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Filotea 6

La pratica delle virtù: la castità


Le virtù cristiane e i consigli evangelici
Nel nostro itinerario spirituale in compagnia di Filotea, dopo le virtù fondamentali dell’umiltà e
della dolcezza, senza le quali non si sviluppa il “fiore della carità” che è la “devozione”, è il mo-
mento di affrontare il tema della castità, che insieme all’obbedienza e alla povertà, costituiscono
i cosiddetti “consigli evangelici”. In Filotea San Francesco di Sales dice così:
Soltanto la carità ci eleva alla perfezione; ma l’obbedienza, la povertà e la castità sono i tre grandi
mezzi per acquistarla. L’obbedienza consacra il nostro cuore, la castità il nostro corpo, e la po-
vertà i nostri beni all’amore e al servizio di Dio: sono i tre bracci della croce spirituale, che pog-
giano sul quarto che è l’umiltà. Non intendo parlare di queste virtù in quanto oggetto di voto
pubblico: riguarda soltanto i religiosi; e nemmeno in quanto oggetto di voto privato, che comun-
que aggiunge sempre merito alle virtù. L’importante è che siano vissute. Sforziamoci, Filotea, di
mettere bene in pratica queste tre virtù, ciascuno secondo la sua vocazione (III,11).
Dunque, i consigli evangelici non sono i “voti” dei consacrati, ma neanche gli “optional” dell’amore,
sono sue dimensioni costitutive: vale a dire che l’amore vero è povero, è casto, è obbediente!
L’amore vero non disprezza la ricchezza, il godimento, la libertà, ma li pone a servizio del vero
fine dell’uomo, che non è il mondo, ma il cielo, nel quale ci attende un bene, una gioia e una
libertà incomparabilmente più grande di quanto il mondo ci offre.
Così, la povertà regola il rapporto con le cose, la castità il rapporto con le persone, l’obbedienza
il rapporto con la libertà. Senza di esse, l’anima non sarà spirituale ma carnale, vivrà l’ideale
mondano di “soldi, sesso e potere”, puntualmente compresenti nei potenti di questo mondo, che
agiscono per conto del “principe di questo mondo”, e sarà schiava di avarizia, lussuria e superbia.
In altre parole, i consigli evangelici ci guariscono dalla cosiddetta “concupiscenza”, quel generale
disordine del cuore che sopravvive alla grazia del Battesimo, e mettono tutte le nostre facoltà
(l’intelligenza, l’affettività e la volontà) e le nostre relazioni (le cose, gli altri e noi stessi) a servizio
dell’amore: la povertà ci libera dalla schiavitù delle cose e ci rende pronti per la nostra missione,
la castità ci libera dalla schiavitù degli istinti ed eleva l’eros agli orizzonti di agape, l’obbedienza
ci libera dall’egoismo del nostro io e ci orienta a fare la volontà di Dio.
In fondo i consigli evangelici colgono da tre angolature diverse la verità della fede, che nella
Scrittura trova la propria incarnazione nei “poveri in spirito”, “nei puri di cuore” e negli “umili”, nei
cuori consegnati e appoggiati completamente a Dio, all’amore di Dio, alla volontà di Dio!
Certo, non ci si può nascondere che povertà, castità e obbedienza, poiché rispondono a un amore
nuovo che il mondo non conosce, non sono mai di moda, men che meno nel nostro tempo. Nei
cataloghi dei vizi e delle virtù del mondo pagano, esse non figurano neanche tra le virtù.
L’invito alla castità
L’INVITO DI GESÙ: nell’esempio e nella parola di Gesù la purezza è una “beatitudine” e l’amore di
Dio è “passione”!
L’INVITO DI DON BOSCO: le due costanti della sua predicazione ai ragazzi erano il “paradiso” e la
“purezza”, cioè la bellezza del cielo e gli occhi per vederlo, la dolcezza dell’amore e il palato per
gustarlo
L’INVITO DI SAN FRANCESCO DI SALES: la castità come l’ornamento di tutte le virtù!
La castità è il giglio delle virtù; rende gli uomini simili agli angeli. Niente è più bello se non è puro,
e la purezza degli uomini è la castità. Alla castità si dà il nome di onestà, e alla sua conservazione
onore. Viene anche chiamata integrità e il contrario corruzione. Gode di gloria tutta speciale per-
ché è la bella e splendida virtù dell’anima e del corpo (Filotea III.12)
L’INVITO DI PAPA FRANCESCO: castità come educazione del cuore
L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le
persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in
questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico:
siate casti, siate casti. Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto
difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca
di usare l’altro per il proprio piacere. È un amore che considera sacra la vita dell’altra persona:
io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti. Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per
superare questa concezione “facilista” ed edonista dell’amore. Perdonatemi se dico una cosa
che voi non vi aspettavate, ma vi chiedo: fate lo sforzo di vivere l’amore castamente» (papa
Francesco a Torino)
Un’educazione sessuale che custodisca un sano pudore ha un valore immenso, anche se oggi
alcuni ritengono che sia una cosa di altri tempi. È una difesa naturale della persona che protegge
la propria interiorità ed evita di trasformarsi in un puro oggetto. Senza il pudore, possiamo ridurre
l’affetto e la sessualità a ossessioni che ci concentrano solo sulla genitalità, su morbosità che
deformano la nostra capacità di amare e su diverse forme di violenza sessuale che ci portano
ad essere trattati in modo inumano o a danneggiare gli altri (AL 282)
Frequentemente l’educazione sessuale si concentra sull’invito a “proteggersi”, cercando un
“sesso sicuro”. Queste espressioni trasmettono un atteggiamento negativo verso la naturale fi-
nalità procreativa della sessualità, come se un eventuale figlio fosse un nemico dal quale doversi
proteggere. Così si promuove l’aggressività narcisistica invece dell’accoglienza. È irresponsabile
ogni invito agli adolescenti a giocare con i loro corpi e i loro desideri, come se avessero la matu-
rità, i valori, l’impegno reciproco e gli obiettivi propri del matrimonio. Così li si incoraggia allegra-
mente ad utilizzare l’altra persona come oggetto di esperienze per compensare carenze e grandi
limiti. E’ importante invece insegnare un percorso sulle diverse espressioni dell’amore, sulla cura
reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso. Tutto questo, infatti,

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prepara ad un dono di sé integro e generoso che si esprimerà, dopo un impegno pubblico, nell’of-
ferta dei corpi. L’unione sessuale nel matrimonio apparirà così come segno di un impegno tota-
lizzante, arricchito da tutto il cammino precedente (AL 283)
Non bisogna ingannare i giovani portandoli a confondere i piani: l’attrazione «crea, sul momento,
un’illusione di unione, eppure senza amore questa “unione” lascia due esseri estranei e divisi
come prima». Il linguaggio del corpo richiede il paziente apprendistato che permette di interpre-
tare ed educare i propri desideri per donarsi veramente. Quando si pretende di donare tutto in
un colpo è possibile che non si doni nulla. Una cosa è comprendere le fragilità dell’età o le sue
confusioni, altra cosa è incoraggiare gli adolescenti a prolungare l’immaturità del loro modo di
amare. Ma chi parla oggi di queste cose? Chi è capace di prendere sul serio i giovani? Chi li
aiuta a prepararsi seriamente per un amore grande e generoso? Si prende troppo alla leggera
l’educazione sessuale AL 284)

Le minacce alla castità


SAPIENZA DEL LINGUAGGIO:. Sia “verginità”, che “castità”, che “purezza”, che “pudore” richiamano
l’idea di unità e di integrità, di limpidezza e incontaminazione, di custodia e protezione. Infatti
vergine è il contrario di “corrotto”, casto è il contrario di “torbido”, “lussurioso” e “incestuoso”, puro
è il contrario di “doppio”, pudico è il contrario di “spudorato”. C’è cioè la consapevolezza che come
tutte le cose belle, anche e soprattutto l’amore umano è delicato e vulnerabile: va protetto e difeso
da ogni possibile corruzione e disintegrazione.
LA POSTA IN GIOCO È ALTA: proteggere l’amore umano da ogni contraffazione, dissociazione, disin-
tegrazione… perché invece di essere il meglio dell’umano, non diventi inumano! Il punto è che
dopo il peccato originale, l’uomo diffida di Dio, e tende dunque a dissociare amore umano e
amore divino, uomo e donna, sesso e generazione, piacere e amore. Ma perché è così. Oggi,
dove tutte le evidenze naturali e morali sono crollate, occorre almeno un po’ capire. Dice infatti il
papa:
Una formazione etica efficace implica il mostrare alla persona fino a che punto convenga a lei
stessa agire bene. Oggi è spesso inefficace chiedere qualcosa che esiga sforzo e rinunce, senza
mostrare chiaramente il bene che con ciò si potrebbe raggiungere» (AL 265).
ORA IL PUNTO È QUESTO: dopo il peccato originale, nel disordine dei desideri, nella paura di non
essere felici e di morire, nella pressione dell’eros delle cose e nella delicatezza dell’agape di Dio,
il rischio è di desiderare o troppo o troppo poco, o tutto o solo le parti. Il fatto è che non
siamo Dio e non siamo cose: la mancanza di castità sta proprio qui, nel divinizzare una persona
o trattarla come una cosa. Ecco allora l’incestuoso e il lussurioso: l’incestuoso vuole rientrare
nell’origine o possedere l’originato, non accetta il limite. Il lussurioso cerca il piacere nelle parti
della persona, non accede alla persona.
LA CASTITÀ È LA VIRTÙ CHE EDUCA l’uomo e la donna ad appartenersi senza divorarsi e senza
strumentalizzarsi, a regolare la voracità del desiderio e ad accettare il limite: protegge l’uomo

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dall’inclinazione a possedere e dominare e la donna a incorporare e ad annullarsi; regola il desi-
derio dell’uomo di affermare la propria identità e la donna a vincere ogni cedimento di identità. La
castità educa l’amore a desiderare bene, né troppo, né troppo poco:
Ma perché dovremmo scegliere il fast-food al posto del banchetto divino? Perché abbiamo rifiu-
tato il dono: non crediamo realmente che Egli voglia soddisfare i nostri desideri. È il peccato
originale: abbiamo “scambiato la verità di Dio con la menzogna” (Rm 1,25) e abbiamo iniziato a
credere che Lui ci sta rifiutando. “L’uomo aspira ad una gioia senza fine, vuole godere oltre ogni
limite”, osserva Benedetto XVI. Ma quando crede che Dio lo sta rifiutando, allora “deve essere
lui stesso a creare la menzogna, il falso infinito”. Il problema non è il desiderio di gioia e di godi-
mento: Dio ci ha creati così. Il problema è che ci siamo convinti che la soddisfazione della nostra
fame dipenda totalmente da noi, che Dio non verrà in nostro aiuto. Il fast-food diventa il falso
infinito, la soddisfazione momentanea e fugace. La vergogna diventa l’indice della consapevo-
lezza profonda, interiore, che qualcosa sia tremendamente sbagliato (Ch. West).
L’educazione sessuale, dapprima incentrata sull’iniziazione alla contraccezione e poi all’aborto,
è diventata successivamente un insegnamento imperniato sugli atti sessuali e sulle malattie ses-
sualmente trasmesse, ed è ora indirizzata alle aggressioni sessuali, con la volontà di punirle più
severamente dei crimini di sangue. Il sentimento della paura e la necessità di proteggersi sono
diventati il fils rouges dell’educazione, a discapito della qualità delle relazioni (T. Anatrella)
OGGI VI È PIÙ CHE MAI BISOGNO DI CASTITÀ: troppi sono gli stimoli e le provocazioni al godimento
facile e immediato, troppe le offerte di piacere separate dalla relazione d’amore, troppe le forme
di degrado e di corruzione dell’erotismo. La rivoluzione sessuale voleva liberare l’amore dai tabù
e dalle inibizioni, ma sembra aver realizzato il contrario! Negare la complessità della sfera erotico-
sessuale della vita è ingenuo e presuntuoso, e ciò che si caccia dalla porta rientra dalla finestra.
Oggi è il tempo del poliamore, della libertà senza inibizioni, della curiosità sperimentale,
dell’esperienza senza vincoli, della morte dell’amore pateticamente romantico e dell’afferma-
zione, al suo posto, dell’amore narcisistico (un paradosso in termini). Il nostro tempo non sa né
pensare, né vivere l’erotica del legame perché contrappone perversamente l’erotica al legame.
È un assioma che deriva da una versione solo nichilistica della libertà: la libertà dell’amore deve
escludere ogni forma di limite, deve porsi come assoluta (M. Recalcati).
Cinquanta sfumature di grigio: un bel miliardario che sculaccia una studentessa ingenua. Le
donne postmoderne che fanno del loro marito e dei loro figli dei “bravi ragazzi” sono eccitate da
chi? Da un bad boy, egoista, odioso, pieno di sé fino a trasudarne, violento ma muscoloso!
Quanto agli uomini, nel mio studio mi confidano di consumare in abbondanza immagini porno-
grafiche in cui le donne sono dominate e umiliate, immagini che affermano la potenza, la forza e
il potere dell’uomo sulla donna. La pornografia, per le donne e per gli uomini, è diventata una
valvola di sfogo del desiderio proibito: quello di lasciarsi dominare e di dominare. Dietro la vetrina
della donna liberata e dell’uomo moderno si rimettono in scena nell’intimità le rappresentazioni
del mascolino (potente e forte) e del femminino (sottomesso e docile). Questo crescendo di vio-
lenza è l’espressione di una crisi profonda del rapporto di potere tra uomini e donne che è stato

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destabilizzato nel corso della liberazione sessuale… Gli stereotipi ci sono necessari per disfar-
cene, per diventare ciò che siamo (T. Hargot)

I frutti della carne e i frutti dello Spirito


IL CONFLITTO FRA CARNE E SPIRITO
16 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della
carne; 17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne;
queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. 18 Ma se vi lasciate
guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. 19 Del resto le opere della carne sono ben note:
fornicazione, impurità, libertinaggio, 20 idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dis-
sensi, divisioni, fazioni, 21 invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi
preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22 Il frutto dello
Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di
sé; 23 contro queste cose non c'è legge. 24 Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso
la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Se pertanto viviamo dello Spirito, cammi-
niamo anche secondo lo Spirito (Gal 5)
IL DIALOGO FRA CARNE E SPIRITO
Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente,
santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2 Non conformatevi alla mentalità di
questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di
Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12)

I gradi della castità


San Francesco di Sales offre gli elementi dell’educazione classica alla castità, fondamentalmente
imperniata sul contenimento delle passioni. L’idea che fa da sfondo, però, è molto bella e lumi-
nosa: il motivo della castità pre- ed extra-matrimoniale è la santità matrimoniale! Fra gli
sposi c’è un sacramento che li abilita a riconciliare il piacere e l’amore, sottraendo il piacere al
degrado libidinale e l’amore al degrado sentimentale!
Non è mai permesso prendere piaceri impudichi dai nostri corpi, poco importa in che modo. Li
legittima soltanto il matrimonio che, con la sua santità, compensa il discredito insito nel piacere.
Anche nel matrimonio bisogna avere cura che l’intenzione sia onesta, perché se ci dovesse es-
sere sconvenienza nel piacere che si prende, ci sia sempre l’onestà nell’intenzione che lo ha
cercato.

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L’altra idea, tanto cara anche a don Bosco e tutta la spiritualità cristiana di sempre, è che le ferite
nella purezza toccano le cose dell’amore, della vita e di Dio, toccano la sfera della vita più sensi-
bile e delicata, più abissale, e quindi possono fare danni profondi, e per questo la custodia del
corpo, dei sensi, dei pensieri e del cuore nella sfera erotico-sessuale è tanto raccomandata!
Prendi a paragone i frutti. Un frutto sano e intero può essere conservato o nella paglia o nella
sabbia o nelle proprie foglie; ma una volta intaccato, è impossibile conservarlo se non facendone
marmellata con l’aggiunta di miele o di zucchero; così avviene per la castità non ancora ferita e
contaminata; sono tanti i modi per conservarla, ma una volta intaccata, può conservarla soltanto
una devozione eccellente che, l’autentico miele e lo zucchero delle anime.
Ed ecco i tre consigli del santo per conservare la castità e maturare nell’amore all’interno del
matrimonio:
Come primo grado in questa virtù, Filotea, guarda di non accogliere in te alcun genere di piacere
inammissibile e proibito, quali sono tutti quelli che si prendono fuori del matrimonio, o anche nel
matrimonio, se si prendono contro le regole del matrimonio.
Come secondo grado, taglia, per quanto ti sarà possibile, anche i piaceri inutili e superflui, ben-
ché permessi e leciti.
Per terzo, non legare il tuo affetto ai piaceri e alle soddisfazioni che sono comandate e prescritte;
è vero che bisogna prendere i piaceri necessari, ossia quelli che sono legati al fine e alla natura
stessa del matrimonio, ma non per questo devi impegnare in essi il cuore e lo spirito (III,12)
Ultime raccomandazioni, tutte orientate alla custodia dei sensi e del cuore: non esporsi alle pro-
vocazioni, essere riservati nei gesti, cura delle amicizie, sguardo fisso sul Signore:
Siate prontissima a distogliervi da tutti gli incitamenti e da tutti gli allettamenti dell'impudicizia,
perché questo male agisce insensibilmente, e da piccoli inizi progredisce sino a gravi cadute: è
sempre più facile da fuggire che da guarire
Non permettere mai, Filotea, che qualcuno ti tocchi in modo screanzato, né per leggerezza, né
per amicizia; è vero che, volendo, la castità può essere conservata anche in simili situazioni, che
sanno più di leggerezza che di malizia; ma la freschezza del fiore della castità ne soffre sempre
e ci perde qualche cosa. Se poi uno si lascia toccare in modo disonesto, è la fine totale della
castità. La castità ha la sua radice nel cuore, ma è il corpo la sua abitazione.
Nel modo più assoluto, Filotea, non frequentare le persone licenziose, soprattutto se in più, sono
anche svergognate… Frequenta piuttosto le persone caste e virtuose, pensa e leggi spesso cose
sante, perché la Parola di Dio è casta e rende casti coloro che vi si compiacciono.
Tieniti sempre vicino a Gesù Cristo crocifisso; fallo spiritualmente con la meditazione e realmente
con la santa Comunione; perché allo stesso modo che coloro i quali si coricano sull’erba detta
agnus castus diventano casti e puri, se tu riposi il cuore su Nostro Signore, che è il vero Agnello

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casto e immacolato, scoprirai presto che la tua anima e il tuo corpo sono mondati da tutte le
sozzure e le sensualità (III,13)

La castità matrimoniale
LA CASTITÀ È L’ECCELLENZA DELL’AMORE, NON LA SUA DEFICIENZA: è l’intimità delle anime e dei corpi
fatta di dialogo e di silenzio che fa emergere la dignità e la bellezza dell’uomo e della donna, dello
sposo e della sposa, e per questo è sorgente principale della fecondità educativa!
Nella sua esistenza terrena, Maria ha realizzato una meravigliosa sintesi di femminilità e mode-
stia, e Giuseppe, al suo fianco, è diventato uno splendido esempio di virilità e purezza. Superfluo
sottolineare come oggi questi binomi non siano certo moneta corrente, e come in ogni caso, oggi
come ieri, siano un miracolo della grazia, di quella misteriosa opera di preservazione o di libera-
zione dal male che Dio opera nei suoi figli e figlie. Sì, perché ci sono giovani donne che già con
il loro portamento sanno riverginizzare i loro uomini, e ci sono giovani uomini che già con la loro
affettuosa pazienza sanno ridonare integrità alle loro donne (Nazareth)
LA CASTITÀ CONIUGALE RICHIEDE LA CUSTODIA DEL CUORE: ci piace piacere, ci piace possedere, ci
piace ammirare ed essere ammirati, ci piace sentirci importanti nel desiderio e nell’apprezza-
mento degli altri…
LA CASTITÀ È IMPARENTATA CON L’UMILTÀ E LA CARITÀ: finché ci sono vuoti da riempire, bisogni o
desideri frustranti e frustrati, si sarà sempre tentati saturarli in maniera compensatoria: gola e
lussuria. Confessarsi con sincerità e comunicarsi con fede!
GUARDARE CON VERITÀ E CARITÀ, con tenerezza e misericordia, accogliendo le giuste gratificazioni
e vivendo le doverose rinunce, sono gli atteggiamenti vincenti per una castità felice, non repressa!
È ricentrarsi sulla propria vocazione e missione!
CASTITÀ È FARSI SANTI INSIEME, È RITROVARSI NELL’EUCARISTIA e imparare da lì a consumarsi
nell’amore, a donarsi e accogliersi senza riserve, negli pregi e nei difetti, negli aspetti piacevoli e
spiacevoli, nella gratitudine e nel perdono!
IMITARE LA “CASTITÀ DI DIO”:
“Si tratta di amare ognuno che ci viene accanto come Dio lo ama. E dato che siamo nel tempo,
amiamo il prossimo uno alla volta, senza tener nel cuore rimasuglio d'affetto per il fratello incon-
trato un minuto prima. Tanto, è lo stesso Gesù che amiamo in tutti. Ma se rimane il rimasuglio
vuol dire che il fratello precedente è stato amato per noi o per lui… non per Gesù. E qui è il guaio.
La nostra opera più importante è mantenere la castità di Dio e cioè: mantenga l'amore in cuore
come Gesù ama. Quindi per essere pure non bisogna prima del cuore e reprimervi l'amore. Bi-
sogna dilatarlo sul cuore di Gesù e amare tutti (C. Lubich)

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Laboratorio
1. Come si tratta una donna? Come si tratta un uomo?
2. Come volete essere trattati? Come volete essere trattate?

…Santa Pasqua 2018!