Sei sulla pagina 1di 14

RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA E PSICOLOGIA ISSN 2039-4667; E-ISSN 2239-2629

DOI: 10.4453/rifp.2013.0005 Vol. 4 (2013), n. 1, pp. 69-82

Ricerche

La natura del tempo. Una lettura fenomenologica


della disputa tra Bergson ed Einstein
Federica Buongiorno
Ricevuto il 14 maggio 2012, accettato il 14 dicembre 2012

█ Riassunto Il presente contributo mira a dare una lettura fenomenologica della disputa sulla natura del
tempo e sull’interpretazione della teoria della relatività che ha avuto luogo tra Bergson ed Einstein dopo la
pubblicazione di Durata e simultaneità (1922), il volume in cui Bergson condensa le sue critiche alla conce-
zione di Einstein. La tesi di Bergson può essere radicalizzata in senso fenomenologico, suggerendo un nuovo
legame tra la dimensione qualitativa e quella quantitativa della temporalità, al di là di un’interpretazione psi-
cologica. Il nucleo contro-intuitivo della teoria della relatività di Einstein emerge come problema fenomeno-
logico: è una teoria scientifica “rigorosa” che comunque entra in conflitto con il principio dell’intuizione che,
secondo Husserl, è il solo garante di una fondazione rigorosa delle scienze. Bergson fu il primo a dare
un’interpretazione filosofica di questo problema che può essere chiarito solo con il metodo fenomenologico,
il quale ci permette anche una nuova delucidazione, non conflittuale, del rapporto tra filosofia e fisica.
PAROLE CHIAVE: Fenomenologia; Temporalità; Teoria della relatività; Edmund Husserl; Henri Bergson.

█ Abstract The Nature of Time. A Phenomenological Interpretation of the Dispute between Bergson and Einstein -
This paper aims to give a phenomenological interpretation of the dispute about the nature of time and the
philosophical interpretation of the theory of relativity which took place between Bergson and Einstein after the
publication of Durée et simultanéité (1922), a book in which Bergson had condensed his criticism of Einstein’s
conception of time. Bergson’s thesis can be radicalized in a phenomenological sense, suggesting a new connec-
tion between the qualitative and quantitative dimensions of temporality which goes beyond a psychological
interpretation. The counter-intuitive core of Einstein’s theory of relativity gives rise to a phenomenological
problem: even though it is a “rigorous” scientific theory, it challenges the principle of intuition which – according
to Husserl – is the only one that ensures a rigorous foundation for the sciences. Bergson was the first to provide a
philosophical interpretation of this problem, which can be clarified only by the phenomenological method, which
also allows for a new, non-contrastive elucidation of the relationship between philosophy and physics.
KEYWORDS: Phenomenology; Temporality; Theory of Relativity; Edmund Husserl; Henri Bergson.

LA RIFLESSIONE SULLA NATURA DEL TEMPO dai suoi esordi sino alle formulazioni contem-
costituisce un leitmotiv del pensiero filosofico poranee e rappresenta un notevole esempio di

F. Buongiorno - Dipartimento di Studi Filosofici ed Epistemologici - Università di Roma “Sapienza” ()


E-mail: federica.buongiorno@uniroma1.it

Attribution - Noncommercial - No Derivative Works 3.0


70 Buongiorno

interazione tra scienza e filosofia.1 Sfruttando delle azioni e delle intraprese soggettive (con il
questa interazione, proverò nel presente con- che si rendeva necessaria, da parte filosofica,
tributo a tracciare uno scorcio della questione anche una revisione delle nozioni di volontà,
riferendomi al confronto tra riflessione filoso- libertà, spontaneità e più in generale del di-
fica e teoria fisica, a partire dalla polemica sor- scorso etico stesso).
ta proprio attorno alla determinazione della Analogamente la teoria della relatività ein-
“natura del tempo” tra Albert Einstein e Henri steiniana apportava sconvolgimenti al modo
Bergson. comune, intuitivo e ingenuo di concepire il
È mia intenzione mettere in risalto i rilievi tempo, sul quale la stessa filosofia si era da
filosofici mossi da Bergson alla nozione di sempre interrogata, inducendo quei filosofi
tempo insita nella teoria della relatività ein- più vicini alla sensibilità scientifica a riconsi-
steiniana, identificando in tali rilievi delle do- derare non solo il concetto di temporalità ma
mande di senso sulla teoria fisica, le quali ap- anche la forma del suo pensamento filosofico:
paiono interpretabili in chiave fenomenologi- le acquisizioni della teoria fisica non appari-
ca. Si può identificare nella metodologia vano più ignorabili secondo il tradizionale
d’indagine husserliana il complemento teorico dualismo delle competenze.3
mancante alla critica bergsoniana e provare a Tanto nel caso della psicoanalisi, quanto in
radicalizzare quest’ultima in senso fenomeno- quello della fisica, lo scienziato assume peral-
logico, sino a ricollegarsi alle più recenti acqui- tro un atteggiamento ambivalente nei con-
sizioni della teoria fisica, il cui avanzamento è fronti del suo interlocutore filosofico: è nota la
tale da non poter prescindere da un certo im- critica freudiana delle Weltanschauungen filo-
porto speculativo.2 sofiche e la diffidenza nei confronti dei filosofi
Quest’ultimo è di nuovo, a mio avviso, in- (eccezion fatta per i prediletti Nietzsche e
terpretabile e sviluppabile in modo proficuo Schopenahuer). E tuttavia, nel Poscritto del
attraverso il metodo fenomenologico enuclea- 1935 alla sua Autobiografia, Freud ricorda co-
to per primo da Husserl, del quale vorrei così me il proprio interesse fosse originariamente
mostrare un tratto di peculiare e significativa diretto ai «fenomeni umani» e definisce la
attualità per le scienze. carriera nella clinica addirittura una «diver-
sione durata tutta una vita», al termine della
█ Premesse quale (con gli ultimi saggi) egli tornò ai «pro-
blemi culturali» che lo «avevano affascina-
Il confronto da cui muoverò, quello inter- to» quando era ancora un «giovanetto im-
corso tra Einstein e Bergson, costituisce un no- berbe».4
tevole caso di incontro/scontro tra filosofia e Questo riferimento a Freud non è peregri-
scienza (fisica), per alcuni versi analogo a no, se si considera non tanto la vicinanza rela-
quello avvenuto tra filosofia e psicoanalisi. tiva che legò il padre della psicoanalisi a Ein-
Come in quest’ultimo caso, la discussione tra stein sul piano dello scambio intellettuale (si
le parti incontrò non pochi ostacoli, resistenze pensi al dialogo Warum Krieg? del 1933),
e fraintendimenti, dovuti alla diversità dei lin- quanto piuttosto all’atteggiamento di analoga
guaggi e alla posta in gioco nella reciproca cri- diffidenza – non privo di una certa ambiva-
tica. Nel caso, per esempio, di Freud, la sco- lenza – che lo stesso Einstein tenne nei con-
perta dell’inconscio costrinse la filosofia a ri- fronti del pensiero filosofico.
considerare il proprio modo d’intendere la Come ricorda Abraham Pais nella sua bio-
soggettività e la coscienza, “minacciate” nella grafia, Einstein nutriva un genuino interesse
propria trasparenza a se stesse e nel proprio per la filosofia e «studiò scritti di carattere fi-
possesso di sé dalla presenza, al loro interno, di losofico tutta la vita, a cominciare dagli anni
un Altro radicale, dal quale per giunta – a det- del liceo, allorché per la prima volta lesse
ta di Freud – dipendevano la maggioranza Kant». Einstein stesso ebbe a sostenere, negli
La natura del tempo 71

ultimi anni di vita, che «la scienza senza epi- tra cui la tesi di dottorato sulla “nuova deter-
stemologia, se pure si può concepire, è primi- minazione delle dimensioni molecolari”, due
tiva e informe» e tra gli uomini che riconobbe articoli sul moto browniano e soprattutto le
come precursori (Newton, Maxwell, Mach, due memorie sulla relatività ristretta (di cui la
Planck, Lorentz) figurano personalità che ri- seconda contiene la celeberrima formula E =
coprirono un ruolo saliente nella cultura filo- mc²). Gli anni seguenti furono costellati di
sofica del loro tempo.5 Malgrado ciò, egli non pubblicazioni importanti, tra le quali le più ri-
si considerò mai un filosofo ed è abbastanza levanti ai fini del nostro discorso sono natu-
certo che le conoscenze filosofiche non in- ralmente l’articolo del 1914 intitolato Relativi-
fluenzarono direttamente i suoi atti creativi. tätsprinzip, primo scritto divulgativo sulla teo-
Nel quadro appena tracciato, la figura di ria della relatività; i Grundlagen der allgemei-
Henri Bergson s’inserisce come interlocutore nen Relativitätstheorie del 1916; le Kosmologi-
privilegiato per il confronto con la teoria fisica sche Betrachtungen zur allgemeinen Relativi-
sulla natura del tempo. Di vent’anni più an- tätstheorie del 1917, con cui si completa l’iter
ziano di Einstein,6 Bergson fu un filosofo dalle di perfezionamento della teoria della relatività
profonde conoscenze scientifiche, soprattutto generale.
in campo biologico e matematico, e improntò Nel 1922, dunque, Einstein e la sua teoria
l’intera sua filosofia al confronto con le corri- godevano già di solida diffusione e credibilità,
spondenti visioni scientifiche. Tale confronto assorbito in parte l’impatto dirompente che la
è particolarmente rilevante per la problemati- teoria della relatività ebbe sul panorama scien-
ca della temporalità. tifico e culturale dell’epoca.8 Ecco dunque che
Nel 1922 Bergson pubblicò Durata e simul- l’opera di un filosofo (anch’egli insignito, solo
taneità, interamente dedicato alla critica (con- pochi anni più tardi, del premio Nobel per la
sistente in una specifica interpretazione filoso- letteratura9) giungeva a criticare la teoria ein-
fica) della teoria della relatività einsteiniana. steiniana dall’interno. Perché Bergson avvertì
La proposta interpretativa è veicolata da una come un’esigenza filosofica impellente quella
serie di argomentazioni tecnico-matematiche, di prendere posizione rispetto alla teoria di
che determinano nel testo una commistione Einstein e di offrirne una certa interpretazio-
dei piani argomentativi da cui discende la ne, divergente da quella che avrebbe attribuito
complessità concettuale dell’opera, malgrado Einstein stesso (e, con lui, i fisici che presero
la chiarezza argomentativa: proprio questa parte al dibattito)? Cosa è in gioco nella dispu-
commistione costò all’autore non pochi frain- ta sulla relatività e sulla “natura del tempo” –
tendimenti da parte scientifica, che lo indusse- titolo del terzo capitolo dell’opera bergsoniana
ro a vietare la ristampa del libro dopo il 1931 e – su cui mi concentrerò?10
a inibirne la traduzione in altre lingue.7 Bergson muove fondamentalmente due
Già nell’anno della prima pubblicazione, critiche, distinte ma complementari, alla teo-
d’altronde, il tentativo bergsoniano in Durata ria della relatività. La prima critica ha natura
e simultanteità si profilava senza dubbio squisitamente filosofica e impiega, a mio mo-
estremamente ambizioso per un filosofo pur do di vedere, un’argomentazione proto-
affermato come Bergson: Einstein, all’epoca, fenomenologica (malgrado il fatto che Berg-
aveva già pubblicato le sue memorie principali son e Husserl si siano reciprocamente ignorati,
e aveva appena ottenuto il premio Nobel per pur essendo quasi coetanei e avendo lavorato
la fisica (1921), con cui si riconosceva su un analogo spettro di problemi11). La se-
l’importanza di un suo studio di molti anni conda osservazione critica è una sotto-
prima, del 1905, sul quanto di luce e l’effetto determinazione della prima e viene svolta in
fotoelettrico. particolare nel IV capitolo di Durata e simul-
Il 1905 fu un anno importante per Ein- taneità, mediante un’argomentazione pretta-
stein, che pubblicò altri articoli fondamentali mente matematica. Essa si presta, dunque, a
72 Buongiorno

una replica tecnica (che fu avanzata, infatti, dobbiamo arrivare a velocità comparabili con
dai fisici chiamati in causa da Bergson): qui quelle della luce, che è la massima velocità
me ne interesserò per quel tanto d'importo fi- possibile».14 Si annida qui una complessa pro-
losofico che essa implica, in relazione alla pri- blematica fenomenologica, alla quale le rifles-
ma e più radicale critica. sioni critiche di Bergson consentono un primo
avvicinamento. Una teoria contro-intuitiva, le
█ La natura del tempo non è (solo) “naturale” cui conclusioni «non trovano spazio nelle no-
stre percezioni intuitive», è appunto una teo-
Nel primo e soprattutto nel secondo capi- ria che contravviene al “principio di tutti i
tolo di Durata e simultaneità, Bergson riper- principi” ossia al criterio metodologico di
corre criticamente la teoria della relatività di muovere dall’intuizione come fondamento di
Einstein. Possiamo riassumere brevemente il legittimità originario. Contravviene, dunque,
senso di quest’ultima con l’aiuto delle chiare e al senso stesso della scienza rigorosa, al princi-
illuminanti pagine di Brian Greene, destinate pio cardine enucleato da Husserl nel 1913:
al pubblico profano della fisica. Greene enu- «Dobbiamo interrogare le cose stesse. Tor-
clea dapprima il senso della scoperta einstei- niamo all’esperienza, all’intuizione, che sole
niana in rapporto alla relatività “ristretta”: possono dare un senso e una legittimità razio-
nale alle nostre parole».15 Già nelle sue lezioni
Einstein sostiene la strana teoria secondo sulla coscienza interna del tempo, Husserl
cui due osservatori in moto relativo l’uno specificava: «Percezione è, qui, l’atto che ci
rispetto all’altro hanno diverse percezioni pone sott’occhio qualcosa come “se stesso”,
del tempo e delle distanze. Come vedremo, l’atto che costituisce originariamente
questo significa che due orologi identici, l’oggetto».16
indossati da due simili osservatori, non se- Questo ritorno all’intuizione non è deter-
gnano le ore in modo sincrono e quindi minante nel caso della relatività, non ci dà
non concordano sugli intervalli di tempo l’oggetto della teoria: quest’ultima muove da
trascorsi tra due eventi fissati. La relatività idealizzazioni, delle quali è comunque in gra-
ristretta dimostra che questa affermazione do di fornire conferme sperimentali. Creando
non ha nulla a che fare con la precisione le condizioni adatte – condizioni che non sono
degli orologi, ma anzi che è una caratteri- quelle della nostra diretta intuitività – è possi-
stica vera e propria del fenomeno “tem- bile verificare le previsioni di Einstein.
po”.12 Si potrebbe dire che è possibile produrre
esperimenti, ma non esempi, della teoria: gli
Greene non manca di ricordare come la esempi, così centrali nella metodologia feno-
nuova concezione dello spaziotempo, pur cor- menologica proprio per il loro riferimento
roborata da innumerevoli riscontri sperimen- chiarificatore alla diretta intuitività, non rien-
tali, continui a scontrarsi col senso comune, trano tra le modalità della nostra comprensio-
ossia con l’intuizione che ci porta a intendere ne. Ma allora si pone un problema ulteriore:
spazio e tempo in termini assoluti: ciò deriva possiamo, dal punto di vista fenomenologico,
dalla fondamentale contro-intuitività della concordare con Greene e con la sua afferma-
teoria, per cui «le sue conclusioni non trovano zione secondo cui «certo, le differenze di per-
spazio nelle nostre percezioni intuitive». Ciò cezione tra chi sta fermo e chi vola in aereo
accade perché gli effetti della relatività nella esistono davvero, ma sono così piccole che
nostra vita quotidiana sono impercettibili: nessuno le nota»? Se nessuno le nota, se la no-
«certo, le differenze di percezione tra chi sta stra effettiva esperienza intuitiva non ci indica
fermo e chi vola in aereo esistono davvero, ma nulla di corrispondente alla teoria, possiamo
sono così piccole che nessuno le nota».13 sostenere che quelle differenze «esistono dav-
Infatti, «per vedere effetti apprezzabili, vero»?17
La natura del tempo 73

Anche alcuni eminenti fisici sembrano nu- se ogni moto è relativo e non c’è un punto
trire dubbi al riguardo; in un’intervista del di riferimento assoluto né un sistema privi-
1987, per esempio, Richard Feynman dichiarò legiato, è evidente che l’osservatore interno
della teoria delle stringhe: a un sistema non avrà alcun modo di sape-
re se il suo sistema è in moto o in quiete
il fatto che [la teoria] possa essere in disac- […] il suo sistema sarà immobile, appunto
cordo con l’esperienza è una questione piut- per definizione, se egli ne fa il suo “sistema
tosto delicata, non produce nulla; deve esse- di riferimento” e se vi colloca il suo punto
re giustificato la maggior parte delle volte. di osservazione.21
Questo non mi sembra essere corretto.18
Questo è il nucleo delle relatività generale,
Husserl non ha discusso direttamente la ossia allargata al moto accelerato, che Einstein
teoria di Einstein, ed è per questo che la me- formulò a partire dalla riflessione sulla forza di
diazione di Bergson appare necessaria e utile gravità espressa da Newton, della quale scoprì
per una prima enucleazione filosofica delle l’equivalenza – negli effetti – con il moto acce-
questioni in campo. Proprio la contro- lerato. Ipotizziamo di trovarci all’interno di un
intuitività della teoria, infatti, è ciò che il filo- treno privo di finestrini, in moto uniforme:
sofo francese mira a scardinare nella sua rifles- dalla relatività ristretta sappiamo già che, in
sione: assenza di parametri esterni di confronto, non
possiamo determinare se ci troviamo in moto
noi sosteniamo che il Tempo unico e o in quiete. Se ora il treno accelerasse nella di-
l’Estensione indipendente della durata con- rezione di marcia, noi percepiremmo l’accele-
tinuino a sussistere nell’ipotesi di Einstein razione sotto forma di una pressione dello
presa allo stato puro, e rimangono ciò che schienale contro la nostra schiena: in assenza
sono sempre stati per il senso comune.19 di riferimenti esterni al sistema, l’accele-
razione sarebbe dunque esperita come gravità
La teoria della relatività ristretta, che si ap- (principio di equivalenza).
plica cioè al caso del moto uniforme (a veloci- Se non avvertissi il campo gravitazionale,
tà costante in assenza di forze) mostra che tale non starei accelerando: come osservato da
moto è relativo al sistema dell’osservatore: è il Bergson, dunque,
noto caso dell’osservatore fermo a terra e del
passeggero su un treno in moto. Se i due voles- tutti gli osservatori, indipendentemente
sero misurare un evento in apparenza simul- dal loro stato di moto, possono affermare
taneo per entrambi (ad esempio, a che ora il di essere stazionari, a patto che includano
passeggero sfreccia davanti all’osservatore un opportuno campo gravitazionale nella
fermo a terra), le loro misure non concorde- descrizione del loro ambiente.22
rebbero.
La teoria della relatività ristretta mostra in- È evidente che la teoria di Einstein incide
fatti che «un orologio ritarda in proporzione profondamente sul concetto di simultaneità,
all’aumentare della velocità», cioè che «il relativizzandola. Proprio questa relativizzazio-
tempo scorre più in fretta per un osservatore ne è discussa da Bergson nel capitolo III su La
stazionario rispetto a uno in moto». Dobbia- natura del tempo, poiché essa retroagisce sulla
mo quindi abbandonare l’idea «che la simul- nozione di durata che plasma, secondo il filoso-
taneità sia un concetto universale, su cui tutti fo francese, quella stessa di tempo. Dalla resti-
concordano indipendentemente dallo stato di tuzione, del tutto riassuntiva e semplificata,
moto».20 Come rileva Bergson, il passo dalla della teoria della relatività che abbiamo traccia-
teoria ristretta a quella generale è breve (Ein- to, risulta chiaro che lo sforzo di Einstein è di-
stein lo compì nel 1907): retto alla misurazione di istanti temporali e alla
74 Buongiorno

loro misurazione da parte di sistemi in recipro- sumiamo che il tempo dello scienziato fisico è
co riferimento. La simultaneità si contrappone, un tempo vissuto come misurato. Il tempo vis-
in questo senso, alla durata: simultanei possono suto, cioè, diventa tempo misurato se assu-
essere due istanti del tempo, cristallizzati e qua- miamo l’atteggiamento scientifico-naturale e
si astratti dalla durata complessiva del fenome- calcolistico. Il tempo misurato dallo scienziato
no in esame. «Misurare il tempo significa dun- è una modificazione del tempo fondamentale,
que numerare delle simultaneità».23 vissuto coscienzialmente, ed è appreso in una
Della durata del fenomeno la teoria non corrispondente modificazione dell’atteggia-
tratta: ma per Bergson è proprio la durata che mento intenzionale. In quanto si dà un tempo
definisce la “natura del tempo”, poiché in sua vissuto, dunque, è possibile il darsi di un tem-
assenza non sarebbe possibile nemmeno il darsi po misurato e il “di più” del vissuto non è esso
di istanti. Si tratta di un punto valorizzato an- stesso misurabile, poiché costituisce la condi-
che da Husserl nelle lezioni sulla coscienza in- zione di possibilità della misurazione.
terna del tempo: «del fenomeno di decorso noi Se applichiamo l’argomento alla relatività,
sappiamo che è una continuità di mutamenti potremmo dire che il tempo non è ciò che ri-
incessanti la quale forma un’unità indivisibile, sulta dalle equazioni di Einstein, ma è anche
non divisibile in tratti che possano stare a sé, e quello, in quanto io lo renda oggetto della
non separabile in fasi che possano stare a sé, in scienza fisica. Il tempo è durata coscienziale,
punti della continuità. Le porzioni che noi rile- dunque non è nulla di originariamente ogget-
viamo per astrazione possono essere solo entro tivabile: costituisce la sostanza stessa del sog-
il tutto del decorso e così pure le fasi, i punti getto di coscienza26. Come è possibile renderlo
della continuità del decorso».24 oggetto di teorie scientifiche?
Gli istanti di tempo sono ottenuti per Il problema che qui si pone riguarda il cri-
astrazione da un tutto di cui il fisico non si in- terio di oggettività delle scienze, dal cui chia-
teressa, poiché non è sottoponibile a misura- rimento fenomenologico dipende il rigore delle
zione. Anche quando diciamo, di una melodia, scienze stesse: la questione che Bergson af-
che “dura mezz’ora”, tale durata non è pro- fronta in riferimento a Einstein rientra nella
priamente quella della melodia percepita, ma la problematica espressa da Husserl ne La filoso-
risultante della differenza tra due misurazioni fia come scienza rigorosa. Qui leggiamo:
istantanee (istante iniziale e istante finale).
L’insistenza sull’importo percettivo e intuitivo La questione di come l’esperienza naturale,
è dunque funzionale alla rilevazione di un ver- “confusa”, possa divenire esperienza scien-
sante ulteriore rispetto a quello matematico- tifica e si possa giungere alla determina-
oggettivo: si tratta della dimensione soggettiva zione di giudizi d’esperienza oggettiva-
e qualitativa dell’esperienza del tempo. mente validi, rappresenta la questione me-
Similmente a Husserl, Bergson scrive che todologica cardinale di ogni scienza empi-
«la cosa e lo stato sono solamente delle istan- rica […] [Gli scienziati] non devono i mo-
tanee prese artificialmente sulla transizione; e tivi del loro procedere ad una qualche rive-
questa transizione, l’unica a essere sperimenta- lazione, ma all’approfondimento del senso
ta naturalmente, è la durata stessa […] Una delle esperienze stesse, più precisamente,
melodia che ascoltiamo a occhi chiusi, pen- del senso dell’“essere” in esse dato […] Da
sando solo a essa, viene quasi a coincidere con qui necessariamente la questione di come
questo tempo che è la fluidità stessa della no- esso sia effettivamente, di come debba es-
stra vita interiore».25 sere determinato in modo oggettivamente
Proviamo a chiederci, con Bergson, se il valido.27
tempo misurato equivalga a quello vissuto. La
risposta del filosofo francese, riformulata nel Ricapitolando, rispetto al programma fe-
vocabolario fenomenologico, suona: sì, se as- nomenologico, abbiamo qui due difficoltà: la
La natura del tempo 75

prima è quella del rapporto della teoria fisica vissuto coscienzialmente, è il tempo vissuto
con l’intuizione diretta, da cui il problema come misurato (Husserl), come tradotto in
dell’oggettività delle leggi fisiche, la seconda è spazio (Bergson): è il medesimo tempo, esperito
quella della concezione del tempo sottesa. Se però in una modalità scientifico-obiettiva.
la teoria non è riferita all’intuizione diretta (a Scrive Husserl:
ciò che Bergson definisce “senso comune”),
neppure il tempo di cui essa tratta, facendone L’abito ideale che si chiama “matematica e
un oggetto di teoria, lo sarà: non sarà cioè un scienza naturale matematica” oppure
tempo coscienziale, ma obiettivistico. l’abito simbolico delle teorie simbolico-
Più radicalmente: il tempo non sarà, nella matematiche abbraccia, riveste tutto ciò
prospettiva bergsoniana, propriamente tempo che per gli scienziati e per le persone colte,
quanto piuttosto spazio. L’orologio non misu- in quanto “natura obiettivamente reale e
ra “il tempo” ma la distanza percorsa dalle vera”, rappresenta il mondo-della-vita.
lancette, suddivisa in unità di misura stan- L’abito ideale fa sì che noi prendiamo per il
dard: vero essere quello che invece è soltanto un
metodo che deve servire a migliorare “pre-
l’istante è ciò che costituirebbe il termine visioni scientifiche” in un “progressus in in-
di una durata se la durata si fermasse. Ma finitum”, le previsioni grezze, le uniche pos-
la durata non si arresta, e il tempo reale sibili nell’ambito di ciò che è realmente
non potrebbe dunque fornire l’istante; esperito ed esperibile nel mondo-della-
l’istante nasce dal punto matematico, cioè vita.29
dallo spazio.28
Riagganciare la teoria all’intuizione è
Cosa accade se proviamo ad applicare que- tutt’uno – andando oltre Husserl e il dualismo
sta tesi alla relatività di Einstein? La differenza di cui si è detto30 – col riagganciare la teoria
tra tempo vissuto e tempo misurato non appa- scientifica alla sua possibile interpretazione
re riducibile, se non nella forma dell’als husser- filosofica (fenomenologica). Riconducendo i
liano: il tempo misurato dal fisico è il tempo diversi atteggiamenti, filosofico e scientifico,
vissuto come (als) misurato. Riprendendo le all’unità originaria della Lebenswelt diviene
tesi contenute nella Crisi delle scienze europee, possibile comprendere l’articolazione della
si potrebbe sostenere che è proprio questa in- soggettività nei suoi diversi piani, restituendo
dicazione a costituire un possibile legame co- allo scienziato la sua dimensione soggettiva,
struttivo tra scienza e filosofia. non marginalizzabile come inessenziale al pro-
Nella prospettiva assunta da Husserl cedimento matematico ma suo fondamento di
nell’ultima opera, la crisi di senso delle scienze senso, e aprendo nel contempo alla filosofia lo
è anzitutto effetto della radicale alienazione spazio di un’attualità che incontri le scienze,
della soggettività degli scienziati: ormai av- rispettandone compiti e finalità.
vezzi a muoversi in universo di pure idealizza- La natura del tempo, dunque, non è solo
zioni e astrazioni (come appunto quella degli “naturale” nel senso delle scienze obiettive: il
“istanti di tempo”), che ha completamente tempo espresso dalla relatività di Einstein è il
smarrito il riferimento alla dimensione pre- medesimo tempo che noi percepiamo e vivia-
categoriale nella quale affondano quelle stesse mo coscienzialmente, quando non facciamo
idealizzazioni, lo scienziato ha perduto scienza ma viviamo immersi nel mondo come
un’intera dimensione del proprio essere – esso è alla mano. Questo tempo, questa “dura-
quella soggettiva e intuitiva, che offriva origi- ta pura” non suddivisibile in istanti, non
nariamente le datità di partenza della scienza. frammentabile in punti di spazio misurabili,
Si è persa, dunque, la facoltà di riconoscere costituisce la “natura del tempo” – intendendo
che il tempo misurato è un modo del tempo con “natura”, in senso forte, la sostanza stessa
76 Buongiorno

della temporalità, la quale coincide con la so- Come riassume Fabio Polidori nella intro-
stanza che il soggetto è in quanto coscienza. duzione all’edizione italiana di Durata e simul-
All’interno di tale durata noi ritagliamo taneità, potremmo enucleare così la critica
delle frazioni sottoponibili a misura, non ap- avanzata da Bergson: Einstein può sostenere
pena ci facciamo scienziati: ma resta, o do- l’esistenza di tempi multipli solo ammettendo
vrebbe restare viva in noi, la coscienza che il tempo da lui teorizzato sia unico. In altri
dell’origine soggettiva dell’esperienza-tempo. termini: esistono tempi multipli a condizione
La contro-intuitività della teoria einsteiniana è che la teoria di Einstein sia vera, ossia che il
così attenuata: se non è possibile, sul piano tempo sia unicamente fatto come la teoria del-
dell’esperibilità scientifica, fornire esempi di- la relatività lo descrive. Se il tempo è unica-
rettamente intuitivi della teoria, resta pur mente quello di Einstein, allora esistono i
sempre possibile (sul piano filosofico) ricon- tempi multipli che il suo modello descrive; la
durre la teoria alla sua origine nella Leben- posizione assume però, in questo modo, un
swelt, nell’intuizione originaria del tempo carattere auto-contraddittorio che ne annulla
prima di ogni idealizzazione matematica. la validità.
Si comprende, così, anche l’insistenza di L’argomento di Bergson sfrutta
Bergson sulla natura unitaria del tempo: la rela- l’acquisizione fondamentale derivante dalla
tività di cui parla Einstein è quella della tradu- prima critica, che ho esposto nel paragrafo
zione spaziale del tempo, mentre l’umanità è precedente: se è vero che il tempo misurato
portata intuitivamente a credere nell’esistenza dal fisico è in realtà una spazializzazione del
di un Tempo unico fatto della connessione tempo autenticamente esperito dal soggetto,
universale dei tempi di coscienza degli indivi- allora l’unità del tempo non è messa davvero
dui, «ed è, questa, l’ipotesi del senso comune, in questione. Anzi, è possibile – secondo Berg-
che come noi sosteniamo, potrebbe anche son – che la teoria della relatività confermi suo
coincidere con quella di Einstein, per cui la teo- malgrado la tesi del tempo unico.
ria della relatività sarebbe più adatta a confer- In che modo il filosofo francese giunge a
mare l’idea di un tempo unico per tutte le co- questa convinzione? Torniamo all’argomenta-
se»31. Con ciò, passiamo alla seconda critica zione sostenuta nel capitolo sulla natura del
fondamentale mossa da Bergson a Einstein. tempo, dove troviamo una spiegazione più di-
scorsiva e meno tecnica di quella presentata nel
█ Tempo unico o tempi multipli? capitolo sulla pluralità dei tempi.
Bergson sostiene che «non si può parlare
Bergson sostiene, dunque, che la teoria del- di una realtà che dura senza introdurvi la co-
la relatività di Einstein è compatibile con scienza»:33 questo è l’elemento tradizional-
l’ipotesi del senso comune – assai vicina mente trascurato dall’atteggiamento scientifi-
all’assunto dell’assolutezza newtoniana – circa co e dallo stesso Einstein, dal momento che «il
l’esistenza di un Tempo unico reale. Ciò sem- matematico […] si interessa alla misura delle
bra contraddire la relativizzazione della simul- cose e non alla loro natura». E tuttavia, se il
taneità operata da Einstein: come abbiamo tempo è successione, esso è composto di “pri-
visto, tempi apparentemente simultanei non ma” e “dopo”, legati tra loro da un elemento
sono tali per sistemi di riferimento diversi. Ho che deve essere necessariamente nella rappre-
già evidenziato come per Bergson la conclu- sentazione. È infatti il legame della memoria,
sione einsteiniana si applichi alla misura degli ossia – appunto – della coscienza. Come è
istanti temporali, ossia ai punti spaziali in cui possibile allora che la scienza misuri il tempo?
quelli si traducono, e nulla dica della durata Questo accade perché, si è detto, il tempo
come tale. Nel capitolo IV su “La pluralità dei viene tradotto simbolicamente in spazio, at-
tempi”32 la critica di Bergson si precisa ulte- traverso la mediazione del movimento: gli
riormente. “istanti” altro non sono che i punti individua-
La natura del tempo 77

bili all’interno della linea spazializzata ed è no con una teoria corroborata sperimental-
confrontando tra loro questi presunti istanti di mente, sebbene lontana dalla nostra diretta
tempo (i quali sono invece punti spaziali) che intuitività.
il matematico procede nelle sue misurazioni. Il riferimento a Husserl mostra invece la
Bergson introduce allora una precisazione di proficuità di una critica che si mantenga pu-
cruciale importanza: la simultaneità degli ramente sul versante filosofico, fondativo, in-
istanti (come punti spaziali) rende certamente dividuando nella Lebenswelt la radice comune
misurabile il tempo, ma è solo la traduzione di di atteggiamento filosofico e atteggiamento
quella simultaneità nei momenti corrispon- scientifico e mostrando che il tempo del filo-
denti del flusso di durata interno (di coscien- sofo e quello del fisico sono lo stesso tempo, col-
za) che rende quegli istanti degli istanti tempo- to in modalità diversa. Vedremo dalla sua re-
rali, ossia che rende tempo il tempo. plica a Bergson che proprio su questo punto
Il tempo è tale, direbbe Husserl, per la co- Einstein non concorderà.
scienza. Il limite della teoria di Einstein sareb- Per esprimere il suo punto di vista, Bergson
be dunque così esprimibile: misurare significa fa l'esempio della palla di cannone34: ipotiz-
identificare dei punti/istanti. Per quanto at- ziamo un soggetto, che chiamiamo Pietro,
tenta possa essere la misurazione, essa non ar- fermo sulla terra (sistema S) accanto a un can-
riverà mai a cogliere ciò che accade negli in- none e ipotizziamo che il cannone spari nello
tervalli tra i punti: può solo identificarne le spazio una palla (sistema S') in cui è rinchiuso
estremità. Soltanto l’intervallo, tuttavia, è un secondo soggetto, Paolo. Se assumiamo il
davvero vissuto dal soggetto, esso solo è un da- punto di vista di Pietro, il suo sistema è fermo
to immediato dell’esperienza e costituisce un e quello di Paolo è in moto: se assumiamo
valido punto di partenza (precategoriale, nel quello di Paolo, il suo sistema S' è ugualmente
senso husserliano) per la teoria. fermo ed è piuttosto la terra (e Pietro) a schiz-
Il vantaggio, qui, è tutto dalla parte filoso- zare via alla velocità della luce.
fica: una filosofia, leggiamo in Durata e simul- Se prendessimo alla regola la reciprocità
taneità, che comprenda la natura qualitativa dei sistemi di riferimento, dovremmo assume-
del tempo e il processo attraverso cui esso di- re alternativamente entrambi i punti di vista
viene misurabile, potrà ammettere senza dub- di Pietro e Paolo e allora essi sarebbero non
bio lo spaziotempo di Einstein, mentre non è solo realmente intercambiabili, ma perfetta-
detto che una teoria fisica interessata al solo mente coincidenti: sarebbero due tempi di un
aspetto quantitativo sia in grado di cogliere il tempo unico. Constateremmo, cioè
versante soggettivo e vissuto del tempo. Non è
detto, perché non è necessario ai fini applica- che i nostri due personaggi hanno in effetti
tivi: siamo di fronte a un problema di fonda- vissuto un solo medesimo tempo, duecento
mento filosofico. anni, poiché ci eravamo posti sia dal punto
Questo ci diviene chiaro nel modo migliore di vista dell’uno che dal punto di vista
introducendo il riferimento alla Lebenswelt: il dell’altro. E ciò era necessario al file di in-
limite della critica bergsoniana consiste nel terpretare filosoficamente la tesi di Ein-
tentativo di dimostrare l’unità del tempo sul stein, la tesi della relatività radicale e di
piano della stessa teoria fisica. Dimostrato fi- conseguenza della perfetta reciprocità del
losoficamente che la teoria di Einstein oblia la moto rettilineo e uniforme. Ma questo
sfera soggettiva della temporalità, Bergson modo di procedere è quello del filosofo.35
cerca (nel capitolo sulla pluralità dei tempi) di
dimostrare la sua acquisizione anche sul piano Il fisico, non potendo ricondurre contem-
della stessa teoria della relatività. Proprio qui poraneamente gli eventi dell’universo a due
egli incontrò le massime resistenze, e in effetti sistemi di assi differenti, sceglie invece uno dei
è molto difficile competere sul suo stesso pia- due punti di vista e legge l’altro a partire da
78 Buongiorno

quello prescelto. Per esempio, assumerà il pun- Sembra ancora una volta che solo mante-
to di vista di Pietro fermo sulla terra e osserve- nendo l’argomentazione sul piano filosofico
rà Paolo con gli occhi di Pietro: al rientro dal fondativo, ossia riferendosi alla Lebenswelt
viaggio spaziale, sulla terra sarebbero trascorsi husserliana, sia possibile un contatto non con-
duecento anni e sulla palla di cannone solo traddittorio tra interpretazione filosofica e
due. Lo stesso avverrebbe se si scegliesse come teoria fisica.
sistema di riferimento il proiettile di Paolo.
Nell’interpretazione filosofica, invece, sa- █ Conclusione
rebbe trascorso esattamente lo stesso tempo,
proprio perché si sarebbe tenuto conto del È interessante osservare, in conclusione,
tempo effettivamente vissuto e non di quello cosa rispose Einstein a Bergson. Nello stesso
spazializzato e misurabile. Assumendo il tem- 1922, anno di pubblicazione di Durata e si-
po di Pietro e leggendo il tempo di Paolo dal multaneità, si tenne un convegno sulla teoria
punto di vista di Pietro, il fisico sostituisce al della relatività in onore di Einstein, presso la
tempo vissuto da Paolo un tempo fittizio, che Société de Philosophie di Parigi: Bergson, che
non è quello di Paolo ma è il tempo di Pietro, era presente, fu sollecitato a tenere un breve
spazializzato: ma se non è tempo quello che intervento, in cui ripercorse gli snodi critici
così misuriamo, bensì una sorta di quarta di- contenuti in Durata e simultaneità. Nella sua
mensione spaziale (il “tempo spazializzato”), risposta, Einstein riformulò così il problema:
allora il tempo autentico rimane uno, quello «il tempo del filosofo è il medesimo tempo del
effettivamente esperito dal soggetto nel suo fisico?».37 Abbiamo visto che per Bergson, e
sistema di riferimento. soprattutto per Husserl, la risposta è afferma-
L’argomento di Bergson, per quanto sotti- tiva. Si tratta dello stesso, unico tempo, vissuto
le, si presta ad alcuni rilievi. Innanzi tutto, esso secondo differenti atteggiamenti intenziona-
è limitato – almeno nell’esempio della palla di li.38
cannone – alla relatività ristretta, come egli Nella sua replica, Einstein nega proprio
stesso ammette.36 Ma cosa dire del moto acce- questo punto. Egli afferma che nulla impedi-
lerato e dell’implicazione in esso della gravità? sce di rappresentarci la simultaneità relativa
Basterebbe semplicemente estendere la tesi del degli eventi, poiché questi «non sono altro
carattere qualitativo anche all’esperienza che costruzioni mentali, esseri logici». Curio-
dell’accelerazione sul treno, che abbiamo ri- samente, Einstein fornisce una risposta di ca-
chiamato in precedenza? rattere “filosofico”, che chiamerebbe in causa
C’è un secondo problema. Le diverse misu- la lettura fenomenologica più dei rilievi berg-
razioni rilevate sperimentalmente a conferma soniani: egli sostiene (e con lui anche altri fisi-
della teoria sono spiegate da Bergson come ci sostenitori della teoria della relatività, come
misure spaziali piuttosto che temporali: il André Metz e Jean Bacquerel) che gli eventi
tempo di Pietro e Paolo è in realtà, come det- sono “costruzioni mentali, esseri logici”. Al di
to, lo stesso. Ma quali sono questi spazi diver- là della non ovvia equiparazione implicita di
si, se Pietro è fermo e Paolo è il solo a muover- “costruzioni mentali” ed “esseri logici” (non
si (e viceversa)? Si vuole dire che, se Pietro mi- sarebbero la stessa cosa per un fenomenolo-
surasse lo spazio di Paolo, otterrebbe una mi- go), si potrebbe rispondere a Einstein – con
sura differente? Ma questa ipotesi non è spe- Husserl – che tempo filosofico e tempo psico-
culativa esattamente come quella einsteiniana, logico sono ben lontani dall’essere riducibili
in cui il tempo di Paolo è letto dal punto di vi- l’uno all’altro, come tutta la fenomenologia sta
sta di Pietro? Non si replica qui, in rapporto a dimostrare.
allo spazio, lo stesso disancoraggio dall’intui- Se la negazione dell’unità di tempo filosofi-
tività che Bergson imputa a Einstein in rela- co e tempo fisico vuol dunque riposare sulla
zione al tempo? riduzione del tempo filosofico a quello psico-
La natura del tempo 79

logico, siamo autorizzati – come fenomenolo- grandezze incommensurabili – per il calcolo delle
gi – a ritenere ancora quell’unità valida e pos- quali elaborò la teoria delle proporzioni e propose
sibile. uno specifico metodo (detto “di esaustione”), en-
Si potrebbe anzi porre un’ulteriore provo- trambi ripresi da Euclide (rispettivamente nel V e
cazione: se l’odierna teoria delle stringhe ri- nel XII libro degli Elementi) – Zenone ha propo-
cerca appunto l’unità delle forze fisiche, e se sto una formulazione particolarmente efficace
della problematica infinitesimale, mediante una
questa unità ha un senso “filosofico” per la
argomentazione logica basata sulla negazione del
dimensione temporale, non è forse possibile concetto di movimento, che doveva suscitare ul-
che qualche sollecitazione verso la teoria uni- teriori problemi in ambito filosofico. Non è ne-
ficata possa giungere anche dall’elucidazione cessario addentrarsi, qui, nelle ulteriori, comples-
filosofica e fenomenologica? se tappe di sviluppo del concetto matematico di
infinitesimale, che si è nutrito di impulsi filosofici
█ Note oltre che matematici (basti pensare ai contributi
determinanti di Galilei, Leibniz, Newton, Bolza-
1
Un punto di svolta significativo ai fini della no- no, fino alle conclusioni di Cantor).
2
stra disamina è costituto, nella concezione classi- Brian Greene, uno dei più efficaci divulgatori
ca, dai cosiddetti “paradossi di Zenone” e, in par- odierni della teoria delle stringhe, si chiede cosa
ticolare, dal caso di Achille e la tartaruga. Questo siano in realtà spazio e tempo e se possiamo farne
rappresenta un felice esempio di persistente at- a meno. In L’universo elegante, riferendosi al rap-
tualità della riflessione filosofica sulla natura del porto della teoria delle stringhe con la teoria della
tempo, di stimolo anche per l’indagine matemati- relatività einsteiniana, scrive: «stiamo adden-
ca: non solo esso è stato ripreso e riconsiderato in trandoci su strade assai speculative, ma la teoria
ambito filosofico (con speciale acume e profondi- delle stringhe ha comunque una risposta da sug-
tà, cosa che qui c’interessa maggiormente, da gerire […] Comunque sia, è probabile che dovre-
Henri Bergson), ma il suo ideatore – Zenone di mo affrontare queste difficoltà speculative e
Elea – è stato considerato anche un precursore del comprenderne le conseguenze prima di aver con-
moderno calcolo infinitesimale in matematica. cluso il lavoro con la teoria delle stringhe […]».
Léon Brunschvicg, per esempio, ha sostenuto la Greene ricorda la profondità del confronto stori-
necessità di risalire a Zenone di Elea per rintrac- camente avvenuto sulla natura del tempo, citando
ciare le prime tracce del pensiero infinitesimale in particolare le opposte visioni di Newton e
(cfr. L. BRUNSCHVICG, Le étapes de la Philosophie Leibniz e rilevando come, con l’elaborazione otto-
Mathematique, Alcan, Paris 1929). Federigo Enri- centesca di Mach e poi con la teoria di Einstein, la
ques e Giorgio De Santillana attribuiscono ai pa- convinzione newtoniana dell’assolutezza di spazio
radossi di Zenone un «profondo significato ma- e tempo sia stata posta definitivamente in que-
tematico» e affermano che «i paradossi che il fi- stione. Evidenzia altresì come per la stessa nozio-
losofo mette in luce sono quelli che si trovano sul- ne di spaziotempo si possa sollevare il problema
la via dell’analisi infinitesimale» (cfr. F. ENRI- se essa costituisca un «artificio descrittivo» o se
QUES, G. DE SANTILLANA, Storia del pensiero scien- rappresenti «qualcosa di reale, qualcosa in cui
tifico. Il mondo antico, Zanichelli, Bologna 1932, p. siamo davvero immersi». Se ne deduce l’assoluta
54). Già Bertrand Russell contestava d’altronde la centralità, per la ricerca in campo fisico, della no-
tendenza di molti interpreti a ridurre le argomen- zione di tempo: «riuscire a capire come nasca lo
tazioni incredibilmente “sottili” e “profonde” di spaziotempo ci porterebbe assai più vicini a capi-
Zenone a meri sofismi in difesa della filosofia del re quale sia la vera forma geometrica che salta
maestro Parmenide, esaltandone la rilevanza sul fuori dalla teoria». Cfr. B. GREENE, The Elegant
piano matematico (cfr. B. RUSSELL, The Principles Universe: Superstrings, Hidden Dimensions and the
of Mathematics, Norton, London 1903; trad. it. I Quest for the Ultimate Theory, Norton & Com-
principi della matematica, traduzione di E. CARO- pany, New York 1999 (trad. it. L’universo elegan-
NE, M. DESTRO, Newton, Roma 1971). Benché il te: superstringhe,dimensioni nascoste e la ricerca
precursore “ufficiale” del calcolo infinitesimale sia della teoria ultima, a cura di C. BARTOCCI, tradu-
identificato in Eudosso di Cnido, il primo a porsi zione di L. CIVALLERI, Einaudi, Torino 2005, p.
esplicitamente il problema del rapporto tra due 355 e segg.). Sugli stessi argomenti, ma in maniera
80 Buongiorno

più esaustiva, si veda anche B. GREENE, The Fa- zione husserliana è valida per le altre scienze na-
bric of Cosmos: Space, Time, and the Texture of turali, dunque anche per la fisica, nella misura in
Reality, Vintage, New York 2004 (trad. it. La cui esse muovono da idealizzazioni e presupposti
trama del cosmo. Spazio, tempo, realtà, a cura di C. ingenui, non sottoposti a quella Erkenntniskritik
BARTOCCI, traduzione di L. CIVALLERI, A. TISSO- che la fenomenologia è chiamata a svolgere per
NI, Einaudi, Torino 2004). esse. Vedremo fino a che misura questo dualismo
3
Un dualismo che anche Husserl rivendicava, in di metodo sia “piegabile” alle esigenze di un con-
particolare rispetto alla psicologia, proprio nel fronto con la teoria fisica sul problema della tem-
noto saggio Filosofia come scienza rigorosa: «ci poralità.
4
imbattiamo così in una scienza […] che è sì scien- S. FREUD, Selbstdarstellung (1925) in: S. FREUD,
za della coscienza, sebbene non psicologia, vale a Gesammelte Werke, Bd. XIV, hrsg. von A. FREUD,
dire in una fenomenologia della coscienza di contro E. BIBRING, W. HOFFER, E. KRIS, O. ISAKOWER,
ad una scienza naturale della coscienza […] la psi- Fischer, Frankfurt a.M. 1999 (trad. it. Autobiogra-
cologia ha a che fare con la “coscienza empirica”, fia, in: S. FREUD, Opere, vol. X, a cura di C. MU-
con la coscienza colta nell’atteggiamento empiri- SATTI, traduzione di R. COLORNI, Bollati Borin-
co, intesa come qualcosa che esiste nella connes- ghieri, Torino 2000, p. 77). Didier Anzieu ha ri-
sione della natura; di contro, la fenomenologia cordato come la formazione scientifica di Freud
tratta della “pura” coscienza, vale a dire della co- costituisca la terza tappa di un percorso formati-
scienza colta nell’atteggiamento fenomenologi- vo più complesso, iniziato negli anni giovanili con
co». Cfr. E. HUSSERL, Philosophie als strenge Wis- l’educazione ebraica e proseguito con l’interesse
senschaft (1911), in: E. HUSSERL, Gesammelte letterario e filosofico (cfr. D. ANZIEU, L’auto-
Werke, Bd. XXV, hrsg. von T. NENON, H.R. SEPP, analyse de Freud et la découverte de la psychoana-
Kluwer, Dordrecht 1987 (trad. it. Filosofia come lyse, vol. I, Paris 1975, p. 119).
5
scienza rigorosa, a cura di G. SEMERARI, traduzione A. PAIS, Subtle is the Lord…: The Science and the
di C. SINIGAGLIA, Laterza, Roma-Bari 2005, p. Life of Albert Einstein, Oxford University Press, Ox-
28). L’oggetto di psicologia e fenomenologia è il ford 1982 (trad. it. “Sottile è il signore…”. La scienza e
medesimo, ma colto in un diverso atteggiamento: la vita di Albert Einstein, a cura di T. CANNILLO,
compito della filosofia e compito della psicologia Bollati Boringhieri, Torino 2008, p. 24).
6
sono dunque distinti e diversamente finalizzati. Bergson nasce a Parigi nel 1859, Einstein a Ul-
Già nelle Ricerche logiche Husserl affermava, par- ma, nel Württenberg, nel 1879.
7
lando della logica, la necessità di operare la «dif- L’opera fu ripubblicata nel 1972 in H. BERGSON,
ferenza fondamentale tra unità soggettivo- Mélanges. Textes publiés et annotés par A. ROBI-
antropologica della conoscenza e unità oggettivo- NET avec la collaboration de M.-R. MOSSÉ-
ideale del contenuto della conoscenza»: in altre pa- BASTIDE, M. ROBINET, M. GAUTHIER, PUF, Paris
role, «si tratta di vedere se sia soltanto il punto di 1972, pp. 56-244 (trad. it. Durata e simultaneità
vista pratico a fondare la legittimità della logica (a proposito della teoria di Einstein) e altri testi sul-
come disciplina scientifica autonoma, e se dal la teoria della Relatività, a cura di F. POLIDORI,
punto di vista teoretico, per ciò che concerne le Raffaello Cortina, Milano 2004).
8
conoscenze che essa raccoglie, la logica si risolva Come osserva Pais «la rapida crescita della fama
in puri principi teoretici (e in regole su di essi di Einstein nei circoli scientifici risale circa al
fondate) che esigono di essere legittimati da 1908. Nel luglio 1909 l’Università di Ginevra con-
scienze teoriche altrimenti note, e soprattutto dal- ferì il titolo di dottore honoris causa a “Monsieur
la psicologia» (E. HUSSERL, Logische Unter- Einstein, Expert du Bureau Fédéral de la Pro-
suchungen. Erster Teil. Prolegomena zur reinen Lo- priété intellectuelle” […] Allora, e anche in segui-
gik (1900), in: E. HUSSERL, Gesammelte Werke, Bd. to, la teoria ristretta ebbe occasionalmente dei
XVIII, hrsg. von E. HOLENSTEIN, M. Nijhoff, Den detrattori, ma l’eccellente resoconto di Wien [Wi-
Haag 1975; trad. it. Ricerche Logiche, vol. I, a cura lhelm Wien, premio Nobel per la fisica nel 1911,
di G. PIANA, Net, Milano 2005, p. 50 e segg.). Non che scrisse per il 1912 una raccomandazione
si tratta, per Husserl, di negare la legittimità della all’Accademia di Stoccolma suggerendo di divide-
psicologia per lo studio empirico della coscienza, re il premio tra Lorentz e Einstein] dimostra che
ma di negare la sua fondatività per il discorso filo- agli specialisti era bastato poco tempo per render-
sofico su di essa. Mutatis mutandis, l’argomenta- si conto che essa costituiva un progresso decisi-
La natura del tempo 81

vo». A. PAIS, Subtle is the Lord, cit. (trad. it. pp. lo descrive, non potendone avere alcun riscontro
169-170). intuitivo. Proprio questo tratto si è radicalizzato
9
Bergson ottenne il Nobel nel 1927 per con gli sviluppi della teoria delle stringhe, la quale
l’Evoluzione creatrice, opera risalente al 1907. Nel – come è noto – manca di una conferma speri-
1922 aveva già pubblicato molte delle sue opere mentale decisiva. Cfr. B. GREENE, The Elegant
fondamentali: non solo l’Evoluzione creatrice, ma Universe, cit., (trad. it. pp. 361 e segg.): «la teoria
anche il Saggio sui dati immediati della coscienza delle stringhe può essere verificata sperimental-
risale al 1889; Materia e memoria, l’opera filosofi- mente?». Anche il fisico statunitense Michiu Ka-
camente più nota e rilevante, è del 1896; L’energia ku ha sottolineato questo limite in un’intervista
spirituale è del 1919. rilasciata a Scienza e conoscenza del 27/01/2009:
10
Cfr. H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. «la teoria delle stringhe non può essere provata
(trad. it. pp. 45 e segg.). direttamente, perché è una teoria dell’universo.
11
Entrambi costruiscono le loro filosofie sulle no- Ogni soluzione corrisponde a un universo intero.
zioni di coscienza e di temporalità, muovendo da Quindi, per verificare completamente la teoria,
presupposti metodologici analoghi – in sostanza, la bisogna creare un universo in miniatura in labora-
critica alla concezione obiettivistica della temporali- torio, il che è impossibile» (cfr. M. KAKU, E la
tà, che non esaurisce la complessità del fenomeno- mente di Dio?, in: «Scienza e Conoscenza», 2009,
tempo ma ne riduce il versante soggettivo a un epi- URL:
fenomeno della sfera obiettivo-naturale. Come Hus- http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/mich
serl scrive in Filosofia come scienza rigorosa, «seguire io-kaku-teoria-iperspazio.php). Ecco allora che,
il modello delle scienze naturali significa quasi inevi- nei tempi più recenti, molta critica si è concentra-
tabilmente reificare la coscienza». Cfr. E. HUSSERL, ta proprio sull’aspetto “fideistico” della teoria,
Philosophie als strenge Wissenschaft, cit. (trad. it. p. come “teoria del tutto” finalizzata a fornire una
44). Le conclusioni cui giungono i due filosofi sono spiegazione unificata, comprensiva di tutte le for-
però differenti: in Husserl la temporalità di coscien- ze fisiche (proprio come era nelle speranze di Ein-
za è stata ridotta e attraversata dall’epoché, mentre stein, che rimase sempre sostanzialmente scettico
l’argomentazione di Bergson ruota attorno alla co- nei confronti della meccanica quantistica a causa
stante reciprocità di materia e memoria. della sua divergenza di fondo dalla meccanica
12
B. GREENE, The Elegant Universe, cit. (trad. it. pp. classica, di cui la teoria della relatività è uno svi-
24-25). luppo). Nel 2007 Peter Woit ha pubblicato un li-
13
Ibidem bro dal titolo significativo: Not Even Wrong: The
14
Ivi (trad. it. p. 26). Failure of Strings Theory and the Search for Unity
15
E. HUSSERL, Philosophie als strenge Wissenschaft, in Physical Law, Basic Books, New York 2006
cit. (trad. it. p. 35). (trad. it. Neanche sbagliata. Il fallimento della teo-
16
E. HUSSERL, Zur Phänomenologie des inneren ria delle stringhe e la corsa all’unificazione delle
Zeitbewusstseins (1893-1917), in: E. HUSSERL, Ge- leggi della fisica, traduzione di A. MIGLIORI, F.
sammelte Werke, Bd. X, hrsg. von R. BOEHM, M. LONEGRO, Codice, Torino 2007). Basti, a restitui-
Nijhoff, Den Haag 1969 (trad. it. Per la fenomeno- re il punto di vista dell’autore, la seguente battuta:
logia della coscienza interna del tempo (1893- «almeno negli Stati Uniti la Teoria delle stringhe
1917), a cura di A. MARINI, Franco Angeli, Milano potrà sopravvivere richiedendo al governo federa-
2001, p. 74). le fondi in quanto iniziativa basata sulla fede». Il
17
Si potrebbe rilevare, con qualche arditezza spe- carattere speculativo della teoria e la matematica
culativa, una problematica kantiana al fondo di alla sua base sono talmente complessi, nel tentati-
questo punto critico: il concetto di spaziotempo è vo di unificare in un quadro unitario le leggi della
privo di un’intuizione corrispondente, manca del fisica (accordando tra loro meccanica classica e
riempimento direttamente intuitivo. Certo, Kant quantistica), da far sorgere il sospetto che l’unica
non sapeva nulla della futura possibilità tecnica di giustificazione alla mancanza di conferme speri-
creare artificialmente le condizioni di esperibilità mentali decisive possa risiedere nell’ipotesi che
del fenomeno studiato, e tuttavia vediamo con Dio stesso ha regolato il mondo “così”.
Husserl che anche questo avanzamento non eli- Nell’intervista già citata, Michiu Kaku sostiene
mina la richiesta di “fede” nella teoria. I più devo- proprio che «la mente di dio è una musica che
no credere che l’universo funzioni come Einstein risuona attraverso un iperspazio di undici dimen-
82 Buongiorno

sioni». Questo è il motivo per cui diversi sosteni- fa del nostro essere e di tutte le cose, e come mai
tori della teoria riprendono la nota tesi galileiana l’universo sia a nostro avviso una continuità di
secondo cui «la matematica è l’alfabeto con il creazione».
27
quale dio ha scritto l’universo». I detrattori stig- E. HUSSERL, Philosophie als strenge Wissenschaft,
matizzano questo aspetto della teoria: nel suo li- cit. (trad. it. pp. 39-40).
28
bro La fine della scienza, John Horgan (citato an- H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it.
che da Woit) ha coniato la nozione, applicata an- p. 53).
29
che alla teoria delle stringhe, di «scienza ironi- E. HUSSERL, Die Krisis der europäischen Wissen-
ca», espressione con cui è da intendere «la scien- schaften und die transzendentale Phänomenologie.
za che va avanti in modo “speculativo, post- Eine Einleitung in die phänomenologische Philoso-
empirico”, qualcosa di molto simile alla critica phie, in: E. HUSSERL, Gesammelte Werke, Bd. VI,
letteraria, intimamente incapace di convergere hrsg. von W. BIEMEL, M. Nijhoff, Den Haag 1976
verso la verità» (J. HORGAN, The End of Science: (trad. it. La crisi delle scienze europee e la fenome-
Facing the Limits of Knowledge in the Twilight of nologia trascendentale, a cura di E. PACI, traduzio-
the Scientific Age, Broadway Books, New York ne di E. FILIPPINI, Net, Milano 2002, p. 80).
30
1996; trad. it. La fine della scienza, traduzione di Cfr. supra, nota 3.
31
T. CANNILLO, Adelphi, Milano 1998, p. 262). Il H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it.
fondamento ultimo della teoria delle stringhe sa- p. 48).
32
rebbe, secondo i detrattori, fideistico o esoterico. Ivi (trad. it. p. 67 e segg.).
18 33
Citato in P. WOIT, Not Even Wrong, cit. (trad. it. Ivi (trad. it. p. 48).
34
p. 176). Ivi (trad. it. pp. 74 e segg.).
19 35
H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it. Ivi (trad. it. p. 74).
36
p. 31). Cfr. ibidem, nota 1: «il moto della palla di can-
20
B. GREENE, The Elegant Universe, cit. (trad. it. pp. none può essere considerato come rettilineo e
33-37). uniforme in ciascuno dei due tragitti di andata e
21
H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it. ritorno considerati isolatamente. È tutto ciò che
p. 38). serve per la validità del ragionamento che abbia-
22
B. GREENE, The Elegant Universe, cit. (trad. it. p. 53). mo fatto».
23 37
H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it. p Ivi (trad. it. p. 198).
38
57). Nelle lezioni sulla coscienza interna del tempo,
24
E. HUSSERL, Zur Phänomenologie des inneren Husserl sostiene proprio che il tempo di coscienza
Zeitbewusstseins, cit. (trad. it. p. 63). è il fondamento del tempo obiettivo, di cui tratta-
25
H. BERGSON, Durée et simultanéité, cit. (trad. it. no le scienze esatte; particolare rilevanza ha, in
p. 45). questo senso, la rimemorazione o ricordo secon-
26
Cfr. ivi (trad. it. p. 61): «in altre occasioni dario. Cfr. E. HUSSERL, Zur Phänomenologie des
[l’Autore si riferisce a Materia e memoria] abbia- inneren Zeitbewusstseins, cit. (trad. it. p. 132 e
mo detto perché nella durata noi vediamo la stof- segg.).