Sei sulla pagina 1di 8

Calcolo II – 30 ottobre 2017

Tornando sull’equazione di Van Der Pol:

𝑥̈ − (1 − 3𝑥 2 )𝑥̇ + 𝑥 = 0

Stiamo guardando il caso in cui è stata trasformata in un sistema del prim’ordine

𝑥̇ = 𝑦
𝑦̇ = (1 − 3𝑥 2 )𝑦 − 𝑥

𝑥(0) = 𝑥0
{ 𝑦(0) = 𝑦0

Abbiamo introdotto una funzione di Lyapunov (bislacca)

𝐿(𝑥, 𝑦) = 2(𝑥 − 𝑥 3 − 𝑦)2 + (𝑥 − 𝑦)2 + 3𝑥 2

E attraverso questi fatti abbiamo scoperto che in un intorno di 0 spiraleggia andando fuori, mentre invece
c’è una palla sufficiente grande al di fuori della quale la funzione di Lyapunov cala; dunque non ci possiamo
allontanare.

Dunque questa funzione di Lyapunov garantisce che le soluzioni non possono scappare all’infinito, perché
se scappassero all’infinito la funzione di Lyapunov dovrebbe crescere ma invece cala.

Quindi preso ❶ per ogni condizione iniziale (𝑥0 , 𝑦0 ) la soluzione di ❶ esiste per tutti i tempi.

Osservando che per ogni condizione iniziale esiste una soluzione, detta (𝑥(𝑡, 𝑥0 , 𝑦0 ), 𝑦(𝑡, 𝑥0 , 𝑦0 )) l’unica
soluzione di ❶ con condizione iniziale 𝑥(0) = 𝑥0 , 𝑦(0) = 𝑦0 , essa per ogni 𝑡 è un punto di ℝ2 ; è costume
scriverla così:

(𝑥(𝑡, 𝑥0 , 𝑦0 ), 𝑦(𝑡, 𝑥0 , 𝑦0 )) = 𝜙𝑡 (𝑥0 , 𝑦0 ) ∀𝑡,

ossia partendo da (𝑥0 , 𝑦0 ) e aspettando un tempo 𝑡 seguendo la soluzione dell’equazione differenziale


vediamo dove cavolo siamo arrivati.

Si può vedere in vari modi: 𝑡 è anche una variabile, quindi si può vedere 𝜙: ℝ3 → ℝ2; ma è d’uso
considerarla come 𝜙𝑡 : ℝ2 → ℝ2 , ∀𝑡. 𝜙 è detto flusso.

È detto flusso perché ha le seguenti proprietà rilevanti:

 𝜙0 = 𝐼𝑑
 𝜙𝑠 ∘ 𝜙𝑡 = 𝜙𝑠+𝑡 , ∀𝑠, 𝑡 ∈ ℝ+

Se volessimo dirlo in maniera molto raffinata 𝜙 è un’azione del gruppo ℝ su ℝ2 ; ad ogni 𝑠 viene associato
un punto di ℝ2 … (borbottii seguiti da “non lo vedete che forma un gruppo?)

Quindi essenzialmente un flusso ha una proprietà di gruppo, un semiflusso ha le stesse proprietà ma solo
per 𝑠, 𝑡 positivi perché può capitare che a volte non si può tornare indietro nel tempo; nella meccanica per
esempio si può tornare sempre indietro nel tempo perché uno può risolvere le eq. differenziali avanti e
indietro.

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (1/8)


Qui abbiamo dimostrato che le cose sono definite per tempi positivi, perché andando avanti indietro nel
tempo non esplodono; però non ho dimostrato che non esplodono andando indietro nel tempo.

Se andando avanti nel tempo sono a una certa distanza, giro e mi avvicino all’origine ovviamente andando
indietro nel tempo invece mi sto allontanando dall’origine; non ho controllato che potrebbe succedere che
mi allontani esplosivamente in un tempo finito. Posso quindi controllare un semiflusso, ossia 𝑠, 𝑡 ∈ ℝ+; per
controllare che sia un gruppo dovrei provare che posso andare indietro nel tempo quanto mi pare.

Queste proprietà sono automatiche: immaginiamo di avere un’equazione differenziale autonoma 𝑧̇ (𝑡) =
𝑉(𝑧(𝑡)) e immaginiamo che le soluzioni esistano per tutti i tempi (o solo per i tempi positivi); [abbiamo un
gruppo additivo, può essere ℝ o ℝ+ ].

Allora questo vuol dire che è definito un flusso 𝜙𝑡 , voglio far vedere che

 𝜙0 (𝑧) = 𝑧; [identità]
 𝜙𝑡 ∘ 𝜙𝑠 (𝑧) = 𝜙𝑡 (𝜙𝑠 (𝑧)).

Ossia che presa la soluzione partendo da 𝑧 aspetto un tempo 0 voglio sapere dove sono; è esattamente
l’identità.

Per l’altra invece devo controllare questa proprietà di gruppo: che significa 𝜙𝑡 ∘ 𝜙𝑠 (𝑧)?

(non sono sicuro della riga sopra, dice “che significa composto phi di esse di zeta”)

Significa guardare 𝜙𝑡 partendo dal punto 𝜙𝑠 (𝑧), ossia 𝜙𝑡 (𝜙𝑠 (𝑧)). Vuol dire che sto considerando questa
eq. differenziale:

𝑧̇ = 𝑉(𝑧)
❷{
𝑧(0) = 𝜙𝑠 (𝑧)

Voglio sapere qual è la soluzione di quest’ultima eq. differenziale e voglio andare avanti per un tempo 𝑡

(guardare grafici sugli appunti cartacei).

Dimostrazione (invarianza delle soluzioni di eq. autonome per traslazioni temporali)

Possiamo anche dire che chiamo 𝑧̅(𝜏) la soluzione di ❷; dato 𝑧̅(𝜏) definisco la funzione 𝑧̃ (𝜎) = 𝑧̅(𝜎 − 𝑠),
ossia una semplice traslazione della soluzione.

Prima di tutto devo controllare che l’eq. differenziale soddisfi 𝑧̃ :

𝑑 𝑑
𝑧̃ (𝜎) = 𝑧̅(𝜎 − 𝑠)
𝑑𝜎 𝑑𝜎

Poiché 𝑧̅ soddisfa ❷ (suppongo per ipotesi quando abbiamo detto che stiamo controllando che la soddisfi)
risulta

𝑑
𝑧̅(𝜎 − 𝑠) = 𝑉(𝑧̅(𝜎 − 𝑠)) = 𝑉(𝑧̃ (𝜎)),
𝑑𝜎

ossia 𝑧̃ soddisfa l’eq. differenziale, ossia le eq. differenziali autonome hanno soluzioni invarianti per
traslazioni temporali. [fine dimostrazione]

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (2/8)


Ora voglio sapere che condizione iniziale soddisfa (a cosa si riferisce di preciso?): devo calcolare 𝑧̃ (0), che
coincide con 𝑧̅(−𝑠). La funzione inziale era 𝜙𝑠 ; se adesso prendo questa e torno indietro di 𝑠 torno dove
sono partito, ossia in 𝑧 (vedi grafici cartacei, si capisce bene). Dunque

𝑧̅(−𝑠) = 𝑧

Quindi la funzione 𝑧̃ ha come condizione iniziale al tempo 𝑡 = 0 la 𝑧, ma allora 𝑧̃ (𝑡 + 𝑠) = 𝜙𝑡+𝑠 (𝑧) per
definizione. D’altra parte 𝑧̃ (𝑡 + 𝑠) = 𝑧̅(𝑡), ma 𝑧̅(𝑡) è la soluzione di ❷ per un tempo 𝑡 partendo da questo
(credo intenda partendo da 𝑡 + 𝑠), ossia che è 𝜙𝑡 (𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒? ) = 𝜙𝑡 (𝜙𝑠 (𝑧)).

Intuitivamente, guardando il grafico significa che partendo dall’inizio, andando avanti di un tempo 𝑠,
riparto, vado avanti di un tempo 𝑡 e arrivo esattamente dove sarei arrivato se non mi fossi mai fermato.
Il discorso è analogo anche se 𝑡 è solo positivo.

Quindi questo ci dice che tutte le eq. differenziali autonome definisco un flusso, che è ben definito.

Nel caso in cui 𝜙 è definita per tutti i tempi risulta che 𝜙−𝑡 ∘ 𝜙𝑡 (𝑧) = 𝜙0 (𝑧) = 𝑧; quindi nel caso di flussi la
mappa inversa 𝜙𝑡−1 = 𝜙−𝑡 : ciò è molto comodo, in quanto è difficile solitamente calcolare l’inversa di una
mappa.

Mappa di Poincaré

Cos’è una mappa di Poincaré?

Molto spesso è più facile studiare un gruppo discreto che è un gruppo continuo; un gruppo discreto è la
stessa cosa ma 𝑡 ∈ ℤ invece che 𝑡 ∈ ℝ.
Sia quindi 𝑡 ∈ ℤ : risulta quindi che

 𝜙0 = 𝐼𝑑;
 𝜙2 = 𝜙1 ∘ 𝜙1 = 𝜙12 ;
 𝜙3 = 𝜙2 ∘ 𝜙1 = 𝜙12 ∘ 𝜙1 = 𝜙13 .

Mentre nel caso continuo di 𝑡 ∈ ℝ ho un numero non numerabile di mappe (per ogni 𝑡 ho una mappa
diversa; anche se sono relate sono comunque tante), nel caso discreto di 𝑡 ∈ ℤ ne ho una sola; una volta
capito come è fatta quella mappa basta iterarla e prendere le sue potenze.

In alcuni casi è possibile passare dal continuo al discreto con questa mappa di Poincaré: in realtà già la
conosciamo; è come quando si sta in discoteca con le luci stroboscopiche e si vede la gente solo a intervalli
di tempo fissato.

Qui è la stessa cosa: guardiamo il flusso a intervalli di tempo fissato.

Possiamo guardare il tempo sempre tempi fissati 𝑡 = {1,2,3, … , 𝑛} e questo è esattamente l’effetto a luce
stroboscopica, ossia ci illumina il sistema a tempi interi e di ciò che succede in mezzo non ce ne frega
niente.

Altrimenti possiamo guardare il sistema a un tempo prefissato, ossia abbiamo un orologio e ogni volta che
un orologio arriva a una certa posizione guardiamo il sistema, ecc..

In alternativa possiamo essere interessati a guardare il sistema quando succede qualcosa di particolare,
qualcosa che ci interessa.
Calcolo II – 30 ottobre 2017 (3/8)
Per esempio se guardiamo un modello che descrive il mercato azionario e lo vogliamo guardare soltanto
quando sta al massimo, perché vogliamo correre in banca a vendere le nostre azioni; o il contrario quando
è al minimo perché vogliamo comprarle.

Nel caso di Van Der Pol invece è interessante decidere di osservare le soluzioni solo quando attraversano la
semiretta positiva delle 𝑥: ci mettiamo in 𝑥̃ (vedi grafico), la soluzione gira e torna in 𝐹(𝑥̃); dunque una
mappa da un punto della semiretta positiva a un altro punto della semiretta positiva.
𝑑
Quando attraversiamo lo facciamo verticalmente, perché abbiamo visto che 𝑑𝑦 𝑥̇ = 0; se vogliamo studiare
la traiettoria fuori dall’asse delle 𝑦 possiamo dividere per 𝑦 e studiare l’eq.

𝑑𝑦 𝑥
= (1 − 3𝑥 2 ) −
𝑑𝑥 𝑦

È l’eq. delle traiettorie (come cambia 𝑦 in funzione di 𝑥). Calcoliamo 𝐿(𝑥, 0):

𝐿(𝑥, 0) = 2(𝑥 − 𝑥 3 )2 + 4𝑥 2

Quando 𝑥 è grande 𝐿(𝑥, 0) ~ 2𝑥 6 + 4𝑥 2 , ossia una funzione crescente; quindi se la funzione cala 𝑥 deve
essere diventato più piccolo. Quindi quando torna deve tornare prima (“a sinistra”).

Presa una condizione iniziale del tipo 𝑥 ≥ 0, posso considerare questo (quale?) problema con condizione
iniziale 𝑥 = 𝑦(0) = 0 (non chiaro): ora seguo la traiettoria e so che tornerò di nuovo su quella semiretta.

Posso quindi dire che, dato 𝑥 ≥ 0, detto 𝜏(𝑥) il primo tempo in cui 𝜙𝑡 (𝑥, 0) interseca {(𝑥, 0) ∶ 𝑥 ≥ 0}.

A questo punto posso definire la mappa 𝐹(𝑥) ∶= 𝜙𝜏(𝑥) (𝑥, 0) ,con 𝐹 ∶ ℝ+ → ℝ+, detta mappa di Poincaré.

Riassumendo: ho definito un insieme che è ℝ+ , dato un punto 𝑥 ∈ ℝ+ gli associo una condizione iniziale
𝑥0 ; seguo la traiettoria fino al primo tempo in cui torno lì e questo mi definisce un altro 𝑥 che chiamo 𝐹(𝑥).

Osservo quando arrivo sul semiasse positivo e guardo il sistema solo lì, quello che fa nel resto del tempo
non mi frega niente; però so che torno, so che 𝐹 è ben definita: sapere che parto dal semiasse positivo e
torno sul semiasse positivo sempre è equivalente a dire che questa funzione è ben definita, che questo
tempo 𝜏 è ben definito; c’è sempre un tempo in cui torno che ho chiamato 𝜏(𝑥).

𝜏(𝑥) è detto tempo di ritorno.

È interessante notare che forma un gruppo perché, di nuovo, 𝐹 0 = 𝐼𝑑 (ovvio per defizione, ogni funzione
elevata alla zero…). Vediamo ora 𝐹 𝑛 ∘ 𝐹 𝑚 : che significa? Prendo un punto sulla semiretta reale, vado avanti
e itero 𝑛 volte e arrivo in un certo punto. Arrivato a quel punto ci applico 𝐹 𝑚 volte (credo che sia
applicazione di 𝐹 𝑚 volte): per definizione ho quindi 𝐹 𝑛 ∘ 𝐹 𝑚 = 𝐹 𝑛+𝑚 .

Ma il punto fondamentale è che ha a che fare col flusso. Guardiamo 𝐹 2 : essa corrisponde a fare il giro due
volte, parto in un certo 𝑥0 e applico il flusso per il primo tempo di ritorno 𝜏. Questo significa che siamo
tornati; applico quindi nuovamente il flusso per un altro tempo che è il tempo di ritorno del tempo a cui
sono arrivato, ossia

𝐹 2 (𝑥) = 𝜙𝜏(𝜙 ∘ 𝜙𝜏(𝑥) (𝑥, 0)


𝜏(𝑥) (𝑥,0))

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (4/8)


[la formula di 𝐹 2 viene per caso dall’identità 𝜙𝑡 ∘ 𝜙𝑠 (𝑧) = 𝜙𝑡 (𝜙𝑠 (𝑧))?]

Per alleggerire la notazione poniamo 𝜏 (𝜙𝜏(𝑥) (𝑥, 0)) = 𝜏2 (𝑥), dunque

𝐹 2 (𝑥) = 𝜙𝑡2 (𝑥) (𝑥, 0).

Tutto questo corrisponde ad applicare la mappa 𝐹 due volte.

Grazie allo studio sul flusso abbiamo delle informazioni sulla mappa 𝐹 (vedere anche il grafico):

 𝐹(0) = 0 in quanto 0 è un punto fisso per 𝐹; (perché? Riascolta intorno a 46 minuti)

Muovendosi dall’origine verso le 𝑥 > 0, per le proprietà della bisettrice preso un punto 𝑥 su di essa risulta
che 𝑥 = 𝑦. Dunque si vede che per 𝑥 piccoli il valore della funzione è sopra la bisettrice (perché sullo spazio
delle fasi sto spiraleggiando verso fuori); per 𝑥 grandi, il valore della funzione deve trovarsi sotto la
bisettrice.

La funzione è continua perché sto guardando semplicemente il flusso a tempi fissati; il flusso è continuo
perché c’è dipendenza liscia dai dati iniziali in tutte le variabili e quindi la funzione è addirittura
differenziabile.
Vorrei sapere la regolarità del flusso come funzione al tempo 𝑡: ossia fissando 𝑡 voglio sapere dove arriva la
funzione 𝜙𝑡 (𝑥0 , 𝑦0 ) quando cambiano le condizioni iniziali.
Sappiamo che 𝜙 dipende da 𝑡 in maniera differenziabile in quanto derivando rispetto a 𝑡 sto prendendo
una soluzione e il teorema di esistenza e unicità mi assicura che 𝜙 è 𝒞 1 rispetto al tempo.

Devo sapere chi è 𝜏, come si trova? Il tempo 𝜏 dice che

𝜙𝜏(𝑥) (𝑥, 0) = (𝑥(𝜏(𝑥)), 𝑥0 , 0)

Quant’è regolare 𝜏? Devo semplicemente definire la proiezione sulla seconda coordinata: definisco una
funzione proiezione 𝜋 ∶ ℝ2 → ℝ

𝜋(𝑥, 𝑦) ∶= 𝑦

Posso quindi scrivere

(𝑥(𝜏(𝑥)), 𝑥0 , 0) = 𝜋𝜙𝜏(𝑥0 ) (𝑥0 , 0) = 0,

perché la seconda componente è zero (quest’ultima espressione è la proiezione sulla seconda componente
credo). È anche equivalente a

𝑦(𝜏(𝑥0 ), 𝑥0 , 0) = 0

Dove la forma 𝜋𝜙𝜏(𝑥0 ) (𝑥0 , 0) = 0 fa eccitare i matematici.

Questa equazione differenziale definisce implicitamente la funzione 𝜏; quando è possibile risolverla? Per
sapere come è fatta 𝜏 è necessario usare il teorema della funzione implicita, è quindi necessario che

𝑑𝑦
≠0
𝑑𝑡

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (5/8)


Ma nel nostro caso si annulla da tutt’altra parte, quindi è possibile invertire. Infatti risulta che la derivata,
quando 𝑦 = 0 è

𝑑𝑦
= −𝑥
𝑑𝑡

Quindi per 𝑥 > 0 la derivata non è nulla e si può invertire; per il teorema della funzione implicita questa
equazione definisce univocamente una funzione 𝜏 che è differenziabile rispetto a 𝑥0 .

Perciò la funzione 𝐹 è costituita da 𝜙 che è differenziabile di 𝑥, e 𝜙 è calcolata in 𝜏 che è differenziabile in


𝑥0 . Dunque è una composizione di funzioni differenziabili ed è dunque differenziabile; in particolare è
continua.

Se guardiamo la funzione 𝐹(𝑥) − 𝑥, dunque togliendo la bisettrice, essa è fatta così (grafico sugli appunti):
per il teorema di esistenza degli zeri, essendo 𝐹 continua e cambiando segno in un intervallo si deve
annullare almeno una volta in quell’intervallo.

Perciò deve esistere un punto in cui 𝐹(𝑥) = 𝑥; ma questo significa che c’è un punto in cui faccio il giro e
ritorno su questo punto, perciò che c’è un’orbita periodica. In simboli

∃𝑥∗ ∶ 𝐹(𝑥∗ ) = 𝑥∗

Questo argomento ottenuto studiando la mappa di Poincaré afferma che essa deve avere un punto fisso 𝑥∗ ,
quindi un punto fisso per la mappa di Poincaré significa un’orbita periodica per il flusso.

Cosa succede nel futuro? Devo prendere 𝑥∗ come condizione iniziale, ma faccio esattamente lo stesso giro;
ciò vuol dire che continua a girare per sempre e quella è un’orbita periodica. Questo dunque dimostra
l’esistenza di un’orbita periodica per l’equazione di Van Der Pol.

Cosa succede alle altre orbite? Partendo da altri punti (credo) vado avanti, vado avanti, vado avanti. Potrò
mai uscire dall’orbita periodica? No, perché dovrebbero incontrarsi ma questo vìola il teorema di esistenza
e unicità delle soluzioni. Perciò a un certo punto le orbite si avvicineranno sempre di più a quella periodica:
in sintesi, l’orbita periodica è attrattiva. Partendo lontano dall’orbita periodica, sia che stia dentro o che sia
fuori, tenderò ad avvicinarmi a essa.

“Il circuito di Van Der Pol se lo uso come orologio è fantastico: lo prendo, glie do una martellata e lui (se
non lo rompo ovviamente) va completamente fuori; aspetta un po’ e si rimette nell’orbita”

Costruendo questo oggetto, potremmo essere interessati a sapere dopo quanto esso torna sull’orbita
periodica dopo piccole perturbazioni; chiaramente con grandi perturbazioni che variano notevolmente le
condizioni iniziali dobbiamo conoscere veramente bene com’è fatta 𝐹.

Ma immaginiamo di non essere disgraziati totali e che questo circuito lo trattiamo bene, giusto con qualche
piccola perturbazione ogni tanto; come ritorna al punto iniziale?

Ci stiamo quindi chiedendo: partendo a una piccola distanza da 𝑥∗ , cosa succede quando torniamo?

Dobbiamo quindi vedere come si comporta 𝐹 ′ , più precisamente 𝐹 ′ (𝑥∗ + 𝜀): usando Taylor

𝐹(𝑥∗ + 𝜀) = 𝐹(𝑥∗ ) + 𝐹 ′ (𝑥∗ )𝜀 + 𝒪(𝜀 2 ) = 𝑥∗ + 𝐹 ′ (𝑥∗ )𝜀 + 𝒪(𝜀 2 )

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (6/8)


Quindi per sapere cosa sta succedendo bisogna conoscere la derivata 𝐹 ′ (𝑥∗ ) e nuovamente ci serve sapere
cosa succede al sistema una volta cambiate leggermente le condizioni iniziali; siamo di nuovo al punto di
prima, dobbiamo ricontrollare la dipendenza del sistema dalle condizioni iniziali ecc..

Questa derivata deve essere (si capisce dal grafico)

0 < 𝐹 ′ (𝑥∗ ) < 1

(deve essere < 1 in quanto la bisettrice ha derivata 1 ed 𝐹 sta sotto a essa; se non fosse < 1 non
incrocerebbe la bisettrice: se parte sopra e va sotto la derivata deve essere per forza minore di quella della
bisettrice. È compresa tra 0 e 1 perché lì la funzione cresce).

Dobbiamo valutare quindi 𝐹(𝑥∗ + 𝜀) − 𝑥∗ : essendo 𝐹(𝑥∗ ) = 𝑥∗ , sottraendo 𝑥∗ ambo i membri e


considerando il valore assoluto risulta

|𝐹(𝑥∗ + 𝜀) − 𝑥∗ | = |𝐹 ′ (𝑥∗ )𝜀| + 𝒪(𝜀 2 )

𝐹 ′ (𝑥∗ ) deve essere crescente; dunque 𝐹 ′ (𝑥∗ ) = 𝜈, per qualche 𝜈 ∈ (0,1), perciò risulta

|𝐹(𝑥∗ + 𝜀) − 𝑥∗ | = |𝐹 ′ (𝑥∗ )𝜀| + 𝒪(𝜀 2 ) = 𝜈𝜀 + 𝒪(𝜀 2 )

È vero per ogni 𝜀 quindi in particolare è vero per 𝜈𝜀; iterando 𝑛 volte e partendo ogni volta dalla distanza
successiva risulterà del tipo 𝜈 𝑛 𝜀, ossia

|𝐹(𝑥∗ + 𝜀) − 𝑥∗ | = 𝜈 𝑛 𝜀 + 𝒪(𝜀 2 )

Trascurando ℴ(𝜀 2 ) in quanto abbiamo supposto 𝜀 piccolo, risulta che la distanza 𝜈 𝑛 𝜀 cala in maniera
esponenziale; ci stiamo avvicinando in maniera esponenzialmente rapida all’ordine periodico, a meno che
𝜈 = 1; ma questo significherebbe che è un flesso ed è piuttosto improbabile (andrebbe controllato che
𝐹(𝑥) − 𝑥 non abbia un flesso).

Come per le orbite lo stesso vale per i punti di equilibrio, possono attrarre o respingere; ad esempio, in caso
di attrazione, il sistema tende a morire sul punto di equilibrio.

Dunque 𝑥∗ si dice punto di equilibrio e può essere

 𝑥∗ si dice punto di equilibrio stabile se

∀𝛿 > 0 ∃𝜀 > 0 ∶ |𝑥0 − 𝑥∗ | < 𝛿 ⇒ |𝑥(𝑡, 𝑥0 ) − 𝑥∗ | < 𝛿, ∀𝑡 ≥ 0

Ossia presa una palla di raggio 𝛿 esiste almeno una palla di raggio 𝜀, contenuta nella prima, tale che se
parto abbastanza vicino alla condizione iniziale non mi allontano mai troppo dalla palla di raggio 𝛿 (vedi
disegno).

 𝑥∗ si dice punto di equilibrio asintoticamente stabile se è stabile e

∃𝛿 > 0 ∶ ∀ ‖𝑥0 − 𝑥∗ ‖ < 𝛿 lim 𝑥(𝑡, 𝑥0 ) = 𝑥∗


𝑡→+∞

O analogamente

∀𝜀 > 0 ∃𝑡𝜀 ∶ ‖𝑥(𝑡, 𝑥0 ) − 𝑥∗ ‖ < 𝜀 ∀𝑡 > 𝑡𝜀 .

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (7/8)


È stabile, quindi non mi allontano mai troppo; in più, se aspetto abbastanza, mi avvicino sempre di più a 𝑥0 .
Perciò in un primo momento si può allontanare (non troppo perché è stabile), dopo però deve avvicinarsi
sempre di più. Inoltre esiste il limite, quindi per ogni 𝜀 esiste almeno un 𝑡 tale che, da quel 𝑡 in poi deve
essere più vicino di 𝜀 per sempre al punto 𝑥∗ (vedi disegno con 𝛿1 ).

Dubbi e note

 Incongruenza notazione fine pagina 4 e inizio pagina 5 sulla follia di composizione di flussi
 Metà pagina 5: dice che 𝑥 è sia una funzione che la condizione iniziale. Intende come funzione
quella valutata in 𝜏(𝑥0 )?
 Manca orbita stabilmente periodica

Calcolo II – 30 ottobre 2017 (8/8)