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MONTEROSSO:

LA RISCOPERTA DELL’ANTICO
Il volume raccoglie gli Atti del Seminario dedicato a Monterosso e
al suo territorio tra i secoli IX/X e XV/XVI, completati da esperienze
di conoscenza e valorizzazione condotte secondo i principi dell’archeo-
logia partecipata.
La prima parte è dedicata alla storia di Monterosso e delle Cinque
Terre, dipendenti in antico dalla Diocesi di Luni e dalle sue Pievi, che
ebbero sviluppo a partire dal X/XI secolo quando Genova estese i suoi
domini sul Levante Ligure apprestando, in funzione anti-pisana, un si- a cura di
stema fortificato costiero. L’approfondimento delle indagini condotte
nell’area del Santuario di S. Maria di Soviore dall’allora Soprintendenza Paola Marina De Marchi
per i Beni archeologici, ha permesso di datare l’edificio di culto più an- Danilo Francescano
tico al X-primi anni dell’XI secolo, grazie all’analisi al radiocarbonica
dello scheletro di un uomo adulto, deposto in posizione privilegiata al-
l’interno dell’edificio.
Lo studio dei resti del castello d’altura e del primo borgo di Monte-
rosso, che si ampliò a valle, costituisce la prima indagine di archeologia
dell’architettura e di urbanistica condotta incrociando le analisi delle

PROGETTI DI ARCHEOLOGIA
strutture materiali con i dati catastali. La ricerca, condotta nel corso
di una winter school dell’Università di Padova e guidata dal prof. G.P.
Brogiolo, ha visto operativi studenti e dottorandi ai quali si deve gran
parte dei rilievi e delle analisi degli alzati degli edifici signorili, che hanno
permesso di produrre la prima sequenza cronologica ragionata della
nascita e dello sviluppo dei diversi quartieri che compongono l’attuale
centro storico.
La seconda parte del volume si compone di saggi dedicati all’Ar-
cheologia partecipata, il più importante strumento di conoscenza che
si basa sull’interazione tra competenze accademiche, conoscenze e
necessità conoscitive delle popolazioni locali ed esigenze delle diverse
categorie di operatori e imprenditori operativi sui territori.
Un altro saggio è dedicato al Parco Archeologico di Poggibonsi, una
realtà Open Air d’avanguardia, capace di coinvolgere istituzioni e ope-
ratori locali. Il terzo saggio presenta le attività che il gruppo di Archeo-
logia Medievale dell’Università di Padova ha condotto nel capoluogo e
nel territorio dei Colli Euganei. Un’esperienza coinvolgente e totale, che
ha permesso di valorizzare bacini territoriali di grande interesse pae-

Monterosso: la riscoperta dell’antico


saggistico e storico, mettendo a disposizione dei cittadini App cono-
scitive, fondate su un’attenta ricerca e monitorate per analizzare la
domanda del pubblico.
Questa esperienza rappresenta un vettore di sviluppo colto e inno-
vativo utile agli stakeholders, coinvolti in un progetto aziendale e pro-
duttivo a scala locale.
Il volume nasce grazie al supporto economico del Comune di Mon-
terosso e del Parco Nazionale delle Cinque Terre.
€ 27,00

ISBN
978-88-99547-17-2

SAP
Società
Archeologica
PROGETTI DI ARCHEOLOGIA
Collana diretta da
Gian Pietro Brogiolo
Alexandra Chavarría Arnau
(Università degli Studi di Padova)

Comitato scientifico
Paul Arthur (Università del Salento)
Sylvain Burri (LA3M UMR 7298 CNRS-Université Aix-Marseille)
José María Martín Civantos (Universidad de Granada)
Cristiano Nicosia (Université libre de Bruxelles)
Leonor Peña Chocarro (Centro de Ciencias Humanas y Sociales - CSIC)
Carlo Tosco (Politecnico di Torino)
Comune di
Monterosso

Provincia Comune di Comune di Comune di


della Spezia Riomaggiore Vernazza Beverino

Comune di Comune di
Pignone Riccò del Golfo

Curatela: Paola Marina De Marchi, Danilo Francescano

Il convegno Monterosso: la riscoperta dell’antico è stato coordinato da Silvana Sassarini con la col-


laborazione di Elena Gasparini, Silvia Moggia, Melania Sebastiani, Flavia Torretta e Marzia Vivaldi.

Si ringraziano per il supporto: Convento dei Frati Cappuccini, Protezione Civile di Monterosso al
Mare, Pubblica Assistenza di Monterosso al Mare, Antichi Sapori Liguri, Cantine Lunae, Monte-
rosso Taxi, Midi Bar, Sangallo Liquori, Hotel Amici, Hotel La Colonnina, Hotel Punta Mesco, Hotel
Villa Adriana, Andrea Poggi. 

La riproduzione è vietata.

In copertina: Il colle del castello di Monterosso, fotografia da aereomodello di Ivo Ciuffardi


Design della collana: Paolo Vedovetto
Composizione: Sonia Schivo, SAP Società Archeologica s.r.l.
Controllo redazionale: Melania Sebastiani
Organizzazione evento: Silvana Sassarini
Stampa: Tecnografica Rossi, Sandrigo (VI)

© 2018 SAP Società Archeologica s.r.l.


Strada Fienili 39a, 46020 Quingentole (Mantova)
www.archeologica.it, editoria@archeologica.it
ISBN 978-88-99547-17-2
MONTEROSSO:
LA RISCOPERTA DELL’ANTICO
a cura di
Paola Marina De Marchi
Danilo Francescano

PROGETTI DI ARCHEOLOGIA

SAP
Società
Archeologica
INDICE

Emanuele Moggia, Presentazioni 7


Vincenzo Resasco,
Vincenzo Tiné

Giuliano Volpe Monterosso come laboratorio di una “comunità di patrimonio” 13

Paola Marina De Marchi, Nota dei curatori 17


Danilo Francescano

Paola Marina De Marchi Monterosso al Mare (SP). Il medioevo. Note storiche 21

Alessandra Frondoni Considerazioni sulle ricerche archeologiche nella chiesa di Santa 37


Maria di Soviore

Maurizio Marinato La sepoltura US 159: un approccio bioarcheologico 55

Gian Pietro Brogiolo, Monterosso. Castello e abitato 63


Federico Giacomello

Paolo Vedovetto Edilizia residenziale a Monterosso tra XIII e XVI secolo 77

Gian Pietro Brogiolo Un’archeologia per le comunità locali 87

Marco Valenti Esperienze di valorizzazione di siti archeologici: il caso dell’Archeo- 95


dromo di Poggibonsi

Alexandra Chavarría Arnau, Raccontare il medioevo: esperienze digitali, partecipazione e comu- 111
Francesca Benetti, nità locali
Francesca Giannetti,
Vito Santacesaria
95

ESPERIENZE DI VALORIZZAZIONE
DI SITI ARCHEOLOGICI:
IL CASO DELL’ARCHEODROMO DI POGGIBONSI

Marco Valenti

Abstract
This contribution describes the activities taking place at the Open Air Museum (Archaeodrome) of
Poggibonsi (province of Siena), which specializes in the Early Middle Ages. The project is in progress
and expected to be completed within the next few years. It reconstructs all the buildings from the 9th
and 10th centuries found in the archaeological excavation in this site. The Poggibonsi Archaeodrome
is not an “archaeo-park” where the communication and explanation of scientific contents are discarded
in favour of public amusement. On the contrary, the ongoing operation, performed by archaeologists,
aims at involving the public with the research results, stimulating a flywheel effect for both the economy
and the culture in Poggibonsi; a highly populated small city, managed with a clear will to invest on its
historical heritage, yet excluded for years from the list of big names in terms of cultural tourism in the
province of Siena (Siena, Monteriggioni, San Gimignano).
Keywords: Poggibonsi, Open Air Museum, Early Middle Ages, Community archaeology

1. Premessa

L’Archeodromo di Poggibonsi è un Open Air Museum in progress, incentrato


sulla ricostruzione degli edifici abitativi e delle infrastrutture dell’insediamento di IX-
X secolo scavato dagli archeologi dell’Università di Siena sulla collina di Poggio Im-
periale1.
Aperto da tre anni, si inserisce all’interno di un’ampia rete europea composta
da circa 400 centri, concernenti tutti i periodi storici oppure, talvolta, multi epoca.
L’occasione del convegno, nato proprio sull’esigenza di nuovi orizzonti culturali
e turistici di Monterosso, mi dà modo di portare un contributo analizzando più lar-
gamente la realtà poggibonsese, cosa che di rado mi accade quando scrivo su que-
sto tema.
Pertanto, affronterò le caratteristiche dei musei a cielo aperto e le loro conno-
tazioni storico-politiche nel tempo, per collocare in un quadro più generale la mia
esperienza; tratterò poi le finalità che ci siamo preposti con il progetto, le attività
svolte e il tipo di gestione intrapresa.
Porterò dunque un esempio tra i tanti possibili di valorizzazione e comunicazione
di un contesto archeologico, come si è sviluppato e soprattutto quali meccanismi
ha messo in moto in ambito comunitario e nazionale (figg. 1-2).

2. L’Open Air Museum

Cos’è in realtà un Open Air Museum?


Valenti 2015a; Valenti 2015b; Valenti
Exarc, la rete europea dei musei a cielo aperto, fornisce un quadro generale di
1

2016a; Valenti 2016b; Valenti 2016c;


grande completezza, mostrandone la “geografia” in oltre 30 paesi e ha sviluppato Salzotti, Valenti 2017.
96

Fig. 1. Vista generale delle strutture


principali dell’Archeodromo; foto del
dicembre 2017 di Luciano Guercini.

Fig. 2. Ricostruzione grafica delle


strutture di IX-X secolo scavate
dagli archeologi dell’Università di
Siena; l’immagine costituisce gran
parte delle strutture da ricostruire
per completare il progetto (Tavola
Studio INKLINK Firenze).

la definizione ufficiale durante il 2007-2008, abbracciandone le diversità: «Un


Museo Archeologico all’Aperto è un’istituzione no-profit permanente con ricostru-
zioni architettoniche tridimensionali all’aperto basate principalmente su fonti ar-
cheologiche. Contiene collezioni di risorse di cultura immateriale e fornisce
un’interpretazione di come le persone vivevano e agivano nel passato; questo viene
realizzato tramite valide procedure scientifiche con fini di educazione, studio e di-
vertimento dei suoi visitatori»2.
Roeland Paardekooper (già presidente di Exarc, oggi direttore dell’Archäologi-
sches Freilichtmuseum Oerlinghausen in Germania) ha poi realizzato un’analisi molto
raffinata di tali realtà. In estrema sintesi, circa il 60% sono legati in qualche modo
alle pubbliche amministrazioni locali e circa il 60% di tutto il reddito è investito in
personale-costi; solo un terzo genera più del 50% del proprio reddito dunque nes-
suno è indipendente e tutti dipendono da contributi esterni. Per motivi economici il
rischio è quello di scivolare verso l’acheo-parco, cioè un parco giochi; in questa dire-
zione si osserva come il 90% dei casi abbia avuto un archeologo coinvolto nel pro-
2
Https://exarc.net. getto iniziale e che il 68% ha ancora un archeologo tra il personale: dove l’interazione
97

con il mondo accademico si è persa sono iniziate interpretazioni infondate del pas-
sato.  In media si possono contare circa 20.000 visitatori annui, pochissimi supe-
rano i 70.000; mentre alcuni veri e propri “mostri sacri”, come il Pfahlbaumuseum
in Germania, attraggono 300.000 visitatori, ma questo è eccezionale3.
Guardando bene, le differenze tra questo tipo di musei sono grandi, anche all’in-
terno dei singoli paesi, ma hanno più in comune di quanto sembri. Il loro compito è
di informare le persone, principalmente turisti e gruppi scolastici, dunque possono
essere inclusi nel campo dei centri di informazione.  Le fonti a cui attingono per le
loro impostazioni, attività e temi sono prima di tutto archeologiche e storiche;
ognuno riguarda la presentazione di una storia in un ambiente fisico usando repliche
di manufatti, pertanto gli edifici, gli oggetti, gli animali quando ci sono e gli ambienti
sono modelli a grandezza naturale o oggetti di scena, che possono essere usati in
modi simili a come sarebbero stati usati in passato. Costituiscono inoltre realtà di-
namiche, in quanto gli edifici ricostruiti non sono univoci e immutabili ma possono
essere ricostruiti, se nuovi dati conoscitivi vengono acquisiti.
Offrono generalmente diversi livelli di interpretazione e informazioni di base, sono
geograficamente e cronologicamente rilevanti per una particolare località, per i suoi
collegamenti con l’archeologia e la storia di tali luoghi. Riempiono uno spazio carat-
terizzato da un mix di esperienza costituita dallo stare all’aperto sino all’intratteni-
mento educativo.
Inoltre, come abbiamo già visto, la maggior parte interagisce con le autorità lo-
cali e da loro dipende; ma poche sono le possibilità per lo staff di un museo di inte-
ragire con i colleghi (se considerano gli operatori di altri musei all’aperto come
colleghi; manca infatti la coscienza di essere una classe professionale) e riferendosi
l’un l’altro, notano più facilmente le loro differenze rispetto ai caratteri che hanno
in comune.
Non è poi di fondamentale importanza se il museo archeologico a cielo aperto è
un vero tipo di museo o un centro di interpretazione: probabilmente è entrambi. Co-
munque sia, queste organizzazioni svolgono un ruolo importante e valido nella so-
cietà, essendo orientate verso il settore pubblico e non a scopo di lucro, ma ciò non
significa che non siano redditizie. I musei archeologici all’aperto hanno circa 9 milioni
di visitatori annui. L’effetto sul turismo e sull’occupazione comunque è significativo;
20.000 visitatori in media non sono trascurabili di fronte alla fitta rete esistente
nonché in costante accrescimento.

3. Open Air Museum e conoscenza diffusa

L’Archeodromo di Poggibonsi si colloca in un panorama di realizzazioni con una


lunga tradizione. Al riguardo esiste oggi una buona letteratura che sta ricompo-
nendo la storia degli Open Air Museum, mettendo in chiara evidenza il peso decisivo
di obiettivi politici nella loro fondazione. In altre parole, hanno costituito in molti casi
uno dei modi per accreditare ideologie e fornire immagini non sempre dello stato
della conoscenza che si metteva in mostra quanto della propaganda che si intendeva
portare avanti.
Questi sono i pericoli insiti nei musei a cielo aperto; possono infatti costituire
esempi di soggettività mirata e non rappresentare l’illustrazione del dato oggettivo,
accettato dalla comunità scientifica al momento della ricostruzione (dunque sog-
getto a cambiamenti con il progresso stesso della ricerca).
Ancora Paardekooper ha provato a più riprese la composizione di un quadro
molto interessante in tale direzione, cercando di sopperire alla mancanza e conscio
che la letteratura sull’argomento non viene spesso destinata a un vasto pubblico in-
ternazionale; inoltre ha evidenziato che non esistono studi di più ampio respiro e in 3
Paardekooper 2012.
98

prospettiva diacronica, né testi utili a semplici interessati, turisti oppure a scuole


per contestualizzare il fenomeno, comprenderne caratteristiche ed evoluzione quindi
conoscerne la vera natura; la maggior parte delle ricerche su questo argomento,
poi, non viene svolta da ricercatori con esperienza reale sviluppata lavorando in tali
musei, bensì tramite la lente di un approccio antropologico4.
Conoscere la lunga storia dei musei a cielo aperto, le connessioni con il momento
storico in cui furono concepiti e realizzati, serve a comprenderli, a non ripetere gli
errori ma anche a essere coscienti del contesto in cui ti inserisci decidendo di per-
seguire questo tipo di realizzazione.
è stato così osservato che una prima forma di musei archeologici all’aperto pos-
sono addirittura radicarsi nel XVIII secolo, seppur liberamente ispirati alla visione
del passato. Furono finalizzati per propagandare un messaggio politico o l’immagine
di un nostalgico e idealizzato passato, con lo scopo di legittimare la posizione delle
élites o per confermare miti o ideologie; per poi passare dopo il periodo romantico
a perseguire scopi soprattutto di propaganda nazionalistica.
Significativo è il caso della ricostruzione del campo romano di Saalburg, dove
dopo lunghi anni di studio e l’istituzione di una Reichs-Limes-Kommission presieduta
da Theodor Mommsen, nel 1907 il kaiser Guglielmo II inaugurò la definitiva ricostru-
zione; al di là di eventuali errori commessi (per altro percepibili solo da esperti), col-
pisce lo spirito che stava dietro all’impresa, perfettamente attestato dalle due
iscrizioni ancora presenti; la prima alla base della statua di Antonino Pio opera dello
scultore Johannes Götz, posta di fronte alla porta, recita “imperatori romanorum
Tito Aelio Hadriano Antonino Pio Guglielmo II imperator germanorum”; la seconda,
sopra la porta pretoria, rimanda al mecenatismo del kaiser: “Guglielmus II, Frederici
III filius, Guglielmi Magni nepos, anno regno XV in memoriam et honorem parentum
castellum limitis romani Salaburgense restituit”5.
Ancora più esplicite sono invece le vicende legate ai musei archeologici all’aperto
nella Germania della prima metà del XX secolo nell’esemplificare l’uso strumentale
della Storia e dell’Archeologia in ottica politica e nazionalistica. Contrariamente al
significato delle finalità scientifiche e didattiche dichiarate, gli aspetti ideologici con-
trollavano totalmente i contenuti. Erano dunque musei propagandistici e costituivano
un presunto “passato vivente”, in parte preconfezionato a tavolino dopo averne cer-
cate le prove materiali sul campo, a dimostrazione della grandezza germanica.
Il magnifico Open Air Museum di Unteruhldingen sul Lago di Costanza, il Pfahlbau
Museum, dall’estate del 2010 inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, è uno
di questi. Presenta delle ricostruzioni che coprono l’Età della Pietra e del Bronzo e
ha una lunga storia ricostruttiva che arriva sino a oggi (recentemente ricostruzioni
nel 1996, 1998, 2002, 2007 con interventi basati su scavi effettivi svolti a Co-
stanza, Unteruhldingen, Sipplingen e sul Federsee a Bad Buchau). Non racconterò
qui la sua storia completa, fatta di progetti in rete con altri contesti e tante altre ini-
ziative; mi limiterò invece agli inizi e ai primi sviluppi6.
Nel 1922 fu avviata la sua costruzione basandosi correttamente sui resti abita-
tivi e sulla cultura materiale del neolitico e dell’età del bronzo rinvenuti nei decenni
precedenti intorno alle sponde del lago. Fu protagonista l’Istituto di ricerca sulla Prei-
storia dell’Università di Tubinga sino al 1925 sotto la direzione del Prof. Dr. R. R.
Schmidt. Le ricostruzioni furono anche oggetto di documentari in cui si proponevano
i vari aspetti della vita nelle palafitte, in modo davvero romantico, mettendo in scena
ricostruttori vestiti quasi alla Flintstones, in uno sforzo didattico comunque lodevole.
Dal 1931 in poi cambiarono le finalità insite nell’attività ricostruttiva, mettendo
4
Paardekooper 2014. da parte gli aspetti più antropologici ed etnografici a favore dei temi collegati con de-
Von Hase 1999. cisione al passato del popolo tedesco. Il progetto fu preso in mano dall’emergente
5

Si veda http://www.pfahlbauten.de per


archeologo di regime Hans Reinerth, tra i 300 docenti universitari ad aver giurato
6

una completa descrizione e bibliografia re-


lativa. fedeltà alla politica di Adolf Hitler, sino al 1935 dirigendo l’istituto di Preistoria e pro-
99

tostoria dell’Università di Tubinga poi nel suo nuovo ruolo direttivo in quello di Berlino
dal 1935 al 1941. Con Reinerth l’Open Air Museum di Unteruhldingen fu trasfor-
mato in “Monumento culturale patriottico di Preistoria tedesca” e la storia narrata
era decisamente diversa, ora. Non più quella di gruppi che abitavano sulle sponde
del lago, bensì guerrieri che abitavano sul lago in villaggi ottimamente difesi; il rac-
conto di una storia artefatta, perfetta nel materializzare quel concetto “eroico” per-
seguito dal pensiero del Führer.  L’archeologo, con l’apporto dei suoi studenti,
impegnati in uno stage nelle “palafitte” di Unteruhldingen, costruì la nuova compo-
nente dell’ Open Air Museum secondo i risultati di scavo del contesto sassone di Fe-
derseemoor nell’Alta Svevia e secondo l’interpretazione data dallo stesso Reinerth7.
Anche la storia del Oerlinghausen Archäologisches Freilichtmuseum è straordi-
naria a proposito dell’uso politico dell’archeologia. L’AFM Oerlinghausen in Westfalia
è molto grande, circa un ettaro e mezzo, e propone ricostruzioni di forme abitative
dal Paleolitico al VII-VIII secolo d.C. secondo dati archeologici8. Infatti, l’AFM Oerlin-
ghausen fu fondato nel 1936 ancora dall’archeologo di regime Hans Reinerth che
con la sua azione ci ha lasciato una chiara prova della propaganda nazionalsocialista
e dell’uso politicamente mirato dell’archeologia.  Reinerth, che nel 1934 era succe-
duto a Gustaf Kossinna nella cattedra all’Università di Berlino ed editore delle riviste
Germanen-Erbe e Mannus, volle ricostruire e dare l’immagine della tipica “fattoria
tedesca”, con la casa del proprietario guerriero, ideal tipus del germano, case di
servi e artigiani, inserendovi anche personale in abito storico (come si pensava fosse,
allora).
Fu l’impressionante prova di un diverso tipo di storia, una nuova e radicale im-
magine germanica in cui gli scopi ideologici controllavano totalmente i contenuti.
Durante l’anno dei Giochi Olimpici di Berlino, questo nuovo tipo di museo ospitò visi-
tatori da tutto il mondo.
I musei all’aperto di epoca nazista ebbero una grande diffusione: oltre a Oerlin-
ghausen, si possono citare Succase a Elbing o Mettnau, o il già descritto Pfahlbau-
museum Unteruhldingen. Rappresentarono l’esibizione del “passato vivente” nella
dimostrazione della grandezza germanica: musei di propaganda. Nel 1938 Reinerth
costruì un ulteriore Open Air Museum a Radolfzell con 14 capanne ricostruite del-
l’Età della Pietra. L’importanza politica e statale attribuita alla preistoria nel Terzo
Reich si rifletteva anche nelle visite relativamente frequenti dei principali funzionari
di partito a eventi, mostre e scavi9.
Ma anche altre nazioni svolsero operazioni simili, seppur con maggiore atten-
zione alla filologia pur ribadendo nelle intenzioni l’affermazione della grandezza del
proprio passato nazionale. E’ il caso per esempio del museo archeologico polacco
all’aperto di Biskupin; un sito archeologico e un modello a dimensione reale di un in-
sediamento umano fortificato risalente all’età del ferro, situato in Polonia centro-
settentrionale, al centro di un caso di spinte centrifughe di interpretazioni
nazionalistiche di segno opposto in scontro tra loro10.
Nel 1936 fu costruito il primo nucleo del museo ispirato dalla palafitta Unteru-
hldingen in Germania. Dopo la guerra sono stati aggiunti i bastioni e una strada con
case su entrambi i lati. Gli scavi e la ricostruzione dell’insediamento preistorico
hanno così giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della coscienza storica po-
lacca. L’esistenza di una fortezza preistorica, a 70 km dal confine tedesco, fu utiliz-
zata per dimostrare che i polacchi preistorici avevano costruito difese contro gli
stranieri invasori e saccheggiatori già nell’età del ferro; ormai un simbolo, iniziò
anche ad apparire nella pittura e nei romanzi popolari.
Su Hans Reinerth si veda Schobel 2008.
Quando i tedeschi occuparono parte della Polonia nell’autunno del 1939, Bisku-
7

Http://www.afm-oerlinghausen.de/en.
pin divenne parte del Reichsgau Wartheland, un’area che i nazionalisti tedeschi af-
8

Per approfondimenti si veda Valenti


fermavano essere “germanica” fin dall’età del ferro. Fu ribattezzata “Urstädt” e nel
9

2016d.
1940 ripresero gli scavi sotto il controllo di Heinrich Himmler. Hans Schleiff, un ar- 10
Http://www.biskupin.pl.
100

cheologo che aveva già operato ad Olimpia, in Grecia, pubblicò addirittura due brevi
racconti che descrivevano come le tribù germaniche avessero conquistato il “piccolo
insediamento lusaziano”11.
Ma lo spirito nazionalistico in realtà non termina con il dopoguerra. Ancora nei
primi anni ‘80 del XX secolo vediamo realizzazioni coniugate in tal senso; così sul
sito archeologico di Castell Henllys, nel Galles, fu costruito un Open Air Museum da
Hugh Foster come attrazione turistica a tema intorno al glorioso passato gallese,
in contrasto con i vari periodi di dominio di Romani, Normanni e inglesi. Ancora oggi
si osserva la tendenza a definire un’identità intrinsecamente celtica e proto-gallese12.
Contemporaneamente, nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR, 1949-1990)
si costruivano GroβRaden13 e Kaiserpfalz Tilleda14. Entrambi, basati su scavi archeo-
logici, sono esempi di come la DDR abbia tentato di influenzare l’immagine del pro-
prio paese con il passato, e quindi contribuire a legittimare l’ideologia statale. Allo
stesso modo lo splendido esempio di museo archeologico all’aperto di Sagnlandet
Lejre, con forti sovvenzioni pubbliche, fa parte di un’area che viene percepita come
fortemente collegata all’origine dello stato nazionale danese15.

4. Archeodromo di Poggibonsi: filosofia di fondo e attività svolte

L’Archeodromo edificato sulla collina di Poggio Imperiale a Poggibonsi ha cercato


di evitare sin da subito riferimenti o agganci alla fase “agiografica” locale. Infatti la
collina è vista come il luogo della storia e delle radici ma dove proprio la storia ha
negato la storia, distruggendo ogni volta quanto la popolazione aveva costruito e svi-
luppato: qui sorgeva l’antica Poggibonsi, quel Poggio Bonizio che raggiunse dimen-
sioni urbane in breve e che fu totalmente distrutto da Firenze alla fine del XIII secolo;
qui l’imperatore Arrigo VII dette avvio alla costruzione della città di Monte Imperiale
nel 1313 con grande impiego di risorse e uomini ma l’avventura terminò di nuovo
con la distruzione dopo 5 mesi; qui la fortezza medicea voluta da Lorenzo il Magnifico
doveva costituire il nuovo centro amministrativo del territorio ma la sua costruzione
fu interrotta; ai piedi della collina, invece, dopo che Poggibonsi si era di nuovo svilup-
pata, nel 1944 fu distrutto gran parte del patrimonio monumentale da oltre 4500
bombe sganciate dagli alleati sul centro e sul territorio.
Sarebbe stato facile rivolgersi al senso di appartenenza e di rivincita della comu-
nità (che si è sempre sentita orfana della propria storia) spingendo sul tasto della
grandezza passata; gli argomenti non mancavano certo. Ma non era l’operazione
che intendevamo fare; il nostro obiettivo, come archeologi, era ed è ancora quello
di ricostruire e narrare uno dei periodi più significativi, dal punto di vista della mo-
dellizzazione storica, vissuto da Poggibonsi; quindi attingere dai risultati degli scavi
per usarli come strumento di valorizzazione e conoscitivo per il grande pubblico. La
scelta sull’insediamento di età carolingia con i suoi rapporti gerarchici se non pira-
midali nella gestione delle risorse e nello sfruttamento di persone, animali e cose ci
è parso il miglior strumento, seppur molto rischioso e potenzialmente soggetto a
non essere compreso, per impiegare l’archeologia e le storie che può raccontare
la ricerca, facendole diventare volano di sviluppo. In altre parole, abbiamo deciso di
impiegare nella gestione del patrimonio un contesto fatto soprattutto di depositi ar-
cheologici in negativo (buche, tagli, trincee, spoliazioni), livelli di bruciato, piani di cal-
pestio in terra battuta e poco altro.
Si veda al riguardo Barrowclough 2016.
L’Archeodromo, allora, con oggetto “un villaggio al tempo di Carlo Magno” dà un
11

Paardekooper 2014.
peso preminente alla materialità delle forme edilizie e al loro vissuto, ispirandosi in
12

Http://www.freilichtmuseum-gross-
modo diretto a una tradizione museale tipica dell’Europa centro-settentrionale.
13

raden.de.
14
Https://www.kyffnet.de/index.html. In realtà, anche a livello europeo gli esempi di villaggi altomedievali filologicamente
15
Http://www.sagnlandet.dk. ricostruiti non sono moltissimi, benché si tratti di realizzazioni complesse, suggestive
101

e di chiaro impatto sul pubblico. Exarc, che fornisce un quadro generale di grande Fig. 3. Tavola progetto finale dell’Ar-
completezza, mostra così come i contesti incentrati sull’alto medioevo si concentrino cheodromo di Poggibonsi (elabora-
zione Studio Architetti Claudio Man-
soprattutto in ambito germanico e scandinavo (in totale sono 23 casi specifici; si cianti e Massimo Marini, Siena).
aggiungono poi i contesti multi epoca contemplanti anche alto medioevo16). E nella
maggioranza dei casi non si tratta di contesti ricostruttivi muti ma luoghi in cui si
fondono più o meno alla perfezione le tematiche dello storytelling, del più moderno
reenactment, della rappresentazione e dell’archeologia sperimentale.
Questa è esattamente la via imboccata sino dalla progettazione per il caso di
Poggibonsi; qui abbiamo dato grande rilievo al rapporto diretto con il pubblico ba-
sandoci su cinque punti essenziali: ricostruzione strutture, archeologia sperimentale,
riproposizione tecnologie antiche, vita quotidiana, narrazione/interpretazione.
Perché il punto è esattamente questo; negli Open Air Museum si devono narrare
storie che materializzino la Storia, basata sulla conoscenza ottenuta tramite la ri-
cerca e la propria preparazione. Lo stesso Exarc riconosce l’importanza delle te-
matiche dello storytelling e del reenactment dove rappresentazione e archeologia Http://members.exarc.net/institution-
sperimentale si fondono alla perfezione: lo storytelling costituisce dunque uno dei
16

al-members.
mezzi principali di valorizzazione e di interfaccia con il pubblico17. 17
Sezione del sito dedicata proprio allo
Il nostro obiettivo è infatti esattamente questo; non ricostruire tout court ma storytelling come mezzo di valorizzazione:
http://exarc.net/manuals/1-story-tel-
fare dell’esperienza Archeodromo un luogo dove si ha contatto con la concretezza ling-introduction e pagine a seguire.
102

Fig. 4. Esempio di pannello introdut- della storia, vivendola, divertendosi, imparando. In altre parole, la nostra scelta è
tivo alla visita esperienziale nell’Ar- molto vicina a quella attuata nella ricostruzione del villaggio anglo-sassone di West
cheodromo di Poggibonsi.
Stow nel Suffolk18 e in parte del merovingio Musée des Temps Barbares di Marle in
Francia basato soprattutto sulle ricostruzioni dello scavo di Goudelancourt-lès-Pier-
repont19.
In ambedue i casi il parco archeologico coniuga le esigenze dei visitatori con
quelle degli archeologi e degli sperimentatori. Seguendo un percorso guidato dai
principi dell’archeologia sperimentale (nel caso di West Stow compreso l’abban-
dono, la distruzione e il successivo scavo delle evidenze conservatesi nel sottosuolo)
sono state ricostruite numerose capanne; gli edifici risultano interamente visitabili
e “vivibili” dal pubblico attraverso l’allestimento di percorsi che includono azioni di-
dattiche e/o dimostrative incentrati sulle attività quotidiane che venivano svolte al-
l’interno di questi ambienti. Viene svolta archeologia sperimentale di qualità,
reenactment di ottimo livello, sono dedicate molte giornate al pubblico che può par-
tecipare alla vita del periodo anglo-sassone o merovingio.
Anche all’Archeodromo di Poggibonsi intendiamo catalizzare l’attenzione dei vi-
sitatori e fungere da filo conduttore della narrazione del sito altomedievale nel suo
complesso, riprendendo al contempo molti dei concetti presenti nella sede esposi-
tiva principale presso il Cassero della Fortezza, un centro di documentazione, dove
è illustrato l’intero scavo archeologico svolto sulla collina; e dove il periodo ricostruito
(IX-X secolo) è inserito nella diacronia del popolamento riconosciuta (figg. 3-4).
Https://www.weststow.org.
L’impresa risulta piuttosto complessa e, come insegnano chiaramente gli esempi
europei già ricordati, va articolata nel tempo calibrando le tipologie di attività. L’Ar-
18

19
Http://www.museedestempsbarba-
res.fr. cheodromo vuole così rappresentare una soluzione espositiva di forte impatto, che
103

consenta ai visitatori di en- Fig. 5. Materiale divulgativo; in que-


trare fisicamente negli spazi sto caso si tratta del progetto di
pannellistica da affiggere alle uscite
di vita propri del periodo in og- stradali per Poggibonsi.
getto e toccarne con mano le
forme, le dimensioni, le carat-
teristiche sino alle atmosfere
ai suoni-rumori e agli odori.
Inoltre, vi vengono organizzate
con continuità iniziative di li-
ving history durante le quali
archeologi in abito storico
compiono lavori, sperimen-
tano, “vivono” momenti di vita
quotidiana, interpretano dei
ruoli seguendo le tecniche dello storytelling; tali iniziative, previste in giornate fisse,
stanno avendo grande successo di pubblico e molta attenzione da parte del circuito
delle scuole. Non è neppure un caso che per la giornata mondiale della guida turi-
stica del 20 febbraio 2016, proprio l’Archeodromo sia stato scelto per l’iniziativa
“Guide professionalità e preparazione: vivere nella campagna toscana nell’alto me-
dioevo” promossa da Federagit Siena e dall’agenzia formativa Cescot.
In definitiva ci proponiamo come nuova realtà nazionale ricostruttiva, dedicata
sia all’archeologia sperimentale sia allo storytelling-living history, la prima in assoluto
in Italia sull’alto medioevo, nella quale i ricostruttori si impegnano nel ridare vita ad
un contesto altomedievale; vuole essere una nuova forma di fruizione e di immer-
sione nella materialità da parte del grande pubblico, costituendo un mezzo per edu-
care all’archeologia ed alle storie che sa ricostruire (fig. 5).
Devo fare ora alcune precisazioni per comprendere meglio i nostri obiettivi verso
il pubblico. Innanzitutto, chiarire cos’è lo storytelling, che in assoluto corrisponde al-
l’atto del narrare: una disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia.
Tra le applicazioni più importanti indichiamo la pedagogica; il ricorso a storie, attra-
verso procedure narrative, è infatti di facile comprensione per l’apprendimento. La
narrazione, oltre al potenziale pedagogico e didattico, oltre a costituire uno stru-
mento di comunicazione, rappresenta anche uno strumento riflessivo per la costru-
zione di significati interpretativi della realtà; la svolta epistemologica per leggere
fenomeni e processi (narrazione = strumento di ricerca), per produrre azioni e cam-
biamenti intenzionali (narrazione = strategia didattica). Si profila come strumento
per penetrare in profondità nelle cause e nelle ragioni di eventi; i particolari che ven-
gono raccontati costruiscono una storia, diventano reali e determinano la storia
stessa; una risorsa sia per l’educazione, sia per la formazione promuovendo lo svi-
luppo generativo tra l’esperienza, la sua osservazione e le intuizioni che ne derivano.
Lo storytelling è quindi un mezzo per ritrarre eventi reali o fittizi attraverso parole,
immagini, suoni, in una forma di comunicazione efficace: coinvolge contenuti, emo-
zioni, intenzionalità e contesti. Ha di fatto connotazione emotiva perché coinvolge
delle persone, materializza un’attività collaborativa, con un narratore e un ascolta-
tore, agendo sul cervello umano che comprende con più facilità le storie narrate
piuttosto dei processi logico-matematici. Raccontare storie è quindi il miglior modo
per trasferire conoscenza ed esperienza.
Ed è questo che vogliamo fare; non solo divertire le persone ma interessarle,
farle apprendere e riflettere, lasciando dunque nell’individuo un segno positivo e un
suo accrescimento per l’esperienza svolta.
Le nostre operazioni di storytelling, all’Archeodromo di Poggibonsi, raccontano
pertanto uno scenario credibile ma probabilmente mai avvenuto, dandoci modo di
parlare dell’alto medioevo a tutto tondo. Eventi di per sé immaginari, ambientati in
104

Fig. 6. Esempio di locandina di eventi una location attestata archeologicamente, permettendoci di far fare al pubblico pre-
tenuti all’Archeodromo di Poggi- sente un’esperienza immersiva e far conoscere all’interno di un unico racconto sia
bonsi; in questo caso il restauro
delle capanne al quale ha collabo- la realtà del contesto in cui operiamo, sia la vita ed i rapporti gerarchici in essere, sia
rato il pubblico. grandi fatti (l’histoire événementielle...) sia vicende locali. Tutto ciò operando anche
nell’archeologia sperimentale e mettendo “in scena” le attività svolte nel villaggio,
Fig. 7. Cartellonistica affissa dal co- quindi con una serie ulteriore di informazioni e attenzione alla didattica per tutti. Ad
mune di Poggibonsi nelle aree pedo- oggi, per esempio, sperimentiamo l’intera sequenza legata alla metallurgia del ferro
nali e per le strade.
sino alla forgiatura di oggetti, la falegnameria, la tintoria e la tessitura sino alla filatura,
la lavorazione del cuoio, la cottura nei testi ed altre tecniche di cucina, la produzione
di candele, la produzione di vaghi di collana in pasta vitrea, la medicina; stiamo inoltre
cercando di ricostruire un orto sperimentale altomedievale. Attività in corso di svol-
gimento mentre avvengono gli atti narrativi o le storie che rappresentiamo ed attra-
verso le quali si fabbricano strumenti da usare ed abiti che poi indossiamo.
Siamo infatti convinti di come operazioni del genere, e ne abbiamo le prove, rie-
scano ad attrarre e soddisfare le persone, riusciamo a trasmettere loro conoscenza
senza noia, appassionandole anche all’archeologia ed ai risultati che può dare.
Per contesti come la fortezza di Poggibonsi costituisce senza alcun dubbio uno
dei mezzi principali per ottenere successo e pubblico e istituire un circuito che, in-
sieme alle iniziative in cartello al Cassero (concerti, spettacoli, ancora reenactment,
giornate dedicate ai bambini, convegni, conferenze), al percorso di visita sulla cinta
muraria della fortezza (recentemente oggetto di un ottimo restauro) ed al pieno ri-
pristino dell’area archeologica, porterà una famiglia media a trascorrere almeno
una giornata intera dentro al parco. Questo, a mio parere, rappresenta un tra-
guardo notevole.
I risultati di questo progetto si sono visti ogni anno dall’apertura, portando Pog-
gibonsi gradualmente a scalare le posizioni del turismo culturale senese; una vera
e propria impresa nonché una realtà inedita per questa cittadina schiacciata tra
colossi come Siena, Monteriggioni, San Gimignano, Volterra e Firenze. La valorizza-
zione della fortezza si sta infatti rivelando un’impresa economicamente significativa
per l’intero territorio: dal 2014 al 2016, in termini assoluti e percentuali di presenze
e arrivi, si colloca infatti all’11° posto nella Provincia di Siena, una zona, lo ricordo,
105

caratterizzata da centri di grande attrattività come quelli valdorciani e chiantigiani.


Cifre che hanno portato il sindaco David Bussagli ad affermare in una recente in-
tervista sul quotidiano La Nazione: «l’Archeodromo compie tre anni. è diventato il
traino del turismo». Sottolineo come il primo cittadino sia peraltro un amministra-
tore molto avveduto, che ha creduto sin dagli inizi al progetto Archeodromo e che
conosce, credo tra i pochissimi sindaci italiani se non unico, il significato di “Archeo-
logia Pubblica”: a Lecce due anni fa, in occasione del congresso nazionale SAMI So-
cietà degli Archeologi Medievisti Italiani, sorprese la platea dichiarando: «noi
investiamo in Archeologia Pubblica» (figg. 6-7).

5. Ricostruzione come strumento educativo

All’Archeodromo di Poggibonsi la ricostruzione storica, nella sua più larga acce-


zione, è considerata strumento educativo, di avvicinamento del pubblico alle aree
archeologiche ed ai musei, per abbattere ostacoli tra cultura specialistica e collet-
tività. Nel nostro caso sono gli stessi archeologi che svolgono tutte le attività rico-
struttive, dagli edifici alla riproposizione della vita quotidiana sino alla narrazione.
Si è trattato, e si tratta ancora, di un’operazione che sta ponendo sotto gli occhi
di tutti come il reenactment, se ben interpretato, costituisca un mezzo comunicativo
straordinario. Ma, al riguardo, credo sia necessario fare chiarezza su questo tipo
di attività, sulla quale, in assoluto, esistono molti dubbi più o meno palesati ma anche
una tendenza a rivalutarla.
Infatti, dopo anni di grande scetticismo, anche a causa dell’approssimazione di
molti ricostruttori, assistiamo a un momento di crescita e apprezzamento; un’oc-
casione unica per far evolvere e diffondere ancor di più questo metodo comunicativo.
Alcuni avveduti musei e aree archeologiche ne stanno comprendendo l’importanza
e l’attrattiva; oltre l’Archeodromo di Poggibonsi gli esempi recenti del Man di Civi-
dale20, del Museo Nazionale Etrusco Villa Giulia21, del parco archeologico della Valle Senza alcun dubbio il primo ad aprire si-
20

stematicamente alla ricostruzione storica;


dei Templi di Agrigento22 stanno fungendo da veri e propri apripista verso un suo ri- dal 2013 a oggi sono stati realizzati oltre
conoscimento definitivo. E anche recentemente, nel dicembre 2017 in occasione 30 eventi con protagonista il gruppo La
Fara, il quale ha coinvolto anche docenti
della mostra su i Longobardi il Man di Napoli ha coraggiosamente aperto ai rico- universitari di archeologia, reenactors di
struttori coinvolgendoli in operazioni didattiche con continuità23. altri paesi (soprattutto Germania e Inghil-
Proprio per evitare la dispersione del valore della ricostruzione storica, ribadire terra) in occasioni di serio e serrato con-
fronto.
il ruolo di comunicatore culturale che il reenactor detiene nei migliori esempi rico- 21
Il direttore Valentino Nizzo coinvolge
struttivi, è importante non generalizzare e far conoscere il significato reale della Ri- spesso i ricostruttori; a ottobre 2017 per
costruzione Storica, distinguendo tra eccellenze e mestieranti che poco hanno a esempio ha organizzato un raduno multi
epoca; mentre il 3 dicembre, in occasione
che vedere con essa pur sentendosene parte. della Giornata Internazionale dei Diritti
Quindi occorre mettere in guardia, chi intende intraprendere iniziative coinvol- delle Persone con Disabilità, ha inaugurato
un’eccezionale iniziativa mischiando la pre-
gendo reenactors (musei, aree archeologiche e quant’altro), che esiste la buona ri- senza del gruppo di rievocazione storica
costruzione e quella sbagliata: per incoerenza, per affrontare con superficialità il “Irasenna” (che hanno permesso un’espe-
rienza di accesso alla cultura e all’arte
contesto, per assenza di filologia, per mancanza di un progetto. Per capirsi: se or- degli Etruschi originale e coinvolgente, rap-
ganizzi un evento multi epoca puoi mettere insieme ricostruttori di periodi differenti; presentando alcune tra le più famose
opere presenti, come ad esempio il cele-
ma se organizzi un evento tematico è fondamentale che ci siano solo ricostruttori bre “sarcofago degli sposi”) a oggetti
sul periodo scelto. E per ognuna delle eventualità vale soprattutto un principio: ac- stampati in 3D e testi braille per gli ipove-
certarsi o conoscere l’assoluta filologia e qualità di chi si chiama. denti.
Due giorni di rievocazione storica intito-
Il reenactment è un’attività che, perlomeno in Italia, si coniuga in molti casi con
22

lati “210 a.C. la conquista di Akragas” che


grande approssimazione, con la propria interpretazione di un periodo storico e dun- hanno attirato oltre 13.000 persone al
que con soggettività, imprecisioni ed errori spesso giganteschi. Al riguardo non si Parco Archeologico. Si veda per esempio
http://www.agrigentonotizie.it/cro-
può non negare come molti presunti ricostruttori siano la causa principale di un dif- naca/incontri-casa-sanfilippo-presenta-
fuso scetticismo da parte dell’Accademia, spesso intriso di una forte dose di ironia. zione-agrigento-maggio-2017.html.
Si veda come esempio https://www.mu-
Ne stiamo discutendo in questo fine 2017 in una sessione di Academia.edu, da
23

seoarcheologiconapoli.it/it/2017/12/de-
me aperta a seguito di un articolo di Repubblica-Napoli, in cui si definiscono i rievo- pliant-servizi-educativi-mann.
106

catori presenti (con foto peraltro di un gruppo tra i migliori) “figuranti abbigliati come
gli antichi Longobardi”24. Tra i tanti interventi, sia di ricostruttori sia di chi fa della ri-
cerca il suo mestiere, Gioal Canestrelli (ricostruttore, laureato in archeologia e ot-
timo ricercatore) stigmatizza bene lo stato attuale: «Il rapporto tra l’Accademia e
la Rievocazione Storica in Italia è sempre stato difficile, a tratti conflittuale, e l’aper-
tura che si è vissuta nell’ultima decina d’anni, se è stata recepita dall’ambito rievo-
cativo tutto come una vittoria, non è scevra da ombre, che portano a nuove
problematiche. Se in passato qualunque tipo di collaborazione era rifiutata apriori-
sticamente da parte del mondo accademico, che temeva – spesso a ragione – qua-
lunque forma di accostamento a quelli che erano percepiti sempre e comunque
come dei pagliacci in costume, progressivamente si è assistito a una “scoperta” e
a un impiego della Rievocazione Storica da parte delle istituzioni accademiche e mu-
seali. Nuove problematiche nascono ora dal fatto che la “scoperta” per molti è stata
fatta sulla base dell’aspetto più eclatante e appariscente della Rievocazione, ovvero
quello dell’animazione, che rischia di diventare per alcuni l’unico canone di scelta.
Sempre più spesso i musei e le aree archeologiche si popolano a tratti di Rievocatori
Storici o supposti tali che fungono innegabilmente da polo attrattivo. è fondamentale
a questo punto del percorso di sdoganamento della Rievocazione Storica italiana
che le istituzioni museali e accademiche operino delle valutazioni draconiane e delle
doverose cesure, rifuggendo le facili scorciatoie»25.
Proprio ora, evitando nuovi fallimenti, si deve iniziare a distinguere e fare chia-
rezza. Per precisione: la vera ricostruzione storica aspira a essere inappuntabile
nella produzione di indumenti o di attrezzi o di armi, nel tentativo di comportarsi e
ripetere gesti antichi e si tratta di un’attività che richiede studio e applicazione, ore
ed ore passate in biblioteca ad aggiornarsi e “sul campo” a sperimentare. E soprat-
tutto ha un progetto. Per esempio, restando in campo altomedievale, il gruppo La
Fara ricostruisce e personifica alcune delle tombe scavate a Cividale, sperimenta
la ricostruzione degli abiti sulla base dei resti tessili presenti in alcune delle sepolture,
tocca tutta la serie delle figure attestate (dall’arimanno al servo). Oppure i Winileod
che, oltre all’esperienza dei Fortebraccio Veregrense (riprendendo i dati delle ne-
cropoli marchigiane), sperimenta con la costola Winileod le sonorità di strumenti
musicali attestati in tombe e iconografie dell’alto medioevo europeo.
Questa è ricostruzione storica e ricostruire, nella migliore delle accezioni, ha quindi
il significato di dare materialità alla storia e operare affinché si comunichino al pub-
blico le società del passato nella maniera più oggettiva possibile. I ricostruttori, pur
realizzando o partecipando talvolta a rievocazioni, in realtà tendono a rappresentare
degli operatori di divulgazione del dato storico o archeologico, senza mancare di per-
seguire durante le loro sperimentazioni, nuova conoscenza, in quanto attivi e prota-
gonisti nell’archeologia sperimentale, dovendo ricostruire i propri corredi.
Chiaramente non è il caso di tutti coloro che fanno ricostruzione e rievocazione;
sono pochi quelli intenti a percorrere questa strada meno facile e, ripeto, capace di
inserirli in politiche di valorizzazione e divulgazione dei beni culturali, attrattivamente,
iniziando a creare in prospettiva un nuovo orizzonte nel mercato del lavoro culturale.
Dall’altro versante, il mondo accademico e museale inizia ad ascoltarli producendo
anche ottime operazioni. Ma attenzione a coloro che intendono avvalersi dei reenac-
tors: bisogna liberarsi dall’eredità degli eventi rievocativi tradizionali, in cui il “numero
di guerrieri” determina il valore del contributo fornito da un gruppo; bisogna saper
scegliere in coerenza con il periodo e il contesto rappresentato o scelto e soprattutto
Http://napoli.repubblica.it/cronaca
evitare di mischiare ottimi reenactors con gruppi approssimati o che non detengono
24

/2017 /12/ 20/ news /ori_ armi_e


_cultura _l_ arte _dei _longobardi _all_ le caratteristiche filologiche e di preparazione necessarie. Il rischio è quello di dan-
archeologico_di_napoli-184716598/. neggiare i buoni ricostruttori e organizzare situazioni un po’ parodistiche.
Per la sessione si veda https://www.aca-
La ricostruzione è cosa seria. Si deve sapere come collaborare con essa; e dal-
25

demia.edu/s/335a1533ee/figurante-a-
chi. l’altra parte i ricostruttori devono realmente saper sostenere il compito che gli viene
107

attribuito o il riconoscimento che aspirano ad avere. Ciò significa come il reenactor


più avveduto (e ce ne sono) conosca il modo di relazionarsi agli specialisti, cercando
con essi un rapporto stabile poiché proprio essi detengono quella serietà scientifica
del processo di costruzione dell’informazione archeologica (articolato in ricerca-pub-
blicazione della ricerca-divulgazione della ricerca anche per il grande pubblico) fon-
damentale per il ricostruttore stesso nelle sue operazioni e nella didattica.
In conclusione, specialisti e ricostruttori dovranno seriamente collaborare, non
solo in occasione di eventi, per attuare la crescita e le opportunità citate.

6. La gestione delle attività

L’esperienza Archeodromo non è la soluzione definitiva per trasformare aree ar-


cheologiche o museali in imprese di successo; ma costituisce una delle soluzioni da
sperimentare, tra le tante che possono essere escogitate, per provare a cambiare
la disseminazione e la fruizione del nostro patrimonio culturale, facendolo divenire
realmente fonte di entrate ma anche strumento educativo accettato con soddisfa-
zione dalla popolazione.
Per la gestione stiamo sperimentando una nuova forma in cui si mischiano pub-
blico (l’Amministrazione comunale e la Fondazione Musei Senesi), privato (Archeotipo
srl, ex spin off dell’Università di Siena), associazionismo culturale (Started); il lavoro
va avanti su fondi che il Comune destina e cercando di trarre altre risorse dai vari
bandi regionali o nazionali che si adattano al contesto e alle sue attività (fig. 8).
La gestione economica di un museo a cielo aperto è ovviamente non facile, in
anni comunque di scarse risorse e di finanziamenti più grandi da parte del MiBACT
che, nonostante le tante pacche sulle spalle (si legga apprezzamenti, premi e cita-
zioni) in realtà non sono mai arrivati all’Archeodromo. Ma c’è fiducia nel progetto
sia da parte dell’Amministrazione sia da parte di Archeotipo s.r.l., che stanno ten-
tando di superare la discrasia pubblico/privato nell’attuare una forma di gestione
mista; si inizia a vedere per gli archeologi un’opportunità di lavoro più stabile, offrendo
garanzie sempre più concrete nonostante il percorso alternativo e non convenzio-
nale intrapreso. Come non è stata convenzionale la strada individuata, vedendoci
attivi nell’evolvere il concetto di bene culturale e sua usabilità, alternativo ai grandi
monumenti o ai grandi musei; in altre parole basiamo questo progetto sulla messa
a profitto di abilità, studi e approfondimenti svolti su un contesto archeologico.
Si tratta di uno sforzo che può rappresentare uno dei possibili nuovi modelli, adat-

Fig. 8. Esempio di partecipazione at-


tiva dell’Amministrazione Comunale;
Milano 2015, Fuori Expo: a sinistra
Fabio Carrozzino (assessore), al
centro David Bussagli (sindaco) in-
sieme a Marco Valenti (direttore
scientifico del progetto Archeo-
dromo) in abito storico a presen-
tare l’Archeodromo di Poggibonsi.
108

tabili alle diverse realtà individuali, in grado di fornire servizi veramente innovativi e
di qualità che possano garantire un vero valore aggiunto in valorizzazione e promo-
zione. è l’antitesi esatta della diffusa tendenza a perseguire standard comuni che
non può aderire a contesti che sono estremamente vari, sia nella loro offerta che
negli attori incaricati della loro gestione e amministrazione.
Il modello che si tenta di proporre è quindi un’evoluzione della tradizionale offerta
culturale del nostro paese, a lungo legata allo “sfruttamento” di monumenti, di col-
lezioni e di un immenso patrimonio sentito inesauribile e in sé capace di attrarre in-
teresse e turismo; unendosi in un progetto in progress e nel tentativo di coinvolgere
la comunità come parte attiva sino al mecenatismo; promuovendo un approccio di-
retto e partecipativo al pubblico. In altre parole, raccontiamo un modello interpreta-
tivo archeologico, un’idea progettuale, un’esperienza di ricerca e di lavoro collettiva
26
Si veda http://www.archeodromopog- e pluriennale sul sito, nel tentativo continuo di far crescere qualitativamente l’offerta.
gibonsi.it/eventi/erec-et-enide-spettacolo- Ci approcciamo alle persone organizzando eventi per comunicare in modo sem-
di-david-riondino; oppure si veda http://
www.archeodromopoggibonsi.it/eventi/gi plice e diretto tutta la conoscenza prodotta durante anni di ricerca, così come la di-
ovanni-viii-spettacolo-teatrale. dattica (per le scuole) e l’istruzione (per gli appassionati e ricercatori), attività che
27
Per esempio http://www.archeodro- forniscono informazioni scientifiche e qualità; ma non esitiamo di fronte alla conta-
mopoggibonsi.it/eventi/ivar-e-svala-fra-
telli-vichinghi. minazione: l’Archeodromo ospita, e vede partecipare attivamente i ricostruttori,
28
Http://www.archeodromopoggibonsi.it/ anche operazioni diverse dalla sola narrazione del villaggio di IX-X secolo: spettacoli
eventi/scriptorium-la-scrittura-epoca-car- teatrali in tema26, presentazioni di libri27, eventi didattici o educativi specifici28, coin-
olingia.
volgimento del pubblico in attività di routine come il restauro delle capanne (quindi
Http://www.archeodromopoggibonsi.
creando su questo un evento specifico)29, iniziative particolari insieme ad altri rico-
29

it/eventi/restaurando-le-capanne.
30
Http://www.archeodromopoggibonsi.it struttori nazionali e internazionali30 oppure importanti ricercatori31, summer school.
/eventi/lombavaria-tra-bavari-longbardi-e- In particolare, siamo giunti alla terza edizione di un corso di successo “Materialità
franchi.
Per esempio la giornata dedicata alle
della storia. Archeologia sperimentale e living history. La formazione di una nuova fi-
gura di operatore dei beni culturali”, già chiaro nel titolo, con il quale tentiamo di al-
31

Ucronie (I Periodi Ipotetici), tenutasi l’8


aprile 2017, tra Archeodromo, Cassero, largare ad altri la nostra esperienza e le competenze che reputiamo necessarie,
Fortezza Medicea di Poggio Imperiale con
il seguente programma: Ore 11 Visita al con materie archeologiche, di sperimentalità, metodi di narrazione e gestione di
villaggio medievale e alla Fortezza Medicea gruppi di reenactors e di contesti di parco32 (fig. 9).
di Poggio Imperiale Ore 11.30 “1270. E
se Poggio Bonizio non fosse stata di- Tutto questo non rappresenta degradare o banalizzare ricerca e contenuti; con-
strutta…” Dalle 15.15 Giovanni Brizzi - tinuiamo infatti a mantenere il rigore scientifico parlando però a persone comuni, ap-
Primo periodo ipotetico - “Fate che Anni-
bale marci un poco su Roma”. E se Roma passionati di storia e giovani così come a quei ricercatori e specialisti che hanno
si fosse arresa e dichiarata vinta da Anni- accettato, spesso con piacere, il confronto e il coinvolgimento nella attività di rico-
bale? Franco Cardini - Secondo periodo
ipotetico – “Austria felix”. 1914-19... E se
struzione e narrazione. Non è ridurre l’Archeodromo a un parco di divertimenti ar-
avessero vinto gli Imperi Centrali? Marco cheologico: quegli archeo-parchi, dove la ricostruzione storica è il volano per
Valenti – Terzo periodo ipotetico – “Adelchi interpretazioni più o meno fantasiose del passato, dando una visione distorta della
trionfa”. E se Carlo Magno e i Franchi fos-
sero stati respinti e il regno Longobardo storia, spesso ridotta a semplice pretesto per l’intrattenimento come fine a sè stesso.
si fosse ulteriormente consolidato? Ales- Vuol dire invece riuscire a comunicare con chiarezza e in maniera attrattiva.
sandro Barbero – Quarto periodo ipotetico
– “Napoleon, Napoleon, Napoleon” E se La strada intrapresa è vincente per il momento; prova ne sono le presenze medie
Bonaparte avesse avuto la meglio a Wa- per i tre anni di vita (intorno alle 25.000 unità), le gite scolastiche in costante incre-
terloo?
mento (dai 1.500 alunni del primo anno nei tre mesi marzo-maggio agli oltre 4.000
Http://www.archeodromopoggibons
alunni già prenotati nel momento in cui sto scrivendo), i continui passaggi televisivi
32

i.it/summer-school.
33
Nel 2015 il Premio Riccardo Francovich su canali nazionali (diciannove in tre anni) e i premi ricevuti33. Ma anche il coinvolgi-
conferito dalla Sami (Società degli archeo- mento di altre realtà locali (per esempio il Laboratorio sperimentale di Iconografia)34,
logi Medievisti Italiani) al museo o parco ar-
cheologico italiano che, a giudizio dei propri di cittadini che a vario titolo portano il loro contributo, chi partecipando direttamente
Soci e dei cittadini partecipanti alla vota- alle aperture e agli eventi, chi facendo regolarmente foto e video, chi coadiuvandoci
zione, rappresenta la migliore sintesi fra ri-
gore dei contenuti scientifici ed efficacia in ogni frangente ecc. (fig. 10).
nella comunicazione degli stessi verso il Inoltre, si sta ripopolando la fortezza, tramite iniziative che la coinvolgono nella
pubblico dei non specialisti. Nel 2016 il
Premio Italia Medievale conferito dall’As-
sua interezza, in un rapporto stabile istituito con la nuova gestione dei servizi di ri-
sociazione Culturale Italia Medievale. Nel storazione, con la realizzazione di tre laboratori destinati alla ricostruzione (falegna-
2017 il Premio progetto Art Bonus del- meria, sartoria-cuoieria, deposito per attrezzature) e in previsione l’allestimento di
l’anno conferito da Lubec Lucca-MiBACT.
34
Https://www.facebook.com/laborato-
nuovi spazi, come il bastione detto “del gusto” che diventerà il deposito visitabile dei
riosperimentaleiconografia. materiali di scavo e tanto altro ancora. La stessa riapertura degli scavi archeologici,
109

dopo dieci anni di interruzione, costituisce il segnale del forte investimento che l’Am- Fig. 9. Locandina summer school
ministrazione Comunale sta facendo sul proprio patrimonio. 2017.
La prospettiva è in sviluppo e si stanno avviando nuovi rapporti finalizzati a co- Fig. 10. Esempio di partecipazione e
struire una rete con altre amministrazioni pubbliche e con esercenti locali. Possiamo apprezzamento della popolazione di
definirli sistemi virtuosi trasversali che portano cultura, comunità, istituzioni educa- Poggibonsi: quadro dedicato all’Ar-
tive, tour operator, artigianato e imprese commerciali a lavorare insieme per mi- cheodromo dalla signora Pina Co-
stanzo.
gliorare l’offerta e generare ricchezza. Questo è quello che stiamo cercando di fare
a Poggibonsi e nel distretto di Valdelsa, con accordi su diversi livelli istituzionali e
produttivi. Tra vicine amministrazioni al fine di creare un distretto culturale basato
sul Medioevo e la ricostruzione storica. Con operatori economici diversificati dai
quali è nata una domanda di ridistribuire sul territorio i benefici e il movimento di
persone che l’operazione Archeodromo crea ormai con stabilità; mirano alla pro-
duzione e alla vendita di produzione artigianale di qualità. La storia diventa così un
marchio per la promozione e la caratterizzazione di un’intera area, che quindi si pre-
senta ai visitatori e ai cittadini come una comunità a conoscenza del suo passato,
riflettendo attivamente sulle sue peculiarità, attualizzandolo nel farne uno strumento
di crescita culturale, sociale e produttivo.
110

BIBLIOGRAFIA

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gies”, 6, pp. 333-346.
MONTEROSSO:
LA RISCOPERTA DELL’ANTICO
Il volume raccoglie gli Atti del Seminario dedicato a Monterosso e
al suo territorio tra i secoli IX/X e XV/XVI, completati da esperienze
di conoscenza e valorizzazione condotte secondo i principi dell’archeo-
logia partecipata.
La prima parte è dedicata alla storia di Monterosso e delle Cinque
Terre, dipendenti in antico dalla Diocesi di Luni e dalle sue Pievi, che
ebbero sviluppo a partire dal X/XI secolo quando Genova estese i suoi
domini sul Levante Ligure apprestando, in funzione anti-pisana, un si- a cura di
stema fortificato costiero. L’approfondimento delle indagini condotte
nell’area del Santuario di S. Maria di Soviore dall’allora Soprintendenza Paola Marina De Marchi
per i Beni archeologici, ha permesso di datare l’edificio di culto più an- Danilo Francescano
tico al X-primi anni dell’XI secolo, grazie all’analisi al radiocarbonica
dello scheletro di un uomo adulto, deposto in posizione privilegiata al-
l’interno dell’edificio.
Lo studio dei resti del castello d’altura e del primo borgo di Monte-
rosso, che si ampliò a valle, costituisce la prima indagine di archeologia
dell’architettura e di urbanistica condotta incrociando le analisi delle

PROGETTI DI ARCHEOLOGIA
strutture materiali con i dati catastali. La ricerca, condotta nel corso
di una winter school dell’Università di Padova e guidata dal prof. G.P.
Brogiolo, ha visto operativi studenti e dottorandi ai quali si deve gran
parte dei rilievi e delle analisi degli alzati degli edifici signorili, che hanno
permesso di produrre la prima sequenza cronologica ragionata della
nascita e dello sviluppo dei diversi quartieri che compongono l’attuale
centro storico.
La seconda parte del volume si compone di saggi dedicati all’Ar-
cheologia partecipata, il più importante strumento di conoscenza che
si basa sull’interazione tra competenze accademiche, conoscenze e
necessità conoscitive delle popolazioni locali ed esigenze delle diverse
categorie di operatori e imprenditori operativi sui territori.
Un altro saggio è dedicato al Parco Archeologico di Poggibonsi, una
realtà Open Air d’avanguardia, capace di coinvolgere istituzioni e ope-
ratori locali. Il terzo saggio presenta le attività che il gruppo di Archeo-
logia Medievale dell’Università di Padova ha condotto nel capoluogo e
nel territorio dei Colli Euganei. Un’esperienza coinvolgente e totale, che
ha permesso di valorizzare bacini territoriali di grande interesse pae-

Monterosso: la riscoperta dell’antico


saggistico e storico, mettendo a disposizione dei cittadini App cono-
scitive, fondate su un’attenta ricerca e monitorate per analizzare la
domanda del pubblico.
Questa esperienza rappresenta un vettore di sviluppo colto e inno-
vativo utile agli stakeholders, coinvolti in un progetto aziendale e pro-
duttivo a scala locale.
Il volume nasce grazie al supporto economico del Comune di Mon-
terosso e del Parco Nazionale delle Cinque Terre.
€ 27,00

ISBN
978-88-99547-17-2

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Società
Archeologica