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Wolfgang Amadeus Mozart

(1756 - 1791)

Don Giovanni o l'empio punito

Dramma giocoso in due atti

Libretto di Lorenzo Da Ponte (1749-1838)

Musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Prima Rappresentazione: Praga, National Theater,


October 29, 1787

Cast: Don Giovanni, a nobleman


Leporello, his servant
Donna Anna, a lady of Seville
Commendatore, her father
Don Ottavio, betrothed to Donna Anna
Donna Elvira, a lady of Burgos, abandoned by Don
Giovanni
Zerlina, a peasant girl
Masetto, her betrothed
Chorus of peasants
Atto I

Scena 1

Giardino - Notte.

Leporello, con ferraiolo, passeggia


davanti alla casa di Donn'Anna;
indi Don Giovanni e Donn'Anna ed
in ultimo il Commendatore.

(Leporello, entrando dal lato destro


con lanterna in mano,
s'avanza cauto e circospetto.)

LEPORELLO:
Notte e giorno faticar,
Per chi nulla sa gradir,
Piova e vento sopportar,
Mangiar male e mal dormir.
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Oh che caro galantuomo!
Vuol star dentro colla bella,
Ed io far la sentinella!
Voglio far il gentiluomo
E non voglio più servir...
Ma mi par che venga gente;
Non mi voglio far sentir.
(Si ritira)
(Don Giovanni esce dal palazzo
del Commendatore inseguito da
Donn'Anna;
cerca coprirsi il viso
ed è avvolto in un lungo mantello.)

DONNA ANNA:
(Trattenendo Don Giovanni)
Non sperar, se non m'uccidi,
Ch'io ti lasci fuggir mai!
DON GIOVANNI:
(sempre cercando di celarsi)
Donna folle! indarno gridi,
Chi son io tu non saprai!

LEPORELLO:
(avanzandosi)
Che tumulto! Oh ciel, che gridi!
Il padron in nuovi guai.

DONNA ANNA:
Gente! Servi! Al traditore!

DON GIOVANNI:
Taci e trema al mio furore!

DONNA ANNA:
Scellerato!

DON GIOVANNI:
Sconsigliata!

LEPORELLO:
Sta a veder che il malandrino
Mi farà precipitar!

DONNA ANNA:
Come furia disperata
Ti saprò perseguitar!

DON GIOVANNI:
Questa furia disperata
Mi vuol far precipitar!

IL COMMENDATORE:
(con spada e lume)
Lasciala, indegno!

(Donn'Anna, udendo la voce del


padre,
lascia Don Giovanni ed entra in
casa.)
Battiti meco!

DON GIOVANNI:
Va, non mi degno
Di pugnar teco.

IL COMMENDATORE:
Così pretendi da me fuggir?

LEPORELLO:
Potessi almeno di qua partir!

DON GIOVANNI:
Misero, attendi,
se vuoi morir!

(Si battono. Il Commendatore


è mortalmente ferito) E noi tutti, o buona gente,
Ripetiam allegramente
IL COMMENDATORE: L'antichissima canzon:
Ah, soccorso! son tradito!
L'assassino m'ha ferito, TUTTI:
E dal seno palpitante Questo è il fin di chi fa mal;
Sento l'anima partir. E de' perfidi la morte
Alla vita è sempre ugual.
DON GIOVANNI:
Ah, già cade il sciagurato, FINE
Affannoso e agonizzante,
Già dal seno palpitante
Veggo l'anima partir.

LEPORELLO:
Qual misfatto! qual eccesso!
Entro il sen dallo spavento - Karadar Bertoldi Ensemble - Studio
Palpitar il cor mi sento! Informatico Anesin -
Io non so che far, che dir.

(Il Commendatore muore.)

Scena 2

DON GIOVANNI:
(sottovoce)
Leporello, ove sei?

LEPORELLO:
Son qui, per mia disgrazia, e voi?

DON GIOVANNI:
Son qui.

LEPORELLO:
Chi è morto, voi o il vecchio?

DON GIOVANNI:
Che domanda da bestia! Il vecchio.

LEPORELLO:
Bravo, due imprese leggiadre!
Sforzar la figlia ed ammazzar il
padre!

DON GIOVANNI:
L'ha voluto, suo danno.

LEPORELLO:
Ma Donn'Anna, cosa ha voluto?

DON GIOVANNI:
Taci, non mi seccar, vien meco, se
non
vuoi qualche cosa ancor tu!

LEPORELLO:
Non vo'nulla, signor, non parlo più.
posso...
Tra fumo e fuoco... Badate un poco... (alzando da terra la lanterna ed il
L'uomo di sasso... Fermate il passo... mantello.
Giusto là sotto... Diede il gran Partono.)
botto...
Giusto là il diavolo - Sel'trangugiò.

TUTTI: Scena 3
Stelle, che sento!
Don Ottavio, Donn'Anna e Servi con
LEPORELLO: lumi.
Vero è l'evento!

DONNA ELVIRA: DONNA ANNA:


Ah, certo è l'ombra Ah, del padre in periglio
Che m'incontrò. in soccorso voliam.

DONNA ANNA, ZERLINA, DON DON OTTAVIO:


OTTAVIO e MASETTO: (con ferro ignudo in mano)
Ah, certo è l'ombra Tutto il mio sangue verserò, se
Che l'incontrò. bisogna.
Ma dov'è il scellerato?
DON OTTAVIO:
Or che tutti, o mio tesoro, DONNA ANNA:
Vendicati siam dal cielo, ln questo loco...
Porgi, porgi a me un ristoro, (vede il cadavere.)
Non mi far languire ancor. ma qual mai s'offre, o Dei,
spettacolo funes to agli occhi miei!
DONNA ANNA: II padre!... padre mio!...mio caro
Lascia, o caro, un anno ancora padre!...
Allo sfogo del mio cor.
DON OTTAVIO:
DON OTTAVIO: Signora!
Al desio di chi m'adora
Ceder deve un fido amor. DONNA ANNA:
Ah, l'assassino mel trucidò.
DONNA ANNA: Quel sangue - quella piaga - quel
Al desio di chi t'adora volto,
Ceder deve un fido amor. tinto e coperto del color di morte -
ei non respira più -
DONNA ELVIRA: fredde ha le membra -
Io men vado in un ritiro padre mio!... caro padre!... padre
A finir la vita mia! amato!...
io manco... io moro.
ZERLINA:
Noi, Masetto, a casa andiamo! (Sviene.)
A cenar in compagnia!
DON OTTAVIO:
MASETTO: Ah, soccorrete, amici, il mio tesoro!
Noi, Zerlina, a casa andiamo! Cercatemi, recatemi
A cenar in compagnia! qualche odor, qualche spirto. Ah!
non tardate.
LEPORELLO: (Partono due servi.)
Ed io vado all'osteria Donn'Anna! sposa! amica! II duolo
A trovar padron miglior. estremo la meschinella uccide.

ZERLINA, MASETTO e DONNA ANNA:


LEPORELLO: Ahi!
Resti dunque quel birbon
Con Proserpina e Pluton. DON OTTAVIO:
Già rinviene... Di foco pien d'orror?
(ritornano i servi)
Datele nuovi aiuti. CORO di DIAVOLI
(di sotterra, con voci cupe):
DONNA ANNA: Tuo a tue colpe è poco!
Padre mio! Vieni, c'è un mal peggior!

DON OTTAVIO: DON GIOVANNI:


Celate, allontanate agli occhi suoi Chi l'anima mi lacera?
quell'oggetto d'orrore. Chi m'agita le viscere?
(Viene portato via il cadavere.) Che strazio, ohimè, che smania!
Anima mia, consolati, fa core. Che inferno, che terror!

DONNA ANNA: LEPORELLO:


(Che ceffo disperato!
(disperatamente) Che gesti da dannato!
Fuggi, crudele, fuggi! Che gridi, che lamenti!
Lascia che mora anchi'io Come mi fa terror!)
Ora che è morto, oh Dio!
Chi a me la vita die'! (Cresce il fuoco, compariscono
diverse furie,
DON OTTAVIO: s'impossessano di Don Giovanni
Senti, cor mio, deh! senti; e seco lui sprofondano.)
Guardami un solo istante!
Ti parla il caro amante,
che vive sol per te.
Scena 20
DONNA ANNA:
Tu sei!... perdon, mio bene -
L'affanno mio, le pene...
Ah! il padre mio dov'è? Leporello, Donna Elvira,
Donn'Anna, Zerlina, Don Ottavio,
DON OTTAVIO: Masetto, con ministri di giustizia.
Il padre? Lascia, o cara,
la rimembranza amara.
Hai sposo e padre in me.
DONNA ELVIRA, ZERLINA, DON
DONNA ANNA: OTTAVIO e MASETTO:
Ah! Vendicar, se il puoi, Ah, dov'è il perfido?
Giura quel sangue ognor! Dov'è l'indegno?
Tutto il mio sdegno
DON OTTAVIO: Sfogar io vo'!
Lo giuro agli occhi tuoi,
Lo giuro al nostro amor! DONNA ANNA:
Solo mirandolo
A 2: Stretto in catene
Che giuramento, o dei! Alle mie pene
Che barbaro momento! Calma darò.
Tra cento affetti e cento
Vammi ondeggiando il cor. LEPORELLO:
Più non sperate
(Partono.) Di ritrovarlo,
Più non cercate.
Lontano andò.

Scena 4 TUTTI:
Cos'è? Favella! Via presto, sbrigati!
Notte. Strada.
LEPORELLO:
Venne un colosso... Ma se non
Don Giovanni e Leporello, poi
LEPORELLO Donn'Elvira in abito da viaggio.
(a Don Giovanni):
Dite di no!

DON GIOVANNI: DON GIOVANNI:


Ho fermo il cuore in petto: Orsù, spicciati presto. Cosa vuoi?
Non ho timor: verrò!
LEPORELLO:
LA STATUA: L'affair di cui si tratta è importante.
Dammi la mano in pegno!
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI Lo credo.
(porgendogli la mano):
Eccola! Ohimé! LEPORELLO:
È importantissimo.
LA STATUA:
Cos'hai? DON GIOVANNI:
Meglio ancora. Finiscila.
DON GIOVANNI:
Che gelo è questo mai? LEPORELLO:
Giurate di non andar in collera.
LA STATUA:
Pentiti, cangia vita DON GIOVANNI:
È l'ultimo momento! Lo giuro sul mio onore,
purché non parli del Commendatore.
DON GIOVANNI
(vuol sciogliersi, ma invano): LEPORELLO:
No, no, ch'io non mi pento, Siamo soli.
Vanne lontan da me !
DON GIOVANNI:
LA STATUA: Lo vedo.
Pentiti, scellerato!
LEPORELLO:
DON GIOVANNI: Nessun ci sente.
No, vecchio infatuato!
DON GIOVANNI:
LA STATUA: Via!
Pentiti!
LEPORELLO:
DON GIOVANNI: Vi posso dire tutto liberamente?
No!
DON GIOVANNI:
LA STATUA: Sì.
Sì!
LEPORELLO:
DON GIOVANNI: Dunque quando è così,
No! caro signor padrone,
la vita che menate
LA STATUA: (all'orecchio, ma forte)
Ah! tempo più non v'è! è da briccone.

(Fuoco da diverse parti, DON GIOVANNI:


il Commendatore sparisce, Temeraio, in tal guisa...
e s'apre una voragine.)
LEPORELLO:
DON GIOVANNI: E il giuramento?
Da qual tremore insolito
Sento assalir gli spiriti! DON GIOVANNI:
Dond'escono quei vortici Non so di giuramento. Taci, o
chi'io... DON GIOVANNI:
Non l'avrei giammai creduto;
LEPORELLO: Ma farò quel che potrò.
Non parlo più, non fiato, o padron Leporello, un altra cena
mio. Fa che subito si porti!

DON GIOVANNI: LEPORELLO


Così saremo amici. Or odi un poco: (facendo capolino di sotto alla
Sai tu perchè son qui? tavola):
Ah padron! Siam tutti morti.
LEPORELLO:
Non ne so nulla. Ma essendo l'alba DON GIOVANNI
chiara, (tirandolo fuori):
non sarebbe qualche nuova Vanne dico!
conquista?
Io lo devo saper per porla in lista. LA STATUA
(a Leporello che è in atto di parlare):
DON GIOVANNI: Ferma un po'!
Va la, che sei il grand'uom! Non si pasce di cibo mortale
Sappi chi'io sono innamorato d'una chi si pasce di cibo celeste;
bella dama, e son certo che m'ama. Altra cure più gravi di queste,
La vidi, le parlai; meco al casino Altra brama quaggiù mi guidò!
questa notte verrà...
(Viene dal fondo Donna Elvira.) LEPORELLO:
Zitto, mi pare (La terzana d'avere mi sembra
sentire odor di femmina... E le membra fermar più non so.)

LEPORELLO: DON GIOVANNI:


(Cospetto, che odorato perfetto!) (Parla dunque! Che chiedi! Che
vuoi?
DON GIOVANNI:
All'aria mi par bella. LA STATUA:
Parlo; ascolta! Più tempo non ho!
LEPORELLO:
(E che occhio, dico!) DON GIOVANNI:
Parla, parla, ascoltandoti sto.
DON GIOVANNI:
Ritiriamoci un poco, e scopriamo LA STATUA:
terren. Tu m'invitasti a cena,
Il tuo dover or sai.
LEPORELLO: Rispondimi: verrai
Già prese foco! tu a cenar meco?

(Vanno in disparte) LEPORELLO


(da lontano, sempre tremando):
Oibò;
tempo non ha, scusate.
Scena 5
DON GIOVANNI:
Donna Elvira e detti A torto di viltate
Tacciato mai sarò.

LA STATUA:
DONNA ELVIRA: Risolvi!
Ah, chi mi dice mai
Quel barbaro dov'è, DON GIOVANNI:
Che per mio scorno amai, Ho già risolto!
Che mi mancò di fe?
Ah, se ritrovo l'empio LA STATUA:
E a me non torna ancor, Verrai?
(entra spaventato e chiude l'uscio): Vo' farne orrendo scempio,
Ah, signor, per carità! Gli vo' cavare il cor.
Non andate fuor di qua!
L'uom di sasso, l'uomo bianco, DON GIOVANNI
Ah padrone! Io gelo, io manco. (piano a Leporello.):
Se vedeste che figura, Udisti? Qualche bella dal vago
se sentiste come fa ahandonata. Poverina! Cerchiam di
Ta! Ta! Ta! Ta! consolare il suo tormento.

(imitando i passi del LEPORELLO:


Commendatore.) (Così ne consolò mile e ottocento).

DON GIOVANNI: DON GIOVANNI:


Non capisco niente affatto. Signorina...
Tu sei matto in verità.
DONNA ELVIRA:
(Si batte alla porta.) Chi è là?

LEPORELLO: DON GIOVANNI:


Ah sentite! Stelle! che vedo!

DON GIOVANNI: LEPORELLO:


Qualcun batte! (O bella! Donna Elvira!)
Apri!
DONNA ELVIRA:
LEPORELLO Don Giovanni!...
(tremando): Sei qui, mostro, fellon, nido
Io tremo! d'inganni!

DON GIOVANNI: LEPORELLO:


Apri, dico! (Che titoli cruscanti! Manco male
che lo conosce bene!)
LEPORELLO:
Ah! DON GIOVANNI:
Via, cara Donna Elvira,
DON GIOVANNI: calmate quella collera... sentit...
Per togliermi d'intrico Lasciatemi parlar...
Ad aprir io stesso andrò.
DONNA ELVIRA:
(Prende il lume e la spada sguainata Cosa puoi dire, dopo azion sì nera?
e va ad aprire.) In casa mia entri furtivamente. A
forza d'arte,
LEPORELLO: di giuramenti e di lushinghe arrivi
(Non vo' più veder l'amico a sedurre il cor mio;
Pian pianin m'asconderò.) m'innamori, o crudele!
Mi dichiari tua sposa, e poi,
(Si cela sotto la tavola.) mancando
della terra e del ciel al santo dritto,
con enorme delitto
dopo tre dì da Burgos t'allontani.
Scena 19 M'abbandoni, mi fuggi, e lasci in
preda
Il Convitato di Pietra e detti al rimorso ed al pianto,
per pena forse che t'amai cotanto!

LEPORELLO:
LA STATUA: (Pare un libro stampato!)
Don Giovanni, a cenar teco
M'invitasti e son venuto! DON GIOVANNI:
Oh, in quanto a questo, ebbi le mie
ragioni. Che vuoi, mio bene!
(a Leporello, ironicamente)
È vero? DONNA ELVIRA:
Che vita cangi!
LEPORELLO:
È vero. DON GIOVANNI
E che ragioni forti! (beffandola):
Brava!
DONNA ELVIRA:
E quali sono, DONNA ELVIRA:
se non la tua perfidia, Cor perfido!
la leggerezza tua? Ma il giusto cielo
volle ch'io ti trovassi, DON GIOVANNI:
per far le sue, le mie vendette. Lascia ch'io mangi,
E se ti piace,
DON GIOVANNI: mangia con me.
Eh via!
siate più ragionevole!...(Mi pone DONNA ELVIRA:
a cimento costei!). Se non credete Rèstati, barbaro!
a labbro mio, credete Nel lezzo immondo
a questo galantuomo. Esempio orribile
d'inquinità!
LEPORELLO:
(Salvo il vero.) (Parte.)

DON GIOVANNI LEPORELLO:


(forte): (Se non si muove
Via, dille un poco... al suo dolore,
Di sasso ha il core,
LEPORELLO: o cor non ha.)
(sottovoce a Don Giovanni)
E cosa devo dirle? DON GIOVANNI:
Vivan le femmine,
DON GIOVANNI: Viva il buon vino!
Si, si, dille pur tutto. Sostegno e gloria
d'umanità!
(Parte non visto da Donn'Elvira.)
DONNA ELVIRA:
DONNA ELVIRA: Ah!
Ebben, fa presto.
(Di dentro: poi rientra,
LEPORELLO traversa la scena fuggendo,
(Balbettando): esce da un'altra parte.)
Madama... veramente... in questo
mondo DON GIOVANNI e LEPORELLO:
conciossiacosaquandofosseché... Che grido è questo mai?
il quadro non è tondo...
DON GIOVANNI:
DONNA ELVIRA: Va a veder che cosa è stato.
Sciagurato! Così del mio dolor
giuoco (Leporello esce.)
ti prendi, Ah! Voi...
(verso Don Giovanni che non crede LEPORELLO:
partito) Ah!
Stelle! L'iniquo fuggì! Misera me!
Dov'è? In qual parte? DON GIOVANNI:
Che grido indiavolato!
LEPORELLO: Leporello, che cos'è?
Eh! lasciate che vada. Egli non merta
che di lui ci pensiate. LEPORELLO
Cos'è?
DONNA ELVIRA:
LEPORELLO: Il scellerato
Scusate! m'ingannò, mi tradì...
Sì eccellente è il vostro cuoco,
Che lo volli anch'io provar. LEPORELLO:
Eh! Consolatevi;
DON GIOVANNI: non siete voi, non foste, e non sarete
(Sì eccellente è il cuoco mio, né la prima, n´ I'ultima. Guardate:
Che lo volle anch'ei provar.) questo non picciol libro è tutto pieno
dei nomi di sue belle:
(Cava di tasca una lista)
ogni villa, ogni borgo, ogni paese
Scena 18 è testimon di sue donnesche imprese.
Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
Donna Elvira e detti. un catalogo egli è che ho fatt'io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
DONNA ELVIRA Cento in Francia, in Turchia
(entrando disperata): novantuna;
L'ultima prova Ma in Ispagna son già mille e tre.
dell'amor mio V'han fra queste contadine,
Ancor vogl'io Cameriere, cittadine,
fare con te. V'han contesse, baronesse,
Più non rammento Marchesine, principesse.
gl'inganni tuoi, E v'han donne d'ogni grado,
Pietade io sento. D'ogni forma, d'ogni età.
Nella bionda egli ha l'usanza
DON GIOVANNI e LEPORELLO: Di lodar la gentilezza,
Cos'è? Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
DONNA ELVIRA Vuol d'inverno la grassotta,
(s'inginocchia): Vuol d'estate la magrotta;
Da te non chiede È la grande maestosa,
quest'alma oppressa La piccina e ognor vezzosa.
Della sua fede Delle vecchie fa conquista
qualche merce'. Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
DON GIOVANNI: È la giovin principiante.
Mi maraviglio! Non si picca - se sia ricca,
Cosa volete? Se sia brutta, se sia bella;
(Per beffarla s'inginocchia) Purché porti la gonnella,
Se non sorgete non resto in pie'. Voi sapete quel che fa.

DONNA ELVIRA: (Parte.)


Ah non deridere
gli affani miei!

LEPORELLO:
(Quasi da piangere Scena 6
mi fa costei.)
Donna Elvira sola.
DON GIOVANNI
(alzandosi e facendo alzare Donna
Elvira):
Io te deridere!
Cielo, e perché? DONNA ELVIRA:
(con affettata tenerezza) In questa forma dunque
mi tradì il scellerato! È questo il LEPORELLO
premio (a parte):
che quel barbaro rende all'amor mio? (Ah che barbaro appetito!
Ah! Vendicar vogl'io Che bocconi da gigante!
l'ingannato mio cor. Pria ch'ei mi Mi par proprio di svenir.)
fugga
si ricorra... si vada... Io sento in petto DON GIOVANNI:
sol vendetta parlar, rabbia e dispetto. (Nel veder i miei bocconi
Gli par proprio di svenir.)
(Parte.) Piatto!

LEPORELLO
(muta il piatto):
Scena 7 Servo.
Evvivano i litiganti.
Zerlina, Masetto e Coro di Contadini
d'ambo i sessi, (alludendo ad altr'opera di questo
che cantano, suonano e ballano. titolo)

DON GIOVANNI:
Versa il vino!
ZERLINA: Eccellente marzimino!
Giovinette che fate all'amore,
Non lasciate che passi l'età! LEPORELLO
Se nel seno vi bulica il core, (mangiando e bevendo di nascosto):
Il rimedio vedetelo qua! (Questo pezzo di fagiano,
La ra la, la ra la, la ra la. Piano piano vo'inghiottir.)
Che piacer, che piacer che sarà!
DON GIOVANNI:
CORO: (Sta mangiando, quel marrano!
La ra la, ecc. Fingerò di non capir.)

MASETTO: LEPORELLO
Giovinetti leggeri di testa, (ai suonatori che di nuovo cangiano
Mon andate girando di là. motivo):
Poco dura de'matti la festa, Questa poi la conosco pur troppo.
Ma per me cominciato non ha.
La ra la. La ra la. La ra la. DON GIOVANNI
Che piacer, che piacer che sarà! (senza guardarlo):
Leporello!
CORO:
La ra la, ecc. LEPORELLO
(col boccon in gola):
ZERLINA e MASETTO: Padron mio!
Vieni, vieni, carino. godiamo,
E cantiamo e balliamo e suoniamo! DON GIOVANNI:
Che piacer, che piacer che sarà! Parla schietto, mascalzone.

LEPORELLO:
Non mi lascia una flussione
Le parole proferir.
Scena 8
DON GIOVANNI:
Don Giovanni, Leporello e detti. Mentre io mangio fischia un poco.

LEPORELLO:
non so far.
DON GIOVANNI:
Manco male, è partita. Oh guarda, DON GIOVANNI
che (accorgendosi che mangia):
Non sedur la costanza bella gioventù; che belle donne!
del sensibil mio core;
ahbastanza per te mi parla amore LEPORELLO:
Non mi dir, bell'idol mio, (Fra tante, per mia fè,
Che son io crudel con te. vi sarà qualche cosa anche per me.)
Tu ben sai quant'io t'amai,
Tu conosci la mia fe'. DON GIOVANNI:
Calma, calma il tuo tormento, Cari amici, buon giorno, Seguitate a
Se di duol non vuoi ch'io mora. stare allegramente, seguite a suonar,
Forse un giorno il cielo ancora buona gente. C'è qualche sposalizio?
Sentirà pietà di me.
ZERLINA:
(Parte.) Si, signore, e la sposa. son io.

DON OTTAVIO: DON GIOVANNI:


Ah si segua il suo passo; io vo' con Me ne consolo. Lo sposo?
lei
dividere i martiri. MASETTO:
Saran meco men gravi i suoi sospiri Io, per servirla.

DON GIOVANNI:
Oh bravo! Per servirmi; questo è
Scena 17 vero
parlar da galantuomo.
Sala in casa di Don Giovanni, con
una mensa preparata. LEPORELLO:
(Basta che sia marito.)
Don Giovanni e Leporello. Servi,
alcuni Suonatori. ZERLINA:
Oh, il mio Masetto
Una mensa imbandita. è un uom d'ottimo core.

DON GIOVANNI:
Oh anch'io, vedete!
DON GIOVANNI: Voglio che siamo amici. Il vostro
Già la mensa è preparata. nome?
Voi suonate, amici cari!
Giacché spendo i miei danari, ZERLINA:
Io mi voglio divertir. Zerlina.
(Siede a mensa.)
Leporello, presto in tavola. DON GIOVANNI
(a Masetto):
LEPORELLO: E il tuo?
Son prontissimo a servir.
(i suonatori cominciano.) MASETTO:
Bravi! Bravi! Cosa rara! Masetto.

(alludendo ad un pezzo di musica DON GIOVANNI:


nell'opera La cosa rara) O caro il mio Masetto!
Cara la mia Zerlina! v'esibisco
DON GIOVANNI: la mia protezione, Leporello?
Che ti par del bel concerto? (a Leporello che fa scherzi alle altre
contadine)
LEPORELLO: Cosa fai lì, birbone?
È conforme al vostro merto.
LEPORELLO:
DON GIOVANNI Anch'io, caro padrone,
(mangiando): esibisco la mia protezione.
Ah che piatto saporito!
DON GIOVANNI:
Presto, va con costor; nel mio LA STATUA:
palazzo Sì!
conducili sul fatto. Ordina
ch'abbiano DON GIOVANNI:
cioccolatta, caffè, vini, prosciutti: Bizzarra è inver la scena,
cerca divertir tutti, Verrà il buon vecchio a cena.
mostra loro il giardino, A prepararla andiamo,
la galleria, le camere; in effetto Partiamo - via di qua!
fa che resti contento il mio Masetto.
Hai capito? LEPORELLO:
Mover mi posso appena...
LEPORELLO Mi manca, o Dei, la lena...
(ai contadini): Per carità... partiamo,
Ho capito. Andiam! Andiamo via di qua!

MASETTO:
Signore!
Scena 16
DON GIOVANNI:
Cosa c'è?
Camera in casa di Donn'Anna
MASETTO:
La Zerlina Don Ottavio e Donn'Anna
senza me non può star.

LEPORELLO
(a Masetto): DON OTTAVIO:
In vostro loco Calmatevi, idol mio! Di quel ribaldo
ci sarà sua eccellenza; e saprà bene vedrem puniti in breve i gravi
fare le vostre parti. eccessi,
vendicati sarem.
DON GIOVANNI:
Oh, la Zerlina DONNA ANNA:
è in man d'un cavalier. Va pur, fra Ma il padre, o Dio!
poco
ella meco verrà. DON OTTAVIO:
Convien chinare il ciglio
ZERLINA: al volere del ciel. Respira, o cara!
Va, non temere. Di tua perdita amara
Nelle mani son io d'un cavaliere. fia doman, se vuoi, dolce compenso
questo cor, questa mano,
MASETTO: che il mio tenero amor...
E per questo...
DONNA ANNA:
ZERLINA: O dei, che dite
E per questo in sì tristi momenti?
non c'è da dubitar...
DON OTTAVIO:
MASETTO: E che? Vorresti
Ed io, cospetto... con indugi novelli accrescer le mie
pene?
DON GIOVANNI: Ah! Crudele!
Olà, finiam le dispute! Se subito
senza altro replicar non te ne vai, DONNA ANNA:
(mostrandogli la spada) Crudele?
Masetto, guarda ben, ti pentirai. Ah no, giammai mio ben! Troppo mi
spiace
MASETTO: allontanarti un ben che lungamente
Ho capito, signor sì! la nostr'alma desia... Ma il mondo, o
Chino il capo e me ne vo. Dio!
LEPORELLO: Giacchè piace a voi così,
Piano, piano, signore, ora ubbidisco. Altre repliche non fo.
O statua gentilissima Cavalier voi siete già.
Del gran Commendatore... Dubitar non posso affé;
Padron! Mi trema il core, Me lo dice la bontà
Non posso terminar! Che volete aver per me.
(a Zerlina, a parte)
DON GIOVANNI: Bricconaccia, malandrina!
Finiscila, o nel petto Fosti ognor la mia ruina!
Ti metto questo acciar! (a Leporello, che lo vuol condur
seco.)
LEPORELLO: Vengo, vengo!
Che impiccio, che capriccio! (a Zerlina)
Resta, resta.
DON GIOVANNI: È una cosa molto onesta!
Che gusto! Che spassetto! Faccia il nostro cavaliere
cavaliera ancora te.
LEPORELLO:
Io sentomi gelar! (Masetto parte con Leporello ed i
contadini)
DON GIOVANNI:
Lo voglio far tremar!

LEPORELLO:
O statua gentillissima, Scena 9
Benchè di marmo siate...
Ah padron mio! Mirate! Don Giovanni e Zerlina.
Che seguita a guardar!

DON GIOVANNI:
Mori... DON GIOVANNI:
Alfin siam liberati,
LEPORELLO: Zerlinetta gentil, da quel scioccone.
No, no... attendete! Che ne dite, mio ben, so far pulito?
(alla statua)
Signor, il padron mio... ZERLINA:
Badate ben... non io... Signore, è mio marito...
Vorria con voi cenar...
Ah che scena è questa! DON GIOVANNI:
(la statua china la testa) Chi? Colui?
Oh ciel! Chinò la testa! Vi par che un onest'uomo,
un nobil cavalier, com'io mi vanto,
DON GIOVANNI: possa soffrir che quel visetto d'oro,
Va là, che sei un buffone! quel viso inzuccherato
da un bifolcaccio vil sia strapazzato?
LEPORELLO:
Guardate ancor, padrone! ZERLINA:
Ma, signore, io gli diedi
DON GIOVANNI: parola di sposarlo.
E che degg'io guardar?
DON GIOVANNI:
LEPORELLO e DON GIOVANNI: Tal parola
Colla marmorea testa, non vale un zero. Voi non siete fatta
Ei fa così, così! per essere paesana; un altra sorte
vi procuran quegli occhi bricconcelli,
DON GIOVANNI quei labretti sì belli,
(verso la statua): quelle dituccie candide e odorose,
Parlate, se potete. parmi toccar giuncata e fiutar rose.
Verrete a cena?
ZERLINA:
Ah!... Non vorrei... DON GIOVANNI:
Chi ha parlato?
DON GIOVANNI:
Che non vorreste? LEPORELLO
(estremamente impaurito):
ZERLINA: Ah! qualche anima
Alfine sarà dell'altro mondo,
ingannata restar. Io so che raro che vi conosce a fondo.
colle donne voi altri cavalieri
siete onesti e sinceri. DON GIOVANNI:
Taci, sciocco!
DON GIOVANNI: Chi va là?
È un impostura
della gente plebea! La nobilità LA STATUA:
ha dipinta negli occhi l'onestà. Ribaldo, audace!
Orsù, non perdiam tempo; in questo Lascia a' morti la pace!
istante
io ti voglio sposar. LEPORELLO
(tremando):
ZERLINA: Ve l'ho detto!
Voi!
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Sara qualcun di fuori
Certo, io. che si burla di noi!
Quel casinetto è mio: soli saremo (con indifferenza e sprezzo)
e là, gioiello mio, ci sposeremo. Ehi, del Commendatore
Là ci darem la mano, non è questa la statua? Leggi un poco
Là mi dirai di sì. quella iscrizion.
Vedi, non è lontano;
Partiam, ben mio, da qui. LEPORELLO:
Scusate...
ZERLINA: non ho imparato a leggere
(Vorrei e non vorrei, ai raggi della luna.
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei, DON GIOVANNI:
Ma può burlarmi ancor.) Leggi, dico!

DON GIOVANNI: LEPORELLO


Vieni, mio bel diletto! (leggendo):
Dell'empio che mi trasse al passo
ZERLINA: estremo qui attendo la vendetta...
(Mi fa pietà Masetto.) Udiste? Io tremo!

DON GIOVANNI: DON GIOVANNI:


Io cangierò tua sorte. O vecchio buffonissimo!
Digli che questa sera
ZERLINA: l'attendo a cenar meco!
Presto... non son più forte.
LEPORELLO:
DON GIOVANNI: Che pazzia ! Ma vi par?... Oh Dei,
Andiam! mirate,
che terribili occhiate - egli ci dà!
ZERLINA: Par vivo! Par che senta... E che
Andiam! voglia parlar!

A 2: DON GIOVANNI:
Andiam, andiam, mio bene. Orsù, va là!
a ristorar le pene O qui t'ammazzo, e poi ti
D'un innocente amor. seppellisco!
vuole; (Si incamminano abbracciati verso il
dico poche parole, ella mi piglia, casino.)
sai per chi?

LEPORELLO:
Non lo so. Scena 10

DON GIOVANNI: Donna Elvira e detti


Per Leporello.

LEPORELLO:
Per me? DONNA ELVIRA

DON GIOVANNI: (che ferma con atti disperatissimi


Per te. Don Giovanni):
Fermati, scellerato! II ciel mi fece
LEPORELLO: udir le tue perfidie. Io sono a tempo
Va bene. di salvar questa misera innocente
dal tuo barbaro artiglio.
DON GIOVANNI:
Per la mano ZERLINA:
essa allora mi prende. Meschina! Cosa sento!

LEPORELLO: DON GIOVANNI:


Ancora meglio. (Amor, consiglio!)
(Piano a Donna Elvira.)
DON GIOVANNI: Idol mio, non vedete
M'accarezza, mi abbraccia: ch'io voglio divertirmi?
Caro il mio Leporello!
Leporello, mio caro! Allor m'accorsi DONNA ELVIRA:
ch'era qualche tua bella. Divertirti,
è vero? Divertirti... Io so, crudele,
LEPORELLO: come tu ti diverti.
(Oh maledetto!)
ZERLINA:
DON GIOVANNI: Ma, signor cavaliere,
Dell'inganno approfitto; non so come è ver quel ch'ella dice?
mi riconosce, grida; sento gente,
a fuggire mi metto, e pronto pronto DON GIOVANNI
per quel muretto in questo loco io (piano a Zerlina):
monto. La povera infelice
è di me innamorata,
LEPORELLO: e per pietà deggio fingere amore,
E mi dite la cosa ch'io son, per mia disgrazia, uom di
con tanta indifferenza? buon cuore.

DON GIOVANNI: DONNA ELVIRA:


Perchè no? Ah, fuggi il traditor!
Non lo lasciar più dir!
LEPORELLO: Il labbro è mentitor,
Ma se fosse costei stata mia moglie? fallace il ciglio.
Da' miei tormenti impara
DON GIOVANNI A creder a quel cor,
E nasca il tuo timor
(ridendo forte): Dal mio periglio.
Meglio ancora!
(parte conducendo via Zerlina.)
LA STATUA:
Di rider finirai pria dell'aurora!
Scena 11 (È desso.) Oh, Leporello!

Don Giovanni, poi Don Ottavio e LEPORELLO


Donn'Anna vestita a lutto. (dal muretto):
Chi mi chiama?

DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Non conosci il padron?
Mi par ch'oggi il demonio si diverta
d'opporsi a miei piacevoli progressi LEPORELLO:
vanno mal tutti quanti. Così non conosces si!

DON OTTAVIO DON GIOVANNI:


(a Donn'Anna) Come, birbo?
Ah! Ch'ora, idolo mio, son vani i
pianti, LEPORELLO:
di vendetta si parli. Oh, Don Ah, siete voi? Scusate.
Giovanni!
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Cosa è stato?
(Mancava questo intoppo!)
LEPORELLO:
DONNA ANNA: Per cagion vostra io fui quasi
Signore, a tempo vi ritroviam: avete accoppato.
core, avete anima generosa?
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Ebben, no era questo
(Sta a vedere un onore per te?
che il diavolo gli ha detto qualche
cosa.) LEPORELLO:
Che domanda! Perchè? Signor, vel dono.

DONNA ANNA: DON GIOVANNI:


Bisogno abbiamo Via, via, vien qua,
della vostra amicizia. Che belle cose ti deggio dir.

DON GIOVANNI: LEPORELLO:


(Mi torna il fiato in corpo.) Ma cosa fate qui?
Comandate.
I congiunti, i parenti, DON GIOVANNI:
questa man, questo ferro, i beni, il Vien dentro e lo saprai:
sangue diverse storielle
spenderò per servirvi. che accadute mi son da che partisti,
Ma voi, bella Donn'Anna, ti dirò un'altra volta: or la più bella
perchè così piangete? ti vo'solo narrar.
II crudele chi fu che osò la calma
turbar del viver vostro? LEPORELLO:
Donnesca al certo.

(Rende il cappello e il mantello al


Scena 12 padrone
e riprende quelli che aveva cambiati
Donna Elvira e detti con lui.)

DON GIOVANNI:
C'è dubbio? Una fanciulla,
DONNA ELVIRA bella, giovin, galante,
(a Don Giovanni): per la strada incontrai; le vado
Ah, ti ritrovo ancor, perfido mostro! appresso,
(a Donn'Anna) la prendo per la man, fuggir mi
misfatti Non ti fidar, o misera,
orribili, tremendi Di quel ribaldo cor;
è avvolto il sciagurato! Me già tradì quel barbaro,
Ah no! non puote tardar l'ira del te vuol tradir ancor.
cielo,
la giustizia tardar. Sentir già parmi DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
la fatale saetta, (Cieli, che aspetto nobile,
che gli piomba sul capo! Aperto Che dolce maestà!
veggio II suo pallor, le lagrime
il baratro mortal! Misera Elvira! M'empiono di pietà.)
Che contrasto d'affetti, in sen ti
nasce! DON GIOVANNI
Perchè questi sospiri? e queste (a parte; Donna Elvira ascolta):
ambascie? La povera ragazza
Mi tradì, quell'alma ingrata, È pazza, amici miei;
Infelice, o Dio, mi fa. Lasciatemi con lei,
Ma tradita e abbandonata, Forse si calmerà.
Provo ancor per lui pietà.
Quando sento il mio tormento, DONNA ELVIRA:
Di vendetta il cor favella, Ah non credete al perfido!
Ma se guardo il suo cimento,
Palpitando il cor mi va. DON GIOVANNI:
È pazza, non badate.
(Parte.)
DONNA ELVIRA:
Restate ancor, restate!

Scena 15 DONNA ANNA e DON OTTAVIO:


A chi si crederà?

Luogo chiuso in forma di sepolcreto, DONNA ANNA, DON OTTAVIO,


con diverse statue equestri, DON GIOVANNI:
tra le quali quella del Certo moto d'ignoto tormento
Commendatore. Dentro l'alma girare mi sento
Che mi dice, per quell'infelice,
Don Giovanni, poi Leporello. Cento cose che intender non sa.

DONNA ELVIRA:
Sdegno, rabbia, dispetto, spavento
DON GIOVANNI Dentro l'alma girare mi sento,
Che mi dice, di quel traditore,
(ridendo entra pel muretto): Cento cose che intender non sa.
Ah, ah, ah, questa è buona,
or lasciala cercar; che bella notte! DON OTTAVIO
È più chiara del giorno, sembra fatta (a Donn'Anna):
per gir a zonzo a caccia di ragazze. Io di qua non vado via
È tardi? Se non so com'è l'affar.
(guardando l'orologio)
Oh, ancor non sono DONNA ANNA
due della notte; avrei (a Ottavio):
voglia un po'di saper come è finito Non ha l'aria di pazzia
l'affar tra Leporello e Donna Elvira, II suo tratto, il suo parlar.
s'egli ha avuto giudizio!
DON GIOVANNI:
LEPORELLO (Se m'en vado, si potria
(Si affaccia al muretto): Qualche cosa sospettar.)
Alfin vuole ch'io faccia un
precipizio. DONNA ELVIRA
(a Donn'Anna e Ottavio):
DON GIOVANNI: Da quel ceffo si dovria
La ner'alma guidicar. Se potessi
liberarmi coi denti... Oh, venga il
DON OTTAVIO diavolo
(a Don Giovanni): a disfar questi gruppi! Io vo' veder di
Dunque quella?... rompere la corda.
Come e' forte! Paura della morte!
DON GIOVANNI: E tu, Mercurio, protettor de' ladri,
È pazarella. proteggi un galantuomo Coraggio!
(Fa sforzi per sciogliersi,
DONNA ANNA: cade la finestra ove sta legato il capo
Dunque quegli?... della corda.)
Bravo! Pria che costei ritorni
DONNA ELVIRA: bisogna dar di sprone alle calcagna,
È un traditore. e trascinar, se occorre una montagna.

DON GIOVANNI: (Corre via trascinando seco sedia e


Infelice! finestra.)

DONNA ELVIRA:
Mentitore!
Scena 13
DONNA ANNA e DON OTTAVIO:
Incomincio a dubitar.
Donna Elvira e Zerlina
(Passano dei contadini.)

DON GIOVANNI: ZERLINA:


Zitto, zitto, che la gente Signora, andiam. Vedrete in qual
Si raduna a noi d'intorno; maniera
Siate un poco più prudente, ho concio il scellerato.
Vi farete criticar.
Elvira:
DONNA ELVIRA Ah! sopra lui si sfoghi il mio furore.
(forte, a Don Giovanni):
Non sperarlo, o scellerato, ZERLINA:
Ho perduta la prudenza; Stelle! in qual modo si salvò il
Le tue colpe ed il mio stato briccone?
Voglio a tutti palesar.
Elvira:
DONNA ANNA e DON OTTAVIO L'avrà sottratto l'empio suo padrone.
(a parte, guardando Don Giovanni):
Quegli accenti sì sommessi, ZERLINA:
Quel cangiarsi di colore, Fu desso senza fallo: anche di questo
Son indizi troppo espressi informiam Don Ottavio; a lui si
Che mi fan determinar. spetta
far per noi tutti, o domandar
(Donn'Elvira parte.) vendetta.

DON GIOVANNI: (Parte.)


Povera sventurata! I passi suoi
voglio, seguir; non voglio
che faccia un precipizio:
perdonate, bellissima Donn'Anna; Scena 14
se servirvi poss'io,
in mia casa v'aspetto. Amici, addio!
Donna Elvira sola.

Scena 13 DONNA ELVIRA:


In quali eccessi, o Numi, in quai
no, no, non v'è pietà. Donn'Anna e Don Ottavio

LEPORELLO:
Ah! di fuggir si provi...
DONNA ANNA:
ZERLINA: Don Ottavio, son morta!
Sei morto se ti movi.
DON OTTAVIO:
LEPORELLO: Cosa è stato?
Barbari, ingiusti Dei!
In mano di costei DONNA ANNA:
chi capitar mi fe'? Per pietà.. soccorretemi!

ZERLINA: DON OTTAVIO:


Barbaro traditore! Mio bene,
(Lo lega con una corda, fate coraggio!
e lega la corda alla finestra.)
Del tuo padrone il core avessi qui DONNA ANNA:
con te. Oh dei! Quegli è il carnefice
del padre mio!
LEPORELLO:
Deh! non mi stringer tanto, DON OTTAVIO:
l'anima mia sen va. Che dite?

ZERLINA: DONNA ANNA:


Sen vada o resti, intanto Non dubitate più. Gli ultimi accenti
non partirai di qua! che l'empio proferì, tutta la voce
richiamar nel cor mio di
LEPORELLO: quell'indegno
Che strette, o Dei, che botte! che nel mio appartamento ...
E giorno, ovver è notte?
Che scosse di tremuoto! DON OTTAVIO:
Che buia oscurità! O ciel! Possibile
che sotto il sacro manto d'amicizia...
ZERLINA: ma come fu? Narratemi
Di gioia e di diletto lo strano avvenimento:
sento brillarmi il petto.
Così, così, cogli uomini, DONNA ANNA:
così, così si fa. Era già alquanto
avanzata la notte,
(Parte.) quando nelle mie stanze, ove soletta
mi trovai per sventura, entrar io vidi,
in un mantello avvolto,
un uom che al primo istante
Scena 12 avea preso per voi.
Ma riconobbi poi
che un inganno era il mio.
Leporello seduto e legato.
DON OTTAVIO
(con affanno):
LEPORELLO Stelle! Seguite!

(ad un contadino che passa in fondo DONNA ANNA:


della scena): Tacito a me s'appressa
Amico, per pietà, e mi vuole abbracciar; sciogliermi
un poco d'acqua fresca o ch'io mi cerco,
moro! ei più mi stringe; io grido;
Guarda un po' come stretto non viene alcun: con una mano cerca
mi legò l'assassina! d'impedire la voce,
(Il contadino parte.) e coll'altra m'afferra
stretta così, che già mi credo vinta. Presto qua quella sedia.

DON OTTAVIO: LEPORELLO:


Perfido!.. alfin? Eccola!

DONNA ANNA: ZERLINA:


Alfine il duol, l'orrore Siedi!
dell'infame attentato
accrebbe sì la lena mia, che a forza LEPORELLO:
di svincolarmi, torcermi e piegarmi, Stanco non son.
da lui mi sciolsi!
ZERLINA
DON OTTAVIO: (Tira fuori dalla saccoccia un
Ohimè! Respiro! rasoio.):
Siedi, o con queste mani
DONNA ANNA: ti strappo il cor e poi lo getto ai cani.
Allora
rinforzo i stridi miei, chiamo LEPORELLO:
soccorso; Siedo, ma tu, di grazia,
fugge il fellon; arditamente il seguo metti giù quel rasoio:
fin nella strada per fermarlo, e sono mi vuoi forse sbarbar?
assalitrice d'assalità: il padre
v'accorre, vuol conoscerlo e ZERLINA:
l'indegno Sì, mascalzone!
che del povero vecchio era più forte, Io sbarbare ti vo' senza sapone.
compiè il misfatto suo col dargli
morte! LEPORELLO:
Or sai chi l'onore Eterni Dei!
Rapire a me volse,
Chi fu il traditore ZERLINA:
Che il padre mi tolse. Dammi la man!
Vendetta ti chiedo,
La chiede il tuo cor. LEPORELLO
Rammenta la piaga (Esita.):
Del misero seno, La mano?
Rimira di sangue
Coperto il terreno. ZERLINA
Se l'ira in te langue (minacciando):
D'un giusto furor. L'altra.

(Parte.) LEPORELLO:
Ma che vuoi farmi?

ZERLINA:
Scena 14 Voglio far... voglio far quello che
parmi!
Ottavio solo
(Lega le mani a Leporello con un
fazzoletto.)

DON OTTAVIO: LEPORELLO:


Come mai creder deggio, Per queste tue manine
di sì nero delitto candide e tenerelle,
capace un cavaliero! per questa fresca pelle,
Ah! Di scoprire il vero abbi pietà di me!
ogni mezzo si cerchi. Io sento in
petto ZERLINA:
e di sposo e d'amico Non v'è pietà, briccone;
il dover che mi parla: son una tigre irata,
disingannarla voglio, o vendicarla. un aspide, un leone
(Partono.) Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S'ella sospira, sospiro anch'io;
Scena 11 È mia quell'ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s'ella non l'ha.

Zerlina, con coltello alla mano,


conduce fuori Leporello per i capelli. (Parte.)

ZERLINA Scena 15
(Lo ferma pel vestito.):
Restati qua. Leporello, poi Don Giovanni

LEPORELLO:
Per carità, Zerlina!
LEPORELLO:
ZERLINA: Io deggio ad ogni patto
Eh! non c'è carità pei pari tuoi. per sempre abbandonar questo bel
matto...
LEPORELLO: Eccolo qui: guardate
Dunque cavar mi vuoi... con qual indifferenza se ne viene!

ZERLINA: DON GIOVANNI:


I capelli, la testa, il cor e gli occhi! Oh, Leporello mio! va tutto bene.

LEPORELLO: LEPORELLO:
Senti, carina mia! Don Giovannino mio! va tutto male.

(Vuol farle alcune smorfie.) DON GIOVANNI:


Come va tutto male?
ZERLINA
LEPORELLO:
(Lo respinge): Vado a casa,
Guai se mi tocchi! come voi m'ordinaste,
Vedrai, schiuma de' birbi, con tutta quella gente.
qual premio n'ha chi le ragazze
ingiuria. DON GIOVANNI:
Bravo!
LEPORELLO:
(Liberatemi, o Dei, da questa furia!) LEPORELLO:
A forza di chiacchiere, di vezzi e di
ZERLINA bugie,
ch'ho imparato sì bene a star con voi,
(chiamando verso la scena): cerco d'intrattenerli...
Masetto, olà, Masetto!
Dove diavolo è ito... servi, gente! DON GIOVANNI:
Nessun vien... nessun sente. Bravo!

(Si trascina dietro Leporello per tutta LEPORELLO:


la scena.) Dico
mille cose a Masetto per placarlo,
LEPORELLO: per trargli dal pensier la gelosia.
Fa piano, per pietà, non trascinarmi
a coda di cavallo. DON GIOVANNI:
Bravo, in coscienza mia!
ZERLINA:
Vedrai, vedrai come finisce il ballo! LEPORELLO:
Faccio che bevano L'innocenza mi rubò.
e gli uomini e le donne. (piano a Donna Elvira)
Son già mezzo ubbriachi. Donna Elvira, compatite!
Altri canta, altri scherza, Voi capite come andò.
altri seguita a ber. In sul più bello, (a Zerlina)
chi credete che capiti? Di Masetto non so nulla,
(accennando a Donna Elvira)
DON GIOVANNI: Vel dirà questa fanciulla.
Zerlina. È un oretta cirumc irca,
Che con lei girando vo.
LEPORELLO: (a Don Ottavio, con confusione)
Bravo! E con lei chi viene? A voi, signore, non dico niente,
Certo timore, certo accidente,
DON GIOVANNI: Di fuori chiaro, di dentro scuro,
Donna Elvira! Non c'è riparo, la porta, il muro.
(additando la porta dov'erasi chiuso
LEPORELLO: per errore)
Bravo! E disse di voi? Io me ne vado verso quel lato,
Poi qui celato, l'affar si sa!
DON GIOVANNI: Ma s'io sapeva, fuggia per qua!
Tutto quel mal che in bocca le venia.
(fugge precipitosamente)
LEPORELLO:
Bravo, in coscienza mia!

DON GIOVANNI: Scena 10


E tu, cosa facesti?
Don Ottavio, Donna Elvira, Zerlina e
LEPORELLO: Masetto.
Tacqui.

DON GIOVANNI: DONNA ELVIRA:


Ed ella? Ferma, perfido, ferma!

LEPORELLO: MASETTO:
Seguì a gridar. Il birbo ha l'ali ai piedi!

DON GIOVANNI: ZERLINA:


E tu? Con qual arte si sottrasse l'iniquo.

LEPORELLO: DON OTTAVIO:


Quando mi parve Amici miei, dopo eccessi sì enormi,
che già fosse sfogata, dolcemente dubitar non possiam che Don
fuor dell'orto la trassì, e con bell'arte Giovanni
chiusa la porta a chiave io di là mi non sia l'empio uccisore
cavai, del padre di Donn'Anna; in questa
e sulla via soletta la lasciai. casa
per poche ore fermatevi, un ricorso
DON GIOVANNI: vo'far a chi si deve, e in pochi istanti
Bravo, bravo, arcibravo! vendicarvi prometto.
L'affar non può andar meglio. Così vuole dover, pietade, affetto!
Incominciasti, Il mio tesoro intanto
io saprò terminar. Troppo mi Andate a consolar,
premono E del bel ciglio il pianto
queste contadinotte; Cercate di asciugar.
le voglio divertir finchè vien notte. Ditele che i suoi torti
Finch'han dal vino A cendicar io vado;
Calda la testa Che sol di stragi e morti
Una gran festa Nunzio vogl'io tornar.
Fa preparar.
Leporello si scopre e si mette in Se trovi in piazza
ginocchio) Qualche ragazza,
Teco ancor quella
LEPORELLO Cerca menar.
(quasi piangendo): Senza alcun ordine
Perdon, perdono, signori miei! La danza sia;
Quello io non sono - sbaglia costei! Chi'l minuetto,
Viver lasciatemi per carità! Chi la follia,
Chi l'alemanna
QUINTETTO: Farai ballar.
Dei! Leporello! Che inganno è Ed io frattanto
questo! Dall'altro canto
Stupido resto! Che mai sarà? Con questa e quella
Vo' amoreggiar.
LEPORELLO: Ah! la mia lista
(Mille torbidi pensieri Doman mattina
Mi s'aggiran per la testa; D'una decina
Se mi salvo in tal tempesta, Devi aumentar!
È un prodigio in verità.)
(Partono.)
QUINTETTO:
(Mille torbidi pensieri
Mi s'aggiran per la testa: Scena 16
Che giornata, o stelle, è questa!
Che impensata novità!) Giardino con due porte chiuse s
chiave per di fuori. Due nicchie.
(Donn'Anna parte.)

ZERLINA
(a Leporello, con furia):
Dunque quello sei tu, che il mio Zerlina, Masetto e Contadini.
Masetto
poco fa crudelmente maltrattasti! ZERLINA:
Masetto... senti un po'... Masetto,
DONNA ELVIRA: dico.
Dunque to m'ingannasti, o scellerato,
spacciandoti con me per Don MASETTO:
Giovanni! Non mi toccar.

DON OTTAVIO: ZERLINA:


Dunque tu in questi panni Perchè?
venisti qui per qualche tradimento!
MASETTO:
DONNA ELVIRA: Perchè mi chiedi?
A me tocca punirlo. Perfida! Il tocco sopportar dovrei
d'una mano infedele?
ZERLINA:
Anzi a me. ZERLINA:
Ah no! taci, crudele,
DON OTTAVIO: Io non merto da te tal trattamento.
No, no, a me.
MASETTO:
MASETTO: Come! Ed hai l'ardimento di
Accoppatelo meco tutti e tre. scusarti?
Star solo con un uom! abbandonarmi
LEPORELLO: il dì delle mie nozze! Porre in fronte
Ah, pietà, signori miei! a un villano d'onore
Dò ragione a voi, a lei questa marca d'infamia! Ah, se non
Ma il delito mio non è. fosse,
II padron con prepotenza, se non fosse lo scandalo, vorrei...
Leporello in un altro)
ZERLINA:
Ma se colpa io non ho, ma se da lui
ingannata rimasi; e poi, che temi?
Tranquillati, mia vita; DON OTTAVIO:
non mi toccò la punta della dita. Tergi il ciglio, o vita mia,
Non me lo credi? Ingrato! E dà calma a tuo dolore!
Vien qui, sfogati, ammazzami, fa L'ombra omai del genitore
tutto Pena avrà de' tuoi martir.
di me quel che ti piace,
ma poi, Masetto mio, ma poi fa pace. DONNA ANNA:
Batti, batti, o bel Masetto, Lascia almen alla mia pena
La tua povera Zerlina; Questo piccolo ristoro;
Starò qui come agnellina Sol la morte, o mio tesoro,
Le tue botte ad aspettar. II mio pianto può finir.
Lascierò straziarmi il crine,
Lascierò cavarmi gli occhi, DONNA ELVIRA
E le care tue manine
Lieta poi saprò baciar. (senza esser vista):
Ah, lo vedo, non hai core! Ah dov'è lo sposo mio?
Pace, pace, o vita mia,
In contento ed allegria LEPORELLO
Notte e dì vogliam passar, (dalla porta senza esser visto):
Si, notte e dì vogliam passar. (Se mi trova, son perduto!)

(Parte.) DONNA ELVIRA e LEPORELLO:


Una porta là vegg'io,
Cheto, cheto, vo'partir!

Scena 17 (Leporello, nell'uscire,


s'incontra con Masetto e Zerlina.)
Masetto, poi Don Giovanni di dentro
e di nuovo Zerlina.

Scena 9

MASETTO: Masetto con bastone, Zerlina e detti.


Guarda un po' come seppe
questa strega sedurmi! Siamo pure
i deboli di testa!
ZERLINA e MASETTO:
DON GIOVANNI Ferma, briccone, dove ten vai?
(di dentro.):
Sia preparato tutto a una gran festa. (Leporello s'asconde la faccia.)

ZERLINA DONNA ANNA e DON OTTAVIO:


(rientrando): Ecco il fellone... com'era qua?
Ah Masetto, Masetto, odi la voce
del monsù cavaliero! QUARTETTO:
Ah, mora il perfido che m'ha tradito!
MASETTO:
Ebben, che c'è? DONNA ELVIRA:
È mio marito! Pietà!
ZERLINA:
Verrà... QUARTETTO:
È Donna Elvira? quella ch'io vedo?
MASETTO: Appena il credo! No, no, Morrà!
Lascia che venga.
(Mentre Don Ottavio sta per
ZERLINA: ucciderlo,
Saper vorresti Ah, se vi fosse
dove mi sta? un buco da fuggir!
Sentilo battere,
toccami qua! MASETTO:
Di cosa temi?
(Gli fa toccare il cuore, poi partono.) Perché diventi pallida? Ah, capisco,
capisco, bricconcella!
Hai timor ch'io comprenda
com'è tra voi passata la faccenda.
Scena 7 Presto, presto, pria ch'ei venga,
Por mi vo' da qualche lato;
Atrio oscuro con tre porte in casa di C'è una nicchia qui celato,
Donna Anna. Cheto cheto mi vo' star.

Donna Elvira e Leporello. ZERLINA:


Senti, senti, dove vai?
Ah, non t'asconder, o Masetto!
LEPORELLO Se ti trova, poveretto,
(fingendo la voce del padrone): Tu non sai quel che può far.
Di mo lte faci il lume
s'avvicina, o mio ben: stiamo qui un MASETTO:
poco Faccia, dica quel che vuole.
finchè da noi si scosta.
ZERLINA
DONNA ELVIRA: (sottovoce):
Ma che temi, Ah, non giovan le parole!
adorato mio sposo?
MASETTO:
LEPORELLO: Parla forte, e qui t'arresta.
Nulla, nulla...
Certi riguardi, io vo' veder se il lume ZERLINA:
è già lontano. (Ah, come Che capriccio hai nella testa?
da costei liberarmi?)
Rimanti, anima bella! MASETTO:
(Capirò se m'è fedele,
DONNA ELVIRA: E in qual modo andò l'affar.)
Ah! non lasciarmi!
Sola, sola in buio loco (Entra nella nicchia.)
Palpitar il cor mi sento,
E m'assale un tal spavento, ZERLINA:
Che mi sembra di morir. (Quell'ingrato, quel crudele
Oggi vuol precipitar.)
LEPORELLO
(andando a tentone):
(Più che cerco, men ritrovo
questa porta sciagurata; Scena 18
Piano, piano, l'ho trovata!
Ecco il tempo di fuggir.) Don Giovanni, Contadini e Servi,
Zerlina e Masetto nascosto.
(sbaglia l'uscita)

DON GIOVANNI:
Scena 8 Sù! svegliatevi da bravi!
Sù! coraggio, o buona gente!
Donn'Anna, Don Ottavio, vestiti a Vogliam star allegramente,
lutto. Servi con lumi, e detti. Vogliam ridere e scherzar.
(ai servi.)
(Donn'Elvira al venire dei lumi si Alla stanza - della danza
ritira in un angolo, Conducete tutti quanti,
ed a tutti in abbondanza MASETTO:
Gran rifreschi fate dar. O Dio, Zerlina mia,
soccorso!
CORO
(partendo co' servi.): ZERLINA:
Sù! svegliatevi da bravi, ecc. Cosa è stato?

MASETTO:
L'iniquo, il scellerato
Scena 19 mi ruppe l'ossa e i nervi.

Don Giovanni, Zerlina e Masetto ZERLINA:


nascosto. Oh poveretta me! Chi?

MASETTO:
Leporello!
ZERLINA: o qualche diavol che somiglia a lui!
Tra quest'arbori celata,
Si può dar che non mi veda. ZERLINA:
Crudel, non tel diss'io
(Vuol nascondersi) che con questa tua pazza gelosia
ti ridurresti a qualche brutto passo?
DON GIOVANNI: Dove ti duole?
Zerlinetta, mia garbata,
T'ho già visto, non scappar! MASETTO:
Qui.
(La prende.)
ZERLINA:
ZERLINA: E poi?
Ah lasciatemi andar via!
MASETTO:
DON GIOVANNI: Qui, e ancora qui!
No, no, resta, gioia mia!
ZERLINA:
ZERLINA: E poi non ti duol altro?
Se piedate avete in core!
MASETTO:
DON GIOVANNI: Duolmi un poco
Sì, ben mio! son tutto amore... questo pie', questo braccio, e questa
Vieni un poco - in questo loco mano.
fortunata io ti vo' far.
ZERLINA:
ZERLINA: Via, via, non è gran mal, se il resto è
(Ah, s'ei vede il sposo mio, sano.
So ben io quel che può far.) Vientene meco a casa;
purchè tu mi prometta
(Don Giovanni nell'aprire la nicchia d'essere men geloso,
scopre Masetto.) io, io ti guarirò, caro il mio sposo.
Vedrai, carino,
DON GIOVANNI: se sei buonino,
Masetto! Che bel rimedio
ti voglio dar!
MASETTO: È naturale,
Sì, Masetto. non dà disgusto,
E lo speziale
DON GIOVANNI non lo sa far.
(un po' confuso): È un certo balsamo
È chiuso là, perchè? Ch'io porto addosso,
La bella tua Zerlina Dare tel posso,
Non può, la poverina, Se il vuoi provar.
E non ti basteria rompergli l'ossa, Più star senza di te.
fracassargli le spalle?
MASETTO
MASETTO: (ironico):
No, no, vogli ammazzarlo, Capisco, sì signore.
vo' farlo in cento brani.
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Adesso fate core.
Hai buone armi? (S'ode un'orchestra in lontananza.)
I suonatori udite?
MASETTO: Venite ormai con me.
Cospetto!
Ho pria questo moschetto, ZERLINA e MASETTO:
e poi questa pistola. Sì, sì, facciamo core,
Ed a ballar cogli altri
(Dà moschetto e pistola a Don Andiamo tutti tre.
Giovanni.)
(Partono.)
DON GIOVANNI:
E poi?

MASETTO: Scena 20
Non basta?
Si va facendo notte.
DON GIOVANNI:
Eh, basta certo. Or prendi: Don Ottavio, Donn'Anna e Donna
(Batte Masetto col rovescio della Elvira in maschera;
spada.) poi Leporello e Don Giovanni alla
questa per la pistola, finestra.
questa per il moschetto...

MASETTO:
Ahi, ahi!... la testa mia! DONNA ELVIRA:
Bisogna aver coraggio,
DON GIOVANNI: O cari amici miei,
Taci, o t'uccido! E i suoi misfatti rei
Questi per ammazzarlo, Scoprir potremo allor.
Questi per farlo in brani!
Villano, mascalzon! Ceffo da cani! DON OTTAVIO:
L'amica dice bene,
(Masetto cade e Don Giovanni Coraggio aver conviene;
parte.) (a Donn'Anna)
Discaccia, o vita mia,
L'affanno ed il timor.

Scena 6 DONNA ANNA:


Il passo è periglioso,
Può nascer qualche imbroglio.
Masetto, indi Zerlina con lanterna. Temo pel caro sposo,
(a Donna Elvira)
E per voi temo ancor.

MASETTO: LEPORELLO
Ahi! ahi! la testa mia! (aprendo la finestra):
Ahi, ahi! le spalle e il petto! Signor, guardate un poco,
Che maschere galanti!
ZERLINA:
Di sentire mi parve DON GIOVANNI
la voce di Masetto! (alla finestra):
Falle passar avanti,
Di' che ci fanno onor.
DON GIOVANNI:
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA Certo; di quel briccone!
e DON OTTAVIO:
(Al volto ed alla voce MASETTO:
Si scopre il traditore.) Di quell'uom senza onore: ah, dimmi
un poco
LEPORELLO: dove possiam trovarlo?
Zì, zì! Signore maschere! Lo cerco con costor per trucidarlo!
Zì, zì...
DON GIOVANNI:
DONNA ANNA e DONNA (Bagattelle!) Bravissimo, Masetto!
ELVIRA Anch'io con voi m'unisco,
(ad Ottavio): per fargliela a quel birbo di padrone.
Via, rispondete. Ma udite un po'qual è la mia
intenzione.
LEPORELLO: (accennando a destra)
Zì, zì... Metà di voi qua vadano,
(accennando a sinistra)
DON OTTAVIO: E gli altri vadan là!
Cosa chiedete? E pian pianin lo cerchino,
Lontan non fia di qua!
LEPORELLO: Se un uom e una ragazza
Al ballo, se vi piace, Passeggian per la piazza,
V'invita il mio signor. Se sotto a una finestra
Fare all'amor sentite,
DON OTTAVIO: Ferite pur, ferite,
Grazie di tanto onore. II mio padron sarà.
Andiam, compagne belle. In testa egli ha un cappello
Con candidi pennacchi,
LEPORELLO: Addosso un gran mantello,
(L'amico anche su quelle E spada al fianco egli ha.
Prova farà d'amor.) (ai Contadini)
Andate, fate presto!
(Entra e chiude la finestra.) (a Masetto)
Tu sol verrai con me.
DONNA ANNA e DON OTTAVIO: Noi far dobbiamo il resto,
Protegga il giusto cielo E già vedrai cos'è.
Il zelo - del mio cor.
(Partono i Contadini da opposte vie.)
DONNA ELVIRA:
Vendichi il giusto cielo
Il mio tradito amor!
Scena 5
(Entrano.)

Don Giovanni, Masetto

Scena 21
DON GIOVANNI:
Sala nella casa di Don Giovanni, Zitto, lascia ch'io senta!
illuminata e preparata per una gran Ottimamente.
festa da ballo. (essendosi assicurato che i Contadini
sono già lontani)
Don Giovanni, Leporello, Zerlina, Dunque dobbiam ucciderlo?
Masetto,
Contadini e Contadine, servitori con MASETTO:
rinfreschi; Sicuro!
poi Don Ottavio, Donn'Anna e
Donna Elvira in maschera. DON GIOVANNI:
Scena 4 Don Giovanni fa seder le ragazze e
Leporello i ragazzi
Masetto, armato d'archibuso e che saranno in atto d'aver finito un
pistola, Contadini e detto. ballo.

DON GIOVANNI: DON GIOVANNI:


V'e gente alla finestra, Riposate, vezzose ragazze.
forse è dessa!
(chiamando) LEPORELLO:
zi, zi! Rinfrescatevi, bei giovinotti.

MASETTO DON GIOVANNI e Leporello:


(ai contadini armati di fucili e Tornerete a far presto le pazze.
bastoni): Tornerete a scherzar e ballar.
Non ci stanchiamo; il cor mi dice che
trovarlo dobbiam. DON GIOVANNI:
Ehi! caffè!
DON GIOVANNI:
(Qualcuno parla!) LEPORELLO:
Cioccolata!
MASETTO
(ai contadini): DON GIOVANNI:
Fermatevi; mi pare Sorbetti!
che alcuno qui si muova.
MASETTO
DON GIOVANNI: (piano a Zerlina):
(Se non fallo, è Masetto!) Ah, Zerlina, guidizio!

MASETTO LEPORELLO:
(forte): Confetti!
Chi va là?
(a' suoi) ZERLINA e MASETTO
Non risponde; (a parte):
animo, schioppo al muso! (Troppo dolce comincia la scena;
(più forte) In amaro potria terminar.)
Chi va là?
(vengono portati e distribuiti i
DON GIOVANNI: rinfreschi)
(Non è solo;
ci vuol giudizio.) DON GIOVANNI
Amici... (accarezzando Zerlina):
(Cerca di imitare la voce di Sei pur vaga, brillante Zerlina.
Leporello.)
(Non mi voglio scoprir.) Sei tu, ZERLINA:
Masetto? Sua bontà.

MASETTO MASETTO
(in collera): (fremendo):
Appunto quello; e tu? La briccona fa festa!

DON GIOVANNI: LEPORELLO


Non mi conosci? Il servo (imitando il padrone):
son io di Don Giovanni. Sei pur cara, Gionnotta, Sandrina.

MASETTO: MASETTO
Leporello! (guardando Don Giovanni):
Servo di quell'indegno cavaliere! (Tocca pur, che ti cada la testa!)
Carissima! (La burla mi dà gusto.)
ZERLINA:
(Quel Masetto mi par stralunato, DONNA ELVIRA:
Brutto, brutto si fa quest'affar.) Mio tesoro!

DON GIOVANNI e LEPORELLO: LEPORELLO:


(Quel Masetto mi par stralunato, Mia Venere!
Qui bisogna cervello adoprar.)
DONNA ELVIRA:
Son per voi tutta foco.

Scena 22 LEPORELLO:
Io tutto cenere.
Don Ottavio, Donn'Anna, Donna
Elvira e detti DON GIOVANNI:
(Il birbo si riscalda.)

DONNA ELVIRA:
LEPORELLO: E non m'ingannerete?
Venite pur avanti,
Vezzose mascherette! LEPORELLO:
No, sicuro.
DON GIOVANNI:
È aperto a tutti quanti, DONNA ELVIRA:
Viva la libertà! Giuratelo.

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA LEPORELLO:


e DON OTTAVIO: Lo giuro a questa mano,
Siam grati a tanti segni che bacio con trasporto, e a que' bei
Di generosità. lumi...

TUTTI: DON GIOVANNI


Viva la libertà! (fingendo di uccidere qualcheduno):
Ah! eh! ih! ah! ih! ah, sei morto...
DON GIOVANNI:
Ricominciate il suono! DONNA ELVIRA e LEPORELLO:
(a Leporello) Oh numi!
Tu accoppia i ballerini.
(Fuggon assieme.)
(Don Ottavio balla il minuetto con
Donn'Anna) DON GIOVANNI:
Ha, ha, ha! Par che la sorte
LEPORELLO: mi secondi; veggiamo!
Da bravi, via ballate! Le finestre son queste. Ora cantiamo.
(Canta accompagnandosi col
(Ballano.) mandolino)
Deh, vieni alla finestra, o mio tesoro,
DONNA ELVIRA Deh, vieni a consolar il pianto mio.
(a Donn'Anna): Se neghi a me di dar qualche ristoro,
Quella è la contadina. Davanti agli occhi tuoi morir vogl'io!
Tu ch'hai la bocca dolce più del
DONNA ANNA miele,
(ad Ottavio): Tu che il zucchero porti in mezzo al
Io moro! core!
Non esser, gioia mia, con me
DON OTTAVIO crudele!
(a Donn'Anna): Lasciati almen veder, mio
Simulate! bell'amore!

DON GIOVANNI, LEPORELLO


(con ironia):
Va bene in verità!

Scena 3 MASETTO:
Va bene in verità!

Donna Elvira e detti DON GIOVANNI


(a Leporello):
A bada tien Masetto.
(a Zerlina)
DONNA ELVIRA: Il tuo compagno io sono,
Eccomi a voi. Zerlina vien pur qua...

DON GIOVANNI: (si mette a ballare una Controdanza


(Veggiamo che farà.) con Zerlina.)

LEPORELLO: LEPORELLO:
(Che bell'imbroglio!) Non balli, poveretto!
Vien quà, Masetto caro,
DONNA ELVIRA: Facciam quel ch'altri fa.
Dunque creder potrò che i pianti mie i
abbian vinto quel cor? Dunque (fa ballare a forza Masetto)
pentito.
l'amato Don Giovanni al suo dovere MASETTO:
e all'amor mio ritorna? No, no, ballar non voglio.

LEPORELLO LEPORELLO:
(alterando sempre la voce): Eh, balla, amico mio!
Sì, carina!
MASETTO:
DONNA ELVIRA: No!
Crudele, se sapeste
quante lagrime e quanti LEPORELLO:
sospir voi mi costaste! Sì, caro Masetto!

LEPORELLO: DONNA ANNA


Io, vita mia? (a Ottavio):
Resister non poss'io!
DONNA ELVIRA:
Voi. DONNA ELVIRA e DON
OTTAVIO
LEPORELLO: (a Donn'Anna):
Poverina! Quanto mi dispiace! Fingete per pietà!

DONNA ELVIRA: DON GIOVANNI:


Mi fuggirete più? Vieni con me, vita mia!

LEPORELLO: (Ballando conduce via Zerlina.)


No, muso bello.
MASETTO:
DONNA ELVIRA: Lasciami! Ah no! Zerlina!
Sarete sempre mio?
(Entra sciogliendosi da Leporello.)
LEPORELLO:
Sempre. ZERLINA:
Oh Numi! son tradita!...
DONNA ELVIRA:
Carissimo! LEPORELLO:
Qui nasce una ruina.
LEPORELLO:
(Entra.) No, non ti credo, o barbaro!

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA DON GIOVANNI


e DON OTTAVIO (con trasporto e quasi piangendo):
(fra loro): Ah credimi, o m'uccido!
L'iniquo da se stesso Idolo mio, vien qua!
Nel laccio se ne va!
LEPORELLO
ZERLINA (sottovoce):
(di dentro): Se seguitate, io rido!
Gente... aiuto!... aiuto!... gente!
DONNA ELVIRA:
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA (Dei, che cimento è questo!
e DON OTTAVIO: Non so s'io vado o resto!
Soccorriamo l'innocente! A proteggete voi
La mia credulità.)
(I suonatori partono.)
DON GIOVANNI:
MASETTO: (Spero che cada presto!
Ah, Zerlina! Che bel colpetto è questo!
Più fertile talento
ZERLINA Del mio, no, non si dà.)
(di dentro, dalla parte opposta):
Scellerato! LEPORELLO:
(Già quel mendace labbro
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA Torna a sedur costei,
e DON OTTAVIO: Deh proteggete, o dei!
Ora grida de quel lato! La sua credulità.)
Ah gettiamo giù la porta!
DON GIOVANNI
ZERLINA: (allegrissimo):
Soccorretemi! o son morta! Amore, che ti par?

DONNA ANNA, DONNA ELVIRA, LEPORELLO:


DON OTTAVIO e MASETTO: Mi par che abbiate
Siam qui noi per tua difesa! un'anima di bronzo.

DON GIOVANNI DON GIOVANNI:


Va là, che sei il gran gonzo! Ascolta
(Esce colla spada in mano, bene:
conducendo per un braccio quando costei qui viene,
Leporello, tu corri ad abbracciarla,
e finge di non poterla sguainare per falle quattro carezze,
ferirlo): fingi la voce mia: poi con bell'arte
Ecco il birbo che t'ha offesa! cerca teco condurla in altra parte.
Ma da me la pena avrà!
Mori, iniquo! LEPORELLO:
Ma, Signor...
LEPORELLO:
Ah, cosa fate? DON GIOVANNI:
Non più repliche!
DON GIOVANNI:
Mori, dico! LEPORELLO:
Ma se poi mi conosce?
DON OTTAVIO
(cavando una pistola): DON GIOVANNI:
Nol sperate... Non ti conoscerà, se tu non vuoi.
Zitto: ell'apre, ehì giudizio!
DONNA ANNA, DONNA ELVIRA
e DON OTTAVIO: (Va in disparte.)
Signor, per più ragioni... (L'empio crede con tal frode
Di nasconder l'empietà!)
DON GIOVANNI
(con collera): (Si cavano la maschera.)
Finiscila! Non soffro opposizioni!
DON GIOVANNI:
(Fanno cambio del mantello e del Donna Elvira!
cappello)
DONNA ELVIRA:
Sì, malvagio!

DON GIOVANNI:
Scena 2 Don Ottavio!

Don Giovanni, Leporello e Donna DON OTTAVIO:


Elvira alla finestra della locanda. Sì, signore!
Si fa notte a poco a poco.
DON GIOVANNI
(a Donn'Anna):
Ah, credete...
DONNA ELVIRA: Tutti fuorché Don Giovanni e
Ah taci, ingiusto core! Leporello:
Non palpitarmi in seno! Traditore! Tutto già si sa!
È un empio, e un traditore Trema, trema, o scellerato!
È colpa di aver pietà. Saprà tosto il mondo intero
Il misfatto orrendo e nero
LEPORELLO La tua fiera crudeltà!
(sottovoce): Odi il tuon della vendetta,
Zitto! di Donna Elvira, Che ti fischia intorno intorno;
Signor, la voce io sento! Sul tuo capo in questo giorno
Il suo fulmine cadrà.
DON GIOVANNI
(come sopra): LEPORELLO:
Cogliere io vo'il momento, Non sà più quel ch'ei si faccia
Tu fermati un po' là! È confusa la sua testa,
(Si mette dietro Leporello.) E un orribile tempesta
Elvira, idolo mio!... Minacciando, o Dio, lo va
Ma non manca in lui coraggio,
DONNA ELVIRA: Non si perde o si confonde
Non è costui l'ingrato? Se cadesse ancora il mondo,
Nulla mai temer lo fa.
DON GIOVANNI:
Si, vita mia, son io, DON GIOVANNI:
E chieggo clarità. È confusa la mia testa,
Non so più quel ch'io mi faccia,
DONNA ELVIRA: E un orribile tempesta
(Numi, che strano affetto, Minacciando, o Dio, mi va
Mi si risveglia in petto!) Ma non manca in me coraggio,
Non mi perdo o mi confondo,
LEPORELLO: Se cadesse ancora il mondo,.
(State a veder la pazza, Nulla mai temer mi fa.
Che ancor gli crederà!)

DON GIOVANNI:
Discendi, o gioia bella, Atto II
Vedrai che tu sei quella
Che adora l'alma mia Scena 1
Pentito io sono già.

DONNA ELVIRA: Strada


l'animo
Don Giovanni con un mandolino in di far quel ch'io ti dico?
mano e Leporello
LEPORELLO:
Purchè lasciam le donne.

DON GIOVANNI: DON GIOVANNI:


Eh via, buffone, non mi seccar! Lasciar le donne? Pazzo!
Sai ch'elle per me
LEPORELLO: son necessarie più del pan che
No, no, padrone, non vo'restar mangio,
più dell'aria che spiro!
DON GIOVANNI:
Sentimi, amico... LEPORELLO:
E avete core d'ingannarle poi tutte?
LEPORELLO:
Vo'andar, vi dico! DON GIOVANNI:
È tutto amore!
DON GIOVANNI: Chi a una sola è fedele,
Ma che ti ho fatto verso l'altre è crudele:
Che vuoi lasciarmi? io che in me sento
sì esteso sentimento,
LEPORELLO: vo'bene a tutte quante.
O niente affatto, Le donne poichè calcolar non sanno,
Quasi ammazzarmi il mio buon natural chiamano
inganno.
DON GIOVANNI:
Va, che sei matto, LEPORELLO:
Fu per burlar Non ho veduto mai
naturale più vasto, e più benigno.
LEPORELLO: Orsù, cosa vorreste?
Ed io non burlo,
Ma voglio andar. DON GIOVANNI:
Odi ! Vedesti tu la cameriera di
DON GIOVANNI: Donna Elvira?
Leporello!
LEPORELLO:
LEPORELLO: Io? No!
Signore?
DON GIOVANNI:
DON GIOVANNI: Non hai veduto
Vien qui, facciamo pace, prendi! qualche cosa di bello,
caro il mio Leporello; ora io con lei
LEPORELLO: vo' tentar la mia sorte, ed ho pensato,
Cosa? giacchè siam verso sera,
per aguzzarle meglio l'appetito
DON GIOVANNI di presentarmi a lei col tuo vestito.
(Gli dà del denaro):
Quattro doppie. LEPORELLO:
E perchè non potreste
LEPORELLO: presentarvi col vostro?
Oh, sentite:
per questa volta la cerimonia accetto; DON GIOVANNI:
ma non vi ci avvezzate; non credete Han poco credito
di sedurre i miei pari, con genti di tal rango
(prendendo la borsa) gli abiti signorili.
come le donne, a forza di danari. (Si cava il mantello.)
Sbrigati, via!
DON GIOVANNI:
Non parliam più di ciò! Ti basta LEPORELLO: