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Filotea 7.

L’amicizia
OBIETTIVO: la perfezione dell’amore, quando l’anima non solo è in grazia di Dio (grazia), neanche
solo ha la forza di operare il bene (carità), ma opera “con diligenza, fervore e prontezza”
(devozione)…
PRIMI PASSI: ci va una guida, occorre custodire la pace del cuore, ci vuole un cammino di
purificazione dai peccati mortali, da quelli veniali, e dagli attaccamenti da cose inutili e pericolose,
dalle cattive inclinazioni legate al carattere e alle abitudini…
VIRTÙ DI BASE: l’umiltà e la dolcezza, senza le quali non c'è carità, in quanto non c'è abbastanza
libertà e gratuità…
PER PROSEGUIRE: povertà, castità e obbedienza, i cosiddetti “consigli evangelici”, ossia le forme
dell’amore vero, quelle che regolano il rapporto con le cose, con gli altri e con Dio…
ED ORA L’AMICIZIA, quell’ideale dell’amore che non a caso è tanto desiderato, cercato, coltivato, e
che fa soffrire quando manca e quando si perde: quell’amore che è sorpresa e gratuità, confidenza
e corrispondenza, intesa e complicità, reciprocità nella fiducia e nell’aiuto, comunicazione e
comunione! Sentiamo Riccardo di san Vittore sulla libera e lieta corrispondenza come ideale
dell’amore:
è proprio dell’amore voler essere molto amati da colui che si ama molto: in mancanza di ciò non
può assolutamente esserci. Non ci può essere un amore gioioso che non sia pure reciproco. In
questa vera e suprema felicità non possono mancare né l’amore gioioso né l’amore scambievole;
in quest’ultimo, poi, deve assolutamente esservi sia colui che dona l’amore sia colui che lo ricambia
(De Trin. III,3)
Deve essere un tema ben importante se nella Filotea San Francesco di Sales vi dedica ben 6
capitoletti! Nessun’altra virtù è trattata con tanta ampiezza! In ogni caso il Santo era sensibilissimo
all’amicizia, sia nel desiderio, sia nella vulnerabilità:
Vi devo dire in confidenza queste poche parole: non vi è al mondo un uomo che abbia un cuore
più tenero e più assetato di amicizia che il mio o che senta più dolorosamente di me le separazioni.
Tra l’altro San Francesco di Sales è uno di quei santi che hanno saputo vivere l’amicizia spirituale
a livello alto anche tra uomo e donna. L’amicizia spirituale che Francesco e Giovanna hanno vissuto
è stata straordinaria, di una bellezza sublime e per certi tratti inimitabile. Davvero, la grazia non
spegne la natura! Francesco, camminando verso Dio attraverso una vita spirituale di distacco e di
abbandono totale, non solo ama le persone, ma le ama intensamente con la ricchezza della sua
straordinaria sensibilità; fa sentire loro che le ama, glielo dice come la cosa più bella e normale del
mondo. Il suo cuore diventa una passerella attraverso la quale passa Gesù nel cuore di chi lo
incontra o riceve le sue lettere.
Credete fermamente che io ho una viva e straordinaria volontà di servire il vostro spirito con tutta
la capacità delle mie forze. Mettete a profitto il mio affetto e usate di tutto quello che Dio mi ha dato
per il servizio del vostro spirito. Eccomi qui tutto vostro.
DUE PUNTO DI INTESA: 1. certo, nelle relazioni ci vanno mille attenzioni, occorrono prudenza nel
regolare apertura e riservatezza per evitare invadenze, gelosie, manipolazioni, proiezioni,
idealizzazioni, ricatti affettivi ed effettivi, sensualità disordinate; occorre capacità di essere liberi,
lasciare liberi, rendere liberi; occorre saperle coltivare e saperle perdere, ci sono momenti di attesa
e di pazienza, di rinuncia e di perdita; e tuttavia siamo chiamati ad amare, non a non amare! ad
avere fiducia nell’amore, non paura di amare: “nell’amore non c'è timore”! a dare il cuore, non a
trattenerlo! Il carisma educativo salesiano, tra l’altro, si basa proprio su questo: l’amore dimostrato.
Don Bosco diceva:
non basta amare: occorre che un giovane riconosca di essere amato!
2. Per chi è sposato, vale la pena di ricordare le due cose: che il matrimonio è amicizia maxima
perché c’è il dono dei corpi, ma come minimo è amicizia… e questa va coltivata! Dunque cercarsi,
incontrarsi, comunicare, condividere, confidare, star bene insieme, ecc…!!! Non c'è niente di più
efficace per l’educazione dei figli che vedere l’affetto dimostrato fra papà e mamma! Non c'è miglior
educazione sessuale della testimonianza di due sposi che si amano!
Lo scambio di piaceri carnali non merita il nome di amicizia: se nel matrimonio lo scambio si
riducesse a questo, non sarebbe possibile alcuna amicizia; ma siccome, oltre a ciò, c’è lo scambio
della vita, dell’iniziativa, degli affetti e di una indissolubile fedeltà, ecco perché l’amicizia nel
matrimonio è vera e santa (III,17).

L’amicizia alla scuola della Parola


IL FONDAMENTO: la reciprocità trinitaria e la parola di Gesù… Intanto Gesù viveva l’amicizia, e
con intensità profonda! Tra il Servo e il Signore c’è anche in Lui l’Amico.
È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un’amicizia più tenera
e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro
aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S.
Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell’amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive:
“Si aveva l’impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi”… S. Agostino dice
che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava inlei, ed ella gli
voleva bene come a un angelo di Dio (III,19)
E poi Gesù chiama i suoi discepoli amici. E spiega che essere amici è dirsi le cose e darsi la vita,
è comunicazione e comunione, trasparenza e totalità! Da qui la sua bellezza e il suo dramma,
come vedremo in Filotea:
12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha
un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò
che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;
ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15)
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8 perché le parole che hai dato a
me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno
creduto che tu mi hai mandato… Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una
cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato… Padre giusto, il mondo non ti ha
conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere
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loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in
loro» (Gv 17)
L’ORIGINALITÀ: la filia tra eros e agape… È bello che tra l’amore di desiderio e l’amore di pienezza,
tra l’amore umano e l’amore divino, ci sia l’amicizia, quell’amore di benevolenza che non è né
erotismo né martirio ma condivide con il primo un tenero affetto e col secondo la disponibilità a dare
la vita; è quell’amore che non è troppo né troppo poco, non carnale ma non solo spirituale. Significa
che l’amicizia dovrà essere un amore sensibile ma non sensuale, spirituale ma non
spiritualistico! È anche per questo che San Francesco di Sales ne parla diffusamente: è ciò di cui
tutti, ma particolarmente quelli che vivono nel mondo hanno bisogno! San Francesco di Sales si
mostra molto moderno: mentre nell’ascetica classica si vedevano con sospetto le cosiddette
“amicizie particolari” – e l’amicizia è sempre un po’ particolare, perché ha la caratteristica di essere
“elettiva”, egli incoraggia vivamente l’amore di amicizia:
Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera
devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si
cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro
che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un’alleanza
reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si
sostiene nel cammino verso il bene. Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di
prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono
l’un l’altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie
particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti
i passaggi pericolosi che devono affrontare (III,19)

L’amicizia alla scuola di Filotea


1. L’amicizia
Primo insegnamento: l’amicizia è l’amore più bello e l’amore più pericoloso! Perché? Premesso che
non ogni amore è amicizia (la dedizione può essere unilaterale, nella solidarietà neanche si
conoscono i destinatari, i genitori non sono propriamente “amici” dei figli”, si possono e si devono
amare anche i nemici, ecc…), bisogna considerare che l’amicizia è quella forma di amore
comporta la comunicazione, e allora la qualità dell’amicizia dipende dalla qualità di chi, di ciò
e di come si comunica. Da qui i due adagi classici: “agli amici tutto è comune”, e “dimmi con chi
vai e ti dirò chi sei”. È inevitabile: nell’amicizia la carica affettiva è così grande che ci si influenza nel
modo profondo
L’amore occupa il primo posto tra le passioni dell’anima: è il re di tutti i movimenti del cuore, fa
convergere tutto a sé e ci rende simili a ciò che amiamo. Fa attenzione, Filotea, a non amare cose
cattive: saresti irrimediabilmente e subito cattiva anche tu! L’amicizia è l’amore più pericoloso: gli
altri amori possono anche fare a meno di comunicare, l’amicizia invece è fondata essenzialmente
proprio sulla comunicazione. Di norma è impossibile che l’amicizia non ci faccia partecipare delle
qualità della persona amata. Non ogni amore è amicizia. (III,17)
Quindi, se è vero che non ogni amore è amicizia, è anche vero che non ogni amicizia è amore:
dipende dall’oggetto di scambio. ecco perché l’amicizia ha il potere di elevarci o di degradarci. Ed
ecco perché anche don Bosco insegnava ai ragazzi a distinguere tra amici buoni, indifferenti e
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cattivi: perché superficialmente si possono chiamare tutti amici… ci si vede spesso, si fanno cose
insieme, c'è una certa intesa e complicità… ma altro è l’amicizia, altro la chiusura e la gelosia, la
connivenza (cooperazione al male), altro è l’adulazione e l’interesse (strumentalizzazione dell’altro),
altro il ricatto affettivo ed effettivo (“fallo per me”)...
L’amicizia si differenzia secondo la diversità dei modi di comunicare e i modi di comunicare si
differenziano secondo i beni che costituiscono l’oggetto dello scambio: se si tratta di beni falsi e
vani, l’amicizia è falsa e vana; se si tratta di beni veri, l’amicizia è vera; e migliori saranno i beni,
migliore sarà l’amicizia (III,17)
La Scrittura, comunque, insegna il discernimento delle amicizie. Criterio minimo: bisogna vedere se
c'è interesse o disinteresse:
20 Il povero è odioso anche al suo amico, numerosi sono gli amici del ricco (Prv 14,20)… 4 Le
ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato anche dall'amico che ha… 6 Molti
sono gli adulatori dell'uomo generoso e tutti sono amici di chi fa doni (Prv 19,4.6)… 8 L'amico non
si può riconoscere nella prosperità, ma nell'avversità il nemico non si nasconderà. 9 Quando uno
prospera, i suoi nemici sono nel dolore; ma quando uno è infelice, anche l'amico se ne separa (Sir
12)
6Leali sono le ferite di un amico, fallaci i baci di un nemico… 9 Il profumo e l'incenso allietano il
cuore, la dolcezza di un amico rassicura l'anima. 10 Non abbandonare il tuo amico né quello di tuo
padre, non entrare nella casa di tuo fratello nel giorno della tua disgrazia. Meglio un amico vicino
che un fratello lontano (Prv 27)

2. Vere e false amicizie


Le amicizie si distinguono dunque per l’oggetto di scambio che vi intercorre e dall’ammirazione e
l’attrattiva di chi ne è portatore: beni sensibili materiali, beni sensibili culturali, beni spirituali…
L’amicizia fondata sullo scambio del piacere dei sensi è grossolana e non merita il nome di amicizia;
così pure quella fondata su virtù frivole e inutili, perché sono virtù che dipendono dai sensi. Do il
nome di piaceri dei sensi a quelli che sono legati in modo diretto e principale ai sensi esteriori, quali
sono il piacere di ammirare la bellezza, di ascoltare una voce dolce, di toccare e simili. Do il nome
di virtù frivole a certe abilità e qualità inutili che gli spiriti deboli chiamano virtù e perfezioni. Ascolta
quello che dicono la maggior parte delle ragazze e dei giovanotti in genere: non esiteranno a dire
che Tizio è molto virtuoso, ha tante perfezioni, perché balla bene, sa destreggiarsi abilmente in tutti
i giochi, sa vestirsi con gusto, canta bene, ha una brillante conversazione, ha un bell’aspetto (III,17)
Occhio ai flirt: si rischia di chiamare amicizia o di vivere come amicizia il desiderio di appagare il
cuore, di giocare coi sentimenti, di piacere e compiacere. Non si può seguire le proprie inclinazioni
immediate, occorre discernere. Di bisogni affettivi ne abbiamo tanti, e tante sono le attrattive delle
persone che ci circondano…
Quando queste allegre amicizie hanno luogo tra persone di diverso sesso, senza alcuna intenzione
di giungere al matrimonio, si chiamano passioncelle; sono soltanto aborti, o meglio ancora, fantasie
di amicizie; ma non si deve dare loro il nome di amicizie o di amori perché sono vuote e senza
senso… Benché questi sciocchi amori finiscano abitualmente per naufragare ed affogare in
carnalità e lascivie molto volgari, bisogna riconoscere che non è mai la prima intenzione degli

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interessati tale conclusione. Altrimenti non sarebbero passioncelle, ma impudicizie dichiarate
(III,18)
Alcuni vogliono soltanto appagare il cuore nel dare e ricevere amore seguendo la loro inclinazione
all’amore…sicché, quando incontrano una persona piacevole, senza pensare al lato interiore, né
al comportamento morale della stessa, danno subito la stura alle loro passioncelle e si impigliano
in una rete dalla quale in seguito, faticheranno molto per liberarsi. Altri vi si lasciano andare per
vanità perché pensano che non è piccola gloria prendere e legare i cuori con l’amore; costoro,
poiché fanno la loro scelta per vanità, collocano le loro tagliole e tendono le loro reti in luoghi
privilegiati, eccelsi, distinti e illustri (III,18)
S. Gregorio di Nazianzo, scrivendo contro le donne vanitose: “La tua bellezza naturale è sufficiente
per tuo marito; se poi vuoi che sia per molti uomini, come una rete tesa per molti uccelli, che
succederà? Ti piacerà colui che ti troverà bella, ad occhiata risponderai con occhiata, a sguardo
con sguardo”… Come ha ragione questo santo Vescovo! Che cosa vuoi fare? Dare amore, non è
vero? Nessuno può dare volontariamente amore senza necessariamente riceverne in cambio; in
questo gioco chi prende è preso… E io grido con lui: pazzo e insensato, pensavi di domare l’amore
per dosarlo a tuo piacimento! Volevi divertirti con lui, ma egli ti ha punto e morso profondamente…
Quel grande Dio che aveva riservato per sé soltanto l’amore delle nostre anime, quale
riconoscenza per la creazione, la conservazione e la Redenzione, esigerà un conto rigoroso delle
sottrazioni che avremo fatto; pensa: ha detto che ci chiederà conto delle parole oziose; come vuoi
che non ce lo chieda delle amicizie oziose, sciocche, pazze e dannose?... In breve, queste
passioncelle, non solo allontanano l’amore celeste, ma anche il timore di Dio; prostrano lo spirito,
indeboliscono il buon nome. In una parola sono il giocattolo delle corti, ma la peste dei cuori! (III,18)
Altra attenzione da avere, che richiede vigilanza del cuore, sta nel fatto che un’amicizia può
iniziare bene e finire male:
Bisogna fare attenzione a non lasciarsi trarre in inganno nelle amicizie, soprattutto quando si
stringono tra persone di sesso diverso, poco importa per quale motivo; spesso Satana si sostituisce
a coloro che amano. Si comincia sempre dall’amore virtuoso, ma, se non si è molto saggi, si insinua
presto l’amore frivolo, poi si passa all’amore sensuale, poi a quello carnale; il pericolo esiste persino
nell’amore spirituale, se non si fa molta attenzione; benché in questo sia molto più difficile la
confusione e l’equivoco… L’amicizia mondana turba il senno, di modo che coloro che ne sono
colpiti, pensano di agire bene mentre agiscono male, e sono convinti che le loro scuse, i loro
pretesti, e le loro parole sono motivi validi. Temono la luce e amano le tenebre. L’amicizia santa
invece ha gli occhi luminosi e non si nasconde, anzi si fa vedere volentieri dalla gente per bene
(III,20)
In tutto questo occorre non barare con se stessi, non presumere di sé, saper dare un taglio ad
amicizie sbagliate o pericolose:
Sta bene attenta a non scendere a patti con il nemico; non dire: lo ascolterò, ma poi non farò nulla
di quanto mi suggerirà; gli presterò orecchio, ma gli rifiuterò il cuore. Filotea, in tali circostanze,
devi essere intransigente: il cuore e le orecchie sono collegati, e com’è impossibile arrestare un
torrente che scende a valle dalla montagna, così è difficile impedire che l’amore entrato in un
orecchio non scenda presto nel cuore… Se poi ti è possibile allontanarti fisicamente dalla persona
coinvolta, sono d’accordissimo, perché, la persona ferita d’amore difficilmente riuscirà a guarire da
quella passione, finché sarà vicina a quella ferita dallo stesso morso. Il mutamento del luogo è
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molto utile per calmare la febbre e l’agitazione causate sia dal dolore che dall’amore… Ma chi non
può allontanarsi? Deve troncare ogni conversazione privata, gli incontri segreti, gli sguardi languidi,
i sorrisi e in genere tutti gli scambi e gli ammiccamenti… Grido a voce alta, a chiunque sia caduto
in questi lacci passionali: taglia, tronca, spezza. Non bisogna perdere tempo a discutere queste
futili amicizie; bisogna strapparle non perdere tempo a sciogliere i nodi; bisogna spezzarli e tagliarli;
tanto quei cordoni e quei legami non hanno alcun pregio. Non bisogna avere riguardi per un amore
che è contrario all’amore di Dio. Ma, dopo avere in questo modo spezzate le catene di quell’infame
schiavitù, è possibile che resti qualche strascico. Non fa nulla, Filotea, se tu hai concepito per il tuo
male tutto l’orrore che merita (III,21)

3. La vera amicizia
Quando invece passano cose buone, l’amicizia è buona. In questo senso non c'è forse cosa più
dolce, che più appaghi il cuore e sostenga nelle prove di buone amicizie cristiane: in esse
tutto profuma di Cristo, tutto profuma di Cielo, e tutto è però molto semplice e concreto! “Profumo
di cielo aveva il pane con te mangiato”, recita un noto canto salesiano a proposito di don Bosco:
vuol dire che anche gli incontri più semplici, lo stare insieme, mangiare e divertirsi insieme, pregare
insieme, tutto è trasfigurato. San Francesco di Sales lo presenta, e noi ne facciamo esperienza,
come un anticipo di paradiso! Si entra nello spazio semplice e misterioso dell’amicizia spirituale:
come diceva sant’Agostino, lì c'è Dio: “se vedi la carità, vedi la Trinità”!
Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con
coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più
l’amicizia sarà perfetta. Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza
dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la
discrezione, la fortezza, la giustizia. Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della
devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un’amicizia perfetta. Sarà ottima
perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché
sarà eterna in Dio. E’ bello poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene
in questo mondo come faremo eternamente nell’altro. Non parlo qui del semplice amore di carità,
perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell’amicizia spirituale, nell’ambito della
quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente
un solo spirito (III,19)
Nella vera amicizia c'è davvero qualcosa di Dio, c'è davvero Dio Trinità: infatti tra gli amici tutto
diventa comune, la gioia degli amici è la nostra gioia, le loro pene sono le nostre pene, si ha piacere
di ascoltarsi e di aiutarsi, si ha il coraggio di correggersi e di essere corretti, si ama l’altro come se
stessi, si è tutti per uno e uno per tutti; sugli amici ci si può contare; l’amicizia allarga il cuore. Tra
gli esempi più belli presenti nella Scrittura c'è l’amicizia fra Davide e Gionata:
L'anima di Giònata s'era già talmente legata all'anima di Davide, che Giònata lo amò come se
stesso. 2 Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3 Giònata
strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4 Giònata si tolse il mantello che
indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura (1Sam
18)

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4. Perdere un’amicizia
È straziante, ma accade. È straziante perché in una vera amicizia le aspettative di comunicazione,
comunione, reciprocità non erano illusorie, erano vere: l’affidabilità reciproca era provata, la fiducia
senza ombre. Non si misuravano le parole e non si temeva di confidarsi. Ed ora accade quello che
mai più ci si aspettava, per mille motivi, non sempre negativi, quasi mai per cattiveria, anche se si
percepisce così. C'è comunque un senso di abbandono, di vuoto, di smarrimento, di fallimento, di
rabbia, che va affrontato nella preghiera!

Amo il Signore perché ascolta «Sono troppo infelice».


11 Ho detto con sgomento:
il grido della mia preghiera.
2 Verso di me ha teso l'orecchio «Ogni uomo è inganno».
nel giorno in cui lo invocavo. 12 Che cosa renderò al Signore
3 Mi stringevano funi di morte, per quanto mi ha dato?
13 Alzerò il calice della salvezza
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia e invocherò il nome del Signore.
4 e ho invocato il nome del Signore: 14 Adempirò i miei voti al Signore,
«Ti prego, Signore, salvami». davanti a tutto il suo popolo.
5 Buono e giusto è il Signore, 15 Preziosa agli occhi del Signore

il nostro Dio è misericordioso. è la morte dei suoi fedeli.


6 Il Signore protegge gli umili: 16 Sì, io sono il tuo servo, Signore,
ero misero ed egli mi ha salvato. io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
7 Ritorna, anima mia, alla tua pace, hai spezzato le mie catene.
poiché il Signore ti ha beneficato; 17 A te offrirò sacrifici di lode
8 egli mi ha sottratto dalla morte,
e invocherò il nome del Signore.
ha liberato i miei occhi dalle lacrime, 18 Adempirò i miei voti al Signore
ha preservato i miei piedi dalla caduta. e davanti a tutto il suo popolo,
19 negli atri della casa del Signore,
9Camminerò alla presenza del Signore
sulla terra dei viventi. 10 Alleluia. in mezzo a te, Gerusalemme (Sal 115)
Ho creduto anche quando dicevo:

2 Porgi l'orecchio, Dio, alla mia preghiera, per volare e trovare riposo?
non respingere la mia supplica; 13 Se mi avesse insultato un nemico,
3 dammi ascolto e rispondimi,
l'avrei sopportato;
mi agito nel mio lamento e sono sconvolto se fosse insorto contro di me un avversario,
4 al grido del nemico, al clamore dell'empio.
da lui mi sarei nascosto.
Contro di me riversano sventura, 14 Ma sei tu, mio compagno,
mi perseguitano con furore. mio amico e confidente;
5 Dentro di me freme il mio cuore,
15 ci legava una dolce amicizia,
piombano su di me terrori di morte. verso la casa di Dio camminavamo in festa.
6 Timore e spavento mi invadono 17 Io invoco Dio
e lo sgomento mi opprime. e il Signore mi salva.
7 Dico: «Chi mi darà ali come di colomba,

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18 Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi 23Getta sul Signore il tuo affanno
lamento e sospiro ed egli ascolta la mia ed egli ti darà sostegno,
voce; mai permetterà che il giusto vacilli.
19 mi salva, mi dà pace da coloro che mi
24 Tu, Dio, li sprofonderai nella tomba
combattono: sono tanti i miei avversari. gli uomini sanguinari e fraudolenti:
20 Dio mi ascolta e li umilia, egli che domina
essi non giungeranno alla metà dei loro
da sempre. giorni. Ma io, Signore, in te confido (Sal 54)

Allora diventa possibile vivere l’incrinatura, il tradimento, la perdita, la morte di un amico in maniera
non distruttiva e non autodistruttiva, addirittura come modalità estrema dell’amore. Ci vuole molta
preghiera, davanti a Gesù Crocifisso e Abbandonato, a Maria Addolorata e Desolata!
Nel perdere la vita per l’amico che ha scelto di vivere la sua vita lontano da noi, vi è l’accadere più
profondo della negazione non escludente, di quel non essere per amore che giunge alla scelta di
lasciarsi fare esclusione al posto del tu amato, perché per lui non vinca mai la morte, la logica
escludente. In questo abbandono che è Gesù Abbandonato, cuore della Trinità, coincidono dolore
e pace, buio e luce… All’amico non rimane più nulla: è chiamato a diventare non amore. Si
comprende allora che non è l’amico che ha abbandonato colui che deve capire, ma colui che,
abbandonato, ha ancora la presunzione di sapere qualcosa sull’amore. L’abbandonato, impara a
ridursi all’obbedienza, all’umiltà, al nulla, come Gesù. È permettere al Padre di porci all’ultimo
posto, e per grazia, e solo per grazia, non opporre resistenza. Come Gesù (S. Mazzer)
Il grande fallimento di Gesù, nell’ambito dell’amicizia, sono i suoi discepoli, e Giuda è il più grande
di tutti: non ha saputo leggere la misericordia negli occhi del Maestro. Gli ultimi momenti di Gesù
con i suoi discepoli sono segnati da un isolamento che si è fatto profondo come un abisso. Gesù
non poteva arrivare a loro e gli apostoli non erano in grado di comprendere la profondità in cui si
tovava il Maestro. È questo il momento in cui ha inizio la vera solitudine, quel sentimento di totale
abbandon, anche da parte del Padre, che sperimenterà sulla croce (Papa Francesco)

Per la condivisione: la gioia e la croce dell’amicizia


1. Esperienze di amicizia cristiana fra stupore, gioia, gratitudine, consolazione…
2. Rilanciare o perdere un’amicizia fra sentimenti e risentimenti, incomprensioni e chiarimenti…