colle lue preghiere, e lagrime fece tornar dall'
efilio fuo padre (7). Similmente Lucio Antonio, fratello di Marco An-
tonio il Triumviro, prefe il cognome Pietà, per la pietà inverfo di fuo
fratello ufata ($). Nella Genrc Cornelia nacque il cognome Scipione,
che dinota òajlone , da uno de' fuoi, il quale al cieco iìio padre fervi
di guida, e bracciuolo (p). Ebbe Papi rio il cognome di Pretejlat 0, per-
chè nell'età puerile [in cui gl'ingenui fanciulli veflivan d'una roga
pretejla , o Ila tefluta con un lembo di porpora fopra, fino all'anno
diciaflettefimo] diede faggio di molra prudenza nel tacere , e nel parla-
re (10). Popillio ebbe il cognome di Lenite, poiché mentr'era un di
tutto intefo a fare un pubblico fagrificio, temendo inforco nella Ple-
be
(1) Livio lib. 40» cap. 24.
(2) Livio lib. 7. cap. 3. (3) Macrob. Saturn, lib. 1- cap. 5.
(4) Aurei. Vttt. ile Vtr. III. cap. 67. Fejlo in v. Vefpae , e Vefpillones dice,
che fi dicevano Vefpae, e Vefpillones que' beccamorti , i quali portavano ad
atterrare di fera [ Vefpertino tempore J i cadaveri di coloro , che per la po-
vertà non potean di giorno con pompa funebre feppellirfi.
(5) Plutarco in Coriulano. (ó) Plutarco loc. cit.
(7) Aurei. Vitt. de Vtr. Illujìr. cap. 63. Velleio lib. %. cai. 1 5. Valer. Maff,
lib. 5. cap. 2. n. 7. Onde nelle fue monete , appo Fulvio Orfino^ vedefi effi-
giata la Cicogna , la quale dagli antichi per (imbolo di Pietà fi teneva ,
come quella, che al natio nido tornando, la vecchia fua madre riunen- ut
te nutrifee, v. Plin. lib. 10. cap. 2}. E quindi nacque appo i Greci la, pro-
verbiai formola A'mrtKetpyùr [ da TltKapyet Cico^ni J rimeritare i benefattori,
(8) V. Dione lib. 48. Onde nelle coftui monete impreffo vedefi il nome
Pietas , ei (imbolo fuddetto della Cicogna . V. Vaillant, e Fulvio Qrfin*
nelle monete della Gente Antonia.
(9) Mficrob. Saturn. lib. I. cap. 5. (io) Macvob. loc. cit.

Digitized by Googl
TEMPO ROMANO. 9S

tt un tumulto contro i Senatori , con tutta la fagra lena [ vefte fa-


ccrdotale], con cui trovavafi, accorfe, e'1 cotnmoffo popolo racche-
tò (i) La Gente Fabia prefe cognome di Buteone da un uccello di

rapina, detto da* Latini Buteo, che fulla nave d' uno de' Fabj fi fermò,
e fu prefo per buon agurio (i). Alla Gente Cornelia ponò il cogno-
me di Sura , che dinota la polpa della gamba , Publio Cornelio Len-
tulo , il quale richiedo da Siila a dar conto del pubblico danaio nella
fua Queftura amminiftrato, rifpofe non poter darne conto; e foltanto
gli offeriva la gamba , per effer battuto : céme i fanciulli faccano , quan-
do al giuoco della palla avean fallato (3).
Alcune perfone illuftri furon cognominate dal nom* di qualche ^
fchiavo, a cui molto fi rafforaigliavano. Cosi Gneo Pompeo Stianone, m t pnjFZf
-

padre di Pompeo Magno, fu cognominato Mtnogenc ,


per effer fimile ad nom i degli
un fuo cuoco di tal nome (4) Publio Cornelio
. Scipione Nafica da [chiavi) per
Curiazlo Tribuno della Plebe fu foprannomato a giuoco Serapione , fimiglhmxm
perchè ad uno fchiavo di tal nome affomigliavafì (5). Parimente Sci- dt perfone
pione Lentulo fu cognominato Spintere^ dal nome di un celebre buffo-
ne J e ad un altro Scipione fu dato il foprannome di Salutone , per
effer limile ad un altro buffone di tal nome (6). Metello, dice Vale-
rio Maffimo (7) , fe dalla Tua prodigalità non aveffe avuto il cogno-

(l) Cicer. in Brutoìap. 14- (2) Plinio liù. io. cap. 8.


(3) Plutarco in Cicerone . (4) Plinio lib.y. cap. 12.
(5) Plin. loc. cit. e Floro in Epitom. Liv. cap. 55. Onde può intenderfi
ciò, che fcrive ad Attico Cicerone [ lib.6. epijì. 1. ] At hercule ego rum :

in turma inauratasam equefirium , quas hic Mctellus in Capitolio pofuit [ par-


la delle ftatue equeftri indorate, ed allogate fui Campidoglio ; onore, che
a personaggi di molto valore , e merito fi concedeva ] animadvtrtiffem in
Seràpionìs Jubfcriptione Africani imaginem , ertatum fabule putavi [ nella ba-
ie , in cui v'era ifcrìtto Serapione , uopo era collocar la tatua di Scipione
Nafica, il quale cognominavafi Serapione , non già quella di Scipione Afri-
cano fratello del Nafica J: Nunc vtdeo Metelli «pmpnaUr [ infeitiam kijìo-
riae J. I Fabbri fituavan prima le bafi colle loro ifen/ioni, per anelarvi
poi le ftatue pedeftri , o equeftri , qualora tufferò terminate ; e quando
eran molte le ftatue, di leggieri poteano gì' inefperti fabbri errare, adat-
1
tandone una in vece d un' altra fulle bafi già fatte . Il fallo dunque d' i-
ftoria , di cui Metello da Cicerone vren ripigliato , fu , che quantunque
fofs' egli , per via di adozione, dal la Gente Cecilia nella Cornelia trapian-
tato, pure difeernere non fapea l'imagini degli antichi Eroi della fami-
glia adottante, mi cui trovavafi ; ed ignorava , che Serapione era cognome
di Scipione Nafica, non già di Scipione Africano, e quindi fece porre la
ftatua dell'uno iùlla baie dell'altro. Pensò da prima Cicerone , che lo sbà-
glio fotte ftato del fabbro , ma incolponne poi Metello, che foprantefc a
quell'opra.
(6) Plinio he. cit. (7) Zìi. 9. cap. 1 5. n. 5.
?6 PARTE SECONDA'
me di Nipote avrebbe avuro quel di- Panfilo , per effer fimiie ad un
,

gladiatore così nomato Per la medefima fomiglianza Marco Mettala,


.

e Curione furon cognominaci 1' uno Mtnogene , e l'altro But-bullone , da


due Comici, che aveano quefti nomi (i).
^yjl
AltriCornO' Molti cognomi furon diminutivi, formati da altri cognomi pri-
mi dimtnu- mirivi. Cosi da' cognomi Jflbo Balbo, Calvo, Crajjo, Cri/po, Longo 1
,

tiv'i formati Mejjala , Negro, Paolo, Peto , Rufo, fi foggiarono i cognomi %Albino t
Ai primit't- Balbino , C-alvino ,Crajfino , Cri/pino, Longino, M:'{falino , Negrino,Pau-
vt ' lino , Retino , Rufino , de' quali molti per cagiosi di adozione, alla fud-
detta guila formaronfi, come più innanzi diremo.

y^Jr In quanto alla condizion delle perfone , che ufar potevano tre
L "v- nomi w Francefco Robortcilo (2) dall' aver ofTervato in un luogo di
JJ2
Livio, c " e alcuni i nbuni militari plebei nomati vengono con due 10-
Jhto ile foli
nobili. Opi- li nomi, ed i Senatori con tre, diedefi a credere, che i Plebei , egli

mone di al- Equiti averterò per lo più due foli nomi, e tre i Senatori. Ma fe ciò
euni riprova- folte vero, tutti que' plebei, o equiti, che venivano alcritti al nume-
t/l '
ro de' Senatori , non avendo avuto prima più che due nomi acqui-
flato avrebbero ad un tratto colla dignità lenatoria il terzo ; e che que'
Senatori, i quali cran da'Cenfori cacciati, c rimoflì da quell'ordine,
la dignità, e con erta il cognome avrebbero perduto. Cole del tutto
falfe; poiché dalla Romana Storia pur troppo è noto, che Publio Va-
lerio Publicola , e Gneo Pompeo Magno furono Senatori affai prima
di prendere que' cognomi ; e per l'oppofto Marco Tullio ebbe il co-
gnome di Cicerone fin dalla lua nafeita, come tanti altri, e non già
dal grado fenatorio . Che poi Livio mentovati avene alcuni Tribuni
militari plebei con due foli nomi e quefto un argomento negativo ,
,.

che non pruova effer mancato loro il terzo perocché nel novero de*
:

Confoli, Cenfori, e Dittatori trovanfi Caio Mario, Caio Dui Ho, Ma-
nio Manilio, Quinto Cedicio, Quinto Opimio, Tiberio Coruncanio,
Tito Didio, alcuni Maq, alcuni Antonj, i quali furono al certo dell'
ordine fenatorio, e pur negli antichi marmi, e Scrittori il lor cogno-
me non leggefi . Del pari ne' libri, e ne' marmi Capitolini troviamo
Confoli Caio Norbano, e Marco Perpcnna fenza nome Gentilizio co- •

me anche Marco Agrippa ne' marmi, comechè per altro fi fappia (3),
che fu della Gente VipUnia . Nè ciò dee recar meraviglia , effendo
fiati que' perfonaggi sì noti nella Repubblica, che ben fi poteano dagli
altri difti nguere con foli due nomi. Non diffamile fu l'errordi coloro,
i quali {limarono, che i foli Nobili appo i Romani ufato aveffero tre
nomi.
(1) Plinio, e Val. Naif. loc. eit>

(2) De Romanor. Nomitiib.


(3) V. Cornelio Nipote in Attico cap. ri»

• * j 5d by-Googl
TEMPO ROMANO. P7
nomi. Nè
fono mancati Scrittori moderni e noftrali, c forefticri (i),
j quali credendo, che fofle vietato a* plebei Pillare tre nomi, nel rap-
portar la vita di alcuni celebri Poeti di quello Regno ( z ), ce gli han
divifati per nobili , e difcefi di chiara proiapia ; ibi per avergli tro-
vati deferirti con tre nomi . Ma
potean coftoro fapcre , che tre no-
mi ancora ebbero Publio Virgilio Marone, figlio di vaiàio, odi con-
tadino; Quinto Orazio Fiacco figlio d'un libertino; Marco Accio Plau-
,

to, il quale, oltre all'eflere flato di profeflìone mugnaio, fu di si vi-


li, ed ofeuri natali, che diede luogo al motto: Plautina Profapia. Ca-
io CrifpoSalluftio, nato in Amitcrno, città ora diftrutta poco dittan-
te dall'Aquila (3), ebbe tre nomi, e pur fu plebcio; cflendo ftato in
Roma Tribuno della plebe ; e perciò fa tante invettive contro no- i

bili (4). Marco Tullio Cicerone usò tre nomi, tuttoché nato fofle di
famiglia plebea (5) e quantunque fofs' egli flato dell' ordine Equc-
:

ftre (6) y
nientedimanco gli Equiti, diverfi per altro da'Patrizj, e da"
Senatori , non diftingueanfi dal rimanente del Popolo per cagione di
nobiltà; ma folo perchè militavano a cavallo: nè taluno nafeeva Equi-
te , come nafeeva Patrizio ; ma crcavafi circa l'anno diciottefimo di
fua età (7) , plebeo , o patrizio che fofle , purché avefle di cenib , o fia
di patrimonio quattrocentoraila fefterzj (8). Oltreché anche gli fchia-
ri, qualora otteneano la libertà, e gli ftranieri le conteguivan la ro-
mana cittadinanza , per quanto ignobili foriero , ulavan tre nomi ; e
così tanti Altri di baiTo legnaggio , e di vii meftiere , de* quali nella
ftoria, e ne' marmi v'ha efempj oltrenumero.
Del rimanente per fondare una congettura fulla ftoria , è da fup- 7» •

Dorfi che il Popolo Romano fu da Romolo in Padri , c Plebe divi- jaronaapìt*


, r j „ •
> c it re li »n 1 • ve ti 1 n * 1 - 1

fo a formar l aflemblea de radn, 1 dilcendenti de quali h diflero Pa- mai folo Pa~
:

teizj, trafcelfe Romolo coloro, che per età, o per valore, o per na- trizjypo+an*
tali erano infigni: di tutto l'altro guazzabuglio di gente, da varie par- the i Plebei.
ti al fuo afilo concorfa, formohne la Plebe . Fatta quella divifione
N con-

CO Bernardo Tafuri to. 2. del? Ifloria degli Scrittori del Recno di Napo-
li
y
in P.Ovidio , ed in Giovenale . Vallemont Elementi della Storia lib. 5.
eap. 16. n. 37. Morery G. Dindonar. Ijioric. in v. Giovenale .
(2) Cioè di P.Ovidio Nafone, di Sulmona ; e di Decimo Giunio Giove-
nale, di Aquino.
(3) Come attefta Euièbio inCbron. ad on. 195 1. fecondo la verdone dì
S. Girolamo
Nella Guerra Giugurtina
(4) , e nella lettera indiritta a Caio Cefare
de Republica Ordinanda
(5) Com'egli fteifo raccertaci in Bruto cap. 16.
(6) Com' ei dice in 1. Agrar. cap. ult. (7) V. Dione lib. 52.
(8) V. Orazio lib. I. epijì. 1. v. 57. Marziale Ub.+.epigr. 67. lib. 5. ep. 30.

igmzed by Google
pS PARTE SECONDA
conferì c^li parte del governo Padri, commettendo loro
a' foli *]] au-
fpìcj , i lagrifìcj, il Senato, il Maeflrato, i Giudizi, tutte in lomma
le dignità l'acre, e profane, civili, e militari Quindi fu, che non
.

folo lòtto Romolo, ma eziandio ne' primi tempi della Repubblica Ari.
ftocratica, effondo il governo in mano de' foli Patrizj, efii foli riten-
nero il diritto gentilizio , come perfone per natali, e per dignità chia-
re ed ili ufi ri (i) : onde in que' primi tempi i foli Patrizj ordinaria-
mente ufavano il nome gentilizio, e non già, fe non di rado, i ple-
bei; i quali erano di niuna rinomanza, come privi d'onori, e digni-
tà ed alle fole arti mercenarie deputati . E quindi rimale anche in
,

apprefTo, che le fole famiglie Patrizie fi dicevano Mjjorum , o M/no.


rum (Sentìum (2). Onde il verfo di Aulonio Gallo (3): Trcs Equitum
turmae , tria nomina .Nnh'rfìorum , dee riferirli a quefti primi tempi di
Roma, quando i foli Patrizj avendo gente , e famiglia , tre nomi ufa-
vano : ficcome de' foli primi tempi dee intenderà" la prima parte del
verfo Tres Equitum turmae poiché (ebbene Romolo create ne avelie

tre Centurie, tuttavolta dal Ke Servio Tullio le ne formaron poi di-


ciotto (4). Avendo
i Patri/.j comunicare alla Plebe la lor
poi dovuto
parentela, i magiftran
onori, gli aufpicj , il facerdozio, cominciaro-
,
gli
no alcuni plebei a nobilitarli per via d'illuftre parentado, e d'onore-
voli impieghi; e quindi ancora il diritto, e'1 nome gentilizio tratto
tratto vennero ad acquiftare. E ficcome da principio 1 Patrizj co' lo-
ro nomi, e cognomi i primi ceppi, ed i chiari autori della lor gen-
te, e famiglia indicando, dalla plebe fi dilìingueano •
così fecero ap-
prc(Tb que* plebei, che a pubbliche dignità, e cariche innalzati , o con
famiglie nobili congiunti ,
procuravano lceverarfi dagli altri (5) Onde .

non più dal folo ordine de' Patrizj , ma da tutto il Popolo Romano
affai cofpicue famiglie l'urlerò, che agl'iftefli gradi di maeftrati, e di-
gni-

"(i) Ciò chiaramente che a favor della Plebe fa-


feorgefi dalle querele,
cea P. Decio Mure contro
appo Livio [HA.10. cap.^.] : Sernper ijìa
i Patri /i ,

audita ftott e.idem yes


pcncs vos folos Gentem ha Aere , vos fo-
(rufpici.ì effe,

la jujìum tmperium ,
,

&
ciufpici um domi, mi.it iacc/ue

(2) Secondo che difendevano o da coloro , che all'ordine de' Patrizj


erano flati aferitti da Romolo [ Tacito lib. 1 1. Annoi, cap. 25.J, o da Tar-
quinio Prifco [ Livio HA. 1. cap. 15. ] ; o da coloro , che dopo lo (cacci**
mento de' Re vi furono ammtifi da Giunio Bruto, oda Valerio Publicola,
(^) In Grj/pho ìdylL 11. (4) Livio lib. 1. cap. 17.
(5) Come apparine dalle parole di BcSio Erennio, Tribuno della Plebe,
appo Livio {HA. 22. cap. il.) Net finent ante belli habtturos , quam Confulcm
:

vere plcbcium , idcjì hominem novum fccijjcnt nani pltbeios Hbbiles' iam iif- ,•

dem tnitiatot effe Jacris, &


contemnere piebcm , ex quo contemni defterint a
patribuSy coepìjje.
TEMPO ROMANO. 99
gnità pervennero, fenz' altra diftinzionc fra loro, che di Patrizie, e di
Plebee . Ecco il bifogno, ch'ebbero que' del popolaccio d'ufar anch'
elfi tre nomi, al pari de'Patrizj. Ma liccome nelle altre cofe avvenir
iuole, che introdottofi un coftume per giuila cagione appo alcuni, fi
diffonde poi, e fi abbraccia da tutti, filialmente in una Repubblica
d'ariiìocratico e di popolar governo mikhiata [qual fu Roma d'allora
,

in poi] ove 1* uguaglianza de' cittadini è preflòchè neceflaria ; l'ufo


,

di più nomi si co\nune divenne che non vi furono artefici , o gior-


,

nalieri, i quali, per quanto fodero vili, ne' marmi (i), e negli Scrit-
tori non fi leggano mentovati con tre nomi. Onde le parole, che in
contrario Cogliono addurfi di Giovenale (2) Tanqnam babeas tt'ta no-
:

mina, non debbono intenderfi: Come fi fojfi Nobile, 0 Patrizio j ma;


Come fe fojfi libero, o Cittadino Romano j. poiché non folo a' tempi dì
Giovenale (3), ma parecchi fccoli prima i foli (chiavi, e gli ftranie-
ri eran privi di tre nomi. E di vero ne' marmi Capitolini circa l'an-

no di Roma 389. il primo plebeo, che fu creato Confolo, non foto


con tre, ma con quattro nomi trovafi regiftrato: Lucio Sejlio Seftino
Laterano (4).
Del rcfto furonvi alcuni perfonaggi anche illuftri , i quali o non jm£ p
ufaron cognome , o di radilfimo . Ci attefta Plutarco (5) , che Caio
J
jfa yiJffo*
Mario, c Quinto Sertorio non avean «cognomi il che però non debbe 0 :
0 ^
intenderfi di tutta la Gente Maria ; ma folo di quel ramo , da cui rado ufaron
Caio Mario difendeva ; conciofliachè trovinfi altri di quella Gente cognomi.
co' cognomi di Capitone, e di Trago (6), Similmente nelle monete del-
la Gente Antonia trovali appena qualche volta il cognome di Balbo: %

tralafciando il cognome di Merenda, ularo da Quinto Antonio (7) j e


quel di Pietà, uiato da Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio il
Triumviro. _

L'ufo comune era di aver ctafeuno, oltre al prenome, ed al nome


v
tff0var; $ tt

gentilizio, un fol cognome. Molti però ne aveano due, come Quinto uno, 0 di più
Servilto Prifco Fidenate Tito Manlio Imperio/o Torquato
• Publio Come- cognomi.

N 2 Ho

(1) Ve ne fono in quefto Regno innumerevoli, ibpra tutto di quei .


ne' quali fono deferitti gì' interi Collegi di varj artilti , come tanti altri
marmi tutto sì di bottegai, e mercatantum .

(2) Sat. 5. v. 127.


(?) Com'è chiaro dalle parole di Quintiliano, che fiorì nello ftelTb fe-
Colo (Itb.j.Injì.Or.cap.^.) : Nemo habrt, nifi liber, praenomen, nomea, et cognome»»
(4) Grw.er.piP. 290.
(5) In Mario.
(6) in una moneta della Genre Maria leggiamo: c. mari. c. f.
Onde
CAP1T. Ctius Marini Crii Fiiiiis Capito]
[ in un altra: C. MARIVS TRO.
;

IR. vir. [ Cmw


Marius Trogus Trefvir.]. V. Eiechiello Spanemio De Ufu f
CT Pmejl. Num. Diff. 7.
(7) Appo Livio Uh. 4. cap. 22.

Digitized by Google
— —
- * ai
too PARTE SECONDA
ilo Rutilo Coffo, ec. Rare volte tre, come Tito Quinzio Penne Capito*
Uno Cri[fi no . Di radifiìmo quattro, come Quinto Fabio Maflimo Ver-
rucofo Ovkola Cantatore. Più di quattro non Te ne veggono ufati, pri-
ma che la Repubblica foffe decaduta. Ma poi lotto gì' Imperadori piìi

non regola, coftumando ciafeuno per cagione o di ado«


fervoflì certa
zione, o di parentado, o a capriccio, prendere quanti nomi volea (i).
Onde nell'anno di Roma 045. fotto l'Imperador Pertinace fi trova un
Confolo con fei cognomi, oltre al prenome, ed al nome gentilizio, il

quale fu Lucio Fabio Cilone Settimino Catinio %/icMano Lepido Fttlt>i-


mano [%), Eccone in Napoli elcmpj. Nella Chiela dell'Incoronata v'era
il feguente marmo (3).

L. CAESONIO QVIRINA ORCINIO RVFINO. L. F. . .

MANLIO BASSO . PALATINO . CLARISS. VIRO SALIO . .

PONTIFICI MAIORI PRAETORI QVAESTORI


. . .

CAESONIVS HEDVLVS PROG. PATRIS . .

In un altro dell'antica città di Coifinio (4) leggefi sesto Cornelio


dolabella ivi eti li ano POMPEIO Marcellino. In un altro marmo
fuori della Lacedogna nella via, che 'conduce a Montever-
città di
de (5), leggefi un alno con quattro cognomi: caio nerazio pro«
cvlo BETICIO pio Massimiliano In un altro di Napoli (6) tro* .

vafi mentovato un perfonaggio con cinque cognomi: marco mecio

IVITI.
MEMMI ° FVRIO BALBVRIO CECI LI ANO PLACIDO.
CU [chiavi. Gli fchiavi non altro aveano,che un folo nome, giuria l'ufo di
sfavano' un tu * re c nazioni Mraniere
l
; e così leggonfi mentovati da' Romani Scrittori,
folo nome . marmi, Fedro, e Fedra, Sticone , Pi^ia Fania,
da'Giurcconfulti , e ne' ,

Dionigi Protogene Zoilo Erote spella , %Ancbialo. Sovente perchè forfè


y , y

non fapeafi, o non intendeafi l'antico lor nome infolito alle orecchie
romane, fi dinominavan dal nome della lor patria, o nazione, come
Siro,

(i) Anzi ne' marmi v'ha di perfone con due prenomi divifate , e di
alcune ancora con tre. V. Grutero in Indie. Eorum, quae ad rem grammati-
ca™ pertinente v. Praenomcn Se pur nelle lettere puntate non vi fieno er-
.

rori dello (cultore , o del copifta ; ovvero colla prima lettera fi dinoti il
prenome, colle altre poi il nome gentilizio, come Reinefio congettura.
(;) V. Antonio AvòjliiìO in Gente Fabia.
(3) Rapportato da Engenìo , Nap. Sac. pag. 480. da Capaccio., HiJÌ. Neap,
lib. 1. eap. 7i. e da Reinefio, VI. 19.

(4) Rapportato da Muzio Febòìiio HiJÌ. Marfor. lib. i.cap.S.


(5) Rapportato da Manuzio in Qrtogr. v. Hadàaiius «.24. e da Grutero
fat. 441. ,/. 5.
(6) Rapportato da Grutero pag. 433. n. 4.
TEMPO ROMANO. IOI

SirOy Geta ,
Cappadoce y Meffenio, Cilici, Dardano, %AfrOy Ibero, Mace*
done\ e le femmine , Mile/ìa , Ciprogenia , Samia , «. Alle volte ancora
nomavanfi impiego , che loro aflegnato avea il padrone , come
dall'
Agricola , Menforey Mercatore y Dromonc , Ballifta , ec. (i). Non di ra-
do chiamavanfi col prenome del padrone, comporto colla parola Pz/rr,
che dinotava fanciullo , e y^rw ( 2 ) , come Lucipor , Marcipor , Quin»
flipor, Pubiìpor, Caipor y
cioè /ervo di Lucio , diAftwv, di Quinto, di
Publio Caio (3). Quell'ufo nafceva dal non aver i Servi il diritto
y
à'\

del matrimonio legittimo , il qual' era propio de' foli Romani , e da


cui il diritto gentilizio, e della famiglia derivava (4) ; quindi oltre
al propio, o appellativo nome, non potevano ufarne altro per divifar
la gente, o la famiglia, di cui erano privi (5). UX.
Eccone alcuni elempj ne' marmi del Regno. Efempj ne
marmi del
CHRYSEROS CAESARIS SER . . (ó*)
Regno.

PRO SALVTE .

IMP. CAESARIS . TITI AELII .

HADRIANI ANTONINI AVG. . . PII . P. P


ET . M. AELIIN . AVRELII CAESARIS . .

GENIO COLONIAE PVTEOLANORVM


. .

CHRYSANTHVS AVG. DISP. A FRVMENTO . .

PVTEOLIS ET OSTIS . .

L. D. DECVRIONVM PERMISSV .
(7)

VA.
fi) V. Antonio d^oftinOy de Nomintb. Romanor.
(2) E corrifponde al noftro vocabolo Garzone , che pur anche l'uno, t
Y altro lignifica.
(5) V. Plinio lib. 37. cap. 1. e Fefìo v. Quinflipor .

(4) Ed era quefto diritto un de' privilegi della romana cittadinanza ,

V. SigomOy de Ant. Jur. Civ. Rem. lib. 1. c.ip.j.


1
(^) Cicerone in Topic. cap. 6. dice, che i Gentili fon quelli, c hanno
Tiftelfo nome , e nati fono da perfone ingenue ; non avendo gli fchiavi
nè gente, nò famiglia. E Varrone de L. L. lib. 8. cap. }8. dice: In fervi*
ventilitia natura non fubefl in ufu. V. anche Fefto in v. Familiay e Quinti-
liano lib. 7. cap. 4.
(<$)In Napoli rapportato da Capaccio Hi/I. Neap. lib. 1. cap. 22.
(7) In To/zuoli rapportato da Monf. Pompeo Sarnello nella Guida df
Forejlieri per Pozzuoli . Queft' ufficio di Difpenfatore per lo più era propio
de' fervi, come ne' marmi collantemente s'ofTerva.

Digitized by Google
lOl PARTE SECONDA
VALENTINO A . . . .

CVVIjE LiCINIANjE SER


. .

VIX. AN. L1X. M. vT D


VALENTINVS ET
X\T. .

CAPRIOLA FIL .

PUS ( fimo Patri ) ET SIB . .

P (i)

PRIMO
AVFIDI
PH1LARGY
RIVERNAE
PRIMITIVO
SET PRIM
IGENIVS (i)

D. M
SILVAE BETITI PII
- SERVAE ALPHIVS
CONSERVAE INCO
MPARABILI ET SIBI
P •
(3)

Quan-

[i] In Venofa, in una cafetta dietro al Duomo. Nel marmo però al-
cune lettere fono legate, ed altre foprappofte . Noi l'abbiamo rapportate
fciolte , ed allocate a luogo loro per non aver caratteri formati a quella guifa.

[2] In Venofa, fopra una porta tra'l chioftro, e '1 giardino de'Pl'.Cap-
puccini, dov'è la cifterna: primo, così chiainavafi con un fol nome que-
(io fchiavo, nato in cafa di Aufidio filarpiro ; a coftui è pofta V ifcrizio-
ne AVFim, per Aupilìi, nome gentilizio, prefo da Aufidena, città del San-
:

nio; o da Aufidus % Ofanto, fiume della Puglia, come tanti altri derivati
da' fiumi phtlakgyrt , cognome del padrone
: vfrnak , fchiavo nato in cafa
:

da altro fchiavo: pkimiuvos, come diceano gli antichi, in vece di PrU


mitivus , come diceano ancora Servo r , Dcdewm , Calvos , Philomena , Popi-
ma , Pojillai ,Vivos , in vece di Servus y Dcderunt ,Cilvuf ^fyc. et prim'ok-
nivs, ecco due altri fervi, o fien confervi, chiamato ciafcuno con un (bl
nome, Primitivo, t Primigenio , che pofero l'ifcrizione al loro compagno
Pruno .

[]] In Venofa nella Chiefa della SS. Trinità , nelle fcale delle ftanze di
elfa Chiefa.

Digitized by Googl
V- •
TEMPO ROM A N O. 103

Quando poi otteneàno gli fchiavi la libertà prendeano il pre» , •

nome, e'1 nome gentilizio del padrone, e per cognome il loro ami- n iTr 1nclt ;
,

co nome ufavano. In fatti due Ichiavi di Cicerone, Tirane, e Lau- prende uno il

rea, dappoiché furono affrancati , chiamarono" l'uno Marco Tullio Tiro- prenome, il
ne, e 1 altro Marco Tullio Laurea (1) . Terenzio il Comico fu fchiavo nome del pa-
Publio Terenzio Lucano; fatto poi libero, prefe il colui prenome,
drone,e per
ti
m?,™™*
e'1 nome,, e per cognome adattofli l'antico filo nome della nazione,
dicendofi Publio Tercn^o *,4 \o (2). Quinto Cecilia Stadio, celebre Poeta
l

n /«r nome
comico de' tempi d'Ennio, era fervo d'uno della Gente Cecilia, e
chiamavafi Stadio, nome fervile appo i Romani, ed ufato per lo più
da' fervi (3), detto a /landò per l'obbligo, che aveano gli fchiavi di
,

ftare in piè in preleiv/.a del padrone; ottenuta poi la libertà, prefe il

prenome, e'1 nome del padrone Q. Cedilo, e per cognome il fuo an-
tico nome di Stadio ritenne (4).. Livio Andronico , antico Poeta fu fchia-
vo di Marco Livio Salinarore , c m.nftro de' colui figliuoli , e chia-
mavafi Andronico, nome propio ^reco; prefe poi il prenome, c'1 no-
me del padrone M.Livio, da cui venne affrancato (5). Leneo, liberto
di Pompeo, vien chiamato da Plinio (6) Pompeo Leneo . Troviamo ap-
preffo Cicerone mentovato Lucio Cojjin io Ambialo, liberto di L. Cotti-
mo; Tito xAmpio Menandro, liberto di T. Ampio Balbo; Lucio Livineio
Trifone , liberto di L. Livineio Regolo, ec. (7). Svetonio (8) riferifce
tra gli altri Grammatici : Caius Julius Hìginus %Augufli libertus , ru-
tione Hifpanus, Ù"c. «ve Caio Giulio Igino porta il prenome, e'1 no»
me d'Augufto, di cui fu liberto. Lo fteffo coflumavano, fe dalla pa-
drona venifTero affrancati, prendendo il di lei nome gentilizio, e tal-
volta le fchiave anche il prenome di Caia (p). Svetonio (io) Scriba- .'

ni us %/fphrodì/ìus Orbilii fcrvus , atque difclpulus • max a Scribonia Li'


boni s fili a , quae prior %Auguf\i uxor fuerat , redemptus , manumìffus% &
docuit ; ove Scribonio liberto non ha il nome gentilizio di Orbillo, di
cui fu fervo, e non già- liberto; ma di Scribonia moglie d'Auguro,
da cui fu rifeattato, ed affrancato.: nè porta prenome, per non aver-
lo le più donne ufato Alle volte però i liberti in luogo def nome
.

gen-

[1] Plinio lib. ^t. cap. 2. [2] Donata mila Vita di Terenzio.
[3] Cirer. lib. 16. epijl. \6. [4J Gvlliù Nod. Att. lib. 4. cap. 20.
[5J Eusebio nella Cronica.
[6] Lib. 2 5. cap. 2. SvetoH. de Illuftr. Grammatic. cap. 2. 1 5. &
[7] Lib. 13. epijì. 2?. 60. 70. ec.
l'è] De luufirib. Grammatic. cap. 20.
[9] Grutcro pa$. 3 io. n. 4. 3 1 1. n. 5. 304. 11.4. ec. e Briffonio lib. ì.feletl.
jintif,uit. ex Jure Civili cap. 14.
[io] De Ùlujìr. Grammatic. m Scribonio cap. 19.

Digitized by Google
104 PARTE SECONDA
gentilizio, prendeano il cognomedel padrone. Plinio (i) Pttblius Or.
Pbilotintus (in alcune edizioni leggefi Plotinus), patronum
futm
adeo dilexit , C2?V. ove nomato prima F/A*.
fcorgeft, che quello {'chiavo
IfW , o Plotino, prenome Publio , e 'i cognome
fatto liberto prcfe il

Catìeno dei fuo padrone* poiché Catienus era cognome, non già nome'
gentilizio, non terminando in jus (z).
V'ha
Icfc 7. r<j£. ló.Hìft. Nat.
[i] E
qui è da notarli uno sbaglio del P.Ar-
duino nelle Aie note a quello luogo di Plinio nota 8. ove dice : Liberti
fuo nomini y Patroni fuinomen adiun^ebant . Sic P. Catienus a Plotino piana*
miffuSf appellati* ejl P. Catienus Piotanti . Dovea dir tutto il contrario :

i liberti al prenome, e nome del padrone, che prendevano, per cognome


aggiungevano l'antico Ior propio nome Nè quello liberto in tempo eh' .

era fchiavo potea chiamarfi Publio Catìeno , non avendo gli (chiavi ne pre-
nome, ne più d'un lòlo nome propio. ,

[2] A confermar quenV ufo degli affrancati farebbe vi un monumento •

affai chiaro, fe non folfe apocrifo ; e rapportato nondimeno da Lodovico


Muratore [ in Thef. pag. 1536. n. 6. ] , prefo dal pubblico Mufeo di Fer-
rara, ed è il feguente:
, FESTO . LABTRI PRTMOGE. DELTC .

PARVA . SVB HOC TITVLO FESTI SVVT OSSA LABILLO


. . . . . .

QVEM AFERENS . FATO CONDIDIT. IPSE PATER


. . .

QVI Sr. VIXISSET. DOMINI t AM NOMtN'A FERRET


. . . .

HVNC CASVS PVTEI DET VLIT. AD. CIN'ERES


. . .

Ove Muratore aggiunge quella nota Pueri Servi Epitaphium delicii , fett :

delicati^ cui Labirius Prìmopenius Dominiti libertatem fuerat pollicitus . Ma


fè la bevve per antica sì fatta ifcrizione , nè annasò per falfa quella gem-
ma, eh' ei ripofe in quel fuo teforo. Credo, che nel marmo folfevi flato
incifo da mano antica il foto primo verfo , nel quale tranne V errore o
dello fcultore, o di chi lo traferiffe, e correggendofi la feconda parola la-
beri (trovandofi quello nome ne' marmi fcritto fempre Liberius , mai Labi-
. \
'.. » _ :i /•- . 1 j re i-ii> a:i_ J-> .:ir - : . :

guai fe pur l'autore non i fc riffe Labcllo , vafeilo , fatto a forma di labbro,
folito apporfi ne' tumuli; donde credo, che abbiano i Tofcani prefò il no-
me Avello , per dinotare il fèpolcro: Quem pater condidit Libello. Nel fe-
condo verfb: Quem aferens , fi toglie l'elifìone dell' w, e'I dittongo di au-
ferens per aggiuflare il metro, con foverchia licenza in un lavoro di quat-
tro verfi . Tralafciando però quelle cofe minuali ; ove dice Quem pater :

aufercns Fato, dovea dir tutto il contrario ; perchè non fu il padre , che
lo tolfe al Fato , ma il Fato , che lo tolfe al padre . Oltreché Fato obi-
re, concedere , fungi , ec. dicevano i Latini, per dinotar una morte natura-
le , oppofl alla violenta. Virgilio parlando di Didone , che se fleffa ucci-
i

fè [Atneid. 4. V. 696. ] , dice: Nam quia nec fato , merita nec mone peribat.
Nell'ultimo verfo la frafe Detulit ad cinerei , non è ufata da' Latini, i
:

quali
T E M P O. K O MAN _
O.

V'ha txr.
in fuetto R-egno non pochi marmi ne' quali 1* ufo finora rr^
,' •

dcfcrkto jdégli affrancati, qu^ vedeli introdótto. Eccone alcuni:


f >; fifoni
M. ANTONI VS HONÓRATVS * AVGVSTALIS 'Affrancati
. y

MISENAS VIX. A. L, TESTAMENTO PONI 1VSSIT ne'marmi del


. . .

M. ANTONI VS.ALEXANDER.PATRONO.IND.VLGENT
CONFICIVNDVM.CVR.LIBERTIS.UBERTABVSQP<E
H. M. S. S. H. H. EX. N. S. (i) •
*
. .

'
ATILIO L. F. CRESCENTI VET
3U . .

AVG. MISSO HONESTA MISSION . .

EX .COH. VI. PRAET


L. ATILIVS TROPHIMVS ET
>
. .

• L. ATILIVS EVTYCHES JLIB . .


-

ET HEREDES PATRONO OPTIM


. . .

ET BENE MERENTI DE SE FECE


. . . . .

RVNT ET*. SIBI ET SVIS LIBERTIS


. . . .

LIBERTABVSQVE POSTERISQVE .

EORVM
HOC MONVMENTVM EXTEROS . .

NON.SEQVITVR .NEC HERE MONVMENTVM (2) . .

O D.SER-
quali in materia fepolcrale diceano: Efferre funus, cadaver , matrtm , *ur#-
rem, Ù'c ovvero biferre fepulcro; onde fi di Aero Injcriae l' efequie ; e Vir-
gilio \Aeneid. lib. 9. v. 215. &
lib. 6. v. 213.J usò Ferre Inferias y e Cineri
Ferre fuprema . Ma Deferte ad c'ineres è frafe di nuova invenzione, e di po-
ca propietà : nel penultimo verfo dice : nomina ferret y nell' ultimo ufa il
deferre ad cineres ; e per fare il bifticcio di ferre , e deferte , foggia una
frafe nuova . Finalmente qutVCafut Putei' non fi sa, che lignifichi : vo-
lea forfè dire l'autore, che la caduta di quel figliuolo nel pozzo Io man-
dò fra i più; ma lo dhTe con termini, che dinotano tutto il rovefeio , ra-
fus putei, la caduta del pozzo . Parmi per tanto un epigramma in tutto
moderno, e fatto per ventura da qualche Poeta, che o era ufeito de' gan-
gheri , o non era ufeito ancora di fcuola
[1] Pofietifqtic Eotum Hoc Monumentimi Sive Sepulcrum Hetedes Exteros
Non Sequitur . In Napoli , rapportato da Capaccio [ H'tjì. Neap. lib.i.cap.ii.],
e da Grutero [pag. 357. ».^.J, e da entrambi nel primo verfo aggiungefi
il cognome Januarius . Piò correttamente lo rapporta Fabio Giordano ( de
Mìfeno] fra'manolcritti di Cammillo Tutino nella libreria di S.Angelo a Nido.
[2] In Napoli , rapportato da Manuzio [in Òrtogr. v.Aùlia ». 2. ] , da Gru-
ferò ( pag. 525. ». 5. J , e da Capaccio [ Hifior. Pmeol. cap. 24. J , il quale
dice appartenerli al porto , o alla fpiaggia di Mifcno

Digitized by Google
io* PARTE SECONDA
SERVILI D. L. APOLLONI
D. .

MEDICI .-SERVILIA D. L. .

AMBROSIA FECIT PATRONO . .

SVO ET SIBI ET SVIS (i)


, . . .

C. SEPTIMIVS C. F. LIBO .

AED. SCR. AED. CVR


LABERIAE FVSCAE VX . .

SEPTIMIAE AMARANTIN L . .
(2)

D. M
COMINI SOTERICHI .

VIX. ANNIS OCTOGINTA . a


COMINIA FLORA FILIA . .

ET COMINIA BENERANDA
. .

PATRONO BENEMERENTI .
(3)

A.CASTRICIO A. F. FAL. PRISCO .

A. CASTRICIO A. L. ARABO .

CASTRICIA A. L. HYSA FECIT . .

SIBI . ET FILIO ET PATRONO


. . .
(4)

Qui
TO In Napoli, rapportato Ja Capaccio [ HiJÌ. Neap. Ubi i.<vr^>. 7. ], ove
icorgefi, che Ambrojia liberta del medico Ùccio Servilio Apollonio, anch'e-
gli liberto d'un altro Deiio Strvilio prefe il di lui nome gentilizio, chia-
,
mandoti* «Serri*/».*, ma non già il prenome di Dtfio ; alla maniera ordinaria
delle donne, che il più delle vòlte non. ufavano prenomi, come vedefi aiw
che nelle feguenti
[2] In Napolirapportato con qualch' errore da Capaccio [ Ktjì.Neap.
?
Itb. 1. cap. 22. J,quale fcrive Liberile Faujìae ux. ed anche da Reinefio
il

[ Ciaf. 6. n. 85. ], quale emenda Laberiae , ma laici. il cognome Fauflae^


il 1

che pur' è errore , leggendoli Fufcae nel marmo, il quale per ancora trovafi
in un muro in faccia a Settentrione, nel vico dietro il Monitoro di
S.Ch iara. Vedefi qui Amarantina liberta ufar il nome gentili /io di C.Sct-
ttmio Aio padrone, ma non già il prenome. Nel fecondo verfo le lettere
puntate dinotano: Acdilicius Scriba , Aedilis Citrulis
[?] In Napoli, rapportato da Grutero [pag. 716. num. 12. ] e da Maz-
zetta .

[4] In Capoa, è uno de' marmi raccolti da Cammillo Pellegrino nella


Sua villa di Cafapulla, com'egli ftefio dice nella Campania Felice difc.z. ».<?.

Digitized by Googl
J? EMPO ROM ANQ, ic 7

Qui vedefi una fchiava nomata Ifa , la quale , ottenuta la libertà


dal fuo padrone Jlulo Caftricio Prifco , prefe il colui nome gentilizio,
e nomoflì Cajìricia, e per cognome ritenne l'antico fuo nome Hyf: ,
fenza prenome, come donna. Il coftui figlio, nomato in tempo di fua
fchiavitù Jtrabo ( nome nrcfo dalla nazione , come abbiam fopra of-
fervato), era fchiavo delì'ifteflb padrone; ed affrancato poi, prefe il no-
me gentilizio , e '1 prenome di eflolui , ufando per cognome l' antico
fuo nome *Arabo . Notifi qui la voce Hyfa , che fu nome propio di
donna ftraniera , la quale fatta Romana colla libertà , 1' u»6 per cogno-
me. Ne' fuffeguenti tempi de' Goti, e de' Longobardi , quei , ch'erano
ftati cognomi appo i Romani, ufaronfi per nomi propj, come Crefcens,

Caefar , Felix, &c. Onde nelle fcritture di que' tempi trovafi di nuo-
vo ufato Ifa per nome propio di donna , come nella Parte IV. ve»
dremo. Introdottofi finalmente l' ufo de' moderni cognomi, ecoftuman-
do alcuni cognominarfi dal nome della madre , furie di nuovo il co-
gnome d'J/i, celebre nelle contrade di Capoa.

L. MAMILIVS
L. L. FAVSTVS SEV AVG. . .

L.MAMILIO L. F. ARN. MODESTO .

SELECTO ET DECVRIONI . .

VIVOS SIBI ET LIBERTIS SVIS FECIT


. . . . .

L. MAMILIO EPINICO SEVIR. AVG . .

L. MAMILIO ACTIO .

CALLITYCHENI
L. MAMILIO FAVSTO .

L. MAMILIO EVTYCHO .

MAMILIAE PYRALLIDI .

In quello marmo, eh' è di Chieti (i) vedefi Lucio Manilio Fau*


Jlo avere il prenome, e'I nome di Lucio Mamilio Modeflo fuo padro-
ne; dicefi perciò L. L. Ludi Libertus: ha il cognome Fauflo , ufuale
a' liberti, da Siila in poi (2): è Seviro Augufhle, uffizio, che ne' mar-
mi per lo più trovafi da' liberti efercitato erge il fepolcro a Lucio :

Marnili 0 Modeflo fuo padrone, il qual' era cittadino Romano, come ve-
defi dalla tribù qui efpreffa ARN. %4rnenft , o %Arnienfi : l'erge anco-
O z ra

Rapportato da Lucio Camarra lib.i. cap.$.


[1] dell' Antica Chieti , e da
Re mclìo Ciaf. 6, n. 13.
[2] Come abbiam fopra offenrato num. LI.

Digitized by Google
Yc8 PA RTE SECONDA.
xa per se, .6 per li fuei liberti, i quali tutti hanno l'ìftcfTo prenome

Epinico, Calliticbeno , Eutico , P irall'i de , fono gli antichi nomi greci r n


che quefti liberti aveano, prima cTeflere affrancati* #

A. PLAVTIVS EVHODVS SIBI ET LIBERIS SVIS . . . . .

A. PLAVTIO DAPHNO ET PLAVTIAE PRIMIGE- . . . .

NIE ET .

PLAVTIAE LAVRILLAE ET PLAVTIAE FESTAE . . . .

ET PLAVTIAE SVCCESSAE ET
. . .

A.PLAVTIO ASBESTO LIBERTIS LI BERTA BVSQVE.


. . .

SVIS POSTERISQVE EORVM IS QVI


. . . .

PLAVTI VOCITABVNTVR. VICVS SPVruNVS CVM


. . .

SVIS MERITORIS ET DIAETA . . .

QVAE EST IVNCTA HVIC MONVMENTO CVM.


. . . . .

/* * SVI* ET FVNDAMENTIS HVIC


. pariETlhVS . . .

MONVMENT. CEDET
SI QVI EX IS QVI SVPRA SCRIPTI SVNT Hoc
. . . . . . . .

ri/ONVMENTVM AVT VIGVM SPVRIANVM . . .

AVT DIAETA QVAE EST IVNCTA HVIC MO-


. . . . ; .

NVMENTO VENDERE VOLENT . .

TVNC AD REMPVBLIC AM COLONI AE PVTEOLA-


. . . .

NAE PERTINEBIT .

Non ha molti anni fu fcavato quefto marmo nella Cattedrale di


Avcrfa, ed ora nel di lei Seminario fi conferva, come dice il Signor
Canonico Mazzocco, da cui è rapportato, e con egregie note illultra-
fo (i) . Da quelle parole .• Liberti* , libertabufque fuis ,
pojlerifque eo-
rum, w, Aulo Plauzio Evodo
qui Ptautti vocitabuntur , fcorgcfi, che
partecipò il diritto della fua fepoltura, tanto a' pofteri naturali , quan-
to a' porte ri adottivi de'fuoi liberti, ed anche a' liberti de' liberti; per-
chè tutti coftoro fi farebbero chiamati Plauy .

'
. HO-
[i] Dijfert. de Ecclef. Neap. femp. nn'uae var. vicihuSt inApptnd. d'utr. t.
de LucullanOj nota 21..

'
Digitized by Googl
TEMPO ROMANO. ./ iop.
HORATIAE FVCINILIAE .

.
*
M. HORATIVS PROBI M ET . . . - t

HORATIA TRYPHOSA .

PATRONAE BENEMER. FECER . (i)

D. M
FABIAE RHODINES .

FABIA DASVMIIXA .

LIBERTAE OPTIMAE .
(2)

In quefti due marmi fi veggono i liberti, e le liberte ufare il no-


me gentilizio della loro padrona (3). Nè mancano qui marmi, ne'
quali fi leggono gli affrancati , non già col nome gentilizio , ma col
cognome del padrone. Eccone uno preflb l'antica Capoa.
'

RVSTICELLA A. L. EVHEMERIA SIBI . .

ET A. RVSTICELLO ERONI CONLIB. SVO


. . .

_
FECIT • #

Eccone un altro nell'antica Minturna. «

*
. \ M. SABINO M. L .

ONYCI
SEPARIO
ARTEMIA Oh . ( conliberta )
FEC (4) .

Quefl'ufo di prenderfi dall'affrancato fervo il prenome, e'1 nome,


je t
>'l cognome del padrone, è verifimilc, che fi foffe introdotto per di- _

nui

[1] In Napoli , rapportato da Capaccio [ Htfl.Neap. Vtb. 1. caù. 22. ] , e


corretto da Reinefio ( Ciaf. 8. num.i^.) r il qual emenda nel primo verfo:
fvscinillae, o lv-Ontllae , e nel fecondo PROBINVS, 6 TROPHIMVS. :

[2] In Napoli, rapportato da Capaccio [ loc. àt. J, e pi- correttamen-


te da Grutero 928. n. 15.
[?] Un fimil marmo di Venofa rapporta Grutero [p*g. 950. «.!.], ove
leggefi: PAPIRIAE | PATRONAE I FACELVS I PAPIRÌVS.
14] Quefti due marmi fono rapportati dal Signor Pratillo, Via A?p\x
Ub. 3. cap. 1. e Ub. 2, cap. 6,

Digitized by Google
no PARTE SECONDA
nji fuccedeano gli agnati ) , chiamava i padroni , come fe fonerò di

lui agnati (i). Siccome altresì l'affrancato facendo teftamcnto, fe non


avca figli naturali , per, l'editto pretorio lafciar dovea al padrone la

metà de' fuoi beni (2) . E comcchè vicendevole non forte Mata sì fatta
fucceMionc , non avendo parimente i liberti diritto aicuno di fuccedere
in grado di agnazione all'eredità de' padroni ; tuttavia par, che la na-
tura infpirato averte ciò, che il diritto delle Genti non imponeva: poi-
chè ne' marmi fepolcrali de' padroni tutte le più volte leggiamo quel-
la formola /ibi , : &
fuis, libertit , iibertabus y pojìerifque eorum: e quel
che fa meraviglia maggiore, fi è il trovarfi alla fuddetta formola fpef.
fo quell'altra ioggiunta Hoc monumentum beredes , ovvero exteros bu
:

veder non fequetur altre iomi^lianti . Donde apparifee , che per un


, o
certo i Minto naturale riconofeevano i padroni qualche legame di pa.
rentado co' loro liberti, ammettendogli all'ufo de' loro fepolcri , al pa-
ri de' propj congiunti ; nel tempo ftelfo che n' efcludcvano gli eredi
teftamentarj e ftranieri. Onde Giustiniano (3) dice, che i liberti fem-
brano effere agnati de' loro padroni. Quefta è dunque la cagione, per
cui gli affrancati prcndeano due nomi del padrone , come le gli fòf-
fero flati figli; ma per terzo nome ritcneano l'antico lor propio, per
poterli diftinguerc da i veri di lui figliuoli
LXIII. I foreftieri , fe otteneano il diritto della romana cittadinanza ,
Ufo di tjuè' pigliar foleano il prenome, e'I nome
gentilizio di coloro, per mezzo
forejìiert,che diritto acquiftavano. Cicerone fcrivendo ad Acilio
quali un tal
(4)

T/nod?"
^ Ce - Cum : Demetr, ° Mega mibi vstujlum bofpitium ejl Et DolabelU
.'

romani rogata meo civitatem a Caefare impetravit j itaque nunc Publius Come-
liusvocatur; perchè avea ottenuta coftui la cittadinanza da Cefare , per
mezzo di Publio Cornelio Dolabella . Altrove (5) fa menzione di
giunto Lutarlo Diodoro , che avea confeguita la cittadinanza da Siila,
per mezzo di Quinto Lutalo Catuto . E Cefare dice (6) : Commodijfi.
rr.
itni vìfum eft , M. Valer ium Procillum C. Valerti Caburii filium cujm
,

pater a Cajo Valerio Fiacco civhate donatus erat , mittere . Cominciata


poi a darfi all'intere Provincie la cittadinanza fuddetta, fpezialmenre
dagl' Imperadori ; ed appreflb concedutafi pur anche a tutto il Romano
Imperio per legge di Antonino Caracalla (7) , cominciarono a prender
tutti , come lor veniva in piacere o nomi di famiglie nobilitane , già
eftinte, o altri a libito inventati.
Le
1] V. Ulpìano in Fra^m. tit. 27. & tit. ult.

i] de libert. fuccefs. §. 1.
Injlit. 2. &
,5] In una fua greca Coftituzione , rapportata da Cuiacio Obferv. XX. 34.
4] Li fi. 13.
Eptjl. Far». 36. [%\ In Verr. 4. cap. 17.
6J De Bell. Cali. lib. 1 . cap. 22. [7] V. la l. lj.D»d* Slam Homin.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO* in
Le adozioni , arrogazioni furon da' Romani , piìi che da ogni
e "le
faM a-
altra nazione, frequentate. La cura, che i nobili aveano di non per- dottati.
der mai nella propia cala i gentilizj e domeftici loro numi , o fien
lari, gli altari, i fagrifizj, i giuochi, ed altre cerimonie fuperftizio-
fe, prbpie e ftanziah di ciafeuna famiglia (i) la fperanza di confe-
:

guire i premj, e gli onori, deftinati a Coloro, che qualche numero di


figliuoli aveano (2): il difegno di sfuggir le pene, a' celibi ftabilire (3):
e la premura finalmente, che alcuni Patrizj aveano di confeguir qualche
maeftrato plebeo, il qtfale ottener non poteano, fe non prima pafTatk
folTero dall'ordine de' Patrizj alla
Plebe, con farfi da qualche plebeo
adottare (4); furon le cagioni, per cui l'ufo di adottare appo Ro- i

mani si frequente divenne. Imperocché riputandofi l'adozione una le-


gittima parentela, ritrovata per imitare e fupplir la natura ; ad evitar
le pene, ed a confeguir gli onori, ci privilegi, ballava aver figliuoli
adottivi tutte volte , che mancaffero i naturali . E concioffiachè ir»
virtù,dell'adozione gli adottati riputavanfì veri figliuoli dell'adottan-
te , al pari de' figli naturali quindi è, che nella colui gente, fa-
;
miglia , e condizione pattando ( 5 ) , come fuoi figli legittimi ; ficco- 1

me i di lui beni, e le fagre cofe aveano in retaggio, così non folo


il nome gentilizio, e'1 cognome, ma eziandio
prenome del padre
il

adottante collimarono di pigliare (6): fe non che per mantener qualche


memoria di lor natia famiglia, a* nuovi nomi, che prendeano dal padre
adot-

Privilegio lor conceduto dalla legge decemvirale , che ordinava:


fi]
Sacra Privata perpetuo mancnto . V.Cieer. lib.Z. de Legib. Fejìo v.Sine Sacri*.
[2] V. Cellio Ncft. Att. lib. 5. cap. 19.
[3} V. Fejìo in v. Uxorium. E Valer. Ma[s. lib. 2. cap. 4. ». I.
[4] In fatti Publio Clodio fecefi adottare da Publio Fonteio, per otte-
nere il Tribunato della Plebe
, e potere in quell'ufficio pigliar campo di
per/eguitar Cicerone ( Sveton. in Tibet, cap. 2. ) Similmente la Gente Ot-
.

tavia, venuta in Roma da Velletri, fu dal Re Tarquinio Prifco all'ordine


fenatono ammeffa , e da Servio Tullio tra le famiglie patrizie annovera-
ta: in procedo di tempo fi trasferì da se-fteffa nella plebe ; e finalmente
Giulio Celare di nuovo nell'ordine de' patrizj reintegrolla ( Sveton. in Au-
gujìo cap. 2. ) . Publio Scipione patrizio , fu adottato da Quinto Metello
plebeio . E quefta i una delle cagioni Genealogica
, per cui nella Storia
delle famiglie romane, fpeflo in una medefima gente incontrano più fa-
miglie di condÌ7Ìone diverfa, altre patrizie, altre plebeie.
[5] Il che dice va/i Ad/cifeere in. nomen familiae . Svetonio ( in Claud.
:

°?J>- 39«) Adfciturus in nomen familiae Neronem.


[<5J Ulpio Crinito volendo adottarfi Aureliano per figlio , diffe all'
Imperador Valeriano: Jube, ut le^e a^atur, fitque Aurelianus heres facro-
rum nomini* > & honorum , totiufque iuris Ulpio Crinito , &c. dice Flavio
Vopifco mD.Valeriano.
'

Digitized by Google
in PARTE SE.C ONDA
'
. • ...'••„ »
adottante, aggiungevano il Ior nome gentilizio , ©'1 cognóme in varia
guifa or Semplice, or derivata. Cosi Publio Cornelio Scipione Nafìra,
adottato che fu da Quinto Cecilio Metello Pio , nominolTi Q. Cecilia
Metello Pio Scipione (i) . Marco Giunio Bruto , adottato da Quinto Ser-
vilio Cepione luo 2Ì0, chiamofli Quinto ServHio Cepione Bruto, o* Quin-
te Cepione Bruto (2). Ecco ufato in ultimo luogo il cognome, che
l'adottato ritenea della fua famiglia naturale. Similmente Claudio Mar-
cello, adottato da Gneo Cornelio Lentulo, trovafi nominato in alcune
monete Gneo Cornelio Lentulo Marcellino (3) Due figliuoli di Lucio .

Emilio Paolo , adottati uno da Quinto Fabio Maflimo , fi nomò Q.Fa-


bio Maflimo Emiliano' l'altro da Publio Cornelio Scipione fuo zio,
chiamolli Publio Cornelio Scipione Emiliano (4) Il figliuolo di Publio .

Silio, adottato da Aulo Licinio Nervi, fu detto *Aulo Licinio Nerva


Siliano (5). E nelle monete, e ne' marmi , fc pi a tutto de' tempi della
Repubblica, i più degli adottivi trovami nominati figliuoli, e nipo-
ti, non già del padre, o dell'avo naturale, ma dell'adottante; come
L. Manlius L. F. L. JV. *Acidinus Fulvianus (6) E trovandofi appo i
.

Romani tanti nomi di fimil definenza , derivati da' nomi gcntilizj, co-
me Aureliano, Cajpano, Claudiano , EHano, Flaviano , Giuliano , Giù-
ni ano , Marciano, Mudano, Papiuiano, Pompeiano, Salvi ano , Ter enfia-
no , Valeriano , Ulpiano, &c. è verilimile , che dalle adozioni foffero
provenuti ; comechò alcuni, fenza cagion di adozione, derivaflero da'
primitivi. E nel vero Fcfto (7) dice, che fra' Sacerdoti Luperci, al cui-

• t •
CO *
«

fi] V. Fulvio Orfino nelle monete della Gente Cecilia.


[2] Come oflervafi nelle fue monete. {V. Antonio Afflino nella Gente
Gìun'u; e Cicerone, Pbilip.io. cap,ji:) Caepio era cognome della Gente Servilia.
f j] Fulvio Or/ino nelle monete della Gente Cornelia.
[4] Floro in Epitome Livii lib. 48. Il P. Arduino nelle fue note a Pli-
nio (lib. il cap. 6. nota 4-) dice: Pubiium Cornelium Scipionem , qui de uxo-
ri* A
emiitac nomine , Paul'li Aemi Hi filiae , more romano ditius Aemilittnus efi.
Va di gran lunga errato , poiché non fu mai coftume romano , che i ma-
riti prendeflero nome alcuno delle mpgli ; ma rutto al contrario, le mogli
prendevan quello de' mariti , come appretto vedremo. Ne quefto Scipione
fi chiamò Emiliano , perchè avelfe forfè tolta moglie alcuna Emilia ( ciò

che del tutto è falfo ) ; ma perché era figliuol naturale , e legittimo di


Lucio Emilio Paolo. Eccolo chiaro dalle parole di Floro ( loc. cit. ) P.Come-
lius Africanus Scipio Aemilianus Ludi Panili fili ut , Africani nepos, fed ado-
ptivus . E Livio
44. cap. 36. P. Scipio is erat , Africanus
lib. ipfe poftea &
dcleta Cartb idne appellatus ; naturali* Confulis Pauli , adoptione Africani n'epos.

[5] Pater colo Ub. 116. 2. cap.


[rtj Luciifilius, Ludi nepos. V.Antonio Afflino nella Gente Manila , C
fimtli altri efempj nella Galpurnia ,
[7] Feflo , v. Quinìliliani .
TEMPO ROMANO. iij

to del Dio Pane deputati , cranvi i Quintiliani , ed i Fabiani, così det-


ti da Quintilio, e da Fabio, primi loro capi e rettori. E talvolta dc-

rivavan quelli nomi d.il nome gentilizio della madre: in fatti Marco
Catone (i) avendo in fua vecchiezza tolta per donna una figliuola di
Salonio,fuo cliéWtc , procreò con lei un figlio, che chiamò Marco Ca-
tone Saloniano. Alle volte però gli adottivi tralafciando il nome gen-
tilizio del padre naturale, e quello ancora dell' adottante , ufavano i
foli cognomi di tramcndue: così Decimo Giunio Bruto, adottato da

Quinto Poftumio Albino, trovafi nelle antiche memorie chiamato *A!-


binus Bruti Filius ; e Scipione, adottato da Metello, rinvienfi talvolta
nomato co' foli cognomi Metcllus Scipio.
Anche dagP Imperadori adottaci, non di rado il fin'ora deferiti»
coftume trovafi .oflfervato. Tiberio Claudio Nerone, figliaflro di Otta-
viano Imperadore , adottato da lui , nomoflì Tiberius Julius Caefar,
D.*Augufli Filius , D.Julii Nepos (2) , perchè pafsò dalla Gente Clau-
dia nella Giulia ; nella quale pafsò anche da poi Germanico , fratel-
lo dell' Imperador Claudio, adottato che fu da Tiberio tuo zio (3).
Nerone, ch'era della Gente Domizia, pafsò nella Claudia , dappoiché
fu adottato dall' Imperador Claudio fuo patrigno (4) . Lucio Aurelio
Vero, adottato dall' Imperadore Adriano, pafsò dalla Gente Aureli»
nell'Elia di Adriano, come dice Sparziano (5). Marco Annio Vero,
adottato da Antonino Pio, dice Giulio Capitolino (6) Tunc pr'.mum, :

prò %Annio , Jfxnelius coepit vocari , quod in Aureliam , hoc ejì , Antonini,
adopùonis jure , tran/ìi ffet ; onde poi fi chiamò Marco Aurelio intonino,
e foprannomofli il Filosofo, per elTerfi molto dato alla Filofofia.
Quell'ufo di prenderfi dall'adottato il nome dell'adottante, avea
luogo eziajidfo, fc l'adozione fi forfè fatta nel teftamento, e fe il fi-
gliuolo adottivo non fofle mai fiato fotto la patria poteftà dell'adot-
tante già morto , ma erede folamentc de' beni , e del nome di lui .
Così Tiro Pomponio Attico , il quale fu iftituito erede , e adottato
in tefiamento da Quinto Cecilio, fuo zio, dopo la coftui morte vien
chiamato da Cicerone (7) Qtiintlus Caecilius Q. F. Pomponianus %Atti«
cus . Similmente Caio Ottavio, il quale prima d' eflerc Imperadore co-
P gno-
<.

[ 1 ] V. Gelilo l\b. 1 5. cip. 18.


[2] Come feorgefi nelle fue monete, e ne' marmi. V. Gruter. pa$. 46.
». 8. pag. 15 9. ». 4. e 7.pag. 160. n.^.pag. 1070. n. 3 . Svcton. inTiber. cap. 1 5.
[3] Sveton. inTiber. cap. 15. in Claudio cap.l.
[4] Sveton. in Claud. cap. 43. in Nerone cap. 6.
[5] In Aelio Vero: Hic primum Lucius Auxelius Verus efl ditlus ; fed ab
HaJriano adfeitus in Aeliorum familimm hoc efl in Hadriani tranfcriptus ,
& appellatus efl Caefar,
,

[6] In Marco Antonino Philofopho . [7] Lib. 3. ad Attic.ep. io.


ii 4 PARTE SECONDA
gnominoflì Turino , dopo la morte di Caio Giulio Ccfare chiamofli
Cajus Julius Caefar, perchè fu adottato da Ccfare nel tefta mento (i);
onde per via di adozione pafsò dalla Gente Ottavia nella Giulia : e
quindi è , che le leggi da lui fatte, non furono appellate Ottavie , ma
Giulie, come la legge Julia de «4dulteriis (2), Jlmmus , de Maritati*
dis Ordini bus (3).
LXV. Ecco nel Regno noflro una memoria del finora deferitto coflume
E/empio nel degli adottati. Nell'antica citta di Fregclla (diftrutta, ove ora vedefi
l n0
£ ' Pontecoruo, fecondo Cluvcrio) , Quinto Ippio, adottato da Caio Valgio,
nomofli Caio Valgio Ippìano ; onde da Cicerone in una fua lettera (4),
in cui lo raccomanda a' quattro Eletti , ed a' Decurioni di Fregella ,
ora chiamafi Quinto Ippio , ora Caio Valgio Ippiano .
LXVI. Oltre agli adottivi eranvi ancora gli alunni , cioè coloro , che
Ufo degli a- o rimalti orfanetti, o elpofti , appena nati, da' loro genitori nelle pub-
lunntydimo- blichc vie, foflero noi itati prefi, ed alimentati da un altro.
Alcu-
j rato anc je j erano figli di (chiavi , o di liberti . che ri malli orfani , prcn»
" can " a nutricare da loro padroni (5; altri erano nati ingenui, ma
:
delRejino.
prefi poi da taluno per alunni , rimanean fotto la colui poteftà (6)
V'ha ne' marmi efempj di quelli alunni, che avean nomi diverfi da
que'del loro nudritore (7); ma ve n'ha dovizia d'altri, ne' quali veg-
gonfi gli alunni ufar rifteffo nome, e talvolta il prenome ancora de*
nutrici e tralafciandone tanti, che poflbno vederfi appo Grutcro, e
:

Rcinefio (8), ne recherò alcuni in quello Regno trovati.

L. VE-
-.

(1] Sveton. in Oclavio cip. 7. Aurei. Vitt. de Vita , & Moribus Imperato):
<ap. I. e de Caefarib. cap. 1. •

[z] Ulpiano l. 1. Ad l. jtd.de Adtdter. dice: Haee lex lata efl a D.Au*
gujlo , cioè da Ottavio , che fu il primo ad intitolarli Auguro ; non già
da Giulio Cefare , primo Imperadore, che non mai ebbe quello titolo
d'Auguflo : poi nella /. 2. dice: Ex Icp^e Julia fervatur y&c. la chiama dun-
que Giulia, e la dice fatta da Aunjlo.
f 5] Sveton. in Oclavio eap. 34.
[4] Liò. 1 3. epifi. ftim. 76.
[5] Come in tanti marmi s'offerva in quella formoli: Liberto, & A-
lum»o \ ovvero Libertae y & Alumnat \ o Vernai Alumno ,&c. ed altresì nel-
la /. 13. e 14. D. de Ma numi'fs. Vind. e /. fi quis 26. C. de Nupt.
[6] V. Cantero pap. 657. ». 12. 659. ». 1. &c. e la /. 3. §. 4. D. de Ho-
raine lib. exhib. Svetonio ( de Jllujlr. Giammai, cap. 7. ) : Marcus Amonius
G
Gnifoy tngenuus in alita n ttus , (ed expoftus : a nutritore fuo manumijfusy &c.
* [7J V. Gruter. pag. 6^6. n. I. 6^8. ». 5. e 6. 659. ». 7. 9. 1 x. 660. ». 1. 1118.
». 10. e Rcinefio Ciaf. 1 1. ». 47. Ciaf. 18. ». 24.

[8J Gruter. te*. 656.657. 658. 650.605.». 2. 1036.». 2. 1088. «.7. 1118.
». 10. 1 1 1 &
9. ». 2. Àeinefto Ciaf. 1. ». 102. Ciaf. 1 1. ». 20. e 41. c.

Digitized by GoogI
TEMPO ROMANO.
VERATIVS NICOMACHVS
L. .

VER ATI AE REGINAE ALVMNAE . .

DVLCISSIMAE QVAE VIXIT . .

ANNIS . V. MENS. Villi. D. XXIII (i)

AELIAE
RHODINAE
AELII PAN .

THIA ET VIS . .

MATIVS ALVM .

NAE B. M. F (2) .

M. COSINIO CRISPINO .

COSINIA MAXIMINA .

FILIO INCOMPARABILI FECIT


. .

ET Q. MAELIO MODERATO COIVGI


. . .

ET M. COSINIO OECOGENI ALVMNO


. . .

ET . SIBI (3)

D. M
M. AVRELIO PRIMO .

VICTORI
HYPEROCHIO ALVMNO .

DVLCISSIMO
AVRELIVS EVTYCHIANVS .
(4)

C. COELIO COELIANO .

M. COELIVS TERTVLLVS .

ALVMNO (5)

P z D. M •

[1] In Salerno. Grutcr. p.1*. 1119. ». 5.


[zj In Benevento. Gruter. 656. ». 11. Qui due nutritori Elio Pan-
da, ed Elio Pifmazio ergono il fepolcro ad Elia Rodina loro alunna.
[}j In Benevento. Gruter. p.ig. 058. ». 1.

[4] In Napoli. Gruter. pag. 657. ». 4.


[5] In Napoli. Gruter. pag. 657. ». 10.
PARTE SECONDA
D. M
BRITTI AMERIMNI CHARITOSI
O. . .

VIX. A N.
Q. BRITTIVS CLEM ENS ALVMNO.. .
IX. (i)

AGRIA ANTHIS .

FECIT AGRIAE LVCILLAE . .

ALVMNAE SVAE (2)


M. K Afì Aia KAPIK.fi .
M. Clodio . Carico

M. KAQAIOC ZnClMOG . M. Clodius . Zoftmus


GPEnTa Alunna (3)

vie meglio da un rifponfo


LXVIt P"i> riconfermarfi quefta olTervazionc
te/lamento sta cava : Praedt*
Conferma^ del Giureconfulto Scevola (4) : Lucius Titius
da una Ugge /MM meu m dati -volo libertis, libertabufque mas, quos hoc tesamente- &
di Scevola.
manum ifi &
Stjac ALUMNAF.mwe; ita ne de
nomine famtltae meae
exeat (5), dome ad unum proprictas pcrveniat . Ove Seia, che non era
come nomata in d.fparte dopo .1. berti,
liberta, ma femplice alunna,
al pan de liberti, nella famiglia
e le libera, comprcndcG nondimeno,
del teftatore, ed aver dovea il colui
nome gentilizio; altrimenti non
libera, ed un alunna la recipro-
clTcndovi altri legatarj, che liberti ,
non potè» (piegarli con quel-
ca foftituzionc fra loro in quel poderéttO
de nomine famtltae meae exeat, do-
la claufola: Ita, «<• (praediolum )
nec ad unum proprictas pervemat (©)• . . . _
tXVin. che bafhrdi appo Ro-
dottiflfmo Eineccio fu d'avvilo (7),
i 1
n
aa FdrC mJ Pre ro
maDÌ n0n mffCro ^ n0mC ° CnlÌ1ÌAÌ °
bafltfdffl '
d a lU

. i .ca P
2Z.eGrut pag.iil 9 . n.z.
[1] In Napoli. Capaccio, HiJÌ.Neap Uè
Ciaf. il.». 43-
[l] In Napoli . Capaccio , loc. et. e Remefio
[5] In Napoli. Gruter. pag. 557- *• 9-

[5
to

ne': U "uì tanto Se» ,


quanto Lucio Tu» fono nomi finn ,
come far

f
tnÌS^-k
©• tdLJmL&
;» C«»cw.
W /»/"'•
taf. Ub.
» ..
2. «/>. 4-
*• .0. « - -9. e „.
T E M P O R O MAN O. n7
dalla madre. Fin qui dice il vero(i), e tralafciando i marmi, ch'e-
gli adduce da Gr utero, i quali poco gli rilevano, potea confermar la
lua opinione co' due fcguenti:

A- GABINIVS FELIX .

VIVOS SIBI FECIT ET


. . .

MINDIAE EPITEVXI .

CONIVGI ; KARISS. ET
INCOMPARABILI ET .

MINDIAE CLAVDIANAE .

FILIAE NATVRALI .

LIBERTIS LI BERTA BVSQ .

POSTERISQ. EORVM (2)

C. MODIVS FELIX .

ET . C. MODIO FELI .

CI F1L. ET
. COCCEIO .

SILVINO FIL. NA .

TVR. ET MODIO .

RENATO . LIB. ET
SATTIAE SILVINAE .

VXORI VV. SS. F (3) .

Nel primo de' quali vedefi Mindia Claudiana , figliuola naturale


di Aulo Gabinio Felice, aver il nome gentilizio della madre e nel •

fecondo Cocceio Silvino, figlio naturale di Caio Modio Felice , ufar


il cognome della madre, ed il nome gentilizio prefo a capriccio. Ma
in vece di quelli marmi egli fi valfe di quell'altro, eh' è della città
d'Avellino.
<

.* C. MA»
Celfo (I.19. D. de Statu Hom. ) ; Cum legitimae nupt'tae fa&ae funt,
[1]
patron liberi fequuntur : vulgo quaefitus mntrem féauitur , tanto nel diritto
della fucceffione, quanto nello flato di liberta, o difchiavitìi. Lo fteffo di-
ce Ulpiano /. 24. eod. tit. &
1. 4. Unde Cognati.
[a] Gruter. pag. 786. ». 9,
[3J Quefto marmo è di Benevento, v. Gruter. pag. 696. ». 9. nell'ulti-
mo verfo k
lettere VV. SS. F. dinotano quefta forinola.- Vivis Suprafcri*
pus recttt
u8 PARTE SECONDA
C. MAMERCIO . SP. F
IANVARIO Q. AED. PRAET
.

II. VIR. Q. ET
P. PACCIVS IANVARIVS .

ET
FILIO NATVRALI . .

MAMERCIA GRAPTE .

MATER INFELICISS. FILIO .

ET COGNATA E PIISSIM1S
. .

FECERVNT (i)
Marmi ^tìe!
^ VC °^crva »
cnc ^a '° M<* m e> c ' 0 Gianuario fi chiama S P. F.

la città £A-
S,ne Patre F 'l' us '> c cftc q u » n^' P r«^c il nome gentilizio di fua madre
vellino 'mal Mamercia Grapte , e'1 folo cognome da Publio Pace io Gianuario , di cui
hnerpetrato dicefi figlio naturale.
W.t Eineccio . Ma con buona pace di quello valentuomo , forza è fpiegare di-
verfamente il marmo d'Avellino. Imperciocché dicevafi da' Latini con
lettere puntate S.P.F. Sine Patre Filius^ colui ch'era nato nel poftribolo

d'incerto padre, detto anche da' medefimi vulgo quaefttus, o conceptus^


e perchè colle ftelfe lettere puntate S P. fi foleva fcrivere l'antico pre-
nome Spurius'y quindi fu, che quefta voce Spurius u l'ulti e per preno-
me , e per nome appellativo , dinotante un figliuolo fenza padre , o
d'incerto padre (a) ; onde appo i Latini Spurius, Sine Patre , e viti*

[i] Crutero pgg. 454. n. 4. Lodovico Muratore ( inThef. pttg. 716. «.4.)
rapporta quello marmo anche in Avellino, ma in altra guifa:
, C. MAMERCIO . SP. F.
IANVARIO . Q. AEDILI . PRAEF.
II. ALIMENTOR. ET
VIR. Q.
PACCIAE LVCRETIANAE .

P. PACCIVS IANVARIVS .

FILIO NATVRALI . ET . MA
.

MERCI A . CRAPTAE MATER .

é
INFELICISSIMA FILIO ET . .

PIISSIMIS COGNATA E .

Secondo il rapporto diGrutero, nel ter/o verfo bifocnerà leggere it. per
iifrvm; non già et, che non fa verun fenfo, poiché nulla congiunge :
e dovranno fpiegarfi le lettere puntate : Quaejlori , Pmetori , Duumviro ,
Quinquennali Iterum, cioè , per Iti feconda volta. il verfo penultimo et Ma
cotj.vATAE piissimis , fa conofeere , che nelP ifcrizione vi manchi altra
perìmia. Onde parmi, che fia più intera quella, che rapporta Muratore,
prelfo cui leggefi un verfo di più: et pacciae lvcretianae, forella di
P. Paccio Gianuario, e perciò cognata di Mamercia Grapte Tua moglie.
[2] Come abbiamo già fopra (^.«§.53.) da Plutarco apprefo.'
TEMPO ROMANO. 119

fù quaefttus un*ifteflTa cofa dinotano (1). Ciò fuppofto, non potei Caio
Mamercio Gianuario dirfi figlio fenza padre ( come fpiega qui Eincc-
cio le lettere SP. F.) , e figlio naturale di Publio Paccio Gianuario,
effendo cofe diverfeil nafeere nel poftribolo fenza certo padre, e na-

feere da concubina, e da padre certo, ma fenza legittime nozze A- .

dunque per intendere quel marmo uopo è riflettere , che figlio natu-
rale apprcfTo i Latini lignificava tanto il figlio di fchiava, o di con-

cubina fenza legittima congiunzione (z) , quanto ancora ogni figlio


naturale, e legittimo, qualora fi dovea diftinguere da' figli adottivi (3);
ed in quello fecondo fignificato dee prenderfi nel marmo d'Avellino;
onde ivi Caio Mamercio Gianuario è da fupporfi figlio legittimo , c
naturale di Publio Paccio Gianuario ; e adottato poi da un fuo zio
materno , chiamato Spurio Mamercio (4) , lafciando il nome gentili-
zio di fuo padre naturale Paccio, usò quello del padre adottante Ma-
mercio ( nome comune alla madre, e all'adottante fuo zio materno);
e perciò fi dice SP. F. Spurii Filius , e non Publii , perchè, come ab-
biam fopra ofTervato, i figli adottivi s'ilcriveano per lo più figli 'dell*
adottante, non già del padre naturale Ritenne però . il cognome del
pa-

ti] V. Moderino nella /. 23. de Stata Hom. e Giuiliniano Infili, lib. r.


ùt. 10. §. 12.
[2] V. Giuftiniano Inflit. Ub. 1. tit. 10. §. 13. e i due marmi già reca-
ti di Roma, e di Benevento, a' quali può aggiungerfi quewY altro, Grut.
pag. 945. ». 3.

Q: LOLLI . FELtCtS . VIX. ANN. LTIX


MENSES .. XUX III. DIES
LOLLI A . IONIS NATVRALIS
. FILI A .

IDEM . LIBERTA PATRI OPTIMO . ET


. .

Q. LOLLIVS . FELIX PATRONO .

BENEMERENTI
Ove oflervafi , che Qja'nto Lollio Felice avendo conofeiuta carnalmente qual-
che fua fchiava, con cui far non fi poteano legittime nozze, n'ebbe una
figlia naturale , detta Ctoni ; la qualt ottenuta poi da lui la libertà, prefe il
colui nome gentilizio, e perciò chiamafi Lolita Ionis y e dicefi figlia natura-
le, e liberta di fuo padre. Nel quarto verfo leggefi idem, in vece di item.
[3] X. I, §-4.D. Unde Co^mui. L. 44. §. 4. de Ri tu Nupt. ivi Nihil Tt~
fe r ì naturali* fu pater , an adoptivus . In quefto fenfo prendefi ancora da
y
Livio (//é.44. cap. 36.): P.Scipio naturali* Confulir Panli : adoptione
africani nepos ; e da Svetonio ( in Tiberio cap. 52. ) Filiorum neqtte natu-
rai em Drufum , neque adoptivum Germtnicum patria cantate dilexit ; E pu-
re Drufo non fu baftardo , ma legittimo figlio di Tiberio, natogli da A-
grippina nipote di Ottavio.
[4] Le lettere SP. F. debbono fpiegarfi Spurii Filiut , e prenderfi in
lignificato di prenome Spuria* , non già di nome appellativo Sin* Patrc
t titus .
120 PARTE SECONDA »

padre naturale Gianuario , fecondo 1' ufo degli adottati , da noi fopra
deferitto. Ecco in conferma un altro limil marmo di Roma (i).

A. FVLVI . A. F. CELERIS
FECIT
OPPIVS VAI.ERIANVS
. L. .

FILIO NATVRALI QVl ViXIT . . .

ANNOS XV. MESES Vili. DIES Vili


. . .

Qui Aulo Fulvio primo ve.fo A. F. %Auli Fìlìut ,


dicendofi nel
non potea elìcre figlio naturale di Aulo, ma di Lucio Oppio Valeria,
no altrimenti
, avrebbe avuro due padri , Aulo , di cui fi dice figlio,
nel primo verlb, e Lucio Oppio, di cui dicefi figlio naturale, nel ter-
zo. Btlogna dunque dire, che fu figlio legittimo, c naturale, o fol-
canto naturale di Lucio Oppio, e adottato poi da Aulo Fulvio Cele*
re, prefe il coftui prenome, nome, e cognome , fenza ufar nel mar-
mo in ultimo luogo il cognome , e nome di fua famiglia naturale ,

poiché gli adottati non fempre f ufavano.


LXX. Ne matrimonj che faccanfi ne' primi tempi col rito della Con.
,

Ufo dell» mi- farrea^lone , e poi per imaginaria compra fi), la donna (la quale in
dnIdi fami- t9\ madre di famiglia diceafi) nella famiglia, e poteftà del ma-
ca | 0
rito venendo (3), e perciò fatta partecipe d'ogni colui diritto fagro,
e profano (4), e quindi come fua erede riputata (5) ; a ciò dinotare
folca prendere il nome gentilizio del marito . E quella è da crederli
una delle cagioni, per cui nt' marmi fepolcrali, ove de' conforti , o di
padri , e madri fi fa memoria , l' iftefTo gentilizio nome nel marito ,

e nella moglie fovente leggiamo ; di che ve n' ha tanti efempj ne*


marmi di quello Regno, che per non mandarla troppo in lungo, tra-
lalcio. Alle volte però dcfciiveanfi col nome lor gentilizio ma col ,

cognome del marito, per dinotare, che nella colui poteftà ritrovavanfi.
Onde leggiamo ne' marmi domi ri a ribvu domiti a domitiawi : . .

ica evo lei a c. f. (Caii Filia) procvla la beonis intendcndovifi fem- ,

ore uxorio conjux (6). Ed in quello Regno non mancano fomiglianti me-
morie:

(1) Gruter. p.ii>. 684. n. 15. .

(2) Che diceafi matrimonio fatto per coemptionem .


(?) Ciò, che diceafi In manum viri convenire. Cicer. inTopic. cip. 4.
(4) Per legge di Romolo appo Dionigi d'Alicarnaflo lib. 2. onde Mo-
dellino /. X.dt Ritu Nupt. definifee il matrimonio Div ini, Humani Ju- : &
rw communicatio
CO V. Gellio NoX. Att. lib. 18. cap. 6.
(6) Grutero p,i%. 584. n. 11. p*g. 979. ». 7. p.tg. 440. *. 9. e Manuzi»
[inOrthogr.v.Caecilius «.14.] CAECILIAE . Q. CHETICI . F.METELLAE . CRASSI;
ove

Digitized by G(
f EMPO ROMANA. tzi

morie: in un marmo di Mifeno eretto a Giulia Domna ,


moglie dell*
Imperador Settimio Sevèro (i) leggiamo:

IVLIAE AVG. IMP. CAES. L. SEPTIMII


.

SEVERI PERTIN. AVG. PII PARTHICI


. .

ARABICI ET PARTHICJ ADIABENICI . . .

P. M. TRIB. POT. III. IMP. V. COS. II. P. P


Eccone un altro di famiglia privata nella Città di L arino (2).

T. VIBBIO T. F. OV .

CLEMENTI AEDILI .

UH. VIR. I. D. ET UH. VIR. QVINQ. .

BABIAE M. F. PRISCAE VIBBI CLEMENTIS


. . .

T. VIBBIO . T. F. CRV. PRISCO AED. UH. . I. D.


ET PATRONO MVNICIPI
. IIII. VIR. Q. .

HIS D. D. FVNVS ET STATVAS DECREVER


. . . .

Ove nel quarto verfo leggefi Babiae M. F. ( Marci Filiae ) V'ibb't CU-
mentis, qui fi fottintende uxori, fecondo il coftume finora deferitto. _ „ .

Per l'oppofto la moglie, la quale non era dal marito comprata, rjf J)w
nè fi avea effa vicendevolmente comprata la famiglia del marito, non tr "" 0& lt -
d dice.

ove Cecilia Metella, figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico, dicefi Crafji^
cioò moglie di Graffo . Simili efemp; ne' marmi pofion vederfi appo Rei-
nefio Ciaf. i. ». 18. E nelle monete imperiali troviamo domiti a avg. imp. :

DO MIT. e; PLOTINA AVO. IMP. TRAI ANI . ti SABINA AVG. H ADRIANI AVO.
e.- pavstina avg. Antonini pir. Come ancora troviamo fpeffp appo gli
Autori: in Cicerone [ ad Attic. lib. 12. ep. 1 1. ] Poflumi Sulptcii , ed [cpijl.
ai.] Ovìa Lollii in Plinio [ lib.y.cap. 15.] Agrippina Germanici ; [cap.ig. J
:

Antonia Drufi; [cap. 48. ] Livia Ruttiti, Tercnt'ta Ciceroni* , Clodia Ofilii j
[lib. 29. cap. i,j Lhia Drufi , e Meffalina Clattdii in Quintiliano [Injlit. :

lib. 6. cap.z. ] Domitia Paffieni in Svetonio [ in Julio cap. 50. ] Po/lumia Ser~
:

vii Sulptcii , Lollia Auli G abititi , Tertulla Marci Cra (fi , Cnei Pompeii Minia.
Secondo queft'ufo de'Romani , non già de' Greci, Virgilio diife [Aeneid.3.
v. 319. ] Hecloris Andromache .
O) Rapportato da Giufeppe Mormile nell' antichità dì Pozzuoli.
(2) Rapportato dal Vefcovo di Larino Monfignor Tria nella fua Storia
di Larino . Nel primo verfo leggefi : Tito Vibbio Titi Filio Oufentina {tribù).
Nel terzo Quatuorviro Juri Dicundo ,
: &
Qttatuorviro Quinquennali . Nel
quinto .* Tito Vibbio Titi Filio Crujlum'tna ( tribù ) Prifco Aedili Quatuor- .

viro Juri Dicundo Ù" Quatuorviro Quinquennali . Neil' ultimo His Decw :

nona, &c.
,22 PARTE SECONDA
dicevafi venire in mano e poterla di lui ; onde ficcome non mai chia«
mavafi mater familìaty ma o uxor uftiraria (i)", o uxor gratuita (2), o
matrona (3), o anche femplicemente uxor (4); così nè veniva ammef-
fa nella famiglia del marito, nè prendea il colui nome gentilizio. Lo
fteflb è da dirli delle concubine , e di quelle mogli , che non eran
pofledute da' mariti per ul'ucapionc legittima d'un anno intero.
Le donne pubbliche, quando portavanfi a chieder licenza all' Edi-
le, per efferc aferitte al novero delle meretrici, e per poter quindi prò-
fetore quell'arte infame (5); ficcome dovean deporre l'abito matrona-
le, e vcfttr di toga (ó), cosi mutavan pur anche il nome; per non re-
car alla famiglia loro quel (regio: ciocché dal feguente luogo di Plau-
to può r accodi (7)
Tua pietas nobis piane auxìlio fuit ,

Cum bue advenifli in ipfo tempore:


Kamqus badie earum mutarentur nomina %

Facerentque indignum genere quaejìum corpore .


E'1 nome da effe prefo, ileaveafi fui la porta del loro poflribolo ; on«
de Marziale (8) dice:
Intrajìi qtioties infcriptae limina cellae.
Seneca (p).* Stetijìi puella in Lupanari . . . . Steti/li cum meretrici bus ...

Nomen ti:nm pependit in fronte: pretta fiupri accepijli , &c. E poiché


dalla Grecia, e dall'Afa fu in Roma la diffolutezza introdotta ; non
è maraviglia, fe da' Poeti, e da altri latini Scrittori le femmine di
mondo, all'ufo degli fchiavi,con un fot nome greco veggonfi rammen-
tate come Lidia Gliceri e Cliceiu^o, Tindaride, Baccbide Filoti-
: , y
,

de, Fillade, Taide, Lice C/or/, Frine, Pirra , Filomena, ec. Di rado
,

co' nomi latini, come Flora, e Canidia apprefTo Orazio, Manulia ap-
po Gellio, ec. E quello cambiamento de' nomi era ben convenevole
Li una Repubblica mifta per evitar l' ignominia delle famiglie anche
,

plebee; potendo anch'effe montare a'fupremi onori, e magiftrati.


So-

Ci) Predo Plauto, in Amphitr. A.i.S. i.v. ^6.


(2) Ne' marmi. V. Grurer. prp. 821. tu 5. &c.
(3) Appo Gellio loc. eh. (4) Appo Cicerone inTip'ic. eap. 3.
(5) Tacito Annoi, lib. 2. cip. 85. ove parla di Viftilia moglie di Titt-
dio Labeone. . _ ,
(<5) Com' è chiaro appreffo i Poeti , fpecialmentc in quello fcherzo di
Marnale lib, %. epigr.
39.
Caccine famofae donas , tanthina moechae :&
Fis dare , quac meruit munera ? mute togam.
V. Nonio Marcello cap. 14. n. 27.
(7) In Pocnid. A. 5. Se. 3. v. 18.
(8) Lib. II. epigr. 4Ó. v. I. (9) Controv. 1. lib. |«

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. Ì23
Soleano anche fpeffb i Romani difcgnarfi col nome della tribù ,
oìne^p'-e
ov' erano afcritti; onde leggiam.o, oltre a tanti marmi, anche di que- nme 'ff0 I^
{lo Regno, appretto Cicerone (1) : Quinclum Verrem Romilia . Serviti* e Cognome \
Sulpicius Q. F. Lemonia Rttfus , e tanti altri (2). Il che ufavafi o da' falcano di fe-
nati A Romani per dimoftrare , che fonerò di qualche tribù onefta e puffi **&>
riputata , com' erano in Titti le ruftiche tribù (?) ; o da' foreflicri , ra ' Romani
™*°niedel~
per dinotare , che ottenuta avellerò la piena cittadinanza col diritto
del fuffragio; del qiial diritto niuno era partecipe, fe non folle ai'crit- * *

to a qualche tribù di Roma.


tyytv
Additavano ancora tal volta il nome della patria natia nel fcfto jy^/Y^r
cafo,fopra tutto ne* marmi , come Ur/*/<* , i?<mow/<» , Mirtina, Mantua, ec. te f0 / n0me
e fpeflb aggiungendovi Domo, come Domo %Arretio , Domo Perufìa, Domo della patria.
Cartbapjnc, Domo Roma, &c. (4). Eccone alcuni efempj ne' marmi di
quello Regno

SCAPT
C. CISPIVS.A. F.
SEVERVS FLORENTIA.

MILES COH. IH. PR. VIX


.

ANN. XLIII. MILITAV1T


ANN. XII (5)
D. M
L.FAENI VRSONIS THVR
. .

CONIVGI BENEM .

TYCHE LIBERTA FECIT


. .
(6)

^ CN.
(1) Aci. 1. in Verr. cap. 8. & Philip. O. caX 7.
(2) Nell'epiftola di Celio a Cicerone lib. 8. epì/ì. 7.
(?) V. Plinio Hift. Nat. lib. 1 8. cap.3.
(4) V. Manuzio in Orthoffr. v.Aneiìum . Il quaP ufo era frequente in per-
fona de' militari V.Reinef. C/.8. «.44.
.

(5) In Napoli , rapportato da Manuzio loc. cit. v.^o. e da Grutero pag.


557. ». 5. nel primo verfo leg<*efi.- Auti Filius, Scapili {tribù) \ nel ter-
zo: Miles Cobortis ter t'ite Practoriae . Vtxit , <&c.
(6) Neil' Ifola d' Ilenia , rapportato da Capaccio Hifl. Nenp. Ub.z. cap. 1 5.
e da Reinefio Ciaf. 14. n. 68. il quale nella voce Thu del primo verfo
-.

nota, Tlmrii patria ; ch'era ov' è oggi Terranova di Calabria . Quella Thhe
era liberta, e moglie di Lucio Fenio Urfone.
'*2
4 P A RT E SECONDA
CN. IVNIO CN. F .

SABINIO
CN. FVFIA M. F .

DOMO CAPVA .

CONIVGI BENEMER .

M. D. S. P. H. N. S. (i)

Similmente in un pezzo di marmo di Roma , rapportato da Grutero(z),


lcggefi: olcivs . m. f. yoM. felix aesern» ed appreffo mativs .
. :

L. F. POM. VITALIS AESERN. . «

LXXV. Olrre alle memorie di quello Regno addotte finora , per dimoerà- ,

*Altremcmo~ re il coftume romano, quà introdotto; ve n'ha delle altre, dalle quali
rie del cnjiu- fi
conferma, eflerfi diffufo da per tutto nel Regno hoftro l'ufo del pr«-
0man nOmei del nomc e del co nomc
S - -
TntrtJ
Resm
* °i '

* n *^ ca ' Città dell'antica Lucania, nacque


(3) Caio Treba^to
,

Tejla , celebre Giureconfulto (4) Benevento fu patria di Orbilio Pu-


.

pillo, di cui non fi sa il prenome, fevero ed acerbo grammatico


(5):
gli fu eretta nella fua patria una ftatua di marmo che a' tempi di ,

Svetonio pur anche vedevafi: ebbe un figlio dcH*i(le(To nome Orbilio,


anch' egli grammatico di proferitone (6) . Decimo Giunto Giovenale fu
nativo d'Aquino (7). Ebbe in Alcoli i fuoi natali Minalo Magio,
atavo di Velleio Patercolo, e nipote di Decio Magio, uno de' primi
nobili Capuani (8). Manio Percenn'to fcrirtore delle cofe di villa, nac-
,

que nella Città di Nola, venendo chiamato Nolano da Catone (o). P«-
blio

(0 Vien riferito dal Canonico Pratillo, nella detenzione della Via Ap-
pi*, lib. 2. top, 6. nella Rocca di Mondragonc Qui oflervafi di particola- .

re una donna col prenome Cnca Fufia, Alarci Filia. Nell'ultimo verfò leg*
gefi : Mmumentam De Suo Pofitum Heredem Non Sequilur
(z) PaP . 57". n. 10.
t

(5) Come ricavati da Cicerone lib. 7. Epifl. 20.


(4) Mentovato da Pomponio /. 2. De Orig. Jur. e da Macrobio Satum,
Hb. 5. f.7/>. 5. »

(5) Onde Orazio Uh, 2. epifl. r. v. 70. chiamollo Plagifum ; e Domizio


Alarlo, ne' fuoi frammenti, di lui dille:
Si </i'.os Orbiltut fendi , /cuticagne cccidit .
{6) V. Svetonio de llhfh: Grimmat, cap. 9.
(7) Come apparifee dicali ultimi verfi della fua Satira 3. ove facendo
parlare Umbricio fuo amico, ecftui gli dice:
.... Erto vale nnjìri memor, quoties te &
Roma tuo refici properantem reddet Aquino &c.
<8) V. Velleio lib. 2. cap. \6.
{9) De Re R*Jl, cap. 151. Mattia Pcrcennius Nolatiut.

igitized by Goog
TEMPO ROMANO.
blU Papinio Stadio fu nativo di Napoli ( i ) . Arpino fu patria di
Caio Mario ( 2 ) , di cui però non fi sa il cognome ( 3 ) ; ficcomc né
de' fcgucnti . Quinto Ennio , inventore del verfo efametro appo i
Ce tini, nacque in Rudia, città diftrutta nelle vicinanze di Taranto,
fulle cui rovine la città delle Grottaglie credefi fabbricata (4) : van-
tava egli la fua origine da Meflapo , figli uol di Nettuno, da cui quel-
la Regione fu denominata Meflapia (5). Il coitili nipote Marco Pacu»
•vioy poeta tragico, forti il fuo nafcimento in BrindiG portatofi poi:

in Roma, vifle quivi coli* arte della pittura, e con vendere le fue fa-
vole ; quindi ritiroifi a Taranto , ove in età di 40. anni giifene tra
i piìi (ó) ebbe per madre la forella d'Ennio (7). Caio Lucilio , il
:

primo poeta fatirico fra' Latini , ebbe per fua patria Sefia Aurunca ;
onde da Giovenale (8) vien chiamato magnus ^furuncae alumnus . Mori
poi in Napoli, e fugli fatto pubblico funerale (9).
Ed ecco defcritto appieno il romano coftu me in quefto Regno in-
trodotto* il quale cornee he in tempo della Repubblica, e fotto i pri-
mi Imperadori fi foffe il più delle volte offervato ; concedutafi poi al-
Je Provincie intere, e finalmente all'Imperio tutto la cittadinanza ro-
mana, e perciò divenuta la città di Roma il centro di tante nazioni
diverfe, e dichiarati romani tanti Popoli (tranieri,a quell'Imperio log-
getti, adattaronfi efii a quel coftume : ma non eflendoci avvezzi, lo
lconciarono per modo, che turbatoli ogni ordine antico, vennero que-
lle regole , finora deferitte , tratto tratto a fvanire . Diedcvi ancor
cagione l'eiferfi prima coirli editti de' Pretori , e quindi via più co*
relcritti, e colle coftituzioni de' Principi tramutato in materia di fuc-
ceffioni ereditarie il diritto gentilizio , ed agnatizio decemvirale , da
cui il diritto del nome, e del cognome dipendeva* onde non di rado
ne' marmi di que' tempi fi leggono figli co* nomi gentilizj, o cognomi
delle madri; perfonc con più prenomi, più nomi, più cognomi; flra-
nieri co' nomi, o cognomi di famiglie romane già eftinte; altri fenza
prenome, o fenza nome gentilizio, o fenza cognome. tal che per A
quefto difordine , e per altri più gravi nell'Imperio accaduti, ogni
buon iftituto de' maggiori andò tratto tratto in difufo : e videfi final-
mente ciafeuno ufare un fol nome, come nella Parte III. vedremo.
DIS-
<i) Com'egli accenna nell'Epi/toIa a Pollio, e nell'altra a Claudia fua
moglie lib. 3. Sijvar,
(2) Aurei. Vittor. de Vtr. lllujlr. cap. 67. e Valer. M<ijf. Uà. 1. cap. i.».io.
r lib. 6. cap. il. ». 5.
(5) Plutarc. in Mario. (4) Strap.lib.6. (5) Servio in 7. A
enei A. v.ógt.
(6) Eufelib in Can.Cbronul. ad an.xg^ i. fecondo la verfione di S.Girolamo.

(7) V. Plinio lib. 35. cap. 4. (8) Sat. U v. 19.


<9) Eujebio in Can. Chron. ad on. 1014. fecondo la verfione di S.Girolauw,
PARTE SECONDA
DISSERTAZIONE L
DeltJgnome.
j TT^Ecerfi a credere gli antichi Grammatici , ed altri valenti uomini,
Opinione de- cne ^°^e *' *^g nome a PP° * Romani un quarto nome, o fia fé-
gli amichi A condo cognome, non preib già dalla famiglia, ma d'altronde pro-
Grammatici, venuto : così de due celebri Scipioni Publio, che debellò l'Africa, cb-
,

ed nitri ma- be Vignante di africano chiamandoli P. Cornelio Scipione Africano Lu-


,

c Q p 0 ^ dalTavcr foggiogata l'Alia, ebbe VAgnome di Affatico, dicen-


Acrm,ripro-
j {
T'
L. Cornelio Scipione Affatico Di quefta opinione furono Ifidoro(i),
.
o t^onto.
Ho*Si
pj av Q Sofipacro Carixìo (a),
j Diomede (3) , Prifciano (4) , Servio (5),
ed Grammatici ; come ancora Dionigi Gotofredo (6), feguitato
altri
da Giovan Calvino (7). Quelli Autori dunque (limarono, che VA"gno-
tue fofle flato un foprannome , prefo ed ufato da taluni, per qualche
avvenimento.
Ma quella opinione da Carlo Sigonio vien confutata (8); percioc-
ché appretto i romani Scrittori que nomi , che dopo il gentilizio fi
aggiungono, tutti fon chiamati cognomi. In fatti Cicerone (p) par-
lando de' due Scipioni •Africano, ed Affatico, dice, che l'uno dall' A-
frica, l'altro dall'Afta debellata prefe il cognome. E parlando di Craflo,
cognominato Ricco (10J, dice.* P. Craffus tum cognomine dives ,tum co-
piir.

(0 Ori?in. lib. I. cnp. 6. Agmmcn cjl quafi accedens nomen > ut Metcllus
Cret'uus, c, «m Cnt.im fubegit.
(2) Ciramm.it. lib. 2. Propria nomila in quatuor fpecies dividuntur 9
Injiit.
Praencmen, Nomea , Co:'nomea , Ù" Avnnmci , n» Pubiius Corneìius Scipio
Africanus : Nam nomina cognomini tus ex altana ratione , aut vtftute addttn-
tur, ut Africanus , Cretictts , Ajtaticus, Nwnantinus , d?* Ai/ fimilia . Prae-
nomen e/l , ^hoW nomini pracponi tur , m* Pubiius: Nomen, quod familiac ore-ori
ginem declarat , ut Corneìius : Co^nimeny quo-l nomini fubjungitur , ut Scipio
Agnomen, quod extrin'ecus aljici foìet , wf Africa nus
(}) £>c* Arte Grammatica lib. 1. de Oratione , (2^ partib. Orationis .

(4) £& 2.
(^) /« 6. Aeneid. v. 592. Scimus
, apnominn ab accidentibus dari

(6) M7/f m/c


fl.V/r /. 4. C. rfr Telimi, ove dice : Agnomen Cognomini:
genus qued ob inf:?nem ran al'tquam cognomini a ri di tur . Superflue itaqtte
cjl y

Jac /ir/, €?* alibi; tamen peffe ufttrpnri , quando cognominis vocibulum fatis
rem ipfaat non exhibet . SicCra'fo Divitis Cognome» fuit, Manlio Torquati,ec, &
(7) Nel fuo LefTico. V. Agn men . (X) De Romanor. Nominib.
(9) Pro Muraena cap. 14. Ò* i« 5o/w Sàpim.cap. 2. Eritque cognome» id
per te partum , 17W «wwf a r»* hereditarium .
(10) Xi4. a. Otfic. M/. 16.
TEMPO ROMANO, 127

ftis. Nel medefimo fignificato vedefi la voce Cognomen, tifata da Sai-


luftio, da Livio, e da Svetonio (1).
Samuele Pitifco (2) ftimò V^gnome efler lo fteffo , che'l cogno. .
IL
Opinione di
me, ma folaraente nell'adozione: così adottato che fu Lucio Calpur-
nio Pifone da Marco Pupio, chiamofli M. Pupio Pifone: quello cogno- Jj™* e J£
me Pifone , che Lucio Calpurnio dopo l' adozione ritenne , crede Piti- fondamento
'

feo eflere propiamente V^gnome, perchè dice, id vere agnatum efl t


ce.

tera tria extrinfecus adjuntla ex adoptione (3).Ciocché pretende di con*


fermare colle parole di Paolo Giureconfulto (4): Qui in adoptione da.
tur, bk % qui bus agnafcitttr , &
cognatus fit. Donde ricava egli, che fe
l'adottato per mezzo dell'adozione s' inneità nella famiglia dell'adot-
tante, e fafii di lui agnato- anche il cognome, che ritiene di fua fa-
miglia naturale, viene ad inferirli, ed annafeere , per così dire, alla fa-
miglia dell* ideilo adottante. Ma ei non s'avvide, che fc il cognome
dell' adottato dee dirfi %Agnomen , per tanto che agnafeitur adoptanti

gnomen , fecondo l'opinione di Sit>onio,da elfo Pitilco riprovata. Cre-


dendo ei dunque recarci un lignificato dell' agnome chiaro , e divedo
da quello del cognome , l'ha confufo di vantaggio.
Carlo Sigonio (5) tenne opinione, che V agnome non fofle di- tjj,

verfo dal cognome ; e perciò egli oltre al prenome, ed al nome gcn- Opinione di
cilizio tutti gli altri aggiunti li chiama cognomi. Dell' iftelTo pi- Si pomose di
,

:furono Roberto Stefano {6), Linacro (7), Viglio Zuiche- altrh "Pg;
mo vota da Pi-
tifco.

(1) Sallufl. infupur. in princip. Mxffmiffa Rex Numidarum in amicitiam


acceptus a P. Scipione, cui pojìea Africano cognomcn ex virtute fuit . Corno*
me lo chiama pur anche Livio [ Ito. 30. cap. uh. ) Afriatnum cognome n , Sve-
tonio [ in Tibet: cap. 3. ] chiama cognome quel di Drufo , eh' era fecondo
cognome della famiglia Claudia Nerone . E parlando di Caligola dice :
Compluribus ccgnomentis affumptis ; nam & Plus , &
Cafiromm filitts , &
Pater exercituum, &
Opt/mus Maximus Caefar vocabatur [ in Caligala eap.Z2.J.
Velleio [ lib. 2. cap. 15. ] Q. Metellus Numidici filitts , oui meritum cogno*
men Pii confecutus erat . Floro [ in Epitome Ho. «55.] P. Cornelio, Natica y cui
cognomen Serapion fuit, ab irridente Curiatio Tribuno plcbis impeftum.
"(2) Nel fuo Leflico delle Romane Antichità, v. Nom?n
(3) Dell' ifteffo parere fu Pietro Servio, ne" fuoi Mifcellanei cap. 8.
(4) L. 23. de AÌhptionib. (5) Loc. cit.
(6) In Thefauro L. L. v.Jgnomen, ove {lima, che Vararne da Prifciano,
e da altri Grammatici mentovato, non altro fia, che'l Cognome.
(7) Linacro Hb. 1. de Emendata Scr'tptura e Claudio Verderio Ctnfur*
in Varios Scriptores pag. 20.

Digitized by Google
li* PARTE SECONDA
Rio (i), ed Ei neccio (z) tra' Giurifli , ed altri.
Quella opinione da Pitifco vien confutata coli' autorità, ch'ei re-
ca di Cicerone ; il quale prende ì'agnome per cofa diverfa dal cogno-
me, dicendo (3) : Nomea cum dicimtts ,
Cognomen quoque , Ó' ^fgnomcn
ititeli igjtur oportet .

IV. Ma in quefle parole di Cicerone l


1
edizioni fon varie: ne' mano-
Lunpjù etile- fcritti Grutero, e da Gronovio leggefi Nomea cum dici.
fcguitati da :

gittdtCue- mtiSf) Cognomen quoque ùnteli igatur oportet, ove la voce *4gnomen affat-
rane, degli-
non VC(j e f, come n £ pur V edcfi nell'edizioni di Manuzio. Dionigi
Jtuuti.edel ti-
bambino nelle it t 11 j-
lue note a quel luogo dice, non aver trovata la voce
0 1

Codice in-
cent.
* wfgnomen in due antichi manoferitti ,ed in altri eiemplari anche imprelfi.
Antonio Agoftino (4) attefta.non aver incontrata ne^li antichi Auto-
ri tal voce, falvo nell' addotto luogo di Cicerone, ch'ei (lima erro-
neo, ed in un altro degl' Iftituti di Giugliano (5) , ch'ei anche re-
pura depravato ; imperocché Teotìlo nella tua greca traduzione, rap-
portando in greco il Prenome, il Nome, e '1 Cognome, non traduce
affatto la voce Jfgnomcn ; ne fattene menzione nelle Pandette , abbenchè
in effe più volte le voci Prenome, e Cognome s'incontrino. Leggcfi
però in una legge del Codice (<J),ove nelle migliori edizioni vedcfi
polla fra due legni della parentcli j e Dionigi Gorotrcdo ivi la ftinu
i

lòvcrchia , potendo il di lei lignificato abbastanza comprenderfi nel-


la fola voce Cognomen . Ma fe Teolìlo (7) non la tradulfe nella fua
* greca
<i) Ccmment. ad Tit. Injlitut. de Exheredat. Liber. ^.nominatim ; ove di-
ce, che tutt' i coniami furono un tempo agitomi, cioè quando furon la pri-
ma volta ufati da maggiori, come nomi aggiunti al nome gentilizio ; che
poi ritenuti da' poften con fuccefiione perpetua , divenuti folfero cognomi,
atti a fignitìcare, e distinguere le famiglie.
(2) Antinuit. Rom. ad W. J. bijììtur. tit. 2. n. 2. ove crede, che V agno-
me dinotale un ramo particolare di qualche famiglia, o alcuna imprefa
fatta, o difpofmone di corpo, o qualità d'animo; come in Aulo Virginia
Tricojìo Celtmont.mo , die' egli, che Tricojlo folTc il cognome della famiglia,
e Ceitmontano fofl'e Vagnome, dinotante un ramo particolare della fami-
glia Tricofta
(9) Lib. 2. de bivent. Rhetor. cap. O. _ (4) Lib. 3. Emendat. cap.S.
(5) Lib. 2. tit. 20. de lepttt. §. 29. ivi: Siyuidem in Nomine, Cognomini,
Prxenomine, Adornine Legatarii Tejiator erraverit , cum de perjona conjlat
nihilominus valet lernum
(6) L.Ar àe Tejiament. Quefta legge è di Gordiano, del terzo fecolo di
Crilto.
(7) Il quale [ come apparifee da molti luoghi de* (uoi greci Iftituti
Uè. 2. tit. de ufucap. i. 12. &
ult.] fiorì a tempo di Giuftiniano, per or-
dine di cui egli fteflo, ini teme con Triboniano , eDoroteo, compofe le la-
tine istituzioni j dopa aver co' medefimi, e co» altri Autori compilate le
Pandette.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO.
greca verfione ,
uopo è
, che da principio affatto non vi foffe fta-
dire
ta medefimo infieme con Tri boni.ino e Do-
nel tefto latino, ch'egli ,

nneo compofe . Ed effondo quefto paragrafo degF Iftituti prefo dalla


anzidetta legge di Gordiano, che fi vede nel Codice, forza è credere,
che nè pure in quefta legge ne' manoferitti Codici fi foflc trovata.
Altri allcgan le parole di Giulio Capitolino ( i ) : Nec aliud ti
bonorì'ftcem'lite ad nomcn adjuntlttm eft , quam quod %Augufìi filimi ejl ap. LuopodlGiu.
pcllatus. Così leggefi nelle buone edizioni: Salmafio però ivi ftima do- Ih Coitoli.
verfi quelle due voci ad nornen fcrivere unitamente adnomen perone no^inccrto.
men ; ma di tal fua correzione non arreca ne ragione alcuna , ne co-
dice antico impreflb , o manoferitto . Oltreché Capitolino nè fu del
buon fecolo della lingua latina, nè imitò lo ftile di quello; come ve-
defi nelle addotte parole, ove fervefi della voce bonarificenti a , eh' è di
men pura latinità.
Il tefto piìi chiaro e ficuro, che recano in mezzo i difenfori del- VI.
la voce %Agnomen^ è appunto il verfo di Ovidio (2): Voffìo t e Far*
*rfdjeftique probent genitiva */fgnomina Cottae .
da ifb a
Qui non può dubitarli, che l'autore non fia di pura latinità, come [filiti OvL
de' Grammatici allegati, e di Capitolino potrebbe dirfi
nè può fofpet- dio
:
^ii
tarli , che la voce %kgnomina fia fiata qualche glofa , nel tefto introdot-
ta da ignorante copifta, come potè accadere ne' luoghi citati di Cicero-
ne, degl'Iftiruti, e del Codice; poiché fenza quella voce, il verfo d'O-
vidio non farebbe flato intero. Quefto pertanto è lo feudo più faldo,
in cui confidano affai Gerardo Voflio (3) , e Jacopo Facciolato (4) ; da*
quali per altro i luoghi addotti di Cicerone, di Capitolino , c del Di-
ritto Civile fono già fiutati per fofpetti. Ma nè pur sì (arto feudo è
tanto fermo, quanto eflì credono; imperocché nell'edizioni più anti-
che di Ovidio non fi legge *4gnomina, ma in due parole ad nomina:
e quefta lettura ftimafi piU vera àa Einfio (5) Alla coftui offerva*
.

zione crediamo poterfene aggiugnere un'altra, cioè, che volendofi leg-


gere */Tgnomina , non intenderebbe!! affatto il vero fenfo di Ovidio
Vediamo cofa egli dica di quefto Cotta:
*Adde, quod ejl animus femper tibi mit'tSy altat ,
&
Indicium tnorcs nobilitati* babent.
Quos Volefus patrii cognofeat nominir auBor y
Quos Numa maternus non neqet effe fuos
R \fit*
• . »

(1) In L. Aelio Veto.


(2) De Ponto Itb. tpift, 2. v. 107.
(3) Ltè.l, de Analogia cap.-j. e itb. 7. de Vitiis femonis , falfoque fufpeclis,
(4) Nel Aio Calepino , v. Agnomen .
(5) Nelle fue note a quel verfo d'Ovidio.
130 PARTE SECONDA
Jldjtftique probent genitiva ad nomina Gettar:
Si tu non offes, interi tuta domus.
Altrove poi (i) dice dell'ifrefl© Cotta.
Te tamen in turba non aujim Cotta filere t
Pioridum lumen , praefìdiumque fori,
Maternos Cottas, cui Mejfalafque paternos
yjj Maxima nobilitas ingeminata dedit.

Vero fenfo Da' quali verfi ricavati , che il padre di quello Cotta era della
del luogo di famiglia Meffala , della Gente Valeria (z) ; e che fua madre era della
Ovidio, letto famiglia Cotta, ramo della Gente Aurelia (3). Dovea pertanto quello
altramente . amico d'Ovidio dal nome, e cognome di uto padre chiamarfi Valerio
Mettala ma Ovidio lo cognomina Cotta, ch'era cognome della ma*
:

dre, come fcorgefì da quel verfo: Maternos Cottas cui, Mefjalafque pa»
ternos^ e pure 1 Romani ingenui, e legittimi, almeno de* tempi d'O-
vidio, non prcndeano dalla madre il cognome. Bil'ogna dunque dire
conEinfio, e con Glandorpio (4), che qucfto Cotta forfè fiato fìgliuol
naturale, e legittimo di Valerio Merlala: e adottato poi da Lucio Au-
relio Cotta, luo zio materno, fi fo{fe chiamato L.Aurelio Cotta Mef-
falino, giufta l'ufo degli adottati, di prendereil prenome, il nome,

e'1 cognome dell'adottante, ed in ultimo luogo il cognome del padre


naturale ; come abbiamo nella Parte II. num. LXI V. ofiervato . È ciò
confermafi da un luogo di Plinio (5), ove forfè quefto medefirao Cot-
ta dicefi: Me [fai in us Cotta , Meffalae Oratoris filius. Se era figlio di Afi*/.
[ala , dovette per cagion di adozione chiamarfi Cotta dal cognome del
padre adottante , e Meffalino dal cognome del padre naturale . Ed in
quefta ipotefi la lode, che a Cotta diede Ovidio, non regge, fe ivi
non legga in due voci ad nomina. Ecco l'ordine delle parole: Quos
fi

( mores
)
cognojeat i.olcjus autlor patrii nominis ( perchè quello Cotta
per natura dalla Gente Valeria difeendeva ) : Quos ( mores ) Numa ma»
urnus non neget effe fuos (perchè ha Gente Aurelia era paefana di Numa
Pompilio, effondo Tunn, e l'altro venuti in Roma eia' Sabini ) i Et
probent mores eofJem ) Cottae adje3i
( (
per via di adozione ) ad no-
mina genitiva ( del fuo padre naturale ) : Domus interitura , fi tu non
ejfes (forfè perchè Aurelio Cotta non avendo figliuoli naturali, fe non
adot-
ti) De Pento HA. 4. ep. uh. V. 41.
(2) La qual'cbhe origine da Volcfo , o fia Volufo Valerlo ne' Sabini
detto poi Valerio in Roma.
(5) Come vedefi in Bill. Cìvil. p,i%. ?<*z. ed in una
Appiano 1. mo-
neta appo Fulvio Orfino, nelle monete della Cerne slu>clia y ove leggefi da
mia parte cotta, e dall'altra m. avkkit.
(4) Nel fuo Onomaftico Romano, nella Gente Aurelia, e nella Valeria.
(5) Afa*< M> IO» cap, 22.
TEMPO ROMANO. 13,
adottavafi per figlio Valerio MeiTala, veniva ad cflingucre in se ftcfib
la fua cafa ) . Ovvero leggcndofi Probet , fecondo altre edizioni : Et
pobet domux ( int tritura , Jt tu non effes ) Cottac adjefti ad nomina gc
n'tiva. Ma voglia far altra ipotefi, e leggere o4gnomina , più noi*
fe fi

fi feorge un lenfo vero, e naturale, anzi s'incontrano più feoncezze.


Et probent ( mores tuos ) agnomina genitiva Cottae adjeHi avrebbe :

dovuto dire piuttofto materna agnomina , non genitiva , che dinota na-
turale, comune al padre, ed alla madre: quelTUtf/cS* non lignifiche-
rebbe niente, poiché figliuoli non aggiungevano al cognome del pa-
i

dre quel della madre : nò in quella ipotefi potrebbe in fenfo alcuno


fpiegarfi quel verfo Si tu non effes , interitura demus
: poiché i figli •

non confermavano il cafato della madre , ma quello del padre ; nè le


famìglie lì propagavano per linea , o dipendenza femminile , ma per
la mafchile.
Quindi ,
per conchiudere , Mimiamo più verifimile 1* opinione di VITI.
Giovan Sambuco (1) che gli antichi Latini , i quali fcriiTero con
,
L<*w«* A-
purità e propietà di lingua, non conobbero quefta voce %Agnomtn • gnomenwow
ond'è da crederfi, che fia ftara ufata prima da* citati Grammatici , 1
Suali fiorirono in tempo di men pura latinità: non avendola però co-
oro trovata in buoni Autori, la credettero di fignificato diverfo dal
^ "d? pil
òajf0 tempo,
1
cognome . Quindi poi aggiunta per glofa a tetti di Cicerone , fu da e dinotò lo
qualche ignorante copifla introdotta nel tetto medefimo ; e lo fletto fleffo , che il
accadde forfè agl'Iftituti, ed al Codice di Giuftiniano. In Ovidio poi, Cognome,
ed in Giulio Capitolinola limili copitti fu fcritto agjtomina, invece
di fid nomina.

DISSERTAZIONE IL *

Dell' origine di varj Titoli de Romani


lmperadori.

NOn pochi fono gli errori, prefi da varj Scrittori moderni nel
rapportar qualche fatto della Storia Augutta , o ncll' interpe-
trare qualche moneta , o marmo imperiale ; per non aver fa-
puro dittinguere i Nomi da' Titoli degl' Imperadori , e quali Nomi paf-
farono in ufo di Titoli, quali Titoli fi foflero ufati ancora in luogo
di Prenomi, odi Cognomi. Abbiamo per tanto dilìefa quelìa DiiTerta-
R 2. zio-

(r) Ne' fuor Scoi; al Sogno di Scipione, citato da Voffio/r*. 7. àe Vitiis

fermoniSf falfoque fufpc&is .


ìBi PARTE SECONDA
rione , per
Inctagar l'origine, il lignificato , e*l vario ufo di tutti que*
Titoli, che s'incentrano tanto ne' marmi » o nelle monete imperiali,
quanto appo i Romani Scrittori, che de' loro Cefari han parlato.
I. Il Titolo d' Imperatore in tempo della Repubblica era propio del
Del titolo comandante dell' elercito; nè altro allora dinotava l'Imperio, che i'af-
impera- foluto comando dell'armi, dato al capitano, d'allora che ad ode an.
TOR * dava , finché tornato foife dalla guerra e fe otteneva dal Senato il
:

trionfo, riteneva quel comando iopra i Tuoi foldati , infinochè il fuo


trionfo durava; altramente prima di entrare in Roma, dovea depor-
lo ( I ) . Se riportava egli vittoria dalla battaglia,
veniva da' foldati
col nome $ Imperatore
acclamato (2) un ifìeffo capitano potea più.
:

volte riceverlo in più guerre; e potean riceverlo nel tempo fteffo più,
capitani , fe in varj luoghi aveffero diverfe vittorie riportate purché :

però fiata non foffe guerra civile, in cui la vittoria, perchè rilultava
dalla ftrage , e difiruzione non già di gente ftraniera , ma de' propj
cittadini, per quanto foffe neceflaria , ièmpre funefìa , e lagrimevole
fi riputava (3). Ma Giulio Cefare prefe ch'ebbe le redini del gover-

110 di tutto il romano dominio, in qualità di Monarca; per non va-


lerfi del nome di Re ( tanto a' Romani odiofo , dopoché fcacciati da
Roma i Tarquinj, fu la Kegia Dignità preffo loro abolita ), usò il no-
me d' impera dorè divenuto già fra' capitani ufuale in luogo di pre-
, ,

nome (4). E quefto titolo in pedona di Giulio, e de'fuoi fucccflbri,


tranne il folo Tiberio, che rihutollo (5), perpetuo divenne: l'ufava-
ro dal dì, che. cominciavano a regnare, e davafi loro anche dopo mor-
te? dinotava l' affollila Regia Potcfìà in guerra, ed in pace: efprime-
vafi avanti a tutt' altri titoli ; né era propio d'altri, che del folo re-
gnante (6) . Né con altro aggiunto ufoffi quello titolo dagP Impera-
dori,
(1) Afcon. in orat. 2. in Verr. Livio lib. l6. cap. 16. Zonar. Armai, lib. 2.
(2) Cefare , Bell. Civ. lib. 2. cap. 10. lib. 3. cap. 21. Tacito , Armai, lib. 5. \ n
fin. e Cicerone et), to. lib. 1. ha Victoria jufta Imperator appellata! apud Iffum.
(3) Valer. M.xff. lib. 2. cap. 3.11.4. (4) Sveton.injul.cap.j6.
(5) Svetnn.'m Tiber. cap. 26. ove lo dice anche prenome.
(6) Sebbene alcuni Imperaiori lo communicarono tal volta a' loro fi-
gliuoli naturali, o adottivi, detti ordinariamente Cefari , come già detti-
nati loro fuccefTori. Ed il primo fu Tito, il quale, mentre ancor vivea
fuo padre Velpafiano , fu da lui fatto partecipe .dell'Imperio [ Sveton. in
Tito cap. 6.]. Ebbe fimil forte Traiano, effondo ancora in vita l'Impera-
dor Nerva, da cui fu egli adottato; onde Plinio in Pancp. cap. 147. Simul
fxmul Caefar^ mox Imperata- ,
jìlii$t 9
omnia pariter &
&
Confar , Tribunittae Poteflatis ,
jlatim filini et; quae proximt parerti verus in alterum fi-
& '

lium [ Vefpafiano verfo Tito] contidit. E Marco Antonino il Filofofo die-


de al fuo figliuolo Commodo ben prefto il nome di Cefare , quindi il fa-
cerdozio , e poco ttante il nome d' Imperadore Giulio Capito!, in Montonino.
.
TEMPO ROMAN O.
che in Coftantinopoli rifedertero, fino a Giuftìniano • il quale
^
dori ,

fu il primo ad intitolarli , non già come i fuoi anteceffori affoluta-


mentc imperator , ma romanorum imperator (i): quantunque
altri Imperadori, che in Roma fermarono la fede, prima di lui fof-
fero , non già da se ftefli , ma dagli Scrittori con fimil titolo nomi-
nati (%). : *
K
Ma
ne* marmi , « nelle monete imperiali trovafi quello titolo re*
plicato poiché leggefi nel principio , avanti ad ogn' altro titolo , e
:

nome per dinotare l' anzidetta Regia Potcftà , e di nuovo dopo i. lo-
,

ro nomi, e cognomi fra i titoli delle cariche, o dignità, coi nume-


ro imperator iter. in. iv. v. ec. per fignificare d'aver tante vol-
te trionfato, o debellati i nemici , e ricevute fra le acclamazioni
militari con replicati viva il gloriofo titolo d'Imperadore ; come lo
ricevevano in tempo della Repubblica i capitani (3) . Nel qual fenfo
prendeano quefto titolo Imperadori , ancorché non aveflero perìo-
gì'

natmente guerreggiato; ma
folo perchè fotto il loro imperio, ed au-
fpicio altri aveflero qualche infigne vittoria colla
capitani riportata
ftrage almeno di diecimila nemici (4). Ed in quefta occafione gì' Im-
peradori lafciando a' capitani gli altri onori, e premj della vittoria,
riferbavan per se fteffi il titolo d'Imperadore (5)
Nè quefto titolo in tal lignificato procacciavafi più, che una
volta fola da un iftelTa guerra : e folamentc Claudio , come nota Dio-
ne per le fue fole gefta nella Brettagna, funne, contro il roma,
(et),

no cofiume , falutato più volte Imperadore; ond'è,che nelle fue mo-


nete leggefi imper. xxvn. nel qual numero non fu quel titolo da ve-
rmi altro Imperadore mai prefo ; avendo tutti feli altri coturnata
adattarlofi tante volte ,
quante diverfe vittorie da diverfe guerre avef*
l'ero riportate. •

Sotto gì' Imperadori Antonino, e Gcta, figliuoli di Severo, co-


min*

Ci) A gatta
}
Uè. 6.
(2) Appian. Bell.C'tv. l'tb.l. Flav. Vopifc. in Aurelian. ed Ertdiano lib.S.in fin.
(3) Tacito parlando di Aujjufto [Anna!, lib. \. cap. 9.], dice: Nome»
Jmpcratoris feraci , rttnuc vicìes ptrtum.
(4) Appian. Altf. Bell. Chi. Uè. 2.
(5) Marco Craffo , debellati ch'ebbe i paci , confeguì moiri onori ; ma
Augufto ne fu acclamato Imperadore [ Dione lib. 51. ]. E Marco Vinicio
1

vendicatofi de Germani, procacciò, dice Dione [Hb. 55. ], ad Aut;ufto il


1
nome d Imperadore . Concedette nondimeno Au^ufto quel titolo a molti,
e Tiberio a Blefo [Taci t. lib. i.Aannl. in fin.]-, e Tito prefa eh' ebbe Geru-
salemme , ancorché l'offe allora femplice capitano , fu da' foldati (aiutato
Imperadore. Sveton.'m Tito cap. 5.
(ó) L'tb. 60,
i 54 PARTE SECONDA
minciò quello titolo nel lignificato medefimo a difufarfi; e nè pur nel.
le monete di quegl' Imperadori , che riportarono intigni vittorie de'
rimici, eccetto quelle di Coftantino M. trovali, fe non di rado. L'i-
iìeflb apparifee da' marmi, a riferba d'uno di Giuftiniaoo, ove leggefi:
IMPER. III. (l).
Adunque il titolo imperator ne' marmi, e nelle monete, quan.
do trova folo, dinota V aiToluta poterti ; e perciò da' Greci traducefi
fi

^v7wpmrup ì colui, c' ha la poteftà , e l'imperio da se, indipendente-


mente da altri: quando poi rrovafi co* numeri itervm ih. iv. v. ce.
dinota numero de' trionfi, o delle vittorie riportate.
il

IL II nome Cefan in perfona di Caio Giulio primo Imperadore, fu


De! titolo
vero cognome di fua famiglia ; poiché la fua Gente Giulia erafi ne'
cassar. Giulj Giuli, c ne' Giulj Ccfari diramata. Avendofi poi egli adottato
nel tortamente Caio Ottavio fuo pronipote, e perciò ammeffolo nella
fua famiglia, querti dopo la colui morte , lafciando il fuo natfo co.
gnome Turino, prefe il cognome Cefare (2): lo prefero poi anche Ti»
berio, adortato da Augurio; Germanico, adottato dai fuo zio Tiberio;
e Caligola, figlio di Germanico. Onde ne' primi quattro Imperadori,
che o per adozione , o per naturai parentela erano alla famiglia di •

Giulio Cefare attenenti, può dirfi eflcre ftato piuttofto cognome ere-
ditario di. famiglia, che titolo di maertà. Quindi Claudio, e Nerone,
ch'erano foltanto affini de' precedenti , prefero quel nome, non prima
«x'efTere nè come discendenti della famiglia; ma
afTunti all'imperio,
come un imperio, fino allora dalla famiglia de' Cefari
fucceffori in
pofleduto. Succeduto poi a Nerone l' Impcrador Galba, quefti ancora,
comechè nè per legge, nè per natura, nè come difendente, nè co-
me affine ali anzidetta famiglia fi apparteneffe ; acccrtatofi nondimeno
del favor de'Romani, i quali, uccifo Nerone , gli aveano giurata fe-
, deporto il titolo
deltà di Legato, prefe quello di Cefare, non come
cognome di famiglia, ma come titolo di dignità (3): efTendofi già i
Romani avvezzati a, venerar quel nome ereditario e fucceffivo ne*
fuoi primi Monarchi . Ed a riferba del folo Vitellio (4), che rifiutò que-
llo titolo ( quantunque poi affai tardi , ed inutilmente lo prefe ( 5 )
fperando. coll'augurio di tal nome far nuovamente riforgere la fua già
deprefla fortuna); d3gl'Imperadori , che di poi regnarono, febbene cU
» - fami-
Ci) V. Spanem. de Ufu , &
Prtiejl. Nunùfm. diff. n. cab. 7. n. 8.
(2) Svcton. in Jul. cap. 86. in OBavie cap. 7. Appian. Bell. Civ. lib.i. & 3.
(3) Sveton. in Galba cap. x. 2. il.
(4) Sverò», i» Vttell. cap. 8. Tacit. Hifl. lib. t. Plutavch. in Galba. V affe-
ttano ancora i marmi , e le monete fincere di queft' Imperadore , dove il
titolo Caefar non trovali affatto
(5) Tacit. Hifi. lib. 3.

Digitized by Googfe
TEMPO ROMANO. r 3S
famiglie, e di genti diverfe » e di nazioni ftranierc , ufoffi collante-
mente , e da cui a' loro figliuoli , o fucceflbri con reraggio perpetuo
fu tramandato ( 1 ) . Anzi P Imperador Giuftiniano in tanto pregio lo
tenne, che riputollo il più gloriofo titolo dell'Imperiai Maeftà (2).
Né i foli primi Imperadori, che in Roma, ed i fufleguenti, che
in Coftantinopoli ebbero il trono ; ma trasferitoli poi l' Imperio da
Oriente in Occidente in perfona di Carlo Magno, quelli ancora, ed
i i'uoi fucceflbri ufaron tutti lo fteflb titolo di Ce/are. Onde non fu
falfo indovino Sparziano, il quale parlando del nome Ce/are (3) , lo
chiama : Nomen cum acternitau mundi duraturum . Anzi fi è porto
pur anche in ufo nel più recente Imperio della Mofcovia , i cui an-
tichi Duchi non ufavano altro titolo, che di Weliki Knefi, che in lin-
gua Ruffiana dinota Gran Duca : ma da più di due fecoli in quà , e
propiamente nell' anno 1510. Bafilio Gran Duca di Mofcovia comin-
ciò ad ufare il titolo d' Imperadore , dinotato col nome C^ar (4), il
quale non è nome propio, ma titolo di Maeftà in quell'Imperio, ed
è lo fteflb , che Caefar (5) : poiché avvezza quella nazione ad una lin-
gua fcarfa di vocali, nella parola Caefar non vi pronunzia Vae, on-
de re ila Cfar e pronunziandola / con un po d'afprezza fettentrionale,

l'efprime a guifa di ^; onde proferifee C^ar quel che noi diciamo Ce-
fare. Nè dee recar maraviglia, che l'Imperadrice ancora ivi chiamali
C^ara- poiché fecondo l'ulo già introdotto ne' baffi tempi nell'Impe-
rio di Coftantinopoli , appo Niceta Coniate , Niceforo Gregora , ed
1
altri fiorici bizantini , trovafi dato il titolo di Cefareffa alle mogli de
Greci Imperadori
Quell'ufo però di prenderfi da' Romani Imperadori per titolo di
Maeftà il nome , o cognome di qualche loro primo e celebre ante-
ceffo re , non fu de* foli Romani , ma di tante altre più antiche na-
zioni {6) . I Monarchi de' Parti dal loro primo Re Ifrface furon de-
nominati yfrfaci (7). Per la fteffa cagione molti Re della Bitinia fu-
ron
(1) Eufebio In Canone Chron. ad ann. 1969. giufta la verfione di S. Gi-
rolamo: Cajus Julius Caefat prìmus apud Romano* fingulare arripuit Impe-
rium , a quo caesares Romanorum Principe* appellati.
(2) Giu/tiniano Novell. 30. in praefar. Qua de caufa apud omnes termi
populo* nominatinimum Caefaris mmen ejl : &
nos, praeter omnes alias Lh-
peratoriae Majejtatis netas y eo tloriamur . f
(3) In Aelio Vero. (4) SeldenOy Tituli Honorum part. x.cap. 2.
(5) V. Ciò: Crijliano Sagitr. in Corpufc. Hijiorico Hexatdico , membr. r.
mrtic. 4. ^artic. 2. »

(6) V. Seidtno Titul. Honor. part. 1. cap. 5.

(7) Giuftino hijl. lib. 41. ove parlando del primo Arface, dice: Cujus
memoriae hunc honorem Parthi tnbucrunt , ut omnes exinde Reges fuos Affé*
tis nomine nuncupent .
lS6 PARTE SECONDA
roti detti NicoMfdì . Giufeppc Ebreo (i) dice, che i Re d'Aleflandria,
affanti ch'erano al trono, lafciando l'antico lor nome, prendeano
quello di Tolomeo , dal primo Re d'Aleflandria così chiamato
: come
appunto , loggiugne, fecero i Romani Impera dori , che affanti all'Imperio,
hfeiando il nome di lor famiglia ereditario (quello non lo fecero tutti),
prefero quello di Cefare , nome dinotante Principato , ed onore. Del nome
Faraone è vario rapporto: Suida dice (a), che Faraoni chhmaronfi
il

tutti i Re d'Egitto dal primo Re, ch'ebbe nome Faraone . Ma Giu-


feppe Ebreo (5) (lima, che tutti i Re d'Egitto da Minco, fondatore
di Mcnfi, che vifTe molto prima d'Abramo, fino a' tempi di Salomo-
ne, per mille trecento, e più anni furón detti Faraoni ; perchè que-
lla voce appo gli Egiziani lignifica Re e che aveffero avuto coflo:o
:

alni nomi propj fin dalla lor fanciullezza, l'uno diverto dall'altro ;
ma fatti poi Re ,
prelb aveffero tutti quel titolo dinotante la Regia
Potefù
Oltre però agi' Jmperadori , intitolati da Ottavio in poi propia-
mente %Aupiifli y anche 1 loro figliuoli naturali , o adottivi , deflinati
fucccifori nell'Imperio, ufaron lovente il titolo di Cefare y riputato in-
feriore , ma proflimo al titolo d^ugujìo Ed il primo fu Pilone , il
.

quile adottato dall' Imperador Galba , ebbe cóme difegnato fucceflbr


nell'Imperio, il titolo di Cefare (4) febbene poco gli giovò e l'ado-
:

zione, e'1 titolo; effendo flato dato a morte, poco dopo uccifo Gal-
ba. Ebbe poi queflo titolo da' foldati Domiziano, effendo ancor vivo
fuo padre Vefpafiano (5). Anzi l'ebbe anche Tito o dal padre, o dal
Senato, o da' foldati; vedendoti in una fua moneta (6) imprefli da una
parte Vefpafiano, dall'altra i fuoi figliuoli a cavallo, coli' ifcrizione
titvs, et domìtianvs caesares princ. ivvent. E febbene prima
di tutti cofloro fodero flati chiamati Cefari Caio, e Lucio, nipoti di
Ottaviano Auguflo , tolti al mondo da morte acerba (7) ; ebbero pe-
rò quello titolo di Cefare , non come detonati fucceffori nell'Imperio,
* ma
[i] Anùq. Judaìc. Vtb. 8. cap. 1.
[2] In V. 4>*f<toì , ivi : Oùto! ixnKwrr» »«r«f 0/ tfswXflt A<>u'irr« «Vt
tv irpvTtt «Pe-e**.- Sic eniues Aee,ypti Reges vocabantur , a primo Pharaone.

[}] Loc. cit. O' $*pec» x*r' ÀìyjTTtut fiatethi* enyalru : Pharao apud Ae%
gyptivs Regem fipificat.
[4] Tacit. Hìjì. liù. 1. ,
[5] Tacit. HÌJÌ. liù. 3. in fine. Sveton. inDomit. cap. 1.
[6] .Preffo Patino Num. Imper. pag. 106. •

[7] In una moneta di Augufto veggonfi V immagini di quefti due fuoi


nipoti coli' ifcrizione c. l. caesares . avgvsti . f. cos. desic. princ.
:

ivvent. Cajus, & Lucius Qaefaies , Augufii Filli, Gonfulcs Dcfignati , Pria*
eipes Juvemutis.
è

TEMPO ROMANO. i 57
ma carne adottati per da Ottaviano (i). Elio Vero, adottato dall*
figli

Imperadore Adriano, e difegnato fuo fucceflbre, ebbe il nome di Ce*


fare; ma non fu mai Imperadore, eflendo morto prima di Adriano .
Onde la fua vita non ebbe altro di memorabile, dice Sparziano (2),
nifi , quad tantum Caefar eft appellata* - non te/lamento , ut antea fole*
bat , ncque eo modo quo Trajanus eft adoptatus ($).' [ed co prope gene*
,

re , quo no/Iris temporibus a ve/Ira clementia ( parla a Diocleziano ) Ma*


ximlnuSy atqtte Conjiantinus Caefares di8i funt y quafi quidam Principum
fitti viri , & deftgnati %Auguflae Majeftatis beredes . Dione Caflio ( 4)
foggiugne , che l' Imperador Adriano dando infermo , e difperato di
fua falute : Commodum Lucium fuccefforem fibi , & Romanis Caefarem •

defignavit . L' Imperador Antonino Pio , affluito che fu all' Imperio ,


diede il titolo di Cefart a Marco Antonino il Filofofo fuo figliuolo
adottivo ; ed eflendo vicino a morte raccomandollo a' fuoi amici , ed

a' Prefetti del Pretorio, acciò lo ricevettero per fuo fucceflbre (5) .
Pi Diadumeno Imperador Macrino fcrive Capitolino (6) :
figlio dell'
Scicndum, quod Caefar fuiffe dicatur , non *Auguflus Diadumenus puer, ,

quem plerique pari cum patre Imperio tradiderunt . Onde vedeiì chiara
la differenza de' due
Caefir ed *Augufìus,
titoli ,

Trovafi ancora al titolo di Cefart aggiunto quello di Nobilifftmo .


^*
in perfonà de' figliuoli degP Imperadori , o di altri desinati fucceflbri
nell'Imperio- e leggefi dato la prima volta a Caio Giulio Vero Mafli- MV$>
K r, ^ '

mino, figlio deirimperador Maffimino (7) febbene prima di lui fi (offe


:

dato il lolo titolo di Nobilijpmo anche ad alcuni Imperadori , come a


M.Aurelio Commodo, il quale da Erodiano (8) vien chiamato Borri,
xivf iuyuk-ttrof , Rex Nobilifftmus ,ed in un fuo marmo (9) leggiamo: imp.
caes. m. avrel. commodo, &c. ed in fine NOBILISSIMO principi: E
nelle monete de' figliuoli , o de' fucceflbri degli Augufti da affimi no M
fino a Gioviano s'incontra fpeflb quello titolo w. caes. ovvero nob.
caes. Nobilijffimus Caefar. L'ifteflb titolo dopo Gio- ufo (Ti dagli altri
viano come gli Scrittori della Storia Bizantina ci arteftano.
,

Cominciarmi poi a diftinguerfi quelli due titoli , per modo che


de' figliuoli degP Imperadori alcuni folamente Cefari, ed altri più gio-
vani furon detti fempliccmentc Nobilitimi ; e coftoro medefimi poi in
età piU avanzata fi dicevano ancora Cefari . In progreflb di tempo no»
S folo

[1]Sveton. inOftav. cap. 64. [a] In Aelit Vitro,


[3]Il quale nel tempo ftelfo fu adottato , e fatto Imperadore come ,

«lice Dione Caflio in Nervo Cocce/o.


[4] In Hadriano. [5] Giul. Capitolina in M. Anton. Philof.
(6) In Macrino. (7) Appo Grut. pag. 151. n. J. (8) Uè. 2, cap. 9.
(9) Appo Gruter. pag. z6z. n. 4.

Digitized by Google
, 38
PARTE SECONDA
Colo i figli , ed i fucceflòri, ma i freccili -eziandio , ed i cugini , e
finalmente anche gli {Ranieri furon col titolo di Nobilijftmo decora,
ti (i): onde poi per diftinguerli il più degno dagli altri , s'inventò il

titolo di Pìotonob'il'tfftmoy o iia Primo de bìobiliflìmi tra gli onori della


, Corte di Coftantinopoli (2).
IV. Fu l'olito ancora darli a' figli naturali, o adottivi degl'Imperado.
Del tìtolo f|, o ad altri loro eredi quali in fegno della futura fucceflione all'
,

0 non meno ll tlt ? ìo di Gefare y che V altro di Principe della


juventu-" ^F*" '
tis. Gioventù: e fu dato la prima volta da Ottaviano Auguflo a Caio ed ,

a Lucio fuoi figliuoli adottivi (3) . Ad elempio di coftoro ebbero lo


fteflb titolo due nipoti di Tiberio, Germanico (4), e Claudio (che
fu poi Imperadore) quando da Caligola fu adottato (5). Trovali quin.
di fufleguentemente dato ad altri Augufti , prima però che foflero af-
fanti al trono, quali furono Nerone, Tito, Domiziano, M.Antonino,
Commodo, Caracalla, Geta, Diadumcno, Maflimo, Coftanzj, i Co- i

ftantini, Crifpo, ec. come dalle monete, e da' marmi apparilce.


In tempo della Repubblica a' più nobili giovanetti dell' ordine
Equeftre fu quello titolo conceduto (6) poiché, ficcome quando dal:

m Cenfore faecali la riforma del Senato , quel Senatore , che come più
degno , o meritevole , a capo del catalogo era lcritto , reftava detto
t
fino al nuovo luftio Principe del Senato ; così nel farfi T efame , e la
fcelta dell'odine Equeftre, quel giovane, che come più nobile, e va-
lorofo , il primo in ornine veniva letto e pubblicato , reftava detto
,

Principe della Gioventù e da Cicerone chiamali ancora Signifer (7) jiU


,

fiere • perchè portava egli le bandiere, ed a capo dell' efercito marcia-


va: onde in alcune monete una coli' ifcrizione princ. iwent. fi veg-
,
gono imnreire l'infcgne della Romana Legione. In oltre in alcune mo-
di Nerone, e di Commodo leggiamo: eqvester. orco princ.
iwent. Lampridio (8) dice, che Commodo fu aggregato fra' foli tre
Principi della Gioventù: nè quello numero è inlolito nelle antiche
memorie ; poiché in una moneta di Geta (0) fi ofTervano tre foldati
a- cavallo coll'ifci izione princ. iwent. Anzi (io) M. Antonino il Fi-

Jofofo aggregò Marco ( che fu poi padre dell' Impcrador Commodo )


fra'

(t) V. Dit Frcf/tc Gloff.Mcd. G raeci t. to. 2. pap. IO IO.


(2) Ed altri limili, come Protojci ijìus , P, -e: patricius ,
Protocancellarius %
(?) Tatit. Amili, lib. I. cip. 3.
(4) Di cui Ovidio de Ponto lib. 2. cp. 5. ] dice
[ .• *

Te Juventini Princeps , cui dot Germania nomen .


C5) Sveton. in Caligola cap. 15. [6] V. Livio Iti. 42. cap. 43.
[7] Pro Sulla cap. 12.
[8] In Cornmodo. [9] Patin. Nttm. Impcr. pag. 252.
{io] Giul. Capitolin. in M. Antonino *

DigitizecL by Google
TEMPO ROMANO, t#
fra' fuoi capitani di cavalleria ; nel qual numero Tempre il figliuolo
dell' Imperadore, o il desinato erede era H Capo, o fu Principe de'
Principi della Gioventù (i).
Il titolo di Divo fu la prima volta dato all' Impcrador Giulio V.
Cefare, ma dopo fua morte; elfendo (iato con pubblica , e folcnne ce Del ti
rimonia (2) tra' Dei aferitto; e tenuto poi tale dal volgo, dappoiché wvus
in tempo de' giuochi ad onor fuo dal fucceflbre Augufto celebrati ,
comparve per fette giorni una ftella crinita, creduta eflerc l'anima di
Cefarc al cielo all'unta (3) . Rcftò quindi per ufo appo i Romani (4)
di confegrare, o fia annoverar fra i Dei quell'I mperadori defunti,
che lafciati avefTero figliuoli, o fucceflbri , con fabbricarli tempi, com-
porfi inni in lor onore, iftituirfi collegj di Sacerdoti per fagrificar lo»
ro,e con afTegnarfi i giorni feftivi per loro culto (5). S'introdufle poi
anche fulo di confegrar le mogli, le forelle, e le figliuole degl'I m-
pcradori ; onde nelle loro monete leggiamo diva drvsilla soror
CAESARIS AVGVSTI.D1VA DOM1TILLA AVGVSTA figliuola, O moglie ,

di Vefpafiano. diva avcvsta Marciana forella di Traiano, diva


fa vstina , moglie di Antonino il Filofofo (6). diva tavlina, mo-
glie di Maflìmino In alcune delle quali monete al rovefeio fi vede
.

imprcffb il pavone; ficcome nelle monete degF Imperadori di già tra* ,

Dei annoverati, vedefi l'aquila in fegno della loro ~4potcofi, o lia con-
fegrazione, coli' ifcrizione consecratio . E giunfe l'adulazione de'
Greci, per compiacere all'Imperador Adriano, a confegrare pur anche
Antinoo fuo favorito (7).
S a Non
IO Onde Q.. Curzio ( l\b. 6. cap. 9. ) fa parlare Aleffandro a guifa di
Romano , ove gli fa dire di Filota : Equitatui optimae exercitus parti Prin-
cipibus nch'ùi'Jxmae Juventutis unum profferì.
« [2] Defcrittaci a minuto da Erodiano lib. 4. prìnc. m
[?] Sveton. in Jul.cap. 88. Nelle monete, e ne' marmi di Auqufto leg-
ge fi per lo più: avgvstvs d. f. [Divi Filini], fen/'a elprimerfi \ulii, o
deferii, perchè allora non eravi altro, che Giulio Ce fare , fuo padre adot-
tante, fra' Dei aferitto. Prima di Giulio Ce fi re , tranne Romolo , niuno

Re, o Eroe, per quanto benemerito fofle della Repubblica, fu mai , vi-
vo, o defunto, con divini onori trattato. I Triumviri , che dopo la mor-
te di Cefare governarono lo Stato , fperando [ come ci attefta Dione lib.
44. ] ciafeun d'elfi di occupare un giorno il trono di Cefare, s'ingegna-
rono di mantenere, ed accrefeere la colui riputa/ione, nè potendo in al-
tra guifa difendere un morto, procurarono di rapprefentare al fopolo,che
meritalfe per la fua liberalità, e beneficenza d'effere tra' Dei annoverato.
[4] Come dice Erodiano loc. c\t. [5] V. S. Cipriano lib. de Idol.
[6j Capitolino [in M. Anton. Philof.] Pctiit n Settata, ut homres Faafli~
nae , aedemque decernerent : novas puell/tr Faujlinianas infìituit in bomrem
uxori s mortuae : Divam etiaw Fattfìinam a Senatu appcllatam gratulatiti efi
[7] Elia Spantano in Ha dàa no
f4b PARTE SECONDA
Non
annavcravan però tra i Dei, fe non dopo morte. Onde
fi

Bafliano avendo uccilo il fuo fratello Geia, efortato da alcuni a no-


marlo Divo , per isfuggir la taccia d'un tirannico fraticidio , difie :

SitDivtts, dum non Jit vhus(i). Vefpafiano nell'ultima fua infermi*


tà, vedendofi pretto a morire, difle: Ut puto Deus fio (2). L' Impe.
,

rador Adriano avendofi adottato per figlio Lucio Elio Vero, e defti-
natolo fuo fuccefTore , prefagendo tuttavia dalla colui difpofìzione in-
f ermi a ia, che farebbe premorto ad elTolui , fcherzò: Ego inibì Divum
adoptavi y non filimi (3). Onde Tertulliano (4) difTe: Malediftnm ejl
finte *Apotheoftn Deum Caefarem nuncupari .
Ma quantunque non foflero tra' Dei, fe non dopo morte annove-
rati , non mancofli però di adorargli anche in vita , come tanti Dei,
con ergere in lor onore teinpj, altari , ed imagini ; come di Giulia
Celare ce ne accerta Svetonio (5); di Augufto, Sefto Aurelio Vitto-
re (6); di Tiberio, Tacito (7); di Caligola, Seneca (8); di Adriano,
Elio Sparziano (p) E come a tanti Dei, furono loro pur anche of-
.

ferri incenfi, fagrifizj, e voti (10). Quindi è, che in molti marmi eret-
ti a' Romani lmperadori leggiamo fottoferitto l'Autore con quella for-

inola D. N. M. Q. E. Devotus Piumini Majejìatique Ejus Nè gì' Impe- .

rado-

[1] Antonino Cela.


Sp.irz.iano in [2] Sveton.inVefpaf.cnp.il.
Sparziano in Ael'to Vero.
fj]
4] InApolog. adv. Gcnt. <77/>. 34. EMinuzio Felice ( in Ottavio): Ni/i
forte pofl mortem Deos finpjtir y & pe/erante Proculo Deus Romuius , &
di-
vi ccteri RegeSy qui confecrantur . nomen adferibitur:
Invitti hir denìque hoc
optant in homine perfeverare ; fieri fe Deos metuunty etfi jam fener y nolunt.
[5] In Julio cap. 76.
[0] De Cacfanb. cap. \. e Tacito ( Annal. \.) dice , che dopo morto
Augufto fparlavafì di lui
: Nihil Deorum honoribus reliBum , cum fe templi$%
& effih lt Numintm per Flamincs , <& Saccrdotes coli veliti . Ed Orazio
( Epiji. 1, lib. 2. v. 15. ) dice ad Augufto ;
Praefenti tibi maturos largimur hcnorer y
Jurandafque tuutn per nomen ponimus arar.
Ed Appiano ( Bell. Civ. lib. 5.) dice, che Augufto eflendo di ventotto an-
ni, terminato le guerre, e ridotto l'Imperio in una tranquilla pace, era
nelle città per ordinario fra' Dei patrii collocato.
(7] Annui, lib. 4. [8] De TranqwiU Anhn. cap. 14*
[t/J in Hadriam
{10] Virgilio[A7c/.i.r.7.] parlando di Augufto, dice fotto nome di Tirino:
Namque»erit illc mikì fmpcr Deus y illius etani
'

Saepe tener nnjirìs ab oviitbus imbuti agnus


E Minuzio ( ni Ocìavio): Etiam Principiò** » &
Regibus ncn ut magni*.
& eìetiis viris , Jìcut fas ejì , fed ut Dets turpher adulati* falfa blanditur .
Sic eorum numen invocata , ad imagines fuppl'uant y &
ejì eis tutius per
Jo*
vis gentum pej erare , quam RtgtS, V. anche Orazio lib. 4. odf 5.

Digitized by Googl
TEMPO ROMANO.
radon Colma i figli eziandio , c le mogli loro come tante
tanto , ,

deità fi Anzi leggiamo dato pure il titolo di Divo ad


veneravano (i) .

Antonino Diadumeno, mentr' era ancora in vita ; poiché quando fu


facto Imperadore dalf efercito, i foldati fra le altre acclamazioni dif-
fero *Antoninum Divum omaes rogamus (2)
: E Spanemio (3) è d' av- .

vifo, che fi fofle dato quefto titolo ad altri Imperadori ancor viven-
ti, prima d'eflere eonfegrati, ed aferitti fra' Numi; quali furono Au-
gurio , Tiberio , Nerone , Nerva , Caro , Aureliano , Valentiniano ,
e Valente, fratelli come anche altre perfone imperiali , cioè Livia
:

madre di Tiberio, Drufo, Germanico, Agrippina madre di Caligola,


e tante altre. Ciò che dice apparire dalle loro monete, fpezialmente
dalle greche, e da alcuni marmi le quali memorie ftima egli fatte
:

al tempo di quelle perfone imperiali , non già dopo la loro morte ;


poiché trova in alcune di quelle , oltre al titolo ©E02 > Deus Di-
vtiSy anche quello di Dominus , che davafì agi' Imperadori vivi , non
già a* defunti ; e nelle monete non trova il fegno , e '1 nome della
confecrazione. E fin qui agl'Iraperadori , o a' loro figliuoli, o congiun-
ti furono i titoli, e gli onori divini, dati da' luciditi il qual ufo erafi :

molto prima già introdotto in Oriente , fopra tutto appo i Re della


Siria , eh' ebbero i foprannomi di Dia , Dio Epifane , Dio Kicatore ,
Dio Sotere, Teopatort y
ec. (4) . Gran carattere di diverfità tra la ve-
ra, e la Religione; poiché la vera nella Divina Scrittura (5) ci
falfa
deferive, un po di fango, fatto uomo da Dio; nella falfa per contra-
rio fovente leggiamo un po di fango fatto Dio dagli uomini (6).
Ma furonvi degl' Imperadori , che fi fecero -Dei da se ftefii . In
fatti l'Imperador Domiziano di autorità propia fi arrogò il titolo di
Dio; poiché dettando a'fuoi fegretarj una lettera imperiale, fece così
fcrivere: Dominus, ac Deus nofler fic fieri jubet(y)^ e Marziale (8) par-
lando di un colui editto, lo chiama: Editlum Domini, Deiaue nojlri.
Dio-
-

[t] Ovidio de Ponto lib. 3. eleg. 1.


Sed prius impojito fantlis altaribus igne
Thura fer ad magnos , virnique pura Deos
E qui bus ante omnes Aupifli Numen adora ,
Progemtmque piani . parùcipemque thori.
[l] Lampridio in Antonino Diadumeno .
[5] De Praefi. &
Ufi* Num. Dijf. 12. cap. 12.
[4] Come abbiamo fopra offervato Parte I. ». X.
[ 5] Genef. cap. 2. v. 7.
[6] Velleio ( lib. 2. cap. 126.) parlando di Tiberio, dice: Sacravit pa-
rentem fuum Caefar non imperio , [ed 1 elisione : non appellavit eum , [ed fe-
ci* Deum.
(7) Sveton. in Domit. cap. 13. C8) Lib. 5. ep'tgr. 8.
i4i PARTE SECONDA
Diocleziano poi non contento dei titolo, volle anch' eflere come ùn
Dìo pubblicamente adorato (i).
Da quella divinità dcgl' Imperadori furon chiamate divine le lo-
ro leggi J onde {petto nel Codice di Giufliniano leggiamo Divalla Con.
fulra , Divalla Statata , Divalli Lex , Divalis JuJJto (2) Giufliniano :

parlando degl'Imperiali Relcritti, li chiama divina; litteras , parlando


in generale dell' Imperadorc , lo chiama Divtts Inycrator (3), Trasfe-
ritoli poi V Imperio da Oriente in Occidente , non mancarono alcuni
Imperadori d'Occidente di ular anch' elfi il titolo di Divo. Anzi firn»
pcrador Federigo nelle lue Collituzloni chiama Ibvente Divi i Re Rug-
giero, e due Guglielmi I. e I!. tuoi predeceffori (4).
i

Quel the reca maggior maraviglia , è rofTervarfi dato il titolo


di Divo a Coflantino M. anche nella noftra Chiefa di Napoli ; nel
tempo fteflb, che non lolamente non fi teneva per fanto, ma nell'ecclc
fiafttche funzioni ancora per la colui anima fi pregava. Nella Crona-
ca di S. Maria del Principio, che (limali lcritta ìulla fine del XIII.
fecolo, fi preferive (5) , nella procerfione del giorno della Commemo-
razione de' Morti doverli dire nel Coro di S. Rcftituta , quella orazio-
ne per l'anima dell' Imperador Coflantino: Omnipotens fsmpiterne Deus,
cu itti majcjlati Megcs ,
atque Imperatore; fuùjacent •
qtt.rrjttmus prò tua
pittate mi/crete animae famuli tui divi Imperatori; Romani constaw-
TINI , qui hanc Dlvae R:Jlstutae facratijpmam aedem Canonizofot: Car-
^

dinale; quatti or tice ini in honorem tui nomini; obfervantijjime dedicavit :


Per Domimtm nojlrum (6) Uopo è per tanto dire, che in que*
.

tempi ancora barbari o non fi fapea il vero lignificato della voce Dì-
•cu; ; o quella voce non ufavafi nel Tuo vero lignificato , in cui non
può attribuiti per affatto alle creature; tra l'effcre delle quali, e l'el-
le re di Dio evvi didanza infinita.
VI. Alcuni Romani Imperadori non contenti di prendere da se flefli,
Di altri no- o di ricevere da altri il titolo generale di Divo o Dio , prefero an- ,

mt ,
e tuo- cora il n ome particolare di qualche Nume. JL'Imperador Nerone % che
tant ° ^ cantarc > e d fonare compiacevafi (7), ebbe il nome di */f-
»
^Elidati
a^V Imperai P oUo >
^ort ' \i) Aurei. Vitt. in die far. cap. }0. Eutropio lib. 9.
(2) L. Divalla y C. de Tejlam. l.i. C. de Collat. Donator. I. 2. C. Quin^
do & qttib. quarta pars, l. 1. §. 9. C. de Affcrt. tollend.
y

(?) L. 7. C. de Natttraliù. liberis . L. 26. Cele Donai, int. Vtr. & Ux.
(4) Conflit. Siati, lib. 5. M. 4. 7. (^r. (5) Fol. 8.
(ó)Cosi credevafi allora, che Coflantino M. foffe venuto in Napoli,
ed aveffe fondata quella Chiefa , ed altre, tanto in Napoli , quanto per tut-
to il Regno; e che avefs'egli iftituiti i .Canonici Cardinali ; cofe oggimaì
tenute da tutti per fanfaluche.
(7) Sverò», in Nerone cap. 20. 21. 22.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. 145

pollo , vedendoli effigiato in una moneta informa di citarifta coll'ifcri-


zione' da una parte NEPfìN APIO A AH , Nero apollo ; c dall' altra:
NEPfìNI AriOAAQNI» Ceroni cipollini (1) . Caligola fu fakirato col
nome di Giove Laziale (2). L' Imperaci or Commodo per aver ucci-
fe alcune fiere nell' anfiteatro di Lanuvio fu chiamato Ercole Roma-
no : gli furono erette delle ftatue in abito di Ercole , e gli furo-

no fatti facrificj a un Dio (3); anzi, come Erodiano ci atte-


come
fta ^4) ,
ripudiando il fuo paterno cognome, ordinò, che in vece di
Conmodo figlio di Marco, lo chiamarTero Ercole figlio di Giove. Elio-
cabalo usò il nome di Bacco , e vedi alla foggia de' Dei (5) Ebbe .

ancora il nome $ Ercole Confervatore Emiliano Augufto (cl). Maflimia-


no collega di Diocleziano è noto nelle antiche memorie fotto nome
u" Ercole (7): anzi tutti e
due Diocleziano, e Maflimiano furono ono-
rati co' nomi d'Ercole, e di
Giove dagli Scrittori di que' tempi; onde
Mamertino (8) parlando loro, dice: Sanile Juppiter Hercules bone. &
Ed in alcune loro monete ieggefi: iovi . et hercvli . avgc. In al- .

tre vep.gonfi Diocleziano , e


Maflimiano effigiati coli' ifcrizione : 10-
vio . ET . hercvlio ; ed in un marmo di Spagna (5?) Ieggefi dio- :

CLETIAN IOVIVS ET M AXIM1 ANVS HF.RCVLIVS CAESS.


. .
. . AV'GG. Come .

fe foflero da Giove, e da
Ercole originati. E prefero quelli nomi per
eflere da' loro fudditi più volentieri
adorati, come dei, e discendenti
di Dei: onde Mamertino (10)
dice loro: Siquidem yos Diti effe genito!.

lettera (13) fi foferiffe Jovius Maximinus ^fugujìus Sabino ; e quindi Caio


Vale-

<l)V. Spantm. de Praefl. &


Uf. Ntm. Dijf. 12. cap. 12. ». 2.
Sveton. in Cali?, cap. 22. (3) Lampridio in Commodo.
(2)
(4) Uh. 1. ove parlando di Commodo, dice: Eo vecordiae,pctulanU*c-
repudiarci, ac prò Commodo Mar*
atte procefjh, ut paternum primo cofnomert
et filio , Herculem fe Jovis filium jufferit appellavi

(5) Lampridio in Heliopab.


(6) Come apparifee da' marmi. V. Gruter. pa%. 273. n. 7.

(7) Mamerttrt. in Pancg. Maximian. cap. 13.


(8) In Gevethli.ic. cap. 16.
(9) Gruter. Infcript. Hifpan. p.tt>. 24. n. 2.
(10) in Genetliaco Maximiani cap. II.
modo m.ig»j,e*
(11) Lattando ( de Mort. Perfecut. cap. 52. ) ; Ubi fiori
illa, &
darà per £,ent:s Joviorum,
Diocletiano, Naximiano &
infoiente)- ajfumpta
&
Hcrculwrum commina , quae prtmum
ac pojlmodum ad fucccjjo-
a ,

res eorum translata viguerunt?


(12) V. Chron. Alex. pag. 27'6. 278.
(13) Eufebio Hifl. Ecclef. lib. 9. cap. 9.
144 PARTE SECONDA
Valerio Liciniano Licinio Lnpcradore inficme con Licinio Ccfarc Tuo fi.
giio (1). Ebbero ancora il nome d'Erculio Coftanzo e Coftantino, generi ,

amendue di Maffimiano Erculio, come vedefi prelfo Maraertino (2); il


quale oflerva , che anche Roma chi a ma vali Erculia y c Jovi.% dacogno-
mi di quegl' Imperadori , da' quali derivarono pur anche alla foldate.
fca, leggendoli pretto Vegezio, Ammiano, Sozotneno, Zofimo,ed al-
tri : Jovianae , & Hercul/anae Cobortes ; J ontani , & Herculiani Mili-
te; e^c. (3).
.Similmente il titolo d'Olimpio, propio di Giove, fu dato da'Gre.
ci all' Imperador Adriano , per aver coftui eretto , e conlcgrato in
onor fuo, e di Giove un tempio in Atene (4) j onde in varie fue
monete, coniate dagli Efesj da'Laodiccfi , da' Nicomcdieiì , leggefi:
,

KAI2AP AAPIAN05 . OATi\ini02, Caefar Hadrianus Olympius ; e


.

con quello titolo ancora in molti greci , e latini marmi vedefi onora»
to (5). L'ifteflb titolo trovafi dato all' Imperador Commodo, leggen-
doH in una fua monera: AT. KAI. OATMI1I02 K0MM0A02. Impe.
rator Caefar Olympius Commodus .
Ebbero altri Imperadori ii titolo di Salvadore , propio anche di
Giove prelTo i Gentili, anzi diCrifto nella noftra vera Religione; leg.
gendofi in una moneta dagli Egizj in onor di Nerone coniata Tft :

SnTHPl TH2 0IK0TMENH5 L. ENAT. Servatoti Orbisene IX. (6).


Lo fteflb titolo fu dato a Traiano leggendofi in una fua moneta dal
,

Popolo di Pergamo coniata ZET2 *IAI02 ATrOKPA. KAI2AP


:

TPAIAN02 n EPrAMHNflN Juppiter amicitiae praefes ImperatorCae.


.

Jar Trajanus Pergamenorum y e dall' altra parte 0EQ 2ATHPI KAI :

TH QEQ 2EBA2TO. Deo Senatori, & Deo Jtugujlo (7). .

Finalmente il titolo di Ottimo ovvero di Ottimo Majjìmo propio


, ,

di Giove Capitolino, fu dato ad alcuni Imperadori. Traiano nelle fue


monete, e ne' marmi trovafi col titolo di Ottimo foventc deferitto ; e
fu il primo a riceverlo da' Romani , dopo aver foggiogati i Parti (8).

(r) V. JvorrV, Dijfert. de Num. Liei», cap. U (z) Cit. Paneg.


(?) V. Codefcalco Stewechio in Not. ad Veget. de Re Milit. lib. 1. cap. 17. e
Pancirolo in Nctit. Imper. &c.
(4) Sparziano in Hadriano .
(5) V. Scaligero , Emendat. Ttmp. lib. 5. e Sponio Itin. to. 3. pag.40. e 42.
(6) V.Vaillanty Num. Impp. Graec. pag. 18.
(7) Vaillant loc. cit. paq. 29.
(8) Dione Caffio in Trajano ; e Plinio ( in Paneg.Trajan.eap.%Z.) : Ju~
flifrte de caufis S. P. Q. R. Optimi tibi cognomen ad/ecit ? Paxatum id quidem.
Ci" in medio pofttum , novum tamen feias neminem ante merui(fe . . . Hoc tibi
tam proprium y quam patcrnum: nec magis definite , dijlintleqite dejignat qui
T rajanum , quum qui Optimum appellai ; ut olim Frugalitat* Pi/oncs , Ss»
piemia Latin y Pictate Mettili monjlrabanm .

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. 145
II cofhii adottivo, e fucceflbre Adriano, Claudio Gotico;
figliuolo
e Gordiano Pio (1), furono collo fteflb titolo decorati. E'1 titolo di
Ottimo Majpmo fu prefo la prima volta da Caligola (2); poi fu dato
agl'Imperadori Commodo (3), Severo (4), Caracalla (5), e Dioclezia-
no (6). Tralafcio i titoli di Madre de Dei , di Giunone y di Cerere , di
1
Vejìa , di Venere , dati alle mogli , alle madri , alle figlie de gì Impe-
rarlo::. A
tal che di coftoro può dirfi ciò, che di Augufto dicevalì(7):
Ni bit Deorum bonoribus relitlum
VII.
A II titolo di Augufto fu dato la prima volta dal Senato ad Otta-
Del titol»
viano, quando fu egli riconofciuto per Imperadore-; poiché controver-
AUOUSTUS.
tendoli, le dovea cognominarli Romolo , preval fe l'opinione di Munazio
Planco, che come fondatore dell'imperio, e perciò più degno di Ro-
molo, fondatore della fola città di Roma , fi dovefle cognominare «//«-
gujìo, nome nuovo, più magnifico (8), e più fanto e venerando (p):
ficcome i luoghi facri , che confecravaniì colle folite cerimonie degli
Auguri, diceanfì ancora %4ugufti poiché dal vario geflirc y o dal gar-

rire o dal gujìar de' cibi, che facean gli uccelli, da'Romani fuperfti-
,

ziofamente olTervato , per cfplorare la volontà de'Numi , formaronfi le


voci *Augurìum , ed •Augujlus , quafi *Avigerrium , o *Avigarrium , ed
vfuigujìus. Né altro la voce ^ugu/ius dinotava, che facro(io), ed era
un nome sì religiofo, ed atto ad eccitar venerazione, e rifpetto,che
Ottaviano con quefto nome, eflendo ancor vivo , ripuravafi contee ra-
to (il); e perciò V Imperador Graziano da A ufon io (12) dicefi: Poteva-
te Imperatore «4ugujlus fanftitatc donde vedefi , che la voce *4ugufl»
:

T non
(I) V. Gruter. pag. 272. n. 3. (2) Sveton. in Calig. cap. il.
[3] Nelle fue monete, pretto Vaillaftt, Praeft. Num. pag. 196.
[4] Da Papiniano /. 8. de Vacat.
[5] L. ?o. de Excufat. e l. 16. §. I. de bit , quae ut indign. aufer.
[6] V.Grut.pag.iyg.n.^. [7] Preflo Tacito Annal.\. cap. 10.
[8J Svetonio iti Aug. eap. 7. [9] Ploro lib. 4. cap. ult. in fin.
[10] V. Sveton. loc. ctt. Servio in Aeneid. 5. v. 523. Fefto in v, Augur t 9
v.Auguftus. Pdufan. in Laconic. pag. 180. Ovidio Fajl. C. v. 609.
SanHa vocant Augujla Patres, Augufla vocantur
Tempia , Sacerdotum rite dicata manu. 4
Hujus &
Augurium dependet origine verbi.
Et quodeumque fua Juppiter auget ope .

Onde aflai Greci fpiegano quefto titolo Augujlus colla loro voce
bene i
2t^ttfò( Venerabile. Nelle Glofe antiche leggefi Aùguflus Vtpot , 2t/?«Vpja;,
.•

2*£irc-or, ed in quefto fenib prendefi da Ennio, il quale difle:


Augufto Augurio poflquam inclyta condita Roma eft . .1
[II] Appian. Alexandr. Bell. Civ. lib. 1. Floro loc. cit. Ut jam tum t dum
colitterras , ipfo nomine , & t italo confecraretur .
ili} In Grattar, Aclion.
! 4 <5 PARTE SECONDA
non era tìtolo dì poteftà veruna , ma (blamente di dignità . Ed in
quefto lignificato trovali nc'marmi il titolo dL%4ugitJìo y dato ancora a*

Dei, come movi avgvsto, apolli ni, mercvrio , marti , neptv-


no Ave. ce. ed alle Dee, come ivnoni avgvstae, diakab , mi-
nervae avg. Nè fembra inverifimile la congettura di Reinefio (i),
di edere fiata quefta una pura e pretta adulazione de' fudditi, i quali
per uguagliare i loro Imperadori a'Dei, davano a coftoro il titolo di
*Aus»flo'y acciò adorando i Dei fotto quel titolo, veniflcro nel tempo
fteflb a venerare gì' Imperadori da' quali per altro fu quel nome
: m
tanto pregio tenuto, che tralafciato fovente ogn'altro titolo, nelle mo.
nece con quel folo veggonfi adornati, come: caes a r avgvstvs, ti.
CAESAR DIVI AVG. F. AVGVSTVS, HADRIANVS AVGVSTVS , ec. Pren-
deano quello titolo gPImperadori o quando veniva conferito loro dal
Senato (a) ovvero quando erano aflbciaci all'Imperio da qualche loro
:

anceceflbre (3) Le donne Imperiali chiamaronfi ancora Jfugujh (4) ; c


.

riceveano quefto cirolo o dal Senato nel giorno fteflb, in cui lo rice-
veano i loro mariti , o padri (5) : o dagl* Imperadori nel giorno, in
cui venivan da coftoro con folenne cerimonia cotonate (6) Nè que- .

fto
*

[i] Ciaf. I. ». 44.


^
[2] Spannano [ in DiJìo Juliano ] dice, che Didio Giuliano ringraziò il
Senato d' aver conferito il titolo di Augufto a se , a fua moglie Malli»
Scantilla, ed a fua figlia Didia Chiara Ingreffut cuùam placide ,
: pru- &
denter verba fecit . £•?/'/ grattar, quod effet afeitus quod ipfe , uxor, & &
& filia ejus Auguflarum
nome» acceperunt
,

[5] Eutropio Hiji. Rom. lìò, 9. volendo narrare, che Diocleziano affo-
<lh all'Imperio Maflìmiano, dice: Diocletianui Maximianum Hcnidium ex
Cae/are fccit Augujlum ; Confìaatium vero , Alaximinum Caefares.
[4] Come, oltre alle monete, offervafi appo Svetonio in Claudio cap.^.
ed in CMi«ula cr.p. 10. 15. ed appo Grutero pag. 260. fcq. 46. ». 1. Z47« &
n. 6. 589. n. 1. <S>*r,

[s] Come abbiamfopra veduto nelle parole di Sparziano ; e come Giu-


lio Capitolino narra di Pertinace [ in Pertinace sap. %. ] : Eadem die , qua
Altguflus ejl appetì ittiSy &
Flavia Ti tiana uxor ejus Augufla ejì appellata.
(6) Niceforo Coftantinopolitano [ in Breviario Hijlorico in fine ) dice
O
:

njlantinus Eudociam conjugtm Auguflam mrenat , duofque e liùeris fuis


Chrljìophorum , £ r Niceplorum Cacfares , Nicctam vero Nobiliflìmum creai
Inditi. VII. Inditlione vero Vili. Leoni filio fuo ceniupem e Qxaecia Irenem
àrceffit ; qua Dectmbri menfe Augujla etnfalutata
,
cjttfdcm mox , fitti nu- &
prias celcbravit. Zonara [ Annal. to. 3. ] parlando dell' Imperadore Leone il
'

Filofofo , dice , che dopo aver tenuta Zoe per concubina , panata finalmen-
te di vita la fua prima moglie Teofanone , la fposò , e nominolla Aurr.
jìa: hCyìrxv értyiptvtrt . Cedreno rapportando quefto tacco medefimo, dice:
2? f'pti 0 Bk7ì/.ì0s Zw>}y , PImptradore sommi Zoe ; ed aggiugne , che colei
viife
TEMPO ROMANO. i 47

fto titolo àWyAuguJlo fu cognome ereditario dell» fonwolia d' Ottavio,


come il P.Arduino (i) erroneamente credette, eflendo flato prelo da

tanti Imperadori di famiglie, e di nazioni diverfe ; ma fu un titolo


ereditario dell'Imperio: e così debbe intenderà appo Svctonio (2), il
quale parlando di Tiberio, dice; *Ac ne *Attgufli qu!dem nomea , quam-
quam bereditarium , w///x t nifi ad rrges ac dynajtas epìjìolis addidit Fu
t .

dunque un titolo , che non dinotava nè carattere di poterti nò di- ,

scendenza di famiglia, ma folamente Splendore di dignità (3) ,


propia
degl' Imperadori.
Al Augufto fi aggiunfe poi la voce Perpetuo , leggendoli
titolo di VJII.
in alcune monete di Traiano imp. nf.rva caes. p. r. traiants Dcuagpn.n^
:

A VG. PERP. Imperator Nerva Caefar Pater Patriae Trajanus *AugnJlus


^l^^ri-
~

Perpetutts ; in altre: roma perpetva avg. E poiché ilScnato nell' P£R cy c


eleggere, o nel confermare il nuovo Imperndore , Iblea fra le altre ac-
clamazioni dirgli: Dii te perpetuent (4); è verifimilc, che perciò fofle
quelli chiamato Perpetuo Etsrno Sempiterno
, , , ec. In fatti nelle monete
ci Alcflnndro Severo leosefi:imp. PERPErws inaltre dell' ifteflTo Se- :

vero, di Gallieno, di Caro, e d altri leggiamo : PER PETV1 TATI avg.


in altre di Probo le^gefi: perpetvo imp. c. probo invicto avg.
in altre: aeternitas avgvsti , 0 avgvstorvm , 0 impfr:i . In
quelle di Coihnzo (5), figlio di Coftantino M. , in quelle di Leone
T 2 Se-

viite un anno , ed otto mefi dopo efifere fiata intitolata Attgttfin , f«r* r;v
1
érty-usi* \ vede, che in que' tempi davafi alle mogli degl Im-
donde fi

peratori il titolo $ Ausila


con qualche Solenne incoronazione cucchi ;

Ajy*?** «iu-jiti-juv ,
Augujinm appellare preifo Zonara è lo lteifo,che chitr,
tonnare pretto Cedreno.
(0I» Seìcci. Oper. &
in Adthn-ì. (2) In Tiberio cap. 16.
(5) Come dice Dione lìb. 53. Thv ri àZtduotrsf *.*u-rpÌT»7* % disunitati*
fhlendortm. Sebbene alcuni Greci credendo forfè, che l vocabolo Angelus
fofle nome proprio , o di famiglia , fen/a fcambiarlo colla loro voce
£«cjV, l'ufarono grecizzato, dicendo, Ay>5«.- ; ohd' è, che nelle greche
monete troviamo AOMITIA A1TOT5TA, IOTAIA ATfOTàTA , e così
nelle monete di Adriano, di Antonino Pio, e d'altri. Ed Eufebio [ <k C/-
mne Chron.
] voc\_Au?uj!hs , e SioVrì? aveifero diverfò
credendo, che le
lignificato, dilfe T'outuàr lg*si*suen 8 Ox,rwevt#ns Y.xira?. **ì tìth 2«.j«-
.•

rsi , KM AJyxToi oi V'ubai -h 8*3t>ah tiviyittC'.ni** Ro»t ititi imperv/tt ferttn-


:

do Odaviatius Cacfar . Lx hoc Sebafii , Ù' AupvJìì appellati junt Romano»


rum Imperatore**
(4) V. Lamprtiio in Alex* Severo. ,

(5) Onde S. Attanafio in una fua lettera,


rapportatala Socrate [ìib.z.
ftp* ?7.btafima gli Arriani, che nel Concilio di Rimini nominarono Co-
]

ftanvo col titolo di Eterno, 0 Perpetuo Attgujlo } e negavano poi al figliuo-


lo di Dio l' edere fempiterno.

Digitized by Google
f4 8 PARTE SRfovnA..
Seniore, di Antemio, di Leone Giuniore, di Zenone, di Nepote.di
Foca,ec. trovafi: perp. avo. E umilmente ne'marmi leggefi: aeter-
no IMPERATORI DIOCLETIANO AETERNO PRINCIPI D. N. FLAVIO
:

CLAVDIO IVL1ANO FL. CONSTANTINVS MAX. AVO. SEMPITERNVSI


:

MAXENTii perPetvi avgvsti (i) ; e Giustiniano nelle fue Novelle


per lo più sentitola: pp. avg. Perpetuo ^ugujìus . Da Diocleziano in
poi al titolo Jfuguflus , cominciofli ad aggiugnere ora la voce Pcrpe-
ora l'avverbio Semper y leggendo^: semper AVGVSTO,© avgv-
stis nelle monete (2), e ne'marmi di Diocleziano, e del fuo compa-
gno Maffimiano, ed in quelli poi di Coftanzo Cloro, di Coftantino,
di Giuliano, di Gioviano, di Valentiniano, di Valente, di Graziano,
di Teodofio, di Onorio, ec. (3). E ne' tempi più baffi fu dato agi*
Imperadori quello titolo di Sempre *Auguflo , anche da' Romani Ponte-
fici , e da' Concilj (4) . I Greci ancora efprimevano quello titolo
Imperiale colle voci A« 2i,J*ròf Semper *4ugujlus ; ed alle volte con
una fola voce AW*£*»-« , Semper*4uguftus y a fimiglianza de' Latini
da' quali dicevafi ancora Semperlenitas (5) . Ed. alcuni Greci riputando
forfè, che'l fignificato del Latino %AuguJlus fofTe diverfo da quello del
greco 2t#et?òf , unirono l'uno, e l'altro ne'titoli imperiali onde l'Ina- :

perador Zenone infuna fua Coftituzione (6) s'intitola A'«/M>ir«, A'«-


Aiy*r& Sempermagnus Semperverttrandus *4ugttjlui L'Impe-
e*/?<*r«*, , , y
'.

rador Leone nel principio delle fue Novelle s'intitola A» atgarit Au-
j
Semper venerandus %Augufius L'Imperador Giuftiniano (7) s'in-
.

titola AWi/?«rs* A5>w©', Sempervenerandus Jluguflus Simil titolo tro- .

vafi dato da' Latini a Giuliano in un marmo (8) , oye. leggefi fla- :

VIO CLAVDIO 1VLIANO VBlQVE VENERANDO SEMPER AVGVSTO. U-


farono finalmente il titolo d' *Auguj\o alcune Città , o perchè foffero
fiate rifatte dagl' Imperadori , o perchè vi foffe in quelle mandata,
da elfo loro qualche Colonia ; onde offervanfi fopra tutto ne' marmi :

AVCVSTA ACRIPP1NENSIVM FIRMA LVCDVNENSIS, LVSITANI A , , ,

NEMAVS, PERVSIA, TAVR1NORVM, TREVERORVM, VINDELICVM; C


cosf

(1) Grmt.M*. lól. 19.3. 178. w. t.279. «.4.284.». p.Reinefìo Ciaf. 3. ». 58.
(2) V. Da Gange, Famil. Byx.ant. tab. 14.
(3) Gruter. pag. 199. ». 4. 280. ». 6. & pag. 284. 285. 286. ù"c.
(4) Come può vederli nella lettera di Niccolò Papa I. fcritta allTm-
perador d'Oriente Michele III. Porfìrogenito nel nono fecolo; e nel Con-
cilio di Pavia dell'anno 876. [ preflb Lodovico Muratore to, 2. p. 2. Rer.
hai. Script. ] , ove fu eletto Re cT Italia Carlo Calvo Imperadore, a cui da
quel Concilio fu dato il titolo di Perpetuo Auguflo.
(5) Terent. in Andr. A. I. S. 2. v. 4.
(6) De Novis Operibus, inferita nel Codice, /. 12. de Aedifie. privat.
(7) £ 3. C. de Vet.Jur. tnuel. (3) Grut.pag. 284. «.9.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO, •
H9
« •

anrhp BRACAR A VGVSTA , CAESARAVGVSTA , ec.


^
Ebbe Giulio C*C* r- laMaffimo anche prima
dignità, di Pontefice
nìfL^
d'effere Imperadore (1) , e la ritenne n»« Compre, poiché quella di- j^^^x
gnità prcfso i Romani conferivafi a vita. L'ebbero poi , quafi con
retaggio perpetuo gli altri Imperadori fuoi fucceflbri. Ed il Senato Ro-
mano, come t>ione (2) ci attefta fra gli altri onori , che a Giulio
,

Cefare decretò, provvedette, che nafcendogli un figliuolo, o adottan-


dofene egli taluno, dovefle quegli eflére ««unto al Pontificato Mafli-
mo: abbenchè Ottavio da lui adottato, non volle mai togliere a Le-
pido (3) quella carica; ma pattato cofrui di vita, la prefe (4).
Fu
tenuta quella fagra dignità , e con gran gelosia dagl' Impera-
dori guardata , non folo per conciliarli venerazione maggiore ; ma e-
ziandio , e via pila per togliere di mano a' fudditi un autorità , che
febbene fofle di fola Religione , era nondimeno indipendente da ogni
altra poteftà : onde in pedona del Principe l'Imperio col Sacerdozio
s' unifle. E gP Imperadori una poteftà univer-
nei vero a voler fondare
fale, ed affoluta, veniva loro ad uopo trarre a se ftclTi ogni autorità ci-
vile , militare , e fagra; sì per non Soggettare la macftà del Principe a
decreto veruno de'Miniftri della Religione ; come ancora per poter ufa-
re giuridizxone ugualmente , non folo in pace , ed in guerra fopra i
foldati, ed i cittadini, ma pur anche nelle materie alla Religione at-
tenenti fopra tutt'i collegi de' Pontefici, de' Sacerdoti ,
degli Auguri,
delle Vedali, e di tutte altre perfone al fagro culto deputate. Nè fo-
Jamente il titolo di quella dignità ebbero gì' Imperadori , come parve
ad alcuni; ma fpeflb ancora l'cferci tarano (5).
Quando poi erano più Imperadori , i quali regnavano unitamen-
te, per ordinario fi dava quel titolo a ciafeun de' Regnanti. In fatti
leggefi appo Eufcbio (6) un editto dell' Imperador Galerio Maflimi-
no, con cui venne a'Criftiani permeffo l'efercizio libero della Religio-


ne
• •

(1) Sveton. in Jul. cap. 1 3. Onde nelle fue monete una col titolo povt.
max. fi veggono ancora gli ftrumenti da facrificare, i fagri vali, e 1* in-
degne Pontificali.
(2) Lib. 44.
(3) Il quale dopo la morte di Giulio Cefare fu fatto Pontefice Mafli-
taio, ed un anno dopo, Triumviro.
(4) Sveton. in Otìav. cap. 31.
(5) V. Sveton. in Oflav. cap. 31. in Claudio cap. 22. in Vttellìn cap. It.
in Tito cap. 9. in Domtt. cap. 8. Tacit. Armai, lib. 3. cap. 59. Hijìor. lib. 2.
cap. 91. Plinio lib. 2. epifl. 73. lib. 4. epifl. il. Sparziano in Hadriano cap.iz.
Capitolino in M. Antonino cap. 13. Lampridìo in Alex. Severo cap. 22. e 40.
$d in Aureliano cap. 35.
(6) Hift. Ecclef. lib. 8. cap. 17.

-fri

Digitized by Google
i5 o PARTE SECONDA
r.c loro: fu quell'editto promulgato fotto i nomi de' tre Augufli , che

regnavano allora Galeno Valerio M


affimi no , Flavio Valerio Coltoti,
tino, e Valerio Liciniano; fecomlo i'ulo di que' tempi di attribuirti
1
a tute i Toc/ rcguanti qualunque legge da un folo fi ftabilifle , per
conciliar a quelle un'autorità univerlale in tutto l'Imperio: e nell'i,
fcrizione di quell'editto fra gli altri titoli dati a tutti e tre i fuddetti
Impcradori, trovafi dato a cialcun d'elfi quello di Kf>x**P*ùt Mì>jc@-
Ponti/ex Maximus. L'ifteflb dalle monete, da' marmi, e da'titoli del.
le coloro leggi, o cpiftole, fi ricava (i).
Nèfolamcnte agi' Imperadori gentili, ma pur anche a coloro, che
la Criftiana Religione profetarono, fu dato quel titolo, come a Co-
{tantino M. , a Valente, a Graziano, ec. (z) . Sono però qui da of-
fervatli due cofe (3): In prima, che tal titolo a'Crifiiani Imperadori
fu dato non già da'Criftiani, ma da'Gcntili, avvezzi per altro a ri-
putar l' Impcradore per capo di lor falla Religione. Dagl'ifteffi Gen-
tili uopo è dire, che fiate foflero coniate alcune monete in onor di
Coftantino , e di Crifpo fuo figliuolo , nelle quali ritrovanti alcune
gentiletche deità ifcritte : iovi conskrvatori : marti conserva-
tori: soli invicto comiti, ce. In fatti Servio, ch'era pacano, e
a tempo di Arcadio
fiorì e di Onorio criftiani, dice (4)
, Majorum :

b.iec erat confuetudo , ut Rex effet ctiam Saccrdos , vel Ponti/ex ; tolde
hodie quoque Imperatore* Pont'fices dkimus. Ed Ammiano (5) arietta,
cfilifi per Gioviano Impcradore criftiano offerte da' Gentili le vitti-
me, Simmaco, Scrittore anch'eli
ed olTervattnc l'interiora. In oltre
pagano non folo ufa il titolo di Divo nel nomare Coftanzo
, Gra- ,

ziano, ed altri Imperadori criftiani (6) , come per ordinario nomavanlt


gì' Imperadori Gentili dopo lor morte; ma di vantaggio, parlando di
Coftanzo (7), dice: Nibit deccrpfit facrarum Virginum (cioè delle Ve-
ftali
)
priviiegiis: decrevit Nobiltùus Sacerdotia : romani* caeremoniis non
ncowit impeufas: le quali cure tutte al Pontefice Maffimo fi apparte-
nevano. Ond' è verifimiie , che i primi Imperadori Criftiani ricevuto
^veflero come i loro anteceflbri , da'ludditt pagani
, il titolo , e la di-
gnità di Pontefice Majjìmo, e le ne foffero avvaluti , non già per efer-
c ita-

Ci) V. Gruter. lnfcript. Hifpan. pa%. 20. ». 5.


(2) Gruter. f>af>. 159. n. 6. e 7. 285. n. 3. 2?>6. n. 3. 1082. ». 13. onde
T Imperador Graziano da Aufonio ( in Grattar. Ml'ton. ) vien detto Ponte-

fice Uh (fimo : Attgufius Sunciitate , Pcntifex religione , indulgenti* Pater....


Sic potius fic voccntur, tjuae tu Pont ifex Maximus Deo particijiatus habuilì i.
(aj Al parere di Giacomo Gotofredo nella fua lettera ad Andrea Ri-
veto de Interditia Chrijtianorum cum Gemiliùus eommunione ,
(4) hi 3. Aeneid. v. 80. (<0 Lib 25. cap. 26.
(6) Lib. 9. epijl. 125. (7) Lib. io. epijì, 54.

Digitized by Google
TEMPO ROMANO. 151

citare, o per mantenere que' fagrifìcj , e riti fupcrftiziofì , che dovea-


no abbornre; maper ufar giuridizionc , e fopraftare a tutt' i Collegj
delle perfone fagre, dalle quali il culto paganico in Roma, ed in tut-

to l'Imperio fi amminiftrava. Oltreché effendo allora la pili parte del


Mondo ancor idolatra , e dovendo abbandonar 1* idolatria per mezzo
più tofto della predicazione del Vangelo, de'miracòli , e della divina
grazia, che degl'imperiali Editti, o dell' efemplo del Principe , non
poterono gì' Im per adori , ancorché pii , e fedeli , tutte le paganiche
lùperftizioni ad un tratto abolire. Quindi è, che Coftantino (1) per»
mife nell'Imperio l'ufo, e l'efercizio pubblico dell'Arufpicina (come-
che vietartene il privato, e fegreco); non perchè approvafle egli quell*
arte fuperftiziofa, ma perchè (a) non avea forze baftevoli a fradicarla
del tutto dagli animi de' Gentili; fpezialmente in Roma, ed in Italia,
ove quell'arte in molto pregio tenevafi (3).
Secondariamente è da offervarfi , che alcune ifcrizioni furono da
prima fatte in memoria di alcuni Imperadori pagani; ed effendone poi
flati rafi i nomi propj, rimanendovi gli antichi titoli alrri nomi d'Im- ,

peradori Criftiani furonvi furrogati. Chiaro ciò fi conofee da un ifcri-


xione a Coftantino appartenente (4), ove in una bafe leggefi.

MAGNO . ET . INVICTO
IMP. CAES. C. VAL. AVREL
CONSTANTINO . PIO . FEL
INVICTO AVG. PONTIF. MAX
.

TRIB. POTEST. COS. III. P. P. PROC


D. M. CORPVS . CORIARIORVM
MAGNARIORVM .SOLEARIORVM
DEVOTI . NVMINI MAIESTATICHE
.

EIVS
Qucfta ifcrizione dovette certamente da principio farli in onore
d'altro Impcradore , e forfè di Maflimiano Erculio , a cui quadrano
i nomi di Caio Valerio Aurelio , che leggonfi nel marmo ; $ non già
in onor di Coftantino , il quale non chiamavafi Caio Valerio Aure-
lio, ma Flavio Valerio Coftantino. E vedefi l'ignoranza del guaftamar-
mi, il quale nè tolfc tutt'i nomi dell'antico, nè incife tutti que' del
nuovo Impcradore. Oltreché leggendofi nel finiftro lato di quella ba-
fc:DEDICATA . KAL. IAK. D. D. N. N. DIO CLETI ANO III. ET . MA-
xiMiano cos. forza è dire,
. che fu fatta l'ifcrizione nell'anno 287.
in cui fu la terza volta Confolo Diocleziano, cioè ventifei anni pri-

• . *
v
*
ma
(1) L. ì.C. Theod. de Malef. Mathemat. &
(2) Come ivi oflerva Gotofredo. (3) Come attefta Erodiano Hb. 8.
(4) Cruter.pag. 285. n. I.
i 52 PARTE SECONDA

ira con fola to di Coftantino , efpreftb nel marmo ; che fu


del terzo
nell'anno 313. del redo di sì fatte mutazioni, parecchi efempj s'in-
contrano appo gli antichi ; effendofi alle ftatue ancora , ed alle imma-
gini di qualche deità, o Eroe talvolta mutato il capo,o il titolo, e
lovrappoftone unaltro perrapprefentare qualche nuovo perfonaggio (1).
Antonio Van-Dale (z) rapporta quefla Scrizione di Giuftino (3).

D. N. CAESAR. IVSTINVS . P. SAL. PIVS


FELIX VICTOR AC TRIVMPHATOR
. . .

SEM PER AVGVST. PONT. MAX. FRANC


.

MAX. GOTTH. MAX. VANDALIC. MAX.


COS. III. TRIB. VIII. IMP. V.
CONSPICVAM HANC AEGIDIS INSVLAM . . .

INTIMA ADRIATICI MARIS


. .

COMMODISS. INTERIECTAM VENERAN .

DAE PALLADIS SACRARIVM QVONDAM &c


. . .

Non
ha dubbio , che quella ifcrizione li a (lata formata da ma-
v'
no paganica, poiché in effa vedefi fatta onorata memoria della Dea
Pallade : donde conchiudc Vandale , che fino al fello fecolo di Crifto
fi foffe da' Romani Imperadori il titolo di Pontefice Majftmo ritenu-
to . Antonio Pagi (4). ! febbsne colla feorta dì
De^l'ifteffo avvifo fu
Gotofredo foggiugne, efferfi quel titolo non già prefo dagl' Impe-
(5)
radori, nè dato loro da' Criftiani, ma da' Pagani . Ingannaronfì però
amenduni; ed infinattantoché in mezzo non rechifi altra memoria ,
uopo è dire, che oltre a Graziano , il quale cominciò a regnare nel
367. non fi foffe ad altro Imperadore cnfliano dato quel titolo: poi-
ché nelP addotta ifcrizione di Giudino , come offerva Spanemio (6),

fegue degli altri titoli prefi


molte nazioni , cioè Francicus Maximus , Gottbicus Maximus , Vanda-
lica* Maxinius.
Il titolo poi , e la dignità di femplicc Pontefice , o fia di Pon-
tefice minore , l' ebbero come gradino al Maflimo Pontificato i Prin-
cipi della Gioventù, che dovean fuccedere nell'Imperio. In fatti tro-
vafi efprefli» nelle monete di Auguflo coniate prima ch'egli foffe Im-

pera-

ci) ed in Caligala cap. 22. Paufania in Attic,


V. iveton. in Tibet, cap. 18.
& in Corintb. S. Girolamo Commentar, in Habacuc , &c.
(2) Diffm. He Oracuì. pag. 155. (3) Grutcr. pag. 164. n. 5.
(4) Critica in Baro», adan.l 1 2. n. 2?. (5) Nella Citata lettera a RivetO,
(6) De PratJÌ.,
**
&
Ufu Numi/m.
«
dijf. iz. cap. 4.
TEMPO ROMANO. '51
peradore, ed effcndo vivo ancor Lepido; in quelle di Tiberio, Cotto
l'imperio di Augufto ; in quelle di Nerone lotto Claudio; in quelle
di Tito, e di Domiziano l'otto Vefpafiano; in quelle diCaracalla, di
Geta, di Aleffandro Severo, di Gordiano Pio , e d' altri , in tempo
eh* erano fempliccmente Cefari , e desinati fuecdfori nell'Imperio.
Era uopo ancora unire all'imperiai Maeftà il titolo, e l'ufficio X.
del Tribunato della Plebe , per toglierli al Popolo un maeftrato affo- Del tit0 ^
luto e indipendente , che potea contraddire alle rifoluziont del Sena-
TIAE PO-
to. E via più, perchè il Tribuno della Plebe veniva riputato inviola-
TESTÀTIS.
bile, dappoiché fu per legge Inabilito, che chiuntfuc ardi (Te offenderlo,
poteffe, come vittima Giove confegrata, effere da chicchcflìa impu-
a
nemente uccifo (f): onde i Tribuni fi differo Sagrofànti (z) Quefta
.

Tribunìzia poteJìà y detta da Vopifco (3) Pars maxima regalis imperii,


fu data in perpetuo a Giulio Celare (4) ma avendola ei pofta in non
:

cale,- il primo Imperadore, che fe ne avvalfe , e dìedele maggior lu<*


fìro e fplendore , fu Ottavio ; il quale , come dice Tacito (5) , per
fervirfi dell' odiofo nome di Re, o dell'altro terribile di Dittato-
Dit
re, inventò quel titolo, più grato invero, ed accetto al popolo; ma
dinotante però una fomma , ed affoluta fovranità , per cui poteffe ad
ogni altro maeftrato dì qualunque imperio fopraftare. Nè ciò fece fol
tanto per metterli nelle mani un autorità fuprema nella Repubblica ;
ma eziandio perchè fatto accorto dalla ftrage di Giulio Celare, pen-
sò colla Tribunizia Potetti affìcurarfi la vita , e rendere fagrofanta
ed inviolabile la fua perfona in quel governo monarchico , Urano an-
cora , ed infolito a' Romani tanto maggiormente, che veniva con
:

quel nome ad affezionarli , e trarre a fua divozione tutto il minuto


popolo, di cui col Tribunato dichiaravafi protettore. Ma o per non
mettere il Senato, ed i Confoli in gelosia con affumere un titolo acf
eflbloro contrario e odiofo ; 0 perchè effendo egli patrizio , non gli
conveniffe prendere un maeftrato plebeo ; prefe- ben vero la Tribuni-
zia potejlà perpetua (ó"), ma non già il titolo di Tribuno della Plebe.
Prefero quindi i fuoi fucceffori la fteffa Poteftà , per ufo intro-
dotta, ed a guifa di legge mantenuta (7), ma fempre dell' ifteffa ma-
niera: ond'è, che nelle loro monete, ed ifcrizioni trovandoli tutti gli
altri titoli nel cafo retto, imperator, avcvstvs, ponti fex ma<*
V xi-

(1) V. Livio lib. 3. cip. 26. (2) V. Feflo in v. Sacer


(5)In Tacito Imperat. cap. 1. Dione lib. 5?.
(4)
(5)Annoi, lib. 3. cap. 59. là fummi faftìc,ii vocabulum Auguflu* reperii 9
ne Regis, aut DiSatoris nomen adfumeret ; ac tamen appellatione aliqua u-%
fera Imperia praeminerct
(<5) Sveton. in Ocìavio cap. 27. e Dione lib. 51. (7) Dion* loc. cit. .

Digitized by Google
i 54 PARTE SECONDA
ximvs, consvl patir patri ae, &c. non ttovafi però giammai
,

qucfto titolo TRIBVNVS plebis ma Tempre la fola poterti j cfprcfla


,

nel fecondo caio, tribvnitiae potf.statis iter. ih. iv. v. &c.


per dinotare con quefti numericela quanti anni rcgnaflero (i) nèd'al- :

tra guifa gPImpcradori numeravano gli anni del loro Imperio. Anzi
andavano tanto del pari , ed infeparabili nella loro pedona la Poteftà
Imperiale , che Tiberio appo Tacito (z) nel tempo
e la Tribunizia ,

fteflb , in cui Aupuflo per colleca ne\V Imperio . leqpeft


fu aiTunto da
fatto ancora partecipe della Tribunizia \PoteJìà e da Vellcio (3) dicefi *

Tribunitiae Potejìatis <onfortione acquatta *4uguJìo. Similmente nel tem-


po ftcflTo , che ad Ottone fu data da* Senatori la Potejlà Tribunìzia ,
vennegli dato ancora il titolo 8 *Auguflo , ed ogni altro onore impe-
riale (4) ciocche anthe nell'elezione diDidio Giuliano u lòffi (5).
.*

Egli è però da oflcrvarfi, che nelle monete, c ne' marmi di al-


cuni Imperatori trovanfi gli anni della Tribunizia Pot jlà diverfi da-
gli anni dell'Imperio. In fatti nelle monete di Tiberio k-ggefi trib.
pot. xxxviii. in quelle di Tito: tr. pot. x. in quelle di Antonino
Pio: tr. p. xxiv.. in quelle di Marco Antonino: tr. p. xxxiv. quan-
do Tiberio non regnò , che per anni ventitre (ó), Tito per anni
due (7), Antonino Fio per anni ventitre (8), e Marco Antonino per
anni diciotro (<?). All' incontrp nelle monete, e ne' marmi d'Augitfto
y
non ttovafi maggior numero è anni di Tribunizia Potejlà , che di
xxxviii. (io), quando egli ne regnò da se folo quarantaquattro dopo
la battaglia Aziaca, fenza gli anni dodici del Triumvirato (1 1) Que- .

lla divertita degli anni d' Imperio r e di Potejlà Tribunizia non nacque
d'altronde, fe non dalPeffere flati i primi, come figli naturali, o a-
dortÌTi de' regnanti, iiflunti xla quelli per focj , e fucceflòri nclV Impe-
rio, e fatti partecipi della Tribunizia Powjìà, la quale fu da efToloro
esercitata , eflendo ancor vivi gP Impei adori loro padri (12), lòtto
»• • i qua-
0) V. Atti in. A'oflin. Antiqui^ Rom. Dirti. 4.
#
(z) Annoi, lib. 1. cap: 3. FiiiuSf collega Imperli, confors Tribunitiae Pc-
tefiattS aàlumitur .
Lib. 2. c,if>. 99-
(4) T.ic/'t. Hijì. lib. x.taft. 47. Accurrunt P.itrcs , decemititr Othcni Trì-
ti-nitia potejlity &
nemen Aneujii , &
omnes Princìpum hmiores .
(5) Spar/iano [ in Didio J*l$am ) Faèh Senntufconfulto bnptrator e fi
:

efpeìk.-us , &
Tribunitiam pote/latem , JttS Proconfutare , in p.itritias fami-
lias relatns , emendt
(6) Sz>e:on. in Tiber. cap. 7}. (7) Sveton. in Tito cap. li,
(8) Aurei. Vitt. in Caefarib. tu Antonine Pio . ,

(9) Aurei. Vitt. in M. Antonino . (10) Gruttr. pag. 160. n.t.


(11) Sveto», in OJ.iv. r.ip.3. Aur.Vttt. dcCacfnr. cip.i. Eutropio lib.j.r.jp.j.
(12) Come di Tiberio ci accerta Svetonio in Tiberio cap. tu e 10.

Digltized by
TEMPO ROMANO. 15$
i quali ebbero anch' effi il titolo d' Imperatore . Onde fe Tiberio f
come abbiamo fopra veduto , fu prefo da Augufto per collega nell'
Imperio , e fu fatto partecipe della Tribunizia Poteftà ; non è ma-
raviglia, che gli anni>di fua Poteflà Tribunizia fieno flati trentot-
(

to, quando egli non regnò da se folo, che anni ventitré; poiché gli
altrianni quindici fono appunto quegli anni, ne' quali fu collega nell'
Imperio di Augufto. Lo
ftefTo è da dirfi di Tito, di Antonino Pio,

c di Marco Antonino Di Augufto poi uopo è dire , eh* egli aveffe


.

prefa la Tribunizia Poteftà fei* anni dopo aver affanto l'Imperio e :

così poffono accordarfi i foli anni trentotto di Tribunizia Poteftà, che


dalle ilerizioni , e monete apparirono , cogli anni quarantaquattro
d'Imperio, che di lui Svetonio ci deferivc. Del refto l'argomento of-
fendo negativo , nulla conchiude ; potendo dirfi , che Augufto abbia
efercitata per anni quarantaquattro ugualmente la Poteftà Tribunizia,
e l'Imperiale; quantunque non abbiamo marmi, e monete, che dino-
tino pili di trentotto anni di Tribunizia Poteflà.
Efercitavano gPImperadori quefta poteftà, a gui fa di Tribuni del-
la Plebe. In fatti Tacito ci rapprclcnta, che Tiberio non convocava
il Senato , Ce non in virtù della Tribunizia fua poteftà , ricevuta da
Augufto (1): avendo i Tribuni fin dall'anno 300. di Roma ottenuta
la iacoltà di ragunare il Senato (a). In oltre vedefi appo lo fteflb Ta-
cito (3) railegrarfi Mamerco Scauro, che Tiberio non li fofle oppofto
alla relazione fatta da' Con foli, jure Trìbunitiae potefiatis.
XI.
Il titolo di Padre della Patria
non già per dinotar veruna poteftà (4}, l'ebbe la prima volta Romo-
, inventato per femplicc onore ,

^ tuo ^°
PA "
lo dopo fua morte, come fondatote di Roma (5). In tempo della Re-
^i2b
pubblica Marco Furio Cammillo dopo aver liberata Roma da' Galli,
ricevette quel titolo nelle acclamazioni militari del fuo trionfo
(6).
Quindi Cicerone avendo feovcrta , ed abbattuta la congiura di Cauli,
na, fu dal popolo romano con quel titolo falutato (7).
Il primo Imperadore, che ufolk> in luogo di cognome, fu Giu-

lio Cefare (8) , avendolo ricevuto dal Senato fra gli altri onori, quan-
do trionfò la quarta volta per le fue vittorie dalla Spagna riporta-
te (5?). Onde in molte lue monete leggefi : cafsar parens pa-
V 2 • TRIAF.
(1) Ne
edicìum quuìem, quo Patres in Curiam vcaibat , nifi Trìbunitiae
foteflatis praeferiptione pofiùt , fub Augufto acceptae Tacit. Armai, lib.l.cap.f.- .

(2) Dionigi cCAHcarnnffo Ub. io. (3) Annal. lib. I. cap. IJ.
(4) Come dice Dione lib. 5?.
(5) Livio lib. l. cap. 6. Deum Deo natum , Rcgem , Parcntemone urbis
Rommae falvere univafi Romulum jubent .
(6-) Livio Ub. 5. cip. 29. (7) Appian. Beli. Civ. lib. 1.
(8) Sveton. in Julia cap.76. (9) Floro in Epitome Livii lib. n6.

Digitized by Google
i %6 PARTE SECONDA
Tri ae i) : e dopo fua morte, avendogli eretta il Popolo nel foro
f
una colonna, vi lcrifle : parenti patriae (2)r-Non iolevafi però
decretare incontanente quel titolo inficme cogli altri agi' Imperadori,
allora ch'erano all'unti all'Imperio; ma dopo qualche tempo, quando
per loro virtii fe ne foflero moftrati degni (3) : anzi alcuni non lo
prefero mai. In fatti ad Auguilo fu dato nell'anno ventunefimo del-
la fua Tribunizia Potei u (4). Da Tiberio fu collantemente quel ti-
tolo ricufato (5): come ancora da Nerone, quando fu all'unto all'Im-
perio ; a camion di fua età giovanile , 'non avendo allora più che di-
ciaffette anni(6): febbene ulollo poi, come dalle lue monete appari-
fce. Fu prefo anche tardi da Vefpafiano, da Traiano, da Adriano (7),
e da Marco Antonino (8).
1
Ne
(1) V. Fulv. Orfm. Patiti. Vailiant. , &c. in Julia.
(2) Sveton. in ]ul. cap. (?) Appian. loc. cit.
(4) Nelle none di Febbraio; com'è chiaro da un frammento di Calen-
dario antico prelfo Gruferò, 1^6. n. 2. ove quelle lettere non. n. non
dinotano già Nonis Novembvibus , come crede Ruperro \ ma Nonis Nefafiis9
come ftima Perigonio poiché Ovidio parlando delle None di Febbraio
:

[ lib. 2. Fajì. v. 65. ) , dice ad Augufto :

Sanale Pater Patr'ue , tibi Plebs y ubi Curia nomcn-


Hoc dedita k° c Acdimus, hoc tibi nome» Eques.
Res tamen arjte dedit ? fero quoque vera tulijii
Nomini jampridem tu Pater urbis eros
:

1
da' quali ultimi verfi vedefi , eh ebbe Augufto quel nome, ma tardi [/ero],
dopo efferfène inoltrato meritevole, V. Sveton. in Oti.iv. cap.%8.
(5) Sveton. in Tiber. cap. 26. e 67. Tarit. AnnaL lib. 2. in fine
(6) Sveton. i» Ner. cip. 8.
(7) Sveton. in Fcfp.rf. cap. 1?.. Plinio in Paneg. adTrajan. Tu etiam no»
mcn Patris Patriae retufabas . Qrtam lontra nobis cum modefi ia tua pugna !
Qi'.am tarde xicimus ? Nomen illud , quod alti flatim primo Principatus die
?
ut Imperatori* , Ù" Caefaris receperunt , tu ufque eo aiflulifii . Dalle quali
«Irime parole feorgefi , che sbagliò Giulio Capitolino , il quale parlando
di Perfiintc, che regno cento anni dopo, dice, che quefto Imperadore fu
il primo a prendere il titolo di Padre della Patria in quel giorno fteffb
,
in cui fu dichiarato Augufto ; Priruus Jane omnium e a die , qua Augufìus
ejì apptllatus , etiam Patris Patriae nomen recepit [ in Pertinace cap.%. ]. Spar-
ziano f in Hadrianc cap. 6. ] Patris Patriae nomen delatum /ibi Jiatim ,
„•

iterum pojìca dijlulit ; quod hoc nomen Augufius fero meruiffet . Sebbene per '
&
accordar quefti Scrittoti co' marmi, ne' quali leggefi Traiano.- P. P. ex s. e
JPater Patriae ex Senatus Confulto nel terzo anno del fuo Imperio [ Cut.
pag. 246. n. 4. e 5. ], e Adriano nel primo, e nel fecondo [ Grut. pa$. 248.
m. 6. e y.J, uopo è dire, che folfe dato loro ben pretto dal Senato quel
titolo , fecondo i marmi; ma ch'effi poi ne aveflero differito l'ufo» fecon-
do gli Storici, i quali perciò fervonlì del verbo ditene,
[iij Capitbiin. in M. Anto/firn, cap. 9.

Digitized by Goo
TEMPO ROMANO. I57
primi tempi adunque da va fi agi' Imperadori quel titolo per
Ne'
merito di loro bontà, e per dinotare d'aver eflì ricevuta coll'Imperio
un'autorità paterna , la quale fra tutte le poteflà è. la più moderata;
e perciò dover eflì amare i fudditi come figli . Onde Seneca (t) di-
cea : Pattern quìdem Patriae appeUavimus , ut Jciret datarti /ibi potejìatcm
patriam^ qua e ejl temperai ijftm a y
lì beri s confulens ,
fttaque pojì illos pe-
neri*. E Plinio (2) a Traiano dice: Cmm civiùtts tuis, quafi cum libe-
ri* parens viviìs . E come Dione (3) avverte, l' Imperadore Ottone ve-
niva fpeflò chiamato Padre da' fuoi foldati , come quegli , ch'era loro più
caro del padre. Ma s' introduce poi Tufo di darfi quel titolo tumut.
tuariamente piuttofto, che con ragione, o confìggo. Imperocché, co-
me ,ci attefta Lampridio, quando l'Imperadore paflava di vita, da una
Barre il Senato volea mantenerli nel diritto di creare il fucceflòre ;
dall'altra i foldati aveanfi arrogata la facoltà di eleggerlo a lor pia-
cere nel campo, per averne abbondante mancia, e farfl un capo, che
di buon grado permettere loro ogni licenza militare anzi Te, dopo :

averlo eletto non avefle data loro piena foddisfazione foleano anche
, ,

mutarlo, fotto pretefto di non fapere, fe il Senato foffe per approvar-


lo, o fe ne avefle deftinato un altro. Quindi nafeevano graviflime guer-
re civili, e quella forza, che impiegar fi dovea contro i nemici dell*
Imperio, fovente contro la propia patria fi confumava. Perciò, dice
Lampridio (4) , dopo la morte di E 1 ioga baio , avendo i foldati elet-
to per Imperadore Alcffandro Sevcto il Senato per evitar ogni ri-
?
volgimento, decretò, che quefti nel giorno medefimo ricevefTc i -tito-
li d'Augufto, di Padre della Patria, della Tribunizia Pqteftà, e tutt*

altri onori, e titoli, come fe foffe un antico Imperadore.


In alcune monete fi veggono intitolati gì' Imperadori col nome
di Padre aflolutamente , fenza la giunta della Patria , come d. avgv-
STVS PATER. DI WS NERVA PATER. DIVVS PATER TRA1ANVS (5):
le quali monete battute furono in onore degl' Imperadori già morti ,
o adottivi ; e perciò portano quel nome fenv»
da' loro figli naturali,
plice di Padre. Scorgefi ciò chiaro in una moneta fatta coniare dall'
Imperador Maffenzio in onor di Maflimiano Erculio fuo padre già
morto , in cui leggefi divo maximiano patri maxentivs avo.
:

Quindi poi altri Imperadori ebbero dopo lor morte il titolo di Padre
da
fi] Zib. 1. de Clementia cnp. 4. [2] In Paneg. cap. 21.
[}] In Excerptis Confianùnianis , pag. 697. Anche Filone [ de Providen-
tia, pag. 1197. J dicea IWiXii ìi òvxi'ti rpóppiwit òixttortp* varcir ; Regi
:

nulla appellano magi* propria , quam Patris .


(4] In Alexand. Sever. cap. 1. Hac igitur caufa feflinatum efl , ut omnia
ftmul Alexander , quafi jam vetus Irnperator acciperet .
(5] Preffo Golzio , e Vaillant Praefi.Num.Par.i. pag.io^.e Par.i.pag.i$%*
i 5 S PARTE SECONDA
da que' , che non erano
fucceflbri loro nè figli , nè cKfcendenti , -né
congiunti : Codice Teodofiano . Ed al.
di che v' ha moiri efempj nel
loia il Padre davali por onore, e venerazione* non altrimcn.
titolo di
ti di ciò, che vello i Dei coftumavafi , a' quali per la ftefla cagione
davafì quel nome: per cui dicevafi Jupìter, e Diefpiter [\), Marjpiter,
Jautts pater. Saturimi pater, Ncptunus pater, &'c. (2). Anzi Giove no.
mavafi da' Poeti col folo nome di Padre (3) onde gì' Imperadori , a :

guifa di Giove furono anch' efli detri da Marziale (4) Padri bufoni i •
da Stazio (5) Padri del La^io, e del Mondo ; e da Simmaco (6) Padri
del Genere umano. Quindi ancora nacque il tìtolo di Padre degli efer»
citi , o degli accampamenti , che nelle monete imperiali s' incontra, prò*

pio degl 'Imperadori, o de' loro deftinati fucceflbri.


Ma divenuto quali comune ed ordinario il titolo di Padre della
Patria, inventori dal Confolo Vipfanio il titolo di Padre del Senato (7)
in onor di Claudio Imperadore: e febbenc fotte ftato da lui rifiutato;
fu nondimeno ricevuto da Pupicno, da Balbino, e da Commodo, co-
me nelle coftoro monete fi vede (8): il qual titolo fuccedette in luo.
go di quell'altro di Principe del Senato, prefo da Augnilo, da Tibc-
lio, da Pertinace, e da altri (p)
Nè a' foli Imperadori, ma alle donne imperiali ancora trovali da*
to titolo di Madre del Mondo, Madre della Patria , Madre del Se-
il

nato,Madre degli accampamenti (10) come fi oflerva nelle monete, e ,

ne' marmi di Fauftina moglie di M. Antonino, di Giulia moglie di


Settimio Severo, di Giulia Mammea ec. (il). Ed in grazia di Livia ,

madre di Tiberio, cominciò la prima volta a di


penfarli da' Senatori
darle il titolo di Madre della Patria : ma vietollo Tiberio ,per fia

oftentar moderatezza, fia per invidia; mal fcuTcrendo vedere in dimi-


nu-

1] Quafi J uvam pater, e Diei pater. V. Varr.de L. L. li b. 4. cap. 10.


. [l] V. Lilio Giraldo Hijt. Deor. Syntavnt. 10.
'}1 Virati, G corti. .1. v. 283. Ter Pater injìruilos disjccit fulmine montet.
4] Liì.<).epi'>.r.'&. [5] Liò.j. Sih.z. v. 78. e lib. 4. Silv. i. v. 17.
.6} Lib. 10. cj'ijl. 56. e 61. Onde Ovidio [ 2. Trijl. v. 20. ] dice ad Augu/lo.-

Tu quoque rum Patì ine Reélor dicare, Pater que ,


Utere more Dei nomen habentis idem.
E z.Fafl.v.64.. .... . Jam pridem tu Pater urbis eras
Hoc tu per terras, quod in aethere luppiter alto
Nomen habes , hominum
tu Pater, Hit J)eùm.
f7] Taàt.Jìn. lib. 1 1 .cap. 2 5 . Qiiippe prontifeuum Patris
Patriae cognomentum,
[b] V. Vaillant , Praejl. Num.
Par. 2. pag. 196.
[9] V.Dione lib. 57. e Gvut. pag.ioy.n.i [10] Lucano lib. 5. v. 106.
Tarpe'nmnue Jovu jtcLm, Matrejque Sena'.us .

[11J Grut.pag.iOù.n.-J.l-Jl.n.ù. 1085. ;;.<?.

Digitized by.Gooole
TEMPO ROMANO. t$9
nuzione della fua grandezza troppo in su il donnefco f.ifto elevato (i).
Aggiunterò gì' Imperadori alla fomma lor poreftà il titolo, e Tu- XU.
fido di Confole: c ne diede loro l' d'empio Lucio Siila , il quale fuo- Dd tuoi
ri d'ogni ufo volle farli Confolc, effendo ancor Dittatore fi) Ad imi. . comsul.
tazione di Siila, Giulio Celare l'una, e l'altra dignità di Dittatore, e
di Confole ufurpoffi. Onde in una fua moneta (}) leggefi da una par-
te: caes. dict. qv art. e dall'altra: caesar qvinc. che fu il quin.
to confolato, e V ultimo anno di fua vita, quando fecefi decretar dal
Senato quelle due dignità unitamente, la Dittatura perpetua, e '1 Con-
forto decennale (4). Seguiron le fue veftigia i fucceflbri ; ed Augufìo
prefe tredici volte il Confolato; gli altri Imperadori affai meno, tran-
ne Domiziano, che ben diciaffette volte l'aflunie.
Non fu per tanto il Confolato degP Imperadori perpetuo ; veden-
dofi nella cronica confolare lotto gì' Imperadori tante paia di Confolt
lemplici regimiate. Ad Augnilo fu offerto il confolato perpetuo (5) ; ma
non elercitollo più che tredici volte, quando continuatamente, e quan-
,

do con intervallo; ed ora per un anno intero, ora per alcuni meli,
furrogando altri in fua vece per lo redo dell'anno (6). Dal che nac-
que la diftinzione ignota nella Romana Repubblica de' Confòli ordina-
rj, e de' foftituti, che fi dicean [itffccìi Vitellio fi lìabill un confo-
.

lato perpetuo; ma non durò il luo Imperio più di otto mefify). Fu


decretato dal Senato a Nerone il confolato perpetuo (8) , ma non tro-
vali* eh' ci l'abbia continuamente amminiflrato Plinio (9) chiama i
.

Condolati di Domiziano continui, forfè perchè coflui più di tutt'i Tuoi


ar.teccflbri prefe diciaffette Confolati ; ma
di quelli furon con-
fette foli
tinui; del rcfto tutti di folo nome, e
pochi mefi, o giorni (10).
di
Ebbero anche gì' Imperadori il titolo di Proconfole, a cagion dell' XIII.
ìmporio proconfolare infieme coli' altre cariche lor conceduto . Quan- Del titolo
tunque però sì perchè non* era in ufo di prenderfi quello titolo fem- PROCON-
SUL •
prc, nè dentro, ma fuori dellaCittà di Roma (11); come ancora per-
chè non era una delle principali dignità della fuprema potetti monar.
• ca-

[
1"] Tacit.Ann.il.l'tb.\. eap. 14.
[2
{2] Appian. Bell. Cri: lib. 1. fa] V, Futv.Orfvw, e Patino in Juli.i.
[4 Sveton.in ]ul.<ap.j6. [3) Dinne lib. 54. [6] Sveton. i;iOclav.cap.2Ó.
[7 Sveton. in V'uell. cip. 1 1. e 15. Grurer. p.tr. i^q. ». 1.
fa Tacit. Annal. lib. i?. cap. 41. [9] In Paneg. ud Trajetn. cap. 58.
[10J Svct< n. in Domit. cap. 13.
[11]. Dione {lib. S}0 dice, che gì' Imperadori eran (ovente Qmióli , ma
lémpre fi diceano Proconfoli, quando trovavanf» fuori di Roma. E Taci-
to Annal. il, cap. 41.) dice, che'l Senato in gra/ia di Claudio Impera-
k,

dore decretò ut vicefimo aettttis anno confulatum Nero inirct y at'pic in:s~
rim dcjignatus Preconfulare imperium extra urbem haberet.
PARTE SECONDA
cale* nelle monete , ne' marmi , e nell'epiftole degl'Imperadori , nè trop-
po nè fe non in fine, dopo gli altri titoli s'incontra (i). Tan-
{petto,
to più , che la poteftà proconfolare in qualche maniera già veniva
comprefa lotto il titolo d' Impcradore ; col qual nome in perfona di
Au^ufto fi trasferì non folo il comando dell'armi , ma eziandio ogni
giuridizione di qualunque maeftrato cittadinefeo , e provinciale, e'1 fu-

premo arbitrio di tutte le cole che di tutto


della città non meno ,

l'Imperio romano (t) . Aggiunfefi non pertanto agi' Imperadori que-


llo titolo di Proconfole in grazia d'Auguflo, per una particolar cagio-
ne: avea codui divifo l'Imperio in molte provincie, alcune delle qua-
li più turbolenti , e facili a ribellarli le riferbò a se fleflb , per aver
baltevol motivo di tener Tempre a fuo comando le legioni, e maneg-
giar ei folo il governo militare; le altre più tranquille, che per man-
tenerle in fede non v'era bifogno d'armi, lafciolle in governo al Se-
nato, ed al Popolo, da cui venivano per mezzo de' Procon foli animi,
niftrate (a). Perchè però fodero tutte quelle Provincie ugualmente ad
Augufto ìòegette e fi riputaffero governate da' Proconfoii , ma fotto
,

l'aufpicio dell' Imperadore ; nè veruna di quelle fi riputale dal colui


dominio efente; fu a lui, ed a'fuoi fuccefTori il proconfolare imperio
decretato.
Era nondimeno in perfona loro queft' imperio affai maggiore di
quello de' veri Proconfoii (4). Onde foleano efaminare, e correggere
le Temenze de' Proconfoii (5). Oltreché i Proconfoii non avean quell'
imperio per femprc, ma per un tempo determinato; nè poteano ufar-
Lo dentro di Roma , ma ufeiti da quella città: e febbene in ogni pro-
vincia efercitar potettero la giuridizione volontaria, non potean però,
falvo che nella provincia lor deftinata , ufar la contenziofa (6); e tor-
nando in Roma, giunti alle di lei mura,dovean deporre l'imperio,
fe non fotte flato loro con particolar decreto per qualche giorno con-
fermato (7). Gl'Imperadori all'incontro l'avcan per fempre; poteano
ufar-

[1] V. Grut.pag. 245. n. 9. ». 2. [2] Dione l'tb. 53.


[}] Sveton. in OSav. cap. 47.
. [4J
Ulpiano /. 8. de Offic. Proconf. Et ideo majus imperium in ea Provìn-
cia habet omnibus post principem. Simile Proconfolare imperio ebbe Ger-
manico dal Senato, Tacit. Annal. 2. cap. 43. Tunc decref Patrum permiffae
Germanico Provinàae , quae mari dividuntur , majufque imperium quoque adif-
fet , quam hi , qui forte, aut mi (fu Principis obtinerent . Ove anche ottervafì
t

la distinzione de' Proconfoii fatti • forte dal Senato per le provintie del
Popolo Romano, e di quelli mandati dal Principe perle Provincie Cefaree.
[$] Com'è chiaro da un marmo appo Grutero pag.^Si. n. 3. ove leggefi
Ct ionio clecìus ad cognofcemlas vice Caefaris co^nitiones Procof.Prov.Afrtcae.
[6] Li, ei.de Off. Proconf, {7} Livio liù.ló. cap. 6. 16. e lib. 45. cap.^Q.

-
I

TEMPO ROMANO. 161

ufarlo da per tutto nè tornando in Roma dalle Provincie , dovean


;

deporlo, o fatelo confermare (i).


Poiché gì' Imperadori ebbero a se tratta ogni facoltà di qualun- XIV.
que Magiflrato (a), non mancarono di prendere ancora la Cenforia di-
gnità (3) per poter non folamentc ordinare il Cenfo , ma esaminare CE * S0R>*
pur anche , c correggere i coftumi , e la vita de' fudditi , fpezialmente
dell'ordine Senatorio, e dell' Equeftre, e riformarlo, con aggiugnerne
alcuni, e rimuoverne altri, fecondo il lor merito come appunto nel- -

la Repubblica fatto aveano i Cenfori. A


Giulio Cefare il Senato fra
gli altri onci decretò il titolo di Cenfore folo è perpetuo (4). Au-
guflo ancora fece il Cenfo nel fecondo confidato di Tiberio ; anzi fu

creato Maeflro de' coftumi per cinque anni colla Cenforia poteflà. E
quantunque aveffe rifiutata la dignità di perpetuo Cenfore' da' Senatori
offertagli; tuttavolta ne ritenne l'efercizio, facendo però nel tempo
fteflb creare altri Cenfori , i quali ne averterò il fo!o nome : e cosi
tralafciato l'odiofo titolo di Cenfore perpetuo ,n'efercitò la carica (5).
I fuoi fucceffori fimilmente ritenendofi J'ifteffa Cenforia potcftà , ed
efercitandola (0), fi aftennero di ufarne il titolo, eccetto in quell'an-
no folo, in cui fecero il Cenfo (7). Onde nella Storia Augufta è ofeu-
ra la memoria della Cenfura fatta; e nelle pubbliche memorie degl'
Imperadori, tranne quelle di Claudio, e de' Flavj Vefpafiano, Tito,
e Domiziano , di rado fu quel titolo regiftrato In fatti non trovali .

nelle monete, e ne' marmi di Augurio, e di Tiberio; trovafi però in


alcune di Claudio, di Vefpafiano, e di Tito; ed in alcune di Domizia-
no leggefi cens. perp. dopo coftui non trovafi dato quel titolo pub-
blicamente a veruno Imperadore; febbene Adriano foflc flato chiama-
to Cenfore da Apuleio (8), Giuliano da Ammiano (o) , e Dioclezia-
X no
V. Dione lib. 53. e 58.
fi]
2] Tacit.Annal.\.cap.x. Munta Senatus, Magiftratuum, legum in se trahere.
3] La quale da Zonara (Annal. tom. I. ) CI vie 11 de fc ritta come fupe-
riore alla poteflà Confolare, ed inferiore alla fola Dettatoria.
[4) Dione lib. 44. e Svetohio in Julio cap. 76. ove chiama la Dignità
Cenforiay Ò9. Giulio Cefare affunta : Praefetluram morum ; frafe ufata in que--
fto medefìmo fenfò da Cicerone Pro Cluent.
[5] Dione Hb. 53. e 54. Onde da Macrobio C Satura, lib. i.cap.q.) vien
chiamato Cenfore.
[6] Sveton. in Claudio cap. \6. in Tito cap. 6. in Domit% cap.S. Onde Va-
levano effendo ancora in privata fortuna, vedendoli fatto Cenfore dal Se-
nato, coli' approvazione dell' Imperador Decio, e non volendo accettar quel-
la carica, fi feufava, dicendo all' Imperadore medefìmo. Hacc funt y tropter
quae Auguflttm mtnta tene ti s : apud vos Cenfura defedit : non poteji hoc im-
pio-C privatus . Tritelli* Politone in Valeriana .

[7] Dione lib. 53. [S] Pag. 6$. [9] Lib. 25. cap. 4.

Digitized by Google
161 PARTE SECONDA
no inuna occaft *nc avcffe ancora chiamato se fletto Cenfore (r).
Fu poi dagl'Imperatori non che il titolo, ma L' esercizio ancora
della potciìà centuria trafandaro •
c lotto Decio Imperadore quella
carica ad un folo privato Valcriano videfi conferita (2). An^i col tem.
po la dignità cenl'oria andò del tutto in difillo ; e volendo il Gran
Teodofio riporla in piede, e metterla in arbitrio , c poteftà de' Sena»
tori, fu da coftoro di cómun parere e confenl'o rifiutata (3). •

Del tìtolo
^ che Augufto non folo aborrì, come obbro-
titolo di Signore ,

briofo c maledetto, ma vietò ancora a' luoi figli, e nipoti, che glie
DOminus
lo deflTero (4); fu rifiutato da Tiberio (5), il qual dicca (6) d ef-
fer Signore de' fervi, Imperadore de'foldati. Principe di tutti gli al-
tri (7). Fu prefo la prima volta da Caio Caligola (8) . Domiziano
poi dettando ad un luo lcgretario una lettera a nome de' Cuoi procu-
ratori, fecegli , ac Deus no/lcr fi; fieri jubet j onde
feri vere : Do>ainus
d'allora in poi non chiamarlo altrimenti nè parlando,
fi coflumò di
nò lcrivendo (0) Non dovette ufarfi poi da Traiano, di cui dice
.

Marziale: Dklttrus Dominami Dcumque non funi . Noti ejl bic Do* . .

ìninus , fed b ape rat or (10) . Trovafi anche dato quel titolo all'Impera-
dor Settimio Severo da' Napoletani in un marmo (n), e da altri ad
Antonino Caracolla (12): Dal qual tempo cominciò a frequenrarfi ne*
titoli imperiali; onde Tertulliano, che in quel tempo fioriva, dif-
fe (13)* D;cam piane Imperatore»} Dominum , fed more comuni % J ed quan-
do non cogor , ut Domiaum Dei "vice dicam . Solamente di Alefiandro
Severo lediamo, che proibì di farli con quel titolo nominare (14)
Dal iecolo di Coftantino in poi il titolo di Signore in tanto pre-
gio fi tenne, che fovente nelle monete imperiali , tralafciatofi ogni al-
tro tìtolo, quefto folo fu poflo . Nè folamcnte nelle monete, e ne'
mar.


'
[l] V.Vopifro in Carino. [2] Vopifco in Valeriano eap.x.
[•;] Simmaco iib.^.ip.zy.e 45. e lib.^.cps). [4] Sveton. in Ottavio cap.^.
Svet-n.inTibcr.cap\l-r.eTaiitoAnnal.2Ìn fin. [6] Dione lib. 5Ó.
[5]
Nome prefo anche da Au" Jn, Tacit.. 'hm.ì.Ovid. Fajl.i.v.yi
[7]
• Aurei. Vitt. in Cor farib, in Calig.td in Epitome cap.6. Onde Agrippa
[Xj
Re de'Giudei <ju- mio a Caligola Icrivea, non con altro titolo, che con quel
di Signore nomavalo, Domine , e Ca/e Domine (Filone in Legat.ad Caium.)
[0] Sveton. in Domit. tap. 15. Onde ìvlarziale (lib, 5. epivr. 8.) parlando
di un colui Editto, lo chiama: EdiBnm Domini , Deiyuc nojlri E fovente .

Donmiano vien chiamato da qudlo nera ora Signore, ora Dio, ora Dio, 1

c Signore Liù. epigr. 3.


. lib. 7. epigr. t. e 77. lib. 3. ep. I. lib. 2. cp. 66. &C,
E Plinio ( in Pancg. cajK 52. ) contrapponendo Tra-
[10J Lib. 10. epigr. 72.
iano a Domiziano, dice: Sedem.juc obtinet Prìncipi*, ne jit Domino locus
[11] Qruter, pag, 164. n. 4. [12] Spanto Mtjfieli, pag. 272.
( 1
9 J . ipclcg. cap.$4. [ 14] Lampi id. in AlexScV* cap.$.

Digitized by Google
9
TEMPO ROMANO. i5 3

marmi, ma prcflo gli Scrittori ancora trovafi con efattezza ufato(i).


Onde temca Socrate (2), per non aver nominati gl' Tmperadori Oasra-
t«, 7uà ìttrrór*:, DiviniJJimi , e Signori j e come offerva Procopio (3),
Giuftiniano, e Teodora fua moglie efìgevano con rigore da tutti co-
loro, co' quali parlavano, il titolo di tawirvr, e ìvntiiv* , Signore , e
Signora ed in quel fccolo, oltre alle donne Atigufte , ed agi' Impc-
;
radori anche i Re Goti , che in Italia regnarono da Tcodorico fi-
,

no a Teia, nelle monete, e ne' marmi (4) fono col folo titolo Do.
minus onorati ; e predò Caffiodoro (5) il Re Teodato dalla Regina
Godelina fua moglie vien detto Domnus jugalìs incus ; e Piftcflò Re
chiama la Regina Amalafunta fua forella PraecellentiJJhnam Domnam :

fororem nojlram. Anzi in quel fecolo tanto a' Regnanti quanto a' Pre- ,

lati della Chiefa cominciò a darfi quel titolo accorciato Domnus, come
appo Caffiodoro, Anaftagio, ed altri Scrittori di que' tempi fi oflerva.
1
Ne' più baffi tempi occupato da Barbari l'Oriente, e'1 mezzodì,
fu prefo il titolo di Signore dal Calila d'Egirto , e dall' Imperadorc
de' Turchi ; onde la linea Ottomana usò per primo titolo quello di
Sultan, che in lingua arabica dinota Signore y dicendoli Gran Sultano,
cioè Gran Signore. E gli Agareni, o fien Saraceni, i quali vennero da
Cartagine ad infettare il Regno noflro, chiamavan Stillano il lor Prin-
cipe Scoda (6). In oltre Niceforo Grcgora,chc fiori nel fecolo XIV.
ci attefta , che a' tempi fuoi chiamavalì Gran Signore il Principe di
Beozia, e di Tebe (7). Similmente P Imperadore de' Tartari dicefi an-
ch'oggi il Cane, o il Gran Cane della Tarran'a dalla 'voce Cban, che ,

in lingua turca dinota Signore, o Imperadorc; onde da' Turchi chia-


mafi Ulu Cban, Gran Signore, o Grande Imperatore (8).
Del refto preffo i latini, ed i barbari Scrittori trovafi dato .quel
titolo non folo a' Regnanti per cagion di Macftà e Signoria; ma pur
,

anche ad uomini di baffa e privata fortuna , per folo ufizio di civil-


tà . Fin dal tempo di Seneca erafi tra' Latini già pofto in ufo di fa-
lutarfi gli amici ncol' incontri col titolo di Signore fopra tutto quan-
\

do Puno non ricordavafi del nome dell'altro (o) Onde vedcH dato .

X 2 quel

fi] V. Filmico lib. 4. rap.4. Simmaco lib. 10. ep. 2. 18. 19. 20. &c.
[z] Ecclef. l'tb. 4. in Praef.
H'tji. [}] Hijl. Arcan. cap. $c.
[4] Gruter. Pag. ló'i. ». 9. e ic$2. n. 14.
f 5J Lib.xo.Var.ep.l l. e 24. lib.q. cu.x.lib.xo. ep.z. [6] * Zonara Annal.t o.^.
[7] Lib.r. Hijl. ile Imperatrice Irene: N.on Bocotiae , &Tbebarnm Pnit*-
cipcm prò Migno Primicerio , Megan Kyr'ton nane appellane*
[S] V. Gh: Sei litio , Thuli H<jH'>n>.m Part. ì.cap.6. ,

[9] Seneca epifl, 3. Oèviox, fi non fketurrit, dqmimos fa'.utinus.


Onde Marziale lib. 1. epigr. 113. dice : .

Cuwt
IÓ4 PARTE SECONDA
1
3uel titolo da' fervi a padroni (i); dalle mo^li a' mariti (*) J
da'mariti
le mogli (3); alle fpofe (4); e da'padri a figli, o da'figli a'padri (5).
Non è però, che quelli nomi Dominus , e Domina , ed accorciati
Domnusy e Doma* non foflero flati ancora veri cognomi di famiglie*
poiché Giulia Angufta moglie di Severo, e madre di Caracalla Impe-
radori, fu detta Down* , non già per titolo di Signorfa , ma per vero
» fuo cognome , come
monete oflcrvafi nelle quali trovia-
dalle colici ,

mo ifcritto : ivlia domna


avg. a differenza d'altre dorme imperia-
li di quel 1 ecolo ma con altri cognomi come
, dette ancor Giulie , ,

Giulia Severa, Giulia Paola, Giulia Mela, Giulia Mammea. Per co-
gnome di famiglia prendefi ancora da Scevola (6)> in un referitto di
XVL Diocleziano, e di Maflimiano (7), ed in alcuni marmi (8).

y Del tìtolo Fu prefo la prima volta da Caligola il cognome J*/#, ma non fi

Pius- S3 per q Ua l merito; effondo per altro egli ftato verfo i Dei non me-
no, che verfo i congiunti empio ugualmente (o) . Tito Aurelio An-
tonino fu il primo, a cui meritamente diedefi quel cognome (10); fia
per

Cam te mn noffem, DOM'WM Revemque vocabam : ,

don ber.r te novi } un mi hi Prifcus er'ts


,

E lib. 5. ep. 58. Clou v<<oq te dominvm, nolo tilt Cinna piacere:
Strepe etiam fervum Jìc re faluto meum.
(1) Grutcr. par. 407. «. 8. e 579. n. 10. Reinef. Ciaf. 14. n. 191.
(1) Grutcr. p jp. 9 5?. ». 7. 946. ». 9. Reinef. Ciaf. 14. n. 146. e nelle Pan-
dette /. 5". de int.vir. Dmh. &
ux. I. 88. §. 2. de Legat. IL e nel Codice
/. 8. §. i. C. de ìnoff.c. donat.

A (5) Ovid.T riji. iib.^.eteg. 3. lib. 5. eleg. 5. Sveton. in Clattd. cap. 59. Sce-
ltola l. 4?. dt Amo
, Argento^ Mundo ,&c. \. 1. Uxori fuae tejìamento ita le-
aatum eji : Sempronioe domina e mette /oc amplius argentum balneare &c. t
Y.41. de Lepat. 111. Peto a te r>o mi n a uxor . V. anche la /. 19. §. t. de An-
tonie Ircat. &c. E
ne' marmi Reinef. Ciaf. 14. n. 19}. conivx domina e .
[4] Appo Catullo C in epithdam. Juliae l Manlii v. 51. ) Ac domunrn &
Dominarti vom , coniut>is cupidam novi
[5]Reimf. Ciaf. io. n. 141. no mi sa fimo invocentissimo Pelagio .
e n. 529. DOMINO PATRI JL'BILAI'ORI CELERINUS FILIUS.
(fi) L. 58. 4. de Lepat. IH.
(7) L. 5. C. de Primipil. ove neir ifcrizione leggefi impp. dioclet. et :

• » ' MAXIM. A A. 1K1MNAE.


(8) Come in uno di Napoli appo Gruferò par. 941. ». 2. d.m| herent-
NTAE M. FII.-l SECVNPTNAE \ SEX. POMPEIVS \ SE V. F. DOMISVS | COS1VC.I
optimae. E preflb i Criftiani de' primi fecoli ufavafì anche per femplice
nome propio Onde in un manno appo Gruferò pag. 1050. «.9. leggefi:
.

DOMINA E sorokt ; ed in un altro appo Reìne/ìo Ciaf. io. ». 135. OMO-


NOIOC AOMNH CTMBin TMKTTATH EN AT ATIH.O moni us Donna*
contubernali dulciffimae in cantate.
(9) Sveton. in Calip. cap. az. 26. 29. 5 1. (ic) Capitolin. in Anton. Pio.

Digitized by Google
4 . :
TEMPO ROMANO, 1*5 •

per la religione ed oflervanza verfo i Dei ufata ( 1 ) ; fia per la pie-


tà e compaflione avuta de' Senatori , ch'ei campò della morte minac-
ciata loro dal fuo anreceffore Adriano (2) ; fia per la benevolenza e
gratitudine verfo il già morto fuo padre adottante moftrata (3) Eb- .

be lo fteflb titolo il fuo fucceflbre Marco Antonino Filofofo; onde il


Senato ricevuta da lui una lettera piena di clemenza, fra le altre ac-
clamazioni difle : %/intonin*. Pie Dii te fervent intonine Clemens Dii :

te fervent (4). L'ebbero eziandio altri Imperadori fino a Giuftiniano;


il quale dice (5), eflergli pervenuto quel nome da Antonino Pio: e
l'.ularono per uno de' titoli fupremi di lor MaelU . Onde nacaue poi
l' ufo di parlarti* , e fcriverfi ad eflbloro col titolo di Clemenza , di Man.

fuetudìne, di Pietà (6): e fpefTo ne' marmi anche noftrali trovafi dato
il o di C tementiffim , non folo agi' Imperadori , ma
titolo di Piijjìmoi
pur anche donne Augulìc (7).
alle
XVII
Quantunque l' Imperador Traiano fofle flato riputato un felice re- £)f / timU
gnante, come lo chiamò il Senato (8); non fu però giammai da lui felix .

prefo il titolo di Felice» Il primo Imperadore, che ufol lo, accoppian-


dolo

(1) fatti per laj>ietà verfo iNumi dice Paufania [in Arcadie'] riferii
In
«lato ad Antoninoil cognome P io Nò po t è a un greco Scrittore altramente
.

penfare poiché al nome Piits, che prelfo i Latini na varj lignificati , corri-*
;

fponde la greca voce EOaténf , la quale lignifica foltanto reiipiofo, e dinota


lo fte(Tb , che Sue iffw \ ficcome «vjt',?fj*,e 6aai,Stix ugualmente dinotano cult»
religiofoyO divino. Nò per altra cagione, prima de'Romani Imperadori , fu
dato il titolo di fyeitfitf, Pio ad alcuni Re orientali , come ad Antioco
Sidete VII. e ad Antioco Ciziceno X. Re della/Siria ; ad Ariarate, e ad
Ariobarzane Re di Cappadocia, mentovato dà Cicerone (tptft.ijit.ij.),
(2) Spantano in Hadriano cap. 27'. Ed in quefto fenfo di mifericordio-
fo prendefi talvolta da' Latini la voce Pimi] come da Terenzio Hecyy A.X.
Se. 2. v. 72. V. ivi Donato.
(3) Sparziano loc. cit. In quefto fenfo ancora trovafi da' Latini ufata la
voce Pius. Cicerone {lib.^.de ojfic): Ipfi Patriae condurti piùs habere ci- •

ves in parentes. E (prò Piando cap. 33.) Quid efi Pietas , nifi voluntas gra-
ta in parentes?
(4) Vulcazio Gallicano in Avidi* Caffo Mfef J. (5) Novell.78. cap.^t.
(6) Lampridio (in Alex. Sev. cap. 65.) dice a Costantino M. Notum efì
illud Pietati tuae . Giulio Capitolino (in Maximin. in princ.) dice all'iftef- >

lo Imperadore Ne faflidiofum effet Clementine tuae , Conflantine Maxime.


.•

S. Attanasio (Apolog.pag.307.) dice all' Imperador Coftanzo <rj? tCjipu? av


t
:
1
Pietati tuae: oltre de marmi ( V. Gruter.pag. 285. n. 6. ). E'1 Re Teodorico
feri vendo all' Imperadore Anaftagio (appo Caffxodoro Var. lib. i.epift. 1. ) gli
dice Clementiffxme Imperatole : Ad fereniffmam Pietatem veflram
: .

(7) V. Grnter. in Indice cap. 13,


(8) Plin. in Paneg. ad Trojan. Nihil magis poffum proprie dicere ,
quam>
qmd diRum eji a CHttfto Senatu : 0 te Felkem! V. Grut.pag. 27 3. n. 5.
i66 PARTE SECONDA
dolo col titolo di Pio , fu Commodo il quale avendo deftinato

per
Confole l'adultero di fua madre, ebbe dal Senato il titolo di Pio, ed
avendo uceffo Perenne, ebbe quel di Felice (i) onde le monete di :

Commodo fon le prime, in cui quelli due titoli fi veggono deferitti.


L'Imperador Eliogabalo prefe l'uno, e l'altro titolo, prima che dal
Senato gli foflero decretati (z) Macrino di quefti due titoli dal Se-
.

nato offertigli, rifiutò quel di Pio, e'i folo titolo di Felice ritenne (3).
Fu poi da tanti altri Imperadori fino a Giuftiniano frequentato il
titolo di Felice , unito con quel di Pio , come dalle monete , e da'
marmi è chiaro, in cui loro anche il titolo di Felicijfimo, e di Bea.
tijftmo vedefi dato (4) . Quindi in onor degl' Imperadori fi diflero an-
che Felici i loro tempi, i loro viaggi, la città di Roma, il Senato,
le provincie, e le colonie dell'Imperio: e perciò oltre agli Scrittori
(5),
trovanfi nelle monete imperiali quelle, e fimili ilerizioni: felicitas
TF.MPORVM FELICITAS 1MP. ADVUN'TVl AVG. FELtClSSIMO INVI-
. .

CTA ROMA FELIX FELIX SENATVS FEL. BER. f Felix Berytus]


. . .

fel. kar. [Felix Cartbago] Onde Tertulliano (6) chiama


. Car. i

taginefi vetujlate nobile; , novitate Felices ;


poiché a' fuoi tempi fé-
gnavano i Cartaginefi nelle loro monete fel. cart. giufìa V uio del-
le ovvero onorate di qualche privilegio dagl'Impcradori,
città rifatte ,

come fu Cartagine, la quale fu dichiarata di diritto italico da Seve-


ro (7}, e da Antonino Imperadori (8). Similmente prefo ch'ebbe Ma-
crino il titolo di Felice , fece coniar una moneta coli' ifcrìzione ro-
maf. fel. Ebbero finalmente il titolo di Felice, e quel di P/omolteLe-
gioni non lappiamo però, fe prefo l'aveiscro dagl' Imperadori da'qua-
:
,

li furono iltiruite ovvero da qualch' evento , o virtù nelle occafiont


,

inoltrata (p) . Onde leggiamo ne' marmi leg. Tur. FL. fel. Legiù
:

quarta Flavia Felix, "v! ALA VD. p. fel. Quinta ^Alauda Pia Felix. vTr.
CLAVD! A IMA FELIX ET FIDELTS. vTl» GEMINA FELIX, &C
De
*"'
n ^ Tempo
della Repubblica molti Capitani furon foli ti co-
titoli
cermavi- S nC)m ' nai ^ ^ nomc
de' luoghi di conquida o dove felicemente a- ,

cus , bri- veliero provennero i cognomi Africano, Afiatico ,


combattuto
onde •

tann-icus, Numidico, Cretico, ce. Ad efempio di coftoro molti Romani Impe-


&c> ra-
(1) Lamprid'to in Cvmmodo cip. 8.
(2) Come apparifee dalla fua lettera preffo Dione lib. 89.
(}) Giulie CiipitcAììio in Macrino.
(4) V. Gruter. e Rcinef. in Indie, cap. 13.
(«0 D\<n. lib. 72. Giovenale Sat. 3. v. 512. e Sat. 2. v. 38. Simmaco Ub.io.
tpijì. 18. 30. 31. 35. 47. 6*V. (6) De Pallio in princ.
(7) Sotto cui fcriffe Tertulliano , V.Giosia Mercero in Tertullian. loc. cit.
(K) L. 8. §. ult. D. de Cenjlb.
(9) V.Gcdcfcalco Suwecbio Comment. in Veget. lib. 1. cap. 20.
TEMPO ROMANO, 167
nidori ebbero, per le riporrate vittorie , foven te il nome delle nazioni
debellate. NeroneClaudiòDrufo, fìgliaftro.di Ottaviano Augurio, e padre
di Claudio Imperadore avendo
, egli il primo navigato l'Oceano let-
tentrionalc, e fconfitto più volte nella Germania Anemico; ebbe do-
po fu a morte il cognome
Germanico, dal Senato a lui , ed a' Puoi
di
poderi decretato (1). Per fimil cagione ul'arono lo (ledo titolo gl'Im*
peradori Tiberio, Vitellio , Domiziano, Nerva, Traiano, Adriano,
M. Aurelio , Commodo , Caracalla , ed altri. L' Imperador Claudio teb-
bene aveffe per la fua felice fpedizione nella Brettagna , con pompa
(bienne trionfato ; e perciò leggafi nelle fue monete de britannis,
o britanni A non prefe però mai il titolo di Britannico , ma diede-
,

lo bensì ad un fuo figlio, il quale prima Germanico , e poi Britannico


nominom (2). E nelle monete quello titolo ftclTo trovafi dato agl'I m-
be radori Commodo, Settimio Severo, Antonino Pio, Geta , CaracaU
la, Diocleziano, e ad altri (3).
Fu a Traiano dato la prima vo!ra il titolo di Dacico y e di Par.
tico, per aver contro i Djci e Parti con evento prolpero guerreg-
, i

giato (8). Per l' ideila cagione il titolo di Dance fu prefo da' due Maf-
limini,c da'dueGallieni padre, e figlio; ficcome quel di -Partito dagl*
Imperadori Antonino Pio, L. Vero, Settimio Severo, Caracalla, ecv
Così ebbero ancora il titolo d'*Arabico M. Antonino il Filofofo, Set-
timio Severo, ed Aureliano; ^diabenico Settimio Severo ; di Me»
di
dico [
per aver debellati i Medi
L. Aurelio Vero ; di Perfico f per
]
aver foggiogati i Perìiani ] Caro, Diocleziano, e MalTimiano; di Pai.
mirenico Aureliano; di Sarmati co Antonino Pio , Antonino il Filofofo,
Commodo, L due M
affi mini, Diocleziano, e Malfimiano; ài •Armenia*

co M. Antonino il Filofofo, e'1 fuo collega L. Vero (4) . Dall'aver


Flavio Claudio Imperadorc feonfuti i Goti (5), ebbe egli il primo il
titolo di Gotico. Prefero poi per l'iftelfa cagione quel titolo Aurelia-
no, Probo, Maflimiano, Graziano, Giuftino, Giuftiniano. Il titolo
di Francico par che fiafi dato all' Imperador Probo la prima volta; a
cui diffe fra le fue acclamazioni il Senato : Tu Frane icus , tu Gntbi»
cus, tu Sarmaticus , tu Partbìcus , tu omnia (7): fu poi tifato da Gra-
ziano, da Valente, da Valcntiniano, da Giuftino, da Giuftiniano, ec.
Antonino Caracalla oltre a' titoli di Particole è? Arabico , prefe anche
quelli di Germanico , e tf*Almannko , per aver debellati i Germani, e
gli

(1)
"
Sveton. in Claud. cap. r. (2) Svetcn. in Claud. cap. 17. e 27.
(5) V. Sparziano in Severo cap. 18. Gruferò pag, 279. «. 5.
(4) Dione Ca (fio in Tra/ano . (5) Giulio Capitolino in AL Antonino
(6) Trebcll, Peli, in D.Claudio , (7) VopifcoinProbocap.il.
tóS PARTE SECONDA
gli Alcmani (i). vedcfi, che non folo a' tempi di Giuftinia-
Dal che
no, quale prefe ancora amendue querti titoli ; ma fin da' tempi di
il

Caracalla Germani, e gli Alcmani eran due nazioni.diverfe. Egli à


i

da oflcrvarfi finalmente, che quantunque forte (lata da Vcfpafiano,e di


Tito foggiogata la Giudea (2); e perciò nelle loro monete leggaQ iv-
da e a capta , o DEviCTA , e quantunque ad Antonino Caracalla fi
forte decretato il trionfo Giudaico dal Senato, per l'i m prefe dal colui
padre Severo felicemente nella Siria terminate ( 3 ) : non è però , che
alcun di coftoro, o altri averte mai prefo il titolo di Giudaico: forfè
in difprezzo di quella gente, c in odio della colei Religione.
Fra i titoli prefi da Giuftiniano trovafi anche quel di ^ntictt$ y
che prima erroneamente leggeva!! *Atùcm del che maraviglio^ Al-

ciato (4),non avendo Giuftiniano guerrcqgiato mai cogli Ateniefi . Me-


ritamente dunque rifletto Alciato, e prima di luiAloandro {limarono
doverfi leggere *Anticùs y titolo dato a queinmperadorc dappoiché per ,

mezzo di Germano fuo nipote vinte, e debellò gli %Anù y popoli l che
abitavano predò al Danubio, e confinavano cògli Schiavini (5). On-
de dal tempo di Aloandro finora fi è letto fempre Jlntictts ne titoli
di Giuftiniano. In quefto fecolo però Ezcchiello Spanemio {6) creden»
do, che vi fia in que' titoli un error chiaro e manifeflo ne ha slog- ,

giata del, tutto la voce Jìnùcut , e vi ha foflituito il titolo Ponticus^


maravigliandofi , che non fia ciò (lato avvertito nè da Gotofredo, nò
da Vinnio nelP interpetrare i titoli di Giuftiniano. Ma quefta fua

emendazione è troppo forzata , e fenza foftegno veruno ; poiché oltre


al vederfi coftantemente la voce uinticus in que'titoli non folo ne'proc-
mj delle Iftituzioni, e delle Pandette, ma eziandio in ogni altro luo-
go (7) , e bilognerebbe dir, che i copi (li aveflero sbagliato fempre a
-
ictivere %Antkut, in vece di Ponticus non v'era poi ragione alcuna
:

di togliere a Giuftiniano il titolo **nticus y che ben convengagli , co-


me tutti gli altri titoli prefi per dinotar le vinte nazioni. E fa ma-
raviglia, che allo Spanemio torte ignota V oflervazione di Alciato, co-
me ancora la menzione fatta degli Anti da Giornandc (8) , e la ben
lunga definizione fatta da Procopio (o) delle guerre , e delle vittorie
da Giuftiniano contro gli Anti, e gli Schiavini riportate.

Sic-
(1) Spa ziano in Antonino Caracalla .

Sveton.inVefpaf.cap.i.inTitocap.^. (3) Sparziano in Severo cap.xó.


(2)
(4) Liù. 1 . Pare ri. cap. J. ( 5) Procop. HO. 3 de Bell. Goth. cap. 40.
.

(6) De Ufu , &


Praefl. Num. diff. 12. cap. 14.
(7) L. 5. C. de Vet. Jur. enucl. l.i.C. de Off. Praef. Praet. Afr. &c.
(8) De Reb. Gaie. cap. 17.
(9) Il quale per altro degli Anti fa menzione in più luoghi tanto del-
la Guerra Gotica, quanto dell' IAoria Arcana.

Digitized by Googl
TEMPO ROMANO.
1
Siccome dal primo Imperadore Giulio Cefare tutt i Tuoi Cuc- XIX.
ceflbri prefero il nome Cefare, quantunque non foflero della colui fa. Del nome
miglia: così ne' tempi apprcflò alcuni Imperadori o per fegno di gra- ahtonc*
titudine,o per conciliarti la benevolenza de' fudd iti, prefero il nome di **us»
queir anteceflbre , ch'era flato o benefico verfo loro, o molto gradito
al Popolo Romano. Onde dopo Antonino Pio trovano* ben undici Im-
peradori, cioè M.Aurelio, L. Vero, Commodo Pertinace , Didio Giù-
,

liano, Severo, Caracalla, Geta Macrino, Diadumeno , ed Eliogaba-


,

lo (i): de' quali febbene alcuni furon per via di adozione , l'uno atte-
nente all'altro (2); molti però non avendo fra loro parentela veruna
civik, o naturale , foltanto per rinnovare nella mente de' fudditi la
tanto grata memoria di Antonino Pio, ne prefero il nome: fenza il
quale non pareano meritevoli di regnare (3) E l' Imperador Severo,
.

che a Didio Giuliano fuccedette di niuno de'fuoi anteceflbri fece sì gran


,

conto, come dell' Imperador Marco Antonino, in onor di cui oltre


all'aver dato il nome di ^Antonino a due fuoi figli Baffiano , e Geta,
c d'aver annoverato fra Dei l' Imperador Commodo figlio di Marco;
ordinò ancora, che a tutt'i luoi fucceffori s'imponefle il nome dV*«-
t oh ivo, al pari di quello $%Augufìo (4) AlelTandro Severo fu il primo
.

a rifiutare quel nome, come ancora il titolo di Grande ^di cui, per fua
modeftia, immeritevole fe ne Rimava (5).
AlTai maggiore fu l'ufo , che per limil cagione fecero del nome XX.
Flavio i fucceflori d» Coftantin© Magno . In tempo della Repubblica Del nome
fu quefto un nome gentilizio di alcune private ed ignobili famiglie • ftAvius.
nè rendettefi chiaro prima degl' Imperadori Velpafiano, Tito, e Domi,
ziano, i quali dalla Flavia Gente difendevano (6). Trovafi poi col
prenome Flavio mentovato V Imperador Claudio II. detto il Gotico,
preffo Trebellio Pollione (7), e ne' marmi (8). Da quefto Imperado-
re per linea femminile traile la fua origine Coftanzo Cloro , padre di
Y Co-

Ci) Per intralafciar i Gordiani padre , e figlio, de' quali è dubbio, fe


lì tornerò detti Antonii, o Antonini . V. Capitolino in Gordian. & in Macrin,
(1) V. Lampridio in Alexand. Sever. cap. 10.
C?) Lampridio in Antonino Diadum. Fuit tam amabile illis tempori bui no-
me» Antoninorum , ut qui eo nomine non niteretur , mereri non videretur im-
perium . V. Capitolin. in Macrino cap. 3. in L. Vero cap. 1. Sparziano in Adi*
Vero cap. 5. in Severo cap. 20. in Geta cap. I.
C4) Spaziano in Severo. C5) Lampridio in Alex. Sev. cap. 10.
(6) V. Svetonio in Vefpaf. in Tit. &
in Domit. il quale ofTerva [ in Demit.
cap. 1. J, che la cafa , ove Domiziano nacque , fu da lui fteffo tramurata
io tempio alla Gente Flavia dedicato . V. Publio Vittore de Regioniù. Urb.
Hom. in Re%. VI.
(7) In Claudio Goth. (8) Gruter. pag. 275. ». 9.
lyo PARTE SECONDA
CoftantinoM. (i) ; e per quell'affinità prcfe anch'egli il prenome Fla-
vio: onde nelle monete, e ne'marmi nomato vedefi fl. constantivs.
In tanta riputazione poi crebbe il nome Flavio fotto Coftantino
M. che dopo aver egli abbattuto Maflenzio , i Senatori dedicarono a'
meriti di Flavio un tempio , una balilica , ed altre opere magnifiche
già fatte da Maflenzio ; anzi fu ndf Affrica iftituito un collegio di
Sacerdoti al fervizio della Flavia Gente deputati (2). Quindi ficcome
da Giulio Celare, che fu il primo a diftruggere la libertà de'Romani,
ed a fondar l'Imperio, tutt' i fuoi fucceflbri , ancorché d'altra famiglia,
fi nomaronCe/jf/': così da Flavio Coibntino, che fu il primo a trasfe.

rire l'imperiai fede in Bizanzio, e fondar ivi una nuova Roma, non
folo i fuoi difeendenti, ma molti altri Impcradori di famiglie diverfe,

per moflrarfi degni, e legittimi fuccclfori di lui, fi dittero Flauti* ti


primo ftraniero, che dopo eftinta la famiglia di Coftanzo Cloro, e di
Coftantino M. prefe quel nome , fu Gioviano , imitato poi da tanti
altri Imperadori, che per cinque o fei feguenti fecoli regnarono: ve-
dendofi quel nome ufato ancora daLeone ilFilolbfo (3), che nel no-
no fecolo vifle, e da tanti altri fuoi fucceflbri ; nò fi sa certo quan-
do, e da qual Imperadore cominciato avefle a difufarfi.
Ad efempio degl' Impcradori di Cofhntinopoli , i Longobardi an-
cora diedero al loro dodicefimo Re Autari per merito di l'uà dignità
il titolo di Flavio , di cui fe ne avvallerò poi tutti gli altri Re Lon-

gobardi fuoi fucceflbri (4) . Qiieflo titolo fteflb diedero ancora i Re


Longobardi ad alcune più cofpicue città del Regno loro, trovandoli
moiiete coniate fotto Defiderio ultimo Re de' Longobardi , col nome
fuo e col nome delle città : flavia mf.diolanvm , e flavia lv-
,

ca (5). Prefero l'ifteflb titolo i Re Vilìgoti nella Spagna (6); de'qua-


li Reccaredo credefi il primo , che l'abbia ufato nel Concilio Toleta»
no 111.(7); ond'ò, che la Signoria de' Goti chiamofli Flavia in una
cartamentovata da Garielio (8): Cedat Lat'tum Flaviae E nell'Im- .

perio Romano, dopo Coftancino M. non iolo i fuoi fucceflbri ufarono


quel prenome; ma dicckfi ancora a' Confoli a' Prefetti del Pretorio,,

a Prendi ,
a'Patrizj ,
agli Eiarchi d'Italia r e ad altri uflciali , e titolati
della

(1) V. Trtbtll. P4t.toc.cit. e Ditfrrf ie in Fornii. Bjtzant. in Conflantin- M.


& Differì* de Nk>n. ConfLinti>v!»A. vum. 36.
(7.) ,4uyl'1. Vt'.t. in C:tc\nib. in Coh't'irnti/io Ì\T.

(5) Com'è chiaro dall'iterinone delle lue Novelle.


(4) P. itd. Diac. ,le Gfjl. Lo'.Toò. lib. 3. cip. 8.
(5) V. Muratar. Diff. 27. Anù--]. hai.
(o) V. Geronimo Hiquera nella Cronaca di Luitprando n. 10.
(7) V. ChifHezìo in Vhulic. HI; pan.
(8) Appo Dulreiike it v.Fhvu.

Digitized by Google
> ' —

TEMPO ROMANO* i 7r
della corte di Coftantinopoli come da* Fafti Confolari
, , dalle croni-'
che , e da tanti marmi è noto Onde non fu Marziale
. tanto fallo in*
dovino, allorché lodando la Gente Flavia, diffe (i).
Manebit altura Flaviae decus genti s
Cum fole, & a/lris, cttmque luce Romana»
Quindi vedefi quanto fconcia,e tìrana fia la conghiettura di Ai-
ciato (2), il quale confetta ben vero, che gì' Imperadori d'Oriente fo-
lcano ufare il prenome Flavio in memoria di Cortami no M. ma poi-
ché Giuftiniano Imperadore folea intitolarfi, com'egli dice: Imp. Jufìin.
Caefar Flavi** tAlemannicus &c, ove il nome FLivius non è porto in
luogo di prenome innanzi al nome, ma dopo di quello, dovette per-
ciò dinotare tutt' altro; ond'egli (lima efler quella voce erronea, e do-
verli reftituire, e leggere Slaviui, da' Popoli Slavi foggiogati Quefto .

però è un puro fogno; sì perchè Giuftiniano prefe quel nome ad imi-


tazione di Giuftino Imperadore fuo zio, il quale usò il prenome Fla-
vio, a fomiglianza di tanti altri fuoi anteccflbri; come ancora perchè
in tutte le Coftituzioni , e Lettere di Giuftiniano, che oflervanfi ne'proe-
mj delle Iftituzioni, nelle Novelle, e «eli* iftoria del diritto, premefla
alle Pandette, non leggeri come Alciato dice Imp.JuJlin. Caefar Flavittr,
ma Imp. Caefar Flavius Juflinianus, innanzi al propio nome . Più ri-
dicola è l'interpetrazione di Accurfio , il quale glofando i titoli di
quell' Imperadore nel proemio delle Pandette, ftima eflerfi Giuftiniano
chiamato Flavio o dall aver vinti i Popoli Flavj , o perchè fofle ftaro dì
color roflb: Si babes Flavus die, idefl rubeus . Non fa punto maraviglia,
che quefto Scrittore , atto più ad inventare del fuo , che ad interpe-
trare l'altrui (ficcome tutti gli altri de'fuoi tempi) s'abbia ideati i Po-
poli Flavj , per ifpiegare un vocabolo, che non intendea; nè che in quel
lècolo incolto, in cui vhTe, abbia prefo il biondo per roflb, ignoran-
do il lignificato di Flavus, z la differenza tra Flavus % e Rubeus: è da
ftupire però, che tanti femplicioni abbian potuto, e poffano tuttavia cre-
dere di trovar interpetrate le Romane Leggi da uno, il quale ignoran-
do i più triviali vocaboli della Romana lingua, in cui furono fcritte,
comincia ad errare d'allora, che comincia a commentare.
Adunque il nome Imperatore che da Giulio Cefare fu prefo in luogo JSP*
Lr ,io£ 0 '
di prenome, dagli altri Imperadori venne ufato per titolo di Maeftà,
dinotante l'aflbluto comando. Caefar fu cognome di famiglia ne' quattro
primi Imperadori: fu poi titolo negli altri, e diedefi anche a' loro fi- /

gli, oa'deftinati fucceflòri dell'Imperio; a'quali davafi alle volte colla


giunta di Nobilìffimus , ed oltre a quefto , anche il titolo di Princeps
Juventutis . Il titolo Divus , che dinota confegrato , o fia annovera-
Y 2 to

(1) Uè.g. epigr.l. (2) Lib. 5. Parcrg. cap. j.

Digitized by Google
l 7s PARTE SECONDA
to Dei, fu dato a tutti oY Imperadori già morti, c ad alcuni ancor
fra'

viventi Domiziano lo prele da se ftefTo


: altri Imperadori ufarono i
:

nomi, o i titoli di qualche particolar deità , come apollo ,Jovìus , Her-


cults ,
lìerculìusy Olympiui y Serva t or Optimus Maxìmus . Il
,
Optimus ,

nome o di Semper , fu
Jlttgufius colla giunta alle volte di Perpetuus
,

titolo dinotante Maeftà fagra, che gì' Imperadori , da Ottaviano in poi,


ricevettero nel giorno della loro elezione , e le lor donne ancora nel
giorno medefimo, o quando venivano folennemente (pofate, o incoro*
nate. Pontifex Maximus y Tribunitiae Potejlatis , Confiti , Proconful Cf«- ,

for , furon tutti titoli di varie giuridizioni , che in tempo della Re-
pubblica trovavanfì in varj uficiali, e macftrati divife, e gl'Impcrado»
ri poi le trafóro, ed uniron tutte in perfona loro . Pater Patriae fu
titolo d'onore, dato prima ad alcuni per merito di bontà; poi a tut-
ti per ufo introdotto. Il titolo Dominus , rifiutato da' primi Imperado-

ri, fu prefo la prima volta da Caligola: da Caracalla in poi diven-


ne ufuale a' Regnanti per dinotar l' aflbluta lor fignoria ; ebbene fu 1

ufato per cognome da Giulia Augufta , moglie di Severo , e da altre


private perfone. lì nome Pius fu prefo per cognome da Caligola fenza
ragione: quindi fu dato a Tito Aurelio Antonino per mento di fua
vera pietà: da lui poi lo prefero per titolo Imperiale i fuoi fucceflò-
ri .Felix fu titolo dato a Commodo la prima volta, da poi eh' egli
ebbe uccifo Perenne; gli altri poi lo prefero, come introdotto per ufo.
Cermanicus , Britannicus , e limili nacquero dalle nazioni debellate .
irfntoninusy che fu vero cognome di Tito Aurelio Antonino Pio, mol-
to gradito al Popolo , fu prefo da undici fuoi fucceflbri , quantunque
di famiglie fhanicre, a folo fine di conciliarfi V affetto del Pubblico .
FJavius fu nome gentilizio di Vefpafiano, di Tito, e di Domiziano;
da altri venne ufato in luogo di prenome, fopra tutto da Coftantino
in poi per molti fccoli ; anzi da varj altri uficiali dell' Imperio . E
queili furono i titoli più uluali de' Romani Imperadori.

DELL'

Digitized by Google
DELL ORIGINE 5

DE' COGNOMI GENTILIZI


NEL REGNO DI NAPOLI.

PARTE TERZA.
Tempo Barbaro.
Erduta ch'ebbero i Romani fotto gì* Impcradori I.

la libertà, cominciarono tratto tratto a perdere Cagioni del?


l'eroifmo, per cut ad alte imprefe dall'amor della
^.dazione
patria, della libertà, e della gloria fino a quel
tempo vennero (limolati . L'efercito romano , k-
formato allora non piU di liberi cittadini, e di
prodi guerrieri , vaghi di gloria e di fignorfa ,
ma di ftranieri,edi mcrcenarj, effeminati e vili,
al bottino, al gaggio, ed alle mance unicamen-
te intefi , riufeì di moleftia , e di gravezza non tanto a' nimici dell'
Imperio, quanto a' propj paefani, ed all'Imperadore ancora; la cui ele-
zione e vita dal colui arbitrio dipendeva. In oltre a' popoli tutti nel
Romano dominio comprefi,ed a' foldati medefimi caleva poco vincere
pi ut tofto, che perdere, e reftar foggetti anzi a' Barbari, che a' Roma-
ni ; imperocché in tempo di guerra gli uomini di civile, odi radica-
no meftiere, ed in tempo di pace anche gli uomini d'arme, a cafa ri-
mandati foffrir non poteano gli ftrabbocchevoli tributi , e V efazioni
rìgorofe, per cui da' Romani Miniftri venivano angariati ed oppref-
C (i). Finalmente avendo Coftantino il Grande trasferita in Bizanzio
l'imperiai fede, rimalto l'Occidente fnervato di popoli , e di ricchez-
ze,

(i) V, Salviano de Vero Judicio, & Providentia Dei ìib. %, cap. 2. 5. f 4.


'
Frocopio Hijì. Artan. cap. 23.

Digiti
i 74 PARTE TERZA
ze, videfi la noftra Italia men guardata, ed alTinvafioni de* Barbari
più efpofla . Nè le frontiere più rilevanti dell'Imperio furon meglio
cifefe, di poi che Collanti no rimofle dalle fponde del Reno , e del Da-
nubio, e da altri confini le legioni, eh' ivi eran di guardia, e nella
città e terre, che non avean uopo di prefidio, le riparti (1) ; ove i
foldati fottratti a'difagi della campagna, fra' giuochi , teatri , lupanari,
e bettole, prefi dell'amor della vita , e <lc' piaceri, divennero timidi
al cimento , e terribili a' Ioli allodi .

In sì debole (lato il Romano Imperio nel quarto fecolo ridot-


to, facil cofa fu a' Barbari l' inondarlo: onde videfi prima da' Vanda-
li, da* Vifigoti, e dagli Eruli di tempo in tempo fopprefo , e mano-
mefìb; e finalmente l'Italia, c'1 Regno noftro dagli Oltrogoti per lunga
pezza fignoreggiato. E quantunque dopo 70. anni di Regno, cominciato
nel 47Ó. da Odoacrc fino a Teia nel 555. ne folTero quindi da' Gre-
ci, dopo varie battaglie, del tutto fcacciati ; non guari pertanto an-
dò, che sloggiando dalla Par.nonia i Longobardi, vennero nel %6%. a
conquiftar l'Italia ; e Aggiogatala , quando in maggiore, e quando in
minor diflefa la dominarono. Nè in tutto quello tempo l'Italia fu fen-
za ftragi , ruine , e defolazioni , cagionate da tante guerre , eh' ebbe-
ro a foftener di continuo i Longobardi e co' Greci, e co' Romani, e
co' Franzefi ancora , che qua portarono le loro armi , da' Romani , e da*
Greci ugualmente iftigati .
Ma il Regno noftro più, che ogni altra parte d'Italia per l' in-
cettante furor militare , a' replicati guadi , ed a' continue turbolen-
ze fog^iacque: non pochi sforzi fecero i Greci, che in parecchi luo-
ghi della Calabria, e della Puglia rimarti erano, ed altri ancora, da»U
l'Oriente a polla fatta venuti a ricuperar quelle loro antiche Provin-
cie . I Franzefi pretendendovi fovranità , dopo aver debellato in Pa-
via il Re Delìderio, e fattoli lor tributario in Benevento il Duca Are-
chi , vennervi più volte , quando per foggiogare , o tenere a fre-
no i Longobardi, e quando chiamati da colloro medelìmi o per fedar
le difeordie inforte fra' diverfi Principi nazionali , o per Scacciar-
ne Saraceni che quà fpeflb venivano ad infettarci. Smembratofi poi
i ,

dalla vada Ducea di Benevento il Principato di Salerno , e quindi a


poco da quello ancora la Contea di Capoa , nuovi , e fpefli divafla-
menti fofFrirono quelle contrade, per la guerra continua tra que' Prin-
cipi accefa per cui non badando loro le propie forze a foprarTarfi
*

l'un l'altro, ciafeun d'elfi chiamò in aiuto chi l'armi de' FranzcG ,
chi quelle de' Greci confinanti, e chi quelle de' Saraceni, che mifero
il tutto a facco,ed a fuoco. Finalmente i Normanni, quà invitati da*

Loo-
CO V.Zofimolib.i.

Digitized by Google
TEMPO BARBARO. 175
Longobardi per difendergli dalle fcorrerfe de' Saraceni e dagli sforzi ,

de' Greci o perchè mal ne foflero poi guiderdonati, o perchè loro tot»
,

nafle meglio foggiornar qui da padroni che da (empiici aufiliarj ; ,

ufando a propio vantaggio le lor armi , all' altrui bifogno richiede ,


non rifinarono di guerreggiare, finattantochè fi furono d'amendue le
Sicilie infignoriti ; delle quali i Greci , i Saraceni , ed i Longobardi
ne rimafero totalmente fpogliati
Inondato adunque dal quinto e colo fino all' undecimo quefto Re;-
i
H.
gno da tante ftraniere genti Vandali , Vifigoti , Eruli, Goti, Greci , Scompiglio
Longobardi , Saraceni , e Normanni , divenne l'oggetto della preda , de* Popoli
del tacco , e del furor militare ,
per le tante guerre ,
ftragi , e rap- 9"**d* *»-
^refaglie ,
non (blamente l'una nazione per difeacciare, o
che fecero
abbattere l'altra, ma pur anche gli fieni Longobardi fra loro; finché
tutti da' Normanni furono {confitti e foggiogati. Quindi fu, che falvo
le città d'Otranto, di Gallipoli, d'Oria, di Bari, ed alcune altre de'
Bruzj, e della Puglia, le quali feoflò ch'ebbero il giogo della Goti-
,

ca fignona, mantennerfì lunga pezza in fede e divozione del Greco Im-


perio, e perciò non cambiarono tanti padroni; come ancora le Ducee
di Napoli, di Sorrento, di Gaeta, e d'Amalfi, governate da'loro Duchi
foggetti, o alleati fempre co* Greci in tutti gli altri paefi di quefto :

Regno non altro fuvi, che ruina, eccidio, e defolazione ; reftando le


città o arie, o demolite, o abitate con mefcuglio, e confulìone di na-
zionali, e di .'Iran ieri .

Furono per tanto allora le famiglie di quello Regno fpcnte, o dif- m.


fipate ;
dappoiché i regnicoli da un paefe in un altro fuggendo per Spentelo dif-
campar della morte , della ichiavitìi , o della venazione continua de' fip^e le fa-
nemici , o coftretti a lalciar la patria incenerita , o devaftata , le pih m,A^f » c0 ~

volte perdevano non che poderi , e le fuppellettili , ma eziandio


i
rmnY \ y n i
;
congiunti , gli amici , ed i paefani o in guerra eftinti , o in lervitu fO W0Wi
j
ò
menati, o nella fuga dilperfi; e trovavanti perciò lbvenrc padri fen- i

i& figli, le mogli lenza i mariti , chi (frappato dalla madre, chi al-
lontanato da' fratelli , chi privo di tutt' i fuoi
Tanti e sì non permettendo di
gravi fconvolgi menti continui
confervar le pubbliche, e le private memorie, nè di mantener le fa-
miglie nel grado, e nella diftinzionc lor propia, cui fa mettere di pa-
cifico e tranquillo fiato; fecero appoco appoco difufare e perdere, fic-
come le buone arti, le feienze, la lingua natia, gì' iftituti , e le co-
Itumanze de' anche la nobiltà, i rct^g? i, le genea-
maggiori così pur }

logie delle famiglie, e feguentemente i cognomi ancora in tutti que'


paefi, ne] quali già i Romani f aveano da gran tempo introdotti.
A quefta neceflità di porre in difufo i cognomi, nata dall'i non-
dazio

Digitizedby Google
I 7* PARTE TERZA
t at dazione * mefcolanza di tante ftranicre penti *, e dallo fcompislio
• •
1 P
de*
Le N.iztont .... n D ° . . . , . . .

fcttentriona-
pop 0 1 dl quello Reame,
» in continue guerre involti, s aggiunte in ol-
,

li, che popò- tre il coftume qua portato, e dirTufo dalla gente fettentnonalc, d'ufar
larwilRe- un fol nome propio: coftumando per lo più i popoli feguir la foggia
gnot nonufa- di vivere della nazion dominante, fopra tutto allorché quefta è nume.
t»fM cogito-
ro fa, ed occupa la maggior parte del conquillato paefe. E per meglio
ciò intendere, uopo è avvertire, che i Goti, ed i Longobardi s'im-
padronirono di quello Regno in maniera diveda da quella , che poi
, . tifarono i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonefi , ed altri:
dappoiché non vennero qua i primi co' Ioli foldati per diftribuirli nel-
le cartella , o piazze d' armi , delle quali ve n' avea poche allora , nè
curarono elfi fabbricarne da vantaggio ; ma vi vennero interi popoli
co' mogli, figli, e tutti di lor famiglie d'ogni età, feflb, e condizio-
ne (i). E comechè tutti coloro, che atti erano all'armi, le ulaflero
in occafione di guerra; nientemeno in tempo di pace non ripartivano"
ne' forti , nè vivcan di Stipendio militare , ma lparfi e milchiati per
le città e terre ,cialcuno al fuo meftiere attcndea ;
godendofi de' poderi
occupati , o aflegnati ; trattando , ed imparentandoli co'popoli nazionali più
come paefani, che come ftranieri . Chiara pruova ne fomminiftra ciò
che narra Paolo Diacono (z) de' tempi di Rotari XVI. Re de' Longo-
bardi, dedito affai all'Arianelimo, lotto cui perciò fi videro, preflbchè
in ogni città del fuo Regno due Vefcovi, l'uno Ariano per ammini*
ftrar la Religione a'Longobardi , più de' quali erano Ariani, e l'al-
i

tro Cattolico per gl'Italiani, che profeffavano la cattolica fede. Nè


di vero farebbe flato uopo crcarfi per le città tanti Vefcovi Ariani
per governar le chiefe de' Longobardi , fe coftoro alloggiati fi foffero
come l'empiici foldati nelle cartella, e non foriero flati allora grinte-
ri popoli delle città milchiati di Longobardi Aàani, e d'Italiani Cat-
tolici. Onde in quella guifa, che le Komane Colonie, già prima dalla
Repubblica quà mandate, non eran di fole truppe militari, ma dì fa-
miglie intere, le quali occupando le città, e le campagne, e ferman-
dovi la fede, fi renderon col tempo nazionali; vivendo però non alla
foggia, che qui trovarono, ma fecondo le propie costumanze romane,
che per ogni dove, come padroni, procurarono introdurre e ftabilire:
così per appunto i Goti , ed i Longobardi eflendo in forma di colo-
nie quà venuti , ed ingombrando le città e terre , che fra loro fi di-
vifero, vi piantaron le famiglie; e divenuti paefani, perch'eran domi-
nanti , non adattaronlì efli a' coftumi de' noftri , ma ritenendo i loro
propj , li difleminaron da per tutto : di forta che i noftri nazionali
trat-
( i ) V. Paole Dizc. Vtb. 2. de GeJÌ. Longoòard. cap. 6. Ù' j.
(2) De Cjejì. Lof.'goù. liù. 4~-crtp. 44.

Digitized by Google
TEMPO BARBARO. 177
tratto tratto svezzandofi dalle patrie, oromane ufanze (i), videfi col
tempo il piìi d'eflbloro vivere fecondo il coftume de' Longobardi , an-
che dapoi che coftoro nel Regno noftro da' Principi Normanni furono
foggiogati
Or non v' ha dubbio, che tanto i Goti , quanto i Longobardi ,

da* quali furon quefte contrade per lo fpazio di pretto a Tei lecoli oc-
cupate, non ufaron cognomi gentilizjjma ciafcun d'etti un folo nome
propio come appunto nel Settentrione , donde ufcirono, fi coftumava . Non
,

ebbero in ufo gli antichi Germani , che un folo nome propio , dinotante
qualche prerogativa, o difetto di corpo, o d'animo; o prefo da qual-
che accidente , o da buon augurio (2) . Non curavano ufar cognomi
per ditti nguere le famiglie le quali non aveano nè feudi , nè beni
,

ereditar], nè dignità, ne grado, nè condizione per natali , o per co-


ttami diverfa ; ma tutte or in una , or in altra terra fcorrendo , vi-
vcan di rapina. Onde appo Tacito, Cafliodoro, Paolo Diacono, Gior-
dano ed altri antichi , e moderni Autori , che 1' ufanze , o le getta
,

di quc' due Popoli ci han defcritte, non mai trovafi pcrfonaggio ve-
runo di quelle nazioni con qualche cognome di fua famiglia o tra-
mandato da' maggiori , o ne' potteri mantenuto . Oflerviamo in fatti ,
che a tempo dell Imperador Zenone due celebri perfonaggi fra' Goti,
amendue nomati Teodort'cbi, fono dittimi dagl' Ittorici con dilegnarfì,
l'uno Teodorico figlio di Baia mero , e l'altro Teodorico figlio diTriario (3),
non avendo prop] cognomi da poterfi con quelli diftinguere fra loro.
Trovanfi ben vero appo Giordano (4) mentovate due le piìi celebri
famiglie de'Goti, cioè quella degli %/imali, e quella de' Baiti i capi, •

o fien primi ceppi delle quali furono *4mala (5), e Balta. Ma i di-
scendenti di quette due famiglie non veggonfi cognominati Ornali , a
Baiti ; onde Teodorico Re degli Oftrogoti, che dagli Ornali difecndea,
Z non

(1) Abbenché non loro da' Longobardi nò l'ufo delle Ro-


fotte vietato
mane leggi [V.le Legpi Longobarde Hb.i.tit.tf.} , nè l'efercizio libero della Re-
ligione, a cui per divina previdenza furono i nottri tenacemente attaccati «
(2) Il Catalogo de' quali nomi colla loro fpiegazione può vederfi appo
Aventino in Prolepom. ad Anvales Bojorum .
(?) V.CEfìratto deinjìoria di Malco Retore di Filadclfo,de Rebus Bizantini?.
(4) De Rebus Getic.
(5) Del Germano Amai, che dinota Cele/le, Ce ne formaron tanti no-
mi propj appo quella nazione , come Amalafr'tdo [Amal-fride] , coeleflis pax %
e Amalafìida femminile : Amaiafunta , o Amalafuent ha fem. ['Amal-fckuen^
te], coeleflis forma : Amaluberra fem. [Amal-berge ], coeli hofpìta : Ama-
larieo [Amal-ryeh] , in coelo pollens : Amalongo [Amelin-ling] , eoe io ortus , &c.
e ftimo, che dà Amai provtnga il nome derivato Amalio, ed Amalia, og-
gi ufàto in Germania per nome propio , che dinota difendente da Amalo.
i 78 PARTE TERZA
non mai vien cognominato Ornala : ed Alarico Re de'Vifigoti , che
traeva la fua origine da Balta , fu foprannomato Balta , ma egli folo,
per l'audacia, che avea (dinotando Balta nella gotica lingua, Audace),
non già perchè da' Tuoi maggiori a vette un tal cognome rcdaco.
V. DifTuiò ch'ebbero dunque le già dette nazioni per tutta l'Italia
Difmejji nel quello loro coftume, venne tratto tratto a difmetterfi nel Regno no-
RepnoiNo (tro l'ufo introdottovi da' Romani del nome gentilizio , e del cogno-
mi Gemili^. mc . u fan£l 0 ciafcuno un fol nome propio, non folo a' tempi de' Goti,
2/ , ed t Co- c j > L 0n O b ar(ji ma ne* tempi fufleguenti ancora fotto i primi Nor-
e g f

^faml usi un
mann ' : > quali nel Nort, donde la prima volta ufcirono, e nella Neu-
fol nome, bri* della Francia, ove fermaronfi (i), non ufando gentilizj cognomi,
non poterono quà portarli ; comechè poi fatte eh' ebbe la lor fignor/a
nell'una, e nell'altra Sicilia profonde radici, per altre cagioni , che reche-
remo nella Parte IV. icognomi qui fi videro di bel nuovo introdotti.
VI, Egli è vero , di quello Regno , come
che molte Ducee minori
'Anche né* Gaeta, Napoli, Sorrento, Amalfi, e nella Puglia, e Calabria le cir-
paefirimafti ta d'Otranto, Bari, Gallipoli, Agropoli, Reggio, S. Severina Gerace,
,

Ua^aYre"
^ otrone » Amantea, Rollano, e tante altre o non mai, o affai tardi,

co Imperlo"
e P cr ?oco Km V°
furono da' Longobardi occupate (z) ; tuttavia nè pu-
re in quelle fi videro ufati gentilizj cognomi si perchè furono ivi dif- :

metti alla venuta de'Goti, al coflume de'quali per quel tempo avvez-
zaronfi ; come ancora "perchè fcacciatine i Goti , fino a' tempi de'Nor.
manni furon dominate e frequentate da' Greci ; i quali, tranne qual-
che foprannome, nè pure in que* tempi ufarono veri cognomi. Ond'è,
che tanto nella maggior parte di quello Regno , comprclb nella Bene-
ventana Ducea , popolata da'Longobardi , quanto nella minor parte, da*
Greci abitata e dominata, per tutto quel tempo non ufaronfi cognomi,
yjj In fatti nella ferie de' Re, e Principi Goti, Longobardi, e Nor-
P mova gene, manni ; in quella de' Duchi di Benevento , de' Duchi di Napoli , di

raleda tutte Gaeta, e d'altre Ducee minori; in quella de'Principi di Salerno, de*
le memorie Conti di Capoa , e di tanti Conti , o Caflaldi delle terre di quello
di qw? um- Regno; nella ferie de'Vefcovi di quel tempo; ne*calendarj de' Santi,
f** o de' Morti: nella foferizione de'Vefcovi ne'Concilj, neU'Epiflole, e
nelle Bolle; de' Magnati ne' Parlamenti ; de' Principi o Re ne' Diplo-
mi; de' Giudici ne' Placiti, e Giudicati ; de' contraenti , de' notai , e
de' teftimonj negl' iftromenti, teftamenti , attefhti , nelle donazioni ,
concelfioni , dichiarazioni , e fimili private , o pubbliche fcritture , ed
in ogni altra memoria di que' tempi niun vefligio ^li gentilizio co-
,

gnome s' incontra . Siccome ancora nelle Storie , e nelle Croniche del
Re
(1) Detta poi da efloloro Nornunnfa.
(2) V. Cojìantino de Adminijlrando Imperio cap. 27.

"jOT^iTizect by OdoqI
TEMPO BARBARO. i 79
Regno noftro di que' tempi trovanfi mentovate co' foli nomi propj fen«
za cognome alcuno tante perfone d'ogni condizione, o meftiere.
VIII
Ne ^ggelli de' Longobardi e de' Normanni anche un fol nome fi
,
p)U0Ve par*
ofierva, come landolfvs . atenolfvs . taldolfvs, e pandolfvs . titolari : da'
LAYDVLFVS IORDANVS ROBERTVS RICCARDVS GVAIMARIVS. E ne'
. . • • fuggdli.
fuggclli di piombo , o fieno Bolle landolfi et atenolfi pp. f
: ,

(Principibtis) PALDOLFI , ET lOHANNl i'RINCIPIBVS ATENOLFI PRW-


. .

CIPIS . RICARDVS , ET IORDANVS DI GRA. PRINCIPES . IORDANVS


DEI CRATIA PRINCEPS GVAIMARIVS PR1NCEPS
. RAI NVLFVS CO-
.

MES HVCO COMES DE MOLISIO . SIGILLVM ROTHBERTI AVERSANI


.

EPISCOPI . f G. DVX CAL. ITAL. SICIL. ROGGERIVS DEI GRA REX


SICILIAE, DVCATVS APVLIAE ET PKINCIPATVS CAPVAE (i).
,

Le monete, e le medaglie di que' tempi ci fornifeono dell'iftcflb TX.


argomento. In quelle de' Duchi, e Principi di Benevento impreffo Ieg- rnone»

giamo un fol nome di ciafeun di loro , come : grimvaldvs . sico ì meda


te 0 "

p'rinceps - sicardvs . siconolfvs In quelle de' Principi di Salerno:


.
&
cisvlfvs prin. sal. In quelle d<* Normanni rocerivs comes »
:

rogerivs dvx . rogerivs rex . w. (Willelmus) REX . TACD. ( Tati,


credus) rex siciliae . In quelle d'Amalfi: manso dvx et patri-
civs (2). In quelle de'Duchi di Napoli: sercivs dvx athanasivs .

ipiscopvs (cioè Atanafio II. il quale fu anche Duca di Napoli (3).


L'iftef.

(1) V. Muratore di(fert.^$.


(2) Francefco Panfa nella fua ftoria d'Amalfi narra, che Giovambatirta
^/lanfo , nobile Amalfitano , lafciò in testamento un'antica moneta coniata in
Amalfi, eh' ci confervava, con quefta ifcrizione : mavso dvx et patri-
civs. Gli fi può preftar fede, perchè narra un fatto de'fuoi tempi.
(3) V. Lodovico Muratore dijjert. 27. Antiquit. hai. Med. Aevi . In que-
lle , ed in altre medaglie dell? Ducea di Napoli de' tempi baflì vedefi ef-
figiato ancora dall'altra parte il noftro principal Protettore S. Gennaro coli'
ilcrÌ7Ìone sci. ian. In altre vedefi da una parte X effigie di S. Gennaro
colle lettere se. ia. o sanctvs ianvarivs, e dall'altra parte una crocet-
ta col nome della città NEAT10AIC. In una però fingolare vedefi l'iftef-
€0 Santo coli' ifcrizione di caratteri greci minuti: Lodovico Muratore [loc.
cu. ] la rapporta , e legge ivi da un lato «raro , dall' altro I«r«/«/:or, ch'egli
interpreta Apojlolus ]anuarius y loggiugnendo Sed cur Santiurti illum Mar»
:

tyrem ùtulo Apofloli donare voluerint Neapolitae , divinare nondum potui .


E nella medefima dhTertazione 27. da lui tradotta in italiano , dice Per» :

eh? abbiano i Napoletani conferito il titolo (TApofloh a quel Santo Ve/covo


e Martire , lafcerò , che ce T infognino effi . Ma qui non v' ha d' uopo d'in-
dovino ; e perchè il Pubblico , appoggiato alla fede di quefto Autore noti
attenda indarno da' Napoletani fpiegarfi la cagione di quel titolo, eh' ei
credette da noi dato al noftro Santo, uopo è additar piìi tofto la cagione

. Digitized by Google
i8o PARTE TERZA
X\ L' iAeflb ufo di un fol nome fi offerva nell' ifcriiioni di que' tenu
Va riarmi . pi. Eccone alcune:
HOC POSITA IN LOCVLO
REQVIESCIT IN SOMNO
PACIS AGELTRVDA PVEL
LA FIUA MALDEFRID
COMITT aVAF RTYTT ANN
Vili. MEN. II. DIEB. XIIII.
ALGARDA MATER POSVI.
HIC REQVIESCIT
INSOMNO PACIS
AVTPERGA XTT
ANCILLA QVAE BIX
IT AN. P. MIN. XXI ( annos plus mìmts )
DEPOSITA SVB DIE
UH. NON. NOVEB. IND
XII. PC. BAS1LII V. C
ANNO XXII
1
Da
dello sbaglio , eh ei prefe nel malamente leggere nella medaglia fuddetta
il titolo à'Apoftolo in vece di quello di Santo.

s\r moftrar dunque l'origine di tal errore abbiamo qui di nuovo impreA
fa quella medaglia, ritratta però dalla prima edizione delle Memorie della
Vita di S. Gennaro , raccolte da Cammillo Tuòno cap. io. E forfè Muratore l'of-
lervò mal formata in altra edizione piti recente , o appo altro Autore . Le
lettere di quefta medaglia fon greche, e con certi legamenti ftraordinar;
fra loro, fonili anzi alle lettere di fcrittura, che a quelle di fcultura, o
di ftampa. Il titolo in vero non è «tom, ma &yw fanttus , fé non che il
7 è legato colPi feguente,in quefta forma yi\ ed in oltre l'articolo ó, che
fcgue alla parola ce?™ non è difgiunto , ma unito con quella , e non ha

'«t iciicrc errori per tworowi siyojivius . tszi uuu j>uie\ ,i nncrxe-
in tutte le medaglie latine, ove Pifteffa effigie
incontra , vedefi da
s'
noi dato il sanctvs, non già di
titolo di apostolvs
noftro Protetto-
al
re ; e perciò in quefta greca v' ha lo fteflb titolo formato in greco *?toe
e IttrxMpiif SanSìus Januarius dal rovefeio poi fi legge Kurpetritt rUf vìkuh

évi toù Tvpòs, Libcrator urbis ab igne»

Digitized by Googl
TEMPO BARBAR a
Da Pofi Confulatum BaftlYi Viri Clarìffimi anno zi,
quella data
:

ù conofce, che l'ifcrizione è dell'anno di Crifto 503.

HIC REQVIESCIT ROMOALT DVX ILLV


STRIS DE PROGENIE MAGNI GRIMOALT
AVTPERGA VXOR FECI

ET VMFRITVS FILI
VS SVIVS QVI BIXIT
AN. P. M.XIII. M.III
DEPOS » •

Qtiefte quattro ifcrizioni fon rapportate dal Signor Pratillo (1) •


la prima nel territorio di Seda* la feconda preffo alla diftrutta Capoa,
in un cimitero della Chiefa di S. Agoftino; la terza nel territorio di
Capoa, in un luogo chiamato h Muffarle \ la quarta in Macera.
HIC REQ.VIESCIT IN SOMNO PACIS RENOBATVS , QVI VIX1T
ANNOS XXIII. DEPOSITVS KAL. IVLIAS QVATER P. C. BASILI! V. C.
HIC REQVISCIT IN SOMNO PACIS SARMATA, QVI VIXIT ANNVS
PLVS MINVS LXX. DEPOSITVS DVODECIMVS DECEMBRIS FLAVIO ACA-
TI TO V. C. CONS.
Quefte due fono di Capoa (z), la prima è dell'anno 545. di Cri-
lìo, come apparifce da quelle parole qvater p. c. quattro anni dopo
#
il confolato di Bafilio, che fu appunto il 545. e la feconda è del] '.in-
no 517. in cui fu Confolo, Flavio Agapito infieme coli' Imperador Fla-
vio Anaftagio Di coro. * .

ANNO DKI NONGENTI QVADRAGINTA NOBEM MENSE MARTIO


IND. SEPTIMA IMPERANTE DOMNO PETRO DIAC. IEO MAGISTERI
FEC1T .
In Capoa ( 3 ) , ove la parola Imperante non fignifica fotto l' Ira-
pero di Pietro Diacono, non effendovi mai ftato Imperadore Diacono;
ma prende fi in un fenfo largo all'ufo di quel tempo barbaro per di-
notarli, che'l maft.ro fabbricatore ,chiamato Leone fece quell'opra per
comando di Pietro Diacono j
poiché arnminiftrandoallora i Diaconi
le rendite delle Chiefe , era loro commefTa la cura della fabbrica , e
della rifazione di quelle, e di tutt' altri luoghi pii.
Le feguenti fono del cimitero di S. Felice in Pinci* in Nola (4).
DEP.

(1) Via Appia lib. 2. cap. 9. e 13. lib. 3. cap. 4. lib. 4. cap. 7.
(2) Rapportate da Michele Monaco Santuario Capuano P. ì. pag. 149.
(3) Rapportata dall' iftelfo Michele Monaco loc. cit. pag, \g<.
(4) Rapportate da Francefco Bianchirlo Praef.in Vitas Pontij"Roman. Ana-
ftafto B'tblmbecario attributo* «.26. preffo Muratore Rtr. Italie. Scriptor. to.3.
iti PARTE TERZA
DEP. SANC. FELICIS EPSC. V. ID. FEBR. POS. CONS. PAVS TO.
VC. Depofttio Sancii Felicis Epifcopi quinto Idut Februarias pofttus % o de*
pofitus{cft) Confale Faujlo viro clarijjimo , che fu nell'anno 438.
DP. EP. PAVLINI 1VNIORIS D. III. ID. SEP TE. FL. DIOS (l) MORO
V. C CONS. Depojìtio Epifcopi Paul ini Junioris die tenia Idia Septem-
bres. Flavio Dio/caro viro ciarlili CnnC-'-
r. -,
<«J*fi, „<»„ s V fo

do copnnm* y— rto vercoyo, vien detto Ciunigre ì per diftinguerfi dall'


iltro più antico S.Paolino, che trapalsò nell'anno 431.

f DP. THEODOSI. EPISC. DIE VIII.IDVS . DECEMBRES. FL. PAVSTO


ivniore . v. c. cons. che fu nell'anno 490.
DPS. SANC. M. DMN. ( depofttio- fanclae memoriae domni ) a v RE-
LI ANI EPISC. IN PACE Q.VI BIXIT ANNS PL. M. ( plus minus ) LXXX.
SEDIT ANN. XXXIII. DEP. ES (depofitUS cjl ) OCTABV KAL. AVG.
f HIC REQV1ESGIT APOLLONIA SACRA VIRGO DOM. SOROR
LEONIS EPISC VIX. ANN. PL. M. J.XXV. DEPST I 1 SEXXIES P. . . .

CONSVLATVM ....
LEO TERTIVS EP. (Epifcoptts) CREDO RESVRGERE
f HOC QVOD CERNITIS DISCITE QVOD LVPERCVS EPISCOPVS
COMPSIT ET ORNAVIT IN HAC ECCLESIA . LVPERCVS EP. FIERI PRE-
CEP amore di ET SCORVM ( amore Dei) &
SanBorum ) felic. ET
TAVLINI . RVFI LAVRENTI . ET PATRICII.
.

ADEODATVS IND1GNVS ARCHIPRESV1TER. SCE. NOL. ECCL. {fan*


Bae Uolanae Ecclefict) reqviescit hiC
DEPOSITIO VRANI PRESB. XI. KAL. IAWVARIAS
DEP. SANCTE M. (memoriae ) SEPARATI DIAC. DEP' D. ( depo«
fìtta ejì die ) xml. KAL. novemb. xii. P. C BASILI vc. ( duodecimo
anno pojl confulatum Baftiii Viri ClariJJimi) t che fu nell'anno di Cri-
fto 553-
f HIO REQVIESCIT IN PACE IANVARI A f . Q. VIXIT PL M
. .

ANN XXVIII CUm MARITV FEC ANN. XV. M. XI. D. X. DEP. D. XV.
KA FEBR VAR P C. BILISAR1 VI P N D PRIMA f pofì Confulatum Beli*
farii viri clarifftmi indi ci ione prima
y
che fu Tanno
,

f HIC REQVIESCIT IN PACE FILICELLVS SBD {fubdiaCOnuS ) Qv. . .

Seguono altre ifcrizioni della città di Napoli.


ENOA KITH riATAA TlATAOT TIlOA
OTFATHP ZH2A2 HN EIPENH HTH. X
MENA2. B. ANI! nPO. Z. KAA. IOTN (2)
tìie

(1) Quefta parola è feorretta, e dee leggerli: DiosòoRO,che fuConfo-


lo nell'anno di Crifto 442.
(2) E
rapportata feorrettaraente <ia Capaccio Hifl. Neap. lib. 1. cap, 6.
e da Reineiio Ciaf. 20. n, 304.,

Digitized by Google
TEMPO BARBARO. i8$
Paula Fault Subdiaconi filia y quae vixit in pace annos IV.
file jacet
Menfes IL Requievit VII. Kalcndas Junias
Leggefi quefl' ifcrizione anch'oggi nella chiefa di S. Maria della
Sanità, lotto l'aitar maggiore nel muro finiftro, da me veduta, e re-
cata in latino. Le lettere TIlOA dinotano TFIOAI AK0N02 Subdìa*
tonuSj titolo ufato in altre ifcrizioni , come in una di quelle di Nola,
già rapportate ; ed in un'altra, che quindi a poco rapporteremo diS.An»
drea a Nido in Napoli: altre fe ne poffbn vedere appo Grutero (i).
HIC REQVIESCIT IN PACE SC. ABBAS HABETDEVS POSITVS VII.
ID. MAIAS. ANTHEMIO III. COS.
Trovavafi quefto marmo nella chiefa di S.Reflituta (2) Flavio An« .

temio ne* Falli Imperiali leggefi due fole volte Confolo ; la prima nell'
anno di Crifto 455. e la feconda nell'anno 4^8. Adunque o neH'ifcri-
xionc v'è sbaglio dello fcultore , o di Capaccio , chela traferifle , e
dovrà emendarfi anthemio ii. cos. ovvero farà ftato Confole la terza
volta , e vi manca ne' Falli

"Al AJ" PATRICI A A W


PATRICIVM DOMVS HAEC AETERNA LAVDE TVETVR
ASTRA TENENT ANIMAM , CETERA TELLVS HABET
RECAVI ESCI T IN PACE SVB -0. CONS. Afft)
Trovafi anch'oggi non già nella Chiefa di S.Gaudiofo, come di-
ce Capaccio (3) , ma in quella di S. Maria della Sanità fotto 1' aitar
maggiore al muro deliro. Le lettere svb cons. fono (late interpre-
tate da taluni Sub Bono Confule , quali fofle morto fotto il Confolato
di Buono, che fu Confolo di. Napoli nel nono fecolo Ma negli al- .

tri monumenti , e fcritture di quella Città di que' tempi non leggefi


mai la data de' Confoli Napoletani, bensì quella de' Confoli Romani,
o degl' Imperadori medefimi. Quindi Capaccio dice: Qui notas Q.Conf.
interprctantur Bonum Cortfulem , feiant Jìgnificart Divum Conjlantinum .
Ma la correzione è peggior dell* errore ;
poiché nè a Coflantino M.
trovafi dato il titolo di Divo in fua vita; nè q netta formola Sui Di»
vo Conjlantìno era propia di que* tempi , ne* quali formavafi la data :
Imp. Caef. Con/tantino, ovvero: Con flautino *Aug. &
Maximiano Cof. &c.
Gli altri Coftantini, che regnarono nel VII. o nell'VIII. fecolo, non
s'intitolarono mai Divi nè vivi, nè morti: nè la data del loro Im-
perio ne' marmi, e nelle fcritture di Napoli efprimevafi con tal for-
inola: Sub D. Conjlantìno ; ma con quell'altra: Regnante t ovvero Itn-
pe.

(1) Pag. 1049. n. 8. 1050. n. 8.


(2) V. Capaccio Hijl. Ncap. lib. 1. cap. 13/ e Reinefio Ciaf. 20. n. 94*

(3) Lib. 2. cap. 6.


i8 4 'ARTE TERZA
perante Conftaniìno, &c. Meglio dunque 1'inrerprcra Rcinefio: Sub De*
ciò Cof. nell'anno 500. quando fu Conlolo Importuno Oecio lolo ; o
nel 5 quando fu anche Confolo folo Decio Bafilio.
29.
HIC IK PACE MEMBRA SVNT POSITA THEODIMl SVBD. REG. ET RECT.
SCE SED. A POST. ET DISP. HVIVS Di AC. [SubdtXCOm Regìonarii ,& Recìoris San*
tlae Sedis Apofiolicae , @~ difpenfatoris hujtts Diaconiae ] BEATI andreae.
61 QVIS PRAESVMPSERIT HVNC TVMVLVM VIOLARE, ERIT ANATHEM ATIS

VIKCVLO IKKODATVS.
Nella chiefa di S.Andrea a Nido (1).
HIC REQVIESCIT IN PACE EVPUIMIA , ET IOH. VIR EIVS , ET CETERr
FILII EORVM.
Nella cappella de' SS. Gio: e Paolo, rimpctto al Sedil di Monta,
gna (2).