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Primo

gruppo di risposte


1) Discutete le concezioni alternative di sviluppo economico che sono state date nei diversi periodi.

Nel corso del tempo sono emerse quattro concezioni alternative di sviluppo.
- Durante una prima fase (tra gli anni ’50 e ’60) lo sviluppo è misurato da una prospettiva quantitativa,
attraverso indici monetari. Esso coincide con la crescita e perciò viene definito come l’aumento sostenuto
del reddito pro-capite in un certo periodo di tempo. Questa concezione deriva dall’idea dei classici, i quali
ritenevano che il progresso materiale fosse possibile e desiderabile. L’elemento alla base dello sviluppo
è l’industrializzazione, sostenuta da investimenti per la formazione di capitale.
- La prima interpretazione di sviluppo entra in crisi all’inizio degli anni ’70 quando cominciano ad essere
condotte analisi sugli effetti distributivi delle politiche passate. Inizia una seconda fase, in cui l’attenzione
si sposta dalla crescita del reddito pro-capite alla sua distribuzione. Lo sviluppo viene quindi definito da
un punto di vista qualitativo come miglioramento del livello di vita grazie ad un reddito minimo
sufficiente a soddisfare i bisogni fondamentali delle persone (casa, cibo, salute e istruzione).
- Per la terza e la quarta fase vedere le risposte alle domande 2 e 3.

2) Discutete la concezione di sviluppo come mutamento strutturale (Kuznets).

Nella terza fase si afferma l’idea di Kuznets, il quale considera lo sviluppo come un mutamento strutturale
che trasforma sia il sistema economico, sia quello politico-sociale. Al concetto di sviluppo viene associato
quello di modernizzazione, intesa come superamento dei valori tradizionali. La concezione di Kuznets concilia
la prospettiva quantitativa con quella qualitativa, infatti egli vede lo sviluppo come il risultato della somma
di crescita e cambiamento.

3) Discutete la concezione di sviluppo come rottura degli equilibri esistenti (Schumpeter).

In una quarta fase si rafforza l’idea che lo sviluppo deve essere inteso come rottura degli equilibri esistenti e
dei rapporti sociali già consolidati. A tal proposito Schumpeter elabora il concetto di “distruzione creatrice”.
Egli sottolinea come lo sviluppo economico sia positivo per il benessere generale di una società, ma non tutti
gli individui ne traggono vantaggio nella stessa misura. Ciò accade perché lo sviluppo dipende da fattori come
l’introduzione di nuove tecnologie e la nascita di nuove imprese che, però, sostituiscono quelle esistenti,
rivoluzionano i rapporti di produzione, e danneggiano i mezzi di sostentamento degli individui.

4) Discutete il significato ed i limiti del reddito pro-capite come indicatore di sviluppo.

Il reddito pro-capite è un indicatore monetario di sviluppo che viene calcolato come il rapporto tra PIL
(prodotto interno lordo) di uno Stato e la sua popolazione. Esso presenta 5 limiti:
- Trattandosi di un valore medio, non indica l’effettiva distribuzione del reddito, e soprattutto non
consente di fotografare la situazione di chi si colloca agli estremi (molto poveri e molto ricchi);
- Le stime riguardanti i paesi in via di sviluppo sono poco attendibili;
- Non include il valore degli autoconsumi, e neppure quello di beni e servizi non scambiati sul mercato
(economia informale);
- Non prende in considerazione aspetti qualitativi legati all’economia, ad esempio l’inquinamento;
- Il reddito pro-capite deve essere convertito in una valuta di riferimento (USD) prima di effettuare
confronti tra paesi differenti; inoltre, le comparazioni devono tenere conto del potere d’acquisto reale
che corrisponde ad un certo livello di reddito.

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5) Presentate e discutete le principali misure della povertà.

La povertà all’interno di uno paese viene misurata attraverso un indice chiamato quota dei poveri, che si
calcola fissando una linea della povertà in termini monetari e classificando come povere le unità economiche
(individuo o famiglia) collocate sotto tale livello critico. La Banca Mondiale ha stabilito due linee della povertà,
una più bassa a cui corrisponde la povertà assoluta; e una più alta a cui corrisponde la povertà relativa.
- La povertà assoluta è legata alle necessità fisiologiche di base, ossia alla disponibilità di beni e servizi
essenziali per la sopravvivenza. È “assoluta” in quanto non considera gli standard di vita prevalenti nella
comunità di riferimento.
- La povertà relativa, invece, tiene conto degli standard di vita rispetto alla comunità presa in esame.
Comprende bisogni che vanno al di là della semplice sopravvivenza, perché dipende dal contesto sociale,
economico e culturale.

6) Discutete la concezione di “sviluppo umano” proposta da Amartya Sen.

Amartya Sen rielabora i concetti di “sviluppo” e “sottosviluppo” tenendo conto dell’interdipendenza tra
elementi economici e sociali. Egli afferma che la povertà non è solo la mancanza di beni e servizi
fondamentali, ma è soprattutto carenza di funzionamenti (functionings) da essi ricavabili. In altre parole, il
benessere di una persona (well-being) non dipende da una relazione diretta tra possesso di risorse e utilità
quanto piuttosto da una specifica relazione funzionale tra capacità del soggetto (capabilities) e beni di cui
egli dispone.

I fattori che influenzano il benessere sono quindi:
- disponibilità di beni/servizi
- capacità individuali (metabolismo, handicap, livello culturale…)
- relazione funzionale tra soggetto e risorse
- ambiente esterno (istituzioni, forme di mercato, sistema politico…)

7) Discutete il significato dell’indice di sviluppo umano e delle variabili che lo compongono.

L’indice di sviluppo umano (ISU) è un indicatore non monetario che misura il grado di sviluppo di un certo
paese, tenendo conto di 3 aspetti principali.
- Il livello di istruzione viene misurato attraverso il tasso di alfabetizzazione ed è importante perché
permette di stimare le potenzialità di sviluppo futuro di un paese.
- La seconda variabile è il reddito pro-capite, in quanto da esso dipende lo standard di vita delle persone.
- Infine, il livello della salute viene calcolato indirettamente attraverso l’aspettativa di vita alla nascita.
L’ISU, quindi, risulta dalla media semplice dei tre indici elementari riferiti a istruzione, reddito e salute.
Proprio perché tiene conto di molte variabili, questo indicatore riesce a rappresentare in modo più preciso
la situazione di un paese rispetto a quanto non facciano gli indicatori di tipo monetario.

8) Discutete le caratteristiche delle prime tre fasi dello sviluppo capitalistico.

- 1ª fase. La prima rivoluzione industriale (1760 – 1820) è stata un processo di evoluzione economica in cui
sistemi basati su agricoltura e artigianato si sono trasformati in sistemi industriali moderni caratterizzati
dall’impiego di macchine e dall’utilizzo di nuove fonti energetiche (carbone). Questi cambiamenti hanno
provocato anche profonde trasformazioni del sistema sociale: sono nate così due nuove classi, gli operai
e i capitalisti industriali. Agli operai viene corrisposto un salario in cambio del tempo speso per lavorare
all’interno della fabbrica. I capitalisti industriali, proprietari della fabbrica e dei mezzi di produzione,
hanno l’obiettivo di aumentare e accumulare il profitto per reinvestirlo e ampliare la produzione.

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- 2ª fase. La seconda rivoluzione industriale (1850 – 1914) vede l’introduzione di nuove fonti energetiche
(elettricità e petrolio). In questi anni il capitalismo si rafforza, mentre gli Stati Uniti diventano la maggiore
potenza industriale grazie alle materie prime di cui dispongono. Ciò nonostante si verificano anche gravi
crisi finanziarie che evidenziano l’instabilità del sistema capitalistico, e crescono i monopoli e gli oligopoli.
Le politiche economiche sono di stampo liberista; la politica estera è orientata al colonialismo.
- 3ª fase. Nel periodo della grande depressione (1929 – 1945) il libero scambio viene via via sostituito dal
protezionismo, alimentato da crescenti sentimenti nazionalistici. Lo Stato interviene in economia, come
nel caso del New Deal di Roosevelt, con politiche di tutela e di protezione sociale.

9) Discutete le caratteristiche della quarta fase dello sviluppo capitalistico con l’avvento del fordismo.

La 4ª fase dello sviluppo capitalistico comprende il periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale
all’inizio degli anni ’70. Si assiste ad una forte espansione economica in Europa e negli Stati Uniti, tant’è che
viene usata l’espressione “età d’oro del capitalismo”. Bisogna sottolineare come tale crescita fosse stata resa
possibile dalla necessità di ricostruire ciò che era andato distrutto durante il conflitto.

Durante questo arco di tempo prevale il fordismo. Esso si fonda, dal lato della produzione, su una specifica
forma di organizzazione del lavoro in fabbrica basata principalmente su:
- Divisione gerarchica delle mansioni;
- Ricorso alla catena di montaggio per aumentare la produttività;
- Conflitto tra capitale e lavoro per la distribuzione dei guadagni.

10) Discutete le caratteristiche della quinta fase dello sviluppo capitalistico.

La 5ª fase dello sviluppo capitalistico inizia negli anni ’70 e continua fino ad oggi. È caratterizzata da instabilità
monetaria a livello internazionale come conseguenza alla fine degli accordi di Bretton Woods e il passaggio
dai cambi fissi ai cambi flessibili. La caduta del muro di Berlino nel 1989 segna la sconfitta delle economie
centralizzate e la vittoria del capitalismo della globalizzazione, assieme alla libertà di circolazione dei capitali.
Il fordismo entra in crisi a causa dell’introduzione su larga scala dell’elettronica e dell’informatica, da cui
deriva una nuova organizzazione della produzione “a rete” (terza rivoluzione industriale). L’aumento del
debito pubblico, dovuto all’eccessivo intervento statale, causa la fine delle politiche keynesiane che vengono
sostituite da politiche liberiste (Reagan, Thatcher).

11) Discutete la teoria della modernizzazione.

La teoria della modernizzazione cerca di spiegare quei cambiamenti strutturali e organizzativi che si verificano
quando una società acquisisce le caratteristiche economiche, politiche, sociali e culturali considerate proprie
della modernità. Particolarmente importanti sono la propensione all’innovazione e al cambiamento che
allontanano sempre più la società moderna dal modello tradizionale. Per modernizzazione, dal punto di vista
strettamente economico, intendiamo un sistema industriale che applica tecnologie moderne, sostituisce il
lavoro umano e animale con quello delle macchine, sviluppa una complessa divisione del lavoro che riflette
le competenze acquisite attraverso l’istruzione. Tutto ciò comporta anche un elevato volume di scambi in un
mercato globale.

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12) Discutete la teoria degli stadi di Rostow.

Rostow ha individuato 5 stadi del processo di sviluppo attraverso cui ogni paese deve passare per raggiungere
la modernizzazione economica.
- Società tradizionale: è contraddistinta da conoscenze prescientifiche e tecnologie arretrate; non esistono
scambi di mercato perché la produzione è innanzitutto orientata all’autoconsumo. A causa della bassa
produttività, la maggior parte delle risorse viene impiegata in agricoltura per mantenere la popolazione.
- Preparazione per il decollo: la società investe nell’istruzione, si dà delle leggi e delle istituzioni, crea un
sistema di transazioni monetarie per lo scambio di beni e servizi, così come un sistema bancario per
concedere credito alle imprese e mobilitare capitali. Inizia così una crescita che trainata da alcune
industrie manifatturiere.
- Decollo economico: avviene quando la crescita dell’economia guidata da alcuni settori si estende anche
a tutti gli altri settori. Si assiste al passaggio definitivo da una società moderna ad una società tradizionale.
L’aumento del reddito comporta un aumento dei risparmi che vengono messi a disposizione per gli
investimenti. Aumenta la domanda interna ed estera.
- Evoluzione verso la maturità: i settori che per primi hanno guidato la crescita cominciano a perdere il
loro peso relativo, invece gli altri crescono e si diversificano. I livelli di povertà calano mentre aumentano
gli standard di vita.
- Età del consumo e della produzione di massa: aumentano il reddito pro-capite e la popolazione urbana.
Nasce il cosiddetto “welfare state” che destina risorse al benessere e alla sicurezza sociale.
Gli stadi del processo di sviluppo possono essere soggetti ad alcune variazioni, in quanto il cammino percorso
da ciascun paese è unico (la durata degli stadi cambia). L’intera sequenza, comunque, deriva da regolarità
ricorrenti osservabili nei vari casi di studio.

13) Discutete la teoria della dipendenza.

Questa interpretazione afferma che i paesi poveri e sottosviluppati della “periferia” vengono sfruttati dai
paesi ricchi e sviluppati del “centro” attraverso un’integrazione ingiusta nell’economia mondiale.
- La dipendenza ha origine con le politiche imperialiste degli Stati europei: lo sfruttamento si sposta
dall’interno degli Stati (classi sociali) all’esterno, verso le colonie.
- Una volta che i paesi ricchi hanno stabilito un controllo su quelli poveri, esso non potrà più essere rimosso
facilmente. Tale controllo assicura che i profitti generati nei paesi sottosviluppati vengano inviati alla
madrepatria, impedendone il reinvestimento interno e intralciando così lo sviluppo.
- Anche dopo la decolonizzazione il rapporto di sfruttamento non si interrompe: le ex-colonie diventano
indipendenti solo dal punto di vista politico, ma non da quello economico-commerciale.
I paesi poveri esportano materie prime e importano manufatti prodotti dai paesi ricchi. Teoricamente il costo
di tali manufatti dovrebbe abbassarsi, in quanto inversamente correlato all’avanzamento della tecnologia,
ma in realtà accade l’opposto e si verifica un peggioramento delle ragioni di scambio. Il motivo alla base di
questo fenomeno è la presenza di oligopoli nei paesi del “centro” che mantengono prezzi più alti rispetto ai
costi di produzione (mark-up). Le materie prime, al contrario, sono scambiate in condizioni di concorrenza e
dunque il prezzo coincide col costo di produzione.

Gli effetti della dipendenza sono una produzione che si concentra su pochi prodotti, ossia quelli destinati ad
essere esportati verso i paesi ricchi; invece gli altri beni di consumo devono essere importati a prezzi elevati.
In secondo luogo, la bilancia commerciale negativa rende necessario ricorrere a prestiti che aumentano la
dipendenza finanziaria dei paesi sottosviluppati. Infine, i paesi della “periferia” devono rivolgersi a quelli del
“centro” per ottenere le tecnologie produttive di cui hanno bisogno.

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Secondo gruppo di risposte


1) Quali sono le cause dell’arricchimento di una nazione secondo Smith?

Smith afferma che la ricchezza di una nazione dipende dalla divisione del lavoro: i lavoratori ripetono lo stesso
compito, si specializzano e diventano più produttivi. I profitti, alla base dell’accumulazione, crescono perché
con un numero identico di lavoratori (quindi a parità di costi) aumenta il prodotto totale.

Il saggio di profitto r è correlato positivamente alla produttività del lavoro e inversamente al salario reale w
(quest’ultimo non aumenta a causa di un meccanismo demografico, rimanendo pari al livello di sussistenza).

saggio di profitto = profitto / capitale investito ! = $ %&

Ma la produttività del lavoro non cresce all’infinito e il saggio di profitto diminuisce progressivamente fino a
quando viene raggiunto lo stato stazionario, ossia il livello massimo di sviluppo economico. Smith non pensa
che questa frontiera possa essere ulteriormente spostata poiché non considera il progresso tecnologico.

2) Quali sono i vantaggi per produttori e consumatori che derivano dalla concorrenza perfetta?

Secondo Smith la concorrenza perfetta fa in modo che l’interesse individuale di ciascun attore economico
vada a coincidere con l’interesse dell’intera collettività. A questo proposito egli parla di “mano invisibile” per
spiegare come ogni persona, attraverso il proprio agire, promuove un fine che non rientra esplicitamente
nelle sue intenzioni ma che giova al benessere generale della società. L’elevato numero di compratori e
venditori, la perfetta informazione, la completa mobilità di merci e fattori di produzione fa sì che nessuno da
solo possa influenzare i prezzi a proprio vantaggio.

3) Quali sono le determinanti del commercio internazionale secondo Smith?

- Smith considera il commercio internazionale come uno sbocco per le eccedenze, laddove la domanda
interna non riesca ad assorbire l’intera quantità prodotta di un bene.
- Egli vede nel commercio internazionale anche uno strumento per accrescere la produttività dato che la
divisione del lavoro è direttamente proporzionale alla domanda e risulta possibile solo se il mercato è
sufficientemente esteso.
- Infine, Smith sostiene una teoria dei vantaggi assoluti: ciascuno Stato deve specializzarsi nella produzione
di quelle merci che riesce a realizzare con maggiore efficienza e scambiarle a livello internazionale.

4) Qual è il ruolo dello Stato secondo Smith?

Smith critica i mercantilisti e le loro politiche protezioniste mentre difende il libero scambio. Ciò non implica
un’assenza assoluta di interventi statali, quanto piuttosto un loro ridimensionamento: lo Stato deve limitarsi
ad offrire beni e servizi che hanno natura collettiva come istruzione, giustizia, opere pubbliche e sanità. Deve
anche farsi garante dei diritti di proprietà e del rispetto dei contratti da parte degli individui.

5) Delineate le principali caratteristiche della teoria della distribuzione del reddito tra rendite, salari e
profitti in Ricardo. Utilizzate l’analisi grafica.

Per Ricardo è importante determinare le leggi che regolano la distribuzione del reddito fra coloro che
partecipano al processo produttivo. Egli individua tre fattori di produzione, ossia terra, lavoro e capitale, i
quali vengono rispettivamente remunerati attraverso rendita, salario e profitto.

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- La rendita è differenziale e dipende dalla diversa fertilità dei terreni;
Per il concetto di “rendita differenziale” vedere la risposta alla domanda 6.
- Il salario viene fissato al livello di sussistenza, in modo da consentire la sopravvivenza dei lavoratori;
- Il profitto si determina in modo puramente residuale, cioè dopo che gli altri due fattori sono remunerati.



Sull’asse orizzontale troviamo il numero di lavoratori, mentre sull’asse verticale il prodotto marginale (PMgL)
e medio (PML) del lavoro, entrambi decrescenti perché i terreni sono gradualmente meno fertili.

Il prodotto totale è dato sia dal prodotto medio del lavoro moltiplicato per il numero di lavoratori impiegati,
pari all’area OABL0, sia dall’area sottesa dalla curva di prodotto marginale del lavoro, corrispondente al
trapezio CDL0. Di conseguenza i due triangoli CAG e GBD sono uguali.

Il salario w è fissato esogenamente al livello di sussistenza e il livello dell’occupazione equivale a L0, quindi il
monte salari, pari anche al capitale anticipato, coincide col rettangolo OwEL0.

Il profitto è la differenza tra la produttività del lavoratore impiegato sul terreno meno fertile e il suo salario.
In corrispondenza del punto D (rendita zero) tutto il prodotto al netto del monte salari è da considerarsi
profitto. Il saggio di profitto è dato dal rapporto tra l’area del profitto e quella del capitale/monte salari: la
base è la stessa, dunque il saggio di profitto sarà calcolato dal rapporto tra le due altezze DE diviso EL0.

6) Esponete la teoria della rendita differenziale in Ricardo.

Ricardo utilizza un modello in cui non sono presenti variabili monetarie, ma ragiona in termini di “grano”.
Innanzitutto egli afferma che la fertilità di ciascuna terra è determinata esogenamente (trascura il progresso
tecnologico). Quando un terreno è particolarmente favorito grazie, ad esempio, alla sua posizione, esso
garantirà una produzione maggiore rispetto a quella degli altri.
- All’inizio vengono coltivati i terreni più fertili che producono molto grano;
- La maggiore disponibilità di grano causa un aumento demografico;
- Cresce la domanda di grano;
- Per soddisfarla vengono progressivamente messi a coltura i terreni via via meno fertili, ma questo causa
un aumento del costo di produzione del grano, e quindi anche del suo prezzo.
Il prezzo del grano è unico perciò chi possiede terreni fertili (e sostiene costi di produzione bassi) avrà una
rendita maggiore rispetto ai proprietari delle terre aride. In altre parole, la rendita differenziale deriva dal
fatto che il prezzo di un bene deve coprire il costo di produzione più alto di tale bene che, nel modello di
Ricardo, corrisponde al terreno marginale messo a coltura.
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7) Individuate i fattori che determinano l’arresto del processo di crescita nel modello di Ricardo.

Nel lungo periodo, l’aumento della domadna porterà a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente
abbassamento del profitto marginale in tutto il sistema economico e incremento della rendita. L’economia,
in mancanza di innovazioni tecnologiche, tende così verso uno stato stazionario con profitti sempre minori.
I salari restano fissi al livello di sussistenza mentre le rendite aumentano: ciò è dovuto all’innalzamento del
prezzo del grano a causa della maggiore domanda (crescita demografica). I profitti vengono via via “erosi”
dalle rendite fino al loro annullamento; questo determina un arresto dello sviluppo economico.



La linea s rappresenta il livello dei salari. Ad ogni livello di occupazione R1, R2, R3… la differenza tra prodotto
e salario determina il profitto (P1R1 – S1R1, P2R2 – S2R2…) che progressivamente decresce. Il processo continua
fino a quanto si raggiunge il punto w, dove il prodotto è sufficiente solo per pagare le rendite e il monte salari.
Per crescere ancora è necessario uno spostamento verso l’alto della funzione di produzione, possibile grazie
al progresso tecnologico.

8) Da cosa nasce il conflitto distributivo in Marx?

Il conflitto distributivo nasce dal diverso possesso dei mezzi di produzione: da un lato vi sono i capitalisti,
proprietari dei mezzi di produzione; dall’altro lato vi sono i proletari che, invece, ne sono privi. La ragione che
spinge i capitalisti ad assumere lavoratori è il plusvalore, di cui i primi si impossessano completamente. Esso
equivale alla differenza tra il valore dei beni prodotti e il salario corrisposto ai lavoratori.

Il saggio di sfruttamento riflette le caratteristiche storiche del mercato del lavoro. Si tratta del meccanismo
che regola il rapporto tra plusvalore e salari (( ) ).

9) Esponete la teoria marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitto. Riportate la formula che
lega il saggio di profitto alla composizione organica del capitale.

La caduta tendenziale del saggio di profitto è il fenomeno per cui l'aumento progressivo degli investimenti
sui macchinari, a scapito degli investimenti sui salari, causa via via un abbassamento del saggio di profitto
perché si riduce lo sfruttamento del lavoro.

Il saggio di profitto r è dato dal rapporto tra plusvalore s e capitale complessivamente investito (+ + )), dove
c è il capitale fisso mentre v è il capitale circolante.

(
!=
++)
3
Esiste una correlazione diretta tra saggio di profitto e saggio di sfruttamento ( )

Invece, c’è una correlazione inversa tra saggio di profitto e composizione organica del capitale + (+ + ))

(
( ) ( ) ( +
!= = ++) = ∗ = ∗ 1−
++) ) ++) ) ++)
)

A parità di saggio di sfruttamento, una crescita della composizione organica del capitale provocherà una
diminuzione di r.

10) Indicate e discutete i fattori che possono frenare la caduta tendenziale del saggio di profitto.

Marx ritiene che la caduta del saggio di profitto possa essere fermata da alcuni fattori:
- Aumento del saggio di sfruttamento (che però il modello considera costante nel tempo);
- Riduzione della composizione organica del capitale, per esempio a causa di una guerra;
- Diminuzione del prezzo dei beni di sussistenza e dunque anche dei salari.

11) Delineate le principali caratteristiche della teoria del valore e della distribuzione del reddito tra salari
e profitti nei neoclassici (teorema di Eulero).

Il sistema produttivo viene rappresentato dalla funzione di produzione 0 = 1 (2, &) che implica:
- Rendimenti di scala costanti (ossia una variazione dell’input determina una variazione di uguale misura
anche dell’output);
- Ciascun fattore di produzione presenta un rendimento marginale decrescente;
- Lavoro e capitale sono sostituibili.

Secondo i neoclassici, in una situazione di equilibrio, la remunerazione di un fattore produttivo è pari al valore
della sua produttività marginale (PMg).
- Il salario w è pari a PMgL, cioè all’aumento di produzione dovuto ad un incremento di lavoro impiegato,
moltiplicato per il prezzo del bene.
- La rendita r è pari a PMgK, cioè all’aumento di produzione dovuto ad un incremento di capitale impiegato,
moltiplicato per il prezzo del bene.

∆5 ∆5 9 ∆5 ∆5 <
%= ×8 ® = != ×8 ® =
∆6 ∆6 : ∆; ∆; :

Il prodotto totale (PT), uguale al reddito totale (RT), è la somma delle diverse produttività di ciascun fattore
moltiplicate per la quantità utilizzata del rispettivo fattore.

∆0 ∆0 % !
0= &+ 2 = & + 2
∆& ∆2 8 8

Tutto il reddito, quindi, serve a remunerare i fattori produttivi, in base alla loro rispettiva PMg.

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12) Illustrate il ruolo della produttività marginale nel modello neoclassico.

La PMg è il parametro che consente di determinare il livello di equilibrio dei salari reali: all’impresa conviene
assumere nuovi lavoratori fino a quando il valore del prodotto marginale dell’unità aggiuntiva di lavoro
equivale al salario reale unitario ∆0 ∆& = % 8, dove P rappresenta il prezzo del bene. Se venissero assunti
più lavoratori, l’impresa si troverebbe a pagare un salario maggiore rispetto alla loro produttività marginale.



Lo stesso ragionamento vale anche per il rapporto tra PMgK e rendite.

13) Discutete il ruolo dell’imprenditore in Schumpeter.

Per Schumpeter lo sviluppo è un processo discontinuo che presuppone una rottura degli equilibri precedenti;
si tratta di un fenomeno endogeno, interno al sistema economico, dunque non riguarda l’adattamento a
cambiamenti esterni. Lo sviluppo viene definito da Schumpeter come una trasformazione qualitativa rispetto
a quanto verificatosi in passato.

Schumpeter definisce lo sviluppo come rottura degli equilibri precedenti. Ciò avviene per opera
dell’imprenditore che, finanziato dal sistema bancario, introduce innovazioni (nuovi prodotti, nuovi
processi…) determinando una fase di “distruzione creatrice”. L’imprenditore agisce perché vuole accrescere
la propria ricchezza: la produzione serve per realizzare un profitto, e il profitto aumenta grazie alle
innovazioni che avvantaggiano chi le introduce per primo (produzione a costi minori). Ma le innovazioni sono
destinate a diffondersi per mezzo dell’imitazione e il vantaggio iniziale si riduce; di conseguenza
l’imprenditore è spinto costantemente ad innovare per prevalere sulla concorrenza.

14) Discutete il ruolo delle innovazioni nell’interpretazione di Schumpeter.

Schumpeter identifica le innovazioni in modo molto ampio. Egli considera tali:
- L’apertura di nuovi mercati;
- Nuove fonti di materie prime o di semilavorati;
- Nuovi prodotti che servono sia per soddisfare nuovi bisogni sia per soddisfare in modo nuovo i bisogni
già esistenti;
- Nuove forme di organizzazione della produzione.
Le innovazioni si diffondono grazie all’imitazione, a condizione che nel sistema i mercati siano concorrenziali.
Inoltre, bisogna sottolineare l’importanza dell’innovazione dei processi produttivi, in quanto essa determina
i cicli e le fluttuazioni economiche.

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15) Definite il concetto di ciclo economico. Utilizzate l’analisi grafica.

Il ciclo economico è l’alternanza di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell’attività economica.
Graficamente si può rappresentare come l’andamento del PIL nel tempo. Il grafico che mostra l’andamento
del PIL nel tempo ci permette di osservare come il ciclo economico sia composto da 4 fasi: crescita,
rallentamento, recessione e ripresa.

L’economia entra in recessione quando la saturazione della domanda e la restituzione dei prestiti alle banche
provocano un abbassamento della produzione. La depressione dopo le fasi di espansione è considerata
“fisiologica” per preparare la fase espansiva successiva e liberare il campo da imprese ormai obsolete.



16) Discutete il rapporto tra imprese e banche nelle diverse fasi del ciclo economico.

Schumpeter ritiene che l’accesso al credito sia un fattore molto importante poiché senza di esso non sarebbe
possibile alcun processo innovativo e, di conseguenza, non si realizzerebbe alcuno sviluppo economico.
Perciò il ruolo del sistema bancario di selezione degli investimenti più redditizi è fondamentale, così come
quello del sistema del credito che crea nuovo potere d’acquisto.

17) Dite come si forma il tasso d’interesse nel modello keynesiano.

Per Keynes il tasso di interesse non svolge il ruolo di equilibrio della domanda rispetto all’offerta di risparmio
come sostenevano i classici. Secondo la sua teoria per la preferenza della liquidità, il tasso di interesse
dipende dalla domanda e dall’offerta di moneta. Esso rappresenta il costo-opportunità di detenere moneta
in forma liquida, piuttosto che utilizzarla per acquistare attività fruttifere. Dunque c’è una correlazione
inversa tra tasso di interesse e preferenza per la liquidità.

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Terzo gruppo di risposte


1) Discutete l’evoluzione dei principali modelli di sviluppo.

Negli anni ’60 il dibattito tra economisti keynesiani e neoclassici si concentra sui diversi meccanismi per far
avvicinare il tasso di crescita naturale, che garantisce piena occupazione della popolazione, a quello garantito,
il quale corrisponde all’eguaglianza tra domanda e offerta.
- Per i keynesiani la crescita dipende dal livello di risparmio e dalla produttività del capitale.
- Per i neoclassici la crescita è determinata dal rapporto tra capitale e lavoro dal livello della tecnologia.

2) Delineate le principali caratteristiche del modello Harrod-Domar.
Utilizzate la formulazione analitica.

Il modello di Harrod-Domar, di tipo keynesiano, viene utilizzato per determinare le condizioni tali per cui il
tasso di crescita naturale (Gn) coincide con il tasso di crescita garantito (Gw). Questa eguaglianza comporta
da un lato la piena occupazione, e dall’altro lato l’equilibrio tra domanda e offerta. Il tasso di crescita naturale
dipende dall’aumento demografico che è esogeno; mentre il tasso di crescita garantito dipende da:
#(%)
- Risparmio ® ! = , dove s indica la propensione marginale al risparmio
%
∆)
- Rapporto capitale-prodotto (misura la produttività del capitale) ® ' =
∆%
Gw è direttamente correlato al risparmio e inversamente correlato al rapporto capitale-prodotto.

Il modello di Harrod-Domar introduce una funzione di produzione * = +(,, .) a coefficienti fissi: capitale e
lavoro non sono perfettamente sostituibili ma devono essere impiegati rispettando una proporzione fissa.

L’incremento del capitale non è altro che l’investimento effettuato, quindi ∆, = / = ∆* ∙ '

In condizione di equilibrio il risparmio S è uguale all’investimento I perché in un sistema chiuso tutto quello
che viene risparmiato sarà anche investito. Arriviamo così alla condizione di equilibrio finale.

#(%)
1 * = ' ∙ ∆* ® ∆* = = 34
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3) Delineate le principali caratteristiche del modello di sviluppo neoclassico di Solow.
Utilizzate l’analisi grafica.

Il modello di Solow, di tipo neoclassico, considera come fattori di crescita capitale, lavoro e progresso tecnico.

* = 5+ ,, . = 5, ∝ .2

Viene introdotta una funzione di produzione Cobb-Douglas a rendimenti di scala costanti (ad una variazione
dell’input corrisponde una variazione di eguale misura anche dell’output). I coefficienti di produzione tra
capitale e lavoro sono flessibili, cioè i due fattori possono essere impiegati in proporzione diversa, e la loro
produttività marginale (PMg) è decrescente.

1
I parametri α e β (la cui somma è pari a 1) indicano l’efficienza dei fattori, e rappresentano anche le quote di
reddito ad essi assegnate in base alla rispettiva produttività marginale.



Indichiamo con:
- n = tasso di crescita della popolazione;
- d = deprezzamento del capitale;
- k = capitale per lavoratore;
- y = output/reddito per lavoratore;
- L = forza lavoro;
- s = tasso di risparmio.



L’ammontare di capitale per ciascun lavoratore dipende da tre variabili:
- Investimento/risparmio per lavoratore;
- Crescita della popolazione (una popolazione in aumento farà diminuire il rapporto capitale-lavoro);
- Deterioramento dello stock di capitale.

La retta 7 + 9 : rappresenta la quantità di capitale necessaria per mantenere un rapporto capitale-lavoro
costante: il nuovo capitale deve essere sufficiente a sostituire quello deteriorato e deve anche essere in grado
di stare dietro alla crescita della popolazione per garantire piena occupazione.

La funzione di risparmio 1(;) ha la stessa forma della funzione del reddito perché dipende proprio dal livello
del reddito y, ma è più bassa in quanto solo una quota di reddito viene risparmiato.

Nel punto A la funzione di risparmio incontra il fabbisogno di capitale: da un lato abbiamo la domanda di
capitale (7 + 9): e dall’altro lato l’offerta di capitale 1(;); si determina dunque un rapporto capitale-lavoro
di equilibrio. Per i neoclassici il meccanismo di aggiustamento che consente di raggiungere l’equilibrio è la
variazione di prezzi relativi di capitale e lavoro, assieme ai coefficienti di produzione flessibili.

4) Delineate le principali caratteristiche del modello di sviluppo dualistico di Lewis.
Utilizzate l’analisi grafica.

Il modello di Lewis si concentra sul mutamento strutturale, cioè sul peso relativo dei diversi settori produttivi
nelle diverse fasi dello sviluppo di un paese. Più precisamente Lewis cerca di spiegare il passaggio da
un’economia prevalentemente agricola ad una in cui prevale il settore manifatturiero, e per questo il suo
modello viene definito dualistico.

Caratteristiche del modello di Lewis:
- È di stampo classico;
- Spiega il decollo industriale dei paesi in via di sviluppo come passaggio da un’economia di sussistenza ad
una caratterizzata da un maggior peso del settore industriale (mutamento strutturale);
- Si focalizza sul rapporto tra produttività del lavoro nel settore industriale e salario di sussistenza nel
settore agricolo. Se tale valore resta costante, si avvia un processo di accumulazione del capitale
all’interno del settore manifatturiero.

2


Una volta superato il punto B, il prodotto marginale del lavoro (PMgL) in agricoltura è nullo: questo significa
che impiegare più lavoratori non provoca alcun aumento del prodotto totale. Perciò una diminuzione del
numero di occupati in agricoltura da A a B non causa una diminuzione del livello di Y.

Nel punto A il prodotto medio w è maggiore del prodotto marginale: il compenso dei lavoratori, in questo
caso, non è pari al prodotto marginale ma al prodotto medio, cioè ad un valore uguale al salario di sussistenza.

Condizione per il decollo è il trasferimento di occupati dall’agricoltura all’industria ad un salario leggermente
superiore rispetto a quello agricolo. Il prodotto totale non diminuisce in seguito a questo trasferimento
perché in agricoltura esiste disoccupazione nascosta (surplus di lavoro): come già osservato, dopo il punto B
PMgL = 0.

L’ipotesi è che il consumo dei lavoratori rimanga immutato, il salario resti al livello di sussistenza, ma che
invece aumenti PMgL dopo il passaggio al settore manifatturiero.

3
Quarto gruppo di risposte


1) Discutete il concetto di diseguaglianza nella distribuzione personale dei redditi.

La diseguaglianza cambia in base alla variabile considerata per la sua misurazione. L’economia politica si
focalizza sulla variabile “reddito” perché è facilmente quantificabile. Di conseguenza il processo attraverso
cui i redditi personali sono generati e distribuiti diventa molto importante per capire la diseguaglianza.

Esistono due tipologie di distribuzione del reddito:
- la distribuzione funzionale riguarda la formazione del valore aggiunto e la remunerazione dei fattori
produttivi attraverso salari, profitti e rendite;
- la distribuzione personale, invece, ha a che fare col trasferimento del reddito alle unità economiche e
può essere primaria o secondaria a seconda che interessi gli individui o le famiglie.

La funzione generatrice del reddito individuale viene espressa come: "# = % ('(, '%, *+)

dove "# indica il reddito individuale disponibile derivante da:
- proprietà di capitale umano '( che genera redditi da lavoro dipendente e autonomo;
- e di capitale fisico '% che genera redditi da capitale;
- capacità di ottenere trasferimenti *+.
Il reddito individuale deriva anche dalla posizione relativa di ciascun soggetto all’interno della struttura
economico-sociale.

Il passaggio dal reddito individuale a quello familiare avviene tenendo conto dei componenti del nucleo che
percepiscono delle entrate: "- = Σ"#

2) Discutete il significato dell’indice di Gini e mostrate con l’analisi grafica come sia possibile derivarlo
dalla curva di Lorenz.

L’indice di Gini misura le differenze di reddito tra tutte le possibili coppie di percettori, attribuendo a ciascuna
di esse un peso specifico. Nel caso in cui la distribuzione dei redditi sia perfettamente uguale, allora / = 0;
mentre alla massima concentrazione del reddito corrisponde / = 1.

La curva di Lorenz è una rappresentazione grafica della distribuzione dei redditi. Sull’asse verticale sono
riportate le quote cumulate di reddito possedute dai diversi quantili di popolazione; le percentuali cumulate
di popolazione sono indicate sull’asse orizzontale.

1
L’indice di Gini può essere derivato dalla curva di Lorenz: è pari al rapporto tra l’area 2 e quella dell’intero
triangolo 2 + 4 (quest’ultima ha valore 1 2).

6 9 9
/= 2 + 4 = ⟹ 2 = − 4 / = 1 − 24
678 : :

La formula finale si ottiene sostituendo 2 in funzione di 4 nell’equazione di partenza.

3) Presentate la teoria di Kuznets circa l’esistenza di una curva ad “U rovesciata” tra diseguaglianza e
crescita.

La curva a “U rovesciata” individuata da Kuznets descrive una relazione prima diretta e poi inversa tra reddito
pro-capite (indicatore sintetico di sviluppo) e l’indice di Gini.



Durante le prime fasi dello sviluppo, la forma della curva viene attribuita ai mutamenti intersettoriali
dell’occupazione e all’aumento del risparmio delle classi più ricche (che si traduce in investimenti e redditi
da capitale). Nelle fasi successive dello sviluppo, la diseguaglianza diminuisce grazie all’emergere della classe
media e alla maggiore importanza dei redditi da lavoro rispetto a quelli da capitale.

4) Discutete il significato dei tre concetti di diseguaglianza globale introdotti da Milanovic.

Milanovic ricorre a tre concetti per definire la diseguaglianza globale.
- Intercountry inequality: misura la differenza dei redditi pro-capite di diversi paesi senza tenere conto
della dimensione delle loro popolazioni.
- International inequality: misura la differenza dei redditi pro-capite di diversi paesi considerando anche
la numerosità delle rispettive popolazioni, e dunque ponderando con essa i valori del reddito.
- Global inequality: misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi fra tutte le unità economiche
(individui e famiglie) considerate come appartenenti ad un unico territorio, cioè il mondo.
Nel corso del tempo si è passati da una diseguaglianza globale dovuta alle differenze di classe interne agli
Stati (within) ad una attribuibile al luogo di residenza, ossia al divario di reddito tra i diversi paesi (between).

5) Delineate le principali caratteristiche del modello di “capitalismo patrimoniale” di Piketty.

Piketty analizza il livello della diseguaglianza negli ultimi 150 anni, individuando tre periodi storici.
- Da fine ’800 ad inizio ‘900 la diseguaglianza relativa a ricchezza e redditi è stata elevata e crescente;
- Tra 1920 e 1970 egli parla di “età dell’oro”, durante la quale diminuisce la diseguaglianza. Si è verificata
a livello mondiale un’inversione della relazione tra + e =, tale per cui = > + (crescita > rendimento).
- A partire dal 1970 la diseguaglianza ha ricominciato a crescere.

3
Piketty stima che la diseguaglianza sia destinata ad aumentare, rendendo sempre meno sostenibile la crescita
in un modello di capitalismo basato sull’accumulazione della ricchezza per pochi. L’accesso ai gradi elevati
dell’istruzione è infatti costoso e le categorie povere, ma oggi anche gran parte della classe media, ne
vengono quindi escluse (riduzione del capitale umano).

Il capitale, come definito da Piketty, è la ricchezza patrimoniale che genera un reddito per i suoi proprietari
in base ad un tasso di rendimento +. La contraddizione del “capitalismo patrimoniale” è l’aumento delle
rendite da capitale maggiore rispetto al tasso di crescita dell’economia, che rende vantaggioso per
l’imprenditore trasformarsi in rentier.

Per i redditi da capitale la principale causa di diseguaglianza è la trasmissione ereditaria dei patrimoni che ne
determina la concentrazione, assieme al divario tra tasso di rendimento e tasso di crescita. Al fine di ridurre
la diseguaglianza e favorire la mobilità sociale occorre riformare il sistema fiscale adottando un’imposta sui
trasferimenti ereditari e sul patrimonio.

6) Discutete la relazione esistente tra rendimento del capitale, saggio di crescita e concentrazione della
ricchezza in Piketty.

La contraddizione del “capitalismo patrimoniale” è la diseguaglianza tra il tasso di rendimento del capitale +
e il tasso di crescita del prodotto/reddito totale =.

Quando + > = i patrimoni ereditati dal passato si ricapitalizzano più velocemente rispetto all’aumento
prodotto/reddito totale; di conseguenza la concentrazione del capitale raggiunge livelli molto elevati perché
i patrimoni ricevuti in eredità prevalgono largamente su quelli accumulati nella vita lavorativa.

Nel lungo periodo il rapporto tra capitale e reddito è pari al rapporto tra tasso di risparmio e tasso di crescita,
ovvero ? = @ = (questa identità è derivabile dal modello Harrod-Domar). Ciò significa che in una società
stagnante, caratterizzata da un alto ammontare di patrimoni, è probabile che il tasso di risparmio ecceda
quello di crescita, e dunque il rapporto capitale-prodotto ? sia elevato (aumenta il peso del capitale).

7) Discutete le caratteristiche della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi negli USA e in Europa.

Piketty analizza la diseguaglianza utilizzando come misura della concentrazione dei redditi la quota di reddito
percepita dall’ultimo decile di popolazione. Nel periodo 1910-1940 si osserva una curva ad “U rovesciata”:
aumento della diseguaglianza fino al massimo degli anni ’30 e successiva caduta negli anni ‘40. Dopo un lungo
periodo di stabilità (corrispondete alla “età dell’oro” dove = > +), la tendenza si inverte e la diseguaglianza
ricomincia a crescere a partire dagli anni ’70.

Un profilo analogo a quello osservato negli USA caratterizza la dinamica della diseguaglianza in Europa, anche
se nel periodo 1970-2010 la quota di reddito posseduta dal decile più ricco è crescita più velocemente in USA
che in Europa, perciò il divario fra le due curve si è progressivamente allargato. Questo rispecchia una
maggiore concentrazione del reddito negli Stati Uniti.

8) Quali fattori spiegano l’elevata diseguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro negli USA?

Un fattore di diseguaglianza che non dipende dalla relazione tra + e = è la crescita dei “top labour incomes”,
all’interno dei quali si collocano i manager che hanno acquisito il potere di fissare le proprie remunerazioni
sulla base della posizione gerarchica occupata. Dunque, oltre alla diseguaglianza dovuta ai redditi da capitale,
si sta espandendo anche quella dovuta ai redditi da lavoro.

Un altro fattore di diseguaglianza è l’impoverimento della classe media, che non riesce ad accedere ai gradi
più alti dell’istruzione con conseguente perdita di capitale umano. Le politiche redistributive si sono
dimostrate poco efficaci perché tendono a favorire i più poveri ma non la classe media.
4
Quinto gruppo di risposte


1) Discutete le principali caratteristiche del modello cinese di “via finanziaria allo sviluppo”.

Grazie a varie riforme, la Cina è passata rapidamente dalla condizione di paese semi-industrializzato a quella
di paese pienamente industrializzato. La sua economia, inizialmente centralizzata, è diventata più decentrata
e aperta verso il commercio internazionale.

Il modello di “via finanziaria allo sviluppo” che ha sostenuto la crescita della Cina è caratterizzato da:
- Elevata accumulazione di capitale, favorita dall’alto tasso di risparmio e dai bassi consumi;
- Piccola quota di spesa pubblica destinata ad interventi sociali;
- Crescente flusso di esportazioni.

L’economia cinese viene oggi definita del “triplo mix” poiché consiste in una miscela di meccanismi di piano
e di mercato; di intrecci tra imprese private e settore pubblico, soprattutto per l’accesso ai finanziamenti; di
decisioni economiche centralizzate e decentrate.

2) Delineate le prime due fasi delle riforme che hanno caratterizzato il sistema economico cinese.

L’evoluzione dell’economia cinese è stata influenzata dai cambiamenti avvenuti sul piano politico nel corso
degli anni. Da questo punto di vista possiamo individuare due momenti: gli anni ’60 hanno visto il predominio
di Mao e della sua politica del “grande balzo in avanti” che ha ottenuto alti risparmi sacrificando però i salari
industriali, i consumi e gli investimenti in agricoltura; dal 1978, su iniziativa di Deng Xiaoping, i nuovi principi
dello sviluppo economico diventano riforme e apertura.

Nel 1978 inizia così una prima fase di riforme:
- Progressivo abbandono della pianificazione economica;
- Politica della “porta aperta”;
- Trasformazione delle campagne grazie ad un sistema semi-privato di gestione della terra (le famiglie
ricevono in usufrutto un terreno da coltivare);
- Nascono nuove imprese pubbliche controllate dal potere politico ma a livello locale (TVE);

Le riforme della seconda fase vengono implementate a partire dal 1984:
- Introduzione di meccanismi di mercato;
- Liberalizzazione dei prezzi e salari;
- Maggiore autonomia per le singole imprese che possono ora trattenere i profitti al proprio interno.

3) Delineate le fasi delle riforme che hanno caratterizzato il sistema economico e politico cinese negli
ultimi due decenni.

Le riforme della terza fase riguardano la privatizzazione delle grandi industrie, la creazione di istituzioni
adatte all’economia di libero mercato, la maggiore centralità del diritto. Quest’ultimo in particolare viene
reso più uniforme all’interno della Cina stessa e armonizzato alla legislazione internazionale.

All’evoluzione economica ha fatto riscontro una trasformazione del Partito Comunista Cinese (PCC) e del suo
apparato amministrativo. Il PCC, pur mantenendo saldo il controllo del potere, ha lasciato maggiore spazio
alle amministrazioni locali. Le imprese controllate dal governo centrale sono state affiancate da quelle di
proprietà delle provincie e delle municipalità.
1
4) Discutete l’importanza della politica della “porta aperta” attuata a partire dal 1978 nello sviluppo
della Cina.

La politica della “porta aperta” viene introdotta nel 1978 con una legge che autorizza gli investimenti esteri
e crea delle zone economiche speciali, cioè aree con una legislazione economica diversa rispetto a quella
vigente nel resto della nazione. Le ZES sono collocate lungo la costa ed il loro epicentro è Shanghai.

Questi cambiamenti hanno favorito la competitività delle imprese cinesi che si sono integrate velocemente
nel mercato internazionale. La Cina, inoltre, è entrata a far parte di alcune organizzazioni internazionali come
la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e il FMI.

5) Discutete i fattori negativi che hanno condizionato ed ancora condizionano lo sviluppo cinese.

La rapidissima crescita della Cina ha causato seri problemi di sostenibilità. I principali riguardano:
- Gli squilibri di natura economica, politica e sociale dovuti all’aumento delle diseguaglianze fra le categorie
di lavoratori;
- Il disagio nelle zone rurali per l’aumento dell’urbanizzazione;
- L’inquinamento ambientale causato dall’industrializzazione.

6) Discutete le nuove linee del modello di sviluppo cinese. Che cosa è il “sogno cinese” di Xi Jinping?

Il “sogno cinese” di Xi Jinping è un nuovo modello di sviluppo da raggiungere attraverso importanti riforme
economiche delineate nel 13° Piano Quinquennale.

Un primo gruppo di riforme serve a ridurre il peso eccessivo degli investimenti, che in passato hanno
sostenuto la crescita della Cina a scapito dei consumi. Un secondo gruppo di misure è finalizzato a sostituire
la produzione di prodotti a basso costo e di bassa qualità con prodotti high-tech. Un terzo gruppo di riforme
è orientato alla riduzione dell’inquinamento causato dalle industrie.

Questo nuovo percorso di sviluppo, chiamato “new normal” si riferisce al periodo 2016-2020. L’obiettivo è
raddoppiare il PIL con una crescita caratterizzata da più equilibrio tra aree urbane e rurali, da maggiore libertà
di mercato, da uno stimolo dei consumi e da sostenibilità nel lungo periodo.

7) Delineate le principali caratteristiche del processo di liberalizzazione del sistema economico indiano
durante gli anni ’90.

Le riforme liberali vennero introdotte negli anni ’90 per risolvere la crisi dovuta all’aumento del debito estero
e alla crescente inflazione. Queste riforme strutturali hanno creato condizioni più favorevoli allo sviluppo,
seppur aggravando le diseguaglianze economiche e sociali. L’India si è così allontanata dall’esperimento di
“economia mista” iniziato dopo l’indipendenza, fondato sul ruolo centrale dello Stato nel promuovere lo
sviluppo del paese.

Il pacchetto di riforme, detto “Delhi Consensus”, prevede:
- Minori interferenze statali in economia;
- Riduzione della spesa pubblica e diminuzione delle imposte;
- Integrazione nel mercato internazionale attraverso la liberalizzazione di importazioni e investimenti;
- Minore controllo sul sistema bancario.

2
8) Discutete le caratteristiche del sistema produttivo indiano.

I servizi hanno un peso maggiore in termini di PIL rispetto all’industria. Si tratta di un “settore dualistico” a
causa della sua diversa composizione: da un lato troviamo i servizi altamente tecnici relativi a informatica,
finanza e telecomunicazioni; dall’altro lato ci sono attività a bassa produttività (commercio e ristorazione).

Un’altra caratteristica dell’economia indiana riguarda il settore manifatturiero. Le industrie, infatti, sono ad
elevato contenuto di lavoro qualificato, contrariamente alla media dei paesi emergenti dove prevalgono
quelle che impiegano manodopera non qualificata. Anche la terza caratteristica riguarda la manifattura: i vari
settori industriali hanno un peso relativamente equilibrato.

La quarta caratteristica riguarda la presenza di piccole imprese poco efficienti che con il loro modesto volume
d’affari frenano la modernizzazione.

9) Discutete l’importanza del processo di integrazione e dei flussi d’esportazione nel sistema indiano.

In talune produzioni l’India è considerata già oggi un’alternativa significativa alla Cina, anche in ragione dei
livelli retributivi più contenuti del lavoro non qualificato, sebbene in tutto o in parte compensati da una più
bassa produttività del lavoro. Il confronto deve tuttavia essere effettuato tenendo conto anche di fattori
ulteriori, che possono condizionare l’attrattività del paese, in positivo o in negativo. Fattori sicuramente
positivi sono la disponibilità di lavoro qualificato, utilizzabile in modo complementare a quello non
qualificato, e l’esistenza di un terziario avanzato che potrebbe fornire importanti servizi alle imprese europee.

10) Discutete l’importanza della politica di redistribuzione della terra per l’avvio del processo di sviluppo
della Corea del Sud.

Lo sviluppo della Corea del Sud è il risultato di una pianificazione a lungo termine, unita a politiche industriali
volte ad agevolare l’introduzione delle innovazioni. Altri fattori complementari sono stati:
- Il graduale trasferimento dei lavoratori dal settore agricolo a quello manifatturiero;
- L’adozione di tecnologie sempre più avanzate sviluppate;
- La formazione di capitale umano grazie all’elevata spesa in R&D e istruzione.
All’interno di questo contesto, la redistribuzione della proprietà delle terre operata con una legge di riforma
agraria negli anni ’50 ha contribuito a ridurre le diseguaglianze di reddito.

11) Discutete il ruolo di uno Stato orientato allo sviluppo in Corea del Sud.

Il processo di industrializzazione guidato dallo Stato negli anni ’60 ha trasformato la Corea del Sud in uno dei
paesi più avanzati al mondo. Il governo ha pianificato gli obiettivi a lungo termine della politica economica,
mentre i chaebol (ossia i grandi conglomerati industriali) sono stati importanti attori perché hanno fornito
competenze manageriali e tecnologiche assieme alla dimensione per rivaleggiare con i concorrenti esteri.

12) Discutete le caratteristiche del sistema produttivo della Corea del Sud.

Il sistema produttivo della Corea del Sud è cambiato radicalmente nel giro di pochi decenni: negli anni ’70
venivano soprattutto fabbricati prodotti ad alta intensità di lavoro, come quelli tessili; oggi, invece, il paese
domina la categoria dei beni elettronici di consumo. È anche il maggiore costruttore di navi e produttore di
acciaio del mondo, mentre è quinto per quanto riguarda le automobili. La rapida trasformazione è dovuta
principalmente all’espansione delle grandi chaebol, finanziate dalle banche statali.

3

13) Discutete l’importanza dell’istruzione e delle spese in ricerca e sviluppo in Corea del Sud.

Uno dei principali fattori che spiegano il notevole successo dell’economia coreana è la capacita di questo
Stato di aumentare costantemente il suo capitale umano. La Corea del Sud investe circa il 3% del suo PIL in
Ricerca e Sviluppo. Questo grande sforzo viene sostenuto sia attraverso la spesa pubblica sia grazie agli
investimenti effettuati da chaebol e altre aziende. Le riforme del periodo post-bellico, che hanno ridotto la
diseguaglianza del reddito, hanno reso possibile l’accesso all’istruzione per la maggioranza della popolazione.

4
Sesto gruppo di risposte


1) Discutete le principali caratteristiche del Washington Consensus.

L’espressione “Washington Consensus” si riferisce ad un insieme di riforme istituzionali e macroeconomiche
finalizzate a promuovere lo sviluppo dei paesi emergenti. Queste misure sono state elaborate negli anni ’80
da alcune organizzazioni internazionali con sede a Washington, come la Banca Mondiale e il FMI.

La teoria alla base del Washington Consensus è di tipo neo-liberista. Da questa prospettiva le cause principali
dell’arretratezza dei paesi in via di sviluppo sono la carenza di capitale, sia fisico che umano, e la mancanza
di meccanismi di libero mercato. Le riforme del Washington Consensus sono rivolte alla liberalizzazione del
commercio, alla privatizzazione e ad attrarre investimenti esteri.

2) Discutete le principali caratteristiche del post-Washington Consensus.

Il post-Washington Consensus è un insieme di riforme concepite durante gli anni ’90 che rappresentano
un’alternativa rispetto a quanto previsto dal Washington Consensus del decennio precedente. Stiglitz ritiene
che le riforme vadano implementate in modo graduale e che sia necessario prestare maggiore attenzione
alle loro conseguenze politico-sociali.

I principi fondamentali del post-Washington Consensus sono:
- Individuazione delle caratteristiche specifiche di ciascun PVS;
- Formulazione di strategie di crescita compatibili con tali caratteristiche;
- Rafforzamento delle istituzioni;
- Valutazione dei programmi di sviluppo non solo in termini di aumento del PIL ma anche di riduzione della
povertà e di rafforzamento della democrazia;
- Maggiore investimento nella formazione di capitale umano.

3) Discutete le caratteristiche della crisi finanziaria del Sud-Est asiatico.

La crisi finanziaria che ha colpito il Sud-Est asiatico nel 1997-98 è stata causata dal grave indebitamento del
settore privato e dal progressivo deflusso di capitali. Questo fenomeno è riconducibile alle politiche previste
dal Washington Consensus che avevano portato ad una liberalizzazione finanziaria rapida e incontrollata.

Il Fondo Monetario Internazionale, inoltre, è stato accusato di aver imposto politiche di risanamento dirette
a salvaguardare gli interessi degli Stati Uniti piuttosto che a far ripartire la crescita nei paesi colpiti dalla crisi.
Tra i vincoli che accompagnavano gli aiuti economici c’era la richiesta di mantenere tassi di interesse elevati
per convincere gli investitori a non spostare i loro capitali, rendendo però troppo onerosa per le imprese
locali la restituzione dei prestiti.

4) Evidenziate le principali caratteristiche istituzionali del sistema giapponese di capitalismo orientato
allo sviluppo.

Negli anni ’90 la debolezza dell’esecutivo giapponese ha fatto sì che il settore privato si facesse carico di varie
responsabilità pubbliche, svolgendo un ruolo sostitutivo rispetto al welfare state. La stretta cooperazione tra
Stato, imprese e lavoro ha dato vita ad un modello di capitalismo orientato allo sviluppo. La burocrazia statale
regola l’attività produttiva, riduce la concorrenza e favorisce gli oligopoli; mentre le industrie non perseguono
solo obiettivi economici ma anche altre finalità di natura sociale e collettiva. Inoltre, i portatori di interesse
all’interno delle aziende non sono unicamente gli azionisti ma anche i dipendenti.

1
5) Descrivete la struttura industriale e di governance del sistema giapponese.

Molte imprese giapponesi sono unite nei cosiddetti keiretsu, che possono essere orizzontali oppure verticali
a seconda del tipo di integrazione che si sviluppa tra di loro. Si tratta di un sistema chiuso che limita la
concorrenza, creando tuttavia un terreno fertile per le innovazioni.

Lo Stato ha introdotto politiche pubbliche di assistenza e tutela del settore industriale fra cui:
- Politiche fiscali volte ad incoraggiare risparmio ed investimenti;
- Politiche commerciali protezionistiche con restrizioni alle importazioni;
- Sostegno dei keiretsu e tolleranza verso gli oligopoli.

6) Mettete in luce le principali caratteristiche del sistema tedesco di “capitalismo sociale di mercato”.

Il capitalismo sociale di mercato è un modello economico che si propone di garantire sia la libertà di mercato
che la giustizia sociale, armonizzandole tra loro. La piena realizzazione dell’individuo non può avere luogo se
non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà d’impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma
queste condizioni da sole non bastano affinché tutti si realizzino. Lo Stato deve allora intervenire laddove il
mercato fallisce nella sua funzione sociale, senza però interferire con i suoi esiti naturali.

- L'obiettivo consiste nel coniugare efficienza ed equità, attraverso una grande libertà di mercato e grazie
ad un sistema di sicurezza sociale molto sviluppato.
- Stretta collaborazione tra lavoro e capitale, con una rappresentanza paritetica di lavoratori e direttori nei
consigli di sorveglianza.
- I salari, uniformi per le diverse categorie, sono fissati in accordo tra sindacati e associazioni industriali.
- Lo Stato assicura la stabilità necessaria per l’accumulazione del risparmio e la crescita delle imprese.

7) Descrivete la struttura industriale e di governance nel sistema industriale tedesco.

La struttura industriale tedesca viene definita come “welfare capitalistico”, all’interno della quale lavoro e
capitale cooperano nel governare l’impresa. Nel 1976 è stata introdotta una legge di cogestione che impone
alle imprese una rappresentanza paritetica di lavoratori e direzione, attraverso un doppio sistema di consigli.
Questo sistema rende le relazioni industriali relativamente morbide poiché lavoratori e sindacati hanno un
potere significativo nella gestione aziendale. Inoltre i salari, uniformi per le diverse categorie, vengono fissati
in accordo tra sindacati e associazioni industriali. Un’altra conseguenza è il controllo dal basso che, attraverso
questo meccanismo, i lavoratori esercitano su azionisti e top manager.

8) Mettete in luce le principali caratteristiche istituzionali del sistema americano di capitalismo
orientato al mercato.

Il capitalismo orientato al mercato, chiamato anche “capitalismo manageriale”, si basa sull’importanza della
libertà di mercato. Esso, inoltre, tiene conto dell’efficienza ma non dell’equità e perciò non si preoccupa di
contrastare l’aumento della diseguaglianza. È infine caratterizzato da elevata mobilità sociale in relazione al
merito di ciascuno.

Questo modello, tuttavia, presenta anche delle criticità:
- Le elevate remunerazioni dei manager hanno prodotto gravi diseguaglianze;
- L’enfasi sul consumo riduce notevolmente il risparmio;
- Debito pubblico elevato;
- Welfare ridotto, infatti i sistemi pensionistico e sanitario sono gestiti da assicurazioni private.

2
9) Descrivete la struttura industriale e di governance nel sistema economico americano.

La struttura industriale del sistema economico americano viene classificata come “capitalismo manageriale
orientato al mercato”. Le grandi società per azioni sono controllate da shareholders che perseguono i propri
interessi, mentre i dipendenti vengono scarsamente considerati. L’obiettivo più importante per le imprese è
massimizzare il profitto. Esiste, inoltre, una divisione tra proprietà e gestione delle aziende, così come una
completa separazione tra industria e finanza che comporta costi elevati di finanziamento.
- Formazione di grandi oligopoli;
- Espansione all’estero con multinazionali;
- La delocalizzazione (outsourcing) ha avuto effetti negativi in termini di posti di lavoro;
- Le imprese vengono riorganizzate e trasferite senza alcuna attenzione ai problemi occupazionali.

10) Discutete le caratteristiche della riforma sanitaria di Obama.

Nel 2010 è stata approvata una riforma molto importante del sistema sanitario americano, chiamata
“Affordable Care Act” (o “ObamaCare”). Il suo obiettivo è quello di migliorare tre aspetti cruciali: l’accesso
alle prestazioni, l’estensione della copertura assicurativa e il controllo della spesa sanitaria. La riforma
garantisce sgravi fiscali ai meno abbienti, allarga la copertura del Medicaid (il programma federale rivolto ad
alcune fasce della popolazione a basso reddito) e fornisce aiuti alle società private che forniscono copertura
sanitaria a chi fin qui non era assicurato. La riforma proibisce, inoltre, che le condizioni sanitarie pregresse di
un paziente gli impediscano di contrarre un’assicurazione. Infine, i datori di lavoro con più di 50 dipendenti
sono ora obbligati a fornire loro copertura assicurativa sanitaria in cambio di sgravi fiscali.

3
Settimo gruppo di risposte


1) Discutete le principali caratteristiche dello sviluppo economico italiano soffermandovi in particolare
sulla dinamica della produttività.

La produttività in Italia non è cresciuta allo stesso ritmo degli altri paesi industrializzati: nell’ultimo ventennio
si è registrato un +5%, contro un +40% degli Stati Uniti ed un +30% di Francia, Gran Bretagna e Germania.

Le principali cause del fenomeno sono:
- il basso investimento in informatica e macchinari tecnologicamente avanzati;
- l’inefficienza dei servizi, anche dopo la loro privatizzazione;
- la rigidità del mercato del lavoro;
- l’assenza di politiche di liberalizzazione dei mercati e di promozione della concorrenza.

La scarsa crescita della produttività ha danneggiato le imprese italiane provocando un aumento dei costi di
produzione da esse sostenuti e riducendone così la competitività.

2) Discutete le principali caratteristiche dello sviluppo economico italiano soffermandovi in particolare
sul vincolo esterno.

Uno dei fattori alla base del “miracolo economico” italiano del 1950-60 è stata la crescita delle esportazioni.
La scelta compiuta dalle imprese italiane di specializzarsi nei settori tradizionali (come tessile, calzature,
mobili e prodotti alimentari) ha favorito lo sviluppo iniziale del nostro paese ma, in seguito, si è trasformata
in un vincolo.

La produzione all’interno di tali settori è progressivamente diminuita a causa della difficoltà di adattamento
all’organizzazione post-fordista che richiede settori dinamici, costanti innovazioni e cospicui investimenti in
ricerca e sviluppo. Le imprese italiane hanno anche risentito della concorrenza dei paesi in via di sviluppo.

Il calo delle esportazioni evidenzia la perdita di competitività dell’Italia rispetto ai paesi industrializzati ed a
quelli emergenti: nel primo caso ciò è dovuto al progresso tecnologico più lento, mentre nel secondo caso
dipende dai maggiori costi di produzione sostenuti.

3) Discutete le principali caratteristiche dello sviluppo economico italiano soffermandovi in particolare
sulle particolarità della struttura produttiva e sulla dimensione delle imprese.

La struttura produttiva italiana è costituita da imprese di dimensione medio-piccola che operano all’interno
dei settori tradizionali (come tessile, calzature, mobili e prodotti alimentari). Questo ostacola il progresso
tecnologico e la realizzazione di economie di scala. Tale modello produttivo permane a causa delle scarse
risorse manageriali ed organizzative, ma dipende anche da elementi culturali come la gestione famigliare
delle aziende.

Altri elementi che spiegano la crescita ridotta sono la scarsa propensione all’innovazione, il basso livello degli
investimenti, la rigidità del mercato del lavoro, l’elevato debito pubblico e il divario Nord-Sud.

1
4) Discutete le principali caratteristiche dello sviluppo economico italiano soffermandovi in particolare
sulle carenze strutturali.

Le carenze strutturali dell’economia italiana riguardano varie forme di dualismo: quello tra il Nord e il Sud,
tra industrie che utilizzano tecnologie avanzate e non avanzate, tra lavoratori regolari e precari, tra grandi
imprese e quelle di dimensione medio-piccola.

Una grave carenza da fronteggiare è costituita dal basso livello di investimento in ricerca e sviluppo,
infrastrutture e capitale umano. Bisogna, inoltre, ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia,
accrescere la competitività delle imprese e abbattere i costi di produzione, risanare i conti pubblici e alleviare
gli squilibri territoriali e distributivi.

Ulteriori carenze sono: una classe dirigente concentrata sugli obiettivi di breve periodo, incapace di avviare
le riforme strutturali necessarie; le inefficienze della pubblica amministrazione; l’arretratezza dell’economia
del Mezzogiorno; il prevalere di legami famigliari e/o di “clan”.

5) Discutete le caratteristiche del divario Nord-Sud.

Il divario Nord-Sud rappresenta un problema strutturale molto importante del sistema economico italiano.
La percentuale di disoccupati al Sud è più del quadruplo di quella del Nord; il peso dell’agricoltura e dei servizi
è superiore alla media; le esportazioni sono l’8% del PIL contro il 25% dell’Italia centro-settentrionale. Anche
la ricchezza famigliare è più bassa e la diseguaglianza maggiore.

Anche se in alcune zone limitate del Sud si è verificata recentemente un'espansione dei distretti industriali e
di attività terziarie moderne, in gran parte della zona le condizioni economiche e sociali restano difficili.
Mentre le altre regioni europee che erano restate indietro si stanno lentamente sviluppando, il Sud d’Italia
non riesce a decollare.

I flussi migratori verso il Centro ed il Nord sono ancora elevati, specialmente per i giovani, inclusi quelli con
un elevato livello di istruzione. Ciò determina un impoverimento del capitale umano per il Mezzogiorno.