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Lucia di Lammermoor

Presentazione, trama, personaggi


Lucia di Lammermoor è un’opera in tre atti di Gaetano Donizetti su libretto di Salvatore
Cammarano (in seguito stilerà, tra i più famosi, anche i libretti per il Roberto Devereux del
1837, sempre di Donizetti, e per Il Trovatore di Verdi del 1853), tratto dal romanzo La sposa
di Lammermoor di Walter Scott. La prima avvenne nel 1835 al teatro San Carlo di Napoli, e
l’opera fu scritta in meno di sei settimane anche a causa della cattiva organizzazione da
parte del teatro che ha costretto Donizetti a ricevere il libretto in ritardo.
Cammarano divise il libretto in due parti, La partenza e Il contratto nuziale, quest’ultima a
sua volta divisa in altre due parti. Il compositore scelse di far corrispondere a ogni parte un
atto, facendo risultare l’opera divisa in tre atti effettivi.
Il libretto della Lucia di Lammermoor rappresenta l’esordio di Cammarano come librettista in
proprio, a cui seguirà una proficua relazione proprio con Donizetti. Nell’Avvertimento
all’autore Cammarano mette subito in guardia lo spettatore di notevoli differenze rispetto
all’opera originale, al contempo esprimendo la sua volontà di creare un teatro essenziale,
spettacolare, tenebroso e animato da personaggi inquietanti e morbosi al costo di
allontanarsi (anche in modo significativo) dalle fonti narrative. Le differenze col testo di
Walter Scott sono moltissime e ampiamente analizzate, come molte sono le similitudini alla
traduzione del romanzo da parte di Gaetano Barbieri.
Le influenze di Cammarano sono moltissime, vicine e lontane. Una delle più evidenti è
quella di Manzoni, ma non mancano altri come Leopardi, Cesarotti, Alfieri, Monti, Pellico,
Goldoni, Metastasio, Dottori, Marino, Tasso, Dante, Ariosto e Petrarca, in particolare questi
ultimi sono quelli che di più segnano una differenza tra la Lucia di Cammarano e quella di
Scott. Il librettista si dimostra essere un professionista, un vero e proprio autore di un teatro
romantico d’atmosfera, cupo e perturbato, in costante rapporto con la poetica antica e
moderna. A Cammarano si può associare l’incremento della qualità letteraria del genere,
che seppur sempre influenzato dalla poesia più “classica”, fino a quel momento si basava
prevalentemente su un linguaggio ripetitivo e formale.

Antefatto
La famiglia nobile degli Ashton, di cui fanno parte Enrico e Lucia, ha usurpato i beni e il
castello dei rivali Ravenswood, il cui unico erede è Edgardo. Lui e Lucia sono segretamente
innamorati.

La partenza, atto unico


Durante una battuta di caccia Lord Enrico Ashton viene a sapere da Normanno, armigero
dei Ravenswood, dell’amore tra Lucia ed Edgardo, e promette di ostacolarlo ad ogni costo.
Intanto, nel parco del castello Lucia aspetta Edgardo con la sua dama da compagnia Alisa a
cui racconta la storia del Ravenswood che uccise la sua amata proprio in quel posto. Alisa
interpreta il racconto ed il fatto che Lucia sostiene di aver visto il fantasma della donna come
un brutto presagio.
Al suo arrivo Edgardo propone a Lucia di sposarlo, in modo anche da poter fare pace con
suo fratello Enrico. Lucia, conscia dell’odio che prova il parente, convince Edgardo ad
aspettare ancora, non senza la promessa di amore e fedeltà eterni. Prima che Edgardo per
difendere la Scozia, i due si scambiano gli anelli nuziali.

Il contratto nuziale, atto I


Le lotte politiche scozzesi finiscono per indebolire gli Ashton in favore dei Ravenswood. Per
questo motivo Enrico impone a Lucia di sposare il ricco Lord Arturo Bucklaw; all’iniziale
rifiuto di Lucia, Enrico le consegna una falsa lettera che attesta come Edgardo sia in realtà
promesso ad un’altra donna. Questo, unito alle insistenze della sua guida spirituale
Raimondo e al fatto che non aveva ricevuto lettere da Edgardo (in realtà intercettate e
nascoste da Enrico con l’aiuto di Normanno, un armigero dei Ravenswood), convincono
Lucia ad accettare le nozze.
Il giorno del matrimonio viene tuttavia sconvolto dall’improvviso arrivo di Edgardo che, vista
Lucia in procinto di sposarsi con Arturo, la maledice e getta l’anello. Lucia, disperata, gli
porge il suo.

Il contratto nuziale, atto II


L’atto inizia con Enrico ed Edgardo che decidono di mettere fine alla rivalità con un duello e
lo fissano per la mattina seguente.
La sera, durante la festa di nozze, uno sconvolto Raimondo dà a tutti la notizia che Lucia,
impazzita, ha ucciso Arturo. Arrivano Lucia, armata di pugnale e sporca di sangue, ed
Enrico, che saputo dell’accaduto fa per ucciderla ma viene fermato e mosso a pietà da Alisa
e Raimondo. Lucia, completamente impazzita, immagina Edgardo che la rifiuta e getta via
l’anello: incapace di reggere la disperazione, muore tra gli astanti stupiti. Mentre Enrico fa
portare via il cadavere della sorella, Raimondo accusa Normanno di essere il responsabile
dell’accaduto.
Il giorno dopo Edgardo, giunto all’alba al cimitero dei Ravenswood per il duello, medita di
lasciarsi uccidere da Enrico. I suoi pensieri vengono interrotti dal corteo funebre proveniente
dal castello dei Lammermoor; compreso che Lucia è morta, Edgardo si trafigge con un
pugnale.

Personaggi
● Lord Enrico Ashton, baritono, Lord della casa Ashton
● Lucia, soprano, sua sorella, innamorata di Edgardo
● Sir Edgardo di Ravenswood, tenore, unico erede della sua famiglia, rivale degli
Ashton ma innamorato di Lucia
● Lord Arturo Bucklaw, tenore, promesso sposo di Lucia
● Raimondo Bidebent, basso, educatore e confidente di Lucia
● Alisa, mezzosoprano, damigella di compagnia di Lucia
● Normanno, tenore, capo degli armigeri Ravenswood
● Dame e cavalieri, parenti Ashton, abitanti di Lammermoor, paggi, armigeri, domestici

Lettura temporale
Nella prima metà dell’Ottocento l’opera seria seguiva delle rigide convenzioni in particolare
riguardo alla dislocazione degli eventi lungo gli atti e l’organizzazione dei numeri chiusi
all’interno dell’opera. Per quanto riguarda il primo aspetto, era prevista nell’opera una parte
iniziale costruita sugli artefatti, una intermedia in cui l’azione inizia e si evolve, e una parte
finale in cui si subivano gli effetti (solitamente tragici) dell’azione stessa. I pezzi chiusi
avevano strutture diverse a seconda che fossero solistici o d’insieme; nel primo caso, la
struttura era divisa in quattro parti
1. scena
2. adagio (o cantabile)
3. tempo di mezzo
4. cabaletta
mentre nel secondo in cinque
1. scena (numeri d’insieme) / a scelta tra coro, balletto, scena, aria, duetto ecc. (finali)
2. tempo d’attacco
3. adagio (numeri d’insieme) / concertato (finali)
4. tempo di mezzo
5. cabaletta (numeri d’insieme) / stretta (finali)
e funzionavano in base all’alternanza tra momenti cinetici e momenti statici a seconda che
l’azione procedesse oppure no. Queste strutture vengono utilizzate anche nella Lucia di
Lammermoor e, se analizzate alla luce della realizzazione temporale, forniscono
un’importante chiave di lettura.
Donizetti è in grado di conservare questa struttura formale pur mantenendo staticità
completa all’interno del primo atto. Questo succede perché le sezioni normalmente dedicate
al progredire dell’azione vengono usate in questo atto per parlare e raccontare di
avvenimenti “nascosti” o passati: Normanno che svela a Enrico dell’amore tra Lucia ed
Edgardo, o il racconto di Lucia ad Alisa del fantasma. Quest’aria in particolar modo fa vivere
un’azione che in realtà è solo nella testa di Lucia, facendo presagire allo spettatore la sua
pazzia latente.
Nulla dunque nell’atto I mette in moto la faccenda. Anche il tentativo da parte di Edgardo di
fare pace con Enrico viene bloccato da Lucia; l’unica azione vera e propria, ovvero la
partenza da parte dell’erede Ravenswood, chiude l’atto.
Il secondo atto è diametralmente opposto al primo per quanto riguarda la struttura
temporale. Anche se la scena iniziale è statica (Enrico e Lucia si raccontano avvenimenti
passati, come la preparazione del matrimonio combinato e la consegna della falsa lettera)
tutto il resto di questo tempo è un susseguirsi continuo di azioni ed avvenimenti. Durante
tutto l’atto si ha coincidenza tra tempo rappresentato e tempo della rappresentazione, con
unica eccezione il concertato finale.
Il passaggio di struttura temporale avviene nel duetto tra Enrico e Lucia Il pallor funesto,
orrendo in cui la musica suonata dalla banda viene udita anche dai personaggi in scena. Da
quel momento, l’autore utilizza tre stratagemmi per far coincidere i tempi differenti: mostrano
invece di raccontare, dilatano i momenti dedicati all’azione e manipolano le sezioni liriche.
Il primo stratagemma è evidente già dalle note del libretto: Il pallor funesto, orrendo contiene
da solo più didascalie di tutto l’atto precedente. Volendole paragonare, vediamo come le
didascalie del primo atto sono dedicate quasi esclusivamente alla descrizione dello stato
d’animo dei personaggi, mentre quelle del secondo notano le azioni che questi compiono. In
particolare, anche nel momento in cui la connotazione patetica è importante, questa viene
fatta attraverso dei movimenti e delle azioni, in modo da far coincidere i tempi.
La dilatazione delle sezioni dedicate all’azione è evidente in punti come ad esempio il tempo
d’attacco dell’aria di Enrico e Lucia e del Finale I; in entrambi i casi la centralità della
narrazione è resa evidente dall’accompagnamento musicale. Nell’aria dei due fratelli la
banda serve a introdurre il personaggio di Arturo; inoltre, alla fine viene scatenato l’evento
più importante di tutta l’opera, ovvero Lucia viene convinta a rinunciare alle nozze con
Edgardo. Nel Finale I avviene un altro importantissimo avvenimento, cioè Edgardo scopre
delle nozze di Lucia e pretende la restituzione dell’anello.
Il terzo aspetto, quella della manipolazione lirica, è quello più interessante. Dal punto di vista
del libretto, la coincidenza tra tempo della rappresentazione e tempo rappresentato si può
raggiungere facendo rivolgere le parole di un personaggio ad un altro: questo stratagemma
è ampiamente utilizzato, in tutto il secondo atto le parole hanno lo scopo di convincere Lucia
a sposare Arturo (in particolare in Il pallor funesto, orrendo e in Ah cedi, cedi, l’aria di
Raimondo). La musica sostiene questa struttura in maniera evidente nel duetto tra Enrico e
Lucia: la melodia che accompagna le parole con cui Enrico si rivolge alla sorella viene
riproposta anche nella seconda strofa, quella dedicata all’introspezione della donna, dando
dunque l’impressione che mentre questa sta pensando il suo interlocutore stia continuando
a parlare, ma lei non è in grado di sentirlo perché troppo presa dai suoi pensieri. Il motivo
per cui l’aria di Raimondo e il duetto dei fratelli sono costruiti in questo modo è perché i due
pezzi hanno il compito di far scattare l’evento più importante dell’opera, ovvero il matrimonio
voluto da Enrico.
Il primo (e unico) arresto temporale del secondo atto si ha nel Finale I, quando Edgardo
scopre delle nozze di Lucia. Fino a quel momento il tempo era dedicato allo svolgersi delle
macchinazioni di Enrico, Normanno e Raimondo, che però fanno presagire in questo pezzo
che avranno delle conseguenze destinate a precipitare. Questo presentimento è avvertito da
tutti, e tutti lo esprimono nel Finale I; addirittura Enrico prova rimorso per la prima volta,
perché si rende conto che qualcosa di grosso sta per succedere. La staticità del concertato
sembra rappresentare la classica quiete prima della tempesta, e segna il punto che collega
le azioni guidate dall’uomo a quelle guidate dalla “forza oscura” (per semplicità, il destino).
Il terzo atto si apre con il duetto Ashton! Sì di Edgardo ed Enrico che ha la funzione di
ritardare la fine tragica degli eventi, caricando lo spettatore di presagi d’orrore. La frana
inizia nella scena quarta, nel momento in cui Raimondo giunge alla cena di nozze per
avvertire dell’azione e della pazzia di Lucia. È un momento molto rappresentativo della
struttura temporale del terzo atto, dove c’è molta azione ma si svolge dietro le quinte.
Questo rende questa sezione dell’opera unica, in quanto c’è azione ma è nascosta e c’è
narrazione ma è contemporanea agli eventi. Al di fuori del tempo e dello spazio degli uomini
(il tempo mimetico e il palcoscenico) c’è il regno del destino, di cui noi non vediamo le azioni
ma solo i loro effetti, che ci vengono raccontati da degli impotenti personaggi. Questa
particolare struttura viene esemplificata già dall’aria di Edgardo che chiude l’atto precedente
(Chi trattiene il mio furore), in cui vediamo l’erede Ravenswood inveire contro Lucia per
quello che vede ma sappiamo anche che non è a conoscenza di tutte le macchinazioni
nascoste.
La compenetrazione perfetta tra i tempi drammaturgici si ha nell’Aria della follia di Lucia.
L’azione trainante è ferma, e prima ancora di vedere Lucia il pubblico sa già il suo stato
grazie al racconto di Raimondo. Ciò che lo spettatore vede è l’effetto delle azioni del destino
raccontate dal punto di vista della folle Lucia, che in quel momento sta rivivendo il tutto. Il
legame tra quest’aria e la cavatina Regnava nel silenzio è estremamente significativo. L’Aria
della follia si apre con uno strumento solistico, che sta a significare la presenza di un
“oggetto di pensiero” del personaggio, ovvero di un oggetto (o persona, o evento) reale,
presente sulla scena, che scatena la pazzia di Lucia. Questo oggetto viene rappresentato
anche da un motivo musicale, che a primo ascolto sembra sbagliato: il tema è infatti quello
della rievocazione del fantasma, proposto mentre Lucia sta invocando il nome di Edgardo.
Stiamo assistendo ad una “scissione”, un momento in cui nemmeno Lucia riesce bene a
focalizzare quale sia il motivo della sua ossessione (anche se questo avverrà poco dopo).
La scena della pazzia rimanda alla cavatina, che a sua volta rimanda alla visione del
fantasma che però non è mai stato visto dal pubblico e ci viene raccontato solo dalle parole
di Lucia e dalla musica; il legami tra questi tre momenti fa capire allo spettatore come il
destino di Lucia fosse in realtà già segnato, e che le azioni degli altri personaggi non lo
hanno delineato ma solo avviato.
Fino alla scena della pazzia il destino ha agito solo dietro le quinte. Nel Finale dell’opera
però entra a gamba tesa nello spazio e nel tempo dei personaggi attraverso il suicidio di
Edgardo. Dal punto di vista musicale assistiamo ad una profonda alterazione della struttura
formale che vuole la cabaletta un momento di staticità: in questo caso rappresenta il
momento in cui Edgardo si trafigge, precisamente tra le due ripetizioni, andando dunque ad
influire anche sulla composizione musicale.

Indice
La partenza, parte prima, atto unico
1. Preludio e coro d’introduzione Percorrete le spiagge vicine (Normanno, coro)
2. Scena e cavatina Cruda, funesta smania (Enrico)
3. Scena e cavatina Regnava nel silenzio (Lucia)
4. Scena e duetto - Finale I Sulla tomba che rinserra (Edgardo, Lucia)
Il contratto nuziale, parte seconda, atto I
5. Scena e duetto Il pallor funesto, orrendo (Lucia, Enrico)
6. Scena e aria Ah cedi, cedi (Raimondo)
7. Coro e cavatina Per te d’immenso giubilo (Arturo)
8. Scena e quartetto del Finale II Chi trattiene il mio furore (Enrico, Edgardo, Lucia, altri)
Il contratto nuziale, parte seconda, atto II
9. Uragano, scena e duetto Ashton! Sì (Edgardo, Enrico)
10. Coro, scena e aria D’immenso giubilo (Lucia)
11. Gran scena, coro e aria Dalle stanze ove Lucia (Raimondo, coro)
12. Aria Aria della pazzia (Lucia)
13. Finale e cabaletta Tu che a Dio spiegasti l’ali (Edgardo)

I numeri

Atto I

Preludio e coro d’introduzione Percorrete le spiagge vicine (Normanno,


coro)
Il preludio strumentale ci fa subito capire il clima cupo e angosciante dell’opera attraverso le
scelte compositive: modo minore, andamento lento, mesti colpi di cassa e timpani, accordi
dissonanti, ritmo di marcia funebre. Il coro che segue ha un carattere molto diverso, sia per il
passaggio al modo maggiore che all’andamento molto più eroico. Dal punto di vista
drammaturgico, lo spettatore viene a conoscenza degli avvenimenti allo stesso modo dei
personaggi in scena: Normanno ci dice che bisogna far luce su un “turpe mistero”, ma né lui
né noi sappiamo ancora quale.
Scena e cavatina Cruda, funesta smania (Enrico)
La scena si apre con una serie di rivelazioni: Normanno rivela ad Enrico e Raimondo che
Lucia potrebbe avere un amante, un rivale, forse proprio l’odiatissimo Edgardo. Vengono
anche introdotti una serie di temi, come lo scontro politico che vede il declino della famiglia
Ashton che richiede un matrimonio di convenienza, e l’amore tra due figure di due famiglie
rivali, quindi il conflitto tra dovere e sentimento. Ogni momento saliente di questa scena è
sottolineato da precise scelte musicali da parte di Donizetti.
La reazione di Enrico al “tradimento” di Lucia si ha nel cantabile della cavatina. Nella prima
parte Enrico esprime la propria furia, sentimento connotato dal fatto che non si procede
verso una ripetizione ma verso una parte cadenzale e modulante (quindi instabile). La
seconda strofa è diretta senza mezzi termini contro la sorella; ha qui avvio la sezione
centrale dell’aria con l’aggiunta delle voci di Normanno e Raimondo.
Nel tempo di mezzo arriva il coro a dar conferma ad Enrico dei suoi timori peggiori. La
seconda strofa viene interrotta bruscamente da Lord Ashton che, una volta sentito il nome di
Edgardo, esprime la sua collera attraverso l’orchestra, sentimento che carica la cabaletta a
conclusione della cavatina.
Alla fine del tempo di mezzo Raimondo chiede il perdono per Lucia, la cui risposta segna
l’inizio della cabaletta: vendetta. Le scelte musicali confermano questo sentimento con la
presenza di una serie di elementi tipicamente maschili e guerreschi, che nel codice
melodrammatico stanno a significare uno scontro da concludere nel sangue.

Scena e cavatina Regnava nel silenzio (Lucia)


La scena del racconto di Lucia si apre con un assolo d’arpa. Tradizionalmente lo strumento
solista serviva a far immergere lo spettatore nell’atmosfera mentale del personaggio. Se
Lucia di Lammermoor è un’opera che esplora la psiche di Lucia, Donizetti ce lo rende chiaro
con l’assolo iniziale. L’arpa inoltre è uno strumento particolarmente evocativo della Scozia in
chiave romantica, oltre che ad avere un suono “etereo” che indica la lontananza di Lucia
dalla realtà: la vicenda dell’omicidio dell’amata ha turbato profondamente la psiche della
protagonista.
La narrazione dell’incontro con il fantasma occupa il cantabile della cavatina. Dal punto di
vista poetico questa sezione è organizzata in modo molto classico: tre strofe che si aprono
con dei settenari. Musicalmente parlando però Lucia non è in grado di portare a compimento
nessuna di queste strofe. Mano a mano che il brano procede, Lucia si perde sempre di più in
una scrittura molto fiorita: la prima strofa si conclude in questo modo, la seconda viene
intaccata dallo stile e la terza non si conclude proprio, perché la cantante si perde in una
serie di colorature. Questa scelta musicale, unita al fatto che tutte e tre le strofe sono in
tonalità diverse, ci fanno capire come la personalità di Lucia sia molto complessa e
problematica.
Il cantabile sfocia nel tempo di mezzo senza interruzione, durante il quale Alisa, convinta
che il fantasma rappresenti un cattivo presagio, tenta di convincere con un angosciante
parlante Lucia a lasciare Edgardo. Subito, la donna risponde che l’erede Ravenswood è la
sua luce e nello stesso momento la musica vira al modo maggiore. La cavatina si conclude
con una cabaletta in cui Lucia, coloratissima, descrive i suoi sentimenti per Edgardo
accompagnata da arpa e flauti, che hanno lo stesso significato drammatico.
Complessivamente, questa cavatina ci dà un quadro di Lucia come donna disturbata, con
dei problemi latenti pronti ad esplodere.
Scena e duetto - Finale I Sulla tomba che rinserra (Edgardo, Lucia)
Edgardo arriva sulla scena e avverte Lucia che deve partire per la Francia per questioni
diplomatiche. L’erede Ravenswood non ha una cavatina di presentazione, quindi usa il
recitativo e la prima parte del duetto per spiegare il suo punto di vista al pubblico. La prima
cosa che racconta è della sua inimicizia con il fratello di Lucia, che sfocia direttamente del
duetto Sulla tomba che rinserra attraverso un crescendo ritmico, agogico e di pienezza
strumentale: Edgardo all’inizio del pezzo è ancora impegnato ad esprimere la sua rivalità
con Enrico. Lucia cerca di condurre l’amato alla calma con la seconda strofa utilizzando
tonalità e modo differenti. Il cantabile si chiude con il successo di Lucia e nel lungo canto a
due degli innamorati.
La sezione successiva coincide con lo scambio degli anelli, momento estremamente
significativo nella tradizione scozzese. Subito dopo le voci cominciano a procedere in modo
parallelo, in modo da suggellare l’unione drammatica attraverso la musica. Un momento
importante di questa sezione è quando Lucia chiede ad Edgardo di scrivergli durante il suo
viaggio: musicalmente viene espresso in forma di recitativo su un’unica nota ribattuta, in
modo da rendere chiaro allo spettatore il messaggio (che sarà la chiave con cui Enrico
convincerà la sorella a sposare Arturo).
La cabaletta finale è la conseguenza del giuramento tra i due, con Donizetti che insiste sulla
natura assoluta del legame tra Edgardo e Lucia. Lo stesso tema è eseguito da soprano e
tenore a un’ottava di distanza, con anche le stesse parole: è importantissimo infatti che si
capisca quanto questo legame è importante per il procedere dell’azione, e la musica lo fa
insistendo sulla sacralità e sull’importanza dell’amore e del gesto appena compiuto.

Atto II

Scena e duetto Il pallor funesto, orrendo (Lucia, Enrico)


La scena si apre con un preludio orchestrale a cui segue un dialogo tra Enrico e Normanno
che serve per mettere al corrente lo spettatore degli eventi accaduti tra gli atti: i due si sono
attivati per far credere a Lucia che Edgardo sia un traditore, in modo da convincerla a
sposare Arturo. Lucia arriva, distrutta dal dolore, che lo spettatore coglie soprattutto grazie
alla musica. Ancora una volta, infatti, il clarinetto solista si prende la responsabilità di
comunicare lo stato d’animo di Lucia, con una musica costellata di elementi che indicano
prostrazione: modo minore, arco melodico discendente, acciaccatura, semitono dolente.
Con l’inizio del duetto finalmente Lucia riesce a parlare, e lo fa accusando il fratello in un
momento che ci permette di cogliere gli effetti del dolore sulla sua mente. In questo tempo
d’attacco Enrico comincia a fare pressione psicologica sulla sorella per costringerla a
dimenticare Edgardo e a sposare un uomo da lui scelto; nel momento in cui nomina un
“nobil sposo” la reazione di Lucia è sottolineato da un brusco cambio di scrittura musicale,
uno scontro armonico tra Sol e Fa# che rappresenta il cuneo nell’anima di Lucia, non colto
da Enrico che calca ancora la mano facendole vedere una lettera falsa che attesta l’infedeltà
di Edgardo.
Lucia reagisce alla notizia durante il cantabile lasciandosi andare ad una commovente
melodia. Enrico non viene toccato e continua ad insistere denigrando Edgardo e giocando
sui sensi di colpa della sorella. Alla fine del cantabile la banda fuori scena annuncia l’arrivo
di Lord Arturo, lo sposo scelto da Enrico, che mette sulle spalle di Lucia la responsabilità
della sopravvivenza della famiglia, con un’ansia comunicata soprattutto dalla musica. La
cabaletta finale di Enrico sferra il colpo di grazia: se Lucia non sposerà Arturo lui verrà
condannato a morte e tornerà a tormentarla sotto forma di fantasma.
L’intero duetto assume quindi la struttura di un grande crescendo nel quale Lucia si sente
stritolata e si ritrova incapace di sfogarsi se non attraverso lo squilibrio mentale e il lamento
dolente.

Scena e aria Ah cedi, cedi (Raimondo)


Dopo il duetto, arriva anche Raimondo, il confidente di Lucia, che continua (anche se a fin di
bene) la pressione sulla donna affinché assecondi i desideri del fratello. All’inizio del
cantabile dell’aria Raimondo gioca già la carta giusta, quella della madre morta: oltre alla
ripetizione delle parole chiave “madre” e “fremerà”, Donizetti carica di significato il concetto
slittando la musica nell’area della dominante dove ci si sarebbe aspettati un ritorno alla
tonica. In questo modo si passa direttamente al tempo di mezzo, dove Lucia cede per
salvare la famiglia. Musicalmente questo momento è semplicemente una transizione verso
la cabaletta, che sembra aver ristabilito l’ordine messo in pericolo dall’amore tra Lucia ed
Edgardo. Musicalmente, quest’ultima parte fa assumere dei connotati eroici alla scelta di
Lucia, pronta a sacrificarsi come martire.

Coro e cavatina Per te d’immenso giubilo (Arturo)


Come da tradizione, il Finale II si apre con un coro. Più precisamente, un coro nuziale, che
però viene presentato come un coro che suggella il patto tra i contraenti. Il pezzo è brioso,
dalla struttura simmetrica ABA dove la parte centrale alla dominante è cantata da Arturo.
Tutti gli elementi del pezzo segnalano una bassezza e grossolanità tipica del mondo a cui
fanno riferimento, oltre che ad andare in netto contrasto con la complessità psicologica di
Lucia di cui finora abbiamo avuto esperienza anche musicalmente. Questo modo di trattare
la musica, in maniera così aderente al contesto, è uno stratagemma di Donizetti che anticipa
le strategie di Verdi.

Scena e quartetto del Finale II Chi trattiene il mio furore (Enrico,


Edgardo, Lucia, Arturo, Alisa, Normanno, Raimondo, coro)
La scena che porta al finale inizia con un tempo d’attacco dalle connotazioni di un parlante
tra Arturo ed Enrico, interrotto dall’arrivo di Lucia anche questa volta accompagnata da uno
strumento solista (il violoncello in questo caso) che ci permette di cogliere la sua angoscia.
Le nozze procedono su una sorta di concertato, che si interrompe con una pausa nel
momento in cui Lucia firma l’atto. A quel punto arriva Edgardo, annunciato fragorosamente
dalle percussioni.
L’arrivo dell’erede di Ravenswood crea non poco scompiglio: ognuno resta paralizzato nei
propri pensieri, tutti rivolti nei confronti di Lucia, e si rendono conto di aver passato un limite
per cui la situazione non può fare altro che precipitare. La percezione di un epilogo tragico
viene dilatata musicalmente, tutti quanti sembrano provare pietà per Lucia: questo viene
reso evidente dal tema che riprendono tutti, alleati o rivali che siano, trascinati da un unico
impeto che accomuna tutti assumendo i connotati della calma prima della tempesta.
La contrapposizione scoppia nel tempo di mezzo, con Arturo, Enrico e il coro che sfoderano
le spade avventandosi contro Edgardo. Raimondo calma gli animi ricorrendo alla parola di
Dio, e lo scontro si sposta sul piano personale, con conseguente cambio della scrittura
musicale. Edgardo viene messo davanti all’atto di nozze firmato, e si rivolge incredulo a
Lucia per poi scagliarle contro una terribile invettiva prima di gettare via l’anello e riprendersi
quello che aveva dato alla donna.
Se teoricamente l’invettiva fa ancora parte del tempo di mezzo, dal punto di vista formale è
una strofa che apre alla stretta conclusiva, un pezzo che compendia le posizioni
drammatiche dell’opera. Da un lato c’è la fazione degli Ashton con i loro alleati, dunque
Enrico, Raimondo, Arturo e il coro, che cantano all’unisono dimostrando estrema
compattezza; dall’altra abbiamo i due innamorati, che non possono coronare il proprio sogno
proprio a causa degli Ashton, ma che tuttavia sono fortemente legati dal tema cantato
insieme. Questo Finale riesce in modo eccezionale a riassumere i nuclei della vicenda
anche solo attraverso la musica.

Atto III

Uragano, scena e duetto Ashton! Sì (Edgardo, Enrico)


L’ultimo atto si apre con una tempesta dai molteplici scopi: da una parte rappresenta l’ira dei
personaggi, in particolare Edgardo, mentre dall’altro segnale il momento in cui gli eventi
escono dal controllo degli uomini.
L’inizio del duetto inizia con un tempo d’attacco parlante, ma subito inizia una strofa solistica
di Edgardo che potrebbe tranquillamente apparire in un cantabile. Dopodiché ricompare il
parlante iniziale che guida a un assolo di Enrico, simile a quello appena finito del rivale. Si
entra dunque direttamente nel tempo di mezzo con una transizione fluida grazie al
mantenimento del ritmo marziale da parte dell’orchestra. La scelta di non adottare transizioni
formali si deve al fatto che la furia dei protagonisti non si può contenere in alcun modo. La
cabaletta finale è un classico pezzo guerresco, con cui Edgardo ed Enrico sanciscono la
decisione di sfidarsi a duello la mattina seguente.

Coro, scena e aria Delle stanze ove Lucia (Raimondo)


La scena ritorna nel castello, dove il coro sta festeggiando l’accordo politico che permetterà
agli Ashton di ritornare ad essere una famiglia potente, musicalmente in profondo contrasto
con la situazione drammatica. Improvvisamente giunge Raimondo con l’orrenda notizia
dell’omicidio di Arturo per mano della stessa Lucia. L’uomo descrive anche i sintomi fisici di
Lucia, che saranno subito dopo presentati nell’Aria della pazzia attraverso una sezione che
ha le sembianze della sezione lenta di un’aria. Il coro risponde con una pezzo dai connotati
dell’inno, tratto tipico di Donizetti quando deve musicare una comunità che invoca la
protezione divina su di sé. L’effetto è tuttavia straniante, perché coloro che si considerano
vittime (il coro e Raimondo) sono in realtà i carnefici.

Aria della pazzia (Lucia)


In quest’aria Donizetti riprende e porta ai massimi livelli le strategie musicali utilizzate in
precedenza durante i numeri di Lucia, conferendo al pezzo il ruolo di conclusione di un
percorso drammatico e musicale che Lucia ha svolto nel corso di tutta l’opera. Il primo
elemento è lo strumento solista, questa volta una glassarmonica, segnale del distacco
terreno della mente di Lucia. Inoltre vi sono moltissime fioriture vocali che cominciano già dal
recitativo, sintomo del dolore non solo mentale ma anche fisico della protagonista. Il passo
in cui viene evocato il fantasma combina nervosi tremoli di archi con con sequenze di
accordi dissonanti a piena orchestra. Torna anche il tema del duetto tra Edgardo e Lucia,
segnale dell’incapacità da parte di quest’ultima di associare i propri pensieri alla realtà
davanti ai suoi occhi. Dal punto di vista drammaturgico, questo viene evidenziato dal fatto
che Lucia parla come se l’amato fosse presente in quel momento.
La sezione lenta inizia con Lucia che non se ne rende ben conto e continua a cantare in stile
parlante, anche se l’orchestra ci fa capire che siamo già entrati nel cantabile. Il cuore del
pezzo è il vagheggiamento della vita insieme ad Edgardo, reso evidente dall’utilizzo di
strumenti “eterei”: la glassarmonica è qua più presente che mai e accompagna Lucia nei
suoi gorgheggi.
Nel tempo di mezzo giunge Enrico che, saputa la notizia di Raimondo, si scaglia contro la
sorella per poi essere messo davanti al suo disperato stato di salute (sia da Raimondo e
Alisa che dalla musica). Vengono rievocati musicalmente altri momenti passati, come la
firma dell’atto di nozze ed Edgardo che calpesta l’anello.
Con la cabaletta ritornano le soluzioni del cantabile, come l’uso della glassarmonica. La
voce della protagonista si districa tra fioriture e colori complicatissimi, segno che il suo delirio
la sta portando alla morte. La scena che Donizetti dipinge è quella di un ritratto psicologico
complicatissimo, fatto di alienazione, dolore, scompensi, incapacità, allucinazioni, raggiunto
attraverso l’utilizzo di tutto il materiale musicale a sua disposizione.
La scena in cui è presente l’aria si chiude con il confronto tra Raimondo e Normanno in cui il
primo accusa il secondo di essere il diretto responsabile della tragedia.

Finale, aria Fra poco a me ricovero (Edgardo) e cabaletta Tu che a Dio


spiegasti l’ali (Edgardo)
Il finale si presenta in forte armonia con la scena della pazzia appena passata. La stessa
operazione infatti viene svolta sull’eroe maschile, la cui attenzione è focalizzata sulla perdita
della donna amata e per la quale medita di farsi uccidere da Enrico.
Il cantabile mette in scena la tipica situazione del melodramma ottocentesco dell’addio alla
vita. Edgardo è vicino ad una morte violenta e i suoi ultimi pensieri vanno a Lucia, sostenuti
da una tessitura musicale lugubre e malinconica.
Questa prima parte viene interrotta dall’arrivo del coro accompagnato da una marcia
funebre. I rintocchi della campana e le parole di Raimondo informano Edgardo della morte di
Lucia; dando il via alla celebre cabaletta di fine opera, Tu che a Dio spiegasti l’ali. La
particolarità di questo pezzo sta nel fatto che, pur essendo una sezione del finale
normalmente destinata alla staticità, viene segnata a metà dal suicidio del protagonista, che
ovviamente influenza lo stile di canto con cui la strofa è ripetuta, faticosamente e non più in
grado di sostenere la linea melodica. Per questo motivo entra il violoncello solista ad aiutare
Edgardo morente.
La morte violenta di Edgardo si contrappone a quella lenta e agonizzante di Lucia; uniti nella
sofferenza e nel destino tragico, i due eroi affrontano le loro situazioni in maniera opposta ed
inesorabilmente divisi.

L’orchestra
Legni
● Ottavino
● 2 Flauti
● 2 Oboi
● 2 Clarinetti
● 2 Fagotti
Archi
● Violini I
● Violini II
● Viole
● Violoncelli
● Contrabbassi
Ottoni
● 4 Corni
● 2 Trombe
● 2 Tromboni
● Cimbasso
Percussioni
● Timpani
● Triangolo
● Piatti
● Grancassa
● Campana
Altro
● Arpa
● Glassarmonica
● Banda sul palco
L’orchestrazione di Lucia di Lammermoor è standard nel contesto degli anni Trenta
dell’Ottocento, con presenti degli strumenti inusuali che tuttavia sono presenti solo in
specifiche situazioni drammatiche: il triangolo nei cori festivi, la campana che suona a morto
e l’arpa che sancisce l’amore tra i protagonisti. Lo strumento più particolare è la
glassarmonica, vera e propria coprotagonista nella scena della pazzia, che tuttavia già
durante la première venne sostituita dal flauto a causa di problemi tra l’esecutore e il San
Carlo di Napoli. Successivamente la modifica divenne permanente per una questione
essenzialmente di comodità, fino a quando la recente edizione critica non ha riscoperto lo
strumento indicato in origine.
La vera peculiarità di quest’opera è tuttavia l’utilizzo di strumenti solistici che sostengono e
aiutano la delineazione dei profili dei personaggi, in particolare di Lucia, al punto da
diventarne degli elementi essenziali. La concretizzazione sonora degli stati mentali avviene
attraverso i momenti solistici di arpa, glassarmonica (o flauto), clarinetto e violoncello.

Le voci
Lucia di Lammermoor è coerente sotto molti aspetti alla produzione operistica del suo tempo
pur con all’interno degli elementi di novità. La presenza di un terzetto di personaggi
composto da tenore, soprano e baritono è classica, come l’assegnazione dei ruoli: soprano
e tenore eroi, baritono antagonista. Lo è anche la distribuzione dei pezzi solistici, due arie
per il soprano e una per ognuno dei personaggi maschili. Un elemento innovativo è invece la
scelta di chiudere con un’aria maschile, quando il finale era il momento del rondò della
primadonna. Inoltre va sottolineato che l’opposizione del baritono al legame tra tenore e
soprano ha cause politiche anziché personali che spingono il librettista a introdurre la figura
del tenore Arturo, rivale in amore di Edgardo. Il basso Raimondo assume nell’opera il ruolo
di ministro di Dio, che ne porta la parola per placare gli animi e ristabilire l’equilibrio. I
restanti personaggi sono due aiutanti di contorno, il tenore Normanno che aiuta l’oppositore
Enrico e il mezzosoprano Alisa che sostiene la protagonista Lucia.
Uno dei motivi del successo dell’opera è stata sicuramente la capacità di Donizetti di creare
una perfetta coppia di eroi romantici che rappresentano gli stereotipi del tenore e del
soprano: Lucia con i suoi virtuosismi, la sua follia e il suo essere vittima, ed Edgardo con il
suo eroismo disperato e destinato al fallimento.
La scrittura vocale di Edgardo si divide tra momenti di veemenza in cui il suo lato intrepido
emerge audacemente in difesa del proprio orgoglio e in pezzi in cui il lirismo è più intenso,
segnale della sua capacità di amare oltre ogni limite; due caratteristiche che dipingono
perfettamente il ritratto del classico eroe romantico ottocentesco di estrazione letteraria.
Lucia e la sua follia sono un topos estremamente di moda in quel periodo, basti pensare ad
Anna Bolena. Inoltre la sua follia si scopre essere omicida, presentando dunque al pubblico
una commistione tra amore e morte che fa sempre un grande effetto. La sua vocalità si
inserisce nella tradizione del belcanto italiano per poi diventarne in seguito uno degli esempi
meglio riusciti; ciononostante non è solo un’arida dimostrazione di abilità, anzi presenta una
causa drammatica lungo tutta l’opera.
Ovviamente, gli eroi romantici sono legati da un amore romantico, un sentimento la cui
espressione è la massima che un’opera può mettere in campo, ma che tuttavia è
inesorabilmente destinato a non realizzarsi.

Note
La versione dello spettacolo visionata è stata messa in scena il 25 Novembre 2015 all’Opéra
Royal de Wallonie a Liegi, Belgio. In questa versione la cabaletta finale di Edgardo Tu che a
Dio spiegasti l’ali ha un finale alternativo in cui il tenore non si trafigge con il pugnale ma
muore dopo aver eseguito l’aria.

Direttore d’orchestra Jesùs LÓPEZ-COBOS

Regia Stefano MAZZONI DI PRALAFERA

Lucia Annick MASSIS


Sir Edgardo di Ravenswood Celso ALBELO
Lord Enrico Ashton Ivan THIRION
Raimondo Bidebent Roberto TAGLIAVINI
Lord Arturo Bucklaw Pietro PICONE
Alisa Alexise YERNA
Normanno Denzil DELAERE