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Schopenhauer

Punto di partenza: distinzione kantiana tra “cosa così come appare” e “cosa in sé” (fenomeno/noumeno).
Kant (indirizzo gnoseologico e scientifico):
Il fenomeno è l’unica realtà conoscibile. Il noumeno è un concetto limite che definisce il confine delle possibilità
conoscitive umane.
Il mondo dei fenomeni è l’insieme degli oggetti conoscibili, che apprendiamo attraverso forme a priori.
Schopenhauer (indirizzo orientalistico-metafisico):
Il fenomeno è un velo illusorio, detto “velo di Maya” che nasconde agli uomini l’autentica realtà. Il noumeno è
l’autentica realtà.
Schopenhauer ritiene la propria filosofia come un’integrazione necessaria di quella kantiana, in quanto individua la
via d’accesso al noumeno (che Kant invece riteneva irraggiungibile). Come possiamo sfuggire alla realtà
fenomenica (il velo di Maya) e giungere a conoscere il noumeno? Tramite il corpo.
L'uomo non è unicamente intelletto (conoscenza e rappresentazione) ma anche corpo (istinto).
Oltre che a “vederci” dal di fuori possiamo “sentirci” dal di dentro.
Ed è tramite questo “sentire” (godere e soffrire) che possiamo giungere a conoscere il noumeno (la cosa
in sé).
E sforzandoci comprendiamo che il noumeno del nostro essere è la volontà di vivere, Wille zum leben
(brama, istinto: corpo).
Il mondo fenomenico non è altro che la manifestazione nel tempo e nello spazio della volontà di vivere (es:
l’apparato digestivo è la manifestazione della volontà di mangiare).

CARATTERI E MANIFESTAZIONI DELLA VOLONTÀ DI VIVERE


La volontà, al di là del fenomeno non si attiene alle sue forme proprie (spazio, tempo, causalità), infatti è:
Inconscia: In questo senso la volontà diventa istinto, impulso.
Unica: Sfuggendo alla forma dello spazio essa “non è qui” e “non è lì”: sfugge al “principio di individuazione”, per
questo unica.
Eterna: Sfuggendo alla forma del tempo essa “non era” e “non sarà”: per questo eterna e indistruttibile.
Senza causa e scopo: è come una forza libera e cieca, (fuori dal pr di causalità); non ha alcuna meta oltre a se
stessa (la vita vuole vita, la volontà vuole volontà)
Nel mondo quindi tutti gli esseri vivono con l’unico scopo di continuare a vivere. Questa è l’unica verità
sul mondo per Schopenhauer, anche se gli uomini hanno spesso cercato di trovare un senso alla loro vita tramite le
religioni e la creazione di un Dio. Ma Dio nel mondo pessimistico di Schopenhauer non può esistere: l’unico
assoluto è la volontà stessa (che infatti assume gli stessi caratteri da sempre attribuiti al Dio: unica, eterna,
incausata. Tale unica e infinita volontà di vivere si manifesta nel mondo attraverso due fasi logicamente
distinguibili:
1. Prima fase: Si manifesta in un sistema di forme immutabili (fuori dal tempo e dallo spazio) che egli chiama
“idee”.
2. Seconda fase: Si manifesta nelle varie realtà naturali, che sono il frutto della scissione (attraverso spazio e
tempo) delle idee.
a. Le realtà naturali si strutturano in una serie di gradi:
1)Forze generali della natura (piu basso) ->2) Piante ->3) Animali ->4) Uomo. (piu alto)
In esso la volontà è pienamente consapevole (mentre nelle forze generali quasi per nulla consapevole).
Ma più qualcosa è consapevole (ragione), meno efficace sarà l’istinto.
Tra realtà e idee esiste un rapporto di copia-modello: i primi sono riproduzioni dell’unico prototipo che è l’idea.

IL PESSIMISMO

1. Dolore:. vita è dolore perché volere significa desiderare, e il desiderio significa mancanza di qualcosa. La vita è
dolore. (L’uomo è l’essere vivente più bisognoso e sofferente.)

2. Piacere: Ciò che chiamiamo “godimento” (fisico) e “gioia” (mentale) non è altro che una momentanea cessazione
del dolore. Infatti il piacere può esserci solo in seguito al dolore, mentre questo non necessita di una precedente
situazione di piacere per esistere.
Il dolore è quindi costante, mentre il piacere è temporaneo.
3. Noia: Oltre al dolore costante e al piacere momentaneo vi è una terza situazione esistenziale: la noia. Dopo il
piacere (soddisfacimento del desiderio) subentra la noia fino al momento in cui si presenta un nuovo desiderio, e si
torna al dolore.
Da qui la metafora di Schopenhauer della vita come un pendolo che oscilla tra noia e dolore attraversando brevi
momenti di piacere.

La volontà di vivere è una tensione continua e inappagata. Essa, manifestandosi in tutte le cose, da origine ad una
Sehnsucht cosmica: il dolore, oltre l’uomo, investe ogni creatura. L’uomo, che è la creatura più consapevole della
propria volontà, è portato a soffrire più di tutte le altre: “più intelligenza avrai, più soffrirai”
Il male quindi non è nel mondo, ma nel principio stesso da cui esso dipende. L’espressione di questo male
universale è la lotta crudele di tutte le cose: infatti la natura non è un luogo dove tutti gli esseri vivono in armonia,
ma è “un’ arena di esseri tormentati ed angosciati”, che esistono solo a patto di divorarsi l’un l’altro.

L’illusione dell’amore
Amore: Il fatto che alla natura interessi solo la sopravvivenza della specie trova una sua manifestazione
emblematica nell’amore.
Esso è per Schopenhauer uno dei più forti stimoli dell’esistenza. Il fine di questo sentimento, dell’amore, è
unicamente quello dell’accoppiamento (tant’è che l’atto sessuale porta ad una situazione di momentaneo
piacere, soddisfacimento del desiderio).
Quindi l’individuo, quando crede di realizzare il suo maggiore godimento, è solo lo “zimbello” della natura. Non c’è
amore senza sessualità; “se Petrarca fosse stato appagato, il suo canto si sarebbe ammutolito”.
L’amore è quindi uno strumento utilizzato dal “genio della specie” per “sedurre” l’individuo e indurlo a tramandare
la vita (da qui l’amore inteso come peccato); la stessa creazione di altri individui è male, perché anch’essi
soffriranno. L’unico amore da elogiare è quello disinteressato della pietà.

LA CRITICA DELLE VARIE FORME DI OTTIMISMO


Schopenhauer muove una critica alle varie “menzogne” mediante le quali gli uomini tentano di nascondere ai loro
occhi la negatività necessaria della vita.

Pessimismo cosmico: Schopenhauer critica l’ottimismo cosmico ormai diffuso nelle filosofie e religioni del
tempo, in quanto interpretava il mondo come un organismo perfetto, governato da Dio, mentre il mondo è un
insieme di forze ed impulsi completamente irrazionali e si configura quindi come un organismo illogico e imperfetto.
(Ateismo filosofico.)

Pessimismo antropologico e sociale: L’uomo non è né buono né socievole, infatti i rapporti umani sono
regolati dal conflitto e dal tentativo di sopraffare il prossimo. (Gli uomini vivono insieme per bisogno (Hobbes).)
Quindi gli uomini vivono in società non per socievolezza ma per bisogno, e lo Stato e le sue leggi esistono solo per
controllare gli istinti aggressivi dei singoli.

Pessimismo storico: Schopenhauer rifiuta ogni forma di storicismo, sostenendo che non è una vera scienza,
perché si limita alla catalogazione dell’individuale. Quindi l’unico modo utile di occuparsi di storia è quello di
evidenziare la sua costante uniformità e ripetitività, nella quale ciò che cambia è solo la facciata accidentale e
superficiale delle cose. Bisogna passare dalla storia alla filosofia della storia.
La storia è solo il ripetersi di un medesimo dramma -> bisogna prendere coscienza del fatto che l’umanità si trova
sempre nel medesimo e perenne stato di dolore.
 L’autentico compito della storia è di offrire all’uomo la coscienza di sé e del proprio destino

Schopenhauer, partendo dal presupposto che la vita sia sostanzialmente dolore, afferma che l’esistenza si
impara poco per volta a non volerla (si impara a sopprimere la volontà). Anche se ciò porti a pensare che la
soluzione di Schopenhauer sia quindi quella del suicidio, non è così:
 Il suicidio È un atto di forte affermazione della volontà; il suicida invece di negare la volontà nega la vita
 Il suicidio sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volontà, lasciando intatta la cosa in sé,
che si reincarnerà.
La liberazione dal dolore quindi è conseguibile soltanto in seguito alla negazione della volontà (noluntas).
>> Ma come può l’uomo liberarsi dalla volontà se questa è la sua stessa essenza e la struttura metafisica
dell’universo? << E afferma che..
…Quando la voluntas perviene alla coscienza di sé (presa di coscienza del dolore) si fa noluntas (negazione
progressiva di se medesima: liberazione dell’individuo)
Schopenhauer individua tre vie di liberazione dal dolore: arte, morale, ascesi.

L’arte
L’arte è conoscenza libera e disinteressata e si rivolge alle idee. Le arti si ordinano gerarchicamente dall’architettura
(grado più basso) alla scultura, pittura e poesia.
Tra tutte spicca la tragedia -> rappresentazione del dramma della vita.
La musica è l’arte più profonda e universale, ci mette in contatto con le radici della vita e dell’essere.
Ogni forma d’arte quindi è liberatrice perché:
 Il piacere che procura è la cessazione del bisogno
 Si pone come disinteressata contemplazione
Tuttavia essa costituisce solo un conforto alla vita, perché i suoi effetti sono solo temporanei.

L’etica della pietà


Implica un impegno a favore del prossimo, è un tentativo di superare l’egoismo.
La morale si concretizza in:
 Giustizia (carattere negativo): un primo freno all’egoismo, consiste nel non fare il male.
 Carità/agàpe (caratt positivo): è la volontà di fare del bene al prossimo.

L’ascesi
La morale tuttavia non è sufficiente in quanto rimane attaccata e subordinata alla vita terrena.
Egli mira quindi ad una liberazione completa che può essere raggiunta solo con l’ascesi.
 Liberazione totale dall’egoismo, dall’ingiustizia, dalla volontà di vivere. L’individuo, cessando di volere la vita
e il volere stesso, estirpa da questa esperienza il desiderio di esistere, godere, volere.
 Primo gradino: castità perfetta, libera dalla prima manifestazione della volontà di vivere (procreazione)
La soppressione della volontà di vivere è l’unico vero atto di libertà possibile all’uomo.
_ Nel momento in cui l’uomo riconosce la volontà come cosa in sé, entra in quello stato che i cristiani chiamano “di
grazia”.
_ Tale ascesi, nel misticismo ateo di Schopenhauer, si conclude con il nirvana buddista: l’esperienza del nulla,
negazione del mondo.