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Mirko Vagnoni

I RE NORMANNI DI SICILIA E I LORO DIPLOMI.


ELEMENTI DI SACRALITÀ REGIA

L’argomento della mia relazione rientra in un lavoro di ricerca sulla


sacralità dei sovrani normanni di Sicilia che ho da poco concluso e che è
in corso di pubblicazione1. Infatti, tanto per delinearne meglio il tema,
potremmo aggiungere il sottotitolo: «Elementi di sacralità regia».
In genere la storiografia si è dedicata con poco interesse all’indagine
delle caratteristiche specifiche della sacralità dei sovrani della dinastia
normanna; eppure anche un’analisi indirizzata in tal senso avrebbe potu-
to suscitare ulteriori riflessioni e magari suggerire nuove possibili linee
interpretative sulle caratteristiche del potere di questi re. Fatto sta che
uno specifico saggio dedicato sistematicamente all’argomento non è mai
stato approntato e fugaci riferimenti in tal senso sono riscontrabili sola-
mente in studi dedicati principalmente ad altre tematiche.
Ad esempio Ernst Kantorowicz, analizzando nel 1946 le Laudes Regiae
dei Normanni, sintetizzava piuttosto brevemente le caratteristiche della
loro regalità definendone il sovrano come un «a Deo coronatus» e un «sanc-
tissimus dominus» dotato addirittura di un’autorità quasi sacerdotale che
ne faceva una sorta di «papa all’interno del proprio regno»2. Pochi anni
dopo questa immagine veniva confermata anche sul piano iconografico da
Ernst Kitzinger in un breve ma denso saggio del ‘50. Lo storico dell’arte
interpretava il mosaico raffigurante Ruggero II incoronato da Cristo
all’interno della Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (detta della Mar-
torana) a Palermo come «the pictorial equivalent of the “a Deo coronatus”
formula» e del «concept of “rex et sacerdos”» in quanto «the panel express
a certain facial resemblance between Roger and Christi» mettendo in sce-
na il motivo, tipicamente bizantino e ottoniano, della Christomimesis3.
Negli anni tale interpretazione avrebbe goduto di una fortuna straordina-
ria essendo ripresa rispettivamente da Josef Deér nel ‘59, da Glauco Maria
Cantarella nell‘88, da Eve Borsook (che l’avrebbe arricchita anche con
aspetti davidici, escatologici e messianici sul modello della monarchia
franca) nel ‘90, da William Tronzo nel ‘97 e ancora da Giancarlo Anden-
na nel 20064.

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Dunque gli studiosi che solo di sfuggita si sono dedicati a tale argo-
mento hanno insistito senza soluzione di continuità sui concetti di sovra-
no come a Deo coronatus, rex et sacerdos, christomimetes, imago Dei e detento-
re indiscusso di un potere di natura sia temporale che spirituale (tanto da
avere, quasi come una sorta di re e allo stesso tempo pontefice, una piena
autorità anche sulla Chiesa del suo regno). Nell’evocare una siffatta pote-
stà regia è stato comunemente visto nel sovrano normanno, in un conte-
sto ideologico che ormai vedeva nell’Europa la desacralizzazione dell’au-
torità monarchica a seguito della riforma della Chiesa e della lotta per le
investiture, l’unico in grado di attribuire alla propria persona quegli
immaginifici modelli di sacralità che avevano caratterizzato le dinastie
degli Ottoni e dei Franconi (almeno fino ad Enrico III) e che costituivano
da sempre parte integrante dell’ideologia politica degli imperatori di
Bisanzio.
Da una sistematica analisi delle raffigurazioni ufficiali di Ruggero II,
Guglielmo I e Guglielmo II è emerso in realtà un modello di sacralità
alquanto diverso. Se i riferimenti in tal senso sono certamente innegabili,
questi non vengono assolutamente esplicati in tutte le loro potenzialità e
ai livelli che la precedente storiografia aveva proposto. Infatti non solo
non è presente il benché minimo elemento cristomimetico o di assimila-
zione del sovrano ad una figura della sfera celeste o di rex et sacerdos deten-
tore di poteri sia della sfera temporale che di quella spirituale, ma addi-
rittura anche il tema del re a Deo coronatus risulta proposto con scarsa
intensità e il legame con l’elemento sacro e divino è generalmente espres-
so in maniera mediata e quindi indiretta.
Partendo da queste riflessioni mi sono posto l’obiettivo di verificare se
tale tipologia di sacralità trovava o meno conferma anche all’interno del-
le fonti scritte compresi ovviamente quei diplomi regi che furono realiz-
zati all’interno della cancelleria normanna5 e che sono oggetto specifico
della mia relazione.
Questi ultimi, come ben noto, oltre ad una funzione giuridica e ammi-
nistrativa costituiscono anche un efficace mezzo per presentare ufficial-
mente e celebrare il sovrano emanante e per questo risultano fonti molto
importanti per l’indagine della regalità. Certamente in questa sede non
saranno tanto gli elementi estrinseci ad interessarci (con l’eccezione in
parte dei segni grafici come la rota) quanto invece quelli intrinseci e, nel-
lo specifico, l’intitulatio, la subscriptio, la datatio e soprattutto l’arenga (i
luoghi ove generalmente vengono espresse esplicite considerazioni sul
potere regio e sul ruolo svolto dal re all’interno della società). In partico-
lare sono oggetto della mia indagine gli espliciti riferimenti presentati

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all’interno di questi testi dai vari auctores all’auctoritas divina e religiosa


come mezzo per rappresentare il potere del re.
Tengo a precisare che il mio lavoro ha tenuto in conto dei diplomi lati-
ni, greci e arabi prodotti tra l’anno di fondazione del Regno (1130) e quel-
lo della morte di Guglielmo II (1189), escludendo per quest’ultimo quel-
li invece emanati durante il periodo della reggenza della madre (dal 1166
al 1171). Premetto inoltre che per il reperimento di quelli in latino di
Ruggero II mi sono rifatto all’edizione del Brühl6; mentre per quelli in
greco e arabo mi sono dovuto rifare a quella, ormai datata, del Cusa7. Per
quanto riguarda invece Guglielmo I ho potuto attingere all’edizione del-
l’Enzensberger8 e per Guglielmo II a quanto è consultabile in anteprima
on-line dell’edizione a cui questo stesso autore sta lavorando integrando-
lo con quanto reperibile in alcune disparate pubblicazioni9. Detto questo
possiamo finalmente entrare in media res.
Iniziamo con l’intitulatio. A tal proposito possiamo notare che relativa-
mente alla sacralità regia vi si trovano solamente dei piuttosto generici
riferimenti in merito alla provenienza divina del potere. Infatti nei testi
latini di solito si incontrano le consuete titolature «Dei gratia Sicilie, Apu-
lie et Calabrie rex» (che si ripete anche nella datatio e nella rota) e, dal
1136, «divina favente clementia rex Sicilie, ducatus Apulie et principatus
Capue». Lo stesso concetto è espresso pure nella subscriptio di Ruggero II
attraverso la scritta, in questo caso in greco, «in Cristo Dio pio potente re»
(che nonostante il posto accento sulla pietà del re non apporta ulteriori
espliciti elementi relativamente alla sua sacralità). Se un’evoluzione della
rota (adottata a partire dal ‘36) prevede nei quadranti ancora la dizione
«Dei gratia rex Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue», nell’anello
trova adesso posto il più originale motto biblico «dextera Domini fecit
virtutem, dextera Domini exaltavit me» (Sal 117.15-6) che comunque
non sottolinea niente di nuovo oltre alla suddetta provenienza divina del
potere e dell’autorità regia. Infine per quanto concerne l’intitulatio dei
testi in greco ritroviamo ancora una volta l’espressione «in Cristo Dio pio
potente re».
Altri espliciti riferimenti non ce ne sono e si noti che i titoli attribui-
ti ai sovrani normanni ad esempio all’interno della liturgia delle chiese e
dei monasteri italo-greci del sud Italia o dei diplomi di natura privata
oppure l’espressione «santo sovrano» presente in un documento indirizza-
to a Ruggero II dai monaci di Santa Maria di Cersosimo in Basilicata10
non sono da tenere in considerazione per i nostri fini in quanto prove-
nienti da ambienti completamente estranei alla corte. Eventualmente pos-
siamo incontrare, ma solamente nei diplomi di Ruggero II, un richiamo

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alla semplice immagine del sovrano impegnato nella difesa della cristia-
nità espressa tramite il «dei cristiani aiutatore» che compare talvolta nel
titolo dei diplomi in greco e sempre nella sottoscrizione sia di quelli gre-
ci che latini. Stesso concetto è inoltre egualmente formulato nell’intitula-
tio latina di questo stesso sovrano attraverso l’espressione «adiutor Chri-
stianorum et clipeus».
Un discorso a parte meritano i diplomi in arabo (jar da)1. Questi infat-
ti hanno delle loro specifiche caratteristiche che non li rendono formal-
mente assimilabili né a quelli in greco né a quelli in latino. Essi fanno
riferimento nel corso del testo al re, celebrandone la figura attraverso una
serie di epiteti, ma in realtà non sono emessi direttamente da lui ma sem-
plicemente su suo ordine e, stando all’accurato studio del Johns, da un
ufficio (il regio d w n) vicino sì al monarca ma esterno alla sua cancelleria
e che agisce per sue peculiari funzioni amministrative e in maniera tutto
sommato piuttosto autonoma. Infatti nel testo ci si riferisce al sovrano alla
terza persona e si spiega esplicitamente come ci si sia impegnati nella
scrittura di tali documenti per sua specifica disposizione. Dunque, nono-
stante la spiccata funzione propagandistica attribuitagli dallo stesso
Johns, questi sembrerebbero presentare un punto di vista diverso rispetto
a quello degli altri diplomi che stiamo qui analizzando. Si noti inoltre che
spesso le traduzioni degli appellativi regi (laqab e alq b) qui inseriti sono
tra loro alquanto discordanti rendendo così difficile, fermo restando un
generale senso teocratico di sacralizzazione della figura del re e di prove-
nienza divina del potere, la possibilità di un’analisi più approfondita del
loro specifico messaggio.
Vediamo adesso quale modello di sacralità emerge dalle arenghe e dal
corpo del testo in genere. In realtà anche qui la sacralizzazione del potere
non è l’aspetto sul quale si insiste di più. L’azione del sovrano nei con-
fronti delle istituzioni ecclesiastiche è, ad esempio, generalmente dettata
da un intento devozionale: in rispetto e lode di Dio e in tutela dei poveri
e degli ecclesiastici a rimedio per i propri peccati o per quelli dei suoi pre-
decessori, o successori, in vista del conseguimento del Regno dei Cieli.
Altresì quello su cui maggiormente si insiste è la devozione, la pietà e la
clemenza del re e il suo allinearsi ai precetti divini ma senza attribuire a
questo espliciti valori politici. Ciononostante qua e là ricorrono tra le
righe, sempre all’interno dei diplomi indirizzati agli enti religiosi, alcuni
riferimenti alla diretta provenienza da Dio della corona e dell’autorità di
governare e amministrare il Regno (si noti, con una maggiore intensità
sotto Guglielmo I e una riduzione al contrario con Guglielmo II)12. Inve-
ce solamente nello specifico del diploma latino di Ruggero II n. 48 si fa

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espressamente riferimento all’autorità della chiesa di Roma come garante


del Regno, ma in realtà insieme a quella di altri poteri sia ecclesiastici che
laici13. Mentre l’allusione (nel diploma greco di Ruggero II n. 76 e in
quello di Guglielmo I n. 27) alla provenienza della corona dalla chiesa di
Palermo è dovuta verosimilmente semplicemente al ruolo svolto dal suo
arcivescovo nella cerimonia dell’incoronazione14.
Insomma, un po’ più in generale, tutto quello che il sovrano detiene e
ha conseguito viene configurato come un dono dell’Altissimo15. Ma se ciò
pone il re in stretta relazione con Dio, da questo non vengono estrapolate
eventuali specifiche conseguenze dal punto di vista della sacralità e tutto
resta su di un piano alquanto implicito e generico. Allo stesso modo se si
possono rinvenire (con maggiore intensità e chiarezza nei diplomi di
Guglielmo II) espressioni che alludono al consenso, al sostegno e all’azio-
ne ispiratrice di Dio nei confronti dell’operato regio, ancora una volta ciò
non comporta niente di esplicito relativamente alla sacralizzazione del re
e tale aspetto risulta assolutamente marginale nell’economia di questi
testi16. Più chiari al riguardo si dimostrano il diploma n. 9 di Guglielmo
I e quello n. 89 di Guglielmo II, ma in realtà si trattano di casi isolati e
anche qui le possibili ripercussioni in senso sacrale restano, comunque,
tutto sommato implicite e non vengono assolutamente estrapolate nelle
loro estreme conseguenze17. Né, più in generale, vi si rinvengono mini-
mamente nitidi riferimenti alla presunta identificazione del sovrano col
Cristo o con una figura celeste o ad una sua assimilazione ad una sorta di
sacerdote o personaggio della sfera religiosa o biblica.
A tal proposito possiamo anche notare che tra le attività che il monar-
ca svolge in favore degli enti ecclesiastici si ricordano esclusivamente
mansioni di tipo difensivo e soprattutto di natura economica e ammini-
strativa assolutamente non ascrivibili alla sfera spirituale (da rex et sacer-
dos)18. Se nei diplomi di Guglielmo II il re è spinto all’azione nei confronti
degli enti ecclesiastici solo saltuariamente da un dovere prettamente lega-
to alla specifica funzione regia ma in genere più come da una sua inizia-
tiva personale (per ricambiare i favori ricevuti da Dio e come atto di vene-
razione nei confronti di Questi) anche in questo caso tali attività non
attengono assolutamente alla sfera sacerdotale e religiosa e, se nel diplo-
ma n. 25 di Guglielmo I si auspica un miglioramento delle condizioni
delle chiese sia nel temporale che nello spirituale, nella realtà non si fa
minimamente allusione a un’autorità del re anche in quest’ultimo ambi-
to19. Si noti infine come persino dalla metafora solare evocata nel diplo-
ma greco n. 69 di Ruggero II non ne viene derivato alcun intento cristo-
mimetico20.

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In definitiva dunque quello che emerge dal testo dei diplomi norman-
ni è sostanzialmente un modello di sacralità fortemente ridotto. Certa-
mente il re e il suo potere sono posti, dai vari auctores, in relazione con Dio
e si fa esplicitamente riferimento, anche se semplicemente tra le righe e
senza che ciò costituisca il tema centrale di tale tipologia di fonte, all’auc-
toritas divina manifestata attraverso l’immagine metaforica del re come a
Deo coronatus, ma a parte questo non vi si trovano assolutamente allusioni
a concetti ideologici quali quelli del rex et sacerdos e del re cristomimetes che
la precedente storiografia aveva, sic et simpliciter, evocati.

1. M. Vagnoni, La sacralità regia dei Normanni di Sicilia: un mito?, città, data***.


2. E. Kantorowicz, Laudes Regiae. Uno studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto
del sovrano nel Medioevo, trad. ital. Milano 2006, pp. 155-61.
3. E. Kitzinger, On the Portrait of Roger II in the Martorana in Palermo, «Proporzio-
ni. Studi di Storia dell’Arte», 3 (1950), pp. 30-5; più recentemente Id., I mosaici di
Santa Maria dell’Ammiraglio a Palermo, con saggio di S. ur i , trad. ital. Palermo
1990.
4. J. Deér, The Dynastic Porphyry Tombs of the Norman Period in Sicily, Cambridge
(Massachusetts) 1959; G. M. Cantarella, La Sicilia e i Normanni. Le fonti del mito, Bolo-
gna 1988; E. Borsook, Messages in Mosaic. The Royal Programmes of Norman Sicily
(1130-1187), New York 1990; W. Tronzo, The Cultures of His Kingdom. Roger II and
the Cappella Palatina in Palermo, Princeton (New Jersey) 1997; G. Andenna, Dalla
legittimazione alla sacralizzazione della conquista (1042-1140), in I caratteri originari del-
la conquista normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno (1030-1130), Bari 2006, pp.
371-406. Alcuni lavori, pur presentando generiche allusioni ai rapporti dei Norman-
ni con l’elemento sacro, si pongono su un piano completamente diverso perché carat-
terizzati da un approccio e da delle finalità di natura giuridica e istituzionale: A.
Marongiu, Concezione della sovranità di Ruggero II, ora in Id., Byzantine, Norman, Swabi-
an and Later Institutions in Southern Italy, London 1972, pp. 213-33; L. R. Ménager,
L’institution monarchique dans les États normands d’Italie. Contribution à l’étude du pouvoir
royal dans les principautés occidentales, aux XI-XII siècles, «Cahiers de Civilisation
Médiévale», 2 (1959), pp. 303-31 e 445-68; W. Ullmann, Roman Public Law and
Medieval Monarchy: Norman Rulership on Sicily, ora in Id., Jurisprudence in the Middle
Ages, London 1980, pp. 157-84; P. Delogu, Idee sulla regalità: l’eredità normanna, in
Potere, società e popolo tra età normanna ed età sveva (1189-1210), Bari 1983, pp. 185-
214.
5. F. Chalandon, La diplomatique des Normands de Sicile et de l’Italie méridionale,
«Mélanges d’Archéologie et d’Histoire», 20 (1900), pp. 155-98; H. Enzensberger, Il
documento regio come strumento del potere, in Potere, società e popolo nell’età dei due Guglielmi,
Bari 1981, pp. 103-38; A. Noth, Alcune osservazioni a proposito dell’edizione dei documenti
arabi dei re normanni di Sicilia, «Atti dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di
Palermo», 5 (1981/1982), pp. 121-30; H. Zielinski, Zum Königstitel Roger II. von Sizi-
lien (1130-1154), in Politik, Gesellschaft, Geschichtsschreibung. Giessener Festgabe für
František Graus zum 60. Geburtstag, cur. H. Ludat - R. C. Schwinges, Köln-Wien
1982, pp. 165-82; C. Brühl, Diplomi e cancelleria di Ruggero II, con un contributo sui
diplomi arabi di A. Noth, Palermo 1983; A. De Simone, I diplomi arabi di Sicilia, in

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Testimonianze degli arabi in Italia, Roma 1988, pp. 57-76; T. Kölzer, Cancelleria e cul-
tura nel regno di Sicilia (1130-1198), in Cancelleria e cultura nel Medio Evo, cur. G.
Gualdo, Città del Vaticano 1990, pp. 97-118 (che traduce in italiano: Id., Kanzlei und
Kultur im Königreich Sizilien (1130-1198), «Quellen und Forschungen aus italieni-
schen Archiv und Bibliotheken», 56 [1986], pp. 20-39); H. Enzensberger, La cancel-
leria normanno-sveva tra unità monarchica e tendenze regionali, in Unità politica e differen-
ze regionali nel regno di Sicilia, cur. C. D. Fonseca - H. Houben - B. Vetere, Galatina
1992, pp. 105-18; C. Brühl, Die normannische Königsurkunde, in Civiltà del Mezzogior-
no d’Italia. Libro scrittura documento in età normanno-sveva, cur. F. D’Oria, Salerno 1994,
pp. 369-82; H. Enzensberger, Le cancellerie normanne: materiali per la storia della Sicilia
musulmana, in Del nuovo sulla Sicilia musulmana, cur. B. Scarcia Amoretti, Roma 1995,
pp. 51-68; T. Kölzer, Die normannisch-staufische Kanzlei (1130-1198), «Archiv für
Diplomatik», 41 (1995), pp. 273-90; V. von Falkenhausen, I diplomi dei re normanni
in lingua greca, in Documenti medievali greci e latini. Studi comparativi, cur. G. De Gre-
gorio - O. Kresten, Spoleto 1998, pp. 253-308; G. Loud, The Chancery and Charters
of the Kings of Sicily (1130-1212), «English Historical Review», 124 (2009), pp. 779-
810.
6. Rogerii II. regis diplomata latina, ed. C. Brühl, «Codex diplomaticus regni Sici-
liae», ed. C. Brühl - F. Giunta - A. Guillou, «Diplomata regum et principum e gen-
te Normannorum», II 1, Köln-Wien 1987; Guillelmi I. regis diplomata, ed. H. Enzens-
berger, Codex diplomaticus regni Siciliae, III, Köln-Weimar-Wien 1996, Additamentum
ad diplomata latina Rogerii II. regis, pp. 133-56.
7. S. Cusa, Diplomi Greci ed Arabi di Sicilia. Pubblicati nel testo originale, tradotti ed
illustrati, Palermo 1868-1882 (purtroppo con il solo regesto in italiano). Esclusiva-
mente per quelli in arabo Jeremy Johns, Nadia Jamil e Alex Metcalfe stanno lavo-
rando ad una nuova edizione ma al momento ci possiamo avvalere solamente dei rege-
sti aggiornati e integrati con la documentazione relativa a Messina (rinvenuta a Sivi-
glia nell’Archivo General de la Fundación Casa Ducal de Medinaceli) a opera del
Noth (Brühl, Diplomi e cancelleria di Ruggero II cit.) e del Johns (J. Johns, Arabic
Administration in Norman Sicily. The Royal D w n, Cambridge 2002). Alcune tradu-
zioni in inglese, italiano o latino di questi diplomi sono comunque reperibili in: R.
Pirri, Sicilia sacra. Disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo 1733; A. Mongitore,
Bullae, privilegia et instrumenta Panormitanae Metropolitanae Ecclesiae, Panormi 1734; G.
Spata, Diplomi greci siciliani inediti. Ricavati da alcuni manoscritti della Biblioteca Comu-
nale di Palermo, in «Miscellanea di Storia Italiana», 9 (1870), pp. 373-512; Id., Diplo-
mi greci siciliani inediti, in «Miscellanea di Storia Italiana», 12 (1871), pp. 5-112;
Johns, Arabic Administration in Norman Sicily cit. Inoltre un transunto in latino di età
successiva è reperibile anche in: C. A. Garufi, I documenti inediti dell’epoca normanna in
Sicilia, Palermo 1899. Facendo ricorso al regesto dei diplomi di Ruggero II realizza-
to dal Caspar (E. Caspar, Roger II. (1101-1154) und die Gründung der normannisch-sizi-
lischen Monarchie, Innsbruck 1904) e poi integrato dal Collura (P. Collura, Appendice al
regesto dei diplomi di re Ruggero compilato da Erich Caspar, in Atti del Convegno Interna-
zionale di Studi Ruggeriani, Palermo 1955, II, pp. 545-626) e dall’Enzensberger (H.
Enzensberger, Beiträge zum Kanzlei- und Urkundenwesen der normannischen Herrscher
Unteritaliens und Siziliens, Kallmünz 1971) se ne sarebbero potuti reperire qua e là
altri ma in attesa di una più filologicamente corretta edizione abbiamo preferito non
spingerci oltre.
8. Guillelmi I. regis diplomata, cit. La traduzione in italiano di uno dei diplomi gre-
ci è reperibile in: Spata, Diplomi greci siciliani inediti cit.

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9. Guillelmi II. regis diplomata, ed. H. Enzensberger. L’indice e grosso modo una
cinquantina di atti sono reperibili in anteprima on-line su: http://www.hist-hh.uni-
bamberg.de/WilhelmII/index.html. Un preliminare piano del lavoro era comunque
già apparso nel 1982: H. Enzensberger, Utilitas Regia. Note di storia amministrativa e
giuridica e di propaganda politica nell’età dei due Guglielmi, in «Atti dell’Accademia di
Scienze, Lettere e Arti di Palermo», 1 (1981/1982), pp. 23-62. Inoltre tramite le
indicazioni contenute nel suddetto elenco on-line integrate con due regesti relativi ai
diplomi dei sovrani normanni (W. Behring, Sizilianische Studien. II. Regesten der nor-
mannischen Königshause, ora in Id., Sizilianische Studien. Die Gründung der Monarchie,
Berlin 1882, pp. 3-28; Enzensberger, Beiträge zum Kanzlei- und Urkundenwesen cit.) è
stato possibile rinvenire grosso modo un’altra cinquantina di documenti in: F. Ughel-
li, Italia sacra. Sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, VII, Roma 1659; Id.,
Italia sacra. Sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, VIII, Roma 1662; Pirri,
Sicilia sacra cit.; Cartulaire de l’Église du Saint Sépulcre de Jérusalem. Publié d’après les
manuscrits du Vatican, ed. E. de Rozière, Paris 1849; Urkunden zur älteren Handels und
Staatsgeschichte der Republik Venedig, Wien 1856; Codice diplomatico del regno di Carlo I e
II d’Angiò, ed. G. Del Giudice, I, Appendice, 1, Napoli 1863; De B. Joachimo Abbate,
in AASS, mese*** volume***, coll. ***; Liber Iurium Reipublicae Genuensis, in Histo-
riae Patriae Monumenta, VII, Torino 1881; C. Minieri Riccio, Saggio di codice diploma-
tico. Formato sulle antiche scritture dell’Archivio di Stato di Napoli, Supplemento, 1,
Napoli 1882; Garufi, I documenti inediti cit.; L. von Heinemann, Normannische Herzogs-
und Königsurkunden. Aus Unteritalien und Sizilien, Tübingen 1899; Codice Diplomatico
Barese, ed. a cura della Commissione Provinciale di Archeologia e Storia Patria, V, Le
pergamene di S. Nicola di Bari. Periodo Normanno (1075-1194), Bari 1902; K. A. Kehr,
Die Urkunden der Normannischen-Sicilischen Könige. Eine diplomatische Untersuchung,
Innsbruck 1902; H. Niese, Normannische und Staufische Urkunden aus Apulien, «Quel-
len und Forschungen aus italienischen Archiv und Bibliotheken», 9 (1906), pp. 221-
70; F. Schneider, Neue Dokumente vornehmlich aus Süditalien, «Quellen und Forschun-
gen aus italienischen Archiv und Bibliotheken», 16 (1914), pp. 1-54; G. B. Siragu-
sa, Il regno di Guglielmo I in Sicilia. Illustrato con nuovi documenti, Palermo 1929; Codi-
ce Diplomatico Brindisino, ed. G. M. Monti, I, Trani 1940; A. Pratesi, Carte latine di
abbazie calabresi provenienti dall’Archivio Aldobrandini, Città del Vaticano 1958; W.
Holtzmann, Papst-, Kaiser- und Normannenurkunden aus Unteritalien, «Quellen und
Forschungen aus italienischen Archiv und Bibliotheken», 42/43 (1963), pp. 56-118;
R. Volpini, Diplomi sconosciuti dei principi longobardi di Salerno e dei re normanni di Sici-
lia, in Contributi dell’Istituto di Storia Medioevale, I, Raccolta di studi in memoria di Gio-
vanni Soranzo, Milano 1968, pp. 481-544.
10. A. Pertusi, Aspetti letterari: continuità e sviluppi della tradizione letteraria greca, in
Il passaggio dal dominio bizantino allo stato normanno nell’Italia meridionale, cur. C. D.
Fonseca, Taranto 1977, pp. 63-120; Falkenhausen, I diplomi dei re normanni in lingua
greca cit.; Ead., Kovmh;", douvx, privgkuy, rihvx, basileuv". Zu den griechischen Titeln der nor-
mannischen Herrscher in Süditalien und Sizilien, in «Palaeoslavica», 10 (2002), pp. 79-
93; H. Enzensberger, Zu den Titulaturen in den süditalienischen Privaturkunden unter
Normannen und Staufer, in «Nea Rhome. Rivista di Ricerche Bizantinistiche», 4
(2007), pp. 239-65.
1. J. Johns, I titoli arabi dei sovrani normanni di Sicilia, in «Bollettino di Numi-
smatica», 6-7 (1986), pp. 11-54; Id., I re normanni e i califfi f timiti. Nuove prospettive
su vecchi materiali, in Del nuovo sulla Sicilia musulmana cit., pp. 9-50; Nobiles Officinae.

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Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, cur. M. Andaloro, Catalogo
della Mostra (Palermo, Palazzo dei Normanni, 17 dicembre 2003 – 10 marzo 2004),
Palermo-Catania 2006, I, pp. 54-9 e 60-1; J. Johns, Le iscrizioni e le epigrafi in arabo.
Una rilettura, in Nobiles Officinae cit., II, pp. 46-67; ma soprattutto Id., Arabic Admin-
istration in Norman Sicily cit.
12. «In regni regimine, Domino disponente, promoti conspicimur»; «ob amorem
regis celestis, per quem subsistimus et regnamus,»; «nos igitur, cui Deus in regni
Sicilie primo solio voluit presidere»; o ancora «qui [cioè il Dio Salvatore] nobis et
honorem contulit et nomen nostrum laude regia decoravit» ecc. Citazioni dai diplo-
mi latini di Ruggero II nn. 16, 38, 43 e 68. Ma frasi dello stesso tenore anche nei nn.
23, 32, 40 e nel greco n. 42; in quelli di Guglielmo I nn. 7, 14, 15, 22 24, 25 e 33;
e in quelli di Guglielmo II nn. 61, 66, 89 e 138.
13. «Sacrosancte igitur matris nostre Romane ecclesie auctoritate». Citazione dal
diploma latino di Ruggero II n. 48.
14. «Regii diadematis nostri primitias in ipsa et ab ipsa suscepimus». Citazioni
dal diploma greco di Ruggero II n. 76 e da quello di Guglielmo I n. 27.
15. «Nobis a Deo concessa»; «que nobis omnipotentis Dei misericordia habere
concessit»; o ancora «cuius [cioè Dio] misericordia nostra prosperantur in melius»
ecc. Citazioni dai diplomi latini di Ruggero II nn. 31, 43 e 48. Ma frasi dello stesso
tenore ancora nei n. 48 e 77 e nei greci n. 76 e 81; in quelli di Guglielmo I nn. 12,
22 e 27; e in quelli di Guglielmo II nn. 61, 89 e 90.
16. «Ipso [cioè il Signore] prestante»; «Deo annuente»; o ancora «volente Deo et
Salvatore nostro cooperante, [...] Deo annuente»; oppure «aspirante nobis itaque sep-
tiformis Salvatoris gratia»; «nos divino tacti ammonitu»; o anche «ex Dei gratia» ecc.
Citazioni dai diplomi latini di Ruggero II nn. 16, 19, 68, 48, 49 e 75. Ma espressio-
ni sostanzialmente dello stesso tenore anche nei diplomi di Guglielmo I nn. 24 e 25
e in quelli di Guglielmo II n. 91 e, con più incisività («Domino inspirante»; «inspi-
rationis divine clementia»), nn. 90, 105, 119 e 123.
17. «La mia potenza a Dio cara ed accetta»; e «inter actus nostros, et operum
dispositionem, que Rex regum omnium, et dominantium dominator à primordiis
nostri regiminis clementer direxit, et misericorditer custodivit, [...] quo [cioè da Dio]
propitiante tranquillum nostrum regnum in pace fovetur, et omnes eminus turbines
propelluntur». Citazioni dal diploma n. 9 di Guglielmo I e da quello n. 89 di
Guglielmo II (ma espressioni simili anche nei n. 66 e 143).
18. «Religionem augere, locis venerabilibus necessitatem supplere per helemosi-
narum amministrationem»; «venerabiles Dei domos ab eo ditati ditamus, adaucti per
ipsum augemus, protecti, et provecti ab eo provectui dare contendimus»; oppure
«quae ad divina spectant templa, in hoc pacifico statu cum alacritate secura reddere,
et ad summum confirmare» ecc. Citazioni dal diploma latino di Ruggero II n. 16 e
da quelli greci nn. 76 e 81. Ma grosso modo gli stessi concetti ricorrono anche nei
latini nn. 32, 64, 64A, 65, 66, 67; in quelli di Guglielmo I nn. 2, 8, 11, 16, 22, 24,
27 e 33; e nel n. 66 di Guglielmo II.
19. «Status ecclesiarum tam in temporalibus quam in spiritualibus congrua susci-
piat incrementa». Citazione dal diploma n. 25 di Guglielmo I.
20. «Sicut radius solis, totum mundum illuminat, tamquam flumen implens
locum sui cursus, ita potestas mea serenitatis gratias omnibus subditis donat». Cita-
zione dal diploma greco n. 69 di Ruggero II.

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MIRKO VAGNONI

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