Sei sulla pagina 1di 15

MIDI: Musical Instrument Digital Interface

L’ interfaccia MIDI permette a più entità di essere collegate al fine dello scambio di informazioni. Può essere
analizzata sotto due aspetti: Fisico Hardware e Logico Software.

• ANALOGICO E DIGITALE
In un sistema analogico il segnale che rappresenta l’informazione è analogo all’ informazione stessa. In un
sistema digitale il segnale che rappresenta l’informazione è codifica numerica dell’informazione stessa che
viene rappresentata con un numero finito di valori.

• SINTETIZZATORI
Strumento musicale elettronico in cui la generazione sonora avviene senza la presenza di parti meccaniche
in movimento. Nasce nel 1964, data in cui vengono per la prima volta commercializzati, ad opera di Robert
Moog e Donald Buchla. Erano strumenti modulatori quindi formati da moduli separati uno dall’ altro dove
per modulo si intende una parte indipendente del synth che vengono collegati con dei cavetti chiamati
patchcords. In uno strumento musicale elettronico il controllo è disgiunto dalla generazione sonora; era
infatti analogico e monofonico quindi in grado di riprodurre una sola nota alla volta.
- Sintetizzatore Compatto o Integrato
Alla fine degli anni ’60 i synth diventarono compatti o integrati ossia privi di moduli, in quanto i dispositivi
venivano cablati internamente dal costruttore. Il più famoso esponente è il MiniMoog del 1970. Altri
costruttori sono stati ARP Alan R. Pearlman, di cui uno dei modelli fu
ARP 2500 e ARP Odyssey del 1972 più piccolo, e infine l’ EMS
(Electronic Music Studios) di cui un modello fu EMS VCS3 del 1969 e
l’ EMS Synth A (AKS) del 1971.

M INI MOOG

ARP 2500 ARP ODYSSEY EMS AKS S YNTH


1
Verso la fine degli anni ’70 grazie all’introduzione del controllo digitale nascono i primi sintetizzatori
polifonici e in grado di memorizzare i suoni prodotti sotto forma di preset richiamabili velocemente
premendo un pulsante. In questi anni grazie a queste evoluzioni nascono le prime interfacce proprietarie
(prodotte da alcuni costruttori per le loro marche) in grado di far “dialogare” strumenti musicali di una
determinata marca proprietaria. Nel 1983 nasce l’interfaccia MIDI adottata come standard da tutti i
costruttori di strumenti elettronici. Essa permetteva la creazione di un vero e proprio network di strumenti
in grado di farli interagire in modo informatico (informazione automatica). Questo sconvolse la concezione
di produrre e l’estetica degli hardware stessi. Negli stessi anni nasce il sequencer MIDI come evoluzione di
quello analogico trasformandosi in un registratore multitraccia di eventi MIDI grazie al quale era possibile
realizzare basi musicali senza la necessità di un registratore audio. C’ erano però alcuni inconvenienti:
- Il tutto era limitato esclusivamente all’ uso di synth MIDI, quindi senza voci, chitarre o strumenti reali.
- Gli strumenti erano ancora mono timbrici, ossia capaci si emettere un solo timbro per volta.
A causa di ciò diventò importante il fatto che i synth potessero simulare nel miglior modo possibile qualsiasi
tipo di suono così da ottenere delle basi musicali migliori. Si svilupparono perciò nuovi tipi di sintesi tra cui
citiamo la sintesi FM (Modulazione di Frequenza) e quella per Campionamento. La sintesi FM riusciva a
creare realisticamente soprattutto i timbri percussivi. La sintesi per campionamento utilizza come sorgenti
sonore diversi segnali audio campionati ossia registrati e successivamente azionati per mezzo di una
tastiera musicale. Gli strumenti multi timbrici sono quelli capaci di emettere più timbri simultaneamente tra
quelli presenti in memoria; ciò, soprattutto nel dominio hardware, è molto importante poiché consente la
realizzazione di una base utilizzando un solo strumento. Successivamente la registrazione audio digitale
poté essere utilizzata anche nel campo della registrazione multitraccia oltre che per i campionatori. Questo
inizialmente fu possibile solo con sistemi a nastro, mentre successivamente fu possibile registrare salvando
i dati direttamente su hard-disk. Attualmente tutti i sequencer primordiali, inizialmente solo MIDI, si sono
evoluti nelle moderne DAW (Digital Audio Workstation) che comprendono tutto il necessario per una
produzione musicale completa:
- Coesistenza di vari tipi di traccia
- Strumenti musicali virtuali
- Mixer
- Equalizzazione
- Processi dinamici
- Effetti d’ambiente

• VOLTAGE CONTROLLED SYNTHESIZER


In un sintetizzatore qualsiasi, l’azione avviene per mezzo della variazione o dell’invio di un voltaggio di
controllo o tensione elettrica. La tastiera stessa ad esempio è un generatore di voltaggi che inviati alla
sorgente fanno sì che essa cambi frequenza e quindi la nota ascoltata. Il voltaggio di controllo della tastiera
sull’ oscillatore solitamente era di un Volt per ottava (1/12 di Volt per semitono). Il sintetizzatore in quanto
strumento musicale è in grado di gestire i 3 principali parametri del suono che analizziamo da un punto di
vista oggettivo che soggettivo:
Termine Soggettivo Termine Oggettivo

ALTEZZA FREQUENZA
Il suono è dato dalla ripetizione ciclica dei onde audio o sonore aventi una certa frequenza espressa in Hertz
(Hz); ciascun ciclo è formato da due fasi, una positiva e una negativa. Superata una certa soglia l’onda entra
in banda audio e diventa udibile dando una sensazione di altezza. Al raddoppio e al dimezzamento di
frequenza si ha un cambio d’ottava.
Termine Soggettivo Termine Oggettivo

INTESITA’ AMPIEZZA
L’ ampiezza è l’escursione energetica che c’ è tra lo zero e il picco dell’onda e da essa dipende la sensazione
di volume e intensità.
Termine Soggettivo Termine Oggettivo

TIMBRO FORMA D’ONDA / SPETTRO


Il timbro è dato dalla coesistenza di più frequenze chiamate armoniche. La prima è chiaramente la più
distinguibile in frequenza ed è chiamata fondamentale mentre le altre hanno frequenze multiple della
fondamentale ma ampiezza inferiore. Il numero di armoniche ed il rapporto di ampiezza fra di esse
determina in gran parte la sensazione di timbro, ossia il tipo di suono dalla sorgente da cui proviene.
Ai tempi dei primi synth analogici esistevano 2 grandi desideri:
•Polifonia
•Memoria.
Entrambi saranno raggiunti dopo qualche anno grazie al controllo digitale e alla miniaturizzazione dei
componenti elettronici. I primi synth erano monofonici per due motivi:
- la tastiera musicale era in grado di generare un solo voltaggio alla volta.
- Sarebbe stato necessario moltiplicare i moduli per il numero di voci di polifonia desiderate con costi e
ingombri insostenibili.
La memorizzazione dei timbri inizialmente avveniva solamente in modo cartaceo utilizzando lo schema a
blocchi oppure la Patch Sheet.
Lo schema è un grafico disegnato dall’utente contenente i
moduli e i collegamenti necessari alla creazione di un timbro.
La Patch Sheet è un cartoncino prestampato raffigurante il
pannello del synth su cui venivano segnati i vari valori.
I primi produttori di synth polifonici sono stati Oberheim di Tom Obhereim del 1969 con il modello 4 Voice
(1975), poi E-MU del 1971 di Dave Rossum e Scott Wedge, con il
modello E-MU Modular. La Sequential Circuits Inc. di Dave Smith
del 1975 con il Prophet 5 del 1978; Roland del 1972 creata da
Ikutero Kakehoshi con il Jupiter 8 del 1981 e infine Korg del 1962
con Tsutomi Katoh e Tedeshi Osonai con il Korg MS-20 del 1978.
La Yamaha del 1887 di Torakusu Yamaha con il GX-1 del 1974 dal
peso di 300 kg! 4 V OICE

J UPITER 8

P ROPHET 5

GX-1

MS-20
• SINTESI SOTTRATTIVA
La sottrattiva è un tipo di sintesi che utilizza sorgenti dello spettro armonico ricco sul quale si interviene per
mezzo di filtri agendo dunque in sottrazione. Qualsiasi sintetizzatore è formato da 3 classi di moduli:
- SORGENTI - MODIFICATORI - CONTROLLI
Le sorgenti producono un segnale audio di potenza; le più comuni sono: l’oscillatore (VCO) ed il generatore
di rumore.
I modificatori non producono un segnale audio ma modificano quello che li attraversa; i più usati sono il
filtro (VCF) e l’amplificatore (VCA).
I controlli generano anch’essi un segnale ma si tratta di un voltaggio di controllo ossia utilizzato per
influenzare il funzionamento delle sorgenti e dei modificatori; i più usati sono la tastiera, il generatore
d’inviluppo (E.G.) e l’oscillatore a bassa frequenza (LFO). Questi segnali di solito non hanno caratteristiche
audio e se le avessero non verrebbero utilizzare. I controlli si dividono in manuali e automatici. In quelli
manuali la tensione di controllo varia solo in risposta ad un gesto dell’esecutore. Nei controlli automatici la
tensione di controllo varia automaticamente secondo un andamento pre-programmato dall’esecutore
stesso. In un synth dunque circolano due tipi di segnali: segnali audio e segnali di controllo; i primi sono
quelli udibili che nascono dalle sorgenti e transitano per i modificatori fino ad arrivare alle casse per mezzo
di uscite audio. I segnali di controllo invece vengono generati dai moduli di controllo e arrivano alle sorgenti
e ai modificatori per mezzo di uscite e ingressi CV (Control Voltage).

- VCO (Voltage Controlled Oscillator)


E’ la principale sorgente utilizzata nella sintesi sottrattiva e genera un segnale periodico in banda
udibile la cui frequenza è controllabile in voltaggio e la cui forma d’onda è caratterizzata da determinati
andamenti geometrici. Il VCO possiede una suddivisione delle regolazioni e delle connessioni in 2 zone:
- Frequenza - Forma d’onda
Per la frequenza troviamo innanzitutto il selettore d’ottava con un commutatore a scatti chiamato
Range o Octave. Esso raddoppia o dimezza la frequenza dell’oscillatore provocando un cambio
d’ottava, In alcuni casi le ottave sono indicate in piedi come si usava per gli organi a canne (31”, 16”, 8”,
4”, 2”, 1”) dove 8” è l’ottava nominale. Ci sono poi una o più regolazioni continue della frequenza
chiamate Frequency o Pitch o Tune; queste regolazioni si utilizzano per due scopi principali: uno
curativo e uno creativo. Il primo consiste nella correzione della scordatura insita nei VCO analogici. Lo
scopo creativo consiste nell’ accordare 2 o più VCO su intervalli diversi per creare accordi o bicordi o
con piccole differenze di intonazione per creare un effetto corale. Ci sono inoltre uno o più ingressi di
controllo delle frequenze chiamati CV-IN. Alcuni di questi ingressi possono essere provvisti di
attenuatore del segnale di controllo, in questo caso la portata del segnale di controllo che entra
all’ingresso CV può essere dosata a piacere.
- Scelta e Controllo delle Forme d’Onda
Per prelevare o selezionare un tipo d’onda è possibile:
1) Inserire un patchcord in una delle uscite separate delle forme d’onda del VCO (se il synth è
modulare).
2) Usare un commutatore a scatti se il synth è compatto.
Un VCO produce diversi tipi di forma d’onda: Sinusoidale, Triangolare, Quadra, Dente di Sega, e a volte
anche l’onda Rettangolare o Impulsiva.
Le onde differiscono nello spettro armonico. L’onda sinusoidale possiede solo l’armonica
fondamentale, la triangolare e la quadra possiedono le armoniche dispari, con la differenza che nella
quadra l’ampiezza delle armoniche è maggiore che nella triangolare. La dente di sega possiede tutte le
armoniche per questo ha un timbro più incisivo. L’ onda quadra impulsiva o rettangolare si ottiene
variando proporzionalmente le fasi dell’onda quadra per mezzo di un controllo manuale chiamato Pulse
o Width o Symmetry. In questo modo varia lo spettro armonico e quindi il timbro; ciò è utile per due
motivi:
- per avere più tipi di forma d’onda come sorgente
- si possono creare delle modulazioni automatiche.

A valori massimi la forma d’onda sparisce. Anche nella sezione della regolazione dello sfasamento
dell’onda quadra possiede degli ingressi CV che servono a gestire la larghezza d’ impulso in modo
automatico con moduli esterni.
- VCF (Voltage Controlled Filter)
E’ un modificatore in quanto svolge un azione di tipo sottrattivo, elimina infatti delle frequenze dallo
spettro armonico cambiando quindi il timbro. Il principale controllo manuale di un filtro si chiama
Cutoff ed è quello che determina la frequenza di taglio ossia la frequenza da cui il filtro inizia a tagliare.
Ci sono 4 principali tipi di filtro suddivisi in 2 filtri primari e 2 composti. I filtri primari sono:
• Filtro Passa Basso (LPF)
•Filtro Passa Alto (HPF)
Il Passa Basso taglia le frequenza al di sopra del cutoff lasciando passare solo quelle al di sotto, le più
basse quindi. Il Passa Alto taglia le frequenze al di sotto del cutoff lasciando passare solo quelle al di
sopra, quindi le più alte.
I filtri composti sono:
• Filtro Passa Banda (BPF)
• Notch o Band Reject o Stop Band
Il Passa Banda taglia le frequenze sia al di sopra che al di sotto del cutoff; si ottiene collegando in serie
un passa alto e un passa basso. Il Notch invece sopprime le frequenze del cutoff e si ottiene collegando
in parallelo il passa alto e il passa basso.
- La Pendenza (Slope)
Il taglio dei filtri non avviene in modo netto ma con una certa gradualità dovuta alla resistenza che
incontrano i circuiti nell’effettuarlo. Questa gradualità è chiamata Pendenza o Slope e può essere
maggiore o minore a seconda del modo in cui il filtro è costruito. La pendenza si può esprimere in:
1) Decibel di attenuazione per ottava
2) Numero di poli
L’ottava è un intervallo frequenziale di riferimento; per ogni polo si ha un incremento della pendenza di
6 dB di attenuazione per ottava. Dire dunque che un filtro è a 4 poli equivale a dire che ha una
pendenza di 24 dB per ottava. I filtri più comuni sono a 4, 3 e a 2 poli. Il VCF, più comunemente usato
nella sottrattiva, è un LPF con risonanza: la risonanza è un enfasi della frequenza in prossimità del
punto di taglio che si decide di generare in modo progressivo (da un min a un max) per mezzo di un
controllo chiamato Resonance o Peak o Q o Emphasis.

L’ uso del filtro con risonanza è molto apprezzato poiché genera simultaneamente una doppia
modulazione:
1) modulazione di spettro poiché il cutoff agisce sullo spettro.
2) modulazione di frequenza poiché quando la risonanza è in enfasi, in quanto essa segue il punto di
cutoff che si sposta, se ne percepisce il cambiamento di nota.

A valori massimi di risonanza il VCF può entrare in autoscillazione. Quando ciò avviene si genera una
forma sinusoidale con frequenza pari a quella di taglio. Il filtro in autoscillazione può essere usato anche
come sorgente a patto che esso venga controllato con una tastiera musicale.
- VCA (Voltage Controlled Amplifier)
E’ un modificatore che opportunamente controllato in voltaggio modifica il volume del suono nel
tempo. Il controllo principale del VCA è chiamato Gain (guadagno) ed è l’equivalente del cutoff visto nel
VCF e del Tune visto nel VCO. In questo caso però il gain viene quasi sempre tenuto a zero in modo che
il VCA sia completamente assoggettato ad un controllo automatico esterno e questo perché altrimenti
si sentirebbe un segnale audio onnipresente. Molto spesso, soprattutto nei synth compatti, il controllo
manuale del gain è assente. Ci possono essere due tipi di VCA: lineare e esponenziale. Il primo modifica
l’ampiezza in modo lineare ovvero secondo una linea retta; quello esponenziale invece lo fa seguendo
una curva esponenziale. Di conseguenza un segnale modificato da un VCA lineare in molti casi risulterà
piu “legato e lungo” di quello modificato da un VCA esponenziale che invece risulterà più “staccato”. Il
più semplice segnale di controllo del VCA è la tensione di Gate, un segnale binario solitamente di 5 Volt
generato dalla tastiera musicale insieme a quello già visto nel CV. Questa tensione esce da un apposito
Out e funziona come un interruttore. Il gate infatti è acceso quando un qualsiasi tasto della tastiera è
premuto, invece è spento quando nessun tasto è premuto. Nel synth Doepfer A100 l’uscita gate di
trova sul modulo A190.
- Generatore d’Inviluppo (Envelope Generator o ADSR)
E’ un controllo automatico in quando genera un segnale di controllo variabile nel tempo il cui andamento è
costituito da alcune fasi o stadi regolabili dall’utente. Il numero di fasi può essere variabile anche se
l’inviluppo più comune è a 4 fasi: Attack, Decay, Sustain, Relaise.
•A: La fase d’attacco è il tempo impiegato dal segnale generato dall’inviluppo per andare da zero al picco
massimo.
•D: La fase di decadimento è il tempo impiegato dal segnale generato dall’inviluppo per andare al massimo
livello di sostegno.
•S: La fase di sostegno è il livello a cui si mantiene costante il segnale generato dall’inviluppo fino all’inizio
della fase di rilascio.
•R: La fase di rilascio è il tempo impiegato dal segnale generato dall’inviluppo per andare dal livello a cui si
trova dall’inizio di questa fase fino a zero.
L’ inviluppo funziona con la tensione di gate che gli viene collegata attraverso un apposito ingresso. A, D e S
avvengono a tasto premuto, mentre R a tasto rilasciato. Quando il sustain è al massimo livello il decay non
funziona. La differenza tra decay e relaise è che la prima avviene con il tasto premuto, la seconda col tasto
rilasciato. Alcuni generatori d’inviluppo possiedono l’uscita invertita da cui ne fuori esce un inviluppo
capovolto. L’inviluppo è un modulo usato innanzitutto per il controllo del VCA (volume) ma può essere
usato anche per il controllo del VCF e del VCO.
N.B per usare un ADSR su VCF occorre che il cutoff sia impostato ad un valore minore del massimo, a meno
che non sia un inviluppo capovolto.
- LFO (Low Frequency Oscillator)
È’ un controllo automatico in quanto produce le stesse
forme d’onda del VCO ma a frequenza subaudio, per
cui il loro andamento elettrico viene sfruttato come
tensione di controllo che si ripete ciclicamente.
Essendo un controllo l’LFO non ha ingressi CV; l’unico
ingresso che può essere presente è chiamato Reset-IN
o Trigger e serve a ricevere un segnale di Gate in
modo che la produzione dell’onda cominci da zero
ogni volta che si preme un tasto. Ciò è utile quando si
usa l’LFO con modulazioni molto lente. Il controllo
manuale principale di un LFO è quello che ne regola la
frequenza e quindi la velocità di modulazione,
solitamente chiamata Frequency, Speed, Rate. L’LFO
viene usato principalmente per creare dalle
modulazioni e può essere collegato a qualsiasi
sorgente o modificatore che abbia un ingresso CV: se
si collega al VCO si modula la frequenza creando un
vibrato. Collegandolo al VCF si modula lo spettro e in
particolare e in particolare con la risonanza in enfasi si
genera il WhaWha. Se si collega al VCA si modula
l’ampiezza generando un tremolo. In un synth
compatto il costruttore predetermina su quali moduli
collegare l’LFO e su questi si troverà un attenuatore
che ne soda la quantità di modulazione.

- Lo Splitter
Alcuni segnali possono essere splittati per
essere inviati a più moduli. E’ il caso ad
esempio del CV del gate per essere mandato a
più Generatori d’ Inviluppo. Nel Doepfer lo
Splitter è il modulo A-180 che possiede 2
splitter ciascuno dei quali triplica il segnale. Il

simbolo dello split è:


- Noise Generator
Viene usato principalmente come sorgente
ma in qualche caso anche come controllo
automatico. Genera del rumore elettronico
un segnale audio dallo spettro armonico
continuo che contiene cioè tutte le frequenze
per questo del rumore è impossibile
distinguere una frequenza principale quindi
una nota. Perciò non essendo controllabile in
frequenza non possiede ingressi CV. In base
alla differente ampiezza che possono avere le
varie bande di frequenza si usa chiamare il
rumore con le varie tonalità di colore
associando le basse frequenze ai toni caldi le
altre con quelli freddi. In questo senso i 2
rumori più usati sono il white noise e il pink
noise. Nella sintesi il noise è usato
principalmente per la creazione di effetti
sonori. Nel Doepfer A-100 il noise generator è
il modulo A-118 che possiede due uscite
audio e una di controllo; le uscite audio sono
relative al white noise e colorated noise. Di
quest’ ultima sono presenti 2 attenuatori,
uno che regola la quantità di alte frequenze
(blu) l’altro la quantità di basse frequenze
(red). Dall’ uscita CV chiamata random o
output esce un segnale di controllo
automatico formato da valori di tensione.

- Portamento o Glide
La funzione di portamento o Glide quando è
attiva fa sì che premendo due o più note
consecutivamente il passaggio frequenziale fra di
esse avvenga in un modo continuo e non
immediato. Si ottiene modificando il CV della
tastiera prima che essa arrivi ai VCO. Il controllo
manuale della funzione di portamento è il
potenziometro che ne regola il tempo chiamato
Time, Rade o Speed. Nei synth compatti la
funzione di portamento si attiva unicamente
agendo su questo controllo se esso è presente.
Nei syth modulari invece c è un apposito modulo
chiamato Log Processor o Portamento
generator o Integrator o Slow Limiter o Glide.
Nel Doepfer il modulo del portamento è l’ A-170
Slow Limiter (SL); possiede un ingresso, un uscita
e un regolatore di tempo. All’ ingresso viene
collegato il CV della tastiera, dall’ uscita invece il
CV modificato al VCO. E’ un modulo doppio in
quanto possiede un’altra metà modulo per
regolare sia il tempo di salita che di discesa.

- Sample & Hold (S&H)


E’ un modulo che produce una tensione
procedente a scatti con valori casuali. Possiede
due ingressi e un’uscita. Gli ingressi si chiamano
Sample In e Trigger In. Nell’ ingresso Sample
viene collegato viene collegato qualsiasi modulo in
grado di fornire una tensione variabile in modo
continuo:
- Noise Generator
- VCO
- LFO (escluse le onde quadre)
All’ ingresso Trigger si collega un segnale
impulsivo che funziona come un interruttore, più
frequentemente l’onda quadra di un LFO. Ad ogni
impulso di trigger il S&H “blocca” (campiona) il
livello di tensione presente in quell’ istante all’
ingresso (Sample) e lo mantiene (Hold) stabile fino
al successivo impulso di trigger. In uscita si ha un
segnale contenente la sequenza dei valori
campionati dal S&H che variano alla frequenza di
trigger. Questo segnale può essere usato per
creare delle modulazioni. Il segnale che esce dal
S&H può essere meno casuale se la frequenza del
segnale di Sample è più bassa del trigger.
- VCF 2
Nel synth Doepfer A-100 è possibile trovare un
modulo chiamato VCF 2 ovvero un filtro
multinodo contenente tutti e 4 i tipi di filtro. In
questo VCF si collega la sorgente nell’ ingresso
audio-in dopodiché ci sono 4 possibili uscite
ognuna corrispondente al tipo di filtro utilizzato.
N.B. Per poter utilizzare due Inviluppi, uno sul VCF
e uno sul VCA bisogna ricordare che sul VCF il
cutoff deve essere impostato a un valore minore
del massimo; la posizione manuale del cutoff
corrisponde l punto di partenza e d’ arrivo
dell’inviluppo. I controlli sul filtro inoltre vanno
preferibilmente collegati in ingressi CV attenuabili.