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CONGIUNTIVO

Il congiuntivo è un modo finito del verbo che ha quattro tempi: presente, imperfetto, passato,
trapassato (i primi due sono tempi semplici, gli altri due tempi composti).
Presente: Può darsi che lei riesca a liberarsi

Object 1

Imperfetto: Fossi matto!


Passato: Mi spiace che non l’abbiate visto
Trapassato: Mi sarebbe piaciuto che tu fossi venuto proposizioni ➔subordinate.
• Quello nelle proposizioni subordinate è l’uso più frequente (congiuntivo significa appunto ‘che
congiunge’ la proposizione subordinata alla principale):
– in molte subordinate il congiuntivo si trova in alternativa all’indicativo, per sottolineare una
sfumatura di desiderio, di possibilità o probabilità, di dubbio:
Congiuntivo 1
– in altre subordinate, il congiuntivo può essere preferito all’indicativo per ragioni legate alla
selezione di un ➔registro più alto, o alle reggenze specifiche di alcune congiunzioni e locuzioni
congiuntive:
Congiuntivo 2
– in altre proposizioni il congiuntivo è l’unico modo che può essere usato nella forma esplicita:
Congiuntivo 3
• Tuttavia, il congiuntivo può essere usato anche in proposizioni indipendenti con diversi valori:
– esortativo, quando esprime comando, consiglio, preghiera, augurio, per la 1a e 3a persone
singolari o plurali del verbo
Nessuno osi contraddirmi!
Possa io sempre restare così
– dubitativo, quando esprime dubbio
Che sia matto?
– desiderativo, quando esprime desiderio; in questo caso si adopera l’imperfetto per riferirsi al
presente o al futuro, il trapassato per il passato
Potessi almeno rivederlo!
Fossi stato più attento!
– esclamativo (talvolta introdotto da magari, o se)
Magari fosse vero!
Sapessi che caldo!

Inoltre, il congiuntivo imperfetto o trapassato si usa nella protasi dei ➔periodi ipotetici del 2o e 3o
tipo per esprimere un fatto o una situazione possibile ma poco probabile, o impossibile
Se Giorgio avesse ragione, sarebbe un bel problema
Se l’uomo fosse arrivato su Marte, la Terra sarebbe meno inquinata.
L’uso del modo congiuntivo
In italiano, il congiuntivo è il modo del verbo con cui si esprimono sentimenti come il dubbio, il
desiderio, l’incertezza o la possibilità. Se l’indicativo è il modo della certezza o dell’obiettività,
con il congiuntivo si dà invece voce alla soggettività di chi scrive o di chi parla, e come tale viene
utilizzato soprattutto nelle subordinate. Ad esempio:
Spero che Lucia arrivi presto (si tratta di una speranza dettata da motivi personali);
Non sapevo cosa avesse detto Maurizio prima del mio arrivo (si tratta di un’ignoranza
dovuta al fatto che non ero presente);
Voerri che tu dimenticassi l’accaduto (è evidentemente un mio desiderio, slegato dalla
tua volontà).

Il congiuntivo si può utilizzare sia nelle proposizioni indipendenti sia in quelle dipendenti, dove il
congiuntivo è nettamente prevalente. Tra gli usi in proposizioni principali, possiamo quindi
segnalare in casi in cui il congiuntivo indipendente ha valore di:
dubbio o supposizione: “Che Pietro non si senta bene, forse?”; “Che magari gli altri siano già
arrivati?”.
• desiderio o augurio: “Ah, se fosse qui Giampaolo!”; “Uscisse almeno il sole...”
• esortazione: “Mi mandi i suoi dati, per favore”.

Nelle proposizioni dipendenti (causali, consecutive, completive, oggettive, concessive, temporali,


ipotetiche, finali e molte altre), l’uso del congiuntivo può essere inquadrato in generale come segue:
• in dipendenza da verbi che indicano dubbio, desiderio, speranza, paura (ovvero i
corrispettivi dell’uso del congiutivo nella frase reggente). Ad esempio:

Credo che Andrea sia in ritardo;


Speravo che ce la facessero.
• in dipendenza da espressioni impersonali come è meglio che, può darsi che, bisogna che, è
necessario che. Ad esempio:

È meglio che tu le parli di persona;


È necessario che queste misure di sicurezza siano attivate il prima possibile.
• dopo congiunzioni e locuzioni subordinanti quali affinché, sebbene, benché, purché,
prima che, a patto che. Ad esempio:

Sebbene sia molto intelligente, Giulia non si applica a sufficienza allo studio.
• In presenza degli aggettivi e dei pronomi indefiniti qualunque e chiunque. Ad esempio:

Prenderò quel treno, qualunque cosa accada.


Per quanto riguarda i tempi, il congiutnivo si articola in quattro tempi:
• I due tempi semplici sono: presente (che io lodi) e imperfetto (che io lodassi).
• I tempi composti sono: passato (che io abbia lodato) e trapassato (che io avessi lodato).

I tempi del congiuntivo

Il presente
Il congiuntivo presentesi utilizza nelle frasi indipendenti per esprimere un dubbio, un’ipotesi, un
augurio relativi al momento dell’enunciazione o della scrittura. Nelle frasi subordinate, esso
esprime contemporaneità con la principale, che può essere all’indicativo presente o futuro. Ad
esempio:
Gli dei vi assistano nella vostra impresa!
Credo che stia piovendo (contemporaneità nella subordinata).

Un uso particolare del congiuntivo presente si ha alla terza persona singolare e plurale, dove il
congiuntivo viene utilizzato come forma di cortesia o in sostituzione dell’imperativo. Ad esempio:
Prego, entri pure e si accomodi, signora;
Vada subito a cercare aiuto!

L’imperfetto
Il congiuntivo imperfetto si utilizza, sia nelle proposizioni indipendenti sia in quelle dipendenti, per
esprimere una speranza o un augurio, che è possibile (ma non sicuro) che si realizzino. Ad
esempio:
Vorrei che il Milan vincesse il derby;
Magari il treno arrivasse in orario!

Un uso caratteristico del congiuntivo imperfetto si ha nel periodo ipotetico di secondo tipo (o
appunto della “possibilità”), dove si combina con il condizionale presente:
Se studiassi, passeresti l’esame.

Il congiuntivo imperfetto in proposizione dipendente può poi esprime due diversi tipi di rapporto
temporale, in base al tempo della frase reggente:
• rapporto di anteriorità, quando il tempo della principale è un presente: “Credo che lui non
volesse invitarmi alla festa”.
• rapporto di contemporaneità, quando il tempo della principale è un passato: “Pensavo che
fosse una persona affidabile”.
Il passato
Il congiuntivo passato si utilizza per esprimere dubbio o possibilità nella proposizione principale,
in riferimento a un tempo passato. Ad esempio:
Che Marco abbia già spedito il materiale che avevamo preparato?
In una proposizione dipendente, il congiuntivo passato indica anteriorità cronologica rispetto al
tempo presente (o futuro) della reggente. Ad esempio:
Credo che Marco sia andato in piscina stamattina;
Giacomo penserà che Sara non abbia voluto vederlo.

Il trapassato
Il congiuntivo trapassato viene utilizzato per esprimere una possibilità o un desiderio riferiti al
passato ed ormai irrealizzabili. Ad esempio, nelle frasi principali:
Se l’avessi saputo prima!
Se fossi uscita prima!

Il congiuntivo trapassato si usa quindi anche nel periodo ipotetico dell’irrealtà (o del “terzo tipo”),
dove si combina con il condizionale passato:
Se tu avessi studiato, avresti superato l’esame.

Nella proposizione subordinata, il trapassato serve anche ad esprimere anteriorità rispetto ad un


tempo passato, utilizzato nella reggente. Per esempio:
Credevo avessi comprato tu i biglietti;
Claudia pensava che Giovanni fosse partito due ore prima del previsto.